NUMERO 1529 DI GIOVEDI 19 NOVEMBRE
2015
A CURA
DELLA
SEGRETERIA
GENERALE
AD
USO
INTERNO
APERTO AL CONTRIBUTO DÌ TUTTI
AL.SI.P.PE ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA VIA DEGLI ARCELLI 00164 (ROMA) TELEFONO 3931383562 EMAIL [email protected] SITO INTERNET WWW.ALSIPPE.IT AFFILIATI O.S.A.P.P _
Certificati di malattia falsi,
medico e agente di polizia
penitenziaria nei guai
quando venivano redatti i certificati
neanche si trovava in Trentino, ma era in
Sicilia. La verifica è stata resa possibile
dai tabulati telefonici. Quindi non era
possibile che il medico l’avesse visitato.
Da qui l’accusa di falso in concorso tra i
due. Entrambi sono anche accusati di
truffa perché i certificati hanno procurato
all’agente penitenziario un ingiusto
profitto costituito dai giorni di malattia
passati a casa percependo lo stipendio.
Ovviamente, questa è la ricostruzione
fatta dall’accusa. Sarà adesso il giudice a
stabilire se le cose sono effettivamente
andate così. L’agente e il medico presto si
dovranno presentare per l’udienza
preliminare.
La Procura contesta i reati di truffa e falso
a un professionista trentino e a un agente
di polizia penitenziaria in servizio a Spini
di Gardolo .TRENTO. Invece di andare al
lavoro, si dava malato e faceva arrivare dei
certificati medici. Peccato che lo facesse
troppo spesso, anche a distanza di pochi
giorni. Così l’amministrazione carceraria
ha voluto vederci chiaro e un agente della
polizia penitenziaria è finito nei guai con
l’accusa di falso e truffa.Ha trascinato con
sé il suo medico di fiducia accusato di
avere la manica troppo larga nel
concedergli certificati medici per malattia
e soprattutto di avergli rilasciato questi
certificati senza prima averlo visitato. Nei
giorni scorso il pubblico ministero della
Procura di Trento Pasquale Profiti ha
chiesto il rinvio a giudizio per l’agente di
polizia penitenziaria e per il medico.
L’agente è originario della provincia di
Ragusa, ma è in servizio a Spini di Gardolo
e ha 46 anni, il medico, invece, è residente
in Trentino. In particolare, l’accusa di
falso si riferisce al fatto che il medico,
nella sua veste di pubblico ufficiale in
quanto medico convenzionato con il
servizio sanitario pubblico, avrebbe
falsificato 14 certificati medici in concorso
con l’agente che era tra i suoi assistiti.Da
notare che i 14 certificati medici
riguardano un periodo molto breve, dal
giugno al novembre 2014. Si tratta di
certificati per malattia per periodi molto
spesso consecutivi. Ad esempio, i
certificati coprono il periodo tra il 17 e il
20 giugno 2014, poi dal 21 al 26 giugno,
poi, dal 20 luglio 2014 al 29 luglio, dal 30
luglio al 4 agosto 2014 e così
via.Praticamente, l’agente nel periodo
preso in considerazione ha lavorato per
pochissimi giorni. Questo ha fato
accendere un faro sui suoi certificati
medici. Le indagini hanno fatto emergere
che l’agente di polizia penitenziaria
Le difficolta’ della polizia
penitenziaria di far fronte
alla
sempre
maggiore
circolazione
di
droghe
all’interno
delle
carceri
italiane,necessità di creare
nuovi tipi di controllo nei
penitenziari
Carceri italiane: il 60% dei detenuti fa
uso di droga, ma come ci arriva?
È allarme stupefacenti nelle carceri
italiane, il 60% dei detenuti è risultato
positivo ai test anti droga, più della metà
utilizza droghe di diverso tipo, ma come
fanno a entrare?Nelle carceri è ormai
allarme droghe. Il quadro generale
ottenuto dalla Federazione Europea per
la Salute Penitenziaria fa emergere dati
poco piacevoli per quanto riguarda la
percentuale di detenuti che fa uso di
droghe nelle carceri e soprattutto la
circolazione stessa degli stupefacenti.Un
recente test anti droga effettuato sui
detenuti ha evidenziato un altissimo
consumo di droghe. Circa il 60 % di loro
infatti è risultato positivo ai test, un dato
_
allarmante e che segna negativamente la
già discussa organizzazione delle carceri
italiane. Dai test è emerso che il 33 % dei
detenuti fa uso di Cannabis, ben il 40 %
di loro assume Cocaina, mentre il 5 % usa
Anfetamina.La
domanda
sorge
spontanea: come fa a entrare così tanta
droga nelle carceri italiane? Nella
classifica stilata su 17 paesi monitorati a
proposito del consumo di droghe nelle
carceri, l’Italia risulta essere al settimo
posto. Un dato preoccupate e che era gia’
stato potato alla luce con il caso del
carcere Due Palazzi di Padova. Da questi
dati si evince l’incapacità della polizia
penitenziaria di far fronte alla sempre
maggiore
circolazione
di
droghe
all’interno delle prigioni italiane e la
necessità di creare nuovi tipi di controllo
nelle
strutture
penitenziarie
nostrane.(Urban Benessere)
Decisivo
il
contributo
all’indagine di due Agenti
della Polizia Penitenziaria
che porta alla denuncia di
un uomo per omissione di
soccorso
Prova incidente stradale e si allontana senza
prestare soccorso Decisivo il contributo
all’indagine di due Agenti della Polizia
Penitenziaria Omissione di soccorso:
denunciato
Francesco
Quaglia
di
Asigliano Vercellese, dopo il sinistro di
giovedi’ scorso - Decisivo il contributo
all’indagine di due Agenti della Polizia
Penitenziaria Il 13 novembre, in Desana, i
militari
della
locale
stazione
carabinieri, denunciavano
Francesco
Quaglia
66enne,
residente
in
Asigliano, per
omissione
di
soccorso. militari
operanti
erano
intervenuti alle 18 circa del 12 novembre
in Asigliano, lungo la S.P. 5 nei pressi del
passaggio a livello, poiché un 73enne
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residente in Asigliano Vercellese, mentre
era alla guida della propria utilitaria era
rimasto coinvolto in un sinistro stradale
con un altro veicolo, il cui conducente si
era allontanato senza prestargli soccorso e
facendo perdere le proprie tracce.
Per lo sviluppo delle dichiarazioni
testimoniali, assunte nell’immediatezza
dei fatti è stato decisivo il contributo
portato da due Agenti della Polizia
Penitenziaria di Vercelli residenti in paese,
che in quel momento, fuori servizio,
mentre si recavano in città, erano
testimoni del fatto.I due – con grande
prontezza di spirito - hanno inseguito il
Quaglia fino alla porta della Cascina
Aramino che conduce con la moglie,
Giovanna Dellarole e qui avrebbero
rilevato i primi particolari importanti per
permettere ai Carabinieri di ricostruire la
vicenda.Nella giornata del 13 novembre il
quadro indiziario permetteva agli operanti
di accertare che il veicolo dileguatosi dopo
l’incidente era un trattore agricolo,
nell’occasione
condotto
dal
denunciato.Il conducentedell’autovettura,
trasportato nell’immediatezza dei soccorsi
all’ospedale di Vercelli da personale del
118, a seguito dell’aggravarsi del quadro
clinico veniva successivamente trasferito
al reparto di rianimazione, con prognosi
riservata.(vercellioggi.it)
A
Bancali
il
carcere
durissimo per 90 superboss
Padrini di mafia, camorra, 'ndrangheta.
Trasferiti senza clamore in una struttura
speciale sarda. Dove vivranno in pochi metri,
collegandosi solo in videoconferenza. Ecco il
nuovo 41 bis. È il primo carcere pensato e
realizzato per applicare la legge sui boss
detenuti sottoposti al 41 bis, il duro regime
riservato ai più pericolosi criminali mafiosi. È
una struttura in cemento armato inaugurata
due anni fa che si spalma su decine di ettari di
terreno nelle campagne della frazione di
Bancali a otto chilometri da Sassari, intitolata
a un agente della polizia penitenziaria,
Giovanni Bacchiddu, ucciso nel 1945 mentre
tentava di fermare un'evasione. È destinata a
diventare l'incubo di padrini e gregari, perché
di carceri così non se ne erano mai viste in
Italia. Non sono certo i tempi di Asinara e
Pianosa, ormai solo un triste ricordo, ma il
"Bacchiddu" ne ha perfezionato la struttura.
Tutto è moderno: spazi e celle sono stati
riprogettati rispetto ai locali angusti dove
all'indomani delle stragi di Capaci e via
D'Amelio vennero rinchiusi i "dannati", i
primi boss a cui fu applicato il 41 bis. Un
provvedimento che per i mafiosi diventò la
"condanna delle condanne", spingendo
numerose gure di primo piano verso la
collaborazione con la giustizia. Ci sono voluti
23 anni per ottenere una struttura come
questa creata attorno al 41 bis. L'operazione
avviata a giugno dalla direzione generale del
Dap (Dipartimento per l'amministrazione
penitenziaria), guidata da Roberto Piscitello,
si è conclusa in gran segreto solo poche
settimane fa con il trasferimento di 90
detenuti provenienti dalle carceri di massima
sicurezza della penisola. Sono i mafiosi più
pericolosi d'Italia, selezionati tra i 750 reclusi
in regime di carcere duro dai magistrati di
tutte le direzioni distrettuali antimafia
coordinati dal procuratore nazionale Franco
Roberti.
I boss sono stati condotti in Sardegna unoalla
volta, a distanza di settimane l'uno dall'altro.
Spostamenti segreti, usando velivoli messi a
disposizione dalla Guardia di Finanza e dalla
polizia di Stato per arrivare all'aeroporto di
Alghero. Lì cortei di furgoni blindati hanno
scortato i reclusi no ai cancelli della sezione
"incubo" del Bacchiddu. Il primo è stato
Leoluca Bagarella, il padrino corleonese,
cognato di Totò Riina, un sanguinario che
portò con il suo atteggiamento violento e
crudele al suicidio della moglie che lo
accompagnava durante la latitanza a
Palermo. È stato sistemato in una cella che,
come le altre, è di dodici metri quadrati.Negli
spostamenti interni però non attraverserà
lunghi corridoi su cui si trovano altre celle e
altri detenuti. Qui tutto è stato progettato per
ridurre al minimo i contatti tra i reclusi e la
possibilità di comunicare con l'esterno. È una
sorta di alveare. Le celle sono divise in
blocchi, in cui si possono affacciare solo
quattro detenuti: quelli che trascorrono
insieme l'ora d'aria in un piccolo cortile
attiguo. Non solo. Accanto a ogni cella c'è una
stanzetta per i video collegamenti con le aule
giudiziarie: da lì assisteranno ai processi in
cui sono imputati o parleranno con i loro
avvocati. Il loro mondo finisce lì: tutta la vita
avverrà in poche decine di metri. È un
cambiamento radicale rispetto alle prigioni
utilizzate oggi. Bagarella se ne è reso conto
subito e ha cominciato a protestare, nel solito
modo violento che conosce.
La stessa sorpresa che ha accolto gli altri 89
detenuti, convinti di venire sottoposti a un
trasferimento di routine e invece finiti dietro
i cancelli del Bacchiddu. Non sapevano, e
forse non sanno ancora oggi, di far parte
della più grande comunità mafiosa italiana
che concentra in una sola struttura capi e
sicari di Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta.
Una super cupola. Il Dap ha disposto la loro
divisione in venti "gruppi di socialità",
composti da quattro detenuti, accuratamente
scelti per evitare commistioni o legami
criminali.È una svolta. Nel corso degli anni le
maglie del 41bis si erano lentamente ma
inesorabilmente allargate, con episodi
clamorosi di boss che dal carcere duro
riuscivano a mantenere relazioni con i clan o
addirittura a concepire gli. Poi nel 2009 c'è
stata la svolta, almeno per quanto riguarda
l'aspetto penitenziario. Un articolo del testo
di legge ha riportato rigore nella reclusione:
"I detenuti sottoposti al regime speciale di
detenzione devono essere ristretti all'interno
di istituti a loro esclusivamente dedicati,
collocati preferibilmente in aree insulari".È
da questa legge che si è arrivati alla
costruzione del padiglione speciale di
Bancali. Escludendo la Sicilia per ragioni di
sicurezza e incompatibilità ambientale, sarà
ancora la Sardegna ad ospitare un alto
numero di boss. Si comincia da Sassari. Poi
nei prossimi anni altri padrini potrebbero
arrivare in un nuovo reparto del carcere di
Cagliari. Il trasloco dei criminali più
pericolosi negli scorsi mesi ha provocato
proteste da parte dei politici sardi: temono
che questi boss possano portare la mafia
sull'isola.
Ma la Sardegna è l'unico posto in cui si può
attuare sul serio questo regime carcerario,
ostacolando anche con la geografia i rapporti
tra reclusi e cosche. "La Direzione nazionale
antimafia ha sempre attribuito massima
importanza al 41 bis, perché strategico
nell'attività
di
disarticolazione
delle
organizzazioni mafiose, poiché consente di
privarle dell'apporto che i loro capi,
finalmente assicurati alla giustizia e raggiunti
da condanne per reati gravissimi, potrebbero
continuare ad assicurare anche in regime di
detenzione ordinaria", spiega il procuratore
nazionale Franco Roberti, che aggiunge:
"D'altra parte non sono soltanto le strutture
di contrasto a mafia e terrorismo ad
attribuire valenza strategica al 41 bis, ma
anche le stesse organizzazioni mafiose e
terroristiche, se è vero, come è vero che da
sempre queste organizzazioni hanno posto il
problema dell'abolizione del regime speciale
al vertice della loro "agenda politica".
Dopo Bagarella a Bancali sono arrivati boss e
padrini siciliani, campani e calabresi a fargli
compagnia. Anche se di fatto il boss
corleonese non ne ha saputo nulla. Nessuno
ha notizie di quello che avviene negli altri
blocchi, isolati l'uno dall'altro. Scavando tra i
familiari che vanno a far visita ai detenuti e
attraverso le udienze a cui partecipano gli
imputati, si scopre che ci sono il trapanese
Salvatore Messina Denaro, fratello del
latitante Matteo, il palermitano Filippo
Guttadauro, che fra pochi mesi tornerà libero
per aver scontato la pena, lo stragista
siciliano Giorgio Pizzo. Il calabrese Domenico
Gallico, che riveste un ruolo importante nella
'ndrangheta e che due anni fa aggredì con un
pugno in faccia un pm di Reggio Calabria
durante un interrogatorio in carcere. E fra i
calabresi sono presenti anche Francesco
"Ciccio" Pesce e Giuseppe Pelle. Fra i
camorristi figurano Pasquale Zagaria,
Francesco Schiavone, cugino omonimo del
boss
chiamato
Sandokan,
Francesco
Bidognetti e Ciro Minichini.L'incubo lo sta
conoscendo anche il vecchio padrino nisseno
Giuseppe "Piddu" Madonia, membro della
storica cupola, che in passato in altre prigioni
veniva fatto girare comodamente fra i
corridoi e omaggiato. Adesso vivono in un
mondo ovattato, silenzioso e con poche
finestre sulla campagna circostante. Una
misura senza precedenti. Contro la quale i 90
boss hanno reagito con irritazione, trattando
male gli agenti e il direttore del carcere, che è
una donna, Patrizia Incollu. E poi spedendo
esposti ai giudici, alle associazioni e alle
redazioni dei giornali: sostengono di essere
vittime di un'ingiustizia.
Ma "l'operazione Bancali" è stata realizzata
secondo le regole della legge del 2009.
Perché nessuno di loro può tagliare il vincolo
che li lega all'associazione mafiosa. Lo spiega
Maurizio De Lucia, sostituto procuratore
nazionale antimafia: "Il giuramento prestato
all'atto dell'affiliazione non prevede recesso
unilaterale, né cessazione dell'incarico per
limiti di età, e dunque, di regola, il vincolo
cessa con la morte, ovvero con la decisione
traumatica del "tradimento", di rinnegare
l'appartenenza per una scelta di vita, di
valori, antitetica a quella mafiosa, in una
parola la collaborazione con la giustizia".
E poi precisa: "Questo non esclude che motivi
di salute, di età, di condizione, possano
condurre all'affievolimento del ruolo,
all'indebolimento della posizione all'interno
del gruppo, con conseguente perdita di
"peso" nelle decisioni e nel comando, ma si
tratta di eventualità rare, che comunque
lasciano traccia e dunque sono in qualche
modo verificabili". È per questo motivo che
padrini come Bernardo Provenzano sono
ancora sottoposti al 41 bis, nonostante le
condizioni di salute lo costringano al ricovero
nel reparto detenuti dell'ospedale San Paolo
di Milano. Ad oltre vent'anni dalle stragi
siciliane questi provvedimenti sono ancora
necessari?
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Secondo Maurizio De Lucia è una questione di
prevenzione: "Se un detenuto per reati di
mafia, può, anche durante la detenzione,
collegarsi, comunicare o comunque tenere
contatti, con l'organizzazione di provenienza
(e ciò sia attraverso un collegamento diretto
con l'esterno, sia attraverso altri detenuti),
questo potenziale collegamento genera
pericolo, perché la cosca continua a ricevere il
contributo organizzativo, decisionale, di uno
dei suoi esponenti principali, in tal modo
rafforzando la propria operatività (anche per
effetto del prestigio derivato dal personaggio
detenuto di riferimento), mentre il detenuto
continua ad usufruire del potere di leadership
a lui derivato dalla operatività attuale della
cosca di appartenenza, con conseguente
rafforzamento del suo potere personale dentro
e fuori del carcere".
Lo scorso mese il capo dei Casalesi, Michele
Zagaria, detenuto nel penitenziario di Opera,
ha dovuto ammettere davanti ai giudici del
tribunale di Santa Maria Capua Vetere che di
stare al 41 bis non ne può più. Attraverso il
video collegamento ha raccontato che vive
"una situazione disumana" e che nessun
detenuto vuole trascorrere con lui l'ora d'aria
per paura di microspie: lo lasciano da solo.
Zagaria è detenuto da dicembre 2011, quando
si è conclusa la sua latitanza. E da allora è
sottoposto al regime duro.
Altri capimafia, invece, che sono ancora sparsi
per le carceri di massima sicurezza non
vogliono ammettere la loro condizione di
disagio. E così, se fra i 90 posti di Sassari se ne
dovesse liberare qualcuno questo potrebbe
essere pronto per altri boss come Riina che
adesso è a Parma, oppure Giuseppe Graviano
che è ad Ascoli, o Salvatore Madonia che è a
Viterbo per finire con Massimo Carminati che
il suo 41 bis lo sta trascorrendo a Parma. Ad
ogni modo l'incubo per i mafiosi detenuti è
tornato e sta a Bancali. La storia criminale
riunita a Bancali I novanta detenuti custoditi
in regime di carcere duro nel penitenziario
sardo di Bancali comprendono alcuni dei
nomi più famosi della storia criminale recente.
Il più importante è sicuramente Leoluca
Bagarella, cognato di Totò Riina e suo erede al
vertice dell'ala stragista dei corleonesi. Anche
Giorgio Pizzo ha avuto un ruolo nei massacri
palermitani obbedendo al clan Graviano di
Brancaccio. Giuseppe Piddu Madonia sedeva
nella "cupola" che assieme a Riina decise
l'attacco armato contro lo Stato.
Invece Filippo Guttadauro, fratello del
capomafia di Bagheria, è stato considerato
l'ufficiale di collegamento tra Bernardo
Provenzano e il superlatitante Matteo Messina
Denaro. Anche il fratello di Matteo adesso è
stato trasferito nel penitenziario sardo. Ci
sono poi lo "stiddaro" Ignazio Ribisi, il boss
messinese Antonino Bellinvia e il gelese
Antonio Rinzivillo. Nutrita la componente
legata alla camorra casalese dallo storico capo
Francesco Bidognetti a Pasquale Zagaria,
detto "Bin Laden" e ultima mente economica
del clan.
Ci sono poi Francesco Schiavone, cugino
omonimo di Sandokan, e Antonio Cangiano.
Raffaele Amato invece è stato il leader degli
"Scissionisti" nella faida di Secondigliano, il
sanguinoso scontro per il controllo del
mercato della droga, mentre Ciro Minichini ha
avuto un ruolo da boss nella guerra di
Ponticelli. Michele Mazzarella appartiene alla
storica famiglia di Forcella con ramificazioni
in tutta Europa. Tra gli uomini di 'ndrangheta,
spiccano Francesco "Ciccio" Pesce, ultimo
capo del clan di Rosarno potente nella Piana
di Gioia Tauro e in Lombardia, e Domenico
Gallico, erede della consorteria di Palmi
catturato tre anni fa dai Nocs in un bunker
sotterraneo.(L’Espresso)
Pubblicate le Graduatorie
del concorso per ruoli
tecnici
nel
Corpo
di
Polizia penitenziaria
P.D.G. 21 aprile 2015 Approvazione della
graduatoria del concorso pubblico, per
titoli ed esami, per il reclutamento di n. 4
posti di di vice revisore tecnico del ruolo
dei revisori tecnici del Corpo di polizia
penitenziaria. P.D.G. 21 aprile 2015 Approvazione della graduatoria del
concorso pubblico, per titoli ed esami, per
il reclutamento di n. 5 posti di allievo
agente tecnico del ruolo degli operatori
tecnici
del
Corpo
di
polizia
penitenziariaPubblicate nel Bollettino
Ufficiale del Ministero della giustizia n.
21
del
15
novembre
2015.
le graduatorie dei concorsi pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 31
gennaio 2014 - 4^ serie speciale per il
reclutamento di n. 4 posti di vice revisore
tecnico del ruolo dei revisori tecnici e n. 5
posti di allievo agente tecnico del ruolo
degli operatori tecnicidel Corpo di polizia
penitenziaria per il laboratorio centrale
per la banca dati nazionale del DNA con
sede a Roma. Potete richiedere il
bollettino
Ufficiale
a
[email protected],
oppure
Cliccare il link sotto per scaricare le
graduatorie
MOD-BP-15-071-215_2147_1
Segreteria Generale
Circolari ministeriali e
note
D.A.P.
novembre
2015
Alitalia
,nuove
tariffe
agevolate per la Polizia
Penitenziaria
Alitalia propone le proprie nuove tariffe
agevolate per Militari e Polizia, dedicata a
tutti i militari e agli appartenenti alle
forze di polizia, in servizio (Arma dei
Carabinieri,
Esercito,
Aeronautica,
Marina, Guardia di Finanza, Polizia di
Stato, Polizia Penitenziaria e Vigili del
Fuoco), che viaggiano per motivi
personali e per vacanza. La tariffa,
informa Alitalia, e' valida su tutti i voli
diretti nazionali (esclusi quelli in
continuità territoriale da/per la Sardegna
perche' soggetti alle norme dettate dal
bando della Regione con tariffe gia'
dedicate) e tutti i voli
diretti
internazionali (Europa e Nord Africa,
esclusi i voli da/per Francia e Olanda)
operati da Alitalia (sono pertanto esclusi i
voli operati da Air One Smart Carrier e
dalle compagnie partner). Qui di seguito
il link per ulteriori informazioni:
www.alitalia.com/it_it/destinazion
i/offertemilitari/index.htm
Segreteria Generale
Segreteria Generale
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3)Certificato di proprieta’ dell’auto da
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6) Documento di riconoscimento
Nel caso in cui sia un familiare
intestatario
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un
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parentela ai sensi della normativa
vigente, per altre informazioni contattare
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Sconto del 20% su tariffe passeggeri, auto,
... (esclusi i diritti di prenotazione) previa
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NotiziAlsippe del 19 novembre 2015.