Stelvio park
PERIODICO
DEL
PARCO
NAZIONALE DELLO
STELVIO - ZEITUNG
DES
LO/1946/2008
news
ANNO2 NUMERO3 DICEMBRE 2009
JAHR2 NUMMER3 DEZEMBER 2009
NATIONALPARKS STILFSERJOCH
L
a bellezza suggestiva della montagna in
inverno ha un fascino straordinario: la luce
tersa dell'alba si frantuma in mille bagliori
sulla neve e quella calda del tramonto
fascia dolcemente le pareti dure e
tormentate della roccia, l'immenso silenzio
è rotto solo dallo scrosciare dell'acqua
limpida e la brezza leggera porta con sé il
profumo del bosco.
E d'inverno anche il Parco dello Stelvio come
tutto l'immenso ambiente della montagna si
trasforma e rivive in un'atmosfera diversa, forse
ancora più bella.
L'area protetta comprende boschi fra i più estesi
così come gli alti pascoli fra i meglio conservati,
un elevato patrimonio floristico e una fauna di
grande interesse. Sulle diverse specie di ungulati
domina, grande regina, l'aquila reale. Antichi
borghi e ataviche testimonianze di assoluto
fascino testimoniano la millenaria presenza
dell'uomo.
Ma in anni non troppo lontani anche la gente
alpina ha vissuto la crisi esistenziale con strascichi
e conseguenze portate avanti fino ai nostri giorni.
Nasceva la tendenza, così dilagante specie tra la
gioventù attuale delle valli alpine, a rifiutare in
blocco la propria tradizionale cultura, a rinnegare
usanze e costumi, anche i più tipici, originali e
radicati. Sostanzialmente la crisi moderna della
montagna alpina è una crisi strutturale. Infatti ne
viene scardinato l'intero schema istituzionale salvo le testimonianze e realtà altoatesine fondato sulla pratica dell'agricoltura: dall'istituto
della famiglia patriarcale a quello dell'azienda
autosufficiente, dall'isolamento non scevro di
fierezza della piccola comunità al diario della vita
quotidiana e stagionale ritmato dalle pratiche
agricole e scandito dal succedersi delle festività
liturgiche.
E' una crisi che dura da decenni promuovendo
migrazioni interne della popolazione che, attratta
da proposte di vita diversa, abbandona le sedi più
disperse e disagiate disseminate sugli alti versanti
della montagna. Campi e case abbandonate, il
paziente lavoro di secoli cade in rovina, anche
quei meravigliosi terrazzini per le varie colture, e
la montagna abbandonata privata di quella
presenza umana che in un dialogo di generazioni
le aveva conferito nuovi equilibri, si sfascia.
Uno degli aspetti più desolanti del paesaggio
alpino che ormai si possono incontrare abbastanza
frequentemente è lo sfacelo dei pascoli montani
disertati dalle mandrie, dove ormai è libero sfogo
alle frane e ad ogni tipo di smantellamento ed
erosione. Non a caso si afferma oggi - con sempre
maggiore insistenza - che la presenza del
montanaro sulle Alpi è da considerare come un
servizio sociale.
In una corretta prospettiva di armonico sviluppo
l'ambiente montano va tutto ripensato e
ristrutturato per valorizzarne i beni di cui dispone
ancora in grande dovizia: foreste e boschi, ampi
spazi, orizzonti e paesaggio superbi e
l'incomparabile dono dell'aria pura, dell'acqua
pulita, beni oggi tanto rari e ambiti.
L'obiettivo - viatico per il Parco Nazionale dello
Stelvio - dovrà essere quello di conservare la
montagna per quello che offre, con gli uomini che
ha, per gli uomini che ne vorranno godere i frutti e
i benefici.
Ma anche l'uso corretto delle risorse locali non è
tanto un elemento “conservativo” quanto un dato
strategico in grado di realizzare un miglioramento
delle condizioni di vita della popolazione. Tra le
risorse locali è fondamentale la “qualità
dell'ambiente” non solo perché essa è una
ricchezza storica della gente delle nostre valli, ma
perché essa è anche una nuova fonte di ricchezza
(turismo). Proprio per questa caratteristica tale
qualità dell'ambiente deve essere salvaguardata.
L'uso delle risorse locali deve evitare una
modifica di tale qualità e, dove gli usi correnti
hanno inciso negativamente, tendere al ripristino
delle situazioni precedenti.
Solo in questo modo la conservazione di un
patrimonio naturalistico di grande importanza
diventa coerente con gli interessi della
popolazione che vive all'interno di un'area protetta
o più in generale della montagna.
Angelo Dalpez
L'UOMO E LA MONTAGNA
Baita Pradaccio in Valfurva/Pradaccio-Hütte in Valfurva. Walter Anselmi/PNS-NPS
DER MENSCH UND DIE BERGE
D
ie beeindruckende Schönheit der Berge ist
im Winter besonders reizvoll: Die ersten
Sonnenstrahlen des neuen Tages brechen
sich funkelnd im Schnee und die warmen
Farben des Sonnenuntergangs umspielen
weich die harten Konturen der Felswände.
Die weite Stille wird nur vom Rauschen
des Wassers gebrochen und der leichte
Wind verbreitet den Duft des Waldes.
Auch der Nationalpark Stilfserjoch verändert sich
im Winter, wie die gesamte Bergwelt, und lebt in
einer ganz anderen, vielleicht noch schöneren
Atmosphäre wieder auf.
Das Naturschutzgebiet umfasst besonders große
Wälder und besonders gut erhaltene
Hochgebirgsweiden, eine wertvolle Flora und
eine interessante Fauna. Über die verschiedenen
Huftierarten herrscht als König der Steinadler.
Alte Dörfer und atavistische Zeugnisse von
großer Faszination bezeugen die tausendjährige
Geschichte des Menschen.
In nicht weit entfernter Vergangenheit wurde
allerdings auch die Bergbevölkerung von einer
Existenzkrise erfasst, deren Nachwirkungen und
Folgen bis in unsere Zeit reichen. Bei der Jugend
der Alpentäler kam die weit verbreitete Tendenz
auf, die überlieferte Kultur abzulehnen,
althergebrachte, ursprüngliche und tief
verwurzelte Bräuche und Sitten zu verleugnen.
Bei der modernen Krise der Alpenwelt handelt es
sich im Wesentlichen um eine strukturelle Krise,
die das gesamte institutionelle, auf die
Landwirtschaft gegründete System aus den
Angeln hebt (mit Ausnahme der Situation in
Südtirol): von der patriarchalischen Familie zum
Selbstversorger, von der Abgeschiedenheit
kleiner Gemeinschaften zu einem Tages- und
Jahresrhythmus, der von den Abläufen der
Landwirtschaft geprägt und von den kirchlichen
Feiertagen bestimmt wird.
Diese Krise hält seit Jahrzehnten an und führte zu
massiver Abwanderung. Auf der Suche nach einem
besseren Leben verließen die Menschen die weit
abgelegenen Weiler und Höfe in den Berggebieten.
Die Felder liegen brach, die Häuser stehen leer, die
harte Arbeit mehrerer Jahrhunderte wird zunichte
gemacht, die Terrassierungen verfallen und die
Kulturlandschaft verliert das vom Menschen
geschaffene und über viele Generationen aufrecht
erhaltene Gleichgewicht.
Besonders traurig muten in der alpinen Landschaft
die verlassenen Hochgebirgsalmen und -weiden an,
die nicht länger bewirtschaftet werden, was
vermehrt zu Rutschungen und Erosion führt.
Deshalb wird heute zu Recht mit wachsendem
Nachdruck auf die Funktion der Bergbauern für den
Landschaftsschutz hingewiesen.
In einer korrekten Perspektive harmonischer
Entwicklung müssen neue Ansätze für die
Berggebiete gefunden werden, um die noch üppig
vorhandenen, natürlichen Ressourcen zu schützen
und aufzuwerten: Wiesen und Wälder, ferne
Horizonte und große Weiten, atemberaubende
Landschaften und unvergleichliche, heute immer
seltenere und deshalb umso wertvollere Gaben wie
reine Luft und sauberes Wasser.
Das grundlegende Ziel des Nationalparks
Stilfserjoch muss es deshalb sein, die Bergwelt und
ihre Ressourcen zu erhalten, für die Menschen, die
noch hier leben, und für die Menschen, die diese
Schönheiten in ihrer Freizeit genießen wollen.
Die korrekte Verwendung der lokalen Ressourcen
dient jedoch nicht nur der Erhaltung, sondern wird
zu einem strategischen Element für eine
Verbesserung der Lebensbedingungen der
ansässigen Bevölkerung. Eine der grundlegenden,
In questo numero
Il parco come
area aperta
Der Park als
offenes Gebiet
In dieser Nummer
Il Personaggio:
Samantha Cristoforetti
prima donna astronauta
Bekannte Personlichkeiten:
Samantha Cristoforetti,
die erste Astronautin
Il ritiro dei ghiacciai,
un indicatore
di cambiamento climatico
Gletscherschwund.
Symptom
fur Klimaanderung
Il Gipeto nel Parco
dello Stelvio:
sempre piu’ in alto
Der Bartgeier
im Nationalpark Stilfserjoch:
immer hoher hinaus
hier vorhandenen Ressourcen ist die Qualität der
Umwelt, nicht nur weil es sich hierbei um ein
schon immer vorhandenes Gut dieser Täler
handelt, sondern weil sie eine Quelle für neuen
Reichtum darstellt (Fremdenverkehr). Auch
deshalb muss die Umweltqualität erhalten werden.
Die lokalen Ressourcen müssen umweltschonend
eingesetzt werden. Wo sich negative Folgen
abzeichnen, müssen die notwendigen Korrekturen
vorgenommen werden.
Nur auf diese Weise lässt sich der Erhalt eines
wichtigen Naturerbes mit den Interessen der
Bewohner eines Schutzgebietes bzw. mit den
Interessen eines Berggebietes vereinen.
Angelo Dalpez
Il Presidente, il Consiglio Direttivo,
il Direttore, i Comitati di Gestione,
il Collegio dei Revisori dei Conti,
i collaboratori
e le collaboratrici
del Consorzio
del Parco Nazionale dello Stelvio
Buon 2010
augurano a tutti un
Der Präsident, der Nationalparkrat,
der Direktor, die Führungsausschüsse,
das Kollegium der Rechnungsrevisoren,
die Mitarbeiter und die
Mitarbeiterinnen im Konsortium
Nationalpark Stilfserjoch
erfolgreiches Jahr 2010
wünschen allen ein
STELVIO PARK
N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG
N E W S
K
IL PARCO COME AREA APERTA
DER PARK ALS OFFENES GEBIET
Panorama del Parco Nazionale di Yellowstone/Panorama im Yellowstone Nationalpark
O
gni area classificata come parco non può
essere considerata come un'isola.
Comunica infatti con il resto del territorio:
gli scambi economici e sociali sono
segnati da strade, da sentieri, ma oltre
all'uomo anche la fauna e la flora sono
protagonisti di continue interferenze tra
l'ambiente esterno e l'interno di qualsiasi parco.
Pensiamo agli spostamenti delle popolazioni
degli ungulati, il cervo in primo luogo, l'orso, la
lince, ora anche il lupo; anche la fauna minore è
protagonista di ampi spostamenti. Gli effetti
degli attacchi del coleottero Ips acuminatus, che
producono il disseccamento del pino silvestre,
sono ben visibili a tutti anche nel settore
lombardo del Parco dello Stelvio e sono diffusi
su tutto l'arco alpino. Il vento non conosce certo
confini artificiali né barriere naturali e trasporta
con sé semi, pollini, che poi lascia cadere dove si
placa la sua forza indipendentemente dal fatto
che ci si trovi all'interno o all'esterno di zone a
parco.
Il parco è quindi un'area aperta e tale deve essere
considerato.
Questo concetto vale sopratutto per i parchi
italiani in quanto la loro istituzione
relativamente recente è localizzata in territori
ampliamente e storicamente urbanizzati. Non
solo diventa quindi impossibile bloccare gli
scambi da sempre esistenti con l'esterno dell'area
a parco, ma anche stabilire un equilibrio fra
esigenze obiettive e giuste delle popolazioni
locali e esigenze di conservazione e salvaguardia
del territorio. In questo sta la sfida e la novità di
un moderno parco nazionale. Spesso si
interviene su un territorio storicamente vissuto
con concetti storicamente vecchi, cioè come se
non vi fosse la popolazione locale. Trasportare
senza alcuna mediazione sul nostro territorio
concetti propri di altre nazioni come quella
americana, dove il tessuto urbano e sociale era
completamente diverso, ha evidentemente
provocato una naturale reazione da parte delle
popolazioni locali, che si è concretizzata nel
recepire il concetto di “parco” esclusivamente
come “vincolo”.
E' negli Stati Uniti che nasce e prende forma
l'idea di parco nazionale per combattere lo
sfruttamento senza limiti di ogni risorsa naturale,
che andava compromettendo le meraviglie della
natura e l'esistenza di parecchie specie rare della
fauna e della flora.
Il primo parco nazionale fu appunto lo
Yellowstone Park, istituito il 1° marzo 1872 in
California. La sua istituzione fu preceduta da
alcuni eventi, che potremo definire preparatori.
Nel 1832 il Congresso degli Stati Uniti pose
sotto riserva le sorgenti di Hot Spring; nel 1837
fu la volta della Francia, che creò la riserva della
foresta di Fontainebleau per scelta della
Administration des Eaux et Forets; nel 1864 il
Congresso degli Stati Uniti donò allo Stato della
California la Yosemite Valley per essere
“destinata allo svago della popolazione e
sottratta ad usi legati al guadagno personale”.
Quando il Parco di Yellowstone fu istituito non
si era ancora formata una coscienza contro la
distruzione dei mammiferi e degli uccelli e
dovettero trascorrere molti anni prima che
l'energia e la tenacia dei sostenitori riuscissero a
ottenere dalle autorità che si ponesse argine alla
distruzione della selvaggina. Era infatti nato con
l'idea di conservare particolari bellezze
paesaggistiche e quindi formazioni geologiche
particolari o fenomeni naturali spettacolari come i
canyon, le cascate, ecc. piuttosto che ambienti
naturali visti come sistemi complessi ed integrati
con tutto ciò che vive al suo interno, compreso
l'uomo, che in esso svolge le sue attività. Non si
era ancora affermato il concetto di ambiente come
ecosistema, introdotto dallo zoologo tedesco Ernst
Haeckel nel 1860 e recepito dalla scienza solo
molto più tardi.
L'esempio di Yellowstone fu seguito in breve
tempo da altre nazioni: in Australia nel 1879
nacque il Royal National Park seguito nel 1891
dal Belair National Park; vennero poi la Nuova
Zelanda, che nel 1894 deliberò l'istituzione del
Tongariro National Park ed il Canada che nel
1895 diede vita al Banff National Park. Infine il
2
Sud Africa nell'anno1898 istituì la riserva
faunistica Sabie, divenuta poi, nel 1926, il celebre
Parco Nazionale Krüger.
Passarono ben undici anni prima di vedere nascere
in Europa il primo parco nazionale. Anche in
Europa si assistette a momenti preparatori alla
nascita delle aree protette. In particolare nel 1902
si riunì a Parigi il primo convegno internazionale
per la salvaguardia della fauna nel mondo, in cui si
fece cenno all'attività dei parchi. Le prime nazioni
ad attivarsi furono, nel 1909, la Germania e la
Svezia, che protessero, rispettivamente, il
Lüneburger Heide e i Parchi di Abisko, Pieljekaise
e Sarek. Poi fu la volta della Francia che costituì,
nel 1913, il Parco della Berarde, divenuto più tardi
il Pelvoux, cuore del successivo Parco degli
Ecrins; seguirono la Svizzera (1914) con il Parco
dell'Engadina e la Polonia (1919) con il Parco
della Bialowieza.
Per vedere il primo parco in Italia sarà necessario
aspettare ancora fino al 1922.
Omer
ein als Natur- bzw. Nationalpark
klassifiziertes Schutzgebiet kann als eine
Insel betrachtet werden, denn es besteht
immer eine Verbindung zu den
umliegenden Gebieten: Handel und soziale
Beziehungen brauchen Straßen und Wege.
Neben dem Menschen sorgt auch die Tierund Pflanzenwelt für kontinuierliche
Wechselwirkungen zwischen den Gebieten
innerhalb und außerhalb des Parks. Denken wir
nur an die Wanderungen der Huftierpopulationen,
in erster Linie des Rotwilds, an die von Bär, Luchs
und heute auch Wolf zurückgelegten Strecken.
Aber auch viel kleinere Tiere sind in Bewegung:
Die Auswirkungen des Befalls durch den
Borkenkäfer Ips acuminatus, der zum Austrocknen
der Föhren führt, sind im lombardischen Parkteil
deutlich sichtbar und im ganzen Alpenraum
verbreitet. Auch der Wind kennt weder künstliche
Grenzen noch natürliche Barrieren. Er
transportiert Samen oder Blütenstaub, der sich dort
niederschlägt, wo sich die Kraft des Windes legt,
unabhängig davon, ob es innerhalb oder außerhalb
der Parkgrenzen geschieht.
Der Park ist somit ein offenes Gebiet und muss als
solches betrachtet werden.
Dieses Konzept gilt vor allem für die italienischen
Parks, da sie relativ jung sind und da ihre
Einrichtung in Gebieten mit einer langen und
umfangreichen Siedlungsgeschichte stattgefunden
hat. Das macht es nicht nur unmöglich, den seit
jeher bestehenden Austausch mit den umliegenden
Gebieten zu stoppen, sondern erschwert es auch
ungemein, ein Gleichgewicht zwischen den
objektiven und gerechtfertigten Bedürfnissen der
Anwohner und der Notwendigkeit zum Erhalt und
Schutz des Gebiets zu finden. Darin liegen die
Herausforderung und die Besonderheit eines
modernen Nationalparks. Oft erfolgt die
Einrichtung ohne Berücksichtigung der lokalen
Bevölkerung und ihrer historisch gewachsenen
Gewohnheiten. Die starre Übertragung von
Modellen anderer Nationen, wie z.B. Amerika, mit
ganz anderen Siedlungs- und Sozialstrukturen auf
unser Land führte zu einer verständlichen
Reaktion der lokalen Bevölkerung, die den Park
nur als einschränkende Auflage betrachtet.
In den Vereinigten Staaten entstand und
entwickelte sich der Nationalparkgedanke, um der
grenzenlosen Ausbeute der natürlichen Ressourcen
zu begegnen, welche die Wunder der Natur und
den Bestand seltener Tier- und Pflanzenarten
gefährdete.
Der erste Nationalpark war der Yellowstone
National Park, der am 1. März 1872 in Kalifornien
gegründet wurde. Seiner Einrichtung gingen
einige Ereignisse voraus, die den Weg dahin
ebneten. 1832 stellte der Kongress der Vereinigten
Staaten das Quellgebiet von Hot Springs unter
Schutz. 1837 gründete Frankreich mit einem
Beschluss der Administration des Eaux et Forets
das Naturreservat Fontainebleau. 1864 schenkte
der Kongress der Vereinigten Staaten dem Staat
Kalifornien das Yosemite Valley, damit es “zum
Vergnügen der Menschen bestimmt und der
gemeinnützigen Verwendung vorbehalten wird”.
Als der Yellowstone Nationalpark eingerichtet
wurde, stand die Bewusstseinsbildung gegen die
Ausrottung von Säugetieren und Vögeln erst in
den Anfängen. Es mussten viele Jahre vergehen,
bevor es dem Einsatz und der Hartnäckigkeit der
Befürworter gelang, den Behörden eine
Jagdbeschränkung abzuringen. Der Park war in
dem Gedanken entstanden, besonders schöne
Landschaften sowie geologische Besonderheiten
und Naturschönheiten zu erhalten, wie die
Canyons, die Wasserfälle usw.. Naturräume
wurden damals noch nicht als komplexe und
integrierte Systeme mit allen darin vorkommenden
Populationen, einschließlich der dort lebenden und
arbeitenden Menschen, betrachtet. Das Konzept
des Ökosystems hatte sich noch nicht
durchgesetzt, das 1860 von dem deutschen
Zoologen Ernst Haeckel eingeführt, aber erst viel
später von der Wissenschaft angenommen wurde.
Das Beispiel des Yellowstone Nationalparks
wurde wenige Jahre später von anderen Nationen
nachgeahmt: In Australien entstand 1879 der
Royal National Park, 1891 gefolgt vom Belair
National Park. Neuseeland beschloss 1894 die
Einrichtung des Tongariro National Park und
Canada gründete 1895 den Banff National Park.
Südafrika richtete 1898 das Wildreservat Sabie
ein, das 1926 zum berühmten Krüger Nationalpark
wurde.
Es vergingen noch elf Jahre, bevor in Europa der
erste Nationalpark entstand. Auch hier gab es
jedoch vorbereitende Ereignisse. So fand 1902 in
Paris die erste internationale Tagung über den
Schutz der Wildfauna statt, bei der auch über die
Tätigkeiten der Nationalparks gesprochen wurde.
Als erste wurden 1909 Deutschland und Schweden
aktiv und stellten die Lüneburger Heide bzw. die
Nationalparks Abisko, Pieljekaise und Sarek unter
Schutz. Frankreich gründete 1913 den Parc
national de la Bérarde, der später zum Parc
national du Pelvoux erweitert wurde und heute das
Kernstück des Parc des Ecrins darstellt. 1914
folgte die Schweiz mit dem Nationalpark im
Engadin, 1919 Polen mit dem BialowiezaNationalpark.
Italien musste auf die Gründung des ersten
Nationalparks bis 1922 warten.
Omer
Cascate del Saent. Val di Rabbi/Wasserfall von Saent. Rabbi-Tal
PAG
3 NUMERO 3 DICEMBRE 2009
STELVIO PARK
N E W S
IL PERSONAGGIO:
SAMANTHA CRISTOFORETTI
PRIMA DONNA ASTRONAUTA
BEKANNTE PERSONLICHKEITEN:
SAMANTHA
CRISTOFORETTI,
DIE ERSTE ASTRONAUTIN
M
e la ricordavo bambina quando
giocherellava, seguita dall'affetto della
nonna materna, nel giardino dell'Hotel
Liberty di Malè. La mamma Antonella
Pedrotti figlia di un lungimirante
albergatore di Malè (sua la costruzione
della prima seggiovia della Valle di Sole
sulle pendici del monte Peller) e il papà
Sergio, dopo un breve periodo passato a Milano,
decisero di far ritorno in Valle di Sole per
riprendere in mano la gestione dell'albergo di
famiglia, il Grand Hotel Malè. E in quel breve
periodo meneghino nacque Samantha.
Dopo qualche anno rividi Samantha, ormai
giovane studentessa, al mio matrimonio, in
compagnia di Serena Valeruz figlia del re dello sci
estremo. Assieme studiavano alle Marcelline di
Bolzano.
Le vacanze le trascorreva nella sua valle a
contatto con la natura e con le montagne di casa:
lunghe camminate, escursioni a piedi, in
bicicletta, a cavallo d'estate ma anche lunghe
sciate d'inverno.
Poi all'improvviso Samantha passa agli onori
della cronaca.
Samantha Cristoforetti (26 aprile 1977) ora è una
aviatrice e astronauta italiana. È la prima donna
italiana ad essere stata selezionata come
astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e
la terza in assoluto dopo l'inglese Helen Sharman
(in missione nel 1991) e la francese Claudie
Andre-Deshays (2001). Alla selezione, che
prevedeva la scelta di sei astronauti, avevano
partecipato più di 8500 aspiranti. Laureata
all'Università Tecnica di Monaco di Baviera e poi
all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, dove ha
ricevuto nel 2004 la "Sciabola d'onore" (prima
donna a ricevere questo riconoscimento), è pilota
militare presso il 32° Stormo, con base ad
Amendola. “Sono felice, questa nomina nel corpo
degli astronauti dell' Esa è la realizzazione del
sogno della mia vita". Tenente pilota
dell'Aeronautica Militare Italiana, Samantha con
la nomina all' Esa è al settimo cielo. Il sogno
cullato fin da bambina si sta realizzando. "Sono
pronta ad imparare con umiltà quello che c'è da
imparare e spero che questa mia esperienza sia di
incoraggiamento a tutte le donne".
Ma dietro il successo ci sono anni di studio, di
applicazione sempre e solo con il grande obiettivo
da raggiungere. Oltre alle lauree specialistiche la
conoscenza delle lingue. Parla correntemente
tedesco, inglese e francese e ha una buona
conoscenza del russo.
Ora può volare negli ampi spazi mentre da piccola
era la sua fantasia a vagheggiare verso i grandi
orizzonti. E' da sempre una fan di Star Trek e
forse la passione per lo spazio è partita da li.
A Malè arriva appena può per salutare i genitori e
magari ha la fortuna di trovare anche Jonathan il
suo “fratellino” quasi americano perché alla corte
di Bill Gates.
Samantha nel tempo libero - sempre meno - ama
leggere ma anche ballare ma, soprattutto, coltiva
gli hobby di sempre: le attività sportive sulle
montagne di casa. Ama i grandi spazi ma anche le
profondità marine.
Quando le si chiede dei sacrifici fatti per arrivare
così in alto…"Nessuna rinuncia - sottolinea - per
raggiungere il sogno di diventare astronauta ma aggiunge - semmai le rinunce le ho fatte per un
sogno realizzato". Riguardo ai grandi obiettivi
come le lunghe permanenze sulla stazione spaziale
internazionale, Luna, Marte, Samantha non
nasconde che il suo "obiettivo è raggiungere il
massimo" ma sottolinea anche che "bisogna essere
realistici. Lo decideranno altri".
Ai primi di settembre ha iniziato un lungo periodo
di addestramento a Colonia, addirittura un anno e
mezzo, poi la grande attesa per missioni spaziali
ancora da definire ma che porteranno Samantha
Cristoforetti, una minuta ragazza delle montagne
trentine, verso spazi eccelsi a coronamento di un
sogno, lei prima astronauta italiana e unica donna
dei quattordici astronauti dell'Agenzia Spaziale
Europea.
Un tempo dalla cima delle montagne di casa
guardava in basso verso la valle, ora Samantha
guarda in alto, piccola grande stella verso il
firmamento celeste.
Angelo Dalpez
Alta Val Zebrù/Oberes Zebrù-Tal
I
ch sehe sie noch vor mir, die kleine Samantha,
wie sie unter der liebevollen Aufsicht ihrer
Großmutter im Garten des Hotels Liberty in
Malè spielt. Ihre Mutter, Antonella Pedrotti,
Tochter eines weitsichtigen Unternehmers aus
Malè (er baute den ersten Sessellift im Soletal
auf den Hängen des Monte Peller), und ihr
Vater Sergio hatten beschlossen, nach einer
kurzen Zeit in Mailand ins Valle di Sole
zurückzukehren und das Hotel der Familie, das
Grand Hotel Malè, zu übernehmen. In Mailand war
die Tochter Samantha zur Welt gekommen.
Ein paar Jahre später sah ich Samantha auf meiner
Hochzeit wieder, zusammen mit Serena Valeruz,
Tochter des Extremskifahrers Toni Valeruz. Beide
Mädchen besuchten die Marcellinen-Schule in
Bozen.
Die Ferien verbrachte Samantha in ihrem Tal,
inmitten der Natur und den Bergen: lange
Spaziergänge, Wanderungen, Fahrten mit dem
Fahrrad, Reiten und Skifahren im Winter.
Dann machte Samantha von sich reden.
Samantha Cristoforetti, geboren am 26. April 1977,
ist heute Pilotin der italienischen Luftwaffe und
Weltraumfahrerin. Sie ist die erste Italienerin, die
von der Europäischen Weltraumbehörde ESA als
Astronautin ausgewählt wurde, und die dritte Frau
überhaupt, nach der Engländerin Helen Sharman
(Weltraummission im Jahr 1991) und der Französin
Claudie Andre-Deshays (2001). Bei dem
Auswahlverfahren, aus dem sechs neue Astronauten
hervorgingen, setzte sie sich gegen mehr als 8500
Bewerber durch. Nach ihrem Studium an der
Technischen Universität in München besuchte
Cristoforetti die Luftfahrtakademie in Pozzuoli, wo
sie als erste Frau 2004 den "Ehrensäbel" erhielt.
Sie ist Kampfjetpilotin des in Amendola
stationierten Geschwaders 32° Stormo. "Ich bin
glücklich. Mit der Ernennung in den Europäischen
Astronautenkorps geht mein Lebenstraum in
Erfüllung". Nach der Ernennung durch die ESA
schwebt Samantha, Leutnant der italienischen
Luftwaffe, im siebten Himmel. "Ich bin bereit,
demütig all das zu lernen, was es zu lernen gibt.
Ich hoffe, meine Erfahrung kann als Ermutigung
für alle Frauen dienen".
Hinter diesem Erfolg liegen lange Studienjahre und
großes Engagement für ein ehrgeiziges Ziel:
Studium und Master, umfangreiche
Sprachkenntnisse. Sie spricht fließend deutsch,
englisch und französisch und verfügt über gute
Russischkenntnisse.
Jetzt kann Samantha im weiten Raum fliegen, den
sie in ihrer Phantasie schon als kleines Mädchen
anstrebte. Sie ist seit jeher ein Fan von Star Trek
und vielleicht entspringt ihre Leidenschaft für den
Weltraum gerade dieser Fernsehserie.
Nach Malè kommt sie sooft es möglich ist, um ihre
Eltern zu sehen und, wenn sie Glück hat, ihren
“kleinen Bruder” Jonathan, der in Amerika für Bill
Gates arbeitet.
In ihrer immer knapperen Freizeit liebt Samantha
es zu lesen, sie tanzt gerne und geht ihren Hobbys
nach: Bergsteigen und - ein echter Gegensatz zu
den sonst angestrebten Höhen - Tiefseetauchen.
Und welche Opfer musste sie bringen, um so weit
aufzusteigen? "Keine wirklichen Opfer“, da ist sie
sich ganz sicher. "Der eine oder andere kleine
Verzicht ist es wert, um einen so großen Traum zu
verwirklichen und Raumfahrerin zu werden". Was
große Ziele angeht, wie lange Aufenthalte auf der
internationalen Raumstation, Mond- und
Marsmissionen, macht Samantha keinen Hehl
daraus, dass sie "das Maximum" anstrebt.
Gleichzeitig betont sie jedoch, dass man
"realistisch sein muss. Diese Entscheidungen
treffen andere".
Anfang September nahm sie eine eineinhalb Jahre
dauernde Ausbildung in Köln auf, danach beginnt
die Wartezeit auf noch festzulegende
Weltraummissionen, die Samantha Cristoforetti,
ein zierliches Mädchen aus den Trentiner Bergen,
ins Weltall führen, als Krönung ihrer Karriere als
erste italienische Raumfahrerin und als einzige
Frau unter den vierzehn Astronauten der
Europäischen Weltraumbehörde.
Früher blickte Samantha von den Bergen ihrer
Heimat nach unten ins Tal, heute geht ihr
sehnsuchtsvoller Blick nach oben, ans weite
Firmament.
Angelo Dalpez
STELVIO PARK
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N E W S
4
ALLA SCOPERTA DEL AUF ENTDECKUNGSREISE IM
PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO. NATIONALPARK STILFSERJOCH.
UN DVD MULTIMEDIALE PER CONOSCERE IL PARCO. EINE MULTIMEDIALE DVD.
F
rutto di un impegnativo e lungo lavoro
corale, che ha coinvolto il personale del
Parco ed alcuni esperti esterni, il dvd è
dedicato alla vasta e storica area protetta,
ed in particolare alla parte di territorio che
ricade nella Provincia Autonoma di Trento.
Rappresenta uno strumento prezioso per
trasferire conoscenze e divulgare ad un vasto
pubblico obiettivi, attività, proposte culturali che
hanno la finalità di promuovere e valorizzare le
risorse naturali, ambientali e storiche del
territorio.
La visione delle immagini, la lettura dei testi,
l'ascolto dei suoni e la spettacolarità dei filmati
accompagnano l'utente alla scoperta dei tesori
che rendono uniche la Val Rabbi e la Val di Peio.
Il dvd è articolato in quattro parti e la sezione
che lo rende particolarmente suggestivo ed
emozionante è senza dubbio quella dedicata ai
percorsi virtuali a volo d'aquila che portano lo
spettatore letteralmente dentro l'area protetta.
Il primo blocco denominato “Parco” è l'area
tematica che approfondisce l'organizzazione, le
iniziative proposte ai visitatori, l'attività di
ricerca, i programmi di conservazione e gestione
delle risorse naturali e paesaggistiche.
La seconda parte denominata “Dove” contiene
descrizioni relative a escursioni e sentieri
tematici, a diciannove itinerari completi di
cartografie e informazioni, a immagini a 360° da
punti panoramici, a cartografie tematiche. Il
terzo blocco denominato “Cosa” è
particolarmente ricco di immagini,
approfondimenti, offre una guida alle risorse
naturali del Parco, descrive gli habitat e la flora,
contiene più di
sessanta schede sulla
fauna, numerose
schede su funghi e
licheni, oltre duecento
immagini cui si
aggiungono suoni e
filmati.
La sezione “Perchè” è,
infine, dedicata alla
geologia e ai ghiacciai,
alle attività
tradizionali dell'uomo,
alla storia delle vallate
alpine, corredata da
schede utili alla
comprensione dei
processi naturali.
Per mettere alla prova
le conoscenze
acquisite durante la
navigazione sono stati
inseriti nella parte
denominata “Giochi”
cruciverba, puzzle e
quiz a difficoltà
differenziata. Un
modo divertente per
concludere la lettura
delle avvincenti
pagine del dvd.
Nel corso del 2010 il
dvd “Alla scoperta del
Parco Nazionale dello Stelvio” sarà disponibile
anche nella versione inglese.
Le scelte del Comitato di Gestione trentino nell'ambito delle attività
di manutenzione e valorizzazione del territorio
V
iel Zeit und
Energie haben
Parkpersonal und
externe Fachleute
in die
Realisierung
dieser DVD
gesteckt, die das große
historische
Schutzgebiet und
insbesondere den
Trentiner Parkteil
präsentiert. Sie ist ein
optimales Instrument
zur Vermittlung von
Kenntnissen und zur
Information eines
breiten Publikums über
die Zielsetzungen,
Tätigkeiten und das
kulturelle Angebot der
Parkgesellschaft zur
Förderung und zum
Schutz von Natur,
Umwelt und
Geschichte im
Nationalparkgebiet.
Bilder, Texte, Klänge
und spektakuläre
Filmaufnahmen
begleiten den
Betrachter auf seiner
Entdeckungsreise zu
den Schätzen, die die Täler Val di Rabbi und Val
di Peio so einzigartig machen.
Die DVD ist in vier Teile gegliedert. Besonders
beeindruckend sind sicher die virtuellen
Besichtigungen aus der Vogelperspektive, die den
„Besucher“ buchstäblich mitten ins Schutzgebiet
führen.
Der erste Teil erläutert unter der Überschrift
“Park” die Organisation, das Angebot für die
Besucher, die Forschungstätigkeiten, die
Programme für den Erhalt und das Management
der natürlichen Ressourcen und Landschaften.
Der zweite Teil trägt die Überschrift “Wo”. Er
enthält Beschreibungen von Wanderungen und
Lehrpfaden, neunzehn komplette Routen mit
Karten und nützlichen Informationen, 360°Panoramabilder, thematische Karten.
Der dritte Teil “Was” ist besonders reich an
Bildern und thematischen Vertiefungen. Er bietet
einen Führer zu den Naturressourcen des Parks,
beschreibt die Habitats und die Flora, enthält
mehr als sechzig lexikalische Einträge über die
Fauna, zahlreiche Einträge über Pilze und
Flechten sowie mehr als zweihundert Bilder,
begleitet von Klängen und Filmaufnahmen.
Im vierten Teil “Warum” geht es um Geologie
und Gletscher, um die traditionellen Tätigkeiten
des Menschen, um die Geschichte der Alpentäler,
begleitet von lexikalischen Einträgen zum
besseren Verständnis der natürlichen Prozesse.
Um die beim Surfen erlangten Kenntnisse auf die
Probe zu stellen, enthält die Sektion “Spiele”
Kreuzworträtsel, Puzzle und Quiz
unterschiedlicher Schwierigkeitsgrade - ein
unterhaltsamer Abschluss.
Im Laufe des Jahres 2010 wird es die DVD “Auf
Entdeckungsreise im Nationalpark Stilfserjoch”
auch in englischer Sprache geben.
Die Beschlüsse des Trentiner Führungsausschusses zur Erhaltung
und Förderung des Parkgebiets
I
l territorio particolarmente curato delle valli
di Peio e di Rabbi è frutto dell'intensa attività
di manutenzione attivata dal Comitato di
Gestione per la Provincia Autonoma di Trento
del Parco Nazionale dello Stelvio. Nel 2009 è
stato necessario realizzare importanti
interventi per ovviare ai gravi danni provocati
dalle nevicate dello scorso inverno. Gli ingenti
lavori estivi di ripristino della sentieristica e della
viabilità forestale, interrotte da schianti, cedimenti
e smottamenti e gravemente compromesse per
quanto riguarda la sicurezza, sono stati eseguiti
con un impegno straordinario dagli operai fissi e
stagionali, ai quali è stato possibile affiancare
maestranze messe a disposizione da due
cooperative grazie a finanziamenti ottenuti dalla
Provincia Autonoma di Trento.
Sono stati eseguiti inoltre il rifacimento e la
straordinaria manutenzione e revisione di tutte le
staccionate in gran parte danneggiate e sistemate
moltissime passerelle. Molti interventi hanno
riguardato la segnaletica ed è stato necessario
recuperare anche alcuni fabbricati seriamente
rovinati. Sono stati poi realizzati un'area di sosta e
pic-nic, recinti di esclusione a Rabbi ed
ottimizzati alcuni impianti fotovoltaici esistenti. A
fine stagione sono stati eseguiti il rifacimento
della paratoia della segheria veneziana in località
Rabbi Fonti e il recupero dell'area adiacente. La
segheria e le falegnamerie hanno lavorato tutta la
stagione per fornire segnaletica e manufatti
necessari per tutti i lavori sopra descritti. A
conclusione della stagione, nel mese di ottobre,
ulteriori danni causati dal vento in Val di Rabbi
hanno comportato un ulteriore impegno per il
ripristino della viabilità, messa in sicurezza e
recupero dell'area del Colèr e della zona
circostante.
Passerella lungo il sentiero Begoi - Ambrize/Steg entlang des Wanderweges Begoi - Ambrize. Fausto Ceschi/PNS-NPS
D
as besonders gepflegte Gebiet der Täler Val
di Rabbi und Val di Peio ist das Ergebnis
intensiver Instandhaltungsarbeiten, die vom
Führungsausschuss für die autonome Provinz
Trient des Nationalparks Stilfserjoch
veranlasst wurden. 2009 waren umfangreiche
Arbeiten notwendig geworden, um die
schweren Schäden zu beseitigen, die durch die
starken Schneefälle im letzten Winter verursacht
worden waren. Während der Sommermonate
wurden die durch umgestürzte Bäume, Abbrüche
und Rutschungen unbegehbaren und unsicher
gewordenen Wanderwege und Forststraßen mit
Servizio “Snow Friend” nel settore trentino del Parco
Agli agenti del Corpo Forestale Provinciale in
servizio presso la stazione di Peio, inclusa nel
Parco Nazionale dello Stelvio, e presso le stazioni
di Dimaro e Malè sarà affidato, anche per la
stagione invernale 2009-2010, il servizio di
sorveglianza lungo le piste innevate del
comprensorio sciistico della Val di Peio.
L'attività è svolta nell'ambito del progetto “Snow
Friends”, letteralmente amici della neve, lanciato
in Trentino per garantire controlli, assistenza
qualificata e, quindi, una maggiore sicurezza degli
sciatori che frequentano il circuito bianco. Gli
agenti forestali coinvolti nell'innovativa modalità
di presidio, sorveglianza e supporto al soccorso
piste mettono a disposizione dell'utenza anche la
loro competenza naturalistico/ambientale. I molti
appassionati dello sport invernale più praticato,
grazie all'esperienza e alla capacità comunicativa
degli agenti, possono cogliere con maggiore
consapevolezza le particolarità del paesaggio e
degli ambienti naturali che rendono unico il Parco
Nazionale dello Stelvio.
Gli “Snow Friends” attrezzati di binocolo invitano
sportivi di tutte le età ad osservare la montagna e i
einem außergewöhnlichen Einsatz von festem
Parkpersonal und Saisonarbeitern wieder in
Ordnung gebracht. Dank einer finanziellen
Unterstützung durch die Autonome Provinz Trient
konnte die Unterstützung von Arbeitskräften zweier
Genossenschaften in Anspruch genommen werden.
Darüber hinaus wurden alle zum Großteil
beschädigten Einzäunungen überprüft und erneuert
bzw. instand gesetzt und zahlreiche Stege repariert.
Viele Reparaturen waren an der Beschilderung und
an der Markierung notwendig. Einige Einsturz
gefährdeten Gebäude mussten abgesichert werden.
Außerdem wurde ein Rast- und Picknickplatz
Sistemazione muro area faunistica
Instandsetzung der Mauer des Wildgeheges. Fausto Ceschi/PNS-NPS
eingerichtet, in Rabbi wurden Abzäunungen
gebaut und einige bestehende Photovoltaikanlagen
wurden optimiert. Ende des Sommers wurde das
Wehr des venezianischen Sägewerks im Ortsteil
Rabbi Fonti repariert und das umliegende Gelände
in Ordnung gebracht. Das Sägewerk und die
Tischlereien haben den ganzen Sommer über
gearbeitet, um das notwendige Material für die
oben beschriebenen Arbeiten bereitzustellen. Im
Oktober mussten aufgrund neuer Windschäden im
Val di Rabbi erneut Wege und Straßen geräumt,
abgesichert und das Colèr-Gebiet in Ordnung
gebracht werden.
“Snow Friends” im Trentiner Parkteil
Die Beamten des
cieli per imparare a
Landesforstkorps, die in
conoscere la fauna che
der zum Nationalpark
popola l'area protetta. Base
Stilfersjoch gehörenden
logistica del servizio è una
Forststation Peio und in
casetta in legno
den Forststationen Dimaro
posizionata vicino al
und Malè Dienst leisten,
Rifugio Doss dei Cembri
werden auch in der
(m. 2315) in prossimità
Wintersaison 2009-2010
dell'arrivo della seggiovia
wieder mit der
“Busa Stavelin - Doss dei
Beaufsichtigung der
Cembri”: un punto
Skipisten des Skigebiets
d'osservazione perfetto per
Val di Peio beauftragt.
avvistare camosci, cervi ed
Diese Tätigkeit fällt unter
alcuni rapaci. Il servizio si
Postazione “Snow Friends” al Doss dei Cembri
das Projekt “Snow
svolge ogni giorno
Stellung der “Snow Friends” auf dem Doss dei Cembri
Friends”, wörtliche
nell'arco temporale fra
Übersetzung Schneefreunde, das im Trentino
Natale e Pasqua. Al mattino viene effettuata la
gestartet wurde, um Kontrollen, qualifizierten
ricognizione delle piste mentre nel primo
Beistand und damit eine größere Sicherheit der
pomeriggio, salvo chiamate per interventi, gli agenti
Skifahrer auf den Pisten zu gewährleisten. Die
sono a disposizione dei turisti per l'attività di
Forstbeamten, die in dieses innovative System der
avvistamento fauna e per rispondere a domande e
Betreuung und Überwachung der Pisten involviert
curiosità inerenti al Parco.
sind, stellen den Skifahrern auch ihre Fachkenntnis
über Natur und Umwelt zur Verfügung. Dank der
Paola Zalla
Erfahrung und der Kommunikationsfähigkeit der
Beamten können die vielen Liebhaber des
Wintersports Nummer Eins die Besonderheiten
der Landschaft und der Natur, die den
Nationalpark Stilfserjoch so einzigartig machen,
bewusster erleben.
Die mit Fernglas ausgerüsteten “Snow Friends”
laden Skifahrer aller Altersklassen ein, die Berge
und den Himmel zu beobachten, um die Tierwelt
im Schutzgebiet kennen zu lernen. Der Stützpunkt
für diese Tätigkeit ist ein Holzhäuschen neben der
Hütte Doss dei Cembri (2315 m), nahe der
Bergstation des Sesselliftes “Busa Stavelin - Doss
dei Cembri”: ein perfekter Aussichtspunkt zur
Sichtung von Gemsen, Rotwild und Raubvögeln.
Der Beobachtungsdienst wird von Weihnachten
bis Ostern täglich angeboten. Am Vormittag
erfolgt die Erkundung der Pisten und am frühen
Nachmittag sind die Beamten, sofern keine
Sondereinsätze anfallen, für die Urlaubsgäste dar,
zur Wildbeobachtung, zur Beantwortung von
Fragen und zur Lieferung von Informationen über
den Nationalpark.
Paola Zalla
PAG
5 NUMERO 3 DICEMBRE 2009
STELVIO PARK
IL RITIRO DEI GHIACCIAI,
UN INDICATORE
DI CAMBIAMENTO CLIMATICO
A
lle nostre latitudini il ritiro dei ghiacciai
rappresenta uno dei più evidenti indicatori
del riscaldamento globale e del
cambiamento climatico in atto. La Val
Venosta è una valle alpina interna
caratterizzata da clima secco con
precipitazioni di circa 530 mm nella zona di
Lasa, tanto che da sempre le coltivazioni vi
sarebbero impensabili in assenza di irrigazione.
Soprattutto in queste valli alpine secche, i
ghiacciai sono quindi una riserva idrica
fondamentale per la sopravvivenza. L'Ufficio
Idrografico della Provincia Autonoma di
Bolzano segue l'evoluzione di alcuni ghiacciai,
tra cui, ad esempio, il Ghiacciaio di Fontana
Bianca in Alta Val d'Ultimo. Attualmente, gli
esperti dell'Ufficio stanno elaborando e
aggiornando il Catasto dei Ghiacciai della
Provincia Autonoma di Bolzano.
I primi rilevamenti sistematici per il catasto dei
ghiacciai erano per lo più uni- o bidimensionali,
e monitoravano quindi, ad esempio, la lunghezza
della lingua e il relativo aumento o diminuzione
per un arco di tempo di una certa durata oppure,
una volta condotte le misurazioni dei ghiacciai,
ne riportavano l'estensione. In questi ultimi anni,
l'applicazione di metodologie geofisiche
consente il rilevamento stratigrafico dello
spessore del ghiaccio e quindi l'inserimento nelle
valutazioni anche della terza dimensione,
rendendo possibile calcolare il volume di
ghiaccio esistente. Tali metodologie d'indagine
derivano dalla ricerca sismologica e si avvalgono
di radar e di impulsi elettrici, elettromagnetici e
acustici, basandosi peraltro sempre sullo stesso
principio, ovvero la propagazione a diversa
velocità dell'impulso o dell'onda all'interno di
materiali diversi come il ghiaccio e la roccia.
Ghiacciaio in Alta Val Zay a Solda/Ferner im oberen Zaytal in Sulden. Lukas Hofer/PNS-NPS
di 90 m, quello dello Sforzellina di 40 m. A
ulteriore titolo di raffronto si ricorda che l'ARPA
(Agenzia Regionale Protezione Ambiente) riporta
un valore di precipitazioni annue sull'intera
Regione Lombardia pari a 27 km³. Interpolando i
dati relativi alla riserva di ghiaccio con quelli
delle precipitazioni lombarde, risulta che la
quantità di ghiaccio immagazzinata nei ghiacciai
corrisponde solamente a un settimo del totale
delle precipitazioni annue su tutto il territorio
della regione.
Il ghiaccio dell'Ortles, archivio del clima
Nell'estate del 2009, per la prima volta un team
interdisciplinare di ricercatori provenienti da Alto
Adige, Trento, Innsbruck, Vienna, Padova,
Venezia, Pavia e dall'americana Ohio State
University ha esaminato la calotta di ghiaccio
dell'Ortles. I glaciologi intendono studiare gli
apparati glaciali continentali dei massimi rilievi in
varie catene montuose della terra, considerato che
il ghiaccio risalente a migliaia di anni fa
conterrebbe importanti informazioni in merito alla
storia del clima. Finora, in genere, sotto questo
profilo si è preso infatti in esame solamente il
ghiaccio dell'Artide e dell'Antartide. Il corpo di
Ötzi, l'uomo del Similaun, si è preservato per
5.300 anni tra i monti della Val Senales, e se
consideriamo quante informazioni ci hanno già
GLETSCHERSCHWUND.
SYMPTOM
FUR KLIMAANDERUNG
I
n unseren Breiten ist der Gletscherschwund
einer der auffälligsten Anzeiger für die
Erderwärmung und Klimaänderung. Der
Vinschgau als ein inneralpines Trockental mit
einem natürlichen Jahresniederschlag von
etwa 530 mm bei Laas kommt im
Kulturpflanzenanbau seit Jahrtausenden ohne
Zusatzbewässerung nicht aus. Den Gletschern
kommt daher besonders auch in den trockenen
Alpentälern als Wasserspeicher eine
grundlegende und existenzsichernde Bedeutung
zu. Das Hydrografische Amt in der Südtiroler
Landesverwaltung überwacht die Entwicklung
einiger ausgewählter Gletscher exemplarisch, so
etwa des Weißbrunnferners im Hinteren Ultental.
Derzeit überarbeiten die Experten in diesem
Landesamt auch das Südtiroler Gletscherkataster
und bringen es auf den aktuellen Stand.
In den ersten systematischen Aufzeichnungen für
die Gletscherkataster wurden die Gletscher meist
nur ein- bzw. zweidimensional erfasst. So wurden
etwa die Längen der Gletscherzungen und deren
Ab- oder Zunahme über einen längeren Zeitraum
erhoben. Oder es wurden die
Flächenausdehnungen der Gletscher nach deren
Vermessung aufgezeichnet. In den letzten Jahren
ist durch die Anwendung von geophysikalischen
Untersuchungsmethoden mit der Erhebung der
Schichtmächtigkeit des Eises die dritte
Dimension in der Erhebung der Gletscher
I ghiacciai della Lombardia
Vorrei qui considerare anche la realtà esterna alla
Provincia di Bolzano, riassumendo brevemente
l'evoluzione dei ghiacciai in Lombardia. Con
l'opuscolo del 2008 dal titolo „I ghiacciai della
Lombardia una risorsa da conoscere“, la
Direzione Generale Territorio e Urbanistica della
Regione Lombardia ha aggiornato i dati circa gli
apparati glaciali del proprio territorio,
pubblicando il quarto Catasto dei Ghiacciai dopo
quelli del 1961, del 1991 e del 1999. Il
coordinamento scientifico della pubblicazione
era ad opera dei due studiosi C. Smiraglia e G.
Diolaiuti, docenti presso il Dipartimento di
Scienze della Terra dell'Università di Milano.
In Lombardia, nel 2003 sono stati censiti 348 tra
ghiacciai e corpi glaciali, localizzati soprattutto
all'interno del Gruppo dell'Ortles Cevedale, del
Gruppo del Bernina e dell'Adamello. 170 di
questi ghiacciai presentano un'estensione
inferiore a 10 ha, 49 tra 10 e 50 ha e solamente
due, in tutto il territorio della Lombardia, oltre i
10 km². Nel 2003 il Ghiacciaio dell'Adamello
misurava 16,7 km² e il Ghiacciaio dei Forni 12,0
km².
Una diminuzione sempre più rapida
L'interpretazione combinata dei dati circa
variazioni frontali ed estensione superficiale dei
precedenti Catasti ghiacciai, delle misurazioni 3D
dirette sul campo e delle fotografie satellitari
consente di valutare con precisione bilanci di
massa, riserve idriche immagazzinate ed
evoluzione dei ghiacciai lombardi. I set di dati
mostrano un netto acceleramento nel ritiro di
questi ghiacciai. In una sola dozzina di anni, in
Lombardia, la superficie complessiva degli
apparati glaciali si è ridotta di 25 km² (pari al
21 %), passando dai 117,4 km² del 1991 ai 92,4
km² del 2003. In termini di volume, le
documentazioni di cui sopra indicano poi come il
ghiaccio di ghiacciaio complessivo della regione
fosse nel 1991 pari a 5,15 km³. Considerando la
densità del ghiaccio di ghiacciaio pari a 917
kg/m³, si ottiene una riserva d'acqua di 4,72 km³.
Dodici anni dopo, nel 2003, la riserva di ghiaccio
degli apparati glaciali lombardi era scesa a 4,26
km³, pari a 3,91 km³ di riserva d'acqua. La perdita
è risultata particolarmente rapida nei quattro anni
dal 1999 al 2003, quando ha raggiunto il ritmo di
0,10 km³ all'anno (1991 - 2003: 0,07 km³). Per
meglio esemplificare tali cifre, basti dire che 0,10
km³ corrispondono alla capienza del lago
artificiale di Resia, pari a 100 mio m³ d'acqua. In
altri termini, la perdita annua di volume dei
ghiacciai lombardi a seguito dello scioglimento
accelerato dovuto al riscaldamento globale
riempirebbe ogni anno un invaso della
dimensione del lago di Resia. Ragionando a
breve, i titolari delle concessioni per la
produzione di energia elettrica potrebbero
considerare la cosa anche estremamente
interessante. In effetti, valutando il fenomeno in
maniera più allargata e sul lungo periodo, per
molte altre e sostanziali ragioni dovremmo
invece occuparci con urgenza della
sopravvivenza dei nostri ghiacciai.
In termini di spessore degli strati di ghiaccio, dal
1999 al 2003 i ghiacciai della Lombardia si sono
ridotti di 0,98 m (arrotondati a 1,0 m) all'anno.
Altri dati: lo spessore del Ghiacciaio dei Forni è
N E W S
Mailand.
In der Lombardei wurden im Jahre 2003 348
Gletscher und Eiskörper gezählt. Sie liegen vor
allem in der Ortler-Cevedale-Gruppe, in der
Bernina-Gruppe und in der Adamello-Gruppe. 170
dieser Gletscher haben eine Flächenausdehnung
unter 10 ha, 49 Gletscher liegen in der
Größenklasse zwischen 10 und 50 ha Ausdehnung
und nur 2 Gletscher sind in der Lombardei größer
als 10 km²: Der Adamello Gletscher maß 2003
16,7 km² und der Forni-Gletscher 12,0 km².
Beschleunigter Rückgang
Aus der kombinierten Interpretation der Längenund Flächenangaben in den vorausgehenden
Gletscherkatasters, aus den direkt im Freiland
durchgeführten dreidimensionalen Messungen
und aus der Satellitenfotografie lassen sich recht
sichere Aussagen treffen über Massenbilanzen,
gespeicherte Wasserreserven und Entwicklungen
der lombardischen Gletscher. Die Datenreihen
zeigen einen in den letzten Jahren deutlich
beschleunigten Rückgang dieser Gletscher. Die
Gesamtfläche der Gletscher in der Lombardei ist
in nur einem Dutzend Jahren von 117,4 km² im
Jahre 1991 um 25 km² (gleich 21 %) auf 92,4 km²
im Jahre 2003 zurückgegangen. Berücksichtigt
man hingegen das Volumen, so lassen sich in der
oben genannten Literatur folgende Angaben
finden: das gesamte lombardische Gletschereis
hatte im Jahre 1991 ein Volumen von 5,15 km³.
Nimmt man die Dichte von Gletschereis mit 917
kg/m³ an, ergibt das einen Wasservorrat von 4,72
km³. 12 Jahre später, im Jahre 2003 ist der
Eisvorrat der lombardischen Gletscher auf 4,26
km³ gesunken, was 3,91 km³ Wasservorrat
entspricht. Der Wasserverlust hat sich in den vier
Jahren von 1999 - 2003 besonders beschleunigt:
Er betrug 0,10 km³ pro Jahr (1991 - 2003: 0,07
km³). Um diese Zahl vorstellbar zu machen, sei
gesagt, dass 0,10 km³ dem Fassungsvermögen des
Reschner Stausees von 100 Mio m³ Wasser
entspricht. Anders ausgedrückt: Der jährliche
Volumenverlust der lombardischen Gletscher
durch das beschleunigte Abschmelzen infolge der
Erderwärmung würde einen Stausee von der
Größe des Reschner Sees pro Jahr füllen. Dies
mag für die Konzessionsinhaber zur
Stromerzeugung kurzfristig gedacht durchaus
verlockend klingen. Umfassender und
längerfristig gedacht, sollten wir dringend an der
Langlebigkeit unserer Gletscher aus vielen
anderen Gründen interessiert sein.
In Schichtmächtigkeit ausgedrückt sind die
Gletscher in der Lombardei von 1999 - 2003 um
0,98 m (gerundet 1,0 m) pro Jahr geschmolzen.
Dazu seien noch folgende Angaben nachgereicht:
Die Eismächtigkeit am Forni-Gletscher beträgt 90
m, jene am Sforzellina-Gletscher 40 m. Um noch
eine Vergleichsgröße zu haben: Die jährliche
Niederschlagsmenge über der gesamten Region
Lombardei wird von ARPA (Agenzia Regionale
Protezione Ambiente) mit 27 km³ angegeben.
Lombardische Niederschlagsmenge und Eisvorrat
in das Verhältnis gesetzt, ergeben: Die in den
Gletschern gespeicherte Eismenge entspricht nur
etwa einem Siebtel der Jahresniederschlagssumme
über der gesamten Region
Das Ortler-Eis als Klimaarchiv
Crepaccio sul ghiacciaio dei Forni in Valfurva/Gletscherspalte auf dem Forni-Gletscher in Valfurva. Walter Anselmi/PNS-NPS
rivelato la sua mummia e gli oggetti che lo
accompagnavano, possiamo a ragione ritenere che
anche la calotta di ghiaccio ci fornirà interessanti
indicazioni.
Il primo carotaggio compiuto sull'Ortles ha
indicato che a 9,5 metri di profondità il ghiaccio
presentava una temperatura di 1,2 °C e che lo
spessore era di 70 m. Nel 2010 il ghiaccio
dell'Ortles verrà sottoposto a prelievi e studi
sistematici, nell'intento di condurre possibilmente
le ricerche fintanto che la calotta è ancora
presente in tutto il suo spessore. Assumendo che
l'attuale tendenza di una riduzione pari a 1 m di
spessore all'anno dovesse permanere, e ritenendo
ammissibile estendere i dati della Lombardia
generalizzandoli, nel 21° secolo l'Ortles potrebbe
essere completamente privo di ghiaccio.
Sia a livello mondiale, come popolazione, che a
livello locale come abitanti delle valli alpine
dovremo pertanto riuscire ad attuare misure più
incisive in materia di riscaldamento globale di
quanto non sia finora accaduto, e non solamente
per preservare le nostre riserve idriche
rappresentate dai ghiacciai e destinate agli usi più
diversi.
Wolfgang Platter
dazugekommen. Dadurch wurde die Berechnung
der vorhandenen Eisvolumina möglich. Diese
Untersuchungsmethoden kommen etwa aus der
seismologischen Forschung und verwenden
Radar, elektrische, elektromagnetische oder
akustische Impulse. Das Prinzip ist immer
dasselbe: die unterschiedlich rasche Ausbreitung
des Impulses oder der Welle in den verschiedenen
Materialien Eis und Felsgestein.
Die Gletscher in der Lombardei
Auch heute möchte ich einen Blick über die
Südtiroler Landesgrenze hinaus werfen und die
Entwicklung der Gletscher in der Lombardei in
der im Rahmen dieses Beitrages gebotenen Kürze
zusammenfassen. Die Region Lombardei mit
ihrer Generaldirektion „Territorium und
Urbanistik“ hat in der Broschüre „I ghiacciai
della Lombardia una risorsa da conoscere“ im
Jahre 2008 die Angaben zu den Gletschern ihres
Landes ajourniert und das vierte
Gletscherkataster nach jenen aus den Jahren
1961, 1991, 1999 veröffentlicht. Die
wissenschaftliche Koordination für diese
Publikation lag in den Händen der beiden
Wissenschaftler C. Smiraglia und G. Diolaiuti,
ihres Zeichens auch Hochschullehrer an der
Abteilung Erdwissenschaften der Universität
Im Sommer 2009 hat ein interdisziplinäres
Forscherteam mit Wissenschaftlern aus Südtirol,
Trient, Innsbruck, Wien, Padua, Venedig, Pavia
und von der Ohio State University in den USA die
Eiskalotte des Ortlers erstmals unter die Lupe
genommen. Die Gletscherforscher wollen das
Inlandeis der höchsten Erhebungen in
verschiedenen Bergketten der Erde untersuchen,
weil das Jahrtausende alte Eis wichtige
Informationen zur Klimageschichte enthalten
dürfte. Bisher ist altes Eis diesbezüglich meist nur
in der Arktis und Antarktis untersucht worden.
Ötzi, der Mann vom Hauslabjoch war 5.300 Jahre
vor heute in den Schnalser Bergen eingefroren.
Wenn wir bedenken, wie viele Informationen
seine Mumie und die Beifunde schon freigegeben
haben, dürfen wir auch auf die Informationen aus
der Eishülle gespannt sein.
Von der ersten Sondierbohrung am Ortler wissen
wir, dass das Eis in 9,5 Metern Tiefe eine
Temperatur von 1,2 °C hatte und dass die
Eismächtigkeit am Ortler 70 m beträgt. Im Jahre
2010 soll das Ortler-Eis systematisch gebohrt und
erforscht werden. Die Forschungen müssen
durchgeführt werden, solange das Eis möglichst
noch in seiner gesamten Schichtmächtigkeit
erhalten ist. Wenn der derzeitige Trend des
Abschmelzens von 1 m Schichtstärke pro Jahr
anhält und die Verallgemeinerung aus den
lombardischen Ergebnissen zulässig ist , wird der
Ortler im 21. Jahrhundert eisfrei.
Nicht nur um unsere Wasserreserven aus den
Gletschern für unsere verschiedensten Nutzungen
zu konservieren, werden wir uns weltweit als
Menschheit und lokal als Bewohner der
Alpentäler ernsthafter als bisher zu Maßnahmen
gegen die Erderwärmung durchringen müssen.
Wolfgang Platter
STELVIO PARK
N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG
N E W S
6
CONVEGNO ANNUALE SUL GIPETO
JAHRLICHE TAGUNG UBER DEN BARTGEIER
D
V
al 23 al 25 ottobre a Bormio, centro
amministrativo del Parco Nazionale
dello Stelvio, si è tenuto il Meeting
Annuale sul Gipeto, specie di avvoltoio
estintasi sulle Alpi agli inizi del
Novecento e ora oggetto di un progetto
internazionale di reintroduzione.
Il convegno, organizzato da Parco Nazionale
dello Stelvio, Provincia di Sondrio, Comune di
Bormio, Fondazione per la Conservazione degli
Avvoltoi, IBM (International Bearded Vulture
Monitoring) e Rete Alpina delle Aree Protette,
ha rappresentato l'occasione per discutere dei
nuovi obiettivi del progetto che, nel breve
volgere di venti anni, sulle Alpi ha ristabilito
una popolazione selvatica di circa centoquaranta
individui, cinquantasette dei quali involatisi in
natura dal 1997.
L'aumento di ungulati selvatici, una migliore
consapevolezza del suo ruolo ecologico e la
scomparsa della credenza che il Gipeto fosse un
feroce predatore di agnelli sono i principali
fattori che fanno ritenere tale popolazione ormai
in grado di autosostenersi.
Il meeting ha preso avvio presso la sala
convegni del centro visitatori “Baita dal Parco”
con la riunione tecnica del Comitato Direttivo
dell'IBM che ha, tra i propri scopi istitutivi,
quello di promuovere e coordinare a livello
alpino le azioni di monitoraggio e di censimento
condotti su scala locale dai vari partner europei.
Anche il Parco Nazionale dello Stelvio è, a buon
diritto, uno dei partner più affidabili ed
autorevoli di IBM data l'ampia attenzione
rivolta al controllo delle quattro coppie
riproduttive e alla realizzazione di due
censimenti all'anno condotti mediante
osservazioni contemporanee su larga scala nelle
province di Sondrio, Brescia, Trento e Bolzano
con l'impiego di oltre duecentotrenta
osservatori.
Nel corso della riunione gli esperti italiani,
austriaci, svizzeri e francesi si sono confrontati
per armonizzare le modalità di raccolta dei dati
che confluiscono in un comune database e per
discutere le più importanti questioni tecniche e
amministrative concernenti il progetto.
Il necessario rafforzamento dell'attuale rete di
osservatori quale indispensabile strumento per
l'individuazione delle nuove coppie che si
stanno insediando sulle Alpi e il proseguimento
del monitoraggio scientifico finalizzato
all'acquisizione di informazioni sulla biologia e
distribuzione della specie sempre più
approfondite (anche grazie agli studi genetici e di
telemetria satellitare avviati da tempo) sono stati
infatti i nuovi obiettivi ampiamente trattati dal
Comitato Direttivo dell'IBM.
Nella giornata di sabato il convegno, proseguito
a Bormio presso la Sala Fontana, è stato aperto al
pubblico; circa centoquaranta i convenuti per
assistere ai lavori durante i quali ampio spazio è
stato dedicato alla trattazione dei rischi potenziali
e diretti che minacciano il buon andamento della
popolazione di Gipeto, al momento ancora
vulnerabile a livello europeo.
In particolare, sono stati esposti i primi risultati
di tre progetti che riguardano il saturnismo
(intossicazione da piombo), fenomeno che si
verifica quando un rapace ingerisce frammenti di
proiettile di piombo nella carcassa o nei visceri
di ungulati colpiti d'arma da fuoco.
Quattro le sessioni di lavoro e oltre trenta le
comunicazioni orali a cura dei maggiori esperti
provenienti da Italia, Austria, Svizzera, Francia e
Spagna tra i quali Michel Terrasse, presidente del
VCF (Vulture Conservation Foundation),
Richard Zink, responsabile IBM, Daniel Hegglin,
direttore di Stiftung pro Bartgeier, Marie
Zimmermann per A.S.T.E.R.S., Hans Frey
dell'Università di Vienna e Carloz Ruiz di
Fundaciòn Gypaetus.
Al termine dei lavori sono stati proiettati tre
filmati sul Gipeto nell'ecosistema alpino e, a
cornice dell'evento, è stata inaugurata la mostra
fotografica “Incontri con il Gipeto. Due ali tra
cielo e terra” che raccoglie i migliori scatti finora
eseguiti all'interno del Parco.
Domenica 25 ottobre il convegno è terminato
con l'escursione in una delle valli del Parco allo
scopo di osservare i Gipeti in natura. I
partecipanti hanno così potuto osservare la
contemporanea presenza di ben quattro Gipeti.
La coppia locale che si riproduce da anni, il
giovane nato nel 2009 ancora in compagnia degli
adulti e un immaturo marcato di nome Rurese
rilasciato nel 2008 nel Parco Nazionale Alti Tauri
(Austria), ma presente nell'area dello Stelvio
dall'agosto scorso, hanno infatti volteggiato a
lungo nel cielo della Val Zebrù quasi a salutare il
folto gruppo di esperti e appassionati giunti fin
qui per loro.
Daniela Praolini
om 23. bis 25. Oktober fand in Bormio, dem
Verwaltungszentrum des Nationalparks
Stilfserjoch, das jährliche Meeting über den
Bartgeier statt, der in den Alpen Anfang des
20. Jahrhunderts ausgerottet wurde und nun
im Rahmen eines internationalen Projekts
wieder angesiedelt wird.
Die vom Nationalpark Stilfserjoch, der Provinz
Sondrio, der Gemeinde Bormio, der Vulture
Conservation Foundation, von IBM (International
Bearded Vulture Monitoring) und dem Netzwerk
Alpiner Schutzgebiete organisierte Tagung war
eine Gelegenheit, um über die neuen
Zielsetzungen des Projekts zu diskutieren, das in
fast zwanzig Jahren in den Alpen eine wild
lebende Population von etwa 150 Tieren
wiederhergestellt hat, von denen seit 1997 in
freier Wildbahn bereits 57 Junggeier erfolgreich
ausgeflogen sind.
Die Zunahme wild lebender Huftiere, wachsendes
Bewusstsein für seine ökologische Rolle und der
Untergang des Volksglaubens, der Bartgeier sei
ein unerbittlicher Lämmerjäger - das sind die
wichtigsten Faktoren, die zu der Überzeugung
geführt haben, diese Population sei nunmehr in
der Lage, sich selbst zu erhalten.
Das Meeting begann im Tagungsraum des
Besucherzentrums “Baita dal Parco” mit der
Vorstandssitzung von IBM, zu dessen
Gründungszielen es gehört, im Alpenraum das
Monitoring und die Populationszählungen zu
koordinieren, die von den verschiedenen
europäischen Partnern auf lokaler Ebene
durchgeführt werden.
Der Nationalpark Stilfserjoch zählt zurecht zu den
zuverlässigsten und angesehensten Partnern von
Informationen über die Biologie und die
Verteilung der Art (zu denen auch die seit
geraumer Zeit laufenden genetischen
Untersuchungen sowie die Ortung mit Hilfe der
Satellitentelemetrie beitragen).
Am Samstag wurde die Tagung in Bormio im
Fontana-Saal fortgesetzt und für die
Öffentlichkeit zugänglich gemacht. Etwa 140
Zuhörer verfolgten die Referate, bei denen
umfassend die potentiellen und direkten Risiken
erläutert wurden, die eine gute Entwicklung der
heute in Europa immer noch verletzlichen
Bartgeierpopulation gefährden.
Insbesondere wurden die ersten Ergebnisse von
drei Projekten vorgestellt, bei denen es um
Saturnismus (Bleivergiftung) geht, die auftritt,
wenn ein Greifvogel aus dem Kadaver oder mit
den Eingeweiden von Huftieren, die von
Schusswaffen getroffen wurden, Fragmente von
Bleigeschossen zu sich nimmt.
Die Tagung war in vier Abschnitte unterteilt und
umfasste über 30 Referate, vorgetragen von den
größten Experten aus Italien, Österreich, der
Schweiz, Frankreich und Spanien, darunter
Michel Terrasse, Präsident der VCF (Vulture
Conservation Foundation), Richard Zink,
Verantwortlicher von IBM, Daniel Hegglin,
Direktor der Stiftung pro Bartgeier, Marie
Zimmermann für A.S.T.E.R.S., Hans Frey von
der Universtität Wien und Carloz Ruiz von der
Fundaciòn Gypaetus.
Am Ende der Arbeiten wurden drei Filme über
den Bartgeier im alpinen Ökosystem gezeigt.
Als Begleitprogramm zur Tagung wurde die
Fotoausstellung “Der Bartgeier. Zwei Flügel
zwischen Himmel und Erde” eröffnet, die die
IBM, da die vier fortpflanzungsfähigen Paare mit
großer Aufmerksamkeit kontrolliert und die
beiden Erfassungen im Jahr sehr sorgfältig
durchgeführt werden, wobei unter Einsatz von
über 230 Beobachtern in den Provinzen Sondrio,
Brescia, Trient und Bozen gleichzeitig auf breiter
Ebene Beobachtungen durchgeführt werden.
Bei dem Meeting sprachen die Experten aus
Italien, Österreich, der Schweiz und Frankreich
die Modalitäten für eine homogene Erfassung der
Daten ab, die in eine gemeinsame Datenbank
einfließen. Darüber hinaus wurden die
wichtigsten fachlichen und
verwaltungstechnischen Fragen im
Zusammenhang mit dem Projekt diskutiert.
Die neuen Zielsetzungen, die im IBM-Vorstand
eingehend debattiert wurden, sind die notwendige
Stärkung des derzeitigen Beobachternetzes als
unverzichtbares Instrument zur Erkennung neuer
Paare, die sich im Alpenraum niederlassen, sowie
die Fortsetzung des wissenschaftlichen
Monitorings zur Erfassung immer genauerer
besten bisher im Park realisierten Aufnahmen
zeigt.
Am Sonntag, den 25. Oktober endete die
Tagung mit einer Exkursion in eines der
Parktäler zur Beobachtung der Bartgeier in
freier Wildbahn. Die Teilnehmer konnten
gleichzeitig vier Exemplare beobachten: Das
hier beheimatete Paar, das sich seit Jahren
fortpflanzt, der im Jahr 2009 geschlüpfte
Junggeier, der sich noch bei den Erwachsenen
aufhält, sowie ein junges markiertes Männchen
mit dem Namen Rurese, das 2008 im
Nationalpark Hohe Tauern (Österreich)
ausgewildert worden war, aber seit August im
Gebiet um das Stilfserjoch gesehen wird. Sie
kreisten lange am Himmel über dem Val Zebrù,
als wollten sie die zahlreiche Gruppe von
Experten und Naturliebhabern grüßen, die
wegen ihnen bis hierher gekommen waren.
Daniela Praolini
Interventi sul territorio. Estate 2009. Settore lombardo
Anche quest'anno si è concluso il 31 ottobre il
periodo lavorativo per i trentacinque operai
stagionali che dal 4 maggio scorso hanno
prestato servizio nell'area lombarda del Parco.
Numerosi, come ogni anno, gli interventi di
manutenzione ordinaria e straordinaria che,
grazie alle otto squadre costituite dagli operai
agricoli assunti con contratto a tempo
determinato, si sono potuti effettuare sul
territorio nelle province di Brescia e Sondrio.
Importanza fondamentale per la fruizione
turistica del Parco riveste il mantenimento dei
sentieri; ben 180 km ne sono stati interessati da
manutenzione durante la stagione estiva 2009
con varie tipologie di intervento quali la
ricostruzione delle sede viaria, ove necessario, la
sostituzione o cura della segnaletica e delle
passerelle in legno. Sempre per opera del
personale stagionale sono state effettuate la
manutenzione, la pulizia e la riqualificazione
delle trentanove aree da pic nic disseminate sul
territorio. Interventi di ripristino delle recinzioni,
rasatura periodica del manto erboso, riparazione
di grill e punti fuoco, realizzazione di nuove
piazzole per la posa di tavoli e panche ne hanno
garantito la funzionalità.
L'estate 2009 ha visto anche la sistemazione di
130 km di strade secondarie di accesso alle valli,
con interventi di pulizia di cunette e scoline
trasversali di raccolta acque, rifacimento di
selciatura e ripristino delle scarpate.
Molti anche i lavori di manutenzione territoriale
diffusa che, progettati e coordinati dall'Ufficio
Tecnico, sono stati portati a termine nella stessa
stagione, tra i quali il mantenimento di mulattiere
in Valfurva, Valle di Rezzalo e Valdidentro, i
lavori di sistemazione idraulica del Torrente Val
Grande e la posa dei cartelli informativi a
conclusione del progetto di ripristino dei
manufatti militari della Grande Guerra in Valle
del Braulio. Oltre a questi meritano una
particolare menzione il ripristino della pozza di
abbeverata in località Sasso Prada a Valdidentro e
la ristrutturazione della segheria veneziana in
località Mulini di Canè in comune di Vione.
Di notevole valenza naturalistica il primo - se n'è
ampiamente parlato nel numero precedente - e di
evidente valore storico culturale il secondo,
entrambi i lavori sono stati svolti con particolare
cura e competenza dal personale del Parco. La
ristrutturazione della segheria veneziana,
realizzata in collaborazione con l'amministrazione
comunale di Vione, ha riportato agli antichi
splendori la vecchia struttura posta all'imbocco
della Val Canè creando un nuovo punto d'interesse
per turisti ed escursionisti.
Da non dimenticare, infine, che una squadra
costituita da quattro operai stagionali, coadiuvata
da un'addetta al coordinamento delle attività
vivaistiche si è occupata, come ogni anno, della
cura e della manutenzione del Giardino Botanico
Alpino “Rezia” sotto la direzione del
responsabile Valentino Martinelli.
Basilare per la realizzazione degli interventi che
ogni estate l'Ufficio del Comitato per la Regione
Lombardia del Parco prevede sul territorio, è la
collaborazione con la falegnameria e l'officina
meccanica, due importanti strutture interne di
proprietà dell'ente, che si occupano
rispettivamente della predisposizione dei
materiali necessari agli interventi, della
realizzazione di tutti i manufatti in legno quali,
ad esempio, tavoli panca, tettoie, fontane e
recinzioni e della riparazione e manutenzione di
tutti i mezzi meccanici, dalle vetture ai mezzi
agricoli, dai trattori ai decespugliatori.
Un'importante sinergia dunque che permette la
realizzazione di opere necessarie al
mantenimento e alla fruizione del territorio, è
quella che si crea ogni anno tra uffici di
progettazione, strutture di supporto e operai
stagionali, con particolare evidenza al valore
aggiunto della loro competenza ed esperienza
acquisita negli anni di collaborazione col Parco.
Daniela Praolini e Enrico Bruseghini
Esterno della segheria veneziana prima dell'intervento
Außenansicht des venezianischen Sägewerks vor
Beginn der Arbeiten
Enrico Bruseghini/PNS-NPS
PAG
7 NUMERO 3 DICEMBRE 2009
STELVIO PARK
N E W S
IL GIPETO NEL PARCO DELLO STELVIO:
SEMPRE PIU’ IN ALTO
DER BARTGEIER IM NATIONALPARK STILFSERJOCH: IMMER HOHER HINAUS
Giovane in volo
Junger Bartgeier im Flug. Renato Moggi
A
nche quest'anno le coppie di Gipeto che
hanno scelto di vivere nel Parco ci hanno
regalato due nuovi nati. I giovani di
Gipeto che dalla scorsa estate volano nel
cielo delle nostre valli sono Zebrusius,
così chiamato in onore del leggendario
personaggio legato alla Val Zebrù, e
Darwin per celebrare i 200 anni dalla nascita del
celeberrimo naturalista inglese, padre della
teoria sull'evoluzione. Dalla stagione appena
conclusa il numero di giovani Gipeti nati in
natura nel Parco Nazionale dello Stelvio sale a
27 che rappresentano il 47% dei giovani nati su
tutte le Alpi.
Un dato entusiasmante, dunque, ma che da solo
non dà ancora l'idea della straordinaria
importanza di questa piccola popolazione.
Ebbene, le quattro coppie che gravitano sui
nostri cieli, sono attualmente le uniche che
nidificano in Italia.
Data questa esclusiva, di cui il nostro Parco
dispone, non possiamo non trattare questo
speciale vicino di casa, presentandolo con tutti
gli onori!
Il Gipeto (Gypaetus barbatus) è un avvoltoio di
grandi dimensioni (l'apertura alare può
raggiungere i 280 cm) che vive in ambiente
montano e si nutre quasi esclusivamente di ossa.
Il suo nome specifico, barbatus, deriva dalle
forti vibrisse nere che scendono lungo il becco a
formare una sorta di barba, presente in entrambi
i sessi. Alzando gli occhi al cielo, soprattutto
nelle valli del settore lombardo del Parco, non è
raro scorgere l'ampia sagoma del rapace,
riconoscibile dall'Aquila reale, la specie con cui
è più comune la confusione, da alcune semplici
caratteristiche. Se si osserva la coda, si può
facilmente notare che nel Gipeto ha una forma a
cuneo, quasi appuntita, mentre nell'Aquila reale
è leggermente arcuata a forma di grosso
ventaglio. Inoltre negli adulti la colorazione è
molto differente: il Gipeto ha la testa e il ventre
bianco tendente al rosso ruggine e le ali nere
color ardesia mentre l'Aquila reale è
completamente marrone. Una maggiore
confusione è possibile tra i giovani di Gipeto e
le Aquile adulte, poiché i primi presentano
colorazioni più scure su tutto il corpo e la testa
nera.
Il Gipeto si estinse sulle Alpi a inizio
Novecento, a causa della persecuzione
dell'uomo che lo riteneva ingiustamente un
feroce predatore delle greggi. La credenza era
talmente radicata negli abitanti di montagna
dell'epoca tanto che venne battezzato
“avvoltoio degli agnelli”, probabilmente per via
dell'abitudine del rapace di sorvolare a bassa
quota le greggi, in cerca di capi morti o di
placente. Anche l'aspetto curioso del Gipeto, in
particolare l'occhio dorato bordato di rosso, può
aver contribuito ad alimentare le credenze che
lo volevano un animale demoniaco. L'avvoltoio
in realtà non è in grado di cacciare, come si può
notare confrontando la sua struttura fisica con
quella di altri rapaci predatori come, ad
esempio, l'Aquila reale. Gli artigli del Gipeto
sono di dimensioni ridotte, tali da non
permettere l'uccisione di un animale, le zampe
sono corte e non sufficientemente potenti per
sferrare un colpo mortale. Anche il suo becco
voluminoso e robusto non ha le caratteristiche
taglienti come quello a disposizione di
un'Aquila reale. La dieta del Gipeto è, infatti,
composta principalmente da ossa che, fino alla
lunghezza massima di 25 cm, ingerisce intere
digerendole grazie a succhi gastrici
eccezionalmente aggressivi. Il Gipeto dunque,
nutrendosi di ciò che gli altri animali non
possono digerire, ricopre un ruolo fondamentale
all'interno dell'ecosistema alpino nutrendosi,
come uno spazzino, degli scarti inutilizzati dai
predatori quali l'Aquila reale, la Volpe e altri
carnivori. Il problema dell'estinzione del Gipeto
sulle Alpi venne finalmente affrontato negli anni
Settanta, grazie all'audacia e competenza di un
gruppo di ricercatori austriaci e svizzeri, che
intrapresero un ambizioso progetto di
reintroduzione internazionale. A questo progetto
aderirono tutti gli stati alpini e furono coinvolti
una cinquantina di centri di allevamento e zoo di
tutto il mondo (Europa, USA, Kazakistan,
Giappone) che misero a disposizione alcuni
Gipeti adulti in cattività per poterli fare
accoppiare e far nascere nuovi individui. A oltre
23 anni dal primo rilascio, ancora oggi i giovani
nati in cattività vengono liberati nei tradizionali
siti di rilascio quali il Parco Nazionale degli Alti
Tauri (Austria), il Parco Nazionale dello Stelvio,
il Parco Nazionale Svizzero, il Parco Naturale
Alpi Marittime (Cuneo), e nei Parchi francesi
quali il Mercantour e sul massiccio del Bargy in
Alta Savoia.
Dal settimo anno di età raggiungono la maturità
sessuale e possono quindi trovare un partner e
iniziare a riprodursi. Dal 1997 al 2009,
sull'intero arco alpino, sono nati in natura 58
giovani Gipeti, figli o nipoti degli individui
rilasciati ormai diventati adulti e in grado di
riprodursi.
La prima nascita in natura in Italia è avvenuta
nel 1998 a due passi da Bormio, sotto i riflettori
di tutta la comunità scientifica e zoologica
internazionale. Negli anni successivi una nuova
coppia si è insediata sulle pareti rocciose di
Livigno, mentre nel 2002 si è involato il primo
giovane di Valfurva appartenente a una terza
coppia. Nel maggio 2006 una quarta coppia ha
iniziato a costruire il nido in Italia per poi
nidificare in territorio elvetico l'anno successivo
a poche centinaia di metri dal nostro Parco.
L'andamento complessivo della popolazione è
senza dubbio positivo perché circa il 75% delle
nidificazioni che avvengono si concludono con
l'involo di un giovane.
Ma perché questo successo proprio nel Parco
Nazionale dello Stelvio? La grande abbondanza
di pareti rocciose e l'elevata disponibilità di
carcasse di ungulati selvatici e domestici sono
molto probabilmente due dei fattori chiave.
Da alcuni anni ormai la specie si osserva con
relativa facilità anche in Alta Val Camonica,
nella restante porzione della provincia di
Sondrio e nei settori trentino e altoatesino del
Parco. I presupposti perché in un futuro,
neanche troppo lontano, si possano insediare
nuove coppie ci sono tutti.
La situazione attuale è, dunque, in piena
evoluzione e pertanto è importante disporre del
maggior numero di segnalazioni possibili. Se
avvistate un Gipeto segnalatelo agli esperti del
Parco telefonando allo 0342900811 o inviando
una e-mail a [email protected] specificando
località, data e caratteristiche osservate con
eventuale foto del soggetto.
Ogni nuovo avvistamento può essere prezioso!
Enrico Bassi e Francesca Diana
A
uch in diesem Jahr haben uns die Bartgeierpaare,
die sich im Nationalpark niedergelassen haben,
zwei Jungvögel geschenkt. Die jungen Bartgeier,
die seit dem letzten Sommer am Himmel über
unseren Tälern kreisen, sind Zebrusius, so
genannt nach der legendären Gestalt aus dem Val
Zebrù, und Darwin, zum 200. Geburtstag des
berühmten englischen Naturwissenschaftlers und
Vater der Evolutionstheorie. Damit stieg die Anzahl
der im Nationalpark Stilfserjoch in freier Wildbahn
ausgeflogenen Bartgeierjungen auf 27 das entspricht
47% aller in den Alpen ausgeflogenen Bartgeier.
Eine beeindruckende Zahl, die allein jedoch noch
nicht die außergewöhnliche Bedeutung dieser kleinen
Population verdeutlicht. Die vier in unseren Tälern
lebenden Paare sind derzeit die einzigen, die in Italien
nisten.
Da unser Park damit ein echtes
Alleinstellungsmerkmal hat, wollen wir Ihnen diesen
ganz besonderen Nachbarn etwas genauer vorstellen!
Der Bartgeier (Gypaetus barbatus) ist ein großer
Greifvogel (mit einer Flügelspannweite bis zu 280
cm), der in den Bergen lebt und sich fast
ausschließlich von Knochen ernährt. Sein Name ist
auf die borstigen Federn zurückzuführen, die über
seinen Schnabel hängen. Männchen wie auch
Adulto in volo
Erwachsener Bartgeier im Flug. Dimitri Pozzi
Weibchen tragen diese Art Bart. Wenn man gen
Himmel blickt, ist es vor allem in den lombardischen
Parktälern keine Seltenheit, die große Silhouette
dieses Greifvogels zu sehen. Einige einfache
Merkmale unterscheiden ihn vom Steinadler, mit dem
er oft verwechselt wird. So fällt im Flug der lange,
keilförmige, beinahe spitze Stoß des Bartgeiers auf,
während der leicht gebogene Stoß des Steinadlers an
einen großen Fächer erinnert. Bei den erwachsenen
Tieren unterscheidet sich außerdem die Färbung ganz
deutlich: Beim Bartgeier sind Kopf und Brust hellrötlich gefärbt und die Flügel sind dunkel, während
der Steinadler ein durchgehend braunes Federkleid
trägt. Eine Verwechselung ist eher zwischen einem
jungen Bartgeier und einem erwachsenen Steinadler
möglich, da die jungen Bartgeier dunklere Farben am
ganzen Körper und einen schwarzen Kopf haben.
Der Bartgeier wurde in den Alpen Anfang des 20.
Jahrhunderts durch den Menschen ausgerottet, in der
fälschlichen Annahme, er würde Lämmer reißen.
Dieser Volksglaube war bei den Bergbewohnern so
tief verwurzelt, dass er auch als “Lämmergeier”
bezeichnet wurde, wahrscheinlich weil dieser
Greifvogel oft in niedriger Höhe über Schafherden
gesehen wurde, wobei er jedoch auf der Suche nach
toten Tieren oder Nachgeburten der Schafe war. Auch
das eigentümliche Aussehen des Bartgeiers,
insbesondere die goldfarbenen, rot umrandeten Augen,
hat wahrscheinlich dazu beigetragen, dass man ihn für
ein dämonisches Tier hielt. In Wirklichkeit ist der
Geier gar nicht in der Lage zu jagen, wie bei einem
Vergleich seiner körperlichen Beschaffenheit mit
anderen Greifvögeln, wie z.B. dem Steinadler deutlich
wird. Die Krallen des Bartgeiers sind kleiner, er kann
mit ihnen kein Tier töten, die Fänge sind kurz und zum
Schlagen von Beute nicht ausgebildet. Auch sein großer
und starker Schnabel ist lange nicht so schneidend wie
der des Steinadlers. So ernährt sich der Bartgeier
überwiegend von Knochen, die er bis zu 25 cm Länge
im Ganzen hinunterwürgt. Die Knochen werden von
außergewöhnlich aggressiven Magensäften restlos
abgebaut. Der Steinadler ernährt sich also von dem,
was andere Tiere nicht verdauen können. Er hat damit
eine wesentliche Rolle im alpinen Ökosystem, denn er
ernährt sich von den ungenutzten “Abfällen”, die
andere Raubtiere wie Steinadler, Fuchs und sonstige
Fleischfresser übrig lassen. Das Problem der
Ausrottung des Bartgeiers im Alpenraum wurde in den
70er Jahren endlich in Angriff genommen, dank der
Entschlossenheit und Kompetenz einer Gruppe
österreichischer und Schweizer Forscher, die ein
ehrgeiziges internationales Projekt zur
Wiederansiedelung aufnahmen. Diesem Projekt
schlossen sich alle Alpenstaaten an. Es involvierte etwa
50 Zuchtgehege und Zoos auf der ganzen Welt
(Europa, USA, Kasachstan, Japan), die einige
erwachsene Bartgeier zur Paarung und Aufzucht neuer
Tiere zur Verfügung stellten. Mehr als 23 Jahre nach
der ersten Auswilderung werden noch heute die jungen,
im Gehege geschlüpften Junggeier an den traditionellen
Auswilderungsstellen freigelassen, wie im Nationalpark Hohe Tauern (Österreich), im Nationalpark
Stilfserjoch, im Schweizerischen Nationalpark im
Engadin, im Naturpark Seealpen (Cuneo), in den
französischen Parks wie im Nationalpark Mercantour
und im Bargy-Massiv in Hochsavoyen.
Ab dem siebten Lebensjahr erreichen Bartgeier die
Geschlechtsreife und können sich einen Partner für die
Fortpflanzung suchen. Von 1997 bis 2009 sind im
gesamten Alpenraum in freier Wildbahn 58 junge
Bartgeier ausgeflogen, Kinder oder Kindeskinder der
ausgewilderten Tiere, die erwachsen geworden sind
und sich fortpflanzen. Der erste Junggeier kam in
Italien 1998 zur Welt, unweit von Bormio, im
Scheinwerferlicht der internationalen Wissenschaft und
Zoologie. In den Folgejahren siedelte sich ein weiteres
Paar in den Felswänden von Livigno an, während 2002
der erste Junggeier in Valfurva ausflog, der zu einem
dritten Paar gehörte. Im Mai 2006 begann ein viertes
Paar seinen Horst in Italien anzulegen, nistete dann
aber im Jahr danach auf Schweizer Gebiet, nur ein paar
Hundert Meter von unserem Nationalpark entfernt.
Die Gesamtentwicklung der Population ist
zweifelsohne positiv, denn etwa 75% der erfolgten
Einnistungen enden mit dem Ausfliegen eines Jungen.
Worauf ist dieser Erfolg gerade im Nationalpark
Stilfserjoch zurückzuführen? Die große Vielfalt steiler
Felswände und das große Angebot an Huftierkadavern,
sowohl von Wildtieren, als auch von Haustieren, sind
sicherlich zwei Schlüsselfaktoren.
Seit einigen Jahren kann man Bartgeier relativ leicht
auch im Oberen Val Camonica sichten, im restlichen
Teil der Provinz Sondrio und in den Trentiner und
Südtiroler Parkteilen. Die Voraussetzungen für die
Ansiedelung weiterer Paare in der nächsten Zukunft
sind alle gegeben. Die Situation evolviert kontinuierlich
und deshalb ist es sehr wichtig, dass Sichtungen sooft
wie möglich gemeldet werden. Wenn Sie einen
Bartgeier sehen, melden Sie es bitte dem Parkpersonal
telefonisch unter der Nummer 0342900811 oder per eMail an [email protected] unter Angabe von Ort,
Datum und beobachteten Merkmalen. Hängen Sie an
Ihre e-Mail ein eventuelles Foto des gesichteten Tieres
an.
Jede neue Sichtung kann von Bedeutung sein!
Enrico Bassi und Francesca Diana
Arbeiten im Park. Sommer 2009. Parkteil der Lombardei.
Esterno della segheria veneziana dopo l'intervento
Außenansicht des venezianischen Sägewerks nach
Abschluss der Arbeiten
Enrico Bruseghini/PNS-NPS
Auch in diesem Jahr endete die Beschäftigung der
35 Saisonarbeiter, die seit 4. Mai im
lombardischen Parkteil tätig waren, am 31.
Oktober.
Die mit befristetem Arbeitsvertrag eingestellten
Landarbeiter bildeten acht Trupps, mit deren Hilfe
wie jedes Jahr in den Provinzen Brescia und
Sondrio zahlreiche ordentliche und
außerordentliche Instandhaltungsarbeiten
durchgeführt werden konnten.
Grundlegende Bedeutung für die touristische
Nutzung des Parks hat die Erhaltung der Wege;
180 km wurden während des Sommers 2009
durch verschiedene Maßnahmen instand gesetzt,
wie Befestigung des Weges selbst, Erneuerung
oder Reparatur der Beschilderung und der
Holzstege. Die Saisonarbeiter sorgten darüber
hinaus für die Instandsetzung, die Reinigung und
die Neugestaltung der 39 Picknickplätze im
Parkgebiet. Erneuerung der Einzäunungen,
regelmäßiges Mähen der Wiese, Reparaturen an
Grillen und Feuerstellen, Schaffung neuer
Stellplätze für Tische und Bänke stellten
anschließend deren Funktionstüchtigkeit sicher.
Im Sommer 2009 wurden darüber hinaus 130 km
in die Täler führende Nebenstraßen wieder auf
Vordermann gebracht, mit der Reinigung von
Straßengräben und Querrinnen für den
Wasserabfluss, Ausbesserung der Pflasterung und
Sanierung der Böschungen.
Die technische Abteilung hat viele weitere
Instandhaltungsarbeiten im Gebiet geplant und
koordiniert, die in der Sommersaison durchgeführt
wurden, wie die Instandhaltung von Saumpfaden
in Valfurva, Valle di Rezzalo und Valdidentro,
Verbauungsmaßnahmen am Wildbach Torrente Val
Grande und die Aufstellung von Informationstafeln
zum Abschluss des Projekts zur Instandsetzung der
Militäranlagen aus dem Ersten Weltkrieg im Valle
del Braulio. Besonders zu erwähnen sind
außerdem die Wiederherstellung des Weihers im
Ortsteil Sasso Prada in Valdidentro und die
Restaurierung des venezianischen Sägewerks im
Ortsteil Mulini di Canè in der Gemeinde Vione.
Der Weiher ist von großer naturwissenschaftlicher
Bedeutung (in der letzten Ausgabe wurde
ausführlich darüber berichtet), das Sägewerk ist
von historischer und kultureller Bedeutung beide
Arbeiten wurden mit besonderer Sorgfalt und
großer Kompetenz vom Parkpersonal
durchgeführt. Die Restaurierung des
venezianischen Sägewerks, die in Zusammenarbeit
mit der Gemeindeverwaltung von Vione erfolgte,
ließ die alte Struktur am Eingang zum Val Canè
wiederaufleben und schuf dadurch einen neuen
Anziehungspunkt für Urlauber und Ausflügler.
Nicht zu vergessen ist außerdem die jährliche
Pflege und Instandhaltung des Alpinen
Botanischen Gartens “Rezia”, die von einem aus
vier Saisonarbeitern bestehenden Trupp, mit
Unterstützung einer Baumschulkraft, unter der
Leitung des Verantwortlichen, Valentino Martinelli,
durchgeführt wurde.
Eine grundlegende Voraussetzung für die
Durchführung der Arbeiten, die jeweils im Sommer
vom Außenamt für die Region Lombardei im Park
geplant werden, ist eine gut funktionierende
Zusammenarbeit mit der Tischlerei und der
Werkstatt, zwei wichtige Strukturen der
Parkgesellschaft, die für die Vorbereitung des
notwendigen Materials, für die Herstellung der
Holzteile, wie z.B. Tische, Bänke, Überdachungen,
Brunnen und Einzäunungen, bzw. für die Wartung
und Reparatur sämtlicher Maschinen und Geräte,
vom Pkw bis zu landwirtschaftlichen Geräten, von
Traktoren bis zu Rodemaschinen zuständig sind.
Jedes Jahr entstehen somit zwischen den
Abteilungen, die für die technische Planung
zuständig sind, den zuarbeitenden Strukturen und
den Saisonarbeitern wichtige Synergien, welche die
zur Instandhaltung und Parknutzung notwendigen
Arbeiten erst ermöglichen. Die Kompetenz und die
langjährige Erfahrung in der Zusammenarbeit mit
dem Nationalpark stellen dabei einen echten
Mehrwert dar.
Daniela Praolini und Enrico Bruseghini
STELVIO PARK
N UMERO 3 D ICEMBRE 2009 PAG
N E W S
XXIII Mostra Internazionale dei Documentari sui Parchi
Dal 1987 si tiene nella città alpina di Sondrio la
terza rassegna più importante d'Europa in termini di
cinematografia naturalistica sulle aree protette. E'
Sondrio Festival, Mostra Internazionale dei
Documentari sui Parchi, organizzata dal 1998 da
Assomidop - ente formato da Comune di Sondrio,
Club Alpino Italiano, Consorzio BIM dell'Adda,
Parco Nazionale dello Stelvio e Parco delle Orobie
Valtellinesi - che quest'anno ha richiamato nella
tensostruttura allestita nella centralissima Piazza
Garibaldi migliaia di persone in cinque giorni di
proiezioni e manifestazioni.
Per una settimana, in ottobre, Sondrio è diventata
una piccola capitale della natura, con una serie di
iniziative oltre al concorso cinematografico che
hanno focalizzato l'attenzione sulla necessità ormai
diventata vitale di una sempre maggiore tutela
dell'ambiente. L'ospite più prestigioso è stata
indubbiamente la poetessa brasiliana Marcia
Theophilo che ha lanciato il suo messaggio
appassionato di difesa della foresta amazzonica al
pubblico del Festival. Altri ospiti d'eccezione Mario
Brenta, regista e collaboratore di Ermanno Olmi
nonché presidente della giuria e l'alpinista Marco
Confortola.
I documentari iscritti al concorso sono stati settanta,
provenienti da venti nazioni. Su undici opere
finaliste rappresentative di ambienti di quattro
continenti, il concorso è stato vinto dal
documentario “Sulle tracce della volpe” di Jerome
Bouvier che ha narrato l'amicizia tra l'uomo e il
diffidente animale nata sul set del film “La volpe e
la bambina” nel Parco Nazionale dell'Abruzzo. Il
premio che ogni anno il Parco Nazionale dello
Stelvio mette in palio è stato assegnato a “Russia
selvaggia: Kamchatka”, diretto dal tedesco
Christian Baumeister, quello della regione
Lombardia a “La foresta, regno delle ombre” di Jan
Haft, girato nel Parco Nazionale della Foresta
Bavarese, che ha convinto anche la giuria del
pubblico.
La premiazione è avvenuta nel corso del gran gala
finale al quale ha preso parte, tra le altre autorità,
anche il presidente del Parco dello Stelvio,
Ferruccio Tomasi, che nel suo intervento di saluto
ha confermato il ruolo importante di divulgazione,
conoscenza ed educazione alla tutela dell'ambiente
8
XXIII. Internationales Dokumentarfilmfestival über Schutzgebiete
Consegna del premio “Città di Sondrio”
Verleihung des Preises “Città di Sondrio“
I soci di Assomidop/Die Mitglieder von Assomidop
e della natura che svolge il Sondrio Festival, di cui lo
Stelvio è partner storico. Il sindaco di Sondrio,
Alcide Molteni, nel consegnare il primo premio
“Città di Sondrio” a Mario Brenta, che lo ha ritirato
a nome del vincitore, ha affermato che “la maturità
organizzativa ormai raggiunta da Sondrio Festival
può costituire un importante biglietto da visita in
funzione dell'Expo 2015”. Marina Cotelli, assessore
alla cultura e presidente di Assomidop, ha ribadito la
sua soddisfazione per la crescita evidente della
manifestazione, sia in termini qualitativi che
quantitativi. “Speriamo - ha aggiunto - che questo
evento possa diventare un laboratorio di educazione
all'ambiente per una comunità sempre più vasta,
anche oltre i confini della provincia di Sondrio”.
I numeri del Festival, del resto, parlano chiaro:
novemila presenze nell'intera settimana, di cui quasi
tremila di bambini e ragazzi. Le proiezioni dei
documentari hanno richiamato circa cinquecento
persone ogni sera. Notevole l'attenzione riservata dai
media con dodici testate giornalistiche accreditate al
Festival.
Ed ora, appuntamento al 2010 con un'edizione
ancora più ricca ed articolata, nell'Anno
Internazionale della Biodiversità.
Al Centro Documentazione Aree Protette del
Comune di Sondrio scuole, enti ed associazioni
possono chiedere in visione tutti i documentari
pervenuti nel 2009 e nelle edizioni precedenti.
Per informazioni:
Tel 0342526260 e www.sondriofestival.it.
Seit 1987 findet in der Alpenstadt Sondrio das
drittwichtigste Dokumentarfilmfestival Europas über
Schutzgebiete statt: Sondrio Festival, Mostra
Internazionale dei Documentari sui Parchi, organisiert
seit 1998 von Assomidop - einer Körperschaft, deren
Mitglieder die Gemeinde Sondrio, der italienische
Alpenverein CAI, das Consorzio BIM dell'Adda, der
Nationalpark Stilfserjoch und der Parco delle Orobie
Valtellinesi sind. In diesem Jahr zog dieses Event an
den fünf Veranstaltungstagen Tausende von Besuchern
in die Seilnetzstruktur, die auf der mitten in der Stadt
liegenden Piazza Garibaldi errichtet worden war.
Eine Woche lang, im Oktober, wurde Sondrio zur
Hauptstadt der Natur, mit einer Reihe von Initiativen
neben dem Filmwettbewerb in deren Mittelpunkt die
lebenswichtige Notwendigkeit eines immer besseren
Umweltschutzes stand. Der berühmteste Gast war
zweifelsohne die brasilianische Dichterin Marcia
Theophilo, die einen leidenschaftlichen Appell für den
Schutz des amazonischen Regenwaldes an das
Publikum richtete. Weitere bekannte Gäste waren
Mario Brenta, Regisseur und Mitarbeiter von Ermanno
Olmi sowie Präsident der Jury, und der Alpinist Marco
Confortola.
An dem Wettbewerb nahmen 70 Dokumentarfilme aus
20 Nationen teil. 11 Werke aus vier Kontinenten
kamen ins Finale. Gewonnen hat den Wettbewerb der
Dokumentarfilm “Auf den Spuren des Fuchses” von
Jérôme Bouvier. Er erzählt von der Freundschaft
zwischen dem Menschen und dem misstrauischen Tier,
die auf dem Set des Films “Der Fuchs und das
Mädchen” entstand, der im Nationalpark Abruzzen
gedreht wurde. Den jedes Jahr vom Nationalpark
Stilfserjoch ausgeschriebenen Preis gewann “Wildes
Russland - Kamtschatka” des deutschen Regisseurs
Christian Baumeister, den Preis der Region
Lombardei erhielt “Mythos Wald - Tierparadies und
Schattenreich” des Filmemachers Jan Haft, gedreht im
Nationalpark Bayerischer Wald, ein Dokumentarfilm,
der auch die Publikumsjury überzeugte.
Die Preisverleihung erfolgte bei der
Galaveranstaltung zum Abschluss des Festivals, an
der auch der Präsident des Nationalparks Stilfserjoch,
Ferruccio Tomasi, teilnahm. In seiner Ansprache
bekräftigte er die wichtige Rolle, die Sondrio Festival
für die Verbreitung von Kenntnissen und für die
Erziehung zum Natur- und Umweltschutz hat. Der
Bürgermeister von Sondrio, Alcide Molteni, betonte
bei der Übergabe des ersten Preises “Città di Sondrio”
an Mario Brenta, der ihn im Namen des Gewinners
entgegennahm, dass “die ausgereifte Organisation von
Sondrio Festival ein wichtiges Aushängeschild für die
Expo 2015 sein kann”. Marina Cotelli, Stadträtin für
Kultur und Vorsitzende von Assomidop, brachte ihre
Zufriedenheit mit der qualitativ und quantitativ
positiven Entwicklung der Veranstaltung zum
Ausdruck und äußerte folgenden Wunsch: “Wir
hoffen, dass dieses Event zu einer Werkstatt der
Umwelterziehung für eine immer größere
Gemeinschaft werden kann, über die Grenzen der
Provinz Sondrio hinaus”.
Die Zahlen des Festivals sprechen eine deutliche
Sprache: 9.000 Besucher in der ganzen Woche, davon
fast 3.000 Kinder und Jugendliche. Die
Dokumentarfilme sahen jeden Abend etwa 500
Personen. Beträchtliche Aufmerksamkeit erhielt das
Festival auch von der Presse, mit zwölf akkreditierten
Zeitungen.
Nun heißt es: Auf Wiedersehen 2010 mit einem noch
interessanteren und reichhaltigeren Programm im
Internationalen Jahr der Biodiversität.
Beim Dokumentationszentrum über Schutzgebiete der
Gemeinde Sondrio können Schulen, Körperschaften
und Verbände alle 2009 und in den Vorjahren
teilnehmenden Filme ausleihen. Informationen hierzu
erhalten Sie telefonisch unter der Nummer
0342526260 und auf der Homepage
www.sondriofestival.it.
Aquaprad. Tra pesci - un viaggio in mondi
sconosciuti
Aquaprad. Unter Fischen - eine Reise in fremde
Welten
di Massimo Morpurgo
Ed. Parco Nazionale dello Stelvio, 2005, € 7.00
von Massimo Morpurgo
Hgb. Nationalpark Stilfserjoch, 2005, € 7.00
I Segni dell'Uomo.
Alla scoperta dell'architettura rurale nelle valli
camune del Parco Nazionale dello Stelvio
I Segni dell'Uomo
Alla scoperta dell'architettura rurale nelle valli
camune del Parco Nazionale dello Stelvio
Il volume, pubblicato nel 2005, due anni dopo la
conclusione dei lavori di costruzione del centro visitatori di
Aquaprad a Prato allo Stelvio, illustra in modo
scientificamente corretto e didatticamente esemplare i
contenuti del centro stesso. Può essere considerato in un
certo senso il catalogo della struttura, che accoglie ben
trentacinque specie di fauna ittica in quattordici acquari, che
riproducono gli habitat naturali dell'ambiente acquatico
montano.
Corredato da numerose e accattivanti immagini, illustra il
percorso che il visitatore compie all'interno del centro
partendo dal torrente montano con la puntuale descrizione
dei salmonidi ivi presenti (trota fario, trota iridea,
salmerino), proseguendo nelle fosse di fondovalle con la
presentazione delle varie specie caratteristiche di questi
ambienti come la lampreda padana, lo spinarello, il cobite,
ecc. Un capitolo è riservato alle specie
caratteristiche del tratto intermedio del corso
d'acqua quali il temolo, il cavedano e la trota
marmorata. Apposita descrizione è destinata poi
alla fauna ittica dei laghi sia di bassa quota,
dove troviamo tra l'altro la carpa, la tinca, il
triotto, il luccio e l'anguilla, sia di quelli di alta
quota le cui specie caratteristiche sono, fra le
altre, il salmerino alpino e lo scazzone. Un
capitolo del libro è dedicato agli anfibi e rettili
degli ambienti umidi così come sono proposti in
apposite vasche.
Può essere acquistato presso tutti i centri
visitatori del Parco del settore altoatesino o
ordinato a [email protected]. Sarà spedito
in contrassegno.
Il volume è disponibile anche in lingua
tedesca.
Diese Veröffentlichung wurde 2005 herausgegeben, zwei
Jahre nach der Eröffnung des Besucherzentrums Aquaprad
in Prad am Stilfserjoch. Sie erläutert wissenschaftlich
korrekt und didaktisch vorbildlich die Inhalte des
Besucherzentrums. In gewisser Hinsicht kann sie als Katalog
der Ausstellung angesehen werden, die 35 Fischarten in 14
Aquarien zeigt, die den natürlichen Lebensräumen der
Berggewässer nachempfunden sind.
Mit zahlreichen und eindrucksvollen Bildern begleitet der
Führer den Besucher auf seinem Rundgang durch das
Besucherzentrum, angefangen beim Wildbach, mit einer
detaillierten Beschreibung der darin lebenden Salmoniden
(Bachforelle, Regenbogenforelle, Saibling). Weiter geht es
mit den Abflussgräben in den Talsohlen, mit Präsentation der
verschiedenen hier vorkommenden Arten wie
Oberitalienisches Neunauge, Stichling, Schmerle usw. Ein
Kapitel ist den Arten vorbehalten, die
typischerweise im Mittellauf von Fließgewässern
vorkommen, wie Äsche, Aitel und
Marmorataforelle. Beschrieben wird weiter die
Fischfauna der Seen auf geringer Höhe, wo u.a.
Karpfen, Schleie, Triotto, Hecht und Aal leben,
und der Hochgebirgsseen, deren charakteristische
Arten u.a. Seesaibling und Koppe sind. Ein
Kapitel des Buches beschäftigt sich mit den
Amphibien und Reptilien der Feuchtgebiete, die in
entsprechenden Becken gezeigt werden.
Das Buch kann bei allen Besucherzentren des
Südtiroler Parkteiles erworben oder unter
[email protected] bestellt werden. Der
Versand erfolgt per Nachnahme.
Das Buch ist auch in italienischer Sprache
verfügbar.
di Walter Belotti
Ed. Parco Nazionale dello Stelvio, 2005, € 8,00
von Walter Belotti
Hgb. Nationalpark Stilfserjoch, 2005, € 8,00
Negli anni che vanno dal 2000 al 2005 sono state pubblicate
da parte del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio
alcune monografie, che illustrano peculiari caratteristiche
dell'ambiente all'interno del Parco.
Il volume “I segni dell'uomo” raccoglie in un certo senso le
esperienze descritte negli altri volumi. L'uomo infatti nel
marcare la propria presenza con le costruzioni rurali ha
dovuto partire dalla conoscenza del territorio e delle sue
caratteristiche. Ogni costruzione rurale è sintesi fra
l'adattamento dell'uomo al contesto naturale circostante e
l'utilizzazione delle risorse che la stessa natura mette a sua
disposizione. Giustamente quindi l'Autore mette al centro
del suo lavoro la descrizione dei materiali da costruzione
caratteristici della zona presa in considerazione (legno,
pietra e calce).
Nella monografia vengono poi descritti i singoli
manufatti e un apposito capitolo è riservato alla
descrizione degli elementi architettonici, dai
muri di elevazione di pietre a secco, ai tetti di
scandole, alle porte, alle finestre e così via.
Alla fine del volume vengono suggeriti criteri di
ristrutturazione da seguire ed osservare nel
recupero dei vecchi manufatti.
E' la ricerca dell'armonia, dove lo spazio
dell'uomo è armonicamente inserito in uno
spazio per l'uomo.
La monografia può essere acquistata presso il
centro visitatori di Valfurva ed i Punti
Informativi di Bormio e di Ponte di Legno o
ordinata a [email protected]. Sarà spedita in
contrassegno.
In den Jahren 2000 - 2005 wurden vom Konsortium
Nationalpark Stilfserjoch einige Monographien herausgegeben,
die Besonderheiten im Gebiet des Nationalparks erläutern.
Der Band “I segni dell'uomo” fasst in gewisser Hinsicht die in
den anderen Bänden beschriebenen Erfahrungen zusammen. So
ging der Mensch, der mit den ländlichen Gebäuden Zeichen
seiner Präsenz setzte, von der Kenntnis des Gebiets und dessen
Merkmalen aus. Jedes ländliche Gebäude ist eine Synthese
zwischen Anpassung des Menschen an die natürliche Umwelt
und Verwendung der Ressourcen, welche dieselbe Umwelt für
ihn bereithält. Deshalb stellt der Autor die Beschreibung der
charakteristischen Baumaterialien in dem betrachteten Gebiet
(Holz, Stein und Kalk) auch in den Mittelpunkt seiner Arbeit.
Die Monographie beschreibt dann einzelne Gebäude. Ein
Kapitel ist der Beschreibung besonderer
architektonischer Elemente vorbehalten, wie
Trockenmauern, Schindeldächer, Holztüren,
Fensterrahmen usw.
Er schlägt am Ende des Buches
Renovierungskriterien vor, die es bei der Sanierung
alter Gebäude zu befolgen und einzuhalten gilt.
Eine Suche nach Harmonie, wo sich der Raum des
Menschen harmonisch in einen Raum für den
Menschen einfügt.
Die Monographie kann beim Besucherzentrum
Valfurva und bei den Informationsstellen in Bormio
und Ponte di Legno erworben oder unter
[email protected] bestellt werden. Der Versand
erfolgt per Nachnahme.
Stelvio park n e w s
Periodico quadrimestrale di informazione
del Parco Nazionale dello Stelvio
Dreimal jährlich erscheinende Informationszeitschrift des Nationalparks Stilfserjoch
Anno II N. 3 Dicembre 2009 - Jahr II Nr. 3 Dezember 2009
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Dezember 2009