eons E ONS newsletter Spring 2008 Contenuti: Tema principale: Cancro colorettale Alimentazione e cancro Valore del nursing oncologico Tossicità e Terapie Bersaglio News EONS e progetti aggiornati Linee-guida sugli stravasi Annunci congressuali Capo-Redattore: Jan Foubert, RN, MSc Redazione: Carol Krcmar, RN, MN Emile Maassen, RN, CRN Cath Miller, MA, RGN Dip Hsm Scopo di EONS Newsletter è fornire una risorsa cartacea agli infermieri europei di oncologia. Il contenuto degli articoli è destinato alla crescita del corpo di conoscenze in assistenza oncologica. La corrispondenza può essere indirizzataal Capo-Redattore alla mail:[email protected] Segreteria EONS: Rudi Briké Avenue E Mounier 83/4 B-1200 Brussels, Belgium Tel: + 32 (2) 779 9923 Fax: 32 (2) 779 9937 E-mail: [email protected] Sito web:www.cancereurope.org/EONS.html EONS ringrazia Amgen, Astra Zeneca, Merck, MSD, Munidpharma, Novartis, Nutricia, Roche, Sanofi Aventis e Topotarget per illoro continuo supporto alla Società comeSustaining Members. Copie stampate: 600 La versione elettronica è accessibile a 24000 EONS members Printed by: Drukkerij Trioprint Nijmegen BV The Netherlands Disclaimer: Le informazioni riportate nella rivistacostituiscono il punto di vista degli autorie non rispecchiano necessariamente leposizioni dell'European Oncology NursingSociety. Le agenzie/compagnie presenticon annunci pubblicitari sono le unicheresponsabili dell'accuratezza delleinformazioni presentate. Tradotto a cura dell'AIIO. 2 - NEWSLETTER SPRING 2008 Editoriale Il cancro colorettale è il 3° tipo di cancro più frequente in uomini e donne. L’American Cancer Society (ACS) stima che 106680 casi di tumore al colon e 41930 casi di tumore al retto, saranno diagnosticati nel 2006 (ACS 2006). La percentuale d’incidenza e mortalità del cancro colorettale è più alta nelle nazioni occidentali sviluppate (Van Cutsem e Costa, 2005). Il picco d’incidenza è negli individui con più di 60 anni, con più donne che uomini che sviluppano cancro del colon e più uomini che donne che acquisiscono cancro del retto (Wilkes G., 2005). La buona notizia è che il 70% degli attuali pazienti con malattia localizzata e operata possono essere curati. Il metodo ideale di screening per il tumore colorettale non è ancora stato sviluppato e il futuro può sperare di più sull’uso di promettenti modi di screening. Sebbene ci sia una crescente consapevolezza pubblica del cancro colorettale, c’è stata una piccola discussione pubblica sul suo screening rispetto, ad esempio, a quello del cancro mammario. Qualcuno dice: “screening è bene, prevenzione è meglio”. Una sana dieta e un taglio a fast food e a cibi elaborati o conservati può aiutare a ridurre il rischio di cancro. È importante che pazienti e infermieri conoscano i fattori di rischio e per questi si prendano delle precauzioni e delle misure preventive tipo screening. Cambiare ove è necessario può aiutare a ridurre i fattori di rischio: nel caso del cancro colorettale, la dieta può ridurne il rischio di insorgenza. In ogni modo, indagare sulle informazioni non assicura un effetto definitivo e c’è ancora molto da scoprire sulla relazione tra nutrizione e stile di vita e insorgenza di cancro. Molto di questo può essere letto nell’articolo “Opportunità dietetiche per pazienti con tumore del Colon-Retto” di Orla Hynes e Jaonna Middlemis e “Dieta e Cancro: c’è relazione?” scritto da Carol Krcmar. Sia che vengano stampati sui quotidiani, che discussi alla televisione, o mandati attraverso internet, i dati sulle ricerche sul cancro sono abbondanti. Poiché la popolazione è messa al corrente delle ricerche scoperte, gli infermieri oncologi devono imbattersi in pazienti che hanno domande riguardanti possibili nuove opzioni per il trattamento del cancro colorettale e devono essere preparati a discutere delle varie alternative. Ad esempio, la ricerca ha mostrato che, a dispetto delle linee guida nazionali raccomandate sulla chemioterapia adiuvante per lo stadio III e IV del cancro colorettale, solo il 45%-55% dei suddetti pazienti ricevono i trattamenti raccomandati (Oliveria, Yood, Campbell, Yood & Stang, 2004). Nonostante ai pazienti opzionati vengano spigate le diverse differenze di trattamento, molti pazienti non vengono inviati a un oncologo per il trattamento. Le ragioni più comuni per la carenza di raccomandazioni è la comorbidità dei pazienti. Dall’altro lato, prognostici a ricevere un invio da parte di un oncologo, sono i pazienti giovani (più giovani di 70 anni) e con uno stadio III di malattia alla diagnosi. (Oliveria et al, 2004). La terapia adiuvante per il cancro al colon può aumentare la sopravvivenza per i pazienti tramite riduzione della mortalità del 30% e la percentuale può aumentare ulteriormente con l’aggiunta di nuove terapie adiuvanti (Meyerhardt & Mayer, 2005). Gli infermieri specializzati in oncologia possono giocare un importante ruolo nell’aiutare a identificare pazienti appropriati per la terapia adiuvante. Nella conclusione della Newsletter EONS, Eric Van Cutsem fornisce un quadro generale sugli attuali possibili trattamenti per il cancro colorettale. Il percorso dei pazienti con cancro colorettale è spesso stressante e tormentato, dominato da sentimenti di paura e ansietà. Questo può essere il risultato della sopportazione di svariati test ed esami prima di ricevere una definitiva diagnosi, in attesa che il trattamento cominci, o sensazioni incerte che il trattamento abbia successo. Il provvedimento per il supporto e per la guida di un infermiere specialista di cancro colorettale, come è descritto nell’articolo di Roni Cummings, può fare la differenza positivamente nell’approccio di un paziente con esperienza di cancro. EONS crede che questa formazione per gli infermieri Europei specializzati in cancro colorettale sia necessaria e propone un’associazione comune con i rappresentanti dei pazienti e il collegio dei medici per approcciare questo deficit. Noi abbiamo fatto il primo passo che è la presentazione di un simposio infermieristico al 10° Congresso Mondiale sul Cancro Gastro-Intestinale, che si terrà il 27 Giugno 2008 a Barcellona. Informazioni sul congresso sono disponibili sul sito www.worldgicancer.com. Il numero di pazienti trattati tramite l’inibitore EGFR sono in crescita rapida nei centri oncologici europei. Alla luce di questo sviluppo, è essenziale che le conoscenze e l’esperienza clinica sugli effetti sistemici e non sistemici di questa nuova modalità di trattamento si stanno rapidamente diffondendo. Liesbeth Lemmens vi da un quadro generale sullo stato dell’arte degli inibitori EGFR nell’articolo “Come comportarsi con la tossicità delle terapie mirate –Inibitori EGFR”. Lynn Fauld Woods ha scritto un articolo sul paziente che ne necessita e penso che l’affermazione “quello che ci piacerebbe avere non è una scienza bombardante, l’informazione è la chiave”, sia appropriata. Nonostante significanti progressi stiano avvenendo nelle scelte di trattamento negli ultimi anni, l’evidenza sul supporto infermieristico all’assistenza è carente. L’assistenza preoperatoria e postoperatoria, la comunicazione, informazioni anticipate ai pazienti che ne hanno bisogno, trattamento dei sintomi, e problemi esistenziali sono aree che dovrebbero essere al più presto esplorate/studiate nella ricerca infermieristica. Prossimamante, la sesta Spring Convention intitolata “Nuovi modi di lavorare: innovazioni nella pratica infermieristica sul cancro” avverrà a Ginevra. Resto in attesa di incontrarti a questo eccitante evento formativo. Colleghi di… Hungarian Cancer Society - Section Oncology Nursing Csaba Avramucz RN, MSN, Vice President Responsible for International Affairs, Hungarian Cancer Society; section Oncology Nursing Storia della società La Società Ungherese per il Cancro (MOT) è stata fondata nel 1957, è cresciuta come società scientifica multidisciplinare ed è diventata uno dei membri più imponenti della Federazione delle Società Mediche Ungheresi (MOTESZ). Lo scorso anno la società ha celebrato il 50° anniversario. Il 27° Congresso del giubileo ha celebrato l’anniversario; essendo per tradizione il più prestigioso evento dell’oncologia ungherese si è tenuto al Budapest Congress & World Trade Center in novembre del 2007. I partecipanti al congresso hanno assistito a un momento storico in quanto vi è stato il riconoscimento della sezione di Infermieristica Oncologica. Mission della Società Ungherese per il Cancro: la sezione di Infermieristica Oncologica • Creare un forum per lo scambio di conoscenze e informazioni, dove gli infermieri e gli esperti che lavorano nell’area della prevenzione oncologica, del trattamento e della riabilitazione possono cooperare. • Accrescere l’apprezzamento del lavoro da parte degli infermieri, specialmente degli infermieri in oncologia, con l’aiuto per l’educazione, la ricerca e la pratica così che la pratica infermieristica sia di alto livello professionale. • Creare una fitta collaborazione tra le varie classi sociali al fine di ridurre la morbosità delle malattie oncologiche. Scopi e obiettivi della Sezione Infermieristica I membri della Sezione Infermieristica hanno stabilito alcuni ambiziosi obiettivi nella loro organizzazione: • Dare supporto alla professionalità per incrementare le conoscenze teoriche attraverso programmi scientifici, conferenze e programmi di educazione continua; • Promuovere lo studio dell’oncologia nella formazione di base; • Promuovere e attivare nuovi corsi di formazione; • Sviluppare uno standard di cure rivolto ai familiari dei pazienti; • Assistere i professionisti nella conduzione di ricerche in accordo con le norme internazionali; • Alzare il livello professionale degli infermieri nel team oncologico; • Educare gli infermieri circa la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione e la palliazione; • Creare una rete di comunicazione e svago; • Facilitare la promozione della salute nell’ambiente di lavoro; • Costruire rapporti di collaborazione a livello nazionale e internazionale tra professionisti e organizzazioni civili, associazioni e università; • Fornire borse di studio e assegnare premi professionali per riconoscere l’importante ed esemplare lavoro svolto nel campo dell’oncologia (educazione, ricerca e tutte le aree dell’assistenza); • Dare assistenza ai membri che prendono parte alle conferenze scientifiche nazionali e internazionali; • Pubblicare su riviste nazionali e internazionali articoli di nursing oncologico e diffondere informazioni professionali con l’aiuto dei media; • Presentare al pubblico i membri del gruppo oncologico in modo da accrescere l’apprezzamento verso la competenza oncologica; • Rappresentare gli interessi etici e professionali dei professionisti a livello nazionale e internazionale; • Aumentare il numero dei membri della sezione infermieristica per accrescere l’unione la professionalità e l’armonia personale in ogni area dell’oncologia. Struttura organizzativa della Sezione Infermieristica La direzione della Sezione Infermieristica della Società Ungherese per il Cancro è composta da sette membri: presidente, vice- presidente responsabile per gli affari internazionali, un tesoriere e quattro membri del consiglio. I membri del consiglio rappresentano le aree dell’educazione, della ricerca, dell’assistenza e dell’organizzazione di eventi e congressi. Vantaggi dei soci La Società Ungherese per il Cancro è membro dell’associazione Europea per la Ricerca sul Cancro (EACR) ed EONS, quindi i soci della Sezione Oncologica diventano anche membri di queste due organizzazioni. I soci della Sezione Infermieristica ricevono la pubblicazione “Hungarian Oncology Journal” che viene pubblicata quattro volte all’anno. Inoltre hanno accesso a www.oncology.hu che ha una sezione separata accessibile ai soci. E’ inoltre aperta ai soci la partecipazione alla conferenza bi-annuale della Società Ungherese per il Cancro. Affiliazione e collaborazione con altre società La nostra sezione è pronta per collaborare con infermieri oncologici e altre figure che operano nel campo dell’oncologia. In particolare siamo interessati a collaborare con le organizzazioni che abbiano in comune con noi l’obiettivo della lotta contro il cancro. E’ nostra intenzione incrementare il team di lavoro incoraggiando l’iscrizione di nuovi membri all’associazione. Rapporti con EONS La sezione infermieristica è stata ufficialmente annessa a EONS durante il congresso del giubileo. I soci che hanno partecipato alla riunione statutaria hanno votato all’unanimità per diventare membri organizzativi di EONS. Il programma accademico della nostra sezione ha attivato una fitta collaborazione con Jan Foubert, ex presidente e attuale Direttore Esecutivo di EONS, il quale è stato spesso presente nei nostri programmi educazionali. Con i suoi preziosi consigli pratici Jan ci ha aiutati a preparare la strada per arrivare a EONS. Prospettive future Per il futuro ci piacerebbe aumentare la consapevolezza sull’importanza della prevenzione. Crediamo che la cura del cancro può essere approcciata in modo olistico aiutando i pazienti mentre noi possiamo sostenere questo approccio con la formazione e la pratica. I professionisti della salute che hanno a che fare con pazienti con il cancro dovrebbero loro stessi praticare uno stile di vita sano ed essere preparati circa l’importanza della prevenzione dei tumori verso il pubblico: pensiamo di porre enfasi a questo argomento in futuro. NEWSLETTER SPRING 2008 - 3 CALL FOR NOMINATIONS For the third year running ESO is awarding a prize to promote excellence in cancer journalism. There will be a top prize of €10,000 and two runners up prizes of €5,000. All winning articles will be published in ESO's Cancer World magazine. Would you like to nominate a journalist who deserves to be recognised for writing outstanding stories about cancer? Do you think that you should be rewarded for your clear and accurate reporting on cancer? Materials published in a newspaper, magazine or on a website between 25 April 2007 and 25 April 2008 will be accepted. The closing date for nomination is 25 April 2008. For full details and a nomination form visit www.cancerworld.org/mediaservice Come e perché tradurre la newsletter nella propria lingua. Giovanni Cavadini. Azienda Ospedaliera Sant’Anna (Como) – Gruppo Traduttori AIIO. Tradotto per l’edizione originale da Sarah Jayne Liptrott, Collaboratore/ Infermiere di Ricerca, Istituto Europeo di Oncologia, Milano Sicuramente, la prima volta che ho sentito parlare di questo progetto, mi sono chiesto: “Forse per noi è un po’ esagerato…”, ma la realtà si è rivelata ben presto diversa. Un anno e mezzo fa, il mio collega Roberto mi parlò di voler tradurre attraverso AIIO questa rivista, ogni tre mesi. Io conoscevo pochissimo Roberto, poco la lingua inglese e nessuno da coinvolgere in questa iniziativa: una situazione che – al massimo – poteva aiutare AIIO forse per la traduzione di pochi articoli, ogni tanto. In verità, l’impresa cominciò proprio in quel modo: in pochi cominciammo a tradurre gli articoli più interessanti dell’ultima rivista uscita, per pubblicarli sul sito web. Poco dopo la nostra rappresentante presso EONS, Regina Ferrario, prendeva accordi per cominciare il lavoro serio, ufficiale, di traduzione continua di ogni numero della newsletter. Il primo numero, tradotto durante l’estate, arrivò a Bruxelles da stampare dopo innumerevoli telefonate e accordi e correzioni dell’ultimo minuto… Nel frattempo, la voce si spargeva e il progetto raggruppò diversi collaboratori, venuti a conoscenza dell’iniziativa tramite il contatto con gli amici, la rivista associativa, il sito web, il congresso annuale. Ad oggi, il Gruppo Traduzioni AIIO conta 20 membri effettivi più qualche collaboratore estemporaneo e può gestire in modo sereno la traduzione dell’intera rivista. Come Gli articoli in lingua inglese (come appaiono nell’edizione internazionale) vengono spediti via e-mail al responsabile del gruppo in diversi momenti, dalle 5 alle 2 settimane prima della data di restituzione concordata con la redazione. Tutti gli articoli tradotti ritornano al responsabile che ne corregge la bozza e spedisce il prodotto finito alla redazione EONS che si occupa dell’impaginazione (identica all’edizione internazionale). Dopo qualche giorno, il responsabile riceve l’anteprima dell’edizione italiana impaginata, di cui può suggerire qualche ultima correzione, in tempi brevissimi. Infatti, l’accordo tra AIIO ed EONS prevede che EONS, nei giorni successivi stampi le riviste anche in italiano e le spedisca in un unico blocco in Italia, dove AIIO si occuperà della distribuzione gratuita ai suoi associati. Sicuramente un grosso ostacolo a partecipare a questo gruppo è la consapevolezza delle proprie competenze linguistiche: in verità, molti di noi si sono accorti che è sufficiente una conoscenza scolastica un po’ allenata della lingua inglese, poiché gli articoli originali sono pensati per un pubblico internazionale e non per cultori dell’inglese classico! Inoltre, alcuni membri del gruppo sono molto esperti e possono aiutare gli altri nei passi più difficili. Perché I membri di AIIO hanno accolto con favore la versione tradotta della rivista: questo lavoro permette a tutti di avere una fonte internazionale a portata di mano. In più, l’impegno sostenuto dall’Associazione ne aumenta il prestigio internazionale e il vincolo di collaborazione con EONS. Nondimeno, la collaborazione intensa tra i vari traduttori crea un legame tra loro anche senza vedersi mai e un legame più stretto con l’associazione. È molto stimolante lavorare in questo gruppo perché si ha la sensazione che ciascun componente cerchi di risolvere in tempo reale ogni difficoltà che può presentarsi per la riuscita del lavoro. Ognuno offre il proprio contributo gratuitamente, almeno per ora, ma certamente ricevere a casa un frutto così ricco di lavoro comune, dà molta soddisfazione. Inoltre, è allo studio l’ipotesi di coinvolgere nella traduzione gli studenti dei corsi di Laurea in Infermieristica, in modo da far conoscere loro l’Associazione e creare nuovi contatti. In definitiva, ci siamo accorti che l’impegno che ci viene richiesto è sostenibile e che il risultato vale un po’ di fatica. Perciò, siamo sicuri nel proporre ad altri gruppi linguistici di prendere contatti con EONS per un lavoro simile: sarà una bella esperienza anche per voi! Per informazioni: [email protected] NEWSLETTER SPRING 2008 - 5 Perché indagare il valore degli infermieri nella cura del cancro? La prospettiva degli economisti Prof. Petra Riemer-Hommel, Ph.D. HTW des Saarlandes Institut für Gesundheitsforschung und – technologie (igft), Saarbrücken, Germany [email protected] Secondo l’OMS il cancro sta diventando un importante fattore in aumento nel carico globale delle malattie. Mentre al momento ci sono circa 24,6 milioni di persone malate di cancro, il numero è destinato a raggiungere i 30 milioni nel 2010. Pertanto il numero dei decessi è destinato ad aumentare dagli attuali 7 milioni circa all’anno ai 10 milioni nel 2010 (1). Considerando i valori della prestazione delle cure per il cancro in Europa dobbiamo valutare come affrontiamo i problemi di equità, scelta e accesso. Nel caso della fornitura delle cure mediche in generale e in particolare di cure per il cancro, ci troviamo di fronte allo scambio tra un aumento delle possibilità e il miglioramento delle possibilità di trattamento, aspettative crescenti dei pazienti e disponibilità finanziarie ridotte nei sistemi sanitari per soddisfare bisogni e aspettative dei malati. Non solo i pazienti e i loro famigliari confrontano il sistema con i loro bisogni e aspettative, ma anche lo staff medico reagisce sempre di più alla pressione crescente, girando per l’Europa oppure abbandonando la professione. Il cambiamento demografico porterà a gruppi sempre più piccoli di potenziali infermieri, per rispondere alla domanda dei prossimi anni. Eppure la professione degli infermieri deve acquistare uno status e sviluppare possibilità di carriera economicamente attraenti. Per dimostrare il valore dell’infermiere in generale e in particolare dell’infermiere oncologico gli attuali sforzi di valutazione della prestazione e della qualità del lavoro degli infermieri devono essere proiettati in avanti. Needleman et al. (2007) hanno fornito un riassunto dettagliato della stato attuale nella valutazione delle prestazioni delle cure infermieristiche (2). Identificano un gruppo di obiettivi che possono essere perseguiti con l’aiuto della valutazione delle prestazioni degli infermieri: • Quantificare l’influenza dell’infermiere sulla sicurezza del malato e sull’esito delle cure mediche • Rendere possibili parametri oggettivi di rendimento e la condivisione della miglior pratica • Aumentare la pratica ospedaliera degli infermieri e i progetti sulla qualità delle figure di supporto • Identificare standard adeguati per i livelli del lavoro di staff • Identificare le lacune che richiedono ricerca, educazione, tirocinio nella valutazione della cura infermieristica. • Concludono che solo sistemi che misurino effettive prestazioni consentiranno agli azionisti della salute di comprendere meglio e monitorare il livello al quale la cura infermieristica incide sulla salvaguardia del malato e sulla qualità della cura. Minori complicazioni sono il risultato di una cura migliore e determinano costi minori. È qui che un’organizzazione professionale come EONS può offrire supporto alla ricerca clinica e gestionale nel campo della cura infermieristica del malato di cancro. Se l’obiettivo è aumentare il valore dell’attività infermieristica nei casi di cancro nei Paesi membri, non sarà sufficiente offrire tirocinio e informazioni dedicate e replicarli nei vari Paesi. È necessario partecipare attivamente al dibattito in corso sulle prestazioni per stabilire il valore delle prestazioni stesse dell’infermiere specializzato e non, con riguardo sia alla qualità che al costo. Il tirocinio degli infermieri per assistere i malati di cancro aumenta 6 - NEWSLETTER SPRING 2008 anche le possibilità degli infermieri di agire nei team interdisciplinari per la cura del cancro gestendo compiti complessi. Come ha puntualizzato Richards (2007), abbiamo bisogno di focalizzarci sulle competenze necessarie per riuscire in compiti diversi, piuttosto che sui titoli. Abbiamo bisogno di investire su figure professionali altamente competenti piuttosto che su infermieri occasionali e di essere sicuri che i medici svolgano solo quei compiti di loro esclusiva competenza (3). Fino a oggi, il campo d’azione dell’infermiere si è differenziato in Europa come conseguenza di una diversa formazione (4) e ha preparato infermieri con competenze diverse quando dovevano prendere parte e avere un ruolo nei gruppi multidisciplinari per la cura del cancro. Mentre ogni sistema sanitario nazionale affronta per proprio conto il problema di come meglio gestire la sfida dell’organizzazione e del servizio di cura, noi dobbiamo anche considerare sempre di più l’esigenza del paziente e la mobilità del personale, nel contesto dell’Unione Europea considerata nel suo complesso. Particolarmente perché la realtà recente sembra indicare che diversi sistemi sanitari nazionali funzionano a diversi livelli quando si tratta di cura e diagnosi del cancro. Nell’analisi dei dati di EUROCARE 4, Verdecchia et al. (2007) arrivano alla conclusione che il sistema cancro/servizio, programmi di prevenzione e screening, accesso alla diagnostica e agevolazioni nel trattamento, protocolli specifici per il tumore, organizzazione multidsciplinare, applicazione di linee guida che poggiano su risultati clicnici e reclutamento per esperimenti clinici, probabilmente giustificano la maggior parte delle differenze più evidenti (5). Berrino et al. (2007) considerano l’aumento dei casi disopravvivenza come indice del miglioramento dei sistemi sanitari di cura (6). I fattori associati all’aumento dei casi di sopravvivenza dovrebbero essere focalizzati meglio e i risultati comunicati più rapidamente alla comunità medica e dei ricercatori. Da una prospettiva infermieristica, l’impatto della gestione multidisciplinare sulla sopravvivenza e il ruolo degli infermieri in questi team, autorizzano una ricerca maggiore. Se siamo d’accordo sul garantire la migliore cura a un maggior numero di malati come nostro ultimo obiettivo nella cura del cancro, ogni sistema sanitario deve finanziare le azioni dirette alla cura del cancro, ottimizzare il processo di gestione e organizzazione della cura stessa, imparare a indirizzare i bisogni del paziente e dei famigliari, tanto quanto cominciare a capire i bisogni dello staff infermieristico. Nell’analisi “Europe for Patients Project”, l’osservatorio EU (2006) conclude che la mobilità dei malati attraverso l’Europa è stato fino a ora un problema marginale – sembra essere soprattutto il risultato di differenze nell’organizzazione dei sistemi sanitari e della difficoltà di rimborsi e organizzazione della cura attraverso i confini (7). La mobilità del personale comunque è una questione a parte – mentre sembra crescere nel tempo, Buchan e Sochalski (2004) mettono a fuoco nella loro analisi sulla migrazione degli infermieri che non solo ci mancano dati comparabili per analizzare il flusso degli infermieri attraverso l’Europa, ma ci manca anche l’accesso alle informazioni di base, come per esempio il numero degli infermieri formati in ogni Paese o il rapporto infermiere/popolazione (8). Sarà quindi ancora più difficile poter accedere e comparare i dati sulla formazione nel caso di infermieri specializzati. Mowinski Jennings (2003:248) ha scritto: “Se non si indaga, non si possono studiare gli effetti dell’attività infermieristica”(9). Per rafforzare la posizione dell’infermiere specializzato nella cura del cancro in Europa, EONS deve abbinare le competenze dei suoi membri e spingere per un’educazione e per iniziative di ricerca, in modo da accrescere la nostra conoscenza sul valore clinico ed economico dell’infermiere specializzato, tanto quanto ampliare la nostra base dati sulle qualifiche e sui movimenti degli infermieri attraverso l’Europa, a supporto dell’analisi politica e dello sviluppo professionale. Bibliografia ^ 1) WHO “Ask the expert” Online Q&A 13 May 2005 2) Needleman, J et al: Performance Measurement of Nursing Care – State of the Science and the Current Consensus, Medical Care Research and Review; 64; 10, 10S-43S, 2007 3) Richards, M: Getting it right for people with cancer – Clinical case for change, NHS Department of Health, 2007 4) European Commission Internal Market DG: Study of specialist Nurses in Europe, Reference XV/98/09/E, 2000 5) Verdecchia, A et al: Recent cancer survival in Europe: a period analysis 2000-02 of the EUROCARE4 data, Lancet Oncology; 8; 784-96, 2007 6) Berrino, F et al: Survival for eight major cancers and all cancers combined for European adults diagnosed in 1995-99; results of the EUROCARE-4 study, Lancet Oncology; 8; 773-83, 2007 7) Rosenmöller, M, McKee, M, Baeten, R (editors): Patient mobility in the European Union – Learning from experience, European Observatory on Health Systems and Policies, Trowbridge, 2006, The Cromwell Press 8) Buchan, J, Sochalski, J: The migration of nurses: trends and policies, Bull World Health Organ., Aug; 82(8) 587-94-15375448, 2004 9) Mowinski Jennings, B: Research about Nursing: An Agenda whose Time has come, Policy, Political Nursing Practice; 4; 246-249, 2003 Dal Presidente Febbraio 2008 Con questa lettera vorrei condividere la mia positiva esperienza vissuta con un gruppo di pazienti recentemente formatosi e vorrei descrivere la forza ed il coraggio che i membri hanno avuto nel far sorgere la consapevolezza e l’inizio del cambiamento. Recentemente sono stata invitata a incontrare i membri dell’European Prostate Cancer Coalition (Europa Uomo) a una conferenza urologica multidisciplinare a Barcellona. Il cancro alla prostata è il tumore maggiormente diagnosticato negli uomini con una frequenza del 24% e rappresenta il 10% delle cause di morte negli uomini. Europa Uomo è un gruppo formatosi recentemente da persone sopravvissute al tumore alla prostata provenienti da tutto il mondo. Questi pazienti pongono l’accento sui bisogni ed enfatizzano l’impatto del tumore sulla propria vita quotidiana. Il loro scopo è identificare le diversità esistenti nell’erogare le cure assistenziali e renderle pubbliche non solo nel settore sanitario ma anche nell’ambiente politico e all’opinione pubblica al fine di ridurre trattamenti non idonei e sviluppare un’assistenza personalizzata. Parlare con le persone che sono arrivate da ogni parte del globo per essere presenti a questo evento è stato veramente toccante. È difficile rendere giustizia al valore dell’assistenza infermieristica riconosciuto da tali gruppi. Essi sono stati leali verso le prossime sfide nella percezione del cambiamento avendo ben chiari i loro obiettivi. Con l’aumentare progressivo dei pazienti che convivono con questo tumore sono necessari maggiori sforzi per migliorare la qualità di vita tenendo conto anche delle opinioni del paziente stesso nello sviluppo della ricerca e dei servizi sanitari futuri. Molte di queste persone avevano una storia da raccontare dalla sintomatologia posttrattamento alle lotte attraverso le diagnosi e le recidive. Gli infermieri giocano un importante ruolo nel loro supporto e nella loro sopravvivenza ed è stata riconosciuta l’esperienza che gli infermieri di oncologia e di urologia hanno portato nell’assistenza di queste persone e relativi famigliari. Questi uomini hanno mogli, bambini, lavori impegnativi ma tuttavia riescono a essere proattivi in questa vita parallela quali portavoce. Queste discussioni con i pazienti hanno generato un dibattito durante la Conferenza, la quale come la maggior parte degli eventi multidisciplinari ha unito chirurghi, internisti ed oncologi con nessuna menzione agli infermieri o ad altri professionisti alleati nell’assistenza olistica ai pazienti. La Conferenza è stata interessante con la presentazione dell’attuale tecnologia quale l’automazione, i nuovi sviluppi della Radioterapia e degli agenti chemioterapici. Vi è stata una discussione riguardo le complesse decisioni da prendere in base ai diversi trattamenti e come questi condizionano la qualità di vita a lungo termine dei pazienti rispetto agli aspetti psicosociali o sessuali. La voce dei bisogni dei pazienti è stata sottovalutata per la spinta in avanti nei progressi nel trattamento. Ho riflettuto in seguito come le donne nel tumore al seno abbiano avuto più successo nel dare voce alle loro problematiche influenzando la storia e includendo anche il ruolo dell’infermiere specialista in oncologia. Perché questi uomini non sono stati altrettanto bravi nel sollevare le loro problematiche? Essi sostengono che questo sia dovuto al fatto che solo recentemente è sorto il dibattito tra clinici e ricercatori sulla migliore terapia per il tumore alla prostata. Ora le comparazioni sono fatte su quale terapia fornisca la migliore qualità della vita, la maggiore sopravvivenza e soprattutto fin dove arrivare. Ciò ha contribuito nel dare supporto continuo ai loro bisogni. Credo anche che gli uomini siano meno inclini rispetto alle donne ad usare il supporto di gruppo rendendo così più difficile la costruzione di associazioni credibili. I gruppi dei pazienti stanno ora rivendicando i loro diritti per essere consultati ed Europa Uomo sta lavorando per questo. L’European Cancer Patients Coalition (ECPC) è stata determinante nell’ingresso a livello europeo di una rappresentanza dei malati nella ricerca e nella pianificazione politica riguardo il cancro. Parte dell’importante ruolo di queste rappresentanze sta nell’analizzare i bisogni e nel rendere note le differenze e le difficoltà nell’erogare assistenza sanitaria. Queste valutazioni evidenziano le problematiche che toccano maggiormente le persone. I gruppi di rappresentanza promuovono il pensiero proattivo e probabilmente dovremmo lavorare più a stretto contatto con i gruppi di pazienti al fine di utilizzare le loro esperienze collettive per guidare la ricerca e le future strategie. NEWSLETTER SPRING 2008 - 7 Premi EONS per attività di rilievo nell’ambito della ricerca e della formazione Matthew Thornton Vincitore dell’EONS Excellence in Education Award. Matthew Thornton è Senior Lecturer in Infermieristica Oncologica presso l’Università di Glamorgan in Galles. Nella sua attuale posizione, egli ha condotto e sviluppato un corso a distanza, che permette di ottenere un diploma in Assistenza Oncologica. Come infermiere (e infermiere psichiatrico) ha una formazione infermieristica in ambito oncologico, e ha lavorato sia in ambito chirurgico, che in quello chemio e radioterapico. Matthew è anche coinvolto in progetti di ricerca multidisciplinari che esplorano trattamenti orientati alla presa di decisioni in pazienti affetti da tumore del polmone in stadio avanzato. Per essere accettati al corso, il candidato deve poter utilizzare un personal computer, accedere a internet, essere diplomato e lavorare con pazienti oncologici. Il corso è aperto anche ad altri professionisti della salute. Il BSc (Hons) Cancer Care degree è un corso organico. Si è evoluto negli ultimi 4 anni in risposta ai documenti strategici governativi, alle necessità dei servizi e alle speranze degli studenti. L’anniversario per i 5 anni vede il corso trasformato dal suo inizio con nuovi moduli sviluppati in risposta al feedback degli studenti e alle richieste dei fornitori del servizio. Matthew è stato fortunato nel lavorare con colleghi che hanno passione nel nursing oncologico e nel fornire la più alta qualità per l’apprendimento degli studenti. Gli studenti lavorano duramente per produrre progetti che sono spesso esemplari e segnalati per la pubblicazione. Non è facile fare questo considerando che la maggior parte degli studenti ha altri impegni personali e professionali. I progetti prodotti dagli studenti spesso formano il razionale per cambiamenti nel servizio erogato o nella pratica clinica che includono lo spirito di questo corso: sviluppare la pratica. Significato del premio per il vincitore. Matthew riconosce di essere stato felice di ricevere l’EONS Excellence in Education Award. Ricevere il premio è il riconoscimento del duro lavoro e dell’impegno che i colleghi dentro e fuori l’Università e gli studenti hanno investito negli ultimi 4 anni. Visto l’incremento delle richieste degli studenti di partecipare al corso, il direttore del corso stesso avrà bisogno di fare delle revisioni ai contenuti. Il premio EONS aiuterà molto a produrre i cambiamenti necessari. Matthew crede che gli infermieri coinvolti nella cura dei tumori abbiano un unico, e spesso diversificato, ruolo da giocare. In quest’ottica, egli invita i professionisti con esperienza in oncologia a considerare il loro contributo attraverso l’aggiunta di lavori scritti all’interno o allo sviluppo di una comunità online di infermieri oncologici. Matthew Thornton Il progetto. Da circa 5 anni un gruppo di professionisti sanitari del Velindre - NHS Trust (NHS= Servizio Sanitario Nazionale) di Cardiff, del Tenovus Cancer Charity e del Macmillan Cancer Relief, specializzato nella cura in ambito oncologico, si sono incontrati con i colleghi dell’Università di Glamorgan per pianificare un programma educativo innovativo per professionisti dell’assistenza in oncologia. Il risultato del loro incontro è stato un piano per sviluppare un’attività formativa sul campo focalizzato su vari aspetti psico-sociali, biologici, legali, etici e professionali riguardanti il nursing contemporaneo. Questo lavoro di gruppo ha portato, nel 2003, alla realizzazione di un diploma in Infermieristica oncologica a distanza, col metodo dell’elearning, chiamato BSc (Hons) Cancer Care degree. Questo corso è indirizzato sia a non-specialisti che a specialisti nell’assistenza oncologica che abbiano completato con successo un corso precedente. 8 - NEWSLETTER SPRING 2008 Ergül Aslan. Vincitrice dell’EONS Novice Researcher Award. Ergül lavora come Assitente universitario al dipartimento di ostetricia e ginecologia inermieristica alla scuola di nursing dell’università Florence Nightingale di Istanbul, dove insegna e ha la supervisione degli studenti infermieri in ginecologia e ginecologia oncologica. Attraverso il suo regolare contatto con i pazienti, è impegnata nell’educazione delle donne circa il trattamento dei tumori ginecologici. Per migliorare la sua conoscenza nel nursing oncologico, specialmente nel nursing onco-ginecologico, Ergül ha partecipato al 1° Masterclass in Nursing Oncologico svoltosi a Malta nel marzo 2007. Il progetto. Il ruolo di infermiere di ricerca è nuovo e, per lo più, non riconosciuto in Italia. Nel suo lavoro all’IEO, Monica ha la supervisione delle infermiere che fanno ricerca. Sotto la sua guida, le infermiere hanno sviluppato una job description per il ruolo di infermiere di ricerca. Monica ha presentato la job description ai direttori dell’Istituto, ottenendone l’approvazione. Oltre allo guida per lo sviluppo e il perfezionamento della job description, Monica ha stabilito un sistema di valutazione per l’infermiere di ricerca. Le infermiere di ricerca dell’Istituto hanno successivamente sottoposto due articoli alla pubblicazione, un abstract è stato pubblicato a un meeting internazionale e sono state portate tre presentazioni a meeting nazionali. Inutile dirlo, questo risultato ha positivamente contribuito all’entusiasmo delle infermiere. Monica ha sviluppato tre progetti di ricerca infermieristici e diversi programmi educativi per le infermiere dell’istituto. Monica sente che ricevere il premio EONS Excellence in Management ha una grande importanza per il lavoro degli infermieri in Italia. Il progetto di Monica è in controtendenza rispetto ai modelli correnti di educazione e attività infermieristica in Italia. Con il suo progetto Monica cerca di dimostrare che un gruppo di infermieri può dedicare del tempo alla ricerca infermieristica così come agli studi clinici. Facendo questo, gli infermieri di ricerca possono sviluppare capacità specifiche, conoscenze e competenze che li aiuteranno non solo a migliorare nel loro lavoro di ricerca clinica ma anche a migliorare la collaborazione con i medici e gli altri professionisti sanitari nello sviluppo e nel perfezionamento degli studi clinici. Con le loro conoscenze avanzate e capacità, gli infermieri di ricerca sono una preziosa risorsa nell’ambito della formazione infermieristica. Significato del premio per il vincitore. L’esperienza di sviluppare questo programma e di ricevere il premio EONS ha insegnato a Monica una preziosa lezione: l’importanza di aver creduto a “giovani” infermiere di ricerca e di incoraggiare il loro entusiasmo nel nursing e nella ricerca. Ricevere il premio ha mostrato a Monica che si stava muovendo nella giusta direzione e che doveva essere orgogliosa degli sforzi che sono stati riconosciuti da EONS. Il premio non rappresenta un punto d’arrivo ma l’inizio della creazione di un miglioramento delle condizioni organizzative che permetta alle infermiere di crescere professionalmente. Lo scopo di Monica per il futuro è di riuscire nel suo ruolo di mentore e di fornire un supporto per una continua crescita professionale dei suoi colleghi. Monica Bianchi. Vincitrice dell’EONS Excellence in Management Award. Monica è la responsabile dell’ufficio infermieristico all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Prima di ricoprire questa posizione ha lavorato in cardio-chirurgia, chirurgia ortopedica, e infine è stata caposala in sala operatoria. La candidatura di Monica per l’EONS Excellence in Management Award è stata supportata da un gruppo di infermiere che lavorano all’Istituto Europeo di Oncologia e che collaborano alla formazione di un gruppo di lavoro di infermiere di ricerca. Descrizione del progetto. Il titolo del progetto di ricerca di Ergül è: “Livelli di ansia e depressione in pazienti ginecologici oncologici ospedalizzati”. La diagnosi di tumore può portare a severi livelli di stress in pazienti oncologici. Alcuni pazienti possono avere difficoltà ad accettare una diagnosi di tumore che può portare ansia e depressione. I professionisti sanitari spesso si focalizzano solo sulla diagnosi e nel trattamento del tumore e non pongono molta attenzione a come si sentono i pazienti e i loro familiari. Monica Bianchi In questo studio, Ergül e i suoi colleghi si sono posti l’obiettivo di stabilire in modo obiettivo i livelli di stress in pazienti con tumori ginecologici. Ella crede che un maggior numero di infermieri e di altri professionisti dovrebbero cominciare a pensare ai problemi psicologici di adattamento dei pazienti attuando le scoperte della sua ricerca. Inoltre, Ergül spera di migliorare la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti con tumori ginecologici attraverso i risultati della ricerca. Ella sente fortemente che il riconoscimento dei problemi psicologici dei pazienti oncologici contribuirà a un miglioramento nella loro qualità della vita. Ergül ha intenzione di pubblicare i risultati dei suoi studi su una rivista scientifica. In Turchia, il numero di studi di ricerca relativi all’assistenza di pazienti con tumori ginecologici è molto limitato. Ella crede che i risultati dei suoi studi miglioreranno le conoscenze sui bisogni dei pazienti con tumori ginecologici. Ergül vuole insegnare agli studenti infermieri che si può fornire ai propri pazienti un’assistenza migliore, se li conosciamo più a fondo. Significato del premio per la vincitrice. Ergül ha dichiarato che il premio alla sua ricerca consiste nell’aver ricevuto un riconoscimento EONS alla sua ricerca: ciò è importante per il suo lavoro, per la sua carriera professionale e infine, ma non ultimo per importanza, per la sua motivazione a condurre altri studi in futuro. eons ONS E newsletter In copertina Spring 2008 Hélène de Beauvoir (1910-2001) (sorella minore di Simone de Beauvoir). Villaggio con barche (olio su tela 92x75 cm) Ritenuto dipinto presso il Lago di Ginevra nel 1955. Contents: Our colleagues from… Management of extravasation Mobility in Nursing in Europe Distress Management: The 6th Vital Sign EPE awardees Oral Mucositis NEWSLETTER SPRING 2008 - 9 Che vogliono e di che necessitano i pazienti? Lynn Faulds Wood, Presidente dell’European Cancer Patient Coalition Che vogliono e di che necessitano i pazienti? L’European Cancer Patient Coalition (ECPC) conosce una delle cose più importanti della lista dei desideri dei pazienti: gli infermieri. Sono presidente di ECPC, sopravvissuto al tumore del colon e uno di quelli che stanno sviluppando le linee-guida ufficiali europee per lo sceening al cancro del colon-retto. ECPC ora ha oltre 250 gruppi membri in tutta Europa ed oltre. Ci incontriamo per parlare con la maggior parte dei nostri gruppi alcune volte all’anno. Ogni volta che si discute di ciò che noi vorremmo come pazienti, gli infermieri sono sempre all’inizio del nostro ordine del giorno. Gli infermieri sono necessari in tutte le fasi del nostro cammino, specialmente all’inizio in cui riceviamo la sconvolgente diagnosi di un cancro al colon. Quello che ci piacerebbe avere non è una scienza bombardante, l’informazione è la chiave. Diagnosi e buona informazione a voce e in forma scritta, con sensibilità, è quello che noi realmente vogliamo. C’è una marea d’informazioni là fuori: ma mancano quelle adeguate, valide e comprensibili e noi abbiamo bisogno di un aiuto per contestualizzare ciò che ci sta accadendo e per trovare cosa è meglio per noi in questo nuovo spaventoso mondo in cui abitiamo. Aggiungiamo le sfide dell’alfabetizzazione della salute, che tocca molti pazienti europei affetti da cancro: si è stimato che un 20-25% di pazienti dei Paesi europei ha difficoltà nel comprendere quanto viene scritto e i dettagli della propria malattia. Il paziente che non ha a disposizione i suoi occhiali da lettura può anche non esser in grado di leggere. cosa possiamo mangiare, se c’è qualcosa che possiamo fare per prevenire recidive o evitare il cancro in futuro…fondamentalmente, vogliamo essere curati da persone che ci incoraggino a fare queste domande. Soprattutto, vogliamo medici professionisti che vedano noi e non solo la nostra malattia, che capiscano che abbiamo bisogno di aiuto attraverso quella che, per molti di noi, è la prima esperienza devastante con una malattia complessa e potenzialmente letale. Sempre più spesso i pazienti vogliono essere partecipi delle loro cure. Il motto di ECPC è “Nothing About Us Without Us” (Su di noi, niente senza di noi) e questo significa che noi vogliamo essere coinvolti nelle decisioni che riguardano il nostro trattamento, le nostre scelte, o le nostre cure future. Vogliamo discutere i piani di trattamento e avere gli appuntamenti prenotati o almeno conoscere cosa accadrà nel futuro. In tutta Europa, in un sondaggio ECPC, la maggior parte dei nostri membri riportò sensazioni di non veder riconosciuto il proprio desiderio di ottenere un coinvolgimento nella cura. Ci piacerebbe esser supportati dopo la diagnosi, ma spesso, alla fine della cura, i pazienti si sentono da soli, disorientati e abbandonati. Condividere le esperienze con altri – mettendoci in contatto con gruppi di auto-aiuto (con altri che hanno provato la stessa esperienza) – può essere veramente confortante e può sollevarci da molte preoccupazioni. Questo potrebbe portare alla possibilità ad usare meno risorse ospedaliere siccome ogni fastidioso sintomo può essere risolto per telefono fissando un appuntamento. Sapere che altri pazienti provano lo stesso mal di schiena, la stessa insonnia, può essere veramente confortante. Storia di un paziente: Iris, Irlanda “Ero molto felice del modo in cui fui trattato e la velocità con cui tutto avvenne. Fui affidato a un’infermiera che si prese cura di me ogni volta che andavo all’ospedale e lei mi chiedeva ogni volta di ripetere che cosa il dottore diceva per assicurarsi che avessi capito tutto. Ho ricevuto tutte le informazioni di cui avevo bisogno e nessuna cosa era così preoccupante. Se avessi qualche denuncia potrebbe esser che dopo la mia operazione e il fatto che non necessitai di chemioterapia, mi sentii alla deriva. Altre persone come me sono là fuori lasciate a se stesse ma abbiamo ancora bisogno di qualche forma di “club” per parlare con la stessa mentalità della gente”. Vogliamo le informazioni giuste al momento giusto; giusto per noi, non un libretto multi-pagine dettagliato che potrebbe apparire come una facile soluzione, ma che può essere spaventoso nella pratica. Uno di questi libretti, ampiamente utilizzato, ha disturbato molti pazienti parlando di attenzioni ed effetti collaterali prima di aver bisogno di conoscerli, come la caduta dei capelli che potrebbe avvenire durante la chemioterapia, mentre non si è parlato si è in grado di sopportare questo tipo di trattamento. Vogliamo informazioni sul nostro particolare cancro, come ne siamo colpiti, quali sono le nostre possibilità di sopravvivenza, quale/i operazione/i avremo, quanto tempo servirà per recuperare, 10 - NEWSLETTER SPRING 2008 La ricerca ha dimostrato che probabilmente siamo più accondiscendenti con il trattamento e ad assumere le medicine nel tempo, se siamo stati coinvolti nella sua pianificazione. Migliorare la compliance, significa far meglio, usare meno risorse, diventare meno dipendenti del sistema e, in ultima analisi, costare meno. La ricerca ha anche dimostrato che una soluzione è quella di disporre un numero telefonico infermieristico di supporto. Non lo usiamo spesso: basta avere il numero e sapere che possiamo chiamare. Come scoprire cosa i vostri pazienti necessitano? Se volete sapere cosa i pazienti realmente vogliono, provate con un gruppo. Il partito dei pazienti. Questo è ciò che abbiamo fatto nel Regno Unito pochi anni fa perché abbiamo scoperto che i pazienti affetti da tumore del colon erano riluttanti ad aderire a comitati e forum per parlare delle proprie necessità e di qualsiasi mancanza nella loro cura. Così, con l’aiuto degli infermieri di tutto il Paese, abbiamo organizzato dei “patient feedback parties” nel tumore del colon – e un enorme numero di pazienti è venuto. Ho partecipato a nove riunioni – fino a 350 persone – con medici, manager e direttori di ospedale. Per alcuni pazienti timidi gli organizzatori hanno creato anonime bacheche dove potevano mettere commenti anonimi, dando a tutti una possibilità per essere ascoltati. I professionisti si sono ritrovati a riportare alle riunioni una grande esperienza d’apprendimento, scoprendo irregolarità nei loro sistemi di cui neppure conoscevano l’esistenza – problemi con le prescrizioni della farmacia ospedaliera, coi servizi igienici carenti, col parcheggio raro e costoso, con la segnaletica “misteriosa”. Le riunioni hanno inoltre sollevato enormi differenze da ospedale a ospedale, nella disponibilità di migliori strutture per le pratiche diagnostiche. sentire meglio. Nel Regno Unito, infermieri e pazienti hanno organizzato campagne locali mensili di sensibilizzazione al tumore del colon, il che ha contribuito ad aumentare i finanziamenti per i gruppi di auto-aiuto, acquistando attrezzature specialistiche e migliorando le agevolazioni per i pazienti. Le segnalazioni hanno fruttato molti cambiamenti e le riunioni si sono dimostrate un ottimo modo per trovare pazienti che erano disposti ad aderire a comitati ospedalieri, a istituire gruppi di auto-aiuto e ad aiutare gli altri a superare il proprio cammino col tumore. La storia di Lynn Tornando indietro di 17 anni, quando mi è stato diagnosticato il cancro, mi sembra di vedere anni bui. Ero presentatore della BBC e non avevo ancora mai sentito parlare del tumore del colon, il secondo tumore killer più grande nei nostri Paesi. Avevo 40anni e un figlio di 3. L’attenzione al mio sintomo – sottile sanguinamento rettale – del mio medico fu “nulla di cui preoccuparsi alla vostra età” e fu solo la mia tenacia che mi portò a diagnosi devastanti: tumore del colon Stadio C. Non ho fatto chemioterapia, solo un’intervento chirurgico magistrale, dai risultati due volte più buoni della media. Comunque, in quei giorni, non ho avuto nessun infermiere specializzato a supportarmi attraverso un’esperienza veramente terribile. Un “Partito dei Pazienti”” Abbiamo preparato un modello per le “riunioni” per catturarne il feedback, con suggerimenti come seguire l’ordine delle cose da fare, esempi di comunicati stampa per pubblicizzare l’evento nei giornali locali e altre informazioni utili sulla pianificazione di una riunione del genere. Dopo il lancio della riunione per pazienti con tumore del colon, ci fu un grande interesse, con considerabile successo, nel condurre riunioni per altre patologie. Se si desidera una copia per la pianificazione di “patient feedback parties”, inviatemi una e-mail. Spesso i pazienti acquistano un grande conforto collaborando ad aumentare la consapevolezza sul tumore del colon e ad aiutare altri a prevenire l’insorgenza di questo tumore frequente. Infatti la ricerca dimostra che la partecipazione in questo modo può effettivamente farci Nel corso degli anni ho trascorso la maggior parte del mio tempo aiutando a salvare vite umane da un tumore del colon e a migliorare la qualità di vita per i pazienti. Ho aiutato a creare le nuove raccomandazioni ufficiali dei sintomi per il Regno Unito (incredibilmente le prime raccomandazioni al mondo basate sulla ricerca), ho aiutato a istituire corsi di formazione sulla colonscopia, ho lanciato grandi campagne di sensibilizzazione con il Principe Carlo e il Papa, e prodotto un milione di opuscoli che catturassero lo sguardo, i quali stanno ora per esser tradotti in diverse lingue Europee. Se si desidera avere uno qualsiasi dei nostri materiali, siete pregati di contattarmi su: [email protected] oppure [email protected] Lynn’s Bowel Cancer Campaign 5 St George’s Road Twickenham TW1 1QS, UK Tel: 00 44 208 891 5937 Sito web: www.bowelcancer.tv European Cancer Patient Coalition Sito web: www.cancerworld.org/ecpc Finalità della Newsletter Scopo di EONS Newsletter è fornire una risorsa cartacea agli infermieri europei di oncologia. Il contenuto degli articoli è destinato alla crescita del corpo di conoscenze in assistenza oncologica. Obiettivo: La rivista è una piattaforma di condivisione di esperienze per le associazioni infermieristiche affiliate e i membri individuali, per mezzo di cui essi hanno l’opportunità di beneficiare dello scambio di vedute e opinioni sugli attuali cambiamenti culturali, politici, clinici dell’infermieristica oncologica in Europa. EONS Newsletter aggiorna e informa i soci sulle attività di EONS all’interno della strategia C.A.R.E., sugli eventi EONS, i progetti EONS, le attività dei consiglieri, le iniziative delle associazioni affiliate e tutte le altre iniziative che possano giovare agli iscritti. NEWSLETTER SPRING 2008 - 11 Come comportarsi con la tossicità delle terapie mirate Inibitori EGFR Liesbeth Lemmens, BSc, MSc, Coordinator clinical trials digestive oncology, University Hospitals, Leuven, Belgium Introduzione Durante l’ultimo decennio, terapie mirate come gli inibitori per il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR) hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento di vari tipi di cancro. Il recettore del fattore di crescita epidermico è una glicoproteina transmembrana della famiglia dei fattori di crescita tirosin-chinasi che si esprime in molti tessuti umani normali. La sua attività è finemente regolata per controllare la crescita e la proliferazione delle cellule. In molti tumori solidi, l’alterata regolazione del gene EGFR si manifesta con la sua iper-espressione ed aumento della produzione di EGFR – una condizione correlata ad aumento delle metastasi, a ridotta sopravvivenza, e a prognosi sfavorevole (Figura 1). Figura 1: attivazione EGFR (Merck KGa) La percentuale di incidenza è del 2,5% nei pazienti a trattamento combinato di cetuximab e irinotecan e dell’1,8% nei pazienti trattati con monoterapia di cetuximab. I sintomi, nel caso di una grave reazione, sono: l’ostruzione delle vie aeree, dispnea, orticaria e grave ipertensione (3). In caso del verificarsi di una grave reazione, la somministrazione degli inibitori EGFR deve essere interrotta immediatamente e deve essere praticato il trattamento di emergenza. I pazienti che manifestano una grave reazione di ipersensibilità non devono essere trattati di nuovo con questo anticorpo monoclonale. È importante informare i pazienti che vengono dimessi che questo tipo di reazione può verificarsi anche fino a 24 ore dopo la somministrazione della terapia. I pazienti (15-23% dei casi) possono manifestare mal di testa, febbricola, brividi e talvolta lieve dispnea. Ai pazienti deve essere raccomandato di informare l’infermiere di questi sintomi, in modo che la velocità di infusione possa essere ridotta nel corso della somministrazione successiva.(4) Diarrea Si è visto che la diarrea, con gli inibitori EGFR, è di solito lieve e transitoria e varia d’incidenza a seconda se l’inibitore EGFR sia assunto per via orale (54% dei pazienti trattati con erlotinib e 40-57% con gefitinib) o per via endovenosa. E G F R a c t iva tio n S u r v i v a l /p r o t e c t i o n D e d iffe r e n t i a t i o n fr o m S ig n a llin g c a s c a d e a p o p t o s is •• • • ••• • G e n e A n g io g e n e s is a c tiv a tio n M G 2 G 1 S C e ll p r o life r a tio n La loperamide è il trattamento di scelta e l’infermiere deve consigliare ai pazienti di averla a portata di mano nel caso cominci ad avere diarrea. Il dosaggio raccomandato di loperamide è 4 mg inizialmente, poi 2 mg dopo ogni evacuazione fino a 20 mg die per 24/48 ore fino a quando la diarrea non sia scomparsa da 12 ore. Questo effetto collaterale gastrointestinale può essere facilmente gestito. M e ta s ta s i s : c e ll m ig r a t i o n a n d in va s io n Il trattamento con inibitori EGFR può anche provocare alcuni disturbi sistemici, come reazioni di ipersensibilità (specialmente con anticorpi monoclonali), gastrointestinali, disagio e disturbi metabolici, quali ipomagnesiemia e ipocalcemia secondarie. Questi effetti collaterali necessitano di un trattamento speciale. Sebbene molti dei trattamenti e terapie suggerite siano empirici e basati sull’esperienza, la nostra conoscenza del profilo di tossicità aumenta costantemente. Gli infermieri sono pionieri nella lotta contro queste tossicità. Gli infermieri hanno bisogno di capire il meccanismo d’azione di questi nuovi farmaci, non solo per arricchire le loro conoscenze di base, ma anche per avere una solida base per l’educazione del paziente. Essi hanno bisogno di conoscere gli effetti collaterali ed i possibili interventi, e di partecipare alla ricerca per individuare interventi efficaci. Gli effetti collaterali sistemici Reazione di ipersensibilità Una reazione di ipersensibilità è un segno di “intolleranza” al farmaco somministrato si manifesta dopo il trattamento con anticorpi monoclonali (l’incidenza è del 4,5%). I pazienti possono reagire contro la parte ‘mouse’ del farmaco chimerico. Gli infermieri devono essere consapevoli del fatto che questa reazione può verificarsi immediatamente dopo l’inizio della somministrazione. 12 - NEWSLETTER SPRING 200 Tuttavia, in alcuni pazienti, le dosi di inibitori EGFR dovrebbero essere ridotte o, anche se raramente, per la diarrea severa che non risponde al trattamento con loperamide può essere necessaria la sospensione della somministrazione (5). Ipomagnesemia Prove preliminari suggeriscono che una deplezione di magnesio si verifica nei pazienti che sono in trattamento con EGFR-anticorpi monoclonali per tumore del colon-retto. Il meccanismo di questo effetto collaterale è sconosciuto e non è chiaro se tutti o solo un sottoinsieme di pazienti sia interessato. Risultati di studi clinici utilizzando cetuximab in combinazione con irinotecan o oxaliplatino hanno evidenziato che il 97% dei pazienti ha avuto una riduzione della concentrazione sierica di magnesio. Naturalmente, non tutta l’ipomagnesemia può essere il risultato di un trattamento con un inibitore EGFR; nei pazienti con tumore avanzato potrebbe essere pre-esistente, un’ipomagnesiemia sub-clinica non collegata al trattamento. I sintomi di ipomagnesiemia sono: stanchezza, sonnolenza, alterazioni mentali, crisi epilettiche, modifiche del QT, crampi muscolari secondari a ipocalcemia e, in casi gravi, aritmie. Tuttavia, solo una piccola percentuale di pazienti hanno sintomi di ipomagnesiemia. Pertanto, gli infermieri devono monitorare i pazienti attraverso regolari esami del sangue (ogni due settimane) e, se indicato, i pazienti dovrebbero essere sottoposti a un ECG. Il trattamento dell’ipomagnesiemia consiste in alte dosi di magnesio, circa 9 gr per via orale. Il trattamento di pazienti con magnesio per via endovenosa non è confortevole e richiede il ricovero in ospedale ogni 36h (6). Effetti collaterali non sistemici: tossicità cutanea Gli EGFR-inibitori e gli inibitori della tirosin-chinasi sono responsabili di un certo numero di classi specifiche di effetti indesiderati sulla pelle che si verificano nella maggior parte dei pazienti (7-8). Ciò è probabilmente dovuto alle abbondanti espressione di EGFR sull’epidermide ed i suoi annessi (follicoli piliferi, ghiandole sebacee). Il modello clinico di tossicità cutanea è unico e consiste in un’eruzione acneiforme, xerosi (secchezza della pelle), talvolta eczema, fessure, paronichia, modifiche dei capelli (trichomegalia delle ciglia, capelli di velluto (peluria), alopecia frontale (9). Possono anche essere influenzate le mucose oculare, orale, nasale e vaginale (10-12). La tossicità della pelle è classificata secondo i criteri NCI-CTC (versione 3.0). Sebbene la tossicità cutanea non rappresenti un pericolo per la vita e raramente richieda l’interruzione della terapia con inibitori EGFR-, vi è un chiaro bisogno di un trattamento di supporto e, se grave, di un consulto dermatologico. Il rash generalmente colpisce la pelle del viso e spesso ha un impatto drammatico sull’autostima e la qualità della vita dei pazienti (13). L’intensità dell’eruzione cutanea acneiforme può essere correlata con l’efficacia clinica della terapia con l’inibitore EGFR: più intenso è il rash, migliore è la risposta alla terapia. Gli infermieri devono fare attenzione all’utilizzo di queste informazioni, perché ci sono anche i pazienti che non sviluppano l’acne sotto forma di rash e hanno una buona risposta al trattamento. È necessaria un’appropriata educazione dei pazienti e gli infermieri svolgono ancora un ruolo fondamentale per spiegare i problemi della pelle e, in generale, le misure che possono essere prese, e le cose da fare e da non fare, che aiutano a gestire i problemi della pelle. L’infermiere è anche la prima persona che il paziente deve contattare in caso di preoccupazione. Mentre i casi di tossicità cutanea, da lieve a moderata, possono essere gestiti con il trattamento standard, i pazienti con grave tossicità cutanea devono essere indirizzati verso un dermatologo (Tabella 1) (14-16). Figura 2: approccio multidisciplinare al trattamento di tossicità cutanea secondaria ad inibitori EGFR Approccio multidisciplinare Formazione Oncologo Dermatologo Patiente Infermiere di oncologia Grado I - II Grado > II tossicità cutanea Nonostante l’aumento delle conoscenze circa il trattamento di queste tossicità, esiste l’incertezza circa l’entità della gravità della tossicità relativa all’inibizione degli EGFR. Gli infermieri dovrebbero assumere un ruolo attivo nel dare istruzioni ai pazienti perché le reazioni cutanee possano essere trattate efficacemente se il trattamento è seguito correttamente. Conclusioni Il trattamento di tumori solidi con inibitori EGFR offre un chiaro vantaggio e questi farmaci hanno un profilo di sicurezza generalmente tollerabile. È noto che specifiche reazioni avverse cutanee si verificano in una grande percentuale di pazienti, ma queste sono di solito lievi e possono essere gestite in modo efficace. Bibliografia 1. Reff ME et al: Depletion of B cells in vivo by a chimeric mouse human monoclonal antibody to CD20. Blood 83(2):435-445, 1994. Tabella 1: Trattamento della tossicità cutanea basato sull’esperienza 2. Johnston JB et al: Targeting the EGFR pathway for cancer therapy. Curr Med Chem 13:3483-3492, 2006. 3. TARGET Initiative: EGFR inhibitors in the treatment of cancer. EONS, 2006. 1-2 Acne come rash Pelle secca Lesioni/paronichia Tetracicline: minocicline o doxicicline 100 mg/die Emollienti Lavaggio Antisettico (cloramina, Iodopovidone) Tetracycline: minocycline or doxycycline 200 mg/day 2 Mucosite Emollienti più potenti Bende idrocolloidi Eczema Secco: corticosteroidi Spugnature di NaCl 0.9% crema x 1-2 (15 minute, 2 - 3x/die) più settimane) crema al metronidazolo Umido: Superinfectioni (S.aureus): superinfectione penicillina x 5 giorni –fucidin crema per uso topico + antibiotico orale x 5-10 giorni Based the3.0NCI-CTC version **Basata sulla on versione della NCI-CTC. 5. Kris M et al: Efficacy of gefitinib, an inhibitor of the epidermal growth factor receptor tyrosine kinase in asymptomatic patients with non-small cell lung cancer: a randomized trial. JAMA 290:2149-58, 2003. 6. Tejpar S et al: Magnesium wasting associated with EGFR-targeting antibodies in colorectal cancer: a prospective study. Lancet Oncol 8:387-94, 2007. Propileneglicole 50% solutione acquosa, coperta con film plastico (30 min./ die) + fucidin crema Applicazioni settimanali di nitrato di argento 3 4. Thomas M: Cetuximab: adverse event profile and recommendations for toxicity management. Clinical Journal of Oncology Nursing 9:332-8, 2005. Trattamento raccomandato Grado* 7. Busam KJ et al: Cutaneous side-effects in cancer patients treated with the anitepidermal growth factor receptor antibody C225. Br J Dermatol 1441:1169-1176, 2001. 8. Segaert S et al: Clinical signs, pathophysiology and management of skin toxicity during therapy with epidermal growth factor receptor inhibitors. Annals of Oncology 16:1425-1433, 2005. Pomate antisettiche/lavaggi, Lacrime artificiali Pomata antibiotica NSAID per controllo del dolore Possibile estrazione dell’unghia Superinfectione: antibiotici orali 3.0 La gestione degli effetti indesiderati è multidisciplinare e tutti i partecipanti hanno bisogno di istruzione e di formazione per aiutare i pazienti a capire e far fronte a queste tossicità. (Figura 2). 9. Gallimont-Collen AFS et al: Classification and management of skin, hair, nail and mucosal sideeffects of epidermal growth factor receptor (EGFR) inhibitors. European Journal of Cancer 43 (5):845-851, 2007. 10. Busam KJ et al: Cutaneous side-effects in cancer patients treated with the antiepidermal growth factor receptor antibody C225. Br J Dermatol 1441:1169-1176, 2001. 11. Segaert S et al: Clinical signs, pathophysiology and management of skin toxicity during therapy with epidermal growth factor receptor inhibitors. Annals of Oncology 16:1425-1433, 2005. 12. Lacouture ME et al: Cutaneous Reactions to Anticancer Agents Targeting the Epidermal Growth Factor Receptor: A Dermatology-Oncology Perspective. Skin Therapy Letter 12 (6):1-4, 2007. 13. Segaert S et al: Clinical signs, pathophysiology and management of skin toxicity during therapy with epidermal growth factor receptor inhibitors. Annals of Oncology 16:1425-1433, 2005. 14. Guillot B et al: Aspects cliniques et prise en charge des effets secondaires cutanés des inhibiteurs du récepteurs à l’EGFR. Ann Dermatol Venereol 133:1017–1020, 2006. 15. Segaert S et al: The management of skin reaction in cancer patients receiving epidermal growth factor targeted therapies. JDDG 3:599-606, 2005. 16. Lacouture ME et al : The SERIES clinic: an interdisciplinary approach to the management of toxicities of EGFR inhibitors. J Support Oncol 4:236–238, 2006. NEWSLETTER SPRING 2008 - 13 Linee-guida per lo stravaso Yvonne Wengström Docente in Ricerca sul Cancro all’Università di Stirling, Scozia e Direttore del Servizio Infermieristico al Karolinska Institutet, Stoccolma, Svezia. Un gruppo di membri EONS ha lavorato duramente per raccogliere lo stato dell’arte sullo stravaso delle terapie del cancro in modo da sviluppare una nuova linea-guida su base informatica. Questo modulo è una guida pratica alla gestione dello stravaso. Consiglia come trattarli e come attuare le nuove linee-guida nella pratica clinica di tutti i giorni. La linea-guida per lo stravaso è nello stesso format interattivo dei precedenti moduli del pacchetto “EONS Guidelines Implementation Toolkit”. Obiettivi della linea-guida sono aiutare gli infermieri a capire e riconoscere lo stravaso, migliorarne la prevenzione e la gestione nei pazienti. Più in particolare: • Ampliare la conoscenza degli infermieri di specifici elementi dello stravaso, incluso il riconoscimento precoce; • Attuare appropriati interventi; • Aggiornare e informare gli infermieri sugli attuali standard di gestione; • Favorire l’adozione di procedure per lo stravaso che concordino con le linee-guida attuali. Ecco una breve descrizione delle sei sezioni del kit. Che cos’è lo stravaso? Stravaso è la fuoriuscita di una sostanza nei tessuti circostanti (1). Nel caso della terapia oncologica, lo stravaso è la fuoriuscita accidentale della chemioterapia dalla sua destinazione (vena) nei tessuti circostanti (2). Una più ampia definizione di stravaso include anche i danni che ne derivano. Il grado di danneggiamento varia da una blanda reazione della cute alla necrosi importante a seconda della sostanza (1-4). I tipi di stravaso sono spiegati nelle lineeguida. Quando accade uno stravaso? Lo stravaso non è così raro come si potrebbe pensare. Nella terapia del cancro gli esperti hanno stimato l’incidenza dei casi tra lo 0,5% e il 6% di tutti gli effetti indesiderati associati al trattamento (4). Considerando però che questi effetti sono frequenti, anche gli stravasi lo diventano (5). Alcuni stravasi sono provocati da un errore nella procedura endovenosa (e.v.) (4,6). I pazienti che ricevono la chemioterapia possono avere molteplici fattori di rischio che rendono l’infusione e.v. difficile e a rischio di stravaso: per esempio, pazienti con vene sottili, fragili e mobili (4). In aggiunta, ci sono fattori associati all’attrezzatura e al materiale usato, o a medicazioni concomitanti. Anche i trattamenti stessi possono incrementare le probabilità di stravaso. I fattori di rischio più comuni sono elencati nelle linee-guida. Che cosa implica uno stravaso? Lo stravaso va evitato. Sebbene non in tutti i casi provochi ulcere o necrosi ulcerato e necrotico, esso porta ancora sofferenze, disagi e conseguenze indirette quali l’arresto del trattamento e la prolungata ospedalizzazione per gestire lo stravaso (3, 4). Gli specifici sintomi dello stravaso e le sue più vaste conseguenze 14 - NEWSLETTER SPRING 2008 sono trattate in questa sezione delle linee-guida e includono i sintomi iniziali, il danno tessutale, la chirurgia, l’impatto sulla terapia per il cancro e altre ancora. Come si riconosce lo stravaso? È essenziale che uno stravaso sia riconosciuto e diagnosticato precocemente. Il modo più efficace è riconoscere e capire tutti i principali segnali e sintomi, che possono essere individuati dalla semplice valutazione visiva del punto d’iniezione e dall’osservazione accurata del dispositivo endovenoso. Quando c’è sospetto di stravaso, è importante escludere altre possibili circostanze, come reazioni infiammatorie o flebiti (4, 6). La qualità della valutazione da parte del personale infermieristico durante la somministrazione di farmaci citotossici gioca un ruolo chiave nella riduzione della frequenza e della gravità degli stravasi vescicanti, dato che il ritardo nel riconoscerli e trattarli accresce la probabilità di sviluppare danno tessutale e necrosi (4, 7). In caso di dubbio fermate la somministrazione e chiedete un consiglio. La scoperta precoce di uno stravaso è spesso basata sui seguenti fattori: ciò che riferisce il paziente, la valutazione visiva, il controllo della linea infusiva e la distinzione tra uno stravaso o altre circostanze. Come si previene lo stravaso? Prevenire è meglio che curare. (8). Il personale che gestisce le terapie endovenose per il cancro deve conoscere le procedure locali e i protocolli, sviluppando una conoscenza delle fasi che vanno intraprese per evitare gli stravasi e le lesioni conseguenti. Questa sezione si trova nelle linee-guida e fornisce consigli per una buona pratica in modo da prevenire gli stravasi e ridurre al minimo le ferite. Come si gestisce lo stravaso? La gestione dello stravaso comprende la scoperta, l’analisi e l’azione. Bisogna sospendere l’infusione, aspirare la maggior parte di quanto iniettato, segnare l’area interessata e poi rimuovere la cannula (continuando ad aspirare dal punto di stravaso), sollevare l’arto interessato, fotografare l’area. Poi, a seconda del farmaco iniettato, bisogna seguire il corretto protocollo determinando le fasi successive. Se il farmaco non è vescicante, l’applicazione di un impacco freddo e il sollevamento dell’arto dovrebbe bastare a limitare gli effetti collaterali (9). Al contrario, lo stravaso di un farmaco vescicante richiede diversi passaggi e differisce a seconda delle categorie di farmaco. Ci sono due principali approcci per limitare il danno causato dallo stravaso: la localizzazione e la neutralizzazione o la dispersione e diluizione (9). La localizzazione e neutralizzazione include l’uso di un impacco freddo per limitare la diffusione dello stravaso. Antidoti come il Savene™ per lo stravaso da antracicline possono essere usati per neutralizzare le azioni vescicanti. La dispersione e diluizione include l’avvio di appropriate misure per lo stravaso degli alcaloidi della vinca, l’uso di compresse tiepide per indurre la vasodilatazione e stimolare il circolo sanguigno nei tessuti che aiuta a disperdere lo stravaso e l’uso di ialuronidasi per diluire quanto iniettato. Gli antidoti sono agenti applicati o iniettati sull’area colpita da stravaso per neutralizzare gli effetti degli agenti infiltranti. Essi formano una parte importante di entrambi le strategie. La tabella sotto riportata, fornisce una rapida consultazione per gli antidoti da usare in caso stravaso. Anche se identificato subito, lo stravaso può dare ulcere e necrosi. Le prime azioni possono limitare il bisogno d’interventi chirurgici (10). Circa un terzo degli stravasi da antracicline dà ulcere, ma la chirurgia non deve essere considerata come trattamento iniziale e primario di scelta. La rimozione chirurgica del danno è indicata quando l’ulcera o il dolore non passano. Riassumendo Per gestire al meglio lo stravaso bisogna considerare le più recenti conoscenze scientifiche, il consenso medico e il trattamento ottimale per il paziente. Queste linee-guida includono le ultime informazioni sullo stravaso, una selezione di protocolli attuali e le linee di condotta dei centri più importanti (9). Seguendo l’esempio esposto in queste linee-guida gli infermieri possono contribuire ad aumentare gli standard di cura nella terapia per il cancro. Imparando a riconoscere effettivamente uno stravaso e conoscendo meglio i protocolli locali per gestirlo, tra cui gli antidoti, gli infermieri possono aiutare a ridurre l’incidenza di questa complicanza nel trattamento del cancro e, in seguito, giocare un ruolo importante nella diffusione dell’uso di questa pratica. Attuando le linee-guida sullo stravaso nella pratica quotidiana, gli infermieri possono fornire più accurate informazioni in conformità alle evidenze cliniche. Farmaco stravasato Antidoto suggerito Livello d’evidenza Consigli Antracicline Savene™ L’efficacia verificata nei rilievi bioptici dello stravaso d’antracicline è stata confermata dai trial clinici 3 giorni di trattamento con Savene™: 1000 mg /m e.v. prima possibile (non più tardi di sei ore)dopo lo stravaso il primo giorno; 1000 mg/m il secondo giorno; 500 mg/m il terzo giorno. Guardare Appendice 4 per maggiori dettagli. DMSO topico Suggerito come possibile antidoto nella letteratura. A causa della mancanza d’evidenze è consigliabile approfondire lo studio Applicarlo localmente prima possibile. Ripetere ogni 8 ore per 7 giorni. Vedere Appendice 5 per maggiori dettagli. Suggerito come possibile antidoto nella letteratura. A causa della mancanza d’evidenze è consigliabile approfondire lo studio Applicarlo localmente prima possibile. Ripetere ogni 8 ore per 7 giorni. Vedere Appendice 5 per maggiori dettagli. A causa della mancanza d’evidenze questo antidoto non è consigliato. 2 ml di una soluzione composta da 4ml di sodio disolfato + 6 ml d’acqua sterile per iniezione sottocutanea. Antracicline Mitomicina C DMSO topico Mecloretamina Sodio tiosolfato (mostarde azotate) Alcaloidi della Vinca Ialuronidasi Taxani Ialuronidasi Bibliografia Suggerito come possibile antidoto nella letteratura. A causa della mancanza d’evidenze è consigliabile approfondire lo studio 150-1500 IU sottocutanee attorno all’area di stravaso. Vedere Appendice 6 per maggiori dettagli. Suggerito come possibile antidoto nella letteratura. A causa della mancanza d’evidenze è consigliabile approfondire lo studio 150-1500 IU sottocutanee attorno Vedere Appendice 6 per maggiori dettagli 1. Jones L,Coe P. Extravasation. Eur J Oncol Nurs 2004;8:355–358. 2. Jackson G,Buter J,Cavenagh J, et al. Consensus opinion on the use of dexrazoxane (Savene™) in the treatment of anthracyclines extravasation.Consensus Meeting Report 2006. 3. Ener RA,Meglathery SB, Styler M. Extravasation of systemic hemato-oncological therapies. Ann Oncol 2004;15:858–862. 4. McCaffrey Boyle D, Engelking C. Vesicant extravasation: myths and realities. Oncol Nurs Forum 1995;22(1):57–67. 5. Weiner MG, Ross SJ,Mathew JI, et al. Estimating the costs of chemotherapy-associated adverse event clusters. Health Serv Outcomes Res Method 2007: In print. 6. Wood LS, Gullo SM. IV vesicants: how to avoid extravasation. Am J Nurs 1993;93(4):42–46. 7. Loth TS, Eversmann WW Jr.Treatment methods for extravasations of chemotherapeutic agents: a comparative study. J Hand Surg 1986;11(3):388–396. 8. Schrijvers DL.Extravasation:a dreaded complication of chemotherapy.Ann Oncol 2003;14(Suppl 3):iii26-iii30. 9. Whiteland M. Policy for the management of extravasation of intravenous drugs. 2001. www.cancerresource.co.uk/nursing%20development s/extravasation%20policy.pdf 10. Rudolph R, Larson DL. Etiology and treatment of chemotheraupeutic agent extravasation injuries: a review. J Clin Oncol 1987;5(7):1116–1126. NEWSLETTER SPRING 2008 - 15 International Symposium 25–28 JUNE 2008 B A R C E L O N A , S PA I N CHAIRS: Mario Dicato, MD Luxembourg Medical Center Luxembourg, Luxembourg Eric Van Cutsem, MD, PhD University Hospital Gasthuisberg Leuven, Belgium visit www.worldgicancer.com for updates and to register Imedex® LLC, 4325 Alexander Dr., Alpharetta, Georgia 30022-3740 USA Tel.: +1 (678) 242 0906, Fax: +1 (678) 242 0920, Email: [email protected], Web: www.imedex.com Introducing Vectibix®: the first 100% human anti-EGFR monoclonal antibody for mCRC* patients with nonmutated (wild type) KRAS1 The power of individualised therapy… NOW IN YOUR HANDS *mCRC: metastatic colorectal cancer Reference: 1.Vectibix® Summary of Product Characteristics 2007. VECTIBIX® (panitumumab) ABBREVIATED PRESCRIBING INFORMATION Please refer to the Summary of Product Characteristics before prescribing Vectibix® (panitumumab). PHARMACEUTICAL FORM: Vectibix® 20 mg/ml concentrate for solution for infusion. Each vial contains 100 mg of panitumumab in 5 ml. Excipients: sodium chloride, sodium acetate trihydrate, acetic acid (glacial [for pH adjustment]), water for injection. INDICATION: Monotherapy for the treatment of patients with EGFR-expressing, metastatic colorectal carcinoma (mCRC) with nonmutated (wild type) KRAS after failure of fluoropyrimidine-, oxaliplatin-, and irinotecancontaining chemotherapy regimens. DOSAGE AND ADMINISTRATION: The recommended dose of Vectibix® is 6 mg/kg of bodyweight given once every two weeks. The recommended infusion time is approximately 60 minutes. Doses higher than 1000 mg should be infused over approximately 90 minutes. CONTRAINDICATIONS: Hypersensitivity to the active substance or to any of the excipients, interstitial pneumonitis or pulmonary fibrosis. © 2007 Amgen. All rights reserved. PMO-AMG-620-2007 SPECIAL WARNINGS AND PRECAUTIONS: Dermatologic reactions: Dermatologic reactions are experienced with nearly all patients (approximately 90%) treated with Vectibix®; the majority are mild to moderate in nature. If a patient develops dermatologic reactions that are grade 3 (NCI-CTC/CTCAE) or higher or considered intolerable, temporarily withhold Vectibix® until the reactions have improved to b grade 2. Once improved to b grade 2, reinstate administration at 50% of the original dose. If reactions do not recur, escalate the dose by 25% increments until the recommended dose is reached. If reactions do not resolve (to b grade 2) or if reactions recur or become intolerable at 50% of the original dose, the use of Vectibix® should be permanently discontinued. Pulmonary complications: If pneumonitis or lung infiltrates are diagnosed, Vectibix® should be discontinued and the patient should be treated appropriately. Hypomagnesaemia: Patients should be periodically monitored for hypomagnesaemia and accompanying hypocalcaemia every 2 weeks during Vectibix® treatment, and for 8 weeks after the completion of treatment. INTERACTIONS: Concomitant use of Vectibix® and IFL or bevacizumab and chemotherapy combinations is not recommended. Increased deaths were observed when panitumumab was administered in combination with bevacizumab and chemotherapy combinations. Patients receiving Vectibix® in combination with IFL regimen, leucovorin and irinotecan experienced severe diarrhoea; therefore administration of Vectibix® in combination with IFL should be avoided. PREGNANCY AND LACTATION: There are no adequate data from the use of Vectibix® in pregnant women. In women of childbearing potential, appropriate contraceptive measures must be used during treatment and for 6 months following the last dose. It is recommended that women do not breast-feed during treatment with Vectibix® and for 3 months after the last dose. UNDESIRABLE EFFECTS: Very common (r 1/10): Rash, erythaema, skin exfoliation, pruritus, dry skin, skin fissures, paronychia, diarrhoea, fatigue, nausea, vomiting, dyspnoea, cough. Common (r 1/100 to < 1/10): Infusion reactions (pyrexia, chills), hypomagnesaemia, hypocalcaemia, hypokalaemia, dehydration, headache, conjunctivitis, growth of eyelashes, increased lacrimation, ocular hyperaemia, dry eye, eye pruritus, stomatitis, mucosal inflammation, onycholysis, hypertrichosis, alopecia, nasal dryness, dry mouth. PHARMACEUTICAL PARTICULARS: Store in a refrigerator (2°C – 8°C). Do not freeze. Store in the original carton in order to protect from light. Chemical and physical in-use stability has been demonstrated for 24 hours at 25°C. Vectibix® should be diluted in 0.9% sodium chloride injection using aseptic conditions. LEGAL CLASSIFICATION: Medicinal product subject to medical prescription. MARKETING AUTHORISATION HOLDER: Amgen Europe B.V., Minervum 7061, NL-4817 ZK Breda, The Netherlands. Further information is available from Amgen (Europe) GmbH, Dammstrasse 23, PO Box 1557, Zug, Switzerland, CH-6301. Additional information may be obtained from your local Amgen office. Marketing Authorisation Number 100 mg vial: EU/1/07/423/001 World Cancer Congress 27-31 August 2008 Geneva, Switzerland “Towards true cancer control” Organized by International Union Against Cancer Programme now online ! www.uicc-congress08.org Supported by EONS News EONS è lieta di annunciare ancora nuove affiliazioni di organizzazioni di ambito oncologico. La prima è la Maltese Oncology Nursing Association (MONA), divenuta Full member di EONS. Stiamo anche collaborando con la MDS Foundation (European Office), la Semmelweis University, Faculty of Health Sciences (Ungheria) e il TAWAM Hospital (Abu Dhabi), divenuti Associate members. Kristin Wolden è la nuova presidente della Norwegian Society of Nurses in Cancer Care. A nome del Consiglio EONS, vogliamo darle il benvenuto in EONS e augurarci una stretta collaborazione. Salutiamo invece Ingrid Lotsberg Noras, sua predecessora, ringraziandola per il suo contributo e sostegno a EONS. L’European Association for NeuroOncology (EANO) organizzerà il proprio 8° congresso dal 12 al 14 settembre p.v. a Barcellona, in Spagna. Vi si terrà una sessione infermieristica venerdì 12 settembre 2008. Maggiori informazioni su congresso e programma si possono trovare all’indirizzo www.eano.eu. I corsi aggiornati TITAN 2008 sono pronti! Gli apprezzatissimi corsi TITAN continuano a crescere e a svilupparsi. I materiali di TITAN 2008 sono stati aggiornati in risposta alle impressioni di partecipanti e organizzatori dei corsi, secondo le ultime informazioni scientifiche. Tra le novità: • Tutti i corsi in un unico DVD. • Presentazioni aggiornate con revisioni di letteratura attuale. • Domande a scelta multipla. • Casi clinici. • Processo applicativo più semplice. Pertanto, non esitate se volete prendere parte a questo programma innovativo – sponsorizzato da Amgen (Europe) GmbH che ha lo scopo di migliorare la prevenzione, il rilevamento e la gestione delle tossicità ematologiche in Europa. Per maggiori informazioni su TITAN e sull’organizzazione (o partecipazione) di un corso TITAN 2008, contattate Rudi Briké ([email protected]) o visitate la pagina TITAN sul sito web EONS all’indirizzo: www.cancerworld.org/EONS. Accreditamento: Sanofi-Aventis: EONS Nursing Educational event: Curing & Caring in Breast Cancer, durante il congresso ECCO 14, 23/09/07. Salzburger Landeskliniken Betriebsgesellschaft mbH: Weiterbildung Onkologische Pflege. Corso maggiore. Maggiori informazioni: www.salk.at König & May GbR: Weiterbildungslehrgang für Pflegekrafte in der ambulanten onkologische Pflege. Programma educazionale di studio. Maggiori informazioni: www.km-potsdam.de ESO/EONS, European School of Oncology: 2° Masterclass in Oncology Nursing. Evento formativo - Sofia, Bulgaria, Marzo 2008. Maggiori informazioni: www.cancerworld.org TITAN 2008. Iniziativa di addestramento (materiali aggiornati) Maggiori informazioni: www.cancerworld.org/eons Candidature 2008 L’EONS Excellence in Patient Education Award nasce per incoraggiare approcci creativi e innovativi allo sviluppo di strumenti formativi per utenti. L’EPE Award premia gli infermieri o le organizzazioni che sono eccelsi nelle delucidazioni ai pazienti oncologici circa la malattia e le cure. Il vincitore riceverà: Un attestato e un premio in denaro di 2000 Euro. Il diritto di stampare il logo del premio sugli strumenti premiati. Il premio è sponsorizzato da Amgen (Europe) GmbH Scadenza delle candidature: 2 giugno 2008. Per ulteriori informazioni sul premio, potete contattare EONS: Tel: +32 2 7799923 – Email: [email protected] Il modulo per candidarsi deve essere scaricato dal sito web EONS: http://www.cancerworld.org/eons NEWSLETTER SPRING 2008 - 19 Il trattamento delle metastasi del cancro colorettale Eric van cute, MD. PhD, Digestive Oncology Unit, University Hospital Gasthuisberg, Leuven, Belgio Introduzione Il cancro colo rettale è una delle cause di tumori più comuni a livello mondiale ed è nel mondo occidentale una delle cause più frequenti di mortalità per cancro (1) Approssimativamente il 50% dei pazienti con CRC svilupperà metastasi. La maggior parte dei pazienti con metastasi da cancro colo rettale moriranno per la loro patologia. La chemioterapia è la base della terapia per i pazienti con metastasi CRC. La resezione chirurgica di metastasi resecabile di fegato o di polmone porta ad una prolungata sopravvivenza libera da malattia ed una sopravvivenza di 5 anni del ± 30%. La chirurgia di metastasi è sfortunatamente possibile solo in un piccolo numero di pazienti. Agenti citotossici nel cancro colo rettale metastatico Beneficio di una chemioterapia palliativa. Non trattati, i pazienti con metastasi CRC hanno in media una sopravvivenza di 5 – 6 mesi. È stato dimostrato in studi randomizzati che la chemioterapia per cancro colo rettale metastatico prolunga la sopravvivenza e mantiene o migliora la qualità della vita (2-4). in questi studi fu utilizzata la chemioterapia basata sul vecchio 5-FU-. In media La sopravvivenza dei pazienti trattati con la chemioterapia era all’incirca di 12 mesi rispetto ai 5- 6 mesi dei gruppi con le migliori terapie di supporto(2).Uno studio multicentrico randomizzava pazienti asintomatici con CRC avanzato o in iniziale chemioterapia con methotrexate, 5 –FU ed acido folico somministrata per 6 mesi o in attesa di chemioterapia solo dopo la comparsa dei sintomi. La sopravvivenza complessiva era significativamente più lunga nel secondo gruppo, tuttavia gli intervalli di osservazione sono stati relativamente lunghi, e più di un terzo del gruppo di osservazione non ha mai ricevuto chemioterapia ( 3). Cicli di 5- Fluorouracile/acido folico Il 5-fluoracile è stata la terapia di appoggio per il cancro colo rettale per più di 40 anni. Le maggiori tossicità dose limitanti dei comuni cicli sono mucosite, diarrea, eritema plantare e palmare e lieve mielosoppressione. Il trattamento standard per il CRC è stato per molti anni in un ciclo di 5-Fu a bolo. Parecchi studi clinici, utilizzando rigorose definizioni di risposta, hanno suggerito che l’andamento della risposta alla somministrazione del singolo agente 5-FU è approssimativamente del 10%. La combinazione di 5-FU con acido folico (FA) ha dimostrato di aumentare l’attività di 5-FU. Generalmente, i cicli con infusione sono una delle migliori vie di somministrazione per il 5FU/FA perché il range di risposta è più alto, il tempo per la progressione del tumore è più lungo e le tossicità sono meno pronunciate (meno mucositi, leucopenia e neutropenia). L'andamento di sopravvivenza in media per i cicli in infusione non sono più lunghi rispetto ai cicli in bolo. Nuovi agenti citotossici CPT- 11 o irinotecan è una camptotechina analoga che inibisce la topoisomerasi I del DNA che induce rotture del singolo filo conduttore ed arresto di replicazione del DNA. L’Oxaliplatino è un platino analogo di terza generazione che induce legami contrari di DNA e la morte delle cellule apoptotiche. Studi di irinotecan ed oxaliplatino in pazienti refrattari al 5-FU/FA hanno dimostrato 20 - NEWSLETTER SPRING 2008 l’attività di questi farmaci nel trattamento di seconda linea (4,5). Due studi fondamentali su l’irinotecan versus le migliori cure di supporto e si irinotecan versus il 5 FU/FA in infusione hanno dimostrato un beneficio in termine di sopravvivenza per l’irinotecan nel trattamento di seconda linea di pazienti con cancro colo rettale resistente al 5 FU/FA (6,7). La qualità di vita dei pazienti con irinotecan era superiore rispetto alle migliori cure di supporto ed era paragonabile alla qualità di vita dei pazienti trattati con 5 FU/FA somministrato in infusione. I risultati di studi clinici hanno dimostrato che la combinazione del trattamento è più attiva del 5FU/FA da solo ed è perciò accettato che il trattamento combinato è l’opzione standard nel trattamento di prima linea del cancro colo rettale avanzato. Tuttavia, questi studi non rispondono alla domanda se tutti i pazienti potrebbero essere trattati dapprima con un ciclo combinato 5FU/FA/irinotecan o 5 FU/FA/oxaliplatino o con 5 FU/FA soltanto. Inoltre, questi studi hanno anche mostrato che sebbene il numero degli effetti collaterali fosse più alto nel trattamento combinato il tipo di effetto collaterale era accettabile e controllabile e non influenzava la qualità di vita del paziente. Come schemi di trattamento per CRC metastatico, uno studio americano ha confrontato lo schema (bolo 5-FU/FA +irinotecan) con l’infusione di 5-FU/FA +oxaliplatino (FOLFOX) e con oxaliplatino ed irinotecan nel trattamento di prima linea del cancro metastatico colo rettale. L’andamento della risposta, il tempo di progressione del tumore e la sopravvivenza sono stati significativamente più alti e lunghi per lo schema FOLFOX rispetto allo schema IFL (8). Inoltre lo schema FOLFOX induceva meno effetti collaterali. L’oxaliplatino/5-Fu/Fa ed irinotecan/5-FU/FA sono generalmente come opzioni nel trattamento di prima linea del CRC metastatico perché essi forniscono simile efficacia ma con un diverso profilo di sicurezza: l’oxaliplatino porta ad una neuro tossicità cumulativa e l’irinotecan può portare diarrea ed alopecia. Fluoropiramidine orali È stato dimostrato che le fluoropiramidine orali sono almeno altrettanto attive rispetto al 5-Fu endovena (9-13). Tre fluoropiramidine orali sono state ampiamente indagate nel cancro colo rettale: UFT, eniluracil e capecitabine. UFT è una combinazione di uracile e tegafur ( un derivato di 5. FU). L’Uracile è un normale substrato per dihydropiridine deidrogenasi (DPD) e blocca l’azione di quest’enzima permettendo l’assorbimento di tegafur e la disponibilità di concentrazioni di plasma in modo biologico di 5-FU.UFT è stato abitualmente somministrato con compresse di leucovorin (LV = acido folico). L’Eniluracil è un inibitore diretto di DPD ed è somministrato oralmente con il m5FU orale; è stato, tuttavia, ritirato dal mercato a causa di effetti collaterali inaccettabili. La Capecitabine è un derivato del 5-FU che può essere assorbito attraverso la mucosa intestinale e convertita in 5-FU. Le fluoro pirimidine orali hanno un’attività simile al bolo di 5-FU/FA ma hanno meno tossicità. Riassunto. Agenti citotossici • I punti in breve sugli agenti citotossici utilizzati nel trattamento del cancro colo rettale sono i seguenti: • X i cicli di infusione di 5-FU/FA sono una via di somministrazione migliore rispetto ai cicli in bolo. • La combinazione di due agenti citotossici è più attiva nella prima linea di CRC metastatico rispetto al 4-FU/FA da soli. La combinazione di un ciclo con tre agenti citotossici non può essere sopportato dal punto di vista clinico. • La combinazione di 5-FU/FA/irinotecan e 5-FU/FA/oxaliplatino ha evidenziato simile efficacia nel trattamento di CRC metastatico, ma con un profilo di sicurezza differente. • Le fluoro pirimidine sono almeno altrettanto attive quanto il 5FU/FA. Studi hanno dimostrato simile efficacia della combinazione capecitabine ed oxaliplatino rispetto a IV 5-FU/LV/oxaliplatino.Il ciclo ottimale di capecitabine più irinotecan è ancora sono indagine. • Un trattamento secondario è indicato nei pazienti in progressione di malattia che sono in un relativo buono stato di salute. Nei pazienti che mostrano una scarsa risposta all’oxaliplatino, l’irinotecan o la combinazione di 5-FU/FA/irinotecan sono delle opzioni. • Nei pazienti che mostrano una scarsa risposta all’irinotecan, il 5FU/FA/oxaliplatino è una ragionevole opzione. Nei pazienti con CRC metastatico, i tre agenti citotossici disponibili( fluoro pirimidine, irinotecan ed oxaliplatino) hanno dimostrato di aumentare soprattutto la sopravvivenza. Terapie target per il cancro colo rettale metastatico Agenti biologici più recenti sono entrati nell’area clinica per il trattamento del trattamento del cancro del colon retto. Due terapie target sono state utilizzate nel CRC. Il recettore del fattore di crescita dell’epiderma (EGFR) ed il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF). Inibitori dell’angiogenesi Bevacizumab Il Bevacizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che si concentra e si fissa al fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF),inattivando conseguentemente questo fattore di crescita prima che si possa fissare al suo recettore designato. VEGF è un componente centrale nel processo dell’angiogenesi, o lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. Studi randomizzati hanno dimostrato che il bevacizumab, quando combinato con l’irinotecan più bolo di 5-FU/LV (IFL) nel trattamento di prima linea di CRC metastatico e FOLFOX nel trattamento di seconda linea, porta ad incrementi in termini di sopravvivenza, sopravvivenza libera da progressione di malattia I(PFS) e risposta rispetto ad una sola chemioterapia citotossica (14,15). Altri studi hanno evidenziato che il bevacizumab aumenta l’efficacia di un trattamento attivo nel trattamento di prima linea di CRC metastatico. Il trattamento con bevacizumab può essere continuato fino a progressione di malattia e può essere somministrato dopo l’interruzione di agenti citotossici. Le tossicità più comunemente associate alla chemioterapia, come la nausea, il vomito, la diarrea, la citopenia e l’astenia, non si verificano cosi severamente con il bevacizumab. Si può notare,però, che il bevacizumab non ha dimostrato attività come singolo agente nel cancro colo rettale. Gli effetti collaterali associati al bevacizumab sono: ipertensione, proteinuria, trombosi arteriose, sanguinamenti della mucosa (principalmente epistassi), e difficoltà di guarigione di ferita. Il rischio di trombosi arteriosa è aumentato nei pazienti con più di 65 anni e nei pazienti con storia di trombosi arteriosa (16). Non c’è nessun’evidenza nel sostenere l’uso di bevacizumab nella terapia adiuvante. Risultati di studi fino a qui suggeriscono che l’individuazione di pazienti che potrebbero beneficiare di una terapia a base di bevacizumab dovrebbe tener conto del giudizio individuale della valutazione delle tossicità sviluppate nel paziente e del potenziale per risultati di efficacia positivi. Inibitori del EGFR Cetuximab Cetuximab è un anticorpo monoclonale chimerico che si lega selettivamente al recettore del fattore di crescita dell’epiderma (EGFR). Studi preclinici hanno indicato che il cetuximab aveva un’attività modesta del singolo agente in vivo ed in vitro ma aveva un’attività più significativa quando combinato con agenti citotossici. NEWSLETTER SPRING 2008 - 21 Lo studio BOND ha fornito una forte conferma di evidenza dell’attività di cetuximab nel cancro colo rettale (17). I tassi di risposta sono stati 23% per cetuximab/irinotecan ed 11% per cetuximab da solo. Si potrebbe notare che i pazienti di entrambi le braccia ricevevano cetuximab, cosi questo studio non è in nessun modo una valutazione di se il cetuximab conferisce o no un vantaggio in termine di sopravvivenza. A questa questione è stato risposto da uno studio dei gruppi Canadese ed Australiano. Questi gruppi hanno evidenziato che nel colon retto refrattario alla chemioterapia, il cetuximab più una buona terapia di supporto (BSC) aumenta la sopravvivenza rispetto a BSC da sola(18). Panitumumab ed altri agenti EGFR bersagli Panitumumab, formalmente conosciuto come ABX-EGF, è un anticorpo monoclonale pienamente umanizzato che colpisce anche le EGFR. Uno studio randomizzato fase III di panitumumab più BSC confrontato con solo BSC in pazienti con EGFRoxiliplatino manifesti – e pazienti refrattari ad irinotecan mostrava una progressione significativamente più lunga di sopravvivenza libera da progressione di malattia nei pazienti trattati con panitumumab (19). L’efficacia e la sicurezza di altri due agenti diretti verso EGFR (EMD 72000) e gefitinib nel trattamento del cancro colo rettale sono attualmente investigati in studi clinici. Sfide con anticorpi anti- EGFR. Una sfida cruciale per clinici e ricercatori e di dimostrare quali sono i pazienti che più probabilmente risponderanno ai cicli con bevacizumab e agli anticorpi anti- EGFR cetuximab e panitumumab. Una seconda sfida per il futuro è di trovare una risposta alle domande strategiche. qual’è la migliore combinazione di agenti, qual’è la migliore sequenza di somministrare questi agenti, e qual è l’uso ottimale dei differenti agenti citotossici in combinazione con i vari biologici nel CRC. In termini di trattamento di tutti i tipi di cancro, un’importante sfida è capire maggiormente perché tumori che inizialmente rispondono ad una combinazione di citotossici e biologici possono diventare resistenti a questa combinazione. Per chiarire le cause fondamentali, occorre esaminare biopsie tumorali sequenziali e prelievi di sangue e plasma eseguiti prima, durante e dopo il trattamento per marcatori molecolari che possano spiegare la causa di resistenza acquisita al trattamento. La sola opzione per curare i pazienti con cancro colo rettale metastatico è la possibilità di resezione della malattia metastatica. La resezione delle sole metastasi epatiche è diventa una pratica standard con una sopravvivenza di lungo termine nel 25% - 35% dei pazienti selezionati. I pazienti con metastasi inizialmente non resecabili che sono metastasi resecabili con trattamento sistemico hanno una simile possibilità di sopravvivenza a lungo termine dopo resezione (20,21). Per questi pazienti è importante definire quale combinazione di citotossici e biologici ha la più alta probabilità di procurare una regressione del tumore che possa intensificare la resezione delle metastasi. La valutazione della sicurezza è molto importante in questa regolazione dal momento che non è chiaro attualmente quale impatto avranno gli inibitori dell’angiogenesi su complicanze postoperatorie e cicatrizzazione di ferite. La società in generale e gli economisti della salute stanno fronteggiando una sfida futura per scoprire i modi per far fronte ai 22 - NEWSLETTER SPRING 2008 costi del trattamento di metastasi del cancro colo rettale che sono in rapidissima ascesa. Come al solito, identificando quali pazienti beneficeranno maggiormente da quell’opzione di trattamento diventa cruciale. In conclusione, I biologici hanno chiaramente aumentato le opzioni terapeutiche dei pazienti con cancro colo rettale metastatico ed offrono la possibilità di prolungare la sopravvivenza. La principale sfida ad esse è di implementare le strategie in quei pazienti che possono essere selezionati, basate su caratteristiche molecolari e /o importanza farmacologica, cosi che i nuovi farmaci e le risorse possano essere utilizzate ottimamente per i nostri pazienti con metastasi da cancro del colon retto. Bibliografia 1. Ferlay J. Autier P, Boniol M, Heanue M, Colombet M, Boyle P. Estimates of the cancer incidence and mortality in Europe in 2006. Ann Oncol 2007; 18: 581-592. 2. Scheithauer W, Rosen H, Kornek G, et al. Randomised comparison of combination chemotherapy plus supportive care with supportive care alone in patients with metastatic colorectal cancer. Brit Med J 1993; 306: 752-755. 3. Nordic Gastrointestinal Tumor Adjuvant Therapy Group. Expectancy or primary chemotherapy in patients with advanced asymptomatic colorecal cancer: a randomized trial. J Clin Oncol 1992; 10: 904-911. 4. Van Cutsem E, Cunningham D, Ten Bokkel Huinink W et al. Clinical activity and benefit of irinotecan (CPT-11) in patients with colorectal cancer truly resistant to 5-fluorouracil (5-FU). Eur J Cancer 1999; 35: 54-59. 5. Maindrault-Goebel F, Louvet C, André T, et al. Oxaliplatin added to the simplified bimonthly leucovorin and 5-fluorouracil regimen as second-line therapy for metastatic colorectal cancer (FOLFOX6). Eur J Cancer 1999; 35: 1338-1342. 6. Cunningham D, Pyrhönen S, James R et al. Randomised trial of irinotecan plus supportive care versus supportive care alone after fluorouracil failure for patients with metastatic colorectal cancer. Lancet 1998; 352: 1413 - 1418. 7. Rougier P, Van Cutsem E, Bajetta E et al. Randomised trial of irinotecan versus fluorouracil by continuous infusion after fluorouracil failure in patients with metastatic colorectal cancer. Lancet 1998; 35: 1407 - 1412. 8. Goldberg R, Sargent D, Morton R et al. A randomized controlled trial of fluorouracil plus leucovorin, irinotecan, and oxaliplatin combinations in patients with previously untreated metastatic colorectal cancer. J Clin Oncol 2004; 22: 23 - 30. 9. Hoff P, Ansari R, Batist G et al. Comparison of oral capecitabine v intravenous 5-fluororuacil plus leucovorin (Mayo Clinic Regimen) as first-line treatment in 605 patients with metastatic colorectal cancer: results of a randomized phase III study. J Clin Oncol 2001; 19: 2282 - 2292. 10.Van Cutsem E, Twelves C, Cassidy J et al. Oral capecitabine compared with intravenous 5fluorouracil plus leucovorin (Mayo Clinic Regimen) in patients with metastatic colorectal cancer: results of a large phase III study. J Clin Oncol 2001; 19: 4097 - 4106. 11. Van Cutsem E, Hoff P, Harper P et al. Oral capecitabine versus intravenous 5-fluorouracil and leucovorin: integrated efficacy data and novel analyses from two large, randomised, phase III trials. Br J Cancer 2004; 90: 1190 – 1197. 12. Douillard JY, Hoff P, Skillings J et al. Multicenter phase III study of uracil/tegafur and oral leucovorin versus fluorouracil and leucovorin in aietns with previuously untreated metastatic colorectal cancer. J Clin Oncol 2002; 20: 3605 - 3616. 13. Carmichael J, Popiela T, Radstone D et al. Randomized comparative study of tegafur/uracil and oral leucororin versus parenteral fluorouracil and leucovorin in patients with previously untreated metastatic colorectal cancer. J Clin Oncol 2002; 20: 3617 - 3627. 14. Hurwitz H, Fehrenbacher L, Novotny W et al. Bevacizumab plus irinotecan, fluorouracil, and leucovorin for metastatic colorectal cancer. N Engl J Med 2004: 350: 2335 - 2342. 15. Giantonio B, Catalano P, Meropol N, et al. Bevacizumab in combination with oxaliplatin, fluorouracil, and leucovorin (FOLFOX4) for previously treated metastatic colorectal cancer: results from the Eastern Cooperative Oncology Group Study E3200. J Clin Oncol. 2007;25: 1539-1544. 16. Ince W, Jubb A, Holden S et al: Association of k-ras, b-raf, and p53 status with the treatment effect of bevacizumab. J Natl Cancer Inst 2005; 97: 981 - 989. 17. Cunningham D, Humblet Y, Siena S et al.: Cetuximab monotherapy and cetuximab plus irinotecan in irinotecan-refractory metastatic colorectal cancer. N Engl J Med. 2004; 351: 337 - 345. 18. Jonker D, Karapetis C, Moore M, et al. Randomized Phase III trial of cetuximab monotherapy plus best supportive care (BSC) versus BSC alone in patients with pretreated metastatic epidermal growth factor receptor (EGFR)-positive colorectal carcinoma: A trial of the National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group (NCIC CTG) and the Australasian Gastro-Intestinal Trials Group (AGITG). http://www.aacr.org AACR Annual meeting 2007. abstract. 19. Van Cutsem E, Peeters M, Siena S, et al. Open-label phase III trial of panitumumab plus best supportive care compared with best supportive care alone in patients with chemotherapyrefractory metastatic colorectal cancer. J Clin Oncol. 2007; 25: 1658-1664. 20. Van Cutsem E, Nordlinger B, Adam R, et al. Towards a pan-European consensus on the treatment of patients with colorectal liver metastases. Eur J Cancer. 2006; 42:2212-2221. 21. Nordlinger B, Van Cutsem E, Rougier P, et al. Does chemotherapy prior to liver resection increase the potential for cure in patients with metastatic colorectal cancer? A report from the European Colorectal Metastases Treatment Group. Eur J Cancer. 2007; 43: 2037-2045. www.cancerworld.org/eons Nuova versione Gruppo Comunicazione dell’EONS Probabilmente non è del tutto corretto chiedere ai soci dell’EONS se visitino il sito web dell’EONS oppure quanto spesso lo fanno. Sappiamo che il sito è usato regolarmente da infermieri di oncologia non solo in Europa, ma anche in tutto il mondo, per accedere a informazioni: ma quanti di voi sanno che il nostro sito web celebrerà quest’anno i suoi 8 anni di esistenza? Per quelli di voi che lo hanno seguito fin dal suo esordio nel 2000, sarà piacevole constatare l’attuale livello di elaborazione delle pagine e che siamo in grado di offrire ai nostri visitatori informazioni aggiornate al solo tocco di un pulsante. Alcuni di voi possono ricordare come fossero le pagine EONS di 8 anni fa e ricordare un tempo in cui il sito non era minimamente user friendly come invece è nell’attuale veste. Abbiamo lavorato con almeno 3 differenti agenzie di supporto tecnico per arrivare al prodotto che vedete ora. La collaborazione con queste agenzie non è sempre stata facile: immaginate di ricevere suggerimenti tecnici da un esperto di IT la cui lingua principale sia l’italiano, che la vostra lingua madre sia un dialetto olandese e che siete un infermiere specializzato in oncologia con un livello amatoriale di conoscenza di tecnologie informatiche! Se l’EONS è presente su internet è grazie alla generosità dell’European School of Oncology (ESO) che ospita il portale europeo del cancro. Senza il supporto dell’ESO, nel corso di questi anni, oggi non avremmo potuto essere qui. Il sito dell’EONS offre molte informazioni con una navigazione semplice. Per esempio la Home Page conduce alla sezione News Bulletin. Se il vostro tempo internet è limitato, leggere questa sezione dovrebbe essere la vostra prima, e forse sola, sosta. Qui troverete brevi informazioni sulle attività e sugli eventi dell’EONS, importanti informazioni sulle scadenze per la registrazione a conferenze o per la presentazione di richieste e un alert che richiama l’attenzione sulle novità del sito. Dalla Home Page potete accedere anche alla versione più aggiornata dell’EONS Newsletter o avere informazioni sull’European Journal of Oncology Nursing (EJON), il giornale ufficiale dell’EONS. Se siete appassionati di storia, o se volete informare un collega sull’EONS, allora le pagine About EONS sono quello che fa per voi. D’altra parte, se volete aiutare lo sviluppo post-base dell’educazione al nursing oncologico, allora vi interesserà girare fra le pagine di Education and Accreditation Information dove potrete trovare la più popolare novità del sito dell’EONS, il Post- Base Core Curriculum. State cercando finanziamenti per un progetto di ricerca o volete segnalare un collega per conseguimenti rilevanti in nursing oncologico? Allora fate rotta sulle pagine Awards dove troverete quanto vi serve sapere sulle borse di studio o sui premi di riconoscimento dell’EONS. Ultimo, ma non per importanza, sul sito dell’EONS troverete informazioni per i soci e links a organizzazioni nazionali di nursing oncologico e risorse sul cancro. Noi, i soci del gruppo comunicazione dell’EONS, siamo molto orgogliosi dei progressi che abbiamo fatto nello sviluppo del sito web per andare incontro ai bisogni dei soci. All’età di 8 anni, tuttavia, il sito deve ancora da crescere. Per esempio la sezione Research è ancora in fase di sviluppo. Da anni discutiamo l’idea di una sezione riservata ai soci accessibile tramite password. Ci sono pro e contro nell’avere una sezione riservata e sono ben accetti suggerimenti da parte dei soci su questa iniziativa. Una visita a www.cancerworld.org/eons è gradita. Il nostro consiglio: visitatelo spesso, siamo certi che scoprirete qualcosa di nuovo nel sito NEWSLETTER SPRING 2008 - 23 Il ruolo dell’Infermiere Specialista di cancro colorettale. Roni Cummings Colorectal Nurse Specialist. Guys & St Thomas Hospital Foundation Trust, London, England Il cancro colorettale è la seconda più comune causa di morte in Inghilterra e nel Galles, con circa 35000 nuovi casi all’anno e un tasso di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 40% (Association of Coloproctology of Great Britain and Ireland – ACPGBI, 2001; Centre for Reviews and Dissemination - CRD, 2004). Quasi 21000 di questi tumori sono nel colon e i restanti nel retto. (Cancer research UK, 2006). Sebbene l’incidenza del cancro colorettale sembri essere in aumento, i miglioramenti nelle tecniche chirurgiche e nei trattamenti adiuvanti hanno contribuito al declino del tasso di mortalità attuale nell’UK (Dunlop, 2001). Il percorso del paziente con cancro colorettale è spesso stressante e preoccupante, porta a sensazioni di paura e di ansia. Questo può essere il risultato di varie analisi in corso prima di un diagnosi definitiva, nell’attesa che la cura inizi o per la preoccupazione sull’esito della cura stessa. L’Infermiere Specialista Clinico (CNS) è di solito presente nel momento in cui il paziente è informato della diagnosi di cancro colorettale. Sostiene e comunica con il paziente per tutto il periodo della diagnosi e delle scelte del trattamento. I pazienti con recente diagnosi di cancro hanno bisogno di supporto per affrontare le molte paure e le ansie che dovranno affrontare durante questa esperienza. Il sostegno offerto dal CNS è prezioso nell’aiutare i pazienti a mantenere il controllo, a comprendere meglio la propria situazione e a essere partecipi nei piani di trattamento (Sawyer 2000). In base ai 10 Ruoli Chiave delineati dal Chief Nurse nel piano sanitario nazionale (DOH 2000), gli infermieri stanno sviluppando ed estendendo il loro ruolo nella pratica. La ricerca ha dimostrato che i pazienti apprezzano l’opportunità di discutere le loro ansie con un esperto della malattia e valutano fortemente la continuità delle cure e le rassicurazioni offerte dalle visite ambulatoriali (Cox and Wilson 2003, Taylor and Cardy 2003). Questo è un percorso complesso per il paziente e l’obiettivo dell’infermiere specializzato è che il paziente lo completi assecondandone le necessità e bisogni. Presso la Guys and St Thomas’ (GSTFT) NHS Foundation Trust l’Infermiere Specialista fornisce un servizio diverso al malato affetto da cancro colorettale che è stato visitato e assistito nella Fondazione (CRC). Gli elementi chiave di questi servizi includono: 1. Organizzazione della giornata del paziente Nel 2007 al Guys & St. Thomas’ sono state eseguite circa 187 resezioni di nuovi cancri al colon. In questo contesto, è richiesto un grande sforzo di coordinamento per far sì che questi pazienti siano curati tempestivamente e che tutti gli obiettivi del trattamento vengano perseguiti in base alle linee guida direttrici prefissate. In questo processo i ruoli chiave del CNS includono: • assistenza nel coordinamento degli incontri multidisciplinari (MDT). L’ MDT garantisce che tutti i casi di tutti pazienti vengano discussi e formulati i relativi piani di cura; • l’informazione circa i relativi piani di trattamento al paziente e a coloro che se ne occupano; 24 - NEWSLETTER SPRING 2008 • la valutazione clinica per assicurare che il caso del paziente sia ridiscusso nel tempo, se necessario; • la gestione dei singoli casi. Nell’ambito del team multidisciplinare il CNS rappresenta una valida risorsa nei trattamenti al colon-retto, migliorando la qualità dell’assistenza. Con un’adeguata preparazione e protocolli sviluppati appropriatamente, delle cliniche gestite da infermieri indipendenti aiutano a ridurre in modo significativo i tempi di attesa per i nuovi pazienti e per quelli già assistiti (Lewis M et al 2006). 2. Consulenza e sostegno Sebbene sia difficile quantificare, il CNS dedica gran parte del suo tempo a sostenere i pazienti e le loro famiglie. Il sostegno include il tempo dedicato ai pazienti affinché essi possano esprimere le proprie preoccupazioni e paure. Questo può succedere in ogni momento durante il percorso del paziente durante la sua malattia – dalla diagnosi alla fine dell’assistenza. È necessaria una valutazione clinica per far ricorso alle altre discipline quali il Team delle Cure Palliative, i Servizi Sociali di Counselling. Questo vuol dire che le risposte dei pazienti indicano che essi trovano estremamente difficile affrontare una diagnosi di cancro senza il sostegno del CNS che li guida in un periodo estremamente difficile. 3. Fornire informazioni Tutti i nuovi pazienti sono visitati nell’ambulatorio del loro medico curante e dal CNS. Questa è un’opportunità per il paziente e i parenti di fare domande al team e per il team di informare il paziente dei futuri piani di cura. Oltre a tutto ciò il CNS visita i pazienti interni regolarmente. Lo scopo di queste visite è: • Provvedere a sostenere e incoraggiare il paziente. • Collegarsi con lo staff del reparto. • Fornire informazioni specialistiche per quanto riguarda il cancro colorettale e insegnare sulla base delle evidenze. • Fornire informazioni scritte ai pazienti e allo staff relativo. • Agire in autonomia, ricorrendo all’infermiere senior quando richiesto. 4. Insegnare Un elemento fondamentale del CNS è la responsabilità di insegnare agli altri professionisti. Questo ruolo si ottiene attraverso: • insegnamento informale sul campo allo staff e ai pazienti; • insegnare e provvedere ai nuovi membri dello staff sull’induzione dei programmi; • insegnare agli studenti su basi informali; • insegnare agli altri componenti del team di salute multidisciplinare È importante che l’Infermiere Clinico Specialista (CNS) fornisca ai nostri pazienti un’assistenza di qualità fondata sull’evidenza. Per poter adempiere a tali compiti in modo efficace e assolvere i nostri obblighi d’insegnamento, come accennato in precedenza, è importante che noi possiamo usufruire di un aggiornamento continuo sia sul piano generale che su una specifica sfera di specialisti di nursing. 5. Ricerca È importante che il CNS sottoponga regolarmente a controllo il suo lavoro. Per esempio, nell’estate del 2007, ho svolto un’indagine attraverso un questionario per valutare il servizio offerto dallo staff colorettale. L’indagine sulla soddisfazione del paziente ha rivelato che: • al 95% dei pazienti sono stati forniti dei dettagli dal CNS (il resto non ne era certo); • il 100% di questi pazienti hanno avuto contatti con il loro CNS; • il 100% dei pazienti hanno trovato utili questi contatti; • il 62% dei pazienti ha contattato direttamente il CNS per discutere di preoccupazioni e problemi • il 100% di questi pazienti ha trovato utile tutto ciò. 6. Clinica guidata da infermieri. Murray (1997) and Shaw (2000) affermano che i pazienti vedono gli infermieri più empatici alle loro necessità, hanno più tempo per l’ascolto e la percezione e forniscono una migliore informazione e comunicazione piuttosto che i medici. Il follow-up post-operatorio dei pazienti operati di carcinoma fino a poco tempo fa è stato tradizionalmente riservato ai medici negli ambulatori. Un crescente numero di infermieri specialisti nel cancro colorettale stanno ora gestendo il follow-up clinico basato sul modello di supporto di Taylor K, Cardy C (2003), sebbene ciò continui a essere argomento di discussione. Il follow-up viene criticato perché fornisce scarse prove a sostegno dei benefici della sopravvivenza; tuttavia uno studio conclude che i benefici di un controllo regolare che includa controlli ematici, colonscopie e indagini radiologiche ha una effetto più che positivo sui tassi di sopravvivenza (Jeffery GM et al., 2002). La clinica guidata da infermieri provvede a questa continuità di cura, alla gestione del sintomo, alla valutazione della malattia e del supporto psicologico. Vengono eseguiti i protocolli di follow-up per individuare precocemente malattie ricorrenti o di natura metastatica. La clinica ambulatoriale forma una larga e soddisfacente parte del mio ruolo. I pazienti, nel post-operatorio sono visti inizialmente per quattro settimane dopo l’intervento, poi sei mesi dopo nel primo anno, infine una volta all’anno per i quattro anni successivi. Durante queste consultazioni, se necessario, chiedo delle altre analisi, come precedentemente indicato. 7. Richiesta di ulteriori indagini. L’infermiere CNS è in grado di indagare sotto la supervisione e il sostegno della guida clinica. Questo include: • Stadiazione CT di torace, addome e pelvi; • Stadiazione MRI; • Coloscopia diagnostica, sigmoidoscopia flessibile e clisma opaco; • Stadiazione dei livelli dell’antigene carcinoembrionario (CEA); Concludendo. Gli infermieri Specialisti del cancro Colorettale sono un esempio di esperti professionisti (UKCC,1994) focalizzati sul paziente. Essi che rappresentano la migliore opportunità per sviluppare e promuovere i servizi di nursing nell’area della malattia colorettale, in quanto ciò rappresenta una sfida e un’opportunità per l’infermiere che desideri ampliare la propria conoscenza e tecnica. Swan E (2005) afferma che nell’ambito delle nuove proposte di riforma sanitaria, gli infermieri si trovano in una posizione ottimale per svolgere il loro ruolo di specialisti, essendo idealmente situati e riconosciuti per sviluppare e accrescere i servizi nell’area della malattia colorettale. Bibliografia 1) Association of Coloproctology of Great Britain and Ireland (2001) Guidelines for the Management of Colorectal Cancer (2001). ACPGBI, Royal College of Surgeons of England, London. 2) Cancer Research UK (2006) Cancer Research UK, London 3) Cox K, Wilson E (2003) Follow – up for people with cancer; Nurse led services and telephone interventions. Journal of Advanced Nursing 43 (1), 51-61 4) Department of Health (2000a) The NHS National Cancer Plan. London: HMSO 5) Dunlop MG (2001) Colorectal Cancer in Cancer Scenarios. Gastrointestinal Nursing 4,4 28-33 6) Jefferey GM, Hickey BE, Hider P (2002) Follow -up strategies for patients treated for non – metastatic colorectal cancer. Cochrane Database of Systemic Reviews 2002, Issue 1. 7) Lewis M et al (2006). Designing a Colorectal nurse-led clinic: the Merthyr protocol. Gastrointestinal Nursing 4 (4) 2006 8) Murray S (1997) A nurse led clinic for patients with peripheral vascular disease. British Journal of Nursing. 6, 13,726-736 9) Sawyer H (2000) meeting the Information Needs of Cancer Patients. Scottish Executive, Edinburgh: 48-63 10) Shaw C et al (2000) Patients view of a nurse led incontinence service. Journal of Clinical Nursing. 9, 4, 574 – 582 11) Swan Elaine (2005) Colorectal Cancer. Whurr Publishers Ltd 12) Taylor K and Cardy C (2003) Colorectal Cancer – Development of a Nurse Led Follow-up Clinic. Cancer Nursing Practice 2(7). 2529 13)United Kingdom Central Council of Nursing and Midwifery (1992) The Scope of professional Practice. London : UKCC NEWSLETTER SPRING 2008 - 25 Opportunità Dietetiche per Pazienti con Tumore del Colon-Retto Orla Hynes and Joanne Middlemiss, Specialist Gastrointestinal Surgery Dieticians Guys and St Thomas’ NHS Foundation Trust, London. Introduzione Nel 2004 in UK è stata fatta diagnosi di tumore colorettale a 36000 persone e si sono contati 1600 morti (1). Tra il 1970 e la metà del 1990 è aumentata l’incidenza della malattia ma è diminuito il tasso di mortalità (2). L’aumento dell’incidenza può spiegarsi con l’accresciuta consapevolezza e con la diagnosi precoce del tumore colorettale. Le persone con tumore sono ad alto rischio di impoverimento dietetico a causa degli effetti fisici e psicologici del trattamento e della malattia stessa. Spesso, i pazienti si sono sforzati di seguire una dieta salubre anche prima della diagnosi, in particolare se già sofferenti di patologie cardiovascolari o diabete, e sono disorientati quando vengono loro suggeriti cibi calorici, consigli che contraddicono i messaggi diffusi circa la salute. Diete alternative e complementari e loro ruolo nel cancro godono un’attenzione particolare da parte dei media e tali messaggi possono essere in conflitto con quanto proposto dai professionisti della salute. I pazienti con tumore valutano la nutrizione come una componente importante della loro terapia (3) e perciò è imperativo per chi opera in servizi oncologici tenere una posizione favorevole a riguardo. Fattori dietetici a rischio per il tumore colorettale. Nel caso del tumore colorettale, la dieta può ridurre il rischio di sviluppare la malattia, per quanto le ricerche non abbiano ancora scoperto effetti definiti, lasciando spazio a dubbi. C’è tuttavia l’evidenza che una dieta ricca di fibre possa giocare un ruolo di prevenzione contro lo sviluppo del tumore colorettale. Una valida assunzione di fibre, in UK stabilita in 18 gr die, viene considerata benefica per la salute (4). Le fibre ricavate da frutta e verdura hanno il beneficio aggiunto di fornire antiossidanti protettivi (5). Una forte assunzione di carni rosse ed elaborate può essere collegata ad un rischio aumentato di sviluppare il tumore colorettale a causa – si pensa – della cottura ad alte temperature, origine di composti chimici cancerogenici. Le carni conservate sono considerate più nocive delle fresche per gli alti livelli di nitriti che nel colon possono essere trasformati in composti N-azotati cancerogeni (5). L’aumento di peso corporeo potrebbe essere un fattore rischio per il tumore colorettale e quindi si raccomanda di mantenere il peso nei limiti di un salubre indice di massa corporea (BMI) da 18,5 a 25Kg/m2 (5). L’attività fisica è un fattore protettivo per gli effetti dell’attività fisica sul mantenimento di un peso corporeo corretto. Una dieta varia che utilizzi sorgenti proteiche eterogenee e una buona provvista di frutta e verdura (400 gr die) è probabilmente protettiva contro il tumore colorettale. Stato nutrizionale dei pazienti affetti da tumore colorettale. Dewys et al. riportano che l’incidenza della perdita di peso in pazienti con tumore del colon-retto è del 54%(6). Si osserva malnutrizione fino all’80% dei pazienti con tumore colorettale avanzato, in associazione a lunghe degenze ospedaliere, una diminuita risposta e complicanze maggiori nelle terapie oncologiche, con aumento complessivo del costo delle cure e sopravvivenza inadeguata (7). Diagnosi precoce dei problemi nutrizionali e interventi opportuni sono importanti in vista della guarigione come della palliazione. Fattori multipli sono coinvolti nello sviluppo della malnutrizione da cancro. La perdita di peso può essere dovuta ad anormalità 26 - NEWSLETTER SPRING 2008 fisiologiche associate al tumore, come malassorbimento, ostruzioni, diarrea e vomito. La cachessia tumorale (una perdita estrema e continua di peso) può essere definita come una sindrome multifattoriale continua, caratterizzata da anoressia, diminuzione generalizzata dei tessuti dell’ospite, riduzione dei muscoli scheletrici, disfunzioni immunitarie e aberrazioni metaboliche indotte dal tumore (8). Fattori psicosociali come depressione, ansietà e modifiche nella percezione del gusto contribuiscono anche alla problematicità dell’alimentarsi e alla perdita di peso. I trattamenti oncologici possono influire negativamente sullo stato nutrizionale. Pazienti con tumore colorettale possono necessitare trattamenti plurimi (multimodali) che durano più mesi. È importante ricordare che il paziente così trattato può soffrire effetti collaterali plurimi causati da ciascun trattamento con esposizione a maggior rischio di malnutrizione e perdita di peso. Chirurgia Il St.Thomas’ Hospital sta gestendo un Programma Intensivo di Recupero (ERP) per chirurgia colorettale elettiva come sottolineato da Fearon et.al (9). Il Ricovero Intensivo Post Intervento (ERAS) vuole migliorare la ripresa e ridurre la durata dell’ospedalizzazione con una serie di strategie attuate contemporaneamente. Questo comprende cambiamenti ambientali, di tecniche chirurgiche, di analgesia e di riabilitazione post intervento. Il supporto nutrizionale di ERP è diretto a ridurre lo stress metabolico post operatorio, principalmente verso una diminuzione di resistenza all’insulina e all’iperglicemia, permettendo un miglior bilancio azotato. ERP include uno screening nutrizionale all’interno della valutazione pre-operatoria che permette interventi preventivi per pazienti con malnutrizione attuale o potenziale. A ogni paziente, indipendentemente dallo stato nutrizionale, vengono somministrate dall’infermiere bevande integrative da assumersi il giorno antecedente l’operazione. Due ore prima dell’intervento i pazienti assumono Nutricia preOp® (prodotto da Nutricia Clinical Care) che fornisce 50 gr di carboidrati in soluzione iso-osmolare. La formula componente è atta a essere eliminata dallo stomaco entro due ore. Questo carico di carboidrati porta ad eseguire l’operazione con il paziente non a digiuno come avviene di consueto. Supporti nutrizionali post-intervento, sottoforma di spuntini ipercalorici addizionali e nutrimenti orali come bevande supplementari, vengono somministrati a ogni paziente arruolato nell’ERP per aiutarlo a soddisfare gli accresciuti bisogni nutrizionali post-operatori. Per aumentare la compliance si forniscono suggerimenti adattati ai bisogni e alle preferenze del paziente. La nutrizione orale postoperatoria viene introdotta presto e il paziente è incoraggiato ad assumere fluidi per via orale ancora in convalescenza. L’assunzione dietetica inizia già il giorno dell’operazione, al contrario del modo tradizionale dove il paziente non può ingerire nulla e porta un sondino naso-gastrico drenante. Pazienti con allestito uno stoma ricevono supporto e consigli dietetici per la gestione da infermieri enterostomisti o da dietisti. Informazioni dietologiche specifiche scritte sono disponibili per pazienti con colostomie o ileostomie. Chemioterapia La chemioterapia può essere usata prima della chirurgia (neoadiuvante) dopo la chirurgia (adiuvante) o come cura propria (trattamento palliativo). Alcune volte la Chemioterapia può essere somministrata in combinazione alla Radioterapia. I principali farmaci chemioterapici usati nella cura del tumore colorettale sono l’oxaliplatino, l’irinotecan e il 5-fluoruracile (5FU). Gli effetti collaterali della chemioterapia che possono contribuire alla perdita di peso e a deteriorare lo stato nutrizionale includono: ulcere e stomatiti, alterazioni del gusto, diarrea, diminuita resistenza alle infezioni, nausea e vomito, stanchezza e anemia. Ricerche hanno dimostrato che i pazienti che all’inizio della chemioterapia presentavano già calo ponderale, avevano un rischio aumentato di sviluppare una maggior tossicità al trattamento rispetto a quelli senza perdita di peso. Come conseguenza, gli stessi riceverebbero una dose minore di chemio subendo una diminuita risposta al trattamento e, nell’insieme, una sopravvivenza ridotta (10). Radioterapia La radioterapia può procurare nausea, anoressia, fatigue e stress emozionale che, nell’insieme, possono contribuire a ridurre l’assunzione dietetica. Le radiazioni, in particolare all’area pelvica, possono provocare infiammazioni acute nelle aree viscerali contigue alla zona irradiata tali da produrre sintomatologie gastrointestinali quali diarrea e dolori addominali. Una gran parte di pazienti sottoposti a questo trattamento possono perdere peso (11). Questi sintomi possono iniziare durante la seconda o terza settimana di radioterapia radicale e possono risolversi a trattamento completato. I consigli sulla dieta, nell’insieme, influenzano positivamente l’assunzione di cibo, l’andamento della malattia e la qualità di vita dei pazienti con tumore colorettale sottoposti a radioterapia (12). Danni cronici ai visceri (enteropatia attinica) sono dovuti principalmente alla perdita di funzione causata dalla fibrosi. L’incidenza di questo danno cronico all’intestino è difficile da definire perché i pazienti possono non seguire i follow-up o non riportare al loro medico queste alterazioni (11). Conseguenze severe di ciò sono ostruzioni intestinali, fistolizzazioni, sanguinamenti intrattabili o tumori secondari. Sintomi meno severi sono stimolo urgente, incontinenza fecale, diarrea, steatorrea, dolore, costipazione e perdita di peso con un impatto negativo sulla qualità di vita. Andreyev (13) ha svolto recentemente una relazione sulle cause e la gestione di tali sintomi. Egli ha sottolineato il ruolo potenziale di pro- e pre-biotici, suggerendo di evitare specifici zuccheri che possano causare malassorbimento (es. il lattosio) nella gestione dei sintomi dell’incontinenza fecale. Inoltre, modificare l’assunzione di grassi nella dieta può aiutare ad alleviare la steatorrea e l’assunzione corretta di fibre può aiutare a prevenire costipazioni e ostruzioni intestinali. I benefici potenziali di queste varianti giustificano gli studi randomizzati che li sostengono. Diete Alternative e Complementari. È comprensibile perché i pazienti oncologici siano attratti da diete che promettono la riduzione del tumore e l’aumento delle possibilità di sopravvivenza o di guarigione dalla malattia. Di fatto, le diete alternative o complementari non sono state ancora sottoposte a rigorosi studi clinici controllati e perciò i loro benefici restano imprecisati. Spesso tali diete sostengono l’esclusione di interi gruppi di alimenti o promuovono l’assunzione di fibre voluminose e a basso contenuto di grassi e carboidrati. Queste diete potrebbero potenzialmente peggiorare lo stato nutrizionale e ostacolare l’efficacia dei trattamenti oncologici. I pazienti possono avere molti interrogativi circa le terapie alternative o complementari. Piuttosto che esserne scoraggiati i sanitari dovrebbero discutere sul razionale percepito, l’evidenza disponibile e i pro e contro circa i consigli, rendendoli così capaci di prendere una “decisione informata”. Ove un paziente scelga di seguire una dieta insolita, il supporto di un dietologo potrebbe aiutarlo a minimizzare un impatto nocivo sullo stato nutrizionale. Screening Nutrizionale. Per screening nutrizionale si intende una rapida, generale e solitamente iniziale valutazione fatta da infermieri, medici o altri sanitari, per individuare i rischi significativi di malnutrizione e il bisogno dell’intervento di un dietologo per consigli. Esistono vari strumenti di valutazione per determinare l’esistenza di malnutrizione, per quanto nessuno di questi sia specifico per il cancro. L’European Society of Parenteral and Enteral Nutrition (ESPEN) ha pubblicato consigli sugli strumenti disponibili (14). Gli infermieri esercitano un ruolo decisivo nel facilitare lo screening dei pazienti attraverso il percorso terapeutico e assicurarsi che gli stessi abbiano riferimenti opportuni per la valutazione nutrizionale e il supporto dietetico. Ruolo del Dietologo. Il National Institute for Clinical Excellence (NICE) ha pubblicato nel 2004 il “Manuale aggiornato per migliorare i risultati nel tumore colorettale (15). Questo documento offre consigli sugli aspetti dei servizi in Inghilterra e nel Galles con un plausibile impatto significativo sui risultati sanitari. Esso mette in evidenza l’importanza dell’alimentazione attraverso il percorso curativo e include il dietologo all’interno del team multidisciplinare allargato. La guida fa particolare riferimento al bisogno di supporto dietetico nelle settimane seguenti la chirurgia del tumore colorettale. Si raccomanda anche che i pazienti portatori di stoma dovrebbero avere accesso a suggerimenti e supporti dietetici specialistici. Il dietologo ha una conoscenza qualificata sulle tecniche di valutazione nutrizionale, una solida esperienza del percorso terapeutico e dei problemi nutrizionali associati a tale gruppo di pazienti. Diffondere consigli deve essere a misura della malattia del paziente, della pianificazione del trattamento e dei sintomi per garantire un buon risultato. È essenziale uno stretto collegamento con lo staff medico, infermieristico e farmaceutico per assicurare una gestione ottimale dei sintomi. I suggerimenti ed il counselling dietetico sono mirati ad aumentare sia la frequenza che la sostanza nutrizionale dei cibi e bevande. Vengono anche fornite strategie dietetiche per aiutare a ridurre le sintomatologie. Per alcuni pazienti è raccomandato un supporto nutrizionale artificiale per mezzo di NEWSLETTER SPRING 2008 - 27 sonde enterali o nutrizioni parenterali. Decisioni circa questo tipo di supporto nutrizionale necessitano di un approccio multidisciplinare. Lo scopo di ciascun suggerimento e supporto nutrizionale è di massimizzare l’assunzione di nutrienti per mantenere lo stato ed il peso ottimale e rendere più effettivi i risultati dei trattamenti. Bibliografia 1. Cancer Research UK. Latest UK summary - Incidence 2004 and Mortality 2005, http://info.cancerresearchuk.org/images/pdfs/2004 inc 2005 mortpdf (last accessed 03/01/2008) 2. Rowan S and Brewster D, Colorectal. In: Quinn M, Wood H, Cooper N, et al (eds). Cancer Atlas of Palgrave MacMillan, 2005. the UK and Ireland. Hampshire and New York: 3. Metz JM, Claghorn K, Sweeney-Cordis et al: Nutritional attitudes of recently diagnosed cancer patients, J Clin Oncol (Meeting Abstracts) 23: 8011, 2005. 4. Report of the Panel on DRVs of the committee on medical aspects of food policy (COMA): Report on Health and Social Subjects 41 Dietary Reference Values (DRV’s) for energy and nutrients for the UK, The Stationary Office. London, 1991. 5. Key TJ, Schatzkin A, Willett WC, et al: Diet, Nutrition and the prevention of Cancer, Public Health Nutr 7(1A): 187-200, 2004. 6. DeWys WD, Begg C, Lavin PT et al: Prognostic effect of weight loss prior to chemotherapy in cancer patients, Am J Med 69:491-497, 1980. 7. Gupta D, Lis CG, Granick J, et al: Malnutrition was associated with poor quality of life in colorectal cancer: a retrospective analysis, J Clin Epidemiol 59: 704-709, 2006. 8. Rivadeneira DE, Evoy D, Fahey TJ, et al: Nutrition support of the cancer patient, CA Cancer J Clin 48: 69-80, 1998. 9. Fearon KCH, Ljungqvist O, Von Meyenfeldt M et al: Enhanced recovery after surgery: A consensus review of clinical care for patients undergoing colonic resection, Clin Nutr 24: 466477, 2005. 10.Andreyev HJN, Norman AR, Oates J, et al: Why do patients with weight Loss have a worse outcome when undergoing chemotherapy for gastrointestinal malignancies?, Eur J Cancer 34 (4): 503-509, 1998. 11. McGough C, Baldwin C, Frost G, et al: Role of nutritional intervention in patients treated with radiotherapy for pelvic malignancy, Br J. Cancer 90: 2278-2287, 2004. 12. Ravasco P, Monteiro-Grillo I, Vidal PM, et al: Dietary Counselling improves patient outcomes: a prospective, randomised, controlled trial in colorectal cancer patients undergoing radiotherapy, J Clin Oncol 23: 1431-1438, 2005. 13.Andreyev J: Gastrointestinal symptoms after pelvic radiotherapy: a new understanding to improve management of symptomatic patients, Lancet Oncol 8: 1007-1017, 2007. 14.Kondrup J, Allison SP, Elia M, et al: ESPEN Guidelines for Nutrition Screening 2002, Clin Nutr 22(4): 415-421, 2003. 15.National Institute of Clinical Excellence. Improving Outcomes in Colorectal Cancer, National Institute of Clinical Excellence, London, 2004. //www.nice.org.uk/nicemedia/pdf/CSGCCfullguidance.pdf (last accessed 22/01/2008) Dieta e Cancro: c’è relazione? Carol Krcmar, EONS Communications Team Le ricerche su dieta e cancro stanno cominciando a fornire evidenza che modelli dietetici, cibi e nutrienti sono strettamente associati col rischio di contrarre molti tipi di cancro. Mentre una causa diretta e un’effettiva relazione non è stata ancora provata, si stima che al 35% delle morti per cancro possano essere legate alla dieta. Risultati di recenti studi hanno rivelato che una dieta a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di fibre è associata a un rischio ridotto per molti tipi di cancro. L’evidenza conclusiva del beneficio di qualche dieta particolare su rischio o frequenza di tumore non è ancora disponibile. È tuttavia evidente che una dieta equilibrata e con pochi grassi dà beneficio alla salute e al benessere generale. Una dieta ad alto contenuto di grassi è stata correlata ad aumentato rischio per il cancro al seno, al colon, alla prostata, all’ovaio, all’endometrio e probabilmente al pancreas. Incidenza e tassi di mortalità più elevati per cancro a seno, colon e prostata è stata riscontrata in popolazioni con dieta ad alto contenuto di grassi, comparate a quelle con dieta a basso contenuto di grassi. Comunque, poiché una dieta ad alto contenuto di grassi produce anche aumento di calorie, è poco chiaro se il fattore più correlato al rischio di cancro sia l’assunzione di grassi o di calorie. Al contrario, l’evidenza suggerisce che una dieta ad alto contenuto di fibre è associata con un rischio ridotto di cancro e principalmente di cancro del colon. È difficile, comunque, trarre la conclusione che una dieta ad alto contenuto di fibre riduca il rischio di cancro, perché i cibi ad alto contenuto di fibre sono frutta e vegetali e sono di conseguenza ricchi di nutrienti importanti e normalmente a basso contenuto di grassi. Popolazioni con una dieta ad alto contenuto di frutta e vegetali tendono ad avere un rischio più basso di contrarre il cancro. È stata trovata l’evidenza sull’effetto protettivo di frutta, vegetali e cereali verso il cancro a polmone, apparato digerente, seno, alla cervice uterina e ovaio. È certo che i cibi ricchi di carotene proteggano da alcuni tipi di cancro, in particolare al polmone. 28 - NEWSLETTER SPRING 2008 È provato che vitamine e nutrienti hanno un effetto protettivo contro il cancro. La ricerca sostiene il ruolo protettivo della vitamina C contro il cancro a esofago, cavità orale e stomaco. In alcuni studi epidemiologici, la vitamina E si correla a una riduzione del rischio di cancro a bocca e stomaco. Il ruolo di integratori vitaminici e minerali nella riduzione del rischio di cancro è tuttavia da dimostrare. Studi recenti hanno dimostrato l’esistenza di una relazione tra abitudini dietetiche e incidenza di alcuni più comuni tipi di cancro. Mancano l’aggiornamento di dati derivanti da studi ampi, randomizzati, controllati e lunghi che supportino definitivamente una relazione tra dieta e cancro. La Dieta può influenzare l’esito clinico del cancro al seno Donne affette da cancro al seno che assumono una dieta a basso contenuto di grassi possono avere un rischio più basso di ricaduta. Dei ricercatori arruolarono quasi 2500 donne in post-menopausa e trattate per cancro al seno e le randomizzarono: 975 le sottoposero a una dieta a basso contenuto di grassi che prevedeva un consumo di 33 grammi di grassi al giorno (1). Le rimanenti seguirono la loro dieta normale e in media consumavano 51 grammi di grassi quotidiani. Dopo circa 5 anni di follow-up, la recidiva fu trovata nel 9,8% delle donne con dieta a basso contenuto di grassi e nel 12,4% di quelle con dieta standard. Ciò ammontò al 24% di riduzione del rischio di ricaduta per le donne che assumevano una dieta a basso contenuto di grassi. Una dieta a basso contenuto di grassi aveva abbassato il rischio di ricaduta del 42% nelle donne con tumori estrogenonegativi (ER-negativi). Ciò è di interesse clinico, perché tumori ERnegativi non rispondono a trattamenti ormonali come tamoxifen o inibitori dell’aromatasi e sono perciò più difficili da trattare che i tumori ormone-sensibili. Comunque, i ricercatori non sono ancora certi che la dieta a basso contenuto di grassi sia responsabile per la percentuale più bassa di ricaduta nelle donne assegnate a quel gruppo. Gli altri fattori, come la perdita di peso modesta (visto il basso contenuto di grassi o il consumo aumentato di frutta e vegetali) hanno potuto contribuire al risultato dello studio. Ciononostante, i risultati di questo studio indicano che una dieta a basso contenuto di grassi può influenzare il rischio di ricaduta di cancro al seno in alcune pazienti. I risultati dello studio hanno bisogno di essere confermati da ulteriori e più grandi trials clinici. La dieta potrebbe influenzare lo stadio del cancro alla prostata Uno studio condotto nel Centro di Ricerca per il Cancro “Fred Hutchinson” di Seattle e pubblicato nel 2002 (2) rivelò una correlazione tra l’ammontare totale delle calorie assunte e il rischio di sviluppare un cancro alla prostata localizzato o di stadio avanzato. I ricercatori esaminarono le correlazioni tra dieta e cancro alla prostata in 1197 uomini tra i 40 a 64 anni che risiedevano nel territorio di Seattle. A circa la metà degli uomini inseriti nello studio era stato diagnosticato un cancro alla prostata. I risultati mostrarono che, rispetto agli uomini che assumevano meno calorie, quelli che ne assumevano di più avevano circa il doppio di probabilità di avere diagnosticato un cancro alla prostata localizzato e quasi il doppio di probabilità di avere diagnosticato un cancro alla prostata di stadio avanzato. Su ciò che stavano mangiando gli uomini nello studio, i ricercatori trovarono che un’assunzione elevata di grassi e calcio aumentava il rischio di malattia di stadio avanzato nella popolazione studiata. Gli uomini la cui assunzione di grassi era minore di un terzo delle calorie totali assunte avevano dimezzato il rischio di cancro alla prostata di stadio avanzato. Allo stesso modo, i ricercatori trovarono che uomini che consumavano più di 1200 mg di calcio quotidiani (l’ammontare trovato approssimativamente in un litro di latte) avevano due volte il rischio di avere diagnosticato un cancro alla prostata di stadio avanzato comparato a quelli che consumavano 500 mg di calcio al giorno. I risultati di questo studio sono interessanti perché gli autori conclusero che, mentre una dieta ad alto contenuto calorico aumenta il rischio generale di cancro alla prostata, una dieta ad alto contenuto di grassi e calcio aumenta il rischio di stadio avanzato del cancro alla prostata. Le possibili spiegazioni per i risultati dello studio implicano quanto segue: un aumento delle calorie introdotte con la dieta può elevare il livello di fattori di crescita insulino-simili nel sangue, che promuovono la crescita rapida delle cellule, che nel contempo aumenta la possibilità di un errore casuale nella replicazione del DNA, che potrebbe determinare un cancro; una dieta ricca di grassi può influenzare i livelli di ormoni che possono anche aumentare la replicazione delle cellule prostatiche; degli studi hanno rivelato che l’assunzione elevata di calcio può abbassare i livelli di vitamina D nel sangue che ha un effetto di anti-cancro. Una dieta bilanciata e povera di grassi può prevenire il cancro colorettale Una dieta equilibrata, a basso contenuto di grassi può favorire la prevenzione del cancro al colon. Molti studi hanno rilevato che un consumo alto di carne rossa (manzo, maiale, agnello) aumenta il rischio di cancro al colon. Le ragioni di questa relazione non sono ben chiare ma si sospetta che i carcinogeni trovati negli additivi per trattare la carne (nitrati e nitriti) così come le sostanze chimiche prodotte dalla cottura della carne (ammine eterocicliche) siano i responsabili. Risultati di un studio mostrarono che livelli molto bassi di calcio sembrano aumentare il rischio di cancro al colon ma, al contrario, non vi è nessuna evidenza di un beneficio nell’aumento dell’assunzione di calcio con la dieta per ridurre il rischio di cancro al colon. Il beneficio dell’uso a lungo termine di multivitaminici come protezione contro il cancro al colon fu mostrato da due studi di follow-up su operatori sanitari e infermieri. L’acido folico è probabile che sia uno dei fattori protettivi principali tra i multivitaminici perché influenza la sintesi di DNA. Assumere una dieta sana, eliminando fast-food, spuntini confezionati e golosità di poco valore nutritivo potrebbe aiutare a ridurre il rischio di cancro. È importante che pazienti e infermieri siano consapevoli dei fattori di rischio di cancro e che noi tutti prendiamo misure preventive come partecipare ai programmi di screening. Piccoli cambiamenti iniziali, quando necessario, possono favorire la riduzione dei fattori di rischio. Bibliografia. 1. Chlebowski RT, Blackburn GL, Thomson CA. Dietary fat reduction and breast cancer outcome: interim efficacy results from the Women’s Intervention Nutrition Study. J Natl Cancer Institute 2006; 98(24): 1767-1776. 2. Kristal AR, Cohen JH, Qu P, Stanford JL. Association of energy, fat, calcium, and vitamin D with prostate cancer risk. Epidemiol, Biomarkers Prev 2002; 11: 719-725. NEWSLETTER SPRING 2008 - 29 Progetto EHTAN European Healthcare Training and Accreditation Network Dr David Thomas Cowan, London South Bank University, UK Dra. M. Luisa Vázquez Navarrete, Consorci Hospitalari de Catalunya, Barcelona, Spain. A causa della globale mancanza d’infermieri, il dispiegamento e la mobilità della forza lavoro internazionale infermieristica rimane alta e all’ordine del giorno delle questioni sanitarie di livello mondiale. La carenza viene percepita come un ostacolo alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), del miglioramento globale della salute e benessere (Buchan e Calman 2004). Tali questioni hanno richiesto un esame del dispiegamento e della mobilità della forza lavoro infermieristica all’interno dell’Unione Europea (UE). Nonostante un lungo accordo sul riconoscimento reciproco delle qualifiche infermieristiche tra i Paesi dell’Unione Europea, come indicato nella direttiva 77/453/CEE (1977), non v’è stato alcun aumento significativo della migrazione di infermieri all’interno dell’Unione. Invece di assumere infermieri dai Paesi in via di sviluppo, poichè ha implicazioni etiche di drenaggio da questi Paesi di una risorsa preziosa, è stato deciso che i Paesi con carenza di infermieri possono assumere infermieri dai Paesi UE. Questa cosa avrà luogo in armonia con l’iniziativa politica di sviluppo dell’Unione Europea in un mondo più dinamico, competitivo, capace di una crescita economica duratura, che garantisca una maggiore coesione sociale e di offrire una migliore opportunità di occupazione. (Lisbona, Consiglio Europeo, 2000). Infatti, in seguito all’adesione nel 2004 di 10 nuove nazioni, i precedenti ostacoli alla migrazione degli infermieri all’interno dell’UE potrebbero non essere così rilevanti, in quanto ci sono altri fattori ‘push / pull’, tra cui la bassa retribuzione e le scarse prospettive di occupazione in alcuni dei nuovi Paesi, fattori abbastanza forti da scavalcare le barriere tradizionali come il dover imparare una nuova lingua (Aiken et al 2004). Purtroppo, differenze di qualifiche, competenze, cultura, capacità e pratica clinica del personale infermieristico non sono pienamente documentate, a causa dell’indisponibilità di un metodo di confronto dettagliato e tangibile. I risultati del progetto “Legislazione Semplificata per il Mercato Interno (SLIM)” hanno stabilito che le direttive europee sugli standard minimi per l’istruzione e la formazione degli infermieri sono obsolete e che c’è urgente bisogno di un emendamento (SLIM 1997). L’Advisory Committee on Training in Nursing (ACTN) della CE lo ha ribadito e ha stabilito che le direttive devono essere riformulate, aggiungendo alcune competenze (ACTN 1998). Questo è stato d’accordo con le conclusioni del team di SLIM sul fatto che l’approccio di competenza, con una maggiore enfasi sul risultato finale della preparazione infermieristica, è stato l’approccio corretto. In risposta a quanto sopra, il progetto Progetto EHTAN: European Healthcare Training and Accreditation Network (EHTAN) è stata avviato; lo scopo è di affrontare le questioni UE in materia di qualifiche e competenze infermieristiche, con l’intenzione di facilitare la mobilità della forza lavoro infermieristica attraverso lo sviluppo di una matrice di competenza infermieristica basata sui dati raccolti da un questionario di auto-valutazione. Il progetto, finanziato dall’organizzazione Leonardo da Vinci (2005), composto da un partenariato guidato dalla Florence Nightingale School of Nursing and Midwifery presso il King’s College di Londra e gestito in collaborazione con infermieri e altri studiosi di Belgio, Germania, Grecia e Spagna (EHTAN 2005). Gli obiettivi specifici del progetto EHTAN e il modo in cui sono stati affrontati sono elencati nella tabella 1. 30 - NEWSLETTER SPRING 2008 Obiettivi del progetto ETHAN 1. Valutare il contenuto delle qualifiche infermieristiche in tutta la UE. 2. Identificare le differenze culturali, di esperienza, di formazione e di lavoro in tutta la UE. 3. Stabilire una metodologia di misurazione e valutazione. 4. Profilare questioni connesse con l’occupazione nei diversi Stati dell’UE. 5. Valutare i rischi clinici e la gestione delle questioni sollevate dalla disparità tra gli stati dell’UE. 6. Descrivere la percezione degli infermieri migranti sulle loro competenze in : a), il paese dove si sono preparati e qualificati, b), il nuovo paese in cui si sta lavorando. 7. Spiegare le differenze sulle valutazione delle competenze nel precedente e nei nuovi paesi. 8. confrontare all’interno dei diversi paesi dell’UE, la percezione delle loro competenze degli infermieri non migranti. 9. Individuare i settori di formazione che garantiscano infermieri in grado di essere assunti e ri-qualificati da un paese, in risposta alla precisa assunzione di bisogni e aspettative. 10. Informare gli organismi di regolamentazione UE delle questioni riflesse in una matrice di competenza. Tab 1. Metodi Una revisione degli indicatori di competenza, derivata dai documenti sulle competenze richieste per la pratica infermieristica nei Paesi europei si è tradotta in un insieme di competenze che comprende 108 indicatori di competenza che spaziano tra 8 domini pratici che combinavano tutte le caratteristiche dei documenti visionati. Dal momento che alcuni domini pratici identificati avevano delle somiglianze che li facevano sovrapporre tra loro, gli indicatori di competenza sono stati riassegnati a nuovi 8 domini che includevano gli indicatori di competenza ritenuti rilevanti (Cowan, 2007). La ricostruzione dei nuovi domini si è verificata durante lo svolgimento di diversi incontri internazionali e il formato finale è stato accettato da tutti i partecipanti. Lo schema dell’EHTAN Questionnaire Tool (EQT) è stato steso, discusso e revisionato due volte da cinque professori di infermieristica, cinque formatori esperti, quattro dirigenti infermieristici, sei ricercatori esperti e altri universitari di strutture universitarie partner che hanno valutato la rilevanza della scala per la misurazione della competenza infermieristica. Durante questo processo la scala è stata considerata valida per le caratteristiche (competenza infermieristica) da misurare, confermando quindi la validità dei contenuti (Cowan, 2007). L’EQT è stato quindi tradotto nelle lingue dei Paesi partecipanti (fiammingo, tedesco, Greco e spagnolo) e quindi in inglese, evitando che ci fossero variazioni significative del significato delle domande. In seguito ne sono state redatte due versioni. La competenza infermieristica è stata classificata sulla base delle risposte fornite, chiedendo con quale frequenza l’eseguivano ciascuna delle competenze descritte sulla base di una scala a 4 punti dove 1= mai, 2= occasionalmente, 3= spesso, 4= sempre. L’EQT1 (appendice 1) è pensato per gli infermieri emigranti per confrontare attraverso i 108 quesiti l’autovalutazione della loro competenza nel Paese europeo in cui si sono formati e qualificati rispetto a quella misurata nel Paese europeo nel quale stanno ora lavorando. In questo modo si avranno informazioni su similitudini e differenze nelle capacità ed esperienze richieste per gli infermieri in differenti Paesi europei. EQT2 (appendice 2) è stato pensato per gli infermieri che ancora lavorano nel Paese in cui si sono formati e qualificati per estrarre dati sull’autovalutazione della propria competenza (Cowan, 2007). È stato acquisito un consenso prima della raccolta dei dati nei cinque Paesi partner. Gli EQT1 e 2 sono stati quindi distribuiti attraverso i caposala e gli infermieri esperti negli ospedali che avevano contatti con le organizzazioni partecipanti nel progetto ETHAN (di solito università). A seguito di ciò, un totale di 79 infermieri da ospedali nei Paesi partner (Regno Unito 30, Belgio 30, Grecia 19) ha completato l’EQT1 e un totale di 588 infermieri (Regno Unito 100, Belgio 113, Grecia 95, Germania 150 e Spagna 130) hanno completato l’EQT2. I criteri di inclusione per i soggetti dello studio EQT1 erano che i partecipanti dovevano essere stati formati nei precedenti 5 anni in un Paese europeo diverso da quello in cui stavano lavorando e che stessero lavorando in un setting infermieristico ospedaliero per acuti. Tali infermieri sono stati individuati previa consultazione con gli impiegati dell’ufficio personale degli ospedali che avevano una partnership con le organizzazioni partecipanti all’ETHAN. I questionati sono stati distribuiti e raccolti a mano dai caposala e dagli infermieri esperti in questi ospedali. La quota di risposta è diversa tra i Paesi, ma il 90% dei soggetti interpellati hanno completato e riconsegnato il questionario. L’EQT2 è stato distribuito in modo analogo ma ad infermieri di ospedali per acuti che erano stati formati durante i precedenti 5 anni nel Paese in cui stavano attualmente lavorando. Calcolare una precisa percentuale di risposta in questo studio è difficile perché gli infermieri non sono stati contattati individualmente; i questionari sono stati resi accessibili a tutti gli infermieri che lavoravano nei reparti di ospedali per acuti e completati da chi era d’accordo nel farlo. Abbiamo stimato una partecipazione tra il 50 e il 60% degli infermieri che avrebbero potuto partecipare. Tab. 2. Paese Ambito di risultato Media, (SD) p < di GB (n=30) Paese di formazione Paese d’impiego 2.92, (0.75) 3.11, (0.76) 0.01 Belgio (n=30) Paese di formazione Paese d’impiego 3.08, (0.34) 2.98, (0.38) 0.03 Grecia (n=19) Paese di formazione Paese d’impiego 3.08, (0.36) 3.01, (0.29) 0.16 La tabella 3 mostra le risposte del EQT2 sui punteggi di competenza media autovalutata degli infermieri nei paesi partner ETHAN come completati dagli infermieri che ancora lavorano nel paese nel quale si sono formati e qualificati. C’è una differena statisticamente significativa tra il punteggio degli infermieri di questi 5 paesi. Tab. 3. Country (n=5) Mean Competence Score UK (n=100) 3.33 Spain (n=130) 3.13 Belgium (n=113) 3.01 Germany (n=150) 2.92 Greece 2.76 (n=95) Kruskal-Wallis Test < 0.05 La tabella 4 mostra i punteggi di competenza media divisi tra domini di competenza tra i 5 paesi, nell’ordine: accertamento, presa in carico, comunicazione, promozione della salute, sviluppo personale e professionale, pratica professionale ed etica, ricerca e sviluppo, lavoro di squadra. Le medie variano tra i domini di “ricerca e sviluppo” che hanno ricevuto le medie più basse e i domini come “cura e comunicazione” che hanno ricevuto i più alti punteggi di competenza. Tab. 4. Risultati Riassumendo le risposte all’EQT1, la tabella 2 riassume le differenze tra i punteggi di competenza media degli infermieri emigranti impiegati negli ospedali di Regno Unito, Belgio e Grecia confrontati con i punteggi per i Paesi europei dove si sono formati e qualificati. C’è una differenza statisticamente significativa tra i punteggi del Paese di appartenenza e del Paese di impiego tra gli infermieri impiegati in regno Unito e Belgio, ma non tra quelli che lavorano in Grecia. NEWSLETTER SPRING 2008 - 31 Discussione I risultati di questo studio dimostrano che l’autovalutazione della competenza degli infermieri emigranti (basati su come essi pensano la loro funzione) varia tra Paese di origine e il Paese d’impiego. I dati sui punteggi di competenza nei domini pratici per gli infermieri in diversi Paesi mettono in guardia riguardo le variazioni sulla formazione delle competenze che devono essere effettuate per facilitare la mobilità degli infermieri attraverso i paesi EU. Pertanto, lo strumento consentirà a un infermiere che vuole migrare in un determinato Paese di autovalutarsi nella competenza e quindi valutare i punteggi di competenza media con punteggi predefiniti per il loro Paese di origine (o nel quale lavorano già) e il Paese nel quale intendono emigrare. Questo evidenzierà le aree in cui è necessaria maggiore esperienza. Lo strumento potrebbe fornire una guida per i datori di lavoro che assumono infermieri emigranti con la consapevolezza di differenti livelli di competenza. Tuttavia è necessario un lavoro maggiore per aumentare il gruppo di dati disponibili nella EU ma il potenziale è chiaro. Gli infermieri saranno capaci di fare un giudizio sempre più informato sul confronto tra le proprie competenze e quelle di un Paese di possibile destinazione. Conclusioni I risultati di questi studi suggeriscono che l’EQT può identificare le differenze nella competenza. Questi dati forniscono un’utile base per lo strumento ETHAN. Tuttavia, suoi futuri sviluppi, con particolare riguardo a futuri test psicometrici, sono necessari e richiederanno la raccolta di dati da un numero elevato di infermieri, sia emigranti che non, attraverso l’intera EU in espansione. Pertanto c’è la necessità di un impegno ulteriore, tempo e risorse investite ed un corpo regolatore europeo per amministrare e aggiornare continuamente lo strumento. Bibliografia. 1. Advisory Committee on Training in Nursing (ACTN). (1998) European Commission, Directorate General XV, Brussels. 2. Aiken LH, Buchan J, Sochalski J, Nichols B, Powell M. (2004) Trends in international migration. Health Affairs 23 (3): 69-77. 3. Bartlett HP, Simonite V, Westcott E, Taylor HR. (2000) A comparison of the nursing competence of graduates and diplomates from UK nursing programmes. Journal of Clinical Nursing 9, 369-79 4. Buchan J, Calman L. (2004) The global shortage of registered nurses: an overview of issues and actions. International Council of Nurses, Geneva, Switzerland. www.icn.ch/global/shortage.pdf 5. Cowan DT, Wilson-Barnett J, Norman IJ. (2007) A European Survey of General Nurses’ Competence. Nurse Education Today 27: 452-458. 6. European Commission. (1977) Directive 77/453/EEC. European Commission, Brussels. 7. Leonardo da Vinci. (2005) www.leonardo.org.uk 8. Lisbon European Council. (2000). Lisbon Strategy, www.europa.eu.int/comm/lisbon_strategy/index_en.html 9. European Healthcare Training and Accreditation Network (EHTAN). (2005) www.kcl.ac.uk/nursing/research/ehtan 10.Simpler Legislation for the Internal Market (SLIM). (1997) A Pilot Project. European Commission. Brussels. Email: [email protected] and [email protected] Impact Factor is coming… Make your article count! A few tips on how to cite. Please remember to use the full name of the journal - European Journal of Oncology Nursing or Eur J Oncol Nursing - to cite articles published in EJON. You must also include the year of publication, the volume number and the pages of the article that you wish to cite. Here is an example of how to cite an article: Miller M., Maguire R., Kearney N. (2007). Patterns of fatigue during a course of chemotherapy: Results from a multi-centre study. European Journal of Oncology Nursing, 11 (2), 126-132 32 - NEWSLETTER SPRING 2008 Involve is a new initiative to engage oncology nurses in better prevention and. treatment decision making by sharing cancer therapy management practices. GLB.DOC.08.01.08 Prescription category: A. Comprehensive information can be found in the professional information for the medicinal product. Sustained Partners EONS 2008 AMGEN Working in Collaboration with Oncology Nurses Amgen recognizes and values the role of the oncology nurse in their commitment to improve outcomes for the person with cancer. Amgen is committed to collaborating with oncology nurses on multiple fronts to advance the science and knowledge in the field of oncology and ultimately improve the care and experiences of persons with cancer. Through the TITAN program and other projects, we have reached thousands of nurses in multiple languages, with the intention to advance knowledge and improve care. We commend and support the mission and objectives of EONS and look forward to working with oncology nurses throughout Europe and abroad. Amgen discovers, develops and delivers innovative human therapeutics. A biotechnology pioneer since 1980, Amgen was one of the first companies to realize the new science’s promise by bringing safe, effective medicines from lab, to manufacturing plant, to patient. Amgen therapeutics have changed the practice of medicine, helping millions of people around the world in the fight against cancer, kidney disease, rheumatoid arthritis, and other serious illnesses. With a deep and broad pipeline of potential new medicines, Amgen remains committed to advancing science to dramatically improve people’s lives. To learn more about our pioneering science and our vital medicines, visit www.amgen.com. Astra Zeneca Partnering with EONS AstraZeneca are the second biggest Oncology Company in the world, with major objectives of developing innovative new medicines with aims of benefiting cancer patients in terms of treatment outcome, quality of life and improvement in survival. Treatment of cancer clearly requires a multidisciplinary approach, requiring close collaboration and teamwork between all health case professionals involved with treating the patients, and the pharmaceutical industry. AstraZeneca recognises the great importance of Oncology Nurses in the treatment of cancer and their role in ensuring cancer patients get the best treatment and care that they deserve. AstraZeneca are very pleased to be partnering with the European Oncology Nursing Society (EONS) and look forward to working closely with the organisation in the future, to assist in the advancement of nurse education and the continued growth of the organisation. MERCK KGaA Merck KGaA focuses its oncology research on the development of novel therapies that specifically target cancer cells. The monoclonal antibody Erbitux® (cetuximab), Merck's first oncology product, specifically blocks the epidermal growth factor receptor (EGFR). Erbitux enhances the effect of chemotherapy and radiotherapy. Merck has also acquired the rights for the oral cancer treatment UFT® (tegafur-uracil). Merck’s oncology research activities focus on identifying compounds that specifically interfere with one or more of the key cellular processes or pathways which influence the growth and spread of cancer cells. The resulting range of new compounds, including the humanized EGFR targeting monoclonal antibody matuzumab, the cancer vaccine Stimuvax® (formerly referred to as L-BLP25), the angiogenesis inhibitor cilengitide and several immunocytokines, are currently undergoing clinical development. MUNDIPHARMA Mundipharma is one of the Purdue/Mundipharma/Napp independent associated companies and is dedicated to bringing to patients with severe and debilitating diseases the benefits of novel treatment options in fields such as severe pain, haemato-oncology and respiratory disease. 34 - NEWSLETTER SPRING 2008 NOVARTIS Novartis Oncology is committed to developing and advancing the education of nurses engaged in caring for patients with cancer and to co-ordinate top level nursing educational programmes. As such, Novartis considers the concept of sustaining partnerships an optimal vehicle to express our willingness and desire to commit to oncology nursing excellence and to recognize the impact oncology nursing has on the quality of patient care. Novartis envisions our sustaining partnership will enable EONS to develop the projects, education and understanding that will ensure the value of collaborative relationships between industry, nurses and the healthcare community. Novartis thanks you in advance and looks forward co-operating with you. ROCHE Roche Partnership with EONS One of Roche’s key priorities is the discovery of novel and effective therapeutic agents that provide the best possible treatment for cancer patients. Throughout our range of oncology products, which include Avastin, Herceptin, MabThera, Tarceva, Xeloda, Kytril, Bondronat and NeoRecormon, we are dedicated to improving patient's quality of life. Cancer nurses are a vital component of healthcare services and Roche is committed to supporting further developments in the profession, through sponsoring the research grant to nurses in cancer care. We provide educational materials for use by nurses and complementary information for patients. We are delighted to be partnering with EONS, an organisation that shares our goal of ‘improving the care of individuals with cancer by supporting and enhancing cancer nurses throughout Europe.’ SANOFI AVENTIS Sanofi Aventis is the worlds third largest Pharmaceutical organization and the largest in Europe. We are committed to innovation and a commitment to meet unmet medical needs particularly in Oncology. We seek to build a sustained, enduring partnership with EONS and through this partnership, a continued education of Nurses engaged in the treatment of Cancer patients. We believe that the continuing education is critical to the advancement of Nursing excellence and the eventual quality of patient care. Through our partnership we will jointly identify the education needs of the Nursing community and address these needs through symposia, workshops and other means under the auspices of EONS in Europe and in parallel partner with other Nursing organizations on a global basis. We look forward to working closely with you and in supporting you. TOPO TARGET TopoTarget – Practical Answers for Cancer TopoTarget is a research-based international biopharmaceutical company dedicated to finding practical answers for cancer. TopoTarget is founded and run by clinical cancer specialists and combines years of hands-on clinical experience with in-depth understanding of the molecular mechanisms of cancer. TopoTarget is committed to ease the burden and improve the efficacy of cancer therapies for both patients and healthcare professionals. Topotarget is pleased to support the goals of the European Oncology Nursing Society by being a partner of EONS. TopoTarget recognizes the role of the oncology nurse and look forward to work with EONS on various projects such as development of clinical guidelines, supporting educational programs and provide sponsorships for research. NEWSLETTER SPRING 2008 - 35 Anthracycline extravasation could strike at any time ® dexrazoxane The only proven and approved antidote for anthracycline extravasation Be prepared Savene® – Brief prescribing information (based on the UK Summary of Product Characteristics SPC) Please refer to the SPC for full prescribing information. Each Savene® box contains 10 vials of Savene® (dexrazoxane) Powder (10 x 500 mg each) and 3 bags of Savene® Diluent (3 x 500 ml each) for infusion. Indications: Treatment of anthracycline extravasation. Dosage and administration: Administration of Savene® should begin as soon as possible and within 6 hours after the accident. Savene® should be given as an intravenous infusion once daily for 3 consecutive days according to body surface area: day one, 1000 mg/m2; day two, 1000 mg/m2; day three, 500 mg/m2. For patients with a body surface area of more than 2 m2 the single dose should not exceed 2000 mg. Cooling procedures such as ice packs should have been removed from the affected area at least 15 min before administration. Before infusion, Savene® Powder must be reconstituted with sterile water before further dilution in Savene® Diluent. Savene® is not recommended in children and patients with renal and hepatic impairment. Safety and efficacy have not been evaluated in the elderly. Contraindications: Hypersensitivity to the active substance or to any of the excipients, women of childbearing potential not using contraceptive measures, lactation or concomitant vaccination with yellow fever vaccine. Precautions: Local examination should be performed on a regular basis after treatment until resolution and haematological monitoring should be undertaken regularly. Savene® should be administered only under the supervision of a physician experienced in the use of cancer chemotherapeutic agents. Routine liver function tests are recommended before each administration of Savene® in patients with known liver function disorders. Patients with renal dysfunction should be monitored for signs of haematological toxicity. Men are advised not to father a child during and up to 3 months after treatment. Women of childbearing potential must use contraceptive measures during treatment. This product is generally not recommended in combination with live attenuated vaccines or with phenytoin. Dimethyl sulfoxide (DMSO) should not be used in patients who are administered Savene®. As the Savene® diluent contains potassium (98 mg/500 ml) the plasma potassium level of the patient must be closely monitored in patients at risk of hyperkalaemia. It also contains sodium (1.61 g/500 ml) which may be harmful to patients on a low sodium diet. Interactions: Interactions common to all cytotoxics, which may also react with oral anticoagulants. Concomitant use of immunosuppressives such as cyclosporine and tacrolimus receive extra consideration due to excessive immunosuppression. Pregnancy and lactation: Savene® should not be administered to pregnant women unless clearly necessary. Women of childbearing potential should use contraceptive measures during treatment. Mothers should discontinue nursing during Savene® therapy. Side-effects: Very common: nausea, injection site pain, postoperative infection. Common: vomiting, diarrhoea, stomatitis, dry mouth, pyrexia, injection site phlebitis, injection site erythema, fatigue, injection site induration, injection site swelling, peripheral oedema, somnolence, infection, neutropenic infection, wound complication, weight decrease, decreased appetite, myalgia, dizziness, sensory loss, syncope, tremor, vaginal haemorrhage, dyspnoea, pneumonia, alopecia, pruritus, phlebitis, thrombophlebitis superficial, limb venous thrombosis. All adverse reactions have been rapidly reversible. More rarely increased concentrations of liver enzymes (ALT/AST) have been reported. Refer to the SPC for additional information. MA: EU/1/06/350/001. Price: 9,750 EURO. Date of Preparation: January 2008. TopoTarget A/S. Fruebjergvej 3, DK www.savene.com For further information, please contact Savene® Enquiries: [email protected] Practical Answers For Cancer