N°7
SCUOLA
QUADERNI DELLA CONSULTA
LA CHIESA PER
LA SCUOLA PER LA CHIESA
Consulta
della Pastorale
della Scuola
della Diocesi
di Verona
2014
A cura
1 di
Don Domenico Consolini
Quaderni della Consulta - 7
Quaderni della Consulta - 7
La Scuola per la Chiesa
La Chiesa per la Scuola
A cura di Don Domenico Consolini
Verona, Ottobre 2014
Presentazione
P
resento volentieri e con soddisfazione il risultato delle riflessioni e del lavoro
che la Consulta della Pastorale Scolastica ha portato avanti nel corso dell’anno
scolastico 2013-14.
Come certamente saprete questo gruppo è il punto di incontro di professionisti
e di associazioni e movimenti di ispirazione cristiana pastoralmente interessati al
mondo della scuola che si impegnano a coordinare e orientare la loro azione, nel
rispetto delle singole autonomie, alla luce del messaggio cristiano e delle indicazioni della Chiesa.
Il prodotto di tutto ciò è una pubblica conferenza e la stampa del Quaderno della
Consulta con cui si intende offrire e condividere il frutto del nostro impegno con
un pubblico il più vasto ed articolato possibile che abbia a cuore il mondo della
scuola , il mondo dei nostri ragazzi.
Il tema scelto per il percorso di quest’anno è stato quello proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana “La Chiesa per la Scuola”, iniziato con un incontro generale
nel maggio 2013 e concluso con il tanto atteso appuntamento con papa Francesco
in piazza San Pietro il 10 maggio u.s.
Su questa traccia abbiamo impostato tutta una serie di riflessioni ed approfondimenti al nostro interno con due significativi allargamenti: uno con tutti i dirigenti
scolastici della provincia ed il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto
e l’altro con un focus intermedio presso l’ITIS Marconi di Verona con la presenza
delle componenti attive della scuola, in tutte le sue tipologie, statale, comunale e
paritaria.
Ecco quindi il senso di questa stampa, quello di racchiudere i tre momenti fondamentali del lavoro della Consulta.
Partiamo dal documento dei nostri vescovi, dalle otto parole chiave che hanno costituito l’ossatura del loro messaggio e che sono un po’ il punto di riferimento da
cui siamo partiti. Qui ho tentato di riassumere gli aspetti più importanti per cercare
di capire il senso profondo del documento “La Chiesa per la Scuola”.
Segue poi l’orientamento che ha preso il nostro lavoro che è stato quello, in un certo senso, di invertire i termini della questione chiedendoci cosa volesse la Scuola
Quaderni della Consulta - 7
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dalla Chiesa, cosa si aspettasse, che cosa chiedesse ed il titolo diventa provocatoriamente “La Scuola per la Chiesa”.
Si parte da un’attenta analisi della dott.ssa Gianna Miola sulla rete delle responsabilità educative, sulla collocazione dell’ agenzia scuola all’interno di questo processo in una società piuttosto disorientata in cui il ruolo della famiglia va meglio
precisato al di là di quella che con una certa superficialità viene detta emergenza
educativa.
Si arriva allora alla Chiesa che si mette in ascolto della Scuola e il dott. Giovanni
Pontara ha dato ordine e sistematicità al focus intermedio della Consulta allargata
nelle sue quattro componenti: dirigenti, docenti, genitori e studenti.
Su tre segmenti di attenzione sono state preparate schede con una serie di items a
cui rispondere assegnando livelli di adesione utilizzando una scala personalizzata
e condivisa; il tutto poi è stato oggetto di discussione ed approfondimento all’interno dei singoli ambiti per finire alla fine come contributo oggettivo di una parte
proporzionalmente significativa del mondo della scuola di Verona.
Il mio più sentito ringraziamento va a quanti hanno partecipato e reso possibile
questo nostro piccolo ma significativo contributo, a quanti con la loro passione e
competenza l’hanno aiutato a crescere per essere condiviso.
Unito al grazie anche l’augurio che possa essere di qualche utilità al dibattito appassionato che anima dirigenti, docenti e famiglie con la Chiesa che si impegna a
mettersi in gioco, ad ascoltare e a rendersi voce della comunità che la costituisce
e la rappresenta.
don Domenico Consolini
Presidente della Consulta e
Direttore dell’ Ufficio Diocesano
di Pastorale Scolastica
4
Quaderni della Consulta - 7
la Chiesa per la Scuola
LE PAROLE CHIAVE
“Prendersi cura della scuola
è dunque un impegno e insieme una opportunità.”
Mons. Nunzio Galantino
Segretario generale della C.E.I.
Don Domenico Consolini
L
a Chiesa italiana ha posto al centro
del suo cammino e impegno pastorale in questo decennio l’impegno educativo, consapevole che “tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura
del bene delle persone”1. All’interno di
tale percorso scandito dagli orientamenti pastorali, la scuola ha ricevuto una
particolare attenzione, perché ad essa
viene affidato il compito di: “Trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel
passato, aiutare a leggere il presente, far
acquisire le competenze per costruire il
futuro, concorrere, mediante lo studio
e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla
crescita del senso del bene comune.”2.
Nell’anno pastorale appena concluso, la
Chiesa italiana ha manifestato in modo
molto concreto la volontà di collaborare
con la società civile per aiutare il mondo
della scuola ad essere veramente comunità educante attraverso delle riflessioni scaturite da un laboratorio nazionale
ecclesiale che aveva questo titolo. “La
Chiesa per la scuola”. L’incontro svoltosi
a Roma il 3-4 maggio 2013, ha coinvolto
diverse centinaia di persone provenienti
dalle Chiese locali, dagli istituti religiosi, dalle associazioni e movimenti che
si dedicano alla scuola3. La convinzione
che ha accompagnato il lavoro è stata
quella che la scuola è una realtà talmente importante per l’educazione dei
giovani e per la società da non poter
essere trascurata dalla Chiesa. E’ quindi
necessario che l’intera realtà ecclesiale
torni ad occuparsi della scuola, consapevole che la sua qualità educativa sia
un bene per tutti. Attorno alla scuola
vanno quindi raccolti tutti, non solo coloro che per lavoro vi si occupano, ma
ogni battezzato, dai pastori ai genitori,
dai cristiani impegnati nei movimenti ai
religiosi, perché a tutti è chiesto di prendersi cura della scuola.
Il Seminario di studio ha quindi segna-
to l’inizio di un percorso pastorale che
si è svolto da settembre 2013 a maggio 2014, culminato nell’incontro della
scuola italiana con Papa Francesco in
piazza San Pietro il pomeriggio di sabato 10 maggio, a cui hanno partecipato circa 250.000 persone tra docenti e
studenti, dirigenti e personale, ragazzi
e genitori, provenienti da tutta Italia, da
ogni ordine e grado di scuola, dagli istituti statali e paritari.
Per aiutare le comunità e le scuole a
prepararsi all’incontro del 10 maggio
e perché tale cammino fosse una seria
occasione di riflessione e di dialogo tra
la Chiesa e la scuola, nel seminario nazionale sono stati preparati degli approfondimenti su otto parole-chiave, attorno alle quali si sarebbe potuta svolgere
l’attività di sensibilizzazione e di mobilitazione delle singole realtà locali.
Vediamo quindi anche noi quali sono
le parole-chiave, ricordando che all’interno della Consulta diocesana si è approfondita la riflessione soltanto su una
di queste, “Umanesimo”, aiutati dal prof.
Quaglia, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Verona e collaboratore per la stesura del testo di questa
parola-chiave in vista del seminario del
3-4maggio.
4
5
Lettera di Benedetto XVI alla diocesi e alla città di Roma
sul compito urgente dell’educazione, in Insegnamenti di
Benedetto XVI, vol. IV,1:2008(gennaio-giugno), Città del
Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2009, 116-120.
Educazione
D
a anni si parla di emergenza educativa, e Benedetto XVI già nel 2008
aveva richiamato la Chiesa e la società a
porre attenzione all’educazione4. “Nella coscienza condivisa sembra smarrita
non solo la pratica felice di processi
educativi, bensì l’idea stessa di educazione.” 5. E’ quindi importante ricostruire
i prerequisiti antropologici, una visione
di uomo che possa aprire spazi all’attività educativa, che ridoni uno sguardo
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura di), La
sfida educativa, Bari, Laterza, 2009,
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positivo, pieno di
speranza a quanti
operano per la cura
e la promozione
dell’umano.
Solo
in questo modo si
potrà ancora trasmettere alle nuove
generazioni il patrimonio di cultura, di
valori, di umanizzazione che ha fatto
crescere la nostra
società e può diventare anche per
il futuro occasione
di crescita e di sviluppo. La scuola si
trova al centro di questa dinamica educativa, perché il suo principale scopo è
la trasmissione della cultura attraverso
la formazione intellettuale della persona. All’urgenza posta dal problema educativo non è stata però sempre data una
risposta adeguata, anzi oggi per la società e lo Stato italiano, la scuola sembra
essere passata da risorsa per la crescita
a problema che frena lo sviluppo. L’educazione quindi viene vista come un processo marginale, che riguarda solo delle figure professionali specifiche, con
poca rilevanza sociale. In questo modo
ci si chiude la prospettiva di un futuro
di crescita, perché la perdita di valore
del ruolo del maestro, la crescente demotivazione di chi opera nella scuola,
la diffusione di modelli di sviluppo legati a facili successi e improvvise carriere dovute più a raccomandazioni che
a capacità effettive, segnano la fine di
una possibilità di riscatto per uscire dalla crisi che stiamo vivendo, comunitaria
prima che economica.
La Chiesa italiana vuole quindi richiamare all’urgenza di prendersi cura della scuola come compito urgente e irrinunciabile, sul piano culturale, civile e
8
Quaderni della Consulta - 7
sociale. Solo in questo modo il passato
non sarà una gloria da conservare in
polverosi musei, il presente un’occasione da vivere con forti emozioni superficiali e il futuro un tempo da aspettare
con angoscia, ma la trasmissione della
cultura renderà effettiva la crescita di
una nuova umanità.
Dobbiamo quindi attraverso un rinnovamento della scuola che renda effettive
le molteplici riforme che in questi anni
sono state proposte, far sì che non sia
solo una preparazione alla professione
ma un’abilitazione ad essere uomini e
donne, cittadini consapevoli e partecipi
di una società sempre più connessa e
informata, multiculturale e internazionale.
Europa
G
li organismi politici europei hanno
in questi anni, partendo dalla cosiddetta “Strategia di Lisbona” approvata nella sessione straordinaria del Consiglio Europeo del 23-24 marzo 2000,
cercato di offrire ai paesi membri delle
raccomandazioni sulla necessità di inve-
stire risorse nell’istruzione e nella formazione professionale. Si è così arrivati
ad elaborare una serie di obiettivi che
si sarebbero dovuti raggiungere per il
2010, attraverso l’impegno di tutti gli
Stati membri e delle istituzioni europee,
costantemente impegnate nel monitoraggio sui progressi fatti e nell’individuazione di ulteriori strategie da adottare.
I 13 obiettivi, fanno riferimento a 3 finalità strategiche che coinvolgono tutti
i settori dell’educazione e della formazione, nella prospettiva di dare vita a un
sistema di apprendimento permanente.
Lo sviluppo di competenze chiave, oggetto della Raccomandazione, è uno dei
5 obiettivi che sono stati individuati per
‘rafforzare l’efficacia e la qualità dei sistemi’.
Nella società in cui viviamo, il sapere
che forma si acquisisce attraverso sistemi strutturati, e l’apprendimento non
termina con l’uscita dai sistemi istituzionali di formazione. Diventa quindi necessario l’apprendimento continuo per
una piena inclusione sociale dei cittadini europei che si sposteranno sempre
più da uno stato all’altro e per accogliere la numerosa immigrazione extracomunitaria con un processo vero di
integrazione. Per questo il 18 dicembre
2006 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato una Raccomandazione ‘relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente’ definendo otto ambiti di competenze chiave,
così individuati:
1. Comunicazione nella madrelingua;
2. Comunicazione nelle lingue straniere;
3. Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
4. Competenza digitale;
5. Imparare ad imparare;
6. Competenze sociali e civiche;
7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità;
8. Consapevolezza ed espressione culturale.
La Commissione Europea ha adottato i
termini competenze e competenze chiave preferendoli a competenze di base,
in quanto queste generalmente vengono riferite alle capacità di base nella lettura, scrittura e calcolo. Vediamo quindi
come le competenze chiave siano quelle
di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e
l’occupazione6.
Di fronte a questi aspetti è opportuno
chiederci come lo Stato italiano abbia
recepito le indicazioni europee al di là
di superficiali riforme del sistema scolastico. La realizzazione di questo programma è quindi ancora per molti versi
insufficiente, anche se la scuola si sta
sempre più orientando come una scuola delle competenze, perché lo studente possa essere sempre più capace di
affrontare e risolvere i problemi che la
vita quotidiana gli porrà. Bisogna trovare quindi raccordi tra mondo della scuola e lavoro, tra insegnamento e professione, tra scuola e vita, e superare una
visione idealista della scuola come di un
mondo autoreferenziale. Ciò permetterà
di superare il rischio dell’irrilevanza sociale della scuola ma anche la riduzione
a puro funzionalismo dell’istruzione. Le
competenze non sono contenuti acquisti
una volta per sempre, ma ambiti di vita
vissuti in pienezza. Si capisce come la
Chiesa possa aiutare a esplicitare quanto sottostà all’idea di competenza, cioè
la formazione della persona. E’ quindi
possibile ricollocare anche per la via
delle direttive europee l’uomo e il suo
bisogno di educazione al centro dell’attenzione culturale, dell’attività scolastica
e formativa, non solo nell’età evolutiva,
ma in una formazione che dura per tutta
la vita.
S. CICATELLI, La scuola delle competenze, Elledici,
Rivoli-Il capitello, Torino, 2011, 29-32. Tutto il testo è utile
per comprendere la nascita e l’evoluzione del concetto di
competenze-chiave e il ruolo dell’Europa nella strategia
educativa e nella riforma dei sistemi scolastici e della
formazione professionale. Anche CEI, Educare alla vita
buona del vangelo, 46, enuclea una serie di competenze a cui
dovrebbe essere finalizzata l’attività educativa della scuola.
Quaderni della Consulta - 7
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6
Insegnanti
N
ella scuola va recuperato il ruolo del docente come educatore di
competenze irrinunciabili, quali l’acquisizione del pensiero critico, l’autonomia
del giudizio, la collaborazione e il dialogo con l’altro. E’ il docente la risorsa fondamentale per una buona scuola,
e tutti conserviamo nel cuore il volto
dell’insegnante che è stato educatore
con la vita. “L’insegnante non può limitarsi a trasmettere saperi”7, ma aiuta gli
studenti a introdursi nel mondo e a vivere con responsabilità la propria crescita.
Il docente realizza questa formazione
attraverso una seria conoscenza della
propria disciplina e una comprovata capacità didattica, perché è necessario che
sapere e saper-insegnare vadano avanti
di vari passo in chi insegna. Attraverso quindi l’insegnamento disciplinare
l’alunno viene aperto alla conoscenza
che supera sempre le sue possibilità
di comprensione e quindi è introdotto
alle soglie della trascendenza, per vivere con rispetto l’incontro con l’assoluta
trascendenza inconoscibile dell’altro da
sé8. L’insegnante è la risorsa fondamentale della scuola, perché è l’adulto che
aiuta a crescere. “Educare richiede impegno nel tempo, che non può ridursi a
interventi puramente funzionali e frammentari; esige un rapporto personale
di fedeltà tra soggetti attivi, che sono
protagonisti della relazione educativa,
prendono posizione e mettono in gioco
la propria libertà. Essa si forma, cresce
e matura solo nell’incontro con un’altra
libertà; si verifica solo nelle relazioni
personali e trova il suo fine adeguato
nella loro maturazione.”9.
Oggi però la figura dell’insegnante presenta notevoli elementi di criticità, a
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 56. In
queste pagine si ha una disanima del concetto di
autorità, perché l’insegnante è colui che fa crescere
la vita degli studenti.
7
10
Quaderni della Consulta - 7
cui bisogna far fronte. Anzitutto il suo
lavoro non viene percepito come adeguato né qualitativamente per l’importanza dell’opera educativa né quantitativamente in termini di ore di impegno
effettivo. Ne consegue una retribuzione
economica non adeguata e una crescente demotivazione da parte dei docenti.
Anche le numerose riforme degli ultimi
anni, molte volte portate avanti sopra
la testa degli insegnanti e senza la loro
compartecipazione, hanno contribuito
a farli sentire ancora più inadeguati e
lontani rispetto al presente della scuola.
Infine le difficoltà sempre più numerose
nella comunicazione intergenerazionale
con i giovani e la pervasività dei nuovi
media informatici fa sentire gli studenti
stranieri e lontani agli insegnanti.
Per superare tali difficoltà è necessario recuperare la motivazione profonda dell’atto educativo, che parte dalla
vocazione a cui si è chiamati nel far
crescere il piccolo d’uomo. L’insegnante non è colui che comunica dei saperi
astratti o delle nozioni sganciate dalla
vita, ma prima di tutto rende partecipi
gli studenti di ciò che è, e insegna con
la sua passione, consapevole del valore
educativo della disciplina, che ha valore
perché forma la persona. Nasce da qui
la necessità per i docenti di ogni ordine
e grado di una formazione permanente,
che li aiuti a coniugare la verità dei contenuti che insegnano con l’attenzione ai
giovani a cui si dedicano, e in questo
rapporto uno degli elementi è sempre
mutevole, e quindi anche l’insegnante
deve essere sempre pronto a modificare la sua attività professionale. La Chiesa che da sempre usa la categoria di
vocazione per definire le proprie figure
professionali, può aiutare i docenti con
un’offerta di cammini formativi che li
renda consapevoli della dignità del loro
Su questo argomento l’autore che più ha aperto
prospettive di approfondimento è certamente É.
LÉVINAS, Totalità e infinito, Jaka Book, Milano 2004
(ed. or. fr. 1971).
9
CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 26.
8
lavoro educativo. Inoltre quanto più essi
approfondiranno la cura della propria
persona, tanto più troveranno rinnovata
motivazione per prendersi cura della crescita della persona che è ogni studente
loro affidato.
Generazioni
e Futuro
L
a scuola si rivolge ai giovani ed è
quindi per sua natura luogo di incontro di generazioni diverse, finalizzato alla trasmissione dell’eredità culturale
e alla formazione ci quanti stanno crescendo. Quale compito devono quindi
svolgere le diverse componenti presenti
all’interno della scuola per corrispondere a questo compito educativo che apra
le generazioni al futuro, che per molti
versi rimane ancora incognito? Anzitutto
i giovani devono far chiarezza sulle loro
attese e domande, sia nei confronti della
scuola che più in generale della società. “Il soggetto che è possibile generare
nella relazione educativa è quello ritenuto dotato di una consistenza interiore e, quindi, di una capacità relazionale, che la grande tradizione culturale
dell’Occidente ah chiamato persona”10.
Per educare in questo senso, bisogna
presupporre che vi sia qualcuno da generare, che dalla relazione non tragga
solo qualche profitto esteriore, ma che
attraverso di essa abbia una via di accesso a se steso, la possibilità di diventare
se stesso. I giovani devono quindi chiedere alla scuola una capacità educativa
che non sia né settoriale né frammen-
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 14-15.
11
G. ARGENTIN, A. CAVALLI, Giovani a scuola.
Un’indagine della Fondazione per la Scuola
realizzata dall’Istituto Iard, Il Mulino, Bologna, 2007.
12
Il secondo capitolo della terza parte
dell’Instrumentum laboris della III Assemblea
Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, celebrata
nell’ottobre 2014 in Vaticano affronta il tema della
10
tata, ma che guardi alla crescita della
persona. Sembra che nonostante le difficoltà sistemiche e i ritardi istituzionali,
la scuola goda ancora della fiducia dei
giovani11, i quali chiedono alla scuola
una formazione alla vita che includa la
preparazione al lavoro, alla cittadinanza
attiva, all’ingresso nella vita sociale con
responsabilità.
Anche i genitori vivono delle attese nei
confronti della scuola, soprattutto per i
figli più piccoli, anche se spesso la scuola deve sostituirsi ad una famiglia sempre più assente in ambito educativo12.
La scuola è chiamata ad offrire alla famiglia il proprio contributo educativo, che
ha la specificità della trasmissione culturale attraverso il sapere, formando alle
competenze-chiave, e in questo i genitori devono vigilare che l’insegnamento
non decada in uno sterile nozionismo
o in una superficiale apprendimento di
conoscenze sganciate da qualsiasi riferimento valoriale.
Anche gli insegnanti di oggi si pongono di fronte alle nuove generazioni
con la fatica di chi percepisce il divario
generazionale e la mancanza di identità delle nuove generazioni, sempre più
strette tra la morsa di un futuro incerto e la fatica di trovare valorizzazione
nel presente. Ai docenti compete però
di mantenere il valore generativo del
loro rapporto educativo, perché il contributo dell’educazione scolastica possa
continuare ad essere determinante per
l’acquisizione degli strumenti culturali
di base e per la trasmissione degli elementi fondamentali della cultura. “Ma
accanto alla mera riproduzione, la scuola deve anche saper generare nuova culsfida educativa della famiglia, richiamando così
in modo esplicito gli sposi cristiani al loro compito
educativo e ribadendo che genitori sono i primi
educatori per la loro responsabilità generativa. Il testo
si trova in: www.vatican.va/roman_curia/synod/
documents/rc_synod_doc_20140626_instrumentumlaboris-familia_it.html.
Quaderni della Consulta - 7
11
tura, raccogliere le istanze dei giovani e
trasformarle in occasioni di crescita per
tutto il corpo sociale” 13. In un contesto
di continuo cambiamento, gli insegnanti possono portare al centro dell’azione
didattica la persona dello studente e la
sua ricerca di senso. Pertanto anche il
compito dell’orientamento non sarà soltanto una proposta per un futuro grado
scolastico o per una professione, ma un
aiuto per una vita vissuta nel pieno delle capacità dello studente.
Umanesimo
E
ducare vuol dire far crescere l’umanità che è nel giovane, e ciò vale
anche per la scuola, perché al centro
dell’esperienza conoscitiva c’è l’uomo
nella sua integrale unitarietà. L’Umanesimo come fenomeno culturale nasce
nel Quattrocento in Italia ed ha alla base
una rivalutazione dell’antichità greca e
romana, vista nel suo esemplare valore di classicità14, di patrimonio di valori sempre attuali per l’attenzione data
all’uomo. L’idea di umanesimo conduce
quindi ad un’educazione completa: “Chi
educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella
libertà, tutte le sue potenzialità. Educare
comporta la preoccupazione che siano
formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà, al capacità di amare”15. La formazione integrale della persona umana è
attenta non solo all’uomo in se stesso,
ma anche alla suo realizzarsi nella relazione con gli altri, per cui in questa
crescita sono coinvolti gli aspetti della
socializzazione e del linguaggio. La lingua è la possibilità per la persona di manifestare il proprio intimo e di porsi in
dialogo, e quindi è fondamentale acquiSEGRETERIA GENERALE DELLA CEI, La Chiesa per
la scuola, Bologna, Dehoniane, 2013, 27-28.
14
S. SETTIS, Futuro del classico, Torino, Einaudi, 2004.
15
CEI, Educare alla vita buona del vangelo, 5.
13
12
Quaderni della Consulta - 7
sirne una piena padronanza ed essere
anche capaci di utilizzare i linguaggi comuni del nostro tempo, sia letterari che
meta-letterari. La scuola ha quindi una
grande valenza formativa dell’umano, e
una persona che non ha frequentato la
scuola oggi non sarebbe capace di rapportarsi con la realtà e le situazioni del
mondo in cui viviamo. Le conoscenze
quindi sono strumentali per un fine che
è la conoscenza dell’uomo, il senso da
dare all’agire umano, l’idea di sé che
ognuno è chiamato ad elaborare per
poter vivere con pienezza la vita.
Il contesto culturale contemporaneo
è segnato dalla frammentazione, per
cui facciamo fatica a trovare un’idea
uomo comune e condivisa. “La differenziazione della società e l’assolutizzazione dell’individuo hanno trasformato il corpo sociale in una somma
di particolarismi autoreferenziali, dove
è sempre più difficile parlare di senso
di appartenenza e di condivisione dei
modelli culturali…In quest’ottica anche
la scuola è costretta sempre più a inseguire modelli efficientisti, asciando in
secondo piano la dimensione propriamente educativa”16. Un’educazione che
si ispiri all’umanesimo deve quindi evitare la specializzazione delle discipline
fine a se stessa o la finalizzazione solo
economica dell’apprendimento scolastico in vista di un impiego. E’ importante invece tenere fede alla scuola come
aiuto per la costruzione dell’identità
della persona, perché solo nella crescita dell’umano acquista valore ogni
settorializzazione. La Chiesa “esperta in
umanità…in comunione con le migliori
aspirazioni degli uomini e soffrendo di
vederle insoddisfatte, desidera aiutarli a
raggiungere la loro piena fioritura e a
questo fine offre loro ciò che possiede
in proprio: una visione globale dell’uomo e dell’umanità”17. Queste parole di
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 50.
17
PAOLO VI, Lettera enciclica Populorum progressio
(26 marzo 1967), 13.
16
Paolo VI efficacemente affermano il servizio che anche oggi la Chiesa può offrire alla scuola perché quest’ultima non
perda di vista la formazione integrale
della persona. Anche dal punto di vista
ecclesiale questa tematica è così attuale che il convegno ecclesiale nazionale
che si svolgerà a Firenze nel novembre
2015 ha questo titolo: “In Gesù un nuovo umanesimo”.
Autonomia e
Sussidiarietà
S
iamo abituati inconsapevolmente
a pensare alla scuola come ad una
realtà dello Stato, in cui lo Stato figura
come gestore, promotore e organizzatore dell’intero sistema educativo scolastico. In questo schema, se sorgono altri
enti a portare avanti delle scuole, allora
queste sono “private”, contrapposte alle
“pubbliche” statali. La legge 62/2000
che ha inaugurato il tempo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, ha
completamente sorpassato la realtà precedente di uno Stato organizzatore della
scuola, per mettere al centro del sistema ogni singolo istituto. Si incontrano
qui due principi, che rendono effettiva
l’autonomia: quello di sussidiarietà e
quello di solidarietà, ed entrambi sono
tra i fondamenti della Dottrina sociale
della Chiesa. La sussidiarietà prevede
che un corpo sociale minore che mostri
la capacità organizzativa di condurre
un’impresa a vantaggio della comunità
sia lasciato libero di agire dal corpo sociale superiore, il quale eserciterà solo
una funzione di garanzia e di controllo
del raggiungimento della finalità intrapresa. “Quanto va rifiutato e respinto è
il modo monopolistico ed accentratore
con cui lo stato pretende di risolvere
LORENZETTI, Etica sociale cristiana, in Corso di
morale, IV, Koinonia, II, Brescia, Queriniana, 1985, 69.
18
tale problema, negando o limitando le
iniziative delle libere formazioni sociali che intendono farsi carico per offrire
tali beni e servizi. Il cittadino infatti ha
diritto di poter scegliere i servizi, statali
e non statali”18. Per quanto riguarda la
scuola, tale principio rende effettivo il
passaggio da una scuola di Stato a una
scuola della società civile, e valorizza la
soggettività sociale.
L’impegno per una scuola che educa
nasce anche dal principio di solidarietà: “Come fondamentale istanza eticosociale, che dice che ognuno è corresponsabile del bene di ogni altro e delle
forme associative in cui questi si esprime”19. Pertanto quando si realizza una
buona scuola a servizio della società si
compie un bene che va a vantaggio non
solo delle singole persone e famiglie,
ma dell’intero corpo sociale. “Consapevole di ciò, la comunità cristiana vuole intensificare la collaborazione permanente con le istituzioni scolastiche
attraverso i cristiani che vi operano, le
associazioni di genitori, studenti e doventi, i movimenti ecclesiali, i collegi e
i convitti, mettendo in atto un’adeguata ed efficace pastorale della scuola e
dell’educazione”20.
La realizzazione concreta della solidarietà e della sussidiarietà nella scuola
si compie con l’autonomia, che rappresenta il principio strutturale della nuova
scuola. Ad ogni scuola viene riconosciuta piena personalità, e attraverso l’elaborazione del piano educativo d’istituto
e del piano dell’offerta formativa una
scuola si identifica di fronte agli studenti, alle famiglie, agli stessi docenti e a
tutti coloro che in essa vi operano. In tal
modo si possono ora valutare la qualità
e il livello degli apprendimenti di ogni
singola scuola, e ognuno può confrontarsi con la realizzazione più o meno
compiuta del progetto educativo. Rimane il problema per la suole paritarie che
19
20
Ibidem, 70.
CEI; Educare alla vita buona del vangelo, 46.
Quaderni della Consulta - 7
13
è quello del finanziamento, ancora negato dallo Stato, cosa che contraddice la
piena realizzazione dell’autonomia. “Se
infatti da un lato alle scuole paritarie è
richiesto, in quanto tali, di ottemperare
a condizioni che sono, anche sul piano
economico, fortemente onerose, dall’altro lato si deve ammettere onestamente che, fino a tanto che la legislazione
italiana sulla parità non avrà ottenuto
il suo completamento anche sul piano del suo finanziamento, a un parità
nominale affermata non corrisponderà
mai una parità nei fatti”21. Alla Chiesa
stanno quindi a cuore tutti gli studenti,
perché le stanno a cuore i giovani, a cui
è legato il futuro dell’Italia, e per questo
si preoccupa sia gestendo in prima persona scuole e centri di formazione professionale, si collaborando che gli altri
corpi sociali per mantenere alto il valore
educativo degli istituti formativi.
21
CEI, COMMISSIONE EPISCOPALE PER
L’EDUCAZIONE CATTOLICA, LA SCUOLA E
L’UNIVERSITÀ, La scuola cattolica risorsa educativa
della Chiesa locale per la società, 20.
14
Quaderni della Consulta - 7
Comunità
L
a scuola è una comunità finalizzata
alla crescita dei giovani e in questo
offre il suo apporto per il bene comune. “Attraverso la condivisione di esperienze di cura, di dialogo, di confronto, il soggetto apprenderà ad abitare il
mondo con responsabilità, a muoversi
insieme-agli-altri nel contesto di una reciprocità che progetta uno spazio comune, uno spazio in cui l’io e il tu sappiano divenire un noi”22. Capiamo quindi
come proprio nelle relazioni positive tra
tutti i componenti della scuola: docenti,
alunni, dirigenti, personale non docente, famiglie, possa avvenire un dialogo
che intreccia cura, cooperazione, risoluzione di conflitti, scambio, che apra alle
competenze sociali della cittadinanza e
della solidarietà.
La comunità-scuola può quindi aiutare
la comunità-famiglia nel compito di for22
L. MORTARI (a cura di), Dire la pratica. La
cultura del fare scuola, Milano-Torino, Bruno
Mondadori, 2010, 194.
mare il giovane ad inserirsi in una comunità civile che non è solo la somma
di individualità egoistiche che si affrontano perché vinca il più forte, ma una
società in cui la concertazione dialogica, la volontà di superare i conflitti e di
cercare il bene comune, come apertura
degli interessi particolari agli interessi
generali.
La relazione che nella comunità-scuola
è la più importante per un’autentica
educazione degli studenti e quella tra
il docente e l’alunno, proprio perché la
scuola non ha a che fare solamente con
la dimensione intellettuale e nozionistica. “Un insegnante non può limitarsi a
trasmettere dei saperi. Egli deve mettere in movimento le energie segrete del
cuore dei suoi alunni, affinché non si
lascino frastornare e rimpicciolire dal
gioco delle pulsioni indotte dall’esterno, ma, passando attraverso le singole
conoscenze e le singole esperienze, sappiano guardare con meraviglia e senso
critico a ciò che li circonda”23. Solo così
un insegnante diventa maestro, perché
aiuta lo studente a rapportarsi con il
mondo nella verità e nell’amore, perché
c’è una verità delle persone, della vita,
dei rapporti umani che non si può cogliere solo con la razionalità.
Ma la scuola è anche in rete con altre
comunità, e opera in sinergia con esse.
Il venir meno di questo rapporto porta
ad una demotivazione del lavoro educativo e professionale dei docenti, e quindi è necessario ricostruire questa rete di
comunità tra scuola, famiglia, territorio.
Un rapporto certamente essenziale è
quello tra la scuola e la famiglia, oltre
che tra scuola e attività produttive.
E nel territorio c’è anche la parrocchia,
frequentata dagli studenti, dai genitori, dagli insegnanti, da quanti lavorano
nella scuola. È quindi importante che
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 56.
24
CEI, COMMISSIONE EPISCOPALE PER L’EDUCAZIONE
CATTOLICA, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ, La scuola
cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la
23
la chiesa collabori con quanti vivono
nella scuola, e favorisca la rete di relazioni positive che si può stabilire tra le
agenzie educative. “Il nostro interesse è
pertanto rivolto al bene di tutto il Paese
e considera tuti gli alunni che in Italia
frequentano la scuola italiana di qualsiasi ordine e grado e quale che ne sia il
gestore, per il semplice fatto che la cura
pastorale della Chiesa è per sua natura
rivolta a tutti indistintamente i giovani,
nei quali essa ravvisa il proprio futuro
inscindibilmente legato a quello dell’Italia”24.
Alleanza educativa
Q
uesto concetto verrà ampiamente affrontato nell’intervento della
dott.sa Miola che si trova più avanti in
questo stesso quaderno, per cui raccogliamo solo alcune semplici riflessioni.
Il termine alleanza evoca la volontà di
una collaborazione sincera e amorosa
tra persone o realtà diverse. Per quanto riguarda l’aspetto educativo l’alleanza vive nelle relazioni all’interno della
scuola e all’esterno, con le altre agenzie
educative.
Vi è alleanza nel rapporto positivo tra
docente e studente, perché entrambi si
assumono precisi diritti e doveri, e si
stabilisce così un patto reciproco. Poiché l’educare è un agire generatore, che
suscita l’identità attiva attraverso una relazione, il docente è chiamato a compiere un atto di fiducia e a porsi in relazione con lo studente perché: “L’educatore
ha anzitutto il compito i suscitare e aiutare un’attività che non è lui a svolgere,
ma l’educando, che per questo è il soggetto primo dell’educazione”25. D’altra
parte tutti conserviamo vivido nel cuore
società, 21.
25
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 19.
Quaderni della Consulta - 7
15
il ricordo dei docenti che sono stati capaci di stabilire relazioni non incentrate
soltanto sulla prestazione scolastica, ma
attenta alla dimensione personale.
Un’alleanza educativa particolare si
stabilisce tra scuola e famiglia, perché
il rapporto educativo è generativo, e i
genitori non sono solo coloro che generano alla vita fisica, ma introducono
alla pienezza della vita i propri figli,
con la collaborazione della scuola. Nel
contesto della complessità attuale sarebbe presuntuoso immaginare la trasmissione dei saperi e l’educazione come
prerogativa della sola scuola. Solo la
collaborazione armoniosa e l’alleanza
della scuola con le altre realtà educative presenti nel territorio può raggiungere la meta della crescita dell’umanità nei giovani. I genitori non possono
delegare la loro funzione alla scuola,
ma devono collaborare perché a scuola
si stia attenti alla formazione integrale
della persona, e l’insegnamento non sia
solo trasferimento di nozioni, ma vera
trasmissione di valori e cultura, generazione dell’umano.
Comitato per il progetto culturale della CEI (a cura
di), La sfida educativa, Bari, Laterza, 2009, 67.
26
16
Quaderni della Consulta - 7
Viviamo oggi anche in una società multietnica e multiculturale, per cui la scuola dovrà favorire l’apertura e il dialogo
come presupposti essenziali per un incontro tra diversi. “Se cultura è produzione di senso, l’interculturalità si pone
come dialogo sui significati, in base a
un approccio ermeneutico che vuole
cercare di comprendere a fondo ciò che
l’altro pensa e vive”26.
La scuola può quindi entrare in relazione anche con la Chiesa, per ricevere il
contributo evangelico di attenzione ai
deboli, agli ultimi, i diversamente abili,
ai poveri. Far sì che la scuola italiana
sia sempre più inclusiva e non esclusiva è un impegno che la pastorale della
scuola si deve prendere come servizio
a favore degli ultimi. In questo contesto si inseriscono i numerosi Centri di
formazione professionale cristianamente ispirati, che evitano la dispersione
scolastica di quanti faticano a reggere
il passo dell’acquisizione di un sapere
umanistico, ma hanno il diritto di ricevere comunque una formazione che sia
insieme professionale e umanizzante.
la Scuola per la Chiesa
LA RETE DELLE RESPONSABILITÀ
EDUCATIVE
Un impegno, una risorsa
“Nonostante i tanti scritti che hanno per scopo, si dice,
la pubblica utilità, la prima di tutte le utilità,
che è l’arte di formare gli uomini, è ancora dimenticata”
(J.J. Rousseau, Emile, 1762)
Gianna Marisa Miola
SOMMARIO
1. Le domande di chi educa e di chi è educato.- 2. La società disorientata e la vita
liquida.- 3. L’emergenza educativa.- 4. La risposta delle Istituzioni e le innovazioni
ordinamentali della scuola.- 5. Il ruolo della famiglia.- 6. La partecipazione del
territorio all’interno delle reti educative delle scuole autonome: le indicazioni europee, le linee guida italiane.
Quaderni della Consulta - 7
19
1. Le domande
di chi educa
e di chi è educato
“U
no dei problemi più gravi che
deve affrontare la filosofia
dell’educazione è il metodo di mantenere un giusto equilibrio fra i procedimenti formali e i non formali, incidentali e
intenzionali dell’educazione”1. Questo
pensiero di J. Dewey apriva, agli inizi
del XX secolo, un ampio e articolato dibattito attorno ai fini e ai mezzi dell’educazione. Si dava inizio così ad una riflessione, concretizzata da esperienze
di grande originalità, atte a svecchiare
un’impostazione meramente formale,
incentrata attorno all’insegnamento, a
favore di una visione che si confrontava
per la prima volta con le abilità sociali
proprie della persona.
A distanza di tanto tempo l’istanza di
Dewey è più che mai attuale. Il richiamo
al metodo nella coniugazione tra formale e non formale, dato il “peso” che oggi
viene riconosciuto da un lato al formale
(indispensabile rispetto all’ampliamento
dei saperi) e dall’altro all’informale e/o
al non formale (esplosivo nell’età del
digitale) costituisce un punto cruciale
della ricerca e dell’agire quotidiano. Infatti la necessità stessa di una istituzione
come quella scolastica può essere messa
in discussione: le teorie descolarizzanti
degli anni sessanta/settanta sembrano
trovare oggi nuovi adepti.
L’Osservatorio scolastico può essere di
aiuto nel comprendere ciò che avviene
in campo educativo, poiché consente di
rilevare fenomeni che interpellano fortemente la comunità e che richiedono
scelte politiche e sociali improrogabili,
richiamando la necessità di una rifles1 Cfr. J. DEWEY, Democrazia ed educazione, 1916
20
Quaderni della Consulta - 7
sione profonda sul rapporto tra istruzione, educazione e formazione, all’interno
di un assunto valoriale che interpella la
libertà di scelta di ciascuna famiglia e
comporta l’impegno per il bene comune.
Vale anzitutto soffermarsi su alcune
domande: quale è la dimensione della
scuola? quanti sono gli studenti? quante
le famiglie? chi sono gli insegnanti? Ma
anche: come si configurano oggi le famiglie? cosa offrono le istituzioni, quali
prospettive si propongono agli studenti al momento dell’ingresso nel mondo
del lavoro? Quali le politiche espresse
dal Paese rispetto al sostegno delle famiglie, con particolare riguardo a chi
incontra difficoltà negli anni attraversati
dalla crisi economica? Quale visione si
va profilando nei riguardi della scuola?
È evidente infatti che occorre esaminare
una serie assai ampia di fattori che incidono sull’educazione, grazie all’apporto
di tutti coloro che, a diverso titolo, contribuiscono a leggere e ad interpretare i
segnali che ci provengono da parte sia
di chi educa, sia da chi è educato. Ciò
consente, infatti, di focalizzare meglio le
caratteristiche, i problemi che nascono,
le risposte che vengono elaborate nel
territorio, all’interno di un fecondo confronto tra scuola statale e scuola paritaria, mete da raggiungere e bisogno di
sviluppo da parte del Paese, difficoltà
e risorse utili a sostenere le sfide della
complessità.
Sono poco meno di 7 milioni e 300.000
gli studenti in Italia, di cui circa 2 milioni e 300.000 dai 15 ai 29 anni non
studiano né lavorano, né sono iscritti
a corsi di formazione. Negli ultimi 15
anni circa 3 milioni di alunni iscritti
alla scuola secondaria di secondo grado hanno abbandonato gli studi: una
vera catastrofe che denuncia la difficoltà
grande che il Paese incontra nella lotta
alla dispersione.
Infatti l’alto tasso di dispersione materiale (le non promozioni e gli abbandoni) e di quella intellettuale (provocata
anche da un insegnamento “riproduttivo”, verbalistico e nozionistico), segnala
un’autentica patologia che porta ad una
forte perdita di capitale umano, unica
risorsa sulla quale si può puntare per la
competitività europea.
Le nostre aule si popolano sempre più
di alunni con cittadinanza non italiana
(in Veneto mediamente circa il 15% del
totale, ma con una concentrazione assai
alta nella scuola per l’infanzia e nella
primaria, ove si raggiungono percentuali che vanno ben oltre il 30%). Moltissime le etnie (oltre 150 in Veneto, con
la priorità della Romania, del Marocco,
dei Paesi dell’ex Iugoslavia e della Cina,
che ha conquistato in pochi anni il 5°
posto nella graduatoria). Da evidenziare che il 47% degli alunni stranieri è
nato in Italia e che cresce il numero dei
frequentanti nelle superiori, per lo più
negli istituti di formazione professionale, giacché essi consentono, al termine
di un triennio, il raggiungimento della
qualifica, titolo più immediatamente
spendibile nel mondo del lavoro.
differenze tra una scuola e l’altra sono
basse, indice questo che fa ritenere che
siano pari le possibilità, per un alunno,
di frequentare una buona scuola indipendentemente dalla collocazione territoriale degli istituti. Non si può non
rilevare che ciò può avvenire solo se
in regione le scuole lavorano insieme
condividendo gli sforzi tesi alla ricerca
didattica ed educativa, attraverso la costituzioni di reti.
Rilevanti, in questo caso, anche gli esiti
delle prove Invalsi, per la valutazione degli apprendimenti e soprattutto
quelle dell’OCSE PISA. Mentre a livello italiano, anche se si registra un miglioramento, siamo ancora lontani dai
punteggi della maggior parte dei Paesi
aderenti all’OCSE, il Nord Est si colloca
ai primi posti nella graduatoria anche
perché gli alunni stranieri conseguono
esiti vicini a quelli ottenuti agli italiani
e, in matematica, talora pari o migliori.
Secondo tali rilevazione, l’offerta formativa si presenta in Veneto con la caratteristica dell’equità, nel senso che le
È evidente, anche solo a considerare alcuni degli elementi sopraccennati, che
molte sono le domande che gli studenti,
le famiglie, il personale della scuola, e
la società tutta pongono al sistema educativo dell’istruzione e dell’educazione.
Domande di efficienza ed economicità
coniugate a domande di efficacia delle diverse azioni poste in essere per il
miglioramento; domande di senso, tali
cioè da conferire significato all’apprendimento, unitamente a richieste di coerenza tra i saperi, le Indicazioni, le Linee
guida che accompagnano le riforme ordinamentali, e il lavoro.
Anche il recente Rapporto OCSE “Education at a glance” 2013 denuncia un
ritardo dell’Italia; essa infatti ancora una
volta si colloca in fondo alla classifica
per le risorse dedicate all’istruzione per
la quale viene investito solo il 4,7% del
Pil.
L’indagine evidenzia poi altri problemi
quali lo scarso riconoscimento del corpo
docente (il più anziano per età, pagato
peggio), il sovraffollamento delle classi, la criticità della situazione edilizia.
Solo due gli indici positivi: una donna
su quattro tra i 25 e i 34 anni è laureata,
uno su 6 tra gli uomini. appaiano inoltre
migliorati i dati sull’apprendimento in
matematica e in scienze anche nel Sud
del paese, pur essendo ancora inferiori
rispetto alla media europea.
2 Cfr. Repubblica del 20.09.2013;
Corriere della Sera del 31.12.2013
Quaderni della Consulta - 7
21
2. La società
disorientata e
la vita liquida
un’azienda capace di consegnare ai suoi
clienti un sapere utile ed invece si trova ad affrontare “macerie psichiche, un
mondo adolescenziale bombardato dal
cinismo, dalla povertà, dall’ignoranza”.
L
Emergono, in particolare:
l’inquietudine degli adolescenti: “la
confusione gli mangia l’anima”;
lo spaesamento degli insegnanti: “dovrebbero difendere un patrimonio culturale nobile, una tradizione immensa
da trasmettere alle giovani generazioni,
ma, come afferma Scotto di Luzio, “ si
trovano in una trincea fangosa, inermi
contro un immaginario consumistico
dove non trova spazio alcun principio
di bellezza e di conoscenza”;
le difficoltà delle famiglie: spesso dissestate, generalmente colpite dal disagio sociale e culturale, specie se vivono
nelle periferie, ”perse in una marginalità
senza scampo”;
il malessere diffuso: la flessibilità è
spesso un eufemismo che nasconde “la
precarietà”, quale cifra dominante del
vivere quotidiano anche per molti giovani cui è vietato sognare il futuro.
a stampa e i mass media in generale stanno seguendo con attenzione
tali fenomeni registrando un forte interesse da parte dell’opinione pubblica.
“La scuola raccontata diventa un boom
editoriale”, scrive Marco Lodoli2: molti
infatti sono i saggi, le indagini, le riflessioni, le fiction che, all’avvio dell’anno
scolastico 2013-14, denunciano le culture, le istanze, le esperienze, i pregiudizi,
la scarsa fiducia per ciò che la scuola fa
o potrebbe fare, le contraddizioni e le
sfide della modernità cui il Paese deve
saper rispondere.
“La scuola è una trincea ove si combatte
contro una trasformazione antropologica devastante”, tante sono le difficoltà,
i bisogni, le trasformazioni culturali e
sociali che emergono entro e fuori le
scuole e che interpellano istituzioni, famiglie, insegnanti, politici, tecnici e amministratori locali.
La scuola vorrebbe trasformarsi in
2 Cfr. Repubblica del 03.05.2014
22
Quaderni della Consulta - 7
Davvero “la scuola non serve a niente”? si chiede Andrea Bajani3 che analizza, assieme a Massimo Recalcati,
Mariapia Veladiano e Marco Lodoli, le
lacune dell’istruzione italiana all’interno
di una “sfuggente società liquida”. Bisogna uscire da questa logica utilitaristica,
affermano gli autori: la scuola non deve
soltanto “servire”, alla stregua di una
chiave inglese. “Bisogna tornare a quello che c’è dentro la scuola”. E cosa c’è
dentro? “C’è la cultura. E la cultura
contiene il verbo “coltivare”: le nozioni, certo, ma anche la convivenza,
oltre a una lettura del mondo. Non a
caso, la scuola è il nostro primo - e forse
ultimo - luogo di aggregazione, comunità, condivisione. E quindi è indispensabile in un’epoca di profonde solitudini
come la nostra”.
E invece si allarga il fenomeno del «rinuncianesimo». E cioè una scuola di
rinunciatari passivi. Da un lato, gli studenti tendono sempre più a “disarmarsi”, a rinunciare ad aggredire la vita
quotidiana.
Dall’altro, “considerano gli insegnanti degli impiegati statali e fannulloni. I
quali, bisogna dirlo, a volte si attaccano
conservativamente al vecchio mondo. E
così perdono autorità”. Perdita di autorità legata anche alla “scomparsa dei padri” nella società odierna. Come il “padre padrone”, non esiste più il “maestro
Manzi”.
Eppure ci sono i bravi insegnanti che
si interrogano sul proprio ruolo, capaci
di ascoltare le storie degli studenti bisognosi di punti di riferimento, studenti
che chiedono aiuto perché si sentono
soli. Di fronte al discredito collettivo, tali
docenti danno testimonianza di sé, plasmando l’istruzione con entusiasmo e
metodi concreti, sono aperti all’innovazione didattica, sanno organizzare lezioni ultrapartecipative responsabilizzando
gli alunni, rinunciano al protagonismo
personale per favorire l’autonomia organizzativa e il pensiero critico. Come
diceva Hannah Arendt: “L’insegnante è
il testimone del mondo”.
Appare più che mai evidente che la trasformazione richiesta dal cambiamento
non potrà avvenire, senza i docenti,
centrali nell’atto educativo, docenti che
debbono possedere una serie di qualità
quali il possesso di tenacia e di energia,
la cura della relazione con gli studenti, la capacità di apprezzarne gli sforzi,
doti organizzative, attitudine e interesse a “proteggere l’apprendimento degli
studenti, a tradurre teoria e ricerca nella
pratica, a trattare con l’amministrazione, a suscitare il senso di appartenenza
negli alunni, coinvolgendo i genitori e
le altre agenzie educative e sostenendo le rendicontazioni per gli studenti a
rischio”(Haberman).
Questi docenti si trovano oggi ad affrontare una pluralità di funzioni che
delineano una figura professionale del
tutto nuova che le riforme finora effettuate non hanno ancora previsto. Tali
professionalità hanno bisogno di essere
sostenute se davvero si crede ancora
nella scuola e nel suo valore. Grazie a
loro sarà possibile uscire dal discredito
in cui gli insegnanti sono oggi confinati. Ma questo avverrà solo se ci sarà, a
livello politico, la piena consapevolezza che in tema di educazione non ci
si può muovere restando all’interno di
categorie meramente economiche e/o
organizzative. I docenti sono chiamati,
nell’epoca dell’incertezza, ad una nuova
professionalità che li vede protagonisti
e centrali nel processo educativo, se è
vero, come pensava Heidegger, che “occorre che il corpo insegnante si muova
verso le postazioni più avanzate del pericolo che sono costituite dall’incertezza permanente del mondo”.
4
Cfr. Z.BAUMAN, Vita liquida, 2006; Vite di corsa,
2009
Quaderni della Consulta - 7
23
24
Quaderni della Consulta - 7
3. L’emergenza
educativa
P
roprio i tratti che contraddistinguono la cosiddetta “società liquida”
rendono evidente il crescente disagio
della famiglia e della scuola e la necessità di intervenire sotto diversi profili4
per contrastare quella che viene ormai
avvertita come emergenza educativa.
Questi i fenomeni che la contraddistinguono:
• destrutturazione dei rapporti spaziotemporali
• prevalenza della mentalità a breve termine e ai legami deboli
• pluralità e precarizzazione del lavoro
• “individualizzazione” come chiave di
volta per interpretare la realtà
• evoluzioni identitarie “mutanti”
• sindrome cronica dell’incertezza
• “cultura” del navigare a vista.
La famiglia, parimenti, subisce rilevanti trasformazioni a livello:
• della vita di coppia (v. “l’amore liquido”)
• della relazione genitori e figli (v. la
mancanza di tempo per l’ascolto; l’attenzione al mero organizzativo; la caduta degli obiettivi etici)
• dell’assenza della relazione fraterna
(v. la mancanza della mediazione; la
concentrazione delle aspettative esclusivamente sul sé).
La costruzione del sé, fondamentale per
la crescita e lo sviluppo della persona,
soggiace al pericolo della società massificante, costituito dal presentismo, da
intendersi come scarsa memoria storica, inconoscibilità del futuro (degrado
ambientale, instabilità del mercato del
lavoro, disarmonia tra i popoli…), impossibilità di progettare il proprio domani.
V. Centochiodi, film con la regia di Ermanno Olmi
Cfr. NIKLAS LUHMANN, La fiducia, 2002
5
6
Ne conseguono nei giovani: insoddisfazione, necessità di consumare tutto e subito, trasgressione, noia... rischio di esposizione alla precarietà,
ovvero al rischio educativo.
Emergono a questo punto altre domande:
• l’arte “liquida” di sapersi mettere in
gioco: è una regola per la sopravvivenza?
• la mobilità: comporta la necessità di
adattarsi rinunciando ai sogni?
• sulle scelte importanti - la vocazionalità e l’affettività – come muoversi perché la vita non sia “fatta di carta”?5(v.
Centochiodi, film di Ermanno Olmi)
• come coltivare la pazienza e la sincerità di un lavoro di orientamento e discernimento?
È più che evidente che la scuola deve
tornare a ripensarsi, rivendicando un
ruolo fondamentale nell’ambito culturale ed educativo di impareggiabile
importanza ai fini dello sviluppo delle
giovani generazioni. Lo scopo: superare
la dicotomia tra saperi e abilità sociali,
tra istruzione e formazione, rilanciando
sulla fiducia come “condizione fondamentale del più generale e coinvolgente
atto della trasmissione della cultura che
presiede alla costituzione e configurazione di ogni convivenza umana”6.
Si tratta, infine, di ricostruire un legame
educativo che costituisca il tessuto portante della scuola come comunità educante. L’emergenza non sarà affrontata
se non alla luce di profondi convincimenti che facciano apprezzare appieno
l’educazione quale utopia, ma un’utopia
necessaria.
Soccorre, a questo punto, il pensiero
di Luigi Giussani. È necessario, scrive,
mettere al centro del processo di crescita delle giovani generazioni l’educazione, quale fondamento della costruzione
7
Cfr. LUIGI GIUSSANI, Il rischio educativo, 2006
Quaderni della Consulta - 7
25
della società, una educazione vera, in
quanto educazione dell’umano, dell’originale che è in noi7.
Come? Proponendo il passato entro un
vissuto che dia le ragioni del sé; educando alla critica (che valorizza il dubbio
come incipit di una ricerca interiore),
che esiga la ricerca del perché (non dando nulla per scontato), che avvii al metodo per giudicare con autonomia (senza metodo non c’è conoscenza!), che
conduca alla costruzione del sé grazie
all’altro da sé. Fattore, quest’ultimo, che
rappresenta l’ineludibile rapporto con
la trascendenza.
“Oggetto dell’educazione non è dare
all’allievo una quantità sempre maggiore di conoscenze, ma è costruire in lui
uno stato interiore profondo, una sorta
di polarità dell’anima che lo orienti in
un senso definito, non solamente durante l’infanzia, ma per tutta la vita”
. Così si esprimeva, all’inizio del secolo scorso, Davide Emile Durkheim. Le
sue indicazioni risultano preziose anche
nel nostro tempo, lì ove stabilisce che
l’educazione mira ad orientare, ovvero a coltivare una propensione alla
conoscenza concepita non come pesante fardello di contenuti – pure importanti - ma piuttosto come capacità di
“prendere in mano l’oggetto (ossia l’argomento) e di smontarlo e rimontarlo
a piacimento.” La grande sfida consiste
nell’insegnare agli studenti a farsi delle domande e a scegliere delle risposte
che consentano loro di dare forma al
mondo.
Lo sviluppo del pensiero quindi costituisce l’obiettivo dell’educazione,
un pensiero che nasce dall’esercizio
dell’apprendere assieme ai maestri e ai
compagni, un pensiero capace di irrobustire l’intelligenza, tenere viva la curiosità intellettuale, sopportare lo sforzo
8
J.DELORS, Nell’educazione un tesoro, 1996
26
Quaderni della Consulta - 7
della ricerca personale e il confronto
con gli altri. Un pensiero che non resta
schiacciato dall’uniformità, ma che valorizza la diversità aiutando gli allievi a
fare sintesi per plasmare il mondo.
Già nel 1996 J. Delors aveva delineato,
all’interno del rapporto all’UNESCO della Commissione internazionale sull’educazione, i traguardi formativi da perseguire di fronte alla crescente quantità
di conoscenze e di cognizioni tecniche
in continua evoluzione, adattate ad una
civiltà basata sul sapere, traguardi che
costituiscono le basi per le competenze
del futuro.
Se la nuova sfida dell’educazione
consiste nell’ “offrire simultaneamente
le mappe di un mondo complesso in perenne agitazione e la bussola che consente agli individui di trovarvi la propria
rotta”8, quattro sono i pilastri che ne
indicano le finalità: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere
insieme, imparare ad essere.
Queste indicazioni stanno a supporto di
ciò che il processo di globalizzazione in
atto, reso possibile dalla rivoluzione tecnologica, ha reso sempre più evidente,
ovvero la consapevolezza che il sistema
produttivo evolve verso forme sempre
più smaterializzate e ad elevato contenuto di conoscenza. Ne consegue che
occorre valorizzare anzitutto il capitale
umano il cui ruolo consiste nella produzione di conoscenza, tramite la condivisione dei saperi e l’assunzione di
responsabilità.
In tal senso è indispensabile che lo
studente sia avviato, fin dall’infanzia, a
concepirsi come persona capace di produrre conoscenza, piuttosto che come
mero ripetitore dell’insegnante, riservando, nelle diverse fasi dell’apprendimento, una particolare attenzione a
come si coniugano, nel lavoro scolasti-
co, conoscenze, abilità e competenze,
qualità intellettive, qualità umane e relazionali, disposizioni teoriche e disposizioni operative.
Di questo “orientamento” educativo dovrà preoccuparsi la scuola, tenendo presenti anche le sollecitazioni che vengono dal territorio, dal Paese, dall’Europa.
Non è più concepibile, infatti, a fronte
di una richiesta sempre più pressante
e fondata, ritenere che le trasformazioni in atto siano nient’altro che “mode”
a cui i docenti possono tranquillamente sottrarsi. Sono, piuttosto, imperativi
da tradurre in ricerca, esplorazione del
nuovo, collaborazione.
Imprescindibile perciò oggi tener presenti le nuove finalità dell’iter formativo da tradursi in competenze certificabili:
• preparazione professionale in aree e
temi relativi alla frontiera tecnologica
• cultura della mobilità anche con stage
in aziende in Italia e all’estero
• conoscenza dell’Inglese (e di una seconda lingua straniera)
• conoscenza operativa nel settore TIC
• qualità umane relazionali (full-time di
vita di campus)
• massima sinergia fra il sistema delle
imprese e il sistema educativo dell’Istruzione e della Formazione.
4. La risposta
delle Istituzioni
e le innovazioni
ordinamentali
D
i fronte a tante sollecitazioni, provenienti per lo più dall’esterno,
ossia dalle imprese, dalle forze locali,
dalle famiglie, non sono mancate le innovazioni legislative che consentono di
strutturare in modo più libero e più articolato il curricolo, dalla scuola per l’infanzia (peraltro non obbligatoria, ma in
larghissima parte frequentata) alla scuola secondaria di 2° grado. La riforma
del titolo V della Costituzione chiarisce
i rapporti e le competenze dello Stato
e delle Regioni, fornendo una diversa
configurazione del sistema scolastico.
Quest’ultima, anche se ancora non pienamente attuata, comincia a dare risultati in tema di formazione professionale,
utili a combattere l’evasione e l’abbandono scolastico.
Sono nel frattempo aumentate le richieste del territorio, mentre nuove
istanze sono apparse all’orizzonte educativo, a completamento della Riforma
degli ordinamenti. Proponendosi come
Riordino degli ordinamenti scolastici
alla luce della Legge 53/2003, nonché
delle misure di riassetto dell’istruzione
tecnica e professionale introdotte dalla Legge 40/2007 e dal Decreto legge
137/2008, la Riforma del sistema educativo dell’istruzione e della formazione
ha inteso:
• rispondere alle sfide della post-modernità puntando sull’insegnamento per
competenze
• superare la frammentazione e la proliferazione degli indirizzi di studio
• semplificare e gestire il sistema
dell’istruzione e della formazione
Quaderni della Consulta - 7
27
• rendere il carico orario e la dimensione quantitativa dei piani di studio sostenibili per lo studente
• proporre Indicazioni, e Linee guida,
per la realizzazione del lavoro scolastico
che i docenti devono predisporre guardando alle caratteristiche della classe e
tenendo conto della necessità di personalizzazione dei piani di studio di ciascuno.
Tutto ciò al fine di rispondere più adeguatamente alle nuove tematizzazioni
che si vanno proponendo nel campo
dell’ istruzione e formazione, quali:
• l’attenzione all’educazione (riemerge
la consapevolezza che occorre dare spazio alla formazione interiore, all’intenzionalità, alla motivazione, al merito)
• il valore formativo del lavoro (non più
concepito come fattore alienante, ma
quale dimensione dell’esistere e fonte
di realizzazione per l’uomo)
• l’integrazione dei saperi all’interno di
un nuovo umanesimo capace di conciliare la cultura umanistica e quella
scientifica e tecnologica
• la valorizzazione del sistema formale,
informale e non formale degli apprendimenti
• la promozione delle competenze (che
mirano allo sviluppo della persona nella
sua integralità)
• l’attenzione all’occupabilità, particolarmente urgente in questa epoca di
crisi che vede il 40% dei giovani disoccupati.
Di ampio respiro risultano le azioni del
MIUR finalizzate alla formazione degli
insegnanti, dei dirigenti, del personale
tutto, tradotte in pluriennali Piani nazionali utili ad accompagnare le Indicazioni e le Linee guida elaborate dal Ministero. In particolare si fa riferimento ai
seguenti Piani:
Lauree Scientifiche
La riforma degli ordinamenti - i nuovi indirizzi
di studio - Liceo Musicale: Liceo Scientifico ad
9
28
Quaderni della Consulta - 7
Insegnare Scienze Sperimentali
Le misure di accompagnamento alla Riforma
La ricerca sulle competenze
La valutazione degli apprendimenti
(prove Invalsi; prove OCSE PISA)
Lo studio delle lingue in modalità CLIL
Il problem posing e il problem solving.
In tale contesto, al contempo non si è
persa di vista la necessità di organizzare Gruppi di lavoro che, raccogliendo le
produzioni delle scuole, spesso supportate dalle Università e sostenute dalle
Regioni (per la parte di competenza),
hanno prodotto, e messo a disposizione delle scuole, agili strumenti didattici
nati dagli esiti della ricerca svolta nelle
sedi locali.
Le Linee guida per l’accoglienza e
l’integrazione degli alunni stranieri
(febb. 2014); le Linee guida nazionali
per l’orientamento permanente (febb.
2014); la Direttiva “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi
Speciali e organizzazione territoriale
per l’inclusione scolastica” (dic. 2012);
il Piano Scuola Digitale, per citarne solo
alcuni, rappresentano la sempre più avvertita necessità che le scuole recuperino la propria autonomia dispiegando
piste di ricerca e modalità organizzative
del tutto nuove.
Si veda, ad esempio, come, benché ancora non si sia concluso il quinquennio
della Riforma della scuola secondaria di
2° grado, già ci si appresti a rivederne
alcuni aspetti e si propongano sperimentazioni, guidate dal MIUR, che avvicinano maggiormente il curricolo italiano a quello di molti Paesi europei9.
Si avverte ora più che mai la necessità
di guidare il cambiamento per non venirne travolti. Abbattere la dispersione
scolastica rimane l’obiettivo primario,
realizzabile solo se le singole scuole,
con le istituzioni territoriali, avvertono
indirizzo Sportivo - il “Liceo breve” (o l’anticipo
della scolarizzazione a 5 anni).
Nuove sperimentazioni: gli IFTS gli ITS.
la necessità impellente di promuovere
una formazione che valorizzi la persona
e risponda all’occupabilità.
Al contempo appare indispensabile rispondere alla crisi che il Paese attraversa tramite la formazione continua e la
formazione degli adulti. Si veda l’avvio,
nell’anno in corso, dei CPIA nonchè il
successo che incontrano le nuove sperimentazioni dei corsi post secondari
nell’ambito tecnologico e professionale
(IFTS e ITS).
Nuovi ambienti per l’apprendimento
vanno ora a configurarsi all’interno
della scuola digitale e dell’alternanza scuola lavoro, lasciando presagire,
qualora correttamente interpretati, cambiamenti epocali. La meta? Una scuola
attiva, che lavora valorizzando gli studenti, in stretta collaborazione con la
famiglia, una scuola che accetta la valutazione ed è pronta a dare trasparenza
al proprio operato; una scuola capace
di innovare sperimentando sentieri inconsueti, lontani dalla tradizione, quali
l’organizzazione per livelli anziché per
classi; una scuola che diviene patrimonio della comunità locale; una scuola
che si apre al dialogo e che vede negli insegnanti anzitutto degli educatori
che si prendono cura degli allievi; una
scuola che interagisce con le famiglie,
che stimola il territorio diventando essa
stessa un interlocutore degli Enti e delle
Istituzioni locali. Una scuola che assume, nella responsabilità educativa, un
ruolo “politico” nel senso che diviene
promotrice di vere reti educative inserendosi da protagonista nel “dialogo territoriale”.
A fronte di tanti cambiamenti, si tratta di
concepire e configurare nuovi orizzonti educativi che si incentrano sull’originalità e l’irripetibilità dell’esistenza
umana, che trovano il proprio significa10
Cfr. B. UBERTI, Come Prometeo - Studiare è un
atto di speranza, 2013
to entro una riflessione critica sul senso
dell’esistere e di stare nel tempo, nella
consapevolezza che “si può abitare il
presente solo se si approfondisce il passato e se si nutre speranza per il futuro”.
“Studiare è un atto di speranza”, sostiene Bortolo Uberti10, “un atto di fiducia in sé e in un domani promettente,
una responsabilità di sé e degli altri,
una scommessa su un <dopo>possibile
e praticabile”.
Ecco perché la scuola deve riconfigurare gli spazi, i tempi, i modi rendendoli
più consoni all’apprendimento, perché
esso sia sostenuto dalla gioia e dal gusto
di studiare, fattori questi indispensabili
per la formazione.
Ne consegue la messa a punto di una
didattica orientativa nel senso alto
del termine, capace cioè di innescare
nell’allievo la curiosità e la consapevolezza di ciò che viene concretizzandosi
nella propria interiorità, una didattica
che non lo lascia inerte e pago di se
stesso come Narciso, ma contribuisca a
renderlo disponibile a condividere con
gli altri il desiderio di allargare i confini
della propria cultura, una didattica che
lo aiuti a compiere scelte autonome e lo
sproni all’azione.
“Il fatto che l’uomo sia capace d’azione
significa che da lui ci si può attendere
l’inatteso, che è in grado di compiere
ciò che è infinitamente improbabile. E
ciò è possibile solo perché ogni uomo è
unico e con la nascita di ciascuno viene
al mondo qualcosa di nuovo nella sua
unicità”11
Così il monito di Hannah Arendt, che
precisa: dove la gioia di apprendere è
assente “non ci sono studenti, ma povere caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non avranno neppure un mestiere”.
Relativamente a queste tematiche si va
11
12
Cfr. H. ARENDT, Vita activa, 1999
Cfr. A. ROSSI, L’educazione nel tessuto delle relazioni, 2014
Quaderni della Consulta - 7
29
sviluppando un dialogo sempre più intenso tra la scuola, gli Enti Locali, le Associazioni culturali, economiche, sociali,
a fronte delle difficoltà che segnano la
nostra epoca. Al dibattito partecipano
tutti gli stakeholder che hanno sollecitato la scuola ad organizzarsi secondo
i parametri della qualità. In particolare
merita sottolineare come la scuola abbia in gran parte accolto queste istanze
rivolgendo via via un’attenzione crescente agli studenti chiamati a partecipare da protagonisti alla vita del proprio
istituto inteso come palestra formativa.
Si fa qui riferimento all’introduzione
dell’insegnamento di Cittadinanza e
Costituzione, nonché alla nascita degli
organismi di rappresentanza degli studenti (CONSULTE) e dei genitori (FONAGS, FORAGS e FOPAGS).
30
Quaderni della Consulta - 7
La collaborazione diretta degli studenti
e dei genitori diviene, in questo contesto, un’arma vincente affinché, superato
l’autoritarismo, la scuola recuperi credibilità e divenga autorevole nell’evitare
la scissione tra il mondo della cultura e
il mondo della vita reale.
È pur vero, infatti, che il valore dell’educazione si palesa se fortemente agganciato all’insegnamento e all’istruzione
che non escludano i problemi reali della
società.
“Educare è un tentativo di fare un viaggio in comune alla scoperta di se stessi
e del mondo accettandone tutti i rischi;
l’unica strada consiste in un continuo
scambio, nel quale ciascuno porta le
proprie ricchezze e si avvale delle scoperte altrui”12.
5. Il ruolo
della famiglia
In tutto questo la scuola non può essere
lasciata sola.
S
empre più si avverte infatti la necessità che la “politica” ponga al centro del suo programma il sostegno alla
scuola nella sua funzione di trasmissione alta della cultura, in modo che possa generare altra cultura, raccogliendo
le istanze dei giovani e trasformarle in
occasioni di crescita per l’intera società.
Alla luce di questo obiettivo va ridefinito il ruolo della famiglia chiamata a
sottoscrivere con la scuola un Patto di
corresponsabilità educativa.
Nell’alleanza che la scuola è tenuta a
stringere con tutte le comunità, gli Enti,
le Associazioni che a vario titolo si occupano di educazione, la famiglia gode
infatti di una priorità assoluta, costituzionalmente sancita, che si esplica nel
diritto dovere di istruire ed educare i
figli, ovvero nel diritto - dovere morale
e civile di compiere azioni intenzionalmente orientate alla crescita dei giovani
nel rapporto con il mondo dei significati, delle cose, delle persone.
La scuola, liberamente scelta dai genitori, fa del dialogo con la famiglia il perno su cui far ruotare il progetto formativo. La famiglia infatti non è solo invitata
ad ascoltare ciò che la scuola progetta
e fa, né si preoccupa esclusivamente
della riuscita degli studi dei figli, ma ha
la responsabilità piena di collaborare
alla costruzione della comunità educativa, partecipando anche ai momenti e
agli spazi della progettazione, nonché
13
Cfr. art. 1, comma 2 del DPR 275/99:
“L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia
di libertà di insegnamento e di pluralismo culturale
e si sostanzia nella progettazione e realizzazione di
interventi di educazione, formazione e istruzione
mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati
ai diversi contesti, alle domande delle famiglie e
al confronto sui valori che orientano
le scelte della scuola stessa. I genitori,
d’intesa con la scuola,
• si fanno carico di conoscere e di comprendere la complessa attività scolastica
• partecipano fin dall’inizio nel determinare le mete conoscitive e comportamentali degli studenti
• garantiscono insieme con gli insegnanti il rispetto delle regole scaturite
dal lavoro comune scuola-famiglia
• valorizzano i comportamenti coerenti
con ciò che si è concordato
• si impegnano ad osservare con costanza la crescita dei figli
• contribuiscono a stabilire le modalità
della comunicazione
• offrono agli organismi collegiali il proprio apporto per affrontare i problemi
educativi coerenti con l’età degli alunni, perché la scuola riesca ad inverare la
missione che le è stata data: garantire
il successo formativo13.
Il punto di incontro è dato dalla personalizzazione del percorso educativo
che costituisce, secondo il legislatore, il
cuore della Riforma, da intendersi quale centralità della persona del cittadino,
onde consentire l’accessibilità di tutti ai
vari ruoli sociali e, in senso più ampio,
l’offerta di opportunità affinché ognuno possa perseguire il proprio progetto
personale. Questa intenzionalità giustifica il passaggio, sul quale tanto le scuole
stanno lavorando, dal primato del programma al percorso della persona.
La persona infatti si posiziona al centro
dell’azione educativa in quanto portatore di un diritto alla realizzazione delle
potenzialità di ciascuno, in coerenza
con le sue esigenze e caratteristiche.
Sotto questo profilo si evidenzia il granalle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti,
al fine di garantire loro il successo formativo,
coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali
del sistema di istruzione e con l’esigenza di
migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e
apprendimento”.
Quaderni della Consulta - 7
31
de ruolo che il rapporto scuola-famiglia
esercita in tema di inclusione (studenti
con disabilità o bisogni speciali, studenti con cittadinanza non italiana).
Certamente non è un caso che proprio
su tali temi sia stato avvertito prioritariamente il bisogno di promuovere la nascita di reti di scuole aperte alla collaborazione con le forze territoriali, capaci
di mettere in primo piano l’educazione
e lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, in un ambito di condivisione valoriale del Piano dell’offerta formativa.
Attorno a questi punti, e in particolare
in ordine alla corretta interpretazione
del termine “successo formativo”, occorre che si spenda molto lavoro comune,
poiché essi toccano, inevitabilmente, tematiche molto delicate collegate ai grandi cambiamenti in atto e alle trasformazioni che ne conseguono. La presenza
oggi in tutti gli ordini e gradi di scuola
di diverse culture, e di diverse potenzialità, fa emergere la grave difficoltà della
famiglia e della scuola a promuovere al
proprio interno una comunicazione autentica, nonché ad educare nell’epoca
del cosiddetto “analfabetismo emotivo”.
Pertanto il Ministero ha ritenuto che,
nell’attuale emergenza educativa, disporre di uno strumento scritto, quale il
Patto di corresponsabilità educativa, su
cui discutere e confrontarsi, possa essere di aiuto ai fini di un sereno e proficuo rapporto interpersonale, nonché ad
avviare una partecipazione consapevole
al progetto formativo gli stessi studenti
che, a seconda dell’età, sono chiamati
ad agire e ad impegnarsi sempre più responsabilmente.
“In tal senso, parlare di patto educativo
significa mettere in stretta relazione gli
adulti che educano e le nuove generazioni, sottolineando la valenza estremamente significativa della responsabilità
14
Cfr. Il Patto di corresponsabilità educativa,
Introduzione di M. Gelmini
32
Quaderni della Consulta - 7
che lega le generazioni passate a quelle future, ma mettendo anche in primo
piano il valore delle comunità educative
quali sono la scuola e la famiglia, in termini di contesti fondamentali di crescita, evoluzione e sviluppo (….) La complessità che connota il più vasto ambito
dei modelli educativi è caratterizzata
dalla loro criticità legata, spesso, a incoerenza genitoriale, stili di accudimento
autoritari e non autorevoli, modelli di
attaccamento centrati sull’evitamento
del conflitto e la delega educativa, discrasie ed incoerenze tra modelli formativi proposti a scuola e messaggi
educativi sperimentati nell’ambito del
contesto familiare” 14.
Invece la famiglia deve recuperare modelli comportamentali e ruoli atti ad integrarsi con quelli proposti dalla scuola
affinché non emergano dissonanze e
contraddizioni che impedirebbero qualsiasi costruttiva comunicazione, cosa che
si riflette in un dis-agio ancor più forte
di quello che vivono le attuali generazioni. A sua volta, anziché mettersi in
opposizione alla famiglia o a percepirsi
come un fortino incrollabile, la scuola
deve concepirsi quale spazio aperto al
dialogo. Di più: deve sentirsi essa stessa
comunità cui è affidata un’importantissima funzione quale è la decifrazione
e la realizzazione delle sfide educative
odierne segnate dall’inclusione e l’interculturalità, fenomeni in crescita e ormai
strutturali del vivere quotidiano.
È necessario perciò che famiglia e scuola si confrontino sulle grandi trasformazioni che segnano la società contemporanea e sulle conseguenti diverse facce
del dis-agio, vissute:
dagli studenti - in connessione sia ai
processi generazionali legati alla crescita, fortemente acutizzati dalla dimensio-
ne planetaria che essi stessi assumono
nell’età della tecnologia, sia alla mancanza di prospettiva per il futuro.
dai docenti – per l’incertezza e il sostanziale discredito che grava sulla professione, nonché sulla età adulta
dalla famiglia – che non trova la “forza” e il “tempo” per educare
dal contesto socio culturale – in merito ai valori, ai fini, ai mezzi, che indirizzano le scelte in un’epoca di grande
disorientamento.
La scuola è invitata a:
• rivedere il proprio ruolo nella società
della conoscenza (ogni 5 anni cambia il
significato dell’istruzione, dell’educazione, della formazione)
• promuovere la professionalità degli
operatori scolastici (non solo dei docenti)
• assumere una visione “sistemica” al
cui interno collocare la prospettiva dei
bisogni educativi senza che si propongano come materia in più da studiare (il
curricolo deve essere sostenibile e tradotto in comportamenti)15
• rivedere i paradigmi e gli approcci
(pluralità di punti di vista... no al determinismo, all’ingegneria curricolare, alla
delega agli operatori non scolastici,…)
• riconsiderare l’organizzazione dell’ambiente scuola (come ambiente formativo
per tutti).
La famiglia, da parte sua deve:
• ripensare al ruolo educativo attraverso un riconsiderazione del tempo da
riservare all’educazione dei figli, valorizzandone la dimensione sistemica, relazionale, comunicativa, progressiva
• proporre un nuovo equilibrio interno,
essendo chiamata ad essere luogo di
15
Cfr: A. VARANI “Promuovere stili didattici e forme
di apprendimento di tipo formativo, che privilegino il processo di costruzione cognitiva ed emotiva
gratuità, luogo di ricerca, luogo di relazione, luogo di collaborazione
È evidente che solo in tal modo di
possono condividere scelte educative
di straordinaria importanza per lo sviluppo degli studenti, specialmente per
quanti presentino segni di rischio di abbandono.
Scuola e famiglia, nel condividere strategie e impegni, costituiscono i primi
anelli della rete educativa, anelli saldi
se:
• accettano che crescere comporta momenti di “crisi”, ovvero di difficoltà, ma
anche di “espansione”
• condividono l’impegno di “prendersi
cura”
• sono disponibili a “leggere” i bisogni
attraverso i nuovi “linguaggi” degli studenti, valorizzando la loro espressività
• sono pronti a scommettere sull’educazione come “utopia necessaria”.
In ciò consiste proprio il successo formativo, previsto dall’art. 1 del DPR
275/99 che la scuola dell’autonomia
deve assicurare a tutti, nel rispetto dei
ritmi dell’età evolutiva, delle aspirazioni,
attitudini, vocazioni proprie di ciascuno,
operando in sintonia (il patto formativo)
con le famiglie.
Ecco allora che emergono le direttrici
del “lavorare insieme”, che consentono
ai giovani di muoversi lungo un binario
che scandisce il passaggio dall’eteroeducazione all’autoeducazione. Quattro
i punti chiave: sicurezza, autostima, responsabilità, rispetto, conducono non
solo a muoversi con serenità verso una
crescita armoniosa, ma soprattutto a
pervenire ad una consapevolezza di sé
che pone le basi delle scelte che contraddistinguono la vita adulta.
Prestare ascolto, dare fiducia, sollecitadello studente: passa per un nuovo approccio alle
discipline ogni percorso efficace di educazione
alla salute e di prevenzione dei comportamenti dei
ragazzi ritenuti a rischio”1995
Quaderni della Consulta - 7
33
re la curiosità, promuovere la scoperta, sostenere l’impegno, accompagnare
alla crescita, costituiscono in concreto
quell’attenzione su cui è indispensabile che scuola e famiglia si muovano in
armonia di intenti e alla quale il legislatore ha voluto dare rilievo introducendo
nella scuola il Patto di corresponsabilità
educativa.
34
Quaderni della Consulta - 7
Essa designa un ambito di lavoro retto
da esperienze significative, da programmarsi nella maniera più ampia possibile
d’intesa tra scuola e famiglia, ma utile
anche ad attirare il consenso e il supporto della comunità territoriale.
6. La partecipazione
del territorio
all’interno delle
reti educative delle
scuole autonome: le
indicazioni europee,
le linee guida
italiane.
La legge sull’autonomia delle istituzioni scolastiche ha consegnato alle scuole
un ruolo del tutto nuovo. Benché non
ancora attuata nella sua interezza, ha
proposto un indirizzo, coerente con le
indicazioni europee, in tema di istruzione, educazione e formazione, di rilevante importanza se bene interpretato dalle
scuole, dalle famiglie, dagli Enti e dalle
Agenzie che operano sul territorio.
Già nel 1995 nel Libro Bianco “Insegnare e apprendere – Verso la società
conoscitiva”, la Comunità europea aveva individuato i tre capisaldi della contemporaneità: la nascita della società
dell’informazione, lo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica, la mondializzazione dell’economia. Ne derivavano
gli scopi dell’educazione in termini di
promozione di:
• una mentalità dei giovani aperta ai diversi ambiti del sapere (fondate cognizioni disciplinari)
• un orientamento alla flessibilità da
intendersi come accettazione della complessità
• una capacità di utilizzare i diversi registri del pensiero (etico, scientifico, politico, tecnico-operativo).
Nel 2000 il “Memorandum europeo
sull’istruzione e formazione permanen-
te” indicava i due temi interdipendenti
per la costruzione della società della conoscenza: • promozione dell’occupabilità, soprattutto mediante l’acquisizione, il
miglioramento e l’aggiornamento delle competenze necessarie nella società
dell’informazione per l’inserimento professionale
• promozione della cittadinanza attiva,
per aiutare le persone ad acquisire le
conoscenze, le competenze e le capacità richieste per partecipare pienamente
ad una società maggiormente integrata
e complessa, caratterizzata da notevoli
cambiamenti economici, tecnologici e
sociali.
Da qui le indicazioni per i Paesi aderenti:
• investire in formazione
• saldare meglio il rapporto tra scuola
e territorio
• dare luogo ad un vero e proprio impianto di reti comunicative tra i diversi
soggetti coinvolti.
Va rilevata, a tal proposito, la coerenza
della legislazione italiana con le linee
di politica scolastica europea; in modo
rilevante emerge la piena consapevolezza della necessità di un’interazione
costante, fattiva, consapevole tra le singole istituzioni scolastiche e tra loro e
gli enti territoriali, non solo in termine
di predisposizione di impegni di spesa,
ma anche e soprattutto di condivisione
del piano educativo.
Il MIUR, infatti, ha prontamente indicato le priorità del Paese secondo le seguenti linee:
• miglioramento della qualità e dei livelli del servizio scolastico, attraverso
l’adozione di una serie di iniziative di
supporto, di promozione e di potenziamento
• realizzazione di un’offerta formativa
Quaderni della Consulta - 7
35
di più alto e qualificato profilo
•
valorizzazione
della
centralità
dell’alunno e delle famiglie
• migliore qualificazione del personale
e in particolare di quello docente
• rigorosa razionalizzazione e qualificazione della spesa
•
semplificazione
e
snellimento
dell’azione amministrativa
• valorizzazione delle professionalità
• più ampia diffusione e potenziamento
delle iniziative di informatizzazione dei
servizi della Scuola e dell’Amministrazione
• responsabilizzazione dei Dirigenti in
ordine ai risultati delle attività amministrative e della gestione e valutazione
degli stessi secondo criteri oggettivi e
misurabili.
L’articolo 7 del DPR 275 quindi delinea
ed interpreta il ruolo che viene consegnato alle scuole dell’autonomia sotto
i diversi profili organizzativo, educativo,
di ricerca, sperimentazione e sviluppo,
un ruolo che le rende protagoniste delle
azioni da realizzarsi sul territorio in termini di orientamento culturale, sociale,
“politico”, economico.
Tale prospettiva è decisamente nuova
poiché prevede per la scuola, e per i docenti, la possibilità di connotare, con le
scelte condivise sul territorio, l’orientamento culturale locale.
Come muoversi allora, per sostenere la
complessità, se non attraverso la rete,
o, meglio, la costituzioni di plurime reti
territoriali? Basta riflettere sui costi della ricerca educativa relativamente ai diversi e campi di interesse, per rendersi
conto della necessità di intraprendere le
strade della collaborazione, anziché della concorrenza.
Per quanto rileva in questa sede va annotato che in Veneto il processo è as-
36
Quaderni della Consulta - 7
sai avanzato. La scuola, grazie a questo
orientamento, non è più una “scuola
steccato”, ovvero chiusa in se stessa, ma
si configura piuttosto come “scuola ponte” che promuove le alleanze educative,
assume una funzione “politica”, restituisce la passione per il bene comune
.
Come procedere per raggiungere tali
traguardi? Mettendosi in atteggiamento di ascolto, anzitutto, un ascolto che
viene dalla sperimentazione di diverse
situazioni significative, promosse e realizzate con la presenza dei giovani.
Un punto fermo è dato dal concepire
una nuova progettualità, ovvero considerare la centralità del lavoro per progetti, in cui gli studenti siano coinvolti,
assieme ai genitori, fin dalla fase ideativa, si elaborino criteri di valutazione
comuni, ci si concepisca come risorse
collettive (la comunità locale in cui la
scuola ha un ruolo fondamentale).
I giovani chiedono servizi strutturati in
maniera piuttosto informale in cui possano scoprire se stessi attraverso l’arte, la poesia, la musica, l’artigianato, le
nuove tecnologie e i nuovi linguaggi.
Ma chiedono anche l’avvicinamento alla
società multietnica e la ricerca di un’ottica multiculturale che aiuti loro a decifrare il mondo.
Per tutto questo occorre che la scuola
funga da catalizzatore delle istanze
giovanili e si adoperi a convogliare le
maggiori risorse disponibili sul territorio in tema di educazione, onde attivare servizi e spazi aperti all’incontro con
l’altro da sé e con la bellezza, spazi adatti a far scoprire attitudini, predisposizioni e talenti di ciascuno, luoghi aperti,
personalizzati e multifunzionali, dotati
di un’èquipe professionale adeguatamente formata ed esperta nel lavorare
con i giovani.
Occorre però che l’impostazione non
sia adulto-centrica, ma realmente mirata
a dare spazio ai giovani perché possano
sviluppare esperienze e relazioni significative per la crescita.
Attivarsi in questa maniera significa affrontare le sfide educative, ovvero
educare alla spiritualità (come contrapposizione all’educare alla materialità),
trovare adulti compagni di viaggio, passare dalla dimensione simbolico-ricostruttiva a quella percettivo-motoria (la
relazione), ricondurre le scelte di vita
alla dimensione della gioia, ossia della
consapevolezza dello star bene.
Significa soprattutto fare rete, sapendo
che la rete è di per sé un’organizzazione
a legami deboli, che ha bisogno di revisioni periodiche, di regole e di criteri di
valutazione condivisi.
In particolare occorre che le scuole sappiano mettersi in gioco con interesse,
impegno, responsabilità, nella consapevolezza che, all’interno della rete, ognuna dovrà ridefinire la propria identità,
ripensarsi nella complessità a partire
dal dubbio, concepirsi all’interno di un
processo euristico.
Si tratta di un percorso, del resto già avviato da tempo e sviluppato in Veneto,
come si evince dall’alto numero di reti
presenti in regione (fra i più alti in Italia), tale che tocca tutti o quasi i nodi
più critici della scuola oggi.
È necessario ora far crescere ulteriormente disponibilità, pazienza, risorse,
nella piena consapevolezza che, come
sottolinea E. Morin, “ciò evidentemente
non può essere inscritto in un programma, ciò può essere animato solo da un
entusiasmo educativo”16.
16
Cfr. E. MORIN, La testa ben fatta, 2000
Quaderni della Consulta - 7
37
38
Quaderni della Consulta - 7
LA CHIESA IN ASCOLTO
DELLA SCUOLA
Focus
Insegnanti, genitori e studenti a confronto
Giovanni Pontara
INDICE
1 - IDEA, MODALITÀ DELL’INDAGINE E DOCUMENTAZIONE DEL LAVORO pag.42
1.1 - Idea
1.2 - Modalità
1.3 - Documentazione del lavoro
2 – LA SCUOLA DICE DI SE’ pag. 45
2.1 - Valori
2.2 - Atteggiamenti e comportamenti
2.3 - Il mondo e la scuola
3 – LA SCUOLA DICE LA CHIESA pag. 49
3.1 - La scuola si rapporta alla chiesa
3.2 - Laicità e confessionalità
3.3 - Visibilità della chiesa nella scuola
4 – LA SCUOLA CHIEDE ALLA CHIESA pag. 52
4.1 - Valori
4.2 - Testimonianza
4.3 - Scuola cattolica
5 – INDAGINE SULLE PERCEZIONI pag. 56
5.1 – Le istruzioni
5.2 – Note per la lettura dei dati
5.3 – La scuola dice di sé: questionario, grafici e commenti
5.4 – La scuola dice la Chiesa: questionario, grafici e commenti
5.5 – La scuola chiede alla Chiesa, questionario, grafici e commenti
6 – APPUNTI CONCLUSIVI pag. 64
Quaderni della Consulta - 7
41
1 – IDEA E
MODALITÀ
DELL’INDAGINE
1.1 - Idea
N
el corso dell’anno scolastico
2013/14, la Consulta della Pastorale scolastica di Verona ha trovato negli
esiti del laboratorio nazionale La Chiesa
per la scuola1 una guida per le proprie
attività.
In particolare sono state considerate
le otto parole chiave2 che rappresentano gli snodi essenziali per la riflessione su: scuola, educazione e libera scelta educativa, società attuale, ruolo dei
protagonisti del processo d’istruzione e
formazione (insegnanti, studenti, famiglie), alleanze per una vera comunità
educante.
Segreteria Generale della CEI, La Chiesa per la
scuola, EDB, Bologna, novembre 2013.
1
42
Quaderni della Consulta - 7
La Consulta ha individuato come punto
di riferimento del proprio lavoro l’insegnamento di Papa Francesco. Il Suo
esempio e la Sua parola hanno alimentato nella Chiesa un’attenzione rinnovata per la comprensione dell’uomo che
vive la complessità del presente. Egli ha
dato linfa alla speranza e alle aspirazioni dei giovani; ha indicato la necessità
di scelte prioritarie e coerenti nell’educazione e nella formazione, in uno spirito autenticamente cristiano.
Si è avvertita così la necessità di approfondire la riflessione sulle emergenze
educative e di realizzare un focus sul
rapporto tra Scuola e Chiesa.
1.2 – Modalità e strumenti
’intento di arrivare all’incontro della Chiesa e della Scuola italiana
con Papa Francesco (10 maggio 2014)
L
Le otto parole chiave sono: educazione, europa, insegnanti, generazioni e futuro, umanesimo, autonomia
e sussidiarietà, comunità, alleanza educativa.
2
sapendone di più sugli atteggiamenti e
sulle convinzioni presenti nelle scuole
rispetto alle questioni poste dal laboratorio La Chiesa per la scuola, ha spinto
la Consulta a individuare tre segmenti
di attenzione per un focus da realizzare
nel consueto, annuale, incontro allargato alle diverse componenti della realtà
scolastica (insegnanti, dirigenti, studenti e genitori di scuole statali e paritarie
cattoliche). I tre aspetti, tra loro strettamente collegati, sono: la scuola dice di
sé; la scuola dice la Chiesa; la scuola
chiede alla Chiesa.
persone per gruppo); meno numeroso
il gruppo dei genitori, peraltro formato
dalla sola componente femminile.
Un coordinatore delle attività ha assicurato che ciascun gruppo procedesse
nel lavoro seguendo la seguente scaletta: lettura delle istruzioni per il lavoro
(vedi pag. 56), apprezzamento individuale degli items di ciascuna scheda,
discussione in gruppo a partire dai diversi convincimenti espressi, consegna
in forma anonima delle schede per la
loro tabulazione; relazione di sintesi dei
coordinatori.
Per ogni aspetto è stata preparata una
scheda da utilizzare come stimolo e guida iniziale alla discussione. Le schede
dovevano consentire ai quattro gruppi
del focus (insegnanti, dirigenti, studenti e genitori) di lavorare su una traccia
omogenea perché gli esiti delle discussioni potessero essere significativamente confrontati.
Le schede (vedi pag. 58-62) contenevano una serie di items (affermazioni riferite all’oggetto del focus) in relazione
ai quali, quali ciascun partecipante, segnava il proprio livello di adesione utilizzando una scala polarizzata secondo i
criteri “poco- molto”, oppure “accordodisaccordo”; tutti erano successivamente invitati a dare il proprio contributo
alla discussione.
I partecipanti al focus si sono preliminarmente incontrati in plenaria, dove il
responsabile della consulta, Don Domenico Consolini, ha brevemente presentato le finalità e le modalità del lavoro;
dopo si sono riuniti in gruppi distinti
per le quattro categorie: docenti, dirigenti, genitori, studenti.
Nell’aprile 2014, presso l’ITIS Marconi
di Verona, si è svolto il focus cui hanno
partecipato 58 persone: 22 docenti, 15
dirigenti, 14 studenti e 7 genitori. Con
lo scopo di organizzare gruppi eterogenei, erano state invitate persone che
rappresentavano diversi orientamenti
di pensiero e varie esperienze riconducibili alle scuole di ogni ordine, statali e paritarie cattoliche. La consistenza
dei gruppi docenti, dirigenti e studenti
è stata adeguata alle previsioni (15/20
Paolo Facchinetti (insegnanti), Giovanni Pontara
(dirigenti), Piero Dalle Vedove (genitori); Stefano
Bonetti (studenti)
1.3 – Documentazione del lavoro e
indicazioni utili alla lettura di questo report
• Sulla base delle relazioni dei coordinatori3 è stata elaborata una sintesi per
ogni argomento in cui è stato suddiviso
il focus: la scuola dice di sé; la scuola dice la Chiesa; la scuola chiede alla
Chiesa.
• Gli elementi di discussione e le posizioni emerse nel focus sono riportati fedelmente in questo report senza alcuna
valutazione o interpretazione. In alcuni casi le affermazioni dei partecipanti
sono citate testualmente (tra “virgolette”
in corsivo) per evidenziarne il significato più spontaneo e immediato.
• Con lo scopo di contestualizzare meglio alcuni passaggi, nel documento
sono messe tra parentesi le considerazioni di chi ha curato il report.
• Per ogni argomento sono riportate, in
3
Quaderni della Consulta - 7
43
apertura dei capitoli, una o due parole che emblematicamente riassumono
il focus. Sono termini che esprimono
concetti ricorrenti nelle varie fasi delle
discussioni e che, in qualche caso, sono
stati suggeriti come sintesi dagli stessi
partecipanti.
• I dati ricavati dalla tabulazione delle risposte esprimono le percezioni ed
i convincimenti individuali non mediati dalle discussioni. Sono presentati in
forma di grafici con media delle valuta-
44
Quaderni della Consulta - 7
zioni e deviazione standard per ciascun
item. Li accompagna un essenziale commento.
• Per la lettura del testo e la comprensione dei dati si suggerisce di fare sempre riferimento alle schede che sono integralmente riportate (pagg. 58-62).
• L’ordine diverso della successione
dei vari raggruppamenti risponde ad
un criterio di consequenzialità e logica
nell’articolazione dell’argomento.
2 – LA SCUOLA
DICE DI SE’
La sintesi in una parola: complessità.
I
riferimenti ai valori, insieme alla trama delle relazioni, delle progettualità,
dei contenuti e dei metodi di insegnamento, delle valutazioni, dei rapporti
tra enti ed istituzioni, testimoniano la
ricchezza di un mondo scolastico che
emerge, in questa prima parte del focus,
carico anche delle sue contraddizioni.
2.1 - Valori (scheda 1, item 1.1, 1.2, 1.3)
Genitori:
Il rispetto, l’accoglienza, l’amicizia, la
solidarietà sono principi largamente diffusi e praticati sia nella scuola statale,
sia in quella paritaria. Per l’affermazione
e la condivisione di questi e altri valori
nell’ambiente educativo è molto importante il ruolo dei docenti e del dirigente
(che con la sua azione può dare un solido indirizzo a tutta la scuola).
Gli insegnanti svolgono un compito
particolarmente delicato nella scuola
primaria; lì è più facile far coincidere le
diverse attività scolastiche e curricolari
con la “trasmissione” dei valori. Le famiglie percepiscono questa coincidenza meno evidente e più difficile con il
crescere dei figli e il passaggio ai successivi ordini scolastici (anche perché si
affievolisce la quotidianità del rapporto
scuola famiglia, solitamente molto forte
nei primi periodi di scolarizzazione).
Insegnanti:
C’è sintonia con quanto espresso dai
genitori sulla maggiore possibilità di essere influenti nella scuola d’infanzia e
primaria attraverso la coerenza di riferimenti valoriali sia all’interno del curricolo esplicito, sia in quello implicito
(continuità/discontinuità delle esperienze e modi relazionali che determinano
una sorta di imprinting scolastico). Si lamenta, però, che nell’ambito dell’orario
di servizio il tempo dedicato alla programmazione, al confronto, all’aggiornamento sia oggi utilizzato in maniera
meno incisiva, lasciando più spazio alle
attività burocratiche e generando un
vissuto che è quello “del fare, ma non
del costruire”.
Alcuni si percepiscono attori in una
scuola orientata prevalentemente alla
tecnologia e all’immagine efficiente, ma
non sufficientemente attenta ai valori e
alla dimensione delle relazioni formative. Manifestano insofferenza verso
modi di agire ispirati al marketing (pur
cogliendo anche i tratti innovativamente
positivi di presentare il proprio servizio). Paventano che sia troppo fine a
se stessa l’affermazione di un’immagine “formalmente efficiente” presso una
“clientela” (espressione usata nel senso
più commerciale per indicare studenti, famiglie, comunità) che dà riscontro
tangibile all’offerta scolastica con l’aumento delle iscrizioni e dei fondi disponibili (incrementi che divengono il
principale parametro certificativo della
bontà e qualità dell’istituto scolastico).
Gli insegnanti rilevano infine come
all’interno di un istituto possano “coesistere tante scuole” legate a gruppi di
docenti affiatati, a “sezioni storiche” che
hanno una loro specifica fisionomia e
all’interno delle quali il sistema valoriale, espresso nel POF unitario, trova particolari interpretazioni.
Dirigenti
Un dirigente rileva che le affermazioni
contenute nella prima scheda (La scuola
dice di sé) prescindono da ogni credo e
molti concordano sulla sua osservazione. I valori fondanti, ispiratori di diritti
e doveri che mettono al centro l’uomo
Quaderni della Consulta - 7
45
(la responsabilità delle scelte, l’impegno
personale, il rispetto della vita e degli
altri, ecc.), possono essere individuati
anche nei principi della Costituzione
italiana.
La scuola e la chiesa “hanno in comune”
il bene dell’uomo; occorre che a scuola
(come in famiglia e nei gruppi delle attività extrascolastiche) i valori non siano solo “predicati”, ma quotidianamente
“praticati” e resi tangibili nell’esempio
di chi ha responsabilità educativa.
Sulle questioni che definiscono e rendono comprensibile l’impegno dei cattolici (fede, spiritualità, valori e principi espressi nel proprio credo) a scuola
è più facile incontrare “l’indifferenza”
piuttosto che il contrasto.
In una società dalle caratteristiche “liquide” (riferimento a Zygmunt Bauman), anche i valori possono apparire
cangianti, sfumati e relativi. La scuola,
se vuole essere polo di elaborazione
della cultura, non può essere neutra e
può trovare nella Chiesa e nei principi
del suo magistero un riferimento “solido” per la propria azione educativa e
formativa.
Studenti
Spesso la scuola rinuncia e delega ad
altri il compito di “insegnare” principi e
valori; in questo specifico compito sono
più impegnate le scuole cattoliche.
A scuola è molto difficile testimoniare
la propria fede, ci si sente oggetto di
critiche e pregiudizi; in alcuni casi si
trovano gruppi che permettono di condividere l’esperienza della fede.
Gli studenti percepiscono una “morsa
sociale” che limita l’espressione e la
testimonianza dei propri valori. Non è
facile andare contro corrente rispetto
ad abitudini diffuse o mode che fanno
tendenza: i ragazzi sono spinti a omologarsi nel gruppo che segue comportamenti indifferenti ai valori, rinunciando
46
Quaderni della Consulta - 7
a parte della propria identità e unicità
(questo accade anche nelle scuole paritarie cattoliche).
2.2 - Atteggiamenti e comportamenti
(scheda 1, item 1.4, 1.5)
Dirigenti
Occorre conoscere e utilizzare modi e
strumenti propri dei linguaggi degli studenti per cogliere senso e significato
dei loro atteggiamenti e comportamenti.
Diversamente si corre il rischio di non
riuscire a comprendere adeguatamente
quali sono i valori (o disvalori) veicolati dagli atteggiamenti; né a cogliere
pienamente quali valori sono sottesi a
comportamenti percepiti dai giovani
come esempi da seguire (oggi più che
mai linguaggi e strumenti della comunicazione evidenziano la distanza tra le
generazioni).
Studenti
A scuola i valori contano nella valutazione degli alunni, specialmente quando sono riferiti all’apprezzamento della maturità personale: saper orientare
il proprio comportamento in modo
coerente a principi e valori è percepito come “valore aggiunto” di maturità.
Qualcuno ha osservato, però, che l’assenza di comportamenti coerenti ai valori non fa comunque ritenere immatura
una persona.
Alcuni studenti ritengono che nelle
scuole statali la valutazione del rendimento scolastico sia elemento prioritario (pressoché esclusivo) rispetto a ogni
altra forma di valutazione su atteggiamenti e comportamenti personali.
Per quanto riguarda la percezione dei
comportamenti corretti come esempi
da seguire, l’idea della “morsa sociale”
(vedi 2.1 – studenti) rimanda all’omologazione, al gruppo e ai suoi modi di
agire.
Insegnanti e genitori
Sia nel gruppo degli insegnanti, sia in
quello dei genitori emerge la necessità di essere attenti alle aspettative dei
ragazzi per “sostenere e orientare” le
loro aspirazioni. Sarebbe limitante tener
conto esclusivamente delle prestazioni curricolari e del mero rispetto delle
regole senza considerare la più ampia
dimensione educativa dell’esperienza
scolastica: occorre evitare che si percepisca più quello che non si deve fare a
scuola, piuttosto di quello che è opportuno fare seguendo i propri interessi e i
propri valori.
2.3 - Il mondo e la scuola (scheda 1,
item 1.6, 1.7, 1.8)
Genitori
Le famiglie si aspettano dagli insegnanti (soprattutto nella scuola d’infanzia e
nella primaria) una maggiore condivisione delle attività educative per assicurare una positiva continuità tra casa
e scuola. Osservano però che, anche
quando si cerca di rendere concreta
questa condivisione, s’incontrano molte
difficoltà: diversità di idee, stili di vita,
abitudini, credo religiosi presenti in una
società sempre più multiculturale. Sono
comunque molte le famiglie non inte-
Quaderni della Consulta - 7
47
ressate a impegnarsi per un’azione educativa a “360 gradi”.
Studenti
E’ importante collaborare con le realtà
esterna alla scuola (enti, associazioni,
imprese) per arricchire le attività formative. Le associazioni danno supporto ai
genitori con incontri formativi e danno
la possibilità agli studenti di fare esperienze interessanti e significative per la
crescita personale. Occorre però fare
attenzione alle offerte di collaborazione
perché in qualche caso possono essere
“politicamente ed eticamente non solo
discutibili, ma anche fuorvianti e diseducativi”.
La possibilità di sfruttare il tempo passato a scuola per definire meglio il proprio progetto di vita si realizza solo
quando s’incontra un insegnante che ha
la sensibilità e la capacità di conoscere
autenticamente l’allievo per orientarlo
nelle scelte del suo percorso (idea del
maestro d’arte o di mestiere).
Dirigenti
Il rapporto tra scuola e società (famiglie, associazioni, istituzioni civili, mondo economico, Chiesa) è buono se ciascuno fa bene il proprio lavoro e senza
reciproche “invasioni di campo”. Nella
logica dell’autonomia è necessario fare
rete, aprirsi al confronto sviluppando
capacità di azioni sinergiche tra scuole,
famiglie, parrocchie ecc.; serve lavorare insieme, coinvolgere gli studenti, far
emergere “nuovi noi” dalla capacità di
condividere un progetto educativo.
Insegnanti
I progetti educativi dalle famiglie e
quelli della scuola possono presentare
discordanze per effetto della sfaccettata realtà sociale e della multiculturalità:
modi diversi di vedere e rappresentare
la realtà, riferimenti valoriali e culturali
48
Quaderni della Consulta - 7
non facilmente armonizzabili richiedono un impegno particolare per condividere finalità educative. C’è il rischio
che ciascuno vada per conto proprio e
che gli insegnanti ritengano di poter limitare il loro compito alla dimensione
dell’istruire, percepita come “meno problematica e più neutrale”.
Infatti, per qualcuno, a scuola non si definisce un progetto di vita, ma si realizza essenzialmente un processo d’istruzione: si acquisiscono conoscenze e
competenze, si opera in un contesto di
regole date, si verificano e si valutano
profitto e progressi; altro non è dovuto.
Questo modo di vedere le cose è favorito dalla convinzione che alle “famiglie
interessa proprio questo”, ma anche
da un’idea di funzione docente strettamente “legata al programma da portare
avanti, alle prove e alle valutazioni da
gestire e organizzare”.
A questa visione si oppone quella di
una scuola che coinvolge allievi e insegnanti; “comunità viva” dove si realizzano rapporti interpersonali positivi,
coerenti e credibili e dove si pongono
le basi per un progetto di vita che guarda oltre la mera dimensione dei singoli
contenuti e apprendimenti. C’è bisogno
di “ascoltare” i ragazzi che entrano a
scuola e ci vivono per lungo tempo: “oltre alla verifica e alla valutazione delle
loro performances, almeno un abbozzo
di progetto di vita dovrà pur emergere!”
(necessità di sostenere integralmente la
formazione).
3 – LA SCUOLA
DICE LA CHIESA
La sintesi in una parola: assenza.
L
a Chiesa è un argomento poco presente a scuola.
Parafrasando il titolo di questo capitolo
si potrebbe dire che “la scuola non dice
la chiesa”.
La figura di Papa Francesco è vista come
portatrice di spirito innovativo in una
Chiesa che è (o può essere) riferimento
importante per la formazione delle persone, anche oltre l’insegnamento della
religione cattolica.
3.1 - La scuola si rapporta alla chiesa (scheda 2, item 2.1, 2.2, 2.3)
Dirigenti
Nelle scuole statali sembra non emergere un rapporto sinergico tra scuola e
Chiesa; se si esclude l’IRC, la Chiesa è
argomento assente dalle preoccupazioni dei giovani e in molti casi anche dei
docenti.
Diversa la situazione nelle scuole cattoliche dove le sinergie con la Chiesa
sono nella prassi quotidiana.
Complessivamente, nella dimensione
scolastica o di classe, le testimonianze
di fede sono sfumate; si esprimono a livello personale o di gruppi elettivi.
Si segnala indifferenza rispetto alle indicazioni della chiesa su abitudini e
comportamenti (stili di vita, sessualità,
abuso di sostanze, ecc.). Spesso non si
sanno adeguatamente collegare gli insegnamenti del vangelo e della Chiesa
a concrete situazioni e comportamenti,
oppure ai temi etici che riguardano la
ricerca, la tecnologia, la disponibilità
della vita.
Un interesse nuovo si sta nettamente
percependo intorno alla figura di Papa
Francesco e alla sua forza innovativa di
vivere il contatto con le persone e di
dire le cose in modo da far sentire presente, agli uomini e alle donne d’oggi, il
messaggio della Chiesa.
Studenti
A scuola si parla della chiesa solo durante l’ora di religione e, quando se ne
parla, spesso non si va oltre i consueti
pregiudizi (soprattutto nella scuola statale).
Papa Francesco, con il suo modo nuovo
e coinvolgente di parlare al cuore delle
persone, potrebbe riuscire a scardinare
e abbattere qualcuno di questi pregiudizi.
E’ importante conoscere a scuola il pensiero della Chiesa (non relegato alla sola
ora di IRC) perché “ha un’influenza universale”.
Insegnanti
La chiesa è assente nella scuola; una
volta si vedeva il parroco o il sacerdote
e c’erano delle ricorrenze da condividere, ora non c’è più nulla.
Molto dipende dalle persone, in particolare dai parroci. A parte le esperienze
dei centri estivi, è comunque riportato
qualche esempio concreto di collaborazione e condivisione con la parrocchia
nel corso dell’anno scolastico: uso di
strutture e ambienti; docenti impegnati
come volontari in attività di doposcuola integrate nel territorio e arricchite
dall’elemento multiculturale (queste
esperienze riguardano la scuola primaria che con i suoi progetti riesce a coinvolgere la parrocchia, il volontariato, il
comune).
3.2 - Laicità e confessionalità (scheda 2, item 2.4, 2.5, 2.6)
Studenti
Molti dei valori di riferimento che sono
espressi nell’offerta formativa (anche
Quaderni della Consulta - 7
49
nelle scuole statali) sono riconducibili ai
principi dell’insegnamento evangelico .
L’educazione ai valori, a scuola, passa
attraverso gli insegnanti e la loro coerenza rispetto ai valori stessi (non puoi
chiedere impegno ed essere disimpegnato; non puoi chiedere rispetto ed essere poco rispettoso ecc.).
In ragione dell’universalità dei propri
principi, la Chiesa è un sicuro riferimento per la formazione integrale delle
persone; una formazione che, oltre alla
crescita del singolo, alimenta lo spirito
di comunità e la capacità di entrare in
rapporto autentico, aperto e positivo
con gli altri.
Insegnanti
Siamo forse agli epigoni di una secolarizzazione dilagante che ha “ridotto ai
minimi termini anche quella dimensione naturale, che potremmo chiamare
religiosità laica, dove il termine laico va
inteso come libertà, libertà di esprimere
una dimensione religiosa, di mettersi a
disposizione degli altri”.
La figura di papa Francesco ha riacceso attese, entusiasmi, speranza: c’è un
modo diverso di guadare alla chiesa e
ai cambiamenti che la stanno attraversando. La chiesa può essere un interlocutore “appetibile” oltre che attento e
affidabile.
rispetto a quelle degli apprendimenti
disciplinari che “evolvono e crescono
nella successione degli anni scolastici”.
Serve una formazione spirituale degli
educatori perché anche la “crescita spirituale” possa caratterizzare la formazione integrale della persona.
3.3 - Visibilità della chiesa nella
scuola (scheda 2, item 2.7, 2.8)
Genitori
L’insegnamento della religione, nella
scuola statale e in quella paritaria, è
particolarmente importante come “strumento” educativo in grado di “trasmettere” un sistema di valori per la vita.
Dirigenti
Il rapporto e il confronto tra scuola
statale e Chiesa (e viceversa) è spesso
condizionato dal dibattito (e relativi
pregiudizi) sulla libera scelta e sul finanziamento alle scuole paritarie.
Dirigenti
Non è l’IRC che educa, ma il contesto
scolastico nel suo insieme. Gli insegnanti di religione cattolica, per come
orientano la loro attività, possono essere un prezioso punto di riferimento dentro la scuola, aiutando gli studenti ad
aprirsi e far emergere la loro ricchezza
personale. Gli insegnati di religione cattolica sono impegnati ogni anno in una
formazione che si alimenta alla fonte
dei valori, una formazione che sarebbe
auspicabile per tutti gli insegnanti.
Tutte le scuole, statali e paritarie, devono essere accoglienti. Le scuole statali
si aprono ogni anno a numero sempre
maggiore di alunni con esigenze particolari (disabilità, disagio sociale, immigrazione ecc.); anche le paritarie cattoliche (specialmente nell’infanzia e nella
primaria) accolgono molti alunni con
esigenze particolari.
Dalle persone che nella scuola testimoniano la fede cattolica, ci si aspetta coerenza con i principi professati.
Una
dirigente rileva che a scuola la dimensione spirituale si esprime in forme che
permangono “infantili” (non crescono)
Insegnanti
La collaborazione con gli insegnanti di
religione cattolica potrebbe rappresentare una sinergia nella presentazione di
argomenti connessi all’arte, alla filosofia, alle scienze e a molto altro. Tuttavia,
50
Quaderni della Consulta - 7
la programmazione delle attività nelle
scuole superiori procede a “compartimenti stagni”, per dipartimenti che concretamente non comunicano tra loro.
Le richieste di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica
sarebbero più contenute se tale insegnamento potesse interfacciarsi di più
(culturalmente) con le altre discipline;
molto sta però nella personalità dell’in-
segnante di religione, nel suo modo di
porsi professionalmente al servizio della classe (sono riferiti esempi d’interesse all’IRC da parte di studenti appartenenti ad altre fedi).
Quaderni della Consulta - 7
51
4 – LA SCUOLA
CHIEDE ALLA
CHIESA
La sintesi in due parole: occasione e
crescita.
G
uardarsi dentro crea l’occasione
per guardare fuori con maggiore
consapevolezza e riconoscere la necessità di una solida alleanza educativa
(famiglia, scuola, comunità) che aiuti a
ridare visione, futuro e speranza ai giovani.
Nella sfida educativa c’è bisogno di
punti di riferimento sicuri e condivisi: la
scuola ha bisogno di aprire le porte ai
valori che danno dignità alle scelte dei
giovani. La Chiesa può (e deve) essere
un punto di riferimento per la crescita
dell’alleanza educativa, ma “deve credere” di più nella scuola.
4.1 - Valori (scheda 3, item 3.1, 3.2, 3.3)
Genitori
Su questo tema i genitori hanno trovato
la sintesi del loro pensiero (sintesi estendibile anche agli altri aspetti di questo focus)
in un passo del testo La Chiesa per la scuola
e l’hanno assunto come obiettivo per un
maggiore coinvolgimento responsabile
e per il miglioramento del rapporto tra
scuola, famiglia e Chiesa: «La scuola è un
luogo dove la società ripensa a se stessa.
Nel far ciò si rinnova ed acquisisce la capacità intellettuale e pratica per affrontare
dignitosamente e criticamente le situazioni
e le sfide che i tempi pongono. Gli studenti
sono al centro della scuola poiché i primi
protagonisti dell’educazione sono i ragazzi
stessi. Agli adulti, genitori e docenti spetta
incontrarli, ascoltarli e saper scommettere
sui loro talenti e sulla loro intelligenza. È
un impegno e una sfida ma è proprio in ciò
che l’educazione mostra il suo volto auten52
Quaderni della Consulta - 7
tico e costruttivo»
Insegnanti
Questa fase del focus è percepita un po’
come mettersi davanti ad un vetro che
riflette.
Il “questionario”, visto come “specchio”,
consente prima di guardare alla propria
situazione, poi di aprire una discussione franca tra persone che vivono diverse esperienze nella scuola. Emergono
aspetti diversi secondo l’ordine di appartenenza, le discipline di riferimento,
i convincimenti personali: un’occasione
per guardarsi e guardare in faccia con
sincerità e disponibilità costruttiva.
E’ apprezzato l’interesse della Chiesa a
conoscere, attraverso i diretti protagonisti, qual è la realtà “vera” del mondo scolastico perché servono concreti obiettivi
di collaborazione (Chiesa, scuola, famiglia) per sostenere la sfida educativa in
un tempo e in una società che hanno
sempre più bisogno di punti di riferimento sicuri e condivisi.
Dirigenti
Quando si affrontano i perché della vita
e della morte, dell’uomo e del suo destino, della coerenza, della giustizia, della
pace e della guerra, del confronto tra
culture e visioni differenti dell’uomo e
del mondo, la Chiesa, con la sua storia e
il suo insegnamento, può aiutare a dare
senso e significato agli eventi e all’impegno dell’uomo.
I principi etici risvegliano le coscienze,
ma mettono in moto anche resistenze
e pregiudizi. Proprio per questo alcuni
temi ritenuti “a rischio” (aborto, eutanasia, procreazione, relazioni famigliari
ecc.) sono spesso affrontati estemporaneamente da singoli docenti (tra questi
anche gli/le IRC) su sollecitazione degli
studenti, senza gli opportuni raccordi
disciplinari e a margine di una visione
formativa condivisa.
La scuola d’oggi, caricata dell’aspetto
educativo, chiede alla Chiesa di “credere” di più nella scuola.
Molti alunni non cattolici (solitamente
stranieri di altra religione) chiedono di
seguire l’IRC perché apprezzano la dimensione culturale di questo insegnamento.
Studenti
“La Chiesa, da sempre, in forme diverse,
nel diffondere il messaggio evangelico
si è fatta carico del compito dell’insegnamento e quindi…. qualche cosa da
insegnare agli altri (scuola compresa)
l’ha sicuramente!”
Quando a scuola si affrontano temi “delicati” quali eutanasia, fecondazione,
aborto, matrimonio ecc., è fondamentale che sia adeguatamente presentata la
posizione della Chiesa.
4.2 – Testimonianza (scheda 3, item
3.4, 3.5, 3.6)
Docenti
La Chiesa di Verona attiva progetti per
prendersi cura dei ragazzi: è molto importante che la scuola e la Chiesa si
confrontino, integrino la propria azione
nel rispetto degli ambiti di competenza
perché, in caso contrario, le reciproche
azioni sarebbero affievolite.
Alcuni insegnanti ritengono di concentrare troppo la loro attenzione sugli
aspetti curricolari, sullo studio, sulle verifiche; ci sarebbe bisogno di maggior
attenzione agli studenti nella “completezza” della loro persona.
Dirigenti
Emergono due orientamenti.
a) La Chiesa può fare molto nelle situazioni di emergenza educativa indicando
un percorso per la formazione di cittadini responsabili che sanno scegliere
consapevolmente. La scuola ha bisogno
di aprire le porte ai valori che danno
dignità alle scelte.
b) E’ difficile dire cosa potrebbe dare la
Chiesa perché sembra che “conti poco”
a scuola e in genere nelle esperienze
dei ragazzi. Docenti e studenti non sanno (non vogliono?) associare l’insegnamento della chiesa a concrete situazioni
e comportamenti o ai temi etici che riguardano la ricerca, la tecnologia e la
disponibilità della vita.
Si concorda che Chiesa e scuola possono positivamente collaborare per trovare riposte alle esigenze formative dei
giovani d’oggi, anche attraverso la testimonianza nelle scuole di molti sacerdoti e laici cattolici impegnati nell’ambito
civile. Servono persone che sanno dare
prospettive concrete alla capacità di agire e di ascoltare nell’emergenza educativa.
Studenti
In una scuola statale, “laica per definizione”, si tende a non parlare mai di
fede, neanche nelle ore di religione che
sono utilizzate soprattutto per conoscere e approfondire “altri credo”.
Non è facile testimoniare la propria fede
nemmeno nella scuola paritaria, poiché
gli adolescenti si sentono vulnerabili
ai commenti altrui. La fede non è testimoniata a scuola, ma piuttosto vissuta
all’interno delle proprie parrocchie o
nella sfera personale (gruppi di condivisione).
4.3 - Scuola cattolica (scheda 3, item
3.7, 3.8)
Studenti
Diverse considerazioni degli studenti,
anche in contraddizione tra loro, rivelano i tratti del pensiero comune sulle
scuole paritarie:
- La scuola paritaria “vede la persona
prima dell’alunno e quindi punta”, in
primo luogo, allo sviluppo della persoQuaderni della Consulta - 7
53
na. Nelle scuole paritarie “la fede è elemento chiave per un progetto di vita in
linea con i valori”.
- La fede influisce molto sulla scelta della scuola paritaria.
- La libertà di scelta educativa è importante. Spesso non sono motivi di fede
a guidare le scelte: molti ritengono le
poco sforzo e si boccia solo in casi
estremi.
- Si sceglie la scuola paritaria per la disponibilità dei docenti, per la centralità
dello studente, per i valori trasmessi con
le attività extrascolastiche.
- Ciò che limita la scelta di una scuola
paritaria è il costo elevato; tutto dipende
scuole paritarie “più facili, sicure e in
grado di offrire più servizi alle famiglie
che non riescono a seguire i figli nelle
attività pomeridiane”.
- Le paritarie sono considerate “scuole
facili”, dove si prendono bei voti con
dall’investimento che i genitori vogliono
fare sui figli e dalla “possibilità di farlo”
54
Quaderni della Consulta - 7
Docenti
La scelta del tipo di scuola, paritaria o
statale, è compiuta esclusivamente dal-
la famiglia nei primi gradi d’istruzione
(scelte in molti casi obbligate per la
presenza o meno del tipo di scuola in
un territorio, vedi scuole di infanzia e
primarie). Come elementi fondamentali
per la scelta entrano in gioco poi la volontà dello studente e le specificità degli
istituti.
L’accesso alle paritarie cattoliche come
scelta di fede va un po’ ridimensionato.
Molte scuole paritarie coinvolgono maggiormente le famiglie, esigono impegno
e interessamento maggiori, che ottengono anche per effetto del pagamento del
servizio.
Dirigenti
C’è un forte bisogno valori e spiritualità: la scuola cattolica può dare rispo-
sta a questo bisogno anche se le scelte
spesso non sono legate esclusivamente
a motivi di fede.
Il rapporto con la famiglia, nella scuola cattolica, deve comunque fondarsi su
una proficua alleanza nella condivisione
educativa (cosa fa la scuola, cosa fa la
famiglia). Chi ha responsabilità dirigenziali nelle scuole cattoliche evidenzia
che quella delle famiglie (e degli studenti) è una scelta di fiducia, un “affidamento” consapevole legato alla condivisione del progetto educativo.
Nella provincia di Verona si è affermato un buon sistema pubblico (statale e
paritario) di scuole che sanno dialogare
e confrontarsi e che complessivamente
offrono un buon servizio alle famiglie.
Quaderni della Consulta - 7
55
5 – L’INDAGINE
SULLE PERCEZIONI
5.1 – Le istruzioni per il lavoro
ueste sono le istruzioni consegnate a ciscun partecipante al Focus
“La Chiesa in ascolto della scuola” di Venerdì 11 Aprile 2014
Q
• L’incontro ha l’obiettivo di focalizzare
alcuni aspetti del rapporto tra chiesa e
scuola per comprendere come l’ascolto
della chiesa nei confronti della scuola
(e viceversa) possa innestarsi sugli elementi che concretamente emergono dalla riflessione condivisa tra diverse componenti: studenti, insegnanti, dirigenti e
genitori.
• Perché ciascun gruppo svolga una
discussione confrontabile e integrabile
con quella degli altri gruppi è stata preparata una scheda con affermazioni riconducibili a tre segmenti di riflessione:
la scuola dice di sé; la scuola dice della
chiesa; la scuola chiede alla chiesa.
• Per prima cosa, individualmente, ciascuno apprezzerà ogni affermazione
utilizzando una scala bipolare (moltopoco; accordo-disaccordo) che va da
un minimo di 1 ad un massimo di 6.
Le affermazioni serviranno come traccia
della successiva riflessione da svolgere
in gruppo.
• Le schede, con gli apprezzamenti individuali e le eventuali osservazioni
che si vogliano portare - anonime ma
riconducibili al gruppo di discussione -,
saranno raccolte per la successiva tabulazione a completamento del resoconto
sul focus che sarà in seguito presentato.
• Ogni gruppo sarà coordinato e si raccomanda a tutti di partecipare attivamente alla discussione. Buon lavoro!
56
Quaderni della Consulta - 7
5.2 – Note per la lettura dei dati
Nelle pagine seguenti sono riportate le
valutazioni dei partecipanti sulle affermazioni delle schede.
• Per facilitare la lettura, le schede sono
riportate integralmente, affiancate dai
grafici e da essenziali annotazioni.
• Per ogni item è calcolata la media aritmetica delle valutazioni e la deviazione
standard, intesa come indicatore della
dispersione dei dati rispetto alla media
aritmetica.
• Nei grafici, in ascissa si legge la sequenza delle otto affermazioni di ciascuna scheda; in ordinata le medie e le
deviazioni standard.
• Al focus hanno partecipato 58 persone: 22 docenti, 15 dirigenti, 14 studenti e 7 genitori; tutti hanno compilato la
schede.
• Escludendo la componente “genitori”,
la consistenza dei gruppi è adeguata
alle previsioni (15/20 persone).
• Le persone invitate al focus rappresentano diversi orientamenti di pensiero e varie esperienze riconducibili alle
scuole di ogni ordine, statali e paritarie
cattoliche. La partecipazione è stata volontaria.
• La scala bipolare su sei punti esclude
una scelta equidistante: le scelte 1, 2, 3
tendono al polo “poco” o “disaccordo”;
quelle 4, 5, 6 tendono al polo “molto” o
“accordo”. Nei punteggi medi tabulati la
fascia tra i tre e i quattro punti rappresenta una zona di neutralità.
Le valutazioni esprimono apprezzamenti
individuali preliminari alla discussione;
rappresentano pertanto punti di vista
non mediati dal successivo confronto.
Dalla loro tabulazione si possono trarre
indicazioni di massima sulle spontanee
percezioni riguardanti gli argomenti oggetto del focus.
5.2 – La scuola dice di sé:
questionario, grafici e commenti
1. La Scuola dice di sè
CONFRONTO
SUI VALORI
1.1 Le proposte formative della mia scuola accolgono e
valorizzano la ricchezza personale e culturale di ciascun alunno.
Poco
1
3
4
5
6
Molto
1.2 Nella scuola mi sento libero di esprimere le mie valutazioni su questioni valoriali (ad es. impegno
sociale e politico, stili di vita, rispetto delle persone, responsabilità, fede e pretica religiosa,ecc.)
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
1.3 Quando c’è confronto su valori, i docenti (il dirigente)
della mia scuola si aspettano convergenza sui loro punti di vista.
Poco
ATTEGGIAMENTI
COMPORTAMENTI
2
1
2
3
4
5
6
Molto
1.4 La mia scuola dà importanza alla valutazione dei comportamenti degli studenti
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
1.5 I miei compagni (i miei colleghi) percepiscono i comportamenti corretti e positivi sono come
esempi da seguire
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
IL MONDO
E LA SCUOLA
1.6 Nella mia scuola le famiglie sono ascoltare quando espimono valutazioni e aspettative sull’attività
formativa.
Poco
1
3
4
5
6
Molto
1.7 Nella mia scuola le associazioni, le realtà impreditoriali e di volontariato, sono invitate a collaborare per lo sviluppo di attività formative.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
1.8 Il tempo passato a scuola aiuta a definire meglio il prorpio progetto di vita.
Poco
58
2
Quaderni della Consulta - 7
1
2
3
4
5
6
Molto
Quaderni della Consulta - 7
59
5.3 – La scuola dice la Chiesa:
questionario, grafici e commenti
LA SCUOLA SI
RAPPORTA ALLA
CHIESA
2. La Scuola dice la Chiesa
2.1 Della chiesa e della sua organizzazione generica attuale
nella mia scuola non si parla o si parla poco.
Disaccordo
1
RAPPORTO
LAICITÀ
CONFESSIONALITÀ
VISIBILITÀ
DELLA CHIESA
NELLA SCUOLA
3
4
5
6
Accordo
2.2 Quando si parla della chiesa di oggi, nella mia scuola, si usano stereotipi e pregiudizi.
Disaccordo
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.3 A scuola è importate conoscere e discutere le posizioni della chiesa sui temi della vita attuale.
Disaccordo
60
2
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.4 La scuola deve essere laica per svolgere adeguatamente il suo compito.
Disaccordo
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.5 La chiesa è un interlucutore essenziale per la formazione integrale delle persone.
Disaccordo
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.6 I docenti, il personale e gli studenti che testimoniano la propria fede cattolica
sono un valore aggiunto per la comunità scolastica.
Disaccordo
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.7 Nella mia scuola la chiesa è ben rappresentata dagli insegnati di religione cattolica.
Disaccordo
1
2
3
4
5
6
Accordo
2.8 Le scuole cattoliche paritarie accolgono tutti gli studenti senza pregiudizi.
Disaccordo
Quaderni della Consulta - 7
1
2
3
4
5
6
Accordo
Quaderni della Consulta - 7
61
5.4 – La scuola chiede alla Chiesa:
questionario, grafici e commenti
3. La Scuola chiede alla Chiesa
3.1 Nella mia scuola si riconosce che la visione dell’uomo
espressa della chiesa orienta le scelte formative.
VALORI
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
3.2 Quando nella mia scuola si parla di tolleranza, rispetto, accoglienza, non violenza, ecc., si fa riferimento esplicito al Vangelo.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
3.3 La posizione della chiesa è un punto di riferimento che facilità il controllo tra storie, culture, religioni diverse che si incontrano a scuola.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
6
Molto
3.4 Nell’ emergenza la chiesa può essere di aiuto alla scuola
TESTIMONIANZA
Poco
1
2
3
4
5
3.5 Quando si affrontano i temi che riguardano la condizione umana nella sua complessità, l’insegnamento della religione è trasversalmente un punto di riferimento.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
3.6 La fede e i valori cattolici possono essere testimoniati nelle scuole statali.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
3.7 La fede e i valori cattolici possono essere testimoniati nelle scuole paritarie.
SCUOLA
CATTOLICA
Poco
62
1
2
3
4
5
6
Molto
3.8 La scelta di una scuola paritaria cattolica avviene principalmente per motivi di fede.
Poco
1
2
3
4
5
6
Molto
3.9 Oggi ci sono le condizioni per una libera scelta tra scuola paritaria e statale.
Poco
Quaderni della Consulta - 7
1
2
3
4
5
6
Molto
Quaderni della Consulta - 7
63
6 – APPUNTI
CONCLUSIVI
S
ui temi valoriali, oggi, a scuola, è
più facile incontrare indifferenza
piuttosto che adesione o contrasto.
L’indifferenza e la passività, come un
muro di gomma che non respinge e
neppure si apre, impediscono il dialogo e rendono più difficile il compito di
chi ha responsabilità educative. Gli insegnanti lasciano così in second’ordine
la preoccupazione educativa, limitandosi alla stretta dimensione dei contenuti
disciplinari.
64
Quaderni della Consulta - 7
Per un’azione formativa alta, coerente
e di ampio respiro serve la capacità di
fare rete tra scuola, famiglie e comunità
(enti, associazioni, parrocchie, ecc.).
La sinergia d’intenti aiuta a mettere al
centro di ogni interesse lo studente e i
suoi processi di crescita intellettuale e
umana, incrementando i riferimenti culturali e valoriali.
Occorre che il tempo passato a scuola
stimoli ogni allievo a individuare le
linee essenziali di un proprio progetto
di vita. A questo fine è necessario che
la scuola accolga, rispetti e valorizzi la
ricchezza personale e culturale di ciascuno.
I docenti, compresi quelli di religione,
non sempre sono preparati ad accompagnare in modo personalizzato la
progressiva maturazione degli alunni,
sostenendo ciascuno secondo il bisogno e chiedendo in ragione delle
capacità. Per svolgere questo compito
fondamentale di stimolatori dei talenti
e delle intelligenze serve una formazione che sappia coniugare discipline
e contenuti con la capacità di ascolto,
il rigore morale, la consapevolezza che
con gli atteggiamenti si testimoniano e
si veicolano valori (ma anche disvalori).
Fatta salva l’ora di religione, la percezione è che vi sia un’assenza della
Chiesa nella scuola. Le testimonianze
di fede sono sfumate e riservate alla
sfera personale o di gruppi elettivi.
Occorre però distinguere le situazioni,
gli ordini scolastici, la capacità delle
persone di coinvolgere e farsi coinvolgere. Ci sono progetti, specialmente
nelle scuole primarie, che prevedono
uso di spazi parrocchiali; nelle scuole
secondarie sono frequenti incontri con
sacerdoti che testimoniano il Vangelo
nel loro impegno civile (oltre che religioso) per la dignità e il rispetto di
ogni uomo .
Molti valori di riferimento espressi nei
piani dell’offerta formativa rimandano
alla Costituzione, ma sono riconducibili
anche ai principi dell’insegnamento
evangelico. Per questo è auspicabile
un maggiore collegamento tra insegnamento della religione cattolica e le altre
discipline (artistiche, filosofiche, scientifiche), perché la Chiesa può e deve
essere un essenziale interlocutore nella
formazione integrale delle persone.
(non solo predicare) i valori.
Il riferimento al Vangelo permette di
dare senso e significato agli eventi
quando a scuola si discute dei perché
della vita, del destino umano, della
giustizia, di culture e visioni differenti
dell’uomo e del mondo.
L’interesse manifestato dalla Chiesa per
conoscere, attraverso i diretti protagonisti, qual è la realtà “vera” del mondo
scolastico, aiuterà a definire concreti
obiettivi di collaborazione per sostenere la sfida educativa in un tempo e in
una società che hanno bisogno di punti
di riferimento sicuri e condivisi.
Emerge una rinnovata esigenza di spiritualità “matura” e la scuola cattolica
può dare risposta concreta a questa
esigenza.
Papa Francesco sa far sentire attuale,
alle donne e agli uomini d’oggi, il messaggio della Chiesa. C’è la convinzione
che con Lui potranno essere superati
molti dei pregiudizi che ancora emergono quando si parla della Chiesa e
dei suoi insegnamenti. La Sua guida è
fonte di fiducia e c’è la speranza che i
cambiamenti che stiamo vivendo portino il segno di un’umanità rinnovata, a
partire dalla formazione delle giovani
generazioni: studenti, genitori, insegnanti e dirigenti credono nel futuro
della scuola, accolgono la sfida educativa e chiedono alla chiesa di sostenerli.
La Chiesa può fare molto nelle situazioni di emergenza educativa. La scuola
ha bisogno di aprire le porte a chi sa
concretamente testimoniare e praticare
Quaderni della Consulta - 7
65
INDICE
Presentazione pag. 3
Le Parole Chiave Don Domenico Consolini
pag. 7
La rete delle responsabilità educative Gianna Marisa Miola
pag. 19
La Chiesa in ascolto della Scuola Giovanni Pontara
pag. 41
Quaderni della Consulta - 7
66
“... coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello;
e impariamo che queste tre dimensioni
non sono mai separate, ma sempre intrecciate.
Se una cosa è vera, è buona ed è bella;
se è bella, è buona ed è vera;
e se è buona, è vera ed è bella.
E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci
aiutano ad amare la vita,
anche quando stiamo male,
anche in mezzo ai problemi.
La vera educazione ci fa amare la vita,
ci apre alla pienezza della vita!”
Papa Francesco
Discorso al mondo della Scuola italiana
Piazza San Pietro
Sabato, 10 Maggio 2014
Quaderni della consulta - 1
I Edizione, settembre 2008
II Edizione, gennaio 2009
Quaderni della consulta - 2
I Edizione, settembre 2009
Quaderni della consulta - 3
I Edizione, settembre 2010
Quaderni della consulta - 4
I Edizione, settembre 2011
Quaderni della consulta - 5
I Edizione, settembre 2012
Quaderni della consulta - 6
I Edizione, settembre 2013
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Libretto Consulta n°7 - 2014 per Mail