cultura
e storia
N
TRACCE DI EMIGRAZIONE
TRA OTTOCENTO
E NOVECENTO NELL'ARCHIVIO
DEL COMUNE DI VARESE
ell'Archivio del Comune capoluogo di
provincia, ma sino al 1927 soltanto di
circondario nell'ambito della provincia
di Como, si conservano tracce, purtroppo scarse, documenti sparuti relativi al fenomeno dell'emigrazione tra Ottocento e Novecento, di
per se non sufficienti a delinearne un quadro
convincente, tanto meno a offrire una messe
articolata di spunti analitici, che caratterizzino
adeguatamente momenti, condizioni, categorie
di emigranti, figure, mutamenti. Eppur si tratta
di materiale di un certo interesse.
In data 19 aprile 1884 il sindaco comunica al
sottoprefetto di Varese che ``emigrazione propria o permanente non avviene da questo Comune; coloro che si recano all'estero in cerca di
lavoro hanno il proposito di ritornare di regola
entro un anno''. Questo in relazione alla circolare 21 marzo 1884 del ministro d'Agricoltura,
Industria e Commercio, Domenico Berti. Un
questionario pertinente su cause e caratteri di
detta emigrazione eÁ restituito al sottoprefetto
Carletti in data 14 agosto 1888 su istanza di
una circolare del ministro Bernardino Grimaldi
(5 agosto 1888). I risultati dell'indagine non
sono peraltro allegati.
Il 30 dicembre 1888 fu emanata la prima legge nazionale sull'emigrazione, che sancõÁ la libertaÁ di emigrare contro i criteri restrittivi voluti
all'inizio da Crispi e, riconosciuta ufficialmente
la funzione degli agenti di emigrazione, ne intendeva regolare l'attivitaÁ. Gli effetti sperati non
furono conseguiti. Al 10 ottobre 1873 risaliva
infatti una diffida del Ministero dell'Interno a
rilasciare nullaosta per passaporti per l'America
a chi, sprovvisto di mezzi, non disponesse di
persona solvente, che si obbligasse per iscritto
a pagare, occorrendo, il viaggio di ritorno all'emigrante. Su segnalazione del console italiano
in Buenos Aires il sottoprefetto di Varese in
data 10 marzo 1874 aveva comunicato che il
colera mieteva numerose vittime in quella cittaÁ.
Mentre l'esodo prima del 1881 si era rivolto
soprattutto verso i paesi europei in forma per lo
piuÁ temporanea, nel quinquennio 1881-86
crebbe l'emigrazione transoceanica, sullo sfon-
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Per quanto frammentaria e lacunosa,
la documentazione conservata nell'Archivio
del Comune di Varese relativa
all'emigrazione verso l'Europa
e le Americhe lascia intuire dimensione
e natura di un fenomeno in crescita,
specie dall'inizio del Novecento, e tale
da indurre alla creazione di specifiche
istituzioni laiche e cattoliche a sostegno
di coloro che partivano e di coloro
che tornavano.
Livio Ghiringhelli
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``Genova. Imbarco degli emigranti sullo `Scrivia'''
(disegno dal vero di G. Amato e A. Della Valle),
da ``L'Illustrazione italiana'', a. XI, n. 48, 30 novembre 1884.
altrui, se non ne ha il consenso, chi deve scontare pena restrittiva della libertaÁ, mandato di
cattura o di comparizione, gli iscritti di leva
senza permesso del prefetto o del sottoprefetto,
i militari, gli iscritti di leva marittima, i militari
del `Corpo Reale Equipaggi', i cittadini all'estero che non comprovino il loro stato regolare
rispetto al servizio militare, i renitenti e i disertori. I modelli registrano come dati prescritti:
statura, etaÁ, fronte, occhi, naso, bocca, capelli,
barba, baffi, colorito, corporatura, segni particolari. Sono istituiti appositi registri per nullaosta e passaporti rilasciati. Le richieste, corredate
della documentazione presentata, dovranno essere trasmesse dal sindaco a chi di dovere non
piuÁ tardi di 24 ore dal ricevimento. EÁ raccomandata una vigilanza attiva per quanto attiene
ai minorenni, destinati a essere sfruttati da
ignobili incettatori, che li impiegano all'estero
in lavori spesso micidiali (vetrerie, fornaci e simili e in professioni girovaghe) e alle minorenni, destinate di frequente a vita disonesta. Va
rifiutato il nullaosta ai minori di 16 anni, anche
se condotti all'estero dai genitori. Non si deve
tassare chi si reca all'estero a scopo di lavoro.
In relazione a una richiesta del segretario
della Camera del Lavoro di Varese, Armando
Sessi (autunno 1903), perche il sindaco fornisca
con un questionario notizie concernenti gli emigranti sia temporanei che permanenti ± siamo
agli albori della costituzione di una struttura
permanente di servizio in concomitanza con le
iniziative sviluppate a Milano e Como ±, il dottor Garoni, per Varese e unite castellanze, risponde in data 23 dicembre che negli anni
1901-1903 sono partiti complessivamente 700
emigranti; la stagione di partenza eÁ di regola
la primavera, quella del ritorno l'autunnale; l'emigrazione per l'estero ha per meta l'Europa
centrale, specialmente la Francia, l'Impero austroungarico, la Confederazione germanica; la
maggior parte dei lavoratori attende all'arte
muraria e affini; quanto riscosso eÁ sufficiente
per il mantenimento dell'emigrante e della propria famiglia durante il periodo di permanenza
in patria (mancano peroÁ dati precisi); l'emigra-
do di un ragguardevole aumento quantitativo
della popolazione. Nel 1887 gli espatri verso
le Americhe superarono quelli in direzione europea (192.000 di contro 82.000); la tendenza si
mantenne costante sino al 1914. Alla base stavano l'incremento demografico dovuto all'eccedenza dei nati sui morti, la crisi agraria ed economica generale del periodo 1880-95, la nuova
tariffa doganale del 1887 e la guerra commerciale con la Francia (colpita l'esportazione di
vino e seta soprattutto), la compressione dei
costumi delle classi rurali non proprietarie, i
fiscalismi; erano inoltre da considerare l'arretratezza strutturale della nostra agricoltura e il
processo ritardato di industrializzazione (tra
l'altro in dimensione territorialmente parziale),
l'attrazione verso paesi con economia capitalistica sviluppata come quella degli Stati Uniti o
dove era in atto una colonizzazione d'ampi territori vergini (Usa, Canada, Argentina, Brasile)
grazie ai salari ben migliori. In successione, le
mete originarie furono Argentina e Uruguay,
indi il Brasile, per assumere notevoli proporzioni di massa verso gli Stati Uniti. PiuÁ accentuata
risultoÁ dopo il 1890 l'emigrazione meridionale,
d'estrazione contadina (braccianti senza formazione professionale).
L'emigrazione temporanea (essenzialmente
stagionale) riguardava invece soprattutto Francia, Svizzera e i paesi dell'Europa centrale; significativa vi si rivelava la presenza dei lavoratori addetti all'arte muraria. Sempre assai scarsa
la provenienza urbana degli emigranti di contro
a quella rurale. Nel 1896 figura il decreto 8
marzo con nuovo testo di convenzione per viaggi d'operai e braccianti sulle strade ferrate italiane (Reti Adriatica, Mediterranea e Sicula).
NASCONO LE PRIME ISTITUZIONI LAICHE
E CATTOLICHE PRO-EMIGRANTI
In merito al rilascio di passaporti per l'estero e
al nullaosta del sindaco nel 1901, in ottemperanza al regio decreto del 31 gennaio, ne vanno
esclusi: chi abbandona le persone affidate per
legge alle sue cure, chi dipende dalla potestaÁ
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dato all'estero il nome italiano e la necessitaÁ di
evitare tristi episodi troppo spesso rinnovantisi''
hanno indotto le organizzazioni operaie locali e
quanti sentono il dovere della solidarietaÁ umana
a costituire il Patronato. Un istituto analogo eÁ
giaÁ funzionante in Friuli e si daÁ notizia che ``Ancora la SocietaÁ Umanitaria, fondata a Milano
colla munificenza del compianto Loria, costituiraÁ fra non molto un ufficio analogo''. Occorrono mezzi adeguati, poiche non risultano sufficienti le contribuzioni degli emigranti e operai,
che si iscriveranno, ne gli aiuti dei singoli; occorre invece il valido ausilio dei singoli Comuni.
Si chiede l'appoggio morale e materiale, stanziando allo scopo una somma in bilancio.
Si tratta della prima istituzione laica promossa in provincia. Paradigma organizzativo e finalitaÁ si ispirano ai Segretariati friulani. Lo Statuto intende stimolare la formazione di cooperative di lavoro fra operai della stessa terra, spronare gli operai a iscriversi ai movimenti
sindacali dei paesi di immigrazione, favorire biblioteche circolanti e scuole apposite, raccogliere dati sul fenomeno come via via si determina
sul piano locale. Venti i membri del Consiglio
direttivo, sette quelli dell'esecutivo. Le quote
dei soci sono fissate in due lire. ``Il Patronato
non decolloÁ mai veramente, soprattutto percheÂ
non ebbe appoggi dai Comuni. Per i varesini
zione permanente ha per meta principale l'America, specialmente la Repubblica Argentina e
l'Uruguay, ma riguarda un numero ben esiguo
di emigranti, la maggior parte dei quali, dopo
un lungo periodo di permanenza all'estero, rimpatriano per non piuÁ allontanarsi. Questo in
riferimento alla popolazione di Varese, che ammonta a 18.500 abitanti circa. Pur esistendo un
Comitato per la tutela degli emigranti, il Comune comunque evade per conto proprio e regolarmente tutte le pratiche per le quali venga
interessato. La produzione di terra, industria e
commercio eÁ generalmente stazionaria, mentre
per i vini si deplora un notevole ribasso. Non si
prevede da una qualsiasi iniziativa, per quanto
risoluta, un aumento particolare e notevole.
Il 14 dicembre 1903 a nome del Comitato
esecutivo provvisorio del Comitato per l'emigrazione temporanea della Provincia di Como
(via Volta 13) l'avvocato Pietro Casanova chiede
al sindaco di Varese una benevolenza per l'istituzione pari all'utilitaÁ e bontaÁ degli scopi di
questa. EÁ allegato un foglio illustrativo con
una serie di notizie e constatazioni: aumento
sempre maggiore ogni anno dell'emigrazione
temporanea, concorrenza preoccupante fatta
ai nostri sul mercato del lavoro, sproporzione
sempre crescente fra domanda e offerta. Vi si
precisa che ``L'antipatia onde eÁ talvolta circon-
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Due pubblicazioni dell'Ufficio emigrazione della SocietaÁ
Umanitaria di Milano, edite nel 1909 e nel 1914.
gretariato d'immigrazione nel Circondario di
Varese fa noti nel settembre del 1908 i componenti: per la Dante Alighieri l'avvocato Giulio
Moroni, per l'Associazione lavoratori muratori
Angelo Alini, per la Camera del Lavoro Riccardo Momigliano, per l'istruzione professionale l'ingegner Giulio Macchi, per l'Ufficio di
emigrazione dell'Umanitaria di Milano Angiolo
Cabrini; eÁ poi allegato un foglio, da diffondere,
in cui si ricorda come nell'imponente assemblea tenuta nell'inverno precedente in Varese
veniva chiesta un'assistenza sciolta da ogni pregiudiziale di confessione religiosa o partito politico, diretta a curare la formazione di scuole
per emigranti o l'organizzazione di semplici
corsi invernali di istruzione. Si proponeva inoltre l'assistenza legale per gli operai colpiti all'estero da infortuni o in contestazione con
impresari sulla mercede pattuita, la diffusione
durante l'inverno di notizie sicure e rapide sulle condizioni dei mercati del lavoro esteri
quanto a salari, orari, vertenze. Da sconsigliare
poi agli emigranti atti di crumiraggio, indirizzandoli alle associazioni di mestiere. Si chiedono per il Segretariato un sussidio, con l'assicurazione di un aiuto per il 1909, e la concessione di locali riscaldati per le lezioni sulla legislazione sociale estera. Da curare anche lo
sviluppo di corsi di insegnamento professionale per emigranti. Si notino i cenni sul tasto
dolente del crumiraggio (mancata coscienza
di classe, possibilitaÁ di violente reazioni degli
operai locali, assuefazione a piuÁ bassi salari e
condizioni insalubri), sui contratti di lavoro,
sull'inosservanza delle norme e licenziamenti
ingiustificati.
Quanto all'istruzione c'eÁ da riflettere sul quadro generale dell'analfabetismo in Italia per la
popolazione superiore ai sei anni dal 1871
(68,8%) al 1901 (48,5%), al 1911 (37,6%): proporzioni sempre imponenti, nonostante la diminuzione. Varese arrivava sino alla sesta classe elementare a disposizione, opportunitaÁ peraltro non si sa quanto sfruttata, ne quanto
incidesse in termini precisi sulla massa degli
emigranti.
inoltre aveva lo svantaggio di essere troppo centrato territorialmente sulla cittaÁ di Como, difficile da raggiungere dai paesi del Circondario'' 1.
Dal settembre del 1904 la SocietaÁ Umanitaria di
Milano mette in funzione il Consorzio per la
tutela dell'emigrazione temporanea in Europa;
le viene rifiutato un contributo dalla provincia
di Como. Nel 1906 verraÁ inaugurata una Casa
dell'emigrante presso la Stazione centrale di
Milano.
Da un convegno di emigranti promosso dalla
Camera del Lavoro il 17 gennaio 1904 sorge il
Segretariato d'emigrazione varesino, non interessato giaÁ nel programma ai problemi dell'emigrazione permanente. L'adesione al Consorzio
dell'Umanitaria eÁ sollecita (marzo 1904). I primi passi si rivelano difficili, tanto che l'apertura
ufficiale viene differita al 4 novembre 1906 (la
sede eÁ stabilita in via Veratti 12 presso la Camera del Lavoro).
Il 31 ottobre 1906 il segretario della Camera
del Lavoro Riccardo Momigliano si rivolge ai
consiglieri comunali, comunicando l'iniziativa
di istituire il Segretariato, essendo la zona di
Varese una di quelle, in tutta Italia, che danno
il maggior contingente all'emigrazione temporanea e dato che finora nessun ente pensa a
questi lavoratori, a differenza che a Udine. E
tutto cioÁ non puoÁ essere monopolio di alcun
partito. Viene annunciata la riunione di tutti i
consiglieri comunali coi rappresentanti delle
organizzazioni operaie per il successivo 4 novembre. Al 17 novembre risale la domanda di
sussidio alla Giunta. La Commissione pro Se-
1
D. Franchetti, Il segretariato d'emigrazione della Camera del Lavoro di Varese (1904-1924) in Emigrazione e
territorio: tra bisogno e ideale, Varese, Edizioni Lativa
1995, a cura di C. Brusa e R. Ghiringhelli, p. 122.
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``Alla Stazione Centrale di Milano prima che vi fosse la Casa
degli emigranti'' e ``Milano. La Casa degli emigranti, in Piazza
Miani, a tergo della Stazione Centrale'' (disegni di R. Salvadori),
da ``L'Illustrazione italiana'', a. XXXV, n. 9, 1ë marzo 1908.
PiuÁ tardi, ma non di molto, si stabilisce nel
Varesotto una struttura assistenziale cattolica; in
Varese cittaÁ solo nel 1914 si costituisce una vera
e propria sezione dell'Opera Bonomelli (ufficialmente nel gennaio del 1915), la cui attivitaÁ
preziosa favoriraÁ il ricovero di donne e bambini
in dormitori e un servizio di mensa per ristorare
con minestre, pane, lardo e vino gli emigranti di
ritorno a causa del primo conflitto mondiale.
I socialisti rimproveravano all'Opera il carattere meramente assistenziale e la mancata presa
di posizione politico-sindacale. Fondata sul piano nazionale nel 1900 dal vescovo Geremia Bonomelli con direzione a Torino (poi trasferita
nel 1908 a Milano), l'Opera si preoccupava della propaganda sovversiva dilagante, dei mezzi di
pervertimento religioso e morale delle masse
emigranti, della loro ignoranza su lingue e usi
stranieri, delle arti subdole esercitate dagli speculatori in ragione dell'inesperienza degli espatrianti, onde la necessitaÁ di proteggerli. A causa
della mancanza di un patrimonio e di un reddito stabile e delle gravi ristrettezze finanziarie, il
vescovo presidente richiedeva contributi, per
esempio al Comune di Varese (tramite il Segretariato generale, prot. del Municipio in data 25
marzo 1908): e nonostante il crescente appoggio finanziario del regio commissariato per l'emigrazione, nell'ultimo bilancio si era accusato
un disavanzo di lire 29.000.
Agli atti d'archivio una notizia dettagliata daÁ
ragguagli sui vari Segretariati permanenti dell'Opera Bonomelli funzionanti all'estero: Francia (Lione, Marsiglia, Tolone, Tunisi, HussignyLorena francese: pratiche trattate oltre 6400);
Germania (Berlino, Bochum-Westfalia, Friburgo, Metz, Hayange, Diedenhofen, Monaco ecc.;
pratiche 13.500); Lussemburgo (Esch-sur-Alzette, Dudelange; pratiche 6750); Svizzera (Ginevra, Naters, Losanna, Lucerna, San Gallo, Kaltbrunn, Sciaffusa, Coira, BuÈlach, Arbon, Basilea,
Chiasso; pratiche 15.400). In Italia eÁ presente a
Domodossola un Segretariato con ricovero notturno, infermeria, cucina economica. Da segnalare altresõÁ scuole, ricreatori, casse di risparmio
(Friburgo, Basilea), asili di infanzia, circoli,
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Cartolina commemorativa del 1905 per il cinquantesimo
di sacerdozio del vescovo Geremia Bonomelli
(Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli, Milano).
1915 figurano concesse lire 250. Vi si legge che
il consigliere Pilati, pur riconoscendo i meriti
dell'Opera, protesta perche viene sussidiata
solo questa e che voteraÁ percioÁ contro. Il consigliere Ghiringhelli sostiene che vada accordato
un contributo anche al locale Ufficio di emigrazione. Il consigliere Besozzi attribuisce queste
riserve al fatto che l'Opera Bonomelli si ispira a
un vescovo. La maggioranza ha pure votato il
sussidio di lire 1000 per la Camera del Lavoro,
di cui l'Ufficio di emigrazione fa parte. A conclusione, la maggioranza approva con il voto
contrario di Mario Bresciani, del ragionier Ruggero Croci, Pietro Ghiringhelli, Luciano Giordano, Adolfo Mentasti, Umberto Pilati.
Una relazione generale sul lavoro compiuto
dall'Opera dalla fine del 1914 al novembre del
1915, redatta dal professor Uberto Pestalozza,
consigliere delegato (Milano 1915) vede comparire accanto agli altri i Segretariati di Amburgo, Costanza, Bregenz, Innsbruck, Nizza, Parigi, Bellinzona, Berna, Buchs, Grenchen (Cantone di Soletta), Kreuzlingen (Cantone di Turgovia), Moutier (Berna), Olten, Rorschach (San
Gallo), St. Moritz, Uster (Zurigo), Vallorbe
(Vaud), Villeneuve, Montreux. Si fa riferimento
a domande di lavoro, pratiche infortuni e per
malattie, vertenze, pratiche per pensioni e documenti, rimpatri gratuiti, rilascio passaporti,
reclami ferroviari, informazioni, sussidi, ricerche di operai e internati, corrispondenze, minestre gratuite, svincolo e spedizione bagagli, assistenza profughi, beneficenza, recupero salari,
conferenze, laboratori. Vi si daÁ notizia dell'istituzione di Segretariati di confine e sezioni in
Italia, dello svolgimento di conferenze in patria. Nell'incipit si legge: ``Ai fati d'Italia ricordando il grande vescovo, che avrebbe con santo entusiasmo benedette le nostre vindici armi,
dedica queste pagine l'Opera, che per la prima
volta si fregia del nome del suo fondatore''.
Non per nulla Geremia Bonomelli, vescovo di
Cremona, era stato esponente, dopo un primo
periodo di intransigenza, delle tesi e speranze
conciliazioniste.
La sezione di Varese dell'Opera Bonomelli
ospedale (Kaltbrunn), casa famiglia, segretariati
temporanei. 198.098 le richieste accolte complessivamente con una economia per gli emigranti di oltre un milione di lire. Totale degli
operai ricoverati: 16.000; totale delle pratiche
trattate: 44.070. Organo dell'Opera il giornale
``Patria''. Prestazioni in evidenza: collocamento,
visite negli ospedali e nelle carceri, assistenza
religiosa. In rilievo eÁ altresõÁ posta l'azione singolarmente benefica sviluppata in seguito al disastro delle acciaierie di HomeÂcourt (17 dicembre
1905): nessuna indennitaÁ spettava agli undici
emigranti laÁ occupati da due mesi; si raccolsero
collette, ottenendo dalla ditta lire 50.000. I missionari si adoperarono affinche gli italiani fossero pareggiati ai francesi in caso di infortunio.
Certo non eÁ da trascurare l'assistenza svolta
capillarmente dai parroci nello sbrigare faccende burocratiche e nell'attendere alla corrispondenza con le famiglie, nonche nel procurare
raccomandazioni e attestazioni sulla moralitaÁ
dei richiedenti.
Richieste di sussidio del Sottocomitato di Varese dell'Opera Bonomelli giungono in data 31
gennaio 1915 (per rimpatri causa il conflitto e la
forzata disoccupazione) e in data 10 aprile
1916, infine il 23 marzo 1923, anche per concessione di locali in affitto: in tale occasione per
delibera del regio commissario vengono concessi due locali col canone annuo di lire 1000 e un
sussidio di lire 500. Dal verbale della seduta del
Consiglio comunale di Varese del 17 febbraio
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Una richiesta del sindaco di Varese alla Cassa di
Risparmio delle Provincie Lombarde in data 29
settembre porta all'introito di lire 62.000. Lire
1000 provengono dal cassiere provinciale di
Como. In termini di opere pubbliche, per alleviare la disoccupazione eÁ richiamata l'attenzione della Giunta comunale sulla possibilitaÁ di
sistemare definitivamente la strada che da Varese conduce verso Masnago seguendo la nuova
linea tramviaria di Angera.
Il conto di cassa del Comitato presenta per
il 1914 entrate per lire 7148,52 e uscite per lire
1954,23 con un residuo attivo di lire 5194,29;
vi figurano sussidi a emigranti bisognosi, minestre e cucine economiche presso l'Opera Bonomelli, rimborsi spese. CosõÁ dicasi per gli anni
successivi.
Il 27 marzo 1915 la Camera del Lavoro di
Varese allega per la Giunta comunale la relazione morale e finanziaria dell'Ufficio emigrazione
per il Circondario, anno 1914. Si precisa con un
opuscolo che il Segretariato, ben distinto dalla
Camera e solo ospitato presso la stessa, presta
opera quasi gratuita, godendo dell'aiuto di molti Comuni ed enti proletari. La zona eÁ rappresentata per i due terzi da operai muratori in
fortissima crisi. La propaganda orale eÁ stata
svolta da Spagnoli e Ghezzi, componenti del
Segretariato, con 43 conferenze nel circondario, quella scritta si avvale del ``Nuovo Ideale''
e della ``Redenzione'' di Gavirate. La crisi (e i
conseguenti scioperi) investe oramai i lavoranti
in carrozze di Varese, i `suolini' di Malnate, il
Calzaturificio di Varese, la pelletteria Conciaria,
le filatrici della ditta Roncari di Gemonio. Varie
vertenze sono state risolte, si sono affrontate
pratiche per recupero di denaro, per infortuni;
400 le richieste per passaporti, ma appena metaÁ
si son potute soddisfare. Tra i contribuenti la
Deputazione provinciale, il Comune di Bizzozero, non quello di Varese, la Cooperativa di
consumo di Biumo Inferiore e il Circolo familiare di Biumo Superiore, la Casa del Popolo di
Valle Olona. Un contributo per il Segretariato
circondariale di emigrazione eÁ chiesto in data
15 maggio 1919 (solo l'Umanitaria, pochi Co-
puoÁ contare sui sussidi della provincia di
Como, della Cassa di Risparmio, dei Comuni
di Gemonio, Laveno, Varese e dispone di un
ufficio di collocamento e di consultazione (passaporti, assistenza rimpatriati, ricerca persone
smarrite, 350 pratiche giaÁ svolte, recupero salari, riscossione crediti, esazione pensioni, informazioni, denaro ai prigionieri di guerra) e di un
sottosegretariato per la Valcuvia. Le cucine economiche giornalmente distribuiscono pane e
minestra a 200 persone. Presso l'oratorio Veratti funziona una Casa del soldato.
Una lettera del sindaco di Varese, dottor Vincenzo Castelletti, al sottoprefetto in data 1ë settembre 1914 annuncia la costituzione del Comitato comunale pro emigranti. Suo scopo fornire sussidi, specialmente in generi alimentari, a
coloro che, o perche emigranti rimpatriati senza
mezzi, o perche rimasti senza lavoro per cause
indipendenti dalla loro volontaÁ, si trovassero in
reale e constatato bisogno. Vi si apprende che
intese sono state prese col presidente della Camera di Commercio per promuovere la costituzione di un altro Comitato circondariale. Altra
finalitaÁ il procurare lavoro sia promuovendo
opere pubbliche, sia procurando le materie prime, che possano difettare negli stabilimenti. Il
prevosto, don GiosueÁ Barzaghi, ove si presentasse la necessitaÁ di occupare altri locali, oltre a
quelli apprestati dal Comune, potrebbe mettere
a disposizione l'oratorio Veratti, prima che gli
emigranti ritornino alle rispettive residenze.
Un asilo per quattro donne eÁ allestito presso
la benemerita istituzione Casa e famiglia. Un
servizio per il cambio della valuta eÁ organizzato
presso la Banca d'Italia. L'8 agosto 1914 si ringrazia il commendator Alfonso Bernasconi per
la generosa elargizione fatta avere pro emigranti
rimpatriati. Con telegramma della Direzione
generale (11 agosto 1914) firmato Stringher, la
Banca d'Italia, agenzia locale, eÁ autorizzata ad
acquistare anche spezzati d'argento degli Stati
esteri alle stesse condizioni stabilite per i biglietti; per l'acquisto di biglietti, compresi quelli
di piccolo taglio, la facoltaÁ va assolutamente
limitata a non piuÁ di cento lire per rimpatriato.
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In questa pagina e a fronte:
``Genova. Visita medica e consegna dei passaporti per
l'emigrazione alle Americhe'' e ``Genova. Arrivo degli indigenti
reduci dalle Americhe. Visita del delegato pel rimpatrio''
(disegni di G. Amato), da ``L'Illustrazione italiana'', a. XXIX,
n. 49, 7 dicembre 1902.
zione fiorisce in Milano, Roma, Gerusalemme.
Una richiesta di contributo del sacerdote G.
Rossi eÁ del 4 gennaio 1926.
Un altro documento dell'Archivio comunale
(fondo Biblioteca civica) ci daÁ la composizione
del Segretariato di immigrazione di Varese: Riccardo Momigliano, pubblicista, primo segretario della Camera del Lavoro di Varese, fondatore del ``Nuovo Ideale'', consigliere provinciale
di Como, e in quell'anno di Novara; Antonio
Spagnoli, segretario della Camera del Lavoro di
Varese, organizzatore, consigliere provinciale e
comunale di Arcisate; Ruggero Croci, ex sindaco socialista di Arcisate, operaio, decoratore,
consigliere comunale; Ernesto Ghezzi, dell'organizzazione muratori, consigliere provinciale
di Milano; Arioli, operaio, calzolaio, consigliere
comunale di Laveno; Mario Elena, organizzatore, vicesegretario della Camera del Lavoro di
Como; Omero Franceschi, professore e direttore di scuole popolari; Roncoroni, redattore del
``Lavoratore comasco'', dell'organizzazione contadini, fruttivendolo. Tutti erano stati emigranti
nel corso degli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento.
muni e la Camera del Lavoro di Varese si dimostrano interessati).
Cessato il periodo bellico, si afferma l'intenzione di fornire agli emigranti tutti i sussidi
intellettuali e professionali, si decide inoltre di
fare del Segretariato un istituto autonomo, nel
quale l'organizzazione operaia abbia la dovuta
influenza morale comune agli altri enti. Con
relazione relativa all'ottobre 1917-30 aprile
1919 si lamenta che il Segretariato eÁ abbandonato a seÂ, ma non dall'Umanitaria. La relazione
1ë maggio 1919-30 ottobre 1920 lamenta l'assenteismo di molti Comuni e istituzioni. Si parla di un'inchiesta sul forzato rimpatrio dalla
Francia di molti emigrati. Un'interpellanza eÁ
stata rivolta al Ministero Affari esteri da parte
dell'onorevole Antonio Spagnoli, membro della
Commissione esecutiva. Tra i sovventori il Municipio di Varese.
Accanto alla Bonomelli entreraÁ in funzione
anche un'altra istituzione d'ispirazione cattolica: l'Opera Cardinal Ferrari, eretta dal Governo
in ente morale il 4 agosto 1921, cui il Commissario prefettizio di Varese erogheraÁ con deliberazione del 13 febbraio 1924 lire 100. L'istitu-
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LE CONDIZIONI DEGLI EMIGRANTI:
VERSO UN BENESSERE SOGNATO
Tra la documentazione conservata in Archivio
una lettera del presidente del Club Alessandro
Volta (Dante Dell'Orto), Paterson, New Jersey,
in data 7 febbraio 1910 chiede al sindaco di
Varese volumi per l'istruzione dei figli degli
emigrati negli Stati Uniti. Compongono il sodalizio 120 lombardi, di cui la metaÁ sono comaschi, tintori, tessitori.
In termini generali il 25 giugno 1913 (circolare n. 33) il Ministero Affari esteri Commissariato dell'emigrazione, richiama l'attenzione
sulle disposizioni stabilite per la tutela degli
emigranti transoceanici, al fine di evitare danni
in dipendenza d'eventuali ritardi nelle partenze.
I rappresentanti dei vettori debbono consegnare all'emigrante, fornito di passaporto, il biglietto d'imbarco stampato sul modulo prescritto
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dalla legge non appena stipulato il contratto di
trasporto. Il biglietto d'imbarco non eÁ sostituibile con altro documento e deve recare nome
del piroscafo e data di partenza. Appositi incaricati riceveranno gli emigranti alle stazioni di
arrivo del luogo d'imbarco, per condurli ad alberghi e locande interessate gratuitamente per
questo servizio. Vitto e alloggio sono a carico
del vettore fino al giorno della partenza, qualunque sia la causa del ritardo. Se il ritardo
supera i dieci giorni, l'emigrante puoÁ rinunciare
al viaggio, recuperando l'intero nolo e richiedere il risarcimento per i danni subiti.
I viaggi di trasferimento si rivelavano sempre
come degli incubi a causa delle condizioni igieniche vergognose su navi vecchie, lente, piuÁ che
sovraffollate, autentiche carrette del mare.
Mancavano sale da pranzo, la distribuzione
del cibo si effettuava in maniera umiliante, le
derrate non di rado deperivano, il caldo nei
dormitori di terza classe era da infarto, insopportabile il tanfo, non poche le morti per asfissia. L'affollamento e la sporcizia favorivano nella traversata le malattie contagiose (tubercolosi,
vaiolo, difterite, tifo, morbillo) accanto a disturbi gastrointestinali vari. Imperversavano bronchiti, polmoniti. All'ordine del giorno le epidemie di colera. Delle 102 navi della Navigazione
Generale Italiana 72 risultavano vecchie o decrepite. In caso di naufragio mai un processo
serio, i superstiti si sentivano umiliati nelle battaglie legali, il ritornello comodo della fatalitaÁ
veniva spesso ripetuto ufficialmente. Minimizzati sempre i fatti, sdrammatizzate di regola le
vicende. Erano evidenti invece le colpe di armatori e ispettori, la mancanza di controlli, persino di carte nautiche adeguate.
Allo sradicamento da tradizioni e processi
identitari, tra dolori e sofferenze d'ogni genere,
corrispondeva lo sfruttamento delle Compagnie
giaÁ in termini di inosservanza anche parziale di
impegni, mentre gli agenti di emigrazione rispondevano piuÁ alle esigenze e agli interessi
delle SocietaÁ di navigazione e delle Agenzie di
governi stranieri, che non al bisogno di quanti,
allettati dal mito e mossi dalla miseria, cercava-
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no condizioni di vita piuÁ sopportabili. Lo spostamento di tonnellate umane era inteso solo
come un business. Nel vendere paradisi fittizi,
che tragicamente si dissolvevano (si pensi che i
fazendeiros brasiliani trattavano i contadini italiani da schiavi), nell'esercitare su masse sprovvedute la potenza della suggestione l'esercito
degli speculatori si ingrossoÁ visibilmente: 5000
nel 1892; 7000 nel 1895; 10.000 nel 1901; quasi
13.000 sullo scorcio del primo decennio del
1900. Anche dei bambini si faceva infame commercio.
La crisi durata dal 1908 al 1913 per il ristagno dell'attivitaÁ produttiva industriale, con fenomeni di sovrapproduzione, diminuzione degli investimenti, disoccupazione, nell'ultimo
anno fece salire gli espatri da 533.844 nel
1911 a 711.446 nel 1912 a 872.598; per i paesi
transoceanici rispettivamente si toccarono le cifre di 216.820 emigranti, 182.990, 188.978.
Sempre in tema di controlli una lettera del sottoprefetto di Varese al sindaco in data 21 ottobre 1913 invitava a comunicare il nome della
ditta o persona che compiva l'arruolamento di
operai per lavori all'estero.
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La copertina dell'``Illustrazione italiana'', a. XXXIII, n. 33,
19 agosto 1906, dedicata al naufragio del `Sirio' che, partito
da Genova con ottocento passeggeri, in massima parte
emigranti, si inabissoÁ al largo di Capo Palos il 4 agosto.
Le vittime furono duecento circa.
gamenti, alleviando il peso dei deficit strutturali
e le tensioni sociali, la politica del fascismo avvioÁ il Paese verso ben altre prospettive per ragioni di prestigio nazionale e in funzione dell'imponente opera di ricostruzione propagandata di continuo. Infiniti furono gli ostacoli
frapposti all'emigrazione. Si pensi alla battaglia
del grano, al risanamento delle zone paludose,
al completamento dell'Acquedotto pugliese, al
processo di concentrazione industriale.
Una nota del 1926 chiarisce che gli emigranti
appartenenti al Comune di Varese ammontano
a circa 1500; difficile risulta al momento appurarne i convincimenti politici. Si hanno in media 500 domande all'anno di passaporto per
l'estero, molte delle quali anche per gli altri
continenti. Tutti gli emigranti temporanei rimpatriano senza presentarsi agli uffici municipali;
se permanenti non mantengono piuÁ alcun contatto con gli uffici e ben pochi coi loro parenti.
Per rimpatri dall'estero a spese dello Stato si
precisa, il 30 ottobre 1926, che il rimborso all'erario deve sempre precedere il rilascio di un
nuovo passaporto. Il discorso di Mussolini alla
Camera dei Deputati del 26 maggio 1927 intima
di ridurre, al massimo, l'esodo degli emigranti a
scopo di lavoro. ``Per ogni emigrante, che esce
per sempre dall'Italia, in compenso di poco oro
che giunge dall'estero, il Paese perde, economicamente, tutto cioÁ che ha speso per nutrirlo,
per educarlo, per metterlo in grado di produrre; militarmente, un soldato; demograficamente, un elemento giovane e forte, che feconderaÁ
terre straniere e daraÁ figli a paesi stranieri''.
Una circolare del prefetto di Varese (n. 9541
del 27 dicembre 1927) avverte sull'esistenza all'estero di uffici di consulenza, i quali svolgono
opera deleteria con fini nettamente antinazionali. Va troncato ogni rapporto. Una lettera del
Ministero Affari esteri del 1ë febbraio 1928, a
firma Mussolini, mette in guardia dalle lusinghe
di un trasferimento negli Stati Uniti: laÁ l'immigrazione eÁ limitata dalla legge del maggio 1924;
l'Italia puoÁ disporre di poco piuÁ di 1700 visti di
quota all'anno. Una comunicazione del prefetto
di Varese Gino Brogi del 17 ottobre 1928 ai
Passando a casi di singoli e alle varie traversie, il 12 settembre 1902 il sindaco Garoni chiede notizie al console d'Italia in Bellinzona di
Emilio Rossi di Gaetano, d'anni 22, di professione pellaio; da un anno la madre non ne riceve dalla Svizzera, dove il figlio eÁ andato in cerca
di lavoro (nel novembre del 1901 a Lugano, poi
a Mendrisio). Su istanza di Rachele Bulgheroni
Grassi il Commissariato di emigrazione presso
il Ministero Affari esteri comunica il 24 marzo
1913 al sindaco di Varese che G.G. d'anni 40,
tipografo, entrato nel manicomio di Montevideo per la seconda volta il 9 maggio 1906, vi
era morto per coma epilettico il 28 ottobre
1911. Lo stesso Commissariato il 17 ottobre
1913 comunica al sindaco che Enrico Ambrosini, sprovvisto di mezzi finanziari (dotato di
pochi dollari, senza biglietto ferroviario di destinazione, senza alcuno in America tenuto ad
assisterlo in caso di bisogno) e affetto da cronica infiammazione della pelle della gamba destra, era stato respinto al momento dello sbarco
a New York. Perdurando le condizioni suddette non gli andava piuÁ rilasciato nullaosta per
passaporto.
La Commissione arbitrale centrale di Roma il
12 aprile 1917 stabiliva nel caso il risarcimento
di lire 200 per il nolo, di lire 70 per i 20 giorni di
lavoro persi e lire 20 per spedizione bagagli e
ferrovia, piuÁ interessi legali. Questo a carico
della Compagnie GeÂneÂrale Transatlantique (SieÁge social aÁ Paris, 6 rue Auber) per l'equiparazione tra vettori stranieri e nazionali. Addebito:
il vettore aveva il dovere di rendersi conto della
condizione dell'emigrante. Figurano altresõÁ nella documentazione conservata sussidi a profughi da paesi balcanici durante la prima guerra
mondiale o dal Trentino, nonche dall'Austria.
L'EMIGRAZIONE VARESINA NEGLI ANNI VENTI
Se l'emigrazione, con l'esportazione di ingenti
quantitativi di forza lavoro, la conseguente riduzione della disoccupazione (effetto positivo
in patria) grazie alle rimesse, aveva favorito in
modo decisivo l'equilibrio della bilancia dei pa-
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tro di un servizio cosõÁ delicato e importante,
strettamente unito alla politica estera e a quella
del lavoro, nel piuÁ diretto suo controllo e nelle
sue particolari direttive, di ben altro tono sono
gli intendimenti dell'Opera Bonomelli nell'evolversi del clima nazionale. Questa, in una lettera
al Comune di Varese (20 gennaio 1924, Presidenza generale di Milano) sostiene che il problema dell'emigrazione eÁ oggi problema centrale della politica sociale italiana, per cui occorre
accrescere i servizi di assistenza e di tutela attraverso le libere istituzioni di patronato, tra cui
la Bonomelli eÁ la piuÁ importante e la piuÁ antica,
onde l'appello al senso di caritaÁ e umanitaÁ degli
italiani.
Mentre il censimento del 1901 aveva registrato l'assenza temporanea dal Regno di 123 abitanti di Varese e quello del 1911 di 281, non si
trovano dati in merito ai censimenti del 1921 e
del 1931. Passando invece alle statistiche del
movimento della popolazione, nel periodo
1919-24 si rinvengono le seguenti notizie:
1919: emigrati all'estero 17 maschi e 21 femmine su 22.266 abitanti; 1920: emigrati all'estero
43 maschi e 45 femmine su 22.851 abitanti;
1921: emigrati all'estero 46 maschi e 47 femmine su 22.906 abitanti; 1922: emigrati all'estero
32 maschi e 16 femmine su 23.204 abitanti;
1923: emigrati all'estero 22 maschi e 18 femmine su 23.767 abitanti; 1924: emigrati all'estero
74 maschi e 75 femmine su 24.211 abitanti. Il
divario rispetto al passato qui risulta di tutta
evidenza.
podestaÁ e commissari prefettizi della provincia
li sprona a diffondere presso i connazionali all'estero la conoscenza della grandiosa opera di
ricostruzione, civilizzazione, elevazione effettuata dal regime. In data 6 maggio 1929 il console generale in Costantinopoli sconsiglia la venuta in Turchia a scopo di lavoro causa il perdurare della crisi (eÁ anno fatidico su scala mondiale). Ancora in termini di situazioni personali
e di costume, il sottoprefetto di Varese sottolinea al sindaco, il 22 giugno 1926, che va inibito
il riacquisto della cittadinanza italiana a L.A. e
P.V., che hanno conseguito il divorzio in Ungheria, avendovi preso cittadinanza. Il divorzio
infatti non eÁ consentito dalla legge italiana. In
data 21 giugno 1929 il podestaÁ di Varese si
rivolge al console d'Italia in Nancy, affincheÂ
avverta B.F., da circa sette anni residente in
Longny, che la moglie di questi, C.V., si lamenta
in quanto il marito non le scrive da oltre cinque
anni e non le manda un centesimo nonostante i
due figli a carico. Non rare sono state e sono le
richieste ai Consolati di madri che versano nelle
angustie morali ed economiche piuÁ dolorose: eÁ
il caso documentato il 3 ottobre 1924, di un
figlio verniciatore, emigrato a Buenos Aires,
che non se ne cura.
Mentre difficoltaÁ enormi si sono evidenziate
per l'Umanitaria nel 1924, a causa della sospensione del contributo solitamente corrisposto dal
Commissariato generale dell'emigrazione e altresõÁ in ottemperanza al preciso intendimento
del Governo, che ha ritenuto necessario il rien-
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tracce di emigrazione tra ottocento e novecento nell`archivio del