Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.l. 353/03 (conv. l. 46/04) art. 1 comma 1, ne/Vr
settimanale diretto da luigi amicone
anno 21 | numero 21 | 27 maggio 2015 |  2,00
EDITORIALE
QUELLO STRANO FEELING INCROCIATO
Hillary Clinton, l’Arabia Saudita
e l’international company of Lgbt
N
el 2011, da segretario di Stato americano, Hillary Clinton obbligò Lady
Gaga a scendere in Italia per portare all’Europride gay un messaggio
di “amore e uguaglianza”. Così la Lady venne ai Fori imperiali e alla presenza dell’ambasciatore americano Thorne propagandò il verbo lgbt
al milione di folla capitolina. Oggi, l’ambasciata americana insiste e la colonia italiana scatta sull’attenti. Dal presidente Sergio Mattarella al commissario unico Giuseppe Sala, si raccomanda ampio risalto alla giornata contro
l’omofobia e alla notizia che quest’anno il Gay Pride italiano sarà festeggiato il prossimo week-end con un party allo stand Usa di Expo.
Le due paginate che il Corriere della Sera di lunedì 18 maggio ha dedicato in sequenza allo spot presidenziale “antiomofobo”, all’intervista all’autore del ddl liberticida che il presidente della Camera insiste perché venga
approvato al più presto e, infine, al transessuale “dirigente di Ibm”, opportunamente classificato come “icona” dei diritti, sono istruttive. Tra l’altro:
ma da chi è stato segnalato questo signore che a 50 anni, separato, con fi- MA pERChé LO STATO ChE NEGA
pIÙ DIRITTI UMANI AL MONDO
gli, ha deciso di farsi donna? Da taSpONSORIzzA LA CARRIERA
le benemerita “Parks”. Che secondo
DELL’EX MINISTRO DEGLI ESTERI
il Corriere sarebbe una «associazione
DI OBAMA, EROINA ARCOBALENO?
no profit che aiuta le aziende a essere più inclusive con gay e trans», secondo il sito lgbt Queer Blog «un’organizzazione lgbt fondata da Ivan Scalfarotto» a cui le multinazionali (per
esempio City, Lilly, Ikea, Telecom, Johnson&Johnson) si rivolgono per “curare” la loro immagine gay-friendly.
Insomma, dietro il paravento dei “diritti” e programmi gay-friendly,
girano un mucchio di soldi. Formano un esercito di nuovi funzionari e
nuovi poliziotti che sotto il cappello delle leggi “antidiscriminazioni” vanno a occupare scuole e corsi di formazione, uffici stampa e Cda aziendali. È chiaro che “amore” e “omofobia” c’entrano nulla con questo business.
(Leggetevi la coraggiosa denuncia di Giorgio Ponte su tempi.it). È chiaro
che la pressione lgbt c’entra col turbocapitalismo. C’entra con le multinazionali delle biotecnologie applicate alla riproduzione degli esseri umani.
E con le più sgangherate sperimentazioni biosociali. Con i “diritti di autore” sulle filiere di embrioni umani. E con la macelleria eugenetica. Con la
tecnoscienza che riscrive i Dna. E con le donne rumene che vendono ovociti e quelle indiane che affittano uteri per un pugno di dollari.
Ci dicono che dobbiamo prendere atto che così va il mondo. E che i
campioni del “progresso” sono donne come Hillary Clinton, che oltre ai 28
milioni di donazioni saudite ha incassato altri 30 milioni di dollari “americani” per la campagna presidenziale 2016. Ma perché lo Stato più negatore dei diritti umani del mondo sponsorizza l’eroina dell’agenda lgbt?
Come si spiega lo strano feeling tra fondamentalismo islamico, politica e multinazionali rainbow? Dopo di che, davanti al totalitarismo
“dolce”, delle due l’una: o si diventa servi, o si rimane Sentinelle.
L’ASCIA NEL CUORE
Ai poveri pensaci
tu, Raniero
Voi tutti sapete che qui a Tempi
la retorica anti casta e la pappardella sui privilegi e i vitalizi dei politici
non attaccano. Se un po’ di buona creanza civile non ci dispiacerebbe, tuttavia nelle campagne grilline crediamo poco e, diciamola tutta, ci fanno
pure un po’ schifo. Epperò. Ci è capitato di leggere il resoconto di un recente incontro tenutosi a Roma dove sono intervenute le sigle della galassia
catto-comunista. L’introduzione è stata affidata a Raniero La Valle, storico esponente della sinistra cattolica, giornalista, 84 anni, quattro volte
parlamentare nella sinistra indipendente dal ’76 al ’92. «Se non fosse arrivato papa Francesco, oggi avremmo
rischiato di fare dell’archeologia», ha
detto La Valle, che si è lanciato in un
panegirico del nuovo Pontefice (contrapposto all’oscurantista Ratzinger).
Con Bergoglio la Chiesa finalmente
approverà le nozze gay, l’Eucaristia ai
divorziati, smetterà di citare l’Humanae vitae. Ora, ha spiegato La Valle,
i poveri non sono più «nelle catacombe», ma si fanno «il bagno e la barba sotto il colonnato di San Pietro».
Ok. Leggo su Libero che La Valle percepisce oggi un vitalizio mensile di
5.081 euro. Finora ha ricevuto in tutto 1.402.518 euro. Ne ha versati al fisco 241.610. La differenza è 1.160.908
euro. Ora, Raniero, essendo io un poco di buono non ho alcuna patente
per farti la predica né per contarti gli
spiccioli in tasca, però volevo dirti che
ai poveri contribuenti italiani potresti iniziare a pensarci un pochino (almeno un pochino) pure tu.
Emanuele Boffi
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SOMMARIO
10 PRIMALINEA INTERVISTA ESCLUSIVA A BEN WEASEL | MURPHY, PICCININI
NUMERO
anno 21 | numero 21 | 27 maggio 2015 |  2,00
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settimanale diretto da luigi amicone
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Il guru del punk
americano racconta
la sua conversione e il suo
nuovo album. Baby Fat.
Un Rigoletto rock
LA SETTIMANA
26 ESTERI DOVE SONO FINITI I CATTOLICI AMERICANI? | CASADEI
30 CULTURA L’AVVENTURA DELLA CONTESSA DI GUASTALLA
L’ascia nel cuore
Emanuele Boffi ............................3
Foglietto
Alfredo Mantovano.......... 9
Boris Godunov
Renato Farina.............................17
Pensieri in libertà
Lodovico Festa....................... 22
Vostro onore
Maurizio Tortorella..... 23
Appunti
Marina Corradi ...................... 35
Mamma Oca
Annalena Valenti ...............37
Sport über alles
Fred Perri.......................................... 40
Cartolina dal Paradiso
Pippo Corigliano ..................41
Lettere dalla fine
del mondo
Aldo Trento ................................... 43
Mischia ordinata
Annalisa Teggi ....................... 46
RUBRICHE
Stili di vita .......................................... 36
Motorpedia ....................................... 38
Lettere al direttore ......... 40
Taz&Bao................................................44
18 INTERNI MARIO CONTE, IL PM NEL
TRITACARNE | AMICONE
Foto: Getty imgages; Agf; Ansa;
Reg. del Trib. di Milano n. 332 dell’11/6/1994
settimanale di cronaca, giudizio,
libera circolazione di idee
Anno 21 – N. 21 dal 21 al 27 maggio 2015
DIRETTORE RESPONSABILE:
LUIGI AMICONE
REDAZIONE: Rodolfo Casadei (inviato speciale),
Caterina Giojelli, Daniele Guarneri, Pietro Piccinini
IN COPERTINA: Foto Ben Weasel
PROGETTO GRAFICO:
Enrico Bagnoli, Francesco Camagna
UFFICIO GRAFICO:
Matteo Cattaneo (Art Director), Davide Viganò
FOTOLITO E STAMPA: Reggiani spa
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DISTRIBUZIONE a cura della Press Di Srl
SEDE REDAZIONE: Via Confalonieri 38, Milano,
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FOGLIETTO
STUPEFACENTI. IERI LA DEMAGOGIA, OGGI LA CRONACA
Vittime della strada o
della droga facile? Grave
che non se lo chieda Renzi
|
DI ALFREDO MANTOVANO
Foto: Ansa
A
ndava al lavoro pensando agli ultimi preparativi del suo imminente
matrimonio. Trent’anni di età, la
passione per la scultura, Tania Valguarnera è stata falciata dall’automobile guidata
da un uomo che si era “fatto” di droga, e
che continuava a circolare nonostante gli
fosse stata ritirata la patente. È accaduto
domenica scorsa, nella centralissima via
Libertà di Palermo. Poche ore prima, a Celano, in provincia de L’Aquila: Marco Zaurrini, 14 anni, tornava a casa insieme con
l’amico Michael su uno scooter; il mezzo
è stato tamponato con
violenza da una vettura
TRENT’ANNI DI ETà, LA PASSIONE PER LA
il cui conducente, senza
SCULTURA, TANIA VALGUARNERA è STATA
patente da due anni, era
FALCIATA DALL’AUTO GUIDATA DA UN
imbottito di cocaina.
UOMO
“FATTO” DI DROGA ChE CIRCOLAVA
Governo e Parlamento devono dare conto di
NONOSTANTE LA PATENTE RITIRATA
queste tragedie: intanto
per dire agli italiani se la percezione dif- il ripristino dell’antiscientifica distinzione
fusa che episodi simili stiano crescendo fra droghe “pesanti” e “leggere” e la reintrova conferma nei dati ufficiali. E poi per troduzione della scriminante dell’“uso
ripensare le norme criminogene sulla dro- personale”. Ergo, ha posto le premesse per
ga che, imposte dall’esecutivo con decre- la ripresa della diffusione degli stupefato-legge nella primavera 2014, sono state centi, invertendo la tendenza decrescente
ulteriormente peggiorate dalle Camere al che si era sensibilmente e oggettivamente
momento della conversione in legge: di- riscontrata a partire dal 2006.
struggendo la riforma del 2006, che aveva
Nessuno ha la certezza che con le norridotto – questi dati esistono e sono certi- me previgenti Tania e Marco sarebbero anficati – la quantità di stupefacenti in cir- cora vivi; ma nessuno può escludere che
colazione e il numero di tossicodipenden- una più estesa possibilità di approvvigioti detenuti, e aveva aumentato i percorsi narsi di droga moltiplichi fatti del genere.
di recupero. Lo sballo ideologico che dodi- Purtroppo lo scempio legislativo realizzaci mesi fa, nel disinteresse generale e sen- to fra l’aprile e il maggio 2014 non permetza opposizione nel merito, ha attraversa- te nemmeno di disporre degli elementi
to Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo necessari per valutare, essendo stata canMadama, ha permesso la depenalizzazio- cellata larga parte delle competenze del
ne di fatto della vendita in strada, il divie- Dipartimento antidroga della Presidento di arresto in flagranza di chi spaccia, za del Consiglio: col risultato che manca
oggi un punto di osservazione autorevole in grado di effettuare un primo bilancio delle modifiche introdotte (l’Istituto
superiore di sanità, cui sono stati trasferiti i compiti del Dipartimento, non ha la
struttura, i mezzi e le possibilità di garantire il coordinamento pre-esistente).
Assuefatti alle tragedie
Tragedie come quelle di sabato e di domenica non provocano più reazioni istituzionali, bensì – per stare in tema – assuefazione; non si sono sentiti i proclami, che
pure erano ripetuti come riflesso condizionato fino a qualche mese fa, della prossima – e mai realizzata – introduzione del
reato di “omicidio stradale” e dell’“ergastolo della patente” (per riprendere gli
spot di qualche ministro), cioè della revoca a vita della patente: uccidere stando al
volante è già condotta sanzionata in modo serio, mentre gli assassini di Tania e di
Marco erano stati entrambi privati della
patente. E anzi, esponenti del Governo e
del Parlamento vorrebbero andare oltre,
e propongono la formale legalizzazione
della cessione di droga.
Non si sente nulla quanto a prevenzione, cioè a controlli su strada più serrati, né quanto al ripensamento del disastro approvato un anno fa: il rischio
che due giovani siano falciati da chi, grazie alle nuove norme, acquista droga con
la stessa facilità con cui compra un pacchetto di sigarette può essere ridotto solo
tornando alle norme precedenti. Per arrivarci a Governo e Parlamento non servirebbe tanto: sarebbe sufficiente una modica quantità di ragionevolezza e un uso
personale di buon senso. Sono merce così
rara da quelle parti?
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COPERTINA
Ci vuole davvero un punk per fare della musica autenticamente
cristiana. Cioè umana. Intervista esclusiva al leader degli Screeching
Weasel alla vigilia dell’uscita di Baby Fat. Un Rigoletto rock
|
Gli Screeching
Weasel sul
palco del
“Riot Fest
and Carnival”
all’Humboldt
Park di Chicago,
settembre 2013
DI AMANDA MURPHY E PIETRO PICCININI
Ben Weasel
Artista di lotta e di redenzione
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| Foto: Getty Images
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COPERTINA PRIMALINEA
ATTO PRIMO, USCITA 26 MAGGIO
Rivive l’opera di Verdi. Una band al posto della corte del Duca
Prima parte di un’opera in due atti, Baby Fat: Act I è una rilettura in chiave rock del Rigoletto di Verdi, con la vicenda spostata ai
giorni nostri e ambientata dietro le quinte di un mondo popolato
da debosciati e gente senza scrupoli. Qui Baby Fat (Rigoletto),
manager dei Serpentello, tenterà senza successo di salvare la
figlia Poveretta (Gilda) dalle grinfie del leader della band, il “lupo”
Tommy Swank (il Duca di Mantova). Oltre a Ben Weasel, che
a sorpresa interpreta il malvagio Swank, partecipano all’opera
anche numerose guest star, tutti punk rocker, da Blag Dahlia dei
Dwarves, nel ruolo di Baby Fat, a Kat Spazzy delle australiane
Spazzys, nei panni di Poveretta. Spazio anche a Paul Collins,
a Roger Lima dei Less Than Jake, ai danesi Dahlmanns e agli
italiani The Manges. Baby Fat esce il 26 maggio in America. Per
l’estate gli Screeching Weasel hanno già in calendario un tour
negli Stati Uniti, poi sarà la volta dell’Europa. In progetto una
tappa a Milano, dove la band non si è mai esibita dal vivo.
Foster nel 1968 nella periferia di Chicago, espulso da tre scuole in gioventù, assiduo disturbatore della pubblica quiete
attraverso la penna e la voce, è ritenuto
un guru nel suo ambiente, e questo nessuno osa metterlo in discussione. Nemmeno
oggi che Ben Weasel si è convertito al cattolicesimo, è sposato, ha tre figli, vive dalle parti di Madison, Wisconsin, e a casa è
lui quello che si occupa dei bambini. Nel
2013 ha perfino scritto un Te Deum per
questo giornale, ringraziando il Padreterno per aver fatto al mondo regali immeritati come santa Caterina da Siena e «la
nostra Chiesa ostinata».
La verità è che Ben Weasel è talmente
punk da risultare troppo punk perfino per
i punk. Quando fa una cosa, la fa in modo
radicale. Scrive e suona non per “fare casino”, ma crede fermamente – come spiega
in questa intervista esclusiva a Tempi, sintesi di una lunga conversazione pubblicata integralmente in inglese sul nostro sito
– di dover dire qualcosa con la musica,
qualcosa che non sia pura rabbia, emozione, sfogo. Non una nota è piazzata a caso
nel suo nuovo disco. Presto gli Screeching
Weasel potrebbero venire a presentarlo in
tour anche in Italia, dove hanno parecchi
fan. E per Ben potrebbe essere l’occasione
«SI Può SEMPRE SCRIVERE LIBRI OTTuSI SuGLI ANGELI PER
GENTE ChE VIVE TRA LE NuVOLE, ANDRANNO A RuBA. MA
ENTRARE DAVVERO NEL CuORE DELLA fEDE è L’uLTIMO TABù»
P
er essere una star, Ben Weasel è il contrario di quello
che si dice un morto di fama.
Quasi si vanta di non avere miliardi di fan. Ma quelli che ha – abbastanza per
vivere di musica – sono letteralmente pazzi di lui. Considerato padre del punk rock
statunitense, fa parte della sacra trinità
del genere insieme con i Ramones e i Queers. La prima fondazione della sua storica
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livello musicale, è un mix altrettanto colto di generi rock, dai ritmi genuini del
punk all’heavy metal, dai motivi western
in stile Morricone a brani corali degni di
un grande musical come Les Misérables.
Baby Fat non ha nulla della lagnanza anarcoide. Zero politica, niente manifesti ideologici. Ben dice che è un grandioso «commento sulla condizione umana», ed è il
primo a chiedersi se il suo pubblico saprà
apprezzarlo appieno.
L’idea, ricorda, è nata mentre intorno
a lui infuriava la tempesta mediatica per
il famigerato incidente al South by Southwest. Marzo 2011. Durante l’esibizione
degli Screeching Weasel al mega festival
di Austin, Texas, Ben si lancia in una delle
sue classiche tirate punk, arrivando a criticare la stessa kermesse e gli organizzatori. Una donna tra la folla pare non gradire e prende a insultarlo, lanciandogli contro birra e cubetti di ghiaccio. Lui resiste
fin che può, ma a un certo punto sbrocca e le molla un pugno in faccia. Grave
errore. Un rocker non allineato che picchia una signora in pubblico. I suoi nemici non aspettavano altro. Ben Weasel finisce alla gogna, quasi nessuno lo difende.
I giornali lo attaccano da sinistra (perché
lui è cattolico e quindi di destra) e lo attac-
|
band, gli Screeching Weasel, risale al 1986
(seguiranno vari scioglimenti e rifondazioni, come da manuale). Ha ispirato tutti i punk rocker d’America, compresa gente che nel tempo ha raccolto più applausi
di lui, come i Green Day e Blink-182. Ben
Weasel è una leggenda. Di più: un idolo.
Infatti l’estate scorsa non ci ha messo più
di un mese a radunare con il crowdfunding tra “i suoi” i 40 mila dollari necessari
a produrre il nuovo disco, Baby Fat.
Dicono che Ben Weasel o lo ami o lo
odi. Da punk incallito, non riesce ad accodarsi al mainstream. Mai stato accomodante con nessuno, neanche con le etichette discografiche, men che meno con
i “colleghi”. Si diverte a rivoltare la ribellione punk contro il conformismo punk,
riuscendo così a farsi nemici anche fra
gli amici. Qualcuno affettuosamente lo
definisce “everybody’s favourite asshole”,
lo str* preferito di tutti. Nato Benjamin
per realizzare un sogno: entrare alla Scala di Milano a godersi l’opera. Sì perché il
guru del punk rock è diventato anche un
grande amante della lirica. Lo stesso Baby
Fat è a tutti gli effetti un’opera. Un’opera rock. Con tanto di libretto, personaggi,
trama, scene e recitativo. Dialoghi e canzoni sono pieni di citazioni più o meno
esplicite da Shakespeare e dai Salmi, ma
anche di chicche “pop” destinate ai cultori di Charlton Heston e West Side Story. A
cano da destra (perché lui è punk e quindi di sinistra). Perfino la band lo scarica. È
la fine. Eppure.
Eppure, racconta oggi Ben Weasel,
c’era tutto questo casino che si trascinava sui media, e in più «io avevo anche la
mia vita reale da vivere». La moglie era
incinta al settimo mese «e avevamo già
due gemelle di tre anni che ci scorrazzavano per casa». Un giorno, mentre provava a capire come ricomporre una carrie-
ra ormai a rotoli e una famiglia probabilmente sul lastrico, ascoltando la radio in
auto il senatore del punk si imbatté nella
stazione del Met di New York. «Trasmettevano il Rigoletto, e ho pensato: “Ma è pazzesco!”». Sembrava che parlasse di lui. Fu
una folgorazione. Decise che anche lui
come Verdi avrebbe scritto un’opera. Baby
Fat, la prima opera rock. E siamo all’Atto
I, uscita 26 maggio.
Perché un Rigoletto rock?
Una cosa mi ha colpito. Nella prima
scena Rigoletto è un rospo schifoso, un
personaggio orribile. Poi la scena finisce
e lo vediamo in casa sua. E qui è un altro
uomo, tutto il suo mondo gira intorno alla
figlia. Non è buono, ma è molto umano.
Mi ha attratto il tema vita pubblica contro
vita privata. Uno scenario perfetto per essere aggiornato con rockstar e divi del cinema al posto di duchi e re. Volevo esplorare
anche l’idea del successo, quanto la fama
possa diventare un fattore isolante e trasformarci in mostri. In termini sommari,
direi che il personaggio di Tommy Swank
rappresenta proprio questo tipo di male.
Il bene invece è rappresentato da Poveretta (la figlia di Baby Fat-Rigoletto, ndr), che
non è del tutto buona. L’ho immaginata
come una teologa per sottolineare il fatto che la sua fede è in larga misura intellettuale, non è mai stata messa alla prova.
Lo sarà in questa storia, e lei dovrà decidere se far seguire alle parole i fatti. Poi c’è il
personaggio di Baby Fat, che è come Rigoletto: è chiunque, è l’umanità, ed è in lotta,
per così dire. L’amore verso sua figlia sarà
la rovina di lei, proprio come nel Rigoletto.
Quindi non ci sarà redenzione per Poveretta nell’atto secondo?
Ci sarà redenzione. Baby Fat è la sua
rovina a causa di quello che cerca di ottenere per lei. Nell’atto primo proverà a proteggerla, e non ci riuscirà. Nell’atto secondo proverà a vendicarla, e neanche questo
funzionerà. Così Poveretta dovrà prendere
una decisione. Alla fine dell’atto primo
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pRIMALINEA COPERTINA
si troverà in questa orribile situazione
che è lo stupro, in lotta con la propria sete
di vendetta: dovrà decidere se allontanarsi da Dio. In una preghiera arriverà a chiedere a Gesù di andarsene da lei. È il peccato di superbia. Oggi, quando diciamo questa parola, pensiamo solo all’arroganza,
ma credo che il suo vero significato sia un
altro. È quello di cui scrive Graham Greene ne Il nocciolo della questione, dove
alla fine Scobie si suicida perché ha deciso
che Dio non può salvarlo. È autocommiserazione. Lui vuole essere salvato, ma non
può salvarlo Dio. È questo il tipo di superbia che mi interessa, quella che oggi porta
tanta gente a dire: «Oh, vorrei tanto essere
religioso anch’io, ma non ci riesco». Il sottinteso è: «Sono troppo intelligente, magari fossi un idiota come te e credessi in Dio,
sarebbe così confortante…». Ma è il contrario esatto della verità: la fede non è confortevole, deve invece renderci inquieti.
Dovevamo aspettare un punk rocker per
vedere un’opera artistica che pretenda
di dare una testimonianza di fede?
Vedete, ancora nella prima metà del
20esimo secolo c’erano artisti cattolici formidabili, soprattutto scrittori, in particolare in Occidente. Ma adesso è tutto finito.
La cosa seria oggi è tabù nell’arte.
In che senso “la cosa seria”?
La cosa seria. Si possono sempre scrivere quei libri ottusi sugli angeli che andranno a ruba. Oppure si può teorizzare che
sì, la fede è ok, a patto che la depuriamo
dei suoi insegnamenti chiave e attacchiamo le istituzioni… Si può sempre produrre questa roba per gente che vive tra le
nuvole. Ma entrare davvero nel cuore della fede è veramente l’ultimo tabù. Nessuno sa da dove venga l’ispirazione artistica, quale ne sia l’origine, ma per gran
parte della nostra storia si è presunto che
venisse da Dio. Oggi invece è una questione psicologica. Lo stesso accade in politica,
dove spesso vediamo saltar fuori la parola “sentirsi”. C’è gente che mira a limitare
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il nostro Primo Emendamento, la nostra
libertà di espressione, perché certe cose
fanno “sentire” male altre persone… Non
voglio dire che bisogna credere in Dio per
essere buoni artisti, ma bisogna arrivare a
intuire che c’è qualcosa che non dipende
da noi, o quanto meno qualcosa che non
si può comprendere. Potrebbe essere questo il nostro terreno comune, ma viviamo
in una cultura sempre pronta a sentirsi
oltraggiata, e questo è pessimo per l’arte.
Perché è un male per l’arte?
È un problema per l’arte come lo è per
la politica, perché ci sono troppo cose di
importante, ma non è la soluzione al problema della condizione umana, e il mio
lavoro è esprimermi sulla condizione umana. Se la gente avrà problemi con Baby Fat?
Certo che sì. Scommetto che tanti si sentiranno offesi perché ho osato immaginare una scena in cui una donna viene stuprata. Concluderanno chissà come che io
approvo lo stupro, che rovescio la colpa su
Poveretta o che altro. Ovviamente è una
mia scelta deliberata, perché rendo omaggio a Rigoletto, e perché crea una situazione di una carica emozionale incredibile,
una violazione devastante dell’individuo…
«LA pRESENZA dI CRISto NELL’oStIA SfIdA tuttA LA NoStRA
CuLtuRA oSSESSIoNAtA dALLA SCIENZA (ChE SIgNIfICA
quALuNquE CoSA CI dICANo dI CREdERE quEStA SEttIMANA)»
cui non si può parlare, ma se non si può
discutere non si troveranno mai le soluzioni. Prendete per esempio il matrimonio gay. Adesso qualcuno ha deciso che
i gay non solo dovrebbero avere la facoltà di sposarsi, ma questa facoltà dovrebbe
essere protetta dalla Costituzione a livello
federale. Il problema qui è una domanda
alla quale non è mai stata data una risposta seria, ma è sempre stata ridicolizzata. E
cioè: se concediamo questo a un determinato gruppo di persone, come possiamo
escludere tutti gli altri? È una domanda
che non è mai stata presa sul serio. Ebbene, ora che la marea si è invertita, la risposta è cambiata, e adesso è: «Che importa?».
Sta andando in scena qualcosa di davvero
disonesto qui, ed è possibile solo perché
tutti hanno il terrore di apparire come dei
fanatici della destra religiosa, mentre era
una pura questione di logica e di legge.
Credi che ci saranno reazioni di questo
tipo anche rispetto al tuo Baby Fat?
Sì. C’è un sacco di gente che respinge qualunque cosa io dica perché sembro
un cattolico di destra. Non sono di destra,
non ho un’ideologia politica. La politica è
ma dal mio punto di vista ha molto poco
a che fare con lo stupro. Negli anni Novanta c’era un tizio nella mia band che dopo
aver visto Pulp Fiction, discutendo con me,
sosteneva che Tarantino avesse ripetuto
così tante volte la parola “negro” nel film
solo perché gli piaceva la parola “negro” e
finalmente aveva trovato un modo di usarla senza essere criticato. Ho pensato: «Questa è follia, tu non capisci l’arte neanche
lontanamente!». Ma davvero siamo arrivati a questo punto. E credo sinceramente
che questo è quel che accade quando si elimina la religione dalla società: la società
continua a gravitare intorno ad essa, solo
inconsciamente. Così non abbiamo più
culti organizzati ma abbiamo creato una
nostra religione e siamo diventati proprio
come i puritani del 17esimo secolo. Vogliamo mettere le persone alla gogna, vogliamo incidergli una lettera scarlatta sul petto. È un bene per l’arte? È un bene per la
società? Non è un bene per niente. Tornando alla domanda, quasi prevedo che la scena dello stupro porterà guai, ma non è per
questo che l’ho scritta. Non si tratta di sesso o di violenza, ma di guarire l’umanità.
E l’unica cosa che conta è come risponderà
il personaggio di Poveretta. Non è un commento sociale sullo stupro, cerco di parlare di qualcosa di molto più grande.
Quando hai deciso di farti cattolico?
Sono entrato nella Chiesa dieci anni
fa quasi esatti. Sono sempre stato attratto
dal cattolicesimo, perché da piccolo sono
stato battezzato ma non sono stato cresciuto nella fede. Le mie sorelle ed io eravamo tra i pochi bambini che frequentavano la scuola pubblica, la maggior parte
dei nostri amici facevano le scuole cattoliche, e la domenica andavano a Messa. Lo
trovavo affascinante. Ma mia madre aveva
lasciato la Chiesa cattolica, e quando avevo 10-11 anni ci mandava alla chiesa battista per partecipare alle attività giovanili. È questo che mi ha tenuto alla larga dal
cristianesimo per decenni. Lo odiavo, mi
sembravano cose sciatte e insulse, una versione “disneyficata” di quello che sarebbe
dovuto essere, e lo dico dal punto di vista
di un bambino. Così quando ho deciso di
abbandonare il buddismo (Ben Weasel è
stato per qualche tempo buddista prima
di convertirsi al cattolicesimo, ndr), mi
sono rivolto seriamente al cattolicesimo. Mi colpiva in particolare l’Eucarestia. Alcune
chiese della mia zona facevano l’adorazione eucaristica. Sapete, mettono l’Ostia
in ostensione e la gente
si mette a pregare davanti
ad essa… Mi sono informato e ho capito che credevano letteralmente nel corpo
e nel sangue di Cristo presenti nell’Ostia. Mi sono detto: è semplicemente scandaloso, è così provocatorio, sfida
tutto quello che sappiamo, tutta
la nostra cultura ossessionata dalla
scienza (che significa qualunque cosa
ci dicano di credere questa settimana).
Voglio dire: è davvero una cosa seria. Ho
deciso che se mai fossi entrato in una chiesa, ne avrei scelta una che offrisse l’adorazione eucaristica, segno di serietà rispetto
alla fede. Quelle dove suonano la chitarra acustica cantando il Padre Nostro non
facevano per me.
Che cosa ti ha spinto a cambiare vita e a
entrare nella Chiesa?
Sono un po’ restio a parlare di questo, perché sembra quasi irreale… Prima
di decidermi a entrare nella Chiesa mi
sono detto: proverò a pregare. Non credevo
affatto che sarebbe successo nulla, volevo
solo fare un tentativo. Uno dei motivi per
cui non sono mai riuscito a riconciliarmi
con il buddismo è che lì la tua redenzione
dipende solo da te e dalla tua energia. Ma
io sono stato un disastro per tutta la vita.
Ho fatto due anni in una specie di scuola riformatorio, sono finito in una punk
rock band perché non sapevo fare altro.
Il classico outsider. E avevo appena subìto
un divorzio… Per trent’anni ho provato a
raddrizzarmi con le mie forze, e non ha
funzionato. Così ho detto: provo a pregare, non può farmi male. Non sapevo nemmeno se Gesù fosse reale, in qualche senso
ultraterreno. Ma quasi immediatamente
la mia vita ha iniziato a migliorare parecchio. Non ho fatto niente, non ho cambiato nulla, ma i miei problemi hanno iniziato a recedere considerevolmente. Forse è
stata una coincidenza, non so dire con certezza se in quel momento Dio sia entrato
nella mia vita per migliorarla. Cioè, a questo punto è innegabile, ma quello che so è
che allora mi ha preso e mi ha fatto desiderare di provare l’esperienza della Chiesa
e di ricevere l’Eucarestia. Ho guardato la
mia vita, rispetto all’inferno che era… Ho
iniziato a vedere cambiamenti nella mia
arte, nella mia quotidianità. Soprattutto
non mi sentivo più male rispetto a me stesso, ho capito che potevo smettere di prendere decisioni che non dovevo prendere.
Ma in un certo senso esiste una contraddizione tra essere punk ed essere
cattolici. Di solito al punk si associa
l’anarchia, il fare quel che si vuole, l’opposto di Poveretta in Baby Fat.
Questa è una visione sorpassata del
punk. Può essere stato qualcosa del genere in origine, ma molto presto è diventato una specie di seconda ondata del movimento hippy. Sinistra radicale. Perciò è
vero, nel punk non c’è spazio per la religione, ma solo perché è vista come intrinsecamente ostile ai valori di sinistra. Mi sono
opposto a questa concezione fin dall’inizio
della mia carriera. Anche quando non avevo fede scrivevo canzoni in cui attaccavo
l’idea convenzionale di religione nel punk.
Hai relazioni difficili perfino con il tuo
stesso mondo.
In effetti non ho idea di come ho potuto avere una carriera… Il motivo per cui
dicono che sono di destra, anche se non
lo sono, è perché la voce predominante
nel punk è la sinistra, e io devo criticarla. Io prendo sul serio quello che dicono
il movimento hippy e il movimento punk:
di mettere tutto in questione. Metto tutto
in questione, compreso il vostro insistere
che devo mettere tutto in questione.
n
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15
boris
godunov
riMborsi bLoCCATi
Nessun governo ha diritto
di essere generoso con i soldi
degli altri. Il caso pensioni
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di renATo fArinA
g
Empoli è l’intEllEttualE più brillantE del Giglio fiorentino. Sta un po’ in disparte, cerca di non essere troppo
intelligente e troppo visibile per non farsi cannibalizzare.
Egli nel suo libro La prova del Potere spiega ed elogia una specie
di età del terrore, che però cerca di non sembrare tale. La chiama
«ghigliottina generazionale». Spiega che è stato ed è necessario fare questo lavoro di taglia-e-non-cuci essendo il tempo di «una generazione nuova alla guida di un vecchissimo paese».
Brutti tempi se si parla così dei vecchi. È chiaro infatti che vecchissimo non è il paese, per i renziani, ma il resto del mondo che
non coincide con loro.
Si dice da tanto che in Italia vige una gerontocrazia. Traduzione: comandano i vecchi. Vero. Ed è una cosa insopportabile quando deretani flosci sono incollati alle poltrone del comando. Qui
vale la statistica però. Gli anziani sono tanti, chi tra loro comanda è un piccolo numero, e gli ospizi sono strapieni e i posti non
bastano mai, e si sa che con tutto il rispetto, e la gentilezza, e i bei
nomi come anni d’argento, eccetera, sono una discarica di chi
non conta niente. Mai sentito di un potente finito in una casa di
riposo, avesse pure 97 anni.
Dunque la gran parte di chi è in età da pensione non comanda un tubo, salvo pochi casi eccezionali. A me sta anche bene che
siano rottamati i potenti incartapecoriti, nonostante le plastiche
facciali. Non sopporto però che i pensionati siano trattati come
ingombro, pecore da tosare senza chiedere il loro parere.
iuliano da
Onora il padre e la madre
Sta accadendo in questi giorni. La Corte costituzionale ha stabilito l’iniquità della norma con cui il governo ha bloccato dal 2012
gli aumenti delle pensioni sopra i 1.500 euro lordi mensili. La motivazione della Consulta è che tutti i cittadini sono uguali. E non
si capisce perché mortificare il reddito dei pensionati e non quello di altri lavoratori o di coloro che vivono di rendita. Un concetto banalissimo, lo capisco persino io.
Invece che succede? Nel momento in cui la massima autorità
di giustizia stabilisce che questi soldi vanno restituiti, si scatena
da parte del governo il tentativo di aggirare la faccenda. A qualcuno sì, si può dare, a chi ha duemila euro lordi no, perché stanno
sono siCuro Che se si
doMAndAsse Ai pensionATi
se sArebbero disposTi
A dei sACrifiCi uLTeriori
in CAMbio deL LAvoro per
i nipoTi, ACCeTTerebbero.
iL fATTo è Che hAnno visTo
CoMe in quesTi Anni i Loro
soLdi sono finiTi neLLA
vorAgine deL debiTo pubbLiCo
benone (figuriamoci!). Insomma si sta recitando in Italia una commedia di Eduardo De Filippo intitolata: “Non ti pago!”. Ci si comporta così coi pensionati perché non scioperano, non rompono le
scatole, gli si è fatto credere – basta leggere i giornali – che in realtà sono dei ladri, e che gli si dà più di quanto gli spetterebbe, derubano i giovani e così via.
Io sono sicuro che se si domandasse ai pensionati se sarebbero disposti a dei sacrifici ulteriori in cambio del lavoro per i nipoti, accetterebbero entusiasti. Il fatto è che hanno visto benissimo
come in questi anni in cui li si è privati di quella che una volta si
chiamava contingenza (gli aumenti di salario legati al caro vita,
la famosa scala mobile) quei soldi sono finiti nella voragine del
debito pubblico, oppure a pagare le banche internazionali per le
perdite dei “derivati” perché il ministero del Tesoro ha sbagliato
a scommettere sugli andamenti degli interessi.
E allora è bene che siano essi stessi, i pensionati, a decidere
che fare dei loro denari. Nessun governo ha diritto di essere generoso coi soldi degli altri.
Tutto questo ambaradan per chiedere una cosa molto semplice. Non agli altri, ma a noi stessi: onora il padre e la madre, specie quando ormai hanno solo la forza di essere noiosi. Saremo giudicati da come avremo rispettato e amato i bambini e i vecchi. Il
resto sono frottole, palle colorate, fanfaluche per smaltare i prati con le panzane.
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INTERNI
IL PM NEL TRITACARNE
IN LIBRERIA
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Accusato per
vent’anni di crimini
gravissimi, prima di
essere assolto con
formula piena, Mario
Conte ricostruisce nel
dettaglio la propria
vicenda giudiziaria.
Con la forza e l’efficacia dell’addetto ai
lavori, l’ex pubblico
ministero racconta
l’esperienza processuale di un magistrato costretto a vestire
i panni del «presunto
colpevole». E se tu
fossi l’imputato?
(Guerini, 15,50 euro)
è un’analisi fredda e
obiettiva degli errori
– talvolta clamorosi
–, delle discrasie e
delle dimenticanze di
chi dovrebbe applicare le leggi e di chi
dovrebbe giudicare i
cittadini. Conte non
ha soltanto il merito
di dare voce alla propria esperienza, ma
anche di suggerire
alcune soluzioni ai
problemi di un sistema giudiziario che
sembra aver perduto
i suoi punti di riferimento.
DI FRANCESCO AMICONE
Io magistrato
presunto
colpevole
Vent’anni alla sbarra per le accuse (non attendibili)
di un criminale pronto a tutto pur di uscire di galera.
Una carriera e una vita rovinate da un processo
finito in niente. In un libro la vicenda di Mario Conte,
giudice di professione, scrittore per legittima difesa
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ne di Bergamo, i vertici dei carabinieri e
un magistrato, per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti. Rotondo non c’è più, si è impiccato in carcere nel 2007, ma il processo per alcuni
imputati, in particolare l’ex comandante del Ros Giampaolo Ganzer, è ancora
in corso. La durata quasi ventennale del
processo è solo un particolare dell’esperienza da imputato vissuta da Mario Conte. Per trent’anni pm a Bergamo e oggi
scrittore per legittima difesa, dal 1997 al
2014 Conte ha calcato aule di tribunali e
studi di avvocati replicando alle accuse
di Rotondo, della procura di Brescia e di
Milano, dalle quali è stato completamente scagionato lo scorso anno. Dichiarato due volte innocente, ha preso la penna e ripercorso la sua vicenda giudiziaria raccontando nel dettaglio gli errori,
le discrasie del sistema e alcune sviste
dei pm che hanno condotto l’inchiesta.
e se fossi tu
l’imputato?
Autore
m. Conte
Editore
Guerini
Prezzo
15,50 euro
Foto: Agf
L’
ItalIa non sarebbe abbonata alle
sentenze europee per violazione
dei diritti umani e la giustizia
avrebbe risolto gran parte dei suoi problemi, se fosse svelta come lo era Biagio
Rotondo a uscire di prigione.
Rotondo era un criminale soprannominato “il Rosso”. Entrava in prigione con accuse che avrebbero sistemato
chiunque per anni e riusciva ottenere gli
arresti domiciliari dopo qualche mese.
Spaccio, rapine, furti. La sua fedina penale era costellata di crimini, anche violenti, ma riusciva a cavarsela con le parole.
Mandava a chiamare il pm di turno e in
cambio di informazioni per lui si aprivano le porte del carcere. Per i suoi accusati, invece, ad aprirsi era una lunga stagione di guai.
Dalle parole di Rotondo nasce l’inchiesta che dal 1997 ha coinvolto alcuni carabinieri della sezione anticrimi-
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INTERNI IL PM NEL TRITACARNE
l’ex comandante del ros
giampaolo ganzer, principale
indagato nell’inchiesta che portò
a processo anche mario conte
razioni sul Ros. Sulla base delle parole
di Rotondo è stato costruito un processo in cui Conte viene accusato di essere a
capo del “sistema” con cui gli agenti del
Ros, sotto la sua regia, avrebbero violato la legge sulle “consegne controllate”
di droga, usando come burattini il Rosso e narcotrafficanti del calibro di Otoya Tobon, soprannominato “El drago”
(un colombiano ai vertici del cartello di
Calì e in seguito collaboratore della Dea
americana).
Il problema, afferma l’ex pm di Bergamo, non è avere cercato riscontro alle
parole del pentito, ma il metodo seguito
per verificarle. Le dichiarazioni di Rotondo difficilmente potevano essere ritenute attendibili, nel suo caso. Esaminato dalla difesa o dalla accusa, Rotondo
più volte aveva cambiato versione dei
fatti. Ai giudici che hanno assolto Conte è parso evidente dalle stesse dichiarazioni del pentito, il quale nel 1997 affer-
L’inversione dell’onere della prova
In quell’occasione, stando all’appunto
Una soffiata davvero golosa
inoltrato da un maresciallo (del Road) ai
superiori di stanza a Roma, Conte avrebIl Rosso l’aveva e la offrì alla procura di
be teorizzato come infrangere la legBrescia. Il pm Fabio Salamone decise di
ge per incastrare alcuni narcotrafficanti.
ascoltarla. Rotondo parlò della sua colNella riunione si era parlato di un’operalaborazione con i carabinieri di Bergazione sotto copertura nel quadro dell’almo, due anni come informatore fra il
lora nuova legge sugli agenti “undercove1992 e il 1994, soffermandosi su alcured”. L’appunto del carabiniere (decedune irregolarità compiute dai militari e
to prima di testimoniare), stando all’acspiegando, dichiarazione dopo dichiacusa confermava le parole di Rotondo.
razione, in cosa consistesse il suo lavoSecondo i giudici, però, non poteva conro. Il compito affidatogli da “il Biondo”,
siderarsi fedele a quanto detto da Conte.
“il Ciccio” e altri militari del Ros infiltraCiò è avvalorato dal fatto che nesti nelle organizzazioni del narsun altro ufficiale di polizia giucotraffico, sarebbe stato quelIl pm non sI deve lImItare a
diziaria aveva pensato di inforlo di trovare criminali e istigarmare i superiori di quel “metoli ad acquistare la droga da loro
confermare la sua teorIa.
do” di condurre le operazioni
importata tramite alcune fonti. In Italia, la legge sulle attivideve tenere conto anche deglI anti-droga. Ma ciò che ha stupito
è il fatto che sia stato protà sotto copertura vieta la proIndIzI a favore dell’Imputato. Conte
prio lui a dovere chiamare a testivocazione, ma stando a Rotonmoniare i presenti alla riunione
do, era proprio quello che faceper Il dIrItto l’onere della
per dimostrare che quell’appunvano lui e gli altri militari coinprova spetta a luI
to non poteva corrispondere a
volti: avrebbero imbastito un
un suo discorso. Anche in questo
traffico di stupefacenti internazionale con la protezione di un magistra- mava «io non so se il dottor Conte sapes- caso, secondo il magistrato di Bergamo,
to di Bergamo, Mario Conte, che firma- se come le operazioni venivano gestite», si è disatteso un principio cardine del
va gli atti di indagine per ottenere suc- per poi cambiare parere dopo quattro sistema processuale italiano. Il pm, infatcesso, pubblicità e fare carriera. Il “siste- anni di collaborazione: «Il dottor Con- ti, non è un avvocato dell’accusa che si
ma” sarà poi definito dai magistrati e dai te certamente sapeva che lo stupefacen- limita a cercare conferme alla sua teoria.
giornalisti “metodo Ganzer”, generale te era nelle mani del Ros e che io cerca- Deve applicare la legge senza ignorare gli
dei carabinieri allora in ascesa e oggi in vo acquirenti». Ma non si fermano qui le indizi a favore dell’imputato. Un modo di
pensione, con una sentenza della Cassa- perplessità sulle dichiarazioni di Roton- procedere diverso porta alla «inversione
zione ancora pendente. Salamone, colpi- do, perché il consulente di Conte, ana- dell’onere della prova», dove è un presunto dalle confessioni di Rotondo, fece par- lizzando i nastri delle registrazioni del to colpevole a dovere dimostrare la falsilare il pregiudicato per altri due anni. 1997 e del 1998, vi riscontrò molte ano- tà o la verità di una teoria, quando questo
L’inchiesta, per quanto delicata, approdò malie. Ad esempio numerose interruzio- compito spetterebbe ai pm.
Nel processo Conte ci sono stati 43
davanti a un giudice soltanto nel 2003, a ni – in alcuni casi ogni sei minuti, in un
Milano. Nel frattempo Rotondo non smi- caso addirittura ogni cinquanta secondi depositi di atti relativi a indagini intese di delinquere e fu nuovamente arre- – e a volte sovra-incisioni che avrebbero grative in un arco temporale che va dal
stato nel 2007, dopo aver violato più vol- dovuto rendere quelle registrazioni inu- 2005 al 2012, con una media di un depote il programma di protezione testimoni tilizzabili. Il metodo operativo che avreb- sito di migliaia di pagine ogni due mesi.
che aveva conquistato con le sue dichia- be seguito Conte, usare le fonti dei cara- Il fascicolo del solo dibattimento è com20
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nascondersi una svista. Emergono anche
aspetti non chiari sul modo di seguire le
regole da parte della stessa autorità giudiziaria. Riguardo all’uso delle intercettazioni, ad esempio. Conte spiega come
nel suo processo dovessero essere acquisite alcune conversazioni registrate dalla
procura di Roma ma che ciò fu impossibile. Il pm, nel dibattimento, informò le
parti dell’impossibilità di acquisirle per
«motivi tecnici».
binieri come Rotondo o “El drago” per
imbastire traffici di droga direttamente dagli uffici della procura, sarebbe poi
stato confermato da un appunto (senza
data e non protocollato) di un maresciallo dei carabinieri. Si tratta di un resoconto di una riunione del 1991 fra il pm
Conte e sottufficiali del Ros e del Road.
Foto: Ansa
E se fossi tu l’imputato? è il titolo
del libro di Conte, editato da Guerini. La
vicenda ha inizio nel 1997. A giugno di
quell’anno, Rotondo viene arrestato per
tentato omicidio, rapina, illecita detenzione e porto di armi dalla questura di
Brescia. Le porte del carcere si sarebbero
chiuse per almeno un decennio se non
avesse aperto bocca. Non bastava il mea
culpa, c’era bisogno di una storia.
Professione ancora bloccata
Si trattava, disse l’accusa, di «conversazioni registrate dalla Guardia di Finanza su delle cassette purtroppo oggi irrecuperabili». Conte volle controllare e scoprì un’altra verità. I finanzieri avevano
scritto al pm milanese: «È d’obbligo precisare che l’operazione di registrazione
venne effettuata per soli scopi operativi. Non essendoci alcuna autorizzazione
formale dell’autorità giudiziaria». «Come
già specificato, la registrazione
non era stata oggetto di alcuposto da circa 95 mila file. Migliala malagiustizia può nascere na autorizzazione del pm (di
ia di pagine, decine di faldoni da
Roma, ndr), il quale, verbalstudiare, e tempi che si allungaquando chi dovrebbe
mente, al momento del coordino portano inoltre a errori e confusioni negli stessi addetti ai lavoapplicare le leggi dimentica namento con gli operanti cirle attività da esperire, aveva
ri. È quasi inevitabile. Quando il
i princìpi del giusto processo, ca
con gli stessi convenuto di effetprocuratore generale fece appello
contro la sentenza di primo gradalla presunzione d’innocenza tuare tale registrazione». Stando alle parole dei finanzieri,
do che aveva assolto Conte, avreball’onere della prova
quindi, era stata eseguita un’inbe dovuto aver studiato tutti gli
tercettazione abusiva. Ecco peratti nei quarantacinque giorni
a disposizione per legge. Il che avrebbe stata inserita un’operazione della pro- ché non potevano essere acquisite.
Si conclude con una seconda assoluimplicato una velocità di lettura media cura di Bologna, condotta da un altro
di circa 2 mila pagine al giorno e un magistrato. L’errore all’apparenza bana- zione in appello, senza strette di mano o
impegno giornaliero di circa 17 ore lavo- le fu fatto presente al pm che gestiva l’in- risarcimenti, la vicenda di Conte. La carrative. 24 ore su 24, se si conta anche la chiesta nella seconda fase (udienza pre- riera dell’ex pm, oggi giudice civile, è
redazione dei motivi di appello, una vol- liminare) e sembrò essere accolto. Ma ancora bloccata dal Consiglio superiore
ta letti gli atti. Umanamente impossibile. fu dimenticato nella richiesta di rinvio della magistratura, che a un anno dall’asa giudizio. Questo sbaglio, spiega l’ex soluzione chiede a Conte di rispondere
Intercettazioni abusive
pm Conte, ha comportato una evitabi- della richiesta di rinvio a giudizio di dieNella doppia veste di ex imputato e magi- le perdita di tempo. Si è dovuto chiama- ci anni fa, incurante dell’innocenza stastrato (favorevole alla responsabilità civi- re il magistrato di Bologna e farlo venire bilita dai tribunali. E se fossi tu l’impule), Conte si chiede come può funziona- a testimoniare a Milano per provare che tato? è un “processo” a un processo. Un
re una giustizia che non risponde dei quell’operazione non aveva nulla a che libro che dimostra nel dettaglio come la
propri errori. Gli abbagli che sono spes- fare con l’imputato.
malagiustizia può nascere quando chi
Nelle requisitorie dei pm si assi- dovrebbe applicare le leggi si dimentica
so favoriti da una proliferazione di atti,
mettono in difficoltà sia l’accusa sia la ste, racconta Conte, a una replica del- dei princìpi che stanno alla base del giudifesa. Conte, a riguardo, cita un esem- le inesattezze presenti negli atti. Dalle sto processo, dalla presunzione d’innopio lampante. Nei suoi capi d’accusa era date alle interpretazioni, ovunque può cenza all’onere della prova.
n
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VOSTRO
ONORE
pensieri
in libertÀ
istitUZiOni A sCOMpArsA
UN’IDEA SEMPLICISSIMA E SOPRATTUTTO ESPORTABILE
Dalla Libia all’euro,
quante emergenze
rimaste senza
risposte europee
Mario Barbuto, l’uomo che
è riuscito a riformare da solo
la giustizia. A costo zero
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DI MAURIzIO TORTORELLA
di lOdOviCO festA
D
22
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Foto: Ansa
C
i si chiede che cosa farà l’europa con la libia, come governerà lo sfaldamento di un’area decisiva del lato sud del Mediterraneo con annesse “invasioni”, ci si chiede che cosa farà
l’Europa sulla Grecia, la cui uscita dall’euro potrebbe costituire
la ripetizione del caso Lehman Brothers (un fallimento economico che si presumeva isolabile e che invece divenne sistemico), ci
si chiede che cosa farà l’Europa in Ucraina – anche se ce lo si chiede con minor urgenza perché sembra che stia cambiando la linea degli Stati Uniti e che quindi la crisi sarà affrontata da questa svolta diplomatica –, ci si chiede se l’Europa saprà offrire una
sponda a Londra o se lascerà che il referendum sull’Unione che
si terrà nel 2016 provochi l’allontanamento della Gran Bretagna.
Vi sono poi altri minori “ci si chiede”, del tipo perché tanto accanimento sulle bad bank italiane quando si è lasciata tanto ampia
libertà di intervento ad altri Stati membri dell’Unione.
I “domandarsi” che citiamo evidenziano un punto fondamentale: l’Europa esiste solo quando svolge un ruolo tecno-burocratico gestibile dalle sue strutture specializzate (o dalle magistrature cresciute al suo fianco) e tende a scomparire quando deve far
fronte a uno stato d’eccezione, cioè
ai momenti nei quali gli Stati svelano la loro ragione d’essere. Che
l’eUrOpA esiste sOlO qUAndO nel costruire l’euro si sia pensato a una moneta che poteva funsvOlge Un rUOlO teCniCO- zionare solo se l’economia non entrava in crisi, dà la dimensione
bUrOCrAtiCO gestibile dAlle di che tipo di euroistituzioni disponiamo: senza una reale e autosUe strUttUre speCiAliZZAte noma vitalità. Essenzialmente tecnostrutture. La vera domanda
(O dAlle MAgistrAtUre su cui si deve ragionare non è se le sfide che ci aspettano dietro
CresCiUte Al sUO fiAnCO) e l’angolo (come, tanto per fare esempi, la gigantesca espansione
dell’influenza cinese, la destabilizzazione progressiva del mondo
tende A spArire qUAndO deve islamico, le tendenze isolazionistiche degli Stati Uniti, la crisi defAr frOnte Alle eCCeZiOni, mografica del nostro continente) saranno affrontate dall’Europa,
i MOMenti in CUi si svelA lA ma se questa Unione saprà mai organizzarsi come un autonomo
rAgiOn d’essere degli stAti sistema in grado di agire nelle fasi eccezionali.
omandina semplice semplice: se voi foste il presidente di un tribunale civile italiano, uno tra i tanti che ogni giorno affogano nei processi, che cosa fareste?
Come provereste a venirne fuori? Per esempio: da quale causa partireste? Dalla più vecchia o dalla più recente?
Lo so, sembra la più stupida delle domande. Invece non lo è, per nulla. Perché è
proprio da questa domanda che, 14 anni fa, partì la “grande marcia” di Mario Barbuto. Nato a Taranto 72 anni fa, Barbuto ne ha passati quasi nove (dal gennaio 2001
lavoro che coinvolga tutto l’ufficio giudial settembre 2009) da presidente del Tribunale di Torino, poi altri quattro come preziario e gli stessi avvocati. Saggezza, l’amsidente della Corte d’appello in quella stessa città. E dato che il lavoro gli stava a cuoministrazione del buon padre di famiglia.
re e si vergognava di dover pronunciare sentenze su procedimenti antichi, iniziati
E senza spendere un euro in più.
decenni prima, s’è messo in testa di riformare il sistema. Con una regoletta facile:
Dal maggio 2014, l’ex presidente del
«Prima le cause vecchie, poi le nuove».
tribunale di Torino è a capo del DipartiRisultati? Nei primi cinque anni, a Torino, l’arretrato si è ridotto del 26 per cenmento dell’organizzazione giudiziaria, e
to. E senza spendere un euro in più. L’idea successiva è stata “targare” le cause per
la sua nomina è stata probabilmente una
anno: un colore diverso per ogni fascicolo, in modo che fosse facile individuarne
delle poche mosse azl’età e più agevole stabilirne la gerarchia
zeccate del Guardasigiltemporale di trattamento. Direte voi: bali, Andrea Orlando. Nel
nale! In realtà è stato più rivoluzionario DA PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI TORINO,
frattempo, Barbuto è stache tagliare la testa a mille giudici igna- HA AVUTO A CUORE IL SUO LAVORO E SI
to celebrato dalla Banvi. A Torino, oggi, il 94 per cento dei pro- VERgOgNAVA DI DOVER PRONUNCIARE
ca mondiale e perfino
cessi dura meno di tre anni. La media è di SENTENzE SU PROCEDIMENTI ANTICHI,
dall’ambasciatore ame424 giorni, contro i 1.260 della media na- INIzIATI DECENNI PRIMA. S’è MESSO
ricano in Italia, John R.
zionale: quel tribunale è al settimo posto IN TESTA DI CAMBIARE IL SISTEMA.
Phillips, che parlando in
per la brevità delle cause, nonché l’unico
CON UNA REgOLETTA fACILE: «PRIMA
più di un convegno sultra i grandi a comparire in testa alla clasLE CAUSE VECCHIE, POI QUELLE NUOVE»
la giustizia di lui ha detsifica italiana.
to, stupito: «Ha applicato
Qualche altro presidente di tribunale, tra quelli più intellettualmente onesti, fronto, Palermo è lentissima: 800 giorni. tecniche manageriali che potrebbero essere applicate con successo in tutta Italia.
ha capito che l’idea era giusta e ripetibile. Agrigento è a 795, Trapani a 755.
A Marsala, per esempio, da qualche anno
Negli anni, da buon magistrato-mana- Perché non lo fate?».
Invece gli italiani, in stragrande magGioacchino Natoli (prima di diventare pre- ger, Barbuto ha condensato la sua espesidente di Corte d’appello a Palermo, un rienza in un decalogo della buona ammi- gioranza, ignorano il lavoro e i meriti di
mese fa) ha adottato il “modello Barbuto”. nistrazione giudiziaria. Ancora una volta, questo magistrato schivo, timido, che deE oggi quel tribunale, che con una pianta nulla di sconvolgentemente geniale, né di testa apparire. La speranza è che l’elefanorganica di 25 magistrati può dirsi di di- bizzarro: tra le regole codificate c’è l’ob- tiaca struttura burocratica del ministero
mensioni medio-piccole, detiene il record bligo di una rilevazione semestrale per ca- della Giustizia gli lasci spazio di manovra
meridionale di velocità: una media di 461 talogare le cause ancora pendenti e “iso- e gli consenta di combinare qualcosa di
giorni a processo, e solo il 5,7 per cento del lare” le più vecchie, che devono essere buono, anche lì. Auguri.
totale supera i tre anni di durata. Al con- sottoposte ad accelerazione in base a un
Twitter @mautortorella
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23
SOLITA DISINFORMAZIONE INTERNI
C
l’ambientalista salutista militante dei prodotti a chilometro zero in Italia: accusi l’agroindustria internazionale di provocare danni
all’ambiente e alla salute dei consumatori,
e senza bisogno di dichiararlo promuovi i
nostri prodotti agroalimentari di nicchia.
Il giochino vale la candela, non saremo
noi a metterlo in discussione, però un po’
di senso della realtà ci vuole: per esempio
puntare sulla qualità dei nostri prodotti tipici e per questo tenere fuori la produzione di Ogm dall’Italia può avere un senso,
ma pretendere che tutto il mondo ci rinunci significa affamare qualche miliardo
di persone, oggi e sempre più in futuro. La
crociata di Report contro l’olio di palma,
che secondo Gabanelli & C. sarebbe meglio
sostituire con altri oli vegetali, deborda
palesemente nell’ambientalismo velleitario fatto di pose e non di sostanza, che aggrava i problemi dell’ecosostenibilità anziché aiutare a risolverli e che si presta alla
strumentalizzazione: ad avvantaggiarsi alla fine sono i produttori concorrenti, non
l’ambiente o la salute dei consumatori.
La produzione dell’olio di palma distrugge le foreste equatoriali e il suo consumo fa male, perché contiene grassi saturi che aumentano il colesterolo: questo in
sintesi è il contenuto del servizio di Report
andato in onda il 3 maggio scorso. Sul banco degli imputati sono la deforestazione
dell’Indonesia, che insieme alla Malaysia
produce la maggior parte dell’olio di palma sul mercato, l’uso di pesticidi vietati in
Europa da parte di certi coltivatori, il fatto che in materia di produzione ecosostenibile c’è scarsa separazione fra controllori e controllati. Insomma, è una campagna
mediatica contro l’olio di palma.
Ma cosa succederebbe se nel mondo,
come tanti si augurano, si smettesse di
produrre e consumare olio di palma? Che
l’ambiente patirebbe molti più danni di
quelli che patisce attualmente, che i consumatori pagherebbero di più o farebbero
la fame, che milioni di persone resterebbero senza lavoro. E la salute dei consumatori occidentali non è detto che migliorerebbe, anzi. Si dà infatti il caso che quello di
palma sia l’olio più prodotto al mondo, il
meno costoso, quello che rende di più con
meno superficie coltivata e che ha meno
bisogno di pesticidi. Nel prezioso e molto
documentato libro L’olio giusto (edizione
Giunti) della corrispondente per la Cina
del Sole 24 Ore Rita Fatiguso e dell’economista José Gálvez, leggiamo che un ettaro
coltivato a soia dà 0,37 tonnellate di olio;
he goduria fare
AMBIENTALISMO E SALUTISMO DA BAR
I numeri che smontano
la guerra ideologica
di Report all’olio di palma
rispetto agli altri oli vegetali. Non lo dice il
sindacato dei produttori, lo dice, fra tanti,
la Banca Mondiale.
L’olio giusto di Rita Fatiguso
e José Gálvez cerca di fare luce
sulla guerra scoppiata intorno
ad alcuni tipi di oli alimentari
LA PUNTATA DELLA GABANELLI
DENUNCIA LA DEFORESTAZIONE
E L’USO DI PESTICIDI. MA
L’OLIO DI PALMA È QUELLO CHE
NECESSITA DI MENO ACQUA E
VELENI, E RENDE DI PIù CON
MENO SUPERFICIE COLTIVATA
coltivato a girasole dà 0,5 tonnellate; coltivato a colza ne dà 0,75; coltivato a palma
ne dà 4,09! Ora, nel mondo si consumano
60 milioni di tonnellate di olio di palma
all’anno (la maggior parte in Cina e in India), 46 di soia, 27 di colza, 15 di girasole.
Se si volesse sostituire l’olio di palma con
quello di soia ci vorrebbero 663 milioni di
ettari di terra in più da coltivare! Quello di
girasole avrebbe bisogno di 490 milioni di
ettari in più, e così via.
E chi si è scandalizzato di scoprire un
coltivatore indonesiano che utilizzava un
pesticida da poco vietato in Europa, dovrebbe sapere che l’olio di palma necessita di meno fertilizzanti, pesticidi e acqua
Prezzi a confronto
Quindi c’è la faccenda dei prezzi: un litro/
kg di olio di semi di arachide costa 1,37 euro all’ingrosso, uno di mais 0,89 euro, uno
di girasole 0,80, uno di soia 0,76; un litro/
kg di olio di palma costa 0,57 euro. E il nostro olio di oliva, direte voi? Corre fuori
gara: è il migliore per qualità e valori nutrizionali, ma se ne produce poco e costa
tanto. Anche lasciando perdere un’annata
disgraziata come l’attuale (xylella e mosca
olearia in Italia) raramente la produzione
mondiale supera i 5 milioni di tonnellate.
I prezzi: all’ingrosso un litro di extravergine dell’Andalusia costa 2,70 euro, uno del
Peloponneso 3,25 euro, uno di Andria o di
Bitonto 5,30. È sicuro che nelle merendine o nella Nutella non ci metteranno l’olio
di oliva per sostituire quello di palma. Più
probabile che usino olio di soia o di girasole idrogenati. Perché se non sono idrogenati, gli oli vegetali insaturi il loro lavoro
di tenere insieme il prodotto non lo fanno.
E allora, come dicono i veneti, «pèso el tacòn del buso» (peggio la toppa del buco) anche dal punto di vista della salute: perché
un grasso insaturo idrogenato è più problematico di un grasso saturo come quello dell’olio di palma. A parte il fatto che
fa ridere la campagna internazionale contro i grassi saturi negli snack in generale:
quanti chili in un anno se ne potranno assumere per tale via? Due, tre chili? Sapete quanti grassi saturi assumono i francesi
mangiando carne, latte, burro e formaggio? 34,4 chili pro capite annui. E allora, di
che cosa stiamo parlando?
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25
ESTERI
GOD BLESS AMERICA?
I
La fede
a stelle
e strisce
Uno studio sulle religioni negli Stati Uniti mostra
l’aumento dei “non affiliati”. E i cattolici? Sono in
declino e pensano come i liberal. Il 40 per cento
è favorevole all’aborto e ai rapporti omosessuali.
E c’è anche chi non crede alla vita ultraterrena
|
DI RODOLFO CASADEI
l dato più clamoroso ma anche più
contestato dell’ultimo rapporto del
Pew Research Center sul cambiamento del panorama religioso americano è
l’asserito declino dei cattolici. Secondo gli
analisti dell’istituto con sede a Washington gli americani adulti che si definiscono cattolici sarebbero passati dal 23,9 per
cento di tutta la popolazione statunitense nel 2007 al 20,8 per cento registrato nel
settembre scorso: più di tre punti percentuali in meno in soli sette anni. Lo stesso rapporto asserisce una flessione ancora più accentuata fra i protestanti storici, che sarebbero scesi nello stesso periodo
dal 18,1 al 14,7 per cento; una sostanziale tenuta degli evangelici, che passerebbero dal 26,3 al 25,4; un boom dei “non affiliati”, che comprendono atei, agnostici e
senza religione, i quali salgono dal 16,1 al
22,8; ma anche un boom dei pur marginali musulmani, l’unica denominazione religiosa che raddoppia la propria consistenza passando dallo 0,4 allo 0,9 per cento in
soli sette anni. In generale, i cristiani scenderebbero dal 78,4 al 70,6 per cento.
Di tutti questi dati, l’unico che ha
suscitato critiche e contestazioni è quello
relativo ai cattolici. Sul Wall Street Journal
il principale ricercatore del General Social
Survey (Gss), che dal 1972 analizza i trend
della società americana in forza di un progetto dell’Università di Chicago, afferma
che «non c’è alcun indizio di alcun declino» fra i cattolici i quali, secondo l’ultimo
rapporto Gss, pubblicato prima di quello del Pew ma basato su dati più recenti, costituirebbero il 25,4 per cento della
popolazione adulta americana. Mark Grey,
ricercatore del Center for Applied Research
in the Apostolate (Cara) dell’università di
Georgetown, che dal 1964 studia la Chiesa cattolica dal punto di vista delle scienze sociali, è graffiante nella sua critica:
«Secondo il Pew Research Center “I cattolici appaiono in declino sia in percentuale
della popolazione che in numero assoluto”
negli Stati Uniti. Ma c’è qualche altro posto
dove i cattolici stanno scomparendo, a parte dentro ai muri della sede del Pew Research Center? La percentuale di coloro che
si definiscono cattolici dal 2010 varia per
lo più fra il 21 e il 25 per cento nelle indagini condotte da Gallup, Pew, Prri e Gss
(istituti di ricerca, ndr). La media di tutti
questi sondaggi è 23,2 per cento. In linea
generale questo è in sintonia con una tendenza rilevata sin dalle inchieste della Gallup iniziate alla fine degli anni Quaranta e
nelle serie del Gss iniziate nei primi anni
Settanta. L’unica serie che mostra una tendenza alla flessione è quella del Pew». Sul
New York Times Ross Douthat, l’uni-
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| 27 maggio 2015 |
27
ESTERI GOD BLESS AMERICA?
Conversioni e abbandoni
Douthat relativizza un altro dato poco
lusinghiero per i cattolici che il Pew ha
rilevato: quello secondo cui i cattolici sono
il gruppo nel quale il rapporto fra convertiti che entrano e fedeli che abbandonano
è più sfavorevole. «Ci sono più di 6 cattolici che abbandonano per ogni convertito al
cattolicesimo. Nessun altro gruppo analizzato in questa indagine ha registrato niente di simile per quanto riguarda il rapporto fra abbandoni e nuovi ingressi attraverso cambiamenti di religione», si legge nel
rapporto del Pew. Il rapporto sarebbe di 1
a 1,7 per i protestanti tradizionali e 1 a 1,6
per le Chiese battiste afroamericane, mentre gli evangelici sarebbero leggermente in
attivo (più neofiti che abbandoni). Douthat
eccepisce che questo modo di analizzare i
dati non tiene conto del fatto che evangelici, protestanti storici e battisti afroamericani non sono degli insiemi uniformi: al
loro interno i credenti cambiano denominazione almeno tanto spesso quanto i cattolici di oggi secondo il Pew. I dati del passato mostravano molta più mobilità confessionale fra i protestanti che fra i cattolici. Forse stiamo assistendo a una protestantizzazione dei cattolici, dice Douthat:
«Il fatto che tanti cattolici di nascita stiano passando a denominazioni protestanti
è un segno molto chiaro della convergenza del cattolicesimo post-conciliare con le
norme e le abitudini protestanti».
Vera o falsa che sia, l’ipotesi del commentatore del New York Times ha il merito di introdurre la questione di quel che i
cattolici americani pensano, fanno e sono
realmente, al di là della polemica sulla
loro consistenza numerica declinante o
persistente rispetto alla popolazione statunitense totale. Sulle caratteristiche dei cattolici, come su quelle delle altre confessioni religiose e areligiose, il Pew non è avaro
di dati, anche se sono più quantitativi che
qualitativi. Ci dice che l’età media dei cattolici maggiorenni è di 49 anni (fra i pro28
| 27 maggio 2015 |
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testanti storici è 52, quella dei musulmani è 33, quella degli atei e degli agnostici
34). Che a parte le Chiese battiste afroamericane, la Chiesa cattolica è la meno bianca fra le chiese cristiane e la più affollata
di ispanici: mentre fra i protestanti i bianchi non ispanici oscillano fra i due terzi e
i quattro quinti e passa di tutti gli affiliati,
presso i cattolici sono solo il 59 per cento,
mentre gli ispanici contano per il 34 per
cento, cioè da tre a dieci volte di più che
nelle altre chiese, con l’eccezione dei Testimoni di Geova (fra i quali gli ispanici sono
il 32 per cento). Fra i cristiani, i cattolici
sono coloro fra i quali gli immigrati e figli
di immigrati sono più numerosi: ben il 42
per cento. Segnano un valore più alto solo
gli ortodossi (63 per cento), che però sono
una componente molto piccola del panorama religioso americano (appena 0,5 per
cento di tutta la popolazione).
Per quanto riguarda il livello degli studi, fra i cattolici la percentuale dei laureati resta stabile al 26 per cento (come nel
2007), un punto in più della media di tutti i cristiani presi insieme. Fra i non cristiani il livello di formazione è molto più alto:
sono laureati il 77 per cento degli indù,
il 59 per cento degli ebrei, il 47 per cento
dei buddhisti, il 43 per cento degli atei e il
39 per cento dei musulmani. Fra i battisti
afroamericani, invece, solo il 15 per cento
ha una laurea, fra i Testimoni di Geova il
12. Il rapporto del Pew riesce anche a dire
qual è il reddito medio nelle varie confessioni religiose, e i dati rispecchiano alcuni consolidati cliché: i più ricchi risultano essere gli ebrei, presso i quali il 44 per
cento dei nuclei familiari vanta un reddito superiore ai 100 mila dollari annui; fra
i battisti afroamericani solo l’8 per cento
delle famiglie guadagna più di 100 mila
dollari all’anno, ma peggio di loro stanno
i Testimoni di Geova, con un 4 per cento. I
battisti neri sono comunque i più poveri di
tutti: ben il 53 per cento delle loro famiglie
guadagna meno di 30 mila dollari annui.
I cattolici ricchi sono il 19 per cento (due
punti più della media di tutti i cristiani)
ma quelli poveri, cioè le famiglie che guadagnano meno di 30 mila dollari all’anno, sono più di un terzo: il 36 per cento. Il
gruppo religioso che conta meno poveri è
quello ebraico: solo il 16 per cento vive con
meno di 30 mila dollari annui.
La maggioranza delle donne
Molto interessanti i dati sul sesso: risulta
che la maggioranza assoluta dei credenti cristiani è composta da donne, mentre
presso le religioni non cristiane e i “non
affiliati” sono più numerosi i maschi. Le
donne sono il 55 per cento di tutti i cristia-
Secondo l’ultimo
rapporto del Pew
Research Center
sul cambiamento
del panorama religioso
americano i cattolici
sarebbero in declino.
Dal 23,9 per cento
di tutta la popolazione
nel 2007 al 20,8 per
cento registrato nel
settembre scorso
La fede degli adulti americani
100%
90%
Cattolici
Protestanti o altri cristiani
Religioni non cristiane
Nessuna affiliazione
80%
70% 63%
60%
49%
50%
40%
Il cambiamento
del panorama religioso
negli Stati Uniti
30%
26,3%
23,9%
27%
25%
20%
Tra il 2007 e il 2014 la percentuale di
cristiani sulla popolazione sarebbe scesa
dal 78,4 al 70,6 principalmente a causa
della diminuzione del numero di protestanti
e cattolici. La maggior crescita si è
registrata tra i non affiliati, e anche il
numero di americani che appartengono a
fedi non cristiane è aumentato.
10%
21%
5%
5%
5%
0%
1970
1975
1980
1985
1990
1995
2000
2005
2010 2015
25,4% Evangelici
22,8% Non affiliati
20,8% Cattolici
18,1%
16,1%
14,7% Protestanti
5,9%
4,7%
2007
Fedi non
cristiane
2014
Fonte: 2014 Religious Landscape Study
ni (54 per cento fra i cattolici), ma solo il 46
per cento dei non cristiani e il 43 per cento
dei “non affiliati”. La confessione religiosa più femminile è quella dei Testimoni di
Geova, fra i quali le donne sono ben il 65
per cento. I più maschili di tutti sono gli
atei, fra i quali gli uomini rappresentano
il 68 per cento e le donne il 32; sono seguiti dai musulmani, fra i quali i maschi sono
il 65 per cento e le donne il 35.
Per quanto riguarda la condizione
matrimoniale, i dati sono sorprendentemente convergenti. La somma dei divorziati e di coloro che vivono con un partner senza averlo sposato si aggira attorno
In queste pagine e in quelle precedenti foto: Ansa
co conservatore che ha un blog sul sito
internet del quotidiano liberal americano, propende per lo scetticismo riguardo
al dato del Pew sui cattolici: «Forse questo
dato significa che il Pew ha confezionato
le domande perfette per il sondaggio e catturato il campione giusto a cui porle. Ma è
altrettanto probabile che la media di tutte le rilevazioni sia più vicina alla verità
di quella rilevazione che si discosta dalle
altre. Nel qual caso il numero dei cattolici
apparirebbe più stabile, oscillante attorno
al 23 per cento della popolazione americana, prossimo al dato che a loro è stato attribuito per molto tempo».
al 20 per cento sia per i cristiani che per i
non cristiani e i non affiliati. Ci sono però
significative differenze all’interno dei vari
gruppi: fra i cristiani si va dal 10 per cento
di divorziati e conviventi dei mormoni al
25 per cento dei battisti afroamericani (fra
i cattolici la percentuale è del 20); fra i non
cristiani si va dall’8 per cento degli indù al
21 per cento dei buddhisti; atei e agnostici
sono divorziati o conviventi appena un po’
di più dei cattolici: 22 per cento. In tema
di fertilità, le famiglie dei cristiani sono
certamente più numerose di quelle di atei
e agnostici: fra i primi le coppie che hanno dai 40 ai 59 anni hanno messo al mon-
do 2,2 figli per coppia, gli atei solo 1,6 e gli
agnostici 1,3: i cattolici stanno a 2,3.
Se però si vuole sapere qualcosa di
specifico circa le convinzioni e i comportamenti dei cattolici americani, bisogna
indirizzarsi al General Social Survey 2014,
quello che ribadisce che i cattolici sono
ancora un quarto e passa di tutti gli americani. È vero però che pensano sempre di
più come dei liberal, anche se solo il 24 per
cento di loro si dichiara tale (il 33 per cento si dichiara conservatore). Il 40 per cento
di coloro che si dichiarano cattolici è favorevole all’aborto legale su semplice richiesta, il 55 per cento è convinto che i rap-
porti sessuali fra persone dello stesso sesso non siano una cosa sbagliata (è la prima volta che in un rapporto annuale Gss
la maggioranza assoluta dei cattolici si
pronuncia in questo modo), il 58 per cento
pensa che il suicidio dovrebbe essere autorizzato nel caso di malati incurabili e solo
il 12 per cento ritiene che il sesso prematrimoniale sia una cosa sbagliata. Potrebbe far sorridere il dato secondo cui c’è un
21 per cento di cattolici che non crede in
una vita ultraterrena, ma in realtà questo
valore è in calo: nel 1975 erano il 30 per
cento. Il tradimento coniugale è giudicato
sempre condannabile dall’83 per cento dei
rispondenti, mentre erano solo il 72 nel
1973. Contraria alla pena di morte è solo
una minoranza di cattolici: 38 per cento
(ma più che in passato: nel 1990 erano il
19 per cento). Col tempo i cattolici si sono
disarmati: il 25 per cento tiene in casa
un’arma, nel 1977 erano il 42 per cento.
La crescita dei musulmani
Tornando al rapporto del Pew Research
Institute, va tenuto presente che il contenuto che ha provocato maggior clamore
non è la flessione dei cattolici, ma il dato
relativo ai cristiani nel loro insieme, che
avrebbero toccato il minimo storico: solo il
70,6 per cento della popolazione. Nel 2007
si dichiaravano cristiani il 78,4 per cento
degli americani, dunque sarebbero andati persi più di 7 punti in 7 anni. Secondo
l’American Religious Identification Survey promosso dal Trinity College (università del Connecticut), nel 1990 gli americani erano cristiani per l’86 per cento. Dunque ci troveremmo davanti a una diminuzione di 25 punti in 25 anni. Ma il General
Social Survey non è d’accordo: all’inizio
del 2015, i cristiani in America sarebbero
ancora il 74 per cento. Insomma, ballano
proprio quel 3-4 per cento di cattolici che
secondo il Pew non esistono più e secondo
il Gss esistono ancora.
L’istituto di Washington insiste molto sulla crescita dei “non affiliati”, soprattutto fra i giovani, e in un altro studio
sostiene che nel 2050 essi rappresenteranno il 25,6 per cento degli americani. Tuttavia in quello stesso studio, che si intitola The Future of World Religions: Population Growth Projections, 2010-2050, spiega
che a livello mondiale l’incidenza dei “non
affiliati” diminuirà, mentre quella dei cristiani resterà stabile e quella dei musulmani crescerà. Nel 2050 i cristiani saranno
ancora il 31,4 per cento della popolazione
mondiale, come nel 2010. Ma i musulmani saranno cresciuti dal 23,2 al 29,7. I non
affiliati, invece, saranno scesi dal 16,4 al
13,2. Tempi duri per atei e agnostici.
n
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29
CULTURA
UN COLLEGIO ULTRACENTENARIO
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DI VALERIA DE DOMENICO E ANNALENA VALENTI
L’avventura
educativa
di Ludovica
Annalena Valenti e Valeria
De Domenico ripercorrono
l’affascinante storia di
Ludovica Torelli (a sinistra),
contessa di Guastalla
(1500-1569) che diede
vita all’omonimo Collegio,
una delle più antiche scuole
per ragazze del mondo
Un viaggio a Milano fu d’ispirazione per la contessa
di Guastalla. Le fanciulle pericolanti esposte alla
perdizione dovevano essere salvate. Così nacque
uno degli istituti scolastici per ragazze più antichi
del mondo. Cattolico, laico, libero da quasi 500 anni
O
spitare una mostra storico-artistica
in una scuola non è cosa solita,
difficile trovare un istituto scolastico di cui si possa percorrere l’itinerario della sua nascita ed evoluzione lungo
l’arco di quasi 500 anni. Il Collegio della
Guastalla, che dal 1938 ha sede a Monza,
è nato a Milano, esattamente l’1 novembre 1557, e risulta essere una delle scuole più antiche del mondo. Ancor più difficile è trovare un archivio storico ben
fornito e conservato, con dipinti e opere
d’arte che fanno parte del suo patrimonio. E che ricostruiscono un interessante spaccato della vita particolare di una
scuola, le ore di lezione del 1565 e quelle del 1800, i nomi delle prime governatrici e la richiesta di tesseramento al partito fascista per la direttrice Lucilla Cicuta nel 1935. Per chi ha in mente i deliziosi
Giardini della Guastalla di Milano, prima
sede del Collegio, c’è un documento che
indica le spese sostenute dagli amministratori nel 1640 per realizzare la peschiera che ancora oggi ammiriamo. Peschiera che ci parla della Milano sulle acque,
quando via Francesco Sforza e tutta la
30
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circonvallazione interna di Milano erano il Naviglio Grande e il Collegio, con
i pesci allevati in peschiera e le derrate
alimentari che arrivavano via navigli dai
suoi terreni fuori città, era assolutamente autonomo dal punto di vista alimentare. Un’autosufficienza alimentare che ha
conquistato Expo 2015, che ha deciso di
patrocinare la mostra. Ma le carte, allargando sempre più il raggio della nostra
vista, ricostruiscono anche i rapporti del
Collegio con le istituzioni e i vari governi
che si sono succeduti a Milano per quasi
cinque secoli, dalla dominazione spagnola a Napoleone, dall’impero austro-ungarico al re d’Italia. Dai privilegi concessi
da Carlo V ai tentativi di intromissione
dei poteri politici nella gerenza dell’istituto, a quelli di appropriazione, a volte riuscita, di beni e terreni (il Collegio è
«omniamente secolare e libero», si rispose a Napoleone nel 1796, quando l’imperatore richiese tutti gli argenti a monasteri e luoghi gestiti da cattolici). Il Collegio come una navicella ha cavalcato le
difficili onde del tempo, forte dell’intuizione iniziale di colei che lo fondò, e
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CULTURA UN COLLEGIO ULTRACENTENARIO
che lo volle cattolico, laico e libero. Ma
chi era la fondatrice del Collegio, Ludovica Torelli, contessa di Guastalla?
In occasione della mostra, ne abbiamo raccontato la storia in un libro adatto a ogni tipo di lettore, dai 7 ai 99 anni,
scritto in italiano e inglese, che si intitola
La grande avventura di Ludovica, contessa
di Guastalla. Ludovica Torelli, contessa di
Guastalla, era notissima tra i circa 80 mila
abitanti della Milano del 1500, abituata al
comando, tratta con papa Paolo III, con
i re di Spagna Carlo V e Filippo II, con la
famiglia Gonzaga e due santi, sant’Antonio Maria Zaccaria e san Carlo Borromeo.
Tale è stato il lustro civile dato a Milano,
che la città le ha dedicato la via della Guastalla, l’omonima piazzetta, la via della
Signora e i più graziosi giardini che la città possiede: “I Giardini della Guastalla”.
Al tempo stesso, benché di casa alla corte
di papi, re, principi e duchi, sorprende il
suo deciso impegno per il popolo e il forte e cattolicissimo carisma educativo. Con
la sua considerevole fortuna creò opere in
favore delle donne, un nuovo ordine religioso femminile, le Angeliche, e il “Collegio della Guastalla”, in favore di giovani
«ben educate ma povere», cui dedicò l’ultima avventura della sua vita, e che mise
in condizione, con mescolanza di cristiana passione educativa e laica lungimiranza, di arrivare fino a noi. Una delle più
antiche istituzioni educative laiche d’Europa, probabilmente la più antica scuola
per ragazze al mondo.
Il libro è composto da una lunga lettera, quasi fosse scritta dalla stessa contessa
a Cecilia, una bambina del Collegio. Racconta la storia avventurosa di una donna del Cinquecento. È una lettera come le
numerose presenti in archivio, con una
timeline storica e qualche approfondimento dovuto. Di seguito ne riproponiamo una parte.
La festa dopo la Quaresima
È quasi l’alba. Nel salone vuoto riecheggiano lontani gli scoppi di risa degli ultimi ospiti, che lasciano il palazzo barcollando lungo il corridoio e giù per le scale. È scorso parecchio vino questa notte.
Coppe e coppe sciabordanti, che hanno
reso le danze chiassose e i cavalieri irriverenti nel dimostrare alle dame il proprio apprezzamento (…). I musicisti stanno riponendo i loro strumenti. I servitori rassettano e raccolgono in enormi
ceste il cibo avanzato sulle tavole e quello abbandonato sotto le panche e negli
angoli del pavimento. Mi sono trattenuta nella grande sala, contravvenendo a
tutte le norme di decoro. Sono stanca, in
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| 27 maggio 2015 |
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disordine, ma non ho voglia di tornare
nei miei alloggi (…).
La Solitudine, cara Cecilia, mi sembrava, in quei giorni, una compagna
insolente, che si permetteva di rinfacciarmi la vacuità degli abiti sfarzosi che
troppo presto avevano sostituito il lutto.
Stava in agguato. Attendeva il favore della notte per sorprendermi e accusarmi di
pigrizia, perché la mia vita si era adagiata negli ozii, e arrivava a insinuare che ci
fosse della leggerezza nella mia condotta! Avevo deciso semplicemente di sfuggirle. Posso dirti, però, che ugualmente
non ero felice.
nata, a rischio, dato il caldo anticipato di
quell’anno, di svenire tra le panche della
vecchia Pieve di Guastalla.
«Il domenicano non ci ha certo
risparmiati!», aveva commentato una di
loro riferendosi a fra Battista. «Le sue
omelie sono state commoventi, sia chiaro! Così ispirate. Ma non smetteva mai di
parlare! E poi non fa che redarguire! Al
limite dell’impertinenza!». In molti avevano appoggiato la mozione. Sembrava
non aspettassero altro che un’occasione per esprimere il proprio scetticismo
sulle capacità di fra Battista, sull’opportunità delle sue continue reprimenda e
all’età di 21 anni ad ognuna
sarebbe stata corrisposta
la cifra di 2.000 lire imperiali
perché non è sufficiente
nutrire il corpo in modo
equilibrato e la mente in modo
creativo. bisogna nutrire il
cuore, alimentare il desiderio
e sostenere la libertà
a fondo fra Battista, che era nell’aspetto un omino scialbo, ma capacissimo di
gesti coraggiosi e tutt’altro che insignificanti. Mi si parò innanzi guardandomi
dritto in faccia, senza pudore, ma anche
senza alterigia, e in un attimo capii cosa
aveva tanto infastidito i miei nobili amici, più, ne sono certa, di qualsiasi sermone: la sua fermezza, che era generata da
un ardore che non mi spiegavo, ma mi
affascinava! (…).
Particolare della mappa di Milano
di Lafrerij (1573). In primo piano
il Collegio Guastalla con il laghetto
di Santo Stefano. A destra,
la contessa Torelli in giovane età
Ero ancora seduta sul davanzale della
grande finestra che affaccia sul bel frutteto di Guastalla e osservavo il vecchio
melo emergere lentamente dall’oscurità,
assorta in chissà quale pensiero, quando mi si fece appresso il maggiordomo
di palazzo. Avevo dimenticato cosa fosse
accaduto durante la festa. Qualcuno aveva accennato agli impegni quaresimali
assolti nelle settimane precedenti. Oltre
a lamentare la noia che ben quaranta
giorni senza ricevimenti o svaghi ufficiali avevano arrecato, più di una dama si
sentiva ancora mancare al ricordo delle
lunghe funzioni cui aveva dovuto partecipare, in ore afose e scomode della gior-
sulla sfrontatezza con cui in più circostanze aveva assunto posizioni contrarie
agli interessi dei presenti (…). «In fondo
questa è casa tua, cara Ludovica – dicevano –. Non credi che quell’uomo sia un
po’ troppo invadente?». Ed io avevo fatto quello che tutti a quel punto si aspettavano da me: avevo ordinato al maggiordomo che si occupava di queste faccende di fare i conti col frate cappellano e di rimandarlo al suo monastero.
Ora il maggiordomo era venuto a riferire di aver trovato fra Battista già sveglio
per assolvere agli uffici della mattina,
di aver trasmesso i miei ordini e di aver
ottenuto un rifiuto. Non solo, fra Battista lo aveva seguito, attendeva in corridoio di essere ricevuto e pretendeva delle spiegazioni. Un contegno così sfrontato, come puoi ben immaginare, mi sconcertò, Cecilia! Ma ancora non conoscevo
Un segno chiaro dello Spirito
Eccoci quindi all’inizio del 1530. Questioni legate al governo del mio feudo
mi chiamavano a Milano e fra Battista si
rese disponibile ad accompagnarmi, poiché, come mi spiegò quando fummo sotto l’arco di Porta Romana, egli era certo
di poter leggere in quella circostanza un
limpido segno dello Spirito: nulla avviene a caso e la città dei Duchi, crocevia
di interessi per le grandi dinastie europee, era in quegli anni raggiunta con
sconcertante rapidità dalle provocazioni
di quel Lutero che nella fredda Worms,
dinanzi all’imperatore Carlo V, solo nove
anni prima, aveva avuto l’ardire di negare l’autorità del discendente di Pietro. La
Chiesa milanese poteva d’altronde contare solo sulla debole guida dell’arcivescovo Ippolito II d’Este, un ragazzino di
poco più di dieci anni, completamente
assorbito da interessi mondani. A questo si aggiungevano i rivolgimenti politici in atto, che creavano nuova povertà e smarrimento. Quindi era lì che il
Signore ci chiamava ad agire, non v’erano dubbi. (…).
Ci balzò subito agli occhi come fossero molte le giovanissime “pericolanti”, che la mancanza di una dote esponeva a matrimoni tristi o alla perdizione.
Ne incontravamo a decine: avevano bisogno di un luogo che ne promuovesse la
maturazione e l’inserimento sereno nella comunità e, cosa ancor più sorpren-
l’esposiZione
“Bellezza del sapere, bellezza del fare. Vita, arte
e cultura al Collegio della
Guastalla dal 1557 ad
oggi”. La mostra storicoartistica sarà inaugurata il 28
maggio alle
ore 18 e sarà
visitabile fino
a fine ottobre
nella sede del
Collegio, viale
Lombardia 180, Monza.
Per informazioni
guastalla.org.
dente quando noi stesse la realizzammo, la
comunità aveva bisogno di loro! Ecco cosa
avremmo fatto: un
Collegio per fanciulle disposte con
la purità del cuore a ricevere la forma delle belle virtù! Misi a disposizione del progetto quanto rimaneva delle mie
sostanze, che
non era poco.
Acquistammo il
terreno necessario
nel quartiere di Porta Romana. Non ci sarebbero state celle nel nuovo
edificio, ma ampie stanze in cui le ragazze avrebbero imparato a leggere, a scrivere, a ricamare, a godere di quelle oneste
ricreazioni che non facessero loro rimpiangere la casa paterna. Lì avrebbero
soprattutto vissuto nella sequela di donne virtuose, in un rapporto individuale, fino all’età di ventun’anni, quando
ad ognuna sarebbe stata corrisposta la
cifra ragguardevole di 2.000 lire imperiali, perché ne disponesse come dote per
intraprendere liberamente la vita matrimoniale o quella religiosa. Di una fanciulla, infatti, per farne una donna non è
sufficiente nutrire il corpo in modo equilibrato e la mente in modo creativo, ma
bisogna anche e soprattutto nutrire il
cuore, alimentare il desiderio e sostenere la libertà.
n
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APPUNTI
TORINO, MIRACOLO NELL’EX FABBRICA DI ARMI
La porta aperta
dell’Arsenale
T
orino, maggio. Una grandissima vecchia
fabbrica di mattoni rossi a Porta Palazzo. Era l’Arsenale militare dei Savoia.
Qui sono state prodotte le armi italiane della
Prima Guerra mondiale, e in parte quelle della Seconda. Negli anni Ottanta l’Arsenale era
un rudere. Un impiegato di banca, Ernesto
Olivero, e i suoi amici insediarono nei capannoni abbandonati il Sermig, Servizio Missionario Giovani. Con le loro mani cominciarono a ricostruirlo. Iniziarono dalla cappella,
perché, disse Olivero, «qui ci vuole un motore». E un forno divenne il tabernacolo, e i banchi degli operai, un altare.
Da anni il Sermig è una porta spalancata
a Borgo Dora, una Torino piena di immigrati. Qui accolgono senzatetto, profughi, madri
sole con il loro bambino; e insegnano l’italiano agli stranieri, e fanno il doposcuola ai ragazzini venuti da Paesi lontani. L’Arsenale ora
ha i muri candidi, il giardino fiorito, il parco giochi. Ma, negli angoli, sono rimaste le
macchine della vecchia fabbrica: nere, gigantesche, mostruose. Presse, tubi, volani, condutture, rubinetti, in un groviglio di forme
minacciose. Di qui uscirono i cannoni diretti alle trincee della Grande Guerra. In un video ti mostrano com’era, l’officina, quando ci
lavoravano migliaia di operai. Per un attimo
senti anche il frastuono cupo delle macchine lanciate nella produzione; e ti immagini le
maestranze, nell’odore di ferro e carbone, le
mani nere, i polmoni gonfi di fumi.
In questa splendida giornata di maggio
all’Arsenale giocano i bambini, e a sera dalle
cucine si allargherà un buon odore di sugo.
Ma le macchine, le grosse macchine nere sono rimaste, negli angoli, memoria e ammoni-
di Marina Corradi
mento. Forse, ti chiedi, anche le armi con cui
tuo padre andò in Grecia e poi in Russia, venivano da qui; erano uscite nere, lucenti, dalla grande fucina a Borgo Dora. Chissà quanti morti, quante vedove, quanti orfani hanno
fatto le armi plasmate in questi capannoni.
Ma questo posto com’è un altro ora, diametralmente opposto, con le viti americane
che ne coprono i mattoni del verde rigoglioso
di maggio. E ti stupisce, la rivoluzione.
Ernesto Olivero oggi ha 75 anni. Indica
la porta dell’Arsenale, aperta 24 ore su 24,
e spiega che è la cosa più importante di tutte. Perché è lì che si presenta ogni giorno un
nuovo volto: di uno che ha fame, o che scappa, oppure che vuole dare una mano. L’essenziale, è che la porta si apra. La porta come il
luogo in cui Dio, nel volto di uno sconosciuto, si affaccia.
E guardi gli occhi miti di quest’uomo e
pensi che è straordinario, cos’è riuscito a fare dal niente. Dal cortile vengono voci di ragazzi. Si chiamano Nadir o Farouk, ma parlano italiano. La porta aperta, sembra operare
un miracolo.
Negli angoli rimangono le macchine livide, arcigne, di vedetta. Feroci e inutili, zittito
il loro sferragliare minaccioso. In chiesa, su un
vecchio banco su cui si fabbricavano i fucili sta
un Cristo di legno. Il motore, come disse tanti
anni fa ai suoi un uomo, che ci crede davvero.
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STILI DI VITA
L’imponente costoletta
Run All Night,
di Jaume Collet-Serra
IN BOCCA ALL’ESPERTO
Il grande Neeson
spacca tutto
he ne dite: vogliamo gustarci un’altra bella costoletta (la “s” è d’obbligo) alla
Uccide il figlio di un boss
per salvare suo figlio.
Saranno dolori.
di Tommaso Farina
C
milanese, stavolta nella versione più antica, non molto battuta, bella altina e morbida? Occorre andare dalla signora Piera, ad Albignano, frazione
di Truccazzano, comune agricolo del milanese, a un passo dall’autostrada BreBeMi (ma voi arrivateci dalle statali in mezzo alla campagna). Qui, nel decadente
palazzo dei Conti Anguissola, purtroppo lottizzato senza gran criterio nel confuso periodo successivo alla guerra, sta l’Osteria Le Due Colonne: un locale spazioso, fresco, con una bella sala e un bel giardino, che ha un menù compatto ma altamente decisivo per voi ghiottoni.
Lo staff della signora Piera è competente e veloce, idoneo a mettervi a vostro
agio nei grandi tavoli. L’inizio è tutto per i salumi: i taglieri tematici, ispirati alla
Toscana, all’Umbria o al Parmense (eccellente la pancetta del Podere Cadosca), sono tutti serviti con uno gnocco fritto leggerissimo e goloso, oltre che con la sublime giardiniera dei piacentini Pisaroni, eccelsa. È anche possibile avere asparagi
con lardo croccante, uovo al burro, tartufo estivo e Fontina d’alpeggio, o una battuta di carne piemontese di Cazzamali.
Tra i primi, Fontina e asparagi tornano a farsi compagnia in un mirabile risotto; da sottoscrivere anche gli gnocchi con fonduta di formaggio e carciofi; la
carbonara reinterpretata; i ravioli di caprino al profumo di lavanda con granella di nocciole.
Ma ora si arriva alla costoletta: è ricca, fascinosa, imponente, piena di umori,
servita con eccezionali spinaci freschissimi. Un capolavoro. Altrimenti, trancia di
manzo alle erbe aromatiche, e tutta una serie di carni selezionatissime, da gustare semplicemente grigliate. Coi freddi, sono in programma anche molti altri piatti stagionali di diversa estrazione. Ma voi terminate col salame di cioccolato, o con
l’illustre sfogliatina alle fragole. I vini, stivati in una bellissima cantina, sono tutti altamente stuzzicanti. E il prezzo non andrà oltre i 40-45 euro.
AMICI MIEI
INCONTRI
Io non voglio fallire,
la storia di Serenella
Io non voglio fallire: una volontà, un obiettivo e ora il titolo del
libro di Serenella Antoniazzi, titolare di una piccola impresa di
famiglia che in passato si è trovata a fronteggiare la crisi arrivando a sacrificare i risparmi di
famiglia pur di salvare i posti di
lavoro. Tuttavia, nel 2012 una
commessa non viene pagata per
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Unknown e Non-Stop sempre con Neeson protagonista). È buon intrattenimento con Neeson che fa la
differenza. Ex killer, alcolizzato e solo come un cane.
Ha un solo amico visto che
anche la famiglia l’ha ripu-
Solido thriller firmato da
un buon artigiano (il catalano Collet-Serra ha diretto
diato: il boss Ed Harris. Ci
si mette di mezzo un figlio
balordo e scoppia il casino.
Neeson, che da qualche anno alterna film d’impegno a
veri e propri b movie, spacca come sempre. Ha un carisma come pochi e riesce
a rendere sempre credibili i
suoi personaggi. È il primo
a crederci e tutto il film,
che pure non manca di for-
zature e inverosimiglianze,
ci guadagna. Il resto ce lo
mette una regia attenta al
ritmo e un bel cast di facce
più o meno note: c’è il bravo Joel Kinnaman, quello del
Robocop nuovo e tanti caratteristi in gamba, in primis
Vincent D’Onofrio,
il leggendario Palla di Lardo
di Kubrick.
visti da Simone Fortunato
Fanno i liberali
sono intolleranti
Il regista
Jaume
Collet-Serra
HOME VIDEO
Asterix e il regno degli dei,
di A. Astier, L. Clichy
Romani vs Galli
Cesare e i romani decidono di
costruire una città nei pressi del
loro accampamento per civilizzare gli ultimi Galli liberi.
Buon adattamento da una delle
tante storie firmate dal duo Goscinny-Uderzo. Non è male sia dal
punto di vista prettamente grafico sia dal punto di vista tematico.
Una bella storia, con spunti diversi (compreso anche un tentativo
riuscito di dialogo tra le due civiltà), un ritmo notevole, tante gag
fisiche e un mix di nonsense e
grottesco pur nella fedeltà rispetto ai personaggi di partenza.
Per informazioni
Osteria le due colonne
osterialeduecolonne.it
Largo Conti
Anguissola, 3
Fraz. Albignano
Truccazzano (Milano)
Tel. 029583025
Chiuso tutto il lunedì
e il martedì sera
36
SCOPRIRE LA STORIA
CINEMA
OSTERIA LE DUE COLONNE, TRUCCAZZANO (MI)
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fallimento del committente innescando una reazione a catena di
insoluti e gettando Serenella nella disperazione. Giovedì 21 maggio a Eraclea, nella sala consiliare
in Ca’ Manetti (ore 20.30), l’autrice presenterà il libro insieme a
Roberto Fontana, sostituto procuratore del tribunale fallimentare di Piacenza. Proprio colui che
ha colto nel bisogno di Serenella
la chiave di una possibile riforma
del diritto fallimentare, che tenga conto della persona e che distingua operativamente le aziende che falliscono per debiti da
quelle che falliscono per crediti. Una storia di una persona che
non vuole arrendersi a una economia contro il soggetto e la libertà di impresa.
MOSTRE
Dolores Puthod
alla Reggia di Monza
Il 25 maggio alle ore 11.30 verrà presentato il premio Arlex italian arts award legato all’esposizione “Dolores Puthod, l’anima
del segno teatrale” alla presenza
di Carla Fracci, Dolores Puthod,
Ferruccio Soleri e Enrico Intra. A
seguire, negli spazi del teatrino
di corte della Reggia di Monza,
l’inaugurazione dell’esposizione
con opere scelte, disegni, dipinti e pastelli del grande maestro
Dolores Puthod, ambasciatrice della cultura italiana nel mondo e nota per le sue grandi esposizioni sul dialogo interreligioso.
Il giorno 12 giugno alle ore 21 si
terrà la famosa live performance
dei due grandi maestri Puthod e
Soleri, nel teatrino di corte della Reggia di Monza. Durante tutto il periodo espositivo, potrete
inoltre vedere il film documentario 29200 Puthod, l’altra verità
della realtà. Per conoscere date,
luoghi ed eventi speciali:
www.doloresputhod.it.
COMUNICANDO
LA PAC A CATAnIA
Zoetis e stakeholder
a confronto
Andata e ritorno. È il viaggio
che è destinata a fare la comunicazione frontale. C’è un relatore, un portavoce, un attore e
poi l’uditore. Ma se si parla di
zootecnia e lo si fa in Sicilia e a
parlare è Giuseppe Castiglione,
il sottosegretario al ministero
delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ecco che il pub-
blico si trasforma in platea, per
lo più attiva. L’occasione per un
focus sui consumi e sulla qualità
delle produzioni animali è il convegno organizzato a Catania da
Zoetis (www.zoetis.it), azienda
MAMMA OCA
di Annalena Valenti
S
non
passa attraverso il copia-incolla
di internet, la democrazia del
mezzo rende il vero una mission impossible, se poi si parla di ricerca storica, le bufale si sprecano e anche le
piccole verità subiscono l’effetto copia-carbone. Il problema è che anche
i testi scolastici sembrano fatti nello stesso modo, i fatti vengono copiati di libro in libro, senza più guardare
all’origine. La storia passa dagli archivi, diceva Régine Pernoud e anche in
quelli piccoli si può trovare uno spaccato di storia che fa luce sui grandi
eventi. Così, avendo a disposizione
un archivio ben fornito, in questo caso quello del Collegio della Guastalla,
abbiamo potuto rileggere la vita di Ludovica Torelli, ma anche quella della
Milano del 1500, delle sue vie d’acqua,
che si è tentato di ricostruire per Expo 2015. La storia di un paliotto d’altare in argento racconta sì di quando
i francesi di Napoleone di fatto depredavano gli argenti dei luoghi religiosi,
ma, associato ad altri documenti sui
governi che si sono succeduti dal 1500
in poi, abbiamo scoperto, ad esempio,
il grado di libertà lasciato ai cittadini.
Con una conclusione, da appassionata
profana, presa in prestito da un documento del 1882, più i governi si sono
dichiarati liberali, più, leggendo i fatti, si sono mostrati intolleranti. «Liberali homine nihil illiberalius», nessuno è più tiranno dei sedicenti liberali.
mammaoca.com
appiamo tutti che la verità
leader mondiale in ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di farmaci e vaccini
veterinari, così come nei settori della diagnostica e dei servizi
tecnici. “Sostenibilità e qualità
delle produzioni animali. Quale
programmazione europea verso il 2020?” è il titolo del convegno che ha visto gli attori
della filiera confrontarsi sui programmi e le criticità della politica agricola comune 2014-2020.
Zoetis ha invitato Giovanni La
Via, presidente commissione
Ambiente, Sanità Pubblica, Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. E se qualità e
sostenibilità sono il punto di
partenza e di arrivo della piramide alimentare delineata, ecco
che la farmaceutica scende in
campo rivolgendosi direttamente a chi gli animali li cura. «Gli
antibiotici dovrebbero essere
prescritti dai veterinari il meno
possibile e solo il necessario, sia
per evitarne un utilizzo inappropriato sia per assicurarsi che gli
animali vengano curati in modo
efficace al fine di proteggerne la
salute e il benessere», sottolinea
Chiara Durio Ad di Zoetis Italia
e conclude: «Il cibo sicuro proviene solo da animali sani».
Elena Vicini
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| 27 maggio 2015 |
37
motorpedia
WWW.red-LiVe.it
WWW.RED-LIVE.IT
un aLTRo pIanETa RIspETTo aL passaTo.
La nIpponIca paRTE Da 19.900 EuRo
a CUra di
Suzuki Vitara, icona tra
le 4x4, torna in pista
Completamente nuova
s
dUe rUote iN meNo
Downtown 350i di Kymco
Arriva da Taiwan con un carico di tecnologia, il Downtown 350i è il modello di punta di Casa Kymco e
anche uno dei più apprezzati dal mercato. Il monocilindrico da 320 cc della serie G5 è basato sulla cosiddetta tecnologia dei “bassi attriti” per aumentare le
prestazioni e diminuire i consumi. Prestazioni che toccano i 30 cavalli a 7.750 giri. Kymco lo definisce uno
scooter “sport touring”, definizione azzeccata perché
a prestazioni notevoli il Downtown abbina un ottimo
comfort e una capacità di carico da primo della classe, con un sottosella capace di ospitare due caschi in[sc]
tegrali. Prezzo 5.300 euro.
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| 27 maggio 2015 |
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La nuova suzuki Vitara, caratterizzata
dalla tecnologia allGrip 4WD che
permette di scegliere tra le modalità di
marcia auto, sport, snow/Mud e Lock
Vitara: un nome entrato nella storia dell’automobilismo.
Una vettura con l’off road nel sangue. Un’icona tra le 4x4. Dopo anni passati senza troppe modifiche, Vitara cambia tutto,
dai motori alla trazione e, almeno apparentemente, sembra voler
perdere il carattere un po’ “selvaggio” per civilizzarsi. La presenza
delle ridotte, la generosa escursione delle sospensioni e la notevole altezza da terra sono da sempre caratteristiche congenite al fuoristrada nipponico. Ora cambia tutto; la nuova Vitara è caratterizzata dalla tecnologia AllGrip 4WD – simile a quella montata sulla crossover
S-Cross – che permette di scegliere, mediante un apposito comando,
tra le modalità di marcia Auto, Sport, Snow/Mud e Lock. Un’evoluzione in chiave moderna che porterà in dote anche un’inedita configurazione 2WD. Un sacrilegio per i puristi, non per chi vive il moderno
Suv come auto da usare prevalentemente sull’asfalto.
Sotto il cofano lavorano due 4 cilindri 1.6 16V con tecnologia
Start&Stop dalla diversa alimentazione: benzina da 120 cavalli e 156
Nm di coppia oppure turbodiesel da 120 cavalli e 320 Nm. Unità abbinate a un cambio manuale rispettivamente a 5 e 6 rapporti dagli
innesti precisi e dalla corsa contenuta. La trasmissione automatica a
6 marce è al momento riservata al solo 1.6 a benzina.
Se nella linea, nelle finiture, nel comportamento stradale e persino nelle dotazioni la Vitara si è “ingentilita”, ha mantenuto intatta la propria identità nell’efficacia fuoristrada. La citata tecnologia
AllGrip 4WD permette di scegliere, mediante un apposito comando a rotella, tra le modalità di marcia Auto, Sport, Snow e Lock. Il
programma Auto, nel dettaglio, privilegia
è L’auTo IDEaLE il risparmio di carburante avvalendosi della
LunGo sTRaDE DI trazione anteriore quale impostazione predeMonTaGna E facILI finita, con la possibilità di trasferire kgm al resTERRaTI, non TEME trotreno qualora venga ravvisata una perdita
fanGo E osTacoLI. d’aderenza all’avantreno. Sport, diversamenbuonE sospEnsIonI te, sfrutta al massimo le 4WD favorendo la richE assoRbono LE partizione della coppia verso l’asse posteriore
IMpERfEzIonI DEL ed esaltando la reattività del motore, mentre
ManTo sTRaDaLE Snow prevede la trazione integrale sempre attiva supportata da uno specifico setting del
controllo di trazione. Lock, infine, vede le 4WD abbinate al blocco
del rapporto di distribuzione dei kgm 50/50 tra avantreno e retrotreno. La Vitara è l’auto ideale lungo strade di montagna e facili sterrati,
dove non teme fango o piccoli ostacoli. E anche nei twist, a patto di
non affrontare percorsi di stampo trialistico, si difende con onore. Su
asfalto, le sospensioni – McPherson all’avantreno e ad assale torcente al retrotreno – assorbono correttamente le imperfezioni del manto
stradale, a tutto vantaggio del comfort. Rovescio della medaglia, forzando il ritmo emerge un discreto rollio che, in ogni caso, non pregiudica i pregi principali della vettura, vale a dire la comunicatività
dello sterzo, non eccessivamente servoassistito, e la rapidità in inserimento dell’avantreno, oltretutto affetto da un sottosterzo solo larvato. Un altro pianeta rispetto al passato. Prezzi a partire da 19.900 euro
stefano cordara
uzuki
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| 27 maggio 2015 |
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LETTERE
AL DIRETTORE
[email protected]
Spiacenti, inaccettabile
sentire che la riforma
Renzi “umilia” i prof
S
ono una cattolica praticante, insegnante di sostegno nella scuola media, mi dispiace leggere sul vostro giornale l’ennesimo articolo denigratorio, colmo
di pregiudizi e demagogia, verso il mondo della scuola in rivolta contro il Ddl sulla riforma. Non sono iscritta a nessun
sindacato, nessuno mi ha puntato la pistola alla tempia per
obbligarmi a scioperare lo scorso 5 maggio, come tanti altri, sono un’insegnante preparata, colta, in grado di discernere il bene e il male, libera di esprimere le proprie opinioni.
Basta con questa abitudine ingrata di
gettare fango sugli insegnanti! Anche
noi abbiamo una dignità! Io non sono
serva di nessuno se non dell’amore per
la cultura e per il mio mestiere. Vi fa
gola il finanziamento dello Stato per le
scuole paritarie? Anch’io sono d’accordo, i miei figli frequentano una scuola paritaria, ma abbracciare un solo
punto di vista, quello del governo, senza considerare le altrui ragioni, se non
con superficialità e luoghi comuni, mi
dispiace, non è corretto! Le motivazioni del nostro dissenso sono serie e profonde, cerchiamo di essere rispettosi
di chi manifesta il proprio pensiero.
RosaSacchetti via internet
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«A.A.A. docente esperto, bella presenza, automunito, titolatissimo, offresi anche per rapporti didattici non
protetti e occasionali. Garantisce: atteggiamento supino verso il dirigente scolastico, che potrà abusare di lui
senza riserva; massima accondiscendenza verso alunni e genitori; servili-
sì e tanti no. Meglio precarizzarli tutti,
equipararli senza discriminazione alcuna ai neri, quelli che il caporalato recluta a rotazione per gli agrumi in Sicilia, i pomodori in Campania, l’uva in
Puglia e i calci nel sedere dello Stato
complice quando non servono.
Gianfranco Pignatelli via internet
IL TEMPO DI STARE CON LUI
Non mi piacciono queste calde lacrime di indignazione. Ho insegnato
per una decina d’anni anch’io e quelli più istruttivi furono da docente di
religione in un liceo scientifico statale molto snob di Milano. Figuratevi, “religione”, una materia supercazzola per un pesciolino supernero
nell’acquario di Repubblica. Ma
che ridere l’autoritarismo scolastico (specie se di sinistra) visto praticare con somma pedanteria di burocratese. E che piangere vedere lo
scetticismo impugnato ad arma di
delitto della giovinezza «che l’astuzia interessata spia attentamente e
coglie di volo, per legare una volontà che non si guarda». Ma insomma,
è stato entusiasmante insegnare da
paria. È stato bello portare il fuoco in aula. E mi importava proprio
niente del mio ruolo o dello sprezzo
altrui. Poverini. Dovettero sputare
sangue ed essere sfidati a sangue.
Nelle classi così come nei consigli docenti e nelle assemblee studentesche (interviene il boss della
Cgil? Ok, allora il paria chiede parola). Poteva andare bene – è andata
molto bene e perfino il capo dell’autonomia concedeva l’onore delle armi. E poteva andare male, come
andò male in una quinta di assassinati dal cinismo glaciale e perfido
di Pippo Corigliano
Gesù ci ha chiamati amici
e gli amici bisogna frequentarli
CARTOLINA DAL PARADISO
smo assoluto al potere politico; totale
e incondizionata disponibilità a fornire ogni genere di prestazione a ogni
ora e in ogni sede; docilità a farsi prezzolare e sponsorizzare da chicchessia per qualsivoglia depravazione educativa in cambio di una ciotola di riso
o un piatto di lenticchie, ma solo se è
stato abbastanza seducente, remissivo e appagante verso studenti-clienti e preside-padrone. Si offrono facoltà di recesso e formula soddisfatti o
rimborsati». Sembra già di vederlo, è
l’annuncio che sarà affisso all’albo regionale degli insegnanti non appena la
riforma che mercifica la funzione docente uscirà dalle Camere italo-bulgare del caudillo Renzi. Ci è voluto tutto
l’acume del Partito democratico per
risolvere la piaga del precariato scolastico italiano, l’insopportabile iniquità tra quell’80 per cento di docenti a
tempo indeterminato e il 20 per cento
utilizzati un po’ qui un po’ lì, un giorno
P
er diventare amici bisogna frequentarsi. Per i coniugi è la stessa cosa. Quando vedo per strada due anziani che si tengono sottobraccio, un po’ traballanti, penso: non “santi subito!”, sono già santi. Hanno attraversato insieme mille difficoltà: fra loro, con i figli, per il lavoro, le disavventure della vita, e, alla fine… hanno
saputo amare. Perciò sono già santi. Con gli amici succede alle volte che la vita li separi in luoghi diversi ma ci sono alle spalle tante ore passate insieme. Si è riso tanto, si son fatte anche delle birichinate, studio insieme, situazioni tristi e allegre. Poi
quando ci si sente è come essersi lasciati cinque minuti prima… La consuetudine e il
ricordo sono radicati. Così è per Dio. Gesù a un certo punto dice: «Vi ho chiamati amici» (Gv 15,15). Fra la creatura e il Creatore c’è un abisso di differenza; ciò non ostante la seconda persona della Trinità ci chiama amici. Come può radicarsi quest’amicizia quando si frequenta Dio solo con la Messa domenicale, nel migliore dei casi? Non
è assurdo? Ci contentiamo del catechismo appreso (bene o male) da bambini, inadeguato per gli adulti. Devo coltivare l’amicizia con Gesù, rivedere la sua vita continuamente leggendo il Vangelo. Tutti i santi hanno dedicato tempo alla preghiera mentre
io passo ore a vedere la Juventus o il Milan e mi sembra troppo la Messa tutti i giorni.
Mi conviene leggere libri che mi edifichino spiritualmente, e così via. Il grande problema della Chiesa è l’inadeguatezza dei comuni cristiani.
di colleghi. Eppure, anche dalla classe perduta venne fuori una ragazza che diventata grande, molti anni
dopo, rivista per caso, mi disse «ehi
prof, lei non lo sa, ma mi ha salvato
la vita!». Pensate, era la classe che
quando entrava il prof di religione
girava i banchi verso la parete e per
tutta l’ora mi dava le spalle. È stata dura, si intende. Ma non venitemi
a raccontare che il mestiere più bello del mondo è angustiato dall’enne-
sima riformina. La questione di fondo, che nessuno vuole mai sollevare,
è la questione della scuola-caserma
di Stato. La scuola come abolizione
dell’avventura e – sentii dire da un
bambino di elementari ammorbate
dall’uccellino moralizzatore di Mario Lodi – come posto dove «parlano
parlano e non succede mai niente».
Insegnare è una vocazione. Non può
stancare mai. Bisogna sfondare la
caserma. O cambiare mestiere.
SPORT ÜBER ALLES
CRISTIANORONALDO,LAJUVEELAPOVERAIRINA
di FredPerri
R
iccardo dietrich, lettore con padronanza di aggettivi (mi definisce mitico), segnala che Cristiano Ronaldo se n’è andato dal prato del Bernabeu
senza dare la mano ad arbitri e avversari juventini dimostrando scarso se non inesistente fair play. Aggiungo io: ha pure cornificato Irina Shayk, topona doc. Ma
come si fa? Non c’è più rispetto, non c’è più decoro.
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Caro Riccardo, il fatto di Irina maltrattata mi sembra più grave. Sul fair play ti seguo ma fino a un certo
punto. Meglio averlo che non averlo, ovviamente, ma
non deve diventare un obbligo. Già ce ne sono troppi. Se uno non ne è capace affari suoi. E poi deve essere sentito, ce lo devi avere. Come il coraggio, se non ce
l’hai non te lo puoi dare. Comunque meglio non strin-
Foto: Ansa
Peccato non avere il fair play dentro
ma peggio ancora è avercelo farlocco
gere la mano agli avversari che fingere di aver subìto
un fallo da rigore, segnare di mano e tirar via una rotula entrando in maniera delinquenziale. Nel calcio
ormai dilaga il fair play a comando. Butta fuori la palla se un avversario è a terra (ma perché?, si gioca, poi
vediamo); restituiamo il pallone se il gioco è stato interrotto e la palla ce l’avevano gli altri. Infine il delirio del terzo millennio: la mancata esultanza per antica militanza. Domenica l’ho visto fare a Maxi Lopez
in Torino-Chievo. Ma perché?, ho chiesto. Risposta: ha
giocato sei mesi nel Chievo un anno fa.
Un poderoso vaffanculo mi è nato dal cuore. Scusa, Riccardo, per il mio scarso fair play.
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LETTERE DALLA
FINE DEL MONDO
TRA LE RAGAZZE DELLA “CASITA”
L’amore a Cristo
si mostra tenendo
in ordine un armadio
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DI ALDO TRENTO
«A
rriva il padre, arriva il padre!», grida il piccolo Marco quando mi vede entrare dal
portone della casa numero due, dove abitano i figli la cui età va da alcune settimane di vita fino ai tre anni. Il grido di Marco diventa un coro. Tutti lasciano i giochi
e corrono verso di me. È una festa. Vogliono sentirsi abbracciati e baciati. Sono profondamente commosso mentre mi tirano da ogni lato. Tutto accade in cinque minuti perché poi, tenendomi
per mano, mi accompagnano a vedere i loro giochi. Vorrebbero che anch’io giocassi con loro, mi
sedessi per terra, per far correre le macchinine o i camioncini di plastica. Così mi siedo su una sedia e mi diverto con loro. Sono felici perché l’importante è che io sia con loro.
Com’è vero che educare è un’appartenenza! Per loro rappresento una sicurezza, quella sicurezza
di cui tutti abbiamo bisogno. Dopo qualche momento passato con i più grandicelli, vado nella sala dove i più piccolini stanno aspettando la pappa. Come mi vedono sgranano i loro bellissimi occhi neri. Sono tutti nel passeggino e alcuni, per la gioia, lo fanno traballare muovendo a pieno ritmo gambe e braccia. Le loro manine si dirigono verso di me ,facendomi capire in modo chiaro
che vogliono essere presi in braccio: la vita è una appartenenza fisica e non virtuale.
Ancora una volta tocco con mano l’importanza del contatto fisico nella crescita di un bambino. Una verità che s’impone anche quando vado nella casa dove vivono le adolescenti. La realtà
di queste ragazze è problematica, molte sono
vittime di abusi sessuali, spesso sono incinte,
e genera novità, stupore e
CERCHIAMO DI MOSTRARE A TUTTI
altre volte hanno appena partorito. Una di esrispetto. Lo stare con loro è
I NOSTRI OSPITI CHE C’è UN MODO
se, di soli dodici anni, ha messo al mondo un
per me una continua provobellissimo bambino.
cazione: io a chi appartenPIù BELLO DI VIVERE. ED è BELLO
Ogni volta che accade un fatto di questo tigo? Perché è solo dentro la
VEDERE CHE LA DISCIPLINA NON
po mi vengono in mente le parole di una canmia appartenenza a dei volzone di Fabrizio De Andrè: «Dai diamanti non
PESA QUANDO è FRUTTO DELL’AMORE ti che il mio rapporto con lonasce niente, dal letame nascono i fiori». Con
ro è pieno di luce; una luce
loro condivido il pranzo della domenica, e finche illumina il cammino di questi figli, che Dio
re a essere ordinate. Lo facciamo controllanché non arrivo nessuno tocca un boccone.
mi dona e di cui dovrò rendere conto quando
do gli armadi: c’è sempre qualcuna che naSpesso devono aspettare che torni dalla fatmi chiamerà a sé. Certamente non mancano
sconde confusione. Ma la correzione non è
toria dove mi reco per celebrare la Messa per
difficoltà e problemi di ogni tipo dovuti alle
mai un rimprovero, ma un mostrare che c’è
gli ammalati di Aids e per alcuni anziani soviolenze sofferte. Mi aiuta stare con i miei ocun modo più bello di vivere. Il cristianesimo
li che la polizia ha raccolto dalla strada. Il
chi davanti al Mistero che si fa presente nelsi trasmette mostrando che c’è un modo più
pranzo dura un’ora. Preparano bene la tavola
la Eucarestia. Tutti i giorni Dio mi richiama a
bello di vivere.
con la tovaglia, i tovaglioli di tela ed i bicchiefarmi piccolo con i piccoli, a Lui chiedo che mi
Non si può morire soli
ri di vetro. Approfitto dell’occasione per chiedoni un cuore di bambino, per saper ascoltaUn altro momento molto bello è quello del
dere come hanno vissuto la settimana, quare e leggere nei loro volti quel bisogno enordopocena, quando ci troviamo per cantali problemi hanno incontrato, quali difficoltà
me di affetto. Anche in clinica i malati hanre insieme. Vedo in loro una grande esigenza
a scuola e fra di loro. E così nasce un dialogo
no la stessa esigenza: ogni volta che vedo uno
di amicizia e di appartenenza che trova nelsemplice ed efficace. Se poi qualcuna ha un
che sta male e percepisce che la morte è vicila mia persona un punto di riferimento fonproblema personale, che non desidera condina, noto che l’unica cosa che cerca è qualcudamentale. Ora mi è chiaro quello che diceva
videre con le altre si avvicina chiedendomi di
no che gli tenga la mano, gli dia una carezza,
don Giussani, e cioè che l’autorità nasce coparlare in privato.
perché non c’è cosa peggiore che morire soli.
[email protected]
me una ricchezza di esperienza che si impone
Altra iniziativa educativa è quella di insegna|
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taz&bao
Mi sono alzato in piedi
«Mi chiamo Giorgio Ponte, ho
trent’anni, sono uno scrittore, ho
tendenze omosessuali, e sono stanco
di sentire le associazioni gay parlare
in mio nome su ciò che ritengono
io dovrei pensare. (…) Ecco, ora lo
sapete: io esisto. E ora provate a dirlo
a me, che sono omofobo. Scrivetelo
ovunque, gridatelo nelle piazze: io
esisto e non mi sento discriminato da
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| Foto: Sentinelle in piedi
chi sostiene la natura fondamentale
dell’uomo. Esiste un solo mondo e una
sola natura cui appartenere: quella
umana. E l’unica differenza reale in
questa natura è quella tra maschile
e femminile. L’unica differenza la
cui unione può generare la vita.
Questa non è omofobia. (…) È solo
un’evidenza. (…) Il 23 maggio come
Sentinelle in Piedi scenderemo di
nuovo in centinaia di piazze per
manifestare pacificamente contro
chi vuole smembrare la famiglia e
privare le nuove generazioni di radici
e identità. È tempo di agire, di essere
uomini e donne veri, capaci di vivere
e morire per questi figli creati già
orfani in laboratorio, che un giorno ci
chiederanno dove eravamo, mentre si
infliggevano loro ferite esistenziali in
nome del presunto diritto di qualcuno
ad affermare una bugia su se stesso.
(…) Mi chiamo Giorgio Ponte, ho
tendenze omosessuali, sono amato
da Dio e amo l’essere umano. Mi
sono alzato in piedi, ho dato voce al
mio silenzio. Io esisto. E tu? Cosa stai
aspettando?».
Giorgio Ponte lettera a tempi.it
mISChIa
ORDInaTa
IL CROLLO DEGLI STEREOTIPI
Se il contrappasso diventa alleato,
come lo scalpello per lo scultore
G
di annalisa Teggi
di fronte a un uomo in carne e ossa. Banalmente, mi
sarei aspettata che un cardiochirurgo fosse un tipo cordiale, cioè di cuore; ma
era solo un mio stereotipo mentale assai poco interessante. È stato invece interessante
incrociare la concretissima voce di un dottore, proprio perché la sua figura ha scombinato le mie aspettative: è stato intervistato durante un telegiornale per documentare
i progressi nell’ambito della cardiochirurgia
infantile e più la giornalista mostrava entusiasmo riguardo al fatto che lui aveva dato
un cuore nuovo a neonati malati, più lui pareva schivo – hO PEnSaTO aLL’InfERnO COmE aLL’uLTImO avamPOSTO
per non dire scocciato – e ri- DOvE DIO nOn mOLLa nEanChE COn «La PERDuTa GEnTE»,
spondeva a monosillabi.
COLPEnDO fORTE IL LORO CuORE fIERO E InDuRITO
È stata un’apparizione breve. Non ricordo il nome di quest’uomo, non immagine più simbolica di quanto sia dramricordo altro che le sue braccia fieramente maticamente difficile capire il nostro ruolo,
conserte, gli occhi accigliati, la voce reticen- senza lasciarci fuorviare da derive egocentrite. Era tutto tranne che cordiale, tanto da far che. Forse, allora, il contrappasso è un alleapensare che quell’intervista fosse per lui una to utile, come lo è lo scalpello per lo scultore:
punizione più che un’occasione gratifican- è necessario per tirar fuori da un involucro
te. Forse per questo, ho pensato ai dannati granitico una forma umana.
È sempre e in ogni caso una lotta mettedi Dante che subiscono la pena del contrappasso: nell’aldilà i golosi mangiano fango, gli re in un angolo l’ego per far saltare fuori l’io,
oratori fraudolenti sono costretti al silenzio, qualunque mestiere si faccia e qualunque caeccetera. E nell’aldiqua ecco un cardiochirur- rattere si abbia. Ma quando ciò accade, cioè
quando sentiamo che è il nostro io a essere
go senza cuore.
Forse quel dottore era ligio a una severa presente e all’opera, allora la vera pienezza
etica professionale, o forse era di indole riser- gratificante è esserci e basta, ed essere partevata, o forse era di malumore. Però poteva cipi del mondo. Ogni evento è una prova in
anche essere un uomo in lotta. Insomma, mi più di questa nostra educazione quotidiana
è passata per la testa l’ipotesi che dietro quel- e perenne: andare a stanare il grumo più fela ritrosia ci fosse la battaglia di chi tenta di condo di noi, che sta sotto e dietro le nostre
far bene il suo mestiere, tenendosi come fe- molte maschere spavalde. Talvolta non basta
dele amico il contrappasso; cioè educandosi un’intera vita a educarci.
Così, per un attimo – solo usando l’imal contrario di quel che il proprio egocentrimaginazione, senza presunzioni teologismo lo indurrebbe a fare.
E chi più di un cardiochirurgo può cade- che – ho pensato all’Inferno come all’ultire nel delirio di onnipotenza del dottor Fran- mo avamposto di Dio… come fosse l’extrema
kenstein? Mio padre, che reagisce alla paura ratio dell’amore, in cui il Padre si prende il
facendo il simpaticone, disse al suo dottore tempo dell’eternità per non mollare la presa
prima di entrare in sala operatoria: «Lei ha neanche con «la perduta gente», e scalpella il
in mano il mio cuore e le giuro che non avrei cuore fiero o indurito, toglie chili e chili di
mai immaginato di dirlo a un uomo». Tene- egocentrismo a suon di contrappassi, per pore in mano il cuore di un altro uomo; non c’è ter stanare un io – anche dietro un dannato.
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li stereotipi crollano
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