LA SC UO L A A L L ’O PE RA 2015- 2016 A L R E G I O I N FA MIG LIA Il Giorno della Memoria Musica degenerata Musiche di compositori vietati nella Germania nazista GENNAIO 2016 MERCOLEDÌ 27 ORE 10.30 E ORE 20 GIOVEDÌ 28 ORE 10.30 PICCOLO REGIO PUCCINI Le attività della Scuola all’Opera 2015-2016 sono realizzate in collaborazione con FONDAZIONE BANCA POPOLARE DI NOVARA Partecipate al blog Restate in contatto con il Teatro Regio: Musica degenerata Musiche di compositori vietati nella Germania nazista Laura Catrani soprano Luca Brancaleon pianoforte Letture a cura di Laura Catrani Interventi a cura di Elisabetta Lipeti Programma intervento Introduzione - Gli autori ebrei del passato Paul Hindemith (1895-1963) Lied per pianoforte Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) Sulle ali del canto lettura Primo Levi, Shemà (Einaudi, Torino 1947) lettura Jorge Luis Borges, I giusti (trad. Livio Bacchi Wilcock, Rizzoli, Milano 2004) Gustav Mahler (1860-1911) La vita celestiale intervento Gli autori internati - Il campo di Terezín Ilse Herlinger Weber (1903-1944) Ninna nanna intervento Gli autori contemporanei: le avanguardie, i compositori ebrei, i dissidenti, il jazz Tradizionale polacco Il tango di Auschwitz Kurt Weill (1900-1950) La canzone di Nanna Youkali lettura Wisława Szymborska, Ogni caso Arnold Schönberg (1874-1951) Gigerlette David Zahavi (1910–1977) Mio Dio, mio Dio (Verso Cesarea) (trad. di Pietro Marchesani, Scheiwiller, Milano 2003) Con il sostegno della Entartet, degenerato. Nell’antropologia criminale di fine Ottocento il termine indica una condizione di depravazione, anormalità, corruzione mentale così grave da indurre analoghe condizioni nel comportamento. Il nazismo applicò tale definizione anche all’arte e alla musica, pianificando un processo di epurazione ed emarginazione iniziato con la salita al potere di Hitler e culminato nell’allestimento di due mostre tristemente celebri: Entartete Kunst (Arte degenerata, Monaco 1937) ed Entartete Musik (Düsseldorf 1938). Il bersaglio principale degli strali pseudoscientifici di Hitler, Goebbels e dei loro “esperti” del Ministero della Cultura e della Propaganda del Terzo Reich era l’arte creata ed eseguita da ebrei, accusata di inquinare la purezza razziale; altrettanta violenza venne riservata a tutte le espressioni dell’avanguardia (astrattismo e atonalità), ree di ostacolare la grande missione culturale della Germania divulgando il disordine, l’anarchia, il bolscevismo artistico. Infine furono banditi il jazz e tutte le espressioni musicali, anche “colte”, contaminate da quella che lo stesso Goebbels definiva «musica americana negro-ebraica da giungla». Dal 1938 in poi, per i musicisti colpiti dal feroce ostracismo, le possibili alternative consistettero nell’auto-esilio (Schönberg e Weill l’avevano già scelto nel 1933, Hindemith si dovette arrendere nel 1938), il silenzio e la morte artistica (Anton Webern sopravvisse come correttore di bozze) o addirittura la deportazione e la morte nei Lager (così accadde ai cechi Hans Krása, Pavel Haas e Viktor Ullmann). Lo stesso popolo tedesco dovette subire le conseguenze del farneticante equivoco sulla purezza razziale, che lo condannò all’isolamento e all’impoverimento culturale fino al dopoguerra. Elisabetta Lipeti Felix Mendelssohn Bartholdy apparteneva a una coltissima e benestante famiglia ebraica da poco convertita al luteranesimo; precocissimo in campo musicale, dedicò la sua vita non solo alla composizione ma anche alla direzione d’orchestra, alla musicologia e all’organizzazione culturale. Il Lied in programma fa parte di un ciclo composto nel 1834; il bellissimo testo è un canto amoroso immerso in una sognante atmosfera esotica. Felix Mendelssohn Bartholdy Auf Flügeln des Gesanges op. 34 n. 2 (1834) Testo di Heinrich Heine (1797-1856) Sulle ali del canto Auf Flügeln des Gesanges, Herzliebchen, trag ich dich fort, fort nach den Fluren des Ganges, dort weiß ich den schönsten Ort. Dort liegt ein rotblühender Garten im stillen Mondenschein, die Lotosblumen erwarten ihr trautes Schwesterlein. Die Veilchen kichern und kosen, und schau’n nach den Sternen empor, heimlich erzählen die Rosen sich duftende Märchen ins Ohr. Es hüpfen herbei und lauschen die frommen, klugen Gazell’n, und in der Ferne rauschen des heil’gen Stromes Well’n. Dort wollen wir niedersinken unter dem Palmenbaum, und Liebe und Ruhe trinken, und träumen seligen Traum. Sulle ali del canto, amore, ti porto via, via verso i prati del Gange, dove conosco il posto più bello. Là c’è un giardino fiorito di rosso nel tacito chiaro di luna, i fiori di loto aspettano la loro fedele sorella. Le violette sorridono e amoreggiano, e guardano in su, verso le stelle, in segreto narrano le rose fiabe profumate. Qui saltellano e corrono le sagge, brave gazzelle, e là lontano scorrono le acque del fiume sacro. Là vogliamo distenderci sotto la palma, e gustare amore e pace, e sognare sogni beati. L’ebreo boemo Gustav Mahler, acclamato in vita come direttore d’orchestra e assai meno come compositore, compose monumentali sinfonie e numerosi Lieder, che solo in anni relativamente recenti hanno ottenuto il dovuto riconoscimento. La Quarta Sinfonia, eseguita per la prima volta nel 1901, si chiude con un delicato Lied tratto dalla raccolta popolare del Corno magico del fanciullo. Il bambino annientato dalla fame sogna una soave vita ultraterrena in cui le ingiustizie sono cancellate: per lui ci saranno finalmente cibo e felicità eterne. Gustav Mahler Das himmlische Leben, Quarta Sinfonia (1901) Testo da Des Knaben Wunderhorn, canti popolari raccolti da Achim von Arnim e Clemens Brentano (1805-1808) Wir geniessen die himmlischen Freuden, drum tun wir das Irdische meiden, kein weltlich Getümmel hört man nicht im Himmel! La vita celestiale Noi godiamo le gioie celesti, quel che giù in terra è gioia, ci è molesto; di nessun mondano frastuono s’ode qui in cielo il suono. Lebt alles in sanftester Ruh’! Wir führen ein englisches Leben, sind dennoch ganz lustig daneben! Wir tanzen und springen, wir hüpfen und singen! Sankt Peter im Himmel sieht zu! Johannes das Lämmlein auslasset, der Metzger Herodes drauf passet! Wir führen ein geduldig’s, unschuldig’s, geduldig’s, ein liebliches Lämmlein zu Tod! Sankt Lucas den Ochsen tät schlachten ohn’ einig’s Bedenken und Achten. Der Wein kost’ kein Heller im himmlischen Keller; die Englein, die backen das Brot. Gut’ Kräuter von allerhand Arten, die wachsen im himmlischen Garten! Gut’ Spargel, Fisolen und was wir nur wollen! Ganze Schüsseln voll sind uns bereit! Gut Äpfel, gut’ Birn’ und gut’ Trauben, die Gärtner, die alles erlauben! Willst Rehbock, willst Hasen, auf offener Strassen sie laufen herbei! Sollt’ ein Fasttag etwa kommen, alle Fische gleich mit Freuden angeschwommen! Dort läuft schon Sankt Peter mit Netz und mit Köder zum himmlischen Weiher hinein. Sankt Martha die Köchin muss sein! Kein’ Musik ist ja nicht auf Erden, die uns’rer verglichen kann werden. Elftausend Jungfrauen zu tanzen sich trauen! Sankt Ursula selbst dazu lacht! Kein Musik ist ja nicht auf Erden, die unsrer verglichen kann werden. Cäcilia mit ihren Verwandten sind treffliche Hofmusikanten! Die englischen Stimmen ermuntern die Sinnen, dass alles für Freuden erwacht! Tutto vive in pace dolcissima! La nostra è una vita d’angeli, e siamo in tutto felici! Danziamo e saltiamo, balziamo e cantiamo! San Pietro ci guarda dal cielo. Giovanni lascia l’agnello in libertà, Erode il beccaio all’erta sta: noi portiamo un paziente, un innocente, un paziente, un caro agnellino alla morte. San Luca manda al mattatoio il bue, senza pensarci troppo, senza scrupoli. Il vino non costa un quattrino nella celeste cantina; gli angeli hanno messo il pane in forno. Erbe buone e verdure d’ogni genere crescono qui nel celeste giardino! Buoni asparagi, buoni fagiolini e tutto quello che più ci va a genio! Pieni e pronti, ecco, son tutti i vassoi! Ottime mele e pere, uve rare, e gli ortolani, qui, lasciano fare! E caprioli, e lepri, chi li vuole? Dal mezzo della strada, le bestiole corron dentro in cucina qui da noi. E se un giorno di magro poi verrà, tutti i pesci, con gioia, a galla nuoteranno! San Pietro già pesca con la rete e con l’esca nel vivaio celeste. Santa Marta sia la cuoca, presto! Nessuna musica giù in terra suona, che stia qui con la nostra a paragone. Undicimila vergini preclare si fan coraggio ed osano danzare! Anche Sant’Orsola ride a quei gesti! Nessuna musica giù in terra suona, che stia qui con la nostra a paragone. Cecilia con i parenti son musici di corte eccellenti! Le voci angeliche scuotono i sensi dal gelo, perché tutto alla gioia si desti! La Berlino degli anni Venti brillava per la sua vivacità culturale; tra i protagonisti di tale fermento, Kurt Weill e Bertolt Brecht mettevano in scena il mondo degli ultimi e dei derelitti, irridendo la rigida moralità borghese. La loro collaborazione continuò anche dopo l’esilio di entrambi, come testimonia l’amaro Nannas Lied, composto nel 1939 negli Stati Uniti. Lo struggente tango-habanera Youkali risale invece al periodo francese dell’autore (1933-34) ed evoca un’utopica, meravigliosa “terra promessa” di felicità. Kurt Weill Nannas Lied (1939) Testo di Bertolt Brecht (1898-1956) La canzone di Nanna Meine Herren, mit siebzehn Jahren kam Ich auf den Liebesmarkt und Ich habe viel erfahren. Böses gab es viel doch das war das Spiel. Aber manches hab ich doch verargt. (Schließlich bin ich ja auch ein Mensch.) Gott sei Dank geht alles schnell vorüber auch die Liebe unde der Kummer sogar. Wo sind die Tränen von gestern Abend? Wo ist der Schnee vom vergangenen Jahr? Freilich geht man mit den Jahren leichter auf den Liebesmarkt und Umarmt sie dort in scharen. Aber das Gefühl bleibt erstaunlich kühl wenn man damit allzuwenig kargt. (Schließlich geht ja jede Vorrat zu Ende.) Gott sei Dank geht alles schnell vorüber auch die Liebe unde der Kummer sogar. Wo sind die Tränen von gestern Abend? Wo ist der Schnee vom vergangenen Jahr? Und auch wenn man gut das Handeln lernte auf der Liebesmess’: Lust in Kleingeld zu verwandeln ist doch niemals leicht. Nun, es wird erreicht, doch man wird auch alter unterdes. (Schließlich bleibt man ja nicht immer siebzehn.) Gott sei Dank geht alles schnell vorüber... Miei cari signori, a diciassette anni sono arrivato sul mercato dell’amore e ho imparato molto. Capitavano molte cose brutte, del resto così va il gioco. Anche io ho la mia dose di colpe. (Dopotutto sono un essere umano anch’io.) Grazie a Dio tutto passa in fretta, anche l’amore e così pure il dolore. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dell’anno scorso? È così che il tempo passa, il mercato dell’amore diventa più facile e si ottengono abbracci in gran numero. Ma i sentimenti si raffreddano in modo sorprendente se sono troppo lesinati. (Dopotutto ogni provvista arriva alla fine.) Grazie a Dio tutto passa in fretta, anche l’amore e così pure il dolore. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dell’anno scorso? E anche se hai imparato a gestire bene gli affari in amore, mutare il desiderio in spiccioli non è mai semplice. Comunque si può fare, solo che nel frattempo s’invecchia. (Dopotutto non puoi avere diciassette anni per sempre.) Grazie a Dio tutto passa in fretta... Kurt Weill Youkali (1933-1934) Testo di Roger Fernay (1905-1983) Youkali C’est presque au bout du monde, ma barque vagabonde, errant au gré de l’onde, m’y conduisit un jour. L’île est toute petite, mais la fée qui l’habite gentiment nous invite à en faire le tour. Youkali, c’est le pays de nos désirs! Youkali, c’est le bonheur, c’est le plaisir! Youkali, c’est la terre où l’on quitte tous les soucis! C’est, dans notre nuit, comme une éclaircie, l’étoile qu’on suit, c’est Youkali! Youkali, c’est le respect de tous les vœux échangés! Youkali, c’est le pays des beaux amours partagés! C’est l’espérance qui est au cœur de tous les humains, la délivrance que nous attendons tous pour demain. Youkali, c’est le pays de nos désirs! Youkali, c’est le bonheur, c’est le plaisir! Mais c’est un rêve, une folie : il n’y a pas de Youkali! Et la vie nous entraîne, lassante, quotidienne, mais la pauvre âme humaine, cherchant partout l’oubli, a, pour quitter la terre, su trouver le mystère, où nos rêves se terrent, en quelque Youkali. Youkali, c’est le pays de nos désirs... È quasi in capo al mondo, la mia barca vagabonda, assecondando l’onda, mi ci portò un bel giorno. L’isola è piccina, ma l’abita una fata che gentilmente invita al giro tutto intorno. Youkali è il paese dei nostri desideri! Youkali è la felicità, il piacere! Youkali è la terra dove lasci ogni preoccupazione! Nella nostra notte è una specie di chiarore, la stella da seguire è Youkali! Youkali è il rispetto di tutte le promesse fatte! Youkali è il paese degli amori felici e ricambiati! È la speranza nel cuore degli esseri umani, la liberazione che tutti attendiamo per domani. Youkali è il paese dei nostri desideri! Youkali è la felicità, il piacere! Ma è un sogno, una chimera: Youkali non è una cosa vera. La vita ci trascina, faticosa, quotidiana, ma la povera anima umana, in cerca ovunque dell’oblio, per lasciare questa terra ha scoperto il mistero, dove si nascondono i nostri sogni, in qualche Youkali. Youkali è il paese dei nostri desideri... Il nome di Arnold Schönberg è indissolubilmente legato all’avanguardia espressionistica del primo Novecento, quella che porta alla dissoluzione della tonalità e all’affermazione della rivoluzionaria quanto ostica tecnica dodecafonica. Pochi invece conoscono il coté brillante della sua produzione: nel 1901 Schönberg lavorò per l’Überbrettl, il cabaret letterario più famoso di Berlino, per il quale scrisse alcune canzoni, tra cui la vivace e maliziosa Gigerlette. Arnold Schönberg Gigerlette, da Brettl-Lieder n. 6 (1901) Testo di Otto Julius Bierbaum (1865-1910) Gigerlette Fräulein Gigerlette lud mich ein zum Tee. Ihre Toilette war gestimmt auf Schnee; ganz wie Pierrette war sie angetan. Selbst ein Mönch, ich wette, sähe Gigerlette wohlgefällig an. War ein rotes Zimmer, drin sie mich empfing, gelber Kerzenschimmer in dem Raume hing. Und sie war wie immer Leben und Esprit. Nie vergess ich’s, nimmer: weinrot war das Zimmer, blütenweiss war sie. Und im Trab mit Vieren Fuhren wir zu zweit in das Land spazieren, das heißt Heiterkeit. Dass wir nicht verlieren Zügel, Ziel und Lauf, saß bei dem Kutschieren mit den heißen Vieren Amor hinten auf. La signorina Gigerlette mi ha invitato per un tè. La sua toilette era bianca come neve; da capo a piedi sembrava davvero una Pierrette. Persino un frate, ci scommetto, guarderebbe Gigerlette con piacere. Mi ha accolto in una stanza rossa, gialli riflessi di candela brillavano tutt’intorno. Lei era, come sempre, piena di vita e di esprit. Indelebile è il ricordo: rossa come il vino la stanza, tutta candida lei. E al trotto, a quattro zampe, noi due ce ne andammo a fare un giro in quel luogo, dove splende la felicità. E per non smarrire redini, meta e percorso, assiso in disparte a noi nel trotto ardente Amor reggeva il morso. Compositore, teorico, direttore d’orchestra, violista, didatta… La poliedrica figura di Paul Hindemith si colloca in posizione di primo piano nel panorama artistico tedesco e internazionale degli anni Venti e Trenta; la sua apertura allo spirito delle avanguardie musicali e la sua posizione non allineata rispetto all’ideologia nazista gli valsero un posto d’onore nell’ambito della mostra di Düsseldorf, che dedicò a lui un’intera sezione. La purezza lirica e antiretorica del Lied per pianoforte avvicinano la breve pagina all’astrattismo geometrico. Letterata ebrea boema, Ilse Herlinger Weber scrisse molti racconti per l’infanzia e fu anche conduttrice radiofonica. Nel 1939, poco prima dell’occupazione di Praga, riuscì a mettere in salvo il figlio primogenito facendolo partire per la Svezia, dove fu ospitato da amici. Con il resto della famiglia, Hilse fu rinchiusa nel ghetto e poi internata a Terezín, dove svolse l’attività di infermiera e dove scrisse molte canzoni per alleviare le sofferenze dei piccoli internati. Fu poi uccisa ad Auschwitz nel 1944 assieme al figlioletto minore. Ilse Herlinger Weber Wiegala (ante 1944) Wiegala, wiegala, weier, der Wind spielt auf der Leier. Er spielt so süß im grünen Ried, die Nachtigall, die singt ihr Lied. Wiegala, wiegala, weier, der Wind spielt auf der Leier. Wiegala, wiegala, werne, der Mond ist die Lanterne, er steht am dunklen Himmelszelt und schaut hernieder auf die Welt. Wiegala, wiegala, werne, der Mond ist die Lanterne. Wiegala, wiegala, wille, wie ist die Welt so stille! Es stört kein Laut die süße Ruh, schlaf, mein Kindchen, schlaf auch du. Wiegala, wiegala, wille, wie ist die Welt so stille! Ninna nanna (trad. it. di Ferdinando Albeggiani) Fai la ninna, fai la nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffiare del vento, nel verde canneto risponde l’assolo del canto dolce dell’usignuolo. Fai la ninna, fai la nanna, mio bimbo, lo sento risuona la lira al soffio del vento. Fai la ninna, fai la nanna, gioia materna, la luna è come una grande lanterna, sospesa in alto nel cielo profondo volge il suo sguardo dovunque nel mondo. Fai la ninna, fai la nanna, gioia materna, la luna è come una grande lanterna. Fai la ninna, fai la nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa! Tutto è quieto, non c’è più rumore, mio dolce bambino, per farti dormire. Fai la ninna, fai la nanna, sereno riposa dovunque la notte si fa silenziosa! Il tango di Auschwitz deriva da una canzone polacca, il cui testo fu tradotto in yiddish da un’autrice anonima, morta nel campo di concentramento intorno al 1942. Tradizionale polacco Der Tango fun Osvientshim (Oświęcim) Testo yiddish di autrice anonima (ante 1942) Il tango di Auschwitz (trad. it. di Pardo Fornaciari) Mir hobn tangos, fokstrotn un melodiyes gezungen un getantst nokh far dem krig. Di tsarte lider, tseklungene, farbenkte hobn mit libe undz dem kop farvigt. Un itst milkhome, keyner shaft keyn lider fun yene yunge yorn in der shtot. Zing-oyf, o meydl, an ander lidl fun teg un nekht in lager hinter drot. Abbiam cantato tanghi e melodie come anteguerra si ballò il fox trot. Canti d’amore, di gioia e nostalgia cullando il capo nostro si sognò. Ma con la guerra niente più canzoni della serena nostra gioventù. Canta, fanciulla, un altro motivetto: filo spinato in lager notte e dì. Undzer shklafn-tango unter knut fun shleger o der shklafn-tango fun dem Oshvientsimer lager. Shtolene shpizn fun di vekhter-khayes o, es ruft di frayhayt un di tsayt di fraye. Tango da schiavi mentre l’aguzzino frusta, tango da schiavi chiusi nel lager di Auschwitz. Punte d’acciaio di guardiani di bestie, oh, invoca libertà ed il tempo della gioia. Der neger nemt bald aher zayn mandoline un vet bald oyfdrimplen zayn lidl do. Un der englender, frantzoiz zingen a nigun, vet fun troyer vern a triyo. Un oykh der polak a nem tut bald zayn fayfl un er vet gebn filn gor der velt; vet dos gezang dan ontsindn di hertser, Vos lekhtsn nokh der frayhayt vos zey felt. Qui il negro prende svelto il suo mandolino, una canzon si mette a strimpellar. Con lui l’inglese canta col parigino, il “Trio Tristezza” allor li chiamerem. Anche il polacco prende il suo clarino, di melodia tutto ci riempie qua; il canto accende di desiderio i cuori che ancora mancan della libertà. Undzer shklafn-tango unter knut fun shleger o der shklafn-tango fun dem Oshvientsimer lager. Shtolene shpizn fun di vekhter-khayes o, es ruft di frayhayt un di tsayt di fraye. Tango da schiavi mentre l’aguzzino frusta, tango da schiavi chiusi nel lager di Auschwitz. Punte d’acciaio di guardiani di bestie, oh, invoca libertà ed il tempo della gioia. A diciotto anni la poetessa Hannah Szenesh si trasferì in Israele dall’Ungheria, dov’era nata. Arruolatasi come volontaria nel 1943, si fece paracadutare in Jugoslavia dove si ricongiunse con i partigiani, ma fu infine arrestata, torturata e uccisa nel 1944. David Zahavi Eli, Eli (Halichah Lekesariyah) Testo di Hannah Szenes (1921-1944) Mio Dio, mio Dio (Verso Cesarea) Eli, Eli, shelo yigamer le’olam: hachol vehayam rishrush shel hamayim berak hashamayim tefilat ha’adam. Mio Dio, mio Dio, che queste cose possano non finire mai: la sabbia e il mare il mormorio dell’acqua le luci nel cielo la preghiera dell’uomo. © Fondazione Teatro Regio di Torino AL REGIO IN FAMIGLIA 2015-2016 Mercoledì 27 Gennaio 2016 ore 20 Piccolo Regio Puccini Musica degenerata Musiche di compositori vietati nella Germania nazista Concerto in occasione del Giorno della Memoria Sabato 19 Marzo 2016 ore 20 Teatro Regio La Cenerentola raccontata ai ragazzi Melodramma giocoso Adattamento di Vittorio Sabadin Musica di Gioachino Rossini Sabato 9 Aprile 2016 ore 16 Piccolo Regio Puccini T come... Turandot! Fiaba d’amore e di capricci di Federica Falasconi e Francesca Marchegiano Musica di Giacomo Puccini Mercoledì 20 Aprile 2016 ore 20 Venerdì 22 Aprile 2016 ore 20 Piccolo Regio Puccini Pirandello Suite Balletto ispirato a opere di Luigi Pirandello Coreografia di Massimiliano Volpini Musiche di Alfredo Casella Prima assoluta Sabato 7 Maggio 2016 ore 16 e 17.30 Teatro Regio - Foyer del Toro Nessun dorma! Briciole di Turandot Spettacolo per bambini da 6 a 36 mesi Drammaturgia musicale di Federica Falasconi Concept di Violaine Fournier Sabato 28 Maggio 2016 ore 20 Domenica 29 Maggio 2016 ore 15 Teatro Regio Pollicino Favola in musica Libretto di Giuseppe Di Leva Musica di Hans Werner Henze