MENSILE DEL COMUNE DI FIUME
ne ormai imminente di un doppio Cd che sarà
un hommage al cantautore Sergio Endrigo,
iniziativa questa, promossa dalla Comunità
degli Italiani di Pola, in collaborazione con la
Regione, con l’Unione Italiana e con l’Università Popolare di Trieste.
Nelle altre pagine interne troverete un
ampio servizio sulla Fiera del libro per l’infanzia “Monte librić” di Pola: una manifestazione di successo, particolarmente attenta
anche alle pubblicazioni in lingua italiana
della nostra Casa editrice, che si sta facendo
valere ben al di fuori dei confini regionali.
Ne abbiamo parlato con Slavica Ćurković.
Con Graciano Prekalj, invece, ci siamo soffermati sui progressi fatti dall’Agenzia per lo
sviluppo rurale dell’Istria, mentre con Sonja
Grozić Živolić e Roberta Katačić sulle grandi priorità del settore Sanità della Regione. Infine, e come sarebbe potuta mancare,
un’intervista al campione olimpico e connazionale Giovanni Cernogoraz, medaglia
d’oro nella disciplina della fossa olimpica.
Buona lettura
Roberto Palisca
30 OTTOBRE 2012 Anno II /n. 2
e che i fondi disponibili per sviluppare nuove
iniziative in futuro, non mancheranno. Basterà essere capaci di sfruttarli.
Restando in tema, nelle pagine interne illustriamo anche le più recenti attività dell’Associazione “Donne d’Europa“ e con Roberta Dubac facciamo un bilancio della proficua collaborazione con la Regione Veneto in materia di
interventi di recupero, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale ereditato
dall’Istria ai tempi dalla Serenissima. Finora
sono stati finanziati circa 110 progetti, per un
importo complessivo di circa 2 milioni di euro
e altri ne saranno realizzati prossimamente,
tra i quali la pubblicazione di una serie di monografie dal titolo “Il patrimonio artistico delle chiese istriane“: sette volumi che – annunciano i promotori dell’iniziativa –, saranno
una vera e propria enciclopedia bilingue. Parliamo anche del Festival dell’Istriveneto .
Quanto agli altri temi di rilievo e di particolare interesse per la Comunità nazionale italiana, un servizio è dedicato al 65.esimo anniversario della Società artistico culturale “Lino
Mariani“, e un altro al progetto di pubblicazio-
APPUNTAMENTIPOLITICI
PERIODICO INFORMATIVO DELL’ISTRIA www.istra-istria.hr
In questo doppio numero di Qui Regione
Istriana, spaziamo su temi di particolare rilievo e attualità. Dal bilinguismo e dal progetto SIMPLE, argomenti importanti sui quali si
sofferma ampiamente la vicepresidente della
Regione Istriana, prof.ssa Viviana Benussi,
alle infinite prospettive che già si sono aperte o si apriranno a breve alle amministrazioni regionali, municipali e comunali delle tante località della penisola, alla luce dell’ormai
imminente entrata della Croazia nella grande
famiglia dell’Unione europea. A parlarne è il
giovane Dino Babić, viceresponsabile delle attività dell’Ufficio di Bruxelles della Regione.
Apprendiamo così che, grazie all’arguta mossa
fatta nell’ormai lontano 2005, quando la Regione Istriana inaugurò una propria rappresentanza nella capitale belga, portandola così
all’avanguardia rispetto alle altre regioni della
Croazia nella cura dei rapporti bilaterali con
le altre realtà regionali e nel rafforzamento dei
partenariati, al fine di sviluppare progetti di
cooperazione transfrontaliera, oggi l’Istria può
già contare su oltre 50 milioni di euro spesi dai
Fondi Ue per realizzare progetti nella Regione,
Qui Regione
ISTRIANA
IN QUESTO NUMERO
www.istra-istria.hr
Qui Regione ISTRIANA
Viviana
Benussi
Martedì, 30 ottobre 2012
2
Ne abbiamo parlato con la vicepresidente della Regione Istriana, Viviana Benussi, che ne è promotrice
PROGETTO SIMPLE, LA STRADA
VERSO IL PIENO RISPETTO DEI D
di Cristina Golojka
I
n ambito alla Regione Istriana, della quale è pure vicepresidente, dal 2009
Viviana Benussi è anche rappresentante della Comunità Nazionale Italiana.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto
diverse cariche e funzioni: è stata direttrice della Scuola media superiore italiana di Rovigno,
membro del Comitato operativo e del Consiglio della
Comunità degli Italiani rovignese, membro del Consiglio regionale della CNI, consigliere dell’Assemblea
dell’Unione Italiana e consigliere dell’assemblea della
Regione. Insegnante di lingua inglese di professione, si
occupa anche del fenomeno delle lingue e delle culture
a contatto, soprattutto per quanto concerne il territorio
istriano. Abbiamo affrontato con lei quest’argomento
in un’intervista a tutto campo.
- Quali sono le problematiche principali che il
bilinguismo in Istria si trova a dover affrontare?
”Le istituzioni a livello regionale e cittadino, di regola, rispettano il bilinguismo in armonia con i singoli
statuti, ma al di là di questi, la situazione risulta molto eterogenea. Negli anni ‘90, in alcuni Comuni e Città
dell’Istria, gli appartenenti alla minoranza italiana hanno perso determinati diritti acquisiti, come ad esempio
il diritto all’uso pubblico della lingua italiana. La Croazia ha in seguito emanato la Legge costituzionale sui
diritti delle minoranze, con la quale assicura la realizzazione del diritto di servirsi della propria lingua e ne
assicura l’uso pubblico, privato e ufficiale. Ciò nonostante, negli articoli successivi e nelle altre leggi, l’uso
pubblico di tale lingua non viene più contemplato bensì viene trattato soltanto l’uso ufficiale. Con le Indicazioni sull’uso e come realizzare il diritto all’uso ufficiale
e paritetico, prescritte dal ministro Bauk, è stato fatto
un passo avanti, ma sull’uso pubblico permane lo status quo, perché non esistono ancora i presupposti per
poterlo realizzare. Le varie aziende che rientrano nella
sfera pubblica statale, ad esempio, non sono in dovere
di rispettare il bilinguismo”.
- Da anni per ciò che concerne il bilinguismo visivo, persiste il problema della segnaletica stradale
e dell’uso dei toponimi e delle denominazioni bilingui. Qual’è la situazione odierna?
”Nel 2001 in Istria è iniziata la battaglia per le denominazioni bilingui, che l’amministrazione statale tolse dalle Città e dai Comuni, fatta eccezione per quelli
della zona dell’Alto Buiese. Io ero all’epoca consigliere dell’Assemblea della Regione e, assieme a Comuni
e Città, grazie anche al supporto dell’Unione Italiana,
si è riusciti ad emendare questa legge, per cui le diciture sono tornate a essere bilingui. Nonostante ciò è una
battaglia che continua, perché sulle autostrade come la
Ipsilon istriana, ad esempio, molte frazioni e denominazioni non compaiono ancora scritte in italiano, anche se riguardano Comuni con statuto bilingue. Ritengo che in tutte le aree bilingui il bilinguismo visivo
debba essere rispettato”.
- La Regione Istriana sta lavorando a un progetto europeo per la tutela delle minoranze di cui lei
è promotrice. Può dirci in che cosa consiste e quali
sono gli obbiettivi principali?
”Nel 2009 abbiamo iniziato a lavorare al progetto
SIMPLE (Strengthening the Identity of Minority People Leads to Equality), di cui la Regione Istriana è capofila, con partner l’Unione Italiana con sede a Fiume
e a Capodistria, la Regione Abruzzo, il ministero per i Diritti umani e minoritari del Montenegro, la Città di Durazzo, l’Impresa ‘Progetti Sociali’ di Pescara, l’Istituto per la cooperazione e l’ampliamento (Cooperation and Development Institute) di Tirana e l’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia. Il progetto, finanziato dal programma
di cooperazione transfrontaliera IPA Adriatico 2007-2013,
rappresenta un’iniziativa inedita di cooperazione istituzionale, che mira alla coesione sociale tra gli Stati dell’Adriatico attraverso il rafforzamento dei valori della diversità culturale, il tutto al fine di migliorare la qualità della vita e l’interesse della Regione Adriatica. Il progetto è volto a colmare le lacune inerenti all’applicazione del bilinguismo e del
plurilinguismo e all’ulteriore miglioramento della posizione dei gruppi etnici presenti in vari Paesi dell’area adriatica, e in particolare della Regione Istriana, in quanto regione plurietnica e multiculturale”.
- A che punto è attualmente il progetto?
”Assieme ai nostri partner stiamo apportando ulteriori modifiche e integrazioni alle linee guida del progetto.
Queste verranno poi tradotte in tutte le lingue dei partner,
dopodiché, nel corso del mese di novembre, dovremmo
costituire l’Agenzia regionale per il supporto plurilingue
e multilingue: plurilingue perché la Regione Istriana presuppone il bilinguismo, ma anche multilingue perché farà
da supporto pure agli altri partner coinvolti nel progetto”.
- Il progetto SIMPLE, quindi, può risolvere le problematiche legate al bilinguismo?
”È impossibile pensare di risolvere subito tutto. Certamente migliorerà la situazione del bilinguismo visivo, soprattutto a livello regionale, municipale e comunale. Inoltre, servirà a stimolare tutti quei soggetti che non hanno
il dovere di applicare il bilinguismo ad applicare almeno
quello visivo. La politica europea è anche una politica a
favore del plurilinguismo e prevede che il cittadino europeo, oltre alla sua lingua, debba avere la padronanza di al-
meno tre altre lingue. Io sono del parere che noi istriani
abbiamo la possibilità e la fortuna di poter imparare con
grande facilità una lingua europea, che è anche nostra lingua dell’ambiente. Una volta risolta la questione del bilinguismo visivo, ci aspetta la battaglia per il rispetto dell’uso
pubblico, che è a sua volta un diritto acquisito.
- Quali saranno gli obiettivi e i compiti dell’Agenzia
regionale per il supporto multilingue?
“L’Agenzia regionale per il supporto multilingue è un
servizio pubblico gratuito di supporto linguistico alla cittadinanza e agli organismi amministrativi locali e regionali, in ambienti multilingui, con presenza di minoranze storiche-autoctone o nuove minoranze. Offrirà servizi
di traduzione operati da traduttori specializzati di documenti, atti e pubbliche informazioni. Accade, ad esempio,
che molti cittadini non riescano a ottenere un documento bilingue, per cui si trovano a dover fare ricorso a un
traduttore specializzato, sborsando per questo una cifra
non indifferente. Con l’Agenzia, invece, al cittadino verrà
data la possibilità di fruire gratuitamente del servizio di
traduzione. Abbiamo previsto pure traduzioni di libri di
testo per le scuole minoritarie, anche se questo è compito
del Ministero. Verranno stampati, in ambito dell’Agenzia,
opuscoli e fogli informativi sulle leggi per l’assistenza ai
cittadini, sui diritti e l’importanza delle minoranze e sui
servizi pubblici locali, destinati alla cittadinanza a scopo
di promuovere e monitorare i diritti minoritari. Il servizio darà supporto anche nella costante tutela dei toponimi e nella loro segnalazione da concretizzare, in accordo con le amministrazioni locali, sotto forma di supporto
linguistico e finanziario, per la sistemazione di tabelle e
insegne informative. Verranno così monitorati la segnaletica stradale, le bacheche e le affissioni pubbliche, le denominazioni delle vie, degli enti e dei pubblici esercizi, le
bacheche e le affissioni informative di organi statali e ministeriali, nonché quelle di esercizi commerciali e servizi
vari, sia pubblici che privati. Verranno organizzati corsi di lingua per i pubblici ufficiali che hanno difficoltà a
esprimersi nella lingua minoritaria e degli impiegati di
vari servizi di particolare interesse per la cittadinanza.
L’Agenzia avrà quindi l’obiettivo di promuovere la coesione sociale fra le varie realtà nazionali e minoritarie
rafforzando i valori della diversità culturale e linguistica, nonché promuovere il bilinguismo e il multilinguismo, e la collaborazione tra minoranze storiche e nuove
minoranze”.
- Ad agosto hanno visitato l’Istria due docenti del
Dipartimento di linguistica della prestigiosa New
York University, Zvjezdana Vrzić e John Victor Singler,
che collaborano a un progetto per la preservazione
dell’idioma autoctono dei valacchi d’Istria e dei seianesi, Si tratta di un progetto sostenuto anche dalla Regione Istriana. Esiste la possibilità che il lavoro includa
anche le altre parlate autoctone istriane?
“L’Istria è una penisola ricchissima di microcosmi e
tutti dovrebbero essere tutelati, ma ciò che mi sta particolarmente a cuore sono le sei lingue romanze occidentali dell’Istrioto, che sono in via d’estinzione e definite
tali dal libro rosso dell’UNESCO: il rovignese, il vallese,
il dignanese, il sissanese, il fasanese e il gallesanese. La
professoressa Zvjezdana Vrzić si occupa in modo particolare dell’istrorumeno, del quale sta preparando un
archivio digitale grazie anche a fondi accantonati dagli
Stati Uniti d’America. Le ho proposto di fare un simile
progetto anche per questi sei dialetti in via d’estinzione, per salvaguardare tutto il patrimonio. L’estate scorsa Zvjezdana Vrzić è venuta a a Rovigno con John Victor Singler, che è un famoso sociolinguista della stessa
Università che si occupa proprio di lingue a contatto, e
il quale ha avuto modo di conoscere queste realtà, visitando tutti questi luoghi. Proprio in questi giorni ho
ricevuto conferma della sua disponibilità. Per il prossi-
mo mese di luglio, vorremmo quindi, organizzare un
seminario per coloro che vorrebbero lavorare su questo
progetto, per salvaguardare questo grande patrimonio
in collaborazione con il professor Singler che, affascinato da queste nostre realtà, ha voluto dare un contributo
senza ricompensa a impostare il progetto. In un futuro
il progetto si potrebbe allargare anche agli altri dialetti
istriani interessanti perché frutto di secolari contatti tra
popolazioni, ma innanzitutto l’attenzione cade su queste lingue perché in via d’estinzione”.
- Quanta importanza ha lo studio dell’italiano nelle
scuole per il mantenimento del bilinguismo in Istria?
”La legislazione europea sostiene lo studio delle lingue, per cui ritengo che si debba incentivare ulteriormente anche lo studio dell’italiano quale lingua dell’ambiente
sociale in Istria. Fino agli inizi degli anni ‘90, nelle scuole di ogni ordine e grado, lo studio della lingua italiana
era d’obbligo, mentre oggi è diventato opzionale, con un
numero d’ore settimanali inferiore a quelle della lingua
dell’ambiente. Anche se la maggioranza degli studenti
sceglie di iscrivere la materia, io sono comunque del parere che l’italiano dovrebbe essere reintrodotto quale materia d’obbligo, per il semplice motivo che il bilinguismo,
in quanto tale, presuppone la conoscenza di entrambe le
lingue per poter essere mantenuto. In questo modo vengono quindi a mancare i presupposti per la realizzazione
del bilinguismo nella vita pubblica. Studiare una lingua è
molto semplice: l’ingrediente più importante è la motivazione. Specialmente ora che stiamo per entrare in Europa
è importante conoscere quante più lingue. Incentivare di
più, quindi, anche lo studio della lingua italiana, accanto
alle altre lingue, può essere, di conseguenza, soltanto una
cosa molto positiva e una ricchezza in più per tutti”.
- Ultimamente si è parlato molto degli svantaggi
cha ha avuto l’introduzione della maturità statale per
gli alunni che frequentano le scuole in lingua italia-
na. Secondo lei come dovrebbe essere regolato questo
problema?
“Io sono del parere che alla maturità statale le tre materie d’obbligo dovrebbero essere uguali per tutti. In Croazia, cioè, dovrebbe valere la stessa regola della maturità
statale che è in vigore in Slovenia per le scuole italiane.
Accanto alla matematica e all’inglese, la lingua d’esame
dovrebbe essere la lingua materna dell’alunno, oppure,
visto che non tutti coloro che frequentano le scuole italiane hanno l’italiano come lingua materna, potrebbe essere chiamata anche lingua della scuola frequentata dallo studente. Il sistema finora in vigore penalizza gli studenti delle scuole italiane, che devono sostenere accanto
agli esami di lingua croata, matematica e inglese anche
un quarto esame di lingua italiana del quale, però, nessuna Facoltà tiene conto all’esame d’ammissione. Ne deriva
perciò che lo studente o la studentessa siano costretti a superare un esame per il quale non otterranno alcun punteggio, e questo è mortificante. Ritengo che l’unica soluzione giusta sia di introdurre la possibilità che lo studente
sostenga l’esame di lingua nella lingua nella quale ha frequentato la scuola, cosa che abbiamo richiesto anche nella lettera trasmessa al ministro dell’Istruzione Jovanović e
alla quale stiamo ancora attendendo risposta”.
- Esiste una parità tra i programmi delle scuole in
lingua croata e quelli delle scuole in lingua italiana?
“Per quanto riguarda la parità dei programmi, il mio
punto di vista è che i programmi di lingua croata previsti
per le scuole elementari italiane non sono del tutto appropriati, appunto perché identici a quelli delle scuole croate, per cui non prendono in considerazione che l’alunno
è un appartenente alla minoranza. Ritengo, quindi, che
siano troppo difficili per l’alunno che inizia a studiare la
lingua a scuola. Un programma appropriato porterebbe
a risultati migliori, perché se la metodologia è buona, la
lingua si impara presto”.
Qui Regione ISTRIANA
3
sviluppo locale, scuola ed educazione, informazione e media,
violenza e discriminazione contro le donne), attraverso la predisposizione di Linee guida tematiche che descrivono le modalità
concrete di realizzazione di servizi da attuare da parte delle autorità pubbliche competenti in
ciascuno Stato (procedure, professionalità, organizzazione logistica, prestazioni tipo da erogare,
rete locale ed interistituzionale di
collaborazione, etc.).
Il progetto prevede la concreta sperimentazione dei modelli
di governance elaborati attraverso l’attuazione di specifici servizi,
realizzati con un’azione pilota in
ciascun Paese partecipante:
- Agenzia regionale per il
supporto al multilinguismo (Responsabile: Regione dell’Istria)
- Agenzia per lo sviluppo
dell’economia multietnica (Responsabile: Comune di Durazzo
- Agenzia per il supporto
all’educazione interculturale (Responsabile: Ministro per i diritti umani e delle minoranze del
Montenegro)
- Agenzia per il supporto ad
un sistema di media ed informazione multiculturale (Responsabile: Unione Italiana di Slovenia)
- Agenzia per il supporto alla
protezione sociale e alla non discriminazione delle donne delle
minoranze (Responsabile: Regione Abruzzo).
L’azione di institutional building si completa con la formazione specialistica congiunta per gli operatori dei servizi
delle amministrazioni coinvolte in ciascuno dei Paesi aderenti al progetto e per i rappresentanti delle organizzazioni di
rappresentanza delle minoranza. Sono previsti 5 cicli di seminari nei diversi Paesi, per l’approfondimento delle aree tematiche
e il trasferimento delle competenze per l’attivazione dei servizi in ciascun contesto territoriale.
Ciascun ciclo seminariale si conclude con un Workshop tematico aperto a tutti gli stakeholder,
per la massima diffusione e condivisione degli strumenti di governance elaborati.
Martedì, 30 ottobre 2012
GIUSTA
IRITTI MINORITARI
Il progetto SIMPLE viene finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera IPA
Adriatico 2007-2013 e rappresenta un’inedita e ambiziosa iniziativa per riunire gli Stati dell’Adriatico attorno al tavolo delicato del
riconoscimento e della concreta
attuazione dei diritti dei gruppi
di minoranze etniche, storiche ed
emergenti. Obiettivo generale del
progetto è di definire una strategia e un approccio congiunto negli Stati adriatici, per promuovere la cultura dell’uguaglianza e
della non discriminazione come
valore fondamentale per la pacifica coesistenza di tutte le persone, di qualunque origine, religione ed etnia. Coerentemente con
le politiche dell’Unione europea
in materia di non discriminazione e pari opportunità, SIMPLE
focalizza e approfondisce le seguenti aree tematiche:
- multilinguismo come strumento di accessibilità ed eguaglianza dei servizi pubblici;
- identità etnica come risorsa
per lo sviluppo locale
- identità culturale delle minoranze per un sistema scolastico multiculturale
- informazione e media multiculturali per una società interculturale
- prevenzione e contrasto
alla discriminazione sociale e
alla violenza contro le donne di
gruppi di minoranza
Il progetto applica un approccio di “multilevel governance” per affrontare nel modo più
idoneo e con gli attori istituzionali più competenti tutti gli
aspetti legati al rafforzamento
di una società multietnica basata sul principio della coesistenza delle diversità. Il primo passo
consiste nell’approfondire e analizzare l’attuale condizione delle
minoranze, storiche ed emergenti, nei Paesi dell’Adriatico, attraverso il Laboratorio transfrontaliero adriatico per la promozione
delle minoranze etniche. Questa
prima fase è la chiave per l’elaborazione di strategie congiunte per la definizione di sistemi di
governance sugli specifici settori di intervento (multilinguismo,
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CHE COS’È
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Qui Regione ISTRIANA
«Ciò che vale la pena di sottolineare, è l’importanza del contributo dei
giovani. Sono tanti coloro che hanno avuto modo di fare un’esperienza
di stage presso il nostro Ufficio, attraverso diversi programmi
e associazioni europee e oltre ad aver avuto modo di imparare tanto,
con il loro lavoro e la loro motivazione rappresentano la generazione
chiave per il successo dell’Istria nell’Europa che ci aspetta»
La sede dell’Ufficio della Regione Istriana a Bruxelles
Martedì, 30 ottobre 2012
4
A tu per tu con Dino Babić, da tre anni alle dipendenze dell’Ufficio della Regione a Bruxelles
UNA PORTA DELL’ISTRIA APERTA NEL
di Roberto Palisca
E
La Regione Istriana ha un proprio Ufficio a Bruxelles fin dall’estate
del 2005. Ubicato nel Palazzo del Friuli Venezia Giulia, in Rue du Commerce 49, a poche centinaia di metri dalle principali sedi dell’Unione europea,
ha avuto fin dalla sua fondazione il compito di sviluppare la collaborazione e curare i rapporti bilaterali con le altre Regioni e organizzazioni europee
ed internazionali, ma anche di occuparsi di realizzazione di progetti di cooperazione, reperire e diffondere informazioni verso i soggetti sul territorio,
cercare nuove opportunità di finanziamento per
i progetti istriani e promuovere le opportunità di
investimento sul territorio. Da diversi anni a questa parte a occuparsi con successo dell’Ufficio europeo della Regione Istriana diretto dall’assessore
Oriano Otočan, è un giovane e capace connazionale. Parliamo di Dino Babić, che abbiamo avuto
il piacere di intervistare per fare un po’ il bilancio
dell’intensa attività svolta nel corso di questi ultimi
anni dalla sede dislocata della Regione in Belgio,
alla luce dell’ormai prossima entrata della Croazia
nell’Unione europea.
- La Regione Istriana è membro dell’Assemblea delle Regioni d’Europa fin dal 1994. Da
allora sono passati 18 anni. Quanto è tornata
utile all’Istria, quest’anticipazione dei tempi
rispetto all’entrata della Croazia nella grande
famiglia dell’Ue, che sembra finalmente ormai
imminente?
“Il confronto con le altre realtà regionali europee è sicuramente stato utile. A livello internazionale, la Regione Istriana ha saputo sempre valorizzare le ricchezze del proprio territorio ed è
stata pronta a imparare dalle esperienze altrui. Oltre alla partecipazione attiva in diverse organizzazioni internazionali, dove è sempre stata all’avanguardia rispetto alle altre regioni della Croazia, la
cura dei rapporti bilaterali con le altre realtà regionali e il rafforzamento dei partenariati al fine
di sviluppare progetti di cooperazione transfrontaliera ci ha portato già nel 2005 a essere la prima Regione croata ad aprire un ufficio di rappresentanza presso le istituzioni europee a Bruxelles.
I risultati di queste attività, che possono sembrare di facciata, ricadono direttamente sul territorio,
soprattutto attraverso i progetti finanziati da programmi comunitari che si sono dimostrati essere per l’Istria uno strumento fondamentale per lo
sviluppo economico e sociale. Non abbiamo soltanto aspettato l’ingresso della Croazia nell’Unione europea, ma abbiamo contribuito all’adesione
nel migliore dei modi, usando al meglio i fondi e
gli strumenti resi disponibili nel periodo di avvicinamento. Senza dover parlare per forza di numeri e di milioni di euro, credo che l’utilità del lavoro finora svolto si percepisca considerando la
consapevolezza dei cittadini istriani che di fatto
si sentono già europei. Questo sembrerà forse un
fatto scontato, viste la storia, la posizione geografica e la cultura istriana, ma per poter valorizzare e
rendere riconoscibili queste caratteristiche a livello internazionale servono fatti e risultati concreti,
che rispecchiano il lavoro non solo delle istituzioni ma di ogni singolo individuo.
- Tra pochi mesi anche la Croazia farà finalmente parte dell’Ue. Che cosa cambierà?
“Come sempre, il futuro è nelle nostre mani. Che
cosa cambierà dipenderà soprattutto da noi. Non ci
Il giovane Dino Babić, vice di Oriano Otočan,
responsabile dell’Ufficio europeo della Regione Istriana
«Non abbiamo
soltanto
aspettato
l’ingresso
della Croazia
nell’Unione
europea, ma
abbiamo
contribuito
all’adesione
nel migliore
dei modi,
usando al
meglio i fondi
e gli strumenti
resi disponibili
nel periodo di
avvicinamento»
Fondi Ue: oltre 50 milioni di euro spesi per realizzare progetti in Istria
aspettano regali né facili soluzioni, bensì opportunità.
Molte saranno le novità che percepiremo nella vita quotidiana. Sicuramente i fondi disponibili per sviluppare
progetti non mancheranno, e dire che saranno così tanti
che non saremo capaci di spenderli tutti, è una facile previsione, considerando che non c’è paese in Europa che
arrivi ad utilizzarne il cento per cento. La Croazia durante il percorso di adesione ha gradualmente aperto diversi programmi comunitari che consentono di cofinanziare progetti di cooperazione. Con l’adesione arriveranno i fondi strutturali che consentiranno di finanziare più
progetti e di più grande impatto. Come per i programmi
aperti finora, la partecipazione, a seconda del settore, è
aperta a tutti, dagli enti pubblici alle strutture private, alle
associazioni, ai singoli cittadini. Alcuni programmi hanno procedure complesse e richiedono documentazioni
dettagliate, altri sono più semplici e alla portata di tutti. In Istria sono stati realizzati e sono in fase di implementazione tantissimi progetti cofinanziati da programmi comunitari, basta dare un occhiata alla banca dati dei
progetti disponibile sul sito www.istra-europa.eu per rimanere sicuramente sorpresi di tutte le opportunità che
sono state e vengono sfruttate. Qui forse i numeri aiutano a capire di che cosa si tratti. Più di 50 milioni di euro
sono stati spesi in Istria per realizzare oltre 150 progetti.
Nella maggior parte dei casi, i finanziamenti comunitari vengono assegnati a partner di diversi Paesi, visto che
i progetti realizzati sul territorio devono creare un valore aggiunto che possa essere percepito a livello europeo. In Istria sono veramente tanti i soggetti coinvolti in
progetti europei, ma se si vuole vedere un cambiamento
positivo con l’ingresso nell’Unione bisognerà rapportarsi
all’Europa e visti dall’Europa quelli che ci sembrano tanti
non possono bastare. Serve una consapevolezza collettiva, non solo dei diritti e dei doveri, ma anche delle opportunità che, se sfruttate, fanno la differenza”.
- L’Istria si aspetta molto dall’entrata della Croazia
nell’Ue, ma ha molte cose da offrire ai cittadini degli
altri Paesi che ne fanno parte, non è vero?
“A mio avviso, ci si può aspettare quanto si merita,
e per dimostrare quanto si merita bisogna saper valorizzare le proprie ricchezze. Soltanto con la consapevolezza del valore delle proprie risorse si può avere il
giusto riconoscimento per quello che si offre. È vero
che l’Istria ha molte cose da offrire e tante vengono
valorizzate in modo esemplare, come dimostrato dai
diversi indicatori macroeconomici che ci vedono leader in Croazia e all’avanguardia anche in Europa; lo
dicono i dati sul turismo ad esempio, i prodotti tipici
d’eccellenza ed in generale la qualità della vita. Ai cittadini degli altri Paesi possiamo offrire tanto e tanto
possiamo imparare da loro. Forse il più grande valore di quest’apertura internazionale sta proprio nell’opportunità di imparare dalle altre culture i diversi modi
di godere delle ricchezze che abbiamo a casa nostra”.
- Da quand’è che lavori per conto dell’Ufficio della
Regione Istriana a Bruxelles?
“Sono quasi tre anni che lavoro all’Ufficio di rappresentanza della Regione Istriana presso le istituzioni
dell’Unione europea ed è iniziata proprio da questo ufficio la mia esperienza lavorativa in Regione, nel 2007,
quando ho avuto modo di lavorarci per quattro mesi durante un programma di perfezionamento professionale”.
- Quali sono i tuoi compiti adesso e quanto cambieranno una volta che la Croazia sarà entrata a far
parte dell’Ue?
“L’ufficio di Bruxelles è a disposizione di ogni organizzazione pubblica o privata, ma soprattutto di ogni
cittadino istriano che si voglia rapportare alle istituzioni europee e questo non cambierà certamente. Seguire i lavori delle diverse istituzioni dell’Unione europea che sono di rilevanza per gli interessi regionali
Qui Regione ISTRIANA
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CUORE DELL’EUROPA CHE CONTA
è soltanto una piccola parte delle attività di cui mi
occupo giornalmente, visto che l’Ufficio è preposto
a sviluppare la collaborazione e curare i rapporti bilaterali con le altre Regioni e organizzazioni europee
ed internazionali, reperire informazioni e diffonderle verso i soggetti sul territorio, cercare nuove opportunità di finanziamento per i progetti istriani e
promuovere le opportunità di investimento sul territorio, promuovere il turismo, i valori culturali ed i
prodotti tipici, scrivere e sviluppare progetti che garantiscono la copertura finanziaria dell’ufficio stesso.
Le attività sono davvero tante, ed è comprensibile,
essendo quest’Ufficio una porta dell’Istria aperta nel
cuore dell’Europa che conta. I cambiamenti e le novità a Bruxelles sono sempre all’ordine del giorno e
la velocità con cui si susseguono gli eventi, in questo
alveare operoso, è davvero impressionante. Ho avuto
l’opportunità di vedere da una prospettiva particolare l’avvicinamento della Croazia all’Unione europea e le attività susseguitesi che hanno contribuito
soprattutto a far conoscere l’Istria a Bruxelles. Non
sono mai mancati né gli argomenti né i contenuti per
poter fare un buon lavoro e presentare la Regione
Istriana sotto la luce che le compete. Il merito di questo lavoro non va certamente attribuito solo a me,
che lavoro qui a Bruxelles. L’Ufficio è parte dell’Assessorato alla cooperazione internazionale e alle integrazioni europee della Regione Istriana, un collettivo di professionisti, guidati dall’assessore Oriano
Otočan, di cui sono orgoglioso di far parte visto che
è in questo ambiente che ho avuto modo di crescere
professionalmente ed è solo grazie ai miei colleghi se
posso contribuire allo sviluppo dell’Istria esprimendo appieno le mie capacità e competenze. Ciò che
vale la pena di sottolineare, è l’importanza del contributo dei giovani. Sono tanti i giovani che hanno
avuto modo di fare un’esperienza di stage presso il
nostro Ufficio, attraverso diversi programmi e associazioni europee e oltre ad aver avuto modo di imparare tanto, con il loro lavoro e la loro motivazione
rappresentano la generazione chiave per il successo
dell’Istria nell’Europa che ci aspetta”.
- Per un ragazzo della tua età ricoprire il ruolo
che hai è senza ombra di dubbio già un bel traguardo. È anche una sfida e un’opportunità per continuare una carriera?
“È una domanda impegnativa più delle altre questa,
anche perché a 32 anni sento esaurirsi la spinta motivazionale ispirata dalle idee giovanili che mi ha portato
a Bruxelles già prima di lavorare per la Regione, quando come giovane professionista esploravo titubante gli
ambienti in cui oggi mi muovo con disinvoltura. Sono
felice di essermi meritato l’opportunità di quest’incarico, che mi ha portato a maturare attraverso l’esperienza
sul campo. La responsabilità che sento non è tanto legata al lavoro in sé, quanto al desiderio di poter mostrare
risultati concreti, quali frutto del mio lavoro. Non sono
mai stato motivato da ambizioni di carriera e non mi
sono mai posto traguardi lontani. Quando mi piace ciò
che faccio sono contento, quindi cerco di fare le cose
bene, giorno per giorno.
- Sei sempre vicepresidente dell’European
Projects Association? Di che cosa si occupa questa
associazione?
“Da più di un anno sono diventato presidente della EPA che è un associazione non a scopo di lucro di
cui ero tra i fondatori prima di iniziare a lavorare per
la Regione. EPA è cresciuta tanto in questi anni Oggi
ha oltre 2.000 membri da tutto il mondo. È aperta a
tutti coloro che vogliono sfruttare al meglio le opportunità che si possono realizzare attraverso progetti comunitari, dal semplice individuo interessato, all’esper-
to, all’organizzazione. Usiamo una piattaforma online
per creare sinergie tra i nostri membri, fornire informazioni e formazione per creare progetti di cooperazione sempre più efficaci. Per me è una soddisfazione
veder crescere giorno dopo giorno quest’associazione, che ha come principio di base l’imparare facendo.
Attraverso la piattaforma online MyEuropa - La mia
Europa è possibile a chiunque osservare in tempo reale le attività di tutti i membri e interagire con loro.
La piattaforma viene sviluppata dalla European Academy for Education and Social Research di Dublino,
in base ai risultati del progetto di ricerca che sto conducendo per il dottorato in Politiche transfrontaliere
per la vita quotidiana all’International University Institute for European Studies di Gorizia. Per diffondere questa metodologia sul territorio, EPA, nell’ultimo
anno ha aperto degli uffici territoriali a livello regionale in Italia, per le regioni Lazio e Sardegna, a livello
nazionale in Belgio e a Malta. Queste strutture sono
state organizzate seguendo l’esempio sviluppato proprio in Istria, a Dignano e Buie, dove l’associazione
Informo ormai da 5 anni, coordinata da Monika Bršić,
ricoprendo la veste di rappresentante EPA per la Croazia, raggiunge degli ottimi risultati sia nello sviluppo
di progetti che nella ricerca. Riconosciuto come centro d’eccellenza a livello europeo, Informo ospita regolarmente studenti e ricercatori provenienti da diverse
università europee che vengono proprio in Istria a imparare a costruire un’Europa migliore. È proprio con
lo slogan ‘Che cosa stai facendo per una società migliore?’ che EPA ed European Academy hanno lanciato il premio per i migliori progetti europei European
Projects Awards, patrocinato dal Comitato economico e sociale dell’Unione europea. Possono partecipare
tutti coloro che hanno un’idea progettuale, piuttosto
che un progetto in corso di realizzazione o un progetto realizzato in passato che ritengono meritevole.
Basta andare sul sito www.my-europa.eu e registrarsi
per nominare un progetto oppure votare”.
- Tra i corsi organizzati dall’Accademia d’Europa
per l’educazione e le ricerche sociali ce n’è uno che si
svolge a Bruxelles, in Irlanda e in Croazia e che dal
18 al 21 ottobre ha fatto tappa anche a Rovigno. Eri
coinvolto?
“Come dicevo, l’Academy sta sviluppando la piattaforma MyEuropa secondo il mio progetto di ricerca,
comprendendo questa anche una parte formativa eLearning ho contribuito a sviluppare la metodologia e il
programma. Che ci sia una tappa in Istria è scontato, altresì che la scelta sia caduta sulla nostra perla, Rovigno,
visto che uno dei direttori dell’Academy, il prof Andrea
Debeljuh è anche lui istriano”.
- Pur avendo tanti impegni di lavoro riesci a trovare comunque pure il tempo di approfondire gli
studi e sei prossimo a ottenere il più alto grado di
istruzione previsto dall’ordinamento accademico
italiano.
“Sinceramente il lavoro e gli studi, che sto per
completare, mi stanno dando tante soddisfazioni.
Mi chiedo spesso se vale la pena di vivere lontani
da quell’Istria che rappresento in Europa, privandosi del bel tempo, dell’aria buona, del cibo genuino,
della vicinanza della famiglia, degli affetti, degli amici e soprattutto del mio cane, per rincorrere le mille
opportunità che l’Europa offre e cercare di mandarle a casa. Non so darmi una risposta, dedico anche
il tempo libero alla ricerca e al lavoro sperando che
i risultati bilancino i sacrifici e che i progetti a cui
contribuisco servano veramente a migliorare la qualità della vita in Istria, creando così anche un’Europa migliore”.
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Il presidente della Regione Istriana, Ivan Jakovčić, in una foto d’archivio dell’inaugurazione dell’Ufficio di Bruxelles
Martedì, 30 ottobre 2012
«Molte saranno
le novità che
percepiremo nella
vita quotidiana.
Sicuramente
i fondi disponibili
per sviluppare
progetti non
mancheranno,
e dire che
saranno così tanti
che non saremo
capaci di spenderli
tutti è una facile
previsione,
considerando che
non c’è paese in
Europa che arrivi
ad utilizzarne il
cento per cento»
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Qui Regione ISTRIANA
Le “Donne d’Europa” al confine di Castelvenere
Martedì, 30 ottobre 2012
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Un progetto europeo decollato in marzo si propone di formare nuove imprenditrici
DONNE D’EUROPA INSIEME
PER FAR VALERE I DIRITTI FEMMINILI
Un momento dell’Assemblea di “Donne d’Europa”: Viviana Benussi, Marianna Jelicich Buić, Ester Pacor e Isabella Flego
Il logo dell’associazione
di Daniele Kovačić
F
ar valere i diritti delle donne,
ma più in particolare porre
attenzione alle
esigenze delle
donne di Croazia, Slovenia e Italia nei più svariati ambiti. Questo è ciò che si prefigge l’associazione “Žene Europe – Donne d’Europa – Ženske Evrope
– Women of Europe”. Volutamente quadrilingue, quasi a voler unire simbolicamente anche
i popoli che queste donne rappresentano, l’associazione nasce
nel marzo del 2011 a Buie. Perché proprio a Buie? Perché è la
conseguenza naturale di un rituale che continua da vent’anni:
l’incontro annuale tra le donne
dei tre Paesi al valico di confine.
Prima quello di Scoffie-Rabuiese poi, dopo la sua caduta, quello di Castelvenere, che si trova nel territorio di Buie. Da lì è
nata la necessità di creare un organo che desse maggior rilievo
a quell’incontro. Grazie all’associazione ora sono possibili altri tipi di incontri, convegni ed
eventi che riescono a coinvolgere un sempre più elevatonumero di donne. Tra i fondatori
ci sono tutte le entità locali dei
tre territori, tra cui la Regione
Istriana, con in prima linea la
vicepresidente, Viviana Benussi.
A presiedere l’associazione, invece, è Marianna Jelicich Buić,
vicesindaco di Buie. Vicepresidenti sono invece Isabella Flego
ed Ester Pacor.
Due sono i fronti su cui principalmente operano le “donne
d’Europa”: l’ambito culturale e
quello dell’imprenditoria. Il “tavolo cultura”, coordinato da Isabella Flego, ha organizzato, tra
le altre cose, una mostra in collaborazione con Poste Italiane.
Un percorso storico della donna nelle mansioni postali. La
mostra è stata esposta nel Museo delle Poste e dei Telegrafi
della Mitteleuropa a Trieste. Immagini di donne al lavoro nelle
poste italiane, slovene e croate.
La donna imprenditrice invece, è un altro tema discusso
in svariati incontri. I più importanti quelli di Trieste, Rovigno e
Isola.
“Abbiamo messo insieme le
intelligenze di un gruppo di donne, diverse per cultura, per professionalità, alcune giuriste, altre imprenditrici e lavoratrici”. Questo
è quanto ha dichiarato la titolare
del “tavolo economia”, Ester Pacor.
Le varie idee si sono concretizzate
in un progetto europeo dal tito-
Viviana Benussi e Marianna Jelicich Buić
lo “W-Enter” a marzo di quest’anno. Quest’ultimo si propone di
formare nuove imprenditrici di
vari Paesi europei: Italia, Slovenia
e Croazia, ma anche Bosnia ed
Erzegovina, Montenegro ed altri,
per fare in modo che nasca una
cultura comune anche nell’impresa e che le donne riescano a
vincere la crisi economica.
“A marzo del 2013 – spiega
Ester Pacor – sperando che la
comunità europea lo approvi velocemente, avremo i risultati e sapremo quanti fondi avremo a disposizione per
creare corsi di formazione”.
A maggio è stato organizzato un importante convegno a Pola, dal titolo “Lavo-
rare tutte”, in collaborazione
con la Commissione per le
pari opportunità della Regione Istriana, al quale sono intervenute esperte dei tre Stati.
parlamentari, funzionarie del
settore sociale e delle pari opportunità ed esperte del settore dell’imprenditoria femminile.
Qui Regione ISTRIANA
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Roberta Dubac
Un’opera in fase di restauro
L’assessore Vladimir Torbica in visita ai laboratori di restauro di Venezia
L
a Regione Istriana e la
Regione Veneto sono
in un certo senso legate da una profonda
radice storica. Al tempo della Serenissima
Repubblica di Venezia, questa ha
lasciato le sue orme in Istria e Dalmazia. Ad oggi, con la legge 15 del
1994 della Regione Veneto, in materia di “Interventi per il recupero,
la conservazione e la valorizzazione
del patrimonio culturale di origine
veneta nell’Istria e nella Dalmazia”,
sono stati finanziati circa 110 progetti per un importo complessivo di
circa 2 milioni di euro. Si tratta perlopiù di opere mobili, dipinti, sculture, ma talvolta vengono finanziati
pure lavori di restauro di immobili.
Un profondo legame d’amicizia, si
diceva, tra le due Regioni unite dal
Mare Adriatico ha fatto sì che l’assessorato alla Cultura, con sede a
Cittanova, candidasse svariati progetti. Le figure chiave per la parte
istriana sono l’assessore alla Cultura Vladimir Torbica e la sua collaboratrice – nonché responsabile
per i progetti in collaborazione con
la Regione Veneto – la connazionale Roberta Dubac. In genere sono
sculture lignee, ma altri esempi di
progetti realizzati, come Duecastelli, Palazzo Baldi a Rovigno, la cinta muraria di Cittanova, il restau-
ro della piazza a Visinada, la prossima ristrutturazione della Torre di
San Martino, sono solo alcune delle
prove di quanto sia stato fatto negli
ultimi anni, e di quando si stia ancora facendo.
“Molti sono i progetti ancora
candidabili – ci spiega Roberta Dubac – ma ovviamente i tempi sono
lunghi. Non si possono candidare
tutti i progetti in una singola volta.
Ogni anno, ad agosto, esce il bando e in base a un’analisi preliminare si sceglie quale progetto candidare. Tra i grandi progetti voglio citare l’approvazione di 19mila euro
nel 2008, destinati al restauro del
crocifisso ligneo della chiesa della Madonna del Carmelo, restaurato a Venezia lo scorso anno e tornato in Croazia per venir esposto
nella chiesa parrocchiale di San Pelagio a Cittanova. Nel mese di ottobre di quest’anno – continua la Dubac – sono tornate dai laboratori di
restauro della città lagunare quattro
sculture lignee della chiesa di San
Giorgio a Fianona. Sono due statue
di San Rocco, una di San Sebastiano e una di San Giovanni. Impossibile non nominare la splendida
scultura ‘Donna con bambino’ del
1490, situata ora nella chiesa cimiteriale di Verteneglio”. Tra le novità di
quest’anno troviamo l’introduzione
dei punteggi, come si legge nel nuo-
La sede dell’Assessorato alla Cultura a Cittanova
vo regolamento. Due dei parametri
richiesti per ottenere un punteggio
alto sono la presenza di cofinanziamenti e la valorizzazione di siti e
opere dove è presente la Comunità Nazionale Italiana. “Siamo soddisfatti – dichiara l’assessore Torbica
– perché quasi tutti i progetti proposti sono stati poi accettati. È lodevole l’amicizia nata e maturata tra
le due amministrazioni regionali fin
dal 1994. È una collaborazione continua”.
Infine, una chicca: sono stati approvati quest’anno ben 20mila euro
per la pubblicazione di una serie di
monografie dal titolo “Il patrimonio artistico delle chiese istriane”.
Sarà una vera e propria enciclopedia bilingue, dal momento che sarà
formata da sette volumi.
Due sull’architettura, due sulla scultura, altri due tomi sulla pittura e uno sull’artigianato artistico,
l’oreficeria, le campane e altri oggetti simili. Verrà pubblicato un volume all’anno.
Quando si ha l’occasione di visitare i luoghi sacri, i siti architettonici e archeologici del nostro territorio, dovremmo renderci conto di
quanto siano preziosi, e di quanta
attenzione e cura abbiano bisogno
per poter rimanere quello che sono:
una visibile traccia del nostro pasCrocifisso ligneo - chiesa di San Pelagio a Cittanova
sato. (dk)
Martedì, 30 ottobre 2012
RECUPERO DEL PATRIMONIO VENETO IN ISTRIA
2 MILIONI DI EURO INVESTITI IN 110 PROGETTI
7
Prossima la pubblicazione di una serie di monografie sulle chiese istriane
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Qui Regione ISTRIANA
Loretta Godigna
Il coro maschile
Martedì, 30 ottobre 2012
8
Ricorre il 65.esimo del sodalizio: intervista a Loretta Godigna, spiritus movens della SAC nell’ultimo decennio
«LINO MARIANI», SINONIMO DI «PO
di Marin Rogić
Q
uest’anno ricorre il 65.esimo anniversario della Società artistico culturale “Lino
Mariani”, la cui attività s’identifica con
l’allegria e l’entusiasmo creativo canoro-musicale che contrassegna la quotidianità della Comunità degli Italiani – e
prima ancora del Circolo Italiano di Cultura – fin dal
primo dopoguerra. Per molti la “Lino Mariani” rappresenta tutto l’orgoglio della “polesanità” e, per festeggiare le sue 65 primavere, per il mese di novembre sono
attesi tre appuntamenti musicali molto importanti, uno
dei quali sarà una prima assoluta. Così, per rinfrescare
la memoria dell’epoca “pionieristica”, per poi proseguire
negli anni e raggiungere la contemporaneità, e per fare il
punto della situazione sulle attività della SAC e sugli appuntamenti futuri che l’attendono, abbiamo interpellato
Loretta Godigna, che è stata l’anima della “Lino Mariani” nell’ultimo decennio. Una tradizione che va avanti
dal 1947.
- Ci racconti in breve la storia della Società
”La ‘Mariani’ è l’erede istituzionale della tradizione
di canto corale e dell’attività musicale amatoriale della nostra città. È un sodalizio di dilettanti polesi, entusiasti della musica e del canto, che operano in seno alla
Comunità degli Italiani di Pola. Le sue radici affondano
nell’immediato dopoguerra, precisamente nel 1947. Ne
fecero parte sezioni varie, che mutarono nel corso degli anni, ma le loro attività erano e sono rimaste portatrici di amicizia e di cultura a tutti i livelli, locale, nazionale ed internazionale in diverse città al di qua e al di là
dell’Adriatico”.
- Com è composta oggi la SAC?
- Oggi la società comprende sei sezioni: il coro maschile diretto dal maestro Edi Svich, che si occupa anche della direzione del coro misto e del gruppo vocale;
il coro femminile, diretto della maestra Orietta Šverko;
il complesso degli strumenti a plettro, diretto dal maestro Ivan Štekar e il gruppo solisti, diretto da Tatiana
Šverko-Fioranti. Grazie alle centinaia di attivisti, maestri,
dirigenti, giovani e anziani, succedutisi in questo lungo
cammino, la “Lino Mariani” è diventata un punto di riferimento per tutti gli amanti della tradizione locale della
regione istriana che ha portato alla SAC importanti riconoscimenti sia nazionali che internazionali”.
- A proposito di questi, qual è per lei il più significativo?
“Il riconoscimento più significativo per noi fu la visita nel 2001 a Pola dell’allora presidente italiano Carlo
Azeglio Ciampi, che incontrò il suo collega croato Stipe
Mesić e nella quale occasione il coro maschile ebbe l’alto
e indimenticabile onore di esibirsi nella propria sede di
fronte ai due presidenti”.
- Quando sono nate e quali generi musicali trattano le varie sezioni della SAC?
“Il coro maschile ha una lunga tradizione canora, che
risale alla fondazione della SAC. Conta nel suo repertorio brani polifonici, classici, sacri e folcloristici, ma soprattutto cura quelle che sono le tradizioni musicali e
culturali della regione istriana. Il coro femminile si attiva nel 1973. Si è rinnovato nel corso degli anni sotto
la guida artistica di vari maestri e, come quello maschile, affronta la più svariata gamma di generi musicali. Il
complesso degli strumenti a plettro si occupa della tradizione musicale istriana. Si è formato subito nel 1947
e nel 1996 ha iniziato a dirigerlo il maestro Ivan Štekar,
che ancora oggi ne cura la direzione. Il coro misto si è
formato negli anni ’80, occupandosi allora come oggi,
di vari generi. Il gruppo solisti si è costituito invece nel
1996, e anch’esso abbraccia una vasta gamma musicale.
L’ultimo a nascere è stato il gruppo vocale, curato da Edi
Il coro femminile
Svich, che si occupa per lo più di tradizioni musicali folcloristiche e vanta decine di trasferte, da Praga a Roma”.
- Ci parli della sua “avventura” alla “Lino Mariani
“Io sono entrata alla SAC dodici anni fa, come segretaria. Sentendo un obbligo morale verso gli italiani di
Pola e anche verso la scena culturale della nostra città, di
cui gli italiani sono una componente molto importante.
Dopo quattro anni come segretaria, sono stata eletta presidente per due mandati. Devo dire che sono molto contenta del mio operato, soprattutto perché mi rendo conto che gli attivisti hanno apprezzato e apprezzano il mio
lavoro all’interno della ‘Mariani’. Sinceramente, penso di
aver dato un impulso alla SAC organizzando uscite che
resteranno sicuramente nella storia”.
- Quali sono state le trasferte internazionali sotto
la sua guida
“Ho organizzato il concerto ‘Natale italiano a Vienna’, concerti a Praga, Roma, Torino, Trento, Rovereto e in
tantissime altre città italiane. Noi in genere organizziamo 40 concerti l’anno, sia a Pola che in Istria, Slovenia,
Italia; di recente siamo stati in Austria, nella Repubblica
Ceca, facendo partecipare tutte le nostre sezioni. Tutto
questo è stato possibile grazie alla disponibilità e alla collaborazione con la nostra Città, la nostra Regione, le varie Comunità degli Italiani, le competenti autorità statali
e l’Unione Italiana”.
- Quanti membri conta la “Lino Mariani” oggi e
che cosa state preparando per i festeggiamenti del
65.esimo anniversario
“Al giorno d’oggi la Società conta una settantina
di membri attivi nelle varie sezioni artistiche. Oserei
dire che in questo periodo siamo impegnati nell’organizzazione di uno dei più importanti avvenimenti
per la nostra società. Stiamo già festeggiando il 65.esimo anniversario e dopo il riuscito concerto svoltosi in
Comunità venerdì 26 ottobre, intendiamo organizza-
re nel mese di novembre altri due grandi eventi, uno
presso la CI di Pola e l’altro al Teatro cittadino, sempre a Pola. Per quest’ultimo porteremo in scena artisti
di grande livello e spessore musicale, come i soprano
Olga Šober e Jasna Kovačević, il baritono Bojan Šober
e, per la prima volta nella nostra storia, presenteremo
un’orchestra sinfonica di carattere celebrativo, formata da musicisti di Pola, Fiume e Zagabria. Inoltre, per
l’importante ricorrenza vorremmo consegnare per la
prima volta delle targhe come riconoscimento ai nostri attivisti per anzianità e militanza nella ‘Lino Mariani’. Un altro concerto importante è in programma
in Comunità sabato 3 novembre, alle ore 18. L’ultimo
appuntamento sarà giovedì 11 novembre, presso il Teatro cittadino, durante il quale ci sarà il tributo al maestro Nello Milotti che, se fosse ancora in vita, quel
giorno avrebbe compiuto 85 anni. Lo ricorderemo
con tre brani scritti dal maestro, che è stato protagonista assoluto della ‘Lino Mariani’ per 50 anni: praticamente siamo cresciuti insieme”.
- Ha accennato a Nello Milotti, che è considerato
padre fondatore della SAC. Che cosa ha significato
per tutti voi la sua figura
“A livello simbolico, le radici autentiche della nostra
società si legano al maestro Nello Milotti, che nell’ambito
dell’appena costituito Circolo Italiano di Cultura assunse la direzione del coro giovanile, che all’epoca contava
45 elementi, con quattro fisarmoniche. Nel corso del medesimo anno, sotto la direzione del maestro Lino Rocco,
iniziò a operare l’orchestra mandolinistica, con una ventina di membri attivi. Questi complessi artistici, che si
esibirono per la prima volta in pubblico il 2 agosto 1947,
al Pattinaggio, costituiranno il nucleo attorno al quale
si fonderà in seguito la prima Società artistico-culturale operaia italiana “Unità e fratellanza” che, il 10 maggio
1950, assumerà il nome di ‘Lino Mariani’. Da quel mo-
Sergio Endrigo in una foto del 2005
9
OLESANITÀ»
mente, il coro della “Lino Mariani”, cui spetterà l’onore di interpretare quello che è forse il più noto e famoso motivo scritto da Endrigo: l’indimenticabile
“Arca adi Noè”.
Una compilation di 19 brani, tra i quali “Mani
bucate”, “Canzone per te”, “Io che amo solo te”, “Elisa”, “1947”, “Il primo bicchiere di vino”, “La ballata
dell’ex”, “Trieste”, “Oriente”, “Adesso sì”, “Il dolce paese”, “L’Orlando”, “Lettera da Cuba”, “Aria di neve”, “Perché non dormi fratello”, “La tua assenza”, “La prima
compagnia”, “Dove credi di andare”, “Teresa”, “Lontano dagli occhi”, “Ci vuole un fiore” e altri ancora.
Al progetto oltre alla Comunità degli Italiani partecipano l’assessorato regionale alla Cultura e l’associazione “Tondak” come produttore esecutivo del Cd.
La presentazione al pubblico del Cd che sarà
intitolato “L’Arca di Noè – Hommage a Sergio
Endrigo”, come apprendiamo dal presidente della Comunità degli Italiani e vicesindaco, Fabrizio
Radin, avrà luogo il 1.mo dicembre in Comunità.
Il grande concerto vedrà la partecipazione di una
selezione degli interpreti inclusi nel Cd e la serata
sarà ripresa su Dvd. (rp)
Valorizzazione dei dialetti della nostra cultura
FESTIVAL DELL’ISTROVENETO
NATO QUASI PER CASO
Martedì, 30 ottobre 2012
Dopo il parco di via della Confraternita Ragusea, i vari concerti dedicati a Sergio Endrigo,
con brani e musiche attinte esclusivamente dal
suo repertorio, in collaborazione con la Regione,
l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste, la Comunità degli Italiani di Pola si appresta
a realizzare un altro ambizioso progetto dedicato al cantautore nato a Pola e serbato a lungo in
un cassetto. Un doppio Cd con le canzoni più di
successo scritte dal compianto e celebre Endrigo
e interpretate dai più noti personaggi della scena canora e musicale istriana e croata. Personalità
del calibro di Arsen Dedić, Stjepan Hauser, Massimo, Tamara Obrovac con il suo “Transhistria
Ensamble“, Livio Morosin, Dario Marušić, Bruno
e Franko Krajcar, Daniel Načinović e poi Matija
Ferlin, Dijana Vidušin e Cuki, i “Dogma”, gli “East
Rodeo“, Nola, i “Gustafi“, i “The Chweger“, i “Popeye“, i “Deboto“, Franka Stermotić, Kristina Jurman
e Anđela Jeličić, Tatjana e Mauro Giorgi, Magdalena Vodopija, Bojan Šumonja, Branko Sterpin, i
“Cile“, la klapa “Teranke“, il Coro “Zaro“, l’Orchestra di fisarmoniche “Stanko Mihovilović“ e, ovvia-
di Daniele Kovačić
La mostra allestita negli spazi della Comunità degli
Italiani di Pola in occasione del 65.esimo della SAC
mento in poi il maestro Milotti si occuperà di tutte le attività interne ed esterne alla SAC.
- In quale misura la “Lino Mariani” ha contribuito
alla diffusione della lingua e della cultura italiana?
“Penso che la SAC abbia avuto una grande importanza se non uno dei ruoli chiave nel mantenimento della cultura italiana in regione e non, cercando in ogni occasione di coinvolgere il maggior numero possibile di
persone intorno alle nostre iniziative culturali”.
- Possiamo dire quindi che ha fatto da punto di riferimento per la CI polese?
“Senz’altro. Infatti, pensi che quando si parla della CI
di Pola si cita sempre la ‘Lino Mariani’, perché è la sezione più attiva della Comunità. Anche se noi siamo autonomi e abbiamo un nostro statuto, siamo sempre in
seno alla CI”.
- Come vede il futuro?
“Mi auguro anzitutto che la SAC possa mantenere il
buon rapporto con le varie istituzioni culturali e politiche, dalla Città di Pola fino alla Regione Istriana, che non
ci hanno mai fatto mancare il proprio appoggio, soprattutto dal punto di vista economico. Per quanto riguarda il futuro prevedere le cose è difficile. Diciamo che ci
troviamo nelle stesse condizioni in cui si trovano tutte
le altre CI e condividiamo le stesse problematiche. Penso che l’Unione Italiana dovrebbe definire una strategia
comune, che sia in grado di coinvolgere maggiormente
i giovani, avviando diverse forme di attività musicale in
linea con le tendenze e con i gusti di oggi e di domani. Il
problema maggiore con il quale la SAC dovrà confrontarsi è proprio quello della carenza dei giovani nelle sue
attività. Sono veramente pochi oggi i giovani che partecipano e, se la tendenza continuerà, un domani saranno ancora meno, portando il rischio di ridimensionare
completamente il lavoro della ‘Lino Mariani’. Mi auguro
fortemente che questo non accada”.
Il Festival dell’Istroveneto è
nato quasi per caso. “Ho incontrato
l’assessore alla Cultura della Regione Istriana, Vladimir Torbica – racconta Marianna Jelicich Buić, vicesindaco di Buie e responsabile del
Settore Cultura dell’Unione Italiana – e chiacchierando ci siamo resi
conto della necessità di valorizzare
in qualche maniera il dialetto e la
cultura istroveneta”.
Scopriamo che l’idea è nata inizialmente da Torbica, poi sviluppata dalla Jelicich Buić, che l’ha portata avanti fino alla sua realizzazione.
Risultato finale: una tre giorni con
un importante convegno sul dialetto istroveneto organizzato a maggio dello scorso anno, che rimarrà impresso nelle menti dei partecipanti, per le rivoluzioni storiche
emerse, come ad esempio quelle
che ci ha fatto scoprire il professor
Franco Crevatin, dell’Università di
Trieste, raccontando che una forma
di dialetto istroveneto si parlava
anche prima dell’arrivo dei veneziani in terra d’Istria. Fatto che per
molti storici forse non è una novità,
ma per tutti gli altri ha cambiato il
modo di vedere l’origine del nostro
linguaggio, che così, diventa ancora
più “nostro”.
Parlare di dialetto in un periodo
di globalizzazione come quello che
stiamo vivendo, potrebbe sembrare
poco opportuno, ma non è così. Lo
ha confermato il Festival, facendo
emergere tutta la globalità, l’importanza culturale (anche in relazione
con le altre culture), la vicinanza
del dialetto per alcuni, il pericolo di
perderlo per altri. Al Festival partecipa chi può approfondire le origini della propria parlata, e chi può
scoprire – anche se direttamente
non gli appartiene – la parlata che
accompagna la sua vita quotidiana
nelle nostre vie e piazze cittadine.
Oltre alla Città di Buie, alla Regione Istriana e all’Unione Italiana,
la manifestazione ha goduto, alla
sua prima edizione, del patrocinio
della Regione Veneto, con l’assessore Roberto Ciambetti che ha presenziato alla manifestazione e si è
detto soddisfatto del buon esito. È
un lavoro che va avanti ormai in
modo continuativo, perché finita la
prima edizione, si è subito pensato
alla seconda.
Il solo evento ha portato a Buie
centinaia di persone, per vedere,
partecipare, cantare e recitare. Più
di 700 artisti delle varie Comunità degli Italiani ed enti culturali del
territorio. Quindi bisogna pensare
a una seconda edizione ancora migliore, degna di questi numeri.
Uno degli appuntamenti più
seguiti del Festival è stato “Dimela
cantando”. L’anno scorso si è trattato di una rassegna di cori, peraltro
ben riuscita. Quest’anno si è deciso
di trasformarla in un concorso per
gruppi musicali, band, orchestrine,
per far rivivere la canzone in istroveneto, e in particolare quella d’autore. A maggio dunque, a Buie sentiremo suonare una serie di nuove
composizioni, e cantare in istroveneto.
Ai migliori autori ed esecutori
verranno consegnati dei premi.
“Con questa nuova versione di
‘Dimela cantando’ abbiamo la certezza di andare ad arricchire il patrimonio musicale in istroveneto, e
pensandoci bene, non è una cosa
da poco” - ha detto Marianna Jelicich Buić. È importante perché si
spera che con il concorso, anche chi
non è solito scrivere canzoni in dialetto, possa essere spronato a farlo.
Comporre per il Festival equivarrà
dunque a mantenere viva la cultura
musicale istroveneta.
L’Istroveneto non è solo canto,
ma anche recitazione, ballo, suoni, colori, sapori, costume e usanze. Il progetto, visto in un respiro
più ampio, prevede l’arricchimen-
Durante il convegno sul dialetto istroveneto
Qui Regione ISTRIANA
OMAGGIO A SERGIO ENDRIGO CON UN DOPPIO CD
www.istra-istria.hr
La presentazione della compilation in programma il 1.mo dicembre
Marianna Jelcich Buić
to di contenuti. Li prevede anche
il sito www.istroveneto.com che
raccoglie, tra le altre informazioni,
pure i lavori che hanno partecipato al concorso audiovisivo annesso
all’edizione dello scorso anno.
Cos’è per Marianna Jelicich
Buić il Festival dell’Istroveneto?
“È mettere in luce la nostra
‘lingua madre’. Dare il giusto valore che ha il nostro dialetto. È l’unica manifestazione che valorizza il
dialetto all’interno della CNI. Con
il Festival siamo riusciti a fare un
triplice lavoro: abbiamo unificato diverse istituzioni con un unico
obiettivo, che è quello di salvaguardare e valorizzare il dialetto, abbiamo trovato un giusto connubio tra
Regione Istriana, UI, UPT, Regione Veneto e altri soggetti, e stiamo
facendo tutto ciò che è necessario
perché il nostro dialetto ottenga lo
status di ‘Bene culturale immateriale della Repubblica di Croazia da
tutelare’. Questa è una prerogativa
per poi passare all’obiettivo ancora più complesso e importante, direi imponente, che è quello di ottenere l’adesione ai ‘Beni protetti
dall’Unesco’. La richiesta – conclude Jelicich Buić - deve farla lo Stato”. Per ora ci diamo appuntamento
a maggio 2013.
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Qui Regione ISTRIANA
La manifestazione sempre più ricca di contenuti, cresce di anno in anno
Martedì, 30 ottobre 2012
10
«MONTE LIBRIĆ», UNA FIERA
CON LA FANTASIA OLTRE LE
A scuola di sissanese
Mini e Maxi
Laboratorio di dialetto gallesanese
di Carla Rotta
C
orreva l’anno
1995. Il calendario ormai era
all’ultima pagina: dicembre.
Lentamente ci si
avviava a chiudere l’anno. Forse pensando a cene natalizie e
al cenone. Ai regali da mettere
sotto l’albero. Forse ci si avventurava per negozi alla ricerca del
saldo che conviene. Nella solita
atmosfera dicembrina, le luci si
accesero illuminando le gallerie Capitolium e Diana, puntando i riflettori sul libro. Nasceva
la Fiera del libro, manifestazione che quest’anno mette il piede sul 17.esimo gradino di una
scala che auguriamo infinita.
Poi, di stagione in stagione servì cucire abiti nuovi, perché per
la Fiera fu subito crescendo, il
che richiese, ovviamente, accanto ad assegni più corposi, anche
un maggiore impegno degli organizzatori, che avevano quale
cuore la libreria Castropola.
Un po’ vagabondi, alla ricerca di spazi adeguati, si errò per
gli ambienti cittadini e, nel 2001,
il salotto buono venne offerto
dalla Casa delle Forze Armate.
E in quell’ambiente, cinque
anni fa, il libro per l’infanzia
scese dagli scaffali del pianoter-
ra e creò un angolo a parte, una
Fiera nella Fiera, “Monte librić”.
Per Pola, sistemata su sette colli, si trattò di acquisire un nuovo
colle: quello del libro, che vuole
essere il suo marchio.
Per il suo quinto compleanno, la Fiera del libro per l’infanzia ha voluto camminare da sola,
staccarsi idealmente dalla rassicurante mano materna (la Fiera
del libro per eccellenza) e prendere la sua strada. Ci permettiamo di constatare che non ci
sono state insicurezze, passi incerti e traballanti: “Monte librić”,
con i piedi per terra, ma con la
fantasia su, su, fin oltre le nuvole,
ha aperto i battenti a fine aprile negli spazi messi a disposizio-
ne dalla Comunità degli Italiani
polese. Il pianoterra e l’estivo comunitario sono stati trasformati
in una simpatica città del libro e
hanno respirato in sintonia con
il libro e la parola.
Dal 23 aprile, con un’anticipazione su quello che sarebbe successo una volta varcata
Porta Ercole, al 29 aprile, data di
chiusura, il Colle del libro è stato
scalato con interesse da grandi e
piccoli: gli sfiziosi “piatti” preparati dagli organizzatori, infatti,
hanno trovato “sapori” per tutti i palati.
All’appuntamento denominato “Picnic con l’autore” hanno aderito Zdenko Bašić (per
il libro “Sjeverozapadni vje-
tar“/Vento di nord-ovest), Carla
Rotta (con “Baffolesto e Codacorta” edito dall’EDIT), Dubravka Pađen Farkaš e Dražen Jerabek (“Nije me strah”/ Non ho
paura), Stanislav Marijanović
(“Kućna čudovišta” /Mostri domestici), Andrea Petrlik Huseinović e Kašmir
Huseinović (“Sretna obitelj” /
Famiglia felice), Vid Balog e Patricio Agüero Mariño (“Hrvatska bajoslovja”/Fiabe croate),
Mladen Kušec (“Bijela vrana” /
Cornacchia bianca), Sanja Pilić
(“Ideš mi na živce”/Mi stai sui
nervi), Nives Madunić Barišić
(“Tajna čokoladnih bombona”/Il segreto delle caramelle al cioccolato), Željka Mezić
(“Sretan put”/Buon viaggio),
Željka Horvat Vukelja (“Nove
slikopriče”/Nuovi quadri parlanti), Francesca Ruggiu Traversi (“Tommy scuro e il segreto di
villa Brivido”), Koraljka Milun
(“Zmaj škakljaj”/Drago solleticone), Nada Horvat (“Zgodice
o micama” /Avventure dei micetti), Mario Schiavato (“Mini
e maxi”), Hrvoje Hitrec (“Asasin”/Assassino) ed altri.
Il mondo del libro ha offerto
anche la parola... parlata; quella nella sua forma più fragile: il
dialetto, passibile di dimentican-
za se non si provvede a tenerlo
in vita. ‘Monte librić’ ha voluto
dare spazio anche a questa forma espressiva, ed hanno dato
una generosa mano in questo le
elementari del Polese con le insegnanti e le scolaresche. Hanno avuto così luogo laboratori
dialettali di dialetto “polesan”,
gallesanese e sissanese, per un
piacevole “come si dice” del passato. Che poi è identità.
Si sono avute poi tavole rotonde (Quanti megabite ha questo libro?), laboratori del libro,
letture animate, auditori (con
racconti per grandi e piccini),
laboratori radiofonici (“Le scar-
pette di Cenerentola”, “I vestiti nuovi della fiabe di Andresen”,
“Nel bosco dei libri”). Ancora letture animate, incontri creativi (si
è spaziato dai mostri domestici –
non fanno paura, tranquilli!-, alla
produzione di pupazzi), parlatori
(“Che scorra la storia”), laboratori
di illustrazione, racconti radiofonici e momenti di incontro con il
genio... del professor Baltazar.
Ecco sì, scalando a ritroso il
Colle del libro, le tappe per raggiungere la cima sono state tantissime. Tutte interessanti, ma nessuna ha rallentato il percorso. E la
cordata di mini lettori è stata delle
più allegre.
Slavica Ćurković
“Monte Librić” negli ambienti della CI
polese?
”L’ossatura è rappresentata da due
momenti centrali: i ‘Picnic con l’autore’,
attraverso i quali, con simpatia e leggiadria, quasi attraverso un gioco, abbiamo presentato gli autori e le loro opere,
e le ‘Storie per la buonanotte’. In questo
ci siamo molto liberamente ispirati alla
Fiera del libro prendendovi i due momenti letterari. Però, in considerazione del fatto che è stato posto l’accento sul plurilinguismo, direi che ‘Monte
Librić’ è manifestazione unica nel suo
genere in penisola. Il programma accessorio ha poi offerto una piacevole e
interessante infinità di laboratori letterari, educativi, giornalistici, appuntamenti di ascolto, ed infine le ‘Libraonice’, una sorta di soggiorno o di angolo
gioco con il libro, pensate per i bambini
e i loro genitori. Ma ‘Monte Librić’ è anche programma teatrale, giochi scenici,
film d’animazione, performance varie.
Infine, abbiamo offerto tavole rotonde
e conferenze che hanno visto la partecipazione di pedagoghi e bibliotecari di
tutta Croazia”.
- Tra bambini e genitori da una parte e “Monte Librić” dall’altra è stato
amore?
”Sì, senz’altro. A giudicare dall’interesse destato dai programmi, quantificabile in numero di presenze, credo
di poter asserire senza tema di smentita che la letteratura per l’infanzia e la
lettura non corrono nessun pericolo.
Gli autori non prendono parte a ‘Monte Librić’ al solo scopo di promuovere i loro libri, ma sono impegnati anche in qualità di conduttori di laboratori, incontrano i visitatori della Fiera,
incontrano il pubblico, presentano le illustrazioni (elemento importante del libro dell’infanzia), film di animazione e
altre creazioni. A conti fatti, la riuscita
del Festival o Fiera, non è quantificabile
nel numero di contenuti e programmi
che offre e propone, ma anche nei numeri dei visitatori e nella loro, diciamo,
fedeltà. Dal primo giorno abbiamo offerto ai bambini le ‘Storie per la buonanotte’, lette dalla simpatica Nonna Libro
(Baka Librić): il programma è indirizzato proprio ai più giovani, ai bambini piccoli che ascoltano le storia seduti
in grembo ai genitori. Ecco, vedere questi bambini crescere, ritornare di anno
in anno ai nostri appuntamenti, veder-
Qui Regione ISTRIANA
li cercare un libro sugli scaffali, ah! per
noi è il complimento più bello”.
- Che cosa hanno detto gli addetti ai lavori: insegnanti, editori, scrittori-autori?
”’Monte Librić’ ha aperto a oltre 50
editori con circa 2.000 titoli, E si va dal
libro per ragazzi, alle enciclopedie (sempre per l’infanzia, beninteso) agli album
colorati a quelli educativi, al multimedia,
al materiale didattico, letteratura specifica per pedagoghi e psicologi. La situazione certamente poco invidiabile nella quale è venuta a trovarsi l’editoria incide ovviamente anche sulla produzione di libri
per l’infanzia. Comunque, devo dire che
nonostante tutto questa produzione è ancora ragguardevole. Gli autori ci sono, le
opere e l’interesse per esse pure, come c’è
ancora un buon pubblico. Meglio, i fruitori. La scelta, molto interessante, della
produzione italiana per l’infanzia è stata
affidata alla fiumana EDIT. In collaborazione con l’Editrice abbiamo ospitato autori di casa che scrivono in lingua italiana, quali Carla Rotta e Mario Schiavato.
Il Dramma Italiano ci ha portato la messinscena di “Mini e Maxi”. Noi abbiamo
pensato di far partecipare a tali programmi, insieme, i bambini delle scuole e degli
asili italiani e croati. Il risultato è che tutti
sono stati soddisfatti, perché a conti fatti l’amore per il libro va svegliato quanto prima, a prescindere dalla lingua che
si parla”.
- Alla luce di tanto, “Monte Librić”
proseguirà sulla strada tracciata in primavera o avrà qualche novità?
”La novità delle edizioni a venire è
che saranno a tema, tanto che l’edizione
2013 sarà dedicata al romanzo e l’abbiamo intitolata ‘Strano e magico’ (Čudno
i čudesno). In armonia con il tema abbiamo pensato anche a nuovi laboratori.
Certo ‘Monte Librić’ ha nella carta d’identità festivaliera il bilinguismo, è nato quale
festival di autori ed editori per l’infanzia
e questa sarà la sua costante. Cosi come
sarà un punto fermo la sua ubicazione, la
sede della Comunità degli Italiani polese. Siamo ben lieti di esser stati ospitati
al popolare Circolo, già da tempo salotto di accadimenti culturali, e ora, come si
può ben vedere, anche palcoscenico del
mondo dell’infanzia. Noi faremo il possibile per dare una nuova variopinta luccicante scenografia”.
- Qual è l’importanza della letteratura per l’infanzia e quanta attenzione
si dà al genere?
”Come ho già detto, la situazione
nell’editoria non è propriamente di quelle invidiabili e quindi ne risente anche la
produzione, che comunque riesce a essere interessante. Gli ingredienti per vivere ci sono: autori, interesse, opere, lettori.
Se così non fosse non avremmo avuto 16
nuove produzioni al festival. E non ci sarebbe stata l’ottima presenza dei libri selezionati e proposti dall’EDIT. La scelta di
un ‘buon libro’ per i bambini è, certamente, compito di noi adulti. I bambini leggono nella misura nella quale noi adulti
li indirizziamo alla lettura. Noi siamo qui
per aiutarli a sviluppare l’amore per il libro. La logica, devo dirlo, è delle più semplici: la lettura non è importante solo in
quanto divertente e sviluppa la fantasia;
è un momento cruciale e vitale nello sviluppo e nell’educazione di bambini”.
- E l’amore dei bambini verso quali libri va?
“I bambini piccoli prediligono i libri di immagini, e del resto in questa
fase è opportuno toccare e giocare con
i libri. Ai bambini un po’ meno piccoli, o un po’ più grandi, se si preferisce,
piacciono le favole e le fiabe; quelli un
po’ più grandi ancora nuotano nei romanzi fantasy (quali Harry Potter, ad
esempio), nei mistery, amano leggere
di altri ragazzi che affrontano situazioni e ostacoli... insomma, la scelta è
vasta. Devo constatare che la letteratura in genere, sia che si tratti di fumetti, giornali, albi, libri può motivare alla
lettura. Nessun bambino è troppo piccolo per leggere, né troppo grande per
godere della lettura e dei libri. E i genitori che leggono ai propri bambini solitamente hanno bambini che amano i
libri e la lettura”.(cr)
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aiuto nella realizzazione di questo stesso
programma e ha riconosciuto fin da subito l’importanza del progetto. La cultura
croata e italiana, così come le lingue croata e italiana, vivono in queste terre la loro
esistenza naturale, a stretto contatto. Del
resto, la CNI è comunità etnica autoctona, che certamente ha dato la sua spiccata
impronta nella cultura e ha contribuito a
tessere il plurilinguismo di queste terre”.
- Che cosa ha offerto quest’anno
Martedì, 30 ottobre 2012
NUVOLE
Chi meglio di Slavica Ćurković, direttrice della Fiera del libro per l’infanzia
“Monte librić”, ci può raccontare la magnifica avventura nel mondo della letteratura per l’infanzia? Vediamo quello che
ci dice in merito.
- Perché una Fiera del libro per ragazzi?
”L’idea di una Fiera del libro per l’infanzia si è fatta strada nel 2008. Anzi,
l’idea in sé probabilmente è maturata prima, ma ‘Monte Librić’, Fiera nella Fiera, è
proprio ‘nato’ nel 2008, dall’entusiasmo e
dall’ingegno di Magdalena Vodopija e di
un gruppo di persone di spiccato estro
creativo che facevano grappolo attorno
alla Fiera del libro e che avevano, per così
dire, un debole per il mondo dell’infanzia: Iva Đorđević, Dean Gotal e Gordana Trajković. Il Festival polese del libro
ha mostrato da buon inizio la sua indole interessante e non propriamente convenzionale, è stato sicuramente diverso
e in un certo qual senso è sempre stato
una sorta di poligono sul quale realizzare nuove idee. Così, da queste premesse
è stato... fantasticato e realizzato ‘Monte Librić’, destinato a un pubblico giovanissimo. Personalmente non ho avuto un
ruolo nella sua nascita, ma dalla seconda
edizione ne ho preso in mano le redini, e
in questi anni non ho fatto altro che svilupparlo in quanto a idee, ma anche come
concetto”.
- Come ha risposto il pubblico?
”Le presenze al Festival del libro per
l’infanzia ben presto hanno superato
le nostre aspettative; i non pochi programmi e laboratori offerti dalla Fieralibro hanno registrato un invidiabile tutto esaurito. Il nostro merito è stato quello
di aver captato e riconosciuto il desiderio dei lettori più giovani, come quello dei
loro genitori, educatori, insegnanti. Ma al
contempo abbiamo recepito anche la loro
necessità per i contenuti che poi abbiamo
offerto attraverso ‘Monte Librić’. Noi abbiamo raccolto la sfida, ci siamo presi la
responsabilità di pensare a una Fiera, di
dare vita ad un festival di letteratura per
l’infanzia. Letteratura di una certa qualità, mi preme sottolineare. Ci abbiamo aggiunto vari laboratori, giochi scenici, animazioni. E infine abbiamo avvolto tutto
in colori e fantasia, creando un ambiente
leggiadro, variopinto, a misura di bambino, e quindi in grado di attirare la loro attenzione”.
- Come mai “Monte Librić” si è staccato dalla Fiera del libro?
”Monte Librić nel tempo si è tracciato una strada sua, si è affermato in quanto
tale e ha quindi avuto per così dire l’autonomia. Ad essere sinceri non è un regalo: l’autonomia se l’è più che meritata,
e quindi si è staccato dalla manifestazione madre, la Fiera del libro ‘Sa(n)jam knjige u Istri’. Di anno in anno la manifestazione ha ospitato un numero crescente di
scrittori e artisti, il pubblico di bambini/
ragazzi e genitori cresceva di edizione in
edizione, e questi stessi numeri ad un certo punto sono stati la prova provata che
‘Monte Librić’ avrebbe preso una strada
propria. Non a caso, per la prima edizione, diciamo, in solitario, abbiamo pensato alla primavera: la stagione rappresenta un nuovo inizio ed è proprio questo
il messaggio che abbiamo voluto lanciare. L’amore per la letteratura e l’abitudine
alla lettura si sviluppa da piccoli”.
- I primi passi autonomi di “Monte
Librić” hanno portato anche alla collaborazione con l’Unione Italiana.
”Sì, la prima edizione autonoma, indipendente ha messo in luce la necessità di creare una nuova concezione sia
di programma che organizzativa. ‘Monte Librić’ ha in sé il respiro di Pola, l’anima della città, e il plurilinguismo è certamente uno dei tratti riconoscitivi più
importanti se non il più importante della nostra città e della regione. La letteratura per l’infanzia in lingua italiana sarà
permanentemente rappresentata e presente al Festival. Del resto, una fetta importante, anzi, gran parte del programma
e dei laboratori sono bilingui (italiano e
croato, quindi). Il programma ‘italiano’ di
Monte Librić vede nell’UI il suo patrocinatore e devo sottolineare che l’UI è stata
un partner che ci ha dato un grandissimo
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L’AVVINCENTE AVVENTURA
RACCONTATA DA SLAVICA ĆURKOVIĆ
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PROGRAMMI E PROGETTI INTERNAZIONALI
Oggi l’attività dell’AZRRI poggia sul Programma
strategico di sviluppo rurale della Regione Istriana per
il quinquennio 2008-2013, elaborato dalla Facoltà di
Agronomia di Zagabria in collaborazione con la Regione Toscana, che l’Assemblea della RI ha approvato
nell’aprile del 2009. Tale programma porta all’applicazione, in seguito all’entrata della Croazia nell’Unione
europea, del programma LEADER e in tal senso l’AZRRI prosegue con l’attività di coordinamento per la fondazione del Gruppi locali d’azione (LAG) in tutta la penisola, onde garantire un equo sviluppo delle aree rurali e un ottimale sfruttamento del fondi Ue. A tale scopo è stata preventivata una spesa di 200mila kune, delle
quali 100mila a carico della Regione e dell’AZRRI (in
uguale misura), le rimanenti 100mila a carico delle autonomie locali interessate.
Tra i progetti internazionali che coinvolgono l’AZRRI, un posto di rilievo spetta all’IPARD, il programma
europeo per lo sviluppo rurale nel periodo 2007-2013,
che fa parte dell’IPA (Instrument for Preaccession Assistance). Tre gli obiettivi dell’IPARD: l’aumento della
concorrenzialità sul mercato, la definizione delle strategie locali di sviluppo rurale e lo sviluppo dell’economia
rurale. Tramite questo programma, nel periodo indicato, ai fruitori della Croazia vengono messi a disposizione 179 milioni di euro (circa 1,3 miliardi di kune).
Il programma di collaborazione adriatica IPA definisce pure il programma KEY Q - Chiave di qualità per
lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse alimentari
nell’area adriatica. Lo scopo del progetto, che coinvolge
partner di Croazia, Italia e Bosnia ed Erzegovina, tra i
quali numerosi istituti per l’avviamento professionale,
è uno scambio di esperienze e lo sviluppo di un’offerta
turistica a tutto campo basata su prodotti agro-alimentari di prima qualità. Una delle attività in cantiere è l’allestimento di una cucina didattica a Gortanovi Brijeg,
a Pisino, nell’ambito del Centro per lo sviluppo rurale
e la tutela delle diversità biologiche, che funga da Centro per la promozione dei prodotti agro-alimentari locali. La durata del progetto, della portata di 4,9 milioni
di kune, è di 27 mesi.
Il programma ZOONE, invece, riguarda le innovazioni in ambito zootecnico e si prefigge l’obiettivo di incentivare la ricerca tecnologica a livello istituzionale, in
funzione dello sviluppo delle fattorie. L’AZZRI si inserisce con la costruzione della fattoria per l’allevamento dei vitelli a Gortanovi Brijeg. Anche in questo caso i
partner nel progetto sono numerosi e la sua durata è di
3 anni. Costo: 13,7 milioni di ikune
L’APRO è un’iniziativa transfrontaliera di Croazia e
Slovenia per la tutela e la rivitalizzazione delle diversità biologiche, mirata a creare le condizioni per la tutela
delle razze autoctone, nello specifico per la costruzione
della stalla, sempre a Gortanovi Brijeg. Costi: 6,9 milioni di kune; durata 27 mesi.
Nell’ambito del programma SEES di collaborazione transfrontaliera per l’Europa sud-orientale sono
invece operativi i progetti TECH.FOOD per le innovazioni nel settore agro-alimentare nelle regioni sudorientali, che coinvolge una dozzina di partner, nonchè l’ EU.WATER, per la gestione delle risorse idriche
in agricoltura, della portata di circa mezzo milione di
kune ciascuno.
Accanto a questi l’AZRRI ha avanzato la candidatura per altri 9 progetti al programma IPA Adriatico, della
portata di 18 milioni di euro, dei quali 2,5 a carico della
stessa Agenzia a 3 al programma SEES, della portata di
42,4 milioni di kune, dei quali 3,8 a carico dell’AZRRI.
Un importante segmento dell’attività dell’AZRRI,
rimane inoltre lo sviluppo dell’agriturismo. Due anni fa
in questo campo sono state fondate due Associazioni,
ossia l’Associazione agrituristica dell’Istria e quella per
lo sviluppo rurale dei paesi istriani, assieme alle quali l’Agenzia continuerà a promuovere il settore, che si
appresta ad affrontare la terza edizione delle Giornate
delle porte aperte degli agriturismi, in programma nel
mese di novembre, che di anno in anno riscuotono un
crescente successo.
Con Graciano Prekalj su tutela e valorizzazione
Martedì, 30 ottobre 2012
12
AGENZIA PER LO
GARANZIA DI TU
Il direttore dell’AZRRI, Graciano Prekalj
Giornata delle porte aperte degli agriturismi
di Daniela Rotta Stoiljković
L’
Istria vanta un immenso patrimonio rurale che rappresenta un punto di forza per il suo sviluppo futuro e il compito di valorizzarlo è stato
affidato all’AZRRI, l’Agenzia per lo
sviluppo rurale dell’Istria, che la Regione Istriana ha fondato all’inizio del 2003, con il preciso compito di sostenere gli interessi dei settori pubblico e privato nella realizzazione dei progetti in ambito rurale. Si tratta della prima Agenzia del genere in
Croazia, con sede a Pisino, e sin dalla sua nascita se ne
trova alla guida Graciano Prekalj, con il quale abbiamo fatto una chiacchierata per capirne il ruolo nella
tutela e nella valorizzazione del patrimonio rurale, valutare i progetti portati a compimento e considerare
gli impegni futuri.
- Qual è il ruolo dell’AZRRI nello sviluppo rurale della penisola?
“Per capire l’importanza dell’Agenzia nello sviluppo rurale dell’Istria basti dire che l’86 per cento del
territorio istriano viene classificato come area rurale.
Il compito dell’AZRRI è quello di creare, tramite i suoi
Centri di sviluppo, un’infrastruttura tale da consentire agli imprenditori privati l’avvio di un’attività economica e commerciale basata sulle varietà autoctone
del mondo vegetale e animale. L’esempio che meglio di
tutti illustra il successo di tale formula è il Programma
di tutela del bovino istriano: nel 2005, quando è decollato, in tutta l’Istria si contavano non più di 500 boscarini, mentre oggi, grazie all’AZRRI, ce ne sono oltre
1.500, dei quali 220 di proprietà dell’Agenzia. Forti di
tale successo, oggi si sta lavorando ad altri simili programmi, per la tutela di asini, capre, pecore e della selvaggina istriana”.
- Quali sono i progetti più importanti dell’Agenzia?
“Uno dei primi progetti di cui si è occupata l’AZRRI è stato proprio quello della tutela del boscarino
istriano, che viene realizzato assieme all’Associazione
degli allevatori di bovini istriani e in collaborazione
con la Facoltà di Agronomia di Zagabria. Fin dall’inizio il progetto gode del sostegno finanziario della Regione Istriana e nel corso degli anni ha coinvolto tanti
altri enti e istituzioni, dalla Città di Pisno al ministero
dell’Agricoltura, dal riformatorio di Altura agli Istituti professionali ‘Antun Štifanić’ di Parenzo ed ”Eugen
Kumičić” di Rovigno, dalle Associazioni dei cuochi regionale e nazionale, alla ‘Puris’ e all’Ente turistico regionale, nonchè vari partner italiani: l’ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani) di Perugia, la Facoltà di Agronomia di Padova e le Regioni
Emilia Romagna e Toscana. Sostenendo gli allevatori
di bovini, il numero dei capi è progressivamente aumentato e il mansueto boscarino istriano, che rischiava l’estinzione, ha trovato la sua ‘salvezza’ nella gastronomia locale dove incontra crescente apprezzamento.
In futuro l’AZRRI conta di aumentare ulteriormente la mandria di boscarini, che dovrebbero diventare
un’immagine ricorrente sui pascoli istriani, ma anche
nelle zone protette, come sulle isole delle Brioni, dove
per il momento sono stati inseriti nello zoo, e a Punta
Promontore. Anche se nel passato il boscarino è stato
sfruttato quasi esclusivamente per il lavoro nei campi,
dopo che la carne, ma anche gli insaccati, hanno conquistato un posto di rilievo nella gastronomia istriana, l’AZRRI ha in piano pure l’avvio della produzione
sperimentale di latticini, sia pure in quantità limitate
,visto che al momento nessuno degli allevatori dispone della necessaria attrezzatura, per appurare la convenienza economica di tale progetto. Per garantire il
piazzamento sul mercato nazionale e internazionale
dei prodotti di boscarino, è determinante il marchio di
provenienza, segmento al quale l’Agenzia presta particolare attenzione”.
Come ha rilevato Prekalj, sulla falsariga della tutela della carne di boscarino e dei suoi derivati, l’AZRRI
ha avviato dei simili progetti relativi alla selvaggina,
all’asino, alla capra (che una legge risalente agli anni
‘50 dello scorso secolo aveva praticamente decimato)
e alla pecora, che dovrebbero trovare una maggiore
affermazione sul mercato, passando attraverso i canali
che nel caso del boscarino si sono dimostrati di grande validità, ossia la promozione alle varie manifestazioni enogastronomiche locali e nazionali, quali le rassegne dell’olio e del vino, ma anche altri eventi di grande richiamo, come l’ATP di Umago.
Tra gli altri progetti di maggiore rilievo va senz’altro annoverata la messa a dimora del nuovo oliveto
a Dignano, su un’area di 181 ettari che alcuni anni fa
era stata distrutta da un incendio. Dopo che nel 2009
il ministero dello Sviluppo regionale, la Forestale e
l’economia idrica ha ceduto detta area in concessione all’AZRRI, rispettivamente alla Regione Istriana, il
progetto sarà realizzato in più fasi, nel giro di 3-4 anni.
Lo scorso anno, intanto, è iniziata la preparazione dei
primi ettari di terreno per la messa a dimora dei giovani olivi, che vista la vicinanza della zona di protezione delle acque, saranno a coltivazione quasi esclusivamente ecologica. In tale progetto si inserisce pure il
previsto rilevamento dell’oleificio locale “San Lorenzo”,
che sarà dotato di un laboratorio per l’analisi sensoriale dell’olio d’oliva, di una sala conferenze e una per le
degustazioni, il tutto coordinato dal Centro regionale
per lo sviluppo rurale e la tutela delle varietà biologiche, rispettivamente la sua Sezione per lo sviluppo
sostenibile dell’olivicoltura di Dignano. Tra le altre Sezioni del Centro figurano pure quella per l’allevamento degli animali e delle api e la tutela delle varietà bio-
Carne di boscarino
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Tutela delle pecore istriane
Insaccati di boscarino
Consegna degli attestati ai ristoratori
Graciano Prekalj (secondo da sinistra) alla presentazione del progetto KEY Q a Bruxelles
logiche di Pisino, la Sezione per lo sviluppo sostenibile
della viticoltura e quella per lo sviluppo delle pesca di
Parenzo, la Sezione micologica di Pinguente e la Sezione per lo sviluppo della frutticoltura di Montona.
Da annoverare pure il progetto di sviluppo dell’attività venatoria a scopi turistici, con l’obiettivo di incentivare il turismo nell’Istria centrale nella stagione invernale e
sostenere il settore della ristorazione nei centri rurali.
Per la realizzazione del suo Programma economico, l’AZRRI ha preventivato una spesa di 16 milioni e
580mila kune, dei quali 1.080.000 sono stati previsti nel
bilancio regionale per l’anno di gestione in corso, mentre nella rimanenza si ricorrerà a mezzi creditizi.
- Quanto è possibile parlare di tutela dei prodotti
della tradizione istriana, se la filiera ha origine in altre aree del Paese e all’estero, come nel caso dell’olio
d’oliva ricavato dalle varietà italiane di leccino e
pendolino, oppure il prosciutto istriano ricavato dai
maiali allevati lontano dall’Istria?
“Per ogni gruppo di prodotti è necessario definire
il possibile grado di tutela ai sensi dell’esistente marchio di qualità (di origine, di provenienza geografica),e
in base a questo operare nella direzione della sua tutela. Per i prodotti con marchio di origine, tutti i processi di produzione devono necessariamente appartenere
all’area indicata, nel nostro caso quella istriana. In tale
contesto fa eccezione il prosciutto istriano, per la produzione del quale viene consentito l’allevamento dei
suini in altre aree della Croazia, ma in condizioni alimentari severamente controllate. Per quanto riguarda
l’olio d’oliva, posso affermare senza timore di smentita
che si tratta di un prodotto autoctono anche nel caso
delle varietà di leccino e pendolino, che in Istria vengono coltivate da oltre 50 anni, quindi perfettamente
acclimatate, come altre varietà che nel corso dei secoli sono giunte in Istria da varie parti del mondo e che
hanno assunto un determinato grado di autoctonia. Ne
deriva che la varietà vegetale (o animale) non è deter-
minante per l’assegnazione del marchio di qualità di
un determinato prodotto, bensì le condizioni e le modalità di produzione nel rispetto della tradizione locale. In tale contesto il ruolo dell’AZRRI è quelli di raggruppare i produttori e di definire assieme a loro e agli
esperti dei vari settori la formula di produzione e commercializzazione dei singoli prodotti; quelli promossi
dall’Agenzia porteranno garanzia di autenticità della
tradizione istriana e saranno indubbiamente di qualità
superiore, per essere inseriti in un brand integrale che
promuoverà l’Istria come una destinazione enogastronomica di prim’ordine”.
- Le attività più recenti hanno portato l’AZRRI a
Bruxelles, alle Giornate delle porte aperte dell’Unione europea. Quali sono le novità?
“Nell’ambito delle Giornate delle porte aperte dell’Unione europea, la Segreteria tecnica del Programma internazionale IPA Adriatic ha indicato quale esempio di buona prassi il progetto KEY Q - Chiave per la qualità nello sviluppo e valorizzazione delle
risorse agro-alimentari nell’area adriatica, progetto nel
quale l’AZRRI è partner di riferimento.
Durante la presentazione del progetto, che si è svolta nella sede di Bruxelles della Regione Molise, è stata organizzata una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di 7 regioni italiane, che accanto all’AZRRI hanno presentato le attività nel campo della tutela
e della valorizzazione dei rispettivi prodotti autoctoni. Ne è seguita una degustazione che ha confermato
l’importanza della collaborazione internazionale nella
promozione produttiva di detti prodotti. Importante
rilevare che uno degli obiettivi della tavola rotonda è
stato quello di avviare una collaborazione per la candidatura di nuovi progetti di sviluppo ai fondi strutturali dell’Ue in funzione dello sviluppo delle zone rurali
dell’area adriatica”.
Martedì, 30 ottobre 2012
SVILUPPO RURALE DELL’ISTRIA
TELA DEI PRODOTTI AUTOCTONI
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del patrimonio agricolo
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Una carriera vissuta intensamente
Martedì, 30 ottobre 2012
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L’OLIMPION
«GUARDO A
di Franco Sodomaco
D
a quando il suo nome
è stato scritto nell’albo
d’oro delle Olimpiadi di
Londra, Giovanni (Gianni) Cernogoraz, di Cittanova ha conosciuto un
indescrivibile successo. Una carriera vissuta intensamente, nella sua disciplina,
conosciuta come fossa olimpica, che a
Londra gli ha regalato, dopo lo spareggio
con l’italiano Massimo Fabbrizi, la medaglia d’oro. Quell’ultimo colpo, dell’ultima
serie, dopo 146 centri su 150, e il successivo spareggio con l’italiano, che mandava in estasi non solo Cittanova ma l’intera
nazione. Poi l’arrivo a Cittanova, trionfale,
quasi irreale, con decine di reporter e una
piazza gremita di gente, dove ci si muoveva a fatica. Una ressa estiva per una persona sola. Ma chi è Giovanni, a parte l’atleta,
già noto al grande pubblico? Come vive?
Lo abbiamo incontrato nel ristorante di
famiglia appena fuori Cittanova.
- Milioni di persone, in tutto il mondo ma soprattutto in Croazia e qui in
Istria, hanno gioito con te per quella
medaglia d’oro. Te l’aspettavi tanta popolarità?
“Assolutamente no. Soltanto dopo, mi
sono reso conto della mia impresa, ma soprattutto di come la pensava la gente. È
stata una cosa che superava ogni mia più
fervida immaginazione. Non me l’aspettavo. Dopo un paio di giorni, e soltanto
dopo aver visto i giornali, le TV e i telegrammi che avevo ricevuto, mi sono reso
conto dell’importanza della mia impresa
che in pratica è il sogno di ogni sportivo”.
- Ora che un po’ di tempo è passato,
puoi dire di essere riuscito a metabolizzare quel successo?
“Prima delle Olimpiadi avevo vinto la
Coppa del mondo e anche gli Europei, ma l’interesse dei media era stato di gran lunga
inferiore. Sembrava quasi avessi vinto un Campionato regionale e non
europeo. Dopo le Olimpiadi, invece, questa
grande esplosione di affetto, che mi ha fatto un
enorme piacere. Soltanto
allora mi sono reso conto
della portata di tutto questo”.
- Pochi giorni fa, parlando con
i bambini delle scuole, hai detto loro di
lasciar stare le play station e di dedicarsi
allo sport. Il tiro a volo fino alle Olimpiadi di Londra non era tanto conosciuto. Che cosa è cambiato da allora?
“Certo lo sport per i giovani è importante e mi rendo conto che, prima di questa mia grande vittoria, il tiro a volo nella
fossa olimpica non era tanto conosciuto.
Ora molte cose sono cambiate e in meglio. In molti hanno iniziato a interessarsi anche a questo sport che è così bello e
particolare”.
- Ma la tua avventura quand’è iniziata? Se tu avessi fatto un altro mestiere
credi che saresti riuscito ad arrivare così
in alto?
“Ho iniziato a dedicarmi a questo
sport quando avevo 14 anni, imitando
nella passione mio nonno e poi mio padre, che ai tempi dell’ex Jugoslavia era arrivato fino al Campionato nazionale. Diciamo che ho avuto questa grande fortuna:
la mia famiglia ha capito
e mi ha aiutato molto a
realizzare questo mio
sogno”.
Quanto costa praticare questo
sport? Come ti alleni?
In che cosa consiste la
tua preparazione atletica?
“Le spese non sono poche. Uso in un anno dalle 15 alle
20 mila cartucce, e ognuna costa 2,5 kune.
Ci sono poi un’infinità di altre spese da affrontare, come la serie di allenamento: 25
piattelli che costano 30 kune l’uno e all’anno ne devo usare per allenarmi almeno
12 mila. E poi c’è il fucile, che costa 9mila
euro, ma io uso lo stesso ormai da 12 anni.
C’è poi da mettere in calcolo le spese del
trasporto, quelle degli alberghi, delle preparazioni... In media mi alleno dalle ore
9 alle 12 ore al giorno e molto spesso lo
faccio almeno quattro volte la settimana.
Inutile dire che ciò significa che anche in
famiglia fanno tutti tanti sacrifici per permettermi tutto questo”.
- Ti consideri un eroe, un ragazzo
fortunato oppure…
“Mi considero modestamente soltanto uno sportivo. Ho dato tutto me
stesso in questo sport che è la mia passione e ho raggiunto il mio traguardo
dopo tante difficoltà e tante fatiche. Arrivare alle Olimpiadi e vincere ad uno
spareggio, non sbagliare in un momento
in cui la tensione è alle stelle ma tu riesci
comunque a manterere massima concentrazione e alla fine ce la fai, ripaga in
tutto e per tutto sia l’uomo che lo sportivo. Certo, sotto sotto, sono stato anche
un ragazzo fortunato. Ho potuto concedermi pienamente a questa mia passione perché la mia famiglia mi ha sempre
sostenuto. Hanno creduto in me, e questo mi ha dato la spinta per arrivare fino
in fondo”.
- Oggi in tutto il mondo moltissime
persone sanno chi sei. Sanno che esisti.
Che sensazione ti fa?
“So, che tutti ora si aspettano molto da me. So che accontentare tutti non
sarà facile. Sono uno sportivo e da sportivo guardo al futuro. E sono cosciente che
per continuare a vincere, vista la concorrenza che c’è in tutto il mondo, non sarà
certo facile”.
- Ora hai perfino un tuo timbro postale. E con i premi com’è andata?
“Ho un timbro postale che porta la
data del 13 agosto 2012, messo in circolazione dalle Poste croate. Per quanto concerne i premi ho ricevuto finora 20mila
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kune dall’impresa ‘Laguna’ di Cittanova; mi
sono state poi promesse 20mila kune dalla
Regione Istriana e 104mila dallo Stato per
la medaglia olimpica, che però non ho ancora ricevuto”.
- Quanto pesa quella medaglia?
“La medaglia pesa 700 grammi e 8 di
questi sono d’oro; il resto è una lega pregiata. Al collo pesa molto, indubbiamente, e ti
dà una sensazione davvero unica”.
- Ultimamente sei arrivato sesto al
Campionato mondiale a Maribor. Speravi di riuscire a fare meglio?
“Sinceramente speravo molto peggio.
Tutto sommato è andata molto bene, perché ho fatto 120 centri su 125. Che sono
tanti”.
- Come vedi il futuro?
“Ci saranno gare che vincerò, altre che
perderò, come sempre. Di sicuro partirò
sempre con l’idea di dare il meglio di me
stesso. Ad ogni gara importante cercherò
di esserci, con la migliore forma possibile, come quest’anno. Ad ogni modo il mio
obiettivo principale erano le Olimpiadi. Di
sicuro, assieme al mio allenatore Stjepan
Vučković, ogni gara che affrontterò la preparerò con lo stesso impegno”.
Di Giovanni, che a casa tutti chiamano
Gianni o Giannino, come fa con affetto sua
nonna, oltre alla calma, si nota immediatamente un’altra cosa: la modestia e la consapevolezza di uno che, nonostante l’onda
del successo, vuole rimanere con i piedi per
terra. In fondo in cima del mondo ci è già
arrivato.
Martedì, 30 ottobre 2012
ICO GIOVANNI CERNOGORAZ:
AL FUTURO DA SPORTIVO»
15
prima e dopo la realizzazione di un sogno
«Qui Regione» è un inserto gratuito che viene pubblicato periodicamente in collaborazione tra la Regione Istriana, la Casa giornalistico-editoriale
«EDIT» e il quotidiano «La Voce del popolo». Esce in edicola in allegato al
quotidiano «La Voce del popolo».
Coeditori: Regione Istriana ed Ente giornalistico - editoriale «EDIT»
Progetto editoriale: Errol Superina
Caporedattore responsabile: Errol Superina
Coordinatore responsabile per la Regione Istriana: Vladimir Torbica
Redattore esecutivo: Roberto Palisca
Collaboratori: Cristina Golojka, Carla Rotta, Daniela Rotta Stoiljković, Rosanna Mandossi Benčić, Marin Rogić, Franco Sodomaco, Daniele Kovačić,
Alen Kalebić.
Redattore grafico: Vanja Dubravčić
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Invecchiamento attivo nella Sala di lettura polese
Martedì, 30 ottobre 2012
16
A colloquio con l’assessore Sonja Grozić Živolić e la sua collaboratrice Roberta Katačić
SANITÀ IN ISTRIA, ECCO LE PRIORITÀ
di Rosanna
Mandossi Benčić
L
a politica sanitaria in Regione
ha concretizzato
più di dieci anni
fa alcune priorità
nelle direttive definite dal Piano della Salute della Regione Istriana, documento
che è stato compilato di anno in
anno con non poche difficoltà
e grande impegno dall’assessorato regionale per la Sanità e le
Politiche sociali, di cui è a capo
Sonja Grozić Živolić. La collaboratrice che le è più vicina è Roberta Katačić, laureata in medicina, da noi incontrata assieme
all’assessore. Un dicastero che ci
è parso competente, preparato.
Di miracoli di questi tempi non
se ne possono attendere. Nemmeno, possiamo aspettarci che
l’assessorato risolva gli annosi problemi finanziari dell’unico ospedale in Istria, o che procuri per la struttura apparecchi
medici nuovi, visto che alcuni di
quelli esistenti sono ormai quasi
obsoleti (vedi i frequenti guasti
al TC); o che renda noti e commenti i dati del temuto Registro
del cancro. In Regione la patologia è in crescita, e non è necessario essere in possesso di una
laurea scientifica in medicina
per capirlo. Tutto sarebbe dovuto all’alto tasso di inquinamento
provocato dall’industria sporca.
Ma l’arrivo in Istria dei grandi
inquinatori, potrebbe commentare qualcuno a questo punto,
è dipeso dall’entourage politico
istriano e l’assessorato in parola
è parte integrante della “res pubblica” in Regione. Ebbene sì, lo è.
Registro e dati sull’incidenza e la
prevalenza delle neoplasie, però
– spiegano al dicastero –, possono essere commentati soltanto
da chi li ha elaborati: gli istituti,
nazionale e regionale per la salute pubblica, dunque.
Attualmente, presso l’assessorato in parola è in vigore il
Piano della salute a breve termine (2011-2013), e si sta pensando al futuro. La pianificazione in
materia era già in stato embrionale nel 2000, ci spiegano assessore e capo-staff, tanto che cinque anni dopo nacque il Piano,
il primo in Croazia.
“In questo campo possiamo dire di essere stati gli antesignani, perché all’epoca nessuna
legge imponeva la realizzazione di un documento del genere”
–, precisa Sonja Grozić Živolić.
“Abbiamo riconosciuto tuttavia
Roberta Katačić e Sonja Grozić Živolić
l’importanza della cosa, abbiamo
colto un’opportunità, che è quella di pianificare dalla base verso
l’alto, e non l’inverso e nel farlo
abbiamo voluto la partecipazione di tutti. Politici, esperti, cittadini, fruitori del servizio sanitario pubblico e assititi, sia delle
istituzioni di carattere sociale che
di quelli di altre organizzazioni.
Copartecipare significava creare insieme, e questo ci ha portati
al consenso. È ovvio che difficilmente avremmo potuto includere tutto nel documento, onde per
cui abbiamo selezionato cinque
priorità, ed è su queste che stiamo ancora lavorando. Punto primo: diagnosi precoce del cancro
al seno. Punto secondo: prevenzione delle malattie cardiovascolari. Punto terzo: prevenzione dei comportamenti devianti
tra i giovani. Punto quarto: assistenza e cura socio-sanitaria degli anziani. Punto quinto: qualità
dell’acqua potabile.
I risultati di quanto è stato
fatto punto per punto dall’assessorato sono quelli sommati alla
fine del 2011; manca aggiungervi
quelli dell’anno corrente, precisano le interlocutrici, che ci tengono a dire che la lettura dell’assunzione dei compiti non è ancora completa. Comunque, in
quella che è stata la prevenzione
dei tumori femminili, dal 2004
a fine 2011 il numero dei mammografi è aumentato da 5 a 8; le
mammografie annuali sono salite dalle 6.917 del 2004 alle 10.332
del 2011 ed è aumentato anche il
numero di conferenze e pubblico. Poste pure le basi per la biopsia del linfonodo sentinella, di
primaria importanza per la diagnosi precoce del tumore mammario.
Fare prevenzione delle malattie cardiovascolari a livello di
autonomie locali è significato
operare sul fronte dell’educazione, includendo anche le varie associazioni civili. Inoltre, soltanto l’anno scorso, 4.795 persone
sono state sottoposte ai test per
la diagnosi dell’iperglicemia, altre 716 a quelli per l’ipercolesterolemia e 2.371 ai test per l’esame
dell’ipertensione.
Il tema complesso delle tossicodipendenze è stato trattato nelle scuole di ogni grado ed
è stata fatta anche prevenzione
secondaria (nei consultori per la
famiglia e tra gli operatori scolastici). Di cura extraospedaliera
dei tossicodipendenti si occupano i centri di Pola, Parenzo e Rovigno, con rispettivamente 1.053,
211 e 57 assistiti. L’anno scorso sono stati registrati 169 nuovi casi (i dati parlano ovviamente
soltanto di coloro che aderiscono
di propria volontà ai programmi
di assistenza), di cui il 31,4 per
cento abusa di eroina.
Per l’innalzamento della qualità di vita della categoria degli
over 65, l’assessorato ha istituito un team multisettoriale per
l’elevazione della salute e l’inserimento delle persone della seconda e terza età nella società. Il
2005 è stato l’anno in cui le statistiche hanno parlato di aumento
repentino degli ultrasessantacinquenni. Si è cristallizzata inoltre
la mancanza di posti-degenza e
la scarsa offerta extraistituzionale. Quest’ultima è presente oggi
su tutto il territorio istriano, rileva Sonja Grozić Živolić, con Pola
vincente nell’assistenza diurna
dei malati sofferenti di Alzheimer; ma non mancano nemmeno servizi quali l’assistenza
e i pasti a domicilio, il volontariato per anziani, il sistema salvavita, le officine creative e formative. Strategie su cui si punterà anche in futuro, non soltanto
per perseguire la meta europea
della deistituzionalizzazione, ma
anche per allargare e migliorare il ricovero degli anziani nelle
istituzioni, non certamente sufficienti in penisola.
Il futuro. In cantiere il nuovo Piano, tanto che sta per essere ultimato un importante ciclo d’indagine, ci spiega Roberta Katačić. Ciclo che è struttura-
to in maniera da avere già posto
dei questionari alla professione
medica (medici di base, dentisti, servizio patronimico, ecc.);
quindi, ci si sta muovendo in
rete (con delle indagini sul web),
stanno per essere ultimate le interviste di gruppo (gli intervistati sono di profilo eterogeneo) e
si è pensato anche di intervistare
i fruitori del servizio di assistenza agli anziani. Non appena disporrà dei risultati di tali indagini, l’assessorato convocherà una
conferenza con una sessantina di
partecipanti,per ottenere il consenso di tutte le strutture coinvolte. Le priorità saranno le seguenti: la salute mentale di bambini e
giovani; il sostegno alle famiglie;
gli interventi precoci per i bambini con difficoltà nella crescita e
nell’apprendimento; la cura degli anziani; l’innalzamento della
qualità di vita delle persone con
handicap di vario genere; la tutela dell’aria; l’assistenza palliativa; la prevenzione delle malattie cardiovascolari; la diagnosi
precoce del cancro all’intestino
(con screening mirati). La parola d’ordine è “focalizziamoci”, ha
concluso l’assessore, che ha colto l’occasione per ringraziare anche i partner italiani del Veneto
e del Friuli-Venezia Giulia con i
quali l’assessorato ha partecipato
a vari progetti eruropei.
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Ottobre 2012 - EDIT Edizioni italiane