COMUNE DI ANZOLA
Martedì, 24 novembre 2015
COMUNE DI ANZOLA
Martedì, 24 novembre 2015
Cronaca
24/11/2015 Corriere di Bologna Pagina 2
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L' inno alla jihad dei quattro operai Prelevati da casa all' alba ed...
24/11/2015 Corriere di Bologna Pagina 3
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Famiglie sotto choc in questura «Nessuno di noi è un...
24/11/2015 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 2
NICOLETTA TEMPERA
Espulsi quattro marocchini: «Adesione all' estremismo violento»
24/11/2015 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 3
ENRICO BARBETTI
«Mio fratello è innocente, non so più...
24/11/2015 La Repubblica (ed. Bologna) Pagina 2
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Espulsi in quattro per addestramento alla lotta jihadista
Economia e lavoro
24/11/2015 Il Resto del Carlino Pagina 35
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Easysnap, il segreto delle bustine monodose
Sport
24/11/2015 Il Resto del Carlino (ed. Bologna) Pagina 8
MARCELLO GIORDANO
Triumvirato, un primato che profuma di record
10
Pubblica Amministrazione
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 2
11
Pendolari nel guado, nuovi treni in arrivo
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 7
BEDA ROMANO
La Ue: l' Italia faccia riforme e investimenti
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 7
14
Un passo avanti sulla flessibilità per immigrati e terrorismo
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 52
ALESSANDRO MASTROMATTEOBENEDETTO SANTACROCE
Con la Pec il processo è telematico
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 52
GIANNI TROVATI
Il sindaco omette l' ordinanza? Rischia l' omicidio colposo
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 54
GUGLIELMO SAPORITO
Frazionamenti con oneri più cari se è ristrutturazione
24/11/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 55
DARIO FERRARA
Caos sito, paga p.a.
24/11/2015 Italia Oggi Pagina 30
Gare, basta cauzioni col rating
24/11/2015 Italia Oggi Pagina 31
Aree degradate urbane, istanze entro il 30/11
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Attenti ad appalti a basso costo
24/11/2015 Italia Oggi Pagina 25
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ANDREA MASCOLINI
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Corriere di Bologna
Cronaca
L' inno alla jihad dei quattro operai Prelevati da casa
all' alba ed espulsi
Indagati dal 2012, il 31 agosto scorso il giudice aveva respinto l' arresto chiesto dalla
Procura La guida «spirituale» del gruppo, composto da marocchini, ha realizzato un
testamento audio
Si erano conosciuti nel centro di preghiera di
via Rigola, l' associazione islamica Ar­Ribat,
ma si erano radicalizzati con i «sermoni»
deliranti e il materiale jihadista che propinava
loro la guida spirituale del gruppo. L'
indottrinamento religioso e militare, la
celebrazione della jihad, l' esaltazione del
martirio per Allah.
Dava lezioni di fondamentalismo Abdelali
Bouirki, marocchino di 34 anni, in Italia da 15,
padre italiano e casa in via Irma Bandiera.
Nessun precedente, qualche lavoro saltuario
da facchino e il chiodo fisso della jihad. Un
insospettabile, come gli altri tre marocchini
espulsi ieri dalla Digos su decreto del
ministero dell' Interno Angelino Alfano perché
«avevano aderito e s' impegnavano per la
diffusione dell' estremismo violento». Tutti
residenti tra Bologna e provincia da anni, con
permesso di soggiorno, operai, facchini, con
figli nati o cresciuti sotto le Due Torri, integrati
e benvoluti a sentire le loro famiglie, ma
«pericolosi per la sicurezza nazionale» e
indagati da tempo per addestramento con
finalità di terrorismo. È un ritratto da
fondamentalisti della porta accanto quello di
Bouirki e dei connazionali Said Razek, 40 anni,
residente in via Irma Bandiera, Abdelkrim
Kaimoussi, 47, una casa a Minerbio lasciata a
settembre e Mourad El Hachlafi, nato a Parigi 36 anni fa, tre figli, un appartamento ad Anzola e un
lavoro in una ditta di Calderara. La Digos li ha prelevati dalle loro case all' alba, poi dopo le convalide
dei giudici li ha messi su un aereo per Casablanca. Sapevano d' essere indagati fin dal 2012 quando l'
inchiesta condotta dal pm Enrico Cieri e dai poliziotti dell' antiterrorismo, attivati da fonti confidenziali,
era stata disvelata con le perquisizioni. Furono trovati in possesso di materiale di propaganda: manuali
di guerriglia, per il confezionamento di esplosivi, istruzioni su come progettare attentati contro l'
Occidente.
Ci vollero mesi e mesi per tradurre e contestualizzare la documentazione, un lungo arco di tempo
durante il quale sono stati pedinati e monitorati. Erano indagati in 12, ma solo per 5 di loro sono emersi
elementi che lo scorso giugno hanno spinto la Procura a chiederne la cattura. Un quinto, Hamza
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Corriere di Bologna
Cronaca
Khaeridine, 34 anni, l' unico tunisino,sposato con una italiana, una figlia nata qui, risulta irreperibile dal
2012. Secondo la nostra intelligence ha fatto il salto di qualità, è andato in Siria a combattere. Lo
proverebbero i contatti telefonici con militanti del gruppo qaedista Al Nusra.
Il 31 agosto le richieste di cattura sono state respinte dal giudice Letizio Magliaro che ha ritenuto provato
il fanatismo religioso e la loro adesione al fondamentalismo islamico. Un incitamento inquietante, lo ha
definito, il terreno in cui il terrorismo può mettere radici, ma di per sé, quei file audio e video espliciti che
scaricavano online e facevano circolare nel gruppo, non erano sufficienti a integrare il reato previsto
dall' articolo 270 quinquies. Per gli inquirenti la propaganda del martirio, l' indottrinamento ultraradicale,
costituiscono il presupposto per l' addestramento militare: senza il primo non può esserci il secondo.
Secondo il giudice, l' esaltazione della jihad, manuali e manualetti operativi non bastano per provare un
reato che richiede un' attività specifica volta a dare istruzioni per compiere atti di terrorismo. A quel
punto la Digos ha proposto l' espulsione e il pm, per ragioni di sicurezza, ha dato il nulla osta. Dopo i
tragici fatti di Parigi la procedura, già all' esame del Viminale, ha subito un' accelerazione.
«Sforzi comuni e totale sintonia tra Procura e forze dell' ordine per prevenire e reprimere ogni fenomeno
di fanatismo estremista», ha detto l' aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del pool antiterrorismo.
Secondo la nostra intelligence, Bouirki era la guida, un personaggio carismatico e anche «l' informatico»
del gruppo che scaricava dalla piattaforma Paltalc materiale jihadista e lo faceva girare. Ai suoi occhi
Kaimoussi era la recluta jihadista che condivideva la necessità di applicare la Sharia per il ritorno al
Califfato. Razek e El Hachlafi secondo gli inquirenti avrebbe aderito all' ideologia radicale, scaricando e
diffondendo materiale jihadista. Ma al vertice del gruppo c' era Bouirki. In un file audio si sente la sua
voce mentre inneggia al jihad: «Oh Allah, fai vincere i tuoi soldati, unisci i mujaheddin, accetta i loro
martiri, prendi il mio sangue. Aiutaci a raggiungerli, prendi il nostro sangue finché non ti basta». Piange
Bouirki mentre registra i suoi deliri. «Il tempo della jihad è arrivato, combattiamo il nemico, aiutaci a
raggiungere i nostri martiri». Poi documenti cartacei («Alzati leone e fai la jihad nel nome di Dio», «è
arrivato il momento di fermare l' ingiustizia»).
Oltre ai video con nemici sgozzati e combattimenti, facevano circolare manuali sulle tecniche di
guerriglia, sull' uso di armi ed esplosivi. Nei file ci sono indicazioni operative, in un documento
indicazioni su come costruire un circuito elettrico abbinato all' uso dell' esplosivo C4. C' è poi un lungo
scritto attribuito a un predicatore che spiega quale deve essere la struttura delle cellule e dà
informazioni operative su come compiere un attentato alla sede della Bce: «La guerriglia in città è la
forma più difficile, c' è bisogno di un armamento molto sofisticato. Il guerrigliero non deve avere le
sembianze di un combattente ma potrà essere, per esempio, un commerciante. Le operazioni possono
essere l' uccisione del nemico o un attentato». Il documento sconsiglia una organizzazione piramidale
delle cellule, che funzionano se «separate» con il «modello a grappolo che aiuta a non rendere
smantellabile l' intera rete». Un' organizzazione compartimentata, con un capo riconoscibile». Si
stigmatizza il primo attentato al World Trade Center del '93: «I fratelli hanno sbagliato, un camion con
una tonnellata di esplosivo ha fatto 5 morti e 1000 feriti ma la struttura non è caduta».
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Corriere di Bologna
Cronaca
Famiglie sotto choc in questura «Nessuno di noi è
un integralista»
Una vicina: «I figli con noi ad Halloween». E c' è chi dà la colpa a Parigi
Non c' è traccia di blitz antiterrorismo in via
Irma Bandiera. Nel palazzo di edilizia
residenziale pubblica dell' Acer, dove Said
Razek vive da anni con moglie e figli, i
cognomi sui citofoni testimoniano un melting
pot di provenienze: dalla Romania al Marocco,
dal Sud Italia alla Russia. Nessuno ha sentito
niente quando all' alba di ieri la Digos ha
prelevato il 40enne. I vicini però si spendono in
sua difesa: «Non li conosco ­ dice l' inquilina
del piano di sotto ­. Ma mi sembra una
famiglia integrata, s' immagini che ad
Halloween i bambini bussavano alle porte per
fare dolcetto o scherzetto».
«Non ci posso credere ­ spalanca gli occhi la
signora Marin Treica ­. La moglie porta tutte le
mattine i figli a scuola, non possono essere
terroristi».
Dall' altra parte della città, in piazza Galileo
Galilei, sotto la questura un capannello di
parenti reclama notizie sui quattro. C' è anche
la moglie di Said Razek: «Ma perché
avremmo dovuto fare male a un Paese che ci
ha dato una casa, un lavoro, ci ha accolto? Qui
sono cresciuti i nostri figli. Mio marito
integralista? No, altrimenti mi avrebbe vietato
la musica e invece facciamo una vita normale,
lui va a giocare a calcio, andiamo a mangiare
la pizza con gli amici».
Davanti all' ingresso della questura ci sono sorelle, madri, padri, fratelli, trolley pieni di vestiti i per
congiunti. Solo per Abdelkrim Kaimoussi non arriva nessuno e nella casa di Minerbio è tutto chiuso. Tra
valigie fatte in tutta fretta, lacrime e giustificazioni, tutti descrivono i quattro operai come casa, lavoro
(quando c' è), preghiere in moschea e qualche viaggio in Marocco, ma mai in Siria. «Viviamo qui dal '99
­ racconta la sorella di Bouirki Abdelali ­, mio fratello ha un diploma di perito meccanico, l' ha preso con
il massimo dei voti. Ma quale jihad, io ho sposato un italiano. Mio fratello torna in Marocco, ma solo per
vacanza». Anche Bouirki vive al quartiere Barca, anche lui a poca distanza dalla moschea di via Rigola.
Nella casa di via Altobelli la moglie aspetta trepidante, non parla italiano, ma quando sente la parola
«terrorismo» grida e si porta le mani sul capo coperto dall' hijab.
Nella stessa moschea, Mourad El Hachlafi «ha conosciuto gli altri tre, quando vivevamo a Borgo
Panigale ­ racconta la moglie ­. Ma da quando sono nati i bambini non ha tempo di frequentare
nessuno». Adesso vive ad Anzola e lavora alla Negrini di Calderara. «È stato un fulmine a ciel sereno ­
dice Massimo, il titolare ­. Ha sempre lavorato tanto, è un musulmano praticante ma nulla di più».
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Corriere di Bologna
Cronaca
Mourad è l' unico dei quattro a non essere nato in Marocco, ma a Parigi. E proprio all' effetto Parigi i
familiari danno la colpa: «L' Italia vuole dimostrare alla Francia che si sta muovendo». «Mio marito era
stato perquisito tre anni fa, ma non avevano trovato niente ­ protesta la moglie di Razek ­.
Forse in passato ha conosciuto persone sbagliate. Ma se io parlo con te non posso sapere che cosa hai
in testa».
«Negli ultimi anni Mourad è andato più volte in Marocco ­ racconta il fratello di El Hachlafi ­, ma se uno è
un terrorista lo fai viaggiare? Siamo qui per lavorare e vivere, non per farci esplodere. Magari ha parlato
con le persone sbagliate, è andato sul sito sbagliato. Ma in un Paese democratico non si fa così, la
verità non interessa, altrimenti non l' avrebbero messo su un aereo». Al San Donato, dove vivono la
moglie italiana di Khaeridine Hamza e la piccola figlia, non è neanche arrivata la notizia delle espulsioni.
Hamza doveva essere il quinto espulso, ma è introvabile da anni anche per la moglie, ma si dice sicura
che il padre di sua figlia è in Tunisia, non in Siria.
La suocera si lascia scappare: «Però è passato in Italia dopo la prima perquisizione».
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Il Resto del Carlino (ed.
Bologna)
Cronaca
Espulsi quattro marocchini: «Adesione all'
estremismo violento»
La firma del ministro. Coinvolti in un' indagine dal 2010
di NICOLETTA TEMPERA ACCOMPAGNATI
dagli agenti della Digos, hanno preso un
aereo, sola andata, alla volta del Marocco. È
stato il ministro Angelino Alfano a firmare, ieri,
il decreto di espulsione per quattro marocchini,
residenti tra Bologna e provincia, coinvolti in
un' inchiesta della Digos aperta nel 2010 e
accusati di addestramento ad attività con
finalità di terrorismo anche internazionale.
ABDELALI Bouirki, 34 anni, e Said Razek, 40
anni, vivevano a Bologna, mentre Abdelkrim
Kaimoussi, 47 anni, a Minerbio, e Mourad El
Hachlafi, 36 anni, nato a Parigi, ad Anzola.
Assieme ad altre otto persone erano finiti tra le
maglie di una corposa indagine, coordinata dal
pm Enrico Cieri (nella foto) che, a giugno
scorso, si era concretizzata con la richiesta al
gip Letizio Magliaro di misure cautelari per i
quattro nordafricani. Richiesta che però, il 31
agosto scorso, era stata rigettata dal giudice.
Magliaro, pur ritenendo inquietanti gli
incitamenti al jihad presenti nel vario materiale
sequestrato, in particolare cd e dvd, nel corso
delle perquisizioni risalenti al 2012 a casa
degli indagati, aveva ritenuto non sussistessero gravi indizi di colpevolezza a carico dei quattro,
rigettando così le richieste. La necessità di accelerare i tempi, visto il salto di qualità compiuto dagli
aspiranti jhiadisti di casa nostra, dopo il ritrovamento, a casa di Kaimoussi, di un libretto tecnico
operativo per la guerriglia in città con indicazioni per la fabbricazioni di esplosivi, aveva spinto gli
inquirenti a non optare per un ricorso al Riesame, ma a chiedere direttamente il decreto d' espulsione.
Richiesta avvenuta prima dei fatti di Parigi.
E IERI, il ministro Alfano ha firmato il provvedimento, che è stato convalidato in tribunale. «Ho firmato
questo decreto ­ ha detto Alfano ­ per motivi di sicurezza dello Stato. Si tratta di quattro soggetti che
hanno aderito e si impegnavano per la diffusione dell' estremismo violento. Uno era l' informatico del
gruppo, che diramava on line pratiche religiose e proclami ideologici di orientamento jihadista, manuali
sulle tecniche di combattimento e per la realizzazione di attentati. Un altro navigava sul web alla ricerca
di contenuti inneggianti all' odio verso l' Occidente e celebrativi della violenza quale strumento di
affermazione dell' Islam. Un altro diffondeva contenuti funzionali alla formazione operativa degli altri
sodali. E l' ultimo era strettamente legato all' informatico, col quale condivideva la visione estremista
dell' Islam».
NICOLETTA TEMPERA
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Il Resto del Carlino (ed.
Bologna)
Cronaca
«Mio fratello è innocente, non so più dov'è»
I FAMILIARI dei quattro marocchini espulsi s' incrociano
sotto il porticato della Questura in un giorno freddo e
piovoso. Portano al seguito i trolley con qualche cambio
di biancheria, cercando di farli avere ai loro figli, mariti e
fratelli che stanno per lasciare Bologna con un biglietto
di sola andata per il Marocco. Hanno i volti rigati da
lacrime di rabbia e disperazione.
«NOI NON siamo terroristi, siamo gente che è venuta
qua per lavorare ­ sbotta il fratello di Mourad El Hachlafi
­. Ma adesso, per far vedere che fanno qualcosa,
prendono degli innocenti e li mandano via, perché
magari uno cinque anni fa navigando è entrato per caso
nel sito sbagliato. Se mio fratello avesse voluto davvero
fare qualcosa, in cinque anni ne avrebbe avuto tutto il
tempo».
Gli altri parenti cercano notizie al telefono, si guardano
attorno, sembrano consapevoli del marchio d' infamia
che si è abbattuto sulle loro famiglie e che per loro la
vita a Bologna non sarà più la stessa: «Mio fratello ieri
era a lavorare ­ riprende ­. Ora non so che fine ha fatto,
non so dove è e nessuno lo ha più visto dalle cinque e mezza di questa mattina. E' una persona
perbene. Ora cosa farà in Marocco? Tutta la sua famiglia è qui, là non ha nessuno. Non si fa così in un
Paese libero e democratico, ma a loro la verità non interessa, altrimenti non lo avrebbero messo subito
su un aereo». Mourad, spiega il padre, vive ad Anzola e lavora in una ditta di macchine utensili a
Calderara: «Lavora sempre, spesso gioca a calcio coi colleghi, non ha abbastanza tempo nemmeno per
la moglie e i figli, figurarsi per queste cose».
LA MOGLIE di un altro degli espulsi, che desidera mantenere l' anonimato, si sfoga: «Qui già tutti ci
guardano male per quello che è successo a Parigi, anche se non hai fatto niente. Per me è un dolore
grandissimo. Perché dovremmo fare del male al Paese che ci ha accolto, ci ha dato un lavoro e una
casa, nel quale sono cresciuti i nostri figli? Mio marito era già stato perquisito tre anni fa e non avevano
trovato niente. Se avessero trovato qualcosa penso che lo avrebbero arrestato, non espulso.
Forse in passato ha conosciuto persone sbagliate, ma se tu vai a pregare con qualcuno, non puoi
sapere che cosa c' è dentro la sua testa. Noi facciamo una vita normale, mio marito non mi ha mai
vietato niente, lui gioca a calcio, andiamo a mangiare la pizza con gli amici italiani, non siamo persone
cattive». Amareggiato l' avvocato Giovanni Andrea Policarpo, che assiste Bouirki: «E' facile fare la lotta
al terrorismo partendo dai più deboli. Questa mattina sia io che il giudice siamo rimasti sconvolti da
quello che stava succedendo. Non ci hanno mostrato nulla ed è stata celebrata un' udienza di convalida
con una procedura eccezionale che viola ogni diritto di difesa e i diritti umani. Questi dal 2010 cosa
hanno fatto?».
Enrico Barbetti.
ENRICO BARBETTI
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La Repubblica (ed.
Bologna)
Cronaca
LA GIOR NA TA
Espulsi in quattro per addestramento alla lotta
jihadista
Li seguivano da anni gli uomini della Digos Alfano: "Erano pronti al terrorismo estremo"
SONO andati a prenderli all' alba, mentre
ancora dormivano. Li hanno portati davanti ai
giudici di Bologna e gli hanno notificato il
decreto di espulsione firmato dal ministro dell'
Interno Angelino Alfano dopo aver visto le
relazioni dell' antiterrorismo.
Ieri sera stessa erano già in volo per il
Marocco, dove ad attenderli c' erano le autorità
locali. Espulsi perché ritenuti pericolosi.
Espulsi perché propagandavano la jihad e la
lotta armata. Espulsi perché cercavano di fare
proseliti e si erano organizzati in una vera e
propria cellula in Italia.
A capo del gruppo c' era Abdelali Bourki, 34
anni, poi c' era Said Razek, 40 anni. Entrambi
abitavano a Bologna. Con loro sono stati
allontanati dal territorio nazionale Abelkrim
Kalmoussi, 49 anni, residente a Minerbio, e
Mourad El Hachlafi, 36 anni, residente ad
Anzola Emilia.
Una vera e propria cellula che l' antiterrorismo
bolognese aveva individuato da tempo e per il
quale ad agosto scorso il pm Enrico Cieri
aveva chiesto l' arresto poi respinto dal Gip
Letizio Magliaro. Secondo il Giudice non c' era
la sufficiente gravità indiziaria, anche se i
personaggi in questione vanno considerati
«potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale». Pericolosi in relazione all' attività «di
indottrinamento religioso e militare» che i quattro potrebbero «portare avanti per il reclutamento e l'
addestramento» di eventuali combattenti. Insomma un pericolo reale, anche se dal punto di vista dell'
inchiesta non c' erano elementi sufficienti per arrestarli. Da qui l' espulsione e il consequente blitz della
polizia. I quattro erano indagati assieme ad altre 8 persone per le quali tuttavia non erano state richieste
misure di custodia cautelare in carcere. C' è poi un quinto nome che circola negli ambienti investigativi.
Si tratterebbe di un altro marocchino per il quale era stata chiesta l' espulsione, ma che risulta essere
"irreperibile". L' uomo si sarebbe allontanato dall' Italia già nel 2010 e tuttora si ritiene che si trovi all'
estero anche se non è stato individuato con precisione. I quattro frequentavano un centro di preghiera in
via Rigola, in zona Barca, ormai chiuso da tempo. Una sorta di magazzino nel quale si riuniva un
gruppo ristretto di salafiti, con riferimenti specifici all' area più estrema dell' islam che ha addentellati
con i movimenti di Al Queda e altri gruppi jihadisti riuniti sotto la sigla del IS (Islamic State).
Apprezzamento per il lavoro della Digos è stato espresso dal sindaco Virgilio Merola dal ministro Gian
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La Repubblica (ed.
Bologna)
Cronaca
Luca Galetti e dalla comunità islamica bolognese per bocca di uno dei suoi leader Yassine Lafram:
«Persone come queste vanno assolutamente fermate e la nostra mano è tesa alle forze dell' ordine per
arginare qualunque fenomeno di fanatismo».
(g. bal.
) IL BLITZ Uno dei 4 marocchini accompagnato dai poliziotti della Digos in tribunale ieri per le
procedure di espulsione.
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Pagina 35
Il Resto del Carlino
Economia e lavoro
Easysnap, il segreto delle bustine monodose
BOLOGNA CHI non si è mai scontrato con una
confezione monodose di ketchup, di una
crema idratante o magari di un medicinale?
Tiri l' apposito lembo e... ti rimane in mano,
mentre la confezione resta chiusa. Oppure
provi a strappare la parte dentata, ma non c' è
verso di lacerarla. Allora provi con i denti, e l'
unico risultato che ottieni è sporcarti la
camicia. Servirebbe un metodo alternativo, ma
quale? Su questo dilemma sono impazziti nel
2002, quando avevano poco più di vent' anni,
Andrea Taglini e Christian Burattini, laureato in
economia e in legge il primo, in lingue e
pianoforte il secondo. L' officina e una certa
esperienza ce le ha messe il padre di
Christian, Antonio Burattini, titolare di una
piccola azienda di consulenza e progettazione
per le macchine automatiche a San Giovanni
in Persiceto, nel Bolognese.
«PER ANNI abbiamo realizzato prototipi
saldandoli col ferro da stiro e bucandoli con un
cacciavite», ricordano i due, oggi alla guida di
Easysnap Technology, un' ex startup che l'
anno prossimo festeggerà dieci anni di vita
con un fatturato di più di 4 milioni di euro (il 95% all' estero), più di 40 dipendenti e il 100% di crescita
annua negli ultimi tre anni.
L' idea? Una bustina dal fondo di plastica rigida, con una microlesione in un punto preciso. Piegando la
confezione con due dita, la lesione si trasforma in una fessura e fa fuoriuscire il contenuto. La prima a
crederci fu Ponti. Poi arrivarono i francesi della cosmetica, con Clarins, gli americani di Gojo, quindi
Barilla, Purell e molti altri. Oggi le confezioni prodotte direttamente o tramite le macchine automatiche
Easysnap (un brevetto registrato in tutto il mondo) sono più di 400 milioni all' anno.
E il colosso americano del settore, Arcade Beauty, pur di annoverare nel proprio catalogo le geniali
confezioni, è diventata socia di minoranza dei due trentenni, comprando il 30% delle quote. Tu chiamale
se vuoi soddisfazioni.
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24 novembre 2015
Pagina 8
Il Resto del Carlino (ed.
Bologna)
Sport
Volley C e D Rv tra i cinque team imbattuti in Italia. Fra i maschi prima gioia per Sala Bolognese
Triumvirato, un primato che profuma di record
Bologna ESSERE A PUNTEGGIO pieno dopo
sei giornate è un' impresa riuscita a cinque
sole squadre nell' intero panorama italiano del
volley, dall' A1 alla serie D: tra queste una
bolognese, l' Rv Venturoli Triumvirato,
capolista solitaria del girone B del campionato
di C femminile. Capitan Di Stefano e
compagne, una settimana dopo aver piegato
Ozzano nello scontro al vertice, piegano pure
Ravenna per 3­1 proseguendo la marcia
inarrestabile. Alle loro spalle, continua a
crescere la Sace Progresso, che passa 3­0 a
Rimini e difende la seconda piazza.
Sul gradino del podio c' è pure Ozzano, che
trascinata da Cardinali (15 punti), Cesari (12)
e Foresti (12) si riscatta con Faenza (3­0). Tra
le pretendenti ai playoff c' è pure la
Pontevecchio di coach Zaccherini, che, pur
perdendo 3­2 a Bellaria Igea Marina, si
conferma squadra sempre a punti in questo
inizio di stagione grazie ad Albertazzi (15) e
Rubino (14). Ma non è solo il girone C a
parlare bolognese: nel gruppo B, Anzola s i
impone nel derby con la Pgs Bellaria e sale al
terzo posto.
In campo maschile, festeggia solo la Curti Sala Bolognese, che alla seconda giornata del girone B
coglie il primo successo: 3­0 sull' Equipe Emilia. Cattive notizie dal girone C, giunto alla quarta giornata:
sconfitte Venturoli Atletico (3­1 in casa del Titan), Zinella (3­2 con l' In Volley) e Budrio (3­0 a
Portomaggiore) e mentre le prime due restano inchiodate a centro classifica, Budrio diventa fanalino di
coda.
BUONE NOTIZIE, invece, dalla serie D. In campo femminile, la Maccagnani Ferro Molinella di coach
Cifariello conserva la vetta solitaria del girone C grazie al successo per 3­2 sul campo del Masi, con
Pasquali e Stella (19 punti a testa) grandi protagoniste. Approfitta del punto perso dal Masi Castenaso,
che si impone 3­0 su Argenta e sale al terzo posto, mentre Argelato passa 3­1 a Migliaro e si piazza a
centro classifica.
In campo maschile, la Burger King fa proprio al tie break il derby sul campo del Paolo Poggi e difende
la vetta del gruppo C, mentre nel girone B Casalecchio passa (3­1) a Crevalcore e prende il primo
posto, scavalcando il Savena, piegato 3­2 a Serramazzoni.
Marcello Giordano.
MARCELLO GIORDANO
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24 novembre 2015
Pagina 2
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione
TRASPORTO REGIONALE
Pendolari nel guado, nuovi treni in arrivo
Per Trenitalia la partita decisiva è oggi quella
dei pendolari.
La società di Fs è riuscita a firmare nuovi
contratti di servizio ponte per 10 regioni su 17.
Questo garantirà un fatturato annuo calcolato
in 1.640 milioni ma anche un investimento dell'
ordine di 1,87 miliardi. Per rilanciare gli
investimenti nelle città per i prossimi anni e in
vista della gara in Emilia­Romagna Fs ha
lanciato un bando da 4,5 miliardi per nuovi
treni.
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24 novembre 2015
Pagina 7
Il Sole 24 Ore
Pubblica Amministrazione
LE RICHIESTE DELLA UE
La Ue: l' Italia faccia riforme e investimenti
Padoan a Bruxelles: «La legge di stabilità è ritenuta accettabile dall' Eurogruppo»
BRUXELLES I ministri delle Finanze della
zona euro hanno dato ieri il loro benestare
politico alle opinioni della Commissione
europea sui progetti di bilancio per il 2016.
Quanto alla Finanziaria italiana, l' Eurogruppo
ha esortato l' Italia a rispettare le sue
promesse in termini di riforme strutturali e di
investimenti pubblici in modo da ottenere in
primavera un positivo parere comunitario.
Per ora, infatti, Bruxelles ha deciso di
sospendere il suo giudizio fino alla primavera
dell' anno prossimo.
«Condividiamo l' analisi della Commissione
secondo la quale la Finanziaria è a rischio di
violazione delle regole del Patto di Stabilità e
d i C r e s c i t a » , s i l e g g e i n u n comunicato
pubblicato ieri sera. Tenuto conto dell'
elegibilità del paese all' uso di tre clausole di
flessibilità ­ investimenti pubblici, riforme
strutturali, spese per rifugiati ­ «l' Italia
potrebbe essere nella situazione di evitare una
significativa deviazione» dal percorso di
avvicinamento al pareggio di bilancio.
Il governo Renzi prevede un deficit nel 2016
del 2,2% rispetto a un obiettivo precedente
dell' 1,8% del Pil; e ha quindi chiesto l'
applicazione di clausole di flessibilità. Secondo i calcoli della Commissione, il deficit strutturale subirà
però nel 2016 un aumento dello 0,5%, mentre le regole europee vorrebbero che il disavanzo strutturale
si riducesse dello 0,1% del Pil. «Su questa base, misure ulteriori sarebbero necessarie per ottenere un
miglioramento dello sforzo strutturale», nota l' Eurogruppo.
Ciò detto, hanno spiegato sempre ieri i ministri delle Finanze della zona euro, «accogliamo con favore l'
impegno dell' Italia di adottare tutte le misure necessarie per far sì che la Finanziaria 2016 sia rispettosa
delle regole del braccio preventivo del Patto. Accogliamo anche con favore l' impegno ad utilizzare nel
2016 gettito fiscale inatteso o imprevisti risparmi di spesa e ad accelerare gli sforzi di privatizzazione,
pur di portare il rapporto debito­PIL su un percorso calante».
Quest' ultima precisazione è interessante perché più esplicita rispetto a quanto affermato nell' opinione
comunitaria (si veda Il Sole 24 Ore del 18 novembre). Nei fatti, Eurogruppo e Commissione hanno
quindi esortato l' Italia a fare quanto promesso sia sul fronte delle riforme economiche che sul versante
degli investimenti pubblici per ottenere quella flessibilità che permetta alle istituzioni comunitarie d i
considerare il bilancio dell' anno prossimo in linea con le regole europee.
Commentando la presa di posizione dell' Eurogruppo, il ministro dell' Economia Pier Carlo Padoan ha
spiegato che l' Eurogruppo considera «accettabile» la legge di Stabilità italiana e che le riforme
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Il Sole 24 Ore
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«aggiuntive» di cui parla la Commissione perché l' Italia possa ottenere la flessibilità nella valutazione
del bilancio 2016 «sono riforme che il paese ha già implementato perché sono aggiuntive rispetto a
quelle che avevano portato alla concessione del primo set di clausole per le riforme in aprile», pari allo
0,4% del Pil di flessibilità di bilancio.
Bruxelles vorrà toccare con mano la politica economica italiana. In una conferenza stampa, il
commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha ribadito quanto affermato martedì scorso durante
la presentazione delle sue opinioni di bilancio: «Vi sono in Italia importanti riforme. Il paese, poi, sta
uscendo dalla recessione. Ciò è bene. Il governo italiano ha chiesto di poter godere di flessibilità di
bilancio su tre fronti. Abbiamo deciso di prendere il nostro tempo per valutare queste richieste».
Infine, sul fronte della crisi debitoria greca, i ministri delle Finanze della zona euro hanno deciso
formalmente sempre ieri il versamento di altri aiuti finanziari per un totale di due miliardi di euro. A
questa somma, si aggiungono fino a 10 miliardi di euro da dedicare alla ricapitalizzazione delle banche
greche in difficoltà. La Grecia, che in agosto ha ottenuto un piano di prestiti da 86 miliardi di euro, dovrà
"finalizzare" con i suoi creditori nuove riforme entro metà dicembre.
© RIPRODUZIONE RISERVATA La "deviazione significativa" La manovra sconta il ricorso al maggior
deficit in relazione alle clausole di flessibilità richieste sul versante delle riforme e degli investimenti(dall'
1,8 al 2,2%, che passerebbe al 2,4% con la clausola migranti). La valutazione di Bruxelles tuttavia pone
in luce il "deterioramento" del saldo strutturale pari allo 0,5% del Pil, con annesso il rischio di
"deviazione significativa" dall' aggiustamento richiesto, dato l' elevato debito dell' Italia.
BEDA ROMANO
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Il Sole 24 Ore
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L' ANALISI
Un passo avanti sulla flessibilità per immigrati e
terrorismo
Eventi eccezionali. Con questa allocuzione il
Patto di stabilità, declinato e reinterpretato sia
dal Fiscal compact che dalla comunicazione
sulla flessibilità del gennaio scorso, di fatto già
contempla la possibilità di derogare alla
disciplina di bilancio in presenza di gravi
circostanze che coinvolgano i paesi membri, a
partire da una prolungata fase recessiva. Tra
gli «eventi inconsueti che abbiano rilevanti
ripercussioni sulla situazione finanziaria di un
paese», va certamente inserita l' emergenza
terrorismo, al pari dell' ondata migratoria. E
dunque parrebbe scontato che le spese cui i
singoli Stati devono far fronte per incrementare
la sicurezza e la difesa dovrebbero essere
momentaneamente escluse dal calcolo del
deficit. Ieri a Bruxelles, con la riunione
straordinaria dell' Eurogruppo, si è cominciato
a istruire la pratica. Si attende una valutazione
ufficiale della Commissione, dopo le aperture
espresse nei giorni scorsi dal presidente Jean
Claude Juncker. Poi la parola tornerà ai
ministri dell' Eurogruppo. In tempi di
emergenza, la velocità delle decisioni è un
elemento fondamentale. «Non è urgente
decidere oggi», ha osservato ieri al contrario il
presidente dell' Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Eppure serve un rapido cambio di rotta, peraltro già
avviato dall' attuale Commissione.
D' accordo sulla necessità di mantenere alta la guardia sul controllo dei conti pubblici per evitare altri
shock, dopo la crisi frontale che ha colpito l' eurozona tra il 2009 e il 2012.
In questo caso non si tratta di riscrivere le regole, ma di interpretarle e adeguarle a un contesto in cui le
emergenze si susseguono, con il rischio che si blocchi sul nascere la fragile ripresa che ha cominciato a
manifestarsi nel corso dell' anno. Più margini di bilancio per quei paesi che si trovano costretti a
fronteggiare la doppia emergenza del terrorismo e dell' immigrazione paiono dunque doverosi.
Soprattutto se si tratta di Paesi che rientrano nel «braccio preventivo» del Patto di stabilità non essendo
sottoposti a procedura d' infrazione per disavanzo eccessivo. Sulla «clausola migranti», esplicitamente
richiesta dall' Italia e che dovrebbe tradursi in 3,3 miliardi di margine in più, la Commissione ha di fatto
rinviato il giudizio alla prossima primavera. Ora si apre anche il capitolo delle spese per la difesa e la
sicurezza che nel nostro caso andrebbero ad aggiungersi alle altre due clausole di flessibilità: riforme e
investimenti, per un totale complessivo di oltre 17 miliardi. I rigidi esegeti della disciplina di bilancio
obietteranno che in questo modo il Patto di stabilità, con annesse le sue successive declinazioni (dal
Fiscal compact al Two Pack e al Six Pack) è di fatto depotenziato.
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Il Sole 24 Ore
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Varrebbe la pena di chiedersi se non sia il caso di cominciare a rivedere in toto un' impalcatura costruita
solo attorno alla moneta unica, e di accelerare anche sull' onda dell' attacco terroristico l' integrazione
politica partendo proprio da una vera politica economica e fiscale comune.
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Il Sole 24 Ore
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Contenzioso. La nuova procedura gestita in via informatica scatta il 1° dicembre, da Toscana e
Umbria
Con la Pec il processo è telematico
Il ricorso con mail certificata obbliga al digitale anche la controparte
La prossima settimana parte il processo
tributario telematico: per chi si avvale della
Pec per notificare alla controparte l' atto
introduttivo scatta l' obbligo di gestire con
strumenti esclusivamente informatici e
telematici tutto il giudizio che ne deriva. L'
obbligo scatterà automaticamente anche per la
controparte. L' avvio sarà graduale,
scaglionato sul territorio: martedì 1° dicembre
si comincerà in Toscane e Umbria, poi sarà il
turno delle altre regioni.
Gli atti processuali, compresa l' istanza di
reclamo e mediazione, notificati con Pec
vanno depositati in Commissione tributaria
solo mediante il Sigit, quindi telematicamente.
Idem per depositare le controdeduzioni e gli
altri atti successivi: anche la costituzione in
giudizio di parte resistente va quindi effettuata
con strumenti informatici. In altri termini,
ricevere un ricorso a mezzo Pec comporta per
l' ente impositore l' obbligo di costituirsi
elettronicamente. Analogamente, in un giudizio
incardinato avanti le Commissioni regionali, un
contribuente destinatario di un appello
notificato con Pec deve costituirsi con modalità
informatiche.
L' effetto ulteriore ed indiretto sembra essere l' obbligo di conservare in modalità elettronica atti e
documenti rilevanti a fini processuali.
Il ricorso e gli altri atti processuali prodotti come documenti informatici, oltre a rispettare i formati
previsti, la nomenclatura richiesta ed essere privi di elementi attivi (quali macro e campi variabili),
vanno redatti con appositi strumenti software senza restrizioni di selezione e copia di parti.
Non è quindi possibile notificare, e depositare, la copia per immagine su supporto informatico di un
documento analogico. Al contrario, gli allegati al ricorso potranno essere depositati come documenti
informatici da scansione in formato immagine di documenti analogici. Con tutta probabilità, in uno studio
professionale non sarà quindi sufficiente gestire un sistema di archiviazione documentale, ma occorrerà
garantire autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità dei documenti processuali riversandoli
in un sistema di conservazione elettronica secondo le regole tecniche del Dpcm 3 dicembre 2013.
La conservazione elettronica dei documenti processuali è un adempimento a carico anche delle
Commissioni tributarie, chiamate espressamente a conservare il fascicolo informatico prodotto
contenente atti, documenti, allegati e ricevute di posta elettronica certificata, messaggi del Sigit e dati
del procedimento. All' interno del fascicolo dovranno essere presenti anche le copie per immagine di atti
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Il Sole 24 Ore
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e documenti quando depositati su supporto analogico.
I fascicoli a disposizione dei giudici saranno comunque sempre formati e gestiti in modalità informatica,
anche nel caso in cui atti e documenti siano stati depositati dalle parti su supporto cartaceo: le
segreterie sono tenute ad acquisirli in tale forma, a farne copia informatica (apponendovi sottoscrizione
elettronica) e ad inserirli nel fascicolo informatico.
Il deposito in Commissione sembra comunque ammesso in forma cartacea solo se il ricorrente continui
ad avvalersi dei metodi tradizionali di notifica del ricorso (raccomandata), con ufficiale giudiziario o
deposito a mani nell' ufficio impositore. A seguito di tale deposito, la segreteria ricevente dovrà perciò
comunque produrre e gestire il correlato fascicolo in modalità informatiche.
Conseguenze anche sui pagamenti di contributo unificato e delle altre spese di giustizia: andranno
effettuati in via telematica col sistema dei pagamenti elettronici ­ pagoPA. Entro dicembre 2016 è
previsto infatti l' avvio dell' operatività dell' esecuzione di operazioni elettroniche di pagamento a favore
delle pubbliche amministrazioni, rimettendo alla libera determinazione dell' utente la scelta di canale,
strumento di pagamento e prestatore di servizi ­ Psp da utilizzare. Prima di tale scadenza, il contributo
unificato potrà essere assolto anche in modalità non telematica: la relativa attestazione di pagamento è
in questo caso costituita dalla copia informatica dell' originale analogico, ottenuta per scansione e
sottoscritta elettronicamente.
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ALESSANDRO MASTROMATTEOBENEDETTO SANTACROCE
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Il Sole 24 Ore
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Cassazione. Le conseguenze dell' incidente nella zona di un cantiere
Il sindaco omette l' ordinanza? Rischia l' omicidio
colposo
MILANO Il sindaco che non firma un' ordinanza
urgente per chiudere ai cittadini una zona
interessata da lavori pubblici può essere
condannato per omicidio colposo, oltre che per
lesioni e omissione di atti d' ufficio, se capita
un incidente. E se l' incidente si rivela mortale
per più persone, la pena può arrivare a 15 anni
di carcere, come prevede l' articolo 589 del
Codice penale.
Lo ha stabilito la Cassazione, che nella
sentenza 46400/2015 depositata ieri ha scritto
un altro capitolo nella complicata vicenda
giudiziaria nata dalla «tragedia del 1°
maggio», quando otto anni fa a Sorrento due
donne furono uccise dalla caduta del cestello
di una gru, mentre alcuni operai addobbavano
con le luminarie la chiesa di Sant' Antonino.
La lunga storia giudiziaria ha fatto scattare la
prescrizione per le lesioni e l' omissione di atti
d' ufficio, mentre la Corte d' appello di Napoli
dovrà tornare a occuparsi del caso per
rideterminare alla luce di questi sviluppi la
pena applicata all' omicidio colposo.
Al di là del caso sorrentino, sono i princìpi
generali indicati dalla Cassazione a fissare il
perimetro per l' attività dei sindaci. Anche se la
ditta incaricata dei lavori non presenta una richiesta di intervento, resta il fatto che il sindaco «non
poteva non essere consapevole» del pericolo creato dal cantiere. In questo caso, il principio è rafforzato
dal fatto che l' ufficio del sindaco si trova nella stessa piazza del cantiere. Con questa premessa, scatta
l' obbligo di adottare in modo tempestivo tutti gli atti necessari «a tutelare l' incolumità dei cittadini»,
come prevede l' articolo 54 del Testo unico degli enti locali.
Questo contesto di urgenza, aggiunge la Corte, fa sì che per la legittimità dell' atto occorra solo «l'
effettiva esistenza di una situazione di pericolo» e non servono «formule o formalità o procedure
sacramentali». Ma non è solo l' ordinanza urgente a tradurre in pratica il dovere del sindaco, che può
manifestarsi con qualsiasi «atto idoneo» a evitare il pericolo, allertando la polizia o i vigili del fuoco
oppure imponendo misure di sicurezza alla ditta. È l' inerzia, invece, a condannarlo.
[email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA.
GIANNI TROVATI
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24 novembre 2015
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Il Sole 24 Ore
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Consiglio di Stato. «Vecchi» interventi
Frazionamenti con oneri più cari se è ristrutturazione
Titoli edilizi più onerosi, a vantaggio dei bilanci
comunali, se si altera la distribuzione interna di
un edificio per rendere più agevole una
destinazione d' uso esistente. Questo quanto
meno fino a settembre 2014, quando la
«ristrutturazione» ha ceduto il posto alla meno
cara «manutenzione». Lo sottolinea il
Consiglio d i S t a t o , n e l l a s e n t e n z a 1 2
novembre 2015 n. 5184. Il caso deciso
riguarda la sede dell' ufficio Iva di Foggia, che
il ministero dell' Economia aveva in locazione:
scaduto il contratto, i due piani occupati sono
tornati residenziali con l' inserimento di nuovi
impianti, la modifica e la ridistribuzione dei
volumi. Il risultato finale ha avuto un costo di
oltre 40.000 euro di oneri, somma richiesta dal
Comune in conseguenza della modifica alla
distribuzione interna, dell' alterazione di
fisionomia e consistenza fisica dell' immobile
causata dalla demolizione di muri divisori,
scale, servizi.
L' intervento, per Comune e Consiglio di Stato,
è oneroso: va ritenuto di risanamento
conservativo, mentre il privato non può
pretendere di risparmiare affermando di aver
effettuato solo opere di manutenzione
straordinaria. La qualificazione dell' intervento come risanamento è derivata dall' inserimento di nuovi
impianti, con la modifica e ridistribuzione dei volumi, anche indipendentemente dalla destinazione d'
uso, che da residenziale, con l' attivazione della sede Iva era diventata direzionale per poi tornare
ancora residenziale. All' interno di un edificio con volumi già definiti, sono tornati così otto locali
commerciali al piano terra, altrettanti autonomi servizi e impianti tecnologici, il vano scala interno è
diventato superficie abitabile al primo piano, mentre una serie di divisori ha generato sette unità
abitative di oltre 110 metri quadri, con relativi impianti termosanitari. Tutto ciò è ristrutturazione edilizia,
perché sono risultati modificati la distribuzione della superficie interna ed i volumi e l' ordine in cui erano
disposte le diverse porzioni dell' edificio, indipendentemente dalla destinazione d' uso, che nel caso
esaminato è tornata residenziale.
La vicenda risale ai primi anni del 2000 e applica il principio che ricollega l' onerosità dell' intervento al
tipo di modifiche e all' entità dei contributi in vigore al momento del rilascio del titolo edilizio (Consiglio
di Stato 1513/1998; Tar Torino 3832/2005). Lo stesso intervento, se realizzato dopo il 2014, sarebbe
stato possibile con diverse norme sia statali che regionali: la manutenzione straordinaria è infatti
diventata più ampia (articolo 3 lettera b, del Dpr 380/2001, modificato dall' articolo 17 Dl 133, legge 164
del 2014)con possibilità di frazionare o accorpare unità, se si mantiene la volumetria complessiva e l'
originaria destinazione d' uso.
Dal settembre 2014, l' articolo 17 del Dpr 380/2001 (Dl 133/2014, divenuto legge 164) agevolando la
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Il Sole 24 Ore
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"densificazione" edilizia, avrebbe ridotto di almeno il 20% (rispetto al contributo per le nuove
costruzioni), la ristrutturazione e il riutilizzo di immobili dismessi , tutte le volte che non vi sia una
variante urbanistica, un permesso in deroga o un cambio di destinazione che generi maggior valore
dell' edificio rispetto alla destinazione originaria. La novità rende più facile frazionare e accorpare con
manutenzione, perché le parole «frazionare» e «accorpare» sono state inserite nell' articolo 3, lettera b,
dal DL 133/2014 all' interno della manutenzione straordinaria. Prima era possibile frazionare e
accorpare ma era una ristrutturazione, ben più onerosa.
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GUGLIELMO SAPORITO
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Il Sole 24 Ore
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Lavoro. L' alternativa all' assunzione sembra comoda e conveniente ma ogni caso va valutato
individualmente
Attenti ad appalti a basso costo
Se il dipendente va in maternità scatta il divieto di esternalizzare
VINCENZO DI DOMENICO ­ Anche in
condominio si esternalizza. Pulizie, servizio di
sicurezza, cura del giardino vengono spesso
appaltati a ditte e cooperative esterne evitando
così l' assunzione diretta di personale
subordinato.
A favore della scelta dell' appalto gioca l' idea
di demandare a un' impresa terza alcune
responsabilità, ritenendo di alleggerire gli
oneri dell' amministratore. In effetti, tale
formula prevede che la ditta appaltatrice si
occupi in autonomia di eseguire il servizio
presso lo stabile, con le dovute competenze e
attrezzature (così come sottolineato nella
Circolare n. 5 del ministero del Lavoro dell' 11
febbraio 2011). Ma a ben guardare, ciò non
significa evitare pesi e obblighi, perché nell'
ambito del contratto d' appalto, l'
amministratore ricopre la posizione di datore
di lavoro committente e in tale ruolo ha delle
incombenze. E attenzione: anche a livello di
costi, va sfatata l' idea che appalto faccia rima
con risparmio.
Appalto o assunzione Poniamo il caso in cui
nel condominio si renda necessaria una figura
che si occupi della pulizia degli spazi comuni:
generalizzando, quali sono le differenze tra assunzione diretta della persona e appalto del servizio?
? Col contratto di assunzione ­ dopo attenta selezione ­ si potrebbe optare per un periodo di prova, così
da testare l' idoneità del lavoratore; prediligendo l' appalto, non sarà possibile scegliere l' addetto, ma la
verifica sarà nei confronti dell' azienda (Dlgs 81/2008, articolo 26), di cui l' amministratore dovrà
appurare l' iscrizione alla Camera di Commercio, oltre ai requisiti organizzativi, strutturali e di regolarità
contributiva.
? Una vo lta instaurato il rapporto, l' amministratore che abbia optato per il contratto di tipo subordinato
si avvarrà dei poteri direttivo, organizzativo e disciplinare specifici del datore di lavoro. Sta proprio qui
una delle maggiori differenze tra i due contratti. Perché avrà invece una certa autonomia, rispetto al
committente, chi esegue la sua attività con contratto d' appalto (fermo restando il diritto del committente
di intimare all' appaltatore il regolare svolgimento dell' attività, nel caso di esecuzione non conforme).
Da sottolineare: non sarà possibile una via di mezzo tra le due opzioni, nella quale, ad esempio, l'
appaltatore tenga per se i compiti amministrativi e il committente si occupi di organizzare il lavoro del
pulitore in questione. O l' una o l' altra. (si veda la Cassazione, sentenza 16788/2006).
I ribassi Da evitare quelle società appaltatrici che giocano al ribasso, proponendo al condominio prezzi
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24 novembre 2015
Pagina 55
Il Sole 24 Ore
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troppo concorrenziali, che potrebbero dipendere da uno scorretto inquadramento del lavoratore, da un
servizio scarso o, come sostenuto di recente da parte sindacale, dall' impiego solo di nuovi assunti, che
sarebbe favorito dalle attuali regole del lavoro. Un appalto genuino dovrebbe avere un costo superiore
rispetto all' assunzione diretta, perché al costo medio orario di circa 14,79 euro del personale
dipendente da impresa di pulizia (come da tariffario pubblicato dal ministero del Lavoro), andrà
sommato il compenso dovuto all' azienda per la fornitura e gestione del servizio. È matematico.
? Va tenuto conto che il tipo di rapporto tra ditta appaltatrice e lavoratore può essere solo subordinato,
quindi niente pagamenti con i voucher e niente collaborazioni occasionali (per legge, la responsabilità in
tale evenienza ricade anche sul condominio, non solo sulla ditta).
? E se si vuole risolvere il contratto, nel caso di assunzione a tutele crescenti da parte del condominio, il
lavoratore licenziato avrà diritto a un indennizzo da due mensilità per ogni anno di anzianità lavorativa;
con l'appalto, il committente potrà recedere in ogni momento, purché corrisponda all'appaltatore l'intero
importo stabilito per il servizio.
I casi in cui è vietato appaltare Cosa fare se si vuole sostituire personale assente, per esempio in
maternità? Il personale assente va sostituito nel suo ruolo solo con personale subordinato. È però
ipotizzabile l' appalto se durante l' assenza del portiere si decidesse di fare a meno del servizio di
portineria, ma si volesse usufruire di un servizio di pulizia, visto che i due ruoli non sono identici.
Possono convivere, nello stesso condominio, giardinieri in appalto e giardinieri direttamente assunti
dallo stabile, quindi con la stessa mansione? No. Il rischio è l' accusa di somministrazione fraudolenta di
manodopera, che rientra nel penale (Cassazione, sentenza 14087/2013).
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Italia Oggi
Pubblica Amministrazione
Caos sito, paga p.a.
L' informatica è un mezzo, non un fine, specie
nel mondo dei lavori pubblici. L' offerta per
partecipare all' appalto non risulta mai inviata
nell' ambito della procedura informatica
prescelta dall' amministrazione e l' impresa
viene esclusa dalla gara. E invece no: i rischi
del malfunzionamento della piattaforma, infatti,
devono ricadere sulla stazione appaltante
perché l' interesse pubblico è ampliare il più
p o s s i b i l e l a platea d e i p a r t e c i p a n t i a l l a
procedura, all' insegna della libera
competizione: quando si verifica un
inconveniente, allora, la stazione appaltante
deve mettere in campo il rimedio
procedimentale del soccorso istruttorio. È
quanto emerge dalla sentenza 1094/15,
pubblicata dalla prima sezione del Tar Puglia.
Accolto il ricorso dell' azienda estromessa
dalla procedura anche se la sua offerta risulta
d e p o s i t a t a n e i s e r v e r d e l l a piattaforma
informatica indicata per la gara.
E l a p.a. paga perché è nell' interesse
organizzativo dello stesso ente rimediare a
eventuali inconvenienti.
DARIO FERRARA
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24 novembre 2015
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Italia Oggi
Pubblica Amministrazione
appalti pubblici
Gare, basta cauzioni col rating
È illegittimo chiedere cauzioni con il rating per
la partecipazione ad appalti pubblici; si violano
i principi di concorrenza e si penalizzano le
piccole e medie imprese.
È quanto afferma il parere Anac (l' Autorità
nazionale anticorruzione) 21 ottobre 2015 n.
171 con riguardo a una gara di appalto per l'
affidamento d e l servizio di taglio del manto
erboso e servizi accessori, il cui disciplinare di
gara aveva previsto che per la produzione
della cauzione provvisoria i concorrenti
dovessero fare riferimento a compagnie
assicurative che rilasciano le garanzie
fideiussorie dotate di rating, rilasciato da una
delle principali società di rating, non inferiore
al corrispondente punteggio BBB rilasciato da
Standard & Poor' s. In base alla normativa
vigente la cauzione provvisoria può essere
costituita anche sotto forma di fideiussione
bancaria o assicurativa o rilasciata da
intermediari finanziari purché questi siano
iscritti nell' albo di cui all' articolo 106 del
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385,
che svolgono in via esclusiva o prevalente
attività di rilascio di garanzie e che sono
sottoposti a revisione contabile da parte di una
società di revisione iscritta nell' albo previsto
dall' articolo 161 del decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58. L' Autorità presieduta da Raffaele Cantone ha nella sostanza, sia pure in estrema
sintesi, ripreso i contenuti della propria determinazione n. 1 del 29 luglio 2014 che si era espressa nel
senso che la richiesta di rating, pari o superiore ad un determinato minimo, attribuito dalle società di
certificazione internazionale si ponesse «in violazione dei principi di cui all' art.
2, dlgs 163/2006 in quanto introduce restrizioni non previste dal Codice che non appaiono neppure
correlate e proporzionate con gli obiettivi che si intende perseguire, potendo introdurre ostacoli elevati
alla partecipazione alle gare soprattutto per le piccole e medie imprese».
Nel provvedimento di oltre un anno fa si ponevano diversi aspetti di illegittimità: la mancata accettazione
di garanzie da parte degli intermediari finanziari; la richiesta di un contratto autonomo di garanzia e,
infine, il problema del rating che, con questo parere di precontenzioso viene di nuovo bocciato,
nonostante sia molto spesso richiesto.
ANDREA MASCOLINI
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Italia Oggi
Pubblica Amministrazione
Aree degradate urbane, istanze entro il 30/11
Entro il 30 novembre 2015, i comuni c h e
hanno nel loro territorio la presenza di aree
urbane degradate possono presentare le
domande per l' accesso (anno 2015) di euro
44.138.500,00. È possibile presentare la
domanda anche per aree non contigue purché
la proposta progettuale rappresenti un insieme
coordinato d' interventi diretti alla riduzione di
fenomeni di marginalizzazione e degrado
sociale. Queste alcune delle risposte formulate
dall' Anci (e aggiornate al 20 novembre 2015)
sull' accesso da parte dei comuni ai 44 milioni
di euro per la riqualificazione aree urbane
degradate. Il bando prevede che possano
partecipare anche i comuni sia singolarmente
che in forma aggregata. Nel caso di unione
questa è configurabile come un' aggregazione
n o n t e m p o r a n e a d i comuni q u i n d i s a r à
sufficiente allegare l' atto di costituzione dell'
unione. Gli atti, in questo caso, saranno
sottoscritti dal presidente dell' unione. È
possibile prevedere interventi di
ristrutturazione di immobili di proprietà di un
«ente r e g i o n a l e d i d i r i t t o p u b b l i c o n o n
economico, dotato di autonomia organizzativa,
patrimoniale, finanziaria, contabile e tecnica (o
d i ente similare)», se parte degli immobili
viene concessa in uso all' amministrazione
comunale ma resta di proprietà dell' ente (che cofinanzierebbe l' intervento).
Nel caso di interventi costituiti da servizi socio­culturali (per esempio un servizio di mediazione
culturale) devono essere spazialmente collocati all' interno dell' area degradata. È possibile presentare
richiesta di solo finanziamento (fino al max di 2 milioni di euro) senza nessun tipo di cofinanziamento. La
domanda può essere presentata con ad essa allegato il progetto che si compone delle relazioni e degli
elaborati grafici e il documento di analisi oltre alla delibera di approvazione.
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