Anno III - Numero 165 - Martedì 15 luglio 2014 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Senato Conti Medio oriente Riforme ferme, Renzi va allo streaming Il debito pubblico continua a galoppare Gaza, la diplomazia cerca una voce Vignola a pag. 2 a pag. 3 Musumeci a pag. 5 DATI TERRIBILI DALL’ISTAT DESCRIVONO UN PAESE SEMPRE PIU’ SOLO E PRIVO DI PROSPETTIVE PER I NOSTRI RAGAZZI di Francesco Storace L oro si baloccano, il popolo muore di fame. La fotografia più spietata dell’Italia è arrivata ieri come una mazzata dall’Istat. Non che non se ne avesse la percezione, ma è drammatica la realtà delle cifre sulla miseria. Il rapporto 2013 sulla povertà nel nostro paese è devastante: dieci milioni di persone sono in condizioni di cosiddetta povertà relativa, ben 6 sono poveri in termini assoluti. In quest’ultimo caso parliamo del 10 per cento dei nostri connazionali, all’interno di ben due milioni di famiglie. Tra il 2012 e il 2013, l’incidenza di povertà relativa tra le famiglie pare stabile (dal 12,7 al 12,6%) in tutto il Paese; la soglia di povertà relativa, pari a 972,52 euro per una famiglia di due componenti, è di circa 18 euro inferiore (-1,9%) al valore della soglia del 2012. L’incidenza di povertà assoluta è invece aumentata dal 6,8% al 7,9% (per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente. Un altro dato preoccupante riguarda infanti e adolescenti: vivono in povertà un milione e quattrocentomila ragazzini: tre anni fa erano settecentomila. Sono raddoppiati. Vuol dire che manca il latte, che non ci sono generi di prima necessità. Al- LA FAME causa di un assetatissimo presidente del Consiglio a rinfacciarsi indennità e immunità fregandosene delle tragedie popolari. Invece c’è da rimboccarsi le maniche e noi faremo la nostra parte ovunque saremo, a partire dalla nostra regione. Togliamoci dalla testa diritti civili e altre fantasie del genere, concentriamoci su quelli sociali. C’è sempre più gente che ha bisogno delle istituzioni; c’è sempre meno denaro a disposizione per il welfare e il contrasto alla povertà. Va costruita anche a livello regionale un’anagrafe del bisogno per individuare il livello della soglia sotto la quale necessitano le prestazioni istituzionali; quali siano le prestazioni da erogare effettivamente visto che non si può più dare tutto a tutti; qual è la spesa sociale da sostenere; chi deve garantire il soddisfacimento dei diritti individuali; chi paga. Solo con un quadro chiaro dell’emergenza, la politica potrà scegliere le priorità per far uscire milioni di persone dal dramma che le coinvolge. Purtroppo, si registrano solo le rituali grida di allarme, ma chi ne ha il potere non interviene, qui sì a testa bassa per vincere questa guerra. Ecco, una missione di cui dovrebbe farsi carico il centrodestra, gettando lo sguardo su quanti non ce la fanno più a campare dignitosamente. Nessuno va lasciato solo. In Italia i poveri aumentano a dismisura, la politica si balocca tra Italicum, indennità e immunità. Istituire l’anagrafe del bisogno tro che Italicum, Senato e sbarramenti… E’ stato il triennio dei governi tecnici, da Monti a Letta, per finire alle chiacchiere di Renzi. Tutti hanno prelevato soldi dalle tasche degli italiani; tutti hanno impoverito e indebitato il nostro popolo; i consumi precipitano e chissà quanto ha influito la follia legata al minor utilizzo del contante. E scompare il som- merso; e con esso la possibilità di arrangiarsi. Il trionfo della demagogia tecnocratica, gli inchini ai satrapi d’Europa hanno impedito di far fronte alle pretese di oltreconfine con una politica che restituisse impulso alla crescita, anche a costo di rischiare qualche punto di inflazione. Le banconote sono rimaste nei forzieri delle banche, nelle tasche di Pan- LITE GALLETTI-ROSSI SULLO SFONDO DELLA CONCORDIA talone c’è solo il vuoto. Al sud va ancora peggio e per i giovani si fa sempre più forte l’assenza di prospettiva, la paura del futuro, la vocazione a preferire l’antiStato o la fuga. Ecco, un quadro del genere dovrebbe vedere la classe politica impegnata a fronteggiare seriamente il flagello della povertà: e invece stanno in Parlamento - a LA NOMINA ALL’AGENZIA DIGITALE ANCORA NELL’OCCHIO DEL CICLONE: GASPARRI ALL’ATTACCO Poggiani: arriva l’interrogazione Renzi è stato chiesto a lungo che desse una risposta alla marea montante di perplessità sulla nomina di Alessandra Poggiani all’Agenzia per l’Italia Digitale. Ebbene, quando la risposta del premier è infine arrivata, evidentemente, non era quella giusta. Tant’è che quegli stessi dubbi e quelle stesse perplessità il premier se le ritroverà sul tavolo. E con lui, la sua ministra alla pubblica amministrazione Marianna Madia. A farla planare su cotante scrivanie è Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: il quale ha preso carta e penna e redatto una bella interrogazione per comprendere se magari si riuscirà a fare giustizia di una scelta parsa ai più assai affrettata. Gasparri nell’atto parlamentare ripercorre la cosiddetta vicenda Laziogate e la figura determinante che la Poggiani ebbe nell’accusare l’allora governatore del Lazio. “L’on. Storace, dopo la sopraindicata vi- A RELITTO E CASTIGO Fruch a pag. 8 cenda che condizionò l'esito delle elezioni regionali, fu costretto a dimettersi da Ministro della Salute e fu sottoposto a sette anni di calvario giudiziario conclusosi solo nell’ottobre 2012 quando la Corte d’Appello di Roma lo assolse, unitamente agli altri imputati, con formula piena perché il fatto non sussiste”, ricorda Gasparri. Che aggiunge particolari: “durante il dibattimento in Tribunale, il legale di Storace constatò che Nave Argo srl, società di Dario Pettinelli e amministrata dalla moglie Sabrina Girardi, ricevette 96 mila euro da Lait spa, già Laziomatica, per collaborare ad uno studio di fattibilità per una web radio del portale della Regione Lazio; il suddetto progetto non venne mai realizzato, ma la società d’informatica si è vista assegnare, grazie all’autorizzazione proprio della Poggiani, all’epoca direttore di Lait spa, 226 mila euro dalla Regione stessa, amministrata dall’allora Governatore Piero Marrazzo, originando un intreccio a dir poco sospetto”. Non solo: il senatore azzurro cita pure la “sontuosa liquidazione ricevuta nel 2009 da Lait spa” e poi l’incarico a Venezia, con sindaco l’ormai noto Giorgio Orsoni, di direttore generale presso Venis spa. Di qui le domande di Gasparri: innanzitutto “chiarire il ruolo ricoperto dalla Poggiani quando, da direttore generale di Lait spa, consentì di destinare a Nave Argo oltre 200 mila euro per un progetto mai realizzato”. Poi chiedersi se la neo direttrice “in seguito all’atteggiamento tenuto, che ha comportato anche il licenziamento da Lait di alcuni dipendenti poi risultati innocenti, abbia il profilo adeguato per ricoprire un incarico così delicato”. Infine l’invito a “valutare gli altri curricula pervenuti, evitando di conferirlo solo alla luce di una mera preferenza di genere”. 2 Martedì 15 luglio 2014 Attualità IL SENATO AVVIA LA DISCUSSIONE SUL PACCHETTO MA NON C’È NESSUNA SIGNIFICATIVA ACCELERAZIONE Guida Renzi, riforme avanti adagio Il premier dà la sua disponibilità all’ennesimo incontro in streaming con una delegazione del M5S. Intanto però in aula i tempi si allungano. I dilemmi di Forza Italia e Lega di Robert Vignola allo streaming alle missive e ritorno. Se l’immagine del Paese intento a fare le riforme fosse quella di Pd e M5S, avremmo da una parte il ricorso maniacale a una parola inglese che almeno la metà degli italiani ritengono una diavoleria tecnologica, dall’altra un romantico ritorno alla prassi un po’ retro di dar vita a corrispondenze epistolari. Fuori inquadratura rimarrebbe soltanto il centro-destra: ma ultimamente la prerogativa di questa parte politica, spesso, è proprio questa. Fatto sta che si preannuncia un altro immancabile (ma non inevitabile) spot in diretta per Renzi da una parte e i grillini dall’altra. A prefigurarlo proprio la lettera sui famosi 10 punti delle riforme (con Italicum in grande evidenza) che il premier ha firmato insieme a Debora Serracchiani, Roberto Speranza e Alessandra Moretti e che ha prontamente dato in pasto, ieri po- D meriggio, alle agenzie di stampa, mentreil dibattito parlamentare sulla riforma del Senato languiva paurosamente a Palazzo Madama. “Siamo d’accordo nell’incontrarci di nuovo e vi diamo la disponibilità per le giornate di giovedì o venerdì. Va bene presso la Camera, va bene in streaming, fateci sapere”. E già, perché Matteo Renzi insieme apostrofa come “molto interessante” la lettera ricevuta dai penta stellati e ne approfitta pure per snocciolare un po’ delle sue ormai famigerate promesse: perché la legge elettorale “per noi va approvata il prima possibile. Dunque, ragionevolmente, prima dell’entrata in vigore della riforma costituzionale. Dovendo azzardare dei tempi potremmo dire che entro il 2014 si approva definitivamente”. Mentre invece l’approvazione definitiva della riforma costituzionale deve avvenire nel 2015 “per poi procedere all’eventuale referendum”. Ovvio che non manchi di punzecchiare gli avversari, ma l’ex sindaco di Firenze prima di tracciare ampi segni di evidenziatore sulle croniche incoerenze grilline farebbe bene anche a guardare a quanto sta avvenendo in casa. Ieri è stato avviato in aula l’esame del ddl sulle riforme costituzionali, senza che ancora vi sia chiarezza sulla esistenza di una solida (e non variabile) maggioranza sui suoi temi più caldi. Per Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, “a nessuno di noi sfugge la responsabilità che stiamo assumendo nel ridefinire, così profondamente, l’assetto costituzionale. Molte volte mi sono interrogata su quale fosse lo spirito giusto per affrontare quest’opera e per compiere il dovere di collocare coerentemente e pienamente nella tradizione costituzionale repubblicana e, al contempo, introdurre innovazione positiva, utile a ridare slancio all’agire dell’istituzione parlamentare”. Ma già il correlatore Roberto Calderoli parla di “peccati originali” che si sono dovuti correggere, mentre Matteo Salvini in persona chiarisce che la posizione della Lega è tutta da vedere. “Io non vorrei che la fretta sia cattivissima consigliera - ha detto ieri – e non vorrei che per fare il selfie di Ferragosto, Renzi dia vita a un’accelerazione che ci riporti indietro e cancelli i territori. Noi abbiamo contribuito ma non so se è stato sufficiente”. Battaglia è stata annunciata da Movimento 5 Stelle, Sel ed ex grillini mentre il premier, fiutando che la fronda interna al Pd è ancora agitata da frequenti folate di vento, ha convocato per stasera un’assemblea congiunta dei gruppi Pd di Senato e Camera. E Forza Italia? Fa ancora i conti con la lettera di Raffaele Fitto, con uno schema dialettico piuttosto vivace ancora in corso tra “lealisti” e “oppositori”. Che, probabilmente, non chiuderà prima di venerdì. Anche se Renzi, bontà sua, sul Senato vorrebbe votare (chissà perché) prima… EXPO 2015, NEL MIRINO DELLE TOGHE ANCHE IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA, PER UN PRESUNTO REATO COMMESSO 11 GIORNI FA Maroni avvisato… in flagrante I giudici: “Irregolarità nei contratti”. L’ex ministro accusato di induzione indebita, i 5 stelle vogliono la sua testa di Marcello Calvo O rmai è chiaro, anche la Regione Lombardia deve tornare nelle mani del centrosinistra. Dilaga lo scandalo Expo, avviso di garanzia per il presidente del Pirellone Roberto Maroni. I giudici di Busto Arsizio tornano alla carica. Gli inquirenti meneghini, con la solita giustizia a orologeria, già nel 2013 avevano provato – senza successo – a mettere i bastoni tra le ruote all’allora segretario della Lega, candidato del centrodestra alla presidenza. Iscrivendo – puntuali come un orologio svizzero – nel registro degli indagati il Governatore uscente, Roberto Formigoni. E’ passato 1 anno e mezzo e nel calderone dell’Esposizione universale, per presunte irregolarità legate alla firma di 2 contratti a termine, ci è finito anche il numero uno di Palazzo Lombardia. Secondo i pm, l’ex ministro del Lavoro avrebbe “esercitato pressioni” per far ottenere un incarico a persone a lui vicine: come Mara Carluccio - sua ex collaboratrice al Viminale – “spedita” in Epolis (Ente di Regione Lombardia per la ricerca, la statistica e la formazione) e Maria Grazia Paturzo, “catapultata” in Expo 2015 spa. Due società pubbliche. Insieme al governatore lumbard, è indagato anche Giacomo Ciriello, capo della sua se- greteria. Al setaccio gli uffici del Pirellone. Ma la cosa strana e che fa riflettere, è che i reati sarebbero stati commessi 11 giorni fa, il 4 luglio. Giustizia a 2 velocità e certamente a tempi di record per Maroni. Nel provvedimento i magistrati precisano come sia stato Ciriello a richiedere e ottenere i contratti, “manifestando che tale desiderio era di Maroni”. Supposizioni, ipotesi, almeno per il momento. Il reato ipotizzato è quello di induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319 quater del codice penale), punito con la reclusione da 3 a 8 anni di carcere. Maroni, finito nel mirino delle toghe, s’è reso CASO TERREMERSE, PESANTE RICHIESTA PER IL FRATELLO DEL GOVERNATORE USCENTE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA, APPENA CONDANNATO “Due anni e 6 mesi per Errani senior” Nonostante la probabile condanna, il processo cadrà in prescrizione nel 2015. Una prassi quando lo scandalo è rosso di Federico Colosimo aso Terremerse, tempi duri per Vasco Errani. Dopo la condanna in appello a 1 anno di reclusione per falso ideologico, è in arrivo la stangata anche per il fratello Giovanni. La Procura di Bologna ha chiesto 2 anni e 6 mesi di reclusione per lo stretto parente del Governatore dimissionario della Regione Emilia Romagna che, all’epoca dei fatti (2006), guidava la cooperativa agricola di Imola che ricevette un finanziamento illecito da 1 milione di euro. Pesanti richieste anche per il progettista Gian Paolo Lucchi (2 anni), e il responsabile della sicurezza Alessandro Zanotti (18 mesi). Per tutti l’ipotesi di reato va dalla truffa al falso. Al centro dell’inchiesta c’è appunto un presunto C raggiro nell’ottenimento di quell’ormai famoso finanziamento ricevuto da viale Aldo Moro per la costruzione di una cantina (dorata). E pensare che la Regione Emilia Romagna, in questo secondo filone del processo, s’è costituita parte civile. E l’avvocato Daniele Vicoli, che la rappresenta, ha chiesto una provvisionale da 1,2 milioni di euro. Inizialmente il procedimento per Terremerse era unico, ma nel novembre 2012 Vasco Errani e i funzionari regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazziotti, scelsero il rito abbreviato. Mossa che risultò vincente in primo grado, dove tutti gli imputati furono assolti. Salvo poi essere stangati in Corte d’Appello l’8 luglio scorso. Secondo la pubblica accusa, i lavori della cantina della Coop Terremerse non furono ultimati entro il termine previsto per i finanzia- menti (che comunque riguardavano il fratello del Governatore, altro caso di quando la pecunia non olet), cioè il 31 maggio 2006. Tuttavia la cooperativa – sempre per i pm – presentò delle carte false per affermare che i lavori erano stati ultimati in tempo. Un ispettore della Regione certificò queste date (l’ordine è arrivato dai vertici?) ma in realtà le ristrutturazioni sarebbero andate avanti fino al 2007. Ma come spesso accade quando lo scandalo è rosso, sul processo incombe l’ombra della prescrizione, che scatterà nel 2015. E visto che sul banco degli imputati non c’è Berlusconi, non si potrà quindi procedere a tempi di record per gli altri 2 gradi di giudizio. Perché la condanna in primo grado, per Errani senior, dopo la recente sentenza della corte d’appello, sembra quantomeno scontata. immediatamente disponibile agli uffici del Procuratore di Busto Arsizio per chiarire la regolarità e la correttezza del suo operato. E i 5 stelle già chiedono la sua testa: “Se verrà rinviato a giudizio – l’ultimatum – dovrà dimettersi immediatamente”. Ma il vicepresidente della Regione Mario Mantovani esprime la sua solidarietà, senza se e senza ma, al numero uno del Pirellone: “Vada avanti con entusiasmo”. I pm sono pronti a presentare il conto a Maroni. E Renzi è dietro l’angolo. Per la Regione Emilia Romagna ha già trovato il sostituto di Errani (il fedelissimo Matteo Richetti), adesso gli manca solo il nome giusto per Palazzo Lombardia. Spese pazze in Piemonte: fioccano le prime sentenze rime condanne in Piemonte per lo scandalo dei rimborsi spese dei consiglieri regionali. Il gup di Torino, Roberto Ruscello, ha condannato con rito abbreviato 4 dei 41 esponenti politici, in larghissima parte consiglieri regionali, indagati per peculato e in qualche caso anche truffa, per aver speso soldi pubblici destinati ai gruppi consiliari regionali per fini personali o comunque non istituzionali. La più pesante va a Gabriele Moretti, del centro-sinistra, peraltro anche consigliere comunale (già dimessosi) a Torino, Poi ci sono Carla Spagnuolo (1 anno 8 mesi e 20 giorni), Roberto Boniperti (2 anni e 6 mesi) e l'ex presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo (1 anno e 8 mesi). Il gup ha anche accettato il patteggiamento per altri 14 consiglieri regionali che si erano accordati con la Procura per condanne comprese tra 1 anno e 1 anno e 6 mesi di reclusione. Per altre 24 persone coinvolte nel processo il gup ha stabilito il rinvio a giudizio. B.R. P Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Direttore Generale Niccolò Accame Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Martedì 15 luglio 2014 Attualità NUOVO REPORT DELL’ISTAT: NEL NOSTRO PAESE 6 MILIONI DI PERSONE IN POVERTÀ ASSOLUTA. PESANO LE GRAVI CONDIZIONI NEL MEZZOGIORNO Gli italiani piegati dalla miseria TOCCATA QUOTA 2.166 MILIARDI di Giorgio Musumeci pochi giorni dall’agghiacciante Rapporto Caritas sulla condizione economica degli italiani, una nuova doccia gelata arriva dall’Istat, che con il report “Povertà in Italia” rileva come nel nostro Paese ci sono oltre 10 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, pari al 16,6% della popolazione. Tra questi, il 9,9%, quindi oltre 6 milioni, vivono in povertà assoluta non riuscendo nemmeno a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare quei beni e servizi “considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile”. Numeri, quelli resi noti dagli analisti, mai così gravi da quando, nel 2005, è cominciata la diffusione di questa stima. Se l’anno scorso, i più poveri tra i poveri erano il 9,9% della popolazione, nel 2005 la percentuale si fermava al 4,1% (2.381.000 persone). La soglia di povertà relativa, pari a 972,52 euro per una famiglia di due componenti, è di circa 18 euro inferiore (-1,9%) al valore della soglia del 2012. Secondo quanto evidenziano l’Istat, l’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8% al 7,9%, soprattutto per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno (dal 9,8 al 12,6%), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente. In particolare, la povertà assoluta l’anno scorso è aumentata tra le famiglie con tre (dal 6,6 all’8,3%), quattro (dall’8,3 all’11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie A maggio nuovo record del debito pubblico A on si ferma il debito pubblico italiano, che a maggio segna un nuovo record toccando quota 2,166,3 miliardi, ben 20 miliardi in più rispetto al mese precedente. È quanto emerge dal Supplemento conti pubblici al bollettino statistico di Bankitalia. Dall’inizio dell’anno, dunque, il debito è aumentato di 96 miliardi con una crescita del 4,7%. L’incremento, spiegano da Bankitalia, riflette per 5,5 miliardi il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche e per 14,9 miliardi l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (pari a fine maggio a 92,3 miliardi; 62,4 a maggio 2013); l’emissione di titoli sopra la pari, l’apprezzamento dell’euro e gli effetti della rivalutazione dei BTP indicizzati all’inflazione (BTPi) hanno contenuto l’incremento del debito per 0,4 miliardi. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori emerge inoltre che a pesare sull’ennesimo aumento è l’andamento dei conti delle amministrazioni centrali che hanno fatto segnare una crescita del debito di 20,9 miliardi. In particolare, Bankitalia rileva un calo del debito delle Regioni e delle Province Autonome, che scende da 37,9 a 36,6 miliardi, mentre rimangono invariati i debiti delle province (a 8,4 miliardi) e quelli degli Enti di previdenza, è aumentato invece quelli dei Comuni, passando da 47,6 a 48 miliardi. G.M. N con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore. Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012). Quanto alla composizione dei nuclei poveri, l’incidenza della povertà assoluta cresce tra le famiglie con persona di riferimento con titolo di studio medio-basso (dal 9,3 all’11,1% se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1% se con al massimo la licenza elementare), operaia (dal 9,4 all’11,8%) o in cerca di occupazione (dal 23,6 al 28%); ma aumenta anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%): i poveri assoluti tra gli over 65enni sono 888 mila (erano 728 mila nel 2012). Nel Mezzogiorno, a pari passo con la povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), aumenta anche la povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%. Le dinamiche della povertà relativa confermano alcuni dei peggioramenti osservati per la povertà assoluta: peggiora la condizione delle famiglie con quattro (dal 18,1 al 21,7%) e cinque o più componenti (dal 30,2 al 34,6%), in particolare quella delle coppie con due figli (dal 17,4 al 20,4%), soprattutto se minori (dal 20,1 al 23,1%). Nell’analizzare i dati resi noti dall’Istat, il Codacons li definisce “da Terzo Mondo, non degni di un Paese che vuole definirsi civile, una vergogna!”.La cosa più grave – spiega il presidente Carlo Rienzi - è che la situazione non è destinata a migliorare nel corso del 2014, e in particolare il Mezzogiorno sembra destinato a veder aggravarsi di anno in anno il livello di disagio economico dei propri abitanti.” A TORINO RIPRESO IL PROCESSO CONTRO I QUATTRO PROTAGONISTI DELL'ASSALTO AL CANTIERE LA NOTTE DEL 14 MAGGIO 2013 Tav, “10 milioni per proteggere il cantiere” H a dell’incredibile quanto emerso durante il processo che si sta celebrando alla corte d’Assise di Torino a carico dei quattro attivisti No Tav imputati di aver assaltato il cantiere di Chiomonte con azioni terroristiche, la notte tra il 13 e 14 maggio 2013. Chiamato a depositare in qualità di testimone, Piergiuseppe Gilli, manager della Lyon-Turin ferroviaire, responsabile della realizzazione del tunnel esplorativo di Chiomonte, ha dichiarato che “a partire dal 2011 la società ha dovuto allestire opere di protezione al cantiere, tra barriere, impianti d’illuminazione e di sorveglianza, per 10 milioni di euro.” In particolare, Gilli ha evidenziamo come il solo attacco del 14 maggio 2013, ha provocato “danni di poco inferiori ai 100mila euro”. Nel corso dell’udienza, tenuta nell’aula bunker delle Vallette, sono stati inoltre proiettati per la prima volta i filmati registrati dalle telecamere istallate a protezione del cantiere e che hanno ripreso le fasi dell’attacco, iniziato alle 3,14 con lo scoppio di un fuoco artificiale. Ad illustrare le sequenze, rispondendo alle domande dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, è stato un poliziotto della Digos che ha condotto le indagini studiando proprio le immagini del circuito di sicurezza. Le telecamere hanno catturato 15 soggetti, camuffati con caschi e tute scure, attaccare da due punti il cantiere. Il gruppo più numeroso è quello che si era introdotto nell’area, all’altezza dell’imbocco del tunnel esplorativo, per poi lanciare le bombe molotov. “Da altre telecamere - ha raccontato l’agente descrivendo le immagini - si vede un personaggio con la fiamma ossidrica che incendia qualcosa”. Alle 3.18 l’attacco era finito. L’incursione vera e propria all’interno del cantiere durò invece circa due minuti. Il processo è ripreso dopo i tre nuovi arresti effettuati nei giorni scorsi dagli uomini della Digos su ordine di custodia cautelare del gip di Torino. Secondo gli inquirenti, infatti, i tre avrebbero partecipato al commando che lanciò bombe molotov e razzi nell’area di cantiere e incendiò un macchinario. Dall’incendio si sviluppò del fumo che raggiunse l’interno del tunnel, dove stava lavorando una dozzina di operai. G.M. IL DEMANIO HA APERTO L’ASTA SU QUINDICI IMMOBILI IN TUTTA ITALIA: C’È ANCHE IL COMPLESSO DI CARAVAGGIO, RISALENTE AGLI ANNI ‘30 “Gioielli” in vendita, c’è anche una Casa del Fascio di Valter Brogino alla ex Casa del Fascio a Caravaggio a una porzione della caserma Mameli a Bologna, all' ex caserma Tamagni a Triora. Sono alcuni dei 15 immobili di proprietà dello Stato messi in vendita all'asta. L'Agenzia del Demanio ha infatti pubblicato sul proprio sito e sui principali quotidiani nazionali e locali il secondo Bando Unico del 2014 per la vendita di quindici beni di proprietà dello Stato, situati su tutto il territorio nazionale. Il portafoglio, che ha un valore complessivo di base d'asta di circa 11 milioni di euro, è destinato prevalentemente al mercato retail ed è diversificato per collocazione D geografica, tipologia e possibili destinazioni d'uso, che spaziano dal turistico-ricettivo fino al residenziale-commerciale. Nello specifico dell'ex Casa del Fascio a Caravaggio, in provincia di Bergamo, si tratta di un complesso immobiliare di valore storicoartistico costruito nel 1936 e sottoposto alla tutela del ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'edificio di tre piani si trova in un'area residenziale e occupa una superficie di 1.231 mq ai quali si aggiungono un cortile rialzato di 800 mq e un'area (in parte verde e in parte sterrata) di 3.500 mq. Viene messo in vendita al prezzo di 644.700 euro di base d'asta. In Veneto, vengono invece proposti al mercato tre compendi immobiliari che includono fabbricati e terreni di ampie metrature, di cui due situati nelle province di Venezia e Rovigo e il terzo nella città di Verona, nelle immediate vicinanze dell'area artigianale e industriale. In zona semicentrale a Milano, è in vendita un terreno nei pressi di un'area residenziale. Sul mercato anche un'area di quasi 8.000 mq nel Comune di Chieti, adiacente a un centro commerciale. Infine, in Friuli Venezia-Giulia, nel centro storico di Trieste, è in vendita una palazzina residenziale composta da 15 appartamenti. Ci sono anche immobili per i quali lo Stato ha già definito la destinazione, guardando alla creazione di un network di strutture di accoglienza turistica e che hanno, quindi, destinazione turistico-ricettiva. Si tratta dell'ex Convento S. Domenico Maggiore Monteoliveto a Taranto, realizzato nella prima metà del '600, dell'edificio storico denominato "Casa Nappi" - situato in prossimità del Santuario Mariano di Loreto (Ancona) - e del Forte Pianelloni a Lerici, in provincia di La Spezia, che comprende diversi edifici, terreni e una fortificazione. In Toscana e Umbria sono invece in vendita due palazzine d'interesse storico-artistico ad uso ufficio: una a Firenze e l'altra a Spoleto. Destinata ad uso ufficio anche una porzione di un immobile del Comune di Reggio Emilia che precedentemente ospitava la ex Amministrazione di Poste e Telegrafi. 4 Martedì 15 luglio 2014 Storia UOMO DI FEDE E DI CORAGGIO, FU IL FONDATORE DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI DELLA RSI Vanni Teodorani, congiunto e fidato del Duce Marito di Rosina, la figlia di Arnaldo Mussolini, uscì miracolosamente indenne da tre tentativi di fucilazione di Emma Moriconi Sul lago madido/ mi coprirono di sputi./ Tute blu,/ cravatte rosse,/ mitraglie sovietiche,/ pallottole USA./ False madri/ bestemmiavano/ figli non nati./ Liberali/ battevano le mani./ Per tre volte/ il muro mi respinse,/ risparmiandosi/ una morte inutile/ di più./ L'Italia/ era defunta/ da cinque minuti”. Sono i versi di una poesia di Vanni Teodorani, si intitola “Fucilazione”. Vanni Teodorani, uomo di spicco di Salò e fondatore della Federazione Nazionale Combattenti della R.S.I., ha vissuto su questa terra solo 47 anni: nato nel 1916, morì infatti nel 1964. Era stato capo della Segreteria Militare del Capo dello Stato, collaborando alla ricostituzione delle Forze armate della Repubblica Sociale, era stato Sottocapo di S. M. della Divisione San Marco, ufficiale superiore addetto al Raggruppamento Mobile B.N. , capo manipolo della Milizia, e aveva sposato la figlia di Arnaldo Mussolini, Rosina. Ad accompagnare la sposa all’altare era stato il Duce, suo zio: il buon Arnaldo aveva voluto lasciare il suo posto all’amato fratello. Le immagini del matrimonio di Teodorani con la giovane Rosina circolano in rete, si possono ammirare in quelle sequenze i Moschettieri del Duce che snudano i pugnali al passaggio degli sposi dopo la cerimonia. Di Vanni Teodorani il Duce si fidava “ e spesso gli affidava compiti delicati sia in Patria che all’estero. Aveva tentato di negoziare la salvezza di Mussolini, nelle ore frenetiche che precedevano la fine, aveva preso contatti con il Consolato americano a Berna e con il comandante della Regia Marina Dessy, per costituire una zona neutra dove affrontare la resa militare, ma non era riuscito a portare a termine il suo lavoro. Era stato catturato da una brigata partigiana mentre si recava dal Duce a Como, il 27 aprile 1945. A nulla erano valsi gli accordi presi con Dessy, a nulla le trattative intavolate con gli americani. Tre volte i partigiani cer- carono di fucilarlo, tre volte Teodorani subì sevizie e percosse, tre volte riuscì a fuggire. Racconta questi episodi drammatici in una poesia dal titolo “Seviziato”: “Mi hanno/ seviziato/ e percosso./ Imprigionato/ e spogliato./ Calunniato/ e rinnegato./ Ma nessuna/ sevizia/ più tragica”. Era riuscito così a rientrare a Como, grato al Signore per aver avuta salva la vita. Il periodo successivo alla primavera del ’45 fu costretto a vivere in clandestinità, partecipando anche alle attività dei gruppi anticomunisti clandestini, “convinto – scrive Anna Teodorani – di essere sì un superstite ma non un rassegnato”. E continua: “Rifiutandosi di considerare il Fascismo, specie della RSI, come una storia negativa della Nazione da dimenticare e che ai superstiti rimanesse solo il dovere di recitare il mea culpa perché causa della tragedia nazionale in corso, rappezzata dalla ‘liberazione’ grondante sangue fratricida”. Teodorani fu poi arrestato a Roma, detenuto a Regina Coeli e poi liberato in seguito all’amnistia. La sua scelta di fondare la Federazione Nazionale Combattenti Repubblicani nacque dalla necessità di non dimenticare quei seicento giorni di orgoglio nazionale. Di lui disse Vit- torio Mussolini: "Vanni riuscì a trovare la forza per sopportare il crollo del nostro ideale , non credette che fosse finito con il 28 aprile, che l'odio dei nemici potesse durare tanto a lungo, che gli italiani non potessero ritrovarsi di nuovo in pace a lavorare per il bene comune. Sopportò il terrore morale e fisico. Sofferse, lottò, gridò alto la sua fede, la sua speranza che l'incubo sarebbe stato breve, il disastro riparato, il valore riconosciuto, i caduti rispettati da ambo le parti, la pace tornata fra gli italiani, ma il buio durò anni, l'odio fu trasmesso alle generazioni che non avevano conosciuto la guerra e dura ancora più per ignoranza che per cattiva memoria". Le battaglie di Teodorani per l’affermazione della verità storica proseguirono poi con la rivista “Asso di Bastoni”, di cui fu direttore, dove si prodigò anche per una campagna atta a dare sepoltura cristiana alle spoglie del Duce. “Naturalmente – scrive ancora Anna Teodorani – queste campagne fruttarono al giornale 53 sequestri, 103 denunce e querele, 89 processi”. Vanni Teodorani farà in tempo a vedere almeno la sepoltura dei resti mortali di Benito Mussolini: quando la salma del Duce giunse a Predappio, nell’agosto 1957, per trovare finalmente pace nella cripta di famiglia, Vanni era a San Cassiano con i familiari del Duce. [email protected] FLAVIA ENTERTAINMENT PRESENTA un film di emma moriconi film ammesso a UN FILM PER LA PACE A FILM FOR PEACE festival 2014 Film di interesse culturale patrocinato da con il patrocinio gratuito della al cinema dal 12 giugno 5 Martedì 15 luglio 2014 Esteri SALGONO A 176 LE VITTIME. OLTRE 17MILA PALESTINESI IN FUGA DAI RAID AEREI. L’APPELLO DI ABU MAZEN ALL’ONU: “CI PROTEGGA” Israele, ancora bombe e sangue su Gaza di Giorgio Musumeci ancora altissima la tensione tra israeliani e palestinesi. L’esercito di Tel Aviv continua con i raid aerei, e secondo quanto riferito dal ministero della salute di Gaza, il bilancio dell’operazione israeliana è di 176 morti e oltre 1.200 feriti. In conseguenza dei bombardamenti, almeno 17mila palestinesi di Gaza hanno lasciato le loro case nel nord della Striscia e hanno trovato rifugio nelle strutture delle Nazioni Unite. Nonostante le gravissime ripercussioni sui civili, però, il governo di Tel Aviv non mostra alcuna intenzione a interrompere i raid aerei, e anzi attraverso il ministro della difesa Moshe’Yaalon, fa sapere che “Israele continuerà a colpire Hamas e le sue strutture. Il danno alla fazione islamica e alle altre organizzazioni del terrore a Gaza – ha dichiarato Yaalon - è severo. Quando i leader di Hamas verranno fuori da posti dove si sono nascosti e scopriranno l’estensione della distruzione e dei danni che abbiamo causato all’organizzazione, rimpiangeranno di essersi imbarcati in un combattimento con Israele”. Nella notte tra domenica e lunedì, inoltre, l’esercito israeliano ha dato il via anche al primo blitz sul terreno, entrando dunque in contatto diretto con gli uomini di Hamas per neutralizzare con immediate misure per mettere fine ai combattimenti, evitando ulteriori vittime e maggiori rischi per la pace e la sicurezza regionali”. Il numero uno dell’Onu ha inoltre condannato l’indiscriminato lancio di razzi contro obiettivi civili in Israele come una “violazione della legge internazionale”, deplorando “l’immagine delle famiglie israeliane che si nascondono nei rifugi per la paura per la sicurezza dei loro figli”. Un appello alla pace è stato lanciato anche dal ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, che nelle prossime ore si recherà a Tel Aviv e Gerusalemme insieme al collega tedesco Frank-Walter Steinmeier. La Mogherini ha sottolineato che “il conflitto israelo-palestinese ha già devastato troppe generazioni. Serve una tregua immediata. Ma non solo. È venuto il momento –ha proseguito il ministro- che la comunità internazionale trovi la compattezza e il coraggio per mettere fine a una delle guerre più lunghe della storia contemporanea”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario di Stato americano John Kerry, che a colloquio telefonico con il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha fatto sapere che gli Usa sono pronti “a facilitare una cessazione delle ostilità” e a favorire “un ritorno all’accordo di cessate il fuoco del 2012”, assicurando al contempo “il suo impegno con i leader della regione per fermare il lancio di razzi” contro Israele. È il lancio dei razzi. Negli ultimi sette giorni, infatti, sono stati oltre mille i missili lanciati dai miliziani palestinesi contro Israele, causando alcuni feriti, ma nessuna vittima, grazie soprattutto all’efficacia del sistema di difesa “Iron Drome” dell’esercito israeliano. Proprio quest’ultimo ha abbattuto un drone senza pilota lungo la sua costa meridionale, vicino la città di Ashdod. È la prima volta che un’arma del genere viene utilizzata dalla Striscia di Gaza da quando sono iniziate le ostilità. Intanto, il presidente palestinese Abu Mazen fa appello alla diplomazia internazionale inviando una lettera all’Onu per chiedere che “lo Stato di Palestina sia messo sotto il sistema internazionale di protezione delle Nazioni Unite”. A renderlo noto è stata la dirigente dell’Olp Hanan Ashrawi. Il leader palestinese chiederà alla riunione dei ministri degli esteri arabi di presentare al prossimo Consiglio generale del- l’Onu “una bozza di risoluzione a livello ministeriale”. Intanto, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello ai popoli di Israele e Palestina chiedendo loro di cessare il fuoco immediatamente. In una dichiarazione diffusa ieri dall’ufficio del suo portavoce, Ban ha infatti affermato di “credere fortemente che sia nell’interesse di entrambe le parti che i passi verso la pericolosa escalation siano sostituiti IL SOUTH STREAM DÀ UNA MANO AI DUE GRANDI DEL MONDO A PACIFICARE LA REGIONE Dal Maracanà una speranza per l’Europa Il dialogo in tribuna tra Angela Merkel e Vladimir Putin restituisce forza a una soluzione diplomatica della crisi del Donbass di Giuliano Castellino a finale dei mondiali di calcio è stata anche un'occasione d'incontro per i "grandi del mondo". La Tribuna d'Onore del Maracanà si è trasformata in un tavolo diplomatico tra Russia ed Eu, oggi nella sostanza guidata dalla Cancelliera tedesca. "La situazione in Ucraina peggiora di giorno in giorno, di ora in ora". La neo campione del mondo di calcio Angela Merkel e Vladimir Putin si sono trovati d'accordo sull'analisi di quanto sta accadendo nelle ultime ore in Ucraina e al confine tra Ucraina e Russia. "Bisogna accelerare il processo di pace", hanno affermato i due a Rio, in un breve incontro fuori dal formale protocollo a margine della finale. A riferire del contenuto del colloquio è stato il portavoce di Putin, Valentin Peskov. Assente, invece, il presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha rinunciato al viaggio a Rio de Janeiro, dove avrebbe dovuto assistere anche lui alla partitissima. A spingere Poroshenko verso questa decisione è stato il timore di una escalation tra Kiev e Mosca, dovuto all'incidente di che ha visto un russo rimasto ucciso da un colpo di artiglieria sparato dal territorio ucraino e che avrebbe attraversato la frontiera. A Rio Poroshenko avrebbe potuto incontrare il presidente russo, Vladimir Putin, in Brasile per la staffetta dei prossimi Mondiali, che si terranno in Russia nel 2018. L'incidente del russo morto domenica mattina al confine tra i due paesi ha peggiorato le già complicate relazioni tra Russia e Ucraina. Mosca ha messo in guardia Kiev contro "con- L seguenze irreversibili" di fronte al lancio di una granata dal territorio ucraino che ha colpito una cittadina di confine russa provocando un morto e due feriti gravi. "In Russia consideriamo questa provocazione come un atto di aggressione aggiuntivo dell'Ucraina", ha detto un ministro russo. Kiev ha negato l'episodio: "Mai sparato oltreconfine". Intanto, l'esercito ucraino ha attaccato Lugansk, la città nell'est in mano ai ribelli separatisti. "Abbiano notizie di un'offensiva proveniente dalla città di Aleksandrovka e messa in atto con il sostegno di 50 blindati (altre fonti parlano di 70) e due caccia", ha riferito un portavoce dei miliziani, ma la notizia non è stata confermata dalle forze armate di Kiev. L'esercito ha anche attaccato nuovamente Maryinka, sobborgo di Donetsk, servendosi di missili Grad, blindati e sistemi di artiglieria. Lo ha riferito la milizia dell'autoproclamata Repubblica separatista. Nel mirino del fuoco di Kiev sarebbe finito anche un operatore dell'agenzia di informazioni Anna-News. Il capo militare dei ribelli, Igor Strelkov, ha detto che "pesanti combattimenti ci sono stati e sono in corso nei sobborghi di Lugansk. Il nemico ha gettato nella battaglia circa 70 carri armati, in due gruppi compatti". I ribelli secondo Strelkov stanno, da giorni, ingaggiato scambi di artiglieria con l'esercito ucraino "lungo il fronte". Ormai la diplomazia ufficiale ha fallito su tutti i fronti e lo scopo della Nato, dalla Ue e del FMI è chiaro a tutti: circondare la Russia, isolarla, staccarla dall'Europa, riconquistare l'est del paese pieno di gas, eliminare più russofoni possibili e bloccare il grande gasdotto eurorusso, che renderebbe il Vecchio Continente energeticamente sovrano. Quest'ultimo fattore soprattutto intollerabile per gli USA, da 70 anni occupanti, impegnati nel TTIP (Nato finanziaria) e nel gasdotto atlantico. Ma gli "sceriffi mondialisti" non hanno fatto i conti con la calma e la lungimiranza di Putin. Con la forza della Russia. Con la vera volontà dei popoli europei e con la tanto criticata Merkel, che spesso guarderà troppo dentro casa sua, ma nel farlo difende gli interessi di tutta l'Europa. E' stata la prima a mantenere accordi economici con Mosca alla faccia delle sanzioni imposte dagli USA e dalla Troika, a chiedere una risoluzione pacifica tra l'Ucraina e le regioni ribelli e a dire "avanti tutta" con il South Stream, dando il via libera ad altre nazioni dell'Ue a fare la stessa cosa. E poi diciamocela tutta, quanto ci piacerebbe avere un leader che invece di pensare a farsi chiamare "uno una" prendesse a pedate qualche spione della CIA e lo rispedisse al di là dell'oceano? L’OFFENSIVA DELL’ESERCITO UCRAINO NON SFONDA I separatisti: “Abbiamo abbattuto altri due aerei” assedio è in corso, con decine di morti, su Lugansk e Donetsk, le due città separatiste dell’est ucraina. E i combattimenti sono violenti, anche se gli annunci di Kiev su una imminente sua vittoria sono state dolorosamente smentite. Ieri i ribelli russofoni hanno dato notizia di aver abbattuto due aerei di Kiev nella regione di Lugansk, di cui un caccia Su-25 e un cargo An-26 che trasportava una ventina di militari. Il cargo, secondo i miliziani filorussi, sarebbe caduto vicino al villaggio Izvarino, mentre il caccia sarebbe precipitato vicino a Krasnodon e il suo pilota si sarebbe salvato catapultandosi. Kiev ha ammesso di aver perso i contatti con il cargo e ha addirittura asserito che il tiro che lo ha colpito potrebbe essere partito dalla Russia. Intanto però deve fare i conti con un assassinio per il quale il dito è puntato proprio contro gli attivisti, se non direttamente le autorità, filo ucraine. Serghei Dolgov, un giornalista di Mariupol (Ucraina orientale) sequestrato il 18 giugno scorso, è stato trovato morto vicino a Dnipropetrovsk (Ucraina centrale): a renderlo noto ieri su Facebook è stato il co-presidente dell'organizzazione separatista filorussa Fronte popolare Novorossia, secondo il quale dopo il rapimento il reporter sarebbe stato portato a Dnipopetrovsk e torturato. Dolgov raccoglieva informazioni sulle violazioni dei diritti umani delle forze ucraine nel conflitto nell'est del Paese. G. L. L’ 6 Martedì 15 luglio 2014 Da Roma e dal Lazio ALLARME ANIMALI RANDAGI NELLA CAPITALE Marino, attenti al... cane! Nonostante le promesse del programma elettorale, a Roma situazione fuori controllo ppure le premesse erano altre. Il sindaco Marino che in tempo di campagna elettorale aveva promesso “la” soluzione, oggi si rivela un vero disastro. La gestione dei canili comunali a Roma non funziona. Roba da cani. E montano sempre di più le proteste. Dopo la mobilitazione in Campidoglio delle scorse settimane, che avevano portato all'approvazione a larga maggioranza di una mozione in cui si chiedeva di fare un passo indietro rispetto alla cosiddetta 'delibera ammazzacanili', le associazioni animaliste Lav, Avcpp, Enpa e Animalisti Italiani denunciano “una situazione fuori controllo. Roma Capitale nemica degli animali”. Scrivono in una nota le associazioni: “A Muratella è stato deciso il blocco delle entrate per cui, come i cani abbandonati in garage che non vengono registrati come cani del Comune di Roma, sono decine gli animali, anche segnalati dalle forze dell’ordine, che vengono lasciati sul territorio”. Le associazioni forniscono qualche numero: “Dal 20 maggio all'11 luglio, sono entrati 124 cani ma 90 cani bisognosi sono stati lasciati in strada, tra cui cuccioli, cani abbandonati dentro le ville pubbliche, cani pericolosi”. Il tutto anche se di posti liberi ce ne sarebbero ancora: “Ad oggi i cani presenti in canile sono 613, contro una capienza reale di 620”. E Secondo quanto denunciano le associazioni anche sul fronte delle cure sanitarie il servizio è carente e molti dei ricoveri presso i veterinari avvengono “grazie alle donazioni che vengono raccolte tra i cittadini”. Tra queste le sterilizzazioni: “Senza contare i 300 cani di Muratella non sterilizzati ed, ancora di più, i 2348 cani usciti in affido negli ultimi anni e non sterilizzati dalla ASL: l’attuale dirigente ASL del canile rifiuta gli appuntamenti ed i cittadini dovranno pagare di tasca A CASALBERTONE I carabinieri smantellano il “mercatino del rubato” propria la sterilizzazione dell’animale adottato”. Problemi anche al canile di Ponte Marconi dove “le cure sanitarie degli animali sono assenti dal 14 aprile 2014, giorno in cui i volontari siamo stati diffidati dal continuare a curare gli animali a loro spese ed il loro ruolo è stato preso da un consulente di Roma Capitale”. “Per il rifugio comunale Vitinia ex Poverello, a rischio chiusura per una serie di motivazioni che si sono rivelate infondate, nulla si sta facendo: è stata chiesta l’istituzione di una commissione ad hoc ma la risposta è stato solo un generico ringraziamento per i documenti che sono stati, per l’ennesima volta, forniti all’amministrazione”. In 'pericolo' anche la struttura di Muratella:“E pende ancora il rischio di deportazione di centinaia degli animali presenti nella struttura, nonostante la mozione del Consiglio Comunale che ha invitato il Sindaco e la Giunta ad attivarsi per la riapertura dei canili comunali chiusi per l’inefficienza degli uffici capitolini: il 26 giugno si è conclusa una gara di comparazione tra le strutture private del Lazio per future convenzioni e sono state selezionate 3 strutture commerciali che non sappiamo neanche dove si trovino mentre è stata formalmente chiusa la gara per la gestione dei canili comunali – indetta dalla Giunta Marino nel novembre 2013 – ed è stata annunciata una nuova gara per la gestione esclusiva delle strutture “superstiti” Muratella (non si sa ancora per quanti posti-cane), Ponte Marconi (ancora chiusa agli ingressi di nuovi animali e priva di cure sanitarie) e Porta Portese” concludono Lav, Avcpp, Enpa e Animalisti italiani. RISCHIO DI CHIUSURA PER LO STORICO STABILE ROMANO L’Eliseo rischia lo sfratto: “Non uccidetelo” Il teatro potrebbe diventare un centro commerciale a cultura non si tocca.Non è così a Roma dove il Teatro Eliseo rischia la chiusura, con uno sfratto esecutivo rinviato al 29 luglio. La struttura che fu palcoscenico per i più grandi attori, registi, drammaturghi, da Luchino Visconti a Giuseppe Patroni Griffi potrebbe serrare i battenti. La situazione debitoria da parte della società di gestione ha indotto la società proprietaria delle mura a richiedere l’esecuzione di uno sfratto per morosità. Tutta colpa di una perdita quantificata sui 538 mila euro e di una “lotta” interna. “Per i più siamo come fantasmi”, spiega una dei dipendenti della struttura- Siamo in assemblea permanente da giorni – spiega – questa è l’unica protesta che possiamo permetterci”. Lo sfratto esecutivo previsto per il 10 è stato rinviato al prossimo 29 luglio. Qualche giorno in più in attesa dell’esito dell’udienza del 16 dove Eliseo Teatro srl si opporrà alla morosità sollevata da parte della Società proprietaria dell’immobile, Eliseo Immobiliare srl di Vincenzo Monaci, Stefania Marchini Corsi e Carlo Eleuteri. Ma che cosa potrebbe diventare il teatro di Roma? Ci sono diversi scenari. Uno di questi è amaro. “I miei colleghi – spiega uno dei lavoratori – si sono sentiti mancare quando vedendo uno dei “compratori” in visita nel teatro hanno sentito pronunciare tale L l mercatino era abusivo. La merce, quella no: era di ottima qualità. Tanto da destare sospetti abbastanza vistosi sulla sua provenienza. Un “mercatino del rubato”, senza tanti giri di parole, come quelli che spuntano come funghi in tanti quartieri di Roma, non esclusivamente periferici. Ma questa volta al commercio è stato imposto l’alt e ora nove cittadini romeni, tra cui una donna, di età compresa tra i 19 e i 44 anni, si ritrovano denunciati (naturalmente a piede libero) dai Carabinieri della stazione Casalbertone con l'accusa di ricettazione. Sono molti di quelli che avevano allestito varie bancarelle abusive, in largo Pittaluga, I in zona Casal Bertone, a Roma, esponendo per la vendita numerosi confezioni di coltelli in ceramica, prodotti cosmetici e oggettistica varia, tutti prodotti di ottima qualità che vendevano a prezzi stracciati. Ad allertare i militari sono state le segnalazioni di alcuni cittadini, insospettitisi dalla dubbia provenienza della merce. I militari, intervenuti sul posto, hanno accertato che le bancarelle erano completamente abusive, mentre la merce di dubbia provenienza è stata sequestrata. Ovviamente i Carabinieri hanno dato il via ad una serie di indagini per accertare la provenienza dei prodotti. G.L. frase ‘Ah dai che bordello che ci faccio qui’”. Quattro le offerte che potrebbero essere prese in cosiderazione: la prima è quella del produttore Francesco Bellomo, in grado di garantire il prosieguo della regolare attività teatrale già programmata e il mantenimento di tutti i posti di lavoro. Il teatro, ora sotto la gestione della Eliseo Srl, conta 8 mila abbonati. Una attività che sarebbe da garantire. Una seconda offerta, quella dell’imprenditore Cavicchi. Uno scenario che però fa tremare i dipendenti: nell’offerta del Cavicchi ci sarebbe la sola proposta d’affitto per lo stabile. Dunque il rischio è che Piccolo Eliseo potrebbe diventare una struttura ricreativa con annessa attività commerciale grazie alla delibera denominata Nuovo Cinema paradiso n 168 del Maggio 1995. 7 Martedì 15 luglio 2014 Dall’Italia CASTELVOLTURNO, GIÀ TEATRO DELLA STRAGE DEL 2008, TORNA AD ESSERE TEATRO DI SCONTRI Disordini etnici, fiamme sul litorale domizio Lite con due ivoriani sospettati di furto, figlio di una guardia giurata spara alle gambe. Nella notte scatta la rappresaglia, auto e una villetta dati alle fiamme. Tensione alle stelle di Valter Brogino L’ Italia è tornata a conoscere l’incubo dei disordini etnici. Come a Rosarno Calabro nel 2010, come a Castelvolturno nel settembre del 2008. E proprio da Castelvolturno sono tornate a circolare le immagini di città messe a ferro e fuoco dagli immigrati: accaduto la sera tra domenica e lunedì, quando la tensione è salita alle stelle dopo il ferimento a colpi di arma da fuoco di due immigrati provenienti dalla Costa d’Avorio. Decine di immigrati africani sono scesi in strada, scatenando una vera e propria rivolta con auto date alle fiamme e un appartamento incendiato. Numerosi i carabinieri e i poliziotti intervenuti sul posto poi, dopo un paio d'ore, la situazione è tornata alla calma mentre i responsabili del ferimento, padre e figlio, sono stati fermati. Se nel 2008 fu la camorra a compiere un’orrenda strage, nel tardo pomeriggio di domenica tutto è cominciato quando due ivoriani di 30 e 37 anni, sono stati feriti alla gambe, pare mentre erano in bicicletta, da un italiano residente in zona, che sarebbe intervenuto per difendere il padre, un vigilante privato. Entrambi sono stati fermati dalla Polizia. Il figlio ha raccontato agli inve- stigatori che il padre si sarebbe avvicinato ai due ivoriani perché i due stavano portando un pacco, e avrebbe chiesto loro se l'avessero Riso italiano in crisi: protesta a Novara Nelle piazze si manifesta per chiedere un intervento del governo nel semestre di presidenza italiana a Bruxelles L’uomo, 60 anni, si è tolto la vita nella cantina della sua abitazione A veva perso il lavoro, un’occupazione che gli permetteva di vivere. È per questo che un uomo di 60 anni, operaio, si è tolto la vita nella cantina della sua abitazione. L’ultima vittima della crisi economica che sta “spazzando via” uomini e donne arriva da Castelvetere sul Calore (Avellino). A trovare l’uomo, verso le 20.30 di domenica, ancora agonizzante sono stati i familiari che hanno immediatamente lanciato l’allarme. Ma all’arrivo dei soccorsi per il 60enne non c’era più nulla da fare: i sanitari non hanno potuto far altro che constarne il decesso. Sul posto sono giunti anche i carabinieri di Montemarano per effettuare i rilievi del caso. Non è chiaro se l’uomo verrà sottoposto ad esame autoptico o ad un esame esterno da parte del medico legale: la decisione da parte del magistrato servirà anche a definire le modalità con le quali l’uomo si è tolto la vita. Secondo quanto ricostruito l’uomo, U.A. le sue iniziali, era in casa, aveva regolarmente trascorso la serata con i conoscenti e qualcuno lo aveva anche visto in paese nel corso della giornata festiva. Poi evidentemente quel peso lo ha afflitto. Da tempo infatti l’uomo era depresso. Uno status dettato probabilmente proprio dalle condizione economica del 60enne che vien descritto da familiari ed amici come “lavoratore e persona ben voluta da tutti”. Da poco però aveva parso il lavoro, proprio a causa della crisi. Sotto choc i parenti e l’intera comunità di Castelvetere, paese di mille e seicento anime in provincia di Avellino. a pochi metri dalla sede di un'agenzia di vigilanza privata e i feriti non corrono pericolo di vita. Fatto sta che di lì a pochi minuti si è scatenata È PARTITO IERI IL BLOCCO DELLE CONTRATTAZIONI ALLA BORSA MERCI AVELLINO Perde il lavoro: operaio suicida rubato; ne è nato un litigio. L'uomo, a quel punto, è intervenuto in difesa del genitore sparando ai due alle gambe. L'episodio sarebbe avvenuto la reazione rabbiosa degli amici delle due vittime che sono scesi in strada dando fuoco a 4 autovetture e un furgone; in uno dei mezzi è anche esplosa una bombola del gas. È stato inoltre danneggiato dalle fiamme il primo piano di una villetta a schiera, adiacente l'abitazione dell'aggressore, vero obiettivo dei manifestanti. Non solo: dalla cittadina nel Casertano sono cominciate a giungere anche testimonianze di minacce ed aggressioni verso gli italiani che cercavano di fermare la furia vendicatrice degli immigrati. In una intervista rilasciata a fanpage, la testimonianza di una donna è drammatica: “Io ero a casa all’improvviso sono arrivati tutti questi extracomunitari noi gridavamo aiuto, purtroppo le forze dell’ordine non ce l’hanno fatta a venire ad aiutarci, sono stati bloccati dalle barricate. Noi stavamo nelle fiamme e io non so come abbiamo fatto a salvarci. I miei figli sono stati picchiati, io sono incinta, nonostante ciò sono riuscita tirare i miei figli dal fuoco”. Ancora ieri mattina l’area, sul litorale domizio, era presidiata dalle forze dell’ordine nel timore che scoppiassero nuovi tumulti, con rappresaglie da una parte e dall’altra. La tensione si tagliava con il coltello. T entare di fermare le importazioni del riso estero che entra nel nostro territorio con un prezzo troppo basso, e che spesso viene mischiato con il riso locale spacciando il tutto per vero made in Italy. È questo il motivo alla base della protesta dei risicoltori. Dopo la manifestazione davanti alla sede della Regione, a Torino, ieri sono iniziati veri e propri blocchi nelle piazze per chiede un intervento del governo nel semestre di presidenza italiana a Bruxelles. Un’occasione per difendere il prodotto italico mettendo i paletti all’import selvaggio che sta distruggendo l’economia del Belpaese. Proprio per questo, da ieri fino al fine settimana, vengono sospese a rotazione le compravendite in tutte le borse merci dei principali capoluoghi risicoli. Ad “inaugurare” il ciclo è stata Novara. “Con il blocco delle contrattazioni alla Borsa Merci di Novara, oggi (ieri,ndr) parte la lunga settimana di protesta della filiera del riso, che coinvolge i nostri agricoltori, le cooperative e i consorzi, le riserie artigiane, i mediatori e le grandi industrie di trasformazione – ha spiegato la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in una nota – Tutti insieme per chiedere un intervento deciso del governo sull’Ue, nel semestre di presidenza italiana a Bruxelles, per fermare il flusso enorme di riso asiatico a dazio zero che entra in Europa a prezzi troppo bassi, creando una concorrenza ‘sleale’ che strozza produttori e industrie. Il mondo risicolo italiano è esasperato, per questo ha deciso di scendere in piazza, unito, sospendendo a ro- tazione le compravendite nelle principali Borse Merci delle province risicole si inizia stamattina con Novara, per poi proseguire domani (oggi, ndr) con Vercelli e Milano, arrivare il 16 luglio a Pavia e il 18 a Mortara”. La richiesta è sempre la stessa: “Bruxelles deve applicare la clausola di salvaguardia contro i Paesi Eba, con cui vige l’accordo bilaterale ‘Everything but Arms’. Solo così si potrà porre un limite quantitativo all’import di riso proveniente, in particolare, dalla Cambogia”. Necessaria dunque una normativa a tutela proprio del prodotto italiano. “Senza le opportune tutele dall’Europa, che valorizzino le produzioni nazionali mettendo dei paletti all’import ‘selvaggio’ dai paesi asiatici, con costi di produzione nemmeno lontanamente paragonabili a quelli europei, la risicoltura italiana rischia davvero la ‘debacle’ – osserva la Cia – e gli effetti sulle province risicole sarebbero devastanti, dal punto di vista economico e occupazionale, ma anche ambientale, vista la costante opera di difesa idrogeologica che i risicoltori portano avanti”. L’agitazione che coinvolge Agrinsieme (include Confagricoltura, Cia e Alleanza cooperative), le riserie artigiane di Confartigianato, le grandi industrie di trasformazione dell’Airi e i mediatori, arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato in un dossier da Coldiretti. L’organizzazione parla infatti di +754% di import di riso proveniente da Cambogia e Birmania nei primi tre mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che desta preoccupazione anche per il sistema di allerta rapido europeo (RASFF) ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di provenienza asiatica, per la presenza di pesticidi non autorizzati e assenza di certificazioni sanitarie. Grazie all’Eba il riso asiatico arriva in Italia a un prezzo riferito al grezzo inferiore ai 200 euro a tonnellata, pari a circa la metà di quanto costa produrlo in Italia. Dall’inizio della crisi a oggi un’azienda di riso su cinque ha chiuso i battenti e in questo 2014 la situazione sta precipitando con la perdita di posti di lavoro. Nonostante dunque la produzione nazionale continui a mantenere la leadership continentale, per il 2014 si prevede una perdita di 30 milioni di euro e una riduzione del 13,6% del volume di consegne di riso di varietà indica. Carlotta Bravo 8 Martedì 15 luglio 2014 Dall’Italia ISOLA DEL GIGLIO - LA NAVE PRONTA AD INTRAPRENDERE IL SUO ULTIMO VIAGGIO La Costa Concordia ritorna a galla Il relitto, sollevato di circa 2 metri e spostato di 30 verso est, ha raggiunto la posizione finale dove rimarrà per alcuni giorni. Intanto scatta la polemica tra il governatore della Toscana e il ministro dell’Ambiente di Barbara Fruch L a Costa Concordia è pronta ad intraprendere il suo ultimo viaggio: quello che la porterà verso Genova. Il relitto della nave, naufragata sulle coste del Giglio nel 2012, si è staccato dalla piattaforma su cui era stato adagiato dopo le operazioni di rotazione, raggiungendo la posizione finale dove rimarrà per alcuni giorni. Le manovre per il rigalleggiamento (Foto Ansa) sono iniziate ieri mattina attorno alle 6 dopo l’ok dato da Nick Sloane, il “regista” dell’operazione che poco prima di salire sul relitto ha detto: “Nervoso? Un po’. Oggi scopriremo se i nostri calcoli erano giusti o, almeno, quanto i dati si riveleranno distanti dalle nostre previsioni. Il tempo è buono. Non resta che sfruttare le buone condizioni meteo per compiere il distacco dalla piattaforma. Entro questa sera speriamo che la nave si sia stabilizzata”. E pare che sia andato tutto liscio. In questa prima fase, durante la quale sono stati interrotti i collegamenti tra l’Isola del Giglio e l’argentario, il “gigante dei mari” è stato sollevato di circa 2 metri e spostato di 30 metri verso est. Oggi i lavori riprenderanno con l’abbassamento dei cassoni. Poi ci sarà il trasferimento del relitto a Genova. “La nave galleggia con le sue forze, e questo era tutt’altro che scontato. La Concordia si è staccata di un metro dal falso fondale sul quale appoggiava dal settembre scorso. Siamo estremamente soddisfatti – ha spiegato il responsabile del progetto di rimozione della nave, Franco Porcellacchia, a quasi sei ore dall’inizio delle operazioni – Il programma sta andando avanti come doveva, ora continueremo ad alleg- gerire i cassoni per alzare la nave di un ulteriore metro e successivamente la sposteremo con i rimorchiatori verso est”. E mentre la Concordia è pronta ad intraprendere il suo ultimo viaggio, non mancano le polemiche. Battibecco piuttosto acceso infatti tra il Governo e il Presedente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che di certo non ha mai visto di buon occhio la scelta di portare il relitto nel porto ligure e che ora, smussa proprio quell’entusiasmo per la riuscita dell’operazione. “Costa non è tutta questa eroica società, perché ha combinato un disastro in cui sono morte 32 persone – ha detto Rossi – Fa specie che tutto si trasformi in spettacolo e in un business. È giunto il momento che l’isola sia finalmente libera”. Un’uscita che non è piaciuta al ministro per l’ambiente, Gian Luca Galletti, che domenica è arrivato al Giglio per seguire le operazioni di recupero del relitto, partecipando, in serata, alla fiaccolata in memoria dei 32 morti del naufragio.“Qualcuno della Regione poteva essere con noi a ricordare le vittime. Noi c’eravamo. Non è una critica – ha risposto il ministro – ma non accetto nemmeno critiche in senso inverso. Per Piombino il governo ha fatto uno sforzo enorme con un accordo di programma da 220 milioni. Siamo contenti di averlo fatto per il rilancio di Piombino”. Parlando della fiaccolata il ministro ha inoltre spiegato che non si è trattato “di una manifestazione casuale. Ho sempre detto ha aggiunto - che qua non c'è niente da festeggiare. Niente e nessuno potrà mai ripagare le famiglie delle vittime”. Ma Rossi non ha lasciato di certo che fosse il ministro a dire l’ultima e ha risposto a tono. “Mi permetto di consigliare al ministro Galletti un pò di cautela nelle sue dichiarazioni. E se proprio deve farle, lasci stare le vittime della Concordia – ha replicato Rossi – Noi continueremo ad esserci anche quando il ministro Galletti, spenti i riflettori che lo illuminano, se ne ritornerà a Roma”. Insomma acque agitate nella Toscana di Renzi. Fortunatamente questo non influirà sulle operazioni di recupero del relitto, fin tanto che il mare resta calmo. 9 Martedì 15 luglio 2014 Dall’Italia IL PRESUNTO ASSASSINO CERCA DI CONVINCERE I MAGISTRATI DELLA SUA INNOCENZA DURANTE L’INTERROGATORIO, RACCONTANDO “VOCI DI PAESE” “L’omicidio di Yara una vendetta contro il padre” In quasi 70 pagine di verbale, la verità sull’omicidio della piccola di Brembate secondo Bossetti di Chantal Capasso N el voler ribadire a tutti costi la propria innocenza, Bossetti ha riempito con le dichiarazioni rese ai magistrati quasi 70 pagine di verbale, interrogato martedì scorso dal pm Letizia Ruggeri. Non solo ha giustificato la presenza del dna sugli indumenti diYara, causata dalle frequenti perdite di sangue dal naso e dal fatto che gli attrezzi da lavoro possono esser stati rubati da qualcuno, ma ha utilizzato un altro asso nella manica. Un’ipotesi che già circolava poche settimane dopo la scomparsa della piccola di Brembate: l’omicidio come ’’vendetta contro il padre’’, la punizione per uno sgarro non tollerato da personaggi poco raccomandabili che lavoravano nei cantieri della zona. Limitandosi a riportare delle semplici “voci” di paese che circolavano in cantiere, ’’chiacchiere da bar’’ che però non ha potuto supportare con alcun indizio utile. Al giudice che gli ha chiesto se nei cantieri dove lavorava si discuteva dell’omicidio di Yara, il muratore ha risposto che l’argomento ’’era all’ordine del giorno’’ e che si parlava di ’’una vendetta’’ legata “a presunti rapporti tra la ditta Lopav’’ e ’’il signor Gambirasio che fa il geometra nell’edilizia’’. Ma la teoria del presunto legame tra l’azienda e gli ambienti criminali era già nata appena accaduta la tragedia ma che gli inquirenti hanno scartato perché priva di alcun risconto. Come confermava Fulvio Gambirasio, padre dei Yara il 12 dicembre 2010: “Non ho nulla da nascondere e non ho nessun nemico’’ Non dello stesso avviso la linea difensiva adottata dai legali del presunto assassino, gli avvocati Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, che per ora in si- lenzio stampa, ma che non vogliono trascurare nessuna pista alternativa che sia in grado di dimostrare l’innocenza del muratore. Quest’ultimo ad oggi inchiodato dalla prova del Dna e dalla sua presenza, registrata da una cella telefonica e da immagini di telecamere di sorveglianza, attorno alla palestra di Brembate il 26 novembre del 2010, quando scomparve la tredicenne. La telecamera dell’area di servizio situata davanti al centro sportivo avrebbe ripreso il suo autocarro alle 18.01 di quel pomeriggio, mentre il suo cellulare aveva agganciato una cella telefonica in quell’area già alle 17,45. La presenza di Yara nella zona, invece, è registrata alle 18,49 (il suo telefonino agganciò la cella e poi risultò spento). Tutti elementi che gli inquirenti ritengono a favore dell’accusa, ma che per Bossetti, invece, potrebbero anche dimostrare la sua estraneità: se è vero, infatti, come sostiene l’accusa, che per più di tre quarti d’ora, tra le 18,01 e le 18,49, il muratore ha girato attorno alla palestra altre telecamere, stando al ragionamento difensivo, avrebbero dovuto riprendere il suo furgone. Que- sto quanto riportato da “La Repubblica”. Sempre il carpentiere che tenta di dimostrare la sua innocenza a tutti costi definendosi come una persona “abitudinaria” e che soprattutto non ha “mai fatto male a nessuno”. Ancora sotto la lente degli investigatori le immagini delle telecamere anche della zona di Chignolo d’Isola dove venne trovato il cadavere. Dalle celle telefoniche analizzate dagli investigatori risulta che Bossetti potrebbe essere stato là qualche giorno dopo la sparizione della ragazza, il 6 dicembre 2010, ma per l’indagato la sua presenza è giustificata dall’aver comprato in quella zona del materiale da lavoro. Ma nulla supporta la sua versione, mancherebbero fatture o documenti. Durante l’interrogatorio il muratore ha raccontato anche che la madre l’aveva avvisato di essersi sottoposta nell’estate del 2012 al test del Dna: ’’mi chiese - ha spiegato - se avevano chiamato anche me e io risposi di no, ma che se lo avessero fatto sarei andato subito”. Bossetti resta convinto che nel processo, riuscirà a convincere i giudici della sua innocenza. BARI - LA DONNA, COSTRETTA A CHIEDERE L'ELEMOSINA, HA CHIESTO AIUTO ALLA POLIZIA Botte alla compagna disabile per farla mendicare L’uomo, un trentaquattrenne serbo con precedenti, è stato rintracciato e condotto in carcere U na storia agghiacciante di abusi e violenze. È successo a Bari. Minacciata, picchiata, violentata. Obbligata dal suo compagno a chiedere l'elemosina per le strade del centro, nonostante fosse costretta a vivere su una sedia a rotelle a causa della sua completa disabilità motoria. Perpetratesi da tanto tempo i soprusi ai danni della giovane donna, fin quando finalmente la stessa trova il coraggio di chiedere aiuto ed uscire dal peggiore degli incubi. Sabato scorso nel centralissimo Corso Cavour, ha attirato l’attenzione con un cenno della mano a dei poliziotti in pattuglia. Gli agenti una volta avvicinati alla donna, hanno ascoltato la sua terribile storia: le violenze, le minacce di morte rivolte a lei e alla sua famiglia, le ore passate in strada a chiedere l'elemosina. Dopo il racconto, gli uomini della polizia hanno subito chiesto l’intervento di un'ambulanza del 118, che ha trasportato la donna al Policlinico. I sanitari hanno riscontrato sulla donna soccorsa la rottura di un dente, ecchimosi su tutto il corpo e alcune lesioni riconducibili ad una violenza sessuale subita la sera precedente (come aveva raccontato ai poliziotti), giudicandola guaribile in 20 giorni. In seguito gli investigatori hanno rintracciato l’uomo, il carnefice: un cittadino serbo di 34 anni, V. S., con precedenti penali. L’uomo è stato arrestato dagli agenti delle Volanti della Questura di Bari, in piazza Umberto, zona centrale della ca- poluogo pugliese. Tra gli effetti personali del 34enne gli agenti hanno trovato anche le chiavi di un’abitazione sita nella provincia barese, in cui è stata effettuata una perquisizione che ha permesso di raccogliere altri elementi che supportavano il racconto della vittima. Sul posto anche la Polizia Scientifica per i rilievi del caso e l’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Bari a disposizione dell'autorità giudiziaria. C.C. GRANDE RISCONTRO PER LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE. L’ORGANIZZATORE, IL JAZZISTA FRESU: “ORA ANDIAMO AVANTI” “Sardegna chi_ama”: successo di donazioni U na cifra che ammonta quasi a 210 mila euro: questi i soldi raccolti per l’alluvione dello scorso 18 novembre con il concerto “Sardegna chi_ama” organizzato il 31 maggio dal jazzista Paolo Fresu (nella foto). I fondi sono stati ottenuti dalla somma delle donazioni e il ricavato dei biglietti. Al netto dei costi fiscali, a disposizione ci sono circa 180mila euro che saranno destinati alla riqualificazione di nove scuole danneggiate dalla furia di Cleopatra. La manifestazione, che si tenne nello spazio “Grandi eventi” di Sant’Elia a Cagliari fece segnare il tutto esaurito, mentre un milione di persone seguì la diretta su Rai3 presentata da Geppi Cucciari e da Neri Marcorè. Sul palco, tra gli altri, Gianna Nannini, Ron e Ornella Vanoni. “Il bilancio è estremamente positivo – ha detto Fresu questa -. Gli obiettivi erano tre: raccogliere fondi, riportare al centro dell’attenzione il problema Sardegna e riflettere su ciò che è successo. Penso che tutti siano stati raggiunti. Sardegna chi_ama non chiude, anzi. È un cantiere ancora aperto alla realizzazione di nuove iniziative. Abbiamo lavorato sei mesi per questo progetto: penso che sia stato un bel successo anche dal punto di vista strettamente musicale”. Per quanto riguarda le scuole su cui focalizzare gli interventi c’è un elenco da rispettare: una scuola a testa per Macomer, Mogoro, Nuoro, Oristano, Uras, Olbia, Sant’Antonio di Gallura, San Gavino e Pabillonis. È intervenuto anche il presidente della Regione, Francesco Pigliaru: “Le cose sono andate bene da ogni punto di vista, la Sardegna in questi casi ha una capacità di mobilitazione eccezionale: l’Iso- la in questo settore, lo dicono diversi indicatori, ha numeri eccellenti. La scelta fatta da ‘Sardegna chi_ama’ di destinare i fondi alle scuole è emblematica e guarda al futuro. Anche noi stiamo investendo sulle scuole a cominciare dall’edilizia“. Finora sono 1.845 le donazioni arrivate a “Italia Paradiso”, il manifesto d’intenti lanciato lo scorso 30 maggio a Cagliari e sotto la cui bandiera è stato organizzato il concertone. Tra i sottoscrittori anche il teologo Vito Mancuso, lo scrittore Paolo Rumiz, l’architetto Stefano Boeri e il regista Paolo Sorrentino. Previste per aiutare ancora di più la popolazione sarda anche altre nuove iniziative, sempre con lo stesso marchio. Per l’occasione si stanno realizzando anche cd della maratona musicale, oltre ad altri progetti editoriali. 10 Martedì 15 luglio 2014 Dall’Italia CHIETI - SCANDALO SANITARIO Alimenti per neonati: arrestato medico per mazzette Il professor Giuseppe Sabatino intercettato per presunte molestie sessuali finisce ai domiciliari per corruzione. Con lui, in manette quattro informatori. Denunciati invece altri dieci camici bianchi di Barbara Fruch I ntercettati per presunte molestie sessuali alle mamme che accompagnavano i loro figli alle visite, viene arrestato per tangenti. Al centro dello scandalo un medico primario universitario che prescriveva alimenti per bambini aumentando le vendite di due note aziende e ricevendo in cambio provvigioni in denaro. L’uomo, Giuseppe Sabatino, 64anni di origini calabresi ma da anni residente a Chieti, primario di neonatologia al “Colle Dell’Ara” è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri del Nas di Pescara su ordine della Procura di Pescara. Oltre alla corruzione, il sostituto procuratore Lucia Campo ha ipotizzato per lui anche il reato di violenza sessuale. Insieme al medico i militari hanno posto agli arresti domiciliari anche 4 rappresentanti di prodotti per l’infanzia: Marco D’Errico, 54 anni, della provincia di Lecce, Gabriele Bellia, 50enne di San Vittore Olona, Luigi Leccese 58enne e Antonio De Panfilis 52enne, questi ultimi pescaresi. Sarebbero loro, per l’accusa, che avrebbero consegnato somme di denaro a Sabatino affinché questi prescrivesse latte e integratori alimentari prodotti dalle case per cui lavoravano. Otto le province coinvolto fra Abruzzo, Lazio, Puglia e Lombardia. L’indagine è nata da denunce per moleste sessuali a carico del medico presentate da alcune madri di figli da lui in cura. Le donne sarebbero state oggetto di “attenzioni”. Da qui, una serie d’intercettazioni che hanno però svelato ben altro, ovvero presunti episodi di corruzione del medico in cui i rappresentanti avrebbero promesso cifre da 10 a 20 mila euro in cambio della prescrizione dei farmaci e dei prodotti indicati. Il medico, al momento delle dimissioni dei pazienti dall’ospedale, avrebbe prescritto o indicato ai genitori esclusivamente i prodotti delle due aziende, ottenendo quindi dagli informatori provvigioni in denaro o altri benefici. L’indagine, supportata da una serie di intercettazioni ambientali, coinvolge anche atri dieci medici delle province di Taranto, Bari, Potenza, Pescara e Teramo che sono stati denunciati. Gli inquirenti stanno valutando se ci sono elementi utili per procedere, come avvenuto nel caso del primario abruzzese. Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche diverse perquisizioni domiciliari che hanno consentito di sottoporre a sequestro pc e documentazione che gli investigatori hanno definito interessanti e che ora sono al vaglio dei Carabinieri del Nas di Pescara. Resta infatti da vedere in che misura e in che scenario si siano dispiegati i legami tra i medici e le case produttrici di integratori e alimenti per neonati e se tali legami abbiano prodotto un danno al Sistema Sanitario Nazionale o si inseriscano in relazioni commerciali tra professionisti e l’industria farmaceutico-alimentare, forse non corretti sul piano deontologico, ma non reati da indagine penale. ALCAMO Ingerisce medicine: muore bimbo di 5 anni S arebbe stato l’avvelenamento da farmaci ad uccidere un bambino di cinque anni ad Alcamo, in provincia di Trapani. Secondo le prime ricostruzioni il piccolo, eludendo la sorveglianza della donna, avrebbe ingerito le gocce di un medicinale antidepressivo, farmaco usato proprio dalla donna. Come abbia fatto, come sia potuto succedere è oggetto dell'indagine in corso. A fare la macabra scoperta, verso le 7.30 di ieri mattina è stata la stessa mamma che ha trovato il corpo senza vita riverso nel suo lettino. Inutile l’intervento del personale del 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso. La donna, di origini messicane, vive ad Alcamo, mentre il padre del bambino è emigrato in Germania. Secondo indiscrezioni alla base della depressione della madre del piccolo ci sarebbe proprio la burrascosa relazione con l'ex che la donna, in passato, ha anche denunciato per maltrattamenti. Al momento la Procura di Trapani, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. Gli inquirenti stanno interrogando diversi testimoni tra cui la madre del bambino che è in B.F. stato di choc. APPELLO PER RIPRISTINARE IL METODO STAMINA Il padre di Sofia scrive a Renzi:“Non essere indifferente” Lo sfogo di Guido de Barros: “Scrivo da padre a padre, con mia figlia tra le braccia, esanime e sconvolta. Non ci ignori”. Intanto, a pochi giorni dal via al trattamento per Noemi, si complica la situazione negli Spedali Civili di Brescia C hiede a Matteo Renzi di intervenire, di non rimanere impassibile davanti al dolore di sua figlia Sofia. Scrive tutto in una lettera una lettera aperta, come la definisce Caterina Ceccuti in una breve nota che accompagna la missiva di suo marito Guido che parla “da padre a padre, nel tentativo di abbattere il muro di indifferenza che circonda la sofferenza dei nostri malati”. “Caro presidente del Consiglio, da padre a padre. Dal padre di Sofia al padre di Ester, Emanuele e Francesco, le scrivo con mia figlia tra le braccia, esanime e sconvolta dopo una giornata intera di convulsioni e crisi di dolore acuto resistente ai farmaci prescritti dai medici dell'ospedale pediatrico Meyer a seguito dell’ultimo ricovero di urgenza appena una settimana fa” scrive Guido De Barros, nel giorno in cui sua figlia Sofia, la bambina di quattro anni diventata il simbolo della sperimentazione medica basata sulle infusioni di cellule staminali, si ricovera di nuovo nell’ospedale pediatrico di Firenze per ulteriori accertamenti dopo il continuo peggioramento degli ultimi giorni, che continua “non esiste malattia più appestante dell'indifferenza”. Nella lettere il padre ‘prega’il premier di “non ignorare una richiesta di aiuto” spiegando come “la medicina ufficiale si arrende di fronte al mostro che si divora mia figlia. Nessuna terapia farmacologica, nessuna sperimentale offerta a bambini con sintomi manifesti che sono ufficialmente condannati a morte. Ma se devo guardare mia figlia morire posso almeno tentare di alleviare le sue sofferenze? Ne ho il diritto come padre e come cittadino. Ne ha diritto mia figlia Sofia e gli altri malati come lei”. Nella missiva poi De Barros sottolinea, come fatto già in passato, come la cura Stamina sia stata d’aiuto a sua figlia: “Fintanto che Sofia ha avuto il privilegio di ricevere le cure compassionevoli a base di staminali presso gli Spedali Civili di Brescia la sua condizione di invalida al 100% a soli quattro anni, era vissuta con una serenità disarmante, senza dolore, senza effetti collaterali di sorta”. Il papà invita anche il premier a casa sua: “La invito a venire a casa nostra come amico di Sofia e degli altri malati per valutare con i suoi occhi le condizioni di vita cui è condannata nostra figlia, nell’abbandono e nella rassegnazione scientifica più totale”. Poi conclude: “Esca dalla fredda burocrazia ed entri nell’umanità di una realtà domestica ‘alternativa’, che sicuramente l’arricchirà nel profondo, assieme a noi famiglie che abbiamo imparato a credere, amare e resistere”. E mentre un padre cerca disperatamente una soluzione si complica la situazione negli Spedali Civili di Brescia, dove si accavallano le ordinanze dei giudici che impongono i trattamenti Stamina per diversi pazienti, da Trapani a Venezia. In particolare a creare “grosse difficoltà operative” è il provvedimento del tribunale dell’Aquila a favore della piccola Noemi, affetta da Sma1, una delle bimbe simbolo della lotta dei genitori per accedere al metodo proposto da Davide Vannoni. È il direttore generale dei Civili Ezio Belleri che su Adnkronos Salute evidenzia i nodi da affrontare il 25 luglio, quando si presenterà nella struttura la biologa di Stamina Erica Molino, individuata dall’ordinanza del tribunale abruzzese come “capo dell’equipe” che dovrà condurre il trattamento con le cellule mesenchimali sulla piccola Noemi. “La questione - spiega Belleri - è particolarmente complessa. Prima di tutto la piccola Noemi non è fra i pazienti già presi in carico dai Civili, è fra quelli in lista d'attesa. Dunque il primo atto necessario dovrebbe essere quello di procedere con il carotaggio per il prelievo di cellule da un donatore dedicato”. Dunque la biologa di Stamina dovrebbe formare e coordinare prima un’equipe medica che si occupi del carotaggio e poi, settimane dopo, un’equipe che si occupi dell’infusione. C'è poi la fase di coltivazione delle cellule, rileva ancora Belleri, operazioni “finora effettuate in collaborazione con il nostro laboratorio che, presumo, a questo punto dovrebbe affrontare esclusivamente la biologa Molino”. La situazione ai Civili, infatti, non è cambiata. “La posizione del personale della struttura resta ferma” a quanto dichiarato ormai mesi fa: niente trattamenti Stamina fino alla pronuncia del Comitato di esperti nominato dal ministero della Salute. La situazione, osserva Belleri, “è ancor più delicata perché per la piccola Noemi si scavalcherebbe per forza di cose la lista dei pazienti in attesa”. Anche se per il Dg Molino può decidere in autonomia di usare cellule di qualcun altro da infondere alla paziente. In questa situazione inoltre i Civili si preparano all’arrivo del presidente dell’Ordine dei medici di Trapani, Giuseppe Morfino, previsto dall’ordinanza emessa dal tribunale siciliano per un bambino già in carico alla struttura ospedaliera lombarda. Morfino, nominato ausiliario del giudice e capo dell'équipe che dovrà procedere all’infusione, deve subentrare da mercoledì 16 luglio. “Abbiamo già informato venerdì scorso il tribunale di Trapani del fatto che l’azienda non è stata e non è in grado di procedere con le infusioni. A oggi però non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni” spiega Belleri. Fra le scadenze di luglio c’è il possibile ritorno di Federico Mezzina, il bimbo di Fano affetto da morbo di Krabbe al quale il vice presidente di Stamina Foundation Marino Andolina, nominato ausiliario del giudice dal tribunale di Pesaro, ha praticato l’infusione il 7 giugno. E poi c'è anche l’ordinanza per la piccola Celeste Maria Carrer, un'altra bimba simbolo della battaglia pro Stamina. L’ordinanza dà tempo fino al 30 luglio agli Spedali per procedere, ma i Civili non hanno medici disponibili a infondere. 11 Martedì 15 luglio 2014 Cultura LUTTO NEL MONDO DELLA MUSICA CLASSICA INTERNAZIONALE Addio Maestro Maazel Scomparso in Virginia uno dei direttori d’orchestra più famosi e amati di Francesca Ceccarelli JAZZ In Umbria il Festival ad hoc L a morte è sopraggiunta nella sua casa in Virginia per Lorin Varencove Maazel, uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi. Il lutto proprio in occasione dei preparativi per l’annuale festival di Castleton. La causa del decesso complicazioni dovute a una polmonite.Molti gli incarichi rivestiti dall’artista: è stato direttore artistico dell’Opera di Berlino, direttore musicale della Radio Sinfonica di Berlino, dell’Orchestra di Cleveland, della New York Philarmonic, dell’Orchestre national de France. Un curriculum ricco di successi che, all’età di 84 anni, ne facevano ancora uno dei massimi esponenti della musica classica internazionale. Due anni fa, dopo una lunga pausa, era tornato a dirigere sul palco del Petruzzelli di Bari, di cui era stato consulente artistico, offrendo un’esecuzione della Carmen. Ha ricevuto dieci Grand Prix du Disque Awards e tra le numerose onorificenze si ricordano la Legion d’Onore francese e il titolo di Ambasciatore di Buona Volontà dell’ONU. Maazel era un uomo poliendrico e cosmopolita: parlava francese, tedesco e italiano, C tutte perfettamente. È stato attivo anche come compositore e violinista solista. Nel 1960 fu addirittura il più giovane (e primo tra gli americani) a dirigere nel tempio wagneriano di Bayreuth con Lohengrin (opera) con Astrid Varnay. Occasionalmente anche compositore: la sua prima opera, l’opera teatrale 1984, era basata sull’omonimo romanzo di George Orwell, su libretto realizzato da Mc Clatchy e Meedan. La prima rappresentazione è avvenuta a Londra nel 2005 presso il teatro della Royal Opera House, nel quartiere di Covent Garden.Maazel ha al suo attivo più di 300 incisioni discografiche, inclusi i cicli completi di Beethoven, Brahms, Mahler, Sibelius, Rachmaninov, ajkovskij. Nato in Francia da una famiglia statunitense di religione ebraica e origini russe, è stato un classico bambino prodigio. A cinque anni ha iniziato a studiare violino e a sette direzione d’orchesta. La svolta della sua vita è nel 1941 quando a soli 11 anni , è stato invitato dal `titano dell’epoca, Arturo Toscanini la NBC Symphony Or- chestra (sono rimaste famose le parole «God bless you» pronunciate dal Maestro italiano dopo averlo ascoltato) e nel 1942, dodicenne, la New York Philharmonic. Entro i quindici anni, aveva già diretto la maggior parte delle più importanti orchestre americane. All’università di Pittsburgh ha studiato lingue, matematica e filosofia mentre era anche attivo come violinista nella Pittsburgh Symphony Orchestra e svolgeva l’apprendistato di direttore (1949-1950) e organizzava l’attività del quartetto Fine Arts Quartet. on oltre 40 anni di successo l’edizione 2014 di Umbria Jazz si conferma un appuntamento imperdibile: numerosi gli artisti per le vie, le piazze e i locali più prestigiosi di Perugia che si esibiscono live fino al 20 luglio con un programma fatto non solo di musica jazz. Ci saranno personaggi del calibro di Herbie Hancock e W. Shorter, maestri della musica funk come Dr. John, le grandi voci di Al Jarreau, Mario Biondi, Natalie Cole, Fiorella Mannoia, grandi pianisti come Michel Camilo e Hiromi e il grande jazz italiano di Stefano Bollani, Paolo Fresu, Danilo Rea e tanti altri. L’edizione di quest’anno porta con sé alcuni progetti inediti: un vero e proprio “festival nel festival” con la serata-nottata dal titolo Techno-logical Dance Music Festival, con il meglio della musica dance e il concerto in esclusiva italiana dei Roots, gruppo icona della musica rap e hip hop. Non solo musica, ma anche storia e approfondimenti. Il 20 luglio, giorno di chiusura della manifestazione, la giornata sarà dedicata al jazz italiano con un convegno sulla situazione del jazz nazionale, che precederà lo speciale tributo al maestro Armando Trovajoli a un anno dalla sua scomparsa. I luoghi delle esibizioni non subiranno variazioni rispetto al passato: punto di riferimento rimane l’arena Santa Giuliana. Il teatro Morlacchi e la sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, che torna dopo alcuni anni a ospitare i concerti del festival, saranno i luoghi di riferimento per il jazz più classico e d’autore, sia italiano che internazionale. AGGRESSIONE AI CARABINIERI DI RICCIONE CHI È Arrestato il cantautore Grignani “Non voglio essere un fenomeno” L’artista dava in escandescenze. La giustificazione: “Una crisi di panico” arresto per Gianluca Grignani sabato notte, da parte dei carabinieri di Riccione: l’accusa è stata quella di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Il cantautore milanese, 42 anni, in vacanza con la moglie e i 4 figli da un mese, avrebbe tirato dei calci contro i pubblici ufficiali. Secondo quanto ricostruito, intorno alle 20.30, la moglie avrebbe chiamato i carabinieri perché Grignani, pare in preda ad alcol e droga: la situazione stava diventando pericolosa. All'arrivo dei carabinieri, però, il cantante non solo non si è calmato ma addirittura è sceso in strada e ha tentato di scappare entrando in un hotel vicino. Ancora fuori di sè, Grignani ha scaraventato per le scale dell'hotel un carabiniere e ha tirato calci, ferendolo ad una gamba, ad un altro militare. Alla fine, gli agenti hanno riportato la situazione alla normalità: hanno calmato il cantante e quindi l’hanno accompagnato al Pronto soccorso del "Ceccarini", dove i sanitari l'hanno sottoposto a flebo. Un L’ avolta dimesso è stato portato in caserma dove intorno alle tre di notte è stato formalmente arrestato. Grignani, difeso dall'avvocato Mastracci del Foro di Rimini, è a casa, tecnicamente per detenzione domiciliare cautelare, e sarà giudicato per direttissima in Tribunale a Rimini. Nella casa presa in affitto a Riccione, oltre alla moglie e ai figli - il più grande ha otto anni, il più piccolo due ci sarebbe stato anche un cugino del cantante che vive a Riccione. Domenica pomeriggi le scuse dell'artista che ha commentato l’episodio dicendo che"non è in alcun modo legato alla famiglia né, tantomeno, è stata la moglie" del cantante ad aver allertato i Carabinieri. A precisarlo sono lo stesso Grignani e la moglie, Francesca Dall'Olio. I Militari dell'Arma, sottolinea il comunicato della coppia, "sono intervenuti su segnalazione del cugino di Grignani, unico presente al momento dell'accaduto". Il cantante, "in stato confusionale dovuto a una forte crisi di panico, ha reagito all'intervento in modo sconclusionato". Grignani, si legge, "ci tiene a sottolineare che non ha spinto nessun Carabiniere giù dalle scale e chiede sentitamente scusa ai Militari intervenuti sul posto per il comportamento assunto". Grignani "avrà modo, in seguito, di dare ulteriori dettagli su quanto accaduto". G ianluca Grignani inizia a scrivere canzoni sin da adolescente: è il produttore Massimo Luca ad intuirne il talento: la Polygram nel ‘94 gli propone un contratto e lo presenta a Sanremo Giovani con il singolo “La mia storia tra le dita”, nel ‘95 è la volta di “Destinazione Paradiso”, che poi darà il nome al suo primo album, ancora a Sanremo questa volta nella categoria Nuove Proposte. Comincia così la sua ascesa verso il successo: “La fabbrica di plastica”, “Campi di popcorn”, “Il giorno perfetto”, sono solo alcuni tra i titoli più famosi della sua carriera. I singoli “Speciale” e “Le mie parole”, tratti da “Sdraiato su una nuvola”, scalano le classifiche. La terza volta a Sanremo è nel 2002: “Lacrime dalla luna” è il pezzo che poi andrà a far parte dell’album “Uguali e diversi”. Nel 2003 Gianluca Grignani convola a nozze con Francesca Dall’Olio, dello stesso anno è la sua seconda raccolta di successi dal titolo “Succo di vita. Nel 2005 collabora con Andrea Guerra alla composizione della colonna sonora di “Che ne sarà di noi” di Veronesi. È poi la volta di “Il re del niente”. Ancora a Sanremo nel 2006 con “Liberi di sognare” e nel 2008 con “Cammina nel sole” e “Vuoi vedere che ti amo”. “Romantico Rock Show” è del 2010, come pure il libro autobiografico “La mia storia tra le dita”. E ancora “Un ciao dentro un addio”, “Natura umana”, e il singolo “Sguardi” e, nel 2012, ancora a Sanremo, a fianco a Carone e Dalla nella canzone Nanì. Lo scorso settembre Grignani ha ricevuto il premio Accademia della Torre per l’eccellenza professionale. All’inizio del 2014 è uscito in radio “Prima che tutto finisca” un brano scritto da Grignani per Gianni Morandi, mentre lo scorso 20 giugno è uscito il nuovo singolo “Non voglio essere un fenomeno” che annuncia l’uscita del suo decimo album in studio “A volte esagero”. 12 Martedì 15 luglio 2014 Sport LA GERMANIA SUL TETTO DEL MONDO: IL TRIONFO DEL GRUPPO, DELLA MATURITÀ E DEL “TIKI-TAKEN” Il mago Loew e la quarta meraviglia tedesca Otto anni di duro lavoro culminati con un successo formidabile. Il giovane ct ha stregato anche gli scettici di Federico Colosimo L a Germania è tornata sul tetto del mondo dopo 24 anni. Non vinceva da Italia ’90, anche allora contro l’Argentina. Ha rotto un tabù ed è la prima Nazionale europea a conquistare la Fifa World Cup in Sud America. Meritatissimo il 4° Mondiale dei panzer. Il secondo vinto sempre ai danni della vittima preferita: l’Albiceleste. Mario Goetze è stato l’eroe della serata e ha salvato dallo sconforto migliaia di tifosi della Seleçao già depressi dalle umiliazioni subite dai propri beniamini. Dopo gli uomini di Scolari (che ieri ha rassegnato le dimissioni) hanno pianto anche quelli di Sabella, non annichiliti, ma messi al tappeto a un passo dai rigori. E’ il trionfo del gruppo, della maturità. La Mannschaft ha aperto un ciclo che può durare a lungo. L’avvento di Guardiola al Bayern Monaco ha portato certamente giovamento a Klose e compagni. C’è molto di suo nel “tiki-taken” che i tedeschi hanno messo in mostra nel torneo iridato. Ma c’è soprattutto la mano di Loew. Che con questa vittoria entra di diritto nel museo delle cere del calcio tedesco. Otto anni di duro lavoro, mai una parola fuori posto. Zero chiacchiere e tanti fatti. Ovviamente la meravigliosa notte del Maracanà ha fatto la differenza, ma per lui ga- rantiscono 96 mesi di incarico, assunto dopo l’addio di Klinsmann, di cui era il secondo, al Mondiale 2006. Quello del sogno teutonico spento dalle reti di Grosso e Del Piero in semifinale, a una manciata di secondi dai calci di rigore. Da subito ha imposto una coerenza ed una trasparenza di metodo e di scelta. E ancora: rispetto e lealtà. Ma soprattutto, calcio pragmatico e spumeggiante. Questo il suo personalissimo marchio di fabbrica, il tutto condito dal solito look: camicia scura, maniche arrotolate, cinta marrone e mocassino nero. Grazie al suo duro lavoro, i giocatori tedeschi da talenti sono di- ventati campioni, professionisti esemplari. In 112 gare da Ct ha vinto 77 volte contro i 20 pareggi e le 15 sconfitte. E’ un perfezionista, Loew, capace di amalgamare un gruppo, pronto a sacrificarsi l’uno per l’altro. Lo hanno bollato come un “incontentabile” e adesso si gode la sua rivincita. E la Federcalcio tedesca se lo tiene stretto. Non è assolutamente un caso, infatti, l’allungamento del contratto, fino all’Europeo del 2016 in Francia, arrivato a pochi giorni dall’inizio della Coppa del mondo. Un gesto significativo, a prescindere dal risultato in Brasile, un atto di fede e di fiducia. Messi esce a testa bassa, il premio di miglior giocatore - assolutamente immeritato - serve solo ad alleviare leggermente il dolore. Il mito Maradona è lontano, lontanissimo. Paragonare i due è come confondere la cioccolata fondente con quella alla gianduia. Un delitto. Il treno delle speranze e dei sogni è passato 3 volte per l’Argentina: sui piedi di Higuain, della Pulce e di Palacio sono transitati i palloni più ghiotti per regalare il Paradiso all’Albiceleste. E gli errori (clamorosi) dei 3 attaccanti hanno spianato la strada alla Germania, cinica e spietata. E’ stata una partita equilibrata, ma ha vinto la squadra più concreta e bella del Mondiale. Dopo quella del 1954, 1974, 1990, ecco la quarta meraviglia tedesca. Un capolavoro arrivato dopo una partita a scacchi, vinta grazie allo scacco matto di Goetze.