Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali Direttore: Gino Massullo ([email protected]) Comitato di redazione: Rossella Andreassi, Antonio Brusa, Oliviero Casacchia, Renato Cavallaro, Alberto Mario Cirese, Raffaele Colapietra, Gabriella Corona, Massimiliano Crisci, Marco De Nicolò, Norberto Lombardi, Sebastiano Martelli, Massimiliano Marzillo, Gino Massullo, Giorgio Palmieri, Roberto Parisi, Rossano Pazzagli, Edilio Petrocelli, Antonio Ruggieri, Saverio Russo, Ilaria Zilli Segreteria di redazione: Marinangela Bellomo, Maddalena Chimisso, Michele Colitti, Antonello Nardelli, Bice Tanno Direttore responsabile: Antonio Ruggieri Progetto grafico e impaginazione: Silvano Geremia Traduzioni in Inglese: Roberto Ratti e Martine Vanhèe Questa rivista è andata in stampa grazie al contributo di: Provincia di Campobasso Unioncamere Molise Unioncamere Molise Redazione e amministrazione: c/o Il Bene Comune, viale Regina Elena, 54 – 86100 Campobasso, tel. 0874 979903, fax 0874 979903, [email protected] Abbonamento annuo (due numeri): € 25,00. 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Scuola e agricoltura nel Mezzogiorno a cavallo dell’Unità di Rossano Pazzagli 37 Fabbriche e territorio: il ruolo dell’industria edilizia nel Mezzogiorno di Roberto Parisi 1. 2. 3. 4. 59 Produzione edilizia e paesaggi dell’industria Prodromi edilizi della “questione meridionale” Acque e cemento. Percorsi edilizi verso la modernizzazione assistita L’edilizia “organizzata” per la costruzione totale del paesaggio e delle comunità Gli urbanisti, l’ambiente e la città. Tecnica e politica in Italia negli ultimi quarant’anni del Novecento di Gabriella Corona 1. 2. 3. 4. La pianificazione contro le implicazioni distruttive del mercato Il recupero dei centri storici Urbanistica e austerità La città come ecosistema IN MOLISE 73 Questioni agricole di Gino Massullo 1. Dalla ripresa settecentesca alla crisi agraria 2. Novecento 3. Oggi e domani: la questione agricola come questione glocale 5 / 2-3 / 2011 91 L’industria alimentare di Rosa Maria Fanelli 1. 2. 3. 4. Il sistema agroalimentare molisano Il tessuto produttivo del settore agricolo Struttura, importanza e dinamiche dell’industria alimentare La dimensione territoriale quale leva strategica di sviluppo dell’industria alimentare 5. Una lettura di sintesi delle principali filiere a tipicità regionale 109 Alla ricerca di una vocazione industriale di Ilaria Zilli 1. Premessa 2. Fra vincoli ambientali e vincoli culturali: pecore, grano ed emigranti 3. L’’industrializzazione assistita: i vantaggi del ritardatario? 125 La modernizzazione del Molise nel secondo dopoguerra attraverso i documenti della Svimez di Ilenia Pasquetti 1. La realtà socio-economica del Molise negli anni cinquanta 2. L’industrializzazione guidata 3. Alcuni considerazioni in merito al piano di sviluppo 143 I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista di Marinangela Bellomo 1. 2. 3. 4. 167 Primi intenti Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta La propaganda nella promozione territoriale Qualche riflessione finale Il turismo. Volano per lo sviluppo locale di Angelo Presenza 1. 2. 3. 4. 5. 6 Competitività: tutto parte da qui Destination building: impianto teorico di riferimento Le condizioni di competitività per la destinazione turistica Pisu di Termoli: un esperimento di sviluppo turistico su base co-evolutiva Conclusioni Indice 185 Rompere l’isolamento: la rete dei trasporti fra Otto e Novecento di Maria Iarossi 1. Una visione d’insieme 2. Tra pubblico e privato: la strada comunale obbligatoria di Castelverrino 203 Vendere patrimoni, consumare luoghi di Letizia Bindi 213 Il Molise: condizione economico-sociale e prospettive di sviluppo territoriale di Paolo di Laura Frattura 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Lo scenario economico Il mercato del lavoro Istruzione e formazione Formazione, ricerca e sviluppo e innovazione Il sistema imprenditoriale Sistema delle infrastrutture Scenari di sviluppo Conclusioni IERI, OGGI E DOMANI 233 Il Molise e “la cura” della crisi Tavola rotonda con Giovanni Cannata, Gianfranco De Gregorio, Franco Di Nucci, Norberto Lombardi, Erminia Mignelli, Gianfranco Vitagliano, Ilaria Zilli a cura di Antonio Ruggieri OSSERVATORIO DEMOGRAFICO 269 La popolazione molisana in età lavorativa: quale futuro? di Massimiliano Crisci 1. Tendenze recenti dell’occupazione molisana: alcuni cenni 2. La popolazione in età lavorativa: invecchiamento dei lavoratori autoctoni e inserimento dei migranti stranieri 3. Le migrazioni temporanee dei giovani molisani 4. L’evoluzione futura delle forze di lavoro: invecchiamento e flessione 7 / 2-3 / 2011 STUDI E RICERCHE 279 Critica dell’ “Isola felice”. Il percorso carsico di «Proposte» nella modernizzazione molisana di Norberto Lombardi 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 315 Un osservatorio sulla transizione Lettera dalla provincia Ultima generazione «Proposte Molisane» e la crisi della società regionale Vita di contadini «Molise», il confronto sul cambiamento regionale Le nuove «Proposte Molisane» Una diversa modernizzazione Il Molise dopo la crisi del modello di sviluppo degli anni settanta di Edilio Petrocelli 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 329 Alcuni settori da rivisitare e riprogrammare L’identità regionale come autoritratto Le indagini e le proposte degli anni sessanta Le scelte programmatiche dopo l’istituzione dell’Ente Regione Gli anni del cambiamento e della congiuntura economica Le infrastrutture europee e i nuovi assetti interregionali Il “complesso” della popolazione e la rottura dei confini territoriali Venticinque anni di narrativa di Sebastiano Martelli 351 Commercianti di bestiame e agricoltori: note sugli zingari in Molise tra Sette e Ottocento di Valeria Cocozza INTERVISTE 367 Il caso de La Molisana: conversazione con l’ing. Carlone di Maddalena Chimisso 373 Quale turismo? Il caso della Piana dei mulini di Camillo Marracino 387 Percorsi di internazionalizzazione: il caso Oleifici Colavita s.p.a. di Andrea Quintiliani 8 Indice DIDATTICA 395 L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo manuale di storia per la scuola secondaria di II grado di Selene Barba 399 Le mani in pasta: mulini e pastifici nella storia del Molise di Rossella Andreassi e Gianna Pasquale 1. 2. 3. 4. 5. 6. Premessa Scheda descrittiva Finalità, obiettivi e scelte di contenuto Strumenti e materiali utilizzati Attività proposte: fase di apprendimento Laboratori STORIOGRAFICA 411 Percorsi di storia del libro: l’Abruzzo nell’Ottocento. A proposito di un recente lavoro di Luigi Ponziani di Giorgio Palmieri 1. Fra luci e ombre: il panorama nazionale 2. L’Abruzzo tipografico 3. Le ricerche sull’Ottocento di Luigi Ponziani MOLISANA 427 La Società operaia di San Martino in Pensilis Antonello Nardelli legge Michele Mancini 431 Abstracts 441 Gli autori di questo numero 9 / 2-3 / 2011 / In Molise I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista di Marinangela Bellomo 1. Primi intenti «Il turismo è considerato dal Fascismo un potente strumento di propaganda, un efficace mezzo di avvicinamento dei popoli»1 ma anche «una delle risorse più importanti della nostra economia, uscita gravemente disastrata dalla guerra, con l’industria pesante immobilizzata dalle difficoltà di conversione»2. Il regime fornì all’industria turistica il suo primo vero riconoscimento sia sul piano economico che su quello sociale e culturale. La strumentazione legislativa prodotta, in questi anni, è rimasta operante, nelle sue linee fondamentali, oltre gli anni ottanta del Novecento e richiamata ancora oggi nei provvedimenti regionali. Ma cosa spinse il regime ad interessarsi a un campo fino ad allora ignorato dalle istituzione pubbliche? La risposta può essere ricercata nelle trasformazioni che il turismo subì già prima dell’avvento del regime. La trasformazione del viaggio da un fenomeno d’élite ad un fenomeno di massa, come bene ricostruisce Patrizia Battilani, fu agevolato dall’avverarsi di una serie di circostanze3. A partire dai primi decenni del Novecento in tutta Europa il riconoscimento del diritto al tempo libero e alle ferie pagate ai lavoratori, l’accrescimento della popolazione impiegata nelle strutture industriali, la crescita dei redditi individuali, la nuova legislazione sull’organizzazione del tempo del lavoro e del tempo libero ed infine l’evoluzione dei mezzi di trasporto collettivi trasformò il turismo in un diritto sociale e offrì nuove prospettive di sviluppo alle nuove mete turistiche su scala popolare. Il nostro paese per una serie di ragioni si trovava nelle condizioni ideali per av1 Richard J. B. Bosworth, Turismo, in Victoria de Grazia, Sergio Luzzato (a cura di), Dizionario del fascismo (L-Z), Einaudi, Torino 2002, p. 747. 2 Aldo Agosteo, Antonio Sereno, Fascismo e turismo (politica e storia del turismo sociale), collana della Scuola Internazionale di Scienze Turistiche, Editrice Agnesotti, Roma 2007, vol. 21, p. 14. 3 Cfr. Patrizia Battilani, Vacanze di pochi vacanze di tutti, l’evoluzione del turismo europeo, Il Mulino, Bologna 2007. 143 / 2-3 / 2011 / In Molise vantaggiarsi di questa nuova dirompente tendenza. La politica economica del Fascismo era la risultante dell’applicazione di una vasta operazione politico-sociale attuata dal regime mediante un’organizzazione capillare ed articolata con il fine di accrescere il consenso e di creare una domanda popolare di servizi turistici per sostenere lo sviluppo dell’industria turistica. Esemplare è l’attenzione dedicata all’escursionismo. Di qui la necessità di istituire organismi che potessero controllare e gestire un settore che era in fase di sviluppo e di creare un concreto strumento di attuazione della politica fascista in campo economico e sociale4 Il clima di rinnovamento che si respirava nella penisola all’inizio del Novecento raggiunse anche il Molise e ci fu un manifestarsi di un nuovo fervore di idee e di programmi non solo in campo turistico. Si avvertiva la necessità di aprire nuovi collegamenti con i centri vitali della Nazione, di progettare linee ferroviarie che consentissero spostamenti più rapidi verso Roma e verso le regioni vicine, di stilare programmi di interesse regionale e di valutare la possibilità di raggiungere un’autonomia politica e culturale. Agli inizi degli anni venti il turismo molisano era essenzialmente balneare, prerogativa di poche famiglie benestanti ed estraneo ai flussi turistici provenienti da fuori regione. La collocazione geografica, l’orografia tormentata che costituiva una barriera naturale ad una più intensa circolazione di beni e di uomini, l’inadeguatezza delle infrastrutture, l’economia agricola ed infine la scarsa antropizzazione del territorio non agevolavano certamente lo sviluppo del settore turistico regionale. Negli anni venti a Termoli vennero tuttavia inaugurati due nuovi lidi, il Lido Nettuno (1920) ed il Lido delle Sirene (1925)5 che andarono ad affiancare lo stabilimento Bagni Contempo, aperto nel 1903. La loro apertura testimoniava in qualche misura un tentativo degli operatori termolesi di inserirsi in un settore che il regime aveva cominciato a considerare importante per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. 4 Nel dibattito sullo sviluppo del settore turistico non poteva mancare l’intervento del Touring club italiano. Ente turistico privato di statura internazionale fondato a Milano nel 1894 con l’appellativo di Touring Club Ciclistico Italiano, quest’ultimo sostituito nel 1900 con la sigla Tci, Touring club italiano, ed ancora costretto nel 1937 ad italianizzare il nome in Consociazione turistica italiana (Cti). Alla base del successo delle prime guide Tci vi era la loro facilità di consultazione, agili strumenti per i viaggiatori, concepite con originalità e modernità. Dal 1935 le opere del Touring furono sottoposte al controllo della Direzione generale per il turismo la quale spinse sempre più l’editore ad una stretta collaborazione con gli organi ufficiali del turismo e alla pubblicazione di guide che celebrassero le opere del regime. Leonardo Di Mauro, L’Italia e le guide turistiche dall’Unità ad oggi, in Cesare De Seta, a cura di, Storia d’Italia, Annali 5, Il paesaggio, Torino, Einaudi 1982, pp. 369-430. 5 laria Zilli, Alla ricerca di una vocazione turistica: il caso Molise, in Patrizia Battilani, Donatella Strangio, (a cura di), Il turismo e le città tra XVIII e XXI secolo, Italia e Spagna a confronto, Franco Angeli, Milano 2008, pp. 299-315. 144 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista Anche in Molise diveniva infatti necessario creare gli organi previsti dalla legge nazionale del 12 Ottobre del 1915 (ovvero di epoca non ancora fascista) per sostenere lo sviluppo turistico regionale e nazionale. Nel marzo del 1920, il Presidente del neo istituito Ente nazionale per le Industrie turistiche (Enit), nel trasmettere lo statuto del nuovo ente al presidente della Camera di commercio di Campobasso, lo sollecitava a dedicare una particolare attenzione a questo settore produttivo. Il progetto di sviluppo turistico del regime si andava nel frattempo articolando e strutturando attraverso la creazione di ulteriori organismi. Indubbiamente importante appare la costituzione dell’Asmet, l’Associazione per lo sviluppo Economico del Mezzogiorno e per il turismo, con lo scopo di costituire una specifica associazione turistica del Mezzogiorno continentale a latere della preesistente Associazione per i congressi del Mezzogiorno e delle isole. La nascita di questo nuovo consesso venne ufficializzata in occasione dell’assemblea del convegno turistico organizzato a Napoli il 23 e 24 aprile del 1924. Nello statuto vennero indicate le finalità da perseguire ed in modo particolare si stabilì che l’associazione dovesse: studiare il problema economico del Mezzogiorno nella sua completa struttura e a tale scopo organizzare opportune conferenze e manifestazioni, delle quali avrebbe curato la pubblicazione degli atti, relazioni e documenti vari; contribuire ad organizzare turisticamente il Mezzogiorno continentale attraverso la realizzazione di tutte quelle attività atte a valorizzare e a tutelare le bellezze naturali, artistiche e monumentali del Mezzogiorno; a promuovere lo sviluppo dei mezzi di comunicazione in relazione ai flussi turistici presenti nella regione considerata; a migliorare le condizioni alberghiere favorendo la creazione e la trasformazione dei piccoli alberghi presenti lungo i percorsi turistici; a incoraggiare il miglioramento dei servizi pubblici e ad investire in iniziative che favorissero il movimento turistico nel Mezzogiorno […] ad allacciare con le associazioni consorelle dell’Italia continentale ed Insulare i rapporti che, nell’interesse generale, meglio valgano a promuovere e valorizzare il movimento turistico, dall’Estero e dall’Interno del Paese6. L’associazione era composta da diverse categorie di soci che si impegnavano a corrispondere annualmente un contributo sociale che variava secondo la categoria di appartenenza: i soci fondatori dovevano versare un contributo quinquennale non inferiore a lire centomila; i soci di diritto una quota continuativa annuale non inferiore alle cinquecento lire; i soci ordinari un contributo quinquennale di lire cinquecento ed infine i soci affiliati dovevano versare per un quinquennio lire duecento. 6 Archivio di Stato di Campobasso (ASCB), Camera di Commercio Industria e Agricoltura 1874-1984 (CCIA), b. 77, f. 1551. 145 / 2-3 / 2011 / In Molise Nei capoluoghi di provincia potevano essere istituiti comitati locali composti dai soci di diritto ed ordinari che rispondevano del loro operato ad un presidente. Scopo di tali comitati era quello di compilare programmi che riguardassero la promozione e la valorizzazione dei territori a vocazione turistica. All’Asmet aderì, nell’agosto del 1928, come socio di diritto, anche il Consiglio provinciale dell’economia corporativa di Campobasso, affiancato da diversi comuni della provincia, che si impegnava a versare la quota partecipativa annuale di 500 lire come contributo all’attività che l’associazione avrebbe dovuto svolgere7. La notizia della costituzione in Molise di un Comitato turistico che si occupasse della promozione e della valorizzazione dei territori a vocazione turistica si diffuse in regione molto velocemente. L’entusiasmo di alcuni si rivelò contagioso tanto che diversi comuni scrissero al Presidente del Comitato provinciale del Molise per entrarne a far parte. Esemplare delle motivazioni adottate dai vari comuni richiedenti appare la lettera scritta dal segretario politico del comune di San Pietro Avellana. In questa missiva il dirigente chiedeva di far rientrare il suo paese natio tra i comuni partecipanti al Comitato e forniva a tal proposito una descrizione minuziosa di ciò che San Pietro Avellana avrebbe offerto ai visitatori in merito a peculiarità territoriali: Per la sua altimetria (m. 1000 sul mare) l’aria saluberrima, la distesa meravigliosa dei suoi boschi, e la freschezza ed abbondanza delle acque, S. Pietro Avellana ha buoni requisiti per divenire una buona stazione climatica estiva, e si presta altresì anche per sede di sports invernali8. Inoltre, secondo il segretario, vi era una predisposizione naturale del paese verso il turismo dal momento che esso era già meta di «accenni di villeggiatura»9. Purtroppo la possibilità di incrementare tali flussi era bloccato dalla mancanza di comode ed efficienti strutture alberghiere. Il segretario, sperava che con l’aiuto dell’Asmet tali ostacoli potessero essere rimossi affinché «[…] al mio paese natìo non potrà mancare un migliore avvenire economico»10. Il 4 Novembre 1929 il Comitato provinciale per il turismo di Campobasso, in risposta alla circolare n° 6936 del 4 Novembre 1929 dell’Enit con la quale si richiedeva la costituzione di Comitati provinciali, diede risposta positiva all’attuazione della circolare e stilò il proprio statuto sulla base di uno «statuto-tipo pei comitati»11 fornito dall’Ente nazionale per le industrie turistiche. Nello statuto erano stabiliti i compiti, l’organigramma, le quote di partecipazione a carico degli aderenti effettivi, nonché le norme partecipative al 7 Ibidem. Ibidem. 9 Ibidem. 10 Ibidem. 11 Ivi, b. 37, f. 860. 8 146 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista Comitato. Il tutto al fine di raggiungere scopi di comune interesse, promuovere e regolare il movimento dei forestieri, integrare e coordinare l’attività degli Enti, organizzazioni e associazioni interessate al turismo. Il 28 Aprile del 1930 venne indetta una riunione presso il Palazzo del Governo per dar lettura e approvazione dello statuto costitutivo del Comitato provinciale per il turismo, peraltro già inviato a Roma. Tale documento, di fatto, non fu mai approvato poiché i rappresentanti della Federazione provinciale fascista dei commercianti, del Sindacato dei trasportatori, del Sindacato dei bancari, dell’Automobil club e del Touring club non avevano alcun mandato specifico da parte delle rispettive organizzazioni ad essere membri effettivi del comitato e quindi non potevano dare garanzia di corrispondere annualmente la quota di 500 lire all’ente stesso. Il Comitato si costituì solamente il 24 Maggio 1930 alle ore 16,00 presso il palazzo del Consiglio provinciale dell’Economia. Alla riunione erano presenti: […] il Comm. Avv. Benedetto Del Prete, Vice Presidente del Consiglio Provinciale dell’Economia e Podestà del Comune di Venafro; il Comm. Avv. Michelangelo De Santis, Preside dell’Amministrazione Provinciale, in rappresentanza anche del Segretario Federale; l’Avv. Giovanni Beccigrossi, Podestà di Isernia; il Sig. Aristide Idra, Capo Console del Touring Club. Sono assenti: il Console Generale Avv. Cesare Bevilacqua, rappresentante dell’Enit, e i Podestà di Larino e di Capracotta: i primi due sono regolarmente giustificati12. Presidente del Comitato fu eletto l’avv. Benedetto Del Prete, il quale dopo aver dato lettura dello statuto trasmesso all’Enit, dichiarò costituito il Comitato provinciale per il turismo secondo le direttive imposte dall’Ente e dall’Associazione per lo sviluppo edelconomico del Mezzogiorno e per il turismo. Il Comitato per ragioni non ben specificate non entrò mai in funzione. Il 7 settembre del 1932 il prefetto della Provincia di Campobasso su quanto stabilito dal D.to del 9 luglio dello stesso anno scioglieva il Comitato provinciale del turismo e procedeva alla nomina di un Commissario straordinario in attesa di provvedere alla ricostruzione di un nuovo ente. L’incarico fu affidato al già Presidente del Comitato provinciale del turismo l’avv. Benedetto Del Prete, il quale accettò «[…] in obbedienza alla volontà di V. E. e per il grande amore che mi avvicina a questa mia terra […]»13 confidando nell’appoggio e nella collaborazione delle autorità e degli enti. Il 27 Settembre 1932 venne promossa una prima riunione del nuovo organo in cui vennero affrontate le problematiche legate allo sviluppo del turismo ed esaminate alcune proposte di rilancio del settore. Si affermava che in provincia non vi era un turismo vero, moderno «[…] ma esiste un turismo rudimen12 13 Ibidem. Ivi, b. 37, f. 861. 147 / 2-3 / 2011 / In Molise tale»14; e ci si lamentava della impraticabilità delle strade regionali, del mal funzionamento dei mezzi di trasporto e della mancanza di strutture ricettive. Si auspicava, però, che lo sviluppo del turismo potesse dare impulso all’industria alberghiera, per far sì che il turista si potesse fermare «con una certa comodità» nei comuni da lui visitati. Era necessario, pertanto, migliorare il sistema dei trasporti e dei collegamenti; far divenire Termoli e Capracotta luoghi di soggiorno e cura, utilizzando le agevolazioni previste dalla legge; creare degli itinerari turistici ed infine promuovere la produzione agricola e industriale attraverso la creazione nel capoluogo di provincia di una Bottega d’arte nella quale far confluire i migliori prodotti regionali per farli conoscere ai molisani stessi ed ai “forestieri”. Spettava al Comitato dunque organizzare totalmente il sistema turistico molisano puntando l’attenzione alla propaganda, al potenziamento delle infrastrutture e dei trasporti e alla creazione ex novo o alla ristrutturazione delle strutture alberghiere. Per individuare i bisogni necessari allo sviluppo del turismo in regione, la commissione consultiva per il turismo organizzò diversi incontri nei luoghi meritevoli di valorizzazione turistica, con lo scopo di analizzare le diverse problematiche legate allo sviluppo del settore e di censire quante strutture ricettive fossero presenti nel territorio. I centri prescelti furono Capracotta, Pescolanciano, Pietrabbondante, Agnone, Termoli e Larino. La prima ispezione a scopo di valutare le potenzialità turistiche dei siti fu effettuata il 30 ottobre del 1932 nei comuni di Pescolanciano, Pietrabbondante, Capracotta ed Agnone dai rappresentanti del Commissariato straordinario per il turismo, dal direttore dell’Ufficio dell’Economia corporativa e dai rappresentanti dei commercianti e dei trasporti terrestri. Coloro che partecipavano agli incontri erano invitati tramite cartoline e dovevano comunicare la loro adesione. La Commissione prevedeva di noleggiare le automobili oppure gli autobus affinché «coloro che intendano intervenire possano accedere con comodità ed in comitiva tipo turistico»15. In ciascuno dei comuni visitati venne nominato, in accordo con i podestà e i segretari politici dei comuni stessi, un delegato commissariale allo scopo di stabilire un collegamento con le istituzioni provinciali. Le “condizioni turistiche” dei comuni interessati erano tali, tuttavia da richiedere urgentemente interventi intensivi e mirati, se si voleva puntare al turismo per sviluppare l’economia della provincia. Diversi furono gli elementi attrattivi che la Commissione rinvenne nei territori visitati, l’uno più importante dell’altro dal punto di vista «panoramico e alpestre e archeologico e climatico in modo speciale»16. 14 Ibidem. Ibidem. 16 Ibidem. 15 148 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista La Commissione fu stupita nel trovare nei comuni di Pescolanciano, Capracotta ed Agnone buone strutture ricettive. Queste, di fatto, non avevano bisogno di alcun rifacimento perché la qualità era rispondente alle necessità turistiche e perché vi era la volontà da parte delle autorità locali e degli esercenti a voler perfezionare la nascente attrezzatura alberghiera. Nelle località dove erano presenti le maggiori bellezze paesaggistiche e che possedevano buone condizioni climatiche, la commissione suggeriva di realizzare alberghi con standard idonei eventualmente ad accogliere anche una clientela straniera che «non avrebbe da rimpiangere le zone climatiche visitate nella vicina Svizzera»17. La Commissione, inoltre, mise in evidenza come tali zone fossero custodi di un vistoso significativo e ancora poco conosciuto patrimonio archeologico il quale valorizzato, sarebbe potuto divenire meta turistica non solo per studiosi ma anche per quei turisti in cerca di sensazioni nuove e di riposo dello spirito. Gli Scavi di Pescolanciano e di Pietrabbondante, l’antica Bovianum Vetus, effettuati dal Ministero e dalla competente Direzione per la conservazione delle antichità, costituivano tale patrimonio da valorizzare. Essi erano stati al centro dell’interesse di alcuni importanti studiosi tra i quali il Mommsen ed il Garucci ma i turisti ne ignoravano il pregio18. Agnone, inoltre, possedeva un importante patrimonio ecclesiastico e capolavori di scultura, di ceselli e di incunaboli custoditi nella chiesa parrocchiale di S. Emidio. Il patrimonio culturale della cittadina alto molisana insieme alla maestosità degli altipiani di Vastogirardi avrebbero potuto rappresentare per la provincia un’importante attrattiva turistica. La Commissione visitò anche Capracotta, la cosiddetta “Svizzera molisana” che possedeva un ottimo albergo, ma che colpì i visitatori soprattutto per l’innato senso di ospitalità e dei suoi abitanti. Il vero problema di questa località, come di tanti altri comuni molisani di montagna, era la mancanza di acqua potabile. Pertanto la Commissione auspicava un’urgente soluzione a tale questione per dotare il comune di tutti i requisiti necessari “ad una dimora igienica e piacevole”, così come richiesto dagli standard minimi dell’industria turistica. Dalla relazione emergeva che quanto era presente nella zona visitata, fino ad allora poco conosciuto ed esplorato, poteva essere utilizzato come fonte di benessere economico e come vanto per la regione stessa, ma per far ciò era necessario disporre di adeguati mezzi finanziari che si sperava di poter ottenere dalle autorità competenti. In realtà gli investimenti necessari erano tutt’altro che da poco e riguardavano l’infrastrutturazione del territorio nel suo complesso (strade, ponti, acquedotti, ecc.) oltre che l’attivazione di una 17 18 Ibidem. Ibidem. 149 / 2-3 / 2011 / In Molise seri di servizi pubblici. E non è un caso che il primo, e si dovrebbe dire anche l’unico a rispondere, fu il rappresentante della Federazione dei trasporti terrestri che si dichiarò pronto ad istituire un primo servizio di autobus gran turismo su un itinerario stabilito dalla Commissione e che tuttavia non ledesse gli interessi delle Ferrovie dello Stato nella regione. Rischio in realtà improbabile vista la scarsa consistenza della rete ferroviaria molisana. 2. Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta Nel febbraio del 1933 i Comitati turistici delle regioni del Mezzogiorno riunitisi nel III Convegno turistico del Mezzogiorno e delle isole stabilivano nuove direttive per guidare lo sviluppo del turismo nelle zone di appartenenza. Al Molise si chiedeva la completa organizzazione alberghiera, con la istituzione degli alberghi di tappa e posti di ristoro, soprattutto nelle zone attraversate da movimenti turistici legati alla pratica degli sport invernali e alla villeggiatura estiva montana; la massima valorizzazione del patrimonio archeologico ed artistico attraverso azioni di propaganda che dovevano essere concordate con l’Ispettorato per i Monumenti e con la Sopraintendenza con sede nel Museo Nazionale di Napoli; il perfezionamento e lo sviluppo delle comunicazioni all’interno della provincia e della periferia per rafforzare i rapporti con i centri minori e le grandi città. Inoltre, si richiedeva il miglioramento e la manutenzione delle strade e delle strade provinciali per velocizzare e facilitare il movimento degli autoservizi, soprattutto quelli da gran turismo, che permettevano di rendere agevole il viaggio per quanti volessero visitare il Molise; la valorizzazione e la selezione delle manifestazioni folcloristiche da utilizzare come elementi di attrazione turistica, epurandole, però, da quanto potesse apparire agli occhi del forestiero come grottesco e fuori dal tempo; lo sviluppo di mete turistiche montane, marine e climatiche. Occorreva dare particolare importanza al potenziamento della stazione invernale di Capracotta e della stazione balneare di Termoli dotandole di strutture che potessero garantire comfort al turista; la soluzione del problema dell’approvvigionamento idrico ad uso potabile in alcuni paesi, poiché esso costituiva la base per rendere igieniche le strutture predisposte all’accoglienza del turista. Alle richieste dell’Asmet il presidente del Commissariato della Provincia rispondeva affermando che il settore turistico nella Regione ancora non prendeva piede poiché scarsa era la conoscenza delle bellezze naturali e del patrimonio artistico presenti nel territorio. Il presidente sottolineava come fosse importante, pertanto, intensificare le azioni di propaganda dei luoghi attraverso la 150 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista […] pubblicazione di numeri unici, di articoli su riviste, di volumetti divulgativi dedicati ai singoli monumenti accompagnando tutto con larga di fotografie negli alberghi, nelle agenzie di viaggiatori, nelle stazioni, nei vagoni ferroviari e nella istituenda Bottega di Arte Molisana, nello stesso tempo Ufficio Turistico Regionale19. Il Commissariato, inoltre, prevedeva, per l’avvicinarsi della bella stagione, l’istituzione di treni festivi che sarebbero dovuti partire da Campobasso per giungere a Roma, Napoli, Pompei, Termoli, Bari e Pescara. Naturalmente per avere un buon sviluppo del settore turistico occorreva possedere una buona organizzazione delle istituzioni locali le quali dovevano realizzare e stilare itinerari turistici e gite, designare le località di cura e soggiorno, ma soprattutto promuovere e sollecitare il miglioramento delle strutture ricettive per adeguarle ai bisogni del turismo. Il Comitato in tal senso suggeriva un attento studio di quanto presente nella regione per poter apportare modifiche e perfezionamenti alla struttura ricettiva. Una delegazione di esperti si sarebbe dovuta recare presso le strutture presenti nelle località di interesse turistico e qui insieme al proprietario studiare, suggerire e predisporre gli interventi da adottare affinché gli alberghi risultassero adeguati ad accogliere il turista. Le trasformazioni strutturali dovevano rispondere sì ai canoni estetici dell’arte moderna ma dovevano riflettere la natura dei luoghi esaltando, pertanto, la ruralità degli stessi. L’utilizzo di mobili e stoviglie rustiche, le pareti decorate con fiaschi di vino, con attrezzi rurali, con spighe di grano e fiori avrebbero certamente regalato agli ospiti una sensazione di accoglienza e di integrazione con i luoghi stessi. […] il Regime Fascista oculatamente appoggia e guida tali simpatie verso la doverosa ammirazione della semplice vita rurale, da noi, e cioè precisamente in seno ad una regione che è rurale per eccellenza, si trascurino queste correnti del gusto andando invece incontro allo scimmiottamento di un male inteso metropolitanismo. Vediamo nelle grandi città sorgere tutti i giorni botteghe ed osterie cosiddette rustiche, con mobili e stoviglie grezze, dalle semplici pareti decorate magari con fiaschi di vino o con attrezzi rurali e spighe di grano e piante e fiori, mentre queste ed altre decorazioni, trascurate o disprezzate da noi, acquisirebbero nei nostri paesi ed alberghi un carattere e sapore di ambiente locale che darebbe certamente agli ospiti la sensazione del vero folclore20. La sistemazione degli alberghi poteva essere accompagnata da una successiva pubblicazione di una guida di quelli presenti nel Molise, che avrebbe generato un miglioramento nei flussi turistici. 19 20 Ivi, b. 77, f. 1553. Ivi, b. 37, f. 861. 151 / 2-3 / 2011 / In Molise I proprietari delle strutture alberghiere avrebbero potuto usufruire nelle attività di ristrutturazione del credito alberghiero e dei contributi elargiti dal Comitato provinciale per il turismo. Quest’ultimo poteva provvedere al reperimento dei fondi attraverso la tassazione di […] tutti i Comuni della Provincia nella misura di cent. 10 per ciascun abitante, elevando detti contributi fino a cent. 30 per abitante, per Comune Capoluogo, per i quattro o cinque maggiori centri della provincia, e per tutti gli altri comuni di speciale interesse turistico; salvo altri contributi da parte della provincia delle Organizzazioni sindacali, e di altri Enti di speciale importanza, nonché del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa21. Per lo sviluppo turistico del Molise era, dunque, necessario potenziare i territori che possedevano tutti i requisiti necessari al raggiungimento degli obiettivi. Anche in quest’occasione fu soprattutto l’alto Molise al centro della riflessione del Commissariato straordinario per il turismo. Il 5 febbraio 1933 si tenne, non a caso, a Capracotta un’importante riunione della Commissione consultiva per il turismo con lo scopo di valorizzare e promuovere turisticamente tale zona. I problemi fondamentali erano: mancanza di mezzi spazzaneve, ritardo della costruzione di filovie e di ferrovie, non potabilità idrica e mancanza di strutture alberghiere. Si auspicava, anche, la continuazione e la riapertura degli scavi di Pietrabbondante e uno sviluppo di tipo ricettivo in prossimità degli scavi stessi. Per incrementare ed indirizzare i flussi turistici in queste zone era necessario, secondo la Commissione, effettuare una buona campagna promozionale diretta alla media borghesia che poteva godere delle bellezze naturali soprattutto nella stagione estiva22. Diversa era la situazione lungo la costa molisana. Nella riunione tenutasi a Termoli il 7 maggio 1933 vennero analizzate tutte le problematiche infrastrutturali e non, presenti nella cittadina rivierasca, ed in modo particolare quelle concernenti le azioni di bonifica del territorio; lo sviluppo del porto, la valorizzazione della spiaggia considerando che Termoli era luogo di soggiorno e turismo, lo sviluppo dell’industria ricettiva, la valorizzazione del patrimonio archeologico ed infine l’istituzione di un treno per la colonia dei bagnanti. Circa la bonifica, il presidente della commissione Del Prete illustrò che per beneficiare di tutte le agevolazioni previste dalla legge fosse indispensabile costituire un Consorzio nel quale far confluire tutti i proprietari dei terreni interessati alla bonifica. Solo in questo modo si poteva raggiungere uno stato 21 Ivi, b. 77, f. 1553. Ibidem. Dalla documentazione consultata non risulta se realmente nuove strutture ricettive siano state realizzate e se si sia pubblicato materiale propagandistico e divulgativo delle “bellezze” presenti nella zona. 22 152 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista di benessere che avrebbe avuto i suoi riflessi sia in agricoltura che in campo sanitario risanando le plaghe malariche che interessavano la zona. Era necessario, pertanto, redigere lo statuto del Consorzio e poi effettuare il riconoscimento dello stesso presso la Commissione provinciale della bonifica e la Federazione fascista dell’agricoltura. Il porto era considerato da sempre un’opera destinata allo sviluppo e alla rinascita di Termoli e di tutto l’entroterra. La sua costruzione, all’epoca, avveniva per fasi diverse ed alterne caratterizzate da lunghezze burocratiche e da una mancanza di volontà da parte dei politici del tempo a consolidarne l’importanza. Si denunciò, nell’incontro, come la classe politica fosse passatista e come essa utilizzasse l’infrastruttura esclusivamente a scopo elettorale per poi abbandonarla «[…] al suo destino senza mai far nulla di reale»23. Nella riunione venne esaminato, inoltre, il problema dell’ampliamento della spiaggia e della mancanza di strutture ricettive al quale bisognava rispondere con la costruzione […] in Termoli un capace, comodo ed igienico albergo, scevro di tutto ciò che potesse rappresentare imposizione di etichetta, che il più delle volte annoia e stanca chi, dopo l’assillante lavoro di un anno intero, si reca nelle località amene per rinfrancarsi delle forze e godere delle bellezze naturali24. Dalla riunione emerse, anche, che Termoli possedeva un inestimabile patrimonio archeologico che doveva essere utilizzato per la valorizzazione turistica della cittadina. Il presidente, dunque, esortò tutte le forze politiche e i privati cittadini a mettersi all’opera per tutelare e valorizzare tale ricchezza utilizzando i fondi necessari per realizzare tale operazione. Dall’incontro di Termoli emerse la volontà di valorizzare il patrimonio artistico e culturale dei paesi molisani ma emerse anche che tutti i comuni che possedevano elementi da poter essere utilizzati a scopi turistici, erano accomunati dalle stesse problematiche che rendevano difficile il processo di sviluppo del settore turistico regionale. Per lo sviluppo del turismo nel Mezzogiorno, l’Asmet stabilì che fosse necessario istituire autoservizi di gran turismo per valorizzare e far conoscere le bellezze naturali e panoramiche dei territori interessati ad un processo di incremento turistico; installare cartelloni stradali per segnalare i principali luoghi di attrazione turistica ed inoltre incrementare e consolidare l’uso di treni popolari. Tali linee guida ponevano il problema di dover studiare accuratamente il sistema di trasporti presente in regione, di capire quali mezzi di trasporto potessero essere utilizzati per facilitare l’afflusso dei turisti in Molise ed infine 23 24 Ibidem. Ibidem. 153 / 2-3 / 2011 / In Molise individuare le direttrici che aiutassero i molisani a raggiungere le diverse località turistiche presenti nel territorio nazionale. Ciò avrebbe consentito un notevole flusso di viaggiatori ma soprattutto un movimento di denaro, di rapporti sociali e culturali e di interessi derivanti dalle visite. Per quel che concerneva l’istituzione di autoservizi il Comitato turistico molisano riteneva necessario dover potenziare l’attività delle imprese di trasporti già presenti nel territorio, le quali avrebbero dovuto organizzare ed effettuare gite in base a programmi, orari e tariffe stabilite in precedenza ed approvate dal competente organo di vigilanza. Di qui l’invito rivolto ai Comuni della Provincia di dover potenziare tali servizi poiché essi avrebbero sicuramente istradato i turisti su itinerari già noti e preparati per accogliere gli ospiti. La risposta dei Comuni interessati non si fece attendere, ma da essa emerse l’impossibilità di porre in essere quanto richiesto perché le strade non erano agibili poiché la loro costruzione era lenta perché non esistevano società che lavorassero in tale ambito o perché i comuni convocati non possedevano bellezze naturali, architettoniche e paesaggistiche tali da esseri inclusi in itinerari turistici che aumentassero i flussi turistici della regione. La Commissione consultiva per il turismo affrontava nella riunione del 11 aprile del 1933 il fondamentale problema della carente rete dei trasporti del Molise. Un problema più volte evidenziato e di fatto mai realmente risolto. Circa la costruzione delle strade interprovinciali si prendeva atto del loro procedere e ci si concentrava piuttosto sul problema dell’installazione dei cartelli indicatori nei bivi di tutta la rete stradale provinciale. Problema ovviamente ben più risolvibile del primo. In questo caso si evidenziava come l’Ufficio provinciale aveva provveduto all’installazione degli stessi nelle strade di sua competenza, fatta eccezione per le diramazioni delle strade statali, perché di gestione dell’A.a.S.s., che doveva provvedere anche alla collocazione di sette cartelli stradali che venivano forniti gratuitamente dal Touring club italiano25. Infatti con circolare, n. 2293 del 16 marzo del 1933, la direzione generale del Tci comunicava di aver accettato la richiesta del Commissario straordinario del consiglio provinciale dell’economia corporativa circa l’invio gratuito di cartelli stradali da collocare nei punti che ne fossero sprovvisti o per sostituire quelli già esistenti ma che erano illeggibili o per il prolungato uso o per l’aver subito atti vandalici. Se la fornitura dei cartelli era gratuita da parte del Tci la messa in opera e la manutenzione degli stessi spettava agli Uffici tecnici provinciali «[…] che hanno governo di strade […]»26. Ancora più grave, se possibile, era la situazione della rete ferroviaria, che a detta dei membri della commissione era stata mal progettata in origine e che 25 26 154 Da ora in poi Tci., Ibidem. Ibidem. Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista comunque restava inadeguata a servire il territorio, soprattutto in un’ottica di sviluppo turistico. Forte era la necessità di poter disporre di nuove littorine, moderne e veloci che potessero essere utilizzate per sviluppare il movimento turistico; di ripristinare l’uso di importanti direttrici verso Roma e Napoli soppresse per economizzare l’uso del carburante; di regolarizzare gli orari dei treni in funzione delle stagioni o dei luoghi da raggiungere ed infine di chiedere riduzioni sul costo del biglietto del treno quando in alcuni centri, toccati dalle linee ferroviarie, si svolgevano rilevanti manifestazioni27. A tutte queste ipotesi e a questi progetti pose di fatto fine lo scoppio del secondo conflitto mondiale che spostò l’interesse e le già scarse risorse altrove. I bilanci consuntivi dall’Ente provinciale per il turismo molisano relativi agli anni che vanno dal 1938 al 1941 documentano chiaramente questo epilogo di un progetto di sviluppo turistico mai realmente decollato. Nell’anno 1938 l’Ente provinciale per il turismo raggiunse un buon livello di efficienza strutturale e funzionale ponendo in essere una serie di iniziative «[…] capaci di richiamare l’attenzione degli organi centrali e delle Provincie vicine sulle bellezze e sulle capacità produttive ed organizzative del Molise»28. Le azioni svolte portarono l’Ente verso una maggiore e migliore considerazione da parte delle amministrazioni e dei privati che assicurarono all’Ente stesso i necessari mezzi finanziari per realizzare quanto necessario. Le azioni poste in essere miravano essenzialmente allo studio dei principali problemi concernenti lo sviluppo del settore turistico molisano ed in particolare si pose attenzione: al collegamento infrastrutturale tra le località della provincia e ai problemi riguardanti la loro valorizzazione. Pari attenzione venne dedicata alla la valorizzazione dei siti archeologici presenti nella Provincia: (la Sepino romana, il teatro di Pietrabbondante, i ritrovamenti di Larino, Isernia, Venafro ed Agnone) ottenendo la piena collaborazione del Sopraintendente alle antichità29. La valorizzazione del centro turistico di Capracotta, fu un altro degli impegni del 1938. Si ipotizzò di realizzare una variante stradale per raggiungere più agevolmente il comune e si caldeggiò un impegno per garantire lo sgombero tempestivo della neve dalle strade provinciali per facilitare l’accesso a questo importante centro turistico. Sempre nell’ambito della valorizzazione della montagna, ed in particolare del massiccio del Matese, venne redatto un progetto di strada che consentisse l’accesso al pianoro di Campitello Matese posto a 1.400 metri di altitudine, progetto che implicava anche la costruzione di un albergo al servizio dei turisti. 27 Ivi, b. 75, f. 151. Ivi, b. 38, f. 871. 29 Risulta difficile verificare se alcune delle azioni programmate si realizzarono poiché manca una documentazione dalla quale ricavare notizie utili. 28 155 / 2-3 / 2011 / In Molise La sistemazione della spiaggia di Termoli, considerato l’unico centro marinaro del Molise, fu un altro degli argomenti trattati. L’Ept sollecitò il Comune a costruire un acquedotto “parziale” capace di alimentare le fontane pubbliche, gli alberghi e le spiagge e la sistemazione dell’arenile e delle colline adiacenti il paese. L’Ept si battè per il miglioramento delle attrezzature ricettive della provincia ed in modo particolare per «[…] il nuovo albergo “Impero” a Larino, la trasformazione dell’albergo “Roma” a Termoli, il miglioramento dei servizi igienici dell’albergo “Corona” a Termoli30, la sistemazione dell’albergo “Molise” a Campobasso»31. A tutto ciò si aggiunse un impegno nella promozione pubblicitaria attraverso la stampa di nuovi cartelloni e di cartoline che riproducevano i più bei paesaggi della provincia e dei centri di interesse turistico; oltre che l’organizzazione di diverse manifestazioni culturali e folcloristiche. La realizzazione delle suddette azioni fu facilitata dall’incoraggiamento del prefetto e del segretario federale e dall’aiuto finanziario di carattere straordinario da parte dell’amministrazione provinciale e comunale. Un plauso particolare veniva fatto alla Segreteria Provinciale dell’O.N.D. per la realizzazione delle manifestazioni popolari delle quali si era assunta l’organizzazione ottenendo particolare successo. Nel 1939 l’azione svolta dall’Ente provinciale per il turismo si rivolse essenzialmente all’attuazione di iniziative e di attività a carattere prevalentemente turistico e propagandistico e all’assolvimento dei compiti demandati dal Ministero del regime. In modo particolare continuò la valorizzazione delle zone archeologiche e delle zone montane, l’opera di ammodernamento delle strutture ricettive e sportive; l’organizzazione delle manifestazioni promosse da vari enti e associazioni; la promozione e propaganda del territorio attraverso pubblicazioni, fotografie ed istallazioni di cartelli stradali32. Negli 1940 e 1941 l’attività dell’Ente rallentò per l’inizio del conflitto. Pur cercando di rispettare il programma di lavoro previsto non aveva senso sperare in un dinamismo del settore turistico. Nonostante questo vennero organizzati alcuni eventi ed alcune manifestazioni nella regione, sempre con l’obiettivo di valorizzare soprattutto le aree montane e i siti archeologici, così come già fatto negli anni precedenti33. 30 Il “Corona” posto nel piazzale della Stazione raddoppiò il numero delle sue camere nel decennio fra il 1926 e il 1938. Cfr. Bertarelli Luigi Vittorio, Italia Meridionale, Vol. I, Abruzzo, Molise e Puglia, Guida d’Italia Touring Club, Milano 1926. 31 ASCB, Camera di commercio industria artigianato e agricoltura (CCIA), b. 38, f. 871. 32 Ivi, b. 38, f. 874. 33 Ivi, b. 38, f. 873. 156 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista 3. La propaganda nella promozione territoriale L’articolo “Per una pratica organizzazione di propaganda turistica” del Giornale d’Italia del 6 gennaio 1932 si apriva con l’osservazione provocatoria del giornalista Benedetto Giordano, che si domandava se il Molise fosse realmente una regione turistica. Il giornalista sosteneva che pur essendo la regione ricca di vestigia di un passato glorioso, di bellezze paesaggistiche, di celebrazioni tradizionali, di costumi caratteristici e di tipiche usanze non era conosciuta né dai molisani stessi, che nulla o quasi nulla conoscevano della propria regione, né dagli italiani. A differenza di altre regioni in cui si erano spese considerevoli somme di denaro per la promozione e la valorizzazione dei territori, il Molise o meglio gli Enti preposti a ciò non offrivano – secondo il giornalista – alcun fascicolo, opuscolo o libro che potessero dar una immediata conoscenza dei luoghi da visitare. Di qui la sollecitazione a creare una larga e razionale propaganda pubblicitaria per ottenere un’estesa e precisa conoscenza dei luoghi non solamente fra i molisani, ma soprattutto fra gli abitanti delle altre province dalle quali far affluire turisti. Era, pertanto, necessario predisporre in tempo itinerari turistici per poter accedere, in maniera comoda ed agevole, ai posti più interessanti da voler visitare, diversificando l’offerta a seconda dei punti d’ingresso cui si accedeva in regione. L’Ente che doveva provvedere a far promozione era, per il giornalista, il Consiglio provinciale dell’economia. Come si è visto nel precedente paragrafo, nel corso degli anni trenta in effetti si intensificò l’attività di vari enti che insieme al consiglio provinciale dell’economia si attivarono per una migliore conoscenza del territorio molisano, realizzando tuttavia – ci sembra – più studi e ricognizioni, per altro necessarie, che veri e propri interventi di promozione. Indubbiamente più intenso che in passato fu lo scambio di informazioni tra le diverse province della nazione e stati esteri con la provincia di Campobasso, con quali ricadute sui flussi turistici regionali è più difficile valutarlo. Se infatti nella regione, arrivavano numerose missive provenienti da diverse località italiane ed estere che promuovevano i loro territori nelle quali erano inserite gli itinerari, i prezzari delle strutture ricettive e tutto quanto necessario per la valorizzazione turistica, non è certo cosa che dai comuni molisani venisse inviato all’esterno. Se infatti nella regione arrivavano da diverse località italiane ed estere materiali di promozione dei loro territori con itinerari, prezzari delle strutture ricettive e tutto quanto necessario per la valorizzazione turistica, non altrettanto veniva fatto dai comuni molisani verso l’esterno degli ambiti provinciali. La Camera di commercio italiana, per la promozione del turismo italiano all’estero, invitava infatti l’Ufficio del turismo della provincia di Campobas- 157 / 2-3 / 2011 / In Molise so ad inviare presso l’ufficio del turismo egiziano, francese, austriaco e ceco materiali informativi come opuscoli, fotografie, cartoline e monografie. Il materiale inviato, scritto in italiano, inglese e francese, doveva fornire informazioni circa: la presenza di servizi turistici serviti da automezzi o da ferrovie secondarie che univano il capoluogo con i centri vicini e che potevano rientrare nell’interesse dei turisti; la descrizione delle comunicazioni esistenti fra la provincia ed i luoghi vicini interessanti dal turismo; l’elenco dei ristoranti e dei garage presenti nella zona, indicandone anche i prezzi e le categorie di appartenenza; l’elenco dei musei; l’elenco delle varie agenzie turistiche con le relative tariffe da esse applicate; la descrizione dello stato delle strade; l’esposizione dettagliata delle attrattive turistiche presenti nella regione. Ancora era richiesto l’invio di una carta topografica dalla quale poter rilevare i luoghi indicati nelle precedenti descrizioni per facilitare il movimento turistico all’interno della Provincia. In realtà era sempre e comunque il Touring Club il vero artefice del progresso turistico nazionale, soprattutto in aree periferiche come il Molise. Un fondamentale strumento di pubblicità e di promozione era rappresentato da sempre dalle guide, che dagli anni del Grand Tour avevano condotto i viaggiatori a scoprire le bellezze del Bel Paese. Il Molise compariva in effetti nella guida del Tci34 dedicata alle regioni italiani insieme all’Abruzzo, mentre la città di Campobasso insieme con le città di Isernia e Larino erano citate nella guida Le 100 Città d’Italia Illustrate, entrambe del 1926, nelle quali venivano riportate la descrizione fisica, storica ed economica della regione e delle sue città. È degli stessi anni la pubblicazione del volumetto Città di Termoli. Soggiorno Balneare del 1928, nel quale la cittadina veniva esaminata dal punto di vista turistico: Per la bellezza delle sue spiagge, per lo splendore dei suoi incantevoli panorami, per il luminoso azzurro del suo mare, Termoli sta divenendo una stazione balneare di notevole importanza. […] Non è perciò ingiustificata l’iniziativa presa dalla cessata Amministrazione Comunale di far riconoscere Termoli […] stazione di soggiorno e di cura per i bagni marini, per conferire maggiore importanza all’economia locale. Infatti, le sue condizioni sanitarie e climatiche, le sue particolari caratteristiche, i comodi stabilimenti balneari che vi si costruiscono, il numero degli alberghi, i luoghi di svago e di trattenimento che vi si vanno apprestando, il concorso sempre crescente dei forestieri che vi dimorano nella stagione estiva, sono elementi più che sufficienti per far dichiarare Termoli stazione di cura e di soggiorno35. 34 Cfr. Luigi Vittorio Bertarelli, Italia Meridionale, Vol. I, Abruzzo, Molise e Puglia, Guida d’Italia, Touring Club, Milano 1926. 35 Città di Termoli. Soggiorno Balneare, Società Editrice Annuari Guide Regionali Italiane, Forlì 1928, pp. 22-23. 158 Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista Tutte queste descrizioni oltre ad essere abbastanza stringate e generiche, riflettevano la visione che dall’esterno si aveva di questa piccola realtà, definita “ruralissima” dal regime così come dai redattori dei volumi del Touring. Diversa, almeno in parte, era l’immagine del Molise che si cercava di veicolare dall’interno. Nel 1934 il Commissario per il turismo della Provincia di Campobasso inviava al direttore del Compagno di Viaggio dell’Automobilismo Germanico notizie da integrare a quelle che erano già state fornite in precedenza. Nella lettera veniva narrata la storia di Campobasso, ma soprattutto veniva esaltata la presenza di beni architettonici, storici e paesaggistici del Molise: Il Molise, terra di forti popolazioni agricole, e ben degno dell’attenzione dei turisti appassionati, sia per la vergine bellezza dei suoi quadri naturali, sia per le notevoli vestigia dell’antica romanità e soprattutto dell’antico Sannio. Pochi conoscono, purtroppo, le bellezze del Matese, gruppo montuoso che sorge ad Est della valle del Volturno compresa tra Venafro e Piedimonte d’Alife, regione importante anche dal punto di vista geologico oltre che dal punto di vista turistico, le austerità solenni dei boschi di Capracotta che è famosa per gli sports invernale e che è ben attrezzata con due ottimi alberghi a ricevere il turista, la poesia dell’ex tenuta reale di Montedimezzo, la poesia quattrocentesca del castello di Pescolanciano e degli altri castelli medievali del Molise, fra i quali va menzionato quello di Carpinone, la chiesetta di S. Maria della Strada, Monumento Nazionale, visitato ed ammirato dal […], le cattedrali di Termoli, Larino etc, gli scavi archeologici di Sepino, Larino e di Pietrabbondante, ove è il teatro romano visitato e studiato dal […]”36. Nel Terzo Convegno turistico del Mezzogiorno tenutosi a Roma nel febbraio del 1933 il Molise era presentato dal commissario provinciale del Molise come “[…] terra di forti e belle popolazioni, è ben degno dell’attenzione dei turisti appassionati e sognatori, sia per la vergine bellezza dei suoi quadri naturali, sia per le notevoli vestigia dell’antica romanità e soprattutto dell’antico Sannio, sia per il pregio delle opere d’arte, specie architettoniche che l’adornano, sia infine per i caratteristici costumi dei suoi abitanti […]. Al richiamo di carattere estetico si aggiungano ben altre attrattive di arte e di paesaggio che fanno del Molise una delle più graziose, delle più storiche, delle più importanti regioni, degna perciò di tutto lo sviluppo turistico”37. È evidente che le auliche descrizioni di coloro che, in varie forme e modi, erano preposti alla valorizzazione turistica del territorio tendevano ad abbel36 37 ASCB, CCIA, b. 37, f. 861. Ivi, b. 77, f. 1553. 159 / 2-3 / 2011 / In Molise lire una realtà che, se pur notevolmente migliorata rispetto al passato, manifestava ancora numerose lacune. Ma le istituzioni locali come promuovevano concretamente il territorio? In primo luogo rispondendo a quanto richiesto dall’Associazione per lo sviluppo Economico del Mezzogiorno e per il Turismo, come si è detto in precedenza, ma soprattutto realizzando e diffondendo materiale pubblicitario di varia natura. Nel 1932 il delegato della Federazione Nazionale Fascista della Proprietà Edilizia prospettava per lo sviluppo del turismo in Molise l’attuazione di azioni che portassero ad una più incisiva promozione dei territori. Nel “Giornale d’Italia” del 10 Gennaio 1932 il già citato giornalista Benedetto Giordano affermava che per effettuare una buona promozione territoriale era necessario predisporre itinerari turistici chiari e di agevole consultazione per consentire all’eventuale visitatore di muoversi facilmente nel territorio molisano. “[…] nel fare una propaganda veramente pratica, sarebbe di molto scarsa utilità il descrivere questa o quella località e rilevarne le bellezze archeologiche o di paesaggio, senza far sapere con tutta chiarezza, la via che bisogna percorrere per poter accedere ai posti più interessanti e poterne visitare il maggior numero possibile durante un percorso non difficile, non disagevole dal punto di partenza fino a noi. Riteniamo che, in proposito, si debba innanzi tutto stabilire da quale parte si inizi il viaggio attraverso la nostra regione perché un itinerario comodo e piacevole se fatto partendo, per esempio, da Termoli; riuscirà lungo e penoso se iniziato da Isernia, o da altrove”38. Pertanto, era auspicabile prestabilire tanti itinerari quanti erano gli ingressi nel territorio molisano, studiare dei percorsi non eccessivamente lunghi durante i quali il visitatore avrebbe potuto visitare le località più interessanti della Provincia senza disagi e nel minor tempo possibile «per trovarvi quel conforto ch’è sempre desiderato e gradevole dopo qualsiasi viaggio»39. La pubblicazione di articoli sul Molise e sui possibili itinerari turistici, sulle manifestazioni di interesse culturale che si svolgevano in regione sui quotidiani e sulle riviste nazionali potevano servire a rafforzare l’immagine del Molise. Colpisce che ancora dopo dieci anni di dibattiti ed in teoria di attività per il turismo si parlasse ancora agli inizi degli anni trenta di pubblicare un opuscolo di propaganda turistica della provincia. L’opuscolo in questione doveva essere distribuito gratuitamente a tutte le più importanti agenzie turistiche Italiane, colmando così una dannosa lacuna di conoscenza dell’esistenza del Molise in Italia. Il Consiglio provinciale dell’ economia corporativa avrebbe dovuto contribuire anch’esso all’opera di propaganda e valorizzazione delle 38 39 160 Ivi, b. 37, f. 860. Ibidem. Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista bellezze naturali ed artistiche del Molise con la pubblicazione di articoli e di recensioni su tale argomento e con la diffusione di notizie ad enti ed uffici sia del Molise che di tutta Italia. Il delegato, inoltre, proponeva di instaurare rapporti di collaborazione con le Ferrovie di Stato e con la Società italiana affissione nei treni per la pubblicazione e l’affissione di cartelli e fotografie di propaganda. Sui più noti e diffusi quotidiani dovevano essere pubblicati articoli degli scrittori molisani che illustravano le bellezze turistiche della regione ed inoltre prospetti, notizie, grafici di gite turistiche, seguendo l’esempio delle gite organizzate nel vicino Abruzzo. Organo ufficiale di promozione turistica per il Comitato provinciale turistico di Campobasso, insieme a quello dell’Aquila, era la Gazzetta d’Abruzzo e Molise che aveva come scopo quello di unificare le azioni pubblicitarie dei due comitati per migliorare la valorizzazione regionale attraverso l’utilizzo di opportuni mezzi tecnici ed esperti nel settore. Il 5 luglio del 1933 il Commissario straordinario per il turismo inviava all’Ente nazionale per le industrie Tturistiche di Roma alcuni opuscoli di propaganda sul Molise, pubblicati dalla casa editrice Colitti e realizzati grazie al contributo del fotografo campobassano Alfredo Trombetta. Il funzionario molisano chiedeva all’ente di voler diffondere su tutto il territorio nazionale l’opuscolo inviato, impegnandosi a spedirne a Roma 1500 copie40 qualora si fosse avuto riscontro positivo dell’iniziativa. Vi era dunque la volontà di valorizzare al massimo il patrimonio archeologico ed artistico regionale, e di promuovere il folklore molisano facendolo divenire elemento di attrazione turistica. L’Asmet per incrementare il movimento turistico straniero tra regione e regione e per dare risalto a quanto di turistico era presente nelle regioni del Mezzogiorno, invitava il presidente del Consiglio provinciale dell’economia di Campobasso ad inviare l’elenco delle manifestazioni turistiche organizzate nella provincia, le notizie circa la presenza di valenze architettoniche e culturali in regione nonché fotografie e cartoline che le illustravano. Il Molise inviò 12 clichès «[…] illustranti la nostra bella e caratteristica Regione»41, completi di fotografie42, di elenco delle linee di gran turismo già attivate e delle strutture ricettive adeguate a ricevere flussi turistici. Nei clichès inviati venivano descritte i centri di Campobasso (castello Monforte e Piazza Vittorio Emanuele), Sepino (il foro di Altilia), Venafro (un panorama della pianura), Isernia (la Fontana Fraterna), Pietrabbondante (il Teatro romano), 40 Ibidem. Ivi, b. 37, f. 858. 42 Le fotografie erano realizzate dal fotografo professionista Alfredo Trombetta, animato ed appassionato divulgatore di tutto quanto potesse riflettere il folclore, il paesaggio, l’architettura ed il turismo molisano. 41 161 / 2-3 / 2011 / In Molise Capracotta (La Majella), Carpinone (il Costolone del Matese), Matrice (S. Maria della Strada), Larino (la cattedrale) ed infine Termoli (la spiaggia). Un’altra forma di promozione turistica consisteva nel dare impulso alle località regionali che permettessero la pratica sportiva, per poter ospitare coloro che amavano lo sport. La federazione Italiana degli sports invernali direttorio Provinciale del Molise, infatti, chiedeva al presidente del comitato turistico provinciale di Campobasso di rendersi promotore di ogni attività che potesse far conoscere le bellezze delle montagne molisane a scopo turistico e sportivo43. La federazione, di contro, si faceva promotrice della valorizzazione della montagna attraverso l’organizzazione di attività sciistiche. L’uso delle fotografie e di strumenti pubblicitari innovativi rientravano tra le forme di lancio pubblicitario della regione Molise. L’unione industriale fascista della provincia di Campobasso, il 5 Giugno del 1933, proponeva al Commissario Straordinario per il Turismo la realizzazione e la stampa di francobolli chiudi lettera con la scritta “Visitate il Molise” portando come esempio quello utilizzato dalla Svizzera. Il francobollo doveva essere realizzato con colori vivaci, della dimensione 35x50 oppure 40x55 mm e poteva portare la sigla o l’iscrizione “Comitato Turistico Molisano”, oppure “Pro Turismo Molisano”. Poteva essere apposto nell’angolo in alto a sinistra di un qualsiasi foglio per diventare carta intestata di alberghi, di fatture di vendita di oggetti caratteristici e di lettere destinate alla comunicazione del turismo della regione. Il tutto poteva essere realizzato con i proventi della vendita di dèpliant propagandistici e poteva divenire uno strumento di facile e veloce propaganda della provincia44. Nel verbale della seduta dell’11 ottobre 1932 del Consiglio Provinciale dell’Economia corporativa relativa alla promozione del settore turistico si decideva di dare inizio ad una propaganda turistica per mezzo di fotografie nelle vetture ferroviarie delle linee Roma-Napoli, Napoli-Foggia, Termoli-Foggia. Si decideva, così, di iniziare delle trattative con la Siat. (Società Italiana Affissioni Torino) la quale rispose che accoglieva con piacere l’intenzione del Consiglio di esporre nell’interno delle carrozze ferroviarie dello stato delle fotografie panoramiche che riproducevano i luoghi più pittoreschi del Molise. Alla risposta venivano allegati i prezzi che sarebbero stati richiesti per l’esposizione delle fotografie nei treni e che erano comprensivi di spese accessorie quali cornici, vetri, cartoni di sostegno. I prezzi erano diversi a seconda della dimensione delle fotografie e del tempo di affissione ed erano, comunque, scontati dal momento che l’adozione di tale iniziativa da parte della Provincia, sebbene indirettamente, avrebbe favorito l’interesse turistico nazionale. 43 44 162 Ivi, b. 37, f. 861. Ibidem. Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista Nella citata riunione dell’11 Ottobre 1932 veniva decisa l’apertura a Campobasso della “Bottega d’arte” e si stabiliva di provvedere alla valorizzazione turistica di Termoli durante la stagione estiva45. Per la valorizzazione e la conoscenza turistica del Molise, in linea con quanto avveniva a livello statale, vennero organizzate e pubblicizzate le manifestazioni culturali che si svolgevano nella provincia con lo scopo di valorizzare e rievocare le tradizioni popolari, i costumi regionali, i canti e le danze folkloristiche. La stampa locale pubblicava quanto accadeva circa l’organizzazione delle manifestazioni. Nel Giornale d’Italia del 18 Giugno 1933 veniva pubblicizzata la tradizionale sfilata dei Misteri nella festa del Corpus Domini a Campobasso. La festa richiamava, infatti, in città una gran folla di gente proveniente da tutti i paesi della provincia e delle regioni limitrofe. Su Il Molise Fascista del 30 giugno 1929, veniva annunciata l’organizzazione della prima Sagra del Matese, che si sarebbe svolta nell’estate del 1930 durante lo svolgimento della manifestazione “Estate abruzzese-molisana”. L’8 Febbraio 1930 presso la sede del Consiglio provinciale dell’economia di Chieti si riuniva il Comitato esecutivo per l’organizzazione dell’iniziativa allo scopo di concretizzarne la promozione e di ricercare finanziamenti per la sua attuazione. Si decise anche di bandire un concorso artistico nazionale per la predisposizione di bozzetti di cartelloni pubblicitari nei quali indicare le principali stazioni climatiche e balneari e le feste folcloristiche che si svolgevano nelle diverse località regionali. Il bando del concorso, per il quale veniva previsto un premio di £. 3.000 per il vincitore, doveva essere pubblicato sui maggiori quotidiani d’Italia. Ogni membro del Comitato organizzatore doveva disporre la raccolta di materiale relativo alla provincia di appartenenza consistente: […] in: elenco dettagliato delle manifestazioni che si svolgevano nella Provincia; un elenco delle stazioni climatiche e balneari; una raccolta delle migliori fotografie illustrative; le monografie illustrative delle maggiori e migliori località; ogni altra indicazione atta a valorizzare meglio ciascuna Provincia46. Si richiedeva, infine, ai rappresentanti delle organizzazioni locali una lista delle principali feste tradizionali, corredate da una breve storia sulla loro origine, per elaborare un programma di svolgimento della manifestazione. I Comuni coinvolti risposero alla richiesta inviando elenchi tutte le feste organizzate e la loro origine. L’importanza di tale manifestazione risiedeva nel suo carattere prettamente folcloristico poiché come scriveva il giornalista de Il Molise Fascista: 45 46 Ibidem. Ivi, b. 77, f. 1552. 163 / 2-3 / 2011 / In Molise Il folklore molisano differisce notevolmente da quello delle altre regioni italiane e, pur conservando un fondo etnico comune, si differisce da paese a paese, da contrada a contrada. In nessuna altra regione forse come nel Molise s’incontra tanta varietà di leggende e di miti, di superstizioni e di riti, di fiabe e racconti, di filastrocche e di canti, e tante varietà di fogge d’abiti così diverse e così caratteristiche insieme47. Nel 1938 fu organizzata la “1ª Estate Molisana”. La manifestazione comprendeva diverse rappresentazioni: un raduno internazionale di costumi, alcuni spettacoli popolareschi all’aperto, la 1ª Mostra del Prodotto Molisano, la 1ª Sagra del Grano ed infine la Sagra del Motore. L’iniziativa ebbe notevole successo tanto che […] per la prima volta, le “Cronache del Turismo” trasmesse dall’ “Eiar”, si ebbero a occupare di Campobasso e del Molise; per la prima volta molti compartimenti ferroviari organizzarono treni popolari per Campobasso; per la prima volta il pubblico ha assistito a spettacoli popolareschi così importanti, ove ben 700 dopolavoristi si esibirono con canti e danze di particolare interesse e, per la prima volta, un film, “Luce” ebbe a richiamare sulle manifestazioni molisane, l’attenzione del pubblico italiano48. La “Mostra del Prodotto Molisano”, allestita nella settecentesca villa comunale di Campobasso, suscitò grande favore del pubblico dal punto di vista artistico e come rassegna di quanto esistente nella regione. La “Sagra del Grano” fu organizzata per “esaltare” un prodotto tipico dell’agricoltura molisana. Carri allegorici di vivaci colori sfilarono accompagnati da figuranti vestiti con i costumi tradizionali molisani. 4. Qualche riflessione finale In un libro edito nel 2006 dalla casa editrice Laterza dal titolo Non è per cattiveria. Confessioni di un viaggiatore pigro, l’autore Antonio Pascale, si divertiva a sottolineare modi di dire e di fare che sfuggono agli stessi molisani te uttavia connotativi di un loro modo di essere. All’interno di questi “luoghi comuni” è racchiusa tutta l’anima dei molisani, un popolo forte ma troppo chiuso tra le montagne per cogliere i cambiamenti in atto. Un retaggio difficile da capovolgere che ostacola ancora oggi lo sviluppo locale. I progetti e le idee, per lo più disattese, espresse durante il fascismo in materia di sviluppo turistico, come si è visto nelle pagine precedenti, erano in realtà 47 48 164 Ivi, b. 37, f. 855. Ivi, b. 38, f. 871. Bellomo, I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista interessanti e tutt’altro che prive di fondamento, in fondo non troppo diverse da molti più recenti piani di valorizzazione del territorio. La loro mancata realizzazione si può perciò spiegare probabilmente soprattutto con la mancanza di risorse finanziarie (ad esempio necessarie per risolvere il problema dell’accessibilità dei luoghi, ovvero dei trasporti), ma anche forse per il contesto socioeconomico sostanzialmente arretrato della provincia. Ad eccezione dell’entusiasmo degli amministratori locali, orgogliosi dei loro comuni e delle loro bellezze, il resto della popolazione non appariva particolarmente desiderosa di impegnarsi in un’opera di valorizzazione turistica, impegnata com’era a sopravvivere. Lo scoppio della guerra congelò ogni progetto ed ogni sforzo per modernizzare la struttura turistica della provincia. Oggi, molto è cambiato rispetto al periodo considerato nelle pagine precedenti, ma restano ancora molti nodi da sciogliere e le istituzioni di gestione del turismo, “eredi” di quelle sorte in epoca fascista, devono ancora lavorare per la promozione del territorio. Restano temi aperti la necessità di procedere ad un ammodernamento infrastrutturale. Sono ancora attuali le questioni legate alla necessità di far conoscere il Molise fuori dal Molise oggi non più attraverso mirati “programmi di propaganda”, ma piuttosto con moderne tecniche di marketing territoriale. Ci troviamo di fronte una bella regione indecisa tra mare e monti, tra archeologia e tradizioni con la necessità tuttavia di costruire percorsi maggiormente integrati fra le sue diverse anime turistiche. Si può probabilmente auspicare che il Molise fondi le nuove e moderne prospettive di sviluppo turistico su quell’orgoglio di appartenenza alla propria comunità manifestato così chiaramente dal segretario comunale di San Pietro Avellana (Is) mezzo secolo fa. Il suo impegno e la sua passione riuscirono allora a far entrare il suo paese negli itinerari turistici di maggiore interesse di quegli anni rivendicando un patrimonio locale degno di essere riscoperto, e soprattutto valorizzato. Ancora oggi il tema della valorizzazione appare cruciale e soprattutto appare cruciale la sua condivisione non solo fra le istituzioni preposte allo scopo, ma fra le comunità molisane, che spesso ignorano o peggio sminuiscono i patrimoni che posseggono. 165 Finito di stampare nel mese di agosto 2011 da Morconia Print s.r.l. - Morcone (Bn) per conto delle Edizioni Il Bene Comune