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Poste Italiane s.p.a.
Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n° 46)
art. 1, comma 2, DCB BO
numero 37
settembre 2012
Nasce Gatik
Colore e ironia per l’Atelier
“Il Maggiociondolo”
Si è concluso
a Newcastle
E-DIgNITIES
CADIAI aderisce
al progetto gAIA
del Comune di
Bologna
Decimo compleanno
per il Cendtro Diurno
“I Tulipani”
numero 37
settembre 2012
sommario
1
Editoriale
16 Servizi
I conti tornano
2
Periodico trimestrale di CADIAI
Registrazione Tribunale di Bologna:
n. 7703 del 18/10/2006
Direttore Responsabile:
Gianluca Montante
Nasce gatik
4
Direzione e Redazione:
via Boldrini 8 - 40121 Bologna
Tel 051 74 19 001
Fax 051 74 57 288
Coordinatrice di redazione:
Giulia Casarini
Collaboratori:
Anna Chiara Achilli,
Anna Soccorsa Antonelli,
Domenico Capizzi, Lucia Cardone,
Anna Di Lucia, Lisa Lambertini,
Imma Massesio, Raffaele Montanarella,
Laura Piana, Sandra Varani,
Deborah Venturoli
Pari opportunità
5
Stampa:
Casmatipolito
via Provaglia 3/b, 3/c, 3/d
40138 Bologna
Progetto ginnastica per anziani
18
Verso una medicina ‘leggera’
19
Il tempo del raccolto
a granarolo
20
gita al Lido di Casalecchio
di Reno
Cooperarazione
Un gradito pensionamento
a Casa Rodari
Legacoop per Haiti
Mostra fotografica
”La persona e il lavoro”
6
Progetti internazionali
Progetto Agid
7
Si è concluso a Newcastle
il progetto E-DIgNITIES
8
Cosa resta di Newcastle
10
Sempre al duty free
12 Attività sociale
22
Chi si ricorda?
24
CADIAI al convegno sulle
gravissime disabilità acquisite
25
Certificato “Multiutility” per
il Nido d’Infanzia “Tintoria”
di Minerbio
Quando l’“aihmè” diventa
“hai me”
26
L’emergenza non è finita
27
CADIAI e Cup 2000
gAIA, un progetto per Bologna
e i suoi abitanti
FARETE Dalla mail alla stretta
di mano
13
Sportello Pari Opportunità
Aggiornamenti dai servizi
28 Testimonianze
Race For the Cure 2012
I Pomeriggi letterari di CADIAI
Progetto grafico Impaginazione:
Service Group - Galleria dei Notai, 1
40124 Bologna
17
Le donne... Il lavoro...
Comitato di redazione:
Ornella Montanari, Gloria Verricelli
Proprietario ed Editore:
CADIAI Cooperativa Sociale
via Boldrini 8 - 40121 Bologna
In copertina
Sarebbe stata la solita
domenica e invece…
14 Monografia
Chi ha mai sentito parlare
del SET?
È il rosso che impressiona
30
La risposta della
Amministrazione di Cento
a favore delle famiglie
31 I ritratti di Lele
La notte della Bassa
34 Lettere
Questa rivista è stata stampata su carta
riciclata 100% ecologica che ha ottenuto
il marchio Greenlabel dell’Unione Europea riservato ai prodotti a minor impatto
ambientale.
34 Altre realtà
Fuorimoda
35 Liber Libero
La banda degli invisibili
Batik... Gatik!
36 Rubriche
editoriale
I conti tornano
di Franca Guglielmetti, Presidente di Cadiai
A Settembre, come ogni anno, è possibile fare un esame piuttosto rigoroso
del modo in cui si è sviluppata l’attività della Cooperativa nel primo semestre dell’anno e per fare questo abbiamo a disposizione diversi strumenti
da utilizzare in modo integrato:
- il “controllo di gestione” che si occupa principalmente di analizzare
l’andamento economico/gestionale
della Cooperativa (che ha periodicità
trimestrale);
- il “report al 30/06” dei Settori e dei
servizi di staff, che contiene una verifica sull’andamento di quanto programmato all’inizio anno;
- il“riesame della direzione”, che valuta lo stato di adeguatezza del sistema qualità aziendale.
Nel loro insieme questi strumenti consentono alla Direzione Operativa e al
Consiglio di Amministrazione di tenere
monitorati tutti gli aspetti delle attività, di raffrontarli con i dati di budget
e le programmazioni annuali, di valutare gli scostamenti e di trarre indicazioni per lo sviluppo di queste nella seconda parte dell’anno.
CADIAI è una grande impresa, se non
nel fatturato, che non è comunque piccolo se guardiamo ai numeri che seguono, sicuramente nel numero degli
occupati. Una organizzazione così
complessa, che deve assicurare servizi
fondamentali a oltre 4000 utenti e garantire continuità di occupazione ad
oltre 1200 persone, deve essere governata utilizzando sistemi di controllo e di
riesame dell’attività molto precisi.
Ogni trimestre facciamo il controllo
di gestione, ma la scadenza del 30 di
Giugno è, per questi aspetti, molto im-
portante: a metà anno guardiamo se la
direzione che abbiamo seguito è quella
prevista, se le cose stanno andando secondo i piani e, se non è così, occorre
motivare il perché ovvero spiegare in
base a quali scelte o accadimenti si è
registrato un andamento diverso.
È un momento importante, di riflessione e di confronto, all’interno dei
singoli uffici e in tutte le sedi di raccordo trasversale: Direzione Operativa,
coordinamenti amministrativi, coordinamenti di staff, Consiglio di Amministrazione.
Di seguito forniamo alcuni dati che illustrano lo stato della Cooperativa a
metà dell’esercizio.
FATTURATO
Il fatturato complessivo della Cooperativa nel primo semestre è risultato
pari a € 20.264.462, in linea con il Budget, in aumento del 7,17% rispetto al
dato dello scorso anno e così suddiviso:
- Settore Residenze Anziani € 5.453.778
- Settore Socio Assistenziale € 2.792.884
- Settore Servizi ai Disabili € 3.616.785
- Settore Educativo, pari a € 7.014.464,27
- Settore Prevenzione e Protezione
€ 1.383.669
OCCUPAZIONE
I dipendenti al 30/06/2012 erano 1230,
di cui 1190 a tempo indeterminato. Di
questi, 793 sono soci. Ad essi occorre
aggiungere i 50 liberi professionisti che
hanno un rapporto stabile con la Cooperativa, 24 dei quali sono soci.
L’assenteismo per malattia è risultato
pari al 5,35% e quello per infortunio
allo 0,71%.
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zolino (MO), gestita dal Consorzio KEDOS, a Gennaio; la residenza Parco del
Navile (BO), sempre gestita dal Consorzio KEDOS, a Marzo; l’Hospice di Casalecchio, gestito dalla Fondazione Seragnoli, a Maggio.
Sempre a Marzo è stato avviato il servizio di assistenza domiciliare privata
ComeTe in collaborazione con Obiettivo Lavoro. Siamo subentrati nella gestione del Gruppo Appartamento“Between”, gestito precedentemente da
Nuova Sanità. Abbiamo sviluppato un
nuovo servizio, di carattere gestionale
e amministrativo, per l’avvio delle attività dell’asilo nido aziendale del
Gruppo COESIA.
RISULTATO NETTO
Avevamo previsto di chiudere con un
margine corrispondente allo 0,90%
del fatturato e il risultato è stato migliore della previsione. Un andamento
quindi più positivo, ma sappiamo che
il secondo semestre non andrà altrettanto bene, soprattutto per il fatto
che, durante il periodo estivo, alcune
attività si fermano e quindi calano i ricavi, senza che i costi calino in modo
corrispondente. Inoltre dal mese di
Ottobre scatterà il riconoscimento
della seconda tranche del nuovo
CCNL, pertanto i costi del lavoro aumenteranno in maniera significativa
a fronte di un incremento molto contenuto delle tariffe - rette nei servizi in
accreditamento che ci hanno riconosciuto a partire dal secondo semestre.
Oggi facciamo comunque tesoro di
questo risultato, non scontato, che ci
rassicura rispetto alle previsioni di chiusura dell’anno 2012. NUOVI SERVIZI
Nel corso del primo semestre sono stati
avviati alcuni nuovi servizi nei quali CADIAI svolge una parte delle attività: la
residenza Parco della Graziosa, a Man-
1
numero 37
settembre 2012
Nasce Gatik
Novità importanti per l’Atelir
“Il Maggiociondolo”.
di Arlene Dalolio
Se dovessimo raccontare il percorso dell’Atelier “Il Maggiociondolo” di questi
anni dovremmo raccontare la storia di
una grande scalata, molto entusiasmo
da parte di un gruppo che con impegno e tenacia e qualche piccola delusione è riuscito a fare grandi cose.
Dal Maggio 2007, sotto la guida della
Maestra d’Arte e pittrice Bitas, iniziammo a sperimentare la pittura su
stoffa con l’utilizzo della laboriosa tecnica del batik. Curiosità che contraddistingue fin dal suo esordio questa attività è legata al fatto che la Maestra,
inserita come borsa-lavoro, si è dimostrata immediatamente una enorme risorsa. Il procedere passo dopo passo in
ogni singola fase di “costruzione” del
batik, ha fatto in modo che l’interazione
2
in copertina
fra utenti, educatrici e conduttrice fosse
molto forte e questo, a tutt’oggi, non fa
che rinforzare alcune peculiarità che,
nella fase di avvio del progetto erano
state poste come punti forti di tale attività quali:
- stimolare la fantasia di ciascuno e
la sua espressione per aumentare la
stima della propria persona attraverso il sostegno o il rafforzamento delle capacità di scelta;
- promuovere la sperimentazione
del proprio sé in relazione agli altri e
la capacità di apprendimento ed elaborazione di un percorso per la realizzazione delle idee;
- sviluppare la capacità di mediare
e collaborare con gli altri nel percorso necessario alla realizzazione
dell’oggetto;
- aumentare le capacità di gestire
con autonomia “il proprio lavoro”;
- rendere più amichevole la propria
individualità (pregi e difetti-riconoscimento ed accettazione);
- acquisizione di nuove tecniche di
espressione (carte, stoffa ecc.);
- esporsi al pubblico attraverso mostre e stand per avere un riscontro
anche con le realtà esterne.
Soprattutto per raggiungere l’ultimo
obiettivo abbiamo fatto in modo che
la mostra dei manufatti potesse essere
allestita in qualunque contesto e che,
oltre ad essere una esposizione di tele
e stoffe dipinte, fosse un momento informale di confronto con le persone
che, osservando le opere, fossero stimolate a conoscere il mondo della disabilità in uno dei suoi molteplici
aspetti. Le esposizioni sono state
quindi itineranti e si sono svolte in
tutti quei luoghi che permettono il
confronto su tale tematica.
Ciò non fa che rafforzare la voglia e
l’indole del Maggiociondolo ad essere un servizio aperto al confronto
con l’esterno, alla ricerca di relazioni
con il territorio e con chi incuriosito è
interessato a conoscerci e a frequentarci. Per esempio, assieme a molti altri
servizi del Settore Servizi ai disabili abbiamo tenuto aperto uno stand alla Fe-
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settembre 2012
sta dell’Unità di Bologna per ben quindici giorni! I ragazzi si sono divertiti, è
stata un’occasione di uscita serale e di
relazione in un contesto davvero molto
frequentato e di passaggio.
Dopo questi anni di lavoro gli utenti
dell’Atelier, da allievi di una attività,
sono diventati maestri a loro volta,
ovverosia sono in grado di spiegare
ad altre persone i vari passaggi di tale
tecnica, corredati anche da piccoli
trucchi del mestiere ma questo non ci
è bastato.
Abbiamo pensato che fosse l’ora di
farci conoscere ancora di più dal territorio, ma in una maniera, perché no!,
più professionale e ancor più, se possibile, originale.
Abbiamo quindi considerato che
fosse necessario avere un logo, un
nome che ci identificasse anche graficamente, come le grandi e vere case di
moda. L’utilità di questo sarebbe stata
doppia: da un lato ci avrebbe reso
sempre e comunque riconoscibili all’esterno e dall’altro avrebbe dato un
maggior senso di continuità e appartenenza al nostro operare.
Anche nella realizzazione di questa
novità abbiamo voluto essere attivi indicando all’agenzia grafica come lo volevamo (o almeno come lo immaginavamo!), disegnando addirittura alcune
bozze. Dopo aver valutato una serie
di ipotesi, per esempio una stilizzazione delle casette che spesso ricorrono nei nostri batik piuttosto che gli
omini, finalmente è arrivato GATIK, un
marchio che prima di tutto ci ha fatto
sorridere e quindi ci ha conquistati.
Ma non ci siamo fermati con questo.
Che te ne fai di un marchio se non hai
anche un book che mostri le tue opere?
Detto fatto, lo abbiamo realizzato, leg-
gero e colorato proprio come siamo
noi. Avvalendoci della collaborazione
del fotografo Gilberto Veronesi sono
state realizzate splendide fotografie
delle nostre opere, degli arazzi, borse,
gonne e magliette che, raccolte tutte
assieme, hanno dato vita ad un book
fotografico di pregio che ci fa sentire
ancora più orgogliosi di ciò che facciamo.
Ovviamente va detto grazie all’impegno della Cooperativa che ha creduto
in noi: ora siamo un po’più pronti ad affrontare il pubblico con un nuovo nome
e sempre un maggiore entusiasmo, e
poi ciò che succederà si vedrà… 3
numero 37
settembre 2012
Le donne…
il lavoro…
Un po’ di Svezia e di CADIAI.
di Vania Zanotti, Resposabile delle politiche
per le Pari Opportunità
La crisi economica non ha rallentato il
suo corso e non ci sono previsioni ottimistiche all’orizzonte.
Attendiamo, da mesi, dal Governo e
dalla politica l’esplicitazione di azioni
che portino l’Italia in una fase di ricrescita, ma il tempo passa, le parole abbondano e le azioni latitano.
La crisi ha colpito più duramente gli
uomini delle donne perché il numero
di uomini occupati è di molto superiore
rispetto alle donne. Il divario occupazionale tra donne e uomini in Italia è il
più alto fra i Paesi europei (oltre 20
punti percentuali contro i 12 della media europea e i 4 della Svezia).
La richiesta, da parte delle donne, di
essere occupate fa ancora fatica a trovare risposte.
Quando nascono i figli l’occupazione
femminile diminuisce ed è una magra
consolazione constatare che avviene in
tutti i Paesi europei tranne che in Svezia
dove le politiche di conciliazione sono
reali e i rapporti di coppia più paritari
perché la cultura della parità di genere è
radicata, in quel Paese, da decenni.
In Italia, poi, molte donne non ricominciano a lavorare neanche quando
i figli crescono perché non riescono
più a rientrare nel mercato del lavoro.
Si assiste allo strano paradosso nel
quale diversi osservatori economici indicano, fra le tante cause che producono la crisi economica, anche l’invecchiamento continuo ed inesorabile
della popolazione italiana e che, invece,
al contrario, l’aumento dell’occupazione
femminile sarebbe determinante per favorire la crescita dell’economia perché
l’aumento del numero di occupati fa4
pari opportunità
rebbe scendere il rapporto fra pensionati e lavoratori, rendendo più sostenibile l’erogazione delle pensioni e aumentando il tasso di natalità.
Infatti, nei Paesi europei dove le
donne sono maggiormente occupate e i loro salari non sono inferiori
a quelli degli uomini c’è una maggiore crescita economica e aumentano le nascite.
Il lavoro delle donne permette poi un incremento del reddito familiare che dà la
possibilità, alla famiglia, di usufruire di
quei servizi che rispondono al bisogno
di conciliare il lavoro delle donne con il
lavoro di cura che tradizionalmente è a
loro carico, potenziando, in questo
modo, lo sviluppo dei servizi che è anche sviluppo di occupazione.
Nella nostra provincia, e questo dato
fa molto riflettere, è diminuita la richiesta, da parte delle famiglie, di
accesso ai nidi dei bambini. Quando
il reddito familiare cala si rinuncia ai
servizi, soprattutto se ci sono i nonni o
un componente la famiglia è in cassa
integrazione.
Al contrario, a Bologna, ci sono 406 bambini in lista d’attesa per entrare nella
Scuola dell’Infanzia. La carenza di questo
servizio rende molto complicata la permanenza delle madri al lavoro se non ci
sono nonni a disposizione.
Chi cessa l’esperienza lavorativa quando
si hanno bambini, è sempre la donna.
Se accade ad un uomo, viene intervistato dai giornali e rappresentato come
un eroe.
Il lavoro di cura è completamente a carico delle donne. Gli uomini collaborano di più, però il cambiamento è lentissimo e la divisione dei compiti è
ancora molto tradizionale. C’è più collaborazione nell’ambito della cura dei
figli, soprattutto nel gioco, ma poco è
cambiato nel lavoro domestico.
A livello europeo le donne italiane
detengono il record di lavoro familiare con cinque ore e venti minuti in
media al giorno. Le donne svedesi
impiegano tre ore e quarantadue mi-
nuti di media.
In Svezia, dove sono storicamente attive politiche di conciliazione con un’offerta di servizi universale per i bambini,
le donne stanno con agio dentro al mercato del lavoro e non sono costrette a rinunciarvi se nascono figli.
CADIAI, per rendere fattibile l’obiettivo della conciliazione ha inoltrato
domanda di finanziamento relativa a
progetti finalizzati alla realizzazione
di azioni positive per la conciliazione
tra tempi di lavoro e tempi di cura della
famiglia, presentati ai sensi dell’art. 9
della legge 8 Marzo 2000, numero 53.
Ricordo che le azioni positive sono rivolte a lavoratrici e lavoratori CADIAI e
prevedono interventi di flessibilità al
lavoro, attraverso l’attivazione di 3 contratti di telelavoro, servizio di fattorino
aziendale, ovvero un servizio di disbrigo delle pratiche utile a liberare
tempo alle lavoratrici e ai lavoratori e di
centro estivo aziendale per offrire un
servizio che supporti le lavoratrici e i lavoratori nella gestione quotidiana dei
bambini durante la chiusura estiva
delle strutture scolastiche.
Abbiamo presentato i progetti alla fine
di Ottobre 2011. Ad Aprile si sarebbe
dovuto concludere la disamina dei progetti da parte del Ministero della Famiglia. A tutt’oggi non abbiamo risposte.
Attendiamo con fiducia sperando di realizzare, l’anno prossimo, alcuni dei progetti che abbiamo presentato. cooperazione
Legacoop per Haiti
Riportiamo alcuni punti della
lettera di Giorgio Bertinelli,
Vicepresidente Vicario di
Legacoop Nazionale, che
danno conto degli interventi
realizzati con la raccolta fondi
promossa da Legacoop e a cui
CADIAI aveva partecipato.
Cari Amici,
in occasione della nostra recente Assemblea Generale, lo scorso 5 Luglio,
abbiamo fornito un resoconto dei fondi
raccolti (€295.896,60) e dell'attività realizzata grazie alla raccolta fondi lanciata
nel Gennaio 2010 da Legacoop ed alla
quale con generosità hanno risposto
le cooperative associate, i soci, i dipendenti e le strutture Legacoop.
I progetti avviati nell'Agosto del 2010
si sono conclusi tra Dicembre 2011 e
Febbraio 2012. Essi sono stati realizzati
da tre Organizzazioni Non Governative: GVC, OXFAM ITALIA e Medici
Senza Frontiere, organizzazioni di consolidata esperienza che già operavano
ad Haiti prima del terremoto e con le
quali Legacoop e molte delle sue associate hanno rapporti di costante collaborazione.
Nel progetto realizzato con GVC e con
l'organizzazione locale per lo sviluppo
dei contadini, OOPP, a Vialet, ci siamo
impegnati a ridurre la vulnerabilità e
l'insicurezza alimentare delle famiglie
con donne come capofamiglia. I beneficiari diretti sono stati circa 1.700, quelli
indiretti oltre 80.000. È stato costruito
un centro di trasformazione agricolo
polifunzionale, pienamente funzionante ed equipaggiato: sono state avviate attività di formazione per le
donne e di capacity building per il personale della stessa organizzazione locale al fine di promuovere iniziative generatrici di reddito.
AL es Cayes, con Oxfam Italia e RECOCAS (rete che raggruppa 10 cooperative agricole del dipartimento a sud
dell'isola) abbiamo rimesso in produzione 1.100 parcelle agricole e 5 di
piccolo allevamento; è stato riattivato
un sistema di commercializzazione
dei prodotti in loco; sono stati realizzati corsi di formazione di carattere
agronomico per circa 300 produttori
di caffè e interventi formativi specifici sui temi di gestione organizzativa
della cooperativa, leadership, gestione delle responsabilità di direzione e controllo, tenuti in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle
Cooperative di Haiti.
Infine, a Febbraio 2012, a Tabarre, area
industriale nella zona est della capitale
Port-au-Prince, Medici Senza Frontiere
ha ultimato la costruzione del centro
NAP KENBE come risorsa aggiuntiva
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per gli haitiani che necessitano di cure
mediche gratuite.
Composto da 268 unità modulari,
l'ospedale ha 108 posti letto. Il centro di
riferimento per le urgenze chirurgiche,
ortopediche e viscerali di Tabarre fornirà cure traumatologiche di emergenza e chirurgia addominale, in grado
di effettuare 150 interventi al mese.
Il contributo Legacoop ha permesso la
costruzione di un'unità modulare dedicata a sala risveglio post-operatoria.
La cifra residua sul conto ad hoc
"Legacoop per Haiti" ammonta a
€24.952,17 che, come deciso dall'Assemblea Legacoop, saranno ripartiti pro quota tra le tre ONG per
micro progetti ad Haiti. La mostra fotografica “La persona e il lavoro” è stata inaugurata il 27 Agosto 2012 presso lo stand “Idea Lavoro” della Festa dell’Unità Provinciale
di Bologna alla presenza di Susanna Camusso, Segretario Generale della
CGIL, Raffaele Donini, Segretario del Partito Democratico di Bologna e
Paola Pallottino, esperta di storia dell’illustrazione.
Per l’occasione CADIAI ha fornito alcune fotografie che testimoniano “il
lavoro di cura”.
La mostra, curata da Stefano Borgatti e Tullia Moretto del Forum Lavoro del
PD di Bologna, dà conto, attraverso un excursus storico che parte dall'inizio del Novecento, dell'evoluzione delle tematiche dal lavoro, mostrando
lavoratrici e lavoratori all'interno dei loro luoghi di lavoro, con l'idea di valorizzare la testimonianza umana civile e sociale delle persone.
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progetti internazionali
Progetto AGID
Il tempo della condivisione:
l’esito dei «focus groups».
di Patrice Morel, Les Genêts d’Or
(trad. it. M. Christine Melon)
Il Progetto Agid è un progetto europeo
che si propone di costruire moduli formativi indirizzati ai professionisti che accompagnano le persone con disabilità
intellettiva nell’invecchiamento. Finanziato dall’Agenzia Esecutiva della Commissione Europea, questo progetto è centrato sulla costruzione di un programma
formativo che avrà la particolarità di essere accessibile attraverso un portale
web. Attualmente in corso di elaborazione da parte di un consorzio internazionale che raggruppa partner motivati e
preoccupati di rispondere al meglio ai
nuovi bisogni evolutivi di questa particolare fetta di popolazione, il programma fornirà risposte diversificate in
base alle differenti professionalità degli
operatori coinvolti.
Consultazione nei focus groups: esiti
Nella riunione di apertura del programma AGID, alla fine di Gennaio in
Lussemburgo, i Paesi partner hanno
deciso di conferire a Zonnelied, associazione belga che rappresenta diverse
realtà delle Fiandre, il coordinamento
metodologico della raccolta dati presso
campioni significativi di popolazione
(utenti disabili, loro familiari e professionisti). Questo importante passaggio
è la base su cui poggerà la costruzione
dei moduli formativi rivolti agli operatori che accompagnano le persone in
situazione di handicap psichico nel processo di invecchiamento. Allo scopo di
garantire un’accettabile omogeneità
alle pratiche di consultazione delle popolazioni-bersaglio selezionate da ciascun Paese, alcuni rappresentanti dei
Paesi partner hanno approfondito l’ap-
6
Atmosfera di studio alla Northumbria University (Newcastel, Nord-Est dell’Inghilterra) il 10 e 11 Giugno
scorsi.
proccio metodologico dell’Appreciative
Inquiry durante una formazione di due
giorni in Febbraio a Bruxelles.
L’incontro di Giugno in Inghilterra si è
focalizzato sulla condivisione dei numerosi temi derivati dagli scambi con le
persone coinvolte nei focus groups condotti in ciascun Paese.
Il secondo passaggio è stata la seriazione delle idee e dei concetti raccolti,
per arrivare a un inventario di categorie coerenti che costituirà la trama del
programma formativo.
Costanti e variabili nell’analisi dei
dati raccolti
I dati emersi dalle consultazioni mettono in evidenza tre macro tendenze
nei contenuti espressi dai protagonisti
dei focus groups in ciascun Paese: il concetto di autodeterminazione nelle
scelte di vita (indipendentemente dall’età), i mezzi materiali necessari per una
vita (e un fine vita) quantomeno dignitosi, l’importanza delle relazioni sociali.
Si è inoltre osservata una rilevante somiglianza fra i gruppi francesi e quelli
italiani sull’attenzione alla libertà di
scelta e a progetti di vita indipendenti
dalle scelte istituzionali. I rappresentanti dei Paesi del “nord” hanno invece
evocato il loro impegno per la collettività come base della coesione sociale,
che è fondamentale per l’equilibrio individuale.
In ogni caso, i pareri e le raccomandazioni derivati da queste consultazioni
valgono trasversalmente per gli uni
come per gli altri, se si considera che individuo e collettività esprimono ciascuno livelli di risposta adattati a situazioni complesse e diversificate.
E comunque, i valori che sono alla base
di un accompagnamento rispettoso
della volontà di governare il proprio
destino fino alla fine del cammino sono
rimasti implicitamente centrali durante
tutto il dibattito.
Una divisione dei compiti e un programma di coordinamento ben
scandito
Il brainstorming e l’analisi dei dati derivati dai focus groups hanno portato,
alla fine delle due giornate dedicate
alla categorizzazione, a decidere l’allestimento di sei moduli di formazione
interattiva di sessanta o settanta diapositive ciascuno.
I moduli tratteranno della regolazione
delle emozioni nel sostegno al processo di invecchiamento, dell’approc-
numero 37
settembre 2012
cio centrato sulla persona, dell’aspetto
relazionale e della comunicazione con
l’ambiente, della lettura globale dei bisogni e dell’approccio integrato alla
cura, degli atteggiamenti appropriati
nel trattare un’utenza che sta diventando anziana, delle differenze fra l’invecchiamento normale e patologico.
Saranno particolarmente curate le potenzialità interattive del programma e
l’informazione sarà arricchita da riferimenti bibliografici e dalla possibilità di
includere link su argomenti correlati.
Adesso, ogni Paese dovrà realizzare entro la metà di Ottobre una bozza esaustiva del proprio modulo, che sarà sottoposta al controllo incrociato di altri
due partners. In seguito ci sarà la sperimentazione “faccia a faccia” di un
gruppo di esperti, che adotteranno per
le loro valutazioni il metodo Delphi, di
cui parleremo in un prossimo comunicato. La loro validazione a priori dovrà
essere completata entro la metà di dicembre, in tempo per la riunione di coordinamento che si terrà a Vienna.
Dato il taglio europeo del progetto, a
fronte della complessità derivante dall’eterogeneità delle Politiche Sociali nazionali si è deciso di non trattare all’interno del programma formativo questo
particolare aspetto, che rileva prevalentemente informazioni riguardanti i
singoli Paesi, provincie o territori, a seconda delle suddivisioni politico-amministrative. I post-it giganti sono stati il supporto privilegiato
per il lavoro di categorizzazione dei temi utili alla
costruzione dei futuri moduli formativi.
Si è concluso
a Newcastle
il progetto
E-DIGNITIES
“Scegliamo il nostro mondo
successivo in base a ciò che
noi apprendiamo in questo.
Se non impari nulla, il
mondo di poi sarà identico a
quello di prima, con le stesse
limitazioni.” R. Bach
di Lara Furieri
La fine di un progetto è sempre un
momento di bilancio, con un pizzico
di nostalgia, si ripercorrono le cose
fatte, ci si compiace dei successi e ci si
rammarica di quello che sarebbe potuto essere stato fatto meglio.
“E-DIGNITIES” è stato un progetto che,
più di altri, è riuscito a coinvolgere diversi interlocutori in modo concreto
ed autentico, primi tra tutti i ragazzi
dell’appartamento di “ABS” che, con
serietà e talvolta con fatica, hanno
partecipato in modo sempre attivo,
dai meeting nei diversi Paesi europei
fino alla conferenza finale dove hanno
riscosso un clamoroso successo. Neanche la lingua, da un certo punto in
poi, è stata più un ostacolo.
Saper mettere insieme più voci, tutte
autorevoli e tutte con delle cose importanti da dire è stata forse la scommessa più importante vinta in questo
progetto; che cosa rimane ora?
Sicuramente ciascuno dei partecipanti
ricorda tasselli importanti di questa
“avventura”, cose dette, viste o sentite
che, in modi diversi, ci hanno fatto riflettere e crescere. I pubblici amministratori, sempre presenti e coinvolti,
hanno ascoltato gli utenti e gli operatori e con loro si sono confrontati, in
un ambiente sempre supportato da
interventi autorevoli di esperti europei nei diversi settori.
Ora, la relazione finale è stata consegnata e il progetto è ufficialmente
finito, ma è proprio adesso che “si inizia”: tutte le parole chiave e le raccomandazioni che sono emerse tra i diversi interlocutori; famiglie, utenti,
pubblici amministratori, operatori e
gestori di servizi sono state raccolte in
un documento finale e da questo si
dovrà ripartire per capire come tradurre esperienze diverse in nuove opportunità concrete. 7
numero 37
settembre 2012
progetti internazionali
Cosa resta di
Newcastle
L’esperienza degli educatori
e dei ragazzi del Gruppo
Appartamento “ABS”
in Inghilterra.
di Simone Cipria, Educatore
È mattina, il tempo a Newcastle, la
“città dei ponti”, non è mai un granché
e questo la rende una città dal preponderante colore grigio. È bella l’Italia quando si è a Newcastle. Ma stamattina c’è il sole e tutto diventa di
una piacevole sfumatura colorata.
Oggi è il giorno della conferenza
"Ageing and intellectual disabilities: a
european perspective", si chiude il
progetto E-DIGNITES, non potevamo
mancare. Terzo appuntamento che ci
vede protagonisti, anzi, che vede pro-
8
tagonisti i tre inquilini del Gruppo Appartamento “ABS” e noi fervidi sostenitori. Rivedere le persone conosciute
negli appuntamenti precedenti ed abbracciarle ancora una volta, in forza di
una intimità precoce nata da una semplice ma sincera condivisione profonda di idee e propositi.
Oggi è un giorno importante ed i ragazzi, Axel, Riccardo e Salvatore sono
agitati, non tanto perché ancora una
volta parleranno in pubblico, il timore
è dovuto al fatto che oggi parleranno
di loro, di ciò che pensano e che vivono quotidianamente.
Nei giorni precedenti la partenza
hanno preparato delle diapositive per
descrivere la loro quotidianità e la risonanza che in questa hanno i temi
trattati nel progetto. Ci sono immagini, colori, parole che raccontano
emozioni vissute ed aspirazioni.
È un “gioco” divertente prepararle con
loro, ma oggi è un’altra storia, è come
un esame, una prova, vestirsi di panni
nuovi e mai immaginati.
L’agitazione risuona con toni diversi
in ognuno ed io sto a guardare, affascinato dalle forme che questa può
assumere.
Salvatore alle 7 e 30 è giù che si “rimpinza” con la colazione “all’inglese” divenuta inevitabilmente “alla Salvatore”.
Sotto la sua impietosa forchetta si alternano diversi piatti in cui si mescolano indiscriminatamente cibi dolci e
salati, salsiccia e marmellata, uova
fritte, bacon e cereali. Chiunque gli si
avvicini ascolta la medesima versione
dei fatti: “Oggi sono agitato e quando
sono agitato mangio, io!”.
Riccardo è sveglio di buon ora, vestito
di tutto punto, con le mani in tasca ed
il sorriso delle “pubbliche circostanze”
si aggira nell’albergo ostentando una
traballante sicurezza.
A noi, che lo conosciamo e che sappiamo scrutarlo oltre, confida la sua
intima frustrazione: sente le cose pensate e scritte per la conferenza non
“adeguate”, non vuole fare brutta figura, c’è tanta gente e non ha intenzione di tradire le apparenze.
Bisogna rassicurarlo, bisogna ricordargli che la sua migliore arma è essere semplicemente se stesso e che
qui si è tra “amici”, il giudizio resta fuori
la porta della sala conferenze.
Axel, fantastico Axel, si sveglia con
calma, forse troppa. La sua strategia
contro l’ansia credo sia di origine
numero 37
settembre 2012
orientale, una di quelle discipline,
quelle arti marziali che imitano le movenze degli animali. Oggi, contro la
tensione, è un bradipo. È estenuante
stargli dietro e quindi optiamo per
aspettarlo nella sala delle colazioni:
nonostante tutto non rischierà di farla
chiudere prima di aver assaggiato ancora una volta le sue prelibatezze. Non
teme la conferenza, sa quello che
vuole dire, o meglio, in qualche modo
sa di potersela cavare.
Si parte, percorriamo 200 metri tra
l’Hotel e la sala conferenze, siamo al tavolo degli “italiani”, quelli che “l'inglese
lo sanno poco” e quindi ci affidano alle
amorevoli cure di un'interprete. Peccato che sia anch'essa italiana, anch'essa confusamente colta in materia
linguistica ma immediatamente conquistata dalla “buona relazionalità”, diciamo così, dei ragazzi.
È gentile e disponibile, impariamo ad
utilizzare le cuffie per la traduzione e ci
giochiamo un po' in attesa dell'inizio.
La conferenza fa il suo corso e, quando
tocca ai ragazzi, impacciati li vediamo
andare verso il palco dove ci sono sedie
e microfono. La voce all'inizio è incerta
ma le sensazioni date dal dire semplicemente ciò che si pensa rendono l'incertezza passeggera e fanno spazio alla
sincerità ed alla tranquillità.
Oggi i ragazzi raccontano di loro, della
loro vita quotidiana, di cosa significa
l'autonomia o aspirare a questa. C'è
spazio per sorridere insieme delle loro
immagini, scelte per essere condivise
con tutti in questa giornata speciale.
C'è spazio per la loro idea di amicizia,
di cittadinanza, di futuro.
Nel loro pensiero, a tratti simile, a tratti
diverso, c'è riconoscenza per chi li ha
sostenuti, voglia di farcela da soli, timore ma curiosità per le“mille possibilità” che nelle loro teste e nei loro occhi
significa, oggi, la parola domani.
La platea ascolta, sorride alla spontaneità ed al sapore inconfondibile di
verità.
Il tempo è contato in una conferenza,
ma la semplice confidenza che si diffonde tra le persone produce curiosità e voglia di chiedere.
Partono le domande, i ragazzi hanno
voglia di rispondere, si passano il microfono come se facessero roba del genere da sempre. Tutti vogliono dire la
loro su ogni argomento. Raghu (coordinatore della conferenza) mi guarda
con esplicita intimazione: è tardi, oggi
è un gran giorno e resterà tale.
Dopo la conferenza, i ragazzi hanno
fatto “il pieno” è questo produce le sue
conseguenze. Salvo ha mal di testa e
fila a letto senza neanche mettersi il
pigiama, come se avesse tirato il freno
a mano dopo la gara.
Axel guarda un C.S.I. nella TV della
Hall, è uno dei suoi telefilm preferiti,
peccato che non c'è il volume e, in
ogni caso, sarebbe in inglese. Ma que-
sti sono particolari insignificanti, mi
confida in risposta alle mie osservazioni “tecniche”.
Riccardo, l'adrenalina a fior di pelle,
sente di poter fare qualsiasi cosa, resta
fuori l'hotel e continua a chiedere nel
suo personalissimo inglese dove si
possa ballare questa sera. Ha voglia di
conoscere, provare, la sua curiosità
stasera è incontenibile, è “la sua sera”,
povero me…
Salutiamo l'Inghilterra e quest'esperienza con una passeggiata sulla spiaggia, il Mare del Nord.
Sarà il clima o sarà che il mare, anche se
è tutto acqua e sale, è sempre un altro
mare. Siamo contenti ma anche tutti
un po' tristi. Stanchi e soddisfatti ci lasciamo alle spalle quest'avventura.
Mi ritorna in mente una domanda fatta
in conferenza ai ragazzi -cosa ne pensassero della “politica”- e ricordo la risposta di Riccardo:“Non mi importa perché sono chiacchiere, io voglio i fatti”.
E-DIGNITIES – Elderly Disabled Integration Gets New Innovative Tools In European Societies.
Dignità, integrazione, innovazione.
Camminiamo sulla sabbia, le nostre
orme, quelle di Salvatore, Axel, Riccardo, in un posto che ci vede passare
oggi, lasciano un inconfondibile segno… affinché non siano solo parole. 9
numero 37
settembre 2012
progetti internazionali
Sempre al duty free
Le cose che succedono quando
uno non trova la via
d’uscita, nei negozi,
all’aeroporto di Bruxelles.
di Guido Casamichiela
Sempre al duty free di Bruxelles, stavo
per tornare a casa, cominciai a ripensare alla sera precedente, una di quelle
sere ad altissimo rischio di pensiero circolare e strangolante, quelle sere che
vengono dopo i pomeriggi in cui non
capisci se stai bene o male o benissimo, e ti sembra che il QI sia una sinusoide amplissima che ti fa diventare
scemo e geniale a intervalli brevissimi
per non dire contemporaneamente, e
capisci tutto ma lo capisci non per com’è ma per come vuoi capirlo, e la realtà è un gioco che ti stupisce e ti giostri a piacimento finché la giostra si
spegne e ti spegne, e alla fine ti senti
addosso una specie di mantello di
piombo, un cappello di ghisa e un sottogola allacciato troppo stretto.
La sera precedente ero andato a cena
coi francesi di Quimper, si dicevano cose
che capivo e non capivo, e sorridevo
male, e guardavo peggio, e l’associazione al circolo vizioso della autoalimentante chiusura in se stessi era stata
già ratificata dal CDA di competenza.
All’improvviso lo dissi, ai francesi di
Quimper: mia nonna è di Quimper.
Sentii come lo spostamento d’aria dei
loro colli che si giravano all’unisono
verso di me. Ero comunque ancora in
tempo per tornare indietro, appellarmi al mio francese a metà strada tra
il traballante e il crollato, e rimangiarmi tutto.
Invece confermai: oui, ma grandemère est née à Quimper. Uimagrandmereneachimper.
Era forse la terza frase che dicevo in
tutta la sera. La seconda era stata,
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dieci secondi prima, magrandemereedechimper. La prima non la ricordavo,
ma avevo il sospetto fosse stata commansava?
Fu in quel momento che il pensiero coi
gomiti più appuntiti che avessi mai ospitato dentro la testa si fece largo fino a
farsi sentire: tua nonna non è di Quimper, tua nonna è di Napoli. Era la tua bisnonna ad essere di Quimper, idiota.
È nata proprio a Quimper, tua nonna,
o lì vicino? Mi chiese l’educatrice di
Quimper.
Quimper, Quimper centre, dissi io, stracciando l’ultima possibilità di riacquistare credibilità ai miei occhi inevitabilmente bassi. Un’onda anomala di
senso di colpa cominciava ad apparire in fondo a quella parte di oceano
che era il mio interno agitato.
Non ricordi il suo cognome da nubile?
Mi chiese la psicologa di Quimper.
Eh, ecco, mh, no, beh, no. Dissi io. E intanto pensavo al napoletanissimo cognome da nubile di mia nonna, e allo
sconosciutissimo cognome di mia bisnonna, e a quanto dovessi sembrar
loro miserabile a non sapere il cognome di mia nonna ma il quartiere di
nascita sì, mentre l’onda grigia e ricurva si faceva di momento in momento più vicina, minacciosa, incombente, pronta ad abbattersi sull’esteso
bagnasciuga appoggiato sopra quel
pezzo di cervello che come volta celeste ha un emisfero emotivo.
Puoi dirci qualcos’altro, per aiutarci a
saperne di più? Un ricordo, una foto,
una cosa qualunque? Per esempio, a
che età partì per l’Italia? Mi chiese ancora l’educatore di Quimper.
No, beh, insomma, il ricordo, adesso,
beh, sì, mh, il ricordo, no, il ricordo,
beh, ora non, aspettate, mia nonna
andò via dalla Francia quando io, lei,
beh, un attimo, più o meno, sì, mh,
provo a pensarci e poi magari vi scrivo,
ci sentiamo, ecco, in qualche modo,
mh, prima o poi.
Splaaasssshhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
La cena dopo continuò, io tornai nel
mio silenzio comodo comodo; raccoglievo conchiglie sulla spiaggia, tiravo
su le sedie a sdraio spezzate, cercavo di
cucire la stoffa degli ombrelloni che
l’onda anomala aveva appena distrutto.
Ci stavo anche bene, e sembrava tutto
finito lì. Ma poi l’educatrice di Quimper
mi mise davanti un foglio, e io ci scrissi
sopra il mio indirizzo.
Non ero invece più al duty free, ma
ero a casa mia, tre settimane dopo,
quando mi arrivò una lettera grande,
beige come solo le buste francesi beiges sanno essere. Proveniva da Quimper. La aprii con l’animo e la cura dell’artificiere professionista.
C’erano opuscoli turistici, pieghevoli
di nome e dépliants di cognome, programmi della stagione operistica e
teatrale, elenchi dei parchi acquatici
più belli e più acquatici della regione.
E una lettera.
La lettera era scritta da due ospiti della
struttura in cui lavoravano gli educatori e la psicologa di Quimper.
Bonjour Guido! Et «bonjour a ta grandemère», Laurence nous a raconté qu’elle
est née a Quimper.
Quell’esordio mi bruciava e mi confondeva, mi inchiodava alle mie sciocche responsabilità di nipote degenere
o solo immemore, l’onda anomala
adesso l’avvertivo da qualche parte
nei pressi dell’intestino, qualcuno mi
aveva rimesso sulla testa il cappello
di ghisa con tanto di sottogola serrato
sul pomo d’Adamo, ansimavo, avevo
paura di leggere oltre ma non tanto da
smettere di leggere oltre, il cuore faceva a gara con se stesso per vincere
un’inutile e solipsistica gara di velocità, finché non arrivai alla parte sulla
bisnonna.
Hai chiesto a tua nonna il cognome di
tua bisnonna? Se ce lo fai sapere, noi
possiamo fare una ricerca al comune
di Quimper e scoprire qualcosa su di
lei, che ne dici?
Allora capii.
numero 37
settembre 2012
Capii che al duty free di Bruxelles, tre
settimane prima, oltre a non aver comprato né souvenir né remember, oltre
ad aver bighellonato e portato la valigetta fucsia in giro tra le corsie, avevo
compiuto altre due cose degne di nota
e indicative di quel che sono; una certa
e l’altra probabile: avevo certamente
dimenticato di aver parlato anche
della bisnonna, alla cena della sera
precedente. E avevo probabilmente
inventato balbettii, occhi bassi, sensi di
colpa tsunamici, vergogne postdatate.
Chissà cos’altro avevo immaginato e
dopo trasformato in pseudorealtà e
dopo ancora in autentica amnesia di
pseudorealtà, tra la cena e il duty free:
impossibile ormai saperlo. Forse aver
svolto nelle quarantott’ore precedenti
una formazione anglo-francese dedicata al sogno aveva un ruolo in questo
sfasamento, in questa permeabilizza-
zione dei confini tra sogno, fantasia e
realtà, ma non era detto. No, non era
detto. In fin dei conti non era la prima
volta che scivolavo su confusioni e interferenze del genere.
E capii anche dell’altro. Che nulla di
tutto questo era importante. Non stavolta. E che c’era una cosa da fare;
quella sì, importante.
Adesso rispondo alla lettera, alla fine
pensai. Prima però chiamo mia nonna
così mi dice il cognome della bisnonna. Èanche tanto che non la
sento, sarà contenta. Già che ci sono le
chiedo anche qualche informazione
in più: era nata al centro di Quimper o
in periferia, la bisnonna? Come si chiamava di nome? Cosa ricordi di lei? Secondo te amava l’oceano e le sue
onde anomale o ne aveva paura? Poi
le dico: sai che adesso due vecchietti
per merito delle tue informazioni se-
guiranno le sue tracce, faranno indagini su di lei, e grazie a queste indagini
saranno forse meno tristi, o depressi, o
solamente annoiati? E sai che quando
mi diranno cos’hanno scoperto e io lo
dirò a te, secondo me anche tu sarai
meno triste? E sai che anch’io, ora che
ti chiamo, sono meno triste, sempre
meno triste, per niente triste, se solo
penso a te, alla bisnonna, all’oceano,
all’abbassamento generale del livello
di tristezza e a quei vecchietti bretoni
abbarbicati al nostro albero genealogico? Sai come si chiama, questo? Circolo virtuoso. E sai per caso, per le associazioni al circolo virtuoso, come
funziona, se c’è da aspettare il CDA?
(No, quest’ultima domanda forse non
gliela faccio). 11
numero 37
settembre 2012
attività sociale
GAIA, un progetto
per Bologna e
i suoi abitanti
CADIAI ha sottoscritto
il protocollo di adesione
per la piantumazione
di nuovi alberi.
FARETE
Dalla mail
alla stretta di mano.
Lunedì 17 e Martedì 18 Settembre,
presso l’Unipol Arena di Casalecchio
di Reno (Bo), centinaia di imprese,
tra le quali CADIAI, hanno partecipato come espositori ad una “due
giorni” che ha costituito, di fatto, la
vetrina delle produzioni, delle lavorazioni, della subfornitura, dei servizi che il sistema produttivo bolognese offre in tutti i settori.
È questo lo svolgimento di“FARETE Le imprese fanno network”, un momento organizzato con Legacoop
Bologna, in collaborazione con il
Gruppo Sabatini, con l’obiettivo di
fare incontrare le imprese tra di loro.
L’appuntamento ha consentito nelle
due giornate, a tutte le imprese piccole, medie e grandi di presentarsi e
di conoscersi alla ricerca di possibili
clienti, fornitori, partner commerciali e produttivi. 12
Il progetto GAIA rientra nel più vasto piano ambientale “Life+Programme” promosso e cofinanziato
dall’Unione Europea, volto a incrementare le aree verdi di Bologna attraverso la piantagione di nuovi alberi
con l'obiettivo di contrastare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell'aria e l'ambiente urbano.
L'iniziativa è promossa dal Comune di
Bologna, in qualità di coordinatore, Impronta Etica, di cui CADIAI è socia, insieme a Cittalia - Fondazione Anci Ricerche, Istituto di Biometeorologia CNR e Unindustria Bologna e si basa
sulla realizzazione di partnership pubblico-privato tra il Comune e le aziende
presenti a livello locale che decidono di
contribuire al progetto compensando
le emissioni derivanti dalle loro attività.
Il progetto, di durata triennale, porterà alla piantagione di 3.000 alberi
sul territorio comunale entro il 2013 e
consentirà di mettere a punto un sistema di governance ambientale applicabile per il futuro.
Verranno interrate piante a crescita rapida e autoctone, come l’ontano, il frassino e l’olmo, più idonee a immagazzinare maggiori quantitativi di CO2.
CADIAI già da questa estate ha
espresso la propria volontà di aderire al progetto e, ad inizio Settembre,
ha siglato formalmente il protocollo di
intesa con il Comune versando 1.000€
che equivalgono alla piantumazione di
cinque alberi, il corrispettivo della realizzazione del Bilancio Sociale preventivo e consuntivo nonché dei numeri di
Scoop in termini di CO2. numero 37
settembre 2012
Race for the Cure 2012
Il 30 Settembre si è svolta
la sesta edizione della
minimaratona di raccolta
fondi per la ricerca contro
i tumori del seno.
I pomeriggi
letterari di CADIAI
La Race for the Cure si riconferma un
appuntamento a cui non mancare per
Bologna e per Cadiai.
Quest’anno si sono superati gli 11.000
partecipanti (contro i 10.000 dell’anno
scorso) tra i quali ben 81 erano i componenti della squadra Cadiai, dieci
iscritti in più dell’anno scorso, senza
contare gli iscritti dell’ultimo minuto,
quella mattina stessa, magari con famiglia e amici.
CADIAI, come in passato, ha sostenuto
il costo d’iscrizione di soci e dipendenti,
versando così 810 euro all’associazione
Komen Italia.
Anche per quest’anno Cadiai ha riconfermato l’adesione anche al servizio di
prevenzione messo in atto dalla Komen proprio presso gli stand dei Giardini Margherita e che ha permesso di
prenotare viste senologiche, ecografie
e mammografie, completamente gratuite, per le socie e le dipendenti che
ne avessero fatto richiesta. Di seguito il Decalogo della lettura,
tratto da Come un romanzo di Daniel
Pennac:
1. Il diritto di non leggere.
2. Il diritto di saltare le pagine.
3. Il diritto di non finire un libro.
4. Il diritto di rileggere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
6. Il diritto al bovarismo.
7. Il diritto di leggere ovunque.
8. Il diritto di spizzicare.
9. Il diritto di leggere a voce alta.
10. Il diritto di tacere.
Ci piace aggiungere anche un undicesimo diritto, quello di leggere in
compagnia trascorrendo un pomeriggio diverso con colleghi e amici.
Leggere un proprio racconto, un
brano di un romanzo famoso, una ricetta di cucina o semplicemente
ascoltare le letture altrui: mercoledì
7 novembre alle ore 17.30 vieni in
via Paolo Frisi 9/A e partecipa ai Pomeriggi Letterari di Cadiai.
Per ulteriori informazioni e adesioni è
possibile contattare l’Ufficio Marketing ([email protected]).
13
numero 37
settembre 2012
monografia
Chi ha mai sentito
parlare del SET?
Sta compiendo un anno
e pochi lo conoscono.
A Maggio 2011 CADIAI, ASSCOOP e
ADA, riunite in raggruppamento temporaneo, si sono aggiudicate la gara
d’appalto indetta dall’Azienda USL di
Bologna, inerente ai servizi socio-educativi per persone disabili del Distretto
di Bologna.
Nasce così il SET: Servizio Educativo
Territoriale e, come ogni ‘set’ che si rispetti, gli attori sono condotti da abili
registi e si ‘muovono’ all’interno di una
scenografia che comprende l’intero territorio cittadino.
L’organico, composto da diciotto
professionisti tra educatori e assistenti sociali è ripartito su due poliambulatori: uno con sede in via Tiarini (zona Piazza dell’Unità) e uno in via
Beroaldo (zona San Donato). Essi rappresentano un punto di riferimento per
i cittadini residenti nelle zona Ovest ed
Est di Bologna. Il poliambulatorio di
‘appartenenza’, legato al quartiere di
residenza, permette agli educatori/assistenti sociali una conoscenza più dettagliata del territorio, l’integrazione e la
concertazione delle risorse disponibili,
inoltre facilita gli spostamenti per gli
utenti afferenti al Servizio Disabili e
rende più semplice il lavoro di rete con
i soggetti del territorio.
Per il SET il “lavoro di rete” si compone
di due aspetti: da un lato il prodotto
dell’interazione tra Servizi e dall’altro il
lavoro di persone che si muovono per
una finalità comune, il bisogno
espresso dall’utenza. All’interno del
SET, infatti, si svolgono sia attività mirate alle relazioni formali con l’istituzione (USSI), le strutture (polisportive,
associazioni o gruppi di volontariato)
14
sia il lavoro di relazione tra persone fisiche che si sostanzia non tanto in atti
formali quanto piuttosto in scelte
d’azione dei soggetti stessi (figure professionali e non) e delle persone significative più prossime.
Il personale del SET, in seguito alle segnalazioni degli operatori dell’USSI,
prende in carico le persone con disabilità che necessitano di interventi, di
tipo sociale e riabilitativo, utili a migliorare la loro qualità di vita. Nello specifico tre sono gli ambiti entro cui viene
svolto il lavoro di educatori ed assistenti sociali del SET:
- occupazionale/area lavoro;
- socio-educativo di tempo libero;
- segretariato sociale/professionale.
Il settore occupazionale è svolto da
educatori professionali che accompagnano l’utente verso il percorso
lavorativo o occupazionale più rispondente alle caratteristiche della
persona, e compatibile con le propensioni e le preferenze da essa stessa
espresse. In particolare, l’educatore SET
attua inizialmente una osservazione
mirata alla verifica dei requisiti e, come
spesso accade nel caso di giovani
adulti che hanno da poco terminato il
ciclo di studi, ne valuta il grado di‘identità lavorativa’ nonché le competenze
spendibili in ambito professionale. Parallelamente ed in stretta collaborazione con il case manager dell’USSI Disabili, il percorso di analisi procede
anche rispetto alle offerte del territorio
attraverso la ricerca di sedi di Borsa Lavoro, contatti con aziende virtuose e
disponibili ad accogliere personale con
disabilità, aste, bandi di concorso, stage
o corsi professionalizzanti.
La fase di raccolta informazioni/osservazione è seguita dalla costruzione di
un’ipotesi di progetto, che può andare
in diverse direzioni: dalla borsa-lavoro
di mantenimento delle abilità, al bilancio
di competenze in sedi specificamente
predisposte, alle attività propedeutiche
all’area lavoro, al sostegno in ambito occupazionale e alla borsa-lavoro finalizzata all’assunzione.
I bisogni espressi da utenti e famiglie riguardano anche l’ambito del
‘tempo libero’. Spesso le persone disabili, soprattutto dove il deficit riguarda l’area cognitiva ed intellettiva,
rischiano di condurre una vita segnata
da esclusione sociale ed emarginazione. Nonostante il panorama dell’as-
numero 37
settembre 2012
sociazionismo e del volontariato a Bologna sia particolarmente attivo, il SET
come realtà parallela al Servizio pubblico, ha sempre mantenuto il suo
ruolo importante nel far fronte ad
un’elevata richiesta di attività mirate in
particolar modo alla socializzazione.
La pluriennale esperienza degli operatori SET, che già prima della gara d’appalto lavoravano in questo settore, ha
permesso, anche nella nuova organizzazione, non solo il mantenimento
delle attività più significative già in essere, ma anche lo sviluppo di nuove attività, per far fronte alle richieste dell’utenza. Il panorama delle attività è
vario e coinvolge circa centocinquanta
disabili, giovani e meno giovani.
Lo sport rappresenta una delle attività nelle quali si riesce a coinvolgere il maggior numero di utenti. Ciò
è possibile sia perché sono diverse le
realtà proposte dal SET sul territorio
cittadino (calcetto, basket, pallavolo,
nordic walking) sia perché lo sport in sé
è un “mezzo” che facilita le relazioni interpersonali, favorisce la socializzazione ed è spesso vissuto dalle persone
come attività riabilitativa, ‘che fa bene’
(infortuni permettendo...).
Misurarsi con compagni di squadra,
allenatori, educatori presenti sul
campo e porsi obiettivi specifici (il risultato finale, il miglioramento del
proprio stato fisico e l’apprendimento
della tecnica) permette alle persone,
ad ogni livello, agonistico e non, di
mettersi alla prova, imparare a conoscere i propri limiti e capacità.
La crescita personale e la cono-
scenza di sé sono favorite anche da
attività di tipo espressivo, le quali, diversamente da quanto accade per lo
sport, pongono una primaria attenzione alla comunicazione interpersonale, alla rielaborazione dei vissuti
emotivi in un contesto strutturato e sicuro. Si propongono quindi laboratori
teatrali, di pittura, di danza.
Il settore socio-educativo offre inoltre
uscite serali di socializzazione, soggiorni sulla neve o al mare, trasferte
con gruppi sportivi e brevi week-end
fuori porta con la finalità di far sperimentare nuove esperienze ai giovani e
dare uno spazio di vacanza a chi difficilmente potrebbe permettersi le proposte del mercato turistico.
Una particolare attenzione è posta
ai progetti con target specifici:
gruppi rivolti ai giovanissimi del Servizio (under 20) per promuovere l’autonomia e lavorare sull’orientamento
spazio-temporale in situazioni nuove
o complesse; gruppi educativi per persone con disabilità acquisita che devono imparare a misurarsi con un
‘nuovo sé’, con esigenze diverse;
gruppi di sostegno all’affettività rivolto in particolare a ragazze e condotto da personale con competenze
in ambito psicologico.
Inoltre, gli operatori SET si trovano impegnati nello svolgimento di attività
interne a gruppi appartamento di
transizione di proprietà dell’AUSL.
Questo comporta una presenza di
educatori che possano svolgere un affiancamento nelle attività di vita quotidiana a persone con disabilità lieve e
medio lieve e con problematiche legate ad aspetti relazionali oltreché sociali ed economici.
Il lavoro di segretariato sociale, infine,
è coordinato dallo staff di assistenti
sociali SET che svolge la funzione di
“Filtro” gestendo il primo contatto con
l’utenza attraverso la verifica dei requisiti essenziali di accesso al Servizio. Rientrano tra le competenze delle
assistenti sociali, inoltre, i seguenti interventi di affiancamento e mediazione finalizzati alla promozione della
vita autonoma:
- pratiche sanitarie, pensionistiche (Patronati e CAF), legali (amministrazioni di sostegno, permessi di soggiorno
ecc…), amministrative (Bonus, agevolazioni fiscali, ecc.);
- edilizia residenziale pubblica;
- sviluppo rete territoriale (Terzo settore e Privato Sociale);
- consulenza finalizzata all’adattamento dell’ambiente domestico.
Il SET rappresenta quindi una realtà
che nasce dall’esternalizzazione di servizi da parte dell’Azienda Pubblica per
rispondere alla crescente domanda
dei cittadini.
Con un anno di esperienza alle spalle
possiamo da una parte vantare un gran
numero di interventi effettuati ma ancora, dentro e fuori dalle Cooperative
che ne fanno parte, pochi lo conoscono; e allora il nostro contributo
parte da qui: un articolo su Scoop. 15
numero 37
settembre 2012
servizi
Sarebbe stata
la solita domenica
e invece…
Pic-nic di Ferragosto
per gli anziani della
Casa-residenza di Crevalcore
attualmente ospitata, a causa
degli effetti del terremoto,
a “Parco del Navile”.
di Vanessa Re e Andrei Irod Simion
Sarebbe stata la solita domenica e invece, dopo la colazione, abbiamo accompagnato gli ospiti in giardino per
far godere anche a loro un po’ di fresco, dimenticando così tutta quell’afa
che ci ha accompagnato durante quest’estate.
A quel punto, vedendoli felici e sorridenti ci è venuta un’idea… e che idea!
Trasformare il pranzo previsto nella
struttura in un pic-nic, e perché no?, festeggiare il Ferragosto che era alle porte.
Avuta l’entusiasta autorizzazione della
nostra responsabile Anna Maria Ghilli,
abbiamo proceduto con i preparativi.
Detto fatto, abbiamo incominciato ad
apparecchiare in giardino e subito
dopo ci siamo dati da fare per trovare
una colonna sonora degna dell’occasione. Così, con la musica di sottofondo, gli ospiti hanno cantato in attesa del pranzo.
Dopo aver distribuito il pasto, ci siamo
seduti accanto a loro coinvolgendo
tutti i parenti presenti, tutti soddisfatti
e felici delle ore trascorse in maniera
diversa. È stato uno splendido momento di aggregazione e di soddisfazione personale.
Non possono mancare i ringraziamenti
alla nostra collega infermiera Winnie e
alle cuoche che ci hanno aiutato e sostenuto in questa iniziativa.
Di seguito alcuni giudizi espressi dagli
utenti:
16
Z. D.
“A me è piaciuto moltissimo, mi ha risollevato in morale perché le domeniche negli ospedali sono sempre tristi e
invece così ho passato una domenica
diversa.”
V. G.
“É andata benissimo, mi sono divertito
perché c’erano molte persone e tutte
contente.”
L. G.
“Non mi aspettavo questa sorpresa, non
so come ringraziarvi. Siete come una famiglia affettuosa.”
C. I.
“A me è piaciuto molto. Siamo stati in
compagnia al fresco. Fatte anche foto e
tante risate.”
O. M.
“É stata una bella giornata.” numero 37
settembre 2012
Progetto ginnastica
per anziani
Si è concluso il progetto
“Corso di Ginnastica per
Anziani con Deterioramento
Cognitivo” organizzato
nella Casa-residenza
e centro diurno “San Biagio”.
di Sabrina Stinziani, Psicologa
e Nicole Trambagioli, Tirocinante in Psicologia
A Giugno 2012 è iniziato il progetto
che prevedeva un corso di ginnastica dolce nella sala comune del Centro Diurno. Il gruppo, composto da tre
ospiti della Casa-residenza e tre del
Centro Diurno, ha eseguito per otto
incontri una ginnastica dolce strutturata, un’ora di esercizi in posizione seduta con l’utilizzo di strumenti come
palline e cerchi tutto al ritmo di musica. L’attività è stata suddivisa in
due parti, la prima prevedeva esercizi
combinati per la mobilizzazione delle
spalle, degli arti superiori/inferiori e
della cervicale; la seconda prevedeva
esercizi di rilassamento e di gioco al
fine di concludere con un saluto l’attività e consolidare il percorso fatto insieme. Il progetto aveva come obiettivo quello di:
- stimolare/mantenere le capacità cognitive1;
- stimolare le capacità motorie2;
- limitare il decadimento cognitivo;
- verificare se l’attività motoria possa
favorire o incrementare l’autonomia
manuale nelle funzioni motorie più
semplici.
Ad ogni ospite sono stati somministrati alcuni test psicologici prima e
dopo l’attività al fine di valutare alcuni
indici: cognitivi-comportamentali (processi di controllo) e di benessere psicologico (tono dell’umore).
I risultati sono stati incoraggianti in
quanto quasi su ogni fronte c’è stato,
anche se minimo, un miglioramento
ad eccezione della fluenza verbale3. Le
medie riportate dopo l’attività motoria ci dimostrano come la partecipazione e il coinvolgimento nel gruppo
sia fondamentale per favorire un benessere psico-fisico globale.
Il livello cognitivo globale nel corso di
un mese è migliorato, ogni ospite ha
avuto un punteggio migliore del mese
precedente. In modo particolare per
“l’intelligenza logica deduttiva fluida”4
gli ospiti hanno selezionato un numero
maggiore di risposte corrette.
Per quanto riguarda il tono dell’umore, i risultati sono gratificanti
sotto ogni punto di vista. Il clima che si
è creato durante l’attività motoria ha
permesso di migliorare la dimensione
socio-relazionale di alcuni ospiti.
In modo particolare si è notato una
partecipazione attiva degli ospiti che
si sono dimostrati interessati, proponendo di prolungare tale attività anche dopo la fine del progetto. Si è cercato di rendere coinvolgente e
divertente l’attività proposta anche
attraverso giochi di gruppo come il
“bowling” e il passarsi la palla.
Tali esercizi erano accompagnati da
prove cognitive stimolanti la memoria
e la fluenza verbale in un contesto di
gioco. L’unione di esercizi cognitivi associati a quelli motori ha agevolato le
performance degli ospiti con deterioramento cognitivo lieve.
In conclusione questo progetto ha dimostrato come l’esercizio fisico tenda
a rafforzare o mantenere le nostre “riserve” cognitive e motorie oltre ad essere un ottimo alleato contro la depressione e migliorare il tono dell’umore.
Questo risultato conferma come l’attività motoria regolare possa essere una
nuova strategia in grado di prevenire e
rallentare la progressione del declino
cognitivo, migliorando i processi di
controllo esecutivo e lo stato di salute
percepito. 1. Funzioni esecutive, abilità spaziali, velocità di elaborazione e di controllo degli stimoli.
2. Risvegliare/mantenere la padronanza di movimento, attenzione/prontezza di riflessi, recuperare/mantenere l’autonomia essenziale arti superiori, arti inferiori ed equilibrio misurato con
l’aprassia ideomotoria.
3. Capacità di elencare il maggior numero di parole
in un minuto. Misurato con il test FAS.
4. Acquisizione di nuove abilità, analizzare problemi
nuovi ed estrapolare una soluzione usando il ragionamento logico misurato con le Matrici di Raven.
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settembre 2012
servizi
Verso una medicina
‘leggera’
Primi passi nella ricerca
di soluzioni meno costose
e meno invasive per garantire
il diritto alla salute a chi
non può esercitarlo in modo
autonomo.
di Marie Christine Melon, Psicologa
Francesca Lancellotti, Geriatra
Marco Domenicali, Geriatra
Nel caso di persone con malattie croniche o polipatologie occuparsi seriamente della propria salute ricorrendo ai
servizi sanitari territoriali e ospedalieri
può diventare un vero e proprio lavoro
e se l’autonomia motoria o la capacità
espressiva sono per qualche ragione limitate l’impegno aumenta ancora, perché coinvolge necessariamente un accompagnatore.
Ma è nelle situazioni di invecchiamento
patologico, soprattutto se associate a
gravi limitazioni della funzionalità motoria e/o cognitiva, che il sistema mostra tutti i suoi limiti. Proprio quando i
bisogni sanitari si moltiplicano e le risorse personali si riducono drasticamente la sanità produce risposte lente,
inadeguate, irragionevolmente costose
sia in termini economici, sia in termini
di riduzione della qualità di vita dei malati e di chi se ne prende cura.
Raramente i poli sanitari e gli ospedali
dispongono di personale formato per
accogliere e interpretare le necessità di
persone con gravi disabilità psichiche
congenite o acquisite, che sono scarsamente in grado di tollerare le lunghe
attese imposte ai‘normali’, che spesso risentono molto del cambiamento ambientale, che sono poco o per nulla collaboranti e che richiedono assistenza
continua da parte di un caregiver
esperto. L’insieme di queste difficoltà fa
sì che le persone anziane gravemente
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disabili o i gravi disabili ormai vecchi
spesso non possano usufruire di un
programma di monitoraggio sanitario
adeguato alle loro crescenti necessità.
Negli ultimi tempi, però, il mercato degli
apparecchi diagnostici ed elettromedicali registra un consistente aumento dell’offerta di apparecchiature portatili che
consentirebbero di effettuare rapidi accertamenti e diagnosi domiciliari per pazienti con difficoltà nell'espressione e
nel movimento, contribuendo a migliorarne la qualità di vita.
Il progetto “Unità Diagnostica Mobile per pazienti geriatrici gravi” è
nato con l’obiettivo più generale di
migliorare l'accessibilità alle prestazioni
diagnostiche e la qualità delle cure prestate agli anziani disabili o affetti da
demenza e con quello più specifico di
sperimentare la sostenibilità economica dell’impiego di queste nuove tecnologie nelle residenze per anziani e
di verificarne la ricaduta sulle attività di
cura quotidiane e sulla qualità di vita
degli anziani. Più in dettaglio, ci si proponeva di:
a. sviluppare programmi di sorveglianza specifici, eseguendo in residenza ecografie, analisi urine ed ECG
e misurando la composizione corporea, il peso e la densità ossea;
b.controllare l’efficacia delle terapie
farmacologiche prescritte, riducendo
lo spreco di farmaci inefficaci;
c. migliorare il rapporto con l’ospedale, fornendo maggiori informazio-
ni sulle condizioni cliniche dei malati e contribuendo alla riduzione dei
tempi di degenza;
d.informare precocemente il personale addetto all’assistenza e i familiari sull' efficacia delle strategie
terapeutiche e assistenziali adottate;
e. formare tutto il personale socio sanitario delle residenze a riconoscere
precocemente il dolore e il peggioramento funzionale negli anziani dementi o disabili;
f. divulgare i risultati ottenuti e i metodi utilizzati.
La sperimentazione – condotta da
Marco Domenicali e da Francesca Lancellotti, medici geriatri da tempo attivi
nelle residenze per anziani di CADIAI –
ha interessato tutti gli anziani e tutti gli
operatori del settore.
La durata prevista del progetto era
di tre anni e mezzo. Per coprire i costi
della formazione e il noleggio delle diverse attrezzature avevamo richiesto
alla Fondazione Carisbo un finanziamento di 50.000 euro, che dopo lunga
e articolata valutazione si è ridotto a
4000 e qualcosa. Questo ci ha obbligati a rimodulare i tempi e gli obiettivi
del progetto: abbiamo mantenuto
l’impegno sulla formazione a tappeto, perché l’innovazione, soprattutto
in ambito socio sanitario, non può prescindere dal coinvolgimento attivo di
tutto il personale; abbiamo scelto di
concentrare l’attenzione su un solo
problema sanitario – la sarcopenia –
numero 37
settembre 2012
molto diffusa nell’età anziana e causa
frequente di molte complicanze; abbiamo impiegato un solo tipo di apparecchio - un impedenziometro
multifrequenza Human IM plus II (10250 KHz) - che una volta collegato a un
computer portatile è in grado di valutare
la composizione del corpo con il semplice posizionamento di due coppie di
elettrodi su mani e piedi, misurando la
percentuale di massa magra (muscoli),
di massa grassa e di acqua intra ed extra
cellulare; abbiamo infine dovuto ridurre
la durata della sperimentazione da tre a
un anno, tenendo fermo però il numero
degli anziani valutati e delle strutture
coinvolte.
La sarcopenia (letteralmente: povertà
di carne) è una perdita degenerativa
di muscolo scheletrico che dipende
da diversi meccanismi e che induce un
alto rischio di sviluppare disabilità, peggioramento dell’equilibrio e della marcia, cadute, lesioni da pressione, con
un generale decremento della qualità
di vita dell’anziano. È importante per-
ciò poter disporre di informazioni sulla
composizione corporea, in modo da
realizzare una gestione veramente personalizzata e una seria prevenzione.
Nel corso della sperimentazione
sono stati valutati 191 anziani, con
tre rilevazioni ripetute a distanza di
quattro mesi. L'età media era di 83 anni
(± 10), il 75% erano femmine e il 25%
maschi. Le rilevazioni sono state effettuate presso le strutture di residenza,
concordando gli orari con i gruppi di lavoro in modo da perturbare il meno
possibile le routine programmate. Poiché si aveva la necessità di valutare l’anziano in posizione supina, le rilevazioni
sono state effettuate prevalentemente
negli orari delle rimesse a letto serali o
delle alzate mattutine. L’evidente vantaggio della tecnica è che un unico
accesso del medico in struttura è bastato per valutare fino a sessanta anziani, in un tempo non superiore alle
due ore. Nessun anziano ha manifestato
disagio o rifiuto del trattamento, molti
apparivano francamente divertiti dalla
novità. Gli operatori delle strutture e gli
infermieri hanno collaborato con entusiasmo e con il massimo impegno.
Circa il 20% degli anziani valutati presentava, alla prima rilevazione, una riduzione della massa magra anche con
minime variazioni di peso: la pianificazione di trattamenti preventivi e di recupero specifici ha portato al miglioramento delle condizioni nutrizionali in
quasi la metà delle situazioni. Sono stati
anche confermati i dati in letteratura: le
persone sarcopeniche e iponutrite
hanno mostrato, nel tempo, un significativo peggioramento delle condizioni
funzionali e un aumentato rischio di sviluppare lesioni da pressione.
La formazione, ripetuta in più edizioni e in più sedi, ha coinvolto l’86%
degli operatori del settore. L’esperienza è già stata presentata a diversi
convegni e un articolo scientifico sui
dati raccolti è in fase di pubblicazione
nel Giornale di Gerontologia, organo ufficiale della SIGG – Società Italiana di
Geriatria e Gerontologia. Il tempo del raccolto a Granarolo
Un brevissimo aggiornamento sul progetto “Facciamo insieme la Ratatouille” che ha dato i primi frutti: a fine Agosto gli ospiti del Centro Integrato Anziani di Granarolo hanno raccolto zidron, meranzeni e pondòr. Ecco a voi le
foto… peccato che non possiamo farvi sentire i deliziosi profumi e sapori.
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servizi
Gita al Lido di
Casalecchio di Reno
La Casa Residenza e Centro
Diurno di San Biagio
continua il progetto
delle uscite sul territorio.
di Brunella Patelli, Animatrice
Centro Diurno San Biagio
29 Giugno. Questa volta la meta è stata
il Lido di Casalecchio.
In una splendida mattinata di sole gli
ospiti alle 8 di mattina, erano già tutti
pronti in attesa che arrivasse il pullman.
Si percepiva l’allegria e la voglia di partire. Non era tanto il“lunghissimo”viaggio San Biagio–Lido, ma per alcuni di
loro era l’aspettativa di rivedere questi
luoghi conosciuti in gioventù in quanto
molti di loro sono nati e vissuti a Casalecchio, oppure semplicemente perchè
Un gradito
pensionamento
a Casa Rodari
di Saverio Parracino, Operatore Casa Rodari
Dopo quasi tredici anni di onoratissimo servizio, di fatica e di grande utilità il servoscala di Casa Rodari è andato in pensione per far posto al
nostro nuovissimo ascensore.
A causa di numerosi problemi tecnici
e burocratici relativi all'istallazione,abbiamo atteso diverso tempo ma ora
siamo consapevoli che attraverso lo
sforzo di responsabili e addetti ai lavori avremo uno strumento prezioso
mediante il quale potremo svolgere il
nostro lavoro con più facilità e con
maggiore sicurezza.
I primi risultati visibili sono estrema-
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uscire per fare una passeggiata è sempre piacevole.
All’arrivo ci siamo seduti tutti attorno
ad un tavolo nel parco del Lido.
mente positivi,gli spostamenti dei nostri ospiti all'interno della struttura sono
agevoli, veloci e garantiscono ove è
possibile quelle autonomie che per diverso tempo le barriere architettoniche
ci avevano parzialmente limitato.
Stiamo imparando con rinnovata gioia
quanto muoversi più liberamente ci
dia la possibilità di raggiungere non
solo luoghi ma obiettivi educativi e di
riabilitazione tramite laboratori strutturati e numerose attività, godendoci
a pieno tutti gli spazi della nostra
grande struttura.
La facilità negli spostamenti ci darà la
grande possibilità di incrementare e
migliorare il nostro apporto quotidiano rivolto a chi ogni giorno si
muove con noi e tramite noi. Alcuni ospiti sono stati accompagnati a
visitare la Chiusa ed il Reno, mentre altri sono rimasti all’ombra degli alberi a
chiacchierare.
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Ma il nostro tavolo pian piano si è piacevolmente allarato con altre persone
esterne che, come noi, erano venute a
passare una giornata all’aperto.
Gli ospiti si sono intrattenuti non solo
fra di loro, ma con mamme e bambini e
persone di passaggio.
Abbiamo poi raccontato la storia della
Chiusa e di come nel corso degli anni si
è evoluta ed è stata ricostruita a causa
delle piene che l’hanno distrutta e la
storia della nascita del Lido.
Non è stato solo un semplice raccontare-ascoltare, ma, un continuo integrare di aneddoti da parte di tutti i presenti, compresi gli esterni che si erano
uniti alla nostra compagnia.
La pace del luogo ha creato una bella
atmosfera fra gli ospiti presenti ma
mancava qualcosa...
Parlando, parlando infatti la gola si
secca e lo stomaco brontola, così è arrivato un bel gelato per tutti.
Nerina con molta arguzia si confida:
“Sai, questo gelato è ottimo, non
buono! Per di più aggiungo che è il
migliore che ho mangiato in vita mia
perchè è gratis...”.
Maria: “Come sto bene qua fuori! Che
bella giornata ! Sono felice perché sono
con persone che mi vogliono bene”.
Celestina: “Maria, hai ragione, è davvero bello stare qui, a me sembra di essere tornata ragazzina quando andavo
in gita con i miei genitori...”.
Enrica mi ha preso la mano e mi ha
confidato: “Mi riempio gli occhi con
tutto questo verde e il naso con il profumo dell’acqua vicina e dell’erba. Poi
mi godo questa pace e la vostra compagnia. È tanto che non esco... Pensa
che questa notte ho riposato poco
per l’emozione di fare questa passeggiata. Adesso che sono qui me ne sto
ad occhi chiusi, ma mica dormo... sto
prendendo tutti questi momenti dentro, così posso portarmeli per sempre
con me!”. 21
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servizi
Chi si ricorda?
Il Centro Diurno Anziani
“I Tulipani” compie 10 anni.
di Anna Chiara Achilli, Coordinatrice
Attività Centri Diurni e Musicoterapeuta
Suona la campanella, si apre il registro e dopo l’appello, l’interrogazione:
“Vediamo un po’… chi si ricorda…
quando è nato il Centro Diurno Anziani ‘I Tulipani’?”.
Sicuramente... a noi… ci ricorda qualcosa… ma questa è stata la prima domanda di “geografia” rivolta, venerdì
21 Settembre, a Paola Pettazzoni, coordinatrice dal 2008 del Centro Diurno
Anziani “i Tulipani”, in uno sketch in
stile scolastico, divertente e originale,
presentato per la festa dei 10 anni di
storia di una delle strutture per anziani CADIAI.
Il 1 Giugno del 2002 nel Quartiere San
Donato, più precisamente al Pilastro,
quello che anticamente era un asilo ha
cambiato generazione ed è diventato
una struttura diurna per anziani.
Quanti cambiamenti ci saranno stati in
tutti questi anni?! Coordinatrice, anziani e operatori, ma resta il centro
diurno di sempre, così come l’ho conosciuto il mio primo giorno di lavoro,
nel lontano 2006.
Era un lunedì mattina di Settembre, un
sole settembrino mi accompagnava al
cancello, ero tesa come una corda di
violino… sono musico terapeuta, la metafora fa proprio per me. Dentro di me
mille domande: quanti e come saranno
gli anziani? E se mi chiedono delle canzoni che non conosco? E i colleghi, invece, come saranno?
Tutte le mie ansie da prestazione da
primo giorno di lavoro sono sparite immediatamente davanti al gruppo di anziani: Carolina, oggi andata via da poco
dal centro, aveva apprezzato molto le
canzoni di guerra, Fortunato, tuttora al
centro diurno, accompagnava il ritmo
22
delle canzoni con le mani (ancora oggi
lo fa!), Bruna con il suo canto singolare,
più melodico del solito, seguiva il testo
delle canzoni che proponevo, ma non
posso dimenticare e ricordare Clara che
richiedeva solo esclusivamente canzoni
un po’ osé.
In tutti i questi anni ognuno di loro mi ha
dato qualcosa, mi hanno regalato la loro
saggezza di anziano, le loro stranezze, il
loro affetto e la loro voglia di fare e an-
che quella di non fare a volte, sono la
mia memoria storica e musicale.
Per questo abbiamo voluto ricordare
tutti coloro che hanno fatto parte di
questo centro in tutti questi anni, attraverso una festa a cui hanno aderito
in molti, giovani ed anziani (erano presenti infatti tutti i centri diurni anziani
CADIAI).
Come tutti i compleanni che si rispettino, fondamentale i saluti della Presi-
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dente della Cooperativa Franca Guglielmetti, moderatrice degli interventi delle
autorità: Luca Rizzo Nervo, Assessore
Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria
del Comune di Bologna e Amelia Frascaroli, Assessore alle politiche sociali
nonché Simone Borsari, Presidente del
Quartiere San Donato.
Ha fatto da cornice la bellissima decorazione realizzata dagli anziani che, con
l’aiuto degli operatori, hanno addob-
bato il gazebo esterno al Centro Diurno
con dei cartelloni, a forma di indumenti, stesi ad asciugare sui fili da stendere colorati, incollate sopra di essi le
foto di 10 anni di storia della struttura:
l’inaugurazione, gli eventi, le uscite, le
attività, i progetti speciali; sono tutti ricordi che ripercorrono le tappe più im-
portanti del nostro percorso.
I colori dei fiori e i profumi delle erbe
aromatiche hanno esaltato l’aria della
festa: il garden terapeutico, protagonista
durante tutta la festa, è stato soggetto
principale della copertina della rivista
Scoop del mese di Dicembre 2011, così
come del bimestrale a diffusione nazio-
... segue a pagina 24
23
numero 37
settembre 2012
servizi
... segue da pagina 23
nale “Assistenza Anziani”. Il progetto
speciale di giardino terapeutico continua nel tempo e anche nello “spazio”
della struttura, tanto da permettere per
il decennale la possibilità di realizzare,
con la nostra lavanda, dei sacchetti di
stoffa profumati, interamente confezionati dagli utenti del Centro e che
sono stati regalati a tutti i partecipanti
alla festa come ricordo della giornata.
CADIAI al
convegno sulle
gravissime disabilità
acquisite
di M. C. Melon, Psicologa
Sono tre, sul territorio di Bologna e provincia, i nuclei residenziali specializzati
nell’accoglienza di persone con gravissime disabilità acquisite (DGR 2068/04)
e sono affidati tutti a gestori del privato sociale accuratamente selezionati:
CADIAI (CRA Virginia Grandi), ASP Poveri Vergognosi (CRA Giovanni Lercaro)
e Ospedale privato Santa Viola.
A quasi due anni dall’avvio dei nuclei,
rappresentanti degli Enti gestori e rappresentanti delle Commissioni 2068
dell’Azienda Usl di Bologna si sono incontrati giovedì 20 Settembre alla Casa
dei Donatori di Sangue per fare il punto
su “La qualità nella presa in carico delle
persone con gravissima disabilità acquisita”. La mattinata, aperta al pubblico, è
stata dedicata all’ambito della residenzialità e le tre strutture hanno presentato un bilancio dell’attività di questi
due anni; nel pomeriggio è seguito un
workshop riservato alle sole commis-
24
sioni aziendali, che hanno discusso
della progettualità finalizzata al mantenimento al domicilio. Un tappeto di tulipani di carta spuntavano dal prato mentre la musica ripercorreva un repertorio di vecchi successi
dimenticati, i palloncini, intanto, svolazzavano tra le ringhiere.
La professoressa piuttosto severa e pretenziosa continuava ad interrogare le
“alunne Oss”, con domande di storia ripercorrendo ricordi artistici e teatrali
del centro: “Quando, tempo fa, sono
entrata come operatore Oss al Centro dice Angela Gatti - avevo un po’messo
da parte la mia vena artistica , il Centro
Diurno mi ha stimolato e mi ha permesso di riscoprirla insieme agli anziani. L’oggetto che mi è piaciuto realizzare di più nel corso di questi dieci
anni è stato senza dubbio il presepe”.
Milena Zucchini: “In tutti questi anni
non ci siamo lasciati mai scappare l’occasione di divertire i parenti con recite
di vario genere, gli anziani erano gli attori principali, io scrivevo la sceneggiatura e il copione”.
Quante cose fatte e organizzate insieme e quante ancora da fare, quanta
passione, fatica, messa in ogni singolo
oggetto da pensare e poi da realizzare
per Natale, per Pasqua, per tutte le feste. Quanta soddisfazione quando una
festa riusciva bene, una gioia vedere
gli anziani che si divertivano, gioiosi e,
perché no!, anche commossi… sì, proprio come in questa giornata… proprio come questo decennale.
Chissà se la domanda della professoressa tra dieci anni sarà: “Vediamo…
chi si ricorda il decennale del Centro
Diurno ‘I Tulipani’?”. numero 37
settembre 2012
Il Nido d’Infanzia “Tintoria” di Minerbio nel mese di
Luglio ha ricevuto dal fornitore Multiutility S.p.A. il
certificato che attesta l’utilizzo di energia elettrica da fonti
rinnovabili, non causando l’emissione di gas responsabili
dell’effetto serra.
Torna la “Giornata
nazionale dei Risvegli per la
ricerca sul coma - vale la
pena” 7 Ottobre 2012,
promossa dall’associazione
di volontariato onlus “Gli
amici di Luca” di Bologna.
L’iniziativa giunta alla
quattordicesima edizione
intende ancora una volta
far riflettere intorno agli
esiti di coma e agli stati
vegetativi e creare
un’alleanza terapeutica che
riunisca strutture sanitarie,
istituzioni, famiglie e terzo
settore. Come ogni anno
CADIAI è tra i sostenitori
di questa iniziativa.
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numero 37
settembre 2012
L’emergenza
non è finita
Diamo un aggiornamento
della situazione dei servizi
di CADIAI dopo il sisma
della scorsa primavera.
Se l’attenzione sulle conseguenze del
terremoto che ha colpito l’Emilia il
Maggio scorso è calata col passare dei
mesi, le conseguenze sono tutt’ora
tangibili e di queste vogliamo darvi
conto come precedentemente fatto
nell’ultimo numero di Scoop.
Per quanto riguarda il Settore Educativo, i servizi all’infanzia hanno già
riaperto fondamentalmente nei tempi
previsti sebbene con una diversa organizzazione: il Nido“Le Nuvole”è aperto
solo al piano terra per trentun bambini
ed accoglienza degli altri bambini al
Centro Infanzia con il mantenimento
in servizio di tutto il personale.
Per quanto riguarda il sostegno scolastico relativo all’appalto svolto dal
Comune di Cento ma che riguarda anche i Comuni di Mirabello, Vigarano
Mainarda e Sant’Agostino, i servizi
presso i diversi plessi sono iniziati con
un massimo di due settimane di ritardo rispetto il calendario previsto,
entro fine settembre partiranno il 95%
degli interventi dell’appalto.
Situazione più complessa invece per
quanto riguarda invece il Settore
Servizi ai Disabili: il Centro Diurno
“Accanto” per disabili adulti situato a
Crevalcore è inagibile sin dal 20 Maggio scorso.
La maggior parte degli utenti sono
stati trasferiti ad Anzola Emilia al
primo piano di un centro diurno per
anziani mentre un altro gruppo di
utenti è ospitato presso il centro
diurno “Le Farfalle” gestito da CADIAI a
San Giovanni in Persiceto.
26
servizi
Non si sa ancora se e quando la struttura di Crevalcore verrà resa agibile.
Per quanto riguarda il servizi di assistenza domiciliare, nei mesi Giugno e
luglio due operatori della Cooperativa,
che lavorano a San Giovanni in Persiceto e Crevalcore, hanno svolto servizio come volontari della Croce Rossa
presso le tende e le palestre della zona
terremotata dando un notevole supporto nelle operazioni di soccorso. Il 9
Luglio 2012 è stata chiusa la Palestra di
Sant’Agata Bolognese come punto di
emergenza e gli ospiti (tredici in totale) sono stati trasferiti presso gli Hotel e B&B di Crevalcore, San Giovanni
in Persiceto e Bologna.
Presso l’Hotel Europa di Crevalcore
sono state ospitate tre persone che già
si trovavano nella Palestra di Sant’Agata
Bolognese a cui è stato garantito la
continuità dell’assistenza primaria
(igiene alla persona e consegna pasti
pranzo/cena) tutti i giorni, compresi
domenica e festivi.
Dal 23 Agosto 2012 sono state smontate le tendopoli della Protezione Civile nel Comune di Crevalcore e diverse persone sono riuscite a rientrare
nelle loro abitazioni o ospitati presso
B&B della zona.
Il Comune di Crevalcore ha richiesto a
CADIAI di continuare a consegnare i
pasti fino al 30 Settembre 2012 presso
l’Hotel Europa (tre ospiti) e B&B San
Petronio di Castagnolo (un ospite) per
un totale di otto pasti pranzo e cena.
Per quanto riguarda il Settore Residenze Anziani, ha subito qualche
lieve danno la casa-residenza di Granarolo, ad Altedo è attualmente danneggiata la centrale termica della residenza “Sandro Pertini”; presso la
casa-residenza “La Torre”, che aveva
ospitato per un breve periodo alcuni
sfollati, oltre ad alcuni danni di lieve
entità, è dichiarata inagibile la palestra della struttura. Al “Virginia Grandi”
l’ultimo ospite rimasto in struttura, fra
quelli entrati per emergenza terre-
moto, è tornato al domicilio il 16 Agosto. In totale, al di fuori della lista d’attesa ordinaria gestita dal Distretto di
Pianura Est, sono state ospitate 9 persone tra cui due ragazzi disabili di 27
anni e una signora di 100 anni. Circa la
metà di queste persone, nei giorni
successivi alle scosse più violente,
sono state sistemate aggiungendo un
terzo posto letto in camere normalmente utilizzate per due ospiti. La Sala
Polivalente, che pure era stata formalmente richiesta dal Comune di San
Pietro, in caso di bisogno, come spazio
di accoglienza a disposizione della
Protezione Civile, non è mai stata utilizzata per questo scopo. A “Parco del
Navile”, struttura che ha ricevuto il numero maggiore sfollati, permangono
ad oggi ancora cinquantotto persone
provenienti dai territori modenesi.
Ricordiamo inoltre tutti gli operatori
che hanno subito danni e che ancora
non hanno situazioni risolte e certezze
future che, a fronte della loro situazione
di difficoltà, continuano a garantire il
buon funzionamento dei
servizi giorno dopo
giorno. numero 37
settembre 2012
CADIAI
e Cup 2000
Riconfermata la convenzione
che andava in scadenza
nell’estate.
Il Servizio Medicina del Lavoro di CADIAI ha, di nuovo, acquisito l’attività di
sorveglianza sanitaria di CUP 2000
S.p.A., società leader nella sanità elettronica e nelle reti Internet per l’assistenza.
Il Cup 2000, nel mese di Luglio 2012,
aveva indetto una gara per assegnare
il servizio di sorveglianza sanitaria, essendo in scadenza la convenzione
triennale stipulata con CADIAI.
La nuova assegnazione dell’incarico,
comunicata a metà Agosto, è particolarmente importante per il Servizio
Aggiornamenti
dai servizi
Numerose conferme
e qualche novità tra
i servizi oggetto di gara
nel periodo estivo.
di Alessandro Micich,
Responsabile Ufficio Gare e Progetti
Nell’ambito della prima infanzia CADIAI mantiene la gestione complessiva dei nidi d’infanzia “Tana dei
Cuccioli” e “Maria Trebbi” a San Lazzaro (120 bambini); “Tintoria” a Minerbio (36 bambini); “Girotondo” a
Sportello di ascolto per
segnalazioni e suggerimenti
in merito alle Pari Opportunità
Tutte e tutti coloro che ritengono opportuno segnalare alla Responsabile
per le Politiche di Pari Opportunità eventuali discriminazioni e molestie o suggerire azioni da intraprendere, possono contattare:
Vania Zanotti il primo e terzo giovedì di ogni mese (tranne agosto)
dalle 10 alle 13, telefono: 051.7419050
centralino Cadiai: 0517419001
posta elettronica: [email protected].
CADIAI, in quanto viene riconosciuta
la professionalità e la puntualità del
lavoro svolto sia dal medico competente che dalla segreteria.
Trattasi di un sodalizio professionale,
tra CADIAI e CUP 2000, iniziato nel
1999 e che ha visto negli anni un consolidamento in termini di servizio
svolto e reciproca fidelizzazione.
Una collaborazione, questa, rafforzata
dal binomio che da sempre contraddistingue l’attività del Settore Prevenzione e Sicurezza sul lavoro, ovvero
prezzi competitivi uniti alla qualità
delle competenze specialistiche.
Trattasi di una fusione fondamentale
che ha permesso il valido raggiungimento dei risultati nei progetti avviati,
sempre attraverso il totale rispetto dei
tempi programmati.
La riconferma della convenzione, ora
quinquennale, con Cup 2000 rappresenta per il Settore Sicurezza di CADIAI un ulteriore riconoscimento dei
servizi altamente qualitativi offerti a
un numero di clienti che supera, oggi,
le mille unità. Pianoro (36 bambini); “Ilaria Alpi” a Calderara di Reno (41 bambini).
Nuove gestioni, in ATI con Società
Dolce, sono previste a partire dal mese
di Settembre a Budrio (due sezioni di
scuola d’infanzia comunale) e a Casalecchio di Reno (concessione del servizio nido “Franco Centro” e futura gestione di due ulteriori sezioni di nido
d’infanzia comunale).
Nell’area minori si conferma la gestione del servizio di integrazione scolastica nei comuni afferenti il distretto
di Cento in ATI con la cooperativa Voli
di Bologna.
Oggetto di una cospicua revisione degli assetti organizzativi è l’appalto di
Casalecchio di Reno con Asc Insieme,
il quale, articolato per lotti, ha visto la
partecipazione, e relativa aggiudicazione, nonché un coinvolgimento più
ampio in termini di quote di gestione,
di CADIAI.
Nello specifico: 1) servizi rivolti all’integrazione sociale delle persone disabili adulti (Solco insieme capofila, CADIAI e CSAPSA 2 mandanti); 2) servizi
di integrazione scolastica rivolti a minori disabili (Solco Insieme capofila,
CADIAI mandante); 3) servizi ed interventi per la prevenzione del disagio
giovanile (CADIAI capofila, Solco Insieme e CSAPSA 2 mandanti).
In tema di prevenzione del disagio si
conferma la gestione di un centro socio – educativo rivolto a minori Sinti
nel quartiere Borgo Panigale. 27
numero 37
settembre 2012
testimonianze
È il rosso
che impressiona
Pubblichiamo un articolo
di Massimo Allegrezza,
educatore presso il Gruppo
Appartamento “Sant’Isaia”,
ora in aspettativa, che ci
racconta le sue esperienze
internazionali.
di Massimo Allegrezza
Sono seduto di fronte a questo musetto che mi guarda, e continua a ripetere il mio nome, ci ha impiegato
due giorni ad impararlo, ora non ha
voglia di dimenticarlo nuovamente.
Entra una ragazza con delle banane,
non c'era la colazione, qualcuno si è
privato della sua per portarla a noi. Il
mio compagno di viaggio ufficiale, Andrei, scrive una lista di cose da comprare e rimediare per avere un posto
decente dove vivere, l'altro, il mio
compagno d'avventura Bloom "ciondola" sulla finestra. Continua a sussurrare "Janela", gli è piaciuta proprio la
parola. Rica, maschietto di quattro
anni, il musetto che mi sorride dal
primo momento che sono arrivato, mi
guarda e inizia ad elencare le cose che
vede. Il computer di Massimo, la borsa
di Massimo, il foglio di Massimo, la
stanza di Massimo, il pelo di Massimo.
Ecco del pelo di Massimo ne va proprio matto. Mi si racchiude tra le
gambe quando sto seduto e parlo, comincia ad accarezzarmi le braccia continuando a parlare del pelo di Massimo. Non l'ho invitato. Non ha chiesto
permesso. È stato così da subito.
Bloom mi guarda, a metà tra l'invidia
che qualcun'altro abbia preso parte
del suo posto e il sorriso che gli spunta
vedendoci.
Allora: io ero salito sull'aereo, non mi
guardavo intorno, non ne avevo ra-
28
gione. Avevo lasciato Bloom a "ciondolare" sulla mia poltrona:
- Ciao io vado. Magari ti abbraccio se ti
alzi. Ci vedremo tra un anno se va tutto
bene. - Silenzio e viso voltato. Non uno
sguardo, neanche distratto. Sapevo
che non amava gli addii, ma così è
troppo davvero.
Ultimo ciao con una speranza. Chiudo
la porta lasciandola dall'altro lato con
Bloom. Addio in silenzio.
Ora sulla poltrona dell'aereo mi preoccupo solo di trovare un modo comodo
per tutte le ore che mi attendono. Mi
allontano da Andrei, ci sono dei posti
liberi, staremo più larghi entrambi. Mi
appoggio e come sempre non sento
neanche il rullaggio. Un'oretta di
sonno o poco più.
Sono ancora le due di notte, ce ne
sono sei di ore ad attendermi. È bene
che dorma ancora. Provo a recuperare
il sonno, metto della musica nelle orecchie. Lo sguardo scivola sulla poltrona
di fronte. La persona siede al suo posto
con le gambe a cavallo del bracciolo. Si
potrebbe dire che "ciondola" sul sedile. E se non fossi sicuro d'averlo lasciato sulla mia poltrona potrei pensare che è Bloom.
Lascio prendermi dal sonno pensando
a quel goffo amico. Mi sveglio dopo
poco con la faccia del goffo amico che
mi guarda. Si è poggiato allo schienale
del sedile e mi guarda. Non stupito ovviamente, divertito forse. Io dovrei essere stupito, ma fra stanchezza e decisa
volontà a non farlo subito contento,
accenno un movimento dei lati della
bocca, mi muovo verso il mio sedile e
libero quello di fianco, viaggerò più
scomodo ma almeno Bloom è qui.
Sento il calore del suo corpo senza che
ci sia alcun contatto. Le gambe a "penzoloni". La testa persa chissà dove. Ben
arrivato Bloom, mi mancavi. Mi giro e
dormo più sereno.
Non è un tipo che si impressiona facilmente, né uno che ha difficoltà ad
adattarsi, ma anche Bloom ha accusato
il salto indietro del nostro stile di vita. I
primi giorni nel quartier generale era
un po' come stare ad un villaggio turistico, con la sola stravaganza della doccia fatta con il secchio e dello scarico
del gabinetto fatto nella stessa maniera
perché non c'era acqua corrente. Per il
resto abbiamo anche utilizzato la doccia da campo con l'acqua riscaldata al
sole. Andare a 10 metri a prendere l'ac-
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qua nel pozzo non era così complicato.
Quando abbiamo lasciato il quartier
generale per raggiungere il nostro
progetto, da subito è stato piuttosto
chiaro che il concetto "lavoro nella comunità rurale" avrebbe comportato
un serio adattamento del proprio stile
di vita. Bloom forse spaventato da una
guida priva di qualsiasi regola, mi fissa
irritato. La responsabile ci ha detto che
dopo la malaria, gli incidenti d'auto
sono il secondo killer dell'Angola. E lo
diceva nel momento esatto in cui arrivava il nostro autista. Una specie di
"Fonzarelli" locale, alto come il Mitico
e con lo stesso pretenzioso fascino.
Ovviamente non allaccia nemmeno le
scarpe all'originale. Guida ad una
mano e urla canzoni d'amore angolane. Bloom è semplicemente furioso,
ma come sempre non lascia trasparire
niente.
Arriviamo nel progetto di notte. Aveva
promesso le 18 "Fonzie", siamo arrivati
alle 21. Qualche donna di troppo per
noi, sul cammino del Latin Lover. Arriviamo, una schiera di bambini e persone ad aspettare gli Europei. La tv
messa sulla porta per accoglierci. I video dei cantanti locali e di Capo Verde,
con i bambini che imitano le mosse dei
ballerini. La confusione è enorme. Mani
che si allungano per presentarsi. Per far
capire che sono personaggi importanti.
Per far vedere che c'erano anche loro all'arrivo. Siamo travolti, Bloom sapientemente scivola di lato, non ama e non
amerà mai certe calorose manifestazioni d'affetto.
Sotto la zanzariera che ricopre il letto
sembra di stare come sotto la tenda ad
ossigeno. Ti senti oppresso e la "minaccia" delle Mosquitos Tropicali aumenta la difficoltà a rilassarsi. La mente,
stranamente lucida dopo una giornata
davvero piena, ripercorre la strada fatta.
Accantona per un attimo i ricordi pericolosi e cerca di fissarsi su quelli che
mi hanno impressionato. Il rosso. Il
rosso è ovunque, mischiato al verde.
Una strada ben asfaltata, abbastanza
larga per lunghi tratti, si addentra nel
cuore del paese e nei suoi polmoni
verdi. È il rosso che impressiona. Rossa
la terra che è ai lati. Rossa quella per
fare i mattoni e la pasta che li salda.
Rossa l'aria per il sole del tramonto.
Rosso il volto che distingue nelle figure
che scorrono ai lati della macchina in
corsa. Spesso è povertà, molto spesso è
curiosità, sempre, mi dico sempre, nitida la sensazione che quel rosso dipinga una dignità fatta di niente di materiale, perché troppo spesso è niente
la risposta ad una domanda stupida.
Bloom mi guarda con lo sguardo fisso.
Non vuole lasciar filtrare l'emozione
che lo vince. No, come per me non è
compassione. Non sentiamo alcuna necessità di aggiungere la vergogna al
sentimento di dolore che si percepisce.
Sguardi spenti e vinti. Ecco cosa sembra
dispiacere a Bloom, la chiara presa di
posizione che rifiuta qualsiasi reazione.
L'abbandono che si legge nei volti
adulti, non ancora nei bambini che comunque giocano. Non è remissione,
non è una ritirata di fronte alle diffi-
29
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La risposta della
Amministrazione
di Cento a favore
delle famiglie
Riceviamo a volentieri pubblichiamo
la testimonianza, raccolta dalla collega Lisa Lambertini, della Coordinatrice pedagogica del Comune di
Cento, che, come è noto, è stato colpito duramente del sisma del mese
di Maggio.
coltà, è solo abbandonare le armi sul
campo. No, non gioco più, mi sono
stancato di giocare.
Bloom mi bussa sulla spalla e mi consiglia di guardare il cartello. Un limite di
sessanta chilometri orari scritto a mano.
Una specie di "Ehi amico, fossi in te io
non andrei a più di...". Non scritto ma lasciato intendere dalle curve. Camion
stracolmi di materiale edile che arrancano. I cinesi stanno facendo un paese
nuovo dell'Angola.
Qualcuno di qui è contento. Dietro una
curva, inaspettato, ormai abbandonato
nei pensieri spunta il sole. Palla rossa
che si va ad aggiungere a tutto il rosso
che vediamo. Riempie davvero. Non c'è
solo la dignità di cui sopra. A tratti si affaccia nitida quella volgarità manifesta
negli atteggiamenti spavaldi, nel non
rispetto di quello che è di tutti e soprattutto nella necessità di mostrare il
proprio valore col sopruso. Bloom acuisce lo sguardo, digrigna i denti. Non si
muove ma è chiaro che certe cose lo
mandano in bestia. Sembra di assistere
alle scene di "Sporchi, brutti e cattivi"
compreso il vecchietto con tanto di
giacca stirata anche se totalmente lisa
che a cavallo di un motorino si fa scorrazzare da un ragazzo. Forte e marcato
è la sensazione che il tutto viva in un altro tempo, una finestra lontana.
30
testimonianze
Ricordiamo che in quel territorio la
cooperativa CADIAI opera dal 2003,
insieme alle cooperativa Voli e Le
Pagine, nella gestione delle attività
educative e servizi generali dei Nidi
Comunali, attualmente svolta all’interno dei Servizi Le nuvole e
Centro Infanzia.
All’interno di una altra procedura
di appalto, CADIAI opera insieme
alla Cooperativa Voli, nella gestione
degli interventi di sostegno scolastico dei comuni di Cento, Mirabello
e Vigarano Mainarda.
Il territorio di Cento è stato duramente
colpito dal terremoto, o meglio dai terremoti del 20 e del 29 maggio scorsi.
L’esperienza che ognuno di noi ha vissuto raccoglie descrizioni, stati d’animo
e ricordi con i quali faticosamente potremmo raccontare cosa è successo.
Esperienze come questa ci colpiscono
a livello personale (la casa, gli affetti) e
a livello professionale e ci chiedono una
capacita di reagire spesso innaturale rispetto all’intensità degli stati d’animo
che si provano.
Oggi, a distanza di tre mesi dagli eventi,
siamo pronti a raccontare le azioni e le
Bloom sorride poco ora. Il rosso lo pervade e non è solo il sole.
Questo, fortunatamente, mi fa notare
Bloom, seduto qui a fianco che come
sempre sbircia mentre scrivo, non è
ovunque. Si, ne abbiamo visti così, ma
erano quelli pieni di rosso, poi abbiamo
visto altri colori.
Poi abbiamo avuto la fortuna di scherzare e ridere. Abbiamo stretto altre
mani, io e Andrei ovviamente, Bloom
se n'è ben guardato, passeggiando silenzioso fra le case. Non parlerebbe comunque il portoghese. Ci sono stati già
altri racconti da fare, altre voci da far ri-
suonare, ma sotto la tenda inizia a
scendere il sonno. Bloom si accovaccia come suo solito da un lato. Non si
copre molto, non crede che le zanzare lo infastidiranno. Sostiene che
lui non parla portoghese, che se ne
fanno le zanzare del suo sangue che
non possono capire. Interessante teoria Bloom. Per il momento io continuo
a tenermi il rosso. Anche adesso sotto
la tenda. Il puntino che brucia è lo
zampirone. Io alla teoria del sangue
straniero non credo.
Domani vedremo. di Lele
I ritratti di Lele
La notte della Bassa
scelte che l’Amministrazione Comunale
è riuscita a compiere nella volontà di
riaprire i Nidi d’infanzia.
Dopo una rapida riorganizzazione è
stato possibile riaprire due Nidi d’Infanzia, collocati fuori dal centro storico,
già dal 15 Giugno fino a fine Luglio.
Nel mese di Agosto si è lavorato intensamente affinché l’avvio del nuovo
anno educativo non subisse troppi
cambiamenti, consapevoli del fatto che
le famiglie, i bambini e il personale
avrebbero avuto bisogno di ritornare
al Nido a Settembre.
Oggi siamo contenti di poter presentare la nuova organizzazione dei servizi comunali 0/3 che oltre ad alcune realtà consolidate vede l’apertura di
nuove esperienze educative.
A partire da lunedì 10 Settembre riprendono le attività i Nidi “Lo Scarabocchio” e “Centro Infanzia” che accolgono entrambi 60 bambini. Dal 17
settembre riapre il nido Le Nuvole che
accoglierà 31 bambini e per la prima
volta, in quella sede, verrà attivato il
Centro per Bambini e Genitori in spazi
dedicati. Sempre nella stessa data
presso il nido “Centro Infanzia” che è
stato oggetto di ampliamento, inizieranno la loro esperienza una sezione di
bambini piccoli (6 – 12 mesi) ed una
sezione part time di bambini tra i 12 e
i 30 mesi. In modo particolare quest’ultima proposta educativa rappresenta
un importante obiettivo raggiunto, un’
ulteriore sfida in una estate così difficile
e faticosa.
Con piacere e soddisfazione oggi possiamo dire
di esserci riusciti. Trovi la strada, così come te l'hanno
spiegata.
Il suono della radio, con gli aggiornamenti, risuona come un mantra.
È un sabato di giugno, il caldo punge
più di sempre, almeno per te.
Ti fermi nel parcheggio e controlli di
aver preso tutto, saliva compresa.
Entri nella palestra.
Un luogo che ospita persone, che
abitavano nelle zone terremotate, lo
immaginavi proprio così.
Il camice sembra più orgoglioso del
solito, più pesante del solito.
Ti immaginavi ancora prima di entrare quelle parete a vetrate aperte,
per cercare di fare corrente.
Una notte. Una notte intera.
Così come sapevi che t'avrebbe rassicurato la vista dell'arancione della
divisa della protezione civile,
con cui hai avresti condiviso la caffeina, i sorrisi e gli sbadigli nascosti.
Passeggiare di fianco quei letti, mentre tutti dormivano, mentre le ore si
distendevano, sarebbe diventato
via via più leggero.
Ogni tanto uscivi per annusare l'aria.
Da che hai memoria ricordi solo giornate importanti passate nella Bassa.
numero 37
settembre 2012
La parola terremoto suonava diversa
quella notte.
Tutte le parole dette prima e dopo, ti sarebbero parse diverse.
Ma non quelle di Maria.
Allo scoccare della dodicesima ora, arrotolasti il camice, lo infilasti nello zaino
e mentre ti dirigesti verso l'uscita, le ti
fermò, prendendoti piano il polso.
"Ricordati mò di sta nottata ragazzul.
Che la gente che è nata in sti posti ha le
mani.
La casa l'abbiamo fatta in 10 anni, il sabato e la domenica, quando non facevamo gli operai, diventavamo muratori.
Non abbiam bisogno che lor là si ricordino di noi. Abbiam bisogno che voi, che
portate le braghe corte, vi ricordiate.
Nueter abbiamo le mani e voi come noi.
La crisi è quando smetti di usare le mani".
Raffaele Montanarella
Operatore del SAD Anziani
di San Lazzaro di Savena
La carica emotiva di un luogo, pulsa
nella visione che il quadro stesso ci
proietta.
Nel quadro della bassa ci sono i filari netti, talmente vicini da semprare
una coperta di lana grossa.
La pianura si fa petto, quando
scende a questa altezza.
Nel quadro della bassa ci si può permettere di sedersi ad un tavolo qualunque.
31
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lettere
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, queste lettere
che ci hanno inviato i familiari dei nostri ospiti.
Bologna, 23/07/2012
Gentilissima Fatma,
ringrazio voi tutti per la sentita partecipazione e vicinanza. Sono certo
che mia mamma negli ultimi mesi trascorsi al Parco del Navile abbia
sentito l’affetto necessario e vissuto serenamente.
Ancora grazie a tutti gli operatori, agli infermieri ed al personale
medico e non, per quanto fatto.
Con sincerità
Massimo Ranieri
I Granarolesi si complimentano con Barbara e tutto il
suo staff per l’affetto dimostrato agli Ospiti della Casa
Residenza di Granarolo Emilia e ai relativi Parenti,
organizzando la “Tigellata serale” del 30/06/2012.
Le parole di stima a voi rivolte certamente
Vi ripagano dello sforzo profuso.
01/07/2012 Zacchini Gianni
32
numero 37
settembre 2012
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settembre 2012
altre realtà
Fuorimoda
Ospitiamo in questo numero
un contributo di Fuorimoda,
associazione che da tempo
ha sposato l’alimentazione
naturale.
di Alice Colantonio e Gianluca Montante
Corsi di cucina e degustazioni con la
volontà di fare buona informazione
come filo conduttore. A quattro passi
dal Crescentone, in via Cesare Battisti 9,
nasce, vive e cresce ogni giorno l’associazione Fuorimoda. A gestirla sono ormai da due anni Alessandro e Silvia, i
soci fondatori. L’esperienza nasce dalla
personale esigenza di cambiare stile di
vita partendo da una diversa modalità
di approccio all’alimentazione, ma si
evolve immediatamente negli obiettivi e nelle aspirazioni dei due ragazzi.
Fuorimoda, infatti, nasce come gruppo
d’acquisto solidale di prodotti biologici, ma quasi subito allarga i propri
orizzonti proponendo ai propri associati attività e iniziative grazie alle quali
imparare a mangiare secondo un’alimentazione prevalentemente cruda o
poco cotta, tralasciando i prodotti di
derivazione animale.
Quali sono nello specifico le attività
di Fuorimoda?
La mattina è riservata ai corsi di cucina
34
tenuti da persone che collaborano con
l´associazione come Nancy Dong e
Alice Savorelli (quest’ultima anche autrice di libri sul tema): cucina bolognese rivisitata e ricette tradizionali che
non presentano affatto derivati animali
(strano a pensarlo, ma ne esistono circa
trenta). Il pomeriggio Luana Todisco si
dedica in prima persona allo smistamento dei prodotti del gruppo solidale
d’acquisto provenienti da tutto il territorio della provincia bolognese. La sera,
invece, è il tempo delle degustazioni,
ovvero un piccolo percorso che, due o
tre volte a settimana a seconda dalle
esigenze, comprende una parte di
crudo (solitamente gli antipasti) e una
parte di pietanze lavorate il meno possibile. Sempre tenendo ben presente
davanti gli occhi l’obiettivo finale, l’importanza, cioè, di comprendere le reali
motivazioni del perché sia preferibile
per la propria salute mangiare alcuni
cibi e non altri, o perché prepararli in
un modo e non nell’altro. Tutte le attività sono riservate agli associati, che
oggi sono circa cinquecento, e si svolgono anche la domenica per consentire a tutti di poter partecipare.
Quali sono i progetti futuri?
Tutti i progetti in cantieri sono finalizzati a fare informazione sul tema dell’alimentazione, da chi produce gli alimenti facendo vero biologico vero a
chi lo consuma. Con la fotografa Chiara
Tolmelli è in programma una mostra
che raccolga le immagini dei contadini
che coltivano correttamente la terra.
Un'altra iniziativa, invece, si chiama Reroute de Future e coinvolge i ristoratori che sono invitati in associazioni per
assaggiare ricette senza derivati animali da inserire nel proprio menù.
Come si fa a saperne di più?
Basta visitare il sito internet:
www.indirizzipreziosi.it costantemente
aggiornato con le iniziative in programma e con le ultime scoperte di
Alessandro e Silvia. liber libero
La rubrica dedicata ai suggerimenti
di lettura è uno spazio a disposizione
di tutti.
Chiunque volesse scrivere un commento o un’impressione su un libro
che si è apprezzato e che si vuol condividere con gli altri, può contattare
la redazione allo 051 7419001 o scrivendo a [email protected]
La banda
degli invisibili
Fabio Bartolomei
Editore E/O
di Laura Piana
Angelo, Ettore, Osvaldo e Filippo
hanno combattuto la tirannia fascista perché credevano in un
paese migliore e ce l’hanno fatta.
Ma il nostro,ora, è un paese che
onora uomini come loro, partigiani
che hanno vissuto la gioventù combattendo per la libertà e la democrazia?
A ottant’anni passati si dovrebbe
avere il diritto di pensare solo a trascorrere serenamente gli ultimi anni
della propria vita ma Angelo, un ex
partigiano che sopravvive con la
pensione minima, che non riesce
più a far valere i suoi diritti nemmeno con un impiegata del comune, che lotta quotidianamente
contro una società che fa di tutto per
farlo sentire inutile, decide di reagire.
Insieme ai suoi più fidati amici, progetta di rapire l’uomo più potente del
paese, Silvio Berlusconi, ed ottenere
da lui quello che gli spetta di diritto. Lo
sgangherato gruppo metterà a punto
un piano incruento e geniale che trasforma la loro debolezza in una leva
formidabile.
Quelli che un tempo sono stati riconosciuti come eroi, ora non godono di
nessuna considerazione, agli occhi dell’attuale società sono diventati invisibili e proprio questo consente loro di
riuscire nel proprio intento.
Il racconto di Fabio Bartolomei sa essere delicato, tenero, sensibile, talvolta
amaro altre volte persino divertente.
Ci offre una spietata analisi di ciò che è
successo al nostro paese, dove il mito
dell’esteriorità ha violentato la cultura e
messo ai margini della società tutti coloro che non riescono a tenere il passo
verso “l’unica” direzione accettata.
Fra tutte, la condizione della terza età
è sicuramente la più difficile.
Ma questi vecchi non ci stanno ad essere invisibili: ai loro cari, a chi governa,
a chi non comprende quanto ancora
hanno da offrire, a chi risponde in modo
cieco e superficiale ai loro bisogni.
Questi anziani che spiegano a un giovane della vecchia sede del partito comunista locale, “che ha cambiato di
nuovo denominazione”, come si fa politica, o che studiano le istruzioni per
far funzionare il decoder del digitale
terrestre e far concorrenza all’antennista di turno che approfitta dell’incompetenza degli anziani del quartiere; non fanno solo tenerezza, ma ci
dicono quante energie sono dimenticate e umiliate.
Parlare di vecchiaia non è semplice
perché da qualunque parte lo si consideri è un tema a rischio. Per non ca-
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dere nel peloso pietismo o ne parli con
grande competenza e serietà, oppure
lo dissacri.
Ed ecco che arriva la“grattugiata”di originalità: questo libro pur facendo leva
su una cosa che ci smuove dentro, in
modo più o meno pressante, riesce a
commuovere e a divertire il lettore
senza traumatizzarlo perché è sempre
delicato, ma mai superficiale. 35
numero 37
settembre 2012
Convenzioni
in favore dei soci
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delle cooperative aderenti a Legacoop.
Pillole verdi
Evitiamo di acquistare le confezioni di insalata prelevata: “Nel 2004 ben 7,6 milioni di famiglie italiane hanno deciso
di acquistare verdure pronte per il consumo. Dal punto di vista economico il mercato delle verdure in sacchetto ha sviluppato nel 2004 un fatturato di 107,8 milioni di euro con la commercializzazione di 12.700 tonnellate di prodotto. E cominciano a comparire anche vaschette di frutta già sbucciata e tagliata, pronta senza doversi ‘sporcare
le mani’” (R. Cavallo "Meno 100 chili"). Non solo si producono nuovi rifiuti, ma è dimostrato che l’insalata confezionata ha una carica microbica molto più alta di quella fresca e si raccomanda comunque di
lavarla, senza dunque quel presunto risparmio di tempo in virtù del quale dovrebbe essere acquistata.
36
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Dono-Presto-Cerco
lizzati e magari sollecitare la disponibilità a prestarli o donarli.
La rete di CADIAI
per mettere in contatto
le persone e incrociare
i loro bisogni.
Come funziona?
Chi vuole donare, prestare o cercare, fa
la propria segnalazione ad uno dei seguenti referenti*, contattandoli direttamente presso i servizi in cui lavorano:
• Cristina Anteghini, Monica Bernabiti,
(Residenza per disabili “La Corte del
Sole” di San Giovanni in Persiceto);
• Lara Girotti e Laura Piana (Nido ”Gatto Talete” di Castel Maggiore);
• Giulia Casarini (uffici della sede);
• Roberta Meotti (Casa protetta “Torre di Galliera”);
• Nada Milenkovic (Nido “Abba” di Bologna);
• Giuseppina Reto (“Balenido” di Casalecchio).
Il DONO-PRESTO-CERCO è una modalità di donazione e/o prestito, fra
i soci e i dipendenti della cooperativa, di quegli oggetti che hanno
per i singoli terminato la propria
utilità.
È prevista anche la possibilità di
CHIEDERE (“cerco la tal cosa…, c’è
qualcuno che ce l’ha?”), perché il bisogno di qualcuno può far ricordare
ad altri di avere degli oggetti inuti-
La vignetta di Alex
Questa lista di persone è naturalmente aperta ad altre che vi si volessero aggregare.
Le segnalazioni vengono esposte
nelle bacheche dei servizi e riportate in una apposita pagina del sito
www.cadiai.it
Il DONO-PRESTO-CERCO è una rete
informativa che mette in contatto
le persone e le loro disponibilità ed
esigenze.
Non è prevista alcuna modalità di
stoccaggio o deposito degli oggetti:
le persone si accordano autonomamente per le consegne.
Nati in CADIAI
Congratulazioni alle neo mamme
Elga Borsari
Najat Bouziane
Lara Casalboni
Elena Cighir
Karima El Hadiri
Tania Genco
Caterina Mastrosimone
Esther Omodela
Daniela Stagni
Qui finisce l’avventura dei nostri amici alieni che abbiamo seguito per quasi due anni.
Chi vuole suggerire nuove storie e
nuove vignette può mettersi in contatto con la redazione e ogni proposta sarà presa in considerazione.
Il 30 settembre
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settembre 2012