LA
SC UO L A A L L ’O PE RA 2015- 2016
A L R E G I O I N FA MIG LIA
Il Giorno della Memoria
Musica degenerata
Musiche di compositori vietati
nella Germania nazista
GENNAIO 2016
MERCOLEDÌ 27 ORE 10.30 E ORE 20
GIOVEDÌ 28 ORE 10.30
PICCOLO REGIO PUCCINI
Le attività della Scuola all’Opera 2015-2016
sono realizzate in collaborazione con
FONDAZIONE
BANCA POPOLARE
DI NOVARA
Partecipate al blog
Restate in contatto con il Teatro Regio:
Musica degenerata
Musiche di compositori vietati nella Germania nazista
Laura Catrani
soprano
Luca Brancaleon
pianoforte
Letture a cura di Laura Catrani
Interventi a cura di Elisabetta Lipeti
Programma
intervento
Introduzione - Gli autori ebrei del passato
Paul Hindemith (1895-1963)
Lied per pianoforte
Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)
Sulle ali del canto
lettura
Primo Levi, Shemà
(Einaudi, Torino 1947)
lettura
Jorge Luis Borges, I giusti
(trad. Livio Bacchi Wilcock, Rizzoli, Milano 2004)
Gustav Mahler (1860-1911)
La vita celestiale
intervento
Gli autori internati - Il campo di Terezín
Ilse Herlinger Weber (1903-1944)
Ninna nanna
intervento
Gli autori contemporanei: le avanguardie,
i compositori ebrei, i dissidenti, il jazz
Tradizionale polacco
Il tango di Auschwitz
Kurt Weill (1900-1950)
La canzone di Nanna
Youkali
lettura
Wisława Szymborska, Ogni caso
Arnold Schönberg (1874-1951)
Gigerlette
David Zahavi (1910–1977)
Mio Dio, mio Dio (Verso Cesarea)
(trad. di Pietro Marchesani, Scheiwiller, Milano 2003)
Con il sostegno della
Entartet, degenerato. Nell’antropologia
criminale di fine Ottocento il termine indica
una condizione di depravazione, anormalità,
corruzione mentale così grave da indurre
analoghe condizioni nel comportamento. Il
nazismo applicò tale definizione anche all’arte e alla musica, pianificando un processo di
epurazione ed emarginazione iniziato con la
salita al potere di Hitler e culminato nell’allestimento di due mostre tristemente celebri:
Entartete Kunst (Arte degenerata, Monaco
1937) ed Entartete Musik (Düsseldorf 1938).
Il bersaglio principale degli strali pseudoscientifici di Hitler, Goebbels e dei loro
“esperti” del Ministero della Cultura e della
Propaganda del Terzo Reich era l’arte creata ed eseguita da ebrei, accusata di inquinare la purezza razziale; altrettanta violenza venne riservata a tutte le espressioni
dell’avanguardia (astrattismo e atonalità), ree di ostacolare la grande missione culturale della Germania divulgando il disordine, l’anarchia, il bolscevismo artistico. Infine
furono banditi il jazz e tutte le espressioni musicali, anche “colte”, contaminate da
quella che lo stesso Goebbels definiva «musica americana negro-ebraica da giungla».
Dal 1938 in poi, per i musicisti colpiti dal
feroce ostracismo, le possibili alternative consistettero nell’auto-esilio (Schönberg e Weill
l’avevano già scelto nel 1933, Hindemith si
dovette arrendere nel 1938), il silenzio e la
morte artistica (Anton Webern sopravvisse
come correttore di bozze) o addirittura la deportazione e la morte nei Lager (così accadde ai cechi Hans Krása, Pavel Haas e Viktor
Ullmann). Lo stesso popolo tedesco dovette
subire le conseguenze del farneticante equivoco sulla purezza razziale, che lo condannò
all’isolamento e all’impoverimento culturale
fino al dopoguerra.
Elisabetta Lipeti
Felix Mendelssohn Bartholdy apparteneva a una coltissima e benestante famiglia ebraica da
poco convertita al luteranesimo; precocissimo in campo musicale, dedicò la sua vita non solo
alla composizione ma anche alla direzione d’orchestra, alla musicologia e all’organizzazione
culturale. Il Lied in programma fa parte di un ciclo composto nel 1834; il bellissimo testo è
un canto amoroso immerso in una sognante atmosfera esotica.
Felix Mendelssohn Bartholdy
Auf Flügeln des Gesanges op. 34 n. 2 (1834)
Testo di Heinrich Heine (1797-1856)
Sulle ali del canto
Auf Flügeln des Gesanges,
Herzliebchen, trag ich dich fort,
fort nach den Fluren des Ganges,
dort weiß ich den schönsten Ort.
Dort liegt ein rotblühender Garten
im stillen Mondenschein,
die Lotosblumen erwarten
ihr trautes Schwesterlein.
Die Veilchen kichern und kosen,
und schau’n nach den Sternen empor,
heimlich erzählen die Rosen
sich duftende Märchen ins Ohr.
Es hüpfen herbei und lauschen
die frommen, klugen Gazell’n,
und in der Ferne rauschen
des heil’gen Stromes Well’n.
Dort wollen wir niedersinken
unter dem Palmenbaum,
und Liebe und Ruhe trinken,
und träumen seligen Traum.
Sulle ali del canto,
amore, ti porto via,
via verso i prati del Gange,
dove conosco il posto più bello.
Là c’è un giardino fiorito di rosso
nel tacito chiaro di luna,
i fiori di loto aspettano
la loro fedele sorella.
Le violette sorridono e amoreggiano,
e guardano in su, verso le stelle,
in segreto narrano le rose
fiabe profumate.
Qui saltellano e corrono
le sagge, brave gazzelle,
e là lontano scorrono
le acque del fiume sacro.
Là vogliamo distenderci
sotto la palma,
e gustare amore e pace,
e sognare sogni beati.
L’ebreo boemo Gustav Mahler, acclamato in vita come direttore d’orchestra e assai meno
come compositore, compose monumentali sinfonie e numerosi Lieder, che solo in anni relativamente recenti hanno ottenuto il dovuto riconoscimento. La Quarta Sinfonia, eseguita per la
prima volta nel 1901, si chiude con un delicato Lied tratto dalla raccolta popolare del Corno
magico del fanciullo. Il bambino annientato dalla fame sogna una soave vita ultraterrena in cui
le ingiustizie sono cancellate: per lui ci saranno finalmente cibo e felicità eterne.
Gustav Mahler
Das himmlische Leben, Quarta Sinfonia (1901)
Testo da Des Knaben Wunderhorn, canti
popolari raccolti da Achim von Arnim
e Clemens Brentano (1805-1808)
Wir geniessen die himmlischen Freuden,
drum tun wir das Irdische meiden,
kein weltlich Getümmel
hört man nicht im Himmel!
La vita celestiale
Noi godiamo le gioie celesti,
quel che giù in terra è gioia, ci è molesto;
di nessun mondano frastuono
s’ode qui in cielo il suono.
Lebt alles in sanftester Ruh’!
Wir führen ein englisches Leben,
sind dennoch ganz lustig daneben!
Wir tanzen und springen,
wir hüpfen und singen!
Sankt Peter im Himmel sieht zu!
Johannes das Lämmlein auslasset,
der Metzger Herodes drauf passet!
Wir führen ein geduldig’s,
unschuldig’s, geduldig’s,
ein liebliches Lämmlein zu Tod!
Sankt Lucas den Ochsen tät schlachten
ohn’ einig’s Bedenken und Achten.
Der Wein kost’ kein Heller
im himmlischen Keller;
die Englein, die backen das Brot.
Gut’ Kräuter von allerhand Arten,
die wachsen im himmlischen Garten!
Gut’ Spargel, Fisolen
und was wir nur wollen!
Ganze Schüsseln voll sind uns bereit!
Gut Äpfel, gut’ Birn’ und gut’ Trauben,
die Gärtner, die alles erlauben!
Willst Rehbock, willst Hasen,
auf offener Strassen
sie laufen herbei!
Sollt’ ein Fasttag etwa kommen,
alle Fische gleich mit Freuden angeschwommen!
Dort läuft schon Sankt Peter
mit Netz und mit Köder
zum himmlischen Weiher hinein.
Sankt Martha die Köchin muss sein!
Kein’ Musik ist ja nicht auf Erden,
die uns’rer verglichen kann werden.
Elftausend Jungfrauen
zu tanzen sich trauen!
Sankt Ursula selbst dazu lacht!
Kein Musik ist ja nicht auf Erden,
die unsrer verglichen kann werden.
Cäcilia mit ihren Verwandten
sind treffliche Hofmusikanten!
Die englischen Stimmen
ermuntern die Sinnen,
dass alles für Freuden erwacht!
Tutto vive in pace dolcissima!
La nostra è una vita d’angeli,
e siamo in tutto felici!
Danziamo e saltiamo,
balziamo e cantiamo!
San Pietro ci guarda dal cielo.
Giovanni lascia l’agnello in libertà,
Erode il beccaio all’erta sta:
noi portiamo un paziente,
un innocente, un paziente,
un caro agnellino alla morte.
San Luca manda al mattatoio il bue,
senza pensarci troppo, senza scrupoli.
Il vino non costa un quattrino
nella celeste cantina;
gli angeli hanno messo il pane in forno.
Erbe buone e verdure d’ogni genere
crescono qui nel celeste giardino!
Buoni asparagi, buoni fagiolini
e tutto quello che più ci va a genio!
Pieni e pronti, ecco, son tutti i vassoi!
Ottime mele e pere, uve rare,
e gli ortolani, qui, lasciano fare!
E caprioli, e lepri, chi li vuole?
Dal mezzo della strada, le bestiole
corron dentro in cucina qui da noi.
E se un giorno di magro poi verrà,
tutti i pesci, con gioia, a galla nuoteranno!
San Pietro già pesca
con la rete e con l’esca
nel vivaio celeste.
Santa Marta sia la cuoca, presto!
Nessuna musica giù in terra suona,
che stia qui con la nostra a paragone.
Undicimila vergini preclare
si fan coraggio ed osano danzare!
Anche Sant’Orsola ride a quei gesti!
Nessuna musica giù in terra suona,
che stia qui con la nostra a paragone.
Cecilia con i parenti
son musici di corte eccellenti!
Le voci angeliche
scuotono i sensi dal gelo,
perché tutto alla gioia si desti!
La Berlino degli anni Venti brillava per la sua vivacità culturale; tra i protagonisti di tale fermento, Kurt Weill e Bertolt Brecht mettevano in scena il mondo degli ultimi e dei derelitti,
irridendo la rigida moralità borghese. La loro collaborazione continuò anche dopo l’esilio di
entrambi, come testimonia l’amaro Nannas Lied, composto nel 1939 negli Stati Uniti. Lo
struggente tango-habanera Youkali risale invece al periodo francese dell’autore (1933-34) ed
evoca un’utopica, meravigliosa “terra promessa” di felicità.
Kurt Weill
Nannas Lied (1939)
Testo di Bertolt Brecht (1898-1956)
La canzone di Nanna
Meine Herren, mit siebzehn Jahren
kam Ich auf den Liebesmarkt
und Ich habe viel erfahren.
Böses gab es viel
doch das war das Spiel.
Aber manches hab ich doch verargt.
(Schließlich bin ich ja auch ein Mensch.)
Gott sei Dank geht alles schnell vorüber
auch die Liebe unde der Kummer sogar.
Wo sind die Tränen von gestern Abend?
Wo ist der Schnee vom vergangenen Jahr?
Freilich geht man mit den Jahren
leichter auf den Liebesmarkt
und Umarmt sie dort in scharen.
Aber das Gefühl
bleibt erstaunlich kühl
wenn man damit allzuwenig kargt.
(Schließlich geht ja jede Vorrat zu Ende.)
Gott sei Dank geht alles schnell vorüber
auch die Liebe unde der Kummer sogar.
Wo sind die Tränen von gestern Abend?
Wo ist der Schnee vom vergangenen Jahr?
Und auch wenn man gut das Handeln
lernte auf der Liebesmess’:
Lust in Kleingeld zu verwandeln
ist doch niemals leicht.
Nun, es wird erreicht,
doch man wird auch alter unterdes.
(Schließlich bleibt man ja nicht immer
siebzehn.)
Gott sei Dank geht alles schnell vorüber...
Miei cari signori, a diciassette anni
sono arrivato sul mercato dell’amore
e ho imparato molto.
Capitavano molte cose brutte,
del resto così va il gioco.
Anche io ho la mia dose di colpe.
(Dopotutto sono un essere umano anch’io.)
Grazie a Dio tutto passa in fretta,
anche l’amore e così pure il dolore.
Dove sono le lacrime di ieri sera?
Dov’è la neve dell’anno scorso?
È così che il tempo passa,
il mercato dell’amore diventa più facile
e si ottengono abbracci in gran numero.
Ma i sentimenti
si raffreddano in modo sorprendente
se sono troppo lesinati.
(Dopotutto ogni provvista arriva alla fine.)
Grazie a Dio tutto passa in fretta,
anche l’amore e così pure il dolore.
Dove sono le lacrime di ieri sera?
Dov’è la neve dell’anno scorso?
E anche se hai imparato a gestire bene
gli affari in amore,
mutare il desiderio in spiccioli
non è mai semplice.
Comunque si può fare,
solo che nel frattempo s’invecchia.
(Dopotutto non puoi avere diciassette anni
per sempre.)
Grazie a Dio tutto passa in fretta...
Kurt Weill
Youkali (1933-1934)
Testo di Roger Fernay (1905-1983)
Youkali
C’est presque au bout du monde,
ma barque vagabonde,
errant au gré de l’onde,
m’y conduisit un jour.
L’île est toute petite,
mais la fée qui l’habite
gentiment nous invite
à en faire le tour.
Youkali, c’est le pays de nos désirs!
Youkali, c’est le bonheur, c’est le plaisir!
Youkali, c’est la terre où l’on quitte tous
les soucis!
C’est, dans notre nuit, comme une éclaircie,
l’étoile qu’on suit, c’est Youkali!
Youkali, c’est le respect de tous les vœux
échangés!
Youkali, c’est le pays des beaux amours partagés!
C’est l’espérance qui est au cœur de tous
les humains,
la délivrance que nous attendons tous
pour demain.
Youkali, c’est le pays de nos désirs!
Youkali, c’est le bonheur, c’est le plaisir!
Mais c’est un rêve, une folie :
il n’y a pas de Youkali!
Et la vie nous entraîne,
lassante, quotidienne,
mais la pauvre âme humaine,
cherchant partout l’oubli,
a, pour quitter la terre,
su trouver le mystère,
où nos rêves se terrent,
en quelque Youkali.
Youkali, c’est le pays de nos désirs...
È quasi in capo al mondo,
la mia barca vagabonda,
assecondando l’onda,
mi ci portò un bel giorno.
L’isola è piccina,
ma l’abita una fata
che gentilmente invita
al giro tutto intorno.
Youkali è il paese dei nostri desideri!
Youkali è la felicità, il piacere!
Youkali è la terra dove lasci ogni
preoccupazione!
Nella nostra notte è una specie di chiarore,
la stella da seguire è Youkali!
Youkali è il rispetto di tutte le promesse
fatte!
Youkali è il paese degli amori felici e ricambiati!
È la speranza nel cuore degli esseri
umani,
la liberazione che tutti attendiamo per
domani.
Youkali è il paese dei nostri desideri!
Youkali è la felicità, il piacere!
Ma è un sogno, una chimera:
Youkali non è una cosa vera.
La vita ci trascina,
faticosa, quotidiana,
ma la povera anima umana,
in cerca ovunque dell’oblio,
per lasciare questa terra
ha scoperto il mistero,
dove si nascondono i nostri sogni,
in qualche Youkali.
Youkali è il paese dei nostri desideri...
Il nome di Arnold Schönberg è indissolubilmente legato all’avanguardia espressionistica del
primo Novecento, quella che porta alla dissoluzione della tonalità e all’affermazione della
rivoluzionaria quanto ostica tecnica dodecafonica. Pochi invece conoscono il coté brillante
della sua produzione: nel 1901 Schönberg lavorò per l’Überbrettl, il cabaret letterario più
famoso di Berlino, per il quale scrisse alcune canzoni, tra cui la vivace e maliziosa Gigerlette.
Arnold Schönberg
Gigerlette, da Brettl-Lieder n. 6 (1901)
Testo di Otto Julius Bierbaum (1865-1910)
Gigerlette
Fräulein Gigerlette
lud mich ein zum Tee.
Ihre Toilette
war gestimmt auf Schnee;
ganz wie Pierrette
war sie angetan.
Selbst ein Mönch, ich wette,
sähe Gigerlette
wohlgefällig an.
War ein rotes Zimmer,
drin sie mich empfing,
gelber Kerzenschimmer
in dem Raume hing.
Und sie war wie immer
Leben und Esprit.
Nie vergess ich’s, nimmer:
weinrot war das Zimmer,
blütenweiss war sie.
Und im Trab mit Vieren
Fuhren wir zu zweit
in das Land spazieren,
das heißt Heiterkeit.
Dass wir nicht verlieren
Zügel, Ziel und Lauf,
saß bei dem Kutschieren
mit den heißen Vieren
Amor hinten auf.
La signorina Gigerlette
mi ha invitato per un tè.
La sua toilette
era bianca come neve;
da capo a piedi sembrava
davvero una Pierrette.
Persino un frate, ci scommetto,
guarderebbe Gigerlette
con piacere.
Mi ha accolto
in una stanza rossa,
gialli riflessi di candela
brillavano tutt’intorno.
Lei era, come sempre,
piena di vita e di esprit.
Indelebile è il ricordo:
rossa come il vino la stanza,
tutta candida lei.
E al trotto, a quattro zampe,
noi due ce ne andammo
a fare un giro in quel luogo,
dove splende la felicità.
E per non smarrire
redini, meta e percorso,
assiso in disparte a noi
nel trotto ardente
Amor reggeva il morso.
Compositore, teorico, direttore d’orchestra, violista, didatta… La poliedrica figura di Paul
Hindemith si colloca in posizione di primo piano nel panorama artistico tedesco e internazionale degli anni Venti e Trenta; la sua apertura allo spirito delle avanguardie musicali
e la sua posizione non allineata rispetto all’ideologia nazista gli valsero un posto d’onore
nell’ambito della mostra di Düsseldorf, che dedicò a lui un’intera sezione. La purezza lirica
e antiretorica del Lied per pianoforte avvicinano la breve pagina all’astrattismo geometrico.
Letterata ebrea boema, Ilse Herlinger Weber scrisse molti racconti per l’infanzia e fu anche
conduttrice radiofonica. Nel 1939, poco prima dell’occupazione di Praga, riuscì a mettere in
salvo il figlio primogenito facendolo partire per la Svezia, dove fu ospitato da amici. Con il
resto della famiglia, Hilse fu rinchiusa nel ghetto e poi internata a Terezín, dove svolse l’attività di infermiera e dove scrisse molte canzoni per alleviare le sofferenze dei piccoli internati.
Fu poi uccisa ad Auschwitz nel 1944 assieme al figlioletto minore.
Ilse Herlinger Weber
Wiegala (ante 1944)
Wiegala, wiegala, weier,
der Wind spielt auf der Leier.
Er spielt so süß im grünen Ried,
die Nachtigall, die singt ihr Lied.
Wiegala, wiegala, weier,
der Wind spielt auf der Leier.
Wiegala, wiegala, werne,
der Mond ist die Lanterne,
er steht am dunklen Himmelszelt
und schaut hernieder auf die Welt.
Wiegala, wiegala, werne,
der Mond ist die Lanterne.
Wiegala, wiegala, wille,
wie ist die Welt so stille!
Es stört kein Laut die süße Ruh,
schlaf, mein Kindchen, schlaf auch du.
Wiegala, wiegala, wille,
wie ist die Welt so stille!
Ninna nanna
(trad. it. di Ferdinando Albeggiani)
Fai la ninna, fai la nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffiare del vento,
nel verde canneto risponde l’assolo
del canto dolce dell’usignuolo.
Fai la ninna, fai la nanna, mio bimbo, lo sento
risuona la lira al soffio del vento.
Fai la ninna, fai la nanna, gioia materna,
la luna è come una grande lanterna,
sospesa in alto nel cielo profondo
volge il suo sguardo dovunque nel mondo.
Fai la ninna, fai la nanna, gioia materna,
la luna è come una grande lanterna.
Fai la ninna, fai la nanna, sereno riposa
dovunque la notte si fa silenziosa!
Tutto è quieto, non c’è più rumore,
mio dolce bambino, per farti dormire.
Fai la ninna, fai la nanna, sereno riposa
dovunque la notte si fa silenziosa!
Il tango di Auschwitz deriva da una canzone polacca, il cui testo fu tradotto in yiddish da
un’autrice anonima, morta nel campo di concentramento intorno al 1942.
Tradizionale polacco
Der Tango fun Osvientshim (Oświęcim)
Testo yiddish di autrice anonima (ante 1942)
Il tango di Auschwitz
(trad. it. di Pardo Fornaciari)
Mir hobn tangos, fokstrotn un melodiyes
gezungen un getantst nokh far dem krig.
Di tsarte lider, tseklungene, farbenkte
hobn mit libe undz dem kop farvigt.
Un itst milkhome, keyner shaft keyn lider
fun yene yunge yorn in der shtot. Zing-oyf, o meydl, an ander lidl
fun teg un nekht in lager hinter drot.
Abbiam cantato tanghi e melodie
come anteguerra si ballò il fox trot.
Canti d’amore, di gioia e nostalgia
cullando il capo nostro si sognò.
Ma con la guerra niente più canzoni
della serena nostra gioventù.
Canta, fanciulla, un altro motivetto:
filo spinato in lager notte e dì.
Undzer shklafn-tango unter knut fun shleger
o der shklafn-tango fun dem Oshvientsimer lager. Shtolene shpizn fun di vekhter-khayes
o, es ruft di frayhayt un di tsayt di fraye.
Tango da schiavi mentre l’aguzzino frusta,
tango da schiavi chiusi nel lager di Auschwitz.
Punte d’acciaio di guardiani di bestie,
oh, invoca libertà ed il tempo della gioia.
Der neger nemt bald aher zayn mandoline
un vet bald oyfdrimplen zayn lidl do. Un der englender, frantzoiz zingen a nigun,
vet fun troyer vern a triyo.
Un oykh der polak a nem tut bald zayn fayfl un er vet gebn filn gor der velt;
vet dos gezang dan ontsindn di hertser, Vos lekhtsn nokh der frayhayt vos zey felt.
Qui il negro prende svelto il suo mandolino,
una canzon si mette a strimpellar.
Con lui l’inglese canta col parigino, il “Trio Tristezza” allor li chiamerem.
Anche il polacco prende il suo clarino,
di melodia tutto ci riempie qua;
il canto accende di desiderio i cuori
che ancora mancan della libertà. Undzer shklafn-tango unter knut fun shleger
o der shklafn-tango fun dem Oshvientsimer lager. Shtolene shpizn fun di vekhter-khayes
o, es ruft di frayhayt un di tsayt di fraye.
Tango da schiavi mentre l’aguzzino frusta,
tango da schiavi chiusi nel lager di Auschwitz.
Punte d’acciaio di guardiani di bestie,
oh, invoca libertà ed il tempo della gioia.
A diciotto anni la poetessa Hannah Szenesh si trasferì in Israele dall’Ungheria, dov’era nata.
Arruolatasi come volontaria nel 1943, si fece paracadutare in Jugoslavia dove si ricongiunse
con i partigiani, ma fu infine arrestata, torturata e uccisa nel 1944.
David Zahavi
Eli, Eli (Halichah Lekesariyah)
Testo di Hannah Szenes (1921-1944)
Mio Dio, mio Dio (Verso Cesarea)
Eli, Eli,
shelo yigamer le’olam: hachol vehayam
rishrush shel hamayim berak hashamayim tefilat ha’adam.
Mio Dio, mio Dio,
che queste cose possano non finire mai:
la sabbia e il mare
il mormorio dell’acqua
le luci nel cielo
la preghiera dell’uomo.
© Fondazione Teatro Regio di Torino
AL REGIO IN FAMIGLIA 2015-2016
Mercoledì 27 Gennaio 2016 ore 20
Piccolo Regio Puccini
Musica degenerata
Musiche di compositori vietati nella Germania nazista
Concerto in occasione del Giorno della Memoria
Sabato 19 Marzo 2016 ore 20
Teatro Regio
La Cenerentola raccontata ai ragazzi
Melodramma giocoso
Adattamento di Vittorio Sabadin
Musica di Gioachino Rossini
Sabato 9 Aprile 2016 ore 16
Piccolo Regio Puccini
T come... Turandot!
Fiaba d’amore e di capricci
di Federica Falasconi e Francesca Marchegiano
Musica di Giacomo Puccini
Mercoledì 20 Aprile 2016 ore 20
Venerdì 22 Aprile 2016 ore 20
Piccolo Regio Puccini
Pirandello Suite
Balletto ispirato a opere di Luigi Pirandello
Coreografia di Massimiliano Volpini
Musiche di Alfredo Casella
Prima assoluta
Sabato 7 Maggio 2016 ore 16 e 17.30
Teatro Regio - Foyer del Toro
Nessun dorma!
Briciole di Turandot
Spettacolo per bambini da 6 a 36 mesi
Drammaturgia musicale
di Federica Falasconi
Concept di Violaine Fournier
Sabato 28 Maggio 2016 ore 20
Domenica 29 Maggio 2016 ore 15
Teatro Regio
Pollicino
Favola in musica
Libretto di Giuseppe Di Leva
Musica di Hans Werner Henze
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Scheda di sala