Diocesi di Verona
Nella chiesa di Verona
nessuno è straniero
Immigrati e comunità cristiana
“Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero;
non c’è più uomo né donna,
poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
Galati 3,28
Centro di Pastorale Immigrati
in collaborazione con
Caritas Diocesana, Ufficio Ecumenismo e Dialogo,
Rete Citt.imm e CESTIM
In copertina
“LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE”,
SCUOLA VENETA, 1620 CIRCA, BASSANO DEL GRAPPA
La grande tela seicentesca che attualmente è collocata lungo la parete sinistra della Chiesetta di Santo Spirito, presso la fondazione Don Cremona
di Bassano, ci mostra una articolata rappresentazione delle Sette Opere di
Misericordia Corporali. Nella parte bassa del quadro sono rappresentate le
opere di misericordia, per ciascuna delle quali è presente Cristo stesso, anche qui con la veste rossa della passione e della com-passione! Sotto le arcate dell’esedra Cristo è raffigurato per sette volte, come colui che presiede alla
carità, riassunta nelle sette opere di misericordia. Ciò che di più straordinario è espresso dal dipinto è l’altissimo messaggio di apertura ecumenica ed
universalistica: se guardiamo con attenzione ci accorgiamo che ad offrire e
ricevere gesti di misericordia sono alternativamente dei cristiani e dei “turchi”, riconoscibili dai turbanti all’orientale! Seguiamo le singole scene, da sinistra a destra:
- Seppellire i morti: un turco ed un cristiano, di spalle, stanno calando un
defunto in una tomba, sotto lo sguardo amoroso di Cristo che si china
verso di loro.
- Dar da mangiare agli affamati: un turco porge un boccone di pane ad
un povero, mentre Cristo pone le mani sulle spalle di entrambi, come per
confermare il gesto di fraternità.
- Dar da bere agli assetati: un cristiano riempie una coppa per un turco assetato, versando da una bella brocca. Cristo indica colui che ha sete come
per identificarsi in lui.
- Ospitare i pellegrini: la scenetta è posta al centro dell’esedra. Due pellegrini cristiani vengono accolti da Cristo, in un’immagine che richiama l’iconografia dei Discepoli di Emmaus. Uno dei due pellegrini porta il bastone
ed il cappello con la conchiglia che testimoniava il cammino verso il celebre Santuario di Santiago di Compostela.
- Vestire gli ignudi: un signore anziano aiuta un ignudo ad indossare una
veste bianca. Accanto a lui, ancora una volta Cristo assiste al gesto misericordioso.
- Curare gli ammalati: un turco si prende cura di un malato a letto, tastandogli la fronte come per scoprire la febbre, mentre Cristo dall’altra parte
poggia delicatamente la sua mano sul cuscino.
- Visitare i carcerati: un turco fa vista ad un altro turco detenuto (probabilmente un prigioniero di guerra) indicando il Cristo presente alle sue spalle.
Introduzione
È
sotto gli occhi di tutti che la nostra società in questi anni
ha subito diverse trasformazioni in molti ambiti di vita. Una
delle più significative è senza dubbio la realtà dell’immigrazione.
Nel giro di pochi anni, infatti, il nostro paese è passato da paese
di emigranti a paese di immigrati. Questa realtà con il passare del
tempo ci ha sorpreso e spiazzato per la sua rilevanza numerica e
per il suo impatto sulla nostra vita quotidiana. Quante delle nostre famiglie, per esempio, farebbero oggi a meno della “badante” per assistere i propri familiari anziani? E quando si parlava di
religioni diverse, chi avrebbe mai pensato che le avremmo incontrate sulla soglia di casa nostra?
La realtà migratoria è senza dubbio complessa nella sua comprensione e nella sua gestione. Noi osserviamo che essa sta facendo
uscire il meglio e il peggio della nostra società. Ci sono persone
che stanno vivendo esperienze di incontro e di solidarietà che mai
avrebbero pensato possibili rimanendo in Italia. Sono le storie di
persone, uomini e donne, che si sono rese disponibili a comprendere le esigenze di questi fratelli e sorelle e così facendo hanno
ampliato il loro orizzonte di vita. La solidarietà e la misericordia
li hanno condotti a un arricchimento della loro esistenza. Ma oltre al positivo emergono anche reazioni problematiche segnate
dalla paura dell’altro, dallo sfruttamento (lavoro in nero, tratta di
prostitute, …) e il diffondersi di atteggiamenti razzisti (come definire altrimenti certi modo di parlare e di trattare gli immigrati?). La presenza numericamente sempre più massiccia di stranieri ha suscitato in molti un senso di paura, di essere invasi, di perdere le proprie tradizioni. E ci sono stati altri che hanno visto la
possibilità di guadagno sfruttando la situazione di debolezza “sociale” di queste persone, specialmente se non hanno i documenti
in regola, se sono dei “clandestini”.
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Come comunità cristiana che vive in Verona siamo interpellati da questa realtà perché desideriamo non essere solo spettatori,
ma costruttori di un mondo sempre più a immagine del Vangelo.
Quale contributo possiamo dare, allora, per far crescere una società giusta e accogliente? Una società che riconosce la dignità di
ogni persona al di là del colore della pelle, della religione e della condizione di vita? Tra l’altro l’attuale crisi economica ha pesanti ricadute sulle fasce più deboli della società, dove si collocano anche gruppi significativi di immigrati aumentando di fatto le
loro fatiche. Essi infatti, in generale, sono più esposti alla perdita
del lavoro, hanno meno reti di sostegno nella difficoltà e non hanno un tessuto familiare che li possa sostenere in questo momento
di crisi. Inoltre crescendo le difficoltà socio economiche crescono
anche i rischi di incomprensione con gli “autoctoni”. Pur vivendo in condizioni lavorative precarie e svolgendo spesso lavori non
ambiti, nell’attuale clima ci sono persone che guardano agli immigrati come a coloro che rubano il lavoro agli italiani. È triste,
ma il pericolo di una guerra tra poveri, a tutto vantaggio di alcuni benestanti, è un rischio reale.
Gli immigrati ci interpellano anche sul versante della fede.
Oggi nelle nostre chiese, la domenica, ma anche nei giorni feriali, è normale incontrare persone provenienti da altri paesi che
con noi celebrano l’Eucarestia, ascoltano la Parola e condividono il Pane. Sono nostri fratelli e sorelle che hanno accolto il
Vangelo nella loro terra di origine, predicato da tanti missionari
partiti anche dalla nostra Verona. Come accogliere questi credenti nelle nostre comunità? Come farli sentire a casa quando
entrano nelle nostre chiese?
Poi ci sono coloro che appartengono a Chiese diverse dalla Cattolica ma pur sempre cristiani, credenti in Gesù, colui che è morto e risorto. Fino a pochi anni fa non ci siamo mai posti il problema ecumenico o interreligioso, se non marginalmente o pensando che fosse una cosa per pochi addetti ai lavori.. Quale dialogo
con loro? Probabilmente ancora di più, siamo interrogati da coloro che vivono esperienze religiose diverse e delle quali non ab4
biamo sufficiente conoscenza per cui rischiamo di cadere in facili pregiudizi. Pensiamo all’Islam, all’Induismo o al Buddismo.
Quale contributo vogliamo dare come comunità cristiana alla costruzione di una società in cui si riconosce ad ogni persona la libertà di esprimere la propria fede?
Questo libretto si proporne di essere uno strumento semplice
per inquadrare la realtà migratoria e suscitare la riflessione nelle
nostre parrocchie, nei Consigli pastorali e nei gruppi. Cerca anche di dare delle indicazioni concrete, come pure di far conoscere le iniziative che sono in atto nella nostra Diocesi per quanto
riguarda gli immigrati. Siamo consapevoli che questo strumento
sarà efficace nella misura in cui sarà però approfondito con altre
letture e altre indicazioni e riflessioni.
Mirandola don Giuseppe
Direttore del Centro Pastorale Immigrati
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1.LA COMUNITÀ CRISTIANA
VERSO GLI IMMIGRATI
A cura del Centro Pastorale Immigrati
e Ufficio Ecumenismo e Dialogo
A
guidare l’azione pastorale della comunità cristiana verso gli
immigrati in questi anni hanno contribuito grandemente la
“Erga migrantes”, (una Istruzione del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti del 2004) e la lettera
del 2004 del Consiglio episcopale permanente della CEI “Tutte le genti verranno a te”. A queste possiamo aggiungere anche il
numero 14 degli orientamenti pastorali della CEI per il decennio
2010-2020, “Educare alla vita buona del Vangelo”. In questi documenti si sottolinea come “la presenza straniera in Italia (...) rappresenta uno specifico e sempre più rilevante campo di azione, per
l’opera di evangelizzazione, intesa nel senso più ampio, a partire
dalla stessa missio ad gentes.” (Tutte le genti, n° 2). “Si tratta di condividere una duplice responsabilità: offrire il primo annuncio a
coloro che non hanno ancora incontrato Cristo e confermare nella
fede quelli che dalla loro condizione di migranti possono ricevere
un pregiudizio nell’esercizio della sua sequela” (Tutte le genti, n° 3)
Nello specifico, l’accompagnamento pastorale degli immigrati
cristiani, secondo le indicazioni della Erga migrantes deve tener
conto di due punti fondamentali:
1. Considerando le particolari situazioni in cui si trovano a vivere
gli immigrati, è importante che ogni Chiesa locale offra loro
un’attenzione specifica. Attenzione che si traduce, là dove il
numero lo giustifichi, anche nella possibilità di celebrare nella loro lingua nativa e di costituire delle comunità che conservino lo specifico del loro modo di vivere la fede. Si riconosce quindi l’importanza di tutelare l’identità etnica, culturale,
linguistica e rituale del migrante per sostenerlo spiritualmente nel suo progetto migratorio.
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2. Nello stesso tempo l’Erga migrantes chiede che l’assistenza spirituale non si chiuda in una “pastorale mono-etnica”, che rischia di condurre a un “ghetto culturale”, ma progressivamente si apra a un progetto di integrazione, attraverso il dialogo e
la collaborazione. Tale cammino permetterà di superare chiusure dall’una e dall’altra parte, come pure la paura o la tentazione di assimilare i migranti nella cultura locale.
La pastorale dei migranti è un servizio che parte dall’accoglienza,
ma che deve poi seguire la compresenza di culture, credenze ed
espressioni religiose diverse perché “l’avvenire della nostra società
poggia sull’incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze” (Benedetto XVI,
Discorso all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, 28 maggio 2010).
Tenendo presenti tali indicazioni, offriamo qui di seguito alcuni
suggerimenti per un percorso di accoglienza ampio di ogni immigrato e poi, più specificamente, per quanti condividono con noi
la fede battesimale.
Suggerimenti pastorali per far crescere
l’accoglienza nelle nostre comunità.
• I l primo è educare al dialogo e alla relazione, affinché chi
viene a lavorare e realizzare la sua vita nei nostri paesi non rimanga isolato. Sappiamo che questo è fondamentale per ogni
aspetto della vita e così è anche nei confronti dell’immigrato.
L’incontro e solo l’incontro può aiutarci a crescere assieme.
• L
a lingua è strumento indispensabile per comunicare: favorire allora la partecipazione degli immigrati ai corsi di italiano
offerti gratuitamente nei CTP (Centri Territoriali Permanenti per l’Educazione degli adulti) presso le scuole pubbliche del
paese o del quartiere. In caso di impossibilità ad accedervi per
varie ragioni, dalla mancanza del permesso di soggiorno alla
condizione di casalinga che difficilmente permette di frequen7
tare i corsi negli orari proposti dalla scuola, ci si può attivare con insegnanti volontari nell’ambito di iniziative extrascolastiche senza scopo di lucro, “a fini esclusivamente umanitari”. Per i ragazzi può essere anche di grande aiuto un’opportunità di doposcuola finalizzata alla padronanza della cosiddetta
“lingua dello studio” (un grande e prezioso servizio in questo
ambito è realizzato dal Cestim con cui si possono concordare a
questo proposito varie forme di collaborazione).
• Creare
occasioni di incontro coinvolgendo anche le associazioni degli immigrati. Da questo punto di vista le feste sono
momenti privilegiati per conoscere aspetti dell’altro che ci aiutino ad uscire dai nostri stereotipi e paure. In alcune parrocchie si sono create delle occasioni specifiche sfruttando delle
giornate significative come il giorno dell’Epifania o la Giornata Mondiale delle Migrazioni. In alcune parrocchie o zone
si sono realizzate delle feste dei popoli locali.
• P
romuovere relazioni di buon vicinato e quando si creano
delle tensioni chiedere la collaborazione di mediatori culturali. Ci stiamo accorgendo che a volte le difficoltà di incontro riguardano piccole cose, che non risolte, diventano molto negative fino a pregiudicare ogni sforzo di integrazione.
• S
ollecitare l’intervento delle istituzioni pubbliche, per le loro
specifiche competenze, a promuovere politiche sociali e culturali attente a queste presenze. La comunità cristiana non è
in grado di realizzare da sola cammini di integrazione che richiedono invece l’interazione continua e sinergie convinte tra
pubblico, privato-sociale e volontariato.
Immigrati cristiani cattolici e parrocchie
Tra gli immigrati abbiamo anche un gruppo significativo di cattolici con cui vogliamo arrivare a costruire veramente un’ unica
comunità, come la celebrazione dell’Eucarestia ci fa sperimentare. Per arrivare a questo traguardo offriamo alcune indicazioni:
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• P
er favorire l’accompagnamento e l’inserimento nella Chiesa locale di questi fratelli e sorelle da una decina di anni la
Diocesi ha attivato il Centro di pastorale degli immigrati. Il
Centro segue la formazione e la crescita di alcune comunità di
immigrati cattolici e promuove iniziative di sensibilizzazione
per crescere nella comunione.
• I l nostro Vescovo, nel tema pastorale 2010 – 2011, “La corresponsabilità ministeriale a servizio della comunione” ci ha suggerito di individuare nelle nostre comunità persone per il servizio di “accompagnatore dei cattolici stranieri”. A pagina
27 così si legge: «In alcune realtà della città e della provincia la
presenza di cattolici non italiani è diventata quantitativamente significativa: i ragazzi frequentano le scuole cattoliche o partecipano al catechismo parrocchiale, famiglie intere sono presenti all’eucarestia domenicale e ad altri momenti di vita parrocchiale. La convinzione di essere “uno in Cristo” (Gal 3,38) oltre a farci vivere la
comunione fraterna domanda che qualcuno si prenda a cuore la loro
accoglienza nella comunità, affinché non si sentano estranei alla liturgia e al cammino pastorale: ‘voi non siete più stranieri né ospiti,
ma concittadini dei santi e familiari di Dio’ (Ef 2,19). Compete a
questa nuova figura ministeriale tenere i collegamenti con le famiglie, curare l’inserimento nella comunità, progettare particolari attenzioni nella liturgia festiva».
• A
ttenzione nei percorsi catechistici dell’iniziazione cristiana ai bambini provenienti da famiglie di immigrati. Sappiamo
che i percorsi catechistici possono essere momenti di crescita di
tutta la famiglia e questo può valere molto anche per gli immigrati per favorire il loro incontro con la comunità parrocchiale.
• Catecumenato degli adulti. Non è raro ci siano immigrati
che chiedono di essere battezzati. In questo caso ricordiamo
che in Diocesi c’è una Commissione incaricata di questi cammini affinché siano armonici e realmente di iniziazione alla
fede. Il Centro di pastorale immigrati, là dove ci siano problemi di lingua, può aiutare con dei cammini in lingua o dando
indicazioni a chi rivolgersi.
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• V
alorizzare la collaborazione dei sacerdoti provenienti dai
paesi di origine degli immigrati operanti nella nostra diocesi (vedi comunità cattoliche degli immigrati a pagina 23). Essi
possono aiutare a favorire l’incontro e, se necessario, a facilitare
il discernimento in certe situazioni (vedi richiesta di sacramenti senza avere una chiara appartenenza alla Chiesa cattolica).
• I nvitare i nuovi fedeli ad entrare nelle varie attività parrocchiali: catechesi, azione caritativa, tempo libero, cori, organi rappresentativi come il Consiglio Pastorale. Consideriamo
che questi fratelli e sorelle a volte nulla conoscono delle nostre
parrocchie perché la vita ecclesiale nel loro paese è organizzata
in modo diverso. Se poi si aggiunge la difficoltà della lingua,
comprendiamo che difficilmente potranno avvicinarsi alla
parrocchia e alla sue attività senza un invito esplicito e caldo.
• L
à dove il numero e la difficoltà della lingua lo consigliano, favorire il sorgere di gruppi di preghiera o biblici di immigrati accompagnati da un animatore; anche a livello di zona o vicariale. Per la preparazione degli animatori il Centro di pastorale degli immigrati si rende disponibile alla loro formazione
coinvolgendo i cappellani.
Il Centro pastorale immigrati
Attività
Il Centro promuove attività pastorali mirate a:
- f avorire l’integrazione e l’inserimento degli immigrati cattolici nella comunità diocesana;
- a ssicurare l’assistenza religiosa ai migranti cattolici; con la collaborazione di Cappellani etnici;
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- s uscitare nelle comunità cristiane atteggiamenti e gesti di reciproco riconoscimento e di fraterna accoglienza;
- s timolare nella stessa comunità civile la comprensione e la valorizzazione delle diverse identità in un clima di pacifica convivenza.
Per iniziativa del Centro si organizzano annualmente alcuni
eventi ormai diventati una scadenza attesa: l’Epifania dei Popoli (6 gennaio), la Giornata Nazionale dell’Immigrazione (seconda
domenica di gennaio), la Festa dei Popoli (Domenica di Pentecoste), la Festa degli immigrati cattolici (ultima domenica di settembre, con raduno delle diverse comunità per una celebrazione
liturgica unitaria, cui segue un momento di convivialità con piatti “etnici”).
Al Centro si svolgono con l’aiuto di volontari anche: corsi di lingua italiana per gli immigrati che non possono frequentare quelli offerti dalla scuola pubblica, un doposcuola quotidiano in collaborazione con il CESTIM per bambini figli di immigrati residenti nel quartiere di San Bernardino, attività di sportello informativo dell’Api-colf per collaboratrici domestiche e badanti.
Segreteria da lunedì a venerdì dalle 8.00 alle 12.00
(pomeriggio su appuntamento)
Indirizzo
Str.ne A. Provolo, 27
Città
Verona - 37123
Telefono
045 8004247
Fax
045 8004247
E-mail
[email protected] (segreteria)
[email protected] (direttore)
Responsabile del Centro Mirandola don Giuseppe
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Il cammino ecumenico con gli immigrati cristiani
«Per mezzo del sacramento del battesimo una persona è veramente incorporata a Cristo e alla sua Chiesa, e viene rigenerata per
partecipare alla vita divina. Il battesimo costituisce quindi il vincolo sacramentale dell’unità che esiste tra tutti quelli che, per suo
mezzo, sono rinati» (Dir. Ecumenico 92). Molti immigrati sono
cresciuti nella fede cristiana ma in confessioni diverse da quella
cattolica; ad essi siamo uniti per la medesima appartenenza alla
Chiesa di Cristo, la medesima fede, la medesima Parola, la medesima speranza, la stessa carità. Con essi possiamo condividere
molte risorse spirituali, in primo luogo la preghiera e l’obbedienza alla volontà di Cristo: “che tutti siano uno”. Per un cammino ecumenico comune e per i problemi pastorali connessi alle relazioni interconfessionali (matrimoni e coppie interconfessionali, iniziazione cristiana dei loro figli, condivisione di risorse spirituali…) da diversi anni nella nostra Diocesi sono attivi l’Ufficio
“Ecumenismo e dialogo” e la Commissione Ecumenica Diocesana, che con varie iniziative portano avanti percorsi di comunione, di accoglienza e di reciproca collaborazione. In particolare, la
Chiesa Cattolica Romana veronese è presente con i suoi rappresentanti nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Verona, organismo di collaborazione pastorale, di conoscenza delle diverse appartenenze confessionali presenti sul territorio veronese e di dialogo ecumenico.
Può accadere talvolta che gruppi di cristiani non cattolici chiedano accoglienza presso locali o strutture parrocchiali per riunioni
di catechesi o di preghiera. È bene in questi casi contattare l’Ufficio “Ecumenismo e dialogo”, ma in ogni caso valgono in linea
generale le seguenti indicazioni (cfr. Direttorio ecumenico nn. 137138 e Vademecum per la pastorale delle parrocchie cattoliche verso gli
orientali non cattolici nn. 68-72):
- la concessione è fatta dal Vescovo diocesano
- nel caso di edifici sacri, scegliere preferibilmente quelli non in uso
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- la durata della concessione non sia mai superiore ai 19 anni;
è consigliabile tuttavia optare per tempi brevi - ad esempio un
triennio - in modo da poter gestire adeguatamente ospitalità che
dovessero poi, per diversi motivi, rivelarsi inaspettatamente problematiche.
- quanto alla forma del contratto, si opti per il comodato gratuito temporaneo, specificando dettagliatamente i tempi e i modi
d’uso, chi sostiene le spese ordinarie (energia elettrica, riscaldamento, pulizie, ecc…), i momenti eventualmente riservati alla comunità cattolica (tipo la festa del santo patrono della chiesa).
- quanto ai criteri per la concessione di edifici sacri o di luoghi per
attività di culto o formative, il Direttorio ne individua due: lo stato di necessità della comunità richiedente e lo stato delle relazioni ecumeniche, che devono essere buone (Dir 137-138). Il Consiglio delle Chiese Cristiane di Verona, dal canto suo, ha individuato tre condizioni per la concessione di ospitalità:
- aggancio istituzionale: non si accettino gruppi autoreferenziantesi, ma solo quelli di cui si possano verificare le
coordinate istituzionali. Per gli orientali andranno verificate: canonicità, indicazione dell’eparchia e del Vescovo da cui il gruppo dipende e identità del sacerdote. Per
i gruppi di matrice protestante la questione è molto più
complessa, dato il variegato panorama delle Chiese e dei
gruppi cosiddetti evangelicali: in tal caso un confronto
con l’Ufficio ecumenico (e per suo tramite con il Consiglio delle Chiese Cristiane) può aiutare nell’identificazione della matrice ecclesiologica di appartenenza e quindi sull’opportunità o meno di procedere alla concessione
di ospitalità. Con questi gruppi si potrebbero anche instaurare delle “relazioni istituzionalizzanti”, ossia rapporti che spingano tali gruppi a darsi una struttura istituzionale, come potrebbero essere - per esempio - periodici e
puntuali incontri tra il Consiglio pastorale parrocchiale
della Parrocchia ospitante e il Consiglio di chiesa o il Direttivo del gruppo ospitato.
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- continuità: alcuni gruppi – specialmente nell’area evangelicale – hanno vita breve, o sono nati da poco, magari su
iniziativa di un pastore intraprendente. L’ospitalità sia offerta a quei gruppi che dimostrano continuità nel tempo e
stabilità nei ritmi di vita, delle attività pastorali e di culto.
- disponibilità alle relazioni ecumeniche: l’offerta di un luogo di culto o per la formazione non corrisponde alla pura e
semplice concessione dell’affitto di un locale. È invece un
gesto di fraternità e di carità tra comunità cristiane, occasione di scambio e opportunità quanto mai favorevole per
il sorgere di relazioni ecumeniche di conoscenza e di collaborazione. L’ospitalità sia data, perciò, a gruppi ben disposti a coinvolgersi in un cammino di fraternità.
L’Ufficio “Ecumenismo e dialogo”, infine, si fa attento anche alle
problematiche relative all’immigrazione di persone non cristiane: da molti anni è impegnato in rapporti di cordiale collaborazione con il Consiglio Islamico della locale comunità musulmana affiliata all’UCOII. L’Ufficio offre aiuto per le questioni relative ai matrimoni misti e all’iniziazione cristiana di persone che
ne facciano spontaneamente richiesta. Assieme al Consiglio delle Chiese cristiane di Verona, collabora con le religioni non cristiane sui grandi temi della giustizia, della pace, della salvaguardia del creato.
UFFICIO ECUMENISMO E DIALOGO
Direttore
Collaboratore
Telefono
E-mail
don Diego Righetti
diacono Giovanni Parise
045 8083758
[email protected]
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2.LA POPOLAZIONE IMMIGRATA
A VERONA (dati Istat 2010)
a cura del CESTIM (Centro Studi Immigrazione Onlus)
Numero dei residenti stranieri
101.245 è il numero dei residenti stranieri nei 98 Comuni della Provincia di Verona, ma 101.960 è più precisamente il numero
dei residenti stranieri nelle parrocchie della Diocesi, non coincidendo questa con la Provincia. Ai 101.245 della Provincia vanno
infatti sottratti i 7.684 residenti stranieri di S. Bonifacio e di altri 7 Comuni limitrofi le cui parrocchie appartengono alla Diocesi di Vicenza e vanno aggiunti invece 8.399 residenti stranieri di Desenzano e altri 9 Comuni del Bresciano le cui parrocchie
appartengono alla Diocesi di Verona.
Percentuale sul totale della popolazione
Stando ai dati riguardanti i 98 Comuni della Provincia di Verona,
il peso percentuale dei residenti stranieri sul totale della popolazione residente (italiani+stranieri) è in media dell’11,07%, ma varia evidentemente da Comune a Comune in relazione alle possibilità di lavoro e/o di abitazione che l’immigrato ha trovato per
sé e per la propria famiglia sul territorio. Nel Comune di Verona, che da solo registra la presenza di 35.263 stranieri, siamo al
13,33%. della popolazione residente. Negli altri Comuni con più
di 1.000 residenti stranieri si supera il 14% a Monteforte, Nogara
e Oppeano, il 13% a Caldiero e Valeggio, il 12% a Cologna Veneta e Castelnuovo. Ma si va sotto l’8% a Cerea, Pescantina, Negrar. E a Legnago, con 1.714 residenti stranieri, si è al 6,71%.
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Paesi di provenienza
I Paesi di provenienza e di cui si è mantenuta la cittadinanza sono
153. Ma quelli rappresentati da più di 1.000 residenti sono 19 e costituiscono da soli l’87,40% della popolazione straniera. Fra questi
li distacca tutti la Romania con 24.750 residenti. Segue a distanza
il Marocco con 15.203. Poi vengono nell’ordine: Sri Lanka 7.558,
Albania 6.379, Moldova 5.591, India 3.968, Ghana 3.672, Nigeria 3.320, Cina 3.085, Brasile 2.692, Tunisia 1.953, Serbia e Montenegro 1.701, Macedonia 1.450, Polonia 1.416, Senegal 1.249,
Bosnia 1.197, Germania 1.137, Ucraina 1.112, Croazia 1.053.
Stima ipotetica delle appartenenze religiose
30.718 residenti stranieri sono cittadini Ue. Altri 19.623 sono cittadini extra-Ue dell’Europa dell’Est. Insieme fanno il 50% degli
immigrati in Provincia di Verona. Provengono tutti da paesi con
una lunga storia di “civiltà cristiana”, per cui è presumibile – se
interessati alla professione della loro fede - facciano riferimento
qui alla Chiesa Cattolica, ad alcune Chiese protestanti e soprattutto alle Chiese Ortodosse (rumena, russa, ucraina). E con loro
altri 5.000 latino-americani e almeno altrettanti africani e asiatici. La stragrande maggioranza degli immigrati presenti a Verona, dunque più del 60%, non viene da paesi di religione e cultura
islamica. Gli immigrati provenienti da questi paesi sono fra i 30
e i 40.000, ossia complessivamente intorno a un terzo circa della
popolazione immigrata.
Nuclei familiari con minori
I nuclei familiari rilevati dalle anagrafi (famiglie con capofamiglia straniero) sono 36.895, con un’ampiezza quindi media di 2,7
membri per famiglia. Considerato che i minorenni sono 23.713,
non sembra al momento di trovarsi di fronte a famiglie partico16
larmente numerose. D’altra parte si tratta di famiglie in cui gli
adulti sono relativamente giovani e molte coppie sono qui senza
figli. Comunque il numero di minorenni, di cui 2.165 nati in Provincia di Verona nel corso del solo 2009, è significativo dell’avanzare di una seconda generazione fatta di bambini e ragazzi che
già troviamo negli asili nido e nella scuola materna ogni anno in
proporzione sempre maggiore. E così alle elementari, alle medie
e alle superiori. Non pochi ormai sono anche i giovani stranieri,
immigrati di seconda generazione adesso maggiorenni, che frequentano l’università.
Redditi da lavoro regolare e irregolare
Un indicatore importante di redditi da lavoro regolare è la posizione Inail aperta per contratti denunciati e ancora in corso. A
fine 2009 risultano essere in Provincia di Verona più di 76.000.
Questo significa che tutti o quasi i residenti stranieri adulti (e,
in quanto residenti registrati in anagrafe, con permesso di soggiorno in regola) percepiscono almeno parte del proprio reddito da un lavoro regolare, anche se è presumibile che, come altre
fasce deboli italiane del mercato del lavoro, si debbano pure loro
adattare in non poche circostanze a prestazioni lavorative irregolari imposte dalla cosiddetta economia sommersa. Da questa
purtroppo derivano totalmente il loro reddito da lavoro quanti
sono invece presenti sul territorio senza permesso di soggiorno
e che possiamo censire solo in occasione di sanatorie o di decreti flussi che mascherano delle sanatorie. Si tratta dei cosiddetti “clandestini”, in gran parte colf e badanti, ma anche manovali nell’edilizia, operai in fabbriche e laboratori al limite della legalità, braccianti in agricoltura. Si può presumere che oggi, nel
caso venisse offerta ancora la possibilità di uscire dalla clandestinità con l’ennesima sanatoria vera o mascherata, i clandestini in emersione potrebbero essere a Verona alcune migliaia, intorno al 10% degli attuali stranieri adulti con regolare permesso di soggiorno.
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Processi positivi di integrazione in atto
A metà degli anni ’80, quando ci fu la prima legge di sanatoria
(L 943/1986), si era di fronte ad una presenza di immigrati stranieri che non arrivava in Provincia di Verona a 5.000 unità. Nel
2010 ci risulta 20 volte superiore. Con quale grado di integrazione tra vecchi e nuovi cittadini è difficile stabilirlo. Se si guarda
senza pregiudizio alle analisi e agli studi prodotti da molti sociologi ed economisti di prestigiosi istituti di ricerca, si è ben lontani
da quella rappresentazione in gran parte negativa che sembrano
offrire i mass-media e le prese di posizione, talvolta palesemente razziste e xenofobe, di tanti esponenti del mondo politico. Per
rendersene conto basta fare riferimento ai Rapporti annuali di
Caritas/Migrantes dove con abbondanza di dati e di argomenti si
smontano criticamente tanti luoghi comuni privi di fondamento.
Gli indicatori che si è dentro processi positivi di integrazione in
atto sono molti. A livello nazionale, regionale e anche locale. Saperli cogliere e apprezzare può aiutare a liberarsi da tante paure
irrazionali e a impegnarsi di più nel promuovere politiche sociali
e azioni di volontariato che li possono moltiplicare.
CESTIM CENTRO STUDI IMMIGRAZIONE ONLUS
Indirizzo
Via Cavallotti, 10
Città
Verona - 37124
Telefono
045 8011032
Fax
045 8035075
E-mail
[email protected]
Sito
www.cestim.it
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3.ALCUNI CONSIGLI PRATICI
a cura della Caritas Diocesana e della Rete Citt.imm
L’
esperienza maturata nei servizi dedicati all’immigrazione ha
permesso di rilevare che spesso le problematicità specifiche
dei cittadini immigrati comunitari e non comunitari sono riconducibili a difficoltà di base legate alle competenze linguistiche e/o
alla difficoltà di gestione delle pratiche burocratiche che riguardano l’ingresso e la permanenza regolare in Italia.
Attraverso l’accoglienza/ascolto è possibile promuovere l’autonomia e l’acquisizione di competenze e conoscenze favorendo l’accesso all’informazione corretta per consentire agli stessi cittadini
immigrati di gestire in modo più autonomo e meno problematico
il loro ingresso e la loro permanenza regolare in Italia.
A tale scopo possono essere elaborati materiali informativi quali opuscoli e guide che, pur non pretendendo di trattare in modo
esaustivo gli argomenti legati all’immigrazione, caratterizzati oltre che da complessità anche da continui aggiornamenti, possono
comunque offrire un approfondimento informativo, con particolare riferimento al territorio veronese, che permetta di orientarsi
e quindi accostarsi con maggior consapevolezza alle pratiche che
riguardano il mondo dell’immigrazione.
È necessario inoltre ricordare che la normativa relativa all’immigrazione è in continuo cambiamento, sia per le modifiche apportate alle leggi promulgate dallo Stato Italiano, sia per il recepimento di normative Europee. Inoltre la stessa normativa, in alcuni casi, consente interpretazioni diverse da parte di chi la deve
applicare, con la conseguenza di diverse procedure nei diversi territori. Rimane comunque inevitabile e imprescindibile la necessità di fare innanzitutto riferimento alle norme nazionali ed europee relative all’immigrazione per orientarsi.
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Detto ciò, cercheremo di fare ora una panoramica sintetica rispetto ad alcune informazioni essenziali che riguardano il mondo dell’immigrazione che potranno eventualmente essere approfondite anche attraverso le guide elaborate dalla Caritas Diocesana Veronese – Rete Citt.Imm Cittadini Immigrati, cioè le guide
“Verona e immigrazione: guida informativa per i cittadini” e “Verona e immigrazione: guida per operatori del sociale”.
Si ritiene innanzitutto necessario condividere un linguaggio comune al fine di chiarire il significato di alcuni termini legati
all’immigrazione per uniformarne l’utilizzo, favorire la comprensione sia dei testi normativi che delle informazioni di seguito riportate e facilitare la comunicazione su questi argomenti.
Per legge italiana:
Apolidi: sono coloro che sono privi di cittadinanza, quelle persone cioè che nessuno Stato, secondo la sua propria normativa, considera suoi cittadini.
Stranieri: sono i cittadini con nazionalità di uno Stato non comunitario. I termini straniero, non comunitario e extracomunitario per la legge italiana sono equivalenti. (Da notare come invece nell’uso comune, nonché da molti media e dagli enti istituzionali, il termine straniero venga utilizzato con significati diversi. Ad esempio in genere negli articoli di giornale il termine
stranieri viene utilizzato per indicare sia gli immigrati comunitari che i non comunitari, così anche dalle anagrafi dei Comuni. Se
ad un’anagrafe chiediamo il totale dei cittadini stranieri residenti
ci verrà infatti fornito il totale dei cittadini comunitari e non comunitari che risultano appunto residenti in quel comune. È importante essere consapevoli di ciò in particolare se i dati verranno poi utilizzati per elaborare progettualità o considerazioni relative ai cittadini immigrati dato che i riferimenti normativi che riguardano i cittadini comunitari e i loro familiari e i cittadini non
comunitari sono diversi).
Comunitari: sono tutti i cittadini con nazionalità di uno degli
Stati membri della Comunità Europea.
Non comunitari: sono tutti i cittadini con nazionalità di uno de20
gli Stati che non fanno parte della Comunità Europea.
Irregolari: sono definiti irregolari gli immigrati che hanno perduto i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale di cui erano però in possesso all’ingresso in Italia.
Clandestini: sono definiti clandestini i cittadini immigrati entrati in Italia senza regolare visto di ingresso, qualora previsto.
Per quanto riguarda le leggi sull’immigrazione risulta essenziale
sapere che la normativa di riferimento per quanto riguarda i cittadini comunitari e i loro familiari comunitari e non comunitari
(Decreto Legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 in vigore dall’11 aprile 2007 e successive modifiche) è diversa dalla normativa di riferimento per i cittadini non comunitari (Decreto Legislativo n.
286/1998 e successive modifiche).
Oltre ovviamente alla conoscenza della lingua italiana e delle informazioni utili per poter esercitare i propri diritti e doveri vi
sono poi alcune strategie che possono essere attivate per favorire
quanto più possibile una gestione corretta e autonoma della propria situazione da parte dei cittadini immigrati comunitari e non
comunitari, quali ad esempio:
• R
icordare agli utenti di fare sempre copia dei documenti che
si presentano per le diverse istanze e di richiedere copia dei
documenti che eventualmente si sottoscrivono direttamente
presso i singoli uffici.
• N
el caso in cui il cittadino immigrato comunitario o non comunitario regolarmente soggiornante si trovi in stato di disoccupazione è opportuno che provveda ad iscriversi alle liste di
collocamento del Centro per l’Impiego di riferimento rispetto
al comune in cui risiede o è domiciliato. Tale iscrizione oltre
ad essere un’opportunità in più rispetto alla ricerca del lavoro diventa poi requisito necessario nel caso l’interessato debba,
durante il periodo di disoccupazione chiedere il rinnovo del titolo di soggiorno o della tessera sanitaria, nei casi ovviamente
previsti dalla normativa vigente.
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• S
crivere lettera di descrizione del caso a nome dell’interessato
per favorire la presentazione delle istanze ai diversi enti di riferimento. Nel caso in cui l’interessato si trovi in difficoltà a presentare la propria situazione all’ente di riferimento per problematiche legate alla comprensione della lingua piuttosto che ad
una difficoltà di comunicazione dovuta a condizioni non facilitanti (come ad esempio uffici con lunghe code in cui l’operatore si trova a dover gestire in tempi molto brevi situazioni magari complesse), può essere utile per l’interessato presentarsi al
suddetto ufficio con una lettera scritta a suo nome che descriva la situazione e le relative richieste in modo tale da facilitare
appunto la comprensione e la comunicazione con l’operatore.
Inoltre nel mettere per iscritto il caso si dà la possibilità all’utente di rielaborare la situazione e di conoscere i termini in italiano utili per spiegarsi. È quindi sempre opportuno rileggere con
l’interessato la lettera predisposta e verificare che abbia correttamente compreso il contenuto che dovrà poi sottoscrivere.
• F
ornire riferimenti normativi e copia cartacea della relativa
documentazione o riferimenti siti web dove reperire informazioni corrette. Spesso le informazioni sono disponibili anche
tradotte. In questi casi fornire sempre all’interessato anche la
versione in italiano oltre eventualmente al testo tradotto affinché la lettura possa diventare occasione di apprendimento della lingua o quanto meno di acquisizione di alcuni termini utili.
Per maggiori informazioni richiedere gratuitamente la pubblicazione
“Verona e Immigrazione: guida informativa per i cittadini” a:
CARITAS DIOCESANA VERONESE
COORDINAMENTO RETE CITT.IMM
Lungadige Matteotti n. 8 - 37126 Verona
Telefono 045 8302649
Fax
045.8302787
E-mail [email protected]
oppure [email protected]
Siti
www.caritas.vr.it - www.cittimm.it
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4.LE COMUNITÀ DEGLI IMMIGRATI CATTOLICI
Comunità africana anglofona
Comunità Rumena romano-cattolica
Parrocchia S. Giacomo,
Via Lussino, 2 – Verona
Eucaristia: ogni domenica, ore 12.00
c/o Parrocchia di San Pio X - Verona
Eucaristia: ogni domenica del mese,
ore 11.30
Chiesa di S. Maria Maggiore
Bussolengo (VR)
Eucaristia: ogni domenica, ore 12.30
Chiesa S. Micheletto – Grezzana (VR)
Eucaristia: prima domenica del mese,
ore 9.00
Comunità africana francofona
Chiesa Madonna del Carmine
Caldiero (VR)
Eucaristia: penultima domenica
del mese, ore 9.00
c/o Parrocchia del Beato Carlo Steeb
Verona
Eucaristia: terza domenica del mese,
ore 11.00
Comunità Brasiliana
Chiesa S. Zeno in Monte - Verona
Eucaristia: quarto sabato del mese,
ore 19.30
Chiesa Beato Andrea - Pescheria (VR)
Eucaristia: seconda domenica
del mese, ore 17.00
Comunità Latino-americana
di lingua spagnola
Chiesa S. Zeno in Monte - Verona
Eucaristia: secondo sabato del mese,
ore 19.00
Comunità Filippina
Chiesa Madonna di Campagna (VR)
Eucaristia: prima e terza domenica
del mese, ore 12.00
Comunità Srilankese
c/o Chiesa Sacra Famiglia - Verona
Eucaristia: ogni domenica ore 12.00
Comunità Rumena greco-cattolica
Rettoria S. Giovanni in Foro,
Via Portoni Borsari – Verona
Eucaristia: ogni domenica del mese,
ore 10.00
Comunità Ucraina greco-cattolica
S. Bernardino
Eucaristia: ultima domenica del mese,
ore 14.00
San Giuseppe Lavoratore
Desenzano (VR)
Eucaristia: prima domenica del mese,
ore 15.00
Comunità polacca
Salesiani, Stradone Provolo
Eucarestia: prima domenica del mese,
ore 15,00
Per ulteriori informazioni sulla
vita delle comunità o per contattare i cappellani responsabili telefonare al Centro di pastorale negli orari indicati.
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A cura del Centro di Pastorale Immigrati
In collaborazione con Caritas Diocesana, Rete Citt.imm e Cestim
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Nella chiesa di Verona nessuno è straniero