GRUPPO FEDERATO DELLA SINISTRA
PROVINCIA DI ROMA
PRESENTA
I DIRITTI UMANI A ROMA
UNO SGUARDO
SULLA CITTA'
10.12.2008
INDICE PAG.2
CENSIMENTO
RAZZISMO
OMOFOBIA
CARCERI
DEI ROM A ROMA
EMERGENZA CASA
PRECARI
COMUNE DI
ROMA
Pag.5 Pag.35 Pag.77 Pag.88 Pag.97 Pag.110
[1]
INDICE
PREMESSE: considerazioni introduttive
CENSIMENTO DEI ROM E DELLE ALTRE COMUNITA'PRESENTI A ROMA
1 Impronte sì o no?
1.1. L’annuncio del pugno duro del futuro sindaco Gianni Alemanno
contro i rom. Arriva l’ordinanza del Ministro dell’Interno Roberto
Maroni
1.2. La precisazione del Ministro Maroni sul prelevamento delle
impronte digitali ai minori
1.3. Il prefetto di Roma Carlo Mosca dice no
1.4. Il ricorso presentato al Tribunale di Roma dall’associazione
Progetto Diritti il 15 luglio scorso contro l’ordinanza del Ministro
dell’Interno
1.5. Il rigetto del Tribunale di Roma del ricorso proposto
dall’associazione Progetto Diritti con l’ordinanza del 13 agosto 2008
1.6.
L’Unione europea assolve l’Italia
1.7.
A fine luglio parte il censimento
1.8. Rassegna stampa
RAZZISMO
2 Episodi di razzismo
2.1. Escalation di episodi di razzismo nella nostra città
2.2. Il caso della cittadina somala Amina Sheikh Said
2.3. Altri casi che hanno destato clamore
2.4. Una buona notizia: il Tribunale di Roma condanna il proprietario
di un bar al risarcimento del danno per non aver servito un cittadino
senegalese
2.5. Rassegna stampa
3 Scritte razziste e antisemite
3.1. Il diffondersi di scritte antisemite, nonchè contro rom e
immigrati
3.2. Rassegna stampa
OMOFOBIA
4 L’inarrestabile violenza contro la comunità omosessuale
4.1. L’ultimo episodio di aggressione a una coppia gay
4.2. Gli altri episodi degli ultimi mesi
4.3. Rassegna stampa
CARCERI
5 La situazione nelle carceri di Roma e del Lazio
5.1. I dati. Diciassette decessi dall’inizio dell’anno
5.2. La morte sospetta nel carcere di Velletri
5.3. Dati sul sovraffollamento carcerario
5.4. Roma non ha più un garante comunale dei detenuti
5.5. Rassegna stampa
EMERGENZA CASA
6 I dati e le politiche del Campidoglio
6.1. Sono 36mila le famiglie in graduatoria per una casa popolare
6.2. L’assalto all’agro romano
6.3. Rassegna stampa
PRECARI COMUNE DI ROMA
7 Dipendenti comunali ed esternalizzati del Comune
7.1. I numeri dei precari del Comune di Roma
7.2. Gli esternalizzati
7.3. Rassegna stampa
[2]
Dicembre 2008
PREMESSE: considerazioni introduttive
« ... il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia
umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo».
(Preambolo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948)
ll 10 dicembre del 1948 venne proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. A sessanta anni di
distanza, sono innumerevoli le iniziative della società civile e delle istituzioni, che in ogni ambito vengono
realizzate per ricordarne la sua promulgazione. Con la Dichiarazione, per la prima volta, si definiva il carattere
universale dei diritti dell’uomo, riconoscendone l’estensione a tutti i popoli e non soltanto a quelli occidentali.
In essa si riconosce il diritto alla vita, alla dignità umana, all’istruzione, alla sicurezza personale, alla libertà di
espressione e di pensiero, e di religione. Grande importanza viene attribuita all’uguaglianza di tutti i cittadini di
fronte alla legge, affermando garanzie inderogabili per l’imputato nel processo penale. Si proclama il diritto alla
vita, alla libertà e alla sicurezza individuali, alla libertà di movimento. Si esplicita che nessuno può essere
ridotto in schiavitù, sottoposto a torture o a trattamento o punizioni crudeli, disumani o degradanti. Si fa
riferimento al principio di autodeterminazione, sancendo il diritto ad avere una nazionalità e si assegna grande
importanza ai diritti dei lavoratori, al diritto del giusto compenso, al riposo, al tempo libero. Vi si sancisce
anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni, a prendere
parte alle scelte politiche e di governo del proprio Paese; a chiunque è assegnato il diritto di costituire un
sindacato o ad aderirvi e a richiedere asilo in caso di persecuzione.
Questo Dossier rappresenta un contributo alla riflessione sull’applicazione della Dichiarazione Universale dei
diritti umani. Un contributo che intende concentrare l’attenzione sulla modernità di quel documento, ma
soprattutto sulla necessità di tornare a farne un riferimento orientativo delle politiche delle nostre istituzioni
locali e nazionali, in questo delicato momento politico e istituzionale. Siamo convinti, anche alla luce della
breve documentazione che presentiamo, che nel nostro Paese e nella nostra città occorra verificare la reale
applicazione di quei principi e di quei diritti.
[3]
Dicembre 2008
Molti sono stati gli episodi avvenuti in città che hanno sollevato il nostro sdegno, e spesso ci hanno
richiesto uno sforzo di mobilitazione. Nonostante il contenuto della Dichiarazione sia oggi riconosciuto
nelle Costituzioni di quasi tutti i Paesi, la sua reale applicazione trova forti resistenze, a partire dall’Italia.
Basti pensare alla campagna sui cittadini rom avviata dal Governo Berlusconi, o lo stato impietoso in cui
versano le nostre carceri. Basti osservare come sui temi dei diritti civili e sociali, ampie fasce della
popolazione vengano oggi private della possibilità di richiederne l’effettiva esigibilità. Basti ancora
osservare come nella nostra città si siano fatti preoccupanti passi indietro sul terreno dei diritti dei migranti
e su quello della libera espressione del proprio orientamento sessuale.
Sul tema dei diritti civili e del clima di ostilità di ogni “diversità” che anima e vive la città, sulla campagna
razzista nei confronti dei rom e dei migranti, sulle politiche di genere e di tutela dei diritti delle donne,
dobbiamo avviare un’opera di denuncia e di opposizione. Non possiamo accettare che Roma e la sua area
vasta diventino il luogo di nuovi pogrom nei confronti di chi arriva in Italia con una richiesta di
accoglienza, non possiamo permettere che alle nuove questioni sociali frutto della globalizzazione
economica e della finanziarizzazione dell’economia si risponda con il tallone di ferro dei militari in città.
Così come non possiamo ammettere che venga violentata la memoria di Roma città medaglia d’oro della
Resistenza.
Gianluca Peciola, Gino De Paolis, Sergio Urilli.
[4]
CENSIMENTO DEI ROM E DELLE ALTRE
COMUNITA' A ROMA
IMPRONTE AI ROM
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di
coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di
fratellanza.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti
i diritti e tutte le libertà enunciate
nella presente Dichiarazione,
senza distinzione alcuna, per
ragioni di razza, di colore, di
sesso, di lingua, di religione, di
opinione politica o di altro genere,
di origine nazionale o sociale, di
ricchezza, di nascita o di altra
condizione.
Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge
e hanno diritto, senza alcuna
discriminazione, ad una eguale
tutela da parte della legge. Tutti
hanno diritto ad una eguale tutela
contro ogni discriminazione che
violi la presente Dichiarazione
come contro qualsiasi incitamento
a tale discriminazione.
per i bambini”. Con ordinanza
emessa il 30 maggio scorso il
Ministro dell’Interno Roberto
Maroni ha, infatti, lanciato una
campagna per il censimento dei
rom e delle altre etnie presenti in
Italia, che ha portato
l'Europarlamento ad approvare
una risoluzione critica verso il
governo italiano.
Dopo l'annuncio che le autorità
avrebbero prelevato le impronte
digitali di tutti i rom, compresi i
minori, il Ministro dell'Interno
Maroni ha, poi, precisato che la
misura si sarebbe applicata solo
nel caso in cui non sarebbe stato
possibile stabilire l'identità delle
persone e con l'autorizzazione di
un giudice, per quanto concerne i
minori. Ma tali precisazioni non
hanno impedito le proteste e le
polemiche, e il 10 luglio il
Parlamento europeo ha approvato
a larga maggioranza una
risoluzione che aveva definito
"inammissibile la violazione dei
diritti fondamentali dei bambini e
la loro criminalizzazione".
Sin dalla campagna elettorale
Gianni Alemanno aveva
annunciato il pugno duro contro i
rom. “Bisogna eliminare i campi
rom, espellere tutti i nomadi
clandestini, che hanno violato le
leggi, sono circa 20mila”,
incalzava il futuro Sindaco.
Soltanto propaganda elettorale.
Ma, poi, dal Viminale arrivano le
direttive per il censimento dei
rom: “Impronte per tutti, anche
[5]
Non è solo L’Unione europea a
essere contraria al prelevamento
delle impronte ai minori rom. Un
secco no era arrivato a fine
giugno anche dal Prefetto di
Roma Carlo Mosca: “Così come
non si prendono le impronte
digitali per il passaporto ai minori
italiani, non si vede il motivo per
cui bisogna farlo con i bambini
rom”. Una frase che non è andata
giù, né al Ministro Maroni, né al
sindaco Alemanno, e che gli
costerà la poltrona.
Contro l’ordinanza del Ministro
dell’Interno, l’associazione
Progetto Diritti, in collaborazione
con l’associazione Giuristi
democratici, ha presentato il 15
luglio scorso al Tribunale di Roma
un ricorso avente a oggetto “il
prelievo di massa presso le
comunità nomadi delle impronte
digitali anche nei confronti dei
minori”. Gli avvocati Adami,
Angelelli, Antetomaso, Salerni –
che difendono Progetto Dirittihanno evidenziato come
l’ordinanza violi il diritto
comunitario, in quanto pur non
rivolgendosi in maniera diretta
alle popolazioni rom e sinti, di
fatto, si dirige in modo
preponderante, dunque
discriminandole, nei confronti di
tali popolazioni. Si tratta dunque
di una palese violazione del
diritto alla non discriminazione,
che è contenuto anche all’articolo
7 della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani. Nel ricorso è
sottolineato come non sia
legittimo ordinare il prelievo di
massa delle impronte nei
confronti di una comunità e, in
particolare, dei bambini rom e
sinti. “Si tratta di un
comportamento discriminatorio
fondato sulla razza e l'origine
etnica - si legge - vietato
dall'articolo 14 della Convenzione
europea dei diritti dell'uomo, e
per di più un atto di
discriminazione tra i cittadini
dell'Ue di origine rom o nomadi e
gli altri cittadini, ai quali non
viene richiesto di sottoporsi a tali
procedure”. Progetto Diritti
chiede, quindi, al Tribunale di
ordinare all’amministrazione di
sospendere i rilievi
fotodattiloscopici, nonché il rilievo
dell'orientamento religioso e
dell'etnia, di rimettere la
questione alla Corte di Giustizia
Europea sulla compatibilità con il
diritto comunitario il
sottoporre a una procedura di
identificazione collettiva, con
rilievi fotodattiloscopici, le
persone, compresi i minori,
che vivono nei c.d. "campi
nomadi"; se sia poi
compatibile con le medesime
norme il rilievo
dell’orientamento religioso e
dell’etnia, di ordinare la
distruzione dei dati già
raccolti, di condannare
l’Amministrazione al
risarcimento del danno.
Con l’ordinanza del 13 agosto
2008 il Tribunale di Roma ha
rigettato il ricorso proposto
dall’Associazione Progetto Diritti
ex art. 44 d.lgs. n. 286/1998
(Azione civile contro la
discriminazione), proprio sulla
base di alcune precisazioni del
Mistero dell’Interno:
- che le impronte digitali saranno
prelevate in conformità a quanto
disposto dall’art. 4 del R.D. 18
giugno 1931 n. 773 (TULPS),
ossia solo nel caso in cui sia
possibile presumere la
pericolosità sociale del soggetto o
questi si rifiuti di farsi identificare
o sia comunque impossibile
l’identificazione;
- che le risposte ai questionari
sono facoltative e che, in ogni
caso, le informazioni acquisite
non saranno conservate in uno
specifico database, utilizzabile ad
altri fini;
- le impronte dei minori
ultraquattordicenni saranno
prelevate solo in caso di
impossibilità di ulteriori forme di
identificazione (per i minori
infraquattordicenni, ma con età
superiore ai sei anni le impronte
potranno essere prelevate solo ai
fini del rilascio del permesso di
soggiorno), per coloro che hanno
meno di sei anni le impronte
potranno essere prelevate solo
d’intesa con la Procura della
[6]
Repubblica presso il Tribunale
dei minori e in casi
eccezionali, laddove il minore
versi in stato di abbandono o
si sospetta possano essere
vittime di reato.
Dopo il dietrofront del
Viminale sulla necessità di
prendere le impronte anche ai
minori, l’Ue ha assolto l’Italia
dalle accuse contenute nella
risoluzione del 10 luglio. La
Commissione Europea ha,
infatti, dichiarato di non
considerare discriminatorie le
misure del governo italiano
contenute nel piano per la
sicurezza varate per affrontare
le situazioni di emergenza nei
campi nomadi, atteso che il
ricorso alle stesse, e in
particolare il prelevamento
delle impronte digitali, è
riservato ai “casi estremi”. Lo
ha ufficializzato i primi di
settembre il vicepresidente
della Commissione e
responsabile per la Giustizia, il
francese Jacques Barrot, che
ha annunciato l'approvazione
della documentazione inviata
a Bruxelles dal Ministro
Maroni, il primo agosto.
Dopo le polemiche, il 22 luglio
arriva la direttiva ufficiale del
ministro dell' Interno Roberto
Maroni impartita ai prefetti di
Roma, Milano e Napoli. In
sostanza le impronte potranno
essere prese solo a chi ha più
di 14 anni, “salvo che non sia
possibile una identificazione in
altro modo”. Di fatto, niente
più prelevamento delle
impronte ai rom. E, quindi, a
fine luglio, parte il censimento
dei campi rom e degli
insediamenti abusivi nella
Capitale, affidato alla Croce
Rossa. Gli accertamenti
durano circa tre mesi e
vengono dislocati in tutta la
città, dentro e fuori il Gran
raccordo anulare. Sono 7mila i
rom censiti dalla Croce Rossa,
[7]
metà dei quali sono bambini. I
moduli utilizzati dalla Croce
Rossa sono cinque: il foglio
notizie socio-sanitario, il
certificato di insediamento,
quello sanitario e di famiglia,
e il libretto sanitario per la
Croce Rossa. I primi quattro
sono consegnati al personale
della Cri, mentre l'ultimo resta
ai rom.
Dal censimento emerge un
dato inequivocabile: il numero
dei rom censiti corrisponde
approssimativamente a quello
rilevato prima del censimento
stesso. Un allarme “invasione”
quello artificiosamente
prodotto che, oltre ad essere
isterico e con finalità
discriminatoria, risulta
apparire oggettivamente
infondato.
Pagina 18
(26 giugno 2008) - Corriere della
Sera
«Impronte ai
minori rom ma
l' etnia non
c' entra»
L' annuncio di
Maroni. La Bindi:
trattati da criminali
Il ministro degli
Interni boccia il
piano salva badanti
dei colleghi di
Welfare e Pari
Opportunità
ROMA - Il ministro dell' Interno
nega che si tratti di una
«schedatura», ma la decisione di
prendere le impronte digitali
anche ai rom minorenni sta già
scatenando polemiche. E all'
interno del governo è scontro
anche sulla regolarizzazione delle
badanti, visto che lo stesso titolare
del Viminale boccia il piano
concordato dai suoi colleghi del
Welfare e delle Pari Opportunità.
Il tema sicurezza continua a tenere
banco visto che al Senato è
iniziato ieri l' esame del disegno di
legge che introduce tra l' altro il
reato di ingresso illegale, maggiori
poteri ai sindaci, disposizioni
antimafia e norme più severe per
chi sfrutta i minori, compresa la
perdita della patria potestà.
Roberto Maroni annuncia che nell'
ambito del censimento avviato nei
campi nomadi «saranno prese le
impronte a tutti gli abitanti, minori
compresi», ma precisa: «Lo
faremo per evitare fenomeni come
l' accattonaggio. Non si tratterà di
una schedatura etnica, bensì di
una ulteriore garanzia perché chi
ha il diritto di rimanere possa
vivere in condizioni decenti. E per
mandare a casa chi non ha il
diritto di stare in Italia». Attacca
Rosi Bindi «si trattano i bambini
rom come se fossero incalliti
criminali. Il ministro lo nega, ma
questa è una schedatura etnica,
francamente inaccettabile». È
invece uno scontro tutto interno
all' esecutivo quello che riguarda
le badanti. Perché il primo «no»
alla proposta di Maurizio Sacconi
e Mara Carfagna che mira a
regolarizzare chi assiste
ultrasettantenni, portatori di
handicap e malati gravi arriva
proprio da Maroni. «Sono e resto
contrario a qualsiasi sanatoria
generalizzata: o si fa una norma
che non possa essere considerata
di questo tipo, e non è facile, o io
sono contrario. O si è regolari o si
è irregolari, e se si è irregolari l'
unico modo per vedere "sanata" la
propria condizione è l' espulsione
e l' eventuale, successivo
reingresso con regolare contratto
di lavoro». Il ministro ne fa una
«questione di principio» perché
«non c' è un modo per sanare i
giusti e rimandare indietro gli
ingiusti. I clandestini sono
clandestini: le figure del quasi
clandestino, del clandestino
meritevole di sanatoria o del
clandestino eticamente regolare
sono figure intermedie che faccio
fatica a definire.
[8]
E poi, perché sanare chi fa da
badante a un anziano di 70 anni e
non a uno di 69? Perché sanare
una badante e non un muratore
che magari con il suo lavoro
mantiene moglie e tre figli? L'
unica distinzione possibile è tra
chi rispetta le leggi e entra nel
nostro Paese in modo legale e chi
le aggira ed entra irregolarmente.
C' è chi chiede allo Stato
intransigenza nelle leggi e chi poi
quando è in gioco il suo interesse
personale chiude tutti e due gli
occhi: è un tipo di doppia morale
che non mi è propria». Immediata
è la reazione del segretario del Pd
Walter Veltroni secondo il quale
«il governo colpirà decine di
migliaia di badanti che svolgono
una funzione sociale in 350 mila
famiglie italiane. È un fatto
ingiustificabile».
Pagina 18
(26 giugno 2008) - Corriere della Sera
Sicurezza Il Garante chiede informazioni ai prefetti. Protesta l' Unicef
«Anche foto segnaletiche per identificare tutti i
rom»
Ordinanza del governo. L' opposizione: una schedatura
ROMA - Per accertare l' identità di adulti e bambini rom saranno prese le impronte digitali, ma verranno
effettuate anche foto segnaletiche. Lo prevede l' ordinanza firmata dal presidente del Consiglio che assegna
poteri straordinari ai prefetti di Roma, Napoli e Milano ravvisando «uno stato di emergenza». Il
provvedimento dispone «l' identificazione e il censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei
familiari presenti nei campi autorizzati e negli insediamenti abusivi, attraverso rilievi segnaletici».
Plaudono i sindaci di Roma e Milano. Mentre Letizia Moratti dice che «in questo modo si può dare la
possibilità alle forze dell' ordine e a quanti sono impegnati nel campo del sociale di capire chi sono questi
bambini», Gianni Alemanno spiega che la «proposta mira a proteggere i minori».
[9]
Ma opposizione e organizzazioni umanitarie attaccano, parlando di «schedatura», di «governo razzista».
Accuse che non modificano la decisione del ministro dell' Interno Roberto Maroni. «Andremo fino in
fondo - ribadisce il titolare del Viminale - perché questa è la strada giusta per garantire i diritti dei minori a
vivere una vita normale e non essere inviati all' accattonaggio o peggio ancora. Non ci faremo
impressionare o fuorviare da chi esprime giudizi e conosce poco questa terribile realtà che fa dell' Italia uno
dei Paesi più arretrati al mondo. Rifiuto l' idea che un Paese civile possa accettare di vedere minori che
dividono lo spazio con i topi. Proprio questo è quanto avviene nei campi nomadi». Il presidente dell' Unicef
Italia Vincenzo Spadafora gli suggerisce di «schedare allo stesso modo tutti i bambini italiani»; il garante
della privacy chiede chiarimenti alle prefetture e sottolinea come «tali modalità potrebbero coinvolgere
delicati problemi di discriminazione»; il ministro ombra del Partito Democratico Marco Minniti indica
come «vera soluzione il rispetto dell' obbligo scolastico e non queste odiose distinzioni»; secondo l' ex
responsabile della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero di Rifondazione comunista «si fa della semplice quanto
terribile demagogia razzista perché per evitare che i bambini rom vivano in mezzo ai topi occorre dare loro
una casa, non certo prendergli le impronte digitali». A tutti Maroni risponde: «Inviterei qualcuno di questi
che esprimono giudizi radicali a visitare i campi nomadi e a vedere in che condizioni sono. C' è da
vergognarsi. Non intendiamo più tollerare che questo continui, i bambini devono essere tenuti in condizioni
che rispettino i loro diritti. Sono sconcezze che vanno colpite duramente togliendo la patria potestà a chi
costringerà i minori all' accattonaggio. Un' azione a cui il governo intende senz' altro procedere». Nell'
ordinanza firmata il 30 maggio 2008 si delega ai prefetti «la definizione dei programmi di azione per il
superamento dell' emergenza» e si dispone «il monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti
comunità nomadi e l' individuazione degli insediamenti abusivi». Nel corso di questa attività si dovrà
accertare l' identità di tutti gli occupanti. Sarà la polizia a dover intervenire nei confronti di chi risulterà
«destinatario di provvedimenti di allontanamento o di espulsione», mentre per trattare con i minori si potrà
chiedere l' aiuto della Croce Rossa, come ha già fatto il prefetto di Roma Carlo Mosca. Il provvedimento
prevede «l' adozione di misure finalizzate allo sgombero e al ripristino delle aree occupate dagli
insediamenti abusivi» e «interventi finalizzati a favorire l' inserimento e l' integrazione sociale delle
persone trasferite nei campi autorizzati, con particolare riferimento a misure di sostegno e a progetti
integrati per i minori, nonché ad azioni volte a contrastare i fenomeni del commercio abusivo, dell'
accattonaggio e della prostituzione». * * * Minniti (Pd): odiose soluzioni, la vera soluzione è il rispetto dell'
obbligo scolastico * * *Il provvedimento Misure urgenti per la sicurezza Poteri straordinari al Prefetto Il
Prefetto di Roma è nominato Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al
superamento dello stato di emergenza. Ecco le iniziative di cui deve farsi promotore I campi abusivi
Monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi e individuazione degli
insediamenti abusivi Le identificazioni Identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e
dei nuclei familiari presenti nei campi autorizzati o negli insediamenti abusivi, attraverso rilievi segnaletici
Le espulsioni Adozione delle necessarie misure, avvalendosi delle forze di polizia, nei confronti delle
persone che risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di
allontanamento o di espulsione Gli sgomberi Adozione di misure finalizzate allo sgombero e al ripristino
delle aree occupate dagli insediamenti abusivi I soccorsi Realizzazione dei primi interventi idonei a
ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie I progetti Interventi per favorire l'
integrazione sociale delle persone trasferite nei campi autorizzati, con particolare riferimento a progetti
integrati per i minori, nonché ad azioni volte a contrastare progetti integrati per i minori, nonché ad azioni
volte a contrastare il commercio abusivo, dell' accattonaggio e della prostituzione * * *
[10]
Il provvedimento Misure urgenti per la sicurezza Poteri straordinari al Prefetto Il Prefetto di
Roma è nominato Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari
al superamento dello stato di emergenza. Ecco le iniziative di cui deve farsi promotore I
campi abusivi Monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi e
individuazione degli insediamenti abusivi Le identificazioni Identificazione e censimento
delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari presenti nei campi autorizzati o
negli insediamenti abusivi, attraverso rilievi segnaletici Le espulsioni Adozione delle
necessarie misure, avvalendosi delle forze di polizia, nei confronti delle persone che
risultino o possano essere destinatarie di provvedimenti amministrativi o giudiziari di
allontanamento o di espulsione Gli sgomberi Adozione di misure finalizzate allo sgombero e
al ripristino delle aree occupate dagli insediamenti abusivi I soccorsi Realizzazione dei primi
interventi idonei a ripristinare i livelli minimi delle prestazioni sociali e sanitarie I progetti
Interventi per favorire l' integrazione sociale delle persone trasferite nei campi autorizzati,
con particolare riferimento a progetti integrati per i minori, nonché ad azioni volte a
contrastare il commercio abusivo, dell' accattonaggio e della prostituzione
Sarzanini Fiorenza
[11]
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(27 giugno 2008) - Corriere della
Sera
sottosegretario all' Interno e mi ha
sempre colpito la sua competenza
in campo giuridico: ha scritto
anche tanti voci per alcune
Pro e contro
enciclopedie del diritto». Sorpreso
perché, allora? «Perché dovrebbe
sapere che non vogliamo una
schedatura e che già oggi le norme
consentono di identificare in
questo modo i minori. Dobbiamo
conoscere l' identità di chi non ha
documenti, anche per
riconsegnarlo ai genitori». Il
prefetto potrebbe perdere il posto?
«Sarà il ministro dell' Interno a
ROMA - Scelta coraggiosa o
valutare ed anche lo stesso Mosca
interpretazione sbagliata? E,
a fare le sue riflessioni. Ma è
soprattutto, poltrona a rischio
chiaro che quelle parole hanno
oppure no? Il prefetto di Roma
Carlo Mosca ha detto che «non si creato una criticità. E le criticità
vanno risolte». Cambiare il
vede il motivo per cui si
prefetto di Roma? Un' ipotesi che
dovrebbero prendere le impronte
non vuole nemmeno prendere in
digitali ai bambini rom», come
considerazione Roberto Giachetti,
invece vuole il governo. E i
deputato del Pd dopo essere stato
politici romani si dividono.
coordinatore della Margherita a
Seguendo le logiche di
Roma e stretto collaboratore di
schieramento, con la sinistra che
Rutelli: «Nonostante quello che sta
ne condivide le parole e la destra
facendo sui rom - dice - penso che
che ne prende le distanze. Ma
Maroni sia una persona
anche con qualche sorpresa.
«Rispetto al prefetto Mosca - dice intelligente e che, quindi, non gli
passi nemmeno per la testa di far
Fabrizio Cicchitto, Pdl - ho un
parere diverso. Identificare questi fuori Mosca. Se questa, invece,
dovesse essere la decisione finale
bambini non vuol dire essere
sarebbe molto grave: lo Stato non
razzisti ma, al contrario, sottrarli
ha bisogno di yesmen ma di
allo sfruttamento di cui spesso
persone che, nell' interesse dello
sono vittime». Se mantenesse il
Stato, dicono se le scelte del
suo no, il prefetto andrebbe
governo non vanno. E in questo
rimosso? «Sono un estimatore di
caso non vanno proprio, credo che
Mosca e ognuno è libero di
prendere le impronte ai bambini
esprimere la sua opinione. Non
credo sia il caso di mettersi a fare rom sarebbe addirittura
processi a nessuno e tanto meno ad incostituzionale». Achille Serra
parla in doppia veste, come
una persona preparata come lui».
senatore del Pd e come ex prefetto
È invece più netto il suo
di Roma (nonché amico di
compagno di partito Maurizio
Gasparri: «Sono davvero sorpreso Mosca): «Il prefetto ha avuto
molto coraggio ad esprimere le sue
dalle parole del prefetto. Lo
perplessità. Gli sono vicino, anche
conosco dal 1994, quando ero
perché credo che abbia pesato la
Mosca il ribelle,
esplode il caso
«Resti». «Ma è
un problema»
[12]
sua fede religiosa e sappiamo che
anche la Chiesa non ha approvato
questa scelta». Ma Serra distingue
fra uomo e funzionario dello Stato:
«Sia chiaro, un prefetto si deve poi
attenere alle disposizioni che gli
vengono impartite». Lui fece così:
nel 2002 era prefetto di Firenze e
protestò contro la chiusura delle
frontiere decisa dal governo in
occasione del Social forum.
«Certo, in quel caso era più facile
perché non toccava a me applicare
la norma in questione mentre
Mosca è coinvolto in prima
persona. Ma dopo aver protestato
ho preso atto che il governo aveva
deciso diversamente». E se Mosca
non dovesse adeguarsi sarebbe
giusto sostituirlo? «Non mi
pronuncio perché sono sicuro che
Mosca avrà l' intelligenza per fare
la cosa giusta». Rimozione sì,
rimozione no? Il centrista Mario
Baccini smussa tutti gli angoli:
«Penso che si sia trattato solo di
un' incomprensione linguistica. Le
impronte ai bambini non mi
piacciono. Tuttavia se non si tratta
di una schedatura generale ma di
un' azione mirata, credo che il caso
si sgonfierà presto. Mosca capirà e
resterà al suo posto». Il sindaco di
Roma per il momento resta alla
finestra. Domani Gianni Alemanno
incontrerà il prefetto. Con lui
parlerà del piano sicurezza che
Mosca sta preparando per la
Capitale. E anche della questione
impronte.
Salvia Lorenzo
Pagina 13
(29 giugno 2008) - Corriere della
Sera
bollato come «moralismo finto e
ipocrita» le critiche ricevute per l'
idea di prendere le impronte ai
piccoli nomadi, proprio non si
Immigrati. Viminale deciso
aspettava che una voce contraria si
levasse dalla prefettura di Roma. E
sull' iniziativa, bimbi
così, ieri, il capo di gabinetto del
compresi. Alemanno: «Ci
vuole l' identificazione, non ministro ha avuto l' ordine di
convocare i tre commissari. Il
la schedatura»
nome messo in cima alla lista, è
facilmente immaginabile. Del
resto mai, spiegano al Viminale, il
prefetto di Roma s' era detto
contrario all' ordinanza che
impone di prendere le impronte e
di effettuare fotosegnalazioni nei
confronti dei nomadi, bambini
Il «no» del prefetto
inclusi. Invece, venerdì, Carlo
irrita il ministro che Mosca ha espresso, fuori da ogni
equivoco, tutta la sua contrarietà:
chiama a rapporto i «Così come non si prendono le
impronte digitali per il passaporto
commissari
ai minori italiani, non si vede il
ROMA - Quella frase pronunciata motivo per cui bisogna farlo con i
dal prefetto Carlo Mosca venerdì, bambini rom». Talmente chiara, la
e riportata dai giornali di ieri, deve frase, da far dire ai maligni che i
rapporti tra Mosca e il sindaco
aver mandato di traverso il
Gianni Alemanno non sarebbero,
cappuccino al ministro Roberto
Maroni; per spiegare l' irritazione per così dire, idilliaci; a tal punto,
spiegano, che nell' ultima riunione
del Viminale per le parole di
Mosca - «a Roma non prenderemo il disappunto di Alemanno si
le impronte ai bimbi rom» - basta sarebbe fatto palese, dopo i no
una decisione di ieri mattina, presa ricevuti alle sue richieste di
sgomberi di campi rom. In
dal ministro prima ancora di
terminare la lettura dei quotidiani: Campidoglio minimizzano. Ma
non sarebbe la prima volta che
nelle prossime ore, al più tardi
domani, i commissari straordinari Mosca suscita le ire del Comune:
con la città paralizzata dallo
per i nomadi sono attesi al
sciopero dei taxi, l' allora sindaco
ministero. Per una riunione che,
ufficialmente, vuole «fare il punto Veltroni chiese a Mosca di
sull' ordinanza» ma che, in realtà, sgomberare piazza Venezia; la
ha un altro significato. Convocare risposta fu, semplicemente, no.
Carlo Mosca è stato capo di
il prefetto di Roma, e chiedere
gabinetto di Amato, da settembre è
spiegazioni. Perché Maroni, che
il prefetto di Roma. Ieri, il sindaco
proprio venerdì aveva detto al
ha detto che «bisogna dare identità
Corriere di voler «andare fino in
alle persone, non ci vogliono le
fondo nel censimento dei rom»,
schedature ma l' identificazione».
che nella stessa intervista aveva
In ogni caso, a prescindere dal
Impronte,
Maroni apre il
caso Roma
[13]
fatto che Alemanno ne chieda la
sostituzione, ciò che è certo è che
Mosca s' è detto contrario all'
ordinanza di Maroni: in queste ore,
è atteso al ministero. * * * 80 %
*** Vivono nel centro-sud I Paesi
con più rom: Italia (29%) e Spagna
(22%) *** 130mila *** I rom in
Italia Oltre la metà ha la
cittadinanza italiana *** 12milioni
*** I rom in Europa Circa 27 mila
le persone della comunità romanì *
* * L' identificazione dei rom
attraverso le impronte digitali,
anche dei bimbi, diventa un caso
dopo il «no» del prefetto di Roma
Capponi Alessandro
Pagina 018/019
(30 giugno 2008) - Corriere della
Sera
Immigrati Due ore di
incontro al Viminale:
«Avanti con le
identificazioni, non recedo di
un millimetro»
Impronte,
richiamo di
Maroni ai
prefetti
Vietate le
«esternazioni». E il
commissario di Roma
rischia il posto
ROMA - Ufficialmente quello tra
il prefetto di Roma Carlo Mosca e
il ministro Roberto Maroni è stato
un equivoco, un fraintendimento, e
in ogni caso adesso i prefetticommissari applicheranno alla
lettera l' ordinanza: il
«censimento» dei rom «procede
regolarmente», con tanto di
impronte digitali prese a tutti,
anche ai bambini; in realtà, nelle
due ore di incontro di ieri al
Viminale - tra il capo di gabinetto
del ministro, Giuseppe Procaccini,
e i tre commissari all' emergenza
nomadi, Carlo Mosca di Roma,
Gian Valerio Lombardi di Milano
e Alessandro Pansa di Napoli - è
stato stabilito un principio: d' ora
in avanti, parlerà solo il ministro. I
prefetti «sono dei tecnici», dicono
al Viminale, e, d' accordo o
contrari che siano, devono
semplicemente eseguire, e tacere.
Le esternazioni sono state
«vietate» dopo che, venerdì,
Mosca aveva dichiarato la propria
contrarietà all' ordinanza: «Così
come non si prendono le impronte
digitali ai minori italiani per il
passaporto, non si vede il motivo
per cui bisogna farlo con i piccoli
rom». Maroni ha immediatamente
convocato la riunione. Non solo:
secondo molti, anche il sindaco
della Capitale, Gianni Alemanno,
sarebbe infastidito da alcuni
atteggiamenti del prefetto. Se a
questo si aggiungono le parole di
Maroni alla Padania - «Mosca mi
ha meravigliato, lui deve dare
attuazione a questa direttiva e se
non vuole farlo valuteremo questo
suo comportamento; l' emergenza
nomadi va affrontata con rigore e
gente decisa, come il prefetto di
Milano...» - ecco, sommando tutto,
appare verosimile la voce che
circola: la poltrona del prefetto di
Roma scotta, e il cambio sarebbe
già stato deciso. Al termine della
riunione di ieri, il Viminale ha
diramato un comunicato breve ma
chiarissimo: l' attività di
censimento nei campi nomadi «sta
procedendo regolarmente (...) con
l' obiettivo di riconoscere l'
identità personale anche a coloro
che non sono in grado di
dimostrarla, attraverso il ricorso
alle tipologie di rilievo segnaletico
necessarie, ivi comprese le
impronte digitali». Del resto,
anche ieri, Maroni ha ribadito la
propria posizione: le polemiche
sono «totalmente infondate, frutto
di ignoranza o di pregiudizio
politico: in entrambi i casi non mi
toccano e non mi faranno
retrocedere di un millimetro»; per
Maroni «bisogna affrontare e
risolvere l' emergenza nomadi,
naturalmente nella salvaguardia di
[14]
tutte le norme di diritto italiano,
europeo e internazionale. Deve
finire l' ipocrisia per cui sono tutti
a favore dei bambini però tutti
accettano che i bambini vivano in
questi campi dividendo lo spazio
coi topi. Noi interveniamo con la
Croce Rossa, tutelando i diritti di
tutti». Roberto Calderoli, Lega,
lancia una proposta: «Tutti i
cittadini italiani si facciano
rilevare le impronte». Il
capodelegazione della Lega in
Lombardia, Davide Boni, chiede
per i rom il passaporto sanitario:
«Altro che ritenere eccessive le
misure proposte dal ministro
Maroni, qui occorre accertare le
condizioni di salute». L'
associazione umanitaria
«EveryOne» ha denunciato
aggressioni ai danni di due giovani
rom avvenute sabato, una a Pesaro
e una a Fano: «Tre italiani li hanno
picchiati e minacciati di morte».
Capponi Alessandro
Pagina 018/019
(28 giugno 2008) - Corriere della
Sera
Sicurezza Il Pontificio
consiglio per i migranti:
tristezza per questa
schedatura
Impronte, dubbi
dalla Ue E il
prefetto di
Roma dice no
Rom, un portavoce
boccia l' Italia. Poi
Bruxelles frena
DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE
BRUXELLES - Prima, il prefetto
di Roma e commissario
governativo per i nomadi del
Lazio, Carlo Mosca: «Come non si
prendono le impronte digitali per il
passaporto ai minori italiani, così
non si vede il motivo per cui
bisogna farlo con i bambini Rom».
Poi l' assessore regionale al
Bilancio del Lazio, Luigi Nieri:
«Fa bene chi obietta contro la
decisione razzista del ministro
Maroni di schedare la popolazione
rom, compresi i bambini
innocenti». E poi ancora il
Vaticano, con il Pontificio
consiglio dei migranti: quel
progetto suscita «disagio e
tristezza». Non è ancora legge, l'
idea del ministro Roberto Maroni,
ma già suscita tempesta. Anche nei
palazzi dell' Unione Europea. «La
proposta suscita analogie storiche
così manifeste, che è inutile
precisarle», dice Terry Davis,
segretario del Consiglio d' Europa,
organismo comunitario che si
occupa di diritti umani. Il punto è:
la nuova legge italiana sarà
compatibile con le norme Ue
contro la discriminazione etnica?
«No», dicono vari eurodeputati
della sinistra, come Claudio Fava:
«Maroni ci ha comunicato di aver
reintrodotto il concetto di razza nel
codice italiano». E per qualche
ora, ieri, sembra che anche la
Commissione Europea abbia già
risposto con un «no». Poi, una
precisazione: «Non abbiamo
espresso alcun giudizio». Sia nel
primo che nel secondo caso,
parlano due portavoce italiani:
Pietro Petrucci, al mattino, e
Michele Cercone, alla sera. Ma la
contraddizione è forse solo
apparente. Petrucci, al mattino,
premette infatti che è troppo presto
per un commento ufficiale sul
«progetto Maroni». Un giornalista
dell' agenzia Apcom ricalibra la
domanda: è teoricamente lecito,
secondo le norme Ue, che un uno
Stato prenda le impronte di una
parte della popolazione «in base
alla sola appartenenza a una
minoranza etnica»? E Petrucci:
«Le regole sono perfettamente
chiare, credevo che la risposta
fosse implicita: la risposta è no».
Poche ore dopo, parla Michele
Cercone: «La Commissione non
ha espresso alcun giudizio o
commentato in alcun modo l'
annuncio di possibili misure fatto
dal ministro Maroni. Non è
consuetudine della Commissione
rilasciare commenti su intenzioni o
opinioni di responsabili politici
nazionali. Se e quando l' Italia
introdurrà misure concrete, la
Commissione, nel consueto spirito
di collaborazione con gli Stati
[15]
membri, ne esaminerà la
compatibilità con la legislazione
comunitaria e con il rispetto dei
diritti fondamentali». In attesa di
sapere, si consultano le carte. Cioè
la direttiva comunitaria 2000/43/
CE, che sancisce la «parità di
trattamento fra le persone
indipendentemente dalla razza o
dall' origine etnica». E che precisa:
«Sussiste discriminazione diretta
quando, a causa della sua razza od
origine etnica, una persona è
trattata meno favorevolmente di
quanto sia, sia stata o sarebbe
trattata un' altra in una situazione
analoga».
Offeddu Luigi
Pagina 16
(1 luglio 2008) - Corriere della
Sera
denuncia «il silenzio assordante
contro l' indecente proposta di
Maroni» al quale «avremmo dato
credito se, assieme alla schedatura,
Il caso Editoriale contro il
avesse detto come portare i bimbi
Viminale. La maggioranza fa rom a scuola, togliendoli dagli
spazi condivisi coi topi. Che aiuti
quadrato, Frattini: accade
ha previsto? Nulla». Per il
già in altri Paesi
settimanale dei paolini l' Italia è
«uno stato di polizia che mostra il
volto più feroce ai piccoli rom, che
pur sono cittadini italiani» e ci si
chiede «come mai non c' è la
stessa ostinazione nel combattere
la criminalità vera in vaste aree del
Paese?». La conclusione è
drastica: «Questa schedatura viola
la dignità umana». Polemiche,
accuse e critiche che non fermano
però il titolare del Viminale. Per l'
ennesima volta Roberto Maroni
ribadisce «non arretrerò di un
Il settimanale
millimetro» e trova compatta nel
cattolico: «Viola la
sostenerlo la maggioranza. Al
dignità». Il ministro: segretario del partito democratico
Veltroni che parla di
«Vado avanti» Nuove Walter
iniziativa «eticamente
polemiche, questa
inaccettabile», a Saverio Romano
dell' Udc che chiede di
volta dal fronte
«individuare nuove formule per
cattolico, sulla
evitare l' esclusione sociale e
proposta del governo forme di discriminazione»,
risponde il ministro degli Esteri
di prendere le
Franco Frattini secondo il quale
impronte ai bimbi
«Maroni fa bene a voler proseguire
nella strada tracciata. Non si parla
rom
né di retate né di niente del genere
ma di identificare quelli che
ROMA - «Silvio Berlusconi
permetterebbe che si prendessero vivono nel nostro Paese. Queste
cose vengono fatte in tanti altri
le impronte ai suoi figli e ai suoi
Paesi europei senza nessuno
nipotini?». Parte da questa
scandalo quindi vanno fatte anche
domanda provocatoria l' attacco
del settimanale cattolico Famiglia qui». Secondo Alfredo Mantovano,
Cristiana al governo del Cavaliere sottosegretario all' Interno,
Famiglia Cristiana non mostra la
e all' ordinanza che impone i
volontà di approfondire la
«rilievi segnaletici» per l'
identificazione dei bimbi rom. Un questione, e non si hanno tracce di
simili preoccupazioni del
lungo e durissimo editoriale che
periodico dei paolini quando, nella
Famiglia
cristiana attacca
Maroni
«Indecente
schedare i
piccoli rom»
[16]
scorsa legislatura, clandestinità e
delinquenza minorile aumentavano
in modo esponenziale. Con questo
editoriale si iscrive a pieno titolo
nel gruppo dei critici "a
prescindere" del governo
Berlusconi». Perde la pazienza
anche il sottosegretario alla
presidenza Carlo Giovanardi che si
chiede «che cosa abbia più a che
fare con la famiglia e con i
cristiani questo settimanale.
Nessuno possiede la verità
assoluta quando c' è da conciliare
sicurezza e rispetto della persona,
ma non si possono neppure
chiudere gli occhi davanti a
fenomeni, denunciati da più parti,
di minori rom sfruttati e
strumentalizzati con l' utilizzo
spregiudicato del nascondere una
loro identità». Finora a livello
europeo si sono espressi soltanto
portavoce, ma ieri il commissario
alla Giustizia, Libertà e Sicurezza
Jacques Barrot, pur precisando di
non poter «esprimere giudizi
perché non ho informazioni su
questo argomento», ha ricordato:
«Non ci possono essere
discriminazioni nei confronti dei
rom». La sua precisazione rischia
di provocare uno scontro con il
ministro dell' Interno che nei
giorni scorsi aveva difeso l'
ordinanza di censimento anche
rispetto alla normativa dell'
Unione.
Sarzanini Fiorenza
Pagina 018/019
(3 luglio 2008) - Corriere della
Sera
intenzione del prefetto Carlo
Mosca è quella di non coinvolgere,
se possibile, i bambini. Niente
impronte, per loro. A meno che la
Immigrati Tre mesi per il
polizia non si trovi di fronte a
situazioni che per motivi
censimento, Carlo Mosca
esclusivamente di indagine
non vuole coinvolgere i
richiedano un' identificazione di
minori
questo tipo. I bimbi rom
potrebbero essere invece registrati
con altri sistemi, come le
fotografie. Una svolta che segue il
mandato dato dal ministro Maroni
ai tre commissari straordinari per l'
emergenza nomadi: attuare il
censimento con criteri che i
prefetti ritengano adeguati, purché
in maniera univoca. Sui criteri
univoci ci sarà ancora da discutere,
domani: le posizioni di partenza
Il commissario Ue
tra Roma, Milano e Napoli erano
Spidla: «Non
molto distanti. In queste ore il
prefetto Mosca sta completando la
tollereremo il
composizione dello staff che
razzismo» *** Nuovo seguirà il censimento. Ieri c' è
stato un primo incontro fra un
orientamento
di Palazzo
negativo del prefetto rappresentante
Valentini, l' Opera nomadi e i capi
di Roma sulla
dei gruppi rom cittadini per
schedatura dei bimbi definire non solo l' organizzazione
del censimento, che riguarderà
rom. Domani l'
circa 9 mila persone, ma anche
altri temi, come l' integrazione
incontro operativo
sociale e la scolarizzazione dei
ROMA - Tre mesi di tempo per
bambini. Sembra comunque
portare a termine il censimento dei confermata la decisione di
nomadi nella Capitale, a Napoli e a identificare con le impronte
Milano. Dal 10 luglio al 15
soltanto chi non è in possesso di
ottobre. Ma almeno all' ombra del documenti d' identità, di
Cupolone ai bimbi rom non
passaporto o permesso di
saranno prese le impronte digitali. soggiorno. «Peraltro la legge
È questo l' orientamento della
consente di prenderle, per il
prefettura dove domattina si
permesso di soggiorno, a bimbi
dovrebbe tenere l' ultima riunione sopra i 6 anni soltanto con il
operativa, anche con i responsabili consenso dei genitori. Il che
delle prefetture di Napoli e
esclude i romeni, che sono
Milano, prima del via all'
comunitari», sottolineano in
operazione nelle tre città, previsto prefettura. Chi non collaborerà
per giovedì. A Palazzo Valentini l' sarà accompagnato in
Impronte per i
bimbi nomadi
Nuovo stop del
prefetto di
Roma
[17]
commissariato per accertamenti,
così come accade a chi si rifiuta di
esibire i documenti. Intanto
sempre ieri, al question time alla
Camera, Maroni ha ribadito che
sulle impronte «non c' è nessuna
violazione delle norme europee e
delle Carte dei diritti dei minori, e
nessuna schedatura, ma solo la
necessità di identificare chi vive
negli oltre 700 campi nomadi
abusivi esistenti in Italia, non solo
i rom» e che si tratta di «un'
ordinanza di protezione civile in
vigore già da un mese: le
polemiche degli ultimi giorni sono
strumentali e infondate».
Immediata la replica del
Commissario Ue per gli Affari
sociali e le Pari opportunità,
Vladimir Spidla: «L' uguaglianza è
un valore fondante dell' Unione
europea - ha sottolineato - le
norme Ue dicono chiaramente che
non si può fare distinzione sulla
base dell' etnia», definendo il
piano-impronte italiano «un
problema assai grave». «Troppo
spesso i rom sono i cittadini
dimenticati d' Europa, occorre fare
di più per integrarli - ha aggiunto
Spidla - non tollereremo il
razzismo». E mentre il Pd ha
presentato alla Camera una
mozione per revocare con urgenza
le misure sulle impronte digitali ai
bimbi rom, si moltiplicano le prese
di posizione contro l' operazione.
«Discriminatoria», la definiscono
Amnesty International e Save the
Children, e l' Arci ha organizzato
una «schedatura pubblica e
volontaria» domenica prossima all'
Esquilino. Lo stesso, ma a favore
di Maroni, farà la Lega Nord in
Veneto, mentre la Confcommercio
invita il ministro a far prendere le
impronte «a tutti, anche ai nostri
figli». * * *
* * * Il confronto tra i Paesi in
Europa Italia Il governo prevede di
mettere in atto un censimento dei
nomadi a Roma, Napoli e Milano.
Il prefetto di Roma rifiuta di
prendere le impronte digitali ai
bambini rom *** Francia I comuni
con più di 5mila abitanti devono
avere aree di accoglienza per i
nomadi. Di ieri la legge che
prevede la schedatura dai 13 anni
per i ragazzi (anche francesi)
«pericolosi» *** Germania Ai
rom, considerati una minoranza
nazionale, sono destinati alloggi e
sussidi per il vitto. Per chiunque
violi la legge, è previsto un
provvedimento di espulsione ***
Spagna Qui vengono ospitati circa
ottocentomila rom (in Italia sono
130 mila). Sin dagli inizi degli
anni Ottanta il Paese ha avviato
programmi politici di sviluppo in
ogni regione * * * 700 I campi
rom abusivi in Italia che dovranno
essere censiti. Dal 10 luglio al 15
ottobre si svolgerà il censimento in
quelli di Milano, Roma, Napoli
*** 9.000 Persone compongono la
popolazione rom della capitale:
6.500 vivono nei 22 campi regolari
di Roma, gli altri 2.500 occupano
campi abusivi
Frignani Rinaldo
[18]
Pagina 18
(3 luglio 2008) - Corriere della
Sera
Il personaggio
«I campi?
Sembrano
lager» L' uomo
dei no a sindaci
e capi
blocco degli sfratti, fra gli applausi
dei movimenti per la casa. All'
indomani dell' omicidio di
Giovanna Reggiani a Tor di
Quinto, in un clima pesante da resa
dei conti, fra sgomberi quotidiani
delle bidonville ed espulsioni di
romeni, Mosca chiese aiuto al
cardinale Ruini «per trovare una
sistemazione alle persone che
meritano assistenza, primi fra tutti
donne e bambini, nelle strutture
del Vaticano che non sono
occupate». Atteggiamento fuori
dal coro, come quelli contro gli
autovelox nascosti per sorprendere
gli automobilisti e le cartelle
esattoriali «pazze» spedite ai
contribuenti. Poco incline alla
ribalta mediatica, grand commis,
già vice direttore del Sisde e capo
di gabinetto del Viminale, Mosca
sui giornali ci è finito ugualmente.
E anche spesso. Ma da Palazzo
Valentini è difficile restare nell'
ombra. La vicenda delle impronte
da prendere ai bimbi nomadi l' ha
visto, già all' inizio, in
contrapposizione con il ministro
Maroni. «Come non si prendono
per il passaporto ai minori italiani,
così non si vede il motivo per cui
bisogna farlo con i bambini rom»,
aveva detto alla fine di giugno. L'
hanno chiamato «ribelle»,
qualcuno ha anche ipotizzato che
potesse essere messo da parte.
Oggi la sua proposta, «niente
impronte ai bimbi se non
necessario», potrebbe essere quella
vincente. R. Fr.
ROMA - «Roma è una città che
appare sicura. Il problema è che
bisogna farla sentire sicura anche
ai cittadini». Era il settembre dell'
anno scorso. Al neoprefetto Carlo
Mosca, appena sceso dalle scale
del Vittoriano dove aveva
ricordato il generale Carlo Alberto
dalla Chiesa, bastarono due battute
con i giornalisti per far capire che i
rapporti fra l' inquilino di Palazzo
Valentini e l' allora sindaco Walter
Veltroni, per anni idilliaci,
sarebbero cambiati all' istante. La
conferma arrivò qualche giorno
più tardi: Mosca frenò sulla
creazione dei «villaggi della
solidarietà», megacampi rom da
mille persone al posto di tutti
quelli esistenti, un progetto
sponsorizzato dalla giunta Veltroni
e poi, dopo le esternazioni del
prefetto, accantonato. «Sembrano
lager», commentò con i suoi
collaboratori. Da quel momento i
«no» e i «riflettiamoci bene» del
prefetto milanese trapiantato nella Frignani Rinaldo
capitale sono stati frequenti: no al
Campidoglio che chiedeva di
sgomberare i tassisti in sciopero
che occupavano piazza Venezia
(«Li ho ascoltati, parlano con
sincerità»), no alla cessazione del
[19]
Pagina 20
(4 luglio 2008) - Corriere della
Sera
Il caso La Comunità
contraria al provvedimento
Impronte, Sant'
Egidio minaccia
denunce contro
il Viminale
Maroni all' Unicef:
schedatura non
indiscriminata
ROMA - Il Prefetto Carlo Mosca
squadra la fotocopia che giunge da
Napoli, mostra una scheda di
identificazione di un rom redatta il
26 giugno. Vi figurano oltre ai dati
anagrafici le voci religione
(ortodossa) ed etnia (rom di
Serbia). A recapitare la scheda a
Roma, cuore delle polemiche sulla
manovra delle impronte, sono stati
i volontari della Comunità di Sant'
Egidio che al mattino hanno
annunciato il loro secco no a un
censimento basato sulle impronte.
«Valuteremo azioni giudiziarie.
Siamo anche pronti a manifestare
davanti alla Camera. Con lo
striscione "Prendiamoci per mano
e non per le impronte..."», hanno
spiegato il portavoce della
Comunità Mario Marazziti e il
presidente Marco Impagliazzo. A
sera il Prefetto, invitato nei
giardini della Sinagoga per una
cerimonia a cui prende parte anche
il sindaco Gianni Alemanno,
squadra la scheda e dice: «No,
quella che sta preparando la Croce
Rossa per noi e che vareremo
domani (oggi per chi legge, ndr)
non sarà così, non avrà queste
voci. A noi basta il
fotosegnalamento, nient' altro».
Gli fa da spalla il rabbino capo di
Roma, il professore Riccardo Di
Segni, noto battutista, che
aggiunge: «Beh, se proprio la
vogliamo dire tutta, in questa
scheda manca solo l' orientamento
sessuale e poi siamo al
completo...». Insomma, ancora
indietro tutta. Un' aria che arriva
anche al Viminale, dove fa da test
l' incontro tra l' Unicef Italia,
guidata dal presidente Vincenzo
Spadafora, e il ministro Maroni.
«Incontro cordiale e
approfondito», ha detto Spadafora.
«Ci ha consentito di valutare i
provvedimenti che in alcuni punti
rispondono alle priorità sollecitate
dall' Unicef per l' integrazione e la
scolarizzazione dei minori». Il
ministro ha chiarito che si tratta di
rilievi segnaletici che non sempre
si traducono in rilievi di impronte
digitali e soprattutto che tali
rilevazioni «non saranno estese in
modo indiscriminato a tutti i
bambini rom». Sant' Egidio,
contestando il carattere
«discriminatorio» dei
provvedimenti, ha voluto precisare
che «se nel corso degli
accertamenti di identità si
dovessero presentare situazioni di
minori poco chiare, si dovrà
ricorrere semmai al Tribunale dei
Minori...», ha concesso Marazziti.
Resta l' accusa di atti
discriminatori. «Per il decreto
legge del 2003 esiste una
discriminazione diretta quando, a
causa della sua razza o origine
etnica, una persona è trattata meno
favorevolmente di quanto sia, sia
stata o sarebbe trattata in una
[20]
situazione analoga». Intanto i
parlamentari della Lega pensano a
un disegno di legge che istituisca
un referendum nei comuni in cui
devono nascere campi nomadi.
Brogi Paolo
Pagina 21
(9 luglio 2008) - Corriere della
Sera
linea con la normativa europea.
Non c' è nessun censimento o
schedatura». Le normative europee
però prevedono per il permesso di
Il sindaco al Viminale
soggiorno proprio «il rilevamento
delle impronte digitali obbligatorio
a partire dai sei anni». Che è
successo, allora? «Alemanno, al
ministro, ha detto di essere stato
frainteso: non voleva dire di essere
contrario alle impronte digitali»,
spiegano dall' entourage di
ROMA - Un annuncio a sorpresa, Maroni. Altre proteste ci sono state
a Napoli, dove la Cgil ha
una parziale frenata, la
conciliazione politica. Il tema delle annunciato per l' 11 luglio una
impronte digitali ai bambini rom, «raccolta volontaria di impronte» e
nella Capitale (dove si slitterà con a Milano dove un gruppo di legali
ha fatto ricorso contro la
il censimento tra il 12 e il 15
schedatura di Goffredo Bezzecchi,
luglio) fa ancora discutere. Così,
un sinti di 68 anni, avvenuta lo
dopo il prefetto Carlo Mosca
anche Gianni Alemanno si schiera scorso 6 giugno.
contro il provvedimento del
Menicucci Ernesto
ministero dell' Interno: «Sono
contrario - ha detto Alemanno alle impronte digitali prese ai
bambini rom». Il sindaco parlava
in una conferenza stampa
pubblica, ma erano giorni che nel
suo entourage si parlava di questa
contrarietà del primo cittadino alle
impronte digitali ai bambini rom.
Alemanno ha anche aggiunto:
«Sono convinto che Maroni non
abbia voluto schedare nessuno ma
tutelare i più piccoli. C' è stato un
equivoco, una sorta di forzatura».
Finita la conferenza stampa, la
vicenda ha avuto un seguito nel
pomeriggio, quando il sindaco è
andato al Viminale per un incontro
con Maroni e alcuni sindaci sui
nuovi assetti delle aree
metropolitane. Lì è scattato il
«chiarimento» col ministro. «Non
c' è - ha detto Alemanno - nessun
contrasto con Maroni. Il ministro
mi ha ribadito che ogni
identificazione dei minori sarà in
Alemanno, il no
alle impronte:
«Frainteso»
[21]
dell' intervento italiano sull'
emergenza Rom. Il ministro dell'
Interno, Roberto Maroni (Lega),
Corriere della Sera
assieme ai colleghi degli Esteri,
Franco Frattini (Forza Italia), e
Sicurezza I controlli
delle Politiche comunitarie, Andrea
Ronchi (An), ha espresso
«indignazione» per la decisione
dell' Europarlamento e l'
intenzione di «andare avanti». La
risoluzione di Strasburgo chiede di
«astenersi dal procedere alla
raccolta delle impronte digitali dei
Rom, inclusi i minori, e dall' usare
quelle già raccolte, in attesa dell'
imminente valutazione delle
Risoluzione di
misure previste annunciata dalla
condanna da
Commissione». Questo perché
Strasburgo. Frattini rappresenta «un atto di
discriminazione fondato sulla
attacca: voto
razza e l' origine etnica, vietato
pregiudiziale e
dall' articolo 14 della Convenzione
dei diritti dell' uomo». Gli
politicoGli
eurodeputati sostengono che «il
eurodeputati: i diritti miglior modo per proteggere i
diritti dei bambini Rom sia di
dei nomadi
garantire loro parità di accesso all'
minorenni? Scuola,
istruzione, ad alloggi e a una
case e politiche di
assistenza sanitaria di qualità, nel
quadro di politiche di integrazione,
integrazione
e di proteggerli dallo
sfruttamento». La Commissione di
DAL NOSTRO INVIATO
Bruxelles viene esortata «a
STRASBURGO - L'
valutare approfonditamente» le
Europarlamento ha lanciato un
misure del governo sui Rom. La
severo richiamo al governo di
risoluzione è passata con 336 voti
Silvio Berlusconi per far
favorevoli, 220 contrari e 77
interrompere in Italia la raccolta
delle impronte digitali dei nomadi, astensioni. È stata promossa dai
socialisti del Pse (a cui aderiscono
che è stata considerata
gli ex Ds e Sd), dai
inammissibile in quanto viola i
diritti umani e provoca un' ingiusta liberaldemocratici (ex Margherita,
«criminalizzazione» soprattutto se Idv e radicali), dai verdi e dai
attuata sui bambini. La risoluzione comunisti. I popolari del Ppe (con
Forza Italia) e la Destra (con An e
dell' Assemblea di Strasburgo ha
Lega) hanno cercato di far slittare
valore politico, ma diventa un
il voto a dopo la valutazione della
riferimento importante nella
Commissione europea. Il
valutazione che la Commissione
commissario per la Giustizia, il
europea ha in corso sulla
compatibilità con la normativa Ue francese Jacques Barrot (Ppe), si è
Pagina 002/003
(11 luglio 2008) -
Impronte ai
rom, la Ue:
razzismo.
Maroni: falso
[22]
presentato a sorpresa in aula per
rendere noti scambi di lettere e il
suo dialogo con Maroni. Ma ha
involontariamente fatto intuire le
carenze delle risposte arrivate dall'
Italia. Il leader del Pse, il tedesco
Martin Schulz, è riuscito a far
bocciare il rinvio coagulando uno
schieramento trasversale che si è
esteso nel Ppe. Novanta popolari,
approvando o astenendosi, hanno
reso più pesante il richiamo al
governo Berlusconi. «Considero
questo voto una delle peggiori
pagine della storia europea - ha
dichiarato Maroni, ventilando una
strumentalizzazione della sinistra
dell' Europarlamento basata su
falsità -. Andremo avanti sulla
nostra strada in totale accordo con
la Commissione europea perché
siamo convinti della bontà della
nostra iniziativa». Frattini ha
parlato di «indegna accusa di
razzismo» e di voto «pregiudiziale
e politico». Il Pd e le sinistre hanno
applaudito la risoluzione contro l'
azione anti-Rom del governo. «La
risoluzione contro l' ordinanza del
ministro Maroni è stata approvata
a Strasburgo con un consenso largo
e trasversale - ha affermato l'
eurodeputato di Sd Claudio Fava
(Pse) -. Per fortuna esiste un
Parlamento, in Europa, dove il
concetto di razza è ancora
considerato una vergogna giuridica
e civile». * In Europa ***
Impronte e carcere *** La legge
francese prevede un anno di
carcere e 3.750 euro di ammenda
per gli irregolari. Il governo
impone schedature e impronte
digitali per tutti gli immigrati che
chiedono visti o permessi di
soggiorno ***
Nessun censimento *** In
Germania non sono previsti
censimenti con impronte digitali.
Nella nuova legge del 2005, l'
immigrazione clandestina, però, è
ritenuta un reato punibile con pene
fino a un anno *** Schedatura per
tutti *** Nessuno sconto da parte
del governo degli Stati Uniti. Qui
le impronte digitali vengono prese
a tutti gli stranieri (rom compresi)
che vogliano entrare in territorio
americano. La schedatura è
indifferenziata *** Identificazione
con il Dna *** In Gran Bretagna
non si usa nemmeno la carta d'
identità. Non è prevista alcuna
schedatura nei confronti dei rom.
Si sta pensando però a una banca
del Dna contro la criminalità
Caizzi Ivo
Pagina 13
(16 luglio 2008) - Corriere della Sera
Il caso Accuse da tre esperti Onu sul piano nomadi. La Farnesina: sorpresa e sconcerto
Il premier: le impronte ai rom? Per mandare i
bimbi a scuola
Barroso: sono certo che saranno rispettati i valori europeiIncontro
a Roma tra Berlusconi e il presidente Ue che ha preso le distanze
dalle critiche dell' Europarlamento
ROMA - Nel giorno in cui Silvio Berlusconi ha rivendicato davanti al presidente della Commissione
europea la decisione di far raccogliere le impronte digitali dei bambini rom, su questo provvedimento
voluto in particolare dalla Lega Nord si è aperto sul piano internazionale un altro fronte di contesa. La
contestazione non è venuta da José Manuel Durao Barroso, il quale, anzi, ha
[23]
preso le distanze dal Parlamento di
Strasburgo e non ha condannato la
scelta del governo italiano. Ad
affermare che il progetto può
essere «classificato senza
ambiguità discriminatorio» sono
stati tre esperti delle Nazioni Unite
che si occupano di diritti umani, lo
statunitense Gay J. McDougall, il
senegalese Doudou Diene e il
messicano Jorge Bustamante. La
loro tes infastidito il governo al
punto che il ministero degli Esteri
ha manifestato «viva sorpresa e
sconcerto» definendola frutto di
informazioni «infondate circa il
contenuto dell' iniziativa
legislativa in corso». Che la
questione fosse leggermente
incandescente lo si è misurato
quando, in una conferenza stampa
con Barroso a Palazzo Chigi, un
giornalista ha chiesto al presidente
della Commissione un parere sulle
norme in discussione riguardo le
impronte dei rom. «Se permetti
dico io una cosa prima», è
intervenuto il presidente del
Consiglio italiano precedendo
Barroso. «Se noi non diamo un'
immagine chiara delle norme che
abbiamo approvato non si parte
bene. Il fatto di assumere le
impronte nei campi rom parte dalla
necessità di vedere chi sono i rom
nei campi», ha detto Berlusconi.
«Per i bambini, esprimiamo la
forte volontà del governo e del
Paese che possano andare a scuola
a ricevere l' educazione come tutti
gli altri», ha aggiunto addebitando
alla «stampa straniera» di
descrivere «in modo negativo il
trattamento che vogliamo dare agli
immigrati». A fianco dell' «amico
Berlusconi», sorvolando su
contrasti recenti sul ruolo dei
commissari, Barroso ha parlato di
«eccellente» collaborazione: «Il
Parlamento europeo ha preso una
posizione politica. (...) La
Commissione, secondo i trattati e
come garante di essi, ha il dovere
di accertare la compatibilità di
ogni cambiamento delle leggi con i
nostri principi». E Barroso si è
detto «certo» che si troverà una
soluzione «compatibile con i
valori europei». Berlusconi ha
sostenuto di agire in base a uno
«spirito di accoglienza» derivato
da «convincimenti cristiani». Gli
echi della posizione degli esperti
dell' Onu risalgono alle stesse ore,
mentre Pier Ferdinando Casini, ex
alleato del Cavaliere, ha deplorato
il progetto sui rom («Dà l' idea di
uno Stato feroce») proponendo di
prendere «le impronte a tutti i
nostri figli». I tre hanno criticato
misure «esclusivamente» contro
una minoranza e la «retorica
aggressiva» di «membri del
governo» che associano «i rom
alla criminalità». Versione della
Farnesina: i ministri competenti
«hanno più volte ribadito» che le
misure varranno per «tutti coloro
che sono in condizioni irregolari».
Appoggiato per un ulteriore
mandato (vedi riquadro), Barroso è
ripartito soddisfatto. Al Senato, il
presidente Renato Schifani gli
aveva confermato già un impegno
a ratificare «la settimana
prossima» il Trattato di Lisbona.
Caprara Maurizio
[24]
Censimento, via alla Magliana e la
Croce Rossa convince i rom
CECILIA GENTILE
«Volete farvi censire?». «No». Il
ragazzo delle Croce Rossa, che per
primo accosta i romeni nel campo
abusivo della Magliana Vecchia, fa
dietro front intascando una
sequenza di no. Il via libera arriva
solo quando nelle tende entra una
signora che i rom già conoscono,
perché due settimane prima è
andata a trovarli e ad avvisarli del
censimento. La signora della croce
Rossa entra e bacia Nicoleta, due
figlie di otto e nove anni. «Perché
non volete fare il censimento?»,
chiede. «Perché lo abbiamo già
fatto», risponde Nicoleta. E allora
la signora spiega che quella
precedente era una simulazione,
messa in scena per preparare gli
abitanti del campo. I nodi si
sciolgono, comincia la
registrazione dei dati. Alle 20.40 di
ieri su una popolazione stimata di
50 romeni, risultavano censite 27
persone, corrispondenti a 11
famiglie, 12 bambini e 15 adulti.
Nessuno dei bambini aveva
effettuato le vaccinazioni di rito.
Quasi nessuno andava a scuola.
Così, alle 17 di ieri, in via Luigi
Candoni, in un insediamento
abusivo, nascosto tra i canneti all'
angolo con via della Magliana, è
iniziato ufficialmente il
censimento dei rom della capitale.
L' operazione continuerà tutti i
giorni, dal lunedì al venerdì, fino a
settembre. I dati saranno
conservati dalla Croce Rossa e
verranno trasmessi sotto forma di
anonimato all' istituto di ricerca
Tagliacarne, che li elaborerà per
produrre una mappa aggiornata dei
nomadi a Roma. Nell'
insediamento spontaneo di
Corviale, dove giovedì scorso la
Croce Rossa aveva effettuato una
specie di prova generale, i 50
nomadi, tutti bosniaci, vivevano
nei camper. Qui, in via Candoni, la
miseria è veramente nera. Solo
tende improvvisate, grandi quanto
basta per contenere materassi
buttati sul terreno fangoso.
Bambini scalzi e seminudi. Una
grande discarica con i rifiuti
prodotti dal campo. Si cucina all'
aperto: su un fuoco di fortuna,
circondato da pietre, cuociono le
patate in padella. Alcuni abitanti di
questo insediamento prima
vivevano nella baraccopoli sul
greto del Tevere, sotto il ponte
della Magliana, sgomberato alcuni
mesi fa. «Aspetto di mettere
insieme i soldi per il pullman e
tornarmene in Romania - dice
Remus, 28 anni, quattro figli - Qui
solo problemi e niente lavoro». «è
vero, questa non è vita - ammette
Violeta, in Italia da quattro anni ma in Romania era peggio: non
avevamo casa, non avevamo
lavoro, neanche un pezzo di pane
per i miei figli. Qui prendo il ferro,
l' acciaio e il rame dai cassonetti e
lo vendo. Lascio i bambini più
piccoli al campo, ai miei figli più
grandi di 14 e 16 anni. Cosa vorrei
dalla vita? Non so. Per noi,
ormai... Una vita buona per i miei
figli». Vilia, 25 anni, allatta il
figlio di un anno Sigfrid mentre
risponde alle domande dei
volontari della Croce Rossa.
Sigfrid e l' altro figlio, Leonardo,
di tre anni, sono nati in Italia. Per
vivere Vilia chiede l' elemosina. Il
presidente provinciale della Cri,
Fernando Capuano, annuncia che
domani prenderà parte al
[25]
censimento anche Ferdinando
Aiuti, presidente della
commissione Sanità del Comune.
Mentre il sindaco Gianni
Alemanno fa sapere che a
verificare la correttezza delle
operazioni nei prossimi giorni ci
sarà una missione dell' Ocse. «La
missione dell' Ocse che arriverà
nei prossimi giorni e le altre
missioni internazionali - dichiara
Alemanno - confermeranno che
non c' è nessuna . La nostra
intenzione è quella di dare un'
identità ai cittadini, italiani e non,
non c' è né di carattere etnico né
di carattere culturale».
Pagina 19
(23 luglio 2008) - Corriere della
Sera
Maroni
«Impronte solo
a chi ha
compiuto i 14
anni»
legislazione vigente, nei casi in cui
l' identificazione non sia altrimenti
possibile». E comunque «nel
rispetto della persona e in
condizioni di riservatezza». Le
informazioni raccolte saranno
conservate secondo le norme
previste per tutti gli altri cittadini.
ROMA - Impronte ai bimbi rom:
avanti ma adagio. Dopo le
polemiche ieri è arrivata la
direttiva ufficiale del ministro dell'
Interno Roberto Maroni impartita
ai prefetti di Roma, Milano e
Napoli. In sostanza le impronte
potranno essere prese solo a chi ha
più di 14 anni, «salvo che non sia
possibile una identificazione in
altro modo». Invece, per i minori
di 14 anni, ma maggiori di 6 anni,
«le impronte potranno essere
acquisite solo ai fini del rilascio
del permesso di soggiorno, ove
richiesto da coloro che ne
esercitano la potestà», oppure «nei
casi necessari, attraverso il
raccordo con la competente
procura della Repubblica presso il
Tribunale dei minori». Al di sotto
di questa fascia d' età, sarà
possibile sottoporre i bambini a
rilievo dattiloscopico «d' intesa
con la Procura della Repubblica
presso il Tribunale di minori,
solamente in casi eccezionali»,e
«nei confronti dei minori che
versino in stato d' abbandono o si
sospetta possano essere vittime di
reato». Fissati i paletti anche per le
impronte agli adulti rom nei cui
confronti verranno usate «le
ordinarie procedure previste dalla
[26]
soddisfazione e fa giustizia di tutte
le accuse, le offese, gli insulti in
questi mesi da parte di chi non
sapeva bene di cosa stesse
parlando e utilizzava questo
Immigrati I nodi
argomento solo per fare delle basse
polemiche», ha detto Maroni
riferendosi alle iniziative degli
eurodeputati del centrosinistra, che
avevano portato l' Europarlamento
e poi il Consiglio d' Europa di
Strasburgo a condannare la
versione iniziale del piano per la
L' Europa: non c' è
sicurezza del governo italiano di
centrodestra soprattutto per la
discriminazione.
raccolta delle impronte dei
Maroni: fatta
bambini nomadi. I capogruppo
giustizia dopo tanti
degli eurodeputati del Pd, Gianni
Pittella (ex Ds) e Gianluca Susta
insulti. Il
(ex Margherita) hanno però
commissario Barrot: attribuito proprio all' intervento di
Strasburgo la correzione delle
limitata la raccolta
misure iniziali.
delle tracce digitali. Il discriminatorie
«Dal rapporto ricevuto emerge che
Pd: interventi corretti non c' è nulla di discriminatorio
nelle misure proposte dal governo
grazie alle nostre
italiano -, ha fatto comunicare
pressioni
Barrot -. La raccolta delle impronte
digitali non è sistematica, ma
DAL NOSTRO INVIATO
limitata, in particolare in relazione
BRUXELLES - La Commissione ai minori. Per cui è limitata ai casi
europea non considera
in cui è strettamente necessaria l'
discriminatorie le misure del
identificazione in assenza di
governo italiano contenute nel
documenti». Il portavoce del
piano per la sicurezza varate per
responsabile Ue della Giustizia ha
affrontare le situazioni di
confermato le rivendicazioni del
emergenza nei campi nomadi. Lo
centrosinistra affermando che la
ha ufficializzato il vicepresidente
Commissione ha apprezzato la
della Commissione e responsabile disponibilità delle autorità italiane
per la Giustizia, il francese Jacques ad adeguarsi alla normativa Ue
Barrot, tramite un portavoce, che
perché «ha permesso di correggere
ha annunciato l' approvazione della le disposizioni e le misure che
documentazione inviata a
potevano essere contestabili». Le
Bruxelles dal ministro leghista
polemiche erano esplose
dell' Interno Roberto Maroni l' 1
soprattutto dopo gli aggressivi
agosto scorso. «Ero certo che
interventi della polizia nei campi
sarebbe stato questo il responso»,
Rom di Roma e Napoli. Singoli
ha commentato il premier Silvio
membri della Commissione
Berlusconi. «La conferma che
europea avevano criticato le
arriva oggi dà grande
azioni. Il Garante della privacy in
Pagina 002/003
(5 settembre 2008) - Corriere della
Sera
Impronte ai
rom, la Ue
assolve l' Italia
[27]
Italia era intervenuto contro il
rilevamento delle impronte dei
bambini. Maroni ha definito
«gioco meschino» le
rivendicazioni del centrosinistra e
ha detto di aver presentato a
Bruxelles il piano pubblicato sulla
Gazzetta ufficiale nel maggio
scorso. Il ministro degli Interni ha
aggiunto che entro metà ottobre
sarà completato il censimento dei
principali campi Rom italiani.
Barrot ha fatto sapere di voler
continuare a monitorare la vicenda.
Il sindaco di Roma Gianni
Alemanno di An ha polemicamente
invitato il centrosinistra a chiedere
scusa per le accuse lanciate in
passato. Ma il Prc ha accusato
Barrot di essere stato
condiscendente con Berlusconi sul
caso nomadi in quanto
appartenente al suo stesso partito
popolare europeo. * 30 maggio Le
ordinanze: impronte ai rom Il 30
maggio il governo in tre ordinanze
nomina i prefetti di Roma, Napoli
e Milano commissari delegati all'
emergenza nomadi con il compito
(tra gli altri) di procedere «all'
identificazione e al censimento
delle persone, anche minori di età»
che vivono nei campi «attraverso
rilievi segnaletici». L' opposizione
lavora per introdurre modifiche
(nella foto controlli) * 7 luglio La
protesta all' Esquilino Il rilievo
delle impronte suscita la protesta
del centrosinistra e dell' Europa. Il
7 luglio in piazza dell' Esquilino a
Roma Arci e Aned (l' associazione
nazionale ex deportati) compiono
una «schedatura pubblica e
volontaria» per protesta (nella
foto).risoluzione Ue: razzismo Il
10 luglio il Parlamento Ue (nella
foto) lancia un richiamo al governo
Berlusconi per far
concomitanza dei due eventi
nel campo più grande
d'Europa, ed erano stati
esclusi problemi di
sovrapposizione. Versioni
contrastanti che hanno fatto
da cornice alle polemiche
scoppiate mentre il blitz era
in corso. I rom hanno
accusato i vigili di aver
compiuto un «rastrellamento
di anziani, donne e persone
malate» e di essere stati
trattati «come ad Auschwitz,
Caizzi Ivo
con sequestri di generatori di
corrente usati per alimentare
i frigoriferi dove c'erano
latte per i bimbi e
medicinali». Il consigliere
(12 settembre 2008) - Corriere
regionale Anna Pizzo
della Sera
(indipendente Prc) ha chiesto
Campi rom Doppio intervento un incontro con il questore
Giuseppe Caruso «per
ieri nell'insediamento: la
ottenere chiarimenti» perchè
mattina la municipale, nel
«l'operazione ha preso di
pomeriggio il censimento
mira tutti, anche anziani e
donne incinte, colpevoli o
Casilino 900: controlli con
meno di aver commesso
giallo e polemiche
presunti furti». Dalla
Municipale hanno ribattuto
Accuse tra vigili e Croce
ancora che non c'è stato
Rossa: «Nessuno ci ha
alcun abuso e che i nomadi
informato del blitz»
sono stati rispettati e
All'arrivo dei vigili al
rifocillati con acqua e panini
Casilino 900 c'erano 225
acquistati a spese degli
nomadi invece dei previsti
agenti.
700. Ispezionate 150
«La donna incinta era una
baracche
sola, al secondo mese, e l'ha
La replica della Municipale detto solo all'Ufficio
Immigrazione», hanno
non si è fatta attendere. È
precisato gli investigatori che
stato fatto presente, in
hanno ripreso le fasi
particolare, che tra
dell'operazione con le
funzionari dei vigili e della
telecamere. «La sinistra fa
Cri solo qualche giorno fa
c'era stato un contatto sulla polemiche ridicole - ha
interrompere la raccolta delle
impronte dei nomadi, perché
rappresenta «un atto di
discriminazione fondato sulla
razza». Ieri invece il parere
positivo della Commissione
europea sulla base della relazione
inviata dall' Italia * 160 *** mila I
rom che vivono in Italia (non solo
nei campi nomadi), secondo gli
ultimi dati del Viminale. I rom non
censiti che comunque si muovono
in Italia sarebbero 100 mila
[28]
spiegato Fabio Rampelli,
deputato del Pdl e
responsabile sicurezza di An
Roma - nel campo sono state
riscontrate numerose
violazioni», mentre in serata
il sindaco Gianni Alemanno
ha aggiunto che «non c'è
stato alcun rastrellamento,
alcun atteggiamento
offensivo nei confronti degli
abitanti del campo ma
semplicemente la ricerca di
una refurtiva in un'attività
di indagine ». All'arrivo dei
vigili, coordinati da Antonio
Di Maggio, comandante
dell'VIII Gruppo, al Casilino
900 c'erano 225 nomadi
invece dei previsti 700.
Gli agenti hanno controllato
i loro documenti, ispezionato
150 baracche e
accompagnato 20 persone
all'Ufficio immigrazione.
Una è stata arrestata e 5
denunciate. Durante il
controllo sono state anche
sequestrate tute mimetiche
dell'esercito, idranti con il
logo del ministero
dell'Interno, privi di lance di
rame, attrezzi da cantiere,
abiti cinesi, computer e
videogiochi, batterie di
pentole ancora imballate, un
apparecchio ospedaliero per
l'endoscopia. E ancora tre
scooter e un camper rubati,
pezzi di argenteria e anelli di
varia foggia. Ieri sera i
proprietari hanno iniziato a
riconoscerli negli uffici della
Municipale.
Rinaldo Frignani
[29]
Chiusura Lunedì l'operazione si
conclude a Villa Gordiani
Entro domani il censimento
approderà a Villa Gordiani, ultima
tappa, dove si stimano altri 200
Ecco i dati del censimento
rom. A quel punto l'operazione
voluta dal Viminale si fermerà
Settemila rom, metà bimbi
anche se non è completamente
ultimata. La pausa servirà
Saranno settemila a Roma i rom
comunque al Viminale, dove il
censiti alla fine dalla Croce Rossa, ministro Maroni ha indicato fin da
che lunedì completa l'operazione
giugno questa dead-line di metà
avviata a giugno (mancano però
ottobre per poter tirare le prime
ancora all'appello due campi
conclusioni di un'operazione
chiave, via Candoni e Castel
lunga, faticosa, tormentata e
Romano). Secondo il Prefetto
comunque portata ora a
Carlo Mosca, i rom censiti
destinazione evitando gli inziali
sarebbero seimila, per metà
eccessi che passavano attraverso la
bambini al 50% scolarizzati.
decisione di prendere le impronte
Drammatiche le condizioni dei
digitali, operazione che grazie
campi irregolari, a cui vanno
soprattutto al prefetto di Roma
aggiunte le nuove mini-favelas.
Carlo Mosca e alla sua ferma
A PAGINA 7
opposizione è stata evitata.
Paolo Brogi
Mancano però all'appello ancora
due campi molto importanti
dell'hinterland ronmano, quello di
via Candoni alla Magliana dove le
Corriere della Sera - ROMA due etnie presenti (rumeni
sezione: Cronaca di Roma - data: maggioritari e serbi in minoranza),
2008-10-11 num: - pag: 7
per complessivi 600 rom, si sono
categoria: REDAZIONALE
rifiutate di prestarsi alla conta e
soprattutto Castel Romano sulla
Emergenza rom Il 50% dei
Pontina, con altri 7-800 rom. Si
piccoli non è vaccinato e non tratta dunque di 1.500 rom che si
frequenta la scuola
vanno ad aggiungere ai 4.500
censiti. In più, con questi 6.000
Nomadi, censimento finito:
rom, andrà però considerata anche
sono 7.000, la metà bambini la diaspora rom nei mini-campi
spontanei nati da giugno un po'
Il prefetto: «Gli irregolari
ovunque e che vengono
andranno in campi autorizzati»
costantemente monitorati dalla
Carlo Mosca ha parlato di
Polizia municipale con gli
seimila nomadi censiti, ma a
elicotteri.
questi vanno aggiunti i circa
Ieri il Prefetto ha comunque
altri mille sparsi in microanticipato una prima stima:
insediamenti
«Abbiamo censito seimila rom - ha
Alla fine il censimento si fermerà detto, intendendo come risultato
a quota 7.000 rom. Sono infatti
globale quello comprensivo anche
4.300 i rom a cui è stata distribuita dei campi come via Candoni e
finora a Roma la tesserina con la
Castel Romanno, in effetti non
foto della Croce Rossa Italiana.
ancora fatti - . Metà sono bambini
[30]
e metà risultano non vaccinati e
non scolarizzati. Quelli censiti nei
campi abusivi contiamo di poterli
sistemare al più presto in strutture
regolari ».
Alla fine dunque si scoprirà che i
rom a Roma sono al massimo
7.000 e non 15-20 mila come
all'inizio veniva comunemente
valutata la presenza rom, da fonti
diverse e qualificate come Caritas,
Sant'Egidio, Servizi sociali del
Comune, Prefettura. Non ci sono
più tutti questi rom a Roma,
sempre che ci siano mai stati. La
presenza appare dunque dimezzata
rispetto a quella stima. Comunque
sia resta molto alto il numero di
rom che vivono in condizioni
pessime, come quelle incontrate
dagli stessi volontari della Croce
Rossa in via Morselli, sotto la
Roma-Fiumicino, via Appia
Nuova, via della Martora, via
Pietra Sanguigna, via Flauto- Via
Collatina, via Riserva di Lidia, via
Boccabelli, alla Celsa sotto la
Flaminia, alla Barbuta.
A quota 4.000 rom censiti, i minori
rappresentavano esattamente la
metà, circa 2.000, di cui la metà
scolarizzati. Poco più di 650
(15%) sono infine i rom privi di
documenti, che sono stati
identificati tramite due testimoni
in possesso di documenti. Resta il
che fare. In Comune se ne occupa
un team composto dal generale
Mori, dall'assessore Sveva Belviso
e dal consigliere Samuele Piccolo.
In Prefettura si sono già tenute
riunioni con le realtà più corpose
come il Casilino '900.
L'orientamento è di lasciare
insediamenti come il Casilino e
Tor de Cenci, ripulendoli,
dotandoli di fogne e quant'altro,
cacciando delinquenti e irregolari.
A PAGINA 3
Paolo Brogi
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data:
2008-10-14 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE
I dati definitivi della prima
fase del censimento operato
dai volontari della Croce
Rossa tra giugno e ottobre
Rom, ecco i numeri dei 50
campi
Sono 4.268. Mancano due grandi
insediamenti, arriveranno a
settemila
La Croce Rossa ha concluso,
temporaneamente, il censimento
dei rom. Visitate oltre 50 realtà, tra
piccole e grandi, autorizzate e
irregolari. In 25 campi però non è
stato trovato nessuno. Con i due
grandi campi che restano da
censire, Castel Romano e via
Candoni, i rom scoperti dalla Cri
ammontano dunque a seimila. A
cui andranno aggiunti però i mille
rom che nel frattempo si sono
sparsi in mini-favelas di periferia.
Insomma, si conferma che a Roma
oggi l'emergenza nomadi si arresta
a quota settemila rom. E non 15-20
mila come paventato da più parti
prima dell'estate. Un terzo di loro
vive in condizioni pessime, spesso
terribili. Alta ancora l'evasione
scolastica dei bimbi rom, intorno
al 50%.
Rom: 4.268, metà in
condizioni estreme
Mancano due campi, verso quota
settemila. Solo il 17% senza
documenti Tra luglio e ottobre,
decine di volontari della Croce
Rossa (affiancati da pattuglie dei
carabinieri) hanno raccolto i
dati
Censire i nomadi. Polemiche su
impronte a parte, sembrava facile
ma non lo è stato per niente. Per
esempio, il primo insediamento in
cui la Croce Rossa di Roma si è
presentata in luglio, come taskforce inviata dal Commissario ai
rom Prefetto Carlo Mosca, era in
via Mazzacurati, nel XV
Municipio. Parliamo di un
parcheggio, sotto Corviale,
riempito a sera dai furgoni di un
gruppo di bosniaci che di giorno se
ne vanno in giro a raccogliere
ferrame. Poi è successo che
residenti del Serpentone abbiano
colto l'occasione proprio in quel
momento per protestare contro il
campo improvvisato. Risultato? I
rom si sono spostati in un
parcheggio non distante, quello
della Direzione dell'Alitalia.
Quindici giorni dopo lì la Croce
Rossa ne ha censiti, su loro libera
accettazione, 158.
In tre mesi, tra luglio e ottobre,
oltre cinquanta valorosi volontari
della Croce Rossa (affiancati da
pattuglie discrete di carabinieri)
hanno cercato di dare un volto ai
rom di Roma. Con pazienza e
comprensione. Tra alti e bassi, con
qualche sporadico caso di campo
che si è rifiutato in blocco (da via
Cave di Pietralata a via Grisolia,
ma anche a via Candoni e in parte
alla Barbuta), troppo spesso di
fronte a situazioni invivibili
catalogate nelle schede come
«molto precarie» e «pessime».
[31]
Per chi non vive come i rom più
disperati, magari sotto un viadotto,
in mezzo a serpi, ratti e insetti di
ogni genere, forse è difficile capire
di che si tratti. I borghetti e le
favelas dei romani, quelli amati
dal neorealismo e poi da Pasolini,
non hanno mai raggiunto questi
livelli di orrore. A Roma, oggi, in
queste condizioni sopravvivono
però tra i 1.500 e i 2.000 rom.
Sono gli ultimi degli ultimi, molto
spesso rumeni, lontani da vaccini e
scuole e da un minimo di dignità.
C'erano anche prima che si
svegliasse il ministro Roberto
Maroni, prima che venisse
sollevato il tasto rovente delle
«impronte digitali», bastava però
non vederli e non considerarli. Ma
c'erano già, da anni, facendo
levitare la quota che per anni ha
fotografato la presenza dei rom in
5.000 presenze, a qualcosa di più,
molto di più, fino alla valutazione
comunemente accettata prima
dell'estate di 15-20 mila rom a
Roma. Ma non era così. E forse
non lo è mai stato.
La Croce Rossa li ha dunque
rincorsi un po', tallonandoli qua e
là, perlopiù ben accetta perché
dopo le dicerie iniziali e le voci
più stravaganti («vogliono togliere
il sangue ai bimbi...» ecc.) anche i
rom più riottosi si sono resi conto
che un tesserino con la foto non fa
male a nessuno. E magari aiuta,
perfino a chi vuole cercarsi un
lavoretto.
Risultato? Il censimento si è
fermato ora a 4.268 rom (di cui
2.130 minori, di cui 1.124
scolarizzati). I rom privi di
documenti ammontano a 704.
All'appello mancano ancora però
alcune realtà importanti, saranno
censite a novembre: Castel
Romano, innanzitutto, sulla
Pontina, con i suoi 1.000 rom, via
Candoni alla Magliana (con i suoi
700 rom, in prevalenza rumeni)
che con l'orgoglio di un campo
modello non ha accettato. In più
andranno calcolati senz'altro anche
i min-campi in cui per paura o
altro, da giugno e luglio, si sono
spostati un migliaio di altri rom.
Sono le mini- favelas (da una a
dieci baracche) sorte nelle
periferie e oggi monitorate dalla
Polizia Municipale con l'elicottero.
Conclusione? Alla fine il
censimento di fatto approderà a
quota 7.000 rom. E non, dunque,
ai 15-20 mila inizialmente
paventati. Chissà, forse c'è chi se
ne è andato in Spagna o altrove,
ma c'è anche chi invece nel
frattempo è venuto qui dal
napoletano. Comunque sia resta
molto alto il numero di rom che
vivono in condizioni pessime,
come quelle incontrate dagli stessi
volontari della Croce Rossa in
molti quadranti della città da via
Morselli a via della Martora, via
Pietra Sanguigna, via Flauto, via
Riserva di Lidia, via Boccabelli,
alla Celsa sotto la Flaminia, alla
Barbuta.
Bisognerà sistemarli, ora, in
condizioni più accettabili. Dove?
Bonificando le attuali aree,
creandone qualcuna di nuova,
cacciando gli indesiderabili. Il
Prefetto ha più volte ricordato poi
che sarebbe un errore però staccare
i minori che già vanno a scuola
dagli istituti che li accolgono. Di
rom privi di documenti il
censimento poi ce ne consegna un
15%. Attenzione, però, buona
parte sono così perché originari di
un paese che non esiste più, come
la Iugoslavia. Cacciarli verso il
nulla è un altro nonsense. Il piano
per i rom dovrà tener conto di tutto
[32]
questo.
Iminori
Sono 2.130 nei campi visitati, di
cui 1.124 scolarizzati. I rom privi
di documenti sono 704
Paolo Brogi
Sono settemila i nomadi in città
'Nuovi campi oltre il Raccordo'
PAOLO G. BRERA
Lavoro finito: oggi il prefetto
Carlo Mosca consegnerà al
ministro dell' Interno, Roberto , il
consuntivo del censimento nei
campi nomadi romani da cui
emerge un quadro desolante: metà
dei 2.500 bambini trovati nei 50
campi visitati non erano mai stati
vaccinati, il tasso di
scolarizzazione è risultato molto
basso e le condizioni di vita nei 40
insediamenti abusivi è apparso a
livelli di estremo degrado. Il
censimento è propedeutico alla
"fase due", quella degli sgomberi e
della riorganizzazione dei campi,
punti salienti nei programmi di e
del sindaco Alemanno. E a Roma,
la ricognizione delle aree
disponibili per è già partita. Chiaro
l' obiettivo dell' amministrazione:
man mano che i campi abusivi
verranno sgomberati, i 2.200
nomadi in condizioni di forte
degrado identificati dal censimento
saranno traslocati
temporaneamente nei campi
attrezzati già esistenti, e saranno
poi accolti in una delle grandi
proprietà comunali fuori dal
Raccordo che la giunta provvederà
ad attrezzare. Un elenco che, una
volta completato, verrà consegnato
al generale Mario Mori, come da
lui richiesto. è infatti dell' ex capo
del Sisde chiamato a dirigere l'
ufficio Sicurezza la regia del piano
mirato a stroncare gli insediamenti
abusivi che spuntano come funghi
negli angoli più nascosti della
città. Una strategia diversa da
quella finora messa in campo dal
gabinetto del sindaco. Secondo il
generale Mori, infatti, non ci si
può limitare ad interventi spot, con
i nomadi allontanati dalle baracche
improvvisate sugli argini del
Tevere o negli anfratti più nascosti
a suon di cariche dei vigili urbani:
inevitabilmente, non sapendo dove
andare, i senza fissa dimora si
spostano di qualche metro
ricreando la stessa situazione di
prima. Ieri il capo della Sicurezza
capitolina lo ha spiegato
chiaramente al sindaco Alemanno
e agli assessori Belviso e Marsilio
durante la riunione riservata in
Campidoglio: occorre dare una
risposta più complessa coniugando
sgomberi e accoglienza,
repressione e politiche sociali.
Individuando, appunto, un' area
fuori dal Raccordo, il più distante
possibile dai centri abitati. Intanto,
l' attività di bonifica non si ferma.
Concentrandosi, innanzitutto,
lungo le aree adiacenti ai nodi di
scambio della Capitale. Lunedì è
stato concluso lo sgombero di sei
insediamenti abusivi a Primavalle,
limitrofi alla fermata ferroviaria
Battistini, e di altri due al
Laurentino, in piazza Cerva. Al
termine delle operazioni, 6
baracche sono state rese
inservibili, e sono stati controllati
13 immigrati.
[33]
NOMADI:MARONI,VIA CAMPI
ABUSIVI,SÌ VILLAGGI
ATTREZZATI/ANSA 12MILA
PRESENZE, 5MILA MINORI. IN
13MILA VIA PRIMA DI
CENSIMENTO (ANSA) ROMA, 22 OTT - I nomadi che
hanno «il diritto» di stare in Italia
vivranno in «villaggi attrezzati»
dotati di acqua e luce, servizi
igienici e servizio di raccolta
rifiuti. Per tutti gli altri l'unica
soluzione è lo sgombero perchè
tutti i campi abusivi saranno
chiusi: e «va da se che non sarà
consentita l'apertura di nuovi
insediamenti. Quattro mesi dopo
l'annuncio che sarebbe stato
eseguito un censimento dei campi
nomadi presenti a Roma, Milano e
Napoli - iniziativa che ha sollevato
anche le proteste dell'Unione
Europea, poi rientrate dopo le
spiegazioni fornite dal Viminale il ministro dell'Interno Roberto
Maroni sottolinea che »l'ottimo
lavoro« svolto dai commissari
straordinari nominati dal governo,
i prefetti delle tre città, Carlo
Mosca, Gianvalerio Lombardi e
Alessandro Pansa. E presentando i
numeri del censimento ricorda che
l'ordinanza di protezione civile che
ha stabilito le 'regolè per le
rilevazioni »non è mai stata
modificata, neanche dopo
l'intervento della Commissione
europea«. Il censimento ha
accertato la presenza di 167 campi,
di cui 124 abusivi e 43 autorizzati
in cui erano presenti al momento
della rilevazione 12.346 persone di
cui 5.436 minori. Ma, ed è questo
che preme di più a Maroni, almeno
altrettante persone si sono
allontanate dai campi quando
hanno saputo dell'iniziativa. »È un
effetto importante« dice infatti il
ministro, secondo il quale la
maggioranza di quelli che sono
spariti erano cittadini romeni di
etnia rom che sarebbero andati in
Francia, Spagna e Svizzera. »Nei
prossimi giorni - aggiunge Maroni
- definiremo gli ambiti e i progetti
da mettere in atto, in modo da
procedere in maniera spedita e
arrivare a completare gli interventi
entro maggio dell'anno prossimo«.
Il primo passo sarà lo sgombero
dei campi abusivi e
l'individuazione dei siti idonei
dove realizzare quelli attrezzati.
Intervento questo, assicura
Maroni, che verrà fatto 'd'intesa
con gli enti locali».
Successivamente verranno
realizzati quegli interventi
necessari per il ripristino delle
condizioni socio-sanitarie
all'interno dei campi autorizzati e
partirà la scolarizzazione dei
minori. «Il nostro obiettivo - dice
ancora il ministro - è di passare dai
campi nomadi semplicemente
autorizzati o tollerati ad una
struttura che sarà un vero e proprio
villaggio attrezzato dove potranno
vivere in condizioni civili tutti
coloro che hanno il diritto di
rimanere in Italia. È un piano
ambizioso che vuole metter fine a
questo sconcio e creare un modello
che possa essere d'esempio come
'best practicè per tutta l'Europa».
(ANSA).
[34]
RAZZISMO
EPISODI DI RAZZISMO
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di
ragione e di coscienza e devono
agire gli uni verso gli altri in
spirito di fratellanza.
punitiva in alcuni negozi gestiti
da bengalesi, due alimentari e
un internet point, per il furto di
un portafoglio. Quello era solo
l’inizio. In poco tempo in tutta la
città questi episodi di razzismo
sono dilagati. E in alcuni casi
sono state le forze dell’ordine a
essere poco rispettose dei diritti
di uguaglianza e di non
discriminazione nei confronti di
persone provenienti da altri
Paesi e particolarmente da Sud
del Mondo e dall'Est Europa.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano
tutti i diritti e tutte le libertà
enunciate nella presente
Dichiarazione, senza distinzione
alcuna, per ragioni di razza, di
colore, di sesso, di lingua, di
religione, di opinione politica o
di altro genere, di origine
Nel caso della cittadina somala
nazionale o sociale, di ricchezza, Amina Sheikh Said fermata,
di nascita o di altra condizione.
costretta a restare nuda per ore
e a essere perquisita
Articolo 7
all’aeroporto di Ciampino, è
Tutti sono eguali dinanzi alla
stato denunciato dalle
legge e hanno diritto, senza
associazioni Antigone e Progetto
alcuna discriminazione, ad una
Diritti un grave episodio di
eguale tutela da parte della
razzismo da parte delle forze di
legge. Tutti hanno diritto ad una polizia. La donna è stata
eguale tutela contro ogni
accusata prima di essere una
discriminazione che violi la
ladra di bambini, perché tornava
presente Dichiarazione come
da Londra con i suoi nipotini, poi
contro qualsiasi incitamento a
di traffico di clandestini e per
tale discriminazione.
ultimo di essere un corriere
della droga. Ma non solo. E’
stata anche insultata dalle due
agenti, che operarono la
Negli ultimi mesi c’è stata
perquisizione. E dopo il danno
un’escalation di episodi di
anche la beffa. Amina è stata
razzismo a danno di cittadini
anche denunciata per resistenza
immigrati, al centro, così come
a pubblico ufficiale. Ma
in periferia, da quando la guida
dell’intero caso il pubblico
del Campidoglio è passata al
centrodestra. Neanche un mese ministero ha chiesto
l’archiviazione.
dopo l’elezione di Alemanno, al
Pigneto c’è stato una spedizione
[35]
Commento dei difensori della
sig.ra Amina alla richiesta di
archiviazione del Pubblico
Ministero
mentale”. Il Pubblico Ministero ha
ritenuto però che tale offesa fosse
censurabile solo sul piano del
costume e della cattiva
L’avv. Luca Santini e l’avv. Mario educazione. E’ evidente invece,
contrariamente a quanto sostenuto
Angelelli, dell’associazione
“Progetto Diritti”, difensori della nella richiesta di archiviazione,
che i fatti commessi dai pubblici
sig.ra Sheikh Said Amina, a
ufficiali siano penalmente rilevanti
seguito della richiesta di
e necessitino, quindi, di una piena
archiviazione depositata in data
odierna dal Pubblico Ministero sia risposta in sede processuale.
in merito ai fatti discriminatori
Abbiamo comunque già
denunciati dalla propria assistita,
predisposto una segnalazione
che in merito al reato di resistenza cognizione del “Comitato Europeo
a pubblico ufficiale ascritto alla
per la prevenzione della tortura”,
sig.ra Amina, dichiarano quanto
organismo istituito presso il
segue: «Nella richiesta di
Consiglio d’Europa con lo scopo
archiviazione del Pubblico
di prevenire i trattamenti inumani
Ministero si dà atto di un
e degradanti subiti dai detenuti o,
comportamento non corretto da
in genere, dalle persone poste
parte degli agenti che operarono
sotto la vigilanza delle forze
la perquisizione nei confronti
dell’ordine».
della sig.ra Amina, e che
Un altro fatto che ha destato clamore è stato il
addirittura si sono spinti fino a
pestaggio di un venditore ambulante bengalese
denunciarla, infondatamente, per
avvenuto a Fontana di Trevi durante un controllo
il reato di resistenza a pubblico
da parte di alcuni vigili urbani. La denuncia è
ufficiale. Il Pubblico Ministero
dell’associazione Dhuumcatu e di Progetto Diritti.
ritiene però questi comportamenti
Gravi anche le due aggressioni avvenute nel
non rilevanti dal punto di vista
quartiere di Tor Bella Monaca a distanza di
penale. La difesa della sig.ra
neanche due settimane, nei confronti di Tong
Amina ritiene comunque frettolosa
Hongsheng, un operaio cinese preso a pugni
mentre si trovava alla fermata del bus da sei bulli,
l’inchiesta che ha portato alla
tutti minorenni, e di S.H., venditore ambulante
richiesta di archiviazione, avverso
bengalese, assalito da quattro ragazzi, che
la quale sarà proposta opposizione
stavano tentando di rubargli la merce.
al Giudice per le Indagini
Una buona notizia.
Preliminari. Si chiederà al Gip di
ascoltare le persone con le quali la
Il Tribunale di Roma ha condannato il proprietario
sig.ra Amina ha interloquito
di un bar al risarcimento del danno subito da un
durante la perquisizione e subito
cittadino senegalese, il quale si era visto rifiutare
che gli fosse servita una bevanda, che tra l’altro
dopo di assumere informazione
aveva già pagato, solo perché ha la pelle nera. I
innanzi tutto dalla stessa
fatti risalgono a più di tre anni fa, alla fine del
denunziante, che non è mai stata
2005, ma la dinamica dell’accaduto è purtroppo
convocata dal Pubblico Ministero.
molto attuale.
Il marito della sig.ra Amina ha
confermato nel corso delle
indagini di aver sentito la frase:
“Questa negra è pazza. La faccio
rinchiudere al centro di igiene
[36]
Progetto Diritti
Rifiutare di servire un cittadino extracomunitario in un pubblico esercizio è atto di
discriminazione ai sensi dell’art. 43 co. 2 lett. b d.lsg. 286/1998. Lo ha dichiarato il Tribunale di
Roma sezione civile in un’ordinanza depositata il 16.07.2008 con la quale il Tribunale ha accolto il ricorso
presentato, ai sensi dell’art. 44 d.lgs. 286/1998 da un cittadino senegalese, assistito dagli Avv. Mario Angelelli
e Federica Sorge della associazione Progetto Diritti, organismo antidiscriminazione iscritto al registro del
Ministero delle Pari Opportunità. Il ricorrente si era visto rifiutare dal barista una bevanda già pagata. L’uomo
aveva atteso invano che qualcuno si degnasse di servigli la bibita ordinata, mentre avventori entrati
successivamente venivano prontamente serviti; alle sue rimostranze, il barista aveva risposto lanciando sul
bancone i soldi pagati per la bibita accompagnati dall’espressione: “di gente come lui non abbiamo bisogno
qui”. Il Tribunale ha quindi ritenuto di condannare il proprietario del bar al risarcimento del danno subito dal
Pagina X - Roma
"Ci chiedevano soldi, poi le botte" al Trullo il terrore dei raid razzisti
Nei verbali la denuncia degli immigrati: ci taglieggiavano
"Hanno preteso cinque euro per farci continuare a camminare sul marciapiede"
MARIA ELENA VINCENZI
«Ci hanno chiesto cinque euro per poter continuare a camminare su quel marciapiede e quando
hanno visto che non avevamo intenzione di piegarci, hanno iniziato a seguirci e a tirare calci
alla valigia del mio amico. Poi si sono avventanti contro di noi con caschi e cinture». È con
questa disperata denuncia, resa ai militari della stazione di Villa Bonelli, che sono partite le
indagini che hanno portato all´identificazione di una vera e propria baby gang di ispirazione
razzista che teneva sotto scacco gli immigrati del Trullo. Non bulli di quartiere, no. Questi
giovani sono ritenuti veri e proprio delinquenti. Capaci di terrorizzare gli immigrati della zona.
«Anche quando sono riusciti a strappare dalle mani del mio amico il cellulare, non hanno
smesso di picchiarci - ha continuato il nordafricano, poco più che trentenne - così ci siamo
messi a correre a tutta velocità. Ma non riuscivamo a scappare, i ragazzi ci seguivano. A un
certo punto, ci siamo rifugiati in un pub. I giovani, da fuori, ci facevano gestacci, tentavano di
entrare nel locale. Il mio amico ha avuto tanta paura che è uscito dal retro ed è fuggito. Io sono
rimasto dentro, attraverso il vetro vedevo il ragazzo che per primo ci aveva avvicinato per
chiedere i 5 euro: era a torso nudo, lanciava contro di me bottiglie di vetro e urlava "Vieni fuori
che ti uccido". Ero terrorizzato, non mi sono mosso fino a che non sono arrivati i carabinieri».
Le indagini che hanno portato all´arresto di 5 giovani romani, si sono aperte così. Con il terrore
negli occhi dei due africani che, assicurano gli uomini guidati dal maggiore Antonio Vinicio
Tetta, non hanno nulla che possa fare pensare che siano stranieri. Se non fosse per la lingua che
parlano. «Devono averci sentito parlare in arabo tra di noi», l´unica spiegazione che si sono
dati e che hanno dato ai militari. Le vittime, aggredite in pieno pomeriggio, hanno potuto
contare sulla solidarietà di tanta gente del quartiere, attirata dalle urla e dagli insulti. Sostegno
anche dal Campidoglio. «Mi auguro - ha detto il sindaco Alemanno, complimentandosi con i
carabinieri di Villa Bonelli - che una volta accertati i reati di cui questi ragazzi si sono
macchiati, che, secondo l´accusa, sarebbero aggravati dalla discriminazione e dall´odio
razziale, si possa procedere in tempi brevi ad una condanna esemplare».
DOMENICA, 23 NOVEMBRE 2008
[37]
Pagina XI - Roma
La polizia ha denunciato sei giovani. Tra di loro una minorenne e una ragazza
Pestano tre cittadini dello Sri Lanka presa la gang della stazione Ottavia
Hanno un nome e un cognome gli aggressori della stazione di Ottavia. Quelli che nella serata
di giovedì hanno picchiato tre cittadini dello Sri Lanka, due ventiduenni e un minorenne, alla
fermata del trenino metropolitano sulla Trionfale. E ieri, dopo poco più di 24 ore, gli agenti
della polizia hanno identificato i responsabili: sei giovani italiani, tra cui un minorenne e una
ragazza. Il più grande ha 24 anni. Sono loro che giovedì hanno aggredito a colpi di mazza,
ferito e mandato all´ospedale San Filippo Neri tre coetanei cingalesi.
«Nessun movente razzista» assicurano gli agenti. E caso risolto in tempi record, nonostante
tutto. Nonostante l´incapacità dei tre stranieri di fornire una descrizione degli aggressori: agli
agenti delle volanti che li hanno soccorsi nella stazione Ottavia i giovani cingalesi hanno
infatti raccontato soltanto di essere stati colpiti con alcune mazze da un gruppo di giovani che
poi è scappato in direzione di Casal del Marmo. Ma nessun ulteriore dettaglio è stato fornito
agli agenti delle forze dell´ordine. Né un nome, né una descrizione fisica degli aggressori.
Ma nello scalo ferroviario di Ottavia, alle 20.30 di un giorno feriale, di gente ce n´è parecchia.
E così gli uomini del commissariato Primavalle, diretto da Gaetano Todaro, hanno deciso di
iniziare a fare chiarezza cercando qualcuno che avesse assistito all´aggressione. Magari uno
dei tanti pendolari che ogni giorno passano da quelle parti o qualcuno che potesse fornire un
particolare in più sulla vicenda. Un´intuizione che si è rivelata esatta, perché presto sono
emersi i testimoni. Non solo: i poliziotti hanno potuto contare anche sull´aiuto delle riprese di
alcune delle tante telecamere che presidiano la zona.
Un puzzle che si è dunque ricomposto in tempi brevi e che ha portato alla denuncia per lesioni
volontarie di sei giovani italiani della zona. Non fossero bastate le identificazioni dei testimoni
e le immagini video, ad inchiodare i ragazzi, anche un altro particolare: nelle loro case sono
state trovate le mazze da baseball con cui hanno mandato all´ospedale i tre coetanei.
Ma se da un lato ritrovamento delle "armi" sembra non lasciare dubbi sulla colpevolezza, dall
´altro le mazze sono state il pretesto per raccontare agli investigatori la dinamica dei fatti che
ha radici lontane. Due gruppetti che non si piacciono tra di loro, ma che frequentano le stesse
zone. Prendono il treno nella stessa stazione, vivono nella stessa zona, vanno negli stessi
locali. Motivi per litigare se ne trovano spesso: non era la prima volta che discutevano. Una
lunga serie di dispetti e scaramucce reciproche che ha portato i sei italiani a impugnare le
mazze. Una banalissima antipatia insomma. Nulla che giustifichi le bastonate, ma, secondo la
polizia, nulla che abbia nemmeno a che fare con il diverso colore della pelle.
(m.e.v.)
[38]
Corriere della Sera - ROMA sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-11-16 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE
Aggressione Il titolare del Bar dell'Orologio: «Viviamo nella paura»
Pestati al Pincio: «Via gli stranieri»
Calci e pugni a due operatori ecologici peruviani
Calci e insulti razzisti al Pincio contro due operatori ecologici peruviani. I due sono stati
aggrediti ieri mattina vicino alla Casina dell'orologio da tre giovani con giubbotti di pelle al
grido di «stranieri di m...., andate via di qua». Le vittime, di 31 e 58 anni, impiegate presso la
cooperativa «Parco di Veio», sono state dimesse dall'Umberto I con 20 e 10 giorni di prognosi.
La polizia indaga sull'episodio. Forse gli aggressori sono stati filmati dalle telecamere di
sorveglianza. «Qui ormai viviamo nella paura - racconta Giuseppe Soccorsi, titolare del bar soprattutto quando fa buio: c'è gente che dorme dietro le recinzioni e aggredisce le coppiette».
A PAGINA 9
Rinaldo Frignani
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-11-16 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE
Pincio Le due vittime lavorano in una coop di pulizie
«Stranieri, via da qua» Peruviani pestati, caccia ai 3 aggressori
«Ci insultavano e prendevano a calci» Victor Rolando Araoz Rojas, 31 anni, dipendente
della cooperativa Parco di Veio: «Avevano un tirapugni». Si cerca un giovane con anfibi,
orecchini e codino
«Stavo svuotando i cestini dei rifiuti al Pincio. Ero chinato, quando un giovane si è avvicinato,
mi ha urlato "straniero di m.... vattene da qua" e mi ha sferrato un calcio in pieno volto...».
Victor Rolando Araoz Rojas, peruviano, è un ex detenuto scarcerato con l'indulto, padre di una
bimba di tre anni. Lavora per la cooperativa sociale «Parco di Veio».
Ieri mattina, alle 7.30, è stato aggredito a Villa Borghese da «un tipo con il codino e i capelli
rasati sulle tempie - racconta - aveva anche un tirapugni di ferro, giubbotto di pelle e anfibi.
L'avevo già visto prima: spesso dorme sulle panchine, in un sacco a pelo, e ha uno zaino. Forse
è un punk». Un pestaggio selvaggio: Victor, 31 anni, e il suo collega e connazionale Maximo
Toncconi Mamani, di 58, intervenuto in suo aiuto, hanno il volto tumefatto e sono stati
medicati al Policlinico Umberto I. Sono stati dimessi, ma ne avranno rispettivamente per 20 e
10 giorni. L'aggressione è avvenuta in via delle Magnolie, davanti all'Orologio ad acqua. Forse
è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza.
Oltre al personaggio con il codino («con orecchini e bracciali», aggiunge Victor) a picchiare i
peruviani sono stati anche altri due ragazzi. Più bassi, ma anche loro con giubbotti di pelle.
«Mi sono saltati addosso mentre cercavo di difendere Victor», interviene Maximo, impiegato
nella stessa cooperativa con i due figli. Uno di loro, Daniel, a Roma dal '93, stava pulendo i
giardini dalla parte opposta del parco, e si è subito precipitato per aiutare il padre e il collega.
Con lui c'era anche Giuseppe Soccorsi, 65 anni, titolare della Casina dell'Orologio, aperta fin
dal 1922, che si trova a pochi passi. «Ho visto fuggire gli aggressori verso Trinità dei Monti dice - il peruviano più giovane era steso per terra, sembrava messo male. Al Pincio ormai c'è da
aver paura. Di giorno e soprattutto quando fa buio: qui davanti, dietro ai bandoni dei lavori in
corso, che avrebbero dovuto togliere da settimane, dorme gente poco raccomandabile che
aggredisce e deruba le coppiette».
[39]
Critico anche Fabio Benedetti,
presidente della cooperativa che si
occupa della pulizia del Pincio, del
Galoppatoio e del laghetto, e dà
lavoro a ex detenuti, immigrati e
persone con problemi psichici: «I
nostri operatori sono riconoscibili:
hanno pettorine arancioni, tute
verdi e tesserini personali. È
assurdo che siano stati aggrediti in
questo modo a Villa Borghese, in
pieno centro ». «Non ho paura conclude Victor e non penso che
Roma sia un posto razzista, ma mi
chiedo: perchè questa intolleranza
verso noi stranieri?».
Fontana di Trevi e mandato in
ospedale dalla polizia municipale
». Il comandante del I Gruppo,
Carlo Buttarelli, però smentisce:
«Quel bengalese è caduto da solo
scappando durante un controllo».
Ferito è ferito. Si chiama Enamul
Hoque, ha 28 anni, viene da
Dacca, in Italia è da un anno e otto
mesi. Il quattro novembre, alle 21,
vendeva merce da ambulante, cose
cinesi: giochini magnetici,
illuminati da lampadine. Quella
sera durante un controllo della
polizia municipale è finito
all'ospedale San Giovanni, con un
femore rotto in due punti.
Dhuumcatu accusa la polizia, ma
Rinaldo Frignani
la Municipale risponde che
l'immigrato ha fatto tutto da solo,
cadendo durante la fuga e
rompendosi la gamba. Lui, Hoque,
è in ospedale da una settimana e
aspetta di essere operato, lo sarà
domani: finora non ha presentato
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data: denuncia. A venire a conoscenza
dei fatti, così sostengono al
2008-11-11 num: - pag: 6
Dhuumcatu, è stata l'associazione
categoria: REDAZIONALE
bengalese che ieri ha denunciato il
Fontana di Trevi Tensione
fatto e procurato all'immigrato un
durante i controlli
avvocato.
Con l'aiuto di un altro bengalese
Bengalese accusa: «Pestato
ricoverato, che parla meglio
dai vigili» La replica: «È
l'italiano, Enamul Hoque riferisce
caduto»
così il suo 4 novembre: «Ero a
Ambulante ricoverato al San
Fontana di Trevi, con la mia
Giovanni
merce. Sono arrivati gli agenti
Enamul Hoque, 28 anni, ha
della Polizia Municipale e noi
riportato fratture a una gamba:
bengalesi siamo scappati. Ma
l'episodio risale alla sera del 4
mentre correvo uno degli agenti mi
novembre.
ha sgambettato e sono caduto
Le versioni sono contrastanti
davanti alla farmacia di Fontana di
Alza il lenzuolo e la gamba rotta, Trevi. Poi mentre ero per terra mi
in tiraggio, mostra lividi scuri. «Mi sono arrivati addosso, in due. Mi
hanno fatto cadere e poi sono
hanno dati calci sulla gamba, io
venuti sopra, dandomi calci...».
strillavo per il dolore, c'erano
È stata l'associazione bengalese
turisti intorno, ho gridato più volte
Dhuumcatu a darne notizia ieri:
"so much..."».
«Ambulante bengalese picchiato a «Poi - prosegue l'immigrato - gli
[40]
agenti hanno chiamato
un'ambulanza e sono stato portato
qui in ospedale. Ero confuso, stavo
male, non ho pensato alla
denuncia». Hoque non ha un
permesso di soggiorno, ha
presentato il 19 agosto domanda di
asilo, che è stata però respinta
perché come indirizzo ha indicato
via Bixio, dove ha sede
Dhuumcatu. Della vicenda da ieri
si occupa l'avvocato Mario
Angelelli.
La reazione della polizia
municipale è secca. «Ma quale
sgambetto, quali colpi - dice
Buttarelli - . Quell'immigrato è
caduto da solo e si è fatto male.
Noi abbiamo avvisato il magistrato
di turno e poi l'abbiamo fatto
portare al San Giovanni. Non ha
fatto nessuna dichiarazione, mi
aspetto ora la denuncia. Poi
vedremo la realtà dei fatti».
Paolo Brogi
Ambulante bengalese picchiato a Fontana di Trevi
e mandato in ospedale dagli uomini di Alemanno
Gli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi ad Enanul Hoque, cittadino del
Bangladesh di 28 anni, rappresentano la trama di una storia di crudeltà, che si
manifesta sempre più frequentemente in questo paese.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che il 19 Agosto si reca alla Questura
di Roma per presentare la richiesta di asilo, che non viene accettata per l’aver
eletto come domicilio la nostra l’associazione.
E’ una vicenda comune di cittadino straniero che per sopravvivere vende souvenir
ai tanti turisti, che affollano questa città. Come gli altri giorni, il 5 Novembre
Enanul è a Fontana di Trevi a svolgere la vendita ambulante, con gli oggetti in
mano in maniera da non occupare il suolo pubblico. Quel giorno però non sarà
come gli altri, perché incontrerà i nuovi sceriffi della città, appositamente
addestrati da un “bravo maestro”, ovvero dal Comandante Generale della Polizia
Municipale di Roma, Buttarelli, artefice, con l’appoggio dei fascisti, il 17 Gennaio
2008 dell’attacco alla comunità bangladese, con la frase “questi immigrati
bisogna mandarli via nel loro paese”.
Enanul viene fermato brutalmente. Caduto, viene trattenuto, calpestato e
schiacciato in terra dai piedi di diversi agenti della polizia municipale. I passanti
protestano. Qualcuno di loro chiama l’ambulanza.
Enanul viene ricoverato all’Ospedale “San Giovanni” per una gamba rotta ed è lì in
attesa di un intervento chirurgico. In questo stato, oltre a ricevere il danno, arriva
la beffa: viene raggiunto il 6 Novembre in ospedale dalla notifica di una multa
amministrativa (tralasciamo che il documento è stato volutamente datato il giorno
5!) e, coerentemente agli insegnamenti del proprio maestro Buttarelli, dalla
minaccia “se denunci il fatto ti mando direttamente in Bangladesh”.
Enanul non sapeva che in ospedale si prendessero le impronte digitali, né sapeva
che alcuni nuovi sceriffi, in attesa di armarsi di pistola, sono già dei picchiatori
nati.
Enanul Hoque sarà una delle persone che parteciperanno il 12 dicembre allo
sciopero dei metalmeccanici, per denunciare l’accaduto dei fatti ai lavoratori
italiani. Sempre che il Dott. Buttarelli non provvederà anche ad espellerlo!
L’Associazione Progetto Diritti sottolinea l’ennesimo caso di violenza razzista, questa volta nei
confronti del cittadino bengalese, ricoverato presso l’ospedale San Giovanni di Roma, Enamul
Hoque che, il 5 novembre scorso, è stato colpito con un calcio da un vigile urbano in borghese,
nei pressi di Fontana di Trevi, riportando la frattura del femore. Il presidente dell’Associazione,
l’avvocato Mario Angelelli, che ne ha assunto la difesa, comunica che depositerà la denuncia
presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma. Progetto Diritti chiederà formalmente
al Comune di Roma di collaborare nelle indagini e di attivarsi per individuare il o i colpevoli.
[41]
la giovane età hanno parecchi
precedenti penali, sono accusati di
rapina in concorso con l'aggravante
della discriminazione razziale e di
furto aggravato. In base alle
OMR0000 4 CRO TXT Omniromatestimonianze ed alla ricostruzione
RAZZISMO, VENDITORE ROSE
degli investigatori, l'immigrato è stato
AGGREDITO A CIVITAVECCHIA: 2
ripetutamente offeso con insulti di
stampo razzista. Prima di riuscire a
ARRESTI (OMNIROMA) Roma, 10
scappare, è stato inoltre accerchiato,
nov - Questa notte a Civitavecchia un gettato a terra e colpito con calci. Le
gruppo formato da circa 20 ragazzi ha indagini proseguono per risalire agli
accerchiato un ambulante del
altri partecipanti al raid.(ANSA) YJ0Bangladesh che stava vendendo rose TZ 10-NOV-08 12:21 NNN
presso i locali della cittadina laziale, e
dopo averlo apostrofato con parole
ingiuriose, lo hanno derubato dei fiori
in suo possesso e di alcuni effetti
personali, costringendolo a fuggire.
Non contenti di quanto appena
compiuto, hanno infranto la vetrata
del vicino ristorante, e una volta
entrati, hanno rubato alcuni fusti di
birra danneggiando il locale prima di
scappare. Alcuni dei presenti però
(11 novembre 2008) - Corriere
hanno immediatamente chiamato il
della Sera
113, e gli Agenti della Polizia di Stato
del Commissariato di Civitavecchia,
diretto dal dr. Sergio Quarantelli,
giunti sul luogo del movimentato
Civitavecchia
sabato sera, hanno fermato due
giovani, che stavano cercando di
Insulti razzisti contro un
scappare stringendo in mano i fusti di
birra e di vino rubati. I due, F.L. e R.F., immigrato: accerchiato da 20
entrambi 19enni e con diversi
teppisti, due arresti
precedenti penali, sono stati arrestati
Accerchiato da una ventina di
per rapina in concorso, commessa
con l'aggravante della discriminazione teppisti, spintonato e insultato.
razziale, e per furto aggravato. red
«Sporco negro», «Negro di m....».
101105 nov 08
RAZZISMO, VENDITORE
ROSE AGGREDITO A
CIVITAVECCHIA: 2 ARRESTI
RAID CONTRO AMBULANTE È un venditore di rose bengalese,
IMMIGRATO, DUE ARRESTI di circa 20 anni, l'ultima vittima
del bullismo e del razzismo a
A CIVITAVECCHIA
CRO S0B S42 QBXL RAID CONTRO Civitavecchia. Il ragazzo, forse
AMBULANTE IMMIGRATO, DUE
clandestino, si è reso irreperibile,
ARRESTI A CIVITAVECCHIA
per paura di essere espulso, ma
(ANSA) -CIVITAVECCHIA(ROMA),10
alcuni testimoni, fra i quali una
NOV - Aggressione razzista ai danni
di un venditore ambulante del
guardia giurata fuori servizio,
Bangladesh la scorsa notte a
hanno permesso alla polizia di
Civitavecchia. Almeno una decina di
ragazzi, tutti sotto i 20 anni, prima ha identificare e arrestare due degli
insultato e aggredito l'ambulante e poi aggressori. Si tratta di F.L. e R.F.,
lo ha derubato delle rose che
18 e 19 anni, con precedenti penali
vendeva. Poi il gruppo ha forzato la
porta di un ristorante, ha danneggiato per furto e resistenza a pubblico
gli arredi ed ha rubato due fusti
ufficiale. Due ragazzi di buona
contenenti rispettivamente birra e vino
famiglia che gli agenti del
alla spina. Allertati dalle telefonate di
alcuni abitanti della zona, alcune
commissariato di Civitavecchia,
pattuglie del commissariato locale
diretti da Sergio Quarantelli,
sono riuscite a bloccare e arrestare
hanno bloccato domenica notte nei
due ragazzi di 18 e 19 anni. Gli altri
autori del raid nel frattempo si erano
pressi di largo Galli, nel centro
dati alla fuga. I due, che nonostante
[42]
della cittadina, dove, dopo aver
picchiato il bengalese, hanno
anche danneggiato un ristorante
per rubare due fusti di birra e
alcune bottiglie di vino. «Erano
esaltati, soprattutto quello più
grande», raccontano gli
investigatori che li accusano di
rapina aggravata dall'odio razziale
e furto. Il bengalese è stato preso
di mira dalla comitiva dei due
ragazzi che si trovava, come ogni
sera, nello slargo a poche decine di
metri dalla spiaggia. Oltre agli
insulti a sfondo razziale, i giovani
gli hanno strappato le rose,
gettandole a terra, e gli hanno
rubato alcuni effetti personali, fra
cui un'agendina. Poi l'assalto al
ristorante e la fuga con i fusti. Gli
altri 18 ragazzi sono stati
identificati e rilasciati. Alcuni sono
minorenni.
R. Fr.
AMINA SHEIKH SAID
Italiana nera umiliata e minacciata dalla Polizia all'aeroporto: "Questa negra è pazza"
di Susanna Marietti (Antigone)
Amina Sheikh Said è una signora di origine somala di 51 anni, sposata da molto tempo con il signor Luigi
Mancuso e cittadina italiana per naturalizzazione. Amina e Luigi hanno quattro figli. Lo scorso 21 luglio Amina
tornava da Londra, dove era andata in visita ai figli che vi abitano.
Portava con sé quattro dei suoi nipotini, tre di un figlio e uno di un altro, di età compresa tra i sette e gli 11 anni.
Arrivati all’aeroporto di Ciampino, la Polizia di Frontiera esamina i documenti dei bimbi e decide che qualcosa
non va. Qualcuno si rivolge ai piccoli in un inglese stentato, dice “kidnap” (rapimento) con un buffo accento,
loro ridono. Decisamente qualcosa non va. I minori hanno perfino cognomi diversi tra loro. Luigi Mancuso,
giunto all’aeroporto a prendere la famiglia, viene fatto entrare nell’area doganale. Lo si accusa con spregio di
essere correo nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I coniugi vengono interrogati sulla
composizione del nucleo famigliare e sugli spostamenti effettuati. Si ispezionano i bagagli. Nel frattempo anche
i bambini sono trattenuti, a nessuno è permesso chiamare i genitori o il Consolato britannico a Roma, che tutto
avrebbero potuto spiegare.
Poi qualcuno dice che occorre eseguire un’ispezione della persona. Amina è condotta in una stanza e fatta
spogliare. Le resta addosso il solo reggiseno. Due donne le chiedono di assumere varie posizioni atte a osservare
meglio le cavità del corpo. Amina acconsente. Ma quando mettono le mani in guanti di lattice e affermano di
dover procedere all’esplorazione anale e vaginale, Amina rifiuta. Chiede almeno che sia un medico a farlo. Le
donne la ingiuriano e la minacciano: “ti spedisco in carcere”, “come sei nera fuori lo sei dentro”, “daremo i
bambini all’assistente sociale”.
Pare che il reato ipotizzato sia ora magicamente mutato: non più ladra di bambini ma corriere della droga. Glielo
dicono in faccia sprezzantemente. Arriva una terza donna che afferma di essere un medico. Non dà alcuna prova
della sua qualifica. Amina continua a rifiutare la perquisizione. La donna esce dalla stanza gridando: “questa
negra è pazza, ma se non fa quello che dico io la spedisco al centro di igiene mentale”.
Per oltre quattro ore rimane svestita di fronte a un numero imprecisato di persone che entrano ed escono dalla
stanza nel tentativo di farla sottoporre all’ispezione richiesta. Dopodichè arriva una barella, Amina viene
ammanettata e distesa, sul corpo nudo qualcuno posa un telo di cellophane da imballo. Viene portata in
ambulanza al Policlinico Casilino. Qui, finalmente, la perquisiscono dappertutto. E niente. Da nessuna parte si
trova niente. Nessuno le rilascia alcun verbale, delle perquisizioni effettuate non rimane traccia. Solo, le si
comunica l’avvio di un procedimento penale nei suoi confronti per la resistenza opposta a pubblico ufficiale.
Per fortuna, Amina ricorda i volti di tutte le persone coinvolte. Per fortuna, con l’aiuto delle associazioni
Antigone e Progetto Diritti che hanno raccolto la notizia, Amina mercoledì scorso ha sporto denuncia
affidandosi all’avvocato Luca Santini. Vogliamo tolleranza zero.
Pagina 018/019
(4 ottobre 2008) - Corriere della Sera
Ciampino Una somala: umiliata all'aeroporto. Veltroni: il governo soffia sulla paura
«Denudata e chiamata negra» La polizia la denuncia: calunnie
Nuovo caso a Roma. L'aggressore di Tor Bella Monaca si scusa Michele, uno dei ragazzini della gang: «Ho
dato un pugno a quel signore. Mi vergogno ma il razzismo non c'entra»
ROMA - «Ho sbagliato, mi vergogno di quello che ho fatto, chiedo perdono a quel signore cinese, chiedo scusa
a tutta la città». Nello stesso giorno in cui Michele F., 16 anni, uno dei sei della banda di Tor Bella Monaca, si
pente davanti al sindaco Alemanno, a Roma esplode un altro caso-razzismo.
«Mi hanno costretta a restare nuda per ore all'aeroporto di Ciampino, dicendomi "sei nera dentro e fuori" e
"pazza negra ti facciamo finire al centro di igiene mentale". Sono choccata, hanno offeso la mia dignità...». A
[43]
Amina è stata denunciata per calunnia e diffamazione. «Quel giorno - racconta ancora Amina tornavo da Londra con i miei quattro nipoti. In aeroporto sono stata fermata: mi hanno portato in
una stanza per la perquisizione, mi hanno fatto spogliare, mi hanno insultato e umiliato. Alla fine,
poichè rifiutavo l'ispezione corporale, sono stata condotta in ospedale per le radiografie così come
mi trovavo: ammanettata e coperta solo da un foglio di cellophane». Opposta la versione della
polizia. «La donna ha precedenti per traffico di droga, è segnalata come "ovulatrice" - ribatte il
dirigente della Polaria di Ciampino, Remo De Felice - era già stata fermata a Fiumicino con
stupefacenti nei bagagli. Per questo il controllo doveva essere approfondito. Le abbiamo chiesto di
sottoporsi all'ispezione, ma è andata in escandescenze, gettando gli abiti contro gli operatori, con
urla e minacce. E, per decoro, prima di portarla in ospedale è stata coperta con un telo
ospedaliero». «Non è una pregiudicata replica ancora l'avvocato Santilli - in passato è stata
fermata con foglie di khat, ma su di lei non c'è alcun dibattimento in corso, mentre il marito Luigi
Mancuso (dipendente della polizia tributaria), trovato in possesso della stessa sostanza, legale a
Londra, e usata in Somalia nelle cerimonie e nei banchetti, è stato assolto».
Intanto, sulla vicenda del cinese picchiato a Tor Bella Monaca, s'infiamma la polemica politica:
«Attenzione alle conseguenze del populismo della destra italiana - ha detto ieri Walter Veltroni Ci stiamo abituando a cose a cui non dobbiamo abituarci. E il governo soffia sulla paura». Il
sindaco Alemanno stamattina andrà a trovare al Policlinico di Tor Vergata Tong Hongsheng, 36
anni, a cui i medici hanno ridotto la frattura al setto nasale: «Mi vergogno di quello che ho fatto,
ma non c'entra il razzismo - si è sfogato ieri Michele F., uno dei sei denunciati per lesioni
aggravate dall'odio razziale - . Ho dato un pugno a quel signore cinese ma non so perché...».
Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ieri è andato a trovare il signor Tong: «Vittima di
ragazzi senza cervello - ha detto Schifani - E visto che in Senato si sta discutendo il pacchetto
sicurezza, forse è venuto il momento di ipotizzare delle aggravanti per simili reati». Una fiaccolata
antirazzista sul luogo dell'aggressione è stata organizzata ieri sera dalla Cgil di Roma. Oggi alle
14, da piazza della Repubblica a piazza Venezia, corteo di immigrati «contro il razzismo
strisciante».
Fabrizio Caccia Rinaldo Frignani
La denuncia della somala denudata a Ciampino
«Mi dicevano “Sei nera dentro e fuori”»
«Sono choccata: mi hanno tenuto 4 ore in piedi, nuda, all'aeroporto di Ciampino, e mi hanno
insultata e umiliata, dicendomi "sei nera dentro e fuori, pazza negra ti mandiamo al centro di
igiene mentale"...». Dal suo appartamento al Villaggio Olimpico, Amina Sheikh Said, 51 anni, da
24 in Italia, somala con passaporto italiano e britannico, lancia un'accusa pesante. Si riferisce a
fatti accaduti il 21 luglio, resi noti ieri dal suo avvocato, Luca Santilli, che ha presentato in
procura una denuncia contro ignoti. Immediata la replica della polizia di frontiera: «La donna ha
precedenti per droga, e per due volte, nel 2007 e nel marzo scorso, è stata fermata in aeroporto con
stupefacente nei bagagli - spiega il dirigente, Remo De Felice - ha anche precedenti come
"ovulatrice". Per questo le è stato chiesto di sottoporsi a un'ispezione corporale. Ma lei ha
rifiutato, spogliandosi e andando in escandescenze. E, per decoro, è stata accompagnata in
ospedale per le radiografie coperta con un telo ospedaliero». Sul fatto scatterà ora un'indagine,
mentre la polizia di frontiera ha denunciato Amina per calunnia e diffamazione. «Non contestiamo
la liceità dei controlli, ma i metodi. Amina poi non ha alcun precedente penale: è stata denunciata
per importazione illegale di chat», ribatte l'avvocato Santilli. Accanto al marito Luigi Mancuso,
dipendente della polizia
[44]
tributaria, Amina racconta: «Tornavo da Londra con i nipoti: li hanno lasciati fuori dalla porta
mentre volevano perquisirmi dopo avermi spogliata». A compiere l'operazione, secondo
l'avvocato Santilli, sarebbero state due agenti donne delle Dogane e una poliziotta. «Sono state
loro a insultarmi, dicendomi "pazza negra, ti facciamo finire al centro di igiene mentale", "sei
nera dentro e fuori", e "ti togliamo i bambini". Poi mi hanno ammanettato e portato in ospedale»,
conclude Amina, che è appoggiata da alcune associazioni. Fra queste «Antigone».
R. Fr.
ALTRI CASI CHE HANNO DESTATO CLAMORE
«Martedì 7 ottobre la sede legale di Occhio del Riciclone Scrl in via della Vasca Navale 67 a
Roma é stata oggetto di un blitz in forze di Polizia Municipale e Polizia di Stato culminato
nell'arresto di un Consigliere d'Amministrazione per presunte anomalie nell'allaccio di luce e gas.
Una misura assolutamente sproporzionata che ci lascia allibiti». Lo dichiara in una nota la
coordinatrice della cooperativa Occhio del Riciclone, Roberta Lubrano. «Alle 5 del mattino (un
orario di solito riservato ai delinquenti) una ventina di macchine della Polizia municipale e di
Stato sono penetrate nell'area in cerca di rame rubato - continua la nota - A coordinare le
operazioni il comandante dell'VIII gruppo della Polizia Municipale in persona, Antonio Di
Maggio. Non trovando il rame gli agenti si sono dedicati con estrema minuziosità a cercare altre
irregolarità con il chiaro intento di individuare una qualsiasi maniera per colpire la famiglia
Hadzovic, la quale é in questo momento stabilita nella sede legale di Occhio del Riciclone in
seguito a una mediazione sociale e istituzionale che a partire dal 2004 ha coinvolto numerosi
attori. Registrata una presunta irregolarità nell'allaccio della luce, tra le 6 e le 7 del mattino
(mentre i bambini lì residenti si preparavano ad andare a scuola) gli agenti procedevano allo
smantellamento del sistema di cavi elettrici (lì presente da molti anni) per poi ammucchiare il
rame ricavato e dichiarare nel verbale che il metallo era 'evidentemente rubatò. Alle 10 del
mattino però (in lampante contraddizione con il verbale che sarebbe stato successivamente
redatto) il Comandante Antonio Di Maggio dichiarava telefonicamente a un esponente della
Cooperativa di 'non aver trovato irregolarità concernenti il rame ma di aver riscontrato un
anomalia nel contatore dell'acquà, annunciando che Acea avrebbe proceduto immediatamente alla
sospensione del servizio nonostante la presenza di molti bambini tra i quali una bimba disabile
(cosa poi avvenuta). Successivamente e base a queste presunte irregolarità venivano arrestati il
Consigliere di Occhio del Riciclone Vejzil Hadzovic e il cugino Fehim Hamidovic. Quando ormai
Vejzil non era presente, un agente della polizia che i colleghi chiamavano 'Sergiò, portava in una
stanza appartata Sevla Sejdic (socia fondatrice di Occhio del Riciclone e moglie di Vejzil) e in
tono fortemente intimidatorio le diceva 'se tu te ne vai via cancelliamo la denuncia a tuo marito
Vezjil, se invece non te ne vai, ora che non hai più luce e acqua ti denuncio per maltrattamento dei
minorì. Rimarcando poi il concetto con l'aggiunta di un'inaccettabile minaccia di violenza fisica,
particolarmente odiosa e vigliacca in quanto rivolta a una donna: 'Ti acchiappo per i capelli, ti
sbatto in macchina, ti porto in questura e ti denuncio per il maltrattamento di minorì. Uno dei
minori in questione é Romina Hadzovic, la figlia sedicenne di Vezjil Hadzovic e Sevla Sejdic, che
proprio in questi giorni corona il suo sogno di diventare attrice essendo stata selezionata come
protagonista e coprotagonista rispettivamente del film 'Il prossimo tuò (che verrà presentato al
Festival del Cinema di Roma) e dello sceneggiato di Raiuno 'Butta la Luna 2'. Ieri Romina ha
detto alla stampa: 'non sarei riuscita a raggiungere questo traguardo se i miei genitori non mi
avessero mandato a scuola con i miei fratelli e non avessero rifiutato, dopo lo sgombero del
campo di Vicolo Savini, di farci vivere dentro un altro campo nomadì». «Un trattamento
illegittimo e ingiusto - aggiunge Lubrano - Vezjil Hadzovic é incensurato e, come la moglie Sevla,
ha un regolare contratto di lavoro con la nostra Cooperativa. Inoltre tutti i suoi figli frequentano
regolarmente la scuola. Famiglie come questa, che lavorano duramente per migliorare la propria
condizione, non dovrebbero essere oggetto di repressione bensì di appoggio e sostegno.
[45]
Domenica 5 Ottobre, durante la sua visita alla Città dell'Altraeconomia, il Sindaco Gianni Alemanno aveva
fatto i suoi complimenti personali alla Cooperativa non solo per la qualità dei suoi prodotti ma anche per il
suo carattere misto e non assistenziale, e per la presenza nel Cda (con compiti di responsabilità) di un
cittadino di etnia rom». Roberta Lubrano ha annunciato che la Cooperativa scriverà al Sindaco di Roma
«per chiedergli di sostenere le esperienze virtuose come Occhio del Riciclone e di usare la sua autorità per
evitare incursioni sproporzionate e violente come quella del 7 ottobre; particolarmente ridicola la presenza
per ben 7 ore sul luogo del blitz del comandante Antonio Di Maggio, che con tutti i gravi problemi che
affliggono la città di Roma dovrebbe dedicare le sue giornate a ben altro che al controllo dei contatori
elettrici e dell'acqua. L'8 ottobre Vejzil Hadzovic e Fehim Hamidovic sono stati liberati e ora sono in attesa
di un'udienza fissata per il 20 Marzo. Nel corso dell'udienza potranno dimostrare l'inconsistenza delle
accuse».
Aggressioni e denunce Alemanno in ospedale dal cinese pestato: chiedo scusa. Aperte due indagini sul caso
della donna somala
Allarme razzismo, immigrati in piazza
Fini: rischio xenofobia, i naziskin hanno la testa vuota. Veltroni: clima cupo
colpa della destraIn testa al corteo di Roma i ragazzi neri di Castelvolturno
per ricordare i sei amici trucidati dalla camorra Canti e slogan a Roma
20.000Le persone che hanno manifestato ieri a Roma contro ogni tipo di
razzismo Stranieri contro la violenza 300I rappresentanti della comunità
cinese che hanno sfilato contro l' aggressione
ROMA - «Vogliamo un mondo di tutti i colori...». I neri di Castelvolturno, la comunità cinese della
Capitale, gli amici di Abdoul Guiebre, ucciso a sprangate a Milano il mese scorso. Violenze ogni giorno, un
sopruso dopo l' altro. Così, a Roma, Caserta, Milano, Ancona, Parma, migliaia di persone, italiani e
immigrati, hanno voluto manifestare ieri con canti e slogan contro il nuovo razzismo che avanza. «Sarebbe
sbagliato negare che in Italia esiste un pericolo xenofobia», ha detto lo stesso presidente della Camera,
Gianfranco Fini, intervistato dal direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, alla Festa della Libertà di
Milano. «La cultura è il vero antidoto - ha aggiunto Fini -. Perché l' intolleranza può essere di sinistra, di
centro o di destra. I naziskin, le teste rasate, sono solo teste vuote». La forte preoccupazione è condivisa dal
segretario del Pd, Walter Veltroni: «Avverto il rischio di una diffusione a macchia d' olio di rigurgiti
xenofobi. Per questo, la manifestazione nazionale del 25 ottobre sarà anche una grande mobilitazione di
protesta contro certe degenerazioni». Ieri, in ventimila a Roma (60 pullman da tutta Italia) hanno sfilato
fino a piazza Venezia («Stop al razzismo: non siete morti invano»), con i ragazzi neri di Castelvolturno in
testa per ricordare i loro sei amici trucidati dalla camorra. E in diecimila hanno marciato anche a Caserta (al
via ieri mattina i primi check-point dei parà della Folgore). Tra i manifestanti il vescovo cittadino: «Contro
il razzismo la Chiesa deve fare la sua parte - ha detto monsignor Raffaele Nogaro -. Nella nostra Campania
invece di fare tanto catechismo della fede si potrebbe fare più catechismo della legalità». Duro Nichi
Vendola, il presidente della Regione Puglia, presente anche lui alla marcia antirazzista: «L' esercito in
Campania contro la criminalità? A volte penso che sarebbe più utile nei palazzi del potere...». Cortei
dappertutto. In duemila ad Ancona («Vivere insieme si può») hanno appeso manichini neri alle recinzioni
del porto, a simboleggiare le tante vittime innocenti degli sbarchi clandestini. E centinaia di persone a
Parma per manifestare solidarietà a Emmanuel Bonsu Foster, il ragazzo ghanese di 22 anni che ha
denunciato alcuni vigili urbani per lesioni. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, accompagnato dall'
ambasciatore cinese Sun Yuxi, è andato a trovare in ospedale Tong Hong-Shen, il cittadino di 36 anni
aggredito giovedì a Tor Bella Monaca da una baby-gang composta da sei ragazzi della zona. «Gli abbiamo
portato le scuse della città - ha detto il sindaco -. E gli abbiamo anche garantito che tutti i responsabili
saranno puniti». Infine, sulla vicenda di Amina Sheikh Said, la donna somala che ha denunciato di essere
[46]
stata umiliata («Pazza negra») dalla polizia di frontiera a luglio all' aeroporto di Ciampino, la Procura di
Roma ha aperto ieri due fascicoli: uno per resistenza a pubblico ufficiale a carico della straniera, l' altro a
carico della polizia per i reati di perquisizione arbitraria e minacce. * * * Canti e slogan a Roma 20.000Le
persone che hanno manifestato ieri a Roma contro ogni tipo di razzismo * * * Stranieri contro la violenza
300I rappresentanti della comunità cinese che hanno sfilato contro l' aggressione
Caccia Fabrizio
La Repubblica
05-10-08, pagina 2 sezione ROMA
Sfila la comunità cinese 'Adesso abbiamo tutti paura'
(renata mambelli)
C' era anche un pezzo della comunità cinese di Roma ieri alla manifestazione
contro il razzismo, dietro a uno striscione che recitava: "Contro qualsiasi
discriminazione". Ragazzi che ritmavano il passo battendo con dei bastoni su un
grande tamburo, ma anche gruppetti familiari, coppie. Dice una donna: «Certo
che ho paura. Adesso ho paura anch' io. Prima no, non sapevo che qui a Roma c'
era questa cosa, come la chiamate voi: razzismo». è stretta al braccio del marito
sotto l' ombrello. Non vuole dire il nome, fa un gesto di diniego deciso con la
mano, aggiunge che non capisce bene l' italiano. Ma all' improvviso parla come
un torrente in piena, e nella nostra lingua: «Ma come si può fare una cosa del
genere, dare botte a un uomo così, senza motivo? Non si possono fare queste
cose. Io ho 46 anni, sono a Roma da otto, e fino ad oggi non avevo mai avuto
paura di andare in giro per strada. Allora quando ho saputo che c' era questa,
come si dice, manifestazione, ho deciso che sarei venuta anch' io. è la prima
manifestazione che faccio in vita mia». Spiega uno dei portavoce della comunità,
Jixin: «Quello che è successo a Tor Bella Monaca deve rappresentare un
campanello d' allarme per tutti. Fino ad oggi gli episodi di intolleranza verso di
noi sono stati pochi. Speriamo che non stia cambiando il vento».
[47]
Pagina 020/021
(3 ottobre 2008) - Corriere della Sera
Stranieri Pochi giorni fa nella stessa zona preso di mira un ragazzo di colore
Roma, cinese aggredito da una gang di minorenni
Insulti razzisti, poi pugni alla fermata del bus. Sette denunciati All'asiatico hanno spaccato il setto nasale
e qualche dente. Il pestaggio bloccato da un consigliere del Pdl
ROMA — «Cinese di m...». E giù con un diretto che centra il giovane orientale in piena faccia,
spaccandogli il setto nasale e qualche dente. A sferrare il primo pugno in mezzo alla strada è un ragazzetto
alto, con una felpa bianca. Lo affiancano altri coetanei, quindicenni o poco più, che al cinese che stramazza
al suolo allungano qualche altro colpo. Tong Hongsheng, 36 anni, moglie e 3 figli, scarsissima conoscenza
dell'italiano e un regolare permesso di soggiorno in tasca, perde parecchio sangue davanti alla fermata del
20, in via Cambellotti, l'arteria che affianca il cuore di Tor Bella Monaca, periferia orientale della città
subito oltre il Raccordo Anulare. Quattro giorni prima, a poca distanza, stessa sorte era toccata a un ragazzo
di colore. Pestaggi gratuiti, privi di esplicite matrici politiche, la xenofobia della porta accanto.
Sono le 14.40 e il pestaggio finisce per fortuna lì, perché dal-l'altra parte della strada un uomo grida
«fermatevi» e accorre in soccorso al ferito. È il consigliere Pdl dell'ottavo municipio Fernando Vendetti, un
militante di An. Poco dopo vengono fermati sei ragazzini che abitano in zona, tutti tra i 15 e i 17 anni, per
tre di loro il riconoscimento è sicuro, per tutti scatta la denuncia a piede libero per lesioni con l'aggravante
dello sfondo razziale. Un settimo, trovato in possesso di un martello, viene deferito per possesso di arma
impropria. A sera vengono riconsegnati ai genitori, qualche padre se li riprende con uno sganassone, una
madre sviene, qualcuno però è pronto a sostenere che «mio figlio non c'entra». In ospedale a Tor Vergata,
dopo tac e vari accertamenti, la prognosi per Tong Hongsheng è di 30 giorni. Dovrà essere operato al setto
nasale. La moglie si dispera: «Tong non ha fatto nulla, doveva solo tornare a casa a Termini... ». Ad
abbracciarlo è corsa anche la figlioletta più piccola, di 5 anni.
È stato un pestaggio improvviso. Il consigliere Vendetti racconta inorridito: «Terminato il consiglio
municipale mi sono diretto all'auto e ho visto quella scena dall'altra parte della strada. Il cinese stava
raggiungendo la fermata dell'autobus e il gruppetto gli è andato incontro.
Il più alto dei ragazzi gli ha urlato l'insulto in faccia, il cinese si è arrestato, pareva non capire. Poi quel
cazzotto, altri colpi e tutto quel sangue. Ho urlato, si sono fermati e poi sono scappati verso il centro
commerciale. Allora ho soccorso il ferito e dato l'allarme». Vendetti è salito su un'auto della polizia
municipale per setacciare il popoloso quartiere, dove le devastazioni e il bullismo sono atti piuttosto
ricorrenti come dimostrano i vetri rotti di un'ambulanza, i lunotti infranti di auto parcheggiate sotto la sede
dei vigili comandati da Antonio Di Maggio, noto investigatore della Municipale romana. L'equipaggio dei
vigili ha intercettato poi la piccola gang vicino alle «Torri», gli edifici più alti di Tor Bella Monaca. Poi
dentro il comando, nonostante il riconoscimento e l'identificazione, i giovani non hanno rinunciato a battute
e comportamenti da «duri». Un paio di ceffoni assestati dal padre sardo del più grande, mentre la madre
sveniva, hanno concluso la serata al comando dei vigili urbani.
Paolo Brogi
[48]
Corriere della Sera - ROMA sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-10-17 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE
Tor Bella Monaca Dopo l'aggressione al cinese. La scorsa settimana era toccato a un nero
Nel quartiere dei minibulli «Qui sputano sugli stranieri»
Alemanno: «Attiva da giorni una gang di minorenni razzisti» A sentir loro, gli adolescenti «de Torbella»,
pare proprio che la violenza tra coetanei sia all'ordine del giorno. Cranio rasato, cappello da baseball
e piercing sul labbro, sono tanti a sfoggiare il look da bullo di periferia
Roma minacciata dalla violenza, spesso a sfondo xenofobo, delle gang giovanili. E contro i bulli di
quartiere, il sindaco Gianni Alemanno attacca: «Le prime informazioni fornite dalla polizia municipale
confermano che da alcuni giorni sta operando nel quartiere di Tor Bella Monaca una banda di teppisti
minorenni che agiscono con finalità di intolleranza razziale ». Parole dure, per commentare l'aggressione
subita ieri alle 2.30 del pomeriggio, da Tong Hongsheng, 36enne cinese, a Tor Bella Monaca. Mentre
aspettava l'autobus in via Duilio Cambellotti, con un ferro da stiro in mano acquistato nel vicino centro
commericale «Le Torri», l'uomo è stato assalito da una banda di cinque ragazzi. «Gli hanno gridato “cinese
di merda” – ha poi raccontato Fernando Vendetti (Pdl), consigliere dell'ottavo Municipio che ha assistito
alla scena – e giù a pugno duro».
A sentir loro, gli adolescenti «de Torbella», pare proprio che la violenza tra coetanei sia all'ordine del
giorno. «La scorsa settimana – dice Marica De Luca, barista 24enne allo shopping center “Le Torri” – ho
visto un gruppo di dodicenni italiani sputare in testa a un signore di colore sui quarant'anni». Allarme
sicurezza? «È un problema di educazione – sostiene la ragazza – io vivo qui da vent'anni e non mi ha mai
toccato nessuno». «Ma è anche una questione politica – interviene una cliente che preferisce rimanere
anonima – da queste parti, soprattutto a Torre Angela, molti simpatizzano per Forza Nuova». E tra le righe,
l'appello di Alemanno a «individuare con rapidità i componenti di questa banda e soprattutto l'eventuale
collegamento di questi criminali con gruppi di estrema destra» e altre connessioni politico-criminali «era
rivolto proprio alle schegge impazzite ». Cranio rasato, cappello da baseball e piercing sul labbro, sono tanti
a sfoggiare il look da bullo di periferia. «Di scazzottate ne vedo parecchie – conferma Piergiorgio, 15enne
al secondo anno dell'alberghiero – ma io sto tranquillo perché mi conoscono». Per molti però, specialmente
per le ragazze, con il buio scatta il coprifuoco. «Abito sopra al centro commerciale e la sera ho paura a
uscire da sola», ammette Laura, 17enne commessa in un negozio di abbigliamento. «Nel mio palazzo è un
continuo di furti e risse, un viavai di vigili e ambulanze ». Viso acqua e sapone, solo un tocco di kajal, se
potesse andrebbe a vivere da un'altra parte. «Se sei di Tor Bella Monaca – sospira – sei subito etichettato, è
un pessimo biglietto da visita». Non solo tra gli extracomunitari, la paura delle gang è palpabile anche tra
gli italiani residenti nel quartiere. «Sono bulli stupidi – si sfoga Pamela Silvestri – il problema è che se
qualcuno li vede fa finta di niente». Sull'ipotesi di aumentare la sicurezza, però, esprime tutto il suo
scetticismo: è il disincanto di chi, con il degrado, ha imparato a convivere. «Ci vorrebbe l'esercito – è il suo
appello – ma intanto siamo abbandonati a noi stessi. L'unica legge è quella della strada, non rimane che
farsi giustizia da soli». Ieri, però, l'epilogo è stato un altro: nel giro di poche ore, gli agenti dell'ottavo
gruppo, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio, hanno fermato i giovani responsabili dell'agguato.
«Bisogna dare atto alla polizia – ha commentato il consigliere comunale all'Urbanistica, Dario Nanni (Pd) –
di aver agito in tempi così rapidi ». Entusiasta il «salvatore», Fernando Vendetti, che però ha ricordato:
«Questo municipio è grande come Firenze, che ha tre commissariati, e da noi siamo ancora a venti anni fa.
Il quartiere è cresciuto a dismisura e le forze dell'ordine fanno un lavoro straordinario, ma vanno
potenziate».
[49]
Solidarietà Stavolta lo straniero è stato difeso dai passanti: teppisti in fuga
«Torbella», bengalese assalito
Quattro bulli lo pestano per portargli via la merce
Botte a un ambulante bengalese che reagisce al furto della sua merce. E Tor Bella Monaca ripiomba
nell'incubo della violenza contro gli immigrati. Ieri pomeriggio 4 ragazzi hanno aggredito il giovane
extracomunitario in viale Paolo Ferdinando Quaglia, la strada commerciale del quartiere. Volevano rubargli
qualche articolo di bigiotteria. Il bengalese è stato salvato dalla gente intervenuta per mettere in fuga gli
aggressori. Indagano i vigili.
A PAGINA 7
Tor Bella Monaca L'ambulante spintonato e preso a pugni sul marciapiede. I vigili sulle
tracce della gang
Bengalese aggredito da quattro bulli
«Volevano la mia merce senza pagare». E i passanti lo difendono
Le urla di un ragazzo bengalese di 28 anni, a Roma solo dal marzo scorso, scuotono viale Paolo Ferdinando
Quaglia. La strada più commerciale di Tor Bella Monaca: una fila di negozi, uno accanto all'altro, un
parcheggio, le bancarelle degli immigrati accanto al marciapiede. «Aiuto! aiutatemi!». Attorno al giovane
che grida disperato ci sono quattro ragazzi, in jeans e tute da ginnastica, che lo spintonano, lo colpiscono al
volto. Il bengalese, S.H., cerca di proteggersi dai pugni, si rannicchia in un angolo vicino al suo banchetto
dove vende bigiotteria e ninnoli di metallo. La gente si gira di scatto. Si teme una rapina in un negozio, ma
non è così: qualcuno accorre e mette in fuga gli aggressori. Intervengono anche gli altri ambulanti. Tutti
insieme contro i teppisti.
Ancora una scena di violenza a Tor Bella Monaca, ancora un extracomunitario nel mirino dei bulli dopo
Tong, l'operaio cinese di 32 anni preso a pugni qualche settimana fa da una baby gang alla fermata
dell'autobus proprio di fronte a viale Quaglia. Ma questa volta, almeno così risulta dai primi accertamenti
dei vigili urbani, il razzismo non c'entra. Quello di ieri pomeriggio, alle 14.30, resta comunque un episodio
grave - la conferma del momento difficile che attraversa il quartiere - sul quale indagano gli agenti dell'VIII
Gruppo della Municipale, diretti dal colonnello Antonio Di Maggio. Il film dell'aggressione è semplice e
inquietante allo stesso tempo, simile a tanti altri che avvengono spesso anche in zone diverse da Tor Bella
Monaca. «Quelle persone si sono avvicinate al banchetto: volevano prendere gli anelli - ha raccontato
ancora spaventato il bengalese in un italiano molto stentato - . Io gli ho detto che non potevano farlo, che
bisognava pagare per prendere gli anelli. Uno di loro ne ha preso uno, poi un altro. Non volevano pagarli e
mi hanno picchiato...».
L'ambulante ha cercato di riprendersi le cose che i bulli gli avevano rubato. Ma i quattro ragazzi gli sono
saltati addosso. Spinte, insulti, qualche pugno. Senza l'intervento di alcuni passanti, l'aggressione sarebbe
potuta degenerare rapidamente. Invece i bulli hanno lasciato perdere e sono fuggiti a piedi verso le «torri »
di cemento che svettano in tutto il quartiere. Il bengalese, terrorizzato e ferito per le botte prese, è stato
caricato su un'ambulanza chiamata dai testimoni e accompagnato al Policlinico di Tor Vergata. In «codice
verde», con graffi e qualche livido, ma senza ferite più gravi. È stato dimesso con 15 di prognosi.
Poco dopo, rassicurato dai vigili urbani, l'ambulante è stato condotto negli uffici dell'VIII Gruppo per
ricostruire l'accaduto insieme con gli investigatori e altre persone che hanno assistito all'aggressione. Le
pattuglie della Municipale ha effettuato una battuta a Tor Bella Monaca per rintracciare i giovani, che
potrebbero abitare non lontano da viale Quaglia. Al bengalese sono state mostrate alcune foto segnaletiche
di pregiudicati della zona responsabili di furti, rapine e aggressioni. Forse dietro a quelle immagini si
nascondono i responsabili del pestaggio. E ieri sera centinaia di immigrati hanno manifestato da piazza
della Repubblica a piazza Venezia contro il razzismo e per chiedere il permesso di soggiorno.
La protesta
In serata centinaia di immigrati in corteo per il permesso di soggiorno
Rinaldo Frignani
[50]
VENERDÌ, 17 OTTOBRE 2008
Pagina I - Roma
Tor Bella Monaca, bengalese picchiato dal branco
FEDERICA ANGELI
NON riuscivano a mettersi d´accordo sul prezzo di alcuni anelli che volevano acquistare su
una bancarella. Così, al termine della trattativa, quattro ventenni hanno deciso di allontanarsi
con la merce senza pagarla. E di fronte alle repliche del venditore ambulante, un bengalese di
28 anni, i bulli lo hanno picchiato. Pugni al volto, a un braccio e calci sulle gambe. E´ successo
ieri pomeriggio a Tor Bella Monaca, in via Ferdinando Quaglia. Una strada non lontana dal
luogo in cui, lo scorso 2 ottobre, fu aggredito da sei minorenni un cinese.
SEGUE A PAGINA XXI
Pagina XXI - Roma
Tor Bella monaca, aggredito bengalese
(segue dalla prima di cronaca)
«Uno dei giovani ha preso in mano uno dei miei anelli - ha raccontato il giovane bengalese ai
poliziotti dell´VIII gruppo della municipale - se ne stava andando senza pagarlo, gli ho chiesto di
ridarmelo, ma lui è tornato indietro e mi ha preso un secondo anello. Quando ho tentato di fare
resistenza, con l´aiuto di altri tre, ha cominciato a darmi dei pugni».
Una storia di bullismo che è ormai routine, soprattutto lungo quella strada, per i vigili diretti dal
comandante Antonio Di Maggio. «Via Ferdinando Quaglia - raccontano gli investigatori - è una
strada a noi nota perché, nonostante sia al centro di Tor Bella Monaca, proprio sotto le tre Torri,
conosciuta come la via dello shopping e frequentata da tanta gente per bene, è però anche la via
dello struscio di bulli e teppisti».
Ora è caccia i quattro ventenni aggressori dello straniero, da otto mesi residente a Centocelle che,
portato all´ospedale Tor Vergata è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni. Le forze dell´ordine
stanno setacciando l´intero quartiere.
Due settimane fa in via Duilio Cambellotti, alla fermata del bus, sei bulli, tutti minorenni, colpirono
al volto con un pugno un cinese che aspettava l´autobus. In quell´occasione, subito dopo l
´aggressione, i vigili urbani rintracciarono i colpevoli. I sei minori sono ora indagati per lesioni
gravi e non anche per violenza razziale, dopo che il pm del tribunale dei minori Carlo Paolella ha
deciso, accogliendo le richieste dei difensori, di avviare una serie di accertamenti e di ascoltare
testimoni e lo stesso cittadino cinese per verificare se nella vicenda sussista anche la matrice
razziale.
Uno dei minori accusati, Michele F., 16 anni, ha ammesso di aver colpito Tong Hong Shen, ma solo
come reazione ad una serie di insulti dopo che si erano urtati nei pressi della fermata del bus mentre
il cinese si allacciava una scarpa.
[51]
Raid razzista contro gli immigrati pestaggi e negozi distrutti a Roma
La Repubblica
25-05-08, pagina 1 sezione ROMA
CARLO PICOZZA
ROMA - Spranghe di ferro, bastoni, passamontagna, fazzoletti sul volto e tanta
rabbia da scaricare contro bengalesi e indiani. Una spedizione punitiva in piena
regola si è consumata ieri per un quarto d' ora, dalle 17.30, al Pigneto, una
borgata cara a Pasolini, convertita in quartiere della movida, a un chilometro dalla
centralissima stazione Termini. Protagonista, una banda di una ventina di giovani
guidati da un quarantenne in carne, con un tatuaggio sul braccio. A farne le spese
sono stati i titolari di due alimentari e di un phone center, che sono scappati
evitando il peggio. è stato invece colpito un nordafricano che stava telefonando,
ma di lui si sono perse le tracce. Pronta la reazione del quartiere che ha dato vita a
un corteo spontaneo di 500 persone con le comunità dei migranti e i centri sociali.
«è stato un vero raid», racconta Simona Zappulla dell' agenzia giornalistica Agi,
testimone casuale dell' incursione. «Giovani con il volto coperto da un foulard
con la svastica, brandivano assi di legno contro i titolari dei negozi. C' era il
terrore nei volti dei bengalesi presi di mira e di altri immigrati». «Questa
aggressione ha la stessa matrice di quella che ho subìto mentre rincasavo»,
commenta Cristian Floris, conduttore del portale DeeGay.it. Si dice «sdegnato» il
sindaco Gianni Alemanno che manifesta «solidarietà ai cittadini
extracomunitari»: «Il raid e l' aggressione sono di una gravità inaudita: non
passeranno sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell' ordine affincé i
colpevoli siano presi e puniti in maniera esemplare». «Tutti riflettano», indica
invece Piero Fassino, «su quali drammatici guasti può provocare un clima
nevrastenico di criminalizzazione nei confronti degli immigrati». «L' inaudita
ondata di violenza xenofoba e razzista», ancora Fassino, «non può che suscitare
orrore». Ma dagli stessi movimenti della sinistra antagonista presenti nel
quartiere, si avanzano dubbi sulle motivazioni della spedizione: «Certo»,
commenta Marcello Fattori, «quanto è accaduto chiama in causa un clima da
tolleranza zero nei confronti degli stranieri. è del tutto nuovo per il Pigneto. Ma
non è il caso di parlare di spedizione nazista». Cos' altro, allora? «Penso si tratti
di un regolamento di conti». Di che tipo? «Controllo del territorio». Di più non
dice. Ma non sono in pochi a indicare anche negli stupefacenti la pista da battere.
Tanto che oggi alle 18 il quartiere si mobilita in una «manifestazione contro la
droga». La spedizione comunque c' è stata. Le anticipazioni erano arrivate, già
ieri mattina, da tre degli aggressori, a Sat Paul, da 13 anni in Italia, titolare
indiano di uno degli alimentari: «Si sono presentati per chiedermi se ero stato io a
scippare a una signora il portafogli con 500 euro appena prelevati da un bancomat
o se avessi coperto i responsabili». «Ho risposto che con quella storia non c'
entravo. Allora uno di loro, sulla quarantina, con un tatuaggio sul braccio, mi ha
minacciato: "Torneremo nel pomeriggio". Per questo ho tenuto il negozio
chiuso». Alle 17.30 l' italiano torna, accompagnato dalla banda. «Ero vicino casa
che sta sopra il negozio: prima hanno tentato di alzare la saracinesca con un' asta
poi hanno sfasciato i vetri di 4 vetrine appese al muro esterno e quelli della porta
del mio condominio». Quindi il commando risale la strada, gira l' angolo dell'
isolato e punta su un altro negozio: «Sono entrati, gridandomi contro "bastardo"»,
racconta Humayun Kabir, bengalese, due figli e una moglie cardiopatica. «Mi si
sono avventati contro. Ho scansato un colpo e sono fuggito». Pochi minuti e la
scena si ripete nel phone center attiguo: «Mi hanno insultato, ma sono riuscito a
scappare», racconta Islam Serajul, 30 anni, da 8 in Italia. Vetri della cassa e di due
cabine spaccati. Poi un colpo in testa a un nordafricano «senza permesso» che
scappa anche lui. Con la mano sul capo.
[52]
La Repubblica
25-05-08, pagina 6 sezione POLITICA INTERNA
Pigneto sotto choc: 'Non accada più'
CARLO PICOZZA
Un corteo spontaneo con cinquecento persone ha attraversato il dedalo delle vie
del Pigneto sotto choc, a poche ore dalla spedizione punitiva con spranghe e
passamontagna, contro bengalesi e indiani, titolari di due negozi di generi
alimentari e di un phone center. Tangibile la solidarietà con gli immigrati: «Basta
con le aggressioni», è scritto sullo striscione che apre la manifestazione promossa
a tambur battente dai giovani dei centri sociali, da Action, dai rappresentanti delle
comunità dei migranti e dagli stessi residenti. Pronte anche le reazioni, a decine.
«Il raid al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia
solidarietà», commenta il sindaco Gianni Alemanno, «sono di una gravità
inaudita; mi lasciano sdegnato e non passeranno sotto silenzio. Serve legalità a
360 gradi». Per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, «è un altro
episodio di violenza e xenofobia che non è più possibile tollerare e che tutte le
istituzioni dovrebbero condannare con fermezza. Roma ha bisogno di tornare a
respirare un' aria di pace, libertà e di vero rispetto verso il prossimo». «Mi auguro
- conclude - che le forze dell' ordine consegnino subito alla giustizia i
responsabili di questa assurda violenza». Duro il commento della neo-deputata
del Pd Ileana Argentin: «I quartieri di Roma non possono essere in mano a teste
rasate o alle scorribande dei pirati della strada. è questa la sicurezza di cui la
destra parlava in campagna elettorale?».
[53]
Pagina 1
(25 maggio 2008) - Corriere della Sera
Allarme Alemanno: gravissimo. L' opposizione: clima d' odio
Caschi, bastoni, spranghe: raid anti-immigrati a Roma «C' era anche
una svastica»
ROMA - Un raid anti-immigrati durato pochi minuti, in pieno pomeriggio, ieri nel popolare quartiere del
Pigneto. Una ventina di giovani armati di spranghe e bastoni hanno dato l' assalto a tre piccoli negozi, due
alimentari e un call center, gestiti da commercianti provenienti dall' India e dallo Sri Lanka, gridando frasi
xenofobe. Una testimone ha visto una svastica sulla bandana di uno degli assalitori. «Episodio di gravità
inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio», ha commentato il sindaco Gianni Alemanno.
La sinistra accusa «il nuovo clima di odio e razzismo» nella capitale. A PAGINA 5 Brogi e R. Rizzo
Pagina 6
(26 maggio 2008) - Corriere della Sera
Visita del sindaco
«Pigneto, raid non politico» Alemanno: aiuti per i danni
Identificata la banda. Corteo di solidarietà agli aggreditiUno scippo all' origine
dell' incursione contro gli immigrati. E il quartiere scende di nuovo in piazza
ROMA - Ore contate per i «giustizieri del Prenestino» che sabato pomeriggio hanno attaccato a sprangate e
legnate tre negozi d' immigrati al Pigneto, ferendo un bengalese. Questa mattina la Digos consegna in Procura
il primo rapporto informativo con una ricostruzione del raid e le testimonianze raccolte. Il gruppo che viene
identificato come «di zona» è stato sostanzialmente messo a fuoco, mancano però ancora alcuni accertamenti
che devono concludere l' inchiesta sul grave fatto, privo secondo gli investigatori di esplicite matrici politiche.
Ad aiutare gli investigatori foto scattate da residenti, anche col cellulare, e le riprese di una telecamera della
farmacia del Pigneto. Ribadito all' origine della spedizione punitiva uno scippo, un episodio di
microcriminalità imputato a un immigrato che avrebbe scatenato la cieca rappresaglia. Ma intanto, mentre è
stata nottetempo imbrattata anche la targa del film di Rossellini Roma città aperta girato nella vicina via
Montecuccoli, al Pigneto i nomi dei violenti circolano sulla bocca di parecchi residenti, indignati per la piega
presa dal popolare quartiere e da quest' ultima scarica di violenza. Tre partecipanti al raid abiterebbero nella
stessa via Macerata, la prima presa di mira. Il capo sarebbe poi un quarantenne che gestisce impianti sportivi.
In un bar il loro ritrovo. Solidarietà agli immigrati colpiti è stata portata ieri dal sindaco Gianni Alemanno che
si è intrattenuto con ognuno di loro informandosi sull' accaduto e chiedendo a più riprese «perché». È stato
Siddique Bacchu, rappresentante dei bengalesi che affiancava Kabir Hamayun, titolare di un alimentari colpito,
a dire: «Se c' è stato un precedente, un atto criminale, non possono andarci di mezzo i negozianti. Il fai da te
non va bene». Alemanno ha offerto solidarietà ai commercianti e garantito che il Comune interverrà per aiutarli
a riparare i danni subiti. «Qualunque cosa possa essere successa qui - ha ribadito il sindaco - non giustifica
minimamente quello che è successo e bisognerà colpire chi si permette di usare violenza. La città non può
essere una giungla. Però non mi sembra che ci sia un movente esplicitamente politico, ma più che altro
xenofobia di quartiere». «Il principio - ha proseguito - deve essere legalità a 360 gradi, nei confronti di tutti».
Nel quartiere poi si è tenuta un' assemblea nell' isola pedonale, da dove oggi partirà anche un corteo alle 18.
Accuse di «ipocrisia» sono state rivolte ad Alemanno dai centri sociali. Il dibattito politico ha registrato
richieste di fermezza contro la violenza (Massimo D' Alema, Pd) e «tolleranza zero» (Alessandro Ruben, Pdl).
Il segretario del Pd Walter Veltroni ha invitato a «respingere con forza «il clima di intolleranza». Uno scontro
ha opposto infine il ministro Carfagna e l' Arcigay. Per Mara Carfagna il Gay Pride «dà una visione caricaturale
di un mondo che va affrontato con grande serietà», per Aurelio Mancuso, presidente Arcigay, semmai la
Carfagna è «la caricatura di un ministro». Un' occasione per ribadire il no all' intolleranza verrà domani dall'
incontro previsto in Sinagoga tra la Comunità Ebraica e il ministro dell' Interno Maroni.
Brogi Paolo
[54]
La Repubblica
26-05-08, pagina 1 sezione PRIMA PAGINA
Roma, scontro sulla xenofobia Alemanno attacca la sinistra
LIANA MILELLA
ROMA - Gianni Alemanno accusa la sinistra, e la sinistra s' infuria e risponde per
le rime. Il sindaco di Roma, giusto mentre visita il quartiere del raid, butta la
responsabilità dell' aggressione sul precedente governo. Dice: «è frutto della
scarsa attenzione alla legalità e alla sicurezza». La reazione è immediata:
Veltroni, Minniti, Melandri, Tenaglia, Zingaretti, Casson, ma anche la sinistra
radicale di Ferrero, Sgobio, Cento, Rizzo. Tutti convinti che l' analisi del primo
cittadino sia «aberrante, fuorviante, fatta apposta per nascondere le responsabilità
dell' attuale governo e della propaganda per le ronde, per una giustizia fai da te,
contro gli immigrati». Il leader del Pd Walter Veltroni è netto: «Bisogna chiudere
la porta a fenomeni razzisti e xenofobi». Il ministro ombra dell' Interno Marco
Minniti invita Alemanno «a mettere da parte i toni da campagna elettorale» e a
capire bene invece «qual è l' ambiente d' estrema destra» in cui è maturato il raid,
«un clima da tifoseria che produce una reazione esasperata e una giustizia fai da
te che delegittima la risposta dello Stato». Il ministro ombra della Giustizia
Lanfranco Tenaglia considera «veramente inaccettabili» le parole del sindaco
perché «suonano come un modo per giustificare un fatto gravissimo». Giovanna
Melandri: «Chi governa una città dovrebbe condannare le ronde e le aggressioni
ai rom, invece qui si cavalca in modo sconsiderato lo spettro della paura e dell'
insicurezza. Nel paese di Beccaria non c' è posto per sceriffi e giustizieri». L' ex
pm di Venezia Felice Casson riconosce nell' aggressione di Roma la stessa
matrice degli episodi che si sono verificati a Verona, anche allo stadio, e tutto
riconduce «alla cultura di estrema destra, alla violenta aggressione del più debole,
del diverso, dell' avversario». Quanto alle misure sulla sicurezza Casson ricorda
che «è stata proprio la destra a ostacolare il pacchetto Amato salvo ripresentarlo
adesso per il 70 per cento». Le responsabilità sono dunque tutte della destra, e
non certo della sinistra. Questo ritiene Nicola Zingaretti, il presidente della
Provincia di Roma: «Ci sono state una serie di violenze che hanno come filo
conduttore l' intolleranza, quando non l' odio, verso le diversità etniche, religiose,
etiche o sessuali». Quindi «bisogna finirla con l' insinuazione, il sospetto, l'
istigazione contro le minoranze». Ma le parole più dure arrivano dall' ex ministro
per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero che definisce quella di Alemanno «un'
operazione gravissima» fatta apposta «per legittimare il raid del Pigneto».
Ragiona il candidato alla segreteria di Rifondazione: «Se la scarsa legalità è colpa
della sinistra e se il raid è maturato da un problema di legalità che c' è nel
quartiere, allora ha una causa e quindi è giustificabile. Invece esso nasce da un
clima che vede negli immigrati il capro espiatoria di tutto». Nell' estrema sinistra
il Verde Paolo Cento critica severamente i Democratici: «Sulla sicurezza hanno
voluto a tutti i costi inseguire la destra, e questi sono i risultati». Pino Sgobio
(Pdci) accusa «gli atti politici e legislativi del governo Berlusconi che legittimano
un clima di odio». Marco Rizzo se la prende ancora col Pd: «Loro giocano al
governo ombra, ma a Roma spira un forte vento di destra».
[55]
Blitz punitivo dopo un furto
CARLO BONINI
La Repubblica
28-05-08, pagina 6 sezione ROMA
A sentire gli investigatori della Digos, è questione di ore. Poi, i quindici mazzieri
del Pigneto avranno un' identità. Il tempo di completare il lavoro sulle foto
scattate dal cellulare di una delle testimoni dell' aggressione.Il tempo di
sviluppare le indicazioni ancora monche e reticenti di chi sostiene di aver
riconosciuto almeno tre o quattro ragazzi che al Pigneto sono nati e cresciuti, ma
che non ha saputo o non ha voluto andare oltre dei nomi di battesimo. E tutto
questo con una certezza. I fatti di via Ascoli Piceno e via Macerata hanno le
stimmate del quartiere e della sua gente. Di un italiano sulla cinquantina (l' uomo
che ha organizzato e diretto l' assalto). Di un tale che si fa chiamare o comunque è
conosciuto come "Mustafà". Perché se i testimoni non bluffano o non dissimulano
i loro ricordi, questa storia con loro comincia e con loro finisce. La miccia si
mette a bruciare sabato mattina, intorno alle 10 e 30. Paul Sat, un commerciante
indiano è nel suo negozio di generi alimentari in via Macerata. Con lui, come
spesso accade, è Mustafà. Un maghrebino, a quanto pare, che si è messo a
trafficare nel quartiere come non dovrebbe. I due vengono affrontati dal tipo sulla
cinquantina, che l' indiano conosce bene per averlo visto spesso ciondolare in
zona, ma di cui "giura" di non sapere o ricordare il nome. L' uomo è
accompagnato da due ragazzi e ha modi spicci. Vuole indietro i soldi e i
documenti contenuti in un portafoglio che gli è stato borseggiato forse nel
negozio dell' indiano. Conosce o ritiene di conoscere il nome del ladro: Mustafà.
Il quale, sempre a sentire l' indiano, farfuglia qualche scusa. I soldi non li ha più.
Dei documenti si è liberato infilandoli in una buca delle lettere. Della risposta, l'
uomo e i suoi due compari non sanno che farsene. Avvertono l' indiano e Mustafà
che torneranno alle cinque di quello stesso pomeriggio. E se non salterà fuori la
refurtiva, addio negozio. Mustafà prende il largo e quando, alle cinque e mezza,
Sat vede dal marciapiede la faccia di quel tipo italiano, capisce che le cose si
mettono male davvero. Chiude in fretta e furia la saracinesca del negozio e se la
dà a gambe nel primo portone che trova aperto sulla sua strada, mentre alle sue
spalle, una quindicina di mazzieri con il volto coperto si dedicano prima alle
vetrine della sua bottega, quindi ai battenti del portone dietro cui si è nascosto. Il
lavoro di devastazione prosegue in via Ascoli Piceno. Il cinquantenne che li guida
sa che Mustafà, spesso, ammazza il suo tempo tra il call center di un bengalese
che di nome fa Islam Serajoul e il vicino bar gestito da un altro asiatico, tale
Nasymoul Ghani. Naturalmente, Mustafà non è né al telefono, né al banco. Né nel
vicino negozio di alimentari di proprietà di un cittadino del Bangladesh, Kabir
Humayun. Dunque, i mazzieri fanno a pezzi tutti e tre i locali. La furia non dura
più di cinque, dieci minuti. Nessuno, tranne una giornalista dell' Agi presente sul
posto, sostiene di aver riconosciuto segni di svastiche. Tutti i testimoni, però,
ascoltano distintamente le minacce e le grida che accompagnano il lavoro di
mazze e spranghe, lo sganassone che investe Ghani. "Maledetti bastardi, ve ne
dovete andare!". Abbastanza per consegnare la vendetta a una dimensione
xenofoba e di quartiere. Fascista per la qualità della violenza squadrista che è
capace di esprimere e per i meccanismi che la scatenano. Abbastanza per aprire il
tombino sulla rabbia che, da tempo, cova nelle strade del Pigneto e ne assedia la
comunità di immigrati residenti. Colpevoli, per la legge della borgata, di non
essere più capaci di rispettare le regole non scritte della convivenza. Quelle per
cui, se sparisce qualcosa - un portafoglio, un motorino, una macchina - e quel
qualcosa appartiene alla gente del Pigneto, allora deve essere restituita al
legittimo proprietario. Del resto, che il raid di quarantotto ore fa non sia un
misterioso fungo velenoso cresciuto all' improvviso nella quiete di un quartiere
[56]
felicemente multietnico è storia che bene
documentano gli archivi della Questura.
La Repubblica
30-05-08, pagina 4 sezione ROMA
Pigneto, individuato il gruppo del raid ora si indaga anche sullo spaccio
MARINO BISSO MARIA ELENA VINCENZI
Ora non rischiano solo una denuncia ma anche l' arresto. Anche se non ci sono
ancora ufficialmente i nomi degli indagati, il gruppo del raid al Pigneto è già stato
individuato così come il bar dove sono soliti ritrovarsi i quindici mazzieri che
sabato scorso hanno preso parte alla spedizione punitiva contro i tre negozi di
immigrati in via Macerata e in via Ascoli Piceno. Nell' inchiesta del procuratore
Giovanni Ferrara vengono contestati i reati di danneggiamento aggravato ma
anche violenza privata che prevede il carcere fino a quattro anni. E ieri in
questura sono state ascoltate una ventina di persone: molti abitanti del quartiere e
alcuni commercianti bengalesi. Le testimonianze degli immigrati con molti «non
ricordo» sono ritenute dagli investigatori contraddittorie. Il fascicolo è stato
assegnato al pm Antonello Racanelli che ieri ha già ricevuto una prima
informativa della Digos. L' assalto ai negozi di via Ascoli Piceno e via Macerata
viene ricostruito dagli agenti diretti dal vicequestore Lamberto Giannini. A
innescare le violenze è stato un furto di un portafogli ma gli investigatori
vogliono far chiarezza anche su altri eventuali moventi e si indaga anche su
contrasti avvenuti in passato con alcuni immigrati per storie di droga. Le trenta
pagine dell' informativa sono supportate dalle prove testimoniali e da due
fotografie scattate con un telefonino da un passante. Anche gli stessi immigrati
dicono di non aver visto simboli nazisti. A riferire di una svastica notata sopra a
un fazzoletto di un giovane armato di spranga è solo una giornalista che per caso
aveva assistito all' assalto. «Non esiste alcuna matrice politica ma tutto fa pensare
a un regolamento di conti» ha ribadito il procuratore Ferrara. Trova conferma
negli atti giudiziari, invece, quella che appare sempre più una storia di borgata
dove l' odio per gli immigrati c' entra poco o nulla. Protagonista è un gruppo di
giovani del Pigneto che ha deciso reagire al furto di un portafogli. Non hanno
chiamato la polizia ma hanno cercato di risolvere la questione da soli prima con
le maniere buone e poi ricorrendo alle spranghe. Un' azione dimostrativa che non
aveva lo scopo di far male. I titolari dei negozi infatti hanno riportato solo lesioni
leggere. Tutto comincia sabato mattina quando Paul Sat, commerciante indiano,
nel suo negozio di generi alimentari in via Macerata viene minacciato da un
quarantenne che rivuole indietro il portafogli e accusa del furto un magrebino,
conosciuto nel quartiere anche come piccolo spacciatore, che frequenta il suo
locale. Il quarantenne rivuole indietro i soldi. Ma la risposta è negativa: nel
pomeriggio scatta il raid.
[57]
E su Dario il Pigneto si divide 'Ha sbagliato, ma qui c' è rabbia'
CARLO PICOZZA
La Repubblica
31-05-08, pagina 7 sezione ROMA
Il Pigneto continua a dividersi il giorno della confessione di Dario Chianelli,
protagonista, con una ventina di giovani, dell' aggressione a tre immigrati, un
indiano e due bengalesi, nei loro negozi. Vetri di porte, vetrine, frigoriferi, del
gabbiotto della cassa e di due cabine telefoniche distrutti. E tanta paura. «Dario
avrà sbagliato», si accalora Rosi, titolare dell' omonimo bar, «ma è una brava
persona». «E quel fatto è stato amplificato e deformato dalla stampa. La rabbia è
tanta per le contraddizioni che da tempo attraversano il quartiere. Una per tutte:
qui vicino si affittano letti a immigrati anche per 300 euro al mese e in una stanza
vivono fino a dieci persone». «Dario è un mio amico», le fa eco Mario Orsini
titolare del Nice bar, in via Ascoli Piceno, di fronte a due dei negozi colpiti.
Quando ha visto i giovani irrompere ha impugnato un bastone: «Pronto a
difendermi». C' è chi indica i traffici di droga, chi punta il dito verso la
speculazione edilizia, le scelte del «partito degli affari». E chi disegna cartoline
del Pigneto com' era. Neanche tanti anni fa qui tutti si chiamavano per nome,
lasciavano le chiavi fuori dalla porta e in molti prendevano pane e latte con la
"libretta", il quaderno per annotare i debiti in attesa della paga. In tanti raccontano
così il Pigneto. Ne sentono il bisogno, ora, dopo la spedizione punitiva. La
borgata di "Accattone", amata da Pasolini, che è stata anche il set di Roma città
aperta di Rossellini, ha «consumato la sua svolta», ripetono ancora increduli,
fuori dai bar, tra le cartacce e i miasmi di orina di un' isola pedonale tanto voluta
e, adesso, tanto trascurata. «Complici le scelte urbanistiche, al Pigneto gli affitti
sono alle stelle, il lavoro è in nero, i servizi sono pochi e tanta è la sporcizia»,
dice dal comitato di quartiere che ha fondato e anima insieme con altri, don
Roberto Sardelli, il prete della Scuola 725, quella dei baraccati dell' Acquedotto
Felice, baraccato lui stesso per cinque anni. «Vuoi che questo stato di cose non
dipenda dalle scelte politiche fatte finora?». Sopra ci ha scritto un documentodenuncia don Sardelli, Per continuare a non tacere. «E il degrado, con i traffici di
ogni tipo, droga compresa, ha alimentato la cultura di sceriffi e ronde, in
definitiva, dell' intolleranza. I giovani dicono: visto che nessuno prende
provvedimenti, visto che giustizia non c' è, se posso, me la faccio da me. è così
che si sono diffuse tra i cittadini, tra gli stessi artigiani, operai, impiegati, la
sfiducia nelle istituzioni e l' autorganizzazione delle risposte». «Noi», continua
don Sardelli, «abbiamo lottato per ottenere il campo sportivo, l' isola pedonale, la
restituzione del cinema Aquila al quartiere, gli occupanti della ex Snia Viscosa si
sono battuti per sottrarre alla speculazione i 12 ettari della vecchia società tessile
e il partito degli affari che fa? Un mega-albergo di lusso, un grande centro
commerciale e un parcheggio interrato dove una volta c' era lo stabilimento della
Serono. Così i prezzi delle case già a seimila euro per metro quadrato,
lieviteranno ancora». La natura del vecchio Pigneto, insomma, è sparita. Con
buona pace di Pasolini e, soprattutto, degli abitanti che «non ne possono più delle
scelte che, calate dall' alto, si abbattono dolorosamente sulla testa di tutti». «E che
Dario dica di essere di sinistra - conclude don Sardelli - dà conto di come la
cultura razzista e dell' intolleranza sia dilagata». «La mobilitazione del quartiere
seguita all' aggressione», per gli occupanti del centro sociale della ex Snia, «è
stata la reazione a un' azione che nei modi e nello spirito resta di stampo
fascista». «Con gli abitanti abbiamo espresso la nostra condanna indicando le
responsabilità politiche e il disagio sociale dai quali l' aggressione è scaturita.
Inutili le strumentalizzazioni della destra».
[58]
La Repubblica
13-06-08, pagina 1 sezione ROMA
Per il blitz contro i negozi nuovi indagati in Procura
MARINO BISSO
Nuovi interrogatori della Digos e nuovi indagati in Procura per il raid del Pigneto.
Anche ieri gli investigatori della Digos, diretti dal vicequestore Lamberto
Giannini hanno ascoltato alcuni giovani sospettati di aver partecipato all' assalto
contro i tre negozi di immigrati di via Macerata e via Ascoli Piceno. I quindici
mazzieri sono stati quasi tutti individuati e si sta procedendo al loro
riconoscimento anche attraverso il raffronto con alcune fotografie e un video
registrato dalle telecamere di una farmacia. Nella banda del Pigneto come scritto
ieri da Repubblica c' era anche un ragazzo di colore che assieme agli altri amici di
borgata ha preso parte alla spedizione punitiva. Non è escluso che alcuni ragazzi
si possano presentare di propria iniziativa in questura e autodenunciarsi seguendo
l' esempio di Dario Chianelli che giovedì si è recato negli uffici della Digos con il
figlio Alessio e ha ammesso di aver affrontato alcuni immigrati per farsi restituire
un portafogli rubato alla moglie. Il quarantottenne ha detto di aver sbagliato e ha
spiegato agli investigatori che con i fatti del Pigneto il razzismo e la politica non
c' entravano nulla. «Era solo una questione privata - ha raccontato - Ho sbagliato
a cercare di farmi giustizia da solo e nessuno deve imitare il mio gesto».
Chianelli, dopo una lunga deposizione davanti al funzionario della Digos Laura
Tintisona, è poi tornato a casa. Lo stesso potrebbe accadere a quei giovani che
spontaneamente dovessero presentarsi in questura per chiarire la propria
posizione. In caso contrario rischiano di essere raggiunti da provvedimenti
giudiziari e di finire in carcere. Intanto una nuova informativa della Digos è
arrivata sulla scrivania del sostituto procuratore Antonello Racanelli che procede
per violenza aggravata e danneggiamento aggravato. Nella relazione vengono
indicati i ruoli e le responsabilità attribuite ad alcuni dei ragazzi che avrebbero
preso parte al raid del Pigneto.
[59]
Pigneto, arrivano le ronde
La Repubblica
15-06-08, pagina 4 sezione ROMA
ANNA MARIA LIGUORI
Al Pigneto nascono le ronde di quartiere. Il promotore è Dario Chianelli, il
protagonista del raid del 24 maggio scorso quando frantumò le vetrine di due
negozi tenuti da bengalesi dopo il furto di un portafogli ad un residente del
Pigneto. Chianelli confessò tutto è spiego che non si trattava di un attacco
neofascista, come si credeva, ma di una spedizione punitiva contro la criminalità
che opera in zona. «Vorremmo istituire un Comitato per la sicurezza - spiega
Vittorio Balzani, legale di Chianelli - l' idea nasce dall' episodio di cui è stato
protagonista Dario Chianelli al Pigneto e da una mancanza di legalità che pervade
l' intero quartiere. Oggi come oggi l' isola pedonale del Pigneto è piena di extra
comunitari dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti e da micro criminalità di
ogni genere. Questa mancanza di sicurezza è largamente sentita da un' ampia
parte delle popolazione del quartiere». Quelli che si lamentano di più sono i
vecchi residenti che prima avevano i loro figli che andavano a pattinare nell' isola
pedonale e che ora hanno i loro nipoti chiusi in casa con la paura di andare in
strada. «Questo senso di insicurezza è largamente sentito e non se ne può fare una
colpa alle forze dell' ordine che hanno poco personale per un' area molto vasta»,
spiega Balzani. Il Comitato per la sicurezza del Pigneto, che sarà attivo a fine
giugno, istituirà ronde composte da abitanti del quartiere, compresi molti
extracomunitari (quindi non ha niente a che vedere con le ronde della Lega
Lombarda) che hanno già dato la loro disponibilità. Saranno muniti di walkietalkie, torce elettriche e indosseranno una maglietta bianca con un segno
distintivo di appartenenza al Comitato. Si muoveranno a gruppi di due persone,
con dei turni di un paio d' ore ciascuno, dall' imbrunire fino a tarda notte, per far
sì che vi sia una presenza costante di cittadini che controllano il territorio. Verrà
messo un gazebo nell' aria pedonale dove ci saranno altre persone munite di
telefono cellulare che, raggiunti da una chiamata tramite radio, provvederanno ad
allertare le forze dell' ordine in maniera mirata. Questo viene fatto per evitare che
le pattuglie disperdano le loro energie e che invece siano messe in condizione di
effettuare interventi mirati. «Ogni decisione sulle attività e i compiti del Comitato
- conclude Balzani - verrà concordata con le forze politiche di maggioranza e
opposizione del VI municipio. Entro fine giugno partirà un esperimento pilota. Il
Comitato si autofinanzierà».
[60]
La Repubblica
15-06-08, pagina 4 sezione ROMA
Chianelli smentisce: 'Nessuna ronda al Pigneto'
MARIA ELENA VINCENZI
«Mai parlato di ronde». È categorico Dario Chianelli, il quarantottenne finito al
centro della cronaca per il raid contro alcuni negozi di immigrati al Pigneto dello
scorso 24 maggio. Il primo a essersi presentato alla polizia per spiegare che dietro
a quei disordini non c' era alcun movente politico ma il furto di un portafoglio. In
una video-intervista sul sito www.pigneto.it., Chianelli smentisce
categoricamente la notizia «apparsa su tutti i giornali» secondo la quale avrebbe
intenzione di organizzare ronde nel quartiere. «Non è vero niente. Non ho mai
saputo niente di ronde. Mai parlato di ronde. Forse avrà fatto comodo a qualcuno
parlare di ronde. A me no, di sicuro. Assolutamente smentisco. Non riesco a
capire cosa sia, evidentemente c' è qualche cosa che fa comodo a qualcuno. Io
personalmente non ne capisco il motivo. Penso che ci sia una
strumentalizzazione. forse politica. Perché altrimenti non avrebbe senso
inventarsi le ronde, le svastiche, i raid. Fino ad adesso è tutta inventiva». Una
saracinesca abbassata, con tanto di scritte, sullo sfondo, occhiali da sole, vento
che soffia nel microfono e accento romanissimo, Chianelli spiega il suo punto di
vista, ovvero «niente ronde». All' intervistatore che gli chiede se sia vero, però,
che si sta dando da fare nel quartiere con varie iniziative, il "giustiziere" del
Pingeto spiega che si sta «incontrando con la gente della zona per risolvere
problemi veri, reali che vanno risolti in qualche modo, ma non con la ronda spiega in tono molto informale - Questioni che devono essere risolte parlando
insieme. Raggruppando un po' di gente del quartiere e mettendosi a discutere,
senza ronde e senza violenza. Con tranquillità e al più presto. Perché devono
essere risolti. è ora che ne parliamo un po' tutti. è ora di scendere in piazza e
parlarne tranquillamente con manifestazione pacifiche con tanto di permesso e ne
parliamo tutti nella tranquillità familiare. Della pulizia della strada e di tutte le
altre cose. Non ci sono ronde. Mai sentite. Smentisco». Chianelli chiude così. E,
in chiosa, saluta tutti. E scappa via.
[61]
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-11-25 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE
SCRITTE RAZZISTE E ANITISEMITE
Non solo escalation di aggressioni razziste, ma in tutta la città si diffondono sempre di
più negli ultimi mesi anche scritte sui muri antisemite, nonché contro rom e immigrati.
Ma anche contro il sindaco Alemanno e il presidente della Regione Piero Marrazzo. E a
parte le scritte a firma “Militia”, in tutti gli altri casi gli esecutori sono rimasti senza
identità.
Leggi razziali Una lapide al Celio dove furono accolti i bambini ebrei cacciati
dalle scuole
Alemanno: mai più discriminazioni
I ragazzi del liceo di Ripetta al Quirinale. Militia ricompare a Trastevere
Leggi razziali: in via Celimontana ricordata la scuola allestita nel '38 per i ragazzi ebrei cacciati dagli
istituti
È la giornata in cui non si fanno sconti. Del resto, come farli davanti a una fitta platea piena di
anziani che sono stati lì, proprio tra quelle mura, dove a fine '38 in seguito all'espulsione dalle scuole
per le leggi razziali fu allestita per volontà di un comitato di genitori la scuola ebraica?
Via Celimontana 23, caserma oggi dei carabinieri della stazione Celio. Palazzina bella, col giardino
intorno, rifugio per un paio di anni negli anni bui delle leggi razziali dei ragazzi ebrei cacciati dalle
scuole del Regno. Si ricorda quel lontano passsato, si scopre una lapide, c'è davanti al Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano e alle tante autorità civili e militari della città e della regione,
Emma Castelnuovo, professoressa allora di matematica, un'anziana donnina di 95 anni che ricorda
con nettezza quelle giornate di allora, ragazza di poco più grande degli alunni. Ed un grande applauso
scatta ai suoi ricordi. Lo stesso anche per l'ex alunno Gino Fiorentino. Poi però arriva l'accusa, dura.
«Nessuno levò allora la propria voce - ricorda con fermezza Riccardo Pacicfici, presidente della
Comunità ebraica - . Nessun professore o preside protestò contro le leggi razziali e consolò i
bambini. Nessuno difese i colleghi ebrei a cui erano state sottratte le cattedre, anzi ci fu la rincorsa ad
occuparle...Però ci sono stati poi i Giusti e i carabinieri che decisero di non collaborare e che in 2.700
furono deportati ». Il sindaco Gianni Alemanno non si tira indietro: «La popolazione si divise allora
in tre parti - dice - . I Giusti, la parte più piccola. Gli scellerati, che chiedevano inesorabili
l'applicazione delle leggi razziali. E poi, la parte più grande, i vili, i silenziosi, i conformisti....».
Ma ecco il presente, quello che fa dire subito dopo ad Alemanno: «No, qui in questa città, nessuno
sarà più discriminato. Nessuna persona, nessun uomo e nessuna donna potrà mai essere
discriminato». Il presidente Giorgio Napolitano mentre esce commenta: «Abbiamo ascoltato
testimonianze splendide, dimostrano come debba rimanere il dovere della menmoria affinché non si
ripetano mai più». Il Presidente aggiunge poi che inviterà presto al Quirinale gli studenti del corso C
del liceo artistico Ripetta che hanno avuto la capacità di reagire contro il negazionismo di un loro
professore. Sfilano gli ex alunni della scuola ebraica, commossi: Claudio Ziffer, Mario Padovani,
Giacometta Limentani, Giulia Sermoneta, Bianca Spizzichino, Giuliana e Marina Gay, Franca
Sabbatello, Maurizio Della Seta, Piero Terracina.... E intanto, ieri sera, un altro brutto segnale: sui
muri del liceo Kennedy, a Monteverde, sono apparse scritte firmate «Militia »: «Onore ai Nar, Fuori
gli ebrei dall'Europa».
Davanti alla lapide Emma Castelnuovo, professoressa della scuola ebraica (Jpeg)
Paolo Brogi
[62]
La Repubblica
07-11-08, pagina 20 sezione POLITICA INTERNA
Striscioni antisemiti di 'Militia', denunciato l' ultrà Maurizio Boccacci
MASSIMO LUGLI
C' era la mano di un veterano dell' ultradestra dietro gli striscioni firmati "Militia"
e comparsi in tutta la città dal 24 settembre al 6 novembre. Maurizio Boccacci, 52
anni, ex fondatore del "Movimento politico occidentale", considerato, a suo
tempo, uno degli ideologi dell' area skin head, è stato identificato e denunciato
per violazione della legge Mancino sulla discriminazione razziale, etnica e
religiosa. Un incontro tra vecchi nemici quello con Lamberto Giannini, il
dirigente della Digos che lo conosce da una vita. Gli striscioni di "Militia" erano
una sequela di offese e insulti "bipartisan". Alcuni esempi: «Schifani, l' ebreo
sarai tu» (Verano, 24 settembre), «Alemanno-Pacifici,: Roma-Auschwitz, sola
andata» (Lungotevere Arnaldo da Brescia, 6 novembre) «L' Olocausto, la più
grande menzogna della storia. Ahmadinejad, presidente dell' Irtan» e via
vituperando. Come c' era da aspettarsi, l' attempato estremista ha rivendicato la
paternità degli striscioni e ne ha disconosciuto solo uno, particolarmente
obbrobrioso, che si riferiva alla strage di immigrati di a Castelvolturno nel
settembre scorso: «Minime in Italia: Milano-1, Castelvolturno-6».
[63]
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data:
2008-11-07 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE
Razzismo Solidarietà bipartisan da tutto il mondo politico. Le indagini della Digos
«Militia», le scritte della vergogna
Striscione contro Alemanno e Pacifici. Minacce sotto casa di Ezio Mauro Striscioni di «Militia» a ponte
Nenni contro Alemanno e Pacifici. E ai Parioli minacce di Forza Nuova a Ezio Mauro
Brutto clima. Brutti striscioni. Ieri notte, sul ponte Pietro Nenni, tra i lungotevere Arnaldo da Brescia e
Michelangelo: «Alemanno-Pacifici, Roma-Auschwitz solo andata», sette metri di stoffa col simbolo del fascio
littorio e firmato «Militia », destra estrema, proprio alla vigilia della partenza (domenica) del sindaco e del
presidente della comunità ebraica, che accompagneranno gli studenti romani in visita al campo di
concentramento nazista in Polonia.
Brutto clima. Brutti striscioni. Ieri mattina, ai Parioli, vicino alla casa del direttore di «Repubblica», Ezio
Mauro, altra scritta intimidatoria su un telone («Direttore: basta odio e falsità», firmato Forza Nuova). Roberto
Fiore, leader di Forza Nuova, ha preso le distanze: «Forza Nuova non c'entra, presenteremo denuncia contro
ignoti, ferma condanna e piena solidarietà al direttore ».
Sul ponte Pietro Nenni, ieri notte, «Militia» ha lasciato anche un altro striscione: «Banche e usurai pagherete
caro, pagherete tutto!». Ma chi c'è dietro «Militia»? E perchè è saltata fuori? Scritte naziste contro Alemanno,
negazioniste sull'olocausto, erano comparse già il 16 e il 23 ottobre, lungo la Tangenziale Est, all'Eur, alla
borgata Fidene. E sui muri del Verano, il 25 settembre, in occasione del viaggio ad Auschwitz del presidente
del Senato, un altro striscione: «Schifani ebreo». Mentre la Digos indaga, arrivano le reazioni sdegnate di
centrodestra e centrosinistra. Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, sospetta qualcosa: «A due
settimane di distanza e nello stesso esatto luogo, ancora scritte ad opera del gruppuscolo estremista, fazioso e
antisociale che va sotto il nome di Militia:
non posso che dichiararmi, oltre che nauseato, sorpreso.
È sorprendente infatti che a così poca distanza di tempo, e in un luogo centrale e visibilissimo tanto di giorno
che di notte come il ponte Nenni, gruppi di persone possano affiggere striscioni lunghissimi e pieni di
squallide offese senza che nessuno se ne accorga o intervenga per fermare questo scempio».
Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, osserva: «L'ondata di razzismo, violenza e xenofobia
che da qualche mese sta attraversando la Capitale non risparmia nessuno e travolge per l'ennesima volta anche
le istituzioni. Episodi come questo devono far riflettere tutte le forze politiche sulla necessità di non
sottovalutare simili episodi e di promuovere azioni concrete per individuare i singoli ed evitare che colpiscano
ancora». E il commissario romano di Forza Italia Giovani-Pdl, Alessandro Colorio, è durissimo: «Si sono
davvero spinti oltre, hanno valicato ogni limite. Nell' esprimere solidarietà al sindaco Alemanno, chiediamo a
questi idioti di accompagnarci a gennaio nel viaggio della memoria ad Auschwitz». Infine, il presidente della
comunità ebraica, Riccardo Pacifici, preferisce scherzarci su: «Sono sorpreso. Dovrò fare verifiche con
l'agenzia di viaggio: io il biglietto Roma-Auschwitz l'ho pagato anche per il ritorno».
Antisemitismo Lo striscione firmato «Militia» esposto l'altra notte sul ponte Pietro Nenni
Fabrizio Caccia
[64]
La Repubblica
29-10-08, pagina 13 sezione ROMA
Striscioni antisemiti contro Alemanno e Pacifici
PAOLO G. BRERA
ROMA - Prima le cinghiate e le mazzate in piazza Navona, poi il blitz squadrista
alla Rai, ora due enormi striscioni sui muri di Roma diretti al sindaco di Roma
Gianni Alemanno e al presidente della comunità ebraica della capitale Riccardo
Pacifici, e in più una scritta intimidatoria contro il direttore di Repubblica Ezio
Mauro. La nuova inquietante impresa della destra estrema è emersa all' alba di
ieri in due diverse colate di inchiostro. La prima, rivolta ad Alemanno e Pacifici e
siglata dal gruppo antisemita "Militia", è finita sui muri di plastica della
metropolitana sul ponte Pietro Nenni, riversata in due striscioni di una quindicina
di metri. La seconda, firmata "Forza Nuova", che ne smentisce la paternità, è
apparsa invece vicino all' abitazione del direttore di Repubblica. "AlemannoPacifici: Roma-Auschwiz solo andata!", afferma (con tanto di refuso: la
famigerata cittadina polacca ha una "t" davanti alla zeta) il primo striscione di
Ponte Nenni. E il secondo, attiguo e sempre siglato "Militia" accanto a un fascio
littorio, dice: "Banchieri e usurai pagherete caro, pagherete tutto!". L' attacco al
sindaco e al presidente degli ebrei romani giunge alla vigilia del loro viaggio di
commemorazione al più terribile dei lager nazisti: continuando la tradizione dei
"viaggi della memoria" nati per iniziativa dell' ex sindaco Walter Veltroni,
domenica Alemanno e Pacifici accompagneranno gli studenti ad Auschwitz. Non
è la prima volta che "Militia" dissemina in città scritte deliranti e negazioniste: il
16 ottobre aveva definito l' Olocausto «una menzogna», e il 23 sullo stesso ponte
Pietro Nenni aveva insultato il sindaco apostrofandolo come «infame escremento
sionista». L' altra vistosa scritta intimidatoria è apparsa, tracciata su un telone che
delimita un cantiere, sotto casa di Ezio Mauro. Dice "Direttore: basta odio e
falsità" ed è firmato da Forza Nuova che però smentisce categoricamente di
esserne autrice: «È una provocazione» dice il leader del movimento, Roberto
Fiore, annunciando «querela contro ignoti». Solidarietà a Mauro è stata espressa
dal comitato di redazione di Repubblica: «Respingiamo le intimidazioni verso il
direttore e il giornale e ribadiamo che continueremo a informare obiettivamente i
lettori». «I giornalisti italiani non si arrendono - avverte la Fnsi - a chi lancia la
palla dell' intolleranza, del razzismo e dell' odio avvelenando la convivenza civile
e tentando di intimidire la libera informazione». Solidarietà ad Alemanno,
Pacifici e Mauro è stata espressa dai rappresentanti di tutti i partiti. Al direttore di
Repubblica è stata espressa solidarietà, tra gli altri, dal sindaco di Roma e dai
presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani.
Altre scritte naziste e slogan sul fascismo
«I cuori neri marciano ancora. Con Hitler nella mente, nazismo indipendente sali in
cattedra contro il '68». Firmato SS con accanto disegnata una croce celtica. Questa la
scritta comparsa sul muro del Liceo scientifico "John Fitzgerald Kennedy" di via
Nicola Fabrizi 7 a Trastevere, occupato dagli studenti in protesta contro la riforma
Gelmini. La scritta, lunga 15 metri e fatta con lo spray nero, è stata notata dagli
agenti della polizia di Stato in servizio di controllo del territorio ed è stata subito
cancellata. E sulle mura perimetrali esterne del Verano sono stati affissi anche alcuni
manifesti inneggianti al fascismo nella ricorrenza della marcia su Roma:
«28-10-1922/28-10-2008 - Con orgoglio dalla parte sbagliata». Firmato "i
[65]
Camerati».
Antisemiti di nuovo in azione
C’è un fascicolo aperto in Procura: la firma degli striscioni apparsi ieri è la medesima
degli insulti rivolti a Schifani «reo» di essersi recato a commemorare le vittime di Auschwitz- l’Unità
18 ottobre 2008
di Mariagrazia Gerina
La sigla gli inquirenti la conoscevano già. C’è un fascicolo aperto in procura con quel nome: «Militia».
Giovani con le teste rasate, qualcuno li ha visti la sera del 24 settembre attacchinare sulla tangenziale Est,
subito dopo il Verano, lo striscione contro il presidente del senato in visita ad Auschwitz: «Schifani, l’ebreo
sarai tu». La nuova azione, sempre sulla Tangenziale Est, siglata a sfregio la notte del 16 ottobre vomitava
ancora ieri mattina sui muri del cavalcavia all’altezza della Batteria Nomentana: «L’Olocausto: la più grande
menzogna della storia!». Una citazione da Ahmadinejad, «il presidente dell’Iran», si premura di annotare
«Militia» che sotto al cavalcavia della Nomentana ha attacchinato prima in un senso. E poi nell’altro, un
altro striscione: «Contro l’immigrazione autodifesa nazionale». Non ci sono testimoni, per ora. Ma c’è la
sigla. E basta girare l’angolo, addentrarsi un po’ nelle strade dietro alla Batteria Nomentana, per vederla
rispuntare sui muri bianchi di una scuola elementare intitolata al Cuore immacolato di Maria. Vernice su
marmo: «Noi i soliti fascisti, voi i soliti infami. Militia». «Sono delinquenti e c’è pure da aver paura», dice
una signora che più di una volta si è messa a cancellare le scritte spuntate nella notte su quel muro. «Le
fanno in continuazione, non c’è verso di cancellarle», spiegano le suore sacramentine di Bergamo che
gestiscono la scuola di via Ungarelli, dove, di fronte alla scuola, Forza Nuova aveva in passato la sua
sezione locale. E ora anche qui «Militia» lascia le sue tracce.
«Militia», un richiamo all’omonimo testo dell’SS Leon Degrelle, cult nazista dell’estrema destra nostrana,
che da tempo cerca di marcare in modo più serrato il territorio. D’altra parte non lontano c’è Piazza
Vescovio, con il locale di riferimento Excalibur e la sezione di Fn. E da qualche tempo nella vicina Talenti è
spuntata una nuova sigla: «Talenti nera», che a settembre ha voluto presenziare con il suo striscione al
raduno annuale dei forzanuovisti.
Gruppi sparsi. Come quello che all’inizio di ottobre per alcuni giorni ha issato il suo vessillo nero in via
Fogazzaro. Un drappo, sopra c’era scritto: «Talenti è fascista». «Sono due giorni che campeggia, piantonato
giorno e notte da alcuni giovani, il presidente del municipio Cristiano Bonelli (lo stesso che chiuso le
fontanelle ai rom ndr) non abbia fatto nulla», ha dovuto denunciare il Pd Riccardo Corbucci, prima che i
vigili intervenissero a rimuoverlo. D’altra parte nello stesso municipio è stata bocciata una mozione che
riprendeva le parole pronunciate da Fini contro il fascismo. E poco dopo la cerimonia annuale qualcuno ha
portato via la corona d’alloro deposta il 25 aprile dalla precedente amministrazione davanti alla targa di via
Maiella che ricorda i martiri della Fosse Ardeatine che venivano da Montesacro e Valmelaina. La nuova
amministrazione non ha ancora provveduto a rimetterla. E oggi il Pd locale ha organizzato un presidio
insieme ai ragazzi e le ragazze dei licei per protestare. Mentre da tempo c’è in progetto di chiedere
all’Associazione nazionale partigiani di aprire una sede in questa zona.
Intanto, le nuove scritte apparse sulla via Tangenziale hanno suscitato condanne da ogni parte. «Frasi
vergognose che alimentano l'antisemitismo, il razzismo e la xenofobia», ha detto Alemanno, dopo averle
fatte togliere: «Ora gli autori vengano assicurati alla giustizia». «Il razzismo esiste e se qualcuno volesse
negarlo c’è Militia con i suoi deliri a dimostragli che si sbaglia», ammonisce il presidente della Regione
Marrazzo. Mentre Zingaretti, che annuncia per martedì una iniziativa della Provincia contro il razzismo,
avverte: «Di fronte a questo ennesimo segnale, la condanna è addirittura ipocrita se tutti non comprendono
che il razzismo si sconfigge solo con la coerenza dei comportamenti e una nuova cultura».
[66]
A TALENTI mobilitazione di ragazzi e ragazze Pd per ripristinare la corona d’alloro
in onore dei martiri delle Fosse Ardeatine, fatta sparire dopo il 25 aprile
Roma, scritte antisemite il giorno dopo l’anniversario della razzia al ghetto- l’Unità 18 ottobre 2008
Li hanno preparati con calma. E poi di notte, la notte del 16 ottobre, tragico inizio della deportazione degli
ebrei da Roma. Li hanno incollati alle pareti del cavalcavia che passa sopra la Tangenziale Est di Roma. È il
loro modo di contrapporsi alla memoria. Con un gesto agghiacciante. Che all’indomani del 65mo anniversario
del rastrellamento del ghetto recita: «Olocausto, la più grande vergogna della storia». Non lo dicono loro. È
una citazione: da Ahmadinejad, come riporta puntualmente lo striscione, rimosso ieri mattina dalle forze
dell’ordine. Loro, gli autori, si firmano: «Militia». Con una runa disegnata accanto. Simbolo di rituali magici,
nel Medioevo, e di azioni neofasciste ai nostri tempi. Come quella annunciata dal secondo striscione,
attacchinato nel tunnel: «Contro l’immigrazione autodifesa nazionale». Non una citazione, ma una incitazione
all’odio. Firmata sempre: «Militia».
La sigla è la stessa che il 25 di settembre aveva vomitato il suo sdegno per l’appello da Auschwitz del
presidente del Senato: «Schifani, l’ebreo sarai tu», aveva scritto allora. Festeggiando contemporaneamente
l’uccisione di Abdul a Milano e la strage di Castelvolturno: «Milano -1, Castelvolturno -6». Anche in quel caso
due striscioni: incollati sulla Tangenziale Est, vicino al Cimitero del Verano. Stessa tecnica, stesso schema
d’azione: un colpo alla memoria dell’Olocausto e l’altro all’immigrazione. Allora però qualcuno li vide: «un
gruppo di giovani con le teste rasate». E la Procura di Roma ha aperto da allora un fascicolo su quella sigla.
«Invito questi giovani ad andare ad Auschwitz, capiranno se l’Olocausto c'è stato o no», replica loro Schifani.
Ma il mix anti-semita e anti-immigrazione dilaga, come ha denunciato la Comunità ebraica di Roma
consegnando al presidente della Camera Fini durante la commemorazione del 16 ottobre un dossier sui siti
xenofobi e negazionisti che diffondo tesi analoghe a quelle di Militia. Rigurgitate poi sui muri e non solo.
[67]
La Repubblica
18-10-08, pagina 5 sezione ROMA
'L' Olocausto è una menzogna' Batteria Nomentana, scritte shock
FEDERICA ANGELI - MARIA ELENA VINCENZI
"L'OLOCAUSTO è la più grande menzogna della storia. Il presidente iraniano
Ahmadinejad". La scritta è comparsa la notte scorsa sul ponte della tangenziale
est, all'altezza della Batteria Nomentana. Caratteri neri su uno striscione bianco,
accompagnata da svastiche. "Militia": così si firmano gli autori della frase. Stessa
sigla lasciata su un altro slogan che invita alla "autodifesa nazionale contro
l'immigrazione". Scritte antisemite e croci uncinate sui muri della città
all'indomani del sessantacinquesimo anniversario del rastrellamento nazista al
ghetto di Roma. Gli investigatori dell'antiterrorismo hanno effettuato rilievi
fotografici e scientifici per individuare gli autori dell'azione, e hanno attribuito
l'iniziativa "a movimenti di estrema destra che già in passato a Roma si erano resi
protagonisti di episodi analoghi". Senza ombra di dubbi, come lo stesso sindaco
Gianni Alemanno ha rilevato, la paternità degli striscioni è della stessa
organizzazione che il 25 settembre, mentre il presidente del Senato Renato
Schifani era in visita ad Auschwitz, aveva imbrattato i muri del cimitero del
Verano con la scritta: "Schifani l'ebreo sarai te". E ieri, decisa è stata la reazione
proprio del presidente del Senato: "invito questi giovani che si firmano Militia ad
andare ad Auschwitz - ha detto - capiranno se l'Olocausto c'è stato oppure no:
abbiano questo coraggio ". Il primo cittadino, che ha espresso la più ferma
condanna e indignazione per le scritte, ha immediatamente attivato l'ufficio del
decoro urbano "per togliere questi striscioni spregevoli; Roma deve dire basta a
gesti così indegni". E ha aggiunto: "non posso che stigmatizzare queste frasi
vergognose, che alimentano l'antisemitismo, il razzismo e la xenofobia". "Il
razzismo si sconfigge solo con la coerenza dei comportamenti e con l'efficacia di
una nuova cultura" ha dichiarato il presidente della Provincia Nicola Zingaretti,
mentre per il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo "se qualcuno, per
assurdo, sostenesse che il razzismo non è mai esistito o che oggi non è un
pericolo capitale, c'è Militia con i suoi deliri a dimostragli chiaramente che si
sbaglia". E intanto non si placano le polemiche sul saluto romano nell'aula del
consiglio del XII Municipio. "E' una menzogna spudorata quella detta su di me",
ha detto Paolo Pollak, uno dei due esponenti Pdl che avrebbe fatto il saluto
romano. Aggiunge il collega sotto accusa Pietrangelo Massaro: "Sono sconvolto e
ferito come uomo; io sono lontano anni luce da ogni idea di razzismo e di
antisemitismo. Sono pronto a chiarire con la comunità: entravo in aula per votare
e per questo ho sollevato il braccio ". I nove consiglieri del centrosinistra hanno
chiesto per la prossima settimana un consiglio straordinario a cui parteciperà la
comunità ebraica e hanno scritto una lettera ad Alemanno per invitarlo e per
ribadire la loro versione. "Quello che si è verificato in aula non dovrà più
accadere - scrivono - Chi era presente e ha visto deve fare i conti con la propria
coscienza". Dure critiche nei confronti del presidente del Municipio, Pasquale
Calzetta, che aveva parlato di "strumentalizzazione politica per fatti mai
accaduti". Ma i consiglieri replicano: "Nega l'evidenza pur non essendo neanche
presente in aula. Ora dovrebbe dimettersi".
[68]
La Repubblica
15-10-08, pagina 6 sezione ROMA
'Via i rom dal Casilino 900' e sullo striscione spuntano le 'SS'
Alcuni striscioni con l' invito al sindaco di sgomberare il campo rom Casilino 900
sono stati affissi proprio davanti all' entrata dell' insediamento a viale Palmiro
Togliatti. «Sindaco le tue promesse sono andate... fumo» era scritto su uno degli
striscioni, che non portano alcuna firma. «C' è stata grande agitazione nel campo ha detto Najo Adzovic, portavoce dei rom - Credevamo di essere sottoposti a un
assalto e ci siamo impauriti. Non possiamo continuare a vivere in questo modo.
Qui ci sono anziani e bambini». Le due «s» della parola promessa erano scritte
come la doppia «s» delle SS naziste. Sul posto sono accorsi rappresentati dell'
Anpi, dei centri sociali, dell' università di Roma Tre e dell' associazione Stalker e
dei comitati di quartiere che hanno stigmatizzato l' accaduto. Le associazioni
erano presenti perché preparavano una festa di solidarietà agli abitanti del campo.
[69]
La Repubblica
15-10-08, pagina 6 sezione ROMA
Scritte antisemite contro Marrazzo
RENATA MAMBELLI
è STATA immediatamente cancellata dall' Ufficio Decoro urbano del Comune
la scritta antisemita contro il presidente Pietro Marrazzo comparsa ieri mattina
sul muro che costeggia il palazzo della Regione, in via Giovanni Genocchi:
«Via Marrazzo servo degli ebrei». Moltissimi gli attestati di solidarietà che
sono stati espressi a Marrazzo da tutte le forze politiche, dagli assessori della
Regione, dal sindaco Alemanno e dal presidente del Senato Renato Schifani.
«Credo che nella vita ogni uomo debba decidere da che parte stare», ha
commentato il presidente della Regione, «Io sto dalla parte di chi è stato vittima
della Shoah, di un popolo che ha cercato la sua terra. Trovo queste scritte», ha
aggiunto, «figlie di un clima insulso e inaccettabile». Piena solidarietà a
Marrazzo e alla comunità ebraica è stata espressa dal presidente della provincia
Nicola Zingaretti: «Forse la cosa più grave», ha detto, «è che qualcuno possa
pensare che essere amico degli ebrei sia un insulto. Si tratta di un episodio
gravissimo che deve essere condannato con fermezza e che vuole colpire i
nostri valori fondamentali, alimentando senza alcun motivo sentimenti di odio e
di violenza». «Nella nostra città non deve essere lasciato alcuno spazio ad atti
di questo genere, generati dall' ignoranza e dalla stupidità», ha dichiarato il
sindaco Alemanno, condannando «la grave provocazione di cui è stato vittima
Marrazzo». Le scritte contro il presidente della Regione per il deputato del Pdl
e commissario di Roma di FI Gianni Sammarco sono indice di profonda
ignoranza e intolleranza e una nuova offesa alla Comunità ebraica «che per l'
ennesima volta deve sopportare inaccettabili offese». «Il vile gesto», nota il
vicepresidente della Giunta regionale del Lazio Esterino Montino, «arriva
proprio all' indomani del ritorno del presidente Marrazzo dalla visita dei campi
di sterminio di Auschwitz e Birkenau e alla solidarietà e fratellanza dimostrata
insieme alla comunità ebraica di Roma durante la fiaccolata di domenica scorsa
in ricordo della deportazione degli ebrei romani nell' ottobre del 1943. è
necessario più che mai che le istituzioni e la società civile collaborino e si
adoperino per la memoria della storia e per la diffusione della cultura della
tolleranza». La più sentita e fraterna solidarietà al Governatore Marrazzo e alla
Comunità ebraica è arrivata da Giancarlo Elia Valori, presidente di Sviluppo
Lazio e dell' Associazione "Israele 60", che si è augurato che le manifestazioni
promosse dalla sua Associazione «Possano aiutare a sconfiggere quella
sottocultura che inneggia all' odio a beneficio dell' affermazione dei valori della
libertà, del rispetto e della tolleranza». Solidarietà a Piero Marrazzo per le
scritte in via Genocchi dal consigliere del Pd alla Pisana Simone Gargano: «Si
tratte di scritte inquietanti, figlie di un' ideologia che rigettiamo. Purtroppo
notiamo che anche nella nostra regione non mancano episodi di intolleranza e ci
auguriamo che tutte le forze politiche cooperino per isolare questi facinorosi».
[70]
La Repubblica
12-10-08, pagina 2 sezione ROMA
Vandali a scuola, fiamme e scritte nazi
FLAMINIA SAVELLI
«Tor Bella Monaca regna». «Mussolini finché non muoio». E poi svastiche, croci
celtiche, scritte razziste, bestemmie sulle lavagne, sui muri e lungo i corridoi della
scuola. Di più: i vandali che la scorsa notte sono entrati nell' elementare e media
Alessandro Magno di Casal Palocco hanno bruciato cumuli di libri accatastati,
rotto armadietti e allagato bagni. E' una struttura scolastica devastata quella del
XIII municipio dopo l' incursione di una banda di baby teppisti - i sospettati
numero uno sono proprio studenti della statale - che la notte scorsa ha dato fuoco
e devastato tutto. Ovunque, l' aria è irrespirabile e i soffitti trasudano anche acqua
perché al secondo piano sono stati aperti i rubinetti dei bagni e otturati i
lavandini. «Torbella Monaca = n.1», si legge lungo i corridoi, quasi ovunque. Il
riferimento al pestaggio del cinese da parte di sei ragazzini del quartiere è
inequivocabile. A dare l' allarme al 112 è la custode della scuola, verso le 12.30:
«Ho chiamato subito i vigili del fuoco, ma era troppo tardi». Sul posto sono
arrivati anche i carabinieri di Ostia. Da una prima ricostruzione degli investigatori
si è accertato che i vandali si sarebbero serviti di un piede di porco per forzare
una delle entrate posteriori della scuola per poi introdursi indisturbati all' interno.
Avrebbero iniziato proprio dall' atrio della scuola dove si legge «Spaccamo
tutto». Lì hanno raccolto libri e registri di classe e con un accendino appiccato il
primo fuoco, quello più grande e che ha coinvolto anche alcuni oggetti d'
arredamento. Successivamente si sarebbero diretti verso le aule. Quattro quelle
maggiormente danneggiate, tutte sezioni di prima e seconda media dove i teppisti
hanno dato fuoco ai registri di classe, ai calendari e alle cartine geografiche
appese. E poi con i gessi hanno lasciato il loro marchio disegnando svastiche e
lasciando scritte razziste. «Batteremo ogni strada percorribile per indicare i
responsabili di questo gesto gravissimo», ha dichiarato la preside Silvana Gatti,
sotto shock. «Dare fuoco a una scuola - ha proseguito - non è solo una bravata e i
responsabili non resteranno impuniti. Non si possono tollerare episodi simili e
risponderemo con la giusta rigidità». Nel pomeriggio alcuni studenti
accompagnati dai genitori sono arrivati all' ingresso della scuola, resa inagibile
dagli atti di vandalismo: «Non posso credere che qualcuno dei nostri ragazzi
abbia potuto fare una cosa simile - ha affermato Laura Rossi, mamma di una
studentessa di terza media - Mia figlia frequenta questo istituto da tre anni e non
era mai accaduto nulla del genere». Come lei anche le altre mamme sono
incredule. Eppure i responsabili del gesto, a quanto si è appreso da fonti
investigative, si cercano proprio tra i giovani che frequentano l' Alessandro
Magno. In serata arriva la ferma condanna per questi atti vandalici del sindaco
Gianni Alemanno. «Il fatto che ci sia una banda che cerca di devastare un' intera
scuola procurando danni ingenti e agendo indisturbata nella notte non può passare
inosservata nella nostra città. Ci auguriamo che gli inquirenti facciano piena luce,
assicurando alla giustizia i responsabili».
[71]
La Repubblica
05-10-08, pagina 1 sezione ROMA
Tor Bella Monaca, writer razzisti
Scritte razziste firmate con croci celtiche. Sono apparse ieri su muri e
cartelloni di Tor Bella Monaca, a pochi giorni del pestaggio di un cinese
aggredito senza motivo da sei ragazzi. In mattina, il sindaco Gianni Alemanno
è andato in ospedale a far visita all' uomo picchiato, esprimendo le scuse della
città. «Il rischio razzismo c' è» ha ammesso. Alessia Filippi, nuotatrice
medaglia d' argento alle Olimpiadi di Pechino invita a non criminalizzare il
quartiere di Tor Bella Monaca: «La violenza e il teppismo ci sono qui come
altrove. Fare più sport potrebbe aiutare i ragazzi». Intanto ieri pomeriggio
20mila immigrati sono sfilati contro il razzismo, tra di loro anche esponenti
della comunità cinese. All' Olimpico, invece, dalla curva nord si sono levati
"buu" razzisti contro Konan, giocatore di colore del Lecce. I SERVIZI DI
ANGELI, MAMBELLI E SERLONI ALLE PAGINE II E III
[72]
La Repubblica
05-10-08, pagina 2 sezione ROMA
Tor Bella Monaca, scritte razziste
FEDERICA ANGELI
«Rumeni fuori», «Olacausto romeno», «No rumeni a Giardinetti». In qualche
caso le scritte razziste erano firmate con croci celtiche, in altri invece sotto c'
era un coltello. Così writer xenofobi hanno imbrattato muri, saracinesche e
cartelloni di Tor Bella Monaca, Torre Gaia, Torre Angela e Borghesiana, all'
indomani del pestaggio del cinese. Un segnale chiaro per esprimere solidarietà
nei confronti dei sei giovanissimi aggressori che giovedì, senza alcun motivo,
hanno preso a pugni un orientale, fermo alla fermata del bus. L' odio,
attraversando l' VIII municipio, è soprattutto rivolto allo straniero, tanto che
quando chiediamo ad un gruppo di ragazzini perché stanno in adorazione sotto
la scritta a caratteri cubitali «Bentornato Gianluca», loro rispondono:
«Gianluca è un amico nostro, c' ha vent' anni ed è uscito dal carcere l' altra
settimana. L' avevano messo dentro perché aveva accoltellato un albanese... se
gliene capita un altro di straniero sotto mano, so' c.... amari». Del clima di
intolleranza nell' VIII municipio deve essersene reso conto anche il sindaco
Alemanno che ieri è andato in ospedale a far visita al cinese picchiato,
portandogli le scuse della città per quanto è accaduto e garantendogli una
punizione esemplare dei colpevoli. «Il rischio razzismo c' è - ha affermato il
primo cittadino - Bisogna tenere alta la guardia, perché c' è molto disagio nelle
periferie, grandi difficoltà sociali che possono generare reazioni negative».
Anche il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, alla luce degli episodi di
violenza contro stranieri, è molto preoccupato. «Bisogna isolare il germe del
razzismo - ha detto - non credo che possa essere sconfitto solo con la
repressione dei reati, anche se è ovvio che chi commette reati di questo genere
vada punito, ma già a quel punto siamo di fronte ad una sconfitta». Martedì si
svolgerà, alla procura dei minorenni, l' interrogatorio di Michele F., il 16enne
che ha sferrato il pugno all' orientale. Protesta il difensore del ragazzo che
giudica «grave» la pubblica confessione fatta. «La pubblica confessione del
mio assistito - dice il penalista Gianluca Arrighi - avvenuta al cospetto del
sindaco è un episodio che mi ha sorpreso. E mi ha sorpreso anche la gestione
di questa vicenda fatta dalla polizia giudiziaria. Quel ragazzo è stato portato
dal sindaco senza neppure avvisare il difensore». E mentre si decideranno all'
inizio della prossima settimana le date degli interrogatori degli altri 5
responsabili del pestaggio, quattro altri loro amici, nel tardo pomeriggio di
venerdì, sono finiti in commissariato. Davanti al centro commerciale "Le
Torri", hanno urlato frasi offensive nei confronti di polizia e municipale.
Portati negli uffici del dirigente Stefania Strada, i quattro ragazzi sono stati
identificati e poi riaccompagnati a casa dai rispettivi genitori. E, sempre ieri,
durante la partita Lazio-Lecce, dalla curva nord dello stadio Olimpico si sono
levati i "buu" razzisti contro Konan, giocatore di colore del Lecce.
[73]
La Repubblica
04-10-08, pagina 7 sezione ROMA
Alemanno: vergognose le scritte contro Anna Frank
(ca. pic.)
«Contro Anna Frank, scritte vergognose», ha detto il sindaco Gianni
Alemanno, che, informa una nota del Campidoglio, «ha dato immediato
incarico di cancellarle», da quel muro in via Torre Annunziata, V Municipio.
«Condanno con forza, anche a nome dell' amministrazione», ancora il primo
cittadino, «questi atti scellerati che offendono la memoria di chi ha pagato con
la vita una delle più aberranti forme di discriminazione razziale. Il Diario di
Anna Frank è una testimonianza tra le più vere e toccanti della tragedia di una
giovane donna, simbolo di un popolo che ha sofferto la follia dell'
antisemitismo». «In tutte le scuole di Roma», è la proposta del deputato
Enrico Gasbarra (Pd), «si dedichi una giornata alla vita, ai racconti della
piccola ebrea tedesca Annalies Marie Frank. Uniamoci contro la follia dell'
ignoranza».
[74]
La Repubblica
14-09-08, pagina 7 sezione ROMA
Scritte nazi su lapidi delle Ardeatine
MARIA ELENA VINCENZI
Scritte nazifasciste sui muri di piazza Ledro. I cittadini si sono trovati davanti agli
occhi gli sfregi alle targhe dedicate a Luigi Pierantoni e Raffaele Zicconi, vittime
delle Fosse Ardeatine che abitavano lì, nel cuore del quartiere Trieste. Un
episodio che accade nel giorno in cui Fini sconfessa Alemanno, prendendo le
distanze dal giudizio del sindaco secondo cui «leggi razziali furono il male
assoluto, non fu così tutto il fascismo». «Il fascismo fu una dittatura e le leggi
razziali un' infamia» ha scandito ieri il presidente della Camera, scatenando le
reazioni a catena dei politici capitolini. Da destra a sinistra. «Parole che
chiariscono ancora di più chi aveva ragione e chi aveva torto». Mette un punto all'
intera questione Nicola Zingaretti. Roberto Morassut, deputato Pd, ha chiesto le
dimissioni di Alemanno. «L' isolamento del sindaco è amplissimo - ha detto
Morassut - In queste condizioni non può ricoprire una delle più alte cariche
istituzionali, né rappresentare il sentimento di una città come Roma, medaglia d'
oro alla resistenza. In queste circostanze si rassegnano le dimissioni». Tanto che
lo stesso sindaco, dopo qualche ora di silenzio, decide di intervenire. «Le
dichiarazioni del presidente Fini - ha chiarito Alemanno - chiudono le polemiche
di questi giorni: tutto il gruppo dirigente di An, compreso il sottoscritto, ha
elaborato le tesi di Fiuggi e non può non ritrovarsi in questo percorso». «Avvezzo
com' è alle retromarce, Alemanno arriva addirittura a prendere le distanze da se
stesso. Le dichiarazioni non smentite dal sindaco sul fascismo sono assai distanti
dalle apprezzabili parole di Fini», sottolinea Roberto Giachetti (Pd). E l' Anpi, l'
associazione dei partigiani è durissima: «Purtroppo, nonostante i tentativi di Fini,
esiste sempre quell' anima nera, la stessa che aggredisce i giovani antifascisti e
che oltraggia la memoria di morti innocenti. E' veramente squallido» dichiara il
segretario provinciale Ernesto Nassi. Dalle file del Pdl, il vicesindaco Cutrufo
cerca di stemperare la tensione: «Bisogna giudicare i fatti, non le battute in
libertà. Posso testimoniare la reale convinzione di Alemanno di tenere alta l'
attenzione alla memoria condivisa». E per sancire la tregua, l' assessore alle
Politiche Sociali, Sveva Belviso si augura che «Veltroni torni sulle sue dimissioni
dal Museo della Shoah». Se ad Alemanno arrivano le critiche della sinistra, Fini
non viene risparmiato da La Destra. «Il presidente della Camera - ha detto
Storace - irresponsabilmente rinfocola odi e mette nel mirino dell' estrema sinistra
chi non si rassegna a subire la verità di chi per decenni ha negato persino la
tragedia delle Foibe».
[75]
OMOFOBIA
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di
ragione e di coscienza e devono
agire gli uni verso gli altri in
spirito di fratellanza.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano
tutti i diritti e tutte le libertà
enunciate nella presente
Dichiarazione, senza distinzione
alcuna, per ragioni di razza, di
colore, di sesso, di lingua, di
religione, di opinione politica o
di altro genere, di origine
nazionale o sociale, di ricchezza,
di nascita o di altra condizione.
L’aggressione avvenuta a
settembre ai danni di una
coppia gay bolognese, è
soltanto l'ultima di una serie,
che sembra purtroppo
inarrestabile, di violenti episodi
ai danni della comunità
omosessuale. La coppia è stata
aggredita in via dei Fori
Imperiali, con lancio di bottiglie,
sputi e insulti, e si è sentita
apostrofare: "Ora l'aria è
cambiata, andatevene via
dall'Italia".
"smetterla con questa radio di
froci". Poi le molestie cono
continuate, scritte sotto casa,
paura di andare in giro da solo,
ostilità del quartiere anziché
solidarietà. Anche il Gay pride di
giugno è stato oggetto di un
tentativo neonazista di
incursione. Infine, ad agosto,
nella gay street, di fronte a una
gelateria frequentata
prevalentemente da persone
omosessuali è apparsa la
scritta: "Gay ai forni".
Roma è solo lo specchio di
un'intolleranza che sembra
crescere in tutto il Paese. Le
violenze contro persone gay,
lesbiche e transessuali sono da
sempre una costante, ma negli
ultimi tempi hanno assunto una
maggiore frequenza, e, quindi,
pericolosità. Ma, Roma è anche
la città dove c'è il maggior
numero di omicidi di
omosessuali.
Nel luglio scorso è toccato a una
cameriera del "Coming out" noto
bar gay di Roma, presa a calci e
insulti da un gruppo di ragazzi,
all'uscita dal lavoro. A febbraio il
locale ha subito un tentativo di
incendio, poco dopo un tassista
si è rifiutato di far salire due
ragazzi "perché sul mio taxi non
voglio froci", mentre ad aprile
un gruppo di giovani neofascista
ha assaltato il circolo "Mario
Mieli". A maggio il conduttore di
Radio Deegay Christian Floris, è
stato aggredito sotto casa e gli
aggressori gli hanno intimato di
[76]
La Repubblica
20-11-08, pagina 9 sezione
ROMA
Affitto negato a un gay Marrazzo: 'è indegno'
(federica angeli)
«Semplicemente indegno di un paese civile che nel 21esimo secolo siano ancora
la discriminazione sessuale e i peggiori pregiudizi figli dell' ignoranza a
determinare la scelta di affittare o meno una casa. E' davvero espressione di una
società in sofferenza». A dichiararlo è il presidente della Regione Lazio Piero
Marrazzo a seguito dell' inchiesta dell' emittente televisiva Retesole, che ha
registrato le difficoltà per un omosessuale di ottenere una casa in affitto. «L' Italia
deve fare ancora molta strada per conquistare un livello culturale e sociale
paragonabile a quello dei paesi più evoluti - prosegue Marrazzo - E purtroppo le
volgarità e gli atteggiamenti rozzi e intolleranti con cui dobbiamo fare i conti
quotidianamente sono un grave ostacolo a questo processo di civiltà». Indignato
per i risultati dell' inchiesta anche il sindaco Alemanno che dice: «Purtroppo la
realtà che emerge dal servizio di Retesole è estremamente triste perché dimostra
quanto ancora forti siano i pregiudizi. Un privato, al momento di affittare la
propria abitazione, può esercitare un legittimo diritto di scelta i cui parametri,
però, non possono essere quelli della sessualità di una persona ma quelli della sua
affidabilità e serietà. L' amministrazione comunale è impegnata a rimuovere gli
ostacoli culturali che determinano qualsiasi forma di discriminazione. Su
argomenti del genere non è possibile agire per via normativa ma solo sulle leve
culturali: su questo aspetto, il nostro impegno sarà costante». «Che a una persona
gay venga rifiutato l' affitto di un appartamento - afferma Nicola Zingaretti,
presidente della Provincia - rappresenta un atto gravissimo su cui è necessaria la
massima attenzione. Roma è da sempre una città che vede nel rispetto del
prossimo un elemento caratteristico della sua identità. Bisogna essere molto chiari
nel ribadire che le diversità non rappresentano un problema, ma una risorsa per
tutta la comunità». Conclude Zingaretti: «Come rappresentanti delle istituzioni
dico che dobbiamo impegnarci a promuovere una vasta azione culturale contro
ogni forma di pregiudizio e discriminazione». Il servizio andrà in onda stasera
alle 20.35 all' interno della trasmissione "L' Altra Inchiesta", ed è disponibile sul
web all' indirizzo www. retesole. it/laltrainchiesta. htm.
[77]
Corriere della Sera - ROMA sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-16 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE
Sicurezza Oggi vertice tra sindaco e prefetto
Graffiti neonazisti sui muri di Gay Street
Ancora un attacco alla «Gay street» davanti al Colosseo. Ieri sono state scoperte due scritte inquietanti: «Gay
nei forni» e «Via tutti i gay da San Giovanni». Quest'ultima accompagnata da una svastica. Sono in corso
indagini per risalire agli autori delle scritte. Intanto oggi in tema di sicurezza il sindaco Gianni Alemanno
incontrerà il prefetto Carlo Mosca.
A PAGINA 5
Rinaldo Frignani
Sicurezza Ancora un atto di grave intolleranza in via San Giovanni in Laterano, nei pressi del
«Coming out»
Scritte naziste: «Gay nei forni»
Vigilanza e controlli da potenziare, oggi vertice Alemanno-Mosca
L'Arcigay: «Queste continue manifestazioni di odio e di intolleranza ci preoccupano molto»
Le hanno scoperte ieri mattina. Due scritte di stampo nazista. Un pugno nello stomaco, un altro dopo quelli dei
giorni scorsi, per la comunità omosessuale che frequenta la «Gay street» fra San Giovanni e il Colosseo. «Gay
nei forni» e «Via i froci da San Giovanni », quest'ultima accompagnata da una svastica e da un pesante insulto,
tracciate sulle lastre di marmo di due panchine.
«Queste continue manifestazioni di odio e di intolleranza - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay
Roma ci preoccupano molto. Altre scritte sono comparse lungo tutta la Gay street e più volte dopo episodi di
violenza, come l'incendio al locale "Coming Out", e le aggressioni a una ragazza lesbica che tornava a casa e,
poche notti fa, a Federico e Christian che si baciavano ai Fori Imperiali». L'Arcigay ha subito chiesto «un
intervento urgente del-l'Ufficio per il Decoro urbano per cancellare le offese». E l'operazione di pulitura è stata
disposta immediatamente. Per l'assessore capitolino alle Politiche sociali, Sveva Belviso, «si tratta di un gesto
vile e vergognoso che va condannato con assoluta fermezza», mentre per l'assessore provinciale alle Politiche
culturali, Cecilia D'Elia, bisogna «aggredire le cause di queste azioni intollerabili».
«Omofobia sta diventando un problema di sicurezza», sottolinea invece l'assessore regionale alla Cultura,
Giulia Rodano, che chiede di «intensificare le attività di controllo e di vigilanza». Intanto sono scattate le
indagini delle forze dell'ordine per identificare i responsabili delle scritte di stampo nazista. Anche in questo
caso, come è già accaduto per l'aggressione a una coppia gay ai Fori Imperiali, si analizzano i filmati delle
telecamere installate sulla Gay street nella speranza che possano aver ripreso qualcosa.
E oggi, sempre in materia di sicurezza, il sindaco Gianni Alemanno incontrerà il prefetto Carlo Mosca. Fra gli
argomenti trattati ci saranno anche gli ultimi episodi di violenza avvenuti sabato notte.
«Verificheremo la tenuta del controllo del territorio delle forze dell'ordine», fanno sapere dal Campidoglio,
anche alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco sulla dislocazione delle pattuglie in alcuni quartieri.
Sindaco e prefetto discuteranno inoltre dei risultati del Patto di sicurezza per Roma, di contrasto alla
prostituzione e anche della questione nomadi.
Primo cittadino Il sindaco Gianni Alemanno Ordine pubblico Il prefetto Carlo Mosca
Rinaldo Frignani
[78]
La Repubblica
16-09-08, pagina 7 sezione ROMA
Gay Street, ancora intolleranza Nuove scritte con insulti e svastiche
«Gay nei forni» e «Via i froci da San Giovanni», sono le scritte omofobe con
in calce una svastica che sono comparse, su una panchina, all' ingresso della
gelateria della Gay Street in via di San Giovanni in Laterano. Fabrizio
Marrazzo, presidente di Arcigay Roma, sollecita «un intervento urgente da
parte dell' ufficio per il decoro urbano per cancellare le offese». Episodi
analoghi si erano già verificati in precedenza. «Scritte omofobe - ha detto
Marrazzo - sono presenti lungo tutto il tratto della Gay Street di via di San
Giovanni in Laterano. Più volte sono comparse dopo episodi di violenza e
discriminazione come l' incendio del Coming Out, l' aggressione di una
ragazza lesbica, o l' aggressione di Federico e Cristian, qualche giorno fa».
Dura condanna dell' episodio da parte degli assessori D' Elia e Belviso e degli
esponenti del Pd Foschi e Nanni.
[79]
La Repubblica
11-09-08, pagina 7 sezione ROMA
'Roma città della violenza anti-gay'
RORY CAPPELLI
«Ma cosa ci si aspettava? Quando si afferma che il fascismo non fu il male
assoluto o che il Gay Pride è solo esibizionismo e non affermazione di diritti, si
mandano dei messaggi. Che da alcuni possono essere anche intesi come la
legittimazione a lanciare insulti e a usare mani». Lo dice Rossana Praitano,
presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, all' indomani dell'
aggressione ai due ragazzi gay ai Fori Imperiali, ennesimo episodio di
intolleranza dopo il pestaggio del 19 luglio a una ragazza lesbica, le scritte
omofobe sui muri ("Gay ai forni") e la devastazione del 18 aprile proprio del
circolo Mieli. «Parliamoci chiaro: se ancora non c' è una legislazione che tuteli
contro il reato di omofobia. Se il ministro Garfagna, in occasione del Pride, dice
che non capisce il motivo della manifestazione, che ognuno si viva la sessualità
nel privato e non rompa. Se si dice che le famiglie gay non sono famiglie e che
perciò non possono avere diritti. E se, da un altro punto di vista, si schedano i
rom, si manda l' esercito per la strada, si parla di tolleranza zero verso tutto e tutti,
si arriva a riproporre il maestro unico, con conseguenze che vedremo tra anni ma
che saranno devastanti, se infine si afferma con leggerezza che il fascismo non è
stato un male assoluto» argomenta ancora la Praitano, «cosa succede? Succede
che in molti interpretano questi messaggi come un incitamento ad attaccare il
diverso, quale che sia. Tutto questo è ossigeno per l' intolleranza. La soluzione»
conclude «sarebbe eradicare e isolare la cultura dell' odio e della violenza e
promuovere quella del rispetto, della diversità, del dialogo, dell' apertura e dell'
accoglienza». Il circolo, poi, in serata, esce con un comunicato che titola «Roma
capitale della violenza omofoba». Secondo Alessandro Cecchi Paone il problema
sta, almeno in parte, nel fatto che la Roma non ha un quartiere gay: «è l' unica
metropoli del mondo libero a non averlo. Se ci fosse vorrebbe dire sicurezza per i
gay e nessun problema per gli etero omofobi che di fronte a effusioni omosessuali
vanno via di testa. D' altra parte la classe dirigente italiana» continua Cecchi
Paone «è formata prevalentemente da gente che è stata educata dal fascismo e
dagli oratori: così comunica un' idea della sessualità sbagliata, frutto di gravi
confusioni. Anche Alemanno, anagraficamente più giovane, ha affermato di
essere figlio della cultura fascista e della cultura cattolica, nella migliore delle
ipotesi, più tradizionalista». Imma Battaglia, tra gli organizzatori del Gay Village,
parla invece di «contraddizioni. Se è vero che c' è stata un' aggressione sono
completamente solidale. Ma mi domando: possibile che ci siano sempre problemi
intorno alla Gay Street (via San Giovanni in Laterano, dove si trova il bar gay
"Coming out", ndr)? Il Gay Village è ancora in pieno svolgimento, vi partecipano
migliaia di persone ogni sera. Se ci fossero tutti questi fascitelli omofobi e razzisti
che vogliono darsi alla caccia, allora perché non vengono da noi dove farebbero
caccia grossa?». Intanto sono al vaglio dei carabinieri - che hanno avviato le
indagini anche senza una denuncia formale da parte della coppia - le immagini
riprese dalle telecamere installate in via dei Fori Imperiali che dovrebbero aver
registrato quanto avvenuto lunedì sera a Cristian e Federico.
[80]
La Repubblica
10-09-08, pagina 3 sezione ROMA
'I sassi e le urla: quest' Italia non vuole i gay'
MASSIMO LUGLI
«Urlavano: non avete capito niente, per quelli come voi in questo Paese non c' è
più posto. Ve ne dovete andare. Poi gli sputi, le pietre, le bottiglie scagliate dall'
altro. Ma non abbiamo avuto paura, a far male è il senso di rifiuto, il disprezzo
per chi è diverso da loro, la sensazione che purtroppo il clima sta veramente
cambiando... . Qualche anno fa il mio compagno, a Bologna, andava in giro col
suo ragazzo tenendosi mano nella mano e la gente li fermava per dire: bravi, fate
bene, non dovete nascondervi. Oggi nella mia città capita di sentirsi gridare:
brutti froci. E a Roma purtroppo è peggio». C' è più amarezza che tensione nella
voce di Cristian, 29 anni, uno dei ragazzi aggrediti la notte di lunedì in via dei
Fori Imperiali, l' ennesimo episodio di violenza omofoba nella capitale dopo il
pestaggio di una ragazza che lavora al "Coming Out", a luglio e dell' aggressione
al Dj Cristian Flors, a maggio. Una vicenda su cui stanno ora indagando i
carabinieri della compagnia di piazza Dante anche se le possibilità di rintracciare
gli assalitori (almeno una decina, tutti giovanissimi) sembrano estremamente
remote. Bolognese, Cristian lavora come assistente per persone disabili e ha
vissuto a Roma per molti anni. «Il mio compagno lavora a Terni - continua il
ventinovenne che, come si dice, ha fatto "outing" e non ha alcun problema in
famiglia o con gli amici per il suo orientamento sessuale - ero andato a trovarlo e
abbiamo deciso di passare assieme una serata a Roma, città a cui sono ancora
legatissimo. Una serata romantica, almeno nelle nostre intenzioni, invece si è
tramutata in qualcosa di molto diverso». Com' è andata? «Siamo andati prima a
bere qualcosa al "Coming out" di via San Giovanni in Laterano e poi siamo usciti,
verso l' una di notte, per andare a fare una passeggiata al Colosseo.
Passeggiavamo per via dei Fori Imperiali tenendoci per mano, camminavamo
abbracciati, niente di più. Nessun atteggiamento che potesse offendere, tanto per
intenderci». E poi? «All' improvviso abbiamo sentito urlare: "froci di m..." "Non
avete capito che ve ne dovete andare?" "In questo Paese non c' è più posto per
quelli come voi". Era un gruppo di ragazzi molto giovani, alcuni non dovevano
avere più di 15 anni e stavano su quella terrazza dove ci sono i tabelloni che
ricostruiscono la storia dei Fori. Hanno proseguito: "Chi di voi è la femmina?" e
altri insulti osceni. Poi hanno cominciato a volare sputi, qualche bottiglia e i sassi.
Fortunatamente non ci hanno colpiti». Teste rasate? Abbigliamento da skinheads?
«Non ci abbiamo fatto caso. Ma lì per lì non ho pensato a una matrice politica.
Dalla rabbia ho raccolto una bottiglia e gliel' ho scagliata ma Federico mi ha
trascinato via dicendo: lascia stare, non ne vale la pena. Siamo tornati al "Coming
out" che stava per chiudere e abbiamo parlato coi titolari. Poco dopo è arrivato
Fabrizio Marrazzo, presidente dell' Arcigay di Roma che ci ha convinti a
chiamare i carabinieri. I militari sono stati gentilissimi, molto professionali e sono
subito andati sul posto ma ormai quelli se n' erano andati». La sua reazione
emotiva? «Sono addolorato, scoraggiato. Purtroppo è vero: in questo paese le
cose stanno veramente cambiando e non certo in meglio».
[81]
La Repubblica
19-08-08, pagina 1 sezione ROMA
Scritte nazi 'Gay ai forni'
LAURA MARI
Ancora un attacco contro la comunità omossessuale di Roma. Ieri i proprietari
di una gelateria della Gay Street, in via san Giovanni in Laterano, hanno
trovato le panchine del loro locale imbrattate con le scritte «via i froci dal
quartiere» e «gay nei forni subito». Frasi firmate con le croci celtiche e che il
presidente dell' Arcigay Fabrizio Marrazzo giudica come «la naturale
conseguenza del clima d' odio e di discriminazione provocato dalla decisione
di non pedonalizzare la strada». Quello avvenuto nella notte tra sabato e
domenica, è l' ultimo di una lunga serie di atti violenti, discriminatori e
intimidatori contro la comunità gay di Roma. Meno di un mese fa, ad
esempio, è stata aggredita una cameriera lesbica del "Coming Out", lo storico
locale gay della città, che proprio all' inizio dell' anno fu dato alle fiamme. "Il
sindaco Alemanno non fa altro che parlare di sicurezza e militarizzazione della
città, eppure nessuno interviene per evitare che nel 2008 ci siano ancora
gruppetti nazifascisti che scrivono frasi offensive contro gli omosessuali" ha
precisato il titolare della gelateria "IcreCreamBears", al civico 120 di via San
Giovanni in Laterano, contro cui sono state tracciate le scritte razziste. A
scoprire gli insulti, i residenti del palazzo, che hanno fotografato le scritte
"gay nei forni subito" e "via i froci dal quartiere" e hanno immediatamente
avvertito i titolari della gelateria, una coppia gay che circa un anno fa ha
deciso di aprire il locale frequentato dalla comunità gay, lesbica e trans di
Roma. "Sono scritte inequivocabili, addirittura firmate con la croce celticasottolinea Fabrizio Marrazzo, presidente dell' Arcigay capitolina- insulti che
nascono anche da un clima discriminatorio fomentato dalla decisione dell'
amministrazione comunale e municipale di non concedere la pedonalizzazione
della Gay Street, incentivando così quel clima di omofobia che continua
invece a crescere in maniera sempre più preoccupante".
[82]
La Repubblica
19-08-08, pagina 11 sezione ROMA
Architetto ucciso in casa la pista del delitto gay
MARCO MOSCA MARIA ELENA VINCENZI
Il corpo sul pavimento del salotto in una pozza di sangue. è stato prima picchiato,
strangolato e poi colpito con un oggetto alla testa un architetto italiano di 59 anni,
da poco dedito anche all' editoria, residente al civico 12 di via Agostino Valiero,
quartiere Aurelio. E gli investigatori seguono la pista dell' omicidio gay: la
vittima era omosessuale. A chiamare il 113 è stata la donna delle pulizie che,
arrivata al lavoro, ha trovato il corpo dell' uomo riverso a terra. Poche parole, un
filo di voce e tanta paura. «C' è stato un furto». E forse qualche altra cosa che ha
spinto la centrale della polizia a mandare anche un' ambulanza. Ma nulla faceva
pensare allo scenario che i poliziotti delle volanti e i medici del 118 si sono
trovati davanti. è bastato entrare nell' appartamento per capire che la richiesta di
aiuto non era poi così "ordinaria". Il cadavere stava lì, davanti ai loro occhi e
intorno solo sangue. Steso sul pavimento, ancora vestito e con evidentissimi segni
al collo e una profonda ferita all' altezza dell' occhio destro. Ora toccherà al
medico legale chiarire le cause del decesso, i soccorsi del 118 che non hanno
potuto fare altro che accertare il decesso. Tanto che ieri sera, intorno alle 20, l'
ambulanza se ne è andata esattamente come era arrivata: vuota. Gli stessi agenti
della squadra volante non hanno potuto toccare nulla per non contaminare la
scena del delitto. Poco dopo, sul posto sono arrivati il magistrato, la polizia
scientifica e la squadra mobile e, intorno alle 20.30, anche il vice dirigente
Giovanna Petrocca che, uscendo, con le indagini ancora in corso, si è limitata a
confermare che «il corpo era ancora vestito e che la porta era chiusa e non era
stata forzata». Una tragedia sulla quale in queste ore la mobile sta cercando di
fare chiarezza: gli agenti hanno lavorato fino a notte fonda per cercare di
acquisire prove e testimonianze. Una strada che porti a un movente. L' uomo
infatti portava sul corpo i segni di una violenza: pare che, prima di ucciderlo, l'
aggressore, sempre ammesso che fosse solo uno, lo abbia anche legato e
picchiato. Tuttavia resta ancora il giallo. è difficile capire che cosa sia potuto
succedere in questo grande palazzo poco distante da viale Gregorio VII. Un
quartiere tranquillo e ancora deserto: anche ieri sera in zona non passava nessuno.
Molti dei vicini di casa sono ancora in ferie. E mentre gli agenti della mobile
sono ancora impegnati nelle indagini, i primi accertamenti sembrano far
propendere gli investigatori per un omicidio in ambienti gay. Ma è ancora presto
per dire che cosa sia andato storto nell' appartamento di via Valiero, che cosa
abbia potuto condurre a una tale violenza. (ha collaborato tiziana guerrisi)
[83]
Pagina 020/021
(24 luglio 2008) - Corriere della Sera
Omofobia Condanna di Carfagna e Alemanno
Calci in «gay street» Aggredita una lesbica
ROMA - Bersagliata all' ultimo Gay Pride - che satireggiava sul suo «periodo-showgirl» con relative
foto osé - la ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, è la prima a intervenire, ferma nella
condanna e inequivocabile nella sostanza: «Odioso episodio di razzismo. Il proprio orientamento
sessuale non può in alcun modo essere bersaglio di violenze e discriminazioni». Una manciata di
minuti dopo, ecco anche il sindaco di centrodestra Gianni Alemanno: «Una ferma condanna contro
ogni violenza ai danni della comunità gay e lesbica». Solidarietà per R.D.U. che, aggredita sabato
notte ha reso pubblica ieri la sua vicenda. Materialmente eseguito in via Appia, l' agguato nasce però
nella gay street romana. La ragazza lavora infatti nello storico pub-pizzeria «Coming out» (che
tentarono di incendiare nel febbraio scorso), lungo la via di locali e meeting gay-lesbo nei pressi del
Colosseo. Strada assai più breve - poche decine di metri - delle polemiche che la accompagnano,
specie ora con la proposta di pedonalizzarla. A tale proposito, sorpresa: il centrodestra sarebbe neutrale
se non favorevole. «Gay street? non lo escludo» ha appena detto l' assessore An alla cultura Umberto
Croppi, mentre il presidente del municipio Orlando Corsetti(centrosinistra) è decisamente contrario.
Sabato notte l' aggressore ha subito issato la bandiera omofoba e intollerante, racconta la ragazza:
«Ero scesa dal bus e ho avuto la sensazione che qualcuno mi seguisse. Poi ho sentito gridare: "gay di
m...a!"». Afferrata al collo, stretta alle spalle e immobilizzata la ragazza è stata pestata (varie
contusioni secondo il referto del San Giovanni), scambiata forse per un omosessuale. «Sono una
donna, fermati!» dice di aver gridato. L' aggressore se n' è andato lasciandola sul marciapiede.
«Ennesimo violento attacco alle persone lesbiche e gay - secondo Fabrizio Marrazzo, presidente di
Arcigay Roma -. Tutta la nostra solidarietà».
Sacchettoni Ilaria
[84]
Pagina 018/019
(10 settembre 2008) - Corriere della Sera
L' aggressione «Sputi e insulti contro di noi quando ci siamo baciati». Alemanno: punire
subito i responsabili
«Via dall' Italia», pietre sui gay a Roma
Coppia aggredita da dieci bulli mentre passeggiava davanti al
ColosseoI due giovani si sono rifugiati al «Coming out», locale simbolo
dei gay romani. Poi l' intervento dei carabinieri
ROMA - Paura e rabbia. Insulti odiosi, sputi. Bottiglie e sassi lanciati contro due ragazzi gay che passeggiavano
mano nella mano davanti al Colosseo. «Fate schifo, froci via dall' Italia». Grida nella notte dalla terrazza che si
affaccia su via dei Fori Imperiali, il «muretto» di una comitiva di ragazzi in attesa di fare qualcosa per dare un
senso alla serata. Il senso sbagliato. «Erano una decina - racconta Christian, bolognese, educatore e assistente di
persone disabili - estremisti? No, coatti di borgata. Solo bulletti. Era da poco passata l' una. Con Federico
volevamo fare una passeggiata prima di tornare in albergo. Camminavamo stretti stretti, ci siamo baciati, come
fanno tutti gli innamorati. All' improvviso dall' alto qualcuno ci ha urlato "a' froci de' merda!". E poi giù sputi,
insulti, parolacce. Una bottiglia ci ha sfiorato, poi hanno cominciato a tirare i sassi...». Un incubo lunedì notte per
due ragazzi di 28 anni, compagni da uno e mezzo. «Ma una cosa del genere non ci era mai successa, nemmeno a
Bologna dove per gli omosessuali non c' è più il clima positivo di un tempo - dice ancora Christian -. Due o tre
sembravano i più cattivi. Ci urlavano "non avete capito che in questo paese non vi vogliamo?". Non abbiamo
risposto, ma non mollavano. "Ahò, chi è il maschio? E chi è la femmina?". Federico era impaurito. Ma a me è
salita una rabbia che ha vinto il timore di essere picchiati: ho afferrato la bottiglia e l' ho tirata contro la
terrazza...». I due giovani si sono poi rifugiati al «Coming Out», il locale-simbolo dei gay romani, incendiato due
volte in pochi mesi. Da lì hanno chiamato i carabinieri. I teppisti però erano già fuggiti. «Chiediamo al ministro
dell' Interno di garantire la sicurezza e l' incolumità dei cittadini omosessuali», dice Aurelio Mancuso, presidente
dell' Arcigay, mentre il sindaco Gianni Alemanno, cha ha espresso solidarietà ai ragazzi aggrediti, si augura che
«i responsabili siano consegnati alla giustizia in tempi brevi». L' assessore capitolino alle Politiche culturali,
Umberto Croppi, conferma invece «l' impegno comune per rimuovere ogni forma di discriminazione». «Ma in
Italia serve una cultura del rispetto dei diritti delle persone», sottolinea Vittoria Franco (Pd), ministro-ombra delle
Pari opportunità. * * * Le altre «gay street» nel mondo Sydney La città australiana ospita una consistente
comunità gay in Oxford Street, dove sono concentrati numerosi locali e ristoranti alla moda *** San Francisco
Castro è un quartiere conosciuto per essere il cuore della comunità gay di una tra le città con la più alta
concentrazione di gay al mondo *** Madrid Dagli anni ' 80 il quartiere Chueca è tra i più vivaci di Madrid: qui è
nata la Movida. È il luogo dello shopping alternativo, di librerie, locali notturni, artisti e designer *** Londra
Oggi la scena gay principale londinese si è spostata nel quartiere di Vauxall, con i locali più trendy e cool, Crash,
Dtpm, Action, The Hoist *** Milano Via Sammartini, vicino alla Stazione centrale, è stata tra le prime gaystreet
italiane: ci sono ancora locali, ristoranti, discoteche che animano le notti milanesi 10 *** I giovani che hanno
aggredito la coppia di omosessuali vicino al Colosseo * * * I casi nella capitale Aggressioni e insulti Nella
Capitale Maggio 2007 Uno studente universitario di 22 anni viene picchiato all' uscita di una discoteca gay a
Roma, da quattro coetanei. Non sporge denuncia perché i genitori non sanno che è omosessuale Luglio 2007 Due
ragazzi vengono fermati vicino al Colosseo e denunciati per atti osceni. Si stavano baciando Febbraio 2008
Scoppia un incendio doloso in un locale gay in via san Giovanni in Laterano Aprile 2008 Un gruppo di giovani fa
irruzione in un circolo culturale omosessuale Mario Mieli, buttando per aria tavoli e sedie e urlando insulti
Maggio 2008 Il conduttore di Deegay tv Christian Floris viene aggredito mentre torna a casa. Gli urlano: «Così la
smetti di essere gay» Luglio 2008 Una studentessa lesbica viene presa a pugni e calci mentre torna a casa
Frignani Rinaldo
[85]
Pagina 19
(10 settembre 2008) - Corriere della Sera
Il ministro «Non c' è il ritorno ad un clima pesante»
«Città intollerante? Chi lo dice offende il sindaco e
i romani»
La Meloni: gesti da combattere assieme
ROMA - Il problema sicurezza per i gay romani? «Non esiste». Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è
romana della Garbatella: una vita dentro An, cominciata in una zona che certo di destra non è; piccolina,
linguaggio diretto, tosta. A ventinove anni è stata la più giovane vicepresidente della Camera della storia della
Repubblica, e a trentuno è ministro. Ministro, parliamo di gay. In passato ci sono state delle polemiche e, dica
la verità, le associazioni omosessuali non stravedono per lei. «Mi è stato detto che sono omofoba perché ero
contraria ai Dico. Però, ecco, una cosa sono le posizioni politiche, le leggi che uno stato fa, e un' altra la
tolleranza verso chi comunque merita pieno rispetto. A me però sembra che i rappresentanti degli omosessuali
accusino di questa omofobia chiunque esprima posizioni diverse dall' Arcigay, e questo è sbagliato perché
non distingue il tema della tolleranza dal tema della libertà di ciascuno di esprimere posizioni politiche».
Veniamo a quanto accaduto a Roma: alcuni del Pd chiedono ad Alemanno «sicurezza anche per i gay». «Non
si può dire che i gay a Roma siano in pericolo: questa è una città che per tutta l' estate ha ospitato
manifestazioni gay, che ha una strada a loro dedicata. È una città tranquilla verso gli omosessuali. Dipingere
Roma come insicura per i gay mi sembra una forzatura. Per una città che, inoltre, ha ampiamente ospitato
varie e variegate forme, anche molto visibili, di presenza degli omosessuali in città e nelle quali non mi pare
che ci siano stati episodi di violenza, o raid. Voler dire che Roma sia intollerante mi sembra ingiusto verso
Alemanno e anche verso i romani». Però vede, ministro, il fatto che a Roma, in pieno centro, due ragazzi
vengano aggrediti perché si tengono per mano o si baciano... «Il mondo purtroppo è pieno di persone che
fanno cose senza senso. A Roma, come in ogni grande metropoli, chiunque può essere vittima di episodi di
violenza: che sia omosessuale, che sia per il colore della pelle, che sia perché è una donna indifesa, che siano
ragazzini, o rom; e queste forme di violenza, così tutte le violenze, vanno combattute e condannate». Ma
quindi di ciò che accade a Roma non è responsabile il sindaco? «Ma perché se picchiano un gay la polizia a
Roma non interviene? Non capisco. Io credo nelle responsabilità di chi amministra se ci sono degrado,
abbandono, quartieri lasciati senza niente. Ma non è questo il caso. E mai, mai, c' è stata disponibilità da parte
di Alemanno verso la violenza o la discriminazione di qualunque tipo». Non crede, ministro, che a Roma stia
tornando un clima pesante, politicamente? «Non mi pare proprio ci sia un ritorno ad un clima pesante: invece
mi sembra che, come accade ovunque, esistono degli episodi terribili. Si eviti di trasformarli in elementi di
contrapposizione politica, e di strumentalizzarli. Determinati episodi si devono combattere tutti assieme».
Capponi Alessandro
[86]
CARCERI
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di
coscienza e devono agire gli uni
verso gli altri in spirito di
fratellanza.
costituisse reato secondo il diritto
interno o secondo il diritto
internazionale. Non potrà del pari
essere inflitta alcuna pena
superiore a quella applicabile al
momento in cui il reato sia stato
commesso.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita,
alla libertà ed alla sicurezza della
propria persona.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere
sottoposto a tortura o a
trattamento o a punizioni crudeli,
inumane o degradanti.
Articolo 9
Nessun individuo potrà essere
arbitrariamente arrestato,
detenuto o esiliato.
Da gennaio, nelle carceri del
Lazio, ci sono stati 17 decessi. Un
Articolo 10
triste record, che ha fatto scattare
Ogni individuo ha diritto, in
l’allarme per le strutture
posizione di piena uguaglianza, ad
penitenziarie della regione colpite,
una equa e pubblica udienza
come ha denunciato il Garante dei
davanti ad un tribunale
detenuti Angiolo Marroni, da
indipendente e imparziale, al fine
sovraffollamento. Nel mese di
della determinazione dei suoi
novembre sono stati rilevati 5433
diritti e dei suoi doveri nonché
detenuti, quando la capienza
della fondatezza di ogni accusa
sarebbe di 4449 detenuti. I
penale gli venga rivolta.
decessi nelle carceri del Lazio
sono stati 11 un anno fa e 10 nel
Articolo 11
2006. L’ultimo caso è stato a
1) Ogni individuo accusato di un
Viterbo: un ragazzo di 35 anni è
reato è presunto innocente sino a stato rinvenuto morto in
che la sua colpevolezza non sia
circostanze misteriose nella sua
stata provata legalmente in un
cella. Il precedente, invece, è
pubblico processo nel quale egli
stato nel carcere romano di
abbia avuto tutte le garanzie
Regina Coeli: un ragazzo algerino
necessarie per la sua difesa.
di vent’anni, che era dedito all’uso
di sostanze stupefacenti, è stato
ritrovato privo di vita nella sua
2) Nessun individuo sarà
cella, dopo solo 12 ore dal suo
condannato per un
arrivo. Ma il caso che ha lasciato
comportamento commissivo od
più perplessi è la morte di un
omissivo che, al momento in cui
detenuto del carcere di Velletri.
sia stato perpetuato, non
[87]
L’Associazione Antigone ha denunciato l'abuso da parte delle forze di polizia che, nell'arrestare l'uomo,
lo avrebbero picchiato e malmenato. Accuse pesanti che troverebbero conferma nell'indagine disposta
dal Garante per i diritti dei detenuti Angiolo Marroni. "Il paziente è giunto dal carcere con lesioni
riferibili a colluttazioni", hanno detto i medici dell’ospedale, dove Stefano Brunetti, tossicodipendente di
43 anni, è morto. Dei 17 decessi nelle carceri del Lazio, sei i suicidi (compreso un agente di polizia
penitenziaria), quattro i decessi per malattia, sette quelli da accertare o non accertati. Sono avvenuti
cinque a Regina Coeli, cinque a Rebibbia, quattro a Viterbo, e il resto a Velletri e a Frosinone.
Quanto agli ultimi dati sulla popolazione carceraria la situazione più allarmante, per il sovraffollamento
nell’ultimo mese, si registra a Rebibbia Nuovo Complesso (1475 sono i detenuti presenti, a fronte di
una capienza regolamentare di 1194 detenuti), Viterbo (i detenuti sono 606, quando la capienza
regolamentare ne prevede 433), a Velletri (ci sono 363 detenuti, quando la capienza regolamentare ne
conterrebbe 197). Anche a Frosinone e a Latina il numero di detenuti presenti è superiore alla capienza
regolamentare: 455 su 322, e 176 su 86. meno grave la situazione a Regina Coeli, dove i detenuti sono
951, e la presenza prevista è di 907.
A peggiorare il quadro, sul piano della tutela dei diritti dei detenuti, è il venir meno della figura del
garante dei detenuti del Comune di Roma. Dopo le dimissioni di Gianfranco Spadaccia, all’indomani
dell’elezione del sindaco Gianni Alemanno, il Comune non ha ancora provveduto a nominare un garante
dei diritti e delle opportunità delle persone private della libertà personale. Una città come Roma non ha
bisogno di una figura di supporto e assistenza delle persone private della libertà personale? E’
sufficiente l’Ufficio del garante regionale dei detenuti? Queste domande sono state rivolte direttamente
al sindaco Gianni Alemanno in una lettera. E una lettera è stata anche inviata al Sindaco, dal
coordinamento italiano dei garanti locali, i quali chiedono che venga colmata “una lacuna ancora più
gravosa considerato che le persone oggetto della sua attività sono quelle recluse presso le carceri della
Capitale del Paese”.
Nel 2003 Roma è stata la prima città italiana a istituire la figura del garante dei diritti e delle
opportunità delle persone private della libertà personale, aprendo la strada a molte altre esperienze in
tutta Italia e a sollevare la questione della tutela dei diritti dei detenuti a livello nazionale. Il garante
comunale svolge una funzione di mediazione tra le richieste dei detenuti e le autorità per contribuire a
risolvere le problematiche di chi è privato della libertà personale. Dalle richieste di trasferimento in
altra struttura penitenziaria, al riconoscimento del figlio da parte del genitore in carcere. Spadaccia,
inoltre, a termine del suo incarico, qualche settimana prima delle dimissioni, aveva inviato al Consiglio
comunale una relazione dettagliata sullo stato delle carceri romane, un rapporto minuzioso della
situazione carceraria capitolina, della capacità rieducativa del carcere, della trasformazione multietnica
e delle condizioni socio sanitarie. Nonostante questo, non c’è mai stata risposta alla sua lettera di
dimissioni, e dalla fine di giugno Roma è sprovvista di garante dei detenuti.
Corriere della Sera - ROMA sezione: PRIMA PAGINA - data:
2008-11-18 num: - pag: 1
autore: di PAOLO BROGI categoria:
REDAZIONALE
Detenuti Da gennaio 17 decessi nelle carceri. L'allarme del garante
Muore in cella, «ormai è strage»
Strage nelle carceri del Lazio. Ieri è morto, in circostanze misteriose, un altro detenuto. È il
diciassettesimo morto in carcere dall'inizio dell'anno. Un triste record, che fa scattare un allarme per le
strutture penitenziarie della regione colpite, come ha denunciato il Garante dei detenuti Angiolo Marroni,
da sovraffollamento e da un inevitabile peggioramento dell'assistenza medica. Il detenuto morto al
«Mammagialla », Emiliano L., aveva 35 anni. Sarà ora l'autopsia a cercare di spiegare le ragioni della
sua morte.
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CONTINUA A PAGINA 4
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-11-18 num: - pag: 4
categoria: REDAZIONALE
Nel Lazio 17 decessi da gennaio
Detenuto muore in carcere. Il garante: «È una strage»
SEGUE DALLA PRIMA
A prima vista Emiliano L., 35 anni, rinvenuto morto nella sua cella del carcere di Viterbo, non presenta
nessun segno particolare. Però non è neanche il primo decesso del piccolo carcere della Tuscia e questa
nuova morte, peraltro misteriosa, ha spinto la Procura di Viterbo ad aprire un fascicolo contro ignoti. Intanto
cresce l'allarme per i decessi carcerari, troppi, visto che in neanche undici mesi dell'anno in corso sono ormai
diciassette (erano 11 un anno fa, 10 nel 2006). E non solo di detenuti: uno riguarda infatti il suicidio di una
guardia penitenziaria. La notizia del nuovo morto è stata resa pubblica ieri dal garante regionale dei detenuti
Angiolo Marroni, che non ha esitato a parlare di «strage». «Sicuramente una delle ragioni dell'incremento di
decessi è l'affollamento - denuncia il garante Marroni - . Ne consegue un peggioramento inevitabile, in
queste condizioni, dell'assistenza medica». L'ultimo decesso a Roma, a Regina Coeli, ha riguardato infatti un
giovane detenuto ventenne, tossicodipendente, appena entrato nella struttura di reclusione.
Paolo Brogi
MORTE DI UN DETENUTO NEL CARCERE DI VITERBO, IL 17ESIMO DALL’INIZIO DELL’ANNO
NEL LAZIO
«Ancora un morto nelle carceri del Lazio. Ancora un decesso senza motivi apparenti. Quella di venerdì
scorso all’interno del carcere di Viterbo è la vittima numero 17 nelle carceri della nostra regione dall’inizio
dell’anno. Una vera e propria strage che si consuma nel silenzio di quanti, piuttosto, preferiscono puntare
l’attenzione. E’ quanto dichiara il Garante Regionale dei diritti dei Detenuti, Angiolo Marroni, commentando
la notizia della morte, avvenuta venerdì scorso, di un detenuto di 35 anni nel carcere Mammagialla di
Viterbo. Sulle cause del decesso di Emiliano L., questo il nome del detenuto, la Procura avrebbe aperto un
fascicolo contro ignoti.
Secondo l’Ufficio del Garante dei detenuti Emiliano è il 17esimo morto accertato (16 detenuti e un agente di
polizia penitenziaria) nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2008 Quelli deceduti quest’anno sono tutti
uomini: sei sono stati i suicidi (compreso l agente di polizia penitenziaria), quattro i decessi per malattia,
sette quelli da accertare o non accertati. I decessi sono avvenuti a Regina Coeli (cinque), Rebibbia(cinque),
Viterbo (quattro), Velletri e Frosinone.
«In due mesi, al 13 settembre a oggi, abbiamo registrato sei decessi, cinque dei quali per cause da accertare ha aggiunto il Garante dei detenuti. La drammatica conferma che la sicurezza dei cittadini è solo uno dei lati
della medaglia: dall’altra parte ci sono, infatti, le precarie condizioni di vita nelle carceri e il
sovraffollamento, che impediscono in recupero sociale dei detenuti. Non possiamo più nasconderci: non
basta più parlare di nuove strutture o inventare leggi che creano più carcere, come la recente norma che
prevede la detenzione per chi abbandona i rifiuti. Serve invece coraggio per immaginare un nuovo sistema
che preveda, per i reati meno gravi, il ricorso a pene alternative e forse più dissuasive».
[89]
DETENUTO ALGERINO DI VENTI ANNI MUORE NELLA SUA CELLA DEL CARCERE DI REGINA
COELI. E’ IL SEDICESIMO MORTO, DALL’INIZIO DELL’ANNO,
NELLE CARCERI DEL LAZIO.
E’ stato trovato privo di vita dai compagni, nel letto della sua cella nella settima sezione del carcere romano di
Regina Coeli, dove era arrivato solo dodici ore prima. Sarà l’autopsia a stabilire, ora, le cause del decesso di
Zakaria Brevi, algerini di 20 anni, 16ma vittima nelle carceri del Lazio in questo 2008. La notizia del suo
decesso,avvenuto ieri, è stata diffusa dal Garante Regionale dei diritti dei Detenuti Angiolo Marroni, cui era stato
segnalato dalla direzione del carcere.
Secondo quanto appreso dal Garante, l’algerino è stato arrestato intorno alle 4 di martedì mattina per furto
aggravato, e subito trasferito a Regina Coeli, dove è morto solo poche ore dopo. Chi ha avuto modo di vederlo in
questo lasso di tempo lo ha descritto come confuso, disorientato, “in stato soporoso”, forse a causa delle
multidipendenze (non solo droga ma anche alcool) da cui era affetto.
Visitato da uno psichiatra e successivamente preso in carico dal Sert, che gli ha somministrato del metadone,
Zakaria ha mangiato qualcosa intorno alle 17.00, poi alle 18.00 non ha risposto alla“conta degli agenti di polizia
penitenziaria. E’ stato trovato poco dopo morto nel suo letto. Sul suo corpo il medico legale non ha trovato tracce
di violenza, solo i segni di tante punture.
Secondo l’Ufficio del Garante dei detenuti Zakaria è il 16mo morto accertato (15 detenuti e un agente di polizia
penitenziaria) nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2008 contro gli 11 del 2007 e idieci del 2006. Quelli deceduti
quest’anno sono tutti uomini: sei sono i suicidi (compreso l’agente di polizia penitenziaria), quattro i decessi per
malattia, sei quelli da accertare o non accertati. I decessi sono avvenuti a Regina Coeli (cinque), Rebibbia
(cinque), Viterbo (tre), Velletri e Frosinone. «Oltre a commentare con preoccupazione questo dato - ha detto il
Garante dei detenuti Angiolo Marroni – io credo che nel cas odi Zakaria ci sono delle circostanza».
REGINA COELI, MARRONI: «DETENUTO 20ENNE MUORE IN CELLA»
OMR0000 4 CRO TXT Omniroma-REGINA COELI, MARRONI: «DETENUTO 20ENNE MUORE IN CELLA» (OMNIROMA)
Roma, 12 nov - «È stato trovato privo di vita dai compagni, nel letto della sua cella nella settima sezione del carcere
romano di Regina Coeli, dove era arrivato solo dodici ore prima. Sarà l'autopsia a stabilire, ora, le cause del decesso di
Zakaria Brevi, algerino di 20 anni, 16ma vittima nelle carceri del Lazio in questo 2008. La notizia del suo decesso, avvenuto
ieri, è stata diffusa dal Garante Regionale dei diritti dei Detenuti Angiolo Marroni, cui era stato segnalato dalla direzione del
carcere». Lo comunica, in una nota, l'ufficio del garante regionale dei detenuti. «Secondo quanto appreso dal Garante prosegue la nota - l'algerino è stato arrestato intorno alle 4 di martedì mattina per furto aggravato, e subito trasferito a
Regina Coeli, dove è morto solo poche ore dopo. Chi ha avuto modo di vederlo in questo lasso di tempo lo ha descritto
come confuso, disorientato, 'in stato soporosò, forse a causa delle multidipendenze (non solo droga ma anche alcool) da
cui era affetto. Visitato da uno psichiatra e successivamente preso in carico dal Sert, che gli ha somministrato del
metadone, Zakaria ha mangiato qualcosa intorno alle 17, poi alle 18 non ha risposto alla 'contà degli agenti di polizia
penitenziaria. È stato trovato poco dopo morto nel suo letto. Sul suo corpo il medico legale non ha trovato tracce di
violenza, solo i segni di tante punture. Secondo l'Ufficio del Garante dei detenuti Zakaria è il 16° morto accertato (15
detenuti e un agente di polizia penitenziaria) nelle carceri del Lazio dall'inizio del 2008 contro gli 11 del 2007 e i dieci del
2006. Quelli deceduti quest'anno sono tutti uomini: sei sono i suicidi (compreso l'agente di polizia penitenziaria), quattro i
decessi per malattia, sei quelli da accertare o non accertati. I decessi sono avvenuti a Regina Coeli (cinque), Rebibbia
(cinque), Viterbo (tre), Velletri e Frosinone». «Oltre a commentare con preoccupazione questo dato - ha detto il Garante dei
detenuti Angiolo Marroni - io credo che nel caso di Zakaria ci sono delle circostanza da approfondire. Mi chiedo se, per un
ragazzo che arriva in carcere nelle condizioni pietose che mi sono state descritte, sia stato fatto tutto il possibile dal punto
di vista medico fin dal momento del suo arrivo. Spero si faccia celermente luce su questo aspetto, anche per scacciare la
sgradevole immagine di un detenuto morto, in una cella, in compagnia dei suoi fantasmi». red
[90]
ALLARME RISSE NELLE CARCERI DEL LAZIO
E’ allarme risse nelle carceri del Lazio. La denuncia arriva dal Garante regionale dei diritti dei detenuti
Angiolo Marroni secondo cui, in pochi giorni, episodi di violenza fra detenuti si sono verificati a Regina
Coeli e nelle carceri di Civitavecchia e Frosinone.
La scorsa settimana, a Regina Coeli, il bilancio di una maxi rissa fra detenuti italiani e stranieri è stato di due
agenti di polizia penitenziaria contusi e due reclusi feriti, uno per le botte, l’altro con una lunga ferita sul
volto causata da una lametta da barba.
Altrettanto violente, ma senza conseguenze fisiche per i protagonisti, le risse scoppiate a Civitavecchia e
Frosinone. Secondo il Garante Angiolo Marroni,«questi episodi sono frutto del crescente nervosismo che si
respira all’interno delle carceri frutto del sovraffollamento, che per altro rende difficili anche le attività
trattamentali e i momenti di svago, e delle condizioni di detenzione».
Secondo i dati diffusi di recente dal Ministero della Giustizia, infatti, la capienza regolamentare delle carceri
italiane è di 43.262 posti. Un dato, però, che deve essere corretto al ribasso a 37.742 per via di chiusure di
reparti,manutenzioni e lavori di varia natura.
A fronte di ciò, l’unico dato certo è che i detenuti attualmente presenti in Italia nelle carceri sono 57.182, di
cui 5.410 nel Lazio.
«Ormai - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – a livello quantitativo siamo tornati a livelli preindulto. Già da tempo i miei operatori segnalano uno stato di tensione crescente all’interno delle carceri del
Lazio. Una situazione che, prima o poi, tornerà a detonare non solo nella nostra regione ma in tutta Italia se
non si stabilirà un sistema nuovo di regole che prevede il carcere per i reati più gravi e pene diverse dalla
detenzione, ma non per questo meno dissuasive, in tutti gli altri casi».
[91]
CARCERI, MARRONI:DETENUTO MUORE IN CELLA, 15^VITTIMA IN UN ANNO
OMR0000 4 CRO TXT Omniroma-CARCERI, MARRONI:DETENUTO MUORE IN CELLA,
15^VITTIMA IN UN ANNO (OMNIROMA) Roma, 16 ott - «È stato trovato dai suoi compagni privo di
vita, poco prima delle 8, all'interno della sua cella di »Regina Coeli«. Il referto medico parla di arresto
cardiaco, ma sarà l'autopsia disposta dall'autorità giudiziaria ad accertare le cause della morte di Alberto B.,
detenuto 54enne da poco più di due mesi recluso nel carcere romano». Lo dichiara, in una nota, Angiolo
marroni, Garante dei diritti dei detenuti del Lazio. «Dall'inizio dell'anno siamo ormai arrivati a 15 morti nelle
carceri del Lazio - prosegue - Una vera e propria strage che si sta consumando nel silenzio dell'opinione
pubblica che, piuttosto, preferisce parlare di inasprimento e certezze delle pene». «Secondo l'Ufficio del
Garante dei detenuti - continua la nota - Alberto B. è il 15mo morto accertato (14 detenuti e un agente di
polizia penitenziaria) nelle carceri del Lazio dall'inizio del 2008 contro gli 11 dell'interno 2007 e i dieci del
2006. Quelli deceduti quest'anno sono tutti uomini: sei sono i suicidi (compreso l'agente di polizia
penitenziaria), quattro i decessi per malattia, cinque quelli da accertare o non accertati. I decessi sono
avvenuti a Regina Coeli (quattro), Rebibbia (cinque), Viterbo (tre), Velletri e Frosinone. Alberto B., separato
e con due figli, era arrivato a Regina Coeli l'11 agosto scorso per scontare una condanna in primo grado a un
anno e 4 mesi di reclusione per un tentato furto all'interno di una cantina: l'uomo stava cercando materiali
ferrosi da rivendere. Secondo le testimonianze dei parenti, che questa mattina, con un avvocato, hanno avuto
un lungo incontro con il direttore dal carcere alla presenza degli operatori del Garante - nei due mesi di
detenzione Alberto era dimagrito molto e ai colloqui settimanali appariva sempre più affaticato e confuso al
punto tale che la sorella aveva chiesto, ed ottenuto, di effettuare anche dei colloqui straordinari. Negli ultimi
tempi l'uomo era sottoposto a regime di sorveglianza accentuata per problemi di convivenza con gli altri
detenuti». «In un mese, dal 13 settembre ad oggi, abbiamo registrato quattro decessi, tre dei quali per cause
da accertare - ha aggiunto Marroni - Un'accelerazione drammatica che conferma i dati allarmanti diffusi solo
due giorni fa dal ministro della Giustizia Alfano e che segnala come, ormai, nel sistema penitenziario
qualcosa non funziona più. Per garantire la sicurezza dei cittadini e tornare ad un carcere migliore da un
punto di vista qualitativo e quantitativo non basta costruire nuove strutture, occorre agire su una legislazione
che crea carcere, e dar vita a un nuovo codice penale che preveda la detenzione come extrema ratio e il
ricorso a pene alternative e forse più dissuasive».
[92]
Detenuto muore dopo le botte- Unità 13 settembre 2008
Quando è stato portato in ospedale il medico gli ha chiesto: «Chi ti ha ridotto così?»
La risposta: «Le guardie» ma sembra escluso che si tratti degli agenti penitenziari di Velletri
di Livia Ermini
Sarà l'autopsia disposta dal Pubblico Ministero di Velletri a sciogliere il mistero sulla morte di Stefano
Brunetti, il detenuto morto martedì scorso nell'ospedale della cittadina dei castelli romani. Ieri l'associazione
di tutela dei carcerati, Antigone, ha denunciato l'abuso da parte delle forze di polizia che, nell'arrestare l'uomo,
lo avrebbero picchiato e malmenato. Accuse pesanti che troverebbero conferma nell'indagine disposta dal
Garante per i diritti dei detenuti Angiolo Marroni. "Sto cercando di capire - ha spiegato Marroni - se l'arresto
cardiaco sia stato conseguenza della colluttazione in cui e' stato coinvolto prima di essere fermato dalla
polizia, o se i danni da lui riportati nell'occasione possano essere stati aggravati dalle circostanze della
detenzione nelle camere di sicurezza del commissariato. Prima di morire in ospedale Stefano Brunetti avrebbe
detto ad un medico che a ridurlo in quelle condizioni erano state le 'guardie'". "Abbiamo visto il corpo di mio
fratello - ha detto la sorella Carmela - e c'e' qualcosa che si deve chiarire". L'avvocato Della famiglia, Carla
Serra, parla di "lividi evidenti, in particolare sul torace". Brunetti, un tossicodipendente di 43 anni, era stato
arrestato lunedì scorso a Nettuno, in via Vittorio Veneto, durante una colluttazione con un commerciante nel
cui negozio aveva tentato di rubare due biciclette. I poliziotti del commissariato di Anzio erano intervenuti in
seguito a segnalazioni di cittadini che parlavano di una rissa. Intorno alle 22 l'uomo era stato trasferito al
carcere di Velletri in attesa del processo per direttissima che avrebbe dovuto svolgersi mercoledì mattina. Lo
stesso medico dell'istituto di pena lo avrebbe fatto portare in ospedale dove, alle 15 di martedì, mentre gli
stavano facendo l'ecografia, è deceduto. Tutta la vicenda ha comunque diversi punti oscuri. Si è trattato di una
rissa o di uno scontro a due, c'erano dei bastoni e, soprattutto, cosa è accaduto al commissariato di Anzio?
Le gravi condizioni dell'uomo sono confermate anche dai medici: "Il paziente è giunto dal carcere con lesioni
riferibili a colluttazioni". I dottori hanno riscontrato però nell'uomo una "compromissione assoluta della
salute" dovuta al suo stato di tossicodipendente, in più malato di cirrosi epatica. E' per questo che non si
sentono di azzardare alcuna ipotesi sulle cause dell'infarto che ha portato al decesso. Che l'arrestato fosse
"agitato" sembra indubbio. L'uomo ha tentato di divincolarsi e una volta al Commissariato ha distrutto la
camera di sicurezza in cui era rinchiuso, tanto che è stato necessario l'intervento della guardia medica. Le
accuse per lui: lesioni, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale, danneggiamento di beni dello Stato. "La causa
della morte non la sappiamo- dice il direttore del carcere di Velletri Giuseppe Macovech - nei prossimi giorni
l'autopsia dovrà chiarire se la causa del decesso possa essere stata qualche sospetta frattura, conseguenza della
rissa". In realtà l'autopsia è già stata effettuata, ma ci vorranno diversi giorni per il responso degli esami. Resta
da accertare che cosa sia realmente accaduto in quella cella del Commissariato e perché un tossicodipendente
conosciuto da tutti e con gravi problemi di salute sia stato trattato come un comune fermato.
[93]
Agente di Polizia Penitenziaria si uccide nel carcere romano di
Rebibbia Nuovo Complesso
(Roma, 04 luglio) - Un agente della polizia penitenziaria di 46 anni si è ucciso questa mattina sparandosi un
colpo di pistola nel carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso. Lo rende noto il Garante regionale dei
diritti dei detenuti Angiolo Marroni.
Secondo quanto appreso dal garante l’uomo - un ispettore di sorveglianza generale originario di Roma,
divorziato e con due figli - è arrivato regolarmente al lavoro fra le 7.00 e le 7.30, ha ritirato in Direzione la
pistola di ordinanza e subito dopo è andato nella sua stanza, dove si è sparato allo sterno. L’ispettore
avrebbe lasciato un biglietto, indirizzato alla sorella, per spiegare i motivi del suo gesto.
«Purtroppo in carcere si continua a morire - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni - Che a
togliersi la vita siano reclusi o agenti, la sostanza non cambia: il carcere è una realtà dura e complessa che, a
volte, fa apparire insuperabili i problemi quotidiani. Per quanto riguarda la polizia penitenziaria, l’episodio
di oggi, le agitazioni di Viterbo e le segnalazioni sulle carenze di personale sono spie di un malessere che sta
diventando profondo e che diventerà ancora più insopportabile con il sovraffollamento che deriverà
dall’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti del governo. La Regione Lazio, su sollecitazione di questo
Ufficio, sta attivando interventi a sostegno degli agenti sia di carattere psicologici che per dotarli degli
strumenti culturali per mediare con una popolazione detenuta sempre più variegata».
CARCERI: ENTRO IL 2009 UNA CASA PER MAMME DETENUTE A ROMA
CRO S43 QBXL CARCERI: ENTRO IL 2009 UNA CASA PER MAMME DETENUTE A ROMA (ANSA) - ROMA, 20
NOV - «Metteremo in bilancio i fondi per realizzare la struttura e chiederemo il coinvolgimento del Campidoglio». Così
la presidente della commissione regionale Sicurezza Luisa Laurelli ha parlato della Casa per le detenute di Rebibbia
la cui realizzazione è prevista «entro il 2009». L'Icam, tecnicamente 'Istituto di custodia attenuata per madri detenute’,
è stato al centro questa mattina di un'audizione della commissione regionale sicurezza, durante la quale sono emerse
due esigenze: che la struttura sia pensata a partire dai bisogni dei bambini più che di quelli della reclusione e che sia
verificata la disponibilità di un casale presente nei 51 ettari del parco di Aguzzano nella Valle dell'Aniene, nel territorio
del V Municipio. Secondo Laurelli «è evidente l'assoluta necessità per la realizzazione e la gestione di una simile
struttura di un coinvolgimento del Comune di Roma, inteso come servizi sociali per la presa in carico dei bambini.
Sarà nostro carico verificare l'impegno dell'amministrazione capitolina per arrivare alla realizzazione della casa entro
la fine del 2009». (ANSA).
[94]
Comune di Bologna
Garante dei diritti delle persone private della libertà personale
Al Sindaco di Roma,
Gianni Alemanno
Bologna, 29 ottobre 2008
Gentile signor Sindaco,
come a Lei noto, il Comune di Roma è stato il primo, nel 2003, ad istituire il ruolo del Garante dei diritti
delle persone private della libertà, compiendo la scelta di sancire anche per tale via l’impegno nel settore
del Comune della capitale, già evidenziato attraverso l’istituzione, nel 1997, della Consulta permanente
cittadina per i problemi penitenziari.
I Garanti finora istituiti presso gli enti locali (tredici comuni e due province) e le regioni (cinque)
costituiscono l’espressione dell’interesse crescente delle comunità territoriali a farsi carico della tutela dei
diritti delle persone limitate nella libertà e della diffusa consapevolezza che il rispetto della dignità umana e il
reinserimento sociale di chi è stato destinatario di un provvedimento dell’autorità giudiziaria o amministrativa
sono parte integrante di una concezione estensiva e democratica della sicurezza sociale.
In attesa dell’istituzione di un organismo nazionale indipendente di supervisione dei luoghi di
detenzione resa indispensabile dall’impegno assunto dall’Italia nelle sedi internazionali preposte e
constatando che l’incarico risulta, ad oggi, vacante, Le chiediamo di nominare un nuovo Garante che possa
procedere nella scia dei suoi predecessori, colmando una lacuna ancora più gravosa considerato che le
persone oggetto della sua attività sono quelle recluse presso le carceri della Capitale del paese.
In attesa di un riscontro il più possibile sollecito, Le porgo, a nome dei colleghi del Coordinamento,
cordiali auguri di buon lavoro.
p. il Coordinamento dei Garanti locali
Avv. Desi Bruno
Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna
Piazza F.D. Roosvelt, 3 – 40123 Bologna - Tel. 051219 4715 - 3327 Fax. 0512194366
e-mail: [email protected]
[95]
EMERGENZA CASA
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di
ragione e di coscienza e devono
agire gli uni verso gli altri in
spirito di fratellanza.
anni sono state 160.000 le
famiglie sfrattate per morosità).
Questi i dati di un dramma che
colpisce ormai quasi tutte le
fasce sociali. Ma per
fronteggiare l’emergenza casa a
Roma quali sono le politiche del
Articolo 17
Campidoglio? A ottobre la
1) Ogni individuo ha il diritto ad Giunta capitolina ha approvato
avere una proprietà sua
la pubblicazione di un bando per
personale o in comune con altri. il reperimento di nuove aree per
l'edilizia sociale, che non è altro
se non un’aggressione dell’agro
Articolo 25
romano e un regalo per i
1) Ogni individuo ha diritto ad
costruttori romani: saranno
un tenore di vita sufficiente a
recuperati circa 750 ettari, che
garantire la salute e il benessere saranno resi edificabili. In teoria
proprio e della sua famiglia, con per l’edilizia sociale, in pratica
particolare riguardo
per l’edilizia convenzionata e
all'alimentazione al vestiario,
agevolata. In questo modo
all'abitazione, e alle cure
l’amministrazione capitolina
mediche e ai servizi sociali
espanderà gli insediamenti di
necessari; ed ha diritto alla
edilizia residenziale,
sicurezza in caso di
mascherandoli dal fine di
disoccupazione, malattia,
perseguire politiche abitative
invalidità, vedovanza, vecchiaia
sociali. I “nuovi ambiti di
o in ogni altro caso di perdita
riserva”, ossia le aree agricole
dei mezzi di sussistenza per
offerte al Comune – si legge
circostanze indipendenti dalla
nella delibera approvata dalla
sua volontà.
Giunta - “saranno
prioritariamente utilizzati per la
realizzazione del Piano
comunale per l'edilizia
Sono 36mila le famiglie in
residenziale pubblica (housing
graduatoria per l’assegnazione
sociale)” e “altresì” per “la
di una casa popolare, e circa
3mila di queste hanno 10 punti, localizzazione dell'edificazione
privata conseguente
e dovrebbero, quindi, ricevere
all'applicazione della cessione
una casa il più presto possibile.
compensativa”. In cambio delle
Sono i dati sull’emergenza
aree espropriate il Campidoglio
abitativa a Roma, raccolti da
darà cubature: in sostanza, la
Action. Nel 2007, poi, gli sfratti
cessione di terreni agricoli
eseguiti sono stati 5714, e di
frutterà la possibilità di costruire
questi circa 3341 (il 70%) per
altrove centinaia di
morosità, con un incremento
appartamenti, da vendere a
dello 0,3% rispetto al 2006
(ogni anno circa 35.000 famiglie prezzi di mercato.
in Italia perdono la loro
abitazione perché non riescono
a far fronte al pagamento
dell’affitto. Negli ultimi cinque
[96]
La risposta all’emergenza casa a Roma dovrebbero essere, invece, delle politiche abitative
sostenibili, come il recupero del patrimonio immobiliare pubblico esistente o come piani per l’Edilizia
residenziale pubblica (Erp). Ma, di questo tipo di politiche (era così anche nel corso della precedente
amministrazione di centrosinistra) poco si parla, perché a fare da padrone sono sempre e solo gli
interessi dei costruttori romani. Dopo l’approvazione a notte fonda del Prg, firmato Walter Veltroni,
con oltre 70 milioni di metri cubi edificabili, ora tocca, quindi, all’agro romano.
VENERDÌ, 14 NOVEMBRE 2008
Pagina IV - Roma
In Campidoglio la battaglia della casa
Il sindaco agli imprenditori: "Affittate gli alloggi vuoti". Assegnazioni, lite assessore-Pd
Patto con Action ma per l’emergenza abitativa si insiste su nuove costruzioni anche nell’Agro
PAOLO G. BRERA
«A Roma ci sono tra 100 mila e 120mila case sfitte, un patrimonio soggetto a pesante
svalutazione. Chiediamo agli imprenditori di agire nell´interesse pubblico e non del mercato.
Non abbiamo bisogno di case sfitte, la priorità di carattere sociale deve prevalere sull’interesse
privato». Il sindaco Gianni Alemanno ha lanciato ieri un forte appello ai costruttori per
risolvere l’emergenza casa che attanaglia Roma. Lo ha fatto in chiusura di un consiglio
comunale straordinario ad alta tensione, chiesto da "Tarzan" (il leader di Sa, Andrea Alzetta) e
accompagnato da un corteo di Action, arroventato da accuse durissime e numeri drammatici.
«Non si può urlare all’emergenza e contemporaneamente attivare la cultura del sospetto», dice
Alemanno riferendosi al rischio che l’housing sociale si traduca in colate di cemento: «Il piano
casa non è strumento per aggredire l’agro romano, ma con l’attuale Prg si possono costruire al
massimo 7.000 alloggi... L’individuazione di "aree di riserva" non andrà a distruggere aree
agricole, sono una risorsa estrema».
L’emergenza casa è sbarcata in Campidoglio col suo carico dolente di «36mila famiglie in
graduatoria» che avrebbero diritto a una casa popolare e invece non sanno dove trascorrere la
notte. Dopo ore di interventi durissimi finisce con un patto inedito tra il sindaco e Action,
contro cui An inveiva negli anni d’opposizione: stop alle occupazioni in cambio della
promessa di una soluzione per le tremila famiglie con 10 punti in graduatoria e di un tavolo
che ogni quindici giorni riunirà sindaco, assessori e comitati per la casa.
L’assessore alla Casa, Alfredo Antoniozzi, disegna un quadro pesante: «Dopo un’attenta
verifica degli uffici - attacca - solo per 945 delle tremila domande con 10 punti risultano
requisiti in regola. Duemila non hanno i documenti a posto». Numeri «truccati», replica il Pd,
perché «sono autocertificazioni, solo all’assegnazione si chiede la documentazione reale».
Dice Antoniozzi: «Dal 2005 sono stati assegnati mille alloggi: risultano tutti irregolari,
assegnati a chi aveva anche solo 5 punti scavalcando famiglie con maggior diritto». Ma il Pd
smonta l’accusa: «Le graduatorie sono tre, non una. Ce ne sono due speciali che marciano in
parallelo». Antoniozzi afferma che «a maggio 2006 c’erano 410 famiglie nei residence e oggi
sono triplicate, sono 1.200 e costano 25 milioni l’anno, pari a 1.750 euro al mese per ogni
famiglia. In più ci sono 116 famiglie negli alberghi, a un costo mensile di 2.790 euro».
«Veramente per i residence spendevamo 14 milioni l’anno - replica il Pd - e sono diventati 25
da agosto a oggi».
[97]
Si guarda avanti: l’assessore rilancia il
piano casa in cui «devono camminare di
pari passo l’Erp e l’housing sociale», cioè
case popolari e affitti o vendite calmierati
ma inaccessibili per molti. «Con la vendita
di 8.000 alloggi - aggiunge - finanzieremo
investimenti per 500 milioni, e in tre anni
esauriremo le richieste con 10 punti». Dal
pubblico una donna inveisce, viene
allontanata ma il sindaco Alemanno la
raggiunge per ascoltarla. «Ho un figlio di
14 anni, guadagnavo 400 euro al mese in
nero ma mi hanno licenziata, se ci
mandano via dalla casa occupata finiamo di
nuovo sui treni». Vuole una casa vera, non
promesse. «Finora Alemanno non ha fatto
nulla. Dai sei mesi - dice Umberto Marroni
(Pd) - sono bloccati gli espropri per i 6.500
alloggi dei Piani di Zona già approvati e le
procedure per 3.700 alloggi popolari. Sono
l’unica soluzione realizzabile in
pochissimo tempo». «Massima
disponibilità al confronto - replica il
sindaco - ma c´è bisogno di 35-40 mila
alloggi, è l’unica strada per evitare
l’esplosione di una bomba sociale».
[98]
Corriere della Sera - ROMA sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-11-14 num: - pag: 6
categoria: REDAZIONALE
L'emergenza Consiglio straordinario in Campidoglio
Casa, slogan e polemiche Action in piazza e in aula è scontro Pd-Pdl
Alemanno incontra una delegazione del movimento Emergenza casa: maggioranza e opposizione si
scontrano. Movimenti protagonisti, fuori e dentro l'aula
Emergenza casa: il giorno delle soluzioni diventa il pomeriggio della contestazione, tra gli «Alemanno vaf...»
strillati in aula e «il criterio dell'italianità » per l'assegnazione di case popolari proposto da La Destra di Storace.
Tramontano soluzioni comuni e rimedi auspicati e, anzi, traballano le cifre stesse del dramma - alloggi: «Delle
36000 famiglie in graduatoria solo circa 3000 risultano avere 10 punti- legge in aula l'assessore Alfredo
Antoniozzi - Dopo attenta verifica solo 945 sono in effettivo possesso dei requisiti. Abbiamo dato 30 giorni per
la presentazione di documentazione integrativa». «La maggioranza non ha fretta di risolvere il problema - dice
Umberto Marroni, capogruppo Pd-. Gli espropri per i 6.500 alloggi dei Piani di Zona approvati e le procedure
per costruire i 3.700 alloggi popo-lari, sono ferme da 6 mesi». Nella mozione presentata il Pd chiedeva
l'impegno «ad attivare tutti gli atti previsti dalla delibera 110 del 2005».
In risposta la maggioranza denuncia le cifre veltroniane dell'emergenza («milioni di euro spesi»). Antoniozzi
confida nel nuovo bando per il reperimento delle aree di riserva, onde «poter costruire gli alloggi per il ceto
medio» smentendo in contemporanea la nuova cementificazione temuta. «Ci vorranno sette otto anni» incalza
l'opposizione.
Un corteo (sorvegliatissimo dalle forze dell'ordine) di stranieri, precari e famiglie di occupanti senza casa
organizzato da Action, Blocco Precario Metropolitano, Asia Rappresentanze di base, sfila per i Fori. Alla testa
una coppia in lutto: «si seppellisce oggi l'edilizia residenziale pubblica». In aula Gianni Alemanno è sollecitato
da una manifestante a rispondere in merito alla sua condizione di senza-un-tetto e l'attenzione dei cronisti si
concentra su quello che il sindaco risponderà. Quindi, ricevendo una delegazione dei manifestanti rassicura
anche Action: «Il sindaco ci ha dato la sua parola che non taglierà fuori dalla discussione i movimenti » dice
Andrea Alzetta «Tarzan».
II consigliere Marroni presenterà stamani un'interrogazione in merito all'appalto (5 milioni di euro) «per
l'affidamento del servizio di apertura anche forzosa degli ingressi degli alloggi da recuperare» nonché
«imballaggio e immagazzinamento dei beni». Segue.
Ilaria Sacchettoni
[99]
La Repubblica
16-10-08, pagina 5 sezione ROMA
'Nuove case anche nel verde pubblico'
CECILIA GENTILE
Non c' è solo l' Agro Romano. Le aree per l' emergenza casa possono anche essere
verde pubblico e servizi pubblici di livello locale, verde privato attrezzato, servizi
pubblici di livello urbano. Tutte categorie previste del piano regolatore vigente,
che richiederanno dunque una variante per essere destinate ad altro uso. Sono
queste le indicazioni di quello che il sindaco Gianni Alemanno e gli assessori all'
Urbanistica e alla Casa Corsini e Antoniozzi chiamano bando, ma che in realtà la
delibera approvata ieri in giunta definisce "invito pubblico" per il reperimento di
nuove aree per l' edilizia sociale. Invito, appunto, e non bando, perché, precisano
in Campidoglio, non necessariamente darà seguito all' edificazione. «Su questo
bando - dichiara Alemanno - metto la mia faccia da ex ministro dell' Agricoltura
per garantire che nessuna area autenticamente agricola verrà compromessa.
Saranno scelte solo zone degradate, magari con insediamenti abusivi. D' altra
parte - sottolinea il sindaco - se non si risolve il problema casa questa città
esplode dal punto di vista sociale. Perché oggi c' è il paradosso di avere circa
130mila alloggi sfitti dell' edilizia privata ma di avere una carenza minima di
25mila alloggi e forse di più». L' assessore Marco Corsini vuole tranquillizzare:
«Tutte le potenzialità edificatorie ricavabili dal piano regolatore saranno
utilizzate. Ma dobbiamo anche cercare altre aree di riserva perché, nonostante i
balletti delle cifre che vengono a una parte e dall' altra, nel prg non sono previste
tante aree per l' edilizia sociale». Ci saranno 90 giorni dalla pubblicazione del
bando per presentare le dichiarazioni di disponibilità. Le aree saranno selezionate
da cinque dipartimenti: piano regolatore, casa, patrimonio, mobilità, ambiente e
agricoltura. Dovranno avere una superficie minima di cinque ettari e distare non
più di 2.500 metri da fermate o stazioni ferroviarie o dall' asse dei corridoi della
mobilità. «Il bando - dice Antoniozzi - è il punto di partenza per realizzare il
piano casa». Corsini annuncia che nella prossima settimana sbloccherà 32 piani di
zona finora non attivati perché mancavano i soldi per l' acquisizione delle aree.
«Le acquisiremo con la cessione compensativa», spiega. «Alemanno regala le
aree agricole ai costruttori romani», protesta Andrea Alzetta della Sinistra
Arcobaleno, «l' Agro romano sarà aggredito inutilmente, favorendo la
speculazione edilizia», dichiara l' assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri.
Legambiente Lazio ha calcolato che se tutti i 30 mila alloggi fossero realizzati
nell' Agro Romano si consumerebbe una superficie di 750 ettari, quasi 10 volte
Villa Borghese.
[100]
La Repubblica
15-10-08, pagina 5 sezione ROMA
Costruire sul verde non è un tabù'
CECILIA GENTILE
«Il piano regolatore approvato nel febbraio scorso è nato vecchio. Il 77% è già stato attuato. Perciò
sarà sottoposto a manovre correttive ogni volta che sarà necessario, senza il tabù dell'
intoccabilità». Scandisce bene le parole l' assessore comunale all' Urbanistica Marco Corsini, per
far capire le intenzioni della giunta Alemanno. «Il sindaco convocherà una conferenza cittadina
sull' urbanistica romana - annuncia - per un ripensamento del piano regolatore». D' altra parte, lo
ricorda l' assessore, le occasioni per modificare il Prg non mancano. Tanto per cominciare, l' . E
oggi Corsini porterà in giunta il suo bando, quello per reperire nell' Agro romano nuove aree dove
costruire alloggi popolari, perché, sottolinea, «l' Agro è un patrimonio, ma non può essere un tabù,
non è intoccabile». Subito dopo, ci sono le richieste della piccola e media impresa, che reclama
800 mila metri quadrati per potersi espandere. Per i costruttori romani, rappresentati dal presidente
Giancarlo Cremonesi, va bene così. «Il nuovo Prg è sicuramente vecchio rispetto alle esigenze
della città - dice anche lui - le varianti, se ragionate con calma, non mi sembrano uno scandalo».
Nello scenario del Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio, dove la Provincia ha
scelto di presentare il suo primo Piano territoriale generale, che tra l' altro individua 80 mila ettari
di aree agricole da sottoporre a particolare tutela, le parole di Corsini suonano come la premessa
allo smantellamento sistematico del Prg. Il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e l'
assessore all' Urbanistica Michele Civita, invece, spiegano le tre linee guida del loro piano, che
sarà adottato nella primavera 2009. «Rete ecologica, policentrismo e politiche insediative»,
sintetizza Civita, specificando che queste ultime non dovranno comportare nuovo consumo di
suolo, ma piuttosto puntare al completamento dell' esistente. «Nel rispetto di queste linee guida dichiara Zingaretti - la Provincia va avanti con i suoi interventi». Dunque: 400 milioni di euro nei
prossimi tre anni per le infrastrutture, 2.500 chilometri di strade provinciali da mettere in sicurezza,
adeguamento della Laurentina, l' Ardeatina, la Nomentana bis. Ancora: la realizzazione dei tre
corridoi della mobilità, Roma-Fiumicino, Pomezia-Trigoria, Pantano-Zagarolo. Infine, 15 milioni
in tre anni d' accordo con le Fs per rimuovere i passaggi a livello dalle strade provinciali. Alla
Provincia Andrea Mondello presidente della Camera di Commercio, dà la sua piena disponibilità.
«O si lavora insieme o Roma tornerà ad essere la Rometta di 15 anni fa», dice. Dure le repliche a
Corsini. «Il Comune intende procedere al progressivo consumo del territorio», accusa la Sa della
Provincia «L' agro romano è già pesantemente investito», mette in guardia il presidente romano di
Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana.
[101]
La Repubblica
09-10-08, pagina 5 sezione ROMA
Prenderemo soltanto le aree che servono'
(giovanna vitale)
«Prenderemo tutte le aree che servono ma solo quelle che servono». è questo lo slogan coniato dall'
assessore all' Urbanistica, Marco Corsini, per spiegare la ratio del bando, da lui materialmente
confezionato, sulle aree di riserva. Assessore Corsini, molti temono che con il pretesto delle case popolari
si apra la strada alla cementificazione selvaggia dell' agro romano... «La giunta ha delineato una manovra
nella quale l' interpello pubblico ai proprietari costituisce uno dei passi, ma non l' unico, per individuare le
aree da destinare all' housing sociale. è comunque nostra intenzione non intaccare le zone pregiate, ma
solo quelle compromesse. Occorre accantonare l' ideologia della sacralità dell' Agro». Quindi il polmone
verde della città sarebbe un inutile orpello? «L' Agro è sì patrimonio di Roma, ma quando la città ne ha
bisogno per il suo sviluppo deve poterne usare con la dovuta parsimonia. Ovviamente uso non vuol dire
abuso: la nostra stella polare sarà il fabbisogno reale». Ma scusi, con l' attuale Prg si potrebbero costruire
subito tra i 6 e i 7mila alloggi, fino ad arrivare a 20mila. Perché non seguire questa strada anziché quella
del bando? «Uno dei punti critici dell' attuale Prg è la scarsa flessibilità, la sua distanza dai reali bisogni
dei cittadini. è vero che ha delle potenzialità edificatorie, ma richiedono i tempi lunghi della fase attuativa,
incompatibili con l' attuale necessità di far fronte all' ». Insisto: anche modificare il Prg richiede tempi
lunghi. Allora perché non dar corso subito all' attuazione, anziché rimettere mano alla pianificazione
varata meno di otto mesi fa? «Il Prg va corretto perché non dà sufficienti garanzie di usufruire di aree per
l' edilizia popolare e per le compensazioni che servono a tutelare le zone verdi di pregio». Ma i romani
quando vedranno queste benedette case popolari? «Intanto noi censiamo le aree, faremo una graduatoria e
le lasceremo lì fin quando non sarà definito il fabbisogno. Nel frattempo speriamo di inserirci nelle
procedure accelerate prevista dal governo per il Piano e di ottenere i poteri speciali di Roma capitale».
Ma ci vorranno anni... «Sono processi lunghi, certo non domani». Intanto è partita la caccia alle aree
agricole nella speranza che voi le prendiate dando in cambio nuove cubature... Una bella speculazione non
le pare? «Si chiama cessione compensativa: cubatura al posto dei soldi per l' esproprio che l'
amministrazione non ha. Comprare le aree a prezzi di mercato è impensabile». L' assessore regionale Di
Carlo propone però di aumentare la densità abitativa anziché espandere la città sull' Agro... «Significa
realizzare palazzi di 6-7 piani in periferia. Roma modello Tokio a noi non piace. La bassa densità abitativa
contribuisce ad aumentare la qualità della vita dei romani. E va salvaguardata».
[102]
La Repubblica
08-10-08, pagina 2 sezione ROMA
Case popolari, assalto all' Agro romano
GIOVANNA VITALE
è vestito da causa nobile l' assalto all' agro romano da parte della giunta Alemanno. Ieri la riunione
tecnica in Campidoglio per definire gli ultimi dettagli della delibera che invita tutti i proprietari di
terreni agricoli a metterli a disposizione dell' amministrazione per realizzare case popolari è durata
fino a notte fonda. Un documento che verrà approvato la prossima settimana e darà via libera alla
prima modifica sostanziale del nuovo Prg. Nelle ultime settimane erano stati i costruttori, nel corso di
incontri più o meno riservati, a sollecitare il sindaco sull' argomento. E lui non si è fatto attendere.
Chiuso nella sua stanza con gli assessori all' Urbanistica Marco Corsini e alla Alfredo Antoniozzi, ha
limato sino all' ultimo il bando delle aree di riserva partendo da un assunto: a Roma il fabbisogno
abitativo è un' , le aree individuate dal Prg per l' edilizia residenziale pubblica non sono sufficienti. E
pazienza se, al momento, quelle subito utilizzabili basterebbero per consegnare in tempi rapidi circa
7mila alloggi. Alemanno vuole di più: «Presto», ha annunciato in mattinata, «partirà un grande
progetto per rendere disponibili come promesso almeno 25 mila case nuove. Dobbiamo dare risposte
differenziate a vari livelli, in particolare alle giovani coppie, a un ceto medio che ha difficoltà a
pagare un mutuo o un affitto e ai nuovi cittadini di Roma, come gli immigrati. Stiamo perfezionando
il bando per recuperare nuove aree da destinare all' edilizia residenziale. Appena pronto lo porteremo
in giunta». La delibera parla chiaro. Soprattutto tra le righe. Quando si dice che «i nuovi ambiti di
riserva», ossia le aree agricole offerte al Comune, «saranno prioritariamente utilizzati per la
realizzazione del Piano comunale per l' edilizia residenziale pubblica (housing sociale)» e «altresì»
per «la localizzazione dell' edificazione privata conseguente all' applicazione della cessione
compensativa». Significa che in cambio delle aree espropriate il Campidoglio darà cubature: in
sostanza, la cessione di terreni agricoli frutterà la possibilità di costruire altrove centinaia di
appartamenti, da vendere a prezzi di mercato. Ancor più eloquente il punto tre, laddove si definiscono
i requisiti delle aree: agro romano, servizi privati, verde privato attrezzato, verde pubblico e servizi
pubblici di livello locale, infrastrutture tecnologiche. Laddove è evidente che sarà la campagna
romana, per gran parte lottizzata dai palazzinari, a essere cementificata per prima.
[103]
La Repubblica
20-09-08, pagina 9 sezione ROMA
'Patto con i proprietari delle aree e via al bando per case low cost'
GIOVANNA VITALE
Non è ancora in grado di dire quanti saranno, ma di una cosa l' assessore Alfredo Antoniozzi è sicuro: «Con il
nostro piano , i romani economicamente svantaggiati potranno affittare a 300-400 euro al mese o acquistare
un appartamento alla metà del valore di mercato». Un progetto sul quale l' europarlamentare di Fi, cui il
sindaco Alemanno ha affidato le Politiche abitative, sta investendo tutte le sue energie. Se fosse vero, ci
sarebbe da gridare al miracolo: ci spiega come farete? «Intanto l' 8 agosto abbiamo approvato una memoria di
giunta che stabilisce i criteri per il reperimento delle aree di riserva da destinare, da un lato, all' edilizia
economica e popolare, dall' altro all' housing sociale. I primi di ottobre faremo il passo successivo: vareremo
la delibera con cui si dà il via al bando delle aree. è poi nostra intenzione procedere all' attuazione dei piani di
zona, il cosiddetto secondo Peep, oggi fermi perché mancano i soldi per gli espropri: a breve incontrerò la
Regione per definire tutti questi aspetti». Ma le aree di riserva non erano già previste nel Prg approvato non
più di sei mesi fa? «Sì, ma sono pochissime. Insufficienti per affrontare l' . E per rispondere alla sofferenza
che attraversa il ceto medio, ormai non più in grado di sostenere i costi stratosferici del mattone: giovani
coppie, immigrati regolari, anziani a basso reddito, famiglie con diversi figli, studenti universitari». Insomma,
comincia il picconaggio al Nuovo Prg~ «Bisogna essere chiari. Questa amministrazione deve farsi carico di
tanti anni di abbandono, della più totale mancanza di strategia sul problema da parte delle amministrazioni
precedenti: noi abbiamo intenzione di fare una politica coraggiosa, forte, che segni una nuova era dal punto di
vista urbanistico». Qualche malizioso sostiene che si tratta della prima cambiale da pagare ai costruttori in
cambio del sostegno ricevuto in campagna elettorale. A maggior ragione dopo i malumori suscitati dallo stop
agli appalti per il parcheggio del Pincio e per il nuovo Foro Italico. «Guardi, a me i pettegolezzi non
interessano. Io parlo in base al programma con cui abbiamo vinto le elezioni. Inevitabilmentre si dovrà
incidere, andare a rivedere alcuni meccanismi del Prg se si vuole dare una a basso costo, a 1.500-2.000 euro
al metro quadro, ai ceti oggi in difficoltà. Gente che non può permettersi di comprare - in periferia - a 3.500,
4.500 euro al metro quadro. Prezzi divenuti insostenibili a causa dell' esplosione della rendita fondiaria, cioè
del costo delle aree». E quindi voi come farete per evitare di pagare questo scotto? «Azzerando il valore dell'
area. Mi spiego: i proprietari delle aree che noi destineremo all' edilizia popolare o all' housing sociale le
potranno cedere al Comune ricevendo, in cambio, percentuali di cubatura. Naturalmente dopo aver
individuato il corretto modulo compensativo. Dobbiamo modificare radicalmente l' impostazione se vogliamo
offrire ai romani un appartamento a 100 mila euro». Converrà che è un meccanismo un po' rischioso: è lo
stesso che, in altre città, ha provocato il sacco del territorio, aree verdi comprese. «Non avverrà. Con il bando
che stiamo per approvare, nell' arco di pochi mesi avremo una fotografia nitida delle aree utilizzabili, parlo di
zone industriali o agricole ormai compromesse, non certo di quelle vincolate a verde. Senza contare che noi
vogliano coinvolgere Regione e Provincia per verificare insieme quali di queste sono indispensabili per l'
attuazione del nostro disegno strategico».
[104]
La Repubblica
09-08-08, pagina 1 sezione ROMA
'Sulle nuove case popolari si rischia il ritorno della speculazione'
PAOLO BOCCACCI
Morassut, la giunta Alemanno ha approvato una delibera per la ricerca di terreni dove costruire 30 mila case
popolari. Parlano di terreni di risulta, ma si riferiscono anche a nuovi ambiti di riserva del Piano regolatore,
che potrebbero essere a destinazione agricola. "Vedo il rischio" afferma l' ex assessore all' Urbanistica ed ora
deputato del Pd "che si riattivi il classico meccanismo speculativo della rendita di attesa su terreni agricoli.
Certo, l' alibi dell' abitativa è coperto dal piano sa del governo Berlusconi". Da tempo i costruttori romani
stanno comprando terreni agricoli della cintura. «Proprio Repubblica segnalò alcuni mesi fa la ripresa di un
forte mercato sulle aree agricole. Il piano regolatore rappresenta una garanzia per evitare una nuova
espansione in agro. Dalla lettura della memoria sembrerebbe o che ci si stia muovendo in parte in continuità
con il piano regolatore, e allora non valgono le critiche feroci mosse in campagna elettorale, o che si stia
offrendo con belle parole una nuova ondata speculativa sulla città». Il meccanismo della costruzione anche in
aree per ora agricole potrebbe essere completato dalla realizzazione di un secondo Gra. In quel caso i terreni
tra il primo e il secondo anello potrebbero diventare terra di conquista. «Non c' è dubbio. Chi parla di un
secondo Gra non conosce che cosa è la periferia di Roma. La costruzione di un secondo anello
significherebbe distruggere ampi sistemi di paesaggio e allo stesso tempo interi quartieri di periferia
verrebbero tagliati a metà. Lo dico avendo ben chiara l' ipotesi di tracciato resa pubblica dall' Anas quasi un
anno fa. Dopo averci accusato di aver realizzato un patto con i costruttori, è Alemanno ora ad accettare le
spinte speculative che noi abbiamo dominato e a coprirle populisticamente con il tema dell' , che può essere
affrontato in tutt' altro modo». In che modo? «Costruendo 6 mila alloggi già presenti nel Prg di Roma con le
aree approvate e i progetti definiti. Che fine hanno fatto? In cinque anni e con le procedure vigenti Alemanno
potrebbe consegnare 6 mila chiavi di appartamenti anziché inseguire l' utopia di alloggi che servono solo a
dare la stura alla rendita». Che cosa vorrebbe dire concretamente costruire su terreni di riserva? «Questi
terreni non potrebbero essere espropriati sia per gli alti costi, sia perché in questo caso la legge imporrebbe di
varare il terzo Peep, piano di edilizia economica e popolare di Roma» E quindi? «Si tratterebbe di spartire la
cubatura concedendo diritti edificatori ai privati e in parte ottenendo aree per l' edilizia popolare. Il principio
non è sbagliato, ma va applicato in una città da ristrutturare, incentivando il recupero, la demolizione e la
ricostruzione o la ristrutturazione della città più brutta. Così invece si riattiva la rendita immobiliare agricola e
si appesantisce la periferia. Niente di più gradevole per chi in questi anni, sperando proprio in una vittoria del
centrodestra, ha fatto incetta di centinaia di ettari di agro romano fuori dal Prg». Si va da costruttori come
Bonifaci a finanziarie di Bologna... «Ognuno fa le sue scelte di mercato. Con il centrosinistra e il nuovo Prg,
scelte di questo tipo non avrebbero avuto futuro. Aggiungo una considerazione. Il piano varato dal governo
con il decreto economico di Tremonti è una oggettiva spinta alla ripresa di un' ondata speculativa in tutte le
città, soprattutto del centro-sud. Perché si andrà in deroga ai piani regolatori e i progetti urbanistici verranno
approvati dal ministero, scavalcando Comuni e Regioni. Una bella prova di federalismo».
[105]
COMUNICATO STAMPA
Dichiarazione di Luigi Pallotta, segretario generale del SUNIA
Gli sfratti per le famiglie più disagiate riprenderanno il 15 ottobre ed il Governo ha solo
annunciato che conosce il problema.
Gli sfratti per morosità stanno aumentando in maniera esponenziale ed il governo taglia
del 60% il fondo di sostegno alla locazione.
I livelli degli affitti continuano ad aumentare al pari dell’evasione fiscale ed al mancato
rispetto delle regole sulla locazione ed il Governo non convoca neanche il tavolo per
rinnovare la convenzione nazionale sugli affitti concordati.
Ecco il piano casa del Governo !
Mentre da un lato si annunciano fantasmagorici piani casa di la da venire, gli atti veri e
non le chiacchiere sono questi:
- con la Finanziaria per il 2009 vengono ridotti ulteriormente i fondi destinati al
sostegno delle famiglie in affitto a basso reddito. Mentre gli affitti dal 2000 al 2008
sono aumentati di oltre l’80%, lo stanziamento è passato dai 311 milioni di Euro
(Finanziaria 2000) a 110 milioni di Euro (previsione per il 2011). Cifra
assolutamente insignificante per le circa 200.000 domande ammissibili presentate ai
Comuni;
- il 15 ottobre scade la proroga degli sfratti per le famiglie più disagiate (anziani,
rotatori di handicap, malati terminali, famiglie numerose). Migliaia di famiglie in
condizioni disperate che potevano forse avere una alternativa alloggiativi con i
12.000 alloggi, da recuperare o costruire, finanziati con i 550 milioni stanziati dalla
Finanziaria per il 2008. Non una posta di bilancio generica, ma soldi destinati ad
interventi già individuati fisicamente dai Comuni. Ma questi sono stati sottratti per
un ancora fumoso piano casa ! Sui provvedimenti da adottare per salvaguardare la
dignità di queste famiglie dopo il 15 ottobre, il Governo tace.
- Di fronte al dilagare di un mercato nero senza regole ed a canoni insostenibili dalle
famiglie, il Governo, non solo allenta i controlli sull’evasione fiscale ed abbandona
a se stesse le famiglie sfrattate per morosità, ma, nonostante le ripetute
sollecitazioni, non convoca neanche il tavolo per rinnovare la convenzione
nazionale che detta le regole per l’utilizzo del canale agevolato con affitti contrattati
tra i sindacati inquilini e le associazioni della proprietà. La convenzione precedente
è scaduta da oltre quattro anni !
Roma, 9 ottobre 2008
[106]
IL SUNIA PER UN “PIANO CASA” ALTERNATIVO
A QUELLO DEL GOVERNO
Con l’emendamento presentato prende forma la vera idea di Piano Casa del Governo
Berlusconi. Ancora una volta si privilegia la casa in proprietà e si ignora la necessità, tra
l’altro evidenziata nella relazione di accompagnamento del DL 112, di avere un mercato
delle locazioni accessibile così come avviene negli altri Paesi Europei. Il SUNIA esprime
la propria contrarietà perché:
1. Si compie un arretramento sotto il profilo del decentramento e del federalismo;
scompaiono infatti dal piano le Regioni che, al contrario, avendo costituzionalmente i
poteri legislativi sull’edilizia residenziale pubblica, dovrebbero essere gli attori principali
insieme ai Comuni del Piano stesso.
2. Si individuano i fondi immobiliari come uno degli strumenti attuativi del piano ma
anziché avvantaggiarli fiscalmente viene introdotto un aumento dell’imposizione fiscale
portando l’imposta dal 12,50% al 20%, ed introducendo una nuova imposta per i Comuni
3. Viene eliminata sia la percentuale minima del 60% delle abitazioni realizzate nel piano
da destinare all’affitto a canone convenzionato, sia qualsiasi riferimento alla locazione;
evidenziando la reale intenzione che è quella di portare soccorso ad un mercato della
compravendita oggi in crisi.
4. Si prevede la concessione di un aumento dei volumi edificatori ai privati senza alcuna
contropartita certa di alloggi di edilizia sociale e a canone agevolato, con un sostanziale
regalo alla speculazione;
5. Non si chiarisce che i proventi delle dismissioni debbano essere reimpegnati
esclusivamente in housing sociale e se ne ipotizza l’uso per favorire la realizzazione di
alloggi per il mercato della compravendita.
6. Non vengono stabilite garanzie per il proseguimento della locazione per quegli
assegnatari del patrimonio pubblico che non potessero acquistare;
7. Si sottraggono risorse già stanziate ed in parte assegnate ai Comuni:
540 MLN di Euro per la costruzione ed il recupero di 12.000 alloggi già
individuati dai Comuni da destinarsi alle fasce più deboli;
100 MLN di Euro previsti per la società del Demanio con l’obiettivo di
incrementare il patrimonio destinato all’affitto;
288 MLN di Euro dei contratti di quartiere destinati al recupero e alla
riqualificazione di parti di città degradate;
30 MLN di Euro destinati dall’ultima Finanziaria ad interventi di Edilizia
Residenziale Pubblica.
[107]
Ecco le proposte del SUNIA per un Piano Casa alternativo a
quello del Governo.
1. Articolazione del Piano Casa nazionale in 20 piani casa Regionali
realizzati
con il consenso dei Comuni e la concertazione con le parti sociali;
2. I piani casa regionali dovranno prevedere al loro interno una
quota non
inferiore al 30% da destinarsi a soggetti in possesso dei requisiti per
l’edilizia
residenziale pubblica;
3. I contratti di locazione derivanti dagli interventi del “Piano Casa”
vanno
regolati in base all’art. 2 comma 3 Legge 9/12/1998 n. 431,
4. Recupero e riqualificazione delle aree degradate, utilizzo dei beni
immobili
del Demanio (aree ed edifici) ed individuazione delle aree destinate
ai servizi
pubblici eccedenti il fabbisogno, debbono rappresentare la dotazione
di aree
del piano, per la realizzazione esclusiva di alloggi destinati all’affitto
convenzionato;
5. Promozione della partecipazione di investitori privati al piano
casa a partire
dai Fondi Immobiliari, Fondi pensioni, Enti Previdenziali,
Fondazioni
prevedendo una fiscalità premiale per realizzare immobili destinati
all’affitto
a canone convenzionato;
6. Armonizzare al 4% l’IVA per gli interventi di realizzazione di
immobili
destinati all’affitto convenzionato;
7. Aumentare la dotazione del Fondo di sostegno all’affitto per
sostenere il
reddito delle famiglie in difficoltà a pagare il canone di locazione.
Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari
[108]
PRECARI COMUNE DI ROMA
PRECARI COMUNE DI ROMA
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di
ragione e di coscienza e devono
agire gli uni verso gli altri in
spirito di fratellanza.
situazione fotografata dalla Rete
Comune (organizzazione delle
lavoratrici e dei lavoratori del
Comune di Roma):
Attualmente ci sono 100
dipendenti (amministrativi
del Dipartimento VIII e
Articolo 23
tecnici dei Municipi e
1) Ogni individuo ha diritto al
Dipartimenti comunali) a
lavoro, alla libera scelta
tempo determinato con più di
dell'impiego, a giuste e
3 anni di contratto a tempo
soddisfacenti condizioni di
determinato, che rientrano nei
lavoro ed alla protezione contro percorsi di stabilizzazione
la disoccupazione.
previsti dalle Finanziarie
2007/2008, il Comune ha
avviato solo per la metà di loro i
3) Ogni individuo che lavora ha
bandi per la stabilizzazione
diritto ad una remunerazione
occupazionale, per gli altri se
equa e soddisfacente che
non verranno effettuate le
assicuri a lui stesso e alla sua
dovute selezioni entro il
famiglia una esistenza conforme 31/12/2008 si perderà la
alla dignità umana ed integrata, possibilità di trasformare il loro
se necessario, da altri mezzi di
rapporto lavorativo in un
protezione sociale.
contratto stabile;
40 dipendenti a tempo
determinato con profilo di
Articolo 25
alta specializzazione (tecnici
1) Ogni individuo ha diritto ad
dei Dipartimenti comunali, in
un tenore di vita sufficiente a
prevalenza Urbanistica e Lavori
garantire la salute e il benessere pubblici) a tempo determinato
proprio e della sua famiglia, con con più di 3 anni di contratto a
particolare riguardo
tempo determinato che
all'alimentazione al vestiario,
rientrano nei percorsi di
all'abitazione, e alle cure
stabilizzazione previsti dalle
mediche e ai servizi sociali
Finanziarie 2007/2008, il
necessari; ed ha diritto alla
Comune ha avviato per 35 di
sicurezza in caso di
loro i bandi per la stabilizzazione
disoccupazione, malattia,
occupazionale, per gli altri, se
invalidità, vedovanza, vecchiaia
non verranno effettuate le
o in ogni altro caso di perdita
dovute selezioni entro il
dei mezzi di sussistenza per
31/12/2008, si perderà la
circostanze indipendenti dalla
possibilità di trasformare il loro
sua volontà.
rapporto lavorativo in un
contratto stabile;
I precari del Comune di Roma
sono circa 2500. Ecco la
[109]
7 dipendenti attualmente a tempo determinato, ma precedentemente hanno avuto un contratto
superiore ai 3 anni come co.co.co. (amministrativi dell’Agenzia comunali delle tossicodipenze),
rientrano nei percorsi di stabilizzazione previsti dalla Finanziaria 2008, ma il Comune non ha
attivato i bandi per la stabilizzazione occupazionale, quindi, se non verranno effettuate le dovute
selezioni entro il 31/12/2008, si perderà la possibilità di trasformare il loro rapporto lavorativo in un
contratto stabile;
1000 dipendenti (600 insegnanti e 400 educatrici) a tempo determinato provenienti dalle
graduatorie di incarico e supplenze per le scuole dell’infanzia e degli asili nido. Per loro
l’assunzione avverrà attraverso la procedura di stabilizzazione a domanda entro e non oltre il
31/12/2008; 300 dipendenti appartenenti alla graduatoria, di cui alla Deliberazione 2811/97, per
le supplenze brevi all’interno degli asili nido, per questo personale devono essere predisposte
entro e non oltre il 31/12/2008 le procedure di selezione, tramite un corso concorso;
circa 300 dipendenti (100 assistenti sociali, 150 amministrativi e circa 50 tecnici dei
Municipi) assunti a tempo determinato a partire dal 27/12/2007 con contratto triennale, ma che
avevano contratti di somministrazione lavoro con il Comune di Roma da più di 12 mesi, in alcuni
casi anche da 7 anni. Questo personale non può essere stabilizzato e alla luce di quanto contenuto
dall’art. 37 bis del Ddl 1441, collegato alla Finanziaria 2009, al termine del loro contratto saranno di
fatto licenziati;
35 lavoratrici e lavoratori di vari profili (amministrativi e tecnici dei Dipartimenti VI, IX e
XII) assunti da graduatorie concorsuali della Provincia e della Regione impiegati a tempo
determinato con contratto in scadenza al 31 dicembre 2008;
500 vigili urbani con contratto a tempo determinato di 30 messi in scadenza al 21/12/2008 e
rinnovati per un anno fino al 31/12/2009;
290 dipendenti a tempo determinato, istruttori amministrativi dei Municipi, provenienti da
una graduatoria concorsuale che hanno raggiunto i requisiti previsti dalla Finanziaria 2008 (3 anni
di contratto a tempo determinato al 28/09/2007 o maturati successivamente in virtù di un contratto
in essere con la pubblica amministrazione). Circa 50 persone matureranno i requisiti dei tre anni
entro il 2009.
Oltre ai dipendenti comunali, lavora per il Comune di Roma un esercito di esternalizzati. Se la
situazione per gli operatori del call center “ChiamaRoma 060606" è migliorata con il nuovo bando
vinto da Atesia, che ha richiesto una percentuale di personale a tempo indeterminato pari all'80%
del totale, non è così per tutti gli altri lavoratori impegnati nei diversi settori. Anche se il servizio del
Comune è finito nelle mani del patron del gruppo Almaviva Alberto Tripi.
Dalla pubblicazione dei bandi di gara per l’affidamento e la gestione dei servizi presso i centri di
accoglienza del Comune a favore delle persone in forte disagio economico-sociale emerge, che le
risorse stanziate dall’amministrazione comunale sono insufficienti sia a garantire la salvaguardia
occupazionale del personale attualmente impiegato, sia a garantire un servizio di qualità all’utenza.
Si realizzerebbe, dunque, un taglio del 20% del personale e si peggiorerebbe la condizione di lavoro
degli operatori e del servizio all'utenza. Il Comune conferma la sua grave disattenzione nei confronti
dei temi dell'inclusione sociale, concependo la sicurezza sempre più come questione di forza
pubblica e controllo militare del territorio. Roma ha bisogno di risorse per la gestione dei servizi di
accoglienza a favore delle persone in forte disagio e di quel personale qualificato a garantire un
servizio efficiente. Invece di tagliare sarebbe doveroso potenziare questi settori, per il loro valore
sociale e educativo, che hanno per il nostro territorio.
In questa situazione si trova anche Federica, una giovane madre con un figlio piccolo da mantenere,
che lavora nel centro di accoglienza per madri con figli minori di via Cassia: “Attualmente siamo 13
operatori e un educatore, e già riusciamo a malapena a coprire i turni e a garantire un servizio
efficiente. Con tagli del 20% sul personale e del budget - si chiede Federica - come facciamo a
gestire più di 50 utenti, tra l’altro in condizioni molto problematiche?”. La scadenza del bando per il
centro Giaccone 1 e Giaccone 2, in via Cassia 472, è stata prorogata al 19 dicembre. E poi?
[110]
La Repubblica
16-10-08, pagina 8 sezione ROMA
Vigili urbani, chiuso l' accordo In arrivo 2.050 nuove assunzioni
MARIA ELENA VINCENZI
Polizia municipale, via alla riorganizzazione. I vigili urbani capitolini passeranno
dalle 6.300 unità attuali a 8.350. Gli ufficiali diventeranno 3 mila a fronte dei
2.348 di oggi. è stato firmato ieri dal sindaco Alemanno, dal comando generale,
dai sindacati e dall' assessore al Personale Enrico Cavallari, l' accordo che
prevede la riorganizzazione del corpo. L' approvazione della giunta con delibera,
fissata per la prossima settimana, dovrebbe ora essere solo una formalità. Mentre
l' armamento dei vigili è in attesa di approvazione della commissione sicurezza
prima e del consiglio poi, si parte dunque dalla riorganizzazione. Dopo i contrasti
e gli slittamenti di agosto e le nuove discussioni e riunioni, ieri l' ok del sindaco a
un piano che significa la riconferma dei contratti ai 500 vigili a tempo
determinato per cui verrà prevista una stabilizzazione, l' assunzione dei 400 che
hanno vinto il concorso e dei 250 idonei. E l' aumento degli ufficiali, cui spettano
le operazioni di polizia giudiziaria. Grande la soddisfazione delle sigle sindacali:
«Tutto torna a quello che era l' accordo firmato con Veltroni il 14 febbraio
scorso» chiarisce Marco D' Emilia, responsabile della Cgil Polizia Municipale di
Roma. «Ora bisogna sperare che la giunta lo recepisca e che si proceda a un'
effettiva riorganizzazione. è un passo importante, ma è solo un punto di
partenza». Torna con la memoria ad agosto anche Giancarlo Cosentino della Cisl
Funzione Pubblica: «Quella delibera era sbagliata: gli accordi non erano stati
rispettati» dice. «Ora, con questo nuovo accordo, abbiamo riportato l'
ordinamento professionale a quella condivisione già avuta ad agosto che è
necessaria per rispondere anche alle necessità dei cittadini». Il Sulpm, invece,
ribadisce l' importanza di questo accordo che avvicina i vigili alla popolazione.
«Finalmente potrà partire una riorganizzazione del corpo quale polizia di
prossimità», dice Alessandro Marchetti, segretario romano. Mentre Stefano Lulli
della Ospol apprezza «gli sforzi di questa amministrazione e chiede al sindaco di
proseguire su questa strada per favorire la risoluzione delle problematiche attuali
dai 500 precari ai concorsi interni alla polizia municipale».
[111]
La Repubblica
30-09-08, pagina 1 sezione ROMA
Comune, tagli e imposte più alte
GIOVANNA VITALE
Aumenti per l' Ici di seconde e terze case, soprattutto se non affittate; tagli per i circa 14 mila precari che
lavorano per il Comune; ritocchi alla Cosap (occupazione suolo pubblico) e Cip (l' ex imposta sulla pubblicità)
con un sistema tariffario differenziato per zone territoriali. Il sindaco ha presentato i conti e la manovra del
Piano di rientro. E' una tabella di marcia che imporrà lacrime e sangue perché, agli 8,6 miliardi da ripianare
grazie all' aiuto del governo e alla riforma sul federalismo fiscale, «si aggiunge uno squilibrio nel bilancio
annuale di circa 200 milioni». Una tendenza, quella delle uscite che superano le entrate, da correggere subito:
«Dobbiamo tagliare la spesa ed aumentare le entrate per almeno 200 milioni» dice il sindaco. Il Pd: «Il buco
non c' è, è un bluff che finalmente abbiamo smontato e che lo stesso Alemanno ha ormai negato». Non
pronuncia mai la parola «buco di bilancio» il sindaco Alemanno. Illustrando in aula Giulio Cesare il Piano di
rientro confezionato dai tre sub-commissari guidati dall' assessore Ezio Castiglione invita piuttosto a deporre le
armi delle «polemiche inutili e irresponsabili». Toni pacati, distanti anni luce da quelli utilizzati non più tardi di
tre mesi fa, quando lanciava «l' allarme sui conti fuori controllo», parlava di «dati occultati», accusava la giunta
Veltroni di aver fatto «il gioco delle tre carte». E invece, pur ammettendo di essere di fronte a «cifre
incontestabili e pesanti», preferisce guardare oltre, parlare di futuro, suggerire le ricette per «liberare la città di
Roma da un debito accumulato in quasi trent' anni». Una tabella di marcia che impone lacrime e sangue perché,
agli 8,6 miliardi da ripianare grazie all' aiuto del governo cui stamattina consegnerà il piano di rientro, «si
aggiunge uno squilibrio nel bilancio annuale di circa 200 milioni». Una tendenza, quella dei costi che superano
i ricavi, da correggere subito: «Per tornare in pareggio dobbiamo tagliare la spesa ed aumentare le entrate, oltre
a trovare le risorse per gli investimenti», spiega Alemanno. Un programma che in mattinata aveva già
sottoposto alle parti sociali, tutto incentrato su una rigorosa politica di contenimento della spesa, da applicare
su dimezzando le società partecipate di primo e secondo livello. Il personale subirà più fronti. Quelle per beni e
servizi verranno ridotte centralizzando gli acquisti e un progressivo ridimensionamento attraverso «il
rallentamento del turn-over» e «la revisione del piano assunzionale che è troppo ambizioso» incalza il sindaco.
«I dipendenti comunali sono 27mila, quelli delle aziende e delle municipalizzate 34mila, in totale più di 60mila
persone. Noi non vogliamo licenziare nessuno», precisa, «ma non possiamo permetterci di andare oltre questo
numero». Tradotto: «I precari che dovevano essere stabilizzati sono 1.400» ricorda Alemanno, difficile che
possano conquistare un posto fisso. Terzo capitolo: la lotta all' evasione e il rafforzamento della riscossione,
soprattutto della Tari, sistematicamente elusa dalle utenze non domestiche, e delle imposte su affissioni e
pubblicità. Senza dimenticare quanto promesso in campagna elettorale: nel piano di rientro si legge infatti che
si provvederà ad «aumentare l' Ici sulle seconde e terze case, in particolare quelle non affittate». Oggi il piano
approderà a Palazzo Chigi «e poi», insiste Alemanno, «il consiglio dei ministri, quando si riunirà, ci dirà la sua.
Noi contiamo di chiudere tutto per la fine della settimana». La speranza è «di tornare alla gestione ordinaria
con il bilancio 2009», ma già «entro il 30 ottobre presenteremo al consiglio comunale il Dpf pluriennale e l'
assestamento di bilancio 2008». Due documenti di programmazione economica che, grazie alla norma ad hoc
varata dal governo in giugno, nasceranno depurati da tutte le passività finora accertate, destinate a essere
gestite con bilancio separato dall' ufficio del commissario. Si tratta di 8,6 miliardi di disavanzo complessivo,
composto da 1,8 miliardi di debiti fuori bilancio e un debito in ammortamento, «già conosciuto», di 6,9
miliardi. Frutto, secondo Alemanno, del fatto che «il Comune di Roma ha avuto finora un tenore di vita
superiore alle proprie possibilità». Finendo in rosso anche per colpa dei mancati trasferimenti da parte della
Regione Lazio - rileva il sindaco - su cui pesa il contenzioso con il governo per il deficit della Sanità. Motivo
per cui «ci associamo ufficialmente alla richiesta di ottenere lo sblocco delle risorse il più presto possibile»,
afferma. Ma se Alemanno usa toni morbidi, il Pdl parte all' attacco. E presenta un odg che accusa la giunta
precedente di malagestione. Dura poco: il primo cittadino ordina di ritirarlo e la maggioranza obbedisce. «E'
inutile dividerci su ordini del giorno basati sul passato» è stato il ragionamento del sindaco cittadino. A
protestare, «è tutta una farsa» resta solo il capogruppo della Destra, Francesco Storace.
[112]
La Repubblica
28-09-08, pagina 2 sezione ROMA
Piano di rientro, ecco i tagli di Alemanno
GIOVANNA VITALE
Cinquanta pagine fitte di grafici e tabelle, tre capitoli principali e una quindicina di paragrafi: eccolo il
piano di rientro del Comune di Roma che il sindaco Alemanno illustrerà domani in consiglio comunale e
martedì al governo. Un documento che, controfirmato da ben tre società di revisione (Deloitte, Kpmg e
PriceWaterhouse), stima in circa 8,6 miliardi l' ammontare del debito da ripianare per risanare i conti del
Campidoglio. Così suddivisi: 6,8 miliardi da rimborsare in quarant' anni secondo l' ammortamento già
previsto dalla precedente amministrazione; 1,8 miliardi di disavanzo generato per lo più da debiti fuori
bilancio (per 1,6 miliardi complessivi, compresi i 775 milioni necessari a pagare le circa 70mila vertenze
giudiziarie pendenti o in scadenza) e dagli oneri dei contratti derivati (147 milioni). Cifre peraltro a suo
tempo contestate dall' ex assessore al Bilancio Marco Causi, economista e ora deputato del Pd, il quale
non nascose «i fattori di difficoltà» causati, principalmente, dalla crisi finanziaria della Regione Lazio che
bloccò i trasferimenti al Comune e alle aziende del trasporto pubblico, costringendo l' amministrazione ad
anticipare circa un miliardo per garantire i servizi; dal forte ciclo al rialzo dei tassi di interesse con
ricadute pesanti sul debito; dal massiccio piano investimenti per realizzare le nuove metropolitane.
Motivazioni sulle quali, però, il Piano di rientro non si sofferma. Analizzando solo la fredda realtà dei
numeri. Una massa di passività pregresse che, grazie alla norma ad hoc varata a giugno dal governo per
scongiurare la dichiarazione di dissesto, sarà gestita con bilancio separato dall' ufficio del commissario e
ristorata con il contributo da 500 milioni che, erogato una tantum per il 2008, dovrebbe essere stabilizzato
negli anni a venire. Una manovra che consentirà ad Alemanno di governare il Campidoglio con un
bilancio ordinario depurato dalla zavorra dei debiti. E di liberare risorse per attuare il suo programma
elettorale. In parte anticipato nel Piano per lo sviluppo della città che domani sarà sottoposto alla
concertazione dei sindacati, cui il sindaco illustrerà il rigido programma di tagli, lacrime e sangue previsto
nel Dpf comunale da varare entro ottobre. Chiare le linee guida: contenimento della spesa attraverso la
creazione di una centrale unica degli acquisti e del servizio informativo unico; razionalizzazione dei costi
a partire da quelli per il personale attraverso il blocco del turn-over, dell' assunzione dei precari, delle
consulenze non funzionali; coinvolgimento dei privati nel finanziamento degli investimenti;
valorizzazione del patrimonio immobiliare; riorganizzazione della holding comunale. Che significa ridurre
del 50% le controllate di primo e secondo livello (escluse Acea, istituzioni e fondazioni), vendere alcune
partecipate non strategiche (da AdR ad AscoRoma), accorpare le aziende del trasporto pubblico (Atac e
Met. Ro). Un tasto dolente, quello delle ex municipalizzate: le perdite dell' Ama incluse nella massa
passiva ammontano a 61,7 milioni; quelle del Car a 5,1 milioni; di Risorse per Roma a 2,2 milioni. Non è
stato facile per l' équipe guidata dall' assessore tecnico Ezio Castiglione, venire a capo dell' intricata
matassa patrimoniale e finanziaria del Campidoglio. Una ricognizione certosina che ha passato al setaccio,
una per una, tutte le voci di bilancio cristallizzate al 28 aprile 2008, incrociato 115mila posizioni passive e
70mila attive, individuato le distorsioni, in particolare l' utilizzo di entrate destinate a investimenti, dunque
vincolate, per far fronte alle spese correnti. Fra le altre anomalie segnalate, che hanno fatto schizzare a 892
milioni il conto dei debiti fuori bilancio (al netto dei contenziosi), la non corrispondenza di debiti e crediti
tra il Comune e le società partecipate.
[113]
Omniroma-COMUNE, CGIL FP: "A RISCHIO 20% PERSONALE SERVIZI
SOCIALI"
(OMNIROMA) Roma, 17 nov - "Preoccupata la FP Cgil di Roma e Lazio per il
futuro dei servizi di accoglienza del Comune di Roma a favore di persone con forte
disagio economico e sociale, che rischiano di essere ridotti". Lo comunica, in una
nota, la Fp Cgil. Secondo Federico Bozzanca, segretario regionale della Funzione
Pubblica. "la preoccupazione nasce a seguito della pubblicazione dei bandi di gara
per l'affidamento e la gestione di questi servizi. In particolare registriamo come le
risorse stanziate siano da una parte insufficienti a garantire la salvaguardia
occupazionale del personale attualmente impiegato e dall'altra non consentirebbero
l'adeguato rapporto operatori/utenti fissato dalla normativa regionale in
1’operatore ogni 5 utenti". "Si realizzerebbe dunque – secondo Bozzanca - un taglio
del 20% del personale e si peggiorerebbe la condizione di lavoro degli operatori e
del servizio all'utenza con l'innalzamento del rapporto operatori/utenti, che
arriverebbe a 1/35 rendendo di fatto le strutture dei semplici dormitori. Questi
servizi di assistenza impiegano oggi 47 operatori, distribuiti sui sei centri, tra cui
quello di via Assisi, destinato ad 80 utenti in condizione di disagio economico e
sociale grave ed il Centro Giaccone, destinato a 60 madri con figli minori e gestanti
italiane e straniere, apolidi in grave condizione di disagio". "Nel centro di via Assisi
- spiega Bozzanca - le risorse stanziate arrivano a coprire circa 2,5 operatori per
ogni ora di servizio, mentre per il centro Giaccone si arriva a 2 operatori per ogni
ora di lavoro contro i 4 oggi previsti la mattina ed il pomeriggio". "Necessario
secondo la FP Cgil di Roma e Lazio - conclude la nota – un chiarimento con
l'assessore Belviso. In attesa di essere ricevuti dichiariamo lo stato di agitazione di
tutto il personale interessato. Riteniamo necessario garantire la salvaguardia
occupazione e la qualità dei servizi rivolti all'utenza più disagiata che, se non
cambieranno le scelte del Comune, si troverà a pagare doppiamente gli effetti della
crisi economica". red 171853 nov 08
[114]
Ci sembra doveroso sottoporre alla Vs, attenzione e a quella di tutti i cittadini, la grave situazione di disagio
che vede coinvolti gli operatori e gli educatori di cooperative sociali, impiegati nei centri di accoglienza per
madri con figli minori e persone senza fissa dimora del Comune di Roma. I ns. posti di lavoro sono infatti a
rischio, a causa del bando di gara a ribasso pubblicato il 29/09/2008, indetto dal V Diparimento Assessorato
alle Politiche Sociali e della Salute e nello specifico dalla U.O. Emergenza Sociale. Il suddetto bando si è
chiuso il 18/11/2008 per i centri di Madre Teresa di Calcutta in via Assisi, 39 e per la Comunità Insieme Roma
Tre in Via G. Ventura, 60 mentre, il 19/12/2008 scadranno i termini del bando per il centro di Giaccone 1 e
Giaccone 2, siti in Via Cassia, 472.
I Bandi tagliano risorse economiche decisive affinchè possa essere portato avanti, con serietà ed impegno, un
servizio attivo ormai da diversi anni, rivolto alle fasce più deboli della società, quali nuclei mono-parentali ed
adulti emarginati. Alle ns. richieste di chiarimento su tale linea, decisa dall'Amministrazione Comunale, le
risposte sono state vaghe ed insoddisfacenti.
Noi tutti, dunque, professionisti impegnati da anni in prima fila nei servizi così detti "essenziali " per il
mantenimento del tessuto sociale, assistiamo impotenti di fronte al loro smantellamento, amareggiati per il
mancato riconoscimento da parte degli amministratori locali del lavoro svolto fino ad oggi, nonchè della
passione investita nei progetti di vita e di reinserimento sociale per le persone disagiate.
Nelle strutture del Comune di Roma, infatti, vengono accolti nuclei di madri sole o gestanti, con figli minori.
Trattasi di donne, italiane e straniere, vittime di violenza all'interno delle mura domestiche, donne vittime di
tratta, o madri con problematiche sanitarie gravi. In questi centri di accoglienza le ospiti trovano nell'immediato
una risposta concreta alla loro richiesta di aiuto e alle loro necessità primarie, quali: un pasto caldo ed una
camera confortevole per sè e per i propri figli. In un secondo momento, le figure professionali delle
Cooperative sociali impiegate presso questi servizi, grazie all'istaurarsi di una relazione di fiducia con l'ospite,
lavorano insieme all'attivazione e alla ricostruzione della rete territoriale e sociale (contatti con i Servizi Sociali
Municipali, scolarizzazione dei minori, regolarizzazione dei documenti, supporto legale e sanitario,
reinserimento lavorativo e professionale, ecc.).
Altra tipologia di strutture in cui gli operatori sociali e gli educatori sono impiegati, riguarda i centri per adulti
singoli senza fissa dimora. Anche in questo ambito il lavoro svolto ha come obiettivo l'offerta di sevizi primari
(posto letto, docce, biancheria, vestiario); successivamente si avvia un progetto di reintegrazione sociale e
lavorativo.
Ridurre il personale e squalificare il tutto ad un servizio di puro assistenzialismo comporta da una parte lo
snaturamento del circuito di accoglienza, che ha da sempre avuto come obiettivo la restituzione della dignità
personale compromessa dalla vita passata in strada, inoltre comporterebbe l'ulteriore abbandono di nuclei e di
personalità fragili facilmente adescabili dalla criminalità.
Tagliare i finanziamenti al Terzo Settore causa l'impossibilità di seguire l'iter della regolarizzazione delle
persone immigrate, che il più delle volte scappano da situazioni di guerra e di fame e si ritrovano spaventate e
spaesate in una città cosmoplita come Roma.Ciò che ci colpisce nelle scelte dell'attuale Amministrazione, è la
contraddizione che ne caratterizza l'operato in quanto, il messaggio rivolto alla cittadinanza romana vuole
diffondere un clima di serenità e sicurezza, tratteggiando un'immagine della Capitale in cui è stata risolta la
questione dell'emarginazione sociale, del degrado e della delinquenza.
La realtà a cui noi assistiamo, invece, ci mostra una gestione rivolta all'isolamento, all'interno delle strutture di
accoglienza, ridotte a semplici contenitori della marginalità. L'obiettivo di tale politica è dunque quella di non
rendere visibile agli occhi dei cittadini questa parte scomoda della società, piuttosto che impegnarsi per la
risoluzione effettiva delle problematiche, attraverso una seria presa in carico di queste categorie disagiate.
Infine, il mancato riconoscimento delle professionalità coinvolte nel settore, porterà la categoria ad una
progressiva ma inesorabile estinzione e ad un incremento della disoccupazione.
Gli operatori sociali ed educatori professionali
Centro Madre Teresa di Calcutta
Giaccone 1, Giaccone 2, Comunità Insieme Roma Tre
(30 novembre 2008)
[115]
GRUPPO FEDERATO DELLA SINISTRA
PROVINCIA DI ROMA
PRESENTA
I DIRITTI UMANI A ROMA
UNO SGUARDO
SULLA CITTA'
Hanno collaborato con noi (in ordine alfabetico):
Action, l’Associazione Antigone, il Garante dei Diritti dei Detenuti della Regione Lazio
Angiolo Marroni, l’Associazione Progetto Diritti e Rete Comune.
[116]
Scarica

I diritti umani a Roma