Stelvio park PERIODICO DEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO - ZEITUNG DES LO/1946/2008 news ANNO2 NUMERO3 DICEMBRE 2009 JAHR2 NUMMER3 DEZEMBER 2009 NATIONALPARKS STILFSERJOCH L a bellezza suggestiva della montagna in inverno ha un fascino straordinario: la luce tersa dell'alba si frantuma in mille bagliori sulla neve e quella calda del tramonto fascia dolcemente le pareti dure e tormentate della roccia, l'immenso silenzio è rotto solo dallo scrosciare dell'acqua limpida e la brezza leggera porta con sé il profumo del bosco. E d'inverno anche il Parco dello Stelvio come tutto l'immenso ambiente della montagna si trasforma e rivive in un'atmosfera diversa, forse ancora più bella. L'area protetta comprende boschi fra i più estesi così come gli alti pascoli fra i meglio conservati, un elevato patrimonio floristico e una fauna di grande interesse. Sulle diverse specie di ungulati domina, grande regina, l'aquila reale. Antichi borghi e ataviche testimonianze di assoluto fascino testimoniano la millenaria presenza dell'uomo. Ma in anni non troppo lontani anche la gente alpina ha vissuto la crisi esistenziale con strascichi e conseguenze portate avanti fino ai nostri giorni. Nasceva la tendenza, così dilagante specie tra la gioventù attuale delle valli alpine, a rifiutare in blocco la propria tradizionale cultura, a rinnegare usanze e costumi, anche i più tipici, originali e radicati. Sostanzialmente la crisi moderna della montagna alpina è una crisi strutturale. Infatti ne viene scardinato l'intero schema istituzionale salvo le testimonianze e realtà altoatesine fondato sulla pratica dell'agricoltura: dall'istituto della famiglia patriarcale a quello dell'azienda autosufficiente, dall'isolamento non scevro di fierezza della piccola comunità al diario della vita quotidiana e stagionale ritmato dalle pratiche agricole e scandito dal succedersi delle festività liturgiche. E' una crisi che dura da decenni promuovendo migrazioni interne della popolazione che, attratta da proposte di vita diversa, abbandona le sedi più disperse e disagiate disseminate sugli alti versanti della montagna. Campi e case abbandonate, il paziente lavoro di secoli cade in rovina, anche quei meravigliosi terrazzini per le varie colture, e la montagna abbandonata privata di quella presenza umana che in un dialogo di generazioni le aveva conferito nuovi equilibri, si sfascia. Uno degli aspetti più desolanti del paesaggio alpino che ormai si possono incontrare abbastanza frequentemente è lo sfacelo dei pascoli montani disertati dalle mandrie, dove ormai è libero sfogo alle frane e ad ogni tipo di smantellamento ed erosione. Non a caso si afferma oggi - con sempre maggiore insistenza - che la presenza del montanaro sulle Alpi è da considerare come un servizio sociale. In una corretta prospettiva di armonico sviluppo l'ambiente montano va tutto ripensato e ristrutturato per valorizzarne i beni di cui dispone ancora in grande dovizia: foreste e boschi, ampi spazi, orizzonti e paesaggio superbi e l'incomparabile dono dell'aria pura, dell'acqua pulita, beni oggi tanto rari e ambiti. L'obiettivo - viatico per il Parco Nazionale dello Stelvio - dovrà essere quello di conservare la montagna per quello che offre, con gli uomini che ha, per gli uomini che ne vorranno godere i frutti e i benefici. Ma anche l'uso corretto delle risorse locali non è tanto un elemento “conservativo” quanto un dato strategico in grado di realizzare un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Tra le risorse locali è fondamentale la “qualità dell'ambiente” non solo perché essa è una ricchezza storica della gente delle nostre valli, ma perché essa è anche una nuova fonte di ricchezza (turismo). Proprio per questa caratteristica tale qualità dell'ambiente deve essere salvaguardata. L'uso delle risorse locali deve evitare una modifica di tale qualità e, dove gli usi correnti hanno inciso negativamente, tendere al ripristino delle situazioni precedenti. Solo in questo modo la conservazione di un patrimonio naturalistico di grande importanza diventa coerente con gli interessi della popolazione che vive all'interno di un'area protetta o più in generale della montagna. Angelo Dalpez L'UOMO E LA MONTAGNA Baita Pradaccio in Valfurva/Pradaccio-Hütte in Valfurva. Walter Anselmi/PNS-NPS DER MENSCH UND DIE BERGE D ie beeindruckende Schönheit der Berge ist im Winter besonders reizvoll: Die ersten Sonnenstrahlen des neuen Tages brechen sich funkelnd im Schnee und die warmen Farben des Sonnenuntergangs umspielen weich die harten Konturen der Felswände. Die weite Stille wird nur vom Rauschen des Wassers gebrochen und der leichte Wind verbreitet den Duft des Waldes. Auch der Nationalpark Stilfserjoch verändert sich im Winter, wie die gesamte Bergwelt, und lebt in einer ganz anderen, vielleicht noch schöneren Atmosphäre wieder auf. Das Naturschutzgebiet umfasst besonders große Wälder und besonders gut erhaltene Hochgebirgsweiden, eine wertvolle Flora und eine interessante Fauna. Über die verschiedenen Huftierarten herrscht als König der Steinadler. Alte Dörfer und atavistische Zeugnisse von großer Faszination bezeugen die tausendjährige Geschichte des Menschen. In nicht weit entfernter Vergangenheit wurde allerdings auch die Bergbevölkerung von einer Existenzkrise erfasst, deren Nachwirkungen und Folgen bis in unsere Zeit reichen. Bei der Jugend der Alpentäler kam die weit verbreitete Tendenz auf, die überlieferte Kultur abzulehnen, althergebrachte, ursprüngliche und tief verwurzelte Bräuche und Sitten zu verleugnen. Bei der modernen Krise der Alpenwelt handelt es sich im Wesentlichen um eine strukturelle Krise, die das gesamte institutionelle, auf die Landwirtschaft gegründete System aus den Angeln hebt (mit Ausnahme der Situation in Südtirol): von der patriarchalischen Familie zum Selbstversorger, von der Abgeschiedenheit kleiner Gemeinschaften zu einem Tages- und Jahresrhythmus, der von den Abläufen der Landwirtschaft geprägt und von den kirchlichen Feiertagen bestimmt wird. Diese Krise hält seit Jahrzehnten an und führte zu massiver Abwanderung. Auf der Suche nach einem besseren Leben verließen die Menschen die weit abgelegenen Weiler und Höfe in den Berggebieten. Die Felder liegen brach, die Häuser stehen leer, die harte Arbeit mehrerer Jahrhunderte wird zunichte gemacht, die Terrassierungen verfallen und die Kulturlandschaft verliert das vom Menschen geschaffene und über viele Generationen aufrecht erhaltene Gleichgewicht. Besonders traurig muten in der alpinen Landschaft die verlassenen Hochgebirgsalmen und -weiden an, die nicht länger bewirtschaftet werden, was vermehrt zu Rutschungen und Erosion führt. Deshalb wird heute zu Recht mit wachsendem Nachdruck auf die Funktion der Bergbauern für den Landschaftsschutz hingewiesen. In einer korrekten Perspektive harmonischer Entwicklung müssen neue Ansätze für die Berggebiete gefunden werden, um die noch üppig vorhandenen, natürlichen Ressourcen zu schützen und aufzuwerten: Wiesen und Wälder, ferne Horizonte und große Weiten, atemberaubende Landschaften und unvergleichliche, heute immer seltenere und deshalb umso wertvollere Gaben wie reine Luft und sauberes Wasser. Das grundlegende Ziel des Nationalparks Stilfserjoch muss es deshalb sein, die Bergwelt und ihre Ressourcen zu erhalten, für die Menschen, die noch hier leben, und für die Menschen, die diese Schönheiten in ihrer Freizeit genießen wollen. Die korrekte Verwendung der lokalen Ressourcen dient jedoch nicht nur der Erhaltung, sondern wird zu einem strategischen Element für eine Verbesserung der Lebensbedingungen der ansässigen Bevölkerung. Eine der grundlegenden, In questo numero Il parco come area aperta Der Park als offenes Gebiet In dieser Nummer Il Personaggio: Samantha Cristoforetti prima donna astronauta Bekannte Personlichkeiten: Samantha Cristoforetti, die erste Astronautin Il ritiro dei ghiacciai, un indicatore di cambiamento climatico Gletscherschwund. Symptom fur Klimaanderung Il Gipeto nel Parco dello Stelvio: sempre piu’ in alto Der Bartgeier im Nationalpark Stilfserjoch: immer hoher hinaus hier vorhandenen Ressourcen ist die Qualität der Umwelt, nicht nur weil es sich hierbei um ein schon immer vorhandenes Gut dieser Täler handelt, sondern weil sie eine Quelle für neuen Reichtum darstellt (Fremdenverkehr). Auch deshalb muss die Umweltqualität erhalten werden. Die lokalen Ressourcen müssen umweltschonend eingesetzt werden. Wo sich negative Folgen abzeichnen, müssen die notwendigen Korrekturen vorgenommen werden. Nur auf diese Weise lässt sich der Erhalt eines wichtigen Naturerbes mit den Interessen der Bewohner eines Schutzgebietes bzw. mit den Interessen eines Berggebietes vereinen. Angelo Dalpez Il Presidente, il Consiglio Direttivo, il Direttore, i Comitati di Gestione, il Collegio dei Revisori dei Conti, i collaboratori e le collaboratrici del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio Buon 2010 augurano a tutti un Der Präsident, der Nationalparkrat, der Direktor, die Führungsausschüsse, das Kollegium der Rechnungsrevisoren, die Mitarbeiter und die Mitarbeiterinnen im Konsortium Nationalpark Stilfserjoch erfolgreiches Jahr 2010 wünschen allen ein STELVIO PARK N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG N E W S K IL PARCO COME AREA APERTA DER PARK ALS OFFENES GEBIET Panorama del Parco Nazionale di Yellowstone/Panorama im Yellowstone Nationalpark O gni area classificata come parco non può essere considerata come un'isola. Comunica infatti con il resto del territorio: gli scambi economici e sociali sono segnati da strade, da sentieri, ma oltre all'uomo anche la fauna e la flora sono protagonisti di continue interferenze tra l'ambiente esterno e l'interno di qualsiasi parco. Pensiamo agli spostamenti delle popolazioni degli ungulati, il cervo in primo luogo, l'orso, la lince, ora anche il lupo; anche la fauna minore è protagonista di ampi spostamenti. Gli effetti degli attacchi del coleottero Ips acuminatus, che producono il disseccamento del pino silvestre, sono ben visibili a tutti anche nel settore lombardo del Parco dello Stelvio e sono diffusi su tutto l'arco alpino. Il vento non conosce certo confini artificiali né barriere naturali e trasporta con sé semi, pollini, che poi lascia cadere dove si placa la sua forza indipendentemente dal fatto che ci si trovi all'interno o all'esterno di zone a parco. Il parco è quindi un'area aperta e tale deve essere considerato. Questo concetto vale sopratutto per i parchi italiani in quanto la loro istituzione relativamente recente è localizzata in territori ampliamente e storicamente urbanizzati. Non solo diventa quindi impossibile bloccare gli scambi da sempre esistenti con l'esterno dell'area a parco, ma anche stabilire un equilibrio fra esigenze obiettive e giuste delle popolazioni locali e esigenze di conservazione e salvaguardia del territorio. In questo sta la sfida e la novità di un moderno parco nazionale. Spesso si interviene su un territorio storicamente vissuto con concetti storicamente vecchi, cioè come se non vi fosse la popolazione locale. Trasportare senza alcuna mediazione sul nostro territorio concetti propri di altre nazioni come quella americana, dove il tessuto urbano e sociale era completamente diverso, ha evidentemente provocato una naturale reazione da parte delle popolazioni locali, che si è concretizzata nel recepire il concetto di “parco” esclusivamente come “vincolo”. E' negli Stati Uniti che nasce e prende forma l'idea di parco nazionale per combattere lo sfruttamento senza limiti di ogni risorsa naturale, che andava compromettendo le meraviglie della natura e l'esistenza di parecchie specie rare della fauna e della flora. Il primo parco nazionale fu appunto lo Yellowstone Park, istituito il 1° marzo 1872 in California. La sua istituzione fu preceduta da alcuni eventi, che potremo definire preparatori. Nel 1832 il Congresso degli Stati Uniti pose sotto riserva le sorgenti di Hot Spring; nel 1837 fu la volta della Francia, che creò la riserva della foresta di Fontainebleau per scelta della Administration des Eaux et Forets; nel 1864 il Congresso degli Stati Uniti donò allo Stato della California la Yosemite Valley per essere “destinata allo svago della popolazione e sottratta ad usi legati al guadagno personale”. Quando il Parco di Yellowstone fu istituito non si era ancora formata una coscienza contro la distruzione dei mammiferi e degli uccelli e dovettero trascorrere molti anni prima che l'energia e la tenacia dei sostenitori riuscissero a ottenere dalle autorità che si ponesse argine alla distruzione della selvaggina. Era infatti nato con l'idea di conservare particolari bellezze paesaggistiche e quindi formazioni geologiche particolari o fenomeni naturali spettacolari come i canyon, le cascate, ecc. piuttosto che ambienti naturali visti come sistemi complessi ed integrati con tutto ciò che vive al suo interno, compreso l'uomo, che in esso svolge le sue attività. Non si era ancora affermato il concetto di ambiente come ecosistema, introdotto dallo zoologo tedesco Ernst Haeckel nel 1860 e recepito dalla scienza solo molto più tardi. L'esempio di Yellowstone fu seguito in breve tempo da altre nazioni: in Australia nel 1879 nacque il Royal National Park seguito nel 1891 dal Belair National Park; vennero poi la Nuova Zelanda, che nel 1894 deliberò l'istituzione del Tongariro National Park ed il Canada che nel 1895 diede vita al Banff National Park. Infine il 2 Sud Africa nell'anno1898 istituì la riserva faunistica Sabie, divenuta poi, nel 1926, il celebre Parco Nazionale Krüger. Passarono ben undici anni prima di vedere nascere in Europa il primo parco nazionale. Anche in Europa si assistette a momenti preparatori alla nascita delle aree protette. In particolare nel 1902 si riunì a Parigi il primo convegno internazionale per la salvaguardia della fauna nel mondo, in cui si fece cenno all'attività dei parchi. Le prime nazioni ad attivarsi furono, nel 1909, la Germania e la Svezia, che protessero, rispettivamente, il Lüneburger Heide e i Parchi di Abisko, Pieljekaise e Sarek. Poi fu la volta della Francia che costituì, nel 1913, il Parco della Berarde, divenuto più tardi il Pelvoux, cuore del successivo Parco degli Ecrins; seguirono la Svizzera (1914) con il Parco dell'Engadina e la Polonia (1919) con il Parco della Bialowieza. Per vedere il primo parco in Italia sarà necessario aspettare ancora fino al 1922. Omer ein als Natur- bzw. Nationalpark klassifiziertes Schutzgebiet kann als eine Insel betrachtet werden, denn es besteht immer eine Verbindung zu den umliegenden Gebieten: Handel und soziale Beziehungen brauchen Straßen und Wege. Neben dem Menschen sorgt auch die Tierund Pflanzenwelt für kontinuierliche Wechselwirkungen zwischen den Gebieten innerhalb und außerhalb des Parks. Denken wir nur an die Wanderungen der Huftierpopulationen, in erster Linie des Rotwilds, an die von Bär, Luchs und heute auch Wolf zurückgelegten Strecken. Aber auch viel kleinere Tiere sind in Bewegung: Die Auswirkungen des Befalls durch den Borkenkäfer Ips acuminatus, der zum Austrocknen der Föhren führt, sind im lombardischen Parkteil deutlich sichtbar und im ganzen Alpenraum verbreitet. Auch der Wind kennt weder künstliche Grenzen noch natürliche Barrieren. Er transportiert Samen oder Blütenstaub, der sich dort niederschlägt, wo sich die Kraft des Windes legt, unabhängig davon, ob es innerhalb oder außerhalb der Parkgrenzen geschieht. Der Park ist somit ein offenes Gebiet und muss als solches betrachtet werden. Dieses Konzept gilt vor allem für die italienischen Parks, da sie relativ jung sind und da ihre Einrichtung in Gebieten mit einer langen und umfangreichen Siedlungsgeschichte stattgefunden hat. Das macht es nicht nur unmöglich, den seit jeher bestehenden Austausch mit den umliegenden Gebieten zu stoppen, sondern erschwert es auch ungemein, ein Gleichgewicht zwischen den objektiven und gerechtfertigten Bedürfnissen der Anwohner und der Notwendigkeit zum Erhalt und Schutz des Gebiets zu finden. Darin liegen die Herausforderung und die Besonderheit eines modernen Nationalparks. Oft erfolgt die Einrichtung ohne Berücksichtigung der lokalen Bevölkerung und ihrer historisch gewachsenen Gewohnheiten. Die starre Übertragung von Modellen anderer Nationen, wie z.B. Amerika, mit ganz anderen Siedlungs- und Sozialstrukturen auf unser Land führte zu einer verständlichen Reaktion der lokalen Bevölkerung, die den Park nur als einschränkende Auflage betrachtet. In den Vereinigten Staaten entstand und entwickelte sich der Nationalparkgedanke, um der grenzenlosen Ausbeute der natürlichen Ressourcen zu begegnen, welche die Wunder der Natur und den Bestand seltener Tier- und Pflanzenarten gefährdete. Der erste Nationalpark war der Yellowstone National Park, der am 1. März 1872 in Kalifornien gegründet wurde. Seiner Einrichtung gingen einige Ereignisse voraus, die den Weg dahin ebneten. 1832 stellte der Kongress der Vereinigten Staaten das Quellgebiet von Hot Springs unter Schutz. 1837 gründete Frankreich mit einem Beschluss der Administration des Eaux et Forets das Naturreservat Fontainebleau. 1864 schenkte der Kongress der Vereinigten Staaten dem Staat Kalifornien das Yosemite Valley, damit es “zum Vergnügen der Menschen bestimmt und der gemeinnützigen Verwendung vorbehalten wird”. Als der Yellowstone Nationalpark eingerichtet wurde, stand die Bewusstseinsbildung gegen die Ausrottung von Säugetieren und Vögeln erst in den Anfängen. Es mussten viele Jahre vergehen, bevor es dem Einsatz und der Hartnäckigkeit der Befürworter gelang, den Behörden eine Jagdbeschränkung abzuringen. Der Park war in dem Gedanken entstanden, besonders schöne Landschaften sowie geologische Besonderheiten und Naturschönheiten zu erhalten, wie die Canyons, die Wasserfälle usw.. Naturräume wurden damals noch nicht als komplexe und integrierte Systeme mit allen darin vorkommenden Populationen, einschließlich der dort lebenden und arbeitenden Menschen, betrachtet. Das Konzept des Ökosystems hatte sich noch nicht durchgesetzt, das 1860 von dem deutschen Zoologen Ernst Haeckel eingeführt, aber erst viel später von der Wissenschaft angenommen wurde. Das Beispiel des Yellowstone Nationalparks wurde wenige Jahre später von anderen Nationen nachgeahmt: In Australien entstand 1879 der Royal National Park, 1891 gefolgt vom Belair National Park. Neuseeland beschloss 1894 die Einrichtung des Tongariro National Park und Canada gründete 1895 den Banff National Park. Südafrika richtete 1898 das Wildreservat Sabie ein, das 1926 zum berühmten Krüger Nationalpark wurde. Es vergingen noch elf Jahre, bevor in Europa der erste Nationalpark entstand. Auch hier gab es jedoch vorbereitende Ereignisse. So fand 1902 in Paris die erste internationale Tagung über den Schutz der Wildfauna statt, bei der auch über die Tätigkeiten der Nationalparks gesprochen wurde. Als erste wurden 1909 Deutschland und Schweden aktiv und stellten die Lüneburger Heide bzw. die Nationalparks Abisko, Pieljekaise und Sarek unter Schutz. Frankreich gründete 1913 den Parc national de la Bérarde, der später zum Parc national du Pelvoux erweitert wurde und heute das Kernstück des Parc des Ecrins darstellt. 1914 folgte die Schweiz mit dem Nationalpark im Engadin, 1919 Polen mit dem BialowiezaNationalpark. Italien musste auf die Gründung des ersten Nationalparks bis 1922 warten. Omer Cascate del Saent. Val di Rabbi/Wasserfall von Saent. Rabbi-Tal PAG 3 NUMERO 3 DICEMBRE 2009 STELVIO PARK N E W S IL PERSONAGGIO: SAMANTHA CRISTOFORETTI PRIMA DONNA ASTRONAUTA BEKANNTE PERSONLICHKEITEN: SAMANTHA CRISTOFORETTI, DIE ERSTE ASTRONAUTIN M e la ricordavo bambina quando giocherellava, seguita dall'affetto della nonna materna, nel giardino dell'Hotel Liberty di Malè. La mamma Antonella Pedrotti figlia di un lungimirante albergatore di Malè (sua la costruzione della prima seggiovia della Valle di Sole sulle pendici del monte Peller) e il papà Sergio, dopo un breve periodo passato a Milano, decisero di far ritorno in Valle di Sole per riprendere in mano la gestione dell'albergo di famiglia, il Grand Hotel Malè. E in quel breve periodo meneghino nacque Samantha. Dopo qualche anno rividi Samantha, ormai giovane studentessa, al mio matrimonio, in compagnia di Serena Valeruz figlia del re dello sci estremo. Assieme studiavano alle Marcelline di Bolzano. Le vacanze le trascorreva nella sua valle a contatto con la natura e con le montagne di casa: lunghe camminate, escursioni a piedi, in bicicletta, a cavallo d'estate ma anche lunghe sciate d'inverno. Poi all'improvviso Samantha passa agli onori della cronaca. Samantha Cristoforetti (26 aprile 1977) ora è una aviatrice e astronauta italiana. È la prima donna italiana ad essere stata selezionata come astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la terza in assoluto dopo l'inglese Helen Sharman (in missione nel 1991) e la francese Claudie Andre-Deshays (2001). Alla selezione, che prevedeva la scelta di sei astronauti, avevano partecipato più di 8500 aspiranti. Laureata all'Università Tecnica di Monaco di Baviera e poi all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, dove ha ricevuto nel 2004 la "Sciabola d'onore" (prima donna a ricevere questo riconoscimento), è pilota militare presso il 32° Stormo, con base ad Amendola. “Sono felice, questa nomina nel corpo degli astronauti dell' Esa è la realizzazione del sogno della mia vita". Tenente pilota dell'Aeronautica Militare Italiana, Samantha con la nomina all' Esa è al settimo cielo. Il sogno cullato fin da bambina si sta realizzando. "Sono pronta ad imparare con umiltà quello che c'è da imparare e spero che questa mia esperienza sia di incoraggiamento a tutte le donne". Ma dietro il successo ci sono anni di studio, di applicazione sempre e solo con il grande obiettivo da raggiungere. Oltre alle lauree specialistiche la conoscenza delle lingue. Parla correntemente tedesco, inglese e francese e ha una buona conoscenza del russo. Ora può volare negli ampi spazi mentre da piccola era la sua fantasia a vagheggiare verso i grandi orizzonti. E' da sempre una fan di Star Trek e forse la passione per lo spazio è partita da li. A Malè arriva appena può per salutare i genitori e magari ha la fortuna di trovare anche Jonathan il suo “fratellino” quasi americano perché alla corte di Bill Gates. Samantha nel tempo libero - sempre meno - ama leggere ma anche ballare ma, soprattutto, coltiva gli hobby di sempre: le attività sportive sulle montagne di casa. Ama i grandi spazi ma anche le profondità marine. Quando le si chiede dei sacrifici fatti per arrivare così in alto…"Nessuna rinuncia - sottolinea - per raggiungere il sogno di diventare astronauta ma aggiunge - semmai le rinunce le ho fatte per un sogno realizzato". Riguardo ai grandi obiettivi come le lunghe permanenze sulla stazione spaziale internazionale, Luna, Marte, Samantha non nasconde che il suo "obiettivo è raggiungere il massimo" ma sottolinea anche che "bisogna essere realistici. Lo decideranno altri". Ai primi di settembre ha iniziato un lungo periodo di addestramento a Colonia, addirittura un anno e mezzo, poi la grande attesa per missioni spaziali ancora da definire ma che porteranno Samantha Cristoforetti, una minuta ragazza delle montagne trentine, verso spazi eccelsi a coronamento di un sogno, lei prima astronauta italiana e unica donna dei quattordici astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea. Un tempo dalla cima delle montagne di casa guardava in basso verso la valle, ora Samantha guarda in alto, piccola grande stella verso il firmamento celeste. Angelo Dalpez Alta Val Zebrù/Oberes Zebrù-Tal I ch sehe sie noch vor mir, die kleine Samantha, wie sie unter der liebevollen Aufsicht ihrer Großmutter im Garten des Hotels Liberty in Malè spielt. Ihre Mutter, Antonella Pedrotti, Tochter eines weitsichtigen Unternehmers aus Malè (er baute den ersten Sessellift im Soletal auf den Hängen des Monte Peller), und ihr Vater Sergio hatten beschlossen, nach einer kurzen Zeit in Mailand ins Valle di Sole zurückzukehren und das Hotel der Familie, das Grand Hotel Malè, zu übernehmen. In Mailand war die Tochter Samantha zur Welt gekommen. Ein paar Jahre später sah ich Samantha auf meiner Hochzeit wieder, zusammen mit Serena Valeruz, Tochter des Extremskifahrers Toni Valeruz. Beide Mädchen besuchten die Marcellinen-Schule in Bozen. Die Ferien verbrachte Samantha in ihrem Tal, inmitten der Natur und den Bergen: lange Spaziergänge, Wanderungen, Fahrten mit dem Fahrrad, Reiten und Skifahren im Winter. Dann machte Samantha von sich reden. Samantha Cristoforetti, geboren am 26. April 1977, ist heute Pilotin der italienischen Luftwaffe und Weltraumfahrerin. Sie ist die erste Italienerin, die von der Europäischen Weltraumbehörde ESA als Astronautin ausgewählt wurde, und die dritte Frau überhaupt, nach der Engländerin Helen Sharman (Weltraummission im Jahr 1991) und der Französin Claudie Andre-Deshays (2001). Bei dem Auswahlverfahren, aus dem sechs neue Astronauten hervorgingen, setzte sie sich gegen mehr als 8500 Bewerber durch. Nach ihrem Studium an der Technischen Universität in München besuchte Cristoforetti die Luftfahrtakademie in Pozzuoli, wo sie als erste Frau 2004 den "Ehrensäbel" erhielt. Sie ist Kampfjetpilotin des in Amendola stationierten Geschwaders 32° Stormo. "Ich bin glücklich. Mit der Ernennung in den Europäischen Astronautenkorps geht mein Lebenstraum in Erfüllung". Nach der Ernennung durch die ESA schwebt Samantha, Leutnant der italienischen Luftwaffe, im siebten Himmel. "Ich bin bereit, demütig all das zu lernen, was es zu lernen gibt. Ich hoffe, meine Erfahrung kann als Ermutigung für alle Frauen dienen". Hinter diesem Erfolg liegen lange Studienjahre und großes Engagement für ein ehrgeiziges Ziel: Studium und Master, umfangreiche Sprachkenntnisse. Sie spricht fließend deutsch, englisch und französisch und verfügt über gute Russischkenntnisse. Jetzt kann Samantha im weiten Raum fliegen, den sie in ihrer Phantasie schon als kleines Mädchen anstrebte. Sie ist seit jeher ein Fan von Star Trek und vielleicht entspringt ihre Leidenschaft für den Weltraum gerade dieser Fernsehserie. Nach Malè kommt sie sooft es möglich ist, um ihre Eltern zu sehen und, wenn sie Glück hat, ihren “kleinen Bruder” Jonathan, der in Amerika für Bill Gates arbeitet. In ihrer immer knapperen Freizeit liebt Samantha es zu lesen, sie tanzt gerne und geht ihren Hobbys nach: Bergsteigen und - ein echter Gegensatz zu den sonst angestrebten Höhen - Tiefseetauchen. Und welche Opfer musste sie bringen, um so weit aufzusteigen? "Keine wirklichen Opfer“, da ist sie sich ganz sicher. "Der eine oder andere kleine Verzicht ist es wert, um einen so großen Traum zu verwirklichen und Raumfahrerin zu werden". Was große Ziele angeht, wie lange Aufenthalte auf der internationalen Raumstation, Mond- und Marsmissionen, macht Samantha keinen Hehl daraus, dass sie "das Maximum" anstrebt. Gleichzeitig betont sie jedoch, dass man "realistisch sein muss. Diese Entscheidungen treffen andere". Anfang September nahm sie eine eineinhalb Jahre dauernde Ausbildung in Köln auf, danach beginnt die Wartezeit auf noch festzulegende Weltraummissionen, die Samantha Cristoforetti, ein zierliches Mädchen aus den Trentiner Bergen, ins Weltall führen, als Krönung ihrer Karriere als erste italienische Raumfahrerin und als einzige Frau unter den vierzehn Astronauten der Europäischen Weltraumbehörde. Früher blickte Samantha von den Bergen ihrer Heimat nach unten ins Tal, heute geht ihr sehnsuchtsvoller Blick nach oben, ans weite Firmament. Angelo Dalpez STELVIO PARK N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG N E W S 4 ALLA SCOPERTA DEL AUF ENTDECKUNGSREISE IM PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO. NATIONALPARK STILFSERJOCH. UN DVD MULTIMEDIALE PER CONOSCERE IL PARCO. EINE MULTIMEDIALE DVD. F rutto di un impegnativo e lungo lavoro corale, che ha coinvolto il personale del Parco ed alcuni esperti esterni, il dvd è dedicato alla vasta e storica area protetta, ed in particolare alla parte di territorio che ricade nella Provincia Autonoma di Trento. Rappresenta uno strumento prezioso per trasferire conoscenze e divulgare ad un vasto pubblico obiettivi, attività, proposte culturali che hanno la finalità di promuovere e valorizzare le risorse naturali, ambientali e storiche del territorio. La visione delle immagini, la lettura dei testi, l'ascolto dei suoni e la spettacolarità dei filmati accompagnano l'utente alla scoperta dei tesori che rendono uniche la Val Rabbi e la Val di Peio. Il dvd è articolato in quattro parti e la sezione che lo rende particolarmente suggestivo ed emozionante è senza dubbio quella dedicata ai percorsi virtuali a volo d'aquila che portano lo spettatore letteralmente dentro l'area protetta. Il primo blocco denominato “Parco” è l'area tematica che approfondisce l'organizzazione, le iniziative proposte ai visitatori, l'attività di ricerca, i programmi di conservazione e gestione delle risorse naturali e paesaggistiche. La seconda parte denominata “Dove” contiene descrizioni relative a escursioni e sentieri tematici, a diciannove itinerari completi di cartografie e informazioni, a immagini a 360° da punti panoramici, a cartografie tematiche. Il terzo blocco denominato “Cosa” è particolarmente ricco di immagini, approfondimenti, offre una guida alle risorse naturali del Parco, descrive gli habitat e la flora, contiene più di sessanta schede sulla fauna, numerose schede su funghi e licheni, oltre duecento immagini cui si aggiungono suoni e filmati. La sezione “Perchè” è, infine, dedicata alla geologia e ai ghiacciai, alle attività tradizionali dell'uomo, alla storia delle vallate alpine, corredata da schede utili alla comprensione dei processi naturali. Per mettere alla prova le conoscenze acquisite durante la navigazione sono stati inseriti nella parte denominata “Giochi” cruciverba, puzzle e quiz a difficoltà differenziata. Un modo divertente per concludere la lettura delle avvincenti pagine del dvd. Nel corso del 2010 il dvd “Alla scoperta del Parco Nazionale dello Stelvio” sarà disponibile anche nella versione inglese. Le scelte del Comitato di Gestione trentino nell'ambito delle attività di manutenzione e valorizzazione del territorio V iel Zeit und Energie haben Parkpersonal und externe Fachleute in die Realisierung dieser DVD gesteckt, die das große historische Schutzgebiet und insbesondere den Trentiner Parkteil präsentiert. Sie ist ein optimales Instrument zur Vermittlung von Kenntnissen und zur Information eines breiten Publikums über die Zielsetzungen, Tätigkeiten und das kulturelle Angebot der Parkgesellschaft zur Förderung und zum Schutz von Natur, Umwelt und Geschichte im Nationalparkgebiet. Bilder, Texte, Klänge und spektakuläre Filmaufnahmen begleiten den Betrachter auf seiner Entdeckungsreise zu den Schätzen, die die Täler Val di Rabbi und Val di Peio so einzigartig machen. Die DVD ist in vier Teile gegliedert. Besonders beeindruckend sind sicher die virtuellen Besichtigungen aus der Vogelperspektive, die den „Besucher“ buchstäblich mitten ins Schutzgebiet führen. Der erste Teil erläutert unter der Überschrift “Park” die Organisation, das Angebot für die Besucher, die Forschungstätigkeiten, die Programme für den Erhalt und das Management der natürlichen Ressourcen und Landschaften. Der zweite Teil trägt die Überschrift “Wo”. Er enthält Beschreibungen von Wanderungen und Lehrpfaden, neunzehn komplette Routen mit Karten und nützlichen Informationen, 360°Panoramabilder, thematische Karten. Der dritte Teil “Was” ist besonders reich an Bildern und thematischen Vertiefungen. Er bietet einen Führer zu den Naturressourcen des Parks, beschreibt die Habitats und die Flora, enthält mehr als sechzig lexikalische Einträge über die Fauna, zahlreiche Einträge über Pilze und Flechten sowie mehr als zweihundert Bilder, begleitet von Klängen und Filmaufnahmen. Im vierten Teil “Warum” geht es um Geologie und Gletscher, um die traditionellen Tätigkeiten des Menschen, um die Geschichte der Alpentäler, begleitet von lexikalischen Einträgen zum besseren Verständnis der natürlichen Prozesse. Um die beim Surfen erlangten Kenntnisse auf die Probe zu stellen, enthält die Sektion “Spiele” Kreuzworträtsel, Puzzle und Quiz unterschiedlicher Schwierigkeitsgrade - ein unterhaltsamer Abschluss. Im Laufe des Jahres 2010 wird es die DVD “Auf Entdeckungsreise im Nationalpark Stilfserjoch” auch in englischer Sprache geben. Die Beschlüsse des Trentiner Führungsausschusses zur Erhaltung und Förderung des Parkgebiets I l territorio particolarmente curato delle valli di Peio e di Rabbi è frutto dell'intensa attività di manutenzione attivata dal Comitato di Gestione per la Provincia Autonoma di Trento del Parco Nazionale dello Stelvio. Nel 2009 è stato necessario realizzare importanti interventi per ovviare ai gravi danni provocati dalle nevicate dello scorso inverno. Gli ingenti lavori estivi di ripristino della sentieristica e della viabilità forestale, interrotte da schianti, cedimenti e smottamenti e gravemente compromesse per quanto riguarda la sicurezza, sono stati eseguiti con un impegno straordinario dagli operai fissi e stagionali, ai quali è stato possibile affiancare maestranze messe a disposizione da due cooperative grazie a finanziamenti ottenuti dalla Provincia Autonoma di Trento. Sono stati eseguiti inoltre il rifacimento e la straordinaria manutenzione e revisione di tutte le staccionate in gran parte danneggiate e sistemate moltissime passerelle. Molti interventi hanno riguardato la segnaletica ed è stato necessario recuperare anche alcuni fabbricati seriamente rovinati. Sono stati poi realizzati un'area di sosta e pic-nic, recinti di esclusione a Rabbi ed ottimizzati alcuni impianti fotovoltaici esistenti. A fine stagione sono stati eseguiti il rifacimento della paratoia della segheria veneziana in località Rabbi Fonti e il recupero dell'area adiacente. La segheria e le falegnamerie hanno lavorato tutta la stagione per fornire segnaletica e manufatti necessari per tutti i lavori sopra descritti. A conclusione della stagione, nel mese di ottobre, ulteriori danni causati dal vento in Val di Rabbi hanno comportato un ulteriore impegno per il ripristino della viabilità, messa in sicurezza e recupero dell'area del Colèr e della zona circostante. Passerella lungo il sentiero Begoi - Ambrize/Steg entlang des Wanderweges Begoi - Ambrize. Fausto Ceschi/PNS-NPS D as besonders gepflegte Gebiet der Täler Val di Rabbi und Val di Peio ist das Ergebnis intensiver Instandhaltungsarbeiten, die vom Führungsausschuss für die autonome Provinz Trient des Nationalparks Stilfserjoch veranlasst wurden. 2009 waren umfangreiche Arbeiten notwendig geworden, um die schweren Schäden zu beseitigen, die durch die starken Schneefälle im letzten Winter verursacht worden waren. Während der Sommermonate wurden die durch umgestürzte Bäume, Abbrüche und Rutschungen unbegehbaren und unsicher gewordenen Wanderwege und Forststraßen mit Servizio “Snow Friend” nel settore trentino del Parco Agli agenti del Corpo Forestale Provinciale in servizio presso la stazione di Peio, inclusa nel Parco Nazionale dello Stelvio, e presso le stazioni di Dimaro e Malè sarà affidato, anche per la stagione invernale 2009-2010, il servizio di sorveglianza lungo le piste innevate del comprensorio sciistico della Val di Peio. L'attività è svolta nell'ambito del progetto “Snow Friends”, letteralmente amici della neve, lanciato in Trentino per garantire controlli, assistenza qualificata e, quindi, una maggiore sicurezza degli sciatori che frequentano il circuito bianco. Gli agenti forestali coinvolti nell'innovativa modalità di presidio, sorveglianza e supporto al soccorso piste mettono a disposizione dell'utenza anche la loro competenza naturalistico/ambientale. I molti appassionati dello sport invernale più praticato, grazie all'esperienza e alla capacità comunicativa degli agenti, possono cogliere con maggiore consapevolezza le particolarità del paesaggio e degli ambienti naturali che rendono unico il Parco Nazionale dello Stelvio. Gli “Snow Friends” attrezzati di binocolo invitano sportivi di tutte le età ad osservare la montagna e i einem außergewöhnlichen Einsatz von festem Parkpersonal und Saisonarbeitern wieder in Ordnung gebracht. Dank einer finanziellen Unterstützung durch die Autonome Provinz Trient konnte die Unterstützung von Arbeitskräften zweier Genossenschaften in Anspruch genommen werden. Darüber hinaus wurden alle zum Großteil beschädigten Einzäunungen überprüft und erneuert bzw. instand gesetzt und zahlreiche Stege repariert. Viele Reparaturen waren an der Beschilderung und an der Markierung notwendig. Einige Einsturz gefährdeten Gebäude mussten abgesichert werden. Außerdem wurde ein Rast- und Picknickplatz Sistemazione muro area faunistica Instandsetzung der Mauer des Wildgeheges. Fausto Ceschi/PNS-NPS eingerichtet, in Rabbi wurden Abzäunungen gebaut und einige bestehende Photovoltaikanlagen wurden optimiert. Ende des Sommers wurde das Wehr des venezianischen Sägewerks im Ortsteil Rabbi Fonti repariert und das umliegende Gelände in Ordnung gebracht. Das Sägewerk und die Tischlereien haben den ganzen Sommer über gearbeitet, um das notwendige Material für die oben beschriebenen Arbeiten bereitzustellen. Im Oktober mussten aufgrund neuer Windschäden im Val di Rabbi erneut Wege und Straßen geräumt, abgesichert und das Colèr-Gebiet in Ordnung gebracht werden. “Snow Friends” im Trentiner Parkteil Die Beamten des cieli per imparare a Landesforstkorps, die in conoscere la fauna che der zum Nationalpark popola l'area protetta. Base Stilfersjoch gehörenden logistica del servizio è una Forststation Peio und in casetta in legno den Forststationen Dimaro posizionata vicino al und Malè Dienst leisten, Rifugio Doss dei Cembri werden auch in der (m. 2315) in prossimità Wintersaison 2009-2010 dell'arrivo della seggiovia wieder mit der “Busa Stavelin - Doss dei Beaufsichtigung der Cembri”: un punto Skipisten des Skigebiets d'osservazione perfetto per Val di Peio beauftragt. avvistare camosci, cervi ed Diese Tätigkeit fällt unter alcuni rapaci. Il servizio si Postazione “Snow Friends” al Doss dei Cembri das Projekt “Snow svolge ogni giorno Stellung der “Snow Friends” auf dem Doss dei Cembri Friends”, wörtliche nell'arco temporale fra Übersetzung Schneefreunde, das im Trentino Natale e Pasqua. Al mattino viene effettuata la gestartet wurde, um Kontrollen, qualifizierten ricognizione delle piste mentre nel primo Beistand und damit eine größere Sicherheit der pomeriggio, salvo chiamate per interventi, gli agenti Skifahrer auf den Pisten zu gewährleisten. Die sono a disposizione dei turisti per l'attività di Forstbeamten, die in dieses innovative System der avvistamento fauna e per rispondere a domande e Betreuung und Überwachung der Pisten involviert curiosità inerenti al Parco. sind, stellen den Skifahrern auch ihre Fachkenntnis über Natur und Umwelt zur Verfügung. Dank der Paola Zalla Erfahrung und der Kommunikationsfähigkeit der Beamten können die vielen Liebhaber des Wintersports Nummer Eins die Besonderheiten der Landschaft und der Natur, die den Nationalpark Stilfserjoch so einzigartig machen, bewusster erleben. Die mit Fernglas ausgerüsteten “Snow Friends” laden Skifahrer aller Altersklassen ein, die Berge und den Himmel zu beobachten, um die Tierwelt im Schutzgebiet kennen zu lernen. Der Stützpunkt für diese Tätigkeit ist ein Holzhäuschen neben der Hütte Doss dei Cembri (2315 m), nahe der Bergstation des Sesselliftes “Busa Stavelin - Doss dei Cembri”: ein perfekter Aussichtspunkt zur Sichtung von Gemsen, Rotwild und Raubvögeln. Der Beobachtungsdienst wird von Weihnachten bis Ostern täglich angeboten. Am Vormittag erfolgt die Erkundung der Pisten und am frühen Nachmittag sind die Beamten, sofern keine Sondereinsätze anfallen, für die Urlaubsgäste dar, zur Wildbeobachtung, zur Beantwortung von Fragen und zur Lieferung von Informationen über den Nationalpark. Paola Zalla PAG 5 NUMERO 3 DICEMBRE 2009 STELVIO PARK IL RITIRO DEI GHIACCIAI, UN INDICATORE DI CAMBIAMENTO CLIMATICO A lle nostre latitudini il ritiro dei ghiacciai rappresenta uno dei più evidenti indicatori del riscaldamento globale e del cambiamento climatico in atto. La Val Venosta è una valle alpina interna caratterizzata da clima secco con precipitazioni di circa 530 mm nella zona di Lasa, tanto che da sempre le coltivazioni vi sarebbero impensabili in assenza di irrigazione. Soprattutto in queste valli alpine secche, i ghiacciai sono quindi una riserva idrica fondamentale per la sopravvivenza. L'Ufficio Idrografico della Provincia Autonoma di Bolzano segue l'evoluzione di alcuni ghiacciai, tra cui, ad esempio, il Ghiacciaio di Fontana Bianca in Alta Val d'Ultimo. Attualmente, gli esperti dell'Ufficio stanno elaborando e aggiornando il Catasto dei Ghiacciai della Provincia Autonoma di Bolzano. I primi rilevamenti sistematici per il catasto dei ghiacciai erano per lo più uni- o bidimensionali, e monitoravano quindi, ad esempio, la lunghezza della lingua e il relativo aumento o diminuzione per un arco di tempo di una certa durata oppure, una volta condotte le misurazioni dei ghiacciai, ne riportavano l'estensione. In questi ultimi anni, l'applicazione di metodologie geofisiche consente il rilevamento stratigrafico dello spessore del ghiaccio e quindi l'inserimento nelle valutazioni anche della terza dimensione, rendendo possibile calcolare il volume di ghiaccio esistente. Tali metodologie d'indagine derivano dalla ricerca sismologica e si avvalgono di radar e di impulsi elettrici, elettromagnetici e acustici, basandosi peraltro sempre sullo stesso principio, ovvero la propagazione a diversa velocità dell'impulso o dell'onda all'interno di materiali diversi come il ghiaccio e la roccia. Ghiacciaio in Alta Val Zay a Solda/Ferner im oberen Zaytal in Sulden. Lukas Hofer/PNS-NPS di 90 m, quello dello Sforzellina di 40 m. A ulteriore titolo di raffronto si ricorda che l'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) riporta un valore di precipitazioni annue sull'intera Regione Lombardia pari a 27 km³. Interpolando i dati relativi alla riserva di ghiaccio con quelli delle precipitazioni lombarde, risulta che la quantità di ghiaccio immagazzinata nei ghiacciai corrisponde solamente a un settimo del totale delle precipitazioni annue su tutto il territorio della regione. Il ghiaccio dell'Ortles, archivio del clima Nell'estate del 2009, per la prima volta un team interdisciplinare di ricercatori provenienti da Alto Adige, Trento, Innsbruck, Vienna, Padova, Venezia, Pavia e dall'americana Ohio State University ha esaminato la calotta di ghiaccio dell'Ortles. I glaciologi intendono studiare gli apparati glaciali continentali dei massimi rilievi in varie catene montuose della terra, considerato che il ghiaccio risalente a migliaia di anni fa conterrebbe importanti informazioni in merito alla storia del clima. Finora, in genere, sotto questo profilo si è preso infatti in esame solamente il ghiaccio dell'Artide e dell'Antartide. Il corpo di Ötzi, l'uomo del Similaun, si è preservato per 5.300 anni tra i monti della Val Senales, e se consideriamo quante informazioni ci hanno già GLETSCHERSCHWUND. SYMPTOM FUR KLIMAANDERUNG I n unseren Breiten ist der Gletscherschwund einer der auffälligsten Anzeiger für die Erderwärmung und Klimaänderung. Der Vinschgau als ein inneralpines Trockental mit einem natürlichen Jahresniederschlag von etwa 530 mm bei Laas kommt im Kulturpflanzenanbau seit Jahrtausenden ohne Zusatzbewässerung nicht aus. Den Gletschern kommt daher besonders auch in den trockenen Alpentälern als Wasserspeicher eine grundlegende und existenzsichernde Bedeutung zu. Das Hydrografische Amt in der Südtiroler Landesverwaltung überwacht die Entwicklung einiger ausgewählter Gletscher exemplarisch, so etwa des Weißbrunnferners im Hinteren Ultental. Derzeit überarbeiten die Experten in diesem Landesamt auch das Südtiroler Gletscherkataster und bringen es auf den aktuellen Stand. In den ersten systematischen Aufzeichnungen für die Gletscherkataster wurden die Gletscher meist nur ein- bzw. zweidimensional erfasst. So wurden etwa die Längen der Gletscherzungen und deren Ab- oder Zunahme über einen längeren Zeitraum erhoben. Oder es wurden die Flächenausdehnungen der Gletscher nach deren Vermessung aufgezeichnet. In den letzten Jahren ist durch die Anwendung von geophysikalischen Untersuchungsmethoden mit der Erhebung der Schichtmächtigkeit des Eises die dritte Dimension in der Erhebung der Gletscher I ghiacciai della Lombardia Vorrei qui considerare anche la realtà esterna alla Provincia di Bolzano, riassumendo brevemente l'evoluzione dei ghiacciai in Lombardia. Con l'opuscolo del 2008 dal titolo „I ghiacciai della Lombardia una risorsa da conoscere“, la Direzione Generale Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia ha aggiornato i dati circa gli apparati glaciali del proprio territorio, pubblicando il quarto Catasto dei Ghiacciai dopo quelli del 1961, del 1991 e del 1999. Il coordinamento scientifico della pubblicazione era ad opera dei due studiosi C. Smiraglia e G. Diolaiuti, docenti presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Milano. In Lombardia, nel 2003 sono stati censiti 348 tra ghiacciai e corpi glaciali, localizzati soprattutto all'interno del Gruppo dell'Ortles Cevedale, del Gruppo del Bernina e dell'Adamello. 170 di questi ghiacciai presentano un'estensione inferiore a 10 ha, 49 tra 10 e 50 ha e solamente due, in tutto il territorio della Lombardia, oltre i 10 km². Nel 2003 il Ghiacciaio dell'Adamello misurava 16,7 km² e il Ghiacciaio dei Forni 12,0 km². Una diminuzione sempre più rapida L'interpretazione combinata dei dati circa variazioni frontali ed estensione superficiale dei precedenti Catasti ghiacciai, delle misurazioni 3D dirette sul campo e delle fotografie satellitari consente di valutare con precisione bilanci di massa, riserve idriche immagazzinate ed evoluzione dei ghiacciai lombardi. I set di dati mostrano un netto acceleramento nel ritiro di questi ghiacciai. In una sola dozzina di anni, in Lombardia, la superficie complessiva degli apparati glaciali si è ridotta di 25 km² (pari al 21 %), passando dai 117,4 km² del 1991 ai 92,4 km² del 2003. In termini di volume, le documentazioni di cui sopra indicano poi come il ghiaccio di ghiacciaio complessivo della regione fosse nel 1991 pari a 5,15 km³. Considerando la densità del ghiaccio di ghiacciaio pari a 917 kg/m³, si ottiene una riserva d'acqua di 4,72 km³. Dodici anni dopo, nel 2003, la riserva di ghiaccio degli apparati glaciali lombardi era scesa a 4,26 km³, pari a 3,91 km³ di riserva d'acqua. La perdita è risultata particolarmente rapida nei quattro anni dal 1999 al 2003, quando ha raggiunto il ritmo di 0,10 km³ all'anno (1991 - 2003: 0,07 km³). Per meglio esemplificare tali cifre, basti dire che 0,10 km³ corrispondono alla capienza del lago artificiale di Resia, pari a 100 mio m³ d'acqua. In altri termini, la perdita annua di volume dei ghiacciai lombardi a seguito dello scioglimento accelerato dovuto al riscaldamento globale riempirebbe ogni anno un invaso della dimensione del lago di Resia. Ragionando a breve, i titolari delle concessioni per la produzione di energia elettrica potrebbero considerare la cosa anche estremamente interessante. In effetti, valutando il fenomeno in maniera più allargata e sul lungo periodo, per molte altre e sostanziali ragioni dovremmo invece occuparci con urgenza della sopravvivenza dei nostri ghiacciai. In termini di spessore degli strati di ghiaccio, dal 1999 al 2003 i ghiacciai della Lombardia si sono ridotti di 0,98 m (arrotondati a 1,0 m) all'anno. Altri dati: lo spessore del Ghiacciaio dei Forni è N E W S Mailand. In der Lombardei wurden im Jahre 2003 348 Gletscher und Eiskörper gezählt. Sie liegen vor allem in der Ortler-Cevedale-Gruppe, in der Bernina-Gruppe und in der Adamello-Gruppe. 170 dieser Gletscher haben eine Flächenausdehnung unter 10 ha, 49 Gletscher liegen in der Größenklasse zwischen 10 und 50 ha Ausdehnung und nur 2 Gletscher sind in der Lombardei größer als 10 km²: Der Adamello Gletscher maß 2003 16,7 km² und der Forni-Gletscher 12,0 km². Beschleunigter Rückgang Aus der kombinierten Interpretation der Längenund Flächenangaben in den vorausgehenden Gletscherkatasters, aus den direkt im Freiland durchgeführten dreidimensionalen Messungen und aus der Satellitenfotografie lassen sich recht sichere Aussagen treffen über Massenbilanzen, gespeicherte Wasserreserven und Entwicklungen der lombardischen Gletscher. Die Datenreihen zeigen einen in den letzten Jahren deutlich beschleunigten Rückgang dieser Gletscher. Die Gesamtfläche der Gletscher in der Lombardei ist in nur einem Dutzend Jahren von 117,4 km² im Jahre 1991 um 25 km² (gleich 21 %) auf 92,4 km² im Jahre 2003 zurückgegangen. Berücksichtigt man hingegen das Volumen, so lassen sich in der oben genannten Literatur folgende Angaben finden: das gesamte lombardische Gletschereis hatte im Jahre 1991 ein Volumen von 5,15 km³. Nimmt man die Dichte von Gletschereis mit 917 kg/m³ an, ergibt das einen Wasservorrat von 4,72 km³. 12 Jahre später, im Jahre 2003 ist der Eisvorrat der lombardischen Gletscher auf 4,26 km³ gesunken, was 3,91 km³ Wasservorrat entspricht. Der Wasserverlust hat sich in den vier Jahren von 1999 - 2003 besonders beschleunigt: Er betrug 0,10 km³ pro Jahr (1991 - 2003: 0,07 km³). Um diese Zahl vorstellbar zu machen, sei gesagt, dass 0,10 km³ dem Fassungsvermögen des Reschner Stausees von 100 Mio m³ Wasser entspricht. Anders ausgedrückt: Der jährliche Volumenverlust der lombardischen Gletscher durch das beschleunigte Abschmelzen infolge der Erderwärmung würde einen Stausee von der Größe des Reschner Sees pro Jahr füllen. Dies mag für die Konzessionsinhaber zur Stromerzeugung kurzfristig gedacht durchaus verlockend klingen. Umfassender und längerfristig gedacht, sollten wir dringend an der Langlebigkeit unserer Gletscher aus vielen anderen Gründen interessiert sein. In Schichtmächtigkeit ausgedrückt sind die Gletscher in der Lombardei von 1999 - 2003 um 0,98 m (gerundet 1,0 m) pro Jahr geschmolzen. Dazu seien noch folgende Angaben nachgereicht: Die Eismächtigkeit am Forni-Gletscher beträgt 90 m, jene am Sforzellina-Gletscher 40 m. Um noch eine Vergleichsgröße zu haben: Die jährliche Niederschlagsmenge über der gesamten Region Lombardei wird von ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) mit 27 km³ angegeben. Lombardische Niederschlagsmenge und Eisvorrat in das Verhältnis gesetzt, ergeben: Die in den Gletschern gespeicherte Eismenge entspricht nur etwa einem Siebtel der Jahresniederschlagssumme über der gesamten Region Das Ortler-Eis als Klimaarchiv Crepaccio sul ghiacciaio dei Forni in Valfurva/Gletscherspalte auf dem Forni-Gletscher in Valfurva. Walter Anselmi/PNS-NPS rivelato la sua mummia e gli oggetti che lo accompagnavano, possiamo a ragione ritenere che anche la calotta di ghiaccio ci fornirà interessanti indicazioni. Il primo carotaggio compiuto sull'Ortles ha indicato che a 9,5 metri di profondità il ghiaccio presentava una temperatura di 1,2 °C e che lo spessore era di 70 m. Nel 2010 il ghiaccio dell'Ortles verrà sottoposto a prelievi e studi sistematici, nell'intento di condurre possibilmente le ricerche fintanto che la calotta è ancora presente in tutto il suo spessore. Assumendo che l'attuale tendenza di una riduzione pari a 1 m di spessore all'anno dovesse permanere, e ritenendo ammissibile estendere i dati della Lombardia generalizzandoli, nel 21° secolo l'Ortles potrebbe essere completamente privo di ghiaccio. Sia a livello mondiale, come popolazione, che a livello locale come abitanti delle valli alpine dovremo pertanto riuscire ad attuare misure più incisive in materia di riscaldamento globale di quanto non sia finora accaduto, e non solamente per preservare le nostre riserve idriche rappresentate dai ghiacciai e destinate agli usi più diversi. Wolfgang Platter dazugekommen. Dadurch wurde die Berechnung der vorhandenen Eisvolumina möglich. Diese Untersuchungsmethoden kommen etwa aus der seismologischen Forschung und verwenden Radar, elektrische, elektromagnetische oder akustische Impulse. Das Prinzip ist immer dasselbe: die unterschiedlich rasche Ausbreitung des Impulses oder der Welle in den verschiedenen Materialien Eis und Felsgestein. Die Gletscher in der Lombardei Auch heute möchte ich einen Blick über die Südtiroler Landesgrenze hinaus werfen und die Entwicklung der Gletscher in der Lombardei in der im Rahmen dieses Beitrages gebotenen Kürze zusammenfassen. Die Region Lombardei mit ihrer Generaldirektion „Territorium und Urbanistik“ hat in der Broschüre „I ghiacciai della Lombardia una risorsa da conoscere“ im Jahre 2008 die Angaben zu den Gletschern ihres Landes ajourniert und das vierte Gletscherkataster nach jenen aus den Jahren 1961, 1991, 1999 veröffentlicht. Die wissenschaftliche Koordination für diese Publikation lag in den Händen der beiden Wissenschaftler C. Smiraglia und G. Diolaiuti, ihres Zeichens auch Hochschullehrer an der Abteilung Erdwissenschaften der Universität Im Sommer 2009 hat ein interdisziplinäres Forscherteam mit Wissenschaftlern aus Südtirol, Trient, Innsbruck, Wien, Padua, Venedig, Pavia und von der Ohio State University in den USA die Eiskalotte des Ortlers erstmals unter die Lupe genommen. Die Gletscherforscher wollen das Inlandeis der höchsten Erhebungen in verschiedenen Bergketten der Erde untersuchen, weil das Jahrtausende alte Eis wichtige Informationen zur Klimageschichte enthalten dürfte. Bisher ist altes Eis diesbezüglich meist nur in der Arktis und Antarktis untersucht worden. Ötzi, der Mann vom Hauslabjoch war 5.300 Jahre vor heute in den Schnalser Bergen eingefroren. Wenn wir bedenken, wie viele Informationen seine Mumie und die Beifunde schon freigegeben haben, dürfen wir auch auf die Informationen aus der Eishülle gespannt sein. Von der ersten Sondierbohrung am Ortler wissen wir, dass das Eis in 9,5 Metern Tiefe eine Temperatur von 1,2 °C hatte und dass die Eismächtigkeit am Ortler 70 m beträgt. Im Jahre 2010 soll das Ortler-Eis systematisch gebohrt und erforscht werden. Die Forschungen müssen durchgeführt werden, solange das Eis möglichst noch in seiner gesamten Schichtmächtigkeit erhalten ist. Wenn der derzeitige Trend des Abschmelzens von 1 m Schichtstärke pro Jahr anhält und die Verallgemeinerung aus den lombardischen Ergebnissen zulässig ist , wird der Ortler im 21. Jahrhundert eisfrei. Nicht nur um unsere Wasserreserven aus den Gletschern für unsere verschiedensten Nutzungen zu konservieren, werden wir uns weltweit als Menschheit und lokal als Bewohner der Alpentäler ernsthafter als bisher zu Maßnahmen gegen die Erderwärmung durchringen müssen. Wolfgang Platter STELVIO PARK N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG N E W S 6 CONVEGNO ANNUALE SUL GIPETO JAHRLICHE TAGUNG UBER DEN BARTGEIER D V al 23 al 25 ottobre a Bormio, centro amministrativo del Parco Nazionale dello Stelvio, si è tenuto il Meeting Annuale sul Gipeto, specie di avvoltoio estintasi sulle Alpi agli inizi del Novecento e ora oggetto di un progetto internazionale di reintroduzione. Il convegno, organizzato da Parco Nazionale dello Stelvio, Provincia di Sondrio, Comune di Bormio, Fondazione per la Conservazione degli Avvoltoi, IBM (International Bearded Vulture Monitoring) e Rete Alpina delle Aree Protette, ha rappresentato l'occasione per discutere dei nuovi obiettivi del progetto che, nel breve volgere di venti anni, sulle Alpi ha ristabilito una popolazione selvatica di circa centoquaranta individui, cinquantasette dei quali involatisi in natura dal 1997. L'aumento di ungulati selvatici, una migliore consapevolezza del suo ruolo ecologico e la scomparsa della credenza che il Gipeto fosse un feroce predatore di agnelli sono i principali fattori che fanno ritenere tale popolazione ormai in grado di autosostenersi. Il meeting ha preso avvio presso la sala convegni del centro visitatori “Baita dal Parco” con la riunione tecnica del Comitato Direttivo dell'IBM che ha, tra i propri scopi istitutivi, quello di promuovere e coordinare a livello alpino le azioni di monitoraggio e di censimento condotti su scala locale dai vari partner europei. Anche il Parco Nazionale dello Stelvio è, a buon diritto, uno dei partner più affidabili ed autorevoli di IBM data l'ampia attenzione rivolta al controllo delle quattro coppie riproduttive e alla realizzazione di due censimenti all'anno condotti mediante osservazioni contemporanee su larga scala nelle province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano con l'impiego di oltre duecentotrenta osservatori. Nel corso della riunione gli esperti italiani, austriaci, svizzeri e francesi si sono confrontati per armonizzare le modalità di raccolta dei dati che confluiscono in un comune database e per discutere le più importanti questioni tecniche e amministrative concernenti il progetto. Il necessario rafforzamento dell'attuale rete di osservatori quale indispensabile strumento per l'individuazione delle nuove coppie che si stanno insediando sulle Alpi e il proseguimento del monitoraggio scientifico finalizzato all'acquisizione di informazioni sulla biologia e distribuzione della specie sempre più approfondite (anche grazie agli studi genetici e di telemetria satellitare avviati da tempo) sono stati infatti i nuovi obiettivi ampiamente trattati dal Comitato Direttivo dell'IBM. Nella giornata di sabato il convegno, proseguito a Bormio presso la Sala Fontana, è stato aperto al pubblico; circa centoquaranta i convenuti per assistere ai lavori durante i quali ampio spazio è stato dedicato alla trattazione dei rischi potenziali e diretti che minacciano il buon andamento della popolazione di Gipeto, al momento ancora vulnerabile a livello europeo. In particolare, sono stati esposti i primi risultati di tre progetti che riguardano il saturnismo (intossicazione da piombo), fenomeno che si verifica quando un rapace ingerisce frammenti di proiettile di piombo nella carcassa o nei visceri di ungulati colpiti d'arma da fuoco. Quattro le sessioni di lavoro e oltre trenta le comunicazioni orali a cura dei maggiori esperti provenienti da Italia, Austria, Svizzera, Francia e Spagna tra i quali Michel Terrasse, presidente del VCF (Vulture Conservation Foundation), Richard Zink, responsabile IBM, Daniel Hegglin, direttore di Stiftung pro Bartgeier, Marie Zimmermann per A.S.T.E.R.S., Hans Frey dell'Università di Vienna e Carloz Ruiz di Fundaciòn Gypaetus. Al termine dei lavori sono stati proiettati tre filmati sul Gipeto nell'ecosistema alpino e, a cornice dell'evento, è stata inaugurata la mostra fotografica “Incontri con il Gipeto. Due ali tra cielo e terra” che raccoglie i migliori scatti finora eseguiti all'interno del Parco. Domenica 25 ottobre il convegno è terminato con l'escursione in una delle valli del Parco allo scopo di osservare i Gipeti in natura. I partecipanti hanno così potuto osservare la contemporanea presenza di ben quattro Gipeti. La coppia locale che si riproduce da anni, il giovane nato nel 2009 ancora in compagnia degli adulti e un immaturo marcato di nome Rurese rilasciato nel 2008 nel Parco Nazionale Alti Tauri (Austria), ma presente nell'area dello Stelvio dall'agosto scorso, hanno infatti volteggiato a lungo nel cielo della Val Zebrù quasi a salutare il folto gruppo di esperti e appassionati giunti fin qui per loro. Daniela Praolini om 23. bis 25. Oktober fand in Bormio, dem Verwaltungszentrum des Nationalparks Stilfserjoch, das jährliche Meeting über den Bartgeier statt, der in den Alpen Anfang des 20. Jahrhunderts ausgerottet wurde und nun im Rahmen eines internationalen Projekts wieder angesiedelt wird. Die vom Nationalpark Stilfserjoch, der Provinz Sondrio, der Gemeinde Bormio, der Vulture Conservation Foundation, von IBM (International Bearded Vulture Monitoring) und dem Netzwerk Alpiner Schutzgebiete organisierte Tagung war eine Gelegenheit, um über die neuen Zielsetzungen des Projekts zu diskutieren, das in fast zwanzig Jahren in den Alpen eine wild lebende Population von etwa 150 Tieren wiederhergestellt hat, von denen seit 1997 in freier Wildbahn bereits 57 Junggeier erfolgreich ausgeflogen sind. Die Zunahme wild lebender Huftiere, wachsendes Bewusstsein für seine ökologische Rolle und der Untergang des Volksglaubens, der Bartgeier sei ein unerbittlicher Lämmerjäger - das sind die wichtigsten Faktoren, die zu der Überzeugung geführt haben, diese Population sei nunmehr in der Lage, sich selbst zu erhalten. Das Meeting begann im Tagungsraum des Besucherzentrums “Baita dal Parco” mit der Vorstandssitzung von IBM, zu dessen Gründungszielen es gehört, im Alpenraum das Monitoring und die Populationszählungen zu koordinieren, die von den verschiedenen europäischen Partnern auf lokaler Ebene durchgeführt werden. Der Nationalpark Stilfserjoch zählt zurecht zu den zuverlässigsten und angesehensten Partnern von Informationen über die Biologie und die Verteilung der Art (zu denen auch die seit geraumer Zeit laufenden genetischen Untersuchungen sowie die Ortung mit Hilfe der Satellitentelemetrie beitragen). Am Samstag wurde die Tagung in Bormio im Fontana-Saal fortgesetzt und für die Öffentlichkeit zugänglich gemacht. Etwa 140 Zuhörer verfolgten die Referate, bei denen umfassend die potentiellen und direkten Risiken erläutert wurden, die eine gute Entwicklung der heute in Europa immer noch verletzlichen Bartgeierpopulation gefährden. Insbesondere wurden die ersten Ergebnisse von drei Projekten vorgestellt, bei denen es um Saturnismus (Bleivergiftung) geht, die auftritt, wenn ein Greifvogel aus dem Kadaver oder mit den Eingeweiden von Huftieren, die von Schusswaffen getroffen wurden, Fragmente von Bleigeschossen zu sich nimmt. Die Tagung war in vier Abschnitte unterteilt und umfasste über 30 Referate, vorgetragen von den größten Experten aus Italien, Österreich, der Schweiz, Frankreich und Spanien, darunter Michel Terrasse, Präsident der VCF (Vulture Conservation Foundation), Richard Zink, Verantwortlicher von IBM, Daniel Hegglin, Direktor der Stiftung pro Bartgeier, Marie Zimmermann für A.S.T.E.R.S., Hans Frey von der Universtität Wien und Carloz Ruiz von der Fundaciòn Gypaetus. Am Ende der Arbeiten wurden drei Filme über den Bartgeier im alpinen Ökosystem gezeigt. Als Begleitprogramm zur Tagung wurde die Fotoausstellung “Der Bartgeier. Zwei Flügel zwischen Himmel und Erde” eröffnet, die die IBM, da die vier fortpflanzungsfähigen Paare mit großer Aufmerksamkeit kontrolliert und die beiden Erfassungen im Jahr sehr sorgfältig durchgeführt werden, wobei unter Einsatz von über 230 Beobachtern in den Provinzen Sondrio, Brescia, Trient und Bozen gleichzeitig auf breiter Ebene Beobachtungen durchgeführt werden. Bei dem Meeting sprachen die Experten aus Italien, Österreich, der Schweiz und Frankreich die Modalitäten für eine homogene Erfassung der Daten ab, die in eine gemeinsame Datenbank einfließen. Darüber hinaus wurden die wichtigsten fachlichen und verwaltungstechnischen Fragen im Zusammenhang mit dem Projekt diskutiert. Die neuen Zielsetzungen, die im IBM-Vorstand eingehend debattiert wurden, sind die notwendige Stärkung des derzeitigen Beobachternetzes als unverzichtbares Instrument zur Erkennung neuer Paare, die sich im Alpenraum niederlassen, sowie die Fortsetzung des wissenschaftlichen Monitorings zur Erfassung immer genauerer besten bisher im Park realisierten Aufnahmen zeigt. Am Sonntag, den 25. Oktober endete die Tagung mit einer Exkursion in eines der Parktäler zur Beobachtung der Bartgeier in freier Wildbahn. Die Teilnehmer konnten gleichzeitig vier Exemplare beobachten: Das hier beheimatete Paar, das sich seit Jahren fortpflanzt, der im Jahr 2009 geschlüpfte Junggeier, der sich noch bei den Erwachsenen aufhält, sowie ein junges markiertes Männchen mit dem Namen Rurese, das 2008 im Nationalpark Hohe Tauern (Österreich) ausgewildert worden war, aber seit August im Gebiet um das Stilfserjoch gesehen wird. Sie kreisten lange am Himmel über dem Val Zebrù, als wollten sie die zahlreiche Gruppe von Experten und Naturliebhabern grüßen, die wegen ihnen bis hierher gekommen waren. Daniela Praolini Interventi sul territorio. Estate 2009. Settore lombardo Anche quest'anno si è concluso il 31 ottobre il periodo lavorativo per i trentacinque operai stagionali che dal 4 maggio scorso hanno prestato servizio nell'area lombarda del Parco. Numerosi, come ogni anno, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che, grazie alle otto squadre costituite dagli operai agricoli assunti con contratto a tempo determinato, si sono potuti effettuare sul territorio nelle province di Brescia e Sondrio. Importanza fondamentale per la fruizione turistica del Parco riveste il mantenimento dei sentieri; ben 180 km ne sono stati interessati da manutenzione durante la stagione estiva 2009 con varie tipologie di intervento quali la ricostruzione delle sede viaria, ove necessario, la sostituzione o cura della segnaletica e delle passerelle in legno. Sempre per opera del personale stagionale sono state effettuate la manutenzione, la pulizia e la riqualificazione delle trentanove aree da pic nic disseminate sul territorio. Interventi di ripristino delle recinzioni, rasatura periodica del manto erboso, riparazione di grill e punti fuoco, realizzazione di nuove piazzole per la posa di tavoli e panche ne hanno garantito la funzionalità. L'estate 2009 ha visto anche la sistemazione di 130 km di strade secondarie di accesso alle valli, con interventi di pulizia di cunette e scoline trasversali di raccolta acque, rifacimento di selciatura e ripristino delle scarpate. Molti anche i lavori di manutenzione territoriale diffusa che, progettati e coordinati dall'Ufficio Tecnico, sono stati portati a termine nella stessa stagione, tra i quali il mantenimento di mulattiere in Valfurva, Valle di Rezzalo e Valdidentro, i lavori di sistemazione idraulica del Torrente Val Grande e la posa dei cartelli informativi a conclusione del progetto di ripristino dei manufatti militari della Grande Guerra in Valle del Braulio. Oltre a questi meritano una particolare menzione il ripristino della pozza di abbeverata in località Sasso Prada a Valdidentro e la ristrutturazione della segheria veneziana in località Mulini di Canè in comune di Vione. Di notevole valenza naturalistica il primo - se n'è ampiamente parlato nel numero precedente - e di evidente valore storico culturale il secondo, entrambi i lavori sono stati svolti con particolare cura e competenza dal personale del Parco. La ristrutturazione della segheria veneziana, realizzata in collaborazione con l'amministrazione comunale di Vione, ha riportato agli antichi splendori la vecchia struttura posta all'imbocco della Val Canè creando un nuovo punto d'interesse per turisti ed escursionisti. Da non dimenticare, infine, che una squadra costituita da quattro operai stagionali, coadiuvata da un'addetta al coordinamento delle attività vivaistiche si è occupata, come ogni anno, della cura e della manutenzione del Giardino Botanico Alpino “Rezia” sotto la direzione del responsabile Valentino Martinelli. Basilare per la realizzazione degli interventi che ogni estate l'Ufficio del Comitato per la Regione Lombardia del Parco prevede sul territorio, è la collaborazione con la falegnameria e l'officina meccanica, due importanti strutture interne di proprietà dell'ente, che si occupano rispettivamente della predisposizione dei materiali necessari agli interventi, della realizzazione di tutti i manufatti in legno quali, ad esempio, tavoli panca, tettoie, fontane e recinzioni e della riparazione e manutenzione di tutti i mezzi meccanici, dalle vetture ai mezzi agricoli, dai trattori ai decespugliatori. Un'importante sinergia dunque che permette la realizzazione di opere necessarie al mantenimento e alla fruizione del territorio, è quella che si crea ogni anno tra uffici di progettazione, strutture di supporto e operai stagionali, con particolare evidenza al valore aggiunto della loro competenza ed esperienza acquisita negli anni di collaborazione col Parco. Daniela Praolini e Enrico Bruseghini Esterno della segheria veneziana prima dell'intervento Außenansicht des venezianischen Sägewerks vor Beginn der Arbeiten Enrico Bruseghini/PNS-NPS PAG 7 NUMERO 3 DICEMBRE 2009 STELVIO PARK N E W S IL GIPETO NEL PARCO DELLO STELVIO: SEMPRE PIU’ IN ALTO DER BARTGEIER IM NATIONALPARK STILFSERJOCH: IMMER HOHER HINAUS Giovane in volo Junger Bartgeier im Flug. Renato Moggi A nche quest'anno le coppie di Gipeto che hanno scelto di vivere nel Parco ci hanno regalato due nuovi nati. I giovani di Gipeto che dalla scorsa estate volano nel cielo delle nostre valli sono Zebrusius, così chiamato in onore del leggendario personaggio legato alla Val Zebrù, e Darwin per celebrare i 200 anni dalla nascita del celeberrimo naturalista inglese, padre della teoria sull'evoluzione. Dalla stagione appena conclusa il numero di giovani Gipeti nati in natura nel Parco Nazionale dello Stelvio sale a 27 che rappresentano il 47% dei giovani nati su tutte le Alpi. Un dato entusiasmante, dunque, ma che da solo non dà ancora l'idea della straordinaria importanza di questa piccola popolazione. Ebbene, le quattro coppie che gravitano sui nostri cieli, sono attualmente le uniche che nidificano in Italia. Data questa esclusiva, di cui il nostro Parco dispone, non possiamo non trattare questo speciale vicino di casa, presentandolo con tutti gli onori! Il Gipeto (Gypaetus barbatus) è un avvoltoio di grandi dimensioni (l'apertura alare può raggiungere i 280 cm) che vive in ambiente montano e si nutre quasi esclusivamente di ossa. Il suo nome specifico, barbatus, deriva dalle forti vibrisse nere che scendono lungo il becco a formare una sorta di barba, presente in entrambi i sessi. Alzando gli occhi al cielo, soprattutto nelle valli del settore lombardo del Parco, non è raro scorgere l'ampia sagoma del rapace, riconoscibile dall'Aquila reale, la specie con cui è più comune la confusione, da alcune semplici caratteristiche. Se si osserva la coda, si può facilmente notare che nel Gipeto ha una forma a cuneo, quasi appuntita, mentre nell'Aquila reale è leggermente arcuata a forma di grosso ventaglio. Inoltre negli adulti la colorazione è molto differente: il Gipeto ha la testa e il ventre bianco tendente al rosso ruggine e le ali nere color ardesia mentre l'Aquila reale è completamente marrone. Una maggiore confusione è possibile tra i giovani di Gipeto e le Aquile adulte, poiché i primi presentano colorazioni più scure su tutto il corpo e la testa nera. Il Gipeto si estinse sulle Alpi a inizio Novecento, a causa della persecuzione dell'uomo che lo riteneva ingiustamente un feroce predatore delle greggi. La credenza era talmente radicata negli abitanti di montagna dell'epoca tanto che venne battezzato “avvoltoio degli agnelli”, probabilmente per via dell'abitudine del rapace di sorvolare a bassa quota le greggi, in cerca di capi morti o di placente. Anche l'aspetto curioso del Gipeto, in particolare l'occhio dorato bordato di rosso, può aver contribuito ad alimentare le credenze che lo volevano un animale demoniaco. L'avvoltoio in realtà non è in grado di cacciare, come si può notare confrontando la sua struttura fisica con quella di altri rapaci predatori come, ad esempio, l'Aquila reale. Gli artigli del Gipeto sono di dimensioni ridotte, tali da non permettere l'uccisione di un animale, le zampe sono corte e non sufficientemente potenti per sferrare un colpo mortale. Anche il suo becco voluminoso e robusto non ha le caratteristiche taglienti come quello a disposizione di un'Aquila reale. La dieta del Gipeto è, infatti, composta principalmente da ossa che, fino alla lunghezza massima di 25 cm, ingerisce intere digerendole grazie a succhi gastrici eccezionalmente aggressivi. Il Gipeto dunque, nutrendosi di ciò che gli altri animali non possono digerire, ricopre un ruolo fondamentale all'interno dell'ecosistema alpino nutrendosi, come uno spazzino, degli scarti inutilizzati dai predatori quali l'Aquila reale, la Volpe e altri carnivori. Il problema dell'estinzione del Gipeto sulle Alpi venne finalmente affrontato negli anni Settanta, grazie all'audacia e competenza di un gruppo di ricercatori austriaci e svizzeri, che intrapresero un ambizioso progetto di reintroduzione internazionale. A questo progetto aderirono tutti gli stati alpini e furono coinvolti una cinquantina di centri di allevamento e zoo di tutto il mondo (Europa, USA, Kazakistan, Giappone) che misero a disposizione alcuni Gipeti adulti in cattività per poterli fare accoppiare e far nascere nuovi individui. A oltre 23 anni dal primo rilascio, ancora oggi i giovani nati in cattività vengono liberati nei tradizionali siti di rilascio quali il Parco Nazionale degli Alti Tauri (Austria), il Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco Nazionale Svizzero, il Parco Naturale Alpi Marittime (Cuneo), e nei Parchi francesi quali il Mercantour e sul massiccio del Bargy in Alta Savoia. Dal settimo anno di età raggiungono la maturità sessuale e possono quindi trovare un partner e iniziare a riprodursi. Dal 1997 al 2009, sull'intero arco alpino, sono nati in natura 58 giovani Gipeti, figli o nipoti degli individui rilasciati ormai diventati adulti e in grado di riprodursi. La prima nascita in natura in Italia è avvenuta nel 1998 a due passi da Bormio, sotto i riflettori di tutta la comunità scientifica e zoologica internazionale. Negli anni successivi una nuova coppia si è insediata sulle pareti rocciose di Livigno, mentre nel 2002 si è involato il primo giovane di Valfurva appartenente a una terza coppia. Nel maggio 2006 una quarta coppia ha iniziato a costruire il nido in Italia per poi nidificare in territorio elvetico l'anno successivo a poche centinaia di metri dal nostro Parco. L'andamento complessivo della popolazione è senza dubbio positivo perché circa il 75% delle nidificazioni che avvengono si concludono con l'involo di un giovane. Ma perché questo successo proprio nel Parco Nazionale dello Stelvio? La grande abbondanza di pareti rocciose e l'elevata disponibilità di carcasse di ungulati selvatici e domestici sono molto probabilmente due dei fattori chiave. Da alcuni anni ormai la specie si osserva con relativa facilità anche in Alta Val Camonica, nella restante porzione della provincia di Sondrio e nei settori trentino e altoatesino del Parco. I presupposti perché in un futuro, neanche troppo lontano, si possano insediare nuove coppie ci sono tutti. La situazione attuale è, dunque, in piena evoluzione e pertanto è importante disporre del maggior numero di segnalazioni possibili. Se avvistate un Gipeto segnalatelo agli esperti del Parco telefonando allo 0342900811 o inviando una e-mail a [email protected] specificando località, data e caratteristiche osservate con eventuale foto del soggetto. Ogni nuovo avvistamento può essere prezioso! Enrico Bassi e Francesca Diana A uch in diesem Jahr haben uns die Bartgeierpaare, die sich im Nationalpark niedergelassen haben, zwei Jungvögel geschenkt. Die jungen Bartgeier, die seit dem letzten Sommer am Himmel über unseren Tälern kreisen, sind Zebrusius, so genannt nach der legendären Gestalt aus dem Val Zebrù, und Darwin, zum 200. Geburtstag des berühmten englischen Naturwissenschaftlers und Vater der Evolutionstheorie. Damit stieg die Anzahl der im Nationalpark Stilfserjoch in freier Wildbahn ausgeflogenen Bartgeierjungen auf 27 das entspricht 47% aller in den Alpen ausgeflogenen Bartgeier. Eine beeindruckende Zahl, die allein jedoch noch nicht die außergewöhnliche Bedeutung dieser kleinen Population verdeutlicht. Die vier in unseren Tälern lebenden Paare sind derzeit die einzigen, die in Italien nisten. Da unser Park damit ein echtes Alleinstellungsmerkmal hat, wollen wir Ihnen diesen ganz besonderen Nachbarn etwas genauer vorstellen! Der Bartgeier (Gypaetus barbatus) ist ein großer Greifvogel (mit einer Flügelspannweite bis zu 280 cm), der in den Bergen lebt und sich fast ausschließlich von Knochen ernährt. Sein Name ist auf die borstigen Federn zurückzuführen, die über seinen Schnabel hängen. Männchen wie auch Adulto in volo Erwachsener Bartgeier im Flug. Dimitri Pozzi Weibchen tragen diese Art Bart. Wenn man gen Himmel blickt, ist es vor allem in den lombardischen Parktälern keine Seltenheit, die große Silhouette dieses Greifvogels zu sehen. Einige einfache Merkmale unterscheiden ihn vom Steinadler, mit dem er oft verwechselt wird. So fällt im Flug der lange, keilförmige, beinahe spitze Stoß des Bartgeiers auf, während der leicht gebogene Stoß des Steinadlers an einen großen Fächer erinnert. Bei den erwachsenen Tieren unterscheidet sich außerdem die Färbung ganz deutlich: Beim Bartgeier sind Kopf und Brust hellrötlich gefärbt und die Flügel sind dunkel, während der Steinadler ein durchgehend braunes Federkleid trägt. Eine Verwechselung ist eher zwischen einem jungen Bartgeier und einem erwachsenen Steinadler möglich, da die jungen Bartgeier dunklere Farben am ganzen Körper und einen schwarzen Kopf haben. Der Bartgeier wurde in den Alpen Anfang des 20. Jahrhunderts durch den Menschen ausgerottet, in der fälschlichen Annahme, er würde Lämmer reißen. Dieser Volksglaube war bei den Bergbewohnern so tief verwurzelt, dass er auch als “Lämmergeier” bezeichnet wurde, wahrscheinlich weil dieser Greifvogel oft in niedriger Höhe über Schafherden gesehen wurde, wobei er jedoch auf der Suche nach toten Tieren oder Nachgeburten der Schafe war. Auch das eigentümliche Aussehen des Bartgeiers, insbesondere die goldfarbenen, rot umrandeten Augen, hat wahrscheinlich dazu beigetragen, dass man ihn für ein dämonisches Tier hielt. In Wirklichkeit ist der Geier gar nicht in der Lage zu jagen, wie bei einem Vergleich seiner körperlichen Beschaffenheit mit anderen Greifvögeln, wie z.B. dem Steinadler deutlich wird. Die Krallen des Bartgeiers sind kleiner, er kann mit ihnen kein Tier töten, die Fänge sind kurz und zum Schlagen von Beute nicht ausgebildet. Auch sein großer und starker Schnabel ist lange nicht so schneidend wie der des Steinadlers. So ernährt sich der Bartgeier überwiegend von Knochen, die er bis zu 25 cm Länge im Ganzen hinunterwürgt. Die Knochen werden von außergewöhnlich aggressiven Magensäften restlos abgebaut. Der Steinadler ernährt sich also von dem, was andere Tiere nicht verdauen können. Er hat damit eine wesentliche Rolle im alpinen Ökosystem, denn er ernährt sich von den ungenutzten “Abfällen”, die andere Raubtiere wie Steinadler, Fuchs und sonstige Fleischfresser übrig lassen. Das Problem der Ausrottung des Bartgeiers im Alpenraum wurde in den 70er Jahren endlich in Angriff genommen, dank der Entschlossenheit und Kompetenz einer Gruppe österreichischer und Schweizer Forscher, die ein ehrgeiziges internationales Projekt zur Wiederansiedelung aufnahmen. Diesem Projekt schlossen sich alle Alpenstaaten an. Es involvierte etwa 50 Zuchtgehege und Zoos auf der ganzen Welt (Europa, USA, Kasachstan, Japan), die einige erwachsene Bartgeier zur Paarung und Aufzucht neuer Tiere zur Verfügung stellten. Mehr als 23 Jahre nach der ersten Auswilderung werden noch heute die jungen, im Gehege geschlüpften Junggeier an den traditionellen Auswilderungsstellen freigelassen, wie im Nationalpark Hohe Tauern (Österreich), im Nationalpark Stilfserjoch, im Schweizerischen Nationalpark im Engadin, im Naturpark Seealpen (Cuneo), in den französischen Parks wie im Nationalpark Mercantour und im Bargy-Massiv in Hochsavoyen. Ab dem siebten Lebensjahr erreichen Bartgeier die Geschlechtsreife und können sich einen Partner für die Fortpflanzung suchen. Von 1997 bis 2009 sind im gesamten Alpenraum in freier Wildbahn 58 junge Bartgeier ausgeflogen, Kinder oder Kindeskinder der ausgewilderten Tiere, die erwachsen geworden sind und sich fortpflanzen. Der erste Junggeier kam in Italien 1998 zur Welt, unweit von Bormio, im Scheinwerferlicht der internationalen Wissenschaft und Zoologie. In den Folgejahren siedelte sich ein weiteres Paar in den Felswänden von Livigno an, während 2002 der erste Junggeier in Valfurva ausflog, der zu einem dritten Paar gehörte. Im Mai 2006 begann ein viertes Paar seinen Horst in Italien anzulegen, nistete dann aber im Jahr danach auf Schweizer Gebiet, nur ein paar Hundert Meter von unserem Nationalpark entfernt. Die Gesamtentwicklung der Population ist zweifelsohne positiv, denn etwa 75% der erfolgten Einnistungen enden mit dem Ausfliegen eines Jungen. Worauf ist dieser Erfolg gerade im Nationalpark Stilfserjoch zurückzuführen? Die große Vielfalt steiler Felswände und das große Angebot an Huftierkadavern, sowohl von Wildtieren, als auch von Haustieren, sind sicherlich zwei Schlüsselfaktoren. Seit einigen Jahren kann man Bartgeier relativ leicht auch im Oberen Val Camonica sichten, im restlichen Teil der Provinz Sondrio und in den Trentiner und Südtiroler Parkteilen. Die Voraussetzungen für die Ansiedelung weiterer Paare in der nächsten Zukunft sind alle gegeben. Die Situation evolviert kontinuierlich und deshalb ist es sehr wichtig, dass Sichtungen sooft wie möglich gemeldet werden. Wenn Sie einen Bartgeier sehen, melden Sie es bitte dem Parkpersonal telefonisch unter der Nummer 0342900811 oder per eMail an [email protected] unter Angabe von Ort, Datum und beobachteten Merkmalen. Hängen Sie an Ihre e-Mail ein eventuelles Foto des gesichteten Tieres an. Jede neue Sichtung kann von Bedeutung sein! Enrico Bassi und Francesca Diana Arbeiten im Park. Sommer 2009. Parkteil der Lombardei. Esterno della segheria veneziana dopo l'intervento Außenansicht des venezianischen Sägewerks nach Abschluss der Arbeiten Enrico Bruseghini/PNS-NPS Auch in diesem Jahr endete die Beschäftigung der 35 Saisonarbeiter, die seit 4. Mai im lombardischen Parkteil tätig waren, am 31. Oktober. Die mit befristetem Arbeitsvertrag eingestellten Landarbeiter bildeten acht Trupps, mit deren Hilfe wie jedes Jahr in den Provinzen Brescia und Sondrio zahlreiche ordentliche und außerordentliche Instandhaltungsarbeiten durchgeführt werden konnten. Grundlegende Bedeutung für die touristische Nutzung des Parks hat die Erhaltung der Wege; 180 km wurden während des Sommers 2009 durch verschiedene Maßnahmen instand gesetzt, wie Befestigung des Weges selbst, Erneuerung oder Reparatur der Beschilderung und der Holzstege. Die Saisonarbeiter sorgten darüber hinaus für die Instandsetzung, die Reinigung und die Neugestaltung der 39 Picknickplätze im Parkgebiet. Erneuerung der Einzäunungen, regelmäßiges Mähen der Wiese, Reparaturen an Grillen und Feuerstellen, Schaffung neuer Stellplätze für Tische und Bänke stellten anschließend deren Funktionstüchtigkeit sicher. Im Sommer 2009 wurden darüber hinaus 130 km in die Täler führende Nebenstraßen wieder auf Vordermann gebracht, mit der Reinigung von Straßengräben und Querrinnen für den Wasserabfluss, Ausbesserung der Pflasterung und Sanierung der Böschungen. Die technische Abteilung hat viele weitere Instandhaltungsarbeiten im Gebiet geplant und koordiniert, die in der Sommersaison durchgeführt wurden, wie die Instandhaltung von Saumpfaden in Valfurva, Valle di Rezzalo und Valdidentro, Verbauungsmaßnahmen am Wildbach Torrente Val Grande und die Aufstellung von Informationstafeln zum Abschluss des Projekts zur Instandsetzung der Militäranlagen aus dem Ersten Weltkrieg im Valle del Braulio. Besonders zu erwähnen sind außerdem die Wiederherstellung des Weihers im Ortsteil Sasso Prada in Valdidentro und die Restaurierung des venezianischen Sägewerks im Ortsteil Mulini di Canè in der Gemeinde Vione. Der Weiher ist von großer naturwissenschaftlicher Bedeutung (in der letzten Ausgabe wurde ausführlich darüber berichtet), das Sägewerk ist von historischer und kultureller Bedeutung beide Arbeiten wurden mit besonderer Sorgfalt und großer Kompetenz vom Parkpersonal durchgeführt. Die Restaurierung des venezianischen Sägewerks, die in Zusammenarbeit mit der Gemeindeverwaltung von Vione erfolgte, ließ die alte Struktur am Eingang zum Val Canè wiederaufleben und schuf dadurch einen neuen Anziehungspunkt für Urlauber und Ausflügler. Nicht zu vergessen ist außerdem die jährliche Pflege und Instandhaltung des Alpinen Botanischen Gartens “Rezia”, die von einem aus vier Saisonarbeitern bestehenden Trupp, mit Unterstützung einer Baumschulkraft, unter der Leitung des Verantwortlichen, Valentino Martinelli, durchgeführt wurde. Eine grundlegende Voraussetzung für die Durchführung der Arbeiten, die jeweils im Sommer vom Außenamt für die Region Lombardei im Park geplant werden, ist eine gut funktionierende Zusammenarbeit mit der Tischlerei und der Werkstatt, zwei wichtige Strukturen der Parkgesellschaft, die für die Vorbereitung des notwendigen Materials, für die Herstellung der Holzteile, wie z.B. Tische, Bänke, Überdachungen, Brunnen und Einzäunungen, bzw. für die Wartung und Reparatur sämtlicher Maschinen und Geräte, vom Pkw bis zu landwirtschaftlichen Geräten, von Traktoren bis zu Rodemaschinen zuständig sind. Jedes Jahr entstehen somit zwischen den Abteilungen, die für die technische Planung zuständig sind, den zuarbeitenden Strukturen und den Saisonarbeitern wichtige Synergien, welche die zur Instandhaltung und Parknutzung notwendigen Arbeiten erst ermöglichen. Die Kompetenz und die langjährige Erfahrung in der Zusammenarbeit mit dem Nationalpark stellen dabei einen echten Mehrwert dar. Daniela Praolini und Enrico Bruseghini STELVIO PARK N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG N E W S XXIII Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi Dal 1987 si tiene nella città alpina di Sondrio la terza rassegna più importante d'Europa in termini di cinematografia naturalistica sulle aree protette. E' Sondrio Festival, Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi, organizzata dal 1998 da Assomidop - ente formato da Comune di Sondrio, Club Alpino Italiano, Consorzio BIM dell'Adda, Parco Nazionale dello Stelvio e Parco delle Orobie Valtellinesi - che quest'anno ha richiamato nella tensostruttura allestita nella centralissima Piazza Garibaldi migliaia di persone in cinque giorni di proiezioni e manifestazioni. Per una settimana, in ottobre, Sondrio è diventata una piccola capitale della natura, con una serie di iniziative oltre al concorso cinematografico che hanno focalizzato l'attenzione sulla necessità ormai diventata vitale di una sempre maggiore tutela dell'ambiente. L'ospite più prestigioso è stata indubbiamente la poetessa brasiliana Marcia Theophilo che ha lanciato il suo messaggio appassionato di difesa della foresta amazzonica al pubblico del Festival. Altri ospiti d'eccezione Mario Brenta, regista e collaboratore di Ermanno Olmi nonché presidente della giuria e l'alpinista Marco Confortola. I documentari iscritti al concorso sono stati settanta, provenienti da venti nazioni. Su undici opere finaliste rappresentative di ambienti di quattro continenti, il concorso è stato vinto dal documentario “Sulle tracce della volpe” di Jerome Bouvier che ha narrato l'amicizia tra l'uomo e il diffidente animale nata sul set del film “La volpe e la bambina” nel Parco Nazionale dell'Abruzzo. Il premio che ogni anno il Parco Nazionale dello Stelvio mette in palio è stato assegnato a “Russia selvaggia: Kamchatka”, diretto dal tedesco Christian Baumeister, quello della regione Lombardia a “La foresta, regno delle ombre” di Jan Haft, girato nel Parco Nazionale della Foresta Bavarese, che ha convinto anche la giuria del pubblico. La premiazione è avvenuta nel corso del gran gala finale al quale ha preso parte, tra le altre autorità, anche il presidente del Parco dello Stelvio, Ferruccio Tomasi, che nel suo intervento di saluto ha confermato il ruolo importante di divulgazione, conoscenza ed educazione alla tutela dell'ambiente 8 XXIII. Internationales Dokumentarfilmfestival über Schutzgebiete Consegna del premio “Città di Sondrio” Verleihung des Preises “Città di Sondrio“ I soci di Assomidop/Die Mitglieder von Assomidop e della natura che svolge il Sondrio Festival, di cui lo Stelvio è partner storico. Il sindaco di Sondrio, Alcide Molteni, nel consegnare il primo premio “Città di Sondrio” a Mario Brenta, che lo ha ritirato a nome del vincitore, ha affermato che “la maturità organizzativa ormai raggiunta da Sondrio Festival può costituire un importante biglietto da visita in funzione dell'Expo 2015”. Marina Cotelli, assessore alla cultura e presidente di Assomidop, ha ribadito la sua soddisfazione per la crescita evidente della manifestazione, sia in termini qualitativi che quantitativi. “Speriamo - ha aggiunto - che questo evento possa diventare un laboratorio di educazione all'ambiente per una comunità sempre più vasta, anche oltre i confini della provincia di Sondrio”. I numeri del Festival, del resto, parlano chiaro: novemila presenze nell'intera settimana, di cui quasi tremila di bambini e ragazzi. Le proiezioni dei documentari hanno richiamato circa cinquecento persone ogni sera. Notevole l'attenzione riservata dai media con dodici testate giornalistiche accreditate al Festival. Ed ora, appuntamento al 2010 con un'edizione ancora più ricca ed articolata, nell'Anno Internazionale della Biodiversità. Al Centro Documentazione Aree Protette del Comune di Sondrio scuole, enti ed associazioni possono chiedere in visione tutti i documentari pervenuti nel 2009 e nelle edizioni precedenti. Per informazioni: Tel 0342526260 e www.sondriofestival.it. Seit 1987 findet in der Alpenstadt Sondrio das drittwichtigste Dokumentarfilmfestival Europas über Schutzgebiete statt: Sondrio Festival, Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi, organisiert seit 1998 von Assomidop - einer Körperschaft, deren Mitglieder die Gemeinde Sondrio, der italienische Alpenverein CAI, das Consorzio BIM dell'Adda, der Nationalpark Stilfserjoch und der Parco delle Orobie Valtellinesi sind. In diesem Jahr zog dieses Event an den fünf Veranstaltungstagen Tausende von Besuchern in die Seilnetzstruktur, die auf der mitten in der Stadt liegenden Piazza Garibaldi errichtet worden war. Eine Woche lang, im Oktober, wurde Sondrio zur Hauptstadt der Natur, mit einer Reihe von Initiativen neben dem Filmwettbewerb in deren Mittelpunkt die lebenswichtige Notwendigkeit eines immer besseren Umweltschutzes stand. Der berühmteste Gast war zweifelsohne die brasilianische Dichterin Marcia Theophilo, die einen leidenschaftlichen Appell für den Schutz des amazonischen Regenwaldes an das Publikum richtete. Weitere bekannte Gäste waren Mario Brenta, Regisseur und Mitarbeiter von Ermanno Olmi sowie Präsident der Jury, und der Alpinist Marco Confortola. An dem Wettbewerb nahmen 70 Dokumentarfilme aus 20 Nationen teil. 11 Werke aus vier Kontinenten kamen ins Finale. Gewonnen hat den Wettbewerb der Dokumentarfilm “Auf den Spuren des Fuchses” von Jérôme Bouvier. Er erzählt von der Freundschaft zwischen dem Menschen und dem misstrauischen Tier, die auf dem Set des Films “Der Fuchs und das Mädchen” entstand, der im Nationalpark Abruzzen gedreht wurde. Den jedes Jahr vom Nationalpark Stilfserjoch ausgeschriebenen Preis gewann “Wildes Russland - Kamtschatka” des deutschen Regisseurs Christian Baumeister, den Preis der Region Lombardei erhielt “Mythos Wald - Tierparadies und Schattenreich” des Filmemachers Jan Haft, gedreht im Nationalpark Bayerischer Wald, ein Dokumentarfilm, der auch die Publikumsjury überzeugte. Die Preisverleihung erfolgte bei der Galaveranstaltung zum Abschluss des Festivals, an der auch der Präsident des Nationalparks Stilfserjoch, Ferruccio Tomasi, teilnahm. In seiner Ansprache bekräftigte er die wichtige Rolle, die Sondrio Festival für die Verbreitung von Kenntnissen und für die Erziehung zum Natur- und Umweltschutz hat. Der Bürgermeister von Sondrio, Alcide Molteni, betonte bei der Übergabe des ersten Preises “Città di Sondrio” an Mario Brenta, der ihn im Namen des Gewinners entgegennahm, dass “die ausgereifte Organisation von Sondrio Festival ein wichtiges Aushängeschild für die Expo 2015 sein kann”. Marina Cotelli, Stadträtin für Kultur und Vorsitzende von Assomidop, brachte ihre Zufriedenheit mit der qualitativ und quantitativ positiven Entwicklung der Veranstaltung zum Ausdruck und äußerte folgenden Wunsch: “Wir hoffen, dass dieses Event zu einer Werkstatt der Umwelterziehung für eine immer größere Gemeinschaft werden kann, über die Grenzen der Provinz Sondrio hinaus”. Die Zahlen des Festivals sprechen eine deutliche Sprache: 9.000 Besucher in der ganzen Woche, davon fast 3.000 Kinder und Jugendliche. Die Dokumentarfilme sahen jeden Abend etwa 500 Personen. Beträchtliche Aufmerksamkeit erhielt das Festival auch von der Presse, mit zwölf akkreditierten Zeitungen. Nun heißt es: Auf Wiedersehen 2010 mit einem noch interessanteren und reichhaltigeren Programm im Internationalen Jahr der Biodiversität. Beim Dokumentationszentrum über Schutzgebiete der Gemeinde Sondrio können Schulen, Körperschaften und Verbände alle 2009 und in den Vorjahren teilnehmenden Filme ausleihen. Informationen hierzu erhalten Sie telefonisch unter der Nummer 0342526260 und auf der Homepage www.sondriofestival.it. Aquaprad. Tra pesci - un viaggio in mondi sconosciuti Aquaprad. Unter Fischen - eine Reise in fremde Welten di Massimo Morpurgo Ed. Parco Nazionale dello Stelvio, 2005, € 7.00 von Massimo Morpurgo Hgb. Nationalpark Stilfserjoch, 2005, € 7.00 I Segni dell'Uomo. Alla scoperta dell'architettura rurale nelle valli camune del Parco Nazionale dello Stelvio I Segni dell'Uomo Alla scoperta dell'architettura rurale nelle valli camune del Parco Nazionale dello Stelvio Il volume, pubblicato nel 2005, due anni dopo la conclusione dei lavori di costruzione del centro visitatori di Aquaprad a Prato allo Stelvio, illustra in modo scientificamente corretto e didatticamente esemplare i contenuti del centro stesso. Può essere considerato in un certo senso il catalogo della struttura, che accoglie ben trentacinque specie di fauna ittica in quattordici acquari, che riproducono gli habitat naturali dell'ambiente acquatico montano. Corredato da numerose e accattivanti immagini, illustra il percorso che il visitatore compie all'interno del centro partendo dal torrente montano con la puntuale descrizione dei salmonidi ivi presenti (trota fario, trota iridea, salmerino), proseguendo nelle fosse di fondovalle con la presentazione delle varie specie caratteristiche di questi ambienti come la lampreda padana, lo spinarello, il cobite, ecc. Un capitolo è riservato alle specie caratteristiche del tratto intermedio del corso d'acqua quali il temolo, il cavedano e la trota marmorata. Apposita descrizione è destinata poi alla fauna ittica dei laghi sia di bassa quota, dove troviamo tra l'altro la carpa, la tinca, il triotto, il luccio e l'anguilla, sia di quelli di alta quota le cui specie caratteristiche sono, fra le altre, il salmerino alpino e lo scazzone. Un capitolo del libro è dedicato agli anfibi e rettili degli ambienti umidi così come sono proposti in apposite vasche. Può essere acquistato presso tutti i centri visitatori del Parco del settore altoatesino o ordinato a [email protected]. Sarà spedito in contrassegno. Il volume è disponibile anche in lingua tedesca. Diese Veröffentlichung wurde 2005 herausgegeben, zwei Jahre nach der Eröffnung des Besucherzentrums Aquaprad in Prad am Stilfserjoch. Sie erläutert wissenschaftlich korrekt und didaktisch vorbildlich die Inhalte des Besucherzentrums. In gewisser Hinsicht kann sie als Katalog der Ausstellung angesehen werden, die 35 Fischarten in 14 Aquarien zeigt, die den natürlichen Lebensräumen der Berggewässer nachempfunden sind. Mit zahlreichen und eindrucksvollen Bildern begleitet der Führer den Besucher auf seinem Rundgang durch das Besucherzentrum, angefangen beim Wildbach, mit einer detaillierten Beschreibung der darin lebenden Salmoniden (Bachforelle, Regenbogenforelle, Saibling). Weiter geht es mit den Abflussgräben in den Talsohlen, mit Präsentation der verschiedenen hier vorkommenden Arten wie Oberitalienisches Neunauge, Stichling, Schmerle usw. Ein Kapitel ist den Arten vorbehalten, die typischerweise im Mittellauf von Fließgewässern vorkommen, wie Äsche, Aitel und Marmorataforelle. Beschrieben wird weiter die Fischfauna der Seen auf geringer Höhe, wo u.a. Karpfen, Schleie, Triotto, Hecht und Aal leben, und der Hochgebirgsseen, deren charakteristische Arten u.a. Seesaibling und Koppe sind. Ein Kapitel des Buches beschäftigt sich mit den Amphibien und Reptilien der Feuchtgebiete, die in entsprechenden Becken gezeigt werden. Das Buch kann bei allen Besucherzentren des Südtiroler Parkteiles erworben oder unter [email protected] bestellt werden. Der Versand erfolgt per Nachnahme. Das Buch ist auch in italienischer Sprache verfügbar. di Walter Belotti Ed. Parco Nazionale dello Stelvio, 2005, € 8,00 von Walter Belotti Hgb. Nationalpark Stilfserjoch, 2005, € 8,00 Negli anni che vanno dal 2000 al 2005 sono state pubblicate da parte del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio alcune monografie, che illustrano peculiari caratteristiche dell'ambiente all'interno del Parco. Il volume “I segni dell'uomo” raccoglie in un certo senso le esperienze descritte negli altri volumi. L'uomo infatti nel marcare la propria presenza con le costruzioni rurali ha dovuto partire dalla conoscenza del territorio e delle sue caratteristiche. Ogni costruzione rurale è sintesi fra l'adattamento dell'uomo al contesto naturale circostante e l'utilizzazione delle risorse che la stessa natura mette a sua disposizione. Giustamente quindi l'Autore mette al centro del suo lavoro la descrizione dei materiali da costruzione caratteristici della zona presa in considerazione (legno, pietra e calce). Nella monografia vengono poi descritti i singoli manufatti e un apposito capitolo è riservato alla descrizione degli elementi architettonici, dai muri di elevazione di pietre a secco, ai tetti di scandole, alle porte, alle finestre e così via. Alla fine del volume vengono suggeriti criteri di ristrutturazione da seguire ed osservare nel recupero dei vecchi manufatti. E' la ricerca dell'armonia, dove lo spazio dell'uomo è armonicamente inserito in uno spazio per l'uomo. La monografia può essere acquistata presso il centro visitatori di Valfurva ed i Punti Informativi di Bormio e di Ponte di Legno o ordinata a [email protected]. Sarà spedita in contrassegno. In den Jahren 2000 - 2005 wurden vom Konsortium Nationalpark Stilfserjoch einige Monographien herausgegeben, die Besonderheiten im Gebiet des Nationalparks erläutern. Der Band “I segni dell'uomo” fasst in gewisser Hinsicht die in den anderen Bänden beschriebenen Erfahrungen zusammen. So ging der Mensch, der mit den ländlichen Gebäuden Zeichen seiner Präsenz setzte, von der Kenntnis des Gebiets und dessen Merkmalen aus. Jedes ländliche Gebäude ist eine Synthese zwischen Anpassung des Menschen an die natürliche Umwelt und Verwendung der Ressourcen, welche dieselbe Umwelt für ihn bereithält. Deshalb stellt der Autor die Beschreibung der charakteristischen Baumaterialien in dem betrachteten Gebiet (Holz, Stein und Kalk) auch in den Mittelpunkt seiner Arbeit. Die Monographie beschreibt dann einzelne Gebäude. Ein Kapitel ist der Beschreibung besonderer architektonischer Elemente vorbehalten, wie Trockenmauern, Schindeldächer, Holztüren, Fensterrahmen usw. Er schlägt am Ende des Buches Renovierungskriterien vor, die es bei der Sanierung alter Gebäude zu befolgen und einzuhalten gilt. Eine Suche nach Harmonie, wo sich der Raum des Menschen harmonisch in einen Raum für den Menschen einfügt. Die Monographie kann beim Besucherzentrum Valfurva und bei den Informationsstellen in Bormio und Ponte di Legno erworben oder unter [email protected] bestellt werden. Der Versand erfolgt per Nachnahme. Stelvio park n e w s Periodico quadrimestrale di informazione del Parco Nazionale dello Stelvio Dreimal jährlich erscheinende Informationszeitschrift des Nationalparks Stilfserjoch Anno II N. 3 Dicembre 2009 - Jahr II Nr. 3 Dezember 2009 Direttore responsabile Presserechtlich verantwortlicher Direktor: Comitato di redazione - Redaktionsteam: Direzione e redazione - Direktion und Redaktion: Traduzione - Übersetzung: Fotografie - Bilder: Progetto grafico - Grafische Ausarbeitung: Stampa - Druck: Angelo Dalpez Loredana Dresti, Hanspeter Gunsch, Wolfgang Platter, Daniela Praolini, Gian Franco Saruggia, Remo Tomasetti, Ferruccio Tomasi. Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio Via De Simoni 42 - 23032 Bormio SO - Tel. 0342900811 Fax 0342900898- E-mail: [email protected] Andrea Watzek Archivio Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio Claudio Mottes Lineagrafica Bertelli Editori s.n.c. Via Maestri del Lavoro 40 - 38100 Trento TN Autorizzazione del Tribunale di Sondrio n. 375 del 5 aprile 2008 - Ermächtigung Gericht Sondrio Nr. 375 vom 5. April 2008 Questo numero è stato stampato in 6.000 copie. - Diese Ausgabe wurde in einer Auflage von 6.000 Kopien gedruckt. Ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 30/2003, n. 196, si informa che i dati personali forniti al Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio per l'abbonamento alla presente pubblicazione, saranno trattati esclusivamente per le finalità relative alla stampa, spedizione e recapito della pubblicazione stessa. Al soggetto cui si riferiscono i dati forniti spettano i diritti di cui all'art. 7 del decreto legislativo n. 196 del 2003. Il titolare del trattamento è il Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio - Via De Simoni 42- 23032 Bormio SO. Unter Bezugnahme auf den Art. 13 des Legislativdekret 30/2003 Nr. 196 informiert das Konsortium Nationalpark Stilfserjoch, dass die personenbezogenen Daten für das Abonnement der vorliegenden Zeitschrift, ausschließlich für den Druck, den Versand und Zustellung derselben verwendet werden. Dem Subjekt, auf welches sich die gelieferten Daten beziehen stehen die Rechte nach Art. 7 des Legislativdekretes Nr. 193/2003 zu. Verantwortlicher für die Datenbearbeitung ist das Konsortium Nationalpark Stilfserjoch - Via De Simoni 42 - 23032 Bormio SO. 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