Lisdha news Trimestrale di informazione sul mondo dell’handicap e della solidarietà Le novità della Finanziaria Informatica per tutti Nuovi importi per assegni e pensioni Anno XV n. 56 Anno XVI musica che guarisce gennaio 2008 Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: “Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/04 n. 46) art. 1, comma 2, DCB (VARESE)” - “Taxe perçue” In caso di mancato recapito si prega di rispedire alla redazione: 21100 Varese - Via Luini, 5 - che si impegna a pagare la relativa tassa SOMMARIO 4 14 20 Detto fra noi 25 Mobilità Diventiamo gocce di pace Un prontuario per gli ausili All’ospedale non si è pensato ai disabili Contributi antibarriere 3 Tra le righe Fuga dal matrimonio 24 25 25 4 Assistenza L’Avvocato risponde Separazione e disabilità Congedi biennali retribuiti ai coniugi 26 Assegni e pensioni: importi e limiti per il 2008 27 6 L’Esperto risponde Segnalazioni Adattare l’ascensore Agevolazioni telefoniche Raccolta di firme a livello europeo Un tratto di strada insieme Reddito e assistenza domiciliare 8 Spazio aperto Ricovero sempre più caro 9 Attualità Finanziaria Due badanti al posto di una Musica che guarisce L’informatica per tutti Libri Visitate il nostro SITO INTERNET La malattia vissuta da tre medici Dall’altra parte Un aiuto all’integrazione Nuova edizione per “non più soli” 10 11 12 16 Esperienze Al servizio dei malati 20 LISDHA NEWS Direttore Editoriale Fabrizio Chianelli Abbiamo creato per voi un sito “accessibile” Direttore Responsabile Marcella Codini 2 - LISDHA NEWS 30 30 30 La vita da dentro www.lisdhanews.it Abbiamo voluto realizzare un sito Web accessibile a persone affette da disabilità, e ciò indipendentemente dal tipo di strumento di navigazione utilizzato (ad esempio browser grafici, browser vocali, cellulari, navigatori per automobile ecc.) e dalle limitazioni cui ci si trovi costretti (ad es. un ambiente rumoroso, sovra o sotto-illuminato, o circostanze che impongano di non utilizzare le mani ecc.). Nel sito si aiutano inoltre le persone a reperire più velocemente informazioni nel Web, indicando le modalità per un corretto uso dei contenuti multimediali, onde renderli accessibili ad una più vasta utenza. 28 29 29 29 Hanno collaborato a questo numero Chiara Ambrosioni Laura Belloni Bruno Biasci Ennio Codini Carlo Alberto Coletto Maria Cristina Gallicchio Emanuela Giuliani Giuseppe Giuliani Cecilia Nono Redazione e amministrazione via Luini 5 - 21100 Varese tel. 0332/499854, La tenerezza 31 Anno XVI - Numero 56 - Gennaio 2008 0332/225543; 348/3679493 fax 0332/499854 email:[email protected] www.lisdhanews.it. Il sito internet è offerto da Weblink Servizi Telematici, vicolo San Michele 2/a, Varese. Grafica e impaginazione Emmevi Grafica (VA) Stampa Litografia Stephan Germignaga (VA) Controlla sull’etichetta la scadenza del tuo abbonamento ABBONAMENTI Per ricevere Lisdha News occorre versare un contributo minimo annuo di 15 euro sul ccp n. 13647250 intestato a Lisdha News, via Luini 5, 21100 Varese. L'abbonamento può essere fatto in qualunque periodo dell’anno. In ottemperanza alla Legge 675/96 La informiamo che il Suo nominativo compare nella banca dati dell'Associazione Il Girasole, editore di "Lisdha news" e viene utilizzato per l'invio del periodico e di eventuale altro materiale informativo. Ai sensi dell'art. 13 l. 675/96 potrà, in ogni momento, avere accesso ai dati, chiederne la modifica o la cancellazione scrivendo a: Il Girasole, via Luini 5, 21100 Varese. Autorizzazione Tribunale di Varese n. 624 del 19/2/1992 N. 56 - GENNAIO 2008 DETTO FRA NOI di Laura Belloni Stefano Giuliani DIVENTIAMO GOCCE DI PACE In un oceano di guerra quotidiana, tutti devono vedere il nostro sorriso. U n pugno cala violentemente sul terminale del bancomat. E’ buio ed Oly si allontana veloce, rinunciando al prelievo. Sono da poco trascorse le feste ed abbiamo fatto memoria della nascita di Gesù, il Principe della Pace, ma c’è tensione nell’aria. La gente è preoccupata, incattivita. I volti degli automobilisti induriti, quasi pronti ad attaccare un nemico invisibile e i ragazzi sfrecciano tra noi, dando rabbiosamente gas ai motori delle loro moto, accompagnati dagli improperi, compreso il mio, dei passanti assordati. Che cosa ci riserverà il nuovo anno e che cosa possiamo fare noi? Credo che non tutto sia perduto, perché ho sperimentato come sia sufficiente rispondere con un grazie o un per favore, per spiazzare l’interlocutore, addolcendolo. Due santi del nostro tempo, che in maniera diversa hanno dato la loro vita per la causa della pace, possono aiutarci. Madre Teresa di Calcutta, infatti, sostiene che “quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse, quella goccia all’oceano mancherebbe. Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa.” N. 56 - GENNAIO 2008 E don Andrea Santoro, martire in Turchia, ucciso da un giovane fanatico il 5 febbraio 2006, meditando il passo evangelico in cui si racconta dell’Angelo che porta l’Annuncio dell’Incarnazione a Maria, invita i lettori delle sue lettere ad essere loro stessi angeli del Signore, “per permettere a molti di essere come Maria, portatrice di Gesù, per deporlo in grembo a qualcuno.” Diventare gocce di pace in un oceano di guerra, non solo quella dove scorre sangue, ma soprattutto in quella quotidiana, subdola che fa scorrere lacrime dentro di noi. E’ questa la mostra missione per il 2008. Compito arduo, forse impossibile. Certamente. Ne era consapevole anche don Andrea, che infatti aggiungeva: ” Non è facile fare l’angelo soprattutto quando si è un povero diavolo.” Penso, tuttavia, che potremmo farcela. Se mi impegno io che sono un po’ pirotecnica nelle mie esplosioni, sicuramente potrete farcela anche voi. Buon anno a tutti! AVVISO FIOCCO AZZURRO IN REDAZIONE Il 7 novembre scorso è nato Francesco, figlio della nostra collaboratrice Chiara Ambrosioni. Tanti carissimi auguri a Francesco e ai suoi genitori da parte di tutta la redazione. Alcuni abbonati ci segnalano la ritardata o addirittura la mancata consegna di alcuni numeri del Lisdha news (che esce, lo ricordiamo, nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre). Tali disguidi sono quasi sempre addebitabili al servizio postale. In caso di mancata consegna vi preghiamo di contattarci ai n. 0332/499854, 0332/225543, 348/3679493 o inviarci una e-mail all’indirizzo: [email protected] Provvederemo immediatamente ad un nuovo invio della rivista. LISDHA NEWS - 3 TRA LE RIGHE di Ennio Codini FUGA DAL MATRIMONIO Sposarsi e vivere insieme per tutta la vita sta diventando esperienza di pochi. Si dice che le ragioni siano economiche. Ma forse lo scenario è più complesso e chiama in causa tutti noi. Anche una volta c’erano problemi economici ma la gente si sposava lo stesso. 4 - LISDHA NEWS Il matrimonio richiede tempo e una maggiore attenzione per il futuro. G li ultimi dati sono impressionanti. Ancora poco tempo fa a Milano si celebravano circa 6500 matrimoni l’anno, oggi si arriva a mala pena a 4mila. D’altra parte sempre a Milano i divorzi sono circa 1500 l’anno. Se aggiungiamo che per vari motivi non poche separazioni, pur definitive, non sono poi seguite da divorzio, abbiamo che a Milano un matrimonio su due di fatto si chiude con una rottura. Certo, Milano non è l’Italia, ma di norma in queste cose segnala bene la tendenza. E la tendenza è chiara: sempre più persone decidono di non sposarsi e molto spesso comunque il rapporto matrimoniale si conclude con una rottura. Si può ben parlare per la società nel suo complesso di una fuga dal matrimonio. Quel tipo di rapporto di coppia “per tutta la vita” che ancora pochi anni or sono coinvolgeva quasi tutti gli adulti sta rapidamente diventando cosa per pochi. Difficile vedere in questo un dato positivo. Le rotture – dei matrimoni come delle convivenze – sono quasi sempre accompagnate da sofferenza dei partner e, se ci sono, dei figli. D’altra parte, l’idea dell’amore ‘per sempre’ resta profondamente radicata nella nostra cultura. E allora si discute dei possibili rimedi. Per quel che riguarda il calo dei matrimoni oggi va di moda una spiegazione economica: sposarsi costa – in particolare costa procurarsi un alloggio – e dunque in questi anni di difficoltà economiche… Segue di solito l’auspicio per interventi a favore delle giovani coppie: sgravi fiscali, contributi per l’acquisto della casa ecc. La spiegazione non mi convince. In questi ultimi anni la situazione economica non è migliorata ma nemmeno peggiorata. D’altra parte, se guardiamo la storia del Novecento vediamo che l’economia ha avuto fasi di crescita ma anche periodi di stasi e anche di vero e proprio declino ma la gente ha continuato a sposarsi: non c’è mai stata, nemmeno nei momenti più difficili, una fuga dal matrimonio paragonabile a quella attuale. Alcuni aggiungono: il problema è che chi si sposa vede ridursi il proprio livello di benessere per un complesso di difficoltà economiche e organizzative. Può essere vero in molti casi ma mi chiedo: non era così anche una volta? E poi: non è forse vero che il problema si pone anche per chi lascia i genitori per divenire single o convivente? E allora perché cresce il numero di chi sceglie di vivere solo o di convivere a scapito del numero dei matrimoni? N. 56 - GENNAIO 2008 Manifestazione in occasione del referendum sul divorzio in Italia. A mio parere c’è, sia per il non sposarsi che per la tendenza a ‘rompere’, una spiegazione di tipo economico, ma diversa: se guardiamo a che cosa è cambiato per la coppia tipo nel corso del Novecento e in questi ultimi anni vediamo che è costantemente cresciuto il tempo del lavoro a scapito del tempo della famiglia. Sovente i partner lavorano entrambi e a tempo pieno e sono anche pendolari. Risultato: escono di casa alle otto, se non prima, e rientrano dopo le sei di sera, non di rado dopo le sette. Considerato che bisogna anche dormire e che la televisione e oggi, sempre più spesso, la navigazione in internet, richiedono i ‘propri’ spazi, abbiamo che il tempo della relazione familiare nei giorni normali si riduce, se va bene, a un paio d’ore oltretutto segnate dalla fatica del risveglio e dalla stanchezza del fine giornata: difficile sviluppare legami forti e stabili in un simile contesto. Pesano poi fattori culturali. Il matrimonio da qualche tempo non gode di una buona immagine. Da Ibsen a Bergman la letteratura e il cinema hanno fatto a gara a raccontare la vita della coppia coniugata come ‘inferno’ e lentamente i messaggi sono divenuti un sentire diffuso. E soprattutto è avvenuta una cosa strana: il racconto del male nel matrimonio è divenuto racconto del matrimonio come male. Ogni forma di convivenza umana così come la solitudine può essere un ‘inferno’, lo sappiamo, ma a proposito del matrimonio si è diffusa l’idea che il male sia intrinseco, legato alla struttura. Ci sono stati, infine, cambiamenti più generali della nostra mentalità contrari al matrimonio. Il principale mi sembra questo: è mutato l’orizzonte temporale. Ancora pochi anni or sono era normale vivere avendo come riferimento la propria sorte nei decenni successivi se non addiN. 56 - GENNAIO 2008 Ha fatto scalpore la separazione tra il presidente francese Sarkosy e sua moglie Cecilia. rittura il futuro dei propri figli. Per non parlare del riferimento alla vita eterna. Oggi le persone – e i giovani soprattutto – sovente vivono come se avessero davanti pochi anni di vita o addirittura vivono solo per il presente. E’ chiaro che in un simile contesto il matrimonio può risultare un corpo estraneo in quanto avventura di lungo periodo. Ecco che allora la difesa del matrimonio si lega a scelte quotidiane che tra l’altro appaiono tali da migliorare più in generale la nostra vita e le prospettive future. Dobbiamo dare il giusto peso all’esigenza di recuperare spazi per la relazione con gli altri esseri umani (al di fuori delle logiche economiche); in concreto dobbiamo essere attenti a tenere sotto controllo i tempi del lavoro e dello svago solitario che nel nostro mondo tendono ad espandersi ‘in automatico’. Dobbiamo riscoprire e proporre ai nostri figli se non il riferimento alla vita eterna almeno quello all’intera presumibile durata della nostra vita terrena e in più un qualche senso di responsabilità per quelli che verranno dopo di noi. Questo appare essenziale non solo per il matrimonio ma in generale per la vita umana, perché guardare solo al presente o comunque al futuro prossimo può facilmente portare i singoli e l’umanità alla rovina. C’è poi il problema specifico dell’immagine del matrimonio. Qui siamo chiamati tutti a uno sforzo intellettuale, ossia a mettere ordine in quel guazzabuglio di idee che vanno dal sogno dell’amore eterno alla percezione dei ‘legami’ come trappola per ridisegnare e proporre alle nuove generazioni i contorni di un matrimonio che valga la pena di vivere. C’è chi pensa che a riguardo siano importanti le leggi; ma io credo che in questo momento non ci sia tanto bisogno di nuovi leggi quanto appunto di un ripensamento della vita da parte di ognuno. [email protected] A Milano fino a poco tempo fa si celebravano 6500 matrimoni l’anno, oggi si arriva a malapena a 4000. LISDHA NEWS - 5 L’AVVOCATO RISPONDE a cura dell’Avvocato Fabrizio Chianelli SEPARAZIONE E DISABILITÀ Cosa cambia se uno dei coniugi che si separa è disabile. S ono un disabile 45enne, con una figlia di 10 anni e ho in corso la separazione da mia moglie. Sia io che lei lavoriamo e abbiamo più o meno lo stesso stipendio, di circa 1300 euro; in più io prendo l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità civile. Vorrei sapere: - l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità vengono considerate come reddito ai fini dell’attribuzione dell’assegno di mantenimento per mia figlia? - se mia moglie chiedesse anche per lei un assegno di mantenimento devo corrisponderglielo? - essendo disabile al 100% con accompagnamento, ho qualche diritto da far valere, considerando il mio stato di bisogno di aiuto di una persona, non fissa, per le faccende di casa etc. ? S. C. Il mantenimento dei figli è un dovere di ogni genitore che vi deve provvedere in proporzione alle proprie sostanze, qualunque esse siano e nessuna esclusa. Sua moglie percepisce uno stipendio che la rende autosufficiente e pertanto non può pretendere alcun assegno per sé, anche tenendo conto del sostanziale equilibrio dei redditi dei due coniugi. Relativamente alla separazione non vi sono norme specifiche di tutela dei disabili ma si applicano i principi generali. Pertanto sarà opportuno offrire al giudice che 6 - LISDHA NEWS dovrà fissare l’assegno di mantenimento per la figlia tutti i dati relativi ai costi per l’assistenza necessaria per la sua disabilità in modo che ne tenga conto nella decisione. VISITE DI CONTROLLO Ho 46 anni, di professione meccanico, con 30 anni di contribuzione. Nel 2005 mi è stato riscontrato un carcinoma squamoso emilingua sx e sono stato riconosciuto invalido civile al 100% con totale e permanente inabilità lavorativa e anche affetto da handicap grave (L. 104 art. 3 c. 3). Sono stato collocato in pensione per inabilità dall’Inps e dallo stesso istituto vengo richiamato periodicamente (prima visita nel 2006, seconda nel 2007). Considerato che gli specialisti ritengono le mie patologie irreversibili e permanenti perché mi devo sottoporre a controlli di verifica da parte dell’Asl e dell’Inps? Rientro nelle patologie di cui al Dm 2/8/07? M.M. Il decreto del Ministero della Salute e dell’Economia del 2/8/2007 da lei citato, prevede un elenco di patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante. L’elenco, che viene rivisto con cadenza annuale, comprende 12 voci relative a condizioni patologiche che determinano una grave compromissione dell’autonomia personale e gravi limitazioni delle attività e della partecipazione alla vita comunitaria. Esso comprende le menomazioni o le patologie stabilizzate o ingravescenti, che abbiano dato luogo al riconoscimento dell’indennità di accompagnamento o di comunicazione. La sua patologia sembra rientrare nella settima voce: “patologia oncologica con compromissione secondaria di organi o apparati”. Pertanto se la commissione Asl le ha fornito la documentazione prevista dal decreto nessuno può richiederle ulteriori visite di controllo ma, al limite, di fornire copia della documentazione medica che però dovrà essere conservata dagli enti e mai più richiesta se già acquisita agli atti. La documentazione prevista per il suo caso è la seguente: 1) diagnosi della specifica condizione patologica causa di grave compromissione dell’autonomia personale; 2) stadiazione internazionale della specifica patologia; 3) compromissione funzionale secondaria di organi o apparati. Nel caso in cui non avesse tale documentazione deve richiederla alla Commissione Asl di competenza. CUMULO DI PENSIONI Ho 30 anni, da 15 sono invalido civile al 100%e ho maturato 7 anni di contributi. Percepisco l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità civile: potrei avere diritto alla pensione di inabilità se smettessi di lavorare? I.C. Lei può richiedere all’Inps che venga accertata l’infermità fisica o mentale tale da provocare una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro. Essendo invalido già prima di iniziare a lavorare, l’accertamento dovrà dimostrare che successivamente vi è stato un aggravamento della condizione. Peraltro lei già possiede il requisito contributivo. Infatti l’anzianità assicurativa e contributiva deve essere pari a 5 anni di assicurazione (260 contributi settimanali), dei quali almeno 3 anni (156 settimane) versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione di inabilità. AGGRAVAMENTO INVALIDITA’ Mia madre ha 66 anni con riconoscimento della L. 104 art 3 c. 1 (quindi situazione di handicap non grave) ed un’ invalidità del 70%. Mio padre ha 71 anni e anche lui per la L. 104 è considerato con situazione di handicap N. 56 - GENNAIO 2008 non grave con un’invalidità del 60%. Ora la loro situazione si è aggravata, in particolare quella di mia madre, che ha problemi alle gambe, gli si aprono delle ulcere e lei per 4/5 mesi non cammina, ha bisogno di medicazioni giornaliere, in più è gravemente in sovrappeso. Sarebbe opportuno chiedere un aggravamento e magari un’indennità di accompagnamento? A. Premesso che ogni situazione va considerata per se stessa e quindi non possono cumularsi le invalidità dei due coniugi nonostante l’evidente peggioramento della situazione, le consiglio di richiedere l’aggravamento facendosi assistere dal suo medico durante la visita in commissione o meglio da un medico legale. Comunque, tenga conto che generalmente la commissione concede l’aggravamento nel caso in cui vi siano nuovi certificati medici, soprattutto di specialisti, che evidenzino l’aggravamento stesso. INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO E MINORI Sono il papà di un bambino di 9 anni con sindrome di Down, vorrei sapere se ha diritto all’indennità di accompagnamento. L.G.P. - Bolzano Dopo la sentenza della Corte di Cassazione (n. 11525/2006) anche i bambini in tenera età hanno diritto all’ indennità di accompagnamento qualora siano impossibilitati a deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o abbiano la necessità di assistenza continua per impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita. Prima, invece, ai minorenni era concessa solo l’indennità di frequenza con necessità di dimostrare ogni anno l’effettiva frequenza di scuole o centri educativi. Comunque non è possibile per un minore percepire contemporaneamente entrambe le indennità (art. 3 L. 289/1990). Il diritto all’indennità di frequenza viene riconosciuto quando nel verbale rilasciato dalla commissione Asl è segnata la voce “Minore con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età”, mentre il diritto all’indennità di accompagnamento è dato quando è segnata la voce: “100% di inabilità lavorativa con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di com- piere gli atti quotidiani della vita”. Per quanto riguarda le persone con sindrome di Down alcune commissioni tendono a negare il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, sostenendo che esse non necessitano di assistenza per il compimento di molti atti della vita quotidiana. Invece la stessa Corte di Cassazione con la sentenza n.1268 del 21/1/2005 ha fissato dei principi che le Commissioni non potranno più ignorare disponendo che: “La capacità richiesta per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non deve parametrarsi sul numero degli elementari atti giornalieri, ma soprattutto sulle loro ricadute, nell’ambito delle quali assume rilievo non certo trascurabile l’incidenza sulla salute del malato, nonché la salvaguardia della sua “dignità” come persona (anche l’incapacità ad un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e per l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare di per sé la necessità di una effettiva assistenza giornaliera).” In definitiva le consiglio di insistere per ottenere l’indennità di accompagnamento facendosi assistere da un medico specialista. SITUAZIONE DI GRAVITÀ Mio suocero è dializzato da 13 anni e riconosciuto invalido civile al 100% con la L. 104 c.1. Recentemente ha subito l’asportazione di un rene e di un tratto di colon a causa di un tumore. Ha diritto allo stato di gravità previsto dal c. 3 della Legge? F.R. Il c. 3 dell’art. 3 della L. 104/1992 prevede che: “Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.” Se lei ritiene che suo suocero abbia bisogno di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, può fare istanza all’Asl competente per la dichiarazione di gravità. Anche in questo caso può essere utile farsi assistere da un medico specialista o da un medico legale. ASSEGNI FAMILIARI Sono disabile al 100% e percepisco la pensione di invalidità anche se lavoro in una azienda. Il mio nucleo familiare è composto da mia moglie, da me e dalla nostra figlia minorenne. Ho diritto agli assegni familiari della tabella 14 per la quale è richiesta la presenza, nel nucleo familiare, di un disabile al 100%? D.E. La Circolare Inps del 18/5/2007, n. 88 ha precisato che: “A decorrere dal 1° gennaio 2007 l’assegno per il nucleo familiare per i nuclei con due genitori o un solo genitore e almeno un figlio minore, che includono soggetti inabili, non può essere inferiore, a parità di reddito e composizione numerica, a quello corrisposto agli equivalenti nuclei che non includono soggetti inabili.” Detto questo è evidente che la disposizione riguarda anche il lavoratore disabile che percepisce la pensione di invalidità e chiede gli assegni familiari, come nel suo caso. I vostri quesiti su internet Potete trovare tutti i precedenti quesiti della rubrica “L’Avvocato risponde” suddivisi per materie sul nostro sito internet all’indirizzo: www.lisdhanews.it rubrica “L’Avvocato risponde” è possibile inviare i propri quesiti a Lisdha news, “L’Avvocato risponde” via Luini, 5 - 21100 Varese, e-mail: [email protected] N. 56 - GENNAIO 2008 LISDHA NEWS - 7 L’ESPERTO RISPONDE a cura di Bruno Biasci ADATTARE L’ASCENSORE Ecco come si fa. H o un problema abbastanza grave: sono in carrozzina e abito al terzo piano ma non posso usare l’ascensore a causa della sua ridotta dimensione in profondità. Non posso togliere le pedane in quanto, a causa della mia disabilità, ho bisogno di mantenervi appoggiati i piedi. Per utilizzare l’ascensore sono quindi costretto ogni volta a trasferirmi dalla carrozzina a una sedia, a cui ho fatto applicare 4 rotelline, quindi entrare con aiuto nella cabina e all’arrivo uscire dall’ascensore e attendere che con un secondo viaggio l’accompagnatore mi porti la carrozzina per l’ulteriore trasferimento. C’è una soluzione? Il manutentore dell’ascensore mi dice che la cabina dell’ascensore non si può modificare. Mario Filippini Nel lontano 1994 era stata inoltrata una proposta per poter modificare i vecchi ascensori aumentando la profondità della cabina (compatibilmente con la disponibilità di spazio tra cabina e vano ascensore) in modo che una carrozzina, completa di pedane, potesse essere alloggiata nella cabina stessa. Il problema della insufficiente larghezza della porta di accesso alla cabina è più facilmente risolvibile grazie alle carrozzine che da alcuni anni sono dotate di ruote estraibili e alla più facile possibilità di modificare le porte. Sia pure con le lungaggini tipiche della burocrazia italiana, la proposta venne accettata e venne finalmente emesso un documento, pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Cnr n. 180 del 1996, di cui riportiamo qui di seguito il testo della parte esecutiva: Delibera 960709/591 - Portata della cabina Limitatamente agli ascensori già installati conformemente al D.P.R. n. 1497/63 e classificati in cat. A, al solo scopo di consentire il trasporto di disabili su sedia a ruote, si ritiene ammissibile, senza che ciò dia luogo a variazione della portata e della capienza dell’impianto e mantenendo la cabina preesistente, realizzare nella parete di essa opposta all’accesso tre incassi di profondità non superiore a 200 mm, di cui: - uno orizzontale di larghezza massima uguale a 220 mm ed altezza massima pari a 200 mm. - due verticali di larghezza massima pari a 220 mm ed altezza massima pari a 600 mm. . Quanto sopra può essere attuato purché: - la superficie inferiore degli incassi sia di resistenza non inferiore a quella del pavimento della cabina e sia inclinata di almeno 20°sull’ orizzontale; - siano rispettate le norme relative alle modifiche di ascensori e montacarichi, con l’eccezione di cui al presente parere, relative alla portata e alla capienza; - la realizzazione degli incassi nella parete della cabina non diminuisca le caratteristiche di resistenza della cabina stessa; - la realizzazione degli incassi non permetta la loro facile rimozione dall’interno della cabina. Nel caso specifico si tratta di indicare all’ascensorista la delibera del Cnr, far rilevare le misure tra cabina e muro o tra cabina e contrappeso per accertare se vi sia lo spazio sufficiente (di solito questo spazio esi- ste o è realizzabile spostando il contrappeso) e quindi la possibilità tecnica di incassare nella parete della cabina opposta all’ingresso un cassonetto con le dimensioni indicate in modo da incrementare dove serve la profondità della cabina. Esempi pratici di attuazione della delibera secondo i disegni qui riportati possono essere visti contattando chi scrive. Vi è da rilevare che i costi per una modifica di questo tipo possono essere recuperati secondo le prescrizioni della legge 13/89 (vedi pag 25). Posizionamento della carrozzina entrata frontalmente nella cabina Posizionamento della carrozzina entrata all’indietro per lasciare spazio all’accompagnatore è possibile inviare i propri quesiti in tema di barriere architettoniche a Lisdha news, “L’Esperto risponde” via Luini, 5 - 21100 Varese, e-mail: [email protected] 8 - LISDHA NEWS N. 56 - GENNAIO 2008 S PA Z I O A P E R T O RICOVERO SEMPRE PIÙ CARO Aumentate nel Lazio le rette a carico degli assistiti ricoverati nelle Rsa. D esidero porre alla vostra attenzione la situazione che si è venuta a creare nella Regione Lazio, anche per confrontarla con quella di altre Regioni, a proposito delle Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa), che ospitano prevalentemente soggetti non autosufficienti. Una recente Delibera della Regione Lazio ha infatti “rimodulato” le tariffe in vigore, ponendo a carico degli assistiti il 50% della diaria totale (40% nel caso di redditi più bassi), con un conseguente aumento del carico di spesa per i familiari di anziani e giovani non autosufficienti, come disabili e malati di Alzheimer (questi ultimi presenti in gran numero delle strutture residenziali). La rimodulazione era stata decisa da tempo ma, di fatto non era mai stata attuata, fino allo scorso aprile, quando la delibera n.97 ha introdotto le modifiche, prevedendo una gradualità che nelle realtà delle cose non è stata rispettata. La delibera prevede, infatti, una valutazione dell’impatto sulle famiglie delle misure adottate ma, in realtà, dal 1° maggio gli utenti hanno dovuto pagare in molti casi anche il doppio della retta in vigore (si è giunti ad una media di 1500 euro al mese), e solo la buona volontà e la disponibilità di molte strutture ha evitato per ora un impatto drammatico sulle famiglie. Il risultato è che molti hanno chiesto il concorso dei Comuni che, però, non hanno i soldi, e l’introduzione dell’Isee non ha risolto il problema (molti soggetti risultano senza reddito pur essendo benestanti). Senza contare le spese ulteriori che i familiari di un anziano non autosufficiente, per esempio malato di Alzheimer, deve sostenere per farmaci non mutuabili, assistenza integrativa e per le numerose necessità alle quali va incontro un paziente con una patologia così grave. Mi chiedo se questa fosse l’unica strada percorribile nel paese degli sprechi, delle consulenze d’oro e dei falsi invalidi. EPPUR SI MUOVE F inalmente la voce della cooperazione sociale arriva alle istituzioni: il nuovo codice degli appalti, relativamente all’art. 52, inizia a vedere la sua concreta applicazione all’interno della normativa regionale di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Viene così sancita la possibilità di effettuare gare pubbliche per la fornitura di beni, servizi ed opere riservate alle cooperative di tipo b senza limiti di soglia e di importo; la clausola sociale non è più cosi percepita come “elemosina” fatta a chi fa inserimento lavorativo a favore delle categorie svantaggiate, ma diventa una reale opportunità di crescita per le migliaia di cooperative sociali costrette oggi a contendersi spesso i sub-sub appalti al minor prezzo. Le battaglie portate avanti in questi mesi, soprattutto con il caso della Cooperativa Sociale Capodarco nella Regione N. 56 - GENNAIO 2008 A che serve infatti eliminare il ticket per motivi propagandistici se poi si peggiora considerevolmente il carico economico dei familiari già così duramente colpiti? Con questo non voglio addossare particolari colpe alla Regione, ma semplicemente rivolgere al Ministro dell’Economia un accorato appello: oltre ad occuparsi di “bamboccioni”, vogliamo risolvere, o tentare di risovere uno dei principali problemi dell’odierna società, costituito - come ha di recente ricordato il Sindaco di Roma Walter Veltroni dall’assistenza ai non autosuffcienti, che come e forse più di altri non hanno voce? Roberto Codini - Roma Buone notizie per le cooperative sociali. Lazio per il servizio Recup, iniziano a dare i frutti sperati: questo risulta essere un esempio utile da imitare per tutte le amministrazioni pubbliche. La speranza è quella che nel corso di questi mesi gli ammini- stratori regionali siano sempre più propensi ad agevolare i lavoratori che già a causa del loro “svantaggio” si trovano in difficoltà sociale ed economica. Non si può chiedere alla cooperazione sociale di ridimensionare le pretese e i propri fatturati quando, quest’ultime, sono le uniche realtà imprenditoriali che danno lavoro qualificato ai disabili; né si può chiedere alla cooperazione di “fare posto” ad altre realtà commerciali che monopolizzano il mercato dei servizio, di lasciare il posto a chi ha come unico obiettivo logiche di profitto in nome del libero mercato, dimenticando i danni economici e sociali causati dalle logiche di una competizione senza regole e senza anima. Qualcosa inizia a muoversi e speriamo non sia solo una piccola pietra nello stagno. Andrea Venuto LISDHA NEWS - 9 ATTUALITÀ Una sintesi dei principali cambiamenti Le novità per le persone con disabilità sono limitate e di scarsa portata innovativa. Fondo per le non autosufficienze La Legge Finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) aveva istituito il Fondo per le non autosufficienze, per supportare a livello locale l'assistenza a persone con grave dipendenza assistenziale. La Legge Finanziaria per il 2008 ha incrementato di 100 milioni di euro la dotazione per quest'anno che quindi sale a 300 milioni. Per il 2009 il Fondo sarà di 400 milioni di euro. La cifra viene considerata da molti analisti largamente insufficiente a coprire le necessità assistenziali delle persone con grave disabilità. Fondo per la mobilità dei disabili È stato istituito presso il Ministero dei Trasporti un nuovo "Fondo per la mobilità dei disabili" che, lungi da quanto farebbe supporre il nome, è destinato a finanziare "interventi specifici destinati alla realizzazione di un parco ferroviario per il trasporto in Italia e all'estero dei disabili assistiti dalle associazioni di volontariato operanti sul territorio italiano". Come è facile intuire, non si tratta di interventi per la piena accessibilità al trasporto pubblico in condizioni di pari opportunità, ma piuttosto di interventi per carrozze ferroviarie (alcune già esistenti) usate prevalentemente per i pellegrinaggi gestiti da alcune associazioni. Il Fondo è finanziato con 5 milioni di euro nel 2008, e altri 3 per ciascuno degli anni 2009 e 2010, ma vi pos10 - LISDHA NEWS FINANZIARIA 2008 E PERSONE CON DISABILITÀ sono confluire donazioni e sponsorizzazioni di privati o aziende. 5 per mille È stato confermato lo strumento del 5 per mille Irpef pur limitando la spesa massima a 380 milioni di euro. Come si ricorderà ogni contribuente può destinare il 5 per mille delle imposte dovute allo Stato ad Associazioni ONLUS e di volontariato. Nel testo approvato sono presenti anche misure che dovrebbero rendere più rapida ed efficace la definitiva erogazione del 5 per mille alle associazioni. Congedi e adozioni La Legge Finanziaria interviene sul Testo unico sulla maternità e paternità (D. Lgs. 151/2001) rivedendo in modo più favorevole le disposizioni a favore dei genitori adottivi e affidatari. Con le nuove regole il congedo di maternità (5 mesi) può essere fruito dal momento dell'ingresso del minore nel nucleo; nel caso di adozioni internazioni viene ammessa la concessione anche prima dell'ingresso in famiglia nel periodo di permanenza all'estero dei genitori adottivi o affidatari per lo svolgimento delle pratiche burocratiche o di incontro con il minore. Del congedo di maternità può fruire in alternativa anche il padre. Il congedo parentale, invece, potrà essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l'età del minore entro 8 anni dall'ingresso nel nucleo, entro la maggiore età. Barriere e servizio civile Fra le lacune più evidenti della nuova Legge finanziaria si segnala il mancato finanziamento della Legge 13/1989, quella che prevede il contributo per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. Vi era inoltre una particolare attesa rispetto al Servizio Civile di cui si avvalgono molte associazioni per il supporto a persone con grave disabilità. Nelle versioni precedenti all'approvazione, era stata inserita una nuova regola che prevedeva che nell'ambito dei "fondi destinati ai progetti di impiego dei volontari del servizio civile nazionale stabilita una quota di riserva non inferiore al 30 per cento in favore dei progetti aventi finalità di assistenza diretta o indiretta a persone con disabilità fisica, psichica o sensoriale grave". La disposizione avrebbe concesso di garantire lo svolgimento di un numero maggiore di giovani in servizio civile a favore delle persone con handicap grave. La norma proposta è stata soppressa durante l'ultimo esame della Camera. Carlo Giacobini Responsabile del Centro per la documentazione legislativa Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Direzione Nazionale N. 56 - GENNAIO 2008 ATTUALITÀ Lo prevede il nuovo contratto di lavoro Introdotto il job sharing per gli assistenti familiari. T ra le novità previste dell’attuale contratto per colf e badanti, in vigore dal 1° marzo 2007, vi è la possibilità di assunzione di due lavoratori che assolvono in solido l'adempimento di un'unica prestazione lavorativa (il job sharing o lavoro ripartito previsto dalla riforma Biagi). In pratica ad occuparsi di una persona anziana o disabile potranno esserci due persone assunte con un unico rapporto di lavoro. Se il lavoro ripartito introdotto dal Dlgs 276/2003 non ha avuto finora grande sviluppo nelle aziende, può essere che in questo particolare settore raccolga una maggiore adesione. In questo caso si è pensato in particolare alle esigenze delle lavoratrici che provengono dall'Est che, spesso, non hanno un progetto migratorio a lungo termine e possono essere interessate ad effettuare un periodo di alcuni mesi per poi ritornare nel loro paese. La cosa può essere interessante anche per il datore di lavoro al fine di garantire una continuità di prestazione in caso di malattia o altri impedimenti dell'assistente. E potrebbe essere anche un escamotage per aumentare la N. 56 - GENNAIO 2008 DUE BADANTI AL POSTO DI UNA disponibilità di assistenti che risulta sempre più in calo. Stanno infatti scomparendo le badanti filippine, ma anche assumere ucraine, moldave e rumene sta diventando sempre più difficile. Mentre più facile è trovare persone disponibili ad un impegno lavorativo di assistenza con orari più limitati. E' da tener presente che utilizzando il job sharing resta il limite delle 10 ore giornaliere e delle 54 ore settimanali (e quindi questa non è la soluzione per coprire con un unico rapporto di lavoro sette giorni la settimana 24 ore su 24) e che formare e organizzare il lavoro di due assistenti può essere più complesso di quanto avviene quando si ha un'unica assistente. Ma vediamo concretamente come funziona questa modalità di contratto. Nel job sharing i lavoratori rispondono in solido dell'unica obbligazione assunta, restandone ciascuno personalmente e direttamente responsabile. Il contratto, in questo caso, va necessariamente stipulato in forma scritta e dovrà indicare la misura percentuale e la collocazione temporale della prestazione che si prevede venga svolta da ciascun lavoratore. Ricordiamo a questo proposito che per effetto della Finanziaria 2007, la comunicazione di assunzione al Centro per l'Impiego va fatta entro il giorno precedente e non più entro i cinque giorni successivi. Fatte salve eventuali diverse intese fra le parti, i due lavoratori possono determinare, discrezionalmente e in qualsiasi momento, sostituzioni fra di loro, nonché modificare consensualmente la collocazione temporale dei rispettivi orari di lavoro, nel qual caso il rischio dell'impossibilità della prestazione lavorativa, per fatti attinenti a uno dei coobbligati, è posta a carico dell'altro. Le dimissioni o il licenziamento di uno dei lavoratori comporta l'estinzione del vincolo contrattuale salvo che, su richiesta del datore di lavoro o su proposta del lavoratore rimasto, questi si renda disponibile per l'intera prestazione. In questo caso il contratto si trasformerà in un normale contratto di lavoro subordinato ai sensi dell'articolo 2094 del Codice civile. Marcella Codini LISDHA NEWS - 11 ATTUALITÀ La terapia musicale aiuta ad esprimere i propri sentimenti Esagramma: un’orchestra sinfonica di disabili che entusiasma il Papa e l’Italia. I l nostro pontefice Benedetto XVI ha scelto l’Orchestra Sinfonica Esagramma per un concerto speciale che si è tenuto l’anno scorso a Loreto, in occasione dell’Agorà dei Giovani. L’Orchestra, composta da 30 ragazzi con disagi psichici e mentali, è stata diretta dal presidente di Esagramma Pierangelo Sequeri e ha suonato davanti al Papa, a 400mila giovani e in diretta su Rai 1. Proprio Sequeri ha sottolineato, parlando di disabilità, che “a Esagramma non interessa un'integrazione fine a sé stessa. Noi miriamo a un'integrazione che abbia contenuti di qualità. Di solito si guarda ai disabili come a persone da portare al livello di autonomia nella soddisfazione dei bisogni elementari... ma gli esseri umani hanno bisogno anche di cose intelligenti, di cose da adulti, di qualcosa che metta in gioco la loro interiorità. Essere qui oggi per noi è dire che i disabili hanno il diritto e le capacità di accedere ai livelli alti dello scambio umano e culturale. E l'esperienza di oggi sosterrà la loro vita in tante altre mille piccole 12 - LISDHA NEWS MUSICA CHE GUARISCE cose”. Ma scopriamo in modo più approfondito quale intensa, bella ed efficace esperienza riabilitativa e formativa abbia appoggiato Benedetto XVI chiamando l’Orchestra del Centro Esagramma ad esibirsi a Loreto. Lo facciamo ripercorrendo la storia e gli obiettivi di Esagramma. Il Centro, pur esistendo come esperienza di volontariato da più di 20 anni, è stato fondato come Cooperativa Sociale Onlus nel 1999. Unico in Europa e sostenuto economicamente dalla Comunità Europea, svolge un’ affascinante attività, appunto, di volontariato nell’ ambito della MusicoTerapia Orchestrale. “Fornisce servizi terapeutici innovativi a bambini e ragazzi con problemi psichici e mentali (autismo e insufficienza mentale), ad adulti pazienti psichiatrici, a ragazzi e giovani con disagio sociale e familiare e, infine, a genitori in difficoltà”. E ancora: “Esagramma rivolge la sua attività formativa a educatori, psicologi, medici e musicisti, svolgendo anche attività di ricerca e supporto professionale in ambito psicologico, musicale e informatico”. Si tratta di una carta d’identità di grande interesse per obiettivi e risultati. Il progetto Esagramma ha infatti tenuto conto del fatto che le arti e in particolar modo la musica, hanno caratteristiche tali da migliorare la qualità dell’esistenza e dell’integrazione personale, anche laddove siano presenti difficoltà psichiche e mentali. Gli strumenti diventano infatti degli alleati che trasformano in realtà e colori delle sensazioni che, altrimenti, rimarrebbero immerse nel silenzio interiore. L’orchestra, inoltre, diventa un punto di incontro sociale che accoglie, custodisce e motiva i suoi componenti, aiutandoli a superare le loro paure. Il Centro si trova a Milano e propone ai suoi studenti dei percorsi triennali di musicoterapia orchestrale e di musicoterapia individuale. Nel primo caso gli allievi diventano protagonisti di interventi strumentali all’interno di un piccolo N. 56 - GENNAIO 2008 gruppo-orchestra, mentre nel secondo caso l’allievo incontra individualmente il terapeuta per valorizzare ed approfondire il suo percorso musicale. In ogni momento dell’apprendimento si può osservare la crescita della conoscenza musicale del singolo e della sua capacità di comunicare e relazionarsi con gli altri elementi del gruppo. Tutto questo viene realizzato mantenendo sempre il collegamento con i genitori. L’esperienza del gruppo-orchestra ha quindi una forte valenza terapeutico-educativa. Nel corso delle attività 5/8 allievi vengono guidati da 2 musicisti responsabili esperti nella metodologia, affiancati da uno psicologo /pedagogista e da un educatore tirocinante. Dopo ogni lezione e al termine di ogni anno scolastico vengono redatte note e schede che ripercorrono i progressi compiuti dai singoli partecipanti. La metodologia messa a punto negli anni da Esagramma permette agli allievi di scoprire partiture importanti “armati” di violini, violoncelli, arpe, timpani, xilofoni, vibrafoni, pianoforte e strumenti a fiato. L’ orchestra ha infatti nel suo repertorio rielaborazioni orchestrali di opere di Stravinskij, Dvorak, Mahler, Gershwin, Bartòk, Musorgkij, Saint-Saens, Bizet, RimskijKorsakov e altri. I ragazzi che lo desiderano possono entrare a far parte dell’Orchestra Sinfonica che quest’anno ha suonato davanti al Papa a Loreto e ha già realizzato diversi concerti in molti teatri italiani. Nel 2000 era stata invitata dalla Commissione Liturgica della Conferenza Episcopale Italiana a suonare in occasione del Giubileo con i disabili, mentre nel 2002 ha proposto parte del suo repertorio presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, in occasione dell’anno per la disabilità. N. 56 - GENNAIO 2008 E quale opportunità migliore potremmo avere, per conoscere Esagramma, se non parlare proprio con il simpatico ed entusiasmante Marco Sciammarella, responsabile proprio dell’orchestra? Alla domanda “Com’è nata l’idea di fondare Esagramma?” il direttore Sciammarella ha risposto che l’entusiasmo del presidente monsignor Pasquale Sequeri ha unito due tipi di persone: chi aveva una grande esperienza nel campo musicale e chi aveva lavorato a lungo con i disabili e nell’ambito della psicologia. Gli uni hanno imparato dagli altri e questo scambio di esperienze e compe- tenze ha dato vita a un’esperienza molto intensa per ciascuno di loro. - Quindi tutti quelli che lavorano per Esagramma hanno un’esperienza che li avvicina a questi due mondi? «Sono persone che sono sempre state vicine a tali ambiti, che hanno al centro dei propri interessi formativi e professionali questo raccordo tra la terapia, i temi dell’educazione e la musica; il senso formativo della musica, in quanto la musica forma l’uomo. Chi lavora in Esagramma o arriva dalla musica - e quindi ha un bagaglio musicale che utilizza in LISDHA NEWS - 13 senso psicologico ed educativo - o si tratta di veri e propri musicologi e terapisti della riabilitazione in genere che in qualche modo si fanno un’esperienza musicale. La cosa che abbiamo realizzato, oltre ad essere originale, per noi è importantissima. Così lo psicologo arriva a sapere di musica, mentre il musicista giunge a conoscere la psicologia e questa doppia competenza è sempre presente. Anche se la musica è sicuramente un nodo fondamentale, a Esagramma non facciamo solo musica e neppure solo terapia. Noi vogliamo fare musica bene e per noi fare musica bene ha un ruolo fortemente educativo e terapeutico». - E come arrivano a voi i ragazzi? «Arrivano secondo una modalità ormai consolidata, anche se siamo un piccolo centro privato, una cooperativa: principalmente grazie al passaparola delle famiglie, e per noi è una cosa molto importante. Questa è senza dubbio la prima modalità di conoscenza di Esagramma. Abbiamo poi un sito, abbiamo delle pubblicazioni, facciamo convegni: dal punto di vista comunicativo abbiamo cercato di farci conoscere e di stare al passo coi tempi. Un secondo, fondamentale, veicolo di conoscenza sono sicuramente i 14 - LISDHA NEWS concerti. Un concerto fatto dalla nostra orchestra per noi è quasi un biglietto da visita: chi vi assiste intuisce quale grosso lavoro debba esservi dietro». - Qual’ è il vostro “collegamento” con la Santa Sede che vi ha portato ad esibirvi in occasioni tanto particolari: dal Giubileo per i disabili al recente incontro con il pontefice a Loreto? «Abbiamo collaborato con la Conferenza Episcopale Italiana, accompagnando anche la Messa solenne del Giubileo. Il nostro presidente monsignor Sequeri è un musicista, teologo, filosofo e compositore: una persona di grande competenza ed umanità. Voglio comunque sottolineare che Esagramma è un centro apolitico e aconfessionale; siamo quindi aperti al mondo. Certo consideriamo molto importante questo aggancio con la Cei, legato alla capacità di monsignor Sequeri di creare musica sacra e liturgica. Infatti a suo tempo gli erano state commissionate le musiche per il Giubileo e quest’anno a Loreto abbiamo riarrangiato molto del materiale creato per quell’occasione». N. 56 - GENNAIO 2008 - Qual’è la risposta al vostro “programma musicale” da parte dei giovani che condividono l’esperienza di Esagramma? «La risposta dei nostri “musicisti speciali”? Ci sono persone che sono con noi da oltre 20 anni e non hanno nessuna intenzione di lasciarci, perché gli viene data la possibilità di vivere un’esperienza molto particolare, gratificante. Dietro quest’esperienza c’è un grande lavoro, un’idea adulta che oggi è difficile trovare nel mondo della riabilitazione. I ragazzi infatti arrivano a Esagramma e solo dopo 6/7 anni entrano a far parte dell’orchestra. Prima c’è la musica da camera, quindi altri 3, 4 anni nei quali si studia uno strumento preciso. C’è un lavoro lungo e paziente che non è adatto a tutti. È un piacere adulto quello di fare un grosso lavoro e vederne poi i risultati, ovvero andare in giro e proporre della bella musica, andare in giro non toccando il mondo parrocchiale e i soliti giri del mondo dell’handicap, non dipendendo da strutture come l’Associazione genitori dell’handicap. Noi siamo al di fuori di tutto questo. L’orchestra di Esagramma viene riconosciuta come veicolo di buona musica e di buona integrazione, proprio perché lavoriamo tanto e i ragazzi sono molto felici anche se possono fare anche solo una piccola N. 56 - GENNAIO 2008 parte di quello che diventa un prodotto di grande qualità, raffinatezza, eleganza e bellezza. Vogliamo fare della bella musica». - Una curiosità: come scelgono i ragazzi il loro strumento? «È una scelta che avviene nel corso degli anni, perché nel triennio di base di musico-terapia orchestrale - durante il quale si lavora con i ragazzi insieme con musicisti e pedagogisti - si vede qual’è lo strumento adatto a ciascuno, con il quale il musicista ha più feeling, più sintonia. Dopo questo triennio di musicoterapia orchestrale tanti vogliono continuare a suonare: chi ha la possibilità di dircelo, indica lo strumento che ha scelto, chi non può farlo - per tanti la parola è uno dei problemi più grossi - in quegli anni ci fa capire qual’è lo strumento che meglio risponde alla sua “voce interna”, che lo esprime al meglio, che lo aiuta a dire le cose che lui con le parole non può dire. Quello strumento, quindi, dice cose di lui che non riuscirebbe a dire altrimenti». presso il pubblico e il privato, presso istituzioni locali e nazionali che possono sostenerci, istituzioni che aiutano chi si occupa di sociale. Abbiamo dei progetti per riuscire a raccogliere dei sostegni economici che ci permettano di rendere la nostra struttura più completa. Oggi Esagramma ospita 120/130 musicisti dai 4 ai 50 anni! Abbiamo progetti che ci consentono di fare dei lavori di ricerca piuttosto approfonditi su fasce di età che nel mondo dell’ handicap sono molto scoperte, ovvero i primissimi anni di vita e la mezz’ età, gli anni al di fuori della fascia scolare. Abbiamo progetti mirati sui bambini dell’età prescolare e sulle persone che hanno esaurito ogni altro percorso terapeutico. Inoltre a 50 anni suonare in un’orchestra dà una bella immmagine di sé, molto gratificante». Ricordiamo quindi che Esagramma ha bisogno del sostegno di tutti, privati ed aziende, per consentire al maggior numero di persone con disabilità di migliorare, attraverso la musica, la qualità della propria vita. Chiara Ambrosioni - E ora un’ultima domanda: come si finanzia il Esagramma? «Il centro si finanzia sostanzialmente in due modi: attraverso le rette che pagano le famiglie dei musicisti e grazie a un grosso lavoro di ricerca fondi che facciamo Il sito di Esagramma è: www.esagramma.net L’indirizzo: Via Bartolini, 48 - 20155 Milano tel. 02/3925091, fax 02/39255434. LISDHA NEWS - 15 ATTUALITÀ Guida pratica ai programmi Windows per disabili motori Una selezione dei software in commercio e alcune idee utili. L’INFORMATICA PER TUTTI C hi di voi ha incontrato la necessità di adattare l’uso del computer alle proprie esigenze si sarà trovato a sperimentare demo e consultare cataloghi di prodotti dalle promesse allettanti. Ma saprà anche che non tutte le soluzioni si accordano alle necessità di ciascuno, e che a volte si spendono parecchi euro per un prodotto che non corrisponde al bisogno. Ho discusso della questione con R. e C., che mi hanno con tanta pazienza illustrato i pro e i contro dei principali ausili informatici per disabili motori, e insegnato qualche trucco che potrà essere utile a molti. R. è un esperto di computer e questa è una fortuna, perché C., sua moglie, è affetta da tetraplegia spastica e non sarebbe in grado di servirsi del suo Pc con gli strumenti tradizionali. Lo studiolo in cui C. lavora è un vero laboratorio. R. parla come un fiume in piena, intanto C. mi mostra dal vivo il funzionamento dei programmi. Mi siedo in mezzo a loro e cerco di stare al passo con i miei appunti. 16 - LISDHA NEWS Cominciamo con l’uso della tastiera «Molte persone non hanno la mobilità sufficiente per utilizzare una periferica normale. Fra le impostazioni di Windows (ultime generazioni), esiste già una tastiera virtuale, che compare sullo schermo sotto forma di finestra, e che si può utilizzare col mouse o con un puntatore (vedremo dopo di cosa si tratta). Però non è pensata molto bene: è piccola, non si può ingrandire, il che la rende scomoda per chiunque, e molto scomoda ad esempio per chi ci vede poco o non può compiere il gesto di avvicinarsi continuamente al monitor per leggere meglio i caratteri. Un altro difetto è che non fornisce nessun feedback mentre la si usa: in parole povere, non emette il classico “click” quando si preme uno dei tasti, il che moltiplica la possibilità di errore. Il buono è, però, che è gratuita. Una soluzione già più indicata è la tastiera SofType prodotta dalla Origin Instruments. È un prodotto a pagamento (oggi costa 285 dollari). Oltre ai tasti classici, offre un predittore di parole, che funziona un po’ come il T9 del telefonino: tramite un calcolo statistico sulle combinazioni più usate consente di inserire nel testo parole complete, digitando solo le lettere iniziali. Ad esempio: se io scrivo “ca”, nella colonna sinistra della finestra comparirà una lista che comprenderà “cane”, “casa”… e io potrò selezionare la parola che mi serve con un click. Si possono aggiungere alla lista del vocabolario tutte le parole nuove che si vuole, sempre con un click. N. 56 - GENNAIO 2008 Il programma in realtà nasce in inglese, ma esiste anche il vocabolario italiano appunto per il predittore di parole. Si può usare con qualunque programma Windows, compresa la composizione di e-mail. Lo strumento sicuramente migliore è però il pacchetto Eurovocs Suite, prodotto da T&I. Comprende la tastiera virtuale (KeyVit) e il predittore di parole (Skippy). La tastiera è la più agevole a livello visivo, ha un alto grado di adattabilità (per esempio spostare o creare dei pulsanti a seconda della necessità). È concepita in modo molto logico. Un esempio pratico: se io digito una parola, automaticamente verrà inserito lo spazio alla fine di essa, per facilitarmi il lavoro; ma se io dopo la parola digito una virgola, il programma inserirà la virgola prima dello spazio, e io non dovrò fare la fatica di correggere questo dettaglio ogni volta. Un’altra cosa molto utile è il fatto che il predittore di parole ha una “memoria” anche per intere frasi. Per esempio: se io scrivo “Ci”, nella lista di parole avrò senz’altro la parola “Ciao”. Ma se io seleziono “Ciao”, nella lista di parole compariranno subito i nomi delle persone che io in precedenza ho digitato di seguito alla parola “Ciao”, per esempio Gianni, Laura, mamma… e io con due soli click avrò scritto “Ciao Gianni”. Ancora: se io scrivo “Dove”, nella lista di parole avrò qualcosa del tipo “sei”, “vai”, “andiamo” “è”… così potrò comporre la mia frase molto più velocemente, e facendo meno errori. Inoltre si possono impostare delle “sigle”, grazie alle quali digitando un paio di lettere otterremo una frase completa di uso frequente. Un’altra funzione (che in verità ha anche SofType) è l’autoclick. Per chi non può usare il mouse, il click sinistro si otterrà tenendo fermo il cursore per un tempo di durata programmabile da 0.2 a 10 secondi». - Fermiamoci ora un momento sull’uso del cursore. Tu hai fatto qualche adattamento… «È così. C. conserva sostanzialmente il movimento della testa e di un dito della mano sinistra, e bisogna sfruttare questa facoltà per un’operazione così fine come spostare il cursore e cliccare. Per quanto riguarda il cursore, ci siamo subito informati sui cosiddetti sistemi di puntamento a testa N. 56 - GENNAIO 2008 adatti a lei. Acquistammo uno dei primi strumenti, costituito da un casco con un puntatore a infrarosso e da un ricevitore che si appoggia sopra al monitor del computer, collegati con i soliti fili. Sostanzialmente muovendo solo la testa ci si può muovere sul monitor e si possono generare le funzioni di click, doppio click e trascinamento. Il casco però è risultato ingombrante e scomodo, anche perché C. porta gli occhiali e la sua sedia a rotelle ha un poggiatesta, il che complicava le cose. Così non ho fatto altro che smontare il casco, estrarre il puntatore (che è piccolo) e montarlo su una piccola pinza che si attacca all’astina degli occhiali. Così non dà fastidio, non è pesante, non fa sudare… Nel frattempo hanno inventato soluzioni apparentemente più semplici. Per esempio uno dei più innovativi è Smart-Nav. Ha un piccolo ricevitore Usb anche esteticamente gradevole, che si può usare sia con computer fisso che con un portatile; invece del trasmettitore abbiamo un “dots”: un adesivo grande un centimetro che si può attaccare sulla fronte o sugli occhiali. Sembrerebbe molto comodo, ma è adatto a chi ha davvero un buon controllo del movimento della testa, perché ogni volta che il cursore “esce” dallo schermo bisogna ricalibrare il tutto, e questo nella realtà pratica accade molto spesso. Tra l’altro, costa 400 euro. Così siamo tornati al vecchio sistema». - Torniamo al mouse. Vedo che anche per questo C. usa un sistema personalizzato... «Esatto. Se per il cursore abbiamo risolto altrimenti, per cliccare C. può utilizzare la mano. Visto che il mouse tradizionale non fa al caso suo, l’ho sostituito con un semplice meccanismo che si può costruire facilmente anche da soli, se si ha un minino di dimestichezza con i circuiti. È un relè inverso: una piccola leva che, quando viene sollevata, attiva un circuito elettrico esattamente identico a quello che si attiva premendo il pulsante sinistro di un mouse: ecco il click. Ho fissato questo apparecchio alla sedia a rotelle con una banalissima pinza, in modo che si possa spostare e adattare alla posizione della mano di C., anche di un millimetro, se occorre. Per il click destro invece C. usa un apposito programma chiamato Point-N-Click, molto comodo: appare come una finestra di dialogo, che si può lasciare sempre aperta o “nascondere” ai margini del monitor, attivandola di volta in volta con il cursore. Include delle icone sufficientemente grandi e sensibili che, sempre con il sistema dell’autoclick, consentono di impostare il mouse in modo che il successivo click sia col tasto destro; inoltre altre icone regolano molte altre funzioni come Ctrl, Alt, Shift, lo scorrimento della barra… Point-N-Click è gratuito e si può scaricare dal sito www.polital.com ». - Rimane un altro problema: quello di dare voce alle parole. «Questo è un passo che è molto importante poter fare: comunicare per iscritto è utile, ma poter esprimere ad alta voce i propri pensieri è imperdibile. Per raggiungere questo scopo ci sono diversi programmi di TTS (Text To Speech) che in generale funzionano piuttosto bene. Uno di questi è 2nd Speech Center, è un programma di lettura vocale di documenti che si può acquistare on-line per 40 dollari. Innanzitutto consente di “ascoltare” contenuti composti con qualunque programma, pagine web o e-mail senza dover scorrere il testo: scegliendo determinate impostazioni è LISDHA NEWS - 17 sufficiente ad esempio aprire il documento e selezionarlo, e il programma di lettura parte automaticamente». - Questo può essere di grande aiuto anche a chi fa fatica a leggere, penso agli ipovedenti, agli anziani… «Proprio così. C. lo usa però soprattutto per riascoltare e far ascoltare ciò che lei scrive. Infatti è possibile prima di tutto esportare facilmente il testo scritto nel programma di lettura vocale, e successivamente convertirlo in un file MP3 che può essere conservato, riascoltato, messo in rete, spedito per e-mail… Oltre a 2nd Speech lei usa il corrispondente Doc Reader, che fa parte del pacchetto Eurovocs Suite di cui parlavo prima ed è sostanzialmente identico. Un altro ancora è TextAloud, che è piuttosto economico (30 dollari). Oppure c’è DSpeech, che ha il vantaggio di essere completamente gratuito, si scarica facilmente da internet. Anche Microsoft Reader dà le stesse possibilità. Sono tutti validi: si sentono bene, si può regolare la velocità di lettura, scegliere il timbro di voce del lettore virtuale, la lingua… Naturalmente non è “intelligente”: ad esempio se deve leggere un numero romano, mettiamo che sia XVII, lo leggerà come una sequenza di lettere maiuscole. Pensando sempre all’uso che se ne può fare, non dimentichiamo che nella rete si possono trovare innumerevoli e-book, ovvero libri in formato Pdf, che possono essere letti ad alta voce da uno qualunque di questi programmi». 18 - LISDHA NEWS - Mi viene da pensare a chi ha il problema opposto: conosci programmi di scrittura vocale? «Certo, ci sono programmi che consentono l’operazione inversa, quella di scrivere un testo non digitandolo, ma dettandolo tramite un microfono. Quello con cui mi sono trovato meglio si chiama Dragon NaturallySpeaking. Permette di scrivere, elaborare e correggere un testo esclusivamente con comandi vocali. È facile da usare e preciso. La cosa estremamente comoda, specie per chi ha difficoltà motorie, è che questo programma permette non solo di scrivere, ma di compiere tutte le operazioni immaginabili, solo con la voce: aprire e chiudere file, modificare fotografie, spostarsi all’interno del proprio Pc, insomma lavorare come si vuole senza premere un solo tasto. Una volta che il computer è acceso, dato che si può “farlo caricare” automaticamente all’avvio, anche l’attivazione del programma si fa con un comando vocale, il che rende la persona completamente indipen- dente da un aiuto esterno». - Parliamo un momento dello svago. Come ci si regola con i giochi per Pc? «Qui la questione è molto soggettiva, riguarda i gusti personali ma anche le specifiche capacità di ciascuno. Non occorre necessariamente andare a cercare giochi pensati per persone disabili, basta sapere quali sono le proprie esigenze e cercare quelli più adatti. Ad esempio per C. sono più comodi giochi in cui è sufficiente l’uso del click sinistro, e che non richiedono movimenti molto rapidi del cursore, come i solitari o i giochi che come principio di base hanno la composizione o scomposizione di sequenze, puzzle, giochi di memoria… Questo è un campo infinito e non c’è miglior consiglio che provare». - Ho capito che sei una specie di inventore. Vedo che c’è anche qualche strumento estremamente personalizzato che hai ideato tu… «Niente di trascendentale. Ho N. 56 - GENNAIO 2008 creato un file Excel con una griglia di caselle piuttosto grandi (quindi facili da cliccare). Ciascuna di esse corrisponde a una frase registrata in precedenza tramite il lettore vocale: si tratta delle frasi più frequenti o “urgenti” che C. può avere bisogno di esprimere, e il volume è impostato in modo che gli altri sentano anche se si trovano in un’altra stanza. Ho suddiviso le frasi per tipologia di bisogno, ad esempio “casa”, “famiglia”, “fame/sete”, “caldo /freddo”… Così C. con un click apre la schermata principale, con un altro click entra ad esempio nell’area “casa”, e con un terzo e ultimo click mi ingiunge a gran voce di chiudere le finestre, perché piove. È uno strumento molto utile ed è abbastanza facile da realizzare. Poi ho creato alcune ulteriori scorciatoie: dei pulsanti sul Desktop che aprono degli Mp3 contenenti suoni che è impossibile non sentire, come un rumore di cocci, e che funzionano da “richiamo”. Quello più gettonato è un tasto con l’urlo “NON FUNZIONA!”, che C. usa quando il computer fa i capricci, e serve il soccorso dell’esperto». - Non c’è male davvero. Abbiamo parlato di molti ausili, ma non del modo per procurarseli: come funziona? «La risorsa fondamentale è naturalmente internet. Tramite i motori di ricerca si ottengono informazioni sui prodotti in circolazione, e spesso si trovano recensioni e le opinioni degli utenti in qualche forum. In genere poi si possono ordinare online. Se poi cominci a fare acquisti, i produttori ti invieranno periodicamente cataloghi, Cd dimostrativi, aggiornamenti… Il vero ostacolo è che si trovano molte informazioni nella rete, ma pochissimi download gratuiti. Io consiglio, quando si naviga coi motori di ricerca, di frequentare sempre le ultime pagine dei risultati: è lì che si incontra il privato disposto a fare uno scambio, oppure la persona che ha ideato o trovato un programma utile e lo diffonde gratuitamente a chi ne ha bisogno… Credo che questo tipo di atteggiamento andrebbe incoraggiato e moltiplicato. Io per esempio sto creando un sito che vorrà avere anche questo scopo: www.renatovisier.it. È ancora in costruzione, ma aspetta il contributo di tutti quelli che vorranno contattarmi. Trovate lì la mia e-mail, scrivetemi, sono più che disponibile a confrontare le competenze ed esperienze che io e C. abbiamo sviluppato!» - Vedo che questi strumenti sono spesso molto costosi. Non ci sono agevolazioni da parte dello Stato per acquistarli? «Le agevolazioni ci sarebbero anche, ma io incontro sempre tanta burocrazia, lungaggini e parole inutili, magari per ottenere un software che vorremmo soltanto provare. Per come la vedo io, la maniera più rapida ed efficace è diventare dei segugi, arrangiarsi un po’ da soli». Mentre finiamo di chiacchierare, C. ha scritto una lettera per un’amica e inseguito il suo record personale a “RingJongg” (www.moraff.com). Ci salutiamo. Sulla via del ritorno, sbaglio strada a un incrocio e mi perdo. Giro un po’ a vuoto, mi preoccupo, poi scopro un percorso secondario. Oggi il valore dell’alternativa mi si è manifestato in molti modi. Cecilia Nono “SCRIVERE AL PERSONAL SENZA LE MANI” Si chiama FaceMOUSE ed è un nuovo software che permette di muovere il cursore sullo schermo di un computer e digitare su una tastiera virtuale attraverso i movimenti della testa. Permette l’utilizzo del pc anche a persone affette da gravi disabilità. Si chiama FaceMOUSE l’aiuto hi tech più recente per persone affette da handicap motori. E’ un software che permette di muovere il cursore sullo schermo di un computer e digitare su una tastiera virtuale attraverso i movimenti della testa. L’idea di sviluppare un sistema che permettesse l’utilizzo del pc anche a persone affette da gravi disabilità è venuta nel 2003 a Simone Soria, uno studente di ingegneria della Università di Modena e Reggio Emilia. La sua particolare condizione di invalidità totale, che è dovuta a una tetraparesi spastica grave, l’ha indotto a sviluppare nella sua tesi di laurea il prototipo di questo programma. Oggi, a soli N. 56 - GENNAIO 2008 tre anni e mezzo di distanza, Soria è un neo-imprenditore e Face MOUSE un prodotto commercializzato. A distribuirlo è la società modenese AidaA (Ausili Informatici per Disabili e Anziani), fondata dallo stesso Soria (che da buon emiliano con la passione per la lirica vuole si pronunci Aìda, in omaggio a Verdi). Il funzionamento è semplice: è sufficiente un pc dotato del software specifico e collegato a una videocamera messa di fronte al soggetto. I movimenti del capo vengono registrati per dirigere il cursore, simulando un mouse: spostando il volto verso l’alto, il cursore si sposterà nella parte alta dello schermo. Per cliccare un tasto del mouse virtuale è sufficiente fissare per qualche secondo il centro del monitor. Sebbene non sia il primo software di «ausilio informatico», FaceMOUSE si contraddistingue per l’elevata adattabilità a diverse tipologie di disabilità. Il software è dotato di tre modalità, che possono essere scelte a seconda della gravi- tà dell’handicap: una modalità si rivolge a persone che possono muovere il volto in più direzioni, una seconda è destinata a chi riesce a muovere il volto in sole due o tre posizioni e un’ultima riguarda chi è affetto da forme di disabilità molto gravi che permettono di avere solo due tipi di movimento (per esempio aprire e chiudere la bocca). Il sistema, inoltre, è un utile strumento di comunicazione per le persone che non riescono a parlare. E’ dotato di una tastiera virtuale, che può essere visualizzata sullo schermo. Mediante i movimenti della testa si selezionano le lettere per scrivere sul monitor ciò che si vuole dire, mentre un sintetizzatore vocale permette una conversazione. Infine, è possibile utilizzare il sistema per interagire con le apparecchiature elettroniche e dare comandi come accendere o spegnere la luce, abbassare o alzare le tapparelle o comunicare al telefono. Tratto da La Stampa (di Alessandra Jacomuzzi) LISDHA NEWS - 19 ESPERIENZE Un aiuto prezioso AL SERVIZIO DEI MALATI Laura Magnoni, pur affetta dall’età di trentatré anni da diabete mellito con serie complicanze, non ha mai cessato di essere attiva sia nel mondo della scuola, sia nell’ambito del volontariato, cui da oltre vent’anni dedica le sue preziose energie. Dal ’93 è addetta alla segreteria di “Varese con Te”, associazione senza scopo di lucro che fornisce sostegno a malati terminali di tumore. Q uesta volta, sono io che ricevo visite. La Signora Magnoni giunge puntualissima presso la mia abitazione di Varese in una gelida mattinata di dicembre. Alta, magra, scattante, sguardo severo ma affascinante che cautamente si schiude in un tenero sorriso: è qui. Conosce già la nostra rivista e si rende disponibile a “raccontarsi”. - Grazie per essere venuta. Come sa, il suo nominativo mi è stato segnalato da una lettrice del Lisdha news che mi ha parlato con 20 - LISDHA NEWS ammirazione di lei e del suo impegno sociale. Le testimonianze di vita raccolte in questa rubrica sono tutte molto importanti e la sua, di malata che si dedica ad altri malati, credo che sia ancora più stimolante… Mi racconti qualcosa sulla sua infanzia. «Intanto, sono venuta al mondo in un modo alquanto singolare: la mia cara mamma Angelina, scomparsa all’inizio degli anni ‘80, nel lontano 1935, quando si trovava all’ottavo mese di gravidanza, al suo ingresso nella nostra villetta di Civate, è stata letteralmente travolta da Pupi, il nostro amatissimo cane: immediatamente, a seguito di questo affettuoso incontro-scontro, sono nata io. Subito dopo essere stata ripulita ed allattata, sono stata collocata in una culla tra i pini del nostro giardino. Inutile dire che tra me e Pupi si è immediatamente instaurato un legame particolarmente intenso e, in generale, posso dire di riuscire a costruire un rapporto davvero splendido con tutti i cani!». N. 56 - GENNAIO 2008 - Ha sempre vissuto a Civate? «Quella era la nostra residenza estiva. In realtà, a quell’epoca, la mia famiglia risiedeva a Milano. Poi, sia per i continui spostamenti di mio padre Lino, che lavorava come ispettore presso la Montecatini, sia successivamente per motivi di studio e poi di lavoro, ho vissuto in varie zone d’Italia, tra cui Pisa, Legnano, Roma e Varese». - Motivi di studio… «Ho studiato presso l’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, fondato da S. Teresa Eustachio Verzeri. Mia mamma aveva a sua volta studiato presso uno dei collegi di quest’ordine e, quando, all’età di quattordici anni, era rimasta orfana di madre, aveva trovato nella superiora, madre Nazzarena, una seconda mamma. Le era rimasta molto affezionata al punto da affidarmi a lei per l’educazione. Così, quando madre Nazzarena si spostava da un collegio ad un altro, io avevo ricevuto il permesso di seguirla, trasferendomi insieme a lei. Ho studiato nei collegi di Este, Bassano del Grappa e Grotta Ferrata: da subito, dunque, mi sono abituata a viaggiare». - Dopo le superiori? «Nel ‘54, dopo aver completato le magistrali ed aver superato l’esame complementare statale per l’accesso all’università, mi sono iscritta alla Cattolica di Milano, conseguendo, al termine del corso di studi, la laurea in pedagogia ». - Certamente, è stata brava, ma anche molto fortunata a poter frequentare l’università in quegli anni in cui, spesso, per le ragazze era già un traguardo iscriversi al liceo… «Certamente. In Cattolica, poi, mi sono trovata benissimo. Si era anche creato un particolare “feeling” con Padre Agostino Gemelli che, a quel tempo, era il mio professore di psicologia! ». - Complimenti! Vedo anche che l’interesse per “le persone con problemi” è stato sempre presente nella sua vita e che ha potuto compiere gli studi adatti. «Infatti. Successivamente, nel 1964 anno in cui mio padre Lino è andato in pensione - ho vinto il concorso per l’abilitazione all’insegnamento alla scuola elementare e mi sono trasferita con i miei a Roma. Ho insegnato prima a Velletri, poi a Nettuno ed infine a Roma, presso la scuola elementare sita nel quartiere denominato “Borghetto degli Angeli”. Si trattava di una zona parecchio disagiata ed il mio incarico era quello di insegnare nelle “classi differenziali”, come allora si chiamavano. Erano classi composte da un massimo di dieci alunni, tutti con problemi caratteriali o disabilità psichiche». didattica mi aveva collocato nella scuola elementare di Casbeno in una classe ove doveva inserirsi una bimba affetta da diabete. Questa bambina era terrorizzata all’idea di andare a scuola e, soprattutto, dall’eventualità di essere emarginata. Credo che effettivamente non ci fosse altra persona più indicata di me per spiegare alla classe cosa fosse il diabete e, così, svelando ciò che da ignoto poteva far paura, ho fatto crollare ogni forma di sospetto nei confronti di questa malattia e, soprattutto, della bimba che poi è stata accolta da tutti a braccia aperte! Quello è stato, purtroppo, il mio ultimo anno d’insegnamento: in seguito, infatti, sono stata costretta ad andare in pensione anticipatamente per motivi di salute…». - E come è giunta a Varese? «Nel 1974 ho vinto il concorso per l’insegnamento all’estero. Avevo un’ottima conoscenza del francese che avevo anche studiato anche alle magistrali e dello spagnolo che avevo studiato all’università. Così, ho ottenuto di poter insegnare presso la Scuola Europea di Varese che faceva capo al comando della scuola italiana presso il Ministero degli Esteri. E’ stata un’esperienza bellissima! Ero titolare di una cattedra presso la scuola elementare ed, inoltre, nel pomeriggio, insegnavo italiano ai bambini stranieri e “activité d’éveil”: si tratta di una materia che non esiste nella scuola italiana, in sintesi è uno spazio nel quale i bambini della stessa classe, ma di diverse sezioni (italiana, francese, tedesca, etc.) si ritrovano per fare delle attività varie, molto spesso di tipo manuale. Alla scadenza del periodo previsto, sono poi tornata ad insegnare nella scuola statale». - Di cosa soffriva? «Di una forma grave di afonia che è durata per quasi due anni e di cui non si è mai conosciuta la causa. Il dottor Donnini, otorino di Varese, che mi ha curata al meglio, sospettava all’inizio che si trattasse addirittura di un tumore». - Sempre a Varese? «Sì. Mi ricordo che la direzione - Mi è stato riferito che lei è anche affetta da diabete... «Nel 1968, durante gli anni trascorsi a Roma, ho contratto una banale bronchite. Mi sono, quindi, recata dal medico di base che mi ha prescritto delle iniezioni di antibiotici. Un giorno, dopo che il medico mi aveva praticato la terza iniezione, ho avuto uno shock anafilattico. Immediatamente, mi è stato somministrato del cortisone e la crisi si è risolta. Tutto sembrava come prima. In seguito, però, ho incominciato a soffrire di improvvisi giramenti di testa, debolezza e trovavo beneficio nel mangiare una caramella o qualcosa di dolce». - Poi? «Dopo la laurea, ho frequentato, sempre presso l’Università Cattolica del S. Cuore, un corso biennale per l’insegnamento ai disabili psichici e, nei due anni successivi, ho completato un corso di specializzazione per l’insegnamento alle persone sordo-mute presso l’Istituto statale dei sordomuti di Milano». N. 56 - GENNAIO 2008 LISDHA NEWS - 21 - Non si è sottoposta a delle analisi? «Ho fatto le analisi di routine che vengono espletate in questi casi: l’esame del sangue e quello delle urine. I medici hanno riscontrato un elevatissimo tasso di glucosio nell’urina; tuttavia, dato che sussistevano alcuni dubbi circa l’esatta diagnosi, ho preferito approfondire la faccenda. Mi sono, così, recata presso il centro specializzato in diabetologia che faceva capo ai Cavalieri di Malta. Lì sono stata seguita davvero benissimo! Sono stata nuovamente sottoposta alle analisi del sangue e delle urine ed, inoltre, hanno proceduto alla determinazione della “curva da carico”. Si tratta di un esame che serve a determinare il tasso di glicemia (ovvero, la concentrazione di zucchero nel sangue) e l’eventuale presenza di glucosio nell’urina (glicosuria) ad intervalli prefissati. Questa volta non v’era dubbio alcuno circa la diagnosi: diabete mellito scompensato». - Chissà che preoccupazione… Come è cambiata la sua vita da allora? «Certamente, il diabete mellito (patologia che affligge il metabolismo e che consiste essenzialmente nell’incapacità da parte dell’organismo, per carenza di insulina, di utilizzare adeguatamente il glucosio che deriva dagli alimenti) obbliga chiunque ne sia affetto ad un cambiamento nello stile di vita, oltre che comportare una certa dose di ansia per la paura di crisi ipoglicemiche o iperglicemiche. Inoltre, vi sono possibili complicanze a carico degli 22 - LISDHA NEWS occhi, dei reni, del cuore e delle arterie periferiche, oltre che del sistema nervoso». - Nel suo caso, quali sono le maggiori problematiche? «Oltre all’assunzione quotidiana di determinate dosi di insulina (quattro iniezioni al giorno, di cui le prime tre prima di colazione, pranzo e cena e la quarta alla sera tardi prima di coricarmi), soprattutto nel passato, i frequenti episodi di coma ipoglicemico, quasi sempre coincidenti con l’inizio del ciclo mestruale e che si verificavano nelle prime ore del mattino, intorno alle quattro. Quando si dorme, infatti, non ci si accorge dei segnali che l’organismo invia (stanchezza, giramenti di testa, etc.) e non si possono neppure prevenire le crisi ipoglicemiche con i test che l’ammalato pratica su se stesso durante la giornata per verificare i valori della glicemia e con l’assunzione eventuale di determinati cibi. Per fortuna, la mia famiglia mi ha sempre aiutata e sostenuta! Oggi, con l’esperienza acquisita, riesco ad avvertire e comprendere molto meglio i segnali che mi invia il mio organismo e, ad esempio, quando mi gira la testa e verifico che la glicemia si sta abbassando troppo, mangio alcuni crackers. Inoltre, esistono migliori farmaci e delle apparecchiature tascabili (test Euroflash) semplici da usare, ma abbastanza sofisticate che permettono di testare in pochi minuti il valore della glicemia, cosa impensabile fino a metà degli anni ’70. Pensi che all’epoca, in Italia non esistevano neppure le siringhe sterili che oggi possiamo facilmente acquistare in farmacia. Pertanto, dal momento che dovevo praticarmi quotidianamente quattro iniezioni anche in orari in cui ero fuori casa per lavoro, mi ero rivolta ad un sacerdote amico di famiglia che mi procurava le siringhe sterili tramite lo Stato Vaticano che le importava dagli Usa!» - Complicanze particolari? «Soffro di polinevrite diabetica agli arti inferiori, il che comporta una riduzione nella sensibilità e nella motilità degli arti; inoltre, vi sono ulteriori complicazioni derivanti da allergie a medicinali e piante che interferiscono con i valori della glicemia». - Nonostante tutto questo, Lei ha la forza ed il desiderio di aiutare gli altri… «Sono stata praticamente da sempre in contatto con la Caritas e dopo il pensionamento, ho deciso di dedicare del tempo al volontariato. Nella seconda metà degli anni Ottanta, ho collaborato con la Caritas varesina e con don Ernesto Mandelli nell’ambito di un progetto a favore dei malati di Aids. Ci recavamo a casa dei malati dopo averli conosciuti in ospedale per prestare l’assistenza materiale e morale di cui avevano bisogno. E’ stata una bella esperienza durata circa cinque anni!» - Poi, è arrivata “Varese con Te”. «Sì. Nel dicembre del 1992 è ufficialmente nata l’Associazione volontaria per l’assistenza integrata domiciliare gratuita ai malati di N. 56 - GENNAIO 2008 tumore in fase avanzata “Varese con te” su iniziativa del Presidente del Rotary Club Varese Verbano, iniziativa cui hanno aderito con entusiasmo i soci del Rotary Club Varese e dell’Inner Wheel, oltre al Soroptimist Club, alla Caritas ed alla Lega Italiana contro i Tumori. Il responsabile della Caritas locale dell’epoca, che mi conosceva bene, mi ha subito proposto di dare un contributo in prima persona ed io non mi sono tirata indietro. All’inizio, svolgevo le mansioni di coordinatrice dei volontari e di addetta alla segreteria dell’équipe medicoinfermieristica. Attualmente, mi occupo solo della segreteria: sono presente nella sede di Via S. Michele Del Carso, 161 (telefono 0332/810055) dal lunedì al venerdì (9 - 12) per parlare con chiunque si voglia rivolgere a noi (in genere, si tratta di familiari di malati terminali di tumore), presentando le attività dell’associazione, raccogliendo sfoghi o richieste di aiuto unitamente ai dati del malato e della sua famiglia che, in seguito, trasmetto alle infermiere dell’associazione». - Quale sostegno offre questa associazione? «Intanto, ribadisco, per chiunque fra i lettori avesse necessità, che si tratta di un aiuto completamente gratuito. Presso la nostra associazione, opera un’équipe specializzata composta da tre medici specialisti e due infermiere professionali, oltre ad un gruppo di volontari appositamente preparati per fornire il sostegno richiesto grazie ad un corso obbligatorio di formazione della durata di circa due mesi incentrato soprattutto sulla “relazione d’aiuto”. In genere, dopo il primo contatto con i familiari del paziente, raccolti i dati anagrafici, quelli inerenti la patologia, unitamente alle specifiche richieste formulate dagli interessati, contattiamo il medico di famiglia per concordare una visita congiunta presso il malato, visita cui presenzia anche un medico ed un’infermiera della nostra associazione. Analizzata la situazione, si definisce concordemente una linea di azione. Le nostre infermiere (che si alternano fra mattina e pomeriggio) si recano a casa dei malati tutti i giorni; l’intervento di uno dei nostri medici specialisti avviene su richiesta dell’infermiera e sempre previo coordinamento con il medico di base. Ciascun volontario, poi, dà all’associazione la propria disponibilità per due giorni alla settimana per due ore ogni volta. Nel comples- so, i volontari coprono con la loro attività di sostegno vario ai malati ed alle loro famiglie l’intero arco della giornata (9-18)». - Davvero una splendida testimonianza di concreta solidarietà! «Certamente, già il nome dato all’associazione “Varese con Te” esprime il desiderio di tutti coloro che aderiscono all’iniziativa, ma anche dell’intera città di Varese, di esserci, di stare accanto a questi malati ed alle loro famiglie nei momenti bui della sofferenza. Oltre all’efficienza ed all’umanità nell’assistenza prestata, è giusto riconoscere un ulteriore merito alla nostra associazione: quello di aver contribuito a diffondere la conoscenza e l’utilizzo delle cosiddette cure palliative, le uniche possibili rispetto a malati terminali che sperimentano nel proprio essere l’atrocità del dolore ed insieme i limiti della scienza che non può offrire loro prospettive di guarigione». Salutiamo e ringraziamo Laura e tutti coloro che si spendono gratuitamente per il loro prossimo e ci auguriamo che il sostegno anche economico che rende possibile questa straordinaria attività non venga mai meno. Maria Cristina Gallicchio ASSOCIAZIONE PER L’ASSISTENZA MEDICA INTEGRATA DOMICILIARE GRATUITA AI MALATI DI TUMORE IN FASE AVANZATA (ONLUS) L'assistenza, completamente gratuita, è svolta al domicilio del malato (se è idoneo e se vi è la disponibilità di un familiare referente) e si definisce “integrata” perché i membri dell’équipe assistenziale – che agiscono secondo le proprie diverse competenze si riuniscono settimanalmente per discutere e valutare collegialmente l’andamento di ogni singolo caso e per adottare un comportamento armonico ed uniforme in modo da offrire a chi viene assistito una visione ed un programma concorde nella gestione della malattia. La struttura attuale ha permesso di prendere in carico direttamente (ma sempre in collaborazione con il medio curante ) più di un centinaio di pazienti all’anno limitatamente al Comune di Varese ed a quelli limitrofi. La zona in cui è estesa l’assistenza comprende, oltre il Comune di Varese, quelli di: • Azzate • Cazzago Brabbia • Morosolo • Barasso • Comerio • Mornago • Rasa di Varese • Sumirago • Bodio Lomnago • Crosio della Valle, • Brunello • Daverio • Brinzio • Galliate Lombardo • Buguggiate • Gazzada-Schianno • Carnago • Inarzo • Caronno Varesino • Induno Olona • Casale Litta • Lozza • Casciago • Luvinate • Castello Cabiaglio • MalnateGurone • Castronno • Morazzone. PER INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI: Via S. Michele del Carso, n. 161 – 21100 Varese Tel. 0332/810055 - Fax 0332/431053 PER CONTRIBUTI: BANCOPOSTA: c/c postale n. 18112219 BANCA POP. BERGAMO C.V Ag. Varese: c/c n. 58230 ABI 05428 CAB 10801 CIN T BANCA POP. COMMERCIO INDUSTRIA Ag. Varese: c/c n. 2086510 ABI 05048 CAB 10808 CIN F CREDITO VALTELLINESE Sede di Varese: c/c n. 3838 ABI 05216 CAB 10800 CIN U N. 56 - GENNAIO 2008 LISDHA NEWS - 23 MOBILITÀ La difficoltà di ottenere gli ausili giusti UN PRONTUARIO PER GLI AUSILI Operatori e associazioni si battono da tempo per ottenere un efficace prontuario degli ausili per i disabili al posto del Nomenclatore ormai superato. D a diversi anni, da quando cioè è stato pubblicato il Dm 332 del 27 agosto 1999, esiste il cosiddetto “Nomenclatore Tariffario” che elenca gli ausili fornibili, li identifica con un numero e stabilisce quanto verrà pagato al fornitore dal Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) quel dato ausilio prescritto dal medico curante e convalidato dalla competente Asl. Il Nomenclatore Tariffario per moltissime ragioni ha fatto il suo tempo e serve al più presto un “prontuario”, trasparente e dettagliato, degli ausili che il Ssn deve garantire ai tre milioni di italiani, tra disabili e anziani, che vogliono riconquistare la loro autosufficienza. Lo chiedono medici, operatori, assistiti che si sono riuniti recentemente all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) per lanciare la loro proposta di riforma del mondo della riabilitazione. Oggi “conquistare” una carrozzina adeguata o la protesi necessaria per camminare, può diventare un vero e proprio labirinto, scandito da tanta burocrazia, una giungla di regole e soluzioni tampone. Ogni paziente ha bisogno di poter contare su di un “progetto individuale riabilitativo” che deve essere cucito addosso ai bisogni e alle potenzialità di ciascuno facendo affidamento su un elenco ragionato 24 - LISDHA NEWS di prodotti dal quale scegliere l’ausilio, la protesi o l’ausilio più adatto al disabile. Ma per fare tutto questo bisogna, innanzitutto, abolire il vecchio “nomenclatore” costituito da una lista generica, confusa e solo descrittiva dei prodotti, dove c’è un po’ di tutto e che tra l’altro doveva scadere nel 2000 e invece è stato continuamente prorogato. L’idea, che ha riscosso anche l’approvazione dell’ lss e della commissione “handicap” di Confindustria, punta sulla creazione di un repertorio degli ausili tecnici erogabili a carico del Servizio pubblico, definiti con marca, modello, prezzo e organizzati secondo le norme Iso. Le aziende produttrici potranno chiedere, in qualsiasi momento, l’iscrizione dei loro prodotti che risponderanno ai requisiti stabiliti per l’accreditamento. Il repertorio sarà così sempre aggiornabile offrendo, in questo modo, alle Asl, ai medici prescrittori e a chi utilizzerà l’ausilio tecnico, quanto di più nuovo c’è sul mercato. Si eliminerà anche una serie di passaggi - prescrizioni generiche a cui non corrispondono gli ausili necessari, preventivi di spesa, collaudi, modifiche - che costringono i disabili a veri e propri slalom tra certificati, autorizzazioni, studi medici, Asl e officine ortopediche. A gestire questo nuovo repertorio dovrà essere la “Cud”: la Commissione Unica per i Dispositivi medici, istituita dalla legge finanziaria del 2003. Questa Commissione, in qualità di organo consultivo tecnico del Ministero della Salute, ha il compito di definire e aggiornare il Repertorio dei dispostivi medici e di classificare tutti i prodotti in classi e sottoclassi specifiche per regolare il settore. Però, per dare un taglio netto alla burocrazia e agli sprechi nell’erogazione degli ausili, il repertorio non basta da solo. Dovrà essere rivista anche la fase di individuazione delle esigenze e delle potenzialità del disabile. Per questo ci sarà bisogno, in base alla complessità dell’handicap, di una équipe multiprofessionale - composta dal medico specialista, affiancato da fisioterapisti, tecnici ortopedici, terapisti occupazionali - che dovrà tracciare un “progetto riabilitativo” su misura. Non si tratta soltanto di dare una protesi o un ausilio, quasi fosse un risarcimento, ma di scegliere una serie di interventi di cura e recupero, fondati su di una prognosi funzionale, che duri il tempo necessario a far recuperare l’autonomia al paziente. Bruno Biasci N. 56 - GENNAIO 2008 Problemi per il disabile che si reca in visita o è degente ALL’OSPEDALE NON SI È PENSATO AI DISABILI Tra le magagne del nuovo Ospedale di Varese ci sono anche quelle che riguardano la mobilità dei disabili. S ono noti a tutti i tanti inconvenienti rilevati nel nuovissimo Ospedale Circolo di Varese in quanto la stampa locale, e non soltanto questa, ne ha parlato più volte: ripetuti allagamenti del pronto soccorso, casi di Legionella, rumorosità e perdite d’acqua della centrale per la climatizzazione, cadute di pannelli del controsoffitto, pavimento della piattaforma per l’atterraggio degli elicotteri da rifare, blackout della corrente e mancato intervento dei gruppi elettrogeni d’emergenza. Ma a tutto questo si aggiungono le meno note manchevolezze circa l’applicazione delle norme sull’accessibilità. Non si è pensato per esempio al servizio di autobus, la cui fermata è rimasta davanti all’ospedale vecchio e la persona con difficoltà di deambulazione deve farsi tutto il percorso in salita di via Guicciardini, magari in carrozzina e sotto l’acqua. All’esterno è stato necessario, dopo un sopralluogo, segnalare all’impresa tutti i punti relativi all’accessibilità dei marciapiedi impegnandola in rifacimenti di alcune rampe fatte male. L’ingresso dell’ospedale, essendo costituito da un grande salone, non è dotato di un percorso tattile che consenta al non vedente di avere una guida per attraversare il salone fino al raggiungimento del bancone per le informazioni e quindi arrivare agli ascensori. Chi ha avuto esperienza di degenza nel nuovo ospedale di Circolo avrà notato l’alta tecnologia applicata, ad esempio l’uso dei robot per lo spostamento dei carrelli tra i diversi piani, ma avrà pure notato che il servizio igienico abbinato ad ogni camera non è per niente a norma: la tazza wc è alta da terra ben 53 centimetri invece di 45, il lavabo è inagibile per la presenza di un armadietto metallico, posiziona- to sotto, che impedisce alla persona in carrozzina di avvicinarsi frontalmente al lavabo stesso. Degni di nota gli sforzi necessari per aprire la porta tra stanza e servizio igienico e per chiudere i grandi finestroni così alti e pesanti che per chiuderli occorre chiedere l’aiuto del personale. Sembra incredibile trovare in una struttura nuovissima, e per di più rivolta a utenti ovviamente non nella loro piena efficienza fisica, deficienze di questo tipo, malgrado le leggi scritte e il buon senso. B. B. E’ dura per il non vedente raggiungere autonomamente il bancone delle informazioni in fondo al salone di ingresso. I CONTRIBUTI ANTIBARRIERE vanno richiesti entro il 1 marzo. Ecco i requisiti per presentare la domanda. Hanno diritto ai contributi per la realizzazione degli interventi finalizzati allo abbattimento delle barriere architettoniche e localizzative previsti dalla legge 13/89: “i portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, ivi compresa lo cecità, ovvero quelle relative alla deambulazione e alla mobilità, nonché coloro che hanno a carico i citati soggetti o il condominio ove risiedono le suddette categorie di beneficiari” e, cioè: N. 56 - GENNAIO 2008 disabili con menomazioni o limitazioni funzionali in possesso di una certificazione · attestante un’invalidità permanente; i quali abbiano a carico persone con disabilità permanente; · coloro ove risiedono le suddette categorie; · condomini centri o istituti residenziali pubblici o privati per immobili destinati all’assistenza · dei disabili. Precisiamo che per centro o istituto residenziale privato si intende quello censito tale presso il Catasto Urbano e nel quale il disabile ha la residenza anagrafica o l’abituale e stabile dimora. Per i condomini si ricorda che è possibile installare l’ascensore nel caso in cui la maggioranza semplice dei proprietari (metà più uno dei millesimi condominiali) autorizzi l’intervento, a seguito di decisione assembleare. Se l’assemblea non autorizza l’installazione, o se non si esprime entro i tre mesi successivi dalla data della richiesta da parte della persona disabile, l’ascensore non può essere installato. In questo caso l’interessato può installare, senza necessità di ulteriori approvazioni condominiali, meccanismi facilmente rimovibili quali, ad esempio, i servoscala o le piattaforme elevatrici. L’assemblea condominiale, nel caso di approvazione, può limitarsi a consentire alla persona disabile di installare, a sue spese, l’ascensore (ed in questo caso il contributo sarà a totale ed esclusivo beneficio di quest’ultimo) ovvero può anche partecipare alla spesa per il suo acquisto e messa in opera (ed in questo caso il contributo verrà ripartito fra tutti coloro che partecipano alla spesa). A seguito dell’avvenuta approvazione dell’assemblea, sia nel caso lo stessa si limiti a dare il consenso, sia nel caso partecipi alla spesa, la richiesta di contributo deve essere firmata dalla persona disabile e controfirmata dall’amministratore del condominio. Copia del verbale dell’assemblea dovrà essere allegata alla richiesta di contributo, unitamente a tutti gli altri documenti necessari. Bruno Biasci LISDHA NEWS - 25 ASSISTENZA Emanate dall’Inps le istruzioni operative CONGEDI BIENNALI RETRIBUITI AI CONIUGI Ecco come ottenerli. C ome segnalato sul numero 54 di luglio 2007 del Lisdha news, una importante sentenza (la n. 158 del 18/4/2007) della Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del Dlgs 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) nella parte in cui non prevede la concessione del congedo retribuito di due anni anche al coniuge della persona con handicap grave. Come si ricorderà quell’articolo ammetteva alla fruizione del congedo retribuito di due anni solo i genitori di persone con handicap grave oppure i fratelli o le sorelle, conviventi con la persona con handicap, nel caso entrambi i genitori fossero 26 - LISDHA NEWS deceduti o fossero totalmente inabili. Dopo la sentenza 158/2007, i congedi devono essere concessi - e in via prioritaria - anche al coniuge. Tuttavia per rendere effettivamente applicata la nuova disposizione si attendevano le istruzioni operative degli Istituti previdenziali. Successivamente l’Inps, con propria Circolare 112 del 3 agosto 2007, ha provveduto a “recepire” le indicazioni della Corte Costituzione, fornendo al contempo altre precisazioni di carattere generale. L’Inps riassume le condizioni che individuano gli aventi diritto. Il congedo retribuito di due anni spetta innanzitutto al coniuge convivente con la persona con handicap grave. Tale beneficio spetta prioritariamente al coniuge e ciò comporta alcuni riflessi sugli altri potenziali beneficiari nel caso in cui il disabile sia coniugato. Inoltre il congedo retribuito spetta, in alternativa, ai genitori, naturali o adottivi e affidatari, del portatore di handicap grave. Per i figli minorenni la fruizione del beneficio spetta anche in assenza di convivenza, mentre per i figli maggiorenni il congedo viene riconosciuto anche in assenza di convivenza, ma a condizione che l’assistenza sia prestata con continuità ed esclusività. Tali indicazioni valgono anche nel caso in cui il figlio non conviva con l’eventuale coniuge. Se il figlio convive con il coniuge, lavoratore dipendente, quest’ultimo dovrà espressamente rinunciare a godere per lo stesso soggetto e nei medesimi periodi del congedo retribuito che, lo ricordiamo, dura N. 56 - GENNAIO 2008 comunque due anni, anche frazionati, per ciascuna persona disabile. Se il figlio convive con il coniuge che non lavora o che è lavoratore autonomo, i congedi possono essere richiesti dai genitori. Infine il congedo retribuito, come già detto, spetta, alternativamente, ai fratelli o alle sorelle conviventi con la persona con handicap grave. La condizione è che i entrambi i genitori siano scomparsi o siano totalmente inabili. Anche in questo caso se il fratello disabile convive con il coniuge, lavoratore dipendente, quest’ultimo dovrà espressamente rinunciare a godere per lo stesso soggetto e nei medesimi periodi del congedo retribuito di due anni. Se invece il fratello convive con il coniuge che non lavora o che è lavoratore autonomo, i congedi possono essere richiesti dai fratelli o dalle sorelle conviventi comunque dopo la scomparsa dei genitori o in caso di loro inabilità totale. Precisiamo che già con la Circolare 90/2007, l’Inps aveva sottolineato come non fosse più necessario dimostrare l’impossibilità di prestare assistenza da parte di altri familiari conviventi, “stante l’esclusiva riconducibilità all’autonomia privata e familiare della scelta su chi, all’interno della famiglia del portatore di handicap, debba prestargli assistenza”. per i quali si apriva la prospettiva di poter godere dei due anni di congedo retribuito, hanno presentato domanda agli istituti previdenziali. Ora l’Inps precisa che le sedi periferiche possono riesaminare i casi sospesi o rifiutati perché mancavano le indicazioni della direzione centrale. Nella nuova circolare si ribadisce che per assistenza continuativa ed esclusiva al disabile non deve intendersi necessariamente la cura giornaliera, purché essa sia prestata con i caratteri della sistematicità e dell’adeguatezza rispetto alle concrete esigenze del portatore di handicap, secondo quanto indicato con la circolare suddetta. Vale la pena sottolineare che le indicazioni della Circolare 90/2007 non valgono solo per i permessi lavorativi mensili ma anche per i congedi. Può essere utile che quei lavoratori (cioè coniugi di persone con handicap grave), ripresentino la relativa domanda. A tal proposito l’Inps informa che a giorni dovrebbero essere disponibili i nuovi moduli relativi ai congedi, disponibili anche in internet nel sito dell’Inps nell’area “modulistica on line”. Dopo la pubblicazione della Sentenza 158/2007, molti lavoratori Il nuovo modulo per il congedo al coniuge della persona con handicap grave sarà denominato Hand6. Quasi superfluo precisare che questi moduli e queste indicazioni non valgono per i lavoratori assicurati con altri Istituti (es.: dipendenti pubblici assicurati Inpdap). Importi e limiti per il 2008 ASSEGNI E PENSIONI O gni anno vengono ridefiniti, collegandoli agli indicatori dell’inflazione e del costo della vita, gli importi delle pensioni, assegni e indennità che vengono erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordomuti e i relativi limiti reddituali previsti per alcune provvidenze economiche. Per il 2008 gli importi delle provvidenze e limiti reddituali sono stati fissati dalla Direzione Centrale delle TIPO DI PROVVIDENZA Pensione ciechi civili assoluti Pensione ciechi civili assoluti (se ricoverati) Pensione ciechi civili parziali Pensione invalidi civili totali Pensione sordomuti Assegno mensile invalidi civili parziali Indennità mensile frequenza minori Indennità accompagnamento ciechi civili assoluti Indennità accompagnamento invalidi civili totali Indennità comunicazione sordomuti Indennità speciale ciechi ventesimisti Lavoratori con drepanocistosi o talassemia major N. 56 - GENNAIO 2008 Prestazioni dell’Inps con Circolare del 28 dicembre 2007, n. 142. Nella tabella che segue riportiamo gli importi in euro, comparati con quelli del 2007. Importo 2008 2007 262,62 242,84 242,84 242,84 242,84 242,84 242,84 710,32 457,66 229,64 168,70 436,14 266,83 246,73 246,73 246,73 246,73 246,73 246,73 733,41 465,09 233,00 172,86 443,12 Limite di reddito 2007 2008 14.256,92 14.256,92 14.256,92 14.256,92 14.256,92 4.171,44 4.171,44 Nessuno Nessuno Nessuno Nessuno Nessuno 14.466,67 14.466,67 14.466,67 14.466,67 14.466,67 4.238,26 4.238,26 Nessuno Nessuno Nessuno Nessuno Nessuno LISDHA NEWS - 27 SEGNALAZIONI Novità soprattutto per sordi e ciechi AGEVOLAZIONI TELEFONICHE Lo prevede una recente delibera. C ome segnalato da Carlo Giacobini responsabile del Centro per la Documentazione legislativa Uildm nazionale, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con Delibera del 3/10/2007 n. 514 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 9/10/07) ha introdotto nuove agevolazioni telefoniche per le persone con disabilità. In particolare alle persone sorde viene riconosciuta l’esenzione dal pagamento del canone mensile sulla telefonia fissa. Sono considerate persone sorde quelle in possesso del certificato di sordomutismo (Legge 381/1970) e che abbiano diritto all’indennità di comunicazione (non quindi a ipoacusici o persone con sordità acquisita dopo la nascita o dopo la fase prelinguale). L’agevolazione spetta alla persona sorda o all’abbonato che conviva con il sordo. In precedenza, invece, l’esenzione totale del canone era subordinata al possesso del Dts (Dispositivo Telefonico per Sordi), requisito non più richiesto. Altra facilitazione rivolta alle persone sorde consiste nel fatto che gli operatori della telefonia mobile sono obbligati - pena sanzioni specificamente previste - a predisporre e pubblicizzare, entro il 30 novembre di ogni anno, un’offerta specifica per i sordi che comprenda almeno 50 Sms al giorno, nella quale il prezzo di ciascun servizio fruibile da tali utenti non superi il miglior prezzo dello stesso servizio comunque applicato dal medesimo operatore all’utenza, anche nell’ambito di promozioni. L’agevolazione spetta su un solo abbonamento di telefono cellulare e l’interessato, anche in questo caso, deve presentare la certificazione sanitaria che attesti la sordità e la titolarità dell’indennità di comunicazione. La Delibera non fa riferimento alle carte ricaricabili. 28 - LISDHA NEWS Altre agevolazioni riguardano i ciechi per i quali gli operatori telefonici devono riconoscere gratuitamente 90 ore mensili di navigazione in internet (da rete fissa). Si tratta di un monte ore significativo per chi non abbia sottoscritto, o sottoscriva, contratti che non prevedano limiti orari, anche se occorre naturalmente comparare bene i contratti, prima di sottoscrivere o modificare l’abbonamento o il relativo piano tariffario. Le agevolazioni spettano ai ciechi totali titolari di indennità di accompagnamento e non ai ciechi parziali o agli ipovedenti gravi. Sono estese, come per i sordi, all’abbonato che conviva con la persona disabile. Sia in questo caso, che nel precedente, per usufruire delle agevolazioni occorre presentare certificazione sanitari (verbale dell’Asl) e nel caso siano richieste da un convivente, anche lo stato di famiglia (autocertificabile) . E’ inoltre previsto l’obbligo per l’abbonato convivente di comunicare tempestivamente il caso che il sordo o cieco abbia cessato di far parte del nucleo. Tutti i trattamenti di favore previsti dalla Delibera possono essere sottoscritti in occasione di un nuovo abbonamento oppure possono essere attivati modificando il “profilo tariffario” di un abbonamento già in essere. Ricordiamo anche le agevolazioni telefoniche già previste (1/6/2000) ossia quelle per anziani, persone disabili e utenti “con esigenze sociali speciali” ai quali viene riconosciuta per effetto della Delibera n. 314 del 1/6/2000, una riduzione del 50% sul canone mensile di abbonamento. Al beneficio vengono ammessi i nuclei familiari al cui interno vi sia un invalido civile o un percettore di pensione sociale o un anziano sopra i 75 anni o un capofamiglia disoccupato. Oltre a questi requisiti, il nucleo familiare deve anche dimostrare di trovarsi in difficoltà economica, non deve cioè superare un livello di reddito di 6713,93 euro l’anno, determinato in base all’Isee. Per ottenere la certificazione relativa al reddito ci si può rivolgere all’Inps o ad un Centro Autorizzato di Assistenza Fiscale (Caaf). Una volta in possesso di quel documento, che andrà ripresentato ogni anno, si potrà richiedere all’operatore di telefonia fissa la riduzione del 50% del canone di abbonamento. Per ulteriori approfondimenti rimandiamo al sito del Centro per la Documentazione legislativa Uildm direzione nazionale dal quale è possibile anche scaricare copia delle delibere (www.handylex.org). N. 56 - GENNAIO 2008 Importante iniziativa dell’Edf RACCOLTA DI FIRME A LIVELLO EUROPEO Raccolte più di un milione di firme in tutta Europa per chiedere un maggior impegno nelle leggi europee e nazionali a favore dei disabili. R iteniamo utile che i nostri lettori abbiano conoscenza anche di ciò che avviene a livello europeo per far rispettare i diritti dei disabili. “ 1997 - 2007: dieci anni di lotta per i diritti delle persone con disabilità”: è questo il titolo della dichiarazione diffusa dall’Edf (European Disability Forum) che, dalla sua fondazione ad oggi, conduce battaglie in favore dei diritti delle persone con disabilità. In occasione di questo “anniversario”, l’Edf , che ha sede a Brussels (Belgio), ha lanciato una nuova campagna attraverso Internet con l’intento di raggiungere un milione di sottoscrizioni e dimostrare così alle istituzioni che le persone con disabilità sono non solo consapevoli dei loro diritti, ma sono anche unite nel difenderli e promuoverli. L’intenso lavoro dell’Edf ha coinvolto attivamente i consigli nazionali rappresentativi delle persone con disabilità dei diversi Paesi europei inclusa l’Italia. Nel 2006, per esempio, ha promosso l’istituzione del principio dell’accessibilità per le persone con disabilità come requisito obbligatorio dei progetti presentati per ottenere contributi dai Fondi strutturali europei. AIAS UN TRATTO DI STRADA INSIEME Per iniziativa dell’Aias nasce a Varese un gruppo di mutuo aiuto per genitori Centralità alla famiglia e alle sue dinamiche: è questo il cuore del progetto di mutuo aiuto familiare denominato “Farsi strada. In Compagnia” promosso da Aias (Associazione Italiana per l’Assistenza agli Spastici) sezione di Varese e che ha preso avvio per l’anno 2007-2008. Solitudine, certezza di vivere spesso un problema non capitato agli altri, bisogno di un luogo dove esprimere il proprio vissuto, e di trovare una di una compagnia che può sostenere il proprio vivere umano. Sono queste le sensazioni che spesso i genitori di persone con disabilità avvertono, nel susseguirsi quotidiano di impegni, scadenze, problemi da affrontare e soluzioni da cercare per sé e il proprio figlio. Aias Varese ha pensato così di proporre uno spazio e un luogo dove i genitori di persone con disabilità, possano compiere un tratto di strada insieme attraverso il confronto, il dialogo e la conoscenza. E’ un dato accertato che l’evento del concepimento e della nascita di un figlio disabile, ha da sempre causato profondi traumi etico-psiN. 56 - GENNAIO 2008 cologici nella coppia, con ingiustificati “sensi di colpa” o con lacerazioni che di frequente conducono all’isolamento dal contesto sociale. Lo stato di disabilità non interessa soltanto il bambino, ma travolge e sconvolge tutti gli equilibri della famiglia. L’obiettivo è quello di creare uno spazio di parola in cui i familiari di persone con disabilità possano riflettere su alcune tematiche centrali che caratterizzano la loro esperienza familiare e soggettiva, alla presenza di personale qualificato, attraverso la creazione di un gruppo di auto mutuo aiuto che si riunisca, a cadenza mensile, coordinato da una figura professionale (psicologa). Tale contesto favorisce l’attenuarsi del vissuto di solitudine, grazie allo scambio di esperienze e la riflessione e la condivisione della propria esperienza di genitore di figlio disabile, spesso sentita come unica e indeclinabile; porta inoltre alla mobilitazione e alla condivisione di risorse (esperienze, azioni, vissuti) e alla promozione del legame sociale. La sottoscrizione vuole un’Unione Europea nella quale i diritti delle persone con disabilità siano tutelati tramite una legislazione efficace, che combatta tutte le forme di discriminazione e garantisca la piena inclusione nella società europea dei suoi oltre 50 milioni di cittadini con disabilità. L’obiettivo del milione di firme è stato abbondantemente superato in quanto sono state raccolte 1.232.171 firme che sono state consegnate il 4 ottobre 2007 al vice presidente della Commissione Europea. B.B. REDDITO E ASSISTENZA DOMICILIARE Un’importante ordinanza del Tar delle Marche Segnaliamo che in www.grusol.it al link “informazioni” è pubblicata la recente ordinanza del Tar delle Marche che sospende una delibera del Comune di Osimo (An) che prevedeva per il servizio di assistenza domiciliare rivolto a un disabile grave la compartecipazione alla spesa del servizio avendo come riferimento il reddito del nucleo familiare e non solo quello del richiedente la prestazione. LISDHA NEWS - 29 LIBRI DALL’ALTRA PARTE Tre grandi medici si ammalano gravemente e raccontano la loro storia. La paura, la sofferenza, la lotta per sopravvivere. E la proposta per rifare una Sanità che curi davvero. T re clinici raccontano la loro doppia esperienza di medici e di malati. L’insorgenza improvvisa del male sconvolge la loro vita professionale e il loro status professionale. Ora, la malattia non è più da curare, ma anche da vivere, in prima persona. Dopo aver vissuto da medici le diagnosi più infauste, le terapie più devastanti, ma anche la paura, l’angoscia di morte e lo smarrimento di tutti gli ammalati gravi, essi raccontano il tragico e il grottesco della loro esperienza, anche con sferzate al mondo dei colleghi sani, ignari di cosa significhi essere un ammalato in Italia. Le storie sono raccontate in prima persona con rara schiettezza, fra autoironia e tragedia, in un’altalena di rivelazioni e denunce talvolta scioccanti contro l’attuale organizzazione della Sanità, ormai control- lata dai politici e troppo lontana dal dolore dei malati. Nel volume si lancia un’dea rivoluzionaria, dirompente: creare una Consulta nazionale composta da grandi medici seriamente ammalati che raccolga i suggerimenti di centinaia di loro colleghi, anch’essi affetti da patologie gravi, per stilare una grande riforma della Sanità. Iniziando dal Decalogo che i tre autori hanno scritto per una medicina rimodellata a partire dalle sofferenze dei pazienti, non dagli interessi dei politici. Provarci si può. Sarebbe la prima volta in Italia e forse nel mondo. Alcune frasi dei tre autori: “La medicina oggi può e deve togliermi il dolore; se non lo fa, io mi ucciderò, ma non sarà un suicidio, sarà un’omissione di soccorso” Professor Sandro Bartoccioni, cardiochirurgo; UN AIUTO ALL’INTEGRAZIONE A vere un handicap, a causa di una minorazione fisica, sensoriale o intellettiva, non significa di per sé essere malato o bisognoso di assistenza. Per fortuna la maggioranza delle persone in situazioni di handicap ha potenzalità e capacità proprie e può vivere una vita normale, a condizione però che siano eliminati gli ostacoli che impediscono la piena integrazione sociale. A tutti, anche a chi ha una limitata o nulla autonomia, va comunque garantita piena dignità e l’accesso ai servizi sociali al pari di tutti gli altri cittadini. Per questo il volume “Handicap: come garantire una reale integrazione” curato da Vincenzo Bozza, Maria Grazia Breda e Giuseppe D’Angelo, è un formidabile e concreto aiuto per tutte le famiglie che quotidianamente lottano contro le discriminazioni e l’isolamento per vedere riconosciuti quei diritti che troppo spesso sono ancora negati. Di volta in volta, poi, sono presentate nel libro le possibili iniziative che si possono intraprendere per ottenere le prestazioni indispensabili per le persone non autonome, 30 - LISDHA NEWS con un’attenzione particolare agli aspetti più concreti e operativi, fornendo i riferimenti di legge, i modelli dei moduli da compilare, i contatti con le associazioni a cui rivolgersi e tutto quello che può servire per sostenere le famiglie. V. Bozza, M.G. Breda, G. D’Angelo, Handicap:come garantire una reale integrazione, Utet, 2007, 348 pagine, euro 25,00. NUOVA EDIZIONE PER “NON PIÙ SOLI” Guida ai Servizi della Provincia di Milano per la Disabilità La Delega per la Partecipazione e Tutela dei diritti delle persone con disabilità della Provincia di Milano ha recentemente pubblicato la seconda edizione dell’opuscolo “NON più SOLI - Guida ai Servizi “Ho conosciuto la paura dei miei ammalati e ora so cosa provava Don Rodrigo... il suo terrore di essere gettato ai monatti.“ Dottor Gianni Bonadonna, Presidente Fondazione Michelangelo, Istituto Tumori di Milano; “Oggi, quando faccio ambulatorio, ne esco distrutto perché mi rivivo nelle storie dei miei ammalati.” - Professor Francesco Sartori Direttore Dipartimento di Scienze chirurgiche toraciche e vascolari Università di Padova. Francesco Sartori, Gianni Bonadonna, Sandro Bartoccioni, Dall’altra parte, a cura di Paolo Barnard., Bur, 256 pagine, 9,40 euro. della Provincia di Milano per la Disabilità” La guida, uscita per la prima volta nel 2005, raccoglie le competenze dell’Ente in materia di disabilità. Organizzato per tipologia di servizi è uno strumento di facile consultazione per il cittadino: in sostanza si tratta di una mappatura dei servizi e delle funzioni della Provincia stessa nel campo della disabilità completa di tutti gli aggiornamenti e le novità degli ultimi anni. La Guida sarà distribuita capillarmente presso Comuni, Associazioni di settore, Ospedali e Asl. Inoltre sarà disponibile, sempre gratuitamente, presso: Gli uffici della Provincia, in particolare gli uffici dei Servizi sociali di Viale Piceno, 60 Gli uffici del Servizio Occupazione Disabili di Viale Jenner 24 La sede istituzionale della Provincia di Milano e della Delega, in Via Vivaio 1, tel. 02/77402363/2762, e-mail: [email protected] e sul sito Web dedicato: www.provincia.milano.it/nonpiusoli aperto a enti, operatori e cittadini. N. 56 - GENNAIO 2008 LA VITA DA DENTRO di Emanuela Giuliani LA TENEREZZA La tenerezza è offrire un amore che riempie tanto da rendere libero il cuore di chi lo riceve. Q uando si passa del tempo insieme ad un bambino si scopre quanto abbia bisogno di tenerezza. I bambini ne sono affascinati e incarnano il famoso adagio per cui “i piccoli vivono più di sentimento che di ragionamento.” Gesù stesso non si faceva remore ad abbracciarli, sdegnandosi con i suoi discepoli che vedevano in quei “uomini in miniatura” solo un disturbo un più, una noia. Una psicologa, Jacqueline Renaud, è arrivata ad affermare che “la mancanza di tenerezza è più insidiosa della fame”. Sappiamo che i malati guariscono prima se avvertono di essere curati con amore, sappiamo che chi ha delle fragilità psichiche a volte ritrova la calma quando si sente trattato con rispetto e bontà, sappiamo anche che chi ha deciso dentro di sé di lasciarsi morire, può ritrovare la gioia di vivere solo in braccia che lo avvolgono con amore. Noi per primi, tornando a casa stanchi alla sera, non sentiamo certo il bisogno di critiche, di attacchi verbali o di silenzi pesanti. Abbiamo, al contrario, l’intima necessità di sentirci accolti. Solo dopo riusciremo ad affrontare le difficoltà o i problemi che ci saranno messi davanti. La tenerezza è un balsamo per il cuore. È ciò che dà un profumo particolare alle nostre azioni e ai nostri gesti più semplici. Cerchiamo allora di partire proprio dalle cose più quotidiane per “recuperarla”. Proviamo ad esempio a calibrare le nostre parole e il loro tono: smettiamo di gridare, di alzare la voce in ogni momento. Smettiamo di dare strattoni alle braccia dei nostri figli quando non tengono il nostro passo, e non solo nel camminare (siamo noi a dover rallentare, non loro a dover accelerare!) Non bombardiamo subito di problemi e nervosismi il coniuge che rientra in casa. Ma non fermiamoci al “non fare”. Oltre ad imparare a parlare in modo pacato (non sdolcinato) e rassicurante, recuperiamo il sorriso, l’abbraccio. Accompagniamo fino alla porta o al cancello chi esce dalla nostra abitazione. Recuperiamo i “grazie”, i “prego”, le carezze, il “ti voglio bene”. Torniamo alle coccole che sono state definite “la cura per guarire i reumatismi interiori”. Un bambino abbracciato, coccolato, (non viziato!), si scopre amato e amabile, acquista fiducia in se stesso, impara a volersi bene. Nel suo futuro non si “svenderà”, avrà rispetto per il suo corpo e la sua anima, per la sua persona. E non vale solo per i bambini. Forse mi direte che vivo fuori dal mondo. Tutto nella società sembra impedire quanto detto. Non solo. Tutto sembra farlo apparire inutile, vano. Anche stupido. Eppure quando guardo dentro me stessa o ascolto gli sfoghi della gente, mi rendo conto che il recupero della tenerezza è un’ urgenza umana, psicologica, spirituale e sociale. “Homo homini lupus”, diceva un famoso filosofo, Hobbes. L’uomo è un lupo per l’altro uomo. O almeno così stiamo imparando sempre più a vederlo. Ma siamo a noi a renderlo e a renderci tali. Non ci accorgiamo nemmeno di diventare sempre più duri interiormente, insensibili. Ci vergogniamo della debolezza, non ci lasciamo più andare al pianto o anche a una bella risata. Di contro viviamo attaccati al computer o al cellulare. Nelle famiglie spesso sono i nonni a far sopravvivere la tenerezza nei rapporti umani. Hanno più tempo, non sono stressati dal lavoro, hanno una maggiore esperienza, sanno capire ciò che conta e ciò che resta. Ma non credo si possa delegare questo “compito” solo a loro, anche perché non tutte le giovani generazioni sono “dotate” di nonni. Dobbiamo ricoprire la tenerezza come necessità, sia in noi stessi che nelle nostre famiglie. Dobbiamo proteggerla, cercarla, richiederla con forza, quasi pretenderla. Non scordando mai che chi incontra una persona capace di tenerezza, incontra un tesoro che “ingentilisce e abbellisce ogni cosa” (Pino Pellegrino) Emanuela Giuliani tiene incontri di spiritualità, approfondendo temi di fede ed interiorità, Per contattare Emanuela Giuliani scrivete a: Lisdha news, “La vita dentro” via Luini, 5 - 21100 Varese, e-mail: [email protected] N. 56 - GENNAIO 2008 LISDHA NEWS - 31 Hai inviato il tuo contributo per il 2008? 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