Supplemento a: "La Voce"
di Montefiascone (VT)
01027 M O N T E F I A S C O N E (VT)
0761/826070
Organo dell'Associazione
degli ex alunni del Collegio
Il seminario minore: Scuola di vita
Quando ci si interroga sul Seminario, purtroppo la prima risposta che viene alla mente, spesso è una risposta già "confezionata". Non c ' è
sempre la volontà di ragionare e di scoprire la
realtà odierna del Seminario. La cultura dell ' u o m o contemporaneo si basa troppo spesso
sull'esperienza personale, sul vissuto ed è difficile accettare che le cose subiscano un cambiamento sia positivo che negativo.
Gli strumenti della conoscenza, la terminologia
delle parole cambiano con la storia, con la mentalità e con le necessità.
E ' in questo contesto che il Seminario deve
operare. Conviene oggi attendere ad una "psicologia della preadolescenza", ma anche ad
una "pedagogia della preadolescenza". Gli an
ni undici-quattordici sono un tempo che richiede attenzioni particolari. Il preadolescente non
va lasciato solo senza però soffocarlo, non
essendo ancora in grado di bastare a sé e di
decidere per conto suo, di misurarsi con le difficoltà della vita e di gestire la propria libertà.
Il Seminario deve manifestare comprensione,
incoraggiamento, fiducia, pazienza.
Il C a r d i n a l B a r b a r i g o u s a v a il t e r m i n e
"Seminario" c o m e oggi lo ha usato il Concilio
Vaticano II, m a con un significato differente a
quello di ieri, con delle aspettative diverse, in
quanto le finalità del Seminario sono cambiate
anche se sempre orientate alla scoperta dell'essere.
I preadolescenti avvertono in sempre maggior
misura l'esigenza di avere accanto persone
capaci di stimolare la loro autonomia, d'istruirli sul come contenersi con sé e con gli altri, di
guidarli a fare scelte giuste ed assennate. Per
questi motivi è necessario impiegare il metodo
della proposta, non d e l l ' i m p o s i z i o n e , della
motivazione anziché dell'imperio, del dialogo
continuo invece del silenzio.
Il
Seminario
Minore,
con
sede
in
Montefiascone, conta q u e s t ' a n n o 28 alunni. Gli
alunni delle Scuola M e d i a sono 21, mentre
quelli della Scuola Superiore sono 7 divisi in
Liceo della Comunicazione, Liceo Classico ed
Istituto Magistrale.
L o scopo del Seminario Minore è di coltivare i
germi della vocazione seminati nei cuori dei
fanciulli. Sotto la guida e la comprensione
degli educatori, oppurtunamente coadiuvati dai
genitori e dai sacerdoti parroci, gli alunni conducono un tenore di vita conveniente all'età ,
alla mentalità e allo sviluppo degli adolescenti
e in piena armonia con le norme di una sana
psicologia dell'età evolutiva, di una esperienza
positiva delle cose umane.
Perciò la proposta vocazionale a s s u m e un
atteggiamento diverso, una partecipazione ad
una condivisione partecipe e non imposta.
I ragazzi di oggi sono più deboli, sono più emotivi, in quanto fragili sono le famiglie.
I ragazzi di oggi sono vittime delle nostre scelte, delle nostre paure, delle nostre fobie. Sono
resi più vulnerabili perché non siamo più in
grado di difenderli. La forza che dava la fede,
la ricerca e la trasmissione di ideali, sono stati
sostituiti dal falso concetto della libertà, della
scelta di c o n s u m i s m o , della pseudo tolleranza.
I frutti di quelle scelte edutiche iniziano a portare i primi frutti: la violenza minorile, l'aggressività, che sono specchio di questa insofferenza.
II compito del Seminario M i n o r e è d u n q u e
di a c c o m p a g n a r e i ragazzi ad una scoperta
della propria identità vocazionale. Il compito
di formare mentalità nuove in vista del sacerdozio spetta al Seminario Maggiore.
Per questo sono complementari nella formazione u m a n a , culturale e spirituale.
Il suscitare interrogativi sul senso della vita,
sulla finalità del dono, sulla scoperta della felicità sono le nuove aspettative della nuova
pastorale vocazionale. Più che mai è la gioia di
essere sacerdote che coinvolge altri a seguire la
stessa strada. E ' la testimonianza del vissuto
quotidiano che suscita nuove vocazioni.
Il Seminario Minore è dunque una vera Scuola
di vita perché prepara il ragazzo a dire sì al
Signore che è il fine della vita cristiana.
Paola
Sacco
1999
BONITATEM, DISCIPLINA*!
ET SCIENTIAM DOCE ME
ORGANIGRAMMA
DIRETTIVO
DELL'ASSOCIAZIONE
Presidente
Enzo SERAFINELLI
Presidente onorario
Francesco RANUCCI
Assistente:
Mons. Antonio PATRIZI
Ministro-economo
Nazzareno FANTERA
Rettori:
Don Giampaolo GOUARIN
Don Domenico SEVERI
COMITATO
DI
COORDINAMENTO
Chierici:
Agostino BALLAROTTO
Fabio FABENE
Antonio PAPACCHINI
Luigi PICOTTI
Laici:
Elio GIRALDO
Girolamo MERLO
Alvise ZINI
ANIMATORI
DI
ZONA:
Acquapendente:
Enzo SERAFINELLI
Moti tefiascone :
Nazzareno FANTERA
Tarquinia:
Lamberto CROCCHIONI
Valentano:
Giustino D'ASCENZI
Civitavecchia:
Giuseppe FINORI
SOCI COOPTATI NEL
COMITATO
gli ex Rettori:
Don Alfredo CENTO
Don Sabatino CORDOVANI
Mons. Luigi MOCINI
ed inoltre:
Peppino CAMILLETTI
Girolamo D" ERAMO
Pietro CONCIOLI
Arturo FABI
Manfredi MORNERI
Ennio PICCIONI
Carlo PILERI
Giovanni PILERI
Cesare TACCONI
2
Il Barbarigo
Associazione e x - a l u n n i Collegio B a r b a r i g o - Montefiascone
ASSEMBLEA ANNUALE DEL 24 AGOSTO 1999
Relazione spedita dal Presidente Onorario che non
è stata letta all'Assemblea
Quando io nacqui mi disse una voce:
"tu sei nato a portar la tua croce!".
Io piangendo la croce abbracciai
che dal cielo assegnata mi fu;
poi all'intorno guardai e guardai:
tutti portan la croce quaggiù!
Chi la ricorda questa sestina che il defunto Prof.
Don Ferdinando Governatori ci fece mandare a
memoria, in primo ginnasio, all'inizio dell'anno
scolastico 1934-35?
Io ricordo solo questa prima: e la ricordo bene,
come vedete. Ma ce n'erano altre 3 o 4, in prosecuzione, che erano una enumerazione di croci e
che si son perdute - purtroppo! - nella notte dei
tempi. Tra questi esempi c'era anche una Signora
che - "la ricca imbandigione levata" - e cioè,
dopo un pranzo succulento, non so più quali suoi
guai lamentasse.
Se c'è tra voi qualcuno che ancora ricorda qualche verso di quella poesia, la trascriva: proveremo
così a ricostruirla: era molto interessante e significativa. Peccato che io non ricordi più il nome
dell'autore di quei versi: altrimenti sarebbe facile
andare a reperirli (fu forse Panzacchi?)
E vengo al tema.
Chi è tra noi - e, in genere, tra i comuni mortali che non abbia i suoi guai e quindi non debba portar la sua croce?
Amici miei, ce n'è per tutti! Non guardate le
apparenze che spesso ingannano i penetrati nei
cuori e nelle coscienze, e vedrete quante preoccupazioni, quanta tristezza!
Diceva Carducci:
A le querce ed a noi tu puoi cantare
l'umana tua tristezza e il vostro duol!
Vedi come pacato e azzurro è il mare,
come a lui, ridente, discende il sol!
E beato lui che poteva scaricare le sue sofferenze
sulle querce e sui cipressi!
Rifletti un momento!
Ci sono anzitutto i guai fisici del tuo corpo: i
dolori degli organi interni (il cuore, lo stomaco, il
fegato...); i dolori delle ossa, della pelle..., ci son
anche i dolori dei denti che quando ti arrivano
addosso ti fanno pensare a quel detto famoso di
Don Domenicone Codoni (un ex alunno
Valentanese morto circa il 1930) il quale, imperterrito, così sentenziò: "Il Padreterno ha fatto
buone tutte le cose ma una l'ha fatta sbagliata: e
cioè doveva far nascere anche gli uomini col
becco; sì, proprio col becco, come gli uccelli; così
non ci sarebbe stato il mal di denti!"
Ma Don Domenicone non pensava, nella sua analisi filosofica, che ci sarebbe stato, forse, il mal di
becco! E quale tra i due mali, sarebbe stato il
meno fastidioso? - Toh! ci avevi pensato tu?
Ai guai tuoi, poi, si aggiungono i guai di tua
moglie: dolori diffusi, sofferenze di ogni genere:
le mani, i piedi, le spalle, la spina dorsale... e quei
maledetti capelli che imbiancano, cadono... Ma
non basta: c'è quel callo al piede, quel durone,
quell'unghia incarnita che ti fa veder le stelle!
A proposito: lo sai come quel vecchio parroco di
campagna spiegava ai bambini del Catechismo il
mistero dell'incarnazione di nostro Signore Gesù
Cristo? Così! Dice: Gesù si è incarnato e lui che
era Dio chissà quanto ha sofferto nell'assumere
forma e sostanza del corpo umano! Pensate: se a
voi duole una piccola unghia incarnita...quanto
tribolate?! Ebbene; Gesù si è incarnato tutto: dalla
cima dei capelli...giù giù fino alle unghie dei
piedi che tutte erano - pur esse - incarnite!!!
Dunque riprendiamo il discorso.
E poi ci sono i guai dei figli: quello, non ha voglia
di far niente, quell'altro vuole la moto, quell'altro
non gli parlar di studio; ce n'è un altro che bussa
a denari tutti i giorni; un altro ancora che è perennemente insoddisfatto... E c'è pure di peggio: c'è
chi non trova lavoro, c'è chi non ha casa; c'è chi
ha problemi di convivenza con la moglie, col
marito....
Ma ti credi che basta? Macché! Ci sono i nipoti:
quello ha la febbre; quell'altro è all'ospedale con
l'appendicite; quell'altro...non c'è verso di portarlo dal barbiere a tagliarsi i capelli; quello qua,
quello là! Insomma: nell'arco della giornata, per
una piccola soddisfazione che ti ritrovi, hai cento
guai: e la notte non dormi, pensandoci sù. E ti
devi pure dichiarar soddisfatto e contento perché,
in fondo, son tutti questi, solo piccoli guai!
Che se poi i guai (o meglio, le croci) son grandi...
meglio non parlarne: un figlio paralitico, un nipo-
3 Il Barbarigo
te drogato, un ragazzo affetto di malattia incurabile... Quante croci! Ti senti mortificato, preoccupato, ansioso, o rovinato!
Il mio discorso continua così.
Quando sono andato in pensione, più di dieci anni
fa, insieme a mia moglie, avevamo fatto grandi
progetti: quel che non mi era stato possibile fare
nei precedenti 65 anni, lo avrei fatto adesso, subito: avrei recuperato il tempo perduto; avrei corso,
sarei andato; avrei fatto...
Insomma avevamo pronto un bel programma:
vasto ben articolato: letture, congressi, conferenze, musei, monumenti... e poi, viaggi: l'Europa,
l'America...; perfino gli esercizi spirituali una
volta l'anno.
E, invece, che mi ritrovo? Senti.
Io mi alzo tutte le mattine alle 5,30. Alle 6 faccio
una veloce colazione: un bicchiere di thè ben zuccherato e ben limonato, una mela, un'arancia...
un po' di frutta di stagione.
Poi mentre in casa mia c'è il più profondo silenzio, che faccio? Prendo la penna, qualche foglio
di carta e scrivo... Che scrivo? Le mie memorie,
i pensieri, le riflessioni, la piccola filosofia della
mia vita. Ho un'ora tutta per me e solo per me. In
quell'ora, son peggio di Machiavelli: "Mi rivesto
di paludamenti regali" e parlo, colloquio, discuto... Con chi? Con tutti: con i miei genitori, i miei
nonni, i miei amici di un tempo. Ricostruisco così
la mia vita: tento di capire, di spiegarmi i fatti, gli
avvenimenti. Ma non so dare risposta. Perché
quel mio amico che era tanto forte è morto così
giovane? E perché io, che ero tra tutti il più gracilino, sono ancora qui? Perché quel mio
Professore, che era tanto bravo, è morto giovane
in mezzo a grosse sofferenze? Perché? Perché?
Perché? Mistero! La vita è "vanitas vanitatum - et
omnia vanitas".
Ma andiamo avanti col discorso. Dove eravamo
rimasti? Ecco: io mi alzo alle 5,30. Intanto che
scrivo, il mio orecchio è attento al telefono: l'ora
critica va dalle 5,30 alle 7. Se per le 7 non è arrivata nessuna telefonata da parte dei miei figli che
chiedono soccorso per i loro figli... allora son
uomo libero e posso programmare la giornata
insieme a mia moglie.
Ma poi che programmo? "Va al mercato, va al
supermercato! Va alla posta che scade quella rata!
Va in banca che non c'è più, in casa, manco un
"copeco"! Ricordati delle scarpe dal calzolaio: fa
quella telefonata...".
Ogni momento c'è una preoccupazione, un piccolo guaio...
Insomma non c'è un momento per una evasione
spensierata, per una fuga dalle cose meschine
della vita. Le grandi idee, le grosse ambizioni...
son volate via "come nebbia al sole". Se ci penso
bene: "solum mihi superest sepulchrum!".
***
Adesso tiro la somma.
Son soddisfatto di questa mia vita, costellata di
tanti piccoli guai, di piccole croci?
In assoluto no! Sono insoddisfatto ma non per
questo mi sento infelice. Mi sento schiavizzato e
oggetto di attenzione solo quando la mia opera è
ancora utile: e mi rammarico.
Però, se mi guardo attorno; se guardo, cioè, le
croci, le grandi croci, che mortificano l'esistenza
di tanti miei amici...allora debbo dir di sì. E cioè,
son felice e nemmeno me ne accorgo: o meglio:
me ne accorgo e ne ringrazio il Signore. Accetto
le mie croci come momenti di purificazione e le
offro al Signore per la mia salvezza e per conforto delle persone che mi son care.
Rifletto: la mia vita è una corsa continua contro il
tempo e contro lo spazio: la mia giornata dovreb-
be esser lunga 24 ore. Corro, non mi fermo mai:
corre il cervello, corrono le gambe; e questa corsa
fa bene al corpo e allo spirito.
Io mi sento ancora dentro lo spirito giovanile e la
forza di quel ciliegio dello Zanella che diceva:
"Andrei coi venti ad azzuffarmi ancora!".
Invece: ecco la contraddizione, la sofferenza, la
croce: devo stare attento al freddo, alla tramontana...perché i bay-pass potrebbero soffrirne.
Debbo star pure attento ai campi magnetici della
Banca perché il pace-maker potrebbe stararsi e
allora...sarebbero guai!
Dice mia moglie: "mettiti il cappotto, mettiti la
sciarpa, il maglione, la scoppoletta..." Io "obbedisco" come Garibaldi.
Però, soffro il caldo: vorrei buttar via tutto e invece no; debbo far come dice Febbraio che "grandi
e piccoli imbacucca" !
Dirai: però viene l'estate e allora ti basta una
canottiera e un paio di calzoncini. Macché! Là,
c'è uno spiffero d'aria fresca; qua, c'è troppo sole
che brucia la pelle... E poi; la mattina l'aria è fresca: "mettiti la camicia, che ti raffreddi!".
La filastrocca potrebbe continuare a lungo.
Io la mia piccola storia di croci l'ho raccontata.
Ora tocca a voi raccontare la vostra.
"Stretta è la foglia,
larga è la via;
dite la vostra
che ho detto la mia"!
La conclusione qual è!
Va bene così; anzi benissimo.
Io corro e il correre mi fa bene.
Io ho le mie piccole croci e le sopporto serenamente ringraziandone il Signore. Anzi; neppure le
dico, queste mie croci, per non mettere in agitazione i miei amici.
Vivo sereno perché la serenità te la trovi dentro e
nessuno te ce la può mettere.
Vivo in pace con Dio e con gli uomini.
Mi conforto con quel che diceva S. Paolo nella
lettera ai Galati (5:4,5: ricordate? "O insensati
Galati!"): "Ciascuno esamini la propria condotta
e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso
e non negli altri: ciascuno, infatti, porterà il proprio fardello".
E che cos'è il fardello se non la croce?
Io porto la mia, di croce; tu porta la tua. Non ti
lamentare, non ti spazientire: eleva il tuo spirito
sopra le miserie della vita e ringraziane di tutto
cuore il Signore perché sei un privilegiato!
Francesco
Ranucci
Il Barbarigo
Assemblea Annuale: S. Bartolomeo '99
4
E ' la prima volta che l ' A s s e m b l e a annuale
degli ex-alunni viene effettuata d'estate, in
occasione della Festa di S. Bartolomeo, il 24
Agosto.
I motivi dello spostamento di data sono stati
molteplici: la chiusura del Seminario per la gita
dei Seminaristi (dal 23 al 25 Aprile) l'assenza
dei Sacerdoti (il 25 aprile ricadeva di domenica
e quindi erano impegnati nel loro ministero
parrocchiale) e impegni vari già presi da qualcuno di quelli sempre presenti.
Comunque è stato bello lo stesso: ci sono stati
alcuni, che in precedenza non erano mai venuti!
Ci siamo ritrovati tutti nel cortile, in un clima di
festa: saluti, abbracci, baci, presentazioni...
poi in Chiesa per la M e s s a Solenne concelebrata da M o n s . Vescovo, Lorenzo Chiarinelli, e
alcuni sacerdoti.
Tutt'intorno all'altare i giovani seminaristi del
Barbarigo, con i nuovi, "vestiti" la sera prima,
il 23 agosto, in occasione dei primi vespri, che
d a v a n o inizio alla f e s t a in o n o r e di S.
Bartolomeo apostolo.
La solita omelia toccante, con i nuovi seminaristi, i genitori, i parenti e gli amici, che non
riuscivano a trattenere la loro commozione.
E anche noi ex-alunni abbiamo partecipato con
gioia.
Al termine ci siamo fermati un p o ' lì fuori, tra i
canestri, le ciambelle e tutto il resto, che contribuiva al folclore di questa solennità, poi con
calma e in amicizia ci siamo ritrovati nella
"Sala dei Professori" per il C o n v e g n o .
II Presidente prende la parola, saluta tutti, riferendo la telefonata del presidente onorario
Ranucci, e legge la lettera inviata dal carissimo
don Tonino Pelosi.
Invita, come sempre, tutti a contribuire alla vita
del Seminario (con piccole offerte saltuarie), a
scrivere articoli per un giornale sempre più
interessante e più n u o v o , a segnalare nomi di
ex-alunni ancora mancanti dagli elenchi ed
eventuali malattie e decessi.
Passa quindi alla presentazione dei relatori. Per
la prima volta è presente M o n s . Vescovo,
Lorenzo Chiarinelli. Comincia a parlare: è con-
tento di essere tra noi, lo si capisce al v o l o . . .
Prende spunto dalle lettere di don Tonino: l'allora... diventi "ora"!
Un albero non deve mai staccarsi dalle proprie
radici...
Però non deve esistere soltanto la nostalgia...
Riconosce all'associazione degli ex-alunni un
Patrimonio, culturale, spirituale e pastorale:
quello, che è stato appreso, che ci ha guidato in
gioventù e nella nostra vita attiva, nei settori in
cui operiamo o abbiamo operato, non può rimanere chiuso in noi, m a deve essere messo a
disposizione delle nostre comunità.
Invita tutti a collaborare per la Beatificazione
del "nostro" Card. Barbarigo: ognuno di noi
può fare la sua parte...
C o n c o m m o z i o n e parla della C a u s a di
Beatificazione. Tutta la diocesi è in attesa del
" M i r a c o l o " che può dare l'impulso decisivo...
E invita a pregare!
O f f r e suggerimenti per le tematiche del giornale dell'associazione, già molto apprezzato:
devono essere sempre più importanti e trattare
argomenti inerenti al Seminario, al Fondatore,
alle varie realtà parrocchiali...
La parola passa poi al Rettore del "Seminario
Barbarigo", don Giampaolo Gouarin, che ci
parla dei seminaristi, ci illustra la vita del
Seminario, la scuola, gli impegni, i p r o b l e m i . . .
Porta a conoscenza di tutti le spese sostenute
ultimamente e da spendere in un prossimo futuro: impianti elettrici e del gas a norma per la
cucina, ripulire il salone, sistemare i bagni e le
docce. Ringrazia l'associazione per le preghiere e le offerte; sensibilizza per le giornate "Pro
Seminario", da tenersi annualmente in tutte le
parrocchie, soprattutto per portare a conoscenza delle singole comunità il Seminario e l ' i m portanza di vocazioni continue per la "vigna
del Signore", sempre più povera di operai!
Gli interventi di alcuni ex-alunni hanno colmato velocemente il t e m p o e non è stato possibile
leggere la relazione che il Presidente Onorario
aveva scritto appositamente per l'Assemblea: si
può c o m u n q u e leggere su questo giornale.
Il ministro-economo, Nazzareno, si è messo a
raccogliere le quote: la gestione è sempre in
attivo! Quindi tutti a pranzo, da " M i l ù " , in riva
al lago di Montefiascone. Ci ha apparecchiato
all'aperto, sotto il pergolato, e siamo stati bene,
come sempre! Il solito rammarico: ma possibile che alcuni proprio non riescono mai ad essere presenti!?... Chissà che un altro anno, per il
Giubileo... Arrivederci al 2000!
Serafinelli
Enzo
"La Comunità del Seminario esprime riconoscenza e gratitudine a tutti gli ex-alunni,
che sensibili all'appello del Presidente,
hanno offerto un loro contributo per le
necessità del Seminario, per una somma
complessiva di L. 505.000
Elenco EX-Alunni donatori nel 1999!
Mocini Don Luigi
Moriconi Claudio
Piovani Dino
Raggi Augusto
Raggi Patrizio
Ranalli Giovanni
Ranucci Francesco
Serafinelli Enzo
Solo 8... e gli altri?
5 Il Barbarigo
Le prediche
Nel corso di 70 anni, da quando ho l'uso di ragione, ho assistito a non so quante Messe e ho ascoltato una infinità di Prediche.
Provo a fare un conto veloce: ogni anno ho sentito, mediamente, 100 prediche che, moltiplicate
per 70, fanno 7.000. Tante! ! !
Sapete voi, di queste, quante ne son rimaste nella
mia memoria? Pochissime. Eccole.
Un Prete Monfortano parlò un giorno della
"Vocazione": una tema molto chiaro: preciso, univoco. Disse che la vocazione non era solo la sua,
al Sacerdozio; né quella delle Monache/Suore alla
verginità. Disse che tutti gli uomini hanno una
loro vocazione: al matrimonio, alla cultura, alle
attività professionali, al lavoro manuale... La
cosa essenziale è che ciascuno resti fedele alla
chiamata e sia coerente alla norma etica che quella sua vocazione comporta.
Don Agostino, il Decano di Montefiascone, fece,
tanti anni fa, una predica ai bambini sulla SS.
Trinità. Provò a spiegare il mistero; ma fu... poco
persuasivo.
Fu efficacissimo, però, il messaggio ai bambini.
Quel suo ripetere, ad ogni esemplificazione, i
nomi "Padre-Figlio-Spirito Santo" mi riempie
ancora orecchi e intelligenza. La "Predica" di don
Agostino, che è ancor vivo e vegeto!, fatevela
ripetere da lui.
Tutto qui! - Non ricordo altro.
Ho provato, molte volte, finita la Messa, a chiedere ai bambini e agli adulti quale fosse il contenuto,
il tema, della Predica; ma... con scarsi risultati!
Eppure ci son tanti sacerdoti che predicano bene:
ma le loro Prediche non lasciano traccia: parole al
vento !
Ammiro oggi, le Prediche di don Remo, il mio
Parroco, in S. Luca, a Roma. Son , le sue, prediche ben preparate, ben presentate: stile sobrio,
lucido, raziocinante, culturalmente elevate e ricche di dottrina. Bravo, anzi bravissimo, il mio don
Remo. Però...nessuna delle sue Prediche è rimasta nella mia memoria .
Due grandi Vescovi ho sentito parlare: con piacere, con ammirazione, con convincimento: Mons.
Boccadoro (il Vescovo della mia gioventù, recentemente defunto) e Mons. Boccaccio (mio
Parroco in S. Luca, Vescovo attualmente a
Frosinone); entrambi facevano (e fanno tuttora)
onore, per un verso o per l'altro, al loro cognome:
Ma nessuna delle loro Prediche è rimasta nella
mia memoria.
Gran "Parlatore" (ma non certo grande "oratore")
era il Card. Poletti che spesso conciliava il sonno
per la monotonia del suo dire ma che, tuttavia,
affascinava perché parlava con garbo: esposizione logica, profondi concetti, argomentazioni convincenti. Si vedeva che preparava attentamente le
sue Prediche. Purtuttavia nessuna di esse è rimasta nella mia memoria...
Mi domando, tante volte, il perché di questo
vuoto di memoria.
Trovo la spiegazione nel fatto che mai le Prediche
hanno un tema preciso, univoco.
I Preti, cioè, nella grande maggioranza, non preparano bene le loro Prediche: le improvvisano e
spesso... "sproloquiano" ripetendo le stesse idee,
quasi con identiche parole.
Chi ascolta queste Prediche "onnicomprensive",
se ha Fede, comprende, giustifica, perdona; chi
non ha Fede, compiange e commisera.
Occorre, a questo punto, chiarire che il nocciolo
del discorso che sto facendo, non sta nel "bel parlare" e neppur nel bel "raziocinare". Le Prediche
del Curato d'Ars, ad esempio, non sono modello di
arte oratoria né di profondi concetti filosofici: sono
modello di una irrepetibile ricchezza interiore.
II nocciolo è un altro: è il contenuto della Predica,
il suo "tema" centrale.
Anche un Prete che ha scarse arti oratorie ma cen-
tra bene il "tema" del suo intervento può suscitare non solo consenso (che è poco) ma anche convincimenti profondi.
E qui (cioè sul "Tema" della Predica) bisognerebbe aprire un discorso (dialogo a vasto raggio) per
verificare se è possibile una linea di condotta
comune.
Io dico la mia: e la dico sommessamente. Ma di
quel che dico sono profondamente convinto e poi
ne spiegherò le motivazioni. Mi farebbe piacere,
però, che questa mia breve riflessione sia recepita e vagliata da chi ha orecchie attente e intelligenza volta al futuro: che non sia, cioè, scartata
come intromissione indebita; ma occasione e stimolo per un ripensamento e un approfondimento.
Faccio anche una confidenza: di quel che sto per
dire ne ho parlato con diversi sacerdoti, miei
amici, presso i quali ho facile accesso; che posso
impunemente provocare e con i quali mi confronto lealmente e anche talora, animosamente; inutilmente, però,! Essi (chissà!) per pigrizia mentale o
per assuefazione ad una consolidata tradizione...
non hanno ritenuto opportuno approfondire le mie
proposte.
Ma io, instancabile! continuo la mia piccola-grande battaglia di rinnovamento; e ci provo, adesso,
con i Sacerdoti Viterbesi, molti dei quali sono
miei carissimi amici di gioventù,, sperando un
miglior successo
La "Tesi" è questa: ogni Predica deve trattare un
solo tema, un solo argomento.
Queste sono le "Premesse":
a) La Messa domenicale è l'unico punto di riferimento e d'incontro per ogni comunità ecclesiale.
Essa non deve essere solo occasione per soddisfare il "Precetto" (che sarebbe una interpretazione
riduttiva ed egoistica) ma anche, e soprattutto,
punto di riferimento per programmare, sotto la
guida del Sacerdote, tempi e modi per vivere la
vita cristiana nell'intervallo tra una Messa festiva
e la successiva.
b) La "Predica" è il momento centrale della vita
comunitaria. Essa deve costituire il punto di
incontro di tutta la comunità che in essa si confronta e da cui trae stimolo per il progetto di vita
cristiana: vissuta e partecipata.
Queste sono le "modalità operative":
a) il "tema" della Predica deve essere ben illustrato nei suoi risvolti culturali, storici, dogmatici
e morali.
b) il "tema" deve essere scelto tra quelli che più
evidentemente emergono dalle Letture domenicali.
c) il "tema" deve essere scelto nel contesto di una
programmazione annuale in modo che, alla fine di
ciascun anno liturgico, siano esaminati i più salienti aspetti dogmatico-morali della vita sociale.
d) la scelta dei "temi" deve essere effettuata da un
gruppo di chierici e laici che abbiano cultura
profonda religiosa e mentalità aperta sul presente
e sul futuro.
e) la programmazione annuale deve tener conto
della realtà territoriale e di prevalenti interessi
della popolazione.
f) all'inizio dell'anno liturgico dovrà essere
opportunamente pubblicizzato il calendario dei
"temi" di ciascuna delle domeniche successive.
Questi sono tempi e modi della "verifica":
1) In tutte le Chiese della Parrocchia e in tutte le
Messe di quella certa domenica, tutti i Preti trattano lo stesso "tema" e tutti i Parrocchiani debbono
sapere che a qualunque Messa parteciperanno, sentiranno parlare di quel solo, univoco argomento.
2) Scelto il "tema", è ovvio che ciascun Sacerdote
lo interpreterà e lo illustrerà secondo il suo stile, i
suoi gusti, la sua cultura, il carisma...
3) Ogni Sacerdote preparerà bene la sua Predica,
fino ai dettagli più semplici.
4) Quel "tema" deve essere proposto all'intera
comunità come momento operativo per la settimana successiva e il Sacerdote proporrà alcune modalità operative che rendono il "tema" attuabile.
5) Ogni giorno della settimana, ad una certa ora, la
comunità ecclesiale "stacca" per un momento il
suo lavoro e ciascuno si interroga se e come sta
realizzando il "tema". La scelta di quel momento
deve essere concordata con tutta la comunità
tenendo conto delle abitudini e delle consuetudini.
6) La domenica successiva, all'inizio della nuova
Predica, il Sacerdote verificherà, insieme ai fedeli se, come e quando è stato realizzato il "tema"
proposto la domenica precedente.
Questo è l'obiettivo:
Ciascuno deve sentirsi membro della Comunità
nel cui interno egli opera; nessuno può agire in
solitudine ignorando gli altri; tutti debbono percorrere insieme lo stesso cammino di Fede.
Insomma: la comunità è tale solo quando ciascuno è cosciente di appartenervi ed opera e agisce in
sintonia con gli altri.
Questi sono i corollari:
a) Ottima cosa sarebbe se l'intera Diocesi, guidata dal suo Vescovo, adottasse questo progetto di
Messa "monotematica".
In questo caso tutti si sentirebbero membri non
solo della Comunità parrocchiale ma della più
vasta comunità diocesana.
E sarebbe questo un modo di dare un senso e un
significato alla Diocesi che, altrimenti, corre
rischio di essere solo vocabolo burocratico.
b) Il Vescovo dovrebbe farsi carico di controllare
come predicano i suoi Preti. E poi guidarli, stimolarli...
La Predica domenicale è, oggi, l'unico strumento
di Evangelizzazione: e questo strumento bisogna
usarlo bene: con intelligenza, con accortezza.
Schema di una Predica
3" Domenica di Quaresima
1) Punto di riferimento - L'Acqua
2) Tema settimanale - La purificazione interiore
3) Impegno della Comunità
Ogni volta che si usa l'acqua si pensa al tema
4) Esempio - L'acqua del Missionario
Punto di riferimento - L'Acqua
La funzione dell'acqua nella vita della Terra
degli Animali, delle Piante, dei Pesci, dell'Uomo
Riferimenti culturali: Come nasce
l'acqua.
Come si muovono le nuvole. Perché piove, perché
grandina, perché nevica
Riferimenti Biblici: Il passaggio del Mar Rosso.
La roccia dell'Oreb. Il pozzo della Samaritana.
Tema settimanale: La Purificazione interiore
Come avviene la purificazione dello spirito: Il
pentimento. Il colloquio con Dio. La confessione.
Il proponimento.
Impegno della Comunità
La Comunità si riconosce: ogni mattina quando si
lava il viso e i denti; più volte al giorno quando
beve l'acqua o si lava le mani; una volta la settimana quando fa il bagno.
Esempio
Il Missionario parla della sete degli Africani: 2
ore al giorno di marcia per procurarsi un secchio
d'acqua... da bere:
Io ho comprato una pompa per il sollevamento
dell'acqua e l'ho mandata al Nunzio Apostolico
in Angola.
Francesco Ranucci
6 Il Barbarigo
TRENTANNI ED OLTRE... FRAMMENTI DI VITA
II 1° MAGGIO 1999: Dopo oltre trentanni
(1968-1999) i "Querciaioli" della IIIa Liceo si incontrano
1° Maggio: Festa del Lavoro... Questa volta, sul piazzale antistante la Basilica di S. Maria della
Quercia, non ci sono cortei, bandiere... lavoratori con foulards, megafoni e schiamazzo...
Alle 11,30 cominciano ad arrivare le prime macchine... Scendono uomini di mezz'età (magari!...) Sì, sono proprio loro, i Cinquantenni (Classe 1949) della 3° Liceo, con qualche piccolo cambiamento nel fisico... Chi un po' ingrassato, chi con pochi capelli (eufemismo... Eh
Loris...!), chi brizzolato (o per meglio dire coi capelli bianco-neri); le rughe poi...
Bartolaccini Italo, Mariani Enrico, Olimpieri Giuseppe, Serafinelli Enzo, ex Barbarigo, Cenci
Piero, Faggioli Marcello, Feliziani Paolo, Lodolini don Lido, Luciani Loris, Pace don Mauro,
Romagnoli Damiano, Saccarello Roberto di altre Diocesi.
Abbracci, baci, pacche sulle spalle, risate...
E' veramente un giorno di festa, e che festa... Alcuni non si vedevano più dagli esami del 3°
Liceo, da 31 anni circa!
Negli occhi lucidi traspare anche una leggera commozione.
Una visitina a tutti i luoghi della gioventù: la Basilica, i chiostri, la sala "La Cordaire" (dove la
classe 1949 vinse il Festival con il Quartetto "The Whigs" e la canzone "Ragazzo triste":
Bandini, Gabrielli, Mariani e Serafinelli), il campo da pallavolo e quello da calcio (dove si sente
ancora oggi l'eco... delle imprese calcistiche della classe 1949, sicuramente lo "squadrone" di
tutta la storia del Seminario Regionale), i dormitori, gli studi, le Cappelle, i luoghi per la ricreazione interna, poi alle 13 tutti a pranzo nel nuovo "Ristorante"... vicino al refettorio.
Il direttore, De Stefanis Vincenzo (anche lui ex-Querciaiolo) ci ha trattato bene...
Avevamo appena iniziato... e, dopo l'antipasto e un assaggino dei vini, stavamo passandoci
le foto dell'anno 1967-68 (la mitica "Liceal 3", lo studio, il refettorio, una delle tante feste,
nel chiostro, in parrocchia, a Roma in "Piazza Navona" con gli studenti del Liceo Classico
"Buratti": alcune sono pubblicati in questa pagina!), quando... 13° (neanche a farlo apposta!)
è arrivato Tredicino, Bandini don Domenico, ed ha cominciato...
Il pranzo è stato tutto un raccontare i vari aneddoti e una risata continua.
Di cose da ricordare ne avevamo... e, tra una portata e l'altra, un brindisi, qualche canzone e
battute varie, abbiamo passato tutto il pomeriggio in fraterna amicizia.
Dopo il commiato di rito, lo scambio dei numeri di telefono e le promesse di rivederci il più
presto possibile... tutti a casa, sicuramente più contenti!
Serafinelli
Enzo
Giornata Missionaria - 22 Ottobre 1967
Santa Maria Nuova
Dicembre 1967: a Piazza Navona con gli studenti e le studentesse del Liceo Classico "Buratti" di Viterbo
7 Il Barbarigo
ELENCO EX-ALUNNI
CHE HANNO VERSATO
LA QUOTA SOCIALE
PER IL 1999
psèsìp^
Ballarono Don Agostino - Bartolaccini Italo Bartoleschi Giuseppe - Citti Bazzuoli Rita Contadini Angelo - Costantini Gioacchino Cruciani Guglielmo - D'Eramo Girolamo Di Francesco Franco - Fabi Arturo - Fantera
Nazzareno - Finori Giuseppe - Fronti Don
Franco - Galeotti Augusto - Gigliozzi
Edoardo - La Rosa Rodolfo - Marinelli Don
Emilio - Merlo Girolamo - Mocini Don Luigi
- Montanucci Massimo - Moriconi Claudio Morneri Manfredi - Nicoletti Pietro Papacchini Don Antonio - Papacchini Don
Giuseppe - Picotti Don Luigi - Pileri Don
Carlo - Piovani Dino - Raggi Augusto Ranalli Giovanni - Ranucci Francesco Raponi Don Luigi - Serafinelli Enzo Spadaccia Luigi - Sperapani Vincenzo Stefanini Alessandro - Tacconi Cesare
Soltanto
38...
e gli
altri?
IMPORTANTE
PER TUTTI
Negli
elenchi
dei soci,
allegati
1996
sicuramente
"Il Barbarigo"
inesattezze
Ognuno
o mancano
di noi può
dimenticato,
qualche
con una lettera
Lo stesso
decessi...
E scrivete
articolo
giornale,
su
a
renderli
correzione,
amico...
o una
telefonapurtroppo,
per il
qualunque
prossimo
argomento....
Grazie!
SITUAZIONE FINANZIARIA
ENTRATE
Rimanenza gestione al 24/8/99
Quote sociali riscosse al 31 /12/99
776.000
1.677.00
totale
2.453.000
Spedizione: "II Barbarigo" 1998
9/11/99:
Offerta al "Seminario Barbarigo"
Stampa giornale
"Il Barbarigo '99" 400 copie
90.000
USCITE
5
1 - 3° Liceo 1967-'68
2 - 3° Liceo: Ordinazioni 5 Novembre 1967
3 - 3° Liceo 1967-'68 - In piedi: Forti don Elio, Contadini
Angelo, Luciani Loris, Serafinelli Enzo, Gino Gabrielli, E.
Mariani. Accasciati: Bandini Domenico, Feliziani Paolo,
Cenci Piero, Pace Mauro (Cap.), Romagnoli Damiano.
Olimpieri Pino.
4 - Il presidente, concentrato per una versione di latino!
5 - Giornata Missionaria 22 ottobre 1967 - S. Maria Nuova
totale
ENTRATE
USCITE
r i m a n e n z a gestione
e
qualche
vale,
per gli inevitabili
qualche
sono
nomi.
segnalando
ta al Presidente.
giornale
ci
contribuire
più esatti, apportando
più completi,
dei
al
500.000
1.500.000
2.090.00
2.453.000
2.090.000
363.000
8 Il Barbarigo
• LICEO della COMUNICAZIONE "S. Pietro" •
•
• Quadro orario
Che cosa è:
A n a l i z z a n d o le esigenze emergenti
dalla società attuale, appare chiaro
quanto sia importante ed urgente collegare la Scuola con i problemi scaturiti dalla società stessa; nel m o n d o
della Scuola, quindi è fondamentale
l ' u t i l i z z o delle n u o v e m e t o d o l o g i e
didattiche al fine di formare individui
in grado di adeguarsi ai frequenti
cambiamenti ai quali sono soggetti. Il
Liceo
della
Comunicazione
ha
appunto lo scopo di sviluppare e formare il rapporto comunicativo con la
caratteristica della licealità, f o r n e n d o
agli allievi gli strumenti necessari per
lo sviluppo delle capacità cognitive e
critiche attraverso l ' a p p r o f o n d i m e n t o
delle varie discipline. Nel progetto del
Liceo della Comunicazione vengono
rivedute ed ampliate le tre grandi aree
fondamentali, quali: letterario-artistica,
storico-filosofico-giuridica
e
matematico-scientifico-tecnologica,
per consentire agli allievi u n o sviluppo più proficuo ed organico con l'intenzione di aumentare il loro livello di
maturità.
• Ecco tutti gli Indirizzi:
Sociale: ha l'obiettivo di analizzare la
complessità dei rapporti interpersonali
(campo Socio-Assistenziale)
Ambientale: mira a sensibilizzare i giovani al rispetto ed alla tutela dell'ambiente (operatore o tecnico ambientale e forestale, responsabile di parchi ed aree protette, operatore turistico ambientale)
Civiltà Comparate: si prefigge di sensibilizzare ad una visione mondiale della
società umana e della cultura (operatore
turistico ed operatore linguistico nei servizi dell'informazione e delle comunicazioni)
Beni Culturali: è rivolta ai giovani interessati alla tutela del patrimonio artisticoculturale (operatore museale, allestimento mostre, gestione biblioteche ed archiviazione e catalogazione di reperti e
documenti storici)
Comunicazioni Tecnologiche: si rivolge
a coloro che mostrano interesse per
l'informatica e le comunicazioni tecnologiche
Spettacolo: è indicato per i giovani che
mostrano interesse per il mondo artistico
Sportivo: si rivolge a coloro che intendono iscriversi agli Istituti Superiori di
Educazione Fisica (ISEF)
• • •
Detto Liceo, trasferito presso i locali del Seminario Barbarigo è un tipo
di Scuola:
•
rilascia
Scientifica
•
Diploma
di
Maturità
Tutti gli indirizzi consentono
l'iscrizione
a qualsiasi Facoltà Universitaria o per
chi vuole inserirsi nel mondo del lavoro
ad un qualsiasi corso post-diploma che
rilascia un diploma di qualifica.
I
area comune:
1
Religone
2
Ed. Fisica
5
Italiano
2
Geografia
1A Lingua staniera 3
Disegno e St. Arte 2
2
Storia
Filosofia
Diritto/Economia
4
Matematica
Fisica
Scienze nat. Chim.
Inform./Com. Tecn. 2
Sociale:
3
Latino
2
Musica
2
Ed. Sociale
Sociol.Psic.Pedag.
Ambientale:
Geografia
Fisica
2
Scienze nat. Chim 2
Ed. Ambientale
2
Civiltà Comparate:
Latino
3
2 A Lingua Straniera 4
Civiltà Comparate
Beni Culturali:
Geografia
2
Disegno/St. Arte
3
Latino
Comunicazione Tecnol.:
1
Matematica
2
Fisica
Inform. Com. Tecn. 2
Sist. di Elab. e Tras.
Spettacolo:
Disegno/St. arte
Musica
2
T.tro/Cin ./Rad/Tv 3
Sportivo:
3
Ed. Fisica
Scienze nat., Chim 2
2A Lingua straniera
2
Musica
II
1
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3
1
3
3
1
dura 5 anni
•
c o n s e n t e l ' a c c e s s o a qualsiasi
Facoltà Universitaria e Concorsi
Pubblici
•
articolata in 7 opzioni o indirizzi
Per informazioni rivolgersi presso la segreteria
dell'Istituto
Magistrale
e
Liceo
della
Comunicazione "S. Pietro" tutti i giorni dalle
ore 9,00 alle ore 12.00 in Via Trento, 57 Montefìascone (Vt) - tel.lfax 0761.826.070
9 Il Barbarigo
IN MISS!
Fra le varie esperienze all'estero ricordo particolarmente un episodio curioso avvenuto durante la mia
permanenza in Turchia nel 1957 per tre mesi circa per trattare e concludere un contratto di cinque milioni di dollari per la fornitura di un impianto filoviario completo (100 filobus, 50 Km. di linea aerea, 5
sottostazioni per l'alimentazione a 600V. corrente continua) alla Società Municipalizzata dei trasporti
di Istanbul (I.E.T.T.), per conto della Società Ansaldo di Genova.
Durante la trattativa una sera sono stato invitato da funzionari della suddetta I.E.T.T, ad una gita sul
Bosforo, verso il Mar Nero sulla sponda Europea. In macchina abbiamo lasciato la città e percorso una
bella strada litoranea che costeggia il Bosforo.
Ormai fuori dall'abitato ai lati della strada c'era un efficientissimo impianto di illuminazione con lampade a vapore di mercurio, che si giustificherebbe soltanto per un viale di città, in zona abitata.
Ha fatto cortesemente notare, scusandomi per la mia intromissione negli affari del comune di Istanbul,
che quell'impianto mi sembrava sprecato per una strada extraurbana e che forse era meglio spendere la
stessa cifra per sistemare tante carenze che avevo notato nelle strade interne alla città (pavimentazione,
scarichi fognari, ecc.).
La risposta che mi è stata data da uno dei miei accompagnatori, con tono piuttosto depresso, è stata
testualmente (in francese):
"Il faut faire quelque chose, si on veut y gagner dedans"), il che significa in buon italiano che se si
vogliono lucrare tangenti occorre che ci sia un qualche contratto di fornitura, qualunque esso sia, necessario o no, utile o meno alla popolazione, purché ci sia un buon guadagno per chi tratta l'affare.
Tutto il mondo è paese e l'"auri sacra fames" è una malattia molto diffusa nel mondo, come ho potuto
constatare anche in altre occasioni, anche se il mio compito specifico è sempre stato di carattere tecnico e commerciale, senza mai entrare in transazioni segrete con funzionari di pochi scrupoli.
Concludo con la speranza che il mondo migliori in futuro e prevalga una legge morale di comportamento oltre l'interesse personale.
Ing. Luigi Mei
RICORDANDO UN AMICO
CARISSIMO: ANTONIO EGIDI
Alla vigilia della
Pasqua, quando tutto
parla e dice Resurrezione, vita nuova in
Cristo, vogliamo ricordare Antonio e
lasciar parlare la sua
vita, breve nel tempo,
ma intensa e profonda
nello spirito.
Con lui abbiamo condiviso gli anni burrascosi dell'adolescenza e quelli della giovinezza, carichi di
sogni e di speranze. Poi, le situazioni e le scelte di
vita, ci hanno separato ma non diviso, perché è
sempre rimasto l'affetto, la stima reciproca e il
desiderio di ritrovarci insieme.
Sì, il tempo non ha cancellato nulla e tutt'ora,
siamo legati nell'amore del Signore che dà solidità
all'amicizia e la fa perdurare nell'eternità.
Antonio era nato il 28 Aprile 1949 a Piansano,
A
dove ha trascorso gli anni della fanciullezza e dove
ha sempre fatto ritorno, anche quando frequentava
la Facoltà di chimica e tecniche farmaceutiche
presso l'Università La Sapienza di Roma.
Dopo la laurea, avuto il posto nella farmacia
dell'Ospedale di Tarquinia, si è sposato con Rita
Fanti di Ischia di Castro, stabilendosi a Tarquinia.
Annalisa e Marco Mariano hanno allietato la loro
vita matrimoniale.
E poi, nel vigore dell'età matura, dopo aver combattuto con forza e coraggio la sua battaglia, il
Signore l'ha chiamato a sè la sera del 10 novembre
1998.
Lo ricordiamo ora, così, perché lo sentiamo sempre
con noi e vogliamo dare testimonianza della sua
fede cristiana, della sua squisita amicizia, della sua
onestà e professionalità nel lavoro, della sua
fedeltà alla famiglia.
Grazie Antonio per quello che sei stato e sei per
noi!
m •M
•
rf
MEMORIA DI
LAMBERTO CROCCHIONI
E stato alunno del Seminario negli anni '30.
Io l'ho appena conosciuto, all'inizio dell'anno
scolastico 1934-35. Lui frequentava la quinta
classe del Ginnasio ed io incominciavo allora la
mia avventure nel mondo Falisco.
Lasciò quasi subito e se ne ritornò in famiglia a
Tarquinia dove era nato e dove poi trascorse la
vita.
L'ho rivisto tanti anni dopo... quando eravamo
diventati quasi vecchi.
Era uomo semplice, affabile, cordiale, generoso.
Dava fiducia e ne riceveva in contraccambio simpatia ed amicizia; in uno scambio di cordialità e
col sorriso sempre aperto.
Nonostante fosse stato lasciato dalla moglie, era
rimasto sereno vivendo la sua solitudine con
grande Fede nel Signore, sempre presente nel
fondo del suo cuore. A Tarquinia è stato esempio
per tutti (parenti, amici e conoscenti) di serietà e
di moralità che scaturiscono da una formazione
spirituale profonda, sentita e vissuta.
Ha partecipato per molti anni ai nostri incontri
annuali a Montefiascone. Ne era felice! Rivedere
i luoghi della giovinezza, incontrare gli amici di
un tempo... gli conciliava grande serenità interiore. Ora ci ha lasciati: con la discrezione e con la
serenità con cui era vissuto. Ma ha lasciato, in
ciascuno di noi che l'abbiamo conosciuto, un
vuoto profondo e tanta tristessa.
Dormi in pace, amico Lamberto.
Ranucci
Morto Monsignor Ragonesi
era originario di Bagnaia
È morto il 22/03/2000
a Roma monsignor Remigio Ragonesi, nato a
Bagnaia 79 anni fa.
Seminarista, non passò inosservato e il cardinal Clemente Micara
si interessò per il suo
trasferimento a Roma.
Qui, il 26 maggio
1945, Remigio Ragonesi fu ordinato sacerdote e lavorò nella curia fino al giugno del 1971.
In quell'estate, difatti, fu ordinato vescovo ausiliare di Roma, facendosi apprezzare per le sue
doti. È stato Vice Gerente di Roma e, a 75 anni,
rimase a riposo nella capitale come canonico di S.
Pietro dove si sono svolti i funerali.
ANTICLERICALE
TUTTO D'UN PEZZO
Montefiascone: 3 a media 1962-63 - "La Folgore". In alto da sinistra: Contadini, Bocchini, Egidi, Mugnaini, Mariani, Serafinelli.
In basso: Papacchini, Bartolaccini, Bandini, Bellavita, M o n c o n i .
Il Patto di Londra, con il quale l'Italia si
impegnava a scendere in guerra contro
gli Imperi Centrali, nel 1915-18, tra le
varie sue clausole, ne conteneva una fondamentale dettata dal Ministro degli
Esteri italiano, Sonnino. Questa: dalla
futura conferenza della pace doveva essere escluso qualsiasi intervento del
Vaticano. E così fu!
Il Barbarigo
10
LA BIRRA
Dicono che il meglio della birra si gusti al
primo sorso; per questo gli amanti fanno
durare quel sorso più a lungo possibile...
fino a vedere il fondo del boccale!
Dicono che Ramsess III, il quale regnò,
in Egitto, intorno al 1200 A.C., si vantava di aver consacrato agli dei 466.303
anfore di birra, né una più, né una meno!
I Greci e i Romani consideravano la birra
una bevanda da barbari, e Plinio (nella
sua Storia naturale) dice che essa è buona
soltanto a far bella la pelle delle donne!
L'Imperatore bizantino Michele III condannava a morte i suoi nemici obbligandoli ad ingoiare birra senza interruzione
fino a scoppiarne. Però, i monaci di St.
Gallen offrivano birra alle turbe dei pellegrini che per di là passavano: "Hic
peregrinorum laetetur turba recepta".
Del vino si ricorda l'inventore: Noè (per
gli Ebrei), Dioniso (per i pagani). La birra
non si sa chi l'ha inventata; non ha;,,
cioè, un inventore storico.
Dopo la rivolta di Spartaco, nel 71 a.C;,
dicevano che la birra dei Traci e degli
Spagnoli "è un nettare, se la gusti nell'ombra e nel silenzio della tua villa
suburbana; veleno di morte, se la mesci e
la offri entro le mura della città di
Roma".
Dice Cesare, a proposito degli Svevi:
"Vinum ad se omnino importari non
sinunt, quod ea re ad laborem ferendum
remollescere homines atque effeminari
arbitrantur".
I Vettii, quelli della famosa casa di
Pompei, avevano una fiorente casa di
commercio dei vini; non risulta che commerciassero birra.
Dice il ditirambo di Redi:
Chi la squallida cervogia
alle labbra sue congiunge,
presto muore o rado giunge
all'età vecchia e barbogia.
Beva il sidro d'Inghilterra
chi vuol gir presto sotterra;
chi vuol gir presto alla morte,
le bevande usi del Norte!
Il modermismo nella storia della Chiesa
Dice Ernesto Bonaiuti,... gran cervello, gran penna..., ma troppa vena polemica; "La
condanna del Modernismo fu un ciclone uraganico, perché aveva schiantato, nel terreno della cultura ecclesiastica, tutta una giovane fioritura piena di promesse. Il clero
italiano, bruscamente distratto e perentoriamente, da ogni interesse culturale che non
fosse la ripetizione sbiadita ed esangue delle ormai scarnificate e mummificate tradizioni della Scolastica teologica, si era buttato nelle lotte politiche e sociali del paese,
a capofitto!"
Oremus prò Rege nostro!
Il Concordato Napoleonico tra Chiesa e Francia post-rivoluzionaria, statuiva una preghiera pubblica per il Governo, a conclusione delle cerimonie religiose.
Questa tradizione si protrasse fino ad epoca recente. A Montefiascone, per esempio,
alla fine della Messa capitolare domenicale, i Canonici pregavano "prò Rege nostro
Victorio Emmanuele/ Dominus conservet eum"... Anche adesso, nelle preghiere dei
fedeli durante la Messa, c'è sempre una preghiera "per i Governatori e per i Reggitori
delle Nazioni".
Ma i nostri Ministri lo sanno che in tutte le Chiese si prega per loro? Chi glielo dice?
LE FRASI STORICHE!
"Ubi allium, ibi Roma"; "ubi hordeum, ibi cervisia" (la birra), dicevano gli antichi!
"Fuori i barbari!", disse il Papa Giulio II.
"Vigliacco! Tu uccidi un uomo morto!" disse Ferrucci a Maramaldo.
"Eppur la gira!", disse Galileo.
"L'Italia è il paese dei morti! "Disse Lamartine.
"Il vino ha l'aroma del nettare, la birra ha il lezzo del caprone"! (Giuliano l'apostata).
"Bevi, Rosmunda! "Disse Alboino.
"A tout Seigneur, tout honneur"! Dicono i Francesi.
R.l. n.
società cooperativa a.r.l.
cod. fise. n.
c.c.i.a.a. Viterbo n. 6 0 2 2
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Montefiascone FONDATA IL 31 MARZO 1928
banca
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Tutte le operazioni di Banca alle migliori condizioni
Credito Agrario di ESERCIZIO • Crediti allArtigianato • Responsabilità Civile Auto
L A
BICICLETTA
Pantani ha vinto il Giro
d'Italia e quello di Francia!
Tutti son felici e contenti.
Anche Prodi, che gli telefona:
"Complimenti, caro collega
della bici!"
ASSOCIATA ALL'ISTITUTO CENTRALE DELLE BANCHE POPOLARI ITALIANE
ASSOCIATA ALLA SOC. ITALIANA PER IL LEASING
MONTEFIASCONE - Via Indipendenza n. 4 - Tel. 0761/826080 - 825464
GROTTE S. STEFANO - Via della Stazione, 121 /A - Tel. 0761 /367611
MARTA - Piazza Umberto I - Tel. 0761/870622
ONANO - Via Cavour, 42 - Tel. 0763/378529
VITERBO - Via Armando Diaz, 52 - Tel. 0761/345295
TUSCANIA - Via Giuseppe Cerasa, 2 / 4 - Tel. 0761/443422
ARLENA DI CASTRO - Via Regina Elena, 36 - Tel. 0761/430680
11 Il Barbarigo
Pentecoste col Papa
DETTI FAMOSI
La vigilia di Pentecoste 1998, in Piazza S. Pietro, a far festa con il Papa, c 'erano tanti giovani, proprio tanti. L'Osservatore Romano parlava di mezzo milione; i giornali della Sinistra
economica, (e cioè quelli che dimezzano le forze cattoliche e raddoppiano quelle estremiste)prima parlavano di duecentomila, ma poi, accortisi di aver troppo minimizzato, hanno
detto che erano trecentomila. Comunque la si voglia mettere, erano tanti, venuti da tutto il
mondo: allegri, festosi, scherzosi: in pace con Dio e tra di loro!
Hanno domandato al Card. Casaroli (che, poi, è morto qualche giorno dopo) quanti mai fossero effettivamente quei giovani. Il Cardinale, arguto e scherzoso come sempre, ha dato la
ricetta giusta per contare tutte quelle persone presenti. Questa: "Prima si contano le gambe,
poi si divide per due, e il conto è fatto!" Bravo Cardinale! I giovani si sono fatta una gran risata! I giornalisti della Sinistra Economica si son guardati le gambe e su quelle son fuggiti! Un
travaso di bile meritato!
- Senza un tozzo di pane, non muove la coda
nemmeno un cane!
- Tra la vanità e il ridicolo, il passo è breve!
- I poveri vivono nella città, ma...non fanno
parte della città!
- Il dibattito ideologico è l'ossigeno della democrazia!
- La democrazia non è il regime delle persone
che vanno d'accordo; è il sistema che permette
alla gente, che non la pensa allo stesso modo, di
convivere, senza... i coltelli e le pistole!
- Un popolo senza terra: una terra senza popolo!
- Taci! Il nemico ti ascolta
- Talleyrand disse: "-L'uomo ha avuto il dono
della parola per nascondere il suo pensiero.
- Aliis licet... tibi non licet!
- Gli Inglesi? "-La razza più odiosa che Dio
abbia mai creata, nella... sua collera!" (Heinrich Heine).
- Solo chi osa... vola!
- Le rivoluzioni si riconoscono dai frutti !
- A certe persone bisognerebbe tagliar la testa,
prima che la usino!
- Quanto è difficile far le cose facili!
- La Storia è la scienza delle infelicità degli
uomini !
- Moderazione, in tutte le cose: anche nel peccare!
- Per fare la frittata, bisogna pur rompere le
uova!
- In natura non c ' è nessun animale da uova e da
latte contemporaneamente.
P.S. Un celebre scrittore-filosofo, leader di quella "intellighentia" che osannava Stalin ed i
suoi misfatti e che, in questi ultimi tempi, ha rialzato la testa e la voce, ha dichiarato che
la religiosità delle folle di pellegrini, che vanno a S. Pietro, non è degna di rispetto, perché "rozza, primitiva, barbarica". Questo è l'aperitivo che quel leader ci ha offerto! Lo
aspettiamo al varco, per l'Anno Santo! Ci spiegherà quale sarà il primo piatto, poi il
secondo, il contorno... il dolce... fino all'ammazzacaffè. Date le premesse, il suo sarà un
pranzo indigesto, per smaltire il quale, il menù dovrà essere completato con un bel... bicchiere di ricino! Bum!
t
Prof. Enzo Serafinetti
M. Antonietta Bucossi
CONSULENTI EDITORIALI DI ZONA
(Enciclopedie - Grandi opere - Atlanti - Dizionari...)
Per le case Editrici DE AGOSTINI - GARZANTI - UTET
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CRONACA VELOCE
- Il Colonnello Bernacca, tanti anni fa, sbagliò clamorosamente una previsione del tempo: preannunciò
la pioggia per l'indomani e invece splendeva un sole sfolgorante.
Lo incontrai in Piazza a Lavinio e gli dissi: "Sig. Colonnello, ieri sera è andato... tutto storto! Vede che
tempo?!!"
Lui sorridendo, rispose:
"Figlio mio, sopra le nuvole ci capisce solo il Padreterno!".
- Quando, negli anni '30 il Regime Fascista decise di abolire il "Lei" e impose a tutti l'uso del "Voi", si
pose un problema tra i Canonici della Cattedrale di Montefiascone. Il Canonico Giubilei (che era stato
in precedenza Rettore del Seminario avrebbe dovuto essere chiamato ancora Giubilei o dovette chiamarsi Giubivoi"?
- Il Giubileo del 1933 fu "straordinario": fuori cioè dai consueti paradigmi temporali venticinquennali.
Fu il Giubileo del 19° secolo della morte di Gesù, io, allora, ero bambino, e ricordo poco. Ricordo benissimo, però, che alle ore 3 pomeridiane del Venerdì Santo quando Gesù "emisit spiritum", le campane
della Collegiata di Valentano suonarono a morto per un quarto d'ora e in quel quarto d'ora tutta la popolazione smise le consuete faccende e concentrò il suo spirito sulla morte di Gesù.
Così le donne smisero di lavorare in casa: gli artigiani interruppero il lavoro nelle botteghe; i contadini
posarono vanghe e zappe. Si fece il silenzio più assoluto. Anche i bambini smisero per le strade e le piazzette del paese i loro giochi. Gli impiegati delle pubbliche amministrazioni posarono le penne e i registri, fecero silenzio finché durò il suono delle campane. Tutti si fermarono: le donne si affacciarono alle
finestre, gli artigiani uscirono fuori della bottega, i contadini si levarono il cappello da lavoro.
Furono pochi minuti di silenzio da cui tutti furono coinvolti, ma fu silenzio assoluto.
Ne ho ancora vivissimo il ricordo.
LA PAGINA
DELLA MAMMA
Questo è l'ideale della mamma
materna.
Beata la mamma che:
- sorride anche in mezzo alla tempesta;
- sa parlare anche ai visi duri e tenebrosi;
- non insegna la vita facile;
- sgrida e rimprovera con amore;
- non urla mai;
- ama teneramente e non spaventa nessuno;
- trova il tempo per parlare col marito e con i figli;
- mangia con i famigliari e non li serve;
- serve tutti senza che nessuno se ne accorga;
- sa pregare e insegna a pregare;
- guarda al Cielo e ne indica la via ai figli
Questa ne è la carta
d'identità:
testa: pensa a tutto e a tutti;
viso: sereno e rassicurante;
bocca: non dice mai parole indecenti;
occhi: dolci e luminosi;
orecchie; ascolta tutti specialmente i sofferenti;
mani: sempre in movimento per dare aiuto;
cuore: aperto e disponibile;
lavoro: continuo ma intervallato da pause di riposo;
carattere: allegro, festoso;
segni particolari: l'ultima che va a letto; la prima
che si alza.
PS: Se tu conosci una mamma siffatta... mandane la fotografia.
Ranucci
Il Barbarigo
12
LA VITA QUOTIDIANA NEL SEMINARIO DI
MONTEFIASCONE (SECOLI XVIII E XIX)
Quando, nel 1687, il cardinale Marco Antonio
Barbarigo prese possesso della sua diocesi e
visitò il piccolo seminario di Montefiascone,
dislocato presso la ex-casa parrocchiale di S.
Bartolomeo, si rese immediatamente conto del
gran lavoro che lo attendeva. Venti anni prima, il
vescovo Paluzio Albertoni-Altieri, aveva eretto
quel minuscolo seminario accogliendovi cinque
alunni sotto la direzione di un prefetto, ma a causa
delle scarse rendite, che non permettevano di
finanziare scuole e maestri propri, i chierici erano
costretti a frequentare la scuola di grammatica
della città. Oltre a ciò, i cinque o sei seminaristi
erano materialmente accuditi da una donna.
Una volta aperto il nuovo seminario, il Barbarigo
stabilì regole più rigorose - direttamente derivate
da quella "Ratio Studiorum" che, ispirata alle
direttive di Carlo Borromeo, da circa venti anni si
stava perfezionando presso il seminario di Padova
- facendole stampare nel 1693 ad uso del seminario di Montefiascone:
Eccovi, Figlioli, messe alla luce delle
stampe, per vostra direzione e guida,
quelle santissime Leggi, la cui osservanza è stata tanto desiderata [...]
Queste Regole sono parto nobilissimo
uscito, dopo lunghe consulte con Dio,
e con gli uomini savi, da quella grande idea di santità, e di prudenza nel
governo della gioventù ecclesiastica,
che è nota al mondo tutto, S. Carlo
Borromeo [...] Dal Seminario di
Montefiascone, li 20 febbraio 1693.
Le Regole - che erano strutturate in quattro parti
dedicate rispettivamente ai seminaristi, all'ordinamento degli studi, all'amministrazione del
seminario e ai superiori - furono parzialmente
riportate anche in appendice al volume dei decreti relativi al Sinodo che il Barbarigo convocò nel
1692. Questa scelta si rivela eloquente su come il
Vescovo fondatore intendesse il seminario, e cioè
"aperto ed in continua relazione con la vita diocesana, al punto che il "Corpus" legislativo del
Seminario [venne] ad essere parte integrante
della disciplina di tutta la Chiesa particolare".
Le due sezioni relative alle regole del seminario
furono riportate alle pagine 43-64 dell'appendice
al volume stampato a Roma nel 1693. Nella
prima, intitolata "DE REGULIS PERTINENTIBUS AD UNIVERSUM SEMINARIJ REGIMEN", si trovano cinque capitoli di carattere
generale: "De gubernatione Spirituali", "De studijs", "De Exercitatione Clericorum In Concionibus habendis", "De Cantu & Scriptione", "De
Gubernatione
Temporali. De Mensa" ; nella
seconda parte, intitolata "CONSTITUTIONES,
ET REGULAE AD CLERICOS SEMINARIJ
PERTINENTES", altri sette capitoli rivolti più
direttamente al comportamento dei seminaristi:
"De scopo Clericorum Seminarif', "De pijs exercitationibus",
"De Disciplina,
&
moribus",
"Quae ad studia pertinent", "De Vestitu", "De
Domesticis exercitijs, alijsque praestandis, cum
domo exeunt", "De Infirmis".
Ancora pochi mesi prima della sua morte, il car-
45
CONSTITVTIONES , ET REG.VLiE
•iti-
.
r
|
_
•
A d Clericos Seminarij
De Scopo Clericorum
i" -t • "a," '
pertlnenccs.
Seminari].
C A P V T
I.
Dolcfccntcs, quifingulariDei beneficio f u n e
dele<fti, vt in Seminario inflituantur, id potiffimum intelligere debent, cuius gratia Concili) Tridentini Decreto Seminario. infinita fint ; & i n t e l l i gentes,fepiusanimo repetere, omncfque neruos intendere, vt illud diuina ope fuffra gante,ad animarum
f a l u t e m , a d Ecelefise v t i l i t a t e m , & Paftorum fblatiur^
uantur.
:
A
dinaie Barbarigo così scriveva, al rettore del
seminario di Montefiascone Mazzinelli, al riguardo delle Regole: 'We//a sua scuola, come in quella de gl'altri faccia osservare quel tanto viene
disposto nel libretto intitolato Ratio Studiorum
stampato in Padova com'ella sa [...] Roma, 13,
Gennaio 1706".
A questo proposito il rettore doveva far sì che
ognuno degli studenti avesse il libretto delle regole ed inoltre, nelle "camerate de' mezzani e dei
piccoli che non hanno senno bastantemente maturo [...] ogni 8. giorni per lo spazio di mezz'ora",
i prefetti avevano l'incarico di leggergliele e spiegargliele.
Dai capitoli che compongono le diverse edizioni
del regolamento, dalla Sacra visita eseguita dallo
stesso Vescovo nel 1703-1704 e da altri documenti esistenti presso l'archivio del Seminario,
oltre alle note di carattere religioso e didattico che
in questo contesto non vengono considerate, si
rilevano numerose informazioni sui particolari
aspetti del vivere quotidiano di quei tempi e, specialmente, del vivere in seminario.
1.1 L'AMMISSIONE
Erano ammessi al seminario, come alunni o convittori, soltanto i ragazzi che avevano compiuto
dodici anni o che li stavano per compiere. Gli
alunni erano i veri seminaristi, mentre i convittori - cittadini di ambedue la città e diocesi; in maggior parte, però, stranieri ed i più anche ultra
montani ed ultra marini, tra i quali illustrissimi
per sangue - entravano in seminario principalmente per ricevere una buona istruzione.
Venti di questi adolescenti, provenienti dai vari
paesi della diocesi, erano mantenuti dalla munifi-
cenza del Vescovo; la retta di altri quattro ragazzi
di Montefiascone era a carico dell'ospedale della
città; alcuni, specie di nazionalità straniera, venivano finanziati dalle elemosine pontificie; tutti gli
altri, che si mantenevano a proprie spese, al
momento dell'ingresso in seminario dovevano
presentare un fideiussore a garanzia del regolare
pagamento della retta.
1.2 IL VESTIARIO
Gli aspiranti seminaristi, che si distinguevano dai
convittori per il vestiario esterno color paonazzo,
dovevano essere forniti di due vesti talari di lana,
usate per uscire dal seminario e nelle occasioni
importanti - cum in publicum prodeunt, violacei
coloris vestes induant - e di altri due vestiti comuni, uno per l'estate e uno per l'inverno, da usare
esclusivamente all'interno del
seminario.
Dovevano poi possedere un ampio mantello a
ruota, o ferraiolum, un cappello regolamentare e
un berretto internamente nero, una cintura, almeno sei camicie, dodici colletti, calzoni corti neri,
due o tre asciugamani, fazzoletti ed altra biancheria a seconda delle necessità.
Ai convittori, che indossavano vesti di colore
nero più corte, o zimarre, era concesso anche l'uso
di guanti. Le scarpe erano nere per tutti. Non
erano tollerati gli indumenti di cattiva qualità né,
tantomeno, quelli eccessivamente eleganti; erano
pertanto proibiti i colletti troppo elaborati, le
guarnizioni di pelliccia, le camicie con le maniche
abbondanti, i vestiti con il collo troppo largo.
1 3 IGIENE E SALUTE
L'igiene personale dei ragazzi era quella contemplata dai tempi e quindi - ai nostri occhi di perso-
Il Barbarico
ne abituate agli attuali livelli di asetticità e di
comfort - piuttosto carente. Essa consisteva nell'obbligo di lavarsi mani e viso ogni mattina, "ma
anche di tanto in tanto nel corso dell'estate i
piedi, dovendo anticipatamente prevenire perché
il rispettivo Cameriere porti a tale effetto l'acqua
tepida, e un recipiente atto a tal lozione". Per il
taglio della barba e dei capelli, gli studenti dovevano ricorrere al personale addetto in quanto era
"severamente vietato il tener [...] rasoj e forbici,
non potendo alcuno radersi la barba da se stesso,
o tagliarsi i Capelli"; tra l'altro, sui capelli che
non tagliati alla moda, i chierici avevano l'obbligo di radervi una chierica ben visibile. Le unghie
dovevano essere "senza lordura" e tagliate frequentemente. La biancheria, che si voleva
"monda d'ogni sozzura" e quindi andava cambiata "spesso", veniva lavata da alcune lavandaie del
paese e riportata in seminario il sabato sera.
In quanto allo sputare in terra, usanza molto
comune all'epoca, non bisognava farlo alla presenza di persone "ragguardevoli, e dove il pavimento sia mondo ed oliato, o coperto di tappeti".
Se un conoscente o un amico avesse avuto l'alito
cattivo, era buona norma informarlo del problema, dato che il cattivo odore "non si avverte da
chi lo spira, e [...] moltissimo infastidisce tutti
coloro, ai quali tocca ragionarvi". L'avvertito
doveva "sciacquarsi spesso, e molto bene la
bocca, e farsi pulire i denti" e quando questo non
fosse stato sufficiente avrebbe dovuto farsi estrarre "f denti guasti, e cavernosi".
Per i bisogni corporali vi erano delle latrine; una
di queste era collocata in fondo al corridoio delle
scuole e le relative chiavi erano custodite dai portinai.
Singolare risulta il capitoletto ove si segnala
come tra "le precipue sorgenti delle malattie nel
Seminario e Collegio [vi fossero] le indigestioni,
mangiandosi cioè frutta ed altri cibi che si mandano ai Convittori e Alunni dalle proprie Case,
come pure li riscaldamenti ed infreddagioni che
si contraggono da' giovani a cagion delle lunghe
passeggiate, o del soverchio abuso del fuoco nell'inverno". Nello stesso paragrafo viene quindi
previsto che le passeggiate estive dovevano effettuarsi due ore prima del tramonto e viene proibito l'uso del "focone" in camera quando il carbone
non fosse stato bene acceso. Il Barbarigo stesso
interveniva, talvolta, con suggerimenti a salvaguardia della salute dei suoi seminaristi: "Il giuoco della ruzola alla tramontana haverà forse caggionato l'infiamatione di gola, patita con incommodo da codesti giovaneti; e questa non fosse la
causa, credo che viene caggionata dal vino, che
nelle case loro non se gli da che molto temperato; però ordinerà che a medesimi, che non hanno
tanto giudizio, di temperarselo con l'acqua; lo
faccia per loro il refettoriere, e vederà in effetto
che in avvenire non haveranno più a sofferire
simile incommodo". L'acqua da bere, quando non
miscelata al vino, era utilizzata sia naturale, cioè
"cruda", che "cotta", cioè bollita. Una stanza del
seminario era adibita ad infermeria.
1.4 LE CAMERATE
Vi erano quattro dormitori per gli alunni e sette
per i convittori, distribuiti secondo l'età, per un
totale di undici ambienti, ognuno dei quali contrassegnato dal nome di un santo, della Madonna
o dell'Angelo custode. In un inventario del 1848,
ove si trovano registrate due stanze di meno, oltre
a quella della Madonna, si rilevano quelle di s.
13
R E G O L E
RIGUARDANTI
I
©
DOVERI
DEI SIGNORI
SUPERIORI E PROFESSORI
DEL VENER. SEMINARIO
w'-
E COLLEGIO
DI
M-. FIJSCONE
E
CORNETO
MONTEFIASCONE
C O I T I P I DEL SEMINARIO
Filippo Neri, di s. Gaetano, di s. Francesco, di s.
Antonio da Padova, di s. Margherita, di s. Luigi,
di s. Carlo Borromeo e di s. Flaviano. In ogni
dormitorio, oltre agli otto o nove letti dei ragazzi
che di media componevano una camerata, si trovava anche il letto di un prefetto. I cameroni rimanevano illuminati per tutta la notte da una lampada ad olio che, se si fosse spenta, doveva essere
immediatamente riaccesa, con dei "fosferini",
dall'ebdomadario di turno. I ragazzi, tanto nell'andare a letto che nel levarsi, dovevano rispettare un rigoroso silenzio. I letti, distinti, separati ed
uguali per tutti, di giorno rimanevano piegati e
decentemente coperti; ma mentre quelli dei seminaristi dovevano essere rifatti dagli stessi ragazzi
- unusquisque lectum suum componat; e loco suo
omnes lordes amoveat - quelli dei convittori venivano riordinati dai camerieri addetti a pulire quotidianamente le camerate. Oltre al letto, ogni
ragazzo aveva in dotazione una sedia ed uno scrittoio con armadietto.
1.5 IL VITTO
I ragazzi ospiti del seminario dovevano mangiare
con "civiltà e creanza" ed a questo proposito il
rettore aveva l'incarico di "andar girando pel
Refettorio [...] per meglio osservarli". I posti del
refettorio erano assegnati; agli studenti più piccoli erano riservati quelli al centro della stanza.
Durante i pasti, a turno, uno studente leggeva ad
alta voce, e "non stentatamente", testi di carattere
spirituale; chi leggeva male, oltre ad essere corretto pubblicamente, poteva essere punito. Il
refettoriere, responsabile della pulizia del refettorio, tra i vari incarichi aveva quello di nettare settimanalmente col "polverino" bottiglie, bicchieri
e posate; di collocare una bottiglia grande d'acqua ogni due piccole di vino; di controllare che
venisse usato un piccolo piatto, o "tondino", per
la frutta e "tutt'altro".
II vino era una bevanda sempre presente durante i
pasti e la sua assenza aveva il significato di penitenza o di punizione. Nessuno poteva spiegare la
salvietta né, tantomeno, cominciare a mangiare
prima che l'avesse fatto il rettore. Al di fuori dei
pasti previsti, era proibito mangiare o bere alcunché.
A salvaguardia della qualità del cibo, ai cuochi
non era permesso "cuocere la mattina le pietanze
della sera", pietanze che, inoltre, dovevano essere ben condite e variate ogni giorno. Il brodo - di
cui i cuochi erano "particolarmente" responsabili
e che doveva essere conservato in un vaso di creta
ben chiuso e, "in tempo d'estate", riposto in cantina - poteva essere somministrato ai malati solo
su ordine del medico. Con il brodo veniva abitualmente preparata una zuppa serale destinata ai
superiori, disponibile anche per i ragazzi che l'avessero scelta in alternativa all'insalata.
Ai cuochi - oltre ad essere richiesta la massima
pulizia in cucina con l'obbligo di lavare i "vasi
della medesima [...] con tutti i piatti ogni giorno,
e spesso purgandoli colla lessiva, la quale verrà
fatta una volta la settimana" - era proibito appropriarsi degli avanzi, allo scopo di evitare facili
frodi: "E perché i giovani abbiano le giuste porzioni di quanto passa loro il Seminario [...] resta
severamente proibito al 1° cuoco di appropriarsi
qualsiasi cosa sotto pretesto d'incerti".
1.6 LA DISCIPLINA
Ai tempi in cui venne eretto il seminario, l'educazione dei collegi e delle scuole religiose offriva,
pur con tutti i suoi limiti, una indiscutibile serietà
e solidità, distinguendosi da quella privata, generalmente scadente. Ciò che accomunava le due
istituzioni era, però, lo spietato rigore del metodo
educativo.
Frusta e bastone erano gli strumenti normali coi
quali si imponeva all'allievo la disciplina dello
studio.
Il Barbarigo, pur conformandosi agli intransigenti criteri didattici dell'epoca, in diverse occasioni
sottolineò la necessità di mitigarne la rigidità con
prudenti suggerimenti rivolti ai superiori: "Io
lodo sopramodo, che quando giovi, e si possa
reggere la gioventù almeno più adulta con la
ragione, non s'adoperi giamai la forza; et è gran
prudenza di fare in questo modo; perché all'incontro farebbesi peggior il male..."
E così i professori dovevano richiamare al dovere
"i delinquenti piuttosto coli'amore e coll'onor del
premio piuttosto [che] coli'asprezza e col timor
del castigo"; e quando si fosse resa necessaria una
punizione sarebbe dovuta consistere nell'aumento delle fatiche scolastiche. La sferza doveva
essere "l'ultimo e raro castigo". Anche il rettore
doveva usare "nel riprendere o castigare coloro
che [mancavano] la severità contemperata con
paterno amore mostrando ai giovani la ragione
del castigo".
Le ragioni de castigo potevano essere, tra l'altro,
molteplici. Tra i tanti divieti vi erano quelli relativi al fumo e all'uso di soprannomi; era proibito il
possesso di libri, di denaro, di coltelli, di temperini appuntiti e, comunque, di armi di qualunque
tipo.
I ragazzi non potevano dare confidenza ai servitori, né scendere in intimità fisica con i compagni:
"Né per giuoco, o burla, o scherzo in qualsiasi
modo, né sotto qualsivoglia pretesto, ardirà l'uno
toccar l'altro".
Ogni quindici giorni i ragazzi
potevano ricevere una visita dei parenti, pur rimanendo severamente vietato far entrare nell'interno
del Seminario le donne, anche se madri degli
alunni.
Per volontà del Barbarigo, i giovani dovevano
parlare, tra loro e con i professori, sempre in latino, anche durante il tempo della ricreazione; questa rigida regola risulta mitigata nel regolamento
14
del 1839, ove si prevede l'uso del latino solo tra
gli studenti più grandi e solo quando gli stessi si
fossero rivolti ai superiori.
Tra le punizioni più frequenti vi era quella del
digiuno a pane ed acqua, penitenza che poteva
essere aggravata dall'obbligo di mangiare seduti
sul pavimento del refettorio. Molta severità era
riservata a chi avesse pronunciato parole oscene
o, ancora peggio, a chi avesse ragionato su "laidezze"; il castigo previsto era la prigionia di otto
giorni, tre dei quali a pane ed acqua.
Per controbilanciare la rigida sensazione che si
avverte leggendo la lunga serie di obblighi e proibizioni, e per scrupolo di imparzialità, sarà bene
conoscere anche a quali estremi potevano giungere i comportamenti di alcuni studenti. I brani sono
tratti dal diario di un alunno del seminario:
27.6.1724: "Bartolocci (già dimesso
dal
Seminario
di Montefiascone
e passato
nel
Seminario di Viterbo) ha ucciso un suo Prefetto,
diacono, che doveva cantar Messa fra pochi giorni, detto Michelucci". Il Bartolocci sarà poi scomunicato di scomunica maggiore.
11.2.1725: ".. per mandare a letto Corvini, ci vollero gli argani. Voleva dare una coltellata al
Prefetto. A me diede un pugno in un orecchio".
2.5.1725: "Sorbolenghi minore e Falzacappa
maggiore" sono puniti perché "andati a caccia
con archibugi con stranieri".
8.5.1725: "Falzacappa
minore
ha
nella
Processione in presenza dei Superiori, tirate le
sassate".
14.6.1725: Un Seminarista, uscito a passeggio, s'è
fermato con altri compagni a giocare a bocce; e
poi "tirando una sassata ad un ragazzo, lo ha
ferito a morte".
Le severe regole del seminario, non risparmiavano, alla bisogna, gli stessi docenti. Il professore
Bouget, francese, insegnante di lingua greca ed
ebraica, responsabile di aver causato una rissa tra
chierici, fu costretto, per un certo periodo, a sedere a tavola con "l'ultimo de convittori, almeno più
grande, e [a venir trattato] non come i Maestri, né
tampoco, come i prefetti, ma come uno degl'alunni, o sia convittori; in choro poi [doveva stare]
sotto a tutti quelli chierici [che avevano] ordine
maggiore".
Il Barbarigo
1.7 LA RICREAZIONE
L'intenso e continuo impegno allo studio ed alla
preghiera, se protratto oltre certi limiti, avrebbe
certamente compromesso la salute fisica e mentale dei ragazzi e pertanto erano previsti periodi di
pausa e ricreazione durante la settimana e durante l'anno. Vale la pena di ricordare che, ancora
alcuni decenni dopo la morte del Barbarigo, era
parsa audacia sovversiva quella di un riformatore
scolastico, quale il Parini, che contemplava la
possibilità di dare ai fanciulli il respiro di una
certa libertà e di un certo svago, evitando di
ossessionarli con le vessazioni.
Pur con la paterna severità che lo contraddistingueva, il Barbarigo mostrava comunque di anticipare e condividere le innovatrici idee: "animato
sempre più a non lasciar mancare al Seminario
non dico solo il necessario, ma ne anche il dilettevole [...] comprendendo la necessità di sollevare l'animo di codesta gioventù, nel Signore però";
e nel regolamento del 1839 possiamo leggere:
"Delle Vacanze": "Affinché le continue applicazioni agli studii non rechino nocumento alla
sanità de' Giovani, si costuma concedere ai
medesimi alcuni giorni di vacanza..."
Era vacanza ogni giorno di festa ed ogni giovedì;
se però fosse stato festivo un martedì, un mercoledì, o un venerdì, la vacanza del giovedì sarebbe
stata soppressa. Nei giorni di riposo era possibile
dilettarsi al gioco della palla, o "pila minori",
senza comunque "oltrepassare la misura"; a lanciare un globo di legno attraverso un cerchio di
ferro; al gioco detto dell'ossi, "pyramidulis pila
iacendis"\ al "trucco maggiore detto volgarmente
di terra". Si potevano poi eseguire esercizi ginnici e comunque "alio eiusmodi non indecoro exercitationis". Erano invece proibiti tutti i giochi di
carte e quelli indicati nel Sinodo come giochi
proibiti.
Le vacanze di Natale iniziavano dal 24 dicembre
e terminavano il primo giorno dell'anno; quelle di
carnevale andavano dal giovedì precedente la
domenica di quinquagesima al mercoledì delle
ceneri; quelle di Pasqua dal venerdì Santo al martedì dopo Pasqua; le vacanze annuali, che non
erano estive ma autunnali, dal 9 settembre al 3
novembre. Mediamente, nel corso dell'anno, ad
ogni giorno di scuola ne corrispondeva uno di
riposo. In realtà questa tregua era solo apparente
poiché, durante i giorni di vacanza, "non s'intende che si debba cessare dallo studio nelle ore stabilite [ma] dopo l'officiatura in Chiesa, tutto il
rimanente tempo della mattina s'impieghi nello
studio..."
Anche le ferie autunnali, presso la famiglia, non
erano propriamente rilassanti. Non era lecito, ai
chierici, uscire senza abito talare e senza tonsura;
non potevano parlare con ragazze, donne o giovani scapestrati; non avevano il permesso di fare
giochi proibiti, né andare in locali pubblici e luoghi profani.
Una nota particolare meritano le rappresentazioni
teatrali che, al tempo del Barbarigo si tenevano in
tutti i collegi e seminari di Roma in occasione del
Carnevale.
Il Barbarigo, pur non amando molto questo tipo di
diversivo, si uniformò, per alcuni anni, alla
volontà del Pontefice, concedendo ai seminaristi
di mettere in scena dei piccoli spettacoli.
"Quando la rappresentazione morale da farsi il
prossimo Carnevale habbia da servire per sollievo de giovani, senza pregiudizio dello spirito, et
della buona disciplina, non posso desiderar di
vantaggio, e se i giovani medesimi osserveranno
la modestia dovuta; potranno star sicuri di ritrovarmi sempre disposto, e propenso a procurar
loro sempre nuovi modi per ricreare l'animo nel
Signore; ma altrimenti facendo non più rappresentazioni, nè dispotitione in me cercare il sollievo che per altro conosco utile, e necessario alla
studiosa gioventù..."
Ma appena Clemente XI proibì simili rappresentazioni, il Barbarigo immediatamente si adeguò
alle nuove disposizioni: "non conviene nemmeno
pensare al Seminario di Montefiascone a simile
ricreatione; ma a qualche altro sollievo lecito,
che possa prendersi con tutta modestia da giovani convittori..."
1.8 CONCLUSIONE
In questo anno-emblema di fine secolo, la vita
quotidiana degli alunni del seminario risulta certamente mutata rispetto a quella che abbiamo
appena considerato. È del resto giusto ed auspicabile che le strutture esterne delle istituzioni sociali e religiose si adeguino ai tempi che cambiano,
evolvendo di conseguenza. Assolutamente immutabile deve invece rimanere il riferimento ai valori che fecero sorgere ed evolvere le stesse istituzioni, valori che il Seminario Barbarigo, nonostante i necessari assestamenti, mostra ancora pienamente di conoscere e di saper trasmettere.
GIANCARLO BRECCOLA
illustrazioni:
1 la pagina iniziale delle Regole per i seminaristi,
pubblicate in appendice al primo Sinodo del cardinal Barbarigo.
2 Frontespizio di uno dei libretti delle Regole
pubblicati nel 1839.
3 II recto e il verso - con il nome dei vari seminaristi - di una rara fotografia del 1867 relativa
alla "CAMERA DI S. MARGHERITA".
15 Il Barbarigo
COMMEMORAZIONE
DI MARIO CRUCIANI
V a l e n t a n o 30-01-2000
Siamo qui riuniti per ricordare insieme, nel trigesimo della morte, un comune amico che ci ha prematuramente lasciato. Abbiamo perduto un amico
qui in terra ma abbiamo un amico di più in Cielo.
Io che vi parlo ero legato a Mario Cruciani da vincoli di parentela (era mio zio) ma ancor più da
amicizia, da comunanza di ideali religiosi, politici, culturali.
E vi confesso che mi sento particolarmente commosso nel prender la parola, per questa triste circostanza in questa Chiesa Collegiata, dove abbiamo imparato a vivere la nostra vita cristiana fin da
"fanciulli". La prendo, la parola, non per dovere
né per convenienza sociale ma per un intimo sentimento di testimonianza, di stima, di affetto; e poi
anche per dar voce a quanti Mario hanno conosciuto, gli hanno voluto bene, al suo fianco, hanno
vissuto un esaltante momento della loro vita.
Ricordiamo insieme adesso chi era Mario.
L'uomo, cioè; l'uomo di Fede, l'uomo politico,
l'amministratore pubblico, l'uomo di cultura, il
padre di famiglia.
Premetto che Mario, in tutta la sua vita è stato
sempre corretto, coerente, saldo nei principi,
disponibile con tutti in ogni momento ma specialmente verso i poveri, i bisognosi.
Mario era uno di quegli uomini meravigliosi quali
oggi difficilmente si trovano: riuniva in sé tutte le
migliori doti di intelligenza, di carattere, di moralità, di affidabilità. Sapeva conmiscere serenità,
raziocinio, umanità ad allegria e festosità esaltando, al momento opportuno, quella "vis comica"
che è una caratteristica irripetibile, intimamente
connessa alla civiltà di quanti qui siam nati
all'ombra della nostra Torre e del Campanile.
Sempre pronto allo scherzo, alla risata schietta ma
contemporaneamente serio, riflessivo, capace di
profonde e meditate decisioni.
Mario era uomo di Fede: uomo di Chiesa. Era
rimasto fermo alle tradizioni cristiane della sua
famiglia e del suo paese; testimoniava la sua Fede
apertamente, senza infingimenti: cattolico convinto era, praticamente, osservante. La sua Fede
l'aveva poi motivata e maturata dagli esempi che
aveva ricevuto e dagli studi che aveva avviato nel
Seminario di Montefiascone che fu, negli anni
intorno al 1940, fucina di grandi uomini per cultura, per civiltà superiore, per somma umanità.
Mario viveva la politica come momento di sintesi delle attività umane e come personale impegno
al servizio della comunità.
Era stato Sindaco del nostro Comune per alcuni
anni, in un travagliato momento della storia
Valentanese quando una fresca e motivata schiera
di giovani subentrò ai vecchi amministratori civici,
mossa da ideali rigeneratori e da originali proposte
innovatrici per l'affermazione dei valori cristiani di
giustizia, di libertà, di solidarietà, di fraterno soccorso. Fu Sindaco attento agli affari correnti ma
aveva l'occhio proiettato nel futuro che lui seppe
prevedere e di cui pose le basi. Suo capolavoro fu
l'acquedotto del Fiora che lui volle con tenacia e
con instancabile impegno personale. Chi di voi ha
superato i 70 anni e si approssima agli 80, ben
ricorda i momenti salienti di quella stimolante
avventura che convogliò su Mario la simpatia e la
gratitudine della nostra Comunità paesana, non
solo, ma anche quella di tutti i Comuni dell'estremo lembo settentrionale della Tuscia viterbese: assetata.
Mario fu anche ottimo e
apprezzato
Dirigente nella
Pubblica
Amministrazione. Fu Direttore della
Cassa Mutua dei Coltivatori Diretti di Rieti e di
Siena e successivamente Dirigente Amministrativo del Servizio Sanitario Nazionale presso
la U.S.L. di Siena centro.
Si impegnò molto nel campo sindacale dove ricoprì la carica di Segretario Nazionale CISL
Dipendenti Casse Mutue Coldiretti. Aveva taglio,
carattere e piglio del Dirigente responsabile,
capace della programmazione e della verifica dei
risultati.
Sotto la sua guida venivano celermente raggiunti
tutti i traguardi che i vari Consigli di
Amministrazione proponevano nei loro programmi annuali e pluriennali; il tutto conseguito con il
generale consenso e con il plauso degli utenti.
Mario era uomo di cultura. Si era laureato in
Lettere alla Sapienza dove aveva vissuto la sua
esperienza goliardica a contatto con grandi
Maestri e nel confronto con tanti giovani provenienti da ogni parte d'Italia. La cultura l'aveva nel
sangue; era l'alimento quotidiano della sua esperienza umana e la guida in ogni sua azione. Fu
lui che organizzò la prima Scuola Media in
Valentano e i suoi alunni ancora viventi ne ricordano la capacità didattica, ne testimoniano la
bontà d'animo, ne esaltano l'impegno per la cultura, l'ordine la disciplina.
Fu, inoltre, ottimo scrittore; penna facile, fantasia
spigliata, attento ai problemi sociali e agli eventi
storici; narratore acuto, suadente, convincente: Il
suo stile semplice ma efficace: arguto, gioviale.
Chi ha letto i libri che lui ha pubblicato ne dia
testimonianza; chi non l'avesse ancora fatto ne
vada alla ricerca e li legga, quei libri, per poterne
poi dare un convincente giudizio di merito.
Amava in particolar modo il suo ultimo romanzo
"Campane e Cannoni" in cui ha descritto gli
eventi dell'ultima guerra.
Mario era, infine, un ottimo marito e un padre
meraviglioso.
Lucetta, la moglie, con la quale ha passato la sua
vita, pur nel dolore per la perdita collacrimata e
insostituibile ne testimonia l'attaccamento alla
famiglia: alla moglie e alle figlie; e l'assoluta e
completa dedizione nella loro educazione, nella
crescita, nella maturazione.
A Lucetta e alla sue figlie va, in questo momento,
un grande e profonda parola di condoglianza, di
simpatia, di conforto.
Mario è stato sepolto nel piccolo cimitero di
Castelmuzio, nel Comune di Pienza (Siena).
Chi da quelle parti passasse, allunghi il suo cammino e si rechi sulla sua tomba a portare un fiore
e a dire una preghiera.
E una preghiera diciamo insieme noi adesso per la
pace eterna di Mario: perché di lassù protegga i
suoi cari e vigili sulle sorti della nostra Comunità
paesana cui lui è stato sempre intimamente e fortemente legato.
Mario era nato a Valentano il 21- X - 1925
Ed è morto a Siena il 26 - XII- 1999
TRISTI NOTIZIE
DA TARQUINIA
Mons. Carlo Pileri. attualmente Parroco di "Maria
SS. Stella del Mare" in Tarquinia Lido, ha scritto la
lettera che potete leggere qui di seguito:
Come vedete le notizie non le son punto buone. Che
dire?...il tempo passa, certamente. Ma rimane nel
cuore un profondo senso di tristezza e di rammarico.
Che fare? Una preghiera per chi ci ha lasciato ed ha
raggiunto la felicità eterna: una preghiera ed un
caldo festoso augurio a chi ancora sopravvive pur
in mezzo alle sofferenze.
Coraggio a tutti! E.. su con la vita!
Caro Ranucci,
ti ringrazio del tuo pensiero e degli auguri, anche se
arrivati in ritardo. Quel che conta è che ci ricordiamo sempre nello spirito di amicizia e di fraternità
che ci ha sempre distinti.
Avrei avuto piacere di incontrarti a Montefiascone:
ma ci è stato detto che non stavi troppo bene - mancava anche Tacconi - pazienza.
Per quanto riguarda la visita alle Saline: purtroppo le
Saline sono chiuse già da qualche anno, per cui non
c'è più niente da vedere se non le caselle abbandonate. Giovannino è in pensione da tanto tempo e in
questi ultimi tempi soffre per un enfisema polmonare che gli toglie il respiro. Crocchioni è morto da
parecchio e Piastra ha avuto una gamba amputata,
per cui sta in carrozzella. Sono notizie spiacevoli,
ma il tempo passa.
Saluti cari.
Carlo Pileri
CREDO DELLA PREGHIERA
Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perché l'intelligenza umana è troppo corta e la
volontà dell'uomo è troppo debole: perché l'uomo che agisce senza Dio non dà mai il meglio di
se stesso.
PREGHIERE DA RICORDARE
Questo è il giorno
che il Signore ha fatto:
esultiamo e rallegriamoci in esso!
Salmi, 117,24
O dio, riforma il mondo...
cominciando da me.
Preghiera d'un Cinese Cristiano
O Signore,
noi non Ti chiediamo
la tranquillità;
Ti chiediamo che Tu ci dia
la forza e la grazia
per trionfare delle tribolazioni.
Savonarola
Grande Spirito, aiutami
a non giudicare mai un altro
se prima non ho camminato
nei suoi mocassini
per due settimane.
Preghiere degli Indiani Sioux
O Dio, aiutaci
a renderci padroni di noi stessi
per poter servire gli altri.
Sir Alee Paterson
O Signore, non permetterci mai
di pensare che possiamo
bastare a noi stessi,
e non avere bisogno di Te.
John Donne
Non avvenga ciò che desidero,
ma ciò che è giusto.
Menandro
16
Il Barbarigo
Tra le lettere pervenute ci son tre
particolarmente
significative: la
prima di Mons. Emilio Martinelli;
la seconda dell'Ing. Luigi Mei, la
terza di Mons. Luigi Moscini.
Montefiascone 16.XI. 1999
Caro Francesco
Mi è stato dato or ora "il Barbarigo " e, naturalmente, per un paio d'ore lo ho letto. Mi ha colpito il tuo articolo "La funzione dei nonni nella
Comunità Ecclesiale" c'è tanta verità! Purtroppo
i nonni sono soltanto usati a servizio dei nipotini.
La Chiesa, da tempo, sta valorizzando,
quelli
della terza età.
Ti accludo, ad esempio, il foglietto
dell'Apostolato della Preghiera, per il Novembre 1999;
vi vedrai la 2 ° intenzione, quella
missionaria,
fatta dal Papa, per la quale pregano, in tutto il
mondo, tanti milioni di fedeli, in questo mese.
• Perché le persone della terza età riscoprano con
gioia il loro importante ruolo nella cooperazione
missionaria.
Con affetto. Saluti pure alla tua signora.
Don Emilio
* *
Marinelli
*
Busalla, 18/12/1999
Carissimo Checco
Ho ricevuto "il Barbarigo," relativo all' incontro
annuale del '98 e ti ringrazio sentitamente per gli
auguri e per l'invio del bollettino.
Mi dispiace di non essere stato presente il 25
aprile di quest'anno, ma proprio quel giorno ero
impegnato per una gita col Club Lion di cui sono
socio.
Prometto che nel 2000 anno del Giubileo farò di
tutto per essere presente. Fammi sapere se ci
fosse uno spostamento di data.
Vedo che sul bollettino ti sei prodotto con numerosi articoli con la tua ben nota facondia. Molto
interessante e senz'altro degno di considerazione
quella tua lettera al Papa sulla funzione
educativa e di formazione cristiana dei nonni nei confronti dei nipoti. Oggi tutti in famiglia
lavorano,
non c'è tempo per un'educazione
cristiana, si
pensa ai bisogni materiali, si accumulano giocattoli d'ogni specie, ma non si pensa a parlare con
i figli della vita, de! nostro destino, delle nostre
convinzioni religiose; non si dà un messaggio per
il futuro.
Ricordo che mia madre, maestra, leggeva a me a
al mio fratello maggiore (ora defunto) la Storia
Sacra, un volume illustrato che narrava le vicende del popolo ebraico; faceva conoscere l'entità
suprema, Dio, che regola tutte le cose e guida il
destino degli uomini che vogliono seguirlo, conoscerlo ed amarlo.
I nonni possono esercitare questa funzione di
conoscenza e di indirizzo verso una vita cristiana,
hanno più tempo a disposizione dei genitori e
fanno ancora parte di quella generazione che ha
vissuto intensamente nella fede cristiana : quando
ancora c'erano tanti preti che si dedicavano ad
interessare i ragazzi alle cose buone e giuste e nel
contempo li istruivano sulle questioni
religiose.
0 tempora, o mores! Quanto era più semplice la
vita! - Si studiava, ma si era più felici, ci si
accontentava di poco; tutti i nostri
divertimenti
erano semplici (gite, pallone, un po' di teatro,
qualche ballo in famiglia, ecc.)
Ricordi il nostro periodo presso Mons. Vigano, le
nostre scappatelle, i nostri stravizi (la foietta in
Trastevere, qualche partita a carte) eppure eravamo sereni, senza ansia, senza correre rischi,
senza essere sempre insoddisfatti come i giovani
di oggi, che non si accontentano mai del loro
stato.
La famiglia sta bene, le nipotine crescono ed
ormai sono alla soglia dei tre anni. Per i primi
dell'anno
aspettiamo
il nipotino maschio (il
primo Mei della terza generazione) figlio di mio
figlio Andrea. Con la speranza che tutto vada
bene e che questa nascita porti tanta serenità a
tutti.
Auguri vivissimi a te, alla "Presidentessa" ed al
vostro stuolo dei nipotini (Ciao, pentanonno da
arinonno).
un prossimo
Saluti
Luigi Mei
* *
*
Montefiascone 20/11/1999
Carissimo Enzo Serafinelli
L'amico Fantera mi ha consegnato,
accompagnandolo con compiacente sorriso, il Barbarigo,
"Organo dell'Associazione
degli ex alunni".
Atei 'onore e la riconoscenza per la nascita e la
vita di questa
Associazione.
Un verzetto della Bibbia, nel libro dei Proverbi,
recita: "Ricorda sempre quel che hai imparato:
questo è il fondamento della tua vita ". Fra quello che abbiamo imparato un notevole posto detiene l'insegnamento del Seminario.
"Ritornare alle radici"! Le strade della vita ci
hanno portato a mete diverse e le occasioni di
incontrarci sono rare.
La tua iniziativa, con il suo "organo", anche se
solo spiritualmente, ci riunisce. Ci richiama ai
valori evangelici che formarono i nostri ideali, ci
fa rivivere i momenti più belli delle celebrazioni,
1 ricordi di certi insegnamenti e di esempi che
portiamo nel cuore.
Non tutto era perfetto, ma la vivacità creativa dei
nostri anni freschi di gioventù, sapeva colmare i
vuoti, alzare i cuori alle verità che avrebbero
valorizzato i nostri impegni futuri.
Grazie per quello che fai e cerca di far emergere
anche altri collaboratori e iniziative per far rivivere e crescere i valori soprannaturali cui fummo
educati.
Le persone sante che qui hanno lavorato e sono
in cielo ci guardano e ci sostengono.
Tra i miei desideri più intensi vi è quello della
beatificazione
del Barbarigo. L'interesse
che
c'era un tempo sembra un po' affievolito.
Se la nostra associazione lo rivitalizza sarà un
gran bene per la nostra diocesi e per la Chiesa.
Ad maiora et meliora.
Con stima
d. Luigi Mocini
PADRE LUIGI SBOCCHIA
È morto recentemente Padre Luigi Sbocchia: Gesuita.
Era nato a Capodimonte: aveva fatto il Ginnasio nel
Seminario a Montefiascone negli anni '30: era stato
Prefetto di lunga carriera e aveva completato i suoi studi
filosofici e teologici alla Quercia. Era stato ordinato
sacerdote Diocesano ed aveva fatto il Vice-Parroco a
Valentano per qualche anno. Parroco don Bernardino
Morotti. Poi aveva scoperto la sua vocazione Gesuitica
ed era entrato in quell'ordine religioso dove aveva vissuto per tanti anni ospite nelle varie case del Lazio:
Mondragone, Galloro e recentemente il Gesù a Roma.
Era stato a lungo professore di matematica che era la
sua specialità. E venuto qualche volta ai nostri incontri
annuali del 25 aprile. Poi è scomparso; la sua salute
malferma non gli consentiva di muoversi più. L'ho rivisto l'ultima volta un paio di anni fa al Gesù dove ero
andato a fargli visita: aveva il morbo di Parkinsons che
lui, però, sopportava non solo con rassegnazione ma con
autoironia... sconvolgente. E' stato un bravo sacerdote.
Ultimamente viveva buona parte del giorno nel confessionale: distribuiva a tutti la grazia del Signore e una
speranza nel presente e nel futuro.
Ricordatelo nelle vostre preghiere.
Ps. Era un tifoso romanista: di fede, convinto; non
demordeva mai neppure davanti alle delusioni... delle
sconfitte. Bastava una vittoria, specialmente quelle sulla
Lazio, per esaltarlo e renderlo polemicamente inavvicinabile!
Qualche tempo fa mandai alle Maestre Pie che
operano in Albania, per il tramite della loro
Superiora di Montefiascone, una offerta in denaro che le aiutasse nella loro spesa di evangelizzazione di soccorso umanistico.
Le due Maestre, Suor Marisa e Suor Settimia, mi
hanno risposto con questo biglietto che anche voi
leggerete - spero - con la stessa emozione con la
quale io l'ho letto.
Nel contraccambiare alle Maestre l'augurio di
buon anno ma soprattutto di grande successo, per
la loro opera cristiana e sociale, rivolgo a voi che
leggete questa nota veloce un caldo e pressante
invito per aiutare finanziariamente la loro opera.
Così: mandatemi una somma di L. 10.000 (o
ancor più. se credete: al vostro buon cuore!); io,
poi, mi farò carico di far pervenite alle Mestre la
somma raccolta.
E scrivete loro una lettera, un saluto: basta anche
una cartolina che dia loro conforto e attestazione
di amicizia e di simpatia.
Questo è l'indirizzo delle Maestre:
Maestre Pie Filippine
Rz Halim X-helo n. 28 - Tirana (Albania)
Ranucci
Tirana 17.01.2000
Gent!" Sig" Franco,
anche se con ritardo voglia gradire i nostri auguri di pace, gioia e serenità in questo anno di grazia 2000.
Ci piace inviarle una foto dei bambini della
nostra scuola materna S. Lucia Filippini, pensando di farle cosa gradita. Così anche in
Albania S. Lucia continua la sua missione evangelizzatrice tra i più poveri.
Ci ricordi al Signore.
Noi faremo altrettanto per le sue intenzioni.
La ossequiamo.
Dev.m' S. Marisa e S. Settimia
Maestre Pie Filippini
17 Il Barbarigo
EX-ALUNNI "Mi
ROMANI
o "Mi
A CENA
Giovedì 16 dicembre 1999 gli ex alunni residenti a Roma si sono radunati per una delle consuete cene amichevoli e per scambiarsi gli auguri di
Buon Natale e di Buon Duemila.
C ' è in Piazza dei Condottieri, a Roma, un piccolo ristorante - "La Melissa" - dove i due fratelli Di Leila accolgono festosi i loro ospiti, li
servono con gentilezza e con ampio sorriso, li
trattano bene, li...abbuffano delle loro vivande.
Quel ristorante era, negli anni passati, mèta preferita dei catechisti della Parrocchia di S. Luca e
dei ragazzi che frequentavano i corsi
Parrocchiali di Catechismo. L'ambiente sempre
quello è; i proprietari si son visti passare gli anni
che... manco se ne sono accorti, l'allegria è
sempre la stessa.
La sera del 16 dicembre eravamo in pochi, in
verità, soltanto in dieci perché gli altri, chi per
forza maggiore, chi per sopravvenuti impegni
dell'ultima ora, hanno dovuto rinunciare alla
piacevole serata.
C'erano: Fabi, Finori, Giunta e Ranucci con le
signore e Morneri. Baldi, il decano laico dell'associazione, non è potuto venire perché la sera
non esce mai di casa, Spadaccia, ha problemi di
vista e non prende più la macchina, Galeotti di
notte non viaggia, Fioriti aveva impegni...
improrogabili con la sua comunità ecclesiale,
Casacca doveva partecipare ad una riunione
della sua associazione dei Finanzieri, Bernardini
doveva andare ad una cena all'Ambasciata
Cinese, Chiavoni... se ne son perdute le tracce,
Antonietta ved. Mariotti di notte non esce di
casa, Danti aveva una cena a Nettuno con i suoi
amici politici, don Tonino Pelosi ha dovuto tradurre fino a notte fonda alcune Bolle urgentissime per l'imminente Anno Santo, Tacconi... s'è
dimenticato!
Eravamo pochi, dunque, ma tutti... buone forchette! Gli assenti, tutti ampiamente giustificati,
per carità! non sanno quel che si son persi: in
allegria, in serenità, in fratellanza.
Le notizie sulla salute dei presenti sono, in genere, buone: salvo qualche acciacco in più e qualche doloretto ora tra le ossa ora tra i muscoli. Ma
quella sera nessuno ha accusato disturbi.
Il menù?! Eccolo!
Primo piatto: cinque assaggi a volontà di spaghetti, fettuccine e risotti: sono stati molto
apprezzati i Bucatini all'amatriciana e gli spaghetti alle vongole.
Secondo piatto: quasi tutti hanno preferito una
frittura di pesce fresco di mare. E poi verdure
cotte e fresche in quantità, vino di produzione,
acqua minerale, frutta, caffè e, bicchiere della
staffa, un liquorino a scelta al banco.
La spesa? Trentamila sacchi + la mancia ai
camerieri. Alle 22 la serata s'è sciolta tra abbracci, auguri e forte impegno a rivedersi presto.
Ranucci
ami?"
odi?"
Nel 1960 il Senatore Iervolino che era allora
Ministro della Marina Mercantile, tenne il
discorso introduttivo ad un
Convegno
Internazionale sulla sicurezza della pesca, organizzato nella sede di Roma della FAO, e svoltosi, alla presenza di delegati provenienti da tutto
il mondo, nella magnifica aula dei congressi. Fu
una grande manifestazione: bene organizzata,
con grandi relazioni e un magnifico dibattito.
A quel congresso sulla sicurezza non poteva
mancare la partecipazione del l'ENPI ed io che,
l'anno precedente, avevo organizzato un analogo convegno a livello regionale in Ancona (la
sede che allora dirigevo) fui delegato dalla
Direzione Generale dell'Istituto a rappresentarlo ed a tenere una comunicazione.
Di quel Congresso, a distanza di 40 anni, ricordo due particolari.
Il primo riguarda il fatto che il Ministro tenne
una bella relazione (che aveva preparato per lui
il Dr. Cusmai, direttore generale della Pesca):
ampia, documentata, molto bene articolata.
Nella relazione si faceva spesso riferimento ad
un documento normativo approvato qualche
anno prima sul Convegno di Miami (città americana che si pronuncia: Maiemi, o giù di lì). Il
Ministro, però, continuava imperterrito a pronunciare quel nome "Miami", all'italiana: cosa,
certamente indecorosa per un Ministro che
documentava così il suo scarso... livello internazionale, a me, allora giovane dirigente periferico di un Ente Pubblico, faceva somma meraviglia che nessuno gliene avesse (al Ministro),
preventivamente, suggerito la corretta pronuncia. Ma la cosa curiosa era un'altra. Alle mie
spalle, seduto in comoda poltrona, c'era un
signore che ogni qualvolta il Ministro pronunciava "Miami" lui, a voce seppur molto contenuta, subsannava dicendo, "sì; mi odi!".
Il secondo riguarda un fatto mio personale. Il
buffet a disposizione dei congressisti era molto
ricco e tutti... facevano onore alle leccornie e ai
liquori messi a disposizione. C ' e r a anche,
ovviamente, il wisky, e fu in quella circostanza
che, consenziente mia moglie la quale mi
accompagnava, io assaggiai per la prima volta
nella mia vita quel liquore: una schifezza.
Ranucci
LA GRANDE
"RIMA" DI
MECO
BARTOLACCINI
La guerra d'Abissinia del 1935 era vissuta in
Seminario con una partecipazione soffusa di speranza, di entusiasmo, di patriottismo di.... menefreghismo. Le poche notizie ce le davano i
Prefetti ma specialmente le forniva il Prof. Sala il
quale, milanese da noi piovuto non si sa come era
fascista integrale che male legava con i nostri professori tradizionalmente legati al Popolarismo.
Il Prof. Sala aveva scritto un grosso tema intitolato "Cesare" nel quale narrava, con stile fiero,
vuoto di eccessi laudatori imperialistici, la vita e
le opere del Dittatore. Quel volume (chi lo volesse vedere me lo chieda: io ne ho una copia, l'unica forse sopravvissuta all'ingiuria dei tempi!)
aveva una prefazione in cui ricordava le milizie
italiane allora impegnate nella guerra d'Africa a
portar colà civiltà, progresso, benessere sotto la
guida del Duce che non sbagliava mai e... guai a
chi lo tocca!
Le canzonette che andavano di moda per celebrare la grande avventura guerresca del Regime, le
conoscevamo anche noi e qualcuno le canticchiava: "Faccetta nera, piccola Abissina - ti porteremo
a Roma liberata - dal sole nostro tu sarai baciata
- sarai camicia nera pure tu!" E già: così, nera la
pelle, nera la camicia... era tutto nero e, parafrasando un messaggio pubblicitario recente, tanto
nero "che più nero non si può!"
In quel frangente, Meco Bartolaccini, che aveva
nel sangue musica e vena poetica, compose una
canzone, diciamo così, patriottica da cantarsi
sulla melodia di altra canzonetta allora di moda.
Quali fossero le parole di quella patriottica canzone non lo ricordo più; ma i versi a rima baciata
che erano i più ispirati di tutta la composizione, li
ho ancora in testa.
Eccoli:
"Ha voja Ras Seiumme
a sparà le dumme dumme!"
Per i più giovani che non hanno vissuto quella
stagione... epica, ricorderò che Ras Seium era
uno dei più sanguinari Ras d'Abissinia; e le dum
dum erano micidiali proiettili che scoppiavano a
contatto con il corpo umano provocando effetti
devastanti per cui erano proibiti dalla normativa
Internazionale. Pare che gli abissini riforniti dagli
Inglesi ne facessero ampio uso:
Ranucci
Cos'è la Charitas?
È la Chiesa che sta dalla parte
degli ultimi.
Una domanda impertinente:
- C'è a questora, il questore, in
questura?
LEZIONE
DI MATEMATICA
+ me lo + me ne vengo •;
x non venir + non lo - +
18
Il Barbarigo
LE PUZZE IN CASA MIA TEMPO D'ESAMI
Antonella, la seconda delle mie figlie, ha fatto questa osservazione: "Papà, la tua casa puzza... ci sono
tante puzze... ogni giorno sempre puzze diverse!" -"Come sarebbe a dire?" replico io.- "Vedi -dice leitutte le volte che entro in casa tua, c'è sempre qualche puzza: anche nelle varie stanze si notano puzze
diverse. Mi spiego: ora c'è puzza di cavoli, di broccoli, di broccoletti; ora puzza di cicoria, di bieta; ora
puzza di brodo di carne, ora di pollo arrosto, ora di sugo, ora di bujone...: poi c'è la puzza di aceto.
Insomma c'è sempre qualche puzza. Entrare in casa tua e sentire queste puzze è piacevole, è gradevole. Io, appena entro, so già quel che mamma ha cucinato e vado diretta in cucina, sul tavolo o in frigo
e... spizzico qua e là... A casa mia, invece, è uno... schifo! Non c'è mai una puzza... o meglio le puzze
ci sono solo il sabato e la domenica quando io non lavoro e sto a casa. Negli altri giorni della settimana non cucino mai. Usciamo di casa tutti prima delle 7 e rientriamo verso le 18: tutti mangiamo quel
che capita: tramezzini, pizza, un piatto di pasta, un hamburger, le patatine. E anche i bambini mangiano come noi: la sera? un piatto di pasta al burro e parmigiano oppure una minestra precotta e poi una
fettina in padella, un piatto di verdura, un paio di frutti di stagione e... poi tutti a letto a recuperare energia per l'indomani perché alle 6 dobbiamo essere tutti in piedi pronti per uscire un'ora dopo. E la colazione? Un caffé corretto per i grandi... qualche merendina per i bambini... Ma è vita questa?
Che devo rispondere? "E già!!!" poi ho soggiunto: "Passa domani sera che mamma ti fa trovare tante
pietanze già cucinate: basta riscaldarle".
E fu così che io... mi acquistai fama di gran cuciniere di... verdure bollite!!!
Ranucci
AD LAETISSIMVM DOMINI NATALEM MAGNVMQVE AD IVBILAEVM ANNI MM
DEVM VNVM AC TRINVM DEPRECOR UT AVSPICE VIRGINE MARIA AVRORA
SALVTIS IPSE TE TVOSQVE LECTISSIMIS SVSTINEAT DONIS OMNIQVE BENEDICTIONE AC GRATIA CAELESTIIMPLEAT.
PER IL GIOIOSO NATALE DEL SIGNORE E PER IL GRANDE GIUBILEO DEL 2000
PREGO DIO UNO E TRINO AFFINCHÈ AUSPICE LA VERGINE MARIA AURORA
DELLA SALVEZZA SOSTENGA TE ED I TUOI CON OTTIMI DONI E VI RICOLMI DI
OGNI BENEDIZIONE E CELESTE GRAZIA.
GHIRIBIZZO NATALIZIO
Il politico inglese H. Samuel richiesto di dare una definizione della burocrazia, rispose: "A difficultyfor
every solution". "Una difficoltà per ogni soluzione".
Ed Arthur Bloch nella "Legge di Murphy", rincarando la dose, con una frase paradossale, ma che ci
sembra avere un pizzico di verità, scrisse: "Se hai un problema che deve essere risolto da una burocrazia, ti conviene cambiare problema".
Quando uscirono i primi modelli per la dichiarazione dei redditi in uno Stato di questo mondo, non
pochi cittadini, solo nel leggere le intricate voci, rischiarono di prendersi un esaurimento nervoso, così
che, oggi, quasi tutti si rivolgono ai commercialisti; i quali continuano a portare ceri votivi a
Sant'Antonio da Padova perché la Pubblica Amministrazione continui nelle sue antiche tradizioni.
Riguardo a ciò si racconta che un ciabattino nel redigere da sé un modello, giunto alla voce: "Qual è la
vostra posizione nel lavoro", riportò sotto: "seduto".
Il colmo fu che al Ministero competente, dopo ripetute e generali lagnanze, ebbero la brillante idea di
far stampare (per fortuna gratis) ad uso dei cittadini un libretto-guida per la compilazione dei modelli,
con l'effetto che se, prima, qualcosina veniva capita, dopo le cose s'imbrogliaron di più, tanto che,
come abbiamo sopra accennato, si dovette ricorrere agli esperti.
"Vivere la volontà di Dio vuol dire fare quello che noi facciamo, giorno per giorno, con tranquilla serenità e felice consapevolezza che Lui è sempre con noi e non ci abbandona mai".
Natale '99
Capo d'anno 2000
Don Tonino Pelosi
LA COLPA... È TUTTA DELLE VOCALI...
E DELLE CONSONANTI
1) Struttura clanica (è l'organizzazione delle società Africane in piccoli clan) ...o
struttura cranica.
2) I giornalisti? La grande tribù di penniferi sedentari!
3) La laurea con 110 e frode
Tempo d'esami in Italia per il folto e inquieto
gruppo dei docenti di varie età: abilitazioni, concorsi, quiz promulgati ed in fretta rinnegati.
Anche nel fervido ambiente scolastico del
SEMINARIO BARBARIGO a MONTEFIASCONE " i giovani docenti" sia della Scuola
Media che del Nuovo Liceo della Comunicazione, hanno affrontato con grande impegno e
senso di responsabilità le folte ed ardue prove
per conquistare l'abilitazione all'insegnamento
nelle varie classi di concorso.
Tutti i docenti, continuando con zelo le lezioni
mattutine ai ragazzi, hanno studiato, frequentato
corsi di formazione, si sono scambiati fra loro e
con i "vecchi" insegnanti esperienze e conoscenze.
Certamente i frutti di una umile, laboriosa, illuminata ferialità dell'insegnamento hanno prodotto professionalità giovani, ma esperte e motivate.
Il volontariato è un dono generoso che raffina le
menti, riscalda i cuori e genera copiosi benefici,
non solo a coloro che godono di una tale particolare docenza, ma anche a chi con disponibilità
non ostentata lavora ora dopo ora, giorno dopo
giorno.
Insegnare in una comunità è imparare ogni
volta, è crescere insieme e far crescere i ragazzi
nell'esempio di un impegno concorde e fecondo.
Con questo non si vuol dire che le scuole del
SEMINARIO siano un'isola felice che non
conosce le difficoltà e i venti che percuotono
senza sosta la scuola italiana in questa fase di
epocale cambiamento, ma non si può negare che
vi si respira un'aria diversa, non gravata da
pesanti competizioni individuali, da oziose e
sterili riunioni, 4a freddi e impersonali rapporti
alunni-docenti.
Nelle due scuole l'ambiente è vivificato dalla
generosità degli uomini e dalla presenza silenziosa dello Spirito.
Si stanno concludendo le fatidiche prove ed i
Docenti del SEMINARIO hanno raggiunto felicemente il porto o sono vicini all'approdo. I loro
nomi?
Eccoli:
Paola BRECCOLA, Giovanna BRINCHI, Maria
Cristina CAPITINI, Oriana CAPPANNELLA,
Cinzia CAPUANI, Fernanda CARLONI, Lino
GIORDANI, Paola MARSIGLIONI, Elisa
CENEDESI, Dario CECCONI, Massimo ANGELONI, Giancarlo MENICHELLI.
Finora ben quattro di loro hanno conquistato la
sospirata abilitazione con il punteggio massimo di
80/80, tutti gli altri hanno ottenuto uan votazione
di buon livello così che la media del gruppo
DOCENTI DEL SEMINARIO BARBARIGO è
veramente assai alta!
Sia questo successo gratificante premio per le
fatiche sostenute, per le energie già profuse e stimolo per un futuro carico di entusiamo, di speranza e fiducia confidente nel PADRONE delle
MESSI.
Paola Sacco
MONTEFIASCONE 7 Marzo 2000
19 Il Barbarigo
VERSO IL GIUBILEO DEL DUEMILA!
MESSAGGIO
DI TENEREZZA
Che fu celibe Cristo ci assicura
Il Vangeli Gesù d'essere immolato,
non di prolificar avea premura,
però poteva il prete essere sposato.
Disse Gesù: "Ci sono eunuchi, in cura
Del Regno...quelli a cui sol fu dato!"
L'uso dei sensi è secondo natura,
se dallo spirito vien governato.
Dunque, di castità esiger voti
Non è secondo Dio, anche se i preti
fossero ovunque troppi: non giustifica
il fine i mezzi! Ormai tutti i devoti,
Del Duemila, Il Giubileo le tifica
E anomali abolire chiede veti!
MI SI AGGROTTARONO
LE CIGLIA!
Poiché insegnavo ad Albano Laziale, andai volentieri per vedere il papa Giovanni Paolo II, che
scendeva da Castel Gandolfo, per visitare Albano
Laziale e recarsi nella chiesa cattedrale, dove era
atteso. Uno stecconato, oltre il quale passava
benedicendo la folla, era stato preparato. Appena
il Papa giunse, al vederlo mi si aggrottarono le
ciglia! Certamente il mio animo era rattristato per
la "sospensione a divinis", conseguenza d'aver
lasciato il celibato presbiterale. La santa Chiesa
deve, ormai, riconoscere che è ora di sostituirlo
con il celibato opzionale, come era stato, dal
tempo degli Apostoli, fino agli inizi del IV secolo. Avevo offerto a Dio, nel presbiterato, gli anni
giovanili della mia vita! Dio mi aveva ricompensato facendomi laureare, in Lettere, per insegnare
nella Scuola Media Statale per trent'anni. Con
colei che doveva diventare mia moglie, in Roma,
mi ero recato a Le Tre Fontane, sul luogo dove era
apparsa la Madonna al Cornacchiola: là, nella
grotta, davanti alla sacra immagine, avevamo pregato, Quando ritornai a Gradoli, il mio paese, la
sera, non potei prendere sonno: fui costretto ad
alzarmi e scrivere la domanda di sposare, al papa
Paolo VI. Dopo quindici giorni, il mio vescovo
mi interroga sulla mia vocazione al celibato.
Ottenni subito il permesso di sposare: ringraziai,
ma, subito protestai per avermi comminata la
"sospensione a divinis"!
Prego sempre che finalmente si attui la volontà di
Dio e si lascino liberi i preti di sposare!
Genzano di Roma 12/1/2000
(Dr. Augusto
Galeotti)
cjMfr o sognato
che camminavo in riva al mare
con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo
tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso
apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma,
proprio nei giorni più difficili della mia
vita.
Allora ho detto: "Signore,
io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso
che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più difficili?".
E Lui mi ha risposto:
"Figlio, tu lo sai che io ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali
c'è soltanto un'orma sulla sabbia
sono proprio quelli
in cui ti ho portato in braccio".
LE GRANDI RIFLESSIONI
FILOSOFICHE (BIS)
- Dice una dichiarazione dei Vescovi Tedeschi
del 1931: "Noi amiamo la nostra Patria: la
Terra delle nostre culle, la Terra della nostra
lingua,, la Terra dei nostri avi, la Terra delle
nostre tombe....
- Così si lamenta una donna di 55 anni:"Mi
sono sposata a 16 anni; ho cresciuto 6 figli; ho
allevato 17 nipoti; ora devo assistere 6 pronipoti.. . in tutta la mia vita non ho fatto altro che
smerdare, lavare, preparar minestre...Adesso
basta!... Andate affanculo tutti!!!"
... e tu gli dai torto?!!
SOLO PER OGGI
1. SOLO PER OGGI, cercherò di vivere
alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.
2. SOLO PER OGGI, avrò la massima
cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà;
non alzerò la voce; sarò cortese nei modi;
non criticherò nessuno; non pretenderò di
migliorare nessuno tranne me stesso.
3. SOLO PER OGGI, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell'altro mondo, ma anche in
questo.
4. SOLO PER OGGI, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
5. SOLO PER OGGI, dedicherò dieci
minuti del mio tempo a qualche lettura
buona, ricordando che come il cibo è
necessario alla vita del corpo, così la
buona lettura è necessaria alla vita dell'anima.
6. SOLO PER OGGI, compirò una buona
azione e non lo dirò a nessuno.
7. SOLO PER OGGI, farò almeno una
cosa che non desidero fare; e se mi sentirò
offeso nei miei sentimenti, farò in modo
che nessuno se ne accorga.
8. SOLO PER OGGI, mi farò un programma; forse non lo seguirò a puntino,
ma lo farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l'indecisione.
9. SOLO PER OGGI, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona
provvidenza di Dio si occupa di me come
se nessun altro esistesse al mondo.
10. SOLO PER OGGI, non avrò timori. In
modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nella
bontà.
Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi
sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare
per tutta la vita!
"Basta a ciascun giorno il proprio affanno"
Papa Giovanni XXIII
dal Decalogo delle quotidianità
I FALSI ACCRESCITIVI
Torre-torrone
Matto-mattone
Secchio-secchione
Botte-bottone
BOTTA E RISPOSTA
Chi era: Tempini? (l'autore della grammatica
E chi era: Zublena?
chi: Cerruti?
chi: Rocci?
chi: Pochettino e Olmo?
E che cos'è lo "stronzio"?
latina in uso negli anni '30)
IL VOCABOLARIO DELLO
STATUTO ALBERTINO:
4 Marzo 1848
assegnamento = assegno in
denaro
dovario = assegno spettante
alla Regina
isquittinio = scrutinio
maggiorità = maggioranza e =
maggiorenne
regnicoli = abitanti del Regno
II Barbarigo
20
LA NUOVA CRUSCA
- asparaghetti (è una pentola per cuocere contemporaneamente asparagi e spaghetti)
- antagonizzare
- autoreferenzialità
- carellista (colui che ti prende il carrello della
spesa al discount per recuperare le £500)
- contoterzisti
- contrattizzare
- cronoprogramma
- deforestazione
- desertificazione
- eutrofizzazione
- existi (quelli che cambiano partito)
- intraneo (contrario di estraneo)
- malinconia
- opinionistica
- "paperonde paperoniche" (certe liquidazioni di
fine lavoro)
- periferite (la malattia... di chi vive nella periferia delle grandi città)
- protesizzare (da protesi)
- quadrupedare
- radaristi
- radunisti
- rettilario
- spettacolarizzazione
- ubiquitarietà
- Voltagabbanismo
VOCABOLARIO
MEDICO-SANITARIO
effetto terapeutico e accanimento terapeutico
invecchiamento cerebrale e miglioramento del
deficit cognitivo
metodiche di espianti, di trapianti, di impianti:
allotrapianti.
interazione tra programma genetico e influenze
ambientali
azione scatenante o aggravante su alcune patologie
•
LA POLITICA
- 1 partiti minori nelle coalizioni: "La guerra degli
strapuntini".
- La Magistratura Milanese. "Delirio di onnipotenza"
- Ribaltone e Ribaltino
- Le attività naturali dell'uomo sono:
camminare, correre, saltare;
nuotare, navigare;
cacciare, pescare;
pensare, ragionare;
credere, sperare
vivere, procreare.
- Leaderaggio.
- Disse Bidault (ministro degli Esteri Francese
negli anni '50): "Democrazia vuol dire esser sicuri che quando la mattina suona il campanello alla
porta della tua casa è il garzone del lattaio che ti
porta la bottiglia del latte e non l'agente della
GPV che ti viene ad arrestare.
- Quel tizio è talmente abile e convincente venditore che ha fatto comprare: frigoriferi agli
Eschimesi e gli impianti di riscaldamento agli
abitanti del Sahara.
- La più grande disgrazia che ti possa capitare è
quella di non essere utile a nessuno e che la tua
vita non serve a niente.
- La giustizia pentitocentrica.
- Dice il Politico: "La lealtà si concede agli alleati; la fedeltà, ai padroni!"
- La Democrazia avanzata; avanza da almeno un
secolo e non si ferma mai... corre sempre!
- Il popolo sovrano... bum!
- 1 nostalgici di Sua Maestà.
- La transumanza politica.
- La politica chiusa sulle sue diatribe interne tra:
duellanti, triellanti, quadriellanti! ! !
- Gli insegnamenti di "morale politica" e di
"morale" tout-court, impartite da Berlinguer additavano come esempio di coerenza e di coraggio
morale per le ragazze comuniste, S. Maria
Goretti!
- La critica è il sale della democrazia.
- Gli "ammortizzatori sociali".
•
LA FAME IN MEZZO A NOI
A Napoli c'è un padre di famiglia: disoccupato, 5
figli minori da mantenere.
Quale sia l'allegria in quella casa, te la lascio
immaginare.
Sopravvivono (nel senso letterale del termine)
poiché tutti insieme a mezzogiorno vanno alla
mensa della Charitàs a mangiare.
Tutti là conoscono la loro situazione e le porzioni... sono abbondanti. Però la domenica, la mensa
della charitas è chiusa.
E allora? La Domenica... si dorme fino a mezzogiorno in attesa che arrivi presto il lunedì.
Hanno domandato ad uno dei figli di quell'uomo
quale fosse il suo desiderio e il miglior augurio
per l'anno 2000.
Ha risposto così; secco!
"Poter mangiare anche la Domenica!!!"
Chi legge questo "fatto" mi mandi qualche
migliaio di lire: ce ne aggiungerò anche dei miei
e li faremo arrivare a quella famiglia.
Nessuno si tiri indietro: vi prego.
Ranucci
LE GRANDI
RIFLESSIONI... .FILOSOFICHE
0 TEMPORA, 0 MORES!
Diceva Petrarca 700 anni fa circa:
"O diluvio raccolto di che diserti strani
Per inondare i nostri dolci campi!"
E alludeva alle invasioni dei "Barbari" in Italia, ai
suoi tempi.
Oggi quei "Barbari" si chiamano extra-comunitari: albanesi, cosovari, curdi, rumeni, polacchi, e
poi: marocchini, tunisini, algerini, senegalesi,
nigeriani...
Che è cambiato?
La terminologia sicuramente... fors'anche il permesso di soggiorno!
Con l'aggravante che oggi i nuovi "Barbari"
gestiscono la delinquenza più vergognosa: prostituzione, droga, violenza e ...coltello facile.
- Dice il Vescovo Ortodosso Laurenzio: "Non ci
sono differenze teologiche tra cattolici e ortodossi: abbiamo la stessa Fede, i medesimi
Sacramenti...
Le due confessioni si sono distinte storicamente... ma saremo due Chiese sorelle... vestite con
abiti diversi. Alla Chiesa Ortodossa è mancata (e
manca tuttora) l'attività missionaria...Come si sa
i preti ortodossi sono sposati, hanno una famiglia
da mantenere... ci sono tante difficoltà economiche... I Monaci non si dedicano all'apostolato...
***
- La Chiesa è una grande impresa di trasporti...
Trasporti per il Paradiso... E il biglietto... il perdono dei peccati.
- ...cercatemi là dove l'anima profuma dei sette
colori dell'iride: cercatemi là dove ci son occhi
che brillano di calda bontà, cercatemi là dove l'aria ha il sapore dei baci... (riflessioni di una
ragazza disabile)
- Negli uffici si dovrebbe applicare l'orario Finlandese; quello che si lavora un giorno al mese (il
27!).
SPESE UTILI E
... SOLDI BUTTATI
Basterebbe spendere
6 miliardi di dollari in più all'anno per estendere a
tutti l'istruzione di base;
9 miliardi di dollari in più all'anno per dare acqua
potabile e infrastrutture igieniche a tutti;
13 miliardi di dollari in più all'anno per garantire la
nutrizione di base a tutti.
Un accesso universale ai servizi sociali di base
costerebbe 40 miliardi di dollari l'anno, ovvero lo
0,1% del reddito mondiale.
Invece si spendono
8 miliardi di dollari all'anno per cosmetici negli
Usa;
12 miliardi di dollari all'anno per profumi in Usa ed
Europa;
50 miliardi di dollari all'anno per sigarette in
Europa;
105 miliardi di dollari all'anno per alcolici in
Europa;
400 miliardi di dollari all'anno per droghe nel
mondo;
780 miliardi di dollari all'anno per spese militari nel
mondo.
LA DEFINIZIONE DI DENARO
- Chi ama il denaro non è mai sazio (Ecclesiaste)
- Il denaro è lo sterco del demonio (Lutero)
21 Il Barbarigo
LE FRASI CELEBRI
SPIGOLATURE
La gioventù moderna ha capito che è più divertente protestare in piazza che sgobbare
sui libri...
Il problema è difficile da risolvere? Niente paura! Niente paura! L'esperto dice: "Il
problema è approcciarle"!!!
Tu sei un grande fruitore dei servizi sociali? - Oh! Sì... Mangio tanta frutta! Pubblicità dell'Alitalia sui bus cittadini: "Vi voliamo bene"! Pubblicità dell'ATAC, sugli stessi bus, a proposito delle corsie preferenziali: "Automobili, nuotate nella vostra corsia" - "Chi occupa la corsia preferenziale, naviga in cattive acque"! "-Quando occupi la mia corsia, divento una belva!"
Vecchia terminologia: "-Saluti fascisti!" "Fascisticamente parlando" Calci è un paese della provincia di Pisa, sulla collina, gradevole residenza di villeggiatura. Ricorda i suoi morti in guerra, con un monumento su cui è scritto: CALCI ai
caduti!
A Roma, in Campo dei Fiori, Giordano Bruno è così ricordato: "A Bruno, il secolo,
da lui divinato, qui, dove il rogo arse.
Il primato della cultura sulla politica... Sarà vero? Boh! ! !
Esce di casa una vecchia, mal ridotta. Le chiede un'amica: "-Dove vai?" - Risponde:
"-Porto , a spasso, la vecchiaia!".
BARZELLETTE HAEC
IN PARADISO
MEMINISSE
1) Si presentano a S. Pietro, nell'anticamera
del Paradiso
- la moneta da 50, da 100, da 200, da 500, da
1.000 lire; tutte insieme, e chiedono di poter
entrare nella gloria eterna.
S. Pietro meravigliato e impressionato per
una richiesta tanto strana, ne parla al
Padreterno il quale concede l'autorizzazione
all'ingresso.
- le cartamonete da £ 1.000 e da 2.000
S. Pietro ottiene analoga autorizzazione dal
Padreterno il quale così commenta: "Ma sì,
che questi in Chiesa si vedono spesso..."
- le cartamonete da £ 50.000 e da 100.000
S. Pietro si rivolge ancora al Padreterno il
quale seccamente risponde "E no! Queste
vadano all'Inferno perché in Chiesa non si
son viste mai!"
2) Un napoletano povero ma povero, che più
povero non si può, chiede a S. Gennaro la
grazia di fargli vincere un premio alla lotteria. Prega... prega... ma non vince mai.
All'ultima richiesta di aiuto, S. Gennaro
scocciato, risponde: "Ma, benedetto figliolo,
come ti posso aiutare se non compri il biglietto?!!"
3) Confidenza tra musicisti:
- qual è il contrario di melodia?
- ... se lo prenda!!!
Ranucci
IUVABIT
-1 Carabinieri: "usi obbedir tacendo e tacendo
morir"
- L'Arma dei Carabinieri: "Nei secoli fedele"
"Virgo fidelis"
- Essere anziani è un merito; non è una colpa.
- La politica non è una scienza è un'arte
(Bismark)
- Dopo la settantina... ce n'è una per mattina.
- Quando un'anima è arrivata agli 80 carnevali, si può metter gli stivali per andare all'altra
vita.
- Meglio invidiati che derisi.
- E' facile passare dal brodo ai cappelletti in
brodo; è più difficile il contrario.
- Vis unita, fortior = Viribus unitis
- Stultum est dicere : 'putabam'
- Di buone intenzioni è lastricata la via
dell'Inferno.
- Hannibal ad portas
Cave cane
Attenti al lupo
Mamma, li Turchi !
Manducate quae apponuntur
Sobrie, iuste et pie vivamus
vobis
- Dice una vecchia signora: " mio figlio è
tanto buono che non deve temere che gli altri
lo freghino; si frega da se stesso!".
- Virtus in infirmitate perficitur
- La prova del "Budino" si fa .. .mangiandolo.
- Su un muro del Quartiere Prenestino a Roma, c'è
scritto: "Marina! Solo con te; sempre con te. Oltre
di te il nulla!"
- Diceva un tizio "...ma tu, sei sempre del 1925?"
- Zoccolo duro; cuore tenero; cervello debole.
- Mezzo cervello... in sette (i componenti di una
famiglia)
- La rivoluzione si fa con i cannoni e non... con la
carta bollata
- 1 cercatori d'infinito sono i "facitori" della storia
- Gli estremi si toccano.
- Chiacchiere e Tabacchiera di legno... il Banco di
Napoli non li prende in pegno!
- Al passar della falce che pareggia tutte le erbe del
prato.
- ...al pio colono augurio di più sereno dì.
- Il sole che sorge ha maggiori adoratori del sole
che tramonta.
- Non sempre ha ragione la moglie del ladro
- Una pecora sola non colora il gregge (proverbio
Sardo)
- Ogni paese ha le sue usanze: tante trippe e tante
panze
- Che senso avrebbe la vita se non ci fosse la
morte?
- Educad a los ninos y se sarà necessario castigar
los hombres
- L'attender non ti sia lungo
- A Ferragosto il sole ha messo un'altra fascina al
forno
- Dice un vecchio: "E' finito il tempo della speranza! Comincia il tempo dei ricordi"
- Quando il fattore parla ai braccianti, sta sempre
dalla parte ...del frumento.
- 1 rospi è meglio ingoiarli... quando sono girini.
COGNOMI BELLI E BRUTTI
Ciascuno ha il cognome che si ritrova e non lo
può mutare, salvo casi particolari e con le dovute
autorizzazioni.
Voglio ricordare alcuni dei più belli che io conosco: Allegrini; Allegrezza; Alunni; Chierici e
Chierichetti; Farina, Fiore; Fioretti; Fiorini; Fiorucci; Laurenti; Mensurati Mirabella; Montefiori;
Polverini; Rasati e Rosarini; Uccellini.
Ce ne sono altri che non è comodo portarsi
appresso: Capozzi; Casini; Cucuzza; Mangione;
Malandrini; Ometto; Ruzzante; Strozzi....
Questi che seguono sono difficili da... indossare
da parte di una donna;
Porci; Sorci; Troia; Trippanera.
Ce n'è poi, uno talmente indecoroso anatomicamente...che posso solo sussurrartelo discretamente all'orecchio!
Il più bel proverbio Viterbese:
Q u a n d o il C i m i n o mette il cappello,
Viterbese, prendi l'ombrello.
L o stornello Viterbese più bello:
Fior di patate,
Q u a n d o vedete le nespole
piangete
Perché le son l'ultimo
frutto dell'estate.
22
Il Barbarigo
^^cSfam&A
c/el oToefo
Dr. Augusto
Galeotti
FEBO... tu che sai poetar servimi d'aio
E TIENMI PER LE MANICHE DEL SAIO
(Tassoni: La secchia rapita)
LA CHIESA
LA PIENA PARITA
-Conferma, allorché tu sarai pentito,
i tuoi fratelli, fragili pur essi,
o Simon Pietro, che, con te, son messi
a base della Chiesa, in ogni sito! -
Raggiunta ormai la piena parità
ha la donna, con l'uomo, in tutto il mondo,
meno in qualche angolo, che fa da sfondo
a questa grande, unita civiltà!
Così parlò Gesù, abbiam sentito!
Uomini sono, ma nei lor consensi,
siamo sicuri che Gesù mai cessi
di indicar, da Pastor, la strada a dito!
Da duemila anni, sta la Chiesa viva:
accoglie chi le vuole essere figlio,
dei giubilei, celebra le feste,
e, a Satana, si volge con cipiglio.
Gesù la guida! Pur, tra le tempeste,
arriverà, di sicuro, alla riva!
MONTEFIASCONE!
Nome,... ricordo di quel monte caro,
solo, appartato, sul Lago! Fervente
di vita, c'era il Seminario, faro
di scienza, alla Diocesi, giacente
intorno, quando, nel passato, raro
c'era chi fosse, in scienza, competente
Lo studio porta a Dio, in modo chiaro:
chi cerca verità, ce l'ha evidente!
Intenti nello studio, a Dio attaccati,
con la preghiera, il canto e. pure, il gioco,
limpida vita, lieta si viveva.
Dopo anni, ci sentimmo preparati
a portare, nel mondo, il divin fuoco
dell'amore, che, in cuore, si teneva.
SAN BARTOLOMEO!
Sui banchi, i nostri posti ancor vediamo!
Tutto ci sembra uguale!... Scorticato
è san Bartolomeo!... E lì, al lato
destro e sinistro, ancor, sempre notiamo
Gesù e Maria! Ma consideriamo
alto, spazioso, tutto il fabbricato!...
Per grande Seminario fu ideato
dal santo fondator, che veneriamo:
da Dio fu inspirato il suo zelo!
Pieni di gioia, torniamo alla Festa,
coi cari amici, insieme a noi cresciuti.
Ma molti non si sono più veduti!
Il Seminario... sempre, però, resta,
finché non torni Cristo, giù dal cielo!
Oggi, la tecnica va al di là
di ogni più inveterato odio profondo!
Stava la donna a far l'uomo giocondo,
servir doveva in ogni attività!
Chiusa, coperta ben, solo al marito,
per apparire! -Ogni altro?- L'occhio giù,
se passa, oh scandalo! donna, si tiene!Con la televisione, ora, non più,
oggi qualsiasi è sfrondato mito!
Puoi dir: "Per donna, tu sei fatta bene!"
PENSIERI PER UN
BUON GIORNO
- La mattina non faccio colazione...
...perché penso a te!
A mezzogiorno non pranzo...
perché penso a te!
La sera non ceno...
perché penso a te!
La notte non dormo....
Perché ci ho una fame da lupi! ! !
- Se sei cieco, ridi con la bocca;
se sei sordo, ridi con gli occhi;
se sei muto, ridi con le mani...
se sei cieco, sordo e muto...
ma come fai a ridere?! ! !
- Dice Alberto Sordi:
Dio è misericordioso.
Ma stai attento, non fare il furbo
che lui se ne accorge.
- La coerenza è la virtù degli imbecilli
GRADOLI
I tuoi colli non sono più coperti,
come prima, di viti, di colture!
Sembrava, l'Aleatico future,
eterne glorie serbare doverti!
Ora è raro il villano sopra gli erti
colli vedersi offrir sue premure
a quelle viti! Di altre cose ha cure!
Che sono i clivi abbandonati avverti!
Degli abitanti il numero è in discesa...!
A quali attività ora ti appigli?
Per la famiglia, ancora hai grande zelo!
Si ancora vivo, Gradoli! Ed in Chiesa,
numerosi si vedono i tuoi figli....!
Sei ancora pedana per ...slanciarsi in Cielo!
IL NOSTRO REGNO!
In un bel luogo, alla luce venire
che grazia del Signor! Brilla, nel cielo,
il caldo sole...a notte, a non finire,
trapunto copre noi, di stelle, un velo!
I genitori pensano di nutrire
noi figli, alati da lor con gran zelo:
l'amor di Dio essi ci fan sentire...
ci bacian, ci riparano dal gelo.
Presto corriam, questa terra godiamo:
il verde delle piante, il color vago
dei fior, gli innumeri animali...il volo
lontano dei gabbiani, sul bel lago,
che allarga l'orizzonte. Or conosciamo
che regno bello è questo nostro suolo!
PENSIERI PER UNA
BUONA NOTTE
- Chi deve dire qualcosa... parli adesso o
mai più.
- Dice il grande dietologo:
"Quando la gente verrà da me non per
dimagrire ma per imparare cos'è bene
mangiare per la propria salute, allora sarò
davvero felice e soddisfatto nel mio lavoro".
- Quando litigano due elefanti
... chi ci rimette è l'erba del prato
- Dicono che all'ultimo Festival di S.
Remo al Prof. Dulbecco è stata corrisposta una diaria di £ dieci milioni mentre
all'attrice Casta la diaria è stata di £ sessanta milioni. Hanno così commentato:
"possibile che la testa valga meno... del
culo!!!"
- Non si può bere Champagne... se la
botte è piena di aceto.
Una scritta murale così dice: "Come
posso chiamarti amico... se un giorno ti
ho chiamato "amore"?!!
23 Il Barbarigo
FESTA IN SEMINARIO
Il Seminario è una comunità, una grande
forte famiglia che spera e soffre, gioisce e
teme insieme, condivide i turbamenti di
ognuno, dal più piccolo al più grande.
E quando è il Rettore a vivere una giornata
importante, a conseguire un traguardo
significativo, l'intera comunità vive la trepidazione e la soddisfazione di lui.
Il 26 febbraio 1999 era una giornata già
quasi di primavera: la luce limpida, come
nuova, speranza di una prossima stagione
di sole.
Era il giorno della discussione della tesi di
Laurea in Pedagogia di Don Jean Paul
Gouarin: la mattina è trascorsa con ansia
trattenuta sia del laureando che di chi lo
circonda.
Poi la partenza per l'Università di Arezzo,
come tante volte negli ultimi tempi, con
quel pulmino bianco, solitamente stracolmo di seminaristi allegri e vocianti, ospitante invece un piccolo gruppo di docenti e
amici che volevano condividere con il
Rettore anche questa esperienza.
Nel primo pomeriggio, finalmente, Don
Jean Paul si è trovato di fronte ai professori: la relatrice, nota studiosa di pedagogia,
professoressa Serenella Macchietti, annuiva con soddisfazione mentre il laureando
esponeva il suo lavoro di tesi "L'Azione
Educativa di Santa Lucia Filippini".
Rapidamente e felicemente si conclude
così un difficile periodo di studio e di ricerca.
E ormai notte a Montefiascone: le tante
finestre del Seminario brillano tutte illuminate, quasi esultando di gioia; dietro ogni
vetro un volto di ragazzo.
I seminaristi aspettano il loro Rettore per
fare festa con lui, per dimostrargli affetto e
ammirazione.
Non ci sono personalità, né estranei alla
cena di laurea, ma solo coloro che insieme
costruiscono ogni giorno di vita.
I ragazzi si sono esibiti in vari cori, tra cui
una canzone dedicata ad un "ragazzo che
era venuto dalla Francia" la serata si è protratta nella ilarità e nella sana gioia di chi
cresce nell'amore.
Paola Sacco
IN RICORDO DI ERSILIA PANNUCCI
Non è facile tracciare un breve profilo di
una personalità eclettica e fattiva come
quella di Ersilia Pannucci: i suoi interessi
culturali, il suo impegno costante e generoso hanno abbracciato campi che spaziano
dall'archeologia, alla geologia ed al sociale.
Nasce a Capodimonte il 22 gennaio 1934,
quarta di cinque figli, da Umberto ed Irma
Barin. Trascorre parte dell'infanzia con la
famiglia a Tunisi, dove il padre è incaricato dell'insegnamento ai figli degli italiani
all'estero. Dopo il 31/12/1943, con il ritorno a Capodimonte, Ersilia completa gli
studi elementari; supera, poi, gli esami di
licenza media grazie all'insegnamento
paterno e infine consegue la maturità classica al liceo di Viterbo.
Il padre, da tutti conosciuto come "Il
Maestro", ha permeato la personalità della
figlia, avvalendosene quale insostituibile
collaboratrice, specie nel campo archeologico.
Ciò ha permesso di far crescere in lei l'amore per questa materia, al punto da divenire lei stessa autrice di varie pubblicazio-
ni. tra le altre vanno menzionati: la terza
ristampa, con i relativi aggiornamenti, del
volume "Bisenzo e le antiche civiltà intorno al lago di Bolsena", la pubblicazione
delle ricerche relative alla "Malta"
dell'Isola Bisentina, ed altri articoli su
varie riviste e libri, per esempio su "Tuscia
Viterbese' (voi. 1°, cap. I). Particolare
attenzione va dedicata alla sua opera più
importante: il libro "Presenti" scritto per
ricordare i Caduti di Capodimonte nella II
Guerra Mondiale, e poi la breve memoria,
pronunciata e stampata in occasione della
intitolazione della Caserma dei Carabinieri
di Capodimonte al Capitano Giuseppe
Pulicari, M.O.V.M. Ed ancora, su richiesta
del parroco, Ersilia ha compilato un opuscolo sul prezioso dipinto della Madonna
delle Grazie, conservato nella Colleggiata
di Capodimonte.
L'esperienza maturata nel tempo Le ha permesso di divenire punto di riferimento
indispensabile a livello provinciale in occasione di convegni, conferenze, giornate di
studio.
L'eclettismo di Ersilia, la vastità dei suoi
interessi, son coronati dal conseguimento
nel 1961 della Laurea in Scienze
Geologiche all'Università di Padova.
Dopo questo punto di approdo, Ella dedica
la sua vita lavorativa all'insegnamento
della Matematica e delle Scienze
continua a pag. 24
Il Barbarigo
24
segue da pag. 23
Geologiche Naturali nelle scuole statali.
Per trentasei anni. Trenta all'incirca dei
quali a Marta, tanto che il Sindaco di questo Comune, in segno di profonda riconoscenza per l'azione meritoria svolta e dedicata all'educazione di varie generazioni di
giovani, in data 24 gennaio 1998 Le consegna una targa ricordo.
Notevole altresì l'impegno nel campo
sociale, che la vede coinvolta, prima del
conseguimento della laurea, nello svolgimento in Roma dell'attività di Assistente
Sociale e poi nella partecipazione fattiva ad
ogni iniziativa legata a questo settore: ha
istituito la borsa di studio AVIS-AIDO
"Ettore Gaddi" presso la Scuola Media di
Marta, ha partecipato al consiglio direttivo
dell'AVIS-AIDO di Capodimonte sotto la
Presidenza del Dott. Vittorio Fanelli, svolgendo opera di proselitismo verso
quest'Associazione di volontariato in seno
alla scuola ed anche attraverso iniziative
collaterali, quale ad esempio la raccolta dei
fondi per l'acquisto dell'ambulanza.
Si è sposata all'età di 40 anni, moltiplicando la sua profonda capacità affettiva nei
riguardi della nuova famiglia, soprattutto
allevando con immenso amore materno la
figlia che il marito, rimasto vedovo giovanissimo, recava dal precedente matrimonio, e curandone l'educazione sotto l'aspetto religioso, morale e culturale con la tenerezza tenace di una madre naturale.
Madre esemplare; moglie fedele e amorosa: per lei esistevano solo la scuola e la
famiglia - unico intermezzo, unica concessione al diletto personale lo studio. E il
prossimo, naturalmente: donarsi senza
remore agli altri, senza selezionare, spesso
trascurando se stessa. Purtroppo le è stata
richiesta anche la testimonianza del sacrificio prematuro e definitivo. Dopo una lunga
ed estenuante malattia si è spenta a
Capodimonte in data 23 maggio 1999,
munita e donfortata dal senso del sacro che
intesse la vita, grazie alla presenza continua dell'amico e collega Don Angelo
Pulicari e sollevata dall'inesausto prodigarsi di quanti aveva vicini e più cari: lei quasi
a protestare di tanta attenzione, loro angosciati di non fare abbastanza.
Questo è stata Ersilia: donna semplice e
modesta, che non ha mai fatto pesare la sua
competenza e la sua professionalità, perché
erano ricchezza disponibile per chi volesse
fruirne; moglie madre amica, capace di
coniugare bontà, disponibilità e spirito di
abnegazione come fossero suoi obblighi.
Ha meritato di lasciare incancellabile in
quanti l ' h a n n o conosciuta il proprio
ricordo
CENTRO CULTURALE DI CAPODIMONTE:
IN M E M O R I A DI
VITTORIO FANELLI
COMUNE DI CAP0D1M0NTI
ENTRO CULTURALE
VITTORIO FANELLI
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Capodimonte 5 giugno 1999, ore 18: nel Viale
Regina Margherita si nota un movimento
insolito. Sono intervenuti autorità, cittadini,
persone di ogni ceto sociale, per inaugurare il
CENTRO CULTURALE
del
paese.
L'iniziativa è dell'Amministrazione Comunale, ma l'interesse è di tutti.
Davanti alla struttura edilizia destinata a ciò,
nuova ed armonica nella semplicità delle
linee, c'è un senso di attesa e di sorpresa, una
gioia velata e contenuta, che rimanda ad altre
simili manifestazioni, momenti di arte e di
poesia, che hanno suscitato il brivido della
comunità cittadina, nello scenario suggestivo,
inconfondibile di Capodimonte.
relazione lo trovava uomo del tempo e dell'ora, proprio perché mirava ad essere in ogni
occasione l'uomo di Dio.
Dopo il saluto della Dott.ssa Cesari,
Assessore alla Cultura della Provincia, la
Dott.ssa Petitti, Funzionario della SAEM, è
intervenuta con la sua relazione circa la situazione e il restauro della "PIROGA", reperto
millenario trattenuto e conservato fino a qualche anno fa nelle acque del lago di Bolsena,
ora ospitato nello stesso Centro Culturale.
Il Preside Prof. Foti, presidente dell'UNICEF,
ha preso la parola rievocando l'amicizia con
Vittorio quale provocazione e conferma nei
vari momenti di interesse comune, per iniziative umanitarie.
La serata si è conclusa con un rinfresco, servito con proprietà, dall'Amministrazione
Comunale, con gradimento dei convenuti.
Che il Centro viva per quanti, promotori e
utenti, servono la cultura
della vita e ne
aumenti il verde, destinato allo stupore dell'uomo di domani.
Il Centro Culturale è intitolato alla Memoria
di Vittorio Fanelli.
Non è stato difficile scolpire il suo nome sul
marmo, dato che era già scolpito nel cuore dei
suoi concittadini. Vittorio, uomo di tutti, che
ha "fatto centro" proprio perché decentrato
dal suo individualismo, dal suo immediato
interesse, per essere ritrovato da ogni fratello
al di là dell'estrazione politica, sociale, culturale.
Il sindaco Dott.ssa Maria Cristina Lambertini
ha introdotto la cerimonia e quindi è stata scoperta la targa marmorea artisticamente eseguita, posta sulla facciata centrale sinistra; il
Vicario Generale Mons. Pietro Concioli l'ha
benedetta. Lo stesso Vicario ha illustrato la
personalità dell'ex sindaco Vittorio Fanelli a
cominciare dalla sua infanzia particolarmente
gioiosa e semplice, facile al sorriso, all'amicizia, all'impegno. Doti destinate a svilupparsi
nell'attenzione totale alla sua famiglia, nella
cura attenta di ogni impegno. Ogni tipo di
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di Montefiascone (Viterbo)
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Stampato nel mese di agosto 2000
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Il seminario minore: Scuola di vita