MilanoRisparmia
IL PRIMO GIORNALE DI ECONOMIA E INFORMAZIONE DEDICATO ALLA FAMIGLIA MILANESE
Anno 2 - numero 10
4 maggio 2006
A PAG.
Dichiarazione dei redditi
Prosegue l’elenco delle spese
deducibili dal reddito
delle
persone
fisiche.
MODELLO 730/2006 redditi 2005
Modello N.
dichiarazione semplificata dei contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale
genzia
ntrate
CONTRIBUENTE
Coniuge
dichiarante
Dichiarante
COGNOME (per le donne indicare il cognome da nubile)
DATI
ANAGRAFICI
3
DATA DI NASCITA
GIORNO
COMUNE
MESE
Dichiarazione
congiunta
730
integrativo
CODICE FISCALE DEL CONTRIBUENTE (obbligatorio)
GRATUITO
5 per mille: indicare a chi devolverlo
Un lungo elenco di Onlus che conta
29.000 presenze, fra cui migliaia di
associazioni a dir poco stravaganti:
per essere sicuri, meglio indicare
sempre a chi devolverlo.
EURO
Gli importi devono essere indicati in unità di Euro
Rappresentante
o tutore
CODICE FISCALE DEL RAPPRESENTANTE O TUTORE
NOME
COMUNE (o Stato estero) DI NASCITA
SESSO (M o F)
PROVINCIA (sigla)
ANNO
PROVINCIA (sigla)
A PAG.
C.A.P.
Fondi comuni di investimento
Continua il nostro viaggio negli
strumenti di mercato: con questa
seconda parte, si conclude la
trattazione dei fondi comuni di
investimento.
A PAG.
4
Sanità a Milano: poche luci molte ombre
6
Milano si accinge ad affrontare le votazioni amministrative
È tempo di restituire
Milano ai milanesi
di Bruno Bonucci
Milano, l’antica capitale morale, si
presenta con il volto segnato da anni
difficili, più povera, più depressa,
meno viva e molto meno stimolante, in
sostanza una città eccellente ormai
solo per le cure mediche, le università
e forse la moda.
Ereditarne la gestione amministrativa
siamo certi che sarà una sfida dura, anzi
durissima, con una città che di fatto ha
perso punti di Pil, che ha visto crescere
una smisurata povertà e una illegalità
che vive e prospera ai bordi dei salotti
buoni. La città è stata “abbandonata”
da centinaia di migliaia di persone,
nella stragrande maggioranza giovani,
in enorme difficoltà a causa dell’elevatissimo costo della vita. E la città, lentamente, si è richiusa su se stessa.
Colpa forse della crescita della microcriminalità che ha espropriato i milanesi
della propria città: ci sono aree comple-
tamente dedite all’illegalità, allo spaccio
e alla prostituzione, altre zone dove gli
stessi milanesi si sentono stranieri o perlomeno non così ben accetti. E certo non
è stato all’altezza della situazione il progetto dei vigili di quartieri, pochi e spesso impegnati in altre mansioni ben lontane dalla difesa dell’ordine pubblico.
Insomma, una Milano sempre meno a
misura d’uomo, soprattutto per quei
settori della popolazione meno difesi:
basti pensare agli anziani e ai bambini,
che a Milano non trovano risposte alle
proprie esigenze quotidiane. Insomma,
diciamocelo con chiarezza: crescere,
come del resto invecchiare, nella
nostra città è diventato veramente
molto difficile.
Ma ci si può davvero rassegnare e finire con il considerare Milano, città “extutto”, relegata al ruolo di albergo a
cinque stelle per la moda, il business e
l’alta finanza?
Chiunque avrà il piacere - e l’onere - di
I CITTADINI MILANESI
SI INCONTRANO SU
www.retecivica.milano.it
Informazioni, notizie, discussioni e servizi
forniti da cittadini, associazioni, enti, un filo
diretto con le istituzioni e una nuova
sezione dedicata ai consumatori in cui è
possibile scaricare “MilanoRisparmia”.
governare Milano dovrà davvero rimboccarsi le maniche e dare, finalmente,
risposte serie alla cittadinanza, quella
vera e non quella fatta da pochi ultra
ricchi, calciatori e top model, ma dalle
persone che ogni giorno vivono e lavorano in una metropoli sempre meno
sicura e vivibile.
La prossima amministrazione dovrà
tentare di colmare la profonda frattura
che si è creata fra cittadini e istituzioni, sicuramente legata all’incapacità
dei politici in genere di agevolare e
incentivare la partecipazione dei cittadini che in questi anni non sono mai
stati coinvolti.
Basti osservare il fiorire di decine di
comitati spontanei attorno ad altrettanti problemi specifici, come parcheggi,
aree verdi, sulla sicurezza eccetera per
capire che i cittadini hanno voglia di
farsi coinvolgere nella vita politica
della loro città. Basta solo dargliene
l’occasione.
Quanto devono
essere pazienti
i pazienti...
di Alessandro Miano e Ilaria Lucchetti
Segreteria nazionale del Movimento Consumatori
Liste d’attesa alla paralisi, prestazioni
sanitarie in calo, laboratori zonali in via
d’estinzione e vaccinazioni infantili non
più passate dal Servizio nazionale. È la
fotografia del comparto sanitario lombardo scattata dai sindacati Cgil e Cisl, a
poco meno di un mese dall’appuntamento elettorale delle amministrative.
Con una eccezione: il Centro Unico di
Prenotazione (fino al luglio scorso ubicato a Milano in via Rombon e ora dislocato in Sicilia), che raccoglie consensi
sia sul fronte dell’efficienza logistica (le
attese al telefono sono brevi, soprattutto
se si considera che si tratta di un call
center) sia relativamente alla preparazione di chi risponde al telefono.
Ma salvo il Cup, il quadro nel complesso preoccupa i responsabili della Sanità
delle due organizzazioni sindacali. «La
situazione delle attese a Milano permane
grave e ormai potremmo dire cronica»,
commenta Fulvia Colombini della Cgil,
«e l’aspetto più preoccupante è che non
si riesce a risolverla tanto che spesso
sono addirittura le stesse strutture ospedaliere a “dirottare” i pazienti verso
soluzioni di tipo privato. E negli ultimi
tre anni il contesto ha continuato a peggiorare, in particolare per ciò che riguarSEGUE A PAG.
2
MilanoRisparmia
pag. 2
in primo piano
Carovita: grandi città a confronto
Un’indagine di Adiconsum ha rilevato che 37 prodotti ortofrutticoli su 40 a Milano costano più che a Roma
I prezzi di molti prodotti al consumo
dipendono fortemente dalla localizzazione geografica: le arance tarocco, ad
esempio, a Milano costano mediamente il 20 per cento di più che a Torino.
Le variazioni dell’inflazione registrate
dall’Istat, spesso, non danno il valore
reale percepito dai cittadini. Secondo
l’Associazione consumatori Adiconsum, infatti, tra i fattori che portano a
questi esiti c’è da considerare, innanzitutto, la mancanza a Milano di quella
cultura del mercato rionale, che funzionerebbe come un vero calmiere dei
prezzi.
L’indagine di Adiconsum ha voluto
mettere a confronto Milano con altre
due metropoli come Roma e Torino. Il
raffronto è stato eseguito consultando
l’Osservatorio dei prezzi del ministero
delle
Attività
Produttive
(maposserva.it) per tutta una serie di
beni, che vanno dagli alimentari ai servizi: 37 prodotti ortofrutticoli su 40 a
Milano costano più che a Roma. Quello che emerge, valutando l’andamento
dei prezzi, è infatti il diverso costo di
frutta e verdura, ben più alto rispetto a
Roma, ma anche a una città del Nord
come Torino. Nella Capitale, inoltre, la
forbice dei prezzi è più aperta: si può
spendere tanto ma si trova la stessa
merce anche a poco. A Milano questo
è più difficile e tutto è livellato per un
target medio-alto.
Per i prodotti ortofrtutticoli un chilo di
pomodori da sugo rossi a Milano si
trovano, mediamente, a 2,37 euro contro gli 1,34 di Roma (+76,8 per cento)
e 1,79 di Torino (+ 32,4 per cento). La
scarola costa mediamente 3,32 euro: a
Roma 1,57 euro e a Torino 2,43 euro;
gli spinaci 3,35 euro, 1,45 euro nella
Capitale e 2,36 euro a Torino; le arance tarocco 2,42 euro rispetto a 1,52
euro e 2,01 euro delle altre due città.
Di quest’ultimo prodotto è interessante
valutare il prezzo all’ingrosso fornito
da Infomercati, che mette a confronto
15 mercati all’ingrosso italiani: 0,75
euro per Milano, 0,80 euro per Roma,
e 0,60 euro per Torino. Confrontando
poi il prezzo all’origine, dato dall’Ismea (30 gennaio 2006) e confermato
dal sito www.smsconsumatori.it, che è
intorno a 0,20 euro, si capisce ancora
meglio qual è il rincaro lungo la catena
di distribuzione, che spesso prevede
numerosi passaggi nel percorso dal
produttore al consumatore.
Interessante il dato sul caffè: a Milano il
prezzo va da un minimo di 0,75 euro a
un massimo di 0,90 euro, con valore
medio a 0,81 euro; a Roma, invece, una
tazzina costa da un minimo di 0,60 euro
a un massimo di 1 euro, mentre Torino
si stabilizza su prezzi medio-alti (0,800,88 euro).
In pizzeria, a Milano si spendono in
media 8,82 euro; a Roma 7,77 euro; a
Torino 7,35 euro.
Per quanto riguarda i generi alimenta-
ri, considerando la ventina di prodotti
monitorati dall’Istat, la situazione
milanese sembra decisamente più
favorevole. Alcuni articoli, però,
rimangono più cari: come il pane, che
costa mediamente 2,92 euro, mentre a
Roma si paga 1,96 euro e a Torino 2,28
euro; o prodotti come latte e riso, che a
Roma possono trovarsi a prezzi minimi più bassi; così come per l’acqua
minerale: una cassa da sei bottiglie al
massimo costa 3,42 euro, mentre a
Milano arriva a 5 euro.
Quando si parla di prodotti industriali
come detersivi, bagnoschiuma, shampoo, Milano mediamente ha prezzi più
bassi di Roma, che però riesce meglio a
mascherare il caro vita grazie ai minimi
di alcune marche più convenienti rispetto quelle meneghine. Colpisce il valore
del sapone (l kg), che a Roma costa
mediamente 13,36 euro contro i 7,69
euro di Milano, mentre a Torino si scende addirittura a 5,02 euro.
DALLA PRIMA PAGINA
Quanto devono essere pazienti i pazienti milanesi...
da le prestazioni ortopediche, oculistiche,
alcuni aspetti della cardiologia, le tac e le
mammografie dove le attese possono
variare dai 4 ai 6 mesi».
«Per offrire servizi migliori ai cittadini»,
conclude Colombini, «bisognerebbe
potenziare il Cup e mettere in rete tutte le
agende delle aziende (sia pubbliche che
private), e non solo cittadine in senso
stretto, ma anche dell’hinterland, perché
spesso per chi abita in periferia è più
comodo andare in centri della cintura
milanese piuttosto che in pieno centro».
«Se non si ha il bollino verde, l’indice di
priorità che viene rilasciato dal medico di
base, i tempi per avere un appuntamento
salgono a qualche mese» le fa eco Emilio
Di Donè, responsabile Sanità della Cisl.
«L’emergenza è stata tale da avere portato
il Ministero alla decisione di fare smaltire
obbligatoriamente decine di prestazioni
entro 30 giorni».
Poco brillante anche lo stato di salute in
cui versano i poliambulatori pubblici che
a Milano sono circa una ventina e negli
anni scorsi sono passati dalla gestione Asl
alle Aziende ospedaliere. «È successo che
se un ospedale è già sott’organico di suo»,
osserva Di Donè, «sicuramente non
manda volentieri il proprio personale al di
fuori dell’ospedale, ma cerca di tenerselo
stretto. E così i poliambulatori hanno
cominciato a svuotarsi di personale, di
servizi e alla fine, per forza di cose, anche
di pazienti. Purtroppo è una cancrena che
li sta consumando tutti da via Gola a
Mangiagalli, Andrea Doria e Ippocrate,
ma bisognerebbe includere anche gli altri
diciannove».
Secondo il responsabile Sanità della Cisl
il calo delle prestazioni negli ambulatori
di zona tra il 2001 e il 2005 si aggirerebbe intorno a quota centomila, ma l’assenza più preoccupante di un adeguato supporto si farebbe sentire ancor più per tutte
le patologie e i disturbi mentali “da sempre le Cenerentole della sanità lombarda”
rincara il sindacalista.
D’accordo sullo stato agonizzante dei
poliambulatori pubblici anche Fulvia
Colombini che stima in appena il 10 per
cento la capacità di queste strutture di evadere la domanda dei cittadini «con il risultato», spiega Colombini, «che poi si va a
finire nel privato. Il che è inevitabile perché se un paziente si reca in uno di questi
centri e trova una realtà fatiscente, scopre
che lì non si fa più un determinato tipo di
esami e viene a sapere che a duecento
metri c’è un laboratorio privato nuovo di
zecca, pulito, moderno, senza attese e in
grado di fare molti tipi di controlli, chiara-
mente si sposta. La prova è che se dieci
anni fa gli ambulatori zonali rappresentavano il 30 per cento delle prestazioni
effettuate, oggi la percentuale è precipitata al 10 per cento e se non si farà qualcosa è destinata a diminuire ancora». «A
breve», conclude Colombini, «avremo un
incontro con la Regione in cui si deciderà
il futuro di queste strutture e in quella sede
chiederemo tutte le garanzie necessarie.
Se non ci verranno concesse allora, piuttosto, premeremo affinché i poliambulatori tornino di competenza delle Asl».
Avremmo voluto sentire anche l’altra
campana, ovvero il dottor Luciano Bresciani, vicedirettore generale dell’Assessorato Regionale della Sanità, persona
attenta e competente (è un medico cardiochirurgo). Purtroppo, complice questo
aprile pieno di feste e ponti, siamo incappati negli unici giorni in cui si era concesso il meritato riposo, e ci proponiamo di
pubblicare già nel prossimo numero la sua
“difesa”. A nostro avviso esiste buona, talvolta ottima sanità a Milano e in Lombardia, ma c’è un neo: spesso occorre pagarsela. Per visite mediche, accertamenti
extra ospedalieri questa diventa sempre
più “la regola”.
Per non parlare dei ticket sui farmaci in
fascia A (dispensati dal SSN): la maggior
parte dei pazienti li paga e, dall’introduzione dei cosiddetti farmaci generici, che non
sempre sono “equivalenti” ai prodotti griffati, chi non si accontenta del prodotto
base, ma vuole il farmaco indicato sulla
ricetta redatta secondo scienza e coscienza
dal medico di famiglia, si trova a pagare,
oltre al ticket, la differenza (anche svariati
euro) fra la confezione del farmaco generico e quella del farmaco di marca.
E in tutto ciò è utile ricordare come a
Milano, su un totale di circa 400.000 pensionati, ben 160.000 vivano con una pensione mensile di appena 412 euro. Va da
sé che, se su una cifra così pesano anche
le spese sanitarie, arrivare a fine mese
diventa un risultato davvero impossibile.
E allora molti anziani sono costretti a
rinunciare a curarsi. Con un effetto sociale devastante anche sotto il profilo economico, oltre che dal punto di vista umano.
Insomma un Servizio Sanitario che, con
Lea (livelli essenziali di assistenza, stabiliti dalla Regione), ticket, balzelli vari (differenza prezzo fra farmaci griffati e generici
a carico del paziente) e visite ambulatoriali rimandate alle calende greche, ha creduto di risparmiare, con l’arte della lesina,
sulla pelle delle categorie più deboli: malati e anziani. I cittadini milanesi (e lombardi tutti) si meritano molto ma molto di più.
in primo piano
5 per mille: è meglio
indicare a chi devolverlo
di Fabio Ciccolella
Nello sterminato elenco delle associazioni e degli enti che otterranno i
finanziamenti del 5 per mille si incontrano parecchie sorprese: Guardia nazionale padana, Club amici della Topolino, Associazione dei commercialisti
della Lombardia, Associazione dei
medici urologi di Gioia del Colle.
Infatti, la possibilità facoltativa di
destinare in beneficenza cinque millesimi dell’Irpef, introdotta con la Finanziaria 2006, è stata salutata con gioia
dalle associazioni di volontariato e di
promozione sociale. Il 5 per mille è un
utile strumento di solidarietà, che
merita di essere sfruttato, soltanto che
il denaro destinato ad aiutare persone
svantaggiate, in ragione di condizioni
fisiche, psichiche, economiche, sociali
o familiari a volte raggiunge le destinazioni più inaspettate, anche all’insaputa dei contribuenti, disperdendosi
fra migliaia di bocciofile e associazioni condominiali, organizzazioni senza
fini di lucro, associazioni di categoria,
sindacati, club, o aziende. Chi sceglie
di assegnare il 5 per mille, comunque,
può indicare con precisione un destinatario: è sufficiente compilare l’apposito foglio nella dichiarazione dei redditi e scrivere il codice fiscale dell’ente
che si vuole beneficiare specificando,
ad esempio, il codice dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro
(80051890152), si può star certi che il
5 per mille andrà direttamente all’organizzazione che studia e combatte i
tumori. Il modulo, però, può essere
lasciato in bianco, senza precisare una
destinazione, apponendo soltanto la
firma. In molti, probabilmente, non
indicheranno preferenze: è più comodo, perché le associazioni benefiche
meritevoli sono numerose e la scelta
non è facile. I codici fiscali, fra l’altro,
non sempre sono a portata di mano.
Questa valanga di denaro senza precisa destinazione, andrà a finire in un
grande fondo unico per le Onlus: una
bella somma, se si considera che il gettito, nella Finanziaria 2006, è stimato
in 270 milioni di euro.
Questo fondo sarà ridistribuito fra le
29.000 organizzazioni che hanno
presentato domanda all’Agenzia delle
entrate. L’elenco è lungo più di 800
pagine e contiene davvero di tutto: dal
Touring Club, all’Associazione donne
padane, dall’Associazione genitori
scuole cattoliche, alla Camera civile
degli avvocati di Bologna, dalla Federazione italiana motonautica, alla
Federazione italiana gioco bridge; numerosi anche i centri sportivi: dai cir-
coli di paese ai giganteschi e costosi
policentri privati, dalle squadrette di
calcio comunali ai club del golf e gli
yacht club; Fondazioni bancarie: compaiono quasi tutti gli istituti di credito
italiani; Fondazione Beretta: il ricco
gruppo industriale, infatti, oltre a produrre fucili da combattimento, finanzia
la ricerca contro le neoplasie maligne.
Intendiamoci: la maggior parte delle
associazioni destinatarie del 5 per
mille sono assolutamente meritevoli di
riceverlo, ma alcune delle organizzazioni rapidamente elencate, non
dovrebbero trovarsi in una simile lista.
Altre, invece, magari hanno tutte le
carte in regola, ma avendo chiesto un
contributo pubblico, se non altro,
dimostrano scarso senso del pudore.
È giusto evitare, in ogni caso, che migliaia di organizzazioni di furbi, spudorati o distratti ricevano in premio
decine di migliaia di euro. In media,
infatti, ogni associazione dovrebbe
ottenere circa 17.000 euro. Il consiglio, quindi, è quello di compilare i
moduli della dichiarazione dei redditi,
se s’intende devolvere il 5 per mille,
scrivendo il codice fiscale dell’associazione che si ritiene giusto premiare.
Altrimenti, il denaro pioverà dappertutto, anche nelle tasche di chi davvero
non lo merita.
Nessuna spesa per il contribuente
5 per mille sono 37.368. Di questi, 29.000
sono riuniti nell’elenco Onlus. Gli altri sono
stati proposti dai ministeri della Salute, dell’Istruzione e del Lavoro. Molti italiani, offriranno il 5 per mille senza specificare un destinatario e la somma dei contributi senza destinazione sarà ripartita fra le Onlus, gli istituti di
ricerca o le università. Ma non in parti uguali: la ripartizione è proporzionale al numero di
versamenti diretti a favore di ciascun ente: se
un’associazione è stata scelta, con un’indicazione precisa, da 10.000 contribuenti, e
un’altra soltanto da 1.000 contribuenti, al
momento della ripartizione del fondo unico
per le Onlus, viene mantenuta la stessa proporzione; perciò la prima associazione
incasserà dieci volte di più della seconda. In
ultima analisi, le associazioni o gli enti che
hanno ottenuto il maggior numero di
pag. 3
Un lungo elenco di Onlus che
conta 29.000 presenze, fra cui
migliaia di associazioni a dir
poco stravaganti
È OPPORTUNO INDICARE IL CODICE FISCALE DELL’ASSOCIAZIONE CHE S’INTENDE PREMIARE
Il 5 per mille non comporta una spesa in più:
firmando il modulo si cambia semplicemente la destinazione di cinque millesimi dell’Irpef, l’imposta sul reddito. Sostanzialmente,
invece di lasciarli genericamente allo Stato,
possono essere inviati a un’associazione
Onlus (cioè senza fini di lucro), alla ricerca
scientifica o alle università, alla ricerca sanitaria o al Comune di residenza. Riempire il
modulo è semplice: si trova nei modelli del
730, del Cud, o nel Modello Unico e lo spazio da compilare somiglia molto a quello
dell’8 per mille. Sono presenti 4 spazi bianchi, uno per ogni categoria; con una firma, si
sceglie la categoria a cui destinare cinque
millesimi dell’imposta. Chi vuole beneficiare
un’associazione o un istituto in particolare,
deve scriverne il codice fiscale. In tutto, gli
enti ammessi a proporsi come destinatari del
MilanoRisparmia
donazioni dirette, riceveranno una fetta più
grande dei contributi di chi non ha espresso
preferenze particolari. Questo significa che le
piccole associazioni locali, anche meritorie,
riceveranno assai meno dei Lions Club, perché sono conosciute da un minor numero di
persone. Nell’elenco delle organizzazioni che
possono ricevere il 5 per mille, compaiono
anche numerose associazioni dei consumatori. Per coloro che volessero versare un
contributo, ecco i nomi e i codici fiscali:
Adiconsum
96107650580;
Adoc
91046140553; Adusbef 03638881007;
Assortenti 95087230108; Cittadinanzattiva
80436250585;
Codacons
97102780588; Codici 96237770589; Ctcu
94047520211;
Federconsumatori
97060650583; Movimento Consumatori
90038090271.
IMPOSTO UN TETTO MASSIMO
Le ultime frontiere
delle truffe telefoniche
La nuova frontiera delle frodi telematiche è
il piccolo furto: qualche euro in più caricato nella bolletta del telefono. Le superbollette, che hanno fatto notizia negli ultimi tre
anni e hanno arricchito parecchi gestori di
telefonia, sono un fenomeno in via d’estinzione. Infatti la famosa truffa dei dialer nei
computer è sempre meno efficace (anche
perché non funziona con i collegamenti a
banda larga), e i servizi telefonici a pagamento hanno un successo modesto. I pirati delle comunicazioni si affidano a nuovi
stratagemmi: telefonate a numeri a tariffazione speciale, che gli utenti non hanno
mai fatto. La polizia delle comunicazioni
assicura che il fenomeno è diffuso, sebbene non sia ancora stato svelato il meccanismo che ne è alla base, perché le indagini
sono alla fase iniziale. Fra le ipotesi, c’è
quella di una manomissione delle centraline: agendo sulla scatola dei fili, infatti, è
possibile collegare un intero palazzo, o un
isolato, a un numero telefonico.
Uscirà sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del
ministero delle Comunicazioni sui servizi
Audiotex, ovvero i numeri a valore aggiunto (come quelli con il prefisso 899, 709,
0144) offerti tramite rete fissa, mobile,
Internet e televisione digitale. La prima,
grande novità, è il tetto massimo per la fatturazione di ciascun servizio: 12,50 euro.
Se il prezzo della telefonata supera questo
valore, la fatturazione non deve più essere
effettuata dall’operatore (come Telecom),
ma direttamente dal centro servizi che è
costretto, così, a uscire allo scoperto, confrontarsi direttamente con il cliente e prendersi la responsabilità di eventuali raggiri. Il
nuovo regolamento darà più poteri alla
polizia delle comunicazioni: l’accesso ai
centri servizi, ovvero alle aziende che
ottengono in concessione i numeri. Per
interrompere il servizio, finora, occorreva
raccogliere numerose segnalazioni di utenti truffati: l’intera procedura richiedeva
almeno quattro mesi. Adesso, dopo tre
violazioni delle nuove norme, la stessa
società non può ottenere il permesso di
attivare nuovi numeri. In caso di contestazione da parte degli utenti, inoltre, le
società che hanno in gestione i numeri
dovranno dimostrare che hanno ottenuto
un consenso esplicito alla fruizione del servizio.
MilanoRisparmia
la parola agli esperti
pag. 4
Altre spese
deducibili
Prosegue l’elenco delle spese deducibili
dal reddito delle persone fisiche
di Gian Piero Sala
Nel corso della precedente pubblicazione, si è
dato spazio agli oneri per i quali è riconosciuta la detrazione del 19 per cento. In questo
numero, tratteremo, invece, degli oneri deducibili dal reddito complessivo.
Per reddito complessivo si intende la somma
dei redditi imponibili delle seguenti categorie,
determinati secondo le relative norme:
- redditi fondiari,
- redditi di capitale,
- redditi da lavoro dipendente,
- redditi da lavoro autonomo,
- redditi di impresa,
- redditi diversi.
A differenza degli oneri per detrazione (che
agiscono in riduzione dell’imposta lorda), tali
spese agiscono in diminuzione del reddito
complessivo, per la determinazione del reddito imponibile su cui viene applicata l’Ire
(imposta sui redditi delle persone fisiche). Si
ricorda, ancora una volta, che le deduzioni
sono ammesse solo se gli oneri sono stati
effettivamente sostenuti dal contribuente nel
proprio interesse o in quello delle persone
poste fiscalmente a suo carico, sempre nel
corso del 2005. Detti oneri non devono essere
deducibili dai singoli redditi che compongo il
reddito complessivo.
PRINCIPALI ONERI DEDUCIBILI
NON RESIDENTI
Sì
No
No
No
No
No
No
No
No
No
ONERI DEDUCIBILI DAL REDDITO COMPLESSIVO
Canoni ed altri oneri sui redditi di immobili
compresi nel reddito complessivo
Spese mediche e di assistenza specifica dei
portatori di handicap, necessarie nei casi di gravi
e permanenti menomazioni, sostenute per il
contribuente o per familiari anche fiscalmente
non a carico, indicate separatamente da eventuali
spese per vitto e alloggio in istituti di assistenza,
anche se rimborsate per effetto di contributi o
premi assicurativi pagati per cui non spetta la
detrazione dal reddito o la deduzione
dal reddito complessivo
Assegni periodici al coniuge (tranne quelli per il
mantenimento dei figli che, in assenza di specifica
determinazione, spettano al 50%) fissati con
sentenza del giudice a seguito di separazione
legale, scioglimento o annullamento del
matrimonio o cessazione degli effetti civili
Assegni periodici corrisposti a seguito
di testamento o donazione “modale”
Assegni alimentari stabiliti dal giudice e corrisposti
al coniuge, figli legittimi, legittimati, naturali
o adottivi, genitori o in mancanza ascendenti
prossimi, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle
germani o unilaterali
(con precedenza dei primi sui secondi)
LIMITI DI DEDUCIBILITÀ
100%
Compensi corrisposti ai dipendenti chiamati ad
adempiere a funzioni elettorali
Sì
Contributi devoluti ad Ong (organizzazioni
non governative) riconosciute, operanti a favore
di Paesi in via di sviluppo
Erogazioni liberali in denaro all'Istituto Centrale
per il sostentamento del Clero Cattolico,
all’Unione Italiana delle Chiese Avventiste,
all’Ente morale Assemblee di Dio in Italia,
alla Tavola Valdese, All'Unione Cristiana
Evangelica Battista d'Italia, alla Chiesa
Evangelica Luterana in Italia
LIMITI DI DEDUCIBILITÀ
100%
1.032,91 euro
No
Erogazioni liberali in denaro all'Unione delle
Comunità Ebraiche italiane e contributi versati
annualmente a norma di statuto
1.032,91 euro
No
Spese per adozioni internazionali sostenute dai
genitori adottivi per l’espletamento della procedura
d’adozione di minori stranieri (dette spese devono
essere certificate dall’ente autorizzato che ha
ricevuto l’incarico di curare la procedura d’adozione)
50% (3)
No
Rendita catastale pagata per l’abitazione principale
(adibita a dimora abituale del contribuente e dei
suoi famigliari) e le relative pertinenze, in rapporto
al periodo dell'anno per cui sussiste la destinazione
ed in proporzione alla quota di possesso
100% della rendita
100%
100%
No
100%
No
Indennità corrisposte all'inquilino per cessazione
di locazione di immobili urbani ad uso non abitativo
100%
Contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori
anche per famigliari fiscalmente a carico,
limitatamente alla quota a carico del datore di lavoro
Contributi a fondi integrativi del Servizio Sanitario
Nazionale, anche nell'interesse di famigliari
fiscalmente a carico (solo per la parte non
dedotta da tali soggetti)
(Es. Cssn pagato con l'assicurazione auto)
Sì
100%
100%
Contributi per pensioni integrative: forme
pensionistiche complementari o individuali di
lavoratori autonomi e titolari di reddito di impresa,
anche sostenuti per figli e altri famigliari conviventi
ONERI DEDUCIBILI DAL REDDITO COMPLESSIVO
Sì
Somme assoggettate a tassazione anche
separata e restituite al soggetto erogatore,
anche se hanno concorso a formare il reddito
del precettore nell'anno precedente
Contributi per collaboratori domestici e per
assistenza personale o famigliare
(colf, baby-sitter, badanti), limitatamente
alla quota a carico del datore di lavoro
NON RESIDENTI
No
Erogazioni liberali per oneri difensivi di chi usufruisce
del patrocinio gratuito per i non abbienti
Spese per micro-asili e nidi nei luoghi di lavoro,
sostenute dai genitori per la partecipazione alla
gestione dei medesimi gestiti dal Comune o dal
datore di lavoro o indirettamente tramite soggetti
esterni (cooperativa) in base ad apposite convenzioni
NOVITÀ PER IL
1.549,37 euro
12% del reddito
con massimale di
5.164,57 euro(1)
1.549,37 euro
100%
2%
del reddito totale (2)
(1) Entro i limiti indicati, qualora il reddito complessivo sia formato anche da reddito di lavoro dipendente, è deducibile
un importo non superiore al doppio della quota di Tfr (trattamento di fine rapporto) destinata alle forme pensionistiche
collettive.
(2) La deducibilità di detti contributi è subordinata al fatto che il contribuente non usufruisca delle detrazioni d'imposta
previste per le erogazioni liberali previste a favore delle Onlus. L’elenco delle ONG riconosciute è consultabile sul sito
100%
2.000 euro
2005:
il Decreto legge n. 35 del 14 marzo 2005 (cd. decreto competitività) ha stabilito la deducibilità dal reddito complessivo delle persone fisiche e dei soggetti Ires che effettuano
erogazioni liberali a favore di Onlus e di associazioni di
promozione sociale iscritte al Registro Nazionale previsto
dalla L. 383/2000, a condizione che queste tengano le
scritture contabili idonee a rappresentare analiticamente e
con completezza le operazioni effettuate nel periodo e che
predispongano entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio
un documento rappresentativo della situazione patrimoniale economica e finanziaria dell’ente.
Il citato decreto sulla competitività ha previsto inoltre la
deducibilità dal reddito complessivo delle erogazioni
liberali effettuate a favore di università, fondazioni universitarie ed istituzioni universitarie pubbliche nonché di
enti di ricerca pubblici ed enti di ricerca soggetti alla
vigilanza del Ministero per l'Istruzione, di enti parco
regionali e nazionali nonché fondazioni ed associazioni
di ricerca scientifica
10% del reddito
complessivo
con un
massimale di
70.000 euro
per anno (4)
100%
del Ministero degli Esteri all'indirizzo: http://www.esteri.it/ita/4_28_66_75_249.asp.
(3) L'albo degli enti autorizzati è consultabile sul sito della Commissione per le Adozioni Internazionali, all’indirizzo:
http://www.commissioneadozioni.it/Contents/RicercaEnteAlbo.aspx .
(4) Tale agevolazione non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste da altre leggi, a titolo di deduzione o detrazione d'imposta.
a cura dello Studio Sala Riva & Associati
MilanoRisparmia
pag. 5
Le domande dei nostri lettori
A cura dello Studio Sala Riva & Associati (www.salarivaeassociati.com) - Inviate i vostri quesiti all’indirizzo: [email protected] e un esperto vi risponderà
Nuda proprietà di un’immobile
Spettabile “Studio Sala Riva & Associati”, sono proprietaria di un appartamento a Milano, acquistato prima del matrimonio con le agevolazioni fiscali sulla prima casa, dove risiedo con mio marito (in separazione dei beni) e
mia figlia di sette mesi. Mia madre, che abita nello stesso stabile, è proprietaria al 100 per cento di un altro appartamento che le è stato donato da suo
zio, il quale ha però destinato a sua moglie, che abita in un'altra casa, l'usufrutto del suddetto appartamento. Mia mamma paga a sua zia un affitto e,
inoltre, si fa carico carico di tutte le spese di ordinaria e straordinaria
amministrazione, dell’Ici eccetera. Attualmente mia mamma è interessata a
regalarmi il suo appartamento con l’unica clausola di continuarci a vivere.
Ora, le mie domande sono le seguenti: mia madre può donarmi il suo appartamento anche se sua zia è l'usufruttuaria? Se fosse possibile la donazione
occorre il benestare di sua zia? Come posso trovare un accordo con mia
sorella per la cosiddetta legittima tenendo conto che mia madre vuole donare a mia sorella un altro appartamento? È possibile escludere mio padre da
possibili pretese future sulla legittima, dato che vive in casa con mia madre
in una situazione di separati in casa, ma ancora sposati a termine di legge?
Grazie e buon lavoro.
Silvia D’Alonzo
Certamente sua madre può donarle l’appartamento anche se la zia è usufruttuaria: precisamente, potrà donarle la cosiddetta “nuda proprietà” dell’immobile.
Ovviamente, questo comporta che, fino a che sua zia sarà in vita (supponendo le
premorienza di sua madre), lei non potrà disporre dell’appartamento, essendo
riservati all’usufruttuario il diritto di godimento e di utilizzo personale del bene.
Una volta venuta meno la zia, si avrà il cosiddetto “consolidamento della proprietà” e automaticamente - cioè, senza necessità di atto alcuno - la nuda proprietà si espanderà sino a divenire piena, garantendo così a lei la totale disponibilità dell’immobile in questione.
Per ricevere in donazione l’appartamento non occorre alcun benestare da parte di
sua zia, dato che il diritto dell’usufruttuario si intende costituito, salva diversa
pattuizione all’atto della sua costituzione, per tutta la durata della vita dell’usufruttuario, e non viene intaccato dall’eventuale passaggio della nuda proprietà ad
altro soggetto.
Premesso che il Codice Civile sancisce l'inviolabilità della quota di legittima
(artt. 536 e segg.) e vieta espressamente i cosiddetti “patti successori” (ovvero i
patti con cui, nel caso di specie, un soggetto dispone dei diritti che gli possono
spettare su una successione non ancora aperta, vedi l’art. 458), se sua madre, nel
donare a lei e a sua sorella due distinti appartamenti, non tiene conto dei valori
degli stessi, così da preferire l’una all’altra sorella e da ledere la quota di legittima di una delle due (lesione che va determinata in relazione a quello che sarà il
valore complessivo dell’asse ereditario), la sorella pregiudicata nei propri interessi potrà agire nei confronti dell’altra con l’azione di riduzione, volta a ristabilire l’equilibrio patrimoniale incrinato. L’azione di riduzione viene attivata solo
su istanza della parte lesa. Pertanto, nulla vieta che, in caso di accordo sostanziale fra le sorelle per il rispetto comunque della volontà dispositive di vostra madre,
queste possano esplicare pienamente il loro effetto.
Come già detto, la quota di legittima è, a norma di legge, inviolabile. Pertanto,
fintanto che il vincolo matrimoniale persiste, in caso di premorienza di sua
madre, suo padre avrà diritto all’eredità secondo quanto gli spetta in base ai diritti dei legittimari. Se ha altri dubbi mi scriva.
(Valeria Fiorone)
Agevolazioni prima casa per un secondo acquisto
Buongiorno, sono una lettrice del giornale “MilanoRisparmia”. Sul numero n. 8, a pagina 6, ho trovato un ampio servizio sulle imposte per la prima
casa, ma avrei necessità di un chiarimento: ho acquistato la prima casa nel
gennaio 2000 e ho usufruito di tutti i benefici con trasferimento di residenza dopo 8 mesi dalla data del rogito avvenuto nel gennaio 2000. Ho mantenuto il possesso dell’immobile come prima casa per quasi 6 anni, ma ora,
per motivi familiari, sono costretta a vendere o donare l’immobile ai miei
genitori. La mia domanda è: in futuro, non avendo nessun’altra proprietà
immobiliare, posso acquistare come prima casa un altro immobile con le
deduzioni previste come nel primo caso? Vi sarei grata se riusciste a chiarire questo mio dubbio. Nel ringraziarvi anticipatamente per la vostra disponibilità vi porgo i miei più cordiali saluti.
Ines Piras
Assolutamente, sì. Poiché lei si spoglia, o per donazione o per cessione a titolo
oneroso, dell’immobile detenuto per oltre cinque anni come abitazione principale, all’atto dell’acquisto di altro immobile, le spetteranno tutte le agevolazioni
relative. Auguri!
(Gian Piero Sala)
Un dubbio circa eventuale plusvalenza
Gentilissimi Signori, leggo sempre “MilanoRisparmia” che trovo estremamente interessante e vorrei porre alla vostra cortese attenzione un mio quesito. Nel settembre 2002 ho acquistato a Milano un alloggio come “prima
casa” dove abito tuttora. Sono in procinto di venderlo per comperarne un
altro sempre come “prima casa”. Sono soggetta a pagare la “plusvalenza”?
Volevo farvi presente che ho sempre vissuto in questo mio alloggio durante
tutti questi anni. Ringraziandovi anticipatamente, vi porgo cordiali saluti.
Elisa Flak
No, la cessione di un’unità immobiliare che è stata adibita, per la maggior parte
del periodo intercorso tra l’acquisto e la cessione, ad abitazione principale (residenza) non costituisce plusvalenza. Direi quindi che può stare tranquilla.
I nostri migliori saluti anche a lei.
(Fabio Muggiani)
Una multa ingiusta, come contestarla
Ho letto con interesse l’articolo che spiegava come procedere in caso di
multa da contestare. Volevo sapere a chi si deve inoltrare una formale contestazione. Grazie per la cortese attenzione.
Pietro Pedron
La presentazione del ricorso va effettuata entro 60 giorni dalla notifica del verbale di accertamento, al Prefetto del luogo in cui è stata commessa la violazione.
Il ricorso, in carta semplice, va presentato direttamente al Prefetto (a Milano, in
corso Monforte, 31), con raccomandata con avviso di ricevimento oppure può
essere presentato allo sportello del Corpo di Polizia municipale (a Milano, Sezione Procedure Sanzionatorie in via Rugabella, 2) o inviato loro per raccomandata con avviso di ricevimento. L’organo accertatore, nei trenta giorni successivi,
trasmetterà al Prefetto il ricorso, accompagnato dalle proprie osservazioni. In
alternativa al ricorso al Prefetto è possibile proporre impugnazione al Giudice di
pace competente per il luogo della commessa violazione. Il ricorso, in carta semplice, va depositato direttamente o spedito per posta, con raccomandata con avviso di ricevimento, all’Ufficio del medesimo (a Milano in via Francesco Sforza, 23),
entro il termine di 60 giorni dalla notifica del provvedimento sanzionatorio. Al
ricorso va allegato il provvedimento impugnato. In questo caso, è bene ricordare
che, ancorché il ricorrente possa stare in giudizio personalmente (cioè, senza l’assistenza di un legale), si apre un vero e proprio procedimento con fissazione dell’udienza di comparizione delle parti. Solitamente, il Corpo di Polizia Municipale si
costituisce in giudizio, talora anche assistito da un legale. Ciò induce a riflettere sulla
previsione delle possibili spese di giudizio cui si potrebbe essere condannati a rifondere, in caso di soccombenza. Se non vi sono prove sufficienti della responsabilità
del ricorrente, il Giudice accoglie l’opposizione, annullando la sanzione. La sentenza del Giudice di pace è ricorribile solo per Cassazione.
Quale fra le due alternative sia la più conveniente è difficile a dirsi. Se, da un lato,
la figura del Giudice può garantire maggiore imparzialità rispetto al Prefetto, dall’altro - come già evidenziato - occorre considerare le maggiori difficoltà (nonché le
possibili maggiori spese) legate alla conduzione di una vera e propria causa.
È possibile trovare una bozza di ricorso al Prefetto all’indirizzo www.salarivaeassociati.com, nella sezione “materiali”.
(Gian Piero Sala)
MilanoRisparmia
pag. 6
la parola agli esperti
Fondi comuni
di investimento
Continua il nostro viaggio fra gli strumenti di
mercato: con questa seconda parte, si conclude la
trattazione dei fondi comuni di investimento
di Giuseppe Cerilli
I fondi comuni bilanciati sono fondi che
investono una parte del patrimonio in
obbligazioni e una parte in azioni. Le
percentuali investite in azioni e obbligazioni sono stabilite dal regolamento del
fondo. Di norma la stessa sgr (societa di
gestione del risparmio) ha diversi fondi
comuni bilanciati, con diverse percentuali dedicate alla componente azionaria. Al crescere della componente azionaria e al crescere della parte di portafoglio non investita in titoli in euro cresce
il rischio. I fondi comuni flessibili,
I COSTI
come i fondi comuni bilanciati, investono sia in azioni che in obbligazioni, sia
in euro che in altre valute. La differenze
è che, mentre nei fondi bilanciati la percentuale investita in obbligazioni e
azioni è prefissata, in un fondo flessibile puro il gestore ha totale autonomia:
quindi in alcuni momenti il fondo avrà
una forte esposizione azionaria (magari
anche il 90% o 100%), mentre in altri
sarà prevalente la componente obbligazionaria o monetaria.
I fondi comuni obbligazionari investono in titoli di stato e obbligazioni private con una vita residua di 3 - 5 anni. Il
rendimento per il risparmiatore è dato
dalla differenza tra prezzo di acquisto e
prezzo di vendita.
Il rischio derivante dai fondi comuni
obbligazionari e che uno degli emittenti delle obbligazioni acquistate non
paghi interessi o rimborsi il capitale: in
realtà tale rischio è piuttosto remoto.
Oltre a questo esistono altri rischi, che
dipendono dal tipo di fondo comune
obbligazionario acquistato:
- fondi obbligazionari che investono in
titoli a tasso fisso in euro: il rischio è
che, con il rialzo dei tassi di interesse, il
prezzo delle obbligazioni del fondo
scenda, e quindi che anche il prezzo
delle quote del fondo cali. In caso di
previsione di rialzo dei tassi è meglio
passare da un fondo obbligazionario
che investe in titoli a tasso fisso ad un
fondo obbligazionario che investe in
titoli a tasso variabile.
- fondi obbligazionari che investono in
valute diverse dall’euro (i più diffusi
sono i fondi specializzati sul dollaro,
sullo yen e gli obbligazionari internazionali): la variazioni del tasso di cambio influenzano il valore delle quote
- fondi obbligazionari specializzati in
titoli high yeld: sono fondi specializzati
nelle obbligazioni di paesi emergenti
(sud america, Asia, paesi dell’est Europa) o di emittenti rischiosi. Offrono un
rendimento maggiore perchè investono
in obbligazioni più rischiose di quelle
emesse da società solide o paesi dell’Unione Europea. Il rischio è che gli emittenti delle obbligazioni non paghino gli
interessi o non rimborsino il capitale.
Nel fondo obbligazionario è difficile
distinguere la performance della parte
azionaria da quella della parte obbligazionaria. Quindi, se un risparmiatore
decide di investire il 50% in azioni e il
50% in obbligazioni, piuttosto che investire in un fondo bilanciato per 100 euro
con metà in azioni e metà in obbligazioni è consigliabile investire in 50% di
100 euro in un fondo azionario e il 50%
di 100 euro in un fondo obbligazionario.
Fondi comuni monetari raccolgono il
denaro dei risparmiatori e lo investono
in strumenti monetari, cioè titoli di stato
italiani ed esteri e obbligazioni con vita
residua (il tempo che manca alla scadenza del titolo) inferiori a 1 anno. I
titoli acquistati sono in euro (non in
valuta straniera) e la durata ridotta (che
permette di avere una duration breve)
permette di essere protetti contro la
variazione dei tassi di interesse (quindi
il prezzo dei titoli cambia poco quando
i tassi di mercato variano).
I fondi monetari sono l’alternativa alla
liquidità di conto corrente: permettono
di percepire un piccolo interesse (in
linea con il rendimento dei bot) dato
Dettagli relativi al costo/prezzo di un servizio di risparmio
Abbiamo cercato sempre, nell’interesse di
chi ci legge e dei risparmiatori di sottolineare sempre la voce “costo”. Gestire il nostro
risparmio ha un costo. Questo costo copre
appunto le spese e rappresenta il guadagno
per il servizio che la Banca o la Sgr ci offre.
Aver chiaro questo concetto ci permetterà di
esercitare una scelta che tenga conto non
solo della validità del servizio che stiamo
acquistando ma anche di quanto questo ci
viene a costare. Così come quando andiamo a fare la spesa e confrontiamo i prezzi
dei prodotti esposti sugli scaffali, allo stesso
modo dovremmo avere la possibilità di confrontare i prezzi dei servizi relativi alla gestione del nostro risparmio. Credo che il concetto sia molto chiaro. Piu conoscenza ho, piu
serena ed efficace sarà la mia scelta. Come
in tutti i mercati anche in quello finanziario il
concetto di costo/prezzo a volte non è
equamente rapportato al prodotto che stiamo acquistando. Così per lo stesso servizio,
una Banca può avere costi diversi di una
altra Banca. Questo discorso vale per ogni
servizio o prodotto finanziario ci venga offerto dai mercati. Dal conto corrente alle piu
complesse gestioni patrimoniali.
La parola d’ordine quindi è: quanto mi
costa? Da tener presente che ogni dettaglio
relativamente al costo/prezzo di un servizio
di risparmio è dettagliato nella “Nota Info-
mativa” che obbligatoriamente una Banca
presso i suoi sportelli o un promotore Finanziario deve consegnarvi. Ma quanti di noi
hanno mai letto una Nota Informativa? Il
semplice fatto che questi dettagli sono
debitamente descritti non esonera chi ci
offre il servizio da doverli esporre al momento della contrattazione. Una banca o un promotore che ersercitano professionalmente
e seriamente l’offerta di questi servizi non si
lascia chiedere quanto costa questo o quel
servizio, ma lo indicherà spontaneamente
insieme a tutte le altre caratteristiche del
prodotto/servizio che vi sta offrendo.
Costi dei fondi comuni azionari:
- commissione di ingresso;
- commissioni di uscita;
- commissione di gestione su base annua;
- commissione di performance (risultato).
Le commissioni di ingresso sono quelle
commissioni che paghiamo al momento
della sottoscrizione del servizio o del prodotto finanziario. Sono stabilite in percentuale in base al capitale investito. Di solito
piu alto è il valore dell'investimento, piu si
riducono queste percentuali.
Potremmo però trovarci a scegliere se
pagare le commissioni di ingresso una tantum oppure se evitarle ed accollarci le
commissioni di uscita. In poche parole o
pago al momento che sottoscrivo o pago
al momento in cui disinvesto. Anche queste commissioni si assottigliano in relazione al tempo che manterrò in gestione il mio
capitale. A volte questo sistema viene definito in Tunnel. Così ad esempio se disinvesto il mio capitale entro il primo anno avrò
delle commissioni se invece disinvestirò
dopo il primo o il secondo o il terzo anno e
così via ne avrò altre sicuramente piu
basse, fino ad in alcuni casi, azzerare totalmente queste commissioni. Pertanto se il
mio intervallo di investimento è superiore
ai 4 o 5 anni (cosa necessaria per gli investimenti nei comparti azionari) è sicuramente piu conveniente sottoscrivere l'investimento con le commissioni solamente
in uscita (tunnel). Da tenere presente che
molte volte e discrezione del promotore o
della banca applicare sconti su queste
commissioni, Specialmente per le commissioni di ingresso.
Le commissioni di gestione invece, rappresentano il costo del servizio che la banca
offre gestendo il nostro risparmio. Queste
commissioni variano a secondo della Settore di investimento, della filosofia di gestione.
In teoria piu alte sono queste commissioni
piu bravo e preparato sarà il Gestore dei
miei risparmi.
Alcune società di gestione a volte applicano
anche le commissioni di performance. Queste commissioni, in termini molto semplici,
rappresentano una percentuale che il
gestore trattiene per le migliori performance
ottenute sul quel determinato comparto o
settore su cui noi abbiamo investito e da lui
gestito. Un parole povere, un premio.
Eccezione viene fatta per i Fondi Comuni
Monetari o di liquidità.
Questi fondi infatti non hanno commissioni ne di ingresso ne di uscita, ma unicamente delle commissioni di gestione
annua, tra l'altro molto piu basse delle
gestione di gestione delle altre categorie
di fondi comuni. Questo è dovuto al semplice fatto che in questi fondi in gestore
non fa altro che inserire nel fondo titoli di
stato di varia natura. Quindi è del tutto
assente la gestione. Rimane comunque
significativo il costo di gestione di questi
servizi. Infatti proprio per i motivi che
abbiamo citato un minor costo di gestione su un investimento i comparti monetari o di liquidità esalterà maggiormente il
rendimento del fondo, tenuto conto che
nel caso di un fondo monetario i titoli presenti sono uguali a prescindere dalle
società di gestione. Maggior ragione per
scegliere quello con le commissioni di
gestione piu basse.
MilanoRisparmia
servizi bancari
dalla differenza tra prezzo di acquisto e
prezzo di vendita. Quindi i fondi monetari o i fondi liquidità, sono sicuri, e in
pochi giorni possono essere smobilizzati e tornare sul conto corrente.
Va chiarito che i fondi di investimento
monetari non sono strumenti di investimento di medio o lungo periodo, ma
solo parcheggi momentanei per la
liquidità. Vanno usati per la parte di
portafoglio da mantenere liquida oppure se avete programmi di spesa impegnativi a breve termine (ad esempio
l’acquisto di un immobile). Se usati
come forma di investimento per periodi medi o lunghi il rischio concreto è di
non coprire neanche l’inflazione.
Alternative ai fondi monetari
Se il vostro bisogno è parcheggiare la
liquidità in modo sicuro per un periodo
di tempo breve, valutate come alternativa l’uso di obbligazioni in euro di emittenti sicuri (trovate un elenco di obbligazioni sicure su www.pattichiari.it obbligazioni basso rischio e basso rendimento) con scadenza a breve termine
(ad esempio 1 anno), da comprare e
tenere fino a scadenza, oppure i pronti
contro termine bancari.
Fondi di fondi sono fondi comuni che
investono in altri fondi comuni, preferibilmente gestiti da gestori diversi di
diverse sgr, anche di altri Stati.
Il vantaggio dei fondi di fondi è l’ampia
diversificazione che permettono, in
quanto ripartiscono, oltre che su aree
diverse, valute diverse, prodotti diversi,
anche su gestori diversi. Alcuni fondi di
fondi usano criteri oggettivi nella scelta
dei fondi in cui investire: ad esempio
cercano i migliori gestori (senza guardare a nazionalità o gruppo bancario di
appartenenza) basandosi sui rendimenti
passati, sulle classifiche e sulle valutazioni di società specializzate: in questo
caso il fondo di fondi offre la possibilità
di lavorare solo con i migliori gestori, e
questo dovrebbe portare a performance
migliori. Altri invece utilizzano criteri
soggettivi, utilizzando i fondi delle
grandi case di gestione americane e
inglesi, ma senza usare un approccio
matematico nella scelta dei singoli
asset.
Lo svantaggio dei fondi di fondi deriva
dai costi che il sottoscrittore sopporta:
infatti, oltre alle commissioni di ingresso nel fondo di fondi, l’investitore paga
o rischia di pagare doppie commissioni
di gestione (quelle del fondo di fondi e
quelle dei singoli fondi comuni in cui il
fondo di fondi investe). Al riguardo,
stanno nascendo fondi di fondi che
applicano una commissione unica comprensiva di tutti gli elementi (quindi del
fondo di fondi e degli Oicr in cui va ad
investire), al fine i rendere più trasparenti i costi dei prodotti.
pag. 7
Indagine sui costi bancari
Tempi lunghi
Bancomat,
prelievo oneroso
Dopo l’indagine avviata dall’Antitrust,
ecco la mappa delle commissioni applicate
in nove istituti bancari, più le Poste
di Fabio Ciccolella
Dall’indagine di CorrierEconomia sul
consueto campione di nove banche, più
le Poste emerge che i tassi dei depositi
per famiglie sono bassissimi, 0,24 per
cento in media, ma è anche costoso
riprendersi il denaro con il Bancomat:
prelevare contante agli sportelli automatici di una banca diversa dalla propria, infatti, può costare più di 4 euro; e
la media di 10 istituti, Poste comprese,
è comunque di 2,5 euro. Conviene dunque tenere i soldi sotto il materasso piuttosto che sul conto corrente. Se si sforano le operazioni a forfait comprese nel
canone, 77 l'anno in media, alla commissione Bancomat va aggiunto il costo
della riga di scrittura, che sull'estratto
conto documenta l'operazione: 1,8 euro
in media. Mai prelevare a un Bancomat
fuori dall'Italia: in Svizzera, ad esem-
pio, ritirare 200 franchi costa in media
4,55 euro, con punte di 8,25 euro
(Banca di Roma). Oltre alle commissioni della banca, pesano quelle incassate
dal circuito internazionale, sul tasso di
cambio: MasterCard, applica l'1 per
cento. Fra chi non prevede queste commissioni, spicca il primato del Banco di
Sicilia: 5,63 euro per un prelievo fuori
Ue. Operazione sconsigliata anche con
la carta prepagata: 5 euro di commissione, per esempio in Banca Intesa e al
Banco di Sicilia. Non contando la riga
di scrittura un prelievo su altra banca
costa 1,9 euro. Attenzione quindi a scegliere il conto giusto: fra tutti i 435
depositi del sito PattiChiari, il 52 per
cento applica una commissione Bancomat su altra banca di almeno 2 euro e la
media della riga di scrittura è di 1,7
euro, per un totale di 3,7 euro per singolo prelievo.
L'Antitrust ha avviato un’istruttoria
nei confronti dell’Abi e del Cogeban
(Convenzione per la gestione del
marchio Bancomat) per verificare l’esistenza di un’intesa tra le banche in
grado di falsare la concorrenza. In
particolare, per quel che riguarda gli
accordi sulle commissioni bancarie
per il prelievo di contanti con il bancomat o i servizi di pagamento “Rid”
e “Riba”, cioè i servizi con addebito
su conto corrente come la domiciliazione bancaria delle bollette o i
pagamenti a rate.
Il dubbio dell’Antitrust è che vi sia a
monte un accordo di cartello tra gli
istituti di credito volto a bloccare la
concorrenza e di conseguenza i
costi dei servizi. Gli accordi su cui
sta indagando l’Antitrust riguardano
i costi di operazioni interbancarie, le
commissioni che una banca paga
all’altra quando si scambiano servizi, e non i sovrapprezzi pagati dal
consumatore quando adopera, ad
esempio, un Bancomat. Ma si sa
che i costi di produzione finiscono
spesso col determinare il prezzo
finale del servizio offerto.
Il presidente dell’Antitrust, Antonio
Catricalà, ha chiarito che l’indagine
dell’Antitrust sui costi salati applicati ai
conti correnti e le spese troppo onerose per le commissioni su Bancomat e
carte di credito avrà tempi lunghi. Il
garante, infatti, ha messo sotto accusa i costi dei Bancomat e delle carte di
credito dopo le osservazioni dell’Unione europea sulle carte di pagamento a
seguito delle numerose segnalazioni
da parte dei cittadini che lamentavano
di dover pagare 2 euro al prelievo di
contanti in uno sportello Atm diverso
da quello in cui si dispone il conto corrente o in una filiale che non faccia
parte del proprio istituto.
Nuovo conto corrente “Link Onlus”, di UniCredit Banca
Vantaggioso il conto corrente delle Onlus
Il nuovo conto corrente Link Onlus, studiato da UniCredit Banca
per organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative,
cooperative sociali e associazioni sportive e di promozione sociale, non è proprio gratis, ma ha qualche vantaggio da segnalare.
Costa 108 euro l’anno (non pochissimo), e in cambio offre il “tutto
gratis” per il fai-da-te sul web o presso i nuovi bancomat multifunzione: UniCredit assicura che ce ne saranno sempre di più,
fino a 650 entro la fine dell’anno. Gratis anche fino a 60 movimentazioni l’anno allo sportello e, inoltre, niente spese per chiusura trimestrale, per i libretti di assegni (non ancora richiedibili online), la
domiciliazione utenze e una carta di credito internazionale e, infine, anche le spese postali. Per UniCredit Banca questo conto farà
risparmiare almeno il 50 per cento rispetto alle offerte della con-
correnza. In pratica la novità è la stessa di Genius One per il pubblico privato: operando da soli sul web si risparmia davvero
molto, basti pensare che il concorrente Conto BancoPosta Impresa fa pagare come minimo 15 euro al mese (180 euro l’anno) per
operazioni online gratuite. Ma in questo caso BancoPosta offre
anche servizi postali molto usati dalle Onlus come il conto corrente postale e il vaglia.
Si tratta di capire se il conto di UniCredit Banca prevede anche
affidamenti a tassi contenuti. Inoltre, per i clienti no profit la legge
riconosce l’esenzione sull’imposta di bollo. Per questa ragione la
banca, fungendo da sostituto d’imposta, ha realizzato un sistema
di gestione apposito con una revisione delle procedure in modo
da riconoscere anche questo vantaggio a costi contenuti.
MilanoRisparmia
pag. 8
adiconsum
I consumatori pagano
mentre l’Anas dorme
Vantaggi per gli azionisti, ma non per i consumatori:
Adiconsum chiede un incontro con Autostrade spa e una
sospesione della concessione in attesa di nuove garanzie
«I problemi non risolti restano molti,
per questo chiediamo alla società
Autostrade che si confronti con tutte le
associazioni consumatori e con loro
riscriva una vera Carta dei servizi»
esordisce Paolo Landi presidente di
Adiconsum. Il controllo degli spagnoli
sulla società Autostrade non è una
buona notizia: ancora una volta i servizi liberalizzati fanno parlare per gli
aspetti speculativi e non per gli investimenti per il potenziamento della rete o
per una maggiore sicurezza.
Le contestazioni e i reclami dei consumatori verso Autostrade spa sono
numerosi: dagli aumenti tariffari superiori all’inflazione, che non tengono
conto delle entrate provenienti dall’aumento del traffico, alla scarsa manutenzione e alla scarsa sicurezza (segnaletica obsoleta, informazioni parziali
del servizio Isoradio), ai costi dei servizi erogati in autostrada (benzina e
lubrificanti, consumazioni nelle aree
ristoro), vere e proprie royalty ingiustificate.
Adiconsum chiede a Autostrade spa
di aprire un confronto con tutte le
associazioni consumatori riconosciute (e non solo alcune scelte e selezionate), per riscrivere una “Carta dei
servizi” che preveda risarcimenti e
riduzioni di tariffe in caso di non
rispetto degli standard prefissati,
come nel caso in cui il tempo impiegato sia 2-3 volte superiore a quello
atteso per traffico o per difficoltà di
pagamento ai caselli.
Per anni abbiamo sollevato problemi
alla società Autostrade rispetto alla
scarsa manutenzione e alle tariffe elevate dovute a un “price cap” che non
tiene conto dell’incremento del traffico. Per non parlare poi delle code chilometriche ai caselli per mancanza di
personale e dei mancati investimenti
che la società si era impegnata a realizzare. Forse sarebbe il caso di sospendere la concessione in attesa di garanzie sugli investimenti non attuati e
sulla qualità del servizio della rete.
A quanti oggi si chiedono come sia
possibile tutto questo diciamo che la
domanda da farsi è un’altra: perché
lAnas, cioè l’Autorità di controllo, ha
svolto fino a oggi un così pessimo servizio per i consumatori e per il Paese,
avallando e coprendo ogni aspetto speculativo del privato?
Ancora una volta le privatizzazioni,
che avrebbero dovuto migliorare i servizi a fronte degli investimenti annunciati, si sono risolti con una beffa per il
Paese e per i consumatori.
Il caso Autostrade segue il caso Telecom e il caso Snam Rete Gas. Per
questo Adiconsum chiede a Prodi di
pronunciarsi per una sospensione
della concessione e avviare un’operazione di trasparenza non solo sulla
fusione, ma anche sul comportamento dell’Anas.
Ancora una volta gli operatori scavalcano l’Agcom
Davvero la tv va sul telefonino?
a cura di Adiconsum
Molti giornali annunciano che in questa
settimana si darà inizio alla programmazione della tv ricevibile in mobilità, nonostante la regolamentazione relativa sia
ancora al vaglio dell’AGCom.
È necessario intanto chiarire che in Italia
non sta per nascere la tv sul telefonino ma
solo la tv ricevibile in mobilità. Grazie alla
trasmissione in Dvb-h, derivata dalla tv
digitale terrestre, è infatti possibile vedere
la televisione su ricevitori mobili, compresi quindi anche i cellulari predisposti. Non
è la tv degli operatori mobili. Le compagnie di telefonia mobile possono sfruttare questa nuova opportunità tecnologica
per offrire programmi premium a pagamento, realizzando quindi specifiche pay
tv criptate, diffuse attraverso cellulari. Le
compagnie telefoniche devono però
anche garantire che vengano trasmessi
gratuitamente i programmi che altrettanto
gratuitamente vengono ricevuti da terminali fissi: e questo oggi non è ancora
garantito
Adiconsum, partecipando alla consultazione pubblica relativa alla direttiva dell’AGCom (191/06/cons), che dovrà regolamentare la tv digitale mobile, ha redatto
un documento propositivo constatando
che le regole previste non disciplinano
affatto l’avvio delle trasmissioni digitali terrestri verso terminali mobili, ma si preoccupano solo di legittimare quanto le aziende gia stanno per proporre, disinteressandosi completamente degli interessi dei
consumatori.
Il regolamento sottoposto a consultazione
non è affatto chiaro in molti suoi punti in
special modo riferendosi alla differenza fra
tv a pagamento e tv gratuite. L’AGCom
non specifica che tipo di costi deve sostenere l’utente che vede la televisione in
mobilità. La delibera deve regolamentare
sia lo sfruttamento economico della tecnologia Dvb-h da parte delle compagnie
telefoniche ma deve anche garantire il
consumatore di poter vedere la tv digitale in movimento gratuitamente sia con lo
stesso cellulare che con apparati di ricezione diversi. Adiconsum ritiene che tutti i
programmi trasmessi gratuitamente su
terminali fissi devono essere gratuiti anche
su terminali mobili.
In assenza di regole si rischia che una
libera innovazione tecnologica che facilità
la visione della tv in movimento, diventi
solo ad appannaggio di alcune aziende
per ricavarne benefici economici. È importante ricordare che le frequenze utilizzate
sono le stesse concesse per la visione
della normale tv digitale terrestre, quindi
frequenze dello stato e quindi di tutti i cittadini.
Nel regolamento sottoposto a consultazione non si prendono decisioni in merito
alla quantità di canali gratuiti che devono
essere forniti in mobilità, al ruolo delle
compagnie di telefonia mobile, alle
responsabilità dei produttori di videofonini
e dei costruttori di altri apparati di ricezione mobile. Non viene garantita la visione
in mobilità del servizio pubblico,cioè i
canali Rai, pagati con il canone.
Il regolamento non concede opportunità
alle numerose emittenti italiane di trasmettere anch’esse in modalità Dvb-h, limitando quindi il pluralismo e la liberà di scelta.
In assenza quindi di certezze e di una
chiara e neutrale regolamentazione è
necessario rinviare la commercializzazione di qualsiasi prodotto relativo alla tv in
mobilità. Adiconsum chiede l’intervento
autorevole dell’AGCom e di tutte le forze
politiche per garantire i consumatori affinché non si regolamenti il settore a case
fatte, come in passato gia accaduto.
PER UNA REALE CONCORRENZA DEL SETTORE BANCARIO
Le proposte di Adiconsum all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
Adiconsum ha partecipato oggi all'indagine conoscitiva
riguardante i prezzi alla clientela dei servizi bancari che l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di
aprire anche a seguito delle numerose segnalazioni pervenutele dai consumatori.
Adiconsum ha presentato delle richieste che favorirebbero la
concorrenza del settore a tutto vantaggio dei consumatori:
• avvio della portabilità delle coordinate personali (il numero
del conto corrente) per facilitare lo spostamento da una
banca ad un'altra (per accredito di stipendi e pensioni e per
la domiciliazione delle bollette).
• divieto di modifica dei costi (spese e commissioni) da
parte della banca per un periodo prefissato a partire dall'a-
pertura del conto; per le modifiche successive, da applicare
sempre a scadenze prefissate, Adiconsum propone l'abolizione della modifica unilaterale (ius variandi) da parte delle
banche: le modifiche dovranno avvenire tramite concertazione tra l'istituto bancario e il correntista;
• azzeramento delle spese di estinzione del conto corrente:
il cliente dovrà essere libero di portare i propri risparmi nella
banca che offre le condizioni migliori. Già alcune banche
hanno aderito a tale proposta (tutte quelle facenti parte del
consorzio PattiChiari), ma ciò deve diventare una prassi
condivisa da tutti gli istituti da applicare a tutte le tipologie di
conto;
• riduzione ai costi effettivi, non superiori a quelli di una “nor-
male” commissione bancaria, delle spese per il trasferimento dei titoli (risparmio gestito): tali spese rappresentano per
il cliente che decide di cambiare banca un esborso rilevante (alcune centinaia di euro);
• aumento del controllo sulle carte di credito revolving che
spesso hanno un tasso effettivo superiore al 20 per cento
annuo oltre ai costi di accensione e rinnovo.
«Quello che chiediamo all'Antitrust» ha detto il segretario
generale Paolo Landi «è che questa indagine conoscitiva
dell’Agcm si concluda nel minor tempo possibile e soprattutto che l’Agcm assuma concreti provvedimenti in un mercato importante come quello bancario che vadano a smantellare i cartelli ancora presenti».
chiamamilano
MilanoRisparmia
pag. 9
Piccole
polveri
crescono
di Pamela Turchiarulo e Andrea Taverna
Osservatorio Meteorologico Milano Duomo
Nel complesso delle polveri sottili (PM10) è possibile
distinguere una componente primaria, immessa in
atmosfera da svariate sorgenti tra cui il traffico urbano,
i processi di combustione industriale e la produzione di
energia elettrica ed una secondaria, che si genera invece attraverso una serie di reazioni che coinvolgono altri
inquinanti già presenti in aria.
La quota di emissione di particolato primario derivante
dal trasporto stradale, ormai ritenuta la principale fonte
di produzione di polveri sottili nelle aree urbanizzate,
proviene non solo dagli scarichi degli autoveicoli, ma
anche dalla consunzione di freni, gomme e parti meccaniche dei mezzi, nonché dall’abrasione del manto
stradale prodotta dal loro passaggio. Non solo, ma il
transito delle autovetture svolge inoltre un ruolo fondamentale nel risollevamento delle polveri già depositatesi e, come tale, costituisce un’importante fonte secondaria di produzione delle stesse. Ed è proprio all’abbattimento di questa quota di emissioni secondarie che
sono volte le tecniche di sanificazione attraverso lavaggio del manto stradale consigliate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea), di cui è stata avviata negli
ultimi anni la sperimentazione da parte di diverse
amministrazioni locali italiane. Pioniera è stata proprio,
nel 2002, la nostra città, ma da allora molteplici sono le
esperienze che si sono susseguite da parte di molti altri
comuni tra cui Lodi, Piacenza, Padova, Mestre e Vicenza, fino ad arrivare alla più recente di Como partita il 22
gennaio e che durerà otto settimane.
Ad oggi, le conclusioni che è stato possibile trarre dalla
sperimentazione non sono tuttavia granché incoraggianti. Un primo fondamentale problema riguarda la
difficoltà di correlare causa ed effetto: è quasi impossibile infatti capire se ed in che misura i risultati ottenuti siano realmente attribuibili alla pratica di lavaggio e
non piuttosto alle mutate condizioni meteorologiche.
In secondo luogo e soprattutto, un’eventuale riduzione
di concentrazione del particolato riguarderebbe
Dati qualità dell’aria rilevati durante il progetto di educazione ambientale Educaria
L’inquinamento a Milano degli ultimi quindici giorni
Dati rilevati dalla centralina fissa situata in via Vico. Normativa PM10 in vigore dal 01/01/2005: 50µg/m3, valore limite nelle
24 ore per la protezione della salute umana. Il particolato PM10 viene campionato in continuo per 24 ore, da mezzanotte
a mezzanotte del giorno successivo. I valori sono espressi in µg/m3 (microgrammi/metrocubo).
comunque quasi esclusivamente la frazione grossolana, che, proprio in virtù delle sue dimensioni, più facilmente si deposita al suolo sotto l’effetto della forza di
gravità, mentre la componente fine, assai più pericolosa in quanto maggiormente respirabile, non è influenzata in modo significativo da tale pratica. Certamente
assai più efficace, in termini di riduzione della concentrazione delle polveri al suolo, è il lavaggio delle strade operato dai fenomeni meteorologici in occasione di
precipitazioni di una certa intensità. Non ci resta quindi che sperare in una bella giornata di pioggia, aspettando che la teconologia venga in nostro aiuto!
Un luogo di partecipazione nel cuore di Milano
Partecipare, confrontarsi, collaborare: queste sono le parole chiave del
Negozio Civico di ChiamaMilano in cui ogni settimana professionisti e
cittadini si alternano nel per consigliare e orientare attraverso sportelli
gratuiti e aperti a tutti. Per prenotazioni e informazioni vi aspettiamo in
largo Corsia dei Servi o all’indirizzo e-mail [email protected].
Lunedì (dalle 16 alle 18) - Progetto integrato di tutela: Cittadinanzattiva offre la sua esperienza per orientare e informare i cittadini milanesi su energia, assicurazioni, banche, Pubblica Amministrazione,
telefonia fissa e mobile e trasporti.
Mercoledì (dalle 16 alle 18) - Orientamento legale gratuita: diritto di famiglia: un avvocato esperto in diritto di famiglia è a disposizione per un consiglio competente e accurato.
Giovedì (dalle 16 alle 18:30) - Mediazione culturale: un esperto
chiarirà le procedure burocratiche e amministrative per la popolazione immigrata che vuole capire meccanismi e procedure.
Sabato (dalle 11 alle 13) - Orientamento legale generico: due avvocati si alternano per informare sulle possibili soluzioni ai problemi legali.
Il Negozio Civico inoltre ospita gratuitamente occasioni di incontro,
dibattito e presentazione delle attività di associazioni e gruppi che cercano uno spazio per riunirsi.
MilanoRisparmia
pag. 10
la pagina del
Da sapere sui mutui casa
Tasso fisso o tasso variabile, rinegoziazione della rata mensile, ipoteche, piano di ammortamento: i dubbi quando ci si
accinge ad accendere un mutuo sono tanti. Ecco tutto quello che è bene sapere prima di rivolgersi in banca
a cura del Movimento Consumatori
Il mutuo secondo il codice civile è «il
contratto col quale una parte consegna
all’altra una determinata quantità di
danaro o di altre cose fungibili e l’altro si
obbliga a restituire altrettante cose della
stessa specie», di solito corrispondendogli interessi.
Come potete notare, mutuo è il termine
giuridico per tutte le forme che nel linguaggio comune definiamo “prestito”,
dai contanti che ci dà l'amico se abbiamo
dimenticato il portafoglio, al finanziamento per acquistare una auto, dai prestiti del Fondo Monetario internazionale a
quello che le banche ci concedono per
acquistare le nostre case. Quest'ultimo è
quello che generalmente viene identificato, nel linguaggio comune, come mutuo.
Come si ottiene un mutuo?
Volendo essere banali, un mutuo immobiliare lo si ottiene andando in Banca,
riferendo che si desidera acquistare un
certo bene immobile di valore superiore
all’importo di cui si richiede il finanziamento. La Banca, verificherà la verità
delle vostre affermazioni, la regolarità
della compravendita che intendete stipulare, il valore del bene che intendete comprare. Le vostre capacità economiche
sono di relativa importanza, poiché la
Banca si garantirà attraverso la iscrizione
di un’ipoteca sul bene che acquisterete, e
quindi è in ogni caso tutelata da quanto
acquistate. Può essere, in caso di richieste
di finanziamento alte, vicine al valore
effettivo del bene (le banche comunque
in genere non finanziano oltre l’80 per
cento, tranne qualche eccezione, che però
viene subordinata alla assicurazione del
rischio), che vengano richieste garanzie a
terzi, se le vostre capacità economiche
non danno sicurezza del rimborso del
mutuo.
Che tipo di contratti esistono?
Il mutuo immobiliare si caratterizza, per
ciò che ci interessa, dal metodo di calcolo degli interessi. Si avrà un mutuo a
tasso fisso, se esso è calcolato all’inizio
del rapporto e rimarrà invariabile per tutta
la sua durata. Si avrà un mutuo a tasso
variabile, se il tasso di interesse, anziché
essere pattuito una volta per tutta la durata del rapporto, periodicamente (ogni tre,
sei o dodici mesi in genere) si modifichi,
sulla base di un meccanismo predetermi-
nato, detto Indicizzazione. Tale meccanismo consiste in genere nel collegare il
tasso a qualche indice economico
aumentato di una percentuale da definire.
Recentemente, è stato introdotto il “tasso
Strutturato” (o misto) che per due anni
riporta un tasso fisso particolarmente
basso e poi il diritto/dovere di scegliere
tra un tasso fisso o un tasso variabile alla
scadenza del secondo anno di mutuo.
Si può rinegoziare
un mutuo già esistente?
Un mutuo già esistente può essere sempre rinegoziato. Tutti i mutui con tasso
fisso stipulati prima del 1997 che riportavano tassi usurari sono stati oggetto di
rinegoziazione “automatica” ex lege, con
mutamento del tasso applicato. Se avete
stipulato un mutuo (anche a tasso variabile) prima di tale data verificate l’applicabilità della legge sull’usura di cui potrete
avere notizia nel glossario alla voce tasso
d’usura, e verificate che la banca abbia,
se del caso, aggiornato il tasso come stabilito. In ogni altro caso, la rinegoziazio-
ne può investire il tasso, la durata, le
garanzie del mutuo: naturalmente, trattandosi del mutamento di un contratto in
essere, non è mai obbligatoria, ma necessita della comune volontà delle parti.
Che cos’è l’ipoteca?
L’ipoteca è definita una garanzia reale, e
attribuisce alla banca (come a ogni altro
creditore che iscrivesse un’ipoteca su un
bene del proprio debitore) il diritto di
espropriare i beni vincolati a garanzia del
suo credito e di essere soddisfatto con
preferenza sul prezzo di vendita all’asta
del bene oggetto dell’ipoteca.
In sostanza, il debitore che non riesce a
restituire il mutuo, corre il rischio che la
banca provveda - con le garanzie di un
vero e proprio processo - a mettere in
vendita il bene ipotecato per soddisfarsi
del proprio credito residuo.
Che cosa vogliono dire i termini “Euribor” e “spread”?
Nel mutuo a tasso variabile, la banca
applica un interesse base che varia nel
«Caro Scelli...» di Alessandro Miano del Movimento Consumatori
Di buone intenzioni è
lastricata la via dell’inferno
A Maurizio Scelli, ex commissario Cri, che mette a disposizione del candidato sindaco Letizia Moratti la sua «capacità di ascoltare i più deboli e i
più dimenticati ed essere tramite perché le problematiche del sociale possano arrivare al tavolo della stessa Moratti», il Movimento Consumatori
milanese rivolge espressioni di apprezzamento.
«Ma c’è un “neo” nelle dichiarazioni di Scelli», dichiara Alessandro
Miano, della Segreteria Nazionale e già presidente regionale del Movimento Consumatori. Il valoroso ex commissario della Cri dice di voler
operare in una linea di completa continuità con le politiche sociali dell’amministrazione uscente.
«Caro Scelli, si informi meglio», spiega Miano, «delle politiche sociali
dell’amministrazione uscente, casa, trasporti, mercati comunali (solo per
affrontare tre dei tanti temi) ne parli con Carmela Rozza (Sunia) e se crede
anche con me e con i miei colleghi».
«Si renderà conto», prosegue Miano «che Tiziana Maiolo ha avuto tanta
voglia di fare ma pochissimi mezzi a disposizione e che il fatto che sia
Rozza che Miano sono probabili candidati della Lista “L’Ulivo per Ferrante” crea nei confronti, sia del Sunia sia del Movimento Consumatori, un’ostracismo del tutto immeritato».
«Almeno sul sociale», conclude Miano, «abbattiamo antistorici steccati
ideologici, che certo non perseguiamo, e diamo unitariamente una mano a
chi soffre. Tutti i milanesi ce ne saranno grati».
tempo e ci aggiunge un’ulteriore percentuale. L’Euribor è uno dei tassi di riferimento più utilizzati come interesse base.
Si tratta della media dei tassi applicati
alla banche europee tra di loro, monitorato e pubblicato dalla Bce ( Banca Centrale Europea). La “ulteriore percentuale”
viene chiamata, tecnicamente, “spread”.
Come scegliere?
L’unica regola generale che ci sentiamo
di consigliare è quella di non valutare
solo il tasso di interesse, allorquando
scegliete un mutuo, ma di calcolare, nei
limiti del possibile, l’incidenza del
mutuo sulle vostre capacità economiche. Per ciò che riguarda la scelta del
tipo di tasso, con il tasso fisso si può
programmare il proprio piano di pagamento esattamente e sperare di fare un
buon affare (se il mercato dei tassi sale)
o rischiare di farne uno cattivo (se il
mercato dei tassi scende).
Con il tasso variabile si è più certi che il
saggio pagato anno per anno risponda a
delle logiche attuali (rispetto ai pagamenti) di mercato. Con il tasso strutturato si
pospone la scelta di 24 mesi, magari utili
in caso di economia instabile o di vostra
situazione lavorativa in evoluzione. Bisogna anche valutare la percentuale da farsi
finanziare rispetto al prezzo dell'immobile. Quindi, se avete capitali impiegati
bene in precedenti investimenti, o che si
ritiene che possano portare reddito tra un
certo tempo, sarà bene, almeno in una
fase di mutui a tasso di interesse basso,
farsi finanziare il maggior importo possibile. Se invece avete molta liquidità inutilizzata, spendetela, e fate un mutuo di
minor percentuale.
Ricordatevi, se comprate una casa, che
spesso, se non è nuova, dovrete farci dei
lavori: tenete conto anche del loro costo,
per valutare le vostre capacità economiche a breve.
Quanto alla scelta degli anni di mutuo,
ricordate che il suo costo è direttamente
proporzionale alla sua durata e quindi, se
possibile, è inutile un impegno per una
durata superiore a quella che le vostre
condizioni economiche si possono permettere di sostenere senza troppe difficoltà. La rata è tanto più alta quanto più è
breve il mutuo (ma alla fine, spenderete
complessivamente di meno): calcolate al
mese quanto incide sulle vostre tasche e
scegliete di conseguenza. Infine, occhio
al piano di ammortamento.
Bisogno di flessibilità? C’è Duttilio.
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MilanoRisparmia
pag. 13
Il forum, “ricerca e innovazione”
«Lo Stato investe in
Rete Civica Milano: per costruire insieme la nostra città
innovazione con i nostri
Comunalimilano2006.it
soldi, e poi le aziende
italiane vanno a
Rete Civica Milano è un ambiente virtuale dove i cittadini possono interagire tra loro per ridisegnare la propria città, abbattendo le frontiere ed intrecciando la realtà telematica con
quella concreta. Il forum principale “Rete Cittadini Milano” raccoglie diverse conferenze
riguardanti gli aspetti culturali e storici, la società ed i modi di vivere, ma anche l’attualità, i
fabbricare i prodotti
servizi, la vita politica ed il tempo libero a Milano. In quest’area trova concretezza il concet-
“innovativi” in Asia e
che la città appartiene in primo luogo ai suoi cittadini. Inizialmente il forum si chiamava “Par-
nei paesi dell’Est per
dei cittadini che conoscono, che vivono e che vogliono migliorare la città. La Rete è un vero
sfruttare il
i cittadini sempre più partecipi alla vita della comunità, ampliando gli spazi della democra-
differenziale nel costo
to di “Diritto di Cittadinanza” che si riempie di un contenuto reale e che vuole dimostrare
liamo di Milano”, poi rinominato “Rete Cittadini Milano” proprio per sottolineare la rilevanza
e proprio strumento innovativo di comunicazione online messo a disposizione per rendere
zia, della trasparenza, della conoscenza e della collaborazione.
Nel 2001 con l’esperienza “Candidati per Milano” si è avvertita l’esigenza di dare spazio
ai cittadini, ai loro rappresentanti, alle associazioni e di creare un luogo virtuale comune
della mano d’opera
e la popolazione
italiana resta
disoccupata o
sottoccupata»
PROTAGONISTI DI WWW.COMUNALIMILANO.IT: Fiorella De Cindio e Antonio De Marco
per la condivisione di opinioni, progetti, iniziative, commenti e proposte. Costruire duna cura di Fabio Ciccolella
que una “città telematica” in cui vengano messi in primo piano suggerimenti ed esigenze attraverso un confronto aperto, continuo e costruttivo con le Istituzioni e le Associa-
Nel forum “Ricerca e Innovazione”
(tratto dal sito comunaliMilano2006.it)
trova spazio la discussione “Milano
per l’innovazione”, che prende spunto
da un incontro con i candidati dell’Unione organizzato lo scorso dicembre
sui temi dell’innovazione, dell’università e della ricerca.
«Milano per l’innovazione, l’innovazione per Milano» riporta il primo intervento. «Milano oggi è una città atomizzata, complessa, senza un governo, ma
è anche il supporto che contiene iniziative imprenditoriali, accademiche, di
ricerca e di sussidiarietà di grande valore sia sul piano dell’innovazione tecnologica sia sul piano delle idee e delle
proposte. Ma senza un’azione pubblica
capace di fare sistema anche questo ultimo barlume rischia di spegnersi. Serve
fare sistema, serve che i soggetti pubblici, le grandi municipalizzate, la macchina comunale siano il volano di una rete
vasta ed inclusiva che coinvolga le
imprese, le università, le associazioni, le
zioni. Tutti coloro che aderiscono al forum “Rete Cittadini Milano” sono chiamati a partecipare in modo costruttivo per raggiungere l’obiettivo di una città nuova, una città europea ed internazionale. Una città attenta tanto ai meriti quanto ai bisogni del cittadino,
attraverso una nuova socialità tra i suoi abitanti per diventare esempio di solidarietà e
modernità. Una città attenta all’istruzione ed alla cultura, aperta, vivace, sempre pronta a
crescere e migliorarsi e non chiusa in se stessa.
L’obiettivo comune è l’iniziativa come strumento di sperimentazione del dialogo: opinioni su
Internet, specifiche funzionalità (come l’area brainstorming, i materiali a supporto delle
discussioni con indice di gradimento) e modalità operative (es. i forum aperti a tempo, il
documento di sintesi al termine della discussione) per rendere più efficace il dibattito.
strutture che in questi anni hanno mantenuto viva l’innovazione nella realtà
meneghina.
In merito all’innovazione tecnologica
“applicativa” si ragiona sia in termini di
“struttura d’offerta” di servizi sia in termini di “domanda di innovazione”.
La “struttura d’offerta” di servizi tecnologici è stata finanziata negli ultimi anni
da molte risorse pubbliche, con l’obiettivo d’incentivare e migliorare l’attività
di centri di ricerca e laboratori, nono-
stante il contemporaneo e generale calo
dei fondi pubblici destinati alla ricerca.
Spesso però i progetti finanziati non
hanno dato ritorni tangibili. Parallelamente non è stata in alcun modo sostenuta la “domanda di innovazione”: le
risorse minime ad essa destinate si sono
trovate di fronte ai limiti di capitalizzazione delle imprese (per lo più di piccole dimensioni) ed alle ridotte capacità
manageriali per la gestione dei processi
innovativi e per il loro finanziamento.
Da qui l’inevitabile sbilanciamento tra
le innovazioni offerte e le richieste
avanzate, con la necessità di ristudiare
un’adeguata strategia per il supporto
dell’innovazione tecnologica “applicativa” e per una più equa distribuzione
delle risorse, e di promuovere progetti
ed iniziative a sostegno della riorganizzazione della domanda d’innovazione.
Andrebbero rivisti temi cardine che
riguardano innanzitutto la gestione efficace dei processi innovativi; lo studio
dei bisogni, la progettazione di prototipi e l’implementazione dei progetti, in
un’unica parola il marketing dell’innovazione; la tutela e la promozione efficace dell’innovazione sui mercati; la
condivisione dell’innovazione tra piccole e medie imprese attraverso l’aggregazione e la costituzione di vere e proprie reti di imprese; l’accostamento
delle imprese al mondo del
capitale di rischio (ad esempio
attraverso il Private Equity).
In risposta a queste proposte,
emerge lo scetticismo di alcuni
cittadini: «Non vedo per quale
motivo lo stato (coi nostri
soldi) debba investire in innovazione quando poi le nostre
aziende vanno a fabbricare i
prodotti “innovativi” in Asia e
nei paesi dell’Est per sfruttare
il differenziale nel costo della
mano d’opera e la popolazione
italiana resta disoccupata o
sottoccupata?».
E ancora: «Il Comune sta rimbalzando
da una pagina all’altra dei quotidiani
nazionali e vari media a causa della sua
penosa disfatta di fronte al virus
Kamasutra che come ormai tutti sanno
agisce ogni 3° giorno del mese cancellando documenti e programmi targati
Microsoft. L’Anagrafe è in palla, il
sistema informatico non sa quando
potrà riaccendere la macchina. È bello
sapere che se, come altri in Europa vedi ad esempio il previdente fisco
francese da quest’anno - il Comune
avesse optato per l’Open Source nulla
di tutto ciò sarebbe accaduto. E con un
apprezzabile risparmio di euro! (…) i
virus di oggi non sono scritti solo per
costringere gli utenti ad acquistare e ad
aggiornare costosi antivirus, ma anche
per vere e proprie imprese spione e
ladresche: questo è incompatibile con
le esigenze di sicurezza di una seria
amministrazione comunale che tratta
anche dati sensibili».
Risulta fondamentale quindi per il
capoluogo lombardo puntare ed investire sull’innovazione tecnologica, chiave
per il successo di una città moderna ed
all’avanguardia come Milano.
MilanoRisparmia
pag. 14
telefonia
Pubblicità telefoniche
ritenute ingannevoli
La competizione tra operatori della telefonia mobile è diventata una giungla
senza le regole: i casi di “3”, Vodafone e Tele2
di Francesco Emma
Tutto sembra lecito: le compagnie
telefoniche incentivano in tutti i modi il
tradimento, altre blindano i clienti regalando telefoni che poi vincolano alla
fedeltà obbligata. Le regole di trasparenza e d’informazione non vengono rispettate specie quelle riguardanti promozioni e offerte imperdibili ai nuovi clienti.
La recente campagna di 3, ad esempio,
lanciava Supericarica 9000. Nella pubblicità televisiva, il gestore lasciava
intendere ai clienti di Tim e Vodafone
che, una volta passati all’Umts di
H3G, potevano godere di un regalo
eccezionale: fino a 9.000 euro di ricarica spendibili entro il 2020. Ma
andando a controllare il contratto
molte associazioni dei consumatori
hanno scoperto più di un tranello e si
sono rivolte all’Autorità garante della
concorrenza e del mercato segnalando
la presunta pubblicità ingannevole
della campagna promozionale. Oggi, i
risultati delle lunghe istruttorie dell’Antitrust danno pienamente ragione
ai dubbi, tanto da bocciare senza
appello la pubblicità televisiva di 3 in
quanto ingannevole e da condannare la
società a una sanzione di 6.100 euro.
Il provvedimento dell’Autorità ristabili-
sce ora la verità: la realtà, infatti, era che
per ottenere il famoso bonus di 9.000
euro il cliente doveva ricaricare il suo
cellulare, dal settembre 2005 all’agosto
2020, di almeno 20 euro di traffico entro
il 15 di ogni mese, con un esborso complessivo di 3.600 euro, cui andavano
sommati i costi mensili di ricarica per i
180 mesi di durata della promozione.
Per di più il bonus risultava riservato
esclusivamente alle chiamate e alle
videochiamate ad altri utenti 3 e a utenti di rete fissa, con esclusione dunque
delle chiamate ad altri cellulari. Ora
però gli utenti che hanno aderito a Supericarica 9000 potranno chiedere la risoluzione del contratto.
Altra condanna a carico di Vodafone,
che nella sua campagna pubblicitaria
prometteva 600 euro di telefonate gratis. Nel luglio del 2005 il Movimento
difesa del cittadino ha presentato
immediatamente ricorso all’Autorità,
in quanto la pubblicità puntava sul
regalo di 600 euro senza però indicare
i costi effettivi dell’offerta pari a 1.050
euro. Il consumatore si trovava perciò
a pagare quasi il doppio del bonus.
Come se non bastasse alcune limitazioni non erano indicate, come quelle
che escludevano i titolari di ricaricabili. L’Antitrust già a settembre 2005
aveva deciso la sospensione dei messaggi di Vodafone, perché poco chiari,
provvedimento, però, che non è bastato all’operatore per interrompere questo tipo di campagne.
Così, a fine dicembre 2005, l’Antitrust
ha avviato una procedura per inottemperanza, dopo aver constatato che
Vodafone aveva riproposto messaggi
con un contenuto informativo sostanzialmente inalterato, e quindi contenenti il medesimo profilo ingannevole.
Il risultato è stata una sanzione di
45.100 euro.
Lo scorso febbraio Tele2 per un disguido tecnico confonde le chiamate Internet fatte verso il numero 702 con le
chiamate nazionali a Cagliari. In pratica
nelle bollette del 25 febbraio aggiunge
uno 0 al 702 calcolando a costo maggiorato le chiamate di molti utenti ignari. I
più accorti, ovviamente, se ne rendono
conto e, chiamato il call center di Tele2,
ottengono il rimborso della somma
indebitamente fatturata. La restituzione,
però, non sembra scattare in automatico
per tutti i clienti, tanto da costringere
l’Autorità delle comunicazioni all’immediata precisazione che, in caso di
errore dell’azienda, debbono essere rimborsati tutti gli utenti a prescindere dalla
richiesta di restituzione.
PIOGGIA DI RECLAMI PER LE
CARTE “TUTTO RELAX”
Telefonini Tim
improvvisamente muti
«Gentile cliente, il notevole traffico
generato verso utenze mobili, e l’alto
numero di sms sequenziali inviati,
inducono a ritenere che la carta prepagata
sia usata in maniera non conforme alle
previsioni contrattuali, le quali fanno
riferimento a un utilizzo per sole
comunicazioni interpersonali. Siamo stati
costretti, pertanto, a sospendere
cautelativamente il servizio, e ci riserviamo
di effettuare ulteriori verifiche a tutela degli
interessi della scrivente società».
Le lettere stanno fioccando sulle
scrivanie delle associazioni di
consumatori che affilano le armi per
difendere gli utenti che, da un giorno
all’altro, si sono trovati con i telefonini
muti. E non si tratta solo di autocaricatori
di schede, ma anche di professionisti
notevolmente danneggiati nel lavoro e
nell’immagine. Nel mirino di Tim sono
cadute molte sim “Tutto Relax”,
autoricarica 190 e 300 per sospetta
frode informatica. L’Unione
consumatori, intanto, denuncia ritorsioni
contro gli utenti: si tratta di una vera e
propria ritorsione della società telefonica
a danno degli utenti finali, rei di aver
reclamato il rispetto dei propri diritti.
L’Unione consumatori suggerisce di
presentare esposti a Carabinieri e Polizia
perché la magistratura valuti la
sussistenza dei reati di estorsione, truffa
e appropriazione indebita. Gli utenti
possono rivolgersi alle associazioni di
consumatori indicando sinteticamente
dati, lamentele, disagi morali, economici
e di immagine subiti.
Rincari Telecom Italia Moltiplicando l’importo per il numero di utenti (20 milioni) l’aumento raggiunge la bellezza di 52.800.000 euro annui
Aumenti in bolletta: le spese di spedizione sono raddoppiate
La denuncia del Codacons rivela che
nelle ultime bollette Telecom arrivate a
casa degli utenti la voce “spese di spedizione bolletta” è raddoppiata, passando da 0,17 euro a 0,37 euro, a cui
deve essere aggiunta l’Iva.
L’associazione dei consumatori sottolinea che, facendo due calcoli, s’intuisce come tale voce rappresenti una
bella spesa per la collettività: per la
spedizione della bolletta, infatti, ogni
utente pagherà 2,64 euro annui, contro
i precedenti 1,22 euro, un aumento di
oltre il 100 per cento.
Moltiplicando l’importo aumentato
per il numero di utenti Telecom (circa
20 milioni), ne risulta che dalle tasche
dei consumatori usciranno la bellezza
di 52.800.000 euro ogni anno.
Il paradosso è che la voce “spese di
spedizione bolletta” che Telecom
impone ai suoi clienti, è assolutamente
illegittima, come hanno stabilito vari
Giudici di Pace in tutta Italia.
Per tale motivo il Codacons ha deciso
di presentare un esposto alla Procura
della Repubblica e una diffida all'Autorità delle comunicazioni affinché
verifichino se il comportamento dell'azienda telefonica, che raddoppia una
spesa a cui i consumatori non sono
tenuti, possa configurare eventuali
reati, compreso quello di truffa.
Il gruppo telefonico sostiene che l’adeguamento delle spese di spedizione
della bolletta è conseguenza diretta
dell’aumento dei costi delle stesse che
Telecom Italia deve sostenere e precisa inoltre di aver applicato tale ade-
guamento a decorrere dalla bolletta
relativa al primo bimestre 2006, dopo
averne dato preventiva informazione
alla clientela.
Telecom ribadisce infine la legittimità
dell’addebito: è la legge a stabilire che
non debbano essere applicate al cliente solo le spese relative all’emissione
della bolletta e non quelle connesse
alla spedizione, così come previsto
anche dalle condizioni generali di
abbonamento che regolano il rapporto
tra l’azienda e la propria clientela.
assicurazioni
Qualche volta la
tariffa è scontata
Particolari profili di guidatori possono usufruire di
I principi su cui si basano alcuni soluzioni tariffare presenti sul mercato, promettono tariffe scontate per particolari profili
di guidatori: chi usa poco l’auto o chi fa
un numero definito di chilometri in un
anno. Soluzioni, però, che vanno soppesate a dovere perché comportano franchigie
o costi d’installazioni pesanti, ne è dimostrazione il fatto che sono contratti ancora
poco diffusi. Fra le formule a tempo, Ras
propone “Guida su misura”: l’auto è protetta nei fine settimana, durante le festività
nazionali e in altri 30 giorni all’anno a
scelta del cliente, giorni che possono essere acquistati presso le agenzie o su Internet; una formula che costa il 20 per cento
in meno, rispetto alla Rca tradizionale, e
che in realtà garantisce l’auto in ogni
momento, applicando un diritto di rivalsa
fino a 5.000 euro se la si utilizza nei periodi non coperti. Molte compagnie, invece,
puntano sull’abbinamento con un sistema
satellitare e Sara, la compagnia dell’Aci,
offre SaraFreeKm: alla sottoscrizione si
paga solo la metà di una Rca tradizionale
(e un 10 per cento ancora in meno), cui si
aggiunge durante l’anno una quota a consumo; se l’auto è già dotata di satellitare
c’è un ulteriore sconto, mentre se occorre
prenderlo in comodato d’uso dalla compagnia si versa ogni anno il 5 per cento +
Iva della tariffa Rca, come canone di utilizzo; è altresì necessario disporre di una
carta di credito su cui viene addebitata la
quota a consumo. La compagnia offre
anche SaraFreeDay, una polizza in cui il
pag. 15
Si risparmia fino al 30-40 per cento rispetto alle compagnie tradizionali
La convenienza delle
assicurazioni dirette
Il contenimento del premio è la principale arma delle compagnie di assicurazioni dirette, quelle che vendono solo via Internet o call center: si risparmia fino al 30-40 per cento
soluzioni economicamente vantaggiose
di Ennio Marino
MilanoRisparmia
rispetto alle compagnie tradizionali. Un mercato ancora ristretto, nell’ordine del 4-5 per
cliente sceglie quando usare l’auto e, dunque, far scattare la copertura, inviando un
Sms entro le 22 del giorno prima. Tra le
prime a lanciare polizze di questo tipo c’è
stata Axa Carlink, con Autometrica: un
contratto in cui è necessario dotare l’auto
di un sistema satellitare (costano circa
500 euro l’installazione e 100 euro l’anno
il canone) in cui il cliente dichiara un
numero medio di chilometri che effettuerà; versa subito il 35 per cento di una
tariffa base e poi il resto secondo il consumo e, se supera la soglia predefinita, la
polizza diventa una Rc tradizionale. Il
risparmio è consistente per percorrenze
che non superano i 6.000 chilometri
all’anno. Unipol e Aurora, entrambe del
gruppo Unipol, offrono un prodotto che si
configura più come strumento di sicurezza che di risparmio: l’installazione del
sistema Gps (il canone costa meno di 100
euro l’anno) dà luogo ad uno sconto del
10 per cento sulla Rca e del 50 per cento
sul furto e incendio, e serve a registrare
automaticamente ogni collisione o tentativo di furto. Anche il gruppo Generali
(Generali e Assitalia) offre soluzioni particolari per chi installa il sistema ClearBox, mentre molte altre compagnie scontano le tariffe se il cliente ha provveduto
da sé a dotare l’auto del sistema. Ma vi
sono anche altri modi per pianificare un
risparmio futuro. Ras, per esempio, offre
un prodotto chiamato Protezione in movimento: questa opzione permette di non
retrocedere come classe bonus malus
quando si abbia provocato un incidente, al
costo di qualche decina di euro all’anno.
cento del totale, nonostante l’offerta abbia avuto modo di evolversi, consolidarsi e farsi
apprezzare dai potenziali acquirenti, i quali, nonostante si dichiarino in 6 casi su 10
disponibili a passare ad una compagnia online (rilevazione Nextplora), poi non mettono
in pratica tale disponibilità, anche perché non hanno avuto tempo di fare confronti e
prendere una decisione. Se possibile le compagnie dirette soffrono ancor di più di quelle tradizionali la tendenza degli italiani a rimanere fedeli alla scelta fatta in passato.
Magari sono scontenti e si lamentano ma Databank rivela che prima di cambiare di
tempo ne passa: l’anno scorso solo il 4 per cento di tutti gli assicurati ha abbandonato
la compagnia con cui aveva sottoscritto un contratto.
Per queste ragioni le compagnie dirette, oltre ad offrire premi convenienti ed un livello di servizio soddisfacente, s’inventano promozioni e strategie di marketing per attirare nuovi clienti. Da qualche tempo, ad esempio, Genialloyd e Linear danno la possibilità di bloccare il premio rispettivamente fino a 12 e 24 mesi. Direct Line ha proposto uno sconto fino al 10 per cento per chi paga in anticipo online utilizzando una carta
di credito. Genertel ha ideato la polizza dedicata alle donne e quella per la famiglia. Se
a tutto ciò si aggiunge il fatto che, a differenza delle compagnie tradizionali, molte delle
dirette di solito non applicano la formula del tacito rinnovo, i motivi per passare a queste ultime non mancano. A patto, però, di poter e voler dedicare un po’ di tempo alla
lettura delle condizioni, all’elaborazione dei preventivi e al confronto. Il calcolo di un
preventivo può richiedere qualche minuto e la compilazione di un formulario particolarmente dettagliato, ma se si utilizza Internet invece del call center può essere fatto
in qualunque ora del giorno e in tutta tranquillità. Questa operazione è fondamentale
per verificare l’effettiva convenienza di una compagnia diretta. Infatti se è vero che il
risparmio arriva e supera il 40 per cento non è altrettanto vero che tutti possono godere di tali benefici. Generalizzando, chi è in una classe di merito bassa e non ha causato incidenti negli ultimi anni quasi sicuramente potrà contare su un premio vantaggioso, mentre i neopatentati e i residenti in province a rischio (per numero di furti e d’incidenti) potrebbero trovare più conveniente una compagnia tradizionale. Il condizionale però è d’obbligo perché rispetto a quanto succedeva 4-5 anni fa la situazione non
è così definita e per avere un quadro preciso è opportuno che ciascuno verifichi di persona cosa offre il mercato. E se poi non si ha proprio tempo e voglia di fare confronti,
con un’unica operazione è possibile ottenere i migliori preventivi offerti dalle compagnie, dirette o tradizionali, grazie alla consultazione dei broker online, che nonostante
la loro utilità hanno riscosso poco successo.
GENERALI: DUE POLIZZE VITA A CONFRONTO
“Mista Vita Nuova” e “Valore Previdenza”
Assicurazioni sulla vita in forma mista a premio annuo
costante, in cui le prestazioni si rivalutano in base al rendimento di una gestione interna separata di attivi, vengono
proposte dietro pagamento di un premio annuo per una
durata predefinita, in cui i beneficiari ottengono il diritto ad un
capitale rivalutato. La parte di premio che copre il rischio
morte o l’invalidità non inferiore al 5 per cento è detraibile
dall’Irpef nella misura del 19 per cento (massimo 1.291,14
euro), purché la polizza abbia durata di almeno 5 anni. Le
condizioni di rivalutazione del capitale accumulato sono
garantite attraverso i versamenti periodici. La rivalutazione è
basata sul capitale assicurato iniziale, che può essere già
comprensivo del minimo garantito. Le spese sono a carico
dell’assicurato, da detrarre dal risultato complessivo della
gestione prevista dalla polizza. Solo il premio al netto di costi
e caricamenti e ulteriormente depurato della parte destinata
a coprire la garanzia caso morte e le altre eventuali garanzie
concorre alla formazione del capitale. L’elaborazione, infine,
prevede che l’assicurato, di sesso maschile ed età 40 anni,
versi 1.500 euro l’anno per 25 anni in ciascuna polizza. Si
ipotizza, secondo le indicazioni Isvap, una rivalutazione
annua del capitale assicurato pari al 4 per cento al lordo dell’imposizione fiscale e dei costi.
In corrispondenza del 15° anno, Mista Vita Nuova consente di
riscattare un importo superiore. Il divario tra i due importi cresce all’aumentare della durata, nonostante Generali preveda
bonus a scadenza. La differenza a favore di Mista Vita Nuova
è probabilmente dovuta alla presenza dello sconto su parte
del premio, ai minori costi sui rendimenti della gestione separata e ai minori costi fissi sul premio. Costi di caricamento,
riscatto e frazionamento sono tuttavia più elevati di quelli previsti da Valore Previdenza. Si sottolinea, inoltre, che solo la
polizza di Generali riconosce un rendimento minimo garantito
pari al 2 per cento. Entrambi i prodotti prevedono la sottoscrizione di eventuali garanzie accessorie (in tal caso l’offerta di
Generali è più ricca e articolata). Infine, in merito alle gestioni
offerte da Generali, la scelta del fondo comporta l’assunzione
di un rischio cambio che potrebbe anche determinare prestazioni non sufficienti a recuperare il premio versato.
MilanoRisparmia
pag. 16
bimbi
I passeggini del momento
Di moda il “tre ruote”
Il “tre ruote” rappresenta la tendenza del momento
in fatto di passeggini, importata pochi anni fa da
Germania e Paesi Scandinavi. La seconda generazione di “tre ruote” permette di avere un mezzo
meno ingombrante e più maneggevole, con la
ruota anteriore amovibile e piroettante, cioè girevole a 360 gradi, che ha sostituito la ruota fissa ormai
fuori produzione. Un successo grazie alla robustezza e alla grinta, ma anche al peso (oltre i 10 kg); il
prezzo: dai 110 ai 360 euro a seconda del comfort
e degli accessori; se in fibra di carbonio si arrivano
a spendere fino ad 800 euro (per i più trendy). Naturalmente risultano più costosi dei “quattro ruote”,
che restano ad ogni modo i passeggini predominanti nelle tipologie con chiusura a ombrello e a
libro. I primi sono gli ultraleggeri (attorno ai 6 kg),
facili da piegare e da portarsi dietro, spesso una
seconda scelta accanto al passeggino principale:
dai 30 ai 60 euro se in ferro, attorno ai 150 euro se
in alluminio e con un ampio ventaglio di offerte (per
gli itineranti). I secondi, invece, sono con chiusura a
libro, ovvero quando le due parti non scorrono ma
si ribaltano una sull’altra (peso sui 9 kg circa): dagli
80 ai 200 euro, prezzo che varia in funzione di
marca, colori, design e optional (per gli stanziali). I
test di qualità su chilometraggio, pressione ai manici, salti e gradini da superare li giudicano tutti resistenti e sicuri.
Orientarsi nell’acquisto
dei seggiolini per auto
di Rino Burloni
I bambini al di sotto dei 12 anni e il
metro e mezzo di altezza, necessitano
obbligatoriamente del seggiolino auto.
Con un’eccezione, però, che riguarda
i minori di 3 anni se accompagnati, sui
sedili posteriori sprovvisti di cinture
di sicurezza, da passeggeri sopra i 16
anni. Un modo, quest’ultimo, per agevolare le famiglie numerose e complicare una materia come la sicurezza
auto dei più piccini, tanto importante
quanto piena di numeri da ricordare e
soldi da spendere.
Ecco quali sono i modelli per semplificare la scelta dando i consigli
utili agli acquisti. Premesso che il
mercato tende ad offrire un prodotto polivalente senza rinunciare agli
standard di sicurezza, si potrebbe
saltare l’acquisto della navicella
(gruppo 0, fino a 10 kg: 6 mesi) che
in pratica è la culla allacciabile
lungo i sedili posteriori, e buttarsi
invece sull’ovetto (gruppo 0+):
costa dai 40-60 euro dei modelli più
economici, ai 120-150 euro di quelli con protezioni supplementari e
cura per l’estetica (indispensabile,
se usato spesso). A meno che non si
venga sedotti dalla formula trio
(navicella, ovetto e passeggino
coordinati) che va molto e consente
un risparmio medio del 20-25 per
cento sia di denaro che di tempo
d’acquisto. L’ovetto, dunque, è il
primo vero seggiolino, arriva fino ai
13 kg di peso del bebè e i 12 mesi
di età, si monta in senso contrario a
quello di marcia ed è facilmente trasportabile. Tenendo presente il peso
come parametro fondamentale o in
certi casi l’altezza del pupo, il com-
pimento del primo anno di età suggerisce che è tempo di rimettere
mano al portafogli. Si passa poi al
gruppo 1, dai 9 ai 18 kg e dai 9 mesi
ai 4 anni di età: dai 100 ai 200 euro
in relazione a marca e rifiniture, e
oltre i 300 euro per chi adotta il
sistema Isofix (consigliabile); il
guscio del seggiolino dovrà essere
bene imbottito ma soprattutto
profondo e avvolgente, con il collo
e la testa, punti deboli in caso di
tamponamento, ben protetti e vicini
alle alette. Il posto più sicuro in cui
installarlo è sempre sui sedili posteriori, al centro o sul lato destro dove
il bimbo si controlla meglio. Frequentemente la scelta dei genitori
cade sul cosiddetto trivalente che
copre i gruppi 1-2-3 (da 9 a 36 kg e
da 1 a 10 anni): dai 70 ai 100 euro
se acquistato nella grande distribu-
-12 a Milano.
bimbi
zione, qualcosa in più nei negozi specializzati (risparmioso);
una bella comodità se non fosse
che la riduzione del comfort (è
troppo grande per i più piccini)
penalizza questo seggiolino
generalista.
Come alternativa, il terzo acquisto
potrebbe essere il rialzo (gruppi
2-3 da 22 a 36 kg) omologato dai
6 anni in su: se però non ha lo
schienale e le protezioni laterali, il
corpo e la testa tendono a ciondolare durante i sonnellini. Il totale
della spesa, intanto, è salito intorno ai 400 euro.
Per abbassare i prezzi bisogna
approfittare dei periodi promozionali o ripiegare sull’usato.
Molta cautela, però: il grosso del
risparmio è meglio realizzarlo su
altri prodotti.
Se non si è convinti, almeno
preoccuparsi di controllare che il
seggiolino non sia incidentato,
che non abbia crepe, che le cinture funzionino e che non sia troppo vecchio. Il ruolo decisivo lo
gioca comunque un corretto utilizzo: è, infatti, fondamentale
ancorarlo bene al sedile, legando
il pargolo anche nei tragitti brevi.
Nei ristoranti sono
trattati da adulti
di Fabio Ciccolella
In Italia i ristoranti che studiano appositi
menù per bimbi e, per di più, rispettando le
tasche dei genitori, si contano sulle dita di
una mano. Andando verso il Nord Europa,
invece, fermandosi al ristorante con i propri figli, la scoperta è che, sulla lista proposta, vengono quasi sempre previsti dei
menu studiati appositamente per i bambini, con tanto di prezzo scontato. Si riscontra, dunque, una maggior attenzione nei
confronti delle famiglie, che pagano il giusto prezzo per un figlio che mangia la metà
di un adulto.
Da uno studio riguardante i bambini e l'alta
ristorazione condotto da Eta Meta Research, su 154 guide restaurant, comprendenti,
quindi, i migliori ristoranti selezionati dalle
più importanti guide, è emerso che, nonostante l'associazione europea degli Chef, la
Euro Toques, si sia data da fare per stilare
una Carta dei diritti alimentari per la cresci-
ta dei bambini, l'inconsistente risultato ha
rilevato che sette importanti ristoranti su
dieci non sanno nemmeno che esista la
Carta dei diritti alimentari, e la maggior
parte di loro considera i bambini una fonte
di disturbo per gli altri clienti.
Dall'indagine, inoltre, risulta che nel Centro
Italia la presenza dei bambini al ristorante è
vissuta come uno svantaggio dal 28 per
cento dei ristoratori, mentre nel Nord-est il
20 per cento lo considera, addirittura, un
disturbo. Se si analizza il dato riguardante le
attrezzature disponibili nei locali per permettere ai bambini di mangiare comodamente, si riscontra che il 71 per cento dei
ristoratori afferma di avere seggioloni e l'85
per cento di essere disponibile a fare spazio
fra i tavoli per eventuali passeggini, ma non
si parla né di posate piccole, né di tovagliolini e neanche di piattini. Solo 5 ristoranti su
100 hanno piccole aree di gioco all'interno
del locale. Ed è il Nord-ovest a risultare
fanalino di coda in questa non gratificante
MilanoRisparmia
Ancora poche strutture
e menù scarsi per i più
piccoli, e il prezzo rimane
ancora troppo elevato
classifica. In quest'area, infatti, solo l'1 per
cento dei grandi ristoranti ha un angolino
attrezzato allo scopo.
Quanto alla scelta dei piatti, la maggior
parte dei ristoranti si limita all'offerta della
mezza porzione degli stessi cibi previsti
per gli adulti. Ci sono, poi, coloro che non
vogliono sentire ragioni, un buon 5 per
cento degli intervistati, i quali ritengono la
frequentazione dei bambini nel loro ristorante del tutto superflua; secondo costoro,
infatti, i bimbi si devono adattare a ciò che
passa in convento. Più attenta, in questo
caso, la risposta dei ristoratori del Nordovest, che prevedono appositi menu studiati per i piccoli (24 per cento).
Nelle isole d'Italia, invece, è consuetudine,
da parte dei ristoratori sicuramente più
estrosi che altrove, badare maggiormente
all'impatto visivo dei piatti, in modo tale da
invogliare i clienti più piccoli a decidere la
scelta del piatto in base all'immagine, oltre
che al gusto.
PREZZI PIÙ BASSI DEL 12%
SUI 2500 PRODOTTI PIÙ ACQUISTATI
Non è una promozione limitata nel tempo, ma
una vera e propria diminuzione dei prezzi.
SUPERMERCATI RINNOVATI
E PIÙ ACCOGLIENTI
Troverai tanti nuovi prodotti esposti in modo
chiaro e semplice per offrirti una spesa più
piacevole e veloce.
pag. 17
MilanoRisparmia
pag. 18
opportunità per i giovani
Precaria questione lavorativa
Dalla scuola
al collocamento
I collaboratori compresi nelle diverse articolazioni vigenti costituiscono una quota
vicina al 10 per cento del totale della forza
lavoro in Italia: 1.177.000 collaboratori
coordinati e continuativi e a progetto,
106.000 collaboratori occasionali,
311.000 nuove partite Iva e ben 400.000
associati in partecipazione.
Il lavoro precario e parasubordinato non
interessa esclusivamente i giovani al
primo lavoro: solo il 21 per cento del lavoro atipico è rappresentato infatti da giovani di età inferiore ai 30 anni, mentre il 68
per cento sul totale è costituito da lavoratori di età compresa fra i 30 ed i 60 anni.
Vero, invece, il dato negativo riferito alle
lavoratrici: mentre tra i lavoratori dipendenti la forza lavoro femminile arriva
appena al 36 per cento, sul totale dei
lavoratori parasubordinati, le donne arrivano al 48 per cento, con uno svantaggio
ulteriore riferito a compensi più bassi
rispetto agli uomini. Secondo i dati diffusi
dall’Inps nel 2003 i compensi si aggiravano in media intorno ai 13.000 euro l’anno
pro capite. Nel corso del 2004, c’è stata
un’inversione di tendenza, ma in negativo:
i salari medi sono diminuiti, passando a
meno di 11.000 euro annui per gli uomini
e a meno di 7.000 per le donne. Anche la
diminuzione dei compensi trova spiegazione proprio nella mancanza di precisi
riferimenti normativi. I compensi dei lavoratori precari non sono vincolati a minimi di legge, né a contratti di categoria ufficialmente concordati tra le parti. Succede
così che, in presenza di aumenti delle aliquote
contributive
previdenziali
obbligatorie, le ditte committenti si rivalgano poi sui compensi. In altre parole, gli
aumenti degli oneri previdenziali sono
direttamente scaricati sulle spalle dei collaboratori. Per evitare abusi e ricatti
occorre fissare dei paletti certi, individuando regole, limiti e tempi di utilizzo massimi
di qualsiasi forma di lavoro atipico. A tale
proposito, può servire sapere che il 91 per
cento dei lavoratori parasubordinati ha
avuto un unico committente nell’ultimo
triennio. Pur essendo un lavoratore atipico, svolge il proprio servizio presso lo
stesso datore di lavoro con mansioni e
orari ben definiti, e anche volendo assegnare al lavoro precario caratteristiche
particolari, non gli si può negare la dignità
e il valore attribuiti al lavoro dipendente.
Dopo l’ennesimo rinnovo del contratto, o
superato un certo periodo massimo, il lavoro parasubordinato dovrebbe evolversi,
trasformandosi in lavoro dipendente. Dovrebbero essere inoltre garantiti, per l’intera durata del contratto, paghe uguali, contributi sociali e gli stessi diritti dei lavoratori subordinati.
Le retribuzioni
dei giovani under 30
Nelle aziende non esistono percorsi aziendali in numero tale da soddisfare le attese di
tutti i giovani laureati, che accettano anche retribuzioni basse pur di lavorare
di Rino Burloni
Antiche e nuove disparità affliggono e
rendono difficili i destini dei giovani.
La generazione degli under 30 sta sperimentando malvolentieri sulla propria
pelle squilibri che non scompaiono e
mettendosi alla prova con nuove tensioni: il problema del divario tra il
Nord e il Sud che continua a crescere;
la disparità tra chi ha un contratto a
tempo indeterminato e chi invece a termine. Le retribuzioni negli ultimi cinque anni sono cambiate e a perdere di
più, tra gli under 30, sono i laureati: a
rimetterci di più sono i fratelli maggiori che lavorano a Roma e Milano.
Anche i diplomati sono finiti stretti in
percorsi professionali difficili e con un
retribuzione poco soddisfacente.
Tra i giovani usciti dalle università, i
più penalizzati sembrano essere stati i
fratelli maggiori. Quelli che in azienda
sono entrati già da qualche anno. Quelli con un’esperienza di tre, quattro o
cinque anni.
Tra il 2001 e il 2005, i laureati con 3-5
anni di esperienza hanno uno stipendio
più basso anche in termini nominali di
quanto non fosse nel 2001: sono passati da una busta paga di 26 mila e 803
euro del 2001 a 25 mila e 473 del
2005. In termini reali hanno perso
quasi il 15 per cento.
L’Associazione direttori risorse umane
sostiene che nell’ultimo anno sono
andati meglio i laureati che sono entrati nelle imprese farmaceutiche, chimiche e tecnologiche, in quanto il costo
del lavoro di questo tipo di aziende è
quello che incide meno: un neolaureato entra in media con uno stipendio di
23 mila e 770 euro; dopo un anno la
retribuzione diventa di 25 mila e 200
euro e dopo tre arriva a 30 mila e 800
euro.
I più giovani, nel Nord Est, nel 2005
hanno avuto una retribuzione di 22
mila euro; peggiori le performance di
quelli del Nord Ovest, rimasti con stipendi pressoché inalterati rispetto a
quelli del 2001.
I dati di Unioncamere rivelano inoltre
che, quanto alle opportunità di impiego per i laureati nel Nord Ovest si arriva all’11,6 per cento. Nelle aziende
non esistono così tanti percorsi aziendali in numero tale da soddisfare le
attese di tutti i laureati: la loro collocazione è all’altezza dell’esigenza professionale di ruolo che l’azienda deve
ricoprire. Guardando più in dettaglio e
cercando di scoprire cosa succede
nelle singole città ci si accorge che
sono proprio le due città-calamita a
dare maggiori dispiaceri ai laureati con
3-5 anni di esperienza: in cinque anni a
Milano c’è stato un calo del 13,4 per
cento mentre a Roma è stato pari al 13
per cento; male anche Torino (-12,3
per cento) e Firenze (-10,4 per cento).
Quanto ai più giovani, con uno o due
anni di esperienza di lavoro, male sono
andati quelli di Roma che hanno visto
ridurre quasi del 10 per cento lo stipendio in termini reali, di Bologna (-9,2
per cento), Firenze (-9,2 per cento) e
Milano (-8,9 per cento).
Per quanto riguarda invece la scadenza
del contratto, secondo i dati pubblicati
dall’Osservatorio del Mercato del
Lavoro della Provincia a Milano nel
2005, i contratti a tempo indeterminato sono calati del 6,5 per cento mentre
sono state quasi 100 mila le persone
che hanno lavorato con contratti a
tempo determinato; con una durata
sempre più bassa: nel 2005 è stata di
53,2 giorni mentre era stata di 82,3
giorni solo l’anno prima.
Se si guarda al lavoro dipendente quello di Milano sembra un mercato del
lavoro senza giovani. Nel 2005, infatti,
meno dell’1 per cento degli avviamenti ha riguardato giovani con meno di
24 anni. Sono spariti i giovani dal
lavoro dipendente e questo può essere
dovuto al calo dell’interinale e all’utilizzo massiccio da parte delle imprese
di lavoro informale, di tirocini, delle
borse-lavoro. Visto che per completare
gli studi i ragazzi devono fare dei tirocini, le imprese hanno cominciato a
inserire tirocinanti senza aprire dei
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CONSIGLI PER GLI ACQUISTI
Lo schermo migliore
del televisore nuovo
In questi ultimi anni ci sono stati molti cambiamenti nel campo dei televisori, dal classico 4/3 al 16/9 (rapporto tra base e altezza) formato rettangolare prima a cento
Hertz (ovvero a 100 scansioni dell’immagine), poi con schermo piatto al plasma alimentato da un gas fino ai cristalli liquidi o
Lcd. Il tubo catodico classico presenta,
nonostante tecnologicamente non sia più
all’avanguardia, la miglior naturalezza dell’immagine con il 28 e il 32 pollici. I Crt ad
alta definizione, ultimi usciti solo per 25-2832 pollici con profondità intorno ai 30 cm,
hanno una visione eccezionale tanto da
oscurare tutti i televisori al plasma e gli Lcd.
Il tv al plasma arriva a un contrasto di
10000:1 (livello del bianco e nero) ma
pecca in luminosità e trasporto del colore, il
tv Lcd ha un contrasto di 1000:l e mostra i
suoi limiti nell’immagine in movimento, in
compenso possiede una grande luminosità. Per quanto riguarda il tubo catodico ad
alta definizione, gli ingressi Progressive
Component e Progressive Scan per dvd a
576 linee verticali per 1080 pixel orizzontali, danno il massimo della definizione nella
visione dei film; ovviamente il lettore dvd
deve avere un’uscita Progressive Scan
Dcdi Faroudia circuitazione presente nei
lettori da 500 euro in su, oltre al sovracampionamento dell'immagine col convertitore
da almeno 54 Mhz. Per concludere questa
carrellata di ciò che presenta il mercato, è
possibile affermare che nei prossimi anni il
Crt ad alta definizione soppianterà il vecchio televisore in previsione delle trasmissioni in digitale terrestre.
Prima di acquistare un televisore è bene
calcolare anche la lunghezza del locale:
per 4 o 5 metri si va dal 28 al 32 pollici, il
4/3 tradizionale con base e altezza in un
rapporto di 4 a 3 va bene per le trasmissioni tv, non ottimale per la visione dei dvd
che sono fatti per il 16-9 schermo (più
largo e rettangolare). Per i programmi tv è
bene ricordare che il 16/9 modifica le
immagini, allargandole e tagliandole in alto
o in basso. Viceversa il 4/3 tv in dvd crea 2
bande nere, una in alto e una in basso.
Sono indispensabili comunque almeno 2
prese scart, una s-vhs più una componente video opzionale. Per quanto riguarda la
scelta del 100 hertz, che evita lo sfarfallio
del digitale satellitare, per evitare problemi
di scie del colore e artefatti dei dvd, è consigliabile inserire il dispositivo di disinserimento e passare al 50 hertz. Per il 37 e 42
pollici gli lcd e plasma la fanno da padrone, ovviamente con tutti i limiti precedentemente elencati: nonostante il mercato
spinga all’acquisto di tv a lcd o al plasma,
tra l'altro molto costosi, l’acquisto del tradizionale tubo catodico rimane la spesa
più affidabile.
Il nuovo modo
di fotografare
di Francesco Emma
Il sistema digitale ha quasi ormai completamente soppiantato il sistema analogico: per la qualità raggiunta, per la facilità di visualizzazione e di archiviazione
delle immagini e anche per il risparmio
economico che è insito nel sistema. La
facilità e il costo quasi zero di ogni scatto, hanno come contropartita la superficialità con la quale si effettuano le fotografie, si fanno tanti scatti ma il singolo
scatto viene meno curato. Quando si
avevano pochi scatti a disposizione, le
lastre fotografiche o i rullini 120 a dodici pose, ad esempio, ogni singola immagine veniva curata con molta meticolosità poiché il risultato finale non poteva
essere scadente. Oggi si tende a scattare
a raffica curando poco le varie componenti che portano alla realizzazione di
una buona fotografia: la scelta della luce
in relazione al soggetto da fotografare,
la disposizione e l’equilibrio geometrico
del soggetto da fotografare, l’esposizione e la velocità di scatto. Non curando
queste componenti si rischia inevitabilmente di fare una brutta fotografia; gli
automatismi aiutano ma solo se li conosciamo e solo se si decide di avvalersene. Una orribile moda che si è generata
con l’avvento del display ottico è quella
di inquadrare fissando a 30-40 cm tale
display; in questo modo, però, non è
possibile rendersi conto della profondità
di campo, dell’equilibrio e dei particolari della scena da fotografare; tutte le
macchine fotografiche, anche se digitali,
posseggono un mirino dal quale si può
visualizzare la scena e effettuare una
migliore inquadratura. Un’altra cattiva
abitudine è fotografare con il flash sempre inserito; questa cattiva abitudine, in
molti casi, favorisce la dualità dell’immagine: schiarite ai soggetti in controluce, scene buie. In altri casi, però, turba
l’equilibrio delle luci della scena
togliendo il naturale contrasto creato da
un’immagine con un contenuto grafico
godibile.
Consigli per l’acquisto
Attenzione poi all’acquisto della macchina fotografica digitale; non bisogna
cadere nell’errore di dare più importanza alla capacità (numero di megapixel) a
discapito della qualità. È inutile avere a
disposizione 4,5 o addirittura 6 megapixel di informazione se poi risulta scadente; la qualità di una immagine è sempre conseguenza della buona qualità dell’obiettivo. Occorre anche verificare il
tipo di zoom in dotazione alla macchina
fotografica, controllando che quest’ultimo sia effettivamente ottico e non digitale, poiché il digitale coglie l'immagine
MilanoRisparmia
pag. 21
Quali sono i nuovi
inconvenienti e come
usare al meglio i
nuovi sistemi digitali
con un certo rapporto d’ingrandimento e
la amplifica a uno più elevato, amplificando però anche le imperfezioni e i
rumori di fondo dell’immagine iniziale.
La scelta per l’acquisto deve essere
quindi orientata verso quelle marche che
hanno da tempo prodotto macchine
fotografiche complete di ottica a discapito di ditte che si sono prevalentemente
occupate di elettronica. Le macchine
digitali sono sempre dipendenti da un
alimentatore elettrico, occorre quindi
preoccuparsi di avere a disposizione un
cambio di batterie o la possibilità di ricaricarle; questo problema diventa più
serio quando si parte per le vacanze e
quando la vacanza ci porta in località
prive di alimentazione elettrica.
In vacanza bisogna altresì controllare
che l’unità di memoria a disposizione
sia sufficiente per il numero di scatti che
s’intendono effettuare; anche in questo
caso è meglio portarsene una di riserva.
Nel caso non si fosse proprio in un posto
isolato è anche possibile far scaricare le
immagini su un cd da qualsiasi fotografo un minimo attrezzato svuotando
così le varie card di memoria.
Comunque sia, un appassionato di fotografia porti in vacanza almeno una macchina fotografica tradizionale: le luci, i
colori e i contrasti che sanno riprodurre
le diapositive sono impareggiabili.
Nel settore della registrazione di filmati televisivi, il digitale è destinato a rimpiazzare i vecchi videoregistratori
Dvd digitali allo sbaraglio
di Ennio Marino
Rispetto ai vecchi dispositivi Vhs, quelli digitali offrono una
maggiore qualità audio e video, oltre ad usurarsi molto meno.
La rivista spagnola Consumer Eroski ha testato 8 modelli di
videoregistratori digitali, per individuare i migliori. I prodotti
presi in considerazione sono: Lg Rh7800, Sony RdrHx710,
Pioneer Dvr-530Hs e Dvr-320S, Panasonic Dmr-E95H e
Dmr-Es10, Samsung DvdR121, Jvc Dr-M100Se. Quattro
registrano soltanto su dvd, mentre altri quattro registrano
anche su un disco fisso interno di 160 Gb, costando il doppio. La migliore relazione qualità prezzo è del Lg Rh7800,
che costa 515,67 euro, meno degli altri modelli di pari requisiti, con il disco fisso. Per chi non ha bisogno di una memoria di registrazione interna, il miglior rapporto qualità -prezzo è offerto dal Panasonic Dmr-Es10 (254,50 euro).
Dal punto di vista delle prestazioni, i modelli Lg e Panaso-
nic sono risultati i più efficienti. Inoltre, secondo Consumer
Eroski, i manuali in dotazione erano corretti per tutti gli 8
modelli testati. Ma solo Lg offre i due anni di garanzia obbligatori per legge, secondo normativa europea.
Un’ulteriore caratteristica cui fare attenzione è il tipo di dvd
su cui i videoregistratori possono registrare. Non tutti i
modelli, infatti, possono fissare le immagini catturate dalla
tv su entrambi i tipi di dvd vergine esistenti. È consigliabile
dunque scegliere un videoregistratore digitale che lavori con
tutti i dvd in commercio, per evitare fastidiosi problemi di
compatibilità.
Nel caso dei modelli analizzati dalla rivista spagnola, i
videoregistratori digitali compatibili con tutti i dischetti
sono Lg e Sony. Il Panasonic Dmr-E95H, invece, non può
registrare su un dvd riscrivibile, obbligando chi lo compra
ad utilizzare, per ogni singola registrazione, un dischetto
nuovo.
MilanoRisparmia
pag. 22
trasporti&mobilità
Nuove frontiere
della mobilità
Razionalizzare gli spostamenti in città con soluzioni
di trasporto alternative, ma pratiche e economiche
di Fabio Ciccolella
Per decongestionare il traffico urbano,
ridurre l’inquinamento e abbattere i
costi di trasporto le prime risposte vengono dal potenziamento dei servizi di
trasporto pubblico e delle infrastrutture.
Ma non possono essere le uniche. Esiste, infatti, una fascia di popolazione
che non ha la possibilità di utilizzare
treni e autobus, per cui l’auto diventa
necessariamente il mezzo più comodo
per raggiungere le varie destinazioni.
Anche per questi viaggiatori esistono
delle alternative di viaggio, che possono
contribuire a rendere sostenibile anche
il trasporto automobilistico. Si tratta di
soluzioni che allìestero sono ormai pratica comune, e che in Italia iniziano ad
essere sperimentate. Le nuove frontiere
della mobilità si chiamano car pooling,
car sharing, taxi a chiamata e bus a chiamata. Sono soluzioni di trasporto su
gomma in grado di contribuire a risolvere problemi di traffico e di qualità
ambientale, soprattutto nelle aree maggiormente congestionate. Si tratta
essenzialmente di utilizzare in modo
diverso un mezzo di trasporto tipicamente individuale come l'automobile, o
di dare flessibilità ad un mezzo di trasporto collettivo come il bus, adattando
i percorsi alle esigenze degli utenti.
Trasporto individuale: l’auto
Car-pooling significa utilizzare un’unica vettura da parte di più utenti che
devono compiere lo stesso tragitto. Spostarsi assieme per raggiungere il luogo
di lavoro, per persone che provengono
da punti di partenza compatibili, lungo
cioè lo stesso itinerario, sembra la cosa
più ovvia; in realtà le statistiche più
aggiornate dimostrano che in città un
automobile trasporta in media 1,2 persone. II car pooling può permettere di
dare razionalità e logica a questo modo
di muoversi. Nelle aziende straniere gli
spostamenti collettivi casa-lavoro sono
una realtà consolidata. È il datore di
lavoro, infatti, tramite la figura del
Mobility Manager, che si preoccupa di
organizzare gli equipaggi e d'incentivare economicamente i suoi dipendenti a
questa scelta di spostamento. L’esempio della Basf, azienda chimica tedesca
che ha iniziato nel 1989 ad adottare gli
incentivi per l’utilizzo del mezzo privato usufruito collettivamente dai suoi
dipendenti, è una dimostrazione di riuscita dell'esperimento; attualmente elargisce un contributo annuo per ogni
membro dell’equipaggio, sino ad un
massimo di 465 euro, aumentando così
da 50 a 1.300 i dipendenti che hanno
scelto di compiere il tragitto casa-lavoro adottando il car pooling.
Un altro modo di razionalizzare gli spostamenti in città è il sistema di affitto
temporaneo dell'autovettura: car sharing. L’affitto temporaneo dell'autovettura è il sistema più conveniente di
muoversi in città per chi in un anno percorre meno di 15.000 chilometri. Nei
centri urbani, per tragitti brevi e limitati
Bus e taxi Vediamo come migliorare i servizi
Nuove soluzioni collettive
di Leo Cannavaro
Il bus a chiamata è ormai operativo in diverse città.
Come capacità di trasporto integra le caratteristiche
del bus, però, aggiunge le peculiarità del taxi riguardo alla destinazione personalizzata dei tragitti, con
l’ulteriore vantaggio delle tariffe, che si avvicinano più
a quelle di un autobus che a quelle di un taxi. Chi
intende servirsene comunica a un call center lo spostamento che intende effettuare. Un sistema computerizzato inserisce l’input in una banca dati che elabora, tra i tragitti indicati dalle varie chiamate, la soluzione ottimale per l’utente. A questo punto il call center ricontatta il cliente per comunicare le coordinate
del servizio: luogo della fermata e ora di passaggio
del mezzo. Questo tipo di servizio a chiamata, per cui
generalmente si utilizzano dei mini bus, ha il pregio
della flessibilità rispetto all’uso del comune mezzo di
trasporto. L’autobus, infatti, segue percorsi fissi in
determinati orari effettuando le stesse fermate, mentre il bus a chiamata è molto utilizzato per raggiungere zone poco servite e per effettuare spostamenti in
orari notturni, quando le corse dei mezzi pubblici
sono sospese.
Diffuso in molti paesi europei e sperimentato anche a
Milano, il sistema di trasporto tramite taxi collettivo
prevede che un taxi venga utilizzato da più persone
che hanno destinazioni diverse. I vantaggi dal punto
di vista della viabilità e dell’impatto ambientale sono
innegabili: cinque taxi collettivi con tre persone a
bordo occupano lo spazio di quindici vetture con un
cliente a bordo, inquinando cinque volte di meno.
Il costo delle singole corse, calcolato da appositi tassametri a tariffa differenziata in proporzione alla
distanza percorsa dal singolo passeggero, è inferiore
a quello del servizio individuale.
nel tempo, è stato calcolato che su 100
auto circolanti, 80 vengono utilizzate
per meno di un ora al giorno. Il car sharing permette l’utilizzo della stessa vettura da parte di più persone in momenti
diversi, liberando spazio nelle strade e
limitando l’emissioni di gas nocivi. Un
servizio di auto in affitto temporaneo
funziona, anzitutto, con la stipula di un
abbonamento tra l’utente e l’organizzazione che eroga il servizio di car sharing. Gli abbonati possono, in questo
modo, utilizzare un’auto per il tempo
necessario, previa prenotazione, prelevandola in un area di sosta predisposta
dall’agenzia di affitto. Al temine del tragitto l’auto viene riconsegnata nell’area
da cui è stata prelevata, rimettendola a
disposizione di altri utenti. Si paga una
tariffa in base al tempo di utilizzo e ai
chilometri percorsi. Le organizzazioni
di car sharing mettono a disposizione
dei propri abbonati vetture adatte a tutte
le esigenze, dalla city car alla monovolume.
MilanoRisparmia
PUBBLITREND
SRL
DIRETTORE RESPONSABILE
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Pubblicazione registrata al Tribunale di
Milano n. 834 del 31 ottobre 2005.
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LA RIVISTA DI ECONOMIA PER LA FAMIGLIA
IL RISPARMIO RIVOLTO ALLA FAMIGLIA
MilanoRisparmia
MilanoRisparmia MilanoRisparmia
Anno 1 - numero 1
31 ottobre 2005
10
A PAG.
A PAG.
20
19
A PAG.
Come rinegoziare il muto di casa,
la rata del televisore al plasma e
magari un prestito personale,
inserendo tutto all’interno di un
unico finanziamento
Aumenti a raffica
A PAG.
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A PAG.
A PAG.
12
Gli italiani sono sfiduciati e hanno una visione negativa del futuro
Andamento lento
13
di Bruno Bonucci
di Bruno Bonucci
Più che un comunicato sembra
un bollettino di guerra. Il Governo ha intrapreso la strategia
della trasparenza e purtroppo
disegna un paese in grande difficoltà, che rischia di avere come vittima la famiglia media
italiana. I dati analizzati e diffusi dall’Adoc, l’associazione
na-zionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori,
hanno condotto a una stima relativa agli aumenti per le famiglie italiane, che si dovrebbero
aggirare intorno ai 700 euro all’anno.
Secondo il presidente dell’Adoc, Carlo Pieri, si tratterebbe
di un quadro decisamente allarmante, che fa cadere sulle famiglie ulteriori difficoltà, dopo
quelle pesantissime degli ultimi
anni.
Le previsioni dell’Adoc, anche
in base all’andamento dei prezzi del petrolio, indicano che gli
incrementi stimati per le tariffe
saranno di quasi 100 euro per
luce e gas, di oltre 160 euro per
gli alimentari e di 80 per i viaggi aerei. Per quanto concerne il
costo del carburante da autotrazione la situazione è addirittura
allarmante: l’Adoc ha calcolato un aumento della benzina da
gennaio a oggi del 23,4 per cento e del gasolio del 21,3 per cento: una famiglia che spendeva
UN ANNO DIFFICILE Ulteriori rincari previsti per la famiglia italiana
lo scorso gennaio 200 euro per
benzina e gasolio, oggi ne spende 222 euro. In sintesi, un anno
che si presenta ancora molto
difficile e che rischia di veder
rimandati tutti quegli interventi finanziari, indispensabili al
consumatore italiano, dal clima
di campagna elettorale che, di
fatto, blocca ogni intervento a
sostegno dell’economia reale.
Cresce l’incertezza dei consumatori italiani Cambiano i comportamenti di spesa e risparmio
Sempre più orientati verso una spesa ragionata
Il clima di crescente incertezza economica
e politica porta a un deterioramento della
progettualità che incide sui consumi e induce a una spesa ragionata. Comportamenti e aspettative dei consumatori del nostro Paese sono stati delineati dalla nuova
indagine AcNielsen, unica per estensione,
che individua e mette a confronto atteggiamenti e comportamenti di acquisto dei consumatori di 38 Paesi del mondo. Per quanto riguarda l’Italia, emerge un quadro nuo-
vo rispetto alle precedenti analisi: minore
progettualità nei consumi e nei risparmi insieme a maggiore incertezza e pessimismo
per il futuro, fattori che influenzano le scelte del consumatore sempre più orientato
verso una spesa ragionata.
In relazione alla nostra realtà, emerge la fotografia di un consumatore che, pur vivendo contesti macroeconomici simili a quelli di altri cittadini europei, si mostra più
preoccupato e con un elevato grado di in-
certezza per il futuro. Dall’indagine risulta che la percezione dell’andamento dell’eFAMIGLIA
conomia locale negli ultimi 6 mesiMIA
è negaPER LA
NO
tiva e gli italiani
-A
oraDIinECO
linea con gli euLA RIVIST
ropei - ritengono che la situazione sia sensibilmente peggiorata (70%). Il pessimismo affiora anche dalle risposte date alla
domanda circa le previsioni per i prossimi
12 mesi: il 36 per cento degli italiani ritiene che la situazione resterà stabile, ben il
46 per cento sostiene che peggiorerà.
Non tutti più poveri
POTERE D’ACQUISTO IN PICCHIATA Gli italiani sono sfiduciati.
A PAG.
5
di Bruno Bonucci
di fronte a una stretta monetaria avviata e ce e tempestiva», dice il responsabile ecorente nel nostro paese (252,00
condotta con grande cautela, più lenta di nomico della Margherita Enrico Letta. Si
euro), largamente al di sopra
Cronaca di un delitto annunciato, così po- quella con cui la Federal Reserve ameri- polemizza su quanto i tassi più alti alteredella media europea (130,00
trebbe essere riassunto il rialzo dei tassi dal cana ha riportato i tassi d’interesse dall’1 ranno i conti pubblici: «Pochissimo», seeuro), anche se non si può tra2
al
2,25
per
cento
messo
in
cantiere
dalla
al 4 per cento in un anno e mezzo ma al- condo il viceministro dell’Economia Mascurare, analizzando i nudi daBanca
Centrale
Europea,
una
decisione
che
trettanto preoccupante.
rio Baldassarri; «Abbastanza per dover riti, l’esplosione del credito al
fa temere una brusca frenata alla modesta I giudizi dei nostri politici sono abbastan- disegnare i saldi della legge finanziaria»,
consumo e dei mutui ipotecaripresa economica. Dalla Banca Centrale za discordi, anche se tutti non orientati al- secondo Enrico Letta; sino al commento
ri. Il mutuo per comprare casa,
giungono notizie per cui, se la ripresa non l’ottimismo. «Non appare una scelta feli- lapidario «La Bce è indipendente in terad esempio, permette dei lauti
segue A PAG. 2
si consolidasse, o i rischi di inflazione si ate sicuri guadagni, visto che il
tenuassero, la Bce potrebbe attendere anprivato difficilmente diventa
cora molto prima di una ulteriore mossa di
moroso sulle rate del mutuo, riaumento dei tassi. «La politica monetaria
schiando di perdere il bene medella Bce», ha assicurato il presidente deldesimo, senza dimenticare che
la Bce, Jean-Claude Trichet, «resta accoal mutuo si affiancano tutta una
modante e continua a supportare la ripresa
serie di servizi aggiuntivi (aseconomica e la creazione di posti di lavosicurativi...).
ro». In realtà, la Bce, e il suo presidente
Aggiungendo come sopra citaTrichet, si muovono in un vero e proprio
to anche i costi relativi al crecampo minato, tra critiche opposte che vedito al consumo ecco che l’indono economisti europei che affermano
debitamento delle famiglie itache i rialzi sarebbero dovuti cominciare
liane, rispetto al pil, prende il
prima e illustri colleghi che vedono la malargo e ci pone in fondo alle
novra come un vero e proprio autogol alclassifiche dei paesi industriaIL PRIMO GIORNALE
la già precaria economia europea. Siamo TASSI PIÙ ALTI. Sempre più in rosso i conti sia pubblici sia delle famiglie.
lizzati.
b.b.DI ECONOMIA E
INFORMAZIONE DEDICA
TO ALLA FAMIGLIA
MILANESE
Anche questo 2005 si avvia a
chiudersi con un altro exploit
dei nostri istituti bancari. Basti
guardare i dati delle prime dieci banche italiane e ci si rende
conto della situazione: utili per
quasi 8,6 miliardi di euro. Quasi un miliardo al mese di guadagni.
Visto con gli occhi di chi sta in
coda dall’altra parte dello sportello, è difficile da capire. Come fanno le banche a guadagnare così tanto mentre l’economia del paese arranca e le famiglie faticano a far quadrare
i conti a fine mese? Il sospetto
di molti è sempre lo stesso: che
a riempire di utili i bilanci del
settore, alla fine, siano i clienti “tosati” dal caro-prezzi dei
conti correnti.
Una parte di risposta arrivaguardando quanto è cresciuto
il costo medio di un conto cor-
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MilanoRisparmia
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numero 4
Anno 2 -
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in linea con gli europei - ritengo- 2004, infatti, l’apprensione degli
no che la situazione sia sensibil- italiani in merito alle dinamiche
mente peggiorata (lo afferma il della politica era solo del 2 per
70 per cento degli interpellati).
cento.
Le prime preoccupazioni per il Questo generale clima di incerfuturo risultano l’economia (da tezza e la carenza di progettua21 a 27%), la sicurezza del posto lità impattano sui comportamendi lavoro (da 21 a 22%) e la stati di consumo: l’utilizzo del denaio 2006
26 gen
bilità politica (12%),
con una naro dopo aver soddisfatto i
segue A PAG. 2
sensibile crescita rispetto ai risul-
A PAG.
Non sarà
il Natale della
ripresa dei
consumi:
prevista una
riduzione
delle spese
soprattutto per
i regali ad amici
e parenti
La Banca Centrale Europea ha aumentato di un quarto di punto i suoi tassi
Un progetto di formazione che
nasce per ridurre la forte
impreparazione di base dei
cittadini sui servizi finanziari
A PAGG.
2
Un altro Natale al risparmio
Multa fatta ingiustamente?
Procedere con ricorso
avverso una sanzione
amministrativa per
violazione del codice
della strada
Il costo del denaro
aumenta e per le
famiglie italiane
questo si tradurrà
in ulteriori spese
A PAG.
15
Malgrado le attuali evidenti difficoltà economiche
Gli europei continuano ad avere
una visione negativa del futuro,
secondo quanto rilevato da un’indagine sulla fiducia dei consumatori effettuata a livello mondiale da AcNielsen. Dai dati
emerge un decisa sfiducia dei
consumatori e ciò influisce negativamente sulle intenzioni e le
abitudini di acquisto. Lo studio
ha coinvolto più di 21.100 consumatori in 38 Paesi. Interessanti i dati emersi dall’indagine: in
relazione alla nostra realtà, emerge la fotografia di un consumatore che, pur vivendo contesti
macroeconomici simili a quelli
di altri cittadini europei, si mostra più preoccupato. I recenti
messaggi d’allarme sulla fase di
recessione, e i dubbi sulla stabilità politica, accentuano il clima
di inquietudine già rilevato durante l’anno passato e pesantemente confermato durante l’anno in corso.
Dall’indagine risulta che la percezione dell’andamento dell’economia locale negli ultimi sei
15 dicembre 2005
In Italia, i
titolari non
vengono
informati in caso
di duplicazione
Adesso diamo i
numeri: il vecchio
“12” va in pensione e
arrivano nuovi gestori
con nuove tariffe
Arrivano le
caldaie salva
bolletta e i
consumi scendono
fino al 50 per cento
Intervista a Alessandro Miano
Carte di credito clonate
La bussola del risparmiatore
Nuovi operatori telefonici
Un taglio alle spese
Come regalo di
Natale, aumenti
per luce e gas?
Come cambiano le
tariffe da gennaio
Bollette, trasporti, carburanti: aumenti per 700 euro all’anno
Anno 1 - numero 3
28 novembre 2005
Caro bolletta
A Milano, un chilo
di pane arriverà a 5
euro?... Le ragioni
dei consumatori e
dei panificatori
Prenotare biglietti
aerei on line
spesso conviene.
Ecco i siti a cui
rivolgersi
A PAG.
Mutuo da rinegoziare
La borsa della spesa
Vola via con un “clik”
Revolving card
Il denaro a rate,
per incrementare
la propria
disponibilità
finanziaria
Anno 1 - numero 2
A PAG.15
Finanziaria del 2006
Via libera al
decreto fiscale
di Lara Corso
Via libera definitivo al decreto fiscale
che accompagna la Finanziaria 2006.
In particolare sono state inserite maggiori entrate per 2,5 miliardi di euro
che hanno così fatto “lievitare” il Dl fiscale a circa 7 miliardi di euro, dagli
iniziali 4,5 miliardi.
Tra le novità la cancellazione Ici per la
Chiesa, strade statali a pagamento, legge “mancia” per i deputati, mutuo per
gli “over 65, la nascita di “Riscossione Spa”, l’esenzione Ici per gli immobili commerciali delle chiese e del noprofit, lotta all’evasione fiscale, stretta
fiscale sulla aziende dell’energia e del
gas. Ecco le varie voci nel dettaglio.
Plusvalenze. Il regime della “pex”
viene modificato, l’esenzione delle
plusvalenze realizzate dalle società,
segue
A PAG.
2
Speciale promozione di Natale
FINO AL 31 GENNAIO 2006, L’ABBONAMENTO
A M ILANO RISPARMIA A SOLI 29,90 EURO
Anno 2 - numero 9
Aumentano i prezzi non gli stipend
i
Dal 1950 a oggi lo stipendio mensile
di un operaio è cresciuto di circa
70
volte. Peccato che il costo della
vita
sia andato, in molti casi, ben oltre...
A PAG.
20 aprile 2006
FierainMente
Una serata
dedicata a
a una nuova
città tutta da
vivere
Alimenti più sani del previsto
Un’Italia divisa in due solo dalla
politica
Il 97 per cento
degli alimenti
campionati non
ha residui oltre i
Perlimiti
informazioni,
ufficio abbonamenti: 02.265.12.155
di legge
Per Natale, regalati
Le elezionMilano
i viste Risparmia
3
L’ultima possibilità per uscire dalla
A PAG.
13
A PAG.
24
crisi: rimboccarsi le maniche e lavo
rare
E adesso fateci vedere
l’Italia dei politici seri
i e addinon conform
portamenti
o
di Lara Cors
l’I- re com essere dei ladri».
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ro. Sa- il giocattolo “Italia”
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condivisio- rebbe infatti
, e che si lavori da podifficile trovare un politico
Gli
ne possibile. Certo partiam
euro l’anno.
litici seri e da
o svantaggiati.
Da una parte Berlusconi che
propone un
governissimo, dopo una campag
na politica che decantava le virtù di
un governo
imprenditori capaci, per porpiù a favore dell’Europa dell’ex
presiden- tare l’Italia al posto
te della Commissione europe
che ci spetta in ambia. Queste so- to internazionale,
mostrando al mondo che
no scommesse sulle circosta
nze economi- il nostro non
è solo il paese del bel sole,
che che potrebbero obbliga
re un governo della pizza
e dei mandolini.
dai consumatori
di Alessandro Miano
Segreteria nazionale del Moviment
o Consumatori
L’ Italia divisa in due: chi trepidav
a davanti alla televisione per capire
“chi vinceva”, e chi ha passato la notte
dormendo come sempre. Sia nel primo
che nel
secondo gruppo, elettori dell’Un
ione e
della Cdl: perché la passion
e politica è
trasversale. Come dirigente
del Movimento Consumatori ho rispetto
per entrambe le fazioni: una formata
da elettori che votano più istintivamente,
direi
guardando alla “pancia”, e
l’altra composta da soggetti che, per fede,
ideologia
e particolare attenzione ai bisogni
primari, meditano più a lungo la scelta
da fare
nell’urna. Il Movimento Consum
atori si
confronta e dialoga con gli uni
e con gli
altri, perché tutti consumatori
di prodotti e di servizi, con stessi diritti
e doveri.
Gli interessi contrapposti fra
banche, assicurazioni e cittadini, grande
distribuzione e consumatori, ammini
strazioni
centrali e periferiche e utenti
dei servizi
pubblici, aziende ospedaliere
e pazienti,
industria farmaceutica e fruitori
del Servizio sanitario nazionale - tanto
per citare alcuni settori di mercato dove
occorre
intervenire a tutela degli utenti
- generano quadri e dirigenti consum
eristi che,
pur con le proprie convinzioni
(le più svariate), vogliono e devono dedicar
e i propri sforzi a tutti i cittadini, qualsias
i maglietta indossino o abbiano indossa
to alle recenti elezioni politiche.
SEGUE A PAG.
2
I CITTADINI MIL ANESI
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