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INTRODUZIONE
Nessuno ama quello che sopporta.
Anche se ama sopportare;
avviene che uno può godere di sopportare,
ma tuttavia preferisce che non esista quello che deve sopportare.1
D
urante una visita al Musée d’Orsay, che, come è noto,
contiene cose capaci di incantare anche i profani e i
principianti, osservai una ragazzina, “dall’apparente
età di 12-13 anni”, che in chiara polemica con i genitori che l’avevano portata con sé, sedeva per terra in un angolo intenta a leggere,
con puntigliosa, affettata attenzione, un suo libro “altro”. Capita a
quell’età (poco più, poco meno) di dover seguire il padre e la madre
in luoghi per loro molto importanti e di perdersi per futili motivi i
contenuti solitamente preziosi che loro vogliono trasmettere, per il
solo motivo che sono “loro” a proporli.
Ragazzini, se non così sdegnati certo ugualmente disinteressati,
siedono anche attorno alla Mensa eucaristica, con la differenza,
rispetto alla giovanissima “parigina”, che loro non si perdono solo
gli impressionisti, che si possono comunque tornare a vedere
(magari in compagnia di una ragazzina a sua volta sdegnata... è la
vita!), ma loro si perdono, almeno per quella volta, un cospicuo
anticipo del cielo, che non resta lì, come un oggetto, ad aspettarli.
Naturalmente va esclusa ogni imputazione di colpa, anche perché
a quell’età è capitato a tutti di non ragionare in termini escatologici... Pende però su noi, maestri e padri, l’obbligo grave di fare di
tutto per svelare agli occhi a volte inconsapevoli dei figli di tutte le
età i santi gioiosi misteri, perché se ne innamorino, magari prima
1
SANT’AGOSTINO, Confessioni 10,37-39.
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Assunti in cielo
che i loro capelli diventino bianchi e le dita si siano stancate di digitare tavolette elettroniche.
Si pone dunque mano qui (con un coraggio che rasenta la
temerarietà) a illustrare per loro i santi segni e le misteriose parole
dell’Eucaristia.
Non è un trattato; è un “prontuario” cioè «un libretto o manuale
in cui sono esposte brevemente le notizie più importanti relative a una materia»
(Treccani).
Sono segni e parole che raccontano la storia che si svolge sotto i
loro occhi nella Santa Eucaristia: una storia capace di fare impallidire qualunque altra storia.
Il pregiudizio che ai figli non si possano trasmettere contenuti
vitali e vivificanti se non a richiesta, è dettato da un certo cinismo
pedagogico che scaturisce in fondo da scarsa convinzione. L’altro
pregiudizio, secondo cui i giovani, e i laici in genere, sono incapaci
di intendere il linguaggio della teologia, è a sua volta una scusa
per padri e maestri pigri o essi stessi colpevolmente ignoranti. La
loro generazione è abituata a linguaggi tecnologici ben più complicati di quelli della teologia.
D’altra parte la liturgia altro non è che “teologia celebrata”:
impossibile prescinderne del tutto. Infine, a proposito di libertà, se
gli orientamenti paterni e materni sono spesso determinanti, i
gusti dei figli in tutti i sensi (dalla squadra del cuore alla scelta
della professione) – e nessuno se ne scandalizza – perché trattenersi proprio dall’invogliarli all’incontro con il Signore Gesù Cristo,
l’incontro che ha fatto innamorare noi e ci ha cambiato la vita?
Se questo incontro c’è stato, naturalmente, sennò vendiamo
fumo e i figli se ne accorgono. Mica sono stupidi!
Prima di cominciare, un solo avvertimento. Si parlerà a volte
con molta enfasi di “Santa Eucaristia” (non di Messa semplicemente o di Eucaristia), il che parrebbe contraddire le agili intenzioni pedagogiche sopra espresse. Lo si è fatto apposta. Per
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Introduzione
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rimarcare con un linguaggio estremo, da innamorati, che l’argomento è di quelli che meritano e superano ogni iperbole.
«L’Eucaristia è un dono troppo grande per sopportare ambiguità
e diminuzioni»2.
Chi, come me, ha vissuto i suoi vent’anni durante il Concilio ha
il dovere di trasmettere, ancorché nel limite delle sue capacità e del
suo ambiente, i grandi fatti successi.
Del resto io posso farlo comodamente “seduto sulle spalle dei
giganti” antichi e anche di quelli contemporanei.
Grazie a Dio.
L’autore
2
SAN GIOVANNI PAOLO II, Ecclesia de Eucharistia, 10.
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