Paolo Cottini Integrazione della relazione storica riguardante il cosiddetto ‘Prato del Quartiere’, ovvero l’odierna Piazza della Repubblica di Varese Il cosiddetto „Prato del Quartiere‟, cioè l‟attuale Piazza Repubblica, era stato di proprietà dell‟antica famiglia varesina dei Griffi (menzionata negli Statuti di Varese del 1347), la quale vi possedette una nobile dimora forse costruita sin dal Quattrocento. Le sue forme architettoniche dovevano essere di gran pregio, tanto da venire universalmente conosciuta almeno dal Cinquecento sotto la denominazione di „Palazzo‟. La prima fonte storica che ne fa cenno - quella di Giulio Tatto - risale al: 1586 - novembre, mese in cui la strada che da Varese conduceva in direzione di Milano fu sistemata con una „rizzata‟: “La arizada che va de Varese al convento de frati zocolanti [vale a dire il vecchio Convento dell‟Annunciata, oggi scomparso e sostituito da un condominio con la Banca Popolare di Bergamo, all‟angolo con via Medaglie d‟Oro] si è incominciada il mese de novembre 1586, ove era uno male andare con sempre gran copia di fangho, ma no è passato il palatio [appunto: il „Palazzo‟] essa arizada”. Il lavoro fu completato solo quattro anni dopo. 1590 - settembre: “La arizada che è dil palatio al convento della anontiata e finita il mese di settembre 1590 ed è bella opera utile, laudevole et bona” (Giulio Tatto). Il Giampaolo, a proposito del „Palazzo‟, scrive: “Pare che la casa Griffi, posta a Varese sulla strada Milanese, fosse fatta costruire dal monsignor Ambrogio Griffi nel XV secolo”. Il „Palazzo‟, come afferma lo storico Luigi Borri, “era ornato esteriormente da artistiche terrecotte, del decimoquinto secolo, alle finestre bifore e ai cornicioni, col noto motto „Semper droit a bon droit‟ (Sempre il diritto ha buon diritto); e sull’arco del portone , in pietra di Brenno, aveva scolpita la legenda: Bene facere et laetari (Far del bene e stare allegri), ch’era, forse, un altro motto dell’arma de’ Griffi, rappresentata ne’ capitelli delle colonne di un porticato interno da un grifone rampante”. Secondo Leopoldo Giampaolo, la casa dei Griffi passò in seguito ad altre famiglie: i Vestarini, i Visconti e i Besozzi, diventando un albergo nel 1729 [?] e poi monastero dei Gerolimini. Queste notizie vanno ulteriormente verificate e approfondite, anche se il passaggio ai frati devoti a S. Gerolamo è cosa certa, come attestano altre fonti, fra cui soprattutto va citato l‟Adamollo: 1734 - agosto : “In questo mese d’Agosto li RR. Padri della Congregazione di S. Gerolamo che hanno comprato il Palazzo Besozzi per venir qui a piantarvi un monastero hanno principiato a chiudere la strada vicina a detto Palazzo e con loro acquisto che hanno fatto del prato vicino all’Osteria dell’Angelo [l‟osteria, poi albergo, si trovava esattamente ove ora c‟è il cosiddetto „Cortiletto Manzoni‟, accanto alla gioielleria Nicora, ma arrivò ad estendersi sino all‟attuale palazzo delle „Corti‟] portano la strada suddetta più abasso vicina a detta Osteria, e la Communità gli ha concesso per alcuni mesi la facoltà d’un tal trasporto di strada ed in questo mese di 7mbre hanno anche fatto acquisto di parte dell’Osteria dell’Angelo” (Adamollo). Secondo il Giampaolo “i frati fecero recintare il vasto terreno comperato, che giungeva sino alle pendici del colle di Bosto, con un muro e lo trasformarono in giardino e orto con locali di servizio e con persino la ―giazzera‖ […] “Accanto all’edifico fecero costruire una chiesetta dedicata a Santa Paola (sul lato di ponente), interrompendo la strada che portava a Bosto, che fu deviata”. Nel 1736 arrivarono in Varese truppe francesi che, in mancanza di una caserma sufficientemente spaziosa, dovettero essere alloggiate in case private e anche in strutture religiose, compresa quella appena istituita dai Gerolimini: 1736 - “Alli 13 dunque di Xbre dell’anno scorso 1735 giunsero in Varese duo battaglioni del Reggimento di Sciampagna cioè il primo ed ultimo degli tre battaglioni che compongono il detto Reggimento essendo il secondo andato a quartiere a Gallarate” [...] “Li Quartieri destinati sono li seguenti, il Palazzo Besozzi de’ Padri di .S. Gerolamo ove sono state allogiate compagnie N.o. L’Osteria dell’Angelo ove sono state alloggiate compagnie N.o”. [Nel testo dell‟Adamollo non vengono precisati i numeri delle compagnie alloggiate]. Nel medesimo anno il convento incominciò ad essere occupato dai frati: 1736 - settembre/novembre - “In questo mese di 7bre li Padri di S. Gerolamo avendo prima ottenuto l’assenso di questo Pubb.co vanno disponendo il Palazzo da loro comperato in vicinanza dell’Annunciata per venire ad abitare e già resta elletto il loro Abbate per questo monastero di Varese che è il Padre Don Gio. Adriano Inzago ed il Padre Vicario è il Padre Don Lodovico Masnago di Varese, e saranno 5 li Religiosi Sacerdoti che quivi cominceranno ad abitare, ed in novembre hanno cominciato ad abitare essendo venuto il detto Padre Abbate il suddetto Padre Vicario, ed il Padre Alfonso Schinfinato” (Adamollo). 1752 - Secondo il Marliani fu questo l‟anno in cui i “PP. Di S.ta Paola diedero principio della fabbrica del loro convento secondo il disegno del Sig.r Gallorio che è bellissimo disegno” (Marliani). Qualche dubbio riguarda la data, di molto posteriore all‟acquisto del Palazzo. Il Palazzo Estense del Duca Francesco III di Modena venne terminato nel 1770, oltre Porta Campagna [via Sacco]. Riguardo alla soppressione del Convento varesino dei Gerolimini si hanno notizie differenti a seconda degli storici. Per l‟Adamollo l‟avvenimento ebbe luogo già nel 1771: 1771 - “I R.R. P.P. Gerolimini che avevano il loro convento a metà strada da Varese all’Annunciata a destra, furono sopressi, e quel locale passò allo spedale che a titolo di livello lo diede poi alla Comune”. Inoltre lo stesso Adamollo aggiunge che: “Nel locale suddetto, dei Gerolimini, fu costrutto il teatro nel corso dell’annata, non potè però essere aperto, per non essere stata interamente ultimata la dipintura e gli attrezzi necessari.” [lo storico omette la notizia relativa al passaggio della proprietà al Duca di Modena Francesco III d‟Este e da quest‟ultimo all‟Ospedale dei Poveri di Varese] Invece, il Marliani scrive l‟anno successivo: 1772 - 18 giugno “V’erano alcune Religioni [Ordini religiosi] si qui ch’altrove non intervenivano alle Processioni le quali in quest’anno per ordine Pontificio o Cesareo furono obbligati […] e furono li Carmelitani Scalzi dopo le confraternite, in seguito alli conventuali i P. Gerolimini col Padre Abbate in mozzetta […]. Non solo, ma lo stesso Marliani posticipa la soppressione del convento addirittura al 1774 indicandone la data precisa: 1774 - 11 novembre. “In questo dì li padri di S. Paola sortirono dal loro Monast.o essendo meno di 12 religiosi giusta gli ordini Regi: essendo di d.a casa andato al possesso S. A. il Duca distribuendo gli arredi ecclesiastici alle povere chiese di questa Signoria facendo vendere i mobili che … si convertissero, rassegnò lor il monast.o e l’Ost.a dell’Angelo all’ospitale che ne fece livello a Gerolamo Minola presentaneo mastro di Posta, ed il monast.o stesso ebbe l’ospit.e col patto che quando venga dichiarata nulla la ragione di fide commesso, che pretende sopra detta casa il S.r Ant.o Griffi lo possa godere se no, nò.” [L‟ordine dei Gerolimini fu soppresso in Italia nel 1933] Un terzo storico - forse il più affidabile - è il Borri, che invece fissa nel 1773 l‟abolizione del convento: “Nel 1773 cessavano, per abolizione, in Varese, il Collegio de’ Gesuiti e il convento di santa Paola de’ Padri Gerolimini. Tutti i beni di essi, compresi nella Signoria, spettavan a lui [Il Duca Francesco III d‟Este ] per diritto feudale, o almeno poteva de’ medesimi disporre a suo talento. I Gerolimini vi lasciavan la loro casa d’abitazione, detta ―il Palazzo‖, appartenuta alla nobile famiglia varesina de’ Griffi, con un esteso prato attiguo e un’osteria al segno dell’Angelo, con alcune case adiacenti: il tutto situato al di là del ponte della via di Pozzovaghetto, nella squadra di San Dionigi, sulla strada per Milano, o fuori di porta Milanese come dicevasi allora” (Borri). 1774 26 maggio - “[Il duca Francesco III d‟Este] assumeva il possesso della casa e del prato de‟ Gerolimini il 26 maggio 1774, con istrumento compilato dal nobile dottore Carlo Giuseppe Castiglioni di Filippo, notaio varesino” (Borri). L‟Adamollo annota così la nascita del primo teatro di Varese: 1774 - “Nel sopresso locale dei Frati Gerolimini vicino all’Annunciata fu in quest’anno eretto un elegante teatro”. Il Marliani, invece, precisa la data della prima rappresentazione: 1776 10 nov. - “S. Bianchi milanese ottene da S. A. il Duca di Modena di poter mettere Teatro in Varese a che gli concesse il Monast.o de’ Gerolomini adì 10 ott. si principiò recitandosi intit. „L‟Isola di Alcina‟ [opera di Georg F. Haendel su libretto di Riccardo Broschi] che fu da tutti applaudita sì per musica sinfonia, ballerine, etc. ed al 6 novembre recitossi la seconda „Le Contadine bizzarre‟ ritrovandosi tutti li g.ni forastieri di ogni parte che partivano assai contenti: la spesa della porta per i nazionali fù di s. 20 per i forastieri s. 30 ed alle feste di ballo che davansi al Lunedì, e sabato il doppio del pagamento. Avi in d.o Teatro ridotto per Gioco della sassetta e biribisco, lotto della …, bottiglieria e osteria”. Riguardo all‟effettiva nascita del primo teatro di Varese sul sito che era appartenuto ai frati Gerolimini, le date, i nomi e gli avvenimenti non sempre coincidono nelle differenti versioni degli storici locali coevi e moderni (Adamollo e Marliani nel Settecento, seguiti dall‟ottocentesco Cambiasi ed infine dal Giampaolo e dal Macchione nel Novecento), forse perché, soprattutto i primi, diedero per compiuti fatti che in realtà erano consistiti solo in intenzioni o propositi ancora da concretizzare. In questo senso, la spiegazione più chiara e più logica è certamente quella del Macchione, il quale conduce la sua ricerca sulla base di documenti d‟archivio e non di voci riportate e in buona parte distorte. Rinviamo, quindi, agli scritti del Macchione e degli altri storici per una definizione più vicina alla realtà storica dei fatti relativi alla costruzione (o „adattamento‟) di locali atti ad ospitare musicisti, cantanti e pubblico per la prima rappresentazione teatrale „varesina‟. Resta solo da ricordare che il progetto del teatrino ducale fu affidato all‟architetto Marcellino Segré, allievo del Piermarini, e che, una volta realizzata l‟opera, la „prima‟ ebbe luogo il giorno 4 ottobre 1779, ricorrenza di S. Francesco. Ai nostri fini è invece necessario e sufficiente soffermarci sul documento più interessante per comprendere l‟utilizzo che si faceva in quello scorcio di tempo dei terreni annessi al „Palazzo‟. Si tratta di un dell‟istrumento di investitura d‟affitto, fatta dallo „Spedale de‟ Poveri‟ di Varese a favore di Fedele Torelli e Giovanni Bertina della Casa detta Palazzo con Prato e Orto annessi, per un canone annuo di 900 lire, a rogito del notaio Carlo Giuseppe Castiglioni di Milano “18 febbraio 1779 Istromento d’investitura fatta dallo Spedale de’ Poveri in Varese, a favore di Fedele Torelli e Gio. Cesare Bertina della Casa detta Palazzo con Prato e Orto annessi siti nel Borgo di Varese affine di costruirvi un Teatro etc. e ciò mediante l’annuo fitto di L.900. Rogato da Carlo Giuseppe Castiglioni, notaio di Milano. [….] Francesco III per la grazia di Dio Duca di Modena etc. Inerendo al desiderio da Noi più volte mostrato di stabilire in questo Borgo un Pubblico, e decente divertimento, massime nelle stagioni di maggior concorso, ciò stato rassegnato il seguente Progetto etc. Inteso Gio. Batta Fontana che l’Al.za Sr.ma si sia degnata d’incaricare di trovare Persona la quale assuma sopra di se il carico di costruire un Teatro in questa Signoria di Varese, e di mettere in scena le rappresentanze in quei tempi, che l’Al.za Sr.ma si recherà nella sua Signoria, e specialmente nell’Autunno. Il suddetto Fontana umilissimo servit.e e suddito della prelodata Al.za Sr.ma si dà l’onore di umigliare a nome di Persona da dichiarare [che poi risulterà essere Giacomo Bianchi milanese] il seguente progetto col quale--In primo luogo s’obbliga di costruire a proprie spese un Teatro cinto di muro sufficiente a contenere gl’Intervegnienti della Popolazione della figura, ampiezza e longhezza indicata nell’annesso Tipo etc [purtroppo manca il Tipo]. [omissis descrizione del teatro in progetto]. Varese 23 Novembre 1778. [….] Quindi, avendo preso in matura considerazione [….] lo abbiamo con soddisfazione accettato ed approvato [….] Dato in Varese, li 12 Dicembre 1778 Signor Marchese Bagnesi Subspr.o del Rè. [….] Descrizione della Casa, Giardino con Prato e suoi infissi detto il Palazzo altre volte de R. R. PP. di St. Gerolamo sito nel Borgo di Varese Signora di S. Al.za Sr.ma stato assegnato al Venerando Sèpedale de’ Poveri di Varese che si consegna a Gio. Batta Fontana e sua sicurtà in solidum il sig. Fedele Torelli e ciò per ordine del Sig. Fisico Lorenzo Pellegrini e Francesco Grossi Deputatti Delegati qual Casa e come sopra consiste come segue--La detta Casa, Giardino e Prato uniti sono marcati nella Mappa censuaria sotto li seguenti numeri— 3095 – Casa ----- Pert. 2 t. 13 1655 – Giardino ---- Pert. 2 t. 13 1654 – Prato ---- Pert. 15 t. 15 1657 – Prato ---- Pert. 6 t. 12 A misura di Censo Pert. 27. t. 5. Essa Casa e quanto sopra sono coerenziati da strada da tutte le parti sempre mediante Muri d’Edifizio e di Cinta [segue accurata descrizione del complesso edilizio, dotato anche di dispense, chiesa, forno, vari cortili rustici, portici, cascina, granaio, ghiacciaia ecc.] Prato e Giardino cinti da Muri in un sol corpo, in cui trovasi verso Ponente la Giazzera con Fondo e volta di cotto coperta da tetto sostenuto da pillastri [sic] di cotto avente sua gola construtta in quadroni di sasso con due usci, uno all’ingresso di detta gola, e l’altro a mezzo, ambidue in opera. Vicino alla Giazzera vi è porta che mette alla strada di Bosto, con volta di cotto, coperta da tetto, con portello serratura e chiave,sopra cui vi sono due ante in opera, stanza di legno girabile con staffe di ferro, rebusello, serratura e chiave. Altra porta nella cinta verso Tramontana con volta di cotto coperta da tetto due ante in’opera, con sbarre, staffa di ferro, rebusello, serratura e chiave, portello con due ase [sic] snodate, catenacciolo, serratura e chiave. Uscio in detta cinta, qual resta in angolo di Levante a mezzogiorno con due ante in’opera, catenaccio, serratura e chiave. Muro del Giardino più alto della cinta del Prato con tre finestre verso la strada con ferrata a gabbia di tondini otto in piedi, e quattro attraverso intellarate per cadauna. Avvi la Fabbrica nuova verso la strada, suo zoccolo di vivo, e gronda con Gucciolatojo alla Romana, avente suo canale di lamera, che forma ornamento. In esso Prato e Giardino si ritrovano le seguenti Piante---Moroni da Somero ---- N. 1 “ da Terzera ---- N. 2 “ da Cantilone ---- N. 2 “ da Cantilo ---- N. 1 “ da Palone ---- N. 30 “ da Palo ---- N. 20 Noci da Cantilone ---- N. 1 “ da Palone e Palo ---- N. 2 Frassen da Cantilo e Palone ---- N. 3 Cerase, Marenne, Gandiole da terzera ---- N. 1 “ da Cantilone e Cantilo ---- N. 2 Brugne diverse da Palone e Palo ---- N. 6 Brugne in spallera ---- N. 4 Mognache in spallera ----- N. 4 Peri da terzera ---- N. 2 Peri in spallera istagiati [sic] ---- N. 16 Viti a pergola sostenuti da debiti legnami ---- N. 72 [a cura dell‟agrimensore Carlo Grassino] [….] [ASCV, Fondo Museo, cart. 34,1,1] Le piante „utili‟ sopra elencate rimarranno più o meno le stesse per lungo tempo, perfino quel frassino solitario che sarà abbattuto solo quando si dovrà costruire la nuova caserma del 1861. Dunque le specie a dimora nel 1779 erano: Gelsi (Morus spp., probabilmente Morus alba, la più impiegata per l‟allevamento dei bachi da seta) Noci (Juglans regia) Frassino (Fraxinus excelsior) Ciliegi e amareni da frutto in varietà (Prunus avium e Prunus cerasus) Susini e Prugni, da fusto e in spalliera (Prunus domestica e forse Prunus cerasifera) Albicocchi a spalliera (!) (Prunus armeniaca) Peri da fusto e in spalliera con tutori, in varietà (Pyrus communis) Viti a pergola (Vitis vinifera) [ASCV] 1780 - Morte di Francesco III d‟Este duca di Modena e Signore di Varese 1781 3 febbraio - Lo „Spedale de‟ Poveri‟ investe il dottor fisico Lorenzo Pellegrini di un “livello perpetuo” del „Palazzo‟ (notaio Ottavio Castiglioni di Milano) per un canone annuo di L. 1276.6.8 [ASCV] 1783 7 maggio - I figli ed eredi del Pellegrini, Carl‟Antonio, Costanza e Margarita vendono l‟utile dominio della “Casa da Nobile con suo Rustico detta Palazzo” al Sig. D. Giovanni Sopransi. Nell‟atto viene fra l‟altro precisato che l‟utile dominio riguardava il sito “ove fu costrutto il nuovo Teatro, il quale Teatro non resta compreso nella presente vendita, come che non compreso nell’infrascritto livello, con Giardino, Prato, Ghiacera ed altri commodi…”. [Ciò significherebbe che il teatro fu effettivamente costruito all‟esterno del „Palazzo‟, non ricavato al suo interno, come probabilmente era avvenuto in un primo momento] [ASCV] 1784 20 novembre - Luigi Sopransi, per procura del fratello Giovanni, vende l‟utile dominio del „Palazzo‟ al sig. Fedele Giudici per “gigliati 133” (Not. Giuseppe Grassini) [ASCV] [1789 - Inizio Rivoluzione Francese] 1790 - “Le rappresentazioni teatrali cessarono con quest‟anno essendosi decisa la costruzione di un nuovo teatro [Giampaolo] 1791 - “L‟imperatore Leopoldo II decideva di assegnare a Varese, per l‟importanza del borgo e la vicinanza del confine svizzero, un presidio militare stabile. I Deputati dell‟Estimo e i Reggenti del Comune, invitati a mettere a disposizione un apposito edificio, ritenendo insufficiente la casa comunale adibita a caserma, pensarono all‟ex-convento dei Gerolimini e ne proposero l‟acquisto all‟assemblea dei censiti o estimati. L‟amministrazione dell‟ospedale si dichiarò disposta a cedere l‟edificio per L. 15.000, fermi restando i diritti del Giudici con cui ci si sarebbe accordati, ma con sorpresa dei Reggenti e dei Deputati dell‟Estimo, la proposta fu bocciata perché gli estimati non si sentivano di spendere tale somma [Giampaolo] In un documento conservato in ASCV, infatti, un foglio volante recita: “1- Con Decreto 11 novembre 1791 della Conferenza Governativa partecipato con lettera 28 d.o N. 4555 della cessata Delegazione del Censo fu obbligata la Com.tà di Varese ad acquistare la Casa d.a il Palazzo per formare la Caserma Militare. 2 - Dallo Stato di Milano sono stati fatti li pagamenti descritti nel conto n. 1 fino a tutto aprile 1795. Da nessuna autorità Dipartimentale o Nazionale fu pagata alcuna somma nelle successive tre epoche […] . 3 - Il sudetto Palazzo ridotto a Caserma appartiene alla Com.tà di Varese rispetto all’utile dominio e all’Ospital Civico rispetto al diretto”. [ASCV] In effetti Varese possedeva già una caserma militare, collocata in Pozzovaghetto e quindi abbastanza vicina al „Palazzo‟, ma era di così piccole dimensioni che quando, nel 1735, erano arrivati in città due battaglioni di truppe francesi, solo una piccola parte di loro vi venne alloggiata, mentre la maggior parte dei militari dovette essere distribuita in case private e osterie [v. Adamollo, 1736] L‟imposizione del Governo austriaco non poteva certo essere disattesa, così che la Comunità dovette a lungo contrattare l‟acquisto del „Palazzo‟. 1792 tra febbraio e ottobre - Un ampio carteggio conservato in ASCV illustra le lunghe trattative intercorse fra Comune, Ospedale e Giudici, arrivando infine ad un accordo, nel medesimo anno, in base al quale il Comune “entrava in possesso del Palazzo e del prato contiguo e si assoggettava al vincolo enfiteutico verso l‟Ospedale, dovuto dal Giudici, al quale si pagarono L. 11.000 imperiali. Con opportuni adattamenti l‟edificio fu trasformato in Caserma. […] Da allora l‟edificio, ribattezzato “Il Quartiere”, ospitò truppe austriache, francesi, del Regno Italico, guardie nazionali e poi ancora austriache ed infine italiane” [Giampaolo] Negli anni successivi, molti atti pubblici e documenti comprovano che il Quartiere‟ o „Palazzo‟ restarono sempre di utile dominio del Comune di Varese e non del Governo. 1820 17 gennaio - Nel frattempo, il „Prato‟ veniva regolarmente concesso in affitto a privati. Il conte Vincenzo Dandolo fu uno di loro, dal 1810 al 1819. [ASCV] 1829 26 agosto - In archivio è conservato un carteggio relativo alla descrizione e atto di consegna del Prato del Quartiere ed accessori, di Pietro Ronchi e riconsegna a Giovanni Brusa, per il periodo dal 1829 al 1837. “26 agosto 1829 – Consegna al sig. Pietro Ronchi e riconsegna pel sig. Giovanni Brusa del prato con ghiacciaja ed annessi situati in Varese e denominati al Palazzo di ragione enfiteutica di Varese suddetto. [in pratica è l‟atto di riconsegna da parte di Giovanni Brusa del Prato, con una descrizione dello stato di fatto] […] “Il fondo è a prato di cottica vecchia con diverse piante, essendovi nei muri di cinta di mezzo diverse bocchette aperte per le quali entrano dalla strada confinante le acque pluviali ad irrigazione del fondo. Vi sono le seguenti piante. Moroni […] tot. 38 Li suddetti moroni si sono riconsegnati dall’affittuario Brusa sfrondati da un anno e tali si consegnano al nuovo affittuario signor Ronchi Noci fruttiferi con suo castello […] tot. 15 Frassino […] n. 1 Peri e pomi in pianta […] tot. 26 Gandiole, cerase e Marene […] tot. 23 Prugne […] tot. 38 Fichi […] tot. 7 Ceppate di fichi […] tot. 2 Ceppate di nocciuole […] tot. 7 Altri frutti in spalliera senza legname morto a sostegno Peri 48 Mognaghe […] tot. 7 Viti a pergola lungo i muri di cinta e nell’interno del fondo […] tot. 144 [tra buone, mediocri e grame] [ASCV] In sostanza, alle specie „utili‟ già note in precedenza si sono aggiunte anche: - Fichi (Ficus carica) - Noccioli (Corylus avellana) 1837 30 dicembre Carteggio manoscritto relativo alla consegna del prato del “Quartiere” ed accessori, ad Isidoro Colli, affittato per una locazione novennale dal 1837 al 1846. [Nella „Descrizione consegnativa‟ del 30 dicembre 1837 l‟agrimensore Attilio Arcellazzi si legge che:] “[…] Il prato è a cottica vecchia essendo stata resa a prato la parte altre volte a giardino, irrigatorio eventualmente colle sole colature dalle limitrofe strade e che entrano per fori aperti nelle cinte, come verrà in seguito particolarmente descritto. Sul prato esistono le seguenti piante: Moroni domestici [di diverse qualità, dimensioni e condizioni ] [tot.] 58 Noci fruttiferi con loro castello [id.] tot. 15 Frassino con sua ramificazione 1 Peri e Pomi in pianta tot. 5 Gandiole, cerase, marene e prugne tot. 70 Fichi in ceppate tot. 4 Altri frutti in spalliera senza legname morto Peri tot. 6 Mognache tot. 16 Viti a pergola lungo le cinte tot. 101 Legnami sostenenti le viti a pergola Pali 74 Simili in coppa e di telaro 118 Viti legate a mazzo 13 A norma dell’art. 16 dei capitoli d’appalto il nuovo affittuario deve a titolo di migliorie da eseguirsi nel prato a lui affittato atterrare tutte le piante di frutti e viti, meno i gelsi, le noci e frassino, che attorniano la ghiacciaja, per cui le piante che si riterranno consegnate e che si consegnano al nuovo fittabile, non sono che le qui sotto descritte, avvertendo che ogni altra a sensi dell’art. 31 dei suddetti capitoli fu ceduta a deliberatorio pel contenuto prezzo di L. 260 con l’obbligo di eseguirne l’estirpazione nella entrante invernata onde dare luogo all’effettuazione delle migliorie che egli deve fare nella susseguente primavera […][ASCV] 1846 1 ottobre - [Molto importante è poi la Relazione 1 ottobre 1846, anch‟essa mirante a descrivere il “Prato del Quartiere o del Palazzo” al fine di una nuovo affitto novennale al sig. Isidoro Colli. L‟atto riporta non solo i già noti numeri catastali, ma soprattutto li divide in due lotti, ben visibili in una mappa allegata, così descritti:] “Lotto I – Comprendente la massima parte del Prato verso levante e mezzogiorno dal caseggiato d’offerta con A nell’unito tipo ed i rustici ora già compresi nell’attuale affitto, dell’estensione colla cinta e locali di ripostiglio ---- Pert. 22.21.3/4 Lotto II – comprendente la poca porzione di prato a ponente del caseggiato segnato con B che dovrà dividersi dall’altro col mezzo di una siepe viva da impiantarsi in corrispondenza alla linea EF segnato in rosso nell’annesso tipo e la cantina sotterranea per la quale dovrà costruirsi apposita comunicazione, detta superficie colla cinta come sopra di--- Pert. 2.5.1/4. [….] “Per il Lotto I annue lire 730.39 Per il Lotto II Annue lire 172.58 […] Varese, 1 ottobre 1846 Ing. Cesare Picinelli” Nella relazione annessa alla mappa, sempre del 1846, vi è una minuziosa descrizione del complesso. “Il prato è a cottica vecchia con gelsi a ceppate ed asta a poche viti chiuso lungo le strade che lo circondano. Si entra nel prato da tre parti, ma sul lato di levante lungo la strada che dall’Annunciata mette a Bosto, la quale ora serve d’ingresso al magazzeno e sostro di sassi …, l’altro sul lato di mezzogiorno in vicinanza della così detta Costa di Bosto, e la terza dal lato di ponente, che immette nella provinciale in attiguità dell’albergo dell’Angelo. A destra entrando nel prato della seconda suaccennata parte vi ha conserva del ghiaccio, la quale trovasi coperta da tetto in diversi pioventi, circondata da muri su cui si innalza il volto per coperto in forma semicircolare”. [Allegate precise e dettagliate misure e costi di ogni opera da farsi, a cura dello stesso Picinelli]. 1849 21 gennaio [Istrumento manoscritto relativo alla concessione del novennale affitto, dal 1846 al 1855, del prato del „Quartiere‟ ed accessori, da parte della città di Varese a favore di Giovanni Sopransi e Salvatore Marchesotti] [L‟atto del notaio Angelo Maria Peregrini q. Giuseppe Notro della Provincia di Como residente in Varese è del 21 gennaio 1849:] “[…]Giovanni Sonzini di d.ta Città di Varese si rese deliberatorio del novennale affitto del prato detto al Quartiere, ed alcuni annessi locali di proprietà utile del Comune di Varese, contro l’annuo fitto di Austriache lire 1153.[…] [segue la “Descrizione consegnativa” in cui si parla del : “Prato al Palazzo o del Quartiere[…] con annessi rustici di ripostiglio e ghiacciaja […] Il Prato dato in affitto è quello annesso al Quartiere Comunale lungo la strada Provinciale Milanese a destra dopo la sortita dalla Città, cinto da muri e da Caseggiati di ragione comunale, serviente ad alloggio militare e all’ I. R. Gendarmeria stanzionata in Varese […] ed in Mappa ai seguenti numeri: N. 1654 sub 1 -- Prato -- Pert. 7.19 -- L. 116.5.2 n. 1654 sub. 2 -- Simile -- Pert. 2.1 – L. 24.3.n. 1657 sub. 1 -- Prato – Pert. -.23 – L. 15.1.2 n. 1657 sub. 2 – Simile – Pert. 1.- -- L. 12.5.n. 3095 Caseggiato in mappa al n. 1656 con giardino al n. 1655. Pert. 5.19 d. n. 1657 – Pert. 16.16 – L. 225.-.In tutto a misura censuaria Pert. 28.11 – L. 394.2.4 A misura particolare di Pert. 27.15.3/4 Ed in quanto è compreso nell’affitto delle seguenti qualità: A prato – Pert. 24.10 Sito di ghiacciaja e locale di ripostiglio ed occupazione di cinte – Pert. --.17 In tutto – Pert. 25.3 Essendosi così la rimanente superficie di occupata col caseggiato di caserma annesso.pert. 2.13.3/4. Segue il solito elenco di piante,le cui specie si ripetono come sopra, ma con l‟aggiunta di: - Olmi con cima da palone (Ulmus sp., forse Ulmus carpinifolia) - Robinie con cima da palone (Robinia pseudoacacia) [ASCV] 1860 - Atterramento della Ghiacciaia. In ASCV è conservato un carteggio manoscritto relativo al progetto di demolizione della ghiacciaia del prato del „Quartiere‟ ed opere di costruzione di locali per la custodia di cani e spazio per la tumulazione di cavalli, con pianta allegata. L‟atterramento era già stato progettato nel 1855. “1860 – Atterramento della Ghiacciaja Gli atti comunali contenuti confermano che il proposito di abbattere la ghiacciaja del prato del „Quartiere‟ - descritta essere in uno “stato rovinoso ormai non più prestata ad uso alcuno” almeno dal 1855, v. tipo allegato alla relazione dell‟ing. Attilio Arcellazzi del 20 luglio 1855, con Descrizione delle opere di demolizione fatta dallo stesso Arcellazzi il 22 luglio 1855. Il problema fu dibattuto in Consiglio Comunale nelle sedute del dicembre 1860. Il lavoro fu poi effettuato nel 1861. Nella relazione era pure prevista la chiusura dello “spazio a sepoltura dei cavalli e custodia dei cani trovati in contravvenzione alla relativa disciplina sanitaria”. In pari tempo si proponeva “l’atterramento delle piante che attorniano la ghiacciaja da demolirsi”. Per le piante si legge: “N. III – Piante da atterrarsi. Le piante da atterrarsi consistono in un grosso frassino, in tre grossi noci, in due olmi ed una robbinia, che trovansi all’ingiro della ghiacciaja nel prato del Quartiere […] Il valore delle piante calcolate in apposita minuta risulta in L. 268.00 Varese, li 22 luglio 1855. Attilio Arcellazzi Ing. E. [ASCV] 1861 - “Carteggio manoscritto relativo all’utilizzazione del Prato del ―Quartiere‖: progetto della rifabbricazione della caserma, del macello e del mercato delle bestie” [Sono diversi i documenti del Consiglio comunale, del sindaco Carcano e di vari esperti e professionisti con delibere e relazioni. La più interessante è quella del 21 marzo 1861:] “Estratto del Protocollo 10 marzo 1861 della I° seduta Ordinaria del Consiglio Comunale di Varese, ordine del giorno N. 1 Presenti n. 9 Consiglieri. Relazione sui progetti di ristauri alla Caserma Comunale, di costruzione del Macello Pubblico e istituzione del Mercato dei bovini [spostandolo dalla piazza di S. Antonio]. Il Signor residente dà lettura del rapporto della Giunta e aggiunge verbalmente le notizie relative allo stato dei rispettivi progetti. Dopo le osservazioni di diversi Signori Consiglieri, si viene alla seguente proposta: S’incarica la Giunta Municipale di provocare urgentemente un’esplicita scritta dichiarazione del Sig. Ingegnere Cattaneo se assicuri di produrre il suo lavoro per la sola Caserma entro un mese, termine perentorio, ed in caso di rifiuto o di mancata promessa, ad eleggere un Architetto che fin da questo momento viene designato nel Sig.e Spinelli, e in caso di non accettazione, nel sig. Enrico Bardelli, onde il progetto sia compito al più tardi nel prossimo mese di aprile […] Varese 21 marzo 1861”. [ASCV] 1861/ 64 [Carteggio manoscritto relativo agli atti dell‟affitto del prato del Quartiere e successivo trasferimento nel suddetto prato del mercato dei bovini da piazza Sant‟Antonio nel borgo di Varese. Il voluminoso carteggio è avvolto in un foglio con il titolo : “Anno 1861 - Sgombro dell’area del Prato del Quartiere occorrente per la costruzione della nuova Caserma sul progetto Spinelli”. L‟ultimo affittuario del prato fu certo Angelo Bajoni, il quale in una memoria del 7 marzo 1865 si lamentava degli addebiti riconosciutigli per varie mancanze all‟atto della riconsegna: “In primo luogo, l’accennata mancanza di piante di determinata qualità non esiste, poiché se ciò fosse non si vedrebbe nell’atto di riconsegna il compenso di L. 14.40 per aumento di gelsi. Le piante esistenti nel Prato suddetto all’epoca della di lui consegna, al sottoscritto erano soltanto gelsi. I gelsi sono aumentati, dunque non può stare la mancanza delle piante… A ciò si aggiungano anche le molte volte che il sottoscritto si prestò a ricevere nel Prato da lui condotto in affitto i cadaveri degli animali e seppellirveli, senza che per ciò vi avesse obbligo, e sempre con danno rilevante…Aggiungasi a tutto ciò che nel 1859, e precisamente nei giorni dell’invasione di Urban, il prato fu dalle milizie dello stesso aperto da tutti i lati, ed i muri di cinta non che i loro tetti ebbero in quell’occasione tali e tanti danni da ridurli nello stato in cui si trovarono all’epoca della riconsegna, poiché tutti vi entravano recando il maggior danno che potevano…”. Per l‟opera di risistemazione dell‟area, dopo la costruzione della caserma, il Comune stampò un manifesto del 30 ottobre 1864 per comunicare il trasporto del mercato dei bovini e un secondo manifesto del 21 gennaio 1865, per la vendita delle piante atterrate nonché del materiale ricavato dall‟atterramento della caserma vecchia. La Giunta Municipale così decideva il 30 ottobre 1864, dopo delibera del 5 ottobre: “1-Il Prato detto del Quartiere verrà a cura del Comune ridotto a Piazza del mercato dei Bovini. 2-Il mercato dei bovini cesserà d’aver la sua sede nella Piazza di S. Antonio a cominciare dal primo lunedì dopo S. Martino 11 novembre 1865 3-Le aree comunali circostanti alla piazza da aprirsi sono dichiarate vendibili per erigervi fabbricati. 4-I locali della vecchia caserma, onde servire ai primi bisogni del mercato, saranno sino a nuova disposizione conservati, e concessi in affitto per osterie e simili.” [ASCV] 1861/67 - Dai numerosi documenti contenuti in altra cartella d‟archivio si deduce che le opere di demolizione della vecchia caserma andarono avanti a lungo, tanto che ancora nel 1867 si stamparono manifesti volti a indire aste per le opere di demolizione e di smaltimento del materiale. [ASCV] 1867 - In un grosso fascicolo rilegato denominato “Brevetto a rogito del dr. Giusppe Pasetti, notaio a Vedano – Concernente la cessione del materiale della demolenda Caserma Vecchia o Quartiere ed il cumulativo appalto delle opere di sistemazione della nuova Piazza del Mercato e delle vie adjacenti, stipulato tra il Comune di Varese ed Il capomastro Castelli Paolo di Varese” si apprende il nome del capomastro appaltatore. [ASCV] 1868 16 febbraio - Fasc. Piantagione fatta Piazza del Mercato [Il fasc. contiene atti, lettere e relazioni relative alla nuova piantagione, fra cui il disegno colorato del progetto firmato dall‟agronomo Luigi Cremona, approvato dalla Giunta guidata dal sindaco Magatti e dalla Deputazione d‟Ornato guidata dall‟ing. Amabile Morandi, con lievi modifiche, il 16 febbraio 1868] A – Fra gli altri fu interpellato un vivaista famoso di Verona, Angelo Rovelli, che diede consigli riguardanti la scelta delle piante e il loro valore (13 marzo 1868) B – Anche i celeberrimi fratelli Rovelli di Pallanza, vivaisti e giardinieri dei Borromeo, parteciparono alla gara d‟appalto. [ASCV] 1868 21 febbraio - Fasc. “Capitolato degli oblighi da osservarsi nella primavera del corrente 1868 sulla nuova Piazza del Mercato in Varese, compresa la sorveglianza, conservazione e manutenzione triennale, cioè fino al 30 aprile 1871 della piantagione stessa. Le novelle piante in numero da 130 a 135 da collocarsi sulla nuova piazza del Mercato saranno tutte senza distinzioni Ippocastani (Esculus Ippocastanus), di cui una metà a fiore bianco (flore aureo) e l’altra metà a fiore roseo (flore rubro), da tenersi ben distinte. Desse presenteranno la più florida e robusta vegetazione colle radici e barbatelle bene sviluppate, conservate, integre, escludendosi quelle che non le avessero intatte, col caule diritto, senza difetti, a corteccia continua, senza ammaccature, avente all’altezza di un metro delle radici uno spessore che misuri non meno di m. 0,05 per m. 0,06 colla ramificazione a non meno di m. 2,50 dal suolo allorché siano collocate in posto. In generale avranno un’età compresa fra gli anni sei e otto, e saranno respinte quelle di un’età maggiore. (5) – Saranno piantate con quell’ordine che verrà indicato dalla Stazione appaltante. La piantagione procederà in epoca opportuna, non oltre però la metà del prossimo mese di aprile e allorché il terreno non sia troppo umido […] (6) – Ogni pianticella sarà appoggiata ad un robusto e diritto palo di castagno, lungo non meno di m. 3,50. [seguono varie disposizioni tecniche e relative alla manutenzione] Approvato in odierna seduta della Giunta Municipale Varese, 21 febbraio 1868” [ASCV] 1870 - In una comunicazione del sindaco Carcano si legge: “Nell’ultima seduta 20 p.p. gennaio Vi comunicai verbalmente che i sedici ippocastani a fiore roseo esistenti sulla Piazza del Mercato presentavano una vegetazione stentata e senza speranza di nessuno miglioramento. Di conseguenza vi proponevo che venissero levati e fatti sostituire da altrettanti ippocastani a fiore bianco….” Varese 5 febbraio 1870 Carcano Luigi” [ASCV] 1874 2 settembre - Lettera dell‟agrimensore Luigi Cremona alla Giunta Municipale “Fino da due anni fa vi faccio noto che N. 16 ippocastani a fiore rosso esistenti sulla Piazza del Mercato non presentavano uno sviluppo pari a quello degli altri a fiore bianco e che per conseguenza bisognava cambiarli onde evitare l’inconveniente di aver col tempo una piantagione parte rigogliosa e parte stentata […][ASCV] 1911 31 marzo - [Lettera dattiloscritta inviata dalla Ditta Paolo Ermolli fu Giovanni – Commercio legnami – Segheria. “Spett. Giunta Municipale di Varese – Ufficio Tecnico A pregiata V/ richiesta ci pregiamo offrirvi per le 31 piante di rubina da estirparsi in piazza del mercato L- 90.- Ben compreso che resta a mio carico l’estirpazione e il trasporto […]” L‟offerta fu accettata. [ASCV] 1933 3 giugno - Fasc. Donazione del senatore Angelo Pavia al Comune per la trasformazione della Piazza del Mercato a Giardino Pubblico. Il voluminoso fasc. contiene lettere, atti, planimetrie ecc. relativi all‟oggetto. Il doc. più interessante è una memoria-lascito dello stesso senatore Pavia datata Roma 6 aprile 1932: “Mia volontà per la città di Varese. Avevo nelle mie precedenti ultime volontà dato disposizioni per la città di Varese. Le mutate condizioni finanziarie di tutti mi obbligano a restringerle […]. Varese, centro di seducente bellezza di natura, deve a mio avviso avere nel suo interno e specialmente nell’accesso della città, un goiardino […] e per questo parmi adatta l’odierna piazza del Mercato ampia con spazio, trasformandola con convenienti modifiche di terreno in un vero parco […] La trasformazione a giardino di questo piazzale […] non può costare oltre 200.000 lire e quindi io prego i miei eredi di consegnare al Podestà di Varese in carica nel giorno della mia morte questa somma, perché se la mia idea è accettata sia assegnata alla realizzazione di un progetto che aumenterà la bellezza della simpatica cittadina […]”.[ASCV] Fu in seguito a questa donazione che ebbe inizio la progettazione della nuova piazza in stile fascista, avente al centro l‟arengario con il Monumento ai Caduti del Butti. 1939 - Fasc. “B - Progetto per la sistemazione della Piazza del Mercato” [In questo fasc. si trovano una bella mappa generale della Caserma Vecchia e anche un „Progetto di sistemazione di Piazza dell’Impero‟ avente al centro il monumento ai caduti, di chiara datazione in epoca fascista] [ASCV] 1939 - Fasc. Progetto per la sistemazione di Piazza del Mercato (detta Piazza dell‟Impero) in epoca fascista (1939) [Nel fasc. sono incluse due mappe-progetti, di cui una con decorazioni vegetali che fanno pensare a una loro almeno parziale realizzazione. In particolare sembra che il filare di alberi lungo l‟attuale corso Magenta ricordi molto il filare di tigli esistenti fino a pochi anni fa e poi abbattuti. E‟ inclusa anche una copia del giornale “Lo scultore e il marmo” in cui è stampata una lettera dell‟avv. Carlo Accetti in cui lo scrivente esprime il suo parere circa lo spostamento del monumento ai Caduti del Butti. [ASCV] Fonti d‟archivio: Archivio Storico Civico di Varese – Fondo Museo, cart. 34 e Cat. X, cart. 22. ©Paolo Cottini, Varese