Settimanale Nuova serie - Anno XXXIX - N. 32 - 10 settembre 2015 Fondato il 15 dicembre 1969 A Wuppertal, città natale, in occasione del 120° Anniversario della scomparsa del cofondatore del socialismo scientifico e grande Maestro del proletariato internazionale Omaggio del PMLI a Engels Deposti ai piedi della grande e bellissima statua del Maestro un mazzo di fiori rossi con la targa del CC del PMLI, un pannello con il manifesto realizzato per l’occasione e tre numeri de “Il Bolscevico” dedicati a Engels. Un militante curdo membro di un partito turco che si definisce comunista marxista-leninista indossa con orgoglio la nostra maglietta dei Maestri. Interesse e curiosità dei passanti sulla nostra iniziativa e sul PMLI L’Engels-Haus ringrazia i compagni per il manifesto e il dvd su Engels lasciati in dono dal Partito di Erne Rapporto di Denis Branzanti all’11ª riunione dei marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna Le cose da fare per migliorare il lavoro rivoluzionario in EmiliaRomagna Commemorazione di Mao 2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI nel 39° Anniversario della scomparsa PAG. 8 N. 3 - 22 gennaio 2015 1976 - 9 Settembre - 2015 MAO E L’ISTRUZIONE NEL SOCIALISMO parlerà Federico Picerni PAGG. 6-7 Rimini, 26 luglio 2015. Il compagno Denis Branzanti, Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna, saluta con il pugno chiuso i partecipanti all’undicesima riunione dei marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna a nome del Comitato centrale del PMLI Nella Puglia di Emiliano e Vendola esiste ancora la schiavitù Il supersfruttamento stronca la vita a 3 braccianti 400 mila lavoratrici e lavoratori assoggettati al caporalato. Il governo se ne accorge solo ora Il presidente Mao, sole rosso dei nostri cuori, è fra noi - 1967 Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI (a destra) posa davanti al monumento a Engels insieme a un militante curdo, membro di un partito turco che si definisce marxista-leninista, con indosso la maglietta con i cinque Maestri realizzata dal PMLI (foto ll Bolscevico) L’iniziativa è aperta al pubblico Domenica 6 settembre 2015 - ore 10.00 Firenze - Sala ex Leopoldine - Piazza Tasso, 7 PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Comitato centrale Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] www.pmli.it PAG. 3 A L’Aquila blindata “Rischio a sottosviluppo permanente”, rileva lo Svimez Il Sud sempre più lontano Sassi e uova contro Renzi dal Nord Manganellate ai contestatori, due feriti, un terzo colpito da malore. Fuga del nuovo Mussolini PAG. 3 Solo il socialismo puo’ salvare il Mezzogiorno PAG. 2 2 il bolscevico / mezzogiorno N. 32 - 10 settembre 2015 “Rischio a sottosviluppo permanente”, rileva lo Svimez Il Sud sempre piu’ lontano dal Nord Peggio della Grecia. Lavora una donna su cinque, disoccupazione al 20,4%, una persona su tre a rischio povertà, aumento esponenziale dell’emigrazione, minimo storico delle nascite, industria al collasso, investimenti caduti del 59,3%. Per Renzi “l’Italia è ripartita, basta piagnistei”. Emiliano: “Siamo a disposizione del segretario” Solo il socialismo puo’ salvare il Mezzogiorno Un allarme preoccupato che non lascia spazio alle chiacchiere propagandistiche, ai silenzi e ai rimandi strategici del nuovo duce Renzi, inchiodandolo alle sue responsabilità. È quello lanciato il 30 luglio dallo Svimez sulle condizioni del Mezzogiorno nell’anteprima del Rapporto 2015. Nel quadro delineato, che vede una “ripresa” lenta dell’economia mondiale, specie nell’Area dell’Euro, il nostro Paese arranca e il Mezzogiorno sprofonda in un “rischio di sottosviluppo permanente”. Non un settore dell’economia meridionale è stato risparmiato dalla crisi, tanto che dal 2008 al 2014 il valore aggiunto segna un -12,8% e nel solo 2014 un -1,2%. L’agricoltura segna un -10,9%, la manifattura -35%, l’industria in senso stretto -33,2%, le costruzioni -38,7%. Alla luce dei dati Svimez inconfutabilmente sono vere tre cose: la crisi e la “gestione” che i governi hanno imposto all’Italia hanno in primo luogo incrementato vertiginosamente le differenze su base territoriale. L’Italia è un Paese sempre più diseguale, dove il Mezzogiorno risulta sempre più ridotto alla desertificazione economica, produttiva, sociale. In secondo luogo l’Italia non è per nulla “ripartita”, come afferma mentendo il nuovo duce. La crisi attanaglia anche il Nord che ha perso in 7 anni il 6,6% del valore aggiunto. In questa macroarea è la manifattura ad avere il calo maggiore -17,2%, l’industria -13,9% e le costruzioni -28,9%. E nel solo 2014 il settore manufattiero al Nord segna un -1,3% e l’industria -0,6%. In terzo luogo la recrudescenza dell’elemento economico della Questione meridionale sta trascinando in una spirale regressiva l’intera economia nazionale, come del resto avevamo già denunciato. Si possono adottare varie chiavi di lettura politica del rapporto Svimez, ma ciò che è bene mettere in evidenza oggi è proprio questo: tra gli elementi che non consentono all’Italia di risollevarsi c’è proprio la scelta sciagurata dei governi Berlusconi e Renzi, passando per Monti e Letta, di scaricare il maggior peso della crisi sul Sud. Dalle anticipazioni Svimez, emerge infatti come il crollo meridionale incida sui valori estremamente negativi registrati dell’Italia nei vari campi analizzati. Anche quando le regioni del Centro-Nord presenterebbero dati in linea con quelli degli altri principali Paesi dell’UE, sia pure in tendenziale peggioramento, l’economia meridionale fa scendere di molto le stime. Esempio: il valore aggiunto al Centro-Nord segna nel 2014 il -0,1%, il Sud -1,2%, l’Italia -0,4% (ripartita? Renzi mente). Nel periodo crisi, 2008-2014, il CentroNord segna -6,6%, il Sud -12,8%, l’Italia -8%. Determinanti in questo fallimento dell’economia italiana sono le responsabilità dei governi, non da ultimo Renzi, che nella gestione della crisi hanno unicamente sostenuto le grandi concentrazioni di capitale finanziario, tagliando negli investimenti produttivi. Basti dire che a livello nazionale dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale scende di 17,3 miliardi di euro da 63,7 miliardi a 46,3 il calo maggiore è al Sud -9,9 miliardi da 25,7 a 15,8. Scendono soprattutto al Sud i trasferimenti a favore delle imprese. Nelle costruzioni in entrambe le macroaree del Paese “il settore ha risentito delle difficoltà di finanziamento e di spesa delle politiche infrastrutturali”. Leggasi che il drastico calo di finanziamenti pubblici nel settore delle costruzioni e manutenzioni infrastrutturali in Italia e la concentrazione degli investimenti sulle mostruose grandi opere ha finito per soffocare un importante settore dell’economia, senza contare i danni al territorio e i rischi per le masse popolari, come è successo in Sicilia con il crollo della Palermo-Catania. Un dato spiega la desertificazione industriale che sta subendo l’intero meridione. Nel periodo della crisi si è registrato un crollo epocale al Sud degli investimenti dell’industria (-59,3%), oltre tre volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (-17,1%), che pure è l’area che subisce in valore assoluto le maggiori perdite nel principale settore produttivo. La rilevanza della Questione meridionale, come “la” Questione nazionale emerge anche dal principale indice della ricchezza. Il tasso di crescita cumulato del Prodotto Interno Lordo in termini reali del Centro-Nord dal 2001 al 2014 è dell’1,5%, quello del Mezzogiorno è del -9,4%. Il dato complessivo per l’Italia non può che essere in discesa (-1,1%). Certo, come hanno denunciato tutti i giornali, il Mezzogiorno fa molto peggio della martoriata Grecia (-1,7%), ma l’Italia intera, a causa della violenta recrudescenza delle difficoltà economiche del Sud, vi è pericolosamente vicina, rimanendo ben distante dai tassi di crescita delle altre potenze europee Germania (+15,7%), Spagna (+21, 4), Francia (+16,3%). Tornando al divario tra le aree del Paese esso si amplifica ulteriormente guardando all’occupazione. Il numero degli occupati nel Mezzogiorno, ancora in calo nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso dal 1977, anno di inizio delle serie storiche Istat. Il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7% in Italia, quale media tra il 9,5% del Centro-Nord e il 20,4% del Sud. Tra il 2008 e il 2014 delle 811mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro ben 576mila sono residenti a Sud. Dati che ancora una volta fanno scendere l’Italia in coda alle classifiche europee. Consideriamo l’occupazione delle donne under 34 (2014): a fronte di una media Alcuni bambini giocano per strada fra le immondizie in in una città del Sud del Centro-Nord del 42,3% quella del Sud si ferma al 20,8%. Dunque quella italiana resta al 34%, ben al di sotto del 51% dell’Europa a 28. Per i giovani meridionali si parla di una “frattura senza paragoni in Europa“. Tra il 2008 e il 2014 il Sud ha perso 622mila posti tra gli under 34 (-31,9%). Per gli under 24 nel 2014 il tasso di disoccupazione ha sfiorato il 56%, contro il 35,5% del Centro-Nord. I Neet (i giovani che non studiano e non lavorano) nel 2014 in Italia sono aumentati del 25% rispetto al 2008, arrivando a 3,5 milioni e quasi due milioni sono meridionali. La quota dei Neet è al 27,4% nel 2014 e rispetto al quadro europeo, pur segnato dalla crisi, la differenza è notevole e il Mezzogiorno si colloca in fondo ad ogni classifica europea, persino dopo la Grecia. Si può parlare ormai di catastrofe occupazionale al Sud con profonde ripercussioni su tutti gli aspetti sociali, in primo luogo il benessere delle masse popolari e la capacità di prospettare un futuro lavorativo e familiare per i giovani. La popolazione meridionale è sempre più povera. Una persona su tre è a rischio povertà al Sud, una su dieci al Nord. In Sicilia il rischio riguarda il 41,8% della popolazione. Le nascite sono ai minimi storici. Nel 2014 il numero dei nati nel Mezzogiorno ha toccato il valore più basso dall’Unità d’Italia: 174mila. Aumenta sensibilmente il numero dei migranti verso il CentroNord e verso l’estero. Tra il 2001 e il 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro-Nord oltre 1 milione e 667mila meridionali, a fronte di un rientro di 923 mila persone, con un saldo migratorio netto di 744 mila unità. Di questa perdita di popolazione il 70%, 526 mila unità, ha riguardato la componente giovanile 15-34 anni. La posizione del PMLI Alla luce di dati tanto drammatici per l’economia meridionale e l’intera economia nazionale appare inconsistente il direttivo del PD del 7 agosto e insultante l’hashtag lanciato da Matteo Renzi sul Sud “#zerochiacchiere”. Renzi non si è neanche scomodato a sbandierare, come al suo solito, qualche promessa su fantastiche misure miracolose per il Sud. Ha semplicemente concluso il direttivo con un discorso improvvisato, superficiale, bugiardo, privo di una qualunque strategia di rilancio, che ha rivelato una strafottente ignoranza e un disinteresse arrogante dei fatti politici, storici e culturali del Mezzogiorno d’Italia e dei danni concreti che il crollo causato al Sud sta comportando per l’intera economia e società nazionale. Un discorso che, confermando come Renzi e il suo esecutivo siano un gruppo di arrivisti borghesi incompetenti sui problemi concreti delle masse e del Paese, imposti al governo con l’unico compito di favorire l’alta borghesia finanziaria, si è concluso con il rilancio della linea fallimentare delle controriforme istituzionali e costituzionali fasciste di stampo pduista, del Jobs Act, dell’attacco ai sindacati. E il Mezzogiorno? “Ha tutto per poter ripartire”, sostiene il premier, se cambia approccio ed esce dalla “cultura del piagnisteo”. In sostanza Renzi se ne è fregato dei dati Svimez e subito i governatori meridionali si sono allineati, in testa l’opportunista neogovernatore della Puglia Michele Emiliano, PD, che, osannando il nuovo duce, dichiara “Siamo a disposizione del segretario”. A disposizione del- la politica di Renzi? Ciò significa solo essere a disposizione dei tagli ai fondi per il Sud, della disorganizzazione che riguarda il settore, della deindustrializzazione, della crisi agricola, della criminalità organizzata. Ciò significa essere a disposizione delle politiche che hanno ridotto i giovani meridionali, e ormai non solo loro, alla disperazione, ad una vita di disoccupazione, povertà, emigrazione. Significa essere a disposizione dell’affossamento dell’Italia. È la riconferma che Renzi e il PD non hanno nessuna soluzione utile e credibile da proporre per il Sud e l’Italia. Lottare per risolvere i problemi del Sud e rilanciare l’economia meridionale e dell’intero Paese significa anzitutto lottare contro il governo Renzi per affossare il Jobs Act, la “Buona scuola”, il “Piano casa”, lo “Sblocca Italia”, le controriforme istituzionali e costituzionali, e per conquistare il lavoro stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato. Significa lottare per creare in tutto il Mezzogiorno una struttura economica simile a quella che possiede il Centro-Nord attraverso piani straordinari, la destinazione di ingenti finanziamenti pubblici e l’utilizzazione di aziende pubbliche per lo sviluppo industriale, tecnologico e infrastrutturale, per il rilancio dell’industria, dell’agricoltura e il turismo, per il risanamento del degrado ambientale, rurale e urbano. Noi auspichiamo che le masse meridionali soprattutto le giovani e i giovani del Sud, i primi ad essere massacrati dalla crisi del capitale e dai governi borghesi, comprendano che tutte le loro sofferenze hanno origine dal capitalismo. Non si può pensare che lo sviluppo del nostro Mezzogiorno possa realizzarsi compiutamente senza abbattere il capitalismo e i governi che gli reggono il sacco. Il ribaltamento definitivo delle sorti del Sud avverrà solo conquistando l’Italia unita, rossa e socialista. Intanto tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose democratiche, antimafiose e antifasciste cui sta a cuore la sorte del Sud devono unirsi per cacciare Renzi. Accade nulla attorno a te? RACCONTALO A ‘IL BOLSCEVICO’ Chissà quante cose accadono attorno a te, che riguardano la lotta di classe e le condizioni di vita e di lavoro delle masse. Nella fabbrica dove lavori, nella scuola o università dove studi, nel quartiere e nella città dove vivi. Chissà quante ingiustizie, soprusi, malefatte, problemi politici e sociali ti fanno ribollire il sangue e vorresti fossero conosciuti da tutti. Raccontalo a “Il Bolscevico’’. Come sai, ci sono a tua disposizione le seguenti rubriche: Lettere, Dialogo con i lettori, Contributi, Corrispondenza delle masse, Corrispondenze operaie e Sbatti i signori del palazzo in 1ª pagina. Invia i tuoi ``pezzi’’ a: Via A. del Pollaiolo 172/a - 50142 Firenze Fax: 055 5123164 - e-mail: [email protected] mezzogiorno / il bolscevico 3 N. 32 - 10 settembre 2015 Nella Puglia di Emiliano e Vendola esiste ancora la schiavitù Il supersfruttamento stronca la vita a 3 braccianti 400 mila lavoratrici e lavoratori assoggettati al caporalato. Il governo se ne accorge solo ora La strage di braccianti che si è verificata nelle campagne pugliesi nel corso delle ultime settimane non è dovuta al caldo torrido di questa estate ma è la conseguenza diretta del brutale supersfruttamento capitalista a cui sono sottoposti migliaia di lavoratori agricoli, in gran parte migranti, trattati peggio delle bestie. Anzi, a dirla tutta, le condizioni di vita e di lavoro imposte da padroni senza scrupoli e dai caporali-negrieri sono di vera e propria schiavitù e la situazione attuale per molti aspetti è ancora peggiore di quella conosciuta in pieno schiavismo perché allora il padrone doveva tenere in vita il suo schiavo per poterlo sfruttare, mentre il capitalismo, sempre alla ricerca del massimo profitto, adesso se ne frega se muore di fame, di stenti e di fatica. Così è morta Paola Clemente, la bracciante agricola 49enne e madre di tre figli deceduta il 13 luglio mentre lavorava nelle campagne di Andria. Una vita distrutta dalle condizioni di lavoro massacranti per portare a casa 27 euro al giorno in cambio di 12-13 ore di lavoro nei campi pagate a 2 euro l’una più le 5 ore di viaggio necessarie per andare e tornare dal lavoro. La stessa fine che ha rischiato di fare Arcangelo De Marco, 42enne, collega e concittadino di Paola che lavorava per la stessa agenzia interinale e finito in coma il 5 agosto a seguito di un infarto che lo ha colpito mentre lavorava negli stessi vigneti in cui lavorava Paola. Entrambi ogni notte, alle 3 lascia- vano la loro città, San Giorgio Jonico, nel tarantino, per raggiungere le campagne tra Andria e Canosa di Puglia, nel nord barese, dove lavoravano all’acinellatura dell’uva. Facevano un viaggio di oltre 150 chilometri, 300 tra andata e ritorno. Tornavano a casa dopo 12 ore, se tutto andava bene e alla fine erano anche costretti a pagare 12 euro al caporale per il trasporto. A dir poco inquietanti risultano anche il silenzio e l’omertà del padrone e del caporale circa le cause che hanno provocato la morte di Paola. La bracciante è uscita di casa nel cuore della notte per andare a lavorare ed è tornata la sera in una bara senza che nessuno avesse denunciato l’accaduto. Solo a distanza di un mese, a seguito prima della segnalazione della Flai Cgil Puglia e poi della querela presentata dal marito della bracciante, la Procura di Trani ha deciso di aprire un’indagine sulla morte della donna e ha disposto la riesumazione del corpo e l’autopsia. Al momento tre persone risultano indate per omicidio colposo. Il 20 luglio la stessa sorte tocca a Abdullah Mohammed, 47 anni, bracciante sudanese, che muore di infarto sotto il sole rovente mentre è impegnato nella raccolta dei pomodori in un campo tra Nardò e Avetrana in provincia di Lecce. Mohammed aveva un regolare permesso di soggiorno, ma non risulta assunto dalla ditta per la quale lavorava. La scena si ripete ancora il 4 agosto quando in una azienda agricola di Polignano a Mare, Un gruppo di donne braccianti sotto il sole, piegate, intente a raccogliere pomodori muore un tunisino di 52 anni, con permesso di soggiorno, sposato, con quattro figli, residente a Fasano e regolarmente assunto. Il suo turno di lavoro era iniziato intorno alle 5 di mattina e da allora stava caricando e scaricando cassette di uva dai camion. Ancora peggio forse è andata ad un altro immigrato scomparso dalle campagne di Rignano Garganico (Fg) e che, secondo la notizia diffusa dal coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, Yvan Sagnet sarebbe morto mentre raccoglieva pomodori e il corpo potrebbe essere stato occultato dai caporali schiavisti. Un’ecatombe di lavoratrici e lavoratori supersfruttati con contratti precari (voucher, contratti a termine, part-time ecc.) e senza diritti, cancellati dalla controriforma del lavoro imposta da Renzi col Jobs Act che di fatto legalizza il lavo- ro nero in particolar modo nelle campagne dove praticamente non esiste alcun tipo di controllo e i braccianti sono alla totale mercé di padroni e caporali. Uno sfruttamento bestiale scandito da una giornata di lavoro che inizia con il buio, alle 5 del mattino, e dura fino alle 17-18 del pomeriggio, per 12 ore a temperature che in questi mesi di caldo in Puglia hanno raggiunto anche i 42 gradi. In cambio ricevono a una “paga” di 3,50 miseri euro ogni 3 quintali di raccolto che costringe i braccianti a spaccarsi letteralmente la schiena per riuscire a racimolare una ventina di euro in fondo alla giornata. Per non parlare delle vessazioni del padrone a cui sovente si aggiungono quelle dei caporali, i quali si fanno pagare a caro prezzo anche l’acqua, indispensabile per lavorare a 40 gradi. Una realtà ben diversa dalle frottole raccontate dal fascista e razzista Salvini e dalla berlusconiana Santanché che dipingono i migranti come dei privilegiati a cui viene regalata casa e cibo per stare tutto il giorno al telefonino pagato da “noi italiani”. Ma la cosa che fa ancora più rabbia è che le bestiali condizioni di lavoro dei braccianti, non solo in Puglia, sono da tempo e da tutti conosciute ma c’è voluto questa catena di morti per portare in prima pagina il problema. Basti pensare ad esempio che la stessa ditta per cui è morto Mohamed era già finita sotto processo per tratta di uomini due anni fa, coinvolta in una tratta di clandestini dall’Africa all’Italia, tanto che l’azienda era stata intestata alla moglie dell’effettivo proprietario. Si stima che siano almeno 400 mila le lavoratrici e lavoratori assoggettati al caporalato. Ma i governi centrale e regionale fanno finta di non vedere e non osano muovere un dito con- tro i padroni e caporali che continuano indisturbati a schiavizzare i lavoratori e fare profitto sulla loro pelle. Accanto a molti italiani, che a causa della crisi hanno perso il lavoro e sono di nuovo costretti ad accettare queste disumane condizioni di lavoro, ci sono migliaia di tunisini, marocchini e tantissimi altri loro colleghi giunti più di recente dai Paesi a sud del Sahara, alcuni già immigrati in Libia e poi costretti a fuggire dopo i bombardamenti imperialisti, oppure immigrati licenziati dalle fabbriche del Nord e riciclati braccianti per sfamare la famiglia. Come già successo a Rosarno in Calabria, nel Casertano, anche in Puglia ci sono state rivolte e proteste dei migranti contro questo schiavismo degli anni 2000, per un aumento della paga, una parziale eliminazione del cottimo, acqua corrente, presidio sanitario e controlli medici. Ma il governo Renzi e la Puglia del governatore PD Emiliano e prima di lui dell’imbroglione trotzkista Vendola (Sel) hanno fatto finta di nulla coprendo di fatto i padroni e i caporali che praticano lo schiavismo scaricando tutte le colpe sulle organizzazioni criminali che gestiscono in massima parte il traffico dei migranti ma molto meno la loro forza lavoro. Altro che una “Puglia migliore”, le “buone pratiche di governo”, “partecipazione attiva dei cittadini” ; Renzi, Emiliano e Vendola sono lì per difendere gli interessi dei pescecani capitalisti e non certo quelli dei lavoratori. A l’Aquila blindata Al grido di “Renzi non ti vogliamo, vattene” scritto a caratteri cubitali anche su un grosso striscione, il nuovo Mussolini è stato sonoramente contestato durante la sua visita a L’Aquila. Nonostante la città fosse blindata da un cordone di poliziotti e la visita del premier confermata solo la sera precedente, centinaia di lavoratori, studenti, terremotati e aderenti ai vari Comitati che si battono per la ricostruzione dopo il terremoto del 6 aprile 2009 e contro le trivellazioni del progetto petrolifero “Ombrina Mare”, il comitato “3 e 32”, una delegazione contro il gasdotto Snam di Sulmona, il Wwf, Legambiente e i “No triv”, sono scesi in piazza il 25 agosto e hanno accolto Renzi a suon di sassate e lancio di uova. Nei pressi di Palazzo Fibboni difeso da una catena di transenne per tenere lontano anche i giornalisti, i manifestanti sono riusciti a sfondare i posti di blocco della polizia e a costringere il nuovo Mussolini alla fuga e ad annullare la prima tappa della visita al Municipio della città. Ma pochi minuti dopo, mentre i manifestanti continuavano a braccare il premier urlandogli “Renzi, Renzi fuori dall’Abruzzo”, “L’Aquila libera, mai la mafia, non la vogliamo”, “Non vogliamo le lobby”; “Non ci piace lo Sblocca Italia che devasta i territori”, “Vogliamo la ricostruzione de L’Aquila”, “Renzi distrugge l’ambiente che è il nostro pane e quello delle nuove generazioni”: implacabile e brutale è scattata la repressione della milizia fascista di Stato agli ordini di Alfano. Sotto i portici di via San Bernardino e poi ancora nei pressi della villa comunale i poliziotti in assetto antisommossa hanno accerchiato e attaccato il corteo a suon di manganellate e lacrimogeni. Il bilancio è di diversi manifestanti contusi tra Sassi e uova contro Renzi Manganellate ai contestatori, due feriti, un terzo colpito da malore. Fuga del nuovo Mussolini cui un malato di cuore che ha avuto un malore ed è stato trasportato in ospedale insieme ad altri due feriti. Provocatoria la reazione di Renzi che ha espresso “calorosa solidarietà alle forze dell’ordine” e si è scagliato con particolare veemenza contro i manifestanti che a suo dire sarebbero “venuti da fuori, tra cui diversi componenti del comitato ‘Ombrina Mare’ e anche qualche gratuito facinoroso”. Da quando è salito a Palazzo Chigi, Renzi viene puntualmente contestato dalle masse pratica- mente in tutte le città d’Italia. Ma per mettere fine al suo nero governo ciò non è sufficiente. La lotta contro il nuovo Mussolini deve crescere e svilupparsi in una dura opposizione di classe e di massa nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle piazze, nelle organizzazioni di massa, specie sindacali e studentesche con l’obbiettivo di spazzarlo via. Ecco perché il PMLI, pronto a unirsi con tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose che si professano di sinistra, propone un largo fronte unito necessario per mettere fine sul serio al governo Renzi prima che faccia danni ancor più gravi e devastanti di quelli seminati in questo anno e mezzo. Via il MUOS, il traditore Crocetta e la base di Sigonella! Pubblichiamo qui di seguito il volantino del PMLI.Sicilia preparato per la manifestazione nazionale contro il MUOS dell’8 agosto scorso svoltosi a Niscemi (Caltanissetta). Il PMLI condivide quasi interamente la piattaforma di indizione del campeggio e della manifestazione nazionale No MUOS dell’8 agosto 2015. È evidente la maturazione politica ed organizzativa del movimento, acquistata a caro prezzo, oltre che con la ricerca e l’elaborazione, anche con l’esperienza di tradimenti, voltafaccia e aggressioni delle “forze dell’ordine”, della magistratura e delle istituzioni amministrative e politiche borghesi ai danni delle masse popolari niscemesi e degli attivisti. Oggi sicuramente il movimento si pone come la punta avanzata nella lotta di massa per bloccare i progetti di guerra imperialista di Italia, Usa, UE. Ciò emerge dalla determinazione con cui viene perseguito l’obbiettivo dello smantellamento del MUOS, dell’intera base americana Spazzare via il governo del nuovo duce Renzi e la completa smilitarizzazione della Sughereta, ma anche dalla denuncia delle funzioni di guerra delle basi militari in Sicilia e in Italia, dell’inscindibile legame tra le “scellerate politiche guerrafondaie”, i tagli allo “Stato sociale”, la tragica vicenda delle masse di migranti assassinati dalle politiche dell’UE. Condividiamo pertanto e appoggiamo appieno anche l’intenzione del movimento di impedire con una manifestazione di massa lo svolgimento, tra il 28 ottobre e il 6 novembre, nella base di Trapani Birgi della più grande esercitazione della Nato dalla “caduta” del muro di Berlino. Auspichiamo che pre- Niscemi (Caltanissetta), 9 agosto 2013. Manifestazione nazionale contro il MUOS. La compagna Giovanna Vitrano, Responsabile del PMLI per la Sicilia, diffonde il volantino del Partito (foto Il Bolscevico). A lato il volantino realizzato dal PMLI.Sicilia sto il movimento si allarghi a pretendere con forza la chiusura della base di Sigonella, la cui presenza sul territorio siciliano è all’origine di tutte le servitù militari in Sicilia. Il MUOS fa parte del complessivo devastante progetto renziano del massimo profitto capitalista, da ottenere sul piano nazionale con l’imposizione del Jobs Act, l’abolizione dell’articolo 18, la “Legge di stabilità”, lo “Sblocca Italia”, il famigerato “Piano casa”, la “Buona scuola” e sul piano internazionale con la promozione di sistemi militari d’aggressione imperialista e rapina ai danni dei popoli. Per questo il nuovo duce Renzi va tenuto sotto tiro politico fino a chiudere i conti con lui, spazzando via il suo governo, insieme a quello del traditore Crocetta, da sempre a favore del MUOS e dimostratosi con le ultime vicende che lo riguardano un pericolosissimo nemico delle masse popolari siciliane. Che siano soprattutto i giovani a scandire chiaro e forte alla manifestazione dell’8 agosto: Non vogliamo il MUOS! Non vogliamo guerre imperialiste! Ma urlino anche: Non vogliamo il precariato! Non vogliamo emigrare! Vogliamo il lavoro, il diritto allo studio, all’abitare, alla sanità, all’acqua pubblica nel nostro Sud! Partito marxista-leninista italiano.Sicilia 4 il bolscevico / controriforma sanitaria N. 32 - 10 settembre 2015 Gli ospedali hanno già dato 31 miliardi in 5 anni Nuovi tagli per 2,3 miliardi di euro alla sanita’ Meno prestazioni. Rischio di pagare Tac ed esami. Sanzioni ai medici che si discostano dalla legge Con la prossima legge di stabilità si prospettano altri tagli per 10 miliardi Una nuova mannaia di lacrime e sangue si è abbattuta sul proletariato e sulle masse popolari. Ad essere nel mirino della borghesia in camicia nera è questa volta la sanità pubblica di cui il Berlusconi democristiano Renzi e il suo ministro alla salute Beatrice Lorenzin, già Forza Italia ora appartenente al Nuovo centro destra neofascista di Alfano, si apprestano a fare scempio. I tagli previsti, nell’ordine dei 2,3 miliardi di euro, sono già legge dello Stato a seguito della pubblicazione in gazzetta ufficiale, lo scorso 14 agosto, della L 125/15 che ha convertito il Dl 78/15 sugli enti locali, decreto in cui erano contenuti i suddetti tagli. Ridotte a mere aule “sorde e grigie” di mussoliniana memoria le Camere si sono piegate ancora una volta al diktat della fiducia posto dal nuovo duce Renzi e si sono limitate, dopo alcune sterili dimostrazioni da parte delle opposizioni parlamentari, a ratificare la volontà del governo secondo i tempi previsti. Il maxiemendamento sulla sanità prevede un ennesimo scempio ai danni della sanità pubblica, 2,3 miliardi di tagli dopo i 31 miliardi effettuati negli scorsi 5 anni, e sposa appieno la politica delle ultime controriforme sulla sanità. Queste, in pieno ossequio agli interessi delle classe dominante borghese italiana ed europea, a partire dagli anni novanta hanno affossato la sanità pubblica a tutto vantaggio della lucrativa sanità privata. Il maxiemendamento sulla sanità che ci accingiamo ad esaminare non è che il preludio a nuovi pesantissimi tagli alla sanità pubblica già in fase di definizione e che verranno posti in essere con la prossima legge di stabilità. Si parla a questo riguardo di altri 10 miliardi di tagli per i prossimi 3 anni. Tagliati servizi e prestazioni I tagli previsti dal maxiemendamento sulla sanità, già approvato con la legge di conversione e quindi di fatto già in vigore, troveranno applicazione nel mese di settembre con una serie di specifici decreti attuativi in fase di definizione al ministero della salute. Tagliate molte prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) ritenute non necessarie. Il ministero della salute provvederà a stilare la lista delle situazioni e delle patologie per cui gli esami saranno dispensati dal Sistema sanitario nazionale. Resta ovviamente valido per questi casi il principio aziendalistico dell’erogazione del servizio solo dietro pagamento del relativo ticket se non si è esenti. Per tutte le altre situazioni si pagherà invece di tasca propria il costo integrale della prestazione a prescindere dal proprio reddito. Secondo le prime indiscrezioni saranno quasi 200 le prestazioni diagnostiche messe fuori copertura, una vera e propria lista di proscrizione cui medici e operatori sanitari dovranno adeguarsi prima di prescrivere visite o esami. In assenza di gravi e conclamate patologie analisi, visite specialistiche, risonanze magnetiche e tac saranno quindi interamente a carico del cittadino di fatto facendo così venire meno lo stesso Sistema sanitario nazionale (Ssn) che cesserà di esistere, trasformandosi in un mero erogatore di servizi a pagamento. Sono previste drastiche riduzioni ai fondi per le cure dentistiche. La copertura delle prestazioni avverrà solo per i ragazzi fino ai 14 anni di età e per i soggetti poveri. Il compito di fissare le soglie dell’indigenza economica sarà demandato alle Regioni che sulla base di appositi parametri stabiliranno requisiti e modalità di accesso ai servizi, preludio di una ulteriore regionalizzazione di ciò che resta del Sistema sanitario nazionale. Se le Regioni più ricche potranno infatti mantenere una parvenza di servizio, fermo restando il pagamento dei relativi ticket, quelle più povere con tutta probabilità dovranno pressoché azzerare le prestazioni. Tagli pesantissimi sono previsti per quanto riguarda gli esami di laboratorio. Il maxiemendamento elimina del tutto molte prestazioni, anche quelle per cui era previsto il pagamento del ticket, così da risparmiare sulla parte di costo ancora a carico del Ssn. La tendenza è quella di eliminare i controlli generici in assenza di specifici fattori di rischio come ad esempio familiarità con la patologia in questione, ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiache. Gli esami specifici per il colesterolo e i trigliceridi potranno essere ripetuti soltanto Direttrice responsabile: MONICA MARTENGHI e-mail [email protected] sito Internet http://www.pmli.it Redazione centrale: via A. del Pollaiolo, 172/a - 50142 Firenze - Tel. e fax 055.5123164 Iscritto al n. 2142 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze. Iscritto come giornale murale al n. 2820 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze Editore: PMLI chiuso il 2/9/2015 ISSN: 0392-3886 ore 16,00 Due immagini dei risultati dei tagli alla sanità: mancanza di posti letto e interminabili code per fissare una visita ogni tre anni. Controlli più rigidi anche per i test ed i vaccini allergologici che dovranno essere prescritti solo a seguito di visita specialistica (quindi a pagamento) e non più dal medico di base. Quasi dimezzate le prestazioni relative a Tac e risonanze magnetiche per cui verranno introdotti rigidi criteri di appropriatezza. Per quanto riguarda la dialisi il maxiemendamento prevede: che “le condizioni di erogabilità sono riservate alle metodiche di base (domiciliari e ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti che non presentano complicanze da intolleranza al trattamento e/o che non necessitano di correzione metabolica intensa. Si tratta di 2 prestazioni”. Circa la medicina nucleare (scintigrafia, Pet) la prescrizione adeguata viene confinata a quattro prestazioni di carattere prettamente specialistico (previa, dunque, prescrizione del medico specialista), per le quali sono definite condizioni di erogabilità e indicazioni prioritarie, connesse soprattutto a patologie tumorali. Il maxiemendamento prevede inoltre tutta una serie di sanzioni per i medici che risulteranno inadempienti alle prescrizioni in esso contenute. Per quanto riguarda i ricoveri e le pratiche di riabilitazione è prevista una completa revisione delle prestazioni in base alla appropriatezza e pagamento percentuale oltre i giorni di degenza previsti dalle nuove soglie; controlli e penalizzazioni. Per quanto concerne le strutture ospedaliere è previsto, oltre ad un rigido controllo delle strutture in sofferenza economica, l’azzeramento dei ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di 40 posti letto, la riduzione della spesa del personale a seguito del taglio della rete ospedaliera, la riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione. Forte contrazione di spesa anche per quello che riguarda l’acquisto di beni e servizi nel settore sanitario, per dispositivi medici e per farmaci; si punta poi ad una rinegoziazione da parte degli enti ed aziende del Ssn dei contratti in essere con i fornitori dei beni e servizi, con la possibilità, di risolvere il contratto in essere. Il ministero della salute intende poi costituire un osservatorio sui prezzi dei dispositivi medici (apparecchi, impianti, sostanze) per potere effettuare nuovi tagli, se necessario anche riducendo la qualità dei prodotti. Accanto a queste misure c’è la riduzione del prezzo di rimborso dei farmaci da parte del Ssn per raggruppamenti farmaceutici per mezzo di una rinegoziazione con l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco). Sanzioni ai medici inadempienti Il maxiemendamento introduce la possibilità di sanzionare economicamente, con tagli anche incisivi sul salario accessorio, i medici inadempienti, vale a dire quei medici che non si adatteranno alle nuove disposizioni relative alle drastiche riduzioni degli esami e delle prestazioni. Con la definizione delle prestazioni specialistiche ed ambulatoriali inappropriate e le rigide condizioni di erogabilità di quelle ammesse verrà di fatto stilato un elenco a cui i medici, in barba a tutti i principi deontologici, dovranno attenersi scrupolosamente, pena pesanti sanzioni di natura economica (il medico potrà arrivare a pagare di tasca propria l’ingiustificata e gratuita erogazione della prestazione) e finanche disciplinare. Il ministero intende ricattare i medici facendo leva sul concetto di “medicina difensiva”, vale a dire tutte le questioni legate alle responsabilità medico legali conseguenti alle cure prestate. L’accezione di “medicina difensiva” è di fatto un modo per accusare i medici di elargire con eccessiva facilità esami e visite al fine di tutelarsi preventivamente da eventuali vertenze giudiziarie da parte di malati e famigliari. A questo proposito se da un lato si prevedono specifiche sanzioni da attuarsi con decurtazioni stipendiali ai medici dall’altro, a tutela dei medici, tra le soluzioni, che potrebbero essere adottate è prevista la distinzione tra medico dipendente e libero professionista in caso di errore presunto. Nel caso di medico dipendente dal servizio pubblico la responsabilità civile sarà solo di natura extracontrattuale con tempi di prescrizione fissati a cinque anni. Per questi casi verrà inoltre introdotta l’obbligatorietà di una preventiva conciliazione tra il cittadino e le strutture pubbliche. Tutto ciò costituirà un colpo mortale per i diritti di pazienti e famigliari che si vedranno di fatto azzerate le possibilità per denunciare episodi di malasanità e per ottenere rimborsi economici per i danni subiti. Le menzogne di Renzi e della Lorenzin Il maxiemendamento sulla sanità è un colpo mortale per il Servizio sanitario nazionale e per il diritto alla salute. Lo scopo del neoduce Renzi è chiaro, tagliare la spesa sanitaria per poter reperire risorse con cui finanziare il prosieguo dell’elemosina degli 80 euro e per il promesso taglio delle tasse, a tutto vantaggio della borghesia e dei soggetti ad alto reddito. L’obiettivo della “riforma” è stato candidamente ammesso dallo stesso ministro Lorenzin che non ha potuto nascondere le reali intenzioni del governo: “Io mi batto perché le risorse rimangano nel sistema, poi se si riducono le tasse è evidente che questo è un beneficio di tutti. Una parte dei risparmi potrà in effetti essere usata per ridurre le tasse”. L’arroganza del Berlusconi democristiano non si è limitata al comportamento ducesco tenuto in Aula, piegata ancora una volta dall’ennesimo diktat della fiducia, ma è proseguita in tutta una serie di dichiarazioni a giornali e televisioni nell’ambito di una campagna mediatica di disinformazione a danno delle masse popolari. A fronte di un taglio di 2,3 miliardi (effettuato) e di uno di 10 miliardi (programmato) Renzi ha dichiarato: “No agli allarmismi. Sulla sanità si lavora soprattutto alla razionalizzazione e alla riduzione delle centrali di spesa”. Non da meno è stata il ministro alla salute Lorenzin che, assieme al commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld, ha garantito che non ci sarebbero stati tagli lineari ma solo un efficientamento del sistema. L’ipocrisia dei politicanti borghesi non ha davvero limite. Parlare di efficienza quando in realtà si tagliano servizi e prestazioni! Le vergognose liste di proscrizione contenenti gli esami ammissibili e quelli non ammissibili (e quindi a pagamento) sarebbero soltanto degli “interventi di buonsenso” per il ministro Lorenzin che nella conferenza stampa dopo l’approvazione del Dl ha dichiarato: “Nelle norme approvate oggi non c’è alcuna volontà di impedire di fare esami diagnostici, ma solo interventi di buonsenso. Nessuno impedisce che quando c’è un sospetto di una malattia si facciano esami. Stiamo intervenendo solo contro gli eccessi di prescrizioni”. Il ministro ha poi proseguito affermando: “Fare di più non significa fare meglio. La troppa cautela ha generato la cosiddetta “medicina difensiva”, che ammonta a 13 miliardi di euro l’anno. Esistono degli esami che potrebbero essere evitati perché inefficaci. Vogliamo mettere i medici nella condizione di poter dire ai pazienti che è inutile chiedere determinate prescrizioni”. In buona sostanza da un lato si effettuano i tagli e dall’altro si costringono i medici, pena sanzioni economiche, a non potere più prescrivere esami e prestazioni mediche se non ad intero carico dei pazienti. Per i medici che, in barba ai propri doveri deontologici verso i pazienti, si adatteranno al nuovo corso il ministro garantisce ampie tutele giuridiche così dal non dovere rispondere di eventuali danni causati per non avere svolto gli esami necessari. Non possono davvero esserci dubbi per il proletariato e per le masse popolari che tutto ciò costituisce un tremendo ed ennesimo colpo a danno della sanità pubblica ed al loro sacrosanto diritto alla salute. Per impedire che il progetto di Renzi, un democristiano dalla vocazione autoritaria degna di Mussolini, vada in porto è necessario costituire un fronte unito che si batta per la difesa del diritto alla salute per tutti, anche per i migranti, e per una sanità pubblica, universale, gratuita, gestita con la partecipazione diretta dei lavoratori e delle masse popolari. roma allo sfascio / il bolscevico 5 N. 32 - 10 settembre 2015 La nuova giunta Marino Monocolore PD a Roma allo sfascio Tra gli assessori il pro Tav Esposito. Il superprefetto Gabrielli governa di fatto la capitale. Buzzi: “Soldi a tutti i politici, anche a Renzi e a Berlusconi” Il funerale stile padrino del boss Casamonica conferma che Roma è in mano alla mafia Il 28 luglio Ignazio Marino ha presentato in Campidoglio la nuova giunta capitolina, varata per far fronte alla grave crisi di credibilità abbattutasi sul Comune per lo scandalo di “Mafia Capitale” e le incessanti notizie sul crescente sfascio di Roma. Si tratta in pratica di un monocolore PD, con l’estromissione di SEL, che perde il vicesindaco Luigi Nieri (il cui nome compare nelle intercettazioni dell’inchiesta sul duo Buzzi-Carminati) e che non riuscendo ad ottenere il vicesindaco, ma neanche un assessorato qualsiasi di cui si sarebbe forse contentata, ha deciso di uscire dalla maggioranza: “D’ora in poi valuteremo atto per atto, questo è un monocolore PD e Roma è una colonia di Renzi”, ha sentenziato infatti il capogruppo Gianluca Peciola annunciando il passaggio di SEL all’appoggio esterno alla nuova giunta. Nella squadra di Marino entrano quattro nuovi assessori, tutti scelti tra i suoi fedelissimi e in stretto accordo col premier Renzi, dal commissario incaricato a “bonificare” il PD romano, Matteo Orfini: si tratta del deputato Marco Causi, già assessore al Bilancio nella giunta Veltroni, che assume la carica di vicesindaco con deleghe al Bilancio, alla Razionalizzazione della spesa e al Personale; del senatore piemontese Stefano Esposito, già distintosi come accanito pro Tav e persecutore del movimento di lotta della Val di Susa, e più recentemente nominato commissario del PD a Ostia, a cui vanno i Trasporti e la Mobilità; dell’ex sottosegretario all’Istruzione dei governi Monti e Letta, Marco Rossi Doria, a cui vanno le deleghe al Lavoro e formazione professionale e allo Sviluppo delle periferie; e dell’ex assessore regionale della giunta Marrazzo e nipote del fondatore della Caritas romana, Luigina di Liegro, che assume le deleghe al Turismo, Qualità della vita e Dialogo interreligioso. In particolare il pro Tav Esposito è stato scelto palesemente per la sua fama di “duro”, con il compito di “normalizzare” i tranvieri dell’Atac, sulle cui spalle Marino ha sempre scaricato la responsabilità del degrado dei trasporti pubblici romani e dei gravi disagi patiti dai cittadini. Esposito dovrà anche tradurre in pratica il progetto di privatizzazione dell’azienda municipale di trasporti più grande d’Italia, che prevede la vendita del 49% della proprietà ad un soggetto esterno a cui affidare anche la gestione, e che Marino aveva già ventilato pochi giorni prima, annunciando l’intenzione di azzerare i vertici dell’Atac e accelerando le “dimissioni” del precedente assessore, il renziano Guido Improta. La tattica obbligata di Renzi e Orfini A Causi, invece, Orfini e Renzi affidano il compito di marcare stretto Marino, togliendogli il controllo dei fondi e delle spese, due funzioni chiave per la gestione del Comune e anche in vista del giubileo proclamato dal papa per il prossimo 8 dicembre. Un sottotesto che l’interessato ha smentito, dichiarando alla conferenza stampa di presentazione di non essere “il proconsole di nessuno”, ma anche confermato indirettamente, aggiungendo che Cena del 28 settembre 2010. 1) Luciano Casamonica pluripregiudicato del clan mafioso ; 2) Giuliano Poletti, oggi ministro del lavoro; 3) Franco Panzironi, ex amministratore delegato della minicipalizzata per la gestione dei rifiuti (Ama); 4) Umberto Marroni, deputato PD; 5) Daniele Ozzimo, fino a poco tempo fa assessore alla casa nella giunta Marino; 6) Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio; 7) Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa “29 giugno” e al centro dell’inchiesta sulla mafia a Roma; 8) Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma “ho posto come condizione per accettare che me lo chiedesse anche Renzi”. Quanto a Marino ha ostentato sicurezza e ottimismo sul futuro suo e della sua nuova giunta, assicurando di sentirsi “solido” e “sicuro che l’alleanza con SEL sui contenuti continuerà”. Mentre nei confronti di Renzi ha giurato di non sentirsi affatto “commissariato”, ma che anzi “gli assessori li ho scelti tutti io”, e quanto “al pressing del governo” per le sue dimissioni, ha detto di averne solo “letto saltuariamente sui giornali”. In realtà, dopo aver già sconfessato pubblicamente Marino intimandogli “governi se gli riesce se no vada a casa”, alla fine Renzi ha deciso di non dare ascolto ai renziani romani più duri che ne chiedevano la testa. Ha accettato invece la soluzione proposta da Orfini di metterlo sotto “sorveglianza” con un rimpasto ad hoc della giunta. Ma questo solo ed esclusivamente perché, dopo gli scandali che hanno travolto il PD romano, Orfini e i sondaggi lo hanno convinto che lo scioglimento e commissariamento per mafia del Comune porterebbe ad elezioni anticipate dall’esito sicuramente catastrofico per il suo partito e a consegnare il Campidoglio probabilmente ai 5 Stelle. Ciò non toglie che la sua avversione nei confronti del neopodestà romano sia ormai alla luce del sole, e che consideri i danni di immagine alla reputazione della capitale come danni di immagine arrecati alla sua stessa persona, e anche per questo ha evitato di prendere direttamente in mano la vicenda lasciandola ad Orfini: per non legare cioè il suo nome all’agonia del Comune di Roma, accontentandosi di metterlo sotto tutela del governo e rimandare il più possibile le elezioni anticipate. Perlomeno fino alla prossima primavera, quando si dovrà votare per altre importanti città metropolitane, e al cui appuntamento il nuovo Mussolini spera di arrivare con una situazione più favorevole. Questa tattica obbligata di Renzi non poteva che essere confermata e rafforzata dopo le nuove vicende accadute in agosto, proprio mentre Marino se ne andava tranquillamente in ferie negli Usa e nei Caraibi. Tra queste gli articoli sul New York Times e su Le Monde che mettevano in luce il degrado cittadino, per la spazzatura non raccolta e per il caos dei trasporti, quello analogo dell’Osservatore romano, preoccupato soprattutto per il giubileo (“Roma è ormai un caso politico”), e soprattutto per alcuni fatti che hanno riacceso i riflettori su “Mafia Capitale”. Il riaccendersi di “Mafia Capitale” Si comincia il 1° agosto, e si prosegue anche nei giorni successivi, con le rivelazioni sulle dichiarazioni di Buzzi ai magistrati inquirenti, che riguardo al sistema degli appalti e della corruzione dei politici avrebbe fatto il nome dell’imprenditore Peppe Cionci, tra i finanziatori delle campagne elettorali del governatore Zingaretti e dello stesso Marino: “Io gli finanzio la campagna elettorale, così se domani ho un problema lo chiamo e mi riceve, ti fai un’assicurazione sulla vita, sul futuro”. Così Buzzi avrebbe spiegato ai pm il suo sistema, aggiungendo a mo’ di esempio che per questo “ho dato 15 mila euro a Matteo Renzi, 10 mila per Berlusconi (…) e abbiamo finanziato Veltroni, Alemanno e Marino: per avere rapporti”. Si prosegue il 19 agosto con la notizia che il 5 novembre si terrà il maxiprocesso per 59 imputati dell’inchiesta su “Mafia Capitale”, con la convalida da parte del Gip del rinvio a giudizio di altri 25 imputati, di cui molti esponenti politici del PD romano amministratori o ex dirigenti del Comune e della Regione, come Mirko Coratti, Franco Figurelli, Daniele Ozzimo, Andrea Tassone, Pierpaolo Pedetti. Ma soprattutto a fare più rumore è stata la bomba scoppiata il 20 agosto con la celebrazione tra Cinecittà e il Tuscolano dei funerali in pompa magna del boss del clan mafioso dei Casamonica, Vittorio, in chiesa e con tanto di scorta dei vigili urbani e della polizia. Più che un funerale una dimostrazione di forza e di potere del clan mafioso romano, evidenziata dalla carrozza superlusso trainata da sei cavalli, dalla musica del film “Il Padrino”, dai manifesti inneggianti al defunto raffigurato come il papa sullo sfondo del Colosseo e il titolo di “re di Roma”, dai petali di rose sparse sul funerale da un elicottero, e con un’ostentazione chiaramente rivolta a dimostrare a tutti che la capitale è ancora in mano alla mafia. Il tutto mentre questore, prefetto Gabrielli e ministro dell’Interno Alfano cadevano dalle nuvole e Marino si limitava a mandare un tweet indignato per il “messaggio mafioso intollerabile”, senza interrompere però le sue dorate vacanze. Marino commissariato di fatto Da qui poi la decisione di Renzi, fatta prendere dal Consiglio dei ministri del 27 agosto (a cui accortamente ha evitato di partecipare, come del resto Marino, sempre in vacanza), di commissariare di fatto la nuova giunta appena varata, togliendo ulteriormente poteri al sindaco, per mettere una pezza all’immagine che ha fatto il giro del mondo di una capitale in cui la mafia la fa ancora da padrona e il Comune è completamente allo sbando. Sarà infatti il superprefetto Gabrielli - già nominato da Renzi commissario per il giubileo con “poteri speciali” come per l’Expo - a governare di fatto la città fino alle prossime elezioni, anti- cipate o no, “affiancando” (leggi supervisionando) Marino con funzionari governativi nominati personalmente, in settori chiave “permeabili al malaffare” come emergenza abitativa, verde pubblico, politiche sociali e patrimonio. Inoltre, a vigilare sugli appalti per le opere pubbliche per il giubileo, da eseguire in tutta fretta in base ad una delibera “tagliatempi”, sarà il commissario all’Anticorruzione, Raffaele Cantone. Marino resta insomma in Campidoglio, così da evitare l’incubo di disastrose elezioni anticipate per il PD, ma solo come figura decorativa, perché Renzi gli ha messo una robusta camicia di forza, esautorandolo e prendendo il controllo del Comune di Roma per interposta persona. Da parte sua, dagli Usa, il neopodestà si è dichiarato, come se niente fosse, “soddisfatto”, anzi “euforico”, perché con la decisione del Consiglio dei ministri “si è tolta dal tavolo l’ipotesi dello scioglimento del Campidoglio” e si sono spazzati via “i rumors sul commissariamento”. Ma ci ha pensato Gabrielli a riportarlo coi piedi per terra ricordandogli chi comanderà d’ora in poi in Campidoglio: “Nessuna diarchia”, ha dichiarato infatti il superprefetto ai giornalisti, ribadendo che “Roma capitale ha un solo sindaco, che è stato eletto dal popolo”. Ma ha anche aggiunto subito dopo che “qualora le sue indicazioni e le sue proposte rimanessero lettera morta”, il Tuel (Testo unico per gli Enti locali) gli consente “lo scioglimento del Comune qualora vi siano gravi e reiterate violazioni di legge”. Grazie ai tagli di Renzi Le tasse comunali sono cresciute del 22% in tre anni Il rigore costa 113 euro a testa in più all’anno Nell’ultimo triennio la pressione fiscale media dei comuni italiani si è incrementata del 22%, oltre il 7% di media all’anno, passando mediamente da 505,5 euro a 618,4 euro pro capite, con un aumento quindi di 113 euro l’anno, ma nei dodici comuni più grandi che hanno oltre 250mila abitanti l’imposizione tributaria è arrivata mediamente a toccare 881,94 euro a testa. Lo afferma la Corte dei Conti che, nella sua relazione contabile sulla finanza locale presentata a fine luglio, muove pesanti critiche, tra l’altro, al governo Renzi. Si legge infatti nella relazione presentata dalla magistratura contabile che tali sproporzionati aumenti sono dovuti interamente ai “ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011”. I Comuni italiani hanno infatti subito indiscriminati e vergognosi tagli di trasferimenti statali agli enti locali da parte degli ultimi tre governi per ben 8 miliardi di euro, e sono stati così obbligati ad aumentare le tasse determinando, si legge sempre nella relazione contabile un “incremento progressivo della pressione fiscale” comunale. Le province poi, a causa della drastica riduzione delle risorse imputata direttamente alla riforma Delrio (e quindi al governo Renzi) stanno, sempre secondo i giudici contabili, mettendo “a rischio i servizi fondamentali”. Nei Comuni tra 60mila e 249mila abitanti - afferma sempre la relazione - la riscossione pro capite si attesta mediamente a 649,69 euro, ma pagano molto anche i Comuni sotto i 2mila abitanti con 628 euro per abitante, mentre la quota più bassa di riscossione fiscale si registra nei Comuni tra 5 e 10mila abitanti (511,76 euro pro capite), e comunque tutte le fasce intermedie si collocano sotto i 600 euro a testa. La dinamica delle entrate locali, scrivono i magistrati contabili, è dovuta principalmente a “due fenomeni: il deterioramento del quadro economico, con effetti penalizzanti soprattutto sul gettito risultante dalle più ridotte basi imponibili” e le “numerose manovre di risanamento della finanza pubblica, i cui effetti prodotti dal disorganico e talvolta convulso succedersi di interventi sulle fonti di finanziamento degli enti locali hanno determinato forti incertezze nella gestione dei bilanci e nella formulazione delle politiche tributarie territoriali”. Dura è l’accusa dei giudici contabili contro gli ultimi governi, da ultimo quello presieduto da Renzi, accusati di avere operato pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, ai quali si aggiunge il cronico ritardo nella ricomposizione delle fonti di finanziamento della spesa, necessaria per garantire servizi pubblici efficienti ed economici, con la conseguenza che le gestioni locali sono sempre più inefficienti nonostante l’incremento consistente delle entrate proprie (aumentate del 15,63% rispetto al 2013). Insomma, nella relazione si dice chiaramente che non soltanto la pressione fiscale comunale è aumentata a dismisura, ma che tale pressione non comporterà alcun aumento della quantità e qualità dei servizi locali destinati ai cittadini, in assenza di una adeguata e razionale spesa pubblica, scelta quest’ultima apertamente ostacolata dagli ultimi governi in nome dell’austerità e dei conseguenti tagli. Scrivono infatti i giudici:“la crescita dell’autonomia finanziaria degli enti non sembra produrre benefici effetti né sui servizi, né sui consumi e sull’occupazione locale, in assenza di una adeguata azione di stimolo derivante dagli investimenti pubblici”. 6 il bolscevico / PMLI N. 32 - 10 settembre 2015 Rapporto di Denis Branzanti all’11ª riunione dei marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna Le cose da fare per migliorare il lavoro rivoluzionario in Emilia-Romagna Care compagne e cari compagni, è questo il momento per valutare i cambiamenti intercorsi dalla precedente riunione regionale tenutasi 2 anni fa e fare un bilancio del lavoro svolto per cercare di migliorarci in vista delle prossime battaglie politiche. Molte sono le cose mutate sia a livello nazionale che locale, nel contempo è mutata anche la situazione del Partito, che in Regione ha registrato qualche cedimento ma anche delle forti e rosse conquiste. In ogni caso la situazione è sempre in movimento, segno che il Partito è vivo e che interagisce con la società nella quale opera e con le masse con le quali è a contatto, poi, com’è nella dialettica delle cose, ci sono le sconfitte e le vittorie, i passi indietro e quelli in avanti, l’importante è imparare dalle prime affinché vi siano sempre meno sconfitte e sempre più vittorie, sempre meno passi indietro e sempre più passi in avanti nella lotta contro il capitalismo, per il socialismo. Come ci insegna Mao “Il nuovo si sviluppa sempre attraverso difficoltà e vicissitudini, sarebbe pura illusione credere che la causa del socialismo possa ottenere facili successi senza passare attraverso difficoltà e vicissitudini, e che basti lasciarsi spingere dal vento senza bisogno di compiere immensi sforzi”. A livello nazionale al governo Letta-Berlusconi è subentrato il governo del Berlusconi democristiano Renzi che il PMLI ha da subito identificato, nel Documento dell’U.P. del 25 febbraio dello scorso anno, come il “nuovo cavallo della classe dominante borghese per gestire al meglio i suoi affari e per salvaguardare il suo sistema economico e il suo Stato”. In tale documento il PMLI bollava Renzi come il Berlusconi democristiano. Costui infatti dal neoduce differisce nella camicia, bianca il primo nera il secondo, ma entrambi sono accomunati dallo stesso obiettivo: completare la seconda repubblica neofascista e presidenzialista secondo il progetto della P2. I provvedimenti sinora adottati dal suo governo hanno confermato pienamente la puntuale e precisa analisi del PMLI. Da una parte Renzi si presenta in modo “nuovo”, giovanile, tecnologico, bonario, dall’altra procede come un rullo compressore nello schiacciare i diritti delle masse popolari e lavoratrici e le stesse regole democratiche borghesi, spostando a destra l’asse della politica governativa su tutti i fronti. A partire dal Jobs Act e tutte le altre controriforme del “mercato del lavoro” con cui ha distrutto il diritto democratico borghese del lavoro, dando carta bianca ai padroni per licenziare, rendendo permanente il precariato e mettendo ai margini i sindacati, generalizzando le relazioni industriali di stampo mussoliniano introdotte da Marchionne alla Fiat; con la “Buona scuola” basata sull’aziendalismo, la gerarchizzazione, la meritocrazia, lo strapotere dei presidi, che ha di fatto consegnato l’istruzione pubblica ai capitalisti; la controriforma del pubblico impiego che introduce nell’amministrazione pubblica i criteri di meritocrazia, gerarchizzazione, produttività, mobilità delle aziende private; la responsabilità civile dei magistrati, voluta per vent’anni dalla P2 e da Berlusconi, con la quale ha messo la mordacchia ai pubblici ministeri e ai giudici; il “patto per la salute” che infligge l’ennesimo duro colpo alla sanità pubblica; lo “sblocca-Italia” che ha dato via libera alle “grandi opere”, all’“Alta velocità”, alle autostrade che cementificano e devastano il Paese, alla svendita del demanio pubblico, agli inceneritori e alle trivellazioni, a scapito della salute del popolo e con gravi danni all’ambiente. In politica estera sta seguendo le orme di Mussolini in particolare per quanto riguarda la Libia, che vuol farne una nuova colonia dell’Italia. Le sue ambizioni internazionali, che lo vedono tra l’altro in prima linea nella lotta contro il terrorismo, ossia lo Stato islamico, rischiano di coinvolgere il popolo italiano in una guerra che serve solo agli interessi del “nostro” imperialismo. Con le controriforme costituzionali, istituzionali ed elettorali, l’eliminazione dei poteri delle province, la cancellazione del Senato, l’imposizione dell’Italicum, sta completando la seconda repubblica neofascista perseguita dalla P2, da Gelli, Craxi e Berlusconi, esautorando il parlamento e accentrando il potere sul suo partito e su di sé. Tutto questo mentre non ha fatto nemmeno un graffio alle mafie e alla corruzione che dilagano nelle istituzioni, nella finanza, nell’economia e finanche nei governi centrale, regionali e locali, come dimostra l’inchiesta “Mafia Capitale”. Come i suoi predecessori Berlusconi, Monti e Letta, anche Renzi quindi ha lavorato solo per salvare le banche e la grande industria mentre nulla ha fatto per le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati a basso reddito, i disoccupati e le masse femminili e giovanili. Per tutto ciò Renzi rappresenta una reincarnazione moderna e tecnologica di Mussolini e Berlusconi e sta provocando danni devastanti al Paese, va spazzato via subito prima che completi il disastro. A livello regionale, dopo ben 15 anni il PD Vasco Errani si è dovuto dimettere a causa della condanna per falso ideologico comminatagli l’8 luglio dello scorso anno, ma anche per lo scandalo dell’inchiesta sulle “spese pazze” che ha coinvolto 41 consiglieri su 50 del precedente Consiglio regionale e per le politiche sociali, del lavoro, ambientali, la sanità, la scuola che hanno portato indietro di decenni le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e lavoratrici della nostra Regione, che non è più da tempo, se mai lo è stata, quel paradiso sociale issato a modello dalla sinistra borghese. Con le elezioni regionali del 23 novembre scorso gli è subentrato il suo compare di partito Stefano Piazza Lenin, Cavriago (Reggio Emilia), 18 gennaio 2015. Militanti e simpatizzanti dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, del Piemonte e delle Marche del PMLI, uniti con rappresentanti del PCd’I, dell’Anpi di Reggio-Emilia e due compagni del Congo e del Burkina Faso, commemorano il grande Maestro del proletariato internazionale Lenin in occasione del 91° Anniversario della scomparsa. Al centro il compagno Denis Branzanti, accanto a destra, il compagno Alessandro Fontanesi, Segretario Provinciale di Reggio Emilia del PCd’I. Appena dietro Branzanti, il compagno Angelo Urgo, Segretario del Comitato lombardo del PMLI (foto Il Bolscevico) Bonaccini, eletto con il 49,05% dei voti validi ma solo il 17,8% degli aventi diritto, in una tornata elettorale che ha visto recarsi alle urne appena il 37,67% degli elettori, un uragano astensionista che ha travolto tutti i partiti borghesi in corsa per spartirsi le poltrone del consiglio regionale, completamente delegittimato da un’affluenza mai così bassa nella storia elettorale dell’EmiliaRomagna. Il primato dell’astensionismo è andato proprio a Rimini dove solo il 33,45% dell’elettorato si è presentato ai seggi. La situazione del PMLI in Emilia-Romagna La situazione nazionale e regionale è quindi per certi versi profondamente mutata in questi 2 anni che ci separano dalla precedente riunione regionale, e lo è anche la situazione del Partito. Tanto lavoro è stato svolto per radicare il Partito nelle nostre città, i militanti e i simpatizzanti hanno fatto il possibile, in linea generale, dovendo far fronte alla cronica carenza di risorse economiche e mezzi, e alle attuali poche forze, qualcuno non ha retto alle difficoltà e alle pressioni borghesi, d’altra parte il Partito ha conseguito delle importanti conquiste a partire dall’Organizzazione di Modena, fondata il 29 giugno dello scorso anno, e che in poco tempo e nonostante l’assenza di un compagno lontano a lungo per motivi di studio, ma ora finalmente tornato, ha messo da subito e correttamente in pratica le indicazioni del Partito raccogliendo importanti successi tra le masse popolari e lavoratrici modenesi, tanto che oggi, dopo poco tempo, costituisce un punto di forza del Partito non solo in Regione, ma anche a livello nazionale. L’Organizzazione di Modena, diretta dal bravissimo e generoso compagno Antonio, un compagno esemplare che ha ben compreso e applicato la parola d’ordine “tenere in pugno l’iniziativa politica”, e guidata dalla linea del Partito e dalle istanze superiori, ha condotto un sistematico lavoro di radicamento tra le masse, con l’allestimento di numerosi banchini e diffusioni, nonché l’importante lavoro di massa e di fronte unito in particolare con la partecipazione al Comitato StopTtip, per il quale vengono anche raccolte le firme presso i nostri banchini e al Comitato acqua bene comune, in entrambi i casi i marxisti-leninisti sono ben accolti e partecipi alle iniziative. Il terreno a Modena è fertile, lo dimostrano anche la partecipazione a diverse manifestazioni, in particolare quella del 18 aprile a Montefiorino, ma anche al corteo di apertura della festa nazionale dell’Anpi a Carpi del 30 maggio, in entrambi i casi le masse antifasciste hanno accolto calorosamente la delegazione marxista-leninista riconoscendola come punto di riferimento antifascista, dimostrando che vi è apertura verso il nostro Partito, perlomeno da parte delle masse più avanzate e combattive, e che occorre insistere a lavorare tra di esse per migliorare il nostro rapporto con loro e conquistarle alla nostra causa. Ma l’importante lavoro politico sin qui svolto dall’Organizzazione di Modena ha attirato non solo l’attenzione e i consensi delle masse, come quello recente di una giovanissima studentessa modenese, ma anche l’attenzione e le ire dei fascisti che hanno inscenato diverse provocazioni, e in particolare della giunta locale guidata del neopodestà Muzzarelli che sollecitata da Forza fascisti, che aveva anche mandato i carabinieri al banchino del 30 novembre scorso, il 22 gennaio ha approvato con l’unanimità del consiglio comunale, un O.d.g. contro la propaganda marxista- leninista e contro la presa del potere politico da parte del proletariato. Una ulteriore conferma che le istituzioni borghesi, che siano guidate dalla destra o dalla “sinistra” del regime neofascista, sono e rimangono istituzioni antipopolari nemiche del Partito, delle masse e del socialismo. Dobbiamo quindi tenere sempre alta la vigilanza rivoluzionaria, non dare corda a elementi sospetti e tanto meno alle “forze dell’ordine”, cercando, per quanto possibile, di non prestare inutilmente il fianco alla repressione borghese. Ciò che può far fare un ulteriore passo in avanti al lavoro dell’Organizzazione è migliorare il lavoro di squadra, da una parte concordando e pianificando meglio il lavoro nei vari Comitati, concentrandosi su alcuni obiettivi da raggiungere in essi, e senza tralasciare l’importante lavoro giornalistico che va fatto a riguardo, dall’altra mettendo da parte, una volta discussi, i punti che non si condividono della linea del Partito, e andare avanti, unendo al massimo le forze tra militanti e simpatizzanti del Partito. Essi devono marciare, seppur su posizioni a volte diverse, insieme e con decisione verso l’obiettivo comune, tutto ciò che divide deve essere messo da parte, tutto ciò che unisce deve stare ai primi posti. Ma è in generale, a livello regionale, che le varie istanze si sono ben comportate in base alle forze disponibili, sia lavorando autonomamente sia aiutandosi reciprocamente, come è accaduto in più occasioni e da tempo alle vicine Cellule “Stalin” di Forlì e Rimini e dall’Organizzazione di Ravenna che hanno provveduto unitariamente alla realizzazione, tra l’altro, di diversi banchini e diffusioni. Puntuale è stata la partecipazione in tutte le città dove siamo presenti alle manifestazioni locali, a partire dal 25 aprile e il 1° Maggio, ma anche ad altre manifestazioni di diverso carattere, scioperi e manifestazioni sindacali ma anche antifasciste. A livello locale la partecipazione è costantemente garantita, a livello regionale è più discontinua, anche perché ancora non disponiamo di compagni residenti a Bologna, a livello nazionale di volta in volta alcuni compagni della Regione riescono a partecipare alle mobilitazioni principali, su tutti è da elogiare il compagno Tino, che nonostante sia ancora impegnato con il lavoro professionale e non più in giovanissima età, è spesso disponibile a partecipare anche alle manifestazioni che si tengono a Roma, un esempio per tutti i militanti e i simpatizzanti anche più giovani. La collaborazione tra istanze, pur nel rispetto delle priorità locali di ognuna, coinvolge da tempo anche l’Organizzazione marchigiana di Gabicce Mare, in Provincia di Pesaro-Urbino, che partecipa a varie iniziative in particolare a Rimini ma anche a Bologna e Cavriago, e che realizza ogni anno delle diffusioni nella zona turistica alle quali partecipano anche le istanze romagnole. A Forlì e Rimini sono presenti le 2 sedi del Partito sinora aperte in Regione, a Rimini oramai da molti anni presso questa stessa Casa del popolo, a Forlì in un circolo Arci ma in forma non ufficiale, inaugurata il 3 ottobre dell’anno scorso dopo aver chiuso la precedente utilizzata fino a settembre 2013 ma divenuta poi troppo onerosa. Le istanze della Regione hanno fatto fronte con spirito d’iniziativa, dopo un parziale smarrimento iniziale, alla sospensione della pubblicazione cartacea de “Il Bolscevico” che si protrae da quasi un anno, ma che continua ad uscire sul sito del Partito settimanalmente, gratuitamente e in versione grafica ancora migliore, stampando in proprio ogni settimana le copie necessarie per i militanti e simpatizzanti di Forlì, Rimini e Ravenna, nonché per le diffusioni straordinarie e la consegna ad un circolo nel ravennate dove viene letto con interesse dagli avventori, così come vengono di volta in volta stampati, anche a Modena, i manifesti necessari per le principali manifestazioni e per l’allestimento dei banchini, a dimostrazione di come anche la cronica scarsità di mezzi e risorse possa essere parzialmente superata, seppur a fatica, con lo spirito d’iniziativa e il sacrifico dei militanti e dei simpatizzanti. Dal novembre 2013 disponiamo di un ulteriore strumento di propaganda, essendo stato realizzato e poi costantemente aggiornato, il sito internet del PMLI. Emilia-Romagna dove vengono pubblicati tutti gli articoli a livello regionale e annunciate le iniziative delle varie istanze locali. Un’Organizzazione del Partito è presente anche in Provincia di Reggio Emilia ma rimane inoperosa per l’età avanzata del compagno Giuseppe Mazzola, al quale va comunque il nostro saluto e la nostra perenne riconoscenza in quanto primo marxista-leninista dell’Emilia-Romagna. A Parma invece non vi è più presente dal 13 maggio dello scorso anno la locale Organizzazione del Partito, che comunque già da diverso tempo non era più operativa, inoltre vi è stato il passaggio di un amico storico del Partito con i falsi comunisti, questo non ha però fermato un altro simpatizzante storico, rimasto fedele al Partito e al marxismoleninismo-pensiero di Mao, un compagno operaio impegnato nell’attività sindacale, ma che partecipa anche alle principali manifestazioni locali e alle iniziative regionali e nazionali del Partito. A Ferrara sono presenti alcuni storici simpatizzanti che negli ultimi tempi, per motivi di salute e familiari, hanno potuto dare un contributo ridotto all’attività del Partito, ultimamente si è anche politicamente smarrito, speriamo solo momentaneamente, un giovanissimo ex simpatizzante, a dimostrazione che non basta studiare genericamente il marxismo-leninismo-pensiero di Mao ma occorre comprenderlo e applicarlo alla luce della corretta analisi marxista-leninista elabo- SEGUE IN 7ª ë PMLI / il bolscevico 7 N. 32 - 10 settembre 2015 ë DALLA 6ª rata in Italia da quasi 40 anni solo dal PMLI, per poter procedere con forza e con fiducia nel lavoro politico quotidiano per radicare e sviluppare il PMLI nel proprio ambiente di vita, di studio e di lavoro e per dargli un corpo da gigante rosso. Chi vuol dare il proprio contributo alla causa del socialismo non può che seguire questa strada, per non ritrovarsi in balia dei riformisti e dei revisionisti. Le commemorazioni di Lenin a Cavriago e di Marx a Riccione Tra le iniziative più importanti a livello regionale annoveriamo senz’altro le commemorazioni dei Grandi Maestri del proletariato internazionale Marx a Riccione e Lenin e Cavriago, che si tengono rispettivamente nei mesi di marzo e gennaio. Il cofondatore del socialismo scientifico Marx è stato commemorato, per iniziativa della Cellula “Stalin” di Rimini, davanti al suo busto presente nel giardino della biblioteca di Riccione sia nel 2014, alla quale hanno partecipato militanti e simpatizzanti di Rimini e Ravenna, che nel 2015 dove erano presenti compagni delle provincie di Rimini, Ravenna, Forlì e Parma e dove il Responsabile Regionale del Partito ha tenuto un discorso dal titolo “Ispiriamoci a Marx per ridare al proletariato la sua coscienza di classe e per fare un grande, forte e radicato PMLI”. A Cavriago si svolge invece annualmente la commemorazione di Lenin, che si evolve ed espande anno dopo anno. Il 19 gennaio del 2014 militanti e simpatizzanti dell’Emilia-Romagna del PMLI e di altre regioni hanno commemorato Lenin in occasione del 90° anniversario della sua scomparsa, con una inedita e positiva ricaduta sui media locali e nazionali che hanno dato un certo risalto all’iniziativa del PMLI, la quale ha visto la presentazione di un discorso commemorativo tenuto dal Responsabile regionale del Partito sul tema “Studiamo e applichiamo gli insegnamenti di Lenin sulla lotta contro i revisionisti e i riformisti italiani”. Successo bissato e superato il 19 gennaio di quest’anno per il 91° della scomparsa di Lenin che ha visto la partecipazione, per la prima volta, oltre a decine di militanti e simpatizzanti di varie Regioni del PMLI, anche di rappresentanti del PCd’I e dell’Anpi di Reggio Emilia. Il PCd’I ha anche tenuto un discorso tramite il suo Segretario Provinciale Alessandro Fontanesi, così come hanno preso la parola altri 2 sostenitori di Lenin, provenienti dal Congo e dalla Burkina Faso. Un fatto storico questo che pone le basi per allargarne ulteriormente l’organizzazione e la partecipazione. Il discorso ufficiale è stato invece tenuto del Responsabile regionale del PMLI sul tema “Applichiamo gli insegnamenti di Lenin riguardo la conquista del potere politico da parte del proletariato”. Ulteriore ricaduta mediatica dato lo spazio dedicato alla Commemorazione, soprattutto da parte di giornali online e agenzie di stampa, con la pubblicazione di foto, video e del discorso ufficiale integrale. Questa iniziativa unitaria ha fatto seguito a quella del 16 febbraio dello scorso anno dove PMLI, Prc e l’allora Pdci, hanno manifestato assieme a Cavriago contro il vile tentativo di ignoti fascisti di abbattere lo storico monumento di Lenin. In tema di Commemorazioni dei Maestri non possiamo non citare la prossima commemorazione di Mao, che si terrà a Firenze il 6 settembre presso la Sala ex Leopoldine in Piazza Tasso, il discorso ufficiale sarà tenuto dal compagno Federico Picerni, a nome del CC del PMLI, sul tema “Mao e l’istruzione nel socialismo”. Un appuntamento annuale questo, molto sentito dai compagni della Regione per rendere onore al grande maestro del proletariato internazionale, ascoltare nel discorso ufficiale l’analisi marxista-leninista dell’operato di Mao e la sua corretta applicazione nella nostra situazione specifica in base al tema trattato, oltre che a rivedere e salutare i compagni del Partito, a partire dai dirigenti nazionali con in testa il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI. Di certo la partecipazione della delegazione regionale non mancherà di essere come al solito numerosa e qualificata con i saluti dei delegati che dovranno essere scritti e non superare i 2 minuti, ed essere incentrati su Mao, il PMLI, il governo del nuovo duce Renzi, il governo della propria città, l’istruzione in Italia. Il lavoro da fare Con questo si chiude il quadro dell’attività del Partito in EmiliaRomagna, dal quale emerge come il PMLI sia presente in diverse città della Regione, seppur con forze ancora limitate, e che le Cellule e le Organizzazioni del Partito svolgono in linea generale un buon lavoro politico, proporzionato alle forze disponibili, ma anche che in qualche frangente si può fare di più ma soprattutto meglio, in particolare per quel che riguarda la critica all’operato delle giunte locali, carenza purtroppo radicata da tempo, lo studio e le Corrispondenze per “Il Bolscevico”. La situazione generale e quella del Partito ci impone di migliorare laddove siamo carenti, non possiamo permetterci di “vivere alla giornata”, svolgendo il “compitino” che ci viene affidato, occorre avere spirito di iniziativa e mantenere sempre l’entusiasmo proletario rivoluzionario di chi combatte per la causa più grande, più giusta, più utile che via sia, il progresso sociale e l’emancipazione del proletariato e dell’intera umanità, mantenendo inalterata la nostra fiducia nel marxismo-leninismo-pensiero di Mao, nel socialismo, nel Partito, nelle masse e in noi stessi. Noi marxisti-leninisti dobbiamo sforzarci di acquisire le caratteristiche indicate da Mao nelle 10 citazioni pubblicate sul n° 27 de “Il Bolscevico”, ciascuna delle quali rappresenta un rosso punto di riferimento per ogni membro del PMLI, dirigente o militante che sia. La questione alla base è la trasformazione della propria concezione del mondo: se non ci si impegna per acquisire la cultura, lo stile e la pratica marxisteleniniste, è inevitabile scivolare, anche in maniera inconsapevole, nel campo della borghesia e finire sotto l’influenza della sua cultura e del revisionismo di destra o di “sinistra”. Ma per trasformare la propria concezione del mondo occorre studiare, con costanza e metodo, il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e le linea del PMLI, a partire da “Il Bolscevico”, in base alle questioni principali e prioritarie che ci si trova ad affrontare nella pratica, ma anche in base alle proprie necessità di formazione ideologica e politica, legando lo studio e l’azione. “Studio e azione, azione e studio. Questa è la dialettica della lotta di classe condotta col metodo marxista-leninista. Ed è questa dialettica che deve guidare il nostro lavoro politico, anche quando siamo in piena battaglia”. (Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, nell’articolo “Imparare da Mao, propagandare il socialismo”, Il Bolscevico n°20/2013). Dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili e necessari per con- Riccione (Rimini), 14 marzo 2015. Commemorazione di Marx. Alcuni partecipanti all’iniziativa posano davanti al monumento a lui dedicato. Al centro, dietro il ritratto di Marx, il compagno Battista Bruni, Segretario della Cellula “Stalin” di Rimini che ha organizzato la commemorazione (a sinistra) assieme al compagno Denis Branzanti, Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna (foto Il Bolscevico) formare il nostro stile di lavoro a uno stile di lavoro autenticamente marxista-leninista per fare al meglio la lotta di classe. In particolare Mao ci insegna che un marxista-leninista deve mettere davanti a tutto la vita del Partito e gli interessi delle masse, ad essi deve subordinare i propri interessi individuali, deve essere prudente ma anche coraggioso, deve valutare le difficoltà ma non temerle, preparare dei piani di lavoro ma essere pronto ad intervenire al bisogno su qualsiasi aspetto della lotta di classe, ha il diritto di discutere le direttive del Partito ma nel contempo ha il dovere di rispettarle e applicarle, deve essere cosciente della complessità della nostra lotta ma risoluto nel condurla con forza e con entusiasmo. Un marxista-leninista deve combattere con tutto sé stesso l’individualismo e il liberalismo, che sono nemici mortali della lotta di classe e del socialismo, le qualità di un marxista-leninista sono la lealtà, la modestia, la lungimiranza, l’altruismo, l’ardore nel lavoro politico, la fedeltà ai giusti principi. “L’abilità di un uomo può essere grande o piccola ma se egli avrà questo spirito – dice Mao a proposito di Norman Bethune, membro del Partito Comunista Cinese e noto medico che diede prova esemplare di spirito di sacrificio, di entusiasmo per il lavoro e di senso di responsabilità - sarà un uomo nobile, puro, un uomo moralmente integro, superiore ai meschini interessi, un uomo prezioso per il popolo”. Se ci si attiene alla linea del Partito e se si fanno degli sforzi per migliorare la propria militanza, ma anche la propria vicinanza al PMLI, prendendo esempio dai Maestri e dai compagni più avanzati, la nostra attività politica non potrà che trarne giovamento. In particolare in questo momento occorre porre l’accento più sulla qualità che sulla quantità, che è l’unico modo per radicare sulla roccia il nostro lavoro rivoluzionario. Tutte le istanze del Partito hanno quindi il dovere di riflettere su cosa possono fare attualmente per migliorare il lavoro politico, organizzativo, sindacale, femminile, studentesco e giornalistico, non in quantità ma in qualità. In linea generale, per migliorare il nostro lavoro, dobbiamo applicare i 3 elementi chiave che sono la concezione proletaria del mondo, la corretta concezione del Partito e la conoscenza della linea generale e della linea di massa del Partito, e le 4 indicazioni per radicare il PMLI, e cioè diventare dei leader nei propri ambienti di lavoro, di studio e di vita, conoscere a fondo e occuparsi dei problemi concreti dei suddetti ambienti, lavorare per unire, guidare e mobilitare le masse partecipando alle organizzazioni e ai movimenti di massa da noi o da altri promossi; forgiando l’anello mancante del lavoro locale e praticando un’abile e puntuale politica di fronte unito. Più qualità quindi, studiando più a fondo, difendendo e applicando con maggiore attenzione e risolutezza la linea ideologica, politica e organizzativa del PMLI, continuando ad elevare la combattività dell’intero Partito e di tutti i suoi membri avendo una grande fiducia nelle nostre possibilità, nella linea del Partito, nelle nostre proposte e nelle nostre capacità, nonché nelle masse in lotta, concentrandosi nel lavoro di massa in particolare tra il proletariato e gli studenti, migliorando i nostri interventi nelle assemblee sindacali, popolari e studentesche, tenendo in pugno l’iniziativa politica, migliorando il lavoro giornalistico, privilegiando il megafono alla tastiera. Solo se miglioriamo il nostro lavoro politico e la qualità dei membri e quadri di base, nonché dei simpatizzanti più stretti del Partito, potremo veramente svolgere un ruolo di avanguardia nella situazione politica, sindacale e sociale in cui operiamo e contribuire a dare al Partito un corpo da Gigante Rosso. Il radicamento e il lavoro di massa Nel lavoro locale dobbiamo puntare tutto sul radicamento, che è la questione principale che dobbiamo risolvere, la priorità delle priorità. Il radicamento passa essenzialmente dalla nostra presenza attiva, combattiva e propositiva negli ambienti di lavoro, di studio e di vita. Il che significa che le istanze intermedie e di base si devono occupare dei problemi concreti e immediati delle masse di quegli ambienti e aiutarle a risolverli. Significa bombardare senza soluzione di continuità le giunte comunali e regionali mettendo a nudo le loro malefatte. Occorre stringere un legame forte e solido con le masse delle nostre città, quartiere, provincia, regione e luogo di lavoro e di studio, conoscendo e occupandoci dei loro problemi immediati, dal lavoro all’istruzione, dalla sanità all’ambiente, alla riqualificazione delle periferie e così via, appoggiando le loro rivendicazioni, proponendo parole d’ordine e metodi di lotta atti a risolverli, bombardando senza soluzione di continuità le giunte comunali e regionali mettendo a nudo le loro malefatte, entrando nei movimenti di lotta, facendo tesoro del Programma d’azione del Partito, legando sempre il generale al particolare, concentrandosi soprattutto nel movimento operaio e sindacale e in quello studentesco. Come ci insegna Mao “Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo.” In sostanza il lavoro di radicamento è il lavoro di massa, che va fatto sulla base della parola d’ordine “Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare” e va condotto applicando dialetticamente alla nostra situazione specifica il marxismo-leninismopensiero di Mao che costituisce una potente guida per l’azione dalla quale non possiamo assolutamente prescindere e fare a meno, e la linea del Partito. Nel lavoro di massa dobbiamo applicare correttamente anche il lavoro di fronte unito che è fondamentale per legarsi alle masse, unirle e aiutarle a risolvere i loro problemi immediati, per elevare la loro coscienza politica e sottrarle alla direzione e all’influenza dei riformisti, per rompere l’isolamento del Partito, per combattere i governi centrale, regionale e locali e il capitalismo. Il fronte unito va praticato in particolare nel sindacato, nel movimento operaio, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università e nel movimento studentesco, poiché solo attraverso il lavoro di massa sindacale e studentesco possiamo aiutare le larghe masse lavoratrici, disoccupate, pensionate, femminili, studentesche a risolvere i loro problemi, avere un’influenza su di loro, ottenere la loro fiducia e conquistarle alla nostra causa. Ma anche nei numerosi comitati cittadini che sorgono ad esempio contro le devastazioni ambientali e per la difesa dei territori. Le istanze del Partito hanno fatto numerose esperienze di fronte unito, a livello regionale negli ultimi tempi in particolare a Modena e a Castelvetro. Altre di certo non mancheranno, sia sul piano sindacale contro il Jobs Act e la controriforma del lavoro, sia sul piano studentesco contro la “Buona scuola” di Renzi, ma anche per le battaglie contro le grandi (e inutili) opere, gli inceneritori e quant’altro a cui lo “Sblocca Italia” ha dato ulteriore impulso. Dobbiamo lavorarvi con la consapevolezza che è giusto opporsi agli effetti causati dall’attuale sistema economico ma anche che questo non basta. Lottare per abbattere il governo Renzi e il capitalismo per il socialismo Dobbiamo insistere nel fare appello a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose che si professano di sinistra, che hanno capito l’inganno del Berlusconi democristiano Renzi a fare fronte unito per spazzarlo via senza indugio e con la massima determinazione, conducendo contro di esso una dura opposizione di classe e di massa nelle fabbriche, in tutti i luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle piazze, nelle organizzazioni di massa, specie sindacali e studentesche. Il proletariato deve fare tabula rasa del capitalismo e delle sue istituzioni, cacciare la borghesia dal potere, istituire il sistema economico socialista senza più proprietà privata e sfruttamento dell’uomo sull’uomo, creare un nuovo ordinamento statale al servizio del popolo e instaurare il potere delle operaie e degli operai, che si chiama dittatura del proletariato. Un lavoro titanico da parte nostra per far maturare nel proletariato, nelle masse popolari e nelle nuove generazioni la coscienza rivoluzionaria anticapitalista per il socialismo, nonostante “nuove” formazioni politiche e la Coalizione sociale di Landini, sono già al lavoro nel tentativo di mantenere l’elettorato di sinistra dentro i confini del capitalismo e di quel- lo che rimane della Costituzione borghese del 1948. Tra noi e loro il rapporto di forze è attualmente nettamente sfavorevole a noi, per quanto riguarda la disponibilità di mezzi e di risorse, la copertura dei media e gli appoggi delle forze sociali, sindacali, culturali e religiose che non sono d’accordo con questo governo e con certi aspetti di questa società borghese. Ma ciò non ci deve spaventare, anche perché noi abbiamo un’arma invincibile, il marxismoleninismo-pensiero di Mao che loro non hanno, anche se dobbiamo imparare a usarlo meglio, a ragion veduta, in maniera dialettica e a seconda dei problemi concreti, ideologici, politici, organizzativi, giornalistici e rivendicativi che abbiamo di fronte. Coscienti che la svolta politica in Italia avverrà solo se riusciremo a far comprendere al proletariato che deve prendere in pugno la situazione lottando contro il capitalismo e per la conquista del potere politico e del socialismo per via rivoluzionaria, abbandonando ogni illusione elettorale, parlamentare, costituzionale, pacifista e riformista, che conducono inevitabilmente al fallimento come dimostra il tradimento di Tsipras ai danni del popolo greco. Questa coscienza rivoluzionaria occorre farla acquisire alle masse studentesche e giovanili. Bisogna dare fiducia alle nuove generazioni alle quali va saputo spiegare la nostra proposta politica strategica e le nostre proposte concrete, a partire da quelle sull’istruzione e sull’occupazione giovanile. Le operaie e gli operai, le studentesse e gli studenti marxisti-leninisti hanno un ruolo fondamentale nel far circolare e affermare le proposte del PMLI nel movimento operaio e nel movimento studentesco. Se avanziamo e conquistiamo questi due nevralgici fronti di lotta, sarà poi più facile avanzare negli altri fronti di lotta e conquistarli alla causa del socialismo. Batti e ribatti alla fine il nostro chiodo rosso del socialismo penetrerà in tutti i settori oggettivamente anticapitalisti. Basta non stancarsi e non perdere la fiducia verso il marxismo-leninismopensierio di Mao, il socialismo, il Partito, le masse e in se stessi. “La storia – come ci insegna il compagno Scuderi - non è finita. Il popolo continua ad essere la forza motrice che crea la storia del mondo. La rivoluzione progredisce attraverso una serie di vicessitudini, aspre lotte anche al suo interno, prove, vittorie e sconfitte, restaurazioni e controrestaurazioni, flussi e riflussi, ma alla fine è destinata a trionfare. È vero quanto dice Mao: ‘La via è tortuosa, l’avvenire è radioso’. Se noi continueremo ad aver fiducia nel marxismo-leninismopensiero di Mao, nel socialismo, nel Partito, nelle masse e in noi stessi saremo capaci di tingere di rosso l’avvenire del nostro amato popolo”. (Giovanni Scuderi, Mao e l’imperialismo, Discorso tenuto a Firenze il 22 settembre 1996 in occasione della commemorazione del 20° anniversario della morte di Mao, in Il Bolscevico n. 36/1996, pag. 6) Compagne e compagni, proseguiamo dunque con determinazione, fiducia e ottimismo rivoluzionario nella nostra Lunga Marcia politica e organizzativa. Costruiamo nelle nostre città della basi rosse marxiste-leniniste solide, preparate e combattive! Radichiamo e sviluppiamo il PMLI in tutta l’Emilia-Romagna! Spazziamo via il governo del Berlusconi democristiano Renzi! Mettiamocela tutta, ciascuno al proprio posto di combattimento in base ai compiti che ci ha assegnato il Partito e concentrati sulle priorità, per dare al PMLI un corpo da Gigante Rosso affinché trionfi il socialismo e il proletariato conquisti il potere politico. Uniti e combattivi, coi Maestri e il PMLI vinceremo! 8 il bolscevico / 120° Anniversario di Engels N. 32 - 10 settembre 2015 A Wuppertal, città natale, in occasione del 120° Anniversario della scomparsa del cofondatore del socialismo scientifico e grande Maestro del proletariato internazionale Omaggio del PMLI a Engels Deposti ai piedi della grande e bellissima statua del Maestro un mazzo di fiori rossi con la targa del CC del PMLI, un pannello con il manifesto realizzato per l’occasione e tre numeri de “Il Bolscevico” dedicati a Engels. Un militante curdo membro di un partito turco che si definisce comunista marxista-leninista indossa con orgoglio la nostra maglietta dei Maestri. Interesse e curiosità dei passanti sulla nostra iniziativa e sul PMLI L’Engels-Haus ringrazia i compagni per il manifesto e il dvd su Engels lasciati in dono dal Partito Il 5 agosto, a nome del Comitato centrale del Partito, ci siamo recati a Wuppertal in Germania per rendere omaggio a Engels nel 120° Anniversario della scomparsa. Una visita inedita e importante, che ha visto il PMLI quale unico Partito al mondo commemorare e omaggiare in maniera militante il cofondatore del socialismo scientifico e grande Maestro del proletariato internazionale. Soltanto un Partito tedesco che si definisce marxista-leninista ha organizzato nel tardo pomeriggio una celebrazione e relativo corteo nel centro della città, a cui abbiamo partecipato come osservatori, ma non a livello centrale, bensì delegando l’iniziativa alla sua organizzazione giovanile locale. Lottando come sempre con gli impegni professionali e la scarsità di finanze abbiamo condensato la nostra visita in una giornata e mezzo, affrontando 1.200 chilometri di auto all’andata e altrettanti al ritorno. Una bella tirata necessaria per essere nel posto giusto nel giorno giusto e una bellissima e gratificante esperienza che ci ha riempito di orgoglio proletario rivoluzionario, rafforzando la nostra determinazione a essere sempre fedeli agli insegnamenti di Engels e a ispirarsi a essi, nella nostra lotta per costruire un grande, forte e radicato PMLI, per conquistare l’Italia unita, rossa e socialista. Ringraziamo il fondamentale supporto logistico e fotografico di un giovane amico del Partito, alla sua seconda esperienza, anch’egli felice e soddisfatto per la riuscita della nostra missione. Wuppertal è una città tedesca di 350.000 abitanti, situata nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, a sud della nota zona industriale della Ruhr, a 30 chilometri da Dusseldorf, 40 km da Colonia e 23 km da Essen. La città venne fondata nel 1929 dalla fusione di Elberfeld e Barmen con il nome di Barmen-Elberfeld. Nel 1930 in seguito ad un referendum fu rinominata Wuppertal per evidenziare la sua posizione sulle rive del fiume Wupper. Una fusione che si nota ancora oggi, con una città con due grandi centri urbani ben distinti. Appena vi siamo entrati abbiamo capito quanta importanza abbia avuto questa città per la formazione politica di Engels, che nasce a Barmen il 28 novembre del 1820. Allora Barmen era il più importante centro industriale tedesco, ed ancora oggi le molte ciminiere delle fabbriche dismesse e le fatiscenti abitazioni dove alloggiavano gli operai rendono perfettamente l’idea di quella che era la situazione dell’epoca. Tant’è che non ancora diciannovenne, nell’aprile del 1839, Engels pubblicò, con lo pseudonimo di Friedrich Oswald, nel giornale “Telegraph fur Deutschland” (Telegrafo per la Germania), l’articolo “Lettere dal Wuppertal”, descrivendo efficacemente le miserabili condizioni di vita degli operai della propia città e regione: “Tra le classi inferiori domina una miseria spaventosa, specialmente tra i lavoratori delle fabbriche...Questo lavoro – scrive Engels – compiuto Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI tiene alto il maifesto del Partito dedicato a Engels (foto ll Bolscevico) di Erne Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI depone ai piedi della grande statua di Engels un mazzo di fiori rossi e la targa del CC del PMLI riprodotta qui a destra (foto ll Bolscevico) in stanze basse, nelle quali gli operai respirano più esalazioni di ossido di carbonio e polvere che ossigeno, e per lo più sin dall’età di sei anni, è destinato a toglier loro la forza e la gioia di vivere”. Percorriamo per oltre due chilometri il lunghissimo e grande viale a lui intestato, Friedrich Engels allee, svoltiamo a destra in Engels strasse per arrivare alla nostra meta annunciata da tre grandi e splendide bandiere rosse con l’effige di Engels. Un ampio complesso si staglia di fronte a noi, aperto dalla casa a tre piani degli Engels, caratteristi- ca dell’alta borghesia di allora, costruita nel 1775 e dove nacque nel 1796 il padre proprietario di filande di cotone. Oggi è sede dell’Engels Haus, gestita dall’amministrazione della città di Wuppertal, come il museo dell’industrializzazione che si trova sul retro. Attraversando un ben curato giardino, che era il giardino degli Engels, si arriva in fondo alla statua in bronzo del grande Maestro del proletariato internazionale mastodontica e bellissima, donata da uno scultore cinese nel giugno del 2014 alla città di Wuppertal. Engels vi è raffigurato assorto a pensare. Poco Wüppertal, 5 agosto 2015. Alcuni passanti si soffermano a leggere e fotografare la targa e il manifesto deposti dal PMLI (foto ll Bolscevico) più avanti, a delimitare la fine del complesso, una grande lapide in pietra scolpita indica il punto esatto dove si trovava la casa natale di Engels, distrutta dai bombardamenti nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Bombardamenti ci dicono persone del luogo che distrussero il 40% della città. In tedesco vi si legge: “Qui stava la casa natale del più grande figlio della nostra città Friedrich Engels. Egli è il cofondatore del socialismo scientifico”. Alla base della lapide, posta in un punto meno visibile, decidiamo di lasciare una delle due targhe del CC del PMLI e depo- niamo tutto l’altro materiale in nostro possesso ai piedi della ben più centrale statua di Engels. Un bel mazzo di fiori rossi con la splendida targa su cui era scritto: “5 agosto 2015 120 Anniversario della scomparsa di Engels. All’immortale Engels grande Maestro del proletariato internazionale e cofondatore del socialismo scientifico il perenne ricordo riconoscente del Partito marxista-leninista italiano impegnato ad applicare i suoi insegnamenti universali nella lotta di classe per conquistare l’Italia unita, rossa e socialista. Con Engels per sempre contro il capitalismo, per il socialismo! Il Comitato centrale del Partito marxista-leninista italiano”. Ai suoi due lati la traduzione in tedesco e inglese, che ha indotto più persone a fermarsi davanti e a leggerne il contenuto. L’imponente pannello con il manifesto realizzato per l’occasione e tre numeri de “Il Bolscevico”: il n.25 del 1995 speciale monografico per il 100 Anniversario della scomparsa dello stretto compagno d’armi di Marx, contenente l’importante discorso pronunciato il 25 giugno di quell’anno dal compagno Mino Pasca a nome del Comitato centrale del Partito al Palazzo dei Congressi di Firenze, il n.30 del 2005 nel 110 Anniversario della scomparsa, anch’esso pressoché monografico con il testo del video sulla vita di Engels edito 10 anni prima dalla Commissione di stampa e propaganda e il n.31 del 2015, l’ultimo pubblicato, con l’invito a studiare il mirabile e attualissimo manoscritto “Dialettica della natura” di cui nelle cinque pagine centrali viene riportata l’introduzione. Decisamente un bel colpo d’occhio, con lo sfavillare di rosso fuoco attizzato ulteriormente dalle magliette del PMLI e dei Maestri indossate dai compagni. Ci è voluto molto poco affinché la nostra presenza e il nostro materiale raccogliesse l’interesse e la curiosità dei passanti che hanno superfotografato la statua di SEGUE IN 9ª ➫ Wüppertal, 5 agosto 2015. La targa del CC del PMLI alla base della lapide in pietra scolpita che indica il punto esatto dove si trovava la casa natale di Engels (foto Il Bolscevico) omaggio a Marx e Engels / il bolscevico 9 N. 32 - 10 settembre 2015 Vacanze politiche a Berlino Dal corrispondente dell’Organizzazione di Biella del PMLI In occasione delle vacanze estive il compagno Gabriele Urban, accompagnato da un caro amico d’infanzia, ha trascorso sette giorni a Berlino. La bella capitale tedesca merita di certo una settimana di soggiorno per le sue attrattive, oltre che turistiche, anche storiche e politiche. La città, e così la sua immediata periferia, è ricca di monumenti e memoriali che ricordano il socialismo e la liberazione della Germania dal nazismo, soprattutto grazie all’Armata Rossa di Stalin. Il viaggio aveva come obiettivo anche quello di capire direttamente il significato del tanto nominato sentimento della “Ostalgie” che caratterizza ancora l’atmosfera di stima, rispetto e curiosità, soprattutto dei tedeschi più giovani, nei confronti del recente passato della Germania Est (DDR) che, sebbene a partire dagli anni ’50 sia stato un regime revisionista, ha garantito alle masse popolari condizioni di vita migliori e più eque rispetto a quelle miserrime in cui erano costrette nei paesi capitalisti. Il compagno Urban si è recato presso l’imponente Karl-MarxAllee dove l’impressione è quella di trovarsi in pieno centro della città di Mosca. I palazzi presenti sono uguali a quelli maestosi voluti e progettati, per le operaie e gli operai sovietici, da Stalin negli anni 30/40. Qui il compagno Urban s’è fatto fotografare davanti al busto di Karl Marx, che tuttora domina la bella Strausberger Platz. Nei giorni successivi è stato visitato il grandioso sacrario del “Soldato sovietico” presso Treptower Park; qui il sentimento di solennità e rispetto è palpabile sin dall’ingresso dell’area monumentale. Chiunque si rechi in visita al monumento non può non ammirare l’ampiezza dell’area che termina con una piccola collina dove si erge la famosa statua del soldato sovietico che con una spada distrugge una svastica. Migliaia sono le visite settimanali all’area monumentale. ➫ DALLA 8ª Engels omaggiata dal Partito. In diversi ci hanno chiesto da dove venivamo e notizie sul PMLI. Un uomo più degli altri è stato attratto dalla nostra presenza e dopo aver ripetutamente fotografato i nostri omaggi a Engels è venuto a conoscerci. Un militante curdo membro di un Partito turco che si definisce comunista marxistaleninista, che vive e lavora da anni a Wuppertal. Congratulandosi con noi per l’iniziativa ci ha raccontato come nella città natale di Engels ci siano molti operai e lavoratori stranieri “sinceramente comunisti”, tra cui tanti italiani che potevamo conoscere. Dovendo ripartire da lì a poco abbiamo invitato lui e gli altri compagni locali a scrivere al Partito (a sinistra) Berlino, luglio 2015. Il compagno Gabriele Urban posa con la bandiera del PMLI davanti al monumento a Marx ed Engels presso l’ex area del Karl-Marxforum. (sopra) La statua di Lenin all’ingresso del museo di storia della Germania (foto ll Bolscevico) Successivamente il compagno Urban ha desiderato farsi fotografare dinnanzi alla statua bronzea di Lenin posta all’ingresso del “Museo di storia della Germania” (Deutsches Historisches Museum) dove un’intera area è dedicata alla storia della Germania del dopoguerra comprensiva dell’intera storia della DDR. In tale museo sono ripercorse le tappe del regime revisionista tedesco soprattutto per quanto riguarda le conquiste sociali, a garanzia del continuo miglioramento delle condizioni di vita dei proletari, ed i successi degli atleti della Germania Est che hanno raggiunto vette inimmaginabili come la pattinatrice Katarina Witt o il nuotatore Roland Matthes. Non poteva naturalmente mancare una fotografia con la bandiera del PMLI alla famosa statua bronzea di Marx ed Engels, dell’artista tedesco Ludwig Engelhart, che precedentemente era collocata al centro dell’area monumentale denominata “Marx-Engels-Fo- rum”, recentemente smantellata per dei lavori di ammodernamento. Il monumento dedicato ai Maestri Marx ed Engels è così stato posto ai margini dell’ex area ma nonostante ciò è costantemente mèta di centinaia e centinaia di visitatori che quotidianamente si fanno fotografare davanti alle statue dei due celeberrimi filosofi comunisti tedeschi. Molte petizioni sono state sottoscritte da centinaia di tedeschi nel timore che, coi lavori di ammodernamento della piazza, le autorità municipali togliessero per sempre il monumento bronzeo. Le pressioni ricevute al sindaco sono state tali che ha dovuto pubblicamente affermare che “La città di Berlino darà per sempre spazio a Marx ed Engels”. Non ultimo per ordine di importanza il maestoso sacrario ai soldati sovietici caduti durante la presa di Berlino che si trova a poche decine di metri della Porta di Brandeburgo e del palazzo del Reichstag, qui sono presenti i fa- mosi carri armati sovietici che per primi entrarono vittoriosi a Berlino nell’aprile del 1945. Anche in questa occasione il compagno Urban si è fatto fotografare davanti al monumento con la bandiera del Partito. Come già precedentemente sottolineato il rispetto e la stima che ancora oggi i berlinesi nutrono verso i liberatori sovietici sono più vivi che mai e lo si comprende dalle ingenti risorse che vengono impiegate per mantenere i monumenti sovietici costantemente puliti e ammodernati. Chiunque è stato interrogato sul passato recente della Germania ha chiaramente dichiarato che per quanto riguarda il capitalismo esso è in grado solo di produrre ricchezza e benessere per la classe borghese sfruttatrice e di perpetuare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; mentre il socialismo, anche se nel caso della DDR s’è successivamente trasformato in un regime revisionista per colpa dei traditori opportunisti che e al giornale di cui gli abbiamo omaggiato una copia dell’ultimo numero che ha preso ben volentieri, esaltando il ruolo di Mao nella difesa del marxismo-leninismo contro il revisionismo e indossando fieramente la maglietta dei Maestri con “Il Bolscevico” in pugno con cui si è fatto fotografare insieme a noi. Molto interessante è stata la successiva visita al museo dell’industrializzazione dove abbiamo potuto vedere diverse macchine per la produzione del tessile dell’epoca ancora perfettamente marcianti, la loro velocità impressionante e la conseguente fatica immane che dovevano fare gli operai per stargli dietro. In una grande stanza completamente al buio ci sono state proiettate immagini origi- nali del lavoro con queste macchine, compresi il rumore e la vibrazione del pavimento di legno che provocavano. Dopo neppure dieci minuti confessiamo che non riuscivamo a stare con i piedi per terra tanto era il fastidio creato. All’ultimo piano del museo c’è un’interessante biografia fotografica della vita di Engels divisa per decenni con alcuni originali. Da segnalare la copia della tessera di membro dell’Internazionale dei lavoratori di Engels, la prima edizione dell’opera “L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza”, diversi numeri della “nuova Gazzetta renana” compreso l’ultimo stampato completamente in rosso e le foto di tutti i redattori. La mattina seguente è stata la volta della nostra visita all’Engels Haus composta da tre pia- ni che intervallano le stanze con i mobili, quadri e arazzi originali della ricca famiglia Engels agli aspetti della vita del grande Maestro del proletariato internazionale. Un grande busto di Engels ci accoglie all’ingresso, al primo piano sotto teca una copia originale del primo volume del Capitale pubblicato ad Amburgo nel 1883 con dedica originale di Engels, e l’edizione de “La situazione della classe operaia in Inghilterra” (Lipsia 1848). Al secondo piano una statua in bronzo del Maestro, al terzo le opere complete di Marx e Engels in un’edizione cinese dei primi anni ’70 in cartonato. Il tutto intervallato da grandi pannelli a colori che cronologicamente ripercorrevano la vita e l’opera. Interesse ci ha suscitato la vi- Le bandiere rosse al vento con l’effige di Engels annunciano il complesso a lui dedicato a Wüppertal, a destra una sala del museo realizzato nella casa dei genitori di Engels (foto ll Bolscevico) Berlino, luglio 2015. Il monumento al soldato sovietico al Treptower Park (foto ll Bolscevico) hanno snaturato dall’interno la SED (Partito Socialista Unificato di Germania), ha generato per decenni vantaggi politici ed economici al proletariato della DDR favorendone il costante migliora- mento delle condizioni di vita attraverso il progressivo aumento delle dotazioni di servizi sociali, impianti sportivi, scuole, teatri, luoghi di villeggiatura per le lavoratrici e lavoratori. sione di due documentari in lingua tedesca commentati dai dirigenti del Centro museale di Wuppertal e dell’attuale responsabile della biblioteca di Manchester dove il giovane Engels studiò a lungo la situazione della classe operaia nella città della nazione allora più capitalisticamente evoluta, cercando il più possibile di svicolare dalla direzione dell’azienda Ermen & Engels di cui il padre era comproprietario. Ben spiegati e argomentati il dissidio tra Engels e il padre, che non solo era un capitalista ma anche bigotto e severo pietista, fautore di questa corrente religiosa protestante, indirizzata al misticismo e avversa a ogni forma di vita libertina e di diffusione della cultura, che non gli permette di terminare il liceo a Elberfeld preferendo farlo lavorare dal settembre 1837 nel proprio ufficio commerciale di Barmen e l’anno dopo a Brema, nella ditta di esportazioni del console sassone Heinrich Leupold. Così come corrette e ben documentate le parti riguardanti la straordinaria amicizia con Marx, l’indissolubile fraternità tra i due Maestri nella lotta per il socialismo e il comunismo e l’indispensabile e immancabile aiuto economico che Engels dette a Marx per tutta la vita. Al termine della visita abbiamo donato ad una responsabile dell’Engels Haus una copia del dvd “Con Engels per sempre” e una copia dell’ultimo manifesto prodotto. Stupita da tale gesto ci ha ringraziato sentitamente dicendoci di fare arrivare i ringraziamenti al nostro Partito. Il furgoncino della città di Wüppertal dedicato a Engels. In alto è riportata una sua citazione tratta da “Dialettica della Natura”: “Il lavoro è la fonte di ogni ricchezza dicono gli economisti. E’ questo – accanto alla natura, che fornisce la sostanza che la trasforma in ricchezza. Ma è infinitamente più di questo. E’ la prima condizione fondamentale di ogni vita umana, a tal punto che dobbiamo dire, in un certo senso: ha creato l’uomo stesso” (foto ll Bolscevico) 10 il bolscevico / interni N. 32 - 10 settembre 2015 Dopo 41 anni Ergastolo a due fascisti per la strage di Brescia Lo Stato, tramite l’informatore del Sid Tramonte, sapeva ma lasciò fare e depistò Dopo 41 anni di inchieste e tre interminabili processi caratterizzati da una serie infinita di depistaggi, omissioni e manipolazioni e conclusi invariabilmente con le assoluzioni di tutti gli imputati, il 22 luglio i giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno condannato all’ergastolo i neofascisti Carlo Maria Maggi, ex ispettore di Ordine Nuovo in Veneto, e Maurizio Tramonte, ex fonte “Tritone” dei servizi segreti, per la strage fascista di Piazza della Loggia compiuta il 28 maggio 1974 con una bomba piazzata in un cestino dei rifiuti che provocò 8 morti e 102 feriti tra le migliaia di partecipanti che si erano radunati nella piazza centrale di Brescia per partecipare alla manifestazione antifascista indetta dai sindacati. I familiari delle vittime presenti in aula hanno accolto in lacrime la sentenza del processo d’Appello bis. Il verdetto è stato definito “decisivo per la storia del Paese” da Manlio Milani, presidente dell’Associazione familiari vittime della strage di Piazza della Loggia che quel giorno di 41 anni fa perse la moglie. La sentenza di oggi, ha sottolineato Milani, impone una “profondissima riflessione su quegli anni dal ’69 al ’74”. Maggi (che secondo l’accusa è stato il mandante della strage) eTramonte (che invece ha partecipato alla pianificazione della strage ed era presente in Piazza della Loggia al momento dell’esplosione) erano stati entrambi assolti il 14 aprile 2012 al termine del primo processo d’Appello con una sentenza a dir poco scandalosa che fra l’altro condannava i familiari delle vittime a pagare anche le spese processuali. Un verdetto infame e beffardo in parte cancellato dalla Cassazione che il 21 febbraio dello scorso anno ha disposto la celebrazione di un nuovo processo di secondo grado sulla base degli “ingiustificabili e superficiali” motivi dell’assoluzione in riferimento alla “gravità indiziaria” delle dichiarazioni del “pentito” Carlo Digilio, alias “zio Otto”, l’armiere di Ordine Nuovo. La stessa Suprema Corte ha anche stigmatizzato i giudici della sentenza d’Appello accusandoli fra l’altro di essere: “affetti da ipergarantismo distorsivo della logica e del senso comune” e consigliandoli di non seguire “semplici congetture alternative insufficienti a scalfire un complesso di prove di rilevante gravità”, ma allo stesso tempo ha anche confermato le scandalose “assoluzioni per insufficienza di prove” del generale dei carabinieri Francesco Delfino (all’epoca comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia, accusato di aver prima assecondato la strage e poi di aver depistato le indagini) e di Delfo Zorzi, membro di Ordine Nuovo accusato di essere l’esecutore materiale della strage, che oggi vive da ex latitante in Giappone e fa l’imprenditore sotto il nome di Hagen Hoi. Il coinvolgimento degli apparati dello Stato La corte del processo d’Appello bis, apertosi lo scorso 26 maggio, ha ritenuto utile valutare, rinnovando parzialmente il dibattimento, diversi indizi emersi di recente fra cui le testimonianze di alcuni detenuti che avevano condiviso con Maurizio Tramonte, tra il 2001 e il 2003, lo stesso carcere. Due (Vincenzo Arrigo e Renato Bettinazzi) hanno riferito delle confidenze dello stesso Tramonte in ordine alla sua presenza in Piazza della Loggia al momento dello scoppio della bomba. Ad Arrigo, Tramonte mostrò anche una foto che custodiva in cella, scattata nei momenti immediatamente successivi alla strage, in cui si era riconosciuto confuso tra la folla. Una foto che il perito incaricato dalla Procura di Brescia ha ritenuto totalmente “compatibile” con le “caratterizzazioni morfologiche e metriche” di Maurizio Tramonte. Grazie alle nuove indagini è stata anche definitivamente accertata la partecipazione di Tramonte alla riunione di Ordine Nuovo la sera del 25 maggio 1974 ad Abano Terme (Padova) in La fotografia che Tramonte avrebbe mostrato a un ex compagno di cella e che lo ritrarrebbe in Piazza della Loggia a Brescia subito dopo l’esplosione della bomba cui insieme a Carlo Maria Maggi e altri ordinovisti fu preparata la strage. Il dibattimento ha confermato anche che il Sid, Servizio informazioni difesa (nato nel 1966, sciolto nel 1977 e sostituito dal SISDE e SISMI poi a sua volta sostituiti nel 2007 da AISI e AISE) ha sempre coperto Tramonte e Maggi, pur sapendo dei loro progetti criminali, e nulla fece all’epoca per impedire la strage. Un dato incontestabile confermato fra l’altro dalle stesse informative che Tramonte, estremista di destra ma anche informatore dei servizi con il nome in codice di “Tritone”, inviava ai superiori. Ordine Nuovo poté in questo modo attivare i propri depositi di armi ed esplosivi, in primis quello occultato al ristorante Scalinetto a Venezia, nella disponibilità di Maggi e Digilio, dove fu prelevata la gelignite con cui venne confezionato l’ordigno di Brescia. Nel corso di questo processo gli inquirenti hanno provato definitivamente l’esistenza della “santa barbara” di Paese, in provincia di Treviso, posta in un casolare gestito da Giovanni Ventura. Il nome di Ventura è di nuovo ricomparso in questo processo. Nella sua agenda, sequestrata nel dicembre 1972 e mai visionata con attenzione, compariva il numero di telefono di Carlo Digilio. Grazie alle ispezioni bancarie si è appurato come i due fossero legati da rapporti economici. Si è così completato un quadro. Ordine Nuovo nel Veneto si articolava in più cellule armate, da quella di Venezia-Mestre, con Maggi, Carlo Digilio e Delfo Zorzi, a quella di Padova, costituitasi attorno alle figure di Franco Freda e di Giovanni Ventura. Una rete eversiva che operò in funzione dello stragismo, da Piazza Fontana a Brescia. 40 anni di processi, coperture e depistaggi Nei precedenti processi, si era arrivati in qualche modo a riconoscere la colpevolezza di altri esponenti di Ordine Nuovo: da Carlo Digilio a Marcello Soffiati, non più processabili perché defunti a cui si aggiungono ora quelle di Tramonte e Maggi, ormai ottantenne e malato e quindi non carcerabile. Ma sullo sfondo restano ancora da chiarire le gravissime e oggettive complicità dello Stato e dei suoi apparati. Il primo filone d’indagine (prima e seconda istruttoria) inizia nel 1974 e si conclude con la sentenza di Cassazione del settembre 1987; quasi subito le indagini vengono depistate su un gruppo di piccoli delinquenti e giovani estremisti di destra della Brescia-bene. Figura chiave del processo è Ermanno Buzzi, noto neofascista che traffica in opere d’arte nonché assiduo frequentatore dei covi di estrema destra. Condannato in primo grado, alla vigilia del processo d’Appello (aprile 1981) Buzzi fu trasferito nel carcere speciale di Novara, dove fu subito strangolato dai terroristi neri Mario Tuti e Pierluigi Concutelli per impedirgli di fare possibili rivelazioni. Il secondo filone d’indagine parte nel 1984, con la terza istruttoria che viene avviata sulla base delle rivelazioni fatte in carcere da alcuni ex camerati “pentiti” fra cui Angelo Izzo. Gli imputati per strage (tutti assolti nell’89) sono Alessandro Stepanoff, Sergio Latini e Cesare Ferri: estremista di destra, quest’ultimo, collegato al gruppo ordinovista milanese de “La Fenice” di Giancarlo Rognoni e alle S. A. M. (Squadre armate Mussolini) di Giancarlo Esposti. L’iter giudiziario si conclude nel 1993 con la sentenza-ordinanza della quarta istruttoria emessa dal Giudice istruttore Gianpaolo Zorzi che per la prima volta parla di un quarto livello di responsabilità, “non concentrico - scrive - ma intersecantesi con gli altri e quindi sempre presente, come un comune denominatore: quello dei sistematici, puntuali depistaggi”, dal lavaggio della piazza subito dopo l’eccidio, alla misteriosa scomparsa di Ugo Bonati, figura chiave nel primo processo, all’omicidio che ha chiuso per sempre la bocca a Buzzi; depistaggi che sono arrivati persino a sabotare la rogatoria in Argentina per impedire l’interrogatorio di Guido Gianni, criminale legato all’estrema destra e latitante. Nella quinta e ultima istruttoria le indagini ruotano intorno alla cellula mestrina dell’organizzazione eversiva neofascista Ordine Nuovo (la stessa di piazza Fontana), in collegamento al gruppo milanese de “La Fenice” di Rognoni. Il giudice Zorzi identificò nel giovane missino Maurizio Tramonte la fonte “Tritone” (che era l’informatore dietro una mole di documenti emersi dagli archivi del Sid a partire dalla fine degli anni Ottanta). Nel 1995, Tritone- Tramonte comincerà a collaborare con i ROS dei Carabinieri e le sue dichiarazioni insieme agli atti provenienti dall’istruttoria di Guido Salvini per la strage di Piazza Fontana sono alla base del terzo processo conclusosi nel 2010 con l’assoluzione di tutti e cinque gli imputati, sentenza confermata poi in appello nel 2012. Per questo terzo processo sono state centrali anche le dichiarazioni di Digilio, unico condannato nell’ultimo processo per la strage di Piazza Fontana. A partire da “Tritone” e Digilio, l’imputazione per concorso in strage era stata infatti estesa anche ai vertici mestrini di Ordine Nuovo (Maggi e Zorzi), a Pino Rauti e al generale Delfino, che fu incaricato delle indagini alla base della prima istruttoria che si chiuse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Adesso però le motivazioni con cui la Cassazione nel febbraio 2013 ha deciso di rifare il processo d’Appello e le relative condanne inflitte a Maggi e Tramonte confermano che in questi quarant’anni, da parte dello Stato, dei servizi segreti e dei settori reazionari della magistratura è stato fatto di tutto per ignorare ed inquinare le prove, nascondere o prosciogliere gli esecutori e i mandanti della strage e pilotare i processi verso il nulla di fatto e l’assoluzione di quasi tutti gli imputati. Non a caso, Federico Sinicato, avvocato dei familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia ha dichiarato: “Non escludo che tra le pieghe di questa sentenza si possa trovare anche qualche ulteriore stimolo per riaccendere un faro anche sul 12 dicembre del ’69 strage per la quale la Procura di Milano ha smesso ormai da anni di indagare... è scandaloso accettare che Piazza Fontana rimanga un buco nero come nella fotografia del salone della Banca che tutti gli anni i giornali ripropongono a commemorazione. Auguriamoci, dunque, che questa sentenza avvii un percorso virtuoso liberando tutti dai sempre oscuri riferimenti ad un passato innominabile o misconosciuto”. Firenze sud devastata da una tromba d’aria Nardella e Rossi abbandonano la popolazione a se stessa Redazione di Firenze Il 1° agosto Firenze, e in particolare i quartieri 2 e 3 che comprendono la zona sud, è stata investita da una violentissima tromba d’aria che ha causato milioni di danni. Una ventina i feriti, molto grave un ragazzo colpito in testa da un grosso ramo; 28 famiglie sfollate; circa 360 gli alberi caduti sulle strade, sulle macchine e sulle case; divelti semafori e segnali stradali; danneggiate 7 scuole, impianti sportivi, aree verdi, il cimitero del Pino, dove è sepolta “Lucia” Nerina Paoletti, la linea ferroviaria Firenze-Roma e l’acquedotto dell’Anconella; danneggiate praticamente tutte le aziende agricole. Il neopodestà Dario Nardella, fedele renziano, dopo aver fatto passerella il giorno seguente tornando da Londra, “rimboccandosi le maniche”, sostanzialmente se ne frega, sia del problema di rifondere i danni subìti sia di intervenire per prevenire al meglio eventi di questo tipo che purtroppo sono oramai ricorrenti e non più “eccezionali”. Infatti nonostante i ripetuti allagamenti l’amministrazione comunale non garantisce, ad esempio, una corretta e regolare pulizia delle caditoie; alla cura degli alberi cittadini sono destinati solo 200.000 euro l’anno, largamente insufficienti e manca un piano per sostituire alberi fragili e pericolosi per le radici superficiali come i pini che costituivano gran parte dell’alberatura delle zone devastate il 1° agosto e già colpite dall’“uragano” di vento del marzo scorso. Una vera beffa il rimborso dei danni. Nardella ha rimandato a settembre la discussione in Consiglio comunale, rifiutando di convocare un consiglio straordinario come richiesto da più forze e rimanendo in attesa di soldi dallo Stato per rifondere i danni. Il Comune di Firenze ha messo a disposizione degli alluvionati e delle strutture pubbliche colpite non più di 100 mila euro dal fondo di riserva; per spostare ulteriori finanziamenti dalle opere ordinarie alle emergenze è necessaria una delibera del consiglio. Gli inviti ai danneggiati a compilare i moduli per i rimborsi, presenti on-line, sono sostanzialmente un bluff. In questi giorni il governatore toscano Enrico Rossi, che ha dichiarato lo stato di emergenza regionale, ha messo in chiaro che dallo Stato non c’è da aspettarsi un grosso aiuto. Per i danni da maltempo del 5 marzo dallo Stato sono arrivati fondi pari al 3% dei danni stimati e per la tromba d’aria del 1 agosto le prospettive non sono migliori. La Regione in proprio non intende fornire rimborsi diretti agli alluvionati ma sta lavorando a un pacchetto di iniziative finalizzare all’accesso a crediti e micro-crediti. In questo rimpallo fra comune, regione e governo centrale gli alluvionati sono praticamente abbandonati a sé stessi. Intanto Nardella è tornato a concentrarsi su progetti faraonici, lontani anni luce dai problemi della popolazione, come il mega polo museale della scienza che vuole realizzare nella ex caserma marescialli carabinieri in piazza Stazione, progetto in cui, proprio ad agosto, ha coinvolto David Skorton, segretario dello Smithsonian Institution, il complesso museale più grande del mondo con base a Washington, portan- do avanti l’opera di Renzi di concentrare i finanziamenti e mettere la città principalmente al servizio del turismo ricco e privatizzando i suoi spazi storici a disposizione di multinazionali e magnati alla ricerca di location di prestigio. PMLI / il bolscevico 11 N. 32 - 10 settembre 2015 La scuola Per portare a compimento la rivoluzione proletaria nel campo dell’insegnamento è necessario che la classe operaia ne assuma la direzione. Bisogna che le masse operaie vi prendano parte e realizzino, in stretta connessione con i soldati dell’Esercito popolare di Liberazione, la triplice unione rivoluzionaria, raggruppando così fra gli studenti, gli insegnanti e i lavoratori delle scuole, gli elementi attivi che sono decisi a condurre fino in fondo la rivoluzione proletaria nel campo dell’insegnamento. Le squadre operaie di propaganda dovranno restare a lungo nelle scuole e partecipare in esse a tutti i compiti di lottacritica-trasformazione. Inoltre, esse dovranno dirigere sempre le scuole. Nelle campagne, è compito dei contadini poveri e medi dello strato inferiore, gli alleati più solidi della classe operaia, prendere in mano le questioni della scuola. (Mao, citato nell’articolo “Una scuola di tipo nuovo che unisce la teoria alla pratica” in “Bandiera Rossa”, n. 4, 1968) Nel 120° Anniversario della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale I marxisti-leninisti milanesi commemorano Engels studiando “Dialettica della natura” Dal corrispondente della Cellula “Mao” di Milano Il 5 Agosto 1895 moriva Friedrich Engels e la Cellula “Mao” di Milano del PMLI ha deciso di celebrare il 120° Anniversario della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale e cofondatore del socialismo scientifico, con una riunione di studio dei militanti e dei simpatizzanti di Milano su una delle sue opere più famose: “Dialettica della natura”. Durante la riunione, svoltasi nel pomeriggio di sabato 8 agosto presso la Sede milanese del PMLI, con la lettura dell’opera, i partecipanti alla riunione hanno affrontato con impegno e col prezioso supporto delle spiega- zioni storiche e filosofiche del Segretario di Cellula, compagno Angelo Urgo, una ricchissima e stimolante miniera di contenuti ed uno splendido esempio di applicazione del metodo materialista e dialettico a un tema tanto complesso e articolato dal quale infine risulta chiara la necessità e l’inevitabilità del socialismo non soltanto dai tradizionali punti di vista storico, economico e politico ma persino guardando all’evoluzione del mondo e alla dialettica della natura. È grazie a opere come “Dialettica della natura” che noi marxisti-leninisti italiani – partecipando attivamente alla lotta di classe, nelle sue tre principali manifestazioni, ossia in campo ideologico, politico ed economico – possiamo apprendere le basi del materialismo dialettico Milano, 8 agosto 2015. Nella sede del Partito un momento dello studio di “Dialettica della natura” di Engels pubblicato su Il Bolscevico e del materialismo storico: i giovani compagni cominceranno a capovolgere le idee e le concezioni che la borghesia ha inocu- lato loro fin dai primi anni di vita attraverso la società, la famiglia, la scuola e l’intera sovrastruttura borghese; i compagni più anziani fortificheranno le loro convinzioni e si libereranno delle incrostazioni che inevitabilmente il tempo deposita nei loro cervelli e che devono periodicamente rimuovere attraverso lo studio. Stando sulle spalle dei cinque giganti che sono i grandi Maestri del proletariato internazionale, noi marxisti-leninisti italiani riusciamo a vedere più lontano e a lottare con più fiducia e determinazione perché si realizzi l’Italia unita, rossa e socialista! Al servizio del Partito! Con Engels per sempre contro il capitalismo per il socialismo! Coi Maestri e col PMLI vinceremo! Larga propaganda a Firenze San Miniato (Pisa) per la commemorazione di Mao Volantinaggio del PMLI alla festa Interesse fra la popolazione. Una turista spagnola: “Me gusta Mao” provinciale di “Liberazione” Redazione di Firenze Firenze, 31 agosto 2015. La Commemorazione di Mao propagandata alla mensa universitaria di San Gallo (foto Il Bolscevico) Presso il cimitero di Monsummano Terme (Pistoia) Omaggio a Falzarano Come ogni anno la Cellula di Fucecchio (Firenze) del PMLI, che porta il suo nome, ha ricordato il combattivo militante del Partito Vincenzo Falzarano. Alcuni compagni, assieme alla moglie Filomena, hanno visitato la sua tomba nel cimitero di Monsummano Terme (Pistoia), portando un omaggio floreale. A 12 anni dalla sua scomparsa la salma è stata cremata e collocata in una nuova sistemazione. Anche qui spicca il simbolo del Partito, lucidato e fatto riportare a nuovo da Filomena, assieme a una bel- la citazione che ricorda la sua onestà intellettuale, generosità e fedeltà alla causa degli sfruttati. I militanti e i simpatizzanti di Firenze del PMLI sono impegnati nel propagandare al meglio l’imminente commemorazione di Mao. I relativi manifesti sono stati fatti affiggere negli spazi comunali di tutta la città. Le diffusioni del volantino ad hoc sono iniziate martedì 25 agosto al mercatone settimanale delle Cascine suscitando l’interesse della popolazione e in particolare dei giovani presenti; anche una turista spagnola ha sottolineato: “me gusta Mao!”. Lunedì 31 è stato diffuso alla mensa universitaria San Gallo, dove è stato accolto con interesse anche da vari docenti. Martedì 1 settembre diffusione alla mensa universitaria Morgagni. Lunedì pomeriggio larga diffusione anche alla Stazione centrale. In programma l’affissione delle locandine presso numerose facoltà universitarie e scuole medie superiori, nella zona industriale dell’Osmannoro e davanti al Nuovo Pignone. Monsummano Terme (Pistoia), 14 agosto 2015. La tomba del compagno Vicenzo Falzarano (foto Il Bolscevico) Possono richiederla, con una donazione volontaria, i militanti, i simpatizzanti e i sostenitori del PMLI La donazione va inviata con versamento su conto corrente postale n. 85842383 intestato a: PMLI - via Antonio del Pollaiolo 172/a 50142 Firenze Redazione di Fucecchio Venerdì 7 agosto i compagni di Fucecchio del PMLI, assieme a dei simpatizzanti della provincia di Pisa, hanno diffuso alcune centinaia di volantini che annunciavano la commemorazione di Mao che si svolgerà a Firenze il 6 settembre. Oltre a questi inviti sono stati distribuiti i volantini “Il potere politico spetta di diritto al proletariato”. Un titolo molto significativo se indirizzato, come in questo caso, a chi sostiene o simpatizza con un partito, il PRC, che ha abbandonato qualsiasi velleità nei confronti del capitalismo, limitandosi a criticarne solo gli aspetti peggiori ma senza metterlo minimamente in discussione. Un’ottima idea: escursione e studio Care compagne e compagni, come prima cosa vi auguro una buona ripresa di lavoro dopo Richiedete la maglietta rossa del PMLI Diffusi i volantini sulla Commemorazione di Mao e “Il potere politico spetta di diritto al proletariato” Foto inviata dall’autore della corrispondenza la ben meritata pausa estiva. Nelle scorse settimane, approfittando delle belle giornate, ho fatto una piccola escursione sul Monte Rosso, circa 2.400 metri, situato tra la Valle Oropa e la Valle del Lys. Giunto sulla vetta mi sono dedicato alla lettura del fondamentale opuscolo del compagno Scuderi: “Mao è un grande Maestro del proletariato internazionale, delle nazioni e dei popoli oppressi”. Buon lavoro. Saluti marxisti-leninisti. Un simpatizzante biellese del PMLI INIZIATIVE DEL PMLI ➥ MODENA Portico Via Emilia Centro tra Via Scudari e Piazza Ova Banchino di propaganda dalle ore 16 alle 19 ● Sabato 5 settembre ● Sabato 12 settembre ● Domenica 13 settembre ➥ PONTASSIEVE (Firenze) Piazza Gramsci Banchino di propaganda dalle ore 9.30 alle 12 ● Sabato 5 settembre San Miniato (Pisa), 7 agosto 2015. Il volantinaggio del PMLI presso la festa di “Liberazione” (foto Il Bolscevico) La diffusione è stata effettuata all’ingresso della festa provinciale pisana di “Libera- zione” che si è svolta nei pressi del circolo Arci “La Catena” nel comune di San Miniato. E’ giusta e attuale l’analisi di Scuderi su “Mao e il socialismo” Studiando l’opuscolo n. 3 di Giovanni Scuderi “Mao e il socialismo”, ritengo giusta l’analisi che “il revisionismo gradualmente ha preso piede nel proletariato e il processo di deideologizzazione, decomunistizzazione e socialdemocratizzazione è riuscito a depotenziare la carica rivoluzionaria del proletariato e delle nuove generazioni”. Syriza in Grecia ce lo dimostra con un Alexis Tsipras che ingannando il suo popolo si è chinato davanti all’Ue imperialista e alle banche. L’accordo sulla Grecia è un nuovo “Trattato di Versailles”, lo ha ribadito l’ex ministro delle finanze greco Yaris Varoufakis intervenendo in parlamento durante il dibattito sul primo pacchetto di “riforme” presentato dal governo Tsipras. Il Trattato di Versailles con le clausole durissime verso la Germania fu la causa della distruzione dell’economia tedesca negli anni Venti e della nascita del nazismo. E Varoufakis insiste: la Germania aveva deciso di “sacrificare” la Grecia facendola cadere in default, in modo da poter rafforzare l’Eurozona. A tutti i proletari, a tutti gli operai, a tutti, noi diciamo: la Ue strozza la Grecia! No all’Unione europea imperialista, l’Ue va distrutta! Se si vuole veramente risollevarsi dalla miseria dove il capitalismo prospera, dove gli strozzini hanno necessità dei bisognosi, occorre diventare autentici marxisti-leninisti e dare tutte le forze e le energie al PMLI e, come dimostra la pratica, l’Ue non si può cambiare, non è riformabile. Va distrutta per il bene dei popoli europei. Intanto bisogna uscirne. Coi Maestri e il PMLI vinceremo! Da un rapporto interno dell’Organizzazione di Civitavecchia (Roma) del PMLI 12 il bolscevico “Il Bolscevico” ci esorta giustamente allo studio delle opere dei Maestri Care compagne e cari compagni, da sempre, in realtà, “Il Bolscevico” ci esorta, molto giustamente, allo studio delle opere di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao (mi permetterei di aggiungere quelle del compagno Segretario generale Giovanni Scuderi). Si tratta di opere che uniscono sempre, con grande intelligenza, teoria e prassi, mostrando come la conoscenza teorica porti necessariamente a trasformare la prassi. Facendo alcuni esempi, direi che: a) una nuova coscienza scientifica (quale troviamo nell’“Antiduhring” e nella “Dialettica della natura”), nel senso delle scienze tout court e in particolare delle scienze naturali e dell’astronomia, ci liberano dal servilismo rispetto a presunte potenze oscure che dominerebbero nella e la natura; per cui, per esempio i contadini attendevano da una non meglio precisata (e precisabile) “Provvidenza”, interventi nella e sulla natura per favorire un buon raccolto, ecc.; b) una nuova coscienza storico-politica (quale troviamo in tutte le opere filosofiche, storiche, politiche, economiche di Marx e Engels e poi negli sviluppi importanti che troviamo in Lenin, Stalin e Mao) porta a superare dialetticamente la passività qualunquista dell’atteggiamento verso la politica (“Non serve a nulla, tanto fanno comunque ciò che vogliono”, roba che storicamente troviamo nell’antico “Uomo qualunque”, ma anche ciarpame ideologico che ha sempre favorito i partiti di centro, “centro-destra”, “centro-sinistra”, sinistra revisionista, ecc.), che ha fatto in modo che la Repubblica italiana fosse sempre uguale a se stessa, eternizzantesi, rendendo impossibile la coscienza rivoluzionaria del proletariato. A ciò i mass-media (fonti d’informazione, recitano loro stessi) hanno contribuito sempre, con le “veline” del potere DC oggi camuffato con la disinformazione di Stato, dove il capitalismo, purtroppo, si è sempre dimostrato abilissimo, ma anche con i vari commenti di pennivendoli assolutamente infeudati al capitalismo, squallidi apologeti dell’esistente. Eugen Galasso Quest’estate si è tinta di rosso con il materiale del PMLI Cari compagni, con la lettura de “Il Capitale” di K. Marx e la visione di due video del PMLI l’estate 2015 si tinge di rosso! A proposito del Capitale il vostro articolo pedagogico per spiegare la differenza tra plusvalore assoluto e relativo (libro I) è di una pedagogia e semplicità esemplare! Eccezionali entrambi i dvd ma quello sul compagno Mao con commento mi sembra il più completo. Per il compagno Stalin avrei preferito un commento rosso come per quello del grande timoniere rosso. In ogni caso li conservo preziosamente e li rivisionerò col commento dei mie figli un po’ a digiuno di marxismo-leninismo. Saranno ugualmente oggetto di regalo per qualche compagno che ha smarrito la via maestra del marxismo-leninismo. Avete in preparazione un documento simile per il grande Lenin? Sarebbe veramente eccezionale! Colgo l’occasione per ringraziarvi dell’invito ricevuto per il 6 settembre per commemorare degnamente il grande Mao, ma proprio in quei giorni mi recherò a rendere omaggio al grande padre della rivoluzione bolscevica e al suo degno continuatore, l’eterno Stalin! Se gradite cercherò di fare foto e di inviarvele per capire quello che è stato lo scenario della grande rivoluzione socialista. A presto compagni Saluti marxisti-leninisti. Marcello, napoletano residente in Francia N. 32 - 10 settembre 2015 A proposito gli ho parlato di voi ma mi hanno detto che non vi conoscono, che non sanno della vostra esistenza. Saluti marxisti-leninisti-stalinisti. Tino – Firenze Il PMLI è il partito che cercavo Compagni, sono un 53enne che da sempre ha cercato un partito di veri compagni. Imbattendomi nel vostro sito ho trovato ciò che fa per me. Grazie. Luigi - Savona Spero di vedervi alla commemorazione di Mao Cari compagne e compagni del PMLI, spero che stiate tutti bene. In questi giorni mi trovo a Genova per lavoro e leggendo i giornali ho visto che la Cina comincia ad andare in crisi con la moneta e con il sistema politico che non va più, un sistema capitalista. La borsa ha perso circa il 13% e il governo fascista ha svalutato la moneta per poter arricchire ancora di più una parte dei cinesi mentre la maggioranza sarebbe alla fame. Certo se ci fosse stato un vero successore di Mao sarebbe stato meglio per il popolo. Proprio come Renzi che promette tante cose e poi porta tasse da pagare: proprio un servo del capitalismo e delle banche! Spero di incontrarvi tutti il 6 settembre prossimo a Firenze alla commemorazione di Mao. Viva il PMLI! Adolfo, simpatizzante di Vicopisano (Pisa) del PMLI Vi seguo sempre, leggo e 25 luglio a casa Cervi, un simbolo per i comunisti scarico “Il Bolscevico” e gli antifascisti Carissimi compagni, Io vi seguo sempre, leggo e scarico “Il Bolscevico”. Vi contatto per sapere se anche questo anno commemorate il Maestro Mao o comunque se vi sono commemorazioni degli altri Maestri, sopratutto di Stalin. Recentemente sono stato in Russia; lo sapevate che dopo decenni di censura il Maestro Stalin è stato riabilitato? Pare che i compagni del KPFR, il partito comunista Russo erede del PCUS, abbiano rimesso la figura e la storia del Maestro a base dell’ideologia del partito insieme ovviamente a quella di Marx, Engels e Lenin. Il 25 luglio 1943 l’episodio della storica pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi alla popolazione SETTEMBRE osr cub trasporti, osr usb - sciopero del personale 6 aeroportuale soc. ATA Italia/WFS Ground Italy di Linate e Malpensa 10-13 CAT - sciopero del personale Trenitalia, FSI, Trenord, NTV - sciopero del personale aeroportuale soc. 22 fata-cisal ENAV, Alitalia Sai degli aeroporti di Roma Sciopero del personale navigante (piloti e 22 ANPAC -assistenti di volo) del soc. Air Italy 25 fast confsal - Sciopero del personale di NTV che ogni anno a Casa Cervi viene servita per rinnovare quel grande gesto di allora, va colto in tutta la sua importanza politica, per attualizzare quei valori dell’antifascismo che spesso si tende a riscoprire solo quando fa comodo, specie in campagna elettorale, anziché praticarli ogni giorno, così come seppero fare fino al giorno della loro morte i fratelli Cervi e con loro Didimo Ferrari. Alessandro Fontanesi Segretario provinciale del Pcd’I di Reggio Emilia Per ricordare la strage fascista del 2 agosto 1980 a Bologna Il 2 agosto di 35 anni fa, una bomba esplose alla stazione di Bologna e provocò l’eccidio più orrendo e sanguinoso nella macabra storia della “strategia della tensione”, che ebbe inizio nel 1969 con la bomba di piazza Fontana, a Milano, con una sequenza terrificante di episodi stragisti fino al Rapido 904 nel 1984. All’origine di questo “diabolico” disegno politico-strategico di “destabilizzazione neo-conservatrice” (che si potrebbe sintetizzare nella formula andreottiana “destabilizzare per stabilizzare”) agirono sia i servizi segreti (interni e internazionali) che le forze politiche dell’asse filo-governativo che ruotavano attorno alla Democrazia Cristiana. Ma la manovalanza operativa, quella che mise in atto le stragi, venne reclutata tra i militanti degli ambienti neofascisti. Le finalità immediate e contingenti furono di suscitare nel Paese un clima psicologico e politico che legittimasse ed evocasse svolte politiche di segno autoritario e repressivo, per ricompattare in tal modo il blocco di potere attorno alla DC e alle false istituzioni “democratiche” borghesi. Ma ad accelerare gli avvenimenti intervenne la crisi economica che iniziò a manifestarsi alla fine degli anni Sessanta con pesanti ripercussioni sul mon- do del lavoro. Fu il periodo delle prime vaste ristrutturazioni industriali che servirono a intensificare i ritmi di produzione, causando licenziamenti massicci tra gli operai e il ricorso sistematico alla cassa integrazione. La risposta operaia non tardò a manifestarsi soprattutto in quei settori trainanti dell’economia italiana, nel “triangolo industriale” Torino-Genova-Milano. Il timore principale della borghesia capitalistica fu che tali lotte operaie (che, nel frattempo, si agganciarono alla contestazione del movimento studentesco) potessero sfuggire di mano ai sindacati, assumendo così un livello di qualità e di consapevolezza politica, di capacità strategica e organizzativa, tale da poter scompaginare il quadro di potere e dei rapporti di forza allora vigenti. Lucio Garofalo – Lioni (Avellino) Il PD di destra attacca la sanità Salve a tutti, Il PD è diventato a tutti gli effetti un partito di destra, contro i lavoratori/popolo e i loro diritti. Il PD ha distrutto il diritto al lavoro con il Jobs Act che è totalmente da contrastare e da rifiutare in toto, che introduce di fatto la schiavitù in Italia. Come se non bastasse dopo avere introdotto questa legge (ideata dalla destra berlusconiana e imposta dalla Troika con la lettera del 2011) adesso ecco pronto un altro colpo di macelleria sociale: tagli alla sanità e diritto alla salute. Questi tagli introdotti dal PD, che fa parte dalla maggioranza, metteranno in ginocchio definitivamente il sistema sanitario nazionale. La sanità è e deve restare gratuita per tutti senza distinzioni così come occorre contrastare il Jobs Act fascista. Alessandro - Sesto Fiorentino (Firenze) Il movimento contro l’inceneritore chiama alla mobilitazione “La città metropolitana di Firenze autorizza il via all’inceneritore e apre una lunga stagione di conflitto” Redazione di Firenze CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI E DEGLI SCIOPERI di Campegine per festeggiare la caduta del fascismo, per molti potrà sembrare un fatto scontato, ma se contestualizzato a 72 anni dai giorni nostri, in piena dittatura fascista, rappresentò un fatto enorme, un gesto semplicissimo, eppure di enorme valenza politica, che avrebbe comportato conseguenze che la famiglia dei patrioti dei Campi Rossi, seppe assumersi nonostante la grave pericolosità. L’abietta retorica e la falsa propaganda di improvvisati storici tanto di destra, quanto di “sinistra”, vuole i fratelli Cervi un gruppo di sbandati anarcoidi, un’idiozia storica sempre più spesso insinuata per delegittimare il contributo dei comunisti nel percorso tormentato del consolidamento della democrazia nel nostro Paese. Va invece respinta con forza tale assurda menzogna, i fratelli Cervi erano antifascisti e comunisti, come confermato dalle parole del padre Alcide nel memorabile “I miei sette figli”. Non si consideri questo un dettaglio o il solito tentativo di “monumentare” la storia, lo è piuttosto volerlo fare per riscrivere la storia a seconda delle convenienze politiche del momento, La data del 25 luglio ’43, di fatto sancisce l’inizio della Resistenza, durante la quale il contributo dei comunisti fu fondamentale, nonostante lo si voglia svilire ed omettere. I Cervi furono senz’altro i precursori della lotta di liberazione, con essi a Campegine operava un altro antifascista e comunista, guarda caso, quel Didimo Ferrari Eros da sempre oggetto della più bieca e vergognosa speculazione antipartigiana e anticomunista. Dopo 72 anni riscoprire la data del 25 luglio ’43 nell’ampio contesto dell’antifascismo è di grande importanza, soprattutto alla luce dei gravi episodi di intolleranza fascista che ultimamente si riaffacciano non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa. Il 25 luglio non è pertanto un giorno qualunque, la pastasciutta Il 5 agosto la Città Metropolitana di Firenze, guidata dal renziano Dario Nardella, ha rilasciato l’ultima autorizzazione per la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini, ignorando le denunce e le proteste del largo movimento di lotta contro la sua realizzazione. Una battaglia che il PMLI condivide a pieno e a cui dà il proprio sostegno militante. Riportiamo il comunicato con cui i protagonisti di questa battaglia invitano a non demordere e intensificare la lotta contro la disastrosa costruzione dell’inceneritore nella Piana fra Firenze e Prato. Davanti alla protesta di trecento cittadini, movimenti, comitati, associazioni e rappresentanze sindacali dei lavoratori della piana, delegazioni da altre realtà Toscane, sotto il sole di agosto, la Città Metropolitana ha rilasciato l’ultima autorizzazione per realizzare l’inceneritore della piana fiorentina. Tre consiglieri regionali dell’op- Pieno sostegno del PMLI posizione (Movimento 5 Stelle e Sì Toscana a Sinistra) hanno chiesto invano di assistere, in base alle loro prerogative, alla Conferenza dei Servizi. Si tratta di una decisione cruciale per la città metropolitana di Firenze, un’ipoteca che peserà per almeno trent’anni sulla salute nostra e dei nostri figli e sul nostro territorio. Stamattina era in gioco, insieme all’inceneritore, la credibilità delle Istituzioni; si è scelto, invece, di ignorare la mobilitazione e le proposte di migliaia di persone e di perseguire obiettivi in contrasto con l’interesse pubblico. Si chiude così, dopo ipocrite aperture, ogni possibilità di confronto. Stamane si è persa una grande opportunità politica, quella di avviare un processo decisionale partecipato che non serva a confermare una scelta precostituita, ma che valuti, come viene chiesto da anni, le concrete alternative all’incenerimento dei rifiuti. L’inceneritore, pericoloso per la salute e l’ambiente, non chiude il ciclo dei rifiuti, produce infatti un’alta percentuale di scorie e ceneri tossiche, la cui gestione, nella Autorizzazione Integrata Ambien- tale (AIA) viene scandalosamente delegata alla società QtHermo senza alcuna prescrizione di controllo da parte istituzionale. Nello slancio di assecondare QtHermo e i suoi dirigenti la Conferenza dei Servizi ha addirittura omesso di prescrivere la realizzazione del tanto decantato boschetto di mitigazione, contrabbandato da dieci anni come antidoto all’inquinamento prodotto dall’inceneritore. La Città Metropolitana, e il suo rappresentante Dario Nardella, hanno deciso di decidere, fingendo di ascoltare. Si è deciso, in modo irresponsabile, di entrare in conflitto con la cittadinanza e di mettere in crisi la coesione sociale dei territori per molti anni. Nei prossimi mesi faremo quello che l’amministrazione non ha mai fatto, continueremo a coinvolgere migliaia di cittadini, informandoli dello scempio ambientale e del danno economico a cui gli amministratori stanno condannando le nostre comunità, negandoci le opportunità offerte dalle alternative che sono ormai affermate in Italia e nel Mondo. Saremo migliaia e vi contrasteremo ad ogni passo. Da ora vi consideriamo responsabili di tutte le conseguenze della vostra condotta. In questo quadro desolante rileviamo che il Comune di Sesto, sede del progetto, secondo la delibera del Consiglio Comunale, ha dato parere negativo e la conferenza gli impone di dare esecuzione agli adeguamenti urbanistici; quello di Campi Bisenzio, che nella scorsa Conferenza dei Servizi aveva espresso parere negativo chiedendone “la sospensione a tempo indeterminato” non ha ritenuto di presentarsi, consentendo così l’acquisizione di parere positivo all’Autorizzazione; che dia conto della sua assenza, e non faccia pensare che si tratti di un gioco delle parti. Diamo appuntamento agli abitanti e ai lavoratori della città metropolitana per le iniziative dei prossimi mesi. Mamme No Inceneritore, Coordinamento Comitati della piana, Assemblea per la piana contro le nocività, Medicina Democratica, Una città in Comune Firenze, 6 agosto 2015 cronache locali / il bolscevico 13 N. 32 - 10 settembre 2015 Milano 1944 - 10 agosto - 2015 commemorato il sacrificio dei 15 martiri di Piazzale Loreto Il PMLI attualizza lo spirito antifascista della Resistenza contro il governo Renzi e il suo completamento del regime neofascista Redazione di Milano Il 10 agosto 1944 15 antifascisti e partigiani, in maggioranza operai, imprigionati dai fascisti furono prelevati dal carcere di San Vittore di Milano dalle SS tedesche comandate da Theodor Saevecke (divenuto in seguito agente della CIA e vicedirettore dei servizi di sicurezza del ministero degli Interni della Germania Federale) e su ordine del responsabile delle SS per l’Italia nord-occidentale Walter Rauff (inventò le camere a gas mobili montate sui camion e si rese responsabile della morte di 150.000 civili in Polonia e in URSS, nel dopoguerra grazie ai “buoni uffici” del Vaticano e della CIA, fuggì in Cile dove lavorerà come consulente presso la DINA, la famigerata polizia segreta di Pinochet) e fu detto loro che sarebbero stati condotti a Bergamo per essere poi inviati ai lavori forzati in Germania nell’Organizzazione Todt. Invece furono portati a Piazzale Loreto e lì vennero fucilati da un plotone di repubblichini della Legione Autonoma Ettore Muti. Tutto ciò venne giustificato come rappresaglia per un attentato (mai rivendicato) falsamente attribuito ai Gap contro un camion tedesco nei pressi dell’Albergo Titanius dove alloggiava la Wermacht e che non vide perire alcun soldato tedesco. La cosa più vergognosa fu che non solo i corpi dei martiri vennero lasciati per un giorno sul selciato della piazza con un cartello con scritto “Questi sono i GAP: assassini”, ma che i parenti delle vittime non potettero avvicinarsi alla piazza dove intanto le guardie repubblichine ridevano, calciavano e sputacchiavano sui corpi, mentre alcuni soldati nazisti Milano, 10 agosto 2015. Il PMLI partecipa alla celebrazione del 71° Anniversario del sacrificio dei 15 martiri di Piazzale Loreto (foto Il Bolscevico) assistevano compiaciuti. Per il 71° anniversario del sacrificio dei Quindici Martiri fucilati in Piazzale Loreto, come ogni 10 Agosto, l’Anpi ha organizzato nella mattinata una cerimonia invitando a parteciparvi la Milano antifascista ma anche le istituzioni borghesi. Militanti e simpatizzanti della Cellula “Mao Zedong” di Milano del PMLI erano presenti con le rosse bandiere del PMLI indossando alla partigiana i fazzoletti rossi del Partito, I nostri compagni hanno diffuso un centinaio di volantini riportanti l’articolo “La Camera vota l’Italicum fascistissimum” pubblicato su “Il Bolscevico” n.19 che attualizza lo spirito antifascista contro il governo del nuovo duce Renzi, erede di Mussolini, Craxi e Berlusconi e il suo completamento del regime neofascista tramite la con- troriforma elettorale. Ad aprire gli interventi istituzionali è stato il neopodestà arancione Giuliano Pisapia che ha retoricamente parlato di tramandare la memoria della Resistenza, affermando inoltre che le attuali istituzioni cittadine e nazionali sono ancora quelle nate dalla Resistenza così fugando da ogni concreta attualizzazione dell’antifascismo che si attua, innanzitutto denunciando le istituzioni della seconda repubblica che dagli anni ’90 hanno gradualmente soppiantato quelle della prima. Inoltre la giunta non ha mai perseguitato legalmente per “ricostituzione del disciolto partito fascista” (Legge n. 645 del 1952) le organizzazioni nazifasciste che brulicano in città col sostegno economico della Regione. In un’intervista rilasciata durante la cerimonia il parlamentare sionista del PD e candidato sindaco, Emanuele Fiano, ha annunciato di voler presentare un “DDL per inserire il reato di apologia di fascismo nel codice penale”, quando basterebbe già oggi applicare la Legge n. 645/1952. È poi intervenuto il vicepresidente della giunta del governatore regionale fascioleghista Maroni, il berlusconiano doc Mario Mantovani, il quale non ha fatto altro che incentrare il suo discorso sull’islamofobia, contro i diritti dei migranti “irregolari e clandestini”, e unendosi veemente al coro interventista della guerra “al terrorismo” e allo Stato Islamico. È quindi intervenuto il presidente dell’ANPI provinciale milanese, Roberto Cenati, il quale ha ricordato come in passato a differenza del presente il 10 agosto fosse a Milano una ricorrenza molto sentita e partecipata tra gli abitanti e che oggi non viene valorizzata, senza però specificare la latitanza in merito delle attuali istituzioni. L’iniziativa si è replicata alla sera, alla quale militanti e simpatizzanti del PMLI - unico partito politico presente ad entrambe le iniziative - erano presenti con i medesimi insegne e materiale di propaganda. In questa occasione sono intervenuti tra gli altri Sergio Temolo, come rappresentante dei famigliari dei 15 martiri che ha descritto i particolari delle efferatezze dell’eccidio e di ciò che accadde dopo. È poi intervenuto Gianni Mariani della Federazione italiana associazioni partigiane che ha letto una poesia in dialetto milanese di Franco Loi su Piazzale Loreto. Gli interventi erano inframmezzati da canti partigiani antifascisti intonati dal gruppo musicale Extramondo. Successo della celebrazione partigiana di “Cascina lunga” Dal corrispondente dell’Organizzazione di Biella del PMLI Domenica 26 luglio, grazie agli infaticabili organizzatori dell’ANPI “Valle Cervo”, Luciano Guala e Gian Franco Barile, si sono svolte con pieno successo le celebrazioni ufficiali del 71° Anniversario della fondazione della “Seconda Brigata d’Assalto Garibaldi”. Infatti, il bravissimo Luciano Guala, amico del PMLI, ha ricordato, nel suo discorso d’apertura, che i 667 caduti partigiani antifascisti morti in suolo biellese sono purtroppo sottostimati; sottolineando tale dato si è voluto ricordare quale altissimo prezzo abbia dovuto pagare la popolazione biellese per liberarsi dal gioco dei mostri nazifascisti. La parola è poi passata a Gian Vittorio Bonino, presidente ANPI “Valle Cervo” che ha duramente criticato l’attuale situazione economica che, soprattutto, colpisce i giovani, particolarmente del Sud Italia, con una disoccupazione inquietante e infami contratti di lavoro precari, per non parlare di tirocini lavorativi o “stage aziendali” che dir si voglia, che in nessun modo possono garantire un futuro dignitoso e concretamente libero dal bisogno. Egli però non ha mai nominato il capitalismo quale vera ed unica causa di tale tremenda situazione, men che meno ha nominato invece il socialismo quale unica via d’uscita possibile al generale sfacelo. Ha preso la parola, per l’ANPI della provincia di Biella, l’avv. Gianni Chiorino, che s’è detto fortemente preoccupato per la diffusa deri- Sagliano Micca (Biella), 26 luglio 2015. Un momento delle celebrazioni del 71° Anniversario della fondazione della “Seconda Brigata d’Assalto Garibaldi” (foto Il Bolscevico) Commemorate le 174 vittime dell’eccidio nazista del Padule di Fucecchio Commenti favorevoli verso il nostro Partito: “grazie per essere presenti”, “finalmente delle bandiere rosse” L’elenco delle vittime dell’Eccidio del Padule di Fucecchio nei pressi del monumento commemorativo di Castelmartini (Pistoia) Redazione di Fucecchio Sono passati 71 anni dalla strage compiuta dai nazisti, favoriti dalle spie fasciste locali, che portò il terrore nell’area umida situata tra i comuni di Fucecchio e Cerreto Guidi (Firenze), Monsummano Terme, Larciano, Lamporecchio e Ponte Buggianese (Pistoia). Una strage che il 23 agosto 1944 causò la morte di 174 civili, in buona parte donne e bambini. Un eccidio per terrorizzare la popolazione sempre più insofferente all’occupazione tedesca, mentre l’esercito nazista era oramai in ritirata su tutti i fronti dopo aver subito un anno prima dai sovietici la dura e decisiva sconfitta di Stalingrado. La commemorazione principale si è tenuta a Stabbia, nel comune di Cerreto Guidi. Una cerimonia sempre più istituzionalizzata, quest’anno però assieme a sindaci, assessori e rappresentanti della Regione, spesso presenti solo per fini elettorali, vi ha partecipato anche un buon numero di persone che non vogliono dimenticare la barbarie nazi-fascista. Assieme agli stendardi delle amministrazioni locali e di alcune associazioni come l’ANPI, sventolavano le bandiere rosse del PMLI portate dai compagni della Cellula “Vincenzo Falzarano” di Fucecchio, unico Partito presente ufficialmente. Una presenza che non è passata inosservata e, almeno da una parte dei manifestanti, accolta con favore. Due donne hanno ringraziato i compagni per il fatto di essere lì, una coppia ha esclamato “finalmente delle bandiere rosse”, altri si sono intrattenute amichevolmente con i nostri compagni. Commemorati a Rimini i martiri antifascisti Il PMLI partecipa con la bandiera Nel Comune di Sagliano Micca (Biella) va razzista che colpisce i migranti che altro non sono che l’anello più debole della catena dell’imperialismo che però Chiorino, nel suo discorso di denuncia, si è ben guardato dal nominare. L’oratrice ufficiale di quest’anno è stata la giovane Marta Nicolo dell’Istituto storico della Resistenza e Società contemporanea che in modo parziale ed esclusivamente astratto ha voluto affrontare le tematiche della libertà e democrazia senza dare Partecipa anche il PMLI minimamente un contesto di classe a tali parole seguendo poi tale approccio anche per raccontare il devastante ventennio fascista e, di conseguenza, la giusta e vittoriosa guerra di Liberazione partigiana. Presenti alcuni simpatizzanti del PMLI che hanno portato con orgoglio i vessilli del Partito, bandiere dei Maestri e del Partito, ricevendo approvazioni per la costante partecipazione a tale importante appuntamento celebrativo. Dal corrispondente della Cellula “G. Stalin” di Rimini del PMLI Domenica 16 agosto a Rimini la Cellula “G. Stalin” di Rimini del PMLI ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio dei tre partigiani per mano dei nazifascisti con la bandiera del Partito, l’unica bandiera di partito presente assieme a quelle dell’Anpi e dei gonfaloni dei comuni. 4 il bolscevico / studenti La cerimonia si è svolta con un corteo che è giunto in Piazza Tre Martiri dove è stata deposta una corona di fiori sulla lapide, nel luogo dove vennero impiccati. Il corteo è proseguito con la banda musicale della città fino a via Ducale, dove i tre partigiani vennero catturati dai fascisti, per deporre un’altra corona. Uno dei tre martiri antifascisti prima che il cappio gli stringesse la gola gridò: “Viva Stalin!”. N. 45 - 19 dicembre 2014 E’ morto a Ravenna Egidio Errani, il comandante partigiano GIM, indomito antifascista amico del PMLI Dal corrispondente dell’Organizzazione di Ravenna del PMLI Il 26 luglio scorso è morto a Ravenna, all’età di 93 anni, Egidio Errani detto Tomino, ex comandante GIM del distaccamento Terzo Lori della 28ª Brigata Garibaldi. Se n’è andato un partigiano, un combattente, un indomito antifascista che partecipò alla battaglia delle Valli, alla Liberazione di Ravenna dai nazifascisti e alla ricostruzione del Dopoguerra. Rimane il ricordo e l’insegnamento di una vita spesa nella lotta con spirito comunista contro le ingiustizie e le prevaricazioni, con un’etica e un’onestà antifascista esemplari. Il 25 Aprile sulla piazza di Savarna volle essere fotografato con l’Organizzazione di Ravenna del PMLI, sotto la rossa bandiera del nostro Partito. Addio comandante GIM, il nostro pensiero ti accompagnerà nelle “rosse praterie del cielo”, il tuo ricordo ci guiderà nella lotta antifascista per il socialismo. Ravenna, 25 Aprile 2013. Il partigiano Egidio Errani, comandante Gim, della prima compagnia Distaccamento “T. Lori” fotografato insieme al compagno Franco Melandri (foto Il Bolscevico) Conto corrente postale 85842383 intestato a: PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze 14 il bolscevico / esteri N. 32 - 10 settembre 2015 Per rilanciare le esportazioni e la competitività Il socialimperialismo cinese in crisi economica e finanziaria svaluta la moneta La Banca centrale di Pechino: “Rendiamo la nostra moneta più orientata al mercato”. FMI d’accordo Il crollo della Borsa di Shanghai si ripercuote sulle Borse di tutto il mondo Che la serie di crolli della prima decade di luglio, che in pochi giorni aveva causato alle Borse cinesi perdite per quasi il 35% rispetto ai massimi di giugno e bruciato qualcosa come 2.800 miliardi di dollari, fosse il sintomo di una crisi profonda e quindi solo la prima avvisaglia di altri e più gravi tsunami finanziari, era facile prevederlo. E difatti, non solo il 27 luglio la prima Borsa cinese, quella di Shanghai, subiva un ulteriore tracollo dell’8,48%, e la seconda, quella di Shenzhen del 7%, in risposta alle notizie negative sul calo dei profitti industriali di giugno e dell’indice della produzione manifatturiera ai minimi da 15 mesi; ma l’11 agosto, con una decisione a sorpresa, la Banca popolare cinese (Bpc) annunciava la svalutazione dello yuan. Un provvedimento definito “una tantum” per riallineare la valuta cinese al mercato, e che invece è stato seguito da altre due svalutazioni consecutive il 12 e il 13 agosto, per un totale del 4,65% sul dollaro, portando lo yuan a un cambio di circa 6,4 per un dollaro. Nel complesso si tratta della svalutazione più imponente dello yuan negli ultimi 20 anni, da quando nel 1994 venne inserito nel mercato dei cambi con una svalutazione del 33% in un colpo solo. Secondo voci circolanti in Cina e all’estero l’obiettivo finale di questa manovra sarebbe anzi di arrivare ad una svalutazione del 10%. In pratica più che svalutare le autorità cinesi hanno lasciato fluttuare liberamente lo yuan, intervenendo per frenarne la caduta solo quando si avvicinava alla soglia del 2% giornaliero. Segno evidente che la moneta cinese era da tempo largamente sopravvalutata rispetto ai fondamentali dell’economia e al suo valore reale sul mercato internazionale. Secondo fonti cinesi dal 2005 il valore dello yuan era cresciuto del 55%, e quest’anno di un ulteriore 3%, spinto dal dollaro forte, dalla crescita dell’economia statunitense e dalla previsione di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal reserve americana. Una sopravvalutazione che faceva comodo a tutte le altre economie più forti, americana, europea, giapponese e dei Paesi emergenti, che contavano sull’immenso mercato cinese e la sua capacità di assorbimento di prodotti esteri per tirare la propria ripresa, ma che non poteva durare stante la frenata della crescita del Pil cinese dalle abituali due cifre al 7% previsto ufficialmente per quest’anno. Che molti analisti ritengono per di più “truccato” dal governo e ridimensionano a un 4% e anche meno. “Riallineamento” o guerra valutaria? Le tre svalutazioni hanno scatenato il panico nelle Borse cinesi e in quelle asiatiche e del resto del mondo, da cui si sono faticosamente riprese solo al terzo giorno, dopo le rassicurazioni delle autorità cinesi che non erano previste a breve altre svalutazioni; ma soprattutto dopo una nota dell’agenzia Standard & Poor’s secondo cui la svalutazione dello yuan non era da interpretare come “l’inizio di una guerra sulle valute o un tentativo di rianimare la crescita”, ma piuttosto una “correzione tecnica” finalizzata a “migliorare il funzionamento del mercato”. Anche le autorità politiche e monetarie cinesi si profondevano in rassicurazioni circa il carattere temporaneo della svalutazione, e nella loro capacità di controllare il “riallineamento” dello yuan al mercato, impedendone la caduta libera e pilotandolo fino ad un livello “più o meno stabile” e “ragionevole” (conferenza stampa del vicegovernatore della Bpc, Y Gang). E questo grazie alla crescita ancora robusta dell’economia, al surplus commerciale e alle enormi riserve valutarie cinesi. Una tesi, quella delle autorità di Pechino, avallata anche dal Fondo monetario internazionale (FMI), che vede con favore un riallineamento dello yuan ai mercati mondiali in vista del suo ingresso tra le monete forti di riferimento del paniere dei Diritti speciali di prelievo, accanto a dollaro, sterlina, yen ed euro, di cui il Fondo si serve per i suoi interventi monetari. Tuttavia il sospetto, per non dire la certezza, che la mossa cinese sia dettata anche dall’obiettivo di dare una nuova spinta alle esportazioni per fronteggiare la frenata dell’economia, aprendo quindi un nuovo fronte nella guerra valutaria e commerciale in atto in tutto il mondo dall’inizio della crisi del 2008, è molto forte, soprattutto negli Usa, in Europa e Giappone. Anche perché sono proprio queste tre economie che per uscire dalla crisi già da anni ricorrono ampiamente all’arma valutaria, con le loro banche centrali che stampano moneta inondando di dollari, euro e yen – il cosiddetto quantitative easing - le rispettive e asfittiche economie per farle ripartire: primi fra tutti e con un certo successo gli Usa, in misura minore la Banca centrale europea, che ha cominciato da poco vincendo le resistenze tedesche, mentre in Giappone la stessa cura applicata massicciamente dal premier Abe (“Abenomics”) non ha funzionato e il Pil sta tornando di nuovo in recessione, anche a causa della crisi cinese. Il fatto perciò che queste tre superpotenze si lamentino della svalutazione decisa unilateralmente e a sorpresa dal governo di Pechino accusandolo di condurre un “gioco sleale” e di scatenare una nuova guerra valutaria, quando esse lo stanno già facendo da anni, è alquanto ridicolo e toglie loro ogni credibilità e potere di pressione su di esso. Tant’è vero che non solo il FMI, ma anche Merkel e Hollande, nel loro ultimo vertice, come sottolineato il 25 agosto dall’agenzia Xinhua, “hanno riposto la loro fiducia nella capacità della Cina di superare le attuali difficoltà”. Tradotto, non possono far altro che sperare che il governo cinese riesca a governare come meglio può la propria crisi per il bene di tutti. Un altro tsunami planetario Anche perché, con l’attuale livello raggiunto dalla liberalizzazione dei commerci e dei capitali su scala mondiale, la crisi della Cina, la seconda potenza economica mondiale (se non la prima, per alcuni analisti), non può non ripercuotersi direttamente su tutte le altre economie capitaliste del mondo intero. E lo dimostrano in maniera eloquente i nuovi crolli borsistici su scala planetaria che si sono verificati subito dopo la svalutazione dello yuan: il primo il 18 agosto, con un altro crollo del 6,5% di Shanghai che ha trascinato con sé tutte le Borse asiatiche; il secondo tre giorni dopo, con un altro tonfo del 4,2% di Shanghai, seguito anche dalle Borse europee; e soprattutto il terzo, il “lunedì nero” del 24 agosto, un vero e proprio tsunami finanziario, partito al solito da Shanghai con un nuovo crollo dell’8,5% (che porta a -40% le perdite in un mese), subito trasmessosi a tutte le Borse asiatiche, da Tokyo a Taiwan, a Singapore, India, Australia e Nuova Zelanda, e che seguendo i fusi orari si è poi abbattuto in pieno sull’Europa, lasciando sul terreno 411 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa, e arrivando a farsi sentire fortemente fino a New York. Un maremoto di dimensio- L’ex capo del FMI sarà consigliere di Castro E’ facile immaginare quali saranno le sue ricette economiche L’ex direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), il socialista francese Dominique Strauss-Kahn, sarà un consulente del presidente cubano Raul Castro per lo sviluppo dell’economia dell’isola col compito di gestire i rapporti commerciali con gli Stati Uniti e i paesi occidentali, dopo la fine dell’embargo e il riavvio delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana. Dal Fmi a Cuba il passo potrebbe sembrare mol- to ardito ma considerando la quantità delle riforme capitaliste attuate e programmate da Raul Castro, Strauss-Kahn non si troverà molto in difficoltà a lavorare e a continuare a mettere in pratica le sue ricette economiche, che è facile immaginare quali siano, quelle neoliberiste nelle quali è esperto. Strauss-Kahn è membro del Partito socialista francese ed è stato in passato più volte ministro in dicasteri economici nei governi di Parigi a gui- da socialista; dall’1 novembre 2007 al 18 maggio 2011 è stato direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI) applicando meticolosamente le ricette neoliberiste dell’organizzazione finanziaria imperialista che presta soldi in cambio di politiche di lacrime e sangue ai paesi in difficoltà. Viaggiava a vele spiegate ed era indicato tra i possibili candidati alle presidenziali francesi prima di essere travolto da uno scandalo sessuale, non il pri- mo e non l’ultimo che gli sarebbero capitati. Quello che il 14 maggio 2011 lo portò all’arresto da parte della polizia americana fu archiviato tre mesi dopo dalla procura di New York ma nel frattempo si era dovuto dimettere; Sarkozy lo aveva sostituito volentieri con la fedele Christine Lagarde, l’attuale responsabile del Fmi che ne ha proseguito l’opera. Lui lavorerà adesso all’Avana, oramai tornata all’ovile dell’imperialismo Usa e mondiale. ni paragonabili solo a quello dei mutui subprime che diede il via alla grande crisi del 2007-2008. Solo che stavolta ad innescarlo non è stato come a luglio lo sgonfiamento della bolla speculativa, ma un sommovimento più profondo, che il governo socialimperialista non è riuscito ad arginare neanche con massicce iniezioni di liquidità sul mercato, prelevandola anche dai fondi pensione. Il panico è stato scatenato dall’andamento negativo di tutti gli indicatori economici cinesi, a cui si è aggiunta la svalutazione dello yuan, e ciò ha fatto deflagrare la bomba provocando la fuga in massa di capitali dalle Borse cinesi, calcolata in qualcosa come 3.500 miliardi di renmimbi (la valuta nazionale di cui lo yuan è l’unità di conto), pari a 550 miliardi di dollari. Le politiche fallimentari di Pechino Da tempo il modello cinese di sviluppo a due cifre iniziato dalle “riforme” capitalistiche di Deng Xiaoping e basato sullo sfruttamento selvaggio di popolazione e ambiente per alimentare il ciclo produzione-esportazione-capitalizzazione-investimenti per sostenere ulteriore sfruttamento e crescita e così via, era entrato in crisi. Anche perché la lunga crisi economica negli Usa e in Europa aveva progressivamente inaridito quei mercati di sbocco per le merci cinesi, mentre rallentavano anche le economie e i mercati dei Paesi colpiti dal crollo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime di cui sono esportatori, come Russia, Brasile, Sudafrica, Paesi arabi ecc. Per non parlare della concorrenza di altri Paesi asiatici emergenti, come Vietnam, Indonesia, Malesia, Thailandia, che infatti hanno subito svalutato le loro monete a ruota dello yuan. D’altra parte anche il debole tentativo di riequilibrare il ciclo economico incanalandolo dalle esportazioni ai consumi interni è fallito, perché avrebbe richiesto di colpire la corruzione dilagante e tassare i grandi capitalisti con un forte spostamento di risorse dai profitti ai salari e allo Stato sociale, praticamente inesistente in Cina, cosa che la cricca borghese socialimperialista di Xi Jimping si è ben guardata dal fare malgrado le sue roboanti promesse. Ecco perché, ai primi allarmanti segnali di cedimento dell’intero sistema, ormai avvitato nel circolo vizioso della sovrapproduzione e delle bolle speculative, è ritornata ad accarezzare il vecchio modello basato sulle esportazioni, imboccando la facile scorciatoia della svalutazione. Che a sua volta però comprime ulteriormente il mercato interno e fa aumentare il prezzo del petrolio e delle materie prime importate ostacolando la ripresa. Una barbarie intrinseca al capitalismo Dopo aver scatenato gli “spiriti animali” del capitalismo la cricca socialimperialista di Pechino si illude di poterne riprendere il controllo con gli stessi metodi classici del capitalismo che il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la storia hanno già ampiamente dimostrato fallimentari. Anche perché tutte le altre superpotenze – Usa, Russia, Ue a trazione tedesca e Giappone – puntano sulle esportazioni per uscire dalla crisi, in un quadro in cui la crescita di tutte le economie capitaliste sta convergendo intorno allo zero o a pochi punti sopra, ed è intuitivo che questa situazione non può portare altro che a moltiplicare le crisi di sovrapproduzione, le bolle speculative provocate dalla enorme massa di capitale finanziario accumulato che si sposta da un Paese all’altro a caccia del massimo profitto e le guerre commerciali e valutarie tra le superpotenze imperialiste. Una situazione qualitativamente, anche se non quantitativamente, simile a quella anteriore alla prima guerra mondiale, e che nel tempo, come insegna Lenin, porta inevitabilmente alle guerre militari per stabilire chi tra di esse debba prevalere e chi soccombere. Solo il socialismo può mettere la parola fine a questa spirale barbarica intrinseca al capitalismo, anche tinto di rosso. Lo ha chiarito magistralmente una volta per tutte Engels nell’introduzione al manoscritto della “Dialettica della natura” pubblicata sul precedente numero de Il Bolscevico, con queste parole che calzano perfettamente con la situazione sopra descritta, come se fossero state appena scritte: “Nei paesi industriali più progrediti noi abbiamo domato le forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo così moltiplicato all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce più di quello che producevano ieri cento adulti. E quali sono i risultati? Crescente sopralavoro e miseria crescente delle masse, e una grande crisi ogni dieci anni. Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale, nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie”. esteri / il bolscevico 15 N. 32 - 10 settembre 2015 Dopo aver fatto approvare dal parlamento il memorandum su tagli, licenziamenti, vendita di ferrovie, porti e aeroporti imposto dalla troika Tsipras si dimette per completare l’assoggettamento della Grecia all’Ue imperialista la sinistra di Syriza fonda un altro partito. “Il manifesto” trotzkista continua a esaltare il traditore del referendum Fallito il modello di governo e dell’“Altra sinistra” sostenuti dai riformisti di sinistra italiani e europei Il governo greco ad interim guidato dalla presidente della Corte di Cassazione di Atene, Vassiliki Thanou, ha giurato il 28 agosto nelle mani del presidente della repubblica Prokopis Pavlopoulos; il suo compito è quello di portare il paese alle elezioni già indette per il 20 settembre, col decreto presidenziale con cui veniva ufficializzato anche lo scioglimento del parlamento. In tempi rapidi si chiude la crisi di governo aperta dalle dimissioni di Alexis Tsipras e del suo esecutivo annunciate il 20 agosto, non appena partito il piano di “aiuti” dell’Unione europea (Ue). Il percorso di ratifica delle misure definite nell’accordo di Bruxelles del 13 luglio scorso portava il 14 agosto all’approvazione finale da parte del parlamento di Atene del terzo memorandum imposto dalla Ue alla Grecia. Il voto favorevole del parlamento alla lunga lista di tagli, licenziamenti, vendita di ferrovie, porti e aeroporti imposta dalla troika, arrivava grazie al contributo dei partiti di centro che compensavano le defezioni della sinistra di Syriza; una situazione che spingeva Tsipras a dimettersi, passare da un nuovo appuntamento elettorale e con l’auspicata nuova maggioranza completare l’assoggettamento della Grecia all’Ue imperialista. Intascato il primo pacchetto di aiuti di fine luglio, interamente girato alle banche, i negoziatori della troika e del governo di Atene continuavano i negoziati per definire i dettagli completi del terzo memorandum. L’11 agosto l’accordo che definiva tra le altre l’aumento della tassa sugli immobili da settembre, l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per le isole e delle agevolazioni fiscali per i carburanti a uso agricolo dalla fine del 2016, la graduale abolizione delle pensioni anticipate e l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni; un taglio alla previdenza sociale per avere un “risparmio” annuale strutturale dello 0,5% del pil; la deregolamentazione del mercato dell’energia e la sua piena liberalizzazione entro il 2018. Il taglio alle pensioni, e in particolare a quelle più basse, diventava esecutivo in pochi giorni dato che il 17 agosto, in applicazione di una norma precedente che il governo di Syriza non ha toccato, le pensioni minime passavano da 486 a 392,7 euro e con la retroattività della norma dal primo gennaio. Una misura odiosa che colpisce i pensionati più poveri e che la dice lunga sulla sbadierata volontà di Tsipras di difendere i deboli. Il memorandum era approvato il 14 agosto dal parlamento con 222 sì, 64 no e 11 astensioni; quasi un terzo dei parlamentari di Syryiza votava contro e il documento passava come nelle precedenti votazioni, grazie all’appoggio dell’opposizione del “centrodestra” di Nea Democratia, dei socialisti del Pasok e dei centristi di To Potami. Dalle sue file la coalizione di governo di Syriza e della formazione di destra di Anel non raccoglieva nemmeno la maggioranza relativa dei voti; un segnale che spingerà Tsipras a giocare la carta delle nuove elezioni. Nella stessa seduta il parlamento approvava anche il piano di privatizazioni, ovvero la svendita a vantaggio dei paesi imperialisti più forti. La prima a andare in porto era la cessione della gestione per 40 anni di 14 aeroporti regionali greci che guarda la combinazione è stata assegnata alla società tedesca Fraport; la cessione delle infrastrutture aeroportuali era approvata dal governo di Atene e pubblicata nella Gazzetta ufficiale ellenica il 18 agosto. Berlino punta anche a aumentare la sua presenza in Ote, la compagnia telefonica di Stato dove Deutsche Telekom detiene già il 60%. Gestione di altri moli dello scalo commerciale del Pireo e acquisto dell’ex monopolista ferroviario Trainose per dare corpo in territorio ellenico alla sua nuova via della Seta fanno parte degli interessi della Cina. La Russia di Putin ha agganciato la Grecia con la promessa di farne il futuro sbocco europeo del suo gasdotto Turkish Stream e attraverso la società Gazprom punta a mettere le mani su tutta o una parte importante delle società energetiche greche da Depa a Hellenic Petroleum. E ambisce a avere la possibilità di partecipare allo sfruttamento che si prospetta di grosso valore dei giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo. “Il pacchetto di riforme è completo e credibile. L’accordo è in linea con la dichiarazione dell’Eurosummit del 13 luglio”, affermavano il 14 agosto la Commissione Ue e la Banca centrale europea (Bce) che preparavano il via libera dell’eurogruppo al memorandum. Via libera che arrivava solo dopo il voto favorevole di alcuni parlamenti nazionali, fra cui il Bundestag tedesco del 19 agosto. Il giorno seguente arrivava a Atene un finanziamento da 13 miliardi, 3 dei quali erano subito girati alla Bce per interessi maturati al 20 agosto. A poche ore di distanza dall’avvio ufficiale del piano di salvataggio Alexis Tsipras annunciava le proprie dimissioni affermando che “il mandato popolare che ho assunto il 25 gen- da incalliti imbroglioni continuano a difendere. Tsipras ha spostato Syriza verso il centro, la sua sinistra sarà coperta dalla nuova formazione di Unione popolare (Up) Come si vede da questa foto “il manifesto” trotzkista del 21 agosto scorso esorta il traditore Tsipras a proseguire l’opera per far accettare al popolo greco il diktat della Ue imperialista naio ha esaurito i suoi limiti e ora deve prendere di nuovo la parola il popolo sovrano”; una difesa ipocrita della sua capitolazione alla Ue e del tradimento dei risultati del referendum che aveva bocciato l’intesa per tentare di nascondere il fallimento del suo modello di governo e dell’“Altra sinistra”, sostenuti dai riformisti di sinistra italiani e europei. Che costituita il 21 agosto e guidata dall’ex ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis. Ne fanno parte una venticinquina di parlamentari di Syriza dei 32 che avevano votato contro il memorandum. Dopo aver condiviso quasi tutte le precedenti mosse di Tsipras. Si distingue proponendo una “uscita ordinata dall’euro, se necessario”, ovvero una variante riformista che nega il passaggio necessario dell’uscita casomai dalla Ue e non solo dalla moneta comune. A favore della posizione di Up si è espresso l’ex leader del Fronte di Sinistra francese Jean Luc Mèlenchon. Con Syriza e Alexis Tsipras restano la maggioranza del gruppo dirigente dello spagnolo Podemos e della tedesca Linke. In vista delle elezioni Syriza ha recentemente reso noto il suo programma che ha al centro l’applicazione di misure a sostegno delle categorie più deboli su cui ricadranno le conseguenze del “compromesso tattico momentaneo”, leggi la capitolazione alla Ue. Con una faccia di bronzo senza pari il partito di Tsipras cercava di cancellare ciò che ha realizzato col suo governo e come una torma di verginelle appena scese nell’agone politico si impegnava a dare battaglia per difendere le leggi sul lavoro e i contratti collettivi, a riformare la pubblica amministrazione senza licenziamenti, a creare un sistema di tassazione equo, che non impoverisca lavoratori e pensionati e a proteggere la prima casa di proprietà dalle vendite all’asta; tutto quello che non ha fatto nel negoziato con la Ue. Nelle sessantotto pagine del suo programma elettorale Syriza cercava di spiegare analiticamente il perché “si può andare solo avanti”, certo meglio nascondere cosa già sucecsso, come recita il nuovo slogan del partito. Prontamente ripreso e rilanciato da “il manifesto” trotzkista che continua a esaltare in modo sfegatato il traditore del referendum e della volontà espressa dal popolo greco. Dopo aver equiparato il comunismo al nazismo Il governo fascista dell’Ucraina mette fuori legge i tre partiti che si richiamano al comunismo Il ministro della Giustizia ucraino Pavel Petrenko firmava lo scorso 27 luglio tre decreti che mettono fuorilegge i partiti che si richiamano al comunismo, uno ciascuno contro il partito comunista d’Ucraina, il partito comunista rinnovato e il partito comunista dei lavoratori e dei contadini. “In seguito all’approvazione delle leggi di decomunistizzazione - spiegava il ministro - è stata formata una commissione che ha passato un mese a controllare i tre partiti comunisti in Ucraina e in base alle conclusioni della commissione ho firmato i tre decreti confermando che le attività, la denominazione, i simboli, gli statuti e i programmi dei partiti comunisti non rispondevano ai requisiti della parte 2 dell’articolo 3 della legge ‘Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazionalsocialista in Ucraina e il divieto di propaganda dei loro simboli’”. Una decisione che “calpesta le norme democratiche oltre ai valori ed agli atteggiamenti euro- pei” denuciava il leader del partito comunista dell’Ucraina Pëtr Simonenko che respingeva la legge e annunciava la partecipazione della sua formazione alle prossime elezioni. La liberticida decisione del governo fascita di Kiev è presentata come una semplice applicazione della legge varata lo scorso aprile dal parlamento e firmata il 15 maggio dal presidente Petro Poroshenko che equipara comunismo e nazismo e ne vieta la propaganda e l’esibizione dei simboli, puniti fino a 5 anni di carcere. Leggi che sulla carta presentano l’ignobile e improponibile equiparazione tra comunismo e nazismo ma che al fondo hanno soprattutto un carattere anticomunista dato che non toccano le formazioni nazionaliste e naziste che appoggiano il regime di Kiev e i suoi esponenti nominati nelle istituzioni. Lo conferma inoltre un’altra legge sullo “status giuridico e gli onori per i combattenti per l’indipendenza ucraina nel XX seco- lo” che è stata anche essa firmata da Poroshenko il 15 maggio e che riconosce ufficialmente il ruolo dei nazionalisti ucraini dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun) e dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) quali combattenti “per l’indipendenza del Paese” mentre sono stati collaboratori attivi dell’occupazione nazista del paese. E nel commentare la firma dei tre decreti del ministro della Giustizia, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino, Alexandr Turcinov, affermava che questo è “il giorno della giustizia storica” perché “qualsiasi partito comunista perde il diritto di partecipare ai processi politici e elettorali”. Le formazioni fasciste e naziste no. La nuova legislazione è stata criticata persino dall’Osce, l’organizzazione europea per la sicurezza e la stabilità, perché metterebbe in pericolo la libertà di parola. Una posizione in linea con quella dell’Unione europea e degli Usa che a parte qualche formale distinguo sulla legge non mollano certo il loro sostegno al governo fascista di Kiev che sono riusciti finalmente a insediare con la rivolta di piazza Maitan una volta fallita l’operazione della cosiddetta ricoluzione arancione. Per sottrarre il pa- ese al controllo dell’imperialismo russo, cui resta la difesa delle regioni separatiste dell’Est, possono passare sopra a questa e altre violazioni. Come ha fatto l’amministrazione Obama che il 24 luglio ha stanziato a favore dei servizi di sicurezza ucraini un nuovo pacchetto di aiuti per un valore di 200 milioni di dollari da destinare ufficialmente a esercitazioni, equipaggiamenti leggeri e forniture di materiale sanitario. Obama aiuterà militarmente la Nigeria per combattere Boko Haram Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari concludeva il 23 luglio la sua visita di quattro giorni a Washington affermando che “involontariamente, e oserei dire non intenzionalmente, l’applicazione del Leahy Law Amendment (la legge che impedirebbe la vendita di armi ai paesi che violano i diritti umani, ndr) da parte del governo degli Stati Uniti ha aiutato e favorito i terroristi di Boko Haram”. Buhari si è insediato nello scorso marzo in quelle elezioni che sono state definite una consultazione elettorale democratica, la prima transizione pacifica del potere per la Nigeria, ha voluto evidenziare che l’amministrazione di Obama avrebbe sbagliato a non rifornire gli arsenali militari nigeriani del precedente regime per combattere le formazioni islamiste di Boko Haram che operano nel nord del paese e che recentemente hanno aderito allo Stato islamico. Un grido di aiuto immediatamente raccolto dall’imperialismo americano col presidente Obama che elogiava la pre- sidenza Buhari per il suo impegno nel combattere la corruzione a sopratutto per il suo impegno nella lotta contro Boko Haram e prometteva un forte sostegno militare. Che si aggiungerà a quello già in corso in Nigeria del valore di 5 milioni di dollari per la costituzione di una task force multinazionale contro il movimento islamico. Nel nome della lotta al terrorismo si sviluppano le relazioni economiche degli Usa con la Nigeria che è il più grande produttore di petrolio dell’Africa. Commemorazione di Mao 2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI nel 39° Anniversario della scomparsa N. 3 - 22 gennaio 2015 MAO E L’ISTRUZIONE NEL SOCIALISMO parlerà Federico Picerni a nome del Comitato centrale del PMLI Il presidente Mao, sole rosso dei nostri cuori, è fra noi - 1967 1976 - 9 Settembre - 2015 L’iniziativa è aperta al pubblico Domenica 6 settembre 2015 - ore 10.00 Firenze - Sala ex Leopoldine - Piazza Tasso, 7 PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO Comitato centrale Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected] www.pmli.it