POLITICHE DELLA RICERCA
E ACCESSIBILITÀ
Verona
21 marzo 2006
I O CONVEGNO INTERNAZIONALE
ATTI
Finanziato dalla DG Lavoro e Affari Sociali della Commissione Europea,
Progetto Pilota
sulle politiche integrate dell’accessibilità VP/2004/008 "Building accessible
services (BAS)“.
Obiettivo principale: promuovere attività di ampia disseminazione e di
formazione nell’area dell’accessibilità degli edifici e dello spazio urbano,
attraverso l’analisi di casi di studio su 15 diversi tipi di edifici e il loro
contesto.
Principali risultati : una rassegna sul livello di accessibilità di edifici e spazi
urbani, sei Conferenze Internazionali di presentazione e formazione in
Europa. La Conferenza di Verona è il primo di questi eventi.
Il progetto è cofinanziato dalla Direzione Generale di Occupazione e degli Affari Sociali
della Commissione Europea
National Research
Council Construction
Cooperative Institute
for Innovation
Technologies Institute
Questi sono gli atti relativi al 1o Convegno internazionale del progetto BAS raccolti ed elaborati da
Valerio Nannini e Claudia Boschi in collaborazione con Annalisa Morini e Luigi Biocca
Giugno 2006
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 MARZO 2006
INDICE
APERTURA DEI LAVORI ..................................................................................3
ELIZABETH STRAW – FUNZIONARIO COMMISSIONE EUROPEA ..............................4
INDIRIZZO DI SALUTO.....................................................................................4
PRIMI RISULTATI DEL PROGETTO IN CORSO.........................................7
INTERVENTI ........................................................................................................8
ANNALISA MORINI - CNR ITC, ITALIA ................................................................9
IL PROGETTO BAS E I SUOI OBIETTIVI .....................................................9
NIKKOS SAKKAS - APINTECH, GRECIA................................................................11
RICADUTE SOCIALI ED ECONOMICHE DELL’ACCESSIBILITÀ
(GRECIA).............................................................................................................11
MALCOLM FISK - INSIGHT SOCIAL RESEARCH, REGNO UNITO ...........................12
CENTRO DI RICICLAGGIO DI MATERIALI NEL GALLES (REGNO
UNITO) .................................................................................................................12
KATARZYNA ŚWIEŻAWSKA-AMBROZIAK - ASM, POLONIA ................................13
L’EDIFICIO DIDATTICO MULTIFUNZIONALE, FACOLTÀ DI
MANAGEMENT DELL’UNIVERSITÀ DI LÓDŹ (POLONIA)...................13
JAN DESMYTER, ISABELLE LECHAT – BBRI, BELGIO .........................................15
L’EDIFICIO DELLA PROVINCIA DI LOVANIO (BELGIO).....................15
IL RUOLO PER LE POLITICHE DELL’ACCESSIBILITA’: RICERCA E
FORMAZIONE ...................................................................................................14
INTERVENTI ........................................................................................................8
FIORENZA SCOTTI, LUCA DAVANZO -UNIVERSITÀ DI TRIESTE, ITALIA...............18
ACCESSIBILITÀ ALLE INFORMAZIONI: ORIENTAMENTI DEL
MASTER IN ASSISTIVE TECHNOLOGY DELL’UNIVERSITÀ DI
TRIESTE ..............................................................................................................18
JON CHRISTOPHERSEN - ISTITUTO NORVEGESE PER LA RICERCA SULL’EDILIZIA 26
INDAGINE SUL CONTENUTO DEGLI STUDI SOCIALI DELLA
RICERCA DI DESIGN UNIVERSALE NEL MONDO..................................26
KARINE DENIZOU - ISTITUTO NORVEGESE PER LA RICERCA SULL’EDILIZIA .......36
1
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 MARZO 2006
SCHEDA DI CONTROLLO PER L’UNIVERSAL DESIGN NELLA
PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA......................................................36
EMILIA CONTE - POLITECNICO DI BARI, ITALIA ..................................................44
IL CONTRIBUTO DELL'AMBIENTE COSTRUITO ALLE POLITICHE
PER LE PERSONE CON DISABILITA’ .........................................................44
JAN PAULSSON - UNIVERSITÀ DI CHALMERS, SVEZIA .........................................57
PROGETTO DI FORMAZIONE SULL’UNIVERSAL DESIGN IN SVEZIA
...............................................................................................................................57
PETER LANSLEY - VERITY SMITH - UNIVERSITÀ DI READING, REGNO UNITO.....69
PORRE LE FONDAMENTA PER UNA RICERCA SOSTENIBILE...........69
ANNAGRAZIA LAURA - GIUSEPPINA CARELLA - TANDEM, ITALIA ......................82
PROGETTO "EU.FOR.ME FORMAZIONE TURISTICA PER
UN'UTENZA AMPLIATA"...............................................................................82
CHIUSURA DEI LAVORI .................................................................................94
VALERIO NANNINI – ICIE, ITALIA ......................................................................94
CURRICULUM ...................................................................................................96
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APERTURA DEI LAVORI
ELIZABETH STRAW
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ELIZABETH STRAW – FUNZIONARIO COMMISSIONE EUROPEA
INDIRIZZO DI SALUTO
Buon Giorno a tutti, è con molto piacere che partecipo al primo evento
internazionale del progetto BAS e ringrazio Annalisa Morini di avermi
invitato a questo meeting.
Mi presento, sono Elisabeth Straw e lavoro per la Commissione Europea
nella Direzione Generale Affari Sociali, lavoro e pari opportunità, più
precisamente nell’unità per l’integrazione delle persone con disabilità.
Sono la responsabile della Commissione per il progetto BAS.
Per noi l’accessibilità è molto importante anche dal punto di vista sociale:
le persone disabili richiedono in particolare l’istruzione in quanto è la base
di tutto ciò che segue nella vita.
Vi è una scarsa partecipazione all’istruzione ordinaria da parte dei bambini
disabili (diversamente abili), perché trovano molto spesso difficoltà
nell’andare a scuola. La percentuale di studenti disabili che vanno
all’università è molto inferiore rispetto alle persone non disabili e questo
comporta anche prospettive di lavoro piuttosto scarse. Se si è disabili, la
probabilità di essere disoccupati è due volte superiore rispetto a una
persona che non lo è.
Esiste attualmente un divario enorme fra tutti gli stati membri dell’Unione
Europea per quello che riguarda i posti di lavoro occupati da persone
disabili e non: la percentuale varia tra il 17% ed il 51% a seconda dei
paesi.
Nell’Unione Europea è stato riscontrato un altro problema. Se si diventa
disabili per un’invalidità professionale durante l’attività lavorativa si ha una
probabilità molto bassa di tornare al lavoro. Attualmente questo è uno dei
fattori di preoccupazione nel mercato del lavoro europeo. Tra l’altro,
assistiamo ad un continuo incremento della percentuale di persone
anziane che invecchiano più a lungo rispetto al passato. Nel giro di
qualche anno ci saranno molti più pensionati rispetto ai lavoratori attivi che
saranno pertanto costretti a pagare contributi maggiori.
Elisabeth Straw
4
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Occorre affrontare le prospettive di lavoro per le persone con disabilità.
Nel 2002 l’Unione Europea ha commissionato uno studio sulla situazione
dell’occupazione dei disabili. In questo studio sono stati interessati 15 stati
membri ed è risultato che circa 5 milioni di persone disabili avrebbero
potuto lavorare ed erano desiderose di farlo. La situazione attuale
potrebbe anche peggiorare poiché al momento i paesi membri sono 25 e
nel 2007 saranno, probabilmente, 28.
Un altro importante problema da non sottovalutare è quello dell’esclusione
sociale. L’assenza di istruzione comporta la mancanza di lavoro e questo
contribuisce a favorire l’esclusione sociale e l’incapacità di condurre una
vita indipendente.
Se non si riesce a lavorare e avere un reddito proprio come si può essere
autonomi nella collettività ed esercitare le stesse scelte delle persone che
non hanno disabilità? Questo comporta discriminazione sia nella vita che
sul posto di lavoro e diventa inoltre un fattore di segregazione. La difficoltà
di avere accesso alla società e all’ambiente è il filo rosso che collega
questi tre temi: istruzione, lavoro, autonomia. Ecco perché l’accessibilità è
così importante per la Commissione Europea.
Che cosa sta facendo la Commissione Europea per fare in modo che ciò
accada, dato che ha competenze legali molto scarse e non può redigere
direttive, regolamenti sulla disoccupazione, né sulla disabilità? Sono stati
compiuti diversi studi nei primi anni ‘80; ad esempio il programma Helios,
ha pubblicato diversi risultati di ricerca, però non si è proceduto con azioni
concrete, è stata solo una ricerca, uno spreco di risorse anche se il tema
era stato affrontato bene.
Nel 2000, in base al trattato di antidiscriminazione, la Comunità Europea è
riuscita ad adottare una direttiva sulle pari opportunità nell’occupazione
del posto di lavoro e questo ha avuto una risonanza anche nel contesto
dell’accessibilità. Una delle norme di questa direttiva indica che il datore di
lavoro deve prevedere una sistemazione adeguata del posto di lavoro per
consentire a una persona disabile di svolgere la sua attività, di avere una
prospettiva di carriera e di partecipare alla vita aziendale nella stessa
misura di una persona non disabile.
La direttiva è stata approvata nel 2000 e solo adesso viene recepita dai
paesi membri. L’Unione sta effettuando dei controlli tra i paesi membri
perché tale normativa venga applicata e questo è importante anche da
punto di vista dell’accessibilità, in quanto consente ai governi degli stati
membri di sovvenzionare i datori di lavoro che assumono i disabili e parte
dei fondi stanziati riguarda l’adeguamento della postazione di lavoro.
Elisabeth Straw
5
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Il 2003 è stato l’anno europeo delle persone con disabilità. Il mio
dipartimento ha dato il suo contributo all’anno dei disabili chiedendo ad un
certo numero di esperti di formare un gruppo di lavoro e fornire una
relazione sull’accessibilità nell’Unione Europea. In questa relazione,
chiamata “2010 un’Europa accessibile a tutti”, disponibile sul sito web
della Comunità Europea, gli stati membri vengono esortati a fare di più in
maniera che il loro ambiente costruito sia più facilmente accessibile.
Si è messo a punto un piano di azione per la disabilità che proseguirà fino
al 2010 e che riguarda quattro temi principali tutti inerenti il lavoro. La
prima fase riguarda l’accessibilità dell’ambiente costruito.
Anche il parlamento europeo si è interessato a questo progetto pilota ed
ha fornito finanziamenti. Non è solo questo studio che riconosce
l’importanza dell’accessibilità. Vi è un programma finanziato da DG
Ricerca, che ha l’obiettivo di elaborare una guida delle buone prassi:
studiare ciò che funziona e quello che non funziona, per far sì che un
edificio sia facilmente accessibile.
Dal momento che la vita non è semplicemente scuola e lavoro, bisogna
che ci sia anche divertimento e quindi la DG Impresa e Turismo, circa 18
mesi fa, ha pubblicato una relazione sul turismo accessibile nell’Unione
Europea che comprendeva anche le strutture turistico-ricreative. Non si
tratta proprio di una relazione ma piuttosto di un’indagine di follow-up per
capire qual è l’impatto finanziario che le piccole medie imprese devono
sostenere per adeguarsi e rendere le loro strutture accessibili. Per un
piccolo albergo che non fa parte di una catena alberghiera può essere
molto costoso l’adeguamento. Attualmente si sta pensando ad un ulteriore
progetto in questa direzione.
L’Unione Europea ha affrontato la questione dell’accessibilità
dell’ambiente costruito ed in merito sta finanziando tre progetti: uno di
questi è Build-for-all.
Questi progetti affrontano tutti la disabilità e l’accessibilità in maniera
diversa, anche se hanno un obiettivo comune, cioè l’accessibilità per tutti.
Dalla nostra relazione del 2003 è risultato chiaro che rendere un edificio
accessibile a una persona disabile comporta vantaggi anche a persone
non disabili come ad una mamma che cerca di spingere la carrozzina con
il bambino, per esempio nella metropolitana di Londra: inserire una
semplice rampa non comporta costi elevati mentre porta diversi vantaggi.
L’obiettivo del costruire per tutti interessa gli enti locali che devono
chiedere finanziamenti; la Commissione Europea non concede più fondi
strutturali per quegli edifici pubblici che non prendano in considerazione la
questione della accessibilità. Pertanto, chi richiede questi finanziamenti
Elisabeth Straw
6
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
deve rispettare delle linee guida, infatti vi è una clausola sull’accessibilità
(non è obbligo ma una raccomandazione molto forte): tutti i nuovi
fabbricati devono essere accessibili a tutti.
Esiste inoltre l’organizzazione Ville Habitat che ha sede a Parigi ed è tesa
a coordinare tutti gli aspetti della formazione per l’accessibilità di tutti i
decisori e le parti interessate: quelli che fanno gli edifici, che li pianificano,
che li costruiscono, quelli che ci lavorano, che ci vivono, che ci fanno i
propri acquisti. Lo scopo di questa organizzazione è quello di creare una
specie di guida consultiva rivolta a tutti i professionisti dell’edilizia sul
significato di accessibilità e come può essere migliorata nel corso del
tempo.
Poi giungiamo ai servizi, cioè il progetto dei servizi sull’accessibilità,
motivo per cui siamo qui oggi. Questo studio, si rivolge ad alberghi, a
negozi, a edifici pubblici, cioè a tutti gli edifici che dovrebbero essere
accessibili a qualsiasi cittadino. Questo manuale sicuramente farà la
differenza, perché indicherà ciò che funziona, ciò che non funziona e
come mirare ad ottenere ciò che funziona.
Mi fa molto piacere trovarmi qui oggi e mi appresto con gioia ad ascoltare
tutti gli altri interventi che seguiranno. Vi ringrazio pertanto per l’attenzione
e auguro a tutti buon lavoro.
Elisabeth Straw
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Primi risultati del progetto in corso
INTERVENTI
ANNALISA MORINI
NIKOS SAKKAS
MALCOLM FISK
KATARZYNA SWIEWAWSKA
ISABELLE LECHAT
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ANNALISA MORINI - CNR ITC, ITALIA
IL PROGETTO BAS E I SUOI OBIETTIVI
BAS, Building Accessible Services (Costruire Servizi Accessibili), è un
progetto biennale cofinanziato dalla DG Lavoro e Affari Sociali dell’UE che
coinvolge 8 partner di 7 diversi paesi europei. Il progetto è stato avviato a
dicembre 2004 e si concluderà nel mese di novembre 2006. L’idea
portante di BAS è il superamento di un concetto generico di accessibilità
per giungere invece a un concetto che contempli il raggiungimento di un
servizio e la sua fruizione piena: ad esempio, rispetto a una scuola non si
vuole solo indagare se una persona può usare le classi e i bagni, ma
anche gli uffici amministrativi, la biblioteca, l’auditorium, la palestra, e così
via.
Sappiamo quanto sia velleitario pensare che sia realizzabile tutto e
immediatamente: lo scopo è proprio quello di sottolineare come passo
dopo passo il livello di accessibilità posa crescere. L’obiettivo di BAS è
quindi di creare uno strumento, semplice da usare, che misuri
l’accessibilità e possa mettere in evidenza cosa può essere migliorato: a
tal fine, si è deciso di analizzare 15-20 casi studio di edifici, nuovi o
ristrutturati, selezionati in ciascuno dei paesi dei partner.
La scelta degli edifici è stata fatta tenendo in considerazione due
parametri:
ƒ
un esempio che possa risultare soddisfacente rispetto alla
possibilità di usufruire di un servizio specifico;
ƒ
un esempio che possa essere seguito da altri, in quanto non
costituisce un’irraggiungibile perfezione, ma un edificio progettato e
costruito con attenzione e sensibilità.
Inoltre, alcune considerazioni riguardano dettagli o particolari dell’edificio
da evidenziare, o perché innovativi o perché possono essere migliorati o
modificati. L’idea di fondo è che un edificio è un insieme in continua
evoluzione, non un manufatto statico. Gli esempi, sottoposti
all’applicazione della metodologia per analizzare l’accessibilità, sono
raccolti nell’”Orange Book” o Libro Arancio, attualmente in corso di
Annalisa Morini
9
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
redazione: tecnici, decisori pubblici, potenziali fruitori, un pubblico
generico che voglia consultarlo potrà richiederne una copia, o avere
accesso al sito.
Un secondo aspetto di BAS, attualmente in corso di approfondimento, è
l’analisi delle politiche di ciascun paese dei partner per sviluppare
l’accessibilità e la piena partecipazione di ogni tipologia di cittadino, in
particolare in contesti lavorativi: l’obiettivo è di fornire indicazioni utili per
una procedura di lavoro comune, e dei futuri criteri d’azione comuni.
Terzo obiettivo, ma non meno importante, è l’attività di disseminazione,
che prevede lo svolgimento di conferenze internazionali: Verona è il primo
di questi eventi, spiegheremo perché abbiamo deciso di tenere l’incontro
nel contesto di PTE Expo, dedicato alla terza età. In un precedente
incontro tra i partners di BAS, abbiamo definito che ogni evento dovesse
comprendere una prima parte sulla discussione dei case-studies e una
seconda su un tema specifico riguardante l’accessibilità: questo evento in
Italia è dedicato alle politiche della ricerca e della formazione in relazione
all’accessibilità.
Annalisa Morini 10
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
NIKKOS SAKKAS - APINTECH, GRECIA
RICADUTE SOCIALI ED ECONOMICHE DELL’ACCESSIBILITÀ
(GRECIA)
In Grecia le iniziative dello Universal Design e l’attenzione all’accessibilità
dell’ambiente hanno raggiunto di recente un significativo grado
d’interesse, principalmente grazie all’organizzazione dei Giochi Olimpici. È
stato dato il via a un buon numero di iniziative e, ciò che più conta, sembra
che la questione abbia guadagnato spazio e rilevanza, mentre si sono
mossi nuovi passi avanti verso una più ampia coscienza sociale.
Comunque sia, si deve fare ancora molto per raggiungere gli standard
riscontrabili nel Nord Europa o, impostando la questione altrimenti, per
ottenere il pieno beneficio sociale e finanziario dell’accessibilità. Questa
presentazione è incentrata su alcuni studi casistici in Grecia, sia di matrice
pubblica che privata. Presenta inoltre un indirizzo strategico ed evidenzia
alcune opportunità che si prospettano nel futuro, al punto d’intersezione
tra edilizia, turismo e accessibilità.
Nikos Sakkas 11
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
MALCOLM FISK - INSIGHT SOCIAL RESEARCH, REGNO UNITO
CENTRO DI RICICLAGGIO DI MATERIALI NEL GALLES
(REGNO UNITO)
La Cae Post è un’istituzione caritatevole e sociale che fornisce un servizio
di riciclaggio commerciale (con contratto con l’autorità comunale). Metà
dello staff e dei ‘volontari supportati’ del Cae Post hanno avuto difficoltà o
sono stati discriminati sul luogo di lavoro per qualche disabilità, malattia o
menomazione. L’accessibilità ed usabilità dell’edificio erano quindi una
priorità quando ne vennero effettuati rinnovamento e ristrutturazione.
A parte le strutture chiave dell’edificio relative ad ascensori, spazio e
accesso a livello o con scivolo tra le parti dell’edificio (compresi uffici,
strutture comuni, aree di immagazzinamento e smistamento), la Cae Post
ha sviluppato un metodo speciale e globale di segnaletica. La segnaletica
usa parole semplici e simboli che aiutano, in particolare, ‘il volontario
supportato’ (con difficoltà di apprendimento) a localizzarsi all’interno
dell’edificio e a comprendere i pericoli associati a macchine, veicoli, acqua
calda, ecc. Le stesse parole e simboli spesso vengono utilizzati per
addestrarli alle discipline del lavoro (comprese le problematiche relative a
salute e sicurezza).
Sebbene restino alcuni limiti all’accesso fisico alla Cae Post, l’istituzione
ha promosso con successo l’accessibilità (in senso lato) rendendo
l’ambiente di lavoro più sicuro e più facilmente comprensibile per persone
che spesso vengono escluse. Vedi www.caepost.co.uk
Malcolm Fisk 12
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
KATARZYNA ŚWIEŻAWSKA-AMBROZIAK - ASM, POLONIA
L’EDIFICIO DIDATTICO MULTIFUNZIONALE, FACOLTÀ DI
MANAGEMENT DELL’UNIVERSITÀ DI LÓDŹ (POLONIA)
Molte persone ritengono che l’accessibilità richieda soluzioni molto
specifiche e costose. Ciò può costituire un grosso ostacolo alla
promozione di un “Design per Tutti” specie nelle regioni più povere. Ma un
buon approccio può avere come risultato soluzioni interessanti e non
eccessivamente costose, che possano non richiedere necessariamente la
presenza di avanzate tecnologie ICT.
La città di Łódź nella Polonia centrale costituisce sicuramente un chiaro
esempio di una situazione di questo tipo. La città ebbe il suo boom edilizio
intorno a un centinaio di anni fa, quando venne costruita la maggior parte
dei servizi dell’area urbana centrale. I vecchi progetti non tenevano in
considerazione l’esistenza di persone con esigenze specifiche. Di
conseguenza, le soluzioni urbane non risultano molto adeguate. Ciò
spiega come mai è molto importante che il nuovo edificio per la Facoltà di
Management possa essere utile non solo agli studenti e agli insegnanti,
ma possa anche essere altrettanto valido come centro culturale e spazio
per conferenze. L’edificio diventa una sorta di isola felice accessibile nel
cuore della città.
L’obiettivo era di costruire un luogo al passo coi tempi, non solo per la
didattica, ma pronto anche a consentire attività di ricerca, ad ospitare
conferenze di livello nazionale e altri eventi; un luogo che sarebbe dovuto
essere accessibile a una vasta gamma della società, non solo agli studenti
e ai docenti.
L’edificio didattico multifunzionale della Facoltà di Management
dell’Università di Łódź è un grande complesso che include palestre e sale
di lettura, una biblioteca, un bar, una sala espositiva e molto altro ancora.
Comprende 5 piani (15.996 m2), 6 scale, 2 ascensori (di cui uno
accessibile). Il progetto dell’edificio è stato ideato a partire da tre triangoli,
che identificano anche il logo della facoltà. Il cuore dell’edificio è un atrio al
centro esatto della costruzione che sfrutta l’illuminazione naturale
Katarzyna Swiesawska 13
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
consentita dal tetto in vetro e costituisce un ottimo punto di riferimento e
d’orientamento. Le sue principali caratteristiche sono gli spaziosi corridoi,
le superfici piatte e l’accesso facilitato a tutti i servizi dell’edificio.
Katarzyna Swiesawska 14
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
JAN DESMYTER, ISABELLE LECHAT – BBRI, BELGIO
L’EDIFICIO DELLA PROVINCIA DI LOVANIO (BELGIO)
L’Istituto Belga per la Ricerca sull’Edilizia (BBRI) desidera presentare un
esempio positivo di come l’accessibilità possa essere inserita nella
progettazione di edifici pubblici. L’edificio del governo provinciale, ubicato
a Leuven, Belgio, è stato costruito nel 2004. Su richiesta del governo
provinciale, è stata posta molta attenzione sull’accessibilità. Durante la
progettazione e costruzione, è stata richiesta ed utilizzata la consulenza di
un ufficio per l’accessibilità. L’edificio del governo provinciale è posto a
circa 300 metri dalla stazione ferroviaria, essa stessa accessibile per
persone disabili.
Isabelle Lechat 15
Il ruolo per le politiche dell’accessibilita’:
ricerca e formazione
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
INTERVENTI
FIORENZA SCOTTI
JON CHRISTOPHERSEN
KARINE DENIZOU
EMILIA CONTE
JAN PAULSSON
PETER LANSLEY
ANNAGRAZIA LAURA
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
FIORENZA SCOTTI, LUCA DAVANZO -UNIVERSITÀ DI TRIESTE, ITALIA
ACCESSIBILITÀ ALLE INFORMAZIONI: ORIENTAMENTI DEL
MASTER IN ASSISTIVE TECHNOLOGY DELL’UNIVERSITÀ DI
TRIESTE
1. Perchè è importante l’accessibilità alle informazioni
La possibilità di accedere facilmente e completamente ad informazioni
accurate ed affidabili è fondamentale per tutte le attività dell’uomo.
L’informazione è la base su cui costruiamo le nostre opinioni, sviluppiamo
le nostre idee e strumenti. Realizzare questo processo significa in pratica
“aggiungere” informazioni alla montagna (di informazioni) già esistente nel
mondo. Infatti non affermiamo di vivere in una Società dell’informazione?
Persino le esperienze di vita si possono considerare “informazioni”, infatti
possono essere viste come informazioni speciali ottenute ed apprese
soltanto grazie all’interazione personale. Quindi non è difficile capire che
accedere alle informazioni diventa fondamentale per le attività intellettuali,
come lo studio o la ricerca
Questa, in generale, è un’affermazione importante perché il facile accesso
alle informazioni è la base della democrazia. In questo contesto,
comunque, considereremo soltanto un settore specifico dell’accesso alle
informazioni elettroniche (multimediali) ed in particolare le informazioni
convogliate dal web che, oggigiorno, stanno crescendo sia in importanza
che in numero.
Il web è una risorsa la cui importanza va aumentando in molti aspetti della
vita: istruzione, ricerca, lavoro, governo, commercio, salute, divertimento
ed altro. Quindi è essenziale che il web sia accessibile in modo da fornire
lo stesso accesso e le stesse occasioni anche alle persone con disabilità.
Un web accessibile può aiutare le persone disabili anche a partecipare in
maniera più attiva alla società. Quindi il web offre una possibilità di
accesso senza precedenti all’informazione ed interazione per molte
persone con disabilità, cioè, le barriere di accessibilità alla stampa e ai
Fiorenza Scotti 18
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
mezzi audio e video possono essere superate più facilmente attraverso le
tecnologie web. Pensate, ad esempio, che l’accesso a giornali e a
documenti scientifici e di studio è molto più facile per persone cieche o
con disabilità visive, o per persone con disabilità motorie, attraverso il web
che coi mezzi mediatici tradizionali.
Molte persone disabili infatti utilizzano dispositivi di tecnologia di supporto
per accedere a Internet: esempi di queste tecnologie di supporto sono gli
screen reader (lettori dello schermo) si tratta di software che traducono il
contenuto dello schermo in sintesi vocale o Braille, tastiere virtuali, che
aiutano persone con disabilità a scrivere muovendo semplicemente un
puntatore sulla tastiera sullo schermo, software di riconoscimento vocale,
tramite i quali una persona che non può usare una tastiera o mouse può
dettare ad un computer.
Tutte queste tecnologie di supporto sono abbastanza accurate e, se il
contenuto del web viene creato in maniera appropriata (cioè i siti web
sono accessibili), sono in grado di fornire accesso a moltissime
informazioni che possiamo trovare sul web.
2. Cos’è l’accessibilità web
Accessibilità web significa che le persone con disabilità possono utilizzare
il web. In maniera più specifica, accessibilità web significa che le persone
con disabilità possono percepire, capire, navigare ed interagire col web, e
che possono contribuire al web. L’accessibilità web giova anche ad altri,
comprese le persone anziane le cui abilità variano a causa dell’età.
L’accessibilità web effettiva racchiude tutte le disabilità che influenzano
l’accesso al web, comprendendo disabilità visive, uditive, fisiche, di
linguaggio, cognitive e neurologiche.
Ogni disabilità riguarda l’utilizzo del web in modo diverso. Per esempio,
per la cecità o le disabilità visive, alcune delle barriere che si possono
incontrare, sono:
‰
immagini che non hanno testi alternativi;
‰
immagini complesse (p.es. grafici o diagrammi) che non sono
descritte adeguatamente;
‰
filmati che non vengono descritti nel testo o nell’audio;
‰
tavole che non hanno senso se lette serialmente (in modo cella per
cella o "linearizzato");
‰
cornici (frames) che non hanno alternative "NOFRAME", o che
hanno nomi senza significato;
Fiorenza Scotti 19
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
‰
pagine web con dimensioni delle font assolute che non cambiano
(si ampliano o riducono) facilmente;
‰
pagine web in cui, per il layout inconsistente, è difficile navigare
quando vengono ampliate, perché perdono il contorno circostante;
‰
pagine web o immagini su pagine web, che hanno poco contrasto o
il cui contrasto non può essere variato facilmente dall’utente
annullando i fogli di stile dell’autore;
Le barriere che le persone con disabilità motorie alle mani o braccia,
possono incontrare, comprendono:
‰
opzioni di risposta a tempo sulle pagine web;
‰
forme che non possono essere spostate col tasto di tabulazione in
ordine logico.
Tra le difficoltà che possono incontrare persone con disabilità uditive, ci
sono:
‰
mancanza di sottotitoli o trascrizioni di audio sul web, compresi
webcast;
‰
mancanza di immagini relative al contenuto in pagine che
presentano solo testo, che possono rallentare la comprensione di
persone la cui prima lingua potrebbe essere una lingua dei segni
piuttosto che un lingua scritta/parlata;
‰
mancanza di un linguaggio semplice e chiaro.
Si stima che milioni di persone abbiano disabilità relative al proprio utilizzo
del web. Attualmente molti siti web e software hanno barriere di
accessibilità che rendono difficile o impossibile per molte persone con
disabilità l’utilizzo del web.
Quando i siti web e software diventano più accessibili, le persone con
disabilità sono in grado di usarli e contribuire al web in maniera più
efficace.
È importante ricordare che l’accessibilità web non impedisce la
progettazione di siti web di buona qualità ed efficaci in quanto tenere in
considerazione le linee guida di accessibilità web, è utile anche per siti
web ideati e sviluppati senza pensare ai bisogni delle persone con
disabilità. Per esempio, un principio chiave per l’accessibilità web è
progettare siti web e software che siano flessibili, in grado di rispondere
alle esigenze, preferenze e condizioni degli utenti. Questa flessibilità è di
giovamento anche per persone senza disabilità in certe situazioni come
nel caso di persone che utilizzino collegamenti Internet lenti, persone con
Fiorenza Scotti 20
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
“disabilità temporanee”, come un braccio rotto e persone le cui abilità
variano a causa dell’età.
Un’altra importante considerazione per le organizzazioni è che
l’accessibilità web è imposta dalle leggi e dalle linee di condotta in alcuni
casi.
Oltre al rispetto della legge, è interessante sottolineare come considerare
le linee guida dell’accessibilità web offra un numero più grande di
potenziali clienti, che porta ad un ampliamento del mercato. Infatti, per
esempio quanto più una società web aumenta il proprio numero di utenti
(permettendo loro di accedere al suo web indipendentemente dalla
condizione personale) tanto più cresce il numero dei clienti effettivi.
Questo spiega perchè le grandi società commerciali, oltre alla cura delle
loro immagini “politically correct” hanno sviluppato siti web accessibili
prima che ciò diventasse obbligatorio per legge.
3. Rendere il Web Accessibile
Il problema centrale sull’accessibilità web è stato responsabilità degli
sviluppatori web. Comunque il software web gioca un ruolo fondamentale
nell’accessibilità web. Il software ha aiutato gli sviluppatori a fornire e
valutare siti web accessibili, utilizzabili da persone con disabilità.
Uno dei ruoli dell’Iniziativa sull’Accessibilità (Accessibility Web Iniziative
WAI1) è sviluppare linee guida e tecniche che descrivano soluzioni di
accessibilità per software web e sviluppatori web. Queste linee guida WAI2
vengono considerate standard internazionali per l’accessibilità web.
Sono formate da un certo numero di linee guida, ognuna con uno o più
punti di controllo; ad ogni punto di controllo viene data una priorità che si
basa sull’impatto che ha sull’accessibilità:
‰
[Priorità 1] = Lo sviluppatore del contenuto web deve conformarsi a
questo punto di controllo. In caso contrario per uno o più gruppi di
utenti sarà impossibile accedere alle informazioni del documento.
La conformità a questo punto di controllo è una condizione
fondamentale perché alcuni gruppi siano in grado di utilizzare
documenti web.
‰
[Priorità 2] = Lo sviluppatore del contenuto web dovrebbe
conformarsi a questo punto di controllo. In caso contrario per uno o
più gruppi di utenti sarà impossibile accedere alle informazioni del
1
Iniziativa accessibilità web, htttp://w3c.org/WAI
2
Linee guida accessibilità web, http://www.w3.org/WAI/guid-tech.html
Fiorenza Scotti 21
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
documento. La conformità a questo punto di controllo eliminerà
barriere importanti per l’accesso ai documenti web.
‰
[Priorità 3] = Lo sviluppatore del contenuto web può tenere in
considerazione questo punto di controllo. In caso contrario per uno
o più gruppi di utenti sarà impossibile accedere alle informazioni del
documento. La conformità a questo punto di controllo migliorerà
l’accesso a documenti web.
Le linee guida WAI sono uno standard de facto e gran parte della
legislazione mondiale relativa all’accessibilità web, si basa su di esse.3
Rendere un sito web accessibile può essere semplice o complesso per
molti fattori come il tipo di contenuto, la dimensione e complessità del sito
e strumenti ed ambiente di sviluppo. Molte caratteristiche di accessibilità
vengono messe in pratica facilmente se sono programmate all’inizio dello
sviluppo o riprogettazione del sito web.
Determinare l’inaccessibilità di siti web può richiedere uno sforzo
significativo, soprattutto siti che non erano “codificati” inizialmente con
marcatori standard XHTML e siti con contenuto di tipo multimediale non
classificati nella maniera giusta. Molti web designer affermano che è
meglio progettare un sito web ex-novo piuttosto che “trasformare” un web
inaccessibile in accessibile.
Un’altra opinione abbastanza frequente è che una pagina web accessibile
debba essere “povera” rispetto ad una pagina che usa animazioni,
lampeggiamenti, colori e così via. Dal lato opposto lo sforzo per essere
chiari e coerenti aumenta la qualità del web in sé stesso. Per esempio
trasmettere informazioni che si basino esclusivamente sui colori significa
non soltanto non pensare alle difficoltà delle persone daltoniche ma anche
creare un web che può essere più difficile nell’aggiornamento (perché il
webmaster può cambiare o dimenticare il significato iniziale dei colori) o
dare allo stesso simbolo (per esempio una freccia) due (o più) significati
diversi è deleterio anche per persone senza problemi di accessibilità.
Valutare l’accessibilità del sito web è fondamentale prima di pubblicarlo.
Quando si sviluppa o si riprogetta un sito, valutare l’accessibilità4 al
principio e durante il processo di sviluppo può identificare i problemi di
3
Molti paesi hanno adottato leggi che promuovono l’accessibilità web, l’Italia per esempio
ha approvato la cosiddetta “legge Stanca” (http://www.pubbliaccesso.it), che esige che
tutti i siti web del settore pubblico siano accessibili.
4
Valutare l’accessibilità dei siti web: Estratto: http://www.w3.org/WAI/eval/Overview.html
Fiorenza Scotti 22
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
accessibilità all’inizio e a questo punto è più facile dare il giusto
orientamento. Tecniche semplici come cambiare la composizione in un
browser possono essere determinanti per vedere se una pagina web
rispetta qualche linea guida di accessibilità. Una valutazione globale per
determinare se un sito rispetti tutte le linee guida di accessibilità, è più
complessa. Ci sono strumenti di valutazione5 (come Bobby
www.bobby.co, o Dream Weaver) che aiutano con la valutazione.
Comunque, nessuno strumento da solo può determinare se un sito rispetti
le linee guida di accessibilità. Questo significa che la valutazione finale
viene sempre lasciata allo sviluppatore del sito col feedback degli utenti
finali, come non esiste uno strumento automatico che possa dire se un
sito web è completamente accessibile o no.
Il controllo umano consiste principalmente nel selezionare una
campionatura rappresentativa delle pagine e nell’esaminare ogni pagina
coi punti di controllo WAI, usando browser diversi su sistemi operativi
differenti e per esempio:
‰
togliendo le immagini controllare se è disponibile un testo alternativo
appropriato;
‰
togliendo il suono assicurarsi che il contenuto audio sia ancora
disponibile attraverso testi equivalenti;
‰
utilizzare i controlli del browser per variare la dimensione della font:
verificare che la dimensione della font cambi sullo schermo di
conseguenza e che la pagina sia ancora utilizzabile con dimensioni di font
maggiori;
‰
controllare con diverse risoluzioni di schermo e/o ridimensionando
la finestra di applicazione ad una dimensione inferiore a quella
massima per verificare che non sia necessario lo scorrimento
orizzontale (attenzione: controllare con diversi browser o esaminare
il codice per il dimensionamento assoluto, assicurarsi che si tratti di
un problema di contenuto e non di browser);
‰
cambiare il colore del display nella gamma dei grigi (o stampare la
pagina nella gamma dei grigi o in bianco e nero) e osservare se il
contrasto del colore è appropriato;
‰
senza utilizzare il mouse, usare la tastiera per navigare nei link e
form control di una pagina (per esempio, utilizzando il tasto "Tab"),
assicurandosi di poter accedere a tutti i link e form control, e che i
5
Strumenti di valutazione, riparazione e trasformazione per l’accessibilità del contenuto
web, http://www.w3.org/WAI/ER/existingtools.html
Fiorenza Scotti 23
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
link indichino chiaramente che cosa portano ad esaminare pagine
con script, fogli di stile, applet ed altri oggetti (embedded objects)
non caricati.
4. Mettere in pratica l’accessibilità del materiale elettronico
Dato che le informazioni per aggiornarsi, studiare, fare ricerche, lavorare,
divertirsi sono disponibili sempre di più in formato elettronico, è importante
tenere in considerazione i principi di accessibilità quando si producono i
vari materiali.
Siccome ci crediamo fermamente, abbiamo applicato questo “vincolo” a
tutto
il
materiale
del
Master
in
Assistive
Technology
(www.ing.units.it/bca) di cui riproduciamo la Home Page. L’accessibilità
web è anche uno degli argomenti trattati nel Master ma è fondamentale
non solo per sviluppare un web del Master accessibile ma anche tutto la
documentazione prodotta e fornita dagli insegnanti del Master è
accessibile: ciò è importante per il materiale che accompagna le lezioni
(file di Power Point, immagini jpg, …) ma soprattutto per le lezioni di elearning del Master.
Per questa ragione abbiamo sviluppato un Master di apprendimento
combinato (cioè che combina e-learning, forum, laboratori in presenza, …)
dato che i nostri studenti sono persone che lavorano e che vengono da
Fiorenza Scotti 24
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
varie regioni italiane e che quindi possono partecipare alle attività
didattiche di persona soltanto in alcune giornate (i venerdì e sabato).
Il fatto di progettare le attività didattiche del Master in Tecnologia di
supporto in base ad un approccio di design for all ha permesso anche a
studenti non vedenti di partecipare al Master senza problemi e di ottenere
la certificazione del Master.
Riferimenti
(iniziando dal più recente)
Morini, A., Scotti, F., Assistive Technology Tecnologie di supporto per una
vita indipendente, Maggioli 2005
Scano, R. Accessibilità dalla teoria alla realtà, IWA Italy, 2004.
Autori Vari, La progettazione accessibile, Franco Angeli, 2004.
Fiorenza Scotti 25
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
JON
CHRISTOPHERSEN
SULL’EDILIZIA
-
ISTITUTO
21 Marzo 2006
NORVEGESE
PER
LA
RICERCA
INDAGINE SUL CONTENUTO DEGLI STUDI SOCIALI DELLA
RICERCA DI DESIGN UNIVERSALE NEL MONDO
Nell’estate del 2005, è stato commissionato all’Istituto Norvegese di
Ricerca sull’Edilizia uno studio sull’attuale base di conoscenza dei
problemi di scienza sociale relativi all’universal design. La ricerca doveva
analizzare pubblicazioni sui bisogni delle persone anziane e dei disabili
nella società, problemi edilizi e di progettazione, iniziative governative,
sistemi di politiche pubbliche e di sostegno, mentre erano escluse, in
modo particolare, le problematiche relative al design.
Sebbene sia una sezione limitata del progetto, la ricerca di fonti
internazionali indica che il fabbisogno di ulteriore lavoro di ricerca e
sviluppo è lo stesso dovunque le teorie dell’universal design sono state
accettate, e le differenze tra le varie parti del mondo sono lievi.
La struttura delle fonti esistenti
Non mancano i riferimenti e qualunque ricerca darà immediatamente
migliaia di risposte pertinenti. In ogni caso, la maggior parte di esse si
occupa di progettazione, sia dal punto di vista creativo, sia alla maniera di
un manuale, fornendo esempi e presentazioni delle soluzioni preferite o
spiegazioni del progetto. Con poche eccezioni, l’enfasi è posta sulle
disabilità motorie, escludendo quasi completamente soluzioni per persone
con problemi sensori o cognitivi.
Un altro gruppo più piccolo, ma comunque abbastanza nutrito di fonti,
appartiene alla categoria dei sistemi e metodi di controllo e valutazione di
quanto è stato costruito. Gli studi relativi – sociologici, economici o
architettonici – sono abbastanza rari.
Three types of sources:
1. Guidebooks/design solutions
2 Audits/evaluation systems
Jon Christophersen 26
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Fig. 1. Le tre categorie di fonti principali
È abbastanza curiosa la relativa scarsità di ricerca sociale, economica ed
architettonica: molte tematiche relative all’universal design, in particolare
riguardanti gli anziani, sono di tipo sociale ed economico, mentre la realtà
al contrario si riferisce spesso ad argomenti finanziari ed architettonici, per
esempio il fatto che l’accessibilità limita un buon progetto ed una buona
architettura. La ricerca è limitata comunque all’ultima di queste tre
categorie che abbiamo diviso in quattro sottogruppi:
1. Studi su persone anziane e disabili come gruppi sociali.
Questi lavori non si occupano generalmente di ambiente fisico o strutture
materiali, alcuni utilizzano le tematiche relative alla qualità edilizia come
indicatori della qualità della vita.
2. Pubblicazioni su progettazione, edilizia abitativa e ambiente costruito.
In questo caso, l’obiettivo sono i processi e metodi di progettazione,
design e costruzione, spesso in relazione a regolamenti edilizi, norme e
responsabilità legali.
3. Questioni di politica governativa
Queste pubblicazioni riguardano principalmente la valutazione di azioni
governative, programmi e studi di gestione o studi preliminari per proposte
di legge, ecc.
4. Spiegazioni, proposte ed altre dichiarazioni politiche
La ricerca solitamente ne contiene poche; molte non presentano nessuna
ricerca reale ma fanno riferimento a studi o esprimono le opinioni di utenti
o gruppi di utenti.
Studi sociali: condizioni di vita, alloggi ed ambiente costruito
La nuova tendenza di ricerca ritiene che la disabilità sia dovuta ad un
conflitto tra le abilità delle persone e le capacità richieste per affrontare
l’ambiente. In ogni caso, gli studi sociali spesso si concentrano su individui
o gruppi di individui, non su problemi contestuali come le limitazioni
dell’ambiente fisico. Dunque sono quasi del tutto inesistenti studi
sociologici con una sufficiente base contestuale e relazionale importante
in rapporto all’universal design.
E’ quindi necessario esaminare a fondo il rapporto tra gli individui e
l’ambiente fisico, sia negli alloggi che negli edifici pubblici o nelle aree
Jon Christophersen 27
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
esterne. Lo sviluppo metodologico sembrerebbe essere il primo passo
logico. Il successivo potrebbe essere l’utilizzo di questi studi da parte di
enti centrali di statistica.
Fig. 2. In che modo questo riguarda la vita di individui o gruppi di individui? Conosciamo
tipo, rigidità e distribuzione delle barriere nell’ambiente costruito? (Foto dell’autore)
Meno complicati ma comunque carenti sono i metodi statistici per valutare
quantità, rigidità e distribuzione delle barriere nell’ambiente costruito,
includendo aree edificate già esistenti, lavori di nuova costruzione e
riassetto. I dati sull’accessibilità sono reperibili in molti paesi ma sono
insufficienti e non accurati, e spesso si riferiscono solo a problemi generici
di alloggio. Quindi, le politiche intraprese da molti paesi per eliminare le
barriere sono difficili da attuare. È inoltre quasi impossibile valutare il costo
delle migliorie e l’importo e il tipo di lavoro edile e di costruzione relativi.
Verifiche complete di tutte le aree costruite richiederebbero ovviamente
uno sforzo troppo grande per essere realizzate, si possono comunque
sviluppare altri metodi. Sono state portate avanti ricerche metodologiche
per aggiornare i dati sullo stock di alloggi in Scandinavia, mentre altrove,
quest’area della ricerca sembra carente.
Il mercato dell’abitazione
Le persone anziane sono più mobili che nel passato. Hanno più
disponibilità economiche e si ritiene che siano anche più attive nel
mercato dell’abitazione. In maniera interessante, questo non sembra
incidere sulla domanda di abitazioni accessibili – né l’accessibilità sembra
costituire un valore aggiunto sul prezzo di mercato. Una ragione potrebbe
Jon Christophersen 28
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
essere nel fatto che le persone sotto i cinquant’anni sono la parte
predominante del mercato, mentre le persone più anziane ne sono una
piccola minoranza.
Un’altra ragione è che, ad eccezione di coloro che hanno disabilità
motorie, l’accessibilità occupa un posto meno importante nella lista delle
priorità abitative degli anziani – sono state ben ricercate le loro preferenze
e priorità. Sfortunatamente, per molti anziani accessibilità significa vita
passiva.
La ricerca può approfondire i problemi e le priorità tra gli anziani che
cercano abitazioni accessibili, includendo prezzi, quantità di alloggi
accessibili sul mercato, qualità ed ubicazione, accessibilità a vari servizi,
ecc. Inoltre, molto importanti nella situazione odierna, sono le dinamiche di
fornitura: molte abitazioni nuove o ristrutturate sono progettate e costruite
da professionisti altamente specializzati. Sembra che si sappia poco sulle
loro preferenze e priorità e su come se le sono create. Molti diranno che
seguono le tendenze di mercato e costruiscono in base alle richieste del
mercato stesso. Non sappiamo, comunque, se abbiano effettuato ricerche
di mercato, quali possano essere le loro scelte strategiche e le prospettive
a lungo termine o come si siano fatti un’idea di edilizia buona e vendibile.
Riassetto e nuova costruzione
Le persone disabili e le loro organizzazioni spesso si lamentano della
mancata applicazione della legge. Codici, regolamenti e decreti edilizi
attuali non comprendono più le caratteristiche prestazionali, ma
stabiliscono caratteristiche funzionali minime. Per i dati e soluzioni
preferite si devono consultare manuali e materiale di riferimento, di cui
sembra ci sia grande abbondanza dappertutto.
Jon Christophersen 29
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Fig. 3. Gli edifici pubblici nuovi dovrebbero essere accessibili ma spesso non lo sono –
sia per le persone che utilizzano ausili per la mobilità che per quelle che hanno visibilità
limitata. (Foto Svein Magne Fredriksen)
Premesso che la legislazione e le linee guida sono sufficienti per rendere
gli ambienti accessibili, ci sono quattro spiegazioni plausibili sul perché le
costruzioni risultano non soddisfacenti:
-
procedure di controllo negligenti,
-
liste di controllo e documentazione inappropriata
-
mancanza di nozioni o
-
insufficiente attenzione a accessibilità e design universale (UD)
durante progettazione e costruzione.
Per sanare questa situazione, due elementi sembrano fondamentali:
-
formazione di progettisti e costruttori (il programma di formazione
delle generazioni future sembra essere tenuto in grande
considerazione sia in EU che altrove);
-
sviluppo di migliori procedure di controllo e metodi di
documentazione. Questi ultimi sono piuttosto impegnativi per il
numero di controlli ad ogni livello del progetto e durante l’intero
processo edilizio in loco, perché richiedono sia ricerca che sviluppo.
Fig. 4. Una situazione di vita reale abbastanza comune: facile accesso a livello del
negozio (necessario per usare i carrelli della spesa) Soglia alta/cambiamento di livello per
raggiungere l’ambulatorio di dottore (lege) e fisioterapista. Le norme edilizie prescrivono
entrate accessibili in entrambi i luoghi. (Disegno: Wenche Tangerud e l’autore.)
Jon Christophersen 30
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Costo
Il costo è chiaramente l’ambito in cui gli obiettivi di ricerca sono più
urgenti. La maggior parte delle controversie sui costi avvengono sia a
favore che contro l’universal design e l’accessibilità, ma poche sono
documentate da fatti reali, tra l’altro neppure facilmente disponibili. I pochi
studi esistenti sui costi risalgono a più di dieci anni fa – periodo in cui
costruttori, architetti e progettisti avevano poca esperienza
sull’accessibilità nel progetto e costruzione. L’universal design era a quel
tempo un concetto completamente nuovo (e solitamente sconosciuto) nel
settore edilizio. L’accessibilità è probabilmente meno costosa adesso, in
quanto buone soluzioni sono diventate consuete ed è stata sviluppata la
tecnologia richiesta.
Dato che molti paesi stanno affrontando un aumento senza precedenti
della percentuale di anziani nella popolazione, ci sono problemi
fondamentali relativi al costo dell’assistenza istituzionalizzata rispetto
all’assistenza domiciliare agli anziani in alloggi accessibili. Il calcolo del
risparmio attuale – cioè quanto può diminuire il fabbisogno di assistenza
se le case o le aree di residenza si conformano ai criteri di universal
design – è ricco di risvolti metodologici e generalmente non sono
disponibili dati affidabili. Ancora meno si conosce sui costi sociali: le
persone anziane sono più soddisfatte ed hanno una miglior qualità di vita
in abitazioni di universal design piuttosto che in case standard, istituti ben
progettati o abitazioni protette? Gli studi sui costi sociali ed il costo sociale
dell’assistenza necessitano di nuovi metodi di ricerca e probabilmente di
un lavoro interdisciplinare che coinvolga progetto, offerta d’assistenza ed
economia così come architettura e tecnologia edilizia.
Il costo di progetto e costruzione di ambienti accessibili è stato oggetto di
intense discussioni. Da una parte si afferma che il costo aggiuntivo è
trascurabile o non esistente, se si fissano le caratteristiche di accessibilità
come presupposto del design sin dall’inizio. Dall’altra parte si asserisce
che problemi tecnici, quali caratteristiche costruttive, condizioni
atmosferiche e clima, possono generare costi aggiuntivi inevitabili. Se ne
sta discutendo per lo meno dalla fine degli anni ’70, ma mancano quasi
totalmente documenti, fatti e dati.
Solo una cosa sembra ovvia: l’analisi dei costi d’accessibilità nelle
abitazioni e negli edifici pubblici richiede metodi diversi. Possono esserci
anche differenze simili tra edifici pubblici e luoghi di lavoro e sembra
probabile che nuovamente siano necessari approcci diversi per indagare il
costo di soluzioni universal design complete.
Mancano anche studi sui costi di rinnovamento e miglioramento
dell’accessibilità in edifici esistenti ed aree esterne e forse sono ancora più
Jon Christophersen 31
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
difficili da realizzare. Nelle aree urbane vengono gradualmente introdotti
cordoli abbassati, una miglior segnaletica e percorsi tattili durante i normali
lavori di manutenzione. Raramente si conosce il costo per migliorare
l’accessibilità. La stessa cosa accade per le aree ricreative come i parchi
pubblici ed altri spazi aperti. In particolare si sa poco sul costo di una
migliore accessibilità per persone con visione ridotta.
Molte abitazioni del patrimonio esistente sono state edificate molto prima
che esistessero requisiti di accessibilità. Lo standard generale
d’accessibilità è pertanto basso – come lo è il tasso con cui gli edifici
esistenti vengono sostituiti. Quindi, l’ambiente costruito può rimanere
inaccessibile per generazioni. Non sono state fatte verifiche e valutazioni
dettagliate degli edifici esistenti e nella migliore delle ipotesi i sistemi
operativi per valutare il costo dei miglioramenti sono scarsi.
Per quanto riguarda il patrimonio esistente di abitazioni, quattro risvolti
economici sembrano essenziali per far sì che le persone anziane possano
continuare a vivere a casa:
1. Installazione di ascensori in edifici di appartamenti costruiti dopo la
guerra e edifici dei centri storici;
2. Bagni più accessibili e fruibili in tutti i tipi di alloggio;
3. Spazi di circolazione migliorati in abitazioni multi piano;
4. Facile accesso a livello a parcheggi condominiali o autorimesse.
E’ necessario studiare l’importanza dei miglioramenti apportati in edifici
pubblici e luoghi di lavoro. Le aree che hanno maggior necessità di essere
studiate con urgenza sono scuole, università ed uffici, anche perché
aumentano le esigenze di pari opportunità nell’istruzione e nel lavoro.
Ovviamente, le intenzioni del governo, le leggi antidiscriminazione e gli
obiettivi per migliorare l’accessibilità avranno poco senso se non c’è un
lavoro di progettazione e sviluppo. Per essere efficaci, le priorità, gli
incentivi e i finanziamenti devono avere una base solida ed il più possibile
completa.
Progetto architettonico e metodi di costruzione
Gli architetti e costruttori sono stati spesso contrari alle richieste di
accessibilità, ma in molti hanno dovuto creare edifici accessibili: lo impone
la legge. Ci sono anche testimonianze di molti che ora sono capaci di
progettare soluzioni accessibili al tempo stesso funzionali ed
architettonicamente soddisfacenti senza essere costose.
Il lavoro teorico nel campo dell’architettura si è concentrato sui principi di
universal design e contro gli atteggiamenti negativi. I metodi di progetto
basati sull’aspetto creativo e sul coinvolgimento dell’utente, sulla
Jon Christophersen 32
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
creazione di empatia e sui modelli di simulazione rappresentano la spina
dorsale dell’insegnamento dell’universal design, almeno da come sembra
in tutto il mondo.
Sembrano inesplorate le implicazioni architettoniche più ampie
dell’universal design e le conseguenze che potrebbero avere sulla teoria
dell’architettura. Dobbiamo considerare problemi basilari come la scelta di
modelli e percorsi di circolazione, e la forma fisica che ne risulta. La facilità
di orientamento è di primaria importanza per persone con vista, udito e
capacità cognitive ridotte, ma in modo particolare per la maggior parte
delle persone anziane. Soluzioni di supporto e sistemi di codifica dei colori
importanti per l’orientamento, possono avere conseguenze architettoniche
importanti che meritano di essere studiate.
Inoltre, i progressi nelle tecnologie dell’assistenza creano la necessità di
nuove ricerche. Gli spazi necessitano di flessibilità quando si utilizzano
maggiormente sedie a ruote più grandi nei centri commerciali, nei
principali nodi dei trasporti pubblici, nelle università e nelle scuole.
L’informatica sembra essere l’unica area in cui gli sforzi della ricerca
appaiono appropriati.
Costruire edifici, stanze e spazi abbastanza accessibili non è ancora una
cosa semplice: i problemi nascono quando sono necessarie porte e soglie
resistenti alle intemperie, quando si deve garantire la sicurezza
antincendio o si deve ridurre la trasmissione del suono. Negli alloggi con
struttura in legno, la soluzione dell’accesso a livello sulla porta principale e
sullo spazio aperto privato spesso viene scartata per difficoltà tecniche.
Evitare inaccettabili differenze tra i livelli del pavimento è un problema
quando si utilizza il riscaldamento a pavimento o unità bagno
prefabbricate. Nuovi prodotti, migliori soluzioni tecniche e dettagli
architettonici sembrano ancora lontani.
Conclusioni
I settori di ricerca più urgenti sono gli studi sui costi e sui costi-benefici,
due campi quasi del tutto inesplorati: costi sociali ed edilizia. Entrambi,
comunque dipendono dai metodi di ricerca, dai migliori dati relativi allo
standard attuale di accessibilità nell’ambiente costruito e dal costo
dell’offerta di soluzioni architettoniche appropriate. Per completare il
quadro sono necessari studi sociologici su base contestuale in rapporto
all’ambiente costruito, studi di mercato (inclusi fornitori ed acquirenti) e
sviluppo di metodi di progettazione e teorie architettoniche. Tutto
considerato, è necessario ancora un lavoro considerevole di ricerca per
raggiungere la completa integrazione delle persone anziane e dei disabili
nella società.
Jon Christophersen 33
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Fonti
Le pubblicazioni elencate di seguito si concentrano maggiormente su
problemi sociali che sulla forma e sul progetto fisico. Una lista più
completa con riferimenti è disponibile come file di word richiedendola a
[email protected].
Christophersen, J. (ed). Universal design – 17 modi di pensare ed
insegnare. Banca alloggi statale norvegese. HB: 7.F.34 E Oslo 2002. 386
pps. ISBN: 82-90122-05-5. Download: (.pdf in tre parti)
http://husbanken.no/portaler/iporthoved.nsf
Il libro descrive i vari tipi di insegnamento di universal design. I 17 articoli
di docenti di università in Europa, Nord America, Australia ed Asia
mostrano e spiegano la pluralità dell’universal design come tema.
Clarkson, J., Coleman, R., Keates, S. Lebbon, C. Inclusive Design. Design
for the whole population. Springer verlag. 607 p London 2003. ISBN 185233-700-1
Website: http://rehab-www.eng.cam.ac.uk/id.htm Rassegna della pratica
contemporanea nella progettazione inclusiva. Temi relativi all’integrazione
sociale, esigenze, adattamento, alloggio ed età dell’utente, alloggi a prezzi
accessibili, quartieri riqualificati, centri sociali informali, riqualificazione
urbana, governo.
Keates, S., Clarkson, J. Countering Design Exclusion: An Introduction to
Inclusive Design. Springer-Verlag. London 2003, 227 p. ISBN 1-85233769-9.
Un approccio pragmatico alla progettazione inclusiva, adatto al mondo
dell’industria. Si discute il fallimento e la mancata assimilazione dei metodi
esistenti. Il libro presenta l’approccio mentale necessario a riflettere sulle
sfide poste dalla progettazione inclusiva e ad adattare le soluzioni alle
esigenze delle aziende produttrici.
Preiser, W., Ostroff, E. (ed) Universal Design Handbook. McGraw-Hill.
2001 1216 pps. ISBN 0-07-137605-469.
Saggi da quasi tutti i paesi del mondo: casi di studio con linee-guida per
docenti che trattano temi analoghi; presentazione di teorie su opinioni e
idee; letteratura esistente con descrizione delle realizzazioni ad oggi. Gli
Jon Christophersen 34
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
argomenti vanno dai sistemi di trasporto al progetto dei bagni, dagli
apparecchi per la cucina ai computer.
Ratzka, A. Una breve ricerca di studi su costi e benefici di ambienti che
non mettono in posizione di svantaggio. Atti CIB del Congresso
Internazionale sull’Accessibilità di Rio de Janeiro, Brasile, Giugno 1994
Download: http://www.independentliving.org/cib/cibrio94access.html Il
documento sintetizza i risultati di alcune presentazioni in occasione di altri
eventi CIB W84 e discute lo studio dei costi aggiuntivi della costruzione
accessibile in rapporto ai benefici che si possono ottenere da ambienti
senza barriere.
Gruppo di lavoro di universal design degli alloggi per conto dell’ufficio
giudiziario. Progettazione alloggi per tutta l’edilizia residenziale universal
design del Queensland. Ufficio giudiziario del Queensland, Brisbane,
Documento
3
Marzo
2005
Website/download:
http://www.justice.qld.gov.au/guardian/pa.htm,
http://www.housing.qld.gov.au/builders/smart_housing/pdf/housing_design
_for_all.pdf
Il documento delinea la posizione di membri non governativi del Gruppo di
Lavoro di universal design abitativo del Queensland e traccia il percorso
da raggiungere per sostenere l’adozione dell’universal design degli alloggi
in tutti gli interventi di edilizia residenziale, sia nuova che riqualificata in
maniera sostanziale. Il documento illustra costi e benefici, sicurezza e
relazioni con l’assistenza domiciliare.
Norve, S., Christophersen, J., Denizou, K., Edvardsen, D. and Oyen, C. F.
Kunnskapsoversikt universell utforming og tilgjengelighet. (Base di
conoscenza su Design Universale ed accessibilità. Solo in lingua
norvegese). Istituto norvegese di ricerca edilizia, relazione progetto n. 392.
2005
Jon Christophersen 35
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
KARINE DENIZOU - ISTITUTO NORVEGESE PER LA RICERCA SULL’EDILIZIA
SCHEDA DI CONTROLLO PER L’UNIVERSAL DESIGN NELLA
PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA
Programma di controllo per il design universale nella progettazione
architettonica
- Come i cambiamenti del regolamento edilizio norvegese incidono sul
processo di design
Introduzione
Nel 1997 sono stati fatti cambiamenti fondamentali nel regolamento
edilizio norvegese e norme relative. I cambiamenti si riferiscono alle
responsabilità rispetto a regolamento e norme edilizie. Le
aziende/architetti che richiedono il permesso di costruire sono ora
responsabili dell’ottemperanza del regolamento (non si tratta più come
prima, di una responsabilità congiunta delle autorità municipali, dei
progettisti e costruttori). Inoltre, le norme norvegesi sono andate oltre,
nella direzione dello sviluppo di detti requisiti, rispetto ad altri paesi. Quasi
tutti i dati necessari sono reperibili nella normativa. Ciò si applica ad ogni
tipo di requisito, dalle norme antincendio all’energia, o all’acustica,
compresi quelli che si riferiscono all’usabilità e funzionalità. I requisiti di
accessibilità appartengono a questo secondo gruppo. Il nostro obiettivo è
di dare agli architetti la libertà di progettare, fornendo quindi possibilità di
svariate soluzioni per reagire a contesti diversi.
Questa relazione cerca di descrivere come questi cambiamenti
coinvolgano il lavoro quotidiano degli architetti rispetto all’UD e alla qualità
del design, fornendo alcuni esempi. La responsabilità degli architetti per
rispettare il regolamento edilizio, implica diverse procedure e nuove
esigenze di controllo sistematico del proprio progetto. Gli architetti, come
risolvono il bisogno di nuove procedure? Un approccio che si basa sulla
prestazione porta all’innovazione nel design in rapporto all’accessibilità o
Karine Denizou 36
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
la possibilità di ripensamento (rethinking) viene fermata dalla miriade di
formalità e dalle pressioni temporali?
Procedure migliorate per controllare l’accessibilità
Programmi di controllo per la progettazione architettonica
Nello studio di un architetto di una certa importanza, uno degli architetti ha
solitamente la responsabilità di tutto il lavoro assieme alle richieste da
presentare e al controllo dei disegni. Dal 1997 assieme alla richiesta dei
permessi di costruire devono essere forniti i programmi di controllo per la
progettazione architettonica. Il richiedente deve anche presentare un
certificato di controllo per dimostrare che l’azienda possiede la
competenza necessaria. In teoria dovrebbero essere elaborate liste di
controllo per ogni schema nuovo che dovrebbe essere messo in relazione
col programma di controllo.
Il bisogno degli architetti di controllare il proprio lavoro crea la necessità di
nuovi metodi, come lo sviluppo di nuove soluzioni. Gli architetti hanno
bisogno di strumenti ed informazioni per essere in grado di controllare se i
propri progetti rispondono ai criteri di accessibilità. Pochi architetti oggi
possiedono procedure di controllo per l’accessibilità che siano
sufficientemente valide (Nørve et al., 2005). Gli architetti hanno bisogno di
assistenza per sviluppare metodi di controllo personalizzati.
Una verifica sistematica del controllo dell’accessibilità è importante anche
in rapporto all’innovazione, come la prova qualitativa delle soluzioni scelte.
Un tale strumento semplifica situazioni in cui è necessaria una
documentazione. Il metodo dovrà includere un’analisi/critica delle soluzioni
scelte, rispetto al contesto, alla funzionalità e all’usabilità. Lo sviluppo di
procedure di controllo e metodi di documentazione migliori è
estremamente necessario. Bisogna sviluppare dei metodi di progettazione
architettonica che includano buoni sistemi per le procedure di controllo a
qualsiasi livello nei processi di design e di costruzione. Il problema è come
sviluppare tali metodi.
Sviluppo di metodi per il controllo dell’accessibilità
Attualmente, possiamo dire che lo sviluppo di metodi per il controllo
dell’accessibilità avviene soprattutto nello studio degli architetti. Le
condizioni per lo sviluppo produttivo dei metodi di controllo sono:
-
Avere un architetto che si occupi di UD assunto nello studio
-
Avere uno o più progetti edilizi importanti in cui siano indispensabili
i principi di UD, per esempio un ospedale
Karine Denizou 37
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
-
21 Marzo 2006
E forse aver sperimentato duramente che i requisiti di accessibilità
sono fissati per legge
A volte succede che gli architetti chiedano consiglio all’Istituto Norvegese
per la Ricerca sull’Edilizia circa i metodi di controllo dell’accessibilità.
Questo è stato il caso di un ufficio che attualmente è all’avanguardia per
quanto riguarda il controllo dell’accessibilità. Lo studio sta progettando un
nuovo ospedale nella Norvegia Centrale. Una degli architetti ha particolare
interesse per l’UD ed è abbastanza competente in tale campo. Si è resa
conto delle carenze di metodi sistematici per l’attuazione dei principi di UD
nel processo di design. Su richiesta della persona che apporta migliorie,
ha tentato di definire livelli di accessibilità per diverse parti dell’ospedale.
Adesso nell’ufficio c’è una specie di comitato per l’accessibilità, visto che
le persone si stanno interessando alla questione. Scelgono di elaborare
delle liste di controllo sulla base di linee guida, manuali, standard e
strumenti stabiliti per valutare l’accessibilità.
Una sfida è rendere la lista di controllo abbastanza semplice, senza troppi
dettagli e ribadendo i punti importanti come per es. l’interfaccia tra l’edilizia
e il paesaggio.
Christophersen (2002) ha scoperto che gli edifici pubblici dal 1998 hanno
un buon grado di accessibilità per persone con disabilità motorie – non per
persone con disabilità cognitive. Le liste di controllo dovrebbero prendere
in considerazione tutti i gruppi.
L’obiettivo principale del controllo è (1) assicurarsi che i livelli minimi di
accessibilità richiesti dalle norme edilizie vengano rispettati o (2)
raggiungere le qualità funzionali che l’azienda dei progettisti architettonici
si è posta o (3) ottenere un risultato finale che soddisfi non soltanto le
norme e le ambizioni dell’architetto, ma anche i pazienti ed il personale
dell’ospedale. Il metodo dovrebbe portare ad un risultato che sia migliore
del livello minimo di accessibilità richiesto.
Programmi di controllo e documentazione
L’Istituto Norvegese per la Ricerca sull’Edilizia ha effettuato valutazioni del
progetto in cui sono stati esaminati errori e discrepanze relativi
all’accessibilità. In un caso ci è stato chiesto di controllare in maniera
specifica la qualità della documentazione fornita dagli architetti in
riferimento all’UD. Il problema principale era se l’edificio, in questo caso
una scuola, rispondesse al requisito di accessibilità prescritto nelle norme
edilizie.
La scuola è stata descritta come quasi inaccessibile. È stata costruita su
un terreno in pendenza ed è formata da quattro edifici separati. Il
problema principale è che non è possibile camminare nella scuola senza
Karine Denizou 38
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
utilizzare scale ripide. Ci sono ascensori, ma non in tutti gli edifici (non
esiste un requisito rigido con riferimento agli ascensori in questo edificio,
dato che non ci sono più di due piani). Il modello di circolazione è
complicato se l’utente presenta delle disabilità.
La documentazione che abbiamo dovuto controllare poteva essere di due
tipi:
1. Documentazione che mostra come soluzioni che non sono state
pre-accettate (p.es. disposizione nelle norme o altro materiale di
base) soddisfino i requisiti di prestazione
2. Documentazione che mostra come i requisiti siano stati controllati
durante la fase di design, in conformità ai programmi di controllo
Come gli architetti hanno utilizzato i programmi di controllo?
I programmi di controllo, che sono stati presentati con la richiesta del
permesso di costruire, non hanno informazioni sull’accessibilità. Le
autorità edilizie lo hanno sottolineato nella fase iniziale del processo di
richiesta. Si sarebbero potuti evitare grossi errori se l’architetto avesse
tenuto in considerazione queste annotazioni. Ciò potrebbe indicare che il
controllo sull’accessibilità durante il processo di progettazione non ha
ottenuto attenzione sufficiente.
Il controllo probabilmente è stato fatto sistematicamente e
coscienziosamente in campi diversi dall’accessibilità. L’accessibilità non è
ancora vista come un settore di rischio come per es. la sicurezza
antincendio o la costruzione dell’edificio, in cui un alto livello di difficoltà
richiede un alto livello di competenza. Il risultato è che al controllo di
qualità in rapporto all’accessibilità viene data meno attenzione che al
controllo della qualità in rapporto alla sicurezza antincendio o alla
costruzione dell’edificio (Nørve and Flyen Øyen, 2004).
Un ulteriore controllo ha mostrato che gli architetti hanno liste di controllo
e procedure di documentazione inappropriate. Gli unici elementi che
hanno controllato nei disegni sono stati: “C’è posto per il WC?” e “le
misure in relazione alle porte per persone con disabilità”.
I designer sono soliti affidarsi a consiglieri e consulenti con esperienza per
documentare che le soluzioni scelte soddisfino i requisiti di prestazione.
Quello che rende i requisiti di accessibilità speciali è il fatto che gli
architetti non sono soliti chiedere aiuto in questi ambiti. Potrebbe essere
consigliabile delegare la responsabilità del controllo ad un consigliere che
abbia la competenza necessaria, ma c’è ancora molta strada da fare e
questa situazione non si verifica spesso, a meno che l’azienda non abbia
qualche problema col Comune o con un’associazione di utenti.
Karine Denizou 39
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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Interpretazione
Non tutti gli errori sono dovuti esclusivamente alla mancanza di
competenza
sull’accessibilità.
Il
problema
principale
riguarda
l’interpretazione. I requisiti che si basano sulla prestazione sono per
definizione aperti all’interpretazione, ed in effetti questa è la ragione
principale per cui si basano sulla prestazione. L’obiettivo è che il designer
deve avere la libertà di creare soluzioni nuove ed appropriate. Il compito
dell’UD è proprio creare soluzioni che si adattino ad ogni nuovo contesto,
rispondendo ai bisogni di tutti gli utenti, attraverso un processo di
progettazione inquisitivo e di larghe vedute. Il designer non deve dare per
scontato di avere la risposta. Sono fondamentali discussioni sulla
comprensione dei requisiti di accessibilità, in particolare nello sviluppo del
concetto architettonico. È utile affrontare il quesito seguente a mente
aperta: “Questa soluzione, come soddisfa le intenzioni normative?”
L’interpretazione è stata un punto centrale nel caso di cui sopra. La scuola
presentava un’architettura di alta qualità, ma si doveva discutere il
concetto in rapporto all’accessibilità all’inizio del processo di
progettazione. Il concetto generale permette uno schema che corrisponda
alle intenzioni del regolamento edilizio con riferimento all’accessibilità?
Innovazione e documentazione
Utilizzo delle linee guida
Le norme di edilizia si riferiscono alle linee guida, alle norme norvegesi e a
serie descrittive pubblicate dall’Istituto Norvegese per la Ricerca
sull’Edilizia. Quelle serie o opuscoli di progettazione contengono dati e
consigli dettagliati. È importante ricordare che il manuale del regolamento
edilizio non contiene requisiti, indica semplicemente soluzioni/specifiche
che soddisfino i requisiti e che tradotte direttamente dal norvegese
vengono chiamate “soluzioni pre-accettate”. Idealmente, i requisiti di
prestazione dovrebbero dare ai designer la possibilità di sviluppare
soluzioni innovative rispetto al design universale.
Le norme edilizie permettono altre soluzioni diverse da quelle preaccettate ma spesso riscontriamo che gli architetti utilizzano le linee guida
e soluzioni pre-accettate come se fossero delle condizioni. In effetti, e dato
che lo sviluppo di soluzioni alternative spesso implica complicazioni e
ritardi, molti architetti e costruttori cercano indicazioni chiare, che
ritengono rendano design e controllo più semplici. A volte sembra che non
dispongano del sistema di cui sopra, e soluzioni minime accettabili
vengono descritte con misure e dati.
Documentazione
Karine Denizou 40
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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Se gli architetti scelgono di non seguire le descrizioni comprese nelle linee
guida, nell’Istituto Norvegese per la Ricerca sull’Edilizia o negli standard,
devono documentare che le soluzioni scelte sono accessibili. Sembra che
sia le autorità locali sia gli architetti non abbiano procedure per valutare
questo tipo di soluzione. Troviamo per esempio questo consiglio nelle
linee guida per i funzionari responsabili delle richieste edilizie del comune
di Oslo: “Devono esserci forti motivazioni per non seguire quanto indicato
nelle linee guida.” Affermazioni di questo tipo non invitano all’innovazione
e indicano che si preferiscono soluzioni pre-accettate.
Il ripensamento può aver significato per la qualità dell’architettura e
potrebbe contribuire allo sviluppo di soluzioni migliori che comprendano
tutti allo stesso modo. Agli architetti viene data realmente la possibilità di
sviluppare soluzioni adeguate ed innovative?
Esempio 1: design di J.C Decaux, unità di bagni pubblici
Decaux soddisfa le richieste dell’utente in un ambiente piccolo
progettando un elemento innovativo, senza tener conto delle misure
fissate. L’innovazione in questo caso era una tazza del water che poteva
ruotare, come una sedia da ufficio, riducendo il bisogno di spazio libero sul
pavimento nell’unità del bagno. L’area del pavimento ridotto aveva due
vantaggi: uno era ovviamente il costo, l’altro era che un’unità più piccola si
sarebbe inserita meglio in una situazione esistente. L’idea venne
approvata sia dagli specialisti dell’Istituto Norvegese per la Ricerca Edile
che dall’Associazione Norvegese Handicappati, ma al Comune mancò il
coraggio di approvare il progetto e richiese una serie di prove utente
complete molto costose. Decaux, come si può immaginare, abbandonò
l’idea.
Karine Denizou 41
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
Figura 1: è possibile lo spostamento
una tazza
laterale in entrambe le direzioni
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Figura 2: sezione che mostra
del water circolare
Esempio 2: design di rampa ad Eidsvoll, museo
L’architetto ha inteso le linee guida come una condizione e chiede
l’esonero da esse. In realtà, sarebbe sufficiente dimostrare che la
soluzione scelta funziona, piuttosto che chiedere un esonero dalle norme
edilizie. In questo caso specifico, una rampa continua, non interrotta da
pianerottoli, è una delle caratteristiche fondamentali del concetto
architettonico. Non era possibile per l’architetto utilizzare la soluzione preaccettata, così ha chiesto consiglio all’Istituto Norvegese per la Ricerca
sull’Edilizia. Basandosi sulle argomentazioni date dall’Istituto, l’architetto è
stato in grado di procedere con la soluzione proposta.
Figura 3: entrata mostra con la rampa, vista dall’esterno. Arch. Lund Hagem as.
Conclusione
Gli architetti hanno bisogno di aiuto per sviluppare metodi di controllo
personalizzati. Lo sviluppo dei metodi di controllo ed i programmi di
diverso tipo devono tenere in considerazione i bisogni di accessibilità di
diversi gruppi di utenti, di persone con disabilità motorie come di persone
con disabilità cognitive.
Karine Denizou 42
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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Gli architetti necessitano strumenti per discutere usabilità ed accessibilità
ad ogni livello del design. Questi strumenti devono essere adattati ad ogni
stadio del processo di progettazione e costruzione, che dovrebbe
comprendere controllo del concetto architettonico, controllo ad ogni stadio
del disegno (sia bozze generali che dettagli) e controllo in sito durante la
costruzione. Si deve prestare attenzione anche alla valutazione degli
edifici quando vengono utilizzati, per imparare dalla pratica. Questi metodi
possono semplificare anche la valutazione ed accettazione di nuove
soluzioni.
Il ripensamento può avere importanza per la qualità dell’architettura ed è
un contributo importante per sviluppare soluzioni migliori che includano
tutti allo stesso modo. Agli architetti deve essere data una possibilità reale
di sviluppare soluzioni innovative ed appropriate.
Riferimenti
Nørve, Christophersen, Denizou, Edvardsen og Flyen Øyen (2005):
Kunnskapsoversikt Universell utforming og tilgjengelighet. Prosjektrapport
392, Norges Byggforskningsinstitutt.
Nørve, Siri og Cecilie Flyen Øyen (2004): Tilgjengelighet og levekår,
Hvordan blir tilgjengelighet ivaretatt etter PBL-reformen av – 97?
Prosjektrapport 359. Norges Byggforskningsinstitutt.
Christophersen, Jon (2002): Bedre tilgjengelighet i nye byggverk –
virkninger av ny plan- og bygningslov 1997. Prosjektrapport 321, Norges
Byggforskningsinstitutt.
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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EMILIA CONTE - POLITECNICO DI BARI, ITALIA
IL
CONTRIBUTO
DELL'AMBIENTE
COSTRUITO
POLITICHE PER LE PERSONE CON DISABILITA’
ALLE
In un momento in cui lo sviluppo sostenibile deve essere l’obiettivo
centrale di ogni politica e azione, è necessario riconsiderare qualunque
aspetto problematico della vita odierna nell’ottica della sostenibilità. I tre
aspetti fondamentali della sostenibilità, correlati tra loro e che dovrebbero
trovare riscontro in ogni azione sostenibile, sono l’ambiente, l’economia e
la società. Però, chiunque lavori per uno sviluppo sostenibile sa quanto sia
difficile perseguire il requisito sociale della sostenibilità; di fatto, gli aspetti
ambientali ed economici della sostenibilità spesso prevalgono, lasciando
sullo sfondo le potenzialità per un miglioramento della società.
In questo modo, si perde una grande opportunità offerta dalla sostenibilità,
quella cioè di implementare l’equità sociale attraverso l’empowerment
delle parti più deboli della nostra società. Nella pratica, vi sono molti
esempi di strategie, politiche e azioni che, progettate per essere
sostenibili, si sono dimostrate fallimentari al momento della loro
implementazione, poiché rifiutate o contrastate o anche solo
semplicemente disattese dalle persone direttamente interessate, quando
le stesse non sono state coinvolte nel processo o le loro aspettative non
sono state soddisfatte (Conte, 2001). Ciò è particolarmente vero nel caso
in cui strategie, politiche e azioni riguardano gli edifici e le città, poiché di
solito si tratta di processi che richiedono un cambiamento nei
comportamenti.
Sfortunatamente, anche nei paesi sviluppati/industrializzati, la società è
ancora caratterizzata da processi di esclusione sociale e la situazione sta
persino peggiorando da quando agli “usuali” motivi di esclusione –
razzismo, religione, genere, sessualità, disabilità, povertà, etc.– se ne
sono aggiunti di “nuovi”, imputabili a differenti e molteplici cause, quali
un’economia in costante trasformazione e i nuovi progressi scientifici e
tecnologici –nuove forme di povertà, invecchiamento della popolazione,
emarginazione dalle tecnologie informatiche, etc.–. È chiaro che tale
situazione non è affatto sostenibile e che soltanto un approccio culturale
Emilia Conte 44
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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globale può indicare i percorsi da intraprendere per garantire uno sviluppo
realmente sostenibile della nostra società.
Il modello sociale dell’inabilità
A proposito della disabilità, che è ancora oggi una forma di esclusione
sociale, il “modello sociale della disabilità” sembra offrire un possibile
percorso verso una reale inclusione ed empowerment dei disabili nella
società, favorendo una prospettiva di sostenibilità. Al di là delle differenti
definizioni, interpretazioni, valutazioni e critiche (Light, 2006), il valore
positivo di un simile modello risiede in due aspetti fondamentali: (i) sposta
l’attenzione dalle menomazioni alle necessità dell’individuo; (ii) è stato
messo a punto dagli stessi disabili (BCODP, 2005).
Il primo aspetto è sostanziale per ciò che concerne l’approccio culturale, in
quanto la disabilità non è vista come una specificità della persona disabile,
per cui il disabile necessita di differenti forme di aiuto e assistenza,
diventando un “problema” per la comunità, in termini sia economici sia
sociali. Al contrario, il punto di vista è quello di guardare alla disabilità
come alle molte forme in cui la società agisce e si comporta, diventando
così un handicap per la vita attiva e sociale dei disabili; questo è
fondamentale per spostare la responsabilità dai disabili alla società: è la
società che deve adattarsi ai disabili piuttosto che i disabili alla società,
come prevalentemente avviene tuttora (Given, 2005).
Il secondo aspetto è essenziale da un punto di vista metodologico, in
termini sia di riflessioni teoriche sia di applicazioni pratiche. Nella
percezione della disabilità, considerando i suoi molteplici aspetti, esiste
sempre un divario tra persone disabili e non disabili; allora, probabilmente,
tutti gli attori coinvolti nel processo d’inclusione sociale –dai responsabili
delle politiche ai progettisti, dai pianificatori ai legislatori, dalle persone
disabili a quelle non disabili– perseguirebbero meglio l’obiettivo se i
bisogni fossero esplicitati e le soluzioni fossero suggerite e testate
direttamente dalle persone con menomazioni e disabilità.
Perciò, il modello sociale della disabilità può essere visto sia come un
quadro di riferimento operativo sia come una sfida verso un concreto
miglioramento dell’intera società. In realtà, tale approccio dovrebbe già
essere in atto, supportato anche da classificazioni e regolamenti
internazionali; per esempio, lo stesso ICIDH-2 riconosce le inadeguatezze
dell’ICIDH (International Classifications of Impairments, Disabilities and
Handicaps) originale e cerca di superarle considerando, oltre i tradizionali
descrittori relativi alle menomazioni personali, nuove dimensioni, come
quelle della attività, della partecipazione e dei fattori contestuali, in modo
da includere fattori sociali e di empowerment per la comprensione della
disabilità (Gray, Hendershot, 2000). Ma ognuno di noi sa, e lo sperimenta
Emilia Conte 45
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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personalmente nella vita quotidiana, come le barriere effettivamente
esistano, siano ancora troppe e si manifestino in una molteplicità di modi
diversi.
L’ambiente edificato
Le barriere sono di vario tipo, psicologiche, tecnologiche, procedurali e
molte altre; ma sicuramente l’inaccessibilità fisica degli edifici e delle
infrastrutture urbane costituisce un handicap di fondamentale rilevanza
che la nostra società impone ai cittadini, con o senza disabilità,
limitandone la capacità di condurre le attività quotidiane e ostacolandone
l’aspettativa a esercitare un ruolo attivo nella partecipazione sociale.
Architetti e ingegneri non possono sottrarsi alla responsabilità di proporre
processi e soluzioni progettuali in grado di eliminare ogni forma di barriera
fisica nelle città.
Leggi e regolamentazioni
Considerando il contesto europeo e in particolare l’Italia, la base
legislativa per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici e
negli ambienti urbani può essere ritenuta abbastanza adeguata: leggi e
regolamenti indicano sia l’obiettivo da perseguire sia quando e dove
intervenire (Vescovo, 1997). Correttamente, la legislazione usa un
approccio prestazionale invece di suggerire soluzioni specifiche, sebbene
siano riportati anche alcuni esempi. Gli aspetti qualitativi del progetto, il
rispetto della sicurezza degli ambienti e delle persone, comunque siano
ottenuti, sono costantemente alla base delle indicazioni fornite. I dati
quantitativi sono riportati allo scopo di controllare le dimensioni minime,
principalmente in rapporto alle esigenze delle persone su sedia a rotelle, e
sono basati su studi ergonomici.
D’altronde, indicando dove intervenire, la legislazione fissa il concetto di
spazi e luoghi pubblici sulla base non della proprietà ma dell’utilizzo,
istituendo l’obbligo a rendere accessibile ogni spazio e luogo con una
funzione pubblica. Così, sia gli edifici pubblici sia quelli privati, quando
svolgono funzioni indirizzate all’intera comunità, come scuole, uffici,
musei, edifici amministrativi, centri commerciali e così via, devono
garantire l’accessibilità. Inoltre, anche gli spazi comuni degli edifici a uso
residenziale, sia privati sia pubblici, devono essere accessibili.
Per quanto concerne gli edifici per residenza, la legislazione in vigore
pone ulteriori indicazioni che riguardano le caratteristiche delle unità
residenziali, le quali già dal progetto originale devono garantire la
visitabilità a una persona su sedia a rotelle e devono essere adattabili nel
Emilia Conte 46
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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tempo a una totale accessibilità, a costi contenuti, qualora mutino le
esigenze degli occupanti. È anche interessante che l’edilizia residenziale
pubblica debba rispettare un’altra regola, realizzando per ogni nuova
costruzione almeno una minima percentuale di unità residenziali
completamente accessibili; in tal modo, il settore pubblico diviene un
esempio di buona pratica nei confronti della comunità e del settore privato.
Un altro aspetto significativo dell’intero sistema di leggi e regolamenti è il
fatto di essere indirizzato non solo agli edifici di nuova costruzione ma
anche alle ristrutturazioni degli edifici esistenti; infatti, ristrutturare è
un’attività che oggigiorno sta diventando sempre più importante nel settore
delle costruzioni, in termini sia quantitativi sia economici. Quando si
ristruttura, è talvolta ammessa la deroga dalle norme, purché si garantisca
il perseguimento dell’obiettivo principale dell’accessibilità. Analogamente,
il sistema legislativo regolamenta l’accessibilità degli spazi urbani e delle
infrastrutture, enfatizzando il ruolo del settore pubblico e l’importanza
dell’adeguamento delle strutture esistenti alle indicazioni di leggi e
regolamenti.
Esiste dunque la premessa normativa per rendere accessibili le nostre
città (Fig. 1), ma sfortunatamente si incontrano barriere architettoniche
quasi sempre e ovunque nell’ambiente costruito (Fig. 2). Senza pensare di
essere esaustivi, si può tentare di individuare alcune ragioni cruciali di tale
malfunzionamento.
Figura 1: una rampa è stata
aggiunta
per rendere accessibile un edificio
universitario
Figura 2: nessuna rampa per
attraversare la principale strada della
città
Edifici
Quando si parla di edifici, s’impone una prima necessaria distinzione tra
edifici residenziali e non residenziali, e poi si deve operare una seconda
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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distinzione nell’ambito degli edifici non residenziali tra gli ambienti di
lavoro e tutti gli altri edifici. La prima distinzione è dovuta ai molti significati
simbolici solitamente associati a una casa (Erman, 2004); per un
individuo, la propria casa è il luogo dove trascorrere molte ore del giorno e
costituisce il proprio spazio privato, dove ci si aspetta di potere agire come
si preferisce, godendo della propria famiglia e/o degli amici, e conducendo
attività rilassanti. Subito dopo la casa, l’altro edificio molto importante per
una persona che lavora è proprio l’ambiente lavorativo, ancora una volta
perché vi si trascorrono molte ore del giorno e anche perché è un edificio
che di solito costituisce un luogo di socializzazione.
Negli edifici residenziali, se si guarda all’insieme del patrimonio costruito,
si riscontra una situazione molto diversificata per ciò che concerne le
misure di accessibilità, perciò potrebbe essere utile cercare di riconoscere
alcuni aspetti caratteristici di tale situazione. Nel rispetto della legislazione
vigente, tutte le nuove costruzioni devono garantire una piena accessibilità
delle aree comuni dell’edificio, altrimenti non ottengono l’autorizzazione a
essere costruite; mentre il problema dell’inaccessibilità rimane per gli
edifici esistenti, costruiti prima delle attuali leggi e regolamenti, poiché
l’obbligo a osservare le regole si applica soltanto in caso di sostanziali
ristrutturazioni. Alla fine, ciò significa che molti edifici plurifamiliari esistenti
nelle città non sono ancora accessibili; però, va ricordato che la legge
garantisce comunque il residente disabile che richiede soluzioni per
l’accessibilità dell’edificio in cui vive e che può far compiere i lavori
necessari anche nel caso in cui gli altri residenti non siano d’accordo.
Inoltre, se guardiamo agli interni delle unità residenziali, in molti casi non
si riscontra l’indicazione di legge che concerne soluzioni di progetto che
rendano semplice ed economica una ristrutturazione per l’accessibilità. È
un limite principalmente di architetti e ingegneri, che di solito non si
preoccupano sufficientemente di questo importante obiettivo progettuale,
ritenendo che si possa in ogni caso trovare una soluzione tecnica a un
problema di progettazione, laddove ciò risultasse strettamente necessario.
Sfortunatamente, le conseguenze di questo modo di pensare e agire
corrispondono sempre a un aumento di costi, alla produzione di rifiuti da
cantiere provenienti dalle operazioni di demolizione e, in alcuni casi,
anche all’impossibilità di trovare la soluzione più appropriata, costringendo
l’individuo ad adattarsi all’ambiente residenziale piuttosto che viceversa.
Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, la situazione è ancora più
diversificata, in quanto esistono diversi tipi di ambienti di lavoro; per sintesi
e compatibilmente con l’obiettivo di questo contributo, può essere utile
fare riferimento a uffici e scuole/università. Il problema fondamentale
anche in questo caso è legato all’accessibilità degli edifici esistenti, dal
momento che i progetti di nuove costruzioni sono necessariamente
Emilia Conte 48
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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assoggettati alla normativa. Nel caso di costruzioni non residenziali, tutti
gli edifici devono risultare accessibili, dato il loro utilizzo pubblico; ma, al di
là delle aree comuni delle costruzioni, è consentito l’adattamento dei soli
ambienti specificatamente utilizzati da persone con menomazioni e
disabilità, che pertanto possono accedere a un bagno adeguatamente
attrezzato e a una stanza-ufficio o a una classe, magari anche ad alcuni
laboratori, ma non necessariamente alle altre stanze e agli altri spazi.
Benché, in particolare nelle scuole, tale mancanza sia compensata da
alcune forme di sostegno e assistenza personali, questo costituisce un
ulteriore esempio di come siano le persone a doversi adattare all’ambiente
costruito e non piuttosto gli edifici ad adattarsi alle persone.
La situazione è la medesima anche in tutti gli altri tipi di edifici non
residenziali, che presentano difficoltà più o meno rilevanti per le persone
con menomazioni e disabilità, ma purtroppo alcune difficoltà esistono
sempre. Si può anche fare un’ulteriore considerazione: spesso le soluzioni
progettate per l’accessibilità, in particolare l’accesso principale agli edifici
dallo spazio esterno, non sono bene integrate nell’intero progetto. Ciò
evidenzia abbastanza chiaramente l’incapacità o quantomeno la
disattenzione di architetti e ingegneri, che sembrano semplicemente
aggiungere una rampa o una porta più ampia al progetto originale
dell’ingresso.
Figura 3: all’entrata di un centro ricreativo e commerciale, 3 cartelli indicano che
le persone disabili devono compiere una deviazione ed entrare in un’altra strada
Tale approccio non è apprezzabile, poiché lancia un messaggio visivo che
chiunque può guardare e ricordare, secondo il quale le persone disabili
sono “aggiunte” alle altre e non parte del tutto (Fig. 3). Inoltre, ancorché
accettabile nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti, a causa delle
limitazioni imposte dal contesto costruito, diventa un approccio
assolutamente inaccettabile nelle nuove costruzioni.
Infrastrutture urbane
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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Quando si passa alla scala dell’ambiente urbano, è esperienza comune
verificare quante barriere architettoniche esistano nelle nostre città:
camminare con una gamba ingessata, trasportare un bambino in un
passeggino, accompagnare in auto o a piedi un genitore anziano, sono
sempre esperienze difficili e affaticanti. Questa situazione stressante può
essere imputabile a differenti ragioni, ma nella maggior parte dei casi
deriva dalla combinazione di due fattori principali: le sistemazioni e i
dispositivi per superare le barriere architettoniche non vengono adottati o
non sono realizzati nel modo corretto (Fig. 4) e gli automobilisti non si
comportano in maniera rispettosa, guidando incautamente o
parcheggiando le vetture scorrettamente (Fig. 5).
Figura 4: mancanza di rampe
lungo i marciapiedi
Figura 5: un’auto parcheggiata
davanti ad una rampa
Inoltre, va considerato il sistema dei trasporti in una città, che è parte
fondamentale dell’intero sistema vitale cittadino, influenzando il benessere
dell’intera comunità (Gee, Takeuchi, 2004). Anche in questo caso, si
devono considerare un paio di fattori importanti, che generano disagi per i
disabili e i non disabili: le strade e il trasporto pubblico. Se il sistema della
rete stradale non include percorsi specifici per andare in bicicletta, fare
jogging o anche semplicemente passeggiare (Fig. 6), è la struttura urbana
di per sé che già ostacola molte attività che le persone magari
gradirebbero condurre; e ancora, se il sistema di trasporto pubblico non
riesce a soddisfare anche le esigenze di persone con menomazioni e
disabilità, si trasforma in un ulteriore mezzo di esclusione sociale (Fig. 7).
I casi qui descritti non sono che pochi esempi, ma è chiaro che le
responsabilità sono di una pluralità di attori, quali i progettisti, i costruttori e
ogni cittadino, ma è sull’amministrazione comunale di una città che ricade
la responsabilità maggiore. Quest’ultima infatti non solo dovrebbe
promuovere iniziative per eliminare ogni genere di barriere, ma anche
Emilia Conte 50
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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gestire nel tempo la creazione di una città realmente e completamente
accessibile. L’attuale situazione mostra che le amministrazioni comunali
spesso falliscono sia nell’accertarsi che in una città tutto funzioni al meglio
per garantire l’accessibilità sia nel disporre nuovi interventi e lavori di
manutenzione quando risultino necessari, come anche nel penalizzare
coloro che agiscono ignorando il rispetto delle norme e della comunità.
Figura 6: i cittadini camminano
sulla
strada
a
causa
dell’inadeguatezza
dei
marciapiedi
Figura 7: salire e scendere dagli
autobus è difficile per chiunque
Politiche per soggetti diversamente abili
Quanto sinteticamente sopra descritto evidenzia che le barriere negli
edifici e negli ambienti urbani non sono soltanto fisiche, ma anche di altro
tipo, e ciò testimonia che le persone non disabili sono disattente alle
necessità delle persone con menomazioni e disabilità. Questo
comportamento è proprio di ogni genere di attore sociale, dagli
amministratori agli architetti ai singoli cittadini, confermando che
l’approccio che attualmente prevale nella nostra società è ancora quello di
considerare le persone disabili come “diverse” (Rieser, 2002). Tale
diversità, invece di essere percepita come un potenziale da utilizzare
positivamente, viene piuttosto considerata un problema personale del
disabile, che deve adattarsi al resto della società.
È evidente come questo approccio sia molto distante dal modello sociale
della disabilità, di fatto generando esclusione invece di promuovere
inclusione ed empowerment dei disabili nella società. Come per qualsiasi
altro aspetto della sostenibilità, poiché si tratta di una trasformazione
culturale sostanziale, un modo di oltrepassare il limite attuale è prima
studiare e poi implementare una strategia d’azione globale che incida sui
molti differenti aspetti della realtà e coinvolga una pluralità di differenti
Emilia Conte 51
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
attori sociali. L’obiettivo principale è riuscire a sviluppare una società
sostenibile senza handicap, con conseguenti benefici per tutti e non solo
per i disabili.
La questione importante diviene allora tracciare una strategia efficace e
implementarla attraverso politiche appropriate. Va considerato che, come
per ogni azione di sviluppo sostenibile, ciò che si dimostra efficace in un
contesto non è detto che funzioni altrettanto bene in un altro luogo; ma le
caratteristiche fondamentali di una strategia locale di successo possono
essere verosimilmente riproposte in altra forma in altro luogo, così azioni
locali di sviluppo sostenibile possono contribuire alla sostenibilità globale.
In questa logica, è utile cercare di comprendere quali aspetti possono
caratterizzare una strategia di successo per l’inclusione sociale e
l’empowerment dei disabili.
Alcuni punti chiave della strategia si possono individuare in: (i) usare un
approccio olistico; (ii) impiegare un processo di ascolto e verifica con i
disabili e le loro famiglie, amici e assistenti; (iii) informare disabili e non
disabili sugli obiettivi e come si possono perseguire. L’approccio olistico è
necessario per garantire un percorso corretto lungo il quale costruire la
strategia, considerando i molti aspetti della complessa situazione in
esame; mentre i punti (ii) e (iii) dovrebbero assicurare alla strategia
rispettivamente l’adeguatezza delle conoscenze e l’efficacia dei risultati.
Tale processo richiede molteplici competenze, abilità ed expertise, e
inoltre una particolare attenzione va posta al coordinamento .
All’interno di una strategia globale, le politiche rappresentano i diversi
modi dell’azione; sono gli strumenti dell’implementazione, con i quali
testare la riuscita dell’intero processo. In una strategia generale per
l’inclusione sociale e l’empowerment dei disabili, le politiche devono
essere certamente diverse, e perciò non è possibile, e forse nemmeno
utile, tracciarne un elenco, visto anche il loro carattere locale. Invece, un
modo di operare utile per studiare politiche specifiche per migliorare
l’inclusione sociale e l’empowerment può essere quello di considerare
alcune fondamentali disuguaglianze che i disabili sperimentano anche
oltre le difficoltà quotidiane e che aggravano ulteriormente la qualità della
loro vita.
Continuando a riferirsi prevalentemente agli aspetti fisici della materia in
studio, possono essere riportati un paio di esempi sui quali condurre
ulteriori riflessioni ed eventualmente indirizzare la ricerca nel campo.
Fitness / attività ricreative
Emilia Conte 52
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
La qualità della vita di un individuo può essere migliorata se si dispone del
tempo e dell’opportunità per praticare attività ricreative. Gli ultimi decenni
sono stati caratterizzati da un crescente interesse delle persone per il
fitness e le attività fisiche, allo scopo di bilanciare le conseguenze di una
vita abitualmente sedentaria. Poiché l’attività fisica praticata in modo
regolare migliora il benessere e aiuta a prevenire o ritardare le malattie –e
con moderati livelli di attività ciò è vero anche per i disabili– promuovere
l’attività fisica dovrebbe essere un obiettivo importante delle politiche che
mirano alla salute pubblica (Rimmer et alii, 2004).
In questa prospettiva, ci sono due cose fondamentali da assicurare: da un
lato spazi esterni e dall’altro edifici, entrambi adeguati a consentire
l’attività fisica di tutti i cittadini, disabili o meno. Alcune città riescono
meglio di altre a garantire percorsi urbani e spazi verdi per tali attività, ma
in altre città la situazione deve essere migliorata. In ogni caso, è
importante assicurare la completa accessibilità fisica di tali spazi e rendere
confortevole il loro uso per i disabili, come anche per gli anziani, i bambini
e chiunque altro.
A parte gli edifici specificatamente attrezzati per la fisio/idroterapia, la
situazione dell’accessibilità agli edifici per le attività fisiche –palestre,
piscine, etc.– è simile a quella descritta in precedenza con riferimento ad
altri edifici di uso pubblico, con la circostanza aggravante che possono
diventare perfino più scomodi e pericolosi, proprio in conseguenza delle
attività praticate al loro interno –musica ad alto volume, pavimenti
scivolosi, etc.–. In aggiunta a ciò, spesso accade che il personale
assistente non abbia la preparazione adatta a supportare le necessità
anche dei disabili e che inoltre vi sia carenza di attrezzature e strutture
adeguate.
Turismo
Un’altra attività sociale e ricreativa che migliora la qualità della vita è
viaggiare; in effetti il numero di turisti aumenta di anno in anno, assieme al
fatturato dell’industria turistica. Ciò dovrebbe costituire la premessa per
rivolgere l’attenzione anche a nuovi settori del mercato, come per esempio
i disabili e gli anziani, ma inspiegabilmente questo non è ancora accaduto.
Come nelle altre situazioni, anche quando si considera il turismo, non
esiste solo un problema di barriere fisiche (Yau, McKercher, Packer,
2004); però, se esistono le barriere fisiche, le altre cause di esclusione
diventano secondarie, poiché qualsiasi iniziativa utile al processo di
inclusione sarebbe vanificata dalla presenza delle barriere fisiche.
Emilia Conte 53
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Le barriere fisiche devono essere rimosse nel sistema dei trasporti, allo
scopo di rendere i mezzi di trasporto e le relative infrastrutture
completamente accessibili. Naturalmente, la legislazione forza già in
questa direzione, ma le misure di accessibilità indicate dalle norme
dimostrano di essere nella pratica soltanto requisiti minimi, incapaci di
garantire l’appropriato comfort. Anche se i turisti disabili si adattano alla
situazione all’unico scopo di riuscire a viaggiare, ciò non significa che
l’offerta incontra la domanda. Le barriere architettoniche devono essere
rimosse, quanto più possibile, anche dai luoghi di attrazione turistica, sia
in ambiente naturale sia negli edifici, per evitare che i turisti disabili
rinuncino a una visita o a un viaggio, perdendo un’occasione per
socializzare e godere di nuove esperienze percettive ed emozionali.
Inoltre, se alberghi e altre strutture ricettive non sono accessibili, le
persone disabili non possono diventare turisti; perciò ogni politica che
promuova il turismo quale mezzo di inclusione sociale ed empowerment
dei disabili deve comprendere un insieme di iniziative relative agli edifici.
In questo caso, il rischio da evitare si riferisce a sottili possibili forme di
esclusione, come l’emarginazione generata dagli edifici che presentano
solo poche stanze e pochi spazi comuni accessibili o anche una
concentrazione di discriminazione in relazione a quegli edifici che vengono
riconosciuti come specificatamente predisposti per i disabili (Show, Coles,
2004).
Osservazioni conclusive e domande aperte
Dall’analisi sinteticamente presentata, possono essere evidenziati alcuni
punti chiave: (i) edifici e città sono ancora ben lontani da potersi ritenere
effettivamente accessibili su larga scala; (ii) le barriere all’accessibilità
sono molte e di vario genere, ma eliminare le barriere fisiche è la
premessa indispensabile per rimuovere qualsiasi altro tipo di barriera; (iii)
la legislazione sull’accessibilità è ben progettata nel suo approccio, ma
forse necessita di miglioramenti per ottenere risultati più fruttuosi
nell’applicazione dell’accessibilità ai casi reali; (iv) rendere accessibili
edifici esistenti è difficile e attualmente non viene realizzato efficacemente.
Allora, un punto di partenza fondamentale di ogni politica di inclusione ed
empowerment dei disabili nella società non può prescindere
dall’intervenire sull’ambiente costruito rendendolo completamente
accessibile. Seguire il modello sociale della disabilità può essere la
direzione giusta da prendere per implementare politiche efficaci, orientate
a uno sviluppo sostenibile. Il modello sociale della disabilità può costituire
un produttivo indirizzo anche per la ricerca nel campo dell’accessibilità,
promuovendo un approccio più olistico nell’affrontare i problemi correlati
alla disabilità (BCOPD, 2002-2003).
Emilia Conte 54
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Per rispettare l’approccio olistico, sia in teoria sia in pratica, le diverse
politiche di sostegno ai disabili devono formare una rete di interventi
interrelati reciprocamente; ciò si può ottenere in modo soddisfacente
soltanto se le differenti politiche vengono progettate e amministrate
nell’ambito di un’unica strategia. Una simile strategia deve tenere in
considerazione i molti attori sociali coinvolti nelle politiche e nelle pratiche
e deve essere capace di coordinare tutti i loro sforzi e contributi,
focalizzandosi
sull’obiettivo
comune
dell’inclusione
sociale
e
dell’empowerment dei disabili.
Risulta evidente che la questione fondamentale è riuscire ad attivare una
trasformazione culturale, al fine di non considerare più le persone con
menomazioni e disabilità come disabili, ma piuttosto come persone
diversamente abili, con un potenziale personale e sociale da utilizzare per
l’equo sviluppo di una società matura. Trattandosi di questioni culturali,
un’azione fondamentale da promuovere concerne la formazione di tutti i
soggetti coinvolti nel processo, amministratori, architetti, ingegneri,
pianificatori, legislatori, costruttori e tutti i cittadini.
Inoltre, per ottenere migliori risultati in futuro, è indispensabile cominciare
dall’educazione dei ragazzi; d’altronde, per cercare di raggiungere buoni
risultati già oggi, è indispensabile assicurare la giusta informazione alla
comunità: tutto ciò apre diversi interrogativi sulle conoscenze da produrre
e gli strumenti da impiegare per diffonderle. Anche altri interrogativi, che
non sono stati esplicitati in questo contributo, dovrebbero essere tenuti in
considerazione; alcuni sono più teorici, come ad esempio quelli inerenti
agli effetti di forme combinate di discriminazione, altri sono più pratici,
come ad esempio quelli correlati ai costi delle politiche di inclusione
sociale ed empowerment.
L’auspicio è che questo contributo, riconoscendo alcuni punti chiave
fondamentali per superare le barriere nell’ambiente costruito e sollevando
alcune questioni relative alle politiche per l’inclusione sociale e
l’empowerment, possa essere utile alla discussione e a indirizzare ulteriori
ricerche sull’accessibilità e più in generale sulla disabilità.
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
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Emilia Conte 56
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
JAN PAULSSON - UNIVERSITÀ DI CHALMERS, SVEZIA
PROGETTO DI FORMAZIONE SULL’UNIVERSAL DESIGN IN
SVEZIA
Strategie nell’istruzione - L’introduzione positiva
L’insegnamento in design ed architettura sui temi della disabilità,
dell’acccessibilità e dell’ usabilità ha la fama di essere noioso. Gli
insegnanti di questo campo ne sono abbastanza coscienti. Così si fanno
notevoli sforzi per dare la miglior presentazione possibile di questa
materia, in modo da attirare l’interesse e coinvolgere gli studenti.
Il compito è fornire ‘conoscenza sull’uomo’ e ‘diversità tra gli uomini’, in
interazione con prodotti ed ambiente. L’obiettivo è fare un grosso passo
avanti in modo che i modelli per l’istruzione in design ed architettura non
siano evidenti solo nell’istruzione; studenti, insegnanti, personale e
visitatori nell’ambiente universitario. Gli utenti con disabilità, rappresentanti
degli utenti, consulenti in materia di accesso, esperti, specialisti medici e
paramedici, ecc. sono spesso impegnati nei corsi introduttivi. I contatti –
incontri – con le persone sono considerati molto importanti.
Nelle cinque scuole di design relative a questo progetto, la presentazione
dell’UD/DfA, il fulcro iniziale del problema, è stato portato avanti in modo
un pò diverso, ma fondamentalmente con un corso al secondo anno:
“Design Inclusivo” a Umeå, “Studi di Funzione” a Konstfack, “Progettare
con attenzione” a HDK, “Sviluppo Prodotti – bisogni e requisiti” a
Chalmers IDE and “Design Universale” a IDE di Lund. Le scuole di design
hanno già o trovano in fretta percorsi adatti da inserire nel programma di
studi. La presentazione avviene nel secondo anno, quando è stata
acquisita la conoscenza base sugli strumenti di design e metodologia.
Nelle quattro scuole di architettura sono stati fatti maggiori tentativi ed
errori: nelle scuole di paesaggistica attraverso corsi, nella scuola di
architettura a Lund attraverso giornate di istruzione e workshop e nella
scuola di Chalmers attraverso un corso introduttivo nel primo anno, un
corso più applicato nel secondo anno e negli anni successivi attraverso
l’integrazione del progetto.
Jan Paulsson 57
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Inoltre, molte delle scuole hanno effettuato l’addestramento degli
insegnanti in modi diversi sforzandosi anche di rendere più piacevole la
materia.
Utenti, conoscenza dell’utente ed esperienze dell’utente in primo
piano
Spesso sono stati coinvolti in lezioni ed esercizi nei corsi introduttivi utenti,
rappresentanti degli utenti ed esperti degli utenti, per esempio consulenti
in materia di accesso. Di solito contribuiscono a progetti orientati al
problema. Mettere alla base gli utenti, con le informazioni ed esperienze
che li riguardano, è un concetto fondamentale e generale. Non ci sono
scorciatoie. Per rendere prodotti ed ambienti accessibili, usabili, allettanti e
belli, è assolutamente necessario coinvolgere gli utenti nell’addestramento
di architetti e designer come nel lavoro professionale relativo a prodotti ed
ambienti.
Coinvolgimento dell’utente e Processi di Design
Il punto di vista basilare che utenti, con le informazioni ed esperienze che
li riguardano, sono fondamentali, porta ad un aumento di interesse per le
metodologie per il coinvolgimento dell’utente. In quali modi gli utenti
vengono coinvolti nel lavoro di design e come architetti e designer
tengono in considerazione e sviluppano le informazioni e le esperienze
degli utenti? Inoltre, c’è un crescente interesse sulle procedure di lavoro di
architettura e design – il processo di design. Come verranno organizzate
ed effettuate le procedure di lavoro per garantire prodotti di qualità, per
esempio, con riferimento a condizioni e desideri degli utenti. Ci sono molti
esempi su come sono stati messi in atto metodi per il coinvolgimento degli
utenti nelle scuole, su come sono state applicate procedure convenzionali
di lavoro e su come sono stati elaborati orientamenti ed esperimenti.
Funzione e Bellezza
Prodotti ed ambienti resi accessibili, usabili e ben adattati alle persone
disabili hanno la fama di non essere allettanti e di avere un aspetto
deprimente. A questo si può dare una spiegazione storica. Una
cinquantina di anni fa, i primi dispositivi tecnici per invalidi erano sviluppati
in pochi esemplari per rispondere ai requisiti funzionali di piccoli gruppi di
persone e a volte avevano un brutto design.
Comunque, anche oggi si può discutere sul fatto che funzione e bellezza
siano contraddittorie, che l’architettura e il design sono abilità artistiche e
che l’architettura e il design orientati verso l’utente si trovano in una
posizione diversa e di inferiorità. Queste argomentazioni nascono
principalmente nella battaglia per ottenere spazio e risorse finanziarie nei
settori dell’istruzione e della professionalità.
Jan Paulsson 58
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
La prospettiva strategica dell’UD/DfA è abbastanza chiara. Funzione e
bellezza sono caratteristiche integrate ed interdipendenti di tutti i
manufatti, prodotti industriali, paesaggi, edifici, ecc. Questa semplice
dicotomia non è generalmente un buon punto di partenza. Al contrario,
sono più importanti il modello di Monö (1997) con tre entità di base: l’entità
ergonomica, quella tecnica e quella comunicativa o il modello di Paulsson
(2002) con quattro aspetti di base: pratico, sociale, comunicativo ed
esistenziale. È possibile anche progettare una buona funzione che al
tempo stesso, sia allettante dal punto di vista visivo, e questo è il compito
di architetti e designer professionisti.
L’interdipendenza e il significato di funzione e bellezza sono stati affrontati
in maniera globale dalle scuole di questo progetto di istruzione. Le
richieste sui progetti degli studenti sono sempre ampie: includono aspetti
funzionali ed immagine, identità, rapporti con l’utente, ecc. La ricerca di
buoni esempi o “miglior pratica” a questo riguardo è stata generale in tutte
le scuole ed un punto ricorrente di discussione negli incontri comuni di
metà anno.
Allo stesso tempo, potrebbe essere inevitabile che la funzione – aspetti
pratici, ergonomici e comunicativi – attiri maggiormente l’attenzione e
diventi prioritaria nel settore dell’UD/DfA. Una mancanza di funzione
spesso è disastrosa e non possibile da compensare con qualcos’altro
quando si ha a che fare con persone con disabilità funzionali. D’altra
parte, se non c’è bellezza, l’esempio o il lavoro di progettazione non sono
accettabili e sostenibili in alcun modo. In termini filosofici, le qualità
funzionali sono una variabile necessaria ma non una variabile sufficiente.
Funzione, Bellezza e Limiti sensoriali
Un altro aspetto di questo problema è il grande interesse strategico ed è
stato trattato in varie occasioni in questo progetto. La bellezza di
architettura e design è elaborata quasi esclusivamente dal punto di vista
visivo. Cos’è la bellezza per persone con limiti sensoriali, per esempio
vista ridotta o cecità? Quali valori estetici vengono sperimentati ed
apprezzati? Come si espandono sapere, istruzione e pratica in architettura
e design in questi settori?
Non esistono risposte semplici a domande complesse. È necessario
certamente incrementare e determinare ancora di più le relazioni e
l’interdipendenza tra funzione e bellezza. Questo è un settore di ulteriore
sviluppo ed il lavoro in tal senso sta continuando.
I limiti dell’istruzione
L’istruzione in architettura e design è spesso definita professionale.
Addestramento completo non significa avere una conoscenza completa,
Jan Paulsson 59
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
piuttosto che si è diventati tecnici qualificati – si è ottenuta una carta verde
– e si può continuare la propria istruzione assieme al lavoro professionale.
Questo è certamente il caso di molti altri programmi educativi e
professioni.
Comunque, in molte scuole è stato sottolineato nel contesto dell’UD/DfA,
che l’ambito di conoscenza dell’uomo e della diversità è abbastanza
completo, complesso, dinamico ed in parte ancora inesplorato. Questo
settore può essere considerato come un sistema con molte zone, parti e
dettagli. Le modifiche in una zona possono determinare cambiamenti in
molte altre zone e parti. Questo significa che il lavoro professionale in
architettura e design nel cui centro sta l’uomo, deve essere elaborato
senza preconcetti e con grande accuratezza ed attenzione. Nella pratica
professionale le esperienze si possono aggiungere le une alle altre, anche
se spesso sono necessari riesami. È fondamentale seguire i progressi
delle altre scienze e professioni lavorando con gli uomini e la diversità e
spesso è importante cooperare.
Afferrare le opportunità
L’istruzione in architettura e design è un processo complesso e dinamico.
È l’arte del ‘far spalancare gli occhi’ per attirare l’interesse degli studenti. È
anche l’arte di mettere assieme l’esperienza di lunga data di insegnanti e
specialisti con gli interessi e pensieri degli studenti giovani. È l’arte di
afferrare le opportunità del momento nelle scuole ed attorno ad esse e
nella comunità. Seguire le tendenze attuali degli eventi nella comunità e
contribuire in prima linea è una strategia che genera interesse ed aumenta
l’impegno di tutte le parti coinvolte. Insegnanti e studenti l’hanno fatto
capire in molti modi in questo progetto.
L’essenza e l’estensione dell’UD/DfA
Realtà e progetti focalizzati sull’utente
Il metodo di lavoro predominante nell’istruzione è l’assegnazione dei
progetti basata sul problema. Questo è il caso delle scuole di design come
delle scuole di architettura paesaggistica e di architettura. L’UD/DfA ha un
rapporto naturale con la realtà ed i problemi orientati all’utente nella vita
quotidiana. Sono comprese tutte le categorie di utenti, da quelli con forti o
medie abilità fisiche a quelli con considerevoli disabilità. Comunque
predomina l’interesse per le persone con disabilità. In questo momento ci
sono molti problemi complessi ed impegnativi.
In molti programmi educativi, si sottolinea esprimendolo chiaramente o
attraverso il lavoro, che l’UD/DfA si riferisce all’interazione ed interfaccia
tra esseri umani e manufatti/ambienti. Per trovare il giusto orientamento
del problema, gli esseri umani – utenti – devono essere coinvolti come
Jan Paulsson 60
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
specialisti che lavorano da tempo sui problemi di interazione ed
interfaccia. Quando si ha a che fare con persone con disabilità, è naturale
coinvolgere organizzazioni e gruppi di disabili, in cui c’è l’interesse in
quanto utenti diretti, e di coinvolgere specialisti medici e paramedici per
ottenere una miglior conoscenza ed esperienza.
UD/DfA – Persone disabili
Design Universale o Design for All significa includere tutte le persone. In
questo progetto UDEP–S, come in molte altre situazioni, si è discusso
molto se ci sia – o ci debba essere – qualche delimitazione.
Design for All e Design Universale diventarono concetti utilizzati
normalmente nei Paesi Nordici negli anni ’70 e negli USA un po’ più tardi.
È diventato naturale legare gli sforzi dei gruppi di disabili in modo che
persone ritardate a livello funzionale – o persone che si comportano ed
agiscono in modo diverso – possano vivere in maniera più accessibile la
vita quotidiana, come le altre persone: ‘stesse opportunità e
partecipazione’. Ci sono stati – e ci sono ancora oggi – molti problemi da
sviluppare in questo settore dinamico e c’è grande bisogno di contributi.
Quindi, è stimolante per studenti ed insegnanti partecipare a questo
lavoro. Da un punto di vista educativo, ci sono molti problemi da affrontare
e grandi possibilità educative: sono richiesti contatti con utenti e
specialisti, affrontare i problemi significa pratica nella metodologia, nella
soluzione dei problemi, nel gestire strumenti professionali, ecc. Gran parte
del lavoro di questo progetto è compreso in questo ambito.
Comunque, questo aspetto del problema ed il mondo attorno ad esso
sono dinamici ed in costante sviluppo. La WHO: ICIDH (1980) diventata
ICF (2001), ha mutato le prospettive da una focalizzazione su
malattia/disturbo–menomazione–disabilità–handicap ad una nuova
focalizzazione basata su funzione del corpo e struttura, attività,
partecipazione e fattori personali. Nel campo medico la prospettiva
salutogenica sta guadagnando terreno parallelamente alla patogenica. Le
disabilità e le abilità funzionali sono due facce della stessa medaglia. Per il
settore design, le abilità dell’uomo e le intenzioni personali vengono viste
sempre più come i fattori più importanti per lo sviluppo di prodotti ed
ambienti.
... Atleti e tutti gli altri
Il concetto di tutte le persone può coinvolgere altri settori. Da una parte
può portare ai problemi e bisogni di sviluppo con riferimento a persone
abbastanza forti, mobili e abili fisicamente, per esempio in rapporto ad
impegni lavorativi impegnativi. Nel panorama globale di questo progetto,
un esempio calzante è la protezione per la testa dell’attrezzatura per la
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
forza di MAX-performance di Konstfack. In quest’ottica, sono stati
assegnati altri due progetti alla Chalmers School of Architecture: il nuovo
reparto maternità a Oshakati in Namibia e la camera pazienti di un
ospedale svedese. L’esempio di Oshakati è principalmente un centro
medico di aiuto per le madri e i bambini nel momento critico della nascita.
La camera pazienti è progettata per dare sostegno al paziente singolo che
si riprende da un’operazione. I gruppi target non sono persone disabili, ma
persone che possono avere disabilità motorie per un breve periodo di
tempo. Tanto più, accessibilità, usabilità e praticità nell’ambiente sono
qualità importanti.
Insegnanti e studenti hanno discusso se architettura e design per chi non
è disabile o per chi è forte, mobile e abile fisicamente debbano essere
definiti come UD/DfA o se l’UD/DfA debba essere limitato all’area delle
disabilità tradizionali? Ci possono essere opinioni diverse riguardo ai
dettagli, ma in generale si è d’accordo che le aree, rappresentate dal
centro di assistenza, l’ospedale ed i progetti di MAX-performance,
comprendano molti problemi principalmente di valore educativo. Questo
riguarda esattamente l’interazione e l’interfaccia tra esseri umani e
manufatti/ambienti.
Il significato e la validità dei concetti come l’essenza e l’estensione
dell’ambito dell’UD/DfA verranno ridiscussi in futuro: questo è un aspetto
essenziale dello sviluppo dinamico.
Istruzione UD nel futuro - La grande idea
Universale significa abbracciare tutto ed ogni cosa – persone, manufatti
ed ambienti. Per tutti significa considerare tutti gli esseri umani, ed
inclusivo significa includere tutti gli uomini nel pensiero e nelle azioni.
Design Universale, Design for All e Design Inclusivo sono metafore,
espressioni di una grande idea: una società che non sia soltanto libera da
barriere ma che abiliti e qualifichi tutte le persone, fornisca cioè ‘le stesse
possibilità e partecipazione’. Questa grande idea è stata sviluppata
dinamicamente per decenni. Gli sforzi per portare avanti questo concetto
stanno continuando incessantemente concentrandosi su parti diverse
della comunità: manufatti, ambiente, sistemi e processi. Nel futuro, in base
a quanto successo finora, ci saranno ostacoli e fallimenti, come pure
successi. L’istruzione è una delle pietre angolari per realizzare questa
grande idea.
Quindi, come l’Istruzione dell’UD/DfA sarà in grado di sviluppare e
contribuire ancora di più a questo grande piano, ora e nel futuro? Secondo
questo progetto educativo quattro requisiti sembrano essere fondamentali:
■
Promuovere la materia in scuole e facoltà!
Jan Paulsson 62
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
■
Tenersi al corrente sugli sviluppi multidisciplinari e a lungo termine!
■
Concentrarsi sulla conoscenza sull’uomo!
■
Appoggiare culture professionali sostenibili!
Promuovere la materia in scuole e facoltà
Dalla dichiarazione di Rio del 1992, si è spesso sottolineato che la
dimensione sociale è vitale nel futuro della società sostenibile. Tutte le
persone devono avere le possibilità di partecipare e contribuire in base
alle loro capacità e desideri. Quindi, il concetto dell’UD/DfA fa parte del
movimento della sostenibilità.
Sono stati sviluppati programmi di sostenibilità scientifici come programmi
orientati alla pratica ed è stata data loro priorità nelle università. Lo
‘Sviluppo sostenibile’ è stato integrato in molti campi, al riguardo esistono
programmi di istruzione di base, centri di ricerca, scuole di ricerca e
posizioni di insegnamento, ma il peso dell’UD/DfA in questi programmi è
ancora molto debole.
Va sottolineato che l’UD/DfA è un aspetto fondamentale come qualsiasi
altro relativo al benessere delle persone e comunità nel futuro. È un
settore in sviluppo. Coinvolge persone di tutte le età: grandi gruppi di
giovani e persone di mezza età nei paesi emergenti come grandi gruppi di
persone anziane nel mondo occidentale. I programmi dell’UD/DfA devono
essere migliorati fino a raggiungere una posizione simile – e specifica –
nello stesso modo che altri soggetti del settore della sostenibilità. C’è
bisogno di programmi di istruzione e ricerca di UD/DfA preparati
accuratamente come programmi di sviluppo dei prodotti, ambienti e
design edilizio.
Sviluppo multidisciplinare e a lungo termine
L’inutile e grande fallimento di architettura e design di soddisfare i vari
bisogni dell’uomo è sfociato nell’iniziativa di formare la rete europea EIDD
nel 1993. Cosa mancava e continua in grande parte a mancare nelle
professioni di design, sono interesse e conoscenze fondamentali di base
sugli uomini e lo sviluppo dinamico multidisciplinare e a lungo termine
sugli esseri umani. Gli approcci sociali, etici e scientifici cambiano
continuamente e c’è stato un progresso sostanziale nei settori sociale e
medico come nella tecnologia di supporto.
Il design si basa troppo spesso – e spesso inconsciamente – su concetti
standard imprecisi ed inadeguati. Nel lavoro di design altri elementi
attirano maggior interesse piuttosto che la conoscenza degli uomini, dato
che può essere più facile non lasciarseli sfuggire e può essere più
vantaggioso svilupparli. Questo punto rappresenta una delle grandi
Jan Paulsson 63
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
missioni del design universale. Nel lavoro di design, in particolare nel
contesto di ‘design e disabilità’, i sensi dell’uomo sono fondamentali. La
menomazione o disabilità legata ad un senso costringe ad usare
maggiormente gli altri sensi.
Il modello WHO: ICF rispecchia il cambiamento degli approcci. I fattori
ambientali/manufatti possono essere considerati come parte di un
sistema. Le condizioni di salute, le funzioni del corpo e la struttura, le
attività della vita giornaliera, la partecipazione e i fattori personali sono le
altre parti essenziali del sistema. Le funzioni e strutture del corpo si
concentrano su sensi e capacità dell’uomo, sia nei significati cognitivi ed
intellettuali, come nel significato fisico. Secondo la WHO: ICF i fattori
personali si concentrano su interessi, intenzioni ed ambizioni. La diversità
dei requisiti, preferenze ed intenzioni interagisce con le funzioni e struttura
del corpo come con le attività e la partecipazione. La diversità racchiude
anche il background etnico/religioso, la cultura di vita, il genere e la
sessualità.
Ci sono stati cambiamenti fondamentali in molti settori. Un buon design si
deve basare sulla conoscenza delle capacità/abilità dell’uomo più che
sulle disabilità. Si deve fondare su innovazione e progresso nei settori
sociale, medico e tecnologico orientati verso l’uomo. È molto importante
mantenere un buon contatto con gli sviluppi multidisciplinari e a lungo
termine.
Mettere a fuoco la conoscenza degli uomini
L’abilitazione e qualificazione del design si possono portare avanti soltanto
con una conoscenza di base della diversità degli uomini abbastanza
buona. La conoscenza è un concetto chiave in questa discussione. Cos’è
la conoscenza e com’è diffusa tra studenti e professionisti di design e
architettura? Adesso il punto centrale è il contenuto, gli obiettivi e lo scopo
del lavoro di design e l’interazione tra uomo e ambiente/manufatti. Non si
tratta della conoscenza del design in sé stesso, ma delle procedure,
abilità, valutazione e riflessione sviluppati nell’addestramento sul design.
Il concetto di conoscenza può essere spiegato in molti modi diversi. È
importante che insegnanti e studenti discutano e si mettano d’accordo su
cos’è, o potrebbe essere, la conoscenza nell’istruzione in design. Un
passo introduttivo potrebbe essere nella seguente spiegazione della
conoscenza (le quattro ‘F:s’ in svedese, ‘FUSF’ in inglese):
■
Fatti, informazioni, dati possono essere diffusi da insegnanti/esperti
in lezioni assieme alla lettura di testi relativi in relazioni e libri.
■
Comprensione, capacità di valutazione dei fatti con motivazioni e
spiegazioni in un contesto reale di ‘ambiente di vita’ delle persone e della
Jan Paulsson 64
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
vita quotidiana: ad esso possono contribuire persone/consumatori/
consulenti con le loro relative esperienze. 'Addestramento alla valutazione'
può contribuire alla comprensione globale.
■
Abilità, competenza, risultati pratici: si può ottenere applicando fatti
e comprensione alla soluzione del problema, prova ed errore,
assegnazioni del progetto.
■
Familiarità, esperienze profonde e a lungo termine del problema, si
acquisiscono essendo parte e lavorando continuamente nel problema.
Molti studenti che iniziano gli studi di design6 possono anche sapere poco
di diversità tra gli uomini, con riferimento alle funzioni e strutture del corpo,
abilità cognitive, condizioni di salute, attività/repertorio, fattori personali,
interessi, intenzioni, ambizioni, ecc., per essi, un modo affidabile di
procedere, è unire fatti e comprensione.
Per esempio, se consideriamo la vista ridotta/cecità, questa può essere
affrontata con esperti di vista dei Centri Vista dell’assistenza sanitaria, in
combinazione ad individui/utenti/consumatori che spiegano gli sforzi ed
esperienze della loro vita quotidiana. Gli esperti del Centro Vista sono
accademici e possono fornire prove basate sui fatti su background/cause
della vista ridotta, quali abilità vengono utilizzate invece della visione
normale con la visione rimanente, quale riabilitazione/addestramento ci
può essere, quali dispositivi tecnici sono disponibili, ecc. Gli individui con
vista ridotta sono esperti che descrivono l’ambiente di vita’, le strategie e
pratiche delle attività della vita quotidiana. L’‘Addestramento alla
valutazione’ può incrementare la comprensione della disabilità, studenti
che tentano diverse attività quotidiane con occhiali che riproducono le
limitazioni visive. Ancora più importante per gli studenti di design sono gli
‘esercizi di valutazione del design’ in cui provano diversi ambienti per
scoprire come design e materiali possano fornire supporto e sicurezza.
I fatti e la comprensione vengono applicati ai progetti di design e
lentamente si sviluppano le abilità. È importante fornire la risposta dei
membri e le valutazioni del design per garantire la qualità dello sviluppo
della conoscenza.
D’altra parte, spesso ci sono uno o più studenti che sono già a
conoscenza dei fatti e possiedono comprensione, abilità e familiarità col
problema. Possono trovarsi in qualche modo in condizioni di disabilità,
possono aver sperimentato disabilità dall’infanzia e nella vita familiare,
possono aver lavorato con persone disabili ed anziane nel settore dei
6
In generale, gli studenti oggi sanno di più di quanto avveniva 20–30 anni fa, dato che hanno
frequentato scuole dove bambini disabili sono diventati sempre più integrati.
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
servizi domestici o in gruppi di persone indipendenti. È un problema
fondamentale dell’istruzione dare a questi studenti la possibilità di
sviluppare il loro sapere. Possono anche rappresentare una risorsa
nell’istruzione, nel gruppo o nello studio.
Culture professionali sostenibili
Il settore del design contiene diverse culture professionali. Possiamo
parlare di un modello artistico, un modello gestionale, un modello
commerciale, un modello di carattere generale ed un modello orientato al
consumatore. Questi modelli rappresentano approcci diversi, intercorrelati
e in concorrenza. Non c’è accordo su questi termini. Il settore è in gran
parte autonomo – si sviluppa dinamicamente in base a tendenze, regole e
poteri interni.
I rapporti e modi di lavorare nel settore sono complessi. Da una parte ci
sono architetti e designer, che affermano che il design artistico è il settore
fondamentale della conoscenza (modello artistico). Le altre informazioni
su disposizioni, contenuti, obiettivi e proposte di un compito di lavoro
specifico, dovrebbero essere fornite da altri esperti durante il processo di
progettazione. Questo implica che non esiste ragione per approfondire
fatti, comprensione, ecc. dell’insegnamento delle capacità dell’uomo nelle
scuole di architettura e design. Dall’altra parte, ci sono architetti e designer
orientati verso l’utente che affermano esattamente l’opposto ed in mezzo
troviamo altri approcci diversi.
Architetti e designer spesso lottano per ottenere fama e successo agli
occhi di architetti e designer del loro stesso settore o anche dei
committenti del lavoro nei relativi settori. I loro atteggiamenti spesso sono
elitari. L’interesse primario è generalmente costituito dal capitale culturale
interno e dal capitale economico, mentre è meno importante la valutazione
degli utenti comuni, persone disabili ed anziani – se ciò non li fa apparire
in maniera troppo negativa agli occhi dei media. I settori della ‘disabilità’ e
del ‘consumatore’ sono settori culturali un po’ distanti dall’ambito della
professione del design.
L’istruzione su architettura e design è caratterizzata dall’essere specifica
per ogni professione relativa. Le scuole sono in gran parte autonome.
Vivono le loro tradizioni, ideologie, specializzazioni, ecc. e si sviluppano
principalmente attraverso fattori interni. Il piano di studi didattico si
sviluppa per un lungo periodo di tempo. Nuovi insegnanti portano nuove
idee, ma che devono essere adattate alla corrente della scuola. Le culture
della scuola sono influenzate considerevolmente dalle culture
professionali prevalenti. Gli insegnanti vengono reclutati tra i
professionisti, spesso per essersi distinti tra di essi. Questo significa che i
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
settori della ‘disabilità’ e del ‘consumatore’ sono settori culturali un po’
distanti dai settori delle scuole di architettura e design.
Comunque, ci sono mediatori, architetti e designer che si impegnano
molto per i settori della ‘disabilità’, ‘assistenza sanitaria’ e ‘consumatore’
ed allo stesso tempo sono insegnanti importanti in scuole di architettura e
design. Le persone di contatto in questo progetto UDEP–S rappresentano
questa categoria. Senza questi insegnanti, il progetto svedese di
istruzione UD non avrebbe potuto essere elaborato. C’è accordo tra i
partecipanti sul e attorno al progetto e ci devono essere insegnanti ben
informati ed impegnati in tutte le scuole per rendere gli approcci di design
universale completi, naturali e sostenibili nelle professioni di design nel
futuro. Allo stesso modo ci devono essere architetti e designer
professionisti impegnati in tutti i settori della comunità in modo da ottenere
la società sostenibile.
Letteratura selezionata
BSi, 2004: Bozza di documento pubblico, 7000-6. Design management
systems. Guide to managing inclusive design. 9 March 2004. London
Christophersen, Jon (editor) 2002: Universal Design. 17 ways of thinking
and teaching. Husbanken. Oslo
Clarkson, J., Coleman, R., Keates, S. & Lebbon, C. (editors) 2003:
Inclusive Design. Design for the whole population. Springer
Dilani, Alan (editor) 2001: Design and Health – the Therapeutic Benefits
of
Design.
Svensk Byggtjänst. Stockholm
Dujardin, Marc & Dua, Inez (editors) 2002: Universal Design Education.
Scientific Contact Forum, Brussels, 17 May 2002. Vlaams Kennis- en
Cultuurforum. Brussel
Harker, M. & King, N., 2002: Designing for Special Needs. An architect’s
guide to briefing and designing options for living for people with learning
disabilities. RIBA Enterprises Ltd. London
Imrie, Rob & Hall, Peter, 2001: Inclusive Design. Designing and
Developing Accessible Environments. SPON Press. London and New
York
Mace, R., Hardie, G. & Place, J., 1991, ”Toward Universal Design”. In
Preiser, W. Vischer, J. & White. E. (editors): Design Intervention. Toward a
More Humane Architecture. Pp: 155–175. Van Nostrand Reinold. New
York
Jan Paulsson 67
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Monö, Rune, 1997: Design for product understanding; the æsthetics of
design from a semiotic approach. Liber. Stockholm
Preiser, Wolfgang F. E. & Ostroff, Elaine, 2001: Universal Design
Handbook. McGraw-Hill
Ostroff, Elaine, 2001: Universal Design: the new paradigm. In Preiser,
W.F.E. & Ostroff, E.S. (editors): Universal Design Handbook, McGraw-Hill
Ostroff, E., Limont, M. & Hunter, D. 2002: Building a World Fit for People.
Designers with Disabilities at Work. Massachusetts. Adaptive
Environments
Rahe, Ulrike (editor) 2004: DESIGN. With Focus on Human Needs.
Industrial Design Engineering. Chalmers. Göteborg
Regnier, Viktor, 2002. Design for Assisted Living. Guidelines for Housing
the Physically and Mentally Frail. John Wiley & Sons, New York
Siré, Elena, 2001: Varsam tillgänglighet vid ändring av byggnader och
byggd miljö. (Considerare l’accessibilità nel rinnovo degli ambienti edilizi).
Svensk Byggtjänst. Stockholm
Welch, Polly (editor), 1995: STUD: Strategies for Teaching Universal
Design. Edited by Polly Welch. Adaptive Environments. Boston
Jan Paulsson 68
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
PETER LANSLEY - VERITY SMITH - UNIVERSITÀ DI READING, REGNO UNITO
PORRE LE FONDAMENTA PER UNA RICERCA SOSTENIBILE
Un’esistenza, un lavoro e un ambiente di svago ben progettati sono gli
ingredienti essenziali per il godimento di una buona qualità della vita.
Tuttavia le barriere architettoniche per gli anziani e i disabili generate da
un cattivo design delle abitazioni, degli edifici pubblici e dei sistemi di
trasporto rimangono molteplici e di varia natura. La vita tra le mura
domestiche può risultare disagevole, le attività di svago difficili da
intraprendere, e per coloro che possono desiderare o avere necessità di
lavorare, recarsi al posto di lavoro rischia di diventare inesorabilmente
difficile mentre l’ambiente di lavoro potrebbe risultare inadeguato.
Non si tratta certo di una situazione inedita, ma col rapido invecchiamento
della popolazione e la domanda crescente di una maggiore integrazione
sociale per tutti, indipendentemente dalle loro attitudini psicofisiche,
queste barriere architettoniche non sono più ritenute accettabili dalla
maggior parte dei membri della società.
Dalla metà degli anni Novanta, molti paesi europei si sono resi conto della
necessità di rivalutare il modo in cui in gli edifici, le strade, i sistemi di
trasporto e i prodotti vengono ideati, tuttavia rimaneva debole la base di
ricerca richiesta per formare e conservare le conoscenze necessarie a
sostenere una progettazione adeguata per tutta la popolazione. Un
decennio o più di politiche governative liberiste, l’affidamento alle forze del
mercato, la ricerca di costi inferiori in ogni attività, e i primi passi verso
l’eventuale privatizzazione degli istituti nazionali di ricerca hanno portato a
un preoccupante tradimento delle esigenze del singolo in termini di
design. Ciò è risultato particolarmente vero per la ricerca sulle costruzioni
edili, ove gli interessi dell’industria e di chi le commissiona i lavori hanno
prevalso su quelli del singolo utente, il cui ruolo è stato esaltato in molte
delle ricerche intraprese negli anni Cinquanta e Sessanta.
Nel Regno Unito, in controtendenza, gruppi di ricerca filantropici quali
quello della Fondazione Joseph Rowntree hanno tuttavia continuato a
intraprendere la loro missione verso migliori condizioni sociali,
Peter Lansley 69
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
focalizzandosi spesso sulle necessità dei soggetti a basso reddito. Alcuni
professionisti, solitamente designer, hanno anche facilitato importanti
progressi pratici. Tuttavia quando si è generalmente compresa la
necessità di venire incontro più seriamente alle esigenze degli anziani e
dei disabili, la ricerca e le competenze di sviluppo disponibili si sono
rivelate molto limitate.
Stimolare l’interesse
A metà degli anni Novanta, quale esito di alcuni interventi di previsione
sociale e tecnologica, il governo britannico ha spesso rilasciato alcune
dichiarazioni a proposito della necessità di un maggiore sforzo di ricerca
nelle aree legate alle persone anziane. Tutto ciò è stato largamente
trascurato fino al 1997, quando si promulgò una direttiva specificatamente
mirata ai consigli di ricerca, affinché procurassero i finanziamenti per la
ricerca alle università, allo scopo di rendere prioritario il tema
dell’anzianità. Non fu una direttiva totalmente gradita poiché né la tematica
dell’anzianità né l’approccio multidisciplinare richiesto dalle ricerche sugli
anziani si adattavano facilmente alle strutture e alle competenze dei
consigli di ricerca in quel momento, e non si ottennero pertanto
finanziamenti aggiuntivi.
Tuttavia la pressione politica ottenne una risposta da tutti tranne che dal
Consiglio di Ricerca Medica. Il Consiglio di Ricerca di Ingegneria e
Scienze fisiche (EPSRC) fu il primo a fare un passo avanti con un progetto
altamente ingegnoso. La sua Iniziativa EQUAL (Extending Qualiy Life)
mirava a incoraggiare tutte le discipline più rilevanti affinché si procedesse
a un lavoro congiunto di scienziati, ingegneri e progettisti, e si
coinvolgessero professioni a stretto contatto con persone anziane e
disabili (Lansley, 2001). Si proponeva inoltre, cosa ancor più rilevante, di
assicurare che gli anziani e i disabili non fossero più componenti soltanto
passivi delle attività del programma di ricerca, ma costituissero una parte
integrante e attiva di esse. Il programma era perciò principalmente
incentrato sulla facilitazione dell’indipendenza psicofisica e sul
miglioramento della qualità della vita. Si caratterizzava per tre tematiche
fondamentali: l’ambiente edificato, un design adeguato alle esigenze di
tutti e la riabilitazione. Dal 1998 al 2002 sono state investite circa 8600
sterline in 39 progetti che coinvolgevano 33 università. Sebbene non tutti i
progetti siano stati completati il programma EQUAL è stato in grado di
affrontare sia le politiche che la loro messa in atto attraverso un’ampia
gamma di settori. (vedi tabella 1).
Peter Lansley 70
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Figura 1: lo stimolo dell’interesse di tutti i coinvolti: laboratorio sull’ictus
Alcuni risultati
Il successo raggiunto da EQUAL è in parte da far risalire alla sua capacità
di attrarre l’entusiasmo e la preparazione di accademici molto esperti che
erano già profondamente interessati a lavorare con persone anziane e
disabili ma che fino ad EQUAL non avevano potuto disporre di
finanziamenti per una ricerca significativa. Le loro esperienze
assicuravano al programma validi risultati. C’erano eccezioni, ma molti di
coloro che guidavano il progetto erano nella seconda metà della loro
carriera.
Tema
Esempi di progetti
Esempi di risultati
La
casa Delineare l’uso della casa
esistente
da quello domestico a
quello
assistenziale;
Comprensione
degli
standard di vita abitativi;
Adattamenti modulari –
cucine e bagni; Case
intelligenti;
Sensori
avanzati;
Sistemi
di
comunicazione dislocati per
centri
di
ricovero
e
assistenza
;
Telecomunicazione
Politica: Conoscenze di
design
abitativo,
telemedicina e assistenza
a lungo termine per
fornitori di alloggi, governi
locali
e
centrali.
Applicazioni: Consulenze
sul design e la produzione
di costruzioni modulari per
l’industria.
Prototipo:
Strumenti per una casa
intelligente e analisi delle
stime economiche per la
teleassistenza
degli
operatori sociali
Migliorare
l’accessibilità
Applicazioni: Sistemi di
trasporto
extraurbani
sostenibili e operativi;
Indicatori
più
pratici.
Prototipo:
Sistemi
di
navigazione urbana per
disabili
–
anche
suscettibili di sviluppo
Impiego di GIS per la
navigazione
urbana;
Impiego di smart cards per
la navigazione nella città e
all’interno
degli
edifici;
Raccolta delle impressioni
degli utenti a proposito del
transito e della mobilità in
Peter Lansley 71
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
spazi complessi; Trasporto commerciale
pubblico
extraurbano
accessibile.
Design per tutti Progettare
edifici
con
–
piattaforme motorie VR per
gli edifici e soggetti con sedie a rotelle;
Migliore
formazione
e
l’ambiente
migliori
istruzioni
per
designer edili; Limitare l’uso
di porte.
Applicazioni:
Stabilire
regole
di
design
accessibile per assistiti,
architetti e pianificatori
urbani.
Design per tutti Migliori
metodi
di
–
progettazione;
Migliori
in generale e assortimenti di dati sul
design; Integrazione di
altro
parametri biomeccanici e
psicologici di esecuzione
nei
sistemi
CAD;
Interazione tra mano e
oggetto,
studio
della
confezione; Portali web
delle strutture ospedaliere
per l’accesso dei pazienti.
Consulenze
Politica:
economiche per un design
integrato e per venire
incontro ai mercati creati
dalle
esigenze
delle
persone
più
anziane.
Applicazioni: Conoscenze
sul design inclusivo, che
comprende metodologie
progettuali, tecnologie e
consigli per i designer;
Conoscenze dei British
Standards per la gestione
della
progettazione
inclusiva; Dati specifici e
consulenze
per
la
produzione di confezioni e
per il settore di vendita al
dettaglio.
Prototipo:
Portali web delle strutture
ospedaliere accessibili e
pensati
per
essere
pienamente inclusivi.
Handicap
sensoriali –
Politica: Conoscenze di
regolamentazioni edili e
dei British Standards.
Applicazioni:
Dati
sul
design e consulenze per
handicap
acustici e visivi
Udito:
Difficoltà
uditive
nell’ambiente
urbano;
Design,
colore
e
comunicazione
nell’ambiente
urbano;
Prototipo: Collaudo dei
nuovi sistemi VR "roll
through" per sedie a
rotelle da parte dei
progettisti edili;
Peter Lansley 72
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
indicatori acustici per il costruttori e architetti.
progetto
di
ambienti Prototipo:
Sistemi
di
scolastici; Test uditivi fai- navigazione per le uscite
da-te
d’emergenza; sistema di
Vista: Inabilità visiva e audiocassette per test
glaucoma;
Navigazione sulla sordità fai-da-te;
uditiva
per
le
uscite Strumenti per aiutare i
vedenti
nella
d’emergenza; Segnalatore non
acustico localizzato entro gli produzione di documenti
spazi urbani; Produzione informatici.
semplificata di documenti
da parte dei non vedenti
Handicap
cognitivi
Demenza,
Demenza
senile:
– Progettazione di strutture
d’assistenza per pazienti
da
demenza;
Ictus, difficoltà afflitti
Progettazione
di
ambienti
di
per
malati
di
apprendimento esterni
demenza; Case intelligenti
e forme lievi di demenza;
Favorire il ricordo nei
pazienti afflitti da demenza.
Altro:
Strumenti
di
riabilitazione
cognitivomotoria
post-ictus;
Riabilitazione intelligente tra
le
mura
domestiche;
Conoscenze di strumenti
per individui con difficoltà di
apprendimento.
Politica: Consigli per la
progettazione
e
la
gestione
di
luoghi
d’assistenza
per
la
demenza
senile
per
fornitori di assistenza
sanitaria, per il governo
locale
e
centrale;
Applicazioni: Sviluppo e
integrazione
delle
tecnologie
d’assistenza
per i fornitori di alloggi;
Prototipo: Nuovi sistemi IT
per sollecitare il ricordo e
supportare gli operatori
sociali;
attrezzi
per
l’esercizio
motorio
di
pazienti
costretti
all’immobilità e impiego di
fisioterapisti,
altri
assistenti
sanitari,
operatori sanitari e altri
coadiuvanti sociali per il
sostegno di soggetti con
difficoltà
di
apprendimento.
Tavola 1. Schema dei temi e degli esiti del progetto EQUAL
EQUAL è stato in grado di gettare le basi per una resa più proficua delle
ricerche nelle aree legate all’anzianità e all’inabilità, così impoverite alla
Peter Lansley 73
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
metà degli anni Novanta. Il successo e la mole di questa iniziativa sono
dipese in gran parte dalla capacità del programma di sviluppare nuove
ricerche in aree come il design inclusivo. Dato che ogni progetto del
programma ha impiegato assistenti di ricerca per collaborare coi
responsabili di progetto, si può ipotizzare che si sarebbe verificato un
effetto d’incremento esponenziale. In linea di principio, le carriere di
ciascuno di questi assistenti di ricerca sarebbero evolute fino allo stadio in
cui sarebbero diventati ricercatori inquadrati, acquisendo così un ruolo di
maggior competenza nei processi futuri, o a un ruolo di livello universitario
dove avrebbero potuto ottenere fondi per i progetti di ricerca nel loro
settore e impiegare così ulteriori assistenti di ricerca. In questa maniera
avrebbero gradualmente migliorato il rendimento della ricerca. Tuttavia, le
cose non sarebbero andate in questo modo.
Un Passo falso
Nonostante il successo di EQUAL, le attività degli altri consigli di ricerca
hanno ottenuto un risultato di minor rilevanza. Alcune relazioni della
Camera dei Comuni nel 2000 (House of Commons, 2000) hanno richiesto
più impegno da parte dei consigli di ricerca e una maggiore coordinazione
tra i programmi. Ciò ha portato alla formazione del Coordinamento
Nazionale per la Ricerca sull’Anzianità, e un convegno per i finanziatori
delle ricerche sugli anziani. Tuttavia, queste iniziative non hanno avuto
alcun effetto se non quello di impedire ai consigli di ricerca di operare in
reciproca autonomia. Sono seguiti tre anni di stasi durante i quali non si
sono registrati ulteriori finanziamenti per la ricerca sull’anzianità da parte
di nessun consiglio di ricerca. Sono poi emerse alcune proposte che
hanno portato al programma Nuove Dinamiche dell’Anzianità (NDA), ma
ancor prima che prendesse l’avvio è stato ritenuto mal concepito,
intempestivo e nulla più di uno spreco di finanziamenti e di sforzi dalla
Commissione d’Inchiesta della Camera dei Lord su scienza e anzianità
(House of Lords, 2005).
Una Campagna
Il successo di EQUAL ha catturato l’ingegnosità di molti interessati nella
ricerca sull’anzianità, specialmente tra coloro che lavorano a contatto
diretto cogli anziani, come ad esempio i professionisti impiegati nei servizi
sociali e sanitari, nelle agenzie filantropiche e di volontariato, nonché i
fruitori finali della ricerca. Sono stati favorevolmente impressionati
dall’impegno di molti gruppi di ricerca nel lavorare direttamente a contatto
colle persone anziane e nel produrre risultati tangibili. Assieme a molti altri
all’interno della comunità di ricerca, avrebbero visti i significativi risultati
degli anni precedenti sacrificati al preoccupante immobilismo prodotto
dalle politiche “dall’alto verso il basso” del governo. È d’altronde opinione
Peter Lansley 74
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
diffusa che col sostegno di questi patrocinatori i gruppi di ricercatori
avrebbero lanciato una sfida ai responsabili delle politiche e ai finanziatori
della ricerca.
In parallelo con l’Iniziativa EPSRC EQUAL si è tenuto un significativo
programma di ricerca biologica supportato dal Consiglio di Ricerca di
Biotecnologia e Scienze Biologiche (BBSRC). Nonostante sia rimasto più
distante dal grande pubblico e dai lavoratori professionisti, si è trattato di
un programma pionieristico che ha anche costituito un vivace e attivo
gruppo di ricercatori. Questo gruppo di biologi si è associato alla
campagna sul design e ai ricercatori di ingegneria per un programma di
ricerca focalizzato specificatamente a conservare lo slancio di queste
iniziative, finanziando specificatamente ricercatori più giovani e
assicurando che la ricerca sull’anzianità rimanesse vicina ai beneficiari e
ai fruitori della stessa.
La risultante proposta di un approccio “dal basso verso l’alto” per
sviluppare la ricerca sull’anzianità non è stata salutata positivamente da
tutti gli organismi interessati e vi sono stati diversi tentativi di ostacolarla.
Tuttavia, se lo EPSRC e lo BBSRC erano entrambi consapevoli di aver
bisogno di proteggere i loro fortunati programmi, restavano impacciati
dallo scarso funzionamento dell’approccio di coordinamento cui li si era
costretti. Nondimeno erano consci delle conseguenze politiche di un
“rompete le righe” con gli altri finanziatori e perciò della necessità di
persistere nell’approccio coordinato. Infine questi due consigli di ricerca
hanno sollecitato la proposta formale di un nuovo programma “dal basso
verso l’alto”, che a tempo debito avrebbero acconsentito a supportare. I
fondi del programma erano di appena 1.400 sterline, una cifra modesta
comparata alle 12.000 sterline investite nello NDA. Comunque, come
spiegheremo più avanti, questa quota di fondi si è rivelata sufficiente a
svincolare la ricerca sull’anzianità da tanti anni di direzione
strategicamente fallimentare.
SPARC
Il programma risultante è SPARC (Promozione Strategica della Capacità
della Ricerca sull’Anzianità) (SPARC, 2006). Si tratta di un programma
affatto singolare nell’esperienza degli investitori poiché devolve molte delle
loro tradizionali funzioni alla comunità di ricerca. Si basa sul principio che
la comunità sia nella miglior posizione per incoraggiare forze nuove a
entrare nel settore. Tutto ciò è possibile grazie a un organigramma
incentrato su un segretariato composto da un direttore, un condirettore e
due amministratori (coordinatori). Questi soggetti sono i responsabili della
direzione e della gestione di SPARC. A turno sono informati da un
comitato consultivo di accademici e non, così come dalla comunità più
Peter Lansley 75
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ampia di ricercatori, praticanti, responsabili di politiche e persone anziane,
per il beneficio fondamentale degli anziani, dei loro assistenti sociali e di
coloro che garantiscono servizi in questo settore.
Il principale obiettivo di SPARC è incoraggiare l’interesse e il
coinvolgimento di un maggior numero di accademici e ricercatori verso i
molti problemi che deve affrontare una popolazione che invecchia e che
gli anziani incontrano nella loro vita quotidiana. Sta perseguendo questo
obiettivo tramite tre fondamentali attività:
-
Laboratori per riunire tutti i curatori interessati a migliorare la qualità
della vita e l’indipendenza degli anziani
-
Informare i responsabili delle politiche e gli opinion maker della
necessità e dei benefici per le persone anziane e per la società tutta di
un ricerca legata all’anzianità
-
Piccole borse di studio per nuovi accademici nella ricerca
sull’anzianità, in tutte le aree di design, ingegneria e biologia e nei
collegamenti disciplinari che concernono la popolazione che invecchia
e gli anziani.
Conferenze
Costituendosi sulla scia dell’esperienza maturata con EQUAL, SPARC
organizza conferenze sulla ricerca nazionale rivolte a un ampio raggio di
soggetti interessati alla ricerca sugli anziani nei settori del design,
dell’ingegneria, della fisica, della biologia e della biotecnologia. Gli
interessati possono essere ricercatori accademici, professionisti
provenienti dal settore sanitario, dai servizi sociali, dall’edilizia,
dall’industria, dal governo locale e centrale, rappresentanti di
organizzazioni filantropiche e di volontariato, nonché persone anziane e
disabili. La conferenza offre una piattaforma che consente ai ricercatori di
presentare i loro esiti più recenti, ai lavoratori professionisti di ideare
nuove proposte e agli anziani di discutere la realtà quotidiana
dell’invecchiare. Le conferenze che si sono tenute finora hanno ricevuto
valutazioni estremamente positive sia per la loro competenza e ricchezza
che per l’abilità di promuovere preziose reti di comunicazione. Sono state
ritenute eccezionalmente riuscite nella loro capacità di riunire l’intera
gamma di soggetti interessati al settore.
Promozione
Rifacendosi anche in questo aspetto al successo di EQUAL, SPARC è
impegnato a promuovere presso i responsabili di politiche chiave, gli
opinion maker e i media gli interessi degli anziani, dei ricercatori e di chi
può beneficiare dei loro risultati. È importante e significativo che la ricerca
Peter Lansley 76
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
sull’anzianità sia in grado di fornire un grande contributo per migliorare la
qualità di vita degli anziani.
La promozione assume diverse forme: seminari di alto livello, occasioni
promozionali, ricevimenti programmati ad personam, spedizione reiterata
di lettere, molte delle quali restano senza risposta. Tuttavia si registrano
occasionali successi nel suscitare l’interesse dei giornalisti, della stampa
nazionale, della televisione e, quando capita, dei ministri di governo. In
quest’area si è riscontrato come anche la tattica dell’insistenza cocciuta
possa alla fine ottenere i suoi risultati.
Figura 2: conferenza sull’integrazione di Design, Ingegneria e Biologia
Borse di studio d’avviamento
Una caratteristica peculiare di SPARC è la sua disponibilità di fondi per
costruire una rete nazionale per la ricerca sugli anziani tramite piccoli
incentivi per coloro che desiderano entrare nel settore. Queste borse
vengono assegnate tramite un sistema di peer-review con ricercatori
affermati incentrato su concise domande individuali presentate in risposta
ai bandi di concorso.
Dato che un obiettivo specifico è quello di consentire l’accesso ai
finanziamenti di ricerca per un numero di ricercatori più ampio della
norma, le borse sono pensate sia per adattarsi idealmente a un nuovo
personale accademico e di futura assunzione, sia per attirare laureati che
debbano ancora ottenere una borsa dal consiglio di ricerca come
Responsabili di Ricerca. Il ventaglio dei soggetti potenzialmente
interessati include allora ad esempio ex-assistenti di ricerca e studenti
ricercatori, così come personale esperto dalla formazione universitaria che
si dirige verso la ricerca sull’anzianità. SPARC è particolarmente pensato
per attrarre domande di ricerca che:
-
Stimolino il lavoro interdisciplinare sia direttamente tramite la ricerca
che tramite la rete SPARC;
-
Coinvolgano organizzazioni intermediarie, come fornitori di servizi e
professionisti;
Peter Lansley 77
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
-
Attraggano i fruitori finali;
-
Preparino il terreno per applicazioni più ampie.
21 Marzo 2006
Infine, un requisito essenziale è che le domande spieghino:
-
Come attuare l’atteso contributo della ricerca per migliorare la qualità
della vita degli anziani;
-
Come, supportando la domanda, la ricerca sugli anziani potrà
migliorare nel futuro;
-
La natura del sostegno che l’istituto deve al candidato sia per lo studio
proposto che per la carriera a lungo termine del candidato.
Coloro che vengono selezionati come sostenitori ricevono finanziamenti
modesti, solitamente tra le 25.000 e le 50.000 sterline. Oltre a questo
supporto finanziario essi:
-
hanno accesso a una piattaforma prestigiosa per diffondere il loro
lavoro;
-
sono agevolati con assistenza editoriale professionale nei rapporti
conclusivi;
-
posseggono i requisiti per essere impiegati in attività internazionali;
-
hanno l’opportunità di apprendere il mestiere da ricercatori molto
esperti e da lavoratori professionisti;
Per rendere efficace lo schema di incentivi, SPARC ha organizzato sistemi
operativi simili a quelli adottati dai consigli di ricerca, come ad esempio:
annunciare e pubblicizzare i bandi di concorso, valutare le domande,
decidere se le domande siano o meno adeguate allo scopo del bando,
organizzare i sistemi di peer-review, nominare i comitati giudicanti del
bando, allestire le cerimonie di assegnazione delle borse, e mantenere
contatti coi borsisti durante e dopo lo svolgimento di ogni progetto. Gran
parte del processo delle proposte è controllato elettronicamente tramite
un’applicazione web sviluppata da SPARC.
SPARC ha finora prodotto due bandi di concorso. Il primo, scaduto l’1
Giugno 2005 ha ottenuto 85 domande delle quali 66 approvate e 13
finanziate. Il secondo scadrà l’1 Marzo 2006.
L’importanza politica di SPARC
Come risulterà ormai chiaro, SPARC è un programma di ricerca dalle
dimensioni molto modeste. L’intero finanziamento a sua disposizione, cui
si richiede di bastare alla copertura di 30 piccoli progetti e 24 laboratori, è
simile a quello che viene solitamente assegnato dai consigli di ricerca a un
Peter Lansley 78
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
singolo progetto, ad esempio, del settore ingegneristico. È inoltre appena
un decimo di quanto assegnato allo NDA, il programma di ricerca
sull’anzianità del consiglio di ricerca congiunto. Nonostante ciò viene
sempre più spesso preso ad esempio di come i consigli di ricerca possano
supportare i ricercatori impegnati nelle problematiche dell’anzianità.
Ad esempio, SPARC è stato spesso citato nella relazione fornita dalla
Commissione d’Inchiesta della Camera dei Lord a testimonianza dei passi
avanti che si stanno compiendo per sviluppare la ricerca sull’anzianità. È
stato anche citato dal Governo nella sua risposta al decisamente severo
rapporto della Camera dei Lord, quale esempio di un gruppo di ricerca in
buona salute. Per effetto di una siffatta attenzione nei suoi confronti, si è
andato concentrando su questo modesto programma un inatteso livello di
attenzione da parte dei commentatori della politica di ricerca sull’anzianità.
Il loro interesse è ulteriormente evidenziato dal contrasto tra
l’imbarazzante andamento di NDA e i progressi fatti registrare da SPARC.
A tutt’oggi, pur essendo stato inaugurato solo un anno fa, SPARC ha già
organizzato sette importanti laboratori nazionali e un significativo
laboratorio internazionale, la maggior parte dei quali hanno impegnato tutti
i soggetti coinvolti; ha messo in campo 13 progetti di ricerca, e ha
intrattenuto preziosi contatti con un buon numero di ministri di governo e
altri politici. Ha raggiunto la quota di circa 600 membri e si avvicina ai
2000 contatti nelle mailing list da parte di singoli e di organizzazioni
interessate.
Riepilogo
Sottolineare l’approccio seguito da SPARC significa riconoscere che la
ricerca sull’anzianità sta ancora muovendo i suoi primi passi, e che un
approccio indirizzato politicamente “dall’alto verso il basso”, incapace di
riconoscere
le
principali
priorità
della
ricerca,
risulterebbe
controproducente. Non frenerebbe soltanto un incremento d’interesse
verso il settore, limitando in tal modo il numero di nuovi soggetti interessati
a quest’area, ma, poiché le possibilità della scienza in questo campo sono
generalmente poco comprese dai responsabili delle politiche, finirebbe
molto probabilmente per trascurare proprio quelle aree dove sono stati
ottenuti i più grandi successi. L’esperienza comune, così come la maggior
parte delle teorie di innovazione, suggerisce come, per quanto riguarda i
nuovi ambiti della ricerca, i soggetti maggiormente capaci di identificare le
più opportune modalità applicative di una scienza che soddisfi le necessità
degli utenti siano proprio coloro che riescono a intermediare da vicino tra
la scienza e i fruitori stessi. SPARC sta deliberatamente facilitando questi
contatti, tramite tutte le sue tre principali funzioni. Questo atteggiamento è
in chiaro contrasto con l’approccio “dall’alto verso il basso” largamente
Peter Lansley 79
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
motivato da considerazioni di politica sociale ma privo di qualsiasi
comprensione delle possibilità della scienza e con una limitata
comprensione delle esigenze, delle aspirazioni e delle priorità delle
persone anziane.
Comunque sia, SPARC rimane un’iniziativa con una finalità
specificatamente promozionale. Potrà durare al massimo quattro anni,
entro i quali chi avrà ottenuto le borse di studio dovrebbe essere in una
posizione tale da assegnare a sua volta incentivi di maggiore entità. Entro
la fine di questo periodo anche il successo dei cicli di conferenze
dovrebbe avere incoraggiato altri soggetti a indire a loro volta cicli di
conferenze per una diffusione a livello locale, regionale e magari
nazionale. Si può auspicare che si assista a una naturale evoluzione di
SPARC verso una nuova iniziativa, che si focalizzi su quelle
problematiche che saranno allora ritenute fondamentali per un ulteriore
sviluppo della ricerca sull’anzianità.
Al momento la principale preoccupazione risiede nel fiacco procedere di
chi lavora entro un contesto “dal basso verso l’alto”. Nel migliore dei casi
si opera lungo un ciclo dall’implicita durata di cinque anni tra la proposta e
l’implementazione. Ci si può allora domandare se, entro la conclusione di
SPARC, l’ambiente dei ricercatori sull’anzianità potrà registrare dei
miglioramenti. Ciò sarà specialmente importante per i nuovi ricercatori che
saranno stati supportati e attratti tramite lo schema dei piccoli incentivi e
per i molti soggetti coinvolti entusiasti delle iniziative di SPARC.
Naturalmente, la speranza è che SPARC potrà aver contribuito a spingere
la ricerca sull’anzianità entro i più rilevanti binari della scienza e della
politica scientifica, fino a far sì che la ricerca sugli anziani non abbia più
bisogno di una speciale protezione. Il miglior modo di riuscirvi è la crescita
di alcuni giovani ricercatori di livello internazionale che siano all’altezza di
quelli impegnati in settori più evoluti.
In conclusione, SPARC fornisce un modello per lo sviluppo di nuove aree
di ricerca. Possiede un notevole potenziale applicativo in altre aree e in
altri contesti nazionali. I direttori e i coordinatori di SPARC sarebbero felici
di condividere con altri la loro esperienza e di agevolare paralleli progressi
in altri paesi per raggiungere il proprio scopo: garantire alle persone
anziane di trarre pieno beneficio da ciò che la scienza e la tecnologia
possono offrire loro.
Bibliografia
EQUAL (2006) Available: http://www.equal.ac.uk/, University of Reading,
Reading.
Peter Lansley 80
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
House of Commons (2000), House of Commons Science and Technology
Committee Report on EQUAL (Extend Quality Life), London: The
Stationary Office.
House of Lords (2005), House of Lords Science and Technology
Committee, Ageing: Scientific Aspects, Volume I: Report, London: The
Stationary Office.
Lansley, P. R. (2001), Building research and the quality-of-life, Building
Research and Information, 29,1,62-74.
SPARC (2006) Available: http://www.sparc.ac.uk/, University of Reading,
Reading.
Peter Lansley 81
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ANNAGRAZIA LAURA - GIUSEPPINA CARELLA - TANDEM, ITALIA
PROGETTO "EU.FOR.ME FORMAZIONE TURISTICA PER
UN'UTENZA AMPLIATA"
La domanda di turismo è in costante aumento, nonostante periodi di crisi
dovuti a congiunture economiche o politiche che possono far segnare una
momentanea contrazione dei trends di crescita. Questa domanda non è
limitata ad alcune categorie di cittadini: al contrario coinvolge una larga
parte della popolazione mondiale, anche con livelli modesti di reddito.
Il Progetto “EU.FOR.ME Formazione Turistica per un’utenza ampliata” si è
proposto di colmare le lacune che evidentemente emergono nel settore
turistico incidendo in particolare sulla formazione. Attraverso questa
azione centrale e tutte le fasi che portano ad essa con i sui risultati diretti e
indiretti previsti dal progetto, si è voluto rendere maggiormente sensibile il
mondo del turismo alle problematiche del “turismo per tutti”, cioè del
turismo accessibile anche alle persone disabili e comunque a tutte le
persone che esprimono esigenze specifiche. Tutti le informazioni ed i
documenti del progetto sono consultabili all’interno del sito.
Le azioni realizzate
1-
Identificazione delle esigenze e necessità nell’ambito del turismo
per tutti attraverso la realizzazione di focus groups con giovani
persone disabili e con operatori del settore.
2-
Realizzazione di uno studio sull’attuale
riguardante i temi del turismo per tutti.
3-
Realizzazione, sulla base degli elementi emersi dai focus groups
con le persone disabili e con gli operatori e tenendo conto delle
lacune emerse dallo studio sull’offerta formativa, di un’analisi dei
fabbisogni formativi.
4-
Definizione del piano di sviluppo del percorso formativo del
Formatore specializzato nelle tematiche del turismo accessibile
offerta
formativa
Annagrazia Laura 82
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
che possa utilizzare le competenze acquisite nell’ambito delle
attività didattiche dei corsi di formazione, qualificazione e
riqualificazione sul turismo con la finalità di creare capacità
adeguate a rispondere alla domanda di turismo per tutti.
Analisi delle esigenze nell’ambito del turismo per tutti
Le esigenze espresse dai turisti con disabilità e le esperienze e opinioni
degli operatori turistici in merito al “turismo per tutti” sono state raccolte
attraverso il coinvolgimento diretto degli interpreti dei due mondi,
realizzando focus groups, tavoli di lavoro ed altri metodi di
contatto/coinvolgimento diretto.
I risultati emersi sono sintetizzati ponendo l’accento sugli aspetti critici
emersi durante la ricerca con l’obiettivo di sottolineare le lacune reali che
esistono nel settore specifico del turismo per tutti.
I focus groups di giovani persone con disabilita’
A seguire sono esplicitate solo alcune delle criticità emerse rispetto alle
diverse fasi temporali del viaggio. Il documento intero può essere
consultato all’interno del sito di progetto.
Prima del viaggio
Informazione diretta
(realizzata dal turista in maniera autonoma)
9 Difficoltà nella consultazione di website ONLINE, per la complessità
riscontrata nella navigazione, nonché per la limitata disponibilità di
siti certificati con W3C, consultabili quindi, anche da persone con
disabilità di tipo sensoriale.
9 Mancanza di attrezzature per una diffusione ampliata delle
informazioni (utilizzo di telefoni con sistema DTS, FAX, trasduttore
vocale).
9 Difficoltà di valutare l’affidabilità di informazioni pubblicate di cui
non si hanno informazioni sulla capacità ed esperienza di chi le ha
raccolte.
Informazione indiretta
(realizzata attraverso operatori turistici o organizzazioni di persone
disabili)
9 Le organizzazioni offrono pacchetti turistici per le persone con
esigenze specifiche, garantendo un sicuro grado di assistenza e
Annagrazia Laura 83
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
sicurezza, sia rispetto all’accessibilità delle strutture ospitanti e delle
destinazioni offerte, sia sull’organizzazione delle attività e delle
giornate che compongono la vacanza; spesso, però, vincolano la
persona a tempi prestabiliti, ad effettuare la vacanza in periodi di
bassa stagione e a rimanere in contesti relazionali protetti.
Qualità delle informazioni
9 Mancanza di informazioni di dettaglio sui singoli elementi che
compongono la vacanza e sulla correlazione tra loro, rispetto
all’intero sistema-vacanza.
9 Mancanza di informazioni sulla reperibilità in loco, sia di ausili
specifici, che di personale in grado di offrire assistenza
specializzata e più in generale sulle strutture sanitarie (sulle loro
specificità e distanze dalla località di destinazione).
Durante il viaggio
‰
Gli spostamenti
9
Mancanza di sistemi di comunicazione in caso di
emergenza, adatti a persone con disabilità di tipo sensoriale (paline
SOS in autostrada solo con comunicazione audio; non disponibilità
di numeri di soccorso raggiungibili anche attraverso l’invio di sms).
9
Difficoltà di accesso ai controlli aeroportuali di kit sanitari
specifici, provvisti di siringa ad uso terapeutico.
9 Mancanza di segnaletica e di informazioni sufficienti
all’orientamento e al raggiungimento di luoghi e destinazioni di
interesse.
‰
Il soggiorno
9 Scelta obbligata di destinazioni orientata, a causa delle condizioni
di accessibilità non verso i propri gusti ma verso mete già
conosciute e ‘sicure’.
9 Aggravio dei costi, dovuto alla disponibilità di offerte quasi sempre
in strutture ricettive appartenenti a categorie elevate.
9 Incongruenza delle informazioni rispetto alla condizione reale,
riferita a tutti gli elementi componenti il sistema vacanza.
9 Mancanza di segnaletica e di informazioni sufficienti
all’orientamento e al raggiungimento di luoghi e destinazioni di
interesse.
Annagrazia Laura 84
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
9 Pregiudizio relazionale, dovuto alla non conoscenza delle reali
condizioni del cliente/visitatore.
9 Presenza di barriere architettoniche.
9 Mancanza di servizi igienici realmente accessibili ed in condizioni
igieniche accettabili.
‰
Le attività
9 Mancanza di personale, nei musei e nelle sale espositive, in grado
di dare descrizioni orali delle opere e degli oggetti in esposizione e
di guide turistiche esperte in sistemi di comunicazione adeguati a
visitatori con disabilità sensoriali e con difficoltà di apprendimento.
9 Mancanza di sistemi e mezzi integrati, per le persone con disabilità
di tipo sensoriale, sia per la comunicazione del visitatore verso
l’ambiente esterno (telefoni con sistema DTS), che per la
comunicazione dell’ambiente verso il visitatore con esigenze
specifiche (scritte in caratteri Braille e in macrocaratteri, modelli in
scala degli spazi di visita; audioguide, display ottici; possibilità di
toccare le opere e gli oggetti in esposizione).
Dopo il viaggio
9 Delusione delle aspettative.
9 Pubblicità negativa nei confronti del sistema turistico, del paese e
della struttura ospitanti, nonché degli operatori turistici.
9 Attivazione di azioni di rivalsa verso il sistema turistico, il paese e la
struttura ospitanti, nonché verso gli operatori turistici.
I focus groups degli operatori del settore - Esperienze e opinioni in
merito al turismo per tutti
Le esperienze dei rappresentanti dell’offerta, qualunque sia la loro
collocazione nella catena turistica, sono state distinte in indirizzate se
relative ad operatori che offrono prodotti destinati a questo target specifico
e occasionali se riferite invece ad operatori con poca esperienza
nell’ambito del turismo per tutti. Riportiamo parte degli aspetti emersi
durante i focus group. La versione completa del documento è consultabile
nel sito di progetto.
Le esperienze indirizzate
9 Gli operatori che offrono prodotti destinati a questo target specifico,
sono principalmente collocati nell’ambito dell’associazionismo.
Annagrazia Laura 85
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
9 L’aspetto economico non risulta tra i motivi che hanno spinto a
intraprendere un’attività in questo settore, ma le reali motivazioni
sono da ricercare essenzialmente nella volontà di soddisfare le
esigenze delle associazioni che richiedono servizi che non trovano
nei circuiti di mercato tradizionali.
9 Gli introiti economici risultano discreti, sebbene essenzialmente
derivanti da clienti aderenti alle associazioni dei disabili.
9 circuito del mercato tradizionale dell’offerta turistica. Questa
difficoltà è dovuta al fatto che un’offerta così fortemente indirizzata
sia nelle strutture che nei servizi offerti non risulta gradita a target di
utenti “normodotati”
Le esperienze occasionali
9 Queste esperienze sono commisurate al grado di accessibilità
offerto dalle strutture ed alla casualità di essere entrati in contatto
con esperienze in questo settore. In entrambi i casi il tutto è
difficilmente programmabile e spesso lasciato all’improvvisazione
quando vengono avanzate richieste specifiche.
9 L’unico aspetto riferibile al marketing è sinteticamente l’icona
apposta sui depliant per segnalare l’accessibilità della struttura.
9 Le motivazioni addotte dagli operatori, che non hanno ancora
servizi indirizzati a questo target, sono imputate a problemi di
natura principalmente economica. Molti di loro considerano che
offrire questi servizi comporti un forte aggravio di costi.
9
L’accessibilità delle strutture è l’elemento alla base di quasi tutte le
argomentazioni espresse dagli operatori. Questa considerazione è
riferita non solo al forte impegno economico che molti hanno dovuto
sostenere per la messa a norma, richiesta per l’abbattimento delle
barriere architettoniche, ma anche alle soluzioni progettuali che
sono state adottate. Queste hanno reso, nello specifico, le camere
per persone con disabilità delle strutture ricettive così “ospedaliere”
da non essere vendibili ad altri clienti, producendo quindi un doppio
danno: l’impossibilità di ammortizzare le spese sostenute e la
riduzione dell’offerta reale della struttura.
Analisi dell’offerta formativa riguardante i temi del turismo per tutti
Annagrazia Laura 86
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione le seguenti offerte
formative: Corsi universitari, Master di specializzazione post laurea,
Interventi formativi finanziati dalla Pubblica Amministrazione e/o dal Fondo
Sociale Europeo realizzati nel corso del 2004 o attualmente in corso di
realizzazione.
L’analisi condotta nei cinque paesi partecipanti al progetto ha evidenziato
come, a fronte di un’offerta formativa estremamente ampia e articolata sui
diversi aspetti del fenomeno turistico a tutti i livelli (universitario, di
specializzazione post universitaria, di formazione professionale
finanziata), solo pochissime esperienze si stanno facendo strada nel
campo del “turismo per tutti”. Peraltro i pochi corsi che sembra trattino
questo argomento non sono espressamente incentrati sul turismo per tutti,
relegando il tema ad occasioni formative sporadiche e per un basso
numero di ore rispetto al monte ore totale.
L’adeguamento del sistema turistico alle esigenze di un “turismo per tutti”
sta dunque procedendo a due velocità:
•
da un lato si osservano una domanda di servizi accessibili sempre
più estesa ed esigente e un’offerta che cerca, seppure lentamente
e spesso con difficoltà, di adeguarsi,
•
dall’altro lato è del tutto carente una formazione ad hoc relativa
all’argomento.
Questi risultati hanno confermano la giusta collocazione del progetto
EU.FOR.ME in un sostanziale vuoto formativo in materia.
Analisi dei fabbisogni formativi
La definizione del fabbisogno formativo è stata realizzata considerando i
risultati delle precedenti azioni di progetto in cui sono state analizzate:
ƒ
le esigenze del turista con disabilità – la cui analisi ha permesso di
individuare le necessità specifiche nelle varie fasi del viaggio e le
competenze ricercate negli operatori turistici
ƒ
il sistema dell’offerta turistica – la cui analisi ha permesso di capire
le caratteristiche strutturali e organizzative di chi opera nell’ambito
del “turismo per tutti”, di individuare i motivi di “resistenza” delle
imprese che non prevedono questo tipo di offerta, di dedurre le
esigenze professionali e formative per offrire un servizio/prodotto di
qualità
Annagrazia Laura 87
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
ƒ
21 Marzo 2006
l’offerta formativa nel settore turistico – la cui analisi ha permesso di
individuare la carenza o assenza di materie o moduli formativi sul
turismo accessibile nell’ambito dei diversi gradi della formazione
turistica.
L’analisi incrociata dei risultati ha permesso di confrontare i diversi
elementi emersi: le esigenze delle persone disabili, la percezione che di
questo settore hanno gli operatori turistici, le problematiche da questi
manifestate, consentendo di identificare le competenze carenti per
ciascuna esigenza e percezione individuata.
Una volta individuate le competenze carenti sono stati definiti i fabbisogni
formativi corrispondenti e, dopo aver verificato l’assenza, nell’attuale
panorama della formazione turistica, di interventi finalizzati a soddisfarli, è
stato progettato il percorso formativo del Formatore specializzato nelle
tematiche del turismo accessibile.
I fabbisogni formativi individuati attengono a:
1. competenze trasversali che riguardano più in generale le figure
professionali che operano in un contesto sociale di rapporto con la
clientela, come la comunicazione interpersonale e le tecniche di
problem solving.
2. competenze tecnico professionali come le tecniche di costruzione
di prodotti – pacchetti, itinerari, soggiorni – accessibili, le tecniche di
promozione e commercializzazione di prodotti accessibili, le
tecniche di accoglienza e gestione del cliente con bisogni specifici,
la conoscenza degli elementi per rendere una struttura accessibile,
ecc..
3. competenze di base quali la sicurezza nei luoghi di lavoro anche in
relazione alla presenza di una clientela con disabilità.
Più in generale è risultata chiara l’esigenza di divulgare e approfondire i
concetti di “accessibilità” e di “turismo per tutti” che non sono pienamente
compresi né dagli operatori delle imprese, né dalle realtà territoriali le quali
concorrono a definire l’accessibilità dell’ambiente in cui il turista esprime le
sue esigenze.
Il turismo per tutti difatti è fortemente orientato verso il cliente piuttosto che
verso il prodotto. Il turista e le sue esigenze diventano il fulcro intorno al
quale si sviluppano tutte quelle azioni che permettono di offrire un prodotto
rispondente alle varie necessità.
Alla luce della evidente richiesta di “turismo per tutti” e dei risultati
dell’analisi dei fabbisogni formativi al fine di colmare i gap di competenze
Annagrazia Laura 88
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
degli operatori e le evidenti carenze dell’offerta formativa in materia, è
stata individuata una figura professionale, il Formatore specializzato nelle
tematiche del turismo accessibile, che dovrà facilitare le attività di
informazione e formazione presso gli operatori ed essere in grado di
proporre integrazioni formative nei programmi didattici sul turismo.
Definizione del piano di sviluppo del percorso formativo del formatore
specializzato nelle tematiche del turismo accessibile
L’azione formativa, progettata sulla base dell’analisi dei fabbisogni
formativi, si sviluppa attraverso le seguenti quattro tappe formative a cui
vengono ricondotte le unità di competenza:
Iª tappa formativa - “La formazione dei formatori”, ha fornito ai partecipanti
gli strumenti concreti per lo svolgimento professionale delle attività di
progettazione ed erogazione di processi formativi.
IIª tappa formativa - “Il sistema turismo”, ha offerto un quadro preciso e
particolareggiato dei tratti caratteristici dello scenario turistico, in modo tale
da comprendere almeno nelle linee generali il funzionamento ed i processi
della distribuzione turistica.
IIIª tappa formativa - “Il formatore di turismo per tutti”, finalizzata a far
acquisire ai partecipanti le conoscenze riguardanti i temi dell’accessibilità
del prodotto turistico necessarie per lo svolgimento professionale
dell’attività di formazione specializzata nelle tematiche del turismo per tutti.
IVª tappa formativa – “La realizzazione dei Project Works”, durante la
quale i partecipanti al corso hanno messo in pratica le competenze
acquisite in aula e svilupperanno essi stessi dei moduli formativi (Project
Works) sulle tematiche dell’accessibilità del prodotto turistico,
dell’accoglienza al cliente disabile e della predisposizione di prodotti
adeguati al target identificato, erogati nella successiva fase di
sperimentazione in aula.
Bibliografia
Documenti Europei:
Direttiva 2004/18/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio-31
Marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di
aggiudicazione degli appalti pubblici di lavoro, di forniture e di servizi.
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle
Regioni COM (2003) 650 – Pari opportunità per le persone con
disabilità: un Piano d’azione europeo.
Annagrazia Laura 89
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A Europe accessible for all – report from the Group of Experts set up
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the
European
Commission,
October
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in
http://www.europa.eu.int/comm/employment_social/index/final_report_
ega_en.pdf
Consiglio Europeo di Stoccolma - Marzo 2001 (identificazione di tre
obiettivi strategici, per raggiungere occupazione, coesione sociale,
sviluppo economico, così come indicato nel Consiglio di Lisbona:
innalzare la qualità e l’efficacia dei sistemi di educazione e formazione
nell’Unione Europea; facilitare a tutti l’accesso ai sistemi di educazione
e formazione; aprire i sistemi di educazione e formazione al mondo
intero.
Consiglio Europeo di Lisbona – 23 e 24 Marzo 2000 -Occupazione,
coesione sociale, sviluppo economico.
Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento
Europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni
COM (2000) 284 Verso un’Europa senza ostacoli per i disabili.
Altri documenti:
Uomo Disabilità Ambiente,Gianni Del Zanna-Abitare Segesta
Documenti-Bollate (MI) 1996
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associati- Milano 2004
Access, How to promote the inclusion of disabled people in
international youth activities, Commissione Europea e Youth Forum,
Bruxelles, Febbraio 2000
Accessibility of workplaces , Info-handicap a.s.b.l. National Council,
Lussemburgo 2001
Accueil des Clients présentant une Gene ou un handicap, Cellule de
Coordination Nationale "Tourisme et Handicaps", Francia, 1999
Accueil et Accessibilité – Guide d'information à usage des
professionnels du tourisme, CATHERINE BACHELIER, VERONIQUE CLAUDE,
FREDERIC DUMEZ, Cellule de Coordination Nationale "Tourisme et
Handicaps", Francia, aprile 1999
Accueil des touristes à besoins spécifiques – Document
d’accompagnement de la formation dans le cadre du BTS TourismeLoisirs, Cellule de Coordination Nationale "Tourisme et Handicaps",
Francia, novembre 1999
Benvenuto tra noi, Provincia di Brescia Assessorato al Turismo
Como ajudar uma pessoa com deficiencia, Segretariado Nacional de
Reabuilitaçao Lisbona, 1995
Annagrazia Laura 90
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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21 Marzo 2006
Disability Awareness Training – Information Pack, London Transport –
Unit for Disabled Passengers, Londra 1996
Disabilità & libertà di movimento, Alpe, CO.IN, CNAD, Info-Handicap,
Mobility International Svizzera, Mobility Internatiomnal, con il supporto
della Commissione Europea, Direzione Generale V, Madrid 1999
Handicaps et deplacements – aider, informer, dialoguer, ecouter –
RAPT/SNCF Dicembre 1988
Hotels, Restaurants, Logements de vacances, Directives pour un
aménagement minimal et optimal adapté aux personnes handicapées
et/ou agées , Eric Bertels et Joe A. Manser, Centre suisse pour la
construction adaptée aux Handicapés, Zurigo, Ottobre 1998
La Qualità in Albergo dalla A alla Z, Santinato M., Sfodera F.
Teamwork, 2002
Millennium Access Guide 2000, Disabled Peoples' International, Regno
Unito, 1998
Mobility and older people. Trends in Tourism, Leisure and Driving in a
changing Europe, A report by the AIT/FIA for the European
Commission, Direzione Generale XXIII, Unità Turismo. Gennaio 1995
Per un’Europa accessibile ai turisti disabili – Manuale per l’industria del
Turismo, Commissione Europea , Direzione Generale XXIII – Unità
Turismo, Lussemburgo, 1996
Primo Vademecum per il Turista con Bisogni speciali, Dipartimento del
Turismo, Roma, 1999
Qualità nell’accoglienza turistica di clienti con bisogni speciali,
Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento del
Turismo/Dipartimento degli Affari Sociali, Maggio, 1998
Roma, perchè no?! , Ed. Turismo per Tutti, aprile 1998
Status Report on Tourist Accommodation Accessibility Schemes in
Europe, Commissioned by the Flemish Government –Toerisme
Vlaanderen, Toegankelijkheidsbureau v.z.w. Hasselt and LIVING
Research and Development s.p.r.l. Brussels, September 2001
Taking charge of the air travel experience, A guide for persons with
disabilities,
Accessible
Transportation
Directorate,
Canadian
Transportation Agency, Ottawa
The Concept of a Tourist Area Cycle Evaluation: Implication for
Management Resources, Butler R.W., le Geographie canadien, 24: 512, 1991
The Role of Satisfaction with Leisure Travel / Tourism Services and
Experience in Satisfaction with Leisure Life and Overall Life, Neal N.J.,
Sirgy M.J., Uysal M.; Journal of Business Research, 1998
Annagrazia Laura 91
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
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21 Marzo 2006
Tourism for All - Providing Accessible Accommodation, JOHN H.
PENTON, The Holiday Care Service – The English Tourist Board, Regno
Unito, 1990
Tourism for All – Providing service for all The training Guide, MAUNDY
TODD, CAROL TOMLINSON, MARY BAKER, The National Tourist Boards of
England, Scotland, Wales and Northern Ireland, Edinburgo, 1997
Tourism Marketing: Service and Quality Management perspectives,
Lews E., Leckhampton, UK, 1991
Turismo accesible , turismo para todos – Alpe e Comunidad de Madrid,
Spagna 1997
Un modello concettuale di qualità dei servizi, Zeithmal W.A:,
Parasuraman A., Berry L.L., Wiley & Sons, 1984, Petrini, Tporini, Italia
1987
Viaggiare si Può, Annagrazia Laura e Agostino Petrangeli, Collana Altri
Viaggi De Agostini, Italia 2003
We are not ready yet! A guide for People with disabilities, Voluntary
Organisation and all Volunteers on Integration and Volunteering,
Mobility International, Regno Unito 1992
Welcome all , English Tourist Board , Londra 2000
Welcome without barriers - video tape, Fondation Nestlé Pro
Gastronomia, Svizzera, 1996
Annagrazia Laura 92
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
CONCLUSIONI
VALERIO NANNINI
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
VALERIO NANNINI – ICIE, ITALIA
CHIUSURA DEI LAVORI
BAS oltre ad essere un progetto di diffusione dei principi di Universal
Design e Design for All deve porre le premesse per innalzare l’attenzione
di tutti gli attori coinvolti nei processi di trasformazione delle nostre città.
Occorre superare il concetto generico di accessibilità al fine di giungere ad
un livello più ampio che contempli il raggiungimento di un servizio e la sua
frizione piena e totale come ha illustrato chiaramente A. Morini nella
introduzione.
Questo è un processo indubbiamente lento e complesso. Non si esaurisce
unicamente attraverso leggi e normative che già ci sono, ma attraverso la
diffusione di un obiettivo che deve necessariamente uscire dal segmento
specialistico (esperto di accessibilità). Pensare di modificare ed adattare
“quello che il progettista ha già pensato e realizzato” con l’obiettivo di
adeguarsi al rispetto legislativo non è la strada corretta da percorrere.
Questo è quanto accade almeno ora.
Gli esempi di eccellenza o di buone pratiche ci dimostrano che UD deve
essere un requisito richiesto dalla committenza fin dall’avvio del percorso
progettuale. Quando esso è trascurato o dimenticato, inevitabilmente
viene disatteso anche se la legislazione o le linee guida sono già
sufficienti a rendere l’edificio accessibile.
I lavori presentati sugggeriscono due elementi fondamentali: il primo è una
più attenta e corretta formazione sia dei progettisti che dei costruttori ed il
secondo consiste nello sviluppo di migliori procure di controllo e metodi di
documentazione. Su questo versante abbiamo visto con attenzione le
procedure che si stanno sperimentando in Norvegia al fine di controllare e
verificare l’accessibilità sul progetto architettonico. Infatti, sebbene le
norme esistono, mancano agli operatori gli strumenti operativi e di
controllo.
L’obiettivo principale del controllo consiste nel verificare che i livelli minimi
di accessibilità richiesti dalle norme vengano rispettati. Occorre inoltre
verificare che il raggiungimento delle qualità funzionali richieste dai
Valerio Nannini –
94
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
committenti siano recepite in proposte e soluzioni progettuali corrette dallo
staff di design. Il risultato finale deve non solo soddisfare le norme e le
ambizione dei progettisti ma anche rispondere alle esigenze degli
utilizzatori finali.
Valerio Nannini –
95
CURRICULUM
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ANNALISA MORINI
Laurea in Ingegneria Civile Edile nel 1977, collabora con le Facoltà di
Ingegneria dell’Università di Ancona e dell’Università ‘La Sapienza’ di
Roma per ricerche sulle tipologie edilizie. Ricercatrice del Consiglio
Nazionale delle Ricerche dal 1983, si occupa di ricerche in ambito di
tecnologie per l’edilizia. Valutatore per il IV e V programma Quadro
dell’Unione Europea sui temi di TIDE (Technology Initiative for Disabled
and Elderly) e IST (Information Society Technologies).
Ha tenuto lezioni a Corsi di aggiornamento, specializzazione e Master. In
ambito CIB (Conséil International du Batiment), è coordinatrice del WG084
‘Building Comfortable Environments for All’, oltre che Membro del Board.
Coordinatrice del progetto europeo BAS (Building Accessible Services) è
responsabile ITC nel progetto europeo POLIS (Decision Support Tools
and Policy Initiatives in Support of a Universal Design of Buildings).
Autrice di oltre 80 pubblicazioni in italiano ed inglese e di alcuni libri. E’
intervenuta a diversi convegni nazionali ed internazionali sui temi
dell’accessibilità e delle nuove tecnologie per un’utenza ampliata.
Annalisa Morini 97
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
NIKOS SAKKAS
Laurea in ingegneria meccanica ed informatica e con un dottorato in
gestione dell’ambiente. Ha avuto numerose esperienze industriali
internazionali con più di 100 incarichi nell’ambito del business
dell’ingegneria e delle Tecnologie dell’Informazione e della
Comunicazione.
Ha una vasta esperienza in progetti di trasferimento tecnologico. E stato
designato Direttore generale del Parco Tecnologico di Creta nel periodo
1995-1996.
Nikos Sakkas ha più di 30 pubblicazioni su riviste specializzate
internazionali e conferenze su temi relativi all’innovazione ed
all’interazione di sistemi di business e Tecnologie dell’Informazione e della
comunicazione ed in particolare su modelli di business collaborativi nelle
aree dove le decisioni e le operazioni dipendono da numerosi portatori
d’interesse. Opera inoltre su temi quali la gestione dell’energia e
dell’ambiente. Ha avuto inoltre numerosi incarichi come revisore di progetti
nel FP5 così come partecipante delle attività di valutazione delle
proposte.nel FP5/ FP6. Attualmente è Coordinatore del progetto Polis
“Sistemi di supporto alle decisioni e iniziative di policy in materia all’
Universal Design degli edifici” finanziato dalla Commissione nell’area
tematica di Supporto Scientifico alle Politiche.
Nikos Sakkas 98
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
MALCOLM FISK
Direttore Amministrativo dell’Insight Social Research Ltd. È laureato in
geografia, sociologia e studi sull’edilizia abitativa e ha seguito corsi di
specializzazione al King’s College London, Queen’s University Belfaste e
University of the West of England. Ha lavorato per più di 20 anni come
professionista e ricercatore (presso governo locale, università e settore
privato) con riferimento a problemi relativi all’edilizia abitativa ed
assistenza sociale.
E’ membro dell’Associazione di Ricerca Sociale e vincolato al loro codice
etico. È un iscritto del Chartered Institute of Housing e vincolato al loro
codice di condotta professionale. Le molte pubblicazioni di Malcolm Fisk
su riviste teoriche e pratiche nazionali ed internazionali testimoniano la
sua esperienza ed abbracciano materie che vanno dalla valutazione dei
bisogni e progettazione di abitazioni all’applicazione delle tecnologie di
comunicazione
Malcolm Fisk 99
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
KATARZYNA ŚWIEŻAWSKA-AMBROZIAK
Laureata al Dipartimento Socio – Economico dell’Università di Łódź. Dal
2002 lavora come consulente e responsabile di progetto nell’Istituto di
ricerca ASM. E’ membro dell’Associazione Polacca di Sociologia. Ha
svolto la funzione di coordinatore ai progetti Europei UB+, KNOWLEDGE,
DIADA; e ha lavorato come partner ai progetti Europei POLIS, BAS,
SIBIS, BEEP, VIRCOUNS, eCore, PeBBu, IntelliDrug, SMART, CLOSE
TO, eTen, eInclusion, eUser ed altri.
La sua esperienza comprende: studi di mercato e sviluppo delle strategie
di marketing nel settore aziendale – rapporti con i clienti; analisi degli studi
di mercato relativi al processo decisionale; analisi della soddisfazione del
Cliente; Numero di studi del mercato del settore ad esempio
consapevolezza di marca, necessità e atteggiamenti del cliente,
collocazione della marca. I principali campi di specializzazione e di
interesse sono: il mercato delle costruzioni, studi di accessibilità e di
genere della costruzione.
Katarzyna Swiesawska 100
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
JAN DESMYTER
Ing. Jan DESMYTER, m.b.a., laureato come ingegnere civile minerario nel
1989 (Università Cattolica di Leuven), ha conseguito il master in business
administration nel 1991 (sempre all’Università Cattolica di Leuven). Ha
iniziato a lavorare a BBRI nel 1989, prima come ricercatore nelle Strutture
della Divisione in ambiti legati alla tecnologia del cemento armato. Dato il
suo coinvolgimento nel lavoro di ricerca e di politica con riferimento al
riciclaggio di rifiuti edilizi e di demolizione (tra gli altri il cemento armato
riciclato) ha iniziato ad occuparsi di problemi ambientali in generale. Gli
ambiti includevano risanamento del suolo, riciclaggio, prevenzione e
gestione dei rifiuti, sostanze pericolose, demolizione, valutazione della
durata dei materiali edilizi e edifici, costruzione sostenibile. Diventò prima
vice capo delle Strutture di laboratorio, poi capo delle Strutture di
laboratorio ed infine vice Capo delle Strutture di Divisione. Comunque,
data la crescita dell’importanza delle attività tecnologiche ed ambientali
all’interno delle Strutture di Divisione, nel 2002 si decise di ristrutturare la
Direzione della Ricerca e di raggruppare alcuni laboratori. Come risultato
di questa riorganizzazione, Jan Desmyter venne nominato Capo della
Divisione di Tecnologia ed Ambiente.
Jan Desmyter è attivo in vari comitati e/o gruppi di lavoro, sia a livello
nazionale che internazionale (fib – Federazione Internazionale Cemento
Armato, TI-KVIV – Royal Society of Engineers – sezioni di Costruzione e
Tecnologia Ambientale, EOTA PT9 – Organizzazione Europea per
Approvazioni Tecniche – Sostanze Regolamentate, CEN TC154 TG 10 –
Inerti da Fonti Alternative, Certificazione CRIC, COPRO Certificazione per
Inerti Riciclati, Qualità BCCA,…). Infine, Jan Desmyter funge da
controllore tecnico per gli Enti di Accreditamento Belga ed Olandese per i
Laboratori (Beltest e Consiglio Olandese per l’Accreditamento RVA)..
Jan Desmyter 101
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
EVA CAESAR
Vive in Ungheria a Budapest. Ha lavorato per 14 anni per la Federazione
Nazionale dell’Associazione Persone Disabili (MEOSZ) divenendo
responsabile dei rapporti internazionali. L’attività principale consiste nel
lavorare in collaborazione con NGOs e altre associazioni e istituzioni
all'interno del movimento internazionale dei disabili per ottenere uguali
occasioni e dignità per tutti, così come per migliorare la qualità di vita in
società.
Il suo lavoro si svolge attraverso una triplice attività:
- ottenere informazioni utili al beneficio dei disabili ungheresi per portare
cambiamenti sia di legislazione che di atteggiamento;
- fornire le informazioni ed il sostegno alle persone disabili nei paesi che
si trovano in situazioni svantaggiate
- promuovere processi di influenti decisionmaking a livello Europeo come
membro del Forum Europeo della Disabilità, FIMITIC e DPI-Europe.
Eva Caesar
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POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
SANDRINE LEJEUNE
1996: Master di ricerca in Geografia (materia opzionale pianificazione
urbana), Università di Lione.
1996: Diploma di Ingegnere Civile, specializzazione : Urbanistica e
pianificazione urbana. Scuola Superiore Nazionale Francese del Ministero
Francese dei Lavori Pubblici, Trasporti, Edilizia abitativa e Mare
Ricercatrice nel laboratorio RIVES (Ricerca Interdisciplinare su città,
spazio e società).
Insegnante all’ENTPE (Scuola Superiore
Francese dei Lavori Pubblici)
Nazionale
del
Ministero
PhD in corso : "il ruolo e posto degli utenti nella gestione dei servizi
pubblici locali: il caso dell’acqua e acqua di scarico".
Sandrine Lejeune 103
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
FIORENZA SCOTTI
Laurea in matematica e specializzazione in elaborazione elettronica dei
dati presso l’Università di Trieste. Da Aprile 1979 dipendente di INSIEL (ex
TELECOM ITALIA – Finsiel ora di proprietà della Regione Friuli-Venezia
Giulia) azienda leader di software in Italia per l’Amministrazione Pubblica
locale.
Esperta presso la Commissione Europea per i programmi quadro,
membro del Comitato di Controllo delle Tecnologie per gli anziani della
Provincia di Milano, esperta del Ministero Italiano delle Attività Produttive,
membro o coordinatore di progetti finanziati dal fondo europeo,
responsabile dell’apprendimento “computer based” presso l’Insiel.
Opera nei principali settori d’interesse quali database, ingegneria del
software, telelavoro, e-learning, accessibilità di siti web.
Professore a contratto di informatica presso le Università di Udine e
Trieste, vice direttore del Master in Assistive Technology presso
l’Università di Trieste.
Autrice o co-autrice di circa 60 saggi tecnici, 4 libri e molti articoli.
Nel 2001 onorificenza al merito (grado “ufficiale”) ricevuta dal Presidente
della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi.
Fiorenza Scotti 104
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
JON CHRISTOPHERSEN
Autore di numerosi articoli e pubblicazioni su design universale ed
accessibilità. Ha fatto ricerche e scritto i requisiti della Banca Norvegese
per la durata dell’edilizia abitativa e successivamente valutato quanto
costruito. Ha effettuato diversi studi di valutazione e manuali scritti per la
progettazione di alloggi per persone anziane, comprese case di riposo.
Come prolungamento degli studi sull’accessibilità nelle università
norvegesi, ha lavorato sui metodi di valutazione dello standard di
accessibilità in ambienti edificati esistenti e trasporto pubblico.
Christophersen ha scritto molti dei depliant di progettazione dell’Istituto
Norvegese per la Ricerca Edilizia ed è stato spesso oratore in seminari e
conferenze in Norvegia.
A livello internazionale, Christophersen ha presentato molte relazioni in
conferenze di tutto il mondo: è stato uno degli oratori principali nella
sessione conclusiva della conferenza internazionale per l’Universal Design
a Yokohama nel 2002 e ha fatto lezioni a Tokyo e all’Università Yonsei di
Seuol. Ha anche lavorato alle raccomandazioni per l’accessibilità nelle
stazioni dell’Unione Europea (COST 335). Ha contribuito all’Universal
Design Handbook (Manuale di Design Universale) ed ha redatto un libro
molto acclamato sull’insegnamento del design universale. Molti articoli di
Christophersen sono stati pubblicati in italiano sulla rivista Abitare e
Anziani.
Jon Christophersen 105
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
KARINE DENIZOU
Architetto e ricercatore presso l’Istuituto di ricerca sulle costruzioni
Norvegese. Laurea alla Scuola di architettura PARIS-VILLEMIN, Diploma:
Casa della Cultura a Trondheim e Borsa di studio presso la AHO, scuola
di architettura di Oslo, col professore Sverre Fehn Frequentatrice del
corso di urbanistica ”Ideali per la città”, presso l’accademia di architettura
norvegese e l’AHO, Istituto per l’Urbanistica.
Delegato per l’Istituto norvegese per la ricerca sull’edilizia nel mirrorcommittee (interfaccia) nazionale per la ISO/TC59/SC16, “Accessibilità ed
usabilità dell’ambiente edificato.
Relatrice per la conferenza: ”Mobilità/povertà/precarietà/ospitalità, il
passato e futuro dell’edilizia abitativa precaria in Europa” (Parigi): “è
possibile riconoscere un’abitazione non ordinaria?”
E’ inoltre coautrice dei Certificati edilizi: che elaborano un nuovo profilo
per il design universale. Ha sviluppato esperienza come esperta per la
Valutazione dell’accessibilità negli edifici (hotel, scuole, università…)
SINTEF Costruzione ed infrastrutture
Karine Denizou 106
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
EMILIA CONTE
Ingegnere civile edile, dottore di ricerca in Ingegneria Edile, dal 1994 è
ricercatrice universitaria a tempo pieno nel Dipartimento di Architettura e
Urbanistica, Politecnico di Bari, dove insegna Architettura Tecnica e
Architettura Tecnica II nell'ambito del Corsi di Laurea in Ingegneria Edile e
in Ingegneria Civile.
Conduce attività di ricerca nell’ambito della tecnologia edilizia, con
particolare riferimento al ruolo che l’innovazione tecnologica può giocare
per la sostenibilità edilizia. Il campo di applicazione dello studio è sia
l’ambiente confinato, di nuova realizzazione o già esistente, sia l’ambiente
costruito nel suo rapporto con la città.
Emilia Conte 107
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
JAN PAULSSON
Nato nel 1943.
Architetto nel 1968.
Ph D in architettura nel 1974.
Docente nel 1983.
Professore universitario incaricato (prof. aggiunto) dal 1987.
Nominato professore in architettura nel 2004, a Chalmers. Ricerca, lavoro
di sviluppo, istruzione e consulenza a Chalmers e Göteborg University.
1969–74 presso il Dipartimento di Medicina riabilitativa, unità di lavoro per
la ricerca sull’handicap.
Dal 1975 presso il Dipartimento di Design architettonico.
Dal 1991 esperto della Commissione Nazionale per Salute e Benessere.
1992 - 2000 consulente in educazione alla ricerca part-time presso il
Dipartimento di Economia Domestica/Ecologia umana, Göteborg
University.
2001–04 lavoro part-time presso la NHR (l’Associazione Svedese di
Persone con Disabilità Neurologiche) a Stoccolma.
Consulenza presso la società 2D&P (Design, Diversity & Participation).
Jan Paulsson 108
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
PETER LANSLEY
Professore di Gestione della Costruzione presso l’Università di Reading
dove iniziò a lavorare nel 1984, dopo 14 anni trascorsi come Direttore
della Ricerca nel Settore dell’Edilizia presso l’Ashridge Management
College.
Da allora è stato Capo del Dipartimento di Gestione della Costruzione &
Ingegneria, Preside della Facoltà di Studi su Città e Regioni, Direttore di
Ricerca di Scienze Sociali per l’Università ed infine Pro Vice -Rettore.
Il suo interesse principale, aiutare le imprese di costruzione a migliorare le
loro prestazioni, ha portato a molteplici attività di ricerca, consulenza ed
addestramento. Ha fatto il consulente per organismi nazionali ed
internazionali su problemi di sviluppo organizzativo e gestionale della
valutazione e stima di programmi di ricerca ed innovazione.
Attualmente si sta occupando di istituire iniziative di ricerca e di sviluppo
nazionale per soddisfare i bisogni delle persone anziane e persone
ritardate fisicamente e mentalmente, lavorando con la Continuing Care
Conference, Research into Ageing ed EPSRC7, per il quale presiede il
Comitato EQUAL (Extending Quality Life in the Built Environment
(Prolungare la Vita di Qualità nell’Ambiente Edificato).
Membro attivo del Chartered Institute of Building (CIOB), in particolare del
Comitato per Innovazione e Ricerca e la Divisione per il Riconoscimento
delle Assegnazioni, è anche impegnato con la Management Charter
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EPSRC = Engineering and Physical Sciences Research Council
Peter Lansley 109
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
Initiative (MCI), con la CIRIA8, per la quale sta presiedendo uno studio sul
valore di corsi di più alto livello per il settore della costruzione e con
l’International Council for Building Research and Documentation (CIB), per
il quale fa parte del Comitato Principale ed è attualmente membro del
Comitato di Programma.
Ha pubblicato circa 200 libri, relazioni ed articoli, in gran parte riguardanti
le prestazioni dell’uomo e le prestazioni organizzative nel settore della
costruzione e colmando la lacuna tra ricerca e pratica.
È uno dei pochi accademici nel settore della costruzione ad aver ricevuto
un importante premio all’innovazione, in questo caso per lo sviluppo del
sistema acclamato a livello internazionale AROUSAL. Lo sviluppo iniziale
dell’AROUSAL cominciò all’Ashridge Management College e venne
continuato dal Management Reality, un’organizzazione fondata allo scopo
specifico di fomentare la filosofia e pratica dell’AROUSAL.
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CIRIA = Construction Industry Research and Information Association
Peter Lansley 110
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
ANNAGRAZIA LAURA
Laureata in Scienze Politiche presso l’Università "La Sapienza" di Roma
(1971). First Grade Certificate of Proficiency di inglese (British Institute di
Roma) e Certificate di francese (Lycée Chateaubriand di Roma).
Dopo una lunga esperienza nella Divisione Marketing delle Linee aeree
Alitalia.
Dal 1993 è unita alla CO.IN. (Cooperative Integrate Onlus) con la
responsabilità di sviluppare il Settore Turistico a livello nazionale ed
internazionale. È attualmente responsabile di addestramento e rapporti
internazionali.Tra le attività troviamo: Addestramento e consapevolezza
che puntano verso un turismo accessibile ed uguali opportunità per
persone con disabilità; Promozione dell’integrazione di turisti disabili a tutti
i livelli creando un sistema generale di informazioni integrate e prodotti
turistici
Oratrice in vari corsi di addestramento a livello nazionale sui temi relativi al
turismo inclusivo ed uguali opportunità.
Annagrazia Laura 111
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
GIUSEPPINA CARELLA
Architetto, ha approfondito nella sua attività di consulente e progettista,
anche nell’ambito di progetti finanziati dall’Unione Europea, i temi inerenti
la progettazione destinata ad un’utenza ampliata. Ha dedicato nelle sue
esperienze lavorative (nei progetti Herculia-Equal- e Parchi Accessibili di
CTS e Legambiente) una particolare attenzione ai temi inerenti la
definizione di strumenti per la rilevazione delle condizioni di accessibilità e
indicazioni metodologiche nella restituzione delle informazioni.
Nell’ambito della progettazione, tra le esperienze significative, la
realizzazione del CD - Guardare il territorio con occhi nuovi- alcune linee
guida alla progettazione delle aree natali protetti- uno dei prodotti del
progetto Parchi Accessibili.
Svolge attività di formazione sui temi specifici dell’accessibilità anche negli
elementi specifici che interessano il turismo per tutti.
E’ attualmente occupata, come consulente sui temi dell’accessibilità
presso la società cooperativa sociale integrata Tandem.
Giuseppina Carella 112
POLITICHE DELLA RICERCA E ACCESSIBILITA’
21 Marzo 2006
VALERIO NANNINI
Architetto, ricercatore nell’Istituto ICIE con specifico riguardo a progetti
sperimentali nel settore abitativo, in particolare nell’esecuzione di nuovi
progetti e servizi orientati all’utente finale.
Ha una vasta esperienza nella progettazione, sviluppo e gestione di
progetti sperimentali nel campo delle Tecnologie dell’Informazione e
Comunicazione. Ha lavorato in progetti come FACILE e NJORD sostenuti
dalla DG XIII, all’interno del programma TIDE ed è stato coordinatore del
progetto SOSS Smart Organisation for Small Services all’interno del
programma IST ( nuovi metodi di lavoro e commercio elettronico).
E’ inoltre esperto nella progettazione e sviluppo do programmi complessi
urbani e provvede al supporto tecnico dei dipartimenti tecnici delle
pubbliche amministrazioni (autorità locali) per la concezione, costruzione e
gestione di progetti integrati finalizzati alla sperimentazione, rinnovo e
riqualificazione sia urbanistica che a scala urbana. All’interno di questi
programmi promuove l’innovazione tecnologica di soluzioni orientate
all’utenza finale ed in particolare soluzioni abitative e non, realizzate con il
supporto di soluzioni domotiche accessibili destinate sia agli anziani che
alle persone diversamente abili.
Valerio Nannini 113
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politiche della ricerca e accessibilità