1° Congresso Territoriale Cisl Scuola IrpiniaSannio - 26 Febbraio 2013
Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
Un caloroso ed affettuoso benvenuto a tutti,
in particolare agli amici di Benevento,
insieme ai quali, oggi, andiamo a costituire
la nuova struttura sindacale Cisl Scuola IrpiniaSannio.
Motivi organizzativi hanno collocato questo Congresso in una giornata
davvero particolare, nella quale l’attenzione generale è giustamente rivolta
verso l’esito elettorale.
Mi viene in mente una frase del compianto Enzo Tortora “Dunque, dove
eravamo rimasti”: non vuole essere affatto una sottovalutazione di un momento
fondamentale per tutte le democrazie e ancor di più per il nostro Paese per le
serie difficoltà che sta vivendo, ma solo sottolineare che, come pochi giorni fa ha
dichiarato Scrima, “noi sappiamo che il confronto vero, quello che conta, lo
dovremo sostenere dal 26 febbraio in poi, quando il tempo delle promesse lascerà
il passo a quello delle scelte. Lì ci saremo, e i lavoratori della scuola lo sanno, con
la forza che ci viene dall’essere un sindacato che vive di fatti e non di parole, di
negoziato e non di comizi.”
Credo che Antonio Polito sul Corriere della Sera abbia, comunque,
efficacemente
individuato tre elementi di debolezza del sistema-Italia: politica
declinante, corruzione dilagante, magistratura straripante.
Ovviamente ci sono tanti altri fattori che ci hanno condotto a questa crisi
che è colmata in esito elettorale stavolta veramente sorprendente e dalle
conseguenze tutte da esplorare: sarebbe presuntuoso tentare di farne un’analisi
in questo, che deve essere soprattutto un momento di riflessione della nostra
azione sindacale, soprattutto, a livello territoriale.
Nella “Tracce di orientamento” del Dibattito Congressuale ritengo che vi sia
una puntuale, seria, meditata analisi sulle problematiche del nostro Paese, sulle
difficoltà del fare Sindacato nell’attuale contesto, sui nostri obiettivi e sui metodi
per conseguirli, sulla necessità di adeguare il nostro modello organizzativo, sulle
principali tematiche del nostro sistema scolastico, sui ruoli e le prospettive per le
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varie figure professionali.
Vogliate considerare queste “Tracce di orientamento” parte integrante di
questa relazione, perché esse sono il frutto del lavoro non di “un’oligarchia
nazionale”, ma di un percorso ininterrotto di riflessioni, di dibattiti aperti, di
Convegni di notevole spessore, di valutazioni nei nostri organismi.
Alla nostra Segreteria Nazionale va riconosciuto il grande merito e la
costante capacità di sollecitare il dibattito, di spingere i nostri quadri a guardare gli
interessi complessivi, ad essere sindacato confederale e a non farsi trascinare
nel settarismo, nel corporativismo, nel ribellismo fine a se stesso che, soprattutto
nel nostro settore, in particolari momenti sono molto virulenti ed esiziali.
E’ forse, opportuno, ribadire che la Cisl ha ben chiara la distinzione fra il
piano sindacale e quello politico: accettare il risultato elettorale, qualsiasi risultato,
dovrebbe essere una regola basilare, ma accettare non significa dover
condividere: ruolo del sindacato deve essere quello di confrontarsi con qualsiasi
governo democraticamente eletto per cercare accordi che non possono
strumentalmente fatti passare per cedimenti, connivenze.
Noi abbiamo ben chiara la distinzione dei ruoli, l’unica che ci consente di
essere un soggetto autonomo e, pertanto, credibile nella nostra azione e in grado
di non farci ricadere nelle sterili contrapposizioni di principio.
Il pansindacalismo non ci appartiene, ma questo non significa che
dobbiamo rinunciare ad esprimere le nostre opinioni, sui temi generali.
E in questo senso ci sembra giusto che Bonanni abbia sottoscritto
unitamente ad un gruppo di studiosi, docenti universitari e politici un manifesto
di proposta di revisione della Costituzione:
“Le principali questioni sono ormai chiare: riorganizzazione e bilanciamento dei
poteri dello Stato; razionalizzazione del decentramento legislativo e riassetto
territoriale. I problemi dell'Italia di oggi non sono ciclici ma strutturali: senza
affrontarli, neanche azzerando il debito pubblico ricominceremo a crescere. I
problemi italiani derivano innanzitutto dal disordine sistemico di istituzioni che
vanno razionalizzate e semplificate anche in coerenza con il livello delle risorse
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Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
effettivamente disponibili. Se non si agisce a questo livello si rischia di
continuare a rattoppare un assetto ormai inadeguato nelle sue linee di fondo.”
“Rivitalizzata un'ordinata dialettica politica, la revisione del nostro assetto
costituzionale potrebbe ricomporre le condizioni strutturali necessarie per un
nuovo processo di crescita del nostro Paese: nel 1947 il miracolo costituente fu
alla base, qualche anno più tardi, del miracolo economico".
Si può, ovviamente, essere liberi di pensare che non sia questa la
soluzione ai nostri problemi, ma riteniamo che quando il sindacato, formuli
proposte politiche e non partitiche, non tracimi dal suo ruolo, ma cerchi
doverosamente di contribuire alla creazione delle precondizioni necessarie allo
sviluppo generale.
E’ solo in un nuovo contesto più ordinato, meno confliggente, meno
snervante e logorante, che tutti i soggetti sociali, compreso il sindacato,
possono svolgere un ruolo più fruttuoso e benefico.
Certamente non esistono “ricette” certe; le certezze sono patrimonio
degli stupidi, e indispettiscono la faciloneria e il pressapochismo che abbiamo
dovuto subire in questa, per fortuna, breve campagna elettorale: le soluzioni
prêt-à-porter, la sfrontatezza di proporre banalità per risolvere le complessità,
l’insistenza a voler offendere le intelligenze che per fortuna esistono fra gli
elettori di tutte le tendenze politiche.
Taglio della spesa pubblica
Ritengo che uno dei facili slogan sia quello dei tagli. Le conseguenze
sulla vita reale sembrano dettagli ininfluenti, minimali che non preoccupano i
proponenti. Ma tanto oggi si può discettare su tutto dall’alto delle proprie
competenze autocertificate, l’importante è il possesso di una notevole faccia di
bronzo.
Mi sembra significativo quanto scrive in proposito un grande giornalista
come Eugenio Scalfari, certo non vicino alle posizioni della Cisl (ma
ultimamente con onestà mentale ha riconosciuto indirettamente la validità della
nostra linea sindacale):
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“Certo, la logica porterebbe a questo programma, lapalissiano per
eccellenza. Ma c'è qualcosa di sbagliato, come spesso accadeva a Monsieur
de La Palice: tagliare il grasso è semplice e quasi sempre salutare, ma quando
si interviene su un corpo scheletrico, su un organismo logorato da una lunga
anoressia, allora l'operazione diventa estremamente difficile e probabilmente
dannosa all'organismo che con quei tagli dovrebbe riconquistare la salute,
perché non si taglia più il grasso che non c'è ma l'osso, si disarticola lo
scheletro ed è difficilissimo ed estremamente rischioso procedere in questo
modo. Tagliare l'osso significa nel caso nostro che ogni taglio di spesa, anche
quando si tratta di sprechi, comporta ulteriori perdite di occupazione,
licenziamenti, rescissioni contrattuali, liquidazione di aziende e di enti: ospedali,
tribunali, scuole, università, Province. Se sono inutili è certamente una
modernizzazione eliminarli, ma chi ci lavorava fino a quel momento finisce sulla
strada. Esistono le necessarie tutele? Oggi no, ma si potrebbe crearle poiché i
tagli creano comunque economie e quindi risorse aggiuntive. Forse con quelle
risorse (che tuttavia non saranno disponibili subito) le necessarie tutele
potrebbero essere create, ma in tal caso resterà poco o nulla per alleggerire le
tasse e dunque: tagli di spesa, adeguamento (futuribile) delle tutele sociali per
chi è rimasto senza lavoro, ma tasse come prima. Non mi sembra un gran
risultato.”
E quando si parla di riduzione di spesa sia ben chiaro si pensa subito a
Scuola, Sanità, Pubblico Impiego. Ovviamente, si mette prima in piedi una
campagna di denigrazione e di delegittimazione del lavoro pubblico creando il
clima giusto per procedere, la cortina fumogena per nascondere che, mentre si
bloccano i rinnovi contrattuali, si limita fortemente il turnover…poco si agisce
dove il grasso cola. Mi riferisco alla foltissima schiera di alti dirigenti, di manager
di stato, che saltellano di commissione in commissione, da consiglio di
amministrazione a consiglio di amministrazione, impinguando stipendi che già
non trovano riscontro nelle migliori economie. E continuando a garantirsi
pensioni a dir poco scandalose.
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Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
Demagogia?Troppo comodo derubricare a demagogia. Troppo facile
rifugiarsi nel ”benaltrismo” .
No, qui ci troviamo di fronte ad elementare bisogno di giustizia, di
solidarietà, di equità: la forbice della distribuzione della ricchezza nel nostro
Paese ha raggiunto ormai livelli insopportabili per il mantenimento della
coesione sociale.
Questo non significa assolutamente che il sindacato vuole proteggere
quegli episodi di malcostume che gettano discreto sul lavoratore pubblico: noi
non lo facciamo, ma purtroppo registriamo che questi lavoratori trovano a volte
protezione da parte di chi ha gli strumenti per sanzionarli.
Il lavoratore pubblico, ma vale anche per quello privato, messo nelle
giuste condizioni operative, crea ricchezza: dà servizi efficienti ed efficaci, è
una risorsa per tutto il sistema produttivo sociale, vive una condizione
professionale più gratificante e non di solitudine e sfiducia.
Il pressapochismo delle politiche scolastiche
E’ difficile trovare chi contesti che un buon sistema scolastico sia
presupposto indispensabile per lo sviluppo economico e sociale di qualsiasi
paese.
Dovrebbe essere sufficiente l’autorevole parere del Governatore della
Banca d’Italia Ignazio Visco: “Non pregiudichiamo però il futuro: su scuola,
formazione e ricerca bisogna investire di più”.
Noi lo sosteniamo da sempre. Da sempre, rivendichiamo risorse per la
“Buona Scuola”. Nei nostri manifesti congressuali compare il motto “La Buona
Scuola per rilanciare il Paese”.
Ma accanto alle indispensabili risorse chiediamo con forza che cessi il
vizio della politica del “punto e a capo”.
Il buon senso, una logica elementare, dovrebbe far comprendere alla
classe politica che non può fare oggetto di scontro partitico il sistema educativo:
le politiche scolastiche hanno bisogno di tempi lunghi, di una visione
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Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
lungimirante, di continuità e di larga condivisione. Non si può sempre
ricominciare daccapo. Non si può gettare nello sconcerto, nello smarrimento,
nella frustrazione quanti operano nel nostro settore: la loro resistenza sa di di
eroico, di miracoloso; le consegne sociali sono pesanti, (una società dove
l’individualismo alberga forte anche nei nuclei familiari,
si trova comodo
scaricare sulla scuola ogni incombenza: cosa fa la scuola?
Ogni Ministro sembra che abbia lo scopo di passare alla storia
intitolandosi qualche Riforma o pseudo tale. Un narcisismo bipartisan che
sembra veramente risparmiare pochi.
A volte, viene da pensare che i Ministri siano spesso ostaggi di pessimi
interessati consiglieri che gli suggeriscono, non politiche da costruire
faticosamente, ma di azioni spot che li portano agli onori della cronaca a costo
di fare figure ridicole.
Come dimenticare il famoso “tunnel della Gelmini”?
Come sottacere dello sguardo smarrito di Profumo sul TFA, sul problema
dei concorsi e del precariato?
Il reclutamento è un argomento troppo serio per essere affrontato in
maniera così raffazzonata. La Cisl si è resa sempre disponibile ad un confronto,
non ha mai assunto posizioni di contrasto "ideologico" allo strumento del
concorso, ma non può non essere preoccupata in una situazione che rende
arduo assicurare chiarezza, regolarità e trasparenza delle procedure. E ancora
una volta la competenza a decidere sul reclutamento del personale è stata
consegnata ai tribunali. Sarebbe bene porre fine a questa pericolosa deriva e,
invece, con voli pindarici ci si spinge a discettare addirittura sui futuri concorsi.
La fiera delle assurdità è lunga: c’è l’imbarazzo della scelta.
Gli insegnanti di ruolo non hanno potuto partecipare ai concorsi per altri
insegnamenti a differenza di qualsiasi altro cittadino italiano.
I diplomati degli Istituti Magistrali Linguistici prima esclusi da ogni tipo di
graduatoria, a pochi giorni dalla scadenza delle domande di partecipazione
vengono ammessi. Successivamente, altra interpretazione, semimarcia indietro:
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no, sì, forse, boh… Intanto, c’è chi ha superato già delle prove e non sa se
procedere con impegno nella preparazione.
Si vuol far favorire lo svecchiamento del personale docente e, intanto,
non si rimuovono i tanti paletti legislativi seminati negli anni che hanno escluso i
più giovani dalle procedure concorsuali.
Ritengo, comunque, che le procedure preselettive siano state per la
prima volta di rara trasparenza. Questo non significa che siano risultate eque: la
stessa tipologia di test per tutti gli insegnamenti ha oggettivamente facilitato
l’accesso a chi ha acquisito nel corso di studi competenze diverse mortificando
altri docenti.
E poi i TFA con quiz errati: dai concorrenti si pretendono competenze
che i “soloni ministeriali” dimostrano sovente di non possedere: “rara avis” una
ordinanza ministeriale, un modulo domanda, una circolare che non abbia
bisogno di una successiva integrazione, correzione, interpretazione.
Le graduatorie
Il
secondo
aspetto
del
reclutamento
richiederebbe
pagine
di
approfondimenti per evidenziare le strutture stratificatesi nel corso degli anni:
raddoppi
di
punteggio
per
scuole
montane
o
nelle
piccole
isole
improvvisamente introdotti e poi eliminati; valutazioni dei servizi con scadenze
in date diverse nel corso degli anni che hanno legalmente dato origine a
valutazioni diverse a parità di servizi; titoli ad alcuni valutati perché conseguiti in
tempi diversi ed infinite amenità che farebbero sorridere se non incidessero
sulla pelle viva dei nostri precari. E poi, congelamenti, scongelamenti, code.
Il tutto, ovviamente, senza aumentare un posto di lavoro, ma dando corso ad
una scellerata lotta tra poveri.
Criteri di valutazioni dei titoli pensati in maniera scandalosa per chi
predica di voler valorizzare il merito e le professionalità. Un seconda laurea
valutata come un banale corso di perfezionamento, un laurea in scienze
giuridiche o economiche valutata per il personale ATA, praticamente alla
stregua di fantomatici corsi regionali.
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Il tutto si trasforma in una tassa sulle speranze dei precari, costretti a
dissanguarsi per conseguire titoli pur di non retrocedere nelle graduatorie, e in
opportunità di guadagni per chi spacciandosi per sigla sindacale ha avuto e ha
vaste praterie per mettere in piedi uno “squallido ricorsificio” sostenendo
istanze quasi sempre contrapposte.
E, intanto, diminuiscono di fatto le tutele del rapporto di lavoro dei
precari: costretti a ricorrere al Giudice del Lavoro per reclamare il diritto a
qualche giorno di supplenza, con esiti spesso schizofrenici e oneri insostenibili
in caso di soccombenza, troppi sono costretti a gettare la spugna!
E nella nostra regione, si aggiungono le giuste auspicate indagini penali
su graduatorie che sembrano essere redatte in maniera a volte truffaldina.
Ennesimo brutto segnale per i tanti che continuano a comportarsi onestamente.
La linea e l’azione concreta della Cisl Scuola Regionale sono state ieri,
oggi e lo saranno per il futuro sempre, per il rispetto della legalità e della
trasparenza: dovrebbe essere un fatto scontato, ma non sempre lo è sempre in
un contesto socio-economico degradato e di diffusa criminalità.
Dimensionamento e concorso dirigenti scolastici
C’è una coerenza nel conseguire il disordine anche in questa partita.
Si avvia negli anni passati
un’azione di dimensionamento della rete
scolastica secondo parametri definiti dalla legge. Poi, per esigenze di spesa
pubblica si innalzano i parametri nel 2011 rendendo non più a norma molto di
quanto già realizzato.
Nella nostra martoriata regione dovrebbe essere chiaro a tutti che la
realizzazione
del
dimensionamento
avrebbe
creato,
come
ha
creato,
soprannumero.
Lo stesso governo, invece, bandisce un concorso a Dirigenti Scolastici
anche per la Campania senza disponibilità di posti. Poi, da noi si rallentano le
procedure perché tanto non si può assumere. Infine, si arriva ai nostri giorni
con il Tar che blocca le procedure per incapacità dell’Amministrazione di
assicurare la costituzione di Commissioni, nella loro composizione, inattaccabili.
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E anche in questo caso, chi subisce pesantemente le conseguenze sono
tanti colleghi, che hanno impegnato tempo, risorse economiche per affrontare,
loro sì, con serietà questo concorso. Abbiamo il dovere di sostenerli al
massimo in questa delicata partita.
La connessa partita degli incarichi ai Dirigenti Scolastici, oggettivamente
difficile per le istanze quasi sempre ragionevoli e degne di attenzione, ma
comunque spesso contrapposte, ha creato un clima altissimo di tensione.
Nel caos è difficile trovare una linea mediana e ragionevole. Certo è che,
anche nelle situazioni più difficili, è sempre possibile trovare dei criteri che
riducano al massimo le ingiustizie. Ma occorreva studiare con serietà,
sviscerare tutte le opzioni possibili, dare indicazioni chiare ai Dirigenti Scolastici
che dovevano o volevano presentare domanda di nuovo incarico o che erano
costretti ad avere incarichi di reggenza. I pessimi risultati sono a tutti evidenti.
Dalla nostra Segreteria Regionale è stato chiesto ed ottenuto, da
Francesco Scrima, un puntuale e forte intervento condotto a più riprese a livello
ministeriale: ma ad anno scolastico avviato, si è solo constatato che la toppa
sarebbe risultata peggio del buco. Alla fine è rimasta solo, purtroppo, una
magra certificazione del fallimento dell’Amministrazione.
Amministrazione che, troppo spesso, rinuncia ad esercitare un ruolo di
coordinamento tra le realtà territoriali, a promuovere comportamenti omogenei
che dovrebbero essere la regola: molti funzionari agiscono autonomamente
nello stesso ufficio, assumono atteggiamenti autoreferenziali, si danno patenti di
“giuristi”. Per fortuna, non mancano esempi di buon senso, di amore per il
buon andamento del proprio ufficio: ma non ci può sempre affidare al caso o
alla buona volontà dei singoli.
Quando, invece, si cerca il confronto vero, serio con il sindacato i risultati
vengono: la partita dell’utilizzo dei Dsga è stata risolta bene con criteri chiari
e possibili nella situazione data.
Un pressing costante ha fatto sì che la partita del Dimensionamento per il
2013/14, pur nell’incerto provvisorio quadro normativo, è stata condotta
finalmente in maniera più seria e determinata. Non mancano, comunque, le
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Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
forzature di tipo campanilistico, forti soprattutto, in un momento elettorale: a
fronte di amministratori consapevoli, ancora atteggiamenti irrazionali, di
retroguardia, lamentazioni all’insegna del più ritrito vittimismo.
Capire che darsi un assetto stabile è utile per tutti, non sembra trovare
ospitalità in chi ha una sola linea: l’arte del rinvio.
Ci è stato, comunque, richiesto il nostro contributo: l’abbiamo fatto con
onestà e immediatezza, ma sia ben chiaro, le decisioni finali sono state della
Regione Campania che ha avuto difficoltà ad attenersi alle stesse Linee Guida,
che pur si era data. Scontato, come sempre, che non si è stati capaci di
ottenere il rispetto dei tempi che ci si era prefissati con ovvi disagi
per le
iscrizioni per l’a.s. 2013/14: ma oggettivamente le colpe sono di tante
amministrazioni locali sul territorio regionale che hanno tentato di tergiversare
fino all’ultimo.
La linea e l’azione della Cisl Scuola
Siamo fermamente convinti che, in questo contesto veramente difficile,
la CISL SCUOLA ha messo in campo tutte le sue energie, tutto il suo
patrimonio di elaborazione culturale, la sua autonomia e la sua grande serietà
per frenare, modificare, tentare di condurre alla ragionevolezza, politica e
amministrazione, sulle decisioni più improvvide ed estemporanee.
L’impegno serio e defatigante non trova, purtroppo, facile ospitalità nelle
cronache:
la
spettacolarizzazione
si
nutre,
invece,
di
demagogia,
strumentalizzazioni, di scioperi fini a se stessi, in qualche caso anche di
strumentalizzazioni dei giovani che dovremmo, invece, accompagnare nel loro
processo di formazione e di crescita civile.
Non per questo dovremmo dismettere da una linea che ha portato
nell’attuale contesto di veramente straordinaria difficoltà, al raggiungimento di
obiettivi importanti.
Obiettivi importanti derisi da chi li pensava irrealizzabili, e poi pronto a
metterci il cappello sopra una volta che si stava per ottenerli.
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Misure salva precari, recupero scatti di anzianità, piano di assunzioni
triennali, modifiche alla Legge di Stabilità, stop ai tagli degli organici, blocco
dell’innalzamento degli orari di servizio, rappresentano il bilancio più
significativo di questo quadriennio.
Abbiamo avuto la fortuna in queste contingenze difficili, di avere una
guida sicura, matura, realistica, infaticabile
nel nostro Segretario Nazionale
Francesco Scrima e nella sua intera segreteria nazionale. Deve essere chiaro,
però, che senza l’intervento di Bonanni, della Federazione, la Cisl Scuola non
avrebbe avuto gli strumenti indispensabili per cogliere “i nostri risultati” che in
maniera chiara sono ben trattati nell’opuscolo dal titolo significativo a “Carte
scoperte”
La nostra realtà territoriale.
A livello regionale e territoriale riteniamo che la Cisl Scuola abbia svolto
con eguale coerenza il suo lavoro.
Ricerca di ogni spazio di contrattazione non per realizzare “inciuci”, ma
per assicurare i migliori criteri di gestione delle risorse economiche e delle
risorse di organico, per cercare comportamenti omogenei nella gestione e
nell’utilizzo del personale, nelle procedure di conferimento degli incarichi a
tempo determinato e indeterminato.
Ci siamo riusciti in parte, ma non poteva che essere così in un contesto
dove l’Amministrazione Scolastica Regionale ha troppe volte cambiato guida o
è stata addirittura colpevolmente lasciata vacante.
Questa difficile situazione ha generato anche qualche diversità nostra
interna non sugli obiettivi, ma solo sui metodi per conseguirli. Avremo tempo
sufficiente per chiarirli, credo nella doverosa consapevolezza che la dialettica
interna sia indispensabile e che vada sollecitata. L’unità va, invece, sempre
ricercata. Non dimentichiamo che nei territori dove in passato si sono registrate
divisioni ancora oggi si pagano le conseguenze in termini di rappresentatività e
di iscritti.
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Relazione del Segretario Generale Elio Barbarisi – Cisl Scuola Avellino
Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti in provincia di Avellino. Essi sono il
frutto di anni di lavoro di un gruppo dirigente che ha agitato soprattutto in
amicizia, con passione e responsabilità per il delicato lavoro di rappresentanza
sindacale.
Un patrimonio di competenze e di metodo di lavoro che ha creato un
clima di fiducia nella nostra struttura e che, nel corso del tempo, ha visto
avvicinarsi
tante
nuove
persone.
Tanti
amici
nelle
scuole
si
sono
generosamente messi a disposizione quotidianamente e soprattutto durante il
rinnovo delle RSU: verso di loro siamo tutti affettuosamente grati e debitori.
Grazie al lavoro di tanti abbiamo forte tasso di rappresentatività
sindacale rispetto al numero degli addetti (il più alto a livello regionale e tra i
migliori a livello nazionale) e abbiamo addirittura migliorato il nostro risultato
elettorale nelle RSU (38 % di consensi): ben al di sopra della nostra media
nazionale.
La lista dei ringraziamenti sarebbe per fortuna lunga ed evito di farla.
Devo sottolineare, però, che in questi giorni senza l’impegno appassionato e
spontaneo di tanti amici antichi e nuovi questo Congresso sicuramente non si
sarebbe potuto celebrare.
Sono certo che questo clima positivo sarà patrimonio comune della
nuova struttura Irpinia-Sannio che andiamo oggi a costruire. Il nuovo assetto
organizzativo interno era da tempo programmato indipendentemente dal
riordino o dalla totale soppressione delle province ipotizzato dal dibattito
politico.
La Cisl intende darsi una struttura più snella, meno onerosa e più
funzionale per due realtà interne della nostra regione che hanno territori molto
simili sia per condizioni oro-geografiche che sociali, culturali e storiche.
Abbiamo il dovere di impegnarci al massimo per ottenere i risultati che la nostra
Confederazione si prefigura. E dobbiamo, con convinzione, continuare ad
operare in sintonia e lealtà con il nostro livello confederale territoriale per
assicurare al massimo tutela, assistenza e servizi a tutti gli associati e perché
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vengano sostenute le politiche generali di sviluppo del nostro territorio: da soli
non si va da nessuna parte e non è possibile rinchiudersi nel riccio della propria
categoria.
Sono sicuro che i preesistenti rapporti con molti amici di Benevento ci
agevoleranno il compito. La nostra comune antica cultura contadina basata
sulla “fatica”, sull’abitudine a basarsi sulle proprie forze ci sarà di valido
sostegno. Ma resto convinto che il segreto del lavoro non può essere che la
passione e giammai solo le fredde capacità tecniche.
Operativamente, nel nostro lavoro quotidiano, oltre a mantenere e
migliorare le nostre capacità di consulenza, dobbiamo servirci sempre di più e
meglio dei nuovi mezzi che la tecnologia oggi ci mette a disposizione. Ma, i
momenti di confronto diretto restano indispensabili, come anche liberare risorse
per essere più presenti nelle scuole; non sarà semplice, meno enfasi e più
concretezza. Fermi, sicuramente, non si può restare.
Una nota finale decisamente confortante.
Il recente Rapporto di TuttoScuola del 2011 colloca nelle posizioni alte e
in miglioramento la qualità complessiva del sistema scolastico di Benevento
(29° posto) e di Avellino (46° posto): i migliori in Campania.
Nelle nostre realtà, ne siamo orgogliosi, non mancano già esempi di
eccellenza frutto dell’impegno misconosciuto e del valore delle professionalità
che agiscono nella scuola.
E’ questa l’unica via da seguire per difendere, nel contempo, anche i
livelli occupazionali nel settore scolastico: rinnovamento vero e non finto, più
“Buona Scuola” quale presupposto indispensabile per “Liberare energie” che
è appunto il nostro tema congressuale.
L’augurio a noi tutti è che questo Paese sappia veramente “Liberare
energie”.
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Grazie
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