anno XXVI numero 8 settembre 2011
Crisi Alenia
p.9
Panorama Italia p.11
Lo stato dell’arte p.15
Educare e (è) accompagnare
La Chiesa di Nola inizia un nuovo anno pastorale ribadendo la centralità dell'educazione in tre
tappe: prima la riflessione su educazione e accompagnamento nella grande assemblea
diocesana riunita il 20 e 21 settembre presso il Santuario Madonna dell'Arco.
Poi il giorno 22 i consigli pastorali parrocchiali dove le comunità hanno pensato il cammino di
quest'anno a partire dagli orientamenti ricevuti. Educare e accompagnare per promuovere la
persona e la sua dignità.
02 L’editoriale
anno XXVI numero 8 settembre 2011
L’etica e la spread
di Alfonso Lanzieri
Educare..: che novità! Sono oramai
più anni che non si fa altro che parlare
di questo, un primo, un secondo convegno diocesano, gli orientamenti
dell'episcopato italiano, le assemblee
diocesane e le piste pastorali di questi
ultimi tempi. E poi: articoli, riflessioni,
tracce nella Parola di Dio, mille altre
modalità. Sembra quasi l'accanimento intorno ad un argomento, un
tornare a parlare quasi non ci fossero
altri spunti e altre problematiche.
Eppure, nonostante tanta insistenza,
ancora siamo incapaci come comunità cristiana di rintracciare le disponibilità di adulti che scelgano di mettersi
seriamente in cammino, di uomini e
donne che si facciano accompagnatori di famiglie, giovani e ragazzi, di
persone che colgano in pieno il valore
della testimonianza matura che non
attende sempre il placet per eseguire
un ordine, ma che sa orientarsi nelle
scelte di prossimità e di servizio. Segno, questo, che ancora c'è bisogno
di far passare la sensibilità dell'educare dalla teoria dell'educazione alla
prassi dell'essere un educatore che
coltiva sensibilità, capacità e cuore
nel linguaggio dell'incontro e della sequela, della vita di fede e delle scelte
sociali.
La scelta della nostra Chiesa di Nola
non è continuare a parlare di educazione, ma proporre su questa una approfondita riflessione perché ciascuno dei suoi membri possa trovare agevole la traduzione dalla teoria alla
prassi, dalla conoscenza dei principi
all'intelligenza della fede.
La questione è anche legata ad una
presupposta competenza, che ciascuno di noi pensa di aver maturato in
questi anni, per cui avviene per
l'educazione ciò che si riscontra anche nell'evangelizzazione. Quando si
è cominciato a parlare di nuova evangelizzazione in molti hanno pensato
che ci si riferisse ad un rinnovato entusiasmo missionario da dover rivolgere a coloro che erano lontani, in parte
avevano ragione, ma in verità l'invito
era particolarmente rivolto a quelle tradizioni che da sempre riconoscevano
- o presupponevano- la chiara identità
cristiana, ma che in realtà avevano
perso il contatto con Gesù Cristo,
mantenendo solo un vago senso di
cultura di tradizione cristiana nella propria esistenza. Così per l'educazione
esiste un senso dell'educare che mantiene l'ancora dietro schemi e prassi
costituite, ma che non riesce ad intercettare l'altro e la sua vita.
Fermarci sull'educare significa darci il
tempo di scandagliare, motivare, comprendere, sperimentare. Cercando di
leggere la realtà che ci circonda sappiamo che non possiamo andare alla
ricerca di equazioni che ci fanno semplicemente sostituire le parole o le
strategie, non è un cambio di linguaggio ad assicurare la contemporaneità
del sapere educare, ci viene chiesto
un coraggio ulteriore: ricercare un nuovo.
Per fare questo dobbiamo darci tempo, costruire percorsi e disfarli, tentare sentieri e correre il rischio dello
smarrimento, avere il tempo per riflettere sugli avvenimenti e sulle esperienze, mentre c'è un tempo che corre
e tutti che ci invitano a stare al passo
coi tempi non curandoci troppo di come riuscire a tenere il ritmo. È la tentazione di un società che rischia di
confondere efficacia con efficienza,
bellezza con estetica, sentimento con
emozione.
“Non ci sto!!!” vorremmo gridare, ma
si sceglie di farlo con lo stile della riflessione, del dialogo e dell'attesa…
per costruire insieme. Ancora educare, e con forza sceglierlo e risceglierlo
nonostante tutto.
in dialogo mensile della Chiesa di Nola
Redazione
via San Felice n.29 - 80035 Nola (Na)
Autorizzazione del tribunale di Napoli
n. 3393 del 7 marzo 1985
Direttore responsabile: Marco Iasevoli
Condirettore: Luigi Mucerino
In redazione:Alfonso Lanzieri, Mariangela Parisi,
Michele Amoruso, Enzo Formisano, Gennaro Morisco
Stampa: Giannini Presservice via San Felice, 27 - 80035 Nola (Na)
Chiuso in redazione il 10 ottobre 2011
Abbonamento annuale: € 10,00
Versamento da effettuare sul numero di Conto corrente postale 18524801 intestato a “Diocesi di
Nola – Ufficio economato”, causale “abbonamento In dialogo”.
Parrocchie, istituti religiosi, aggregazioni laicali e istituzioni possono chiedere la ricezione presso un solo
indirizzo di più copie.
Educare e (è) accompagnare 03
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Sul carro dell'altro
L'inizio dell'anno pastorale della diocesi di Nola
di Mariangela Parisi e Alfonso Lanzieri
“Si può educare senza accompagnare?” Questo il titolo dell'assemblea ecclesiale con la quale la Chiesa di Nola
ha cominciato questo nuovo anno pastorale 2011-2012. Migliaia di persone – presbiteri, religiosi e laici – si sono ritrovate nella chiesa nuova del
santuario di Madonna dell'Arco a
Sant'Anastasia per recepire gli orientamenti che dovranno informare i cammini parrocchiali.
Al centro dell'attenzione generale
c'era il tema che i vescovi italiani vogliono sia in cima alle preoccupazioni
di ogni diocesi: l'educazione. In linea
quindi con la Cei, il nostro vescovo Beniamino Depalma ha spinto la diocesi a fissare lo sguardo su tale questione, già presentata al pensiero e al cuore dei fedeli all'inizio dei tre precedenti anni pastorali. Un sentiero che continua e si approfondisce, dunque, come ricordato dallo stesso mons. Depalma in apertura dei lavori
dell'assemblea a Sant'Anastasia:
«l'anno scorso ci siamo detti che
l'educazione è uno sguardo nel miracolo del “tu” che ci sta innanzi e ci interpella. Quest'anno vogliamo dirci
che educare significa accompagnare
perché la sorgente che c'è dentro ad
ogni cuore possa cominciare a generare acqua viva. Educazione come
“presenza”». Il filo conduttore di questo cammino pluriennale, ha spiegato
Padre Beniamino, è la cura della persona, delle sue urgenze, dei suoi talenti, del suo valore, della sua dignità.
L'assemblea ecclesiale ha coperto
tre giorni: il 20 e il 21 settembre due incontri a Madonna dell'Arco, con
l'intervento prima di Bruna Costacurta, docente di Sacra Scrittura della
Pontificia Università Gregoriana, poi,
il giorno successivo, di Piera Ruffinatto, docente della Pontificia Facoltà di
Scienze dell' Educazione «Auxilium.
Il 22 settembre i consigli pastorali parrocchiali, per programmare l'anno a
partire dalle riflessioni delle due sera-
te precedenti. (I video integrali degli interventi di Bruna Costacurta e Piera
Ruffinatto sono disponibili sul sito internet www.diocesidinola.it nella sezione “La diocesi in video”)
La prof.ssa Bruna Costacurta ha tenuto una lectio sul brano degli Atti degli
apostoli (8, 26-40) in cui si racconta la
vicenda del diacono Filippo che annuncia la buona novella del vangelo
ad un eunuco etiope sulla via di Gaza,
battezzandolo alla fine nel nome di
Gesù. La biblista ha analizzato il brano a partire dal tema dell'educazione
mettendo in evidenza alcuni atteggiamenti di Filippo altamente istruttivi;
quest'ultimo, con la domanda «capisci quello che stai leggendo?» - rivolta all'eunuco che sul suo carro leggeva il profeta Isaia - aiuta il suo interlocutore a riconoscere il proprio bisogno e a chiedere aiuto: l'Etiope si rende conto che non comprende completamente, gli serve fare un passo innanzi. Filippo parte dal desiderio
dell'altro per accompagnarlo verso la
verità, fa aprire a lui il cuore per poter
poi offrire una risposta autorevole,
un'offerta che è offerta d'amore, rispettosa, che non vuole imporre nulla. Invitato, Filippo sale sul carro
dell'eunuco e si fa suo compagno di
viaggio. Ecco un altro atteggiamento
fondamentale per chi vuole educare:
accompagnare, farsi prossimo, mettersi sulla strada del più piccolo. La
prof.ssa Costacurta ricorda come gli
eunuchi – per gli ebrei- non potessero entrare nella comunità del Signore:
la loro menomazione fisica li escludeva nei fatti dal popolo di Dio. Con la
professione di fede nel nome di Gesù
adesso il lontano diventa vicino, fratello, raggiunto dall'annuncio della salvezza che ha proclamato che Gesù è
il Figlio di Dio. Questo perché in Gesù
ogni esilio ha termine, la salvezza è
per tutti i popoli, non c'è più né giudeo
né greco né alcun altra distinzione, come ricorda Paolo. Filippo ora sparisce
alla vista dell'eunuco: ha accompagnato l'altro sulla via della fede e adesso si ritrae affinché l'eunuco continui
felice la sua vita nella libertà e responsabilità: il fine di ogni processo educativo.
04 Educare e (è) accompagnare
Evangelizzare, educare e accompagnare: tre campi oppure un unico campo in cui, da adulti, giocare la sfida del
secolo, la sfida educativa? Suor Piera
Ruffinatto nel suo intervento del 21
settembre, è partita proprio da questa
domanda, proprio da questi tre campi
d'azione dell'agire ecclesiale per offrire spunti di riflessione sulla questione
dell'educare in un tempo di crisi quale
quello che stiamo vivendo.
Recuperare la componente relazionale dell'atto educativo e restituire autorevolezza all'autorità sono state da
lei indicate quali condizioni imprescindibili per un percorso educativo
che non può che essere accompagnamento: legando etimologicamente educare al verbo latino ēdŭcāre (e
non ad ēdūcĕre), lo si può infatti considerare sinonimo di accompagnare.
Un cambio di prospettiva che rimet-
tendo in gioco la piena libertà
dell'accompagnato spinge inevitabilmente all'abbandono, da parte
dell'accompagnatore, di qualsiasi forma di costrizione formativa: è solo nella piena consapevolezza di ciò che si
sceglie - e dunque anche consapevolezza successiva dei propri errori che si genera terreno fertile perchè attecchiscano i semi del Vangelo.
La libertà, se messa in gioco fin
dal'inizio del percorso educativo, può
essere indirizzata perché la si consegni ad un progetto di vita. Un progetto
fondato su un desiderio che sia amore capace di dare senso alla vita, amore intelligente dunque perché fondato
su un approccio all'altro e alla realtà
circostante mirato all'incontro con la
verità, con l'essere sic et simpliciter
dell'altro e di ciò che lo circonda.
Abbandono di preconcetti dunque, di
anno XXVI numero 8 settembre 2011
pregiudizi e di propri progetti sull'altro
con lo scopo non di renderlo libero e
felice ma di plasmarlo. Abbandono
della fretta, dell'impazienza verso il
tempo che pure è “lo spazio dove la
persona tesse le trame della sua vita
terrena”. Abbandono infine di un Dio
preconfezionato, di un Dio presentato
come già totalmente compreso e accompagnato ad un senso religioso ridotto a becero fatalismo e superstizione.
Educare ed evangelizzare devono
dunque significare per un adulto (ovvero per chi è chiamato a generare)
presenza ovvero capacità di mettersi
in gioco per primi per accompagnare i
più giovani alla piena valorizzazione
della propria umanità testimoniandone allo stesso tempo la pienezza nella
scelta di declinarla secondo il paradigma della cristianità.
Educare e (è) accompagnare 05
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Attingere al grande fuoco
La terza giornata dell’assemblea diocesana
di Vincenzo Formisano
Dare concretezza alle parole per non
farle restare efficaci slogan. Questo,
in estrema sintesi, l'obiettivo della terza giornata dell'assemblea diocesana di quest'anno da svilupparsi
all'interno dei consigli pastorali parrocchiali: dopo aver ascoltato e appreso era il momento del mettere in
pratica. La giornata di riflessione, infatti, si è mossa a partire dalle preziose indicazioni date dalla prof.ssa Costacurta e dalla prof.ssa Ruffinatto e
quelle contenute nell'opuscolo “Per
una pastorale educativa. Educarci
per accompagnare”, strumento agile
e prezioso per discernere ed orientare la pastorale che padre Beniamino
Depalma ha donato alla sua Chiesa.
Ed il 22 settembre il consiglio pastorale della parrocchia di S.Francesco
d'Assisi di Pomigliano - di cui faccio
parte - ha seguito con fedeltà la linea
tracciata nei giorni precedenti: dapprima la preghiera con l'invocazione
allo Spirito proposta per sottolineare
la continuità dell'appuntamento parrocchiale con i due momenti diocesani, poi una prima fase in cui, liberamente, è risuonato tutto ciò che ci aveva colpito dei giorni precedenti:
dall'idea del “salire sul carro” a quella
del partire dell'ascolto dei bisogni e
desideri degli altri; dalla necessità di
rendere l'accompagnamento non una
“tecnica” educativa, ma uno stile da
assumere sempre, alla necessità di
prendere le distanze da un pessimismo antropologico imperante, perché
educare oggi è possibile, anche se costa più fatica rispetto a prima per il moltiplicarsi di proposte culturali e sociali
che, spesso, non sono in linea con i
valori cristiani. Il tutto con la consapevolezza che quanto più si rendeva
semplice e palese il contenuto del
messaggio (Gesù Cristo), tanto più
era efficace l'azione messa in campo
per trasmetterlo.
Questo primo momento, che ci ha permesso di tracciare alcune linee comuni su quali procedere, è poi stato seguito da un periodo di lettura e studio
personale dell'opuscolo del vescovo.
Quando il consiglio si è rivisto, circa
una settimana dopo, si è deciso di
analizzare punto per punto il documento episcopale partendo dagli elementi che già erano presenti in parrocchia e che, quindi, andavano semplicemente riproposti con piccole mo-
difiche, per lasciare più tempo al discernimento per i punti sui quali c'era
bisogno di un maggior lavoro: avendo, infatti, la consapevolezza di non
poter fare tutto bene, si è deciso di focalizzare l'attenzione su ciò che si reputava più urgente tra le priorità indicate dal testo, in particolare la revisione dei cammini catechistici per renderli più rispondenti ai tempi cambiati
e, quindi, impostarli su una maggiore
attenzione sia verso i bisogni e le richieste che vengono fatte (rendendo
sempre più evidente il rapporto tra i
contenuti della catechesi e i risvolti
prativi nella vita ordinaria) sia verso
una prosecuzione all'interno dei cammini ordinari parrocchiali, rispondendo così anche alla necessità di una formazione costante dei laici.
In definitiva, il ritorno a casa di tutti i
consigli pastorali mi ha fatto venire alla mente un' immagine ben precisa e
cioè quella di persone che hanno attinto dalla parola del Signore e preso
la fiammella dal grande fuoco per andare ad illuminare tutte le parrocchie
e poter raggiungere così ogni uomo.
06 In diocesi
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Operai nella vigna del Signore
Sei nuovi diaconi e due nuovi presbiteri nella Chiesa di Nola
di A. L.
I neo diaconi indossano la stola.
Se l'assemblea ecclesiale di fine settembre a Sant'Anastasia ha rappresentato un momento importantissimo
per l'orientamento di tutta l'azione pastorale della diocesi, questo mese ha
visto presentarsi due eventi fondamentali per la vita della Chiesa di Nola. Lo Spirito Santo, guida forte e discreta della comunità cristiana, ha voluto donare alle nostra diocesi sei nuovi diaconi e due nuovi presbiteri. Lo
scorso 14 settembre, infatti, nella cattedrale di Nola, sono stati ordinati diaconi (per completezza d'informazione
ricordiamo che sono diaconi transeunti, attendono – quando la Chiesa lo
riterrà opportuno - il conferimento del
secondo grado del sacramento
dell'ordine: il presbiterato) da Mons.
Beniamino Depalma Marco Napolitano, Gianluca Di Luggo, Francesco
Stanzione, Giovanni D'Andrea,
Umberto Guerriero e Filippo Centrella. Nove giorni dopo, il 23 settembre,
lo stesso Mons. Depalma nel Duomo
dedicato all'Assunta, ha conferito
l'ordinazione presbiterale a Don Emilio Ventre e a Don Emilio Sorrentino.
Esistenze che hanno scelto di mettersi totalmente al servizio dell'uomo di
questo tempo e di queste terre, per le
quali tutta la diocesi è grata a Dio che
ha chiamato nuovi operai nella sua
messe.
Nelle due omelie pronunciate da Padre Beniamino rintracciamo la direzione e il compito del ministero che
questi giovani dovranno incarnare nelle loro vite per poter essere davvero
fedeli alla chiamata ricevuta dal Signore.
Il 14 settembre, festa della esaltazione della Santa Croce, agli ordinandi
diaconi Mons. Depalma ha spiegato
che la croce è «il linguaggio di Dio», la
visione plastica del suo amore per
noi. Solo l'amore ha tenuto il Figlio di
Dio inchiodato al legno di una croce romana. Gesù Cristo non ha lasciato il
suo patibolo, quando i suoi torturatori
lo invitavano a farlo, per dimostrare
così la verità di ciò che andava dicendo su se stesso, non per amore della
morte o del dolore. Gesù non è sceso
dalla croce solo per amore degli uomini, perché «non c'è amore più grande
di questo: dare la vita per i proprio amici». La logica più vera della vita allora
è quella del dono, del servizio: proprio
questo dev'essere il vettore principale della vita di coloro cui viene conferito il primo grado del sacramento
dell'ordine. «Voi questa sera» ha detto il Vescovo di Nola «scegliete di essere piccoli, poveri e umili e mettete
da parte parole come successo, carriera, ricchezza».
Durante la liturgia delle ordinazioni
presbiterali, Mons. Depalma ha ricordato ai diaconi Emilio Ventre ed Emilio Sorrentino che il presbiterato è un
dono di Dio. Non è un merito, non è
una proprietà. Esso si amministra solo e soltanto vivendo la gratuità radicale cui è chiamato il discepolo di Cristo che gratuitamente ha ricevuto e
gratuitamente deve dare. «Che tipo
di prete volete essere?» ha domandato agli ordinandi « dipendenti di
un'agenzia ecclesiastica? Assistenti
sociali? Funzionari di un'istituzione
sacra? Queste figure non servono, a
noi servono uomini di Dio». Padre Beniamino ribadisce il concetto citando
un'espressione del grande scienziato
cattolico Enrico Medi: «A noi laici lasciate il servizio nelle cose temporali,
voi preti fateci vedere Dio». Il primo
servizio che i preti devono e possono
portare oggi al mondo è il servizio della santità. «Come presbiteri » ha ripetuto con forza Mons. Deplama «dovete essere la visibitià di Gesù Cristo, la
sua parola, la sua presenza».
anno XXVI numero 8 settembre 2011
In diocesi 07
Il momento del canto delle litanie. La Chiesa chiede a Dio, per l'intercessione di Maria e di tutti i Santi, di
benedire e ricolmare dei suoi doni i candidati chiamati al ministero sacerdotale.
Il momento dell'imposizione della mani durante l'ordinazione.
08 In diocesi
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Perché prete?
Uno dei neo presbiteri ci spiega la sua scelta
di Emilio Sorrentino
“Un solo Signore, una sola Fede, un
solo Battesimo, un solo Dio e Padre”,
con questa solenne acclamazione la
corale della Cattedrale di Nola, il 23 di
Settembre scorso, faceva riecheggiare, tra le navate del Duomo, il grande
grazie e l'eminente gaudio che l'intera
Chiesa locale elevava a Dio Padre
per aver voluto guardare ancora una
volta con occhio amorevole e provvidente la Sua vigna, chiamando, eleggendo e inviando due nuovi presbiteri. E' sempre cosa ardua esprimere
stati d'animo, emozioni, sensazioni,
in particolar modo quando si tratta di ricostruire e ripercorrere storie vocazionali, o addirittura investigarne la genesi nell'intento di comprendere il
compito pastorale e l'ufficio sacro a
cui si è convocati. Tuttavia è possibile
offrire un tentativo di risposta e, quindi, di comprensione valoriale, nella misura in cui ciascun fedele si apre
all'Ascolto. Del resto l'invito principale
a cui ogni cristiano deve offrire il suo
deferente ossequio di cuore e di intelletto consiste nel tendere l'orecchio
del cuore all'Ascolto. Tutta la Sacra
Scrittura è intrisa e pervasa da tale
esortazione: i Padri della Chiesa, uno
su tutti, san Benedetto, nel Prologo
della Regula così insegnava ai suoi
monaci: ascoltare, inclinans aurem
cordis, tendere l'orecchio del cuore.
Solo attraverso il vero ascolto, dunque, si diventa ubbidienti, cioè capaci, maturi, pronti a rendere testimonianza, a esprimere con le azioni
quell'amore incondizionato che Cristo ci ha lasciato in eredità. Vocazione non è solamente e semplicisticamente chiamata, seppure di matrice
divina: ma essa è chiamata a donarsi,
cioè a fare della propria vita dono di
amore; e allora il matrimonio è vocazione giacché in esso e con esso ci si
dona l'uno all'altra; il sacerdozio è vocazione giacché la sua radice è
l'albero della croce e i suoi frutti la grazia che ci salva. Vocazione quindi
non solo come cambiamento della
propria vita, ma come trasformazione
dei contenuti della propria vita. In questa prospettiva Dio agisce e come
sempre e solo Lui sa fare è capace
dal suo tesoro di “estrarre cose nuove
e cose antiche” (Mt 13,52). L'agire di
Dio non è meramente un'azione autorevole, dall'alto, ma nella semantica
latina, filosofico-teologica, è condurre, proporre, parlare, entrare in dialogo con i Suoi figli! Si ritorna, così, a
quella dimensione fondamentale e caratterizzante dell'ascolto quale condicio sine qua non di ogni cristiano e in
special modo nella vita dei presbiteri.
E' proprio nell'ascolto, nel dialogo che
si esprime quel sensus ecclesiae che
non deve mai mancare a noi sacerdoti giacché nostra identità, nostra specificità, nostra fondatività. Il presbitero: “Servo della parola, mandato da
Dio, scelto per mostrare, ministro di
Cristo, ministro dei sacramenti di Cristo, modello della lode divina nella Comunità ecclesiale”, come amava dire
mons. Guerino Grimaldi di venerata
memoria. E parallelamente così scriveva nella Lettera Pastorale per il
grande Giubileo del 2000 il nostro presule, mons. Depalma: “ Nel lasciare –
obbedendo alla chiamata del Santo
Padre – l'Arcidiocesi di Amlfi-Cava dè
Tirreni, che ho molto amato in questi
primi anni del mio ministero episcopale, so di non avere portato con me consapevoli rimpianti, ma soltanto una
profonda riconoscenza per ogni sfida
accettata con coraggio, per ogni sogno di speranza condivisa, per ogni
difficoltà vinta nell'amore dello Spirito, per ogni occasione di crescita umana e cristiana vissuta: Cristo è la nostra strada regia, Cristo la nostra stra-
da maestra”. In questo orizzonte
mons. Depalma ha rimarcato con devota paternità nella riflessione rivolta
all'intero presbiterio che il sacerdote
non è un manager, non un burocrate,
un arrivista, né un vile, ma solamente
l'uomo di Dio che esprime Cristo nel
cuore e nelle azioni, perché chiunque
lo incontri sia rincuorato, incoraggiato, aiutato, amato, condotto ed edotto
nella e sulla via dell'Amore! Ecco il sostantivo chiave, ecco la risposta definitiva all'interrogativo: perché presbiteri? Per Amore! Del resto è la risposta definitiva che Sant'Anselmo
d'Aosta pone nel suo Cur Deus homo.
Nell'immaginetta ricordo della mia ordinazione sacerdotale v'è scritto: Non
c'è Amore più grande che dare la vita
per i propri amici; e in quella del mio
compagno d'ordinazione don Emilio
Ventre: Tu sai tutto Signore, Tu sai
che ti amo! Due vite diverse, due età
differenti, due storie dissimili, due percorsi formativi differenti ma che lo Spirito Santo ha da sempre unito: il giorno 19.giugno1983 mentre don Emilio
Ventre riceveva il Sacramento del Battesimo, io ricevevo per la prima volta
la Santissima Eucarestia. Proprio don
Emilio Ventre mi accolse come confratello nel collegio diaconale porgendomi la stola e la dalmatica. E, ora, entrambi, siamo operai nella Vigna del
Signore, accomunati dallo stesso nome, legati dallo stesso amore per Cristo e la Sua Chiesa.
In diocesi 09
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Giù le mani dall’Alenia
Futuro fosco per i dipendenti dell'azienda aeronautica
di Domenico Veneziano
“Venerdì 27 febbraio 2009 l'intera città di Pomigliano ha pacificamente sfilato per le vie della città per sottolineare la necessità di drastici interventi
da parte di governo, enti locali e “management Fiat” per dare un futuro a
questa storica realtà industriale. E'
stata la giornata della solidarietà, della vicinanza a quanti stanno vivendo
sulla loro pelle questa crisi economica mondiale. Tutti insieme per far sentire il grido di allarme di questa terra
che si vede derubata del lavoro e della propria dignità”. Con queste parole
descrissi, sul giornalino della mia parrocchia più di due anni fà, la situazione in cui versava la città di Pomigliano
che stava vivendo lo spettro di vedere
chiusa la sua realtà industriali più importante.
Ed ora, dopo poco tempo, ci risiamo:
venerdì 23 Settembre 2011 circa tremila tute blu di Alenia Aeronautica, sia
quelle del sito di Casoria che di Pomigliano e con una delegazione degli altri due siti campani ( Nola e Capodichino), sono scese in strada per manifestare contro il piano di riorganizzazione dell'azienda del gruppo Finmeccanica.
Il corteo partito dai cancelli della fabbrica, si è diretto verso il centro cittadino e ha poi raggiunto la sede del Municipio dove era in programma una seduta straordinaria monotematica del
Consiglio Comunale , non solo alla
presenza degli amministratori di Pomigliano, ma anche di alcuni sindaci del
comprensorio, di parlamentari, consiglieri e assessori regionali e del nostro Vescovo Beniamino de Palma.
Un incontro importante dal quale tutti
sono usciti ( speriamo) con la convinzione che bisogna evitare che questo
piano industriale di “soli tagli” sia attuato. Lo spostamento della sede legale dell'azienda Alenia Aeronautica
da Pomigliano a Venegono (prov. di
Varese), la chiusura di alcuni stabilimenti, i tagli del personale, le esternalizzazioni sono un ennesimo “scippo”
che umilia sempre di più la nostra martoriata regione.
Noi lavoraori siamo consapevoli dei
problematici scenari economici, siamo disponibili ad attuare piani di efficientamento dell'azienda per essere
sempre più competitivi e ridurre gli
sprechi; le decisioni prese dall'azienda, però, non sembrano andare tutte
in questa direzione e lasciano l'amaro
in bocca perchè sanno solo di “capriccio politico”.
Durante la tesissima assemblea in comune si sono succeduti numerosi interventi da parte dei sindacati (quanto
mai uniti e decisi nel portare avanti
questa durissima lotta), amministratori e politici di tutti gli orientamenti a
testimonianza che questa vertenza
non ha nessun colore se non il “nero”
che colora il futuro lavorativo di migliaia di lavoratori.
Ma l'intervento più applaudito che ha
riscosso numerosi consensi è stato
quello del nostro vescovo Beniamino
De Palma che personalmente ringrazio per la vicinanza che da sempre rivolge al mondo lavorativo.
Un esortazione ai politici ( ma anche a
tutti i presenti ) a non rassegnarsi , a
fare ciascuno la propria parte per re-
stituire dignità a questa terra; non è
più il momento di scherzare ma prendere sul serio la Campania con le sue
innumerevoli potenzialità. Il nostro Pastore ha inoltre rivolto ai politici l'invito
a svegliarsi e vigilare - con tutti noi - affinchè gli operai, i padri di famiglia non
finiscano per cadere, sulla scia della
disperazione, nelle mani della criminalità.
Personalmente questi giorni di protesta mi hanno davvero demoralizzato;
mai avrei pensato di dover sfilare per
le strade per rivendicare il diritto al lavoro, il diritto alla dignità, il diritto ad
avere una vita serena. E' umiliante impegnarsi al massimo nel proprio lavoro e sapere che hai dinanzi una futuro
lavorativo pieno di punti interrogativi.
Sembra ieri che il nostro Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano,
in visita presso lo stabilimento Alenia
di Pomigliano ricordava che “ realtà
campane come questa degli stabilimenti di Alenia sono isole d'eccellenza che grazie alla loro produttività,
competitività, tutela dell'ambiente e
della sicurezza sul lavoro rimangono
le roccaforti e il motore dello sviluppo
economico e culturale della Campania”. Noi lavoratori siamo e ci sentiamo tali e daremo il massimo per esserlo sempre di più. Speriamo solo di
avere un luogo dove poter dimostrare
tutto ciò.
Panorama Italia 11
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Domande anche all’Europa
Crisi economica o del buon senso?
di Jean-Dominique Durand - Università di Lione (Francia)
La crisi economica e finanziaria che
non smette di approfondirsi e di allargarsi, sembra sfuggire ad ogni volontà politica e soprattutto al buon senso,
al concetto di bene comune. Fino a
qualche tempo fa (sarebbe utile potere datare il momento della svolta)
l'attività economica era regolata dagli
equilibri tra il lavoro, gli investimenti finanziari, il successo della produzione
e della commercializzazione.
Un'azienda era prospera se produceva bene e vendeva bene. Il sistema
era regolato dagli Stati che avevano
introdotto leggi sociali per proteggere
i lavoratori e leggi economiche per
proteggere le produzioni nazionali o
al contrario liberalizzare la circolazione delle merci.
Si trattava di un'economia reale, basate sul lavoro degli uomini e su produzioni concrete. Il controllo statale aveva fatto nascere il concetto di economia sociale di mercato, sviluppato in
Europa negli anni 1950, dai partiti democratici cristiani.
L'ideologia liberale, che non è migliore dell'ideologia marxista, è riuscita a
far cadere tutti i quadri, e in un contesto di individualismo sfrenato, siamo
entrati nell'era dell'economia virtuale.
Il valore di una ditta, o di una nazione
intera non viene più dai suoi uomini,
dalle sue produzioni, ma da calcoli
strani, la cosiddetta speculazione che
non si basa su niente di concreto, se
non sulla ricerca di profitti inverosimili
per alcuni attori del mondo della finanza. Il tutto incoraggiato dalle ormai famose agenzie di rating che si so-
no autoproclamate come una specie
di guru dell'economia, oracoli del dio
denaro, della dea speculazione. Nessuno sa cosa rappresentano, su quali
basi esattamente lavorano, ma basta
che decidano di assegnare un giudizio, in basso o in alto, e subito centinaia di migliaia di persone si trovano
nei guai senza sapere perché.
È un disprezzo totale della democrazia, perché tali agenzie non tengono
in nessun conto né le politiche degli
Stati, né i dibattiti parlamentari, né le
elezioni.
Altrettanto accade nei confronti di una
realtà articolata come è l'Unione europea che, comunque, tenta di reagire.
È una forma nuova di totalitarismo.
Ma un totalitarismo senza viso perché
nessuno conosce, salvo gli specialisti, i capi di queste agenzie, né gli impiegati, né i loro metodi, e ancora meno la loro competenza per dire chi deve pagare, chi deve sopravvivere. Un
totalitarismo perché non hanno nessuna legittimità, perché nessun organismo statale o privato li controlla. Il
controllo è la base di ogni funzionamento democratico.
Tale situazione, anche in Europa, è
stata raggiunta con la complicità dei
politici che hanno abbandonato la politica.
12 Educare e (è) accompagnare
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Dai frutti li riconoscerete
di Rosamaria De Rosa
Chi entra come ospite per la prima volta nelle casa di riposo “Padre Girolamo Maria Russo” di Saviano crede di
trovarsi di fronte a qualcosa di veramente straordinario o miracoloso, ed
invece ciò che in un primo momento
appare anormale fa parte della più media quotidianità.
Della normalità fanno parte delle giornate d'incontro-festa tra gli ospiti del
complesso e le loro famiglie. Ci spiega il Sig.Gennaro Caliendo, che queste feste rappresentano momenti
d'incontro con le famiglie ed amici degli anziani. La festa del 22 settembre
ha rappresentato sia la chiusura
dell'estate sia che la festa anticipata
dei nonni (2 ottobre). Questa integrazione o meglio convivenza – ci spiega
questa volta la sig.ra Eleonora - ha
avuto inizio al mattino partecipando alla S.Messa delle 10,30, poi il pranzo
ed a seguire la festa in giardino rallegrata dall'ani-mazione del trasformi-
sta e cantante Mimmo Foresta,tra poco accanto a Fiorello sulle maggiori reti nazionali.
Tra i tanti nonnini della casa spunta la
prima poetessa nolana della Campania, Luisa Lombardo, che acclamata
dai suoi amici si cimenta nella recitazione de “A livella” di Antonio de Curtis in arte Totò, concludendo così la serata strappando applausi anche per il
suo compleanno. Alla fine le torte per
tutti chiudono in vera dolcezza un pomeriggio che è stato reso bello non solo dagli anziani della casa, ma soprattutto dagli gli operatori della stessa
che hanno reso speciali giornate come queste.
Padre Girolamo Maria Russo era nato a Cimitile il 26.12.1885, si spense a
Saviano presso il Convento dei Servi
di Maria in Alberolungo il 30.11.1970.
Ordinato sacerdote il 10.06.1911, tra-
scorse più della metà dei suoi 60 anni
di sacerdozio nel Convento savianese dei Servi di Maria. Proprio a Saviano, sotto la sua direzione, fiorì l'
E.N.A.O.L.I., Ente Nazionale di Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani. Iscritto nell'albo dei giornalisti, fu
nel 1969 nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica.
È stato il riformatore della Provincia
dei Servi di Maria dell'Italia Meridionale. Il 18 settembre 1999, a circa
trent'anni dalla scomparsa, i resti mortali di Padre Russo furono solennemente traslati dal cimitero di Palma
Campania nel Convento S. Anna ad
Alberolungo, nella frazione di Sirico,
dove fin dal 1921 questo devoto Servo di Maria aveva fondato un Collegio
per promuovere le vocazioni
dell'Ordine, «gettando, così, le basi
della futura, risorta Provincia religiosa
dell'Italia Meridionale».
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Educare e (è) accompagnare 13
I giovani di Ac pellegrini per la pace
di E. F.
“Chi è in cammino verso Dio non può
non trasmettere pace, chi costruisce
pace non può non avvicinarsi a Dio”.
Queste le parole usate il 1° gennaio
da papa Benedetto XVI per presentare la Giornata di riflessione, dialogo e
preghiera per la pace e la giustizia nel
mondo insieme con i fratelli di tutte le
confessioni religiose che si terrà il
prossimo 27 ottobre ad Assisi, a 25 anni dallo storico incontro voluto da Giovanni Paolo II.
In preparazione a questo importantissimo momento, lo scorso 24 settembre, i giovani di Ac si sono ritrovati ad
Assisi come pellegrini per assicurare
al papa la loro preghiera unito ad un
generoso e quotidiano impegno per la
pace, un incontro che si colloca 25 anni dopo il pellegrinaggio dei giovani di
Azione Cattolica che si ritrovarono ad
Assisi anche in occasione dell'appuntamento voluto da Wojtyla.
“Tracce di pace. Giovani di Ac in cammino per la libertà” (a cui hanno partecipato più di 500 giovani provenienti
da tutta Italia) ha visto un primo momento di riflessione in cui il cardinale
Jean-Louis Tauran, Presidente del
Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa e Franco Miano, Presidente nazionale
dell'Azione cattolica italiana, hanno
spiegato il senso dell'incontro e come
oggi sia possibile arrivare alla pace.
Miano, ricordando l'incontro del 1986,
ha sottolineato come quell'appuntamento fu seguito, dopo alcuni anni
dall'inaspettato crollo del muro di Berlino che sancì la fine della Guerra fredda e non ha nascosto la speranza che
l'incontro del 27 ottobre possa favorire il crollo dei muri che abbiamo costruito oggi, riferendosi ai muri
dell'indifferenza verso gli uomini e verso un progetto comune.
Il cardinale Touran (toccanti le sue lacrime di dolore nel momento in cui è
stato ricordato Shahbaz Bhatti, ministro pakistano ucciso perché cattolico) ha, invece, rimarcato la necessità
di fermarsi a riflettere tutti insieme poiché le religioni non possono in nessun caso essere motivo di guerre e di
riflettere nel silenzio, luogo in cui trovare le risposte comuni.
Pizzaballa, inoltre, ha rimarcato come
la pace passi necessariamente attraverso le relazioni libere e serene, e come, quindi, il pellegrino sia per sua natura uomo di pace, poiché attraversando territori spesso ostili per fare
un'esperienza di Dio, si riconosce fratello di tutta l'umanità. Sempre Pizzaballa ha poi sottolineato come oggi il
dialogo fra religioni sia necessario sia
poiché siamo quasi obbligati dalle
grandi tragedie della storia, sia perché ci aiuta a ricordare la nostra identità che, soprattutto in Italia, abbiamo
un po' smarrito negli ultimi anni. E proprio a questo proposito Miano, recatosi recentemente a Lampedusa, ha ricordato l'importanza di farsi interrogare dagli altri: l'Italia è il crocevia del
Mediterraneo e deve rispondere, oggi, alla sua vocazione e per farlo deve
essere vigile di fronte alla vita delle
persone che il Signore ci mette davanti, perché se è vero che la pace è
una necessità, il desiderio di incontrare l'altro è la via per raggiungerla.
Il dialogo tra queste tre voci autorevoli
è stato intervallato da alcuni momenti
artistici volti a sottolineare come anche la danza, il teatro e la musica siano mezzi per poter ballare, raccontare e cantare la pace, così come avviene in tante culture. Particolarmente significativo è stata la presentazione di
Rondine Cittadella della Pace,
un'associazione di Arezzo che ha costituito una casa che ospita giovani
studenti provenienti da Paesi in conflitto e che convivono fianco a fianco
per anni con il loro “nemico”: la missione dell'associazione è di promuovere, infatti, la risoluzione dei conflitti
mediante la testimonianza del dialogo e la pacifica convivenza.
L'appuntamento, infine, è culminato
nella serata con una veglia di preghiera nella Basilica di San Francesco,
preceduta da una breve fiaccolata.
14 Educare e (è) accompagnare
anno XXVI numero 8 settembre 2011
SettembrArte
L'esperienza dell'Associazione Meridies nel Nolano
di Pierfrancesco Rescio
Professore di Topografia antica dell'Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli
Si è da poco conclusa una grande
operazione culturale nell'area nolana
curata dall'Associazione Meridies.
L'iniziativa SettembrArte, volta a rinnovare il connubio fra l'Associazione
e il territorio con una serie di visite guidate ad alcuni dei monumenti più belli
e sconosciuti della Campania (castello medievale di Avella, convento di
Sant'Angelo in Palco di Nola, chiesa
di Santa Maria delle Grazie di Marigliano, Eremo dei Camaldoli di Nola) ,
ha raggiunto i massimi successi di
pubblico e di gusti.
Meridies si sa è uno di quei centri aggregativi della cultura che spazia dal
turismo all'arte, dalla valorizzazione
dei monumenti all'archeologia, coprendo un arco temporale lunghissimo.
La forza dell'associazionismo trova in
Meridies quel consenso comune e trasversale tipico delle persone appassionate, desiderose di lasciare non il
proprio segno ma “un” segno a favore
della Cultura.
L'opera di Meridies consiste nel valorizzare pienamente non solo i siti archeologici e monumentali dell'aerea
nolana, ma di combinarli in numerosi
itinerari finalizzati ad un dinamico e
non alternativo concetto di “luogo
d'interesse”. Ciò comporta la nascita
dell'idea di sviluppo in una specifica ricerca territoriale, in stretta collaborazione con enti pubblici e privati, utilizzando la forza lavoro e impegno locale, volontari, Diocesi, artisti, artigiani e
operatori culturali.
Contribuire alla crescita di collaboratori, catalogatori e ricercatori che controllano ed operano nel territorio significa far crescere anche la comunità locale. Per questo la formazione e
l'utilizzo di questi consente di proporre itinerari comparati che superano gli
stessi confini comunali e propongono, quindi, una sincronia di servizi e di
progetti che vanno dalla viabilità primaria alla diffusione culturale, alla
scoperta di nuovi luoghi da potenziare e salvare.
Per questo motivo gli itinerari scelti da
Meridies per SettembrArte possono
essere multiperiodali ma anche specifici.
«Il quadro ambientale e monumentale dell'area nolana» ha affermato il
Presidente di Meridies dott. Michele
Napolitano «consente di pianificare
uno sviluppo sincronico culturale e
ambientale in cui il fondamento è la conoscenza profonda del territorio e la
restituzione alle stesse comunità di
un'eredità che supera il tempo».
La posizione che il territorio nolano occupa a cavallo fra le ultime propaggini
del versante sudovest della piana di
Napoli e le prime dorsali montane
dell'Irpinia ne fa un luogo di naturale
relazione fra ambiti culturali, ambientali e storici diversi e, tuttavia, interrelati ed integrati nel più generale processo di sviluppo di una storia tutta ancora da scoprire.
Questa condizione è uno degli elementi di identità più evidenti che oggi
è possibile riscontrare nell'area e che
Meridies ha fatto bene a valorizzare
rendendo le coscienze più consapevoli di un'appartenenza a due storie
differenti, quella di pianura e quella di
montagna.
Lo straordinario patrimonio storico, artistico ed ambientale esistente che ha
avuto modo di farsi conoscere attraverso le giornate di SettembrArte è un
esempio di turismo al di fuori dei circuiti congestionati della fascia costiera.
In diocesi 15
anno XXVI numero 8 settembre 2011
Lo stato dell’arte
Da Saviano alla Biennale di Venezia
Sgarbi ha detto che essere a Pontecagnano è come essere a Venezia.
Quindi chiedo a Veronica come si arriva ad esporre alla Biennale: «i meccanismi di selezione per questi grandi
eventi sono stati da sempre oscuri e
incerti, ma in questa occasione devo
esprimere invece la mia soddisfazione per un ottimo grado di democratizzazione nelle scelte.
Io sono stata selezionata perché notata da una persona che lavora per
Arthemisia group (la società leader in
Italia nell'organizzazione di eventi artistici e culturali ndr) e ho potuto a mia
volta segnalare altri artisti che poi sono stati valutati dalla commissione».
Il tema della rassegna? «Lo suggerisce il titolo stesso “Lo stato dell'arte”;
l'esposizione ha voluto fare un monitoraggio dell'arte del nostro paese
prendendo in considerazione più o
meno l'ultimo decennio».
Un'opportunità più unica che rara per
Veronica Vecchione è una giovane
donna di Saviano. Metà di lei – afferma – è napoletana: ha tanto frequentato la città partenopea per i suoi studi
e quegli anni, mi pare di capire da come ne parla, sono un segmento indelebile della sua esistenza. Seguendo
la sua passione, passo dopo passo, è
ora un'insegnante di pittura, con una
particolarità notevole: è stata selezionata assieme ad altri 90 artisti campani per la rassegna della 54esima
Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia “Lo stato
dell'arte” tenutasi a Pontecagnano Faiano.
Quest'anno, infatti, per volontà del curatore Vittorio Sgarbi, le esposizioni
della Biennale di Venezia hanno coinvolto tutte le regioni italiane in collaborazione con gli enti locali.
Per la Campania il luogo prescelto è
stata la città in provincia di Salerno,
nella quale per l'occasione sono stati
riadattati a spazio espositivo gli spazi
dell'ex tabacchificio Centola.
artisti giovani…«in effetti una delle ragioni di questa iniziativa - ha ricordato
lo stesso Sgarbi - è stata dare la possibilità a dei giovani artisti di poter
esporre ed avere una vetrina di rilevo.
Perché in questo paese per poter arrivare su certi palcoscenici oltre alla
bravura occorre avere minimo sessant'anni?» problema ahimè diffuso.
Dalla provincia alla Biennale, un bel
salto: «la provincia è stata da sempre
il motore dell'arte e anche a Pontecagnano c'erano artisti di provincia, quelli che non si trovano nei punti nevralgici del mercato artistico per intenderci». Già il mercato. Sgarbi ha detto
che non sono più gli intellettuali che
giudicano l'arte bensì questa è giudicata dal mercato, è d'accordo? «Purtroppo sì, è sotto gli occhi di tutti e
l'arte non è il solo ambito culturale a
soffrirne. È il mercato che detta l'agenda e i criteri all'arte. Arte e marketing spesso vanno a braccetto».
L’opera che l’artista Veronica Vecchione ha esposto a Pontecagnano
Domenico Coppola - La crisi
Scarica

numero 08 2011 - Diocesi di Nola