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Prefazione
I festeggiamenti per la Settimana della Lingua Italiana nel mondo ci offrono
ogni anno lo spunto per organizzare eventi che accompagnano ed arricchiscono
l´attività didattica consueta dei nostri corsi, e si cristallizzano spesso in
momenti d´incontro tra la comunità italiana e il pubblico italofilo in loco.
Il tema della Settimana della Lingua Italiana 2014, “Scrivere la nuova Europa:
editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale” ha ispirato la realizzazione di
diversi progetti contenuti in questo ebook, esso stesso nato come esempio
illustrativo del motto.
Il suo contenuto presenta le diverse attività e manifestazioni in ordine
cronologico.
L´ebook si apre con la raccolta di pensieri e testi sul tema “Europa” e “Libri”,
frutto della creatività dei nostri studenti: i pensieri sono stati trascritti su foglietti
colorati che hanno addobbato durante la settimana di festeggiamenti della SLI
l´atrio del nostro istituto … una forte presenza di italianità e di stimoli di
riflessione per chi transitava!
Per celebrare la S.L.I. abbiamo poi invitato il Professor Clemens Zimmermann,
docente di „Kultur und Mediengeschichte“ dell´università del Saarland, che ha
presentato la conferenza „Venedig, die europäische Buchstadt der frühen
Neuzeit”.
Il tema „Insegnare l´Europa“ è stato il filo rosso della serata di testi e musica, il
cui libretto è contenuto nell´ebook: un appuntamento ormai quasi tradizionale
per il nostro pubblico di italiani e cultori della lingua e della cultura italiana.
Infine ancora un ricordo della visita in italiano al Parlamento Europeo di
Strasburgo, organizzata per celebrare il semestre europeo al Consiglio
dell´Unione Europea.
La realizzazione dei nostri progetti è stata sostenuta dall´appoggio del nostro
istituto, lo ZSL dell´università di Heidelberg, e dell´Istituto Italiano di Cultura di
Stoccarda, che ringraziamo ancora in questa sede.
A tutti auguriamo una buona lettura!
Il team della sezione d´italiano:
Alessandra Parodi, Angela Trovato, Laura Biella, Milena Tombolini-Daniels
Copertina e locandine: Angela Trovato, Henner Hölsmölle
Partecipazione alla raccolta testi: Ivana Nolli- Meyer
Redazione dell’Ebook: Anna Ferraris-Kriis, Milena Tombolini-Daniels
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Che cosa significa l`Europa
per me ?
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TESTO 1
“All`inizio della storia dell`Unione Europea il politico bavarese F.J. Strauss
cercava di giustificare l`importanza della sua fondazione con i cittadini bavaresi
e di dissipare i loro timori per la perdita dell`identità nazionale, ovvero di quella
bavarese, con questa spiegazione:
„ La Baviera è il nostro paese natale,
la Germania è la nostra patria spirituale,
ma l`Europa è il nostro futuro.“
Questa massima rivelava una profonda convinzione nell`idea che l`Europa unita
potesse portare a tutti i Paesi europei un maggiore benessere, la libertà
individuale, finora sconosciuta, nonché la stabilità della pace sul territorio della
Comunità Europea dopo due orribili guerre mondiali.
Ma che cosa è restato di questa visione dopo sessant`anni di storia dell`Unione
Europea?
Prima di tutto per me la conquista più importante è il fatto che abbiamo
potuto vivere in pace da quando i fondatori della Comunità Europea si sono
impegnati nella realizzazione di questa idea ingegnosa e futuristica, lasciandosi
indietro tutti i pregiudizi e le riservatezze in un atto di generosità senza
paragone. E non c`è dubbio che questa pace perdurerà, se i politici responsabili
concentrano i loro sforzi su questo scopo durante il proseguimento del processo
dell`unione politica, finanziaria e costituzionale.
Il secondo vantaggio palese dell`Europa comune è visibile per ognuno che
desidera viaggiare in un altro paese europeo senza le operazioni di dogana di
una volta e senza gli estesi controlli sull`identità dei viaggiatori come membri
della Comunità Europea. Per noi oggi le frontiere non esistono quasi più, cioè
non ci si accorge più di attraversare dei confini.
Questo fatto ci porta ad un altro progresso nella convivenza dei popoli di
diverse nazionalità, cioè alla comprensione reciproca per le esigenze individuali,
che sono simili alle proprie e indipendenti dall` appartenenza ad una nazionalità
privilegiata o meno. Anche se questa qualità in molti cittadini non è ancora così
sviluppata come si desidererebbe, i viaggi liberi nei paesi dei nostri vicini e i
facili contatti tra i giovani di oggi aiutano a migliorare man mano
quest`atteggiamento positivo.
Pensare che due generazioni fa l`ostilità contro i paesi vicini e il disprezzo
per il loro modo di vivere venivano insegnati addirittura a scuola e divulgati nei
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giornali e dai politici, oggi questo comportamento arrogante ci sembra talmente
anacronistico che nessuno può immaginarlo come realtà del passato.
In aggiunta ai vantaggi evidenti per l`economia e per il commercio ci sono
altri aspetti positivi nella nostra vita quotidiana che hanno agevolato e
migliorato la convivenza tra i cittadini delle diverse nazioni, per esempio
* la scelta libera del luogo di lavoro o dell`università all`interno del territorio
della Comunità Europea,
*la lotta comune anticrimine nel campo della giustizia e delle operazioni di
polizia,
*il libero flusso delle merci e il controllo del flusso di denari,
*la stessa interpretazione dei diritti dell`uomo,
*e non per ultimo, la valuta comune, anche se non introdotta in ogni paese della
Comunità e non completamente senza problemi.
Considerando i tanti punti positivi nello sviluppo della Comunità Europea
ci si chiede perché l`immagine della Comunità si presenti in modo così negativo
al pubblico e nella percezione della maggioranza della popolazione di quasi tutti
i suoi membri.
Ecco la mia risposta:
All`inizio è stata trascurata la creazione di una costituzione che meriti questo
nome e che doveva valere per tutti i paesi aspiranti che volevano aderire alla
Comunità più tardi. Anche i tentativi di Giscard d`Estaing di recuperare questa
mancanza oppure le determinazioni del patto di Lisbona erano o troppo
voluminose o troppo vaghe e di conseguenza di poco successo.
La regola secondo cui ogni membro della Comunità, anche i nuovi membri,
può pretendere una commissione, ha portato l`amministrazione a una misura
gigantesca, perché quando è stabilita questa nuova commissione il commissario
comincia subito a cercare i suoi compiti e a riempire i nuovi uffici con una
schiera di cooperatori, perché con il numero dei suoi dipendenti aumenta anche
la propria importanza. Così sono state inventate commissioni e compiti che in
realtà non esistevano prima.
Questa amministrazione gonfiata e la decentralizzazione delle istituzioni
parlamentari e della gestione (Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo), che causa
innumerevoli viaggi, voli e pernottamenti da risarcire, genera nei cittadini la
sensazione che ci sia un immenso spreco di denaro, collegato all`opinione
generale che gli stipendi dei delegati e le remunerazioni dei politici siano troppo
alti.
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L`amministrazione e le commissioni creano troppe istruzioni e regolamenti
come conseguenza della loro esistenza e della necessità di occuparsi di qualcosa
che secondo loro rientra nella loro competenza. Così è cresciuta tra la gente la
rabbia per qualche regolamento senza buon senso, che viene rafforzata anche dai
giornali che godono nel riportare questi traviamenti ed esagerazioni. La richiesta
di limitare i regolamenti a livello europeo e di lasciarli invece nelle
amministrazioni nazionali si sente dappertutto, persino da parte dei politici, che
però non intraprendono niente contro questa inondazione.
A proposito, i politici europei non contribuiscono molto ad aumentare la
fiducia nell`efficacia del sistema amministrativo e parlamentare europeo.
Ognuno poteva osservare la rissa tra il parlamento europeo e i diversi governi
statali a proposito della scelta del presidente delle commissioni che persiste
ancora oggi dopo più di quattro settimane da quando gli elettori hanno votato
per i loro candidati, che, come risulta adesso, non erano candidati reali per
questa carica. C`è ragione di presumere che tutti i posti lucrativi vengano
conferiti dopo un intrallazzo tra diversi gruppi di interesse, che vogliono una
ricompensa per il loro cedere e per l`approvazione del candidato dell`altra parte.
Il tasso d`affluenza alle ultime elezioni europee è stato bassissimo, visto che
non era molto chiaro che programma politico europeo i diversi partiti avevano in
mente e con quale mezzi concreti volevano realizzare gli obiettivi. Tutte le loro
affermazioni si assomigliavano, perché erano tenute in un tenore poco
impegnativo, cosicché ognuno poteva essere d`accordo con loro. Si estendevano
dalla lotta contro la disoccupazione dei giovani, dal miglioramento del controllo
degli affari bancari e della formazione scolastica e lavorativa, alla necessità
della crescita dell`economia nei paesi del Sud, al rafforzamento del parlamento
europeo e all´ esigenza di più soldi per le istituzioni europee.
Anche la crisi della valuta comune è la ragione per la scontentezza del popolo
con lo sviluppo europeo. Le diverse proposte per risolvere questo problema
divergono estremamente e lasciano a tutti una sensazione poco confortevole,
perché per ogni via non c`è la garanzia del successo definitivo.
Ma nonostante tutte queste osservazioni negative io sono convinto che l`idea
della Comunità Europea sia stata un passo epocale e così geniale che vale la
pena continuare a perseguirla seriamente, considerando anche le obiezioni dei
cosiddetti avversari del processo dell`Unione Europea e degli sviluppi sbagliati.
Tutti noi dovremmo essere disposti a condividere il nostro stato del benessere
con gli altri, anche se dobbiamo pagare di più per un futuro in pace e sicuro.”
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Parole per l’Europa:
L'Europa per me è il più grande progetto di pace della storia mondiale e è
d´ immenso valore.
L'Europa e la nostra opportunità. Non ne abbiamo altre.(H.-D. Genscher)
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TESTO 2
“Attualmente ci sono grandi differenze economiche tra i Paesi dell'Europa. La
Germania è abbastanza forte, invece Paesi come la Spagna, l’Italia, la Grecia e
la Francia soffrono sotto l'austerità che l’UE impone. Così l’UE è caduta in
discredito in questi Paesi che hanno oggi una visione negativa dell’UE. Inoltre
c'è una forte disoccupazione del 30 - 40% soprattutto fra i giovani. Secondo me
l’UE dovrebbe impegnarsi di più della politica occupazionale e della crescita
economica. Nei tempi passati la politica comunitaria si è concentrata piuttosto
sulla lotta contro i deficit pubblici. Ma in futuro ci saranno sempre nuove e altre
sfide che devono essere affrontate . In questo mondo globale solo un’Europa
unita può risolvere i problemi globali.”
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TESTO 3
“La domanda se mi sento europea è una questione a cui è difficile rispondere.
Prima bisogna definire che cosa significa un’identità europea . Per me, l’identità
europea non corrisponde alla stessa definizione di un’identità nazionale, perché
questa si fonda quasi esclusivamente su delle somiglianze – dei valori simili,
una storia comune, (spesso) una lingua comune, un concetto di cultura che è
vissuta dalla maggior parte della gente, e forse anche una religione comune.
Mentre un’identità europea condivide solo una parte di questi sentimenti, perché
secondo me un’identità europea si fonda anche sulla diversità di culture che
sono vissute nel continente. Per me l’identità europea è un percorso tra dei valori
comuni e la varietà che ci porta tanti vantaggi, perché non porta solo una ventata
di aria fresca sia per la mentalità (politica) sia per l’economia, ma ci porta
soprattutto lo sviluppo del futuro.
Per questo vedo il futuro dell’Europa nella continuata collaborazione tra gli stati,
che a poco a poco sarà ampliata. Dico “poco a poco”, perché concordo
completamente con la posizione di Claudio Magris: l’evoluzione verso una cosa
come gli “Stati Uniti di Europa” non può essere uno sviluppo veloce. Dobbiamo
sempre ricordarci che la trasformazione del modo di pensare di una società e di
ogni membro di questa società è un processo che va a passo lento e richiede
tempo. È giusto che i politici devono precorrere questa mentalità, sia per far
avanzare il processo, sia per preparare le condizioni generali per quando la gente
si sentirà pronta per il prossimo passo.”
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Parole per l’Europa:
“Una comunità di Stati. Mi sento un’europea”
“L’ Europa è la mia PATRIA”
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TESTO 4
“Io mi sento europea. Specialmente perché mio padre è nato in Italia non mi
sono mai sentita solo tedesca, ma anche italiana o qualcosa in mezzo.
La storia di mio padre è una storia molto europea: la storia dei „Gastarbeiter“.
Non è solo una storia di emigrazione e immigrazione, ma pure di integrazione e
inclusione. Da un lato emigrare vuol dire conoscere un altro paese e adattarsi,
dall´ altro lato chi va in un paese porta anche la sua cultura e cambia il paese
stesso. Tutto comincia con il cibo: non è da tanto tempo che si mangia la pasta al
sugo di pomodoro in Germania, oppure il gelato e la pizza. Negli anni Sessanta i
piatti italiani erano ancora sconosciuti. E adesso è diventato normale mangiare al
ristorante
italiano.
Questo significa per me l’Europa: collegare le cose migliori di tutti paesi. Non
mi auguro però che tutte le differenze spariscano, ma che si accettino e si
valorizzino le differenze. Forse è questa l’identità europea: un´ identità che va
oltre le identità nazionali ma non le sostituisce. Per creare un´identità comune
bisogna comunque aver rispetto per altre culture e altre nazionalità. Un´identità
europea inizia con l’interesse per il vivere insieme e ha bisogno della volontà di
cambiare
l’Europa
in
meglio.
Dopo aver fatto Erasmus e aver passato un semestre a Firenze mi sento ancora
più europea di prima. Facendo Erasmus ho conosciuto tanta gente di tutta
l’Europa. Ho imparato tante cose non solo dell’Italia ma anche di altri paesi.
Secondo me Erasmus è un programma molto importante per il futuro
dell’Europa perché crea un senso comune e una sensibilità per altre nazioni che
porterà
alla
solidarietà.
Nonostante questo la via è ancora lunga per l’Unione Europea, soprattutto il
sistema politico deve esser riformato come risposta alle nuove sfide.”
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TESTO 5
“Considerando che siamo 27 popoli abbiamo bisogno di trovare un accordo, un
compromesso, sia nel modo di pensare che in economia, nel mercato libero,
nella programmazione economica; dobbiamo ridurre i debiti, essere disciplinati,
equilibrare il bilancio, andare insieme in una direzione verso gli altri Paesi fuori
dall'Europa. È importante non perdere le proprie caratteristiche, la propria
cultura e sviluppare contemporaneamente una cultura comune, rispettare
differenti etnie, il modo di pensare dei Paesi non europei e di quelli europei ed
essere tolleranti. Bisogna accorgersi che da circa settant'anni non abbiamo un
conflitto con gli altri Paesi europei, che abbiamo la libertà di stampa e di
opinione, che in 20 anni abbiamo fatto grandi progressi, ci siamo adattati, siamo
più vicini e che con l'Euro forte i paesi saranno ricchi e meno persone senza
lavoro. Costruiamo l'Europa, ne vale la pena!”
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TESTO 6
“L'Unione Europea, quasi una garanzia di pace”. Mi sento fortunata perché
durante tutta la mia vita non sono mai stata confrontata in modo diretto con la
guerra, mentre la generazione dei miei nonni e quella dei miei genitori hanno
vissuto il terrore della Prima e della Seconda guerra mondiale. La mia
generazione ha conosciuto la riconciliazione. A scuola si imparavano con
piacere le lingue del nemico: inglese, francese, russo e altre lingue. Un vero
lavoro di pace cominciava: lo scambio scolastico e il gemellaggio tra città che si
rassomigliano sotto qualche aspetto. E per gli studenti di oggi alcuni semestri
all'estero sono quasi d'obbligo perché aprono l'orizzonte e creano la base di una
comunicazione internazionale.”
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Parole per l’Europa:
Un’Europa unita: sì!!
Ma non troppo uniforme. La diversità e la pluralità sono gioielli preziosi che
non devono essere distrutti. Sono il carattere dell’Europa.
La parola più importante per l'Europa è PACE.
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TESTO 7
“È molto facile criticare l'Europa. A causa degli egoismi nazionali non è ancora
-e forse non sarà mai- un'unità perfetta. Ma per me l’idea di questa unificazione
di Paesi è un grande sogno e l'unica maniera di mantenere la pace e di
proteggerci dalle guerre. Per di più ci sono tanti vantaggi che abbiamo, la facilità
di viaggiare senza frontiere, senza dover cambiare valuta e il fatto che viene
incentivato lo scambio culturale
tra Paesi differenti, che ci arricchisce
enormemente.”
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Parole per l’Europa:
L'Europa è come un mazzo di fiori di tanti colori, forme e profumi diversi, che
affascinano per la loro varietà.
Confermo questa citazione:
"Un viaggio per l'Europa è come attraversare una ricca mostra- dietro ogni
angolo si apre un quadro nuovo."
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TESTO 8
L'Europa è la mia patria. Amo la sua molteplicità culturale e paesaggistica. Ma
l'Europa soprattutto grazie all'UE significa, dopo una storia di diverse guerre
crudeli e brutte, in particolare pace. I paesi hanno legami tra di loro e l'insieme
dei paesi è più importante delle loro differenze. Dopo il mio semestre
ERASMUS a Bologna mi sento anche di più europea. Sono parte della
generazione ERASMUS! Questo programma dà la possibilità e l'occasione di
incontrare nuovi amici di altri paesi e di venire a contatto con altre culture.
Impariamo altre lingue e questo aiuta ad eliminare pregiudizi e a comprendersi.
Grazie alla libera circolazione, che è un diritto fondamentale dell'UE, abbiamo
la possibilità di viaggiare e vivere in un altro paese dell'UE. Non ci sono più i
controlli di frontiera. Così in tutti i paesi le culture sono poco a poco più una
mescolanza o meglio un prodotto di influenze da tanti diversi paesi. Anche i
nuovi mezzi tecnici come gli smartphone o Skype via internet contribuiscono ad
avvicinare il mondo e con ciò naturalmente anche l'Europa.
Il futuro dell'Europa, soprattutto quello dell'UE, lo vedo con dubbi e con
difficoltà. Non tutti i paesi membri sono allo stesso livello soprattutto
nell'economia ed altri, come l'Ungheria, non hanno gli stessi valori. Abbiamo
tanti candidati in crisi e un partner come l'Inghilterra, che ha dei soldi, non vuole
più esserne parte. Per questi problemi al momento io, come profana e non
esperta nel settore dell'economia, non vedo delle soluzioni giuste in modo
profondo e non solo al momento, come un fuoco di paglia, o parziali come mi
pare essere il TTIP.
Ma l'illusione e il mio desiderio è che un giorno esistano gli Stati Uniti
dell'Europa con un'economia che funziona e un governo unico. Ma per questo i
tempi non sono ancora maturi e ci vuole un crescere insieme degli stati europei e
il raggiungimento di un loro livello simile in tanti diversi settori.
La citazione di Claudio Magris, “Chi crede nell'Europa sarà contento se si farà
ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia, ha scritto
Günter Grass lodandola per questo, ha il passo della lumaca.” descrive secondo
me un processo vero, quando si vede per esempio la storia tedesca. All'inizio
anche la Germania era costituita da tantissimi stati indipendenti e piccoli come
l'Europa (su scala maggiore) oggi, anche se abbiamo l'UE. Poco a poco c'è stata
l'unificazione di questi stati con movimenti democratici che hanno avuto anche
le prime costituzioni democratiche come conseguenza. Ma poi c'erano sempre di
nuovo ricadute, la più grande è stata il periodo del nazionalsocialismo. Un passo
avanti e due passi indietro... Ma se guardiamo l'UE il processo è più determinato
e veloce con il fine degli Stati Uniti dell'Europa. Dobbiamo avere pazienza...
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TESTO 9
“ L’UE per me significa:
- un'unione economica, politica e monetaria
- la difesa dei valori della libertà e della democrazia
- il rispetto dei diritti umanitari, delle libertà fondamentali, dello stato di diritto
- la solidarietà dei suoi popoli
- la promozione del progetto sociale ed economico
- la cooperazione nell'ambito della giustizia e degli affari esteri
- il mantenimento del patrimonio europeo: tradizioni, lingue, identità, eredità,
diversità culturale.
- un’UE dominata non solo dall’economia ma dall’eredità culturale (Grecia,
Roma. Cristianesimo, Umanesimo)
- la creazione di un contrappeso alla supremazia degli Stati Uniti e della Cina
- un’unione stabile in un mondo globalizzato.
Mi sento europea perché abbiamo tutti la stessa base culturale, le tradizioni
dell’Umanismo e del Cristianesimo. Difendiamo tutti gli stessi valori di libertà e
di democrazia e dei diritti umani. Essere europei vuol dire accettare gli altri con
la loro diversità. “
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Parole per l’Europa:
L'Europa è un Paese composto da diverse province.
L'Europa per me è una grande comunità che unisce Paesi.
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TESTO 10
“Per me l’Europa rappresenta un’unione politica che si rifà ad una storia comune
ed a dei valori comuni. Mi sento tedesco prima di sentirmi europeo perché sono
cresciuto nella società tedesca e, secondo me, l’identità europea non è ancora
molto diffusa. La diversità che caratterizza la ricchezza dell’Europa fa che la
mentalità dei popoli dei diversi paesi sia al tempo stesso un ostacolo all’unità. Il
rispetto delle differenze c’è, ma non ci si sente ancora un unico popolo europeo.
Tanti cittadini dei paesi in difficoltà non si fidano più della politica europea, che
non sembra tenere conto della loro situazione precaria, ma cerca piuttosto di
realizzare delle riforme strutturali a livello europeo invece di promuovere
concretamente la solidarietà dei paesi membri, aiutandoli ad affrontare insieme
le sfide del futuro. Questa tentazione dei paesi più potenti economicamente di
dominare, trascurando gli interessi dei paesi più piccoli, rischia di suscitare
dubbi sull‘unione europea da parte del popolo, il quale crede sempre più nelle
promesse dei partiti populisti. Ci si deve sempre ricordare del fatto che la
democrazia non è mai acquisita, ma rappresenta sempre un processo lungo e
fastidioso che sembra procedere a “passo di lumaca”, come dice Günther Grass.
Fatto sta che lo scopo comune di quel processo, cioè l’unità dei popoli fondata
sulla pace, il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, la libertà di religione
ecc. giustifica tutti questi impegni. Per quanto riguarda la citazione di Emma
Bonino, “Nessun Paese europeo – né quello più grande né quello con il più ricco
patrimonio culturale – può pretendere di vincere da solo le grandi sfide della
diplomazia culturale. Per costruire un fronte unico a difesa dei valori di libertà,
diversità e pluralità, occorre un'azione di ampio respiro che solo un soggetto
realmente globale, come gli Stati Uniti d'Europa, potrà efficacemente
assicurare.”, non penso che sia indispensabile creare gli Stati Uniti d’Europa
anche se una specie di governo comune sarebbe un vantaggio per facilitare la
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gestione degli affari europei. Comunque, non saranno le leggi che creeranno
un’identità comune, ma si deve rispondere con una singola voce alle sfide del
mondo moderno.”
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TESTO 11
“Per me l’ Europa è il più grande successo della storia: fa ciò che la Chiesa
promette da 2000 anni ma non è mai riuscita a mantenere - garantisce la pace fra
gli Stati, risolve i problemi e i conflitti fra gli uomini e gli Stati con negoziazioni
e non con la guerra, da’ la possibilità di vivere in pace ai suoi abitanti e gli
fornisce la base per sviluppare i loro talenti e garantisce i loro diritti.”
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Parole per l’Europa:
Europa: un continente di confini aperti.
L'Europa per me è viaggiare liberamente.
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TESTO 12
“L’idea dell’Europa mi è sempre piaciuta. Credo però che quest’idea abbia
bisogno di più tempo.
Adesso con la crisi economico-finanziaria non ancora superata in tanti stati
europei, l’idea dell’Europa e l’Unione Europea sono meno accettate. C’è la
paura da parte dei paesi più ricchi di dover pagare per i paesi più poveri e anche
a volte la gente non sa che dei Paesi, come per esempio l’Italia, pagano più per
l’UE di quello che ricevono dall’UE.
Anche con l’allargamento dell’Europa ci sono più stati che conosciamo poco e
forse non siamo del tutto preparati ad accoglierli davvero in Europa. La
discussione iniziata dopo che la Romania è entrata nell’UE lo dimostra.
Inoltre la gente pensa che l’Europa imponga troppi vincoli regolatori e credo che
a volte abbiano anche ragione.
Naturalmente mi piace la maggiore internazionalizzazione che abbiamo adesso.
Purtroppo non ho potuto fare uno studio Erasmus, ma mi piace poter viaggiare
in Europa senza tante difficoltà.
Credo però che l’Europa, anche se fosse più unita, forse non risolverebbe
problemi come la povertà e la fame in tanti paesi dell’Africa e Asia. Invece
trovo più probabile che si chiuda in sé, si protegga con tariffe doganali e non
trovi un accordo sulla questione dei profughi.
Ci sono però alcuni casi in cui l’Europa ha davvero portato grandi vantaggi
come un lunghissimo periodo di pace e spero che faccia un grande passo avanti
per quanto concerne la questione del cambiamento climatico.
Mi sono rallegrata molto del fatto che l’Unione Europea ha vinto il premio
Nobel della pace nel 2010.”
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TESTO 13
“L’Europa è una zona con una storia comune: i grandi imperi greci, romani e
germanici. Anche se esiste una grande diversità abbiamo una cultura comune:
le grandi cattedrali, la stampa di libri della letteratura e purtroppo abbiamo fatto
l'esperienza di grandi catastrofi nel secolo scorso.
Ma adesso dopo settant'anni di pace possiamo godere la grande varietà e la
grande concordanza.
Tuttavia abbiamo più o meno gli stessi valori, si conoscono le regole di
comportamento e questo dà una certa sicurezza.”
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Parole per l’Europa:
Amicizie al di là delle frontiere.
Un'amicizia internazionale e molti conflitti.
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TESTO 14
“Nessun Paese europeo può affrontare da solo le grandi sfide del futuro (la
difesa, la cultura, libertà, la diversità e la varietà). Solo una confederazione di
Stati è in grado di farlo. Per unificare le diverse identità nazionali a una totalità
ci vuole una forza nuova, un’idea in cui le singole identità nazionali si sentono
di far parte. Non so come tutto ciò si potrà realizzare.”
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TESTO 15
Per me l’Europa rappresenta il continente più ricco e più bello del mondo.
Dicendo ricco non penso all’economia ma al patrimonio culturale. Credo che
non ci sia un altro continente con una libertà, una diversità e una pluralità come
ci sono in Europa. Se penso all’Europa, penso a tutti i diversi paesi con le
diverse culture e storie. Ci sono, per esempio, i Greci con la storia greca e gli
Italiani con la storia romana, per nominare solo due popoli che hanno avuto una
grande influenza non solo sulla storia europea ma su tutta la storia mondiale.
Però l’Europa non è solo un continente di mille anni fa. Il vecchio continente si
sta sviluppando e cambiando ancora oggi, non in modo geografico ma in modo
culturale ed economico. Ci sono i paesi dell’est, come la Polonia, che dopo la
caduta del comunismo stanno crescendo e diventando sempre più importanti.
Ogni paese europeo ha il suo proprio popolo con la sua propria lingua e con le
sue proprie abitudini. Questa pluralità è una delle caratteristiche che mi
piacciono di più dell’Europa.
Paragonando l’Europa con gli Stati Uniti, per fare riferimento a un tema
presente, il TTIP, penso che gli Americani non hanno un livello culturale
nemmeno vicino a quello europeo. Anche se gli Americani spesso pensano di se
stessi di essere il centro del mondo, preferisco la libertà europea.
Quando si parla dell’Europa, si deve anche pensare all’Unione europea, anche se
non tutti paesi europei ne fanno parte. L’Unione europea è un’unione nata dopo
due guerre mondiali nelle quali anche i diversi popoli europei hanno combattuto
contro se stessi. Quindi in primo luogo l’unione voleva proteggere e garantire la
pace europea. Per poterlo fare c’era bisogno di un’unione economica.
Oggigiorno, secondo me, si dimentica spesso questa origine dell’Ue, soprattutto
nei tempi della crisi.
…
Sentirsi europei secondo me vuol dire che si ha coscienza del ricco patrimonio
culturale dell’Europa e che si sostengono i valori di libertà, diversità e pluralità.
Come continente molto benestante abbiamo anche la responsabilità di portare
questi valori in tutto il mondo e di difendere i poveri e gli oppressi, dovunque ce
ne sono. Inoltre, per essere un “vero” europeo, non si deve mai dimenticare la
grande storia dell’Europa e l’origine dell’Unione europea, come ho già detto.
Soprattutto per la mia generazione, ma anche per la generazione di miei genitori,
la pace europea è una cosa normale che non si indaga. Però ancora oggi, come
purtroppo vediamo in tanti paesi del mondo, la pace non è mai qualcosa di
acquisito.
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Io personalmente mi sento davvero europeo. Probabilmente non ho avuto
sempre questo atteggiamento, ma dopo aver fatto Erasmus in Italia ho un altro
punto di vista. Sono arrivato a Firenze con lo scopo di conoscere esclusivamente
gente italiana, in modo da migliorare il mio italiano e conoscere il paese. Però
alla fine le amicizie più importanti erano soprattutto internazionali. Ancora oggi
siamo amici molto stretti dei paesi “pigs”, come dicono gli inglesi dei paesi con
i problemi più grandi, quindi siamo portoghesi, italiani, greci, spagnoli e alla
fine anche un tedesco. Questa internazionalità e anche il fatto che il mio
migliore amico a Firenze era un greco, mi sono piaciuti tantissimo, tenendo
presente la crisi europea con i suoi protagonisti.
L’anno passato ho potuto andare a trovare alcuni di questi amici europei. Per
esempio sono andato a Porto per trovare un’amica portoghese, ho fatto un
viaggio in Grecia col greco e alla fine sono anche ritornato a Firenze.
…
Parlare del futuro dell’Europa, secondo me, non è facile. Io non so tanto
dell’economia. Quindi con un occhio all’economia, l’unica cosa che posso dire è
che l’Europa, o diciamo l’Ue, deve superare la crisi in modo che la qualità di
vita in tutta l’Europa si avvicini. Vuol dire che i giovani spagnoli, greci,
portoghesi e italiani dopo la laurea non dovranno automaticamente emigrare per
trovare un lavoro. Vuol dire anche che non si divideranno più gli Stati membri
dell’Ue tra quelli che danno e quelli che prendono. Per raggiungere questa
“unificazione” non c’è solo bisogno di una crescita dell’economia europea.
Credo che ci sia anche bisogno di un cambiamento dell’atteggiamento della
gente. Si deve rinnovare l’idea europea. Allo scopo di ritrovare quest’anima
dell’Europa penso che programmi come Erasmus o, come ha proposto Matteo
Renzi, un servizio civile europeo promuovano quest’aspirazione.
Spesso si ride del programma Erasmus. Si dice che non serve a studiare ma solo
a festeggiare. D’accordo, di solito non si studia troppo. Però facendo l’Erasmus,
almeno questo vale per me, si può capire meglio cosa vuol dire l’Europa. Anche
se forse sembra troppo poetico, dico a volte che ho visto la vera Europa in una
città solo. Quindi, per concludere, penso che l’Ue debba proseguire i programmi
come l’Erasmus che servono a formare una comunità più stretta e un popolo che
crede più in se stesso.
Fino a questa nuova Europa, che ho appena descritto, ci sarà sicuramente una
strada lunga e difficile. Ogni tanto si dovrà essere contenti, per usare le parole di
Claudio Magris, se si farà un passo avanti e mezzo passo indietro. Però alla fine
sono sicuro che ne vale la pena: in un mondo sempre più complesso ogni paese
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europeo avrà bisogno della comunità per poter affrontare le grandi sfide della
diplomazia culturale, come ha detto anche Emma Bonino.
L’Europa è un progetto che non finirà mai.
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Parole per l’Europa:
“L'Europa è il mio passato, presente e futuro”
L'Europa per me è molteplicità.
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TESTO 16
“Nessun Paese europeo – né quello più grande né quello con il più ricco
patrimonio culturale – può pretendere di vincere da solo le grandi sfide della
diplomazia culturale. Per costruire un fronte unico a difesa dei valori di libertà,
diversità e pluralità, occorre un'azione di ampio respiro che solo un soggetto
realmente globale, come gli Stati Uniti d'Europa, potrà efficacemente
assicurare.”(citazione di Emma Bonino)
Emma Bonino sottolinea che l'Europa può affrontare solamente i problemi
internazionali se agisce come gruppo unito. I problemi che vede la Bonino sono
legati alla diplomazia culturale, alla difesa della libertà, della diversità e della
pluralità. La Bonino afferma che solo l'Europa può affrontare queste questioni
perché l'Europa è "un soggetto realmente globale" - cioè rappresenta differenti
popoli.
La Bonino, secondo me, ha ragione quando dice che l'Europa deve unirsi per
vincere. Per potere proteggere la libertà e la democrazia e per portarla nel
mondo l'Europa ha bisogno di unità. Però non credo che l'Europa sia l'unico
stato che possa portare avanti questi ideali. Ci sono anche stati non europei in
cui si trovano dei valori simili. Gli Stati Uniti ne sono uno. A mio avviso
l'Europa profitterà lavorando insieme con questi paesi. L'Europa è globale nel
senso di associare molti paesi, ma non è globale geograficamente. Per questo
penso che sia bene che l'Europa lavori insieme ad altri paesi anche di altri
continenti. Forse il sogno di libertà e pace nel mondo diventerà così una realtà
nel futuro.
33
TESTO 17
Per prima cosa l'Europa rappresenta per me un'associazione libera tra stati
differenti che collaborano nei campi della politica e dell'economia. Ma una tale
cooperazione presuppone anche delle idee simili. Perciò, d'Europa non è
solamente un'unione politica ma anche un'unione culturale.
L'Europa rappresenta per me allora anche una fusione di popoli che condividono
dei valori simili, una storia e anche una cultura comune. Tra i valori comuni ci
sono soprattutto la libertà e la democrazia. In tal modo diventa logico che gli
Europei si siano decisi a creare uno spazio libero aprendo le frontiere.
Sul piano politico l'Europa rappresenta per me una delle democrazie più grandi
del mondo. Per questa ragione l'Europa ha anche una responsabilità elevata deve essere un esempio per altri stati affinché si sviluppi la libertà e la pace nel
mondo.
Ma l'Europa è in un certo senso anche un cantiere. Siamo ancora un'associazione
di paesi e non un gruppo unito, ci restano ancora molti problemi da risolvere problemi politici, economici, culturali. L'Europa rappresenta in questo senso un
progetto da portare avanti - un progetto per cui ciascuno stato e ciascun Europeo
si può impegnare.
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TESTO 18
Riflettendo sulla questione se io mi sento europea, la prima risposta che mi
viene in mente è “no”.
Subito dopo mi devo chiedere cosa è per me questo senso di reciproca
appartenenza. Sentirsi come una nazione? Avere gli stessi valori, un’idea
comune o forse anche una cultura almeno simile?
L’Europa condivide una storia comune, si adopera per valori simili e ha preso la
decisione di condividere pure un sistema di diritto, almeno in parte. Eppure
esiste un divario nord-sud e ovest-est. La vita quotidiana è condizionata da
mentalità diverse: mentre nel sud la famiglia ha un ruolo di grande importanza
ed è legata anche a parenti lontani, che sono collegati da una forte responsabilità
reciproca, questo modello è diverso nei paesi del nord. Un altro esempio è lo
sviluppo economico che non si equivale in tutte le nazioni europee. Questa
molteplicità, da una parte, è una chance per l’Europa. È il suo nucleo, la sua
base. Dall’altra parte, associare tutte le mentalità diverse diventa difficile, è una
sfida.
Durante l’anno a Bologna ho conosciuto molte persone di diverse nazionalità,
specialmente europei. Seppure potessi riconoscere fra noi qualche similitudine e
una certa vicinanza, il senso di reciproca appartenenza sorge a mio parere
piuttosto nei confronti del mondo non europeo. Però, probabilmente, questo è un
fenomeno che noto anche rispetto alla mia nazionalità: mi sento tedesca solo
confrontandomi con persone di altre nazioni e assiana parlando con gente di altri
stati federali tedeschi. Sentirsi europei, tedeschi, italiani o cechi è qualcosa che
si definisce solo a contatto con non-europei, non-tedeschi etc.
Pensando alle cause della mancanza di questo senso comune, mi vengono in
mente diverse idee che impediscono il suo sorgere. Un aspetto importante, credo
sia il fatto che non siamo ancora un’unione di stati – condividiamo qualche
regola e un sistema economico libero, però la nostra realtà si basa ancora su
regole differenti. Significa che partiamo tutti da punti di partenza diversi e
abbiamo delle opportunità diverse. Un altro punto è il mancante sostegno del
“popolo europeo”. Anche se è già migliorato l’atteggiamento di fronte
all´Europa, ci sono ancora molti scettici che non appoggiano l’idea europea.
35
TESTO 19
Vivere nell'Europa di oggi per me rappresenta un privilegio. Non solamente
siamo liberi di scegliere il paese nel quale vogliamo vivere, lavorare e viaggiare
ma siamo anche l'associazione con alcuni dei paesi più benestanti e che hanno il
livello di vita più elevato. L'Europa è composta di Paesi che hanno la loro
cultura, la loro lingua e le loro tradizioni ma hanno anche molto in comune.
Tutti siamo stati colpiti dalla crisi economica, tutti abbiamo sentito che molti
non credono in maniera incondizionata nell'Unione, tutti ci sentiamo minacciati
dalle minacce provenienti dall’estero, primariamente quelle del terrorismo,
dell'estremismo, anche quello religioso, dell'influsso dei fiumi di profughi sulla
nostra società e sul nostro livello di vita. La situazione attuale in Ucraina e nel
Medio Oriente sono due esempi concreti.
…
Direi che mi sento europea fino ad un certo grado ma credo che prevalga il
sentirmi tedesca. Siccome tanto io quanto molti giovani tedeschi viaggiamo per
l'Unione europea o forse conosciamo molti stranieri grazie agli studi, all'anno
Erasmus o agli stage all'estero, siamo abituati a convivere con gente proveniente
da tutto il mondo. La nostra generazione è fortunata di poter vivere in un'Europa
dove non esistono più frontiere fisiche ma ho anche fatto l'esperienza che questa
amicizia fra i paesi europei non è né naturale e neanche persistente. Quando
cominciò la crisi nel 2008 nei miei numerosi viaggi in Spagna ho dovuto
osservare come cambiava a poco a poco l'atteggiamento verso i tedeschi,
siccome ci si considerava i responsabili della situazione problematica nel Paese.
…
Personalmente mi piacerebbe che l'Europa rimanesse uno spazio sicuro, aperto e
pacifico ma veramente non credo che siamo in grado di risolvere tutte le sfide
che minacciano l'integrità dell'Unione europea. Guardiamo l'esempio dei
profughi: naturalmente non abbiamo il diritto di reclamare lo spazio europeo per
noi stessi ma abbiamo il dovere di seguire il nostro dovere di aiutare coloro che
non hanno la fortuna di essere cittadini dell'Ue. Ma fa anche parte della natura
umana il sentirsi minacciati da chi vuole "invadere" il nostro spazio perché
abbiamo paura di perdere la nostra prosperità. Credo che la questione dei
profughi abbia il potenziale di aprire la via ai gruppi estremisti. Questo
significherebbe uno sviluppo molto pericoloso per l'Unione Europea.
…
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È vero quello che dice Magris, “Chi crede nell'Europa sarà contento se si farà
ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia, ha scritto
Günter Grass lodandola per questo, ha il passo della lumaca.”. In un'Unione
con 28 paesi membri bisogna avere pazienza per raggiungere un consenso su
qualcosa. Nonostante cioè, esiste il principio di sussidiarietà per garantire che i
paesi membri non vengano "paralizzati" nelle loro decisioni.
…
Non credo che nel futuro esisteranno gli "Stati Uniti d'Europa", dato che i paesi
membri dell'Unione non hanno lo stesso grado di omogeneità come gli Stati
Uniti d'America. Nonostante ciò credo che bisogna migliorare la collaborazione
fra i paesi negli ambiti che sono importanti per tutti. Dopo l'inizio della crisi
l'Europa ha perso tanto influsso quanto credibilità dentro e fuori dall'Unione e è
necessario uno sforzo comune per recuperare la fede nell'idea europea.
37
TESTO 20
L’Europa per me è una grande possibilità storica e una cosa che era
assolutamente necessaria per arrivare alla pace.
Se mi sento europea?
Ci sono delle occasioni in cui mi sento davvero europea. Soprattutto mi rallegra
il fatto che oggi possiamo viaggiare liberamente in Europa e che ci sono più
persone di altri stati europei in Germania.
Forse però mi sentivo più europea quando ero più giovane. Andando all’estero,
studiando negli Stati Uniti mi sono sentita più tedesca. Perché? La ragione sta
nel fatto che ho sentito dire spesso quando facevo una cosa in modo diverso
dagli altri: „Voi europei fate così.“ Io sapevo però che questo modo era forse
solo la mia maniera di fare le cose che avevo imparato in famiglia e che già mia
zia faceva quella cosa in un modo diverso.
Da un lato sento di avere dei vizi tipici tedeschi, come per esempio di prendere
le cose troppo sul serio e una certa prepotenza, il vizio di volere sempre aver
ragione. Forse però questo un po’ è anche un vizio solamente umano.
Dall’altro lato sento la pressione di essere tedesca. Secondo me la storia tedesca,
i fatti crudeli del nazionalsocialismo dovrebbero spingerci a fare attenzione che
azioni di una crudeltà e barbarie simile non si verifichino mai più. Invece non è
così: alcuni politici (come per esempio Helmut Kohl, ma lui non sarà l’unico)
pensano di essere assolti da questo impegno morale solamente dal fatto di essere
nati dopo una certa data.
A mio avviso noi Europei e soprattutto noi Tedeschi ci occupiamo troppo poco
del terrorismo islamico in Nigeria e anche dei profughi di tante aree, dove c’è
molta barbarie e crudeltà spesso verso persone di un’altra fede come per
esempio in Siria. Dovremmo accogliere molti più di questi profughi, lo
dobbiamo alla nostra storia e credo che sia addirittura il caso di mandarci una
nave a prendere i profughi.
Per quanto concerne il futuro dell´Europa, credo che abbiamo ancora tanta
strada da fare. Alcuni dicono che la zona euro dovrebbe avere come presupposto
una politica monetaria unica e aggiungono che una politica monetaria unica
presuppone una politica unica, cioè alla fin fine l’unione politica. Secondo me la
strada per arrivarci sarà molto lunga perché siamo molto diversi tra di noi ed
esiste troppo poca concordanza di opinioni e scopi tra gli stati europei.
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TESTO 21
Il mio atteggiamento verso l'Europa, più precisamente, verso l'Unione Europea è
sempre stato dominato da un conflitto interiore.
Da un lato apprezzo le conquiste europee. L'abolizione dei controlli alle
frontiere, la possibilità di viaggiare senza passaporto, il fatto di non dovere
cambiare valute. Oltre a questi punti tangibili mi piace l'idea che gli stati nazioni
si riuniscano per fare qualcosa insieme, per creare un'area pacifica, per aiutarsi e
per aiutare coloro che sono più deboli. Dovrebbe essere un'unione di solidarietà
fra i popoli e anche un'unione per la tutela dei diritti umani.
Purtroppo non è questa l'Europa che vedo. L'Europa di oggi è più che altro un'
unione economica. I politici ascoltano più quello che gli dicono i boss delle
grandi aziende e i lobbisti. Quando si vede come si negoziano i contratti come il
TTIP e il CETA, addirittura senza che i parlamentari europei ne siano a
conoscenza, diventa difficile credere che il popolo sia rappresentato.
Tutto questo non vuole dire affatto che io sia contro l'Europa. Al contrario
voglio un'Europa forte, come ho detto prima, che creda in se stessa e nei valori
di pace, solidarietà, libertà, umanità e con una coscienza ambientale, un'Europa
che non abbia paura né degli Stati Uniti né delle grandi aziende. L'Europa
dovrebbe aiutarsi a recuperare le tasse da queste aziende invece di fare
concorrenza per le tasse più basse. Se continua così tutti perderemo, però non si
deve smettere di sognare un'Europa migliore.
L'Europa ha portato tanti vantaggi, ma purtroppo tutti hanno il loro prezzo. Non
abbiamo controlli alle frontiere, ma solo perché le frontiere esterne dell' Europa
sono protette più che mai. All'altro lato delle frontiere muoiono tanti rifugiati nel
Mediterraneo. Non si pagano dazi ai prodotti che si vendono agli altri paesi
europei, perciò i dazi per prodotti che vengono da fuori sono più alti e così i
paesi meno forti non possono vendere i loro prodotti all'Europa. Non sono solo i
dazi ma anche le sovvenzioni che complicano il mercato per produttori di fuori.
L'Europa ha la possibilità di cambiare tutto questo e di abbracciare un sistema
economico più giusto non solo per gli Europei ma per tutti. Questo potrebbe
essere un modello per le altre grandi economie nel mondo. In questo contesto
entra la citazione di Emma Bonino, “Nessun Paese europeo – né quello più
grande né quello con il più ricco patrimonio culturale – può pretendere di
vincere da solo le grandi sfide della diplomazia culturale. Per costruire un fronte
unico a difesa dei valori di libertà, diversità e pluralità, occorre un'azione di
ampio respiro che solo un soggetto realmente globale, come gli Stati Uniti
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d'Europa, potrà efficacemente assicurare.”. Insieme, se c'è voglia, i paesi
europei potrebbero lottare con successo per i valori di cui parla la Bonino. Ma
penso che i valori libertà, diversità e pluralità non bastino. Mancano quelli di
giustizia globale e di tutela dell' ambiente. Quali sono le „grandi sfide della
diplomazia culturale“ di cui parla la Bonino? Secondo me le grandi sfide di oggi
sono tra le altre il cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche.
Questi saranno i due detonatori principali delle guerre del futuro ed è il nostro
dovere arrestare questi possibili sviluppi. L'Europa – ma solo insieme – ha il
potere di cambiare qualcosa nel mondo. Ma tutto questo sarà possibile solo se
l'immagine dell'Europa cambia da un'unione economica a un'unione di valori.
Se avessi scritto questo testo un anno fa sicuramente sarebbe stata una risposta
molto diversa, più ottimista. Avrei avuto più speranza che gli Europei siano
disposti a perorare tutto questo. L'Europa sta cambiando e non capisco bene in
che direzione. Ho la forte impressione che gli Europei non vogliano più l'Europa
che voglio io. Forse non l' hanno mai voluta. Con la crescita dei movimenti
contro Europa come l' UKIP in Inghilterra, il FN in Francia, il PVV in Olanda e
l'AfD in Germania (e negli altri paesi ne esistono anche altri) si comincia a
pensare se credere nell' Europa realmente non sia energia sprecata. Forse questa
gente vede gli stessi problemi con l'Europa come me ma ha delle soluzioni
molto diverse che porterebbero all' allontanamento degli Europei ed alla crescita
dell'intolleranza e dell'odio.
Non voglio terminare questo testo senza aver detto che mi sento più europeo che
tedesco. Non mi piace quando si accentuano le differenze tra i paesi europei
(anche se ce ne sono). Non mi piace il nazionalismo. Credo che si dovrebbe
accentuare più quello che ci unisce, per esempio i sistemi di assistenza sociale
più forti che in altri paesi del mondo (anche se stanno peggiorando in questo
momento).
Magari Claudio Magris ha ragione con quello che dice sulla velocità del
cambiamento, che dobbiamo avere pazienza con l'Europa, ma usando le sue
parole: se la lumaca va in direzione sbagliata sarà ancora più difficile e durerà
ancora più tempo ritrovare la via giusta.
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TESTO 22
Finora l'Europa è stato il teatro di repressioni, conflitti violenti, genocidi e
guerre. Grazie all'idea di un'Europa unificata gli ultimi settanta anni sono stati i
più tranquilli di tutta la storia d'Europa.
In questo contesto non si deve dimenticare che la Spagna è stata una dittatura
fino al 1982, che fino al 1989 l'Unione Sovietica arrivava in Polonia, che la metà
dei tedeschi non erano liberi fino alla caduta del muro, che le guerre jugoslave
hanno avuto luogo meno di venti anni fa. Anche l'Ucraina, dove combattono in
questo momento, almeno geograficamente fa già parte dell'Europa. In poche
parole: secondo me sarebbe una bugia dire che l'Europa è già oggi un continente
pacifico.
Comunque vorrei sottolineare che credo che nell'idea europea ci sia il potenziale
di finire la violenza tramite un processo di integrazione europea. Rendersi conto
dei valori comuni aiuta a creare la consapevolezza che cooperazione e non lotta,
porta avanti. L'idea europea dovrebbe creare un ambiente nel quale non c'è più
spazio per il nazionalismo. Penso che questo sia il punto cruciale: fino a un certo
grado purtroppo la distinzione sembra essere necessaria per definire una propria
identità. Ma dove finisce la distinzione “sana” e dove inizia la discriminazione
che dipende direttamente dalla distinzione? Questo porta al mio secondo punto:
Perché l'Europa non basta
Purtroppo ho l'impressione che un'Europa unificata sarà solo un altro concetto
secondo il quale si distingue tra amici e nemici. Al posto della nazione ci sarà
l'Europa per riconoscersi. I valori comuni che hanno portato all'unificazione
europea erano, secondo la Bonino, libertà, diversità e pluralità. Invece di
applicare questi valori al mondo fuori dell'Europa si agisce con ignoranza e
paura. Mentre prima un francese temeva il tedesco ora un europeo teme il cinese
o l'arabo.
Seguire i valori “europei” significa anche rispettare quelli che non hanno gli
stessi valori.
Dove oggi – per fortuna - finisce la discriminazione secondo nazioni purtroppo
sembra iniziare la discriminazione secondo altri criteri.
Sentirsi europei non basta. Io mi sento cittadino del mondo.
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TESTO 23
Se mi sento europea? Inutile dire che dare una risposta è difficile. Il problema è
più o meno quello stesso che si presenta quando qualcuno mi chiede: "Ti senti
libera? Sei felice?" In quei momenti spesso rispondo con un sì sottovoce,
chiedendomi intimamente se la libertà e la felicità esistono, o meglio, se ci si
può veramente sentire liberi e felici. Quindi, anche in questo caso mi chiedo: ma
ci si può sentire europei? Se sì, come?
lo so che ci sono, indubbiamente, tanti valori che "noi" europei abbiamo in
comune, e ci sono anche delle sfide che dobbiamo affrontare "insieme". Il
problema è, però, che in questi giorni si fa notare una tendenza di "stanchezza
morale", non solo tra gli Europei, ma in generale. Se mi chiedo "mi sento
tedesca?", non saprei rispondere né con "no", né con "sì", ma soprattutto non
con "sì". E non mi sento neanche molto legata alla "mia" città, al "mio" paese.
Mi sento invece legata a certi valori, a certe idee e forse anche a un certo stile di
vita. Ma appunto queste cose spesso sono piuttosto un motivo per cui mi dovrei
sentire non-europea. Invece non è così. Per sentirmi veramente non-europea, ci
dovrebbero essere delle tendenze molto forti contro le mie idee e i miei valori, il
che non è proprio il caso. Tuttavia, spesso ho l´impressione che valori come
tolleranza, multiculturalità, sostenibilità e molti altri - cioè, valori che
potrebbero funzionare come il "collante" che lega tutti gli Europei - purtroppo
tornano ad essere dei punti dolenti tra gli Europei stessi. I cosiddetti Europei,
forse ancora non hanno capito pienamente né il peso, né il gran potenziale
umanistico della propria eredità e delle proprie idee.
Invece, dominano ancora stereotipi che mi fanno addirittura passare la voglia di
sentirmi europea. Io credo che nella diversità, negli incontri internazionali purché si possano veramente chiamare "incontri" - è nascosta un´energia
produttiva, un´energia che arricchisce. Ma se siamo sinceri: creare dei luoghi
d´incontro, e dei fori per uno scambio vero sono attività accompagnate da una
grande fatica. Eppure gli incontri stessi, una volta che ci sono, devono essere
considerati una cosa molto faticosa. Ma forse, alla fine, essere Europei vuol dire
questo: impegnarsi, non arrendersi, cercare il confronto. In questo senso: sì che
mi sento europea!
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Leggere è ….
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“I libri per me sono la possibilità di immergermi nella vita di qualcun altro, di
condividere i suoi punti di vista, di allargare i miei orizzonti, di conoscere un
altro mondo.”
“I libri mi aiutano a eliminare la tensione e sono il mio lavoro!”
“I libri per me sono una via per allargare la propria vita. Le parole, le frasi, le
idee che troviamo nei libri sono stimoli che ci fanno crescere le ali. Queste ali ci
portano lontano, sia nel tempo, sia nello spazio.”
“I libri per me sono conoscenza ed informazione.”
“I libri – e leggere in generale - per me sono una necessità vitale. Il momento
più bello della giornata è quello in cui mi metto in poltrona con un caffè, il
giornale e un libro. Per avere più tempo
per leggere ho cominciato a portare il
giornale con me e lo leggo facendo la fila
al supermercato.”
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“I libri per me sono una parte della mia vita.”
“Per me i libri sono un grande
divertimento, ma sono anche
grandi maestri che mi presentano
aspetti della realtà, della natura
dell´uomo di tempi passati e di
varie condizioni di vita – con
loro faccio dunque esperienze al
di là della mia vita reale.”
“I libri per me sono amici.”
“I libri per me sono lo strumento più necessario che l´umanità abbia mai avuto.
Si può dire che con la comparsa dei libri gli uomini sono diventati l´umanità. I
libri non solo garantiscono la comunicazione tra le generazioni da tempo
immemorabile, sono anche indispensabili per sviluppare idee, fare la scienza e
l´educazione e, non in ultimo, per divertirsi.”
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“I libri per me sono viaggi nel tempo e nel mondo.”
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“I libri mi danno una bella possibilità di
dimenticare la quotidianità e di
immergermi in un altro mondo ...”
“I libri per me sono rilassanti.”
I libri per me sono all´origine della conoscenza.”
“I libri si dividono in due categorie: i libri per adesso e i libri per sempre (John
Ruskin)”
“I libri per me sono amici che m´accompagnano tutta la vita.”
“I libri per me sono lo strumento più necessario che l´umanità abbia mai avuto.
Si può dire che con la comparsa dei libri gli uomini sono diventati l´umanità. I
libri non solo garantiscono la comunicazione tra le generazioni da tempo
immemorabile, sono anche indispensabili per sviluppare idee, fare la scienza e
l´educazione e, non in ultimo, per divertirsi.”
“I libri per me sono la libertà.”
“I libri per me sono le ali che mi aiutano a volare.”
“I libri per me sono una ricchezza spirituale.”
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“I libri per me sono un nuovo mondo.”
“I libri per me sono come un giardino dove si può indugiare per un breve
periodo.”
“I libri per me sono alimenti mentali di base.”
“Un libro è un giardino che ci portiamo con noi in testa” (Proverbio arabo).
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“I libri sono una parte della mia vita”
“Una stanza senza libri è un corpo senz´anima” (Cicerone)
“I libri per me sono conoscenza e informazione.”
“Un libro per me è un avvenimento e un divertimento.”
“I libri per me sono fantasia.”
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Prof. Clemens Zimmermann
Venedig – Die europäische Medienstadt der Frühen Neuzeit
In der Frühen Neuzeit war Venedig die führende europäische Medienstadt. Fast
die Hälfte aller in Italien gedruckten Bücher wurde hier verlegt und viele Titel
wurden auch exportiert. Venedig erweist sich als kreatives Cluster für eine
qualitativ äußerst vielseitige, multilinguale und technisch hochwertige
Buchproduktion. Aber auch für Karten und Stadtansichten war Venedig
berühmt. Der Vortrag möchte zudem aufzeigen, wie sich das politische Klima in
der Stadt entwickelte und welche Konkurrenzen bestanden.
Prof. Dr. Clemens Zimmermann ist Kultur- und Medienhistoriker an der
Universität des Saarlandes. Publikationen u.a.: L´era delle metropoli, Bologna
2004; (mit Martina Heßler, Hg.), Creative Urban Milieus, Frankfurt am Main
2008; (Hg.) Industrial Cities. History and Future, Frankfurt 2013.
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INTRODUZIONE
Stasera vi presentiamo una scelta di testi difficili sui molti aspetti dell'Europa
che emergono da testi italiani didattici e politici.
Stavolta il titolo dell´annuale settimana della lingua italiana nel mondo è
Insegnare l'Europa. Un tema difficile per una serata di lettura, che fa sorgere
molte domande. Chi ha insegnato a chi l'idea di Europa in Italia? Quali
caratteristiche sono state attribuite all'Europa nel corso del tempo? Che cosa
abbiamo imparato da tutto ciò? Come e quando si sono accentuate le differenze
o i punti in comune fra i paesi europei, e come sono state percepite le differenze
fra l'Europa e le altre parti del mondo?
Gli Italiani hanno ricevuto il loro sapere sull'Europa da letture, enciclopedie e
libri scolastici; nello stesso tempo, attivisti e politici hanno continuamente
elaborato visioni nuove che servissero a cambiare il sapere trasmesso e, talvolta,
le strutture politiche. Oggi abbiamo deciso di provare a leggervi proprio testi di
questi tipi. Ma per fare questo si deve assumere un atteggiamento sperimentale.
Immaginate di essere uno scolaro di Napoli nel 1828, o una scolara di Firenze
nel 1932, oppure uno scolaro di oggi, con genitori italiani o stranieri, e di dover
presentare domani a scuola l'idea di Europa. I nostri testi cercheranno di darvi
un'impressione di ciò che direste domani in classe.
Sono testi difficili, come dicevamo, anche sgradevoli e dolorosi. Visti dalla
nostra prospettiva contengono molta prepotenza, molto colonialismo. La
naturalezza e il compiacimento con cui alcuni di essi affermano che l'Europa è il
solo modello per tutto il mondo e la culla dell'unica vera civiltà ci risultano oggi
insopportabili. I testi dicono qualcosa sull'Europa, certo, ma come sempre
accade con i testi, dicono molto sull'Italia nella quale di volta in volta sono stati
scritti. Leggerli - e per voi ascoltarli - provoca un senso di straniamento. Per
esempio, gli elenchi dei beni e dei vantaggi climatici e geografici sembrano la
descrizione di un paradiso; poi vengono le grandi guerre del ventesimo secolo e
ci si chiede se l'idea di Europa può essere ancora praticabile. Il resto è, per la
maggior parte di noi, non più storia ma presente. Il lettore di enciclopedie, la
scolara, l'immigrato degli ultimi decenni possono finalmente pensare all'Europa
probabilmente non proprio come a un paradiso, ma certamente neppure come a
una potenza o a un insieme di potenze in lotta. E si può indubbiamente sperare
che le cose migliorino ancora.
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La difficoltà dei nostri testi saranno alleggerite - magari fosse successo anche
nella scuola! - dal Duo Radio Garibaldi. O forse risulteranno ancora
sottolineate? In ogni caso: per fortuna esiste la canzone italiana, uno dei
contributi più belli che questo paese europeo ha da offrire. Buon ascolto.
VORWORT
Wir präsentieren heute eine Sammlung schwerer Texte. Die vielen Gesichter
Europas in italienischen didaktischen und politischen Werken
Diesmal ist der Titel der jährlichen Woche der italienischen Sprache Insegnare
l'Europa. Europa lehren - Europa beibringen. Schwieriges Thema für einen
Lektüreabend. Wer hat die Idee von Europa in Italien wem beigebracht? Welche
Charakteristika wurden Europa im Laufe der Zeit zugeschrieben? Was hat man
überhaupt aus dem Diskurs gelernt? Wie und wann wurden die Unterschiede
und die Gemeinsamkeiten innerhalb Europa betont, und wie stand es mit der
Wahrnehmung des Verhältnisses zwischen Europa und den anderen Teilen der
Welt?
Die Italiener haben das tradierte Wissen über Europa aus Lektüren, Lexika und
Schulbüchern gelernt. Gleichzeitig haben Aktivisten und Politiker immer wieder
neue Visionen entwickelt, die dieses Wissen und die politischen Strukturen zu
revolutionieren vermochten oder versuchten. Heute werden wir, was vielleicht
etwas gewagt ist, tatsächlich einschlägige Artikel aus Lexika und Schulbüchern
und politische Texte vortragen. Dafür braucht man eine experimentelle
Einstellung. Stellen Sie sich vor, Sie sind ein Schüler in Neapel im Jahre 1828,
oder eine florentinische Schülerin von 1932, als der Faschismus Italien
beherrschte, oder ein Schüler von heute, mit italienischen oder ausländischen
Eltern, und Sie sollen für den nächsten Tag in der Klasse die Idee von Europa
erörtern. Unsere Texte haben das Ziel, einen Eindruck davon zu liefern, was Sie
in der Schule vortragen würden.
Es sind schwierige Texte, und zum Teil unangenehme und schmerzende. Es gibt
in ihnen, im Nachhinein, viel Herrisches, Kolonialistisches. Die
Selbstverständlichkeit und die Selbstgefälligkeit, mit denen behauptet wurde,
Europa sei das einzige Vorbild für die Welt und die Wiege der eigentlichen
Zivilisation, wirken heute unerträglich. Die Texte sind zwar Aussagen über
Europa, aber, wie es immer der Fall ist, vor allem Aussagen über das Italien, in
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dem sie jeweils entstanden. Sie vorzulesen ist entfremdend. Zum Beispiel: Die
Auflistungen der Güter und der klimatischen und landschaftlichen Vorteile
Europas wirken wie die Beschreibung eines Paradieses. Dann kommen die
großen Kriege des 20. Jahrhunderts und man fragt sich, ob Europa überhaupt
noch eine bearbeitungsfähige Idee ist. Der Rest ist - für die meisten von uns Gegenwart. Der Lexikonleser, die Schülerin, der Einwanderer der letzten
Jahrzehnte können sich unter Europa kein Paradies, aber auch keine
streitsüchtige Macht oder Mächtekonstellation vorstellen, und man kann
eindeutig auf Verbesserungen hoffen.
Die Schwere der Texte, auch das Verstörende an ihnen, wird heute - was leider
in der italienischen Schule nicht oft geschah - vom Duo Radio Garibaldi
erleichtert (oder, wie wir fürchten, sogar betont). Italienische Lieder: zum Glück
gibt es sie, eine der schönsten Beiträge, die dieser Teil Europas zu bieten hat.
Buon ascolto.
1. Nuovo Dizionario geografico universale statistico-storico-commerciale,
Venezia 1828, vol. 1, pag. 518-536
518 Europas Primat
La meno estesa delle parti del mondo, ma la meglio coltivata, la più civilizzata,
e, proporzionatamente alle altre, la più popolata.
530 Die Großmächte
Le cinque grandi potenze monarchiche dell'Europa, cioè l'Austria, la Francia,
l'Inghilterra, la Russia e la Prussia, rinchiudono più che due terzi della
popolazione e del territorio europei; vi sono compresi più di 140 milioni di
abitanti.
532 Getrennt in der Vielfaltigkeit
Egli è evidente che molti stati dell'Europa, singolarmente nel sud, non sono
popolati in proporzione del loro suolo, e della estensione del loro territorio: 50
milioni d'individui in più troverebbero da vivere in Europa, se vi regnassero da
per tutto la stessa coltura e la stessa industria che negli stati più popolati. La
felicità sociale varia necessariamente in ragione di questa differenza; il
numerario, i comodi, le cognizioni, le franchigie civili e politiche sono molto
inegualmente diffuse pei diversi stati di Europa.
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532 Wiege der Kunst und der Technik
Conviene aggiungere, che le arti e le lettere hanno il loro focolare in Europa, e
che di là il loro risultamento si diffonde su tutta la terra, particolarmente nei
paesi civilizzati, o che vanno uscendo dalla barbarie. In verun altra parte i mezzi
d'istruzione sono stati così moltiplicati; alcun'altra non possedette il genio delle
lettere, delle arti e delle scienze; i capi d'opera della letteratura , della pittura,
della scultura, della musica che servono di modello a tutti i popoli civilizzati
sono quasi tutti europei, la stampa, la polvere di cannone, le macchine a vapore,
la costruzione dei vascelli da guerra, la orologeria, li palloni aerostatici, i parafulmini, la vaccina ed una folla di altre scoperte ed invenzioni sono dovute agli
europei, i quali hanno anche approfittato delle scoperte degli altri popoli, ed
hanno arricchito il loro suolo delle produzioni esotiche, utili o piacevoli. Sono
gli auropei che hanno colonizzato l'America e l'Oceanica, e che hanno eseguito
tanti viaggi di nuove scoperte intorno al globo.
534 Die asiatischen und griechischen Wurzeln des europäischen Primat
Le idee religiose e le lingue dei popoli più famosi dell'Asia ebbero un'influenza
marcata sulla civiltà della Europa. Questa ultima rimase sepolta lungo tempo
nella barbarie e non fu che in grazia del suo contatto con l'Egitto da una parte, e
con l'Asia dall'altra, che la Grecia escì la prima da quello stato generale di
tenebre e dalla vita selvaggia che menavano tutti i popoli della Europa.
2. Pierfrancesco Giambullari, Istoria dell'Europa dall'800 al 913, Torino
1853, pag. 43-44
43-44 Die begnadete geographische Lage Europas - ihr fehlen nur
Gewürze und Edelsteine…
L'Europa, una delle tre
principalissime parti del mondo, situata fra il cerchio del Cancro, il vento
Maestro e la Tramontana, e d'ogni intorno, fuori che da levante, cinta dal mare,
nella maggiore sua lunghezza […] non eccede tremila miglia, e nella maggiore
sua larghezza non trespassa le novecento […]. La sua qualità, ragionandone
generalmente, si può dire assai temprata, di un'aria molto benigna; come
chiaramente si può vedere dall'essere questa regione abbondantissima di biade,
vini, frutte, carne, e di ciascuna altra cosa che al vivere è necessaria; copiosa di
uomini armigeri, e parimente di quegli ancora che esercitano l'agricoltura e tutte
le arti che al ben vivere sono di momento; ricca di tutti i metalli, piena di citta di
ornatissime, dotata di fiumi, di laghi, di selve, di campagne, di monti; e in
somma sì fattamente provvista dalla benigna madre natura, che ella, se bene è di
56
corpo minore, sopravanza però di gran lunga ed eccede l'Africa e l'Asia in tutte
le cose, cavandone solamente gli odori e le gemme.
3. Giuseppe Mazzini (Genova 1805 - Pisa 1872) 9b - Atto di fratellanza
della Giovine Italia (aprile 1834)
Giuseppe Mazzini, giurista e rivoluzionario del Risorgimento, voleva l´unione
degli stati italiani in forma repubblicana e la fine dell´occupazione straniera in
territorio italiano. Mazzini auspicava anche un´Europa dei popoli e non dei
regnanti. I due movimenti da lui ispirati, la Giovine Italia e la Giovine Europa,
fondati rispettivamente nel 1831 e nel 1834, fecero nascere idee che portarono
frutti solo dopo oltre un secolo.
Das Anliegen des Juristen und Revolutionären Giuseppe Mazzinis war, in der
Zeit des Risorgimento, die Vereinigung der italienischen Staaten in
republikanischer Form und das Ende der Fremdherrschaften. Mazzini wollte ein
Europa der Völker anstatt eines Europas der Königshäuser. Die von ihm
inspirierten Bewegungen Giovine Italia und Giovine Europa, 1831 und 1834
gegründet, brachten Ideen hervor, die erst über hundert Jahre später Früchte
brachten.
Tratto da “Documenti e testimonianze”, di Franco Gaeta e Pasquale Villari,
pag. 131-135
Auszug aus “Documenti e
testimonianze”, von Franco Gaeta und Pasquale Villari, Seiten 131-135
Noi, sottoscritti, uomini di Progresso, e di Libertà, Credendo: nella
eguaglianza, e nella Fratellanza degli uomini, nella uguaglianza e nella
Fratellanza dei popoli; (…)
Essendoci prima costituiti in Associazioni Nazionali libere, e indipendenti,
nocciuoli primitivi della Giovine Italia, della Giovine Polonia, e della Giovine
Germania; riuniti a convegno per l'utile generale, nel decimo quinto giorno del
mese d'Aprile dell'anno 1834, colla mano sul cuore e ponendoci mallevadori del
futuro, abbiamo fermato quanto segue:
La Giovine Germania, la Giovine Polonia , e la Giovine Italia , associazioni
repubblicane tendenti ad un fine identico che abbraccia l'Umanità sotto l'impero
d'una stessa fede di libertà, d'Eguaglianza, e di progresso, stringono fratellanza,
ora e per sempre, per tutto ciò che riguarda il fine generale. (…)
È tempo di rinsavire. È tempo che, respingendo illusioni e suggerimenti codardi,
una voce si levi e dica: Su, destatevi! non udite sotterra un romore come di nave
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sfasciata dalla tempesta, un romore di rovina imminente? È la vecchia Europa
che crolla, è il tempo che rode un'epoca. E non udite sulla terra un fremito
ignoto, un mormorio come di fermento segreto, un soffio misterioso che scote e
passa come brezza sul mare, come quell´alito che sfiora le cime della foresta fra
l´alba e il sorger del sole? È la giovine Europa che sorge: è il nascer d´un Epoca:
è il soffio di Dio annunziatore del Sole del´Umanità, levatevi e movete. L´ora
suonò. La libertà vive in voi; l´eguaglianza che un giorno s´aspettava in cielo
passeggia oggi sulla terra che voi calcate, eal di sopra della redenzione
individuale s´innalza la redenzione sociale. Sappiate compirla : mostratevi
eguali all´impresa. Non dubitate del successo; non dite: siam deboli; quando Dio
assegna una missione, ei v'aggiunge le forze necessarie a compirla. (…)
L'unità Europea come l´intese il passato è disciolta: essa giace nel sepolcro di
Napoleone. L´unità Europea, com´oggi può esistere, non risiede più in un
popolo: essa risiede e governa suprema su tutti. La legge dell´Umanità non
ammette monarchia d´individuo o di popolo; ed è questo il segreto dell'Epoca
che aspetta l'iniziatore. Quegli che tra voi, popoli, ha più patito e più lavorato sia
tale. Il suo grido sarà ascoltato da tutta l´Europa, e la palma ch´ei coglierà
stenderà l´ombra sua su tutte le Nazioni.
4. Eugenio Comba, Nuovo compendio di geografia teorico-pratica, Torino
u.a. 1885, pag. 58-60
59 Europa als auserwähltes Land und Kolonialmacht
Le numerose sue colonie propagano la civiltà europea oltre i confini di questa
eletta contrada del mondo, e l'Asia, l'America e l'Oceania sono sotto la tutela sua
o de' suoi figli. La stessa Africa, che per i suoi deserti, per gli ardenti suoi soli,
per le feroci sue fiere parve inaccessibile ai più arditi viaggiatori, è cinta tutto
all'intorno delle sue coste da colonie europee. Perciò ben può dirsi che l'Europa,
malgrado la sua poca estensione di territorio, è la domatrice di tutto il mondo,
sopra cui esercita la più benefica influenza in ogni ramo dell'Umano
incivilimento.
5. Lexicon Vallardi, Enciclopedia universale illustrata, Milano et al. 1889
vol. 4, pag. 409-417
416-17 Europa als Agrarlandschaft, Europa als Verkehrs- und
Kommunikationslandschaft
La più spiccata
caratteristica economica dell'Europa è costituita dalla sua meravigliosa attività
industriale, alla quale sono asservite, direttamente o indirettamente, tutte le altre
parti del mondo. Tra le industrie alimentari primeggiano la macinazione dei
58
cereali, che si va rendendo sempre più perfetta […], la fabbricazione delle paste
alimentari, per cui è celebre l'Italia; l'estrazione dello zucchero da barbabietole
[…] dalla Germania, dall'Austria e dalla Francia; l'estrazione dell'alcool, per cui
emerge la Germania; il caseificio, in cui tengono il primo posto Inghilterra e
Olanda; e finalmente la preparazione dei salumi e delle altre conserve
alimentari, che si esercita dovunque.
Le vie e i mezzi di comunicazione hanno raggiunto in Europa una grande
perfezione. Le poste e i telegrafi sono perfettamente organizzati dovunque e a
Berna risiedono i due uffici centrali dell'Unione Universale delle une e degli
altri. Abbondano anche i telegrafi sottomarini e si vanno sempre più diffondendo
i telefoni. Le strade ordinarie sono più numerose e più belle che altrove
nell'Europa centrale. Sono meravigliose le strade carrozzabili che valicano le
Alpi. Relativamente alla superficie, l'Europa è senza confronto la prima parte del
mondo per la quantità delle sue ferrovie.
6. Giovanni Giolitti (Mondovì 1842, Cavour 1928)
Il giurista Giovanni Giolitti è stato prima deputato liberale, poi ministro
dell´economia e diverse volte primo ministro del giovane stato italiano. Durante
il suo periodo di governo furono introdotte importanti innovazioni come
l´assicurazione sociale e il suffragio universale per gli uomini. Nel 1914 Giolitti
era un convinto neutralista, dopo la guerra divenne ancora una volta primo
ministro e lottò contro il Fascismo fino a poco prima della sua morte,
nel
1928.
Der Jurist Giovanni Giolitti war erst liberaler Abgeordneter, dann
Finanzminister und mehrmals Ministerpräsident des frischvereinigten
italienischen Königsreiches. In seiner Amtszeit wurden einige wichtige
Modernisierungschritte angegangen, wie die Sozialversicherung und das
allgemeine Wahlrecht für Männer. Giolitti war 1914 überzeugter Neutralist,
nach dem Krieg wurde er nochmals Ministerpräsident und bekämpfte den
Faschismus bis kurz vor seinem Tod 1928.
Analisi della situazione alla fine della prima guerra mondiale, da / Analyse der
politischen Lage aus:
Giovanni Giolitti, Discorsi extraparlamentari, Roma 1953, 308-316, cit. in
Franco Gaeta e Pasquale Villani, Documenti e testimonianze, Milano 1998,
pag. 438-43
59
439 Europa zerstört sich selbst: Mahnungen nach dem ersten Weltkrieg
La terribile guerra, oltre alle gravi condizioni create anche ai vincitori, ha
trasformato l'Europa sia dal punto di vista geografico, creando sulle rovine di
grandi imperi molti piccoli stati in conflitto tra loro, sia da quello degli
ordinamenti politici, riducendo a minoranza i popoli retti a monarchia; ha
alterati tutti i valori politici, sociali, economici e finanziari; ha quindi segnato
l'inizio di un periodo storico assolutamente nuovo. Guai se non ci rendessimo
conto di tale trasformazione, se volessimo ripigliare il cammino sul solco del
passato.
La eccezionale gravità di questa guerra, non paragonabile ad alcuna delle
precedenti perché non fu più guerra di eserciti ma di popoli, dipese dall'enorme
numero di uomini che ogni popolo gettò contro il nemico, e dai nuovi mezzi di
distruzione inventati e preparati negli ultimi 40 anni; per la prima volta furono
messi in opera i sottomarini, gli aeroplani, i dirigibili, i gas asfissianti, i carri
d'assalto, le artiglierie di portata oltre a 100 chilometri, e grandi perfezionamenti
in tutte le armi.
La mente si ritrae inorridita al pensiero di quel che sarebbe un'altra guerra che
scoppiasse dopo un'altra serie di anni impiegati ad inventare e preparare nuovi
mezzi di distruzione e a rendere più micidiali quelli che già furono messi in
opera. Seguire una politica che possa condurre ad altre guerre significherebbe
condannare fin d'ora a morte almeno due milioni dei nostri figli o dei nostri
nipoti, e condannare l'Italia a un altro mezzo secolo di esaurimento economico
per arricchire un'altra generazione di speculatori. E ciò nella ipotesi che in una
nuova guerra si abbia di nuovo una completa vittoria, poiché in caso di sconfitta
le condizioni dell'Italia diverrebbero molto peggiori di quelle dei popoli che in
questa guerra furono vinti.
7. Europa, in Enciclopedia Italiana, Roma 1932, vol. 4, pag. 581-636
Il concetto di Europa come parte del mondo indipendente è un concetto storico:
la sua individualità è determinata da un insieme di fatti umani, svoltisi in un
lunghissimo periodo di tempo, che le hanno conferito una funzione e
un'importanza nello sviluppo storico dell'umanità di gran lunga superiore a
quella di qualsiasi altra parte del mondo. (…)
In Europa il lungo processo storico creò gradualmente un'unità di civiltà, che
può dirsi giustamente la civiltà europea. E la razza che ha portato e diffuso
questa civiltà è una sola, la razza bianca, cui appartiene oggi più del 95% degli
abitanti dell'Europa; tale razza può perciò giustamente chiamarsi essa stessa
60
razza europea. Tutto ciò ci permette di concludere che, rispetto alle altre parti
del mondo, l'Europa si delinea con una propria individualità antropica e
culturale. A partire dall'età moderna poi la razza europea si è diffusa in gran
parte nel mondo e vi ha trasportato la sua civiltà; l'importanza di questo fatto,
che potrebbe dirsi la europeizzazione della Terra, è tale che non ha riscontri
nell'evoluzione storica dell'umanità. (…)
Qui si può accennare che, in generale, tre tendenze si manifestano, soprattutto
nell'epoca moderna, nella formazione e nello sviluppo degli stati europei.
Anzitutto il principio di nazionalità, cioè la tendenza ad abbracciare tutto il
territorio di una sola nazione; (…)Il nuovo stato russo, che, anche al di fuori di
queste porzioni periferiche oggi distaccatesi, alberga nel suo seno gruppi di
popolazioni molto diverse, ha cercato di risolvere il problema delle nazionalità
mediante un complicato sistema federativo. Un'altra tendenza ben manifesta,
soprattutto negli stati più forti e vitali, è quella di allargarsi fino a raggiungere
confini che assicurino una valida protezione, coincidenti perciò il più possibile
con ostacoli o barriere naturali (rilievi montuosi, mari, grandi fiumi, ecc.).
Questa tendenza si complica con l'altra (…), a procurarsi un sempre più largo e
libero accesso al mare (…)
8. Europa, in Enciclopedia Italiana, Appendice II, Roma 1948, pag. 883 e
seguenti.
Dopo la seconda guerra mondiale: In simili condizioni, nei vecchi stati del
continente europeo, negli ex astri di prima grandezza del firmamento politico
internazionale, si cercano vie nuove, che assicurino per l'avvenire, se non più
l'antico prestigio e dominio, almeno le possibilità di una ripresa, economica,
morale e politica. L'idea degli Stati Uniti d'Europa è stata nuovamente e
insistentemente caldeggiata da associazioni culturali e politiche, da uomini
politici, da scrittori; primi tentativi si sono fatti per giungere a forme di
cooperazione, almeno economica, che consentano di andar oltre l'antico e
tragico "dogma della frontiera" (Benelux; progetto d'unione doganale francoitaliana).
E certo, appare difficile che la vecchia Europa, l'Europa classica dei popoli
romano-germanici, tanto cara al pensiero e al sentimento del primo Ottocento,
possa riaversi, ove non si modifichi radicalmente il modo stesso d'impostare i
problemi politici ed economici e si voglia invece persistere a trattarli secondo i
61
criterî consueti all'Europa domina gentium, ora che quest' Europa, nonché esser
domina, è dominata.
9. Manifesto di Ventotene, testo del 22 gennaio 1944,
http://www.altierospinelli.org
Altiero Spinelli (Roma 1907-1986) è un precursore e un pioniere dell´Unione
Europea. Nel 1927 venne arrestato perché comunista ed antifascista. Dopo 10
anni in prigione venne mandato al confino fino al 1943 all´ isola di Ponza e poi a
Ventotene. Durante gli anni del confino si distanziò dal Partito Comunista, che
nel 1937 lo radiò, e abbracciò idee federaliste. Questo testo è il risultato delle
sue riflessioni nella limitante realtà del confino e apre una generosa prospettiva
all´idea d´Europa.
Altiero Spinelli ist ein Pionier und Vordenker der europäischen Union. Als
Kommunist und Antifaschist wurde er 1927 verhaftet. Nach zehn Jahren Haft
wurde er bis 1943 auf die Inseln Ponza und dann Ventotene verbannt. In den
Jahren der Verbannung distanzierte er sich von der Kommunistischen Partei,
die ihn 1937 ausschloss, und wandte sich föderalistischen Ideen zu. Der Text ist
das Ergebnis eines Studiums in der beengten Verbannungssituation und öffnet
eine großzügige Perspektive der europäischen Idee.
Da cap. II, Compiti del dopoguerra: l'Europa unita
Con la propaganda e con l'azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e
legami fra i singoli movimenti che nei vari paesi si vanno certamente formando,
occorre sin d'ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare
tutte le forze per far nascere il nuovo organismo che sarà la creazione più
grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un saldo
stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli
eserciti nazionali; spezzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei
regimi totalitari; abbia gli organi e i mezzi sufficienti per far eseguire nei singoli
stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un ordine comune, pur
lasciando agli stati stessi l'autonomia che consenta una plastica articolazione e lo
sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli.
Se ci sarà nei principali paesi europei un numero sufficiente di uomini che
comprenderanno ciò, la vittoria sarà in breve nelle loro mani, poiché la
situazione e gli animi saranno favorevoli alla loro opera. Essi avranno di fronte
partiti e tendenze già tutti squalificati dalla disastrosa esperienza dell'ultimo
62
ventennio. Poiché sarà l'ora di opere nuove, sarà anche l'ora di uomini nuovi: del
MOVIMENTO PER L'EUROPA LIBERA
10. Lisa Foa, Silvio Paolucci, Gianni Sofri, L'Europa. Il bacino
mediterraneo, Bologna 1980
5-6 Geographische Grenzen, historisch-politische Grenzen am Beispiel
Deutschlands
Se osserviamo una cartina dell'Europa politica, vediamo che il continente è
diviso tra molti Stati di diversa grandezza: ve ne sono di molto piccoli, come il
Lussemburgo, di grandissimi, come l'URSS. La divisione dell'Europa è un
prodotto della storia: i confini degli stati sono il risultato di secolari vicende
storiche. Di solito le popolazioni comprese entro i confini di uno stato parlano
una stessa lingua, hanno modi di vita simili, in passato sono state partecipi di
avvenimenti storici comuni, che hanno fatto di loro un'unica nazione.
Confrontando la cartina politica dell'Europa con quella fisica troviamo che
molto spesso il confine politico di uno Stato è ben distinto anche
geograficamente. La Spagna è divisa dalla Francia dalla catena dei Pirenei, così
come l'Italia è divisa dal resto dell'Europa dalla catena alpina […]. Però non
sempre il confine politico di uno Stato corrisponde a una vera e propria
separazione geografica. Per esempio, nel centro dell'Europa il confine tra la
Germania Federale e la Germania Democratica taglia in due un massiccio
montuoso (lo Harz), un fiume importante (L'Elba), un imponente canale
artificiale (il canale del Mittelland).
11. Dall´intervista con Giulio Andreotti (Roma 1919 - 2013) di Roberto
Rotondo, pubblicata nella rivista “30 giorni” del 9/2009
(http://www.30giorni.it/articoli_id_21657_l1.htm)
Quando il Muro di Berlino fu abbattuto dalla folla il 9 novembre 1989 Giulio
Andreotti era a capo del governo italiano e fu impegnato in misura notevole nel
processo record che in appena 329 giorni dal crollo del Muro, portò
all'unificazione delle due Germanie. L'Italia, nei giorni caldi, ebbe infatti un
peso politico specifico notevole, non fosse altro per il fatto che deteneva la
presidenza di turno della Comunità europea (luglio-dicembre 1990) e della Csce
(Conference on Security and Co-operation in Europe). E Andreotti, che negli
anni precedenti era stato tra coloro che avevano frenato sull'unificazione, ne era
divenuto uno dei sostenitori.
63
Auszüge aus dem Interview mit Giulio Andreotti von Roberto Rotondo,
erschienen in der Zeitschrift “30 giorni” von September 2009
(http://www.30giorni.it/articoli_id_21657_l1.htm)
Als die Berliner Mauer von der Menschenmenge am 9.November 1989 zu Fall
gebracht wurde, war Giulio Andreotti Regierungschef Italiens. Er war aktiv
beteiligt an den Verhandlungen, die in der Rekordzeit von nur 329 Tage nach
dem Mauerfall zur Wiedervereinigung Deutschlands führten. Italien spielte in
dieser Zeit eine wichtige politische Rolle, da es gerade den Vorsitz im Rat der
Europäischen Union (Juli-Dezember 1990) und der Csce (Conference on
Security and Co-operation in Europe)- inne hatte. Andreotti, der in früheren
Jahren zu denen gehört hatte, die gegen die Wiedervereinigung waren, wurde zu
einem ihrer Befürworter.
Ci fu un momento in cui avemmo la sensazione che lo status quo fosse
modificabile, che il Muro che da quarant´anni divideva l'Est dall'Ovest non era
così inattaccabile. Si percepiva che un'evoluzione positiva era possibile, anche
se piena di difficoltà e interrogativi. Oggi agli storici tutto sembra chiaro, ma in
quel momento era molto diverso. (…)
La verità è che la storia non si programma.
Certo, se fosse stato possibile disegnare una transizione graduale di tutti i
cambiamenti politici a Est, si sarebbero evitati contraccolpi molto duri: dallo
sfasciamento improvviso delle Repubbliche iugoslave federate alle manovre che
fecero cadere Gorbaciov mandando a picco il suo progetto di autonomie
differenziate all'interno dell'Unione Sovietica. Ma il cambiamento era stato
atteso a lungo e nel momento in cui si stava realizzando gli eventi presero la
mano. D'altronde era anche vero quello che Gorbaciov disse il 7 ottobre al
presidente Honecker, che stava celebrando il quarantesimo anniversario della
Repubblica democratica tedesca (Rdt): “Chi reagisce con ritardo è punito per
tutta la vita”. I dirigenti della Germania Orientale erano convinti che il loro
ospite d'onore stesse sbagliando tutto, illudendosi di rinnovare il sistema
comunista. Da parte loro, il Muro li avrebbe salvaguardati almeno per un altro
secolo dalle contaminazioni borghesi. Certo che viste dopo le cose sono chiare,
ma allora c'erano delle intuizioni lecite sia in una direzione sia nell'altra. (…)
Il fatto di avere la presidenza di turno nella Cee dava al nostro Paese un ruolo di
interlocutore che altrimenti sarebbe stato presuntuoso assumere. E credo sia
stato utilizzato piuttosto bene. Qualche forzatura alle procedure ci fu, visti i
64
tempi brevi. Ma fu una politica di buon senso. Qualche volta nella politica
nazionale e internazionale si sbaglia proprio perché si perde di vista il fatto che
il buon senso è ciò che dovrebbe guidare l'azione. Invece si vanno a cercare
formule e motivazioni complesse, anche se dotte, perdendo di vista la linea
centrale di quella via di sviluppo che si vuole percorrere
12. Europa, in Enciclopedia Italiana, Roma 1992, Appendice V, 1992,
http://www.treccani.it/enciclopedia/europa
Uno dopo l'altro, i paesi europei legati al dirigismo burocratico e alla
pianificazione centralizzata, dopo circa un quarantennio, si sono rivolti verso i
sistemi a economia di mercato, attratti dalle potenzialità da essi manifestate, da
più ampie forme di democrazia e abbagliati dall'elevato livello dei consumi.
Sullo sfondo, un rinnovato clima di cooperazione internazionale ha permesso un
evolversi rapido di problematiche annose, di trattative senza fine, di equilibri
interni logorati (…) Il ''vento dell'Est'' potrà soffiare ancora con forza se la ex
Unione Sovietica, che ha affrontato un difficile processo di rinnovamento nel
corso del quale sono giunte a compimento le istanze separatiste delle
Repubbliche baltiche e della Georgia, saprà procedere sulla via delle riforme. Si
potrebbe dire che una nuova storia d'E. sta per essere scritta, ma i rischi connessi
a un processo così rapido non sono pochi: da quelli, essenzialmente politici, di
un fallimento delle riforme intraprese negli apparati e nelle forme di governo
fino a quelli, non meno carichi di incognite, delle radicali trasformazioni nelle
strutture economiche che devono smantellare le antiche impostazioni
centralizzate per dare spazio a nuove espressioni di libero mercato. Il rischio è
anche quello di un aggravamento degli squilibri socioeconomici fra gli stati e
all'interno di essi, in particolar modo se non verranno riaffermati i valori della
solidarietà in un'Europa che, dopo molti anni, intravede la possibilità di essere
''una dall'Atlantico agli Urali''.
13. Europa, in Enciclopedia dei ragazzi, Roma 2005,
http://www.treccani.it/enciclopedia/europa
Gli Europei
Gli abitanti d'Europa sono più di 650 milioni di persone, e la densità media è
molto più alta che negli altri continenti. Da qualche decennio, però, la
popolazione non aumenta più, se non grazie all'immigrazione.
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Due terzi degli Europei vivono in città, a volte molto popolose: Mosca ha più di
10 milioni di abitanti, Parigi poco meno, Londra oltre 7, parecchie altre hanno
almeno un milione di abitanti. Il genere di vita urbano è tipicamente europeo: la
città in senso moderno è nata sulle rive europee del Mediterraneo, e furono i
Romani a sviluppare il sistema urbano nell'Europa centro-meridionale, da dove
poi si diffuse verso nord ed est.
Gli Europei parlano decine di lingue diverse, quasi tutte 'imparentate' fra loro;
praticano religioni diverse, ma quasi tutte cristiane; hanno sistemi giuridici,
socioeconomici e politici diversi, però tutti prodotti da una riflessione comune,
per risolvere problemi sentiti in maniera simile e per raggiungere scopi
considerati da tutti importanti. Nonostante molte differenze, insomma, gli
Europei condividono un 'sistema di valori', una 'cultura'.
14. Ribka Sibhatu è una scrittrice e poetessa di origine eritrea. Ha lasciato il
suo Paese per ragioni politiche e vive in Italia da più di venti anni. Ha
partecipato al convegno “Lampedusa città dell'Europa”, organizzato da Emmaus,
Libera, Legambiente, L'Italia Sono Anch'io, che si è svolto a Lampedusa la
prima settimana di aprile 2014, insieme ad alcuni dei principali esponenti di tali
organizzazioni e campagne.
Ribka Sibhatu ist eine Schriftstellerin und Dichterin eritreischer Herkunft. Sie
hatte ihr Land aus politischen Gründen verlassen und lebt in Italien seit über 20
Jahren. Sie hat an der Tagung „Lampedusa Stadt Europas“ teilgenommen, die
von Emmaus, Libera, Legambiente, L'Italia Sono Anch'io (=
Menschenrechtsorganisationen) organiziert wurde und in Lampedusa in der
ersten Aprilwoche 2014 stattgefunden hat.
Dall ´intervista con Ribka Sibhatu (Asmara, Eritrea 1962) di Stefano
Galieni “, tratta dal settimanale online “Corriere delle migrazioni del
6/5/2014 (http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/05/06/ribka-sibhatueritrea-lampedusa/)
Auszüge aus dem Interview mit Ribka Sibhatu von Stefano Galieni, erschienen in
der Online-Zeitschrift“Corriere delle migrazioni am 6.5.2014
(http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/05/06/ribka-sibhatu-eritrealampedusa/)
“L'Italia è più bella di chi la governa, ne ho avuto conferma tornando a
Lampedusa per la prima volta dopo il 3 ottobre *. Sull'aereo che partiva da
66
Palermo ho reincontrato persone che mi chiedevano notizie dei sopravvssuti. Ne
parlavano come di persone preziose, ne avevano a cuore il destino. Un
sentimento di reciprocità, (poiché) dal Nord Europa, dove sono accolti ora in
molti, (i sopravvissuti) mi chiedevano notizie dei loro “parenti acquisiti” a
Lampedusa (…)
Sei mesi dopo il naufragio mi sembrava di percepire ancora quanto questa
tragedia avesse modificato la vita dei lampedusani. Hanno vissuto l'impotenza di
fronte all'enormità di quanto accaduto, hanno visto le banchine piene di morti,
ma a me sembra che questa tragedia ci abbia avvicinato. Hanno vissuto tutto in
maniera violenta e travolgente. Oggi stanno elaborando, insieme, nonostante la
distanza, lo stesso lutto. I rifugiati nei paesi scandinavi mi dicono che lì hanno
trovato assistenza e accoglienza sociale impeccabili, ma sentono la mancanza di
questo affetto come del sole del nostro sud (…)
All´incontro “Lampedusa Città dell'Europa (…) si è parlato di una Europa
diversa da costruire e della necessità di realizzare un corridoio umanitario
permanente. I relatori (…) hanno smentito gli inutili allarmismi che arrivavano
da Roma con i dati concreti. Ad esempio, il fatto che l'80% dei profughi
finiscono in altri Paesi poveri e non hanno i mezzi per venire in Europa, che
l'immigrazione non nasce solo da guerre e dittature ma dai disastri economici e
ambientali. C'era un ragionamento comune che ci imponeva di riconoscere
quanto sia importante pensare alla salute della Terra. Io ho detto che dobbiamo
avere meno armi e più trattori. Che bisogna che ci sia più coerenza fra quello
che si dice e ciò che poi si fa, e che l'Europa non deve erigere mura ma ponti di
cooperazione per salvare vite umane. Sono convinta che dobbiamo rompere
insieme quel circolo vizioso che nasce dalle leggi dei Paesi ricchi e foraggia i
delinquenti che trafficano. Sarò solo una scrittrice che sogna, ma voglio una
globalizzazione umana che permetta di redistribuire le ricchezze al punto da non
obbligare più a emigrare».
* Il 3 ottobre 2013 a poche miglia del porto di Lampedusa è avvenuto il
naufragio di un´ imbarcazione libica usata per il trasporto di migranti.
L'affondamento ha provocato 366 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, i
superstiti salvati sono 155, di cui 41 minori (uno solo accompagnato dalla
famiglia).
67
15. Citazioni tratte dal discorso che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi
ha tenuto il 2 luglio 2014 al Parlamento Europeo per inaugurare il semestre
italiano al Consiglio dell´Unione europea.
Auszüge aus der Rede, die der italienischer Regierungschef Matteo Renzi am 2 .
Juli 2014 beim Europäischen Parlament gehalten hat, um den italienischen
Vorsitz im Rat der Europäischen Union zu eröffnen.
La vera grande sfida che ha di fronte a sè il nostro continente è ritrovare l'anima
dell'Europa, il senso del nostro stare insieme.
Se oggi l'Europa facesse un selfie che immagine verrebbe fuori? Posso dirlo con
estrema preoccupazione? Emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi
della rassegnazione. Se dovessi dirla in modo sintetico, l'Europa oggi
mostrerebbe nel selfie il volto della noia.
Senza crescita (…) l'Europa non ha futuro. Non chiediamo un giudizio sul
passato. Ci interessa cominciare il futuro, subito. Il mondo esterno corre ad una
velocità doppia rispetto a quella dell'Europa. Vogliamo o no recuperare questo
distacco?
(L`UE) … non deve essere solo un puntino su Google Maps, e non deve essere
solo un'espressione geografica.
… dobbiamo essere eredi, prendere la tradizione da cui veniamo e assicurarla ai
nostri figli. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto, a quanti sono morti affinché
l'Europa non fosse solo una espressione geografica ma un'espressione dell'anima
(…)
le parole chiave del semestre italiano al Consiglio dell´Unione Europea)
saranno: coraggio e orgoglio.
Accompagnamento musicale - Musikbegleitung
Radio Garibaldi: Michele Zappone (chitarra/voce) - Till Stellino
(tastiera/voce)
1) Me so' mbriacato (Alessandro Mannarino)
2) Che coss'è l'amor (Vinicio Capossela)
3) Storia d'amore (Luciano Beretta / Miki Del Prete / Adriano Celentano)
4) Il contadino (Michele Zappone / Till Stellino)
5) Maruzzella (Enzo Bonagura / Renato Carosone)
6) Il pescatore (Fabrizio De André / Gian Piero Reverberi / Franco Zauli)
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