ORIENTAL BEAT #06 PRIMAVERA 2003 email: [email protected] web: http://orientalbeat.cjb.net indirizzo: oriental beat c/o michele bisceglia piazza cinque giornate 2 20051 limbiate mi hanno messo in piedi questo numero: michele bisceglia, massilanciasassi, enrico camanzi, tseng yao sun, agb, devil pinto, dani bdb, manuel cossu copertina: ale baronciani ([email protected]) HEY HEY HEY… “… we’re in the movie, I feel up, I feel groovy, let’s go out, get some of that, gimme gimme gimme some Russian Roulette…”. Una cosa che non ho mai sopportato delle band in genere è che appena fanno un disco nuovo dicono che è il loro lavoro migliore. Non è vero quasi mai. C’è chi dice che i primi numeri di Oriental Beat erano più belli, c’è chi dice che sono migliorato con le ultime due uscite… C’è chi dice no, canta Vasco Rossi. Questo che avete in mano è il numero migliore di Oriental Beat. Niente prediche da Chiesa del Rock and Roll su queste pagine, solo vita vissuta. Ora ho deciso di farvi un elenco delle band che hanno ispirato questa mia ultima fatica. Bastet, Dogs d’Amour, Manges, Hangmen, American Heartbreak, Revolvers, Lords Of The New Church, Diamond Dogs, Wildhearts, Manic Street Preachers, Hanoi Rocks e, ovviamente, Ramones. Alla prossima. VITA QUOTIDIANA Doverosa premessa. Meno di mezz’ora fa ci si è allagata la casa grazie a una prodezza domestica di mia sorella. Risvolti ai calzoni (sì, presente quando vi prendevano in giro per i pantaloni stile acqua in casa?!?) e piedi nudi, schiena piegata e stracci alla mano. Che bell’immagine. Ora via col racconto di qualche giorno addietro. Ero sul bus e pensavo a quando i Taxi erano gialli. Perché ora sono tutti bianchi? Ho pensato per un po’ alla risposta ma non sono giunto a nessuna conclusione soddisfacente. Quindi, se avete una soluzione al mio quesito fatemi sapere; accetto anche risposte fantasiose. Sempre sul bus ho visto una donna incinta e mi sono interrogato sul suo attuale modo di sentirsi. Non riesco a capire perché a noi maschi sia negata questa esperienza, che abbiamo fatto di male? Comunque, come dice Frengo e Stop: “a ogni why corrisponde il rispettivo because”. Ieri ho anche preso una multa sulla 94, eccesso di onestà. Le sanzioni per questa trasgressione sono piuttosto severe. Nell’ultimo mese ero scappato già tre volte quindi avevo deciso di affrontarli senza paura in questa occasione. Anche perché sentivo la verità dalla mia parte. Ho fatto il biglietto all’andata e poi sono stato a lezione. Uscito due ore dopo dal Bronx/Mercalli (chi bazzica la Statale di Milano sa di cosa sto parlando) ho cercato invano un rivenditore di ticket. La 94 è arrivata e io sono salito. Quando ho visto gli sbirri dell’Atm ho deciso di raccontare loro tutta la storiella, sperando di avere davanti persone comprensive. Niente: 30 euro di multa. Ma sapete che se il vostro biglietto è scaduto da soli trenta minuti non prendete la multa? Il mio era scaduto da un’ora. Che differenza c’è? Sempre scaduto è! All are equals for the law. Niente orologio, niente calendario – prendete questa fanzine per quello che è. Sapete come è andato a finire lo scontro con l’Atm? Mi sono dichiarato “prigioniero politico”. Tremate, tremate, le BR sono tornate. Ammazzano a sangue freddo. Anacronistici. Loro credono ancora alla lotta armata come io credo ancora all’esistenza del cono palla. “Co-Co-Cono Palla Con Te, Oh Yeah”. I rossi spesso perdono il contatto con la realtà e con la storia. In questi giorni si festeggia l’anniversario della morte di Baffone Stalin. Per stare sempre in tema di follia, una proposta del Ministro Bossi: separare l’Emilia dalla Romagna. Perché privare i paranoici emiliani della piadina romagnola? Poi siamo sommersi dalle bandiere arcobaleno della pace. Personalmente ho preferito appendere fuori dalla finestra due grandi baffi rappresentanti Saddam. Appesi, impiccati. Solo che alcuni esponenti di Forza Italia li hanno visti e sono venuti a rompermi i coglioni dicendomi che sono comunista e che con i baffoni voglio commemorare il compagno Stalin. Forza Italia merda, ora e sempre. Vedete come è facile cominciare una column al passato parlando di mezzi pubblici e finirla al presente insultando il primo partito italiano?!? DIO E’ GRANDE, NOI NO La comunità punk chiama, Basetta risponde. Andare a prendere in Malpensa Rick, il batterista degli Huntingtons. Piuttosto che svegliarmi alle 10, lavorare un po’ su internet e poi studiare qualcosa, preferisco dare una mano alla Wynona crew andando a raccattare il disperso punk rocker americano. Per l’occasione organizzo una processione in stile presepe vivente: dodici tappe da Limbiate a Malpensa. Il crocefisso lo porto io, in spalla. Proprio recentemente il Camanzi mi chiedeva se chi organizza i tour degli Huntingtons è anche costretto ad accompagnarli in chiesa la domenica. Gesù ci aiuti. Andiamo avanti. E’ bello incontrare lungo il mio percorso di fede (ossia Limbiate-Malpensa) Alfa, il mio amico senegalese. Trascorriamo il breve tempo necessario per raggiungere la stazione di Saronno ripassando i verbi essere, avere, volere e potere. Lui me li chiede in francese e io lo aiuto con l’italiano. Pensate che Alfa ha ventitré anni e in Africa ha moglie e figlio. Qui in Italia vende dvd e cd pirata. Ma di lui vi racconterò prossimamente, gonfiando così la mia figura di filantropo. In Malpensa con largo anticipo prendo posizione sulle poltroncine di fronte agli arrivi. Ce n’è per tutti: uomini d’affari, compagnie di gialli, un sosia di Bin Laden… I cani dell’antidroga abbaiano irritati; nessun arresto, solo una famiglia di indiani in transito. Donna quarantenne moglie del professionista attende impaziente il marito. Si abbracciano. Sì, ridete felici; tanto mentre lui si trombava una troia di colore a Parigi lei – moglie del professionista – si consolava con il capo ufficio. Preferisco evitare il cartello con su il nome, tanto uno degli Huntingtons arriva sicuramente con il chiodo, le all star e il rosario al collo. Col cazzo, per fortuna lui riconosce me. Gli dono un immagine sacra dell’Arcangelo Michele e diventiamo amici per sempre, quasi fratelli di sangue. Ci intratteniamo con i soliti discorsi inutili tipo “in Italia è così…”, “l’America è grande”, “a me piacciono le sbarbine”. Lui è un fan di David Bowie! Decido di complicarmi la vita tentando di spiegargli (in inglese misto esperanto) la trama di “Havana Glam” con Bowie che semina zizzanie tra i comunisti. Rick mi spiega dove si trova la Pennsylvania e scopriamo che il tipo seduto in treno dietro di noi è del Delaware. Finalmente in stazione Cadorna gli propongo un breve tour della city: Castello/Cordusio/Duomo in cinque minuti con dietro tutti i bagagli più mezza batteria. Se prima di scendere dal treno il vocabolario di Rick comprendeva solo la parola “weird”, ora si arricchisce con vocaboli quali “strange”, “cool”, “wow”… Dice “strange” anche quando vede le tette della Canalis in edicola. L’americano riesce ad apprezzare addirittura lo Spizzico e la sua pizza. Davanti alla galleria Vittorio Emanuele Rick cede e estrae la macchina fotografica. Bravo yankee, ti rendi conto di quanto è figo il nostro paese?!? Che cazzo avete in America? New York, Disneyland, Las Vegas. Stop. Qui abbiamo il Castello Sforzesco, le tette della Canalis, le guglie del Duomo, il negozio nuovo di D&G. Tutto in meno di due km quadrati. Gesù aiutaci tu. SUPEREROI di Tseng Yao Sun Nuovo capitolo. Ci sono sere in cui prima di andare a letto mandi a fare in culo tutto il mondo. Originale come inizio, no? Può capitare che la mattina seguente tu decida di nasconderti. Due nascondigli. Rimanere in casa, possibilmente sotto le coperte – oppure indossare una maschera da super eroe e sfidare il male. Certo, puoi decidere se essere l’Uomo Ratto o magari Super Cesso – ma con i super poteri come la mettiamo? Indossando il costume di Super Cesso (ossia infilando la testa in un cesso capovolto praticando due fori per gli occhi nella ceramica) vi impadronite immediatamente del Potere di Rendervi Ridicoli. Ma se ci pensate un attimo, questo potere ce l’avevate già: è quello che la sera prima vi ha fatto andare a letto mandando a fare in culo tutti e che poi vi ha convinto a nascondervi questa mattina. Facevate meglio a restare sotto le coperte, tanto più che adesso dovete anche comprare un cesso nuovo. MUSIC IS MY BUSINESS AND BUSINESS IS GOOD Olé, è più di un mese che non scrivo qualcosa per Oriental. “Baby let’s twist…”, se tutti i gruppi fossero come i Dictators il music business sarebbe una figata. Oggi è ricomparsa la signorina Fallaci con i suoi deliri; questa volta parla di passione. Dice che Bin Laden ha passione, noi occidentali no. Credo abbia ragione. Però la passione per il Punk Rock non può negarmela. Mi sto sbattendo per trovare un paio di date a una band che non mi piace quasi per niente (i Cocknoose) e probabilmente non vedrò una lira. Ecco questa è passione. Punk Rock per questo numero di Oriental Beat significa non starsene tanto comodi. Dette queste belle puttanate, passiamo ad altro. Il mio cervello è completamente andato: leggo Severgnini (ho comprato “Interismi” anche se non sono interista), mi collego al sito della Church Of Satan e ascolto Bruce Springsteen. Sì è vero, prima mi faceva cagare. Ma che pretendete da me?!? Vado anche in giro a chiedere informazioni sui Rosa Croce e poi gioco a pallone con la maglietta della “Proud To Be Idiot”. Il pallone… Ormai i lunedì sera li dedico al rettangolo verde. E’ un piacere sentirmi dire che sono un “rifinitore”. In realtà sono un incompetente scoordinato che si spompa dopo cinque minuti di corsa. Dovreste vedermi quando a due decimetri dalla porta scaravento la palla su Marte. Quello che fa la differenza è mio cugggino Luca, lui in campo ci sa stare. Stoppa la palla, alza lo sguardo, dà un’occhiata in giro e poi decide cosa fare. Quando gioca bene. Quando non è lucido invece prende la palla e fa quello che vuole, mai una volta che tornasse in difesa. Io faccio qualche discreta parata oppure realizzo goal incredibili. Le cose normali non mi riescono, chiedo perdono. Mi piace però dire dopo due minuti che siamo in campo: “sono saltati gli schemi”. Nessuno schema, ciao Canclini! Evviva. Come un ragazzino brufoloso in prima liceo scrivo cazzate durante la lezione… Ho anche cominciato a incidere svastiche sui banchi dell’università, così – tanto per fare qualcosa… Non riesco a restare sveglio ascoltando un professore che parla di sondaggi, interviste e questionari. Ho un alibi: sono le nove, mi sono svegliato alle sette dopo essere andato a letto alle due di notte. Ho provato a pisolare in treno, ma disturbato dai pendolari delle Ferrovie Nord: una razza da estinguere. Discorso A: una signora istruisce un’amica raccontando le prodezze degli U2. L’altra risponde: “a me piace Bon Jovi”. Discorso B: un demente brianzolo si lamenta dell’intrusione degli operai FIAT nell’aereo porto di Malpensa. Ecco; se in questo momento non riesco a seguire un’interessante lezione di metodologia della ricerca sociale, la colpa è dei pendolari delle Nord. Una razza da estinguere. I pregiudizi del ricercatore influenzano il questionario. L’85% dei bambini preferisce uno spettacolo televisivo interrotto dalla pubblicità. Se Bin Laden si dichiarasse contrario alla pedofilia e vi venisse chiesto: “concordate con lo sceicco del terrore?”, voi cosa rispondereste? Avete due possibilità. Essere favorevoli alla pedofilia oppure andare a braccetto con uno che ha fatto ammazzare 3000 persone a New York… Ordine del giorno: prendere per il culo il maggiore numero di persone possibile, anche voi che state leggendo. Ovvio, soprattutto voi. Le mie column(s) – secondo voi il plurale italiano di termini inglesi prevede la “s”?- non mi fanno più ridere. Che abbia perso il senso dell’umorismo? No, è lì che bussa alla porta, ma non lo faccio entrare. Questo è un plagio. Voi volete solo gossip dal mondo del rock and roll. Canto “Sono Solo Canzonette” e Massilanciasassi mi racconta che la mamma di Anna (la sua fidanza) abitava vicino a Edoardo Bennato. O meglio, erano amici. Quando Edoardo non rompeva i coglioni a tutto il vicinato con i suoi tamburi, uscivano insieme. Altri tempi nei quartieri partenopei. La nonna dell’Anna ha anche cucito le tende di casa Bennato. Massi confessa: “spero sempre che l’Anna sia in realtà figlia di Edoardo Bennato”. E poi, rimanendo in ambienti canori, narra le sue avventure con Eros Ramazzotti. E’ il vicinato il vero filo conduttore dei discorsi odierni del Lanciasassi: un suo amico ha come vicino di casa l’autore di quel verso tanto vero quanto toccante “siamo ragazzi di oggi, pensiamo solo all’America”. “Vuoi conoscerlo? Buttiamo la palla di là!”. Ora Massilanciasassi diventa anche Lanciapalloni. Citofonano e Eros in persona restituisce loro la sfera. Il cantante riconosce Massi e lo invita a sedere al pianoforte; da quella suonata tra amici nascono un paio di hit degli Orange Juice From The Crypt… La cosa bella di tutta questa storia è che Massi e il suo amichetto avvistano la Hunziker in topless e decidono di rubare qualche scatto della futura star di Zelig. Niente palle – quelle foto esistono – Anna testimone. Per concludere in bellezza, andando a pescare tra significativi ricordi della sua infanzia, Massilanciasassi tira fuori un viaggio in aereo Milano Palermo seduto al fianco di Al Bano. Milano Palermo, andata senza ritorno. E Romina dov’era? Sicuro non si trattasse in realtà di Joan Lui? Il Signor Carrisi, di bianco vestito, accarezza la barba del Lanciasassi e gli dice: “sei proprio un bravo bambino”. Durante questa conversazione pomeridiana tra me, Massi, Anna e Luca mio cuggino è spuntato un nome a dir poco importante. Quando Massi ha pronunciato questo nome si è alzata una leggera brezza: Bettino Craxi. Una delle dimore dell’ex presidente del consiglio, riposa in pace, confina con l’abitazione dell’Anna. A quanto pare, una mattina qualsiasi dei primi anni 90 – ricordiamolo ai più giovani: i tempi di Mani Pulite –Bettino scende dall’elicottero e chiede di Massi. Non è dato sapere altro, ma dal modo in cui il Lanciasassi accenna quest’episodio (dal tono della sua voce, dalla strana espressione dei suoi occhi) do per certo che il nostro Massi sa qualcosa più di noi. Girano invece voci pazzesche riguardanti i Ramones. Marky invita a boicottare il tributo su major e Arturo Vega vende autografi falsi di Joey e compagni. Sarà vero? Dopo Miss Italia avere un papa nero, non mi par vero… DUMB EMO GUYS USE CLEVER NAPKINS di Enrico Camanzi Ho scoperto che uno dei desideri più grandi degli adolescenti italiani per Natale è apparire in televisione. Secondo un sondaggio pubblicato sui giornali, più della metà sogna di passare almeno per una volta dall’altra parte della barricata. Stare nella scatola assieme agli altri omini che cantano, ballano, si baciano e fanno l’amore. Va bene qualsiasi palcoscenico. Diventare un caso umano al Maurizio Costanzo show. Sculettare sul tavolo di Striscia la notizia mentre Greggio e Iacchetti ti guardano sotto la minigonna. Esporsi al rischio di magre storiche con Gerry Scotti e Amadeus. Persino impersonare il figlio lobotomizzato in qualche spot per i surgelati. Il mondo, si sa, a volte è ingiusto. Non lo dico io, ma Sirio l’astrologa sull’Almanacco delle stelle per il 2003. Può capitare che qualcuno insegua con tutte le sue forze un desiderio, solo per vederlo regolarmente frustrato. E viceversa può succedere che qualcuno, qualcuno a cui non potrebbe fregare di meno, realizzi il sogno (o l’incubo) che accompagna le notti di molte altre persone. Prendete me, per esempio. Non mi è mai passata per la testa la libidine di apparire in tv. Tranne che a dodici anni nel video di “Bohemian Rapsody” dei Queen. In quel caso però non credo che Freddy Mercury sarebbe stato contento di rimettere mano al clip solo per avere me al suo fianco mentre suona il pianoforte. I miei desideri sono sempre stati altri. Segnare al volo da trenta metri nella partita decisiva per il campionato. Mettere le mani sui singoli originali dei Misfits. Poter disporre per una mezz’oretta di un canne mozze in modo da fare fuori le persone che mi stanno sulle scatole. Apparire in tv non era certo in cima alla mia lista dei desideri. E nemmeno in mezzo. Neppure in fondo a dirla tutta. Eppure mi è capitato. Certo, non in una trasmissione in prima serata e neppure su un canale di quelli più importanti, ma pur sempre di un ruolo di protagonista si trattava. Il programma che si è fatto onore di avermi tra gli ospiti è “Più gol mondial” di Tele più. Qualcuno di voi, quelli che non hanno il satellite e quelli per cui il calcio è solo qualcosa che si tira a chi ti sta sulle balle, non ne avrà mai sentito parlare. All’interno della trasmissione c’è spazio per un quiz su fatti e curiosità del pallone. Il “Nove per nove”. Il primo nove sono le domande, il secondo non lo so. Probabilmente l’hanno messo solo perché chiamarlo “Nove” e basta sarebbe suonato male. Appena ho visto la prima puntata ho scritto un e-mail per partecipare. Bell’incoerente. Prima dice che non ha mai smaniato per andare in tv, poi si lancia sulla prima occasione che gli capita a tiro. Osservazione legittima, vostro onore. Ho le mie spiegazioni, però. Primo, di calcio ne so abbastanza e mi andava ‘sta storia di misurarmi con qualche altro matto. Secondo, mio fratello mi ha spinto a farlo. Terzo, visto che sono sempre alla ricerca di opportunità per fare il cretino, in questo giochetto ne avevo trovata una veramente ghiotta. Al termine del giro di domande, infatti, per vincere o per confermare la propria superiorità è possibile scegliere l’opzione “Perdi la dignità”. Ovvero, mettere in scena una pagliacciata che prenda in giro la squadra per cui fai il tifo e nello stesso tempo ti metta in ridicolo per l’eternità. Spedisco l’e-mail e mi dimentico in pratica il giorno dopo della vicenda. Solo mio fratello – che in realtà si sta mordendo le mani per non aver fatto richiesta lui – ogni tanto mi chiede se mi hanno risposto. Arriva persino a consigliarmi di riscrivere. Un mese dopo, mentre me ne sto a cazzeggiare tra un disco e l’altro, mi arriva una telefonata. Dall’altra parte della cornetta si presenta Daniela di Tele più. “Pronto Enrico? Ciao, sono Daniela di Tele più, eri tu che avevi scritto per partecipare al gioco di Più gol mondial?” Dì di no, dì di no, dì di no, passale tuo fratello. “Sì, sì, sono io”. “Ok, perfetto. Si registra lunedì alle 15 o alle 16,30, che orario preferisci?” Provo a tirarmela da uomo pieno d’impegni. “Alle 15, perché nel pomeriggio ho da fare, devo preparare un lavoro”. Sì, tipo scombinare l’ordine dei dischi e rimetterli a posto prima per genere e poi per lettera iniziale. “Ok, allora ti aspettiamo per le 15. Ah, se non riesci a venire, fammelo sapere prima. Mi raccomando. Ricordatelo”. La chiusura della nostra breve conversazione mi fa capire che un’eventuale assenza senza preavviso inciderebbe sulla sua carriera di qui agli anni a venire. Dal tono e dalle parole il messaggio mi sembra questo. Inizio quindi a disseminare la mia stanza di post-it e promemoria e a fare nodi a tutti i fazzoletti di casa. Col risultato che mi dimentico tutti gli appuntamenti e gli impegni che avevo previsto per il week-end. Il pomeriggio della registrazione arrivo in orario agli studi dell’emittente, senza sbagliare strada nemmeno una volta. C’è da dire che sono stato aiutato dal fatto che distassero solo un paio di chilometri da casa mia. Vengo accolto alla reception da un bulldog dall’accento francese, la segretaria, che mi requisisce la patente e mi consegna un badge di plastica. Vorrei farle qualche domanda sul destino del mio documento, ma è già arrivata Daniela. Bassottina, con i capelli rossi tinti, non proprio una bellezza ma, tant’è, lei mica deve appariare sugli schermi. Con una smorfia di compassione mi dà una mano a infilare il badge nella fessura e finalmente entriamo. Gli studi sono un vero dedalo. Chi li ha costruiti ora sta finendo i suoi giorni in qualche manicomio abusivo sfuggito alla serrata della legge Basaglia. Sono un po’ intimorito. Inizio a immaginare che a ogni svolta possa spuntare qualche mostro da fare fuori per avanzare di livello. Dopo un viaggio in cui spuntano anche le sopracciglia dello Zio Bergomi, arriviamo in redazione dove ho l’occasione di conoscere il mio avversario. Alberto, diciassette anni, da Ventimiglia, studente al Liceo scientifico. È accompagnato dalla mamma, che racconta il viaggio odissea dalla Liguria e l’arrivo nella Milano da girone dantesco dello sciopero dei mezzi. Alberto è ovviamente oppresso dal genitore logorroico e parla solo se interrogato. Mi risulta difficile considerarlo come un avversario da battere, almeno fino a quando non mi rivelano la sua fede interista e, soprattutto, quando penso la vergogna che dovrei affrontare se battuto da uno di sei anni meno di me che si è svegliato alle cinque di mattina per prendere il treno. Intanto Daniela ci fa firmare un paio di fogli. La liberatoria per la messa in onda, credo. Io, che quando ho fatto la gastroscopia ho dovuto siglare un foglio che scagionava l’ospedale in caso di morte del paziente durante l’esame, firmo senza leggere. Spero che non mi arrivi a casa un’enciclopedia in 30 volumi. Poi Daniela ci porta al trucco. Sì, al trucco. Hanno paura che il mio pallore grigio da abitante della Stalingrado d’Italia provochi negli spettatori il desiderio irrefrenabile di cambiare canale. In realtà ci mettono solo un po’ di fondo tinta. Meno male. Credevo che sarei finito in video conciato come Johnny Thunders ai tempi dei New York Dolls. Mentre ci imbellettano ci passa davanti una ragazza con un asciugamano in testa che declama i risultati dell’ultima giornata di campionato. Non è una matta che passa le sue giornate a vagolare tra i corridoi di Tele più, ma una giornalista che ripassa i testi per la sua trasmissione. Sarà, ma a me qualche dubbio rimane. Alla fine dell’operazione make-up Daniela ci porta a vedere gli studi delle trasmissioni. È il primo contatto con la magia - da baraccone, aggiungo io - della tv. Ci sono solo due grosse stanze. Una è un cubo pieno di pannelli e un pavimento fatto di grosse piattaforme di metallo. A seconda della trasmissione si spostano i pannelli e si alzano le piattaforme, a comporre lo studio desiderato. L’altro è una stanza tutta pitturata di verde. Daniela ci spiega che, in realtà, le pareti vengono disegnate virtualmente con il computer. Mi chiedo cosa succederebbe se all’addetto pigliasse il capo di addobbarle con le immagini che si è scaricato dai siti porno la notte prima. Il giro continua, e io inizio a scassarmi i coglioni. Da come perdiamo tempo a osservare minutaglie, capisco che c’è qualche ritardo per la registrazione. Finalmente Daniela ci riporta nei pressi della stanza verde, da dove andremo in onda. Purtroppo prima tocca allo sketch di un deficiente che legge un libro sul basket e finge di aspettare Shaquille O’Neill come ospite. A noi ci tocca aspettare lui e quando arriva – Davide Fonte, si chiama – dobbiamo sorbirci la patetica scenetta. In due parole, il tizio legge il libro, dice che O’Neill è in ritardo e che quando arriva gliene canta quattro. A un certo punto entra in scena l’immagine ingrandita di un polpaccio e questo si rimangia le parole, uscendo di scena. La cosa più bella del tutto è che c’è un tizio addetto a far entrare la gamba, con un clic del mouse dalla cabina di regia. Scenetta, segnale del regista e clic del tizio che fa entrare la gamba. Alla fine ‘sto Davide Fonte viene in regia a rivedere le sue gesta e si mette pure a ridere! Ma è come uno che ride per la barzelletta che ha appena raccontato! Finalmente tocca a noi. Nello studio verde con tutti i riflettori accesi ci sono tipo trenta gradi. Ci microfonano e poi ci mettono dietro le nostre postazioni per provare. Ci fanno contare due volte fino a dieci. Io eseguo, prima in inglese e poi in milanese. Ci dicono di guardare in camera. Arriva un tizio che si mette nella posizione del conduttore e s’inventa la gag di abbassarsi per sparire dall’inquadratura. Una, due, tre volte. Alla quarta vorrei rompergli la testa. Quando finalmente arriva il presentatore – il telecronista di calcio di Tele più Fabio Caressa – io sto colando fard misto a burro e ho le cozze sotto la maglietta. Sono le 16,30, come dice il rullo digitale che ci passa davanti, e si parte con la registrazione. Il tizio ci presenta e ci fa confessare le nostre fedi calcistiche. Io inizio facendo un po’ il fesso ma poi il clima della gara mi prende. Azzecco una domanda su Matthaüs e ne sbanano una su Cruujf, guarda te come va il mondo a volte. Alberto è bravo e mi fotte su Rudi Voller e il suo mullet. Poi Nevio Scala e le sue esperienze estere di allenatore mi danno la vittoria. Il momento più bello però è quando Caressa ci chiede il soprannome di Zidane quando ancora era nelle giovanili del Marsiglia. Nessuno di noi lo sa. Io butto lì un “Peppino!” convinto suscitando l’ilarità di tutto lo studio e uno scroscio doppio dei tristissimi applausi pre-registrati. Alla fine, dopo aver dato l’abbraccio più falso della mia vita ad Alberto, mi tocca anche la prova della dignità. A quel punto anche Caressa è rimbesuito dal caldo e fa confusione. Confonde la mia squadra e mi fa imitare Vieri nella pubblicità di Alice. Io tiro fuori dal cilindro l’imitazione meno somigliante mai vista sugli schermi italiani e un paio di punzecchiature per gli interisti. L’assistente di trasmissione, però, si è accorto dell’errore e si sbraccia con Caressa sussurrando “Lui è milanista”. Olè, un’altra prova. Stavolta mi tocca riprodurre una simulazione in area di Pippo Inzaghi. Cado male sul lato e finisco fuori dallo schermo. Subito entra nella stanza verde un tecnico che, strozzato dalle risate, dice che non si è visto niente. La rifacciamo, stavolta in mezzo allo studio. E qui do il meglio di me. Inciampo sui piedi, ruzzolo a terra e concludo a mani giunte strabuzzando gli occhi verso Caressa, per l’occasione nelle vesti di arbitro. È finita. Guardo il rullo con l’orario. Sono le 16,42. Andy Wharol diceva che ognuno a questo mondo può avere il suo quarto d’ora di celebrità. Io ne ho avuti dodici minuti. 2003 di Tseng Yao Sun Boom. 2003. La simpatia dell’avvocato Previti è disarmante: mi ha fatto trovare nel giardino di casa uno scatolone pieno di giochi pirotecnici. Un razzo schizza in aria e disegna in cielo la dea della giustizia che si disintegra nel giro di pochi secondi! Sempre il solito Cesare… L’ultimo dell’anno trascorso in pantofole con amici. Mangio un piatto di lenticchie, vinco un Rolex d’oro a sette e mezzo e poi accendo la televisione per l’ultimo conto alla rovescia del 2002. Sul 5 c’è Maurizio che suona il sax: il ciccione al mio fianco se la ride. Hanno registrato la puntata il 29 dicembre. Questo nuovo anno per noi sarà probabilmente migliore di tutti gli altri. Voi invece continuerete a dannarvi. E fate bene, fin quando ci sarà in giro gente come noi. Vi facciamo credere nella possibilità di una vita migliore. Illusione. “Tu ti illudi, illusionista”. BASETTA, MINISTRO DELL’INFORMAZIONE Parlare o non parlare della guerra in Iraq? Le testate serie solitamente prendono posizione di fronte ai grandi avvenimenti. Io reputo Oriental Beat una testata autorevole. Parlo anch’io della guerra. Beati quelli che sventolano la bandiera della pace. Beati anche quelli che timidamente espongono le stelle e strisce. Beati quelli che sanno tutto. Beati quelli che sanno che questa guerra si fa per il petrolio. E beati quelli che sanno che questa g u e r r a è giusta perché Saddam Hussein ha le armi di distruzione di massa. Purtroppo i tempi lenti di Oriental Beat fanno sì che mi ritrovi a parlare di guerra quando il conflitto è più o meno concluso. La statua di Saddam davanti all’hotel Palestine è caduta quasi come le Torri Gemelle e i saccheggi sono finalmente terminati. Pare che i santoni delle moschee abbiano convinto i fedeli ha restituire tutto ciò che hanno rubato in questi giorni di anarchia. Sembra che l’Italia invierà in aiuto della popolazione irachena duemila carabinieri, immaginate il nuovo carico di barzellette in arrivo? Vedremo che succederà ora che il terribile Saddam non c’è più… A proposito: ma dov’è ‘o Raiss? Starà giocando a briscola con Bin Laden in qualche cantina pugliese. Ci ho ripensato; Oriental Beat non è poi così autorevole. Vi lascio con una chicca estratta dal Corriere della Sera del 15 aprile 2003: “Guerra psicologica – Bagdad è caduta per un insulto. L’insulto come arma segreta. Mentre le colonne americane entravano a Bagdad, dagli altoparlanti da 400 watt montati sui gipponi Humvees di tanto in tanto veniva diffuso questo messaggio in arabo: Gli iracheni sono impotenti! Raccontano al comando USA che, accecati da tale offesa alla propria mascolinità (provocazione gravissima per la mentalità araba), molti combattenti sono usciti allo scoperto andando scompostamente all’attacco, finendo così sotto il fuoco dei mezzi corazzati”. SOGNI DI ROCK AND ROLL Sabato 19 aprile. 2003 anno del glam? Così si dice in giro e così sembra. Tirati fuori dal congelatore LA Guns e Enuff Z’Nuff, live at Indian’s Saloon. Meno male che ci pensano i Bastet a portare un po’ di allegria. Nonostante i suoni pessimi, Pacino e famiglia danno un bel calcio in culo ai colleghi americani. Per il resto, momenti da ricordare pochi. Durante il viaggio d’andata il Porna estrae dal cilindro qualche aneddoto dei suoi e poco prima dello show mio cugggino Luca ci mostra la canzone dei Revolvers memorizzata nel suo cellulare – lui dimostra la propria fedeltà al rock and roll e all’alta tecnologia, i presenti si stupiscono. Gli Enuff Z’Nuff battono gli LA Guns (quest’ultimi orfani del mitico Tracii Gun) e uno di loro mi chiede la cocaina… Piacevole la compagnia del Canclini e dei Valley Sleazy Rockers. Martedì 23 aprile. Ancora Indian’s Saloon, ma niente lustrini e stivali a punta. E’ il turno dei Katatonia e dei Finntroll. I primi sono una via di mezzo tra il gothic metal e i Cure, i secondi spettacolo puro, cabaret d’alta scuola. I Finntroll propongono un crossover tra il metal e la musica folk del sud d’Italia, uno di loro indossa anche una pelliccia come quella di Attila Re dei Sbabbari. Piuttosto divertente la passeggiata pomeridiana nei peggiori quartieri di Cinisello Balsamo alla ricerca di una torta e 28 candeline per il compleanno di uno dei Katatonia. Mercoledì 23. Back from the grave. Leighton Koizumi è morto e poi risorto proprio come Gesù. Sono venuto a conoscenza della sua seconda vita quando ho conosciuto Angelique degli Hangmen. La donzella mi chiese se conoscevo i tipi che volevano portare in Italia il suo fidanzato Leighton… Io che di garage ne so poco (e ne so poco non solo di garage) risposi con un deciso: “e chi cazzo è Leghton?!?”. Risposta: “Suonava nei Gravedigger V e nei Morlocks”. Controrisposta mia: “Ma non era morto?”. A quanto pare è stato in galera. Live act devasto al Palomar di Limbiate. Mr. Koizumi, supportato da Tito & the Brainsuckers, dimostra di essere un front man d’antologia e, cosa ben più importante, un’ottima persona con cui chiacchierare. Pare abbia cancellato completamente le tracce del suo losco passato. Frankie Gargano scandisce slogan contro il sistema, “Stip’ Ca Trouv” come insegna il rivoluzionario Pasquale Laricchia, e Peppe Capinch è felice come un bambino in gita a Gardaland. Complimenti al batterista dei Brainsuckers per l’abbigliamento in stile Amici di Maria de Filippi/Saranno Famosi, sicuramente è in grado di aggiudicarsi la sfida di ballo e quella di canto. Per quanto riguarda la sfida di recitazione ho i miei dubbi. Modestamente ho un glorioso passato di ruoli di spicco in recite scolastiche quindi il picco del podio in questo settore artistico è facilmente raggiungibile dal sottoscritto. 25 aprile. Iniziano le vacanze romane. Spedito a Roma al seguito di Necrophagia e Ex-Mortem. Degli Ex-Mortem non so un bel nulla, i Necrophagia sono invece un piccolo culto della scena grind-death metal – in studio fa parte della line up anche Phil Anselmo dei Pantera, dal vivo no. Sul tour bus viene trasmesso uno splatter movie girato da tale Fred, uno degli americani al seguito dei Necrophagia. Il ragazzo sostiene di aver vinto dei grammy con questa pellicola presto sul mercato in dvd. Donne squartate, torture e sesso con cadaveri. Roba forte, effetti speciali esagerati. Tutto troppo assurdo per essere vero. Trascorro la notte in bianco a causa dell’aria condizionata sparata sulle ginocchia. Chissà per quale motivo, finisco in mezzo a una discussione tra il cantante degli Ex-Mortem e il bassista dei Necrophagia che vanta un rispettoso passato negli Immortal. Oggetto del dibattito: i mali del mondo. Mamma mia che depressione. Questi sono tutti a un passo dal suicidio. Il norvegese ex Immortal, per quanto mi riguarda, si salva in corner quando confessa il suo amore per i Turbonegro e dice che mi devo aspettare molti omosessuali allo show degli Apocalypse Dudes. Arrivati sugli Appennini le curve a zig zag fanno cadere dvd, cd e ventilatori. Un disastro; raccolgo il tutto e la roba cade dopo tre minuti. Stessa identica scena almeno un altro paio di volte, poi lascio perdere. Primo momento tragicomico della gita nella Capitale. La mia boss gentilmente stampa una mappa del tragitto Hotel Primus zona Piramide – Circolo degli Artisti via Casilina Vecchia 42. Peccato inverta le due mete. Ecco Michele Bisceglia aka Miguel Basetta che, alla ricerca dell’albergo, scende a Manzoni e arriva in via Casilina a piedi, sotto il sole bollente, con una notte insonne sul groppo. Stracotto, prossimo alle visioni, in via La Spezia spero di giungere alla Skaletta… Minimo sei km di inutile passeggiata. Trascorro l’intera giornata di sabato da vero turista. Colosseo, Fori, Fontana di Trevi. Sono finito pure in una piazza piena di Mods. Tappa d’obbligo da Hate Records. Incredibile, percorro via San Giovanni e chi incontro? Juri e Satantonio, Easy Girls preparano la marcia su Roma. Passo da Piazza del Gesù e ricordo i bei tempi delle feste dell’amicizia della Democrazia Cristiana. La sera torno in hotel e mi sento un po’ come Dee Dee Ramone al Chelsea Hotel. Domenica mattina vado a San Pietro e il Papa beatifica la mia persona. Riesco a prendere per ben due volte un autobus nella direzione sbagliata: o io sono troppo leso oppure le indicazioni sono messe al contrario. Al Circolo degli Artisti la giornata scorre tranquilla, soprattutto grazie alla presenza di un certo Max (per certi versi molto simile al tipo di Pulp Fiction che risolve i problemi di Travolta e Brown a casa di Tarantino) e di un altro tipo vestito da Hitler Jugend. Tutti più o meno contenti, tutti a casa. Lascio l’hotel distruggendo la stanza perché distruggere le camere d’albergo fa rocker e io sono un rocker. 6-7-8 maggio, the Lords are back. Con Brian James davanti butto la mia dignità nel cesso e tiro fuori il peggio di me stesso, schiacciato dal peso di domande realmente stupide tipo: “vedi ancora i Sex Pistols?”, “secondo te i Damned sono stati davvero il primo gruppo punk inglese?”… I Lords Of The New Church sono ancora validi, forse sono addirittura migliori rispetto ai vecchi tempi di Stiv Bator. Suonano certamente più rock and roll. Peccato che in Italia non se li sia filati nessuno. Lo show del Transistor di Torino è stato devastante. Serata salvata dalla crew della band di supporto (Black Gin Angels, musicalmente buoni ma patetici da un punto di vista dell’attitudine) e dalle birre bevute dal Goti. La cosa bella del Transistor Club è che è collocato di fianco al Club 99, noto locale per scambisti piemontesi. Salto la serata romana supportata da Bastet e Transex per essere fresco e bello giovedì a Milano. Non credo sappiate che i Lords ora hanno due cantanti: uno è Steve, checca completamente inutile che sul palco apre bocca una volta ogni dieci minuti, e l’altro è Adam, ex American Heartbreak. Io e Adam ci siamo innamorati, ma siccome lui è sposato l’ho convinto a pensare alla famiglia e a lasciar perdere la nostra storia. Adam ha lasciato gli American Heartbreak perché ci perdeva troppi soldi e non aveva spazio all’interno della band. Chissà la verità qual è; pare che i nuovi American Heartbreak vogliano suonare come i Def Leppard. Adam, sottoposto al mio interrogatorio, rivela qualche gossip rock and roll made in the USA: è inutile che le Donnas cantino “40 boys in 40 nights” perché tanto sono delle palle al cazzo che non sanno divertirsi, Belvy K dei Libertine non ha mai suonato nei D-Generation come invece va in giro a raccontare, gli American Heartbreak non possono più suonare a San Francisco perché hanno debiti con tutti i locali della città. Avete presente la storiella del primo Lp dei Damned con sopra la foto di Eddie and the Hot Rods? Brian James mi ha detto che non è stato un errore della casa discografica, ma una bella mossa di marketing del loro manager! Chicca per i Ramones fanatics: il figlio di Brian James chiamava Dee Dee Ramone “Popeye”, braccio di ferro. Domanda per gli esperti di sixties: “Live For Today/ Piangi con Me” è un brano americano o italiano? Dave Tregunna è convinto si tratti di una cover di un pezzo americano, ma sul disco dei Lords i crediti sono Shapiro/Mogol. Non so perché, ma Jerry dell’Indians a un certo punto del pomeriggio ha sparato la seguente citazione: “Open Up and Say… Ahh”. Onore alla sua formazione culturale. Questi sono i sogni di rock and roll che facevo quando avevo quindici anni. BASTET Ascoltare musica è roba da anni 80, il trionfo dello stile sulla sostanza, l’amore è come una bicicletta… Questi sono i Bastet, al momento la band che eccita maggiormente il sottoscritto. Un gruppo che ha qualcosa in più degli altri. Questo qualcosa in più è l’attitudine. Il nord est non è solo piccola impresa fiorente. Kurt Cobain è morto, l’assassino è Pacino. Che significa “Bastet”? Bastet è un nome che colpisce a tre livelli. Il primo tocca la mistica religiosa di cui è pregno il messaggio lirico della band. Prendendola alla larga, come ben sai il rock’n’roll, ancor meno del crimine, non paga; gli unici ad assicurarti un pasto caldo e gratuito, qui nel ricco ma cinico nord est, sono i frati cappuccini. Dopo anni spesi nelle loro mense a bere brodo abbiamo finito come per affezionarci a tutta l’iconografia religiosa, al tizio sulla croce, la signora lacrimevole col velo... Come sapresti se avessi finito le scuole dell’obbligo, Bastet è la dea gatto dell’antico Egitto. La scelta di non chiamarci chennesò “Jesus” o cose così è stata presa per: A)evitare di farci confondere con gli Stryper B)Non fotterci in partenza il mercato arabo. Dicono che lì il glam stia tornando, perchè non approfittarne? In seconda battuta, ci piacciono molto i gatti; sono animali silenziosi che passano il tempo a leccarsi e hanno una vita sentimentale organizzata nel dettaglio e in periodi ben circoscritti, cosa che ne aumenta la produttività e ne diminuisce le perdite di tempo; anche noi punteremmo ad un’ascesi sessuale di questo tipo. In ultimis, noi proveniamo da una zona, il ricco e supponente nord est, dove la popolazione è incline alla blasfemia; quindi, chiamandoci “dio gatto” pensavamo, e a ragione, di accattivarci le simpatie di una consistente fetta di pubblico. Ma l’avete mai mangiato il gatto? So che dalle vostre parti si usa... Te l’ho già detto, né il punk né tantomeno il glam hanno a che fare col satanismo...Anche se si dice in giro che uno dei chitarristi dei Thee STP ne vada pazzo. Da dove venite? Come nasce la band? Insomma, le solite domande di circostanza... Come già dettoti, proveniamo dal ricco e busone nord est...Come tutti i veneti - anche se in buona percentuale siamo una band terrona- siamo ignoranti e con famiglie piene di soldi, e come i terroni siamo pigri da far schifo ma pieni di stile e joie de vivre: cercavamo quindi il modo di sputtanare più denaro possibile nel modo più charmant concepibile: da qui l’idea di mettere su una band. E ci siamo riusciti! Adesso siamo poveri. E ci siamo conosciuti presso l’ospedale S. Antonio di Padova, dove portavamo le nostre nonne, in cambio delle rituali diecimila lire, a giocare a Canasta con le amiche. Dalla Canasta al rock’n’roll il passo è stato breve. Tre di voi sono terroni. Di dove? Brutti posti....Campania, Calabria, Sicilia... Per un po’ abbiamo cercato di tenerlo nascosto, però poi abbiamo visto che: A)Era sempre più difficile giustificare la mozzarella di bufala che ci portiamo in tour B) Tutto sommato parlare coi giornalisti accompagnati da un sottofondo di marranzano ti tiene al riparo da brutte recensioni. Carmen è calabrese? No, è francese. Si legge Carmèn. E lo puoi capire anche dalla classe, e dai contratti con Vogue. Io ho solo il vostro primo mini... Come si sviluppa la vostra discografia? E’ la solita gavetta che fanno tutti, solo con molto più stile; dopo quel mini, abbiamo eiaculato canzoni su tributi e compilation varie, tra le quali menzionerei “A Fistful of Rock’n’Roll”, “Slam!”, e i tributi a GG Allin e The Boys, poi qualche canzone per qualche colonna sonora in giro per il Terzo Mondo, un album “Gimme some more of Sodom + Gomorrah” registrato in Germania un tot di tempo fa e che prima o poi vedrà la luce, e un EP, “Spurtin’ Joy wherever we go” che uscirà ad Aprile (non uscirà...ndB). L’attività live è stata frenetica nell’arco degli ultimi anni, abbiamo fatto quattro tour tra Germania, Austria e Svizzera e un centinaio di date abbondanti in Italia; suonare dal vivo, a un certo punto, si era reso indispensabile: siamo precipitati in una sorta di circolo vizioso per il quale dovevamo suonare per pagare i danni provocati al concerto del giorno prima. Avete partecipato anche a tributi a Boys e GG Allin quindi ascoltate anche parecchio punk rock. Con cosa avete cominciato ad ascoltare musica e come siete arrivati al glam? Personalmente, e per personalmente intendo che me lo dice Rufus (shotokan guitarra), mi sembra restrittivo parlare di “generi musicali”; che cos’è il glam?, e il punk?, e noi chi siamo? dove andiamo?; ecco la nostra musica risponde a queste domande profonde, con profondo anelito globalizzante. Per noi è più importante il messaggio che si vuol comunicare dell’arida successione di note che si fa latrice di detto messaggio. Anzi, è più importante ancora l’estetica di come viene portato il messaggio dell’arida successione di cui sopra. Il trionfo dello stile sulla sostanza, appunto. Vista da quest’ottica, che altra musica c’è oltre al glam? So che avete collaborato con un produttore molto figo... “Figo” non è il termine esatto... Anzi, lo definirei piuttosto bruttino, a parte la dentatura mozzafiato. Lo definirei piuttosto un produttore “ricco”: si chiama Ric Browde, ha fatto i primi album di Faster Pussycat e Poison, e cose di Dogs D’Amour, Ted Nugent, Joan Jett, Wildhearts eccetera eccetera. Dai Dogs D’Amour ai Bastet! Poi dimmi se la vita non è un’altalena. Un personaggio strano, ricco di sfaccettature, dalla sessualità contorta, che ha abbattuto, durante i due mesi lungo i quali abbiamo lavorato con lui, certe barriere sessuali che la scuola cattolica aveva erto in noi. Con lui abbiamo appunto registrato un album a Berlino del quale parleremo quando vedrà la luce e più di recente un altro pezzo che è finito in non so quale paese straccione del terzo mondo dove il nostro management sta cercando di farci diventare i nuovi Beatles. Visto che conoci Tyla dei Dogs D’Amour, che personaggio è? Sarò sincero, non ci ho capito molto dell’uomo-Tyla: certo è che per un breve periodo mi ha fatto dubitare della mia sessualità. Che mi dici dell’ultimo album dei Poison? Secondo me è il più figo che hanno fatto. E dell’ultima uscita degli Hanoi Rocks? CC Deville è una mente superiore, punto e a capo. Riguardo l’ultimo album, penso che appena supererò il trauma di “Squeeze Box” potrò innamorarmene. L’ultimo degli Hanoi ancora non ce l’ho, ma sono convinto sia una figata! Essendo loro due THE cantantest e THE chitarristest non possono che aver fatto THE cdest, non so se mi spiego. Ti sono piaciuti gli Hangmen? Sì, soprattutto il modo in cui porta i suoi quarant’anni Bryan Small… Il Pornacchione sostiene che ha cantato “Psycho Therapy” con voi una sera al Mingus di Bregnano... Sì, capisco; di cazzate ne abbiamo combinate tante, quindi è plausibile. Posso provare ad azzardare una ricostruzione? Con un nome così, è più che credibile che tale Pornacchione si sia sentito provocato dalla lascivia della nostra musica e sia saltato sul palco per molestarmi; essendo probabilmente più grosso di lui l’avrò respinto malamente, e lui avrà cercato di mascherare alla folla presente lo smacco mettendosi a cantare “Psycho Therapy”. Il Pornacchione quando mi ha registrato la vostra cassetta ha detto che siete dei fighi perchè ci credete davvero e avete fatto uno show della madonna anche davanti a tre persone; vi capita spesso di suonare davanti a quattro gatti? E qualche folla “seria” l’avete mai affrontata? Capita, capita. Ma tieni presente che l’impulso che ci spinge a suonare non è la vanità, ma il narcisismo. A differenza del vanitoso, che ha bisogno di piacere agli altri per compiacersi, il narciso si basta e non necessita dell’approvazione altrui per godere. E noi siamo narcisissimi! Anzi, ti dirò che la presenza di altre persone durante i concerti in una certa misura ci è di disturbo. Nonostante ciò ci è comunque capitato di suonare anche davanti a folle oceaniche, specie nell’exURSS. Tornando al Pornacchione, adesso che mi ci fai pensare meglio mi pare di ricordare un ragazzo piuttosto carino presente a quel concerto... Ho visto una vostra locandina con su scritto qualcosa come “glam rock with a punk attitude”. Che cazzo è la “punk attitude” per voi? Non so, non ricordo bene, sono cose di tanto tempo fa...Penso che si riferisse alla nostra abitudine di impennare sui motorini e fumare gli spinelli. NESSUNO SCHEMA GRADINATA NORD FIERA DELL’ODIO Siamo di fronte a personaggi di un certo spessore. E’ l’unica cosa che mi sento di scrivere come preambolo a questa intervista. Godetevi queste storie di rock valtellinese e imparate qualcosa. (intervista con claudio canclini) Ho sempre sognato di avere il numero di Nessuno Schema con le lezioni di freno a mano... A parte il fatto che sono un po’ tardo perché il primo numero della tua fanza che ho preso è stato l’ultimo uscito, riproporresti le lezioni di sgommate su Oriental Beat? Ma soprattutto, questo fantomatico numero con questi preziosi insegnamenti esiste davvero o l’ho inventato io? No, esiste davvero! Era il # 6 (dicembre ’95) e recava appunto questo articolo redatto dal buon Cristian Cambiaghi, un amico (brianzolo come te, peraltro!) del mio (adesso ex) socio di ‘zine Marco. Riproporre la cosa…direi di no, io non sono più un “frenamanista” da molto tempo, negli anni ho imparato a tenere la macchina un po’ più da conto! Perché dici di essere contrario alla pubblicità nelle fanzine? Come ti finanzi? Non l’ho mai detto, a dire il vero! Probabilmente ti riferisci ad un’uscita fatta su NS da Marco in sede di recensione di una fanzine. Detto questo, io, per quanto riguarda le altre fanzines, non sono assolutamente contrario alla cosa (che anzi, è un ottimo mezzo di finanziamento), magari senza esagerare e finire col mettere più pubblicità che contenuto effettivo! Per quanto riguarda me e la mia fanza, faccio un lavoro che, almeno per il momento, mi permette di “buttar via” i soldi necessari a far uscire Nessuno Schema, per cui non mi interessa, né serve mettere delle pubblicità! PS= il succitato # 6 presentava l’unica pubblicità effettiva mai inserita su NS: una pagina A5 della Vacation House che venne scambiata con un tot di Cd degli Indigesti (il demo su cd); non credo accetterei quella proposta adesso, ma sai “we were young & free”… Veniamo alla tua banda che è meglio. Breve storia dei Gradinata Nord. Sleazy e oi!, due generi che vengono dalla strada... Ha ha! Non ci avevo mai pensato! In effetti, lo “street-rock-metal” e la “voce della strada”! Comunque sia, i Gradinata Nord sono nati nel gennaio ’00, più che altro come passatempo (suonavamo tutti in altre bands) e con una formazione diversissima da quella attuale (in cui i sopravvissuti siamo io e uno dei chitarristi che tra l’altro agli inizi era il bassista del gruppo); anche il genere inizialmente era molto diverso da quello attuale e si trattava di una specie di Oi!-Core che poi tra l’altro sconfinava spesso nell’HC vero e proprio! Man mano che il tempo passava e che la formazione mutava ci siamo avvicinati sempre più all’Oi! propriamente detto ed è il periodo in cui abbiamo buttato giù e poi registrato i pezzi poi apparsi sul Cd (ad eccezione di “Gradinata Nord” che fu il primissimo pezzo mai scritto dal gruppo e che in effetti è un pezzo HC…), la cui comune denominazione è quella dei testi a sfondo calcistico-hooligano che ci ha messo addosso l’etichetta di “ultras band”, a mio parere abbastanza immeritata (fu un caso che i pezzi scelti per il disco fossero proprio tutti quelli con quel tema, avevamo anche altri pezzi dai testi più tipicamente hardcore-oi!-metal tamarro, ma musicalmente non erano granché!). I pezzi post-cd hanno iniziato a mostrare questa influenza Hard’n’Roll (o Sleazy che dir si voglia, anche se quest’ultimo vocabolo lo riferirei più al look/attitudine di un gruppo che alla musica…e per certi versi, sì, siamo anche un po’ Sleazy!), tant’è che nelle ultimissime cose di Oi! ce n’è proprio ben poco e, come spesso abbiamo detto nell’ultimo anno, i Gradinata Nord 2003 (quantomeno nelle intenzioni!) suonano come un incrocio fra Turbonegro, Motorhead, Motley Crue e Business (senza comunque dimenticare i Nabat, gruppo senza il quale i Gradinata probabilmente non sarebbero mai nati). E’ vero che il vostro split con i Rebelde è stato già ristampato? Una bella soddisfazione credo. Beh, sicuramente. Comunque è stato ristampato addirittura due volte, ma in quantità abbastanza limitate, tanto che in totale non penso che il numero di copie stampate in totale superi le 1.500 (e probabilmente sono anche meno!). Si gioca a pallone tutti i giorni, si deve pagare per vedere le partite su Stream e Tele+, le nuove leggi contro la violenza negli stadi alimentano gli scontri tra tifoserie... Il calcio è ancora una cosa seria? Assolutamente sì! Sicuramente dieci/venti anni fa lo era molto di più, o quantomeno era più “romantico”, più “poetico” (ma non dimentichiamoci che pure allora giravano dei bei soldini, anche se non paragonabili alle cifre assurde di adesso), basti pensare ai giocatori-bandiera (specie oggi rarissima), alla quasi totale assenza dei procuratori, a quei “presidentissimi” di provincia come ormai non ne nascono più, e anche ad una “globalizzazione “ non ancora in atto (vedasi le coppe europee di una volta, nonché i vari campionati nazionali, il nostro incluso). Però fin quando un gol dell’Inter (nel mio caso) riuscirà a farmi gioire, per me il calcio rimarrà sempre “una maledettissima cosa seria” La distribuzione Fiera dell’Odio: quando hai conosciuto Rocco? Hai ancora voglia a trent’anni di stare dietro a una distro? A dire il vero non molta… I prossimi mesi saranno decisivi in questo senso! Rocco l’ho conosciuto a metà anni novanta suppergiù, quando aveva comprato qualcosa dalla mia distro (all’epoca chiamata La Fiera del Bestiame, su idea del ragazzo che l’aveva messa inizialmente in piedi, prima che si unisse il sottoscritto). Il 1999 è stato l’anno della fusione fra La Fiera del Bestiame, appunto, e la Odio Alpino che era la distro/etichetta del Rocco… Ne è uscita La Fiera dell’Odio che fino ad oggi ha firmato tre produzioni: il 7” Disarm/Obbrobrio, l’Lp su cassetta Obbrobrio/Jan AG (gli Obbrobrio sono il progetto Grind in cui suoniamo sia io che Rocco) e il Cd di Joseph C, fresco di stampa! E’ da un bel po’ di tempo che sei nella “scena”: cos’è cambiato in tutti questi anni? Nel giro punk rock credo ci sia stata una sorta di “professionalizzazione”, è così anche per il tuo giro? Qual è il mio giro?! Seriamente, non credo di averne mai avuto uno in particolare, sia per poca voglia di ghettizzarmi, sia perché obiettivamente non sono mai stato così “ricercato” da un particolare giro! Posso dirti che molta gente che conosco da anni, o con cui ero in contatto anni fa, si è “professionalizzata” e nella stragrande maggioranza dei casi non posso certo dirne male… In fin dei conti hanno fatto delle scelte su delle cose che han vissuto per anni e anni, non sono state scelte dettate dalla moda di turno (anche se, ripeto, esiste qualche nome di cui si può dire peste e corna!). Cos’è cambiato? Penso che si sia proprio andati verso una sorta di professionalizzazione della cosa e per certi versi questo non è un male… Se si toglie qualcosa in termini di spontaneità, ma si guadagna in termini di organizzazione e quindi di rispetto verso le persone coinvolte, beh, penso che questa sia una cosa positiva. Poi, vabbè, ci sono le troppe “rockstars-wannabe” della situazione, i tironi che non mancano mai… Almeno si rendessero conto di quanto sono patetici…. Domanda da 1.000.000 di euro: DIY è una scelta o una necessità? A volte una, a volte l’altra. C’è chi auto produce perché nessuno se lo caga e chi invece lo fa perché crede nella valenza di un lavoro (discografico, cartaceo, salcazzo) completamente fatto da sé e su cui potrà avere il controllo totale in fatto di distribuzione ecc. Spesso però dietro l’etichetta DIY si nasconde gente che impronta ogni rapporto secondo un punto di vista che qualcuno definirebbe capitalista e che io, più modestamente, definisco “da stronzi”: se vuoi fare l’etichetta e viverci sopra, per me non ci sono problemi, però non definirti Do It Yourself solo perché così ti crei questa patina PC che fa tanto figo e che ti fa vendere… Che pensi del Politically Correct? Oggi ho letto che Rifondazione Comunista ha protestato per la pubblicità di Calimero bollata come razzista… Il PC è quasi sempre un atteggiarsi esagerato, non molto lontano da bigottismi e perbenismi vari… Roba da yankee del cazzo, per quanto mi riguarda! Ora facciamo un gioco. Io ti dico un nome e tu mi racconti quello che vuoi: Zeman. Vader. Valentini. Turbonegro. Maradona. Silvio Berlusconi. Zeman: grosso figo, grande personaggio, ovviamente affossato dalle lobbies che governano l’italico calcio! Vader: grande band polacca, probabilmente uno dei mejo Death Metal gruppi al mondo… Detto questo non è che mi entusiasmino molto! Valentini: the italian Rock’n’Roll Doctor! Turbonegro: geniali! Non aggiungo altro. Maradona: il più grande di sempre, il Napoli fu perfetto per lui… Lo rimpiango. Silvio Berlusconi: finché faceva il presidente di calcio e l’imprenditore non mi era neppure antipatico, da quando è “sceso (obbligatoriamente!) in campo”…insomma, è lì da vedere per chiunque non abbia il paraocchi…. Gli Hanoi Rocks. Come sei entrato in contatto con questo fantastico mondo? Una band glam che purtroppo in pochi conoscono - sfigati perchè ascoltano Hellacopters, Turbonegro e Glucifer che alla fine alla coppia Monroe/ McCoy devono tutto... Uhm, non so quanto i tre gruppi da citati debbano effettivamente agli Hanoi Rocks, forse sono più bands come i Backyard Babies ad averli nel loro background, mentre Hellacopters e Gluecifer mi sembrano più influenzati da un certo tipo di Rock americano (i Turbonegro secondo me non c’entrano nulla né con loro né con gli Hanoi, vengono più da un background punk-hc e poi hanno una genialità lirica/attitudinale/iconografica che gli altri, e non solo loro, si possono solo sognare!). Detto questo io ho conosciuto gli Hanoi grazie ad una retrospettiva apparsa su un “HM” dell’87 e comprai il loro primo Lp (in offerta a 7.000 lire!) qua a Colico (!!!) in un negozietto (ora defunto) che teneva abbastanza roba Metal e Punk: me ne innamorai subito, ma la loro discografia l’ho completata solo l’anno scorso (mi mancava il live), devo ammettere, un po’ per la difficoltà ai tempi di reperire i loro dischi e un po’ (soprattutto) per una pigrizia di fondo personale! Ritengo gli Hanoi Rocks un gruppo abbastanza sottovalutato, quantomeno qui in Italia (se vai in Finlandia, sono quasi degli eroi nazionali! E alla fine lo sono davvero, secondo me!), e comunque gli sfigati di cui dici tu, che ascoltano questo “nuovo” rock’n’roll nordico e/o a stelle e strisce, dovrebbero solo provare ad ascoltarsi senza paraocchi roba tipo Hanoi appunto, primi Faster Pussycat, certi Motley Crue, primi Guns’n’Roses, gli altri finnici Peer Gunt, e poi Dogs D’Amour, certi Poison, New York Dolls, Zodiac Mindwarp, senza dimenticarsi poi classici come Ac/Dc, certi Motorhead o Alice Cooper! Tutta roba mille volte superiore a quella che si sentono loro adesso (e che comunque è spesso molto valida!). (intervista con rocco della fiera dell’odio) Prima di tutto presentati ai lettori: chi sei, cosa fai, dove vai? Un fiorino! Chi sono: Rocco Del Nero, anni quasi 23, residenza in via Prati Grassi 16 a Morbegno (So), di stato civile libero. Professione: 1/3 studente, 1/3 barista (satanico), 1/3 supereroe. Cosa faccio: un sacco di cose, troppe. Talmente tante che alla fine non faccio un cazzo. Dove vado: vado dove mi porta il cuore. Veniamo subito al sodo: racconta la tua avventura con Marylin Manson, Satana e le forze dell’ordine italiane… Dunque, la storia è lunga e anche un po’ malata. Una calda mattina dell’estate del 2000 mi trovavo fuori da casa mia a vangare l’orto, badile alla mano e sudore sulla fronte e bestemmia pronta a metà ugola. Mi giro e vedo entrare due macchine dei carabinieri nel piazzale di casa mia. Sei loschi figuri si avvicinano a me chiedendomi se fossi io tale Rocco Del Nero. Ebbene sì, sono io. Un signorotto alto e magro, vestito elegantemente e con l’inconfondibile pizzetto da sbirro in borghese mi allunga un foglio. Leggo: “poiché vi è fondato motivo di ritenere che nella abitazione di Del Nero Roco vi possa rinvenire materiale inerenti pratiche esoteriche, diari, appunti inneggianti a Satana, scritti provenienti da una delle indagate ecc… disponiamo la perquisizione di suddetta abitazione con conseguente sequestro di quanto rinvenuto ed in ogni caso ritenuto utile al fine delle indagini…”. Oh cazzo, va bene che sono un accanito bestemmiatore, va bene che ascolto Burzum e va bene pure che da bambino rubavo le caramelle al bar dell’oratorio, ma che cazzo c’entro io con Satana, pratiche esoteriche? E chi mai sarebbero queste indagate? E che hanno fatto? Dunque, le indagate sono indagate nell’omicidio di una suora; indagate sono tre ragazzine ancora minorenni, cresciute ascoltando Marylin Manson e facendo forse un po’ troppo uso di droghe. Il fattaccio è avvenuto in una buia serata a Chiavenna, tristissima cittadina in provincia di Sondrio a 10 minuti dal confine svizzero, cittadina in cui io e le tre ragazze di cui sopra abbiamo frequentato per cinque anni la scuola alberghiera. Così si dà il via alla perquisizione… La sbirraglia mi ribalta la camera facendo passare ogni disco, ogni fanzine, ogni flyer, ogni foglio di carta che avevo in camera. Mi portano via i miei amati cd dei Death SS ( e mentre lo scrivo mi tocco le balle), degli Slayer, Morbid Angel, Iron Maiden e altri reperti di fanatismo satanista, tipo i dischi degli Altro, dei Bellicosi per non parlare poi dei satanassi dei Bad Religion. Per essere più sicuri sequestrano anche una pericolosa e malvagissima videocassetta dei Green Jelly (gruppo metal americano demenziale) intitolata “Cereal Killer”. Un carabiniere fiero di aver appena trovato una prova schiacciante della mia colpevolezza disse con fare beffardo “Ah Del Nero, come mai lei tiene le videocassette degli assassini?” Che domande ti hanno posto durante l’interrogatorio? Alla perquisizione è seguito un altrettanto delirante interrogatorio alla caserma dei carabinieri di Chiavenna. Ricordo con particolare giubilo quando mi chiesero cosa ne pensassi del Papa. Se fossi stato un vero giovane facinoroso dell’area antagonista avrei potuto rispondere citando i Lion Horse Posse, quando Corrado Riot cantava dal palco “Papa polacco di merda sei un sacco”. Invece sono solo un fottuto poser e ho risposto con una diplomatica dichiarazione di ateismo. Poi, stupiti del fatto che in casa mia non avessero trovato dischi di Marylin Manson, mi chiesero come mai non ascoltavo il moderno anticristo americano. Me lo chiesero sfogliando distrattamente il libretto di un disco dei Morbid Angel che poche ore prima avevano preso da casa mia. Sono tutti veramente stupidi, carabinieri e magistrati vari, la cosa positiva è che però fanno accrescere di molto l’autostima altrui. Altro che filosofie new age o chissà quali terapie esoteriche induiste hare krisna, consiglio a tutti coloro che soffrono di scarsa considerazione di se stessi un colloquio con un uomo in divisa e vedrete che la vostra autostima ne trarrà notevole giovamento. Ma è vero che ti hanno trovato in possesso di un lp “Police Bastard” e hanno detto: “ meno male che siamo carabinieri?” Sì e non solo… Un carabiniere mi ha trovato un pacchetto di cartine e mi ha chiesto cosa ci facevo con quelle. Io gli ho risposto che mi servivano per fare i cannoni. E lui mi ha detto: “Chi cazzo sei, Macgyver?!” Come sono arrivati a te? Appostamenti con le ciambelle? Intercettazioni telefoniche? Cimici nascoste nella tua cameretta? Qualche mese prima del fattaccio c’è stato un duro scontro a fuoco per le strade morbegnesi. I marsigliesi hanno affrontato in una lotta all’ultimo sangue la banda di Vincenzo Marazzi, meglio conosciuto come il Gobbo. Storie di droga, prostituzione, denaro riciclato… Insomma le solite cose. Tutti lo sanno che il Gobbo è un dritto e dopo aver fatto assaggiare il suo piombo ai maledetti marsigliesi ha deciso che il prossimo a pagarla sarebbe stato il commissario Tanzi, uno sbirro che si era messo sulle sue tracce. Tanzi però è un grandissimo figlio di puttana e pizzica il Gobbo durante un tentativo d’assalto a un furgone portavalori. Lo sbatte in gabbia, lo gonfia di schiaffoni, gli fa patire la fame, la sete, il freddo ma il Gobbo non si fa sfuggire una parola. Ma il Sogliola, compare del Gobbo con una sfrenata passione per il metallo più becero, cede alle botte di Tanzi e parla… Fa il nome di tutti e perfino il mio, dicendo che sono io a procurargli sottobanco le cassette dei Dark Funeral con le quali si carica prima dei colpi in banca. Così finisco sulla lista nera del Tanzi, iniziano gli appostamenti fuori da casa, intercettazioni telefoniche e pedinamenti, aspettando un mio passo falso che prima o poi sarebbe arrivato… Ma almeno conoscevi le povere protagoniste di questa vicenda? Certo che le conoscevo, ci trovavamo spesso di notte per andare a profanare tombe. Poi ci drogavamo, ci autoflagellavamo e ci cagavamo in testa a vicenda cantando le canzoni di GG Allin. Ah, delle volte andavamo anche a rubare i ghiaccioli al bar dell’oratorio e poi facevamo scoppiare i mini ciccioli nelle campane della raccolta vetri. Fumavamo di nascosto le Esportazione senza filtro che una delle tre rubava a suo nonno. Una volta abbiamo pure detto una bestemmia, ma poi non l’abbiamo più fatto. Cazzate a parte, le conoscevo di fama così come tutti le conoscevano a scuola. Tu dici povere… Mah, erano poi tre ragazzine rincoglionite e viziate che come tanti loro coetanei si drogavano per rompere la noia della vita nella provincia più estrema. Quando dentro di sé regna il vuoto più assoluto ci si aggrappa a idoli e ambizioni… C’è chi ha come idolo Del Piero e vuole fare il calciatore e chi invece preferisce Marilyn Manson e ha come sogno fare il satanista. Così, secondo la logica dell’agire razionale rispetto allo scopo, chi vuole fare il calciatore va a giocare a calcio in osceni campetti di periferia e chi invece vuole fare il satanista organizza e compie l’omicidio di una suora. Io non ho mai avuto idoli, non ho sogni o ambizioni, non me ne frega un cazzo dei miei coetanei, perché come dice Mustafà l’importante è scorreggià! Ora un po’ di storia della tua vita. Quando hai incontrato per la prima volta il Canclini? Se non ricordo male in un bordello gay di San Francisco, anzi no, quello eri tu. Il Canclini, o meglio il Ciotti, lo vidi per la prima volta durante un concerto delle Figa de Ferr al Dancing Elisir di Regoledo. Io ero appoggiato al banco a bermi la mia birra e mi stavo godendo lo spettacolo delle 4 F.d.F. E mentre la Wanda mimava una fellatio con la Jessica suonando la hit “dacci oggi il nostro pene quotidiano” sotto il palco il Ciotti travestito da gerarca nazista rispondeva alle provocazioni mimando a sua volta un rapporto anale con un noto professore nerd Morbegnese in divisa da giovane balilla. Come nasce la distro Fiera dell’Odio? Nel 97 o 98, non ricordo bene, misi in piedi una simil-distro con un mio amico (ignoRenza, voce negli Obbrobrio e ex Gradinata Nord). Avevamo ereditato ad un prezzo d’occasione la distribuzione degli Atrox, una cinquantina di 7” e qualche cd. Agivavamo sotto mentite spoglie con il nome “Odio Alpino”, non mi ricordo più da dove veniva questo nome ma sono sicuro che comunque a voi non frega un cazzo saperlo. All’epoca c’era un’altra distro che operava sul territorio valtellinese, vale a dire la Fiera del Bestiame che l’amico Ciotti portava avanti da ancor prima che io decidessi con che mano farmi le pippe. Poi un giorno decidemmo di compiere una fusione ai vertici, unire le due distro perché si sa che l’unione fa la forza. Fatti due conti scegliemmo il nome La Fiera dell’Odio che sarà sì tamarro, ma sicuramente è meglio di l’odio del bestiame o la fiera dell’alpino. Ho visto che producete dei dischi. Di che si tratta? Si tratta di musica giusta per la gente giovane. Abbiamo riciclato il nome Odio Alpino per le coproduzioni, ovvero tentativi di dare una mano a amici che vogliono fare un dischetto. Finora abbiamo coprodotto il 7” dei Roid, il cd dei RedBloodHands e dei La falce e un altro 7” compilation dal titolo “WorldwideViolence”. Tutta roba hc metalluso grindeggiante e bello violento. Con il nome della Fiera dell’Odio ci siamo lanciati su territori ancora più aspri e socialmente inaccettabili, abbiamo iniziato con il 7” Disarm/Obbrobrio (2000 copie che hanno invaso il pianeta terra), poi abbiamo proseguito con lo split casseta “Obbrobrio feat. Joseph C / JanAg” e poi è fresco di questi giorni l’ultima nostra uscita, il mini-cd di Joseph C, una bomba di malatissimo noise-elettro-pop direttamente dall’oltretomba. Quindi musica violenta e incomprensibile ai più; nonostante questo sia io che il Ciotti ascoltiamo molta musica, dal rock’n’roll all’hc,passando per il metal degli anni 80, l’oi!, il grind, punk rock, rockabilly e via andare… Hai una band? In teoria sì ma in pratica no. Ovvero, suono la chitarra negli Obbrobrio. Dal 98 ad oggi abbiamo fatto credo non più di cinque prove,zero concerti, non suoniamo insieme da più di un anno e non abbiamo nemmeno una formazione fissa, fatta eccezione per 4 elementi a cui di volta in volta si aggiungono chitarristi e bassisti e cantanti a volontà. Nonostante tutto abbiamo pubblicato un 7”, una cassetta split, abbiamo partecipato a varie compilation su cassette e cd, ci sono persone entusiaste della nostra musica perfino in Giappione e Malesia. Certo che è proprio strano il mondo… Perché una p e r s o n a intelligente come te era a un concerto inutile come quello dei Nashville Pussy? Alla luce di quanto ho detto credi ancora che io sia una persona intelligente? Valtellina nazione, tutto il resto è meridione. THE HANGMEN Piccola intervista via e-mail a Bryan, gentilissimo si è scusato per la brevità delle risposte dicendomi che è lento nel battere al computer. Nota di colore: prima di mandargli le domande l’ho avvertito del mio pessimo inglese. Il suo è peggio. So che sei un grande fan dei Gun Club. Dimmi qualcosa su di loro…C’è troppo da raccontare su di loro, talmente tanto che ci vorrebbe una vita. Mi hanno fatto mettere in piedi una band… Hanno mischiato blues, punk e country in modo così originale da influenzare gruppi come Pixies, Leaving Trains, gli Horseheads e molti altri. Ascolta “Fire Of Love” e capisci tutto. Ora parliamo di te. Da dove vieni? Quando ti sei trasferito in California? Sono nato in Montana e poi mi sono trasferito nell’Idaho quando i miei genitori hanno divorziato. Sono andato in California nel 1985. Come sono nati gli Hangmen? Ho scritto un po’ di canzoni e poi mi sono trasferito a Los Angeles per via della scena musicale del posto. Poi ho messo su la band e l’ho chiamata Hangmen. Il vostro primo disco è uscito su Capitol. Come avete ottenuto questo contratto? Keith Morris dei Circle Jerks era il nostro manager, mandò in giro il nostro demo e la Capitol fece l’offerta migliore. In Italia siete ricordati come una street rock and roll band; io credo che siate molto più punk dei vari Poison, Faster Pussycat, Guns and Roses dell’epoca… Siamo sempre stati una rock band con influenze country, blues e punk. Non abbiamo mai fatto parte della scena dei Poison. Abbiamo sempre suonato nei locali underground oppure aperto per gente come Iggy Pop, Replacements, Ramones, X… Perché la Capitol vi ha mollati? Non sapevano come lavorare con noi e la loro idea di rock non combaciava con la nostra. Che hai fatto da quel momento fino a “Metallic IOU”? C’è in giro una storia sulla Geffen… Sono stato sotto contratto con la Geffen fino al 1993. Ho registrato un disco per loro ma ero troppo fatto di droghe e loro non l’hanno fatto uscire. Quel disco è stato prodotto da Rob Younger dei Radio Birdman. Poi sono andato avanti a farmi. Io non riesco a drogarmi e a fare musica contemporaneamente; dato che preferisco la musica ho smesso di drogarmi. La line-up degli Hangmen è cambiata tre volte, perché? Alcuni sono stati licenziati da me, altri se ne sono andati. Sono comunque in buoni rapporti con tutti. Avete registrato “Russian Roulette” dei Lords Of The New Church. Erano famosi negli States? Ti piace tutta la roba che hanno fatto? Non so quanto fossero famosi allora. Mi piacciono molte delle loro canzoni e “Russian Roulette” più di tutte. Raccontami qualcosa della Acetate, un’etichetta quasi sconosciuta in Italia. Una grande etichetta indipendente di Los Angeles interessata realmente alla musica delle band. In Italia siamo tutti fan dei Social Distortion, voi avete girato con loro. Sono ancora i migliori? Andare in tour con loro è stato fantastico. Io rispetto Mike Ness e tutto ciò che ha fatto. Ci hanno trattato benissimo. E il tour europeo? Come siete entrati in contatto con Manny di Teenage Head? E’ stato il nostro primo tour in Europa. Abbiamo conosciuto Manny grazie a band di nostri amici come B-Movie Rats e Streetwalkin Cheetahs che avevano lavorato con lui. Torneremo da voi in estate. Uno dei tanti gruppi sbucati dalla Los Angeles di fine 80. Attratto dalla scombinata scena punk di quegli anni nel 1984 Bryan Small lascia il Montana per approdare in California. Sui palchi ci si fa del male con Black Flag, Circle Jerks, X… Beati loro. Nell’89 gli Hangmen salgono sul carrozzone Capitol con un album che se avesse avuto maggiore fortuna alcuni giornalisti avrebbero etichettato come “definitivo”. Insieme a Bryan Small ci sono tre individui oggi spariti dal giro: Lenny Montoya, Billy Catterson e Johnny D. Holliday. Bryan, leader indiscusso e autore di tutti i brani, canta e suona la chitarra. Il sound è una via di mezzo tra il punk and roll melodico degli X e il più classico street californiano che tanto tirava ai tempi. Certo, sulla copertina di “The Hangmen” i capelli sono lunghi. Su questo omonimo album ci sono anthem mica da poco, “Desperation Town” schiaccia tutto e tutti. All’epoca del debutto su major label, il manager degli Hangmen è Keith Morris – personaggio chiave della Los Angeles punk degli 80s e sicuro collegamento tra Bryan Small e Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club, la vera fissa del front man degli Hangmen. Così come ha preso con sé la band, la Capitol scarica gli Hangmen. Probabilmente le vendite non sono soddisfacenti come quelle dei compagni di scuderia Poison… L’unica cosa che posso dirvi riguardo a Bryan Small nei dieci anni compresi tra l’uscita del primo disco e l’inizio del nuovo secolo è che come ogni rocker californiano si fa l’impossibile. Junkie. Lo ha ammesso lui stesso durante la nostra chiacchierata dopo lo show all’Indians Saloon lo scorso inverno. A quanto pare è stato registrato un album per la Geffen, ma questo non ha mai visto la luce. Francamente non so che pensare a proposito. Finalmente nel 2000 Bryan Small rimette in piedi la band con tre elementi freschi e belli: Laura Bennet, Dino Guerrero e Jimmy James. La Acetate Rec di Santa Monica fa uscire “Metallic IOU”, disco devastante tra Rolling Stones, Stooges, Gun Club e chi più ne ha più ne metta. Versione di “Russian Roulette” dei Lords Of The New Church da finale vittoriosa di Coppa dei Campioni. Peccato per l’ennesimo cambio di line-up; a fianco di Bryan c’è sempre Jimmy James alla chitarra, ma arrivano a dare man forte Todd Haney alla batteria e Angelique Congelton al basso. La fanciulla è nota al pubblico italiano per essere stata in tour con i Darlington un po’ di anni fa; inoltre ha suonato in alcuni gruppi della In The Red e ora è felicemente fidanzata con Leighton, il resuscitato front man dei Morlocks. E’ dell’anno passato il (finto?) live “We’ve Got Blood On The Toes Of Our Boots” sempre per l’indie californiana Acetate (in catalogo anche Superbees e Sonny Vincent tra gli altri…). Grazie a questo cd potete rispolverare i “classici” degli Hangmen presenti sul primo album piuttosto raro in America (venduto su e-bay intorno ai 30 dollari), ma relativamente semplice da trovare nei negozi italiani – io l’ho comprato da Marquee sui Navigli e un’altra copia è spuntata fuori dagli scaffali di Zabriskie. Su quest’ultimo album ci sono un paio di testimonianze importanti: la partecipazione di Eddie Spaghetti dei Supersuckers sul classico “Coal Mine” e un bell’adesivo con una dichiarazione d’amore per gli Hangmen da parte di Brian James dei Damned. Gli ultimi due anni hanno visto tornare gli Hangmen protagonisti della scena underground stelle e strisce grazie anche a un paio di tour in compagnia degli Speedealer e, soprattutto, dei Social Distortion. Chiaramente in Italia gli Hangmen non se li fila nessuno. Certo che se fossero distribuiti anche da noi e qualche rivista li battezzasse sarebbero certamente la next big thing del rock and roll. Beato me. MARKY RAMONE & THE SPEEDKINGS – Thunder Road (Fulvio Devil) Un’icona del punk rock in azione non capita tutti i giorni di vederla ed è per questo che mi sono precipitato al Thunder di Codevilla per non perdermi questo grandioso batterista visto dietro la leggendaria band di cui ormai sentiremo solo parlare visto la recente scomparsa prima di Joey e più recentemente di Dee Dee… Mani alle palle e speriamo che basti cosi’. I Ramones sono per gli appassionati di punk rock un punto di riferimento come la stella polare per i marinai e potete immaginare la popolazione presente al Thunder, tutti marinai forniti di bussola, attenti a seguire l’orientamento del superstite Marky accompagnato dai suoi Speedking, la band che ormai lo segue da tempo nei suoi tour. Incandescente, certo non come un concerto dei Ramones, ma del resto fare paragoni non è il caso ed i Ramones non si discutono, non a caso proprio le song dei Ramones eseguite da Marky e Speedkings hanno acceso gli animi dei fans accorsi per l’occasione. Come dimenticare? Non ci si riesce e credo che qualcuno abbia chiuso gli occhi per immaginare anche solo per un istante di rivedere e risentire la voce di Joey, non che quella di Nick non sia all’altezza ma Joey era Joey e nessuno potrà mai eguagliarla nemmeno quando sul palco sale un punk rocker di belle speranze e lo imita in tutto lasciando un pò attoniti, anche lo stesso Marky sembra non gradire, una caricatura penosa certamente evitabile, irriverente ed irrispettoso, soprattutto davanti Marky. Di recente uscita è il cd “No If’s and’s or But’s!” e da questo cd hanno proposto brani incandescenti come “Saturday Night”, “Fuck shit Up”, “I don’t care anymore”, la bella “Teenage rock’n’roll Suicide” e “Girl&Gasoline” che compare in una versione inedita su Punkadeka “The Compilation”. Un concerto per pochi intimi ma buoni. Due note sulla serata? La prima è un ingresso a 10euro che mi è sembrato un furto autorizzato considerato che non c’era la consumazione, credo che abbia tenuto a distanza gli appassionati del genere delle vicinanze, infatti all’interno le facce erano di punk rocker con qualche km alle spalle che avendo fatto della strada hanno dovuto ingoiare il rospo e subire il furto. La seconda è l’esibizione dei supporter Duffers, una band Spezzina di cui se ne sentirà parlare visto che si sono fatti onore tenuto conto che suonare da supporter alla band di Marky richiede un carico psicologico non indifferente e rompere il ghiaccio con il pubblico non è certo facile in determinate occasioni, soprattutto quando davanti hai chi i Ramones li ha tatuati sulla pelle. Bravi Duffers e speriamo presto di recensirvi su Punkadeka. Volete un consiglio? La prossima volta che Marky è in giro accorrete numerosi perché c’è da imparare molto… furti permettendo. APERS – Piacenza – 22 ottobre (Enrico Camanzi) Mia nonna, pover’anima, ogni volta che al telegiornale sentiva di qualche disgrazia sulle strade o di qualche brutta avventura capitata a turisti all’estero sospirava, credo a mo’ di prece, un accorato “Ma non potevano stare a casa?”. Invariabile. Mentre io e Claudio tornavamo a casa dal concerto degli Apers anch’io nel silenzio dell’abitacolo ho sbottato “Ma non potevamo stare a casa?”. Non è stata la prima trasferta improbabile, e neppure sarà l’ultima, ma mai come questa volta ho avuto la sensazione che sarebbe stato meglio rimanere sul divano a guardare Il processo di Biscardi. Basetta, saggio, defeziona nel pomeriggio causa impegni pallonari. Io e Claudio finalmente coppia gay partiamo da Sesto verso le 9, dopo aver trasbordato la distro dalla mia macchina a quella del Salvan. In auto sentiamo due volte in fila “Dear You” dei Jawbreaker e proprio mentre sfumano le ultime note avvistiamo il Madly. Da oggi, chi mi chieda quanto ci si mette per arrivare al Madly si aspetti la risposta “il tempo di due Dear You”. Entriamo e pensiamo di aver sbagliato giorno, visto che il locale è deserto come una gelateria al Polo. Meno male che mentre stiamo per girare i tacchi e riprendere la via di casa, avvisto Nardi per l’occasione tour manager degli olandesini. Paolo è sfatto dal tour e ci racconta, già completamente sbronzo, delle date precedenti. Scopriamo che gli Apers hanno suonato anche a una festa privata. Ma chi può volere gli Apers alla sua festa di compleanno? E oltre agli Apers erano previsti anche una fetta di torta e un simpatico ricordino per tutti gli invitati? Intanto tra mille improperi e sotto la pioggia battente scarichiamo la distro, il vero motivo che ci ha portati qui. Speriamo di vendere qualcosa e di rimpinguare le casse della Outsider records. Pia illusione. Tra i personaggi che si affollano davanti al nostro banchetto senza comprare una fava ne segnalo due. Un tizio coi rasta che mi chiede se abbiamo le spillette e, alla mia risposta negativa, indicando il banchetto della Stardumb mi domanda “ma sai se le hanno loro?”. Poi un tipo che tira su lo split Stinking Polecats/Home Alone e dichiara soddisfatto “Ah, questo ce l’ho solo io!”. Eh, sì. Il Madly si riempie piano piano e, alla fine, per essere un lunedì sera risulterà discretamente pieno. Tra i presenti il più bello è sicuramente Cristian degli Stinking Polecats che sfoggia una pettinatura da punk lavavetri, una cintura con la fibbia in metallo con inciso sopra Gabba Gabba hey e una spilla con il faccino della sua ragazza. Totale! Quando lo saluto mi dice che sta coltivando il mullet (e lo pronuncia proprio così) e guadagna altri punti. Il concerto, è vero. Poveri Apers, se suonassero e basta mi limiterei a bocciarli ma si prodigano a fare danni in mille modi diversi quindi si beccano anche qualche insulto. Prima di tutto il chitarrista, quello che suona anche negli altrettanto insignificanti Ragin’Hormones, ci ammorba con le sue pose da rockstar maledetta tra pennate con la chitarra, smorfie con la sigaretta in bocca e diti medi al pubblico. Alla gogna. Kevin, il cantante, invece cerca di fare il simpatico con battute e facezie ma forse dovrebbe preoccuparsi di più di imparare a cantare. Comunque gli Apers sono l’esempio perfetto di come sia possibile mischiare i Ramones, i Queers e il gusto per il pop zuccheroso e fare schifo comunque. Allungano il concerto con qualche cover (“Here comes the sun”, “Teenage kicks” , “Blitzkrieg Bop” e persino “Walk like an Egyptian”) e si fanno odiare ancora di più da Claudio che il giorno dopo lavora e si deve alzare alle 6. Finito il set degli olandesi faccio due chiacchiere con Lele dei Kim’s teddy bear e con Franz, abbacchiato per la sconfitta dell’Atalanta (non prendertela Franz, non vi capiterà sempre di trovarvi di fronte il Milan!). Poi si parte, dopo aver ricaricato la distro sotto la pioggia. Ricavo della serata: 24euro. Non rientriamo neanche della benzina, praticamente. In autostrada ovviamente si scatena il diluvio, tanto da costringerci a tenere velocità da carretto della robiola Osella. Stanotte sognerò gli Apers nell’arena con i leoni. APPLICANTS – PRETTY FACE – Limbiate – 15 novembre Andrea Valentini è il cugino del Goti, sono uguali – coi baffi e le basette…Niente male come affluenza stasera, proprio come credevo! Il garage punk degli Applicants con un basso portante risulterebbe meno spastico; i loro pezzi sono belli, ma con una sezione ritmica più pompata sarebbero più potenti. Loro dicono di non aver suonato bene, secondo me erano solo un po’ scordati. E alla fine hanno fatto anche “TV Eye” con Valentini alle prese con una Flying V… I Pretty Face anni fa avevano tentato il botto con un mini cd su Sony prodotto da Tony Face; non se li è cagati nessuno e oggi tentano di riciclarsi come garage band. Hanno una strumentazione della madonna e suonano bene, ma sono dei poseur. Per la cronaca: hanno fatto due volte “1-2-5”. Ho avuto come l’impressione che questi Pretty Face non sappiano proprio cos’è il garage punk… Anche stasera, alla fine, tra i puristi e i bastardi hanno vinto i bastardi. Almeno moralmente, perché il pubblico ha apprezzato molto di più i milanesi rispetto ai romani di Valentini. HANOI ROCKS – Milano – 22 novembre Questa fanzine si chiama Oriental Beat perché quando decisi di buttare fuori il primo numero ascoltavo solo “Oriental Beat” degli Hanoi Rocks. Bene, gli Hanoi si sono riformati e sono venuti a trovarci a Milano, in quel locale squallido chiamato Transilvania. Michael Monroe e Andy McCoy sono gli unici due reduci della formazione originale, gli altri ce li siamo persi per strada. Anzi, Razzle l’abbiamo letteralmente perso per strada. Sam Yaffa suona da qualche parte, di Nasty Suicide ho una foto in cui indossa il camice da farmacista… Gli Hanoi Rocks a Milano riescono a fare tranquillamente seicento persone perché sono gli Hanoi Rocks, il Rock and Roll. Guardate Andy McCoy sul palco: una gamba più magra dell’altra, la stampella, costretto a suonare appoggiato a uno sgabello. Sembra uno zingaro, e Claudio conferma che McCoy è veramente zingaro – anche se nato in Finlandia. Leggetevi il passo di “The Dirt” quando Nikki Sixx racconta di lui e McCoy che vanno a cercare l’eroina. Mike Monroe ha una bella tutina a cuoricini e stelline, adorabile. Avrà un’età compresa tra i quaranta e i cinquanta (il Canclini sostiene classe ‘62), ma come i migliori leader rock and roll si può permettere due o tre spaccate di fila e uno stage dive incredibile… Sorpresa: l’apertura dello show spetta al parmigiano Janie James. Un po’ palloso, ma si salva con una citazione dei Demolition 23 e una bella cover dei Quireboys alla fine. La scaletta del concerto dei finlandesi spiazza, privilegiato l’album “Two Steps From The Move”. Perché? “High School”, “Boulevard Of Broken Dreams”, “Underwater World”… E che dire di “Tragedy”, “Motorvatin”, “Oriental Beat”…? Non c’è vacanza perché è vacanza tutti i giorni. Come tutte le grandi rock band, anche gli Hanoi hanno dietro quattro o cinque playmates (pochi giorni dopo il concerto il Canclini mi scrive: “ma l’hai vista la Bernarda alla sinistra del palco?!?”). Tutti i presenti apprezzano le tipe ancheggianti su “Don’t You Ever Leave Me” e mi commuovo quando Mike canta “…the lights are slowly going down on Lexington Avenue”. Il regalo è l’introduzione calypso di “Malibù Beach”, armonica e improvvisazione blues per “Taxi Driver”. All’inizio del concerto speravo in una cover d’effetto e d’affetto, non so – qualcosa dei Dead Boys. Invece ci becchiamo “Up Around The Bend” dei Creedence!!! “Tu, Tu, Tuttu, Tuttu, Tuà- Tu, Tu, Tu, Tu, Tuttu, Tutuà…” – scusate, ma non saprei come riprodurre altrimenti il coretto di questo pezzo! Ormai è tre giorni che lo canto. E Monroe che si butta sul pubblico. NEW BOMB TURKS – GALLON DRUNK – Biella – 29 novembre (Massilanciasassi) Sembra che anche i turchi siano giunti al capolinea e che questo sia l’ultimo tour prima dello scioglimento. Vista tale premessa pur essendo a corto di danaro li voglio vedere assolutamente, soprattutto per ragioni di cuore (ho amato molto i loro primi dischi, distruggi ragazzo). La mia attesa non è stata di certo delusa e i quattro dell’Ohio dal vivo si sono riconfermati un vera macchina da guerra, grezza, trascinante e sanguigna. I primi a cominciare il concerto sono però tali Gallon Drunk, pallosissimo art-punk o qualcosa del genere con tanto di tastiere e noia incorporata. Fortunatamente ci pensano i Turks a tirare fuori un po’ di grinta; attaccano senza tanti cerimoniali (e a quanto pare senza aver fatto nemmeno il sound check) ma subito colpiscono in faccia. Molto più rabbiosi che sugli ultimi dischi, in un certo senso più 80’s punk, o almeno questa è l’impressione che mi hanno dato a livello di impatto. Da notare il cantante (Eric) che non si risparmia un secondo, salta, suda , improvvisa improbabili pose mussoliniane e ruba il cappello a Carlo della Scarey Records per passarselo sotto le ascelle. Insomma fa di tutto per divertire (memorabile quando scende dal palco e si mette a ballare con una tipa in un modo veramente spastico) e nonostante il posto non sia proprio il massimo ci riesce alla grande. Tornando a parlare del gruppo anche dal punto di vista tecnico non penso si possa rimproverare loro qualcosa, certo non sono cosi precisi come su disco ma chi se ne frega, sempre meglio che perfettini e piatti .Comunque dopo un ora scarsa di concerto, in cui a scanso di equivoci hanno suonato un numero impressionante di pezzi (soprattutto degli ultimi dischi) e un paio di bis, i quattro terminano stanchi e affannati il loro show. Vista l’ora vorrei tornare a casa ma il Taverna (quest’oggi mio compare di viaggio) si è messo in testa che deve intervistarli e così lo aiuto pure, scoprendo che oltre che bravi i turchi sono pure affabili e soprattutto nel caso del cantante, simpatici .Durante il viaggio ci perdiamo nelle desolate lande piemontesi ma pensando alla ricca e operosa Brianza che ci attende riusciamo magicamente a ritrovare la via dei letti. Distruggi ragazzo. ALICE COOPER – DOGS D’AMOUR – Brescia – 9 dicembre (Massilanciasassi) Andare a vedere Alice è un po’ come andare al cinema anzi a teatro o forse al circo, insomma è al di là di tutto estremamente divertente e stimolante. Lo show infatti oltre al concerto suonato presenta le caratteristiche di un bizzarro musical col nostro eroe come protagonista. Ma andiamo con ordine, arriviamo al palazzetto verso le 8 e si gela, il pubblico comunque già campeggia numeroso e rumoroso in prossimità dei cancelli di questo regno del basketball. A colpirmi sono i metallari, tanti e brutti, tutti in tenuta di ordinanza con la maglietta nera che spazia tra Manowar e Iron per i classici ma che non disdegna Trash e soprattutto Black e Death (cosa che mai mi sarei aspettato da Alice e che dimostra la trasversalità del cantante di Detroit). Per il gruppo di spalla c’è il totogol ma appena entrati si scopre che saranno i Dogs d’Amour ad aprire le danze. Di loro avevo un disco, che ho venduto al Basetta, e di certo non mi hanno fatto impazzire , ma grazie a un concerto solido e blues mi sono parzialmente ricreduto. Ottime ballads americane, bei pezzi di sleazy-rock era 89, un carica discreta e una gran bella voce. Suonano forse un po’ troppo ma va bene cosi. Da notare un discreto numero di Glamster e attempati Rockers giunti da ogni dove apposta per i Dogs (credo). Finiti i primi l’attesa inizia a crescere (spasmodica?) e tra gli spalti avvisto anche Pino Scotto in dolce compagnia, lo sguardo vuoto come sempre. Ma attenzione le luci si spengono calano i veli e tra voci fuori campo, rombi e flash al neon la musica inizia, pesantissima. Di Alice comunque non c’è traccia, ma eccolo comparire in cima alle scale (la scenografia era infatti costruita anche in senso verticale), vestito da samurai con tanto di enorme spadone giapponese, viso bianco e occhi cerchiati il nostro inizia a menare fendenti a destra e manca. La sua presenza è magnetica, da attore consumato, le sue mosse studiate ma ironiche nello stesso tempo. I primi pezzi non li conosco ma sono preso a guardare lo spettacolo. Poi arrivano “I’m eighteen”, “Billion dollar babies” “Welcome to my nightmare” e mi animo, suonate da dio e solo leggermente indurite dai metallari suoi compari (tra cui Eric dei Kiss). Nel frattempo lo show continua tra combattimenti esotici tra lui e una ragazza svestita di tutto punto, Bambini con due teste uccisi (durante “Dead babies”), costruzioni di mostri (in “Feed my frenkeinstein”) fino ad arrivare alla celebre decapitazione di Alice stesso (e successivamente alla sua resurrezione), cose insomma che dette cosi fanno un po’ ridere ma che viste dal vivo e sostenute dalla musica assumono un aspetto quasi rituale (anche se il tutto è svolto in modo surreale e ironico). I metallari nel contempo sono esaltatissimi e ogni volta che si spadeggia e si mostreggia si mettono a urlare estasiati e furiosi. Ma il degenero avviene con i pezzi tamarri di fine anni ottanta (Poison e Trash per intenderci) che essendo le cose più conosciute dal pubblico borchiato scatenano le ugole di molti. Mr Cooper intanto (che anche dopo un ora e mezzo regge benissimo il palco, a 55 anni) sorride e continua il suo concerto tra cose nuove, vecchie e molto vecchie. Arriva cosi l’ultimo pezzo, “School’s out”, durante il quale enormi palloncini pieni di coriandoli scoppiano sulle nostre teste. Per i bis non bisogna neanche attendere molto, “Under my wheels “ e “Elected” infatti chiudono uno show perfetto e ,lo ripeto, molto divertente. Prima però di lasciare definitivamente il palco il nostro ingaggia pure un assurdo combattimento con niente meno che Britney Spears (colpevole di aver interrotto il concerto) finito(naturalmente) con la trucidazione della piccola cantante lolita (e la macabra esposizione della sua testa sanguinante). Ed è cosi che si conclude il tutto, davanti al sogghigno di Alice e alla soddisfazione tangibile che accompagna verso l’uscita almeno tre generazioni di amanti del rock (diciamo cosi va…). MORTICIA’S LOVERS – ANNA & THE PSYCHOMEN – Limbiate – 13 dicembre Concerto desolante, nonostante la presenza di Beppe (nuova fiamma del Camanzi) e di Franz – ripetutamente insultato da Enrico. Mentre sullo schermo gigante scorrono immagini di film horror (oggi è venerdì 13), Anna e gli Psychomen mettono in mostra la loro strumentazione da cover band di Ligabue, mai visti un basso e una chitarra così poco punk. C’è da dire che anche io e Luca abbiamo delle Yamaha metal oriented, ma questa è un’altra storia. Quando tocca ai Morticia’s ci saranno in sala al massimo dieci persone… Dispiace per una band che arriva da Piacenza. I Mortcia’s suonano troppo e riescono a stancare anche quando fanno “Boredom” e “Psycho”; i Morticia’s Lovers proprio non mi piacciono. Però prima del concerto abbiamo scambiato due chiacchiere ricordando la nostra avventura in un bar del Belgio con il palco grande come il mio letto… Quelli erano proprio altri tempi. NASHVILLE PUSSY – KILLER KLOWN – Transilvania Live – 18 dicembre Ma perché spendere 12 euro per qualcosa che non mi interessa? Boh, i misteri del Punk Rock – andare ai concerti per fare un po’ di vita mondana… Arriva un gruppo di terroni dal sud degli USA ed ecco che, oltre a un po’ di facce che non si vedono tanto spesso ai concerti, spunta un tipo che sventola la Rebel Flag! Ma per favore… Aprono i Killer Klown e Miccetta osserva: “Fausto è ormai due anni che si veste da prete, a questo punto dovrebbe essere come minimo Monsignore”. Non sono male i Killer, per i primi quattro pezzi. Me li aspettavo più sgangherati e invece sono belli compatti, alla fine fanno pure loro una bella cover originale: “TV Eye”… Quando i Nashville attaccano Miccetta se ne esce con un’altra perla di sapienza che ha fatto rabbrividire il Camanzi: “Pensa se sei un gay, vieni a questo concerto con i tuoi amici e ti piace quello lì”, riferito al leader degli americani. Rrrabbrividiamo. Il sig. Cartwright, come dice il Pornacchione, prima era un povero terrone alla Bo & Luke, adesso che ha fatto i soldi si veste come Boss Hog!!! Ormai i NP sono una banda di rock alla AC/DC, con la differenza di due tette alla chitarra. Alla fine, dopo più di un’ora di concerto, fanno pure “…Pamparius” dei Turbonegro e “Go Motherfucker Go”, uno dei loro primi singoli. Mi sono piaciuti? No, ovvio. EUNOMA – THE COGS – SENZA PATRIA – Limbiate // ? – ALTRO – Leoncavallo – 21 dicembre (Enrico Camanzi) Un anno fa dopo un concerto degli Stinking Polecats al Bulk andavo a schiantarmi contro un marciapiede. Con questa ricorrenza nel cuore si parte per vedere il gruppo del Basetta. Prima Himmler, poi Stukas, ora Cogs. Festa di compagni, mi diceva il Basetta. Festa di liceo, dico io. Partono gli Eunoma. Il bassista è la copia sputata in piccolo del bassista dei Wolfango. Massi afferma che fanno hardcore hippy. Io non so cosa sia l’hardcore hippy, per me fanno pietà. Partono con “Naja de merda” dei Bloody Riot. Poi degenerano, tanto che alla fine li mando platealmente affanculo. Mi cheta il Porna. Poi tocca a Basetta e soci. Luca è un eroe perché suona dopo essersi tolto quattro denti del giudizio. Massi e il Porna sembrano in para da anfetamine tanto sono tiremolla. Basetta va con pose da Johnny Thunders alla polenta taragna, un po’ fighe e un po’ ridicole. Luca è lì. Oddio, la chitarra di Luca parla! Cambio. La prende Basetta. Quella chitarra ormai è da buttare! Si procede con uno strumento prestato. È bello vedere Basetta suonare una chitarra con l’adesivo degli Exploited. I Cogs rubacchiano qua e là. Ai Ramones, al ’77 minore, agli Heartbreakres. Alcuni pezzi mi prendono – “Pop art” su tutte – altri meno. Via gli assoli per carità!. Giudizio di Claudio: “Sembrano un gruppo alla Killed by death”. Toccherebbe ai Senza Patria, ma io, Claudio e Chiara siamo già per strada. Loro vanno a nanna, io prendo l’auto e vado a vedermi gli Altro. Scendo a Dauntaun e becco subito Formenti e la Maria. Bella lì. Ha appena suonato il nuovo gruppo del Pomini. Gli Altro, con il loro emo noise all’italiana fatto di tante schitarrate sinistre e originali, non mi esaltano più di tanto. Poi i suoni fanno schifo, la voce in particolare, anche perché il cantante si dimentica di stare attaccato al microfono a volte. Loro in compenso sono i più emo del mondo. Due hanno persino la barba! “Tirerà la barba” sostiene il Formenti. Gli Altro fanno un sacco di mossette fighe. In particolare, quando si accartocciano su se stessi come scarabei. In prima fila bello il Pomini che si agita con una bottiglia d’acqua in mano. Notata una folta presenza femminile. Tutti a nanna. Basetta, ti ho fatto due recensioni in una, me le paghi il doppio? STINKING POLECATS – BACKWOOD CREATURES – Piacenza – 27 dicembre Partenza alle 22 da Zabriskie Point con formazione tipo: Claudio, Chiara, io e Enrico. Enrico Camanzi mi viene a prendere a casa e rischiamo più volte di schiantarci poiché lo spanna vetri della sua Y10 non funziona. Non si vede niente, ma sopravviviamo. Rendendoci conto dell’orario decidiamo di contattare Miccetta per far ritardare lo show il più possibile… Sbagliamo strada e ci perdiamo dalle parti di Melegnano; percorriamo uno stradone abitato da prostitute nude che si scaldano con dei falò – tristezza immensa. Un’altra trasferta pazzesca, di quelle senza perché. Il Madly è pieno, ma di forestieri c’è solo Franz in compagnia di suo fratello e Gigi. Gli Stinking suonano gli ultimi tre pezzi e poi salutano tutti. Senza voto sta volta, mi dispiace ma non sono riuscito a concentrarmi sulla musica. Ripensandoci: complimenti per la versione di “Judy Is A Punk”!!! I Backwood sono brutti come tutte le band della Stardumb (tranne i nostri Manges e Peawees, ovvio): sembrano i cugini degli Apers. Portano a casa la sufficienza, punk rock da spiaggia con cover finali “Skull” e “Attitude” dei Cugini di Campagna… Grande il dj, già visto due settimane fa in compagnia dei Morticia’s Lovers - picco della serata Rino Gaetano con “Nuntereggae più”. DEMONS – MORTICIA’S LOVERS – ATOMSMASHERS – Piacenza – 17 gennaio Power trio: Camanzi, io e Luca mio cugggino. Giungiamo con un po’ di difficoltà all’MP3 e ci accorgiamo che la differenza tra Milano e questa parte di Padania è abissale: mai un locale del genere milanese lascerebbe spazio a un evento come questo e mai ci sarebbero così tante persone. Come al solito ho i miei 45 minuti di conversazione col Biso che mi racconta dello show dei Demons a Napoli: inizio del concerto all’una su un palco fatto di tavoli. Terroni. A Bassano hanno fatto seicento paganti, qui a Piacenza siamo intorno ai 200 credo… Mi intrattengo con Franz e Gigi; c’è Simone degli Stinking (che come sempre quando va via distribuisce baci e abbracci, SP band dei buoni sentimenti?), c’è il Goti con in tasca almeno 2000 euro, c’è il Pagani con un tatuaggio sul pomo d’Adamo – ma soprattutto: chi c’è c’è e chi non c’è non c’è. Luca mi fa notare anche un tipo con la tuta del Bari. Iniziano gli Atomsmashers; anche se Greg Lowery dice di non volere sulla sua etichetta band uguali ai Rip Offs, questi Atom sembrano i Rip Offs con qualche assolo in più. Penalizzati dalla mancanza di John, fanno un buon concerto – breve e incisivo. Sui Morticia’s mi ubriaco con tre sorsi di Gin Lemon e sono felice, mi avvicino al palco solo quando sale l’ex leader degli Hermits – un vero cerebroleso – per la devastante cover dei Devo. Stasera anche i Morticia’s mi sono quasi piaciuti; sarà perché mentre suonano parlo con Franchino? Sarà perché ti amo. Che confusione. I Demons sono il classico gruppo svedese: tra gli storici New Bomb Turks e i novelli Peepshows. Tre canzoni ok, poi che palle. Rimandati a settembre. Il viaggio d’andata è stato impreziosito da discussioni su Zeman e la Salernitana e sulle differenze tra i Poison e i Mr. Big. Al ritorno tappa in Autogrill e Enrico offre Grisbì a tutti. Viva la figa e chi la castiga. NERDS – LEECHES – MURDERCOCKS – Torino – 18 gennaio (Dani BDB) Verso mezzanotte e un quarto arrivo a El Paso con Serena, Luca e Francesca. Il posto è discretamente pieno; i soliti amici, il Goti, due dei Killer Klown, Carlo Scarey…Il tempo di fare due chiacchiere ed ecco che iniziano i Leeches (gruppo che mi è piaciuto di più in tutta la serata!) con il loro punk rock veloce, spruzzato a tratti di r’n’r che potro’ sbagliare ma mi hanno ricordato un pochino gli Angry Samoans e i Loudmouths; veramente bravi!. Finito il loro show scopro che c’è anche il Pornacchione che non vedevo da molto tempo (questo incontro mi ha decisamente rallegrato la serata), venuto giù con altri ragazzi comaschi; due parole anche con lui e poi via con i torinesi Murdercocks. Questi mi piacciono abbastanza, sono tra il primo hardcore e il punk veloce, con testi sia in italiano che in inglese; da notare “Drink, Fight & Fuck” di GG Allin. Alla fine iniziano i Nerds; il Boss vestito con una tuta arancione da carcerato americano condannato a morte e due catene alle mani. Sono potenti, voce alla Antiseen a tratti gutturale, pezzi sia vecchi che nuovi, velocità e rallentamenti; alcuni sotto il palco cominciano a muoversi cantando quasi tutti i pezzi. Fanno anche due cover: una di GG e poi “Havana Affair” dei Ramones. Me li aspettavo coi suoni più potenti, ma anche loro sono stati penalizzati come gli altri due gruppi a causa della mancanza di un mixerista. Finito tutto sto ancora un po’ li’ a parlare con Mone e Ferrarese; saluto tutti e me ne torno a casa soddisfatto. Bella serata! DELOREANS - HIGH SCHOOL DROPOUTS – Fidenza - 25 gennaio (Enrico Camanzi) Le mie preghiere a Manitù, Zarathustra e Bokassa vengono esaudite. Sull’autostrada non c’è un filo di nebbia ma una stellata impressionante, in cui la Chiara riconosce anche la costellazione del piccolo carro. Arriviamo a Fidenza e troviamo l’Arcitaun alla prima botta. Il locale è molto carino, sembra quasi una Skaletta un po’ più grande e un po’ meno pane e salame. I baristi hanno le magliette di Retarded e Stinking Polecats, sento puzza di tigre cavalcata. Ci accaparriamo un tavolo per gli scatoloni di Outsider e Zabriskie, facendo sloggiare il dj barbuto che sfoggia una collezione di musicassette in cui spicca un nastro dei Pretty Boy Floyd. Finalmente conosciamo gli High School Dropouts. Claudio viene immediatamente conquistato dalla maglietta dei Dogs d’Amour del bassista, io dalla panza da birra di Giacomo, voce più chitarra. Giacomo, ti credevo più magro. Come avete fatto con le foto dei singoli, le avete truccate? Intanto Max mi libera di uno storico “invendibile Outsider”, la Octopus compilation di Spezia con Manges, Peawees e tre band noise. Max mi dice che stava per ordinarla in Germania. Alla spicciolata iniziano ad arrivare volti noti. Gli Stinking Polecats, il Pagani che non aveva voglia di sbattersi e si è portato dietro solo le spillette, Giovanni di Wynona che pronuncia Frenz Barcella. Miccetta, come il 50% dei punk nulla facenti, si è lanciato nel business del disegno dei pins. Per farsi pubblicità se ne appunta alla maglietta con orgoglio una con una bella svastica. Si cazzeggia allegri fino all’inizio del concerto. Salgono sul palco i Deloreans che aprono con una delle scene più patetiche mai viste. Sono vestiti da nerd, tranne Franz che è un nerd e il batterista che è conciato come Andy Capp, e fingono una caduta per terra a effetto domino. Era meglio il siparietto dei Maradonas di un po’ di anni fa con Lino che calciava il pallone e Igor che fischiava l’inizio del match! Dico la verità? Credevo peggio. È vero, le due chitarre vanno un po’ per i fatti loro e sul palco non sono un granché, ma il loro punk rock ramonesiano, con più di un riferimento agli Hanson Brothers, scivola via spensierato. Bello il finale con un tizio che porta in giro un cartellone con una caricatura di Franz e con il Pagani che sputa la birra in faccia al bergamasco. Tocca agli High School Dropouts. I suoni non sono il massimo della vita, soprattutto la chitarra che nei primi pezzi non si sente quasi, ma le canzoni ci sono e il gruppo pure. Tengono bene il palco nella formazione in tre ed è apprezzabile il loro tentativo di trovare una via più personale al classico Ramones sound senza le scopiazzature da asinacci di altri gruppi. Giacomo imita la voce di Joey in maniera credibile. In sostanza, bravi. E comunque, come potrei parlare male della prossima produzione Outsider? Ce ne andiamo e all’uscita Franz mi dice che hanno battuto “i tuoi High School Dropouts”. Ma da quando i gruppi si comprano come le squadre di calcio? Forse avrei dovuto parlare più di musica in questo report. E anche più di Giovanni di Wynona. HUNTINGTONS – KEVIN DEVINE – Leoncavallo – 1 febbraio Anche se il Leo dista da casa mia meno di quindici chilometri, faccio rientrare questo concerto nelle trasferte inutili. Che palle, devo smetterla. L’unico motivo che a volte mi do per la partecipazione a eventi inutili di questo genere è che si incontra gente che magari vedi una volta al mese se va bene… Peccato che il Leoncavallo sia più grande dell’Euromercato di Paderno Dugnano, quindi quando incontri una persona la perdi dopo un nano secondo. Kevin Devine è un cantautore emo che si perde anche in scontati proclami pacifisti alla Guccini… Chiaro che il Camanzi apprezza. La seconda band è indecente: tra il brit pop e i Clash del periodo anni 80 suggerisce qualcuno. Quando gli Huntingtons attaccano Berto dice: “sembrano gli Impossibili”. Come dargli torto. Unica nota positiva della serata: Max mi dice che la sua fidanzata lavora nell’asilo dove va la figlia di Franesco Nuti e che il regista un film pronto ce l’ha, ma è vittima anche lui del regime e in quanto sinistroide viene messo a tacere. TOILET BOYS – Torino – 1 febbraio (Dani BDB) Verso le 23: 00 io e Marco arriviamo nel locale a sud di Torino, entriamo e non troviamo moltissima gente: più o meno una cinquantina di persone. C’è tutto il giro glam, alcuni miei amici, Simone di Slam; come al solito due chiacchiere per ingannare l’attesa e poi si comincia. Il gruppo sale sul palco e comincia con il primo pezzo dell’ultimo disco (che a me piace molto), hanno un bel tiro, si muovono, saltano. Tempo quattro canzoni e vanno dietro le quinte per rientrare tutti a torso nudo e il cantante, un travestito in piena regola, con una canottierina nera attillata, i pantaloni che gli coprono solo la gamba destra; infatti la sinistra era coperta da una calza a rete e la chiappa rimaneva di fuori. Ora iniziano anche gli spettacoli pirotecnici degni dei Kiss: scintille da fondo palco, bengala attaccati alle palette delle chitarre, il chitarrista solista che faceva lo sputa fuoco. Sempre lui (un mito) è riuscito a creare delle scintille passando un flessibile sulla chitarra, alla quale darà fuoco alla fine del concerto! Lo spettacolo scorre che è un piacere e alla fine i newyorchesi su richiesta del pubblico suonano “Blitzkrieg Bop” dei Ramones e “Deuce” dei Kiss. In assoluto il concerto più tamarro che abbia mai visto; mi sono veramente divertito come un porco!! GUTTER QUEENS – COGS – Limbiate – 6 febbraio Lascio perdere le disavventure pomeridiane per pietà nei confronti di me stesso. La concorrenza dei Glucifer è spietata: spettatori presenti al Palomar stasera – 12. Cominciamo noi Cogs mostrando il dito medio a tutti. Disordine. Concerto privo di bussola, molto punk. Arrivano i Gutter: travestiti. Tra le New York Dolls, i Toilet Boys e il Rocky Horror Picture Show. “It’s Time To Party” diciamo noi Cogs. Glam teatrale per gli svizzeri, show imperdibile. I kids chiedono cover dei Fagaz e la band risponde con una devastante versione di “Saga y Baraga”. Grande gruppo questi Gutter Queens, sfigati voi che eravate a vedere i Glucifer. Mamma mia il rock svedese. GERSON - AGAINST ME! – Dep. Bulk – 9 febbraio (Enrico Camanzi) Prima di uscire faccio persino in tempo a vedere l’intervista doppia a Costacurta e alla Colombari alle Iene. Dicono che litigano solo una volta ogni sei mesi, che culo. Arrivo in via Nicolini e trovo il deserto dei tartari. Non è vero, c’è il Taverna. Il Bulk è il centro sociale giusto per i meteoropatici. Un forno d’estate, ghiacciato d’inverno. Stasera si suona a Smokerz, ma la temperatura rimane polare. Smokerz mi piace, sicuramente di più della sala estiva col soffitto in ondulina, ma ricordo un’acustica indecente. Potrei fare due chiacchiere ma: 1) non sono molto portato alla conversazione per natura, 2) dei presenti conosco solo il Taverna, ma è in tutt’altre faccende affaccendato, 3) sto gelando. Mi siedo in un angolo per cercare di recuperare almeno la sensibilità delle estremità e dopo qualche minuto è il Tave a venire da me. È preoccupato per la guerra. Io sono per i baffi di Saddam e gli dico che se vince l’Irak ci ritroveremo tutti ai concerti di raì. Lui è per spaccare tutto. Arrivano l’Antonella e Nando dei Senzabenza, che si aggira pensieroso per il Bulk con le sue scarpe da business man. Il batterista degli Against Me! forse è stato colto da diarrea del viaggiatore. Lo vedo correre in bagno con la faccia di chi deve liberarsi da un fardello sgradito. Basta con la scatologia. Cristo, non iniziano più. Il Taverna ha una matita nella tasca del giubbetto, perché? Finalmente alle 11,30 attaccano i Gerson. Hanno un bel tiro con il loro punk’n’roll super tamarro appena sporcato di hc californiano primi ’80. Il cantato in italiano e la voce da Ligabue punk però non li gradisco. Il chitarrista sembra Frank Zappa, me l’ha detto un mio amico che li ha visti al Rolling Stone e ascolta solo progressive. Comunque è un vero manico e gli assoli sono proprio fighi. Stasera, poi, mi sta meno in culo del solito la loro attitudine un po’ da gelatai, un po’ da rockstar. Ma perché il bassista non inalbera più lo street mullet dei primi tempi? Il Taverna mi dice che si sono ripuliti tutti. Gli Against Me! Salgono sul palco proprio mentre arriva il Formenti. Ale mi dice che ha fatto il viaggio in treno con i tifosi del (sic!) Reggina e nello scompartimento c’era un tizio a cui avevano appena rubato gli occhiali da vista dalla tasca. Vado in prima fila. Cazzo, gli Against Me! spaccano di brutto. Ne avevo letto bene su molte ‘zine e cazzo, stavolta gli ammeregani ci hanno azzeccato. Se vi dico che sono in difficoltà a dirvi che cosa fanno, ci credete? Un tot di east bay sound di fine ’80, un tot di D.C. hc, un tot di folk (!), un tot di canzoni di protesta (!!!). In una parola, punk. Io ci vedo pure i Clash, e non solo dal punto di vista dell’ispirazione politica delle songs, ma non fateglielo sapere se li incontrate. Mi ricordano anche i Dillinger 4, più come gruppo che come stile musicale. Sul palco se la viaggiano alla grande. Forse il basso si sente pochino e ci potete credere dato che ero a due centimetri dal bassista. Con gli Against Me! la storia della distanza zero tra pubblico e gruppi nel punk mi sembra meno una fanfaluca. Due di loro hanno la barba, ma nessuno è perfetto. Il loro ultimo album si chiama “Reinventing Axl Rose”, uno dei titoli più geniali che abbia mai sentito. Faccio un po’ di spesa e riaccompagno a casa Ale e la Mari. Mari mi fa persino i complimenti per il mio stile folk alla guida. Serata ok. ZERO KELVIN - MANGES - PEAWEES – Torino – 22 febbraio (Enrico Camanzi) Trasferta che parte con molti dubbi. Alle cinque da Zab ancora non c’è accordo sulla formazione e sull’orario d’imbarco. Meno male che a tenerci su c’è Vesuvius che parla al cellulare con Tarek Aziz e ci racconta le sue avventure con i nazi (i nazareni!). Alle 9 si fa una macchinata con me, Claudio, la Chiara, la sorella della Chiara e Silvia, punk rocker di Sesto. La chiamano Contessa, chissà perché. Askatasuna mi ricorda il vecchio Bulk, forse anche questo è una scuola in rottamazione. I cessi però sono da emergenza atomica. Abbiamo migliaia di scatoloni, meno male che ci fanno spazio i ragazzi di Spezia. Thank you guys. Minchia da quanto non vedo gli spezzini! Prima del concerto riesco a scambiare qualche parola con tutti e quattro i Manges. Andrea che è un po’ taciturno, forse perché è tampinato da una serie di personaggi assurdi tra i quali spicca un allucinato col montone a quadrettoni. Matteo che mi racconta della sua operazione al ginocchio e della sua passione per gli Hot Water Music. Fighi, piacciono anche a me. Mi dice che quando erano in tour in Olanda ha costretto gli altri a suonare in fretta, perché a cinquanta metri da loro c’erano Hot Water Music e Strike Anywhere e lui voleva goderseli. Massi mi dice che a Chicago ha bevuto una birra con Matt Skiba degli Alkaline Trio e che sta lavorando sulle grafiche del disco dei Riverdales. I titoli promettono bene, a quanto pare. Manuel è il migliore. Mi racconta di una trasferta a Pistoia con gli ultras dello Spezia e di scene da far west. In tempi di leggi anti-hooligans concordiamo che una bella scazzottata non ha mai fatto male a nessuno, basta che non spuntino i coltelli. “Ultras italiani tutti su le mani - basta con le lame basta con gli infami”. George di Spezia si stupisce del mio uso della parola “atavico”. A un orario assurdo attaccano gli Zero Kelvin. Pop punk in italiano tra Impossibili e Derozer. Fanno tutte quelle cose che il “codice del buon gruppo di supporto” dovrebbe proibire, tipo suonare più dei gruppi di fuori. Fanno troppe cover, una “Do you wanna dance” da galera, poi finalmente schiodano. Tocca ai Manges e mi porto in prima fila. Scusa Claudio se ti ho lasciato da solo al banco. Gli spezzini sono belli carichi. I suoni non sono malaccio, tranne il basso un po’ soffocato e le voci di Matteo, che infatti dopo un po’ smette di farle. Sparano subito un pezzo nuovo bello tosto e poi via con tutti i loro anthem vecchi e nuovi. “She’s a punk”, “Summer’s gone” (...la mia canzone preferita dei Manges?), “I’m a monkey”, “Kids are at the mall”, una cover degli Hard-ons che io da bravo ignorante scambio per un pezzo nuovo, bella lì. Io me li canto tutti fino al finale da delirio con “Glad to see you go” e “Havana affair”. Salgono sul palco l’Antonella e George col cartello hey hey. Giusto così. Gran concerto, sono contento. Dopo i Manges sono prosciugato e torno al banchetto per vedermi i Peawees e per fare due parole con Massi. I suoni mi sembrano peggiorati, sarà che forse sono più lontano e che i pezzi dei Peawees hanno bisogno di una resa sonora più a puntino rispetto a quelli dei Manges. A un certo punto non riesco più neanche a capire che canzoni stanno facendo. Mi riprendo solo alla fine. Anche Hervè ha mollato lo strumento e si è lanciato in una “We are 138” cantata in perfetto Danzig style, ovvero praticamente orizzontale sul pubblico. Bella Hervè. Sono sicuro che è stato un gran set anche quello dei Peawees. Mannaggia la madonna, dovevo rimanere sotto anche con loro, ma non ce la facevo veramente più. Molliamo appena sfuma l’ultima nota. Claudio ha ancora il tempo di organizzare scambi con i rimasugli TVOR. Ritorno con la gioventù che si addormenta e io e Claudio che parliamo di copertine di dischi. COCKNOOSE – NERDS – Limbiate – 2 marzo Festeggio il carnevale avvolto in una rebel flag. Massimo rispetto per i Cocknoose perché hanno come cantante (il Commander) una delle persone più gentili incontrate fino ad ora. Un loro disco per intero non lo ascolterei mai, ma lo show è stato devastante, con tanto di incontro di wrestling Porna vs. il Boss. Sono contento di avere organizzato queste date perché ho reso felici un sacco di persone, voglio diventare il Babbo Natale del punk rock e regalare a tutti emozioni forti, quindi avanti con i vostri desideri. I Nerds sono fighi, ma gli americani più di loro. Widowmaker è anche incazzato con i tipi di Ox fanzine perché gli hanno sponsorizzato il tour e poi non si sono fatti vedere… Protagonista indiscusso di questa due giorni: Frankie Gargano, fratello ormai del cattivissimo Widowmaker. Commander Pipino (o come cavolo si chiama) è anche vegetariano, l’avreste mai detto? Grandi Cocknoose, in culo alle male lingue. GRADINATA NORD – Leoncavallo – 27 marzo Nonostante il giovedì sera al Leo sia deprimente, il morale della truppa è alto. Purtroppo per problemi vari salta l’intervista programmata all’ultimo momento; un occhio agli orologi e uno al palco in attesa dello show. Lo spettacolo inizia verso mezzanotte con un mini sound check a base di “Scenderemo Nelle Strade”, niente male come antipasto. Luca si esalta quando vede il Canclini con la maglietta di “Theatre Of Pain” dei Crue: scatta il dibattito tra Dario e mio cugggino – ma “Smokin In The Boys Room” su che album è? Notate bene: il sig. Nessuno Schema ha anche la bandana in testa. I Gradinata fanno urlare a tutta la sala “Sondrio Merda” anche se molti dei presenti, compreso il sottoscritto, hanno delle difficoltà a ritrovare Sondrio su una cartina geografica. “Tutti insieme al bancone, tutti insieme sotto al palco…”, i montanari si trovano all’incrocio tra le strade dell’oi! e quelle dello sleazy rock stelle e strisce. Ignoranza in entrambe le direzioni. Il Camanzi confessa che da mesi attende questo momento: “ultras italiani tutti su le mani, basta con le lame, basta con gli infami”. Enrico sa tutte le strofe a memoria, non posso che ammirarlo. Decisamente epica la cover dei Manowar proposta a fine concerto. Sono serate come queste che fanno bello il punk. Salutati i commilitoni Dario e Enrico, io e Luca ci rimettiamo in macchina e parliamo dei Bad Boys del Pescara, dei Drughi della Juve e degli ultras del Livorno… Siamo finiti in un numero di Supertifo. DEROZER – SENZABENZA – Milano – 3 aprile Non esiste numero di Oriental senza Derozer! Orrendo il Rainbow club, simpatico il pubblico dei Derozer composto per la maggior parte da studenti delle superiori abbigliati da Disorder In The Streets. Sono contento del ritorno dei Senzabenza; sono vecchi, Nando perde sempre la voce, ma lo show è godibilissimo. “See the light, see the light… Where are we goin’ to, where are we goin’ to… I watch Tv every day…”, i punk dei fiori hanno fatto anche un pezzo del 7” degli Assholes. La felicità ci abbraccia. All’inizio dei Derozer passeggio tra i disperati kids, poi mi faccio trascinare sotto al palco (dove c’è il massacro…) e mi ritrovo in volo sulla folla. A un certo punto io e il Camanzi ci siamo guardati in faccia nel pogo e ho pensato di essere a un concerto dei Nabat nell’84. STENO & LAIDA BOLOGNA - BANDA DEL RIONE – Torino – 5 aprile (Dani Bad Dog Boogie) Arrivo con Serena all’Askatasuna verso le 23:00, entro e trovo più o meno una cinquantina di persone; dopo un po’ vedo finalmente il mio amico bolognese JJ che non vedevo da gennaio (è sia il batterista dei Laida Bologna che dei Valentines), scambio due parole e faccio passare il tempo. Intanto il posto si riempie sempre di più di skinheads e di hardcorers, poi finalmente si inizia. Comincia il gruppo locale con un oi core secondo me ben suonato, testi che parlano dei temi sociali tanto cari a questo genere e con una canzone dedicata al Toro; cori, pogo a tratti e amici che cantano le canzoni a memoria. Dopo tre quarti d’ora inizia il gruppo bolognese con Steno dei Nabat alla voce, l’atmosfera si scalda, i ragazzi sotto il palco sono scatenati, il gruppo suona bene, il cantante ormai quarantenne ci mette l’anima; purtroppo pero’ cominciano anche i problemi tecnici. Si sentono infatti i primi fischi dall’ impianto e il volume della voce comincia a calare e purtroppo dopo appena sei o sette pezzi il gruppo smette di suonare; alla fine JJ mi ha detto che sul palco non capivano più niente! Pazienza. Comunque è stato bello lo stesso e sono sempre più convinto che il movimento oi! troppe volte criticato e frainteso sia il più unito; a questi concerti si percepisce un’atmosfera particolare che non ho mai assaporato ad altri, ma questa sarà sicuramente un’opinione personale. If the kids are united…… STINKING POLECATS – Leoncavallo – 11 aprile Oggi Miccetta è andato in gita al parco dei dinosauri di Rivolta d’Adda e si è fatto una foto sulla coda del brontosauro. Se mi scrivete vi mando le foto di quando io e Luca mio cugggino siamo andati a vedere gli amici della preistoria e uno pterodattilo (credo si chiami così, quello che vola col corno sulla testa…) ci ha rapiti. Gli SP suonano tardissimo. Prima dei piacentini il palco lo hanno occupato un paio di band hc melodico-pop core o qualcosa di simile, io non sono stato ad ascoltarli – please forgive me. Sicuramente i Forty Winks acchiappano, tanto che il Camanzi si aggiudica il loro cd… Degli altri non ricordo nemmeno il nome… Cristian ormai è palesemente innamorato di me e mi dedica “Beat On The Brat”, io ricambio il nobile sentimento sognandolo tutte le notti. Stinking Polecats, per me numero uno! N TOO MUCH JUNKIE BUSINESS #6, #7, #8 N N L’unico difetto di questa ‘zine è quello di non essere su carta. Le cose interessanti preferisco averle in mano; questo è il motivo per cui non mi piace tanto il mondo di internet fatto di mp3 e pagine web… E’ vero, tramite la rete si ha accesso a tutto, ma le canzoni sono più belle se escono dallo stereo e le fanzine sono più belle spiegazzate e mangiucchiate. In questo numero 6 trovate la seconda parte dell’intervista a Sean Bonniwell, un po’ di recensioni (ottime quelle di libri rock) e i soliti assalti del Valentini che vuole sempre ammazzare qualcuno. Numero sette con Lords Of Altamont, dal passato Cramps e Dictators e recensioni di tutte le ultime uscite della POTA records (ti sei divertito Andrea, eh?!?). Va bene; la prossima volta che ti organizzo un concerto ti procuro tre siliconate laureate in letteratura americana… E’ arrivato ora anche l’ottavo capitolo della saga Valentini; Andrea si trasforma in Mr. Vaffanculo e visita San Pietro alla ricerca di un input per il jack della sua chitarra. ([email protected]) MOOD #9, #10 L’ho presa oggi (è gratis) giusto perché c’è la recensione del sette della Outsider… Mood è molto simile a Freak Out, musica “indipendente” a 360°. Provate a leggerla anche voi, sembra di avere davanti agli occhi una versione sincera di Rumore. E grazie a Manwell che mi ha inviato anche il numero 10 con su le fanzine punk dello stivale. Rock and roll in mezzo a tanto, tanto altro. MOTLEY CRUE – THE DIRT Risse, droga, playmates e ancora droga. Tutto condito con il rock and roll più tamarro mai visto in giro. Le cazzate che ha fatto Tommy Lee con la batteria non le ha fatte nessun altro batterista… Aghi nelle vene, macchine distrutte e pompini nell’idromassaggio. Più che un’autobiografia, un vero e proprio romanzo. HEIL FROM THE CHURCH #1 Nuova fanzine made in Brianza. Formato A5 apribile e contenuti promettenti. Bella l’intervista ai Valentine Killers, un po’ meno quelle a Muffs e Taxi (che è in pratica identica a quella di OB #5, anche se fatta mesi prima!). Mancano le columns, peccato. Le penne sono in mano al Lavinaro, Mauri e il Lanciasassi. (Marco Lavinaro, via Volta 35, 22060, Cucciago –CO, [email protected]) KILL YOUR BOREDOM #3 Fanzine ignorante e fiera dalla Sardegna. Taglia e incolla quasi esclusivamente per punk 77 minore. La storiella dei Mad, interviste a Taxi e Loose, un bel report del tour di Dennis Most in giro con tutta la sua famiglia… Difetti: se si esclude un temino sul concerto di Iggy a Cagliari, mancano un po’ di opinioni consistenti. Pregio: nonostante l’immagine coatta, si legge velocemente e con piacere. La pagina dei politici è troppo figa, Schifani ha una faccia di cazzo e Fini sembra il Duce dei tempi migliori... Punk Rock Is Nonsense, è scritto in copertina. E’ vero. (Enrico Scalas, via del Redentore 151,09042, Monserrato – CA) SNIFFIN POO #0 …del numero 1 non avremo sicuramente bisogno! Se spendo un euro per acquistare questa fanzine non rendo “un grande servizio alla comunità punk”. Caro Krisst, guarda che di fanze su carta ce ne sono, non tante, ma ci sono: Capinch, Nessuno Schema, Heil From The Church, Oriental Beat… Ma dove vivi? Munnezza e Punkadeka “veri e propri punti di riferimento”?!? “Fanzine amatoriale autoprodotta”?!? Belle le puttanate tradotte da “Philosophy Of Punk”, leggiti “Marci, Sporchi e Imbecilli” di Stewart Home e poi ne riparliamo. Mi sembra di avere in mano un aborto di riassunto di manuale punk: una column si chiama “Le donne del punk rock – Perché sono un aspetto fondamentale del movimento”. Vuoi dirci anche perché la cresta è un aspetto fondamentale del movimento? Quale movimento? Interviste a Wire, Adverts, Pink Panthers… Si salva solo un report dal decimo meeting psychobilly in Spagna. Poi che cazzo mi rappresentano le recensioni di “Blank Generation”, “Damned…” e “Inflammable Material”? La guida punk di Rumore è già uscita, te la sei persa?!? Senza parole. ([email protected]) STARDUMB #7 Ecco il vangelo secondo gli amici di Olanda… Tour report degli Apers, picture gallery (?!?) dei Wiseguy (manco fossero i Kiss…), scene report da Sacramento. Ai Backwood Creatures viene chiesto chi tra loro becca più groupies dopo i concerti, se preferiscono l’alcool o la droga, chi scelgono tra Ac/Dc e Kiss… E’ gratis e si legge velocemente. Promossa. Detto questo, nonostante sia noto a tutti noi lo sbattimento della famiglia Stardumb – dico che finiscono sempre per risultare antipatici. Lo so che non li conosco personalmente e potrei evitare certi giudizi, ma è così e basta! ROCK SOUND SPECIALE PUNK #14, #15 Premessa: scrivo questa recensione ascoltando una compilation dance anni 70 con gente come Abba, Boney M e Donna Summer… Rock Sound è definitivamente considerato dal sottoscritto un bignami del punk destinato a sedicenni. Vuole due cose Rock Sound: vendere e fare proseliti (creare punk da laboratorio). Si mettono (come al solito) in copertina i Transplants e poi dentro si dedica un po’ di spazio ai Social Distortion, Black Flag, Raw Power… L’onestà prima di tutto per noi di Oriental Beat. Perché non si scrive che il 75% delle giovani band italiane, ispirate dai Nofx quando va bene, fa cagare? Perché, nello spazio demo, ai Garretti Turgidi non si dice chiaro e tondo: “il vostro nome fa schifo”, “il vostro hardcore melodico è da cesso”?!? Perché, porca madonna, non si mette in copertina Mike Ness? E poi il dossier krishna lasciamolo ai catechisti arancioni per cortesia. “Yes Sir, I can boogie…”. Il tempo passa e, mentre Oriental dorme, quelli di Rock Sound fanno un altro speciale punk… Io oltre a questa rivista ho acquistato anche Rumore con i White Stripes in copertina. Aiuto!!! CAPINCH #5 Ritorno alla grande del capo dei pugliesi Beppe. Sempre più “professionale”, Capinch è la migliore fanzine italiana al momento. Stampata in tipografia, un mucchio di pagine formato A4, vagonate di interviste. Attori del teatrino: Leighton Koizumi, Walter Daniels, Los Huevos, Hormonas… Certo non è per tutti i palati: solo garage-trash-blues, no pop punk, no scum, no Happy Days dreams. (Giuseppe de Matteis, via Carducci 20, 20064 Gorgonzola, Mi) METALLIC KO #6 Anche se mi sono pentito dell’acquisto dopo soli cinque minuti, questo Metallic non è poi tanto male. Lasciando perdere Nashville Pussy (ormai patetici), Hellacopters (dio che palle) e New Bomb Turks (rispetto per loro, ma l’intervista è di Domenico Mungo…), spunta una bella chiacchierata col leader dei Brats ad opera di Pier della Rave Up. Un occhio anche alla Low Impact che insieme alla Feedback Boogie è una delle più solide realtà scandinave e un incontro con i Valis, superstiti dell’era grunge. L’impaginazione è migliore rispetto a quella del precedente numero, il cd un po’ meno valido. La solita storia. CHESEA HORROR HOTEL – DEE DEE RAMONE Gli Skulls: Dee Dee Ramone, Jerry Nolan, Johnny Thunders, Stiv Bators e Sid Vicious. Che ne direste di una band del genere? Io dico che Dee Dee sapeva benissimo quale fine lo aspettava. Se passate dal Chelsea Hotel fate attenzione ai fantasmi e, consiglio del Basetta, oltre al negozio di chitarre visitate anche il negozio di pesca sportiva che c’è un paio di porte più avanti. Somebody calls me on the phone… ALPHAMONIC #4 Un malloppo di pagine rock and roll, trash blues, garage. Andrea e Johnny sanno il fatto loro e non rompono i coglioni a nessuno, peccato per la rilegatura a spirale orrenda e l’impaginazione scandalosa – gusti personali. Perché riempire di tette fotocopiate male una fanzine? Le tette sono belle e si devono vedere bene! Atomsmashers, Dirtbombs, Bobbyteens, Zodiac Killers… Bello il report dal Wild Weekend spagnolo e lo speciale sul regista Coffin Joe. Addirittura una column del disperso Greg Bellone! Le prime cento copie della fanzine escono con in allegato un incontro di lotta messicana registrata su cassetta tra el Bat e Gene Crazed. (Andrea Rota, via Giotto 3, 24031 Almenno S. Salvatore, Bergamo) BULLET MAGAZINE #4, #5 Vera e propria rivista hardcore proveniente dal Belgio dei pedofili. E’ bella perché è gratis. Columns (varie, da cazzate totali a temi più intimi come la depressione e la morte…), un sacco di recensioni e interviste a band tipo Ten Foot Pole, Dillinger Escape Plan, Manifesto Jukebox… Un solo difetto: a me di sta musica frega proprio poco. (Pyrrhus c/o Bullet – PO Box 29 – 9000 Gent 12 – Belgium) N N N AAVV –THE US OF OI! VOL. II (GMM) Per gli amanti della testa pelata, venti brani di oi! americano. Un po’ di nomi: Rogues, Wretched Ones, Anti Heroes, United We Stand… Qualche buon singalong c’è, poi sentire “I believe in America, but I don’t believe in you” è una figata. AAVV – TEENAGE BRATPACK (Varmint) Attenzione: pezzo inedito per gli Stinking Polecats, olé! Grandi Wimpys, le altre band potevano fare qualcos’altro nella vita… Gli Apers hanno proprio rotto i coglioni e i Reekys sono riusciti a registrare una delle canzoni più inutili della storia del pop punk. AAVV – PUNKADEKA THE COMPILATION (Punkadeka/Riot) Incredibile doppia compila con ben 27 pezzi a CD. C’è di tutto: Marky Ramone, Stinking Polecats, Punkreas, Puffball, Minnies, STP. Se siete come me amanti solo del punk rock and roll non riuscirete ad ascoltarla tutta perché in mezzo ci sono cagate tipo Banda Bassotti, Sun Eats Hours, L’Invasione Degli Omini Verdi… Quelli con lo stomaco forte invece potranno farsi una grassa abbuffata. Ultimo pezzo firmato Wretched! Detto questo, nota scassacazzo: nel foglio allegato al CD c’è scritto che il Punk rifiuta la società. E chi l’ha detto? Il Punk non è contro, il Punk è qualcos’Altro. AAVV – URLA DAL GRAN DUCATO (Area Pirata) I ragazzi di Area Pirata rispolverano oscuro materiale registrato da band del giro hardcore toscano degli anni 80: War Dogs, Senza Sterzo, Aufschlag e Holocaust. Per la cronaca, in questi ultimi militava il prof. Bad Trip che ha curato la grafica delle ultime uscite Area Pirata e, tra le altre cose, il fumetto ispirato alla canzone dei Fear presente in “Costretti A Sanguinare”. Certo non è proprio il mio genere, ma in fondo se sono qui a fare una fanzine è anche grazie a gente come quella del Gran Ducato Hardcore. AMERICAN HEARTBREAK/LIBERTINE – YOU CAN’T KILL ROCK AND ROLL (Coldfront) Incontro di pugilato tra due delle mie band preferite. Gli AH propongono sei pezzi secondo me ottimi, ma inferiori rispetto al loro album. Veniamo alla band più ingiustamente sottovalutata degli ultimi dieci anni: i Libertine. Vi prego di non confonderli con quei tipi inglesi col negro alla batteria che vanno di moda adesso. Sei brani ancora più pop rispetto a quelli di “See You In The Next Life”: “In Heaven” ricorda parecchio i Cure e “Catwalk” è un mezzo graditissimo plagio di “Dancing With Myself” di Billy Idol. Le altre canzoni riconfermano quello che ho sempre pensato degli americani Libertine: pop + glam + punk 77=goduria. Due punti da evidenziare: 1) questo cd è difficile da reperire perché la Coldfront ne ha stampate un tot di copie e poi basta, 2) Belvy K non è il cantante dei 7 Seconds come sono andato in giro a raccontare, bensì il batterista. Libertine, che figata di nome. BONNIE PARKERS – IF YOU’RE STILL… (Be Nice To Mommy) Terza band del Guru, molto più vicina al pop punk rock dei Turturros che non ai deliri dei Reverends; forse in “Don’t Wanna See You Around” si fanno più aggressivi e settantasettini, ma non scuotono a dovere. Un ascolto e via, come l’ultima prova dei Turturros d’altronde… BAD DOG BOOGIE – MOTORFUCKER (Nicotine) Credo che l’attuale scena “hi-energy hard rock and roll” sia molto simile a quella pop punk di cinque o sei anni fa. Mille gruppi alla moda, ma quanti sopravviveranno? I BDB sono pesantemente influenzati dagli Ac/Dc e sicuramente ascoltano i Nashville Pussy, gli Stp più pesanti, gli Zeke e gli Adam West... Per favore non confondiamo l’hard rock and roll delle band sopra citate con il Detroit sound di Stooges e MC5 perché sono due cose differenti. Detto questo, i BDB sono un buon gruppo – sanno il fatto loro e in quanto a riff e assoli non sono secondi a nessuno. Se avete una moto in garage sono il gruppo che fa per voi, se altrimenti come me andate ancora in bici passate oltre. COCKNOOSE – WHITE TRASH MESSIAHS (Middle Class Pig) Della Confederacy ho parlato già troppe volte, quindi nessun commento sull’attitudine. Per quanto riguarda la musica i punti di riferimento ovvi sono Antiseen, Motorhead e tutte le band dure e veloci. La migliore canzone risulta essere “Folsom Prison Blues” (Johnny Cash? Scusate la mia ignoranza ma io so qualcosa di musica tradizionale pugliese, zero di quella americana), country devastante come gli Hellstomper. COUNT THE STARS – NEVER BE TAKEN ALIVE (Victory) La storica etichetta di Chicago ultimamente sforna o metal/hc estremo (Death To Fall, Bloodlet…) oppure band gay come Reunion Show, Somehow Hollow e questi Count The Stars. Devono proprio avere tanti soldi da buttare. Pop core intriso di emo discretamente suonato. Sufficienza e nulla più. DEE DEE RAMONE – I LOVE YOU MINA (Stuff) Non sono un feticista, ma questo sette pollici è da orgasmo. In copertina un disegno di Topolino, vinile doppio di cui uno blu, centrini presa per il culo della mitica Stiff Rec… Le canzoni sono tutte edite, ma è sempre Dee Dee Ramone. Ah, c’è anche l’adesivo in omaggio! DEE DEE RAMONE/TERRORGRUPPE (Wanker) Dieci pollici colorato, copertina apribile con dentro centinaia di nomi di fan… I Terrorgruppe sono orrendi, ma qui propongono una bella canzone tributo al bassista dei Ramones (lasciamo perdere il brano live che è meglio!) e la loro copertina è stupenda. “Horror Hospital” di Dee Dee è dotata di sintetizzatore! Ben vengano dischi del genere, anche se costano un po’. Grazie Enrico. DIAMOND DOGS – THAT’S THE JUICE I’M ON (Feed Back Boogie) Rolling Stones. Magari anche il Rod Stewart d’annata con Ron Wood alla chitarra. Si chiamano come una canzone di David Bowie. Considerando il fatto che ho questo cd nel lettore e sul piatto “Love You Live” degli Stones la giornata promette bene. DONNAS – TAKE IT OFF (Atlantic) Prezioso singolo picture per le quattro californiane. La canzone è bella (come al solito un morbido assalto alla Joan Jett) e la confezione è accattivante. Spero che le ragazze in questione si arricchiscano a dismisura, se lo meritano. ENDS – ST (Pelado) Due brani di ottimo punk 77 melodico tra Generation X e Libertine (quelli americani, non la novità inglese…). Da avere. FFD – OLD STYLE… (KOB) Stroncati definitivamente, sorry. A me sentire “Green Day non vi vogliamo” fa venire il mal di pancia. Testi banali (e neanche divertenti), musica tra oi!, punk 77 inglese e pure una cover di Bob Mallo… Lasciamo perdere che è meglio. GUITAR FUCKER – THE TRANSGENIC… (Little) Arriva dalla Svizzera questo cd di pura delinquenza blues. Di one man band si tratta, malata e non eccessivamente lo-fi. A piccole dosi non mi dispiace, tutto d’un fiato mi strozza. Se John Lee Hooker avesse inciso qualcosa per Bad Man Rec il disco sarebbe venuto fuori così, proprio come Guitar Fucker. GOOD OL’ BOYS/LEECHES – SOUNDTRACK FOR THE FIGHT (DCLXVI) Fiammante cd dalla Brianza. Vincono di stretta misura i Leeches. I Good Ol’ Boys, migliorati decisamente rispetto al demo, sono sempre aggrappati all’hot rod punk; cinque pezzi nella media del genere, una cover di Nancy Sinatra (indovinate quale?), un assolo di Franchino simile a quelli degli Iron Maiden e il crocefisso del Pianola che spicca nella foto della band. I Leeches per me azzeccano tre pezzi e mezzo su cinque. Buona percentuale. Convincono quando rimangono in territorio punk rock mai troppo scontato, discreto l’hit “Big Gorilla”, bruttina la veloce “Henry Miller…”. Come dice il Porna, ormai in Brianza tira il Messicano. HYMANS – ERARE HYMANUM EST (Wynona) Gigi Sabani alla voce e via! Quattordici pezzi totalmente Ramones, “Abandon Paradise”, “There’s No Tomorrow” e “Little Sheila” da classifica. HANOI ROCKS – TWELVE SHOTS ON THE ROCKS (Major Leiden) Dopo circa dieci anni Andy e Michael sono tornati in studio insieme. Se si esclude “Winged Bull” - una vera cagata in stile Europe, questo è un disco rock della madonna. C’è la ballatona “In My Darkest Moment”, le due botte “People Like Me” e “Delirious” (cover degli Heavy Metal Kids, grazie Salvan) e il pezzo più McCoy dell’album “Gipsy Boots”. Non manca niente. Certo non si è ai livelli di venti anni fa, ma non manca proprio niente. “I’m not responsible, I’m just impossible, I’m just delirious”. “A Day Late And A Dollar Short” va a toccare il cuore. HUMAN TANGA – DEATH TO ROCK AND ROLL Death punk dal Veneto. Visto che si definiscono loro in questo modo, perdono un po’ di punti. Comunque le canzoni di stampo Turbonegro sono belle, leggermente castigate dalla registrazione scarsa. Aspettiamo il disco. HIGHSCHOOL DROPOUTS/REACTION – SPLIT (Daytime Dilemma) Gli italiani si apprestano a diventare i nuovi Riverdales, bravi – null’altro da aggiungere. I Reaction non dispiacciono, peccato per le incongruenze stilistiche: una canzone tra i Nobodys e gli Zeke, un’altra tipicamente pop punk. HIGHSCHOOL DROPOUTS – ST (Wynona) La Germania ha i Richies, l’America gli Huntingtons, l’Europa del nord gli Hymans… In Italia ora abbiamo gli Highschool Dropouts. I ragazzi di Siena sono dei campioni del genere, se vi piace il suono (quasi) Ramones anni 80 non fateveli scappare. HORMONAUTS – MINI SKIRT (Ammonia) Finalmente un disco divertente, col senso dell’umorismo. Gli Hormonauts prendono tutto ciò che c’è di buono nel rock and roll e lo spalmano su una fetta di pane pop: una marmellata di rockabilly, surf, rocksteady e punk. Certo che per compiere un’impresa del genere bisogna saper fare bene il proprio lavoro e gli Hormonauts sono dei professori con un bel po’ di ore di lezione sul groppo. Consigliato. IMMORTAL LEE COUNTY KILLERS – LOVE IS A CHARM… (Estrus) Il punk blues non mi esalta più di tanto… Uno scontro tra il blues del profondo sud (non importa di che paese) e il rock and roll più sudato. Prendete il Jon Spencer degli esordi e mettetelo a suonare un pezzo degli MC5. Sì, può andare come recensione… KIMS TEDDY BEARS – TALES AND FLAMES (Mad Driver) Secondo full lenght per i KTB, sicuramente migliore della prima prova su Hangover. Bravissimi, ma il loro rock and roll in stile 50s non fa per me – mi annoia. Perché ho detto che questo cd è meglio dell’altro che hanno fatto? Perché mi annoia meno! Mi è piaciuta “Rockabilly Freakout” e anche “Please Baby Beat Me” (soprattutto per la rima “sexsade suite – whip”), poi mi sono anche gasato con “Please Don’t Touch” che per una band rock and roll non è certo il massimo dell’originalità, ma è una canzone della madonna quindi ben venga. Però questo “Tales and Flames” faccio fatica ad ascoltarlo tutto, Gesù che fatica. LORDS OF THE NEW CHURCH – BELIEVE IT OR NOT (Ndn) Questo è solo un promo con tre canzoni… Francamente preferisco questi pezzi al repertorio classico della band; lontani dalla new wave/dark con tastierine degli anni 80, i Lords oggi suonano un buon rock and roll sconfinante in un blues cupo e deviato. Della formazione originale rimangono solo Brian James e Dave Tregunna, alla seconda chitarra Adam ex American Heartbreak. MARADONAS – ALTA TENSIONE (Derotten) I Maradonas sembrano i Derozer. E’ la prima cosa che ho pensato. Anzi no - la prima cosa che ho pensato è stata: “che brutto booklet”. Questo album non mi diverte, e il pop punk deve divertire. Sta volta al posto del party sulla spiaggia c’è il toga party; meglio il mare dell’università. NOT MOVING – LAND OF NOTIHING (Area Pirata) Jacopo e Tiziano continuano a tirare fuori materiale d’epoca. Per miei gusti personali questo è il migliore reperto archeologico della loro collezione. I Not Moving a metà degli anni 80 erano il meglio del rock and roll degenerato: Gun Club e X intrisi di atmosfere dark. Distruttiva la versione finale di “Wipe Out”. Note di copertina di Luca Frazzi. PLAN 9 – GENERATION ACTION (Feed Back Boogie) Se avete amato gli Hardcore Superstar di “Bad Sneakers…” e siete rimasti delusi dal suo successore compratevi questi Plan 9. Con questo disco nessuna delusione è possibile. QUEER FOR GIRLS – ANDROID SEX AND CARTOON DRUGS (Feed Back Boogie) Elastica, Warrior Soul, Sigue Sigue Sputnik, qualche accenno al sound di Svezia. Questi sono gli ingredienti, peccato che il risultato non sia straordinario. Qualche buona canzone, ma dodici pezzi sono troppi. RAW POWER – YOU ARE THE VICTIM (Soulforce) (Fulvio Devil) Credo che tutti ormai sappiamo della scomparsa di Giuseppe “Paco” Codeluppi, padre spirituale e guida dei Raw Power sin dagli esordi nei primi anni 80. Raw Power un nome legato all’Hard Core italico bistrattato…ma loro erano davvero avanti e non si sono mai fatti molti problemi sul fatto di non essere considerati in un paese del cazzo come l’Italia. Non andrò a dare delle motivazioni sul fatto che i Raw Power avrebbero meritato di più nella loro carriera, forse sarà stata anche colpa loro? Certamente la caparbietà è dalla loro parte ma io lo vedo come un loro punto fermo lungo tutta la carriera che non li ha mai piegati innanzi a nessuna facile proposta…discutibili nell’ultimo periodo ma sempre fedeli alla linea e con una attitudine indiscutibile. Arrivano sul mercato discografico le ristampe dei loro mitici vinili e qui ho “You Are The Victim”. Come si legge dalla presentazione “A necessari dive into our roots…This is the main reason why we felt like paying some sort of well-earnedhomage to such an underrated sometimes, yet always remarkable Band in the history of Hard Core Punk as Raw Power...” bastano queste poche note per capire cosa si andrà ad ascoltare quando avrete deposto il CD nel vostro lettore. L’album originale è del 1983, e se fate caso all’anno e vi capitasse di andare ad ascoltarvi cosa girava in quel periodo sono certo che vi renderete conto della grandezza dei Raw Power che in quella formazione vedeva Mauro Codeluppi alla voce, Giuseppe Codeluppi alla chitarra, Helder Stefanini alla batteria, Silvio Stefanini alle chitarre (ndD: Silvio ed Helder suonano nei Chupacapra con sonorità tra Husker Du e Urban Dance Squad). Se vi dessi un consiglio lo accettereste? Non mi perderei affatto questo CD per nessun motivo poiché ci sono le migliori versioni degli storici brani “Police Police”, “Raw Power”, “Hate”, “State oppression”, “You are the Victim”… In oltre troverete molte tracce CD-Rom, guardatevi i live, non badate alla qualità ma badate alla sostanza e se suonate in una HC band ringraziateli e venerateli perché “RAW POWER WILL NEVER DIE” a voi l’ardua sentenza. RADIO ZERO – GET OUT OF MY LIFE WOMAN (Area Pirata) Ottimo dieci pollici per questa band spezzina. I Radio Zero suonano un punk rock pesantemente influenzato tanto dall’Australia dei Radio Birdman quanto dal garage più duro dei 60s. Copertina del prof. Bad Trip. REUNION SHOW – KILL YOUR TELEVISION (Victory) A Chicago sta proprio cambiando l’aria… Questa band fa pop punk da classifica, un possibile punto di incontro tra i Travoltas e i New Found Glory con una tastierina a rendere il tutto più “catchy”. I primi tre brani sono da storia del pop punk, alla quarta canzone i coglioni iniziano però a gonfiarsi e alla quinta traccia esplodono. Ovvio che anche i Reunion Show hanno quell’aria tra l’emo e l’omosessuale che tanto va in questo inizio di secolo. RUINERS – HOW’S THAT GRAB YA? (Disaster) Album veramente difficile da etichettare, probabilmente finirà nel file “geniale”. I Ruiners vengono da Detroit e sembrano i Dwarves alle prese con tutto il repertorio di Tom Waits prodotto da sua maestà del blues punk Mick Collins. Fate vostro questo cd. REAL SWINGER/LOS ACTIVOS – SPLIT (Nicotine) Copertina patinata e vinile colorato, buon biglietto da visita. Vincono i Real Swinger, non li ho mai seguiti e pensavo fossero legati ancora al pop punk del loro amico Mass Giorgini; invece il loro brano ricorda molto i Vibrators di “Into The Future”. Più canonico il punk rock dei Los Activos del Devil: buona la registrazione, peccato per il ritornello “waste my time uo’ o’ o’” perché sembra una roba alla Pennywise. REVOLVERS/HUNNS – SPLIT (Dirty Faces) Germania vs. Stati Uniti su 12”. Pareggio. I Revolvers, miei favoriti, sono un po’ sotto rispetto al disco su People Like You; una manciata di canzoni tra lo street punk e il glam dei primi Manic Street Preachers, l’ultima “Journalist Pig” è la versione punk 77 di “Riverdales Stomp”… Gli Hunns aprono con una versione acustica di “Boeing Jet 757” e poi sparano qualche buon colpo di punk rock stradaiolo. Bellissima copertina. RIFFS – UNDERGROUND KICKS (Tko) Tornano i Riffs. Nonostante il look ridicolo di un paio di loro, questo secondo disco è veramente tosto. Punk 77 con Sex Pistols, Heartbreakers e Eddie and the Hot Rods nel cuore. L’album si chiude con “Waitin For The Man” dei Velvet Underground, promossi a pieni voti. RIVER CITY REBELS – NO GOOD, NO TIME, NO PRIDE (Victory) Dischi come questo servono a ricordare che nonostante tutto il punk sempre quello è… Per niente originale, ma piacevole come un trancio di pizza da Spizzico. Street punk 77 con sezione fiati e “Aborted” è proprio una bella canzone. SNOTTY CHEEKBONES – STRANGE AHEAD (Brat) O mio dio, anche in Svizzera esiste il pop punk. La strada sembra quella giusta, con calma qualcosa di buono si fa. Attenzione però a non scopiazzare clamorosamente: la strofa di “Individual” è un notissimo singolo dei Green Day… Non so perché, ma arrivato alla traccia nove mi sono sentito vecchio. STITCHES – AUTOMATIC (Tko) Punk rock vecchia maniera, punk 77. Il ‘77 del secolo passato ancora presente nel nuovo millennio. Rock on. SAGGER – MIND WRATH (Goodbye Boozy) La nostrana Goodbye Boozy è andata a pescare questi pervertiti nel Wisconsin… Rock and roll ridotto all’osso, una sorta di Stooges in bassa fedeltà. S.D.E. PUNK ROCK EXPRESS – ANIMALES CON ACTITUD (Aufbau) Perbacco! All’inizio questi S.D.E. sembrano i Supereroi… Il sogno dura poco; punk rock con scivolate nell’hardcore e nei ritmi in levare come mille altre band del sottobosco italico. I nostri S.D.E. chiedono critiche costruttive; non so che dire, io certe cose non riesco proprio a concepirle… Comunque ne approfitto per ricordare al chitarrista Ivan il nostro incontro a un concerto dei Ritmo Tribale al Paolo Pini. Circondati. Forse quella sera abbiamo anche giocato a pallone. SPOOK – SOME LIKE IT DEAD (People Like You) Punk rock teutonico. Il Lanciasassi mi aveva parlato di questi Spook come dei cloni dei Misfits. Sì, siamo in territorio horror rock ma oltre i Misfits gli Spook amano anche i riff hard e il drumming punkabilly. Hanno dei nomi tremendi (Lou Gosi,Ross Feratu…) e un make up ridicolo. Deliziosa la ballatona conclusiva “Gravelands, Karloffornia”. TITO & THE BRAINSUCKERS – GET FUZZY (Brainville) Conosciuti di recente grazie al tour di Mr. Koizumi, i ragazzi di Teramo dimostrano di essere ottimi musicisti e per fortuna non inquadrati. Tito e amici girano intorno ai 60s, ma senza capelli a caschetto e stereotipi del genere appiccicati al culo. Su questo mini ci sono sette cover, “Cry” che apre il party la mia preferita. TAXI - I’M DEAD (Hangover) Secondo singolo per i romani, decisamente superiore alla loro prima prova. Un solido incrocio tra Vibrators e Dictators; il lato b spacca il culo a un sacco di roba in giro attualmente. Je suis en train de tomber en bas. TAXI – LIKE A DOG (Dead Beat) E fu così che gli americani scoprirono il punk romano. Questo disco è la somma del loro primo singolo, del grandioso sette su Hangover e di qualche altra canzone; i Taxi sono una garanzia. TRANSEX – ST (Hangover) Dalle ceneri di Ufo Diktatorz e Bingo nascono questi Transex. Rock and roll sporco e cattivo. Se vi basta compratevi questo album. Un titolo su tutti: “White Girls, Black Cocks”. BLACK FLAG (Enrico Camanzi) Parliamoci chiaro. Dei Black Flag sono veramente fondamentali le prime cose – tutto il periodo pre-Rollins – e il primo album con il buon Henry alla voce, “Damaged”. Tutto quello che è venuto dopo potete lasciarlo tranquillamente sugli scaffali dei negozi di dischi. Troppa tecnica e troppe sperimentazioni a scapito della furia e dell’immediatezza dei primi pezzi. Quest’intervista risale alla primavera dell’84 ed è apparsa sul #10 della ‘zine americana “Suburban Voice”. Henry Rollins è un pazzo maniaco che ancora non si era fatto prendere dalla mania di legittimarsi nel mondo dei normali, Greg Ginn è un gran chitarrista ma qui non fa certo la figura del brillante, Bill Stevenson è grasso. SV: Suburban Voice; H: Henry Rollins; B: Bill Stevenson. SV: Henry, cosa ti ha spinto a scrivere poesie? H: Beh, credo ci sia da fare qualche precisazione. Prima di tutto, non credo che quello che compongo possa essere chiamata poesia. Ho sempre odiato la parola “poesia”, d’altra parte. Non sono neppure in versi. Io scrivo e basta. Scrivo da quando ho 16 anni. Ora ho avuto l’opportunità di rendere pubbliche le mie composizioni, alla radio e sui dischi, e la cosa mi ha preso veramente. Nell’ultimo anno e mezzo ho scritto più di quanto avessi mai fatto. B: Sai di cosa mi sono accorto? Nell’ultimo anno e mezzo tutto il gruppo si è sentito come un pesce che rimane intrappolato in una pozzanghera mentre tutta l’acqua ne sta uscendo, almeno dal punto di vista pubblico. E ho visto che questa situazione si è riflessa nelle poesie di Henry. È il suo metodo per scaricarsi. Io e Greg (Ginn, chitarra dei Black Flag, ndE) passiamo le ore a suonare insieme e a buttare giù pezzi nuovi mentre Henry scrive le sue poesie. Sono questi i mezzi che abbiamo utilizzato per sollevarci da tutti i nostri problemi legali. Non abbiamo potuto registrare il disco perché l’etichetta per cui incidevamo (la Unicorn, distribuita Mca, ndE) ci ha tenuti bloccati. H: Durante tutto questo periodo in cui siamo rimasti fermi col gruppo, ho dovuto fare nuove esperienze e provare cose diverse. Mi sono esibito su un palco da solo davanti a un microfono. Mentre Bill e Greg ci davano dentro con gli strumenti per migliorare la loro tecnica, io lavoravo sulla voce. SV: Ho saputo che la tua estensione vocale è migliorata e che urli meno. H: Oh, non hai ancora visto niente! SV: Perché i vostri testi sono così depressi? H: È questo il modo in cui io e gli altri della band vediamo il mondo. Una canzone come “Three nights” (un pezzo dall’album “My war”, ndE) è sul divorzio da se stessi (che cazzo sta dicendo?, ndE). È un concetto che mi ha fatto molto riflettere. È come se il corpo e la mente si separassero. SV: È vero che quando vi preparate a registrare, fate un sacco di prove prima di iniziare con le registrazioni vere e proprie? H: A tutti noi piace suonare, uomo! Anche quando io non sono in sala prove gli altri passano tutto il tempo a provare. B: Vogliamo che tutto sia perfetto. Prima di iniziare a registrare “My war”, abbiamo trascorso un mese a provare 5 o 6 ore al giorno. H: Quello che voglio dire...è chiaro che i Black Flag ormai sono una band vera e propria. Una band che ora sa suonare bene i suoi strumenti, come gli ZZ Top (che bell’esempio!, ndE), una band che ci sa fare e per essere così ci vogliono ore di prove e ore di lavoro sulle canzoni, come accade per i nuotatori e gli atleti professionisti. Da un certo punto di vista non è neanche questione di Black Flag. Bill si occupa della sua batteria, io della mia voce. Siamo i Black Flag e niente altro. Non siamo in questo gruppo solo per passare il tempo. SV: Chi ha scelto il disegno di copertina per “My War” ? H: L’ho scelto io. Appena l’ho visto ho detto: “Ecco la copertina per l’album!” SV: Sempre parlando di copertine, chi ha scelto quella di “Blasting concepts” (una compilation su Sst con Minutemen, Husker dü, Meat Puppets, Black Flag e altri. In copertina c’è il disegno di un tizio che strangola una tipa biotta, ndE), visto che qualcuno pensa che sia sessista e violenta nei confronti delle donne? B: Prima di tutto, quella compilation è stata assemblata due anni fa (che cazzo c’entra?, ndE) H: L’idea di mettere in copertina quel disegno di Pettibon (pittore/disegnatore di Hermosa Beach, autore di cover per i dischi dei Black Flag e di disegni per i flyer dei loro concerti. Ha anche ideato il logo delle barre. Altri non è che il fratello di Greg Gin, ndE che si appresta a diventare il Federico Guglielmi del XXI secolo, ndBasetta) è stata di Bob Carducci (e chi è?). Ma non è importante chi l’ha scelta. L’importante è chi l’ha disegnata. Raymond Pettibon è il migliore di tutti. (s’inserisce Greg Ginn) G: È il modo migliore per entrare nell’intervista! Diavolo, facendo uscire quel disco abbiamo compiuto un pubblico servizio. H: Sì, siamo un gruppo sessista e socio-politico con delle note fasciste semicrassiane. Con un ritmo danzereccio che ti ucciderà se vieni troppo vicino. E siamo una band divertente. Siamo pro jism (una pratica erotica, ma non mi ricordo quale,ndE), ci piace fare sesso e divertirci. Personalmente, sono anche a favore della guerra nucleare. Voglio distruggere la terra, così potremo liberarci di tutti. Tutti i mafiosi, tutti i proprietari di club, tutte le prostitute nevrotiche che sniffano cocaina, tutta la fottuta feccia. Voglio ricominciare tutto da capo e dopo che avrò sganciato la bomba non rimarrà altro che qualche vecchio grosso scarafaggio, mutanti e roba di questo genere. SV: Parlando di droga, sei ancora straight edge Henry? H: Di sicuro non mi faccio di eroina come quei promoter di una città in cui abbiamo suonato. Erano i peggiori sniffatori nevrotici che abbia mai conosciuto. Se ne andavano in giro per la sala bofonchiando “hey, hey, hey...”. Si sparavano le loro piste e mi facevano perdere tempo. Non so niente dello straight edge. È una religione in cui non sono coinvolto. Io ho una sola religione. La religione Rollins. Sono il papa della mia chiesa. Sono l’uomo sulla croce, ho scritto il libro sacro, sono la guida e ci credo. Amen. SV: Ultima domanda. Cosa ne pensi dei Nig-Heist (supergruppo di Los Angeles in cui hanno militato Greg Ginn, Bill Stevenson, Dez Cadena, Ian Mc Kaye, Chuck Biscuits e altri. Il front-man era Mugger, roadie dei Black Flag. Hanno inciso un lp e un paio di singoli raccolti in un cd uscito su Drag city nel ’98)? H: È chiaro che sono il terzo gruppo a venir fuori da Los Angeles. I Doors sono stati i primi, gli X i secondi. I terzi sono sicuramente i Nig Heist. (Intervista con Greg Ginn - SV: Suburban Voice, G: Greg Ginn) SV: Cosa ne pensi delle persone che dicono che siete diventati una band heavy metal? G: È il solito tentativo stupido di bollare qualcuno che fanno molte persone. Per come la vedo io, i Black Flag sono solo una band. Cerchiamo di non legarci troppo a qualche categoria, soprattutto perché etichette di questo tipo sono troppo limitanti. SV: Nelle recensione di “My War” apparsa sul Boston Globe c’era scritto che cercate di imitare i Flipper, con un basso molto pesante e una chitarra lenta e dal suono torturato, ma senza il senso dell’umorismo dei Flipper. Cosa ne pensi di questa critica? G: Beh, non credo che il tipo che l’ha scritta abbia guardato molto al di là del suo naso. Io di certo non voglio imitare i Flipper. E credo anche che molte delle nostre canzoni siano caustiche in un modo tutto loro. SV: Da qualche altra parte qualcuno ha scritto che tu hai aggiunto un’influenza metal al tuo stile in modo da poter realizzare il sogno che avevi da bambino di essere un guitar hero. G: Quando ero ragazzo non suonavo la chitarra, quindi questa è un’affermazione sbagliata. Quando ho iniziato ad appassionarmi di musica avevo 19 anni. Prima di allora non avevo seguito alcun tipo di musica in particolare. Infatti, ora mi piacciono un sacco di generi. Il jazz, la musica classica, non solo il rock. Tutto quello che mi provoca qualche emozione (dio, che frase!, ndE). E anche il resto del gruppo ha questi gusti. Per questo è molto difficile dire dei Black Flag, “siete così” o “siete cosà”, visto la gran varietà d’influenze che abbiamo. Ascoltiamo così tanti tipi di musica! Alla gente, quando ascolta qualcosa, piace subito inserirlo in qualche categoria, di modo che possono dire “oh, stanno facendo questo, oppure stanno suonando quello”. Noi cerchiamo solo di essere noi stessi. Non abbiamo pregiudizi su alcun tipo di musica. SV: Così voi suonate quello che volete, non quello che la gente vuole sentire. G: Sì, è così. SV: Quando uscirà il vostro nuovo disco? G: Prima faremo uscire un disco metà strumentale e metà spoken word (Family man). Poi faremo uscire l’altro album che abbiamo appena finito di registrare. SV: Come mai avete scelto i Meat Puppets, tra tutti i gruppi Sst con cui andare in tour? G: Perché ci piacciono un casino e perché hanno appena fatto uscire un nuovo album. Lo volevano loro e lo volevamo noi. SV: Non vi somigliano per niente. G: Nessuno ci somiglia. SV: Le loro influenze sono molto diverse dalle vostre. Per certi aspetti sono anche influenzati dal country. G: Credo che abbiamo molto in comune con loro. Per quanto riguarda il tour ci piace suonare con loro. Sono diversi ogni volta che si esibiscono. SV: Sulla compilation “Blasting concept” come mai avete escluso le band e il materiale più recente? G: Quella compilation è stata messa insieme molto tempo fa. Abbiamo avuto un sacco di problemi legali e per un po’ non abbiamo potuto produrre alcun disco. Abbiamo avuto anche moltissimi problemi finanziari visto che abbiamo dovuto pagare gli avvocati e non abbiamo incassato il denaro che ci spettava da molti album. Per questo quella compilation arriva solo fino a un certo punto della storia della nostra etichetta. Magari ne produrremo un’altra. Comunque penso sia una buona vetrina per i nostri dischi. Cerchiamo di mantenere disponibili i vecchi dischi, dato che non ci occupiamo di una musica che segue il trend (Greg Ginn non era certo un indovino...). Se un disco è valido conserva il suo valore anche dopo molto tempo che è uscito. Molta gente si appassiona alle cose vecchie dei Minutemen dopo aver scoperto i loro pezzi più nuovi. SV: Come è entrata nella band Kira (la bassista del gruppo ai tempi di quest’intervista)? G: È bastato trovarci una volta per suonare insieme. Non abbiamo provato altre persone o fatto audizioni, anche perché ero io a suonare il basso. Eravamo troppo impegnati con i nostri problemi legali e abbiamo utilizzato il nostro tempo per lavorare su un sacco di idee a casa nostra. SV: Ha dovuto subire qualche reazione cattiva dalla vostra audience per il fatto di essere una donna? G: Non credo. Mi sembra che la gente sia diventata più di visioni aperte. Credo che la gente stia scoprendo realmente come sono fatti i Black Flag. SV: Hanno accettato di buon grado anche la nuova direzione del vostro sound? G: Noi ci siamo sempre evoluti. C’è sempre qualcuno che è contro questa crescita, ma penso che abbiamo avuto delle buone reazioni. E questo mi ha un po’ sorpreso, a dire il vero.