Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali
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2-3
Economie
NOVEMBRE 2010 – MAGGIO 2011
Andreassi / Barba / Bellomo / Bindi / Chimisso / Cocozza / Corona /
Crisci / di Laura Frattura / Fanelli / Iarossi / Lombardi / Marracino /
Martelli / Massullo / Nardelli / Palmieri / Parisi / Pasquale /
Pasquetti / Pazzagli / Petrocelli /Presenza / Ruggieri / Zilli
In copertina:
Cristiano Carotti, Whales in the sky, acriclico, 150x120, 2007
© 2011 Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali, Edizioni Il Bene Comune
Tutti i diritti riservati
Registrazione al Tribunale di Campobasso 5/2009 del 30 aprile 2009
/ 2-3 / 2011
Indice
11
Economie
IN ITALIA
21
Economia e conoscenza. Scuola e agricoltura nel Mezzogiorno a
cavallo dell’Unità
di Rossano Pazzagli
37
Fabbriche e territorio: il ruolo dell’industria edilizia nel Mezzogiorno
di Roberto Parisi
1.
2.
3.
4.
59
Produzione edilizia e paesaggi dell’industria
Prodromi edilizi della “questione meridionale”
Acque e cemento. Percorsi edilizi verso la modernizzazione assistita
L’edilizia “organizzata” per la costruzione totale del paesaggio e delle
comunità
Gli urbanisti, l’ambiente e la città. Tecnica e politica in Italia negli
ultimi quarant’anni del Novecento
di Gabriella Corona
1.
2.
3.
4.
La pianificazione contro le implicazioni distruttive del mercato
Il recupero dei centri storici
Urbanistica e austerità
La città come ecosistema
IN MOLISE
73
Questioni agricole
di Gino Massullo
1. Dalla ripresa settecentesca alla crisi agraria
2. Novecento
3. Oggi e domani: la questione agricola come questione glocale
5
/ 2-3 / 2011
91
L’industria alimentare
di Rosa Maria Fanelli
1.
2.
3.
4.
Il sistema agroalimentare molisano
Il tessuto produttivo del settore agricolo
Struttura, importanza e dinamiche dell’industria alimentare
La dimensione territoriale quale leva strategica di sviluppo dell’industria
alimentare
5. Una lettura di sintesi delle principali filiere a tipicità regionale
109
Alla ricerca di una vocazione industriale
di Ilaria Zilli
1. Premessa
2. Fra vincoli ambientali e vincoli culturali: pecore, grano ed emigranti
3. L’’industrializzazione assistita: i vantaggi del ritardatario?
125
La modernizzazione del Molise nel secondo dopoguerra attraverso i
documenti della Svimez
di Ilenia Pasquetti
1. La realtà socio-economica del Molise negli anni cinquanta
2. L’industrializzazione guidata
3. Alcuni considerazioni in merito al piano di sviluppo
143
I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
di Marinangela Bellomo
1.
2.
3.
4.
167
Primi intenti
Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta
La propaganda nella promozione territoriale
Qualche riflessione finale
Il turismo. Volano per lo sviluppo locale
di Angelo Presenza
1.
2.
3.
4.
5.
6
Competitività: tutto parte da qui
Destination building: impianto teorico di riferimento
Le condizioni di competitività per la destinazione turistica
Pisu di Termoli: un esperimento di sviluppo turistico su base co-evolutiva
Conclusioni
Indice
185
Rompere l’isolamento: la rete dei trasporti fra Otto e Novecento
di Maria Iarossi
1. Una visione d’insieme
2. Tra pubblico e privato: la strada comunale obbligatoria di Castelverrino
203
Vendere patrimoni, consumare luoghi
di Letizia Bindi
213
Il Molise: condizione economico-sociale e prospettive di sviluppo
territoriale
di Paolo di Laura Frattura
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Lo scenario economico
Il mercato del lavoro
Istruzione e formazione
Formazione, ricerca e sviluppo e innovazione
Il sistema imprenditoriale
Sistema delle infrastrutture
Scenari di sviluppo
Conclusioni
IERI, OGGI E DOMANI
233
Il Molise e “la cura” della crisi
Tavola rotonda con Giovanni Cannata, Gianfranco De Gregorio, Franco Di Nucci,
Norberto Lombardi, Erminia Mignelli, Gianfranco Vitagliano, Ilaria Zilli
a cura di Antonio Ruggieri
OSSERVATORIO DEMOGRAFICO
269
La popolazione molisana in età lavorativa: quale futuro?
di Massimiliano Crisci
1. Tendenze recenti dell’occupazione molisana: alcuni cenni
2. La popolazione in età lavorativa: invecchiamento dei lavoratori autoctoni
e inserimento dei migranti stranieri
3. Le migrazioni temporanee dei giovani molisani
4. L’evoluzione futura delle forze di lavoro: invecchiamento e flessione
7
/ 2-3 / 2011
STUDI E RICERCHE
279
Critica dell’ “Isola felice”. Il percorso carsico di «Proposte» nella
modernizzazione molisana
di Norberto Lombardi
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
315
Un osservatorio sulla transizione
Lettera dalla provincia
Ultima generazione
«Proposte Molisane» e la crisi della società regionale
Vita di contadini
«Molise», il confronto sul cambiamento regionale
Le nuove «Proposte Molisane»
Una diversa modernizzazione
Il Molise dopo la crisi del modello di sviluppo degli anni settanta
di Edilio Petrocelli
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
329
Alcuni settori da rivisitare e riprogrammare
L’identità regionale come autoritratto
Le indagini e le proposte degli anni sessanta
Le scelte programmatiche dopo l’istituzione dell’Ente Regione
Gli anni del cambiamento e della congiuntura economica
Le infrastrutture europee e i nuovi assetti interregionali
Il “complesso” della popolazione e la rottura dei confini territoriali
Venticinque anni di narrativa
di Sebastiano Martelli
351
Commercianti di bestiame e agricoltori: note sugli zingari in Molise
tra Sette e Ottocento
di Valeria Cocozza
INTERVISTE
367
Il caso de La Molisana: conversazione con l’ing. Carlone
di Maddalena Chimisso
373
Quale turismo? Il caso della Piana dei mulini
di Camillo Marracino
387
Percorsi di internazionalizzazione: il caso Oleifici Colavita s.p.a.
di Andrea Quintiliani
8
Indice
DIDATTICA
395
L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo
manuale di storia per la scuola secondaria di II grado
di Selene Barba
399
Le mani in pasta: mulini e pastifici nella storia del Molise
di Rossella Andreassi e Gianna Pasquale
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Premessa
Scheda descrittiva
Finalità, obiettivi e scelte di contenuto
Strumenti e materiali utilizzati
Attività proposte: fase di apprendimento
Laboratori
STORIOGRAFICA
411
Percorsi di storia del libro: l’Abruzzo nell’Ottocento. A proposito di
un recente lavoro di Luigi Ponziani
di Giorgio Palmieri
1. Fra luci e ombre: il panorama nazionale
2. L’Abruzzo tipografico
3. Le ricerche sull’Ottocento di Luigi Ponziani
MOLISANA
427
La Società operaia di San Martino in Pensilis
Antonello Nardelli legge Michele Mancini
431
Abstracts
441
Gli autori di questo numero
9
/ 2-3 / 2011 / In Molise
I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
di Marinangela Bellomo
1. Primi intenti
«Il turismo è considerato dal Fascismo un potente strumento di propaganda,
un efficace mezzo di avvicinamento dei popoli»1 ma anche «una delle risorse
più importanti della nostra economia, uscita gravemente disastrata dalla guerra, con l’industria pesante immobilizzata dalle difficoltà di conversione»2.
Il regime fornì all’industria turistica il suo primo vero riconoscimento sia
sul piano economico che su quello sociale e culturale. La strumentazione legislativa prodotta, in questi anni, è rimasta operante, nelle sue linee fondamentali, oltre gli anni ottanta del Novecento e richiamata ancora oggi nei
provvedimenti regionali.
Ma cosa spinse il regime ad interessarsi a un campo fino ad allora ignorato
dalle istituzione pubbliche? La risposta può essere ricercata nelle trasformazioni che il turismo subì già prima dell’avvento del regime. La trasformazione del
viaggio da un fenomeno d’élite ad un fenomeno di massa, come bene ricostruisce Patrizia Battilani, fu agevolato dall’avverarsi di una serie di circostanze3.
A partire dai primi decenni del Novecento in tutta Europa il riconoscimento del diritto al tempo libero e alle ferie pagate ai lavoratori,
l’accrescimento della popolazione impiegata nelle strutture industriali, la
crescita dei redditi individuali, la nuova legislazione sull’organizzazione
del tempo del lavoro e del tempo libero ed infine l’evoluzione dei mezzi di
trasporto collettivi trasformò il turismo in un diritto sociale e offrì nuove
prospettive di sviluppo alle nuove mete turistiche su scala popolare. Il nostro paese per una serie di ragioni si trovava nelle condizioni ideali per av1
Richard J. B. Bosworth, Turismo, in Victoria de Grazia, Sergio Luzzato (a cura di), Dizionario del fascismo (L-Z), Einaudi, Torino 2002, p. 747.
2
Aldo Agosteo, Antonio Sereno, Fascismo e turismo (politica e storia del turismo sociale), collana della Scuola Internazionale di Scienze Turistiche, Editrice Agnesotti, Roma
2007, vol. 21, p. 14.
3
Cfr. Patrizia Battilani, Vacanze di pochi vacanze di tutti, l’evoluzione del turismo europeo,
Il Mulino, Bologna 2007.
143
/ 2-3 / 2011 / In Molise
vantaggiarsi di questa nuova dirompente tendenza. La politica economica
del Fascismo era la risultante dell’applicazione di una vasta operazione politico-sociale attuata dal regime mediante un’organizzazione capillare ed
articolata con il fine di accrescere il consenso e di creare una domanda popolare di servizi turistici per sostenere lo sviluppo dell’industria turistica.
Esemplare è l’attenzione dedicata all’escursionismo. Di qui la necessità di
istituire organismi che potessero controllare e gestire un settore che era in
fase di sviluppo e di creare un concreto strumento di attuazione della politica fascista in campo economico e sociale4
Il clima di rinnovamento che si respirava nella penisola all’inizio del Novecento raggiunse anche il Molise e ci fu un manifestarsi di un nuovo fervore di idee e di programmi non solo in campo turistico. Si avvertiva la necessità di aprire nuovi collegamenti con i centri vitali della Nazione, di progettare linee ferroviarie che consentissero spostamenti più rapidi verso Roma e
verso le regioni vicine, di stilare programmi di interesse regionale e di valutare la possibilità di raggiungere un’autonomia politica e culturale.
Agli inizi degli anni venti il turismo molisano era essenzialmente balneare,
prerogativa di poche famiglie benestanti ed estraneo ai flussi turistici provenienti da fuori regione. La collocazione geografica, l’orografia tormentata
che costituiva una barriera naturale ad una più intensa circolazione di beni e
di uomini, l’inadeguatezza delle infrastrutture, l’economia agricola ed infine
la scarsa antropizzazione del territorio non agevolavano certamente lo sviluppo del settore turistico regionale.
Negli anni venti a Termoli vennero tuttavia inaugurati due nuovi lidi, il Lido Nettuno (1920) ed il Lido delle Sirene (1925)5 che andarono ad affiancare
lo stabilimento Bagni Contempo, aperto nel 1903. La loro apertura testimoniava in qualche misura un tentativo degli operatori termolesi di inserirsi in
un settore che il regime aveva cominciato a considerare importante per lo
sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.
4
Nel dibattito sullo sviluppo del settore turistico non poteva mancare l’intervento del Touring club italiano. Ente turistico privato di statura internazionale fondato a Milano nel 1894
con l’appellativo di Touring Club Ciclistico Italiano, quest’ultimo sostituito nel 1900 con la
sigla Tci, Touring club italiano, ed ancora costretto nel 1937 ad italianizzare il nome in Consociazione turistica italiana (Cti). Alla base del successo delle prime guide Tci vi era la loro
facilità di consultazione, agili strumenti per i viaggiatori, concepite con originalità e modernità. Dal 1935 le opere del Touring furono sottoposte al controllo della Direzione generale per il
turismo la quale spinse sempre più l’editore ad una stretta collaborazione con gli organi ufficiali del turismo e alla pubblicazione di guide che celebrassero le opere del regime. Leonardo
Di Mauro, L’Italia e le guide turistiche dall’Unità ad oggi, in Cesare De Seta, a cura di, Storia d’Italia, Annali 5, Il paesaggio, Torino, Einaudi 1982, pp. 369-430.
5
laria Zilli, Alla ricerca di una vocazione turistica: il caso Molise, in Patrizia Battilani, Donatella Strangio, (a cura di), Il turismo e le città tra XVIII e XXI secolo, Italia e Spagna a confronto, Franco Angeli, Milano 2008, pp. 299-315.
144
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
Anche in Molise diveniva infatti necessario creare gli organi previsti dalla
legge nazionale del 12 Ottobre del 1915 (ovvero di epoca non ancora fascista) per sostenere lo sviluppo turistico regionale e nazionale.
Nel marzo del 1920, il Presidente del neo istituito Ente nazionale per le Industrie turistiche (Enit), nel trasmettere lo statuto del nuovo ente al presidente della Camera di commercio di Campobasso, lo sollecitava a dedicare una
particolare attenzione a questo settore produttivo.
Il progetto di sviluppo turistico del regime si andava nel frattempo articolando
e strutturando attraverso la creazione di ulteriori organismi. Indubbiamente importante appare la costituzione dell’Asmet, l’Associazione per lo sviluppo Economico del Mezzogiorno e per il turismo, con lo scopo di costituire una specifica associazione turistica del Mezzogiorno continentale a latere della preesistente Associazione per i congressi del Mezzogiorno e delle isole. La nascita di
questo nuovo consesso venne ufficializzata in occasione dell’assemblea del
convegno turistico organizzato a Napoli il 23 e 24 aprile del 1924.
Nello statuto vennero indicate le finalità da perseguire ed in modo particolare si stabilì che l’associazione dovesse: studiare il problema economico del
Mezzogiorno nella sua completa struttura e a tale scopo organizzare opportune conferenze e manifestazioni, delle quali avrebbe curato la pubblicazione
degli atti, relazioni e documenti vari; contribuire ad organizzare turisticamente il Mezzogiorno continentale attraverso la realizzazione di tutte quelle
attività atte a valorizzare e a tutelare le bellezze naturali, artistiche e monumentali del Mezzogiorno; a promuovere lo sviluppo dei mezzi di comunicazione in relazione ai flussi turistici presenti nella regione considerata; a migliorare le condizioni alberghiere favorendo la creazione e la trasformazione
dei piccoli alberghi presenti lungo i percorsi turistici; a incoraggiare il miglioramento dei servizi pubblici e ad investire in iniziative che favorissero il
movimento turistico nel Mezzogiorno
[…] ad allacciare con le associazioni consorelle dell’Italia continentale ed Insulare i rapporti che, nell’interesse generale, meglio valgano a promuovere e
valorizzare il movimento turistico, dall’Estero e dall’Interno del Paese6.
L’associazione era composta da diverse categorie di soci che si impegnavano a corrispondere annualmente un contributo sociale che variava secondo
la categoria di appartenenza: i soci fondatori dovevano versare un contributo
quinquennale non inferiore a lire centomila; i soci di diritto una quota continuativa annuale non inferiore alle cinquecento lire; i soci ordinari un contributo quinquennale di lire cinquecento ed infine i soci affiliati dovevano versare per un quinquennio lire duecento.
6
Archivio di Stato di Campobasso (ASCB), Camera di Commercio Industria e Agricoltura
1874-1984 (CCIA), b. 77, f. 1551.
145
/ 2-3 / 2011 / In Molise
Nei capoluoghi di provincia potevano essere istituiti comitati locali composti dai soci di diritto ed ordinari che rispondevano del loro operato ad un presidente. Scopo di tali comitati era quello di compilare programmi che riguardassero la promozione e la valorizzazione dei territori a vocazione turistica.
All’Asmet aderì, nell’agosto del 1928, come socio di diritto, anche il Consiglio provinciale dell’economia corporativa di Campobasso, affiancato da
diversi comuni della provincia, che si impegnava a versare la quota partecipativa annuale di 500 lire come contributo all’attività che l’associazione avrebbe dovuto svolgere7. La notizia della costituzione in Molise di un Comitato turistico che si occupasse della promozione e della valorizzazione dei
territori a vocazione turistica si diffuse in regione molto velocemente.
L’entusiasmo di alcuni si rivelò contagioso tanto che diversi comuni scrissero al Presidente del Comitato provinciale del Molise per entrarne a far parte.
Esemplare delle motivazioni adottate dai vari comuni richiedenti appare la
lettera scritta dal segretario politico del comune di San Pietro Avellana. In
questa missiva il dirigente chiedeva di far rientrare il suo paese natio tra i
comuni partecipanti al Comitato e forniva a tal proposito una descrizione
minuziosa di ciò che San Pietro Avellana avrebbe offerto ai visitatori in merito a peculiarità territoriali:
Per la sua altimetria (m. 1000 sul mare) l’aria saluberrima, la distesa meravigliosa dei suoi boschi, e la freschezza ed abbondanza delle acque, S. Pietro
Avellana ha buoni requisiti per divenire una buona stazione climatica estiva,
e si presta altresì anche per sede di sports invernali8.
Inoltre, secondo il segretario, vi era una predisposizione naturale del paese verso il turismo dal momento che esso era già meta di «accenni di villeggiatura»9.
Purtroppo la possibilità di incrementare tali flussi era bloccato dalla mancanza di comode ed efficienti strutture alberghiere. Il segretario, sperava che
con l’aiuto dell’Asmet tali ostacoli potessero essere rimossi affinché «[…] al
mio paese natìo non potrà mancare un migliore avvenire economico»10.
Il 4 Novembre 1929 il Comitato provinciale per il turismo di Campobasso,
in risposta alla circolare n° 6936 del 4 Novembre 1929 dell’Enit con la quale
si richiedeva la costituzione di Comitati provinciali, diede risposta positiva
all’attuazione della circolare e stilò il proprio statuto sulla base di uno «statuto-tipo pei comitati»11 fornito dall’Ente nazionale per le industrie turistiche.
Nello statuto erano stabiliti i compiti, l’organigramma, le quote di partecipazione a carico degli aderenti effettivi, nonché le norme partecipative al
7
Ibidem.
Ibidem.
9
Ibidem.
10
Ibidem.
11
Ivi, b. 37, f. 860.
8
146
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
Comitato. Il tutto al fine di raggiungere scopi di comune interesse, promuovere e regolare il movimento dei forestieri, integrare e coordinare l’attività
degli Enti, organizzazioni e associazioni interessate al turismo.
Il 28 Aprile del 1930 venne indetta una riunione presso il Palazzo del Governo per dar lettura e approvazione dello statuto costitutivo del Comitato
provinciale per il turismo, peraltro già inviato a Roma.
Tale documento, di fatto, non fu mai approvato poiché i rappresentanti della Federazione provinciale fascista dei commercianti, del Sindacato dei trasportatori, del Sindacato dei bancari, dell’Automobil club e del Touring club
non avevano alcun mandato specifico da parte delle rispettive organizzazioni
ad essere membri effettivi del comitato e quindi non potevano dare garanzia
di corrispondere annualmente la quota di 500 lire all’ente stesso.
Il Comitato si costituì solamente il 24 Maggio 1930 alle ore 16,00 presso il
palazzo del Consiglio provinciale dell’Economia. Alla riunione erano presenti:
[…] il Comm. Avv. Benedetto Del Prete, Vice Presidente del Consiglio Provinciale dell’Economia e Podestà del Comune di Venafro; il Comm. Avv. Michelangelo De Santis, Preside dell’Amministrazione Provinciale, in rappresentanza anche del Segretario Federale; l’Avv. Giovanni Beccigrossi, Podestà di
Isernia; il Sig. Aristide Idra, Capo Console del Touring Club. Sono assenti: il
Console Generale Avv. Cesare Bevilacqua, rappresentante dell’Enit, e i Podestà di Larino e di Capracotta: i primi due sono regolarmente giustificati12.
Presidente del Comitato fu eletto l’avv. Benedetto Del Prete, il quale dopo aver
dato lettura dello statuto trasmesso all’Enit, dichiarò costituito il Comitato provinciale per il turismo secondo le direttive imposte dall’Ente e dall’Associazione
per lo sviluppo edelconomico del Mezzogiorno e per il turismo.
Il Comitato per ragioni non ben specificate non entrò mai in funzione.
Il 7 settembre del 1932 il prefetto della Provincia di Campobasso su quanto
stabilito dal D.to del 9 luglio dello stesso anno scioglieva il Comitato provinciale del turismo e procedeva alla nomina di un Commissario straordinario in attesa di provvedere alla ricostruzione di un nuovo ente. L’incarico fu
affidato al già Presidente del Comitato provinciale del turismo l’avv. Benedetto Del Prete, il quale accettò «[…] in obbedienza alla volontà di V. E. e
per il grande amore che mi avvicina a questa mia terra […]»13 confidando
nell’appoggio e nella collaborazione delle autorità e degli enti.
Il 27 Settembre 1932 venne promossa una prima riunione del nuovo organo
in cui vennero affrontate le problematiche legate allo sviluppo del turismo ed
esaminate alcune proposte di rilancio del settore. Si affermava che in provincia non vi era un turismo vero, moderno «[…] ma esiste un turismo rudimen12
13
Ibidem.
Ivi, b. 37, f. 861.
147
/ 2-3 / 2011 / In Molise
tale»14; e ci si lamentava della impraticabilità delle strade regionali, del mal
funzionamento dei mezzi di trasporto e della mancanza di strutture ricettive.
Si auspicava, però, che lo sviluppo del turismo potesse dare impulso all’industria alberghiera, per far sì che il turista si potesse fermare «con una certa
comodità» nei comuni da lui visitati.
Era necessario, pertanto, migliorare il sistema dei trasporti e dei collegamenti; far divenire Termoli e Capracotta luoghi di soggiorno e cura, utilizzando le
agevolazioni previste dalla legge; creare degli itinerari turistici ed infine promuovere la produzione agricola e industriale attraverso la creazione nel capoluogo di provincia di una Bottega d’arte nella quale far confluire i migliori
prodotti regionali per farli conoscere ai molisani stessi ed ai “forestieri”.
Spettava al Comitato dunque organizzare totalmente il sistema turistico
molisano puntando l’attenzione alla propaganda, al potenziamento delle infrastrutture e dei trasporti e alla creazione ex novo o alla ristrutturazione delle strutture alberghiere.
Per individuare i bisogni necessari allo sviluppo del turismo in regione, la
commissione consultiva per il turismo organizzò diversi incontri nei luoghi
meritevoli di valorizzazione turistica, con lo scopo di analizzare le diverse
problematiche legate allo sviluppo del settore e di censire quante strutture
ricettive fossero presenti nel territorio. I centri prescelti furono Capracotta,
Pescolanciano, Pietrabbondante, Agnone, Termoli e Larino.
La prima ispezione a scopo di valutare le potenzialità turistiche dei siti fu
effettuata il 30 ottobre del 1932 nei comuni di Pescolanciano, Pietrabbondante, Capracotta ed Agnone dai rappresentanti del Commissariato straordinario per il turismo, dal direttore dell’Ufficio dell’Economia corporativa e
dai rappresentanti dei commercianti e dei trasporti terrestri.
Coloro che partecipavano agli incontri erano invitati tramite cartoline e dovevano comunicare la loro adesione. La Commissione prevedeva di noleggiare le automobili oppure gli autobus affinché «coloro che intendano intervenire possano accedere con comodità ed in comitiva tipo turistico»15.
In ciascuno dei comuni visitati venne nominato, in accordo con i podestà e
i segretari politici dei comuni stessi, un delegato commissariale allo scopo di
stabilire un collegamento con le istituzioni provinciali.
Le “condizioni turistiche” dei comuni interessati erano tali, tuttavia da richiedere urgentemente interventi intensivi e mirati, se si voleva puntare al
turismo per sviluppare l’economia della provincia.
Diversi furono gli elementi attrattivi che la Commissione rinvenne nei territori visitati, l’uno più importante dell’altro dal punto di vista «panoramico
e alpestre e archeologico e climatico in modo speciale»16.
14
Ibidem.
Ibidem.
16
Ibidem.
15
148
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
La Commissione fu stupita nel trovare nei comuni di Pescolanciano, Capracotta ed Agnone buone strutture ricettive. Queste, di fatto, non avevano
bisogno di alcun rifacimento perché la qualità era rispondente alle necessità
turistiche e perché vi era la volontà da parte delle autorità locali e degli esercenti a voler perfezionare la nascente attrezzatura alberghiera.
Nelle località dove erano presenti le maggiori bellezze paesaggistiche e che
possedevano buone condizioni climatiche, la commissione suggeriva di realizzare alberghi con standard idonei eventualmente ad accogliere anche una
clientela straniera che «non avrebbe da rimpiangere le zone climatiche visitate nella vicina Svizzera»17.
La Commissione, inoltre, mise in evidenza come tali zone fossero custodi di
un vistoso significativo e ancora poco conosciuto patrimonio archeologico il
quale valorizzato, sarebbe potuto divenire meta turistica non solo per studiosi
ma anche per quei turisti in cerca di sensazioni nuove e di riposo dello spirito.
Gli Scavi di Pescolanciano e di Pietrabbondante, l’antica Bovianum Vetus,
effettuati dal Ministero e dalla competente Direzione per la conservazione
delle antichità, costituivano tale patrimonio da valorizzare. Essi erano stati al
centro dell’interesse di alcuni importanti studiosi tra i quali il Mommsen ed
il Garucci ma i turisti ne ignoravano il pregio18.
Agnone, inoltre, possedeva un importante patrimonio ecclesiastico e capolavori di scultura, di ceselli e di incunaboli custoditi nella chiesa parrocchiale
di S. Emidio. Il patrimonio culturale della cittadina alto molisana insieme
alla maestosità degli altipiani di Vastogirardi avrebbero potuto rappresentare
per la provincia un’importante attrattiva turistica.
La Commissione visitò anche Capracotta, la cosiddetta “Svizzera molisana” che possedeva un ottimo albergo, ma che colpì i visitatori soprattutto per
l’innato senso di ospitalità e dei suoi abitanti. Il vero problema di questa località, come di tanti altri comuni molisani di montagna, era la mancanza di
acqua potabile. Pertanto la Commissione auspicava un’urgente soluzione a
tale questione per dotare il comune di tutti i requisiti necessari “ad una dimora igienica e piacevole”, così come richiesto dagli standard minimi dell’industria turistica.
Dalla relazione emergeva che quanto era presente nella zona visitata, fino
ad allora poco conosciuto ed esplorato, poteva essere utilizzato come fonte
di benessere economico e come vanto per la regione stessa, ma per far ciò
era necessario disporre di adeguati mezzi finanziari che si sperava di poter
ottenere dalle autorità competenti. In realtà gli investimenti necessari erano
tutt’altro che da poco e riguardavano l’infrastrutturazione del territorio nel
suo complesso (strade, ponti, acquedotti, ecc.) oltre che l’attivazione di una
17
18
Ibidem.
Ibidem.
149
/ 2-3 / 2011 / In Molise
seri di servizi pubblici. E non è un caso che il primo, e si dovrebbe dire anche l’unico a rispondere, fu il rappresentante della Federazione dei trasporti
terrestri che si dichiarò pronto ad istituire un primo servizio di autobus gran
turismo su un itinerario stabilito dalla Commissione e che tuttavia non ledesse gli interessi delle Ferrovie dello Stato nella regione. Rischio in realtà improbabile vista la scarsa consistenza della rete ferroviaria molisana.
2. Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta
Nel febbraio del 1933 i Comitati turistici delle regioni del Mezzogiorno riunitisi nel III Convegno turistico del Mezzogiorno e delle isole stabilivano nuove direttive per guidare lo sviluppo del turismo nelle zone di appartenenza.
Al Molise si chiedeva la completa organizzazione alberghiera, con la istituzione degli alberghi di tappa e posti di ristoro, soprattutto nelle zone attraversate da movimenti turistici legati alla pratica degli sport invernali e
alla villeggiatura estiva montana; la massima valorizzazione del patrimonio
archeologico ed artistico attraverso azioni di propaganda che dovevano essere concordate con l’Ispettorato per i Monumenti e con la Sopraintendenza con sede nel Museo Nazionale di Napoli; il perfezionamento e lo sviluppo delle comunicazioni all’interno della provincia e della periferia per
rafforzare i rapporti con i centri minori e le grandi città. Inoltre, si richiedeva il miglioramento e la manutenzione delle strade e delle strade provinciali per velocizzare e facilitare il movimento degli autoservizi, soprattutto
quelli da gran turismo, che permettevano di rendere agevole il viaggio per
quanti volessero visitare il Molise; la valorizzazione e la selezione delle
manifestazioni folcloristiche da utilizzare come elementi di attrazione turistica, epurandole, però, da quanto potesse apparire agli occhi del forestiero
come grottesco e fuori dal tempo; lo sviluppo di mete turistiche montane,
marine e climatiche. Occorreva dare particolare importanza al potenziamento della stazione invernale di Capracotta e della stazione balneare di
Termoli dotandole di strutture che potessero garantire comfort al turista; la
soluzione del problema dell’approvvigionamento idrico ad uso potabile in
alcuni paesi, poiché esso costituiva la base per rendere igieniche le strutture predisposte all’accoglienza del turista.
Alle richieste dell’Asmet il presidente del Commissariato della Provincia
rispondeva affermando che il settore turistico nella Regione ancora non
prendeva piede poiché scarsa era la conoscenza delle bellezze naturali e del
patrimonio artistico presenti nel territorio. Il presidente sottolineava come
fosse importante, pertanto, intensificare le azioni di propaganda dei luoghi
attraverso la
150
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
[…] pubblicazione di numeri unici, di articoli su riviste, di volumetti divulgativi dedicati ai singoli monumenti accompagnando tutto con larga di fotografie negli alberghi, nelle agenzie di viaggiatori, nelle stazioni, nei vagoni ferroviari e nella istituenda Bottega di Arte Molisana, nello stesso tempo Ufficio
Turistico Regionale19.
Il Commissariato, inoltre, prevedeva, per l’avvicinarsi della bella stagione,
l’istituzione di treni festivi che sarebbero dovuti partire da Campobasso per
giungere a Roma, Napoli, Pompei, Termoli, Bari e Pescara.
Naturalmente per avere un buon sviluppo del settore turistico occorreva
possedere una buona organizzazione delle istituzioni locali le quali dovevano
realizzare e stilare itinerari turistici e gite, designare le località di cura e soggiorno, ma soprattutto promuovere e sollecitare il miglioramento delle strutture ricettive per adeguarle ai bisogni del turismo.
Il Comitato in tal senso suggeriva un attento studio di quanto presente nella
regione per poter apportare modifiche e perfezionamenti alla struttura ricettiva.
Una delegazione di esperti si sarebbe dovuta recare presso le strutture presenti nelle località di interesse turistico e qui insieme al proprietario studiare,
suggerire e predisporre gli interventi da adottare affinché gli alberghi risultassero adeguati ad accogliere il turista.
Le trasformazioni strutturali dovevano rispondere sì ai canoni estetici
dell’arte moderna ma dovevano riflettere la natura dei luoghi esaltando, pertanto, la ruralità degli stessi. L’utilizzo di mobili e stoviglie rustiche, le pareti
decorate con fiaschi di vino, con attrezzi rurali, con spighe di grano e fiori
avrebbero certamente regalato agli ospiti una sensazione di accoglienza e di
integrazione con i luoghi stessi.
[…] il Regime Fascista oculatamente appoggia e guida tali simpatie verso la
doverosa ammirazione della semplice vita rurale, da noi, e cioè precisamente in
seno ad una regione che è rurale per eccellenza, si trascurino queste correnti del
gusto andando invece incontro allo scimmiottamento di un male inteso metropolitanismo. Vediamo nelle grandi città sorgere tutti i giorni botteghe ed osterie
cosiddette rustiche, con mobili e stoviglie grezze, dalle semplici pareti decorate
magari con fiaschi di vino o con attrezzi rurali e spighe di grano e piante e fiori,
mentre queste ed altre decorazioni, trascurate o disprezzate da noi, acquisirebbero nei nostri paesi ed alberghi un carattere e sapore di ambiente locale che
darebbe certamente agli ospiti la sensazione del vero folclore20.
La sistemazione degli alberghi poteva essere accompagnata da una successiva pubblicazione di una guida di quelli presenti nel Molise, che avrebbe
generato un miglioramento nei flussi turistici.
19
20
Ivi, b. 77, f. 1553.
Ivi, b. 37, f. 861.
151
/ 2-3 / 2011 / In Molise
I proprietari delle strutture alberghiere avrebbero potuto usufruire nelle attività di ristrutturazione del credito alberghiero e dei contributi elargiti dal
Comitato provinciale per il turismo. Quest’ultimo poteva provvedere al reperimento dei fondi attraverso la tassazione di
[…] tutti i Comuni della Provincia nella misura di cent. 10 per ciascun abitante, elevando detti contributi fino a cent. 30 per abitante, per Comune Capoluogo, per i quattro o cinque maggiori centri della provincia, e per tutti gli
altri comuni di speciale interesse turistico; salvo altri contributi da parte della
provincia delle Organizzazioni sindacali, e di altri Enti di speciale importanza, nonché del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa21.
Per lo sviluppo turistico del Molise era, dunque, necessario potenziare i territori che possedevano tutti i requisiti necessari al raggiungimento degli obiettivi. Anche in quest’occasione fu soprattutto l’alto Molise al centro della
riflessione del Commissariato straordinario per il turismo.
Il 5 febbraio 1933 si tenne, non a caso, a Capracotta un’importante riunione
della Commissione consultiva per il turismo con lo scopo di valorizzare e
promuovere turisticamente tale zona. I problemi fondamentali erano: mancanza di mezzi spazzaneve, ritardo della costruzione di filovie e di ferrovie,
non potabilità idrica e mancanza di strutture alberghiere. Si auspicava, anche, la continuazione e la riapertura degli scavi di Pietrabbondante e uno sviluppo di tipo ricettivo in prossimità degli scavi stessi.
Per incrementare ed indirizzare i flussi turistici in queste zone era necessario, secondo la Commissione, effettuare una buona campagna promozionale
diretta alla media borghesia che poteva godere delle bellezze naturali soprattutto nella stagione estiva22.
Diversa era la situazione lungo la costa molisana. Nella riunione tenutasi a
Termoli il 7 maggio 1933 vennero analizzate tutte le problematiche infrastrutturali e non, presenti nella cittadina rivierasca, ed in modo particolare quelle
concernenti le azioni di bonifica del territorio; lo sviluppo del porto, la valorizzazione della spiaggia considerando che Termoli era luogo di soggiorno e turismo, lo sviluppo dell’industria ricettiva, la valorizzazione del patrimonio archeologico ed infine l’istituzione di un treno per la colonia dei bagnanti.
Circa la bonifica, il presidente della commissione Del Prete illustrò che per
beneficiare di tutte le agevolazioni previste dalla legge fosse indispensabile
costituire un Consorzio nel quale far confluire tutti i proprietari dei terreni
interessati alla bonifica. Solo in questo modo si poteva raggiungere uno stato
21
Ivi, b. 77, f. 1553.
Ibidem. Dalla documentazione consultata non risulta se realmente nuove strutture ricettive siano state realizzate e se si sia pubblicato materiale propagandistico e divulgativo delle
“bellezze” presenti nella zona.
22
152
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
di benessere che avrebbe avuto i suoi riflessi sia in agricoltura che in campo
sanitario risanando le plaghe malariche che interessavano la zona. Era necessario, pertanto, redigere lo statuto del Consorzio e poi effettuare il riconoscimento dello stesso presso la Commissione provinciale della bonifica e la
Federazione fascista dell’agricoltura.
Il porto era considerato da sempre un’opera destinata allo sviluppo e alla rinascita di Termoli e di tutto l’entroterra. La sua costruzione, all’epoca, avveniva
per fasi diverse ed alterne caratterizzate da lunghezze burocratiche e da una
mancanza di volontà da parte dei politici del tempo a consolidarne l’importanza.
Si denunciò, nell’incontro, come la classe politica fosse passatista e come essa
utilizzasse l’infrastruttura esclusivamente a scopo elettorale per poi abbandonarla «[…] al suo destino senza mai far nulla di reale»23. Nella riunione venne esaminato, inoltre, il problema dell’ampliamento della spiaggia e della mancanza di
strutture ricettive al quale bisognava rispondere con la costruzione
[…] in Termoli un capace, comodo ed igienico albergo, scevro di tutto ciò
che potesse rappresentare imposizione di etichetta, che il più delle volte annoia e stanca chi, dopo l’assillante lavoro di un anno intero, si reca nelle località amene per rinfrancarsi delle forze e godere delle bellezze naturali24.
Dalla riunione emerse, anche, che Termoli possedeva un inestimabile patrimonio archeologico che doveva essere utilizzato per la valorizzazione turistica della cittadina. Il presidente, dunque, esortò tutte le forze politiche e i
privati cittadini a mettersi all’opera per tutelare e valorizzare tale ricchezza
utilizzando i fondi necessari per realizzare tale operazione.
Dall’incontro di Termoli emerse la volontà di valorizzare il patrimonio artistico e culturale dei paesi molisani ma emerse anche che tutti i comuni che
possedevano elementi da poter essere utilizzati a scopi turistici, erano accomunati dalle stesse problematiche che rendevano difficile il processo di sviluppo del settore turistico regionale.
Per lo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno, l’Asmet stabilì che fosse necessario istituire autoservizi di gran turismo per valorizzare e far conoscere
le bellezze naturali e panoramiche dei territori interessati ad un processo di
incremento turistico; installare cartelloni stradali per segnalare i principali
luoghi di attrazione turistica ed inoltre incrementare e consolidare l’uso di
treni popolari.
Tali linee guida ponevano il problema di dover studiare accuratamente il
sistema di trasporti presente in regione, di capire quali mezzi di trasporto potessero essere utilizzati per facilitare l’afflusso dei turisti in Molise ed infine
23
24
Ibidem.
Ibidem.
153
/ 2-3 / 2011 / In Molise
individuare le direttrici che aiutassero i molisani a raggiungere le diverse località turistiche presenti nel territorio nazionale. Ciò avrebbe consentito un
notevole flusso di viaggiatori ma soprattutto un movimento di denaro, di
rapporti sociali e culturali e di interessi derivanti dalle visite.
Per quel che concerneva l’istituzione di autoservizi il Comitato turistico molisano riteneva necessario dover potenziare l’attività delle imprese di trasporti
già presenti nel territorio, le quali avrebbero dovuto organizzare ed effettuare
gite in base a programmi, orari e tariffe stabilite in precedenza ed approvate
dal competente organo di vigilanza. Di qui l’invito rivolto ai Comuni della
Provincia di dover potenziare tali servizi poiché essi avrebbero sicuramente
istradato i turisti su itinerari già noti e preparati per accogliere gli ospiti.
La risposta dei Comuni interessati non si fece attendere, ma da essa emerse
l’impossibilità di porre in essere quanto richiesto perché le strade non erano
agibili poiché la loro costruzione era lenta perché non esistevano società che
lavorassero in tale ambito o perché i comuni convocati non possedevano bellezze naturali, architettoniche e paesaggistiche tali da esseri inclusi in itinerari turistici che aumentassero i flussi turistici della regione.
La Commissione consultiva per il turismo affrontava nella riunione del 11
aprile del 1933 il fondamentale problema della carente rete dei trasporti del
Molise. Un problema più volte evidenziato e di fatto mai realmente risolto.
Circa la costruzione delle strade interprovinciali si prendeva atto del loro
procedere e ci si concentrava piuttosto sul problema dell’installazione dei
cartelli indicatori nei bivi di tutta la rete stradale provinciale. Problema ovviamente ben più risolvibile del primo. In questo caso si evidenziava come
l’Ufficio provinciale aveva provveduto all’installazione degli stessi nelle
strade di sua competenza, fatta eccezione per le diramazioni delle strade statali, perché di gestione dell’A.a.S.s., che doveva provvedere anche alla collocazione di sette cartelli stradali che venivano forniti gratuitamente dal Touring club italiano25.
Infatti con circolare, n. 2293 del 16 marzo del 1933, la direzione generale
del Tci comunicava di aver accettato la richiesta del Commissario straordinario del consiglio provinciale dell’economia corporativa circa l’invio gratuito di cartelli stradali da collocare nei punti che ne fossero sprovvisti o per
sostituire quelli già esistenti ma che erano illeggibili o per il prolungato uso
o per l’aver subito atti vandalici. Se la fornitura dei cartelli era gratuita da
parte del Tci la messa in opera e la manutenzione degli stessi spettava agli
Uffici tecnici provinciali «[…] che hanno governo di strade […]»26.
Ancora più grave, se possibile, era la situazione della rete ferroviaria, che a
detta dei membri della commissione era stata mal progettata in origine e che
25
26
154
Da ora in poi Tci., Ibidem.
Ibidem.
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
comunque restava inadeguata a servire il territorio, soprattutto in un’ottica di
sviluppo turistico.
Forte era la necessità di poter disporre di nuove littorine, moderne e veloci
che potessero essere utilizzate per sviluppare il movimento turistico; di ripristinare l’uso di importanti direttrici verso Roma e Napoli soppresse per economizzare l’uso del carburante; di regolarizzare gli orari dei treni in funzione
delle stagioni o dei luoghi da raggiungere ed infine di chiedere riduzioni sul
costo del biglietto del treno quando in alcuni centri, toccati dalle linee ferroviarie, si svolgevano rilevanti manifestazioni27.
A tutte queste ipotesi e a questi progetti pose di fatto fine lo scoppio del secondo conflitto mondiale che spostò l’interesse e le già scarse risorse altrove.
I bilanci consuntivi dall’Ente provinciale per il turismo molisano relativi
agli anni che vanno dal 1938 al 1941 documentano chiaramente questo epilogo di un progetto di sviluppo turistico mai realmente decollato.
Nell’anno 1938 l’Ente provinciale per il turismo raggiunse un buon livello di
efficienza strutturale e funzionale ponendo in essere una serie di iniziative
«[…] capaci di richiamare l’attenzione degli organi centrali e delle Provincie
vicine sulle bellezze e sulle capacità produttive ed organizzative del Molise»28.
Le azioni svolte portarono l’Ente verso una maggiore e migliore considerazione da parte delle amministrazioni e dei privati che assicurarono all’Ente
stesso i necessari mezzi finanziari per realizzare quanto necessario.
Le azioni poste in essere miravano essenzialmente allo studio dei principali
problemi concernenti lo sviluppo del settore turistico molisano ed in particolare si pose attenzione: al collegamento infrastrutturale tra le località della
provincia e ai problemi riguardanti la loro valorizzazione. Pari attenzione
venne dedicata alla la valorizzazione dei siti archeologici presenti nella Provincia: (la Sepino romana, il teatro di Pietrabbondante, i ritrovamenti di Larino, Isernia, Venafro ed Agnone) ottenendo la piena collaborazione del Sopraintendente alle antichità29.
La valorizzazione del centro turistico di Capracotta, fu un altro degli impegni del 1938. Si ipotizzò di realizzare una variante stradale per raggiungere
più agevolmente il comune e si caldeggiò un impegno per garantire lo sgombero tempestivo della neve dalle strade provinciali per facilitare l’accesso a
questo importante centro turistico. Sempre nell’ambito della valorizzazione
della montagna, ed in particolare del massiccio del Matese, venne redatto un
progetto di strada che consentisse l’accesso al pianoro di Campitello Matese
posto a 1.400 metri di altitudine, progetto che implicava anche la costruzione
di un albergo al servizio dei turisti.
27
Ivi, b. 75, f. 151.
Ivi, b. 38, f. 871.
29
Risulta difficile verificare se alcune delle azioni programmate si realizzarono poiché
manca una documentazione dalla quale ricavare notizie utili.
28
155
/ 2-3 / 2011 / In Molise
La sistemazione della spiaggia di Termoli, considerato l’unico centro marinaro del Molise, fu un altro degli argomenti trattati. L’Ept sollecitò il Comune a costruire un acquedotto “parziale” capace di alimentare le fontane pubbliche, gli alberghi e le spiagge e la sistemazione dell’arenile e delle colline
adiacenti il paese.
L’Ept si battè per il miglioramento delle attrezzature ricettive della provincia
ed in modo particolare per «[…] il nuovo albergo “Impero” a Larino, la trasformazione dell’albergo “Roma” a Termoli, il miglioramento dei servizi igienici dell’albergo “Corona” a Termoli30, la sistemazione dell’albergo “Molise”
a Campobasso»31.
A tutto ciò si aggiunse un impegno nella promozione pubblicitaria attraverso la stampa di nuovi cartelloni e di cartoline che riproducevano i più bei paesaggi della provincia e dei centri di interesse turistico; oltre che l’organizzazione di diverse manifestazioni culturali e folcloristiche.
La realizzazione delle suddette azioni fu facilitata dall’incoraggiamento del
prefetto e del segretario federale e dall’aiuto finanziario di carattere straordinario da parte dell’amministrazione provinciale e comunale. Un plauso particolare veniva fatto alla Segreteria Provinciale dell’O.N.D. per la realizzazione delle manifestazioni popolari delle quali si era assunta l’organizzazione ottenendo particolare successo.
Nel 1939 l’azione svolta dall’Ente provinciale per il turismo si rivolse essenzialmente all’attuazione di iniziative e di attività a carattere prevalentemente turistico e propagandistico e all’assolvimento dei compiti demandati
dal Ministero del regime. In modo particolare continuò la valorizzazione delle zone archeologiche e delle zone montane, l’opera di ammodernamento
delle strutture ricettive e sportive; l’organizzazione delle manifestazioni
promosse da vari enti e associazioni; la promozione e propaganda del territorio attraverso pubblicazioni, fotografie ed istallazioni di cartelli stradali32.
Negli 1940 e 1941 l’attività dell’Ente rallentò per l’inizio del conflitto. Pur
cercando di rispettare il programma di lavoro previsto non aveva senso sperare in un dinamismo del settore turistico. Nonostante questo vennero organizzati alcuni eventi ed alcune manifestazioni nella regione, sempre con
l’obiettivo di valorizzare soprattutto le aree montane e i siti archeologici, così come già fatto negli anni precedenti33.
30
Il “Corona” posto nel piazzale della Stazione raddoppiò il numero delle sue camere nel
decennio fra il 1926 e il 1938. Cfr. Bertarelli Luigi Vittorio, Italia Meridionale, Vol. I, Abruzzo, Molise e Puglia, Guida d’Italia Touring Club, Milano 1926.
31
ASCB, Camera di commercio industria artigianato e agricoltura (CCIA), b. 38, f. 871.
32
Ivi, b. 38, f. 874.
33
Ivi, b. 38, f. 873.
156
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
3. La propaganda nella promozione territoriale
L’articolo “Per una pratica organizzazione di propaganda turistica” del
Giornale d’Italia del 6 gennaio 1932 si apriva con l’osservazione provocatoria del giornalista Benedetto Giordano, che si domandava se il Molise fosse
realmente una regione turistica. Il giornalista sosteneva che pur essendo la
regione ricca di vestigia di un passato glorioso, di bellezze paesaggistiche, di
celebrazioni tradizionali, di costumi caratteristici e di tipiche usanze non era
conosciuta né dai molisani stessi, che nulla o quasi nulla conoscevano della
propria regione, né dagli italiani.
A differenza di altre regioni in cui si erano spese considerevoli somme di
denaro per la promozione e la valorizzazione dei territori, il Molise o meglio
gli Enti preposti a ciò non offrivano – secondo il giornalista – alcun fascicolo, opuscolo o libro che potessero dar una immediata conoscenza dei luoghi
da visitare.
Di qui la sollecitazione a creare una larga e razionale propaganda pubblicitaria per ottenere un’estesa e precisa conoscenza dei luoghi non solamente
fra i molisani, ma soprattutto fra gli abitanti delle altre province dalle quali
far affluire turisti. Era, pertanto, necessario predisporre in tempo itinerari turistici per poter accedere, in maniera comoda ed agevole, ai posti più interessanti da voler visitare, diversificando l’offerta a seconda dei punti d’ingresso
cui si accedeva in regione. L’Ente che doveva provvedere a far promozione
era, per il giornalista, il Consiglio provinciale dell’economia.
Come si è visto nel precedente paragrafo, nel corso degli anni trenta in effetti si intensificò l’attività di vari enti che insieme al consiglio provinciale
dell’economia si attivarono per una migliore conoscenza del territorio molisano, realizzando tuttavia – ci sembra – più studi e ricognizioni, per altro necessarie, che veri e propri interventi di promozione. Indubbiamente più intenso che in passato fu lo scambio di informazioni tra le diverse province
della nazione e stati esteri con la provincia di Campobasso, con quali ricadute sui flussi turistici regionali è più difficile valutarlo.
Se infatti nella regione, arrivavano numerose missive provenienti da diverse località italiane ed estere che promuovevano i loro territori nelle quali erano inserite gli itinerari, i prezzari delle strutture ricettive e tutto quanto necessario per la valorizzazione turistica, non è certo cosa che dai comuni molisani venisse inviato all’esterno.
Se infatti nella regione arrivavano da diverse località italiane ed estere materiali di promozione dei loro territori con itinerari, prezzari delle strutture ricettive e tutto quanto necessario per la valorizzazione turistica, non altrettanto
veniva fatto dai comuni molisani verso l’esterno degli ambiti provinciali.
La Camera di commercio italiana, per la promozione del turismo italiano
all’estero, invitava infatti l’Ufficio del turismo della provincia di Campobas-
157
/ 2-3 / 2011 / In Molise
so ad inviare presso l’ufficio del turismo egiziano, francese, austriaco e ceco
materiali informativi come opuscoli, fotografie, cartoline e monografie.
Il materiale inviato, scritto in italiano, inglese e francese, doveva fornire informazioni circa: la presenza di servizi turistici serviti da automezzi o da ferrovie secondarie che univano il capoluogo con i centri vicini e che potevano
rientrare nell’interesse dei turisti; la descrizione delle comunicazioni esistenti fra la provincia ed i luoghi vicini interessanti dal turismo; l’elenco dei ristoranti e dei garage presenti nella zona, indicandone anche i prezzi e le categorie di appartenenza; l’elenco dei musei; l’elenco delle varie agenzie turistiche con le relative tariffe da esse applicate; la descrizione dello stato delle
strade; l’esposizione dettagliata delle attrattive turistiche presenti nella regione. Ancora era richiesto l’invio di una carta topografica dalla quale poter
rilevare i luoghi indicati nelle precedenti descrizioni per facilitare il movimento turistico all’interno della Provincia.
In realtà era sempre e comunque il Touring Club il vero artefice del progresso turistico nazionale, soprattutto in aree periferiche come il Molise. Un
fondamentale strumento di pubblicità e di promozione era rappresentato da
sempre dalle guide, che dagli anni del Grand Tour avevano condotto i viaggiatori a scoprire le bellezze del Bel Paese.
Il Molise compariva in effetti nella guida del Tci34 dedicata alle regioni italiani insieme all’Abruzzo, mentre la città di Campobasso insieme con le città
di Isernia e Larino erano citate nella guida Le 100 Città d’Italia Illustrate, entrambe del 1926, nelle quali venivano riportate la descrizione fisica, storica ed
economica della regione e delle sue città. È degli stessi anni la pubblicazione
del volumetto Città di Termoli. Soggiorno Balneare del 1928, nel quale la cittadina veniva esaminata dal punto di vista turistico:
Per la bellezza delle sue spiagge, per lo splendore dei suoi incantevoli panorami, per il luminoso azzurro del suo mare, Termoli sta divenendo una stazione balneare di notevole importanza. […] Non è perciò ingiustificata
l’iniziativa presa dalla cessata Amministrazione Comunale di far riconoscere
Termoli […] stazione di soggiorno e di cura per i bagni marini, per conferire
maggiore importanza all’economia locale. Infatti, le sue condizioni sanitarie
e climatiche, le sue particolari caratteristiche, i comodi stabilimenti balneari
che vi si costruiscono, il numero degli alberghi, i luoghi di svago e di trattenimento che vi si vanno apprestando, il concorso sempre crescente dei forestieri che vi dimorano nella stagione estiva, sono elementi più che sufficienti
per far dichiarare Termoli stazione di cura e di soggiorno35.
34
Cfr. Luigi Vittorio Bertarelli, Italia Meridionale, Vol. I, Abruzzo, Molise e Puglia, Guida
d’Italia, Touring Club, Milano 1926.
35
Città di Termoli. Soggiorno Balneare, Società Editrice Annuari Guide Regionali Italiane,
Forlì 1928, pp. 22-23.
158
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
Tutte queste descrizioni oltre ad essere abbastanza stringate e generiche, riflettevano la visione che dall’esterno si aveva di questa piccola realtà, definita “ruralissima” dal regime così come dai redattori dei volumi del Touring.
Diversa, almeno in parte, era l’immagine del Molise che si cercava di veicolare dall’interno.
Nel 1934 il Commissario per il turismo della Provincia di Campobasso inviava al direttore del Compagno di Viaggio dell’Automobilismo Germanico
notizie da integrare a quelle che erano già state fornite in precedenza. Nella
lettera veniva narrata la storia di Campobasso, ma soprattutto veniva esaltata
la presenza di beni architettonici, storici e paesaggistici del Molise:
Il Molise, terra di forti popolazioni agricole, e ben degno dell’attenzione dei
turisti appassionati, sia per la vergine bellezza dei suoi quadri naturali, sia per
le notevoli vestigia dell’antica romanità e soprattutto dell’antico Sannio. Pochi conoscono, purtroppo, le bellezze del Matese, gruppo montuoso che sorge
ad Est della valle del Volturno compresa tra Venafro e Piedimonte d’Alife,
regione importante anche dal punto di vista geologico oltre che dal punto di
vista turistico, le austerità solenni dei boschi di Capracotta che è famosa per
gli sports invernale e che è ben attrezzata con due ottimi alberghi a ricevere il
turista, la poesia dell’ex tenuta reale di Montedimezzo, la poesia quattrocentesca del castello di Pescolanciano e degli altri castelli medievali del Molise,
fra i quali va menzionato quello di Carpinone, la chiesetta di S. Maria della
Strada, Monumento Nazionale, visitato ed ammirato dal […], le cattedrali di
Termoli, Larino etc, gli scavi archeologici di Sepino, Larino e di Pietrabbondante, ove è il teatro romano visitato e studiato dal […]”36.
Nel Terzo Convegno turistico del Mezzogiorno tenutosi a Roma nel febbraio del 1933 il Molise era presentato dal commissario provinciale del Molise come
“[…] terra di forti e belle popolazioni, è ben degno dell’attenzione dei turisti
appassionati e sognatori, sia per la vergine bellezza dei suoi quadri naturali,
sia per le notevoli vestigia dell’antica romanità e soprattutto dell’antico Sannio, sia per il pregio delle opere d’arte, specie architettoniche che l’adornano,
sia infine per i caratteristici costumi dei suoi abitanti […]. Al richiamo di carattere estetico si aggiungano ben altre attrattive di arte e di paesaggio che
fanno del Molise una delle più graziose, delle più storiche, delle più importanti regioni, degna perciò di tutto lo sviluppo turistico”37.
È evidente che le auliche descrizioni di coloro che, in varie forme e modi,
erano preposti alla valorizzazione turistica del territorio tendevano ad abbel36
37
ASCB, CCIA, b. 37, f. 861.
Ivi, b. 77, f. 1553.
159
/ 2-3 / 2011 / In Molise
lire una realtà che, se pur notevolmente migliorata rispetto al passato, manifestava ancora numerose lacune.
Ma le istituzioni locali come promuovevano concretamente il territorio? In
primo luogo rispondendo a quanto richiesto dall’Associazione per lo sviluppo Economico del Mezzogiorno e per il Turismo, come si è detto in precedenza, ma soprattutto realizzando e diffondendo materiale pubblicitario di
varia natura.
Nel 1932 il delegato della Federazione Nazionale Fascista della Proprietà
Edilizia prospettava per lo sviluppo del turismo in Molise l’attuazione di azioni che portassero ad una più incisiva promozione dei territori. Nel “Giornale
d’Italia” del 10 Gennaio 1932 il già citato giornalista Benedetto Giordano affermava che per effettuare una buona promozione territoriale era necessario
predisporre itinerari turistici chiari e di agevole consultazione per consentire
all’eventuale visitatore di muoversi facilmente nel territorio molisano.
“[…] nel fare una propaganda veramente pratica, sarebbe di molto scarsa utilità il descrivere questa o quella località e rilevarne le bellezze archeologiche
o di paesaggio, senza far sapere con tutta chiarezza, la via che bisogna percorrere per poter accedere ai posti più interessanti e poterne visitare il maggior numero possibile durante un percorso non difficile, non disagevole dal
punto di partenza fino a noi. Riteniamo che, in proposito, si debba innanzi
tutto stabilire da quale parte si inizi il viaggio attraverso la nostra regione
perché un itinerario comodo e piacevole se fatto partendo, per esempio, da
Termoli; riuscirà lungo e penoso se iniziato da Isernia, o da altrove”38.
Pertanto, era auspicabile prestabilire tanti itinerari quanti erano gli ingressi
nel territorio molisano, studiare dei percorsi non eccessivamente lunghi durante i quali il visitatore avrebbe potuto visitare le località più interessanti della
Provincia senza disagi e nel minor tempo possibile «per trovarvi quel conforto
ch’è sempre desiderato e gradevole dopo qualsiasi viaggio»39. La pubblicazione di articoli sul Molise e sui possibili itinerari turistici, sulle manifestazioni di
interesse culturale che si svolgevano in regione sui quotidiani e sulle riviste
nazionali potevano servire a rafforzare l’immagine del Molise.
Colpisce che ancora dopo dieci anni di dibattiti ed in teoria di attività per il
turismo si parlasse ancora agli inizi degli anni trenta di pubblicare un opuscolo di propaganda turistica della provincia. L’opuscolo in questione doveva essere distribuito gratuitamente a tutte le più importanti agenzie turistiche
Italiane, colmando così una dannosa lacuna di conoscenza dell’esistenza del
Molise in Italia. Il Consiglio provinciale dell’ economia corporativa avrebbe
dovuto contribuire anch’esso all’opera di propaganda e valorizzazione delle
38
39
160
Ivi, b. 37, f. 860.
Ibidem.
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
bellezze naturali ed artistiche del Molise con la pubblicazione di articoli e di
recensioni su tale argomento e con la diffusione di notizie ad enti ed uffici
sia del Molise che di tutta Italia.
Il delegato, inoltre, proponeva di instaurare rapporti di collaborazione con
le Ferrovie di Stato e con la Società italiana affissione nei treni per la pubblicazione e l’affissione di cartelli e fotografie di propaganda. Sui più noti e
diffusi quotidiani dovevano essere pubblicati articoli degli scrittori molisani
che illustravano le bellezze turistiche della regione ed inoltre prospetti, notizie, grafici di gite turistiche, seguendo l’esempio delle gite organizzate nel
vicino Abruzzo.
Organo ufficiale di promozione turistica per il Comitato provinciale turistico di Campobasso, insieme a quello dell’Aquila, era la Gazzetta d’Abruzzo e
Molise che aveva come scopo quello di unificare le azioni pubblicitarie dei
due comitati per migliorare la valorizzazione regionale attraverso l’utilizzo
di opportuni mezzi tecnici ed esperti nel settore.
Il 5 luglio del 1933 il Commissario straordinario per il turismo inviava
all’Ente nazionale per le industrie Tturistiche di Roma alcuni opuscoli di
propaganda sul Molise, pubblicati dalla casa editrice Colitti e realizzati grazie al contributo del fotografo campobassano Alfredo Trombetta. Il funzionario molisano chiedeva all’ente di voler diffondere su tutto il territorio nazionale l’opuscolo inviato, impegnandosi a spedirne a Roma 1500 copie40
qualora si fosse avuto riscontro positivo dell’iniziativa.
Vi era dunque la volontà di valorizzare al massimo il patrimonio archeologico ed artistico regionale, e di promuovere il folklore molisano facendolo
divenire elemento di attrazione turistica.
L’Asmet per incrementare il movimento turistico straniero tra regione e regione e per dare risalto a quanto di turistico era presente nelle regioni del
Mezzogiorno, invitava il presidente del Consiglio provinciale dell’economia
di Campobasso ad inviare l’elenco delle manifestazioni turistiche organizzate nella provincia, le notizie circa la presenza di valenze architettoniche e
culturali in regione nonché fotografie e cartoline che le illustravano.
Il Molise inviò 12 clichès «[…] illustranti la nostra bella e caratteristica
Regione»41, completi di fotografie42, di elenco delle linee di gran turismo già
attivate e delle strutture ricettive adeguate a ricevere flussi turistici.
Nei clichès inviati venivano descritte i centri di Campobasso (castello Monforte e Piazza Vittorio Emanuele), Sepino (il foro di Altilia), Venafro (un panorama
della pianura), Isernia (la Fontana Fraterna), Pietrabbondante (il Teatro romano),
40
Ibidem.
Ivi, b. 37, f. 858.
42
Le fotografie erano realizzate dal fotografo professionista Alfredo Trombetta, animato ed
appassionato divulgatore di tutto quanto potesse riflettere il folclore, il paesaggio,
l’architettura ed il turismo molisano.
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Capracotta (La Majella), Carpinone (il Costolone del Matese), Matrice (S. Maria
della Strada), Larino (la cattedrale) ed infine Termoli (la spiaggia).
Un’altra forma di promozione turistica consisteva nel dare impulso alle località regionali che permettessero la pratica sportiva, per poter ospitare coloro che amavano lo sport.
La federazione Italiana degli sports invernali direttorio Provinciale del Molise, infatti, chiedeva al presidente del comitato turistico provinciale di Campobasso di rendersi promotore di ogni attività che potesse far conoscere le
bellezze delle montagne molisane a scopo turistico e sportivo43. La federazione, di contro, si faceva promotrice della valorizzazione della montagna
attraverso l’organizzazione di attività sciistiche.
L’uso delle fotografie e di strumenti pubblicitari innovativi rientravano tra
le forme di lancio pubblicitario della regione Molise.
L’unione industriale fascista della provincia di Campobasso, il 5 Giugno
del 1933, proponeva al Commissario Straordinario per il Turismo la realizzazione e la stampa di francobolli chiudi lettera con la scritta “Visitate il Molise” portando come esempio quello utilizzato dalla Svizzera. Il francobollo
doveva essere realizzato con colori vivaci, della dimensione 35x50 oppure
40x55 mm e poteva portare la sigla o l’iscrizione “Comitato Turistico Molisano”, oppure “Pro Turismo Molisano”. Poteva essere apposto nell’angolo in
alto a sinistra di un qualsiasi foglio per diventare carta intestata di alberghi,
di fatture di vendita di oggetti caratteristici e di lettere destinate alla comunicazione del turismo della regione. Il tutto poteva essere realizzato con i proventi della vendita di dèpliant propagandistici e poteva divenire uno strumento di facile e veloce propaganda della provincia44.
Nel verbale della seduta dell’11 ottobre 1932 del Consiglio Provinciale dell’Economia corporativa relativa alla promozione del settore turistico si decideva di dare inizio ad una propaganda turistica per mezzo di fotografie nelle vetture ferroviarie delle linee Roma-Napoli, Napoli-Foggia, Termoli-Foggia. Si
decideva, così, di iniziare delle trattative con la Siat. (Società Italiana Affissioni Torino) la quale rispose che accoglieva con piacere l’intenzione del Consiglio di esporre nell’interno delle carrozze ferroviarie dello stato delle fotografie panoramiche che riproducevano i luoghi più pittoreschi del Molise. Alla
risposta venivano allegati i prezzi che sarebbero stati richiesti per l’esposizione
delle fotografie nei treni e che erano comprensivi di spese accessorie quali
cornici, vetri, cartoni di sostegno. I prezzi erano diversi a seconda della dimensione delle fotografie e del tempo di affissione ed erano, comunque, scontati
dal momento che l’adozione di tale iniziativa da parte della Provincia, sebbene
indirettamente, avrebbe favorito l’interesse turistico nazionale.
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Ivi, b. 37, f. 861.
Ibidem.
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
Nella citata riunione dell’11 Ottobre 1932 veniva decisa l’apertura a Campobasso della “Bottega d’arte” e si stabiliva di provvedere alla valorizzazione turistica di Termoli durante la stagione estiva45.
Per la valorizzazione e la conoscenza turistica del Molise, in linea con
quanto avveniva a livello statale, vennero organizzate e pubblicizzate le manifestazioni culturali che si svolgevano nella provincia con lo scopo di valorizzare e rievocare le tradizioni popolari, i costumi regionali, i canti e le danze folkloristiche.
La stampa locale pubblicava quanto accadeva circa l’organizzazione delle
manifestazioni. Nel Giornale d’Italia del 18 Giugno 1933 veniva pubblicizzata la tradizionale sfilata dei Misteri nella festa del Corpus Domini a Campobasso. La festa richiamava, infatti, in città una gran folla di gente proveniente da tutti i paesi della provincia e delle regioni limitrofe.
Su Il Molise Fascista del 30 giugno 1929, veniva annunciata l’organizzazione della prima Sagra del Matese, che si sarebbe svolta nell’estate del
1930 durante lo svolgimento della manifestazione “Estate abruzzese-molisana”. L’8 Febbraio 1930 presso la sede del Consiglio provinciale dell’economia di Chieti si riuniva il Comitato esecutivo per l’organizzazione dell’iniziativa allo scopo di concretizzarne la promozione e di ricercare finanziamenti per la sua attuazione. Si decise anche di bandire un concorso artistico nazionale per la predisposizione di bozzetti di cartelloni pubblicitari nei
quali indicare le principali stazioni climatiche e balneari e le feste folcloristiche che si svolgevano nelle diverse località regionali. Il bando del concorso,
per il quale veniva previsto un premio di £. 3.000 per il vincitore, doveva essere pubblicato sui maggiori quotidiani d’Italia. Ogni membro del Comitato
organizzatore doveva disporre la raccolta di materiale relativo alla provincia
di appartenenza consistente:
[…] in: elenco dettagliato delle manifestazioni che si svolgevano nella Provincia; un elenco delle stazioni climatiche e balneari; una raccolta delle migliori
fotografie illustrative; le monografie illustrative delle maggiori e migliori località; ogni altra indicazione atta a valorizzare meglio ciascuna Provincia46.
Si richiedeva, infine, ai rappresentanti delle organizzazioni locali una lista
delle principali feste tradizionali, corredate da una breve storia sulla loro origine, per elaborare un programma di svolgimento della manifestazione.
I Comuni coinvolti risposero alla richiesta inviando elenchi tutte le feste
organizzate e la loro origine.
L’importanza di tale manifestazione risiedeva nel suo carattere prettamente
folcloristico poiché come scriveva il giornalista de Il Molise Fascista:
45
46
Ibidem.
Ivi, b. 77, f. 1552.
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Il folklore molisano differisce notevolmente da quello delle altre regioni italiane e, pur conservando un fondo etnico comune, si differisce da paese a paese, da contrada a contrada. In nessuna altra regione forse come nel Molise
s’incontra tanta varietà di leggende e di miti, di superstizioni e di riti, di fiabe
e racconti, di filastrocche e di canti, e tante varietà di fogge d’abiti così diverse e così caratteristiche insieme47.
Nel 1938 fu organizzata la “1ª Estate Molisana”. La manifestazione comprendeva diverse rappresentazioni: un raduno internazionale di costumi, alcuni spettacoli popolareschi all’aperto, la 1ª Mostra del Prodotto Molisano,
la 1ª Sagra del Grano ed infine la Sagra del Motore. L’iniziativa ebbe notevole successo tanto che
[…] per la prima volta, le “Cronache del Turismo” trasmesse dall’ “Eiar”, si
ebbero a occupare di Campobasso e del Molise; per la prima volta molti
compartimenti ferroviari organizzarono treni popolari per Campobasso; per la
prima volta il pubblico ha assistito a spettacoli popolareschi così importanti,
ove ben 700 dopolavoristi si esibirono con canti e danze di particolare interesse e, per la prima volta, un film, “Luce” ebbe a richiamare sulle manifestazioni molisane, l’attenzione del pubblico italiano48.
La “Mostra del Prodotto Molisano”, allestita nella settecentesca villa comunale di Campobasso, suscitò grande favore del pubblico dal punto di vista
artistico e come rassegna di quanto esistente nella regione. La “Sagra del
Grano” fu organizzata per “esaltare” un prodotto tipico dell’agricoltura molisana. Carri allegorici di vivaci colori sfilarono accompagnati da figuranti vestiti con i costumi tradizionali molisani.
4. Qualche riflessione finale
In un libro edito nel 2006 dalla casa editrice Laterza dal titolo Non è per
cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro, l’autore Antonio Pascale, si
divertiva a sottolineare modi di dire e di fare che sfuggono agli stessi molisani te uttavia connotativi di un loro modo di essere. All’interno di questi
“luoghi comuni” è racchiusa tutta l’anima dei molisani, un popolo forte ma
troppo chiuso tra le montagne per cogliere i cambiamenti in atto. Un retaggio
difficile da capovolgere che ostacola ancora oggi lo sviluppo locale.
I progetti e le idee, per lo più disattese, espresse durante il fascismo in materia di sviluppo turistico, come si è visto nelle pagine precedenti, erano in realtà
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Ivi, b. 37, f. 855.
Ivi, b. 38, f. 871.
Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
interessanti e tutt’altro che prive di fondamento, in fondo non troppo diverse
da molti più recenti piani di valorizzazione del territorio. La loro mancata realizzazione si può perciò spiegare probabilmente soprattutto con la mancanza di
risorse finanziarie (ad esempio necessarie per risolvere il problema dell’accessibilità dei luoghi, ovvero dei trasporti), ma anche forse per il contesto socioeconomico sostanzialmente arretrato della provincia. Ad eccezione dell’entusiasmo degli amministratori locali, orgogliosi dei loro comuni e delle loro bellezze, il resto della popolazione non appariva particolarmente desiderosa di
impegnarsi in un’opera di valorizzazione turistica, impegnata com’era a sopravvivere. Lo scoppio della guerra congelò ogni progetto ed ogni sforzo per
modernizzare la struttura turistica della provincia.
Oggi, molto è cambiato rispetto al periodo considerato nelle pagine precedenti, ma restano ancora molti nodi da sciogliere e le istituzioni di gestione
del turismo, “eredi” di quelle sorte in epoca fascista, devono ancora lavorare
per la promozione del territorio.
Restano temi aperti la necessità di procedere ad un ammodernamento infrastrutturale. Sono ancora attuali le questioni legate alla necessità di far conoscere il Molise fuori dal Molise oggi non più attraverso mirati “programmi di
propaganda”, ma piuttosto con moderne tecniche di marketing territoriale.
Ci troviamo di fronte una bella regione indecisa tra mare e monti, tra archeologia e tradizioni con la necessità tuttavia di costruire percorsi maggiormente integrati fra le sue diverse anime turistiche.
Si può probabilmente auspicare che il Molise fondi le nuove e moderne
prospettive di sviluppo turistico su quell’orgoglio di appartenenza alla propria comunità manifestato così chiaramente dal segretario comunale di San
Pietro Avellana (Is) mezzo secolo fa. Il suo impegno e la sua passione riuscirono allora a far entrare il suo paese negli itinerari turistici di maggiore interesse di quegli anni rivendicando un patrimonio locale degno di essere riscoperto, e soprattutto valorizzato.
Ancora oggi il tema della valorizzazione appare cruciale e soprattutto appare cruciale la sua condivisione non solo fra le istituzioni preposte allo scopo,
ma fra le comunità molisane, che spesso ignorano o peggio sminuiscono i
patrimoni che posseggono.
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Finito di stampare
nel mese di agosto 2011
da Morconia Print s.r.l. - Morcone (Bn)
per conto
delle Edizioni Il Bene Comune
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Testo completo - Glocale Rivista molisana di storia e studi sociali