Numero 222-223
LUGLIO AGOSTO 2010
Numero 172
LUGLIO AGOSTO 2010
Numero 360
LUGLIO AGOSTO 2010
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unprogged : progressive rock & metal / articoli / nuove uscite / (Full / 200X) Come le Foglie
http://www.unprogged.com Unprogged : progressive rock & metal
Strumenti
ALIANTE
come le foglie
di Ferruccio Battini
28/07/10
(Full / 200X) Come le Foglie - Unprogged : progressive rock & metal
E'
http://www.unprogged.com/showthread.php?p=35034#post35034
un ritorno a sorpresa quello dei Come le Foglie, formazione milanese dell'era d'oro del progressivo
italiano, capace di aprire il palco a nomi del calibro di Osanna e PFM ritagliandosi una onesta fetta di
appassionati, senza tuttavia lasciare mai il segno nella storia musicale italiana, complice la mancata
pubblicazione di un vero e proprio album.
Capita quindi a fagiuolo questa “operazione rilancio” voluta dalla AMS e dalla Vololibero Edizioni, e distribuita dalla
sempre attenta BTF, etichetta dal catalogo profondamente prog e storicamente vicina alle band nostrane.
Aliante è un riassunto di 30 anni di storia ed è testimonianza di come la passione per la musica possa sopravvivere e
tornare a splendere anche dopo anni di inattività.
Dopo alcune demo artigianali infatti, il terzetto meneghino formato da Giancarlo Galli, Attilio Zanchi e Claudio
Lugli si sciolse svanendo letteralmente nel nulla e lasciando ben poco della propria esperienza musicale, peraltro
intensa ed energica soprattutto dal vivo.
Fu nel 2005 che Claudio Fucci, cantante italiano dal passato glorioso e già collaboratore dei Come le Foglie, riuscì a
ricongiungere i tre musicisti milanesi facendo loro riscoprire un'armonia mai sopita, che aveva soltanto bisogno di
tornare a vivere per dimostrare la propria forza.
In Aliante troviamo 16 brani, ma soltanto 9 di questi sono nuove registrazioni ex novo di brani appartenenti a quel
periodo: i rimanenti sono invece veraci, dal suono ancora originale seppur ripulito per un migliore ascolto. Sono
canzoni vere, con la C maiuscola, tradiscono l'amore del gruppo per il rock anni 60 (Joni Mitchell e Corsby, Still &
Nash sono i riferimenti primari), mescolato a lampi di psichedelia, svisate blues, vibranti sensazioni folk.
Brani come Incoscienza, ingenua nel suo incedere a base di chitarra classica ma anche terribilmente sincera, la
delicatissima Amalfi, poetica cartolina musicale, o la struggente Gli Ombrelli di Volterra, omaggio ai Beatles in
salsa italiana, trasmettono tutta la freschezza e la spensieratezza di un periodo dove fare musica era gioia di vivere,
onestà artistica purissima e leggiadra, forse talvolta sempliciotta ma pur sempre audace ed autentica.
Le canzoni fresche di restyling regalano invece una band che pare non risentire affatto dell'età, nè dei tanti anni
trascorsi senza suonare: l'immediatezza del rock di Come le Foglie è da tramandare ai posteri, vera e propria lezione
di stile ai tanti wannabies che si affacciano nel panorama italiano proponendo concetti artefatti e commerciali.
Mago del Tempo veleggia tra il prog acustico degli anni 70 ed i primi approcci pop/beat dei Genesis di From Genesis
to Revelation, L'Aliante è un volo placido e jazzato, e T.J. si addentra in un cantato inglese che, pur tradendo
palesemente l'accento italico, asseconda un brano avvolgente e caratterizzato da un basso corposo; il lato
cantautorale dei Come le Foglie torna a farsi largo in Cara Milano, altro pezzo tipicamente rock, cadenzato ed
autobiografico, vagamente penalizzato dalle metriche azzardate, ma comunque godibile.
Sono violino e percussioni a tratteggiare l'ispirata psichedelia di Realtà, brano vocalmente splendido e musicalmente
ardito, mentre in Gloria e il Pilota riecheggia la storia dei migliori cantautori italiani, fin quasi a sembrare una ghost
track di Rimmel.
Birds e Isola di Hydra consentono di apprezzare una volta di più le straordinarie doti vocali del terzetto milanese,
con qualche barlume di malinconia, forse per i tempi che furono: periodi che tornano a vivere alla grande in questo
bell'omaggio discografico ad una band da (ri)scoprire e da assaporare con la stessa compostezza e genuinità che
caratterizza la loro musica. Diamo il bentornato ai Come le Foglie.
Produzione
VOLOLIBERO EDIIZONI / AMS
RECORDS
Distribuzione
BTF
Anno
2010
Line-Up
Giancarlo Galli: voce,
chitarre, strumenti vari
Attilio Zanchi: voce,
contrabbasso, basso
elettrico
Claudio Lugli: voce,
chitarre
Ospiti:
Marco De Palma: batteria
e percussioni
Riccardo Luppi: flauto e
sassofoni
Renato Rivolta: flauto e
sassofoni
Tracklist
1. Come Le Foglie
2. Mago Del Tempo
3. L’Aliante
4. T.J.
5. Cara Milano
6. Realtà
7. Gloria E Il Pilota
8. Birds
9. Isola Di Hydra
10. Incoscienza
11. Amalfi
12. Via Ludovico Il Moro
13. L’Emigrato
14. Felicità
15. Gli Ombrelli Di
Volterra
16. Mia Principessa
(Finale)
1 di 2
04/08/10 07.22
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foglie
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Come Le Foglie - Aliante
27 Giugno, 2010
INFO
Band
Come Le Foglie
Titolo
Aliante
Etichetta
Vololibero
Genere
pop-rock
Anno
2010
Durata
56 minuti
Nazionalità
Italia
Formazione
Giancarlo Galli - voce, chitarre
Attilio Zanchi - voce, contrabbasso, basso elettrico
Claudio Lugli - voce, chitarre
Tracklist
1. Come Le Foglie
2. Mago Del Tempo
3. L’Aliante
4. T.J.
5. Cara Milano
6. Realtà
7. Gloria E Il Pilota
8. Birds
9. Isola Di Hydra
10. Incoscienza
11. Amalfi
12. Via Ludovico Il Moro
13. L’Emigrato
14. Felicità
15. Gli Ombrelli Di Volterra
16. Mia Principessa (Finale)
Contatti
http://www.myspace.com/comelefoglieclf
Voto
6,5
Scritta da
Psychotron
Renzo Arbore negli anni '80, in un suo pezzo sul Corriere della Sera, scrisse delle band
italiane con nomi buffi e particolari (e certo la scelta non mancava in ambito prog, dal
Banco Del Mutuo Soccorso al Biglietto Per l'Inferno, dalla Locanda Delle Fate, alla
Raccomandata Ricevuto Ritorno, e i Pholas Dactylus, e il Balletto di Bronzo, etc.,
etc....). Tra questi lo showman citava i Come Le Foglie, trio meneghino nato nel '68
dalle ceneri della Formy Blues Band. Il gruppo sembrava prometter(si) un gran futuro,
soprattutto per l'intensa attività live al fianco della PFM, del Banco, di Battiato, e molti
altri. Molto materiale demo venne prodotto e i contatti discografici non mancavano, ma
per un non meglio precisato "atteggiamento senza compromessi" da parte del combo, il
cammino nel music biz si arrestò, per poi dissolversi completamente. I musicisti si
dettero alla diaspora, chi rimanendo nel mondo della musica, chi abbandonando del
tutto. Fino ad una lenta e progressiva ripresa a partire dal 2004, qualche incontro,
qualche comparsata sul palco e in studio, fino ad "Aliante" il ritorno battezzato nel 2010.
L'album contiene 9 nuove tracce più qualche "ripulitura" della prima produzione dei
Come Le Foglie, in entrambi i casi materiale sostanzialmente inedito. Le sonorità di
"Aliante" si abbeverano di rock, prevalentemente acustico, ora più anglofono, ora più
italiano e cantautorale, toccando nomi importanti come Crosby Stills Nash & Young,
Joni Mitchell, Osanna, Ivan Graziani, Equipe 84, Branduardi. Il background di ascolti è
evidentemente caratterizzato da atmosfere sixties e seventies, e tutta l'operazione ha un
sapore piacevolmente retrò e vintage, con anche molti spunti di natura folk.
Personalmente ho apprezzato maggiormente i momenti più "inglesi" dell'album - non
intesi come idioma ma come colori sonori - vedasi ad esempio "Come Le Foglie", "T.J.
"Cara Milano", laddove invece tracce come "L'Emigrante", "Gloria E Il Pilota",
"Felicità", abbondano forse un po' troppo in retorica e piccolo mondo antico. Come detto
il platter va alla ricerca di un delicato equilibrio tra passato e presente e vede nel
ritrovarsi di questi amici/musicisti la sua più importante ragione d'essere. C'è qualche
calo d'intensità lungo lo scorrere dei minuti ma si rimane inevitabilmente coinvolti dal
calore e dall'atmosfera magica di una reunion in studio che emana entusiasmo, voglia di
musica e buoni sentimenti. CD stampato in tiratura limitata.
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SpazioRock
Come Le Foglie
Aliante
2010, Vololibero
Rock
Recensione di Marco Somma
Pubblicata in data: 07/06/10
Davvero una strana faccenda, quella che vede protagonisti i Come Le Foglie. Quasi completamente dimenticati, scomparsi
tra le pieghe del tempo e ricordati soltanto da qualche addetto ai lavori e da un sempreverde Renzo Arbore, che a malapena
li cita in un vecchio articolo dedicato ai nomi più buffi delle band italiane degli anni 70... In trent’anni sono tante le cose che
possono cambiare, tanti i chilometri percorsi da reunion che sembrano possibili solo quando ad organizzarle sono le label,
per dare inizio all’ennesima manovra all’insegna del profitto. Non è però il caso dei Come Le Foglie, protagonisti di una
recente reunion, dettata unicamente dalla passione e dall’ispirazione, a giudicare dal risultato.
A parlare per un musicista è sempre e soltanto la sua musica e, nonostante ci sarebbero un sacco di cose da dire sulla storia
di questa formazione, rischieremmo di scadere nell’amarcord o, peggio ancora, nel malinconico, soffermandoci sul passato.
Al contrario, vale davvero la pena di concentrarsi sul prodotto di una ritrovata alchimia. “Aliante” fissa su cd vecchie
composizioni rispolverate e riportate a nuova vita insieme a tracce completamente nuove; il gusto e l’attitudine appaiono
immutati. Per molti il rock italiano è sinonimo, nel migliore dei casi, di nomi quali Vasco, Litfiba o Timoria, o quelli più
recenti de Le Vibrazioni e Negramaro. Ma le origini del sound dei Nostri vanno ripescate in tempi ben più lontani, tempi in
cui la musica cantautorale più comune si mescolava ad influenze d’oltreoceano. Così i racconti di una Milano notturna che
aveva appena iniziato a divenire la città da bere, assumevano l’incedere psichedelico e talvolta cadenzato di Emerson, Lake
& Palmer, il romantico dolore dei racconti di guerra del generale di De Gregori si sposavano con il magico tessuto di voci di
Crosby, Stills, Nash & Young. La musica di “Aliante” si risveglia dal torpore di quei tempi.
Il brano d’apertura funge da presentazione e sembra voler raccontare la storia di un sogno, di un’intesa ritrovata selle note di
un rock un po’ sornione e un po’ ribelle; pare di sentire l’introduzione affidata all’orchestra all’inizio di un’opera teatrale. A
colpire per prime sono la pulizia e la precisione di un cantato italiano che più italiano non potrebbe essere. Davvero roba
d’altri tempi, che in un fiorire di artisti illetterati, è a suo modo rassicurante. “Mago Del Tempo”, traccia vagamente sinistra,
racconta la storia fantastica di un uomo che prova a divenire immortale, a sollevarsi al di sopra della condizione di uomo
comune, finendo forse con l’allontanarsi fin troppo dalla sua stessa umanità. “T.J.” è uno dei pochi brani cantati in inglese
contenuti in “Aliante”, un pezzo davvero evocativo, forse un filo affettato nel suo incedere cosi vellutato ma comunque
efficace. Ascoltando “Cara Milano”, francamente, emerge il limite di scelte liriche fortemente rivolte ai contenuti a
discapito della metrica: la natura del cantastorie un po’ alla Vecchioni ha la meglio sulla melodia, ma si tratta soltanto di
una delle molteplici facce del gruppo. “Realtà”, infatti, ci riporta subito su direzioni psichedeliche.
Le influenze di generi ed epoche si alternano e si miscelano in continuazione, lasciando spazio a ben pochi pezzi per cosi
dire “puri”. “Gloria E Il Pilota” è tra questi, brano di degregoriana memoria. Meraviglioso l’intreccio di voci di “Birds”:
iscrivere il pezzo in un genere è una sfida poco interessante. Siamo solo a metà del viaggio e ci sarebbero ancora molte cose
da dire. Si arriva qui ancora freschi, riposati e desiderosi di continuare in tutta tranquillità. Qualora doveste decidere di farlo,
difficilmente rimarrete delusi. Particolare menzione per “Isola Di Hydra”, forse il pezzo più riuscito del disco e “Gli
Ombrelli Di Volterra”, che aggiunge alla ricetta delle Foglie un pizzico di Beatles.
Come Le Foglie? Prendete una sera d’estate intorno al fuoco, le sensazioni seducenti e piacevolmente malinconiche di una
canzone, una buona strumentazione ed aggiungetevi tutta la capacità ed il mestiere di musicisti di classe... Certi presunti
musicisti rock dell’ultim’ora avrebbero parecchio da imparare da questi padri di famiglia!
01. Come Le Foglie
02. Mago Del Tempo
03. L’aliante
04. T.J.
05. Cara Milano
06. Realtà
07. Gloria E Il Pilota
08. Birds
09. Isola Di Hydra
10. Incoscienza
11. Amalfi
12. Via Ludovico Il Moro
13. L’emigrato
14. Felicità
15. Gli Ombrelli Di Volterra
16. Mia Principessa (Finale)
COME LE FOGLIE – Aliante
Vololibero/AMS
Genere: Progressive Rock
Ho trattato questo argomento in molte recensioni, chi mi legge sa benissimo a cosa mi sto riferendo,
ossia al massiccio ritorno attuale delle band Prog Italiane degli anni ’70. A differenza delle altre, il trio
Come Le Foglie non ha prodotto nessun LP al suo tempo, solo qualche brano registrato in dei demo,
tuttavia è stata una band che si è saputa fare apprezzare, soprattutto dal vivo, quando aprivano i
concerti ad Osanna, PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Franco Battiato, Alan Sorrenti oppure i Curved
Air.
Il loro stile è debitore all’American sound, tanto più che nascono nel ..1968 a.. Milano come cover
band di Crosby Still Nash & Young e Joni Mitchell. La caparbietà ed il non piegarsi al volere del
music business, porta la band a sciogliersi verso la metà degli anni ’70. Nel 2006, contattati da
Giordano Casiraghi per l’intervista al suo libro “Anni ’70 Generazione Rock”, Giancarlo Galli (voce e
chitarre), Attilio Zanchi (Voce, basso) e Claudio Lugli (voci e chitarra), ritrovano lo stimolo e la
passione che li legava assieme nei tempi migliori. La nostalgia fa si che il desiderio di riformarsi è
grande.
Il risultato lo vediamo oggi con “Aliante”, un cd che posso definire scisso in due tronconi, “Ali”
composto da nove nuovi brani ed “Ante”, sette canzoni che provengono dagli anni ’70. Il Prog
proposto non è per intenderci quello caro a Genesis, Yes e compagnia bella, bensì un Pop più
cantautoriale, proprio per questo la durata dei pezzi è limitata al massimo di cinque minuti. Il tempo
non solo sembra essersi fermato agli anni ’70, ma addirittura proprio non ha scalfito la mano degli
strumentisti.
Raccontano la propria storia in “Come Le Foglie”, brano apripista dell’album, un motivo facile da
memorizzare con un ritornello efficace e da cantare. Buono l’apporto delle chitarre elettriche, specie
nei solo. Ascoltate “Mago Del Tempo” e ditemi se i Come Le Foglie non hanno nel DNA il Prog
Italiano degli anni ’70, un tuffo nel passato da vivere ad occhi aperti. Non giocano con tecnicismi, ma
si basano sul feeling, i brani tendono tutti a prendere l’ascoltatore con gentilezza, colpendolo sul lato
più sensibile.
C’è anima dunque, quella che spesso manca ai prodotti del genere. “T.J.” è in inglese e coccola fra
accordi di chitarra classica ed un basso dal suono caldo ed avvolgente. Ma i brividi scorrono dal
brano dieci in poi, ossia in “Ante”, le canzoni scritte negli anni ’70. Nulla di trascendentale, ma quel
periodo aveva davvero qualcosa di magico, atmosfere solari, personalità, la musica è padrona dei
sentimenti e l’individuo è al centro dell’interesse, dove “Essere” è più importante di “Apparire”.
Bentornati Come Le Foglie, voi siete la dimostrazione che se ci sono buone idee e passione, il tempo
non esiste! Una lezione per tutti i giovani che vogliono intraprendere questo percorso. (MS)
Ulteriori informazioni: http://blogs.myspace.com/salarimassimo#ixzz0vcZEXo7Q
Come Le Foglie: Aliante
Scritto da Vittorio Arena – 26 giugno 2010 –Nessun commento
Come le foglie
Aliante
(Cd, Vololibero)
folk-rock, psichedelia
Meteore nella variegata scena musicale italica dei primi ’70, dei Come Le Foglie si è
sentito sussurrare dai cronisti di quella stagione ma non si è mai avuta alcuna
testimonianza discografica diretta.
Affascina, più che il disco in sé, la storia di questi tre distinti signori che si ritrovano a
metà del decennio scorso e cominciano a pianificare un ritorno che nessuno si aspetta
ma che per loro era evidentemente necessario (certo non possono essere accusati di
inseguire chissà quale profitto economico). Del trio, l’unico rimasto con continuità nel
mondo della musica era stato finora Attilio Zanchi, apprezzato contrabbassista jazz.
L’Aliante è un lavoro diviso in due parti: Ali raccoglie le nuove incisioni della band,
mentre Ante contiene vecchi brani registrati in versione demo all’epoca della prima vita
dei Come Le Foglie.
Il suono è inevitabilmente datato: echi di Joni Mitchell e Cat Stevens in salsa
psichedelica, melodie imparentate con la P.F.M. e i Dik Dik, qualche spruzzo di jazz nel
basso del già citato Zanchi, un omaggio a James Taylor (T.J.).
Il battaglione di musicisti (e che musicisti!) che ha accompagnato in studio i tre rende
possibili gli elaborati arrangiamenti ideati per l’occasione: in questo si sente la sicura
padronanza del mezzo musicale dei Come Le Foglie.
Il libretto del cd risulta un documento interessante quanto il disco stesso: vengono
raccontati sia il percorso di ogni singola canzone dalla sua nascita fino all’incisione, sia
la strada che ha condotto a questa anomala reunion.
Un lavoro sicuramente ben pensato ed eseguito, altrettanto sicuramente anacronistico,
evidentemente sentito e sincero da parte degli autori. E filologicamente assolutamente
interessante.
Aliante: il volo cosmico dei Come Le Foglie!
Dopo 30 anni di assenza arriva l'atteso disco del trio milanese, pubblicato dalla Vololibero di
Claudio Fucci. Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, con amici e special guest, tornano
con un effervescente album di inediti e vecchi brani
Vololibero Edizioni e AMS
sono lieti di presentare:
ALIANTE
...il nuovo cd di Come Le Foglie...
Vololibero Edizioni/AMS, 2010
Distr. BTF
16 brani, 62 minuti
Uno dei nomi di culto del rock italiano anni '70 torna finalmente in azione con il nuovo album
Aliante: i Come Le Foglie! Lo storico trio, composto da tre formidabili musicisti come Attilio
Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, ritorna per la gioia degli appassionati del miglior rock
tricolore, con un eccellente lavoro prodotto dalla Vololibero Edizioni con AMS Records. Aliante
è il primo disco ufficiale dei Come Le Foglie: nato a Milano sul finire degli anni '60, il gruppo si
sciolse a metà degli anni '70, lasciando all'attivo solo una manciata di brani demo non definitivi,
pubblicati su cd nel 1998.
A differenza di tanti gruppi italiani dell'epoca, più vicini al linguaggio progressive inglese, i Come
Le Foglie erano affascinati dalle sonorità West Coast americane: Crosby, Stills, Nash & Young,
James Taylor e Joni Mitchell divennero i riferimenti preferiti per il trio, autore di un folk-rock in
linea con gli umori psichedelici del periodo. Dopo la partecipazione a numerosi festival con PFM,
Battiato, Banco, Osanna, Curved Air e tanti altri, i Come le Foglie si sciolsero, con l'unico lascito
di alcune registrazioni demo di non eccelsa qualità.
Intorno al 2005 i Come Le Foglie, spronati da Claudio Fucci, amico e collaboratore di vecchia
data, riscoprono il piacere di risuonare insieme e di tornare all'opera. Nasce così il nuovo
progetto Aliante, un lavoro idealmente diviso in due parti: se Ali mostra il materiale inedito del
trio, Ante è un efficace "prima", un prequel che restituisce all'ascoltatore odierno brani e suoni
storici direttamente dagli anni '70. Aliante è dunque l'occasione per scoprire nuovi pezzi tra
psichedelia, rock e canzone e grandi classici come Incoscienza, Amalfi, Via Ludovico il Moro,
L'emigrato e altri. Il nuovo disco, avvolto dalla grafica lisergica di Matteo Guarnaccia, vede la
partecipazione di vecchi e nuovi amici: Massimo Priviero, Riccardo Luppi, Danilo Rossi,
Martin Thurn-Mithoff degli Analogy, Keith Easdale, Marco Castiglioni e tanti altri.
"Una capsula del tempo all'incontrario, una psichedelica macchina wellsiana, una teiera
volante (forse un aliante?) per planare silenziosi in quello che avrebbe potuto essere e non è mai
stato. In fondo forse tutto è un grande gioco che, per quel che conta, testimonia solo della voglia di
fare musica di tre giovani artisti mai invecchiati per davvero" (Claudio Fucci).
Informazioni:
Come Le Foglie
(è possibile scaricare materiale extra e altro):
http://www.comelefoglie.it
Vololibero Edizioni:
http://www.vololiberoedizioni.it
Music Reporters by Rockol
Aliante-Come le foglie
Aliante – CLF
Non conoscevo “Come le foglie”, gruppo dall’autorevole passato.
Il motivo principale è che di loro non c’è traccia tangibile, nel senso che tutto il lavoro della giovinezza non è mai diventato
un album, e le registrazioni sono rimaste in qualche cassetto, chiuso a doppia mandata.
Delle innumerevoli performance dal vivo neanche a parlarne … altri tempi e altre tecnologie disponibili.
E’ con la mia consueta curiosità musicale, quindi, che mi sono avvicinato ad “Aliante”, vera opera prima, visibile, di una
band di lungo corso.
Per notizie inerenti la biografia e la line up del gruppo, si può fare riferimento a quanto riportato su questo blog, pochi
giorni fa:
http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Come%20Le%20Foglie
L’intervista a fine post, fornisce altre interessanti informazioni.
Ascoltando i brani in successione, cercando di captare gli elementi descrittivi a mio giudizio utili, ho riflettuto sul fatto di
come questo CD, come molti altri che mi è capitato di ascoltare recentemente, possa essere considerato un “concept album”,
non nel termine ben conosciuto, legato prevalentemente alla musica prog, ma il filo conduttore esiste, chiaro e forte.
Siamo in presenza di brani, molti, sedici, che brillerebbero di luce propria, e singolarmente forniscono un‘ immagine precisa
di un momento che si decide di raccontare.
Ma l’unione delle composizioni appare come il racconto di una vita, con le amarezze legate a ciò che si è perso, con i viaggi
ed i ritorni, con la necessità di riscoprire le radici, con la voglia di dimostrare qualcosa a se stessi, con il bisogno di affetti e
la necessità di felicità.
Felicità è anche il titolo di un brano. E’ un termine di cui abusiamo, sin da bambini, ma in età matura si sente il bisogno di
capire cosa sia davvero la felicità e se realmente l’abbiamo posseduta o la possediamo ancora, sporadicamente.
La felicità può anche essere ritrovarsi dopo una vita su un palco e scoprire che la magia è rimasta intatta, che esiste ancora
la capacità di creare insieme, senza difficoltà, senza i “paletti” tipici della rigorosità giovanile.
E’ quanto viene dichiarato in Come le foglie, pezzo di apertura.
Nella cronologia scorrono i nomi e le immagini, e ad ogni punto si ha l’impressione di soffermarsi su un ricordo o su un
momento toccante.
Uno sguardo alle esperienze giovanili (Incoscienza, Gli ombrelloni di Volterra, Via Ludovico il Moro), a luoghi visitati o
sognati (Amalfi, Isola di Hydra) al sociale(L’emigrante), alle proprie radici (Cara Milano), alla guerra (Gloria e il pilota),
all’amore (Mia principessa), avendo ben presente che la Realtà attuale non è più quella di un tempo.
Il tutto visto attraverso il volo di un Aliante, un mezzo di trasporto privilegiato, che permettere di percorrere spazi e tempi
(Mago del tempo) lasciandosi cullare dal vento, senza fragore, con delicatezza, per non portar scompiglio nelle proprie vite
e in quelle altrui.
Un brano strumentale (Gli ombrelloni di Volterra) e due cantati in inglese (T.J. e Birds) completano il tutto.
Ma qual è la colonna sonora di questo viaggio caratterizzato da coordinate spaziali imposte dalla memoria?
“Raccontare” un album è cosa complicata e non può prescindere dall’utilizzo di termini e categorie musicali note.
La biografia di “Come le foglie” indica alle origini un orientamento musicale “americano”, acustico, influenzato dalla West
Coast, abbastanza in controtendenza rispetto al modello in voga a fine anni 60, più teso alla musica d’oltremanica.
Ma ritrovarsi, ricercarsi dopo una vita, non può essere il frutto della voglia di riprodurre altri o se stessi, ricalcando qualcosa
di già intensamente vissuto, e forse archiviato. Le esperienze ci modificano profondamente e chi è artista ha modo di dare
visibilità alle proprie evoluzioni … peccato che in questo caso non possa essere offerta la possibilità di comparare
espressioni molto lontane tra loro, temporalmente parlando.
E’ musica gradevole quella che ho ascoltato, miscela di rock e pop, con pillole di tradizione italica e contaminazione etnica.
I testi sono fondamentali per “passare” i messaggi che ho ricordato, ma nei momenti strumentali (“Gli Ombrelli di
Volterra”, buona parte di ”Realtà” e finale di ” Isola di Hydra”) si capta una certa originalità e anche il mero piacere di
mettere in mostra abilità tecniche e gusto musicale.
C’è traccia di amori antichi, fortunatamente, e ascoltando “Mago del tempo” è possibile ritrovare arie da Simon and
Garfunkel, così come ” T.J” riporta ai Beatles, O “Birds” a James Taylor.
Ma sono quegli accostamenti che vengono d’istinto, non dimenticando mai che ciò che abbiamo accumulato nel tempo, a
piccole dosi riemerge … deve riemergere!
Reunion di qualità questa di “Come le foglie”.
GIANCARLO GALLI: voce, chitarre, strumenti vari, autore.
(http://www.comelefoglie.it/)
Intervista ad Attilio Zanchi
La prima cosa che mi ha colpito leggendo la vostra biografia è legata al fatto che, pur essendo “nati” come gruppo a fine
anni 60, periodo in cui tutti erano affascinati dal modello inglese, importato e non, il vostro gusto musicale era più rivolto a
sonorità americane, a CSN&Y e Joni Mitchell. Da dove nasceva questa differenza rispetto alla tendenza comune?
Credo di ricordare che la passione e l’interesse per i gruppi inglesi fosse precedente, mentre a partire dalla fine degli
anni 60 si creò un certo interesse anche per i gruppi acustici e quindi lo sguardo si risolve anche verso i gruppi e gli
artisti americani.
Ammetto che, nonostante io abbia iniziato ad ascoltare musica proprio in quegli anni, non sapevo dell’esistenza di “Come le
Foglie”. Uno dei motivi, forse, è che non esistono vostri album dell’epoca, e forse la rigorosità e l’intransigenza tipica della
giovinezza, vi impedì di avere una buona visibilità.
Si infatti non essendo uscito nessun nostro album in quel periodo, pur suonando spesso in appuntamenti importanti,
non avemmo quella visibilità che ci avrebbe consentito di essere più conosciuti.
Se tornaste indietro, godendo dell’esperienza di adesso, cedereste a qualche piccolo compromesso, in funzione del
raggiungimento di un obiettivo? Insomma, avete qualche rimpianto per un treno passato e mai preso?
Non credo di avere rimpianti per non essere diventati famosi allora, piuttosto ho nostalgia di un periodo molto fertile
e creativo in cui vi erano dei movimenti giovanili spontanei e molto creativi basati su dei giusti ideali.
Qual è l’alchimia musicale e umana che è risultata il vostro collante, allora come oggi?
Il fatto di divertirci e di non prenderci troppo sul serio, oggi come allora.
Ho letto di vostre frequentazioni gratificanti, di nomi di spicco e miti per noi tutti appassionati di musica.
Esiste un aneddoto curioso di quei tempi, di quelli di cui si parla volentieri quando si è tra amici e si ha voglia di lasciarsi
andare?
Beh uno dei ricordi più belli è quello legato ad un nostro viaggio insieme a Londra. Ci mettemmo a suonare su una
panchina davanti all’entrata di un concerto di Sandy Danny in un parco e l’organizzatore ci senti e ci invitò a
suonare la settimana dopo su quel palco alla presenza anche di una televisione locale.
Le reunion sono all’ordine del giorno, sia quando si parla di gruppi che hanno fatto la storia del rock, sia di artisti
“indigeni”. Guardando ciò che questi musicisti riescono a dare sul palco, tutto si può pensare tranne che a un’operazione
nostalgia. Nel vostro caso specifico, cosa vi ha spinto a… ricercarvi, e cosa trovate di nuovo oggi nel vostro “rapporto
musicale”?
La voglia di rivederci e di condividere di nuovo i momenti belli che avevamo passato.
Esistono dei riferimenti/modelli italiani, da cui siete stati influenzati? Non mi sembra, anche perché quando abbiamo
iniziato non era ancora iniziata la diffusione della musica italiana.
Esisteva solo la scuola genovese dei cantautori (Tenco, Paoli, De Andrè) dai quali non potevamo essere influenzati.
Se si potesse far ritornare in vita tre musicisti rock del passato, solo per un ultimo grande concerto, chi scegliereste?
Senz’altro Jimy Hendrix, i Beatles e per quanto mi riguarda anche Charlie Parker (visto che ora suono musica Jazz).
Quanto pesano i testi nelle vostre composizioni attuali e come pesavano in passato?
Diciamo che forse ora stiamo più attenti di allora alla scrittura dei testi rispetto al passato.
Vedo nel mondo della musica due situazioni contrapposte: da un lato la voglia di esprimersi, a tutti i livelli, professionisti e
semplici amanti dei suoni, e dall’altra l’impossibilità di trovare sbocchi concreti e incoraggianti, non dimenticando mai che
occorre comunque avere di che vivere. Come si è evoluta negli ultimi quarant’anni la “gestione della musica”, e cosa
pensate delle nuove tecnologie applicate?
La gestione della musica è diventata molto più professionale ed organizzata rispetto ai nostri esordi e questo
permette la possibilità di suonare in situazioni logistiche molto migliori. Questa professionalità ha fatto si che però ci
sia un controllo ed una selezione più stretta in senso commercilae che non permette a tante giovani promesse di poter
sperimentare cose nuove.
Cosa accadrà dopo… Aliante?
Aspettiamo di vedere che tipo di risposta ci sarà da parte degli ascoltatori, senz’altro continueremo ad incontrarci ed
a suonare insieme per divertirci.
ATTILIO ZANCHI: voce, contrabbasso, basso elettrico, autore.
CLAUDIO LUGLI: voce, chitarre, autore.
file:///Volumes/PRIMO/DATI/Cantiere/recensioni Aliante hml/im...
Recensito da Donato Zoppo
Guidati da Claudio Fucci, tornano i tre folk-rockers milanesi
Basta una parola: sincronicità. Prendete una teiera volante e infilateci tre
musicisti che ci davano dentro tra anni '60 e '70, fatela lanciare ed afferrare
ad amici e colleghi di un tempo... e quel tempo si annullerà, lo spazio del
passato e del presente sarà un tutt'uno, dolce e arioso come il volo di un
aliante... Chissà cosa avranno provato Attilio Zanchi, Claudio Lugli e
Giancarlo Galli quando quel birbante di Claudio Fucci, con la complicità di
Matthias Scheller, gli propose di tornare insieme, recuperare il vecchio
materiale (che sul cd della Giallo Records non soddisfò mai nessuno...) e
ipotizzarne di nuovo. Probabilmente una saetta folgorante avrà attraversato
gli occhi e le menti del trio, scatenando sensazioni, ricordi, odori e profumi
di un tempo andato via ma mai scomparso.
E cos_, dopo pi_ di 30 anni dalla fine dei Come Le Foglie, il trio milanese si
riorganizza per dare alle stampe quello che va considerato come il primo
disco ufficiale. Attivi dal 1968 e anomali in tutto e per tutto nel panorama
del rock italiano d'antan, i CLF non hanno mai fatto progressive come
centinaia di colleghi: eppure, nel loro fascinoso West Coast sound acustico,
appena increspato d'elettricità, debitamente psichedelico e visionario, c'era
tanto in comune con l'Italia del pop. Non la composizione, non i suoni non le
atmosfere, ma la stessa voglia di lanciare in alto i propri sogni, le proprie
speranze, la propria appartenenza generazionale.
Con "Aliante" la rediviva band, sotto l'egida della neonata Vololibero di
Fucci (storico collaboratore del trio), mostra se stessa ieri e oggi: la prima
parte del disco presenta un lotto di nuovi pezzi, la seconda vecchi brani
debitamente ripuliti in studio. Il risultato _ piacevole, come gradevole è
ascoltare la stessa semplice ingenuità in pezzi dal mordente rock come
"Come le foglie" e "Cara Milano", e in classici vintage come "Gli ombrelli
di Volterra", "Via Ludovico il Moro" e "L'emigrante". Vecchi e nuovi ospiti
animano il progetto (da un rocker come Massimo Priviero ad una vecchia
colonna del prog italo-tedesco come Martin Thurn-Mithoff degli Analogy
fino al violista classico Danilo Rossi) e danno diverse sfaccettature
all'album.
"Aliante" èun ritorno gradevole e - fortunatamente? - non smaliziato, ancora
1 di 2
16/08/10 09.43
file:///Volumes/PRIMO/DATI/Cantiere/recensioni Aliante hml/im...
sornione e sognante, ancora speranzoso: lo confermano alcuni testi,
l'omaggio a James Taylor, l'intensità senza tempo di "Birds" e la misteriosa
ballata "Mago del tempo". A molti farà sorridere, ma quei molti hanno scelto
di non volare. Peccato...
2 di 2
16/08/10 09.43
Come Le Foglie: Aliante | LoudVision
file:///Volumes/PRIMO/DATI/Cantiere/recensioni Aliante hml/lou...
recensioni
Come Le Foglie: Aliante
18/06/2010
440 letture
Anno: 2010
Etichetta: Vololibero/BTF
www.anyoption.com
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Come Le Foglie
Un aliante dal passato ci sostiene nel presente
Milano 1968. Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, come raccontato dai diretti
interessati, decidono di iniziare il progetto Come Le Foglie dalle ceneri di una oscura band
studentesca di r'n'b e blues denominata Formy Blues.
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A oltre 40 anni dal loro primo incontro decidono, proprio come i grandi del rock, di riunirsi e
produrre un nuovo album che, ed ecco i casi della vita
, risulta essere anche album di
esordio. Molto strano soprattutto se si pensa che i CLF negli anni d'oro della musica prog hanno
aperto concerti di Osanna, PFM, Banco del Muto Soccorso, Battiato, Curved Air e molti altri.
Disco da ascoltare col ciglio di spirito di quegli anni per capire cosa significasse essere una band
negli '70.
ONE LOUDER
autore
Autore:
Tobia Donati
Questo disco suona oggi come una bella citazione di quello che è stato e
che poteva essere in Italia.
Grazie a queste registrazioni, realizzate ad hoc in questi ultimi anni, si riesce
meglio a capire quello che eravamo e come siamo cresciuti durante i vari periodi storici. Lo
spirito di indipendenza odierno e la voglia di condivisione del proprio operato lo abbiamo
completamente ereditato da chi, come i CLF, ha cercato di produrre le proprie idee creative a
dispetto da quanto richiesto dal mainstream. Nel '72 i CLF non hanno pubblicato il loro lavoro
per incomprensioni e divergenze con la casa discografica. Sicuramente se ci fossero state le
possibilità presenti oggi avremmo avuto l'occasione di conoscere uno dei primi gruppi indie
nati in Italia senza dover aspettare il 2010.
PRO
CONTRO
Utilissimo per capire la grammatica della
musica italiana dagli anni '70 ad oggi
Suoni un po' troppo "casalinghi" e a tratti
sintetici. Meriterebbero produzioni più
professionali
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2 di 3
13/08/10 09.50
Intervista con Come Le Foglie
Dopo 30 anni di assenza arriva l'atteso disco del trio milanese, pubblicato dalla Vololibero di Claudio Fucci. Attilio
Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, con amici e special guest, tornano con un effervescente album di inediti e vecchi
brani
Aliante: il volo cosmico dei Come Le Foglie!
Vololibero Edizioni/AMS, 2010
Distr. BTF
16 brani, 62 minuti
Uno dei nomi di culto del rock italiano anni '70 torna finalmente in azione con il nuovo album Aliante: i Come Le Foglie!
Lo storico trio, composto da tre formidabili musicisti come Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, ritorna per la
gioia degli appassionati del miglior rock tricolore, con un eccellente lavoro prodotto dalla Vololibero Edizioni con AMS
Records. Aliante _ il primo disco ufficiale dei Come Le Foglie: nato a Milano sul finire degli anni '60, il gruppo si sciolse
a met_ degli anni '70, lasciando all'attivo solo una manciata di brani demo non definitivi, pubblicati su cd nel 1998. A
differenza di tanti gruppi italiani dell'epoca, pi_ vicini al linguaggio progressive inglese, i Come Le Foglie erano
affascinati dalle sonorit_ West Coast americane: Crosby, Stills, Nash & Young, James Taylor e Joni Mitchell divennero
i riferimenti preferiti per il trio, autore di un folk-rock in linea con gli umori psichedelici del periodo. Dopo la
partecipazione a numerosi festival con PFM, Battiato, Banco, Osanna, Curved Air e tanti altri, i Come le Foglie si
sciolsero, con l'unico lascito di alcune registrazioni demo di non eccelsa qualit_. Intorno al 2005 i Come Le Foglie,
spronati da Claudio Fucci, amico e collaboratore di vecchia data, riscoprono il piacere di risuonare insieme e di tornare
all'opera. Nasce cos_ il nuovo progetto Aliante, un lavoro idealmente diviso in due parti: se Ali mostra il materiale
inedito del trio, Ante _ un efficace "prima", un prequel che restituisce all'ascoltatore odierno brani e suoni storici
direttamente dagli anni '70. Aliante _ dunque l'occasione per scoprire nuovi pezzi tra psichedelia, rock e canzone e grandi
classici come Incoscienza, Amalfi, Via Ludovico il Moro, L'emigrato e altri. Il nuovo disco, avvolto dalla grafica lisergica
di Matteo Guarnaccia, vede la partecipazione di vecchi e nuovi amici: Massimo Priviero, Riccardo Luppi, Danilo Rossi,
Martin Thurn-Mithoff degli Analogy, Keith Easdale, Marco Castiglioni e tanti altri.
"Una capsula del tempo all'incontrario, una psichedelica macchina wellsiana, una teiera volante (forse un aliante?) per
planare silenziosi in quello che avrebbe potuto essere e non _ mai stato. In fondo forse tutto _ un grande gioco che, per quel
che conta, testimonia solo della voglia di fare musica di tre giovani artisti mai invecchiati per davvero" (Claudio Fucci).
BIOGRAFIA
GIANCARLO GALLI: voce, chitarre, strumenti vari, autore.
ATTILIO ZANCHI: voce, contrabbasso, basso elettrico, autore.
CLAUDIO LUGLI: voce, chitarre, autore.
_ anni _60 e _70_
Come Le Foglie vennero particolarmente influenzati da un suono di ispirazione americana basato su chitarre acustiche e
armonie a pi_ voci. Il trio vene formato a Milano intorno al 1968, dalle ceneri di un gruppo di rhythm & blues, la Formy
Blues Band. Il loro repertorio iniziale era ricco di brani di artisti come Crosby Stills Nash & Young e Joni Mitchell, e il
gruppo ebbe un'intensa attivit_ concertistica ed un buon seguito nell'area milanese. All'inizio degli anni '70 il trio cominci_
ad elaborare un proprio suono, spesso con l'aiuto di musicisti esterni ma sempre mantenendo il loro stile
americaneggiante. Tra i musicisti coinvolti in questo periodo i fiatisti Riccardo Luppi e Renato Rivolta ed il
percussionista
Marco
De
Palma.
Come Le Foglie presero parte a parecchi festival nel nord Italia ed ebbero la possibilit_ di aprire i concerti di importanti
artisti italiani ed esteri come Osanna, PFM, Banco, Franco Battiato, Alan Sorrenti, Curved Air. Molte case
discografiche si interessarono a loro e i tre registrarono molto materiale demo, ma i loro atteggiamenti senza
compromessi gli negarono ogni possibilit_ di ottenere un contratto. Nell'estate del 1972 il gruppo fece una serie di concerti
in piccoli locali in Inghilterra, una delle pochissime bands italiane ad avere un'opportunit_ del genere, e suonarono anche
come spalla ai Magna Carta, con la trasmissione di una registrazione in una radio locale.
Il gruppo si sciolse alla met_ degli anni '70, e purtroppo quasi tutte quelle registrazioni in studio mai incise su LP sono
andate perse.
_tutto (ri)cominci_ nell'autunno del 2004...
Giancarlo e Claudio Fucci in un bar di via Plinio, una telefonata per cercare il numero di Lugli, un
ciaoeriassuntodellapropriavitaintrentaecondi con Attilio, un po' di trepida indecisione e poi la proposta: "A Radio Popolare
in dicembre facciamo una "Notte delle Chitarre" ricordando la stagione dei festival pop e l'ambiente musicale
underground di quei tempi e ricordare la Milano dei '70". Ci devono essere Come le Foglie"_ Fu cos_ che due (Claudio e
Giancarlo) su tre foglie si trovarono sul palco con Fucci, Yu Kung, Finardi, Camerini: insomma, con gli amici di un
tempo. Fu una bella serata, con ottima musica. Purtroppo Attilio era chiss_ dove a suonare il suo contrabbasso, altrimenti
la riunione della band al completo sarebbe avvenuta allora. Erano quasi trent'anni che non capitava di suonare assieme...
Di Come le Foglie, a parte due o tre striminzite citazioni in articoli e libri, si erano perse le tracce da anni. L'ultimo
accenno all'esistenza delle Foglie, a quanto se ne sa, era stata fatto da Renzo Arbore negli anni ottanta in un pezzo sul
Corriere dedicato ai buffi nomi dei gruppi italiani di un tempo! Anche individualmente le Foglie erano da tempo disperse
al vento, eccezion fatta per Attilio che era diventato professore al conservatorio e celebre jazzman. Claudio era finito in
Romagna per il suo lavoro e praticamente non suonava pi_ se non con amici e Giancarlo, anche se, spesso sotto
pseudonimo, aveva continuato pi_ o meno a dilettarsi con il rock di Massimo Priviero come arrangiatore e
polistrumentista, non aveva tuttavia fatto personalmente pi_ nulla di serio. Quindi le Foglie non c'erano proprio pi_...
Siamo ora al 2005: Come le Foglie vengono contattati per un intervista da Giordano Casiraghi che sta scrivendo un libro
intitolato "Anni 70 Generazione Rock". Per festeggiare il suo interessante libro Giordano pensa di organizzare un mega
concerto al Bloom di Mezzago, vicino a Milano. C'erano gli Stormy Six, Il Biglietto per l'Inferno, Claudio Fucci, Carlo
Marrale dei Matia Bazar, i Mercanti di Liquore, Ezio Guaitamacchi, i Jumbo e veramente un sacco d'altri artisti per
una serie di performance che dur_ oltre cinque ore. E c'erano Come le Foglie in formazione completa. L'idea di (ri)mettersi
insieme venne allora: era stato davvero grande il piacere provato nel (ri)suonare insieme.
Poi Claudio Fucci chiam_ le Foglie a intervenire, come gi_ era stato nel suo LP eponimo del '74, nel suo nuovo album
Synkretiko del 2006 e l_ le Foglie si (ri)trovarono insieme ma mai simultaneamente; poi Matthias Scheller butt_ l_ l'idea
di stampare un po' dei vecchi demo ripuliti al meglio e, magari, anche, forse, e perch_ no?, nuovo materiale. Insomma,
molto lentamente e compatibilmente ai complicati tempi di tre distinti cinquantenni si _ iniziato a lavorare a un progetto
che, all'inizio, prevedeva solo due o tre pezzi nuovi, oltre al lavoro di ripulitura del materiale d'epoca. Quello che
nessuno sapeva era che la vecchia magia c'era ancora e che c'era mucho mojo che aspettava solo di essere liberato...
Fu come se solo la sera prima si fosse smesso di provare, le voci (un po' arrugginite, _ vero) si riaccordarono, le chitarre
trovarono ognuna la propria parte e il basso era l_ solido che si amalgamava come un tempo; poi saltarono fuori i ricordi di
molte canzoni mai incise ma che facevano parte della produzione delle Foglie dal vivo, e, con grande stupore di tutti ci si
accorse che la cosa "funzionava". Cos_ i due o tre pezzi sono diventati nove nuove incisioni che aggiunte al lavoro sul
vecchio materiale ci danno quasi un'ora di materiale Fogliare: non male!
Comunicato stampa a cura di Synpress44.
Informazioni:
Come Le Foglie
http://www.comelefoglie.it
Vololibero Edizioni:
http://www.vololiberoedizioni.it
Synpress44 Ufficio stampa
http://www.synpress44.com
Intervista
Davide
Ciao. _ stato davvero un grande piacere poter finalmente ascoltare un vostro disco. Come vi siete ritrovati _
ampiamente raccontato. Ho letto che molte case discografiche si interessarono a voi e che registraste molto materiale
demo, ma i vostri atteggiamenti senza compromessi vi negarono ogni possibilit_ di ottenere un contratto. Mi
piacerebbe approfondire questo aspetto e conoscere meglio la natura di quei compromessi. Inoltre, rifareste nello
stesso modo oggi?
Come Le Foglie
Era uno strano tempo... Noi suonavamo molto in giro soprattutto in situazioni alternative come feste spontanee,
occupazioni, festival pop, feste di finanziamento per il _movimento_ o, semplicemente, all'angolo di strada, soprattutto a
Brera, che era la nostra piccola Haight Ashbury. _ vero che amici, uno tra tutti Massimo Villa, ci hanno fatto avere delle
audizioni e che ci siamo andati ma alla fine non siamo mai arrivati al dunque. Dovete pensare che le case discografiche,
all'epoca (o ancor oggi?) erano gestite da personaggi all'inseguimento delle mode. E noi forse eravamo un po' troppo fuori
dagli schemi per assecondarli. Ricordiamo ancora con orrore un provino in Ariston: un tecnico in camice bianco ci chiese di
metter dentro un po' di suoni alla Hendrix nella nostra musica! Un altra volta, credo fosse la Ricordi, ci propose un contratto
capestro per fare da spalla al tour del Banco. Salvadori della Trident ci fece suonare qua e l_ come gruppo di supporto e,
dopo un paio di discussioni sui rimborsi, lo salutammo... e cos_ via. Parlando dell'oggi le tecnologie hanno di fatto reso
obsoleto quel modello di distribuzione e di produzione. Chiunque in casa pu_ fare da s_ prodotti di alto livello e
pubblicarseli. La rete ha bypassato le case dicografiche. _ davvero un altro mondo, forse migliore dal punto di vista delle
possibilit_ creative ma un po' meno per le possibilt_ espressive dal vivo.
Davide
La musica West Coast _ il genere che pi_ si avvicina a descrivere anche la vostra musica oltre al progressive folk
inglese. Nata dal country rock, la West Coast si sviluppa verso vari orizzonti musicali che hanno toccato pop, soul e
fusion, creando una vera e propria unione di questi generi e dando vita a lavori di difficile collocazione e
definizione. Proprio come la musica progressive. Cosa amavate e amate ancora oggi in quella musica che veniva
dalla California, e in quella di Albione (Strawbs, Amazing Blondel, Fairport Convention, Steeleye Span_)?
Come Le Foglie
I gruppi che pi_ ci interessavano erano quelli inglesi del cosiddetto _Contemporary Folk_ come ad esempio la Incredible
String Band, i Tir Na Nog, i Magna Carta, oltre a quelli da te citati. Ci affascinava la frammistione di generi. Tutti noi
venivamo da esperienze pi_ vicine al rock-blues e dischi come The Blues Alone di Mayall o Disraeli Gears dei Cream erano
il nostro altro riferimento. La West Coast la abbiamo trovata naturalmente vicina a noi. Ci erano saltati gli amplificatori e
quindi era meglio arrangiare i pezzi con voci ed acustiche (almeno questa _ la leggenda che ci piace raccontare). In realt_
Attilio ha sempre avuto nel sangue il jazz, Giancarlo la musica folk e la sperimentazione mentre Claudio ha da sempre
amato il pop. A pensarci bene ci sono dentro le stesse matrici di Crosby, Stills e Nash
Davide
Nella seconda met_ degli anni _70 il progressive (ma non solo il progressive) ricevette un duro colpo dal punk da una
parte e dalla discomusic dall_altra. Alcuni dischi eccellenti di musica progressive non furono pi_ prodotti, sebbene
gi_ pronti. Qualcuno (per fortuna) _ stato recuperato, come _ stato nel caso degli Autumn e il loro Ocean World del
_77, mai pubblicato (fino al 1999) a causa dell_interesse e dei riscontri a livello commerciale in Inghilterra spostatisi
sul punk. La West Coast Music invece, anche da noi, continu_ a piacere ancora fino ai primi anni _80. Per quale
motivo voi scioglieste il gruppo? Come viveste inoltre quel periodo di cambiamenti musicali?
Come Le Foglie
Negli anni '80 ognuno di noi ha fatto le sue scelte. Semplicemente non ci sentivamo pi_ in sintonia con la musica che girava
attorno. Claudio e Giancarlo si laurearono, Attilio intraprese serissimi studi musicali e cos_ via. Giancarlo ha continuato a
suonare rock in oscuri gruppi da garage e, ovviamente, ha apprezzato molto punk e dintorni, gli XTC sono tutt'ora il gruppo
da lui preferito e London Calling _ uno dei suoi dischi da salvare nell'isola deserta. Attilio invece si spost_ verso aree pi_
prog, ad esempio con i Maad e poi decisamente verso il jazz. Alla fin fine ci fu la diaspora, pian pano ci si allontan_ tutti da
Milano. A ben pensarci non credo che nessuno di noi avesse poi pi_ di tanto interesse per la West Coast, se si esclude il suo
lato pi_ raffinato, ad esempio Joni Mitchell, James Taylor o addirittura personaggi veramente minori come Judee Sill o John
Sebastian. Forse la nostra West Coast era davvero il movimento hippy, che non c'era pi_.
Davide
In passato apriste i concerti di molti grandi nomi della musica (Banco, Osanna, Battiato, PFM ecc.). Chi sono stati i
musicisti italiani che pi_ avete ammirato allora e in seguito?
Come Le Foglie
Senza dubbio Battiato era un grosso shock... all'epoca vestito in calzamaglia color verde pisello era veramente un alieno!
Indubbiamente la PFM era una band fantastica, ma le nostre simpatie andavano verso artisti pi_ sanguigni, come ad esempio
Finardi, gli Stormy Six, il Camerini del Pacco o la indimenticata Donatella Bardi. Parlando del poi _ difficile dire. Cose che
un tempo ci facevano senso oggi le apprezziamo e viceversa... Forse abbiamo sempre guardato pi_ all'area inglese ed
americana che al giardino di casa nostra. _ comunque indubbio che oggi il livello dei musicisti italiani sia enormemente
migliorato, basti pensare ad Elio e Le Storie Tese.
Davide
La vostra _ una musica solare_ L_associazione libera mi richiama l_energia solare, la luce, quindi la fotosintesi_ _
per questo che vi chiamaste _Come le foglie_? O pensavate alla poesia omonima del poeta greco Mimnermo, in
riferimento alla antitesi tra i divertimeti della giovinezza e l'incombenza triste della vecchiaia? O per quale altro
motivo sceglieste un nome cos_ originale?
Come Le Foglie
Il nome venne fuori un giorno tornando a casa da scuola. Avevamo smesso di fare rock blues e ci si trovava sempre pi_
spesso in casa di qualcuno ad improvvisare e a cantare insieme in acustico, Forse ci piaceva l'idea di non essere qualcosa ma
come qualcosa, di riferirci alla natura e alla sua forza, di richiamare l'idea hippy di un mondo fresco in cui crescere e da cui
attingere suoni ed idee. In fin dei conti pi_ che a Mimnermo pensavamo alla provvisoriet_ di Ungaretti e alle sue foglie
autunnali, o forse niente di tutto questo. D'altronde era anche un momento di nomi molto creativi o no?
Davide
Decisamente_ Uccelli, gabbiani, vento, arcobaleni, aeroplani, voli e piloti da caccia, la luce e il cielo, il sole
(meraviglioso quello greco che impigrisce sulla grecheggiante Isola di Hydra)_ I testi di _Aliante_ sono ricchi di
riferimenti all_aria. Si dice, a livello esoterico, che l_aria (come il fuoco) _ elemento perfetto, pi_ sottile e spirituale, e
pu_ agire sugli altri innalzandoli. Qual _ il valore personale e/o condiviso dell_incontro e dell_esperienza _Aliante_
in termini spirituali e di cammino umano?
Come Le Foglie
Che l'aria sia da sempre un elemento che ci attira _ vero. Basti pensare che poi Giancarlo _ diventato costruttore di aquiloni
e Claudio addirittura pilota di aerei. L'aria _ leggera e ci circonda senza invaderci, il vento _ la magia che riesce a far
diventare l'erba mare, il respiro _ il passaggio tra il fuori di noi ed il dentro di noi. _ strano ma non ci abbiamo mai pensato
davvero a tutto questo spazio nei nostri testi... in fin dei conti anche qui credo che torni fuori il nostro essere hippy de
noantri.
Davide
Bill Evans disse che _Quando suoni scopri una parte di te che non sapevi che esistesse_. _ mai stato cos_ anche per
voi? E cosa avete scoperto?
Come Le Foglie
Accipicchia questa _ tosta... il suonare _ sempre stato un modo di essere insieme tra di noi e con gli altri, una comunione
che permette di annullare il tempo e le sue meschinit_. Il suonare _ gioia di comunicare in modo elementare e la
fanciullesca scoperta del si pu_ fare, si pu_ cambiare, si pu_ sperare. Questo ci ha permesso di scoprire di essere sempre
amici dopo tanta vita trascorsa e non _ poco.
Davide
Tutte le passate registrazioni sono andate perdute come ho letto o _ rimasto qualcosa? Perch_ ho altres_ letto che
Matthias Scheller butt_ l_ l'idea di stampare un po' dei vecchi demo ripuliti al meglio_ Il materiale di _Aliante_ _
tutto interamente rifatto o c__ qualcosa di recuperato e ripulito?
Come Le Foglie
Allora, delle vecchie registrazioni (ed erano davvero tante) si _ perso praticamente tutto.
C'era una raccolta di demo che _ uscita un po' di anni fa alla bell'e meglio pi_ o meno all'insaputa del gruppo grazie ad una
cassetta ritrovata da Giancarlo.
Inoltre esiste una pessima registrazione fatta nella sede di Re Nudo dal vivo. Ci piacerebbe scoprire in qualche archivio di
casa discografica del materiale ma _ improbabile. In Aliante i pezzi _Ali_ sono nuove registrazioni fatte ad hoc partendo da
pezzi dell'epoca (abbiamo rimaneggiato solo i testi di Come Le Foglie e di Cara Milano) oltre a due nuove composizioni (il
Pilota e Gloria e J.T.), i pezzi _Ante_ sono dei vecchi demo rimasterizzati e ripuliti. Ci piaceva far sentire che Come Le
Foglie sono ed erano una band con una sua identit_ ed un suo suono che negli anni si _ si evoluto ma _ sostanzialmemte
rimasto fedele a se stesso.
Davide
Ci sar_ in futuro la possibilit_ di poter incidere anche il vecchio materiale originale?
Come Le Foglie
Crediamo di no. Quello che abbiamo salvato _ gi_ il meglio che si poteva ottenere. A meno che da qualche cantina
palverosa non spunti fuori qualcosa...
Davide
Adesso che vi siete ritrovati, che seguito vi piacerebbe dare a questa esperienza? Ci sar_ ancora musica dal vivo, e
magari anche in studio?
Come Le Foglie
Who knows? Lavorare insieme _ complicatissimo. Claudio abita in Romagna, Giancarlo nell'appennino parmense, Attilio _
sempre in giro per il mondo con il suo contrabbasso ed ognuno ha la sua vita ed il suo lavoro. Ci piacerebbe molto per_. Per
ora ci basta aver riscoperto il fascino del far musica assieme, poi vedremo...
Davide
Un_ultima domanda_ Cervantes disse che dove c__ musica non ci pu_ essere nulla di cattivo_ Oggi abbiamo e
suoniamo tantissima musica ovunque, anche di grandi qualit_ umane (come la vostra) eppure la cattiveria, la
crudelt_, l_odio o la mancanza d_amore nel mondo non sembrerebbero essere granch_ influenzati da questo
aumento della possibilit_ e disponibilit_ di ascolto della musica. Cosa pensavate del futuro quarant_anni fa e cosa ne
pensate oggi?
Come Le Foglie
Allora pensavamo che non si doveva credere a nessuno che avesse pi_ di trent'anni. Oggi a quasi sessanta non possiamo
quindi nemmeno credere a noi stessi. A parte gli scherzi, agli inizi degli anni settanta il futuro sembrava pieno di promesse,
oggi il futuro _ stato rubato alle nuove generazioni. Son tempi grami ma finch_ ci saranno ragazzini con la chitarra (o una
Drum Machine o un computer) disposti a fare della musica che non piace ai loro genitori ci sar_ anche speranza. Come dice
il nostro amico Massimo Priviero, siamo sempre convinti che _alla fine vinceremo noi_ e non importa se a vincere sar_ un
hippy biondo, un punk borchiato, un timido emo o un avatar della rete.
Davide
Grazie e_ _ suivre.
Pubblicato il 26/05/2010 da Davide Riccio, per la rubrica MUSICA
T
Italianissima.net - canzoni italiane - musica
italiana
Aliante: nuovo album di Come Le Foglie
Articolo di: Redazione; pubblicato il 11/05/2010 alle ore 12.28.21.
Dopo 30 anni di assenza arriva il nuovo disco del trio milanese, pubblicato dalla Vololibero di Claudio Fucci. Attilio
Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, con amici e special guest, tornano con un effervescente album di inediti e vecchi
brani.
Uno dei nomi di culto del rock italiano anni '70 torna finalmente in azione con il nuovo album Aliante: i Come Le Foglie!
Lo storico trio, composto da tre formidabili musicisti come Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo Galli, ritorna per la
gioia degli appassionati del miglior rock tricolore, con un eccellente lavoro prodotto dalla Vololibero Edizioni con AMS
Records. Aliante è il primo disco ufficiale dei Come Le Foglie: nato a Milano sul finire degli anni '60, il gruppo si sciolse a
metà degli anni '70, lasciando all'attivo solo una manciata di brani demo non definitivi, pubblicati su cd nel 1998.
A differenza di tanti gruppi italiani dell'epoca, più vicini al linguaggio progressive inglese, i Come Le Foglie erano
affascinati dalle sonorità West Coast americane: Crosby, Stills, Nash & Young, James Taylor e Joni Mitchell divennero i
riferimenti preferiti per il trio, autore di un folk-rock in linea con gli umori psichedelici del periodo. Dopo la partecipazione
a numerosi festival con PFM, Battiato, Banco, Osanna, Curved Air e tanti altri, i Come le Foglie si sciolsero, con l'unico
lascito di alcune registrazioni demo di non eccelsa qualità.
Intorno al 2005 i Come Le Foglie, spronati da Claudio Fucci, amico e collaboratore di vecchia data, riscoprono il piacere di
risuonare insieme e di tornare all'opera. Nasce così il nuovo progetto Aliante, un lavoro idealmente diviso in due parti: se
Ali mostra il materiale inedito del trio, Ante è un efficace "prima", un prequel che restituisce all'ascoltatore odierno brani e
suoni storici direttamente dagli anni '70. Aliante è dunque l'occasione per scoprire nuovi pezzi tra psichedelia, rock e
canzone e grandi classici come Incoscienza, Amalfi, Via Ludovico il Moro, L'emigrato e altri. Il nuovo disco, avvolto dalla
grafica lisergica di Matteo Guarnaccia, vede la partecipazione di vecchi e nuovi amici: Massimo Priviero, Riccardo Luppi,
Danilo Rossi, Martin Thurn-Mithoff degli Analogy, Keith Easdale, Marco Castiglioni e tanti altri.
"Una capsula del tempo all'incontrario, una psichedelica macchina wellsiana, una teiera volante (forse un aliante?) per
planare silenziosi in quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato. In fondo forse tutto è un grande gioco che, per quel
che conta, testimonia solo della voglia di fare musica di tre giovani artisti mai invecchiati per davvero" (Claudio Fucci).
Come Le Foglie: Sito Ufficiale - Myspace.
postato da GroudyBlue [Chiara Marra] alle ore 18:48
DEGNI DI NOTA
31/05/2010
Torna sotto i riflettori la Milano anni 60' - 70' e chi era costei? Milano, quella vera. Quella dei milanesi.
Una bella storia.
Per riscoprire questa atmosfera incontaminata rinasce la band di culto Come Le Foglie: matrice
progressive rock influenzata dall'inconsueta cifratura West Coast americana. Una band che è come un
vecchio manoscritto rimesso alla luce,in un restauro tutto nuovo. Loro sono Giancarlo Galli, Attilio
Zanchi e Claudio Lugli.
Gruppo storico e debuttante: Aliante (2010) è il loro primo disco ufficiale seguito ad un passato con
pochi frammenti registrati e un demo provvisorio nel 1998. Gruppo spalla di Battiato, Banco del Mutuo
Soccorso, Alan Sorrenti,Osanna, Curved Air
Un piacevolissimo avant -arrière penser di vecchi e nuovi brani tutti da scoprire sospesi tra un caldo
down tempo all'americana e uno storytelling autobiografico: ottimi i soffusi e milliflui accordi acustici di
T.J che sa tirare fuori uno spirito da rocker all'italiana come in Cara Milano senza tralasciare
l'architettura più sofisticata degli archi che rileggono una rilettura in meticciato bossa grazie anche ad
Attilio Zanchi diventato un jazzista provetto e affiancato da un incalzante psichedelia pastellata che
richiama Joni Mitchell e James Taylor ma anche Crosby, Still, Nash & Young, Grateful Dead, Steeleye
Span, Fairport Convention, Amazing Blondel.
Un sapore molto suggestivo come nell'introduzione a cappella di Isola Di Hydra che qui come in altri
sentieri cosparge le sonorità di atmosfere celtiche in cui ben emerge la collaborazione con i fiatisti
Riccardo Luppi e Renato Rivolta ed il percussionista Marco De Palma. Una mutevolezza progressive
leggiadra che approda anche in una cartolina da Costiera soffusa, Amalfi. E questa è solo una delle
atmosfere imaginifiche di un disco sapientemente dipinto.
Un viaggio ammaliante e morbido che si conclude in soffici suites in un equilibrio musicale sottile e
magico tutto da scoprire, un disco d'ascolto acquerellato, tutto da scoprire, ameno e cristallino non
scevro da riff rock per un risultato molto originale ed efficace. Tante le special guests: Massimo
Priviero, Riccardo Luppi, Danilo Rossi, Martin Thurn-Mithoff degli Analogy, Keith Easdale, Marco
Castiglioni... e un artwork di copertina notevole. Un suono, quello dei Come Le Foglie oggi pronto per
venire alla luce in un continuum maturato per oltre 30 anni oggi energizzante e attualissimo, con
l'augurio che con l'imput di questo disco i CLF tornino sulla cresta dell'onda. Lo meritano davvero.
2010 - Vololibero Edizioni con AMS Records
TRACKLIST
1. Come il pilota
2. Mago del tempo
3. L'aliante
4. T.J
5. Cara Milano
6. Realtà
7. Gloria e il pilota
8. Birds
9. Isola di Hydra
10. Incoscienza
11. Amalfi
12. Via Ludovico il moro
13. L'emigrato
14. Felicità
15. Gli ombrelli di Volterra
16. Mia Principessa (Finale)
INTERVISTA
Opening act di Osanna, PFM, Banco, Franco Battiato, Alan Sorrenti, Curved Air. Una
carriera artistica fatta di tante note perse nel passato ed un pugno di demo salvate. Il
tanto quanto basta però per rimanere un cult. Potete raccontarci un po' della vostra storia
per chi ancora non vi conosce?
Giancarlo e Claudio erano compagni fin
dalla scuola media (stiamo parlando del
Giurassico, no?) e condividevano una
gran passione per la musica. Suonavano
sempre insieme, ma niente da ricordare
come memorabile se non la tenerezza
per i 16 anni. Intanto, mentre la radio, a
parte poche isole felici, continuava
trasmettere robaccia (con buona pace di
quelli che mitizzano quei tempi), per chi
li voleva cercare arrivavano dischi come
Sgt. Pepper dei Beatles, Freak Out di
Zappa, i Grateful Dead, Flowers degli
Stones, Blonde On Blonde di Dylan, Big
Brother and the Holding Company di
Janis Joplin, The Piper at the Gates of
Dawn dei Pink Floyd, Disraeli Gears dei
Cream, Again dei Buffalo Springfield ecc. Guardate che non passavano anni tra uno di questi capolavori
e l'altro, ma mesi, siamo tra il '66 e il '67. Noi marinavamo il liceo per andare da Ricordi a Milano ad
ascoltare questi dischi e ne uscivamo con gli occhi pieni di sogni. Intanto nelle strade si iniziava a
parlare di movimento giovanile, l'utopia hippy e la psichedelia erano argomenti quotidiani. Poi arrivò
Attilio con i suoi capelli fluenti, il suo basso elettrico e una gran passione per il jazz e la musica
sperimentale. E mentre i nostri eterogenei e bulimici interessi musicali spaziavano in tutto questo ben di
Dio, quasi senza volerlo, ci siamo trovati ad inventarci la West Coast sulle rive del Naviglio. A Milano
diventammo molto conosciuti ed apprezzati. Facevamo un sacco di concerti, da quelli spontanei a Brera
(in acustico all'angolo della strada tra una retata e l'altra della polizia) a quelli "seri" in cui venivamo
invitati dagli organizzatori che apprezzavano il nostro suono "diverso". Intanto era arrivato Re Nudo, un
vero attrattore per hippies come noi e subito ci sentimmo in sintonia con "l'ala creativa del movimento
giovanile". Il nostro repertorio si spostò dalle cover di matrice West Coast a composizioni nostre che,
pur dovendo
molto a quel
genere,
volevano
recepire
anche altri
stimoli
musicali
creando un
ponte tra
West Coast,
Psichedelia,
Folk e
Progressive
rock. Ma
adesso
basta: ora ne sapete più di noi su Come Le Foglie.
Aliante, o meglio Ali - Ante: passato e presente si fondono in questo primo vostro album
organico. Una carriera navigata per un sodalizio artistico consolidato. Quale effetto fa il
sound della consapevolezza?
A dir la verità, proprio nessuno. Avevamo voglia e bisogno di dimostrare a noi stessi che quello che
facevamo allora aveva un sia pur minimo valore. Per questo, pur essendo noi oggi persone e musicisti
con esperienze e passioni differentissime tra di loro, abbiamo deciso di fare quello che allora non
avevamo fatto. Non ci sembra di percepire tanta distanza tra i pezzi di Ali, incisi e cantati negli anni
2000 e quelli di Ante, dei demo fatti con un Revox in cantina di Giancarlo nel '72. Abbiamo volutamente
e naturalmente cancellato il tempo per fare di nuovo Come Le Foglie. Gli arrangiamenti, gli impasti di
voci, il mood sono quelli che ci ricordavamo e l'effetto è quello di una macchina del tempo settata per
portarci ai primi anni '70.
Eppure, prima di questo disco c'è stata una tappa intermedia: un demo pubblicato nel 1998
con vostre vecchie canzoni. Cosa è cambiato da quell'avventura e cosa avete imparato da
quell'esperienza per consolidare Aliante?
Il disco del '98 è nato per caso. Giancarlo aveva trovato una cassetta scassata con alcuni demo
autoprodotti che sempre e solo su cassetta avevano circolato nei primi anni ,settanta tra i nostri
supporters. Insieme all'amico Paolo Siconolfi, un vero genio delle tecniche di incisione, ma senza alcuna
velleità di pubblicare nulla si è messo a ripulire alla bell'e meglio quel nastro. L'idea di stampare quel
materiale venne a Paolo con i suoi amici della Giallo Records, quasi all'insaputa dei CLF. Claudio non
possiede neppure un originale! Non potevamo supporre che quel CD poi venisse sentito per davvero e
che qualcuno lo apprezzasse addirittura. Ma è da quell'occasione che abbiamo riiniziato ad allacciare i
rapporti tra di noi (che si erano per così dire impigriti). La riunione è però merito di Claudio Fucci,
nostro compagno di avventure di allora ed amico da sempre. E' stato lui ad instillare il germe che ci ha
portati a realizzare Aliante
Ieri come oggi è il sound della West Coast americano a caratterizzarvi. Come si cristallizza
la passione per questo genere in oltre trent'anni di vita della band?
Semplicemente perché la band in questi trent'anni non è più esistita. Attilio è diventato uno dei migliori
contrabbassisti jazz collaborando con personaggi del calibro di Fresu, Rava, Ghiglioni e chi più ne ha più
ne metta (a proposito, grazie al batterista Marco Castiglioni), Claudio ha coltivato la sua passione per la
canzone d’autore con amici musicisti di estrazione classica (a proposito, grazie al violista Danilo Rossi),
Giancarlo ha collaborato come musicista e prodotto dischi con Massimo Priviero e suona musica
etno/folk (a proposito, grazie al bag-piper Keith Easdale). Il nostro terreno comune era quello delle
Foglie e le Foglie hanno la West Coast nel sangue.
La Milano di ieri e quella di oggi. Che ambiente era la Milano degli anni 70' e quale quella di
oggi quando si tratta di musica underground per gruppi come voi?
Milano era molto attiva e reattiva. Quasi ogni sera c'era musica da sentire, per tre o quattro anni
abbiamo tenuto più di un concerto a settimana! E non stiamo parlando di un gruppo da ballo o di una
cover band. ma di un gruppo che si presentava con il proprio repertorio originale. Le occasioni per fare
musica andavano dai festival pop giganteschi e dagli spettacoli in luoghi molto capienti come ad
esempio il Palalido, ai teatri più convenzionali come il Massimo o lo Smeraldo fino giù giù ai circoli Arci
o alle aule occupate dei licei e delle università. E c'era voglia di stare assieme: ai concerti trovavi
Demetrio Stratos o Finardi o Mauro Pagani o Bamby Fossati venuti per ascoltare gruppi oscuri o non,
non importa dove, in un mega raduno come in una cantina. C'era la sensazione di essere parte di un
movimento, di essere diversi dai nostri genitori, di poter cambiare il mondo. Tanta musica dal vivo per
tanta bella gente, come la si chiamava allora. Il concetto stesso di underground era relativo: sullo
stesso palco (ci torna alla mente il primo festival pop a Lacchiarella, era il '69 o il '70), potevi trovare il
Pacco di Camerini, Belloni, Finardi e Massimo Villa, poi Donatella Bardi, poi Giovanna Marini e poi i
Renegades (i futuri Kim & The Cadillacs) con le divise da sudisti e il loro rock vecchiotto anni '50. Oggi,
mentre produrre musica è diventato facile grazie alle tecniche di registrazione alla portata di tutti, la
scena si è impoverita. Se si esclude qualche centro sociale e qualche benemerito locale come il Bloom a
Mezzago, le occasioni per i nuovi gruppi sono scarse e la richiesta di ovvietà come le cover band non fa
che peggiorare ulteriormente la situazione.
E cosa mi dite delle vostre avventure concertistiche in Inghilterra nei vecchi tempi?
Come molte cose che accadevano allora, nacque tutto per caso. Giancarlo e Claudio erano andati a
Londra con l'idea di comprare delle chitarre acustiche nuove, lì era arrivato per suo conto anche Attilio
e ci eravamo messi a suonare in un parco su una panchina, in attesa di andare ad un concerto. Si
ferma un tizio che ci chiede se abbiamo voglia di suonare come apertura ad una band. Gli diciamo di si
e ci troviamo a fare da spalla ai Magna Carta, per cui avevamo già in tasca da giorni i biglietti. Subito
dopo il concerto fummo intervistati dalla radio e da una televisione locale via cavo e in quel mentre un
altro tizio ci chiese di fare delle serate in alcuni pub... ci andammo. Una sera un tale ci chiese di
suonare all'aperto come supporter di Al Stewart, quello di Year of the Cat, ma il maltempo inglese fece
scatenare un acquazzone sul palco! Siamo poi rimasti in contatto per anni con organizzatori inglesi, ma
non se n'è fatto più niente.
Torniamo ai giorni nostri e ad Aliante. Il passato ha fatto a botte con le case discografiche.
Oggi pubblicate il vostro disco in edizione limitata con Vololibero Edizioni/AMS Records.
Com'è nata questa partnership?
Non si dice partnership, si dice amicizia, tutto qua: Matthias Scheller e Claudio Fucci sono amici, punto.
Nessuna costrizione, nessuna deadline, nessuna richiesta. Claudio ha collaborato sia come musicista
che come produttore e quindi ha seguito Aliante passo passo, ma Matthias ha sentito il disco finito e
con la copertina realizzata. A questo proposito ringraziamo Matteo Guarnaccia che ha creato il
packaging dell'album. E' una gioia avere come interprete del nostro sogno psichedelico colui che fin da
allora ammiravamo come maestro di grafica lisergica.
Canzoni di ieri canzoni di oggi, ampiamente dettate dal contenuto autobiografico, le vostre
tracce condensano uno stile che riesce a trovare omogeneità a distanza d'anni. Come siete
riusciti a creare il senso inossidabile del vostro sound?
Crediamo che il motivo sia nel fatto che, senza essere retorici, il primo amore non si scorda mai.
Scherzi a parte, il nostro sound è indissolubilmente legato ai nostri anni di formazione. Nessuno di noi
ha mai rinnegato quella musica, anzi, ne ha fatto lo spunto per le sue nuove esperienze. Era naturale
che la vecchia magia scattasse. O no?
Giovani come una volta: di nuovo Milano, di nuovo concerti e tanta musica. Che ambiente
ha attorno a sé Aliante e in cosa questa nuova dimensione spazio - temporale ha dato alla
vostra esperienza musicale qualcosa di diverso?
Questa storia la raccontiamo in Come Le Foglie, la canzone che apre Aliante. Eravamo molto
emozionati. A parte qualche occasione e sempre rigorosamente senza strumenti, erano anni che non ci
frequentavamo, anche se, sotto sotto, sia per stima personale, sia per il senso di appartenenza che ci
legava e ci lega, ci siamo sempre per così dire "spiati" a distanza in tutti questi anni.
Quando Matthias Scheller e Claudio Fucci ci hanno chiesto di iniziare a pensare a quello che sarebbe
diventato Aliante, abbiamo volutamente in gran parte ripescato e riproposto materiale che avevamo
composto all'epoca. Solo i testi di Come le Foglie e di Cara Milano sono stati riscritti per raccontare un
po' di noi e della nostra vita. Le uniche nuove composizioni sono Gloria e il Pilota, di Lugli e J.T. di
Zanchi, ma sono perfettamente in spirito. Anche gli arrangiamenti sono più o meno quelli di allora. Non
vorremmo pensaste ad una operazione nostalgia, tutt'altro! Abbiamo usato strumenti modernissimi:
quasi tutte le chitarre sono delle Line 6 elettroacustiche, i sinth sono generati via midi su PC e abbiamo
registrato con Pro Tools, quindi niente chitarrone microfonate, vecchi moog o registratori a un otto
piste. Però volevamo ricreare quello che provavamo a Brera tra gli amici capelloni o ai Festival Pop,
giusto per annullare quella sciocchezza del tempo passato. E questo non c'entra con le tecniche o le
attrezzature, ma con il cuore.
Come le foglie [intervista]
Autore Gianni Zuretti
(del 25/06/2010 alle 06:59:00)
Incontriamo, a casa dell’amico gentile Fulvio Turchetta, Giancarlo Galli, portavoce del progetto Come Le Foglie che dopo
circa trentacinque anni, torna a produrre grande musica; cerchiamo di capire se è un amarcord fine a se stesso, frutto di una
rimpatriata tra amici, oppure se è la base di un nuovo corso e Giancarlo, con simpatia e come un fiume in piena, ritorna con
la mente e la parola a quegli anni delle origini cercando di farci capire il perché di questa reunion e i suoi eventuali sviluppi.
Normalmente le foglie e l’aliante, insieme alle piume, sono sinonimo di leggerezza e silenziosità, al contrario mi pare
che il vostro ritorno alla musica stia facendo un gran rumore, cosa accade Giancarlo?
Non ce l’aspettavamo perché questo CD è stato fatto da noi per noi, dovevamo mettere a posto un conto che avevamo in
sospeso da 35 anni; eravamo consapevoli di aver fatto delle cose abbastanza buone ma la nostra personale convinzione
finiva li, però in questo momento c’è stato un ritorno d’interesse per quel periodo musicale e noi siamo stati intervistati da
Casiraghi per il suo libro Anni ’70 segnalazioni rock (ed. ) e nel rivederci ci è venuta voglia di stare un po’ insieme e
mettere mano alle nostre vecchie cose. Abbiamo fatto tutto da soli, senza produzioni esterne a parte l’aiuto del nostro amico
Claudio Fucci che ha fatto da coordinatore, tutto qui, comunque ci fa piacere ci sia del “rumore”, d’altro canto ne facciamo
anche noi (ride NDR).
Il volo è un tema ricorrente nella vostra simbologia: Volo libero, aliante, le foglie che si librano (quando cadono), a cosa
si deve ciò?
Francamente non ci abbiamo mai pensato, è una domanda che mi hanno già fatto, la cosa più probabile è questa: noi quando
abbiamo iniziato ad essere Come Le Foglie eravamo in pieno periodo hippie, di conseguenza il fatto che ci fosse leggerezza,
aria, terra verde facevano parte della mentalità; ora che mi ci fai pensare è vero, infatti, Lugli è diventato pilota d’aereo, io
costruttore abbastanza serio di aquiloni, il che evidentemente significa che c’era qualche cosa che ci legava a questo
elemento.
Voi tre vi siete conosciuti, se non vado errato, ai tempi del liceo ci racconti in sintesi quel momento, com’è nato il nome
del gruppo e quei primi anni passati insieme a Milano?
In realtà io e Lugli siamo coetanei e siamo stati compagni di classe dalle medie in poi. La storia nasce così: io non avevo
mai ascoltato musica sino a quando, casualmente, ho ascoltato Revolver dei Beatles e da lì mi è cambiato il mondo perché
ho immediatamente desiderato una chitarra, che mio padre mi ha puntualmente regalato, e mi sono messo a studiare come
funzionava, a quel punto l’ho detto al mio amico Claudio che pure lui si è messo a studiare e ci siamo trovati quasi per caso
a 13/14 anni a mettere insieme i primi complessini beat. Con queste formazioni abbiamo partecipato a concorsi e show
studenteschi con formazioni che avevano più a che fare con il R&B e il rock. In seguito ad un infortunio sul lavoro del
nostro bassista che ha messo incinta la fidanzata e si è dovuto sistemare nonostante la tenera età, ci siamo trovati a fare (mi
viene da rudere) un provino ad Attilio Zanchi che suonava già benissimo e sapeva pure cantare. Nel frattempo (1967/68)
l’aria stava cambiando nella musica, si aprivano spazi e ci siamo resi conto che si poteva fare qualche cosa di buono.
Abbiamo iniziato a inserire nel repertorio pezzi West Coast, da quello a decidere di buttare le chitarre elettriche e usare
l’acustica c’è voluto veramente un minuto. Il nome Come le foglie è nato così, ci piacevano i nomi buffi in tempi in cui i
gruppi si chiamavano Jefferson Airplane o Quicksilver Messengers, non erano ancora arrivate le locande e il vecchio zio
Charlie.
Come nascevano i pezzi che sono stati oggetto di grande attenzione da parte del pubblico che negli anni 70 affollava i
vostri numerosi concerti?
I pezzi nascevano dalla testa di uno/due di noi e poi erano pesantemente rielaborati a tre, perché lavoravamo così, tra l’altro
ascoltando i pezzi s’intuisce di chi sono, infatti, la matrice folk è roba mia, la “canzone” frutto di una stesura molto più
classica è Lugli, la sperimentazione è di Attilio e quando quest’ultima è molto elevata, vuol dire che eravamo in tre con il
cervello fuso.
Perché non avete mai inciso tutti i pezzi originali che eseguivate nei live e soprattutto perché non vi è venuto in mente,
come peraltro facevano tutti, di “trainare” i vostri brani affiancandoli alle numerose cover di cui disponevate nel vostro
repertorio?
In realtà all’epoca ne facevamo davvero tante di cover nei concerti, ma per inciderle devi tenere conto che il rapporto tra noi
e le case discografiche era veramente pessimo; perché ci siamo trovati alla fine degli anni 60 con lacche presso diverse
etichette, conseguenza del fatto che vincevamo diversi concorsi (con altri nomi rispetto a Come le foglie), a quel punto
diventavamo molto amici dei tecnici e assolutamente nemici dei direttori artistici perché non ci capivano, ricordo Ariston,
Ricordi, Phono Roma etc., e lì il mondo si divideva in due: quelli che ci dicevano “siete molto bravi ma non siete
commerciali” altri che sentenziavano “siete molto bravi ma se faceste un bel solo alla Jimi Hendrix sarebbe meglio” e quelli
che dicevano semplicemente “fate schifo, arrivederci e grazie”. Onestamente erano più quelli della prima categoria, ad
esempio Ricordi, che voleva pubblicare il nostro disco, ci disse ok fate da spalla al Banco del Mutuo Soccorso, aprite i loro
concerti, girate per l’Italia, vi diamo un congruo anticipo e poi ce lo restituite, peccato che se fosse andato storto qualche
cosa, tipo che il disco non vendeva, ci saremmo trovati ancora oggi con i debiti. A quel punto abbiamo detto di no, come
pure all’Ariston che voleva darci un arrangiatore che avrebbe messo pesantemente mano ai pezzi e a noi non stava bene, per
cui il motivo vero per non aver inciso è questo.
Se è lecito sapere furono dissapori interni al gruppo, tanto frequenti allora, a dividere le vostre strade oppure fu altro?
No noi ci siamo lasciati d’amore d’accordo, semplicemente non ci interessava più quella roba, nel senso che siamo molto
legati a una situazione seminale di quello che era il prog-rock da un lato e la west coast dall’altro, noi eravamo lì all’inizio,
per un certo periodo questa cosa aveva un senso e c’era un movimento di cui ci sentivamo parte, nel momento in cui il prog
è diventato onanistico con assoli che non finivano più e pezzi che duravano venti minuti e noi con quella roba non
c’entravamo, dall’altro il movimento hippie, questo vogliamoci bene fine a se stesso, stava andando a finire in niente,
pensate cos’è successo al Parco Lambro con le contestazioni, o il De Gregori sequestrato, ripeto noi eravamo lontani da
queste cose e l’ultimo spettacolo lo abbiamo fatto nel ’75 e siamo stati fischiati, probabilmente perché anche alla gente
quella musica non interessa più, allora abbiamo detto”ma chi ce lo fa fare” e abbiamo sciolto il gruppo senza particolare
dolore.
Venendo ai nostri giorni (com’è stato il ritrovarvi) nella presentazione del disco sostenete che avete riscoperto che quella
magia non era svanita, quali sono stati gli elementi che vi hanno permesso di riprendere il dialogo?
Proprio perché il dialogo non si era interrotto ma siamo sempre rimasti lascamente legati, è successo che tutti e tre, senza
mai dircelo, abbiamo continuato a interrogarci sul fatto se quello che avevamo fatto avesse un minimo di valore o fosse
semplicemente da noi sopravalutato perché a sedici anni pensavamo di avere il mondo in tasca, quindi, come ti ho detto
prima, Giordano Casiraghi mi ha chiamato facendomi domande su quel periodo per il libro e quando i miei due amici lo
hanno saputo mi hanno detto “che bello, potevi dircelo, avremmo partecipato volentieri”, da qui ci siamo visti più spesso
sino ad una trasmissione fatta da Radio Popolare che ricordava quel periodo e che ha visto la partecipazione di Finardi,
Camerini, Yu Kung, Fucci, Zappa etc. e in quell’occasione abbiamo avuto la sensazione che potessimo ancora suonare e che
la cosa funzionasse. A questo punto Scheller (che consideriamo il nostro discografico, ci ha chiesto di rieditare il materiale
vecchio inserendo un paio di pezzi nuovi che poi sono diventati nove.
I nuovi pezzi in realtà sono quasi tutti brani che avevate abbozzato allora e che oggi avete finito e inciso, è così?
Si non c’è materiale nuovo o meglio, non è vero, Gloria e il Pilota è una canzone che ha scritto Lugli per conto suo, T.J. è
un omaggio a James Taylor che ha scritto Attilio alcuni anni fa che aveva cantato Tiziana Ghiglioni mentre tutto il resto è
materiale già esistente su cui abbiamo lavorato rimaneggiando i testi perché ci interessava raccontare delle cose che
assomigliassero un po’ di più a noi come siamo oggi.
Allora vi riferiste principalmente ad un folk rock di matrice west coast (CSN e Mitchell) su tutti, con significative
innervature prog folk, il tutto sostenuto da impasti vocali eccellenti che oggi ritroviamo intatti nella loro bellezza, anzi
direi che le vostre voci sono invecchiate come un buon Barolo, come vi dividete le parti, c’è una logica?
Per quanto riguarda le matrici vorrei precisare che la cosa cui noi ci rifacevamo di più non era la vera West Coast, anche se
ci divertivamo un mondo a fare pezzi di Crosby piuttosto che di John Sebastian, in realtà i nostri parenti più prossimi sono
quelli che allora s’identificavano in quello che viene chiamato contemporary folk inglese che è molto più vicino al prog tipo
Magna Carta, John Renbourn, Pentangle, Sandy Danny, questo era il nostro pallino e anche si capisce perché quel nostro
tipo di chitarrismo che oggi hai ragione è molto più westcoastiano rispetto ad allora. Per le parti vocali tu dici che stanno
molto bene insieme anche oggi, ti ringrazio per il complimento, anche se penso che allora fossero meglio, io ad esempio
allora favo gli acuti-acuti e ora devo fare i medi-medi, Attilio una volta faceva i medi-medi ora tende a fare gli acuti-acuti,
Lugli è l’unico che è rimasto simile a se stesso, insomma forse gli anni si sentono.
Suonate tutti e tre praticamente qualsiasi strumento che abbia almeno una corda, e questo, oltre alle voci, è il secondo
assett del vostro stare insieme, sgomitate per le parti oppure vi viene naturale la suddivisione dei ruoli?
No da questo punto di vista di “sgomitate” non se ne parla anche perché già da allora, funzionava cos’: avevamo Luglio che
possiede un chitarrismo molto personale e riconoscibile, io sono un chitarrista molto più “medio”, mi ritengo un chitarrista
ritmico che sa fare cose, nel senso che se mi chiedi fai questa cosa più o meno nello stile ….. io lo faccio, Attilio all’epoca
era molto più contrabbassista e quindi faceva quello, se parli d’inserimento di strumenti etnici allora il responsabile, sono io,
questa è una mia mania, quando vedo uno strumento con le corde io devo provare come suona e capire cosa ci posso fare.
Cara Milano è un brano, seppur con un testo da cui traspare una certa ingenuità dell’epoca, veramente toccante e carico
d’intrinseca poesia, l’amore verso questa città e la promessa di non abbandonarla mai non si è poi concretizzato, mi pare
che abbiate fatto altre scelte, la città vi ha tradito oppure altri fatti della vita vi hanno portato altrove?
Cara Milano è una canzone un po’ schizofrenica, perché ci sono dentro due cose, cioè noi siamo innamorati di una Milano
che non c’è più che è quella di quando eravamo Come le foglie che raccontarla ora pare impossibile, non c’era una sera che
non ci fosse un concerto importante, ci trovavamo alla sera a Brera e se non saltava fuori un concerto suonavamo delle jam
sessions acustiche seduti in mezzo alla strada con tutti gli artisti che passavano di li, questa cosa non c’è più ed è quella che
manca. I Navigli di oggi non sono più quelli, c’era la campagna si sentivano veramente i grilli cantare, c’erano il Capolinea,
la Cà Bianca, c’era il Movimento, c’erano le contraddizioni e la contrapposizione con i nostri padri che determinava una
frattura incolmabile, tutto ciò ancor prima della politicizzazione generalizzata e noi ci sentivamo l’ala creativa e se vuoi in
qualche modo l’avanguardia di questo movimento che si stava creando. Quando tutto ciò è finito noi ce ne siamo andati,
abbiamo fatto altre scelte abitative e di vita. Però quella Milano è come una grande mamma alle cui tette ci si attacca ed
ogni tanto ti manca e a quel punto ci devi tornare per un giro e per rivedere gli amici cari che non hai mai perso.
La magia che si respira nelle “nuove” canzoni, dominata da una freschezza straordinaria, ci dice di una verve negli
arrangiamenti e nell’esecuzione degli stessi che sembrerebbe presagire a un seguito, ci sarà?
Guarda, oggi fare un disco, paradossalmente, costa poco, a meno che uno non chieda le ospitate di Bono degli U2, piuttosto
che il chitarrista dei Litfiba (ride ndr), in quel caso i costi salgono alle stelle; le case discografiche anziché fare un discorso
di qualità puntano gran parte dei loro budget su quei due tre nomi sicuri e spendono centinaia di migliaia di euro per fare il
disco di Dalla piuttosto che Venditti e poi buttano fuori una pletora di cose poco commerciali, non nel senso della qualità
della musica ma poco commerciali per loro e non s’interessano di quest’ aspetto nella speranza che salti fuori, tanto per fare
un nome, un Baustelle, questo fa male alla musica ed è il vero problema. Comunque per rispondere alla tua domanda ti dico
che poiché non ci aspettavamo che ci diceste che Aliante è un bel disco non ci abbiamo ancora pensato, certo il dubbio di
fare qualche cosa ancora ci è venuto; ieri parlavo con un amico e pensavo che io ho almeno quattro/cinque pezzi nel cassetto
da riprendere, Lugli ha scritto delle cose e Attilio ha detto che gli farebbe piacere preparare altri pezzi, però ragazzi i nostri
tempi sono quelli dei ghiacciai, noi ci muoviamo piano, intanto continuate a pubblicare buone recensioni di questo e poi
vediamo.
Mi è parso di avvertire nelle nostre telefonate preparatorie a questo incontro un tuo certo stupore per i consensi che state
raccogliendo, dubitavo fosse un vezzo ma ora che ti ho incontrato ho la conferma che invece è autentico, a mio avviso
dovete essere consapevoli di aver realizzato uno dei dischi più belli del 2010 e non solo per il pubblico affezionato a
“quella volta la” ma direi a livello generale, come mi piace affermare un paio di volte all’anno, il vostro è un lavoro
davvero cospicuo.
Io ringrazio e torno a ripetere che questo disco è stato fatto per vedere se quello che facevamo allora aveva un senso e se
poteva essere “cristallizzato” in qualcosa che poi per primi noi potevamo ascoltarci, poi il fatto che lo abbiamo voluto fare
in modo accurato, con il packaging di quel tipo ad opera di Matteo Guarnaccia al quale forse non abbiamo pagato neppure i
pennelli, è semplicemente dovuto al fatto che ci piace fare le cose bene, e allora abbiamo detto facciamolo bene, facciamolo
senza vergogna, nonostante lo zero budget grazie alla generosità di tutti i partecipanti a cominciare dal Mattia Scheller che
ha quest’etichetta la BTF che si occupa di musica di qualità. Per quanto mi riguarda ho avuto un altro pensiero relativo al
fatto che se ti lasci andare senza freni escono le cose migliori, infatti, riflettiamo per quale motivo nel periodo che va dal 66
al 71 sono usciti con una frequenza impressionante, al ritmo di uno ogni quindici giorni, capolavori assoluti della musica,
addirittura nell’arco di un mese nel 67 ricordo che abbiamo avuto tra le mani: il primo di Zappa, Revolver, Sgt, Pepper, il
primo dei Pink Floyd, il primo dei Greateful Dead, il primo di Janis Joplin, una marea di roba inglese che andava dalla
Incredible String Band a gruppi oscuri che hanno fatto cose incredibili tipo gli Electric Prunes e questo perché i discografici
non capivano cosa vendevano e si sono trovati con dei “capelloni” che facevano vendere per cui dicevano dai facciamolo.
Allora quello che oggi distrugge la musica è il business e i discografici, gli artisti ci sono ma i discografici hanno paura o
non sono capaci di percepire la qualità e osare.
Chiudiamo con un doveroso cenno appunto ai numerosi ospiti che avete coinvolto nei nuovi brani a cominciare dal prezioso
intervento di Danilo Rossi alla viola Maggini del ‘600 che nobilita una straordinaria Realtà, da Massimo Priviero alla voce
nell’evocativa Gloria e il pilota, a Marco Castiglioni autore delle parti di drums e percussioni, a Riccardo Luppi che colora
di progressive Incoscienza e Via L. il Moro, al mitico Keith Easdale che ho visto con te sul palco del Rolling nel concerto di
Priviero alle uillean pipes, violino e thin whistle nel brano più carico d’emozione che è Isola di Hydra.
Grazie a Giancarlo Galli e alle altre due “foglie” e vi aspettiamo al prossimo lavoro, nel frattempo godiamoci questo
Aliante, un disco che resterà.
mercoledì 26 maggio 2010
Aliante - CLF
Non conoscevo “Come le foglie”, gruppo dall’autorevole passato.
Il motivo principale è che di loro non c’è traccia tangibile, nel senso che tutto il lavoro
della giovinezza non è mai diventato un album, e le registrazioni sono rimaste in
qualche cassetto, chiuso a doppia mandata.
Delle innumerevoli performance dal vivo neanche a parlarne … altri tempi e altre
tecnologie disponibili.
E’ con la mia consueta curiosità musicale, quindi, che mi sono avvicinato ad
“Aliante”, vera opera prima, visibile, di una band di lungo corso.
Per notizie inerenti la biografia e la line up del gruppo, si può fare riferimento a
quanto riportato su questo blog, pochi giorni fa:
http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Come%20Le%20Foglie
L’intervista a fine post, fornisce altre interessanti informazioni.
Ascoltando i brani in successione, cercando di captare gli elementi descrittivi a mio
giudizio utili, ho riflettuto sul fatto di come questo CD, come molti altri che mi è
capitato di ascoltare recentemente, possa essere considerato un “concept album”, non
nel termine ben conosciuto, legato prevalentemente alla musica prog, ma il filo
conduttore esiste, chiaro e forte.
Siamo in presenza di brani, molti, sedici, che brillerebbero di luce propria, e
singolarmente forniscono un‘ immagine precisa di un momento che si decide di
raccontare.
Ma l’unione delle composizioni appare come il racconto di una vita, con le amarezze
legate a ciò che si è perso, con i viaggi ed i ritorni, con la necessità di riscoprire le
radici, con la voglia di dimostrare qualcosa a se stessi, con il bisogno di affetti e la
necessità di felicità.
Felicità è anche il titolo di un brano. E’ un termine di cui abusiamo, sin da bambini,
ma in età matura si sente il bisogno di capire cosa sia davvero la felicità e se realmente
l’abbiamo posseduta o la possediamo ancora, sporadicamente.
La felicità può anche essere ritrovarsi dopo una vita su un palco e scoprire che la
magia è rimasta intatta, che esiste ancora la capacità di creare insieme, senza
difficoltà, senza i “paletti” tipici della rigorosità giovanile.
E’ quanto viene dichiarato in Come le foglie, pezzo di apertura.
Nella cronologia scorrono i nomi e le immagini, e ad ogni punto si ha l’impressione di
soffermarsi su un ricordo o su un momento toccante.
Uno sguardo alle esperienze giovanili (Incoscienza, Gli ombrelloni di Volterra,
Via Ludovico il Moro), a luoghi visitati o sognati (Amalfi, Isola di Hydra) al
sociale(L’emigrante), alle proprie radici (Cara Milano), alla guerra (Gloria e il
pilota), all’amore (Mia principessa), avendo ben presente che la Realtà attuale
non è più quella di un tempo.
Il tutto visto attraverso il volo di un Aliante, un mezzo di trasporto privilegiato, che
permettere di percorrere spazi e tempi (Mago del tempo) lasciandosi cullare dal
vento, senza fragore, con delicatezza, per non portar scompiglio nelle proprie vite e in
quelle altrui.
Un brano strumentale (Gli ombrelloni di Volterra) e due cantati in inglese (T.J. e
Birds) completano il tutto.
Ma qual è la colonna sonora di questo viaggio caratterizzato da coordinate spaziali
imposte dalla memoria?
“Raccontare” un album è cosa complicata e non può prescindere dall’utilizzo di
termini e categorie musicali note.
La biografia di “Come le foglie” indica alle origini un orientamento musicale
“americano”, acustico, influenzato dalla West Coast, abbastanza in controtendenza
rispetto al modello in voga a fine anni 60, più teso alla musica d’oltremanica.
Ma ritrovarsi, ricercarsi dopo una vita, non può essere il frutto della voglia di
riprodurre altri o se stessi, ricalcando qualcosa di già intensamente vissuto, e forse
archiviato. Le esperienze ci modificano profondamente e chi è artista ha modo di dare
visibilità alle proprie evoluzioni … peccato che in questo caso non possa essere offerta
la possibilità di comparare espressioni molto lontane tra loro, temporalmente
parlando.
E’ musica gradevole quella che ho ascoltato, miscela di rock e pop, con pillole di
tradizione italica e contaminazione etnica.
I testi sono fondamentali per “passare” i messaggi che ho ricordato, ma nei momenti
strumentali (“Gli Ombrelli di Volterra”, buona parte di ”Realtà” e finale di " Isola di
Hydra”) si capta una certa originalità e anche il mero piacere di mettere in mostra
abilità tecniche e gusto musicale.
C’è traccia di amori antichi, fortunatamente, e ascoltando “Mago del tempo” è
possibile ritrovare arie da Simon and Garfunkel, così come ” T.J” riporta ai Beatles, O
“Birds” a James Taylor.
Ma sono quegli accostamenti che vengono d’istinto, non dimenticando mai che ciò che
abbiamo accumulato nel tempo, a piccole dosi riemerge … deve riemergere!
Reunion di qualità questa di “Come le foglie”.
GIANCARLO GALLI: voce, chitarre, strumenti vari, autore.
ATTILIO ZANCHI: voce, contrabbasso, basso elettrico, autore.
CLAUDIO LUGLI: voce, chitarre, autore.
(http://www.comelefoglie.it/)
Intervista ad Attilio Zanchi
La prima cosa che mi ha colpito leggendo la vostra biografia è legata al
fatto che, pur essendo “nati” come gruppo a fine anni 60, periodo in cui
tutti erano affascinati dal modello inglese, importato e non, il vostro
gusto musicale era più rivolto a sonorità americane, a CSN&Y e Joni
Mitchell. Da dove nasceva questa differenza rispetto alla tendenza
comune? Credo di ricordare che la passione e l’interesse per i gruppi
inglesi fosse precedente, mentre a partire dalla fine degli anni 60 si creò
un certo interesse anche per i gruppi acustici e quindi lo sguardo si
risolve anche verso i gruppi e gli artisti americani.
Ammetto che, nonostante io abbia iniziato ad ascoltare musica proprio in
quegli anni, non sapevo dell’esistenza di “Come le Foglie”. Uno dei motivi,
forse, è che non esistono vostri album dell’epoca, e forse la rigorosità e
l’intransigenza tipica della giovinezza, vi impedì di avere una buona
visibilità. Si infatti non essendo uscito nessun nostro album in quel
periodo, pur suonando spesso in appuntamenti importanti, non avemmo
quella visibilità che ci avrebbe consentito di essere più conosciuti.
Se tornaste indietro, godendo dell’esperienza di adesso, cedereste a
qualche piccolo compromesso, in funzione del raggiungimento di un
obiettivo? Insomma, avete qualche rimpianto per un treno passato e mai
preso? Non credo di avere rimpianti per non essere diventati famosi
allora, piuttosto ho nostalgia di un periodo molto fertile e creativo in cui
vi erano dei movimenti giovanili spontanei e molto creativi basati su dei
giusti ideali.
Qual è l’alchimia musicale e umana che è risultata il vostro collante,
allora come oggi? Il fatto di divertirci e di non prenderci troppo sul serio,
oggi come allora.
Ho letto di vostre frequentazioni gratificanti, di nomi di spicco e miti per
noi tutti appassionati di musica.
Esiste un aneddoto curioso di quei tempi, di quelli di cui si parla
volentieri quando si è tra amici e si ha voglia di lasciarsi andare? Beh uno
dei ricordi più belli è quello legato ad un nostro viaggio insieme a Londra.
Ci mettemmo a suonare su una panchina davanti all’entrata di un
concerto di Sandy Danny in un parco e l’organizzatore ci senti e ci invitò a
suonare la settimana dopo su quel palco alla presenza anche di una
televisione locale.
Le reunion sono all’ordine del giorno, sia quando si parla di gruppi che
hanno fatto la storia del rock, sia di artisti “indigeni”. Guardando ciò che
questi musicisti riescono a dare sul palco, tutto si può pensare tranne che
a un’operazione nostalgia. Nel vostro caso specifico, cosa vi ha spinto a…
ricercarvi, e cosa trovate di nuovo oggi nel vostro “rapporto musicale”? La
voglia di rivederci e di condividere di nuovo i momenti belli che avevamo
passato.
Esistono dei riferimenti/modelli italiani, da cui siete stati influenzati?
Non mi sembra, anche perché quando abbiamo iniziato non era ancora
iniziata la diffusione della musica italiana. Esisteva solo la scuola
genovese dei cantautori (Tenco, Paoli, De Andrè) dai quali non potevamo
essere influenzati.
Se si potesse far ritornare in vita tre musicisti rock del passato, solo per
un ultimo grande concerto, chi scegliereste? Senz’altro Jimy Hendrix, i
Beatles e per quanto mi riguarda anche Charlie Parker (visto che ora
suono musica Jazz).
Quanto pesano i testi nelle vostre composizioni attuali e come pesavano in
passato? Diciamo che forse ora stiamo più attenti di allora alla scrittura
dei testi rispetto al passato.
Vedo nel mondo della musica due situazioni contrapposte: da un lato la
voglia di esprimersi, a tutti i livelli, professionisti e semplici amanti dei
suoni, e dall’altra l’impossibilità di trovare sbocchi concreti e
incoraggianti, non dimenticando mai che occorre comunque avere di che
vivere. Come si è evoluta negli ultimi quarant’anni la “gestione della
musica”, e cosa pensate delle nuove tecnologie applicate? La gestione
della musica è diventata molto più professionale ed organizzata rispetto
ai nostri esordi e questo permette la possibilità di suonare in situazioni
logistiche molto migliori. Questa professionalità ha fatto si che però ci sia
un controllo ed una selezione più stretta in senso commercilae che non
permette a tante giovani promesse di poter sperimentare cose nuove.
Cosa accadrà dopo… Aliante? Aspettiamo di vedere che tipo di risposta ci
sarà da parte degli ascoltatori, senz’altro continueremo ad incontrarci ed
a suonare insieme per divertirci.
Pubblicato da Athos a 00.01
Etichette: Come Le Foglie
mercoledì 12 maggio 2010
"Aliante" - Come Le Foglie
Dopo 30 anni di assenza arriva l'atteso disco del trio milanese, pubblicato
dalla Vololibero di Claudio Fucci. Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo
Galli, con amici e special guest, tornano con un effervescente album di
inediti e vecchi brani
Aliante: il volo cosmico dei Come Le Foglie!
Vololibero Edizioni/AMS, 2010
Distr. BTF
16 brani, 62 minuti
Uno dei nomi di culto del rock italiano anni '70 torna finalmente in azione
con il nuovo album Aliante: i Come Le Foglie! Lo storico trio, composto da
tre formidabili musicisti come Attilio Zanchi, Claudio Lugli e Giancarlo
Galli, ritorna per la gioia degli appassionati del miglior rock tricolore, con
un eccellente lavoro prodotto dalla Vololibero Edizioni con AMS Records.
Aliante è il primo disco ufficiale dei Come Le Foglie: nato a Milano sul
finire degli anni '60, il gruppo si sciolse a metà degli anni '70, lasciando
all'attivo solo una manciata di brani demo non definitivi, pubblicati su cd nel
1998.
A differenza di tanti gruppi italiani dell'epoca, più vicini al linguaggio
progressive inglese, i Come Le Foglie erano affascinati dalle sonorità
West Coast americane: Crosby, Stills, Nash & Young, James Taylor e
Joni Mitchell divennero i riferimenti preferiti per il trio, autore di un folkrock in linea con gli umori psichedelici del periodo. Dopo la partecipazione
a numerosi festival con PFM, Battiato, Banco, Osanna, Curved Air e tanti
altri, i Come le Foglie si sciolsero, con l'unico lascito di alcune registrazioni
demo di non eccelsa qualità. Intorno al 2005 i Come Le Foglie, spronati da
Claudio Fucci, amico e collaboratore di vecchia data, riscoprono il piacere
di risuonare insieme e di tornare all'opera. Nasce così il nuovo progetto
Aliante, un lavoro idealmente diviso in due parti: se Ali mostra il materiale
inedito del trio, Ante è un efficace "prima", un prequel che restituisce
all'ascoltatore odierno brani e suoni storici direttamente dagli anni '70.
Aliante è dunque l'occasione per scoprire nuovi pezzi tra psichedelia, rock e
canzone e grandi classici come Incoscienza, Amalfi, Via Ludovico il Moro,
L'emigrato e altri. Il nuovo disco, avvolto dalla grafica lisergica di Matteo
Guarnaccia, vede la partecipazione di vecchi e nuovi amici: Massimo
Priviero, Riccardo Luppi, Danilo Rossi, Martin Thurn-Mithoff degli
Analogy, Keith Easdale, Marco Castiglioni e tanti altri.
"Una capsula del tempo all'incontrario, una psichedelica macchina
wellsiana, una teiera volante (forse un aliante?) per planare silenziosi in
quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato. In fondo forse tutto è
un grande gioco che, per quel che conta, testimonia solo della voglia di
fare musica di tre giovani artisti mai invecchiati per davvero" (Claudio
Fucci).
Informazioni:
Come Le Foglie
(è possibile scaricare materiale extra e altro):
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.co
melefoglie.it/
Vololibero Edizioni:
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.vol
oliberoedizioni.it/
Synpress44 Ufficio stampa
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.sy
npress44.com/
COME LE FOGLIE - BIOGRAFIA
GIANCARLO GALLI: voce, chitarre, strumenti vari, autore.
ATTILIO ZANCHI: voce, contrabbasso, basso elettrico, autore.
CLAUDIO LUGLI: voce, chitarre, autore.
… anni ’60 e ’70…
Come Le Foglie vennero particolarmente influenzati da un suono di
ispirazione americana basato su chitarre acustiche e armonie a più voci. Il
trio vene formato a Milano intorno al 1968, dalle ceneri di un gruppo di
rhythm & blues, la Formy Blues Band. Il loro repertorio iniziale era ricco di
brani di artisti come Crosby Stills Nash & Young e Joni Mitchell, e il
gruppo ebbe un'intensa attività concertistica ed un buon seguito nell'area
milanese.
All'inizio degli anni '70 il trio cominciò ad elaborare un proprio suono,
spesso con l'aiuto di musicisti esterni ma sempre mantenendo il loro stile
americaneggiante. Tra i musicisti coinvolti in questo periodo i fiatisti
Riccardo Luppi e Renato Rivolta ed il percussionista Marco De Palma.
Come Le Foglie presero parte a parecchi festival nel nord Italia ed
ebbero la possibilità di aprire i concerti di importanti artisti italiani ed esteri
come Osanna, PFM, Banco, Franco Battiato, Alan Sorrenti, Curved Air.
Molte case discografiche si interessarono a loro e i tre registrarono molto
materiale demo, ma i loro atteggiamenti senza compromessi gli negarono
ogni possibilità di ottenere un contratto. Nell'estate del 1972 il gruppo fece
una serie di concerti in piccoli locali in Inghilterra, una delle pochissime
bands italiane ad avere un'opportunità del genere, e suonarono anche come
spalla ai Magna Carta, con la trasmissione di una registrazione in una radio
locale.
Il gruppo si sciolse alla metà degli anni '70, e purtroppo quasi tutte quelle
registrazioni in studio mai incise su LP sono andate perse. …tutto
(ri)cominciò nell'autunno del 2004...
Giancarlo e Claudio Fucci in un bar di via Plinio, una telefonata per
cercare il numero di Lugli, un ciaoeriassuntodellapropriavitaintrentaecondi
con Attilio, un po' di trepida indecisione e poi la proposta: "A Radio
Popolare in dicembre facciamo una "Notte delle Chitarre" ricordando la
stagione dei festival pop e l'ambiente musicale underground di quei tempi
e ricordare la Milano dei '70". Ci devono essere Come le Foglie"…
Fu così che due (Claudio e Giancarlo) su tre foglie si trovarono sul palco
con Fucci, Yu Kung, Finardi, Camerini: insomma, con gli amici di un
tempo. Fu una bella serata, con ottima musica. Purtroppo Attilio era chissà
dove a suonare il suo contrabbasso, altrimenti la riunione della band al
completo sarebbe avvenuta allora. Erano quasi trent'anni che non capitava
di suonare assieme...
Di Come le Foglie, a parte due o tre striminzite citazioni in articoli e libri,
si erano perse le tracce da anni. L'ultimo accenno all'esistenza delle Foglie,
a quanto se ne sa, era stata fatto da Renzo Arbore negli anni ottanta in un
pezzo sul Corriere dedicato ai buffi nomi dei gruppi italiani di un tempo!
Anche individualmente le Foglie erano da tempo disperse al vento, eccezion
fatta per Attilio che era diventato professore al conservatorio e celebre
jazzman. Claudio era finito in Romagna per il suo lavoro e praticamente
non suonava più se non con amici e Giancarlo, anche se, spesso sotto
pseudonimo, aveva continuato più o meno a dilettarsi con il rock di
Massimo Priviero come arrangiatore e polistrumentista, non aveva tuttavia
fatto personalmente più nulla di serio.
Quindi le Foglie non c'erano proprio più...
Siamo ora al 2005: Come le Foglie vengono contattati per un intervista da
Giordano Casiraghi che sta scrivendo un libro intitolato "Anni 70
Generazione Rock". Per festeggiare il suo interessante libro Giordano
pensa di organizzare un mega concerto al Bloom di Mezzago, vicino a
Milano. C'erano gli Stormy Six, Il Biglietto per l'Inferno, Claudio Fucci,
Carlo Marrale dei Matia Bazar, i Mercanti di Liquore, Ezio
Guaitamacchi, i Jumbo e veramente un sacco d'altri artisti per una serie di
performance che durò oltre cinque ore. E c'erano Come le Foglie in
formazione completa. L'idea di (ri)mettersi insieme venne allora: era stato
davvero grande il piacere provato nel (ri)suonare insieme.
Poi Claudio Fucci chiamò le Foglie a intervenire, come già era stato nel
suo LP eponimo del '74, nel suo nuovo album Synkretiko del 2006 e lì le
Foglie si (ri)trovarono insieme ma mai simultaneamente; poi Matthias
Scheller buttò lì l'idea di stampare un po' dei vecchi demo ripuliti al meglio
e, magari, anche, forse, e perché no?, nuovo materiale. Insomma, molto
lentamente e compatibilmente ai complicati tempi di tre distinti
cinquantenni si è iniziato a lavorare a un progetto che, all'inizio, prevedeva
solo due o tre pezzi nuovi, oltre al lavoro di ripulitura del materiale
d'epoca. Quello che nessuno sapeva era che la vecchia magia c'era ancora
e che c'era mucho mojo che aspettava solo di essere liberato...
Fu come se solo la sera prima si fosse smesso di provare, le voci (un po'
arrugginite, è vero) si riaccordarono, le chitarre trovarono ognuna la propria
parte e il basso era lì solido che si amalgamava come un tempo; poi
saltarono fuori i ricordi di molte canzoni mai incise ma che facevano
parte della produzione delle Foglie dal vivo, e, con grande stupore di tutti ci
si accorse che la cosa "funzionava". Così i due o tre pezzi sono diventati
nove nuove incisioni che aggiunte al lavoro sul vecchio materiale ci
danno quasi un'ora di materiale Fogliare: non male!
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Numero 222-223 LUGLIO AGOSTO 2010