N.16 - Agosto 2012 - POSTE ITALIANE SPED.IN A.P. - D.L. 353/2003 CONV. L.46/2004, ART. 1, C. 1, DCB - MILANO N°16 - Agosto 2012 Euro 2,50 CHI HA UCCISO LA PERA VOLPINA? SALViamo LE VARIETà DI FRUTTA E VERDURA IN ESTINZIONE. ALIMENTAZIONE Il vino naturale ECOABITARE STILI DI VITA LEED per edifici storici Vento, acqua, vele e passione AMBIENTE E TERRITORI Bergamo decresce felicemente PER GLI OPERATORI strandosi su ingresso gratuito regi www.sana.it Con il patrocinio di ecoIDEARE - agosto 2012 In collaborazione con Pag. 4 Periodico culturale di informazione sullo sviluppo sostenibile www.ecoideare.it Pag. 4 SOMMARIO > Editoriale > L’esperienza olistica di Planerbe 2 3 ALIMENTAZIONE > Enologia profonda: il vino naturale - Luigi De Caro > Sana 2012: CCPB più presente che mai - Fabrizio Piva > Dagli alimenti “perduti” alla qualità di massa - Pierluigi Mutti 4 9 10 ECOABITARE > “LEED for Historical Buildings” - Alessandra Sgarbossa 14 STILI DI VITA > Rio +20: piccoli risultati? - Alline Storni, Valentina Castellani, Serenella Sala > Vento, acqua, vele e passione - Edgar Meyer 16 18 AMBIENTE E TERRITORI > Bergamo decresce felicemente - Gaia Gusso 20 Pag. 14 Rubriche Pag. 18 > Caterina Mosca: In cucina con natura > Giorgio Nebbia: Cinque minuti a mezzanotte > Ecologia in vetrina - Gaia Gusso > Econews - Gaia Gusso > Biblioteca della sostenibilità - Gaia Gusso 25 26 28 29 30 Pag. 20 Direzione, Redazione e Amministrazione Brand Evolution srl • Via Sardegna, 57 • 20146 Milano • Tel 0236642800 • Fax 0236642803 • E-mail: [email protected] Periodico realizzato da Brand Evolution srl Direttore editoriale: Nicoletta Cova Direttore responsabile: Edgar Meyer ([email protected]) Progetto grafico e art direction: Franca Lissi Redazione: Gaia Gusso ([email protected]) Responsabile Marketing e sviluppo: Nicola Saluzzi ([email protected]) Pubblicità e Iniziative speciali: 02.24412665 - 02.36642800 - 348.7638654 Si ringraziano per la collaborazione: Lorenzo Busnari, Valentina Castellani, Luigi De Caro. Caterina Mosca, Pierluigi Mutti, Giorgio Nebbia, Fabrizio Piva, Serenella Sala, Alessandra Sgarbossa, Alline Storni. Sito internet: www.ecoideare.it Rivista realizzata in collaborazione con: Rinenergy – associazione no-profit e Gaia Animali & Ambiente Onlus Stampa: Real arti lego sas. Via P. Picasso 21/23 - 20011 Corbetta (Mi) Registro Tribunale di Milano N. 60 del 13 Febbraio 2009 - Registro stampa periodica Stampato su carta FSC editoriale Da Rio +20 al Sana di Bologna... L’ennesima delusione. scienziati, media e imprenditori di edilizia sostenibile e L’ennesimo nulla di fatto la questione. In parte, lo di vela, diamo un assaggio L’ennesima pagliacciata. (o quasi). Rio +20, nella dichiarazione finale chiamata “Il futuro che vogliamo”, apre la via per uno sviluppo sostenibile del pianeta ma senza impegni precisi. Insomma: chiacchiere. Rio +20 si è conclusa con un risultato timido e promesse rimandate. E allora c’è una sola cosa da fare: andare oltre le loffie decisioni della classe politica. Agire più in fretta e in profondità rispetto a una classe dirigente incapace di affrontare seriamente i problemi dei cambiamenti climatici, della riconversione dell’economia nel segno della sostenibilità ambientale, della rivoluzione energetica. E’ necessario che società civile, prendano sempre più di petto sappiamo, è già così. Nella debolezza dei leaders politici si fanno strada gli impegni volontari: ne sono stati sanciti oltre 700 alla “Rio +20 della società civile”. Ecoideare da 16 numeri cerca di selezionare le persone, i gruppi e le aziende seriamente impegnate nel percorso della ecocompatibilità -per esserne il megafono- e rappresentare una guida autorevole al consumo consapevole per i cittadini. Anche in questo numero. Ecco allora che siamo andati a vedere il movimento della decrescita felice a Bergamo, dove coltivano orti e coltivano relazioni. restauro green, parliamo ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica, mettiamo le mani e il naso nell’iniziativa “La spesa in campagna” della Confederazione Italiana dell’Agricoltura (Cia) e nei presidi Slow food. Eccellenze che saranno protagoniste al Sana di Bologna, il salone del biologico e del naturale di settembre. Dove, indipendentemente da Rio +20 e dagli altri consessi del blabla, ci sono i veri operatori del presente e del futuro che vogliamo. Buona lettura.. Ecco che ci occupiamo Edgar Meyer “Non c’è sforzo più nobile che tentare di raggiungere un sogno collettivo. Quando una città considera come mandato la qualità della vita, quando rispetta le persone che ci vivono, quando rispetta l’ambiente, quando si prepara per le generazioni future, la gente condivide la responsabilità di questo mandato. Condividere questa causa è l’unico modo per conquistare quel sogno collettivo!” Jaime Lerner, ex-sindaco di Curitiba (Brasile) > Giardino botanico di Curitiba ecoIDEARE - agosto 2012 L’esperienza olistica di Planerbe Planerbe è un’Erboristeria nata nel 2007 e specializzata nella produzione di integratori. Fin da subito si è distinta per l’attenzione quasi maniacale con cui cura le preparazioni che portano il suo nome. La sua caratteristica, infatti, è quella di selezionare materie prime di altissima qualità e di far uso della tecnologia estrattiva, come nel caso di Magnesio Premium, uno dei prodotti di punta di Planerbe. Magnesio Premium vanta caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri prodotti similari. Innanzi tutto, il magnesio utilizzato è estratto meccanicamente dalla Magnetite, pertanto non si utilizzano irraggiamento o solventi, come comunemente si fa nei processi estrattivi. Questa caratteristica permette al magnesio di avere il massimo della purezza raggiungibile, indicato con il grado V farmaceutico, una titolazione del 24% (la titolazione è la quantità di principio attivo presente nel composto) e una notevole idrosolubilità in acqua a temperatura ambiente. Inoltre, l’attenzione alla realizzazione dei prodotti ha permesso di ottenere un Ph 5, analogo al Ph del succo gastrico, caratteristica che rende Magnesio Premium altamente tollerato e fa sì che possa essere assimilato molto velocemente dal nostro organismo. Un’ulteriore caratteristica positiva è la selezione dell’acido citrico: questo importante componente deriva da melassa fermentata di avena. Anche in questo caso l’attenzione alla selezione della materia prima è molto importante, perché grazie a questi due ingredienti Magnesio Premium ha un sicurezza totale in caso di intolleranze alimentari. Con prodotti di altre marche questa sicurezza manca: la normativa in materia, infatti, è ancora vaga e permette di non dichiarare la provenienza della materia prima utilizzata. E’ molto diffuso l’utilizzo di acido citrico derivante dal colostro, che può facilmente creare disturbi alle persone intolleranti al latte. Tutta la gamma Planerbe è curata con questa attenzione ai particolari. Ecco alcuni dei preparati più venduti: C.Age300, AloVe Supreme, che si posiziona tra i migliori prodotti attualmente sul mercato e AloVe Drena, che conserva tutte la caratteristiche importantissime di AloVe Supreme, potenziata con nove piante certificate Koscer, che ne esaltano le caratteristiche drenanti e depurative. Planerbe non è una semplice Erboristeria, ma un luogo di incontro, di approfondimento, di scambio di conoscenze: la qualità della vita delle persone è importante e per questo motivo è fondamentale la comunicazione, semplice e trasparente, rivolta all’acquirente. Sono numerosi gli opuscoli che fanno da cornice ai prodotti, uno strumento in più per aiutare il consumatore a gestire al meglio la propria salute Sempre con questo approccio, rivolto alla qualità della vita delle persone, Planerbe si fa promotrice di varie iniziative sportive e culturali. E’ infatti sponsor di FIDAL Milano, una società dell’atletica sportiva che lavora per tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani, con anche una sezione per l’attività agonistica. Nello spazio di Corso di Porta Romana 123, a Milano, in un ambiente del tutto inusuale, come l’Erboristeria, ogni sabato vengono organizzati concerti con musicisti nazionali e internazionali: l’Erboristeria si trasforma così in un luogo di incontro tra le persone, che condividono un modo nuovo e sano di concepire la vita e la salute. Lorenzo Busnari Foto Angela Bartolo Le riflessioni di un filosofo Foto DI fiammetta bruni - www.flickr.com/photos/brunifia/ enologia profonda: IL Vino naturale quando il vino non è essenzialmente merce. Ecoideare ospita le riflessioni di Luigi De Caro, filosofo del vino, su Vinitaly e sul vino naturale. Luigi De Caro Si laurea in discipline filosofiche (Facoltà di Giurisprudenza, Pavia), per qualche anno svolge attività universitaria di assistenza alla docenza. Ha avviato un’indagine filosofica ad ampio raggio della sfera della sensorialità, focalizzando il proprio interesse, in particolare, su quattro aspetti: › filosofia fenomenologica del vino, rispettosa della molteplicità di aspetti valoriali che costituiscono l’oggetto culturale vino; › fenomenologia della degustazione, intesa come indagine delle tipologie dell’assaggio e del giudizio di gusto; › estetica intersensoriale, con la sperimentazione di originali modalità di fruizione parallela di vino e musica, nell’ambito del Laboratorio di Estetica Sperimentale Enozioni (ideato e diretto insieme al fratello Eugenio); › educazione alla sensorialità, nella prospettiva di una antropologia della corporeità, implicante il corretto uso di tutte le funzioni sensoriali umane, e l’attuazione di tutte le potenzialità dei sensi. ecoIDEARE - agosto 2012 ALIMENTAZIONE 1 Il vino naturale a Vinitaly: un paradosso. Non può non suscitare sorpresa il fatto che Vinitaly, la più importante fiera commerciale del vino in Italia, dedichi un apposito salone ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica: Vivit – Vigne Vignaioli Terroir. Può sembrare un paradosso parlare di vino naturale a Vinitaly, tempio del vino inteso come merce. Cercherò di esaminare questa sospetta paradossalità. Pensati nella loro purezza, come idee, vino e merce non sembrano destinati a un matrimonio perfetto. Un vino, per essere veramente tale, deve essere sensibile all’influsso del terroir, del clima e dell’annata (millesimo). Una merce, invece, tende a porsi come stabile occasione di profitto per il venditore, e di soddisfazione per il compratore. Immaginiamo un caso cruciale, nel quale l’unione matrimoniale tra vino e merce sembra destinata a incrinarsi. Supponiamo che l’andamento climatico stagionale comprometta qualità e quantità attese. Di fronte a questo caso, ogni produttore è costretto a individuare (magari inconsapevolmente) la propria filosofia produttiva, cioè se intende il proprio prodotto prima come Vino, oppure prima come Merce. Più in generale, possiamo dire che si fronteggiano come tipi ideali due filosofie produttive opposte (alle quali ogni produttore sarà orientato in modo più o meno latente): la filosofia produttiva orientata al Vino, e la filosofia produttiva orientata alla Merce. Ogni produttore, in concreto, tenderà, più all’una che all’altra di queste due polarità. Si può asserire che la produzione orientata al mercato e al profitto è un’azione essenzialmente diversa dalla produzione che ha come stella polare l’idea di Vino con le sue qualità. Chi agisce avendo come scopo essenziale il profitto, e cioè agisce essenzialmente in funzione del mercato, compie un’azione differente dall’azione, apparentemente identica, di chi ha come scopo l’esercizio di un’attività produttiva determinata, che trova il proprio fine nell’eccellenza del prodotto. Un altro esempio è dato dall’agire di un atleta, o di un artista, che può essere orientato da uno scopo esterno all’agire (come il successo, la fama, la ricchezza), oppure trovare il proprio scopo in se stesso, cioè nel raggiungimento dell’eccellenza dell’agire. In una fiera vinicola possono essere presenti sia aziende tipicamente orientate al profitto, sia aziende ricadenti preferibilmente nell’altro tipo, che ha come scopo essenziale l’eccellenza dell’agire produttivo puramente, in se stesso. Il vino è un prodotto naturale nel quale l’intervento esterno, tecnico, dell’uomo può oscillare da un minimo ad un massimo di intensità. L’orientamento al profitto, cioè l’agire essenzialmente economico, adotterà tendenzialmente un alto livello di intervento tecnico, perché ciò consente di “fabbricare” prodotti il più possibile confacenti alle richieste del mercato, o comunque più adatti come merce, o in maggior quantità. Invece, i prodotti naturali, a basso contenuto di intervento tecnico, si offrono al mercato più deboli in razionalità economica, ma forti di ragioni etico-filosofiche. Il produttore di vino naturale, infatti, rinuncia a priori, per ragioni etico-filosofiche, per orientamento culturale, ad ogni intervento tecnico nei processi di produzione che la sua sensibilità avverta come una rottura con le possibilità naturali, come un’imposizione dall’esterno di un modello alieno. Il paradosso di cui si diceva all’inizio si mostra pienamente quando il mercato richiede vini naturali. Infatti, in questo caso l’orientamento essenzialmente economico (economicistico) diviene necessariamente incoerente con se stesso, in quanto l’attore economico si trova, nello stesso tempo, a dover assecondare la propria essenza, adeguandosi alla richiesta del mercato, e ad andare contro la propria essenza, dovendo rinunciare a quegli interventi tecnici (sia in vigna, sia in cantina) che sarebbero opportuni per incrementare o salvaguardare il raggiungimento di obiettivi economici. Un vino naturale richiede in linea di principio un’azienda che non faccia del profitto, e del suo continuo incremento, l’obiettivo essenziale; crescita economica e grandi numeri poco si adattano al vino naturale. Quando in una società, come la nostra, l’economia è assorbita dall’economia di mercato, il profitto tende a diventare il fine dell’agire sociale, e il prodotto tende a diventare essenzialmente merce, puro funtore di profitto. Perciò il vino naturale non potrà mai diventare dominante in un’economia di mercato, è un vino in controtendenza, antagonista, di nicchia. E rimarrà tale sin quando non accadrà una (improbabile) nuova Grande Trasformazione, e l’economia di mercato perderà l’attuale centralità, che la vede assorbire quasi l’intera sfera dell’economico, e assurgere a forma egemone di agire sociale. Indipendentemente dalla paradossalità, la presenza di un salone dedicato al vino naturale a Vinitaly suscita due possibili interpretazioni: i) si rimane all’interno della normale logica economica, il segmento è in crescita e rappresenta un’attrattiva per gli operatori economici; ii) si tratta di un sintomo di conversione etico-filosofica dei grandi interessi economici che guidano il comparto enologico. Lascio al lettore la sentenza! Quanto detto sull’essenza del vino naturale permette di intendere il concetto in modo largo, elastico, fino a ricomprendere i numerosi casi di vignaioli, che pur non professando radicali scelte etico-filosofiche, ma guidati da una particolare sensibilità, trattano il vino come una creatura, che risponde alle cure ricevute, e ricambia con misteriosa energia. Sarebbe forse opportuno parlare di “vino vivente” come caso ideale di vino naturale! Se da un lato, dunque, possono essere naturali anche vini che non si professano tali (o non certificati), dall’altro lato avverto il pericolo dell’istituzionalizzazione del vino naturale, nel senso che il riconoscimento di un titolo di biologico o biodinamico, proiettando sulla certificazione, sull’etichetta, sui processi, la naturalità, rischia di lasciare dietro di sé una vuota conformità, perdendo di vista l’essenziale: la vivente naturalità, la “vitalità” del vino. Questo pericolo riguarda in particolare quei produttori orientati al mercato, che scelgono il biologico o il biodinamico solamente per occupare un segmento di mercato considerato interessante. Il vero vino naturale richiede che chi lo fa e chi lo beve siano in grado di percepire la natura come creatura, e ecoIDEARE - agosto 2012 di entrare in sintonia con essa. Forse questa è la essenza stessa del vino: come diceva un sommo filosofo come Georg Hegel, che della bevanda dionisiaca era un appassionato intenditore, il vino testimonia al massimo grado la presenza dello spirito nella natura. 2 Il mondo di Vinitaly e l’emozione della scoperta casuale. Vinitaly è così vasto, che contiene quasi il mondo, bisogna organizzarsi per trovare un equilibrio tra dispersione troppo frammentaria, e concentrazione troppo selettiva su regioni, luoghi, aziende. E in effetti a Vinitaly c’è di tutto: per rimanere in tema, si possono trovare ottimi vini naturali fuori dal Vivit, il salone dedicato ad essi, e vini poco naturali all’interno del Vivit. Una parte importante la gioca il caso, bisogna lasciarsi guidare almeno un po’ dal caso, altrimenti si rimane all’interno della propria programmazione e delle proprie pre-cognizioni, e ci si condanna a perdere qualche straordinaria sorpresa. E proprio su due di queste piacevoli sorprese, vorrei brevemente riferire (senza riportare i nomi dei produttori, non intendo qui fare marketing). La prima scoperta è per metà casuale: stavo perlustrando una denominazione per approfondirne la conoscenza, e come spesso accade, si testano aziende sconosciute, mai sentite nominare nemmeno nelle guide del settore (il tema delle guide meriterebbe un approfondimento). Siamo fuori dal Vivit, in un padiglione regionale, nessuna pre-cognizione sul produttore, salvo la conoscenza soltanto generica della denominazione. Annuso un vino bianco, nessun difetto, ma neanche pregi particoRiserva a riposo lari, semplice, ma abbastanza fine; procedo, in bocca piacevole sorpresa, una bella integrità, buona coerenza naso-bocca, pulito, ma non terso, cioè abbastanza pieno, acidità normale, forse leggermente piatta, nei secondi successivi mi colpisce una discreta persistenza e la assenza di quel fastidioso pizzicore dovuto alla solforosa; con leggera eccitazione mi rivolgo al titolare: “Quanto fa di solforosa?”, lui interpreta male e mi guarda un po’ di traverso, al che mi viene da precisare: “mi pare un livello piuttosto basso”; allora questo signore un po’ burbero si apre in un sorriso franco, la conversazione prende avvio, ci invita all’interno dello stand e finiamo per fermarci più di un’ora, assaggiando tutti i vini, molti interessanti, alcuni sorprendenti: un rosso fresco, di pronta beva, profumato, con una scioltezza sbarazzina; uno spumante millesimato dai profumi molto originali, pulito, che rivela una buona complessità, ma senza pretese aristocratiche; e infine un passito elegante, anche qui dai profumi originali, di buona lunghezza, ma soprattutto straordinario per la perfetta integrazione dell’alcol (15°), che non appesantisce il vino, sempre fresco, bevibile, fatto insolito per un passito. Si crea intesa, in un clima emotivo di cordialità, quasi di gioia. Questi vini nel loro insieme rivelano uno stile: non esibiscono potenza, aggressività, ma grazia, innocenza; sorprendono perché sembra che rinuncino a voler stupire, non sottolineano con enfasi i tratti di origina- > Cantina Foto www.emiliaBYfood.it lità, ma li introducono quasi di soppiatto, con garbo e discrezione. La seconda scoperta, stavolta all’interno del Vivit, è totalmente casuale: l’amico e collega che mi accompagna, dopo qualche assaggio, si ferma ad uno dei banchetti, e chiede di poter prendere un grissino (nel salone lo spazio di ciascun produttore è veramente poco, la confusione è massima, non tutti offrono qualcosa da mettere sotto i denti), pronto il titolare risponde: “va bene, ma vi fermate ad assaggiare i vini”, l’intenzione non era ostile o spigolosa, solo spiritosa, quasi direi generosa. L’azienda è biologica. E così partiamo con l’assaggio, tutti vini rossi: il primo vino non è niente di speciale. Il secondo vino è quello di gamma intermedia, e qui scatta la sorpresa: profondità, eleganza, finezza, grande equilibrio, tannini morbidi e dolci, quasi da legno, eppure vinificato in acciaio, bella nota balsamica. Il vino top di gamma è altrettanto qualitativo, ma è immaturo, soprattutto il legno è ancora poco integrato, le emozioni sono minori. Il quarto vino assaggiato è un fuori catalogo, ha appena terminato il periodo di affinamento in botte, sarà imbottigliato solo nel 2013. Anche questo è eccezionale per eleganza, lunghezza, profondità. Addirittura ho una leggera percezione di un carattere che non rientra tra i marcatori di qualità ufficialmente ascrivibili a un vino, ma che l’esperienza mi ha insegnato ad associare a ottimi vini: la vibrazione, le molecole sopra il vino vibrano, e tu avverti che c’è una creatura che ti sta parlando “e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”. 10 ecoIDEARE - agosto 2012 Questi vini, rispetto a quelli descritti in precedenza, esibiscono uno stile tradizionale, sono molto varietali, e spiccano per la forte ricerca di profondità, di nobiltà, di eccellenza. Rivelano amore e dedizione, grande rispetto per tutte le componenti del processo produttivo, capacità di interpretare un territorio e un’uva, aspirano alla perfezione. 3 Enologia profonda. Se i ragionamenti precedenti sul predominio dell’economia di mercato erano guidati dal pessimismo della ragione, sento doveroso contrapporvi, in conclusione, un qualche ottimismo della volontà. Vincerà il vino biodinamico o il vino superficiale, inteso come mera bevanda piacevole, destinata agli scaffali? Che spazio ha il vino, dono di un dio, Dioniso, come bevanda sacra? Può coagularsi intorno al vino un movimento di rinascita etica, o persino spirituale? O la tecnica sarà l’ultima istanza in fatto di vino? Se il vino è natura che si esprime, come potremmo noi intendere tali espressioni se non fosse spirito che si rivolge a spirito? Il vino richiede, per essere inteso anche nella sua componente spirituale, una scienza integrale del vino, una “enologia profonda”. Suggerisco questo termine con un calco sull’espressione “ecologia profonda”. L’ecologia profonda è quel movimento di pensiero di ecologia radicale fondato dal filosofo norvegese Arne Naess nel 1972, che riconosce la sacralità della Terra e della Vita e combatte il dualismo antropocentrico uomo-natura. L’enologia profonda è un progetto culturale fondato sulla considerazione del vino non come una merce, ma come un oggetto straordinario, dal potere quasi magico, in grado di attingere la dimensione simbolica e la vita emozionale profonda dell’uomo e del cosmo. L’enologia profonda tenta di coniugare la dimensione sensoriale del vino e la sua dimensione emozionale-simbolica, ovvero, con una immagine semiotica, di legare insieme il significante e il significato. Obiettivo del vero amatore del vino, infatti, non è solamente riuscire a dare un giudizio più o meno oggettivo sulle caratteristiche e sulla qualità del prodotto, ma riuscire a mettersi in ascolto e in sintonia con l’“anima” del vino. Uno dei padri fondatori, ante litteram, dell’enologia profonda è stato il grande Luigi Veronelli, del quale mi limito qui a riportare le seguenti inequivocabili parole: “Il vino è il canto della terra verso il cielo. Il rapporto con il vino è un rapporto fra due soggetti. Il suo fascino è che ha una sua capacità autonoma, che non è condizionata da me, io mi metto nei suoi confronti in un rapporto dialettico, come con un ente vivente. Il vino a me dà piacere non per quello che io sento, ma per quello che mi sembra esprimere”. SANA 2012: CCPB PRESENTE PIU’ CHE MAI CCPB è presente a SANA a Bologna dall’8 all’11 settembre 2012 nell’ambito degli spazi espositivi organizzati da CONSORZIO il BIOLOGICO, una delle più importanti realtà aggregative e rappresentative delle imprese dedite al biologico. CCPB sarà presente con uno spazio specifico nell’area dell’agroalimentare ed una seconda area dedicata alla cosmesi naturale e biologica. SANA vede inoltre il CCPB impegnato con un nutrito programma convegnistico che si apre il sabato 8 settembre in Sala Allegretto (Centro Servizi Blocco C) alle ore 15.00 con un convegno dal titolo Certificare gas serra, consumi idrici ed Impatti Ambientali nelle filiere agroalimentari, un’occasione per presentare un servizio di valutazione e certificazione innovativo avente per oggetto la sostenibilità dei processi produttivi e dei prodotti. Un tema che va al di là del biologico ed interesserà il sistema produttivo agroalimentare per definire la sostenibilità dei prodotti con conseguenze sia in materia di marketing e valorizzazione dei prodotti che di gestione ambientale degli stessi. Il programma prosegue con un secondo convegno, dal titolo Il Biologico fra produttività e sostenibilità, che avrà luogo lunedì 10 settembre alle ore 9.30 in sala Notturno al Centro Servizi Blocco D, un’occasione in cui faremo il punto sulle sfide prossime future cui il biologico è chiamato a rispondere sia in materia di sostenibilità ambientale che sul versante economico, una tematica connessa alla necessità di migliorare le condizioni tecnico economiche del processo produttivo al fine di contribuire a creare un vero sviluppo socio economico. L’ultimo appuntamento convegnistico organizzato da CCPB avrà luogo il lunedì 11 settembre, alle ore 14.30, in Sala Bolero Centro Servizi Blocco B, il cui titolo è Il Cosmetico Naturale e Biologico: comunicarlo senza inganni. Un appuntamento in cui fare il punto su di un settore ancora in forte crescita, quale quello della cosmesi naturale e biologica, ma senza regole chiare ed univoche; un tema che abbiamo affrontato ormai da alcuni anni e che, ora, senza un chiaro standard accettato univocamente in ambito internazionale rischia di veder ridurre le proprie potenzialità di crescita. In aggiunta, analizzeremo gli “inganni” che l’assenza di regole universalmente accettate possiamo riscontrare nel mercato e nella pubblicità obbedendo, in questo caso, ai canoni del “greenwashing”. Tematiche che da quasi 25 anni vedono CCPB al centro dello sviluppo equilibrato di un settore che ha fatto della garanzia e della credibilità le sue carte migliori. CCPB, infatti, è diventato un punto di riferimento per la garanzia delle produzioni biologiche e non solo. Come organismo di certificazione, opera su tutti gli standard europei ed internazionali in materia di produzioni biologiche. Dal 2004 CCPB ha sviluppato anche un’area che si occupa di certificazione della cosmesi biologica e naturale. In questo settore CCPB ha attivato uno specifico schema per i cosmetici biologici, per quelli naturali ed è stato riconosciuto in questo ambito secondo lo standard europeo “Natrue” e dall’equivalente standard americano “NSF”. Rimanendo in ambito “no-food”, CCPB è riconosciuto ed accreditato ad operare nella certificazione del tessile biologico secondo gli standard internazionali GOTS (Global Organic Textile Standard) e OE (Organic Eschange). Ora CCPB ha messo a punto due standard di certificazione con i quali è in grado di certificare l’Impatto Ambientale dei Sistemi di Produzione dell’Agroalimentare e delle Agroenergie fondando le proprie valutazioni sull’analisi LCA e raggiungendo la quantificazione di indicatori ambientali per unità funzionale di prodotto (Kg, Lt o Kw) quali la CO2 equivalente, l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, i consumi idrici, l’acidificazione, l’uso del suolo, il potenziale eutrofizzante ed altri in grado di definire gli impatti dei processi produttivi alla luce degli obiettivi posti dal Protocollo di Kyoto e dall’obiettivo 20:20:20 dell’Unione Europea. Fabrizio Piva Amministratore Delegato CCPB srl CCPB srl – Via J. Barozzi, 8 – 40126 – BOLOGNA Tel. 051 6089811 Fax. 051 254842 E mail: [email protected] - www.ccpb.it 11 Dagli alimenti “perduti” alla qualità di massa di Pierluigi Mutti Non c’è un Indiana Jones che vada alla ricerca degli alimenti perduti, un po’ perché forse non potrebbe essere un soggetto su cui fantasticare eccessivamente e in technicolor, ma soprattutto perché – a differenza di arche e pietre magiche sepolte sotto cortine di misteriosi silenzi – c’è chi da anni lavora per salvare gli alimenti perduti dall’estinzione. Che poi perduti non sono, più precisamente per la maggior parte sono a rischio di estinzione. Si tratta di una moltitudine di alimenti che coprono tutto il ventaglio alimentare, dai formaggi ai cereali, dalla frutta e verdura agli insaccati, senza dimenticare alcune razze animali, di terra e di acqua. Foto DI marco cortella Foto DI stefania ricci - www.flickr.com/photos/8147491@N02 > Pere volpina emiliana e pere mora 12 ecoIDEARE - agosto 2012 > Brovada friulana ALIMENTAZIONE P > Slow Food - Salone del Gusto 2010 rodotti che nel tempo sono stati marginalizzati, rischiano di non avere più un mercato che ne ripaghi la produzione e quindi di sparire. Con la loro scomparsa si perderebbe una parte consistente della tipicità della immensa offerta alimentare regionale italiana, fatta di prodotti particolari che per una buona parte non varcano i confini locali. Qualcuno, magari accanito sostenitore del mercato e dell’industrializzazione a tutto campo, potrebbe considerare queste riflessioni una sorta di romantica nostalgia per i bei tempi dell’Italia contadina che non tornano più, e sembra di sentire il commento finale....e meno male! Il punto non è rimpiangere un mondo che per forza di cose è cambiato e non può in alcun modo essere riproposto, il tema di importanza decisiva è che siamo arrivati a un punto di svolta e dobbiamo decidere cosa fare della nostra produzione alimentare. Perché gli alimenti a rischio di scomparire in realtà sono solo il paradigma dell’interno sistema agricolo italiano. Ma procediamo con ordine. Dicevamo prima che c’è chi si dedica da molto tempo a un paziente lavoro per impedire che alcuni prodotti tipici scompaiano dai campi e dai laboratori e quindi anche dalle nostre tavole. È il caso di Slow food che da anni ha costruito la rete dei Presidi che sul territorio – 210 in Italia e quasi 400 nel mondo – si occupano nello specifico di promuovere la produzione di singoli alimenti, divulgandone le caratteristiche e supportando i produttori nella loro attività. Ed è il caso anche della Confederazione Italiana dell’Agricoltura, Cia, che promuove l’iniziativa “La spesa in campagna” ( www.laspesaincampagna. net). Nella ricerca che la Cia ha recentemente presentato si legge che oltre mille prodotti tipici locali sono stati salvati dalla crescita del fenomeno che vede il consumatore recarsi ad acquistare i prodotti direttamente dal produttore. “Un’abitudine antichissima, praticata già dai Romani- sostiene Pietro Palumbo, responsabile del Dipartimento ambiente e qualità della Cia – che ha vissuto un vero e proprio boom negli anni Sessanta per poi declinare, complice oggi i costi elevati per gli spostamenti in auto. Oggi si sta riscoprendo questa pratica che, alla garanzia di acquistare un prodotto particolare senza l’aggiunta dei costi di intermediazione commerciale, unisce il rapporto personale tra produttore e consumatore che permette di conoscere le caratteristiche dell’intero processo produttivo e di avvicinarsi all’acquisto con maggiore consapevolezza”. Il sito costruito dalla Cia permette di entrare in contatto con oltre tremila aziende sparse sul territorio nazionale e cercare così le specialità più consone al proprio gusto.“Con questo meccanismo abbiamo salvato circa mille prodotti che rischiavano di scomparire – continua Palumbo – ma consideriamo questa cifra meno di un terzo di quanto sarebbe utile e necessario fare. In Italia, purtroppo, non è ancora stato possibile realizzare quanto fatto in Francia, dove da vent’anni esiste un repertorio alimentare con schede complete esplicative per ogni pro13 Foto DI marco cortella 14 dotto, anche quelli scomparsi”. Il lavoro di “inventario” che la Cia ha realizzato permette di vagare tra le regioni italiane assaporando idealmente le mille suggestioni che sono proposte: ricotta “serass” affumicata valdostana, focaccia di barbarià di grano e segale piemontese, mortadella di fegato di maiale lombarda, parapampolo liquore di caffè, grappa e zucchero della Valsugana in Trentino, brovada friulana, rapa aromatizzata alla vinaccia, soppressa con l’ossocollo veneta, pera volpina emiliana, brussu, formaggio cremoso piccante dei pastori liguri, pollo del Valdarno toscano, sedano nero umbro di Trevi, farina di mais rosso di Roccacontrada nelle Marche, fico romanella del Lazio, cacio marcetto del Teramano, mela limoncella molisana, finocchio marino sott’aceto del Salento, cicerchia del Cilento, farina di carosella della Basilicata, mora di gelso siciliana, patata viola di Santu Lussurgiu in Sardegna. Alcuni di questi prodotti coincidono con i presidi che Slow food ha creato e che tutelano specifiche produzioni, ma ve ne sono molti altri. Ecco qualche esempio: mais biancoperla veneto, colatura di alici di Cetara in Campania, caciocavallo podolici del Gargano e della Basilicata, formaggio maiorchino siciliano, raviggiolo dell’Appennino tosco-romagnolo, ciliegia Bella di Garbagna, lenticchie calabresi di Mormanno, asparago violetto di Albenga, mortandela della Val di Non, violino di capra della Valchiavenna, salsicciotto frentano abruzzese. Per soddisfare curiosità e palato ci si può concedere una carrellata completa sul sito www.slowfood.it. “I presidi devono avere caratteristiche di eccellenza – sostiene Piero Sardo, presidente della Fondazione per la Biodiversità, emanazione di Slowfood Italia e internazionale – devono essere di livello superiore alla media, altrimenti non si giustificherebbe la necessità di ricerca e difesa, sostenibili e con un giusto prezzo, oltre a essere portatori di quelli che possiamo definire significati locali: radici culturali, tradizioni ecc. Il problema però è di più ampio respiro, dobbiamo partire dalle eccellenze, dai prodotti di nicchia per ampliare il discorso a un’agricoltura a 360 gradi garantita, senza pesticidi e fitofarmaci ma che soddisfi le esigenze di tutti i giorni”. Ed è proprio qui il punto, la scommessa: coniugare i principi che sono evidenti dietro ai prodotti di nicchia su una produzione che sappia soddisfare un consumo di massa. Passare dal residuale alla generalità. “Il vero nodo è il ritorno economico – afferma Piero Sardo – oggi viviamo il paradosso che l’agricoltura non produce cibi ma materie prime e non alimenti: prodotti che possono andare in tavola ma anche in discarica (biomasse) o nelle automobili (ecodiesel). Si cerca la qualità al prezzo più basso e per chi vuole fare dell’agricoltura di qualità è davvero difficile sopravvivere. Ma le cose stanno cambiando, e il cambiamento sta avvenendo tra i consumatori, sempre più attenti e desiderosi di maggiore qualità e tipicità. La carta vincente può essere l’etichetta che deve diventare “narrante” e raccontare tutto del prodotto: materie, processo produttivo, storia, chi è il produttore ecc. Il consumatore, se ecoIDEARE - agosto 2012 bene informato, può decidere di acquistare un prodotto che costa di più perché viene messo in grado di capirne il motivo e quindi la differenza, altrimenti vince sempre il prezzo più basso. In questo modo si aiuta l’educazione, la scelta e si premia l’agricoltura che così ritrova un rendimento della sua attività”. C’è un passaggio obbligato ed è la necessità di ampliare sensibilmente i numeri e quindi le dimensioni commerciali della produzione alimentare di qualità. Solo così si può invertire la rotta e, quindi, non soltanto salvare le piccole produzioni locali dimenticate, ma spostare il grande pubblico su questo tipo di proposta. “Per sfondare il muro – afferma Sardo – dobbiamo raggiungere il consumatore intelligente, colto che è disposto a pagare qualcosa di più in presenza di una spiegazione chiara del motivo di questa qualità superiore. Qualsiasi alimento artigianale ha un costo superiore a quello industriale e oggi credo che ci sia un largo pubblico disponibile a comprendere la differenza se tutto è giocato sulla trasparenza. Parliamo pure di rivoluzione, del gusto e del consumo, perché di questo si tratta e i tempi sono maturi per questo cambiamento che può mettere in moto energie imprevedibili”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il rappresentante della Cia. “Più che di qualità – sostiene Pietro Palumbo – è giusto parlare dei saperi che stanno dietro alle produzioni artigianali. Si può aggiungere tecnologicamente, e in modo normativamente corretto, il gusto di affumicato a un formaggio, ma non avrà niente a che vedere con l’affumicatura effettiva e artigianale realizzata dal produttore locale. Se il sapere contadino fa la differenza questa differenza va pagata e la spinta a questa ricerca deve diventare la maggioranza del consumo. Questa è la sfida che ci aspetta e che può essere vinta, perché la crescita che noi registriamo del fenomeno di acquisto diretto dal produttore ce lo conferma”. Niente lamenti sul bel tempo andato, dunque, al contrario tanta chiarezza e voglia di battersi per fare diventare maggioranza quella propensione al consumo tipico e tradizionale oggi ancora confinata a piccoli, troppo piccoli numeri. > Foto sfondo: Slow Food - Salone del Gusto 2010 Torino capitale del cibo Tornano il Salone del Gusto e Terra Madre, i due appuntamenti biennali proposti da Slow food che portano a Torino i grandi temi della produzione, distribuzione e difesa del cibo nel mondo. I cibi che cambiano il mondo è il titolo prescelto per l’edizione 2012 che si svolgerà dal 25 al 29 ottobre al Lingotto: le storie di chef, artigiani e comunità del cibo di 150 paesi per raccontare come si possa rivoluzionare il paradigma che regola questo mondo in crisi a partire dagli alimenti, dimostrando che si può fare qualcosa di utile per la salute, l’ambiente e il sistema produttivo senza rinunciare al piacere del cibo e alla convivialità. Uno dei temi al centro dell’attenzione sarà il ruolo dell’etichetta nello sforzo di informazione ed educazione. Etichetta, raccontami una storia è lo slogan scelto dalla Fondazione per la Biodiversità di Slow food per una campagna che porti a dotare ogni alimento di una sorta di carta di identità capace di comunicare le sue caratteristiche vere per una piena trasparenza. Foto DI p.e.r. - il parco dell’energia rinnovabile, loc. frattuccia (amelia, umbria) > Fava Cottora dell’Amerino 15 LEED for Historical Buildings ® anche il restauro diventa green di Alessandra Sgarbossa - www.greenews.info Ville venete, antichi palazzi nelle città, borghi medioevali sugli Appennini, trulli nel Tavoliere delle Puglie. Un patrimonio architettonico, storico e artistico che il mondo ci invidia e che potrà, presto, essere conservato con maggiore sostenibilità ambientale. È stato infatti recentemente presentato a Venezia, alla presenza dei rappresentanti di organizzazioni internazionali come l’Unesco e il World Green Building Council, il progetto di stesura del protocollo “LEED® for Historical building”, primo esempio di sistema di certificazione per la ristrutturazione e il monitoraggio di edifici storici a livello mondiale. L ’anteprima di quello che si potrebbe già chiamare “restauro green” è stata organizzata dal Green Building Council Italia (GBC Italia), associazione no profit nata da una costola dell’omonima organizzazione americana con l’obiettivo di favorire e accelerare la diffusione dell’edilizia sostenibile nel nostro Paese. Il Bel Paese, con le sue eccellenze storico-architettoniche universalmente conosciute e l’ampio bagaglio di esperienza nel restauro, farà quindi da incubatore e promotore del sistema di certificazione indipendente Leed® (Leadership in Energy and Environmental Design) per la prima volta applicabile alla conservazione, restauro e rifunzionalizzazione di edifici storici e con particolare valenza storica e architettonica. Una novità perché il sistema Leed, che stabilisce precisi criteri di progettazione e realizzazione di edifici salubri, 16 ecoIDEARE - agosto 2012 energeticamente efficienti e a impatto ambientale contenuto, finora è stato introdotto solo nel sistema residenziale. Al lavoro ci sono già un Comitato standard e uno tecnico scientifico per un totale di 300 volontari che operano per elaborare le linee guida del protocollo – che verranno presentate a inizio del prossimo inverno a San Francisco – e per garantire trasparenza nei processi di analisi e stesura. Dei due gruppi di lavoro fanno parte esperti, tra cui il Dipartimento di Architettura di Ferrara, soggetti istituzionali, progettisti, imprese e proprietari immobiliari. Le linee di indirizzo di partenza fanno dialogare insieme due differenti culture, quella della conservazione e valorizzazione del patrimonio edilizio storicoarchitettonico tipicamente italiana, e quella della sostenibilità edilizia tipica del mondo anglosassone. Non avendo un riferimento in alcuno dei ECOABITARE sistemi di rating sviluppati attualmente, GBC Italia sta analizzando “casi studio” sperimentali, interventi in progetto o in fase di cantiere su cui verificare la corrispondenza con il protocollo in via di elaborazione. Progettisti o enti che si apprestano a restaurare edifici storici possono dunque aderire a questa fase, collaborando attraverso i propri progetti e facendoli analizzare. «Edifici e città storiche italiane sono già in un certo senso “Leed” – commenta Mario Zoccatelli, presidente GBC Italia – basti pensare al sistema di canalette per la raccolta di acqua piovana sotto l’Arena di Verona, costruita 2000 anni fa, o le cisterne per l’acqua dolce sotto i palazzi veneziani. Il problema è che ci siamo dimenticati di come si costruiva. Con l’avvio di questo progetto di identificazione di un protocollo specifico per gli edifici storici faremo un’operazione che mette insieme il sistema di certificazione Leed, l’esperienza italiana nel restauro e conservazione dei beni culturali, la cultura Unesco, che predica il rispetto della tradizione storica e delle comunità locali. È una questione sia culturale, sia tecnica, sia di business perché la crescita in questo settore può avere un grande sbocco». Uno sbocco quasi obbligato, visto che la crescita del fabbisogno energetico, la scarsità di risorse tradizionali, la necessità di ridurre le emissioni di gas serra e il consumo di territorio impongono di ripensare al tema della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. A spiegare il contesto in cui si inserisce il nuovo protocollo “for Historic Buildings” in Italia è Paola Boarin, del Dipartimento di Architettura di Ferrara e coordinatrice del Comitato Standard. «Circa un terzo degli edifici esistenti nella nostra penisola – racconta - è costruito prima del 1945 e, a differenza di quanto edificato dopo, che fu di scarsa qualità, garantivano un benessere bioclimatico per chi vi abitava». Il comfort era dato da sistemi di mediazione bioclimatica, muri spessi, giardini interni nei cortili, controsoffitti in legno decorati che avevano una funzione di isolamento termico, sistemi di raccolta dell’acqua meteorica. I materiali erano reperiti in loco e si integravano con l’ambiente circostante, basti pensare alle case in pietra dei paesini collinari o al legno in quelle di montagna. Tutti elementi assolutamente sostenibili già insiti in molti edifici antichi da valorizzare, tenendo conto del contesto in cui il fabbricato è inserito. «Il protocollo – continua l’architetto – valuterà se i progetti di restauro su edifici storici andranno nella direzione di mantenere queste caratteristiche di sostenibilità, anche perché, in caso contrario, l’edificio stesso non risponderà più correttamente alle sollecitazioni ambientali. Il fine del restauro secondo questo criterio non è arrivare a una casa passiva o in classe energetica A, ma a una sostenibilità storica, culturale, energetica nell’ambito di un intervento di conservazione». Un criterio di restauro che non esclude tecniche innovative o antisismiche. La sede del Dipartimento di Architettura di Ferrara, un palazzo cinquecentesco restaurato nel 2009 e consolidato sismicamente, ad esempio, ha retto al terremoto che ha recentemente colpito l’Emilia Romagna. E ora i ricercatori sono impegnati, insieme alla Soprintendenza di Ferrara, nel dibattito su come ricostruire gli edifici storici crollati, come il Duomo di Mirandola, uno dei simboli della nostra storia decapitati dal sisma. 17 Rio +20: piccoli risultati? Quaranta anni dopo la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano e vent’anni dopo la conferenza su ambiente e sviluppo del 1992, i paesi dell’ONU si sono riuniti a giugno 2012 a Rio de Janeiro per analizzare i risultati di ciò che si è fatto e per delineare nuove strategie per realizzare un mondo più sostenibile. La Conferenza si è sviluppata su due temi principali: la “green economy” e il quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile. 18 ecoIDEARE - agosto 2012 Alline Storni, Serenella Sala e Valentina Castellani Gruppo di Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile Università degli Studi Milano Bicocca STILI DI VITA U na delle aspettative era che l’incontro potesse stabilire degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile in diverse aree (green economy, acqua e servizi igienico-sanitari, cibo, energia, povertà, limitazioni all’attività mineraria sui fondali marini, riforme fiscali che favoriscano la protezione ambientale proteggendo i poveri, la creazione di un’agenzia ONU sull’ambiente), ma questo obiettivo non è stato raggiunto. Il vertice ha adottato una dichiarazione finale chiamata “Il futuro che vogliamo”, che apre la via per uno sviluppo sostenibile del pianeta, ma senza impegni precisi. Il documento indica solo che gli impegni dovrebbero essere adottati entro il 2015 e riafferma principi e impegni già presi in passato ma senza definire né obiettivi, né strategie, né fondi. È ancora presto per dire che i pessimisti hanno trionfato, e che la conferenza di Rio +20 si rivelata un clamoroso fallimento, ma la sensazione è che poco è stato fatto e nulla è stato raggiunto. Parte della frustrazione è dovuta alla speranza che gli organizzatori hanno associato alla conferenza: “cambiare il mondo”, “scrivere il futuro” e “il futuro che vogliamo” sono espressioni che lasciano all’ascoltatore la sensazione che un grande passo è in arrivo. Non è stato così. Rio +20 entra nella storia, ripetendo così il problema del suo predecessore, nel 1992: gravi problemi nei “mezzi di implementazione”. L’implementazione richiede ingenti risorse ma non solo, anche un impegno politico preciso. Proteggere l’ambiente, sviluppare sistemi e procedure per la sostenibilità è un investimento. Ma cambiare il paradigma è costoso. Per questo motivo la crisi economica e finanziaria attuale ha influito sulla stesura finale del documento. Ma nella debolezza dei leaders si fanno strada gli impegni volontari. Sono stati sanciti oltre 700 impegni volontari alla Rio +20 (ad esempio, l’Università Milano Bicocca è tra i soggetti che hanno sottoscritto uno di questi impegni, sul tema “Higher Education Sustainability Initiative”). Oltre agli impegni volontari è da segnalare la partecipazione della società civile (ONG, ambientalisti, associazioni per i diritti degli indigeni, comunità agricole, organizzazioni impegnate in attività educative e sociali nelle città e nelle favelas, la potente associazione nazionale dei catadores - i raccoglitori di materiale riciclabile). Nel corso della conferenza di Rio del ‘92 sono forse stati prodotti documenti più incisivi, ma la società non è stata mobilitata tanto quanto in questo Summit nel 2012. Secondo una ricerca del Ministero dell’Ambiente del Brasile, prima della Conferenza ben il 53% della popolazione non sapeva cose fosse lo sviluppo sostenibile. Dunque, Rio +20 è stata un’opportunità per fare sentire e capire ai cittadini concetti come sviluppo sostenibile, biodiversità, economia ver- de, che di solito non fanno parte del loro quotidiano. E questo può essere annoverato tra i risultati positivi di Rio +20. La Cupola dei Popoli, conosciuto anche come il Summit dei Popoli, ha riunito circa 100.000 persone in un dibattito finalizzato a denunciare le cause della crisi socioambientale e presentare proposte di soluzioni pratiche oltre che a rafforzare i movimenti sociali del Brasile e del mondo. È stato prodotto un documento che contrasta il documento ufficiale della Rio +20 e dà diversi suggerimenti per un vero “futuro che vogliamo”. Da segnalare anche le 500 “conferenze parallele” (side events) che si sono svolte a Rio in occasione del Summit e che hanno riunito diversi attori sociali, scienziati e cittadini. Da evidenziare due conferenze alle quale il GRISS dell’Università di Milano Bicocca ha partecipato presentando due studi: World Symposium on Sustainable Development at Universities (WSSD-U) e la Conference of the International Society for Ecological Economics (ISEE). L’obiettivo del World Symposium on Sustainable Development at Universities (WSSD-U) è stato quello di mettere a disposizione delle università di tutto il mondo l’opportunità di esporre e presentare le loro esperienze (curriculum, ricerca, attività, progetti pratici) per quanto riguarda la formazione per lo sviluppo sostenibile a livello universitario. A questo evento hanno partecipato oltre 120 ricercatori provenienti da 26 paesi, rappresentanti di tutte le regioni geografiche. Il risultato di questa conferenza sarà una pubblicazione dal titolo “Sustainable Development at Universities: New Horizons”, dove il GRISS ha presentato la sua storia di Gruppo di Ricerca che ha sempre dato risalto alla relazione con diversi stakeholders per una ricerca efficace sullo sviluppo sostenibile in ambito universitario. L’ISEE Conference, invece, che quest’anno trattava dell’economia ecologica in relazione alla sfida per una green economy, ha riunito circa 1050 contributi di 850 autori provenienti da 71 paesi e ha avuto come obiettivi le sfide metodologiche per gli approcci interdisciplinari verso una green economy. Il GRISS ha partecipato presentando un lavoro nella sessione “sustainable consumption” presentando una ricerca sui modelli di consumo con un focus sull’acqua. Rio +20 si è conclusa con un risultato timido e promesse rimandate. Tuttavia, una delle vittorie del Rio +20 è stata prevenire “passi indietro”! Il prossimo passo sarà evitare di arrivare nel 2015 con un altro documento debole e senza impegni. E per questo è necessario che la società civile, gli scienziati, i media e gli imprenditori inizino ad interessarsi al tema e a partecipare attivamente per la stesura di un documento forte, con una definizione precisa degli obiettivi di sviluppo sostenibile. 19 VENTO, ACQUA, VELE E PASSIONE. di Edgar Meyer Vela libre. Idee e storie per veleggiare in libertà. di Fabio Fiori “Barca minima, rotta massima” è il principio che accomuna idee e storie, di ieri e di oggi, a partire dalle straordinarie avventure di velisti come Joseph Conrad, Joshua Slocum, Bernard Moitessier e Alex Carozzo. Pagine di storia, ecologia e pratica. Cosa serve per bordeggiare in giornata, per fare campeggio nautico o una crociera costiera? Meglio una barca di legno, di vetroresina o di ferro? È preferibile uno scafo usato o l’autocostruzione? Le risposte in questo bel libro, appena uscito per i tipi di Stampa Alternativa. Dedicato a una passione, ecologica e libertaria. Un modo insieme antico e rivoluzionario per navigare con pochi denari e tanto entusiasmo, in armonia con la natura. Stampa Alternativa – collana Ecoalfabeto/I libri di Gaia – 13 euro - pp. 128 20 ecoIDEARE - agosto 2012 STILI DI VITA I l vento è gratuito, il mare libero, la vela ecologica ed economica. Dalla notte dei tempi l’uomo ha navigato, mosso da molteplici spinte. Oggi continua a farlo anche per passione. Un piacere autarchico, libertario e in armonia con la natura. Perché per viaggiare a vela serve solo una piccola barca e un grande entusiasmo, oltre a un’unica ricchezza: il tempo. “La vela è passione, un insieme di interesse, predilezione, sentimento, amore e trasporto. Ma è anche passione nel senso di ossessione, preoccupazione, dolore e tormento”. Così definisce la vela Fabio Fiori, autore di Vela libre (vedi box). Provare per credere, issare per appassionarsi. Una passione che non richiede né di essere dei superuomini, né di essere milionari. Tanto che la vela permette il confronto, anche sportivo, tra uomini e donne, anziani e bambini. Ma permette anche entusiasmanti esperienze, economicamente poco dispendiose se non addirittura gratuite, volendosi imbarcare come marinai semplici. Peraltro il modo migliore per godere appieno della libertà del viaggio. In mare l’abilità vale più della prestanza fisica, la conoscenza è più utile della forza. Addirittura c’è chi fa della vela una pratica terapeutica, chi ancora prende il mare per affrontare una malattia o la vecchiaia, chi sperimenta modi di vivere alternativi. Un’attività sportiva e culturale che meglio di altre si presta per stimolare interessi e curiosità, per creare relazioni e superare difficoltà di diverso tipo. In mare i problemi sono affrontabili attraverso una solidale partecipazione dell’equipaggio. Tutti a bordo, dal comandante al mozzo, devono fare la loro parte, perché la buona riuscita della navigazione dipende da chi traccia la rotta, da chi sta al timone, da chi regola le vele, da chi prepara un caffè caldo. Anche su una piccolissima barca, impegnata in una breve veleggiata lungocosta, ognuno deve avere il suo ruolo ed essere consapevole delle sue responsabilità. Per portare a termine il viaggio ognuno è tenuto ad impegnarsi al massimo, dimostrando volontà e comune passione. Passione per la navigazione, la scoperta, il lavoro, a terra e in mare; per le mille, sempre nuove, emozioni che regalano i venti e le onde. Passione capace di durare una vita, di rendere insonni, di costruire o, non nascondiamolo, selezionare amicizie e amori. 21 bergamo decresce felicemente. di Gaia Gusso Meno e meglio. Less and better dicono gli anglosassoni. Formula magica che potrebbe aiutarci nella lotta al superfluo, al di più, al consumismo sfrenato e all’idea di crescita continua che ci ha portato sull’orlo del baratro, sociale, finanziario, ambientale. Perché diventi realmente uno stile di vita bisogna impegnarsi per farla conoscere. Ecco quindi la nascita del Movimento per la Decrescita Felice, fondato a livello nazionale da Maurizio Pallante e declinata a livello locale in molteplici sezioni provinciali. > Mantova, “vista sullo smog” della Pianura Padana, dalla mongolfiera > Il Circolo della Decrescita Felice di Bergamo 22 ecoIDEARE - agosto 2012 AMBIENTE E TERRITORI E coideare ha intervistato Valerio Cicchiello, presidente del Circolo della Decrescita Felice di Bergamo. Dottor Cicchiello, ci racconti come nasce il Circolo di Bergamo. Perché ha sentito la necessità di aprire un Circolo anche a Bergamo? Quali sono le ragioni culturali alla base del Movimento della Decrescita Felice? Il percorso costitutivo del Circolo è stato graduale: a partire dall’autunno del 2009, quando abbiamo cominciato a riflettere sull’idea di aprire un Circolo, fino all’estate del 2010, quando ci siamo dati delle finalità specifiche, i Soci costituenti si sono trovati concordi sul fatto che la decrescita felice non sia solo un proposta di società, rivolta al futuro, ma sia anche un possibile stile di vita a disposizione di chi lo vuole praticare. In altri termini: il Circolo è semplicemente una struttura organizzativa leggera per fare rete, nel territorio e con il movimento a livello nazionale; ben si può vivere in modo decrescente senza dover indossare giacchette; diversi di noi, leggendo i libri di Maurizio Pallante, hanno scoperto che già, a loro modo, condividevano e sperimentavano valori e principi della decrescita felice. Nello specifico, del complesso di idee portanti su cui si fonda il movimento, abbiamo scelto, a Bergamo, quello dell’autoproduzione; delle possibili dimensioni auto produttive ci siamo concentrati sulla coltivazione (di un orto); lo abbiamo fatto con la piena consapevolezza che vi sia, in ciò, una valenza culturale, che cerchiamo di attuare nel presente, mentre, al tempo stesso, quel che facciamo è anche una proposta rivolta al futuro; ecco perché, alla coltivazione del campo associamo la coltivazione delle relazioni con chi si mostri incuriosito a chiedersi, veramente, perché parliamo di “decrescita”, e perché la caratterizziamo con l’aggettivo “felice”. Ci descriva meglio le “ragioni culturali” alla base del movimento di cui fa parte Il movimento della Decrescita Felice considera il superamento dell’annichilimento ideologico, umano, ed ambientale, rappresentato dal culto della crescita, quale presupposto per affrontare, ed uscire, dalla presente crisi economica, energetica, ambientale. La società attuale è in crisi perché è cresciuta 23 troppo e in modo sproporzionato, non perché è cresciuta troppo poco! Produciamo, e consumiamo, merci inutili o dannose; ci priviamo, per produrre queste merci, di beni utili, non reperibili sul mercato, che hanno a che fare con lo stato di benessere. La crescita non garantisce nemmeno più occupazione (basta consultare le statistiche Istat del tasso di crescita del PIL degli ultimi trent’anni e confrontarlo con il tasso, stazionario, se non addirittura, recessivo, di occupazione). La Decrescita, da questo primo punto di vista, vuole essere e proporre, la diminuzione selettiva del PIL, accompagnata dall’incremento di quei Beni (inclusi quelli relazionali) che il mercato non è strutturalmente in grado di fornire o fornisce con risultati qualitativi inferiori. Spesso si confonde decrescita con recessione. Qual è la differenza? La Decrescita non è affatto né la recessione, né la depressione economica, perché questi sono i sintomi patologici di una società della crescita che vorrebbe crescere e non ce la fa. La Decrescita non è nemmeno un atto di rinuncia, perché fare a meno di merci inutili o dannose non è affatto un sacrificio, ma l’acquisizione di un maggior grado di libertà, a partire dalla maggior disponibilità di tempo a disposizione, se si considera che per procurarci queste merci occorre lavorare di più e non poterci dedicare, ad esempio, agli affetti, risicati all’interno di un fine settimana ed in competizione con le incombenze. Possiamo, se vogliamo, smetterla di voler produrre, indiscriminatamente, merci e conseguentemente appiattirci, dal punto di vista spirituale, allo schema lavoro – guadagno – spendo – consumo, come se il genere umano non sapesse far altro che essere un ingranaggio produttivo o consumistico. Lo possiamo fare, già ora, cambiando il nostro modo di agire La società della crescita, quella in cui ci troviamo, ha confuso il concetto di crescita (più PIL) con quello di benessere (lo star bene). Così, per stare nell’ambito del nostro agire orobico: comprare verdure al supermercato (vendute dopo un viaggio di migliaia di km, trasportate in energivore celle frigorifere, coltivate a suon di pesticidi e pagate una miseria al produttore di turno, impacchettate per bene in imballaggi voluminosi quanto impattanti per l’ambiente) sarebbe, secondo l’ideologia della crescita, preferibile alla coltivazione a km 0, biologica, e improduttiva di rifiuti, che facciamo noi, perché con il nostro modo di agire non facciamo crescere il PIL! Ci spieghi il concetto di “meno e meglio”. La formula sintetica, “meno e meglio”, usata da Maurizio Pallante per dare il titolo al suo ultimo libro intende esprimere due concetti che stanno bene, senza necessariamente sovrapporsi, insieme. Tutte quelle volte che la sostituzione di merci (oggetto di transazione monetaria) con beni (frutto di autoproduzione) produce un miglior stato di benessere, è preferibile far diminuire, far decrescere, il PIL (da qui il valore positivo del meno!). Quando, invece, delle merci non si può fare a meno (perché non possiamo autoprodurci tutto e dobbiamo, ad oggi, far ricorso allo scambio denaro contro merci), allora dobbiamo, se vogliamo recuperare un rapporto armonico con il pianeta, assegnare priorità a quelle modalità produttive che siamo, ad un tempo, maggiormente rispettose dell’ambiente e meno dispersive a livello energetico. Bergamo, vista dalla metropoli milanese, sembra un posto perfetto, molto vivibile. Ci racconta i punti di forza del territorio? Cosa va valorizzato? Cosa va preservato? Sono d’accordo con lei, in via di massima: la dimensione raccolta dell’insediamento urbano, se comparata a quella metropolitana, unitamente alla prossimità, e continuità, con vaste aree verdi fanno di Bergamo una gradevole città attuale ed una possibile Città con capacità di futuro. Niente è scontato, del resto; le città, tutte le città, piccole o grandi che siano, della società che verrà, piaccia o Gaia Animali & Ambiente a Bergamo. Foto DI toni monrooe Al Circolo della Decrescita Felice di Bergamo aderisce con convinzione anche la delegazione bergamasca di Gaia Animali & Ambiente Onlus. La sua vulcanica responsabile, Ornella Giudici, è una personalità ben nota nel mondo dell’ambientalismo bergamasco. Infaticabile organizzatrice di tavoli di sensibilizzazione e di proposte concrete su tutti i temi della ecocompatibilità, negli ultimi mesi ha caratterizzato le iniziative dell’associazione Gaia Bergamo sul fronte del corretto rapporto uomo – altri animali, nella lotta per la salvaguardia del Parco Agricolo di Bergamo e Stezzano (“per dare concretezza a una nuova economia fondata sullo scambio diretto, sulla commercializzazione dei prodotti locali nei negozi di vicinato e sulla sua sostenibilità ambientale”, dichiara convinta Ornella), nella promozione dei libri della collana Ecoalfabeto – I Libri di Gaia di Stampa Alternativa (www.stampalternativa.it) e della nostra rivista Ecoideare (di cui è gran sostenitrice). Info: www.gaiaitalia.it – tel. 393.7920590 – 349.2330241– 035.244310 24 ecoIDEARE - agosto 2012 AMBIENTE E TERRITORI meno, dopo quella dipendente dai combustibili fossili (c’è, per chi volesse informarsi, un Istituto di ricerca che, insieme ad altri, si occupa della transizione in questione: www.postcarbon.org) una volta che il trasporto delle merci, a partire da quelle alimentari, diverrà particolarmente costoso a lunga distanza saranno tanto più in grado di affrontare il cambiamento, tanto più avranno saputo preservare, valorizzare ed organizzare una produzione, soprattutto alimentare, di prossimità e svincolato dal circuito agro-industriale-chimico. Ecco perché, anche qui a Bergamo, diciamo che ogni metro quadro utile di terra, non ancora cementificato, debba essere un granaio per gli abitanti della Città e le Amministrazioni pubbliche, non importa il colore politico che indossino, che sciaguratamente consentano operazioni di consumo del territorio stiano, così facendo, ponendo un’ipoteca sul futuro della stessa Città. Anche per questa ragione coltiviamo, divertendoci, un Orto, insieme. Come Circolo, con questo spirito, abbiamo aderito alla campagna “Salviamo il Paesaggio”: la stessa bolla immobiliare, tuttora in corso, dovrebbe essere di monito a che non possiamo, ancora una volta, essere succubi dell’imperativo, ottuso, del dobbiamo continuare ad edificare. Notiamo, in questo, una similitudine: Milano e Bergamo sono depositarie del dovere civico di far sì che i Parchi agricoli che le lambiscono siano valorizzati per la loro vocazione naturale, a beneficio della collettività e delle generazioni future, e non stralciati, a spizzichi, per finalità miopi o settoriali. Ci sono anche delle criticità. Quali sono le più importanti, secondo lei? Una l’ho accennata più sopra, con la precisazione, propria del movimento della decrescita felice, secondo cui ogni scelta di politica di governo del territorio non va solo criticata, se infelice, ma accompagnata da proposte alternativi attuabili e di lungo respiro, con il coraggio di guardare in avanti. Ne accenno un’altra che, mi pare, parimenti accomuni Milano e Bergamo, e con la fiducia che entrambe le Città possano accorgersi di come soluzioni decrescenti siano possibili e utili: la mobilità. Non ha senso costruire, o mantenere, parcheggi nel cuore della città. E’ come invitare a venire in città con l’auto, a possedere auto perché ci sono posti dove custodirla. Non ha senso che i vari Enti pubblici diano pass di accesso per i propri dipendenti, quasi che sia uno status arrivare, fin dentro la pancia di un’università (per dire un Ente dei tanti), con il proprio mezzo di inquinamento. Siamo bipedi e ciclisti, prima ancora che automobilisti; per lo meno per gli spostamenti intracittadini dovremmo pretendere, ed iniziare a praticare, la mobilità dolce: diminuirebbe il PIL, della benzina che non si consumerebbe, diminuirebbero i grassi del nostro corpo, e si starebbe meglio! Mi correggo: non ha senso usare il condizionale, lo possiamo fare già ora! I suoi concittadini sono interessati a queste tematiche? Com’è la risposta in termini di partecipazione? La sensibilità e l’attenzione dei Cittadini in rapporto a modi di agire, in Città, sobri, salubri ed economici va aumentando, a cavallo tra la stretta di una crisi economica in corso, che spinge a ripensare i propri stili di vita, le proprie abitudini al consumo, e l’acquisizione di consapevolezza sul fatto che dal circuito della crescita -oramai più che praticata, invocata alla stregua di una danza della pioggia in un clima arido- occorre uscire ripensando, fino in fondo, il perché ed il come possiamo stare su questa terra. Da ultimo, mi lasci dire. Per fortuna non siamo soli! Il Circolo di Bergamo, e lo stesso Movimento per la Decrescita Felice non si sente affatto in competizione con le altre realtà sensibili al tema dell’assurdità della crescita infinita: ecco perché ci sentiamo un nodo della Rete, insieme a tutti coloro, persone ed associazioni, che condividono l’insegnamento di Don Milani, valido anche di questi tempi e per questi temi, secondo cui pensare di risolvere da soli i problemi è egoismo (mi permetto di aggiungere protervia), provare a farlo insieme è Politica. > Il Circolo della Decrescita Felice di Bergamo > Il presidio per Nonna Quercia 25 Non farti scappare la nuova Dogue! DOGUE, l’Agenda del Cane e del suo amico Gatto, è un’agenda giornaliera dedicata ai nostri amici, in formato cm 11,5x16 e con circa 400 pagine. Bella, pratica e funzionale, è anche un’ottima idea-regalo. DOGUE è pensata per fornire informazioni sul corretto comportamento nell’educazione del cane e del gatto, per dare indicazioni utili su salute e sicurezza, consigli e curiosità. I contenuti informativi di Dogue sono realizzati con la supervisione di GAIA Animali & Ambiente Onlus. In ogni pagina-giorno dell’agenda troverete immagini, citazioni e informazioni utili. Parte del ricavato delle vendite di DOGUE viene devoluto ad associazioni che si occupano di tutela animale. Per sapere dove acquistare DOGUE chiama il numero 02 36642800 DOGUE è edita da Rinenergy - Associazione no profit per la sostenibilità ambientale Via Sardegna 57 - 20146 Milano - www.notedog.it 26 ecoIDEARE - agosto 2012 in cucina CON NATURA Caterina Mosca “COME NATURA CREA: IL POMODORO“ Il Sole brillante e un grande caldo, campi maturi, leggerezza e risate: è ancora Estate! Stagione delle emozioni, l’estate rappresentava nei tempi antichi il periodo dell’abbondanza, di lavoro e di raccolto. Era un tempo di grande lavoro, ove la ricchezza della Natura si riversava sulle tavole, celebrando questo tempo di vita. Frutto principe di questa stagione, è sicuramente il pomodoro, il cui nome “pomo d’oro” ricorda il colore dell’antica varietà che venne impor- tata in Europa nel XVI dagli spagnoli dall’America, di colore dorato per l’appunto. In principio fu adottato come pianta ornamentale e ritenuto addirittura velenoso per l’alto contenuto di solanina. Tuttavia, al pomodoro erano riconosciuti misteriosi poteri eccitanti: molti alchimisti lo hanno utilizzato per secoli come ingrediente per pozioni e filtri d’amore. Oggi si è scoperto che introdurre nella propria dieta i pomodori nel periodo estivo garantisce una minor assunzione di solanina, sostanza maggiormente concentrata nel frutto acerbo. Il pomodoro è costituito per il 93% d’acqua; inoltre presenta il 2,9% di carboidrati, lo 0,2% di grassi, l’1% di proteine e l’1,8% di fibre. Contiene una buona quantità di acido citrico e tracce di tutti gli aminoacidi indispensabili per l’alimentazione. Ha molti pregi, tra cui la presenza del licopene, un pigmento super antiossidante capace di rallentare la proliferazione delle cellule tumorali. CATERINA MOSCA Si interessa da anni di alimentazione naturale. Nata vegetariana da papà medico e mamma insegnante di cucina naturale, vive e lavora a Milano come responsabile comunicazione per il progetto ...alGrandeCerchio - Ristorante di Cucina Naturale di Maria Marangelli. Il licopene però è meno biodisponibile nel prodotto crudo: basterà cuocere il pomodoro, così le fibre si indeboliranno e questa preziosa sostanza sarà più utilizzabile dall’organismo. Il pomodoro è altresì un integratore prezioso di sali minerali e contribuisce a mantenere in efficienza il sistema cardiovascolare. “COME NATURA CURA” Porre una fetta di pomodoro su una piccola ustione può donare grande sollievo, e una maschera per il viso ottenuta frullando un pomodoro e poco olio d’oliva tonificherà e rinfrescherà il vostro incarnato. Inoltre consigliamo di utilizzare succo di pomodoro per lucidare le pentole di rame: brilleranno come nuove! Un consiglio? Non usate mai pentole di alluminio per cuocere i pomodori poiché il loro ph è molto acido e causa un assorbimento di grandi quantità di metallo da parte dei cibi. POMODORI RIPIENI Ingredienti per 4 persone: • 2 gambi di sedano verde • 300 gr di lenticchie piccole già cotte • 4 pomodori ramati grossi • 1 cucchiaino di semi di papavero per decorare Per la maionese vegetale: 200 g di latte di soia, succo di ½ limone, 1 cucchiaino di aceto di mele, ½ cucchiaino di senape, sale, 350 g di semi di girasole spremuto a freddo Versate nel frullatore il latte di soia con il succo di limone. A velocità sostenuta, iniziate a frullare il composto. Quindi aggiungete l’aceto di mele, la senape e il sale. Continuando a frullare, versate l’olio a filo fino a che la salsa non inizierà a montare aumentando di volume. Quindi lasciatela riposare in frigorifero per mezz’ora. Mondate il sedano e rimuovete i filamenti interni con l’aiuto di un pelapatate. Tagliatelo a dadini. Unitelo alle lenticchie e alla maionese vegetale, mescolando bene. Lavate e tagliate a metà i pomodori. Scavateli, eliminando i semi e la polpa interna. Riempiteli con l’insalata capricciosa ed infine decorate con i semi di papavero. Sistemate sul piatto da portata, decorate e servite freddo. 27 Prosegue la collaborazione con l’associazione Gaia Italia e Giorgio Nebbia, uno dei padri nobili del movimento ambientalista italiano e internazionale. Giorgio Nebbia è stato -ed è ancora- uno dei protagonisti di assoluto rilievo nello studio della questione ambientale, affrontata nell’ottica del chimico, dell’economista e del merceologo. di Giorgio Nebbia CINQUE MINUTI A MEZZANOTTE I l doloroso incidente alla grande nave da crociera nel Mare Tirreno può essere considerato una metafora, un tragico campione di quanto avviene nella “perfettissima” società moderna, Tremila persone pranzavano felici, le signore in eleganti vestiti godevano le meritate vacanze in un sera di gennaio su una nave di avanzatissimo modello, un altro migliaio di persone si guadagnavano lo stipendio come camerieri, marinai, impiegati, quando la chiglia della bella nave è stata squarciata da uno scoglio, un pezzo di roccia nel mare. Improvvisamente le stesse persone si sono trovate scaraventate su scialuppe o in mezzo al mare, mentre il mare inghiottiva i bagagli, i vestiti, i risparmi di anni di vita. La vita, per sua natura, è piena di rischi. Bastava un incendio per distruggere i raccolti e le capanne dei nostri antenati di diecimila anni fa, un terremoto o l’eruzione di un vulcano per distruggere potenti e ricche città, i padroni e gli schiavi. Il progresso tecnico scientifico ha fatto aumentare le fonti di benessere e di felicità e le fonti di rischio. Nessuno se ne rende conto, come nessuno dei viaggiatori della nave pensava di perdere tutto, ma basta un evento accidentale per arrecare danni anche grandissimi. Questa considerazione non deve indurre alla disperazione, ma ad esercizi di continua previsione e prevenzione, attraverso la conoscenza. Alcuni rischi tecnologici li conosciamo già e li potremmo, se volessimo, fermare. Nel 1945, davanti alle catastrofi umane ed ambientali provocate dall’esplosione delle bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, un gruppo di studiosi, autodefinitisi “scienziati atomici”, ha dato vita ad un ”Bollettino” mensile che, senza tregua, ha 28 ecoIDEARE - agosto 2012 avvertito il pubblico e i governanti (spesso sordi) dei pericoli dell’aumento del numero e della potenza delle bombe nucleari nel mondo, ma anche di certe tecnologie devastanti come centrali, dighe, industrie chimiche, eccetera. Il “Bulletin of the Atomic Scientists” ha così cominciato a pubblicare, nella prima pagina, il disegno di un orologio le cui lancette si avvicinano o si allontanano dalla “mezzanotte” della catastrofe planetaria, a secondo della consapevolezza dei pericoli esistenti nel mondo. Segnava tre minuti a mezzanotte quando, nel 1949, l’Unione Sovietica dimostrò di avere anche lei un arsenale di potenti bombe nucleari. Le lancette si allontanarono fino a 17 minuti dalla mezzanotte nel 1991 con la fine della guerra fredda e alcuni passi verso il divieto dell’uso delle armi atomiche. Le lancette si avvicinarono di nuovo a sei minuti con la comparsa di nuove potenze nucleari: Israele, India, Pakistan. Col 1 gennaio 2012 le lancette si sono avvicinate ancora più, a cinque minuti a mezzanotte, in seguito alle notizie dei progressi nella produzione di bombe atomiche nella Corea del Nord e in Iran; alle crescenti tensioni fra Iran, Israele, Occidente; ai sussulti politici nei paesi petroliferi arabi; al fallimento degli accordi per la limitazione delle emissioni nell’atmosfera dei gas che provocano il riscaldamento planetario; alla constatazione che anche gli incidenti alle centrali nucleari commerciali, ieri l’altro a Chernobil in Ucraina, ieri a Fukushima in Giappone, possono immettere grandi quantità di sostanze radioattive che ricadono su paesi anche lontanissimi. Se questi sono gli effetti della contaminazione planetaria di una centrale commerciale, che cosa succederebbe se, intenzionalmente o per errore, esplodesse, su una GIORGIO NEBBIA qualsiasi parte della Terra, una bomba nucleare della potenza di molte volte superiore a quella delle bombe che distrussero le due città giapponesi nel 1945? E negli arsenali dei vari paesi dotati di armi nucleari ci sono circa 20.000 (avete letto bene, ventimila) bombe di simili potenze. L’esplosione anche di una sola bomba spazzerebbe via, col vento radioattivo, le persone mentre sono a tavola, o sono al lavoro nelle fabbriche e negli uffici. Il fatto che, dopo quelle giapponesi del 1945, finora non sia stata usata una bomba nucleare contro un nemico, non deve rassicurare. Così come non si possono liquidare, come “estate fredda” o “inverno caldo”, le anomalie climatiche provocate dai gas inquinanti delle attività di produzione e di consumo. “Purtroppo” molte delle azioni che si rivelano dannose, che ci avvicinano alla fatidica “mezzanotte”, sono considerate lodevoli perché assicurano lavoro e ricchezza. L’industria delle armi impiega milioni di operai, ingegneri, scienziati; l’inquinamento atmosferico responsabile dei mutamenti climatici è l’inevitabile conseguenza della produzione di “cose buone”, elettricità, macchine, merci. Che fare? Non resta che chiedere ai governanti di sostenere coraggiosi e lungimiranti accordi internazionali da una parte per la limitazione ed abolizione delle armi nucleari, dall’altra parte per riconoscere in anticipo ed evitare i frutti avvelenati di una tecnologia imprevidente. Non si tratta di ecologismo alla moda, ma di tenere l’umanità alla larga dalla mezzanotte planetaria. 29 Ecologia in vetrina Le certificazioni crescono Eco è la nuova certificazione volontaria messa a punto da ICMQ, istituto di certificazione leader nel settore delle costruzioni per i pannelli prefabbricati in calcestruzzo. E’ ora possibile abbinare un marchio di sostenibilità alla certificazione obbligatoria delle caratteristiche energetiche dei pannelli e trasformare così il rispetto delle leggi in un’occasione per valorizzare l’impegno delle imprese nei confronti dell’ambiente. Lo schema ICMQ ECO è stato sviluppato coerentemente al concetto di progettazione e realizzazione a basso impatto ambientale che trova la sua massima applicazione negli schemi di certificazione dell’edificio chiavi in mano quali, ad esempio, Leed e Itaca. www.icmq.it TEK SPECIALE OLIMPIADI! Bellezza a cinque cerchi Nell’anno delle olimpiadi, i riferimenti a questo importante evento sportivo sono davvero tanti. Come le spazzole per capelli Tek, proposte oggi nei colori dei cinque cerchi. Le spazzole Tek, ipoallergeniche e antistatiche, sono certificate FSC e realizzate completamente in legno proveniente da foreste dove si pratica la ripiantumazione, i loro dentini in morbido legno effettuano un massaggio alla cute e riattivano la circolazione sanguigna. Anche il packaging è attento alla natura e realizzato in 100% cartone riciclato. www.tek-italy.it Tek si prepara alle Olimpiadi 2012 con la linea Multicolor Mini. ! Una sposa tra leAnche nuvole L’artista francese Valerie! Pache crea le proprie collezioni partendo da tessuti a dir poco Comode da portare in borsa, le spazzole formato borsetta firmate Tek sono prop particolari… vecchi paracadute e ali di parapendio diventano nelle sue mani sapienti, e cinque colori degli anelli più famosi al mondo. ! creative, abiti da sposa eLeda spazzole cerimonia.Tek, Queste tele riciclate esi accordano ipoallergeniche antistatiche,perfettamente sono certificate FSC e re a tessuti naturali quali seta e canapa bio, dando vita a creazioni sempre uniche, etichela ereimpiantumazion completamente in legno proveniente da foreste dove si pratica rispettose dell’ambiente.dentini in morbido legno effettuano un massaggio alla cute e riattivano la circ www.valeriepache.fr sanguigna. ! ! Anche il packaging è attento alla natura e realizzato in 100% cartone riciclato.! ! Prezzo al pubblico: 17,10 € cad." Novità: l’eucalipto si indossa! ! ! Già, proprio lei, la pianta australiana tanto cara ai !dolcissimi Koala. L’azienda inglese Rapanui, specializzata in moda ecologica, ha messo a punto un procedimento innovativo per produrre materiale tessile derivato dalla fibra di Eucalipto proveniente da foreste certificate FSC e PEFC. Il tessuto che si ottiene è morbido, leggero e traspirante, oltre che ecologicamente perfetto. www.rapanuiclothing.com 30 ecoIDEARE - agosto 2012 Ufficio Stampa Opinion Leader! Tel. 02 29517780! [email protected]! EcoNews Pile a… carta! Scordatevi la pila di Volta, o quelle al nichel e al cadmio (di difficile smaltimento): le batterie del futuro saranno di lignina! Ispirata alle reazioni di fotosintesi clorofilliana che comunemente avvengono nelle piante, i ricercatori del Politecnico di Poznan, in Polonia, e dell’Università di Linköping, in Svezia, stanno sperimentando una batteria realizzata con catodi di lignina e polipirrolo (un polimero conduttore). La sostenibilità dell’invenzione sta tutta nella lignina, che è recuperata dagli scarti delle cartiere e non dagli alberi di boschi e foreste. Lo scopo di queste pile è di accumulare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili in serbatoi anch’essi ambientalmente compatibili. Un ciclo tutto virtuoso! www2.put.poznan.pl/en - www.liu.se Cruscotto Dal petrolio alla plastica e dalla plastica… il petrolio La plastica, si sa, ha origine dal petrolio. Ma il processo che trasforma l’uno nell’altra non era reversibile, almeno finora. Un’azienda statunitense, la Vadxx Energy, ha brevettato un sistema per ottenere nuovo greggio dalle plastiche che non possono essere riciclate, come il fluff ottenuto come scarto nei processi di recupero dei metalli nelle industrie siderurgiche e che si utilizza come materiale plastico nelle auto. Un passo ulteriore verso l’obiettivo rifiuti zero e verso un uso più consapevole del petrolio e della plastica sua derivata. www.vadxx.com Anche la gestione dell’energia ha la suA nuova ISO Il British Standards Institution (BSI) ha lanciato la ISO 50001, il primo standard riconosciuto a livello internazionale sul sistema di gestione dell’energia. Lo standard è stato sviluppato nel corso di diversi anni da esperti di gestione energetica provenienti da oltre 60 Paesi. La ISO 50001, sviluppata sulla base della Bsi En 16001, servirà a mettere in atto i processi necessari per analizzare il consumo di energia, ad attivare piani, obiettivi e indicatori di prestazione energetica per ridurre i consumi e a individuare le opportunità per migliorare il rendimento energetico. www.bsigroup.com 31 Biblioteca della sostenibilità Le ricette del Grande Cerchio. di Caterina Mosca – Antonio Vallardi Editore, 2012 – pag. 237 “ Fare cucina naturale vuol dire offrire i prodotti di Madre Terra integri, ossia coltivati con amore. Esseri viventi che realizzano la propria natura nel nutrire gli altri: un frutto, una verdura, un fiore, un seme a cui è stato concesso di sbocciare, crescere e maturare secondo i suoi tempi naturali, alla luce del sole e nel periodo dell’anno più adatto”. Chi l’ha detto che vegetariano è triste e senza sapore? Ricette sane, sì, ma soprattutto buone! Ecco una cucina per tutti, gustosa, colorata e gioiosa, che mette finalmente d’accordo le esigenze nutrizionali con quelle della buona tavola: la scoperta di un modo nuovo di mangiare vegetariano. Con un utilizzo completamente originale di cereali integrali, legumi, frutta e verdure biologiche di stagione si creano piatti dai sapori inaspettati e deliziosi, che lasciano increduli e soddisfatti anche i più scettici. Una scelta consapevole fatta di attenzione per il proprio corpo e di rispetto della natura. Per seguire il corso della natura, le 200 ricette sono divise nelle 4 stagioni: primavera, estate, autunno, inverno. Economia dell’abbastanza. Gestire l’economia come se del futuro ci importasse qualcosa. di Diane Coyle – Edizioni Ambiente, 2012 – pag. 357 “ Come possiamo arrivare ad un miglior equilibrio tra presente e futuro? Per affrontare questa sfida, e quindi rispondere alla domanda, sono necessari tre ingredienti: una migliore capacità di misurazione, un insieme di valori condivisi e, infine, la definizione di nuove istituzioni adatte alla nuova situazione”. La crisi finanziaria sta spingendo molte persone a interrogarsi su aspetti fondamentali dell’economia e, in particolare, sulle relazioni tra questa, la realtà sociale che viviamo e quella in cui vorremmo vivere. Prima di formulare delle risposte, Economia dell’abbastanza ci propone di comprendere a fondo i nodi, i meccanismi e le contraddizioni nel modo in cui fino a oggi è stata gestita l’economia. Le indicazioni operative a cui Diane Coyle conduce i lettori sono perciò l’esito di un “viaggio dentro l’economia” e del riconoscimento dell’incredibile disprezzo per il futuro che condiziona e orienta il sistema attuale. E le risposte che arrivano sono chiare e radicali come poche altre. Italiani pericolosi. Leggende e verità sugli animali di casa nostra. di Marco Di Domenico – Bollati Boringhieri editore, 2012 – pag. 260 “ C’era un’Africa anche in Europa, ed è stata asfaltata. E’ da qui che voglio entrare nel vivo dell’argomento del libro. Ponendo delle domande. La natura italiana, oggi, è ancora pericolosa? Quanto lo era in passato? Quali e quanti sono oggi gli animali pericolosi? Dove vivono? Costituiscono un pericolo oggettivo o solo potenziale? Il nostro comportamento e le nostre abitudini ne aumentano la pericolosità?”. In Italia abbiamo 460 specie di meduse, polipi e attinie, decine di specie di vermi parassiti, 1400 specie di ragni, 7300 specie di api, vespe e affini, 40 specie di squali e 4 specie di vipere. E ancora scolopendre, scorpioni, acari, zecche, zanzare e diversi vettori di gravi malattie. Sono gli animali coi quali condividiamo il territorio; la loro pericolosità è dovuta a spine, aculei, denti, tossine, chele e quant’altre armi abbia voluto fornire loro la natura. Ma si tratta di una pericolosità relativa, in genere molto esagerata. Ma nel suo piccolo, anche nella fauna italiana ci sono specie dalle quali è bene guardarsi e che è meglio conoscere, per evitare di incappare in guai inattesi e potenzialmente spiacevoli, quando non (raramente) mortali. 32 ecoIDEARE - agosto 2012 Le guerre del clima. La lotta per la sopravvivenza mentre il pianeta si surriscalda. di Gwynne Dyer – Marco Tropea Editore, 2012 – pag. 286 “ Siamo talmente tanti e consumiamo così tanto che il pianeta dovrebbe essere di circa il trenta per cento più grande di quanto non sia per mantenerci in modo sostenibile. Se poi tutto il resto della popolazione mondiale raggiungesse uno standard di vita ‘occidentale’, ci servirebbero da tre a quattro pianeti”. Questo libro è completamente diverso dalle pubblicazioni che conosciamo sui cambiamenti climatici. L’autore ci presenta le conseguenze geopolitiche causate dagli impatti ambientali legati alle mutazioni del clima, di cui né il mondo scientifico né la stampa si sono mai occupati in modo esaustivo. Questo perché l’argomento tocca i temi della sicurezza delle nazioni: per molti paesi, gli scenari legati al cambiamento climatico stanno già giocando un ruolo preponderante nella pianificazione militare. Sarà la politica, nazionale e internazionale infatti, che deciderà gli esiti di questa crisi. Gwynne Dyer ci introduce ai mezzi concreti che a oggi possediamo per mutare la situazione – tecnologia, regolamentazione e cooperazione internazionale. Puliamo il futuro. Viaggio attraverso i comportamenti ambientali degli italiani di Aldo Forbice – Edizioni Guerini e Associati, 2010 – pag. 195 “ Trent’anni fa gli ecologisti, gli ambientalisti, venivano visti dalla gente comune come personaggi ‘strani’, un po’ fuori dal mondo, un po’ astratti, che non tenevano conto dei problemi reali, come l’occupazione e l’economia. […] Eppure, come l’esperienza ci ha dimostrato, anche se con non pochi errori, quei personaggi ‘fuori dal mondo’ ci hanno fatto riflettere, hanno influenzato l’opinione pubblica, gli imprenditori, i sindacati, i dirigenti delle amministrazioni pubbliche, i parlamentari, i consiglieri regionali e degli enti locali, a ogni livello”. Come è cambiato il comportamento degli italiani nei confronti della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile? Attenzione e sensibilità crescenti si traducono in scelte individuali e collettive concrete? Aldo Forbice ripercorre criticamente trent’anni di storia dell’ambientalismo italiano: dalla diossina di Seveso a Cernobyl; dalla discussa chiusura delle centrali nucleari alle discariche abusive, all’ecomafia, alle navi dei veleni, ai gravi inquinamenti dell’aria, del suolo, dell’acqua; dal Protocollo di Kyoto alla Conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici. Total responsibility. Dalla corporate social responsibility (CSR) allo sviluppo di una cultura di responsabilità totale (TRM) di Roberto Armigliati - Edizioni Guerini e Associati, 2012 – pag. 240 “ Stiamo perdendo il senso del futuro. Il pragmatismo moderno guarda il presente e la tecnica lo supporta in tale senso”. L’intrinseco legame tra responsabilità e lavoro fa da sfondo alla Total Responsibility. E’ opinione diffusa che, sebbene il mondo aziendale si mostri sensibile alla Sostenibilità e alla Corporate Social Responsibility (CSR), tale attenzione si traduca prevalentemente, nella pratica, in un’azione filantropica e di mero sviluppo dell’immagine. Non si è infatti ancora assistito ad un orientamento dell’impresa nel suo complesso verso una cultura organizzativa di responsabilità. La situazione attuale sembra favorevole al dispiegamento della responsabilità d’impresa, collettiva e individuale. Occorre però ridefinire, alla luce della crisi strutturale del nostro sistema economico e produttivo, il senso della parola responsabilità e individuare le cause del suo distorto utilizzo anche nel linguaggio corrente. Per la responsabilità d’impresa occorre intervenire su alcuni fattori organizzativi: una strategia d’impresa di responsabilità, politiche mirate alla gestione di tutti gli stakeholder, prassi comportamentali che aiutino le persone a cambiare; performance focalizzate sugli effetti e non solo sui risultati; strumenti e processi innovativi di management, una politica di gestione delle persone, che veda la direzione HR focalizzata sulla Total Responsibility. 33 LE NOSTRE CONVENZIONI Per essere sempre più vicini ai nostri associati, Rinenergy ha stretto una serie di accordi per proporre sconti e convenzioni a chi presenterà la tessera, nei seguenti esercizi commerciali o aziende. Labor Project srl Via Carcano, 14 - 22063 Cantù (CO) Tel. 031-704381 - Fax 031-3515331 [email protected] www.laborproject.it Riduzione del 5% sul costo relativo alla consulenza per la presentazione della domanda di finanziamento/incentivazione Multiutility S.p.a. Gruppo Dolomiti Energia Viale del Lavoro, 33 - 37135 Verona Tel. 045 826 20 11 - Fax 045 826 20 62 [email protected] - www.multiutility.it Riduzione dell’1% sulle tariffe offerte. Bontà Senza Limiti - Gluten Free Via Bergamo 12/a - 20135 Milano Tel. 0287389815 Specialità Alimentari per celiachia e altre intolleranze. Prodotti delle migliori marche per mangiare sano senza rinunciare al gusto. Dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 20.00 e il sabato dalle 10.00 alle 19.00. Ai lettori di Ecoideare e ai soci Rinenergy verrà applicato uno sconto del 5% ...alGrandeCerchio Via M. Buonarroti 8 - 20145 Milano Tel. 0248004737 - Fax: 024812079 [email protected] www.algrandecerchio.it A cena, verrà offerto il dessert o il dolce fatto in casa. Cascina Guzzafame 20083 - Vigano di Gaggiano (Mi) Tel: 02 9086659 - Fax: 02 91390495 [email protected] www.cascinaguzzafame.it Sconto del 10% sulla spesa effettuata in negozio e sconto del 10% sulla prima notte trascorsa nel Bed & Breakfast. Agriturismo La Manna di Zabbra C/da Zabbra - SP 130 al km 4.00 90010 Pollina (PA) Tel. 0921-910083 - Cell. 339-6328555 [email protected] www.lamannadizabbra.com Abbuono di una notte per ogni sette di pernottamento nell’agriturismo; un pasto gratuito ogni cinque persone al ristorante biologico; per minimo 50 euro di acquisto di prodotti biologici Manna delle Madonie, spese di spedizione abbuonate; superati i 100 euro, ulteriore sconto del 10%. 34 ecoIDEARE - agosto 2012 Erboristeria Planerbe Corso di Porta Romana 123 - Milano tel. 02 54071428 www.planerbe.it [email protected] Sconto 20% per prodotti a marchio Planerbe e tisane personalizzate. Sconto 10% per prodotti cosmetici, prodotti fitoterapici, integratori alimentari, alimentazione, editoria, consulenze con professionisti convenzionati (elenco presso il punto vendita). 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