Supplemento a: "La Voce" di Montefiascone (VT) 01027 M O N T E F I A S C O N E (VT) 0761/826070 Organo dell'Associazione degli ex alunni del Collegio Il seminario minore: Scuola di vita Quando ci si interroga sul Seminario, purtroppo la prima risposta che viene alla mente, spesso è una risposta già "confezionata". Non c ' è sempre la volontà di ragionare e di scoprire la realtà odierna del Seminario. La cultura dell ' u o m o contemporaneo si basa troppo spesso sull'esperienza personale, sul vissuto ed è difficile accettare che le cose subiscano un cambiamento sia positivo che negativo. Gli strumenti della conoscenza, la terminologia delle parole cambiano con la storia, con la mentalità e con le necessità. E ' in questo contesto che il Seminario deve operare. Conviene oggi attendere ad una "psicologia della preadolescenza", ma anche ad una "pedagogia della preadolescenza". Gli an ni undici-quattordici sono un tempo che richiede attenzioni particolari. Il preadolescente non va lasciato solo senza però soffocarlo, non essendo ancora in grado di bastare a sé e di decidere per conto suo, di misurarsi con le difficoltà della vita e di gestire la propria libertà. Il Seminario deve manifestare comprensione, incoraggiamento, fiducia, pazienza. Il C a r d i n a l B a r b a r i g o u s a v a il t e r m i n e "Seminario" c o m e oggi lo ha usato il Concilio Vaticano II, m a con un significato differente a quello di ieri, con delle aspettative diverse, in quanto le finalità del Seminario sono cambiate anche se sempre orientate alla scoperta dell'essere. I preadolescenti avvertono in sempre maggior misura l'esigenza di avere accanto persone capaci di stimolare la loro autonomia, d'istruirli sul come contenersi con sé e con gli altri, di guidarli a fare scelte giuste ed assennate. Per questi motivi è necessario impiegare il metodo della proposta, non d e l l ' i m p o s i z i o n e , della motivazione anziché dell'imperio, del dialogo continuo invece del silenzio. Il Seminario Minore, con sede in Montefiascone, conta q u e s t ' a n n o 28 alunni. Gli alunni delle Scuola M e d i a sono 21, mentre quelli della Scuola Superiore sono 7 divisi in Liceo della Comunicazione, Liceo Classico ed Istituto Magistrale. L o scopo del Seminario Minore è di coltivare i germi della vocazione seminati nei cuori dei fanciulli. Sotto la guida e la comprensione degli educatori, oppurtunamente coadiuvati dai genitori e dai sacerdoti parroci, gli alunni conducono un tenore di vita conveniente all'età , alla mentalità e allo sviluppo degli adolescenti e in piena armonia con le norme di una sana psicologia dell'età evolutiva, di una esperienza positiva delle cose umane. Perciò la proposta vocazionale a s s u m e un atteggiamento diverso, una partecipazione ad una condivisione partecipe e non imposta. I ragazzi di oggi sono più deboli, sono più emotivi, in quanto fragili sono le famiglie. I ragazzi di oggi sono vittime delle nostre scelte, delle nostre paure, delle nostre fobie. Sono resi più vulnerabili perché non siamo più in grado di difenderli. La forza che dava la fede, la ricerca e la trasmissione di ideali, sono stati sostituiti dal falso concetto della libertà, della scelta di c o n s u m i s m o , della pseudo tolleranza. I frutti di quelle scelte edutiche iniziano a portare i primi frutti: la violenza minorile, l'aggressività, che sono specchio di questa insofferenza. II compito del Seminario M i n o r e è d u n q u e di a c c o m p a g n a r e i ragazzi ad una scoperta della propria identità vocazionale. Il compito di formare mentalità nuove in vista del sacerdozio spetta al Seminario Maggiore. Per questo sono complementari nella formazione u m a n a , culturale e spirituale. Il suscitare interrogativi sul senso della vita, sulla finalità del dono, sulla scoperta della felicità sono le nuove aspettative della nuova pastorale vocazionale. Più che mai è la gioia di essere sacerdote che coinvolge altri a seguire la stessa strada. E ' la testimonianza del vissuto quotidiano che suscita nuove vocazioni. Il Seminario Minore è dunque una vera Scuola di vita perché prepara il ragazzo a dire sì al Signore che è il fine della vita cristiana. Paola Sacco 1999 BONITATEM, DISCIPLINA*! ET SCIENTIAM DOCE ME ORGANIGRAMMA DIRETTIVO DELL'ASSOCIAZIONE Presidente Enzo SERAFINELLI Presidente onorario Francesco RANUCCI Assistente: Mons. Antonio PATRIZI Ministro-economo Nazzareno FANTERA Rettori: Don Giampaolo GOUARIN Don Domenico SEVERI COMITATO DI COORDINAMENTO Chierici: Agostino BALLAROTTO Fabio FABENE Antonio PAPACCHINI Luigi PICOTTI Laici: Elio GIRALDO Girolamo MERLO Alvise ZINI ANIMATORI DI ZONA: Acquapendente: Enzo SERAFINELLI Moti tefiascone : Nazzareno FANTERA Tarquinia: Lamberto CROCCHIONI Valentano: Giustino D'ASCENZI Civitavecchia: Giuseppe FINORI SOCI COOPTATI NEL COMITATO gli ex Rettori: Don Alfredo CENTO Don Sabatino CORDOVANI Mons. Luigi MOCINI ed inoltre: Peppino CAMILLETTI Girolamo D" ERAMO Pietro CONCIOLI Arturo FABI Manfredi MORNERI Ennio PICCIONI Carlo PILERI Giovanni PILERI Cesare TACCONI 2 Il Barbarigo Associazione e x - a l u n n i Collegio B a r b a r i g o - Montefiascone ASSEMBLEA ANNUALE DEL 24 AGOSTO 1999 Relazione spedita dal Presidente Onorario che non è stata letta all'Assemblea Quando io nacqui mi disse una voce: "tu sei nato a portar la tua croce!". Io piangendo la croce abbracciai che dal cielo assegnata mi fu; poi all'intorno guardai e guardai: tutti portan la croce quaggiù! Chi la ricorda questa sestina che il defunto Prof. Don Ferdinando Governatori ci fece mandare a memoria, in primo ginnasio, all'inizio dell'anno scolastico 1934-35? Io ricordo solo questa prima: e la ricordo bene, come vedete. Ma ce n'erano altre 3 o 4, in prosecuzione, che erano una enumerazione di croci e che si son perdute - purtroppo! - nella notte dei tempi. Tra questi esempi c'era anche una Signora che - "la ricca imbandigione levata" - e cioè, dopo un pranzo succulento, non so più quali suoi guai lamentasse. Se c'è tra voi qualcuno che ancora ricorda qualche verso di quella poesia, la trascriva: proveremo così a ricostruirla: era molto interessante e significativa. Peccato che io non ricordi più il nome dell'autore di quei versi: altrimenti sarebbe facile andare a reperirli (fu forse Panzacchi?) E vengo al tema. Chi è tra noi - e, in genere, tra i comuni mortali che non abbia i suoi guai e quindi non debba portar la sua croce? Amici miei, ce n'è per tutti! Non guardate le apparenze che spesso ingannano i penetrati nei cuori e nelle coscienze, e vedrete quante preoccupazioni, quanta tristezza! Diceva Carducci: A le querce ed a noi tu puoi cantare l'umana tua tristezza e il vostro duol! Vedi come pacato e azzurro è il mare, come a lui, ridente, discende il sol! E beato lui che poteva scaricare le sue sofferenze sulle querce e sui cipressi! Rifletti un momento! Ci sono anzitutto i guai fisici del tuo corpo: i dolori degli organi interni (il cuore, lo stomaco, il fegato...); i dolori delle ossa, della pelle..., ci son anche i dolori dei denti che quando ti arrivano addosso ti fanno pensare a quel detto famoso di Don Domenicone Codoni (un ex alunno Valentanese morto circa il 1930) il quale, imperterrito, così sentenziò: "Il Padreterno ha fatto buone tutte le cose ma una l'ha fatta sbagliata: e cioè doveva far nascere anche gli uomini col becco; sì, proprio col becco, come gli uccelli; così non ci sarebbe stato il mal di denti!" Ma Don Domenicone non pensava, nella sua analisi filosofica, che ci sarebbe stato, forse, il mal di becco! E quale tra i due mali, sarebbe stato il meno fastidioso? - Toh! ci avevi pensato tu? Ai guai tuoi, poi, si aggiungono i guai di tua moglie: dolori diffusi, sofferenze di ogni genere: le mani, i piedi, le spalle, la spina dorsale... e quei maledetti capelli che imbiancano, cadono... Ma non basta: c'è quel callo al piede, quel durone, quell'unghia incarnita che ti fa veder le stelle! A proposito: lo sai come quel vecchio parroco di campagna spiegava ai bambini del Catechismo il mistero dell'incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo? Così! Dice: Gesù si è incarnato e lui che era Dio chissà quanto ha sofferto nell'assumere forma e sostanza del corpo umano! Pensate: se a voi duole una piccola unghia incarnita...quanto tribolate?! Ebbene; Gesù si è incarnato tutto: dalla cima dei capelli...giù giù fino alle unghie dei piedi che tutte erano - pur esse - incarnite!!! Dunque riprendiamo il discorso. E poi ci sono i guai dei figli: quello, non ha voglia di far niente, quell'altro vuole la moto, quell'altro non gli parlar di studio; ce n'è un altro che bussa a denari tutti i giorni; un altro ancora che è perennemente insoddisfatto... E c'è pure di peggio: c'è chi non trova lavoro, c'è chi non ha casa; c'è chi ha problemi di convivenza con la moglie, col marito.... Ma ti credi che basta? Macché! Ci sono i nipoti: quello ha la febbre; quell'altro è all'ospedale con l'appendicite; quell'altro...non c'è verso di portarlo dal barbiere a tagliarsi i capelli; quello qua, quello là! Insomma: nell'arco della giornata, per una piccola soddisfazione che ti ritrovi, hai cento guai: e la notte non dormi, pensandoci sù. E ti devi pure dichiarar soddisfatto e contento perché, in fondo, son tutti questi, solo piccoli guai! Che se poi i guai (o meglio, le croci) son grandi... meglio non parlarne: un figlio paralitico, un nipo- 3 Il Barbarigo te drogato, un ragazzo affetto di malattia incurabile... Quante croci! Ti senti mortificato, preoccupato, ansioso, o rovinato! Il mio discorso continua così. Quando sono andato in pensione, più di dieci anni fa, insieme a mia moglie, avevamo fatto grandi progetti: quel che non mi era stato possibile fare nei precedenti 65 anni, lo avrei fatto adesso, subito: avrei recuperato il tempo perduto; avrei corso, sarei andato; avrei fatto... Insomma avevamo pronto un bel programma: vasto ben articolato: letture, congressi, conferenze, musei, monumenti... e poi, viaggi: l'Europa, l'America...; perfino gli esercizi spirituali una volta l'anno. E, invece, che mi ritrovo? Senti. Io mi alzo tutte le mattine alle 5,30. Alle 6 faccio una veloce colazione: un bicchiere di thè ben zuccherato e ben limonato, una mela, un'arancia... un po' di frutta di stagione. Poi mentre in casa mia c'è il più profondo silenzio, che faccio? Prendo la penna, qualche foglio di carta e scrivo... Che scrivo? Le mie memorie, i pensieri, le riflessioni, la piccola filosofia della mia vita. Ho un'ora tutta per me e solo per me. In quell'ora, son peggio di Machiavelli: "Mi rivesto di paludamenti regali" e parlo, colloquio, discuto... Con chi? Con tutti: con i miei genitori, i miei nonni, i miei amici di un tempo. Ricostruisco così la mia vita: tento di capire, di spiegarmi i fatti, gli avvenimenti. Ma non so dare risposta. Perché quel mio amico che era tanto forte è morto così giovane? E perché io, che ero tra tutti il più gracilino, sono ancora qui? Perché quel mio Professore, che era tanto bravo, è morto giovane in mezzo a grosse sofferenze? Perché? Perché? Perché? Mistero! La vita è "vanitas vanitatum - et omnia vanitas". Ma andiamo avanti col discorso. Dove eravamo rimasti? Ecco: io mi alzo alle 5,30. Intanto che scrivo, il mio orecchio è attento al telefono: l'ora critica va dalle 5,30 alle 7. Se per le 7 non è arrivata nessuna telefonata da parte dei miei figli che chiedono soccorso per i loro figli... allora son uomo libero e posso programmare la giornata insieme a mia moglie. Ma poi che programmo? "Va al mercato, va al supermercato! Va alla posta che scade quella rata! Va in banca che non c'è più, in casa, manco un "copeco"! Ricordati delle scarpe dal calzolaio: fa quella telefonata...". Ogni momento c'è una preoccupazione, un piccolo guaio... Insomma non c'è un momento per una evasione spensierata, per una fuga dalle cose meschine della vita. Le grandi idee, le grosse ambizioni... son volate via "come nebbia al sole". Se ci penso bene: "solum mihi superest sepulchrum!". *** Adesso tiro la somma. Son soddisfatto di questa mia vita, costellata di tanti piccoli guai, di piccole croci? In assoluto no! Sono insoddisfatto ma non per questo mi sento infelice. Mi sento schiavizzato e oggetto di attenzione solo quando la mia opera è ancora utile: e mi rammarico. Però, se mi guardo attorno; se guardo, cioè, le croci, le grandi croci, che mortificano l'esistenza di tanti miei amici...allora debbo dir di sì. E cioè, son felice e nemmeno me ne accorgo: o meglio: me ne accorgo e ne ringrazio il Signore. Accetto le mie croci come momenti di purificazione e le offro al Signore per la mia salvezza e per conforto delle persone che mi son care. Rifletto: la mia vita è una corsa continua contro il tempo e contro lo spazio: la mia giornata dovreb- be esser lunga 24 ore. Corro, non mi fermo mai: corre il cervello, corrono le gambe; e questa corsa fa bene al corpo e allo spirito. Io mi sento ancora dentro lo spirito giovanile e la forza di quel ciliegio dello Zanella che diceva: "Andrei coi venti ad azzuffarmi ancora!". Invece: ecco la contraddizione, la sofferenza, la croce: devo stare attento al freddo, alla tramontana...perché i bay-pass potrebbero soffrirne. Debbo star pure attento ai campi magnetici della Banca perché il pace-maker potrebbe stararsi e allora...sarebbero guai! Dice mia moglie: "mettiti il cappotto, mettiti la sciarpa, il maglione, la scoppoletta..." Io "obbedisco" come Garibaldi. Però, soffro il caldo: vorrei buttar via tutto e invece no; debbo far come dice Febbraio che "grandi e piccoli imbacucca" ! Dirai: però viene l'estate e allora ti basta una canottiera e un paio di calzoncini. Macché! Là, c'è uno spiffero d'aria fresca; qua, c'è troppo sole che brucia la pelle... E poi; la mattina l'aria è fresca: "mettiti la camicia, che ti raffreddi!". La filastrocca potrebbe continuare a lungo. Io la mia piccola storia di croci l'ho raccontata. Ora tocca a voi raccontare la vostra. "Stretta è la foglia, larga è la via; dite la vostra che ho detto la mia"! La conclusione qual è! Va bene così; anzi benissimo. Io corro e il correre mi fa bene. Io ho le mie piccole croci e le sopporto serenamente ringraziandone il Signore. Anzi; neppure le dico, queste mie croci, per non mettere in agitazione i miei amici. Vivo sereno perché la serenità te la trovi dentro e nessuno te ce la può mettere. Vivo in pace con Dio e con gli uomini. Mi conforto con quel che diceva S. Paolo nella lettera ai Galati (5:4,5: ricordate? "O insensati Galati!"): "Ciascuno esamini la propria condotta e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso e non negli altri: ciascuno, infatti, porterà il proprio fardello". E che cos'è il fardello se non la croce? Io porto la mia, di croce; tu porta la tua. Non ti lamentare, non ti spazientire: eleva il tuo spirito sopra le miserie della vita e ringraziane di tutto cuore il Signore perché sei un privilegiato! Francesco Ranucci Il Barbarigo Assemblea Annuale: S. Bartolomeo '99 4 E ' la prima volta che l ' A s s e m b l e a annuale degli ex-alunni viene effettuata d'estate, in occasione della Festa di S. Bartolomeo, il 24 Agosto. I motivi dello spostamento di data sono stati molteplici: la chiusura del Seminario per la gita dei Seminaristi (dal 23 al 25 Aprile) l'assenza dei Sacerdoti (il 25 aprile ricadeva di domenica e quindi erano impegnati nel loro ministero parrocchiale) e impegni vari già presi da qualcuno di quelli sempre presenti. Comunque è stato bello lo stesso: ci sono stati alcuni, che in precedenza non erano mai venuti! Ci siamo ritrovati tutti nel cortile, in un clima di festa: saluti, abbracci, baci, presentazioni... poi in Chiesa per la M e s s a Solenne concelebrata da M o n s . Vescovo, Lorenzo Chiarinelli, e alcuni sacerdoti. Tutt'intorno all'altare i giovani seminaristi del Barbarigo, con i nuovi, "vestiti" la sera prima, il 23 agosto, in occasione dei primi vespri, che d a v a n o inizio alla f e s t a in o n o r e di S. Bartolomeo apostolo. La solita omelia toccante, con i nuovi seminaristi, i genitori, i parenti e gli amici, che non riuscivano a trattenere la loro commozione. E anche noi ex-alunni abbiamo partecipato con gioia. Al termine ci siamo fermati un p o ' lì fuori, tra i canestri, le ciambelle e tutto il resto, che contribuiva al folclore di questa solennità, poi con calma e in amicizia ci siamo ritrovati nella "Sala dei Professori" per il C o n v e g n o . II Presidente prende la parola, saluta tutti, riferendo la telefonata del presidente onorario Ranucci, e legge la lettera inviata dal carissimo don Tonino Pelosi. Invita, come sempre, tutti a contribuire alla vita del Seminario (con piccole offerte saltuarie), a scrivere articoli per un giornale sempre più interessante e più n u o v o , a segnalare nomi di ex-alunni ancora mancanti dagli elenchi ed eventuali malattie e decessi. Passa quindi alla presentazione dei relatori. Per la prima volta è presente M o n s . Vescovo, Lorenzo Chiarinelli. Comincia a parlare: è con- tento di essere tra noi, lo si capisce al v o l o . . . Prende spunto dalle lettere di don Tonino: l'allora... diventi "ora"! Un albero non deve mai staccarsi dalle proprie radici... Però non deve esistere soltanto la nostalgia... Riconosce all'associazione degli ex-alunni un Patrimonio, culturale, spirituale e pastorale: quello, che è stato appreso, che ci ha guidato in gioventù e nella nostra vita attiva, nei settori in cui operiamo o abbiamo operato, non può rimanere chiuso in noi, m a deve essere messo a disposizione delle nostre comunità. Invita tutti a collaborare per la Beatificazione del "nostro" Card. Barbarigo: ognuno di noi può fare la sua parte... C o n c o m m o z i o n e parla della C a u s a di Beatificazione. Tutta la diocesi è in attesa del " M i r a c o l o " che può dare l'impulso decisivo... E invita a pregare! O f f r e suggerimenti per le tematiche del giornale dell'associazione, già molto apprezzato: devono essere sempre più importanti e trattare argomenti inerenti al Seminario, al Fondatore, alle varie realtà parrocchiali... La parola passa poi al Rettore del "Seminario Barbarigo", don Giampaolo Gouarin, che ci parla dei seminaristi, ci illustra la vita del Seminario, la scuola, gli impegni, i p r o b l e m i . . . Porta a conoscenza di tutti le spese sostenute ultimamente e da spendere in un prossimo futuro: impianti elettrici e del gas a norma per la cucina, ripulire il salone, sistemare i bagni e le docce. Ringrazia l'associazione per le preghiere e le offerte; sensibilizza per le giornate "Pro Seminario", da tenersi annualmente in tutte le parrocchie, soprattutto per portare a conoscenza delle singole comunità il Seminario e l ' i m portanza di vocazioni continue per la "vigna del Signore", sempre più povera di operai! Gli interventi di alcuni ex-alunni hanno colmato velocemente il t e m p o e non è stato possibile leggere la relazione che il Presidente Onorario aveva scritto appositamente per l'Assemblea: si può c o m u n q u e leggere su questo giornale. Il ministro-economo, Nazzareno, si è messo a raccogliere le quote: la gestione è sempre in attivo! Quindi tutti a pranzo, da " M i l ù " , in riva al lago di Montefiascone. Ci ha apparecchiato all'aperto, sotto il pergolato, e siamo stati bene, come sempre! Il solito rammarico: ma possibile che alcuni proprio non riescono mai ad essere presenti!?... Chissà che un altro anno, per il Giubileo... Arrivederci al 2000! Serafinelli Enzo "La Comunità del Seminario esprime riconoscenza e gratitudine a tutti gli ex-alunni, che sensibili all'appello del Presidente, hanno offerto un loro contributo per le necessità del Seminario, per una somma complessiva di L. 505.000 Elenco EX-Alunni donatori nel 1999! Mocini Don Luigi Moriconi Claudio Piovani Dino Raggi Augusto Raggi Patrizio Ranalli Giovanni Ranucci Francesco Serafinelli Enzo Solo 8... e gli altri? 5 Il Barbarigo Le prediche Nel corso di 70 anni, da quando ho l'uso di ragione, ho assistito a non so quante Messe e ho ascoltato una infinità di Prediche. Provo a fare un conto veloce: ogni anno ho sentito, mediamente, 100 prediche che, moltiplicate per 70, fanno 7.000. Tante! ! ! Sapete voi, di queste, quante ne son rimaste nella mia memoria? Pochissime. Eccole. Un Prete Monfortano parlò un giorno della "Vocazione": una tema molto chiaro: preciso, univoco. Disse che la vocazione non era solo la sua, al Sacerdozio; né quella delle Monache/Suore alla verginità. Disse che tutti gli uomini hanno una loro vocazione: al matrimonio, alla cultura, alle attività professionali, al lavoro manuale... La cosa essenziale è che ciascuno resti fedele alla chiamata e sia coerente alla norma etica che quella sua vocazione comporta. Don Agostino, il Decano di Montefiascone, fece, tanti anni fa, una predica ai bambini sulla SS. Trinità. Provò a spiegare il mistero; ma fu... poco persuasivo. Fu efficacissimo, però, il messaggio ai bambini. Quel suo ripetere, ad ogni esemplificazione, i nomi "Padre-Figlio-Spirito Santo" mi riempie ancora orecchi e intelligenza. La "Predica" di don Agostino, che è ancor vivo e vegeto!, fatevela ripetere da lui. Tutto qui! - Non ricordo altro. Ho provato, molte volte, finita la Messa, a chiedere ai bambini e agli adulti quale fosse il contenuto, il tema, della Predica; ma... con scarsi risultati! Eppure ci son tanti sacerdoti che predicano bene: ma le loro Prediche non lasciano traccia: parole al vento ! Ammiro oggi, le Prediche di don Remo, il mio Parroco, in S. Luca, a Roma. Son , le sue, prediche ben preparate, ben presentate: stile sobrio, lucido, raziocinante, culturalmente elevate e ricche di dottrina. Bravo, anzi bravissimo, il mio don Remo. Però...nessuna delle sue Prediche è rimasta nella mia memoria . Due grandi Vescovi ho sentito parlare: con piacere, con ammirazione, con convincimento: Mons. Boccadoro (il Vescovo della mia gioventù, recentemente defunto) e Mons. Boccaccio (mio Parroco in S. Luca, Vescovo attualmente a Frosinone); entrambi facevano (e fanno tuttora) onore, per un verso o per l'altro, al loro cognome: Ma nessuna delle loro Prediche è rimasta nella mia memoria. Gran "Parlatore" (ma non certo grande "oratore") era il Card. Poletti che spesso conciliava il sonno per la monotonia del suo dire ma che, tuttavia, affascinava perché parlava con garbo: esposizione logica, profondi concetti, argomentazioni convincenti. Si vedeva che preparava attentamente le sue Prediche. Purtuttavia nessuna di esse è rimasta nella mia memoria... Mi domando, tante volte, il perché di questo vuoto di memoria. Trovo la spiegazione nel fatto che mai le Prediche hanno un tema preciso, univoco. I Preti, cioè, nella grande maggioranza, non preparano bene le loro Prediche: le improvvisano e spesso... "sproloquiano" ripetendo le stesse idee, quasi con identiche parole. Chi ascolta queste Prediche "onnicomprensive", se ha Fede, comprende, giustifica, perdona; chi non ha Fede, compiange e commisera. Occorre, a questo punto, chiarire che il nocciolo del discorso che sto facendo, non sta nel "bel parlare" e neppur nel bel "raziocinare". Le Prediche del Curato d'Ars, ad esempio, non sono modello di arte oratoria né di profondi concetti filosofici: sono modello di una irrepetibile ricchezza interiore. II nocciolo è un altro: è il contenuto della Predica, il suo "tema" centrale. Anche un Prete che ha scarse arti oratorie ma cen- tra bene il "tema" del suo intervento può suscitare non solo consenso (che è poco) ma anche convincimenti profondi. E qui (cioè sul "Tema" della Predica) bisognerebbe aprire un discorso (dialogo a vasto raggio) per verificare se è possibile una linea di condotta comune. Io dico la mia: e la dico sommessamente. Ma di quel che dico sono profondamente convinto e poi ne spiegherò le motivazioni. Mi farebbe piacere, però, che questa mia breve riflessione sia recepita e vagliata da chi ha orecchie attente e intelligenza volta al futuro: che non sia, cioè, scartata come intromissione indebita; ma occasione e stimolo per un ripensamento e un approfondimento. Faccio anche una confidenza: di quel che sto per dire ne ho parlato con diversi sacerdoti, miei amici, presso i quali ho facile accesso; che posso impunemente provocare e con i quali mi confronto lealmente e anche talora, animosamente; inutilmente, però,! Essi (chissà!) per pigrizia mentale o per assuefazione ad una consolidata tradizione... non hanno ritenuto opportuno approfondire le mie proposte. Ma io, instancabile! continuo la mia piccola-grande battaglia di rinnovamento; e ci provo, adesso, con i Sacerdoti Viterbesi, molti dei quali sono miei carissimi amici di gioventù,, sperando un miglior successo La "Tesi" è questa: ogni Predica deve trattare un solo tema, un solo argomento. Queste sono le "Premesse": a) La Messa domenicale è l'unico punto di riferimento e d'incontro per ogni comunità ecclesiale. Essa non deve essere solo occasione per soddisfare il "Precetto" (che sarebbe una interpretazione riduttiva ed egoistica) ma anche, e soprattutto, punto di riferimento per programmare, sotto la guida del Sacerdote, tempi e modi per vivere la vita cristiana nell'intervallo tra una Messa festiva e la successiva. b) La "Predica" è il momento centrale della vita comunitaria. Essa deve costituire il punto di incontro di tutta la comunità che in essa si confronta e da cui trae stimolo per il progetto di vita cristiana: vissuta e partecipata. Queste sono le "modalità operative": a) il "tema" della Predica deve essere ben illustrato nei suoi risvolti culturali, storici, dogmatici e morali. b) il "tema" deve essere scelto tra quelli che più evidentemente emergono dalle Letture domenicali. c) il "tema" deve essere scelto nel contesto di una programmazione annuale in modo che, alla fine di ciascun anno liturgico, siano esaminati i più salienti aspetti dogmatico-morali della vita sociale. d) la scelta dei "temi" deve essere effettuata da un gruppo di chierici e laici che abbiano cultura profonda religiosa e mentalità aperta sul presente e sul futuro. e) la programmazione annuale deve tener conto della realtà territoriale e di prevalenti interessi della popolazione. f) all'inizio dell'anno liturgico dovrà essere opportunamente pubblicizzato il calendario dei "temi" di ciascuna delle domeniche successive. Questi sono tempi e modi della "verifica": 1) In tutte le Chiese della Parrocchia e in tutte le Messe di quella certa domenica, tutti i Preti trattano lo stesso "tema" e tutti i Parrocchiani debbono sapere che a qualunque Messa parteciperanno, sentiranno parlare di quel solo, univoco argomento. 2) Scelto il "tema", è ovvio che ciascun Sacerdote lo interpreterà e lo illustrerà secondo il suo stile, i suoi gusti, la sua cultura, il carisma... 3) Ogni Sacerdote preparerà bene la sua Predica, fino ai dettagli più semplici. 4) Quel "tema" deve essere proposto all'intera comunità come momento operativo per la settimana successiva e il Sacerdote proporrà alcune modalità operative che rendono il "tema" attuabile. 5) Ogni giorno della settimana, ad una certa ora, la comunità ecclesiale "stacca" per un momento il suo lavoro e ciascuno si interroga se e come sta realizzando il "tema". La scelta di quel momento deve essere concordata con tutta la comunità tenendo conto delle abitudini e delle consuetudini. 6) La domenica successiva, all'inizio della nuova Predica, il Sacerdote verificherà, insieme ai fedeli se, come e quando è stato realizzato il "tema" proposto la domenica precedente. Questo è l'obiettivo: Ciascuno deve sentirsi membro della Comunità nel cui interno egli opera; nessuno può agire in solitudine ignorando gli altri; tutti debbono percorrere insieme lo stesso cammino di Fede. Insomma: la comunità è tale solo quando ciascuno è cosciente di appartenervi ed opera e agisce in sintonia con gli altri. Questi sono i corollari: a) Ottima cosa sarebbe se l'intera Diocesi, guidata dal suo Vescovo, adottasse questo progetto di Messa "monotematica". In questo caso tutti si sentirebbero membri non solo della Comunità parrocchiale ma della più vasta comunità diocesana. E sarebbe questo un modo di dare un senso e un significato alla Diocesi che, altrimenti, corre rischio di essere solo vocabolo burocratico. b) Il Vescovo dovrebbe farsi carico di controllare come predicano i suoi Preti. E poi guidarli, stimolarli... La Predica domenicale è, oggi, l'unico strumento di Evangelizzazione: e questo strumento bisogna usarlo bene: con intelligenza, con accortezza. Schema di una Predica 3" Domenica di Quaresima 1) Punto di riferimento - L'Acqua 2) Tema settimanale - La purificazione interiore 3) Impegno della Comunità Ogni volta che si usa l'acqua si pensa al tema 4) Esempio - L'acqua del Missionario Punto di riferimento - L'Acqua La funzione dell'acqua nella vita della Terra degli Animali, delle Piante, dei Pesci, dell'Uomo Riferimenti culturali: Come nasce l'acqua. Come si muovono le nuvole. Perché piove, perché grandina, perché nevica Riferimenti Biblici: Il passaggio del Mar Rosso. La roccia dell'Oreb. Il pozzo della Samaritana. Tema settimanale: La Purificazione interiore Come avviene la purificazione dello spirito: Il pentimento. Il colloquio con Dio. La confessione. Il proponimento. Impegno della Comunità La Comunità si riconosce: ogni mattina quando si lava il viso e i denti; più volte al giorno quando beve l'acqua o si lava le mani; una volta la settimana quando fa il bagno. Esempio Il Missionario parla della sete degli Africani: 2 ore al giorno di marcia per procurarsi un secchio d'acqua... da bere: Io ho comprato una pompa per il sollevamento dell'acqua e l'ho mandata al Nunzio Apostolico in Angola. Francesco Ranucci 6 Il Barbarigo TRENTANNI ED OLTRE... FRAMMENTI DI VITA II 1° MAGGIO 1999: Dopo oltre trentanni (1968-1999) i "Querciaioli" della IIIa Liceo si incontrano 1° Maggio: Festa del Lavoro... Questa volta, sul piazzale antistante la Basilica di S. Maria della Quercia, non ci sono cortei, bandiere... lavoratori con foulards, megafoni e schiamazzo... Alle 11,30 cominciano ad arrivare le prime macchine... Scendono uomini di mezz'età (magari!...) Sì, sono proprio loro, i Cinquantenni (Classe 1949) della 3° Liceo, con qualche piccolo cambiamento nel fisico... Chi un po' ingrassato, chi con pochi capelli (eufemismo... Eh Loris...!), chi brizzolato (o per meglio dire coi capelli bianco-neri); le rughe poi... Bartolaccini Italo, Mariani Enrico, Olimpieri Giuseppe, Serafinelli Enzo, ex Barbarigo, Cenci Piero, Faggioli Marcello, Feliziani Paolo, Lodolini don Lido, Luciani Loris, Pace don Mauro, Romagnoli Damiano, Saccarello Roberto di altre Diocesi. Abbracci, baci, pacche sulle spalle, risate... E' veramente un giorno di festa, e che festa... Alcuni non si vedevano più dagli esami del 3° Liceo, da 31 anni circa! Negli occhi lucidi traspare anche una leggera commozione. Una visitina a tutti i luoghi della gioventù: la Basilica, i chiostri, la sala "La Cordaire" (dove la classe 1949 vinse il Festival con il Quartetto "The Whigs" e la canzone "Ragazzo triste": Bandini, Gabrielli, Mariani e Serafinelli), il campo da pallavolo e quello da calcio (dove si sente ancora oggi l'eco... delle imprese calcistiche della classe 1949, sicuramente lo "squadrone" di tutta la storia del Seminario Regionale), i dormitori, gli studi, le Cappelle, i luoghi per la ricreazione interna, poi alle 13 tutti a pranzo nel nuovo "Ristorante"... vicino al refettorio. Il direttore, De Stefanis Vincenzo (anche lui ex-Querciaiolo) ci ha trattato bene... Avevamo appena iniziato... e, dopo l'antipasto e un assaggino dei vini, stavamo passandoci le foto dell'anno 1967-68 (la mitica "Liceal 3", lo studio, il refettorio, una delle tante feste, nel chiostro, in parrocchia, a Roma in "Piazza Navona" con gli studenti del Liceo Classico "Buratti": alcune sono pubblicati in questa pagina!), quando... 13° (neanche a farlo apposta!) è arrivato Tredicino, Bandini don Domenico, ed ha cominciato... Il pranzo è stato tutto un raccontare i vari aneddoti e una risata continua. Di cose da ricordare ne avevamo... e, tra una portata e l'altra, un brindisi, qualche canzone e battute varie, abbiamo passato tutto il pomeriggio in fraterna amicizia. Dopo il commiato di rito, lo scambio dei numeri di telefono e le promesse di rivederci il più presto possibile... tutti a casa, sicuramente più contenti! Serafinelli Enzo Giornata Missionaria - 22 Ottobre 1967 Santa Maria Nuova Dicembre 1967: a Piazza Navona con gli studenti e le studentesse del Liceo Classico "Buratti" di Viterbo 7 Il Barbarigo ELENCO EX-ALUNNI CHE HANNO VERSATO LA QUOTA SOCIALE PER IL 1999 psèsìp^ Ballarono Don Agostino - Bartolaccini Italo Bartoleschi Giuseppe - Citti Bazzuoli Rita Contadini Angelo - Costantini Gioacchino Cruciani Guglielmo - D'Eramo Girolamo Di Francesco Franco - Fabi Arturo - Fantera Nazzareno - Finori Giuseppe - Fronti Don Franco - Galeotti Augusto - Gigliozzi Edoardo - La Rosa Rodolfo - Marinelli Don Emilio - Merlo Girolamo - Mocini Don Luigi - Montanucci Massimo - Moriconi Claudio Morneri Manfredi - Nicoletti Pietro Papacchini Don Antonio - Papacchini Don Giuseppe - Picotti Don Luigi - Pileri Don Carlo - Piovani Dino - Raggi Augusto Ranalli Giovanni - Ranucci Francesco Raponi Don Luigi - Serafinelli Enzo Spadaccia Luigi - Sperapani Vincenzo Stefanini Alessandro - Tacconi Cesare Soltanto 38... e gli altri? IMPORTANTE PER TUTTI Negli elenchi dei soci, allegati 1996 sicuramente "Il Barbarigo" inesattezze Ognuno o mancano di noi può dimenticato, qualche con una lettera Lo stesso decessi... E scrivete articolo giornale, su a renderli correzione, amico... o una telefonapurtroppo, per il qualunque prossimo argomento.... Grazie! SITUAZIONE FINANZIARIA ENTRATE Rimanenza gestione al 24/8/99 Quote sociali riscosse al 31 /12/99 776.000 1.677.00 totale 2.453.000 Spedizione: "II Barbarigo" 1998 9/11/99: Offerta al "Seminario Barbarigo" Stampa giornale "Il Barbarigo '99" 400 copie 90.000 USCITE 5 1 - 3° Liceo 1967-'68 2 - 3° Liceo: Ordinazioni 5 Novembre 1967 3 - 3° Liceo 1967-'68 - In piedi: Forti don Elio, Contadini Angelo, Luciani Loris, Serafinelli Enzo, Gino Gabrielli, E. Mariani. Accasciati: Bandini Domenico, Feliziani Paolo, Cenci Piero, Pace Mauro (Cap.), Romagnoli Damiano. Olimpieri Pino. 4 - Il presidente, concentrato per una versione di latino! 5 - Giornata Missionaria 22 ottobre 1967 - S. Maria Nuova totale ENTRATE USCITE r i m a n e n z a gestione e qualche vale, per gli inevitabili qualche sono nomi. segnalando ta al Presidente. giornale ci contribuire più esatti, apportando più completi, dei al 500.000 1.500.000 2.090.00 2.453.000 2.090.000 363.000 8 Il Barbarigo • LICEO della COMUNICAZIONE "S. Pietro" • • • Quadro orario Che cosa è: A n a l i z z a n d o le esigenze emergenti dalla società attuale, appare chiaro quanto sia importante ed urgente collegare la Scuola con i problemi scaturiti dalla società stessa; nel m o n d o della Scuola, quindi è fondamentale l ' u t i l i z z o delle n u o v e m e t o d o l o g i e didattiche al fine di formare individui in grado di adeguarsi ai frequenti cambiamenti ai quali sono soggetti. Il Liceo della Comunicazione ha appunto lo scopo di sviluppare e formare il rapporto comunicativo con la caratteristica della licealità, f o r n e n d o agli allievi gli strumenti necessari per lo sviluppo delle capacità cognitive e critiche attraverso l ' a p p r o f o n d i m e n t o delle varie discipline. Nel progetto del Liceo della Comunicazione vengono rivedute ed ampliate le tre grandi aree fondamentali, quali: letterario-artistica, storico-filosofico-giuridica e matematico-scientifico-tecnologica, per consentire agli allievi u n o sviluppo più proficuo ed organico con l'intenzione di aumentare il loro livello di maturità. • Ecco tutti gli Indirizzi: Sociale: ha l'obiettivo di analizzare la complessità dei rapporti interpersonali (campo Socio-Assistenziale) Ambientale: mira a sensibilizzare i giovani al rispetto ed alla tutela dell'ambiente (operatore o tecnico ambientale e forestale, responsabile di parchi ed aree protette, operatore turistico ambientale) Civiltà Comparate: si prefigge di sensibilizzare ad una visione mondiale della società umana e della cultura (operatore turistico ed operatore linguistico nei servizi dell'informazione e delle comunicazioni) Beni Culturali: è rivolta ai giovani interessati alla tutela del patrimonio artisticoculturale (operatore museale, allestimento mostre, gestione biblioteche ed archiviazione e catalogazione di reperti e documenti storici) Comunicazioni Tecnologiche: si rivolge a coloro che mostrano interesse per l'informatica e le comunicazioni tecnologiche Spettacolo: è indicato per i giovani che mostrano interesse per il mondo artistico Sportivo: si rivolge a coloro che intendono iscriversi agli Istituti Superiori di Educazione Fisica (ISEF) • • • Detto Liceo, trasferito presso i locali del Seminario Barbarigo è un tipo di Scuola: • rilascia Scientifica • Diploma di Maturità Tutti gli indirizzi consentono l'iscrizione a qualsiasi Facoltà Universitaria o per chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro ad un qualsiasi corso post-diploma che rilascia un diploma di qualifica. I area comune: 1 Religone 2 Ed. Fisica 5 Italiano 2 Geografia 1A Lingua staniera 3 Disegno e St. Arte 2 2 Storia Filosofia Diritto/Economia 4 Matematica Fisica Scienze nat. Chim. Inform./Com. Tecn. 2 Sociale: 3 Latino 2 Musica 2 Ed. Sociale Sociol.Psic.Pedag. Ambientale: Geografia Fisica 2 Scienze nat. Chim 2 Ed. Ambientale 2 Civiltà Comparate: Latino 3 2 A Lingua Straniera 4 Civiltà Comparate Beni Culturali: Geografia 2 Disegno/St. Arte 3 Latino Comunicazione Tecnol.: 1 Matematica 2 Fisica Inform. Com. Tecn. 2 Sist. di Elab. e Tras. Spettacolo: Disegno/St. arte Musica 2 T.tro/Cin ./Rad/Tv 3 Sportivo: 3 Ed. Fisica Scienze nat., Chim 2 2A Lingua straniera 2 Musica II 1 2 4 2 3 2 2 3 3 2 2 3 2 2 2 2 2 3 4 2 3 1 2 2 2 3 2 2 2 III 1 2 4 IV 1 2 3 V 1 2 4 3 1 2 2 2 3 3 2 3 1 2 2 2 3 3 2 2 3 2 3 3 3 1 1 1 4 3 4 2 2 2 2 2 2 3 2 3 2 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 3 2 2 2 1 2 2 1 2 2 1 2 2 2 2 2 3 1 3 3 1 dura 5 anni • c o n s e n t e l ' a c c e s s o a qualsiasi Facoltà Universitaria e Concorsi Pubblici • articolata in 7 opzioni o indirizzi Per informazioni rivolgersi presso la segreteria dell'Istituto Magistrale e Liceo della Comunicazione "S. Pietro" tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 12.00 in Via Trento, 57 Montefìascone (Vt) - tel.lfax 0761.826.070 9 Il Barbarigo IN MISS! Fra le varie esperienze all'estero ricordo particolarmente un episodio curioso avvenuto durante la mia permanenza in Turchia nel 1957 per tre mesi circa per trattare e concludere un contratto di cinque milioni di dollari per la fornitura di un impianto filoviario completo (100 filobus, 50 Km. di linea aerea, 5 sottostazioni per l'alimentazione a 600V. corrente continua) alla Società Municipalizzata dei trasporti di Istanbul (I.E.T.T.), per conto della Società Ansaldo di Genova. Durante la trattativa una sera sono stato invitato da funzionari della suddetta I.E.T.T, ad una gita sul Bosforo, verso il Mar Nero sulla sponda Europea. In macchina abbiamo lasciato la città e percorso una bella strada litoranea che costeggia il Bosforo. Ormai fuori dall'abitato ai lati della strada c'era un efficientissimo impianto di illuminazione con lampade a vapore di mercurio, che si giustificherebbe soltanto per un viale di città, in zona abitata. Ha fatto cortesemente notare, scusandomi per la mia intromissione negli affari del comune di Istanbul, che quell'impianto mi sembrava sprecato per una strada extraurbana e che forse era meglio spendere la stessa cifra per sistemare tante carenze che avevo notato nelle strade interne alla città (pavimentazione, scarichi fognari, ecc.). La risposta che mi è stata data da uno dei miei accompagnatori, con tono piuttosto depresso, è stata testualmente (in francese): "Il faut faire quelque chose, si on veut y gagner dedans"), il che significa in buon italiano che se si vogliono lucrare tangenti occorre che ci sia un qualche contratto di fornitura, qualunque esso sia, necessario o no, utile o meno alla popolazione, purché ci sia un buon guadagno per chi tratta l'affare. Tutto il mondo è paese e l'"auri sacra fames" è una malattia molto diffusa nel mondo, come ho potuto constatare anche in altre occasioni, anche se il mio compito specifico è sempre stato di carattere tecnico e commerciale, senza mai entrare in transazioni segrete con funzionari di pochi scrupoli. Concludo con la speranza che il mondo migliori in futuro e prevalga una legge morale di comportamento oltre l'interesse personale. Ing. Luigi Mei RICORDANDO UN AMICO CARISSIMO: ANTONIO EGIDI Alla vigilia della Pasqua, quando tutto parla e dice Resurrezione, vita nuova in Cristo, vogliamo ricordare Antonio e lasciar parlare la sua vita, breve nel tempo, ma intensa e profonda nello spirito. Con lui abbiamo condiviso gli anni burrascosi dell'adolescenza e quelli della giovinezza, carichi di sogni e di speranze. Poi, le situazioni e le scelte di vita, ci hanno separato ma non diviso, perché è sempre rimasto l'affetto, la stima reciproca e il desiderio di ritrovarci insieme. Sì, il tempo non ha cancellato nulla e tutt'ora, siamo legati nell'amore del Signore che dà solidità all'amicizia e la fa perdurare nell'eternità. Antonio era nato il 28 Aprile 1949 a Piansano, A dove ha trascorso gli anni della fanciullezza e dove ha sempre fatto ritorno, anche quando frequentava la Facoltà di chimica e tecniche farmaceutiche presso l'Università La Sapienza di Roma. Dopo la laurea, avuto il posto nella farmacia dell'Ospedale di Tarquinia, si è sposato con Rita Fanti di Ischia di Castro, stabilendosi a Tarquinia. Annalisa e Marco Mariano hanno allietato la loro vita matrimoniale. E poi, nel vigore dell'età matura, dopo aver combattuto con forza e coraggio la sua battaglia, il Signore l'ha chiamato a sè la sera del 10 novembre 1998. Lo ricordiamo ora, così, perché lo sentiamo sempre con noi e vogliamo dare testimonianza della sua fede cristiana, della sua squisita amicizia, della sua onestà e professionalità nel lavoro, della sua fedeltà alla famiglia. Grazie Antonio per quello che sei stato e sei per noi! m •M • rf MEMORIA DI LAMBERTO CROCCHIONI E stato alunno del Seminario negli anni '30. Io l'ho appena conosciuto, all'inizio dell'anno scolastico 1934-35. Lui frequentava la quinta classe del Ginnasio ed io incominciavo allora la mia avventure nel mondo Falisco. Lasciò quasi subito e se ne ritornò in famiglia a Tarquinia dove era nato e dove poi trascorse la vita. L'ho rivisto tanti anni dopo... quando eravamo diventati quasi vecchi. Era uomo semplice, affabile, cordiale, generoso. Dava fiducia e ne riceveva in contraccambio simpatia ed amicizia; in uno scambio di cordialità e col sorriso sempre aperto. Nonostante fosse stato lasciato dalla moglie, era rimasto sereno vivendo la sua solitudine con grande Fede nel Signore, sempre presente nel fondo del suo cuore. A Tarquinia è stato esempio per tutti (parenti, amici e conoscenti) di serietà e di moralità che scaturiscono da una formazione spirituale profonda, sentita e vissuta. Ha partecipato per molti anni ai nostri incontri annuali a Montefiascone. Ne era felice! Rivedere i luoghi della giovinezza, incontrare gli amici di un tempo... gli conciliava grande serenità interiore. Ora ci ha lasciati: con la discrezione e con la serenità con cui era vissuto. Ma ha lasciato, in ciascuno di noi che l'abbiamo conosciuto, un vuoto profondo e tanta tristessa. Dormi in pace, amico Lamberto. Ranucci Morto Monsignor Ragonesi era originario di Bagnaia È morto il 22/03/2000 a Roma monsignor Remigio Ragonesi, nato a Bagnaia 79 anni fa. Seminarista, non passò inosservato e il cardinal Clemente Micara si interessò per il suo trasferimento a Roma. Qui, il 26 maggio 1945, Remigio Ragonesi fu ordinato sacerdote e lavorò nella curia fino al giugno del 1971. In quell'estate, difatti, fu ordinato vescovo ausiliare di Roma, facendosi apprezzare per le sue doti. È stato Vice Gerente di Roma e, a 75 anni, rimase a riposo nella capitale come canonico di S. Pietro dove si sono svolti i funerali. ANTICLERICALE TUTTO D'UN PEZZO Montefiascone: 3 a media 1962-63 - "La Folgore". In alto da sinistra: Contadini, Bocchini, Egidi, Mugnaini, Mariani, Serafinelli. In basso: Papacchini, Bartolaccini, Bandini, Bellavita, M o n c o n i . Il Patto di Londra, con il quale l'Italia si impegnava a scendere in guerra contro gli Imperi Centrali, nel 1915-18, tra le varie sue clausole, ne conteneva una fondamentale dettata dal Ministro degli Esteri italiano, Sonnino. Questa: dalla futura conferenza della pace doveva essere escluso qualsiasi intervento del Vaticano. E così fu! Il Barbarigo 10 LA BIRRA Dicono che il meglio della birra si gusti al primo sorso; per questo gli amanti fanno durare quel sorso più a lungo possibile... fino a vedere il fondo del boccale! Dicono che Ramsess III, il quale regnò, in Egitto, intorno al 1200 A.C., si vantava di aver consacrato agli dei 466.303 anfore di birra, né una più, né una meno! I Greci e i Romani consideravano la birra una bevanda da barbari, e Plinio (nella sua Storia naturale) dice che essa è buona soltanto a far bella la pelle delle donne! L'Imperatore bizantino Michele III condannava a morte i suoi nemici obbligandoli ad ingoiare birra senza interruzione fino a scoppiarne. Però, i monaci di St. Gallen offrivano birra alle turbe dei pellegrini che per di là passavano: "Hic peregrinorum laetetur turba recepta". Del vino si ricorda l'inventore: Noè (per gli Ebrei), Dioniso (per i pagani). La birra non si sa chi l'ha inventata; non ha;,, cioè, un inventore storico. Dopo la rivolta di Spartaco, nel 71 a.C;, dicevano che la birra dei Traci e degli Spagnoli "è un nettare, se la gusti nell'ombra e nel silenzio della tua villa suburbana; veleno di morte, se la mesci e la offri entro le mura della città di Roma". Dice Cesare, a proposito degli Svevi: "Vinum ad se omnino importari non sinunt, quod ea re ad laborem ferendum remollescere homines atque effeminari arbitrantur". I Vettii, quelli della famosa casa di Pompei, avevano una fiorente casa di commercio dei vini; non risulta che commerciassero birra. Dice il ditirambo di Redi: Chi la squallida cervogia alle labbra sue congiunge, presto muore o rado giunge all'età vecchia e barbogia. Beva il sidro d'Inghilterra chi vuol gir presto sotterra; chi vuol gir presto alla morte, le bevande usi del Norte! Il modermismo nella storia della Chiesa Dice Ernesto Bonaiuti,... gran cervello, gran penna..., ma troppa vena polemica; "La condanna del Modernismo fu un ciclone uraganico, perché aveva schiantato, nel terreno della cultura ecclesiastica, tutta una giovane fioritura piena di promesse. Il clero italiano, bruscamente distratto e perentoriamente, da ogni interesse culturale che non fosse la ripetizione sbiadita ed esangue delle ormai scarnificate e mummificate tradizioni della Scolastica teologica, si era buttato nelle lotte politiche e sociali del paese, a capofitto!" Oremus prò Rege nostro! Il Concordato Napoleonico tra Chiesa e Francia post-rivoluzionaria, statuiva una preghiera pubblica per il Governo, a conclusione delle cerimonie religiose. Questa tradizione si protrasse fino ad epoca recente. A Montefiascone, per esempio, alla fine della Messa capitolare domenicale, i Canonici pregavano "prò Rege nostro Victorio Emmanuele/ Dominus conservet eum"... Anche adesso, nelle preghiere dei fedeli durante la Messa, c'è sempre una preghiera "per i Governatori e per i Reggitori delle Nazioni". Ma i nostri Ministri lo sanno che in tutte le Chiese si prega per loro? Chi glielo dice? LE FRASI STORICHE! "Ubi allium, ibi Roma"; "ubi hordeum, ibi cervisia" (la birra), dicevano gli antichi! "Fuori i barbari!", disse il Papa Giulio II. "Vigliacco! Tu uccidi un uomo morto!" disse Ferrucci a Maramaldo. "Eppur la gira!", disse Galileo. "L'Italia è il paese dei morti! "Disse Lamartine. "Il vino ha l'aroma del nettare, la birra ha il lezzo del caprone"! (Giuliano l'apostata). "Bevi, Rosmunda! "Disse Alboino. "A tout Seigneur, tout honneur"! Dicono i Francesi. R.l. n. società cooperativa a.r.l. cod. fise. n. c.c.i.a.a. Viterbo n. 6 0 2 2 456 00092910561 Montefiascone FONDATA IL 31 MARZO 1928 banca K cattolica coop. Il meglio nei fatti" Tutte le operazioni di Banca alle migliori condizioni Credito Agrario di ESERCIZIO • Crediti allArtigianato • Responsabilità Civile Auto L A BICICLETTA Pantani ha vinto il Giro d'Italia e quello di Francia! Tutti son felici e contenti. Anche Prodi, che gli telefona: "Complimenti, caro collega della bici!" ASSOCIATA ALL'ISTITUTO CENTRALE DELLE BANCHE POPOLARI ITALIANE ASSOCIATA ALLA SOC. ITALIANA PER IL LEASING MONTEFIASCONE - Via Indipendenza n. 4 - Tel. 0761/826080 - 825464 GROTTE S. STEFANO - Via della Stazione, 121 /A - Tel. 0761 /367611 MARTA - Piazza Umberto I - Tel. 0761/870622 ONANO - Via Cavour, 42 - Tel. 0763/378529 VITERBO - Via Armando Diaz, 52 - Tel. 0761/345295 TUSCANIA - Via Giuseppe Cerasa, 2 / 4 - Tel. 0761/443422 ARLENA DI CASTRO - Via Regina Elena, 36 - Tel. 0761/430680 11 Il Barbarigo Pentecoste col Papa DETTI FAMOSI La vigilia di Pentecoste 1998, in Piazza S. Pietro, a far festa con il Papa, c 'erano tanti giovani, proprio tanti. L'Osservatore Romano parlava di mezzo milione; i giornali della Sinistra economica, (e cioè quelli che dimezzano le forze cattoliche e raddoppiano quelle estremiste)prima parlavano di duecentomila, ma poi, accortisi di aver troppo minimizzato, hanno detto che erano trecentomila. Comunque la si voglia mettere, erano tanti, venuti da tutto il mondo: allegri, festosi, scherzosi: in pace con Dio e tra di loro! Hanno domandato al Card. Casaroli (che, poi, è morto qualche giorno dopo) quanti mai fossero effettivamente quei giovani. Il Cardinale, arguto e scherzoso come sempre, ha dato la ricetta giusta per contare tutte quelle persone presenti. Questa: "Prima si contano le gambe, poi si divide per due, e il conto è fatto!" Bravo Cardinale! I giovani si sono fatta una gran risata! I giornalisti della Sinistra Economica si son guardati le gambe e su quelle son fuggiti! Un travaso di bile meritato! - Senza un tozzo di pane, non muove la coda nemmeno un cane! - Tra la vanità e il ridicolo, il passo è breve! - I poveri vivono nella città, ma...non fanno parte della città! - Il dibattito ideologico è l'ossigeno della democrazia! - La democrazia non è il regime delle persone che vanno d'accordo; è il sistema che permette alla gente, che non la pensa allo stesso modo, di convivere, senza... i coltelli e le pistole! - Un popolo senza terra: una terra senza popolo! - Taci! Il nemico ti ascolta - Talleyrand disse: "-L'uomo ha avuto il dono della parola per nascondere il suo pensiero. - Aliis licet... tibi non licet! - Gli Inglesi? "-La razza più odiosa che Dio abbia mai creata, nella... sua collera!" (Heinrich Heine). - Solo chi osa... vola! - Le rivoluzioni si riconoscono dai frutti ! - A certe persone bisognerebbe tagliar la testa, prima che la usino! - Quanto è difficile far le cose facili! - La Storia è la scienza delle infelicità degli uomini ! - Moderazione, in tutte le cose: anche nel peccare! - Per fare la frittata, bisogna pur rompere le uova! - In natura non c ' è nessun animale da uova e da latte contemporaneamente. P.S. Un celebre scrittore-filosofo, leader di quella "intellighentia" che osannava Stalin ed i suoi misfatti e che, in questi ultimi tempi, ha rialzato la testa e la voce, ha dichiarato che la religiosità delle folle di pellegrini, che vanno a S. Pietro, non è degna di rispetto, perché "rozza, primitiva, barbarica". Questo è l'aperitivo che quel leader ci ha offerto! Lo aspettiamo al varco, per l'Anno Santo! Ci spiegherà quale sarà il primo piatto, poi il secondo, il contorno... il dolce... fino all'ammazzacaffè. Date le premesse, il suo sarà un pranzo indigesto, per smaltire il quale, il menù dovrà essere completato con un bel... bicchiere di ricino! Bum! t Prof. Enzo Serafinetti M. Antonietta Bucossi CONSULENTI EDITORIALI DI ZONA (Enciclopedie - Grandi opere - Atlanti - Dizionari...) Per le case Editrici DE AGOSTINI - GARZANTI - UTET S C O N T I - O M A G G I - PAGAMENTI RATEALI Abitazione e Agenzia: 01020 S. LORENZO NUOVO (VT) Via Turchetti, 25 • Tel. 0763/77155 CRONACA VELOCE - Il Colonnello Bernacca, tanti anni fa, sbagliò clamorosamente una previsione del tempo: preannunciò la pioggia per l'indomani e invece splendeva un sole sfolgorante. Lo incontrai in Piazza a Lavinio e gli dissi: "Sig. Colonnello, ieri sera è andato... tutto storto! Vede che tempo?!!" Lui sorridendo, rispose: "Figlio mio, sopra le nuvole ci capisce solo il Padreterno!". - Quando, negli anni '30 il Regime Fascista decise di abolire il "Lei" e impose a tutti l'uso del "Voi", si pose un problema tra i Canonici della Cattedrale di Montefiascone. Il Canonico Giubilei (che era stato in precedenza Rettore del Seminario avrebbe dovuto essere chiamato ancora Giubilei o dovette chiamarsi Giubivoi"? - Il Giubileo del 1933 fu "straordinario": fuori cioè dai consueti paradigmi temporali venticinquennali. Fu il Giubileo del 19° secolo della morte di Gesù, io, allora, ero bambino, e ricordo poco. Ricordo benissimo, però, che alle ore 3 pomeridiane del Venerdì Santo quando Gesù "emisit spiritum", le campane della Collegiata di Valentano suonarono a morto per un quarto d'ora e in quel quarto d'ora tutta la popolazione smise le consuete faccende e concentrò il suo spirito sulla morte di Gesù. Così le donne smisero di lavorare in casa: gli artigiani interruppero il lavoro nelle botteghe; i contadini posarono vanghe e zappe. Si fece il silenzio più assoluto. Anche i bambini smisero per le strade e le piazzette del paese i loro giochi. Gli impiegati delle pubbliche amministrazioni posarono le penne e i registri, fecero silenzio finché durò il suono delle campane. Tutti si fermarono: le donne si affacciarono alle finestre, gli artigiani uscirono fuori della bottega, i contadini si levarono il cappello da lavoro. Furono pochi minuti di silenzio da cui tutti furono coinvolti, ma fu silenzio assoluto. Ne ho ancora vivissimo il ricordo. LA PAGINA DELLA MAMMA Questo è l'ideale della mamma materna. Beata la mamma che: - sorride anche in mezzo alla tempesta; - sa parlare anche ai visi duri e tenebrosi; - non insegna la vita facile; - sgrida e rimprovera con amore; - non urla mai; - ama teneramente e non spaventa nessuno; - trova il tempo per parlare col marito e con i figli; - mangia con i famigliari e non li serve; - serve tutti senza che nessuno se ne accorga; - sa pregare e insegna a pregare; - guarda al Cielo e ne indica la via ai figli Questa ne è la carta d'identità: testa: pensa a tutto e a tutti; viso: sereno e rassicurante; bocca: non dice mai parole indecenti; occhi: dolci e luminosi; orecchie; ascolta tutti specialmente i sofferenti; mani: sempre in movimento per dare aiuto; cuore: aperto e disponibile; lavoro: continuo ma intervallato da pause di riposo; carattere: allegro, festoso; segni particolari: l'ultima che va a letto; la prima che si alza. PS: Se tu conosci una mamma siffatta... mandane la fotografia. Ranucci Il Barbarigo 12 LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO DI MONTEFIASCONE (SECOLI XVIII E XIX) Quando, nel 1687, il cardinale Marco Antonio Barbarigo prese possesso della sua diocesi e visitò il piccolo seminario di Montefiascone, dislocato presso la ex-casa parrocchiale di S. Bartolomeo, si rese immediatamente conto del gran lavoro che lo attendeva. Venti anni prima, il vescovo Paluzio Albertoni-Altieri, aveva eretto quel minuscolo seminario accogliendovi cinque alunni sotto la direzione di un prefetto, ma a causa delle scarse rendite, che non permettevano di finanziare scuole e maestri propri, i chierici erano costretti a frequentare la scuola di grammatica della città. Oltre a ciò, i cinque o sei seminaristi erano materialmente accuditi da una donna. Una volta aperto il nuovo seminario, il Barbarigo stabilì regole più rigorose - direttamente derivate da quella "Ratio Studiorum" che, ispirata alle direttive di Carlo Borromeo, da circa venti anni si stava perfezionando presso il seminario di Padova - facendole stampare nel 1693 ad uso del seminario di Montefiascone: Eccovi, Figlioli, messe alla luce delle stampe, per vostra direzione e guida, quelle santissime Leggi, la cui osservanza è stata tanto desiderata [...] Queste Regole sono parto nobilissimo uscito, dopo lunghe consulte con Dio, e con gli uomini savi, da quella grande idea di santità, e di prudenza nel governo della gioventù ecclesiastica, che è nota al mondo tutto, S. Carlo Borromeo [...] Dal Seminario di Montefiascone, li 20 febbraio 1693. Le Regole - che erano strutturate in quattro parti dedicate rispettivamente ai seminaristi, all'ordinamento degli studi, all'amministrazione del seminario e ai superiori - furono parzialmente riportate anche in appendice al volume dei decreti relativi al Sinodo che il Barbarigo convocò nel 1692. Questa scelta si rivela eloquente su come il Vescovo fondatore intendesse il seminario, e cioè "aperto ed in continua relazione con la vita diocesana, al punto che il "Corpus" legislativo del Seminario [venne] ad essere parte integrante della disciplina di tutta la Chiesa particolare". Le due sezioni relative alle regole del seminario furono riportate alle pagine 43-64 dell'appendice al volume stampato a Roma nel 1693. Nella prima, intitolata "DE REGULIS PERTINENTIBUS AD UNIVERSUM SEMINARIJ REGIMEN", si trovano cinque capitoli di carattere generale: "De gubernatione Spirituali", "De studijs", "De Exercitatione Clericorum In Concionibus habendis", "De Cantu & Scriptione", "De Gubernatione Temporali. De Mensa" ; nella seconda parte, intitolata "CONSTITUTIONES, ET REGULAE AD CLERICOS SEMINARIJ PERTINENTES", altri sette capitoli rivolti più direttamente al comportamento dei seminaristi: "De scopo Clericorum Seminarif', "De pijs exercitationibus", "De Disciplina, & moribus", "Quae ad studia pertinent", "De Vestitu", "De Domesticis exercitijs, alijsque praestandis, cum domo exeunt", "De Infirmis". Ancora pochi mesi prima della sua morte, il car- 45 CONSTITVTIONES , ET REG.VLiE •iti- . r | _ • A d Clericos Seminarij De Scopo Clericorum i" -t • "a," ' pertlnenccs. Seminari]. C A P V T I. Dolcfccntcs, quifingulariDei beneficio f u n e dele<fti, vt in Seminario inflituantur, id potiffimum intelligere debent, cuius gratia Concili) Tridentini Decreto Seminario. infinita fint ; & i n t e l l i gentes,fepiusanimo repetere, omncfque neruos intendere, vt illud diuina ope fuffra gante,ad animarum f a l u t e m , a d Ecelefise v t i l i t a t e m , & Paftorum fblatiur^ uantur. : A dinaie Barbarigo così scriveva, al rettore del seminario di Montefiascone Mazzinelli, al riguardo delle Regole: 'We//a sua scuola, come in quella de gl'altri faccia osservare quel tanto viene disposto nel libretto intitolato Ratio Studiorum stampato in Padova com'ella sa [...] Roma, 13, Gennaio 1706". A questo proposito il rettore doveva far sì che ognuno degli studenti avesse il libretto delle regole ed inoltre, nelle "camerate de' mezzani e dei piccoli che non hanno senno bastantemente maturo [...] ogni 8. giorni per lo spazio di mezz'ora", i prefetti avevano l'incarico di leggergliele e spiegargliele. Dai capitoli che compongono le diverse edizioni del regolamento, dalla Sacra visita eseguita dallo stesso Vescovo nel 1703-1704 e da altri documenti esistenti presso l'archivio del Seminario, oltre alle note di carattere religioso e didattico che in questo contesto non vengono considerate, si rilevano numerose informazioni sui particolari aspetti del vivere quotidiano di quei tempi e, specialmente, del vivere in seminario. 1.1 L'AMMISSIONE Erano ammessi al seminario, come alunni o convittori, soltanto i ragazzi che avevano compiuto dodici anni o che li stavano per compiere. Gli alunni erano i veri seminaristi, mentre i convittori - cittadini di ambedue la città e diocesi; in maggior parte, però, stranieri ed i più anche ultra montani ed ultra marini, tra i quali illustrissimi per sangue - entravano in seminario principalmente per ricevere una buona istruzione. Venti di questi adolescenti, provenienti dai vari paesi della diocesi, erano mantenuti dalla munifi- cenza del Vescovo; la retta di altri quattro ragazzi di Montefiascone era a carico dell'ospedale della città; alcuni, specie di nazionalità straniera, venivano finanziati dalle elemosine pontificie; tutti gli altri, che si mantenevano a proprie spese, al momento dell'ingresso in seminario dovevano presentare un fideiussore a garanzia del regolare pagamento della retta. 1.2 IL VESTIARIO Gli aspiranti seminaristi, che si distinguevano dai convittori per il vestiario esterno color paonazzo, dovevano essere forniti di due vesti talari di lana, usate per uscire dal seminario e nelle occasioni importanti - cum in publicum prodeunt, violacei coloris vestes induant - e di altri due vestiti comuni, uno per l'estate e uno per l'inverno, da usare esclusivamente all'interno del seminario. Dovevano poi possedere un ampio mantello a ruota, o ferraiolum, un cappello regolamentare e un berretto internamente nero, una cintura, almeno sei camicie, dodici colletti, calzoni corti neri, due o tre asciugamani, fazzoletti ed altra biancheria a seconda delle necessità. Ai convittori, che indossavano vesti di colore nero più corte, o zimarre, era concesso anche l'uso di guanti. Le scarpe erano nere per tutti. Non erano tollerati gli indumenti di cattiva qualità né, tantomeno, quelli eccessivamente eleganti; erano pertanto proibiti i colletti troppo elaborati, le guarnizioni di pelliccia, le camicie con le maniche abbondanti, i vestiti con il collo troppo largo. 1 3 IGIENE E SALUTE L'igiene personale dei ragazzi era quella contemplata dai tempi e quindi - ai nostri occhi di perso- Il Barbarico ne abituate agli attuali livelli di asetticità e di comfort - piuttosto carente. Essa consisteva nell'obbligo di lavarsi mani e viso ogni mattina, "ma anche di tanto in tanto nel corso dell'estate i piedi, dovendo anticipatamente prevenire perché il rispettivo Cameriere porti a tale effetto l'acqua tepida, e un recipiente atto a tal lozione". Per il taglio della barba e dei capelli, gli studenti dovevano ricorrere al personale addetto in quanto era "severamente vietato il tener [...] rasoj e forbici, non potendo alcuno radersi la barba da se stesso, o tagliarsi i Capelli"; tra l'altro, sui capelli che non tagliati alla moda, i chierici avevano l'obbligo di radervi una chierica ben visibile. Le unghie dovevano essere "senza lordura" e tagliate frequentemente. La biancheria, che si voleva "monda d'ogni sozzura" e quindi andava cambiata "spesso", veniva lavata da alcune lavandaie del paese e riportata in seminario il sabato sera. In quanto allo sputare in terra, usanza molto comune all'epoca, non bisognava farlo alla presenza di persone "ragguardevoli, e dove il pavimento sia mondo ed oliato, o coperto di tappeti". Se un conoscente o un amico avesse avuto l'alito cattivo, era buona norma informarlo del problema, dato che il cattivo odore "non si avverte da chi lo spira, e [...] moltissimo infastidisce tutti coloro, ai quali tocca ragionarvi". L'avvertito doveva "sciacquarsi spesso, e molto bene la bocca, e farsi pulire i denti" e quando questo non fosse stato sufficiente avrebbe dovuto farsi estrarre "f denti guasti, e cavernosi". Per i bisogni corporali vi erano delle latrine; una di queste era collocata in fondo al corridoio delle scuole e le relative chiavi erano custodite dai portinai. Singolare risulta il capitoletto ove si segnala come tra "le precipue sorgenti delle malattie nel Seminario e Collegio [vi fossero] le indigestioni, mangiandosi cioè frutta ed altri cibi che si mandano ai Convittori e Alunni dalle proprie Case, come pure li riscaldamenti ed infreddagioni che si contraggono da' giovani a cagion delle lunghe passeggiate, o del soverchio abuso del fuoco nell'inverno". Nello stesso paragrafo viene quindi previsto che le passeggiate estive dovevano effettuarsi due ore prima del tramonto e viene proibito l'uso del "focone" in camera quando il carbone non fosse stato bene acceso. Il Barbarigo stesso interveniva, talvolta, con suggerimenti a salvaguardia della salute dei suoi seminaristi: "Il giuoco della ruzola alla tramontana haverà forse caggionato l'infiamatione di gola, patita con incommodo da codesti giovaneti; e questa non fosse la causa, credo che viene caggionata dal vino, che nelle case loro non se gli da che molto temperato; però ordinerà che a medesimi, che non hanno tanto giudizio, di temperarselo con l'acqua; lo faccia per loro il refettoriere, e vederà in effetto che in avvenire non haveranno più a sofferire simile incommodo". L'acqua da bere, quando non miscelata al vino, era utilizzata sia naturale, cioè "cruda", che "cotta", cioè bollita. Una stanza del seminario era adibita ad infermeria. 1.4 LE CAMERATE Vi erano quattro dormitori per gli alunni e sette per i convittori, distribuiti secondo l'età, per un totale di undici ambienti, ognuno dei quali contrassegnato dal nome di un santo, della Madonna o dell'Angelo custode. In un inventario del 1848, ove si trovano registrate due stanze di meno, oltre a quella della Madonna, si rilevano quelle di s. 13 R E G O L E RIGUARDANTI I © DOVERI DEI SIGNORI SUPERIORI E PROFESSORI DEL VENER. SEMINARIO w'- E COLLEGIO DI M-. FIJSCONE E CORNETO MONTEFIASCONE C O I T I P I DEL SEMINARIO Filippo Neri, di s. Gaetano, di s. Francesco, di s. Antonio da Padova, di s. Margherita, di s. Luigi, di s. Carlo Borromeo e di s. Flaviano. In ogni dormitorio, oltre agli otto o nove letti dei ragazzi che di media componevano una camerata, si trovava anche il letto di un prefetto. I cameroni rimanevano illuminati per tutta la notte da una lampada ad olio che, se si fosse spenta, doveva essere immediatamente riaccesa, con dei "fosferini", dall'ebdomadario di turno. I ragazzi, tanto nell'andare a letto che nel levarsi, dovevano rispettare un rigoroso silenzio. I letti, distinti, separati ed uguali per tutti, di giorno rimanevano piegati e decentemente coperti; ma mentre quelli dei seminaristi dovevano essere rifatti dagli stessi ragazzi - unusquisque lectum suum componat; e loco suo omnes lordes amoveat - quelli dei convittori venivano riordinati dai camerieri addetti a pulire quotidianamente le camerate. Oltre al letto, ogni ragazzo aveva in dotazione una sedia ed uno scrittoio con armadietto. 1.5 IL VITTO I ragazzi ospiti del seminario dovevano mangiare con "civiltà e creanza" ed a questo proposito il rettore aveva l'incarico di "andar girando pel Refettorio [...] per meglio osservarli". I posti del refettorio erano assegnati; agli studenti più piccoli erano riservati quelli al centro della stanza. Durante i pasti, a turno, uno studente leggeva ad alta voce, e "non stentatamente", testi di carattere spirituale; chi leggeva male, oltre ad essere corretto pubblicamente, poteva essere punito. Il refettoriere, responsabile della pulizia del refettorio, tra i vari incarichi aveva quello di nettare settimanalmente col "polverino" bottiglie, bicchieri e posate; di collocare una bottiglia grande d'acqua ogni due piccole di vino; di controllare che venisse usato un piccolo piatto, o "tondino", per la frutta e "tutt'altro". II vino era una bevanda sempre presente durante i pasti e la sua assenza aveva il significato di penitenza o di punizione. Nessuno poteva spiegare la salvietta né, tantomeno, cominciare a mangiare prima che l'avesse fatto il rettore. Al di fuori dei pasti previsti, era proibito mangiare o bere alcunché. A salvaguardia della qualità del cibo, ai cuochi non era permesso "cuocere la mattina le pietanze della sera", pietanze che, inoltre, dovevano essere ben condite e variate ogni giorno. Il brodo - di cui i cuochi erano "particolarmente" responsabili e che doveva essere conservato in un vaso di creta ben chiuso e, "in tempo d'estate", riposto in cantina - poteva essere somministrato ai malati solo su ordine del medico. Con il brodo veniva abitualmente preparata una zuppa serale destinata ai superiori, disponibile anche per i ragazzi che l'avessero scelta in alternativa all'insalata. Ai cuochi - oltre ad essere richiesta la massima pulizia in cucina con l'obbligo di lavare i "vasi della medesima [...] con tutti i piatti ogni giorno, e spesso purgandoli colla lessiva, la quale verrà fatta una volta la settimana" - era proibito appropriarsi degli avanzi, allo scopo di evitare facili frodi: "E perché i giovani abbiano le giuste porzioni di quanto passa loro il Seminario [...] resta severamente proibito al 1° cuoco di appropriarsi qualsiasi cosa sotto pretesto d'incerti". 1.6 LA DISCIPLINA Ai tempi in cui venne eretto il seminario, l'educazione dei collegi e delle scuole religiose offriva, pur con tutti i suoi limiti, una indiscutibile serietà e solidità, distinguendosi da quella privata, generalmente scadente. Ciò che accomunava le due istituzioni era, però, lo spietato rigore del metodo educativo. Frusta e bastone erano gli strumenti normali coi quali si imponeva all'allievo la disciplina dello studio. Il Barbarigo, pur conformandosi agli intransigenti criteri didattici dell'epoca, in diverse occasioni sottolineò la necessità di mitigarne la rigidità con prudenti suggerimenti rivolti ai superiori: "Io lodo sopramodo, che quando giovi, e si possa reggere la gioventù almeno più adulta con la ragione, non s'adoperi giamai la forza; et è gran prudenza di fare in questo modo; perché all'incontro farebbesi peggior il male..." E così i professori dovevano richiamare al dovere "i delinquenti piuttosto coli'amore e coll'onor del premio piuttosto [che] coli'asprezza e col timor del castigo"; e quando si fosse resa necessaria una punizione sarebbe dovuta consistere nell'aumento delle fatiche scolastiche. La sferza doveva essere "l'ultimo e raro castigo". Anche il rettore doveva usare "nel riprendere o castigare coloro che [mancavano] la severità contemperata con paterno amore mostrando ai giovani la ragione del castigo". Le ragioni de castigo potevano essere, tra l'altro, molteplici. Tra i tanti divieti vi erano quelli relativi al fumo e all'uso di soprannomi; era proibito il possesso di libri, di denaro, di coltelli, di temperini appuntiti e, comunque, di armi di qualunque tipo. I ragazzi non potevano dare confidenza ai servitori, né scendere in intimità fisica con i compagni: "Né per giuoco, o burla, o scherzo in qualsiasi modo, né sotto qualsivoglia pretesto, ardirà l'uno toccar l'altro". Ogni quindici giorni i ragazzi potevano ricevere una visita dei parenti, pur rimanendo severamente vietato far entrare nell'interno del Seminario le donne, anche se madri degli alunni. Per volontà del Barbarigo, i giovani dovevano parlare, tra loro e con i professori, sempre in latino, anche durante il tempo della ricreazione; questa rigida regola risulta mitigata nel regolamento 14 del 1839, ove si prevede l'uso del latino solo tra gli studenti più grandi e solo quando gli stessi si fossero rivolti ai superiori. Tra le punizioni più frequenti vi era quella del digiuno a pane ed acqua, penitenza che poteva essere aggravata dall'obbligo di mangiare seduti sul pavimento del refettorio. Molta severità era riservata a chi avesse pronunciato parole oscene o, ancora peggio, a chi avesse ragionato su "laidezze"; il castigo previsto era la prigionia di otto giorni, tre dei quali a pane ed acqua. Per controbilanciare la rigida sensazione che si avverte leggendo la lunga serie di obblighi e proibizioni, e per scrupolo di imparzialità, sarà bene conoscere anche a quali estremi potevano giungere i comportamenti di alcuni studenti. I brani sono tratti dal diario di un alunno del seminario: 27.6.1724: "Bartolocci (già dimesso dal Seminario di Montefiascone e passato nel Seminario di Viterbo) ha ucciso un suo Prefetto, diacono, che doveva cantar Messa fra pochi giorni, detto Michelucci". Il Bartolocci sarà poi scomunicato di scomunica maggiore. 11.2.1725: ".. per mandare a letto Corvini, ci vollero gli argani. Voleva dare una coltellata al Prefetto. A me diede un pugno in un orecchio". 2.5.1725: "Sorbolenghi minore e Falzacappa maggiore" sono puniti perché "andati a caccia con archibugi con stranieri". 8.5.1725: "Falzacappa minore ha nella Processione in presenza dei Superiori, tirate le sassate". 14.6.1725: Un Seminarista, uscito a passeggio, s'è fermato con altri compagni a giocare a bocce; e poi "tirando una sassata ad un ragazzo, lo ha ferito a morte". Le severe regole del seminario, non risparmiavano, alla bisogna, gli stessi docenti. Il professore Bouget, francese, insegnante di lingua greca ed ebraica, responsabile di aver causato una rissa tra chierici, fu costretto, per un certo periodo, a sedere a tavola con "l'ultimo de convittori, almeno più grande, e [a venir trattato] non come i Maestri, né tampoco, come i prefetti, ma come uno degl'alunni, o sia convittori; in choro poi [doveva stare] sotto a tutti quelli chierici [che avevano] ordine maggiore". Il Barbarigo 1.7 LA RICREAZIONE L'intenso e continuo impegno allo studio ed alla preghiera, se protratto oltre certi limiti, avrebbe certamente compromesso la salute fisica e mentale dei ragazzi e pertanto erano previsti periodi di pausa e ricreazione durante la settimana e durante l'anno. Vale la pena di ricordare che, ancora alcuni decenni dopo la morte del Barbarigo, era parsa audacia sovversiva quella di un riformatore scolastico, quale il Parini, che contemplava la possibilità di dare ai fanciulli il respiro di una certa libertà e di un certo svago, evitando di ossessionarli con le vessazioni. Pur con la paterna severità che lo contraddistingueva, il Barbarigo mostrava comunque di anticipare e condividere le innovatrici idee: "animato sempre più a non lasciar mancare al Seminario non dico solo il necessario, ma ne anche il dilettevole [...] comprendendo la necessità di sollevare l'animo di codesta gioventù, nel Signore però"; e nel regolamento del 1839 possiamo leggere: "Delle Vacanze": "Affinché le continue applicazioni agli studii non rechino nocumento alla sanità de' Giovani, si costuma concedere ai medesimi alcuni giorni di vacanza..." Era vacanza ogni giorno di festa ed ogni giovedì; se però fosse stato festivo un martedì, un mercoledì, o un venerdì, la vacanza del giovedì sarebbe stata soppressa. Nei giorni di riposo era possibile dilettarsi al gioco della palla, o "pila minori", senza comunque "oltrepassare la misura"; a lanciare un globo di legno attraverso un cerchio di ferro; al gioco detto dell'ossi, "pyramidulis pila iacendis"\ al "trucco maggiore detto volgarmente di terra". Si potevano poi eseguire esercizi ginnici e comunque "alio eiusmodi non indecoro exercitationis". Erano invece proibiti tutti i giochi di carte e quelli indicati nel Sinodo come giochi proibiti. Le vacanze di Natale iniziavano dal 24 dicembre e terminavano il primo giorno dell'anno; quelle di carnevale andavano dal giovedì precedente la domenica di quinquagesima al mercoledì delle ceneri; quelle di Pasqua dal venerdì Santo al martedì dopo Pasqua; le vacanze annuali, che non erano estive ma autunnali, dal 9 settembre al 3 novembre. Mediamente, nel corso dell'anno, ad ogni giorno di scuola ne corrispondeva uno di riposo. In realtà questa tregua era solo apparente poiché, durante i giorni di vacanza, "non s'intende che si debba cessare dallo studio nelle ore stabilite [ma] dopo l'officiatura in Chiesa, tutto il rimanente tempo della mattina s'impieghi nello studio..." Anche le ferie autunnali, presso la famiglia, non erano propriamente rilassanti. Non era lecito, ai chierici, uscire senza abito talare e senza tonsura; non potevano parlare con ragazze, donne o giovani scapestrati; non avevano il permesso di fare giochi proibiti, né andare in locali pubblici e luoghi profani. Una nota particolare meritano le rappresentazioni teatrali che, al tempo del Barbarigo si tenevano in tutti i collegi e seminari di Roma in occasione del Carnevale. Il Barbarigo, pur non amando molto questo tipo di diversivo, si uniformò, per alcuni anni, alla volontà del Pontefice, concedendo ai seminaristi di mettere in scena dei piccoli spettacoli. "Quando la rappresentazione morale da farsi il prossimo Carnevale habbia da servire per sollievo de giovani, senza pregiudizio dello spirito, et della buona disciplina, non posso desiderar di vantaggio, e se i giovani medesimi osserveranno la modestia dovuta; potranno star sicuri di ritrovarmi sempre disposto, e propenso a procurar loro sempre nuovi modi per ricreare l'animo nel Signore; ma altrimenti facendo non più rappresentazioni, nè dispotitione in me cercare il sollievo che per altro conosco utile, e necessario alla studiosa gioventù..." Ma appena Clemente XI proibì simili rappresentazioni, il Barbarigo immediatamente si adeguò alle nuove disposizioni: "non conviene nemmeno pensare al Seminario di Montefiascone a simile ricreatione; ma a qualche altro sollievo lecito, che possa prendersi con tutta modestia da giovani convittori..." 1.8 CONCLUSIONE In questo anno-emblema di fine secolo, la vita quotidiana degli alunni del seminario risulta certamente mutata rispetto a quella che abbiamo appena considerato. È del resto giusto ed auspicabile che le strutture esterne delle istituzioni sociali e religiose si adeguino ai tempi che cambiano, evolvendo di conseguenza. Assolutamente immutabile deve invece rimanere il riferimento ai valori che fecero sorgere ed evolvere le stesse istituzioni, valori che il Seminario Barbarigo, nonostante i necessari assestamenti, mostra ancora pienamente di conoscere e di saper trasmettere. GIANCARLO BRECCOLA illustrazioni: 1 la pagina iniziale delle Regole per i seminaristi, pubblicate in appendice al primo Sinodo del cardinal Barbarigo. 2 Frontespizio di uno dei libretti delle Regole pubblicati nel 1839. 3 II recto e il verso - con il nome dei vari seminaristi - di una rara fotografia del 1867 relativa alla "CAMERA DI S. MARGHERITA". 15 Il Barbarigo COMMEMORAZIONE DI MARIO CRUCIANI V a l e n t a n o 30-01-2000 Siamo qui riuniti per ricordare insieme, nel trigesimo della morte, un comune amico che ci ha prematuramente lasciato. Abbiamo perduto un amico qui in terra ma abbiamo un amico di più in Cielo. Io che vi parlo ero legato a Mario Cruciani da vincoli di parentela (era mio zio) ma ancor più da amicizia, da comunanza di ideali religiosi, politici, culturali. E vi confesso che mi sento particolarmente commosso nel prender la parola, per questa triste circostanza in questa Chiesa Collegiata, dove abbiamo imparato a vivere la nostra vita cristiana fin da "fanciulli". La prendo, la parola, non per dovere né per convenienza sociale ma per un intimo sentimento di testimonianza, di stima, di affetto; e poi anche per dar voce a quanti Mario hanno conosciuto, gli hanno voluto bene, al suo fianco, hanno vissuto un esaltante momento della loro vita. Ricordiamo insieme adesso chi era Mario. L'uomo, cioè; l'uomo di Fede, l'uomo politico, l'amministratore pubblico, l'uomo di cultura, il padre di famiglia. Premetto che Mario, in tutta la sua vita è stato sempre corretto, coerente, saldo nei principi, disponibile con tutti in ogni momento ma specialmente verso i poveri, i bisognosi. Mario era uno di quegli uomini meravigliosi quali oggi difficilmente si trovano: riuniva in sé tutte le migliori doti di intelligenza, di carattere, di moralità, di affidabilità. Sapeva conmiscere serenità, raziocinio, umanità ad allegria e festosità esaltando, al momento opportuno, quella "vis comica" che è una caratteristica irripetibile, intimamente connessa alla civiltà di quanti qui siam nati all'ombra della nostra Torre e del Campanile. Sempre pronto allo scherzo, alla risata schietta ma contemporaneamente serio, riflessivo, capace di profonde e meditate decisioni. Mario era uomo di Fede: uomo di Chiesa. Era rimasto fermo alle tradizioni cristiane della sua famiglia e del suo paese; testimoniava la sua Fede apertamente, senza infingimenti: cattolico convinto era, praticamente, osservante. La sua Fede l'aveva poi motivata e maturata dagli esempi che aveva ricevuto e dagli studi che aveva avviato nel Seminario di Montefiascone che fu, negli anni intorno al 1940, fucina di grandi uomini per cultura, per civiltà superiore, per somma umanità. Mario viveva la politica come momento di sintesi delle attività umane e come personale impegno al servizio della comunità. Era stato Sindaco del nostro Comune per alcuni anni, in un travagliato momento della storia Valentanese quando una fresca e motivata schiera di giovani subentrò ai vecchi amministratori civici, mossa da ideali rigeneratori e da originali proposte innovatrici per l'affermazione dei valori cristiani di giustizia, di libertà, di solidarietà, di fraterno soccorso. Fu Sindaco attento agli affari correnti ma aveva l'occhio proiettato nel futuro che lui seppe prevedere e di cui pose le basi. Suo capolavoro fu l'acquedotto del Fiora che lui volle con tenacia e con instancabile impegno personale. Chi di voi ha superato i 70 anni e si approssima agli 80, ben ricorda i momenti salienti di quella stimolante avventura che convogliò su Mario la simpatia e la gratitudine della nostra Comunità paesana, non solo, ma anche quella di tutti i Comuni dell'estremo lembo settentrionale della Tuscia viterbese: assetata. Mario fu anche ottimo e apprezzato Dirigente nella Pubblica Amministrazione. Fu Direttore della Cassa Mutua dei Coltivatori Diretti di Rieti e di Siena e successivamente Dirigente Amministrativo del Servizio Sanitario Nazionale presso la U.S.L. di Siena centro. Si impegnò molto nel campo sindacale dove ricoprì la carica di Segretario Nazionale CISL Dipendenti Casse Mutue Coldiretti. Aveva taglio, carattere e piglio del Dirigente responsabile, capace della programmazione e della verifica dei risultati. Sotto la sua guida venivano celermente raggiunti tutti i traguardi che i vari Consigli di Amministrazione proponevano nei loro programmi annuali e pluriennali; il tutto conseguito con il generale consenso e con il plauso degli utenti. Mario era uomo di cultura. Si era laureato in Lettere alla Sapienza dove aveva vissuto la sua esperienza goliardica a contatto con grandi Maestri e nel confronto con tanti giovani provenienti da ogni parte d'Italia. La cultura l'aveva nel sangue; era l'alimento quotidiano della sua esperienza umana e la guida in ogni sua azione. Fu lui che organizzò la prima Scuola Media in Valentano e i suoi alunni ancora viventi ne ricordano la capacità didattica, ne testimoniano la bontà d'animo, ne esaltano l'impegno per la cultura, l'ordine la disciplina. Fu, inoltre, ottimo scrittore; penna facile, fantasia spigliata, attento ai problemi sociali e agli eventi storici; narratore acuto, suadente, convincente: Il suo stile semplice ma efficace: arguto, gioviale. Chi ha letto i libri che lui ha pubblicato ne dia testimonianza; chi non l'avesse ancora fatto ne vada alla ricerca e li legga, quei libri, per poterne poi dare un convincente giudizio di merito. Amava in particolar modo il suo ultimo romanzo "Campane e Cannoni" in cui ha descritto gli eventi dell'ultima guerra. Mario era, infine, un ottimo marito e un padre meraviglioso. Lucetta, la moglie, con la quale ha passato la sua vita, pur nel dolore per la perdita collacrimata e insostituibile ne testimonia l'attaccamento alla famiglia: alla moglie e alle figlie; e l'assoluta e completa dedizione nella loro educazione, nella crescita, nella maturazione. A Lucetta e alla sue figlie va, in questo momento, un grande e profonda parola di condoglianza, di simpatia, di conforto. Mario è stato sepolto nel piccolo cimitero di Castelmuzio, nel Comune di Pienza (Siena). Chi da quelle parti passasse, allunghi il suo cammino e si rechi sulla sua tomba a portare un fiore e a dire una preghiera. E una preghiera diciamo insieme noi adesso per la pace eterna di Mario: perché di lassù protegga i suoi cari e vigili sulle sorti della nostra Comunità paesana cui lui è stato sempre intimamente e fortemente legato. Mario era nato a Valentano il 21- X - 1925 Ed è morto a Siena il 26 - XII- 1999 TRISTI NOTIZIE DA TARQUINIA Mons. Carlo Pileri. attualmente Parroco di "Maria SS. Stella del Mare" in Tarquinia Lido, ha scritto la lettera che potete leggere qui di seguito: Come vedete le notizie non le son punto buone. Che dire?...il tempo passa, certamente. Ma rimane nel cuore un profondo senso di tristezza e di rammarico. Che fare? Una preghiera per chi ci ha lasciato ed ha raggiunto la felicità eterna: una preghiera ed un caldo festoso augurio a chi ancora sopravvive pur in mezzo alle sofferenze. Coraggio a tutti! E.. su con la vita! Caro Ranucci, ti ringrazio del tuo pensiero e degli auguri, anche se arrivati in ritardo. Quel che conta è che ci ricordiamo sempre nello spirito di amicizia e di fraternità che ci ha sempre distinti. Avrei avuto piacere di incontrarti a Montefiascone: ma ci è stato detto che non stavi troppo bene - mancava anche Tacconi - pazienza. Per quanto riguarda la visita alle Saline: purtroppo le Saline sono chiuse già da qualche anno, per cui non c'è più niente da vedere se non le caselle abbandonate. Giovannino è in pensione da tanto tempo e in questi ultimi tempi soffre per un enfisema polmonare che gli toglie il respiro. Crocchioni è morto da parecchio e Piastra ha avuto una gamba amputata, per cui sta in carrozzella. Sono notizie spiacevoli, ma il tempo passa. Saluti cari. Carlo Pileri CREDO DELLA PREGHIERA Credo che la preghiera non è tutto, ma che tutto deve cominciare dalla preghiera: perché l'intelligenza umana è troppo corta e la volontà dell'uomo è troppo debole: perché l'uomo che agisce senza Dio non dà mai il meglio di se stesso. PREGHIERE DA RICORDARE Questo è il giorno che il Signore ha fatto: esultiamo e rallegriamoci in esso! Salmi, 117,24 O dio, riforma il mondo... cominciando da me. Preghiera d'un Cinese Cristiano O Signore, noi non Ti chiediamo la tranquillità; Ti chiediamo che Tu ci dia la forza e la grazia per trionfare delle tribolazioni. Savonarola Grande Spirito, aiutami a non giudicare mai un altro se prima non ho camminato nei suoi mocassini per due settimane. Preghiere degli Indiani Sioux O Dio, aiutaci a renderci padroni di noi stessi per poter servire gli altri. Sir Alee Paterson O Signore, non permetterci mai di pensare che possiamo bastare a noi stessi, e non avere bisogno di Te. John Donne Non avvenga ciò che desidero, ma ciò che è giusto. Menandro 16 Il Barbarigo Tra le lettere pervenute ci son tre particolarmente significative: la prima di Mons. Emilio Martinelli; la seconda dell'Ing. Luigi Mei, la terza di Mons. Luigi Moscini. Montefiascone 16.XI. 1999 Caro Francesco Mi è stato dato or ora "il Barbarigo " e, naturalmente, per un paio d'ore lo ho letto. Mi ha colpito il tuo articolo "La funzione dei nonni nella Comunità Ecclesiale" c'è tanta verità! Purtroppo i nonni sono soltanto usati a servizio dei nipotini. La Chiesa, da tempo, sta valorizzando, quelli della terza età. Ti accludo, ad esempio, il foglietto dell'Apostolato della Preghiera, per il Novembre 1999; vi vedrai la 2 ° intenzione, quella missionaria, fatta dal Papa, per la quale pregano, in tutto il mondo, tanti milioni di fedeli, in questo mese. • Perché le persone della terza età riscoprano con gioia il loro importante ruolo nella cooperazione missionaria. Con affetto. Saluti pure alla tua signora. Don Emilio * * Marinelli * Busalla, 18/12/1999 Carissimo Checco Ho ricevuto "il Barbarigo," relativo all' incontro annuale del '98 e ti ringrazio sentitamente per gli auguri e per l'invio del bollettino. Mi dispiace di non essere stato presente il 25 aprile di quest'anno, ma proprio quel giorno ero impegnato per una gita col Club Lion di cui sono socio. Prometto che nel 2000 anno del Giubileo farò di tutto per essere presente. Fammi sapere se ci fosse uno spostamento di data. Vedo che sul bollettino ti sei prodotto con numerosi articoli con la tua ben nota facondia. Molto interessante e senz'altro degno di considerazione quella tua lettera al Papa sulla funzione educativa e di formazione cristiana dei nonni nei confronti dei nipoti. Oggi tutti in famiglia lavorano, non c'è tempo per un'educazione cristiana, si pensa ai bisogni materiali, si accumulano giocattoli d'ogni specie, ma non si pensa a parlare con i figli della vita, de! nostro destino, delle nostre convinzioni religiose; non si dà un messaggio per il futuro. Ricordo che mia madre, maestra, leggeva a me a al mio fratello maggiore (ora defunto) la Storia Sacra, un volume illustrato che narrava le vicende del popolo ebraico; faceva conoscere l'entità suprema, Dio, che regola tutte le cose e guida il destino degli uomini che vogliono seguirlo, conoscerlo ed amarlo. I nonni possono esercitare questa funzione di conoscenza e di indirizzo verso una vita cristiana, hanno più tempo a disposizione dei genitori e fanno ancora parte di quella generazione che ha vissuto intensamente nella fede cristiana : quando ancora c'erano tanti preti che si dedicavano ad interessare i ragazzi alle cose buone e giuste e nel contempo li istruivano sulle questioni religiose. 0 tempora, o mores! Quanto era più semplice la vita! - Si studiava, ma si era più felici, ci si accontentava di poco; tutti i nostri divertimenti erano semplici (gite, pallone, un po' di teatro, qualche ballo in famiglia, ecc.) Ricordi il nostro periodo presso Mons. Vigano, le nostre scappatelle, i nostri stravizi (la foietta in Trastevere, qualche partita a carte) eppure eravamo sereni, senza ansia, senza correre rischi, senza essere sempre insoddisfatti come i giovani di oggi, che non si accontentano mai del loro stato. La famiglia sta bene, le nipotine crescono ed ormai sono alla soglia dei tre anni. Per i primi dell'anno aspettiamo il nipotino maschio (il primo Mei della terza generazione) figlio di mio figlio Andrea. Con la speranza che tutto vada bene e che questa nascita porti tanta serenità a tutti. Auguri vivissimi a te, alla "Presidentessa" ed al vostro stuolo dei nipotini (Ciao, pentanonno da arinonno). un prossimo Saluti Luigi Mei * * * Montefiascone 20/11/1999 Carissimo Enzo Serafinelli L'amico Fantera mi ha consegnato, accompagnandolo con compiacente sorriso, il Barbarigo, "Organo dell'Associazione degli ex alunni". Atei 'onore e la riconoscenza per la nascita e la vita di questa Associazione. Un verzetto della Bibbia, nel libro dei Proverbi, recita: "Ricorda sempre quel che hai imparato: questo è il fondamento della tua vita ". Fra quello che abbiamo imparato un notevole posto detiene l'insegnamento del Seminario. "Ritornare alle radici"! Le strade della vita ci hanno portato a mete diverse e le occasioni di incontrarci sono rare. La tua iniziativa, con il suo "organo", anche se solo spiritualmente, ci riunisce. Ci richiama ai valori evangelici che formarono i nostri ideali, ci fa rivivere i momenti più belli delle celebrazioni, 1 ricordi di certi insegnamenti e di esempi che portiamo nel cuore. Non tutto era perfetto, ma la vivacità creativa dei nostri anni freschi di gioventù, sapeva colmare i vuoti, alzare i cuori alle verità che avrebbero valorizzato i nostri impegni futuri. Grazie per quello che fai e cerca di far emergere anche altri collaboratori e iniziative per far rivivere e crescere i valori soprannaturali cui fummo educati. Le persone sante che qui hanno lavorato e sono in cielo ci guardano e ci sostengono. Tra i miei desideri più intensi vi è quello della beatificazione del Barbarigo. L'interesse che c'era un tempo sembra un po' affievolito. Se la nostra associazione lo rivitalizza sarà un gran bene per la nostra diocesi e per la Chiesa. Ad maiora et meliora. Con stima d. Luigi Mocini PADRE LUIGI SBOCCHIA È morto recentemente Padre Luigi Sbocchia: Gesuita. Era nato a Capodimonte: aveva fatto il Ginnasio nel Seminario a Montefiascone negli anni '30: era stato Prefetto di lunga carriera e aveva completato i suoi studi filosofici e teologici alla Quercia. Era stato ordinato sacerdote Diocesano ed aveva fatto il Vice-Parroco a Valentano per qualche anno. Parroco don Bernardino Morotti. Poi aveva scoperto la sua vocazione Gesuitica ed era entrato in quell'ordine religioso dove aveva vissuto per tanti anni ospite nelle varie case del Lazio: Mondragone, Galloro e recentemente il Gesù a Roma. Era stato a lungo professore di matematica che era la sua specialità. E venuto qualche volta ai nostri incontri annuali del 25 aprile. Poi è scomparso; la sua salute malferma non gli consentiva di muoversi più. L'ho rivisto l'ultima volta un paio di anni fa al Gesù dove ero andato a fargli visita: aveva il morbo di Parkinsons che lui, però, sopportava non solo con rassegnazione ma con autoironia... sconvolgente. E' stato un bravo sacerdote. Ultimamente viveva buona parte del giorno nel confessionale: distribuiva a tutti la grazia del Signore e una speranza nel presente e nel futuro. Ricordatelo nelle vostre preghiere. Ps. Era un tifoso romanista: di fede, convinto; non demordeva mai neppure davanti alle delusioni... delle sconfitte. Bastava una vittoria, specialmente quelle sulla Lazio, per esaltarlo e renderlo polemicamente inavvicinabile! Qualche tempo fa mandai alle Maestre Pie che operano in Albania, per il tramite della loro Superiora di Montefiascone, una offerta in denaro che le aiutasse nella loro spesa di evangelizzazione di soccorso umanistico. Le due Maestre, Suor Marisa e Suor Settimia, mi hanno risposto con questo biglietto che anche voi leggerete - spero - con la stessa emozione con la quale io l'ho letto. Nel contraccambiare alle Maestre l'augurio di buon anno ma soprattutto di grande successo, per la loro opera cristiana e sociale, rivolgo a voi che leggete questa nota veloce un caldo e pressante invito per aiutare finanziariamente la loro opera. Così: mandatemi una somma di L. 10.000 (o ancor più. se credete: al vostro buon cuore!); io, poi, mi farò carico di far pervenite alle Mestre la somma raccolta. E scrivete loro una lettera, un saluto: basta anche una cartolina che dia loro conforto e attestazione di amicizia e di simpatia. Questo è l'indirizzo delle Maestre: Maestre Pie Filippine Rz Halim X-helo n. 28 - Tirana (Albania) Ranucci Tirana 17.01.2000 Gent!" Sig" Franco, anche se con ritardo voglia gradire i nostri auguri di pace, gioia e serenità in questo anno di grazia 2000. Ci piace inviarle una foto dei bambini della nostra scuola materna S. Lucia Filippini, pensando di farle cosa gradita. Così anche in Albania S. Lucia continua la sua missione evangelizzatrice tra i più poveri. Ci ricordi al Signore. Noi faremo altrettanto per le sue intenzioni. La ossequiamo. Dev.m' S. Marisa e S. Settimia Maestre Pie Filippini 17 Il Barbarigo EX-ALUNNI "Mi ROMANI o "Mi A CENA Giovedì 16 dicembre 1999 gli ex alunni residenti a Roma si sono radunati per una delle consuete cene amichevoli e per scambiarsi gli auguri di Buon Natale e di Buon Duemila. C ' è in Piazza dei Condottieri, a Roma, un piccolo ristorante - "La Melissa" - dove i due fratelli Di Leila accolgono festosi i loro ospiti, li servono con gentilezza e con ampio sorriso, li trattano bene, li...abbuffano delle loro vivande. Quel ristorante era, negli anni passati, mèta preferita dei catechisti della Parrocchia di S. Luca e dei ragazzi che frequentavano i corsi Parrocchiali di Catechismo. L'ambiente sempre quello è; i proprietari si son visti passare gli anni che... manco se ne sono accorti, l'allegria è sempre la stessa. La sera del 16 dicembre eravamo in pochi, in verità, soltanto in dieci perché gli altri, chi per forza maggiore, chi per sopravvenuti impegni dell'ultima ora, hanno dovuto rinunciare alla piacevole serata. C'erano: Fabi, Finori, Giunta e Ranucci con le signore e Morneri. Baldi, il decano laico dell'associazione, non è potuto venire perché la sera non esce mai di casa, Spadaccia, ha problemi di vista e non prende più la macchina, Galeotti di notte non viaggia, Fioriti aveva impegni... improrogabili con la sua comunità ecclesiale, Casacca doveva partecipare ad una riunione della sua associazione dei Finanzieri, Bernardini doveva andare ad una cena all'Ambasciata Cinese, Chiavoni... se ne son perdute le tracce, Antonietta ved. Mariotti di notte non esce di casa, Danti aveva una cena a Nettuno con i suoi amici politici, don Tonino Pelosi ha dovuto tradurre fino a notte fonda alcune Bolle urgentissime per l'imminente Anno Santo, Tacconi... s'è dimenticato! Eravamo pochi, dunque, ma tutti... buone forchette! Gli assenti, tutti ampiamente giustificati, per carità! non sanno quel che si son persi: in allegria, in serenità, in fratellanza. Le notizie sulla salute dei presenti sono, in genere, buone: salvo qualche acciacco in più e qualche doloretto ora tra le ossa ora tra i muscoli. Ma quella sera nessuno ha accusato disturbi. Il menù?! Eccolo! Primo piatto: cinque assaggi a volontà di spaghetti, fettuccine e risotti: sono stati molto apprezzati i Bucatini all'amatriciana e gli spaghetti alle vongole. Secondo piatto: quasi tutti hanno preferito una frittura di pesce fresco di mare. E poi verdure cotte e fresche in quantità, vino di produzione, acqua minerale, frutta, caffè e, bicchiere della staffa, un liquorino a scelta al banco. La spesa? Trentamila sacchi + la mancia ai camerieri. Alle 22 la serata s'è sciolta tra abbracci, auguri e forte impegno a rivedersi presto. Ranucci ami?" odi?" Nel 1960 il Senatore Iervolino che era allora Ministro della Marina Mercantile, tenne il discorso introduttivo ad un Convegno Internazionale sulla sicurezza della pesca, organizzato nella sede di Roma della FAO, e svoltosi, alla presenza di delegati provenienti da tutto il mondo, nella magnifica aula dei congressi. Fu una grande manifestazione: bene organizzata, con grandi relazioni e un magnifico dibattito. A quel congresso sulla sicurezza non poteva mancare la partecipazione del l'ENPI ed io che, l'anno precedente, avevo organizzato un analogo convegno a livello regionale in Ancona (la sede che allora dirigevo) fui delegato dalla Direzione Generale dell'Istituto a rappresentarlo ed a tenere una comunicazione. Di quel Congresso, a distanza di 40 anni, ricordo due particolari. Il primo riguarda il fatto che il Ministro tenne una bella relazione (che aveva preparato per lui il Dr. Cusmai, direttore generale della Pesca): ampia, documentata, molto bene articolata. Nella relazione si faceva spesso riferimento ad un documento normativo approvato qualche anno prima sul Convegno di Miami (città americana che si pronuncia: Maiemi, o giù di lì). Il Ministro, però, continuava imperterrito a pronunciare quel nome "Miami", all'italiana: cosa, certamente indecorosa per un Ministro che documentava così il suo scarso... livello internazionale, a me, allora giovane dirigente periferico di un Ente Pubblico, faceva somma meraviglia che nessuno gliene avesse (al Ministro), preventivamente, suggerito la corretta pronuncia. Ma la cosa curiosa era un'altra. Alle mie spalle, seduto in comoda poltrona, c'era un signore che ogni qualvolta il Ministro pronunciava "Miami" lui, a voce seppur molto contenuta, subsannava dicendo, "sì; mi odi!". Il secondo riguarda un fatto mio personale. Il buffet a disposizione dei congressisti era molto ricco e tutti... facevano onore alle leccornie e ai liquori messi a disposizione. C ' e r a anche, ovviamente, il wisky, e fu in quella circostanza che, consenziente mia moglie la quale mi accompagnava, io assaggiai per la prima volta nella mia vita quel liquore: una schifezza. Ranucci LA GRANDE "RIMA" DI MECO BARTOLACCINI La guerra d'Abissinia del 1935 era vissuta in Seminario con una partecipazione soffusa di speranza, di entusiasmo, di patriottismo di.... menefreghismo. Le poche notizie ce le davano i Prefetti ma specialmente le forniva il Prof. Sala il quale, milanese da noi piovuto non si sa come era fascista integrale che male legava con i nostri professori tradizionalmente legati al Popolarismo. Il Prof. Sala aveva scritto un grosso tema intitolato "Cesare" nel quale narrava, con stile fiero, vuoto di eccessi laudatori imperialistici, la vita e le opere del Dittatore. Quel volume (chi lo volesse vedere me lo chieda: io ne ho una copia, l'unica forse sopravvissuta all'ingiuria dei tempi!) aveva una prefazione in cui ricordava le milizie italiane allora impegnate nella guerra d'Africa a portar colà civiltà, progresso, benessere sotto la guida del Duce che non sbagliava mai e... guai a chi lo tocca! Le canzonette che andavano di moda per celebrare la grande avventura guerresca del Regime, le conoscevamo anche noi e qualcuno le canticchiava: "Faccetta nera, piccola Abissina - ti porteremo a Roma liberata - dal sole nostro tu sarai baciata - sarai camicia nera pure tu!" E già: così, nera la pelle, nera la camicia... era tutto nero e, parafrasando un messaggio pubblicitario recente, tanto nero "che più nero non si può!" In quel frangente, Meco Bartolaccini, che aveva nel sangue musica e vena poetica, compose una canzone, diciamo così, patriottica da cantarsi sulla melodia di altra canzonetta allora di moda. Quali fossero le parole di quella patriottica canzone non lo ricordo più; ma i versi a rima baciata che erano i più ispirati di tutta la composizione, li ho ancora in testa. Eccoli: "Ha voja Ras Seiumme a sparà le dumme dumme!" Per i più giovani che non hanno vissuto quella stagione... epica, ricorderò che Ras Seium era uno dei più sanguinari Ras d'Abissinia; e le dum dum erano micidiali proiettili che scoppiavano a contatto con il corpo umano provocando effetti devastanti per cui erano proibiti dalla normativa Internazionale. Pare che gli abissini riforniti dagli Inglesi ne facessero ampio uso: Ranucci Cos'è la Charitas? È la Chiesa che sta dalla parte degli ultimi. Una domanda impertinente: - C'è a questora, il questore, in questura? LEZIONE DI MATEMATICA + me lo + me ne vengo •; x non venir + non lo - + 18 Il Barbarigo LE PUZZE IN CASA MIA TEMPO D'ESAMI Antonella, la seconda delle mie figlie, ha fatto questa osservazione: "Papà, la tua casa puzza... ci sono tante puzze... ogni giorno sempre puzze diverse!" -"Come sarebbe a dire?" replico io.- "Vedi -dice leitutte le volte che entro in casa tua, c'è sempre qualche puzza: anche nelle varie stanze si notano puzze diverse. Mi spiego: ora c'è puzza di cavoli, di broccoli, di broccoletti; ora puzza di cicoria, di bieta; ora puzza di brodo di carne, ora di pollo arrosto, ora di sugo, ora di bujone...: poi c'è la puzza di aceto. Insomma c'è sempre qualche puzza. Entrare in casa tua e sentire queste puzze è piacevole, è gradevole. Io, appena entro, so già quel che mamma ha cucinato e vado diretta in cucina, sul tavolo o in frigo e... spizzico qua e là... A casa mia, invece, è uno... schifo! Non c'è mai una puzza... o meglio le puzze ci sono solo il sabato e la domenica quando io non lavoro e sto a casa. Negli altri giorni della settimana non cucino mai. Usciamo di casa tutti prima delle 7 e rientriamo verso le 18: tutti mangiamo quel che capita: tramezzini, pizza, un piatto di pasta, un hamburger, le patatine. E anche i bambini mangiano come noi: la sera? un piatto di pasta al burro e parmigiano oppure una minestra precotta e poi una fettina in padella, un piatto di verdura, un paio di frutti di stagione e... poi tutti a letto a recuperare energia per l'indomani perché alle 6 dobbiamo essere tutti in piedi pronti per uscire un'ora dopo. E la colazione? Un caffé corretto per i grandi... qualche merendina per i bambini... Ma è vita questa? Che devo rispondere? "E già!!!" poi ho soggiunto: "Passa domani sera che mamma ti fa trovare tante pietanze già cucinate: basta riscaldarle". E fu così che io... mi acquistai fama di gran cuciniere di... verdure bollite!!! Ranucci AD LAETISSIMVM DOMINI NATALEM MAGNVMQVE AD IVBILAEVM ANNI MM DEVM VNVM AC TRINVM DEPRECOR UT AVSPICE VIRGINE MARIA AVRORA SALVTIS IPSE TE TVOSQVE LECTISSIMIS SVSTINEAT DONIS OMNIQVE BENEDICTIONE AC GRATIA CAELESTIIMPLEAT. PER IL GIOIOSO NATALE DEL SIGNORE E PER IL GRANDE GIUBILEO DEL 2000 PREGO DIO UNO E TRINO AFFINCHÈ AUSPICE LA VERGINE MARIA AURORA DELLA SALVEZZA SOSTENGA TE ED I TUOI CON OTTIMI DONI E VI RICOLMI DI OGNI BENEDIZIONE E CELESTE GRAZIA. GHIRIBIZZO NATALIZIO Il politico inglese H. Samuel richiesto di dare una definizione della burocrazia, rispose: "A difficultyfor every solution". "Una difficoltà per ogni soluzione". Ed Arthur Bloch nella "Legge di Murphy", rincarando la dose, con una frase paradossale, ma che ci sembra avere un pizzico di verità, scrisse: "Se hai un problema che deve essere risolto da una burocrazia, ti conviene cambiare problema". Quando uscirono i primi modelli per la dichiarazione dei redditi in uno Stato di questo mondo, non pochi cittadini, solo nel leggere le intricate voci, rischiarono di prendersi un esaurimento nervoso, così che, oggi, quasi tutti si rivolgono ai commercialisti; i quali continuano a portare ceri votivi a Sant'Antonio da Padova perché la Pubblica Amministrazione continui nelle sue antiche tradizioni. Riguardo a ciò si racconta che un ciabattino nel redigere da sé un modello, giunto alla voce: "Qual è la vostra posizione nel lavoro", riportò sotto: "seduto". Il colmo fu che al Ministero competente, dopo ripetute e generali lagnanze, ebbero la brillante idea di far stampare (per fortuna gratis) ad uso dei cittadini un libretto-guida per la compilazione dei modelli, con l'effetto che se, prima, qualcosina veniva capita, dopo le cose s'imbrogliaron di più, tanto che, come abbiamo sopra accennato, si dovette ricorrere agli esperti. "Vivere la volontà di Dio vuol dire fare quello che noi facciamo, giorno per giorno, con tranquilla serenità e felice consapevolezza che Lui è sempre con noi e non ci abbandona mai". Natale '99 Capo d'anno 2000 Don Tonino Pelosi LA COLPA... È TUTTA DELLE VOCALI... E DELLE CONSONANTI 1) Struttura clanica (è l'organizzazione delle società Africane in piccoli clan) ...o struttura cranica. 2) I giornalisti? La grande tribù di penniferi sedentari! 3) La laurea con 110 e frode Tempo d'esami in Italia per il folto e inquieto gruppo dei docenti di varie età: abilitazioni, concorsi, quiz promulgati ed in fretta rinnegati. Anche nel fervido ambiente scolastico del SEMINARIO BARBARIGO a MONTEFIASCONE " i giovani docenti" sia della Scuola Media che del Nuovo Liceo della Comunicazione, hanno affrontato con grande impegno e senso di responsabilità le folte ed ardue prove per conquistare l'abilitazione all'insegnamento nelle varie classi di concorso. Tutti i docenti, continuando con zelo le lezioni mattutine ai ragazzi, hanno studiato, frequentato corsi di formazione, si sono scambiati fra loro e con i "vecchi" insegnanti esperienze e conoscenze. Certamente i frutti di una umile, laboriosa, illuminata ferialità dell'insegnamento hanno prodotto professionalità giovani, ma esperte e motivate. Il volontariato è un dono generoso che raffina le menti, riscalda i cuori e genera copiosi benefici, non solo a coloro che godono di una tale particolare docenza, ma anche a chi con disponibilità non ostentata lavora ora dopo ora, giorno dopo giorno. Insegnare in una comunità è imparare ogni volta, è crescere insieme e far crescere i ragazzi nell'esempio di un impegno concorde e fecondo. Con questo non si vuol dire che le scuole del SEMINARIO siano un'isola felice che non conosce le difficoltà e i venti che percuotono senza sosta la scuola italiana in questa fase di epocale cambiamento, ma non si può negare che vi si respira un'aria diversa, non gravata da pesanti competizioni individuali, da oziose e sterili riunioni, 4a freddi e impersonali rapporti alunni-docenti. Nelle due scuole l'ambiente è vivificato dalla generosità degli uomini e dalla presenza silenziosa dello Spirito. Si stanno concludendo le fatidiche prove ed i Docenti del SEMINARIO hanno raggiunto felicemente il porto o sono vicini all'approdo. I loro nomi? Eccoli: Paola BRECCOLA, Giovanna BRINCHI, Maria Cristina CAPITINI, Oriana CAPPANNELLA, Cinzia CAPUANI, Fernanda CARLONI, Lino GIORDANI, Paola MARSIGLIONI, Elisa CENEDESI, Dario CECCONI, Massimo ANGELONI, Giancarlo MENICHELLI. Finora ben quattro di loro hanno conquistato la sospirata abilitazione con il punteggio massimo di 80/80, tutti gli altri hanno ottenuto uan votazione di buon livello così che la media del gruppo DOCENTI DEL SEMINARIO BARBARIGO è veramente assai alta! Sia questo successo gratificante premio per le fatiche sostenute, per le energie già profuse e stimolo per un futuro carico di entusiamo, di speranza e fiducia confidente nel PADRONE delle MESSI. Paola Sacco MONTEFIASCONE 7 Marzo 2000 19 Il Barbarigo VERSO IL GIUBILEO DEL DUEMILA! MESSAGGIO DI TENEREZZA Che fu celibe Cristo ci assicura Il Vangeli Gesù d'essere immolato, non di prolificar avea premura, però poteva il prete essere sposato. Disse Gesù: "Ci sono eunuchi, in cura Del Regno...quelli a cui sol fu dato!" L'uso dei sensi è secondo natura, se dallo spirito vien governato. Dunque, di castità esiger voti Non è secondo Dio, anche se i preti fossero ovunque troppi: non giustifica il fine i mezzi! Ormai tutti i devoti, Del Duemila, Il Giubileo le tifica E anomali abolire chiede veti! MI SI AGGROTTARONO LE CIGLIA! Poiché insegnavo ad Albano Laziale, andai volentieri per vedere il papa Giovanni Paolo II, che scendeva da Castel Gandolfo, per visitare Albano Laziale e recarsi nella chiesa cattedrale, dove era atteso. Uno stecconato, oltre il quale passava benedicendo la folla, era stato preparato. Appena il Papa giunse, al vederlo mi si aggrottarono le ciglia! Certamente il mio animo era rattristato per la "sospensione a divinis", conseguenza d'aver lasciato il celibato presbiterale. La santa Chiesa deve, ormai, riconoscere che è ora di sostituirlo con il celibato opzionale, come era stato, dal tempo degli Apostoli, fino agli inizi del IV secolo. Avevo offerto a Dio, nel presbiterato, gli anni giovanili della mia vita! Dio mi aveva ricompensato facendomi laureare, in Lettere, per insegnare nella Scuola Media Statale per trent'anni. Con colei che doveva diventare mia moglie, in Roma, mi ero recato a Le Tre Fontane, sul luogo dove era apparsa la Madonna al Cornacchiola: là, nella grotta, davanti alla sacra immagine, avevamo pregato, Quando ritornai a Gradoli, il mio paese, la sera, non potei prendere sonno: fui costretto ad alzarmi e scrivere la domanda di sposare, al papa Paolo VI. Dopo quindici giorni, il mio vescovo mi interroga sulla mia vocazione al celibato. Ottenni subito il permesso di sposare: ringraziai, ma, subito protestai per avermi comminata la "sospensione a divinis"! Prego sempre che finalmente si attui la volontà di Dio e si lascino liberi i preti di sposare! Genzano di Roma 12/1/2000 (Dr. Augusto Galeotti) cjMfr o sognato che camminavo in riva al mare con il Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme: le mie e quelle del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma, proprio nei giorni più difficili della mia vita. Allora ho detto: "Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?". E Lui mi ha risposto: "Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai: i giorni nei quali c'è soltanto un'orma sulla sabbia sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio". LE GRANDI RIFLESSIONI FILOSOFICHE (BIS) - Dice una dichiarazione dei Vescovi Tedeschi del 1931: "Noi amiamo la nostra Patria: la Terra delle nostre culle, la Terra della nostra lingua,, la Terra dei nostri avi, la Terra delle nostre tombe.... - Così si lamenta una donna di 55 anni:"Mi sono sposata a 16 anni; ho cresciuto 6 figli; ho allevato 17 nipoti; ora devo assistere 6 pronipoti.. . in tutta la mia vita non ho fatto altro che smerdare, lavare, preparar minestre...Adesso basta!... Andate affanculo tutti!!!" ... e tu gli dai torto?!! SOLO PER OGGI 1. SOLO PER OGGI, cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta. 2. SOLO PER OGGI, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare nessuno tranne me stesso. 3. SOLO PER OGGI, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell'altro mondo, ma anche in questo. 4. SOLO PER OGGI, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri. 5. SOLO PER OGGI, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell'anima. 6. SOLO PER OGGI, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno. 7. SOLO PER OGGI, farò almeno una cosa che non desidero fare; e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga. 8. SOLO PER OGGI, mi farò un programma; forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l'indecisione. 9. SOLO PER OGGI, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse al mondo. 10. SOLO PER OGGI, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nella bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita! "Basta a ciascun giorno il proprio affanno" Papa Giovanni XXIII dal Decalogo delle quotidianità I FALSI ACCRESCITIVI Torre-torrone Matto-mattone Secchio-secchione Botte-bottone BOTTA E RISPOSTA Chi era: Tempini? (l'autore della grammatica E chi era: Zublena? chi: Cerruti? chi: Rocci? chi: Pochettino e Olmo? E che cos'è lo "stronzio"? latina in uso negli anni '30) IL VOCABOLARIO DELLO STATUTO ALBERTINO: 4 Marzo 1848 assegnamento = assegno in denaro dovario = assegno spettante alla Regina isquittinio = scrutinio maggiorità = maggioranza e = maggiorenne regnicoli = abitanti del Regno II Barbarigo 20 LA NUOVA CRUSCA - asparaghetti (è una pentola per cuocere contemporaneamente asparagi e spaghetti) - antagonizzare - autoreferenzialità - carellista (colui che ti prende il carrello della spesa al discount per recuperare le £500) - contoterzisti - contrattizzare - cronoprogramma - deforestazione - desertificazione - eutrofizzazione - existi (quelli che cambiano partito) - intraneo (contrario di estraneo) - malinconia - opinionistica - "paperonde paperoniche" (certe liquidazioni di fine lavoro) - periferite (la malattia... di chi vive nella periferia delle grandi città) - protesizzare (da protesi) - quadrupedare - radaristi - radunisti - rettilario - spettacolarizzazione - ubiquitarietà - Voltagabbanismo VOCABOLARIO MEDICO-SANITARIO effetto terapeutico e accanimento terapeutico invecchiamento cerebrale e miglioramento del deficit cognitivo metodiche di espianti, di trapianti, di impianti: allotrapianti. interazione tra programma genetico e influenze ambientali azione scatenante o aggravante su alcune patologie • LA POLITICA - 1 partiti minori nelle coalizioni: "La guerra degli strapuntini". - La Magistratura Milanese. "Delirio di onnipotenza" - Ribaltone e Ribaltino - Le attività naturali dell'uomo sono: camminare, correre, saltare; nuotare, navigare; cacciare, pescare; pensare, ragionare; credere, sperare vivere, procreare. - Leaderaggio. - Disse Bidault (ministro degli Esteri Francese negli anni '50): "Democrazia vuol dire esser sicuri che quando la mattina suona il campanello alla porta della tua casa è il garzone del lattaio che ti porta la bottiglia del latte e non l'agente della GPV che ti viene ad arrestare. - Quel tizio è talmente abile e convincente venditore che ha fatto comprare: frigoriferi agli Eschimesi e gli impianti di riscaldamento agli abitanti del Sahara. - La più grande disgrazia che ti possa capitare è quella di non essere utile a nessuno e che la tua vita non serve a niente. - La giustizia pentitocentrica. - Dice il Politico: "La lealtà si concede agli alleati; la fedeltà, ai padroni!" - La Democrazia avanzata; avanza da almeno un secolo e non si ferma mai... corre sempre! - Il popolo sovrano... bum! - 1 nostalgici di Sua Maestà. - La transumanza politica. - La politica chiusa sulle sue diatribe interne tra: duellanti, triellanti, quadriellanti! ! ! - Gli insegnamenti di "morale politica" e di "morale" tout-court, impartite da Berlinguer additavano come esempio di coerenza e di coraggio morale per le ragazze comuniste, S. Maria Goretti! - La critica è il sale della democrazia. - Gli "ammortizzatori sociali". • LA FAME IN MEZZO A NOI A Napoli c'è un padre di famiglia: disoccupato, 5 figli minori da mantenere. Quale sia l'allegria in quella casa, te la lascio immaginare. Sopravvivono (nel senso letterale del termine) poiché tutti insieme a mezzogiorno vanno alla mensa della Charitàs a mangiare. Tutti là conoscono la loro situazione e le porzioni... sono abbondanti. Però la domenica, la mensa della charitas è chiusa. E allora? La Domenica... si dorme fino a mezzogiorno in attesa che arrivi presto il lunedì. Hanno domandato ad uno dei figli di quell'uomo quale fosse il suo desiderio e il miglior augurio per l'anno 2000. Ha risposto così; secco! "Poter mangiare anche la Domenica!!!" Chi legge questo "fatto" mi mandi qualche migliaio di lire: ce ne aggiungerò anche dei miei e li faremo arrivare a quella famiglia. Nessuno si tiri indietro: vi prego. Ranucci LE GRANDI RIFLESSIONI... .FILOSOFICHE 0 TEMPORA, 0 MORES! Diceva Petrarca 700 anni fa circa: "O diluvio raccolto di che diserti strani Per inondare i nostri dolci campi!" E alludeva alle invasioni dei "Barbari" in Italia, ai suoi tempi. Oggi quei "Barbari" si chiamano extra-comunitari: albanesi, cosovari, curdi, rumeni, polacchi, e poi: marocchini, tunisini, algerini, senegalesi, nigeriani... Che è cambiato? La terminologia sicuramente... fors'anche il permesso di soggiorno! Con l'aggravante che oggi i nuovi "Barbari" gestiscono la delinquenza più vergognosa: prostituzione, droga, violenza e ...coltello facile. - Dice il Vescovo Ortodosso Laurenzio: "Non ci sono differenze teologiche tra cattolici e ortodossi: abbiamo la stessa Fede, i medesimi Sacramenti... Le due confessioni si sono distinte storicamente... ma saremo due Chiese sorelle... vestite con abiti diversi. Alla Chiesa Ortodossa è mancata (e manca tuttora) l'attività missionaria...Come si sa i preti ortodossi sono sposati, hanno una famiglia da mantenere... ci sono tante difficoltà economiche... I Monaci non si dedicano all'apostolato... *** - La Chiesa è una grande impresa di trasporti... Trasporti per il Paradiso... E il biglietto... il perdono dei peccati. - ...cercatemi là dove l'anima profuma dei sette colori dell'iride: cercatemi là dove ci son occhi che brillano di calda bontà, cercatemi là dove l'aria ha il sapore dei baci... (riflessioni di una ragazza disabile) - Negli uffici si dovrebbe applicare l'orario Finlandese; quello che si lavora un giorno al mese (il 27!). SPESE UTILI E ... SOLDI BUTTATI Basterebbe spendere 6 miliardi di dollari in più all'anno per estendere a tutti l'istruzione di base; 9 miliardi di dollari in più all'anno per dare acqua potabile e infrastrutture igieniche a tutti; 13 miliardi di dollari in più all'anno per garantire la nutrizione di base a tutti. Un accesso universale ai servizi sociali di base costerebbe 40 miliardi di dollari l'anno, ovvero lo 0,1% del reddito mondiale. Invece si spendono 8 miliardi di dollari all'anno per cosmetici negli Usa; 12 miliardi di dollari all'anno per profumi in Usa ed Europa; 50 miliardi di dollari all'anno per sigarette in Europa; 105 miliardi di dollari all'anno per alcolici in Europa; 400 miliardi di dollari all'anno per droghe nel mondo; 780 miliardi di dollari all'anno per spese militari nel mondo. LA DEFINIZIONE DI DENARO - Chi ama il denaro non è mai sazio (Ecclesiaste) - Il denaro è lo sterco del demonio (Lutero) 21 Il Barbarigo LE FRASI CELEBRI SPIGOLATURE La gioventù moderna ha capito che è più divertente protestare in piazza che sgobbare sui libri... Il problema è difficile da risolvere? Niente paura! Niente paura! L'esperto dice: "Il problema è approcciarle"!!! Tu sei un grande fruitore dei servizi sociali? - Oh! Sì... Mangio tanta frutta! Pubblicità dell'Alitalia sui bus cittadini: "Vi voliamo bene"! Pubblicità dell'ATAC, sugli stessi bus, a proposito delle corsie preferenziali: "Automobili, nuotate nella vostra corsia" - "Chi occupa la corsia preferenziale, naviga in cattive acque"! "-Quando occupi la mia corsia, divento una belva!" Vecchia terminologia: "-Saluti fascisti!" "Fascisticamente parlando" Calci è un paese della provincia di Pisa, sulla collina, gradevole residenza di villeggiatura. Ricorda i suoi morti in guerra, con un monumento su cui è scritto: CALCI ai caduti! A Roma, in Campo dei Fiori, Giordano Bruno è così ricordato: "A Bruno, il secolo, da lui divinato, qui, dove il rogo arse. Il primato della cultura sulla politica... Sarà vero? Boh! ! ! Esce di casa una vecchia, mal ridotta. Le chiede un'amica: "-Dove vai?" - Risponde: "-Porto , a spasso, la vecchiaia!". BARZELLETTE HAEC IN PARADISO MEMINISSE 1) Si presentano a S. Pietro, nell'anticamera del Paradiso - la moneta da 50, da 100, da 200, da 500, da 1.000 lire; tutte insieme, e chiedono di poter entrare nella gloria eterna. S. Pietro meravigliato e impressionato per una richiesta tanto strana, ne parla al Padreterno il quale concede l'autorizzazione all'ingresso. - le cartamonete da £ 1.000 e da 2.000 S. Pietro ottiene analoga autorizzazione dal Padreterno il quale così commenta: "Ma sì, che questi in Chiesa si vedono spesso..." - le cartamonete da £ 50.000 e da 100.000 S. Pietro si rivolge ancora al Padreterno il quale seccamente risponde "E no! Queste vadano all'Inferno perché in Chiesa non si son viste mai!" 2) Un napoletano povero ma povero, che più povero non si può, chiede a S. Gennaro la grazia di fargli vincere un premio alla lotteria. Prega... prega... ma non vince mai. All'ultima richiesta di aiuto, S. Gennaro scocciato, risponde: "Ma, benedetto figliolo, come ti posso aiutare se non compri il biglietto?!!" 3) Confidenza tra musicisti: - qual è il contrario di melodia? - ... se lo prenda!!! Ranucci IUVABIT -1 Carabinieri: "usi obbedir tacendo e tacendo morir" - L'Arma dei Carabinieri: "Nei secoli fedele" "Virgo fidelis" - Essere anziani è un merito; non è una colpa. - La politica non è una scienza è un'arte (Bismark) - Dopo la settantina... ce n'è una per mattina. - Quando un'anima è arrivata agli 80 carnevali, si può metter gli stivali per andare all'altra vita. - Meglio invidiati che derisi. - E' facile passare dal brodo ai cappelletti in brodo; è più difficile il contrario. - Vis unita, fortior = Viribus unitis - Stultum est dicere : 'putabam' - Di buone intenzioni è lastricata la via dell'Inferno. - Hannibal ad portas Cave cane Attenti al lupo Mamma, li Turchi ! Manducate quae apponuntur Sobrie, iuste et pie vivamus vobis - Dice una vecchia signora: " mio figlio è tanto buono che non deve temere che gli altri lo freghino; si frega da se stesso!". - Virtus in infirmitate perficitur - La prova del "Budino" si fa .. .mangiandolo. - Su un muro del Quartiere Prenestino a Roma, c'è scritto: "Marina! Solo con te; sempre con te. Oltre di te il nulla!" - Diceva un tizio "...ma tu, sei sempre del 1925?" - Zoccolo duro; cuore tenero; cervello debole. - Mezzo cervello... in sette (i componenti di una famiglia) - La rivoluzione si fa con i cannoni e non... con la carta bollata - 1 cercatori d'infinito sono i "facitori" della storia - Gli estremi si toccano. - Chiacchiere e Tabacchiera di legno... il Banco di Napoli non li prende in pegno! - Al passar della falce che pareggia tutte le erbe del prato. - ...al pio colono augurio di più sereno dì. - Il sole che sorge ha maggiori adoratori del sole che tramonta. - Non sempre ha ragione la moglie del ladro - Una pecora sola non colora il gregge (proverbio Sardo) - Ogni paese ha le sue usanze: tante trippe e tante panze - Che senso avrebbe la vita se non ci fosse la morte? - Educad a los ninos y se sarà necessario castigar los hombres - L'attender non ti sia lungo - A Ferragosto il sole ha messo un'altra fascina al forno - Dice un vecchio: "E' finito il tempo della speranza! Comincia il tempo dei ricordi" - Quando il fattore parla ai braccianti, sta sempre dalla parte ...del frumento. - 1 rospi è meglio ingoiarli... quando sono girini. COGNOMI BELLI E BRUTTI Ciascuno ha il cognome che si ritrova e non lo può mutare, salvo casi particolari e con le dovute autorizzazioni. Voglio ricordare alcuni dei più belli che io conosco: Allegrini; Allegrezza; Alunni; Chierici e Chierichetti; Farina, Fiore; Fioretti; Fiorini; Fiorucci; Laurenti; Mensurati Mirabella; Montefiori; Polverini; Rasati e Rosarini; Uccellini. Ce ne sono altri che non è comodo portarsi appresso: Capozzi; Casini; Cucuzza; Mangione; Malandrini; Ometto; Ruzzante; Strozzi.... Questi che seguono sono difficili da... indossare da parte di una donna; Porci; Sorci; Troia; Trippanera. Ce n'è poi, uno talmente indecoroso anatomicamente...che posso solo sussurrartelo discretamente all'orecchio! Il più bel proverbio Viterbese: Q u a n d o il C i m i n o mette il cappello, Viterbese, prendi l'ombrello. L o stornello Viterbese più bello: Fior di patate, Q u a n d o vedete le nespole piangete Perché le son l'ultimo frutto dell'estate. 22 Il Barbarigo ^^cSfam&A c/el oToefo Dr. Augusto Galeotti FEBO... tu che sai poetar servimi d'aio E TIENMI PER LE MANICHE DEL SAIO (Tassoni: La secchia rapita) LA CHIESA LA PIENA PARITA -Conferma, allorché tu sarai pentito, i tuoi fratelli, fragili pur essi, o Simon Pietro, che, con te, son messi a base della Chiesa, in ogni sito! - Raggiunta ormai la piena parità ha la donna, con l'uomo, in tutto il mondo, meno in qualche angolo, che fa da sfondo a questa grande, unita civiltà! Così parlò Gesù, abbiam sentito! Uomini sono, ma nei lor consensi, siamo sicuri che Gesù mai cessi di indicar, da Pastor, la strada a dito! Da duemila anni, sta la Chiesa viva: accoglie chi le vuole essere figlio, dei giubilei, celebra le feste, e, a Satana, si volge con cipiglio. Gesù la guida! Pur, tra le tempeste, arriverà, di sicuro, alla riva! MONTEFIASCONE! Nome,... ricordo di quel monte caro, solo, appartato, sul Lago! Fervente di vita, c'era il Seminario, faro di scienza, alla Diocesi, giacente intorno, quando, nel passato, raro c'era chi fosse, in scienza, competente Lo studio porta a Dio, in modo chiaro: chi cerca verità, ce l'ha evidente! Intenti nello studio, a Dio attaccati, con la preghiera, il canto e. pure, il gioco, limpida vita, lieta si viveva. Dopo anni, ci sentimmo preparati a portare, nel mondo, il divin fuoco dell'amore, che, in cuore, si teneva. SAN BARTOLOMEO! Sui banchi, i nostri posti ancor vediamo! Tutto ci sembra uguale!... Scorticato è san Bartolomeo!... E lì, al lato destro e sinistro, ancor, sempre notiamo Gesù e Maria! Ma consideriamo alto, spazioso, tutto il fabbricato!... Per grande Seminario fu ideato dal santo fondator, che veneriamo: da Dio fu inspirato il suo zelo! Pieni di gioia, torniamo alla Festa, coi cari amici, insieme a noi cresciuti. Ma molti non si sono più veduti! Il Seminario... sempre, però, resta, finché non torni Cristo, giù dal cielo! Oggi, la tecnica va al di là di ogni più inveterato odio profondo! Stava la donna a far l'uomo giocondo, servir doveva in ogni attività! Chiusa, coperta ben, solo al marito, per apparire! -Ogni altro?- L'occhio giù, se passa, oh scandalo! donna, si tiene!Con la televisione, ora, non più, oggi qualsiasi è sfrondato mito! Puoi dir: "Per donna, tu sei fatta bene!" PENSIERI PER UN BUON GIORNO - La mattina non faccio colazione... ...perché penso a te! A mezzogiorno non pranzo... perché penso a te! La sera non ceno... perché penso a te! La notte non dormo.... Perché ci ho una fame da lupi! ! ! - Se sei cieco, ridi con la bocca; se sei sordo, ridi con gli occhi; se sei muto, ridi con le mani... se sei cieco, sordo e muto... ma come fai a ridere?! ! ! - Dice Alberto Sordi: Dio è misericordioso. Ma stai attento, non fare il furbo che lui se ne accorge. - La coerenza è la virtù degli imbecilli GRADOLI I tuoi colli non sono più coperti, come prima, di viti, di colture! Sembrava, l'Aleatico future, eterne glorie serbare doverti! Ora è raro il villano sopra gli erti colli vedersi offrir sue premure a quelle viti! Di altre cose ha cure! Che sono i clivi abbandonati avverti! Degli abitanti il numero è in discesa...! A quali attività ora ti appigli? Per la famiglia, ancora hai grande zelo! Si ancora vivo, Gradoli! Ed in Chiesa, numerosi si vedono i tuoi figli....! Sei ancora pedana per ...slanciarsi in Cielo! IL NOSTRO REGNO! In un bel luogo, alla luce venire che grazia del Signor! Brilla, nel cielo, il caldo sole...a notte, a non finire, trapunto copre noi, di stelle, un velo! I genitori pensano di nutrire noi figli, alati da lor con gran zelo: l'amor di Dio essi ci fan sentire... ci bacian, ci riparano dal gelo. Presto corriam, questa terra godiamo: il verde delle piante, il color vago dei fior, gli innumeri animali...il volo lontano dei gabbiani, sul bel lago, che allarga l'orizzonte. Or conosciamo che regno bello è questo nostro suolo! PENSIERI PER UNA BUONA NOTTE - Chi deve dire qualcosa... parli adesso o mai più. - Dice il grande dietologo: "Quando la gente verrà da me non per dimagrire ma per imparare cos'è bene mangiare per la propria salute, allora sarò davvero felice e soddisfatto nel mio lavoro". - Quando litigano due elefanti ... chi ci rimette è l'erba del prato - Dicono che all'ultimo Festival di S. Remo al Prof. Dulbecco è stata corrisposta una diaria di £ dieci milioni mentre all'attrice Casta la diaria è stata di £ sessanta milioni. Hanno così commentato: "possibile che la testa valga meno... del culo!!!" - Non si può bere Champagne... se la botte è piena di aceto. Una scritta murale così dice: "Come posso chiamarti amico... se un giorno ti ho chiamato "amore"?!! 23 Il Barbarigo FESTA IN SEMINARIO Il Seminario è una comunità, una grande forte famiglia che spera e soffre, gioisce e teme insieme, condivide i turbamenti di ognuno, dal più piccolo al più grande. E quando è il Rettore a vivere una giornata importante, a conseguire un traguardo significativo, l'intera comunità vive la trepidazione e la soddisfazione di lui. Il 26 febbraio 1999 era una giornata già quasi di primavera: la luce limpida, come nuova, speranza di una prossima stagione di sole. Era il giorno della discussione della tesi di Laurea in Pedagogia di Don Jean Paul Gouarin: la mattina è trascorsa con ansia trattenuta sia del laureando che di chi lo circonda. Poi la partenza per l'Università di Arezzo, come tante volte negli ultimi tempi, con quel pulmino bianco, solitamente stracolmo di seminaristi allegri e vocianti, ospitante invece un piccolo gruppo di docenti e amici che volevano condividere con il Rettore anche questa esperienza. Nel primo pomeriggio, finalmente, Don Jean Paul si è trovato di fronte ai professori: la relatrice, nota studiosa di pedagogia, professoressa Serenella Macchietti, annuiva con soddisfazione mentre il laureando esponeva il suo lavoro di tesi "L'Azione Educativa di Santa Lucia Filippini". Rapidamente e felicemente si conclude così un difficile periodo di studio e di ricerca. E ormai notte a Montefiascone: le tante finestre del Seminario brillano tutte illuminate, quasi esultando di gioia; dietro ogni vetro un volto di ragazzo. I seminaristi aspettano il loro Rettore per fare festa con lui, per dimostrargli affetto e ammirazione. Non ci sono personalità, né estranei alla cena di laurea, ma solo coloro che insieme costruiscono ogni giorno di vita. I ragazzi si sono esibiti in vari cori, tra cui una canzone dedicata ad un "ragazzo che era venuto dalla Francia" la serata si è protratta nella ilarità e nella sana gioia di chi cresce nell'amore. Paola Sacco IN RICORDO DI ERSILIA PANNUCCI Non è facile tracciare un breve profilo di una personalità eclettica e fattiva come quella di Ersilia Pannucci: i suoi interessi culturali, il suo impegno costante e generoso hanno abbracciato campi che spaziano dall'archeologia, alla geologia ed al sociale. Nasce a Capodimonte il 22 gennaio 1934, quarta di cinque figli, da Umberto ed Irma Barin. Trascorre parte dell'infanzia con la famiglia a Tunisi, dove il padre è incaricato dell'insegnamento ai figli degli italiani all'estero. Dopo il 31/12/1943, con il ritorno a Capodimonte, Ersilia completa gli studi elementari; supera, poi, gli esami di licenza media grazie all'insegnamento paterno e infine consegue la maturità classica al liceo di Viterbo. Il padre, da tutti conosciuto come "Il Maestro", ha permeato la personalità della figlia, avvalendosene quale insostituibile collaboratrice, specie nel campo archeologico. Ciò ha permesso di far crescere in lei l'amore per questa materia, al punto da divenire lei stessa autrice di varie pubblicazio- ni. tra le altre vanno menzionati: la terza ristampa, con i relativi aggiornamenti, del volume "Bisenzo e le antiche civiltà intorno al lago di Bolsena", la pubblicazione delle ricerche relative alla "Malta" dell'Isola Bisentina, ed altri articoli su varie riviste e libri, per esempio su "Tuscia Viterbese' (voi. 1°, cap. I). Particolare attenzione va dedicata alla sua opera più importante: il libro "Presenti" scritto per ricordare i Caduti di Capodimonte nella II Guerra Mondiale, e poi la breve memoria, pronunciata e stampata in occasione della intitolazione della Caserma dei Carabinieri di Capodimonte al Capitano Giuseppe Pulicari, M.O.V.M. Ed ancora, su richiesta del parroco, Ersilia ha compilato un opuscolo sul prezioso dipinto della Madonna delle Grazie, conservato nella Colleggiata di Capodimonte. L'esperienza maturata nel tempo Le ha permesso di divenire punto di riferimento indispensabile a livello provinciale in occasione di convegni, conferenze, giornate di studio. L'eclettismo di Ersilia, la vastità dei suoi interessi, son coronati dal conseguimento nel 1961 della Laurea in Scienze Geologiche all'Università di Padova. Dopo questo punto di approdo, Ella dedica la sua vita lavorativa all'insegnamento della Matematica e delle Scienze continua a pag. 24 Il Barbarigo 24 segue da pag. 23 Geologiche Naturali nelle scuole statali. Per trentasei anni. Trenta all'incirca dei quali a Marta, tanto che il Sindaco di questo Comune, in segno di profonda riconoscenza per l'azione meritoria svolta e dedicata all'educazione di varie generazioni di giovani, in data 24 gennaio 1998 Le consegna una targa ricordo. Notevole altresì l'impegno nel campo sociale, che la vede coinvolta, prima del conseguimento della laurea, nello svolgimento in Roma dell'attività di Assistente Sociale e poi nella partecipazione fattiva ad ogni iniziativa legata a questo settore: ha istituito la borsa di studio AVIS-AIDO "Ettore Gaddi" presso la Scuola Media di Marta, ha partecipato al consiglio direttivo dell'AVIS-AIDO di Capodimonte sotto la Presidenza del Dott. Vittorio Fanelli, svolgendo opera di proselitismo verso quest'Associazione di volontariato in seno alla scuola ed anche attraverso iniziative collaterali, quale ad esempio la raccolta dei fondi per l'acquisto dell'ambulanza. Si è sposata all'età di 40 anni, moltiplicando la sua profonda capacità affettiva nei riguardi della nuova famiglia, soprattutto allevando con immenso amore materno la figlia che il marito, rimasto vedovo giovanissimo, recava dal precedente matrimonio, e curandone l'educazione sotto l'aspetto religioso, morale e culturale con la tenerezza tenace di una madre naturale. Madre esemplare; moglie fedele e amorosa: per lei esistevano solo la scuola e la famiglia - unico intermezzo, unica concessione al diletto personale lo studio. E il prossimo, naturalmente: donarsi senza remore agli altri, senza selezionare, spesso trascurando se stessa. Purtroppo le è stata richiesta anche la testimonianza del sacrificio prematuro e definitivo. Dopo una lunga ed estenuante malattia si è spenta a Capodimonte in data 23 maggio 1999, munita e donfortata dal senso del sacro che intesse la vita, grazie alla presenza continua dell'amico e collega Don Angelo Pulicari e sollevata dall'inesausto prodigarsi di quanti aveva vicini e più cari: lei quasi a protestare di tanta attenzione, loro angosciati di non fare abbastanza. Questo è stata Ersilia: donna semplice e modesta, che non ha mai fatto pesare la sua competenza e la sua professionalità, perché erano ricchezza disponibile per chi volesse fruirne; moglie madre amica, capace di coniugare bontà, disponibilità e spirito di abnegazione come fossero suoi obblighi. Ha meritato di lasciare incancellabile in quanti l ' h a n n o conosciuta il proprio ricordo CENTRO CULTURALE DI CAPODIMONTE: IN M E M O R I A DI VITTORIO FANELLI COMUNE DI CAP0D1M0NTI ENTRO CULTURALE VITTORIO FANELLI fpJHHH Capodimonte 5 giugno 1999, ore 18: nel Viale Regina Margherita si nota un movimento insolito. Sono intervenuti autorità, cittadini, persone di ogni ceto sociale, per inaugurare il CENTRO CULTURALE del paese. L'iniziativa è dell'Amministrazione Comunale, ma l'interesse è di tutti. Davanti alla struttura edilizia destinata a ciò, nuova ed armonica nella semplicità delle linee, c'è un senso di attesa e di sorpresa, una gioia velata e contenuta, che rimanda ad altre simili manifestazioni, momenti di arte e di poesia, che hanno suscitato il brivido della comunità cittadina, nello scenario suggestivo, inconfondibile di Capodimonte. relazione lo trovava uomo del tempo e dell'ora, proprio perché mirava ad essere in ogni occasione l'uomo di Dio. Dopo il saluto della Dott.ssa Cesari, Assessore alla Cultura della Provincia, la Dott.ssa Petitti, Funzionario della SAEM, è intervenuta con la sua relazione circa la situazione e il restauro della "PIROGA", reperto millenario trattenuto e conservato fino a qualche anno fa nelle acque del lago di Bolsena, ora ospitato nello stesso Centro Culturale. Il Preside Prof. Foti, presidente dell'UNICEF, ha preso la parola rievocando l'amicizia con Vittorio quale provocazione e conferma nei vari momenti di interesse comune, per iniziative umanitarie. La serata si è conclusa con un rinfresco, servito con proprietà, dall'Amministrazione Comunale, con gradimento dei convenuti. Che il Centro viva per quanti, promotori e utenti, servono la cultura della vita e ne aumenti il verde, destinato allo stupore dell'uomo di domani. Il Centro Culturale è intitolato alla Memoria di Vittorio Fanelli. Non è stato difficile scolpire il suo nome sul marmo, dato che era già scolpito nel cuore dei suoi concittadini. Vittorio, uomo di tutti, che ha "fatto centro" proprio perché decentrato dal suo individualismo, dal suo immediato interesse, per essere ritrovato da ogni fratello al di là dell'estrazione politica, sociale, culturale. Il sindaco Dott.ssa Maria Cristina Lambertini ha introdotto la cerimonia e quindi è stata scoperta la targa marmorea artisticamente eseguita, posta sulla facciata centrale sinistra; il Vicario Generale Mons. Pietro Concioli l'ha benedetta. Lo stesso Vicario ha illustrato la personalità dell'ex sindaco Vittorio Fanelli a cominciare dalla sua infanzia particolarmente gioiosa e semplice, facile al sorriso, all'amicizia, all'impegno. Doti destinate a svilupparsi nell'attenzione totale alla sua famiglia, nella cura attenta di ogni impegno. Ogni tipo di S u p p l e m e n t o a «LA VOCE» di Montefiascone (Viterbo) Direttore: Agostino Ballarotto Autorizzazione Tribunale di Viterbo n. 272 del 4/12/82 Spedizione abbonamento postale n. 144 - inf. 70% Redattore: Enzo Serafinelli Stampato nel mese di agosto 2000 Fotocomposizione e stampa: Tipo-lito "Ambrosini" Zona Industriale - Loc. C a m p o Morino A c q u a p e n d e n t e (VT) Tel. 0763/711040 - fax 0763/732188