MIA - “Didattica della storia nel II° ciclo”
EMIGRANTI
ITINERARIO SULL’EMIGRAZIONE TICINESE IN CALIFORNIA
Zoe Zucchetti
SUPSI - DFA, Locarno
Anno accademico 2009/2010
Docenti di riferimento: Adriano Martignoni e Reto Torti
Indice
Mappa concettuale
pag. 3
Schema dell’itinerario
pag. 4
Obiettivi generali dell’itinerario
pag. 5
UD1 - Emigrazione: perché?
pag. 7
Attività 1
pag. 7
Attività 2
pag. 8
Attività 3
pag. 10
UD2 - Il viaggio
pag. 11
Attività 4
pag. 11
Attività 5
pag. 13
UD3 - California!
pag. 15
Attività 6
pag. 15
Attività 7
pag. 16
Attività 8
pag. 19
Bibliografia
pag. 20
Allegati
pag. 21
2
Mappa concettuale
L’itinerario, pensato per un secondo ciclo di scuola elementare del locarnese, tratta l’argomento
dell’emigrazione e in particolare quello della partenza di numerosi ticinesi per la California. Nello specifico, con
i bambini vengono approfonditi i motivi che spingono gli uomini ad emigrare, il viaggio verso l’America e la vita
condotta una volta raggiunta la California.
Nella mappa concettuale sono annotati su sfondo colorato i temi che vengono trattati nelle diverse attività.
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Schema dell’itinerario
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Obiettivi generali dell’itinerario
L’itinerario è pensato e strutturato per far sì che il bambino, nel corso delle attività, possa maturare una presa
di coscienza dei numerosi aspetti che entrano in gioco nell’emigrazione.
Malgrado la complessità della tematica, l’allievo può riuscire a rendersi conto delle motivazioni che hanno
spinto molti ticinesi a emigrare. La vita, infatti, era condizionata da difficoltà economiche, dalla disoccupazione,
dalla numerosità del nucleo famigliare e via dicendo. È quindi importante che il bambino possa capire che
l’emigrante, date le condizioni di vita difficili, lasciava il suo paese alla ricerca di un futuro migliore: “chi sta
bene non emigra” (Cheda, G., 1993).
Inoltre, è fondamentale che l’allievo possa capire che l’emigrazione oltreoceano era una decisione importante
per coloro che volevano partire: il costo elevato del viaggio, la durata che si protraeva per settimane, le
condizioni igieniche e di sicurezza precarie, la lontananza dalla terra natia, ecc. erano fattori che incidevano
pesantemente.
Ritengo poi necessario che il bambino possa scoprire che la California non è stata solamente una terra
fortunata, ma che gli emigranti potevano incontrare molti ostacoli dovuti alla disoccupazione, alle aspettative
illuse, al disadattamento e via dicendo.
Per tutti i motivi elencati sopra, ho strutturato l’itinerario basandomi sui seguenti obiettivi generali:
•
cogliere gli aspetti della vita del passato (fine ‘800 - inizio ‘900) nel territorio ticinese;
•
comprendere le difficoltà che comportavano gli spostamenti (fine ‘800 - inizio ‘900);
•
rendersi conto delle possibilità offerte in America (lavoro, denaro, fortuna, ecc.), ma anche degli
ostacoli incontrati dagli emigranti (aspettative, adattamento, lingua, disoccupazione, ecc.).
In generale, per far sì che l’allievo possa interiorizzare l’argomento trattato è importante che riesca a capire,
grazie a un confronto tra realtà passata e presente, che la vita condotta un tempo era ben differente dalla
nostra. Il bambino, grazie a questa comparazione, può gradualmente
•
prendere coscienza della realtà in cui vive.
Un cambiamento strutturale che desidero evidenziare riguarda il passaggio da un’emigrazione dettata dalle
condizioni di vita ticinesi al viaggio per motivi di svago. Se in passato la gente lasciava il Ticino per ragioni
legate alla povertà, oggi dal nostro Cantone si parte soprattutto per visitare realtà differenti dalla nostra, per
scoprire il mondo. I bambini devono rendersi conto che la vita condotta negli stessi luoghi in cui vivono, anche
solo cento anni fa, era sostanzialmente differente da quella che conducono loro oggigiorno. Pure il territorio
che li circonda era usato differentemente e molti mestieri esercitati un tempo sono stati per lo più abbandonati.
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Nel corso dell’itinerario devono anche prendere coscienza dell’importanza dell’evoluzione dei mezzi di
trasporto. Se nel 1900 il viaggio in battello per raggiungere l’America durava diversi giorni, oggi possiamo
percorrere la stessa distanza con un aereo in poche ore. Questo fattore, aggiunto ai costi elevati del viaggio, è
fondamentale per capire che i nostri antenati, una volta arrivati in America, non potevano facilmente ritornare
in patria. L’emigrazione era quindi una decisione che cambiava radicalmente la vita dell’emigrante.
Per far sì che il bambino possa essere inserito in un percorso di apprendimento efficace, cercherò, ogni
qualvolta ne avrò l’occasione, di porre l’allievo al centro dell’apprendimento mettendolo in situazione per
renderlo attivo. Per raggiungere questo mio proposito, ho impostato l’itinerario partendo da stimoli (fonti) che
la classe deve “analizzare” per far sorgere direttamente dal gruppo degli interrogativi ai quali si cerca di
rispondere nel corso delle lezioni. Al fine di poter far emergere quesiti che possano portare gli allievi nella
direzione da me pensata, le fonti devono essere scelte con cura e devono riuscire a far nascere interrogativi o
a rispondere a domande restando sempre nel tema dell’emigrazione. Grazie a questo modo di impostare le
lezioni, il bambino non solo deve agire in prima persona per costruire un sapere efficace e duraturo, ma riesce
anche a rendersi conto dell’importanza e della necessità delle fonti storiche per capire il passato. Per questo,
nel corso dell’itinerario, l’allievo potrà anche sviluppare un ulteriore obiettivo, ovvero:
•
maturare una sensibilità e un atteggiamento attivo nei confronti delle fonti storiche.
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UD 1 - Emigrazione: perché?
Attività 1
Obiettivi specifici
▪ iniziare a capire come utilizzare una fonte scritta per raccogliere informazioni;
▪ cominciare a situarsi nel tempo e nello spazio;
▪ sviluppare alcuni interrogativi creando un clima di curiosità.
Fonti utilizzate
▪ lettera da Soledad, California + analisi dettagliata della fonte (allegato nr. 1);
▪ lettera da Soledad, California (allegato nr. 2).
L’attività è ideata per introdurre gli allievi al tema dell’emigrazione e per far sorgere alcuni interrogativi che
guideranno lo svolgersi dell’intero itinerario.
La prima fonte utilizzata, una lettera inviata in Ticino da Soledad (California) nel 1923, viene proiettata alla
parete. Questa fase a grande gruppo permette ai bambini di entrare in contatto con la tematica, ma soprattutto
di iniziare a capire come utilizzare una fonte. Infatti, dopo aver provato a leggere la lettera (calligrafia e
contenuto sono comprensibili, ma comunque lontani dal vissuto degli allievi), si passano in rassegna alcune
domande guida che trovano risposta nella fonte: in che anno è stata scritta la lettera? Da quale località è stata
scritta la lettera? Dove si trova questo luogo? A chi viene inviata la lettera? Per quale motivo?
Grazie a questo primo momento, i bambini possono iniziare a situarsi nel tempo e nello spazio. La lettera è
stata scritta a inizio secolo, vale a dire negli anni in cui vivevano i nostri nonni o bisnonni. È stata invita a
Solduno (informazione fornita da me) da Soledad, città che si trova in California (Stati Uniti) e quindi lontana
dalla nostra realtà. Dalla fonte è possibile intuire che i due protagonisti si conoscano molto bene e che il
destinatario voglia probabilmente raggiungere l’amico in California.
A questo punto è possibile raccogliere le prime concezioni dei bambini. Perché il destinatario della lettera
vorrebbe recarsi negli Stati Uniti? Cosa vuole andare a fare? È molto probabile che le ipotesi degli allievi si
distanzino in modo significativo dalle vere motivazioni che spingevano le genti ad emigrare (condizioni di vita
in Ticino a fine ‘800 - inizio ‘900).
Ora i bambini ricevono la seconda fonte e, lavorando a coppie, cercano di rispondere autonomamente ad
ulteriori domande guida (allegato nr. 3).
Grazie alle nuove informazioni contenute nella lettera è possibile rispondere ad alcuni interrogativi sorti nella
prima parte dell’attività: il protagonista, se si recasse in California, andrebbe a lavorare in un ranch.
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Attività 2
Obiettivi specifici
▪ iniziare a costruirsi un’idea generale della vita condotta a inizio ‘900;
▪ inferire che le condizioni di vita di un tempo erano differenti dalle nostre e che gli
uomini probabilmente erano confrontati con diverse difficoltà.
Fonti utilizzate
▪ immagine “La famiglia” (allegato nr. 4);
▪ immagini “Il lavoro” (allegato nr. 6);
▪ immagini “Il paesaggio” (allegato nr. 8).
Per iniziare la seconda attività vengono riprese le informazioni raccolte nei due momenti della prima lezione: il
signor Ferdinando vorrebbe recarsi a Soledad (California - USA) per lavorare come rancero. Qui sorge un
nuovo interrogativo: per quale motivo un ticinese vorrebbe recarsi fino in America per lavorare come
contadino? Perché vorrebbe lasciare i suoi affetti, il luogo in cui vive e quindi emigrare?
Dopo aver fatto ipotizzare le motivazioni ai bambini, questi si suddividono in sei gruppi e ricevono delle fonti
iconografiche differenti (allegati nr. 4, 6, e 8). Agli allievi vengono lasciati alcuni minuti per osservare
l’immagine e in seguito vengono consegnate loro una serie di domande guida (allegati nr. 5, 7 e 9) per
facilitare la lettura della fonte.
Le fonti scelte permettono al bambino di iniziare a rendersi conto delle condizioni di vita presenti nel Ticino del
passato: le difficoltà incontrate quotidianamente dai ticinesi di fine ‘800 - inizio ‘900 erano le principali
motivazioni che spingevano all’emigrazione.
La prima immagine (allegato nr. 4), che raffigura una famiglia numerosa, porta a riflettere sulle difficoltà
economiche alle quali un uomo poteva andare incontro. Le domande guidano gli allievi a rendersi conto di
come poteva essere difficile mantenere una famiglia composta da molte persone.
La seconda fotografia (allegato nr. 6) può far capire ai bambini la fatica, gli sforzi ai quali i nostri antenati erano
confrontati nel mondo del lavoro: per poter allevare il bestiame, e quindi sopravvivere, anche le donne
dovevano caricare sulle spalle pesanti fardelli. La scheda cerca di farli immedesimare nei personaggi ritratti.
Le ultime fonti iconografiche (allegato nr. 8) ritraggono paesaggi montagnosi che, grazie al supporto di
domande guida, spingono gli allievi a pensare alle condizioni in cui si viveva e lavorava un tempo. Le attività
lavorative venivano svolte anche nei luoghi più impervi che mettevano in serio pericolo di vita uomini, donne e
bambini. Per mostrare meglio le difficoltà che comportava lavorare in questi luoghi, ho scelto due immagini
che ritraggono sia un sentiero che un alpe.
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Nell’ultima parte di attività vengono messe in comune le informazioni ricavate dalle fonti iconografiche. I gruppi
presentano l’immagine ai compagni raccontando ciò che hanno scoperto con l’aiuto delle domande guida. In
conclusione viene chiesto ai bambini cosa pensano delle informazioni raccolte. Com’era vivere in Ticino molti
anni fa?
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Attività 3
Obiettivi specifici
▪ completare le informazioni raccolte nell’attività 2 riuscendo a farsi un’idea del
contesto, della realtà ticinese nella prima parte del ‘900;
▪ capire che le difficoltà incontrate spingevano gli uomini a emigrare alla ricerca di un
futuro migliore.
Fonti utilizzate
▪ testimonianza orale di un anziano vissuto nella prima parte del ‘900 nel locarnese.
Dopo aver iniziato a raccogliere informazioni sulla vita nel passato in Ticino, i bambini avranno sicuramente
ancora delle domande, delle questioni che non sono ancora riusciti a interiorizzare, alle quali non sono ancora
riusciti a rispondere. Per completare il quadro e per permettere agli allievi di avvicinarsi ulteriormente al
contesto ticinese dei primi anni del ‘900, ho pensato di far ricorso a una testimonianza orale.
Prima di tutto, in un momento precedente alla lezione, si fanno riflettere gli allievi: come potremmo fare per
capire meglio come si viveva una volta? A chi potremmo chiedere? Dopo aver preso in considerazione
l’opportunità di interpellare un anziano, i bambini, con il mio aiuto, stendono alcune domande che sorgono dal
gruppo e che possono aiutare a completare il lavoro svolto nella seconda attività. Le questioni dovrebbero
quindi riguardare la vita di un tempo in Ticino: quando lei era piccolo, come si viveva in Ticino? Che lavori si
facevano? Si conduceva una vita “facile”? Quanto si guadagnava? Quanti fratelli c’erano in una famiglia? E chi
lavorava? Chi doveva portare a casa i soldi per la famiglia?
Una volta stesa una scaletta di possibili domande, si invita il testimone a raggiungerci in classe. A questo
punto, dal racconto spontaneo dell’anziano e dagli stimoli forniti dai bambini, gli allievi dovrebbero riuscire a
capire le difficoltà a cui andavano in contro i nostri antenati: “eccesso di bocche rispetto alle risorse locali e
[…] insufficienza di occasioni di lavoro in patria” (Ceschi, R., 1998), “[…] territorio prevalentemente
montagnoso, senza risorse naturali e agglomerazioni di qualche entità, con una popolazione prevalentemente
agricola e scarsamente dotata di mezzi finanziari.” (Saltini, L., 2004).
Di conseguenza, visto che la vita in Ticino era difficoltosa, gli uomini emigravano proprio nella speranza di
trovare un lavoro che venisse ben retribuito, per permettere a se stessi e ai famigliari rimasti a casa un futuro
migliore.
Grazie a questo momento di interazione e di confronto presente-passato-presente i bambini possono riuscire
a rispondere alla prima domanda fondamentale che ci eravamo posti all’inizio dell’itinerario: perché si
emigrava? “Si sta male materialmente e spiritualmente […]” (Saltini, L., 2004), si parte “[…] nella speranza di
una vita migliore […]” (Dorand, J., Stevan, D., Vial, J., Walter, F., 1984).
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UD 2 - Il viaggio
Attività 4
Obiettivi specifici
▪ riuscire a localizzarsi nello spazio: Ticino (Svizzera) e California (America);
▪ comprendere le difficoltà che comportavano gli spostamenti (fine ‘800 - inizio ‘900):
costi del viaggio, durata e condizioni.
Fonti utilizzate
▪ lettera “Il viaggio” - dal Ticino alla California (allegato nr. 10);
▪ lettera “Il viaggio” - durata e condizioni (allegato nr. 12);
▪ lettera “Il viaggio” - costi (allegato nr. 15);
▪ documento “Stipendio annuo nel 1903” (allegato nr. 17);
▪ documento “Libretto della spesa” (allegato nr. 18);
▪ documento “Lista della spesa dal 1703 al 1704” (allegato nr. 19).
Dopo aver compreso la realtà con la quale convivevano i nostri antenati, e quindi le motivazioni che
spingevano all’emigrazione, è il momento di iniziare a pensare al viaggio. Cosa significa partire?
I bambini devono prima di tutto riuscire a localizzare la meta scelta da molti emigranti Ticinesi, la California. È
poi necessario che possano comprendere le difficoltà con le quali si scontravano gli uomini di un tempo: gli
spostamenti comportavano costi elevati, molti giorni di viaggio e condizioni (igieniche e di sicurezza) precarie.
“Il viaggio diventa spesso una dura prova. Nonostante il costo assai elevato, le condizioni minime di sicurezza,
di igiene e di vettovagliamento non sono sempre assicurate. […] Le condizioni migliorano sensibilmente a
partire dal 1850 circa, grazie all’avvento della ferrovia e della navigazione a vapore.” (Dorand, J., Stevan, D.,
Vial, J., Walter, F., 1984). Ciò nonostante, anche coloro che affrontavano il viaggio a fine ‘800 - inizio ‘900, si
imbattevano in difficoltà legate ai costi, alla durata e alle condizioni.
Questa realtà è molto lontana dal vissuto “normale” dei bambini della nostra regione: chi ha già viaggiato per
motivi di svago non ha certo incontrato gli ostacoli contro cui ci si scontrava un tempo. Per mettere gli allievi in
situazione e per far sì che possano rendersi conto della realtà di inizio ‘900, ho pensato di fornire loro delle
testimonianze scritte che possano far sorgere gli aspetti primari che riguardano il viaggio. Suddivisi in quattro
sottogruppi, i bambini leggono le fonti e rispondono ad alcune domande guida (allegati nr. 11, 13, 14 e 16).
Il primo gruppo è responsabile della meta: gli emigranti ticinesi lasciano il Cantone, si dirigono verso Le Havre
(Francia) in treno, prendono una nave che li trasporta fino a New York e in seguito traversano l’America per
raggiungere la California su rotaie. I bambini tracciano il percorso sulla carta geografica (allegato nr. 11)
cercando, tramite supporti da loro scelti (atlante, internet, ecc.), le località citate nella fonte scritta.
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Il secondo gruppo si preoccupa dei tempi. La fonte sulla quale lavorano e le domande guida (allegato nr. 13) li
portano a concentrarsi sulla durata della spedizione: prima di raggiungere la California gli emigrati trascorrono
diverso tempo in viaggio. Oggi invece quanto tempo ci si impiega?
La terza “équipe” lavora sui costi: l’attenzione viene focalizzata sulla parola debito presente nella lettera. Cos’è
un debito? Per quale motivo un emigrante si ritrovava costretto a ricorrere a debiti? Il costo del viaggio era
molto elevato: la gente, povera, per poter acquistare il biglietto doveva ricorrere a dei prestiti.
L’ultimo gruppo affronta la tematica delle condizioni. Dagli spezzoni di lettere raccolti è possibile rendersi
conto che il viaggiare era accompagnato da condizioni precarie: igiene, approvvigionamento, malesseri,
burrasche, ecc.
Al termine dell’attività, ogni gruppo presenta ai compagni le informazioni che è riuscito a estrapolare dalla
fonte alimentando in questo modo una discussione collettiva dalla quale possano emergere gli aspetti più
significativi del viaggio dal Ticino alla nuova realtà.
Inoltre, per completare le informazioni riguardo i costi del viaggio e per fornire nuove fonti che possano
mostrare i costi della vita di un tempo, durante la messa in comune finale vengono presentate al gruppo
classe alcuni documenti (allegati nr. 17, 18 e 19). Questi, grazie al confronto, possono aiutare a capire che la
spesa affrontata per acquistare il biglietto per la California era molto elevata, per questo bisognava indebitarsi.
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Attività 5
Obiettivi specifici
▪ rendersi conto che la partenza per l’America era accompagnata dalla speranza di
una vita migliore;
▪ capire che partire comportava la lontananza da casa (a volte anche permanente)
che andava ad alimentare sentimenti quali la paura, la tristezza e la malinconia.
Fonti utilizzate
▪ nell’attività non vengono utilizzate fonti. Attraverso l’immedesimazione e le
conoscenze acquisite nel corso dell’itinerario, gli allievi “inventano” una fonte scritta.
Ora che gli allievi si sono confrontati con la realtà del viaggio dal Ticino alla California, ritengo necessario che
possano riflettere sui pensieri che accompagnavano gli emigranti verso la loro nuova vita. Cosa significa
partire, lasciare il proprio paese? Cosa speravano di trovare i “nostri vecchi” in America? Quali erano le
aspettative? Quali le preoccupazioni?
Per far sorgere le concezioni degli allievi, ho pensato di proporre una situazione di immedesimazione nella
figura dell’emigrante. Dopo aver ricordato ciò che è emerso dalle attività precedenti, mettendo l’accento sulle
condizioni di vita e sulla speranza di costruire un futuro migliore, i bambini devono provare a mettersi in
situazione: se dovessi lasciare la mia famiglia per una terra lontana e sconosciuta andando alla ricerca di una
vita migliore, quali sarebbero i miei sentimenti?
In seguito, dopo che le concezioni degli allievi sono state fissate nella scheda (allegato nr. 20), si mettono in
comune le sensazioni emerse. La discussione deve far sorgere le due emozioni contrapposte principali: la
paura (collegata alla tristezza e alla malinconia per ciò che si sta abbandonando) e la speranza (di trovare una
terra che possa permettere una vita migliore).
A questo punto, tocca agli allievi calarsi nella figura dell’emigrante in partenza. Ho pensato di proporre un
passaggio dalla ricerca di indizi nelle fonti per ricavare delle conoscenze a una ricostruzione di indizi per far
sorgere una conoscenza già in parte acquisita grazie alla prima parte dell’attività (immedesimazione): a
grande gruppo, si fissano i concetti emersi durante la messa in comune redigendo un’ipotetica lettera inviata
da un emigrante in California mentre sta abbandonando la sua terra.
La fonte “fasulla” deve fornire un supporto supplementare per rendersi conto che partire significa lasciare i
luoghi e le persone care, significa sognare, immaginare ciò che verrà una volta arrivati nelle nuove terre.
Partendo bisogna fare i conti con un “mix” di sentimenti quali la tristezza, la gioia e la speranza.
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L’esercizio permette ai bambini di raccogliere alcune informazioni che possano riuscire a far capire come ci si
sentiva quando si partiva per un “nuovo mondo”: da una parte vi era la speranza di potersi costruire un futuro
migliore, dall’altra la sofferenza per il distacco e la lontananza.
Per far sì che la “falsa testimonianza” possa avere in sé dei contenuti teorici corretti, è fondamentale essere
coscienti degli apporti teorici che guidano il testo. Come possiamo trovare anche nello scritto di E.J. Leeds,
“La partenza […] come tutti i distacchi, è una separazione dell’individuo da una matrice sociale fissa, […] casa
e luogo di nascita. […] come tutte le partenze, è una scissione di una componente dal corpo sociale,
un’«estrapolazione» di un «individuo» da un nido di rapporti che delimitano le identità. […] Naturalmente il
grado e l’intensità della partenza variano in relazione alla forza e al significato dei legami che vengono tesi e
spezzati nella separazione e alla normalità dei distacchi.” (Leeds, E.J., 1991) L’autore aggiunge poi che nella
partenza da casa entrano in gioco le emozioni caratterizzanti ogni distacco: “le proteste, il dolore, la
disperazione, il lutto.” (Leeds, E.J, 1991). Leeds suggerisce l’idea di “angoscia del distacco”, una sequenza di
emozioni che sorge quando viene a mancare il legame con le persone importanti.
Non da ultimo, il viaggio dei nostri emigranti lo si può pensare come una partenza non del tutto volontaria, una
situazione non scelta, ma provocata dalla necessità. Di fatto, come abbiamo già potuto scoprire nelle scorse
attività, “chi sta bene non emigra” (Cheda, G., 1993). Questa necessità di partire a causa delle condizioni di
vita presenti nel Canton Ticino a fine ‘800 - inizio ‘900, provoca sensazioni quali, appunto, la speranza di un
futuro migliore.
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UD 3 - California!
Attività 6
Obiettivi specifici
▪ scoprire la realtà dell’emigrante ticinese in California;
▪ comprendere in quale modo la scelta di partire si sia rivelata vincente per
l’emigrante.
Fonti utilizzate
▪ immagine “Ranceri” (allegato nr. 21);
▪ lettera “California!” - 1 (allegato nr. 23);
▪ lettera “California!” - 2 (allegato nr. 24).
Una volta superato il viaggio e arrivati in California, i nostri emigranti si davano da fare per trovare un lavoro o
per raggiungere conoscenti emigrati tempo prima.
Attraverso la lettura delle fonti (iconografica e scritta), i bambini, suddivisi in gruppi di due-tre componenti,
cercano di estrarre delle informazioni per riuscire a immaginare la nuova realtà dell’emigrante in un ranch.
La prima fonte, uguale per tutti, ritrae alcuni mungivacche in posa nel mezzo di una mandria di mucche. I
personaggi tengono in mano un secchiello che, aggiunto ai bovini e alla fattoria sullo sfondo, può condurre gli
allievi a ipotizzare che facessero il mestiere di mungitore.
Dopo aver risposto ad alcune domande collegate all’immagine (allegato nr. 22), ogni gruppo riceve una delle
due testimonianze scritte che riportano informazioni sulla vita dei ticinesi una volta raggiunta la California.
L’attenzione viene posta sul mestiere svolto, sulla possibilità di inviare soldi a casa e sull’ambientazione nella
nuova terra: come possiamo leggere nelle fonti, il rancero raccoglieva alfalfa (erba medica usata come
foraggio per il bestiame) e mungeva mucche per trasformarne il latte in latticini. Grazie al lavoro svolto,
guadagnava dei soldi che in parte inviava in Ticino per aiutare la famiglia. Inoltre, anche grazie alla presenza
di compaesani, le testimonianze fanno trasparire per lo meno un discreto adattamento dell’emigrante in
California.
Infatti, oltre a permettere agli allievi di riuscire a farsi un’idea del classico lavoro svolto dal ticinese emigrato in
California, ritengo necessario mostrare come l’emigrazione possa essersi rivelata una decisione fortunata:
l’emigrante trova lavoro, può spedire denaro a casa e riesce ad ambientarsi. Le sue aspettative sono state
pienamente appagate e l’emigrante guarda con orgoglio la sua nuova vita. Queste informazioni, presenti in
alcune testimonianze trattate dai bambini e rilevate tramite il supporto delle domande guida (allegato nr. 25),
vengono riprese e sottolineate al momento della messa in comune in cui vengono esplicitati i contenuti delle
due fonti lette.
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Attività 7
Obiettivi specifici
▪ completare le informazioni raccolte nelle attività precedenti riuscendo a farsi un’idea
del contesto ticinese e della realtà dell’emigrato in California nella prima parte del
‘900;
▪ attraverso un confronto passato-presente-passato, inferire che le condizioni di vita,
così come le difficoltà incontrate un tempo, erano differenti dalle nostre.
Fonti utilizzate
▪ filmato “Il re dell’insalata”, di Michelangelo Gandolfi (per visionare il filmato, vedi
indirizzo web nella bibliografia).
A questo punto dell’itinerario, il gruppo classe ha potuto farsi un’idea generale dell’emigrazione ticinese in
California. Dopo aver scoperto le condizioni difficili del Ticino a fine ‘800 - inizio ‘900, dopo aver lavorato sul
viaggio dalla Svizzera all’America e dopo essersi fatti un’idea della vita condotta dai ticinesi in California,
ritengo interessante fornire ai bambini un’ulteriore fonte che prende in considerazione un po’ tutti gli aspetti
trattati finora.
Attraverso questo filmato i bambini entrano in contatto con “l’eredità” lasciata da molti emigranti ticinesi: i loro
discendenti. Infatti, il protagonista Dennis è figlio di Vittorio Caprara, originario di Biasca emigrato in California
negli anni ‘20.
Nel video vengono messi in continua relazione passato e presente: il padre, emigrato ticinese mungitore di
vacche, lavorò duro tutta la vita per far sopravvivere la sua famiglia. Il figlio, seguendo i consigli del genitore,
tentò la fortuna e si mise in proprio diventando, nel giro di poche decine di anni, miliardario.
Per poter alleggerire i contenuti del filmato e ridurne la durata (durata totale: 56'40''), ho deciso di selezionare
le parti che ritengo più significative e interessanti per gli allievi:
•
00’00’’ - 01’00’’
Introduzione del protagonista: personaggio che parla dialetto ticinese con forte
accento americano.
•
02’16’’ - 02’58’’
Il protagonista presenta le sue origini e la sua occupazione: lavora con gli ortaggi.
•
03’55’’ - 07’30’’
Il lavoro al giorno d’oggi (agricoltura) è supportato da numerosi mezzi agricoli e di
trasporto (automobili, elicotteri, trattori, ecc). Viene intervistato il figlio Brian.
•
07’31’’ - 09’01’’
Dennis è in ufficio, dove lavora anche la moglie. Dà l’idea della maestosità della
sua azienda (per esempio, vi sono 550 lavoratori fissi aggiunti alle squadre per la
raccolta).
16
•
11’33’’ - 12’21’’
Aspetti geografici della Salinas Valley e storia degli emigranti. Molti poterono fare
fortuna, ma altri no: nel ’29 anche la California fu travolta dalla crisi economica e la
Salinas Valley precipitò nella miseria. Gli emigranti si trovarono confrontati con
molte difficoltà, con duro lavoro e lotta per la sopravvivenza.
•
12’22’’ - 15’01’’
Biografia del protagonista. Immagini dei genitori e breve racconto sul padre,
emigrante mungitore, e sulla vita (contrassegnata dalla povertà) che conducevano
in famiglia.
•
20’21’’ - 22’26’’
Lavoro nei campi al giorno d’oggi, il raccolto.
•
22’27’’ - 26’06’’
Un nuovo personaggio, Arturo Brus, racconta dell’emigrazione avvenuta tra il 1875
e la seconda guerra mondiale. Il motivo dell’emigrazione era la ricerca di una vita
migliore. Gli emigranti ticinesi, mungitori, erano grandi lavoratori. La Contea di
Monterrey era disseminata da allevamenti, la maggior parte di proprietà di ticinesi.
•
26’07’’ - 28’07’’
Il lavoro al giorno d’oggi (agricoltura): si può notare l’importanza dei macchinari e
vengono raccontate le varie fasi (dalla preparazione del campo al raccolto).
•
29’04’’ - 31’11’’
Dennis racconta come ha iniziato la sua attività in proprio. Inizialmente non aveva
niente, ma col tempo è riuscito a costruirsi un’immensa azienda agricola.
•
37’32’’ - 38’33’’
Il protagonista mostra come viene ricreata l’atmosfera Svizzera in California.
•
38’34’’ - 40’22’’
Arturo Brus spiega il passaggio dall’allevamento all’agricoltura, causato dalla
tubercolosi.
•
40’23’’ - 46’08’’
Dalla California si passa a Biasca: un cugino di Dennis racconta com’era vivere in
Ticino. La vita era dura e la povertà spingeva a emigrare. Vittorio parte nella
speranza di fare fortuna, ma subentra la crisi del ‘29 e molti emigranti, proprio come
Vittorio, non poterono più aiutare la famiglia rimasta a casa..
•
46’09’’ - 48’03’’
La sorella di Dennis, Dolores, racconta di essersi recata a New York (Ellis Island)
per rivivere ciò che ha vissuto il padre. Si accenna a sentimenti quali la tristezza, la
malinconia per aver abbandonato la terra natia.
•
48’04’’ - 50’25’’
Viene ripresa l’atmosfera ticinese ricostruita in California: Dennis mostra la cantina
del padre e recupera l’argomento della tubercolosi per spiegare la paura, che
avevano molti emigranti in quel periodo, di mettersi in proprio.
•
50’26’’ - 50’16’’
Si mostra ancora una volta il lavoro al giorno d’oggi: gli spostamenti avvengono
addirittura con piccoli aerei.
•
53’28’’ - 56’40’’
Il filmato viene concluso raccontando come Dennis abbia saputo realizzare il sogno
di suo padre: fare fortuna.
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Come si può notare dai contenuti dei vari spezzoni, il video permette di riprendere argomenti trattati nelle
precedenti attività (come, per esempio, il contesto ticinese a fine ‘800 - inizio ‘900 e la vita condotta una volta
emigrati in California) e, nel medesimo tempo, di confrontare passato e presente.
Oltre a ciò, nel video si accenna anche alla crisi del ’29 e all’impossibilità degli emigranti di aiutare la famiglia
rimasta in Ticino. Questo aspetto verrà in parte ripreso e affrontato nell’ultima attività dell’itinerario, quando si
cercherà di capire che la partenza per la California non si rivelò per tutti la scelta più azzeccata.
Dopo aver visionato il filmato, è possibile proporre una discussione a grande gruppo per far riaffiorare gli
argomenti trattati nel video. Questo momento può servire d’aiuto nel caso in cui, durante la proiezione, ci
fossero stati dei problemi di comprensione.
Infine, ho pensato di chiedere a ogni allievo di scrivere alcuni aspetti che lo hanno particolarmente colpito.
Questo è uno strumento che, oltre a lasciare una traccia scritta di quanto visto in classe, può fornire
informazioni utili per valutare la comprensione del video in relazione agli argomenti già trattati.
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Attività 8
Obiettivi specifici
▪ scoprire quali sono i fattori negativi che hanno inciso sull’emigrante;
▪ completare le informazioni raccolte nel corso dell’itinerario per permettere la
costruzione di un’idea globale sull’emigrazione ticinese in California tra l’ ‘800 e il ‘900.
Fonti utilizzate
▪ racconto tratto da “Il fondo del sacco”, di Plinio Martini (allegato nr. 26).
Per concludere l’itinerario è necessario che gli allievi si rendano conto che l’emigrazione in California non è
però stata la panacea contro tutti i mali. I sentimenti quali la malinconia e la tristezza (a volte sommati alle
difficoltà nel trovar lavoro, alle paghe misere e alle aspettative illuse), hanno infranto i sogni di molti emigranti.
“Per seguire la via d’oltre mare era necessaria […] una preparazione tecnica e fisica che sovente chi partiva
non aveva. Bisognava imparare nuovi metodi di coltivazione, apprendere alcune notizie indispensabili sul
nuovo Paese, conoscerne la lingua, acquisire capacità amministrative. Inoltre occorreva informarsi sulle mete
dove era possibile sfruttare meglio le proprie potenzialità.” (Saltini, L., 2004).
Nella testimonianza tratta dal racconto di Plinio Martini, si possono intravedere “[…] le delusioni per
un’America che non ha mantenuto le promesse di quando si potevano accumulare vere e proprie fortune
investendo pochi dollari e tanto sudore nell’attività tradizionale […].” (Cheda, G., Pinana, C., 1995), ma
soprattutto attraverso il racconto è possibile comprendere i sentimenti malinconici provati dal protagonista Gori
in California.
La fonte permette di ripercorrere buona parte dell’itinerario. La narrazione inizia con una descrizione del
contesto ticinese di inizio secolo scorso: si accenna all’impossibilità di trovare lavoro, alle difficoltà economiche,
alla numerosità dei nuclei famigliari, alla fatica e alla pericolosità dei mestieri svolti in montagna. Continuando
a leggere l’estratto è poi possibile capire come tutti questi fattori, una volta lasciato il paese, fossero fonte di
grande malinconia. Andando in California, Gori perse anche il poco che aveva.
La lettura del racconto viene svolta a grande gruppo per permettere a tutti di capirne i contenuti. Una volta
conclusa la lettura, si propongono alcuni spunti per far nascere una discussione conclusiva sull’itinerario.
Ritengo interessante utilizzare la fonte per ripassare e ricordare gli argomenti trattati nelle attività precedenti.
Per quale motivo il protagonista Gori vorrebbe lasciare Cavergno? Come mai non sta bene nel suo paese?
Cosa spera di trovare in California? Come vive il suo arrivo in America? Come mai prova così tanta
malinconia? Quali sono i fattori che entrano in gioco?
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Bibliografia
Qui di seguito riporto la bibliografia inerente i testi utilizzati per una personale contestualizzazione del tema
che ho scelto di trattare, i documenti di cui mi sono avvalsa per costruire l’itinerario e di cui mi sono servita per
preparare o per trarre direttamente le fonti necessarie.
Inoltre, ringrazio coloro che mi hanno aiutata fornendomi fonti originali.
•
Ceschi, R. (1998). Storia del Cantone Ticino - l’Ottocento. Bellinzona: Edizioni Casagrande.
•
Ceschi, R. (1998). Storia del Cantone Ticino - il Novecento. Bellinzona: Edizioni Casagrande.
•
Cheda, G. (1981). L’emigrazione ticinese in California Vol. II*. Locarno: Armando Dadò editore.
•
Cheda, G. (1981). L’emigrazione ticinese in California Vol. II**. Locarno: Armando Dadò editore.
•
Cheda, G. (1993). Dal medèe al dery - Contadine ed emigranti per conoscere la storia del
mondo alpino. Locarno: Armando Dadò Editore.
•
Cheda, G. & Pinana, C. (1995). California Amara. Locarno: Armando Dadò editore.
•
Codoni, A. & Gamboni, V. (1988). Il paese e la memoria. Lugano: Tipografia “La Buona Stampa”.
•
Donati, B. & Gaggioni, A. (1983). Alpigiani, pascoli e mandrie. Locarno: Armando Dadò editore.
•
Dorand, J. & Stevan, D. & Vial, J. & Walter, F. (1984). Histoire de la Suisse (trad. it. Storia della
Svizzera). Fribourg: Editions Fragnière.
•
Leeds, E.J. (1991). La mente del viaggiatore - Dall’odissea al turismo globale. Bologna: Società
editrice il Mulino.
•
Malé, A. (1983). SOLDUNO frazione di Locarno - storia arte tradizione. Locarno: Armando Dadò
editore.
•
Martini, P. (1970). Il fondo del sacco. Bellinzona: Edizioni casagrande.
•
Rossi, G. & Pometta, E. (1980). Storia del Cantone Ticino. Locarno: Armando Dadò editore.
•
Saltini, L. (2004). Il Canton Ticino negli anni del Governo di Paese (1922-1935). Milano: Edizioni
Angelo Guerini e Associati SpA.
Webgrafia:
•
www.la1.rsi.ch/storie (dicembre 2009)
Sito internet della radiotelevisione della Svizzera italiana, sezione di “Storie” (programma in onda su
RSI LA 1 e replicato sul LA 2).
Da questo indirizzo web (http://la1.rsi.ch/storie/welcome.cfm?idg=0&ids=1793&idc=7846) è stato tratto
il documentario “Il re dell’insalata”, di Michelangelo Gandolfi, andato in onda il 20.02.2005.
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