NUMERO 1529 DI GIOVEDI 19 NOVEMBRE 2015 A CURA DELLA SEGRETERIA GENERALE AD USO INTERNO APERTO AL CONTRIBUTO DÌ TUTTI AL.SI.P.PE ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA VIA DEGLI ARCELLI 00164 (ROMA) TELEFONO 3931383562 EMAIL [email protected] SITO INTERNET WWW.ALSIPPE.IT AFFILIATI O.S.A.P.P _ Certificati di malattia falsi, medico e agente di polizia penitenziaria nei guai quando venivano redatti i certificati neanche si trovava in Trentino, ma era in Sicilia. La verifica è stata resa possibile dai tabulati telefonici. Quindi non era possibile che il medico l’avesse visitato. Da qui l’accusa di falso in concorso tra i due. Entrambi sono anche accusati di truffa perché i certificati hanno procurato all’agente penitenziario un ingiusto profitto costituito dai giorni di malattia passati a casa percependo lo stipendio. Ovviamente, questa è la ricostruzione fatta dall’accusa. Sarà adesso il giudice a stabilire se le cose sono effettivamente andate così. L’agente e il medico presto si dovranno presentare per l’udienza preliminare. La Procura contesta i reati di truffa e falso a un professionista trentino e a un agente di polizia penitenziaria in servizio a Spini di Gardolo .TRENTO. Invece di andare al lavoro, si dava malato e faceva arrivare dei certificati medici. Peccato che lo facesse troppo spesso, anche a distanza di pochi giorni. Così l’amministrazione carceraria ha voluto vederci chiaro e un agente della polizia penitenziaria è finito nei guai con l’accusa di falso e truffa.Ha trascinato con sé il suo medico di fiducia accusato di avere la manica troppo larga nel concedergli certificati medici per malattia e soprattutto di avergli rilasciato questi certificati senza prima averlo visitato. Nei giorni scorso il pubblico ministero della Procura di Trento Pasquale Profiti ha chiesto il rinvio a giudizio per l’agente di polizia penitenziaria e per il medico. L’agente è originario della provincia di Ragusa, ma è in servizio a Spini di Gardolo e ha 46 anni, il medico, invece, è residente in Trentino. In particolare, l’accusa di falso si riferisce al fatto che il medico, nella sua veste di pubblico ufficiale in quanto medico convenzionato con il servizio sanitario pubblico, avrebbe falsificato 14 certificati medici in concorso con l’agente che era tra i suoi assistiti.Da notare che i 14 certificati medici riguardano un periodo molto breve, dal giugno al novembre 2014. Si tratta di certificati per malattia per periodi molto spesso consecutivi. Ad esempio, i certificati coprono il periodo tra il 17 e il 20 giugno 2014, poi dal 21 al 26 giugno, poi, dal 20 luglio 2014 al 29 luglio, dal 30 luglio al 4 agosto 2014 e così via.Praticamente, l’agente nel periodo preso in considerazione ha lavorato per pochissimi giorni. Questo ha fato accendere un faro sui suoi certificati medici. Le indagini hanno fatto emergere che l’agente di polizia penitenziaria Le difficolta’ della polizia penitenziaria di far fronte alla sempre maggiore circolazione di droghe all’interno delle carceri italiane,necessità di creare nuovi tipi di controllo nei penitenziari Carceri italiane: il 60% dei detenuti fa uso di droga, ma come ci arriva? È allarme stupefacenti nelle carceri italiane, il 60% dei detenuti è risultato positivo ai test anti droga, più della metà utilizza droghe di diverso tipo, ma come fanno a entrare?Nelle carceri è ormai allarme droghe. Il quadro generale ottenuto dalla Federazione Europea per la Salute Penitenziaria fa emergere dati poco piacevoli per quanto riguarda la percentuale di detenuti che fa uso di droghe nelle carceri e soprattutto la circolazione stessa degli stupefacenti.Un recente test anti droga effettuato sui detenuti ha evidenziato un altissimo consumo di droghe. Circa il 60 % di loro infatti è risultato positivo ai test, un dato _ allarmante e che segna negativamente la già discussa organizzazione delle carceri italiane. Dai test è emerso che il 33 % dei detenuti fa uso di Cannabis, ben il 40 % di loro assume Cocaina, mentre il 5 % usa Anfetamina.La domanda sorge spontanea: come fa a entrare così tanta droga nelle carceri italiane? Nella classifica stilata su 17 paesi monitorati a proposito del consumo di droghe nelle carceri, l’Italia risulta essere al settimo posto. Un dato preoccupate e che era gia’ stato potato alla luce con il caso del carcere Due Palazzi di Padova. Da questi dati si evince l’incapacità della polizia penitenziaria di far fronte alla sempre maggiore circolazione di droghe all’interno delle prigioni italiane e la necessità di creare nuovi tipi di controllo nelle strutture penitenziarie nostrane.(Urban Benessere) Decisivo il contributo all’indagine di due Agenti della Polizia Penitenziaria che porta alla denuncia di un uomo per omissione di soccorso Prova incidente stradale e si allontana senza prestare soccorso Decisivo il contributo all’indagine di due Agenti della Polizia Penitenziaria Omissione di soccorso: denunciato Francesco Quaglia di Asigliano Vercellese, dopo il sinistro di giovedi’ scorso - Decisivo il contributo all’indagine di due Agenti della Polizia Penitenziaria Il 13 novembre, in Desana, i militari della locale stazione carabinieri, denunciavano Francesco Quaglia 66enne, residente in Asigliano, per omissione di soccorso. militari operanti erano intervenuti alle 18 circa del 12 novembre in Asigliano, lungo la S.P. 5 nei pressi del passaggio a livello, poiché un 73enne -----------------------------------------------ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA------------------------------------------- residente in Asigliano Vercellese, mentre era alla guida della propria utilitaria era rimasto coinvolto in un sinistro stradale con un altro veicolo, il cui conducente si era allontanato senza prestargli soccorso e facendo perdere le proprie tracce. Per lo sviluppo delle dichiarazioni testimoniali, assunte nell’immediatezza dei fatti è stato decisivo il contributo portato da due Agenti della Polizia Penitenziaria di Vercelli residenti in paese, che in quel momento, fuori servizio, mentre si recavano in città, erano testimoni del fatto.I due – con grande prontezza di spirito - hanno inseguito il Quaglia fino alla porta della Cascina Aramino che conduce con la moglie, Giovanna Dellarole e qui avrebbero rilevato i primi particolari importanti per permettere ai Carabinieri di ricostruire la vicenda.Nella giornata del 13 novembre il quadro indiziario permetteva agli operanti di accertare che il veicolo dileguatosi dopo l’incidente era un trattore agricolo, nell’occasione condotto dal denunciato.Il conducentedell’autovettura, trasportato nell’immediatezza dei soccorsi all’ospedale di Vercelli da personale del 118, a seguito dell’aggravarsi del quadro clinico veniva successivamente trasferito al reparto di rianimazione, con prognosi riservata.(vercellioggi.it) A Bancali il carcere durissimo per 90 superboss Padrini di mafia, camorra, 'ndrangheta. Trasferiti senza clamore in una struttura speciale sarda. Dove vivranno in pochi metri, collegandosi solo in videoconferenza. Ecco il nuovo 41 bis. È il primo carcere pensato e realizzato per applicare la legge sui boss detenuti sottoposti al 41 bis, il duro regime riservato ai più pericolosi criminali mafiosi. È una struttura in cemento armato inaugurata due anni fa che si spalma su decine di ettari di terreno nelle campagne della frazione di Bancali a otto chilometri da Sassari, intitolata a un agente della polizia penitenziaria, Giovanni Bacchiddu, ucciso nel 1945 mentre tentava di fermare un'evasione. È destinata a diventare l'incubo di padrini e gregari, perché di carceri così non se ne erano mai viste in Italia. Non sono certo i tempi di Asinara e Pianosa, ormai solo un triste ricordo, ma il "Bacchiddu" ne ha perfezionato la struttura. Tutto è moderno: spazi e celle sono stati riprogettati rispetto ai locali angusti dove all'indomani delle stragi di Capaci e via D'Amelio vennero rinchiusi i "dannati", i primi boss a cui fu applicato il 41 bis. Un provvedimento che per i mafiosi diventò la "condanna delle condanne", spingendo numerose gure di primo piano verso la collaborazione con la giustizia. Ci sono voluti 23 anni per ottenere una struttura come questa creata attorno al 41 bis. L'operazione avviata a giugno dalla direzione generale del Dap (Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria), guidata da Roberto Piscitello, si è conclusa in gran segreto solo poche settimane fa con il trasferimento di 90 detenuti provenienti dalle carceri di massima sicurezza della penisola. Sono i mafiosi più pericolosi d'Italia, selezionati tra i 750 reclusi in regime di carcere duro dai magistrati di tutte le direzioni distrettuali antimafia coordinati dal procuratore nazionale Franco Roberti. I boss sono stati condotti in Sardegna unoalla volta, a distanza di settimane l'uno dall'altro. Spostamenti segreti, usando velivoli messi a disposizione dalla Guardia di Finanza e dalla polizia di Stato per arrivare all'aeroporto di Alghero. Lì cortei di furgoni blindati hanno scortato i reclusi no ai cancelli della sezione "incubo" del Bacchiddu. Il primo è stato Leoluca Bagarella, il padrino corleonese, cognato di Totò Riina, un sanguinario che portò con il suo atteggiamento violento e crudele al suicidio della moglie che lo accompagnava durante la latitanza a Palermo. È stato sistemato in una cella che, come le altre, è di dodici metri quadrati.Negli spostamenti interni però non attraverserà lunghi corridoi su cui si trovano altre celle e altri detenuti. Qui tutto è stato progettato per ridurre al minimo i contatti tra i reclusi e la possibilità di comunicare con l'esterno. È una sorta di alveare. Le celle sono divise in blocchi, in cui si possono affacciare solo quattro detenuti: quelli che trascorrono insieme l'ora d'aria in un piccolo cortile attiguo. Non solo. Accanto a ogni cella c'è una stanzetta per i video collegamenti con le aule giudiziarie: da lì assisteranno ai processi in cui sono imputati o parleranno con i loro avvocati. Il loro mondo finisce lì: tutta la vita avverrà in poche decine di metri. È un cambiamento radicale rispetto alle prigioni utilizzate oggi. Bagarella se ne è reso conto subito e ha cominciato a protestare, nel solito modo violento che conosce. La stessa sorpresa che ha accolto gli altri 89 detenuti, convinti di venire sottoposti a un trasferimento di routine e invece finiti dietro i cancelli del Bacchiddu. Non sapevano, e forse non sanno ancora oggi, di far parte della più grande comunità mafiosa italiana che concentra in una sola struttura capi e sicari di Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta. Una super cupola. Il Dap ha disposto la loro divisione in venti "gruppi di socialità", composti da quattro detenuti, accuratamente scelti per evitare commistioni o legami criminali.È una svolta. Nel corso degli anni le maglie del 41bis si erano lentamente ma inesorabilmente allargate, con episodi clamorosi di boss che dal carcere duro riuscivano a mantenere relazioni con i clan o addirittura a concepire gli. Poi nel 2009 c'è stata la svolta, almeno per quanto riguarda l'aspetto penitenziario. Un articolo del testo di legge ha riportato rigore nella reclusione: "I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari".È da questa legge che si è arrivati alla costruzione del padiglione speciale di Bancali. Escludendo la Sicilia per ragioni di sicurezza e incompatibilità ambientale, sarà ancora la Sardegna ad ospitare un alto numero di boss. Si comincia da Sassari. Poi nei prossimi anni altri padrini potrebbero arrivare in un nuovo reparto del carcere di Cagliari. Il trasloco dei criminali più pericolosi negli scorsi mesi ha provocato proteste da parte dei politici sardi: temono che questi boss possano portare la mafia sull'isola. Ma la Sardegna è l'unico posto in cui si può attuare sul serio questo regime carcerario, ostacolando anche con la geografia i rapporti tra reclusi e cosche. "La Direzione nazionale antimafia ha sempre attribuito massima importanza al 41 bis, perché strategico nell'attività di disarticolazione delle organizzazioni mafiose, poiché consente di privarle dell'apporto che i loro capi, finalmente assicurati alla giustizia e raggiunti da condanne per reati gravissimi, potrebbero continuare ad assicurare anche in regime di detenzione ordinaria", spiega il procuratore nazionale Franco Roberti, che aggiunge: "D'altra parte non sono soltanto le strutture di contrasto a mafia e terrorismo ad attribuire valenza strategica al 41 bis, ma anche le stesse organizzazioni mafiose e terroristiche, se è vero, come è vero che da sempre queste organizzazioni hanno posto il problema dell'abolizione del regime speciale al vertice della loro "agenda politica". Dopo Bagarella a Bancali sono arrivati boss e padrini siciliani, campani e calabresi a fargli compagnia. Anche se di fatto il boss corleonese non ne ha saputo nulla. Nessuno ha notizie di quello che avviene negli altri blocchi, isolati l'uno dall'altro. Scavando tra i familiari che vanno a far visita ai detenuti e attraverso le udienze a cui partecipano gli imputati, si scopre che ci sono il trapanese Salvatore Messina Denaro, fratello del latitante Matteo, il palermitano Filippo Guttadauro, che fra pochi mesi tornerà libero per aver scontato la pena, lo stragista siciliano Giorgio Pizzo. Il calabrese Domenico Gallico, che riveste un ruolo importante nella 'ndrangheta e che due anni fa aggredì con un pugno in faccia un pm di Reggio Calabria durante un interrogatorio in carcere. E fra i calabresi sono presenti anche Francesco "Ciccio" Pesce e Giuseppe Pelle. Fra i camorristi figurano Pasquale Zagaria, Francesco Schiavone, cugino omonimo del boss chiamato Sandokan, Francesco Bidognetti e Ciro Minichini.L'incubo lo sta conoscendo anche il vecchio padrino nisseno Giuseppe "Piddu" Madonia, membro della storica cupola, che in passato in altre prigioni veniva fatto girare comodamente fra i corridoi e omaggiato. Adesso vivono in un mondo ovattato, silenzioso e con poche finestre sulla campagna circostante. Una misura senza precedenti. Contro la quale i 90 boss hanno reagito con irritazione, trattando male gli agenti e il direttore del carcere, che è una donna, Patrizia Incollu. E poi spedendo esposti ai giudici, alle associazioni e alle redazioni dei giornali: sostengono di essere vittime di un'ingiustizia. Ma "l'operazione Bancali" è stata realizzata secondo le regole della legge del 2009. Perché nessuno di loro può tagliare il vincolo che li lega all'associazione mafiosa. Lo spiega Maurizio De Lucia, sostituto procuratore nazionale antimafia: "Il giuramento prestato all'atto dell'affiliazione non prevede recesso unilaterale, né cessazione dell'incarico per limiti di età, e dunque, di regola, il vincolo cessa con la morte, ovvero con la decisione traumatica del "tradimento", di rinnegare l'appartenenza per una scelta di vita, di valori, antitetica a quella mafiosa, in una parola la collaborazione con la giustizia". E poi precisa: "Questo non esclude che motivi di salute, di età, di condizione, possano condurre all'affievolimento del ruolo, all'indebolimento della posizione all'interno del gruppo, con conseguente perdita di "peso" nelle decisioni e nel comando, ma si tratta di eventualità rare, che comunque lasciano traccia e dunque sono in qualche modo verificabili". È per questo motivo che padrini come Bernardo Provenzano sono ancora sottoposti al 41 bis, nonostante le condizioni di salute lo costringano al ricovero nel reparto detenuti dell'ospedale San Paolo di Milano. Ad oltre vent'anni dalle stragi siciliane questi provvedimenti sono ancora necessari? ---------------------------------------------------------------------------------- www.alsippe.it----------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------------------------- ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA ------------------------------------------- Secondo Maurizio De Lucia è una questione di prevenzione: "Se un detenuto per reati di mafia, può, anche durante la detenzione, collegarsi, comunicare o comunque tenere contatti, con l'organizzazione di provenienza (e ciò sia attraverso un collegamento diretto con l'esterno, sia attraverso altri detenuti), questo potenziale collegamento genera pericolo, perché la cosca continua a ricevere il contributo organizzativo, decisionale, di uno dei suoi esponenti principali, in tal modo rafforzando la propria operatività (anche per effetto del prestigio derivato dal personaggio detenuto di riferimento), mentre il detenuto continua ad usufruire del potere di leadership a lui derivato dalla operatività attuale della cosca di appartenenza, con conseguente rafforzamento del suo potere personale dentro e fuori del carcere". Lo scorso mese il capo dei Casalesi, Michele Zagaria, detenuto nel penitenziario di Opera, ha dovuto ammettere davanti ai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che di stare al 41 bis non ne può più. Attraverso il video collegamento ha raccontato che vive "una situazione disumana" e che nessun detenuto vuole trascorrere con lui l'ora d'aria per paura di microspie: lo lasciano da solo. Zagaria è detenuto da dicembre 2011, quando si è conclusa la sua latitanza. E da allora è sottoposto al regime duro. Altri capimafia, invece, che sono ancora sparsi per le carceri di massima sicurezza non vogliono ammettere la loro condizione di disagio. E così, se fra i 90 posti di Sassari se ne dovesse liberare qualcuno questo potrebbe essere pronto per altri boss come Riina che adesso è a Parma, oppure Giuseppe Graviano che è ad Ascoli, o Salvatore Madonia che è a Viterbo per finire con Massimo Carminati che il suo 41 bis lo sta trascorrendo a Parma. Ad ogni modo l'incubo per i mafiosi detenuti è tornato e sta a Bancali. La storia criminale riunita a Bancali I novanta detenuti custoditi in regime di carcere duro nel penitenziario sardo di Bancali comprendono alcuni dei nomi più famosi della storia criminale recente. Il più importante è sicuramente Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina e suo erede al vertice dell'ala stragista dei corleonesi. Anche Giorgio Pizzo ha avuto un ruolo nei massacri palermitani obbedendo al clan Graviano di Brancaccio. Giuseppe Piddu Madonia sedeva nella "cupola" che assieme a Riina decise l'attacco armato contro lo Stato. Invece Filippo Guttadauro, fratello del capomafia di Bagheria, è stato considerato l'ufficiale di collegamento tra Bernardo Provenzano e il superlatitante Matteo Messina Denaro. Anche il fratello di Matteo adesso è stato trasferito nel penitenziario sardo. Ci sono poi lo "stiddaro" Ignazio Ribisi, il boss messinese Antonino Bellinvia e il gelese Antonio Rinzivillo. Nutrita la componente legata alla camorra casalese dallo storico capo Francesco Bidognetti a Pasquale Zagaria, detto "Bin Laden" e ultima mente economica del clan. Ci sono poi Francesco Schiavone, cugino omonimo di Sandokan, e Antonio Cangiano. Raffaele Amato invece è stato il leader degli "Scissionisti" nella faida di Secondigliano, il sanguinoso scontro per il controllo del mercato della droga, mentre Ciro Minichini ha avuto un ruolo da boss nella guerra di Ponticelli. Michele Mazzarella appartiene alla storica famiglia di Forcella con ramificazioni in tutta Europa. Tra gli uomini di 'ndrangheta, spiccano Francesco "Ciccio" Pesce, ultimo capo del clan di Rosarno potente nella Piana di Gioia Tauro e in Lombardia, e Domenico Gallico, erede della consorteria di Palmi catturato tre anni fa dai Nocs in un bunker sotterraneo.(L’Espresso) Pubblicate le Graduatorie del concorso per ruoli tecnici nel Corpo di Polizia penitenziaria P.D.G. 21 aprile 2015 Approvazione della graduatoria del concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di n. 4 posti di di vice revisore tecnico del ruolo dei revisori tecnici del Corpo di polizia penitenziaria. P.D.G. 21 aprile 2015 Approvazione della graduatoria del concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di n. 5 posti di allievo agente tecnico del ruolo degli operatori tecnici del Corpo di polizia penitenziariaPubblicate nel Bollettino Ufficiale del Ministero della giustizia n. 21 del 15 novembre 2015. le graduatorie dei concorsi pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 9 del 31 gennaio 2014 - 4^ serie speciale per il reclutamento di n. 4 posti di vice revisore tecnico del ruolo dei revisori tecnici e n. 5 posti di allievo agente tecnico del ruolo degli operatori tecnicidel Corpo di polizia penitenziaria per il laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA con sede a Roma. Potete richiedere il bollettino Ufficiale a [email protected], oppure Cliccare il link sotto per scaricare le graduatorie MOD-BP-15-071-215_2147_1 Segreteria Generale Circolari ministeriali e note D.A.P. novembre 2015 Alitalia ,nuove tariffe agevolate per la Polizia Penitenziaria Alitalia propone le proprie nuove tariffe agevolate per Militari e Polizia, dedicata a tutti i militari e agli appartenenti alle forze di polizia, in servizio (Arma dei Carabinieri, Esercito, Aeronautica, Marina, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Vigili del Fuoco), che viaggiano per motivi personali e per vacanza. La tariffa, informa Alitalia, e' valida su tutti i voli diretti nazionali (esclusi quelli in continuità territoriale da/per la Sardegna perche' soggetti alle norme dettate dal bando della Regione con tariffe gia' dedicate) e tutti i voli diretti internazionali (Europa e Nord Africa, esclusi i voli da/per Francia e Olanda) operati da Alitalia (sono pertanto esclusi i voli operati da Air One Smart Carrier e dalle compagnie partner). Qui di seguito il link per ulteriori informazioni: www.alitalia.com/it_it/destinazion i/offertemilitari/index.htm Segreteria Generale Segreteria Generale ---------------------------------------------------------------------------------- www.alsippe.it----------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------------------------- ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA ------------------------------------------- Convenzioni Tirrenia Navigazione con Ministero della GiustiziaDipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria oppure al fax 081 0139841 documentazione richiesta sotto. la La pagina di Alsippe su Facebook Documenti richiesti per il preventivo 1)Fotocopia del libretto di circolazione fronte e retro 2)Fotocopia dell’attestato di rischio 3)Certificato di proprieta’ dell’auto da assicurare 4)Attestato di Servizio e fotocopia del tesserino di riconoscimento del Corpo di Polizia penitenziaria https://www.facebook.com/pages/ Alsippe-PoliziaPenitenziaria/133497263394423?re f=hl 5) Codice fiscale 6) Documento di riconoscimento Nel caso in cui sia un familiare intestatario della polizza un autocertificazione che ne attesti la parentela ai sensi della normativa vigente, per altre informazioni contattare l’ufficio ai numeri indicati sopra Sconto del 20% su tariffe passeggeri, auto, ... (esclusi i diritti di prenotazione) previa presentazione credenziale e tessera di riconoscimento attestante l'appartenenza Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Contattare per informazioni il Call Center Uffici passeggeri al numero di telefono n. 892.123 La pagina Alsippe su Twitter Segreteria Generale Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria Segui Il nostro sito internet https://twitter.com/Alsippe Segreteria Generale Segreteria Generale Convenzione per la stipula di polizze assicurative RC auto per gli iscritti Alsippe e propri familiari Delega d’iscrizione Alsippe 2016 http://www.alsippe.it/it/ Il Giornale della Penitenziaria su facebook La Segreteria Generale Alsippe ha definito con la Allianz una convenzione per la stipula di polizze assicurative RC auto e moto per gli iscritti Alsippe ed i propri familiari. Per eventuali preventivi e ulteriori informazioni chiamare al numero di telefono 081 0139841 oppure inviare la documentazione direttamente all’indirizzo mail [email protected] Polizia https://www.facebook.com/pages/ Giornale-Della-PoliziaPenitenziaria/804797986270711?re f=hl Segreteria Generale ---------------------------------------------------------------------------------- www.alsippe.it----------------------------------------------------------------------------------------------- ----------------------------------------------- ALLEANZA SINDACALE POLIZIA PENITENZIARIA -------------------------------------------