Settimanale
Nuova serie - Anno XXXIX - N. 32 - 10 settembre 2015
Fondato il 15 dicembre 1969
A Wuppertal, città natale, in occasione del 120° Anniversario della scomparsa del
cofondatore del socialismo scientifico e grande Maestro del proletariato internazionale
Omaggio del PMLI
a Engels
Deposti ai piedi della grande e bellissima statua del Maestro un mazzo di fiori rossi con
la targa del CC del PMLI, un pannello con il manifesto realizzato per l’occasione e tre
numeri de “Il Bolscevico” dedicati a Engels. Un militante curdo membro di un partito
turco che si definisce comunista marxista-leninista indossa con orgoglio la nostra
maglietta dei Maestri. Interesse e curiosità dei passanti sulla nostra iniziativa e sul PMLI
L’Engels-Haus ringrazia i compagni per il manifesto e il
dvd su Engels lasciati in dono dal Partito
di Erne
Rapporto di Denis Branzanti all’11ª riunione dei
marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna
Le cose da
fare per
migliorare
il lavoro
rivoluzionario
in EmiliaRomagna
Commemorazione
di Mao
2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI
nel 39° Anniversario della scomparsa
PAG. 8
N. 3 - 22 gennaio 2015
1976 - 9 Settembre - 2015
MAO
E L’ISTRUZIONE
NEL SOCIALISMO
parlerà Federico Picerni
PAGG. 6-7
Rimini, 26 luglio 2015. Il compagno Denis Branzanti,
Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna, saluta
con il pugno chiuso i partecipanti all’undicesima riunione dei marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna
a nome del Comitato centrale del PMLI
Nella Puglia di Emiliano e Vendola esiste ancora la schiavitù
Il supersfruttamento
stronca la vita a 3 braccianti
400 mila lavoratrici e lavoratori assoggettati al caporalato. Il governo se ne accorge solo ora
Il presidente Mao, sole rosso dei nostri cuori, è fra noi - 1967
Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI (a
destra) posa davanti al monumento a Engels insieme a un militante curdo, membro di un partito turco che si definisce marxista-leninista, con
indosso la maglietta con i cinque Maestri realizzata dal PMLI (foto ll Bolscevico)
L’iniziativa
è aperta
al pubblico
Domenica 6 settembre 2015 - ore 10.00
Firenze - Sala ex Leopoldine - Piazza Tasso, 7
PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO
Comitato centrale
Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE
Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected]
www.pmli.it
PAG. 3
A L’Aquila blindata
“Rischio a sottosviluppo permanente”, rileva lo Svimez
Il
Sud
sempre
più
lontano
Sassi e uova contro Renzi
dal Nord
Manganellate ai contestatori, due feriti, un terzo colpito da
malore. Fuga del nuovo Mussolini
PAG. 3
Solo il socialismo puo’ salvare il Mezzogiorno
PAG. 2
2 il bolscevico / mezzogiorno
N. 32 - 10 settembre 2015
“Rischio a sottosviluppo permanente”, rileva lo Svimez
Il Sud sempre piu’
lontano dal Nord
Peggio della Grecia. Lavora una donna su cinque, disoccupazione al 20,4%, una persona su tre a rischio povertà,
aumento esponenziale dell’emigrazione, minimo storico delle nascite, industria al collasso, investimenti caduti
del 59,3%. Per Renzi “l’Italia è ripartita, basta piagnistei”. Emiliano: “Siamo a disposizione del segretario”
Solo il socialismo puo’ salvare il Mezzogiorno
Un allarme preoccupato che
non lascia spazio alle chiacchiere propagandistiche, ai silenzi e ai
rimandi strategici del nuovo duce
Renzi, inchiodandolo alle sue responsabilità. È quello lanciato il
30 luglio dallo Svimez sulle condizioni del Mezzogiorno nell’anteprima del Rapporto 2015. Nel
quadro delineato, che vede una “ripresa” lenta dell’economia mondiale, specie nell’Area dell’Euro,
il nostro Paese arranca e il Mezzogiorno sprofonda in un “rischio di
sottosviluppo permanente”. Non
un settore dell’economia meridionale è stato risparmiato dalla crisi,
tanto che dal 2008 al 2014 il valore aggiunto segna un -12,8% e nel
solo 2014 un -1,2%. L’agricoltura segna un -10,9%, la manifattura -35%, l’industria in senso stretto -33,2%, le costruzioni -38,7%.
Alla luce dei dati Svimez inconfutabilmente sono vere tre cose: la
crisi e la “gestione” che i governi hanno imposto all’Italia hanno in primo luogo incrementato
vertiginosamente le differenze su
base territoriale. L’Italia è un Paese sempre più diseguale, dove il
Mezzogiorno risulta sempre più
ridotto alla desertificazione economica, produttiva, sociale. In secondo luogo l’Italia non è per nulla
“ripartita”, come afferma mentendo il nuovo duce. La crisi attanaglia anche il Nord che ha perso in
7 anni il 6,6% del valore aggiunto. In questa macroarea è la manifattura ad avere il calo maggiore
-17,2%, l’industria -13,9% e le costruzioni -28,9%. E nel solo 2014
il settore manufattiero al Nord segna un -1,3% e l’industria -0,6%.
In terzo luogo la recrudescenza dell’elemento economico della Questione meridionale sta trascinando in una spirale regressiva
l’intera economia nazionale, come
del resto avevamo già denunciato.
Si possono adottare varie chiavi di lettura politica del rapporto
Svimez, ma ciò che è bene mettere
in evidenza oggi è proprio questo:
tra gli elementi che non consentono all’Italia di risollevarsi c’è proprio la scelta sciagurata dei governi Berlusconi e Renzi, passando
per Monti e Letta, di scaricare il
maggior peso della crisi sul Sud.
Dalle anticipazioni Svimez,
emerge infatti come il crollo meridionale incida sui valori estremamente negativi registrati dell’Italia
nei vari campi analizzati. Anche
quando le regioni del Centro-Nord
presenterebbero dati in linea con
quelli degli altri principali Paesi
dell’UE, sia pure in tendenziale
peggioramento, l’economia meridionale fa scendere di molto le stime. Esempio: il valore aggiunto
al Centro-Nord segna nel 2014 il
-0,1%, il Sud -1,2%, l’Italia -0,4%
(ripartita? Renzi mente). Nel periodo crisi, 2008-2014, il CentroNord segna -6,6%, il Sud -12,8%,
l’Italia -8%.
Determinanti in questo fallimento dell’economia italiana sono
le responsabilità dei governi, non
da ultimo Renzi, che nella gestione della crisi hanno unicamente
sostenuto le grandi concentrazioni di capitale finanziario, tagliando negli investimenti produttivi.
Basti dire che a livello nazionale
dal 2001 al 2013 la spesa pubblica in conto capitale scende di 17,3
miliardi di euro da 63,7 miliardi a
46,3 il calo maggiore è al Sud -9,9
miliardi da 25,7 a 15,8. Scendono
soprattutto al Sud i trasferimenti a
favore delle imprese. Nelle costruzioni in entrambe le macroaree del
Paese “il settore ha risentito delle difficoltà di finanziamento e di
spesa delle politiche infrastrutturali”. Leggasi che il drastico calo
di finanziamenti pubblici nel settore delle costruzioni e manutenzioni infrastrutturali in Italia e la
concentrazione degli investimenti sulle mostruose grandi opere ha
finito per soffocare un importante
settore dell’economia, senza contare i danni al territorio e i rischi
per le masse popolari, come è successo in Sicilia con il crollo della
Palermo-Catania.
Un dato spiega la desertificazione industriale che sta subendo
l’intero meridione. Nel periodo
della crisi si è registrato un crollo
epocale al Sud degli investimenti
dell’industria (-59,3%), oltre tre
volte in più rispetto al già pesante calo del Centro-Nord (-17,1%),
che pure è l’area che subisce in valore assoluto le maggiori perdite
nel principale settore produttivo.
La rilevanza della Questione
meridionale, come “la” Questione
nazionale emerge anche dal principale indice della ricchezza. Il tasso
di crescita cumulato del Prodotto
Interno Lordo in termini reali del
Centro-Nord dal 2001 al 2014 è
dell’1,5%, quello del Mezzogiorno è del -9,4%. Il dato complessivo per l’Italia non può che essere in discesa (-1,1%). Certo, come
hanno denunciato tutti i giornali, il
Mezzogiorno fa molto peggio della martoriata Grecia (-1,7%), ma
l’Italia intera, a causa della violenta recrudescenza delle difficoltà
economiche del Sud, vi è pericolosamente vicina, rimanendo ben
distante dai tassi di crescita delle
altre potenze europee Germania
(+15,7%), Spagna (+21, 4), Francia (+16,3%).
Tornando al divario tra le aree
del Paese esso si amplifica ulteriormente guardando all’occupazione. Il numero degli occupati
nel Mezzogiorno, ancora in calo
nel 2014, arriva a 5,8 milioni, il livello più basso dal 1977, anno di
inizio delle serie storiche Istat. Il
tasso di disoccupazione arriva nel
2014 al 12,7% in Italia, quale media tra il 9,5% del Centro-Nord e
il 20,4% del Sud. Tra il 2008 e il
2014 delle 811mila persone che in
Italia hanno perso il posto di lavoro ben 576mila sono residenti
a Sud. Dati che ancora una volta
fanno scendere l’Italia in coda alle
classifiche europee. Consideriamo
l’occupazione delle donne under
34 (2014): a fronte di una media
Alcuni bambini giocano per strada fra le immondizie in in una città del Sud
del Centro-Nord del 42,3% quella
del Sud si ferma al 20,8%. Dunque quella italiana resta al 34%,
ben al di sotto del 51% dell’Europa a 28.
Per i giovani meridionali si parla di una “frattura senza paragoni
in Europa“. Tra il 2008 e il 2014 il
Sud ha perso 622mila posti tra gli
under 34 (-31,9%). Per gli under
24 nel 2014 il tasso di disoccupazione ha sfiorato il 56%, contro il
35,5% del Centro-Nord. I Neet (i
giovani che non studiano e non lavorano) nel 2014 in Italia sono aumentati del 25% rispetto al 2008,
arrivando a 3,5 milioni e quasi due
milioni sono meridionali. La quota dei Neet è al 27,4% nel 2014 e
rispetto al quadro europeo, pur segnato dalla crisi, la differenza è
notevole e il Mezzogiorno si colloca in fondo ad ogni classifica europea, persino dopo la Grecia.
Si può parlare ormai di catastrofe occupazionale al Sud con
profonde ripercussioni su tutti gli
aspetti sociali, in primo luogo il
benessere delle masse popolari e
la capacità di prospettare un futuro lavorativo e familiare per i giovani. La popolazione meridionale
è sempre più povera. Una persona
su tre è a rischio povertà al Sud,
una su dieci al Nord. In Sicilia il
rischio riguarda il 41,8% della popolazione. Le nascite sono ai minimi storici. Nel 2014 il numero
dei nati nel Mezzogiorno ha toccato il valore più basso dall’Unità
d’Italia: 174mila.
Aumenta sensibilmente il numero dei migranti verso il CentroNord e verso l’estero. Tra il 2001
e il 2014 sono emigrati dal Sud
verso il Centro-Nord oltre 1 milione e 667mila meridionali, a fronte di un rientro di 923 mila persone, con un saldo migratorio netto
di 744 mila unità. Di questa perdita di popolazione il 70%, 526 mila
unità, ha riguardato la componente giovanile 15-34 anni.
La posizione del PMLI
Alla luce di dati tanto drammatici per l’economia meridionale e
l’intera economia nazionale appare inconsistente il direttivo del PD
del 7 agosto e insultante l’hashtag
lanciato da Matteo Renzi sul Sud
“#zerochiacchiere”. Renzi non si è
neanche scomodato a sbandierare,
come al suo solito, qualche promessa su fantastiche misure miracolose per il Sud. Ha semplicemente concluso il direttivo con un
discorso improvvisato, superficiale, bugiardo, privo di una qualunque strategia di rilancio, che ha rivelato una strafottente ignoranza e
un disinteresse arrogante dei fatti
politici, storici e culturali del Mezzogiorno d’Italia e dei danni concreti che il crollo causato al Sud
sta comportando per l’intera economia e società nazionale.
Un discorso che, confermando
come Renzi e il suo esecutivo siano un gruppo di arrivisti borghesi
incompetenti sui problemi concreti delle masse e del Paese, imposti al governo con l’unico compito
di favorire l’alta borghesia finanziaria, si è concluso con il rilancio
della linea fallimentare delle controriforme istituzionali e costituzionali fasciste di stampo pduista,
del Jobs Act, dell’attacco ai sindacati. E il Mezzogiorno? “Ha tutto
per poter ripartire”, sostiene il premier, se cambia approccio ed esce
dalla “cultura del piagnisteo”. In
sostanza Renzi se ne è fregato dei
dati Svimez e subito i governatori meridionali si sono allineati, in
testa l’opportunista neogovernatore della Puglia Michele Emiliano,
PD, che, osannando il nuovo duce,
dichiara “Siamo a disposizione del
segretario”. A disposizione del-
la politica di Renzi? Ciò significa
solo essere a disposizione dei tagli ai fondi per il Sud, della disorganizzazione che riguarda il settore, della deindustrializzazione,
della crisi agricola, della criminalità organizzata. Ciò significa essere a disposizione delle politiche
che hanno ridotto i giovani meridionali, e ormai non solo loro, alla
disperazione, ad una vita di disoccupazione, povertà, emigrazione. Significa essere a disposizione
dell’affossamento dell’Italia.
È la riconferma che Renzi e
il PD non hanno nessuna soluzione utile e credibile da proporre per il Sud e l’Italia. Lottare per
risolvere i problemi del Sud e rilanciare l’economia meridionale
e dell’intero Paese significa anzitutto lottare contro il governo
Renzi per affossare il Jobs Act, la
“Buona scuola”, il “Piano casa”,
lo “Sblocca Italia”, le controriforme istituzionali e costituzionali, e
per conquistare il lavoro stabile,
a salario intero, a tempo pieno e
sindacalmente tutelato. Significa
lottare per creare in tutto il Mezzogiorno una struttura economica simile a quella che possiede il
Centro-Nord attraverso piani straordinari, la destinazione di ingenti finanziamenti pubblici e l’utilizzazione di aziende pubbliche per
lo sviluppo industriale, tecnologico e infrastrutturale, per il rilancio
dell’industria, dell’agricoltura e il
turismo, per il risanamento del degrado ambientale, rurale e urbano.
Noi auspichiamo che le masse
meridionali soprattutto le giovani e i giovani del Sud, i primi ad
essere massacrati dalla crisi del
capitale e dai governi borghesi,
comprendano che tutte le loro sofferenze hanno origine dal capitalismo. Non si può pensare che lo
sviluppo del nostro Mezzogiorno
possa realizzarsi compiutamente
senza abbattere il capitalismo e i
governi che gli reggono il sacco. Il
ribaltamento definitivo delle sorti
del Sud avverrà solo conquistando
l’Italia unita, rossa e socialista.
Intanto tutte le forze politiche,
sociali, sindacali, culturali e religiose
democratiche, antimafiose e antifasciste cui sta a cuore la sorte del Sud
devono unirsi per cacciare Renzi.
Accade nulla
attorno a te?
RACCONTALO A ‘IL
BOLSCEVICO’
Chissà quante cose accadono attorno a te, che
riguardano la lotta di classe e le condizioni di vita e di
lavoro delle masse. Nella fabbrica dove lavori, nella
scuola o università dove studi, nel quartiere e nella città dove vivi. Chissà quante ingiustizie, soprusi,
malefatte, problemi politici e sociali ti fanno ribollire il
sangue e vorresti fossero conosciuti da tutti.
Raccontalo a “Il Bolscevico’’. Come sai, ci sono a
tua disposizione le seguenti rubriche: Lettere, Dialogo con i lettori, Contributi, Corrispondenza delle
masse, Corrispondenze operaie e Sbatti i signori del
palazzo in 1ª pagina. Invia i tuoi ``pezzi’’ a:
Via A. del Pollaiolo 172/a - 50142 Firenze
Fax: 055 5123164 - e-mail: [email protected]
mezzogiorno / il bolscevico 3
N. 32 - 10 settembre 2015
Nella Puglia di Emiliano e Vendola esiste ancora la schiavitù
Il supersfruttamento
stronca la vita a 3 braccianti
400 mila lavoratrici e lavoratori assoggettati al caporalato. Il governo se ne accorge solo ora
La strage di braccianti che si è
verificata nelle campagne pugliesi
nel corso delle ultime settimane
non è dovuta al caldo torrido di
questa estate ma è la conseguenza diretta del brutale supersfruttamento capitalista a cui sono sottoposti migliaia di lavoratori agricoli,
in gran parte migranti, trattati peggio delle bestie.
Anzi, a dirla tutta, le condizioni
di vita e di lavoro imposte da padroni senza scrupoli e dai caporali-negrieri sono di vera e propria
schiavitù e la situazione attuale per
molti aspetti è ancora peggiore di
quella conosciuta in pieno schiavismo perché allora il padrone doveva tenere in vita il suo schiavo
per poterlo sfruttare, mentre il capitalismo, sempre alla ricerca del
massimo profitto, adesso se ne
frega se muore di fame, di stenti
e di fatica.
Così è morta Paola Clemente, la bracciante agricola 49enne
e madre di tre figli deceduta il 13
luglio mentre lavorava nelle campagne di Andria. Una vita distrutta
dalle condizioni di lavoro massacranti per portare a casa 27 euro
al giorno in cambio di 12-13 ore di
lavoro nei campi pagate a 2 euro
l’una più le 5 ore di viaggio necessarie per andare e tornare dal lavoro. La stessa fine che ha rischiato
di fare Arcangelo De Marco, 42enne, collega e concittadino di Paola
che lavorava per la stessa agenzia
interinale e finito in coma il 5 agosto a seguito di un infarto che lo
ha colpito mentre lavorava negli
stessi vigneti in cui lavorava Paola.
Entrambi ogni notte, alle 3 lascia-
vano la loro città, San Giorgio Jonico, nel tarantino, per raggiungere
le campagne tra Andria e Canosa
di Puglia, nel nord barese, dove lavoravano all’acinellatura dell’uva.
Facevano un viaggio di oltre 150
chilometri, 300 tra andata e ritorno.
Tornavano a casa dopo 12 ore, se
tutto andava bene e alla fine erano
anche costretti a pagare 12 euro al
caporale per il trasporto.
A dir poco inquietanti risultano
anche il silenzio e l’omertà del padrone e del caporale circa le cause che hanno provocato la morte
di Paola. La bracciante è uscita
di casa nel cuore della notte per
andare a lavorare ed è tornata la
sera in una bara senza che nessuno avesse denunciato l’accaduto. Solo a distanza di un mese, a
seguito prima della segnalazione
della Flai Cgil Puglia e poi della
querela presentata dal marito della
bracciante, la Procura di Trani ha
deciso di aprire un’indagine sulla
morte della donna e ha disposto la
riesumazione del corpo e l’autopsia. Al momento tre persone risultano indate per omicidio colposo.
Il 20 luglio la stessa sorte tocca
a Abdullah Mohammed, 47 anni,
bracciante sudanese, che muore
di infarto sotto il sole rovente mentre è impegnato nella raccolta dei
pomodori in un campo tra Nardò
e Avetrana in provincia di Lecce.
Mohammed aveva un regolare
permesso di soggiorno, ma non
risulta assunto dalla ditta per la
quale lavorava.
La scena si ripete ancora il
4 agosto quando in una azienda agricola di Polignano a Mare,
Un gruppo di donne braccianti sotto il sole, piegate, intente a raccogliere pomodori
muore un tunisino di 52 anni, con
permesso di soggiorno, sposato,
con quattro figli, residente a Fasano e regolarmente assunto. Il suo
turno di lavoro era iniziato intorno
alle 5 di mattina e da allora stava
caricando e scaricando cassette di
uva dai camion.
Ancora peggio forse è andata
ad un altro immigrato scomparso dalle campagne di Rignano
Garganico (Fg) e che, secondo la
notizia diffusa dal coordinatore del
Dipartimento Immigrazione della
Flai-Cgil Puglia, Yvan Sagnet sarebbe morto mentre raccoglieva
pomodori e il corpo potrebbe essere stato occultato dai caporali
schiavisti.
Un’ecatombe di lavoratrici e lavoratori supersfruttati con contratti
precari (voucher, contratti a termine, part-time ecc.) e senza diritti,
cancellati dalla controriforma del
lavoro imposta da Renzi col Jobs
Act che di fatto legalizza il lavo-
ro nero in particolar modo nelle
campagne dove praticamente non
esiste alcun tipo di controllo e i
braccianti sono alla totale mercé
di padroni e caporali. Uno sfruttamento bestiale scandito da una
giornata di lavoro che inizia con
il buio, alle 5 del mattino, e dura
fino alle 17-18 del pomeriggio, per
12 ore a temperature che in questi
mesi di caldo in Puglia hanno raggiunto anche i 42 gradi. In cambio
ricevono a una “paga” di 3,50 miseri euro ogni 3 quintali di raccolto
che costringe i braccianti a spaccarsi letteralmente la schiena per
riuscire a racimolare una ventina
di euro in fondo alla giornata. Per
non parlare delle vessazioni del
padrone a cui sovente si aggiungono quelle dei caporali, i quali si
fanno pagare a caro prezzo anche
l’acqua, indispensabile per lavorare a 40 gradi.
Una realtà ben diversa dalle
frottole raccontate dal fascista e
razzista Salvini e dalla berlusconiana Santanché che dipingono i
migranti come dei privilegiati a cui
viene regalata casa e cibo per stare tutto il giorno al telefonino pagato da “noi italiani”.
Ma la cosa che fa ancora più
rabbia è che le bestiali condizioni di lavoro dei braccianti, non
solo in Puglia, sono da tempo e
da tutti conosciute ma c’è voluto
questa catena di morti per portare
in prima pagina il problema. Basti
pensare ad esempio che la stessa
ditta per cui è morto Mohamed era
già finita sotto processo per tratta
di uomini due anni fa, coinvolta in
una tratta di clandestini dall’Africa all’Italia, tanto che l’azienda
era stata intestata alla moglie
dell’effettivo proprietario. Si stima
che siano almeno 400 mila le lavoratrici e lavoratori assoggettati al
caporalato. Ma i governi centrale e
regionale fanno finta di non vedere
e non osano muovere un dito con-
tro i padroni e caporali che continuano indisturbati a schiavizzare i
lavoratori e fare profitto sulla loro
pelle.
Accanto a molti italiani, che a
causa della crisi hanno perso il lavoro e sono di nuovo costretti ad
accettare queste disumane condizioni di lavoro, ci sono migliaia di
tunisini, marocchini e tantissimi altri loro colleghi giunti più di recente
dai Paesi a sud del Sahara, alcuni
già immigrati in Libia e poi costretti
a fuggire dopo i bombardamenti
imperialisti, oppure immigrati licenziati dalle fabbriche del Nord
e riciclati braccianti per sfamare la
famiglia.
Come già successo a Rosarno
in Calabria, nel Casertano, anche
in Puglia ci sono state rivolte e proteste dei migranti contro questo
schiavismo degli anni 2000, per un
aumento della paga, una parziale
eliminazione del cottimo, acqua
corrente, presidio sanitario e controlli medici. Ma il governo Renzi e
la Puglia del governatore PD Emiliano e prima di lui dell’imbroglione
trotzkista Vendola (Sel) hanno fatto finta di nulla coprendo di fatto i
padroni e i caporali che praticano
lo schiavismo scaricando tutte le
colpe sulle organizzazioni criminali
che gestiscono in massima parte
il traffico dei migranti ma molto
meno la loro forza lavoro.
Altro che una “Puglia migliore”,
le “buone pratiche di governo”,
“partecipazione attiva dei cittadini” ; Renzi, Emiliano e Vendola
sono lì per difendere gli interessi
dei pescecani capitalisti e non certo quelli dei lavoratori.
A l’Aquila blindata
Al grido di “Renzi non ti vogliamo, vattene” scritto a caratteri
cubitali anche su un grosso striscione, il nuovo Mussolini è stato
sonoramente contestato durante
la sua visita a L’Aquila.
Nonostante la città fosse blindata da un cordone di poliziotti e
la visita del premier confermata
solo la sera precedente, centinaia
di lavoratori, studenti, terremotati
e aderenti ai vari Comitati che si
battono per la ricostruzione dopo
il terremoto del 6 aprile 2009 e
contro le trivellazioni del progetto
petrolifero “Ombrina Mare”, il comitato “3 e 32”, una delegazione
contro il gasdotto Snam di Sulmona, il Wwf, Legambiente e i “No
triv”, sono scesi in piazza il 25 agosto e hanno accolto Renzi a suon
di sassate e lancio di uova.
Nei pressi di Palazzo Fibboni
difeso da una catena di transenne
per tenere lontano anche i giornalisti, i manifestanti sono riusciti
a sfondare i posti di blocco della
polizia e a costringere il nuovo
Mussolini alla fuga e ad annullare
la prima tappa della visita al Municipio della città.
Ma pochi minuti dopo, mentre i
manifestanti continuavano a braccare il premier urlandogli “Renzi,
Renzi fuori dall’Abruzzo”, “L’Aquila libera, mai la mafia, non la vogliamo”, “Non vogliamo le lobby”;
“Non ci piace lo Sblocca Italia che
devasta i territori”, “Vogliamo la
ricostruzione de L’Aquila”, “Renzi
distrugge l’ambiente che è il nostro
pane e quello delle nuove generazioni”: implacabile e brutale è scattata la repressione della milizia fascista di Stato agli ordini di Alfano.
Sotto i portici di via San Bernardino
e poi ancora nei pressi della villa
comunale i poliziotti in assetto antisommossa hanno accerchiato e
attaccato il corteo a suon di manganellate e lacrimogeni. Il bilancio
è di diversi manifestanti contusi tra
Sassi e uova contro Renzi
Manganellate ai contestatori, due feriti, un terzo colpito
da malore. Fuga del nuovo Mussolini
cui un malato di cuore che ha avuto
un malore ed è stato trasportato in
ospedale insieme ad altri due feriti.
Provocatoria la reazione di
Renzi che ha espresso “calorosa
solidarietà alle forze dell’ordine” e
si è scagliato con particolare veemenza contro i manifestanti che a
suo dire sarebbero “venuti da fuori, tra cui diversi componenti del
comitato ‘Ombrina Mare’ e anche
qualche gratuito facinoroso”.
Da quando è salito a Palazzo
Chigi, Renzi viene puntualmente
contestato dalle masse pratica-
mente in tutte le città d’Italia. Ma
per mettere fine al suo nero governo
ciò non è sufficiente. La lotta contro
il nuovo Mussolini deve crescere e
svilupparsi in una dura opposizione
di classe e di massa nelle fabbriche,
in tutti i luoghi di lavoro, nelle scuole
e nelle università, nelle piazze, nelle organizzazioni di massa, specie
sindacali e studentesche con l’obbiettivo di spazzarlo via. Ecco perché il PMLI, pronto a unirsi con tutte
le forze politiche, sociali, sindacali,
culturali e religiose che si professano di sinistra, propone un largo
fronte unito necessario per mettere
fine sul serio al governo Renzi prima
che faccia danni ancor più gravi e
devastanti di quelli seminati in questo anno e mezzo.
Via il MUOS, il traditore Crocetta e la base di Sigonella!
Pubblichiamo qui di seguito il volantino del PMLI.Sicilia
preparato per la manifestazione
nazionale contro il MUOS dell’8
agosto scorso svoltosi a Niscemi (Caltanissetta).
Il PMLI condivide quasi interamente la piattaforma di indizione
del campeggio e della manifestazione nazionale No MUOS dell’8
agosto 2015.
È evidente la maturazione politica ed organizzativa del movimento,
acquistata a caro prezzo, oltre che
con la ricerca e l’elaborazione, anche con l’esperienza di tradimenti,
voltafaccia e aggressioni delle “forze dell’ordine”, della magistratura e
delle istituzioni amministrative e politiche borghesi ai danni delle masse
popolari niscemesi e degli attivisti.
Oggi sicuramente il movimento si
pone come la punta avanzata nella
lotta di massa per bloccare i progetti di guerra imperialista di Italia, Usa,
UE. Ciò emerge dalla determinazione con cui viene perseguito l’obbiettivo dello smantellamento del
MUOS, dell’intera base americana
Spazzare via il governo del nuovo duce Renzi
e la completa smilitarizzazione della
Sughereta, ma anche dalla denuncia delle funzioni di guerra delle basi
militari in Sicilia e in Italia, dell’inscindibile legame tra le “scellerate
politiche guerrafondaie”, i tagli allo
“Stato sociale”, la tragica vicenda
delle masse di migranti assassinati
dalle politiche dell’UE.
Condividiamo pertanto e appoggiamo appieno anche l’intenzione del movimento di impedire
con una manifestazione di massa
lo svolgimento, tra il 28 ottobre e il
6 novembre, nella base di Trapani
Birgi della più grande esercitazione
della Nato dalla “caduta” del muro
di Berlino. Auspichiamo che pre-
Niscemi (Caltanissetta), 9 agosto 2013. Manifestazione nazionale
contro il MUOS. La compagna Giovanna Vitrano, Responsabile
del PMLI per la Sicilia, diffonde il volantino del Partito (foto Il
Bolscevico). A lato il volantino realizzato dal PMLI.Sicilia
sto il movimento si allarghi a pretendere con forza la chiusura della
base di Sigonella, la cui presenza
sul territorio siciliano è all’origine di
tutte le servitù militari in Sicilia.
Il MUOS fa parte del complessivo devastante progetto renziano
del massimo profitto capitalista, da
ottenere sul piano nazionale con
l’imposizione del Jobs Act, l’abolizione dell’articolo 18, la “Legge
di stabilità”, lo “Sblocca Italia”, il
famigerato “Piano casa”, la “Buona scuola” e sul piano internazionale con la promozione di sistemi
militari d’aggressione imperialista
e rapina ai danni dei popoli. Per
questo il nuovo duce Renzi va tenuto sotto tiro politico fino a chiudere i conti con lui, spazzando via
il suo governo, insieme a quello del
traditore Crocetta, da sempre a favore del MUOS e dimostratosi con
le ultime vicende che lo riguardano
un pericolosissimo nemico delle
masse popolari siciliane.
Che siano soprattutto i giovani
a scandire chiaro e forte alla manifestazione dell’8 agosto: Non
vogliamo il MUOS! Non vogliamo
guerre imperialiste! Ma urlino anche: Non vogliamo il precariato!
Non vogliamo emigrare! Vogliamo
il lavoro, il diritto allo studio, all’abitare, alla sanità, all’acqua pubblica
nel nostro Sud!
Partito marxista-leninista
italiano.Sicilia
4 il bolscevico / controriforma sanitaria
N. 32 - 10 settembre 2015
Gli ospedali hanno già dato 31 miliardi in 5 anni
Nuovi tagli per 2,3 miliardi
di euro alla sanita’
Meno prestazioni. Rischio di pagare Tac ed esami. Sanzioni ai medici che si discostano dalla legge
Con la prossima legge di stabilità si prospettano altri tagli per 10 miliardi
Una nuova mannaia di lacrime
e sangue si è abbattuta sul proletariato e sulle masse popolari. Ad
essere nel mirino della borghesia
in camicia nera è questa volta la
sanità pubblica di cui il Berlusconi democristiano Renzi e il suo
ministro alla salute Beatrice Lorenzin, già Forza Italia ora appartenente al Nuovo centro destra neofascista di Alfano, si apprestano
a fare scempio.
I tagli previsti, nell’ordine dei
2,3 miliardi di euro, sono già legge dello Stato a seguito della pubblicazione in gazzetta ufficiale, lo
scorso 14 agosto, della L 125/15
che ha convertito il Dl 78/15 sugli enti locali, decreto in cui erano
contenuti i suddetti tagli. Ridotte a mere aule “sorde e grigie” di
mussoliniana memoria le Camere
si sono piegate ancora una volta al
diktat della fiducia posto dal nuovo duce Renzi e si sono limitate,
dopo alcune sterili dimostrazioni
da parte delle opposizioni parlamentari, a ratificare la volontà del
governo secondo i tempi previsti.
Il maxiemendamento sulla sanità prevede un ennesimo scempio
ai danni della sanità pubblica, 2,3
miliardi di tagli dopo i 31 miliardi effettuati negli scorsi 5 anni,
e sposa appieno la politica delle
ultime controriforme sulla sanità. Queste, in pieno ossequio agli
interessi delle classe dominante borghese italiana ed europea, a
partire dagli anni novanta hanno
affossato la sanità pubblica a tutto vantaggio della lucrativa sanità privata.
Il maxiemendamento sulla sanità che ci accingiamo ad esaminare non è che il preludio a nuovi
pesantissimi tagli alla sanità pubblica già in fase di definizione e
che verranno posti in essere con la
prossima legge di stabilità. Si parla a questo riguardo di altri 10 miliardi di tagli per i prossimi 3 anni.
Tagliati servizi e
prestazioni
I tagli previsti dal maxiemendamento sulla sanità, già approvato con la legge di conversione
e quindi di fatto già in vigore, troveranno applicazione nel mese di
settembre con una serie di specifici decreti attuativi in fase di definizione al ministero della salute.
Tagliate molte prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali
ed esami di laboratorio) ritenute
non necessarie. Il ministero della
salute provvederà a stilare la lista
delle situazioni e delle patologie
per cui gli esami saranno dispensati dal Sistema sanitario nazionale. Resta ovviamente valido per
questi casi il principio aziendalistico dell’erogazione del servizio
solo dietro pagamento del relativo
ticket se non si è esenti.
Per tutte le altre situazioni si
pagherà invece di tasca propria il
costo integrale della prestazione
a prescindere dal proprio reddito.
Secondo le prime indiscrezioni
saranno quasi 200 le prestazioni
diagnostiche messe fuori copertura, una vera e propria lista di proscrizione cui medici e operatori
sanitari dovranno adeguarsi prima di prescrivere visite o esami.
In assenza di gravi e conclamate
patologie analisi, visite specialistiche, risonanze magnetiche e tac
saranno quindi interamente a carico del cittadino di fatto facendo
così venire meno lo stesso Sistema
sanitario nazionale (Ssn) che cesserà di esistere, trasformandosi in
un mero erogatore di servizi a pagamento. Sono previste drastiche
riduzioni ai fondi per le cure dentistiche. La copertura delle prestazioni avverrà solo per i ragazzi
fino ai 14 anni di età e per i soggetti poveri. Il compito di fissare
le soglie dell’indigenza economica sarà demandato alle Regioni
che sulla base di appositi parametri stabiliranno requisiti e modalità di accesso ai servizi, preludio
di una ulteriore regionalizzazione
di ciò che resta del Sistema sanitario nazionale. Se le Regioni più
ricche potranno infatti mantenere
una parvenza di servizio, fermo
restando il pagamento dei relativi
ticket, quelle più povere con tutta probabilità dovranno pressoché
azzerare le prestazioni.
Tagli pesantissimi sono previsti per quanto riguarda gli esami di laboratorio. Il maxiemendamento elimina del tutto molte
prestazioni, anche quelle per cui
era previsto il pagamento del ticket, così da risparmiare sulla
parte di costo ancora a carico del
Ssn. La tendenza è quella di eliminare i controlli generici in assenza di specifici fattori di rischio
come ad esempio familiarità con
la patologia in questione, ipertensione, obesità, diabete, malattie cardiache. Gli esami specifici
per il colesterolo e i trigliceridi
potranno essere ripetuti soltanto
Direttrice responsabile: MONICA MARTENGHI
e-mail [email protected]
sito Internet http://www.pmli.it
Redazione centrale: via A. del Pollaiolo, 172/a - 50142 Firenze - Tel. e fax 055.5123164
Iscritto al n. 2142 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze. Iscritto come giornale
murale al n. 2820 del Registro della stampa del Tribunale di Firenze
Editore: PMLI
chiuso il 2/9/2015
ISSN: 0392-3886
ore 16,00
Due immagini dei risultati dei tagli alla sanità: mancanza di posti letto
e interminabili code per fissare una visita
ogni tre anni. Controlli più rigidi
anche per i test ed i vaccini allergologici che dovranno essere prescritti solo a seguito di visita specialistica (quindi a pagamento) e
non più dal medico di base. Quasi
dimezzate le prestazioni relative
a Tac e risonanze magnetiche per
cui verranno introdotti rigidi criteri di appropriatezza. Per quanto
riguarda la dialisi il maxiemendamento prevede: che “le condizioni
di erogabilità sono riservate alle
metodiche di base (domiciliari e
ad assistenza limitata) che risultano appropriate solo per pazienti
che non presentano complicanze
da intolleranza al trattamento e/o
che non necessitano di correzione
metabolica intensa. Si tratta di 2
prestazioni”.
Circa la medicina nucleare
(scintigrafia, Pet) la prescrizione
adeguata viene confinata a quattro prestazioni di carattere prettamente specialistico (previa,
dunque, prescrizione del medico specialista), per le quali sono
definite condizioni di erogabilità
e indicazioni prioritarie, connesse soprattutto a patologie tumorali. Il maxiemendamento prevede
inoltre tutta una serie di sanzioni
per i medici che risulteranno inadempienti alle prescrizioni in esso
contenute. Per quanto riguarda i ricoveri e le pratiche di riabilitazione è prevista una completa revisione delle prestazioni in base alla
appropriatezza e pagamento percentuale oltre i giorni di degenza
previsti dalle nuove soglie; controlli e penalizzazioni. Per quanto
concerne le strutture ospedaliere
è previsto, oltre ad un rigido controllo delle strutture in sofferenza
economica, l’azzeramento dei ricoveri nelle case di cura convenzionate con meno di 40 posti letto,
la riduzione della spesa del personale a seguito del taglio della rete
ospedaliera, la riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione. Forte contrazione
di spesa anche per quello che riguarda l’acquisto di beni e servizi
nel settore sanitario, per dispositivi medici e per farmaci; si punta
poi ad una rinegoziazione da parte degli enti ed aziende del Ssn dei
contratti in essere con i fornitori
dei beni e servizi, con la possibilità, di risolvere il contratto in essere. Il ministero della salute intende poi costituire un osservatorio
sui prezzi dei dispositivi medici
(apparecchi, impianti, sostanze)
per potere effettuare nuovi tagli,
se necessario anche riducendo
la qualità dei prodotti. Accanto a
queste misure c’è la riduzione del
prezzo di rimborso dei farmaci da
parte del Ssn per raggruppamenti
farmaceutici per mezzo di una rinegoziazione con l’Aifa (Agenzia
italiana del farmaco).
Sanzioni ai medici
inadempienti
Il maxiemendamento introduce
la possibilità di sanzionare economicamente, con tagli anche incisivi sul salario accessorio, i medici inadempienti, vale a dire quei
medici che non si adatteranno alle
nuove disposizioni relative alle
drastiche riduzioni degli esami e
delle prestazioni. Con la definizione delle prestazioni specialistiche
ed ambulatoriali inappropriate e le
rigide condizioni di erogabilità di
quelle ammesse verrà di fatto stilato un elenco a cui i medici, in
barba a tutti i principi deontologici, dovranno attenersi scrupolosamente, pena pesanti sanzioni di
natura economica (il medico potrà
arrivare a pagare di tasca propria
l’ingiustificata e gratuita erogazione della prestazione) e finanche disciplinare.
Il ministero intende ricattare i
medici facendo leva sul concetto di “medicina difensiva”, vale
a dire tutte le questioni legate alle
responsabilità medico legali conseguenti alle cure prestate. L’accezione di “medicina difensiva” è di
fatto un modo per accusare i medici di elargire con eccessiva facilità esami e visite al fine di tutelarsi
preventivamente da eventuali vertenze giudiziarie da parte di malati e famigliari. A questo proposito
se da un lato si prevedono specifiche sanzioni da attuarsi con decurtazioni stipendiali ai medici
dall’altro, a tutela dei medici, tra
le soluzioni, che potrebbero essere adottate è prevista la distinzione tra medico dipendente e libero professionista in caso di errore
presunto. Nel caso di medico dipendente dal servizio pubblico la
responsabilità civile sarà solo di
natura extracontrattuale con tempi di prescrizione fissati a cinque
anni. Per questi casi verrà inoltre
introdotta l’obbligatorietà di una
preventiva conciliazione tra il cittadino e le strutture pubbliche.
Tutto ciò costituirà un colpo
mortale per i diritti di pazienti e
famigliari che si vedranno di fatto
azzerate le possibilità per denunciare episodi di malasanità e per
ottenere rimborsi economici per i
danni subiti.
Le menzogne di Renzi
e della Lorenzin
Il maxiemendamento sulla sanità è un colpo mortale per il Servizio sanitario nazionale e per il
diritto alla salute. Lo scopo del
neoduce Renzi è chiaro, tagliare
la spesa sanitaria per poter reperire risorse con cui finanziare il
prosieguo dell’elemosina degli 80
euro e per il promesso taglio delle
tasse, a tutto vantaggio della borghesia e dei soggetti ad alto reddito. L’obiettivo della “riforma” è
stato candidamente ammesso dallo stesso ministro Lorenzin che
non ha potuto nascondere le reali intenzioni del governo: “Io mi
batto perché le risorse rimangano
nel sistema, poi se si riducono le
tasse è evidente che questo è un
beneficio di tutti. Una parte dei risparmi potrà in effetti essere usata
per ridurre le tasse”.
L’arroganza del Berlusconi democristiano non si è limitata al
comportamento ducesco tenuto
in Aula, piegata ancora una volta
dall’ennesimo diktat della fiducia,
ma è proseguita in tutta una serie
di dichiarazioni a giornali e televisioni nell’ambito di una campagna mediatica di disinformazione
a danno delle masse popolari. A
fronte di un taglio di 2,3 miliardi
(effettuato) e di uno di 10 miliardi
(programmato) Renzi ha dichiarato: “No agli allarmismi. Sulla sanità si lavora soprattutto alla razionalizzazione e alla riduzione
delle centrali di spesa”.
Non da meno è stata il ministro alla salute Lorenzin che, assieme al commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld,
ha garantito che non ci sarebbero stati tagli lineari ma solo un efficientamento del sistema. L’ipocrisia dei politicanti borghesi non
ha davvero limite. Parlare di efficienza quando in realtà si tagliano servizi e prestazioni! Le
vergognose liste di proscrizione
contenenti gli esami ammissibili
e quelli non ammissibili (e quindi a pagamento) sarebbero soltanto degli “interventi di buonsenso”
per il ministro Lorenzin che nella conferenza stampa dopo l’approvazione del Dl ha dichiarato:
“Nelle norme approvate oggi non
c’è alcuna volontà di impedire di
fare esami diagnostici, ma solo
interventi di buonsenso. Nessuno
impedisce che quando c’è un sospetto di una malattia si facciano
esami. Stiamo intervenendo solo
contro gli eccessi di prescrizioni”.
Il ministro ha poi proseguito affermando: “Fare di più non significa fare meglio. La troppa cautela
ha generato la cosiddetta “medicina difensiva”, che ammonta a 13
miliardi di euro l’anno. Esistono
degli esami che potrebbero essere
evitati perché inefficaci. Vogliamo mettere i medici nella condizione di poter dire ai pazienti
che è inutile chiedere determinate prescrizioni”. In buona sostanza da un lato si effettuano i tagli
e dall’altro si costringono i medici, pena sanzioni economiche,
a non potere più prescrivere esami e prestazioni mediche se non
ad intero carico dei pazienti. Per i
medici che, in barba ai propri doveri deontologici verso i pazienti, si adatteranno al nuovo corso
il ministro garantisce ampie tutele
giuridiche così dal non dovere rispondere di eventuali danni causati per non avere svolto gli esami
necessari. Non possono davvero
esserci dubbi per il proletariato e
per le masse popolari che tutto ciò
costituisce un tremendo ed ennesimo colpo a danno della sanità
pubblica ed al loro sacrosanto diritto alla salute.
Per impedire che il progetto di
Renzi, un democristiano dalla vocazione autoritaria degna di Mussolini, vada in porto è necessario
costituire un fronte unito che si
batta per la difesa del diritto alla
salute per tutti, anche per i migranti, e per una sanità pubblica,
universale, gratuita, gestita con la
partecipazione diretta dei lavoratori e delle masse popolari.
roma allo sfascio / il bolscevico 5
N. 32 - 10 settembre 2015
La nuova giunta Marino
Monocolore PD a Roma allo sfascio
Tra gli assessori il pro Tav Esposito. Il superprefetto Gabrielli governa di fatto la capitale.
Buzzi: “Soldi a tutti i politici, anche a Renzi e a Berlusconi”
Il funerale stile padrino del boss Casamonica
conferma che Roma è in mano alla mafia
Il 28 luglio Ignazio Marino ha
presentato in Campidoglio la
nuova giunta capitolina, varata
per far fronte alla grave crisi di
credibilità abbattutasi sul Comune per lo scandalo di “Mafia
Capitale” e le incessanti notizie
sul crescente sfascio di Roma.
Si tratta in pratica di un monocolore PD, con l’estromissione
di SEL, che perde il vicesindaco
Luigi Nieri (il cui nome compare
nelle intercettazioni dell’inchiesta sul duo Buzzi-Carminati) e
che non riuscendo ad ottenere
il vicesindaco, ma neanche un
assessorato qualsiasi di cui si
sarebbe forse contentata, ha deciso di uscire dalla maggioranza:
“D’ora in poi valuteremo atto per
atto, questo è un monocolore PD
e Roma è una colonia di Renzi”,
ha sentenziato infatti il capogruppo Gianluca Peciola annunciando
il passaggio di SEL all’appoggio
esterno alla nuova giunta.
Nella squadra di Marino entrano
quattro nuovi assessori, tutti scelti
tra i suoi fedelissimi e in stretto accordo col premier Renzi, dal commissario incaricato a “bonificare” il
PD romano, Matteo Orfini: si tratta del deputato Marco Causi, già
assessore al Bilancio nella giunta
Veltroni, che assume la carica di
vicesindaco con deleghe al Bilancio, alla Razionalizzazione della
spesa e al Personale; del senatore
piemontese Stefano Esposito, già
distintosi come accanito pro Tav
e persecutore del movimento di
lotta della Val di Susa, e più recentemente nominato commissario
del PD a Ostia, a cui vanno i Trasporti e la Mobilità; dell’ex sottosegretario all’Istruzione dei governi
Monti e Letta, Marco Rossi Doria,
a cui vanno le deleghe al Lavoro
e formazione professionale e allo
Sviluppo delle periferie; e dell’ex
assessore regionale della giunta
Marrazzo e nipote del fondatore
della Caritas romana, Luigina di
Liegro, che assume le deleghe al
Turismo, Qualità della vita e Dialogo interreligioso.
In particolare il pro Tav Esposito è stato scelto palesemente
per la sua fama di “duro”, con il
compito di “normalizzare” i tranvieri dell’Atac, sulle cui spalle
Marino ha sempre scaricato la
responsabilità del degrado dei
trasporti pubblici romani e dei
gravi disagi patiti dai cittadini.
Esposito dovrà anche tradurre in
pratica il progetto di privatizzazione dell’azienda municipale di
trasporti più grande d’Italia, che
prevede la vendita del 49% della
proprietà ad un soggetto esterno
a cui affidare anche la gestione,
e che Marino aveva già ventilato
pochi giorni prima, annunciando
l’intenzione di azzerare i vertici
dell’Atac e accelerando le “dimissioni” del precedente assessore,
il renziano Guido Improta.
La tattica obbligata
di Renzi e Orfini
A Causi, invece, Orfini e Renzi affidano il compito di marcare stretto Marino, togliendogli il
controllo dei fondi e delle spese,
due funzioni chiave per la gestione del Comune e anche in vista
del giubileo proclamato dal papa
per il prossimo 8 dicembre. Un
sottotesto che l’interessato ha
smentito, dichiarando alla conferenza stampa di presentazione
di non essere “il proconsole di
nessuno”, ma anche confermato
indirettamente, aggiungendo che
Cena del 28 settembre 2010. 1) Luciano Casamonica pluripregiudicato del clan mafioso ; 2) Giuliano Poletti, oggi ministro del lavoro; 3) Franco
Panzironi, ex amministratore delegato della minicipalizzata per la gestione dei rifiuti (Ama); 4) Umberto Marroni, deputato PD; 5) Daniele
Ozzimo, fino a poco tempo fa assessore alla casa nella giunta Marino; 6) Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio; 7) Salvatore Buzzi,
presidente della cooperativa “29 giugno” e al centro dell’inchiesta sulla mafia a Roma; 8) Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma
“ho posto come condizione per
accettare che me lo chiedesse
anche Renzi”.
Quanto a Marino ha ostentato
sicurezza e ottimismo sul futuro suo e della sua nuova giunta,
assicurando di sentirsi “solido”
e “sicuro che l’alleanza con SEL
sui contenuti continuerà”. Mentre
nei confronti di Renzi ha giurato
di non sentirsi affatto “commissariato”, ma che anzi “gli assessori
li ho scelti tutti io”, e quanto “al
pressing del governo” per le sue
dimissioni, ha detto di averne solo
“letto saltuariamente sui giornali”.
In realtà, dopo aver già sconfessato pubblicamente Marino intimandogli “governi se gli riesce se
no vada a casa”, alla fine Renzi
ha deciso di non dare ascolto ai
renziani romani più duri che ne
chiedevano la testa. Ha accettato invece la soluzione proposta
da Orfini di metterlo sotto “sorveglianza” con un rimpasto ad
hoc della giunta. Ma questo solo
ed esclusivamente perché, dopo
gli scandali che hanno travolto il
PD romano, Orfini e i sondaggi
lo hanno convinto che lo scioglimento e commissariamento per
mafia del Comune porterebbe ad
elezioni anticipate dall’esito sicuramente catastrofico per il suo
partito e a consegnare il Campidoglio probabilmente ai 5 Stelle.
Ciò non toglie che la sua avversione nei confronti del neopodestà romano sia ormai alla luce
del sole, e che consideri i danni
di immagine alla reputazione della
capitale come danni di immagine
arrecati alla sua stessa persona,
e anche per questo ha evitato di
prendere direttamente in mano
la vicenda lasciandola ad Orfini:
per non legare cioè il suo nome
all’agonia del Comune di Roma,
accontentandosi di metterlo sotto
tutela del governo e rimandare il
più possibile le elezioni anticipate.
Perlomeno fino alla prossima primavera, quando si dovrà votare
per altre importanti città metropolitane, e al cui appuntamento il nuovo Mussolini spera di arrivare con
una situazione più favorevole.
Questa tattica obbligata di
Renzi non poteva che essere confermata e rafforzata dopo le nuove
vicende accadute in agosto, proprio mentre Marino se ne andava
tranquillamente in ferie negli Usa
e nei Caraibi. Tra queste gli articoli
sul New York Times e su Le Monde
che mettevano in luce il degrado
cittadino, per la spazzatura non
raccolta e per il caos dei trasporti, quello analogo dell’Osservatore
romano, preoccupato soprattutto
per il giubileo (“Roma è ormai un
caso politico”), e soprattutto per
alcuni fatti che hanno riacceso i
riflettori su “Mafia Capitale”.
Il riaccendersi di
“Mafia Capitale”
Si comincia il 1° agosto, e si
prosegue anche nei giorni successivi, con le rivelazioni sulle dichiarazioni di Buzzi ai magistrati
inquirenti, che riguardo al sistema
degli appalti e della corruzione
dei politici avrebbe fatto il nome
dell’imprenditore Peppe Cionci,
tra i finanziatori delle campagne
elettorali del governatore Zingaretti e dello stesso Marino: “Io gli
finanzio la campagna elettorale,
così se domani ho un problema
lo chiamo e mi riceve, ti fai un’assicurazione sulla vita, sul futuro”.
Così Buzzi avrebbe spiegato ai
pm il suo sistema, aggiungendo
a mo’ di esempio che per questo
“ho dato 15 mila euro a Matteo
Renzi, 10 mila per Berlusconi (…)
e abbiamo finanziato Veltroni,
Alemanno e Marino: per avere
rapporti”.
Si prosegue il 19 agosto con la
notizia che il 5 novembre si terrà
il maxiprocesso per 59 imputati
dell’inchiesta su “Mafia Capitale”, con la convalida da parte del
Gip del rinvio a giudizio di altri 25
imputati, di cui molti esponenti
politici del PD romano amministratori o ex dirigenti del Comune
e della Regione, come Mirko Coratti, Franco Figurelli, Daniele Ozzimo, Andrea Tassone, Pierpaolo
Pedetti. Ma soprattutto a fare più
rumore è stata la bomba scoppiata il 20 agosto con la celebrazione tra Cinecittà e il Tuscolano
dei funerali in pompa magna del
boss del clan mafioso dei Casamonica, Vittorio, in chiesa e con
tanto di scorta dei vigili urbani e
della polizia. Più che un funerale
una dimostrazione di forza e di
potere del clan mafioso romano,
evidenziata dalla carrozza superlusso trainata da sei cavalli,
dalla musica del film “Il Padrino”, dai manifesti inneggianti al
defunto raffigurato come il papa
sullo sfondo del Colosseo e il
titolo di “re di Roma”, dai petali
di rose sparse sul funerale da un
elicottero, e con un’ostentazione
chiaramente rivolta a dimostrare
a tutti che la capitale è ancora
in mano alla mafia. Il tutto mentre questore, prefetto Gabrielli e
ministro dell’Interno Alfano cadevano dalle nuvole e Marino si
limitava a mandare un tweet indignato per il “messaggio mafioso
intollerabile”, senza interrompere
però le sue dorate vacanze.
Marino
commissariato
di fatto
Da qui poi la decisione di Renzi, fatta prendere dal Consiglio
dei ministri del 27 agosto (a cui
accortamente ha evitato di partecipare, come del resto Marino,
sempre in vacanza), di commissariare di fatto la nuova giunta
appena varata, togliendo ulteriormente poteri al sindaco, per
mettere una pezza all’immagine
che ha fatto il giro del mondo di
una capitale in cui la mafia la fa
ancora da padrona e il Comune è
completamente allo sbando.
Sarà infatti il superprefetto
Gabrielli - già nominato da Renzi
commissario per il giubileo con
“poteri speciali” come per l’Expo - a governare di fatto la città
fino alle prossime elezioni, anti-
cipate o no, “affiancando” (leggi supervisionando) Marino con
funzionari governativi nominati
personalmente, in settori chiave
“permeabili al malaffare” come
emergenza abitativa, verde pubblico, politiche sociali e patrimonio. Inoltre, a vigilare sugli appalti
per le opere pubbliche per il giubileo, da eseguire in tutta fretta in
base ad una delibera “tagliatempi”, sarà il commissario all’Anticorruzione, Raffaele Cantone.
Marino resta insomma in Campidoglio, così da evitare l’incubo
di disastrose elezioni anticipate
per il PD, ma solo come figura
decorativa, perché Renzi gli ha
messo una robusta camicia di
forza, esautorandolo e prendendo
il controllo del Comune di Roma
per interposta persona. Da parte
sua, dagli Usa, il neopodestà si
è dichiarato, come se niente fosse, “soddisfatto”, anzi “euforico”,
perché con la decisione del Consiglio dei ministri “si è tolta dal
tavolo l’ipotesi dello scioglimento
del Campidoglio” e si sono spazzati via “i rumors sul commissariamento”. Ma ci ha pensato
Gabrielli a riportarlo coi piedi per
terra ricordandogli chi comanderà
d’ora in poi in Campidoglio: “Nessuna diarchia”, ha dichiarato infatti il superprefetto ai giornalisti,
ribadendo che “Roma capitale ha
un solo sindaco, che è stato eletto dal popolo”. Ma ha anche aggiunto subito dopo che “qualora
le sue indicazioni e le sue proposte rimanessero lettera morta”, il
Tuel (Testo unico per gli Enti locali)
gli consente “lo scioglimento del
Comune qualora vi siano gravi e
reiterate violazioni di legge”.
Grazie ai tagli di Renzi
Le tasse comunali sono
cresciute del 22% in tre anni
Il rigore costa 113 euro a testa in più all’anno
Nell’ultimo triennio la pressione fiscale media dei comuni italiani si è incrementata del 22%,
oltre il 7% di media all’anno,
passando mediamente da 505,5
euro a 618,4 euro pro capite, con
un aumento quindi di 113 euro
l’anno, ma nei dodici comuni più
grandi che hanno oltre 250mila
abitanti l’imposizione tributaria
è arrivata mediamente a toccare
881,94 euro a testa.
Lo afferma la Corte dei Conti
che, nella sua relazione contabile
sulla finanza locale presentata a
fine luglio, muove pesanti critiche, tra l’altro, al governo Renzi. Si legge infatti nella relazione
presentata dalla magistratura
contabile che tali sproporzionati
aumenti sono dovuti interamente
ai “ripetuti tagli alle risorse statali
disposti dalle manovre finanziarie
susseguitesi dal 2011”.
I Comuni italiani hanno infatti
subito indiscriminati e vergognosi tagli di trasferimenti statali agli
enti locali da parte degli ultimi tre
governi per ben 8 miliardi di euro,
e sono stati così obbligati ad aumentare le tasse determinando,
si legge sempre nella relazione
contabile un “incremento progressivo della pressione fiscale”
comunale.
Le province poi, a causa della drastica riduzione delle risorse
imputata direttamente alla riforma
Delrio (e quindi al governo Renzi)
stanno, sempre secondo i giudici contabili, mettendo “a rischio i
servizi fondamentali”.
Nei Comuni tra 60mila e 249mila abitanti - afferma sempre la relazione - la riscossione pro capite
si attesta mediamente a 649,69
euro, ma pagano molto anche i
Comuni sotto i 2mila abitanti con
628 euro per abitante, mentre la
quota più bassa di riscossione
fiscale si registra nei Comuni tra
5 e 10mila abitanti (511,76 euro
pro capite), e comunque tutte le
fasce intermedie si collocano sotto i 600 euro a testa.
La dinamica delle entrate locali, scrivono i magistrati contabili, è dovuta principalmente a
“due fenomeni: il deterioramento
del quadro economico, con effetti
penalizzanti soprattutto sul gettito risultante dalle più ridotte basi
imponibili” e le “numerose manovre di risanamento della finanza
pubblica, i cui effetti prodotti dal
disorganico e talvolta convulso
succedersi di interventi sulle fonti
di finanziamento degli enti locali
hanno determinato forti incertezze nella gestione dei bilanci e
nella formulazione delle politiche
tributarie territoriali”.
Dura è l’accusa dei giudici
contabili contro gli ultimi governi,
da ultimo quello presieduto da
Renzi, accusati di avere operato
pesanti e ripetuti tagli alle risorse statali disposti dalle manovre
finanziarie susseguitesi dal 2011,
ai quali si aggiunge il cronico ritardo nella ricomposizione delle fonti di finanziamento della
spesa, necessaria per garantire
servizi pubblici efficienti ed economici, con la conseguenza che
le gestioni locali sono sempre
più inefficienti nonostante l’incremento consistente delle entrate
proprie (aumentate del 15,63%
rispetto al 2013).
Insomma, nella relazione si
dice chiaramente che non soltanto la pressione fiscale comunale
è aumentata a dismisura, ma che
tale pressione non comporterà
alcun aumento della quantità e
qualità dei servizi locali destinati ai cittadini, in assenza di una
adeguata e razionale spesa pubblica, scelta quest’ultima apertamente ostacolata dagli ultimi
governi in nome dell’austerità e
dei conseguenti tagli. Scrivono
infatti i giudici:“la crescita dell’autonomia finanziaria degli enti non
sembra produrre benefici effetti
né sui servizi, né sui consumi e
sull’occupazione locale, in assenza di una adeguata azione di
stimolo derivante dagli investimenti pubblici”.
6 il bolscevico / PMLI
N. 32 - 10 settembre 2015
Rapporto di Denis Branzanti all’11ª riunione dei marxisti-leninisti dell’Emilia-Romagna
Le cose da fare per migliorare
il lavoro rivoluzionario
in Emilia-Romagna
Care compagne e cari compagni,
è questo il momento per valutare i cambiamenti intercorsi dalla
precedente riunione regionale tenutasi 2 anni fa e fare un bilancio
del lavoro svolto per cercare di
migliorarci in vista delle prossime
battaglie politiche.
Molte sono le cose mutate
sia a livello nazionale che locale,
nel contempo è mutata anche
la situazione del Partito, che in
Regione ha registrato qualche
cedimento ma anche delle forti e
rosse conquiste.
In ogni caso la situazione è
sempre in movimento, segno che
il Partito è vivo e che interagisce
con la società nella quale opera
e con le masse con le quali è a
contatto, poi, com’è nella dialettica delle cose, ci sono le sconfitte e le vittorie, i passi indietro
e quelli in avanti, l’importante è
imparare dalle prime affinché vi
siano sempre meno sconfitte e
sempre più vittorie, sempre meno
passi indietro e sempre più passi
in avanti nella lotta contro il capitalismo, per il socialismo.
Come ci insegna Mao “Il nuovo si sviluppa sempre attraverso difficoltà e vicissitudini,
sarebbe pura illusione credere
che la causa del socialismo
possa ottenere facili successi
senza passare attraverso difficoltà e vicissitudini, e che basti lasciarsi spingere dal vento
senza bisogno di compiere immensi sforzi”.
A livello nazionale al governo
Letta-Berlusconi è subentrato il
governo del Berlusconi democristiano Renzi che il PMLI ha da
subito identificato, nel Documento dell’U.P. del 25 febbraio dello
scorso anno, come il “nuovo
cavallo della classe dominante
borghese per gestire al meglio i
suoi affari e per salvaguardare il
suo sistema economico e il suo
Stato”.
In tale documento il PMLI
bollava Renzi come il Berlusconi
democristiano. Costui infatti dal
neoduce differisce nella camicia,
bianca il primo nera il secondo,
ma entrambi sono accomunati
dallo stesso obiettivo: completare la seconda repubblica neofascista e presidenzialista secondo
il progetto della P2.
I provvedimenti sinora adottati
dal suo governo hanno confermato pienamente la puntuale e
precisa analisi del PMLI.
Da una parte Renzi si presenta in modo “nuovo”, giovanile,
tecnologico, bonario, dall’altra
procede come un rullo compressore nello schiacciare i diritti delle
masse popolari e lavoratrici e le
stesse regole democratiche borghesi, spostando a destra l’asse
della politica governativa su tutti
i fronti.
A partire dal Jobs Act e tutte
le altre controriforme del “mercato del lavoro” con cui ha distrutto
il diritto democratico borghese
del lavoro, dando carta bianca
ai padroni per licenziare, rendendo permanente il precariato
e mettendo ai margini i sindacati, generalizzando le relazioni
industriali di stampo mussoliniano introdotte da Marchionne
alla Fiat; con la “Buona scuola”
basata sull’aziendalismo, la gerarchizzazione, la meritocrazia,
lo strapotere dei presidi, che ha
di fatto consegnato l’istruzione
pubblica ai capitalisti; la controriforma del pubblico impiego che
introduce nell’amministrazione
pubblica i criteri di meritocrazia,
gerarchizzazione,
produttività,
mobilità delle aziende private; la
responsabilità civile dei magistrati, voluta per vent’anni dalla P2
e da Berlusconi, con la quale ha
messo la mordacchia ai pubblici
ministeri e ai giudici; il “patto per
la salute” che infligge l’ennesimo
duro colpo alla sanità pubblica;
lo “sblocca-Italia” che ha dato
via libera alle “grandi opere”,
all’“Alta velocità”, alle autostrade
che cementificano e devastano il
Paese, alla svendita del demanio
pubblico, agli inceneritori e alle
trivellazioni, a scapito della salute del popolo e con gravi danni
all’ambiente. In politica estera sta
seguendo le orme di Mussolini in
particolare per quanto riguarda la
Libia, che vuol farne una nuova
colonia dell’Italia. Le sue ambizioni internazionali, che lo vedono
tra l’altro in prima linea nella lotta
contro il terrorismo, ossia lo Stato
islamico, rischiano di coinvolgere
il popolo italiano in una guerra
che serve solo agli interessi del
“nostro” imperialismo.
Con le controriforme costituzionali, istituzionali ed elettorali,
l’eliminazione dei poteri delle
province, la cancellazione del Senato, l’imposizione dell’Italicum,
sta completando la seconda repubblica neofascista perseguita
dalla P2, da Gelli, Craxi e Berlusconi, esautorando il parlamento
e accentrando il potere sul suo
partito e su di sé.
Tutto questo mentre non ha
fatto nemmeno un graffio alle
mafie e alla corruzione che dilagano nelle istituzioni, nella finanza, nell’economia e finanche
nei governi centrale, regionali e
locali, come dimostra l’inchiesta
“Mafia Capitale”.
Come i suoi predecessori
Berlusconi, Monti e Letta, anche
Renzi quindi ha lavorato solo
per salvare le banche e la grande industria mentre nulla ha fatto
per le lavoratrici e i lavoratori, le
pensionate e i pensionati a basso
reddito, i disoccupati e le masse
femminili e giovanili.
Per tutto ciò Renzi rappresenta una reincarnazione moderna e
tecnologica di Mussolini e Berlusconi e sta provocando danni
devastanti al Paese, va spazzato
via subito prima che completi il
disastro.
A livello regionale, dopo ben
15 anni il PD Vasco Errani si è dovuto dimettere a causa della condanna per falso ideologico comminatagli l’8 luglio dello scorso
anno, ma anche per lo scandalo
dell’inchiesta sulle “spese pazze”
che ha coinvolto 41 consiglieri su
50 del precedente Consiglio regionale e per le politiche sociali,
del lavoro, ambientali, la sanità, la
scuola che hanno portato indietro
di decenni le condizioni di vita e
di lavoro delle masse popolari e
lavoratrici della nostra Regione,
che non è più da tempo, se mai
lo è stata, quel paradiso sociale issato a modello dalla sinistra
borghese.
Con le elezioni regionali del 23
novembre scorso gli è subentrato
il suo compare di partito Stefano
Piazza Lenin, Cavriago (Reggio Emilia), 18 gennaio 2015. Militanti e
simpatizzanti dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, del Piemonte e
delle Marche del PMLI, uniti con rappresentanti del PCd’I, dell’Anpi di
Reggio-Emilia e due compagni del Congo e del Burkina Faso, commemorano il grande Maestro del proletariato internazionale Lenin in
occasione del 91° Anniversario della scomparsa. Al centro il compagno Denis Branzanti, accanto a destra, il compagno Alessandro
Fontanesi, Segretario Provinciale di Reggio Emilia del PCd’I. Appena
dietro Branzanti, il compagno Angelo Urgo, Segretario del Comitato
lombardo del PMLI (foto Il Bolscevico)
Bonaccini, eletto con il 49,05%
dei voti validi ma solo il 17,8%
degli aventi diritto, in una tornata elettorale che ha visto recarsi
alle urne appena il 37,67% degli
elettori, un uragano astensionista che ha travolto tutti i partiti
borghesi in corsa per spartirsi le
poltrone del consiglio regionale, completamente delegittimato
da un’affluenza mai così bassa
nella storia elettorale dell’EmiliaRomagna.
Il primato dell’astensionismo
è andato proprio a Rimini dove
solo il 33,45% dell’elettorato si è
presentato ai seggi.
La situazione
del PMLI
in Emilia-Romagna
La situazione nazionale e regionale è quindi per certi versi
profondamente mutata in questi
2 anni che ci separano dalla precedente riunione regionale, e lo è
anche la situazione del Partito.
Tanto lavoro è stato svolto
per radicare il Partito nelle nostre
città, i militanti e i simpatizzanti
hanno fatto il possibile, in linea
generale, dovendo far fronte alla
cronica carenza di risorse economiche e mezzi, e alle attuali
poche forze, qualcuno non ha
retto alle difficoltà e alle pressioni
borghesi, d’altra parte il Partito
ha conseguito delle importanti
conquiste a partire dall’Organizzazione di Modena, fondata il 29
giugno dello scorso anno, e che
in poco tempo e nonostante l’assenza di un compagno lontano
a lungo per motivi di studio, ma
ora finalmente tornato, ha messo da subito e correttamente in
pratica le indicazioni del Partito
raccogliendo importanti successi
tra le masse popolari e lavoratrici
modenesi, tanto che oggi, dopo
poco tempo, costituisce un punto di forza del Partito non solo in
Regione, ma anche a livello nazionale.
L’Organizzazione di Modena,
diretta dal bravissimo e generoso compagno Antonio, un compagno esemplare che ha ben
compreso e applicato la parola
d’ordine “tenere in pugno l’iniziativa politica”, e guidata dalla linea
del Partito e dalle istanze superiori, ha condotto un sistematico
lavoro di radicamento tra le masse, con l’allestimento di numerosi banchini e diffusioni, nonché
l’importante lavoro di massa e di
fronte unito in particolare con la
partecipazione al Comitato StopTtip, per il quale vengono anche
raccolte le firme presso i nostri
banchini e al Comitato acqua
bene comune, in entrambi i casi i
marxisti-leninisti sono ben accolti
e partecipi alle iniziative.
Il terreno a Modena è fertile,
lo dimostrano anche la partecipazione a diverse manifestazioni, in particolare quella del 18
aprile a Montefiorino, ma anche
al corteo di apertura della festa
nazionale dell’Anpi a Carpi del
30 maggio, in entrambi i casi le
masse antifasciste hanno accolto calorosamente la delegazione
marxista-leninista
riconoscendola come punto di riferimento
antifascista, dimostrando che vi
è apertura verso il nostro Partito,
perlomeno da parte delle masse
più avanzate e combattive, e che
occorre insistere a lavorare tra di
esse per migliorare il nostro rapporto con loro e conquistarle alla
nostra causa.
Ma l’importante lavoro politico
sin qui svolto dall’Organizzazione
di Modena ha attirato non solo
l’attenzione e i consensi delle
masse, come quello recente di
una giovanissima studentessa
modenese, ma anche l’attenzione e le ire dei fascisti che hanno
inscenato diverse provocazioni, e
in particolare della giunta locale
guidata del neopodestà Muzzarelli che sollecitata da Forza fascisti, che aveva anche mandato
i carabinieri al banchino del 30
novembre scorso, il 22 gennaio
ha approvato con l’unanimità del
consiglio comunale, un O.d.g.
contro la propaganda marxista-
leninista e contro la presa del
potere politico da parte del proletariato.
Una ulteriore conferma che le
istituzioni borghesi, che siano guidate dalla destra o dalla “sinistra”
del regime neofascista, sono e
rimangono istituzioni antipopolari
nemiche del Partito, delle masse
e del socialismo.
Dobbiamo quindi tenere sempre alta la vigilanza rivoluzionaria, non dare corda a elementi
sospetti e tanto meno alle “forze
dell’ordine”, cercando, per quanto possibile, di non prestare inutilmente il fianco alla repressione
borghese.
Ciò che può far fare un ulteriore passo in avanti al lavoro
dell’Organizzazione è migliorare
il lavoro di squadra, da una parte concordando e pianificando
meglio il lavoro nei vari Comitati,
concentrandosi su alcuni obiettivi
da raggiungere in essi, e senza
tralasciare l’importante lavoro
giornalistico che va fatto a riguardo, dall’altra mettendo da parte,
una volta discussi, i punti che
non si condividono della linea del
Partito, e andare avanti, unendo
al massimo le forze tra militanti
e simpatizzanti del Partito. Essi
devono marciare, seppur su posizioni a volte diverse, insieme
e con decisione verso l’obiettivo comune, tutto ciò che divide
deve essere messo da parte,
tutto ciò che unisce deve stare ai
primi posti.
Ma è in generale, a livello regionale, che le varie istanze si
sono ben comportate in base alle
forze disponibili, sia lavorando
autonomamente sia aiutandosi
reciprocamente, come è accaduto in più occasioni e da tempo
alle vicine Cellule “Stalin” di Forlì
e Rimini e dall’Organizzazione di
Ravenna che hanno provveduto
unitariamente alla realizzazione,
tra l’altro, di diversi banchini e
diffusioni. Puntuale è stata la partecipazione in tutte le città dove
siamo presenti alle manifestazioni locali, a partire dal 25 aprile e
il 1° Maggio, ma anche ad altre
manifestazioni di diverso carattere, scioperi e manifestazioni sindacali ma anche antifasciste.
A livello locale la partecipazione è costantemente garantita, a
livello regionale è più discontinua,
anche perché ancora non disponiamo di compagni residenti a
Bologna, a livello nazionale di
volta in volta alcuni compagni
della Regione riescono a partecipare alle mobilitazioni principali,
su tutti è da elogiare il compagno
Tino, che nonostante sia ancora
impegnato con il lavoro professionale e non più in giovanissima
età, è spesso disponibile a partecipare anche alle manifestazioni
che si tengono a Roma, un esempio per tutti i militanti e i simpatizzanti anche più giovani.
La collaborazione tra istanze, pur nel rispetto delle priorità
locali di ognuna, coinvolge da
tempo anche l’Organizzazione
marchigiana di Gabicce Mare,
in Provincia di Pesaro-Urbino,
che partecipa a varie iniziative in
particolare a Rimini ma anche a
Bologna e Cavriago, e che realizza ogni anno delle diffusioni nella
zona turistica alle quali partecipano anche le istanze romagnole.
A Forlì e Rimini sono presenti
le 2 sedi del Partito sinora aperte
in Regione, a Rimini oramai da
molti anni presso questa stessa Casa del popolo, a Forlì in
un circolo Arci ma in forma non
ufficiale, inaugurata il 3 ottobre
dell’anno scorso dopo aver chiuso la precedente utilizzata fino a
settembre 2013 ma divenuta poi
troppo onerosa.
Le istanze della Regione hanno fatto fronte con spirito d’iniziativa, dopo un parziale smarrimento iniziale, alla sospensione
della pubblicazione cartacea de
“Il Bolscevico” che si protrae da
quasi un anno, ma che continua
ad uscire sul sito del Partito settimanalmente, gratuitamente e in
versione grafica ancora migliore,
stampando in proprio ogni settimana le copie necessarie per i
militanti e simpatizzanti di Forlì,
Rimini e Ravenna, nonché per le
diffusioni straordinarie e la consegna ad un circolo nel ravennate
dove viene letto con interesse dagli avventori, così come vengono
di volta in volta stampati, anche
a Modena, i manifesti necessari
per le principali manifestazioni e
per l’allestimento dei banchini,
a dimostrazione di come anche
la cronica scarsità di mezzi e risorse possa essere parzialmente
superata, seppur a fatica, con lo
spirito d’iniziativa e il sacrifico dei
militanti e dei simpatizzanti.
Dal novembre 2013 disponiamo di un ulteriore strumento di
propaganda, essendo stato realizzato e poi costantemente aggiornato, il sito internet del PMLI.
Emilia-Romagna dove vengono
pubblicati tutti gli articoli a livello
regionale e annunciate le iniziative delle varie istanze locali.
Un’Organizzazione del Partito
è presente anche in Provincia di
Reggio Emilia ma rimane inoperosa per l’età avanzata del compagno Giuseppe Mazzola, al quale
va comunque il nostro saluto e la
nostra perenne riconoscenza in
quanto primo marxista-leninista
dell’Emilia-Romagna.
A Parma invece non vi è più
presente dal 13 maggio dello
scorso anno la locale Organizzazione del Partito, che comunque
già da diverso tempo non era
più operativa, inoltre vi è stato il
passaggio di un amico storico del
Partito con i falsi comunisti, questo non ha però fermato un altro
simpatizzante storico, rimasto
fedele al Partito e al marxismoleninismo-pensiero di Mao, un
compagno operaio impegnato
nell’attività sindacale, ma che
partecipa anche alle principali
manifestazioni locali e alle iniziative regionali e nazionali del Partito.
A Ferrara sono presenti alcuni storici simpatizzanti che negli
ultimi tempi, per motivi di salute
e familiari, hanno potuto dare un
contributo ridotto all’attività del
Partito, ultimamente si è anche
politicamente smarrito, speriamo solo momentaneamente, un
giovanissimo ex simpatizzante,
a dimostrazione che non basta
studiare genericamente il marxismo-leninismo-pensiero di Mao
ma occorre comprenderlo e applicarlo alla luce della corretta
analisi marxista-leninista elabo-
SEGUE IN 7ª
ë
PMLI / il bolscevico 7
N. 32 - 10 settembre 2015
ë DALLA 6ª
rata in Italia da quasi 40 anni solo
dal PMLI, per poter procedere
con forza e con fiducia nel lavoro
politico quotidiano per radicare e
sviluppare il PMLI nel proprio ambiente di vita, di studio e di lavoro
e per dargli un corpo da gigante
rosso. Chi vuol dare il proprio
contributo alla causa del socialismo non può che seguire questa
strada, per non ritrovarsi in balia
dei riformisti e dei revisionisti.
Le commemorazioni
di Lenin a Cavriago
e di Marx a Riccione
Tra le iniziative più importanti
a livello regionale annoveriamo
senz’altro le commemorazioni dei
Grandi Maestri del proletariato
internazionale Marx a Riccione e
Lenin e Cavriago, che si tengono
rispettivamente nei mesi di marzo
e gennaio.
Il cofondatore del socialismo
scientifico Marx è stato commemorato, per iniziativa della Cellula
“Stalin” di Rimini, davanti al suo
busto presente nel giardino della biblioteca di Riccione sia nel
2014, alla quale hanno partecipato militanti e simpatizzanti di
Rimini e Ravenna, che nel 2015
dove erano presenti compagni
delle provincie di Rimini, Ravenna, Forlì e Parma e dove il Responsabile Regionale del Partito
ha tenuto un discorso dal titolo
“Ispiriamoci a Marx per ridare al
proletariato la sua coscienza di
classe e per fare un grande, forte
e radicato PMLI”.
A Cavriago si svolge invece
annualmente la commemorazione di Lenin, che si evolve ed
espande anno dopo anno.
Il 19 gennaio del 2014 militanti
e simpatizzanti dell’Emilia-Romagna del PMLI e di altre regioni
hanno commemorato Lenin in occasione del 90° anniversario della
sua scomparsa, con una inedita e
positiva ricaduta sui media locali e nazionali che hanno dato un
certo risalto all’iniziativa del PMLI,
la quale ha visto la presentazione
di un discorso commemorativo
tenuto dal Responsabile regionale del Partito sul tema “Studiamo
e applichiamo gli insegnamenti di
Lenin sulla lotta contro i revisionisti e i riformisti italiani”.
Successo bissato e superato
il 19 gennaio di quest’anno per il
91° della scomparsa di Lenin che
ha visto la partecipazione, per la
prima volta, oltre a decine di militanti e simpatizzanti di varie Regioni del PMLI, anche di rappresentanti del PCd’I e dell’Anpi di
Reggio Emilia. Il PCd’I ha anche
tenuto un discorso tramite il suo
Segretario Provinciale Alessandro Fontanesi, così come hanno
preso la parola altri 2 sostenitori
di Lenin, provenienti dal Congo e
dalla Burkina Faso. Un fatto storico questo che pone le basi per
allargarne ulteriormente l’organizzazione e la partecipazione.
Il discorso ufficiale è stato invece tenuto del Responsabile regionale del PMLI sul tema “Applichiamo gli insegnamenti di Lenin
riguardo la conquista del potere
politico da parte del proletariato”.
Ulteriore ricaduta mediatica dato
lo spazio dedicato alla Commemorazione, soprattutto da parte di giornali online e agenzie di
stampa, con la pubblicazione di
foto, video e del discorso ufficiale
integrale.
Questa iniziativa unitaria ha
fatto seguito a quella del 16 febbraio dello scorso anno dove
PMLI, Prc e l’allora Pdci, hanno
manifestato assieme a Cavriago
contro il vile tentativo di ignoti fascisti di abbattere lo storico monumento di Lenin.
In tema di Commemorazioni
dei Maestri non possiamo non
citare la prossima commemorazione di Mao, che si terrà a Firenze il 6 settembre presso la Sala
ex Leopoldine in Piazza Tasso, il
discorso ufficiale sarà tenuto dal
compagno Federico Picerni, a
nome del CC del PMLI, sul tema
“Mao e l’istruzione nel socialismo”.
Un appuntamento annuale
questo, molto sentito dai compagni della Regione per rendere
onore al grande maestro del proletariato internazionale, ascoltare nel discorso ufficiale l’analisi
marxista-leninista
dell’operato
di Mao e la sua corretta applicazione nella nostra situazione
specifica in base al tema trattato, oltre che a rivedere e salutare
i compagni del Partito, a partire
dai dirigenti nazionali con in testa
il compagno Giovanni Scuderi,
Segretario generale del PMLI.
Di certo la partecipazione della
delegazione regionale non mancherà di essere come al solito numerosa e qualificata con i saluti
dei delegati che dovranno essere
scritti e non superare i 2 minuti,
ed essere incentrati su Mao, il
PMLI, il governo del nuovo duce
Renzi, il governo della propria città, l’istruzione in Italia.
Il lavoro da fare
Con questo si chiude il quadro
dell’attività del Partito in EmiliaRomagna, dal quale emerge
come il PMLI sia presente in diverse città della Regione, seppur
con forze ancora limitate, e che
le Cellule e le Organizzazioni del
Partito svolgono in linea generale
un buon lavoro politico, proporzionato alle forze disponibili, ma
anche che in qualche frangente
si può fare di più ma soprattutto meglio, in particolare per quel
che riguarda la critica all’operato delle giunte locali, carenza
purtroppo radicata da tempo, lo
studio e le Corrispondenze per “Il
Bolscevico”.
La situazione generale e quella
del Partito ci impone di migliorare
laddove siamo carenti, non possiamo permetterci di “vivere alla
giornata”, svolgendo il “compitino” che ci viene affidato, occorre
avere spirito di iniziativa e mantenere sempre l’entusiasmo proletario rivoluzionario di chi combatte per la causa più grande,
più giusta, più utile che via sia, il
progresso sociale e l’emancipazione del proletariato e dell’intera
umanità, mantenendo inalterata
la nostra fiducia nel marxismo-leninismo-pensiero di Mao, nel socialismo, nel Partito, nelle masse
e in noi stessi.
Noi marxisti-leninisti dobbiamo sforzarci di acquisire le caratteristiche indicate da Mao nelle
10 citazioni pubblicate sul n° 27
de “Il Bolscevico”, ciascuna delle
quali rappresenta un rosso punto
di riferimento per ogni membro
del PMLI, dirigente o militante
che sia.
La questione alla base è la
trasformazione della propria concezione del mondo: se non ci si
impegna per acquisire la cultura, lo stile e la pratica marxisteleniniste, è inevitabile scivolare,
anche in maniera inconsapevole,
nel campo della borghesia e finire
sotto l’influenza della sua cultura
e del revisionismo di destra o di
“sinistra”.
Ma per trasformare la propria
concezione del mondo occorre
studiare, con costanza e metodo,
il marxismo-leninismo-pensiero
di Mao e le linea del PMLI, a partire da “Il Bolscevico”, in base
alle questioni principali e prioritarie che ci si trova ad affrontare
nella pratica, ma anche in base
alle proprie necessità di formazione ideologica e politica, legando lo studio e l’azione. “Studio
e azione, azione e studio. Questa
è la dialettica della lotta di classe
condotta col metodo marxista-leninista. Ed è questa dialettica che
deve guidare il nostro lavoro politico, anche quando siamo in piena battaglia”. (Giovanni Scuderi,
Segretario generale del PMLI,
nell’articolo “Imparare da Mao,
propagandare il socialismo”, Il
Bolscevico n°20/2013).
Dobbiamo fare tutti gli sforzi
possibili e necessari per con-
Riccione (Rimini), 14 marzo 2015. Commemorazione di Marx. Alcuni
partecipanti all’iniziativa posano davanti al monumento a lui dedicato. Al centro, dietro il ritratto di Marx, il compagno Battista Bruni, Segretario della Cellula “Stalin” di Rimini che ha organizzato la
commemorazione (a sinistra) assieme al compagno Denis Branzanti,
Responsabile del PMLI per l’Emilia-Romagna (foto Il Bolscevico)
formare il nostro stile di lavoro a
uno stile di lavoro autenticamente
marxista-leninista per fare al meglio la lotta di classe.
In particolare Mao ci insegna
che un marxista-leninista deve
mettere davanti a tutto la vita del
Partito e gli interessi delle masse,
ad essi deve subordinare i propri
interessi individuali, deve essere
prudente ma anche coraggioso, deve valutare le difficoltà ma
non temerle, preparare dei piani
di lavoro ma essere pronto ad intervenire al bisogno su qualsiasi
aspetto della lotta di classe, ha
il diritto di discutere le direttive
del Partito ma nel contempo ha
il dovere di rispettarle e applicarle, deve essere cosciente della
complessità della nostra lotta ma
risoluto nel condurla con forza e
con entusiasmo.
Un marxista-leninista deve
combattere con tutto sé stesso
l’individualismo e il liberalismo,
che sono nemici mortali della
lotta di classe e del socialismo,
le qualità di un marxista-leninista
sono la lealtà, la modestia, la lungimiranza, l’altruismo, l’ardore nel
lavoro politico, la fedeltà ai giusti
principi.
“L’abilità di un uomo può
essere grande o piccola ma
se egli avrà questo spirito –
dice Mao a proposito di Norman
Bethune, membro del Partito
Comunista Cinese e noto medico che diede prova esemplare di
spirito di sacrificio, di entusiasmo
per il lavoro e di senso di responsabilità - sarà un uomo nobile,
puro, un uomo moralmente integro, superiore ai meschini interessi, un uomo prezioso per
il popolo”.
Se ci si attiene alla linea del
Partito e se si fanno degli sforzi
per migliorare la propria militanza, ma anche la propria vicinanza
al PMLI, prendendo esempio dai
Maestri e dai compagni più avanzati, la nostra attività politica non
potrà che trarne giovamento.
In particolare in questo momento occorre porre l’accento
più sulla qualità che sulla quantità, che è l’unico modo per radicare sulla roccia il nostro lavoro
rivoluzionario.
Tutte le istanze del Partito
hanno quindi il dovere di riflettere
su cosa possono fare attualmente per migliorare il lavoro politico,
organizzativo, sindacale, femminile, studentesco e giornalistico,
non in quantità ma in qualità.
In linea generale, per migliorare il nostro lavoro, dobbiamo
applicare i 3 elementi chiave che
sono la concezione proletaria del
mondo, la corretta concezione
del Partito e la conoscenza della linea generale e della linea di
massa del Partito, e le 4 indicazioni per radicare il PMLI, e cioè
diventare dei leader nei propri
ambienti di lavoro, di studio e di
vita, conoscere a fondo e occuparsi dei problemi concreti dei
suddetti ambienti, lavorare per
unire, guidare e mobilitare le masse partecipando alle organizzazioni e ai movimenti di massa da
noi o da altri promossi; forgiando
l’anello mancante del lavoro locale e praticando un’abile e puntuale politica di fronte unito.
Più qualità quindi, studiando
più a fondo, difendendo e applicando con maggiore attenzione
e risolutezza la linea ideologica,
politica e organizzativa del PMLI,
continuando ad elevare la combattività dell’intero Partito e di
tutti i suoi membri avendo una
grande fiducia nelle nostre possibilità, nella linea del Partito, nelle nostre proposte e nelle nostre
capacità, nonché nelle masse
in lotta, concentrandosi nel lavoro di massa in particolare tra
il proletariato e gli studenti, migliorando i nostri interventi nelle
assemblee sindacali, popolari e
studentesche, tenendo in pugno
l’iniziativa politica, migliorando il
lavoro giornalistico, privilegiando
il megafono alla tastiera.
Solo se miglioriamo il nostro
lavoro politico e la qualità dei
membri e quadri di base, nonché
dei simpatizzanti più stretti del
Partito, potremo veramente svolgere un ruolo di avanguardia nella situazione politica, sindacale e
sociale in cui operiamo e contribuire a dare al Partito un corpo
da Gigante Rosso.
Il radicamento e il
lavoro di massa
Nel lavoro locale dobbiamo
puntare tutto sul radicamento,
che è la questione principale che
dobbiamo risolvere, la priorità
delle priorità.
Il radicamento passa essenzialmente dalla nostra presenza
attiva, combattiva e propositiva
negli ambienti di lavoro, di studio e di vita. Il che significa che
le istanze intermedie e di base si
devono occupare dei problemi
concreti e immediati delle masse di quegli ambienti e aiutarle a
risolverli. Significa bombardare
senza soluzione di continuità le
giunte comunali e regionali mettendo a nudo le loro malefatte.
Occorre stringere un legame
forte e solido con le masse delle
nostre città, quartiere, provincia,
regione e luogo di lavoro e di studio, conoscendo e occupandoci
dei loro problemi immediati, dal
lavoro all’istruzione, dalla sanità
all’ambiente, alla riqualificazione delle periferie e così via, appoggiando le loro rivendicazioni,
proponendo parole d’ordine e
metodi di lotta atti a risolverli,
bombardando senza soluzione
di continuità le giunte comunali
e regionali mettendo a nudo le
loro malefatte, entrando nei movimenti di lotta, facendo tesoro
del Programma d’azione del Partito, legando sempre il generale
al particolare, concentrandosi
soprattutto nel movimento operaio e sindacale e in quello studentesco.
Come ci insegna Mao “Noi
comunisti siamo come i semi e
il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci
al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo.”
In sostanza il lavoro di radicamento è il lavoro di massa, che va
fatto sulla base della parola d’ordine “Studiare, concentrarsi sulle
priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare”
e va condotto applicando dialetticamente alla nostra situazione
specifica il marxismo-leninismopensiero di Mao che costituisce
una potente guida per l’azione
dalla quale non possiamo assolutamente prescindere e fare a
meno, e la linea del Partito.
Nel lavoro di massa dobbiamo
applicare correttamente anche il
lavoro di fronte unito che è fondamentale per legarsi alle masse,
unirle e aiutarle a risolvere i loro
problemi immediati, per elevare
la loro coscienza politica e sottrarle alla direzione e all’influenza
dei riformisti, per rompere l’isolamento del Partito, per combattere i governi centrale, regionale e
locali e il capitalismo.
Il fronte unito va praticato in
particolare nel sindacato, nel movimento operaio, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università
e nel movimento studentesco,
poiché solo attraverso il lavoro di
massa sindacale e studentesco
possiamo aiutare le larghe masse lavoratrici, disoccupate, pensionate, femminili, studentesche
a risolvere i loro problemi, avere
un’influenza su di loro, ottenere
la loro fiducia e conquistarle alla
nostra causa. Ma anche nei numerosi comitati cittadini che sorgono ad esempio contro le devastazioni ambientali e per la difesa
dei territori.
Le istanze del Partito hanno
fatto numerose esperienze di
fronte unito, a livello regionale
negli ultimi tempi in particolare a
Modena e a Castelvetro.
Altre di certo non mancheranno, sia sul piano sindacale contro
il Jobs Act e la controriforma del
lavoro, sia sul piano studentesco contro la “Buona scuola” di
Renzi, ma anche per le battaglie
contro le grandi (e inutili) opere,
gli inceneritori e quant’altro a cui
lo “Sblocca Italia” ha dato ulteriore impulso.
Dobbiamo lavorarvi con la
consapevolezza che è giusto
opporsi agli effetti causati dall’attuale sistema economico ma anche che questo non basta.
Lottare per abbattere
il governo Renzi e
il capitalismo per il
socialismo
Dobbiamo insistere nel fare
appello a tutte le forze politiche,
sociali, sindacali, culturali e religiose che si professano di sinistra, che hanno capito l’inganno
del Berlusconi democristiano
Renzi a fare fronte unito per spazzarlo via senza indugio e con la
massima determinazione, conducendo contro di esso una dura
opposizione di classe e di massa
nelle fabbriche, in tutti i luoghi di
lavoro, nelle scuole e nelle università, nelle piazze, nelle organizzazioni di massa, specie sindacali e
studentesche.
Il proletariato deve fare tabula
rasa del capitalismo e delle sue
istituzioni, cacciare la borghesia dal potere, istituire il sistema
economico socialista senza più
proprietà privata e sfruttamento dell’uomo sull’uomo, creare
un nuovo ordinamento statale al
servizio del popolo e instaurare il
potere delle operaie e degli operai, che si chiama dittatura del
proletariato.
Un lavoro titanico da parte nostra per far maturare nel proletariato, nelle masse popolari e nelle
nuove generazioni la coscienza
rivoluzionaria anticapitalista per
il socialismo, nonostante “nuove”
formazioni politiche e la Coalizione sociale di Landini, sono già al
lavoro nel tentativo di mantenere l’elettorato di sinistra dentro i
confini del capitalismo e di quel-
lo che rimane della Costituzione
borghese del 1948.
Tra noi e loro il rapporto di
forze è attualmente nettamente
sfavorevole a noi, per quanto riguarda la disponibilità di mezzi e
di risorse, la copertura dei media
e gli appoggi delle forze sociali,
sindacali, culturali e religiose che
non sono d’accordo con questo
governo e con certi aspetti di
questa società borghese.
Ma ciò non ci deve spaventare, anche perché noi abbiamo
un’arma invincibile, il marxismoleninismo-pensiero di Mao che
loro non hanno, anche se dobbiamo imparare a usarlo meglio,
a ragion veduta, in maniera dialettica e a seconda dei problemi
concreti, ideologici, politici, organizzativi, giornalistici e rivendicativi che abbiamo di fronte.
Coscienti che la svolta politica
in Italia avverrà solo se riusciremo
a far comprendere al proletariato
che deve prendere in pugno la
situazione lottando contro il capitalismo e per la conquista del potere politico e del socialismo per
via rivoluzionaria, abbandonando
ogni illusione elettorale, parlamentare, costituzionale, pacifista
e riformista, che conducono inevitabilmente al fallimento come
dimostra il tradimento di Tsipras
ai danni del popolo greco.
Questa coscienza rivoluzionaria occorre farla acquisire alle
masse studentesche e giovanili.
Bisogna dare fiducia alle nuove
generazioni alle quali va saputo
spiegare la nostra proposta politica strategica e le nostre proposte concrete, a partire da quelle
sull’istruzione e sull’occupazione
giovanile. Le operaie e gli operai, le studentesse e gli studenti
marxisti-leninisti hanno un ruolo
fondamentale nel far circolare e
affermare le proposte del PMLI
nel movimento operaio e nel movimento studentesco. Se avanziamo e conquistiamo questi due
nevralgici fronti di lotta, sarà poi
più facile avanzare negli altri fronti
di lotta e conquistarli alla causa
del socialismo.
Batti e ribatti alla fine il nostro
chiodo rosso del socialismo penetrerà in tutti i settori oggettivamente anticapitalisti. Basta non
stancarsi e non perdere la fiducia verso il marxismo-leninismopensierio di Mao, il socialismo, il
Partito, le masse e in se stessi.
“La storia – come ci insegna il
compagno Scuderi - non è finita.
Il popolo continua ad essere la
forza motrice che crea la storia
del mondo. La rivoluzione progredisce attraverso una serie di
vicessitudini, aspre lotte anche
al suo interno, prove, vittorie e
sconfitte, restaurazioni e controrestaurazioni, flussi e riflussi, ma
alla fine è destinata a trionfare. È
vero quanto dice Mao: ‘La via è
tortuosa, l’avvenire è radioso’.
Se noi continueremo ad aver fiducia nel marxismo-leninismopensiero di Mao, nel socialismo,
nel Partito, nelle masse e in noi
stessi saremo capaci di tingere di
rosso l’avvenire del nostro amato
popolo”. (Giovanni Scuderi, Mao
e l’imperialismo, Discorso tenuto
a Firenze il 22 settembre 1996
in occasione della commemorazione del 20° anniversario della
morte di Mao, in Il Bolscevico n.
36/1996, pag. 6)
Compagne e compagni,
proseguiamo dunque con determinazione, fiducia e ottimismo
rivoluzionario nella nostra Lunga
Marcia politica e organizzativa.
Costruiamo nelle nostre città
della basi rosse marxiste-leniniste
solide, preparate e combattive!
Radichiamo e sviluppiamo il
PMLI in tutta l’Emilia-Romagna!
Spazziamo via il governo del
Berlusconi democristiano Renzi!
Mettiamocela tutta, ciascuno
al proprio posto di combattimento in base ai compiti che ci ha
assegnato il Partito e concentrati
sulle priorità, per dare al PMLI un
corpo da Gigante Rosso affinché
trionfi il socialismo e il proletariato conquisti il potere politico.
Uniti e combattivi, coi Maestri
e il PMLI vinceremo!
8 il bolscevico / 120° Anniversario di Engels
N. 32 - 10 settembre 2015
A Wuppertal, città natale, in occasione del 120° Anniversario della scomparsa del cofondatore del socialismo scientifico e grande
Maestro del proletariato internazionale
Omaggio del PMLI
a Engels
Deposti ai piedi della grande e bellissima statua del Maestro un mazzo di fiori rossi con la targa del CC del PMLI, un pannello con il manifesto
realizzato per l’occasione e tre numeri de “Il Bolscevico” dedicati a Engels. Un militante curdo membro di un partito turco che si definisce
comunista marxista-leninista indossa con orgoglio la nostra maglietta dei Maestri. Interesse e curiosità dei passanti sulla nostra iniziativa e sul PMLI
L’Engels-Haus ringrazia i compagni per il manifesto e il dvd su Engels lasciati in
dono dal Partito
Il 5 agosto, a nome del Comitato centrale del Partito, ci siamo recati a Wuppertal in Germania per rendere omaggio a
Engels nel 120° Anniversario
della scomparsa. Una visita inedita e importante, che ha visto il
PMLI quale unico Partito al mondo commemorare e omaggiare
in maniera militante il cofondatore del socialismo scientifico e
grande Maestro del proletariato
internazionale. Soltanto un Partito tedesco che si definisce marxista-leninista ha organizzato nel
tardo pomeriggio una celebrazione e relativo corteo nel centro
della città, a cui abbiamo partecipato come osservatori, ma non a
livello centrale, bensì delegando
l’iniziativa alla sua organizzazione giovanile locale.
Lottando come sempre con gli
impegni professionali e la scarsità di finanze abbiamo condensato la nostra visita in una giornata e mezzo, affrontando 1.200
chilometri di auto all’andata e altrettanti al ritorno. Una bella tirata necessaria per essere nel posto giusto nel giorno giusto e una
bellissima e gratificante esperienza che ci ha riempito di orgoglio proletario rivoluzionario,
rafforzando la nostra determinazione a essere sempre fedeli agli
insegnamenti di Engels e a ispirarsi a essi, nella nostra lotta per
costruire un grande, forte e radicato PMLI, per conquistare l’Italia
unita, rossa e socialista. Ringraziamo il fondamentale supporto
logistico e fotografico di un giovane amico del Partito, alla sua
seconda esperienza, anch’egli
felice e soddisfatto per la riuscita
della nostra missione.
Wuppertal è una città tedesca
di 350.000 abitanti, situata nel
Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, a sud della nota
zona industriale della Ruhr, a 30
chilometri da Dusseldorf, 40 km
da Colonia e 23 km da Essen. La
città venne fondata nel 1929 dalla fusione di Elberfeld e Barmen
con il nome di Barmen-Elberfeld.
Nel 1930 in seguito ad un referendum fu rinominata Wuppertal
per evidenziare la sua posizione
sulle rive del fiume Wupper. Una
fusione che si nota ancora oggi,
con una città con due grandi centri urbani ben distinti. Appena vi
siamo entrati abbiamo capito
quanta importanza abbia avuto
questa città per la formazione politica di Engels, che nasce a Barmen il 28 novembre del 1820. Allora Barmen era il più importante
centro industriale tedesco, ed ancora oggi le molte ciminiere delle
fabbriche dismesse e le fatiscenti abitazioni dove alloggiavano gli
operai rendono perfettamente l’idea di quella che era la situazione dell’epoca.
Tant’è che non ancora diciannovenne, nell’aprile del 1839, Engels pubblicò, con lo pseudonimo
di Friedrich Oswald, nel giornale
“Telegraph fur Deutschland” (Telegrafo per la Germania), l’articolo “Lettere dal Wuppertal”,
descrivendo efficacemente le
miserabili condizioni di vita degli
operai della propia città e regione: “Tra le classi inferiori domina una miseria spaventosa,
specialmente tra i lavoratori
delle fabbriche...Questo lavoro – scrive Engels – compiuto
Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI
tiene alto il maifesto del Partito dedicato a Engels (foto ll Bolscevico)
di Erne
Wüppertal, 5 agosto 2015. Il compagno incaricato dal CC del PMLI
depone ai piedi della grande statua di Engels un mazzo di fiori rossi
e la targa del CC del PMLI riprodotta qui a destra (foto ll Bolscevico)
in stanze basse, nelle quali gli
operai respirano più esalazioni
di ossido di carbonio e polvere
che ossigeno, e per lo più sin
dall’età di sei anni, è destinato
a toglier loro la forza e la gioia
di vivere”.
Percorriamo per oltre due chilometri il lunghissimo e grande
viale a lui intestato, Friedrich Engels allee, svoltiamo a destra in
Engels strasse per arrivare alla
nostra meta annunciata da tre
grandi e splendide bandiere rosse con l’effige di Engels. Un ampio complesso si staglia di fronte a noi, aperto dalla casa a tre
piani degli Engels, caratteristi-
ca dell’alta borghesia di allora,
costruita nel 1775 e dove nacque nel 1796 il padre proprietario di filande di cotone. Oggi è
sede dell’Engels Haus, gestita
dall’amministrazione della città di
Wuppertal, come il museo dell’industrializzazione che si trova sul
retro. Attraversando un ben curato giardino, che era il giardino
degli Engels, si arriva in fondo
alla statua in bronzo del grande
Maestro del proletariato internazionale mastodontica e bellissima, donata da uno scultore cinese nel giugno del 2014 alla città
di Wuppertal. Engels vi è raffigurato assorto a pensare. Poco
Wüppertal, 5 agosto 2015. Alcuni passanti si soffermano a leggere e
fotografare la targa e il manifesto deposti dal PMLI (foto ll Bolscevico)
più avanti, a delimitare la fine del
complesso, una grande lapide
in pietra scolpita indica il punto
esatto dove si trovava la casa natale di Engels, distrutta dai bombardamenti nel 1943, durante la
seconda guerra mondiale. Bombardamenti ci dicono persone
del luogo che distrussero il 40%
della città. In tedesco vi si legge: “Qui stava la casa natale del
più grande figlio della nostra città
Friedrich Engels. Egli è il cofondatore del socialismo scientifico”.
Alla base della lapide, posta
in un punto meno visibile, decidiamo di lasciare una delle due
targhe del CC del PMLI e depo-
niamo tutto l’altro materiale in nostro possesso ai piedi della ben
più centrale statua di Engels.
Un bel mazzo di fiori rossi con la
splendida targa su cui era scritto: “5 agosto 2015 120 Anniversario della scomparsa di Engels.
All’immortale Engels grande Maestro del proletariato internazionale e cofondatore del socialismo scientifico il perenne ricordo
riconoscente del Partito marxista-leninista italiano impegnato
ad applicare i suoi insegnamenti
universali nella lotta di classe per
conquistare l’Italia unita, rossa e
socialista. Con Engels per sempre contro il capitalismo, per il socialismo! Il Comitato centrale del
Partito marxista-leninista italiano”. Ai suoi due lati la traduzione
in tedesco e inglese, che ha indotto più persone a fermarsi davanti e a leggerne il contenuto.
L’imponente pannello con il manifesto realizzato per l’occasione
e tre numeri de “Il Bolscevico”: il
n.25 del 1995 speciale monografico per il 100 Anniversario della
scomparsa dello stretto compagno d’armi di Marx, contenente
l’importante discorso pronunciato il 25 giugno di quell’anno dal
compagno Mino Pasca a nome
del Comitato centrale del Partito al Palazzo dei Congressi di
Firenze, il n.30 del 2005 nel 110
Anniversario della scomparsa,
anch’esso pressoché monografico con il testo del video sulla
vita di Engels edito 10 anni prima dalla Commissione di stampa
e propaganda e il n.31 del 2015,
l’ultimo pubblicato, con l’invito a
studiare il mirabile e attualissimo manoscritto “Dialettica della
natura” di cui nelle cinque pagine centrali viene riportata l’introduzione.
Decisamente un bel colpo
d’occhio, con lo sfavillare di rosso fuoco attizzato ulteriormente dalle magliette del PMLI e dei
Maestri indossate dai compagni.
Ci è voluto molto poco affinché la
nostra presenza e il nostro materiale raccogliesse l’interesse e
la curiosità dei passanti che hanno superfotografato la statua di
SEGUE IN 9ª
➫
Wüppertal, 5 agosto 2015. La targa del CC del PMLI alla base della
lapide in pietra scolpita che indica il punto esatto dove si trovava la
casa natale di Engels (foto Il Bolscevico)
omaggio a Marx e Engels / il bolscevico 9
N. 32 - 10 settembre 2015
Vacanze politiche a Berlino
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di Biella
del PMLI
In occasione delle vacanze
estive il compagno Gabriele Urban, accompagnato da un caro
amico d’infanzia, ha trascorso
sette giorni a Berlino. La bella capitale tedesca merita di certo una
settimana di soggiorno per le sue
attrattive, oltre che turistiche, anche storiche e politiche. La città,
e così la sua immediata periferia,
è ricca di monumenti e memoriali
che ricordano il socialismo e la liberazione della Germania dal nazismo, soprattutto grazie all’Armata Rossa di Stalin.
Il viaggio aveva come obiettivo anche quello di capire direttamente il significato del tanto nominato sentimento della
“Ostalgie” che caratterizza ancora l’atmosfera di stima, rispetto e curiosità, soprattutto dei tedeschi più giovani, nei confronti
del recente passato della Germania Est (DDR) che, sebbene a
partire dagli anni ’50 sia stato un
regime revisionista, ha garantito
alle masse popolari condizioni di
vita migliori e più eque rispetto a
quelle miserrime in cui erano costrette nei paesi capitalisti.
Il compagno Urban si è recato presso l’imponente Karl-MarxAllee dove l’impressione è quella di trovarsi in pieno centro della
città di Mosca. I palazzi presenti
sono uguali a quelli maestosi voluti e progettati, per le operaie e
gli operai sovietici, da Stalin negli anni 30/40. Qui il compagno
Urban s’è fatto fotografare davanti al busto di Karl Marx, che
tuttora domina la bella Strausberger Platz. Nei giorni successivi è
stato visitato il grandioso sacrario del “Soldato sovietico” presso
Treptower Park; qui il sentimento
di solennità e rispetto è palpabile sin dall’ingresso dell’area monumentale. Chiunque si rechi in
visita al monumento non può non
ammirare l’ampiezza dell’area
che termina con una piccola collina dove si erge la famosa statua
del soldato sovietico che con una
spada distrugge una svastica.
Migliaia sono le visite settimanali
all’area monumentale.
➫ DALLA 8ª
Engels omaggiata dal Partito. In
diversi ci hanno chiesto da dove
venivamo e notizie sul PMLI. Un
uomo più degli altri è stato attratto dalla nostra presenza e dopo
aver ripetutamente fotografato i
nostri omaggi a Engels è venuto
a conoscerci. Un militante curdo
membro di un Partito turco che
si definisce comunista marxistaleninista, che vive e lavora da
anni a Wuppertal. Congratulandosi con noi per l’iniziativa ci ha
raccontato come nella città natale di Engels ci siano molti operai e lavoratori stranieri “sinceramente comunisti”, tra cui tanti
italiani che potevamo conoscere.
Dovendo ripartire da lì a poco abbiamo invitato lui e gli altri compagni locali a scrivere al Partito
(a sinistra) Berlino, luglio 2015. Il
compagno Gabriele Urban posa
con la bandiera del PMLI davanti
al monumento a Marx ed Engels
presso l’ex area del Karl-Marxforum. (sopra) La statua di Lenin
all’ingresso del museo di storia
della Germania (foto ll Bolscevico)
Successivamente il compagno Urban ha desiderato farsi
fotografare dinnanzi alla statua
bronzea di Lenin posta all’ingresso del “Museo di storia della Germania” (Deutsches Historisches
Museum) dove un’intera area
è dedicata alla storia della Germania del dopoguerra comprensiva dell’intera storia della DDR.
In tale museo sono ripercorse le
tappe del regime revisionista tedesco soprattutto per quanto riguarda le conquiste sociali, a
garanzia del continuo miglioramento delle condizioni di vita dei
proletari, ed i successi degli atleti della Germania Est che hanno raggiunto vette inimmaginabili
come la pattinatrice Katarina Witt
o il nuotatore Roland Matthes.
Non poteva naturalmente mancare una fotografia con la bandiera
del PMLI alla famosa statua bronzea di Marx ed Engels, dell’artista
tedesco Ludwig Engelhart, che
precedentemente era collocata
al centro dell’area monumentale denominata “Marx-Engels-Fo-
rum”, recentemente smantellata
per dei lavori di ammodernamento. Il monumento dedicato ai Maestri Marx ed Engels è così stato
posto ai margini dell’ex area ma
nonostante ciò è costantemente mèta di centinaia e centinaia
di visitatori che quotidianamente
si fanno fotografare davanti alle
statue dei due celeberrimi filosofi
comunisti tedeschi. Molte petizioni sono state sottoscritte da centinaia di tedeschi nel timore che,
coi lavori di ammodernamento
della piazza, le autorità municipali togliessero per sempre il monumento bronzeo. Le pressioni ricevute al sindaco sono state tali
che ha dovuto pubblicamente affermare che “La città di Berlino
darà per sempre spazio a Marx
ed Engels”.
Non ultimo per ordine di importanza il maestoso sacrario ai
soldati sovietici caduti durante la
presa di Berlino che si trova a poche decine di metri della Porta di
Brandeburgo e del palazzo del
Reichstag, qui sono presenti i fa-
mosi carri armati sovietici che per
primi entrarono vittoriosi a Berlino nell’aprile del 1945. Anche in
questa occasione il compagno
Urban si è fatto fotografare davanti al monumento con la bandiera del Partito.
Come già precedentemente
sottolineato il rispetto e la stima
che ancora oggi i berlinesi nutrono verso i liberatori sovietici sono
più vivi che mai e lo si comprende
dalle ingenti risorse che vengono
impiegate per mantenere i monumenti sovietici costantemente
puliti e ammodernati. Chiunque è
stato interrogato sul passato recente della Germania ha chiaramente dichiarato che per quanto
riguarda il capitalismo esso è in
grado solo di produrre ricchezza e benessere per la classe
borghese sfruttatrice e di perpetuare lo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo; mentre il socialismo,
anche se nel caso della DDR s’è
successivamente trasformato in
un regime revisionista per colpa dei traditori opportunisti che
e al giornale di cui gli abbiamo
omaggiato una copia dell’ultimo
numero che ha preso ben volentieri, esaltando il ruolo di Mao
nella difesa del marxismo-leninismo contro il revisionismo e indossando fieramente la maglietta dei Maestri con “Il Bolscevico”
in pugno con cui si è fatto fotografare insieme a noi.
Molto interessante è stata la successiva visita al museo
dell’industrializzazione dove abbiamo potuto vedere diverse
macchine per la produzione del
tessile dell’epoca ancora perfettamente marcianti, la loro velocità impressionante e la conseguente fatica immane che
dovevano fare gli operai per stargli dietro. In una grande stanza
completamente al buio ci sono
state proiettate immagini origi-
nali del lavoro con queste macchine, compresi il rumore e la vibrazione del pavimento di legno
che provocavano. Dopo neppure dieci minuti confessiamo che
non riuscivamo a stare con i piedi
per terra tanto era il fastidio creato. All’ultimo piano del museo c’è
un’interessante biografia fotografica della vita di Engels divisa per
decenni con alcuni originali. Da
segnalare la copia della tessera
di membro dell’Internazionale dei
lavoratori di Engels, la prima edizione dell’opera “L’evoluzione del
socialismo dall’utopia alla scienza”, diversi numeri della “nuova
Gazzetta renana” compreso l’ultimo stampato completamente in
rosso e le foto di tutti i redattori.
La mattina seguente è stata
la volta della nostra visita all’Engels Haus composta da tre pia-
ni che intervallano le stanze con
i mobili, quadri e arazzi originali della ricca famiglia Engels agli
aspetti della vita del grande Maestro del proletariato internazionale. Un grande busto di Engels
ci accoglie all’ingresso, al primo
piano sotto teca una copia originale del primo volume del Capitale pubblicato ad Amburgo nel
1883 con dedica originale di Engels, e l’edizione de “La situazione della classe operaia in Inghilterra” (Lipsia 1848). Al secondo
piano una statua in bronzo del
Maestro, al terzo le opere complete di Marx e Engels in un’edizione cinese dei primi anni ’70 in
cartonato. Il tutto intervallato da
grandi pannelli a colori che cronologicamente ripercorrevano la
vita e l’opera.
Interesse ci ha suscitato la vi-
Le bandiere rosse al vento con l’effige di Engels annunciano il complesso a lui dedicato a Wüppertal, a destra una sala del museo realizzato nella casa dei genitori di Engels (foto ll Bolscevico)
Berlino, luglio 2015. Il monumento al soldato sovietico al Treptower
Park (foto ll Bolscevico)
hanno snaturato dall’interno la
SED (Partito Socialista Unificato di Germania), ha generato per
decenni vantaggi politici ed economici al proletariato della DDR
favorendone il costante migliora-
mento delle condizioni di vita attraverso il progressivo aumento
delle dotazioni di servizi sociali, impianti sportivi, scuole, teatri,
luoghi di villeggiatura per le lavoratrici e lavoratori.
sione di due documentari in lingua tedesca commentati dai dirigenti del Centro museale di
Wuppertal e dell’attuale responsabile della biblioteca di Manchester dove il giovane Engels studiò
a lungo la situazione della classe
operaia nella città della nazione
allora più capitalisticamente evoluta, cercando il più possibile di
svicolare dalla direzione dell’azienda Ermen & Engels di cui il
padre era comproprietario. Ben
spiegati e argomentati il dissidio tra Engels e il padre, che non
solo era un capitalista ma anche
bigotto e severo pietista, fautore
di questa corrente religiosa protestante, indirizzata al misticismo e avversa a ogni forma di
vita libertina e di diffusione della cultura, che non gli permette
di terminare il liceo a Elberfeld
preferendo farlo lavorare dal settembre 1837 nel proprio ufficio
commerciale di Barmen e l’anno dopo a Brema, nella ditta di
esportazioni del console sassone Heinrich Leupold. Così come
corrette e ben documentate le
parti riguardanti la straordinaria
amicizia con Marx, l’indissolubile
fraternità tra i due Maestri nella
lotta per il socialismo e il comunismo e l’indispensabile e immancabile aiuto economico che Engels dette a Marx per tutta la vita.
Al termine della visita abbiamo donato ad una responsabile
dell’Engels Haus una copia del
dvd “Con Engels per sempre” e
una copia dell’ultimo manifesto
prodotto. Stupita da tale gesto
ci ha ringraziato sentitamente dicendoci di fare arrivare i ringraziamenti al nostro Partito.
Il furgoncino della città di Wüppertal dedicato a Engels. In alto è riportata una sua citazione tratta da “Dialettica della Natura”: “Il lavoro è
la fonte di ogni ricchezza dicono gli economisti. E’ questo – accanto
alla natura, che fornisce la sostanza che la trasforma in ricchezza. Ma
è infinitamente più di questo. E’ la prima condizione fondamentale di
ogni vita umana, a tal punto che dobbiamo dire, in un certo senso: ha
creato l’uomo stesso” (foto ll Bolscevico)
10 il bolscevico / interni
N. 32 - 10 settembre 2015
Dopo 41 anni
Ergastolo a due fascisti
per la strage di Brescia
Lo Stato, tramite l’informatore del Sid Tramonte, sapeva ma lasciò fare e depistò
Dopo 41 anni di inchieste e tre
interminabili processi caratterizzati da una serie infinita di depistaggi, omissioni e manipolazioni
e conclusi invariabilmente con le
assoluzioni di tutti gli imputati,
il 22 luglio i giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di
Milano hanno condannato all’ergastolo i neofascisti Carlo Maria
Maggi, ex ispettore di Ordine
Nuovo in Veneto, e Maurizio Tramonte, ex fonte “Tritone” dei servizi segreti, per la strage fascista
di Piazza della Loggia compiuta il
28 maggio 1974 con una bomba
piazzata in un cestino dei rifiuti
che provocò 8 morti e 102 feriti
tra le migliaia di partecipanti che
si erano radunati nella piazza
centrale di Brescia per partecipare alla manifestazione antifascista
indetta dai sindacati.
I familiari delle vittime presenti
in aula hanno accolto in lacrime la
sentenza del processo d’Appello
bis. Il verdetto è stato definito
“decisivo per la storia del Paese” da Manlio Milani, presidente
dell’Associazione familiari vittime
della strage di Piazza della Loggia
che quel giorno di 41 anni fa perse la moglie. La sentenza di oggi,
ha sottolineato Milani, impone
una “profondissima riflessione su
quegli anni dal ’69 al ’74”.
Maggi (che secondo l’accusa
è stato il mandante della strage)
eTramonte (che invece ha partecipato alla pianificazione della strage ed era presente in Piazza della
Loggia al momento dell’esplosione) erano stati entrambi assolti il
14 aprile 2012 al termine del primo processo d’Appello con una
sentenza a dir poco scandalosa
che fra l’altro condannava i familiari delle vittime a pagare anche
le spese processuali.
Un verdetto infame e beffardo in parte cancellato dalla Cassazione che il 21 febbraio dello
scorso anno ha disposto la celebrazione di un nuovo processo di
secondo grado sulla base degli
“ingiustificabili e superficiali” motivi dell’assoluzione in riferimento
alla “gravità indiziaria” delle dichiarazioni del “pentito” Carlo Digilio, alias “zio Otto”, l’armiere di
Ordine Nuovo. La stessa Suprema Corte ha anche stigmatizzato
i giudici della sentenza d’Appello
accusandoli fra l’altro di essere: “affetti da ipergarantismo distorsivo della logica e del senso
comune” e consigliandoli di non
seguire “semplici congetture alternative insufficienti a scalfire un
complesso di prove di rilevante
gravità”, ma allo stesso tempo ha
anche confermato le scandalose
“assoluzioni per insufficienza di
prove” del generale dei carabinieri Francesco Delfino (all’epoca
comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia,
accusato di aver prima assecondato la strage e poi di aver
depistato le indagini) e di Delfo
Zorzi, membro di Ordine Nuovo
accusato di essere l’esecutore
materiale della strage, che oggi
vive da ex latitante in Giappone e
fa l’imprenditore sotto il nome di
Hagen Hoi.
Il coinvolgimento
degli apparati dello
Stato
La corte del processo d’Appello bis, apertosi lo scorso 26
maggio, ha ritenuto utile valutare,
rinnovando parzialmente il dibattimento, diversi indizi emersi di
recente fra cui le testimonianze
di alcuni detenuti che avevano
condiviso con Maurizio Tramonte, tra il 2001 e il 2003, lo stesso
carcere. Due (Vincenzo Arrigo e
Renato Bettinazzi) hanno riferito
delle confidenze dello stesso Tramonte in ordine alla sua presenza
in Piazza della Loggia al momento dello scoppio della bomba. Ad
Arrigo, Tramonte mostrò anche
una foto che custodiva in cella,
scattata nei momenti immediatamente successivi alla strage, in
cui si era riconosciuto confuso tra
la folla. Una foto che il perito incaricato dalla Procura di Brescia
ha ritenuto totalmente “compatibile” con le “caratterizzazioni
morfologiche e metriche” di Maurizio Tramonte.
Grazie alle nuove indagini
è stata anche definitivamente
accertata la partecipazione di
Tramonte alla riunione di Ordine Nuovo la sera del 25 maggio
1974 ad Abano Terme (Padova) in
La fotografia che Tramonte avrebbe mostrato a un ex compagno di
cella e che lo ritrarrebbe in Piazza della Loggia a Brescia subito dopo
l’esplosione della bomba
cui insieme a Carlo Maria Maggi
e altri ordinovisti fu preparata la
strage.
Il dibattimento ha confermato
anche che il Sid, Servizio informazioni difesa (nato nel 1966, sciolto
nel 1977 e sostituito dal SISDE e
SISMI poi a sua volta sostituiti nel
2007 da AISI e AISE) ha sempre
coperto Tramonte e Maggi, pur
sapendo dei loro progetti criminali, e nulla fece all’epoca per impedire la strage. Un dato incontestabile confermato fra l’altro dalle
stesse informative che Tramonte,
estremista di destra ma anche informatore dei servizi con il nome
in codice di “Tritone”, inviava
ai superiori. Ordine Nuovo poté
in questo modo attivare i propri
depositi di armi ed esplosivi, in
primis quello occultato al ristorante Scalinetto a Venezia, nella
disponibilità di Maggi e Digilio,
dove fu prelevata la gelignite con
cui venne confezionato l’ordigno
di Brescia.
Nel corso di questo processo gli inquirenti hanno provato
definitivamente l’esistenza della
“santa barbara” di Paese, in provincia di Treviso, posta in un casolare gestito da Giovanni Ventura. Il nome di Ventura è di nuovo
ricomparso in questo processo.
Nella sua agenda, sequestrata
nel dicembre 1972 e mai visionata con attenzione, compariva il
numero di telefono di Carlo Digilio. Grazie alle ispezioni bancarie
si è appurato come i due fossero
legati da rapporti economici. Si è
così completato un quadro. Ordine Nuovo nel Veneto si articolava
in più cellule armate, da quella di
Venezia-Mestre, con Maggi, Carlo Digilio e Delfo Zorzi, a quella
di Padova, costituitasi attorno
alle figure di Franco Freda e di
Giovanni Ventura. Una rete eversiva che operò in funzione dello
stragismo, da Piazza Fontana a
Brescia.
40 anni di processi,
coperture e
depistaggi
Nei precedenti processi, si
era arrivati in qualche modo a
riconoscere la colpevolezza di
altri esponenti di Ordine Nuovo:
da Carlo Digilio a Marcello Soffiati, non più processabili perché
defunti a cui si aggiungono ora
quelle di Tramonte e Maggi, ormai ottantenne e malato e quindi
non carcerabile.
Ma sullo sfondo restano ancora da chiarire le gravissime e
oggettive complicità dello Stato e
dei suoi apparati.
Il primo filone d’indagine (prima e seconda istruttoria) inizia
nel 1974 e si conclude con la
sentenza di Cassazione del settembre 1987; quasi subito le indagini vengono depistate su un
gruppo di piccoli delinquenti e
giovani estremisti di destra della
Brescia-bene. Figura chiave del
processo è Ermanno Buzzi, noto
neofascista che traffica in opere
d’arte nonché assiduo frequentatore dei covi di estrema destra.
Condannato in primo grado, alla
vigilia del processo d’Appello
(aprile 1981) Buzzi fu trasferito nel
carcere speciale di Novara, dove
fu subito strangolato dai terroristi
neri Mario Tuti e Pierluigi Concutelli per impedirgli di fare possibili
rivelazioni.
Il secondo filone d’indagine
parte nel 1984, con la terza istruttoria che viene avviata sulla base
delle rivelazioni fatte in carcere
da alcuni ex camerati “pentiti” fra
cui Angelo Izzo. Gli imputati per
strage (tutti assolti nell’89) sono
Alessandro Stepanoff, Sergio Latini e Cesare Ferri: estremista di
destra, quest’ultimo, collegato al
gruppo ordinovista milanese de
“La Fenice” di Giancarlo Rognoni
e alle S. A. M. (Squadre armate
Mussolini) di Giancarlo Esposti.
L’iter giudiziario si conclude nel
1993 con la sentenza-ordinanza
della quarta istruttoria emessa
dal Giudice istruttore Gianpaolo
Zorzi che per la prima volta parla
di un quarto livello di responsabilità, “non concentrico - scrive
- ma intersecantesi con gli altri
e quindi sempre presente, come
un comune denominatore: quello dei sistematici, puntuali depistaggi”, dal lavaggio della piazza
subito dopo l’eccidio, alla misteriosa scomparsa di Ugo Bonati,
figura chiave nel primo processo,
all’omicidio che ha chiuso per
sempre la bocca a Buzzi; depistaggi che sono arrivati persino
a sabotare la rogatoria in Argentina per impedire l’interrogatorio
di Guido Gianni, criminale legato all’estrema destra e latitante.
Nella quinta e ultima istruttoria
le indagini ruotano intorno alla
cellula mestrina dell’organizzazione eversiva neofascista Ordine Nuovo (la stessa di piazza
Fontana), in collegamento al
gruppo milanese de “La Fenice”
di Rognoni. Il giudice Zorzi identificò nel giovane missino Maurizio
Tramonte la fonte “Tritone” (che
era l’informatore dietro una mole
di documenti emersi dagli archivi
del Sid a partire dalla fine degli
anni Ottanta). Nel 1995, Tritone-
Tramonte comincerà a collaborare con i ROS dei Carabinieri e le
sue dichiarazioni insieme agli atti
provenienti dall’istruttoria di Guido Salvini per la strage di Piazza
Fontana sono alla base del terzo
processo conclusosi nel 2010
con l’assoluzione di tutti e cinque
gli imputati, sentenza confermata
poi in appello nel 2012.
Per questo terzo processo
sono state centrali anche le dichiarazioni di Digilio, unico condannato nell’ultimo processo per
la strage di Piazza Fontana. A
partire da “Tritone” e Digilio, l’imputazione per concorso in strage
era stata infatti estesa anche ai
vertici mestrini di Ordine Nuovo
(Maggi e Zorzi), a Pino Rauti e al
generale Delfino, che fu incaricato delle indagini alla base della
prima istruttoria che si chiuse con
l’assoluzione di tutti gli imputati.
Adesso però le motivazioni
con cui la Cassazione nel febbraio 2013 ha deciso di rifare il
processo d’Appello e le relative
condanne inflitte a Maggi e Tramonte confermano che in questi
quarant’anni, da parte dello Stato, dei servizi segreti e dei settori
reazionari della magistratura è
stato fatto di tutto per ignorare
ed inquinare le prove, nascondere o prosciogliere gli esecutori e
i mandanti della strage e pilotare
i processi verso il nulla di fatto e
l’assoluzione di quasi tutti gli imputati.
Non a caso, Federico Sinicato,
avvocato dei familiari delle vittime
delle stragi di Piazza Fontana e
Piazza della Loggia ha dichiarato:
“Non escludo che tra le pieghe di
questa sentenza si possa trovare
anche qualche ulteriore stimolo
per riaccendere un faro anche sul
12 dicembre del ’69 strage per
la quale la Procura di Milano ha
smesso ormai da anni di indagare... è scandaloso accettare
che Piazza Fontana rimanga un
buco nero come nella fotografia
del salone della Banca che tutti
gli anni i giornali ripropongono a
commemorazione. Auguriamoci,
dunque, che questa sentenza avvii un percorso virtuoso liberando
tutti dai sempre oscuri riferimenti
ad un passato innominabile o misconosciuto”.
Firenze
sud
devastata
da
una
tromba
d’aria
Nardella e Rossi abbandonano la popolazione a se stessa
‡‡Redazione di Firenze
Il 1° agosto Firenze, e in particolare i quartieri 2 e 3 che comprendono la zona sud, è stata
investita da una violentissima
tromba d’aria che ha causato milioni di danni. Una ventina i feriti,
molto grave un ragazzo colpito in
testa da un grosso ramo; 28 famiglie sfollate; circa 360 gli alberi
caduti sulle strade, sulle macchine e sulle case; divelti semafori
e segnali stradali; danneggiate
7 scuole, impianti sportivi, aree
verdi, il cimitero del Pino, dove è
sepolta “Lucia” Nerina Paoletti,
la linea ferroviaria Firenze-Roma
e l’acquedotto dell’Anconella;
danneggiate praticamente tutte
le aziende agricole.
Il neopodestà Dario Nardella,
fedele renziano, dopo aver fatto passerella il giorno seguente
tornando da Londra, “rimboccandosi le maniche”, sostanzialmente se ne frega, sia del problema di rifondere i danni subìti
sia di intervenire per prevenire al
meglio eventi di questo tipo che
purtroppo sono oramai ricorrenti e non più “eccezionali”. Infatti
nonostante i ripetuti allagamenti
l’amministrazione comunale non
garantisce, ad esempio, una corretta e regolare pulizia delle caditoie; alla cura degli alberi cittadini
sono destinati solo 200.000 euro
l’anno, largamente insufficienti
e manca un piano per sostituire
alberi fragili e pericolosi per le
radici superficiali come i pini che
costituivano gran parte dell’alberatura delle zone devastate il 1°
agosto e già colpite dall’“uragano” di vento del marzo scorso.
Una vera beffa il rimborso
dei danni. Nardella ha rimandato a settembre la discussione in
Consiglio comunale, rifiutando
di convocare un consiglio straordinario come richiesto da più
forze e rimanendo in attesa di
soldi dallo Stato per rifondere i
danni. Il Comune di Firenze ha
messo a disposizione degli alluvionati e delle strutture pubbliche
colpite non più di 100 mila euro
dal fondo di riserva; per spostare
ulteriori finanziamenti dalle opere
ordinarie alle emergenze è necessaria una delibera del consiglio.
Gli inviti ai danneggiati a
compilare i moduli per i rimborsi,
presenti on-line, sono sostanzialmente un bluff. In questi giorni il governatore toscano Enrico
Rossi, che ha dichiarato lo stato di emergenza regionale, ha
messo in chiaro che dallo Stato
non c’è da aspettarsi un grosso
aiuto. Per i danni da maltempo
del 5 marzo dallo Stato sono arrivati fondi pari al 3% dei danni
stimati e per la tromba d’aria del
1 agosto le prospettive non sono
migliori. La Regione in proprio
non intende fornire rimborsi diretti agli alluvionati ma sta lavorando a un pacchetto di iniziative
finalizzare all’accesso a crediti e
micro-crediti.
In questo rimpallo fra comune, regione e governo centrale
gli alluvionati sono praticamente
abbandonati a sé stessi.
Intanto Nardella è tornato a
concentrarsi su progetti faraonici, lontani anni luce dai problemi
della popolazione, come il mega
polo museale della scienza che
vuole realizzare nella ex caserma
marescialli carabinieri in piazza
Stazione, progetto in cui, proprio
ad agosto, ha coinvolto David
Skorton, segretario dello Smithsonian Institution, il complesso
museale più grande del mondo
con base a Washington, portan-
do avanti l’opera di Renzi di concentrare i finanziamenti e mettere
la città principalmente al servizio
del turismo ricco e privatizzando
i suoi spazi storici a disposizione
di multinazionali e magnati alla
ricerca di location di prestigio.
PMLI / il bolscevico 11
N. 32 - 10 settembre 2015
La scuola
Per portare a compimento la rivoluzione
proletaria nel campo dell’insegnamento è
necessario che la classe operaia ne assuma
la direzione. Bisogna che le masse operaie vi prendano
parte e realizzino, in stretta connessione con i soldati
dell’Esercito popolare di Liberazione, la triplice unione
rivoluzionaria, raggruppando così fra gli studenti, gli
insegnanti e i lavoratori delle scuole, gli elementi attivi
che sono decisi a condurre fino in fondo la rivoluzione
proletaria nel campo dell’insegnamento. Le squadre
operaie di propaganda dovranno restare a lungo nelle
scuole e partecipare in esse a tutti i compiti di lottacritica-trasformazione. Inoltre, esse dovranno dirigere
sempre le scuole.
Nelle campagne, è compito dei contadini poveri e medi
dello strato inferiore, gli alleati più solidi della classe
operaia, prendere in mano le questioni della scuola.
(Mao, citato nell’articolo “Una scuola di tipo nuovo che unisce la
teoria alla pratica” in “Bandiera Rossa”, n. 4, 1968)
Nel 120° Anniversario della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale
I marxisti-leninisti milanesi commemorano
Engels studiando “Dialettica della natura”
‡‡Dal corrispondente della
Cellula “Mao” di Milano
Il 5 Agosto 1895 moriva Friedrich Engels e la Cellula “Mao”
di Milano del PMLI ha deciso di
celebrare il 120° Anniversario
della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale e cofondatore del socialismo scientifico, con una riunione
di studio dei militanti e dei simpatizzanti di Milano su una delle
sue opere più famose: “Dialettica della natura”.
Durante la riunione, svoltasi
nel pomeriggio di sabato 8 agosto presso la Sede milanese del
PMLI, con la lettura dell’opera,
i partecipanti alla riunione hanno affrontato con impegno e col
prezioso supporto delle spiega-
zioni storiche e filosofiche del
Segretario di Cellula, compagno
Angelo Urgo, una ricchissima e
stimolante miniera di contenuti
ed uno splendido esempio di applicazione del metodo materialista e dialettico a un tema tanto
complesso e articolato dal quale infine risulta chiara la necessità e l’inevitabilità del socialismo non soltanto dai tradizionali
punti di vista storico, economico
e politico ma persino guardando
all’evoluzione del mondo e alla
dialettica della natura.
È grazie a opere come “Dialettica della natura” che noi marxisti-leninisti italiani – partecipando attivamente alla lotta di
classe, nelle sue tre principali manifestazioni, ossia in campo ideologico, politico ed economico – possiamo apprendere le
basi del materialismo dialettico
Milano, 8 agosto 2015. Nella sede
del Partito un momento dello studio di “Dialettica della natura” di
Engels pubblicato su Il Bolscevico
e del materialismo storico: i giovani compagni cominceranno a
capovolgere le idee e le concezioni che la borghesia ha inocu-
lato loro fin dai primi anni di vita
attraverso la società, la famiglia,
la scuola e l’intera sovrastruttura
borghese; i compagni più anziani fortificheranno le loro convinzioni e si libereranno delle incrostazioni che inevitabilmente il
tempo deposita nei loro cervelli
e che devono periodicamente rimuovere attraverso lo studio.
Stando sulle spalle dei cinque giganti che sono i grandi
Maestri del proletariato internazionale, noi marxisti-leninisti italiani riusciamo a vedere più lontano e a lottare con più fiducia e
determinazione perché si realizzi l’Italia unita, rossa e socialista!
Al servizio del Partito!
Con Engels per sempre contro il capitalismo per il socialismo!
Coi Maestri e col PMLI vinceremo!
Larga propaganda a Firenze
San Miniato (Pisa)
per la commemorazione di Mao Volantinaggio del PMLI alla festa
Interesse fra la popolazione. Una turista spagnola: “Me gusta Mao”
provinciale di “Liberazione”
‡‡Redazione di Firenze
Firenze, 31 agosto 2015. La Commemorazione di Mao propagandata
alla mensa universitaria di San Gallo (foto Il Bolscevico)
Presso il cimitero di Monsummano Terme (Pistoia)
Omaggio a Falzarano
Come ogni anno la Cellula di Fucecchio (Firenze) del
PMLI, che porta il suo nome,
ha ricordato il combattivo militante del Partito Vincenzo Falzarano.
Alcuni compagni, assieme
alla moglie Filomena, hanno
visitato la sua tomba nel cimitero di Monsummano Terme
(Pistoia), portando un omaggio floreale.
A 12 anni dalla sua scomparsa la salma è stata cremata e collocata in una nuova sistemazione. Anche qui spicca
il simbolo del Partito, lucidato
e fatto riportare a nuovo da Filomena, assieme a una bel-
la citazione che ricorda la sua
onestà intellettuale, generosità e fedeltà alla causa degli
sfruttati.
I militanti e i simpatizzanti di
Firenze del PMLI sono impegnati
nel propagandare al meglio l’imminente commemorazione di
Mao. I relativi manifesti sono stati fatti affiggere negli spazi comunali di tutta la città. Le diffusioni
del volantino ad hoc sono iniziate
martedì 25 agosto al mercatone
settimanale delle Cascine suscitando l’interesse della popolazione e in particolare dei giovani presenti; anche una turista spagnola
ha sottolineato: “me gusta Mao!”.
Lunedì 31 è stato diffuso alla
mensa universitaria San Gallo,
dove è stato accolto con interesse anche da vari docenti. Martedì
1 settembre diffusione alla mensa universitaria Morgagni. Lunedì pomeriggio larga diffusione
anche alla Stazione centrale. In
programma l’affissione delle locandine presso numerose facoltà universitarie e scuole medie
superiori, nella zona industriale
dell’Osmannoro e davanti al Nuovo Pignone.
Monsummano Terme (Pistoia), 14 agosto 2015. La tomba
del compagno Vicenzo Falzarano (foto Il Bolscevico)
Possono richiederla, con una donazione
volontaria, i militanti, i simpatizzanti e i
sostenitori del PMLI
La donazione va inviata con versamento su
conto corrente postale n. 85842383 intestato a:
PMLI - via Antonio del Pollaiolo 172/a 50142 Firenze
‡‡Redazione di Fucecchio
Venerdì 7 agosto i compagni di Fucecchio del PMLI, assieme a dei simpatizzanti della
provincia di Pisa, hanno diffuso alcune centinaia di volantini
che annunciavano la commemorazione di Mao che si svolgerà a Firenze il 6 settembre.
Oltre a questi inviti sono
stati distribuiti i volantini “Il
potere politico spetta di diritto al proletariato”. Un titolo
molto significativo se indirizzato, come in questo caso, a
chi sostiene o simpatizza con
un partito, il PRC, che ha abbandonato qualsiasi velleità
nei confronti del capitalismo,
limitandosi a criticarne solo
gli aspetti peggiori ma senza
metterlo minimamente in discussione.
Un’ottima idea:
escursione e studio
Care compagne e compagni,
come prima cosa vi auguro
una buona ripresa di lavoro dopo
Richiedete
la maglietta
rossa del
PMLI
Diffusi i volantini sulla Commemorazione di Mao e “Il potere
politico spetta di diritto al proletariato”
Foto inviata dall’autore della corrispondenza
la ben meritata pausa estiva. Nelle scorse settimane, approfittando delle belle giornate, ho fatto
una piccola escursione sul Monte Rosso, circa 2.400 metri, situato tra la Valle Oropa e la Valle del
Lys. Giunto sulla vetta mi sono
dedicato alla lettura del fondamentale opuscolo del compagno
Scuderi: “Mao è un grande Maestro del proletariato internazionale, delle nazioni e dei popoli oppressi”.
Buon lavoro.
Saluti marxisti-leninisti.
Un simpatizzante biellese
del PMLI
INIZIATIVE DEL PMLI
➥ MODENA
Portico Via Emilia Centro
tra Via Scudari e Piazza Ova
Banchino di propaganda dalle ore 16 alle 19
● Sabato 5 settembre ● Sabato 12 settembre
● Domenica 13 settembre
➥ PONTASSIEVE (Firenze)
Piazza Gramsci
Banchino di propaganda dalle ore 9.30 alle 12
● Sabato 5 settembre
San Miniato (Pisa), 7 agosto 2015. Il volantinaggio del PMLI presso la
festa di “Liberazione” (foto Il Bolscevico)
La diffusione è stata effettuata all’ingresso della festa
provinciale pisana di “Libera-
zione” che si è svolta nei pressi del circolo Arci “La Catena”
nel comune di San Miniato.
E’ giusta e attuale
l’analisi di Scuderi su
“Mao e il socialismo”
Studiando l’opuscolo n.
3 di Giovanni Scuderi “Mao
e il socialismo”, ritengo giusta l’analisi che “il revisionismo gradualmente ha preso
piede nel proletariato e il processo di deideologizzazione,
decomunistizzazione e socialdemocratizzazione è riuscito a depotenziare la carica
rivoluzionaria del proletariato e delle nuove generazioni”. Syriza in Grecia ce lo dimostra con un Alexis Tsipras
che ingannando il suo popolo
si è chinato davanti all’Ue imperialista e alle banche.
L’accordo sulla Grecia è
un nuovo “Trattato di Versailles”, lo ha ribadito l’ex ministro delle finanze greco Yaris Varoufakis intervenendo
in parlamento durante il dibattito sul primo pacchetto
di “riforme” presentato dal
governo Tsipras. Il Trattato
di Versailles con le clausole
durissime verso la Germania
fu la causa della distruzione
dell’economia tedesca negli
anni Venti e della nascita del
nazismo.
E Varoufakis insiste: la
Germania aveva deciso di
“sacrificare” la Grecia facendola cadere in default,
in modo da poter rafforzare
l’Eurozona.
A tutti i proletari, a tutti gli
operai, a tutti, noi diciamo:
la Ue strozza la Grecia! No
all’Unione europea imperialista, l’Ue va distrutta! Se si
vuole veramente risollevarsi dalla miseria dove il capitalismo prospera, dove gli
strozzini hanno necessità dei
bisognosi, occorre diventare autentici marxisti-leninisti e dare tutte le forze e le
energie al PMLI e, come dimostra la pratica, l’Ue non si
può cambiare, non è riformabile. Va distrutta per il bene
dei popoli europei. Intanto bisogna uscirne.
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!
Da un rapporto interno
dell’Organizzazione di
Civitavecchia (Roma)
del PMLI
12 il bolscevico
“Il Bolscevico”
ci esorta giustamente
allo studio delle opere
dei Maestri
Care compagne e cari compagni,
da sempre, in realtà, “Il Bolscevico” ci esorta, molto giustamente, allo studio delle opere di Marx,
Engels, Lenin, Stalin e Mao (mi
permetterei di aggiungere quelle
del compagno Segretario generale Giovanni Scuderi). Si tratta di
opere che uniscono sempre, con
grande intelligenza, teoria e prassi, mostrando come la conoscenza teorica porti necessariamente a
trasformare la prassi.
Facendo alcuni esempi, direi
che:
a) una nuova coscienza scientifica (quale troviamo nell’“Antiduhring” e nella “Dialettica della
natura”), nel senso delle scienze
tout court e in particolare delle
scienze naturali e dell’astronomia,
ci liberano dal servilismo rispetto a
presunte potenze oscure che dominerebbero nella e la natura; per
cui, per esempio i contadini attendevano da una non meglio precisata (e precisabile) “Provvidenza”,
interventi nella e sulla natura per
favorire un buon raccolto, ecc.;
b) una nuova coscienza storico-politica (quale troviamo in tutte le opere filosofiche, storiche,
politiche, economiche di Marx e
Engels e poi negli sviluppi importanti che troviamo in Lenin, Stalin
e Mao) porta a superare dialetticamente la passività qualunquista
dell’atteggiamento verso la politica (“Non serve a nulla, tanto fanno
comunque ciò che vogliono”, roba
che storicamente troviamo nell’antico “Uomo qualunque”, ma anche
ciarpame ideologico che ha sempre favorito i partiti di centro, “centro-destra”, “centro-sinistra”, sinistra revisionista, ecc.), che ha fatto
in modo che la Repubblica italiana
fosse sempre uguale a se stessa,
eternizzantesi, rendendo impossibile la coscienza rivoluzionaria del
proletariato.
A ciò i mass-media (fonti d’informazione, recitano loro stessi)
hanno contribuito sempre, con le
“veline” del potere DC oggi camuffato con la disinformazione di Stato, dove il capitalismo, purtroppo,
si è sempre dimostrato abilissimo,
ma anche con i vari commenti di
pennivendoli assolutamente infeudati al capitalismo, squallidi apologeti dell’esistente.
Eugen Galasso
Quest’estate si è tinta
di rosso con il materiale
del PMLI
Cari compagni,
con la lettura de “Il Capitale” di
K. Marx e la visione di due video
del PMLI l’estate 2015 si tinge di
rosso!
A proposito del Capitale il vostro articolo pedagogico per spiegare la differenza tra plusvalore
assoluto e relativo (libro I) è di una
pedagogia e semplicità esemplare!
Eccezionali entrambi i dvd ma
quello sul compagno Mao con
commento mi sembra il più completo. Per il compagno Stalin avrei
preferito un commento rosso
come per quello del grande timoniere rosso. In ogni caso li conservo preziosamente e li rivisionerò
col commento dei mie figli un po’
a digiuno di marxismo-leninismo.
Saranno ugualmente oggetto di
regalo per qualche compagno che
ha smarrito la via maestra del marxismo-leninismo.
Avete in preparazione un documento simile per il grande Lenin?
Sarebbe veramente eccezionale!
Colgo l’occasione per ringraziarvi dell’invito ricevuto per il 6
settembre per commemorare degnamente il grande Mao, ma proprio in quei giorni mi recherò a
rendere omaggio al grande padre della rivoluzione bolscevica e
al suo degno continuatore, l’eterno Stalin! Se gradite cercherò di
fare foto e di inviarvele per capire
quello che è stato lo scenario della
grande rivoluzione socialista.
A presto compagni
Saluti marxisti-leninisti.
Marcello, napoletano
residente in Francia
N. 32 - 10 settembre 2015
A proposito gli ho parlato di voi
ma mi hanno detto che non vi conoscono, che non sanno della vostra esistenza.
Saluti marxisti-leninisti-stalinisti.
Tino – Firenze
Il PMLI è il partito che
cercavo
Compagni,
sono un 53enne che da sempre
ha cercato un partito di veri compagni. Imbattendomi nel vostro
sito ho trovato ciò che fa per me.
Grazie.
Luigi - Savona
Spero di vedervi alla
commemorazione di Mao
Cari compagne e compagni del
PMLI,
spero che stiate tutti bene. In
questi giorni mi trovo a Genova
per lavoro e leggendo i giornali ho
visto che la Cina comincia ad andare in crisi con la moneta e con
il sistema politico che non va più,
un sistema capitalista. La borsa ha
perso circa il 13% e il governo fascista ha svalutato la moneta per
poter arricchire ancora di più una
parte dei cinesi mentre la maggioranza sarebbe alla fame. Certo
se ci fosse stato un vero successore di Mao sarebbe stato meglio
per il popolo. Proprio come Renzi
che promette tante cose e poi porta tasse da pagare: proprio un servo del capitalismo e delle banche!
Spero di incontrarvi tutti il 6 settembre prossimo a Firenze alla
commemorazione di Mao.
Viva il PMLI!
Adolfo, simpatizzante di
Vicopisano (Pisa) del PMLI
Vi seguo sempre, leggo e 25 luglio a casa Cervi, un
simbolo per i comunisti
scarico “Il Bolscevico”
e gli antifascisti
Carissimi compagni,
Io vi seguo sempre, leggo e
scarico “Il Bolscevico”. Vi contatto
per sapere se anche questo anno
commemorate il Maestro Mao o
comunque se vi sono commemorazioni degli altri Maestri, sopratutto di Stalin.
Recentemente sono stato in
Russia; lo sapevate che dopo decenni di censura il Maestro Stalin
è stato riabilitato? Pare che i compagni del KPFR, il partito comunista Russo erede del PCUS, abbiano rimesso la figura e la storia del
Maestro a base dell’ideologia del
partito insieme ovviamente a quella di Marx, Engels e Lenin.
Il 25 luglio 1943 l’episodio della storica pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi alla popolazione
SETTEMBRE
osr cub trasporti, osr usb - sciopero del personale
6 aeroportuale
soc. ATA Italia/WFS Ground Italy di Linate e Malpensa
10-13 CAT - sciopero del personale Trenitalia, FSI, Trenord, NTV
- sciopero del personale aeroportuale soc.
22 fata-cisal
ENAV, Alitalia Sai degli aeroporti di Roma
Sciopero del personale navigante (piloti e
22 ANPAC -assistenti
di volo) del soc. Air Italy
25 fast confsal - Sciopero del personale di NTV
che ogni anno a Casa Cervi viene
servita per rinnovare quel grande
gesto di allora, va colto in tutta la
sua importanza politica, per attualizzare quei valori dell’antifascismo
che spesso si tende a riscoprire
solo quando fa comodo, specie in
campagna elettorale, anziché praticarli ogni giorno, così come seppero fare fino al giorno della loro
morte i fratelli Cervi e con loro Didimo Ferrari.
Alessandro Fontanesi Segretario provinciale del
Pcd’I di Reggio Emilia
Per ricordare la strage
fascista del 2 agosto
1980 a Bologna
Il 2 agosto di 35 anni fa, una
bomba esplose alla stazione di
Bologna e provocò l’eccidio più orrendo e sanguinoso nella macabra
storia della “strategia della tensione”, che ebbe inizio nel 1969 con
la bomba di piazza Fontana, a Milano, con una sequenza terrificante di episodi stragisti fino al Rapido
904 nel 1984.
All’origine di questo “diabolico”
disegno politico-strategico di “destabilizzazione neo-conservatrice”
(che si potrebbe sintetizzare nella
formula andreottiana “destabilizzare per stabilizzare”) agirono sia i
servizi segreti (interni e internazionali) che le forze politiche dell’asse filo-governativo che ruotavano
attorno alla Democrazia Cristiana. Ma la manovalanza operativa,
quella che mise in atto le stragi,
venne reclutata tra i militanti degli ambienti neofascisti. Le finalità immediate e contingenti furono di suscitare nel Paese un clima
psicologico e politico che legittimasse ed evocasse svolte politiche di segno autoritario e repressivo, per ricompattare in tal modo
il blocco di potere attorno alla DC
e alle false istituzioni “democratiche” borghesi. Ma ad accelerare
gli avvenimenti intervenne la crisi economica che iniziò a manifestarsi alla fine degli anni Sessanta
con pesanti ripercussioni sul mon-
do del lavoro. Fu il periodo delle
prime vaste ristrutturazioni industriali che servirono a intensificare
i ritmi di produzione, causando licenziamenti massicci tra gli operai
e il ricorso sistematico alla cassa
integrazione.
La risposta operaia non tardò
a manifestarsi soprattutto in quei
settori trainanti dell’economia italiana, nel “triangolo industriale”
Torino-Genova-Milano. Il timore
principale della borghesia capitalistica fu che tali lotte operaie (che,
nel frattempo, si agganciarono
alla contestazione del movimento
studentesco) potessero sfuggire
di mano ai sindacati, assumendo
così un livello di qualità e di consapevolezza politica, di capacità strategica e organizzativa, tale
da poter scompaginare il quadro di
potere e dei rapporti di forza allora vigenti.
Lucio Garofalo –
Lioni (Avellino)
Il PD di destra attacca
la sanità
Salve a tutti,
Il PD è diventato a tutti gli effetti
un partito di destra, contro i lavoratori/popolo e i loro diritti.
Il PD ha distrutto il diritto al lavoro con il Jobs Act che è totalmente da contrastare e da rifiutare in toto, che introduce di fatto la
schiavitù in Italia.
Come se non bastasse dopo
avere introdotto questa legge (ideata dalla destra berlusconiana e
imposta dalla Troika con la lettera
del 2011) adesso ecco pronto un
altro colpo di macelleria sociale:
tagli alla sanità e diritto alla salute.
Questi tagli introdotti dal PD,
che fa parte dalla maggioranza,
metteranno in ginocchio definitivamente il sistema sanitario nazionale.
La sanità è e deve restare gratuita per tutti senza distinzioni così
come occorre contrastare il Jobs
Act fascista.
Alessandro
- Sesto Fiorentino (Firenze)
Il movimento contro l’inceneritore chiama alla mobilitazione
“La città metropolitana di Firenze autorizza
il via all’inceneritore e
apre una lunga stagione di conflitto”
‡‡Redazione di Firenze
CALENDARIO
DELLE MANIFESTAZIONI
E DEGLI SCIOPERI
di Campegine per festeggiare la
caduta del fascismo, per molti potrà sembrare un fatto scontato, ma
se contestualizzato a 72 anni dai
giorni nostri, in piena dittatura fascista, rappresentò un fatto enorme, un gesto semplicissimo, eppure di enorme valenza politica,
che avrebbe comportato conseguenze che la famiglia dei patrioti
dei Campi Rossi, seppe assumersi nonostante la grave pericolosità.
L’abietta retorica e la falsa propaganda di improvvisati storici tanto di destra, quanto di “sinistra”,
vuole i fratelli Cervi un gruppo di
sbandati anarcoidi, un’idiozia storica sempre più spesso insinuata
per delegittimare il contributo dei
comunisti nel percorso tormentato del consolidamento della democrazia nel nostro Paese. Va invece respinta con forza tale assurda
menzogna, i fratelli Cervi erano
antifascisti e comunisti, come confermato dalle parole del padre Alcide nel memorabile “I miei sette
figli”.
Non si consideri questo un dettaglio o il solito tentativo di “monumentare” la storia, lo è piuttosto
volerlo fare per riscrivere la storia
a seconda delle convenienze politiche del momento,
La data del 25 luglio ’43, di fatto sancisce l’inizio della Resistenza, durante la quale il contributo dei comunisti fu fondamentale,
nonostante lo si voglia svilire ed
omettere. I Cervi furono senz’altro
i precursori della lotta di liberazione, con essi a Campegine operava
un altro antifascista e comunista,
guarda caso, quel Didimo Ferrari
Eros da sempre oggetto della più
bieca e vergognosa speculazione
antipartigiana e anticomunista.
Dopo 72 anni riscoprire la data
del 25 luglio ’43 nell’ampio contesto dell’antifascismo è di grande
importanza, soprattutto alla luce
dei gravi episodi di intolleranza fascista che ultimamente si riaffacciano non solo nel nostro Paese
ma in tutta Europa.
Il 25 luglio non è pertanto un
giorno qualunque, la pastasciutta
Il 5 agosto la Città Metropolitana di Firenze, guidata dal
renziano Dario Nardella, ha rilasciato l’ultima autorizzazione
per la costruzione dell’inceneritore di Case Passerini, ignorando le denunce e le proteste del
largo movimento di lotta contro
la sua realizzazione. Una battaglia che il PMLI condivide a pieno e a cui dà il proprio sostegno
militante.
Riportiamo il comunicato con
cui i protagonisti di questa battaglia invitano a non demordere
e intensificare la lotta contro la
disastrosa costruzione dell’inceneritore nella Piana fra Firenze
e Prato.
Davanti alla protesta di trecento cittadini, movimenti, comitati, associazioni e rappresentanze
sindacali dei lavoratori della piana,
delegazioni da altre realtà Toscane, sotto il sole di agosto, la Città Metropolitana ha rilasciato l’ultima autorizzazione per realizzare
l’inceneritore della piana fiorentina. Tre consiglieri regionali dell’op-
Pieno sostegno del PMLI
posizione (Movimento 5 Stelle e Sì
Toscana a Sinistra) hanno chiesto
invano di assistere, in base alle
loro prerogative, alla Conferenza
dei Servizi.
Si tratta di una decisione cruciale per la città metropolitana di
Firenze, un’ipoteca che peserà
per almeno trent’anni sulla salute
nostra e dei nostri figli e sul nostro
territorio. Stamattina era in gioco,
insieme all’inceneritore, la credibilità delle Istituzioni; si è scelto, invece, di ignorare la mobilitazione e
le proposte di migliaia di persone e
di perseguire obiettivi in contrasto
con l’interesse pubblico. Si chiude
così, dopo ipocrite aperture, ogni
possibilità di confronto. Stamane
si è persa una grande opportunità politica, quella di avviare un processo decisionale partecipato che
non serva a confermare una scelta
precostituita, ma che valuti, come
viene chiesto da anni, le concrete
alternative all’incenerimento dei rifiuti. L’inceneritore, pericoloso per
la salute e l’ambiente, non chiude il ciclo dei rifiuti, produce infatti
un’alta percentuale di scorie e ceneri tossiche, la cui gestione, nella
Autorizzazione Integrata Ambien-
tale (AIA) viene scandalosamente delegata alla società QtHermo
senza alcuna prescrizione di controllo da parte istituzionale. Nello slancio di assecondare QtHermo e i suoi dirigenti la Conferenza
dei Servizi ha addirittura omesso
di prescrivere la realizzazione del
tanto decantato boschetto di mitigazione, contrabbandato da dieci anni come antidoto all’inquinamento prodotto dall’inceneritore.
La Città Metropolitana, e il
suo rappresentante Dario Nardella, hanno deciso di decidere, fingendo di ascoltare. Si è deciso,
in modo irresponsabile, di entrare
in conflitto con la cittadinanza e di
mettere in crisi la coesione sociale dei territori per molti anni. Nei
prossimi mesi faremo quello che
l’amministrazione non ha mai fatto, continueremo a coinvolgere migliaia di cittadini, informandoli dello scempio ambientale e del danno
economico a cui gli amministratori
stanno condannando le nostre comunità, negandoci le opportunità
offerte dalle alternative che sono
ormai affermate in Italia e nel Mondo. Saremo migliaia e vi contrasteremo ad ogni passo. Da ora vi
consideriamo responsabili di tutte
le conseguenze della vostra condotta.
In questo quadro desolante rileviamo che il Comune di Sesto,
sede del progetto, secondo la delibera del Consiglio Comunale, ha
dato parere negativo e la conferenza gli impone di dare esecuzione agli adeguamenti urbanistici; quello di Campi Bisenzio, che
nella scorsa Conferenza dei Servizi aveva espresso parere negativo chiedendone “la sospensione
a tempo indeterminato” non ha ritenuto di presentarsi, consentendo
così l’acquisizione di parere positivo all’Autorizzazione; che dia conto della sua assenza, e non faccia
pensare che si tratti di un gioco
delle parti.
Diamo appuntamento agli abitanti e ai lavoratori della città metropolitana per le iniziative dei
prossimi mesi.
Mamme No Inceneritore,
Coordinamento Comitati della piana,
Assemblea per la piana contro le
nocività, Medicina Democratica, Una
città in Comune
Firenze, 6 agosto 2015
cronache locali / il bolscevico 13
N. 32 - 10 settembre 2015
Milano 1944 - 10 agosto - 2015
commemorato il sacrificio dei
15 martiri di Piazzale Loreto
Il PMLI attualizza lo spirito antifascista della Resistenza contro
il governo Renzi e il suo completamento del regime neofascista
‡‡Redazione di Milano
Il 10 agosto 1944 15 antifascisti
e partigiani, in maggioranza operai, imprigionati dai fascisti furono
prelevati dal carcere di San Vittore
di Milano dalle SS tedesche comandate da Theodor Saevecke
(divenuto in seguito agente della
CIA e vicedirettore dei servizi di
sicurezza del ministero degli Interni della Germania Federale) e
su ordine del responsabile delle
SS per l’Italia nord-occidentale
Walter Rauff (inventò le camere a
gas mobili montate sui camion e
si rese responsabile della morte di
150.000 civili in Polonia e in URSS,
nel dopoguerra grazie ai “buoni uffici” del Vaticano e della CIA, fuggì
in Cile dove lavorerà come consulente presso la DINA, la famigerata polizia segreta di Pinochet) e
fu detto loro che sarebbero stati
condotti a Bergamo per essere poi
inviati ai lavori forzati in Germania
nell’Organizzazione Todt. Invece
furono portati a Piazzale Loreto e
lì vennero fucilati da un plotone di
repubblichini della Legione Autonoma Ettore Muti.
Tutto ciò venne giustificato
come rappresaglia per un attentato (mai rivendicato) falsamente
attribuito ai Gap contro un camion
tedesco nei pressi dell’Albergo
Titanius dove alloggiava la Wermacht e che non vide perire alcun
soldato tedesco. La cosa più vergognosa fu che non solo i corpi
dei martiri vennero lasciati per un
giorno sul selciato della piazza
con un cartello con scritto “Questi
sono i GAP: assassini”, ma che i
parenti delle vittime non potettero
avvicinarsi alla piazza dove intanto
le guardie repubblichine ridevano,
calciavano e sputacchiavano sui
corpi, mentre alcuni soldati nazisti
Milano, 10 agosto 2015. Il PMLI partecipa alla celebrazione del 71°
Anniversario del sacrificio dei 15 martiri di Piazzale Loreto (foto Il
Bolscevico)
assistevano compiaciuti.
Per il 71° anniversario del sacrificio dei Quindici Martiri fucilati
in Piazzale Loreto, come ogni 10
Agosto, l’Anpi ha organizzato nella
mattinata una cerimonia invitando
a parteciparvi la Milano antifascista ma anche le istituzioni borghesi. Militanti e simpatizzanti della
Cellula “Mao Zedong” di Milano
del PMLI erano presenti con le rosse bandiere del PMLI indossando
alla partigiana i fazzoletti rossi del
Partito,
I nostri compagni hanno diffuso
un centinaio di volantini riportanti
l’articolo “La Camera vota l’Italicum fascistissimum” pubblicato
su “Il Bolscevico” n.19 che attualizza lo spirito antifascista contro
il governo del nuovo duce Renzi,
erede di Mussolini, Craxi e Berlusconi e il suo completamento del
regime neofascista tramite la con-
troriforma elettorale.
Ad aprire gli interventi istituzionali è stato il neopodestà arancione Giuliano Pisapia che ha retoricamente parlato di tramandare la
memoria della Resistenza, affermando inoltre che le attuali istituzioni cittadine e nazionali sono
ancora quelle nate dalla Resistenza così fugando da ogni concreta
attualizzazione dell’antifascismo
che si attua, innanzitutto denunciando le istituzioni della seconda repubblica che dagli anni ’90
hanno gradualmente soppiantato
quelle della prima. Inoltre la giunta
non ha mai perseguitato legalmente per “ricostituzione del disciolto
partito fascista” (Legge n. 645 del
1952) le organizzazioni nazifasciste che brulicano in città col sostegno economico della Regione.
In un’intervista rilasciata durante la
cerimonia il parlamentare sionista
del PD e candidato sindaco, Emanuele Fiano, ha annunciato di voler
presentare un “DDL per inserire il
reato di apologia di fascismo nel
codice penale”, quando basterebbe già oggi applicare la Legge
n. 645/1952. È poi intervenuto il
vicepresidente della giunta del governatore regionale fascioleghista
Maroni, il berlusconiano doc Mario
Mantovani, il quale non ha fatto altro che incentrare il suo discorso
sull’islamofobia, contro i diritti dei
migranti “irregolari e clandestini”,
e unendosi veemente al coro interventista della guerra “al terrorismo” e allo Stato Islamico.
È quindi intervenuto il presidente dell’ANPI provinciale milanese,
Roberto Cenati, il quale ha ricordato come in passato a differenza
del presente il 10 agosto fosse a
Milano una ricorrenza molto sentita e partecipata tra gli abitanti
e che oggi non viene valorizzata,
senza però specificare la latitanza
in merito delle attuali istituzioni.
L’iniziativa si è replicata alla sera,
alla quale militanti e simpatizzanti
del PMLI - unico partito politico
presente ad entrambe le iniziative
- erano presenti con i medesimi insegne e materiale di propaganda.
In questa occasione sono intervenuti tra gli altri Sergio Temolo,
come rappresentante dei famigliari dei 15 martiri che ha descritto i
particolari delle efferatezze dell’eccidio e di ciò che accadde dopo.
È poi intervenuto Gianni Mariani
della Federazione italiana associazioni partigiane che ha letto
una poesia in dialetto milanese di
Franco Loi su Piazzale Loreto. Gli
interventi erano inframmezzati da
canti partigiani antifascisti intonati
dal gruppo musicale Extramondo.
Successo della celebrazione partigiana
di “Cascina lunga”
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di Biella
del PMLI
Domenica 26 luglio, grazie agli
infaticabili organizzatori dell’ANPI “Valle Cervo”, Luciano Guala e
Gian Franco Barile, si sono svolte
con pieno successo le celebrazioni
ufficiali del 71° Anniversario della
fondazione della “Seconda Brigata
d’Assalto Garibaldi”.
Infatti, il bravissimo Luciano
Guala, amico del PMLI, ha ricordato, nel suo discorso d’apertura,
che i 667 caduti partigiani antifascisti morti in suolo biellese sono
purtroppo sottostimati; sottolineando tale dato si è voluto ricordare
quale altissimo prezzo abbia dovuto pagare la popolazione biellese
per liberarsi dal gioco dei mostri
nazifascisti.
La parola è poi passata a Gian
Vittorio Bonino, presidente ANPI
“Valle Cervo” che ha duramente
criticato l’attuale situazione economica che, soprattutto, colpisce
i giovani, particolarmente del Sud
Italia, con una disoccupazione
inquietante e infami contratti di
lavoro precari, per non parlare di
tirocini lavorativi o “stage aziendali” che dir si voglia, che in nessun
modo possono garantire un futuro
dignitoso e concretamente libero
dal bisogno. Egli però non ha mai
nominato il capitalismo quale vera
ed unica causa di tale tremenda
situazione, men che meno ha nominato invece il socialismo quale
unica via d’uscita possibile al generale sfacelo.
Ha preso la parola, per l’ANPI
della provincia di Biella, l’avv. Gianni Chiorino, che s’è detto fortemente preoccupato per la diffusa deri-
Sagliano Micca (Biella), 26 luglio 2015. Un momento delle celebrazioni del 71° Anniversario della fondazione della “Seconda Brigata
d’Assalto Garibaldi” (foto Il Bolscevico)
Commemorate le 174
vittime dell’eccidio nazista
del Padule di Fucecchio
Commenti favorevoli verso il nostro Partito: “grazie
per essere presenti”, “finalmente delle bandiere rosse”
L’elenco delle vittime dell’Eccidio del Padule di Fucecchio nei pressi
del monumento commemorativo di Castelmartini (Pistoia)
‡‡Redazione di Fucecchio
Sono passati 71 anni dalla strage compiuta dai nazisti, favoriti
dalle spie fasciste locali, che portò il terrore nell’area umida situata
tra i comuni di Fucecchio e Cerreto Guidi (Firenze), Monsummano
Terme, Larciano, Lamporecchio e
Ponte Buggianese (Pistoia). Una
strage che il 23 agosto 1944 causò
la morte di 174 civili, in buona parte donne e bambini. Un eccidio per
terrorizzare la popolazione sempre
più insofferente all’occupazione
tedesca, mentre l’esercito nazista
era oramai in ritirata su tutti i fronti
dopo aver subito un anno prima
dai sovietici la dura e decisiva
sconfitta di Stalingrado.
La commemorazione principale
si è tenuta a Stabbia, nel comune di Cerreto Guidi. Una cerimonia sempre più istituzionalizzata,
quest’anno però assieme a sindaci, assessori e rappresentanti della
Regione, spesso presenti solo per
fini elettorali, vi ha partecipato anche un buon numero di persone
che non vogliono dimenticare la
barbarie nazi-fascista. Assieme
agli stendardi delle amministrazioni locali e di alcune associazioni
come l’ANPI, sventolavano le bandiere rosse del PMLI portate dai
compagni della Cellula “Vincenzo
Falzarano” di Fucecchio, unico
Partito presente ufficialmente.
Una presenza che non è passata inosservata e, almeno da una
parte dei manifestanti, accolta
con favore. Due donne hanno ringraziato i compagni per il fatto di
essere lì, una coppia ha esclamato
“finalmente delle bandiere rosse”,
altri si sono intrattenute amichevolmente con i nostri compagni.
Commemorati a Rimini
i martiri antifascisti
Il PMLI partecipa con la bandiera
Nel Comune di Sagliano Micca (Biella)
va razzista che colpisce i migranti
che altro non sono che l’anello più
debole della catena dell’imperialismo che però Chiorino, nel suo
discorso di denuncia, si è ben
guardato dal nominare. L’oratrice
ufficiale di quest’anno è stata la
giovane Marta Nicolo dell’Istituto
storico della Resistenza e Società
contemporanea che in modo parziale ed esclusivamente astratto ha
voluto affrontare le tematiche della
libertà e democrazia senza dare
Partecipa anche il PMLI
minimamente un contesto di classe a tali parole seguendo poi tale
approccio anche per raccontare il
devastante ventennio fascista e, di
conseguenza, la giusta e vittoriosa
guerra di Liberazione partigiana.
Presenti alcuni simpatizzanti
del PMLI che hanno portato con
orgoglio i vessilli del Partito, bandiere dei Maestri e del Partito, ricevendo approvazioni per la costante partecipazione a tale importante
appuntamento celebrativo.
‡‡Dal corrispondente della
Cellula “G. Stalin” di Rimini
del PMLI
Domenica 16 agosto a Rimini
la Cellula “G. Stalin” di Rimini del
PMLI ha partecipato alla commemorazione dell’eccidio dei tre partigiani per mano dei nazifascisti
con la bandiera del Partito, l’unica
bandiera di partito presente assieme a quelle dell’Anpi e dei gonfaloni dei comuni.
4 il bolscevico / studenti
La cerimonia si è svolta con un
corteo che è giunto in Piazza Tre
Martiri dove è stata deposta una
corona di fiori sulla lapide, nel luogo
dove vennero impiccati. Il corteo è
proseguito con la banda musicale
della città fino a via Ducale, dove i tre
partigiani vennero catturati dai fascisti, per deporre un’altra corona. Uno
dei tre martiri antifascisti prima che
il cappio gli stringesse la gola gridò:
“Viva Stalin!”.
N. 45 - 19 dicembre 2014
E’ morto a Ravenna
Egidio Errani, il comandante
partigiano GIM, indomito
antifascista amico del PMLI
‡‡Dal corrispondente
dell’Organizzazione di
Ravenna del PMLI
Il 26 luglio scorso è morto a Ravenna, all’età di 93 anni, Egidio Errani detto Tomino, ex comandante
GIM del distaccamento Terzo Lori
della 28ª Brigata Garibaldi.
Se n’è andato un partigiano, un
combattente, un indomito antifascista che partecipò alla battaglia
delle Valli, alla Liberazione di Ravenna dai nazifascisti e alla ricostruzione del Dopoguerra.
Rimane il ricordo e l’insegnamento di una vita spesa nella lotta con spirito comunista contro le
ingiustizie e le prevaricazioni, con
un’etica e un’onestà antifascista
esemplari.
Il 25 Aprile sulla piazza di Savarna volle essere fotografato con
l’Organizzazione di Ravenna del
PMLI, sotto la rossa bandiera del
nostro Partito.
Addio comandante GIM, il nostro pensiero ti accompagnerà
nelle “rosse praterie del cielo”, il
tuo ricordo ci guiderà nella lotta
antifascista per il socialismo.
Ravenna, 25 Aprile 2013. Il partigiano Egidio Errani, comandante Gim, della prima compagnia
Distaccamento “T. Lori” fotografato insieme al compagno Franco Melandri (foto Il Bolscevico)
Conto corrente postale 85842383 intestato a:
PMLI - Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 Firenze
14 il bolscevico / esteri
N. 32 - 10 settembre 2015
Per rilanciare le esportazioni e la competitività
Il socialimperialismo cinese in crisi
economica e finanziaria svaluta la moneta
La Banca centrale di Pechino: “Rendiamo la nostra moneta più orientata al mercato”. FMI d’accordo
Il crollo della Borsa di Shanghai si ripercuote sulle Borse di tutto il mondo
Che la serie di crolli della prima decade di luglio, che in pochi giorni aveva causato alle
Borse cinesi perdite per quasi il
35% rispetto ai massimi di giugno e bruciato qualcosa come
2.800 miliardi di dollari, fosse il
sintomo di una crisi profonda e
quindi solo la prima avvisaglia di
altri e più gravi tsunami finanziari, era facile prevederlo. E difatti, non solo il 27 luglio la prima
Borsa cinese, quella di Shanghai, subiva un ulteriore tracollo
dell’8,48%, e la seconda, quella di Shenzhen del 7%, in risposta alle notizie negative sul calo
dei profitti industriali di giugno e
dell’indice della produzione manifatturiera ai minimi da 15 mesi;
ma l’11 agosto, con una decisione a sorpresa, la Banca popolare cinese (Bpc) annunciava la
svalutazione dello yuan.
Un provvedimento definito
“una tantum” per riallineare la
valuta cinese al mercato, e che
invece è stato seguito da altre
due svalutazioni consecutive il
12 e il 13 agosto, per un totale
del 4,65% sul dollaro, portando lo yuan a un cambio di circa
6,4 per un dollaro. Nel complesso si tratta della svalutazione più
imponente dello yuan negli ultimi 20 anni, da quando nel 1994
venne inserito nel mercato dei
cambi con una svalutazione del
33% in un colpo solo. Secondo
voci circolanti in Cina e all’estero
l’obiettivo finale di questa manovra sarebbe anzi di arrivare ad
una svalutazione del 10%.
In pratica più che svalutare
le autorità cinesi hanno lasciato fluttuare liberamente lo yuan,
intervenendo per frenarne la caduta solo quando si avvicinava
alla soglia del 2% giornaliero.
Segno evidente che la moneta
cinese era da tempo largamente
sopravvalutata rispetto ai fondamentali dell’economia e al suo
valore reale sul mercato internazionale. Secondo fonti cinesi dal
2005 il valore dello yuan era cresciuto del 55%, e quest’anno di
un ulteriore 3%, spinto dal dollaro forte, dalla crescita dell’economia statunitense e dalla previsione di un rialzo dei tassi di
interesse da parte della Federal
reserve americana.
Una sopravvalutazione che
faceva comodo a tutte le altre
economie più forti, americana,
europea, giapponese e dei Paesi emergenti, che contavano
sull’immenso mercato cinese e
la sua capacità di assorbimento
di prodotti esteri per tirare la propria ripresa, ma che non poteva durare stante la frenata della
crescita del Pil cinese dalle abituali due cifre al 7% previsto ufficialmente per quest’anno. Che
molti analisti ritengono per di più
“truccato” dal governo e ridimensionano a un 4% e anche meno.
“Riallineamento” o
guerra valutaria?
Le tre svalutazioni hanno
scatenato il panico nelle Borse cinesi e in quelle asiatiche
e del resto del mondo, da cui si
sono faticosamente riprese solo
al terzo giorno, dopo le rassicurazioni delle autorità cinesi che
non erano previste a breve altre svalutazioni; ma soprattutto dopo una nota dell’agenzia
Standard & Poor’s secondo cui
la svalutazione dello yuan non
era da interpretare come “l’inizio
di una guerra sulle valute o un
tentativo di rianimare la crescita”, ma piuttosto una “correzione
tecnica” finalizzata a “migliorare
il funzionamento del mercato”.
Anche le autorità politiche e
monetarie cinesi si profondevano in rassicurazioni circa il carattere temporaneo della svalutazione, e nella loro capacità
di controllare il “riallineamento” dello yuan al mercato, impedendone la caduta libera e pilotandolo fino ad un livello “più o
meno stabile” e “ragionevole”
(conferenza stampa del vicegovernatore della Bpc, Y Gang).
E questo grazie alla crescita
ancora robusta dell’economia,
al surplus commerciale e alle
enormi riserve valutarie cinesi. Una tesi, quella delle autorità di Pechino, avallata anche
dal Fondo monetario internazionale (FMI), che vede con favore un riallineamento dello yuan
ai mercati mondiali in vista del
suo ingresso tra le monete forti
di riferimento del paniere dei Diritti speciali di prelievo, accanto
a dollaro, sterlina, yen ed euro,
di cui il Fondo si serve per i suoi
interventi monetari.
Tuttavia il sospetto, per non
dire la certezza, che la mossa
cinese sia dettata anche dall’obiettivo di dare una nuova spinta alle esportazioni per fronteggiare la frenata dell’economia,
aprendo quindi un nuovo fronte nella guerra valutaria e commerciale in atto in tutto il mondo dall’inizio della crisi del 2008,
è molto forte, soprattutto negli
Usa, in Europa e Giappone. Anche perché sono proprio queste
tre economie che per uscire dalla crisi già da anni ricorrono ampiamente all’arma valutaria, con
le loro banche centrali che stampano moneta inondando di dollari, euro e yen – il cosiddetto
quantitative easing - le rispettive e asfittiche economie per farle ripartire: primi fra tutti e con
un certo successo gli Usa, in misura minore la Banca centrale
europea, che ha cominciato da
poco vincendo le resistenze tedesche, mentre in Giappone la
stessa cura applicata massicciamente dal premier Abe (“Abenomics”) non ha funzionato e il Pil
sta tornando di nuovo in recessione, anche a causa della crisi cinese.
Il fatto perciò che queste tre
superpotenze si lamentino della
svalutazione decisa unilateralmente e a sorpresa dal governo
di Pechino accusandolo di condurre un “gioco sleale” e di scatenare una nuova guerra valutaria, quando esse lo stanno già
facendo da anni, è alquanto ridicolo e toglie loro ogni credibilità e potere di pressione su di
esso. Tant’è vero che non solo il
FMI, ma anche Merkel e Hollande, nel loro ultimo vertice, come
sottolineato il 25 agosto dall’agenzia Xinhua, “hanno riposto la
loro fiducia nella capacità della
Cina di superare le attuali difficoltà”. Tradotto, non possono far
altro che sperare che il governo
cinese riesca a governare come
meglio può la propria crisi per il
bene di tutti.
Un altro tsunami
planetario
Anche perché, con l’attuale livello raggiunto dalla liberalizzazione dei commerci e dei capitali
su scala mondiale, la crisi della
Cina, la seconda potenza economica mondiale (se non la prima, per alcuni analisti), non può
non ripercuotersi direttamente
su tutte le altre economie capitaliste del mondo intero. E lo dimostrano in maniera eloquente
i nuovi crolli borsistici su scala planetaria che si sono verificati subito dopo la svalutazione
dello yuan: il primo il 18 agosto,
con un altro crollo del 6,5% di
Shanghai che ha trascinato con
sé tutte le Borse asiatiche; il secondo tre giorni dopo, con un altro tonfo del 4,2% di Shanghai,
seguito anche dalle Borse europee; e soprattutto il terzo, il
“lunedì nero” del 24 agosto, un
vero e proprio tsunami finanziario, partito al solito da Shanghai
con un nuovo crollo dell’8,5%
(che porta a -40% le perdite in
un mese), subito trasmessosi a
tutte le Borse asiatiche, da Tokyo a Taiwan, a Singapore, India,
Australia e Nuova Zelanda, e
che seguendo i fusi orari si è poi
abbattuto in pieno sull’Europa,
lasciando sul terreno 411 miliardi di euro di capitalizzazione di
Borsa, e arrivando a farsi sentire
fortemente fino a New York.
Un maremoto di dimensio-
L’ex capo del FMI
sarà consigliere di Castro
E’ facile immaginare quali saranno le sue ricette economiche
L’ex direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), il socialista francese Dominique Strauss-Kahn,
sarà un consulente del presidente cubano Raul Castro
per lo sviluppo dell’economia
dell’isola col compito di gestire
i rapporti commerciali con gli
Stati Uniti e i paesi occidentali, dopo la fine dell’embargo e
il riavvio delle relazioni diplomatiche tra Washington e l’Avana.
Dal Fmi a Cuba il passo potrebbe sembrare mol-
to ardito ma considerando la
quantità delle riforme capitaliste attuate e programmate
da Raul Castro, Strauss-Kahn
non si troverà molto in difficoltà a lavorare e a continuare a mettere in pratica le sue
ricette economiche, che è facile immaginare quali siano,
quelle neoliberiste nelle quali
è esperto.
Strauss-Kahn è membro
del Partito socialista francese
ed è stato in passato più volte
ministro in dicasteri economici nei governi di Parigi a gui-
da socialista; dall’1 novembre 2007 al 18 maggio 2011
è stato direttore generale del
Fondo monetario internazionale (FMI) applicando meticolosamente le ricette neoliberiste dell’organizzazione
finanziaria imperialista che
presta soldi in cambio di politiche di lacrime e sangue ai
paesi in difficoltà. Viaggiava
a vele spiegate ed era indicato tra i possibili candidati
alle presidenziali francesi prima di essere travolto da uno
scandalo sessuale, non il pri-
mo e non l’ultimo che gli sarebbero capitati. Quello che
il 14 maggio 2011 lo portò
all’arresto da parte della polizia americana fu archiviato
tre mesi dopo dalla procura
di New York ma nel frattempo
si era dovuto dimettere; Sarkozy lo aveva sostituito volentieri con la fedele Christine
Lagarde, l’attuale responsabile del Fmi che ne ha proseguito l’opera. Lui lavorerà adesso all’Avana, oramai
tornata all’ovile dell’imperialismo Usa e mondiale.
ni paragonabili solo a quello dei
mutui subprime che diede il via
alla grande crisi del 2007-2008.
Solo che stavolta ad innescarlo non è stato come a luglio lo
sgonfiamento della bolla speculativa, ma un sommovimento
più profondo, che il governo socialimperialista non è riuscito ad
arginare neanche con massicce
iniezioni di liquidità sul mercato, prelevandola anche dai fondi
pensione. Il panico è stato scatenato dall’andamento negativo di tutti gli indicatori economici cinesi, a cui si è aggiunta la
svalutazione dello yuan, e ciò ha
fatto deflagrare la bomba provocando la fuga in massa di capitali dalle Borse cinesi, calcolata
in qualcosa come 3.500 miliardi
di renmimbi (la valuta nazionale
di cui lo yuan è l’unità di conto),
pari a 550 miliardi di dollari.
Le politiche
fallimentari
di Pechino
Da tempo il modello cinese di
sviluppo a due cifre iniziato dalle
“riforme” capitalistiche di Deng
Xiaoping e basato sullo sfruttamento selvaggio di popolazione
e ambiente per alimentare il ciclo produzione-esportazione-capitalizzazione-investimenti per
sostenere ulteriore sfruttamento
e crescita e così via, era entrato in crisi. Anche perché la lunga crisi economica negli Usa e
in Europa aveva progressivamente inaridito quei mercati di
sbocco per le merci cinesi, mentre rallentavano anche le economie e i mercati dei Paesi colpiti
dal crollo dei prezzi del petrolio
e delle altre materie prime di cui
sono esportatori, come Russia,
Brasile, Sudafrica, Paesi arabi
ecc. Per non parlare della concorrenza di altri Paesi asiatici
emergenti, come Vietnam, Indonesia, Malesia, Thailandia, che
infatti hanno subito svalutato le
loro monete a ruota dello yuan.
D’altra parte anche il debole
tentativo di riequilibrare il ciclo
economico incanalandolo dalle
esportazioni ai consumi interni è
fallito, perché avrebbe richiesto
di colpire la corruzione dilagante
e tassare i grandi capitalisti con
un forte spostamento di risorse
dai profitti ai salari e allo Stato sociale, praticamente inesistente in Cina, cosa che la cricca borghese socialimperialista
di Xi Jimping si è ben guardata
dal fare malgrado le sue roboanti promesse. Ecco perché, ai
primi allarmanti segnali di cedimento dell’intero sistema, ormai
avvitato nel circolo vizioso della
sovrapproduzione e delle bolle
speculative, è ritornata ad accarezzare il vecchio modello basato sulle esportazioni, imboccando la facile scorciatoia della
svalutazione. Che a sua volta
però comprime ulteriormente il
mercato interno e fa aumentare
il prezzo del petrolio e delle materie prime importate ostacolando la ripresa.
Una barbarie
intrinseca
al capitalismo
Dopo aver scatenato gli “spiriti animali” del capitalismo la cricca socialimperialista di Pechino
si illude di poterne riprendere
il controllo con gli stessi metodi classici del capitalismo che il
marxismo-leninismo-pensiero di
Mao e la storia hanno già ampiamente dimostrato fallimentari. Anche perché tutte le altre
superpotenze – Usa, Russia, Ue
a trazione tedesca e Giappone
– puntano sulle esportazioni per
uscire dalla crisi, in un quadro in
cui la crescita di tutte le economie capitaliste sta convergendo
intorno allo zero o a pochi punti
sopra, ed è intuitivo che questa
situazione non può portare altro che a moltiplicare le crisi di
sovrapproduzione, le bolle speculative provocate dalla enorme massa di capitale finanziario accumulato che si sposta
da un Paese all’altro a caccia
del massimo profitto e le guerre commerciali e valutarie tra le
superpotenze imperialiste. Una
situazione qualitativamente, anche se non quantitativamente,
simile a quella anteriore alla prima guerra mondiale, e che nel
tempo, come insegna Lenin,
porta inevitabilmente alle guerre militari per stabilire chi tra di
esse debba prevalere e chi soccombere.
Solo il socialismo può mettere la parola fine a questa spirale
barbarica intrinseca al capitalismo, anche tinto di rosso. Lo ha
chiarito magistralmente una volta per tutte Engels nell’introduzione al manoscritto della “Dialettica della natura” pubblicata
sul precedente numero de Il Bolscevico, con queste parole che
calzano perfettamente con la situazione sopra descritta, come
se fossero state appena scritte:
“Nei paesi industriali più progrediti noi abbiamo domato le
forze naturali e le abbiamo costrette al servizio degli uomini; abbiamo così moltiplicato
all’infinito la produzione, tanto che un fanciullo oggi produce più di quello che producevano ieri cento adulti. E quali
sono i risultati? Crescente sopralavoro e miseria crescente delle masse, e una grande
crisi ogni dieci anni. Darwin
non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed
in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava che
la libera concorrenza, la lotta
per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più
alto prodotto storico, sono lo
stato normale del regno animale. Solo un’organizzazione cosciente della produzione
sociale, nella quale si produce
e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini
al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto
per l’uomo come specie”.
esteri / il bolscevico 15
N. 32 - 10 settembre 2015
Dopo aver fatto approvare dal parlamento il memorandum su tagli, licenziamenti, vendita di ferrovie, porti e aeroporti imposto dalla troika
Tsipras si dimette per completare l’assoggettamento
della Grecia all’Ue imperialista
la sinistra di Syriza fonda un altro partito. “Il manifesto” trotzkista continua a esaltare il traditore del referendum
Fallito il modello di governo e dell’“Altra sinistra” sostenuti dai riformisti di sinistra italiani e europei
Il governo greco ad interim
guidato dalla presidente della
Corte di Cassazione di Atene,
Vassiliki Thanou, ha giurato il 28
agosto nelle mani del presidente
della repubblica Prokopis Pavlopoulos; il suo compito è quello
di portare il paese alle elezioni
già indette per il 20 settembre,
col decreto presidenziale con
cui veniva ufficializzato anche
lo scioglimento del parlamento.
In tempi rapidi si chiude la crisi di governo aperta dalle dimissioni di Alexis Tsipras e del suo
esecutivo annunciate il 20 agosto, non appena partito il piano di
“aiuti” dell’Unione europea (Ue).
Il percorso di ratifica delle misure definite nell’accordo di Bruxelles del 13 luglio scorso portava
il 14 agosto all’approvazione finale da parte del parlamento di
Atene del terzo memorandum
imposto dalla Ue alla Grecia. Il
voto favorevole del parlamento
alla lunga lista di tagli, licenziamenti, vendita di ferrovie, porti
e aeroporti imposta dalla troika,
arrivava grazie al contributo dei
partiti di centro che compensavano le defezioni della sinistra di
Syriza; una situazione che spingeva Tsipras a dimettersi, passare da un nuovo appuntamento elettorale e con l’auspicata
nuova maggioranza completare
l’assoggettamento della Grecia
all’Ue imperialista.
Intascato il primo pacchetto
di aiuti di fine luglio, interamente girato alle banche, i negoziatori della troika e del governo di
Atene continuavano i negoziati per definire i dettagli completi del terzo memorandum. L’11
agosto l’accordo che definiva tra
le altre l’aumento della tassa sugli immobili da settembre, l’eliminazione delle agevolazioni fiscali
per le isole e delle agevolazioni
fiscali per i carburanti a uso agricolo dalla fine del 2016, la graduale abolizione delle pensioni anticipate e l’innalzamento
dell’età pensionabile a 67 anni;
un taglio alla previdenza sociale
per avere un “risparmio” annuale strutturale dello 0,5% del pil;
la deregolamentazione del mercato dell’energia e la sua piena
liberalizzazione entro il 2018.
Il taglio alle pensioni, e in particolare a quelle più basse, diventava esecutivo in pochi giorni
dato che il 17 agosto, in applicazione di una norma precedente
che il governo di Syriza non ha
toccato, le pensioni minime passavano da 486 a 392,7 euro e
con la retroattività della norma
dal primo gennaio. Una misura odiosa che colpisce i pensionati più poveri e che la dice lunga sulla sbadierata volontà di
Tsipras di difendere i deboli.
Il memorandum era approvato il 14 agosto dal parlamento
con 222 sì, 64 no e 11 astensioni; quasi un terzo dei parlamentari di Syryiza votava contro e il
documento passava come nelle precedenti votazioni, grazie
all’appoggio
dell’opposizione
del “centrodestra” di Nea Democratia, dei socialisti del Pasok e
dei centristi di To Potami. Dalle
sue file la coalizione di governo di Syriza e della formazione
di destra di Anel non raccoglieva
nemmeno la maggioranza relativa dei voti; un segnale che spingerà Tsipras a giocare la carta
delle nuove elezioni.
Nella stessa seduta il parlamento approvava anche il piano
di privatizazioni, ovvero la svendita a vantaggio dei paesi imperialisti più forti. La prima a andare in porto era la cessione della
gestione per 40 anni di 14 aeroporti regionali greci che guarda
la combinazione è stata assegnata alla società tedesca Fraport; la cessione delle infrastrutture aeroportuali era approvata
dal governo di Atene e pubblicata nella Gazzetta ufficiale ellenica il 18 agosto. Berlino punta
anche a aumentare la sua presenza in Ote, la compagnia telefonica di Stato dove Deutsche
Telekom detiene già il 60%. Gestione di altri moli dello scalo
commerciale del Pireo e acquisto dell’ex monopolista ferroviario Trainose per dare corpo in
territorio ellenico alla sua nuova
via della Seta fanno parte degli
interessi della Cina. La Russia
di Putin ha agganciato la Grecia
con la promessa di farne il futuro
sbocco europeo del suo gasdotto Turkish Stream e attraverso la
società Gazprom punta a mettere le mani su tutta o una parte
importante delle società energetiche greche da Depa a Hellenic
Petroleum. E ambisce a avere
la possibilità di partecipare allo
sfruttamento che si prospetta di
grosso valore dei giacimenti di
idrocarburi nel Mediterraneo.
“Il pacchetto di riforme è
completo e credibile. L’accordo
è in linea con la dichiarazione
dell’Eurosummit del 13 luglio”,
affermavano il 14 agosto la Commissione Ue e la Banca centrale
europea (Bce) che preparavano il via libera dell’eurogruppo al
memorandum. Via libera che arrivava solo dopo il voto favorevole di alcuni parlamenti nazionali,
fra cui il Bundestag tedesco del
19 agosto. Il giorno seguente arrivava a Atene un finanziamento
da 13 miliardi, 3 dei quali erano
subito girati alla Bce per interessi
maturati al 20 agosto.
A poche ore di distanza
dall’avvio ufficiale del piano di
salvataggio Alexis Tsipras annunciava le proprie dimissioni
affermando che “il mandato popolare che ho assunto il 25 gen-
da incalliti imbroglioni continuano a difendere.
Tsipras ha spostato Syriza
verso il centro, la sua sinistra
sarà coperta dalla nuova formazione di Unione popolare (Up)
Come si vede da questa foto “il manifesto” trotzkista del 21 agosto
scorso esorta il traditore Tsipras a proseguire l’opera per far accettare al popolo greco il diktat della Ue imperialista
naio ha esaurito i suoi limiti e ora
deve prendere di nuovo la parola il popolo sovrano”; una difesa
ipocrita della sua capitolazione
alla Ue e del tradimento dei risultati del referendum che aveva bocciato l’intesa per tentare di
nascondere il fallimento del suo
modello di governo e dell’“Altra
sinistra”, sostenuti dai riformisti
di sinistra italiani e europei. Che
costituita il 21 agosto e guidata dall’ex ministro dell’Energia
Panagiotis Lafazanis. Ne fanno
parte una venticinquina di parlamentari di Syriza dei 32 che
avevano votato contro il memorandum. Dopo aver condiviso
quasi tutte le precedenti mosse di Tsipras. Si distingue proponendo una “uscita ordinata
dall’euro, se necessario”, ovvero
una variante riformista che nega
il passaggio necessario dell’uscita casomai dalla Ue e non solo
dalla moneta comune.
A favore della posizione di
Up si è espresso l’ex leader del
Fronte di Sinistra francese Jean
Luc Mèlenchon. Con Syriza e
Alexis Tsipras restano la maggioranza del gruppo dirigente
dello spagnolo Podemos e della
tedesca Linke.
In vista delle elezioni Syriza
ha recentemente reso noto il suo
programma che ha al centro l’applicazione di misure a sostegno
delle categorie più deboli su cui
ricadranno le conseguenze del
“compromesso tattico momentaneo”, leggi la capitolazione
alla Ue. Con una faccia di bronzo senza pari il partito di Tsipras
cercava di cancellare ciò che
ha realizzato col suo governo e
come una torma di verginelle appena scese nell’agone politico si
impegnava a dare battaglia per
difendere le leggi sul lavoro e i
contratti collettivi, a riformare la
pubblica amministrazione senza
licenziamenti, a creare un sistema di tassazione equo, che non
impoverisca lavoratori e pensionati e a proteggere la prima casa
di proprietà dalle vendite all’asta; tutto quello che non ha fatto nel negoziato con la Ue. Nelle
sessantotto pagine del suo programma elettorale Syriza cercava di spiegare analiticamente il perché “si può andare solo
avanti”, certo meglio nascondere
cosa già sucecsso, come recita
il nuovo slogan del partito. Prontamente ripreso e rilanciato da
“il manifesto” trotzkista che continua a esaltare in modo sfegatato il traditore del referendum e
della volontà espressa dal popolo greco.
Dopo aver equiparato il comunismo al nazismo
Il governo fascista dell’Ucraina mette fuori legge i tre
partiti che si richiamano al comunismo
Il ministro della Giustizia
ucraino Pavel Petrenko firmava
lo scorso 27 luglio tre decreti che mettono fuorilegge i partiti
che si richiamano al comunismo,
uno ciascuno contro il partito comunista d’Ucraina, il partito comunista rinnovato e il partito comunista dei lavoratori e dei
contadini.
“In seguito all’approvazione
delle leggi di decomunistizzazione - spiegava il ministro - è stata formata una commissione che
ha passato un mese a controllare i tre partiti comunisti in Ucraina e in base alle conclusioni della commissione ho firmato i tre
decreti confermando che le attività, la denominazione, i simboli,
gli statuti e i programmi dei partiti comunisti non rispondevano
ai requisiti della parte 2 dell’articolo 3 della legge ‘Sulla condanna dei regimi totalitari comunista
e nazionalsocialista in Ucraina e
il divieto di propaganda dei loro
simboli’”.
Una decisione che “calpesta
le norme democratiche oltre ai
valori ed agli atteggiamenti euro-
pei” denuciava il leader del partito comunista dell’Ucraina Pëtr
Simonenko che respingeva la
legge e annunciava la partecipazione della sua formazione alle
prossime elezioni.
La liberticida decisione del
governo fascita di Kiev è presentata come una semplice applicazione della legge varata lo
scorso aprile dal parlamento e
firmata il 15 maggio dal presidente Petro Poroshenko che
equipara comunismo e nazismo
e ne vieta la propaganda e l’esibizione dei simboli, puniti fino a 5
anni di carcere.
Leggi che sulla carta presentano l’ignobile e improponibile
equiparazione tra comunismo e
nazismo ma che al fondo hanno
soprattutto un carattere anticomunista dato che non toccano le
formazioni nazionaliste e naziste
che appoggiano il regime di Kiev
e i suoi esponenti nominati nelle
istituzioni.
Lo conferma inoltre un’altra
legge sullo “status giuridico e gli
onori per i combattenti per l’indipendenza ucraina nel XX seco-
lo” che è stata anche essa firmata da Poroshenko il 15 maggio
e che riconosce ufficialmente
il ruolo dei nazionalisti ucraini
dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun) e dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa)
quali combattenti “per l’indipendenza del Paese” mentre sono
stati collaboratori attivi dell’occupazione nazista del paese. E nel
commentare la firma dei tre decreti del ministro della Giustizia,
il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino, Alexandr Turcinov, affermava che
questo è “il giorno della giustizia
storica” perché “qualsiasi partito comunista perde il diritto di
partecipare ai processi politici e
elettorali”. Le formazioni fasciste
e naziste no.
La nuova legislazione è stata criticata persino dall’Osce,
l’organizzazione europea per la
sicurezza e la stabilità, perché
metterebbe in pericolo la libertà
di parola. Una posizione in linea
con quella dell’Unione europea
e degli Usa che a parte qualche
formale distinguo sulla legge
non mollano certo il loro sostegno al governo fascista di Kiev
che sono riusciti finalmente a insediare con la rivolta di piazza
Maitan una volta fallita l’operazione della cosiddetta ricoluzione arancione. Per sottrarre il pa-
ese al controllo dell’imperialismo
russo, cui resta la difesa delle
regioni separatiste dell’Est, possono passare sopra a questa e
altre violazioni.
Come ha fatto l’amministrazione Obama che il 24 luglio ha
stanziato a favore dei servizi di
sicurezza ucraini un nuovo pacchetto di aiuti per un valore di
200 milioni di dollari da destinare ufficialmente a esercitazioni,
equipaggiamenti leggeri e forniture di materiale sanitario.
Obama aiuterà militarmente la
Nigeria per combattere Boko Haram
Il
presidente
nigeriano
Muhammadu Buhari concludeva il 23 luglio la sua visita di
quattro giorni a Washington affermando che “involontariamente, e oserei dire non intenzionalmente, l’applicazione del Leahy
Law Amendment (la legge che
impedirebbe la vendita di armi ai
paesi che violano i diritti umani,
ndr) da parte del governo degli
Stati Uniti ha aiutato e favorito i
terroristi di Boko Haram”. Buhari
si è insediato nello scorso marzo in quelle elezioni che sono
state definite una consultazione
elettorale democratica, la prima
transizione pacifica del potere
per la Nigeria, ha voluto evidenziare che l’amministrazione di
Obama avrebbe sbagliato a non
rifornire gli arsenali militari nigeriani del precedente regime per
combattere le formazioni islamiste di Boko Haram che operano
nel nord del paese e che recentemente hanno aderito allo Stato
islamico.
Un grido di aiuto immediatamente raccolto dall’imperialismo americano col presidente
Obama che elogiava la pre-
sidenza Buhari per il suo impegno nel combattere la corruzione a sopratutto per il suo
impegno nella lotta contro Boko
Haram e prometteva un forte
sostegno militare. Che si aggiungerà a quello già in corso in
Nigeria del valore di 5 milioni di
dollari per la costituzione di una
task force multinazionale contro il movimento islamico. Nel
nome della lotta al terrorismo si
sviluppano le relazioni economiche degli Usa con la Nigeria
che è il più grande produttore di
petrolio dell’Africa.
Commemorazione
di
Mao
2 il bolscevico / documento dell’UP del PMLI
nel 39° Anniversario della scomparsa
N. 3 - 22 gennaio 2015
MAO
E L’ISTRUZIONE
NEL SOCIALISMO
parlerà Federico Picerni
a nome del Comitato centrale del PMLI
Il presidente Mao, sole rosso dei nostri cuori, è fra noi - 1967
1976 - 9 Settembre - 2015
L’iniziativa
è aperta
al pubblico
Domenica 6 settembre 2015 - ore 10.00
Firenze - Sala ex Leopoldine - Piazza Tasso, 7
PARTITO MARXISTA-LENINISTA ITALIANO
Comitato centrale
Sede centrale: Via Antonio del Pollaiolo, 172a - 50142 FIRENZE
Tel. e fax 055.5123164 e-mail: [email protected]
www.pmli.it
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N.32 data editoriale 10 settembre 2015