N°7 SCUOLA QUADERNI DELLA CONSULTA LA CHIESA PER LA SCUOLA PER LA CHIESA Consulta della Pastorale della Scuola della Diocesi di Verona 2014 A cura 1 di Don Domenico Consolini Quaderni della Consulta - 7 Quaderni della Consulta - 7 La Scuola per la Chiesa La Chiesa per la Scuola A cura di Don Domenico Consolini Verona, Ottobre 2014 Presentazione P resento volentieri e con soddisfazione il risultato delle riflessioni e del lavoro che la Consulta della Pastorale Scolastica ha portato avanti nel corso dell’anno scolastico 2013-14. Come certamente saprete questo gruppo è il punto di incontro di professionisti e di associazioni e movimenti di ispirazione cristiana pastoralmente interessati al mondo della scuola che si impegnano a coordinare e orientare la loro azione, nel rispetto delle singole autonomie, alla luce del messaggio cristiano e delle indicazioni della Chiesa. Il prodotto di tutto ciò è una pubblica conferenza e la stampa del Quaderno della Consulta con cui si intende offrire e condividere il frutto del nostro impegno con un pubblico il più vasto ed articolato possibile che abbia a cuore il mondo della scuola , il mondo dei nostri ragazzi. Il tema scelto per il percorso di quest’anno è stato quello proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana “La Chiesa per la Scuola”, iniziato con un incontro generale nel maggio 2013 e concluso con il tanto atteso appuntamento con papa Francesco in piazza San Pietro il 10 maggio u.s. Su questa traccia abbiamo impostato tutta una serie di riflessioni ed approfondimenti al nostro interno con due significativi allargamenti: uno con tutti i dirigenti scolastici della provincia ed il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto e l’altro con un focus intermedio presso l’ITIS Marconi di Verona con la presenza delle componenti attive della scuola, in tutte le sue tipologie, statale, comunale e paritaria. Ecco quindi il senso di questa stampa, quello di racchiudere i tre momenti fondamentali del lavoro della Consulta. Partiamo dal documento dei nostri vescovi, dalle otto parole chiave che hanno costituito l’ossatura del loro messaggio e che sono un po’ il punto di riferimento da cui siamo partiti. Qui ho tentato di riassumere gli aspetti più importanti per cercare di capire il senso profondo del documento “La Chiesa per la Scuola”. Segue poi l’orientamento che ha preso il nostro lavoro che è stato quello, in un certo senso, di invertire i termini della questione chiedendoci cosa volesse la Scuola Quaderni della Consulta - 7 3 dalla Chiesa, cosa si aspettasse, che cosa chiedesse ed il titolo diventa provocatoriamente “La Scuola per la Chiesa”. Si parte da un’attenta analisi della dott.ssa Gianna Miola sulla rete delle responsabilità educative, sulla collocazione dell’ agenzia scuola all’interno di questo processo in una società piuttosto disorientata in cui il ruolo della famiglia va meglio precisato al di là di quella che con una certa superficialità viene detta emergenza educativa. Si arriva allora alla Chiesa che si mette in ascolto della Scuola e il dott. Giovanni Pontara ha dato ordine e sistematicità al focus intermedio della Consulta allargata nelle sue quattro componenti: dirigenti, docenti, genitori e studenti. Su tre segmenti di attenzione sono state preparate schede con una serie di items a cui rispondere assegnando livelli di adesione utilizzando una scala personalizzata e condivisa; il tutto poi è stato oggetto di discussione ed approfondimento all’interno dei singoli ambiti per finire alla fine come contributo oggettivo di una parte proporzionalmente significativa del mondo della scuola di Verona. Il mio più sentito ringraziamento va a quanti hanno partecipato e reso possibile questo nostro piccolo ma significativo contributo, a quanti con la loro passione e competenza l’hanno aiutato a crescere per essere condiviso. Unito al grazie anche l’augurio che possa essere di qualche utilità al dibattito appassionato che anima dirigenti, docenti e famiglie con la Chiesa che si impegna a mettersi in gioco, ad ascoltare e a rendersi voce della comunità che la costituisce e la rappresenta. don Domenico Consolini Presidente della Consulta e Direttore dell’ Ufficio Diocesano di Pastorale Scolastica 4 Quaderni della Consulta - 7 la Chiesa per la Scuola LE PAROLE CHIAVE “Prendersi cura della scuola è dunque un impegno e insieme una opportunità.” Mons. Nunzio Galantino Segretario generale della C.E.I. Don Domenico Consolini L a Chiesa italiana ha posto al centro del suo cammino e impegno pastorale in questo decennio l’impegno educativo, consapevole che “tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura del bene delle persone”1. All’interno di tale percorso scandito dagli orientamenti pastorali, la scuola ha ricevuto una particolare attenzione, perché ad essa viene affidato il compito di: “Trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune.”2. Nell’anno pastorale appena concluso, la Chiesa italiana ha manifestato in modo molto concreto la volontà di collaborare con la società civile per aiutare il mondo della scuola ad essere veramente comunità educante attraverso delle riflessioni scaturite da un laboratorio nazionale ecclesiale che aveva questo titolo. “La Chiesa per la scuola”. L’incontro svoltosi a Roma il 3-4 maggio 2013, ha coinvolto diverse centinaia di persone provenienti dalle Chiese locali, dagli istituti religiosi, dalle associazioni e movimenti che si dedicano alla scuola3. La convinzione che ha accompagnato il lavoro è stata quella che la scuola è una realtà talmente importante per l’educazione dei giovani e per la società da non poter essere trascurata dalla Chiesa. E’ quindi necessario che l’intera realtà ecclesiale torni ad occuparsi della scuola, consapevole che la sua qualità educativa sia un bene per tutti. Attorno alla scuola vanno quindi raccolti tutti, non solo coloro che per lavoro vi si occupano, ma ogni battezzato, dai pastori ai genitori, dai cristiani impegnati nei movimenti ai religiosi, perché a tutti è chiesto di prendersi cura della scuola. Il Seminario di studio ha quindi segna- to l’inizio di un percorso pastorale che si è svolto da settembre 2013 a maggio 2014, culminato nell’incontro della scuola italiana con Papa Francesco in piazza San Pietro il pomeriggio di sabato 10 maggio, a cui hanno partecipato circa 250.000 persone tra docenti e studenti, dirigenti e personale, ragazzi e genitori, provenienti da tutta Italia, da ogni ordine e grado di scuola, dagli istituti statali e paritari. Per aiutare le comunità e le scuole a prepararsi all’incontro del 10 maggio e perché tale cammino fosse una seria occasione di riflessione e di dialogo tra la Chiesa e la scuola, nel seminario nazionale sono stati preparati degli approfondimenti su otto parole-chiave, attorno alle quali si sarebbe potuta svolgere l’attività di sensibilizzazione e di mobilitazione delle singole realtà locali. Vediamo quindi anche noi quali sono le parole-chiave, ricordando che all’interno della Consulta diocesana si è approfondita la riflessione soltanto su una di queste, “Umanesimo”, aiutati dal prof. Quaglia, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Verona e collaboratore per la stesura del testo di questa parola-chiave in vista del seminario del 3-4maggio. 4 5 Lettera di Benedetto XVI alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, in Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. IV,1:2008(gennaio-giugno), Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2009, 116-120. Educazione D a anni si parla di emergenza educativa, e Benedetto XVI già nel 2008 aveva richiamato la Chiesa e la società a porre attenzione all’educazione4. “Nella coscienza condivisa sembra smarrita non solo la pratica felice di processi educativi, bensì l’idea stessa di educazione.” 5. E’ quindi importante ricostruire i prerequisiti antropologici, una visione di uomo che possa aprire spazi all’attività educativa, che ridoni uno sguardo Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, Quaderni della Consulta - 7 7 positivo, pieno di speranza a quanti operano per la cura e la promozione dell’umano. Solo in questo modo si potrà ancora trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di cultura, di valori, di umanizzazione che ha fatto crescere la nostra società e può diventare anche per il futuro occasione di crescita e di sviluppo. La scuola si trova al centro di questa dinamica educativa, perché il suo principale scopo è la trasmissione della cultura attraverso la formazione intellettuale della persona. All’urgenza posta dal problema educativo non è stata però sempre data una risposta adeguata, anzi oggi per la società e lo Stato italiano, la scuola sembra essere passata da risorsa per la crescita a problema che frena lo sviluppo. L’educazione quindi viene vista come un processo marginale, che riguarda solo delle figure professionali specifiche, con poca rilevanza sociale. In questo modo ci si chiude la prospettiva di un futuro di crescita, perché la perdita di valore del ruolo del maestro, la crescente demotivazione di chi opera nella scuola, la diffusione di modelli di sviluppo legati a facili successi e improvvise carriere dovute più a raccomandazioni che a capacità effettive, segnano la fine di una possibilità di riscatto per uscire dalla crisi che stiamo vivendo, comunitaria prima che economica. La Chiesa italiana vuole quindi richiamare all’urgenza di prendersi cura della scuola come compito urgente e irrinunciabile, sul piano culturale, civile e 8 Quaderni della Consulta - 7 sociale. Solo in questo modo il passato non sarà una gloria da conservare in polverosi musei, il presente un’occasione da vivere con forti emozioni superficiali e il futuro un tempo da aspettare con angoscia, ma la trasmissione della cultura renderà effettiva la crescita di una nuova umanità. Dobbiamo quindi attraverso un rinnovamento della scuola che renda effettive le molteplici riforme che in questi anni sono state proposte, far sì che non sia solo una preparazione alla professione ma un’abilitazione ad essere uomini e donne, cittadini consapevoli e partecipi di una società sempre più connessa e informata, multiculturale e internazionale. Europa G li organismi politici europei hanno in questi anni, partendo dalla cosiddetta “Strategia di Lisbona” approvata nella sessione straordinaria del Consiglio Europeo del 23-24 marzo 2000, cercato di offrire ai paesi membri delle raccomandazioni sulla necessità di inve- stire risorse nell’istruzione e nella formazione professionale. Si è così arrivati ad elaborare una serie di obiettivi che si sarebbero dovuti raggiungere per il 2010, attraverso l’impegno di tutti gli Stati membri e delle istituzioni europee, costantemente impegnate nel monitoraggio sui progressi fatti e nell’individuazione di ulteriori strategie da adottare. I 13 obiettivi, fanno riferimento a 3 finalità strategiche che coinvolgono tutti i settori dell’educazione e della formazione, nella prospettiva di dare vita a un sistema di apprendimento permanente. Lo sviluppo di competenze chiave, oggetto della Raccomandazione, è uno dei 5 obiettivi che sono stati individuati per ‘rafforzare l’efficacia e la qualità dei sistemi’. Nella società in cui viviamo, il sapere che forma si acquisisce attraverso sistemi strutturati, e l’apprendimento non termina con l’uscita dai sistemi istituzionali di formazione. Diventa quindi necessario l’apprendimento continuo per una piena inclusione sociale dei cittadini europei che si sposteranno sempre più da uno stato all’altro e per accogliere la numerosa immigrazione extracomunitaria con un processo vero di integrazione. Per questo il 18 dicembre 2006 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato una Raccomandazione ‘relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente’ definendo otto ambiti di competenze chiave, così individuati: 1. Comunicazione nella madrelingua; 2. Comunicazione nelle lingue straniere; 3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; 4. Competenza digitale; 5. Imparare ad imparare; 6. Competenze sociali e civiche; 7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità; 8. Consapevolezza ed espressione culturale. La Commissione Europea ha adottato i termini competenze e competenze chiave preferendoli a competenze di base, in quanto queste generalmente vengono riferite alle capacità di base nella lettura, scrittura e calcolo. Vediamo quindi come le competenze chiave siano quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione6. Di fronte a questi aspetti è opportuno chiederci come lo Stato italiano abbia recepito le indicazioni europee al di là di superficiali riforme del sistema scolastico. La realizzazione di questo programma è quindi ancora per molti versi insufficiente, anche se la scuola si sta sempre più orientando come una scuola delle competenze, perché lo studente possa essere sempre più capace di affrontare e risolvere i problemi che la vita quotidiana gli porrà. Bisogna trovare quindi raccordi tra mondo della scuola e lavoro, tra insegnamento e professione, tra scuola e vita, e superare una visione idealista della scuola come di un mondo autoreferenziale. Ciò permetterà di superare il rischio dell’irrilevanza sociale della scuola ma anche la riduzione a puro funzionalismo dell’istruzione. Le competenze non sono contenuti acquisti una volta per sempre, ma ambiti di vita vissuti in pienezza. Si capisce come la Chiesa possa aiutare a esplicitare quanto sottostà all’idea di competenza, cioè la formazione della persona. E’ quindi possibile ricollocare anche per la via delle direttive europee l’uomo e il suo bisogno di educazione al centro dell’attenzione culturale, dell’attività scolastica e formativa, non solo nell’età evolutiva, ma in una formazione che dura per tutta la vita. S. CICATELLI, La scuola delle competenze, Elledici, Rivoli-Il capitello, Torino, 2011, 29-32. Tutto il testo è utile per comprendere la nascita e l’evoluzione del concetto di competenze-chiave e il ruolo dell’Europa nella strategia educativa e nella riforma dei sistemi scolastici e della formazione professionale. Anche CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 46, enuclea una serie di competenze a cui dovrebbe essere finalizzata l’attività educativa della scuola. Quaderni della Consulta - 7 9 6 Insegnanti N ella scuola va recuperato il ruolo del docente come educatore di competenze irrinunciabili, quali l’acquisizione del pensiero critico, l’autonomia del giudizio, la collaborazione e il dialogo con l’altro. E’ il docente la risorsa fondamentale per una buona scuola, e tutti conserviamo nel cuore il volto dell’insegnante che è stato educatore con la vita. “L’insegnante non può limitarsi a trasmettere saperi”7, ma aiuta gli studenti a introdursi nel mondo e a vivere con responsabilità la propria crescita. Il docente realizza questa formazione attraverso una seria conoscenza della propria disciplina e una comprovata capacità didattica, perché è necessario che sapere e saper-insegnare vadano avanti di vari passo in chi insegna. Attraverso quindi l’insegnamento disciplinare l’alunno viene aperto alla conoscenza che supera sempre le sue possibilità di comprensione e quindi è introdotto alle soglie della trascendenza, per vivere con rispetto l’incontro con l’assoluta trascendenza inconoscibile dell’altro da sé8. L’insegnante è la risorsa fondamentale della scuola, perché è l’adulto che aiuta a crescere. “Educare richiede impegno nel tempo, che non può ridursi a interventi puramente funzionali e frammentari; esige un rapporto personale di fedeltà tra soggetti attivi, che sono protagonisti della relazione educativa, prendono posizione e mettono in gioco la propria libertà. Essa si forma, cresce e matura solo nell’incontro con un’altra libertà; si verifica solo nelle relazioni personali e trova il suo fine adeguato nella loro maturazione.”9. Oggi però la figura dell’insegnante presenta notevoli elementi di criticità, a Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 56. In queste pagine si ha una disanima del concetto di autorità, perché l’insegnante è colui che fa crescere la vita degli studenti. 7 10 Quaderni della Consulta - 7 cui bisogna far fronte. Anzitutto il suo lavoro non viene percepito come adeguato né qualitativamente per l’importanza dell’opera educativa né quantitativamente in termini di ore di impegno effettivo. Ne consegue una retribuzione economica non adeguata e una crescente demotivazione da parte dei docenti. Anche le numerose riforme degli ultimi anni, molte volte portate avanti sopra la testa degli insegnanti e senza la loro compartecipazione, hanno contribuito a farli sentire ancora più inadeguati e lontani rispetto al presente della scuola. Infine le difficoltà sempre più numerose nella comunicazione intergenerazionale con i giovani e la pervasività dei nuovi media informatici fa sentire gli studenti stranieri e lontani agli insegnanti. Per superare tali difficoltà è necessario recuperare la motivazione profonda dell’atto educativo, che parte dalla vocazione a cui si è chiamati nel far crescere il piccolo d’uomo. L’insegnante non è colui che comunica dei saperi astratti o delle nozioni sganciate dalla vita, ma prima di tutto rende partecipi gli studenti di ciò che è, e insegna con la sua passione, consapevole del valore educativo della disciplina, che ha valore perché forma la persona. Nasce da qui la necessità per i docenti di ogni ordine e grado di una formazione permanente, che li aiuti a coniugare la verità dei contenuti che insegnano con l’attenzione ai giovani a cui si dedicano, e in questo rapporto uno degli elementi è sempre mutevole, e quindi anche l’insegnante deve essere sempre pronto a modificare la sua attività professionale. La Chiesa che da sempre usa la categoria di vocazione per definire le proprie figure professionali, può aiutare i docenti con un’offerta di cammini formativi che li renda consapevoli della dignità del loro Su questo argomento l’autore che più ha aperto prospettive di approfondimento è certamente É. LÉVINAS, Totalità e infinito, Jaka Book, Milano 2004 (ed. or. fr. 1971). 9 CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 26. 8 lavoro educativo. Inoltre quanto più essi approfondiranno la cura della propria persona, tanto più troveranno rinnovata motivazione per prendersi cura della crescita della persona che è ogni studente loro affidato. Generazioni e Futuro L a scuola si rivolge ai giovani ed è quindi per sua natura luogo di incontro di generazioni diverse, finalizzato alla trasmissione dell’eredità culturale e alla formazione ci quanti stanno crescendo. Quale compito devono quindi svolgere le diverse componenti presenti all’interno della scuola per corrispondere a questo compito educativo che apra le generazioni al futuro, che per molti versi rimane ancora incognito? Anzitutto i giovani devono far chiarezza sulle loro attese e domande, sia nei confronti della scuola che più in generale della società. “Il soggetto che è possibile generare nella relazione educativa è quello ritenuto dotato di una consistenza interiore e, quindi, di una capacità relazionale, che la grande tradizione culturale dell’Occidente ah chiamato persona”10. Per educare in questo senso, bisogna presupporre che vi sia qualcuno da generare, che dalla relazione non tragga solo qualche profitto esteriore, ma che attraverso di essa abbia una via di accesso a se steso, la possibilità di diventare se stesso. I giovani devono quindi chiedere alla scuola una capacità educativa che non sia né settoriale né frammen- Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 14-15. 11 G. ARGENTIN, A. CAVALLI, Giovani a scuola. Un’indagine della Fondazione per la Scuola realizzata dall’Istituto Iard, Il Mulino, Bologna, 2007. 12 Il secondo capitolo della terza parte dell’Instrumentum laboris della III Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata nell’ottobre 2014 in Vaticano affronta il tema della 10 tata, ma che guardi alla crescita della persona. Sembra che nonostante le difficoltà sistemiche e i ritardi istituzionali, la scuola goda ancora della fiducia dei giovani11, i quali chiedono alla scuola una formazione alla vita che includa la preparazione al lavoro, alla cittadinanza attiva, all’ingresso nella vita sociale con responsabilità. Anche i genitori vivono delle attese nei confronti della scuola, soprattutto per i figli più piccoli, anche se spesso la scuola deve sostituirsi ad una famiglia sempre più assente in ambito educativo12. La scuola è chiamata ad offrire alla famiglia il proprio contributo educativo, che ha la specificità della trasmissione culturale attraverso il sapere, formando alle competenze-chiave, e in questo i genitori devono vigilare che l’insegnamento non decada in uno sterile nozionismo o in una superficiale apprendimento di conoscenze sganciate da qualsiasi riferimento valoriale. Anche gli insegnanti di oggi si pongono di fronte alle nuove generazioni con la fatica di chi percepisce il divario generazionale e la mancanza di identità delle nuove generazioni, sempre più strette tra la morsa di un futuro incerto e la fatica di trovare valorizzazione nel presente. Ai docenti compete però di mantenere il valore generativo del loro rapporto educativo, perché il contributo dell’educazione scolastica possa continuare ad essere determinante per l’acquisizione degli strumenti culturali di base e per la trasmissione degli elementi fondamentali della cultura. “Ma accanto alla mera riproduzione, la scuola deve anche saper generare nuova culsfida educativa della famiglia, richiamando così in modo esplicito gli sposi cristiani al loro compito educativo e ribadendo che genitori sono i primi educatori per la loro responsabilità generativa. Il testo si trova in: www.vatican.va/roman_curia/synod/ documents/rc_synod_doc_20140626_instrumentumlaboris-familia_it.html. Quaderni della Consulta - 7 11 tura, raccogliere le istanze dei giovani e trasformarle in occasioni di crescita per tutto il corpo sociale” 13. In un contesto di continuo cambiamento, gli insegnanti possono portare al centro dell’azione didattica la persona dello studente e la sua ricerca di senso. Pertanto anche il compito dell’orientamento non sarà soltanto una proposta per un futuro grado scolastico o per una professione, ma un aiuto per una vita vissuta nel pieno delle capacità dello studente. Umanesimo E ducare vuol dire far crescere l’umanità che è nel giovane, e ciò vale anche per la scuola, perché al centro dell’esperienza conoscitiva c’è l’uomo nella sua integrale unitarietà. L’Umanesimo come fenomeno culturale nasce nel Quattrocento in Italia ed ha alla base una rivalutazione dell’antichità greca e romana, vista nel suo esemplare valore di classicità14, di patrimonio di valori sempre attuali per l’attenzione data all’uomo. L’idea di umanesimo conduce quindi ad un’educazione completa: “Chi educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà, al capacità di amare”15. La formazione integrale della persona umana è attenta non solo all’uomo in se stesso, ma anche alla suo realizzarsi nella relazione con gli altri, per cui in questa crescita sono coinvolti gli aspetti della socializzazione e del linguaggio. La lingua è la possibilità per la persona di manifestare il proprio intimo e di porsi in dialogo, e quindi è fondamentale acquiSEGRETERIA GENERALE DELLA CEI, La Chiesa per la scuola, Bologna, Dehoniane, 2013, 27-28. 14 S. SETTIS, Futuro del classico, Torino, Einaudi, 2004. 15 CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 5. 13 12 Quaderni della Consulta - 7 sirne una piena padronanza ed essere anche capaci di utilizzare i linguaggi comuni del nostro tempo, sia letterari che meta-letterari. La scuola ha quindi una grande valenza formativa dell’umano, e una persona che non ha frequentato la scuola oggi non sarebbe capace di rapportarsi con la realtà e le situazioni del mondo in cui viviamo. Le conoscenze quindi sono strumentali per un fine che è la conoscenza dell’uomo, il senso da dare all’agire umano, l’idea di sé che ognuno è chiamato ad elaborare per poter vivere con pienezza la vita. Il contesto culturale contemporaneo è segnato dalla frammentazione, per cui facciamo fatica a trovare un’idea uomo comune e condivisa. “La differenziazione della società e l’assolutizzazione dell’individuo hanno trasformato il corpo sociale in una somma di particolarismi autoreferenziali, dove è sempre più difficile parlare di senso di appartenenza e di condivisione dei modelli culturali…In quest’ottica anche la scuola è costretta sempre più a inseguire modelli efficientisti, asciando in secondo piano la dimensione propriamente educativa”16. Un’educazione che si ispiri all’umanesimo deve quindi evitare la specializzazione delle discipline fine a se stessa o la finalizzazione solo economica dell’apprendimento scolastico in vista di un impiego. E’ importante invece tenere fede alla scuola come aiuto per la costruzione dell’identità della persona, perché solo nella crescita dell’umano acquista valore ogni settorializzazione. La Chiesa “esperta in umanità…in comunione con le migliori aspirazioni degli uomini e soffrendo di vederle insoddisfatte, desidera aiutarli a raggiungere la loro piena fioritura e a questo fine offre loro ciò che possiede in proprio: una visione globale dell’uomo e dell’umanità”17. Queste parole di Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 50. 17 PAOLO VI, Lettera enciclica Populorum progressio (26 marzo 1967), 13. 16 Paolo VI efficacemente affermano il servizio che anche oggi la Chiesa può offrire alla scuola perché quest’ultima non perda di vista la formazione integrale della persona. Anche dal punto di vista ecclesiale questa tematica è così attuale che il convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà a Firenze nel novembre 2015 ha questo titolo: “In Gesù un nuovo umanesimo”. Autonomia e Sussidiarietà S iamo abituati inconsapevolmente a pensare alla scuola come ad una realtà dello Stato, in cui lo Stato figura come gestore, promotore e organizzatore dell’intero sistema educativo scolastico. In questo schema, se sorgono altri enti a portare avanti delle scuole, allora queste sono “private”, contrapposte alle “pubbliche” statali. La legge 62/2000 che ha inaugurato il tempo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, ha completamente sorpassato la realtà precedente di uno Stato organizzatore della scuola, per mettere al centro del sistema ogni singolo istituto. Si incontrano qui due principi, che rendono effettiva l’autonomia: quello di sussidiarietà e quello di solidarietà, ed entrambi sono tra i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa. La sussidiarietà prevede che un corpo sociale minore che mostri la capacità organizzativa di condurre un’impresa a vantaggio della comunità sia lasciato libero di agire dal corpo sociale superiore, il quale eserciterà solo una funzione di garanzia e di controllo del raggiungimento della finalità intrapresa. “Quanto va rifiutato e respinto è il modo monopolistico ed accentratore con cui lo stato pretende di risolvere LORENZETTI, Etica sociale cristiana, in Corso di morale, IV, Koinonia, II, Brescia, Queriniana, 1985, 69. 18 tale problema, negando o limitando le iniziative delle libere formazioni sociali che intendono farsi carico per offrire tali beni e servizi. Il cittadino infatti ha diritto di poter scegliere i servizi, statali e non statali”18. Per quanto riguarda la scuola, tale principio rende effettivo il passaggio da una scuola di Stato a una scuola della società civile, e valorizza la soggettività sociale. L’impegno per una scuola che educa nasce anche dal principio di solidarietà: “Come fondamentale istanza eticosociale, che dice che ognuno è corresponsabile del bene di ogni altro e delle forme associative in cui questi si esprime”19. Pertanto quando si realizza una buona scuola a servizio della società si compie un bene che va a vantaggio non solo delle singole persone e famiglie, ma dell’intero corpo sociale. “Consapevole di ciò, la comunità cristiana vuole intensificare la collaborazione permanente con le istituzioni scolastiche attraverso i cristiani che vi operano, le associazioni di genitori, studenti e doventi, i movimenti ecclesiali, i collegi e i convitti, mettendo in atto un’adeguata ed efficace pastorale della scuola e dell’educazione”20. La realizzazione concreta della solidarietà e della sussidiarietà nella scuola si compie con l’autonomia, che rappresenta il principio strutturale della nuova scuola. Ad ogni scuola viene riconosciuta piena personalità, e attraverso l’elaborazione del piano educativo d’istituto e del piano dell’offerta formativa una scuola si identifica di fronte agli studenti, alle famiglie, agli stessi docenti e a tutti coloro che in essa vi operano. In tal modo si possono ora valutare la qualità e il livello degli apprendimenti di ogni singola scuola, e ognuno può confrontarsi con la realizzazione più o meno compiuta del progetto educativo. Rimane il problema per la suole paritarie che 19 20 Ibidem, 70. CEI; Educare alla vita buona del vangelo, 46. Quaderni della Consulta - 7 13 è quello del finanziamento, ancora negato dallo Stato, cosa che contraddice la piena realizzazione dell’autonomia. “Se infatti da un lato alle scuole paritarie è richiesto, in quanto tali, di ottemperare a condizioni che sono, anche sul piano economico, fortemente onerose, dall’altro lato si deve ammettere onestamente che, fino a tanto che la legislazione italiana sulla parità non avrà ottenuto il suo completamento anche sul piano del suo finanziamento, a un parità nominale affermata non corrisponderà mai una parità nei fatti”21. Alla Chiesa stanno quindi a cuore tutti gli studenti, perché le stanno a cuore i giovani, a cui è legato il futuro dell’Italia, e per questo si preoccupa sia gestendo in prima persona scuole e centri di formazione professionale, si collaborando che gli altri corpi sociali per mantenere alto il valore educativo degli istituti formativi. 21 CEI, COMMISSIONE EPISCOPALE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ, La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società, 20. 14 Quaderni della Consulta - 7 Comunità L a scuola è una comunità finalizzata alla crescita dei giovani e in questo offre il suo apporto per il bene comune. “Attraverso la condivisione di esperienze di cura, di dialogo, di confronto, il soggetto apprenderà ad abitare il mondo con responsabilità, a muoversi insieme-agli-altri nel contesto di una reciprocità che progetta uno spazio comune, uno spazio in cui l’io e il tu sappiano divenire un noi”22. Capiamo quindi come proprio nelle relazioni positive tra tutti i componenti della scuola: docenti, alunni, dirigenti, personale non docente, famiglie, possa avvenire un dialogo che intreccia cura, cooperazione, risoluzione di conflitti, scambio, che apra alle competenze sociali della cittadinanza e della solidarietà. La comunità-scuola può quindi aiutare la comunità-famiglia nel compito di for22 L. MORTARI (a cura di), Dire la pratica. La cultura del fare scuola, Milano-Torino, Bruno Mondadori, 2010, 194. mare il giovane ad inserirsi in una comunità civile che non è solo la somma di individualità egoistiche che si affrontano perché vinca il più forte, ma una società in cui la concertazione dialogica, la volontà di superare i conflitti e di cercare il bene comune, come apertura degli interessi particolari agli interessi generali. La relazione che nella comunità-scuola è la più importante per un’autentica educazione degli studenti e quella tra il docente e l’alunno, proprio perché la scuola non ha a che fare solamente con la dimensione intellettuale e nozionistica. “Un insegnante non può limitarsi a trasmettere dei saperi. Egli deve mettere in movimento le energie segrete del cuore dei suoi alunni, affinché non si lascino frastornare e rimpicciolire dal gioco delle pulsioni indotte dall’esterno, ma, passando attraverso le singole conoscenze e le singole esperienze, sappiano guardare con meraviglia e senso critico a ciò che li circonda”23. Solo così un insegnante diventa maestro, perché aiuta lo studente a rapportarsi con il mondo nella verità e nell’amore, perché c’è una verità delle persone, della vita, dei rapporti umani che non si può cogliere solo con la razionalità. Ma la scuola è anche in rete con altre comunità, e opera in sinergia con esse. Il venir meno di questo rapporto porta ad una demotivazione del lavoro educativo e professionale dei docenti, e quindi è necessario ricostruire questa rete di comunità tra scuola, famiglia, territorio. Un rapporto certamente essenziale è quello tra la scuola e la famiglia, oltre che tra scuola e attività produttive. E nel territorio c’è anche la parrocchia, frequentata dagli studenti, dai genitori, dagli insegnanti, da quanti lavorano nella scuola. È quindi importante che Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 56. 24 CEI, COMMISSIONE EPISCOPALE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ, La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la 23 la chiesa collabori con quanti vivono nella scuola, e favorisca la rete di relazioni positive che si può stabilire tra le agenzie educative. “Il nostro interesse è pertanto rivolto al bene di tutto il Paese e considera tuti gli alunni che in Italia frequentano la scuola italiana di qualsiasi ordine e grado e quale che ne sia il gestore, per il semplice fatto che la cura pastorale della Chiesa è per sua natura rivolta a tutti indistintamente i giovani, nei quali essa ravvisa il proprio futuro inscindibilmente legato a quello dell’Italia”24. Alleanza educativa Q uesto concetto verrà ampiamente affrontato nell’intervento della dott.sa Miola che si trova più avanti in questo stesso quaderno, per cui raccogliamo solo alcune semplici riflessioni. Il termine alleanza evoca la volontà di una collaborazione sincera e amorosa tra persone o realtà diverse. Per quanto riguarda l’aspetto educativo l’alleanza vive nelle relazioni all’interno della scuola e all’esterno, con le altre agenzie educative. Vi è alleanza nel rapporto positivo tra docente e studente, perché entrambi si assumono precisi diritti e doveri, e si stabilisce così un patto reciproco. Poiché l’educare è un agire generatore, che suscita l’identità attiva attraverso una relazione, il docente è chiamato a compiere un atto di fiducia e a porsi in relazione con lo studente perché: “L’educatore ha anzitutto il compito i suscitare e aiutare un’attività che non è lui a svolgere, ma l’educando, che per questo è il soggetto primo dell’educazione”25. D’altra parte tutti conserviamo vivido nel cuore società, 21. 25 Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 19. Quaderni della Consulta - 7 15 il ricordo dei docenti che sono stati capaci di stabilire relazioni non incentrate soltanto sulla prestazione scolastica, ma attenta alla dimensione personale. Un’alleanza educativa particolare si stabilisce tra scuola e famiglia, perché il rapporto educativo è generativo, e i genitori non sono solo coloro che generano alla vita fisica, ma introducono alla pienezza della vita i propri figli, con la collaborazione della scuola. Nel contesto della complessità attuale sarebbe presuntuoso immaginare la trasmissione dei saperi e l’educazione come prerogativa della sola scuola. Solo la collaborazione armoniosa e l’alleanza della scuola con le altre realtà educative presenti nel territorio può raggiungere la meta della crescita dell’umanità nei giovani. I genitori non possono delegare la loro funzione alla scuola, ma devono collaborare perché a scuola si stia attenti alla formazione integrale della persona, e l’insegnamento non sia solo trasferimento di nozioni, ma vera trasmissione di valori e cultura, generazione dell’umano. Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 67. 26 16 Quaderni della Consulta - 7 Viviamo oggi anche in una società multietnica e multiculturale, per cui la scuola dovrà favorire l’apertura e il dialogo come presupposti essenziali per un incontro tra diversi. “Se cultura è produzione di senso, l’interculturalità si pone come dialogo sui significati, in base a un approccio ermeneutico che vuole cercare di comprendere a fondo ciò che l’altro pensa e vive”26. La scuola può quindi entrare in relazione anche con la Chiesa, per ricevere il contributo evangelico di attenzione ai deboli, agli ultimi, i diversamente abili, ai poveri. Far sì che la scuola italiana sia sempre più inclusiva e non esclusiva è un impegno che la pastorale della scuola si deve prendere come servizio a favore degli ultimi. In questo contesto si inseriscono i numerosi Centri di formazione professionale cristianamente ispirati, che evitano la dispersione scolastica di quanti faticano a reggere il passo dell’acquisizione di un sapere umanistico, ma hanno il diritto di ricevere comunque una formazione che sia insieme professionale e umanizzante. la Scuola per la Chiesa LA RETE DELLE RESPONSABILITÀ EDUCATIVE Un impegno, una risorsa “Nonostante i tanti scritti che hanno per scopo, si dice, la pubblica utilità, la prima di tutte le utilità, che è l’arte di formare gli uomini, è ancora dimenticata” (J.J. Rousseau, Emile, 1762) Gianna Marisa Miola SOMMARIO 1. Le domande di chi educa e di chi è educato.- 2. La società disorientata e la vita liquida.- 3. L’emergenza educativa.- 4. La risposta delle Istituzioni e le innovazioni ordinamentali della scuola.- 5. Il ruolo della famiglia.- 6. La partecipazione del territorio all’interno delle reti educative delle scuole autonome: le indicazioni europee, le linee guida italiane. Quaderni della Consulta - 7 19 1. Le domande di chi educa e di chi è educato “U no dei problemi più gravi che deve affrontare la filosofia dell’educazione è il metodo di mantenere un giusto equilibrio fra i procedimenti formali e i non formali, incidentali e intenzionali dell’educazione”1. Questo pensiero di J. Dewey apriva, agli inizi del XX secolo, un ampio e articolato dibattito attorno ai fini e ai mezzi dell’educazione. Si dava inizio così ad una riflessione, concretizzata da esperienze di grande originalità, atte a svecchiare un’impostazione meramente formale, incentrata attorno all’insegnamento, a favore di una visione che si confrontava per la prima volta con le abilità sociali proprie della persona. A distanza di tanto tempo l’istanza di Dewey è più che mai attuale. Il richiamo al metodo nella coniugazione tra formale e non formale, dato il “peso” che oggi viene riconosciuto da un lato al formale (indispensabile rispetto all’ampliamento dei saperi) e dall’altro all’informale e/o al non formale (esplosivo nell’età del digitale) costituisce un punto cruciale della ricerca e dell’agire quotidiano. Infatti la necessità stessa di una istituzione come quella scolastica può essere messa in discussione: le teorie descolarizzanti degli anni sessanta/settanta sembrano trovare oggi nuovi adepti. L’Osservatorio scolastico può essere di aiuto nel comprendere ciò che avviene in campo educativo, poiché consente di rilevare fenomeni che interpellano fortemente la comunità e che richiedono scelte politiche e sociali improrogabili, richiamando la necessità di una rifles1 Cfr. J. DEWEY, Democrazia ed educazione, 1916 20 Quaderni della Consulta - 7 sione profonda sul rapporto tra istruzione, educazione e formazione, all’interno di un assunto valoriale che interpella la libertà di scelta di ciascuna famiglia e comporta l’impegno per il bene comune. Vale anzitutto soffermarsi su alcune domande: quale è la dimensione della scuola? quanti sono gli studenti? quante le famiglie? chi sono gli insegnanti? Ma anche: come si configurano oggi le famiglie? cosa offrono le istituzioni, quali prospettive si propongono agli studenti al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro? Quali le politiche espresse dal Paese rispetto al sostegno delle famiglie, con particolare riguardo a chi incontra difficoltà negli anni attraversati dalla crisi economica? Quale visione si va profilando nei riguardi della scuola? È evidente infatti che occorre esaminare una serie assai ampia di fattori che incidono sull’educazione, grazie all’apporto di tutti coloro che, a diverso titolo, contribuiscono a leggere e ad interpretare i segnali che ci provengono da parte sia di chi educa, sia da chi è educato. Ciò consente, infatti, di focalizzare meglio le caratteristiche, i problemi che nascono, le risposte che vengono elaborate nel territorio, all’interno di un fecondo confronto tra scuola statale e scuola paritaria, mete da raggiungere e bisogno di sviluppo da parte del Paese, difficoltà e risorse utili a sostenere le sfide della complessità. Sono poco meno di 7 milioni e 300.000 gli studenti in Italia, di cui circa 2 milioni e 300.000 dai 15 ai 29 anni non studiano né lavorano, né sono iscritti a corsi di formazione. Negli ultimi 15 anni circa 3 milioni di alunni iscritti alla scuola secondaria di secondo grado hanno abbandonato gli studi: una vera catastrofe che denuncia la difficoltà grande che il Paese incontra nella lotta alla dispersione. Infatti l’alto tasso di dispersione materiale (le non promozioni e gli abbandoni) e di quella intellettuale (provocata anche da un insegnamento “riproduttivo”, verbalistico e nozionistico), segnala un’autentica patologia che porta ad una forte perdita di capitale umano, unica risorsa sulla quale si può puntare per la competitività europea. Le nostre aule si popolano sempre più di alunni con cittadinanza non italiana (in Veneto mediamente circa il 15% del totale, ma con una concentrazione assai alta nella scuola per l’infanzia e nella primaria, ove si raggiungono percentuali che vanno ben oltre il 30%). Moltissime le etnie (oltre 150 in Veneto, con la priorità della Romania, del Marocco, dei Paesi dell’ex Iugoslavia e della Cina, che ha conquistato in pochi anni il 5° posto nella graduatoria). Da evidenziare che il 47% degli alunni stranieri è nato in Italia e che cresce il numero dei frequentanti nelle superiori, per lo più negli istituti di formazione professionale, giacché essi consentono, al termine di un triennio, il raggiungimento della qualifica, titolo più immediatamente spendibile nel mondo del lavoro. differenze tra una scuola e l’altra sono basse, indice questo che fa ritenere che siano pari le possibilità, per un alunno, di frequentare una buona scuola indipendentemente dalla collocazione territoriale degli istituti. Non si può non rilevare che ciò può avvenire solo se in regione le scuole lavorano insieme condividendo gli sforzi tesi alla ricerca didattica ed educativa, attraverso la costituzioni di reti. Rilevanti, in questo caso, anche gli esiti delle prove Invalsi, per la valutazione degli apprendimenti e soprattutto quelle dell’OCSE PISA. Mentre a livello italiano, anche se si registra un miglioramento, siamo ancora lontani dai punteggi della maggior parte dei Paesi aderenti all’OCSE, il Nord Est si colloca ai primi posti nella graduatoria anche perché gli alunni stranieri conseguono esiti vicini a quelli ottenuti agli italiani e, in matematica, talora pari o migliori. Secondo tali rilevazione, l’offerta formativa si presenta in Veneto con la caratteristica dell’equità, nel senso che le È evidente, anche solo a considerare alcuni degli elementi sopraccennati, che molte sono le domande che gli studenti, le famiglie, il personale della scuola, e la società tutta pongono al sistema educativo dell’istruzione e dell’educazione. Domande di efficienza ed economicità coniugate a domande di efficacia delle diverse azioni poste in essere per il miglioramento; domande di senso, tali cioè da conferire significato all’apprendimento, unitamente a richieste di coerenza tra i saperi, le Indicazioni, le Linee guida che accompagnano le riforme ordinamentali, e il lavoro. Anche il recente Rapporto OCSE “Education at a glance” 2013 denuncia un ritardo dell’Italia; essa infatti ancora una volta si colloca in fondo alla classifica per le risorse dedicate all’istruzione per la quale viene investito solo il 4,7% del Pil. L’indagine evidenzia poi altri problemi quali lo scarso riconoscimento del corpo docente (il più anziano per età, pagato peggio), il sovraffollamento delle classi, la criticità della situazione edilizia. Solo due gli indici positivi: una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni è laureata, uno su 6 tra gli uomini. appaiano inoltre migliorati i dati sull’apprendimento in matematica e in scienze anche nel Sud del paese, pur essendo ancora inferiori rispetto alla media europea. 2 Cfr. Repubblica del 20.09.2013; Corriere della Sera del 31.12.2013 Quaderni della Consulta - 7 21 2. La società disorientata e la vita liquida un’azienda capace di consegnare ai suoi clienti un sapere utile ed invece si trova ad affrontare “macerie psichiche, un mondo adolescenziale bombardato dal cinismo, dalla povertà, dall’ignoranza”. L Emergono, in particolare: l’inquietudine degli adolescenti: “la confusione gli mangia l’anima”; lo spaesamento degli insegnanti: “dovrebbero difendere un patrimonio culturale nobile, una tradizione immensa da trasmettere alle giovani generazioni, ma, come afferma Scotto di Luzio, “ si trovano in una trincea fangosa, inermi contro un immaginario consumistico dove non trova spazio alcun principio di bellezza e di conoscenza”; le difficoltà delle famiglie: spesso dissestate, generalmente colpite dal disagio sociale e culturale, specie se vivono nelle periferie, ”perse in una marginalità senza scampo”; il malessere diffuso: la flessibilità è spesso un eufemismo che nasconde “la precarietà”, quale cifra dominante del vivere quotidiano anche per molti giovani cui è vietato sognare il futuro. a stampa e i mass media in generale stanno seguendo con attenzione tali fenomeni registrando un forte interesse da parte dell’opinione pubblica. “La scuola raccontata diventa un boom editoriale”, scrive Marco Lodoli2: molti infatti sono i saggi, le indagini, le riflessioni, le fiction che, all’avvio dell’anno scolastico 2013-14, denunciano le culture, le istanze, le esperienze, i pregiudizi, la scarsa fiducia per ciò che la scuola fa o potrebbe fare, le contraddizioni e le sfide della modernità cui il Paese deve saper rispondere. “La scuola è una trincea ove si combatte contro una trasformazione antropologica devastante”, tante sono le difficoltà, i bisogni, le trasformazioni culturali e sociali che emergono entro e fuori le scuole e che interpellano istituzioni, famiglie, insegnanti, politici, tecnici e amministratori locali. La scuola vorrebbe trasformarsi in 2 Cfr. Repubblica del 03.05.2014 22 Quaderni della Consulta - 7 Davvero “la scuola non serve a niente”? si chiede Andrea Bajani3 che analizza, assieme a Massimo Recalcati, Mariapia Veladiano e Marco Lodoli, le lacune dell’istruzione italiana all’interno di una “sfuggente società liquida”. Bisogna uscire da questa logica utilitaristica, affermano gli autori: la scuola non deve soltanto “servire”, alla stregua di una chiave inglese. “Bisogna tornare a quello che c’è dentro la scuola”. E cosa c’è dentro? “C’è la cultura. E la cultura contiene il verbo “coltivare”: le nozioni, certo, ma anche la convivenza, oltre a una lettura del mondo. Non a caso, la scuola è il nostro primo - e forse ultimo - luogo di aggregazione, comunità, condivisione. E quindi è indispensabile in un’epoca di profonde solitudini come la nostra”. E invece si allarga il fenomeno del «rinuncianesimo». E cioè una scuola di rinunciatari passivi. Da un lato, gli studenti tendono sempre più a “disarmarsi”, a rinunciare ad aggredire la vita quotidiana. Dall’altro, “considerano gli insegnanti degli impiegati statali e fannulloni. I quali, bisogna dirlo, a volte si attaccano conservativamente al vecchio mondo. E così perdono autorità”. Perdita di autorità legata anche alla “scomparsa dei padri” nella società odierna. Come il “padre padrone”, non esiste più il “maestro Manzi”. Eppure ci sono i bravi insegnanti che si interrogano sul proprio ruolo, capaci di ascoltare le storie degli studenti bisognosi di punti di riferimento, studenti che chiedono aiuto perché si sentono soli. Di fronte al discredito collettivo, tali docenti danno testimonianza di sé, plasmando l’istruzione con entusiasmo e metodi concreti, sono aperti all’innovazione didattica, sanno organizzare lezioni ultrapartecipative responsabilizzando gli alunni, rinunciano al protagonismo personale per favorire l’autonomia organizzativa e il pensiero critico. Come diceva Hannah Arendt: “L’insegnante è il testimone del mondo”. Appare più che mai evidente che la trasformazione richiesta dal cambiamento non potrà avvenire, senza i docenti, centrali nell’atto educativo, docenti che debbono possedere una serie di qualità quali il possesso di tenacia e di energia, la cura della relazione con gli studenti, la capacità di apprezzarne gli sforzi, doti organizzative, attitudine e interesse a “proteggere l’apprendimento degli studenti, a tradurre teoria e ricerca nella pratica, a trattare con l’amministrazione, a suscitare il senso di appartenenza negli alunni, coinvolgendo i genitori e le altre agenzie educative e sostenendo le rendicontazioni per gli studenti a rischio”(Haberman). Questi docenti si trovano oggi ad affrontare una pluralità di funzioni che delineano una figura professionale del tutto nuova che le riforme finora effettuate non hanno ancora previsto. Tali professionalità hanno bisogno di essere sostenute se davvero si crede ancora nella scuola e nel suo valore. Grazie a loro sarà possibile uscire dal discredito in cui gli insegnanti sono oggi confinati. Ma questo avverrà solo se ci sarà, a livello politico, la piena consapevolezza che in tema di educazione non ci si può muovere restando all’interno di categorie meramente economiche e/o organizzative. I docenti sono chiamati, nell’epoca dell’incertezza, ad una nuova professionalità che li vede protagonisti e centrali nel processo educativo, se è vero, come pensava Heidegger, che “occorre che il corpo insegnante si muova verso le postazioni più avanzate del pericolo che sono costituite dall’incertezza permanente del mondo”. 4 Cfr. Z.BAUMAN, Vita liquida, 2006; Vite di corsa, 2009 Quaderni della Consulta - 7 23 24 Quaderni della Consulta - 7 3. L’emergenza educativa P roprio i tratti che contraddistinguono la cosiddetta “società liquida” rendono evidente il crescente disagio della famiglia e della scuola e la necessità di intervenire sotto diversi profili4 per contrastare quella che viene ormai avvertita come emergenza educativa. Questi i fenomeni che la contraddistinguono: • destrutturazione dei rapporti spaziotemporali • prevalenza della mentalità a breve termine e ai legami deboli • pluralità e precarizzazione del lavoro • “individualizzazione” come chiave di volta per interpretare la realtà • evoluzioni identitarie “mutanti” • sindrome cronica dell’incertezza • “cultura” del navigare a vista. La famiglia, parimenti, subisce rilevanti trasformazioni a livello: • della vita di coppia (v. “l’amore liquido”) • della relazione genitori e figli (v. la mancanza di tempo per l’ascolto; l’attenzione al mero organizzativo; la caduta degli obiettivi etici) • dell’assenza della relazione fraterna (v. la mancanza della mediazione; la concentrazione delle aspettative esclusivamente sul sé). La costruzione del sé, fondamentale per la crescita e lo sviluppo della persona, soggiace al pericolo della società massificante, costituito dal presentismo, da intendersi come scarsa memoria storica, inconoscibilità del futuro (degrado ambientale, instabilità del mercato del lavoro, disarmonia tra i popoli…), impossibilità di progettare il proprio domani. V. Centochiodi, film con la regia di Ermanno Olmi Cfr. NIKLAS LUHMANN, La fiducia, 2002 5 6 Ne conseguono nei giovani: insoddisfazione, necessità di consumare tutto e subito, trasgressione, noia... rischio di esposizione alla precarietà, ovvero al rischio educativo. Emergono a questo punto altre domande: • l’arte “liquida” di sapersi mettere in gioco: è una regola per la sopravvivenza? • la mobilità: comporta la necessità di adattarsi rinunciando ai sogni? • sulle scelte importanti - la vocazionalità e l’affettività – come muoversi perché la vita non sia “fatta di carta”?5(v. Centochiodi, film di Ermanno Olmi) • come coltivare la pazienza e la sincerità di un lavoro di orientamento e discernimento? È più che evidente che la scuola deve tornare a ripensarsi, rivendicando un ruolo fondamentale nell’ambito culturale ed educativo di impareggiabile importanza ai fini dello sviluppo delle giovani generazioni. Lo scopo: superare la dicotomia tra saperi e abilità sociali, tra istruzione e formazione, rilanciando sulla fiducia come “condizione fondamentale del più generale e coinvolgente atto della trasmissione della cultura che presiede alla costituzione e configurazione di ogni convivenza umana”6. Si tratta, infine, di ricostruire un legame educativo che costituisca il tessuto portante della scuola come comunità educante. L’emergenza non sarà affrontata se non alla luce di profondi convincimenti che facciano apprezzare appieno l’educazione quale utopia, ma un’utopia necessaria. Soccorre, a questo punto, il pensiero di Luigi Giussani. È necessario, scrive, mettere al centro del processo di crescita delle giovani generazioni l’educazione, quale fondamento della costruzione 7 Cfr. LUIGI GIUSSANI, Il rischio educativo, 2006 Quaderni della Consulta - 7 25 della società, una educazione vera, in quanto educazione dell’umano, dell’originale che è in noi7. Come? Proponendo il passato entro un vissuto che dia le ragioni del sé; educando alla critica (che valorizza il dubbio come incipit di una ricerca interiore), che esiga la ricerca del perché (non dando nulla per scontato), che avvii al metodo per giudicare con autonomia (senza metodo non c’è conoscenza!), che conduca alla costruzione del sé grazie all’altro da sé. Fattore, quest’ultimo, che rappresenta l’ineludibile rapporto con la trascendenza. “Oggetto dell’educazione non è dare all’allievo una quantità sempre maggiore di conoscenze, ma è costruire in lui uno stato interiore profondo, una sorta di polarità dell’anima che lo orienti in un senso definito, non solamente durante l’infanzia, ma per tutta la vita” . Così si esprimeva, all’inizio del secolo scorso, Davide Emile Durkheim. Le sue indicazioni risultano preziose anche nel nostro tempo, lì ove stabilisce che l’educazione mira ad orientare, ovvero a coltivare una propensione alla conoscenza concepita non come pesante fardello di contenuti – pure importanti - ma piuttosto come capacità di “prendere in mano l’oggetto (ossia l’argomento) e di smontarlo e rimontarlo a piacimento.” La grande sfida consiste nell’insegnare agli studenti a farsi delle domande e a scegliere delle risposte che consentano loro di dare forma al mondo. Lo sviluppo del pensiero quindi costituisce l’obiettivo dell’educazione, un pensiero che nasce dall’esercizio dell’apprendere assieme ai maestri e ai compagni, un pensiero capace di irrobustire l’intelligenza, tenere viva la curiosità intellettuale, sopportare lo sforzo 8 J.DELORS, Nell’educazione un tesoro, 1996 26 Quaderni della Consulta - 7 della ricerca personale e il confronto con gli altri. Un pensiero che non resta schiacciato dall’uniformità, ma che valorizza la diversità aiutando gli allievi a fare sintesi per plasmare il mondo. Già nel 1996 J. Delors aveva delineato, all’interno del rapporto all’UNESCO della Commissione internazionale sull’educazione, i traguardi formativi da perseguire di fronte alla crescente quantità di conoscenze e di cognizioni tecniche in continua evoluzione, adattate ad una civiltà basata sul sapere, traguardi che costituiscono le basi per le competenze del futuro. Se la nuova sfida dell’educazione consiste nell’ “offrire simultaneamente le mappe di un mondo complesso in perenne agitazione e la bussola che consente agli individui di trovarvi la propria rotta”8, quattro sono i pilastri che ne indicano le finalità: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere. Queste indicazioni stanno a supporto di ciò che il processo di globalizzazione in atto, reso possibile dalla rivoluzione tecnologica, ha reso sempre più evidente, ovvero la consapevolezza che il sistema produttivo evolve verso forme sempre più smaterializzate e ad elevato contenuto di conoscenza. Ne consegue che occorre valorizzare anzitutto il capitale umano il cui ruolo consiste nella produzione di conoscenza, tramite la condivisione dei saperi e l’assunzione di responsabilità. In tal senso è indispensabile che lo studente sia avviato, fin dall’infanzia, a concepirsi come persona capace di produrre conoscenza, piuttosto che come mero ripetitore dell’insegnante, riservando, nelle diverse fasi dell’apprendimento, una particolare attenzione a come si coniugano, nel lavoro scolasti- co, conoscenze, abilità e competenze, qualità intellettive, qualità umane e relazionali, disposizioni teoriche e disposizioni operative. Di questo “orientamento” educativo dovrà preoccuparsi la scuola, tenendo presenti anche le sollecitazioni che vengono dal territorio, dal Paese, dall’Europa. Non è più concepibile, infatti, a fronte di una richiesta sempre più pressante e fondata, ritenere che le trasformazioni in atto siano nient’altro che “mode” a cui i docenti possono tranquillamente sottrarsi. Sono, piuttosto, imperativi da tradurre in ricerca, esplorazione del nuovo, collaborazione. Imprescindibile perciò oggi tener presenti le nuove finalità dell’iter formativo da tradursi in competenze certificabili: • preparazione professionale in aree e temi relativi alla frontiera tecnologica • cultura della mobilità anche con stage in aziende in Italia e all’estero • conoscenza dell’Inglese (e di una seconda lingua straniera) • conoscenza operativa nel settore TIC • qualità umane relazionali (full-time di vita di campus) • massima sinergia fra il sistema delle imprese e il sistema educativo dell’Istruzione e della Formazione. 4. La risposta delle Istituzioni e le innovazioni ordinamentali D i fronte a tante sollecitazioni, provenienti per lo più dall’esterno, ossia dalle imprese, dalle forze locali, dalle famiglie, non sono mancate le innovazioni legislative che consentono di strutturare in modo più libero e più articolato il curricolo, dalla scuola per l’infanzia (peraltro non obbligatoria, ma in larghissima parte frequentata) alla scuola secondaria di 2° grado. La riforma del titolo V della Costituzione chiarisce i rapporti e le competenze dello Stato e delle Regioni, fornendo una diversa configurazione del sistema scolastico. Quest’ultima, anche se ancora non pienamente attuata, comincia a dare risultati in tema di formazione professionale, utili a combattere l’evasione e l’abbandono scolastico. Sono nel frattempo aumentate le richieste del territorio, mentre nuove istanze sono apparse all’orizzonte educativo, a completamento della Riforma degli ordinamenti. Proponendosi come Riordino degli ordinamenti scolastici alla luce della Legge 53/2003, nonché delle misure di riassetto dell’istruzione tecnica e professionale introdotte dalla Legge 40/2007 e dal Decreto legge 137/2008, la Riforma del sistema educativo dell’istruzione e della formazione ha inteso: • rispondere alle sfide della post-modernità puntando sull’insegnamento per competenze • superare la frammentazione e la proliferazione degli indirizzi di studio • semplificare e gestire il sistema dell’istruzione e della formazione Quaderni della Consulta - 7 27 • rendere il carico orario e la dimensione quantitativa dei piani di studio sostenibili per lo studente • proporre Indicazioni, e Linee guida, per la realizzazione del lavoro scolastico che i docenti devono predisporre guardando alle caratteristiche della classe e tenendo conto della necessità di personalizzazione dei piani di studio di ciascuno. Tutto ciò al fine di rispondere più adeguatamente alle nuove tematizzazioni che si vanno proponendo nel campo dell’ istruzione e formazione, quali: • l’attenzione all’educazione (riemerge la consapevolezza che occorre dare spazio alla formazione interiore, all’intenzionalità, alla motivazione, al merito) • il valore formativo del lavoro (non più concepito come fattore alienante, ma quale dimensione dell’esistere e fonte di realizzazione per l’uomo) • l’integrazione dei saperi all’interno di un nuovo umanesimo capace di conciliare la cultura umanistica e quella scientifica e tecnologica • la valorizzazione del sistema formale, informale e non formale degli apprendimenti • la promozione delle competenze (che mirano allo sviluppo della persona nella sua integralità) • l’attenzione all’occupabilità, particolarmente urgente in questa epoca di crisi che vede il 40% dei giovani disoccupati. Di ampio respiro risultano le azioni del MIUR finalizzate alla formazione degli insegnanti, dei dirigenti, del personale tutto, tradotte in pluriennali Piani nazionali utili ad accompagnare le Indicazioni e le Linee guida elaborate dal Ministero. In particolare si fa riferimento ai seguenti Piani: Lauree Scientifiche La riforma degli ordinamenti - i nuovi indirizzi di studio - Liceo Musicale: Liceo Scientifico ad 9 28 Quaderni della Consulta - 7 Insegnare Scienze Sperimentali Le misure di accompagnamento alla Riforma La ricerca sulle competenze La valutazione degli apprendimenti (prove Invalsi; prove OCSE PISA) Lo studio delle lingue in modalità CLIL Il problem posing e il problem solving. In tale contesto, al contempo non si è persa di vista la necessità di organizzare Gruppi di lavoro che, raccogliendo le produzioni delle scuole, spesso supportate dalle Università e sostenute dalle Regioni (per la parte di competenza), hanno prodotto, e messo a disposizione delle scuole, agili strumenti didattici nati dagli esiti della ricerca svolta nelle sedi locali. Le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri (febb. 2014); le Linee guida nazionali per l’orientamento permanente (febb. 2014); la Direttiva “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” (dic. 2012); il Piano Scuola Digitale, per citarne solo alcuni, rappresentano la sempre più avvertita necessità che le scuole recuperino la propria autonomia dispiegando piste di ricerca e modalità organizzative del tutto nuove. Si veda, ad esempio, come, benché ancora non si sia concluso il quinquennio della Riforma della scuola secondaria di 2° grado, già ci si appresti a rivederne alcuni aspetti e si propongano sperimentazioni, guidate dal MIUR, che avvicinano maggiormente il curricolo italiano a quello di molti Paesi europei9. Si avverte ora più che mai la necessità di guidare il cambiamento per non venirne travolti. Abbattere la dispersione scolastica rimane l’obiettivo primario, realizzabile solo se le singole scuole, con le istituzioni territoriali, avvertono indirizzo Sportivo - il “Liceo breve” (o l’anticipo della scolarizzazione a 5 anni). Nuove sperimentazioni: gli IFTS gli ITS. la necessità impellente di promuovere una formazione che valorizzi la persona e risponda all’occupabilità. Al contempo appare indispensabile rispondere alla crisi che il Paese attraversa tramite la formazione continua e la formazione degli adulti. Si veda l’avvio, nell’anno in corso, dei CPIA nonchè il successo che incontrano le nuove sperimentazioni dei corsi post secondari nell’ambito tecnologico e professionale (IFTS e ITS). Nuovi ambienti per l’apprendimento vanno ora a configurarsi all’interno della scuola digitale e dell’alternanza scuola lavoro, lasciando presagire, qualora correttamente interpretati, cambiamenti epocali. La meta? Una scuola attiva, che lavora valorizzando gli studenti, in stretta collaborazione con la famiglia, una scuola che accetta la valutazione ed è pronta a dare trasparenza al proprio operato; una scuola capace di innovare sperimentando sentieri inconsueti, lontani dalla tradizione, quali l’organizzazione per livelli anziché per classi; una scuola che diviene patrimonio della comunità locale; una scuola che si apre al dialogo e che vede negli insegnanti anzitutto degli educatori che si prendono cura degli allievi; una scuola che interagisce con le famiglie, che stimola il territorio diventando essa stessa un interlocutore degli Enti e delle Istituzioni locali. Una scuola che assume, nella responsabilità educativa, un ruolo “politico” nel senso che diviene promotrice di vere reti educative inserendosi da protagonista nel “dialogo territoriale”. A fronte di tanti cambiamenti, si tratta di concepire e configurare nuovi orizzonti educativi che si incentrano sull’originalità e l’irripetibilità dell’esistenza umana, che trovano il proprio significa10 Cfr. B. UBERTI, Come Prometeo - Studiare è un atto di speranza, 2013 to entro una riflessione critica sul senso dell’esistere e di stare nel tempo, nella consapevolezza che “si può abitare il presente solo se si approfondisce il passato e se si nutre speranza per il futuro”. “Studiare è un atto di speranza”, sostiene Bortolo Uberti10, “un atto di fiducia in sé e in un domani promettente, una responsabilità di sé e degli altri, una scommessa su un <dopo>possibile e praticabile”. Ecco perché la scuola deve riconfigurare gli spazi, i tempi, i modi rendendoli più consoni all’apprendimento, perché esso sia sostenuto dalla gioia e dal gusto di studiare, fattori questi indispensabili per la formazione. Ne consegue la messa a punto di una didattica orientativa nel senso alto del termine, capace cioè di innescare nell’allievo la curiosità e la consapevolezza di ciò che viene concretizzandosi nella propria interiorità, una didattica che non lo lascia inerte e pago di se stesso come Narciso, ma contribuisca a renderlo disponibile a condividere con gli altri il desiderio di allargare i confini della propria cultura, una didattica che lo aiuti a compiere scelte autonome e lo sproni all’azione. “Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità”11 Così il monito di Hannah Arendt, che precisa: dove la gioia di apprendere è assente “non ci sono studenti, ma povere caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non avranno neppure un mestiere”. Relativamente a queste tematiche si va 11 12 Cfr. H. ARENDT, Vita activa, 1999 Cfr. A. ROSSI, L’educazione nel tessuto delle relazioni, 2014 Quaderni della Consulta - 7 29 sviluppando un dialogo sempre più intenso tra la scuola, gli Enti Locali, le Associazioni culturali, economiche, sociali, a fronte delle difficoltà che segnano la nostra epoca. Al dibattito partecipano tutti gli stakeholder che hanno sollecitato la scuola ad organizzarsi secondo i parametri della qualità. In particolare merita sottolineare come la scuola abbia in gran parte accolto queste istanze rivolgendo via via un’attenzione crescente agli studenti chiamati a partecipare da protagonisti alla vita del proprio istituto inteso come palestra formativa. Si fa qui riferimento all’introduzione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, nonché alla nascita degli organismi di rappresentanza degli studenti (CONSULTE) e dei genitori (FONAGS, FORAGS e FOPAGS). 30 Quaderni della Consulta - 7 La collaborazione diretta degli studenti e dei genitori diviene, in questo contesto, un’arma vincente affinché, superato l’autoritarismo, la scuola recuperi credibilità e divenga autorevole nell’evitare la scissione tra il mondo della cultura e il mondo della vita reale. È pur vero, infatti, che il valore dell’educazione si palesa se fortemente agganciato all’insegnamento e all’istruzione che non escludano i problemi reali della società. “Educare è un tentativo di fare un viaggio in comune alla scoperta di se stessi e del mondo accettandone tutti i rischi; l’unica strada consiste in un continuo scambio, nel quale ciascuno porta le proprie ricchezze e si avvale delle scoperte altrui”12. 5. Il ruolo della famiglia In tutto questo la scuola non può essere lasciata sola. S empre più si avverte infatti la necessità che la “politica” ponga al centro del suo programma il sostegno alla scuola nella sua funzione di trasmissione alta della cultura, in modo che possa generare altra cultura, raccogliendo le istanze dei giovani e trasformarle in occasioni di crescita per l’intera società. Alla luce di questo obiettivo va ridefinito il ruolo della famiglia chiamata a sottoscrivere con la scuola un Patto di corresponsabilità educativa. Nell’alleanza che la scuola è tenuta a stringere con tutte le comunità, gli Enti, le Associazioni che a vario titolo si occupano di educazione, la famiglia gode infatti di una priorità assoluta, costituzionalmente sancita, che si esplica nel diritto dovere di istruire ed educare i figli, ovvero nel diritto - dovere morale e civile di compiere azioni intenzionalmente orientate alla crescita dei giovani nel rapporto con il mondo dei significati, delle cose, delle persone. La scuola, liberamente scelta dai genitori, fa del dialogo con la famiglia il perno su cui far ruotare il progetto formativo. La famiglia infatti non è solo invitata ad ascoltare ciò che la scuola progetta e fa, né si preoccupa esclusivamente della riuscita degli studi dei figli, ma ha la responsabilità piena di collaborare alla costruzione della comunità educativa, partecipando anche ai momenti e agli spazi della progettazione, nonché 13 Cfr. art. 1, comma 2 del DPR 275/99: “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alle domande delle famiglie e al confronto sui valori che orientano le scelte della scuola stessa. I genitori, d’intesa con la scuola, • si fanno carico di conoscere e di comprendere la complessa attività scolastica • partecipano fin dall’inizio nel determinare le mete conoscitive e comportamentali degli studenti • garantiscono insieme con gli insegnanti il rispetto delle regole scaturite dal lavoro comune scuola-famiglia • valorizzano i comportamenti coerenti con ciò che si è concordato • si impegnano ad osservare con costanza la crescita dei figli • contribuiscono a stabilire le modalità della comunicazione • offrono agli organismi collegiali il proprio apporto per affrontare i problemi educativi coerenti con l’età degli alunni, perché la scuola riesca ad inverare la missione che le è stata data: garantire il successo formativo13. Il punto di incontro è dato dalla personalizzazione del percorso educativo che costituisce, secondo il legislatore, il cuore della Riforma, da intendersi quale centralità della persona del cittadino, onde consentire l’accessibilità di tutti ai vari ruoli sociali e, in senso più ampio, l’offerta di opportunità affinché ognuno possa perseguire il proprio progetto personale. Questa intenzionalità giustifica il passaggio, sul quale tanto le scuole stanno lavorando, dal primato del programma al percorso della persona. La persona infatti si posiziona al centro dell’azione educativa in quanto portatore di un diritto alla realizzazione delle potenzialità di ciascuno, in coerenza con le sue esigenze e caratteristiche. Sotto questo profilo si evidenzia il granalle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e apprendimento”. Quaderni della Consulta - 7 31 de ruolo che il rapporto scuola-famiglia esercita in tema di inclusione (studenti con disabilità o bisogni speciali, studenti con cittadinanza non italiana). Certamente non è un caso che proprio su tali temi sia stato avvertito prioritariamente il bisogno di promuovere la nascita di reti di scuole aperte alla collaborazione con le forze territoriali, capaci di mettere in primo piano l’educazione e lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, in un ambito di condivisione valoriale del Piano dell’offerta formativa. Attorno a questi punti, e in particolare in ordine alla corretta interpretazione del termine “successo formativo”, occorre che si spenda molto lavoro comune, poiché essi toccano, inevitabilmente, tematiche molto delicate collegate ai grandi cambiamenti in atto e alle trasformazioni che ne conseguono. La presenza oggi in tutti gli ordini e gradi di scuola di diverse culture, e di diverse potenzialità, fa emergere la grave difficoltà della famiglia e della scuola a promuovere al proprio interno una comunicazione autentica, nonché ad educare nell’epoca del cosiddetto “analfabetismo emotivo”. Pertanto il Ministero ha ritenuto che, nell’attuale emergenza educativa, disporre di uno strumento scritto, quale il Patto di corresponsabilità educativa, su cui discutere e confrontarsi, possa essere di aiuto ai fini di un sereno e proficuo rapporto interpersonale, nonché ad avviare una partecipazione consapevole al progetto formativo gli stessi studenti che, a seconda dell’età, sono chiamati ad agire e ad impegnarsi sempre più responsabilmente. “In tal senso, parlare di patto educativo significa mettere in stretta relazione gli adulti che educano e le nuove generazioni, sottolineando la valenza estremamente significativa della responsabilità 14 Cfr. Il Patto di corresponsabilità educativa, Introduzione di M. Gelmini 32 Quaderni della Consulta - 7 che lega le generazioni passate a quelle future, ma mettendo anche in primo piano il valore delle comunità educative quali sono la scuola e la famiglia, in termini di contesti fondamentali di crescita, evoluzione e sviluppo (….) La complessità che connota il più vasto ambito dei modelli educativi è caratterizzata dalla loro criticità legata, spesso, a incoerenza genitoriale, stili di accudimento autoritari e non autorevoli, modelli di attaccamento centrati sull’evitamento del conflitto e la delega educativa, discrasie ed incoerenze tra modelli formativi proposti a scuola e messaggi educativi sperimentati nell’ambito del contesto familiare” 14. Invece la famiglia deve recuperare modelli comportamentali e ruoli atti ad integrarsi con quelli proposti dalla scuola affinché non emergano dissonanze e contraddizioni che impedirebbero qualsiasi costruttiva comunicazione, cosa che si riflette in un dis-agio ancor più forte di quello che vivono le attuali generazioni. A sua volta, anziché mettersi in opposizione alla famiglia o a percepirsi come un fortino incrollabile, la scuola deve concepirsi quale spazio aperto al dialogo. Di più: deve sentirsi essa stessa comunità cui è affidata un’importantissima funzione quale è la decifrazione e la realizzazione delle sfide educative odierne segnate dall’inclusione e l’interculturalità, fenomeni in crescita e ormai strutturali del vivere quotidiano. È necessario perciò che famiglia e scuola si confrontino sulle grandi trasformazioni che segnano la società contemporanea e sulle conseguenti diverse facce del dis-agio, vissute: dagli studenti - in connessione sia ai processi generazionali legati alla crescita, fortemente acutizzati dalla dimensio- ne planetaria che essi stessi assumono nell’età della tecnologia, sia alla mancanza di prospettiva per il futuro. dai docenti – per l’incertezza e il sostanziale discredito che grava sulla professione, nonché sulla età adulta dalla famiglia – che non trova la “forza” e il “tempo” per educare dal contesto socio culturale – in merito ai valori, ai fini, ai mezzi, che indirizzano le scelte in un’epoca di grande disorientamento. La scuola è invitata a: • rivedere il proprio ruolo nella società della conoscenza (ogni 5 anni cambia il significato dell’istruzione, dell’educazione, della formazione) • promuovere la professionalità degli operatori scolastici (non solo dei docenti) • assumere una visione “sistemica” al cui interno collocare la prospettiva dei bisogni educativi senza che si propongano come materia in più da studiare (il curricolo deve essere sostenibile e tradotto in comportamenti)15 • rivedere i paradigmi e gli approcci (pluralità di punti di vista... no al determinismo, all’ingegneria curricolare, alla delega agli operatori non scolastici,…) • riconsiderare l’organizzazione dell’ambiente scuola (come ambiente formativo per tutti). La famiglia, da parte sua deve: • ripensare al ruolo educativo attraverso un riconsiderazione del tempo da riservare all’educazione dei figli, valorizzandone la dimensione sistemica, relazionale, comunicativa, progressiva • proporre un nuovo equilibrio interno, essendo chiamata ad essere luogo di 15 Cfr: A. VARANI “Promuovere stili didattici e forme di apprendimento di tipo formativo, che privilegino il processo di costruzione cognitiva ed emotiva gratuità, luogo di ricerca, luogo di relazione, luogo di collaborazione È evidente che solo in tal modo di possono condividere scelte educative di straordinaria importanza per lo sviluppo degli studenti, specialmente per quanti presentino segni di rischio di abbandono. Scuola e famiglia, nel condividere strategie e impegni, costituiscono i primi anelli della rete educativa, anelli saldi se: • accettano che crescere comporta momenti di “crisi”, ovvero di difficoltà, ma anche di “espansione” • condividono l’impegno di “prendersi cura” • sono disponibili a “leggere” i bisogni attraverso i nuovi “linguaggi” degli studenti, valorizzando la loro espressività • sono pronti a scommettere sull’educazione come “utopia necessaria”. In ciò consiste proprio il successo formativo, previsto dall’art. 1 del DPR 275/99 che la scuola dell’autonomia deve assicurare a tutti, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle aspirazioni, attitudini, vocazioni proprie di ciascuno, operando in sintonia (il patto formativo) con le famiglie. Ecco allora che emergono le direttrici del “lavorare insieme”, che consentono ai giovani di muoversi lungo un binario che scandisce il passaggio dall’eteroeducazione all’autoeducazione. Quattro i punti chiave: sicurezza, autostima, responsabilità, rispetto, conducono non solo a muoversi con serenità verso una crescita armoniosa, ma soprattutto a pervenire ad una consapevolezza di sé che pone le basi delle scelte che contraddistinguono la vita adulta. Prestare ascolto, dare fiducia, sollecitadello studente: passa per un nuovo approccio alle discipline ogni percorso efficace di educazione alla salute e di prevenzione dei comportamenti dei ragazzi ritenuti a rischio”1995 Quaderni della Consulta - 7 33 re la curiosità, promuovere la scoperta, sostenere l’impegno, accompagnare alla crescita, costituiscono in concreto quell’attenzione su cui è indispensabile che scuola e famiglia si muovano in armonia di intenti e alla quale il legislatore ha voluto dare rilievo introducendo nella scuola il Patto di corresponsabilità educativa. 34 Quaderni della Consulta - 7 Essa designa un ambito di lavoro retto da esperienze significative, da programmarsi nella maniera più ampia possibile d’intesa tra scuola e famiglia, ma utile anche ad attirare il consenso e il supporto della comunità territoriale. 6. La partecipazione del territorio all’interno delle reti educative delle scuole autonome: le indicazioni europee, le linee guida italiane. La legge sull’autonomia delle istituzioni scolastiche ha consegnato alle scuole un ruolo del tutto nuovo. Benché non ancora attuata nella sua interezza, ha proposto un indirizzo, coerente con le indicazioni europee, in tema di istruzione, educazione e formazione, di rilevante importanza se bene interpretato dalle scuole, dalle famiglie, dagli Enti e dalle Agenzie che operano sul territorio. Già nel 1995 nel Libro Bianco “Insegnare e apprendere – Verso la società conoscitiva”, la Comunità europea aveva individuato i tre capisaldi della contemporaneità: la nascita della società dell’informazione, lo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica, la mondializzazione dell’economia. Ne derivavano gli scopi dell’educazione in termini di promozione di: • una mentalità dei giovani aperta ai diversi ambiti del sapere (fondate cognizioni disciplinari) • un orientamento alla flessibilità da intendersi come accettazione della complessità • una capacità di utilizzare i diversi registri del pensiero (etico, scientifico, politico, tecnico-operativo). Nel 2000 il “Memorandum europeo sull’istruzione e formazione permanen- te” indicava i due temi interdipendenti per la costruzione della società della conoscenza: • promozione dell’occupabilità, soprattutto mediante l’acquisizione, il miglioramento e l’aggiornamento delle competenze necessarie nella società dell’informazione per l’inserimento professionale • promozione della cittadinanza attiva, per aiutare le persone ad acquisire le conoscenze, le competenze e le capacità richieste per partecipare pienamente ad una società maggiormente integrata e complessa, caratterizzata da notevoli cambiamenti economici, tecnologici e sociali. Da qui le indicazioni per i Paesi aderenti: • investire in formazione • saldare meglio il rapporto tra scuola e territorio • dare luogo ad un vero e proprio impianto di reti comunicative tra i diversi soggetti coinvolti. Va rilevata, a tal proposito, la coerenza della legislazione italiana con le linee di politica scolastica europea; in modo rilevante emerge la piena consapevolezza della necessità di un’interazione costante, fattiva, consapevole tra le singole istituzioni scolastiche e tra loro e gli enti territoriali, non solo in termine di predisposizione di impegni di spesa, ma anche e soprattutto di condivisione del piano educativo. Il MIUR, infatti, ha prontamente indicato le priorità del Paese secondo le seguenti linee: • miglioramento della qualità e dei livelli del servizio scolastico, attraverso l’adozione di una serie di iniziative di supporto, di promozione e di potenziamento • realizzazione di un’offerta formativa Quaderni della Consulta - 7 35 di più alto e qualificato profilo • valorizzazione della centralità dell’alunno e delle famiglie • migliore qualificazione del personale e in particolare di quello docente • rigorosa razionalizzazione e qualificazione della spesa • semplificazione e snellimento dell’azione amministrativa • valorizzazione delle professionalità • più ampia diffusione e potenziamento delle iniziative di informatizzazione dei servizi della Scuola e dell’Amministrazione • responsabilizzazione dei Dirigenti in ordine ai risultati delle attività amministrative e della gestione e valutazione degli stessi secondo criteri oggettivi e misurabili. L’articolo 7 del DPR 275 quindi delinea ed interpreta il ruolo che viene consegnato alle scuole dell’autonomia sotto i diversi profili organizzativo, educativo, di ricerca, sperimentazione e sviluppo, un ruolo che le rende protagoniste delle azioni da realizzarsi sul territorio in termini di orientamento culturale, sociale, “politico”, economico. Tale prospettiva è decisamente nuova poiché prevede per la scuola, e per i docenti, la possibilità di connotare, con le scelte condivise sul territorio, l’orientamento culturale locale. Come muoversi allora, per sostenere la complessità, se non attraverso la rete, o, meglio, la costituzioni di plurime reti territoriali? Basta riflettere sui costi della ricerca educativa relativamente ai diversi e campi di interesse, per rendersi conto della necessità di intraprendere le strade della collaborazione, anziché della concorrenza. Per quanto rileva in questa sede va annotato che in Veneto il processo è as- 36 Quaderni della Consulta - 7 sai avanzato. La scuola, grazie a questo orientamento, non è più una “scuola steccato”, ovvero chiusa in se stessa, ma si configura piuttosto come “scuola ponte” che promuove le alleanze educative, assume una funzione “politica”, restituisce la passione per il bene comune . Come procedere per raggiungere tali traguardi? Mettendosi in atteggiamento di ascolto, anzitutto, un ascolto che viene dalla sperimentazione di diverse situazioni significative, promosse e realizzate con la presenza dei giovani. Un punto fermo è dato dal concepire una nuova progettualità, ovvero considerare la centralità del lavoro per progetti, in cui gli studenti siano coinvolti, assieme ai genitori, fin dalla fase ideativa, si elaborino criteri di valutazione comuni, ci si concepisca come risorse collettive (la comunità locale in cui la scuola ha un ruolo fondamentale). I giovani chiedono servizi strutturati in maniera piuttosto informale in cui possano scoprire se stessi attraverso l’arte, la poesia, la musica, l’artigianato, le nuove tecnologie e i nuovi linguaggi. Ma chiedono anche l’avvicinamento alla società multietnica e la ricerca di un’ottica multiculturale che aiuti loro a decifrare il mondo. Per tutto questo occorre che la scuola funga da catalizzatore delle istanze giovanili e si adoperi a convogliare le maggiori risorse disponibili sul territorio in tema di educazione, onde attivare servizi e spazi aperti all’incontro con l’altro da sé e con la bellezza, spazi adatti a far scoprire attitudini, predisposizioni e talenti di ciascuno, luoghi aperti, personalizzati e multifunzionali, dotati di un’èquipe professionale adeguatamente formata ed esperta nel lavorare con i giovani. Occorre però che l’impostazione non sia adulto-centrica, ma realmente mirata a dare spazio ai giovani perché possano sviluppare esperienze e relazioni significative per la crescita. Attivarsi in questa maniera significa affrontare le sfide educative, ovvero educare alla spiritualità (come contrapposizione all’educare alla materialità), trovare adulti compagni di viaggio, passare dalla dimensione simbolico-ricostruttiva a quella percettivo-motoria (la relazione), ricondurre le scelte di vita alla dimensione della gioia, ossia della consapevolezza dello star bene. Significa soprattutto fare rete, sapendo che la rete è di per sé un’organizzazione a legami deboli, che ha bisogno di revisioni periodiche, di regole e di criteri di valutazione condivisi. In particolare occorre che le scuole sappiano mettersi in gioco con interesse, impegno, responsabilità, nella consapevolezza che, all’interno della rete, ognuna dovrà ridefinire la propria identità, ripensarsi nella complessità a partire dal dubbio, concepirsi all’interno di un processo euristico. Si tratta di un percorso, del resto già avviato da tempo e sviluppato in Veneto, come si evince dall’alto numero di reti presenti in regione (fra i più alti in Italia), tale che tocca tutti o quasi i nodi più critici della scuola oggi. È necessario ora far crescere ulteriormente disponibilità, pazienza, risorse, nella piena consapevolezza che, come sottolinea E. Morin, “ciò evidentemente non può essere inscritto in un programma, ciò può essere animato solo da un entusiasmo educativo”16. 16 Cfr. E. MORIN, La testa ben fatta, 2000 Quaderni della Consulta - 7 37 38 Quaderni della Consulta - 7 LA CHIESA IN ASCOLTO DELLA SCUOLA Focus Insegnanti, genitori e studenti a confronto Giovanni Pontara INDICE 1 - IDEA, MODALITÀ DELL’INDAGINE E DOCUMENTAZIONE DEL LAVORO pag.42 1.1 - Idea 1.2 - Modalità 1.3 - Documentazione del lavoro 2 – LA SCUOLA DICE DI SE’ pag. 45 2.1 - Valori 2.2 - Atteggiamenti e comportamenti 2.3 - Il mondo e la scuola 3 – LA SCUOLA DICE LA CHIESA pag. 49 3.1 - La scuola si rapporta alla chiesa 3.2 - Laicità e confessionalità 3.3 - Visibilità della chiesa nella scuola 4 – LA SCUOLA CHIEDE ALLA CHIESA pag. 52 4.1 - Valori 4.2 - Testimonianza 4.3 - Scuola cattolica 5 – INDAGINE SULLE PERCEZIONI pag. 56 5.1 – Le istruzioni 5.2 – Note per la lettura dei dati 5.3 – La scuola dice di sé: questionario, grafici e commenti 5.4 – La scuola dice la Chiesa: questionario, grafici e commenti 5.5 – La scuola chiede alla Chiesa, questionario, grafici e commenti 6 – APPUNTI CONCLUSIVI pag. 64 Quaderni della Consulta - 7 41 1 – IDEA E MODALITÀ DELL’INDAGINE 1.1 - Idea N el corso dell’anno scolastico 2013/14, la Consulta della Pastorale scolastica di Verona ha trovato negli esiti del laboratorio nazionale La Chiesa per la scuola1 una guida per le proprie attività. In particolare sono state considerate le otto parole chiave2 che rappresentano gli snodi essenziali per la riflessione su: scuola, educazione e libera scelta educativa, società attuale, ruolo dei protagonisti del processo d’istruzione e formazione (insegnanti, studenti, famiglie), alleanze per una vera comunità educante. Segreteria Generale della CEI, La Chiesa per la scuola, EDB, Bologna, novembre 2013. 1 42 Quaderni della Consulta - 7 La Consulta ha individuato come punto di riferimento del proprio lavoro l’insegnamento di Papa Francesco. Il Suo esempio e la Sua parola hanno alimentato nella Chiesa un’attenzione rinnovata per la comprensione dell’uomo che vive la complessità del presente. Egli ha dato linfa alla speranza e alle aspirazioni dei giovani; ha indicato la necessità di scelte prioritarie e coerenti nell’educazione e nella formazione, in uno spirito autenticamente cristiano. Si è avvertita così la necessità di approfondire la riflessione sulle emergenze educative e di realizzare un focus sul rapporto tra Scuola e Chiesa. 1.2 – Modalità e strumenti ’intento di arrivare all’incontro della Chiesa e della Scuola italiana con Papa Francesco (10 maggio 2014) L Le otto parole chiave sono: educazione, europa, insegnanti, generazioni e futuro, umanesimo, autonomia e sussidiarietà, comunità, alleanza educativa. 2 sapendone di più sugli atteggiamenti e sulle convinzioni presenti nelle scuole rispetto alle questioni poste dal laboratorio La Chiesa per la scuola, ha spinto la Consulta a individuare tre segmenti di attenzione per un focus da realizzare nel consueto, annuale, incontro allargato alle diverse componenti della realtà scolastica (insegnanti, dirigenti, studenti e genitori di scuole statali e paritarie cattoliche). I tre aspetti, tra loro strettamente collegati, sono: la scuola dice di sé; la scuola dice la Chiesa; la scuola chiede alla Chiesa. persone per gruppo); meno numeroso il gruppo dei genitori, peraltro formato dalla sola componente femminile. Un coordinatore delle attività ha assicurato che ciascun gruppo procedesse nel lavoro seguendo la seguente scaletta: lettura delle istruzioni per il lavoro (vedi pag. 56), apprezzamento individuale degli items di ciascuna scheda, discussione in gruppo a partire dai diversi convincimenti espressi, consegna in forma anonima delle schede per la loro tabulazione; relazione di sintesi dei coordinatori. Per ogni aspetto è stata preparata una scheda da utilizzare come stimolo e guida iniziale alla discussione. Le schede dovevano consentire ai quattro gruppi del focus (insegnanti, dirigenti, studenti e genitori) di lavorare su una traccia omogenea perché gli esiti delle discussioni potessero essere significativamente confrontati. Le schede (vedi pag. 58-62) contenevano una serie di items (affermazioni riferite all’oggetto del focus) in relazione ai quali, quali ciascun partecipante, segnava il proprio livello di adesione utilizzando una scala polarizzata secondo i criteri “poco- molto”, oppure “accordodisaccordo”; tutti erano successivamente invitati a dare il proprio contributo alla discussione. I partecipanti al focus si sono preliminarmente incontrati in plenaria, dove il responsabile della consulta, Don Domenico Consolini, ha brevemente presentato le finalità e le modalità del lavoro; dopo si sono riuniti in gruppi distinti per le quattro categorie: docenti, dirigenti, genitori, studenti. Nell’aprile 2014, presso l’ITIS Marconi di Verona, si è svolto il focus cui hanno partecipato 58 persone: 22 docenti, 15 dirigenti, 14 studenti e 7 genitori. Con lo scopo di organizzare gruppi eterogenei, erano state invitate persone che rappresentavano diversi orientamenti di pensiero e varie esperienze riconducibili alle scuole di ogni ordine, statali e paritarie cattoliche. La consistenza dei gruppi docenti, dirigenti e studenti è stata adeguata alle previsioni (15/20 Paolo Facchinetti (insegnanti), Giovanni Pontara (dirigenti), Piero Dalle Vedove (genitori); Stefano Bonetti (studenti) 1.3 – Documentazione del lavoro e indicazioni utili alla lettura di questo report • Sulla base delle relazioni dei coordinatori3 è stata elaborata una sintesi per ogni argomento in cui è stato suddiviso il focus: la scuola dice di sé; la scuola dice la Chiesa; la scuola chiede alla Chiesa. • Gli elementi di discussione e le posizioni emerse nel focus sono riportati fedelmente in questo report senza alcuna valutazione o interpretazione. In alcuni casi le affermazioni dei partecipanti sono citate testualmente (tra “virgolette” in corsivo) per evidenziarne il significato più spontaneo e immediato. • Con lo scopo di contestualizzare meglio alcuni passaggi, nel documento sono messe tra parentesi le considerazioni di chi ha curato il report. • Per ogni argomento sono riportate, in 3 Quaderni della Consulta - 7 43 apertura dei capitoli, una o due parole che emblematicamente riassumono il focus. Sono termini che esprimono concetti ricorrenti nelle varie fasi delle discussioni e che, in qualche caso, sono stati suggeriti come sintesi dagli stessi partecipanti. • I dati ricavati dalla tabulazione delle risposte esprimono le percezioni ed i convincimenti individuali non mediati dalle discussioni. Sono presentati in forma di grafici con media delle valuta- 44 Quaderni della Consulta - 7 zioni e deviazione standard per ciascun item. Li accompagna un essenziale commento. • Per la lettura del testo e la comprensione dei dati si suggerisce di fare sempre riferimento alle schede che sono integralmente riportate (pagg. 58-62). • L’ordine diverso della successione dei vari raggruppamenti risponde ad un criterio di consequenzialità e logica nell’articolazione dell’argomento. 2 – LA SCUOLA DICE DI SE’ La sintesi in una parola: complessità. I riferimenti ai valori, insieme alla trama delle relazioni, delle progettualità, dei contenuti e dei metodi di insegnamento, delle valutazioni, dei rapporti tra enti ed istituzioni, testimoniano la ricchezza di un mondo scolastico che emerge, in questa prima parte del focus, carico anche delle sue contraddizioni. 2.1 - Valori (scheda 1, item 1.1, 1.2, 1.3) Genitori: Il rispetto, l’accoglienza, l’amicizia, la solidarietà sono principi largamente diffusi e praticati sia nella scuola statale, sia in quella paritaria. Per l’affermazione e la condivisione di questi e altri valori nell’ambiente educativo è molto importante il ruolo dei docenti e del dirigente (che con la sua azione può dare un solido indirizzo a tutta la scuola). Gli insegnanti svolgono un compito particolarmente delicato nella scuola primaria; lì è più facile far coincidere le diverse attività scolastiche e curricolari con la “trasmissione” dei valori. Le famiglie percepiscono questa coincidenza meno evidente e più difficile con il crescere dei figli e il passaggio ai successivi ordini scolastici (anche perché si affievolisce la quotidianità del rapporto scuola famiglia, solitamente molto forte nei primi periodi di scolarizzazione). Insegnanti: C’è sintonia con quanto espresso dai genitori sulla maggiore possibilità di essere influenti nella scuola d’infanzia e primaria attraverso la coerenza di riferimenti valoriali sia all’interno del curricolo esplicito, sia in quello implicito (continuità/discontinuità delle esperienze e modi relazionali che determinano una sorta di imprinting scolastico). Si lamenta, però, che nell’ambito dell’orario di servizio il tempo dedicato alla programmazione, al confronto, all’aggiornamento sia oggi utilizzato in maniera meno incisiva, lasciando più spazio alle attività burocratiche e generando un vissuto che è quello “del fare, ma non del costruire”. Alcuni si percepiscono attori in una scuola orientata prevalentemente alla tecnologia e all’immagine efficiente, ma non sufficientemente attenta ai valori e alla dimensione delle relazioni formative. Manifestano insofferenza verso modi di agire ispirati al marketing (pur cogliendo anche i tratti innovativamente positivi di presentare il proprio servizio). Paventano che sia troppo fine a se stessa l’affermazione di un’immagine “formalmente efficiente” presso una “clientela” (espressione usata nel senso più commerciale per indicare studenti, famiglie, comunità) che dà riscontro tangibile all’offerta scolastica con l’aumento delle iscrizioni e dei fondi disponibili (incrementi che divengono il principale parametro certificativo della bontà e qualità dell’istituto scolastico). Gli insegnanti rilevano infine come all’interno di un istituto possano “coesistere tante scuole” legate a gruppi di docenti affiatati, a “sezioni storiche” che hanno una loro specifica fisionomia e all’interno delle quali il sistema valoriale, espresso nel POF unitario, trova particolari interpretazioni. Dirigenti Un dirigente rileva che le affermazioni contenute nella prima scheda (La scuola dice di sé) prescindono da ogni credo e molti concordano sulla sua osservazione. I valori fondanti, ispiratori di diritti e doveri che mettono al centro l’uomo Quaderni della Consulta - 7 45 (la responsabilità delle scelte, l’impegno personale, il rispetto della vita e degli altri, ecc.), possono essere individuati anche nei principi della Costituzione italiana. La scuola e la chiesa “hanno in comune” il bene dell’uomo; occorre che a scuola (come in famiglia e nei gruppi delle attività extrascolastiche) i valori non siano solo “predicati”, ma quotidianamente “praticati” e resi tangibili nell’esempio di chi ha responsabilità educativa. Sulle questioni che definiscono e rendono comprensibile l’impegno dei cattolici (fede, spiritualità, valori e principi espressi nel proprio credo) a scuola è più facile incontrare “l’indifferenza” piuttosto che il contrasto. In una società dalle caratteristiche “liquide” (riferimento a Zygmunt Bauman), anche i valori possono apparire cangianti, sfumati e relativi. La scuola, se vuole essere polo di elaborazione della cultura, non può essere neutra e può trovare nella Chiesa e nei principi del suo magistero un riferimento “solido” per la propria azione educativa e formativa. Studenti Spesso la scuola rinuncia e delega ad altri il compito di “insegnare” principi e valori; in questo specifico compito sono più impegnate le scuole cattoliche. A scuola è molto difficile testimoniare la propria fede, ci si sente oggetto di critiche e pregiudizi; in alcuni casi si trovano gruppi che permettono di condividere l’esperienza della fede. Gli studenti percepiscono una “morsa sociale” che limita l’espressione e la testimonianza dei propri valori. Non è facile andare contro corrente rispetto ad abitudini diffuse o mode che fanno tendenza: i ragazzi sono spinti a omologarsi nel gruppo che segue comportamenti indifferenti ai valori, rinunciando 46 Quaderni della Consulta - 7 a parte della propria identità e unicità (questo accade anche nelle scuole paritarie cattoliche). 2.2 - Atteggiamenti e comportamenti (scheda 1, item 1.4, 1.5) Dirigenti Occorre conoscere e utilizzare modi e strumenti propri dei linguaggi degli studenti per cogliere senso e significato dei loro atteggiamenti e comportamenti. Diversamente si corre il rischio di non riuscire a comprendere adeguatamente quali sono i valori (o disvalori) veicolati dagli atteggiamenti; né a cogliere pienamente quali valori sono sottesi a comportamenti percepiti dai giovani come esempi da seguire (oggi più che mai linguaggi e strumenti della comunicazione evidenziano la distanza tra le generazioni). Studenti A scuola i valori contano nella valutazione degli alunni, specialmente quando sono riferiti all’apprezzamento della maturità personale: saper orientare il proprio comportamento in modo coerente a principi e valori è percepito come “valore aggiunto” di maturità. Qualcuno ha osservato, però, che l’assenza di comportamenti coerenti ai valori non fa comunque ritenere immatura una persona. Alcuni studenti ritengono che nelle scuole statali la valutazione del rendimento scolastico sia elemento prioritario (pressoché esclusivo) rispetto a ogni altra forma di valutazione su atteggiamenti e comportamenti personali. Per quanto riguarda la percezione dei comportamenti corretti come esempi da seguire, l’idea della “morsa sociale” (vedi 2.1 – studenti) rimanda all’omologazione, al gruppo e ai suoi modi di agire. Insegnanti e genitori Sia nel gruppo degli insegnanti, sia in quello dei genitori emerge la necessità di essere attenti alle aspettative dei ragazzi per “sostenere e orientare” le loro aspirazioni. Sarebbe limitante tener conto esclusivamente delle prestazioni curricolari e del mero rispetto delle regole senza considerare la più ampia dimensione educativa dell’esperienza scolastica: occorre evitare che si percepisca più quello che non si deve fare a scuola, piuttosto di quello che è opportuno fare seguendo i propri interessi e i propri valori. 2.3 - Il mondo e la scuola (scheda 1, item 1.6, 1.7, 1.8) Genitori Le famiglie si aspettano dagli insegnanti (soprattutto nella scuola d’infanzia e nella primaria) una maggiore condivisione delle attività educative per assicurare una positiva continuità tra casa e scuola. Osservano però che, anche quando si cerca di rendere concreta questa condivisione, s’incontrano molte difficoltà: diversità di idee, stili di vita, abitudini, credo religiosi presenti in una società sempre più multiculturale. Sono comunque molte le famiglie non inte- Quaderni della Consulta - 7 47 ressate a impegnarsi per un’azione educativa a “360 gradi”. Studenti E’ importante collaborare con le realtà esterna alla scuola (enti, associazioni, imprese) per arricchire le attività formative. Le associazioni danno supporto ai genitori con incontri formativi e danno la possibilità agli studenti di fare esperienze interessanti e significative per la crescita personale. Occorre però fare attenzione alle offerte di collaborazione perché in qualche caso possono essere “politicamente ed eticamente non solo discutibili, ma anche fuorvianti e diseducativi”. La possibilità di sfruttare il tempo passato a scuola per definire meglio il proprio progetto di vita si realizza solo quando s’incontra un insegnante che ha la sensibilità e la capacità di conoscere autenticamente l’allievo per orientarlo nelle scelte del suo percorso (idea del maestro d’arte o di mestiere). Dirigenti Il rapporto tra scuola e società (famiglie, associazioni, istituzioni civili, mondo economico, Chiesa) è buono se ciascuno fa bene il proprio lavoro e senza reciproche “invasioni di campo”. Nella logica dell’autonomia è necessario fare rete, aprirsi al confronto sviluppando capacità di azioni sinergiche tra scuole, famiglie, parrocchie ecc.; serve lavorare insieme, coinvolgere gli studenti, far emergere “nuovi noi” dalla capacità di condividere un progetto educativo. Insegnanti I progetti educativi dalle famiglie e quelli della scuola possono presentare discordanze per effetto della sfaccettata realtà sociale e della multiculturalità: modi diversi di vedere e rappresentare la realtà, riferimenti valoriali e culturali 48 Quaderni della Consulta - 7 non facilmente armonizzabili richiedono un impegno particolare per condividere finalità educative. C’è il rischio che ciascuno vada per conto proprio e che gli insegnanti ritengano di poter limitare il loro compito alla dimensione dell’istruire, percepita come “meno problematica e più neutrale”. Infatti, per qualcuno, a scuola non si definisce un progetto di vita, ma si realizza essenzialmente un processo d’istruzione: si acquisiscono conoscenze e competenze, si opera in un contesto di regole date, si verificano e si valutano profitto e progressi; altro non è dovuto. Questo modo di vedere le cose è favorito dalla convinzione che alle “famiglie interessa proprio questo”, ma anche da un’idea di funzione docente strettamente “legata al programma da portare avanti, alle prove e alle valutazioni da gestire e organizzare”. A questa visione si oppone quella di una scuola che coinvolge allievi e insegnanti; “comunità viva” dove si realizzano rapporti interpersonali positivi, coerenti e credibili e dove si pongono le basi per un progetto di vita che guarda oltre la mera dimensione dei singoli contenuti e apprendimenti. C’è bisogno di “ascoltare” i ragazzi che entrano a scuola e ci vivono per lungo tempo: “oltre alla verifica e alla valutazione delle loro performances, almeno un abbozzo di progetto di vita dovrà pur emergere!” (necessità di sostenere integralmente la formazione). 3 – LA SCUOLA DICE LA CHIESA La sintesi in una parola: assenza. L a Chiesa è un argomento poco presente a scuola. Parafrasando il titolo di questo capitolo si potrebbe dire che “la scuola non dice la chiesa”. La figura di Papa Francesco è vista come portatrice di spirito innovativo in una Chiesa che è (o può essere) riferimento importante per la formazione delle persone, anche oltre l’insegnamento della religione cattolica. 3.1 - La scuola si rapporta alla chiesa (scheda 2, item 2.1, 2.2, 2.3) Dirigenti Nelle scuole statali sembra non emergere un rapporto sinergico tra scuola e Chiesa; se si esclude l’IRC, la Chiesa è argomento assente dalle preoccupazioni dei giovani e in molti casi anche dei docenti. Diversa la situazione nelle scuole cattoliche dove le sinergie con la Chiesa sono nella prassi quotidiana. Complessivamente, nella dimensione scolastica o di classe, le testimonianze di fede sono sfumate; si esprimono a livello personale o di gruppi elettivi. Si segnala indifferenza rispetto alle indicazioni della chiesa su abitudini e comportamenti (stili di vita, sessualità, abuso di sostanze, ecc.). Spesso non si sanno adeguatamente collegare gli insegnamenti del vangelo e della Chiesa a concrete situazioni e comportamenti, oppure ai temi etici che riguardano la ricerca, la tecnologia, la disponibilità della vita. Un interesse nuovo si sta nettamente percependo intorno alla figura di Papa Francesco e alla sua forza innovativa di vivere il contatto con le persone e di dire le cose in modo da far sentire presente, agli uomini e alle donne d’oggi, il messaggio della Chiesa. Studenti A scuola si parla della chiesa solo durante l’ora di religione e, quando se ne parla, spesso non si va oltre i consueti pregiudizi (soprattutto nella scuola statale). Papa Francesco, con il suo modo nuovo e coinvolgente di parlare al cuore delle persone, potrebbe riuscire a scardinare e abbattere qualcuno di questi pregiudizi. E’ importante conoscere a scuola il pensiero della Chiesa (non relegato alla sola ora di IRC) perché “ha un’influenza universale”. Insegnanti La chiesa è assente nella scuola; una volta si vedeva il parroco o il sacerdote e c’erano delle ricorrenze da condividere, ora non c’è più nulla. Molto dipende dalle persone, in particolare dai parroci. A parte le esperienze dei centri estivi, è comunque riportato qualche esempio concreto di collaborazione e condivisione con la parrocchia nel corso dell’anno scolastico: uso di strutture e ambienti; docenti impegnati come volontari in attività di doposcuola integrate nel territorio e arricchite dall’elemento multiculturale (queste esperienze riguardano la scuola primaria che con i suoi progetti riesce a coinvolgere la parrocchia, il volontariato, il comune). 3.2 - Laicità e confessionalità (scheda 2, item 2.4, 2.5, 2.6) Studenti Molti dei valori di riferimento che sono espressi nell’offerta formativa (anche Quaderni della Consulta - 7 49 nelle scuole statali) sono riconducibili ai principi dell’insegnamento evangelico . L’educazione ai valori, a scuola, passa attraverso gli insegnanti e la loro coerenza rispetto ai valori stessi (non puoi chiedere impegno ed essere disimpegnato; non puoi chiedere rispetto ed essere poco rispettoso ecc.). In ragione dell’universalità dei propri principi, la Chiesa è un sicuro riferimento per la formazione integrale delle persone; una formazione che, oltre alla crescita del singolo, alimenta lo spirito di comunità e la capacità di entrare in rapporto autentico, aperto e positivo con gli altri. Insegnanti Siamo forse agli epigoni di una secolarizzazione dilagante che ha “ridotto ai minimi termini anche quella dimensione naturale, che potremmo chiamare religiosità laica, dove il termine laico va inteso come libertà, libertà di esprimere una dimensione religiosa, di mettersi a disposizione degli altri”. La figura di papa Francesco ha riacceso attese, entusiasmi, speranza: c’è un modo diverso di guadare alla chiesa e ai cambiamenti che la stanno attraversando. La chiesa può essere un interlocutore “appetibile” oltre che attento e affidabile. rispetto a quelle degli apprendimenti disciplinari che “evolvono e crescono nella successione degli anni scolastici”. Serve una formazione spirituale degli educatori perché anche la “crescita spirituale” possa caratterizzare la formazione integrale della persona. 3.3 - Visibilità della chiesa nella scuola (scheda 2, item 2.7, 2.8) Genitori L’insegnamento della religione, nella scuola statale e in quella paritaria, è particolarmente importante come “strumento” educativo in grado di “trasmettere” un sistema di valori per la vita. Dirigenti Il rapporto e il confronto tra scuola statale e Chiesa (e viceversa) è spesso condizionato dal dibattito (e relativi pregiudizi) sulla libera scelta e sul finanziamento alle scuole paritarie. Dirigenti Non è l’IRC che educa, ma il contesto scolastico nel suo insieme. Gli insegnanti di religione cattolica, per come orientano la loro attività, possono essere un prezioso punto di riferimento dentro la scuola, aiutando gli studenti ad aprirsi e far emergere la loro ricchezza personale. Gli insegnati di religione cattolica sono impegnati ogni anno in una formazione che si alimenta alla fonte dei valori, una formazione che sarebbe auspicabile per tutti gli insegnanti. Tutte le scuole, statali e paritarie, devono essere accoglienti. Le scuole statali si aprono ogni anno a numero sempre maggiore di alunni con esigenze particolari (disabilità, disagio sociale, immigrazione ecc.); anche le paritarie cattoliche (specialmente nell’infanzia e nella primaria) accolgono molti alunni con esigenze particolari. Dalle persone che nella scuola testimoniano la fede cattolica, ci si aspetta coerenza con i principi professati. Una dirigente rileva che a scuola la dimensione spirituale si esprime in forme che permangono “infantili” (non crescono) Insegnanti La collaborazione con gli insegnanti di religione cattolica potrebbe rappresentare una sinergia nella presentazione di argomenti connessi all’arte, alla filosofia, alle scienze e a molto altro. Tuttavia, 50 Quaderni della Consulta - 7 la programmazione delle attività nelle scuole superiori procede a “compartimenti stagni”, per dipartimenti che concretamente non comunicano tra loro. Le richieste di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica sarebbero più contenute se tale insegnamento potesse interfacciarsi di più (culturalmente) con le altre discipline; molto sta però nella personalità dell’in- segnante di religione, nel suo modo di porsi professionalmente al servizio della classe (sono riferiti esempi d’interesse all’IRC da parte di studenti appartenenti ad altre fedi). Quaderni della Consulta - 7 51 4 – LA SCUOLA CHIEDE ALLA CHIESA La sintesi in due parole: occasione e crescita. G uardarsi dentro crea l’occasione per guardare fuori con maggiore consapevolezza e riconoscere la necessità di una solida alleanza educativa (famiglia, scuola, comunità) che aiuti a ridare visione, futuro e speranza ai giovani. Nella sfida educativa c’è bisogno di punti di riferimento sicuri e condivisi: la scuola ha bisogno di aprire le porte ai valori che danno dignità alle scelte dei giovani. La Chiesa può (e deve) essere un punto di riferimento per la crescita dell’alleanza educativa, ma “deve credere” di più nella scuola. 4.1 - Valori (scheda 3, item 3.1, 3.2, 3.3) Genitori Su questo tema i genitori hanno trovato la sintesi del loro pensiero (sintesi estendibile anche agli altri aspetti di questo focus) in un passo del testo La Chiesa per la scuola e l’hanno assunto come obiettivo per un maggiore coinvolgimento responsabile e per il miglioramento del rapporto tra scuola, famiglia e Chiesa: «La scuola è un luogo dove la società ripensa a se stessa. Nel far ciò si rinnova ed acquisisce la capacità intellettuale e pratica per affrontare dignitosamente e criticamente le situazioni e le sfide che i tempi pongono. Gli studenti sono al centro della scuola poiché i primi protagonisti dell’educazione sono i ragazzi stessi. Agli adulti, genitori e docenti spetta incontrarli, ascoltarli e saper scommettere sui loro talenti e sulla loro intelligenza. È un impegno e una sfida ma è proprio in ciò che l’educazione mostra il suo volto auten52 Quaderni della Consulta - 7 tico e costruttivo» Insegnanti Questa fase del focus è percepita un po’ come mettersi davanti ad un vetro che riflette. Il “questionario”, visto come “specchio”, consente prima di guardare alla propria situazione, poi di aprire una discussione franca tra persone che vivono diverse esperienze nella scuola. Emergono aspetti diversi secondo l’ordine di appartenenza, le discipline di riferimento, i convincimenti personali: un’occasione per guardarsi e guardare in faccia con sincerità e disponibilità costruttiva. E’ apprezzato l’interesse della Chiesa a conoscere, attraverso i diretti protagonisti, qual è la realtà “vera” del mondo scolastico perché servono concreti obiettivi di collaborazione (Chiesa, scuola, famiglia) per sostenere la sfida educativa in un tempo e in una società che hanno sempre più bisogno di punti di riferimento sicuri e condivisi. Dirigenti Quando si affrontano i perché della vita e della morte, dell’uomo e del suo destino, della coerenza, della giustizia, della pace e della guerra, del confronto tra culture e visioni differenti dell’uomo e del mondo, la Chiesa, con la sua storia e il suo insegnamento, può aiutare a dare senso e significato agli eventi e all’impegno dell’uomo. I principi etici risvegliano le coscienze, ma mettono in moto anche resistenze e pregiudizi. Proprio per questo alcuni temi ritenuti “a rischio” (aborto, eutanasia, procreazione, relazioni famigliari ecc.) sono spesso affrontati estemporaneamente da singoli docenti (tra questi anche gli/le IRC) su sollecitazione degli studenti, senza gli opportuni raccordi disciplinari e a margine di una visione formativa condivisa. La scuola d’oggi, caricata dell’aspetto educativo, chiede alla Chiesa di “credere” di più nella scuola. Molti alunni non cattolici (solitamente stranieri di altra religione) chiedono di seguire l’IRC perché apprezzano la dimensione culturale di questo insegnamento. Studenti “La Chiesa, da sempre, in forme diverse, nel diffondere il messaggio evangelico si è fatta carico del compito dell’insegnamento e quindi…. qualche cosa da insegnare agli altri (scuola compresa) l’ha sicuramente!” Quando a scuola si affrontano temi “delicati” quali eutanasia, fecondazione, aborto, matrimonio ecc., è fondamentale che sia adeguatamente presentata la posizione della Chiesa. 4.2 – Testimonianza (scheda 3, item 3.4, 3.5, 3.6) Docenti La Chiesa di Verona attiva progetti per prendersi cura dei ragazzi: è molto importante che la scuola e la Chiesa si confrontino, integrino la propria azione nel rispetto degli ambiti di competenza perché, in caso contrario, le reciproche azioni sarebbero affievolite. Alcuni insegnanti ritengono di concentrare troppo la loro attenzione sugli aspetti curricolari, sullo studio, sulle verifiche; ci sarebbe bisogno di maggior attenzione agli studenti nella “completezza” della loro persona. Dirigenti Emergono due orientamenti. a) La Chiesa può fare molto nelle situazioni di emergenza educativa indicando un percorso per la formazione di cittadini responsabili che sanno scegliere consapevolmente. La scuola ha bisogno di aprire le porte ai valori che danno dignità alle scelte. b) E’ difficile dire cosa potrebbe dare la Chiesa perché sembra che “conti poco” a scuola e in genere nelle esperienze dei ragazzi. Docenti e studenti non sanno (non vogliono?) associare l’insegnamento della chiesa a concrete situazioni e comportamenti o ai temi etici che riguardano la ricerca, la tecnologia e la disponibilità della vita. Si concorda che Chiesa e scuola possono positivamente collaborare per trovare riposte alle esigenze formative dei giovani d’oggi, anche attraverso la testimonianza nelle scuole di molti sacerdoti e laici cattolici impegnati nell’ambito civile. Servono persone che sanno dare prospettive concrete alla capacità di agire e di ascoltare nell’emergenza educativa. Studenti In una scuola statale, “laica per definizione”, si tende a non parlare mai di fede, neanche nelle ore di religione che sono utilizzate soprattutto per conoscere e approfondire “altri credo”. Non è facile testimoniare la propria fede nemmeno nella scuola paritaria, poiché gli adolescenti si sentono vulnerabili ai commenti altrui. La fede non è testimoniata a scuola, ma piuttosto vissuta all’interno delle proprie parrocchie o nella sfera personale (gruppi di condivisione). 4.3 - Scuola cattolica (scheda 3, item 3.7, 3.8) Studenti Diverse considerazioni degli studenti, anche in contraddizione tra loro, rivelano i tratti del pensiero comune sulle scuole paritarie: - La scuola paritaria “vede la persona prima dell’alunno e quindi punta”, in primo luogo, allo sviluppo della persoQuaderni della Consulta - 7 53 na. Nelle scuole paritarie “la fede è elemento chiave per un progetto di vita in linea con i valori”. - La fede influisce molto sulla scelta della scuola paritaria. - La libertà di scelta educativa è importante. Spesso non sono motivi di fede a guidare le scelte: molti ritengono le poco sforzo e si boccia solo in casi estremi. - Si sceglie la scuola paritaria per la disponibilità dei docenti, per la centralità dello studente, per i valori trasmessi con le attività extrascolastiche. - Ciò che limita la scelta di una scuola paritaria è il costo elevato; tutto dipende scuole paritarie “più facili, sicure e in grado di offrire più servizi alle famiglie che non riescono a seguire i figli nelle attività pomeridiane”. - Le paritarie sono considerate “scuole facili”, dove si prendono bei voti con dall’investimento che i genitori vogliono fare sui figli e dalla “possibilità di farlo” 54 Quaderni della Consulta - 7 Docenti La scelta del tipo di scuola, paritaria o statale, è compiuta esclusivamente dal- la famiglia nei primi gradi d’istruzione (scelte in molti casi obbligate per la presenza o meno del tipo di scuola in un territorio, vedi scuole di infanzia e primarie). Come elementi fondamentali per la scelta entrano in gioco poi la volontà dello studente e le specificità degli istituti. L’accesso alle paritarie cattoliche come scelta di fede va un po’ ridimensionato. Molte scuole paritarie coinvolgono maggiormente le famiglie, esigono impegno e interessamento maggiori, che ottengono anche per effetto del pagamento del servizio. Dirigenti C’è un forte bisogno valori e spiritualità: la scuola cattolica può dare rispo- sta a questo bisogno anche se le scelte spesso non sono legate esclusivamente a motivi di fede. Il rapporto con la famiglia, nella scuola cattolica, deve comunque fondarsi su una proficua alleanza nella condivisione educativa (cosa fa la scuola, cosa fa la famiglia). Chi ha responsabilità dirigenziali nelle scuole cattoliche evidenzia che quella delle famiglie (e degli studenti) è una scelta di fiducia, un “affidamento” consapevole legato alla condivisione del progetto educativo. Nella provincia di Verona si è affermato un buon sistema pubblico (statale e paritario) di scuole che sanno dialogare e confrontarsi e che complessivamente offrono un buon servizio alle famiglie. Quaderni della Consulta - 7 55 5 – L’INDAGINE SULLE PERCEZIONI 5.1 – Le istruzioni per il lavoro ueste sono le istruzioni consegnate a ciscun partecipante al Focus “La Chiesa in ascolto della scuola” di Venerdì 11 Aprile 2014 Q • L’incontro ha l’obiettivo di focalizzare alcuni aspetti del rapporto tra chiesa e scuola per comprendere come l’ascolto della chiesa nei confronti della scuola (e viceversa) possa innestarsi sugli elementi che concretamente emergono dalla riflessione condivisa tra diverse componenti: studenti, insegnanti, dirigenti e genitori. • Perché ciascun gruppo svolga una discussione confrontabile e integrabile con quella degli altri gruppi è stata preparata una scheda con affermazioni riconducibili a tre segmenti di riflessione: la scuola dice di sé; la scuola dice della chiesa; la scuola chiede alla chiesa. • Per prima cosa, individualmente, ciascuno apprezzerà ogni affermazione utilizzando una scala bipolare (moltopoco; accordo-disaccordo) che va da un minimo di 1 ad un massimo di 6. Le affermazioni serviranno come traccia della successiva riflessione da svolgere in gruppo. • Le schede, con gli apprezzamenti individuali e le eventuali osservazioni che si vogliano portare - anonime ma riconducibili al gruppo di discussione -, saranno raccolte per la successiva tabulazione a completamento del resoconto sul focus che sarà in seguito presentato. • Ogni gruppo sarà coordinato e si raccomanda a tutti di partecipare attivamente alla discussione. Buon lavoro! 56 Quaderni della Consulta - 7 5.2 – Note per la lettura dei dati Nelle pagine seguenti sono riportate le valutazioni dei partecipanti sulle affermazioni delle schede. • Per facilitare la lettura, le schede sono riportate integralmente, affiancate dai grafici e da essenziali annotazioni. • Per ogni item è calcolata la media aritmetica delle valutazioni e la deviazione standard, intesa come indicatore della dispersione dei dati rispetto alla media aritmetica. • Nei grafici, in ascissa si legge la sequenza delle otto affermazioni di ciascuna scheda; in ordinata le medie e le deviazioni standard. • Al focus hanno partecipato 58 persone: 22 docenti, 15 dirigenti, 14 studenti e 7 genitori; tutti hanno compilato la schede. • Escludendo la componente “genitori”, la consistenza dei gruppi è adeguata alle previsioni (15/20 persone). • Le persone invitate al focus rappresentano diversi orientamenti di pensiero e varie esperienze riconducibili alle scuole di ogni ordine, statali e paritarie cattoliche. La partecipazione è stata volontaria. • La scala bipolare su sei punti esclude una scelta equidistante: le scelte 1, 2, 3 tendono al polo “poco” o “disaccordo”; quelle 4, 5, 6 tendono al polo “molto” o “accordo”. Nei punteggi medi tabulati la fascia tra i tre e i quattro punti rappresenta una zona di neutralità. Le valutazioni esprimono apprezzamenti individuali preliminari alla discussione; rappresentano pertanto punti di vista non mediati dal successivo confronto. Dalla loro tabulazione si possono trarre indicazioni di massima sulle spontanee percezioni riguardanti gli argomenti oggetto del focus. 5.2 – La scuola dice di sé: questionario, grafici e commenti 1. La Scuola dice di sè CONFRONTO SUI VALORI 1.1 Le proposte formative della mia scuola accolgono e valorizzano la ricchezza personale e culturale di ciascun alunno. Poco 1 3 4 5 6 Molto 1.2 Nella scuola mi sento libero di esprimere le mie valutazioni su questioni valoriali (ad es. impegno sociale e politico, stili di vita, rispetto delle persone, responsabilità, fede e pretica religiosa,ecc.) Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 1.3 Quando c’è confronto su valori, i docenti (il dirigente) della mia scuola si aspettano convergenza sui loro punti di vista. Poco ATTEGGIAMENTI COMPORTAMENTI 2 1 2 3 4 5 6 Molto 1.4 La mia scuola dà importanza alla valutazione dei comportamenti degli studenti Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 1.5 I miei compagni (i miei colleghi) percepiscono i comportamenti corretti e positivi sono come esempi da seguire Poco 1 2 3 4 5 6 Molto IL MONDO E LA SCUOLA 1.6 Nella mia scuola le famiglie sono ascoltare quando espimono valutazioni e aspettative sull’attività formativa. Poco 1 3 4 5 6 Molto 1.7 Nella mia scuola le associazioni, le realtà impreditoriali e di volontariato, sono invitate a collaborare per lo sviluppo di attività formative. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 1.8 Il tempo passato a scuola aiuta a definire meglio il prorpio progetto di vita. Poco 58 2 Quaderni della Consulta - 7 1 2 3 4 5 6 Molto Quaderni della Consulta - 7 59 5.3 – La scuola dice la Chiesa: questionario, grafici e commenti LA SCUOLA SI RAPPORTA ALLA CHIESA 2. La Scuola dice la Chiesa 2.1 Della chiesa e della sua organizzazione generica attuale nella mia scuola non si parla o si parla poco. Disaccordo 1 RAPPORTO LAICITÀ CONFESSIONALITÀ VISIBILITÀ DELLA CHIESA NELLA SCUOLA 3 4 5 6 Accordo 2.2 Quando si parla della chiesa di oggi, nella mia scuola, si usano stereotipi e pregiudizi. Disaccordo 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.3 A scuola è importate conoscere e discutere le posizioni della chiesa sui temi della vita attuale. Disaccordo 60 2 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.4 La scuola deve essere laica per svolgere adeguatamente il suo compito. Disaccordo 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.5 La chiesa è un interlucutore essenziale per la formazione integrale delle persone. Disaccordo 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.6 I docenti, il personale e gli studenti che testimoniano la propria fede cattolica sono un valore aggiunto per la comunità scolastica. Disaccordo 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.7 Nella mia scuola la chiesa è ben rappresentata dagli insegnati di religione cattolica. Disaccordo 1 2 3 4 5 6 Accordo 2.8 Le scuole cattoliche paritarie accolgono tutti gli studenti senza pregiudizi. Disaccordo Quaderni della Consulta - 7 1 2 3 4 5 6 Accordo Quaderni della Consulta - 7 61 5.4 – La scuola chiede alla Chiesa: questionario, grafici e commenti 3. La Scuola chiede alla Chiesa 3.1 Nella mia scuola si riconosce che la visione dell’uomo espressa della chiesa orienta le scelte formative. VALORI Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 3.2 Quando nella mia scuola si parla di tolleranza, rispetto, accoglienza, non violenza, ecc., si fa riferimento esplicito al Vangelo. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 3.3 La posizione della chiesa è un punto di riferimento che facilità il controllo tra storie, culture, religioni diverse che si incontrano a scuola. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 6 Molto 3.4 Nell’ emergenza la chiesa può essere di aiuto alla scuola TESTIMONIANZA Poco 1 2 3 4 5 3.5 Quando si affrontano i temi che riguardano la condizione umana nella sua complessità, l’insegnamento della religione è trasversalmente un punto di riferimento. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 3.6 La fede e i valori cattolici possono essere testimoniati nelle scuole statali. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 3.7 La fede e i valori cattolici possono essere testimoniati nelle scuole paritarie. SCUOLA CATTOLICA Poco 62 1 2 3 4 5 6 Molto 3.8 La scelta di una scuola paritaria cattolica avviene principalmente per motivi di fede. Poco 1 2 3 4 5 6 Molto 3.9 Oggi ci sono le condizioni per una libera scelta tra scuola paritaria e statale. Poco Quaderni della Consulta - 7 1 2 3 4 5 6 Molto Quaderni della Consulta - 7 63 6 – APPUNTI CONCLUSIVI S ui temi valoriali, oggi, a scuola, è più facile incontrare indifferenza piuttosto che adesione o contrasto. L’indifferenza e la passività, come un muro di gomma che non respinge e neppure si apre, impediscono il dialogo e rendono più difficile il compito di chi ha responsabilità educative. Gli insegnanti lasciano così in second’ordine la preoccupazione educativa, limitandosi alla stretta dimensione dei contenuti disciplinari. 64 Quaderni della Consulta - 7 Per un’azione formativa alta, coerente e di ampio respiro serve la capacità di fare rete tra scuola, famiglie e comunità (enti, associazioni, parrocchie, ecc.). La sinergia d’intenti aiuta a mettere al centro di ogni interesse lo studente e i suoi processi di crescita intellettuale e umana, incrementando i riferimenti culturali e valoriali. Occorre che il tempo passato a scuola stimoli ogni allievo a individuare le linee essenziali di un proprio progetto di vita. A questo fine è necessario che la scuola accolga, rispetti e valorizzi la ricchezza personale e culturale di ciascuno. I docenti, compresi quelli di religione, non sempre sono preparati ad accompagnare in modo personalizzato la progressiva maturazione degli alunni, sostenendo ciascuno secondo il bisogno e chiedendo in ragione delle capacità. Per svolgere questo compito fondamentale di stimolatori dei talenti e delle intelligenze serve una formazione che sappia coniugare discipline e contenuti con la capacità di ascolto, il rigore morale, la consapevolezza che con gli atteggiamenti si testimoniano e si veicolano valori (ma anche disvalori). Fatta salva l’ora di religione, la percezione è che vi sia un’assenza della Chiesa nella scuola. Le testimonianze di fede sono sfumate e riservate alla sfera personale o di gruppi elettivi. Occorre però distinguere le situazioni, gli ordini scolastici, la capacità delle persone di coinvolgere e farsi coinvolgere. Ci sono progetti, specialmente nelle scuole primarie, che prevedono uso di spazi parrocchiali; nelle scuole secondarie sono frequenti incontri con sacerdoti che testimoniano il Vangelo nel loro impegno civile (oltre che religioso) per la dignità e il rispetto di ogni uomo . Molti valori di riferimento espressi nei piani dell’offerta formativa rimandano alla Costituzione, ma sono riconducibili anche ai principi dell’insegnamento evangelico. Per questo è auspicabile un maggiore collegamento tra insegnamento della religione cattolica e le altre discipline (artistiche, filosofiche, scientifiche), perché la Chiesa può e deve essere un essenziale interlocutore nella formazione integrale delle persone. (non solo predicare) i valori. Il riferimento al Vangelo permette di dare senso e significato agli eventi quando a scuola si discute dei perché della vita, del destino umano, della giustizia, di culture e visioni differenti dell’uomo e del mondo. L’interesse manifestato dalla Chiesa per conoscere, attraverso i diretti protagonisti, qual è la realtà “vera” del mondo scolastico, aiuterà a definire concreti obiettivi di collaborazione per sostenere la sfida educativa in un tempo e in una società che hanno bisogno di punti di riferimento sicuri e condivisi. Emerge una rinnovata esigenza di spiritualità “matura” e la scuola cattolica può dare risposta concreta a questa esigenza. Papa Francesco sa far sentire attuale, alle donne e agli uomini d’oggi, il messaggio della Chiesa. C’è la convinzione che con Lui potranno essere superati molti dei pregiudizi che ancora emergono quando si parla della Chiesa e dei suoi insegnamenti. La Sua guida è fonte di fiducia e c’è la speranza che i cambiamenti che stiamo vivendo portino il segno di un’umanità rinnovata, a partire dalla formazione delle giovani generazioni: studenti, genitori, insegnanti e dirigenti credono nel futuro della scuola, accolgono la sfida educativa e chiedono alla chiesa di sostenerli. La Chiesa può fare molto nelle situazioni di emergenza educativa. La scuola ha bisogno di aprire le porte a chi sa concretamente testimoniare e praticare Quaderni della Consulta - 7 65 INDICE Presentazione pag. 3 Le Parole Chiave Don Domenico Consolini pag. 7 La rete delle responsabilità educative Gianna Marisa Miola pag. 19 La Chiesa in ascolto della Scuola Giovanni Pontara pag. 41 Quaderni della Consulta - 7 66 “... coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita!” Papa Francesco Discorso al mondo della Scuola italiana Piazza San Pietro Sabato, 10 Maggio 2014 Quaderni della consulta - 1 I Edizione, settembre 2008 II Edizione, gennaio 2009 Quaderni della consulta - 2 I Edizione, settembre 2009 Quaderni della consulta - 3 I Edizione, settembre 2010 Quaderni della consulta - 4 I Edizione, settembre 2011 Quaderni della consulta - 5 I Edizione, settembre 2012 Quaderni della consulta - 6 I Edizione, settembre 2013 Per richiesta copie: [email protected] Questa stampa è stata resa possibile grazie al contributo di