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Se Non Ritornerete Come Bambini
E
cco un’altra estate… i ritmi frenetici che scandiscono la nostra vita
sembrano allentarsi, arrivano il caldo, le vacanze (per chi può) e un
po’ di riposo.
Tornando a trascorrere le giornate all’aperto, che sia in un parco
cittadino, su una spiaggia o su un prato montano, possiamo ascoltare il
vociare dei bambini che giocano allegramente ai loro giochi preferiti.
Mentre sorridiamo guardando il divertimento di questi piccoli uomini e
donne, i ricordi della nostra infanzia riaffiorano… pensiamo per un
momento a quanto sarebbe bello ritornare bambini.
Ecco allora che ci ricordiamo delle parole di Gesù “In verità vi dico: se
non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel
regno dei cieli” (Mt 18,3) e il desiderio di “tornare bambini” diventa
non più solo la fantasia di ritornare ad antichi giochi e spensieratezza,
ma il desiderio intenso di stringere la mano forte di Dio, per farsi
condurre fiduciosi sulla strada della vita, proprio come un bambino
stringe la mano della sua mamma.
Con questo desiderio di tornare bambini in senso evangelico, vogliamo
riproporre in questo libretto alcuni giochi che hanno il sapore dell’estate,
attribuendo loro una “caratteristica” da cui partire per qualche spunto di
riflessione. Quattro settimane, ogni settimana un gioco. E ogni settimana
saremo guidati nella riflessione da un Papa, scelto “per affinità” con la
caratteristica del gioco.
La prima settimana faremo insieme un GIROTONDO, il gioco più
classico e che possono fare anche i bambini piccolissimi, quindi il gioco
della SEMPLICITA’… e il primo Papa che si è presentato al mondo con
grande semplicità (in tempi in cui i Papi erano visti anche come “principi
sovrani”) è stato GIOVANNI XXIII.
La seconda settimana giocheremo a MOSCA CIECA, il gioco che si fa
bendati, senza vedere dove si va. E’ il gioco che ci fa pensare alla FEDE
(“beati quelli che non han veduto, e hanno creduto” Gv 20,29) e quindi
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ad un Papa che ha dimostrato fino alla fine dei suoi giorni di affidarsi al
Signore con tenacia e amore, dando al mondo testimonianza di fede
incrollabile anche nella grandissima sofferenza: GIOVANNI PAOLO II.
La terza settimana tutti a giocare a NASCONDINO, il gioco della
RICERCA, quella continua e silenziosa che ci ricorda BENEDETTO
XVI. Un Papa che, pur “nascosto al mondo” continua a donarci la
ricchezza delle sue riflessioni e la forza della sua preghiera.
La quarta settimana è la volta di STREGA TOCCA COLORE, il gioco in
cui i giocatori si fanno “contagiare” dal colore deciso dalla strega per
salvarsi. E chi più di Papa FRANCESCO con il suo “anticonformismo
papale” sta conquistando anche molti di quelli che si sentivano lontani
dalla Chiesa, facendo opera di CONTAGIO della Parola, attraverso i
suoi gesti e il suo modo di comunicare semplice e immediato?
Ogni giorno della settimana sarà così strutturato:
Domenica: “In ascolto” (una riflessione del Papa su un brano di
Vangelo)
Lunedì: “Non solo per gioco” (dal Papa… al gioco)
Martedì: “La musica nel cuore” (dalle GMG un canto “dedicato”)
Mercoledì: “A tavola con…” (una ricetta che piacerebbe al Papa…)
Giovedì: “Tutto in un’icona” (il senso di un papato… nello stemma e nel
motto)
Venerdì: “Anche il Papa… humanum est!” (un aneddoto sul Papa)
Sabato: “Ave Maria” (una preghiera del Papa a Maria)
Per ogni giorno sono stati scelti brani biblici collegati all’argomento
della settimana. In fondo ad ogni pagina una frase del Papa.
BUONA ESTATE A TUTTI!
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DOMENICA
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che
mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la
vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli
uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi
di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria
vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i
gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche
Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio
veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non
farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque
dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre
vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il
regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in
aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si
preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. (Matteo 6,
25-34)
“In ascolto”
Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il
problema della mia vita tutto in una volta.
Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà;
non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non
pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere
felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le
circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona
lettura, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così
la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.
Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
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Solo per oggi, farò almeno una cosa che non desidero fare; e se mi
sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne
accorga.
Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma
lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.
Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la
buona Provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse
al mondo.
Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di
godere di ciò che è bello e di credere nella bontà.
Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di
doverlo fare per tutta la vita!
(Papa Giovanni XXIII, Decalogo della quotidianità)
Il bene deve essere fatto bene. (Papa Giovanni XXIII)
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LUNEDÌ
Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era
in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro
che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in
comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a
tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme
frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con
letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il
popolo. (Atti 2, 42-47)
“Non solo per gioco… il Girotondo e Papa Giovanni XXIII”
Il girotondo è un gioco infantile, che consiste nel darsi la mano e girare
in cerchio, recitando una filastrocca. Esistono varie versioni della
filastrocca. La più nota recita:
Giro giro tondo
Casca il mondo
Casca la Terra
Tutti giù per terra
E’ un gioco semplice, rivolto ai più piccoli, è un gioco che li coinvolge,
che li diverte. Lo comprendono e lo imparano subito anche i più piccini,
perché non ci sono delle regole difficili o complicate da rispettare. E poi
tutti si prendono per mano e si crea un’atmosfera di amicizia e di
festosità.
E il papa che ci richiama alla mente questo gioco è Papa
Giovanni XXIII, proprio per come si è presentato al mondo.
Nel giro di poche settimane entra nel cuore della gente: per
la semplicità con cui agisce, pensa, parla; per quel suo
aspetto così pacioso e festoso che lo fa sembrare a tutti uno
di casa; per la facilità con cui rompe piccole e grandi tradizioni ormai
secolari. Papa Giovanni eliminò subito il ‘bacio della pantofola’, la
‘falda’, drappo damascato che ricopriva i piedi del pontefice quando si
sedeva (diceva che sarebbe inciampato quando scendeva), la sedia
gestatoria (Ci salì la prima volta, scese e disse che gli girava la testa e gli
ricordava quando era bambino e suo zio lo teneva sulle spalle…).
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Doveva essere un papa cosiddetto di transizione e invece giunse
inaspettata la conquista dell’affetto di tutto il mondo in un modo che i
suoi predecessori non avevano mai ottenuto, proprio grazie al suo calore
umano, al buon umore e alla gentilezza, oltre alla sua importante
esperienza diplomatica.
La storia lo ricorda come il papa che iniziò il Concilio Vaticano II, i
credenti ricordano Angelo Giuseppe Roncalli, papa Giovanni XXIII, come
il ‘Papa buono’.
Guardarsi negli occhi senza sfidarsi; avvicinarsi gli uni gli altri senza
incutersi paura; aiutarsi scambievolmente senza compromessi;
cercare il dialogo tenendo presente la differenza tra errore ed errante.
(Papa Giovanni XXIII)
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MARTEDÌ
Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero
presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza
con timore e tremore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare
secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza
critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in
mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete
splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita.
Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né
invano faticato. (Filippesi 2, 12-16)
“La musica nel cuore”
Le ombre si distendono
scende ormai la sera
e si allontanano dietro i monti
i riflessi di un giorno
che non finirà,
di un giorno
che ora correrà sempre
perché sappiamo
che una nuova vita
da qui è partita
e mai più si fermerà.
Resta qui con noi
il sole scende già,
resta qui con noi Signore,
è sera ormai.
Resta qui con noi
il sole scende già,
se tu sei fra noi
la notte non verrà
S'allarga verso il mare
il tuo cerchio d'onda
che il vento spingerà fino a quando
giungerà ai confini di ogni cuore,
alle porte dell'amore vero;
come una fiamma che
dove passa brucia,
così il Tuo amore
tutto il mondo invaderà.
(Resta qui con noi, Inno Gmg
1984, Roma)
Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni.
Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale
irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma
di ciò che vi è ancora possibile fare. (Papa Giovanni XXIII)
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MERCOLEDÌ
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il
più grande nel regno dei cieli?”. Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose
in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non
diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque
diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E
chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
(Matteo 18,1-5)
“A tavola con Papa Giovanni”
Polenta e osei
E’ una specialità bergamasca e bresciana che vede fautori e denigratori. In
realtà resiste ottimamente la polenta, ma trovano sempre meno sostenitori gli
uccellini, fra l’altro tutte specie protette. Era uno dei piatti preferiti da Papa
Giovanni XXIII.
Ingredienti:
350 g di farina gialla bramata o farina bergamasca
12 uccellini (beccafichi o allodole o tordi) già pronti per la cottura
150 g di burro
12 foglie di salvia
Sale
Procedimento:
Preparate la polenta: in una casseruola o nell’apposito paiolo versate 1,7 litri
d’acqua, ponete sul fuoco, portate a leggero bollore, unite in una sola volta
tutta la farina mescolando con vigore e cuocete per circa 1 ora. Nel frattempo
preparate gli osei: in un tegame disponete gli osei uno accanto all’altro, su
ognuno mettete una noce di burro e una foglia di salvia, salateli. Ponete il
recipiente sul fuoco e cuocete a fiamma alta per 10-15 minuti (dipende da
quanto sono grandi) voltando spesso i volatili. Non dovete aggiungere acqua o
brodo, se asciugassero troppo ammorbiditeli con altro burro. Rovesciate la
polenta sul piatto, fate al centro un incavo e sistematevi gli uccellini con il loro
sugo.
Il superfluo si misura dal bisogno degli altri. (Papa Giovanni XXIII)
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GIOVEDÌ
Signore, tendi l'orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.
Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l'anima mia.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.
Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.
Fra gli dèi nessuno è come te, Signore,
e non c'è nulla che uguagli le tue opere.
Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;
grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.
Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.
(Salmo 85, 1-11)
“Tutto in un’icona”
Il motto episcopale scelto da Papa Giovanni XXIII era:
OBOEDIENTIA ET PAX, ovvero Obbedienza e Pace. Egli
stesso aveva scritto: “Queste parole sono un po’ la mia
storia e la mia vita”.
Giovanni XXIII era fiero del suo stemma tanto che poche
settimane prima della sua morte annotò di sua mano il perché della scelta
e il significato degli elementi che lo componevano. Lo scudo è a forma
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nota come ‘Testa di cavallo’. Tre sono gli elementi principali: la torre che
campeggia al centro dello scudo, i due gigli posti sul fondo rosso, in alto
accanto alla sommità della torre, il Leone di San Marco nel ‘Capo’, pezza
onorevole di primo ordine. Non resta dunque, per completare in maniera
ecclesiastica lo scudo, che ornarlo con tutti quegli elementi che
determinano lo stemma papale. Prima il Triregno, che ‘timbra’ lo scudo,
ovvero il curioso e importante copricapo, terminante con un’ogiva
argentea, sul quale sono applicate tre corone. Subito sotto ecco le due
chiavi decussate: a destra quella color oro e a sinistra quella d’argento. I
congegni sono, naturalmente, rivolti verso l’alto e le impugnature verso il
basso. Chi ha completato lo stemma papale di Giovanni XX III fu
l’insigne araldista Arcivescovo Bruno Bernard Heim, che per sua stessa
ammissione, inizia a dipingere lo scudo del futuro Papa, pochi giorni
prima della sua elezione. Una felice intuizione, evidentemente! Monsignor
Heim viene a trovarsi in una curiosa situazione. Nel giro di pochi giorni è
costretto a cambiare le sembianze del leone ben tre volte prima che il
Papa dia la sua definitiva approvazione!
Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide. (Papa
Giovanni XXIII)
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VENERDÌ
Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più
di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una
giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato.
Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non
hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un
solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri.
Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il
dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero
attenda al ministero; chi l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione,
all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con
diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. (Romani 12,3-8)
“Anche il Papa… humanum est!”
Il pontificato di Giovanni XXIII fu segnato da episodi indelebilmente
registrati dalla memoria popolare, oltre che da un vasto numero di
aneddoti. I suoi ‘fuori programma’, talvolta strepitosamente coinvolgenti,
riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che le precedenti figure
pontificie avevano accuratamente preservato come modo di
comunicazione distante e immanentista del ‘Vicario di Cristo in Terra’,
quale è il ruolo dogmatico del pontefice. Per il primo Natale da Papa
visitò i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, ove benedisse
i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale. Il
giorno di Santo Stefano sempre del suo primo anno di pontificato, il 26
dicembre 1958, visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli,
dicendo loro: “Non potete venire da me, così io vengo da voi...Dunque
eccomi qua, sono venuto, m'avete visto; io ho fissato i miei occhi nei
vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore… la prima lettera che
scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si
impegna a pregare per i vostri familiari”. Memorabilmente, accarezzò il
capo del recluso che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi
domandandogli se “le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono
anche per me”.
Dio non guarda alle molteplicità delle azioni, ma al modo in cui si
fanno. (Papa Giovanni XXIII)
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SABATO
Amate la giustizia, voi che governate sulla terra,
rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice.
Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano,
si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio;
l'onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.
La sapienza non entra in un'anima che opera il male
né abita in un corpo schiavo del peccato.
Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione,
se ne sta lontano dai discorsi insensati,
è cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.
La sapienza è uno spirito amico degli uomini;
ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra,
perché Dio è testimone dei suoi sentimenti
e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca.
(Sapienza 1,1-6)
“Ave Maria”
Stella del mattino
Vergine Immacolata,
radiosa immagine
di candore e di grazia,
che col tuo apparire
diradi le tenebre
della notte incombente,
e ci innalzi ai fulgori del Cielo,
guarda benigna
ai tuoi figli e devoti,
che si stringono a te.
Stella del mattino,
prepara i nostri pensieri
alla venuta del Sole di giustizia,
da te portato al mondo.
Porta del Cielo,
solleva i nostri cuori
ai desideri del Paradiso.
Specchio di giustizia,
conserva in noi l'amore
della grazia divina,
affinché, vivendo umili e gioiosi
nell' adempimento
della nostra vocazione cristiana,
sempre possiamo godere
dell' amicizia del Signore,
e delle tue materne consolazioni.
Così sia.
(Papa Giovanni XXIII)
La vera pace è tranquillità nella libertà. (Papa Giovanni XXIII)
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DOMENICA
Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un
villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da
Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò
e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed
egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi
lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome
Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò
che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli
risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in
opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei
sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a
morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che
avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando
queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno
sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo
corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i
quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e
hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto”.
Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i
profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro
in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. (Luca 24, 13-27)
“In ascolto”
[…] Pellegrini, cosa cercate? Questa domanda dobbiamo porcela tutti
noi qui presenti. Soprattutto voi, cari giovani, che avete tutta la vita
dinanzi a voi. Vi esorto a decidere in modo definitivo la direzione del
vostro cammino. Con le stesse parole di Cristo vi chiedo: “Che cercate?”
(Gv 1,38). Cercate Dio?
La tradizione spirituale del cristianesimo non soltanto sottolinea
l’importanza della nostra ricerca di Dio. Mette in evidenza qualcosa di
ancor più importante: è Dio che cerca noi. Egli ci viene incontro. Il
nostro cammino di Compostela significa voler dare una risposta alle
nostre necessità ai nostri interrogativi, alla nostra “ricerca” e anche
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andare incontro a Dio che ci cerca con un amore così grande che
difficilmente riusciamo a comprendere.
Questo incontro con Dio si realizza in Gesù Cristo. È in lui, che ha dato
la vita per noi, nella sua umanità, che sperimentiamo l’amore che Dio ha
per noi. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita
eterna” (Gv 3,16).
Così come Gesù chiamò san Giacomo e gli altri apostoli, egli chiama
ciascuno di noi. Ciascuno di noi deve capire e credere: “Dio mi chiama,
Dio mi manda”. Fin dall’eternità Dio ha pensato a noi e ci ha amati come
persone uniche e irripetibili. Egli ci chiama, e la sua chiamata si realizza
attraverso la persona di Gesù Cristo che ci dice, come ha detto agli
apostoli: “Vieni e seguimi”. Egli è la via che ci conduce al Padre! […]
Gesù desidera accompagnarci, come accompagnò i discepoli lungo il
cammino di Emmaus. Egli ci indica la direzione del percorso da seguire.
Egli ci dà la forza. Nel tornare a casa, come i discepoli nel passo
evangelico, potremo dire che il nostro cuore ardeva quando ci parlava
lungo il cammino e che lo abbiamo riconosciuto mentre spezzava il pane
(cfr Lc 24,32-35). Sarà il momento di presentarci ai nostri fratelli,
soprattutto agli altri giovani, come testimoni. Sì! Testimoni dell’amore di
Dio e della sua speranza di salvezza!
(Papa Giovanni Paolo II, Veglia con i giovani, Gmg Santiago de
Compostela 19 agosto 1989, nn. 3-4)
È attraverso i segni che il mistero, in qualche modo, si apre agli occhi
del credente. (Papa Giovanni Paolo II)
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LUNEDÌ
Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi
contemporanei e camminava con Dio. Noè generò tre figli: Sem, Cam, e
Iafet. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva
pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: “È venuta
per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di
violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un'arca di legno
di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume
dentro e fuori. Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di
lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell'arca un
tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta
dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.
Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto
il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con
te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua
moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai
nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e
femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la
propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due
d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te,
prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di
nutrimento per te e per loro”. Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva
comandato, così egli fece. (Genesi 6, 9-22)
“Non solo per gioco… la Mosca Cieca e Papa Giovanni Paolo II”
Karol Józef Wojtyła, nacque a Wadowice, città a 50 km
da Kraków (Polonia), il 18 maggio 1920. Era l’ultimo
dei tre figli di Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska,
che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund,
medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale
dell’esercito, nel 1941. La sorella, Olga, era morta
prima che lui nascesse. Terminati gli studi nella scuola superiore Marcin
Wadowita di Wadowice, nel 1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di
Cracovia. Quando le forze di occupazione naziste chiusero l’Università
nel 1939, il giovane Karol lavorò in una cava ed, in seguito, nella
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fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la
deportazione in Germania. A partire dal 1942, sentendosi chiamato al
sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore
clandestino di Cracovia, Nel contempo, fu uno dei promotori del ‘Teatro
Rapsodico’, anch’esso clandestino. Dopo la guerra venne ordinato
sacerdote a Cracovia il 1̊ novembre 1946. Fu eletto Papa il 16 ottobre
1978. Prese il nome di Giovanni Paolo II e il 22 ottobre iniziò
solennemente il ministero Petrino, quale 263° successore dell’Apostolo. Il
suo pontificato è stato uno dei più lunghi della storia della Chiesa ed è
durato quasi 27 anni. Giovanni Paolo II ha esercitato il suo ministero
con instancabile spirito missionario, dedicando tutte le sue energie
sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità
aperta all’umanità intera. Ricordiamo in particolare il suo amore per i
giovani che lo ha spinto ad iniziare, nel 1985, le Giornate Mondiali della
Gioventù. Le 19 edizioni della GMG che si sono tenute nel corso del suo
Pontificato hanno visto riuniti milioni di giovani in varie parti del mondo.
Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale in piazza San Pietro,
durante un’udienza generale. Giovanni Paolo II è morto in Vaticano il 2
aprile 2005, alle ore 21.37. Il 28 aprile successivo, il Santo Padre
Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa
dopo la morte, per l’inizio della causa di beatificazione e canonizzazione
di Giovanni Paolo II.
Al 1º aprile 2009 le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della
Congregazione per le Cause dei Santi erano 251. Il 19 dicembre2009 con
un decreto firmato da Papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche,
è stato proclamato venerabile .
Giovanni Paolo II è stato canonizzato, insieme a Giovanni XXIII, da Papa
Francesco, con la concelebrazione del papa emerito Benedetto XVI, il 27
aprile 2014 , Festa della Divina Misericordia.
Tutta la vita di Giovanni Paolo II parla della sua fede immensa,
incrollabile in Dio. Il pontefice ha testimoniato con la sua esistenza,
segnata dal dolore per la perdita precoce dei suoi familiari e dalla
sofferenza della malattia, l’abbandono totale a Dio per intercessione di
Maria Santissima.
La vita di Karol Wojtyla esprime Fede. Avere fede vuol dire fidarsi
ciecamente, mettersi nelle Sue mani e lasciare fare a Lui.
Ci siamo chiesti quale gioco potesse esprimere la Fede e abbiamo
pensato a Mosca Cieca , un tradizionale gioco per bambini diffuso in
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molti paesi del mondo. Lo si gioca all'aperto o in una stanza abbastanza
grande, vuota. Un giocatore scelto a sorte viene bendato (e diventa quindi
la ‘mosca cieca’), e deve riuscire a toccare gli altri, che possono
muoversi liberamente all'intorno.
Nella variante più comune, se la ‘mosca’ tocca un giocatore, quest'ultimo
prende il suo posto (quando incontriamo qualcuno che ha fede, questa ci
tocca, può cambiarci e farci diventare testimoni a nostra volta).
Alcune varianti prevedono che la ‘mosca’ debba riconoscere il giocatore
catturato (senza togliersi la benda) affinché la cattura abbia effetto.
Mosca cieca è un gioco anche praticato tra le scimmie, in particolare dai
bonobo.
L'Eucaristia è mistero di fede, e insieme “mistero di luce”. Ogni volta
che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo
l'esperienza dei due discepoli di Emmaus: “Si aprirono loro gli occhi e
lo riconobbero”. (Papa Giovanni Paolo II)
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MARTEDI
Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
“Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”.
Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione riprese:
“Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, di' soltanto una
parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch'io, che sono un subalterno,
ho soldati sotto di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed
egli viene; e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa”. All'udire ciò, Gesù ne
fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, presso
nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti
verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo,
Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno
cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”. E Gesù
disse al centurione: “Va', e sia fatto secondo la tua fede”. In quell'istante il
servo guarì. (Matteo 8, 5-13)
“La musica nel cuore”
Liberaci, o Signore
Dalle catene dell'orgoglio
E donaci il Tuo Spirito
Che ci fa gridare ancora...
Abba Ojcze
Dio ha vinto la morte
E ci ha donato la vita
Facendoci come suoi figli
Per questo possiamo cantare
Abba Ojcze
(Abba Ojcze, Inno Gmg 1991, Czestochowa)
Io ripeto queste parole della Madre di Dio e le rivolgo a voi, giovani, a
ciascuno e a ciascuna: “Fate quello che Cristo vi dirà”. (Papa
Giovanni Paolo II, 1985 Anno Internazionale della Gioventù)
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MERCOLEDÌ
La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si
vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza. Per
fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose
non visibili ha preso origine quello che si vede. Per fede Abele offrì a Dio un
sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto,
attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.
Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si
trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via,
ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. Senza la fede però è
impossibile essergli graditi; chi infatti s'accosta a Dio deve credere che egli esiste
e che egli ricompensa coloro che lo cercano. Per fede Noè, avvertito divinamente
di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un'arca a salvezza
della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della
giustizia secondo la fede. Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per
un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per
fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto
le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli
aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio
stesso. Per fede anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di
diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. Per
questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una
discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che
si trova lungo la spiaggia del mare. Nella fede morirono tutti costoro, pur non
avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano,
dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti,
dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui
erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a
una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro
Dio: ha preparato infatti per loro una città. (Ebrei 11,1-14)
“A tavola con Papa Giovanni Paolo”
Papieska Kremowka (dolce del Papa)
Quando Giovanni Paolo II visitò nel giugno del 1999, Wadowice in
Polonia, la sua città natale, ebbe nostalgia di un dolce che mangiava da
bambino. Esprimendo il desiderio di riprovare quel dolce gusto, diede
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una svolta storica alla pasticceria polacca. Infatti il ricordo, da parte del
Papa, di quella millefoglie che mangiava da bambino, fece sì che i
pasticceri si misero a riprodurla (quella particolare ricetta era stata
abbandonata da anni). Oggi questo dolce tipico polacco porta il nome
“dolce papale”in memoria di Karol Wojtyla.
Ingredienti
Acqua: 3 cucchiai
Latte: 3 bicchieri
Vanillina: 1 bustina
Zucchero: 150 gr
Uova (tuorlo): 6
Zucchero (a velo): q.b.
Margarina: 200 gr
Farina (bianca): 250 gr
Lavorare la farina con la margarina ammorbidita fino a ottenere un
impasto senza grumi, poi aggiungere tre tuorli e l'acqua. Formare un
panetto e riporlo in frigo per circa tre ore Quindi dividere l'impasto in
due e formare due basi di pasta da cuocere, da inserire in due teglie
precedentemente imburrate e infarinate. Mettere in forno sino a che
hanno assunto un colore giallo paglierino.
Per la crema: bollire due bicchieri di latte con lo zucchero e la bustina di
vanillina. Montare i tre tuorli d'uovo ed aggiungere il rimanente bicchiere
di latte freddo ed un cucchiaio di farina, avendo cura che il tutto sia
stemperato bene. Versare il composto nel latte bollente e mescolare sino
a che si formerà una crema. Versare la crema calda su una delle basi
della torta già tolta dal forno e messa su un vassoio, coprire con la
seconda base ed insaporire con dello zucchero a velo. Attendere che il
dolce si raffreddi prima di servirlo.
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! (Papa
Giovanni Paolo II, dall’omelia per l’inizio del pontificato, 22 ottobre
1978)
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GIOVEDÌ
C'era allora un uomo di Zorea di una famiglia dei Daniti, chiamato
Manoach; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito. L'angelo del
Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai
avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino
o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d'immondo. Poiché ecco, tu
concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché
il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli
comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire
al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l'aspetto di un angelo
di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed
egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e
partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non
mangiare nulla d'immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal
seno materno fino al giorno della sua morte”. Allora Manoach pregò il
Signore e disse: “Signore, l'uomo di Dio mandato da te venga di nuovo da
noi e c'insegni quello che dobbiamo fare per il nascituro”. Dio ascoltò la
preghiera di Manoach e l'angelo di Dio tornò ancora dalla donna, mentre
stava nel campo; ma Manoach suo marito non era con lei. La donna corse
in fretta ad informare il marito e gli disse: “Ecco, mi è apparso quell'uomo
che venne da me l'altro giorno”. Manoach si alzò, seguì la moglie e giunto
a quell'uomo gli disse: “Sei tu l'uomo che hai parlato a questa donna?”.
Quegli rispose: “Sono io”. Manoach gli disse: “Quando la tua parola si
sarà avverata, quale sarà la norma da seguire per il bambino e che si dovrà
fare per lui?”. L'angelo del Signore rispose a Manoach: “Si astenga la
donna da quanto le ho detto. Non mangi nessun prodotto della vigna, né
beva vino o bevanda inebriante e non mangi nulla d'immondo; osservi
quanto le ho comandato”. Manoach disse all'angelo del Signore:
“Permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!”. L'angelo del Signore
rispose a Manoach: “Anche se tu mi trattenessi, non mangerei il tuo cibo;
ma se vuoi fare un olocausto, offrilo al Signore”. Manoach non sapeva che
quello fosse l'angelo del Signore. Poi Manoach disse all'angelo del
Signore: “Come ti chiami, perché quando si saranno avverate le tue
parole, noi ti rendiamo onore?”. L'angelo del Signore gli rispose: “Perché
mi chiedi il nome? Esso è misterioso”. Manoach prese il capretto e
l'offerta e li bruciò sulla pietra al Signore, che opera cose misteriose.
Mentre Manoach e la moglie stavano guardando, mentre la fiamma saliva
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dall'altare al cielo, l'angelo del Signore salì con la fiamma dell'altare.
Manoach e la moglie, che stavano guardando, si gettarono allora con la
faccia a terra e l'angelo del Signore non apparve più né a Manoach né alla
moglie. Allora Manoach comprese che quello era l'angelo del Signore.
Manoach disse alla moglie: “Noi moriremo certamente, perché abbiamo
visto Dio”. Ma sua moglie gli disse: “Se il Signore avesse voluto farci
morire, non avrebbe accettato dalle nostre mani l'olocausto e l'offerta; non
ci avrebbe mostrato tutte queste cose né ci avrebbe fatto udire proprio ora
cose come queste”. Poi la donna partorì un figlio che chiamò Sansone. Il
bambino crebbe e il Signore lo benedisse. (Giudici 13, 1-24)
“Tutto in un’icona”
Lo stemma di Papa Giovanni Paolo II intende essere un
omaggio al mistero centrale del cristianesimo: quello della
Redenzione. Raffigura principalmente una croce, la cui
forma, però, non corrisponde a nessuno dei consueti
modelli araldici in materia. La ragione dell'inusuale
spostamento della parte verticale della croce appare subito
se si considera il secondo oggetto inserito nello stemma: la grande e
maestosa M maiuscola, che sta a ricordare la presenza della Madonna
sotto la Croce e la sua eccezionale partecipazione alla Redenzione.
L'intensa devozione del Pontefice alla Vergine Santa si manifesta in
questa maniera, come era espressa anche nel motto del già Cardinale
Woityła: TOTUS TUUS. Né si può dimenticare che proprio nel territorio
della Provincia ecclesiastica di Cracovia si trova il celeberrimo santuario
mariano di Czestochowa, dove il popolo polacco nutre da secoli la sua
filiale devozione alla Madonna.
La fede è un’alleata preziosa nel cammino verso la verità. (Papa
Giovanni Paolo II)
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VENERDÌ
Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di
Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come
è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al
Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani
colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era
un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava
il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva
preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il
Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e
mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo
prese tra le braccia e benedisse Dio: “Ora lascia, o Signore, che il tuo
servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la
tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le
genti e gloria del tuo popolo Israele”. Il padre e la madre di Gesù si
stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a
Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in
Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti
cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima”. C'era anche una
profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata
in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era
poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava
mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava
del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. (Luca 2,
22-40)
“Anche il Papa… humanum est!”
Una donna entrò in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli
chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. Gli spiegò che suo
marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette
figli avevano bisogno di cibo. Il padrone non accettò e le intimò di uscire.
La donna supplicò: “Per favore, signore, glielo pagherò non appena
posso”. Il commerciante ribadì che non poteva farle credito e di
rivolgersi altrove. Un giovane sacerdote, lì presente, che aveva ascoltato
la conversazione, disse al negoziante che avrebbe pagato lui quello che la
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donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia. Il padrone allora
disse alla donna: “Metta la sua lista della spesa sul piatto della bilancia e
le darò tanta merce quanto pesa la sua lista”. La donna esitò un attimo e,
chinando la testa cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse
qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia. Gli occhi del
commerciante e del sacerdote si dilatarono per lo stupore quando videro
il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di
colpo e rimanere abbassato.
Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: “E’ incredibile”. Il
sacerdote sorrise e il negoziante cominciò a mettere sacchetti di alimenti
sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti,
il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì. Alla fine, il
padrone del negozio prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito
e confuso… non era una lista della spesa! Era una preghiera che diceva:
“Mio Dio, Tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto
tutto nelle tue mani!”. L’uomo, in silenzio, consegnò alla donna tutto ciò
che aveva messo nel piatto della bilancia. La donna ringraziò e uscì dal
negozio. Il giovane sacerdote, consegnando una banconota da 50, disse al
padrone: “Ora sappiamo quanto pesa una preghiera”… Il nome di quel
sacerdote era Karol Wojtyla.
Lasciate che Cristo dimori nel vostro cuore! Affidategli la vostra
prova! Vi aiuterà a sostenerla. (Papa Giovanni Paolo II, Messaggio ai
giovani detenuti francesi, Parigi 22 agosto 1997)
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SABATO
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo
promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si
trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era
giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre
però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene
dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli
infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un
figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. Destatosi
dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e
prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un
figlio, che egli chiamò Gesù.
(Matteo 1, 18-25)
“Ave Maria”
Madre della Chiesa, e Madre nostra, Maria,
raccogliamo nelle nostre mani
quanto un popolo è capace di offrirti;
l'innocenza dei bambini,
la generosità e l'entusiasmo dei giovani,
la sofferenza dei malati,
gli affetti più veri coltivati nelle famiglie,
la fatica dei lavoratori,
le angustie dei disoccupati,
la solitudine degli anziani,
l'angoscia di chi ricerca il senso vero dell'esistenza,
il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato,
i propositi e le speranze
di chi scopre l'amore del Padre,
la fedeltà e la dedizione
di chi spende le proprie energie nell'apostolato
e nelle opere di misericordia.
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E Tu, o Vergine Santa, fa' di noi
altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica,
così da ricondurre alla fede gli increduli,
conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile
di progredire nella solidarietà,
di operare con vivo senso della giustizia,
di crescere sempre nella fraternità.
Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza
fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te
e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa
di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
per far risplendere davanti al mondo
il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.
(Papa Giovanni Paolo II)
La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano
s'innalza verso la contemplazione della verità. (Papa Giovanni Paolo
II)
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DOMENICA
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando pregate, non siate
simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano
pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno
già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua
camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre
tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando, non sprecate parole
come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate
dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno
prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei
cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure
il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che
assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità
io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu
digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu
digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà. (Matteo 6, 5-18)
“In ascolto”
Nella pagina del Vangelo di Matteo, che appartiene al cosiddetto discorso
della montagna, Gesù fa riferimento a tre pratiche fondamentali previste
dalla Legge mosaica: l’elemosina, la preghiera e il digiuno; sono anche
indicazioni tradizionali nel cammino quaresimale per rispondere
all’invito di ‘ritornare a Dio con tutto il cuore’. Ma Gesù sottolinea come
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sia la qualità e la verità del rapporto con Dio ciò che qualifica
l’autenticità di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia l’ipocrisia
religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che
cercano l’applauso e l’approvazione. Il vero discepolo non serve se stesso
o il ‘pubblico’, ma il suo Signore, nella semplicità e nella generosità: “E
il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,4.6.18). La
nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno
cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del
giusto è Dio stesso, l’essere uniti a Lui, quaggiù, nel cammino della fede,
e, al termine della vita, nella pace e nella luce dell’incontro faccia a
faccia con Lui per sempre (cfr 1Cor 13,12). (Papa Benedetto XVI)
La fede è frutto dell'anima, non del corpo. (Papa Benedetto XVI)
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LUNEDÌ
Davide disse a Salomone: “Figlio mio, io avevo deciso di costruire una
casa al nome del Signore, mio Dio. Ma mi fu rivolta questa parola del
Signore: “Tu hai versato troppo sangue e hai fatto grandi guerre; per
questo non costruirai una casa al mio nome, perché hai versato troppo
sangue sulla terra davanti a me. Ecco, ti nascerà un figlio, che sarà uomo
di pace; io gli concederò la tranquillità da parte di tutti i suoi nemici che lo
circondano. Egli si chiamerà Salomone. Nei suoi giorni io concederò pace
e tranquillità a Israele. Egli costruirà una casa al mio nome; egli sarà figlio
per me e io sarò padre per lui. Stabilirò il trono del suo regno su Israele
per sempre”. Ora, figlio mio, il Signore sia con te perché tu riesca a
costruire una casa al Signore, tuo Dio, come ti ha promesso. Allora
riuscirai, se cercherai di praticare le leggi e le norme che il Signore ha
prescritto a Mosè per Israele. Sii forte e coraggioso; non temere e non
abbatterti. Davide comandò a tutti i capi d'Israele di aiutare Salomone, suo
figlio. Disse: “Il Signore, vostro Dio, non è forse con voi e non vi ha
concesso tranquillità all'intorno? Difatti ha già messo nelle mie mani gli
abitanti della regione; la terra è assoggettata davanti al Signore e davanti
al suo popolo. Ora perciò dedicatevi con il vostro cuore e con la vostra
anima alla ricerca del Signore, vostro Dio. (1 Cronache 22, 7-11.13.17-19)
“Non solo per gioco… Nascondino e Papa Benedetto XVI”
Questo è uno dei giochi che richiede meno preparazione di tanti altri,
basta essere in tre per giocare. Si fa la conta per capire chi deve stare
"sotto" o in "tana", chi esce dalla conta appoggia la testa contro un muro
o un albero e incomincia a contare, fino ad un numero prestabilito da
tutti. Gli altri partecipanti si nascondono. Chi ha effettuato la conta grida
"via" e incomincia a cercare i compagni.
Quando li trova, corre a toccare il muro facendo il nome di quel
giocatore. Di solito il primo giocatore scoperto sarà quello a fare la
conta al turno successivo.
Il senso di questo gioco sta nel sapersi nascondere bene, da una parte, e il
saper "cercare" i compagni dall'altra. Nella ricerca bisogna impiegare la
propria fantasia, ma soprattutto la volontà della ricerca stessa.
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Papa Benedetto XVI con la sua storia, le sue parole, i
suoi scritti, ha espresso la "ricerca" di Dio in ogni sua
espressione. Andare alla fonte e ricercare Dio per
consegnarlo a tutti e avvicinare tutti alla Verità, questa
è stata sicuramente la sua missione più immediata. E per
farlo ha scelto il nascondimento, si è nascosto agli occhi della gente per
essere testimone lui stesso della Luce, come il seme che muore a se stesso
nel buio della terra per portare frutto. Come il giocatore che si nasconde,
e cerca di farlo nel miglior modo possibile, per non farsi trovare, ma
essere comunque compagno di gioco e di vita.
La storia cristiana è fatta di Santi. Santi nascosti, senza altari,
devozioni né eroismi visibili, che però fanno luce con la loro bontà alle
persone che incontrano. (Papa Benedetto XVI)
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MARTEDÌ
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
(dal Salmo 105)
“La musica nel cuore”
Perché dei Re lasciarono
i loro palazzi?
Perché dei Re seguirono
una stella in cammino?
Perché dei Re caddero
in ginocchio davanti a un bambino?
Quando fu chiesto loro risposero:
Venimus adorare eum, Venimus adorare eum, - Emmanuel.
Perché dei pastori abbandonarono
di notte le loro greggi?
Perché dei pastori udirono
il canto degli angeli?
Perché dei pastori caddero
In ginocchio davanti a un bambino?
Quando fu chiesto loro risposero:
O Emmanuel, Dio è con noi.Emmauel
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Per questo siamo qui,
per adorarLO.
Siamo suoi figli,
unti e profeti.
Per questo siamo qui,
per incontrarLO
nel pane e nel vino e in te e in me.
E quando vi viene chiesto, allora rispondete:
Venimus adorare eum - Emmanuel - Dio è con noi.
Venimus adorare eum - Emmanuel - Dio è con noi.
(Venimus Adorare Eum - Inno Gmg 2005, Colonia)
L'amore per il prossimo è una strada per incontrare anche Dio e il
chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a
Dio. (Papa Benedetto XVI)
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MERCOLEDÌ
Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?
(Qoelet 3, 1-9)
“A tavola con Papa Benedetto”
Kaiserschmarren (frittata dolce)
Ingredienti per 4 persone:
150 g di farina 00
100 ml di latte intero
100 ml di panna fresca
6 uova
1 stecca di vaniglia
1 pizzico di sale
1cucchiaio di rum scuro
40 g di zucchero semolato
4 cucchiai di olio extravergine d`oliva
70 g di burro
marmellata di lamponi
Tempo di preparazione: 15 minuti
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Preparazione: In una terrina mescolare la farina con il latte, la panna, i
tuorli, i semini della stecca di vaniglia ed il rum. Amalgamare gli
ingredienti con una frusta in modo da ottenere una pasta liscia.
Montare gli albumi con un pizzico di sale e, una volta spumosi, versate a
pioggia Io zucchero semolato. Quando risulteranno lucidi e ben montati,
incorporateli al resto dell’impasto.
In una larga padella antiaderente scaldare l’olio, versare il composto e
procedere alla cottura, fino a quando la parte inferiore si sarà rassodata.
Distribuire cucchiaiate di confettura di lamponi sulla superficie dello
Schmarren, poi con l’aiuto di un coperchio oliato, girare il dolce e
procedere alla cottura per 2 minuti circa. Infornatelo per 3-5 minuti a
200 gradi.
Spezzare la pasta con 2 forchette e spolverare lo Schmarren con lo
zucchero a velo. In una padella antiaderente scaldare il burro, sistemare i
pezzi di dolce e lasciare che si caramellino a fuoco lento. Servire
immediatamente lo Schmarren cospargendolo di zucchero a velo.
L'uomo vive finché vive la speranza, la sua statura si definisce da cosa
attende. (Papa Benedetto XVI)
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GIOVEDÌ
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era
soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla
barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte
da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il
Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era
più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta
di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli
dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Gesù rispose loro: “In verità, in
verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma
perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non
per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che
il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo
sigillo”. Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le
opere di Dio?”. Gesù rispose loro: “Questa è l'opera di Dio: che crediate
in colui che egli ha mandato”. (Giovanni 6, 22-29)
“Tutto in un’icona”
È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e
per il pontefice adottare uno stemma araldico.
Dal Rinascimento in poi, con questo stemma sono decorati i
monumenti e le opere fatte edificare dal papa, oltre che i
documenti da lui scritti.
Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva
usato da vescovo prima e da cardinale poi. Nel complesso tuttavia egli ha
introdotto alcune novità rispetto ai suoi predecessori. Lo scudo, la cui
forma è detta ‘a calice’, si presenta diviso in tre parti in una modalità
chiamata ‘cappatura’. In quella centrale è riportata una conchiglia,
simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui
Agostino d’Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una
conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese
l’impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La
conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di
Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato. A
destra e a sinistra compaiono i simboli della diocesi di Frisinga. Il moro a
sinistra è per Benedetto XVI simbolo dell’universalità della Chiesa,
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mentre l’orso che trasporta un fardello richiama la leggenda di San
Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo,
mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo
cavallo. Corbiniano allora rimproverò l’orso e lo costrinse a portare il
suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò.
Papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant’Agostino nel commento del
salmo 72: “Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono
in tutto e per sempre vicino a te”, e l’orso diventa per lui il simbolo dello
stesso pontefice. Dietro lo scudo, com’è consuetudine, si trovano le due
chiavi ‘decussate’, cioè incrociate, una d’oro e l’altra d’argento, simbolo
di San Pietro. Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica
papale, invece, è dato dall’introduzione, sopra lo scudo, di una mitra, che
ha sostituito la tiara papale usata dai suoi predecessori e sempre presente
nello stemma fin dal pontificato di Clemente V nel 1305. La mitra è
d’argento e riporta tre fasce d’oro che mantengono i simboli della tiara (i
tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente
fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Per
significare la dignità pontificale è stata introdotta in basso l’immagine del
pallio, segno della collegialità e dell’unità tra il Papa e la Chiesa.
Nell'araldica in generale, sia civile, sia ecclesiastica è uso mettere al di
sotto dello scudo un nastro, o cartiglio, che reca un motto, o divisa. Esso
riporta in una sola o in poche parole una idealità, o un programma di
vita. Il Cardinale Giuseppe Ratzinger aveva nel suo stemma arcivescovile
e cardinalizio il motto: “COOPERATORES VERITATIS”. Esso rimane
come sua aspirazione e programma personale, ma non compare nello
stemma papale, secondo la comune tradizione degli stemmi dei Sommi
Pontefici negli ultimi secoli.
La mancanza di un motto nello stemma del Papa non vuol dire mancanza
di programma, ma significa invece apertura senza esclusione a tutte le
idealità che derivino dalla fede, dalla speranza e dalla carità.
Amore è ‘estasi’, ma estasi non nel senso di un momento di ebbrezza,
ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se
stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il
ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio. (Papa Benedetto
XVI)
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VENERDÌ
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti
rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto
queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre,
perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal
Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se
non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”.
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò
che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò
che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma
non lo ascoltarono”. (Luca 10, 21-24)
“Anche il Papa… humanum est!”
Joseph Ratzinger all'età di 70 anni aveva chiesto a Papa Wojtyla di
lasciare il suo incarico alla Dottrina della Fede per potersi dedicare
completamente alla ricerca e agli studi dei documenti e reperti conservati
nell'Archivio e nella Biblioteca Apostolica Vaticana. E' stato lo stesso
Benedetto XVI a confidare questo particolare della sua vita al personale
di Archivio e Biblioteca visitate oggi. Dopo aver espresso il suo
compiacimento per i riconoscimenti della qualità del servizio che
giungono all'Archivio e alla Biblioteca da ogni parte del mondo, il Papa
ha ricordato l'inedito della sua vita. “Confesso - ha detto - che al
compimento del mio settantesimo anno di età, avrei tanto desiderato che
l'amato Giovanni Paolo II mi concedesse di potermi dedicare allo studio e
alla ricerca di interessanti documenti e reperti da voi custoditi con cura,
veri capolavori che ci aiutano a ripercorrere la storia dell'umanità e del
cristianesimo. Nei suoi disegni provvidenziali il Signore ha stabilito altri
programmi per la mia persona ed eccomi oggi tra voi non come
appassionato studioso di antichi testi, ma come pastore chiamato ad
incoraggiare tutti i fedeli a cooperare alla salvezza del mondo,
compiendo ciascuno la volontà di Dio là dove Egli ci pone a lavorare”.
(Papa Benedetto XVI in visita alla Biblioteca Apostolica Vaticana, 25
giugno 2007)
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La libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente
autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per
diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. (Papa Benedetto XVI)
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SABATO
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori
dicevano l'un l'altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo
avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono, senza
indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella
mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato
detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai
pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel
suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto
quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
(Luca 2,15-20)
“Ave Maria”
Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.
Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria, parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.
Maria, Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
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Annunciare a tutti il Suo amore.
(Preghiera di Papa Benedetto XVI in visita pastorale a Loreto in
occasione dell’Agorà dei giovani italiani. 1-2 settembre 2007))
Come Maria, la Chiesa va incontro allo Sposo: lo fa con le opere della
carità, perché la speranza, come la fede, si dimostra nell'amore.
(Papa Benedetto XVI)
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DOMENICA
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto
sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun
vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la
folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche
solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”. E subito le si fermò il flusso di
sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù,
essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla
dicendo: “Chi ha toccato le mie vesti?”. I suoi discepoli gli dissero: “Tu
vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: ‘Chi mi ha toccato?’”. Egli
guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna,
impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò
davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha
salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male”. (Marco 5, 25-34)
“In ascolto”
Gesù ha lodato molto la fede dell’emorroissa, della cananea o del cieco
nato e diceva che chi ha fede come un granello di senape può muovere le
montagne. Questa fede chiede a noi due atteggiamenti: confessare e
affidarci . Innanzitutto ‘confessare’: “La fede è confessare Dio, ma il Dio
che si è rivelato a noi, dal tempo dei nostri padri fino ad ora; il Dio della
storia. E questo è quello che tutti i giorni noi recitiamo nel Credo. E una
cosa è recitare il Credo dal cuore e un’altra come pappagalli, no? Credo,
credo in Dio, credo in Gesù Cristo, credo… Io credo in quello che dico?
Questa confessione di fede è vera o io la dico un po’ a memoria, perché si
deve dire? O credo a metà? Confessare la fede! Tutta, non una parte!
Tutta! E questa fede custodirla tutta, come è arrivata a noi, per la strada
della tradizione: tutta la fede! E come posso sapere se io confesso bene la
fede? C’è un segno: chi confessa bene la fede, e tutta la fede, ha capacità
di adorare, adorare Dio”.
“Noi sappiamo come chiedere a Dio, come ringraziare Dio ma adorare
Dio, lodare Dio è di più! Soltanto chi ha questa fede forte è capace
dell’adorazione”.
L’altro atteggiamento è ‘affidarsi’: “L’uomo o la donna che ha fede si
affida a Dio: si affida! Paolo, in un momento buio della sua vita, diceva:
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‘Io so bene a chi mi sono affidato’. A Dio! Al Signore Gesù!’ Affidarsi: e
questo ci porta alla speranza. Così come la confessione della fede ci porta
all’adorazione e alla lode di Dio, l’affidarsi a Dio ci porta ad un
atteggiamento di speranza. Ci sono tanti cristiani con una speranza con
troppa acqua, non forte: una speranza debole. Perché? Perché non hanno
la forza e il coraggio di affidarsi al Signore. Ma se noi cristiani crediamo
confessando la fede, anche facendo la custodia della fede, e affidandoci a
Dio, al Signore, saremo cristiani vincitori. E questa è la vittoria che ha
vinto il mondo: la nostra fede!”.
(Tratto da un’omelia di Papa Francesco a Casa Santa Marta)
Sono capace di creare intorno a me entusiasmo che fa scoprire il
miracolo di una vita nuova, che non si può controllare, alla quale
dobbiamo essere docili perché ci attrae, ci guida, questa nuova vita
che nasce dall'incontro con Cristo? (Papa Francesco)
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LUNEDÌ
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del
pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla
nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella,
per chiedere l'elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui,
vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava
per avere un'elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro
insieme a Giovanni disse: “Guarda verso di noi”. Ed egli si volse a
guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse:
“Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di
Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!”. Lo prese per la mano destra
e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato
in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando,
saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e
riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta
Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che
gli era accaduto. (Atti 3, 1-10)
“Non solo per gioco… Strega Tocca Colore e Papa Francesco”
E’ un gioco da fare all’aperto, è necessario essere almeno in cinque e
avere a disposizione uno spazio ricco di colori. La classica ‘conta’ per
decidere chi sta ‘sotto’ determina chi svolge il ruolo della strega; ci si
sparpaglia e chi sta sotto comanda agli altri giocatori di toccare un
colore a sua scelta dicendo: ‘strega tocca colore…’. Tutti corrono alla
ricerca di qualcosa nell’ambiente circostante che sia del colore nominato
dalla strega, toccando ciò che è stato individuato di quel colore. Compito
della strega è quello di prendere chi non è riuscito a toccare nessun
oggetto del colore richiesto. Chi viene catturato entra a far parte della
prigione è dovrà aiutare la strega nell’acchiappare. Vince chi riesce a
non farsi mai prendere rimanendo l’ultimo in gara. E’ un
gioco che richiede attenzione nell’ascolto e capacità di
osservazione di ciò che ci circonda.
E’ un gioco di movimento e di contatto, per questo ci piace
associarlo alla parola ‘Contagio’, e a Papa Francesco che
con il suo sguardo vispo e attento, con il suo sorriso e le sue
parole semplici come ‘Fratelli e sorelle, buona sera’ , ‘Buona domenica
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e buon pranzo’ e ‘Pregate per me, ne ho tanto bisogno’, è capace di
toccare e contagiare il cuore di chi lo ascolta.
E lui, che era sempre stato alla porta, ora entra camminando,
saltando, e lodando Dio, celebrando le sue meraviglie. E la sua gioia è
contagiosa. (Papa Francesco)
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MARTEDI
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca
mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana,
venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei
discepoli e dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per
servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona
reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico.
Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”. Piacque
questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di
Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un
prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato,
imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli
a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di
sacerdoti aderiva alla fede. (Atti 6, 1-7)
“La musica nel cuore”
Una terra senza frontiere
ma le mani formeranno insieme
una catena più forte
della guerra e della morte
Lo sappiamo: la via è l’amore
Una patria più giusta e fraterna
dove tutti costruiamo l’unità
dove nessuno è senza posto,
perché tutti sono chiamati
Lo sappiamo: la via è l’amore
Un nuovo solo sorge
sopra la nuova civiltà
che nasce oggi.
Una catena più forte
dell’odio e della morte
Lo sappiamo: la via è l’amore
La giustizia è la forza della pace
l’amore, che fa perdonare
la verità, la forza
che ci dà liberazione
Lo sappiamo: la via è l’amore
Colui che possiede condivide la
sua ricchezza
e chi sa non impone la sua verità
chi comanda capisce
che il potere è un servizio
Lo sappiamo: la via è l’amore
Chi crede contagia con la sua vita
e il dolore si copre con l’amore
perché l’uomo si sente solidale
solidale con il mondo.
Lo sappiamo: la via è l’amore
(Un nuevo Sol - Inno Gmg 1987,
Buenos Aires)
Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per
ogni essere umano. (Papa Francesco, 12 settembre 2013)
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MERCOLEDÌ
In quei giorni Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte
pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse
dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede
anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo,
Bartolomeo,
Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota;
Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di
suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da
Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per
ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano
tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di
toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
(Luca 6, 12-19)
“A tavola con Papa Francesco”
Dulce de Leche
Papa Francesco in cucina se la cava bene. Quando era arcivescovo di
Buenos Aires preparava da solo i suoi pasti e ancora prima, da rettore del
collegio San José, a San Miguel, gli capitava di preparare i pasti per i
suoi studenti. “Beh, non ho mai ammazzato nessuno col mio cibo…”
scherza il Santo Padre, che va matto per il piatto tipico argentino, l’asado
(fatto con carne di manzo cotta alla brace), ma che comunque non
tradisce le sue origini piemontesi, infatti non fa mistero di gradire la
bagna cauda e ogni tanto, un buon bicchiere di Grignolino.
Il suo dessert preferito è il dulce de leche una crema a base di latte e
zucchero molto simile al caramello.
Ecco come prepararlo utilizzando un litro di latte, 200 grammi di
zucchero, Mezza bacca di vaniglia e un cucchiaino di bicarbonato:
Versate il latte in una pentola antiaderente. Mettetela sul fuoco a fiamma
bassa e aggiungete, a poco a poco, lo zucchero, mescolando con un
cucchiaio di legno. Aggiungete quindi la vaniglia e, quando il liquido
inizia a bollire, il bicarbonato. Continuate a mescolare fino a che il
composto non assumerà un colore caramello intenso e non si sarà
addensato. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
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Quando si raffredda, il dulce de leche si indurisce molto. Per
ammorbidirlo nuovamente, sarà sufficiente farlo scaldare di nuovo in un
pentolino.
Gesù poi non ha detto: “Va’”, ma “Andate”: siamo invitati insieme.
Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la
comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme
le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di
avere. (Papa Francesco, Santa Messa Gmg, Rio de Janeiro, 28.7.2013)
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GIOVEDÌ
Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli
disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella
casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola
con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi
discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai
peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del
medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia
io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma
i peccatori”. (Matteo 9, 9-13)
“Tutto in un’icona”
Nei tratti, essenziali, il Papa Francesco ha deciso di
conservare il suo stemma precedente, scelto fin dalla sua
consacrazione episcopale e caratterizzato da una lineare
semplicità.
Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità
pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto
XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da
un cordone rosso).
In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la
Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle
lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata
da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.
In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica
tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e
della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della
Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San
Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo
scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare
devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.
Il motto del Santo Padre Francesco, ‘Miserando atque eligendo’ , è tratto
dalle Omelie di San Beda il Venerabile, il quale, commentando l’episodio
evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: “Vidit ergo lesus
publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me”
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(“Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore
e lo scelse, gli disse: Seguimi”).
Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta
nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un
significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa
Proprio nella festa di S. Matteo, nel 1953, il giovane Jorge Mario
Bergoglio sperimentò, all'età di 17 anni, in un modo del tutto particolare,
la presenza amorosa di Dio nella sua vita.
In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la
discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo
chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.
“In quella confessione - racconterà Bergoglio anni dopo - mi accadde
qualcosa di raro, non so cosa fu, ma cambiò la mia vita; direi di essere
stato sorpreso con la guardia abbassata” e ancora: “Fu la sorpresa, lo
stupore di un incontro; mi resi conto del fatto che mi stavano aspettando.
L'esperienza religiosa è questo: lo stupore di incontrare qualcuno che ti
sta aspettando. Da quel momento per me Dio è colui che ti 'anticipa'. Lo
stai cercando, ma Lui ti cerca per primo. Lo vuoi incontrare, ma Lui ci
trova per primo”.
Gesù ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi
discepoli, di ‘giocare nella sua squadra’. (Papa Francesco, Veglia di
preghiera Gmg Rio de Janeiro 2013)
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VENERDÌ
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli.
Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri
osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Sempre più, però,
venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di
donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli
su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra
coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme
accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti
venivano guariti. (Atti 5, 12-16)
“Anche il Papa… humanum est!”
In poche ore ha fatto il giro del mondo l'immagine di Papa Francesco,
con il portafoglio in mano alla reception dell'albergo in cui era sceso per
il Conclave, pronto a pagare. Un Papa uomo, alle prese con incombenze
condivise dagli altri fedeli, in cui gli stessi si sono potuti rispecchiare. Da
lì la decisione di non risiedere negli appartamenti vaticani bensì presso il
convento di Santa Marta. “Perché non va ad abitare nel palazzo
apostolico?” gli chiese una bambina: “Mah, credo che non è soltanto una
cosa di ricchezza. Per me è un problema di personalità: Io ho necessità di
vivere tra la gente – disse – e se vivessi solo, forse un po' isolato, non mi
farebbe bene, è la mia personalità”. Per non parlare della dichiarazione
solo apparentemente scioccante, ripresa da tutti i giornali: “Non volevo
fare il Papa: Dio non benedice chi lo vuol fare”.
(Tratto da ‘Il sole 24 ore’)
Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù
senza la testimonianza concreta della vita. (Papa Francesco)
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SABATO
Intanto quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a
motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e
non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. Ma alcuni di
loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiòchia, cominciarono a
parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. E la mano del
Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al
Signore. Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme,
e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. Quando questi giunse e vide la grazia
di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al
Signore, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E
una folla considerevole fu aggiunta al Signore. Bàrnaba poi partì alla
volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse ad Antiòchia.
Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta
gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati
cristiani. (Atti 11, 19-26)
“Ave Maria”
Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola,
perché riconosciamo la voce di Dio
e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi,
uscendo dalla nostra terra
e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore,
perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui,
a credere nel suo amore,
soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce,
quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù,
affinché Egli sia luce sul nostro cammino.
E che questa luce della fede cresca sempre in noi,
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finché arrivi quel giorno senza tramonto,
che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!
(Papa Francesco - Preghiera a Maria al termine dell’Enciclica ‘Lumen
Fidei’, 29 giugno 2013)
La gioia dell'incontro con Gesù Cristo che ci dà tanta paura, è
contagiosa e grida l'annuncio, e così cresce la Chiesa. (Papa
Francesco)
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Se Non Ritornerete Come Bambini - Giornate di ritiro ed esercizi