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QUESTA COPIA L. 1.000
Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, 86 00187 ROMA
N. 7-8 - luglio-agosto 1969
A N N O XVII
Spedizione in abbonamento postale Gruppo 111/70
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O R G A N O MENSILE DELL'ASSOCIAZIONE
ITALIANA
PER
IL CONSIGLIO
DEI C O M U N I
D'EUROPA
Agricoltura, condizione umana e federalisrno
L'allunaggio umano può indurre ed ha
effettivamente indotto nella tentazione di
lasciarsi andare, per apriorismi e preconcetti, a sperticati elogi acritici e a critiche
francamente unilaterali.
Tuttavia, dopo che la stampa quotidiana
e settimanale ha esaurito la scorta dei grossi
titoli e dei servizi sensazionali, sarà pur
necessario compiere qualche serena meditazione. La prima, che ci sembra doverosa,
e riconoscere l'assai più modesta rilevanza
umana dell'impresa di Armstrong e compagni rispetto a quella (tanto per fare un
esempio) di Colombo. Gli astronauti odierni sono senz'altro persone coraggiose e debbono anche avere un buon bagaglio di nozioni tecniche: ma Colombo e gli altri
grandi navigatori ed esploratori hanno dovuto, globalmente, pensare, ancorare politicamente, riuscire a finanziare, comandare
ed eseguire le loro avventure, esaltando così
tutte le diverse facoltà dell'uomo ed avcndo
un controllo intiero di quel che facevano.
I nostri astronauti sono ingranaggi, importantissimi ingranaggi, di un mastodontico
meccanismo, in cui le scelte Fondamentali
restano al di fuori del loro controllo e
- questo il grosso pubblico non lo sa, non
lo può dire,-ed è l a cosa che preoccupa
di più - forse perfino di un reale controllo
dei principali istituti della democrazia delcgata. In altri termini gli astronauti e i
popoli della terra vivono e constatano la
parte umanamente durissima e spettacolare
dell'impresa, ma non sono chiamati a valutare, in una gerarchia morale, la scelta che
siffatta impresa implica nell'avanzamento
di una data tecnologia (nella fattispecie
quella spaziale), che può avere effetti immensi sulla pace o la guerra nel mondo terreno, rispetto ad altre scelte che sarebbero
state possibili pcr fare avanzare altre tecnologie più urgenti onde alleviare la fame e
la sete e le sofferenze degli uomini e, forse,
per evitare la guerra e I'apocalisse.
La seconda meditazione ci porta a sospettare che la constatazione di una spettacolosa funzionalità tecnologica, disgiunta da
agganci umanitari, possa far nascere in
molti la tentazione di ottenere rapidamente
pari funzionalità ed cfficicnza nel campo
dell'organizzazione politica, rinunciando alla
democrazia e al diritto - lenti e inefficaci - per conferire il potere ai tecnocrati.
E' il peccato contro lo Spirito che può
indurre non a lavorare per un progresso
morale e istituzionale a misura di quello
tecnologico, ma addirittura a rinunciare
al progresso morale e alle istituzioni dello
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stato di diritto. Si sorride oggi infatti della
pi-ospcitiva di una società integralmente
l'cdcralista, della costruzione di fcdera~ioiii
sovranazionnli coritincntali, della prospettaziorie di una coinunità democralica inviidiale; cc)n aria di su~liciecza si sciltcilzia
spesso clic siaino all'brn clcgli csccutivi.
i ctuali soltanto possono servirsi, con In
cuiisulcii~adelcriiiiilantc dei loro consiglieri
scicnlil'ici, cii t ~ i t t a l'inforinazione che la
cibci.nciica pcrmeitc. Ci avviciiliarno in alti-i
tci.iiiii~i 21 Lin hitlcris~noe a Lino stalinisino
da incubo, i quali ci spingoiio a i.ichiailia:.c
la Sollia di Hal, il rol->ot del Silri~ 2001,
oclissca nello spazio » di Kubrick.
Mal 6 il robot incauianientc p r o ~ r a r n i n a t o
in modo da agire coiiic se fosse assolutaincntc pcrfcilo: \.iccvci.sa sbaglia (coinc in
qualsiasi gciicralc tedcscu), dclcrrnina quindi gli astronauli di una spedizione di cui
ii l'inloi-n~atorc ad agire cuntro di lui per
impcclirgli cii ii~ioccrc,punisce a sua volta
gli ~istronauli appena avverte clic gli si
\-uolc togliere i l potere per cui è stato
« infallibiln~en~c
» costruito. Hal, insomma,
è u n po' coinc ccrtc Cytripes di tecnocrati,
che sono ialmcntc conuizioiiati cia quel clic
ì. slato, tutto soiinnalo, ideato c proyrammalo dallo stesso uonlu, da liun poter più
ainniellcrc il ricorso al1'~ioino -- a1l'~ionio
intero, all'uoiuo dclla politica, ;ill'uoino 1110i.alc -- ilci grandi inoincilti lii crisi c nelle
scclic cile decidono del destino dcll'uinanità.
Abbiamo vululo richiamare l'ailunaggio,
prinia di passare ad aicune concrete scelte
europee che si oflroiio oggi alla nostra
\~olontà,pcrché è il inoiiicnto di chicdcrc,
contro ogni ingenuo o sofisticato qualuncluismo, il rilurilu alla polilica. Certo: a una
politica che si scrvri di islil~izioni adeguate
alla nuova sociclh c ci-ic possa utilizzare
le immense risoi-se oflerlc dalle lecnoiogic
avanzate. 1Ma la politica deve riprendere il
sopravvcnio sulla tccnocrazia e, paraileiamente, sul corporalivisnio. Perché ì. qui clic
volcvai!io arrivare: inciltre La un lato ci si
iole le alliciarc agli uomini-robot, dall'altro
si VLIOI:: susLit~ircalla democrazia, Sossc pure
resa itn1nci1saiileilie più funzionale, il corporaiivisnlo c la validità degli interessi setturiali c « concrcli n.
V~ilc\.;ilarc un giro così lungo per arriAgricollura
vare al Mcinorand~irii dclto
'80 », cioè al Piailu Maiisliolt? Crediamo di
sì, pcrché orinai lo stato d'animo tccnocratico e corporativo che monta impedisce
i grandi salti qualitativi, che abbiano anzitutlo una giustil'icazioiic politica: c il Piano
Manslioll deve essere portato avaiili sopra(iullo per inotivi di inlcrcssc generale, ci06
per iliotivi politici. Esso rappresenta uil
atto di cui-aggiu c di Salitasia, rappresenta
aiiclic alcuni risclii, ma senza eli esso non
\i
Ini-a a\aiirare la coiidizionc uinana dei
contadini e, coi contadini, la condizione
Linlariri degli cui-opci c dei 101-0 ainici nel
rcslo dclla ieri-;i.
11 Piano Mansliull ì. usgi Lino dci modi
- uno Ii-a i nulli - pci- cominciare a
coslr~iii-cS L I ~serio la I'edci.ariuiie c!iropea.
La coslruzioiic dclla icdci-a~ioiieeuropea 2
~ i i i odei inodi, i l principale che sia nell'àmbito dellc ii0sli.c pussibilità, per contribuire
a costruire la coin~initàpolitica mondiale.
Tutto ciò è Lino dei inodi per reagire all'èra
di Hril, ciob dei robul pi-ograinmati sccondo
la logica dclla paranoia.
Foto in prima pagina:
LMussolini e LMansliolt, dalla demagogia autarchica alla democrazia contadina
COMUNI D'EUROPA
luglio-agosto 1969
I1 Piano Mansholt
alla Direzione nazionale dell'AICCE
Il I6 nzaggio 1969, nell'A;itiproton?oteca
del C a m p i d o g l i o a Rorila, si è svolta uiza
sessione della Direiioiie d(,l!'AICCE iizierameizte rletlicala all'esrri~ic rlcl iblciiiora~zduti?
stllla ilo orma dell'Agricol/tira izella Comtli?itir e u r o p e a (« Agricoltura '80 »), conoscittlo
~:hitt~cilii?eizte
c o m e Piano Maizslzolt. A qlres l a sessione della Direzioize l'Esecutivo delI'AICCE a v e v a deciso d i invitare una serie
d i espcrti e rclLuiwesentanti delle priizcipali
categorie interessate. A tale sessione « allargutu n sollo i i i l e r i ~ e i ~ u t i :
CGIL; Doti. Giciizcarlo Piombino, Presidente delI'AICCE, Co17sigliere comlr!icile tli Genova; Profcssou Oscar Principe, Vice-Presidel~tecicila Provincia di Coseiliu; Avv. Mauio Rayghiaiiti, ViceSindaco di Luccu; Doit. Auitle Rossi, Membro
del Comitato Economico e Sociale C E E / E c ~ i ~ a t o i ~ i ,
.Segreiario ~zazionale delln UIL-Terra; Doti. Ri:ialdo Santini, Sindaco di R o i i z ~ ;Pruf. lii7lberio
Scrafini, Segueiauio get~erale rlcll'AICCE, Coizsiglio-C,c o i n ~ ~ n u l(li
e Viduacco (Tol-iilu); 1)ottor
Gitiseppe Tasino, Vice-Ispeiiore ul/u Regiorle
Valle d'Aosta; Doti. Gino Tognarelli, Capo Ufficio settore Tcs1.c~ailu Presidenza tiazionale delle
ACLI; Prof. Gioi~arziiiVicario, A.sscssore agli Eliti
locali dcllu Regiuiic Friuli-Venezicr Gizllia; AvvoProf. .\lauio i\i.pea, Vice-Puesidenie della Provincuto Gian Curlo Zoli, Consigliei-e comznzule di
cic~dcll'Atlllilu; Prof. Mauio Bandiili, Presideilte
Fii.eiLze. E1.u stato iiii,ituto nticl~eil Doti. Pielro
rlell'INEA e Preside della Facultù di cconotnia
Merli Brandini del!a CISL, elle noiz è poiliio
e conzmercio ciell'Univer.situ di Roma; Pi-olessoi.
i~terveiiiue.
Corrado Barbcris, Segretario griierczle tlcll'l.sti~ i : t onazionale di sociologia riri.cilc, c ~ t ~ s i i l ~ i i t ~
Di s e g u i t o riportzamo iiziegrc~li7ieizte t z ~ t l o
ciella Confederuzione Nazionale Col1ivutoi.i Diil d i b a t t i t o , sottolineaizdo l ' i i ~ t e r v e n t o coi?;citi; Dott. Giuseppe Belloni, Assistenie alla
Scirolo di Perfezionanzento iir strrtli eirropci
cltlsivo del Presidente P i o m h i n o , il yirrrlc
dclla Facoltu di econonzia c caini~~ei-cio
delh a p r o p o s t o di far a p p l o v a r e u n a b o z ~ atli
I'llriii~eusita di Roinc~; Avv. Angelo Beriiassola,
doclrmeiito prepnrato dalla Segreteria, riffiPresidcizte deil'union Internationale des Jeuncs
drrutlo alla Segreteria stessa d i c o m p i e r e alDémocrrttes Clirétiens; AVV. Arltzurzrlo Bertorclle,
Presidente del Cotisiglio rexioizale del Trentinaculle iiztegruzioizi SLL punti, i n c u i l'Asseiiible~1
Alto AdigelTiroler Etschlancl; Itzg. Renato Bru- si e r c ~t r o v a t a ur~arzime.Il documeizto m e s s o
giler, Presitlciilc ciell'lsiitl~to Europeo di Stildi
e Relazioni iiilet-conzcii~alidi Lugano; On. Giclseppe Bufardcci, Vice-Presidenie dell'AICCE,
Vice-Responsabile della Seziotie Enti loculi del
PSI; PI-o/. Brii170 Cadetto, Sitidaco di Udinc;
SOMMARIO
Dott. Lino Celotii, A.c.cessose al Cotnzrne di Faetzza (Ravenna); Doit. Salvatoue Clemente, Finzzionauio della Regione uc~tonoma dclln SardePag.
gna; Prof. Angelo V . Curci, Vice-Pvesi(1crite dclEditoriale
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I'AICCE, Sindaco di Tuuanto; Doll. Tro(1oi.o
Culolo, Coi~sigliere com~lnale di Ronici ( P L I ) ;
I1 Piano LMansholt alla Direzione NaDott. Cclso Desteianis, Espeuio di probloni ecozionale delllAICCE . . . . . . . 2
iioinici elrrol~ei;Dott. Giovat~lzi Emilinni, Cupo
(le1 Sei.i*i:io uguicolic~rudell'lsiiiuto di sirtdi per
l'apcrlura dei lavori: il saluto dcl
i11 progr.ai~ii~iazioiwecononiicu; Doil. Briitzo
Prcsidcntc dell'A!CCE, Giancar!~
E:ronza, A.csc.ssore alla Previder~za Sociale e SaPiombino, C tlcl Sindaco di Roma,
izitu dellu Regione Trei~fitzo-AltoAdigelTiroler
Rinaldo Snntiiii . . . . . . . . 3
Eischland; Dott. Guido Fucili, Capo dell'lifficio
peu l'Italia del Seri.izio stampa e itrfoutnazione
la relazione introtlutrira di Mario
tlella Commissione dellc Comuilith eliropee; DotBandini . . . . . . . . . . . 4
tor Giuseppe Giacclictto, Scgretnrio generale
il dibaiiito: con iiitcwciiti tli
della CISPEL; D o i f . Zerio Giacoiiiuzzi. Sit?rluco
Armando Bertorclle, Corrado Barliei-15,
[li Bie,ssatro;ze/Brixen (Siidtiroler Volkspurtei);
Arigelo Curci, Vincenzo Piga, hl. MadProf. M. Maddulenu Guasco, Vice-Presidci~le(le1
claleiia Guasco, Aride Rossi, Gio\anni
Collegio dei Sinduci rlell'AICCE, Cotzsiglio-e coVicario, Guido Fucili, GiaiiCranco Miirtini, Giuseppe Maquignaz, Giovanni Eniii?~tlizaledi Fano (Pesaio); Doli. Uniberto M~incs.
!iani, Salvatore Clcmcnle, Giiiseppc
1Tice-Presidente tlell'Uiiione Nuzioiiule Oieilici
Giacchetto, Gino Tognarelli, Renato BruCooperativi; Dott. Giclseppe Maquignaz, Assespiiei., Uinbertu Seratiiii, Giuseppe Belsore all'Agricolt~ira tlella Regione Valle d'Aostcz;
loiii, Giovanni hlar.tirano
. . . . . 8
Avi,. Gicinfrai~co Mariini, Segretario geneuale
il docuniento c o ~ ~ c ! u s i ~
. o. . . . 34
uggirtr:to (lell'AICCE, Cotzsiglieue puovinciule di
Rovigo; Dott. Gioi'cit~ni Mariirano, Capo delda pag. 17 a pas. 25
I'Ullicio Stampa della Confedeuuzione Generule
dell'Agricoltura italiana; Dott. Dante Paradiso,
Vademecum degli nniiiiiiiistratori locali
tlella Direzione del CISE, presso il Miizisteuo
per ottenere le provvitlenze d d
FEOGA
del Bilancio e dellu Puogi-czliinzazione; Dottou
Vincenzo Piga, Membro del Coliiitato Economico e Sociale CEEjEuuutonz, sil~claculistu della
luglio-agosto 1969
i n votazione d a Pionzbino è stato approvato
all'trizaninzità dalla Direzione dell'AICCE
m a , SU richiesta del Segretario generale
Scrafitzi, è stato d e ~ n a n d a t oa uiza sessione
a t e m p i ravvicinali dell'Esecutivo delllAICCE
d i esailzinare, evcntt~ull7ientc crlicridare ed
approvare clefinitival:rcn[c per la difftrsione
il cloctcmento affidato, per la stlu intcgraeione e il s u o pc~rfeziona~izento,alla SegreIcriu deilfAICCE. fiz effetti In Segreterict
rleEl'AICCE, ripercot-rendo a t t e i ~ l u m e n ~t ue t t o
il dibattito, h a eseguito il c o m p i t o affidatole, c il testo d a essa redatto è stato dis c t ~ s s o ,I I ? C S S O ci pz~11tocd approvato per la
d i f f u s i o n e d u una sessione dell'Esecutii~o
delllAICCE del 4 giugno. Tale testo, che
sunciscc quindi la posizione ufficiale delI'AICCE elnersa dai suoi ol.gatzi direttivi
nazionali, è d a noi pubblicato al termine
del dibattito, sotto il titolo d i « I l doctlrtlctito colzclusivo i ) . E s s o sono invituti ad
esaminare t u t t i gli E n t i locali associati
all'AICCE, telzenclo conto che espri,ize il preciso ed i ~ n a n i m eparere politico S L L ~ Piano
Atanslzolt della direzio:ic rle~nocruIictr delI'AICCE: dovrebbe pertaizto essere discusso
c appvovuto rzei Consigli con7~~iiali,
provinciali e rcgio~zali.
l'apertura dei lavori (*)
Giancarlo Pioinbina
i'r e \ i d e i ~ / e dcll'AICCE
Questa riunione della Direrione, come loro
sanno, è allargata anche a d alcuni esperti
del Ministero del Bilancio e della Programmazione, a membri degli organismi comunitari, a rappresentanti di categorie interessate all'agricoltura e
a rappresentanti dclla stampa specializzata.
L'obiettivo dell'integrazione
europea
che intendiamo raggiungere, lo perscguianlo certo attraverso l'enunciazione
di obiettivi politici
e attraverso una battaglia ideale, m a anche attraverso la
costi-uzione quotidiana di quelle condizioni
cllc raffor7ano l'unità europea. I1 problrrna
dcll'agricolturn ì: una di queste condizioni
c una presa di posizione dei comuni italiani,
raggruppati nclla Sezione italiana del CCE,
pensiamo cl-ic sia un contributo valido pciottenere tale risultato. Questo è lo scopo
della nostra riunionc, che è evidenlemente
non soltanto di carattere tecnico, ma in
qucsto senso anche di carattere politico.
Ringrazio il prof. Bandini per aver accettato di partecipare alla nostra riunione,
c gli darò subito la parola per l'esposizione
introduttiva. Ringra7io anche il sindaco <!i
Roina, dott. Santini, che ha voluto partecipare a questa riunione; lo ringrazio iil modo
particolare anche per avcrci voluto ospitare
così generosamente c così cordialn~ente,in
Canipidoyljo.
Rinaldo Santini
Si~rdoco di
3
COMUNI D'EUROPA
Rn~iia
Sono io che devo ringraziarvi per aver
chiesto e per essere venuti in Campidoglio,
che ì: onorato di ricevere questa Assemblea
di rappresentanti dell'Associazionc dei Comuni d'Europa, per studiare ed esaminare
i problemi dell'agricoltura che interessano
(") Tutti i testi sono qui riprodotti some effettivamente improvvisati dai rispettivi oratori.
i comuni d'Europa e, in modo particolare,
la nostra città. Noi li abbiamo piu volte
esaminati in un non lontanissiino passato,
ed anche con il prof. Bandini, quando, occupandomi di un altro settore - non ero allora
Sindaco di Roma, ero assessore alllAnnona
del Cornunc di Roma -, si studiò a fondo
l'organizzazione dei mercati c abbiamo visto
auale interesse c'era
per Lulte le comunità
italiane e non italiane, particolarmente
delle grandi città, ad
una politica comune
nel settore degli approvvigionamenti.
Quindi un augurio
sincero per qucsto
vostro lavoro di oggi;
è un augurio perché
qucsto sforzo che si
compie da pii1 parti
ci porti presto n questa Europa unita. Oggi
siamo in un momento in cui, forse, l'Europa
pub essere rilanciata, e noi ci auguriamo
di raggiungere presto questo scopo.
Si è appena celebrata la Giornata d'Europa c in quella occasione, i presenti lo sapranno, il Conlune di Roma ha fatto duc
piccoli passi per aiutare, spirilualmentc
almeno, questa tendenza, questa volontà
costruttiva. Uno, accettando l'invito del Presidente della vostra Associazione, diretto a
ricordare in qualche inodo esteriore questa
volontà di Europa unila, anche nelle grandi
città italiane: avendo già noi in passato
intitolato due strade, una ad Alcide De
Gasperi e l'altra a Robert Schuman, abbiamo questo anno intitolato, lunedì scorso,
una strada a Winston Cllurchill.
Ma un'altra cosa abbiamo fatto di p i ì ~
concreto, destinando un nostro edificio, anche se modesto come capacità, ma situato
a un passo dalla FAO, alla Casa d'Europa.
Qucsta Casa d'Europa, che mancava a Roma,
sta così nascendo i11 questi giorni. Forse non
potrà ospitare tutti gli istituti europeistici
romani, coine era nelle aspirazioni, perche
non è un palazzo, conlunque è l'inizio di
una attività europcistica più intensa.
E' stato un modesto atto di volontà. Noi
ci auguriamo che questa volontà sia confermata in ogni città, in ogni comune, in
ogni Stato e che veramente da questa v o
lontà comune possa nascere l'Europa unita.
L'on. Achille Corona, membro della nuova delegazione parlamentare italiana che
dal gennaio scorso siede al Parlamento
Europeo, non solo è stato eletto VicePresidente di questa Assemblea, ma ha
subito ricevuto da questa uno degli incarichi politici più importanti e impegnativi: quello di riferire ad essa - ciò che
egli ha fatto a Strasburgo nella scorsa
sessione di giugno-luglio - sulla relazione generale della Commissione unificata delle Comunità europee concernente
l'attività di queste
nel corso del 1968.
La relazione di
Corona è stata senza dubbio - dopo
quella dell'on. Droscher alla Consultiva, sempre a nome
del Parlamento Europeo, interamente
pubblicata in Comuni d ' E u r o p a »
dell'ottobre 1968
il documento politico
insieme più coraggioso e più complesso
ed organico prodotto da detta Assemblea
in questi ultimi anni.
« I1 problema che ci si pone nuovamente, che abbiamo posto nella nostra
proposta di risoluzione e che ho cercato
di approfondire nella relativa motivazione, è un problema sul quale si è lungamente discusso: il problema, cioè, se dalla
fase di integrazione econonlica si passi
fatalmente alla fase di integrazione politica; se sia sufficiente realizzare l'unione
doganale, una politica agricola comune,
la libera circolazione delle merci e magari dei lavoratori per conseguire l'unità
europea; se basti dar vita a una politica
economica comune, obiettivo questo che
ancora non è stato conseguito, per ritenere realizzato il nostro ideale.
111 realtà, si è potuto constatare che,
a mano a mano che si avanzava su questa strada, gli ostacoli si facevano più
forti e più tenaci e risorgeva, da parte
dei singoli Stati membri della nostra Comunità, una volontà più decisa di difendere i loro interessi nazionali in quanto
contrapposti, o comunque pregiudiziali
rispetto all'interesse comunitario »...
Questo ha affermato Corona, nella seduta del 2 luglio scorso, presentando
oralmente la sua relazione scritta; e nel
seguito del suo discorso, ma soprattutto
nel suo testo scritto, ha ampiamente sviluppato questo tema indicando la sola
soluzione possibile per uscire da queste
difficoltà: quella di incamminarsi decisamente verso l'unione politica.
Dato il valore eccezionale di questo documento, « Comuni d'Europa » si propone
di pubblicare ampi estratti della parte
politica di esso nel numero di settembre.
Raccoglie intanto l'occasione di rilevare
con compiacimento che già fin dai primi
mesi della sua presenza a Strasburgo la
nuova delegazione parlamentare italiana
fa sentire la sua voce, e la fa sentire
nel senso di un pressante appello a una
più organica e più profonda integrazione
comunitaria, in senso politico e sovranazionale.
-
...
4
COMUNI D'EUROPA
In questa situazione il mettere in cantiere
una politica agraria comune non era cosa
facile, come si è visto. Tuttavia l'impresa è
stata portata avanti, ha dato alcuni risultati,
Da un lato sta un paese come la Francia,
però ad un dato momento ha rivelato preocdotato delle migliori terre dell'occidente
cupazioni e inconvenienti che sono stati poi
europeo. La Francia, ha 55 milioni di ettari,
la matrice di quella che si è definita la svolta
contro i 30 delllItalia, i 24 della Germania
della politica agraria comune. E' una svolta
occidentale, e i 5 del Belgio e Olanda messi
che non rinnega quello che è stato fatto
insieme. Dunque ha la più vasta disponi.
sino ad ora, ma trae dallo svolgersi degli
bilit5. di terre di tutti i paesi dell'occidente
avvenimenti la ragione logica per un suo
europeo, si tratta delle terre migliori, ha un
continuo adattamento alla realtà delle cose.
numero di lavoratori agricoli minore di quelSi è partiti con la politica dei mercati. Vi
lo delllItalia e si trova quindi in condizione
erano molti che ritenevano che la politica
di possibile espansione produttiva dell'agridei mercati, cioè la politica volta a dare
coltura in modo relativamente facile rispetto
regola, ordine, sostegno ai mercati agricoli
agli altri Paesi.
secondo anche le regole stabilite dal TratQuindi in Francia si pone un problema
tato di Roma, dovesse essere accompagnata
di possibile espansione agricola, problema
(pressapoco con pari intensità) da q,uellz:
esplicitamente richiamato in ogni occasione.
che già a quei tempi si definiva politica
E' noto a tutti che la posizione francese sia
delle strutture, cioè politica volta a miglio
sempre stata quella (de Gaulle o non de Gaulrare le strutture di base della produzione
le) che la Francia nel Mercato Comune subiagricola e della vita sociale dei lavoratori
va alcuni danni nel settore industriale e
agricoli.
quindi cercava compensi nel campo agriLe regolazioni dei mercati hanno avuto a
colo. La Francia inoltre era caratterizzata
guida alcuni concetti fondamentali. Primo
dai
più
bassi
prezzi
alla
produzione
tra
tutti
i paesi del Mercato Comune per cui era pre- evidentemente, come accade del resto in
vedibile che nell'ipotesi di un rialzamento tutta la Comunità europea, difesa del mercato
dei prezzi, per giungere a un livello medio comunitario dall'esterno. Difesa che ha cereuropeo, la produzione francese si sarebbe tamente la sua logica. Paesi ad alto tenore
potuta notevolmente sviluppare; specie per di vita, necessariamente sono portati a dare
il fatto che la meccanizzazione supplisce alla agricoltura, che altrimenti rimarrebbe
ormai ampiamente, specialmente nei terreni troppo attardata nel ritmo rapido dello svifrancesi, più facili a essere meccanizzati, la luppo economico, una posizione più sicura.
carenza di manodopera, che sembrava un Non era pensabile, e certamente né è pensatempo potesse costituire il tallone d'Achille bile tuttora, una situazione nella quale, come
dell'agricoltura francese. Problemi diversissi- avveniva nella metà de11'800, i prodotti agrimi ha la Germania che è Paese deficitario coli circolassero liberamente per il mondo.
di tutte, praticamente, le produzioni agri- La situazione produttiva dei Paesi che stanno
cole, che vede sempre con preoccupazione fuori dalle Comunità nord o sud americane,
l'aumento del costo della vita, che rappre- o anche Paesi produttori di materie prime
senterebbe una diminuzione della concorren- agricole al di fuori elle Americhe era tale,
zialità industriale. Vede il problema del col- per vastità di spazi, talvolta anche per conlocamento della produzione industriale in dizioni - come avviene in molte zone del
Paesi nuovi e in mercati nuovi, i quali in Sud America, estremamente depresse - delle
cambio possono dargli prevalentemente pro- forze di lavoro, che fornivano le loro forze
duzioni agricole. Ha quindi un problema a prezzo estremamente basso, che non era
agricolo nettamente diverso da quello della pensabile che a questa condizione si potesse
accedere all'idea del ritorno a una piena liFrancia.
berti mondialc degli scambi agricoli.
Diversa ancora la posizione dell'olanda o
Probabilmente questo avrebbe determinato
delllItalia, le quali hanno settori produttivi
una
tale rapida decadenza dell'agricoltura
che si prestano in parte alla esportazione
e che non possono rinunciare ai loro pro- europea di cui poi avrebbe sofferto tutto
blemi di collocamento della produzione sui lo sviluppo economico di ogni Paese. Inmercati esteri. Ma nello stesso tempo sono fatti se uno sviluppo economico, esclusivaPaesi importatori, di cereali secondari so- mente o prevalentemente industriale, a un
prattutto l'Olanda, e di molti prodotti agri- dato momento, non trova nell'agricoltura
coli l'Italia (soprattutto di carne, e di mais la possibilità di espansione delle suc produzioni e se questa situazione di rallentamento
per l'alimentazione del bestiame).
Quindi un insieme di situazioni che era nelle vendite trova nello stesso tempo una
difficile mettere insieme, obiettivamente. Bi- agricoltura depressa, potrebbe determinare
sogna, credo, tutte le volte che ci si avvi- non solo squilibri nello sviluppo economico,
cina a questi problemi, liberarci da quella ma anche una situazione della quale tutti sofspecie di complesso che porta a ritenere che frirebbero. Quindi, principio di difesa deli protagonisti di questa impresa, cioè prati- l'agricoltura sul piano mercantile. Difese
camente gli uomini della Comunità, siano basate sulla attuazione di una politica elaportati a favorire il tale a tal'altro Paese o stica di difesa, cioè con l'istituzione di un
di vedere tutti questi problemi da un punto nuovo sistema daziario basato su continui
di vista nazionalistico, nel senso che facendo adattamenti del livello del dazio alle vicende
il danno altrui si fa l'interesse nostro, il che dei prezzi internazionali in rapporto ai prezzi
non è più vero e forse non è mai stato che si volevano mantenere all'interno della
Comunità. Cioè, almeno per i fondamentali
vero nella storia.
prodotti agricoli, fissazione dei prezzi ancora
Occorre riconoscere obiettivamente che i
avanti l'epoca delle semine, mantenimento
contrasti che emergono e che sono emersi di questi prezzi con la politica doganalc
nell'attuazione della politica agraria comune, esterna verso l'esterno della Comunità, l'istisono contrasti inerenti alla situazione stessa, tuzione di un fondo che fu chiamato, fin
non dipendenti da cattiva volontà umana. daìl'inizio, di Orientamento e Garanzia Agri-
la relazione introduttiva
Mario Bandini
Presidente dell'lNEA e Preside della Facoltà
di economia e commercio dell'U>~iversiiàdi Roma
Signor Presidente, Signor Sindaco, Signori
intervenuti. Sollo particolarmente lieto di
avere occasione di intrattenermi qui con voi,
su quello che può forse essere considerato
il più grande problema agricolo degli anni
avvenire. Problema
che è all'attenzione
dell'opinione pubblica si può dire non
solo di tutta 1'Europa, ma di tutto il
mondo e che ha avuto recentemente una
impostazione, quella
che risale al cosiddetto Memorandum
Mansholt, presentato
mesi fa al Consiglio
dei Ministri della ~ o
munità, e che è degno sotto tutti gli aspetti
della maggior attenzione.
Credo necessario iniziare facendo il punto
della situazione nei riguardi della politica
agraria europea quale si è venuta svilup
pando dal 1958 ad oggi.
E' a tutti noto come la politica agraria
europea abbia rappresentato e rappresenti
tuttora forse il più grosso scoglio sul cammino della unificazione economica europea.
Invero se si nota quel che avviene negli
altri settori economici troviamo indubbiamente difficoltà notevoli; d'altra parte si
trattava di smantellare una situazione nazionalistica, autarchica, protezionistica che
si era radicata nella struttura economica
e ancor più forse nella mentalità economica europea; si trattava di cambiare
nettamente indirizzo, si trattava di porre i
nostri problemi su un piano assai più vasto
di quello che era consueto nel passato.
Per l'agricoltura tutto ciò è d'importanza
maggiore, per una considerazione essenziale
che occorre spesse volte ricordare, cioè in
agricoltura si marcia lentamente e gli investimenti fatti. gli indirizzi presi, le strutture
d'ogni genere, struttura fcndiaria, struttura
della proprietà, struttura delle categorie,
lavoratrici, hanno una permanenza nel tempo maggiore rispetto alle altre categorie
economichc.
E' a tutti noto che vi sono territori italiani, e non solo italiani, in cui è viva ancora
l'impronta di situazioni che hanno forse
qualche secolo di rispettabile anzianità.
I1 cambiare nell'agricoltura è più difficile
spesse volte perché appunto le scelte del
passato si immettono nel secolo in forma
stabile ed è difficile cambiare rapidamente
di orientamento, di indirizzo, di strutture.
Le altre difficoltà nascevano dall'inserimento dell'agricoltura nel Mercato Comune: è noto a tutti come questo inserimento
sia stato accettato a condizione che per
l'agricoltura fosse messa in atto una politica agraria comune, la quale doveva accompagnare l'applicazione del Trattato di Roma
durante il suo cammino. Mettere insieme
sei agricolture, come quelle dei Paesi che
partecipano al Mercato Comune, agricolture
sostanzialmente diverse. non era cosa facile.
~
luglfo-agosto 1969
luglio-agosto 1969
cola, dando poi, come vedremo, alla parola
Orientamento un particolare significato.
Prendendo a base uno dei principali prodotti,
per esempio il grano, si determina (semplifico il procedimento) la fissazione di un
prezzo indicativo, e di un prezzo d'intervento
leggermente minore di quello, del 5 o del
10°/o. Garanzia dell'acquisto in ogni circostanza della produzione agricola al prezzo di
intervento, a fine campagna, mediante l'azicne del Fondo comunitario che viene istituito
sia con partecipazione dei singoli Paesi costituenti la Comunità, sia col gettito dei dazi
doganali riscossi dalla Comunità stessa. I1
sistema ha avuto avvio con lo stabilire questi
prezzi, con la difesa di questi prezzi, con le
organizzazioni di mercato, con le regole volte
a sostenere l'economia di mercato stessa a
livello dei prezzi prestabiliti. Evidentemente
la clausola dell'acquisto della produzione rimasta in eccedenza alla fine dell'anno è
quella che dà stabilità e forza a tutto il
sistema
Cosa è avvenuto nel corso del tempo? E'
avvenuto che la fissazione dei prezzi, soprattutto di alcuni prezzi, ha tenuto conto in
modo particolare del livello dei prezzi realizzato nei paesi come l'Italia, la Germania,
il Belgio, il Lussemburgo, che stavano a un
livello relativamente alto. Cosicché nel processo di unificazione dei mercati, per tappe
successive si doveva arrivare come si è arrivati, a un prezzo unico. Esso è risultato più
vicino ai prezzi alti, anzi assai vicino ai
prezzi alti della Germania e delllItalia e
notevolmente superiore ai prezzi bassi della
Francia. La progressiva fissazione del prezzo a un livello unico comunitario ormai raggiunto per il grano tenero, ad esempio, sulla
base di 106 dollari per tonnellata, come prezzo indicativo, ha evidentemente messo in
vantaggio notevole la produzione francese.
E la produzione di grano tenero è notevolmente aumentata assai oltre il fabbisogno
della Francia e assai oltre il fabbisogno comunitario.
E' aumentata in Francia per un ordine di
grandezza dai 90 milioni di quintali di una
volta ai 135-140 di oggi e tende a mantenersi
su questa linea. Determina quindi un surplus granario a cui, secondo le norme del
Trattato, il Fondo Europeo deve provvedere
ritirando il prodotto invenduto, ammassandolo, finanziando gli ammassi. Se si tratta
di produzioni eccessive, determinate da un
particolare andamento stagionale si ha la
presunzione che gli anni ulteriori, gli anni
delle vacche magre, possano compensare il
prodotto eccedente, ottenuto nelle annate
precedenti. Ma quando i surplus diventano
sistematici e ogni anno si aggiunge qualcosa
al residuo degli anni precedenti, si manifesta una situazione nella quale la crescita
della produzione non venduta nell'interno
della Comunità ha luogo in linea retta. Situazione in parte simile e in parte differente
si è successivamente manifestata per il settore lattiero. Si tratta di un settore la cui
regolazione fa perno sulla produzione di
burro, che è prodotto conservabile almeno
con determinati costi e accorgimenti. Anche
qui si è visto progressivamente aumentare
la massa di prodotti invenduta, si sono sopportati costi gravi (e si sopportano tuttora)
per le spese e gli interessi di conservazione.
Si è visto apparire davanti un problema di
eccesso produttivo continuo e progressivo,
che in qualche modo occorreva fosse consi-
COMUNI D'EUROPA
derato ai fini dello smaltimento. Smaltimento
su mercati mondiali, sempre possibile, a condizione però di ridurre notevolmente il prezzo. In parole povere l'operazione consiste
nel vendere sui mercati mondiali a un prezzo
inferiore a quello a cui il Fondo europeo
aveva acquistato il prodotto dagli agricoltori. Altre soluzioni hanno finanziariamente
lo stesso significato come l'utilizzo sul mercato interno per usi non di alimentazione
umana (soprattutto per usi zootecnici) dei
prodotti eccessivi: grano, anche burro, zucchero, talvolta miscelandoli negli alimenti
o denaturandoli per poterli cedere per uso
zootecnico, o comunque rivendendoli a prezzo
più basso. Ora tutto questo ha determinato
un progressivo aumento del Fondo di Garanzia il quale, malgrado le incertezze di
alcune cifre, dato che i bilanci annuali talvolta si passano da una categoria all'altra,
ma tuttavia stanno ormai orientsndosi sulla
base dei 2 miliardi e 200 mila dollari annui
con tendenza piuttosto all'aumento che alla
diminuzione. Si tratta quindi di un complesso non lontano dai 1.300 miliardi di lire
all'anno per i sei Paesi della Comunità e
che probabilmente si può attestare sui 1.500
e anche forse più. Cifra che ha preoccupato
i Ministri delle Finanze e i reggitori delle
cose pubbliche e che viene sopportata dai
vari Paesi secondo la nota chiave di ripartizione. Tale spesa potrebbe anche non apparire eccessiva poiché uno sforzo comunitario
e generale dei Paesi dell'occidente europeo,
per sostenere la propria agricoltura, non può
certamente avere ordini di grandezza minori
di questi, anzi probabilmente esige ordini di
grandezza superiori. I vari Paesi del resto
hanno sempre speso, messi insieme (e ancora
di più spendono oggi a favore dell'agricoltura) somme superiori. Quindi non è la dimensione di questa spesa che preoccupa.
Spendere 2, 3, 4 miliardi di dollari all'anno
per l'agricoltura europea può essere ritenuta
anche cosa ragionevole e spesa necessaria
per chi vede le cose a lunga visione per
determinare quello sviluppo equilibrato e per
mantenere la posizione dell'agricoltura, elevando le condizioni dei lavoratori agricoli.
La preoccupazione non deve sorgere dall'ammontare della spesa necessaria per sostenere i mercati agricoli ma dall'interrogativo se è questa la via che possa stabilmente
determinare un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, un miglioramento
dell'efficienza produttiva dell'agricoltura. un
miglioramento in generale della posizione
dell'agricoltura o delle singole agricolture
nei vari complessi nazionali. E' a questo
punto che viene il dubbio, ed k dubbio legittimo, poiché evidentemente non è che continuando per questa strada e determinando,
in molti territori, strutture produttive apricole relativamente squilibrate, con il paventato pericolo dell'eccesso di produzione granaria o cerealicola in genere contro deficienza di altre produzioni per cui l'Europa
è particolarmente dotata, che le cose migliorano. L'Europa strutturalmente è Paese per
una agricoltura di qualità e le sue migliori
carte stanno sempre nei prodotti animali e
nei vini e negli oli, nei prodotti industriali,
negli ortaggi, nella frutta, negli agrumi e in
tante cose per cui I'agricoltura europea, che
2 estremamente raffinata, è più adatta. Se
si insiste troppo in una strada la quale sposti
eccessivamente nel settore cerealico il centro
di gravità degli interventi e della politica, si
corre il rischio di vedere sì il settore cerealico estendersi, con la conseguenza però di
diminuire gli altri settori, che per di più
sono quelli che particolarmente possono assolvere la ciomanda dei prodotti alimentar;,
domanda che oggi va sempre meno orientandosi verso i prodotti cerealicoli, ed altri
prodotti di massa o voluminosi, come patate e legumi secchi, ecc., mentre insiste più
sulle carni, sulle frutta, sulle verdure. Da
questo punto di vista quindi l'agricoltura
europea merita di essere considerata per
questa sua propensione ad alcuni tipi di
produzione, che sono quelli di una agricoltura di qualità raffinata, servente a una
popolazione che incrementa il proprio tenore di vita e domanda particolarmente
alcuni alimenti. Quindi la preoccupazione
che la politica dei mercati, continuando
nella direzione detta, cioè in una direzione
che con la eliminazione di surplus specialmente granari, peggiora la situazione strutturale.
Non si può dimenticare che una parte
notevole delle preoccupazioni circa le cattive
strutture agrarie italiane, specialmente nel
Mezzogiorno e nelle zone latifondistiche, sono
certamente imputabili alla politica di protezionismo granario instaurato dal 1887 con la
prima tariffa doganale generale del Regno
d'Italia. Per il Mezzogiorno il protezionismo
granario, che fu avversato da molti economisti di ogni corrente e che fu imposto in
sostanza dai latifondisti meridionali, ha servito a mantenere delle strutture arretrate
per un tempo assai più lungo di quello che
sarebbe stato legittimo che si fossero mantenute.
Non vorrei che questa situazione anormale
di eccessi granari si ripetesse per l'Europa
intera. Quindi considcrazioni parzialmente
non direi critiche, ma dubitative sull'opportunità di continuare esclusivamente nel senso
delle politiche dei mercati, che derivano non
tanto dall'ammontare della spesa che esse
implicano, ma dalle ripercussioni che gli
indirizzi fatalmente hanno sull'agricoltura
europea. Ciò frena anche lo sviluppo di produzione animali, perché, al fine di impedire
un eccessivo s\ iluppo della colti\ azione del
gran3 in Francia (avendo la Francia una
sup~rficie a cereali secondari, soprattutto
orzo e mais, poco differente da quella del
grano) si correva il rischio che le superfici
a cereali secondari fossero estese al grano,
e che quindi il problema del grano diventasse
enormemente più grande di quello che è. Ma
ciò ha implicato la necessità di aumentare
anche il prezzo dei cereali secondari, che
sono usati per l'alimentazione dcl bestiame
e ha messo e mette in difficoltà lo sviluppo
degli allevamenti per altra via.
Dunque il pericolo insito nella po'itica dei
mercati di una struttura prcdutti\,a squilibrata e forse in un certo senso deformata
dell'agricoltura europea. Amo ripetere, una
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luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
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struttura deformata la quale è negativa nei
riguardi di ogni progresso sociale delle classi
lavoratrici, le quali non possono semplicemente nella coltura granaria meccanizzata e
coltura da grandi spazi trovare la base per
la loro stabilità di vita.
Tutte queste circostanze hanno deterrninato il cambiamento di cui si è prima accennato e la presentazione del noto Memorandum Mansholt che, senza rinunciare a ciò
che di fecondo è stato fatto nel passato,
pone l'accento su nuove vie e su nuovi orientamenti.
Pone l'accento soprattutto sui miglioramenti strutturali dell'agricoltura. Solo con
strutture più moderne, con aziende agrarie
più efficienti dal punto di vista economico
o più capaci di accogliere e di mantenere
una popolazione contadina di piena forza
lavorativa, è possibile che l'agricoltura realizzi nel futuro la sua stabilità e trovi il suo
posto preciso nel complesso economico delle
singole nazioni.
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Effettivamente l'agricoltura ha fatto alcuni
passi specialmente in Paesi esterni a noi,
verso i miglioramenti strutturali. La Francia
soprattutto, in virtì~della sua larga disponibilità di terre, o l'Olanda in virtù della
a larghe masua politica di colo~liali~~azione
glie, facevano già intravvedere quelle che
potevano essere le strutture produttive mi
gliori per il futuro.
Ma su questo occorreva che la politica
comunitaria vedesse il problema dal punto
di vista generale, che riuscisse a spingere
anchc i singoli governi verso una forma di
intervento coordinato e armonico. Si è arrivati così alla nuova formulazione di cui i
mesi futuri ci diranno la sorte o la modificazione che dovrà subire, prima di diventare
punto fondamentale della politica agraria,
cosiddetta degli anni 80, poiché nella sua
prima fase dovrebbc avere l'attuazione nel
decennio che abbiamo davanti a noi.
In cosa consiste questo orientamento nuovo
o parzialmente nuovo della politica comu-
-
~
Sede Sociale: Roma
- Via
Milano, 53
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nitaria? Innanzitutto in una olvia considerazione sociale che forse costituisce il punto
di p a r t e n ~ a e la cl-iiavc interpretativa di
tutto. Non un punto di vista sociale, direi,
così banale che consiste semplicemente nell'assicurare alcuni vantaggi alle classi agricole, ma da un punto di vista sociale sostan/lale. L'esodo agricolo caratterizza l'agricoltura di tutto l'occidente europeo e da una
quindicina di anni anche la nostra. L'agricoltura perde continuamente di forze di lavoro e ciò è nccessario. Mantenuto nei suoi
limiti fisiologici l'esodo è una necessaria conseguenra dello sviluppo economico.
Tutti i Paesi, a cominciare dall'lnghiltcrra
nel secolo scorso, sino ad arrivare a noi o
alla Spagna che segue la nostra evoluzionc
con una diecina di anni di ritardo, vedono
che lo sviluppo economico si accompa,una a
una riduzione continua di forze di lavoro.
Basta ricordare che l'Italia nel 1936, cioè poco
più di una trentina di anni fa, aveva ben il
49% delle forze di lavoro costituite da contadini e che oggi le forze di lavoro agricole
sono il 21% di quelle totali, per capire quale
enorme cambiamento sia intervenuto.
Ma il pericolo non sta tanto nell'esodo
agricolo in se stesso, che, ripeto, è connaturato, è logica conseguenza dello sviluppo
economico generale, del miglioramento del
reddito nazionale totale pro-capite, del moto
di progresso che investe la società. E' il modo
con cui questo esodo si manifesta, soprattutto legato a fenomeni che fanno intravvedere come all'agricoltura restino prcvalentemente forze di lavoro, chiamiamole minori,
per non dire inferiori. Cioc gli uomini di
pirna forza lavorativa non sono attratti dalla
professione agricola, cercano, anche talvolta
senza sicure speranze e senza sicure prospettive, altri orientamenti. I1 rischio non
sta tanto nel fatto che l'agricoltura dal 21%
della popolazione agricola possa scendere
al 15%, possa scendere al 12%. Sta nel fatto
che questi 12 che rimangono possono essere
agricoltori di scarsa capacità e quindi di età
avanzata o prevalentemente donne. Questo ne
segnerebbe veramente la definitiva decadcnza, non certo altri fatti i quali, comunque
dimensioni di azienda, prospetsi vedano
tiva di mercato, situa~ionidi prezzi -- sono
intimamente legati al fattore umano. Da cui
l'esigenza di assicurare alle popolazioni agricole condizioni di vita comparabili a quelle
di altre attività e non solo in reddito monetario, salario o guadagno. In relazione alla
vita, in tutta la sua espressione sintetica,
alle condizioni di abitabilità, alle comunicazioni, a tutto quello che fa contorno alla
vita moderna e rende la vita moderna civile.
L'esodo può allora essere non fisiologica
espressione di movimenti economici ma fuga
disperata da condizioni di vita inaccettabili.
In tal caso le condizioni e le situazioni degli
agricoltori peggiorerebbero oltre il limite di
rottura di un sistema. Per cui esigenza assoluta, facendo perno su questa concezione
sociale, di preparare la formazione di una
società agricola migliore.
11 Memorandum, quale è stato presentato,
si articola in diversi punti. Innanzitutto,
ovviamente, tentativo di favorire ai fini
delle ristrutturazioni aziendali l'esodo dall'agricoltura di coloro che volontariamente lo desiderano, con premi speciali corrispondenti a otto volte il presunto canone di
affitto della terra, che un agricoltore ceda
per essere inserito in unità maggiori.
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Fondato nel 1605
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COMUNI
luglio-agosto 1969
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~-
D'EUROPA
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Poi una serie di misure proposte per il
pcrisionanleiito dcllc classi anziane clic dovrebbe raggiungere il suo niassirno, per quel
clie i-iy~iardai lavoratori, corrispondente a
1.000 dollari annui, quando essi hanilo raggiunto i 65 anni cli età c iniziarsi anche
~ e 660 a 1.000 dolcon scale p r o ~ ~ - c s s i \(da
lari), quando essi hanno superato i 55 anni
di et5. Tutto ciò, unito a una fortc azione
per la formazione c gli oricntameiiti profcssionali (anche in relazione alla forinazione
professionale di coloro che vogliono lasciare
l'agricoltura per altre attività), include il
problema della crcazioile di posti di lavoro
cxtcrni all'agricoltura, in maniera da facilitare l'esodo in forme fisiologiche e l a r sì che
esso avvenga per ragionate scelte.
Nel Mcinorandum Mansliolt sono state distinte tre zonc Condamentali. Zone Corteiiientc industrializzate, in cui l'esodo avviene
quasi per spontaneo movimento; territori
rnecliamcntc indiistrializzati, in cui occorre
una politica di creazione di nuovi posti di
lavoro esterni all'azicnda agraria, territori
non industrializzati o dove ( a parte quello
che possono essere dclle azioni per inserire
nuovi posti di lavoro non agricoli) è soprattutto sul miglioraiueilto delle strutture produttive agricolc clic si dovrà porre I'acccnio.
E veniamo, ora, all'ampliamento delle
aziende agrarie. Si è molto parlato di qucsto
c si è visto anche comc il problcn~a della
tendenza verso l'an-ipliaiiiento delle aziende
agrarie è tendenza che sempre si manifesta
quando le forze di lavoro agricole diminuiscono. Tale teridenza già spontaneamente si
ii manifestata anche in Italia. Se qualcuno
tli voi ha avuto occasione di vedere i dati
recc~itcmentcresi noti dall'Istituto di staiistica per tutto il coniplesso nazionale, avrh
avuto la sensazione che qualcosa di nuovo
dagli ultimi cinque anni, sta avvenendo. La
tendenza verso I'irigrossamciito delle azicnde
agrarie, ha avuto g i i notevoli manifestazioni
con scompai-sa di aziende cccessi\ramente piccole, con la cessione di queste terre ad altri,
con lo svilupparsi di aziendc in partc proprietà e in parte in affitto, essendo l'affitto
la forma per ingrandire la dimensione dcllc
aziende anche se non si ingrandisce la dimensione ciclla proprietà; con il dato del 47Vo
della superficie coperta da azic~idcagrarie
superiori a 20 ettari.
La politica coinunitaria, quindi, puntando
verso dimensioni aziendali maggiori e anche
verso forme c concezioni nuove di rapporti,
opci-ando su base prevalentemente voloiitaristica, cioè senza costrizione o prefabbricazioni di azicnde, si muove a spiiigere gli agricoltori che lo desiderano a ingrandire le
proprie aziende individuali c anche a creare
dellc formc associate, derivanti da diverse
proprietà o aziende in gestione comune. Op~ L I I - cancl-ic insistendo sulla possibilità di
yestire in comune parti di azicnde agricole.
Tn questo senso, ad esempio, sc in un. dato
tci.ritorio molte azicnde agricole o quasi tutte
haiino ciascuna una partc dell'azicnda agricola coslituila a vigneti, tanto per fare una
ipotesi, si può pensare anche alla messa in
comune di tutti i viyncii ai fini di una gcstioiic comunc, di coiriuni operazioni di impianto, di comuni operaziorii nei riguardi di
trattamenti allc piante, nella i-accolta, nclla
\riniCicazione in genere.
In qucsto Men-iorandum si i3 accennato a
titolo di oricntan~entoallc possibili, future
dimensioni aziendali. Si è parlato di grandi
tata, più a cristallizzare o a sclcrotizzarc la
x~itacconornica che no11 a rciidcrla vitnlc.
Per parte mia scniprc ho ritenuto neccssario creare le micliori st~.citt~~i-c
produttive
agrarie (quelle che rispondano allc esigenze
produttive c sociali c dcterminano minori
costi di produzione, clic consentano più civili
condizioni di vita), facenclolc fuczionarc con
opportuni sostcgi~i,e con opportune difese,
ma il p i ì ~liberaineilte possibile in una econoiuia di mercato, clic non vorrei fosse troppo ruortificata. L'esigenza di creare le strutture migliori e moderne appai-iva ed appare
indispensabile. Quindi pieno consenso che
pub vcnire ragione.i~o11nentcda chiuiiquc esaiiiini i fatti nclla loro obiettivith verso questo corso nuovo, che \.eraiiicntc mira a far
compiere all'agricoltura europea, in dieci
anni, LIII camillino clic, scnza questo deciso
intervento, compirebbe, forse, in un tcn-ipo
t i c volte superiore. Logica q~iinclidi questa
politica, stando noi tra i Pacsi cconoinicamente più avanzati, l'iiiscrinicnto degli imprenditori agricoli in una visione iiiodcrria
dell'agricoltura considerata comc iil-iprcsa c
non come passiva percezione di redditi capitalistici.
Qualche prcocc~~pazionc
può però venire,
specialmente a noi, da alc~ini punti particolari. Può innan/ilutto prcoccuparc l'accento troppo Corte che \,iene iiic\\o sulle s t r ~ i t turc del futuro c quello non cg~ialinentc
fortc che viccc messo sulla nostra politica
tradii.ioilale del i-iiiglioramciilo dcllc infiastrutture agricole.
Noi, contrariamente aeli altri Paesi (ma
anche gli altri Pacsi hanno Ic loro gatte da
pelare in questo cninpo), dobbiamo ancora
fare sforzi notevoli per migliorare le condizioni generali dellc zone a ~ r i c o l c : si tratti
di orgaiiizzazioni produttive che valorizzann
la produzione diretta del siiolo (inclusti-ic
agrarie) o si tratti di questioni sociali - basti pensare ai problcnii dclle strade, dclle
comunicazioni, della luce elettrica, della bonifica generale, del l'isli.uzionc professionalc.
Se tutta la politica c o n i ~ ~ n i t a r isi
a concentrasse troppo sulle dimensioni e sulle
strutture aziendali e troppo poco sulle strutture generali di un territorio, per noi non
non ccononiiclie, destinando questi terreni
al riniboschiineilto o al!a creazione di unità sarebbe una posizione soddisraccntc.
Altri problemi sono quelli dei territori che
produttive largameilte ectciisi\7c.
Tutto ciò esige, e\7identemente, spese notc- non potranno, logicarncntc, nel tempo preiwli. Si presuii-ie che, nel decennio a vcnire, visto dei dicci anni, adattarsi alla situazione
la politica dclle strutture, cosiddetta, possa fondiaria, alle dimensioni aziciidali previste.
A dire il vero già si aflerma, c gli cstcnassorbire un ordine di grandezza di 2 miliarsori del Progetto Mansholt lo hanno richiadi e niezzo di dollari all'anno, quindi un
complesso clie si a\.viciiia ai 1.600 1.700 lui- mato in vari punti, clic si può sperare, di qui
liardi di lire annue, ~ u c n t r cprogressivamente al 1980, cl-ic Ic iiuo\rc uniti di produzioni rio
il 60% della pi-odu/ionc totale
dovrebbe ridursi, iino a pervenire ad un ~ ~ i a r d i ncirca
livello di 730 milioni di dollari annui, ]'inte]-- agricola del la Comuni t i .
vento nel campo dei mercati e della rcgoRinianc l'altro 40% c noi siamo pai-tilazione dei mcrcati.
colarmente interessati a questo. Abbiamo
Questa impostazionc quali preoccupazioni problemi locali particolari di cnornle imporla sorgere o quali consensi può determinare? tanza: problemi dclle aziendc di piccolissime
Credo che qualche parola su qucsto argo- o piccole dimensioni, che probabilmente tali
inento, che e\1itlentemcnte esprime punti di rimarranno - basla pensare ayli orti di NaIrista personali, possa essere utile ai fini poli, allc azicndc miste o pnl-t-tilile di Como,
anche di una migliore discussione.
o di Varese o dclla Liguria, allc azicndc
Credo in generale che la via infilata sia dellc colline piemontesi o di taluni territori
la via giusta.
orticoli della fascia adriatica o del MetaE non ì. da ora clie ciò viene detto. Veniva ponto, dclla Puglia, di zonc costiere dclla
detto anche nci primi tenipi di attuazione Sicilia. Abbiamo qui problcnii di particolare
del Trattato di Roma c della politica agra- natura c di di7~crsosignificalo. Noli si può
ria. comunc; veniva sempre più rilevato come a colpo e rapidamente pervenire a unità
una politica di mcrcati unilaterale avrebbe maggiori, che forse saranno possibilità fuforse portalo, se troppo spinta o troppo rego- ture, ma su cui è troppo presto, in questi
lamentata o troppo minutamente rcgolameii- territori particolari, dare giudizi.
coltivazioni, con le consuete rotazioni di piante industriali, di cereali, di foraggi, sulle basi
degli 80 o 120 ettari di diinensioni; di allc\,aiilenti di bo\ini da latte dcllc dimensioni
di 40-60 capi, di alle\~amenti di bovini da
carne di tlimcnsiorii di 150-200 capi, di struttu1.c tra le industriali c le agricole. come
cluclle del pollame da carne, su!la base della
proci~izioilc di uova, di 10.000 galline, di
450-600 capi suini. Questo al fine di definire,
scnza evidentemcnle costituire una tassativa
disposizione, cosa si intende come struttura
agricola moderna.
A ciò si deve pervenire per scelte libere
ciei singoli agricoltori, facilitate però dalle
misure messe in atto, che sono parte quelle
misure precedentemente accennate circa la
maggiore mobilità dellc popolazioni agricole
e la possibilità che gli anziani o coloro che
non io desiderino siano inlrogliati a lasciare
l'a~ricoltura, magari mantenendo la proprietà della terra per cederla alle nuovc
~ i n i t àdi produzione. Si è parlato di contributi sugli. investimenti al 30% clel costo, di
prestiti, di aiuti di av'iriaiiiento.
Tiitto ciò dovrebbe anche determinare
la opportunità cli pervenire a una messa
a riposo (o a diversa destinazione) di un
complesso di terreni che, per tutta la Comunità, C stato stimato a non meno di
5 milioni di ettari. Ciò al fine di togliere
alla produzione agraria alcuni terreni scarsaincnte produttivi clo\,e nel passato l'agricoltura era stata troppo spinta su basi
COMUNI D'EUROPA
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Ci sono ancora preoccupazioni sulla gestione di queste nuove unità produttive. L'elemento umano imprenditoriale dovrà essere
la base dell'unità del futuro, qualunque cosa
sia. Forme di gestione associate, senza precise responsabilità e iniziative individuali,
di chiunque siano, di medi, di piccoli, di
grandi agricoltori non paiono vitali nell'economia del futuro, che è una economia imprenditoriale. Non si tratta di creare degli
imprenditori. Gli imprenditori non si creano
con i titoli di studio, si creano per successiva selezione, di volontà e di capacità. Se
perdessimo il mordente della libera impresa
probabilmente l'agricoltura avrebbe più da
perdere che da guadagnare.
Comunque questi sono dei punti e delle per.
plessità evidentemente anche inerenti al grado di maturazione iniziale a cui è giunto questo Piano che non potevano mancare. Ma sono
punti che è bene considerare, ripeto, non
allo scopo di negare o di criticare la validità
del Progetto. Siccome si tratta di problemi
tipicamente locali, che cioè derivano dalla
constatazione delle singole situazioni reali
nei singoli territori, è qui, a mio avviso, che
la vostra collaborazione e la vostra cono
scenza degli ambienti locali, può dare al P r c ~
getto quel contenuto realistico che non avrebbe evidentemente se si mantenesse solo nell'astratta generalità. Per cui più si opererà
in tal campo, oggi; più si chiameranno
a collaborare coloro che vivono la vita locale, e ne conoscono i particolari problemi,
più si andrà avanti spediti. Non cadiamo
però nell'errore opposto, che consiste nel
ragionare esclusivamente con la visione del
paesello o del campaniletto, ma consideriamo
che qualsiasi paesello o campaniletto non
avrà avvenire in futuro se non inquadrato
in una vasta unità europea. Quindi consideriamo i problemi nella loro generalità, ma,
nello stesso tempo, togliamo a questi problemi quel tanto di astrazione che rimarrebbe
loro qualora non fossero vivificati dalle cono
scenze locali e dalla continua considerazione
dell'applicazione pratica nelle varie realtà.
Per questo sono stato particolarmente lieto
di aver potuto brevemente e sommariamente
riferire questi vasti problemi davanti a voi,
lieto se poi dalla vostra discussione e più
ancora nel futuro della vostra attività potremmo sempre più trarre dalla vita reale
degli elementi concreti per andare avanti.
E grazie.
il dibattito
Armando Bertorelle
Presidente del Consiglio regionale
del Trentino-Alto AdigelTiroler-Efschland
Rompo il ghiaccio. Rappresento una zona
di agricoltura a carattere montano. Premetto
subito che io non sono un esperto in agricoltura, ma vivendo in un territorio dove
l'economia, che è fondamentalmente agricola. sta Der trasformarsi, non posso evidentemente non conoscere certi problemi e non posso non
preoccuparmi di tutte le conseguenze
che possono venire
ad una economia
montana dal Memorandum della Comunità Economica Europea. Sono contento-di aver sentito la
relazione del prof. Bandini; noi abbiamo
discusso questi temi nella nostra Assemblea
legislativa proprio la settimana scorsa ed
il nonie del prof. Bandini è affiorato qua
e là: vuol dire che era considerato come
uno degli esperti più seri su questo punto
e le difficoltà che si sono presentate, così
di comune accordo, tra i rappresentanti
delle popolazioni della provincia di Trento,
della provincia di Bolzano, di entrambi i
gruppi linguistici, cioè quelli del gruppo di
lingua tedesca e quello di lingua italiana,
sono fondamentalmente uguali tanto che
alla fine si è arrivati all'approvazione di
una mozione, che è stata approvata a larga
maggioranza.
Ora si deve partire da situazioni che,
come ha detto il prof. Bandini, sono essenzialmente diverse fra Paesi comunitari e
anche nell'ambito di ciascun Paese comunitario. Si pensi a tutta l'economia agricola dell'arco alpino e si pensi ad una e c o
nomia, per esempio, della provincia di
Trento dove c'è un'estrema polverizzazione
della proprietà terriera e della provincia di
Bolzano dove c'è il maso chiuso, che credo
sarà certamente conosciuto dal prof. Bandini e dagli altri colleghi.
Un'economia che vede 12 mila masi chiusi, una situazione particolare che parte
ancora dal veriodo di Maria Teresa e che
è stato però ripristinato con leggi della
nostra autonomia per ragioni essenzialmente
economiche; e si pensi, per esempio, che
nelle due provincie, nella provincia di Bolzano, per esempio, un 32% di persone, di
forze lavorative, sono ancora in agricoltura
e che vuol dire 50 mila persone in una
provincia su 160 mila-167 mila unità lavorative addette all'agricoltura; che dal 1951
al 1961 c'è stata una riduzione notevole dal
50% al 30-3l0h, ma dal censimento del 1961
ad adesso, praticamente nel giro di questi
nove anni non c'è stato nessun apprezzabile
spostamento di forze agricole in altre attività. Questo naturalmente è dovuto anche
ad altri complessi di situazioni: difficoltà di
industrializzazione e altre situazioni che
sono note in una zona di montagna.
Ora, data questa premessa, poter parlare
di aziende di una certa dimensione è una
cosa veramente preoccupante. Parlare poi,
come ha accennato, ed è la conclusione del
discorso del prof. Bandini, dell'abbandono
di territori, della loro destinazione al rimboschimento, è egualmente preoccupante,
quando si pensi che'appunto due terzi della
popolazione vivono, in entrambe le province,
al di fuori della città e vivono in zone che
vanno dai 700 ai 1.000-1.500 metri.
Come si concilia questo indirizzo con
altrettanti validi indirizzi che sono nella
nostra Costituzione (art. 44, che ricollega
il razionale sfruttamento del terreno, la
ricostruzione dell'unità produttiva, la fissazione di limiti, ecc., l'aiuto alla piccola e
media proprietà; l'art. 47 della Costituzione
luglio-agosto 1969
che riguarda l'accesso del risparmio popolare alla proprietà diretta coltivatrice)? Noi
siamo qui non certo in una fase critica nei
confronti del Memorandum, perché ci rendiamo conto che il mondo va avanti e che
questa è la strada giusta, quindi la nostra
critica è un apporto di carattere costruttivo che però deve tener presente una determinata situazione, che sarà una situazione
limite, ma che esiste.
Come si concilia questo orientamento con
il manifesto delle zone montane, che è stato
approvato dall'Assemblea generale della CEA
a Tessalonica nel 1967, con il voto del Consiglio d'Europa, che ho qui, per le zone
montane, lo febbraio 1968, con le conclusioni
del parere del 4 maggio 1968 del Consiglio
delllEconomia e del Lavoro? Tutti quanti
documenti che avevamo presenti al momento
in cui la nostra Assemblea aveva esaminato
questo problema. Ora, che cosa proponiamo
noi? Se la dimensione dell'azienda tipo dovesse essere stabilita o in sede comunitaria
o in sede nazionale, evidentemente noi saremmo tagliati fuori; se invece si vuol riconoscere una validità all'ordinamento regionale. occorre che la dimensione dell'azienda
tipo, per poter godere di tutti i benefici,
sia fissata in sede regionale, sia pure con
tutti i contatti necessari con l'autorità nazionale e l'autorità comunitaria. Evidentemente tutto va programmato e coordinato
con una serie di provvedimenti quali quelli
citati dal prof. Bandini, che riguardano il
reinserimento in altre attività, lo sviluppo
di altre attività economiche. Io personalmente sono convinto che si chiama Piano
Mansholt per l'agricoltura, ma che è un
Piano che riguarda tutta l'economia della
Comunità, non riguarda solo l'agricoltura.
Ecco, queste osservazioni, queste preoccupazioni che sono state condensate poi in
una mozione, che, come ho detto, è stata
approvata da una Assemblea legislativa di
una zona alpina, alla quale appartenevano
italiani e tedeschi, credo che possa far pensare, e che possa far meditare chi sta per
procedere a delle riforme radicali che, sia
pure col tempo, si potranno avverare, per
mettere in rilievo una situazione del tutto
particolare. Nello stesso momento in cui,
per es., il Governo prevede di destinare
quasi tutti i mezzi delle aree depresse al
Mezzogiorno, escludendo anche le aree del
centro nord; nello stesso momento in cui
si pone l'accento cioè su certe zone depresse dellJItalia meridionale con le quali
certo noi non possiamo far confronti, e sta
per entrare in funzione un determinato congegno riguardante il Memorandum per la
agricoltura, non si può non essere seriamente preoccupati per una situazione che
determinerà una trasformazione non soltanto nel settore agricolo, ma ad una completa
riforma di struttura locale, economica, sociale, demografica, di una regione, che non
è poi soltanto la nostra (penso che il collega
della Valle d'Aosta avrà altre cosa da dire,
il collega della Venezia Giulia-Friuli, egualmente), situazioni che, cioè, cambiano radicalmente il volto di determinate regioni,
che hanno la volontà di inserirsi nel processo produttivo, nello sviluppo di tutta una
Comunità, ma che hanno una determinata
situazione di base e che non possono essere
certamente dimenticate.
luglio-agosto 1969
Corrado Barberis
S r g r e t u r ~ ogenernle dell'lstituto nazionale
d i socioloyiu rurule
Sono lieto di richiamare in questa Assemblea recenti documenti e prese di posizione
della Confederazione Nazionale Coltivatori
Diretti, di cui sono consulente per questi
problemi e le considerazioni che ho avuto
l'onore, recentemente, di sottoporre in
merito all'organizzazione professionale.
Qual'è
l'atteggiamento dei coltivato
ri nei confronti del
Piano Mansholt? E'
un atteggiamento, direi, di netto favore.
Evidentemente occorre attendere per una
pronuncia definitiva,
che il Piano Mansholt da libro, come è oggi, si cali in una
serie di provvedimenti concreti sui quali si
debba dire sì o no. Ma se i provvedimenti
concreti ricalcheranno quella che è la espo
sizione, il tono, la filosofia, le anticipazioni
che conosciamo attraverso il Memorandum,
non ci sono dubbi che l'atteggiameno dei
coltivatori sarà di favore.
I1 primo motivo per cui i coltivatori diretti sono favorevoli al Memorandum 1980
è per la filosofia, per il metodo che lo
ispira, che è il metodo della volontarietà.
Tutto quello di cui si parla nel Memorandum è subordinato alla libera accettazione
degli operatori economici. Ecco perché anche
le innovazioni più sensazionali, come per
esempio, le previste aziende multifamiliari,
questa specie di piccole cooperative di produzione che potrebbero sorgere a seguito
del Memorandum, non impressionano: proprio perché sono esperimenti che dovranno
essere attuati sul piano della volontarietà;
e sul piano della volontarietà, se i coltivatori decideranno di superare strutture del
tutto individuali, per puntare su forme di
collaborazione a diverso livello, plurifamiliare, ben venga questa collaborazione, questa forma nuova di attività imprenditoriale
che si articolerà però sempre sul piano della
volontarietà e della libertà.
E un sì deciso dei coltivatori va a tutte
quelle proposte che sono state già presentate nel Memorandum, e che hanno come
obiettivo la persona: sia per favorire la
formazione professionale dei giovani in settori noi1 agricoli, sia, soprattutto, per risolvere il problema delle strutture fondiarie
italiane attraverso il pensionamento degli
anziani e i premi di sfollainento per coloro
che decideranno di abbandonare la terra o
di intraprendere altre attività professionali.
Noi oggi siamo in una situazione in cui
su 1.600.000 aziende coltivatrici, 950.000 circa
sono composte da famiglie in cui non c'è
nessun uomo attivo al di sotto dei 50 anni;
i1 che vuol dire che attraverso il Piano
Mansholt, quand'anche si mantenesse a
55 anni il limite per fruire delle provvidenze previste, abbiamo circa 800.000 aziende teoricamente in grado di presentare domanda per avere il previsto pensionamento.
Possiamo, di colpo, cioè, dimezzare il numero delle imprese coltivatrici operanti in
Italia, con conseguenze di tutto rilievo, e
COMUNI D'EUROPA
non solo per consentire una ristrutturazione
fondiaria.
Si calcola che queste 800.000 aziende, che
possono avere un interesse (poi giudicheranno i titolari se questo interesse c'è o
non c'è) ad abbandonare l'agricoltura, dispongano di circa 2 milioni e mezzo di ettari. Una parte di quelle superfici possono
andare a ricomporre unità più vaste, oppure
essere anche abbandonate - il Piano Mansholt prevede anche questo - abbiamo coinunque, attraverso questo numero di famiglie destinate ad abbandonare la terra,
una possibilità di reperire, almeno in parte,
le superfici di cui parla il Piano Mansholt.
E' evidente, ripeto, che saranno i coltivatori, nella loro assoluta responsabilità, direi
nella loro sovranità, a stabilire se c'è convenienza o meno a usufruire delle clausole
di pensionamento e di abbandono della terra, previste dal Piano Mansholt. Ma se essi
riterranno di fare uso di queste clausole
molti dei problemi che attualmente attanagliano l'agricoltura italiana sul piano fondiario, verranno risolti.
Ciò vale anche ai fini della politica di
mercato: ridurre di tanto il numero delle
aziende significa semplificare tutte le operazioni di pagamento dei vari prezzi integrativi del grano duro, dell'olio, e quindi
la possibilità di attuare anche in futuro,
per altri problemi, una politica di mercato
ben più efficiente di quella che è stata
seguita fino ad oggi, proprio perché, attraverso questa ristrutturazione fondiaria, si
creano le premesse per una politica di mercato che possa essere veramente moderna,
veramente efficiente.
Inoltre, e qui mi sembra necessario sottolineare questo aspetto, il Piano Mansholt
prevede un imponente volume di investimenti nelle aree rurali, proprio in quei comuni montani che così giustamente preoccupano il nostro Presidente e preoccupano
la Regione TrentinoAlto Adige, Sono, se
non vado errato, 2 miliardi di unità di conto
all'anno, 1.250 miliardi di lire circa, che
dovrebbero essere investiti nei territori della Comunità Economica Europea - territori difficili, montani, o di valli dove confluiscono i coltivatori, coloro che vivono
sulle montagne - per favorire l'industrializzazione delle aree rurali. Ora, attraverso
la creazione di 80 mila posti dì lavoro all'anno circa, si può veramente cominciare
a considerare che il problema delle aree
difficili cttienz, se non una soluzione, un
principio di miglioramento.
Ecco perché, ripeto, sembra che i coltivatori siano decisamente favorevoli, proprio nella sua globalità, al Piano Mansholt;
perché si dà carico, come oggi si dice, non
solo dei problemi agricoli ma di tutti i problemi della comunità rurale. E di questi,
lo sviluppo delle attività non agricole e certamente in primo piano. Inoltre, mi sembra
che debba essere data attuazione a quell'articolo 60 dell'attuale Memorandum, dove si
parla di aiuti a taluni gruppi di operatori
agricoli, a titolo personale e senza un diretto collegamento con il prodotto.
E' evidente che questo articolo 60, che
riprende un accenno già presente nella prima formulazione del Piano Mansholt, dove
si parlava di un reddito agricolo minimo
garantito -- una specie di Smig francese
applicato alla piccola impresa
è evidente
che queste misure possono trovare soprat-
-
tutto nei territori di montagna una favorevole attuazione. Ecco perché, ripeto, l'atteggiamento dei coltivatori sul problema del
Piano Mansholt è di netta fiducia, è di netto
appoggio: proprio perché si è convinti che
risolvendo i problemi strutturali (e non c'è
dubbio che il Piano Mansholt li risolve, o
perlomeno li risolve come possono essere
risolte tutte le cose di questo mondo, in
via provvisoria) non solo si risolvono i problemi strutturali, ma si pongono le premesse per una politica di mercato ancora
più efficiente di quella attuale. Grazie.
Angelo Curci
Vice-Prrsidrrrte dell'AICCE, Sindaco d i Tnrunto
Premetto che non sono un esperto della
materia, cosa che, peraltro, risulterà chiara
dopo che avrb fatto l'intervento, il quale,
pertanto, avrà chiarissimi limiti, non solo
di tempo, ma direi anche di contenuto e
di natura
perché
necessariamente sarà
un po' extra tecnicoeconomico.
Ho ascoltato con
molto interesse la
relazione del professor Bandini, che è
servita ad illuminare
meglio alcuni aspetti
del Piano Mansholt
che pure avevo precedentemente consultato. Pertanto mi limiterò ad alcune osservazioni che a me
paiono, direi, già contenute nella relazione
ma che forse è opportuno sottolineare.
Anzitutto, la prima osservazione è che si
tratta finalmente di un Piano organico per
questa grande malata, che è l'agricoltura.
La grande malata dei nostri tempi, il divario del cui reddito, rispetto a quello del
reddito industriale e della attività terziaria,
è il problema che angoscia, appunto, i politici e gli amministratori del nostro mondo,
del nostro tempo e della nostra società.
Ora l'aspetto che va sottolineato, a me
pare sia questo: si e parlato chiarissimamente di difesa dell'agricoltura del MEC
rispetto all'agricoltura estra-MEC e non c'è
dubbio che, in questo processo di unificazione che è in corso, e che noi vogliamo
abbia uno sviluppo anche politico, sia una
posizione evidentemente giusta.
Però è chiaro, e credo sia anche nel pensiero di chi il Piano ha elaborato e ne s o
stienc l'attuazione, che questa difesa deve
pure avere un carattere direi di transitorietà pcr arrivare, in ogni caso, ad un livello
di competitività economica in senso gcnerale, senza di che noi trasporremmo un concetto autarchico, infinitamente superato, su
un piano extra-nazionale, in un ambito cioè
più grande, ma tuttavia limitato nel mondo.
Un'altra osservazione: in questo quadro,
io credo che si collochi, con particolare evidenza e gravità, il problema del Mezzogiorno, la cui economia, prevalentemente
agricola, e per giunta arretratamente agricola, è naturalmente motivo di preoccupazione per la politica nazionale del Paese.
Naturalmente mi guarderò bene dal fare
un intervento sui problemi dcl Mezzogiorno;
non sarebbe pertinente e non sarebbe colle-
COMUNI D'EUROPA
luglio-agosto 1969
-.-
p
-
gato direttamente alla relazione che abbiamo ascoltata.
FarU però alcune osservazioni in relazione all'agricoltura meridionale. Ora, se c'è
un fenomeno di esodo dall'agricoltura esso
certamente assume misura e ritmo eccessivamente preoccupanti per quanto riguarda
il sud.
Proprio perché lì il carico delle forze di
lavoro sull'agricoltura era eccedente, rispetto non solo alla media europea, ma
alla media nazionale, è naturale che proprio lì si verifichi il più disordinato, il più
celere, il più disastroso esodo dall'agricoltura. Ed è, allora, un problema che presenta
sì un aspetto economico, ma un grossissimo
aspetto sociale, etico-politico, ecc. Allora bisogna certamente favorire l'esodo dall'agricoltura, ma in particolare, per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno, tale
esodo va ordinato, ritmato, preparato, predisposto e anche incentivato. Quanto alla
incentivazione, considerata la frana che s'è
determinata, il problema non è dell'incentivare, semmai dell'ordinare, del coordinare,
dell'organizzare l'esodo, perché non accada
che le forze più attive abbandonino l'agricoltura senza riuscire ad essere attive in
altri settori, effettivamente.
Ecco il dramma. Per cui si tratta di perdite secche delle forze di lavoro, non già di
conversione: questa è la situazione; esse poi
premono, con le coree » sociali, alle periferie delle grandi città. Vuoi delle grandi
città industriali del Nord, vuoi di qualcuna,
come la mia Taranto, che al sud ha iniziato
un grosso processo di industrializzazione.
Ed è qui che io accentuerei di molto il concetto che il prof. Bandini ha esposto, e che
è contenuto nel Piano Mansholt, del problema delle infrastrutture oltre che dell'organizzazione e della ristrutturazione della
azienda. Perché, in fondo, l'esodo deriva
sicuramcnte dal basso reddito che si realizza in agricoltura, ma non solo da questo;
deriva dalle condizioni, direi, antitetiche,
rispetto al mondo civile di oggi, nelle quali
si continua a vivere nelle nostre campagne,
nelle campagne della mia Puglia, della Lucania, della Calabria, ecc. Per cui non c'è
dubbio che, a parte il reddito, ripeto, sia
potente motivo di richiamo la condizione
diversa di vita che si realizza nei centri
urbani, soprattutto nei centri più sviluppati.
Ora, noi abbiamo bisogno di realizzare le
infrastrutture che consentano di ottenere,
nelle campagne, condizioni di vita similari
rispetto a quelle della città. E' un problema
che si pone con urgenza in tutto il Paese,
ma con maggiore urgenza, se si vuole, per
quanto riguarda il Sud. Per cui l'intervento
eccezionale - io ho sentito dire dall'amico
Bertorellc, e ne condivido naturalmente il
pensiero, pur non conoscendo bene la situazione, che esistono sacche di depressione
anche ncl centro-nord; però, cosa diversa è
la presenza di alcune sacche, rispetto alle
quali occorrono rimedi opportuni e invece
una situazione di generali depressioni, come
quella del sud, nella quale la carenza è diffusissima e se mai si salvano pochissime
isole di incipiente sviluppo, veramente poche.
Quindi abbiamo un rapporto rovesciato, al
negativo, rispetto alla situazione che si realizza nel Nord. E allora il problema dell'ammodernamento e della qualificazione degli
operatori - mi pare di dover anche qui, non
dico esplicitare ma sottolineare - non solo
degli operatori a livello esecutivo, cioè della
mano d'opera da continuare ad impiegare in
agricoltura, perché sia all'altezza della tecnologia agricola moderna, ma anche, e soprattutto, per quanto riguarda la gestione e la
conduzione delle aziende agricole, perché ancora qui mi piace indicare uno dei mali secolari del Sud: la scarsa propensione alla cooperazione e alla associazione, con tutte le conseguenze negative che si hanno, ai fini della
produzione e delle proporzioni economiche
dell'azienda. Così quando si propone di favorire con premio l'esodo, almeno da noi
non se ne vede la necessità; la gente vuole
scappare e scappa tutti i giorni dalla campagna; quindi più che favorirla in questo
senso, c'è da assicurare condizioni di impiego e di utilizzazione in altro settore. Così
anche per il problema del pensionamento
anticipato: questa soluzione che forse in
zone più sviluppate può presentare un certo
interesse, non dico che non lo presenti da
noi, ma è meno urgente, meno importante,
mentre la cosa più importante è e rimane
la realizzazione di posti di lavoro extraagricoli.
Basta questo per dare un incentivo più
che sufficiente per consentire che l'agricoltura si alleggerisca del surplus di mano
d'opera di cui oggi soffre e che ne condiziona un po' la produttività. Io credo che
quest'aspetto del problema del Mezzogiorno
sia da tener presente per una sana politica,
non solo agricola, a livello comunitario, con
una angolazione regionale, quale si esige nella situazione del nostro mondo.
Vincenzo Piga
Mernhro (lcl Cornitafo economico r sociale CEE/Ellrato~!i
Io sono ospite di questa riunione, quindi
compio il gradito dovere di felicitarmi con
gli organizzatori prima di tutto perché questo tipo di riunione conferma ancora una
volta il tipo nuovo di attività europeistica
che si va svolgendo,
da qualche anno a
questa parte, non più
cioè limitata alle
grandi scelte di principio, ma confrontata
con i problemi reali,
con i problemi concreti che la costruzione europea propone. In secondo luogo perché questa riunione mi pare che
sia un notevole contributo allo sviluppo del dibattito attorno
al tanto discusso, ma probabilmente poco
conosciuto Piano Mansholt, tenendo conto
che questo documento vuole essere, come
indica chiaramente anche la sua presentazione, un documento di lavoro, un documento da discutere; non un documento rispetto al quale ci sia da fare una specie
di referendum, più o meno gollista, da risolvere con un sì o con un no. E' un documento che deve essere esaminato e che
deve essere visto anche nei suoi dettagli.
E un ringraziamento anche al prof. Bandini che mi ha notevolmente alleggerito il
compito affidatomi di sottolineare i problemi
sociali del Memorandum, perché con la sua
relazione, molto giustamente, ha posto al centro di questo documento i problemi dell'uomo, i problemi sociali. Per fare riferi-
--
mento a questi problemi credo che sia necessario fare riferimento al punto di vista
delle organizzazioni sindacali del nostro
Paese.
Ci sono state già delle pronuncie ufficiali
da parte della UIL e da parte della CGIL;
sta per essercene una anche da parte della
CISL e poi stiamo faticosamente, ma ottimisticamente, con il collega Rossi, lavorando
insieme con i colleghi della CISL per arrivare a un documento comune delle tre Confederazioni sul Piano Mansholt e questo
traguardo credo sia una cosa abbastanza interessante, non soltanto per il tema in sé,
ma anche perché sarebbe la prima volta che
le tre grandi Confederazioni italiane del lavoro si trovano unite di fronte a un problema
di carattere comunitario. In generale, le organizzazioni sindacali, a parte qualche posizione estrema in un senso o nell'altro, hanno
già dimostrato di avere una posizione comune, che è una posizione di soddisfazione
o perlomeno di notevole interesse nei confronti delle proposte contenute nel Piano
Mansholt soprattutto perché, con queste proposte, si pongono al centro della politica
agraria i problemi di carattere sociale e i
problemi di carattere strutturale, che finora,
sia a livello comunitario - come ricordava
il prof. Bandini - sia anche a livello nazionale erano stati o trascurati o mal risolti.
In un certo senso, quindi, il documento
segna una autocritica della politica comunitaria che è stata seguita finora, un'autocritica che t: anche esplicita perché nel Memorandum si trovano frasi di questo tipo, « lo
sviluppo del Mercato comune ha confinato
un numero sempre crescente di aziende agricole nella categoria delle aziende marginali ».
Inoltre « l a politica di mercato e dei prezzi,
finora seguita, ha offerto ad alcuni agricoltori, fra quelli più competitivi una situazione di rendita, mentre le aziende minori
hanno potuto beneficiare solo in misura insufficiente di detta politica, ciò che ha creato
disparità rilevanti all'interno del settore
agricolo ». Basta tener conto anche solo delle
soluzioni discriminatorie che si sono adottate
per quanto riguarda la politica di mercato e
dei prezzi e di cui ha subito le conseguenze
anche l'agricoltura italiana, perché più garanzie sono state offerte ai prodotti di tipo
continentale (agli allevamenti, alla cerealicoltura, ecc.), e meno garanzie invece, purtroppo, alle produzioni di tipo mediterraneo.
E questo Memorandum indica una strada
diversa anche da quella che è stata seguita
con la politica agraria del nostro Paese, perlomeno nelle sue caratteristiche reali, anche
se poi le intenzioni erano diverse, con la
rigidità delle strutture fondiarie, col carattere
assistenziale della politica sociale e con interventi dispersivi come quelli che sono sempre stati gli interventi sia del primo sia
anche del secondo Piano verde. I1 Memorandum si propone di affrontare i problemi
strutturali e sociali non in un modo qualsiasi
ma in modo tale da poter inserire il
settore agricolo nel contesto dello sviluppo
economico; cioè i provvedimenti di carattere
sociale sono finalizzati a questo scopo e
sono inquadrati in una politica che, noi italiani, anche se non è entrato questo termine
nel gergo comunitario, potremmo definire
come una politica di programmazione per
il settore agricolo, una politica di interventi
globali come giustamente ricordava poco fa
il prof. Curci.
Tutto bene, allora, nel Memorandum?
Evidentemente, no. Ci sono delle intenzioni
molto serie, ci sono delle proposte molto
importanti, ci sono delle idee centrali che
sono senzla!tro da condividere, però una serie
di proposte hanno bisogno di essere meglio
precisate, perché, nella loro attuale formulazione sembrano un poco equivoche. Altre
proposte hanno bisogno di essere modificate
altre ancora devono essere integrate. Per
quanto riguarda l'obiettivo di fondo del
Piano, cioè quello della parificazione dei redditi agricoli con i redditi degli altri settori
da realizzare entro il 1980, bisogna dire prima di tutto che per l'Italia l'obiettivo è notevolinente difficile perché si tratta, più o
meno, di raddoppiare il reddito agricolo
ogni cinque anni, se vogliamo arrivare non
ancora alla completa parità entro 1'80 con
il reddito industriale, ma perlomeno a ridurre notevolmente il cosiddetto gap sociale.
E' importante che questo obiettivo della parificazione dei redditi venga indicato come
un obiettivo che si deve raggiungere non
soltanto attraverso la difesa dei prezzi dei
prodotti agricoli - e purtroppo ancora oggi
anche alti esponenti di Confederazioni che
lavorano nel settore agricolo continuano ad
insistere su una politica di alti prezzi dei
prodotti agricoli. I1 Piano Mansholt dice
chiaramente che non basta, non è sufficiente,
anzi dovremmo avere il coraggio di ricono-
scere che per alcuni prodotti in Italia si sono
già raggiunti dei limiti invalicabili per quanto
riguarda i prezzi dei prodotti agricoli. Bisognerà, quindi, quest'obiettivo della parità
dei redditi, dell'aumento dei redditi agricoli
raggiungerlo in altro modo: con la riduzione
dci costi, con l'aumento della produttività.
E l'aspetto più interessante del Piano Mansholt è proprio nel porre l'accento su questi
mezzi di aumento del reddito.
Ma, così come è, il Piano ignora la differenziazione sociale, la stratificazione sociale
che esiste nelle campagne italiane in forme
molto piii accentuate che non nelle altre
campagne europee. Parla come se ci si trovasse di fronte a proprietari più o meno
grandi, ad affittuari più o meno grandi. Da
noi, purtroppo, la cosa è molto più complessa: abbiamo i proprietari, i fittavoli, i
mezzadri, i coloni e tutta una serie di altre
categorie. Per raggiungere l'obiettivo della
parità dei redditi bisognerà tener conto
anche del problema della rendita fondiaria,
del peso eccessivo che sull'agricoltura produttiva ancora oggi esercita la rendita fondiaria. C'è una lacuna anche per quanto
riguarda i lavoratori dipendenti. Quando noi
parliamo di parità di redditi evidentemente
non possiamo tener conto soltanto dei redditi dei produttori agricoli, ma dobbiamo
tener conto dei redditi di tutta la popolazione agricola, quindi anche dei salariati,
dei braccianti. Si dice che è necessario aumentare la produttività e ridurre i costi,
però non ci sono delle proposte - probabilmente non era il posto adatto - per
il controllo dei costi di mezzi tecnici, delle macchine, dei concimi che l'agricoltura
deve acquistare dall'industria. In generale questo Piano presenta il difetto (che
non è del Piano Mansholt, ma di tutta la
politica comunitaria) di proporre una politica di programmazione per il settore agricolo che non è inquadrata in una politica
di programmazione della economia in generale, perché il Programma a medio termine
della Comunità non ha queste caratteristiche
di politica di piano che invece si vorrebbe
far assumere per il settore agricolo. Sono
un po' deboli, mi pare, anche le proposte
contenute nel Piano per quanto riguarda la
possibilità di inserire i produttori agricoli
nelle attività di trasformazione, di commercializzazione dei prodotti, per poter ottenere
attraverso questo inserimento anche un maggior aumento del loro reddito. E sono proposte che si legano da una parte ad una
necessità, almeno per l'Italia, di un intervento dell'impresa pubblica in questi settori;
sono proposte che si legano, soprattutto alla
necessità di uno sviluppo della cooperazione
agricola e per sviluppare la cooperazione,
riteniamo che sia necessario nel nostro Paese - questo non lo poteva dire Mansholt,
ma lo dobbiamo dire noi - affrontare finalmente il problema che il prof. Bandini ha
proposto circa dieci anni fa, concludendo
la Conferenza nazionale dell'agricoltura, della
riforma della Federconsorzi. E un altro problema urgente per l'Italia, se vogliamo metterci al livello delle soluzioni proposte dal
Piano Mansholt, è una riforma delllAIMA per
farne veramente, di questa azienda pubblica,
uno strumento di regolamentazione del mercato agricolo, nel suo insieme.
I1 secondo, grande obiettivo del Piano, la
riduzione della popolazione agricola, non può
non essere condiviso. Bisognerà tener presente che di cinque milioni di lavoratori
agricoli che dovrebbero lasciare nel decennio
l'agricoltura per passare ad altri settori o
per ritirarsi dall'attività economica mi pare
che, almeno 3 milioni, gli esperti del Progetto 80 prevedono che debbano essere trovati in Italia. Ed è una cosa, però, possibile
e io vorrei dire che è anche una cosa necessaria; il 1968 ha visto oltre 300.000 unità che
hanno lasciato l'agricoltura. I1 problema però
non è semplicemente della quantità dell'esodo - io qui mi permetterei una breve osservazione al prof. Curci - è della qualità dell'esodo, perché, appunto, come giustamente
ricordava il prof. Bandini, c'è un fenomeno
di invecchiamento, iin fenomeno di spopolamento e di femminilizzazione, in conseguenza
di un tipo particolare di esodo, disordinato, ecc. Quindi ci vogliono provvedimenti
capaci di fare uscire i capi di azienda, perché
io sono d'accordo che non c'è bisogno dell'incentivo perché la gente scappi dalle campagne, perché ci scappa lo stesso, però c'è
bisogno dell'incentivo perché a lasciare i
campi non sia il giovane ma sia il capo di
azienda, meglio ancora, siano intere famiglie
di quelle piccolissime aziende che non siano
in grado di diventare competitive.
Le misure che sono proposte a questa
riguardo sembrano interessanti, sembrano
anche che possano considerarsi efficaci, però
c'è un problema che riguarda in particolare
i Poteri locali, i comuni, le Regioni, e cioè
quello di creare attività sostitutive, di carat-
tere industriale o, di carattere turistico nelle
stesse zone destinate a subire il maggiore
salasso di popolazione agricola. E per fare
questo io penso che non è sufficiente prevedere incentivi per le iniziative private, ina
credo che sia necessario un intervento più
incisivo del potere pubblico, e soprattutto
un intervento delle amministrazioni locali
in modo che questo processo di sviluppo
industriale e di sviluppo turistico, ecc., possa
essere localizzato nelle zone che ne hanno
più bisogno.
Terzo grosso obiettivo del Piano Mansholt,
la riforma delle strutture produttive. Penso
che non si possa che condividere l'opinione
che questa riforma t: necessaria, che è necessaria,, in particolare, una ristrutturazione
fondiaria, un ampliamento delle superfici
aziendali. Però in Italia questo non baste.
rebbe. C'è da tener conto, come dicevo prima,
che c'è una stratificazione sociale molto
differenziata. Bisognerà accompagnare le misure di aumento delle superfici, con misure
realmente capaci di superare vecchi rapporti
contrattuali, come quello della mezzadria,
della colonia, e dell'affitto. I1 Commissario
Mansholt, si è dichiarato favorevole a uno
statuto europeo dell'affitto, che potrebbe portare le clausole, anche in Italia, dell'affitto
al livello molto più moderno che, è già stato
raggiunto, per esempio, in Francia.
Però, per quanto riguarda le misure di
ristrutturazione fondiaria, cioè di costituzione dell1Unità di produzione e delle Azicnde
agricole moderne, ecco, lì bisogna essere liberali sul serio; liberali nel senso da garantire
uguali posizioni di partenza.
E per fare questo bisogna prevedere degli
interventi discriminati, perché se noi diciamo, come dice il Piano Mansholt (e questa,
secondo me, è la critica pii1 puntuale che
si può fare all'attuale stesura del documento)
che verranno aiutate le costruzioni delle
Unità produttive o delle Aziende agricole
moderne, comunque vengano condotte queste
operazioni (sia che si tratti di un insieme
di contadini che si riukiscono per fare una
azienda di tipo associativo, sia che si tratti
di un unico agricoltore che ingrandisce la
sua azienda), una posizione di questo genere,
per conto mio, significa che il grosso degli
aiuti andranno a quelli che più facilmente
potranno realizzare questo obiettivo, cioè a
quelli delle grandi aziende che potranno più
facilmente ingrandirsi, mentre i piccoli, che
dovranno mettersi d'accordo fra di loro per
condurre in comune i pezzettini di terra, ecc.
troveranno delle grosse difficoltà. Se poi si
tiene presente che il Piano prevede che dal
1975 tutti gli aiuti, statali o comunitari, dovranno essere riservati esclusivamentz alle
unità produttive e alle aziende agricole moderne, e per il 1975 si può prevedere che quel
poco o tanto che sarà fatto in questa direzione sarà stato frutto soprattutto delle iniziative delle grandi aziende, c'è il rischio che
si segni un po' la condanna di tutta o di
gran parte dell'agricoltura contadina, con
delle conseguenze, non so, tipo Battipaglia, ecc. che credo nessuno di noi può augurarsi.
Però, oltre al fatto di dover guardare con
più interesse ai problemi del settore contadino per poterlo portare al livello di queste
nuove unità produttive, c'è anche il fatto di
non poter fare affidamento esclusivamente
alle iniziative individuali, alle iniziative private, perché noi assistiamo ad una carenza
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
stione associata delle aziende agricole, è semdi iniziative, soprattutto per quanto riguarda
lo sviluppo della cooperazione in agricoltura, pre più sentita, ed è sempre più vista come
anche nei settori più facili, come la coopera- una esigenza necessaria, non come un qualzione di trasformazione, ecc.; se poi passiamo cosa di estraneo al mondo agricolo.
Le iniziative degli Enti locali, delle Regioni,
alla cooperazione di conduzione, possiamo
immaginare che le difficoltà saranno più dei comuni, come si potrebbero esprimere?
rilevanti.
Per esempio, c'è la proposta di sottrarre
Allora secondo me, bisognerebbe prevedere 5 milioni di ettari all'agricoltura, per destiqualche cosa di più, io non dico di arrivare narli ad altre attività. E mi pare che le opead un dirigismo, però un intervento pub- razioni di questa trasformazione dovrebbero
blico statale, degli Enti locali - per esempio, essere, in gran parte, delegate alle comunità
delle Regioni, che hanno una loro compe- locali, ai comuni, alle regioni, agli enti di
tenza specifica nel settore agricolo - degli sviluppo. Ci sono i terreni di proprietà pubEnti di sviluppo più incisivo per spingere blica, sui quali il Piano Mansholt potrebbe,
di più i piccoli, i grandi, ecc. a formare queste dovrebbe trovare una più facile applicazione.
nuove unità produttive, e queste aziende C'è il problema della gestione delle terre che
agricole moderne. I1 prof. Bandini sollevava dovranno essere messe a disposizione del
qualche perplessità al riguardo, gli sembrava programma da coloro che lasciano l'agricolche ci fosse già troppo di collettivistico, mi tura. Da chi vogliamo farle gestire? Dallo
pare di aver capito, nelle attuali proposte. Stato? Io non penso. Dalla Comunità, meno
Io invece penso che ci sia troppo poco in ancora. Io penso che le amministrazioni coquesto senso; d'altra parte il dilemma non munali, ecc. abbiano un largo campo di ini2 tanto fra iniziativa privata ed iniziativa
ziativa in questo settore.
statale perché, d'accordo che debba essere
Una questione che credo sia abbastanza
iniziativa privata, però, un maggiore inco- importante e che penso noi italiani faremraggiamento da parte pubblica, e, inoltre mo male a trascurare, come in genere abbiafare in modo che non sia iniziativa privata mo trascurato fino adesso, quando si trattava
singola, ma soprattutto iniziativa privata as- di problemi comunitari, è la questione finansociata. E sarebbe ridicolo parlare in pro- ziaria. I1 Piano Mansholt prevede che tutte
posito di kolkos, come alcuni gruppi agricoli le spese per il sostegno dei prezzi siano a
tedeschi hailno detto a proposito delle pro- carico della Comunità, mentre invece le spese
poste Mansholt. Del resto lo stesso prof. per le trasformazioni strutturali e per gli
Bandini ricordava quello che si può fare nel interventi sociali dovrebbero essere anticisettore vitivinicolo, come agricoltura asso- pate dallo Stato interessato, il quale poi potrà
ciata. Vorrei ricordare che la Confederazione ottenere un rimborso del 50% da parte della
dei coltivatori diretti, che non credo guardi Comunità. E qui c'è un pericolo abbastanza
con particolare amore alle esperienze kolko- serio. C'è il pericolo che gli Stati, che hanno
siane, si è fatta promotrice dell'agricoltura maggiori disponibilità finanziarie, come per
di gruppo; quindi questa esigenza di una ge- esempio, la Germania, oppure che hanno
ISTITUTO
BANCARIO
SAN PAOLO
D I TORINO
ininori problemi strutturali da affrontare,
come, per esempio l'Olanda, possano mettere
in cantiere dei programmi di intervento strutturale e di intervento sociale di dimensioni
molto più vaste di quelli che possono essere
messi in cantiere dallo Stato italiano, con
la conseguenza che poi quei programmi più
ampi, ecc. potranno ottenere anche il rimborso conlunitario, quindi anche in parte
nostro. Invece un Paese con maggiori difficoltà, come il nostro, rischia di non poter
programmare nella dimensione necessaria
gli interventi strutturali e sociali che sarebbero indispensabili. Io ho fatto un piccolo
calcolo sulla base dei dati interessanti che
ci esponeva il prof. Barberis, quando parlava
di 800.000 lavoratori agricoli capi di azienda,
anziani, che potrebbero, già subito, abbandonare le campagne, utilizzando quei determinati interventi sociali di pre-pensionamento, ecc. Questo calcolo, così, all'ingrosso, fa
prevedere una spesa per l'Italia, non rimborsabile, di circa 400 miliardi di lire, e altrettanto dovrebbe sborsare la Comunità.
Possiamo pensare che il nostro Paese sia
in condizioni di destinare una somma così
grossa per poter realizzare l'allontanamento
dall'agricoltura degli anziani? La soluzione
quale sarebbe? Che come le spese per il
sostegno dei prezz.i, che in gran parte vanno
a vantaggio della Francia e delllOlanda, sono
interamente a carico della Comunità, così
anche le spese per gli interventi sociali e
per gli interventi strutturali dovrebbero essere a carico completo della Comunità.
Io con questo ho finito, mi scuso se sono
stato un po' dettagliato, ma mi sembrava
necessario di scendere anche al concreto.
Del resto è lo stesso documento, lo stesso
Fondi patrimoniali L. 27 miliardi
Depositi fiduciari e cartelle fondiarie
in circolazione: L. 1.700 miliardi
Direzione generale
TORINO
In Italia 200 filiali
Uffici di rappresentanza a Francoforte,
Londra, Parigi, Zurigo
Banca borsa cambio
Credito fondiario
Delegazioni di Credito Fondiario a Bari,
Catania, Napoli
ISTITUTO D1 CREDITO
D1 DIRITTO PUBBLICO FONDATO NEL 1563
Credito agrario
Finanziamenti opere pubbliche
DA 400 ANNI LA FIDUCIA DEI RISPARMIATORI
luglio-agosto 1969
.
COMUNI D'EUROPA
P
-
Mansholt che auspica, attorno alle sue p r o
poste, un ampio confronto dei punti di vista
da parte di tutte le autorità e di tutte le organizzazioni interessate. E il 1969 dovrebbe
essere proprio l'anno destinato a questo
ampio confronto. Mi pare che l'iniziativa
dell'Associazione dei Comuni d'Europa si
iscriva in questa direzione e anche i sindacati cercano di dare il loro contributo. Hanno
bussato a questo scopo già due volte alla
porta dell'on. Presidente del Consiglio per
potere avere la possibilità di partecipare alle
discussioni su questi argomenti, ma, nonostante la richiesta unitaria della CISL. della
CGIL, della UIL, queste porte ancora non
si sono aperte. Speriamo meglio nel futuro.
Mario Bandini [intervento)
Più che di repliche, faccio un intervento.
con nuove domande. La discussione svoltasi
mi fa sentire ancora più vivo il rammarico
di dover andarmene. Veramente sono stati
sollevati da tutti, con estrema chiarezza,
problemi di particolare interesse,
Sono d'accordo con quello che ha detto
l'amico Barberis, soprattutto sottolineando
la volontarietà di queste iniziative, l'effetto
che può avere, se attuato fino ad una certa
intensità, sullo sfollamento dei lavoratori e
tante altre cose simili. Non dimenticando
però che l'applicazione può presentare delle
difficoltà notevoli.
Sono d'accordo su molte cose che ha detto Piga. Ha sollevato, ancora una volta, il
problema della carenza nel settore della
commercializzazione, delle strutture esterne,
ed ha sollevato un problema finanziario,
Vorrei soffermarmi, in modo particolare, su
due punti che emergono dagli interventi
di Bertorelle e Curci e che vanno pienamente considerati.
I1 primo problema è quello delle situazioni tipo Trentino-Alto Adige (ma non
esclusive del Trentino-Alto Adige) dove non
è da pensare, nemmeno nel decennio, alla
costituzione delle grandi unità moderne data
la situazione di partenza ed il livello relativamente avanzato rispetto all'ambiente che
ha raggiunto l'agricoltura e data l'esistenza
di situazioni sociali difficilmente e rapidamente cambiabili. E' problema importante.
Sto tentando di disegnare una carta, identificando le zone dove l'applicazione dei
principi nuovi delle strutture sono facilmente applicabili (bassa Lombardia, ambienti cerealicoli meridionali, interno della
Sicilia, zone delllItalia centrale stessa dove
3.1 determinano fusioni di poderi). Non è
difficile qui di arrivare alle moderne unità
produttive. Vi sono invece altri territori in
cui cib è difficile. Fra questi il TrentinoAlto Adige è un esempio, ma ve ne sono
altri.
Conviene in queste situazioni cercare di
attuare le unità moderne, o conviene invece,
almeno in un primo tempo (che probabilmente occuperà tutta l a nostra generazione)
rafforzare l'economia esistente con strutture « esterne D, soprattutto di commercializzazione, di trasformazione, di valorizzazione, di vendita dei prodotti agricoli? Nel
Ti-entino-Alto Adige vi sono molti esempi
di questo: quello che qui è stato fatto nel
campo frutticolo è mirabile, e spicca nei
riguardi della situazione di tante altre regioni italiane. Quello che è riuscito a fare
nel campo dello sviluppo cooperativo è
P
-
p
&
altrettanto importante; come nel campo
della valorizzazione di certi terreni, anche
difficili.
L'esempio del « maso chiuso n andrebbe
forse ancora studiato malgrado che sia un
esempio celebre, che tutti conoscono. Esso
ha tuttora punti di non facile comprensione,
specialmente nell'epoca moderna. Da quando Einaudi e Lorenzoni fecero la loro vivace
polemica pro e contro questi sistemi vincolistici, fino ad oggi, in cui sono emerse delle
considerazioni, magari con alcuni elementi
di favore al geschlosser Hof D, dal punto
di vista produttivo, e negativo, spesso, dal
punto di vista sociale. Certe condizioni di
vita nei masi sono state descritte come
inaccettabili alla coscienza moderna. Ma, in
sostanza, per il Trentino-Alto Adige è stata
sollevata una fondamentale questione: esistono territori dove l'applicazione dei principi della grande o media azienda moderna
possano avere, nel periodo di tempo previsto, attuazione? Se non possono avere attuazione: cosa invece conviene fare in questi territori, soprattutto nei riguardi della
valorizzazione della produzione e del miglioramento delle condizioni di vita di coloro che operano?
Terzo punto fondamentale, Dato l'orientamento del Piano Mansholt, non si coi-re il
((
rischio che a questi territori non sia dato
niente, mentre sia dato tutto a quei territori che sono più vicini a realizzare le premesse di questo Piano? Questo a me appare
problema che assume spicco particolare in
molti territori italiani. Per cui sentire la
voce locale e le esperienze e le prospettive
delle singole situazioni locali pare essenziale,
L'intervento Curci pone un altro problema. Si tratta di questioni estremamente
delicate che riguardano gli indirizzi della
nostra programmazione nazionale, in tutta
la sua totalità. Ha egli rilevato - e sono
d'accordo - che occorre creare posti di
lavoro e opportunità di lavoro fuori della
azienda perché la ristrutturazione dell'azienda altrimenti non è logica. Quali tipi di
posti di lavoro? Ora io ho espresso una
volta il pensiero. D'accordo sulla politica
di industrializzazione meridionale - conosco sufficientemente Taranto e so che cosa
rappresenta, conosco Brindisi e so cosa rappresenta, conosco Catania, Siracusa e Augusta e so cosa sono; ho visto la zona di
Cagliari e capisco il suo significato; intuisco
la notevole influenza che potrà avere 1'Alfa
Sud ai fini della situazione dei lavoratori
della zona della Campania. Ma continuando
esclusivamente su questa strada non è che
nel seno del Mezzogiorno si creeranno degli
squilibri più forti di quelli che esistevano
prima tra il Meridione e il Nord Italia? Noi
si parla di esodo agricolo; io distinguo sem-
pre nettamente, perché si tratta di due fenomeni di diversissima considerazione, l'esodo
rurale ». Agricoli
agricolo » dall'esodo
sono coloro che lavorano la terra o stanno
sulla terra. rurali sono i non cittadini, quelli
che lavorano e stanno fuori delle grarid.1
città, che abitano in campagna, spesse volte
in piccoli centri, che fanno i vari mestieri.
spesse volte legati all'agricoltura o non legati all'agricoltura. Grosso modo, la popolazione agricola è metà di quella rurale, perché la rurale. evidentemente, comprend~e
l'agricola. Ora uno slogan, magari semplicistico, come tutti gli slogans. ma che può
sintetizzare la situazione: bisogna dire di si
all'esodo agricolo e di no all'esodo rurale.
Va pure favorita, nelle forme già dette.
la diminuzione delle forze di lavoro agricole. Ma non si può assistere impassibili
allo sfasciamento di molti centri rurali che
hanno attività agricole e non agricole, industriali, artigiane, turistiche, di varia natura.
!e quali rappresentano una essenziale caratteristica della nostra struttura nazionale
(come di quella della Germania e non
come quella della Francia e non come
quella delllInghilterra). Ora, la persistenza
di questi valori rurali, di questi centri che
hanno già qualcosa di solido in loro, che
sono sparsi nella campagna, che evitano
!'eccessivo accentramento verso i ~ r a n d i
poli o I grandi centri industriali la si piuò
ottenere o con tipi particolari di industria
o anche con lo sviluppo particolare di industrie legate all'agricoltura, di cui !'Italia
è particolarmente carente. Se voi studiate
la struttura economica italiana in vari suoi
aspetti, vedete che abbiamo settori più avanzati e meno avanzati. Notiamo una evidente
carenza in tutto quello che sono industrie
agrarie, industrie alimentari, cioè quelle che
possono dare o mantenere la vita in molti
centri rurali. E la considerazione giusta, da
cui lei è partito nei riguardi della necessità
di creare questi posti di lavoro fuori dell'azienda agraria in maniera da rendere
fisiologico !'esodo agricolo, come !o S I realizza? in che forma? Mantenendo l'attuale
tendenza verso alcuni grandi poli oppure.
a un dato momento, aggiungere a questa
o progressivamente, se si vuole. anche C sostituendo » a questa la politica di maggiore
valorizzazione delle zone rurali?
Anche questo mi sembra un secondo tema
che, per una riunione come la vostra, dovrebbe essere di essenziale interesse, perché
per tale via, a mio avviso si va incontro al
futuro, si evitano problemi come quelli da
cui affannosamente l'Inghilterra e la Francia
cercano di uscire, cercando di diffondere
in vari modi le industrie troppo concentrate su territori più vasti. Noi, trent'anni
Ca, dicevamo che eravamo in ritardo su questo processo di concentrazione industriale.
Oggi possiamo forse dire che è stato Lin
felice ritardo, perché ci può consentire vantaggi. Come la Germania del resto, la quale
nel campo delle sistemazioni territoriali,
- economia del decentramento industriale e valorizzazioi~edei centri locali - sta
marciando molto bene.
Questo punto pare importantissimo ed è
nato per merito del suo intervento. Mi
augurerei - scusandomi di dovervi lasciare
con mio estremo rammarico - di dedicare
ad esso qualche po' di attenzione poiché
non si tratta di un problema di secondo
ordine.
COMUNI D'EUROPA
Curci (intervenendo)
Una risposta soltanto, brevissima, n o n
u n discorso ... Sono felice di aver o f f e r t o
al prof. Bandini l'occasione per questa integrazione, anche per dichiararmi d'accordo.
Quando io parlavo appunto di esodo, n o n
l'avevo specificato, m a io sono convinto
ancora del valore che certe comunità rurali
consentono e conservano e si tratta naturalmente di riqualificare t u t t o il territorio e
la sua destinazione, quindi (interviene Bandini n o n è cosa da poco D) n o n sono favorevole alla politica indiscriminata di concentrazione industriale (interviene Bandini
C che
vi può condizionare l o sviluppo del
Mezzogiorno, n o n so per quanto t e m p o »)
come? (interviene Bandini N una scelta i n
u n senso o i n u n altro vi condiziona l o sviluppo del Mezzogiorno D). E già, m a si tratta
di trovare la componente fra sviluppo industriale C sviluppo agricolo, per salvare appunto certi valori del m o n d o rurale.
M. Maddalena Guasco
Consigliere coniunale d i Fano (Pesaro)
Intervento semplice, telegrafico.
I1 prof. Bandini al termine della sua interessantissima relazione si rivolgeva a noi
come dirigenti dell'Associazione Nazionale
degli Enti locali e si augurava che dopo la
sua relazione ci fosse una nutrita discussione; cosa che k
i n atto; m a diceva
anche che dovevam o proporre qualche iniziativa per la
attività degli Enti
locali nell'ambito di
questi problemi.
Ecco, intendo fare
S."
una proposta concreta.
Premesso che fra
l'altro a m e è piaciuta l'affermazione fatta
dal relatore, cioè che nella riforma n o n
conta solo la questione salariale, m a anche
lo stato delle infrastrutture, e soprattutto
la condizione umana; e che concordo con
il prof. Bandini quando ha a f f e r m a t o che
imprenditore n o n si diventa immediatamente anche se si è studiato; e quando
h a messo l'accento sulla senilizzazione e
più sulla femminilizzazione delle forze lavorative oggi addettc all'agricoltura; ebbene, secondo m c , è urgente che gli Enti
locali, da noi sollecitati, si interessino a preparare teoricamente e più praticamente queste forze a saper pensare e a saper agire nel
nuovo mondo dell'attività agricola, intesa
come impresa nel senso più ampio, con la
necessità di conoscere le nuove tecniche di
lavoro, la complessità della nuova produzione, e soprattutto le tecniche di mercato.
Quindi i o sollecito la Direzione Nazionale
ad invitare gli Enti locali a promuovere
dei corsi di preparazione teorico-pratici, a f finché si possano formare, specialmente fra
le donne, capi moderni, imprenditori coraggiosi della propria azienda.
Io penso alle m i e località dove vige la
mezzadria e dove certamente la gente dei
campi n o n è preparata ad un'impresa ampia,
ad un'impresa nel senso più lato, che sia i n
grado specialmente di portare i prodotti dalla zona di produzione ai mercati di consumo.
Aride Rossi
econoniico e sociale
della UIL-Tcrra
Signor Presidente, credo che il valore di
questa discussione consista intanto nell'aver
avuto una relazione che ha collocato giustam e n t e il Piano Mansholt per le strutture i n
una prospettiva di sviluppo della politica
agricola europea, che
è insieme di correzione di certi indirizzi della politica di
mercato e dei prezzi
e di integrazione di
tale politica, fino ad
ora scarsamente incisiva nel settore delle strutture. I 1 Pian o lo conoscono tutt i , quindi m i soffermerò sulle -grandi linee del Piano, senza
entrare nei particolari. Io n o n farò qui un
intervento che si riferisca al punto a ) , al
punto b ) e neanche un intervento da sindacalista che f a la serie di rivendicazioni rispetto al punto a ) , al punto b ) , anche se
problemi di questo genere ci sono, e per
i quali condivido la gran parte delle cose
che sono state dette dal collega Piga.
Si pongono invece altri problemi piuttosto
precisi e concreti che discuteremo i n altra
sede, come a chi deve andare il premio
strutturale nella mezzadria, per esempio, a
chi deve andare il premio strutturale nell'affitto, ecc.
Mi pare, Signor Presidente, che i tre o
quattro problemi di maggiore interesse, che
richiamano la nostra attenzionc sono: primo,
se riconosciamo valide le premesse dalle quali parte il Piano, perché h o notato clie i n
qualche convegno, i n qualche dibattito si è
u n po' sottovalutata u n a delle premesse da
cui parte il Piano, la questione delle eccedenze che spesso pesano finanziariamente
sulla Comunità, o la questione della parità
dei redditi. Si è detto, risolviamo questo
problema delle eccedenze e poi t u t t o è sistemato. I1 Piano giustamente invece, prende
le mossc da questi due punti: il problema
della parità dei redditi e il problema delle
eccedenze e quindi problema del costo finanziario per smaltire queste eccedenze. Mi paion o premesse valide, che tutti dobbiamo accettare, senza esagerarlc, m a senza neanche sottovalutarle. Dico questo, perché vi è la tendenza i n alcuni ambienti professionali, forse
m e n o a livello italiano, più a livello europeo,
a sottovalutare l'importanza di una ristrutturazione dell'agricoltura, per ridurre i costi,
per contribuire anche attraverso questa ristrutturazione delle aziende a creare un mig l i o r ~cquilibrio fra l'offerta e la domanda.
A m i o avviso n o n h a torto la Comunità
europea quando a f f e r m a che strutture aziendali troppo piccole, di dimensioni estrcmam e n t e piccole, impediscono u n a politica di
riequilibrio della produzione al consumo che
è difficile se fatta soltanto attraverso il volan o dei prczzi. Dice Mansholt che i n Olanda se
al piccolo coltivatore con 6 o 7 mucche gli si
riduce di 2 o 3 peniling il prezzo del latte,
egli n o n diminuisce la produzione del latte,
perché generalmente f a quello, solo quello,
luglio-agosto 1969
m a aumenta di 1, 2 capi il bestiame che ha
nella sua stalla. Io credo che qualcosa del
genere si possa dire per certe zone agricole
italiane che n o n hanno vocazione a molte
produzioni, a diverse scelte colturali, sicchk
se voi operate soltanto attraverso lo strum e n t o prezzi, molto spesso costringerete il
coltivatore che so, di vino o di frutta, qua.
lora gli riducete il prezzo del prodotto, ad
incrementare la produzione di frutta o quella
di vino.
Mi sembra valido questo discorso che la
Comunità fa, anche se n o n va esagerato ed
esteso a tutti i tipi di aziende agricole, a
tutte le regioni agricole della Comunità.
I1 Piano ci propone quattro obiettivi che
noi condividiamo. Riduzione della popolazione agricola, ritiro dei 5 milioni di ettari di
terra, ristrutturazione delle aziende, infine il
quarto, di cui m i pare si sottovaluti u n po'
la portata, è lo sviluppo dellc associazioni
cooperative dei produttori con compiti non
solo di regolamentazione dei mercati, m a
anche di instaurazione di u n rapporto nuovo
fra agricoltura e industria.
Queste associazioni dovrebbero svilupparsi
a livello comunitario e avere una funzione
duplice, una funzione di orientamento della
produzione nei riguardi dei soci, che n o n
può essere fatta evidentemente da associazioni locali, e una funzione di rapporti con
l'industria, i n m o d o da stabilire, attraverso
questo tipo di associazioni, un rapporto nuovo, più equilibrato fra l'agricoltura e l'industria che oggi molto spesso, n o n dico sempre, è di subordinazione, soprattutto a livello
dello scambio.
Mi pare che questi obiettivi si possano
ri
pcrcondividere. Dove vengono f ~ ~ o alcune
plessità e alcune riserve? La mia organizzazione ha discusso a fondo il Piano i n una
serie di convegni, e pur accettando le premesse e gli obiettivi, avanza alcune riserve.
S u di una si è soifermato il prof. Bandini
e il collega Piga, cioè la settorialità dcl Piano.
E f f e t t i v a m e n t e il Piano, attraverso alcune
misure di incentivazione dell'esodo, m e t t e i n
m o t o u n meccanismo, entro certi limiti, di
accelerazione dell'esodo; dico entro certi
limiti, perché n o n va sottovalutato quello
che diceva il collega Piga a questo riguardo:
che il Piano aumenta sì percentualmente
l'esodo dalle campagne, m a vuole anche apportare una modifica, cioè farc uscire u n
po' di anziani e trattenere magari qualche
giovane. Io h o qui i dati pubblicati dalllINEA
per l'anno scorso, sono impressionanti.
Nel 1968 sono usciti i n Italia 302.000 unità
delle quali il 75,2% sono inferiori ai 49 anni
di età, addirittura il 48% inferiore ai 29 anni
di età. Solo il 23,8Oh sta tra i 50 e i 64 anni,
1'1Vo di coloro che hanno abbandonato la
terra ha superato i 65 anni di età. Cioè, i n
realtà, i 3/4 delle persone che se n e vanno
sono al di sotto dei 49 anni di età, cioc
uomini validi, e n o n va via il capo d'azicnda.
E se n o n va via il capo d'azienda n o n C'&!a
disponibilità del terreno per allargare l'azienda del vicino, questo è il punto fondamentale.
S u questo vorrei richiamare u n m o m e n t o
la loro attenzione perché da qualche parte
si sostiene u n a misura, che i o condivido, ed
è stata portata dal prof. Barberis, m a che
n o n deve essere la sola. Da parte di alcune
organizzazioni professionali, soprattutto di
altri paesi, si sostiene che proporre una pensione più alta di quella attuale n o n h a senso,
e va abolita perché gioverebbe soltanto al-
COMUNI D'EUROPA
luglio-agosto 1969
. .
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l'Italia, essendo troppo ingente il costo finanziario, con negative ripercussioni sugli
altri pensionati agricoli e non agricoli. E si
propone pure di dare un'integrazione di reddito, se non si raggiunge un reddito minimo
garantito, al coltivatore attraverso una politica di prezzi più moderata. Questa può
essere una misura transitoria, temporanea
per alcune regioni laddove ci sono quelle difficoltà e ove la proprietà e l'impresa sono
estremamente polverizzate: però attenti a
questo ragionamento, perché se noi assumiamo solo queste misure, noi corriamo il rischio di cristallizzare la situazione ... mentre
invece la pensione più alta ha la funzione
di fare uscire il cavo azicnda e renderci disponibili quelle terre per allargare le aziende
di coloro che rimangono.
Ma il problema più grave del Memorandum è quello della mancanza di un piano
specifico, di un piano settoriale. Cioè il
Piano accelera entro certi limiti l'esodo di
forze giovani, ma non dispone dei meccanismi di intervento immediato per realizzare
posti di lavoro supplenlentari nell'industria,
nel commercio per dare da lavorare a questa
gente.
Questo mi sembra il punto debole e questo
punto di debolezza del Piano, a mio avviso,
dobbiamo analizzarlo anche in termini di
discorso europeo, perché non possiamo pensare soltanto ad una politica regionale fatta
dai singoli Stati o peggio ancora dalle regioni; una politica regionale fatta dai singoli
Stati che non sia la esecuzione di una politica
di sviluppo regionale comunitaria ha i rischi
che noi tutti sappiamo. La risposta della
Commissione a questo riguardo è un po'
debole: se il reddito nella Comunità continuerà ad aumentare al ritmo con cui è
aumentato fino ad oggi - afferma - non
avremo grandi problemi dal punto di vista
dell'occupazione di coloro che lasciano la
campagna. Devo dire che questo è un discorso che non mi soddisfa, perché non è sufficiente che quel lavoratore possa trovare una
occupazione a Milano o in Germania, mi interessa anche che una parte di quei lavoratori
trovino un'occupazione nelle zone di provenienza, se non nel proprio Paese, nella regione di provenienza.
Quindi il discorso sulla politica regionale
deve essere un discorso politicamente molto
vigoroso, perché qui veramente è il punto
debole del Piano.
Un altro punto, Signor Presidente, e concludo, è quello relativo ai tipi di aziende
agricole da costituire.
Questo sul piano agricolo, se vogliamo, è
la cosa più difficile. Io capisco benissimo
non le preoccupazioni di indirizzo ma le
preoccupazioni circa le possibilità di arrivare
ovunque alla creazione di aziende che abbiano una certa dimensione.
Qui però si trascurano, a mio avviso, due
Fatti. Primo, il Piano, nel parag. 95, prevede,
per certe produzioni specializzate, la possibilità di riconoscere aziende agricole prescindendo dalla questione dimensione. E questo
è un fatto molto importante. Conlnletterei
un errore se dicessi che questo articolo lo
possian~oapplicare a tutte le produzioni specializzate, quelle che noi chiamiamo le produzioni di alto reddito, gli ortaggi, la frutta,
gli agrumi, il vino, ecc. I1 termine specializzato va inteso in un senso un pochino più
ristretto, ma è una via attraverso la quale in
alcune regioni, a mio awiso, noi possiamo
-
--
--
- ---
-- .
-
P
-
- -.--
superare abbastanza facilmente la questione
del limite della dimensione, della superficie.
Voi sapete che quel paragrafo chiede altre
condizioni e non la condizione della dimensione, cioè dice che devono essere produzioni
redditizie, che devono risultare contratti,
qualora siano produzioni soggette a trasformazioni industriali, con l'industria per il rifornimento di questi prodotti.
Mi sembrano condizioni abbastanza facili
da soddisfare, sicché esiste uno strumento,
a mio avviso, piuttosto importante, specie
per le regioni dove la proprietà, l'impresa
sono estremamente polverizzate, e ove si è
del resto già portata avanti una produzione
specializzata, altameiite intensiva e ben curata, di qualità pregiata.
Un secondo punto riguarda il discorso
regionale, che il Piano implica, ma che non
enuncia chiaramente.
A me pare che per una fase transitoria il
discorso della regionalizzazione, della dimensione, della superficie, abbia una sua validità, abbia una sua efficacia, una sua ragion
d'essere. Cioè, noi non dobbiamo fissare dimensioni minime uguali per tutte le regioni,
evidentemente queste devono essere fissate
in base agli orientamenti produttivi; per es.:
gli 80 ettari di cui si è parlato per i cereali
non valgono per il vigneto, il frutteto, gli
agrumi. Mi pare poi che si debba introdurre
un altro elemento, respinto in genere dagli
economisti, ma che trae origine e forza dalla
realtà: cioè l'incidenza che il rapporto terra-
uomo ha sulla trasformazione strutturale,
connessa al limite di 5 o 10 anni, tempo nel
quale la trasformazione strutturale dovrebbe
appunto compiersi.
In questo modo si trascura l'alta densità
che esiste, a paragone di altre regioni comunitarie, nelle regioni italiane, specialmente
nellJItalia meridionale.
Mi pare, io non voglio teorizzare questo
in assoluto, che per un certo periodo questo
elemento debba essere tenuto in considerazione, il che comporta un certo adattamento
regionale, sia pure per un periodo transitorio,
delle varie dimensioni aziendali a seconda
delle varie colture.
Un'ultima considerazione: riguarda gli enti
locali e le regioni. Le regioni, in modo particolare, a norma dell'art. 117 della Costituzione, hanno compiti ingenti iri. materia agricola. Si è fatto un convegno recentemente
attorno a questo argomento. Qualcuno ha
detto che il Piano Mansholt va nella direzione opposta alla creazione delle regioni.
Devo respingere questa tesi. Non ha alcun
fondamento. I1 Piano Mansholt dice espressamente che la concezione della politica delle
strutture è europea, è comunitaria, ma l'esecuzione è regionale. E' la politica dei mercati e dei prezzi che non può essere fatta
dalle regioni, perché il prezzo dei prodotti
è unico, perché le regole di concorrenza sono
uniche, altrimenti interverrebbero elementi
di distorsione; è invece l'esecuzione di questa
politica che deve essere a carattere regionale;
nessuno ha pensato che la Germania debba
eliminare i Lander perché fa una politica
europea della struttura. Le competenze di
politica agricola delle regioni non contrastano
affatto con gli obiettivi della politica comunitaria delle strutture.
La fissazione della dimensione, tutti gli
interventi di miglioramento delle strutture,
questa politica di ritiro della terra scarsamente produttiva, il rimboschimento, i parchi nazionali, i parchi ricreativi, sono tutti
compiti che spettano alle regioni. Ma vi ì:
qualcosa di più: in materia di strutturc di
mercato gli enti locali oggi sono già intcressati, la Centrale del lattc, la Ccntrale ortofrutticola, il Mattatoio, sono molto spesso
realizzazioni del comune o di qualchc altro
ente locale. Qui nasce un problema. Non
voglio provocare una discussione in qucsto
convegno, su un argomento che so controverso e variamente giudicato da parte delle
forze politiche e degli amministratori. I1
problema che vienc posto dalle categorie
professionali, consumatori da una parte, cioè
le confederazioni dei lavoratori, produttori
dall'altra, è questo: come associare qucste
categorie a iniziative di carattcre pubblico,
di carattere municipale, per esempio; è un
problema piuttosto grave. Mi riferisco alle
Centrali del latte: l'Italia ì. l'unico Paese che
ha questa divisione fra latte alimentare e
latte industriale, negli altri Paesi della Comunità non mi consta ci sia questa divisione. I1 latte alimentare che va per conto
suo con un suo prezzo; il latte industriale
che va per conto suo con un altro prezzo.
Se un giorno dovremo affrontare questa situazione, anche in relazione ai costi C ai deficit che gravano sulle gestioni municipali,
nascerà il problema, e le categorie già lo
pongono, della partecipazione, alla gestione
di questi enti, dei produttori e dei consumatori.
Vorrei concludere con una annotazione sul
problema delle imprese agricole moderne.
Questo problema, a mio avviso, non va
visto con troppe precauzioni perché, a mio
modo di vedere, ci sono possibilità di realizzazioni intermedie senza arrivare a forme
di cooperativizzazionc spinta, che molti eoltivatori non condividono. Io mi riferisco ad
alcune esperienze cooperative della Romagna, che hanno avuto luogo prima del '18 e
del '19, così chiamate della conduzione unita
e della coltivazione divisa, che hanno dato
degli ottimi risultati.
Io non credo, insonlnla, che la Forma cosiddetta plurifamiliare dell'azienda debba necessariamente portare al collettivo, che molti
contadini non vogliono accettare. Sono convinto che la forma dell'azienda plurifamiliare
può assumere un grado di integrazione maggiore o minore a seconda della volontà dei
soci stessi, e che non ci sarà niente da dire
a Bruxelles se noi porteremo lì idee chiare,
facendo in modo che le forme di azienda
agricola plurifamiliare possano essere valide
e riconosciute anche quando non raggiungono il collettivo: la gestione in comune delle
macchine e dei servizi, la vendita comune
dei prodotti, l'ideazione comune del piano
di produzione, che caratterizzano una gestione cooperativa e salvaguardano in pari
tempo la coltivazione individuale da parte
dei lavoratori.
La ringrazio, Signor Presidente, e mi scuso
se sono stato troppo lungo.
16
lare, ma è indicativo) perché una stalla in
montagna potesse essere individuata come
Assessof.e agli Enti locali
stalla sociale e godere quindi di determinate
della R e ~ i o t i eFriuli-Venezia Girtlia
provvidenze. A conti fatti, però, se noi voSarò molto breve: molte cose infatti sono gliamo aiutare tutta la zona predolomitica
state già dette. Non essendo poi titolare di e tutta la zona carnica, dobbiamo scendere
questo settore, non ho la competenza tec- ad un massimo di quattro capi: ecco quindi
nica per dare un giudizio di merito sui sin- che anche il problema della zootecnia ha
goli punti. E ciò, forse, dato il tenore della esigenze diverse a seconda delle varie rediscussione, è anche gioni.
meglio. Prospetto alIn conclusione, desidero sottolineare che
cune difficoltà.
vanno tenute presenti le realtà regionali. non
I1 Friuli - Venezia solo dal punto di vista amministrativo, ma
Giulia, ad esempio, anche da quello geografico, storico, delle
ha una sua program- tradizioni e rilevare che non sarà molto famazione
regionale, cilc una applicazione uniforme del. Piano.
approvata con legge,
I tecnici, in modo particolare, dovranno
che deve rispettare curare che il tiro venga rettificato, proscadenze determina- prio considerando il Piano come un docute. L'Italia, in sede mento di studio nel quale poi si possano
nazionale, ha la sua introdurre le necessarie variazioni. Si dovrj
programmazione na- stare attenti però perché il piano non nasca
zionale.
già in maniera dogmatica: esso infatti poPrima domanda: quale è il rapporto che trebbe giovare a tutti, teoricamente, ma
vi è fra le tre programmazioni?
praticamente i suoi effetti potrebbero essere
Da parte nostra abbiamo individuato, nella diversi.
Regione, alcuni poli industriali per i quali
saranno predisposte adeguate infrastrutture Giancarlo Piombino
e ci siamo proposti di non crearne altri, di
Prima di dare la parola al dott. Fucili,
farne magari di meno, ma non di più. Assistiamo infatti a fenomeni dei quali vi può che viene subito dopo, vorrei richiamare un
rendere conto anche il Presidente del Con- attimo due punti che mi sembrano di grande
siglio Regionale del Trentino-Alto Adige, avvo- importanla e sui quali forse sarebbe bene
cato Bertorelle, che vive in zone in parte che il dibattito si orientasse, oltre che sugli
molto simili a quelle del Friuli-Venezia Giulia. altri argomenti che sono stati trattati.
I1 primo è questo. La enorme varietà delle
Uno dei fenomeni & quello verificatosi dopo
situazioni locali richiede che nel processo
il disastro del Vajont. A Erto e Casso la
popolazione è divisa esattamente in due di formazione del Piano di intervento nelparti: una accetta di andare a valle nella l'agricoltura ci sia una presenza delle comuzona industrialmente agevolata, l'altra metà nità locali che in qualche misura garantivuole restare legata a quei fazzolettini di scono una aderenza del Piano stesso alle
situazioni particolari. Evidentemente deve
terra che anche prima coltivavano.
Quindi c'è un primo problema che si pone essere mantenuta una certa linea di fondo
anche dal punto di vista psicologico e che ma occorre che i provvedimenti, anche se
si riferisce alla preparazione nell'applicazione nascono da un impulso centrale, siano al
del Piano.
massimo articolati e al massimo adeguati
E poiché è stato chiesto di far presente alle situazioni
quali difficoltà, anche di carattere regionale,
Il secondo aspetto che mi sembra forse
si prospetterebbero nell'attuazione del piano, ancora più interessante, è stato messo in
vorrei metterne in evidenza un'altra che riluce dall'intervento finale del prof. Bandini,
tengo di notevole rilevanza.
rispondendo a Curci e mi sembra che sia di
Si tratta delle servitù militari che gravano
grandissimo
rilievo, proprio per una associapesantemente sul Friuli-Venezia Giulia. Dizione
come
la
nostra che parte dalle Comutemi voi come si può riuscire a fare una
azienda tipo in determinate zone, quando su nità locali, non si può concepire un corretto
218 Comuni ce ne sono 114 sottoposti a vin- intervento in agricoltura, che sia armonizzato con gli altri settori economici, senza
coli militari?
Questo è un discorso simile a quello che una visione circa I'orpanizza7ione del terfeci insieme all'ainico Brugner a Stoccarda, ritorio
quando si trattava di individuare quale fosse
La distinzione fra esodo agricolo e esodo
il Comune medio europeo, tenendo conto rurale punta a questo risultato e cioè noi
dell'indice degli abitanti.
dobbiamo cercare di mantenere una certa
Quello che posso assicurare è che gli inter- struttura policentrica di insediamenti urbani
venti regionali in agricoltura, in una Regione
anche in presenza di una riduzione degli ada Statuto speciale come il Friuli-Venezia Giudetti all'agricoltura.
lia, che ha facoltà legislativa primaria iii
E anche qui si esalta, mi sembra in modo
questa materia, possono veramente incidere
sul tessuto connettivo ed economico della molto significativo, il ruolo degli enti locali
che sono i protagonisti dell'aménagement du
popolazione.
A riprova delle difficoltà e delle diversifi- territoire. Cioè mi sembra di poter dire che
cazioni delle iniziative da prendere nell'at- questo debba essere il taglio di questa dituazione del Piano cito, ad esempio, recenti scussione, laddove si riferisce alla esigenza
leggi che abbiamo varato: quella sulla zoo- di una presenza degli enti locali nell'intertecnia e quella sull'ente regionale di sviluppo vento in agricoltura.
La parola al dott. Fucili. Chiedo scusa se
agricolo. In un'altra legge si parlava delle
ho
ritardato di qualche secondo il suo interstalle sociali: ebbene noi avevamo posto
un minimo di otto capi (scusate il partico- vento.
Giovanni Vicario
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
Guido Fucili
Capo dell'ilfficio per l'Italia
delle Cornuriità europee
Io desidero fare soltanto alcune brevissime
considerazioni.
La prima è la seguente: mi sembra che
sul fondo dei problemi, sugli obiettivi del
Piano ci sia il consenso e la solidarietà, direi,
zenerale.
e che in
"
questo senso si sia
anche
chiaramente
pronunciato il professor Bandini.
La seconda, è una
considerazione che è
già stata anticipata
da Rossi e da altri,
la quale vuole rispondere alle preoccupazioni che sorgoiio giustamente da
chi opera già concretamente in senso regionale e opera evidentemente anche nel settore dell'agricoltura.
Mi permetto pertanto di ricordare i paragrafi 63, 64 e 95 del Memorandum.
Nel paragrafo 64 si afferma che la politica delle strutture è un elemento fondamentale della futura evoluzione della politica
agraria comune, e su ciò credo non vi siano
dubbi. Tale politica deve pertanto basarsi
su una concezione comunitaria, e credo che
anche su questo non si possa dissentire, altrimenti non faremo più la Comunità. Ed eccoci
al punto che ci riguarda direttamente: sempre nel paragrafo 64 si afferma che K l'attuazione di tale politica deve essere, invece, essenzialmente di competenza delle autorità
nazionali, vista, in particolare, la natura delle
misure da applicare ».
Tale affermazione acquista un particolare
significato se la ricolleghiamo al precedcnte
paragrafo, al n. 63, in cui possiamo leggere:
«nella Comunità, l'agricoltura ha raggiunto
un grado di sviluppo molto diverso secondo
le regioni. I motivi sono molteplici. Dipendono dalle differenze tra le condizioni sociologiche, strutturali, istituzionali, dalle tradizioni e dalle differenti condizioni naturali a
in particolare dal grado di sviluppo del complesso dell'economia in una data regione.
La politica delte strutture deve tener conto
della diversità delle regioni. Appunto una
delle caratteristiche della politica delle strutture - contrariamente alla politica dei mercati e dei prezzi - è di poter e dover essere
distinta. Tale differenziazione per regione può
esprimersi tanto nella scelta delle misure
quanto nell'applicazione di una data misura
in varie regioni. In alcune regioni, gli obiettivi potranno essere attuati più rapidamente;
in altre saranno necessari periodi di transizione e di adeguamento ».
Altro aspetto da non trascurare è quello
che viene sottolineato al paragrafo 95 e cioè
che per talune produzioni specializzate o di
qualità, anche le aziende che non soddisfano
i limiti di dimensione cui si accenna nel
paragrafo 90 potranno beneficiare di aiuti,
a determinate condizioni.
Ho voluto ricordare questi punti del Memorandum perché dimostrano la sua apertura a tutte quelle preoccupazioni che qui
sono state espresse. E' opportuno pertanto
studiare fin da ora gli adeguamenti e le trasformazioni che a livello regionale la nostra
fcorrtinuuziorle a pag. 2 5 )
luglio-agosto 1969
17
COMUNI D'EUROPA
DOMENICO SABELLA
La ricomposizione fondiaria e l'orientamento culturale
con il contributo del F.E.O.G.A.
Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia in Agricoltura
"
Sezione orientamento "
INTRODUZIONE
L'esperienza tentata col Fondo Sociale Europeo(l), rivelatasi
fruttuosa almeno sul piano della divulgazione, ha suggerito agli amici
di « Comuni d'Europa » ed allo scrivente l'opportunità di un'analoga
iniziativa con il Fondo Europeo di Orientamento e Garanzia in Agricoltura (FEOGA).
Giova avvertire che, a differenza del primo istituto comunitario
(che, peraltro, sembra avvicinarsi da qualche mese verso il traguardo
di una più incisiva azione mediante la necessaria riforma), il Feoga
ha u n regolamento provvisorio il quale scadrebbe col 1969, se le consuetudini, ormai invalse anche nella prassi comunitaria, non facessero
fondatamente arguire una indispensabile proroga fino a quando non
saranno chiarite posizioni e tendenze in seno al Consiglio dei Ministri
della Comunità, sia limitatanzente alla questione del Feoga medesimo
ed all'agricoltura, sia, più in generale, alla politica stessa della Comunità, dopo il progressivo deterioramento che, latente dapprima, ebbe
il suo clamoroso inizio il 30 giugno 1965. E speriamo sia alfine conclusa la parabola discendente!
E' da chiarire che le probabjlità per ottenere il contributo del
Feoga sono in ragione diretta alla econornicità. all'incremento urevedibile delle capac;'tà concorrenziali e, pregiudiziale ad entram6ii, alla
ristrutturazione aziendale che i arogetti contemuleranno. Ouindi. laddove non agiscono gli Enti di s;ilujpo, sarebbe' auspicabi?e che'l'iniziativa della ristrutturazione fondiaria e dell'orientamenro colturale
( I ) Cfr. D. SABELLA:
La riqualificazione professionale con il contributo del Fondo
Sociale Europeo: Collana e Servizio Europeo per l'Amministratore Locale x n. I AICCE, ed. Roma 1968, con pref. di Lione110 Levi-Sandri, Vice Presidente della Commissione della Comunità. Tale guida f u suggerita dai risultati di un'inchiesta contenuta
in: D. SABELLI:Il Fondo Sociale Europeo nella politica della Comunità e nello sviluppo
del Mezzogiorno, monografia, n. 7-8 di Comuni d'Europa >, Roma 1963.
fosse assunta dai vari Consorzi che agiscono in agricoltura, tenendo
presente che l'epoca dei coriandoli di terra è finito.
Avvertiamo, infine, che, a differenza di quanto attuato nella guida
sul Fondo Sociale Europeo, in questa sede non possiamo porre a
disposizione del Lettore e dei potenziali interessati una documentazione-tipo valida per tutti i casi. E' comprensibile che la varietà delle
situazioni è tale e tanta da essere, in pratica, pari al numero dei casi
medesimi, ognuno dei quali abbisognerebbe di una documentazione
a se stante. I n appendice, perciò, si trovano soltanto alcuni moduli
e il fac-simile del questionario che, preparato dal nostro Ministero
dell'Agricoltura, di volta in volta e a seconda dei casi più frequenti,
richiama la documentazione occorrente.
Portici, lì 15 giugno 1969
D. S.
1. FinaIità e compiti deI Fondo Europeo di Orientamento
e Garanzia in Agricoltura
I1 Fondo Europeo di Orientamento e di Garanzia in Agricoltura
(FEOGA) trae fondamento giuridico dall'art. 4 del Trattato di Roma
che istituisce la Comunità Economica Europea, per il raggiungimento
delle finalità delineate dall'art. 39 del Trattato stesso. L'istituzione
del Fondo è contenuta nel Regolamento n. 25 del 4 aprile 1962 e la
sua attività è disciplinata dal Regolamento n. 17/64 del 5 febbraio 1964.
Esso, dunque, è uno strumento finanziario posto a disposizione della
Comunità Europea allo scopo di:
assicurare il livello dei prezzi dei prodotti agricoli soggetti a
regolamentazione comunitaria e garantire la stabilità dei mercati;
18
COMUNI D'EUROPA
sollecitare ed indirizzare i processi di adeguamento e potenziamento delle strutture produttive in agricoltura.
Si articola in due sezioni: Garanzia e Orientamento ognuna delle
quali opera in maniera distinta ed autonoma.
In particolare, la Sezione Garanzia opera i rimborsi agli Stati
membri relativamente alle spese già effettuate per sostenere I'esportazione verso i Paesi terzi (cioè quelli esterni alla Comunità) dei prodotti
agricoli e per gli interventi integrativi attuati nel mercato interno alla
Comunità, nel quadro dell'organizzazione comune dei mercati.
La Sezione Orientamento contribuisce ad assolvere il compito di
orientare i processi di adeguamento e di potenziamento delle strutture produttive dell'agricoltura dei Paesi membri della Comunità,
verso finalità comuni, intese a correggere gli squilibri tra i vari
settori agricoli.
Per quanto distinte ed autonome le due sezioni risultano sinergiche e coordinate al raggiungimento di un'unica finalità. La politica
di ristrutturazione e di riorientamento colturale deve sviluvvarsi
mentre contemporaneamente si sostiene la politica dei mercati e
quella commerciale la cui attuale insufficienza rimunerativa è sintomo
di una causa. Quindi mentre la Sezione Garanzia è un po' I'antifebbrile che agisce sul sintomo del male, la Sezione Orientamento dovrebbe rappresentare la terapia idonea a rimuovere le cause che
determinano l'insufficienza dei redditi e le altre crisi in agricoltura.
In sostanza, dunque, l'obiettivo del Feoga è uno solo: migl~oramento
e ristrutturazione delle basi produttive in agricoltura e più econe
mica combinazione dei fattori di produzione.
E' affermato inoltre che il processo di integrazione dell'agricoltura è connesso alle possibilità di creare nuove occasioni di
lavoro fuori di essa, cioè nell'industria e nei servizi. Quindi, consapevole del fatto che la ristrutturazione dell'agricoltura comporta
una notevole disponibilità di manodopera, il Legislatore del Feoga
si è preoccupato di evitare crisi sociali inserendo il processo di
ristrutturazione agricola nel quadro più ampio dell'espansione
industriale nelle zone di tradizionale sviluppo autonomo e nell'industrializzazione delle zone in varia misura ritardate, allo scopo di
assorbire in questi nuovi posti di lavoro la manodopera liberata
dall'agricoltura, previo adeguato periodo di riqualificazione professionale. A tal'uopo può intervenire, se richiesto, il contributo del
Fondo Sociale Europeo, in base alle prescritte modalità procedurali.
I1 concorso del Feoga è accordato con priorità ai progetti che
si inseriscono in un complesso di misure adeguate e volte a fave
rire uno sviluppo economico regionale, allo scopo di rendere, nel
quadro dell'economia generale, possibile una utilizzazione ottimale
di tutti i fattori che abbiano un'incidenza sulle strutture.
2. I1 campo di applicazione della
«
Sezione Orientamento D
I1 ~ e ~ o l a m e n tn.b 17/64, art. 1, par. 3 recita:
La sezione orientamento comprende le spese finanziate dal Fondo
derivanti dalle azioni comuni decise allo scopo di realizzare gli obiettivi
dell'articolo 39 par. 1, lettera a) del Trattato, ivi comprese le modifiche di
struttura rese necessarie dallo sviluppo del mercato comune o necessarie
al suo buon funzionamento.
A sua volta, l'art. 39 par. 1 lett. a ) del Trattato definisce quanto
segue:
Incrementare la produttività dell'agricoltura, sviluppando il progresso
tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola come
pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in particolare della
mano d'opera.
Quindi il campo di applicazione della Sezione Orientamento
riguarda:
1) l'adattamento e il miglioramento delle condizioni di p r e
duzione nell'agricoltura, intendendo per tali la promozione efficace
e combinata dei fattori di produzione, allo scopo di rendere possibile il loro impiego ottimale nel quadro dell'economia generale;
2) l'adattamento e l'orientamento della produzione agricola,
cioè l'adattamento quantitativo della produzione alle possibilità
di collocamento sui mercati, nonché il miglioramento qualitativo
dei prodotti stessi. Per chiarire: se dalle previsioni di mercato
risulta che un dato prodotto, per una qualsivoglia ragione, non
è collocabile, l'imprenditore agricolo può operare la conversione
della coltura, cioè coltivare un altro prodotto più adatto alle
richieste di mercato; e per quest'opera di riconversione colturale
può chiedere il contributo del Feoga. Parimenti può chiedere il
contributo del Feoga se deve intraprendere operazioni atte a migliorare la qualità dei prodotti già in coltura;
3) l'adattamento e il miglioramento della comkercializzazione dei prodotti agricoli nei seguenti settori:
a ) miglioramento dell'ammasso e della conservazione;
b) miglioramento dei circuiti di commercializzazione;
C ) valorizzazione dei prodotti;
luglio-agosto 1969
d ) migliore conoscenza dei dati relativi alla formazione dei
prezzi sui mercati dei prodotti agricoli;
4) lo sviluppo delle possibilità di collocamento dei prodotti
agricoli, cioè le azioni intraprese nell'ambito comunitario per
l'aumento del consumo di taluni prodotti agricoli, nel quadro
della politica agricola comune.
Le azioni di cui ai nn. 3 e 4 sono possibili solo se riferite a
quei prodotti per i quali esiste una organizzazione comunitaria,
cioè se i prodotti sono stati regolamentati nell'ambito della Comunità e per gli altri prodotti appena che saranno regolamentati.
3. Ammontare del concorso del FEOGA
11 concorso del Fondo per i progetti che si riferiscono al campo
di applicazione testè delineato è nella misura del 25% della spesa
riconosciuta ammissibile. Lo Stato membro è però obbligato a
partecipare alla realizzazione delle iniziative con proprie agevolazioni di carattere integrativo, agevolazioni che sono ricordate nella
Circolare del Ministero dell'Agricoltura e Foreste n. 17 - Div. V
FEOGA - del 2 settembre 1968, pag. 4 della quale riportiamo testualmente il brano:
... un dato certo è quello del globale beneficio finanziario (concorso
comunitario e quello integrativo dello Stato) in conformità dell'art. 35
della legge 27 ottobre 1966, n. 910, ai termini del quale i miglioramenti
a servizio delle singole aziende potranno ottenere contributi in conto
capitale nella misura massima del 50°h, elevabile al 60°h nei territori di
cui alle leggi del 10 agosto 1950, n. 646 e 10 agosto 1950, n. 647 e successive
modificazioni e integrazioni, nonché nei territori di cui al primo comma
dell'art. 44 del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215 e successive modificazioni
ed integrazioni; mentre gli investimenti a carattere interaziendale promossi
da enti di sviluppo, da enti pubblici operanti nel settore agricolo, da
consorzi di miglioramento fondiario, da cooperative e loro consorzi, nonché
da associazioni di produttori agricoli, potranno essere assistiti da mutui
a tasso agevolato ai sensi del citato art. 35.
In altri termini: la singola azienda che rientra nei termini delle
leggi citate dalla circolare può ottenere un concorso da parte dello
Stato del 50-60% ( a seconda dei casi) quale contributo in conto
capitale. Se invece un progetto è promosso dagli enti nella stessa
circolare menzionati, il contributo dello Stato si limita ad un mutuo
a tasso agevolato, accordato tramite gli istituti finanziari a ciò
preposti.
Ovviamente nei casi del contributo o del mutuo da parte dello
Stato italiano, il tasso di interesse è menzionato nelle rispettive
leggi. Per quanto concerne invece il concorso del FEOGA, esso è
un contrib~toa fondo perduto, cioè senza interesse e senza restituzione della quota in conto capitale.
Quindi il concorso del Fondo è limitato ad un quarto della
spesa riconosciuta ammissibile. Però questa norma di carattere
generale ha la sua eccezione contenuta nel Regolamento n. 130166
(pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità n. 165 pag. 1965-66)
il cui art. 10 stabilisce che, in deroga all'art. 18, par. 1, del Regolamento 17/64, la percentuale del 25% può essere elevata sino ad un
massimo del 45% per i progetti che rientrano nei programmi comunitari, dei quali sarà detto nel prossimo capitolo. Comunque anticipiamo che tutti i progetti che saranno realizzati nelle zone coperte
dalla Cassa per il Mezzogiorno rientrano automaticamente nella
possibilità del massimo della spesa riconosciuta, oltre a godere
della priorità.
4. Condizioni per beneficiare del concorso del FEOGA
a) Criteri generaii.
Per poter beneficiare del concorso del Fondo, ciascun progetto
deve rispondere contemporaneamente a tre criteri generali:
1) inserirsi nel quadro di uno dei programmi comunitari i
cui schemi sono riportati più avanti;
2) avere come scopo un adattamento o un miglioramento dell'agricoltura reso necessario dalle conseguenze economiche dell'attuazione della politica agricola comune, o inteso a rispondere alle
esigenze della stessa;
3) offrire sufficiente garanzia quanto all'effetto economico
durevole del miglioramento della struttura agricola realizzato.
Nel caso in cui un particolare progetto si riferisce all'adattamento e al miglioramento delle condizioni di produzione dell'agricoltura, oppure all'adattamento e all'orientamento della produzione
agricola, oltre i criteri precedenti, il progetto deve:
a ) mirare a rendere o mantenere economicamente vitali le
imprese agricole, nonché assicurare l'incremento della loro capacità
concorrenziale;
b) accordare sufficiente attenzione ai problemi di divulgazione e di formazione professionale agricola, in modo da valorizzare
al massimo gli investimenti previsti;
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
C ) contribuire al miglioramento della situazione sociale ed
economica dei lavoratori dell'agricoltura.
Come già appena accennato, i progetti i quali rientrano in un
complesso di provvedimenti intesi ad incoraggiare lo sviluppo armonico dell'economia generale della regione nella quale tali progetti
saranno eseguiti, beneficiano di una priorità per il concorso del
Fondo. Tale priorità può consistere tanto nell'assegnazione di un
posto preferenziale fra i progetti rispondenti ai criteri di cui sopra,
quanto nella concessione di condizioni più favorevoli di concorso.
b) Schemi dei programmi comunitari.
Essi, in quanto ancora non approvati .dal Consiglio, della
Comunità, sono riferiti a titolo di indicazione.
In linea generale rappresentano un primo tentativo concreto di
piano di orientamento e ristrutturazione colturale e aziendale a
livello comunitario. Potrebbe trovare posto o essere assorbito nel ...
documento del gruppo futuribile » del quale contiene anche spunti
anticipatori. Ironie a parte, si suggerisce di valutare attentamente
gli schemi, perché, dalla loro esatta valutazione e applicazione ai
progetti particolari, il contributo del Feoga in conto capitale può
essere elevato fino al 45% della spesa ritenuta ammissibile per
l'intero progetto.
PROGRAMMA
I - RISTRUTTURAZIONE FONDIARIA
Scopi:
1) ridurre i costi di produzione attraverso la creazione di condizioni
favorevoli per una organizzazione più razionale del lavoro;
2) ridurre la sottocupazione dei lavoratori agricoli;
3) realizzare le condizioni favorevoli per l'aumento della produttività
per singola unità lavorativa attiva; sia mediante un nuovo orientamento
della produzione, sia mediante u n miglioramento delle rese delle colture
esistenti.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
a) lavori indispensabili al miglioramento della parcellazione;
b) costruzione o miglioramento della viabilità rurale, se necessario;
C) miglioramento dell'economia idrica (bonifica idraulica ed irrigazione), se necessario.
Azioni connesse:
a) costruzione, ampliamento e miglioramento dei fabbricati rurali;
b) costruzioni di fabbricati per il trasferimento di centri aziendali;
C) raccordo alla rete elettrica e adduzione di acque potabili per i
fabbricati rurali nonché per abbeveratoi;
d) impianti di coltivazioni pluriennali (*), compresi i pascoli;
e ) rimboschimenti di terre marginali.
PROGRAMMA
I1 - IRRIGAZIONE
Scopi:
Contribuire al miglioramento della produttività del lavoro, mediante
l'irrigazione delle superfici agrarie gih utilizzate in cui la mancanza di
acque costituisce il fattore limitativo determinante. Il programma è
rivo1to:
1) alla riduzione dei rischi di produzione, mediante la regolarizzazione dell'apporto d'acqua;
2) ad una migliore utilizzazione del potenziale agricolo;
3) all'estenzione del periodo di produzione ai fini di un migliore
adattamento alla domanda.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
Opere ed impianti destinati all'approvvigionamento, all'adduzione, alla
distribuzione delle acque a scopo irriguo, compresi i,lavori per la sistemazione del terreno.
Azioni connesse:
Miglioramento della viabilità agricola e creazione di fasce frangivento.
19
I1 programma comprende:
Azioni di base:
Opere ed impianti destinati:
a ) alla regolazione dei corsi d'acqua per la prevenzione delle inondazioni dei terreni agricoli, ivi comprese le installazioni necessarie (*);
b) al miglioramento dei canali, degli emissari e dei collettori per
il miglio~amento del deflusso delle acque, ivi comprese le installazioni
necessarte.
Azioni connesse:
Sistemazione superficiale dei terreni, attraverso opere di drenaggio
e canalizzazione a cielo aperto, ivi compresi i lavori di livellamento indispensabili, nonché il miglioramento della viabilità agricola, sempre in
connessione con. le azioni di base.
PROGRAMMA
IV - MISURE FORESTALI VOLTE AL MIGLIORAMENTO
DELLE STRUTTURE AGRARIE
Scopi:
1) contribuire al miglioramento, mediante una I-azionale utilizzazione
del terreno, della capacità competitiva e del reddito delle aziende agricole;
2 ) assicurare, grazie a misure forestali adeguate, la difesa e la conservazione del suolo, anche se trattasi di superfici non facenti parte di
un'azienda agraria.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
a ) imboschimento di terre a insufficiente produttività o incolte;
b) conversione di boschi cedui in fustaie;
C ) arricchimento di foreste d'insufficiente densità;
d) piantagioni dirette al rinsaldamento delle pendici ed alla conservazione della capacità produttiva di superfici agrarie utili (**).
Tali azioni comprendono: la preparazione del suolo, la fornitura e
messa a dimora di piante e le sementi, le opere di recinzione e di protezione, i lavori colturali, comprese le sostituzioni di fallanze.
Sono anche ammesse, in connessione con le precedenti azioni, la
costruzione ed il miglioramento di strade forestali e la costruzione di
solchi antincendio.
PROGRAMMA
V - SETTORE ORTOFRUTTICOLO
Scopi:
Favorire l'adattamento ed il miglioramento della commercializzazione
dei prodotti ortofrutticoli mediante:
l ) una concentrazione dell'offerta adeguatamente scaglionata nel
tempo;
2) una presentazione dei prodotti conformemente alle esigenze dei
mercati;
3) una più razionale trasformazione e valorizzazione dei prodotti
ortofrutticoli.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
La costruzione, il miglioramento e l'ampliamento di:
a ) centri di vendita di prodotti ortofrutticoli, in cui ci sia una
concentrazione dell'offerta nella prima fase d'immissione sul mercato,
evenfualmente con annesse installazioni di condizionamento e di stoccaggzo;
b) centri di condizionamento di prodotti ortofrutticoli che effettuino
le operazioni di cernita, calibratura, disinfestazione ed imballaggio, eventualmente con annesse installazioni per lo stoccaggio;
C) centri di immagazzinamento di prodotti ortofrutticoli, e v e n t ~ ~ a l mente con annessi frigoriferi;
d ) impianti di trasforinazione, compresa la congelazione rapida, di
ortofrutticoli nella misura in cui i prodotti fabbricati contengano come
minimo il 60% di frutta o di ortaggi in peso netto, eventualmente con
annesse istallazioni per Io stoccaggio.
Gli investimenti per le azioni suddette comprendono:
le installazioni indispensabili per il buon fiwzzionamento degli impianti, i piazzali, le banchine di carico e scarico, i raccordi stradali e
ferroviari, gli edifici (compresi quelli destinati ad uso ainministrativo,
sanitario, sociale), le aree ed i locali per il deposito di imballaggi vuoti
o di prodotti, le attrezzature, nonché i mezzi di trasporto e di carico,
ad eccezione di quelli utilizzati all'esterno del centro o degli impianti.
PROGRAMMA
I11 - BONIFICA IDRAULICA
Scopi:
Contribuire al miglioramento della produttività del lavoro mediante
la bonifica idraulica delle superfici agrarie già utilizzate per le quali il
regime idraulico costituisce u n fattore limitativo determinante. Il programma è rivolto:
1) alla riduzione dei rischi di produzione mediante la regolarizzazione del regime idrico;
2 ) ad una migliore utilizzazione del potenziale agricolo;
3) all'estenzione del periodo di produzione ai fini di u n migliore
adattameizto della domanda.
I*) Quando le realizzazioni riguardano l'impianto di vigneti non deve essere
aumentata la superficie già investita e prevedere il nuovo impianto con vitigni di
qualità.
PROGRAMMA
VI - SETTORE VITIVINICOLO
Scopi:
Migliorare la qualità dei vini presentati sul mercato, mediante:
1) l'impianto razionale di vigneti con vitigni di qualità raccomandati
su terreni più idonei;
2) il miglioramento della vinificazione e del deposito dei vini;
3) la distillazione dei vini di qualità insilfficiente a seguito di circostanze accidentali e dei sottoprodotti della vinificazione atti ad essere
riutilizzuti per nuove vinificazioni.
(*) Esclusi i grandi corsi d'acqua d'interesse pubblico.
(**) Sono comprese fasce frangivento, nonché le piantagioni di noccioleto desti-
nate principalmente alla difesa del suolo.
COMUNI D'EUROPA
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I1 programma comprende:
Azioni di base:
-
nei
a) le piantagioni di vigneti specializzati con vitigni di qzlalità
comprensori delimitati ai sensi del D.P.R.12 luglio 1963, n. 930, ai fini della
tutela delle denominazioni di origine controllata o controllata e garantita,
nonché i n altre zone a specifica vocazione viticola
i n sostituzione di
pari superficie di vecchi vigneti (*) scarsamente produttivi o tecnicamente
inidonei e precisamente: lo scasso, la sistemazione e disinfestazione del
terreno, la concimazione di fondo, la fornitura dei pali di sostegno e di
fili di ferro zincato, l'acquisto e messa a dimora delle piante, la sostituzione delle fallanze;
b) la co.struzione, il migliorameizto e l'ampliamento di impiantz
destinati alla vinificazione. concentrazione dei nzosti e dei vini. al deposito.
al coiifezionamento, alla presentazione e alla vendita del vino;
C ) la costruzione, il miglioramento e l'ampliamento d'impianti destinati alla distillazione di vini di qualità insufficiente a seguito di circostanze
accidentali e dei sottoprodotti della vinificazione.
-
'
I n pa?ticolare le realizzazioni di cui alle lettere b) e C) riguardano,
nella miszlra in cui siano indispensabili per il buon funzionamento delle
installazioni, i piazzali e le banchine di caVico e scarico, i raccordi stradali
e ferroviari, i fabbricati (compresi quelli amministrativi, sanitari e sociali), le botti, le attrezzature, nonché i mezzi di trasporto e carico, ad
esclusione di quelli utilizzati all'esterno delle installazioni.
luglio-agosto 1969
3 ) il miglioramento della qualità dei prodotti lattiero-caseari;
4 ) la razionalizzazione della vendita e della distribuzione del latte
e dei prodotti lattiero-caseari.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
La costruzione, il miglioramento e l'ampliamento di:
a) impianti di raccolta o ricevimento del latte o della crema, comprese le auto-cisterne di trasporto per la raccolta del latte presso il produttore e le installazioni di refrigerazione situate i n un centro di raccolta
o nelle aziende agrarie, sempreché le installazioni e le attrezzature appartengano alla impresa che e f f e t t u a la raccolta o il ricevimento del latte
o della crema;
b) impianti di trattamento e di trasformazione del latte e della
crema, incluse eventualmente le installazioni e le attrezzature per l'imballaggio, l'immagazzinamento e la distribuziotze del latte e dei prodotti
lattiero-caseari, le azcto-cisterne, gli edifici amministrativi, sanitari e sociali,
nonché gli impianti di depurazione delle acque residue e i raccordi alle
installazioni esistenti;
C) impianti per la stagionatura ed il condizionamento dei prodotti
lattiero-caseari finiti, incluse le installazioni per l'imballaggio.
PROGRAMMA
IX - SETTORE DELLA CARNE
PROGRAMMA
VI1 - OLIVICOLTURA
Scopi:
1) accrescere i redditi dei produttori di olive e migliorare la capacità competitiva del settore oleario attraverso il miglioramento della qualità del prodotto, la riduzione dei costi e la razionalizzazione dei sistemi
di commercializzazione;
2) fare in modo che l'ovicoltura e le altre attività agricole che possano sostituirla vantaggiosamente, apportino u n contributo allo sviluppo
economico regionale.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
a ) la ricostituzione di oliveti esistenti e precisamente:
il taglio al ciocco o radicali potature che modifichino la struttura
delle chiome;
il passaggio dalla coltura mista alla coltura specializzata e la
modifica della densità degli impianti e della struttura delle chiome, compresa la fornitura e messa a dimora delle piante necessarie e relativi
sostegizi, nonché la sostituzione di fallanze;
i n concomitanza con le operazioni di cui sopra sono ammesse:
la sistemazione del terreno, compreso lo scasso e lo spietramento, nonché
la concimazione di base;
b) l'impianto di oliveti i n sostituzione di vecchi oliveti scarsamente
produttivi o tecnicamente inidonei e precisamente lo sradicamento di
vecchie piante, la sistemazione del suolo, compreso lo scasso e lo spietramento, la concimazione di base, le forniture e messa a dimora delle
piante e relativi sostegni, la sostituzione di fallanze;
C) il miglioramento del regime idraulico ed idrico degli oliveti esistenti o da sostituire, mediante la sistemazione superficiale idraulicoagraria del terreno e le opere di provvista, adduzione e distribuzione delle
acque a scopo irriguo;
d ) l'acquisto di macchine e di attrezzature necessarie per la coltivazione degli oliveti e per la raccolta del prodotto;
e) le installazioni e le attrezzature destinate alla lotta collettiva
contro i parassiti degli olivi;
f ) l'impianto di nuove colture arboree, ad esclusione della vigna in
sostituzione di oliveti che non sono più redditizi e precisamente lo sradicamento di vecchi olivi, la sistemazione del suolo compreso lo scasso e
lo spietramento, la concimazione di base, le forniture e messa a dimora
delle piante e relativi sostegni, nonché la sostituzione di fallanze;
g ) la costruzione, il miglioramento o l'ampliamento d'impianti
adibiti:
all'estrazione meccanica dell'olio dalle olive;
al confezionamento, presentazione e vendita dell'olio;
alla lavorazione, al confezionamento, alla presentazione e vendita
delle olive da tavola.
Gli investimenti di cui alla lettera g ) riguardano in particolare le
installazioni, indispensabili per il buon funzionamento degli impianti, i
piazzali e le banchine di carico e scarico, i raccordi stradali e ferroviari, i
fabbricati (compresi gli edifici amministrativi, sanitari e sociali, i laboratori, i locali e le vasche di deposito e lavorazione, i magazzini, le officine, ecc.), le attrezzature, nonché i mezzi di trasporto e di carico esclusi
quelli. utilizzati all'esterno delle installazioni.
Azioni connesse:
il miglioramento della viabilità aziendale dei terreni, in concomitanza con le azioni indicate alle lettere a), b) ed f).
PROGRAMMA
VI11
-
SETTORE LATTIERO-CASEARIO
Scopi:
Contribuire a razionalizzare il settore lattiero-caseario, mediante:
1) la riduzione delle spese di raccolta del latte;
2) la riduzione delle spese di lavorazione e di trasformazione del
latte;
(*) Se si tratta della sostituzione di vigneti in coltura promiscua per il calcolo
della superficie equivalente a coltura specializzata, bisognerà applicare il coetficiente
locale di conversione o, in mancanza di questo, il coefficiente medio nazionale ufficiale.
Scopi:
Favorire l'installazione di una rete di stabilimenti che assicurino, con
la minima spesa, le operazioni di macellazione del bestiame, di preparazione e di vendita della carne.
I1 programma comprende:
Azioni di base:
La cos!ruzione, il miglio~amentoe l'ampliamento di macelli per bovini,
suinz, equznz, ovini e caprzni, comprese le attrezzature complementari
necessarie, nonché gli impianti annessi di immagazzinamento, taglio, imballaggio o vendita della carne e, i n particolare, nella misura in cui siano
indispensabili per il buon funzionamento delle installazioni previste, i
piazzali e le banchine di carico e scarico, i raccordi stradali e ferrovzari,
gli edifici amministrativi, sanitari e sociali, le installazioni di condizionamento di aria e di refrigerazione, gli impianti di depurazzone delle
acque residue o il raccordo agli impianti esistenti, le attrezzature nonché
i mezzi di trasporto e di carico, esclusi quelli utilizzati all'esterno delle
installazioni.
PROGRAMMA
X - SVILUPPO DELLE REGIONI IN DIFFICOLTA' O
IN RITARDO
Scopi:
Consentire all'agricoltura di apportare il suo contributo allo sviluppo
armonico delle regioni agricole in difficoltà o i n ritardo, migliorando le
proprie strutture.
Zone di applicazione:
I territori in cui opera la Cassa per il Mezzogiorno (la delimztazione
non è definitiva).
I1 programma comprende:
Oltre alle azioni indicate negli altri programmi, i seguenti interventi.
Azioni di base:
a) l'impianto di colture pluriennali e la costituzione di pascoli;
b) la costruzione o il miglioramento di stalle o di impianti per l'immagazzinamento dei foraggi, connessi ad u n nuovo orientamento della
produzione agricola;
C) gli allacciamenti alla rete elettrica o l'adduzione di acqua potabile per i fabbricati aziendali e ad uso di abitazione;
,
d) la sistemazione della viabilità agricola;
e) tutti gli investimenti riguardanti le azioni di cui all'art. I l , paragrafo l , lettera a), b) e C) del regolamento 17/64 CEE non compresi negli
specifici programmi.
5. Richiedente e beneficiario - Persona fisica e persona giuridica ai fini della domanda di concorso del FEOGA
Il Regolamento n. 17/64 « intende per progetto qualsiasi p r o
getto pubblico, semi-pubblico o privato che miri esclusivamente o
parzialmente al miglioramento della struttura agricola, ai sensi
dell'art. 11, par. 1 del Regolamento stesso. E cioè, ripetiamo:
a ) adattamento e miglioramento delle condizioni di produzione
dell'agricoltura;
b ) adattamento e orientamento della produzione agricola;
C ) adattamento e miglioramento della commercializzazione
dei prodotti agricoli;
d ) sviluppo delle possibilità di collocamento dei prodotti
agricoli.
Nel diritto italiano. come dicono gli esperti, non è ben chiara
la distinzione tra s e m i p u b b l i c o e pubbiico come tra privato C scmipubblico. Ciò non impcdiscc di individuarc, alla grossa, chc un
progetto può essere redatto e presentato da un sempl~ceproprietario
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
privato, da una cooperativa agricola come da una società agricola,
da un consorzio di miglioramento fondiario o di bonifica, da un
consorzio di cooperative, da un ente di sviluppo, da associazioni
di produttori agricoli.
Per sommi capi è da distinguere, empiricamente, la differenza
- richiesta dal questionario - tra richiedente e beneficiario, tra
persona fisica e persona giuridica.
Richiedente è colui il quale presenta la domanda di concorso
al Feoga. Beneficiario è colui sul quale, in ultima istanza, ricade
l'onere della partecipazione finanziaria alle spese per la realizzazione
del progetto per la parte residua non coperta dal concorso del
Feoga e dal contributo o da altre agevolazioni dello Stato italiano
in materia agricola.
Richiedente, beneficiario e persona fisica possono identificarsi
nella stessa persona o differirne a . seconda delle situazioni che
cercheremo di chiarire attraverso alcune ipotesi esemplificative.
L'imprenditore agricolo privato, proprietario di un'azienda, desideroso di ristrutturarla e/o di orientarne le colture secondo i mercati, redige un progetto privato e, secondo le procedure e le condizioni richieste, presenta domanda di concorso al Feoga. In questo
caso richiedente, beneficiario e persona fisica (in quanto soggetto
di diritto e titolare di diritti ed obblighi e perciò investito della
necessaria capacità giuridica) convergono nella persona dell'imprenditore-proprietario dell'azienda.
Altra ipotesi. Un intelligentissimo proprietario di una ragguardevole azienda agricola, dopo avere ingrandito territorialmente la
superficie coltivabile portata a 100-120 ettari, si accorge che, con le
empiriche conoscenze avute in retaggio, la sua azienda non può
stare alla pari con i tempi. Ne affida quindi la direzione tecnica ad
un giovane ed intraprendente esperto agrario di provata competenza e fiducia. Questi ravvisa la necessità di redigere un progetto
privato, secondo le condizioni già esposte allo scopo di accedere al
concorso del Feoga al fine di adeguare l'azienda al ritmo necessario.
I1 proprietario è d'accordo e, ovviamente, si assume l'onere della
quota non coperta da concorso comunitario e nazionale oltre ad
offrire tutte le altre garanzie previste. Di conseguenza il Direttore
dell'azienda presenta la domanda di concorso del Feoga in nome
e per conto del proprietario e segue tutta la procedura necessaria
alla istruzione della pratica fino a che essa è sul tavolo dell1Ispettorato agrario compartimentale e quindi via via fino a Bruxelles. In
questo caso richiedente è il Direttore dell'azienda, ma beneficiario
e persona fisica del beneficiario è il proprietario dell'azienda stessa,
sul quale ricade l'onere della partecipazione per la quota spettantegli e delle altre garanzie.
In seguito a divisione dell'asse ereditario, fratelli e sorelle si
trovano ad ereditare parti contigue di un'estensione coltivabile che
nel suo complesso si aggira intorno ai 300 ettari. Per il passato
questa estensione, smembrata in piccoli lotti e frazionata in numerose colture era data in locazione e produceva quanto di meglio
poteva, in relazione allo smembramento, alle tecniche arretrate di
produzione ed ai limiti imposti dalle tradizioni. Uno dei fratelli,
laureato ed esperto in scienze agrarie, si rende conto che l'ulteriore
smembramento di tale proprietà rappresenterebbe il perdurare di
un danno, e propone a tutti i fratelli un contratto di società, mediante il quale i singoli contraenti conferiscono alla composizione
dell'unità aziendale la propria quota-parte ereditata, per esercitare
in comune l'attività economica che ne deriva, al fine di dividerne
gli utili. La società viene costituita secondo le vigenti leggi e, alla
direzione dell'azienda, è chiamato il fratello più esperto, mentre gli
altri si ripartiscono i vari compiti tendenti tutti al buon funzionamento dell'azienda, cioè dell'impresa comune. Insieme decidono di
realizzare un progetto capace di valorizzare al massimo le potenzialità, produttive dell'estensione coltivabile, e di avvalersi di tutte
le agevolazioni e di tutti gli incentivi esistenti per l'agricoltura sia
in sede nazionale che in sede comunitaria, quindi anche del concorso del Feoga. Ovviamente, il fratello più esperto e quindi anche
direttore della società aziendale redige la domanda e la istruisce
secondo la procedura richiesta.
In questo caso, richiedente è il direttore della società aziendale
in nome e per conto della quale ha presentato la domanda e la
documentazione; ma beneficiario è la persona giuridica della società
stessa in quanto organismo unitario caratterizzato da una pluralità
di individui e da un complesso di beni, organismo al quale il diritto
riconosce la capacità di agire in vista di scopi leciti e determinati.
Comprensibilmente, contraenti di una società potrebbero essere
anche due o più proprietari di estensioni contigue che messe insieme
- anche rilevando in fitto altre parti contigue - possono raggiungere una apprezzabile unità aziendale che, sfruttando i più aggiornati metodi produttivi e di commercializzazione, esalti al màssimo
le potenzialità produttive e ottenga il massimo reddito dagli investimenti. Anche in tal caso, va da sé, richiedente è colui che fa la
richiesta del concorso del Feoga, mentre beneficiario è la società.
E' prescritto che per le società, per le cooperative, ecc. che facciano domanda di concorso al Feoga, deve essere allegato alla documentazione l'atto costitutivo o lo statuto o altro atto legale comprovante lo status dell'azienda in quanto persona giuridica beneficiaria del concorso Feoga.
A questo punto giova ricordare che dalle istruzioni contenute
nelle circolari emanate dal Ministero delllAgricoltura si evince che,
nell'ambito di un esame comparativo delle richieste presentate,
21
vengono considerate con carattere prioritario, ai fini delle determinazioni che rientrano nella competenza del Governo italiano, i progetti a larga base associativa promossi da cooperative (specie se
costituite ad iniziativa degli enti di sviluppo), i progetti promossi
dagli stessi enti di sviluppo, da consorzi per il miglioramento fondiario, per la conservazione, la trasformazione, il confezionamento
e la commercializzazione dei prodotti agricoli, nonché per la valorizzazione dei sottoprodotti.
Tuttavia, per implicito, non si vede ragione valida per la quale
un'azienda agricola di rilevanti proporzioni, anche se non rientra
nell'ambito delle cooperative e degli enti di sviluppo, ma i cui progetti di ristrutturazione e/o di orientamento colturale si inseriscono
in un quadro indicativo di sviluppo economico locale e regionale,
non dovrebbe poter godere del diritto di priorità, specialmente se
agisce in una zona dove gli enti di sviluppo non hanno giurisdizione
o competenza che sia, e quindi tutta l'iniziativa e il rischio sono
dovuti all'intraprendenza dell'imprenditore o degli imprenditori
privati.
Sarebbe comunque auspicabile un chiarimento in sede di competenza del Governo italiano: cioè che la priorità dovrebbe consistere nella qualità del progetto stesso, indipendentemente se è a
larga base associativa o meno. Tra un progetto di notevoli proporzioni e capace di offrire tutte le garanzie di redditività in agricoltura e di contributo allo sviluppo economico e sociale di una
zona, ma redatto da un privato o da una società privata di imprenditori agricoli, ed un altro progetto sgangherate110 anzicchenò, ma
promosso da una cooperativa, non è concepibile che la priorità
giochi a favore di quest'ultimo progetto a scapito del primo.
6. La documentazione
I1 cortese lettore facilmente arguisce che non è possibile standardizzare gli aspetti generali e particolari di un qualsiasi progetto
in un fac-simile di documentazione: la varietà delle situazioni è
tale e tanta che, in pratica, ogni progetto è diverso dall'altro anche
se le regole cui obbedisce la loro procedura si ispirano a principi
identici.
Ci soffermeremo, dunque, su alcuni suggerimenti pratici, consigliando soprattutto agli eventuali e volenterosi aspiranti di avvalersi
in pratica dell'opera esperta degli Ispettorati agrari compartimentali, dei geometri, degli agronomi, degli ingegneri. E ricordiamo che
l'onere delle spese sopportate per la progettazione delle opere e la
redazione dei documenti occorrenti per l'istruzione della domanda
di concorso del Feoga è a completo carico del beneficiario, cioè il
Feoga non interviene in questo particolare settore di spese.
Una realtà che occorre avere estremamente chiara è la configurazione della situazione attuale dell'impresa, situazione dalla quale
bisogna partire per inserirla, in seguito alle opere che si intendono
realizzare con il concorso del Feoga, in un contesto di sviluppo
locale e regionale e quali addentellati la ristrutturazione progettata
offre per il riferimento ad uno o più schemi dei programmi comunitari. Ed è con la guida di tale chiarezza di idee e di impostazione
delle singole parti del progetto che scaturisce la precisione della
documentazione probante e cioè:
a) relazione tecnico-economica: potrebbe essere distinta in tre
parti.
Nella prima parte si descriverebbe la situazione attuale dell'azienda, delle colture in atto, della loro qualità, della produzione
e del reddito medio per ettaro, del numero degli addetti, del valore
della produzione lorda per addetto e via di seguito, sulla scorta del
auestionario.
Nella seconda parte si potrebbe delineare il progetto nella sua
globalità. E cioè: opere di consolidamento del terreno, di irrigazione, di protezione, ecc. Nuove colture che si intende sostituire
alle precedenti, riconversione suggerita oltre che dalle richieste di
mercato, anche dalla qualità del terreno (allegare magari l'analisi),
anche se sarà necessaria una preliminare operazione di rinvigorimento del terreno, mediante l'uso di un certo tipo di fertilizzanti.
Stima presuntiva, ad opere ultimate, della produzione globale, del
reddito per ettayo, del valore della produzione lorda per addetto;
numero approssimato degli addetti che, in conseguenza dei lavori,
dell'impiego della meccanizzazione nelle colture, saranno resi disponibili. Data la quantità presunta della nuova produzione, risulta
necessario l'uso delle macchine adatte per la selezione, calibratura e
conservazione della produzione e quindi di uno stabile. Quanti addetti
permanenti e quanti stagionali possono essere occupati in tali lavori.
Quante unità lavorative, liberate dalle colture attuali, potrebbero
essere reimpiegate, dopo opportuno corso di riqualificazione professionale, al funzionamento, manutenzione degli impianti e delle altre
macchine e mezzi di trasporto, nonché al magazzinaggio.
Nella terza parte si potrebbero porre in evidenza i vantaggi permanenti conseguenti alla ristrutturazione dell'azienda nel quadro
dello sviluppo locale, nell'ambito dell'economia regionale, non mancando di porre in particolare rilievo e sottolineando i riferimenti
che il progetto presenta con uno o più schemi dei programmi
comunitari.
Quindi si passa alla descrizione particolareggiata dei lavori e
delle opere, accompagnata dalla relativa documentazione probativa
e dei costi, grosso modo:
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
22
b) computo metrico, stima dei lavori relativi alle opere di
consolidamento e protezione del terreno, per l'irrigazione e gli impianti relativi, con allegati disegni e preventivi dei costi comprovati
magari dai listini;
C) nuove colture numero delle piante necessarie e costo per
il loro acquisto e la messa a dimora;
d) quantità e costo dei fertilizzanti;
e) macchine occorrenti alle colture: costi unitari e preventivi
spese;
f) stabile per gli impianti necessari alla selezione, calibratura,
magazzinaggio, conservazione e imballaggio dei prodotti: progetto
planimetrico, descrizione dei lavori e loro costo;
g) macchine per la calibratura, selezione, conservazione dei
prodotti e macchine necessarie alla confezione dei contenitori di
imballaggio: loro rispettivo costo, spese per la messa in sito e in
opera;
h) mezzi di trasporto reffigeranti per la spedizione dei p r e
dotti, carrelli e attrezzature di carico, numero e costo;
i) corsi di riqualificazione professionale per gli .addetti alle
macchine e ai trasporti ed alla loro manutenzione: programma e
costo preventivo per ciascun corso.
Da quanto precede, scaturisce il piano finanziario relativo alla
realizzazione dell'iniziativa ed alla sua gestione, con particolare
riferimento ai costi, agli oneri e alla provvista di capitali. E cioè:
1) Piano finanziario, comprendente:
1) Spese relative ad opere permanenti:
consolidamento, protezione e irrigazione
stabile per i vari macchinari . . . . .
2) Spese relative alla conversione colturale:
fertilizzanti . . . . . . . . . . . .
piante . . . . . . . . . . . . . .
messa a dimora . . . . . . . . . .
. .
. .
L.
»
. .
. .
. .
3) Spese relative alla meccanizzazione colturale:
macchine necessarie direttamente alle colture
macchine per la selezione, calibratura e conservazione . . . . . . . . . . . . .
macchine per la confezione dei contenitori
e imballaggio . . . . . . . . . . . .
50.000.000
55.000.000
oppure:
con prestazioni in natura per l'intera
parte residua (in tal caso bisognerà
indicare il modo e la base dz calcolo)
per . . . . . . . . . . . . . . .
L. 105.000.000
oppure:
con prestazioni in natura (indicare C.S.)
per. . . . . . . . . . . . . . .
con capitali propri per . . . . . . . .
L.
L.
50.000.000
55.000.000
oppure:
con prestazioni in natura (indicare C.S.)
per . . . . . . . . . . . . . . . L.
con prestito della Banca . . . . . . (specificare C.S.) per . . . . . . . . . . L.
50.000.000
55.000.000
3) Programma esecutivo:
Per l'esecuzione delle opere e la messa a
punto dell'azienda conformemente al progetto, sono previsti anni tre. Data di inizio dei lavori: aprile 1970 - Data per la
conclusione: maggio 1972.
Si prevede seguire il seguente ritmo:
apvile-novembre 19i0: realizzazione delle
opere permanenti di consolidamento,
protezione del suolo, irrigazione e messa
in opera delle attrezzature di irrigazione e costruzione dello stabile per . . .
L . 150.000.000
Pertanto il concorso del Feoga per questo
esercizio dovrebbe essere di L. 52.000.000:
gennaio-dicembre 1971: termine dei lavori
eventualmente non ultimati nel precedente esercizio; preparazione del terreno, messa a dim0r.a delle nuove colture
e corsi di riqualificazione per . . . .
L . 110.000.000
Pertanto il concorso del Feoga per questo
esercizio dovrebbe essere di L. 38.500.000:
gennaio-maggio 1972: acquisto e messa in
opera dei macchinari relativi alla selezione, calibratura, conservazione, refrigerazione e trasporto della produzione ed
inizio del ciclo produttivo per . . . . L.
4) Spese relative ai mezzi di trasporto e carico:
autocarri, numero . . . . . . . . . . .
contenitori refrigeranti da trasporto, n. . .
carrelli e attrezzature per sollevamento e carico, numero . . . . . . . . . . . .
90.000.000
Pertanto il concorso del Feoga per questo
esercizio dovrebbe essere di L. 31.500.000.
Va da sé che, dopo la messa a punto della documentazione-base
(il nostro è stato soltanto u n caso ipotetico addotto a titolo esemplificativo, ma ciascuno può fare molto meglio ed in maniera più
tecnicamente elaborata), la redazione del questionario risulterà enormemente facilitata, per la semplice ragione che si hanno le idee
chiare su che cosa si vuole e in che modo si può dimostrarne la
validità obiettiva sia rispondendo ai quesiti, sia adducendo l'ulteriore
documentazione richiesta dai quesiti che fanno al proprio particolare
caso.
5) Spese relative ai corsi di riqualificazione:
per elettricisti, n. . . . . . . . . . . .
per meccanici, n. . . . . . . . . . . .
per autotrasportatori e manovratori delle attrezzature di carico, n. . . . . . . . .
Totale generale (per ipotesi)
.......
.......
oppure:
con capitali propri per . . . . . . . L.
con prestito agrario della Banca ......
della quale si allega l'esito favorevole
della domanda preventiva di prestito
agrario, per . . . . . . . . . . . L.
. . .
Dico: trecentocinquantamilioni di lire italiane (*).
2) Provvista di capitali:
Poiché il progetto si inserisce nel X schema
dei programmi comunitari in quanto realizzato in una regione periferica in via di
sviluppo, oltre alla priorità, si chiede un
concorso del 35% del totale e cioè:
Concorso FEOGA-sez. « Orientamento >, .
7. Osservazione e chiarimento
L.
Contributo integrativo da parte dello Stato
italiano ai sensi della legge n. 910 del
27 ottobre 1966, art. 45, in base alla quale
si accorda il 35% in conto capitale e cioè:
Concorso dello Stato italiano . . . . . L.
Totale . . .
L.
La residua parte di Lit. 105.000.000 (dico:
centocinque milioni di lire italiane), non
coperta dal concorso Feoga, né dal contributo dello Stato italiano, costituisce
l'onere di partecipazione del beneficiario
del progetto. Egli vi provvede:
con capitali propri per l'intera parte
residua
oppure:
con prestito agrario della Banca ......
della quale si allega l'esito favorevole
della domanda preventiva di prestito
agrario per l'intera parte residua di
(*)
I valori monetari devono essere espressi in lire italiane.
L.
Nel redigere il piano finanziario del caso-ipotesi si è tenuto
conto di quanto la lettera dei. regolamenti comunitari e delle leggi
italiane dicono. Però è necessario che, alla interpretazione guidata
da buon senso logico, si affianchino le perplessità che la stessa
122.500.000 lettera dei citati atti solleva.
L'articolo 18, par. 1, 2" lineetta del Reg. n. 17/64 dice che « la
partecipazione finanziaria del beneficiario del miglioramento realizzato deve essere almeno del 300/0 D.
A sua volta, l'art. 10 del Reg. n. 130/66 stabilisce che in deroga
122.500.000 all'art. 18, par. 1, 1" lineetta, la percentuale di concorso del Feoga
- sez. Orientamento - può essere elevata ad un massimo del 45%
245.000.000 per i progetti che rientrano nei programmi comunitari.
Infine l'art. 35 della legge 27 ottobre 1966, n. 910 dello Stato italiano recita che i miglioramenti a servizio di singole aziende potranno ottenere contributi in conto capitale nella misura massima
del 50010, elevabile al 60°/o nei territori di cui alle leggi istitutive
della Cassa per il Mezzogiorno e successive modificazioni e integrazioni.
Orbene, applicando alla lettera quanto. sopra al nostro caso
ipotetico, si sarebbe verificato non solo la contraddizione dell'annullamento della partecipazione finanziaria del beneficiario del progetto, ma, sommando insieme, come per diritto il beneficiario del
caso-ipotesi potrebbe aspirare, il concorso massimo del Feoga con
il contributo massimo dello Stato italiano (4S0h+600/o) il beneficiario
dovrebbe godere di un ulteriore 5% in conto capitale, cioè dovrebbe
1~5BO0.000 ' percepire un contributo cumulativo di Lit. 367 milioni e 500 mila
sulle Lit. 350 milioni che costerebbe la realizzazione dell'intero
progetto.
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
E' evidente che sarebbe una... pacchia! Invece, nella prassi, l a
partecipazione del beneficiario è sempre fissata almeno a l 30% del
costo dell'intero progetto. Perciò il residuo 70% è stato d a noi
equamente attribuito per metà a l concorso del Feoga e per l'altra
metà al contributo o alle altre prowidenze dello Stato italiano.
23
di esonerare gli Organi comunitari e l'Amministrazione dello Stato
da qualsiasi responsabilità conseguente ad eventuali danni che, per effetto
dell'esecuzione e dell'esercizio delle opere, dovessero essere arrecati a
persone od a beni pubblici e privati e di sollevare le Amministrazioni
stesse da ogni azione o molestia;
che intende avvalersi dell'Istituto bancario (3) .................................
8.
Data .................................
...e per finire...
Firma
Quando s a r à redatta la documentazione sia quella richiesta dal
questionario come ogni altra che l'aspirante a l concorso del Feoga
intende utile e probatoria al suo caso specifico, mediante procedimento fotostatico e d eliografico si fa riprodurre ogni esemplare
della documentazione stessa in sette copie che, accompagnate rispettivamente d a una copia d i domanda (il modulo è in appendice),
saranno spedite in unico plico allJIspettorato agrario compartimentale competente per zona.
I1 termine utile entro il quale le domande dovranno pervenire
alla Commissione della CEE a Bruxelles è stabilito dal Reg. 17/64,
art. 20, par. 1, entro la mezzanotte del 30 settembre di ogni anno.
E' quindi interesse d i ogni aspirante far pervenire la domanda con
documentazione alllIspettorato agrario compartimentale almeno entro
il 30 giugno, se non prima. L'Ispettorato, ricevuta la domanda,
procede alla s u a istruttoria tecnicuamministrativa e d esprime u n
parere di merito sull'iniziativa, dopo di che la invia al Ministero
delllAgricoltura e Foreste il quale, ai sensi dell'art. 20, par. 3 del
Reg. 17/64, esprime il proprio parere definitivo sul progetto, parere
che, se favorevole, determina l'invio della domanda a Bruxelles
entro il termine regolamentare della mezzanotte del 30 settembre.
Quando gli organismi della Comunith a ciò preposti avranno
espresso ancora il proprio parere e la Commissione decide d i accordare il concorso del Feoga, la decisione è notificata sia allo Stato
membro che al beneficiario del concorso, che consiste in sovvenzioni in conto capitale accordate in una o più volte, inviate tramite
l o o gli organismi a tale scopo designati dallo Stato membro.
Si abbia presente infine che:
K Per tutta la durata deii'intemento
del Fondo, l'autorità o l'organismo a ciò designato dallo Stato membro interessato trasmette alla
Commissione, a richiesta di quest'ultima, tutti gli elementi giustificativi
o tutti i documenti d'ogni specie atti ad accertare l'adempimento delle
condizioni, finanziarie o d'altro genere, prescritte per ciascun progetto.
La Commissione può, se necessario, effettuare il controllo sul posto.
111 caso di mancato adempimento di queste condizioni, il concorso
del Feoga può essere sospeso, ridotto o soppresso; seguendo la procedura prevista dall'art. 19, par. 1, la Commissione decide dopo aver
consultato il Comitato del Fondo in merito agli aspetti finanziari.
La decisione della Commissione è notificata allo Stato membro
interessato ed ai beneficiari » (art. 22, par. 2, Reg. 17/64).
Non occorrono commenti!
APPENDICE
ALLA COMUNITA' ECONOMICA EUROPEA
FONDO EUROPEO AGRICOLO
DI ORIENTAMENTO E GARANZIA
Sezione Orientamento
BRUXELLES
AL MINISTERO DELL'AGRICOLTURA E FORESTE
Direzione Generale dei Miglioramenti Fondiari
e dei Servizi Speciali
ROMA
I1 sottoscritto (1) ...........................................................................
in qualità di (2) ................................................................... :................
...............................................................................................................
..........................................................................................
residente in
rivolge istanza
al fine di ottenere, ai sensi del regolamento n. 17/64 CEE del Consiglio
del 5 febbraio 1964, le sowenzioni concesse dalla sezione Orientamento »
del FEOGA nonché quelle che saranno accordate dal Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste sulla spesa di L. .................. occorrente per La
realizzazione di ........................................................................................
Dichiara
di non aver beneficiato, né di voler beneficiare per le opere preventivate, di altre prowidenze non contemplate dalle vigenti disposizioni;
di obbligarsi ad impiegare, nei termini all'uopo prescritti, l'intera
somma che sarà riconosciuta per l'esecuzione delle opere ritenute ammissibili;
di impegnarsi a non distogliere dal previsto impiego il macchinario
e le altre cose mobili installate nel complesso in questione per un periodo
di almeno cinque anni dalla data degli accertamenti di collaudo;
di impegnarsi a non mutare per un periodo di almeno cinque anni
dalla data degli accertamenti di collaudo, la destinazione dei fabbricati
realizzati con le sovvenzioni predette;
(1) Indicare nome e cognome.
(2) Indicare se richiedente oppure richiedente e beneficiario della ditta (persona
fisica o giuridica).
QUESTIONARIO
RELATIVO ALLA RICHIESTA DI CONTRIBUTO CEE-FEOGA
Sezione u Orientamento »
1.1. Cognome, nome e ragione sociale.
1.2. Indirizzo e sede.
Se si tratta di persona giuridica.
1.3. (Indicare) - Forma giuridica.
1.4. (Indicare) - Riferimento ai testi legislativi, regolamentari e atti
costitutivi che disciplinano la sua esistenza.
1.5. (Inviare) - Statuto e norme di controllo alle quali è sottoposta.
1.6. (Inviare) - Eventualmente, un estratto del registro del commercio.
1.7. Oggetto e estensione delle principali attività del richiedente.
1.8. Area geografica sulla quale si estendono queste attività.
1.9. Qualità del richiedente in relazione al progetto.
1.10.. Eventualmente, designazione dell'organismo a nome del quale
è presentata la domanda di concorso.
2. BENEFICIARI
(ai sensi dell'art. 22, par. I del Reg. 17/64).
a) Persona giuridica.
2.1. (Indicare) - Riferimento ai testi legislativi e regolamentari che
disciplinano la sua esistenza.
2.2. (Inviare) - Statuto e norme di controlli alle quali è sottoposta.
2.3. (Inviare) - Eventualmente, un estratto del registro di commercio.
2.4. Indirizzo o sede.
2.5. oggetto ed estensione delle principali attività del beneficiario.
2.6. Area geografica sulla quale si estendono queste attività.
2.7. Situazione economica (per esempio: bilancio accompagnato da
una analisi), per le nuove imprese, un bilancio di previsione
che precisi a corredo dei dati numerici le conseguenze dell'investimento sul grado di solvibilità e di liquidità del beneficiario.
2.8. Rapporti giuridici, economici e finanziari con il richiedente.
2.9.
2.10.
2.11.
2.12.
2.13.
b ) Persona fisica.
Indirizzo - nel caso di più persone - localizzazione geografica.
Numero dei beneficiari.
Oggetto ed estensione delle principali attività del beneficiario.
Situazione economica e sociale.
Rapporti giuridici, economici e finanziari con il richiedente.
3.1. Descrizione dell'attuale situazione dell'impresa che consenta un
giudizio sull'importanza dell'azione.
3.1.1. A quali necessità risponde il progetto presentato?
a) (per l'impresa);
b) (per il raggio d'azione del progetto).
3.1.2. In quale misura le corrispondenti necessità sono attualmente
soddisfatte?
a) all'interno dell'impresa;
b) all'interno del raggio d'azione del progetto.
3.2. Localizzazione geografica - precisare l'ubicazione ed il raggio
di azione del progetto -.
3.3. Descrizione economica generale dell'azione prospettata, precisando gli effetti diretti ed indiretti.
3.4. Descrizione tecnica dettagliata delle azioni e dei lavori prospettati.
(3) Indicare l'Istituto Bancario (denominazione. sede, agenzia e relativo indirizzo)
prescelto per l'accreditamento del concorso FEOGA.
(4) I1 regolamento n. 17/64 distingue fra richiedente e beneficiario. Le due figure
possono coincidere od essere distinte, poiché la domanda può essere anche presentata
per nome e per conto. Richiedente è la persona fisica o giuridica che presenta la
domanda. Beneficiario è la persona fisica o giuridica su cui grava. in definitiva,
l'onere non coperto da contributo comunitario o nazionale.
Questa pagina va compilata solo quando il richiedente sia diverso dal beneficiario.
24
COMUNI D'EUROPA
3.5. Preventivo complessivo dei costi delle azioni e dei lavori. Indicare la base di calcolo e la data delle, stime e allegare i documenti giustificativi. Allargare i computi metrici estimativi e
le offerte delle Ditte costruttrici dei macchinari.
3.6. Programma previsto per l'esecuzione delle azioni e dei lavori
prospettati:
specifiche e ripartizioni nel tempo;
date previste per l'inizio e la fine dell'azione e dei lavori
(in ogni caso l'interessato dovrà dichiarare che i lavori
non saranno iniziati prima dell'approvazione del progetto)
3.7. Modalità d'esecuzione (economia, appalto, ecc.).
d a parte della CEE e dello Stato Italiano).
3.8. Responsabile dell'esecuzione delle azioni e dei lavori (indicare
il nome del Direttore dei lavori o chi ne fa le veci).
3.9. Importanza del progetto nell'ambito dell'economia generale,
eventualmente nei piani nazionali, nel quadro regionale e locale.
3.10. Risultati che si ritiene d i poter conseguire sotto il profilo
tecnico agricolo e su quello economico sociale, eventualmente,
per quanto concerne i redditi, il volume della produzione,
l'occupazione.
3.11. Ammontare dei fondi privati e pubblici, il cui investimento
concomitante od ulteriore costituirebbe un complemento indispensabile ed utile per la piena efficacia del progetto presentato.
Partecipazioite del richiedente (1).
4.1. Con i capitali propri.
4.2. Mediante prestiti (produrre una dichiarazione d'assenso dell'Istituto mutuante prescelto in cui siano specificate le condizioni del mutuo ed il piano d'ammortamento secondo l'allegato
schema).
4.3. Con prestazioni in natura (modo e base di calcolo).
4.4. . (Garanzie).
Partecipazione dei beneficiari.
4.5. Con capitali propri.
4.6. Mediante prestiti (produrre una dichiarazione di assenso dell'Istituto mutuante prescelto in cui siano specificate le condizioni alle quali verrà concesso il mutuo ed il piano di ammortamento secondo l'allegato schema).
4.7. Con prestazioni in natura (modo e base di calcolo).
Partecipazione dello Stato membro.
(Con la conferma di tale autorità).
4.8. Sovvenzioni in denaro.
4.9. Abbuono di interessi (indicare il tasso di interesse a carico
del beneficiario e quello a carico dello Stato membro, così
come l'importo sul quale è effettuato questo abbuono, produrre
una dichiarazione d'assenso dell'Istituto mutuante prescelto ad
un piano d'ammortamento secondo l'allegato schema).
4.10. Garanzie.
4.11. In quale misura e a quali condizioni i beneficiari sostengono
l'onere finanziario per la realizzazione dell'azione, per esempio, oneri di ammortamento, di interessi ed altre spese. (Precisare a sostegno delle cifre indicate l'effetto dell'investimento
sulla redditività).
4.12. Scadenze degli impegni e dei pagamenti.
luglio-agosto 1969
6.5. Situazione sociale ed economica dei lavoratori (articolo 14, paragrafo 2c).
Criteri di priorità: eventuale inserimento in un insieme di
misure intese a d incoraggiare lo sviluppo dell'economia
regionale art. 15, paragrafo 1).
6.6. I1 progetto si inserisce in un insieme di misure (2) destinate
ad incoraggiare lo sviluppo armonioso della regione (3) nella
quale sarà eseguito il progetto?
In senso affermativo: indicare le principali leggi, disposizioni
e direttive regionali che fanno parte di questo insieme, in
concreto, si dovrà far richiamare alle direttive regionali
emanate in applicazione del Piano Verde n. 2 D.
Iit caso negativo: non sarà necessario rispondere alle seguenti
domande.
6.6.1.
Qual'è la delimitazione dell'area geografica in cui sia la produzione, sia la raccolta dei prodotti agricoli sono influenzati
dal progetto d a eseguire?
6.6.2. Quali sono:
lo scopo generale;
il contenuto sommario;
l'influenza economica diretta ed indiretta;
i legami (*) diretti e indiretti con il progetto di ciascuna
delle misure indicate al punto 6.6.?
6.6.3. Qual'è la delimitazione dell'area geografica nella quale si estende l'azione di ciascuna delle misure indicate al punto 6.6.?
6.6.4. Qual'è il legame nel tempo t r a l'esecuzione di ciascuna misura
indicata al punto 6.6. e quella del progetto? (tali misure precedono, accompagnano o seguono l'esecuzione del progetto?).
6.6.5.
Chi è il responsabile dell'esecuzione di ciascuna delle misure
indicate al punto 6.6. ed, eventualmente del loro coordinamento?
Data .............................................
Indirizzo
.............................................
Firma
DICHIARAZIONE
Esito domanda preventiva di prestito agrario
di miglioramento ai sensi dell'art. 35 della Legge
27 oltobre 1966, n. 910 (nell'ambito degli iizterventi comunitari).
Ci pregiamo comunicare che, in merito alla domanda in oggetto, questo
Istituto, in via preventiva ed in linea di massima, t: favorevole alla concessione di un mutuo integrativo di Lire . . . . . . . . ai sensi della Legge
27 ottobre 1966, n. 910, art. 35, al tasso del 3Oh per una durata di anni
20 rimborsabile mediante 20 annualità (o 40 semestralità) posticipate comprensive di interesse e capitale, con somministrazioni rateali d a stabilirsi.
Quanto sopra a condizione che:
venga assegnato con regolare decreto il contributo in conto capitale
da parte del FEOGA e dello Stato;
al momento del perfezionamento dell'operazione vengano offerte
adeguate ed idonee garanzie.
DICHIARAZIONE
5. Importo e condizioni (per esempio: rateazioni) cioè a dire le
date successive alle quali la sovvenzione del FEOGA dovrà
eventualmente essere concessa, allorché non è stata concordata
in unica soluzione:
25% maggiore aliquota, nel suo importo massimo, qualora
sia stabilita dal relativo programma.
Esito domanda preventiva di prestito agrario
di nziglioramento (nell'ambito degli interventi
conzunitari).
Spett. ................................................
6. CRITERI.
Informazioni necessarie per
la valtitazione della conformità
del progetto ai seguenti criteri:
6.1. Rapporto con l'attuazione della politica agricola comune (articolo 14, paragrafo 1B).
6.2. Effetto economico durevole dell'intervento (articolo 14, paragrafo 1C).
Criteri speciali propri al miglioramento della struttura e allo
orientamento della produzione (art. 11, paragrafi l a e b).
6.3. Vitalità e competitività delle imprese agricole (articolo 14,
paragrafo' 2a).
6.4. Divulgazione e formazione professionale (articolo 14, paragrafo 2b).
(1) Compilare solo nel caso che il richiedente partecipi finanziariamente alla
realizzazione del progetto.
Ci pregiamo comunicare che, in merito alla domanda in oggetto questo
Istituto, in via preventiva ed in linea di massima, è favorevole alla concessione d i un mutuo integrativo di Lire . . . . . . . . . alle migliori condizioni consentite dal mercato finanziario per la durata massima di anni
. . . . . . . rimborsabile mediante . . . . . . . . . . annualità e semestralità
posticipate comprensive di interesse e capitale.
Quanto sopra a condizione che:
venga assegnato con regolare decreto il contributo in conto capitale
d a parte del FEOGA e dello Stato;
al momento del perfezionamento dell'operazione vengano offerte
adeguate ed idonee garanzie.
(2) Delle misure costituiscono un insieme solamente se esistono tra di loro dei
legami di funzionalità.
(3) L'area geografica indicata al punto 6.6.1.
(*) Tali legami possono essere di natura amministrativa, giuridica, finanziaria,
economica o tecnica.
luglio-agosto 1969
(contiizlta da pag. 16)
agricoltura deve operare per conseguire gli
obiettivi indicati dal Memorandum » stesso.
In tale quadro la funzione degli Enti locali è certamente di estrema importanza.
Vi dirò francamente che la mia maggiore
preoccupazione deriva dal timore che la nostra agricoltura, ma soprattutto le nostre
strutture burocratico-amministrative, siano
ancora troppo lente e impacciate rispetto
agli ammodernamenti ed al dinamismo che
il piano richiede. Piga faceva prima dei riferimenti di carattere finanziario. Ebbene, per
mcglio spiegarmi, citerò un esempio. Tutti
sappiamo che la istituzione del Fondo sociale
europeo è stata particolarmente voluta dal
nostro Paese; il Fondo doveva cioè essere
soprattutto in funzione della riqualificazione
professionale e quindi della occupazione italiana. Ebbene, nei primi anni della sua attività, noi abbiamo rischiato di essere i meno
beneficiati dal Fondo, perché non ci eravamo
tempestivamente preparati ed attrezzati per
usufruire dei suoi interventi.
Questi, a mio avviso, sono i veri rischi
che noi corriamo anche nei confronti della
ristrutturazione dell'agricoltura europea. Sono pericoli ai quali la Comunità non può
porre riparo perché fronteggiarli, o meglio,
prevenirli, spetta unicamente al nostro Paese.
Non è la prima volta che, proprio nel settore agricolo, dopo che la delegazione italiana ha ottenuto in sede di Consiglio comunitario il riconoscimento di giuste esigenze
di nostri settori produttivi, l'inadeguata preparazione ed organizzazione interna ha reso
estremamente difficile farne ricadere i vantaggi sulle categorie interessate.
Non spacchiamo dunque il capello in quattro, a proposito di certe affermazioni del
piano Mansholt, ma ripiengandoci maggiormente all'interno del nostro Paese, cerchiamo di operare perché la pubblica amministrazione nelle sue espressioni centrali e locali, le organizzazioni professionali e sindacali cd aggiungerei tutti i cittadini, si preparino al profondo rinnovamento della nostra
economia agricola. Il piano Mansholt rappresenta, in particolare per il nostro Paese,
una occasione da non perdere. Si tratta di
un piano proiettato con lungimiranza nel
futuro, che prospetta soluzioni economicamente valide per affrancare l'agricoltura
dalla condizione di malato cronico, bisognoso
di assistenza e cure quotidiane.
Questo dell'agricoltura rappresenta un problema - non dimentichiamolo - che, anche
senza il « memorandum » della Commissione
avremmo comunque dovuto affrontare, se
veramente intendiamo portare avanti con
continuità ed equilibrio lo sviluppo economico e sociale delle nostre popolazioni.
Affrontarlo da soli sarebbe certamente una
fatica colossale: farlo nel più ampio spazio
economico europeo e nella solidarietà comunitaria non significa, forse, ridurre le difficoltà; ma significa certamente disporre di
maggiori possibilità d i superarle.
COMUNI D'EUROPA
Gianfranco Martini
Segretario generale aggirci~to dell'AICCE,
Consigliere provinciale di Rovigo
Intervengo in questo interessante dibattito
non soltanto come Segretario generale aggiunto delllAICCE,ma anche come ex-Sindaco
e tuttora consigliere provinciale di una zona
tipicamente agricola del nord-Italia, il Polesine. dove i problemi dell'agricoltura e
quindi le possibili ripercussioni del progetto Mansholt sono
all'ordine del giorno.
La discussione introdotta dall'ottima
relazione del professor Bandini ha toccato già numerosi
problemi: occorrerà
fare uno sforzo, non
certo facile, per sintetizzare questi vari aspetti in un documento finale per la cui redazione il nostro
Presidente avanzerà delle proposte di ordine
pratico. A tutti noi spetta alimentare il
dibattito, nel quale convergono opportunamente esperienze del mondo agricolo, di
studiosi, di persone impegnate nelle istituzioni comunitarie e problemi più direttamente riguardanti gli amministratori locali.
A questi ultimi il piano Mansholt interessa
senza dubbio per i suoi riflessi sull'agricoltura intesa come settore produttivo, perché
questo aspetto condiziona indubbiamente tutri gli altri. Tuttavia agli amministratori locali, specialmente a quelli appartenenti a regioni non prevalentemente agricole, il piano
Mansholt interessa anche, o prevalentemente,
per le ripercussioni che esso avrà sul quadro
della vita rurale nel suo complesso, e sui
rapporti tra ambiente urbano e ambiente
rurale.
I1 Piano Mansholt è strettamente legato ai
problemi dell'aménagement du territoire che
interessano istituzionalmente gli Enti locali.
Una politica coerente e coordinata di aménagement du territoire può essere elemento
equilibratore, regolatore del complesso meccanismo di rapporti economici sociali e culturali tra i grandi centri e la campagna
circostante. Ritroviamo, quindi, nell'odierna
discussione sul memorandum Mansholt, un
filone caro alla tradizione del Consiglio dei
Comuni d'Europa, che, fin dalla sua origize,
ha centrato la sua attenzione proprio sul
delicato problema dei rapporti tra zone rurali e la città-regione e sulla distinzione fra
esodo agricolo ed esodo rurale sul quale giustamente ha tanto insistito il prof. Bandini
nella sua relazione.
Sotto un altro profilo gli amministratori
locali debbono interessarsi del piano Mansholt, quello delle infrastrutture. Non si fa
infatti una politica di riforma dell'agricoltura, così come il piano Mansholt prevede,
senza dei larghi investimenti, non soltanto
nel fattori produttivi dell'agricoltura, ma
anche in quel complesso di infrastrutture di
carattere socio-economico e socio-culturale
che accompagnano necessariamente la trasformazione della qualità di vita del mondo
rurale. Ed è appunto nelle infrastrutture, nella loro progettazione, esecuzione e localizzazione, che gli Enti locali hanno una prevalente responsabilità di carattere istituzionale
o finanziario.
25
La fiscalità è un ulteriore elemento di in.
contro tra vita amministrativa locale e piallo
Mansholt. Se noi ci ripromettiamo dalla riforma dell'agricoltura europea un maggiore
equilibrio tra il livello di reddito delle categorie agricole rispetto a quello delle altre
categorie professionali, non vi è dubbio che,
quanto meno a medio termine, tutto il problema del reddito delle aree prevalentemente
agricole
nc sarà fortemente modificato. Ne
deriverà ovviamentc una ripercussione sulle
finanze locali che si alimentano dal reddito
locale. I1 fenomeno si svolge in due dirczioni
opposte in quanto, accanto al miglioranicnto
della finanza locale, là dove il reddito agricolo aumenterà per effetto delle riforme
strutturali previste dal piano Mansholt, vanno previste le conseguenze, seinpre sulla finanza locale, dell'impoverimento socio-economico di certe aree a seguito dell'esodo
rurale. D'altra parte va riconosciuto che
detto esodo non dovrà essere considerato
un effetto del piano Mansholt, sia perché esso
è già in atto su vasta scala nel nostro Paese.
sia perché mira appunto ad inserire organicamente in un piano di interventi una serie
di fenomeni che oggi avvengono disordinatamente e senza controllo.
Volendo toccare rapidamente un altro
aspetto del tema così complesso di cui ci
stiamo occupando, ricorderò che le proposte
Mansholt prevedono come indispensabile la
riduzione della superficie coltivata. Ci si deve
quindi chiedere quale sarà la destinazione
di queste aree che rimarranno inutilizzate
dal punto di vista agricolo. I1 memorandum
risponde esplicitamcnte che dette zone dovranno avere una utilizzazione di carattere
ricreativo e di salute pubblica, facendo un
testuale accenno ai parchi naturali. Non si
creda che il problema dei parchi naturali
sia del tutto secondario e trascurabile: la
superficie che si renderà disponibile in Italia, secondo le previsioni di Mansholt, è assai
notevole e quindi la creazione di zone ricreative e turistiche, in particolare i parchi,
diverrà un problema di notevole importanza
che interesserà direttamente gli amministratori locali e particolarmente quelli regionali, data la competenza delle regioni in
tale materia.
Non desidero ritornare su quell'argomento
delle imprese pubbliche locali, di cui ha già
parlato l'amico Rossi: più volte col dottor
Giacchetto abbiamo avuto occasione di sottolineare i rapporti esistenti fra la vita degli
enti locali territoriali e le varie strutture di
commercializzazione e di trasformazione connessi con l'agricoltura, ad esempio mattatoi,
_mercati, centrali del latte.
Sotto un altro profilo il piano Mansholt
chiama in causa gli Enti locali: quello delle
regioni. La regionalizzazione del piano rende
sempre più urgente la creazione nel nostro
paese delle regioni a statuto ordinario. Anche se il concetto di regionalizzazione nell'agricoltura non coincide esattamente con
l'ambito delle regioni previste dalla Costituzione, tuttavia non credo vi sia difficoltà
a riconoscere chc gli Enti regione potranno
essere un supporto istituzionale necessario
per guidare e per controllare, anche sotto
il profilo democratico, lo sviluppo della r;forma dell'agricoltura.
Termino con un'accenno al Fondo Sociale.
L'AICCE da tempo insiste sulla ncccssità di
far meglio conoscere gli strumenti finanziari messi a disposizione dalla Comunità,
COMUNI D'EUROPA
.~
onde consentirne u n migliore utilizzo. Spesso,
infatti, la scarsa conoscenza di detti strumenti, anche da parte degli Enti locali, limita grandemente la possibilità di trarne
quei vantaggi, che gli estensori dei trattati
comunitari avevano prcvisto con particolare
riguardo pcr il nostro Paese. L'AICCE ha già
pubblicato, con l'aiuto delle Comunità, u n
opuscolo sul Fondo Sociale Europeo e ha
in animo di redigerne u n altro sul FEOGA,
anch'csso destinato prevalentemcnte agli amministratori locali. V a però detto che il Fondo
Sociale Europeo, così come oggi è strutturato, è certamente inadatto alle finalità alle
quali è destinato e diventerà ancor più insufficiente se collocato nel quadro della riforma dell'agricoltura prcvista dal piano Mansholt. Gli Enti locali hanno quindi tutto l'interesse di svolgere, tramite il CCE, una coordinata azione politica affinché gli organi comunitari e soprattutto il Consiglio dei Ministri, cui spetta l'ultima parola in proposito, attuino il più rapidamente possibile le
riforme al Fondo già proposte dalla Commissione. Ho già auspicato, all'inizio, che
questo nostro interessante dibattito si concluda con l'approvazione delle linee fondamentali di un documento che condensi i punti
esscnziali della relazione Bandini e dei vari
interventi. Tuttavia questo documento rimarrebbe sterile se non venisse poi portato a
conoscenza dei Consigli comunali, provinciali
C regionali, sia per farne oggetto di specifica discussione nel quadro di una più generale informazione degli eletti locali sui problemi curopei, sia per trarnc utili orientamenti i n occasione di dibattiti corisiliari sulla
situazione cconomica delle rispettivc comunità locali, con particolare riguardo ai suoi
aspctti agricoli C rurali.
Del rcsto la Regione Trentino-Alto Adigc
ha già ritenuto s ~ i odovere portare all'esame
dcl Consiglio le linee direttive del Piano
Mansholt e il verbale della discussione costituisce di pcr sé, indipendentemente da ogni
giudizio di merito, un'utile conferma dell'obiettivo intercsse degli amministratori locali per il futuro dell'agricoltura europea
e nazionale.
. -- .-.--
.
p
Noi i n Valle dlAosta, abbiamo molte aziende che hanno terreni nel fondo valle, terreni medi nei « mayens » e nei pascoli nel
periodo estivo e stanno i n piedi proprio
perché c'è questa possibilità dei vari passaggi, sfruttando così l'ambiente e la situazione locale legata alle temperature diverse per via delle notevoli variazioni di
altitudine. Abbiamo molte piccole aziende
che stanno i n piedi, economicamente, grazie
all'integrazione dei redditi, sia dell'industria,
del turismo e dell'artigianato. E quindi anche questo è un equilibrio che è molto pericoloso turbare. Quindi direi che sono d'accordo con le osservazioni che sono state
fatte qua da diversi oratori, e cioè che per
l'applicazione del Piano, e in particolare per
stabilire poi quelle che sono le dimensioni
tipo delle varie aziende, si debba fare uno
studio preliminare in sede regionale, d'accordo naturalmente con gli organi statali e
gli organi comunitari.
Giovanni Emiliani
Capo del Servizio agricoltctrn d e l l ' I . s l i / ~ r / odi tirdi
per la programi??aziorze ecor?omica
Signor Presidente, m i permetta innanzitutto di ringraziarla per aver voluto invitarmi, in qualità di ospite, alla vostra riunione. Credo non sia inutile i n questa sede
dare atto dell'importanza che per chi, come
m e , ha collaborato
alla stesura del Progetto '80 » l'esistenza
del m e m o r a n d u m
della Comunità ha
rappresentato.
Era evidente che,
in qualche modo, in
sede di definizioni degli indirizzi di sviluppo dell'agricoltura italiana, non potevamo
non tener conto del
documento Mansholt.
Credo però di poter affermare che, questa
volta non ci si è limitati ad u n semplice
riconoscimento formale: « quale base di studio com'è normalmente la formula che si
adotta nel nostro paese quando si è fermaGiuseppe Maquignaz
mente decisi a non Far passare un progetto,
una proposta.
Abbiamo invece voluto chiamare in causa
Desidero subito dire che io non ho l'appog- direttamente le direttive del Memorandum,
gio di un parere da parte dell'organo regio- dandone u n prcciso giudizio di I~alenza,e afnale. cioè del Consiglio regionale, perché
fermando che - permettetemi di citare diquesto problema non è ancora stato discusso, rettamente il Progetto '80 - « oltre agli indicomunque, certamente lo dovremo fare.
rizzi generali il Memorandum contiene interSiamo venuti qua venti che corrispondendo pienamente agli
in veste di ascolta- obiettivi della politica agricola, possono cstori e sono veramen- sere assunti come diretti\.c della politica di
t e lieto, perché ho
piano nazionale n. E si citano spccificamcntc
sentito delle relazioni molto interessanti la progressiva destinazionc degli incentivi
e molto importanti agli agricoltori che intendono dar vita ad
e che hanno chiarito unità axiendali moderne; l'adozione di un inu n po' anche il mio sieme di misure per l'abbandono dell'attipunto di vista su que- \.ità. lavorativa da parte degli agricoltori più
sto problema.
anziani; l'ampliamento con nuove formc, non
Io dico che sono, neccssariamcnte lcgate al riaccorpamento
in linea di massima, della proprietà, delle dimensioni aziendali;
d'accordo sull'orienla regionalizzazione della politica di aiuto;
tamento generale del Piano, inteso però cola destinazione di una parte della superficie
m e documento di studio, come del resto
attualmente
coltivata, per utilizzazioni extrasi è detto prima, m a per passare alla praagricole
e
per
rimboschimenti; l'adozione di
tica attuazione non si può trascurare l'ambiente e la situazione reale i n cui si opera. una politica prudente nella fissazione dei
(<
-.
-
luglio-agosto 1969
--- - -
prezzi dei prodotti eccedentari o in grado
di diventarlo.
Di fronte alla tentazione di un discorso
elusivo, si è quindi preferito chiamare in
causa alcune delle scelte più importanti del
Memorandum della Comunità. e porle come
base delle decisioni della politica agraria nazionale.
Ciò non significa naturalmente che il Piano
Mansholt viene recepito in blocco: compiti
della politica di prograrnmazionc nazionale
sono invece quelli sia di evidenziare quelle
proposte che sembrano non poter corrispondere automaticamente e immediatamente alla realtà agricola italiana, sia di indicare
gli strumenti operativi che devono rendere
il Piano effettivamente operante.
Riguardo alle prime, vorrei limitarmi qui
ad accennare al problema fondamentale delI'ampliamento delle dimensioni aziendali.
A questo proposito costituisce senza dubbio un elemento positivo il fatto che il Memorandum scarti la strada tradizionale delI'accorpamento delle proprietà fiazionate
puntando invece sull'elemento impresa. Ma
lo strumento su cui si vuole fare affidamento,
quello dell'affitto a lungo termine, dell'affitto corrispondente al periodo di attività
lavorativa di un agricoltore, difficilmente potrà dimostrarsi valido in Italia se non si
pone mano prima ad una profonda modificazione del regime dell'affitto dei fondi rustici, e, rnolto probabilmente, se non si crea
u n organismo pubblico ad hoc, che funga
da intermediario tra la proprietà fondiaria
e gli affittuari imprenditori. Al di fuori di
tale soluzione, appare difficile che i nuovi
contratti di a f f i t t o possano in qualche modo
differenziarsi da quelli vigenti, che oggi sono
in crisi proprio nelle zone dove tradizionalmente prosperavano.
Questo ed altri aspetti del Memorandum
che non sembrano completamente convincenti costituiscono senza dubbio u n problema importante di cui dovrà. darsi carico la
programmazione nazionale.
Ancora più importante tuttavia appare il
problema di rendere le strutture dell'intervento pubblico tali da poter attuare la poli.
tica che il Memorandum propone.
Si tratta infatti di vedere se l'attuale ordinamento che gestisce l'intervento pubblico
in agricoltura. sarà i n grado di passare dalla
politica indifferenziata di fissazione di prezzi
ad una politica assai più difficile e articolata
di interventi strutturali differenziati a seconda delle diverse realtà agricole. Questa
è forse la sfida più importante che il documento Mansholt pone al nostro Paese.
E va chiaramente affermato, a questo
punto, che se si pensasse che i Formidabili
problemi di diversificazionc; di regionalizzazione, di ristrutturazione dell'intervento
agricolo possano csscre affrontati dall'assetto
istituzionale, si comrnetterebbc u n gravissimo errore.
E' questa forsc la ragione principalc del
largo spazio che, nella parte del Progetto '80
riguardante l'agricoltura, è stato dato ai problem'i di carattere istituzionale e, più particolarmente, del collegamento che si è creduto
dover istituire tra le proposte di regionalizzazione dell'intervento contenute nel Memorandum e la realizzazione della Regione a
statuto ordinario che, come loro sanno, costituisce un impegno programmatico del
presrntc governo.
luglio-agosto 1969
Questo si è tentato di raggiungere cercando
di prefigurare un tipo di organizzazione regionale dell'intervento pubblico in agricoltura che non riproponga gli stessi difetti e
le stesse carenze oggi riscontrabili nel modo
in cui esso è svolto dall'an-in-iinistrazione
centrale.
A tal fine si sono volute porre due esigenze sostanziali:
- evitare il riproporsi di situazioni conflittuali tra organismi a carattere amministrativo e organismi a carattere operativo,
quali quellc esistenti tra gli Ispettorati del
Ministero dell'agricoltura e gli Enti di Sviluppo, che tanto negativamente hanno pesato
s~illosviluppo dell'agricoltura italiana negli
anni passati;
- sostituire un insieme di interventi atomistici e non coordinati, sollecitati su istanza
del destinatario, con un quadro preciso di
definizione di tutti gli interventi necessari
i11 un determinato territorio, quale può es.,ere attuato attraverso i piani di zona.
I1 nuovo quadro istituzionale proposto, comc lo stesso Memorandum, si collocano evidentemente in un contesto di libertà di scelte
individuali che va - sono in questo piena.
mente d'accordo col prof. Barberis - chiaramente riaffermato; anche se il grado di
tale libertà, si pone entro una cornice di
finalità pubbliche, alla cui realizzazione l'intervento pubblico, e soprattutto la manovra
degli incentivi, va in vario modo orientato.
Per farc un unico esempio, la decisione
contenuta nel Memorandum di concentrare
progressivarnentc tutti gli incentivi alla produzione sullc nuove strutture aziendali, pur
non sostituendosi alla scelta dell'imprenditore aziendale, non potrà non influire sulla
sua propensione a decidere per operare o
non la ristrutturazione richiesta.
Prin-ia di concludere vorrei non lasciar
cadcre la prcoccupazione poco fa espressa
dal sindaco di Taranto circa il pericolo che
ad un protezionismo nazionale si sostituisca un protezionismo comunitario.
Questo pericolo esistc effettivamente nell'attuale politica comunitaria, e non è forse
l'ultimo dei meriti del documento Mansholt
quello di indicare la strada (forse più implicitamente che apertamente ma le ragioni di
una certa riservatezza in proposito sono agevolmente comprensibili) per raggiungere un
maggiore equilibrio tra le esigenze dell'agricoltura comunitaria e quelle di molti paesi in
via di sviluppo, le cui esportazioni di prodotti agricoli -. una. volta che si abbandoni
la filosofia degli aumenti di produzione a
tutti i costi - debbono e possono trovare
un loro sbocco ar,che nel mercato comunitario.
COMUNI D'EUROPA
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.-
.-
Salvatore Clemente
Rap[iresrl?tnntr della Regiotie
sarda
Dopo quanto è stato detto e in considerazione del tempo sarò breve, anzi schematico.
Dico subito che le preoccupazioni manifestate in tutti gli interventi sono anchc quelle
della Sardegna, maggiorate dalla sua situazione di zona essenzialmente agricola e
caratterizzata dal frazionamento e dalla
polverizzazione delle
terre.
I n merito ad alcuni punti del Piano,
ritengo opportuno:
che vengano potenziate nell'Isola soprattutto le sovrastrutture come elemento basilare, che per l'abbandono delle terre marginali o non marginali è indispensabile siano stabiliti adeguati con-ipensi che consentano ed anzi agevolino l'esodo; che le previste attività collaterali industriali debbano consistere in complessi industriali opportunamente scclti, oltre
a quelli di carattere agrario, e situati nella
stessa Regione.
Le preoccupazioni che condivido con il relatore, sono quelle riferite alla gestione delle
nuove unità in una Regione di limitata attività cooperativistica di primo e secondo grado ed ai tempi di attuazione del Piano, chc
appaiono troppo brevi.
I1 Piano può servire, attualmci-ite, come
ammonimento ed cricntan-iento per la futura
programn-iazionc ed in particolare per avviare le aziende ad opportune dimensioni.
Ritengo però che qualunque direttiva di
attuazione del detto Piano debba essere stabilita soltanto dopo aver sentito le Amministrazioni Regionali ed in specic la Regione
Sarda, che sta attuando un suo Piano di
Sviluppo noto come « Piano di Rinascita n.
Per quanto riguarda infine gli interventi
di incentivazione comunitaria, a cui è stato
accennato, essi debbono essere - questo si
afferma per esperienza maturata - più agili
e più incisivi.
Giuseppe Giacchetto
Segretario ~ e t z e r a l r dello C I S P E I .
E' un intervento particolare, ma ritengo
di un certo interesse per gli Enti locali, di
cui noi qui ci andiamo occupando in rclazione a questo grossissimo problema dello
sviluppo e dell'ammodernamcnto dell'agricoltura in Europa e nel
nuxtro Paese. Ed 6
qucbllo relativo alle
stiiitturc clic, sono
proprio di conipetcm
i a degli Enti locali.
Lo voi.rei ricordare
qui, CIIL' la prinia lejgc i s t i t u t i v a tlc,lle
Azic~ndc n~unicipalizzate, dc.1 1903, pi.evc,dei.3 nell'elericazionc~
dei sei-vizi clie i Comuni possono assumere in gestione diretta un numero ragguardevole di servizi che sono in funzione proprio della produzione agricola. Infatti, la
legge del 1903, che poi è stata ripresa nel
testo unico del 1925, prevedeva che i Comuni potessero assumerc la gestione diretta
di servizi come i mattatoi, i mercati ortofrutticoli, i semcnzai, i vivai, i magazzini
per la raccolta dei prodotti agricoli e altre
attività di questo genere.
Questa elencazione era naturalmente in
funzionc dcl tipo di economia prevalentemente agraria che avevamo all'inizio del secolo. Ma non c'ì: dubbio che una funzioi-ie
analoga può esscre riconosciuta ancora oggi
allc amministrazioni locali. Le quali, quindi,
r-iell'ideare, nel programrnarc, nel realizzare,
nel gcstirc i servizi pubblici dovrebbcro, ancora una volta, avere presente questa loro
funzione; che non 2 soltanto la funzionc di
crcare servizi nell'intcresse dclla collettività
dei cittadini e in funzionc dei consumi, ma
anche in funzione della produi-ione, o quanto
meno di s c r v i ~ iclic sono l'anello di congiunzione tra la produzionc e il consumo.
Naturalmente i servizi di questo tipo oggi
sono molto limitati e vanno rivisti alla lucc
sia dclla tecnica sia delle esigenze dell'economia moderna.
Il prof. Bandini l'anno scorso è stato relatore, per incarico della CISPEL, che è la
Confederazione delle Aziende municipalizzate,
e del Centro nazionale di Studi ai-inonnari
che fa capo alllANCI e a questa Coi-ifederazione, in un Convegno estremamente intcressante sulle Centrali del latte chc si è
tenuto a Milano c due mesi dopo in un altro
Convegno sui mattatoi svoltosi a Torino.
In questi Convegni e particolarmente in quello sui mattatoi, ì: stata messa in luce la
necessità, anzi l'urgenza, che la distribuzione
territoriale c le dimensioni dei mattatoi siano
rivisti in rapporto allc esigenze di avere
questo tipo di servizio adeguato alle necessità sanitarie ed igieniche dell'epoca moderna
e in relazione anche del tipo di produzione
che abbiamo oggi in Italia.
Se si pensa che la legislazione attuale prcvede che tutti i Comuni con oltre 5.000 abitanti devono essere dotati di un mattatoio,
mentre invece l'economia agraria moderna
ci insegna che un mattatoio per essere economicamentc ottimo, per essere strumento
di controllo efficace dal punto di vista igienico sanitario non deve trattare meno di
50.000 quintali di carne l'anno, è evidente chc
in Italia, invece di migliaia di mattatoi, per
i quali è possibile ottenere anche il contributo e l'aiuto dello Stato, sarebbero sufficienti poche decine di mattatoi e Forsc anchc
meno. Ecco, questo per accennare ad un
tipo di servizio che è di compctcnza degli
Enti locali e che soltanto gli Enti locali sono
chiamati a realizzare.
E a questo si aggiunge un altro tipo di
servizio, quello del grande mercato ortofrutticolo.
Anche in questo caso noi sappiamo che
per servire le esigenze del consumo, ncl nostro paese non occorrono più tanti mercati
quanti sono i comuni esistenti, ma pochi
mercati ortofrutticoli di grandi dimensioni,
che siano non soltanto il ccntro, il punto
di incontro della domanda e dell'offerta ed
in cui vengono convogliate Ic derrate, ma
devono essere anche strumenti che consen-
----
tano qluella che il Piano Mansholt chiama
la trasparenza del mercato e cioè dei centri
nei quali vengono raccolte tutte quelle informazioni intorno alle dimensioni e alle caratteristiche sia della produzione che della domanda. per cui la domanda e l'offerta si
incontrino a un livello ottimale ai fini anche
della riduzioile generale dei costi.
Detto questo, è chiaro che appare in tutta
la sua evidenza la funzione degli Enti locali.
E allora per sintetizzare in termini estremi
il discorso, qui c'è anzitutto da sollecitare,
dalla Comunità economica europea, una valorizzazione dell'intervento degli enti locali nella realizzazione e nella gestione di questi
ssrvizi infrastrutturali; ed in particolare di
delineare meglio di quanto forse non sia
previsto dallo stesso Piano Mansholt, e di
concretizzare, nei provvedimenti di at tuazione del Piano stesso, quelle forme di intervento che consentano agli Enti locali la
realizzazione di questi servizi che, come ripeto, sono di estrema importanza, non soltanto per la produzione. ma anche per
quanto riguarda il consumo.
In secondo luogo si pone l'esigenza che,
in sede di attuazione e di funzionamento
delle Regioni a statuto ordinario. soprattutto
per quanto riguarda la legge-quadro per
l'agricoltura, siano previste delle possibilità
di intervento organico, da parte delle regioni
in materia legislativa per favorire la creazione di questi servizi infrastrutturali.
Infine un maggior spirito di iniziativa si
richiederebbe anche da parte degli Enti locali. Troppo spesso, diciamo la verità, le
autonomie locali sono rimaste e sono assenti
da questi programmi ed & qui dove può
soccorrere un certo tipo di organizzazione
nazionale al fine di aiutare i comuni a pro
grammare questo tipo di servizi. Mi piace
sottolineare qui ciò che ho appreso in una
conversazione che ho avuto poco fa con la
collega professoressa Guasco, e cioè che il
Comune di Fano ha ottenuto dal FEOGA
un contributo di 120-130 milioni per la realizzazione di in centro per la produzione
ortofrutticola, a carattere regionale. Questo
sta a dimostrare come se i comuni assumono
loro iniziative che rientrino in un quadro
di sviluppo della regione da essi servita o
da essi favorita, gli strumenti per favorirle
già ci possono essere. Si tratta di fare in
modo che questi strumenti siano perfezionati sia a livello di FEOGA sia a livello delle
regioni, come anche a livello delle iniziative
dei comuni. Grazie.
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
--
- --
Gino Tognarelli
Capo Ufficio Settore Terra
d r l l n Precidenza i?nztoirnl~delle 4CLI
I1 mio intervento sarà un po' a titolo per
sonale, perché il nostro movimento non
ha ancora assunto un pronunciamento, che
sarà assunto proprio nei prossimi giorni.
Tuttavia noi delle ACLI abbiamo già fatto delle dichiarazioni
sul Piano Mansholt,
vuoi in occasione di
un convegno a questo scopo rcnlizzato
nell'ambito dclla Fie.
i-n di Verona, vuoi
nella recente Fiera
di Foggia e. soprattutto, in occasionc
dclla VI Assemblea
nazionale delle ACLIterra, che si 6 svolta a Firenze alla
fine di aprile di quest'anno.
Si può dire, sinteticamente, che il nostro
giudizio è sostanzialmente positivo, in quanto
il Piano si ispira alla filosofia della pianificazione democratica e in quanto, senza dubbio, rappresenta un disegno coraggioso e
lungimirante ed è soprattutto valido per la
premessa che esso fa allorché denuncia i
rischi di una politica di mercato qual'è quella tradizionale, che ha purtroppo una funzione valida nel breve periodo, ma deragliante, negativa, catastrofica nel lungo periodo.
I1 Piano Mansholt esprime questo coraggio
e soprattutto, in positivo, stabilisce una
svolta in questa politica perchC, attraverso
la realizzazione di una politica comune delle
strutture, si possano aggredire e affrontare
globalmente, in maniera pianificata. i problemi dell'agricoltura dei Sei Paesi.
Al di là degli aspetti positivi potrei mettere in evidenza sinteticamente anche quelli
che sono i punti oscuri, i punti deboli, o
quelli che comunque offrono maggiormente
11 fianco alla critica. Accennerò soltanto ad
alcuni, soprattutto per la circostanza che
negli interventi fatti da Aride Rossi, da Vincenzo Piga e da Guido Fucili sono state
fatte tutta una serie di considerazioni che
sostanzialmente mi trovano, e direi, ci tro.
vano totalmente d'accordo.
I1 Piano Mansholt sottolinea sufficientemente le conseguenze che l'applicazione delle
misure proposte avranno particolarmente nei
confronti dei lavoratori agricoli e delle industrie collegate ed è coerente per quanto
riguarda le garanzie da offrire a chi lascia
l'agricoltura. Occorre, a nostro avviso, che
in qualche modo si realizzi una qualche pianificazione dell'esodo e comunque si creino
delle condizioni per realizzare una politica
regionale per l'occupazione. I1 Piano Mansholt denuncia, lamenta, in qualche modo,
questa esigenza quando sottolinea l'opportunità che l'esodo agricolo non abbia lunghe
distanze ma soprattutto si sposti nell'ambito
dello stesso territorio nel quale vivono ed
hanno residenza le famiglie da cui l'esodo
si crea, ma al di là dell'accenno a questi
problemi, il Piano non formula proposte
precise e concrete. Mancando precise possibilità di opzione che siano offerte, direi che
siano pregarantite dagli altri comparti economici del settore secondario e terziario,
possibilmente nelle circoscrizioni territoriali
dove risiede la famiglia dei lavoratori agri-
coli, ogni scelta sarebbe, come attualmente,
estremamente aleatoria.
Praticamente, quindi, noi diciamo sì al
Piano Mansholt, però occorre evitare che
esso continui la sua elaborazione a livello
di piccole élites nei singoli Stati a livello
comunitario. rappresenti il parto di tecnocrati, ma rappresenti, come si è detto in più
circostanze anche oggi, un documento di
studio che sia alla base dell'attenzione e dello
studio il più possibile capillare, il più possibile popolare nel nostro come negli altri
Paesi.
Solo in questo modo - e noi ci adoperiamo in questa direzione non soltanto con
i convegni che facciamo, ma anche in riunioni come quelle realizzate dall'organizzazione che ci ospita - si potrà contribuire
ad eliminare gli aspetti negativi che il Piano
Mansholt presenta e soprattutto si potrà
contribuire a sensibilizzare quei lavoratori
cha hanno in potenza le capacità di imprenditori e che con certezza saranno i protagonisti del futuro; soprattutto sarà un modo
per consentire fin d'ora quelle scelte prioritarie che i lavoratori e gli operatori intenderanno fare.
A questo riguardo è confortante constatare
come la commassazione, cioè questo tipo di
gestione fatta da affittuari che sono ad un
tempo proprietari e talvolta anche mezzadri,
sia già in atto. Nell'assemblea di Firenze.
abbiamo ascoltato con interesse l'intervento
di 5 o 6 mezzadri che sono ad un tempo
fittabili o affittuari, cioè hanno un contratto
d'affitto su 20-30 ettari e sono ad un tempo
anche coltivatori diretti poiché hanno comprato un pezzo di terra. E l'hanno comprato.
per loro fortuna, in una zona adiacente per
cui gestiscono 70-80 ettari, quindi rappresentano di già i contadini degli anni '70,
anzi dei signori contadini degli anni '70, i
quali, per questa così innata capacità di intrapresa e per le nozioni che hanno acquisito
nella scuola e anche con altri mezzi, hanno
acquisito la capacità di essere veramente
degli imprenditori. Sono mosche bianche,
oggi. Bisogna che le condizioni esterne, ogni
politica che gli enti pubblici possono Eostenere, facciano sì che siano questi i contadini.
questi 2 milioni e mezzo-3 milioni di contadini. degli anni prossimi, che sono preconizzati dagli stessi economisti e sociologi italiani e che sono anche previsti secondo
il Piano, secondo quel parametro che cont empla la diminuzione della popolazione
attiva in agricoltura nei prossimi dieci anni,
da dieci a cinque milioni.
C'&, quindi, tutto uno spazio nella nostra
azione che deve essere utilizzato, per evitare
appunto che il Piano serva agli olandesi
(come dicono taluni, il Piano l'ha fatto Mansholt secondo le esigenze dell'olanda), altri
ritengono o temono che possa essere il Piano
che serva ai monopoli che operano sull1agncoltura, sfruttando l'agricoltura in maniera
parassitaria, ma invece rappresenti un qualcosa che i 1avora.tori agricoli, e non soltanto
essi, possano gestire da protagonisti.
In questo senso vi sono appunto delle
preoccupazioni che devono essere cancellate
e sta soprattutto alle organizzazioni sindacali,
alle organizzazioni professionali, alle organizzazioni rappresentative degli interessi degli
operatori agricoli a creare le premesse, le condizioni perché il Piano non sia qualcosa di
luglio-agosto 1969
prefabbricato, di calato e di realizzato magari paternalisticamente, ma invece costituisca un qualche cosa che si gcstisce in tutte
le diverse fasi e quindi si realizzi nell'interesse della economia, ma soprattutto nell'interesse del progresso civile e umano dei
lavoratori agricoli e dell'intera comunità.
E' chiaro che il Piano Mansholt, se rimanesse un Piano collegato alle esigenze
dell'agricoltura senza spaziare su tutta la
tematica dell'economia all'interno dei Paesi
e all'interno della Comunità, sarebbe desti.
nato al fallimento. Ecco perché noi esprimeremo prossimamente il nostro dissenso dall'iniziativa ministeriale, che prevede la messa
in atto di una Commissiont: che sta elaborando il Piano Verde n. 3. Noi siamo contrari ad un Piano Verde n. 3; riteniamo che
non vi sia spazio, nel nostro Paese, per
fare il Piano Verde n. 3, così come il Ministero intenderebbe fin d'ora fare. Occorre
guardare invece a qualcos'altro, se ne è parlato con ampiezza anche in precedenza. La
risposta ai problemi della nostra società non
può essere data da Piani Verdi, da piani
bianchi, da altri piani: oggi come oggi, essa
può venire soltanto dalla realizzazione di una
pianificazione economica democratica globale, che dia risposta a tutti interi i problemi
del nostro Paese.
Non ho altro da aggiungere.
COMUNI D'EUROPA
Umberto Serafini
Segretario generale dell'AICCE,
Consigliere comunale di Vidracco
LZ~CU
a Snon lucendo... anche se, a scopo
di istruzione, sono stato eletto amministratore locale di un Comune di alta collina,
nel Canavese. In realtà ci sono andato per
imparare, non perché avessi competenza nei
~ r o b l- -e-m
apricoli
del-- i
"la zona.
Ma il mio non vuol
essere un intervento
di merito: arrivati a
questo punto, è piuttosto utile un brevissimo intervento di
metodo.
Cioè, non parlare
del Piano Mansholt,
ma parlare piuttosto
della nostra riunione
sul Piano Mansholt,
la quale aveva ed ha questi obiettivi. Un
obiettivo primordiale di informazione - siamo estremamente grati in questo senso ai
relatore, agli altri esperti e al collaboratore
del relatore, che ci tirerà adesso alcune conclusioni di carattere tecnico -.
Un secondo obiettivo, e questo non è
più vòlto all'intenlo della Direzione, questo guarda alla Direzione in quanto organo
di iniziativa di una associazione di massa,
di enti locali - Comuni, Province, ReRenato Brugner
gioni -, perché si sia in condizione, come
Pre~idente dell'lstirt~lo europeo d i srrtdr a relaztoni
comunità politiche (tale è un primo aspetto
tntercomunali di L~igano
cielle comunità locali), di dare, se i traguardi
generali del Piano sono stati giudicati, come
Soltanto una informazione, che richiedo a
sono stati giudicati realmente, positivi, un
chi può darla.
appoggio politico al Piano stesso.
Cioè, se è previsto un appesantimento o un
In questo senso vorrei aprire subito uria
alleggerimento degli ammassi in caso di allar- piccola parentesi. L'amico Piga giustamente
gamento della Comunità europea alllInghil- ha sottolineato, ed altri lo ha ripetuto, che
terra, agli
- altri Paesi il Memorandum è un documento di discusche hanno fatto ri- sione; poi è stato detto di studio. Senz'altro:
chiesta, perché que- I'Italia però è un paese abituato a studiare
sto mi pare possa es- sempre niolto; quindi è un documento di
sere importante co- studio che deve portare poi a una fase
noscere.
operativa. Perché, in fondo, io non sono
Volevo ancora por- rimasto del tutto favorevolmente impressiotare l'attenzione su nato dalla discussioile di stamattina: ho
un fatto anche molto inteso da parte di tutti dire che, sì, queste
importante che pro- linee di politica agraria della Comunità sono
babilmente può esser ottime, ma.. . I1 che, generalmente, in Italia
trascurato, ma che è il prodromo di circa un decennio di studi,
riguarda i nostri ter- al termine dei quali poi non arriveremo a
ritori agricoli delllItaconclusioni. Quindi, direi, è un documento
lia centrale e meridionale. Noi sappiamo che
questi territori soffrono per notevole insuf- aperto, che deve in un volgere di tempo
ficienza di precipitazioni atmosferiche. Quin- relativamente breve, e forse anche su quedi c'è un problema - adesso non entro nel sto dovremo intenderci bene, portare a prodettaglio - che gli ultimi Congressi inter- poste definitive.
In tale àmbito la Sezione italiana del
nazionali hanno cercato di risolvere presentando un modo per poter trattenere e utiliz- Consiglio dei Comuni d'Europa si deve accinzare le acque piovane il più possibile. Ed gere a una vera e propria battaglia politica.
ecco uiia possibilità, anzi una necessità che Questa, prima di tutto è una battaglia di
questi mezzi, che questi accorgimenti, che ordine generale. Po'i abbiamo un secondo
queste opere pubbliche siano affidate alle problema, che mi ha altrettanto impressioregioni, perché soltanto le regioni potrebbero nato, questa volta in senso prevalentemente
intervenire in modo abbastanza rapido, sen- positivo, ma anche non scevro di preoccliza le lungaggini che sono da attribuire alla pazione, durante il corso della discussione di
burocrazia centrale. Le regioni potrebbero questa mattina: cioè mi appaiono sempre
fare in dieci anni quello che altrimenti lo più numerosi gli interventi, sotto aspetti
Stato farebbe in cinquanta. Quindi segnalo assai varii, che gli Enti locali, di diversa
soltanto questo problema perché senza que- dimensione e di diversa qualità, possono
sta sufficienza di precipitazioni o di dispo- fare nel quadro di una attuazione costruttiva
nibilità idrica forse molti dei nostri pro- del Piano Mansholt.
E veramente, man mano che - alcuni,
blemi non riusciremmo a risolverli nell'Italia centrale e meridionale.
evidentemente, si erano già presentati alla
.
- -
-
-
-
-~
mia attenzione - man mano che gli amici
e i colleghi parlavano, ho avuto occasione
di riflettere su nuovi aspetti. Su questi id
non so neanche se la riunione di oggi sia
arrivata, anche soltanto come elencazione, a
una sua conclusione; certo che ne ha s o t t e
lineati diversi e nessuno di essi va trascurato.
Perché qui non ci possiamo accontentare
di un appoggio al Piano di ordine generico,
improvvisato, ma dobbiamo scarnificare,
approfondire quel che c'è stato proposto,
quel che c'è stato sottolineato. Quindi a
livello specifico non aggiungerò nulla per
un momento.
A livello politico direi che ancora ci sono
alcuni aspetti, che rientrano pur sempre
nella politica generale, che sono stati sottolineati e che, come Consiglio dei Comuni
d'Europa, possiamo particolarmente appoggiare.
La politica regionale, per esempio. Non ì:
mistero per nessuno che il Consiglio dei
Comuni d'Europa ne ha fatto uno degli
elementi fondamentali della sua battaglia
soprattutto qualificandola come una politica
che non doveva essere la sommatoria di una
serie di politiche nazionali, ma che doveva
trovare il suo schema generale prima sul
terreno comunitario per articolarsi poi, iii
senso discendente, nei diversi livelli nazionale, regionale e locale.
I1 programma economico a medio termine:
tutti sanno quanto abbia sofferto questo
programma e la lunga storia del primo
Memorandum, documento fra l'altro che
prima del Governo Erhard in Germania,
con la sua contrarietà ben nota, doveva tracciare (rimanendo sempre sul terreno platonico dei discorsi indicativi) un programma
a lungo termine - che poi, per spaventare
di meno, diventò a medio termine, ma che
comunque pezzo di carta rimane, com'è stato
giustamente sottolineato -. Cioè, laddove
nel settore agricolo ci si appresta cventualmente :i una vera e propria pianificazione - di che tipo essa sia (direi soprattutto di coazione indiretta, attraverso determinanti incentivazioni) possiamo discettare,
ma è una vera e propria pianificazione -, invece nell'àmbito della pianificazione globale
(l'ha richiamato come necessità insoddisfatta,
giustamente, l'amico delle ACLI) siamo ancora sul terreno dei discorsi, e quindi, qui
ritorniamo alla battaglia di ordine generale.
I1 Piano Mansholt, siccome è settoriale,
dovrebbe essere per ora respinto pcrche
difficilmente farà a tempo a inquadrarsi
in una pianificazione globale; e invece no,
noi diciamo che è una di quelle famose
brecce nel muro delle routitles nazionali, at
traverso le quali deve irrompere la nostra
volontà politica europea. Qui la parola
non è ai tecnici, qui la parola è a noi come
amministratori locali, come politici; e chiudo
così le premesse.
Rapidissimamente poi sottolineo quelle
parti nel Piano Mansholt che rientrano nei
nostri compiti di istituto: esse, ripeto, già
erano alla mia attenzione, ma mi ha impressionato stamattina vedere come - discutendone - si moltiplichino, si arricchiscano
e divengano sempre più impegnative.
Una parte - più volte, in altri casi, la
nostra Sezione italiana l'ha sottolineata chiama in causa gli Enti locali piuttosto
indirettamente. Vediamola.
Ogni trasformazione economica che comporti un movimento a raggio ampio di
lavoratori, implica, per gli enti territoriali
locali, fenomeni di disinvestimento. Voi
sapcte benissimo che in Federazioni di vecchia storia, come gli Stati Uniti d'America,
dove a causa dcl continuo e diffuso sviluppo economico c'è una larga disoccupazione tecnologica, continuamente colmata,
una grande circola~ionequindi di lavoratori.
quindi un continuo disinvestimento, esistono
misurc di perequazione finanziaria a livello
tederale.
Una delle difficoltà di continuare ad andare
AQIPSINT
avanti in una unione doganale, che non è
una unione cconomica e politica, consiste
ncl fatto che noi abbiamo previsto una
libera circolazione dei lavoratori e non abbiamo poi previsto il compenso, per quanto
riguarda i nostri Enti locali: questo potrebbe
essere una vera, una autentica perequazione
finanziaria nello stesso ambito territoriale
nel quale si ammctte la libera circolazione
dei lavoratori. E' ovvio che non c'è rimessa
degli emigranti, non c'è ritorno in vecchiaia
X03:uno dei 7 0 0 0 s e r v i z i Agip!
le alte medie costanti?
Noi ci abbiamo pensato
e
per questo abbiamo inseriio in Aglp SINT 2OW
un olio di sinlesi di altissimo pregio,
linora usalo Soltanto per lubrilicare i motori degli aerei a reazione.
nei quali è insostituibile perche e l'unico in grado di garantirne
l'assoluta sicurezza di lunzionamento.
Aglp SINT 2000 è rivoluzionario in autoslrada. perche la sua viscosith
raggiunge i valori pi" aiti previsti per gli oli motore
e si mantiene stabile nel tempo.
Il nuovo componente sintetico gli conlerisce inoltre
una eccezionale resistenza ai carichi elevati.
Da oggi voi potete veramente chiedere al vostro motore
le presiazioni pi" severe,
perche da oggi una forza nuova protegge il vostro motore:
Aglp SINT 2000 con olio di sintesi. Provatelo al prossimo cambio d'olio.
Voi Stessi controllerete facilmente questi vantaggi tangibili
che Aglp SINT 2000 vi assicura:
minor consumo d'olio
manlenimenlo della pressione
massimo rendimento del molore
tacilith di avviamenlo
minori spese di manulenzione
AGP SINT 2000
combatte per il vostro motore e vince s
col gruzzolo, non c'è altro fatto del genere,
che compensi il disinvestimento secco della
emigrazione.
Si porta un potenziale lavoratore dalla
nascita all'età adulta, non dico neanche si
istruisce, i l solo fatto di farlo crescere, di
dargli le infrastrutture sociali come ente
locale è di costo tale (noi siamo amministratori locali, facciamo rapidamentc il conto)
che senza mcccanisini di perequazione finanziaria, possibili solo in una Comunità politica, cioè tipicamente federali, si va a finire
come nel Memorandum a medio termine:
li, per rimediare a certe difficoltà degli
Enti locali e non far loro attingere al mercato dei capitali, si offre loro ( è solo una
proposta, d'accordo) un maggiore cespite
fiscale.
A questo punto occori-e richiamare i programmatori » alla serielà: perché una cosa
è offrirlo, il maggior cespite fiscale, ad
Amburgo e una cosa 2 offrirlo - abbiamo
qui il collega di Coscnza - alla provincia di
Cosenza, il cui reddito pro-capite è un po'
diverso cla quello del Land amburghese o
del Land bremese.
Ci sono poi gli aspetti tlcl Piano Mansholl
che richiamano i compiti di istituto degli
Enti locali direttamente. I tecnici ce ne lianno
sottoliileati alcuni: per esempio, chc la pensione premio, relativa al terreno da destinare
ad altri per la composizione dell'unità agricola tipica, noil sia concessa a chi cede il
terreno al primo offerente, ma sia p i ~ ~ t t o s t o ,
come condizione inderogabile, dcvolvibilc
soltanto a chi lo cede a un Ente di riforma,
il quale sia gestito dalla Regione, affinché
il passaggio sia razionalizzato e si eviti la
speculazione.
Altri ci hanno sottolineato altri aspetti
relativi al carattere più propriamente aziendale della riforma pcr quello che può attenere all'interesse degli Enti locali, ma mi
hanno colpito due cose, soprattutto.
Una è l'osservazione fatta dal prof. Bandini, che è partito da rilievi di Curci, il
quale ha toccato una vecchia piaga del
Consiglio dei Comuni d'Europa, dico una
vecchia piaga perché per noi è un discorso
che dura da 10-12 anni - vero, Martini? -:
poli di sviluppo o reticoli di sviluppo? C'era
uno dei nostri vecchi colleghi francesi, Berrurier, ora morto (tutti i decani del CCE
lo ricordano) che era partito ferocemente
agguerrito proprio per denunciare il pericolo, sottolineato dal prof. Bandini stamattina. Cioè andiamo a riprodurre, sia pure
perché la massa del polo di sviluppo attrae
e se lo deconcentriamo qucsta capacilà di
calamitaggio decade, andiamo a riprodurre
delle concentrazioni per poi, dopo, razionalizzarle o vogliamo fin dall'inizio, invece di
costruire il polo, pianificare un più ampio
spazio in cui si bilanci assai meglio il rapporto città-campagna?
E direi, parallelamente a questo (qui la
mia modesta esperienza di amministratore
locale pur mi serve a qualche cosa), l'altro
problema: vogliamo ad un certo punto,
per ragioni pseudo-economiche, perdere (appropriata mi sembra la terminologia usata
dal prof. Bandini) attraverso l'esodo agricolo
anche quel che di positivo ci sarebbe evitando l'esodo rurale? Cioè, dobbiamo aiutare
infraregionalmente il passaggio di settore,
dal primario al secondario e al terziario, oppure spostare anche territorialmente
l'uomo? E' evidente che ove si possa evitare
il secondo esodo, si evita una dispersione di
luglio-agosto 1969
COMUNI D'EUROPA
P
-
infrastrutture, di capitale sociale, ecc., soprattutto un costo umano, che è sempre rilevante e mette in crisi la comunità locale.
Dico mi giova la mia esperienza di amministratore locale, perché proprio nel comprcnsorio in cui sono amministratore, il
Canavese, fu creato anni or sono un istituto, chiamato IRUR-Canavese (Istituto di
Ricostruzione Urbana e Rurale del Canavese). Era un istituto non profit, basato s1.1
una catena di piccole industrie socializzate,
autonome, con gestione a partecipazione
operaia (gli operai godevano di una quota
dei profitti di queste piccole aziende): non
c'era nessun capitalista, il profitto che non
andava agli operai, andava ad infrastrutture
e servizi sociali, specie nei tratti collinari
e più poveri del comprensorio, comprensorio
che è egemonizzato da una grande industria,
cioè l'industria Olivetti di Ivrea, la quale
tende ad attrarre i contadini dalla collina,
spopolandola; allora soltanto un'industria
sociale, portata sul posto, poteva integrare
il reddito agricolo in maniera da rendere
meno forte questa attrazione verso la pianura, che tra l'altro provoca i noti danni
di carattere urbanistico e di carattere ecologico che tutti sappiamo.
Un altro aspetto, che è affine a questo,
stamattina è stato, mi pare, appena accennato: parallelamente alla questione delle
aziende agricole - era, mi pare, la fissazione del nostro buon Mazzocchi-Alemanni
degli anni '47-'49 - una riforma agraria, per
risultare giusta ed efficiente, deve rivolgere
una particolare attenzione all'insediamento
del contadino; è la famosa storia dei borghi
di servizio e dei borghi residenziali. Ora,
un primo tentativo, un abbozzo di quel che
si dovrà riprendere ora, furono i lunghi
studi per la Martella, fu l'intelligente e osteggiata opera delllUNRRA-Casas, furono altre
iniziative parziali: è chiaro che in questo
campo hanno qualcosa da dire gli enti territoriali locali. E' evidente che c'è una ragione
sociale, urbanistica, psicologica, non puramente economicistica, dell'esodo appunto
rurale, per usare la terminologia del professor Bandini.
Finalmente l'ultimo punto, che è stato
toccato, a conclusione, da Giacchetto ed era
stato accennato da altri: esso è relativo alla
commercializzazione del prodotto, al consumo del prodotto. E' evidente che tradizionalmente già gli enti locali avevano un
importante molo in merito, ruolo che, come
giustamente ha sottolineato Giacchetto, va
largamente ammodernato. Direi va ammodernata la stessa parola municipalizzazione,
perché qui si tratta spesso di gestioni, di
regie p~bblichelocali, che non sono o non
debbono essere più municipalistiche ma di
altri ambiti locali, più vasti.
Come vedete, ho appena toccato alcuni
punti: ma ci sarà da approfondire quali
sono i numerosi ruoli, in fase di attacco del
Piano Mansliolt, che possono spettare agli
Enti locali o, per essi, trattandosi di scala
europea, al Consiglio dei Comuni d'Europa,
che ne è un po' il portavoce.
Una cosa che mi preoccupa, Presidente,
è che potremmo, se facessimo una sortita
oggi stesso, forse non essere arrivati già a
un quadro sufficientemente ampio. Tutto
sommato direi che, ascoltate le parole del
nostra tecnico, che ci darà - appunto - le
conclusioni tecniche, e sapendo che c'è,
-
pronto, un documento della Segreteria, che
potrebbe servire da traccia per l'approvazione di una risoluzione di ordine politico
generale e contenente una prima elencazione
di compiti d'istituto, che nelle prospettive
del Piano Mansholt possono essere attribuiti
agli enti locali, per il resto occorrerà seguire
un metodo idoneo a utilizzare rigorosamente
questo dibattito della Direzione allargata.
Quindi penso che, al termine di questa
riunione, noi, approvato un documento di
base, dovremmo demandare a una molto
ristretta commissione di tirare le somme
della discussione che andrà analizzata (per
fortuna è stata ripresa integralmente: sarà
forse un po' lungo rileggersela), notando i
punti salienti e integrando questo documento secondo un nostro mandato; oppure,
Presidente, penso che questo documento
possa essere sottoposto per integrazione e
ratifica all'Esecutivo della nostra Associazione: col mandato in ogni caso - ecco lo
scopo che volevamo raggiungere - di far
sì che il nostro discorso si riproduca in
decine e centinaia di discorsi nei consigli
comunali, nei consigli provinciali, nei consigli regionali. Questo è il compito del Consiglio dei Comuni d'Europa. Tra l'azione
popolare diretta, che peraltro svolgono bene
altre organizzazioni, altri movimenti, con i
quali noi collaboriaino, e l'azione diplomatica
di vertice, a noi spetta un'azione cerniera,
un'azione intermedia che, credo, sia molto
importante: quella di agitare, a livello dei
consigli degli enti territoriali locali, questi
problemi. Sono consigli che operano molto
vicino alla popolazione e - ce lo confermerà
il rappresentante delle Comunità - le Comunità proprio questo desiderano e proprio di questo hanno bisogno: che discussioni responsabili sugli oggetti del loro lavoro siano portate di fronte all'o'pinione
pubblica, qualificata e no. Questo il Consiglio dei Comuni d'Europa deve fare e fa:
sul Piano Mansholt questa riunione è stata
indetta proprio a questo scopo. Naturalmente sta al Presidente di tirare poi le
conclusioni definitive della seduta, che io
gli lascio.
Giuseppe Belloni
Assistente ulla Scuola di perfezionamento itr
europei della Facoltà di ecoiiomia e commercio
dell'U>~ii.ersitàdi Roma
sllrdi
Vorrei evidenziare come alle mozioni conclusive, in certo qual modo, sia già pervenuto
il prof. Serafini, quando ha esposto il suo
punto di vista circa l'esercizio dell'azione da
attuarsi da parte degli enti locali, inten.
dendo per essi evidentemente non soltanto i Comuni, ma
anche le regioni, e
così vi ha parlato
della necessità di una
fase esecutiva da non
individuarsi, se ho
ben compreso, nel
fenomeno della municipalizzazione n.
I Comuni dovrebbero a g i r e q u a l i
authorities con funzioni novative da attuarsi oltre i termini dell'attuale legisiazione così che si operi non
nell'ainbito di un pubblico servizio e con-
seguentemente secondo gli indirizzi delI'utenza, ma secondo programmi in funzione
di una economia di gruppo a favore di tutti
coloro che insistono in una determinata circoscrizione amministrativa ed occorrendo, a
favore degli agricoltori che operano in più
circoscrizioni così come la realtà economica
richiede: è il caso appuntc. dei macelli cooperativi e di quanto concretamente evidenziato
dal dott. Aride Rossi quando ci ha dato ampia
illustrazione delle responsabilizzazioni che
derivano negli altri Paesi della Comunità, nel
caso di organizzazioni associative nel campo
del latte. Problemi che interessano sia i produttori, sia i consumatori nonché le organizzazioni amministrative locali visiti operanti
nei termini di cui sopra.
In questa sede sono stati trattati con fori.
datezza altri argomenti che non debbono
essere considerati disgiunti dalla realizzazione dei programmi; è il caso di quanto
eaunciato dalla prof.ssa Guasco circa la necessaria organizzazione dell'istruzione proiessionale da parte dei Comuni, la quale dovrebbc
essere vista operante soprattutto quale mezzo
di promuoviinento e di identificazione delle
attività di gruppo.
Vorrei notare come, dalle riserve iniziali
alle quali ci si era richiamati da più parli
e, quanto più giova, facendo riferimento a
studi ed a situazioni particolari, in considcrazione di che venivano prospettate determinate richieste di quesito circa la rcalizzazione del « Piano n, si sia poi passali sulla
base di chiarimenti che si sono poi verificati
nel corso dei colloqui, verso una tendenza
ad accettare il « Piano previa richiesta di
Fondata discussione da attuarsi nei modi c
nelle sedi previste, tenendo presente che si
tratta di a memorandum » e, come tale, documento da approfondire « in casa D, affinché
tutti coloro che vi possano comunque contribuire pongano le basi per un pensiero
italiano in sede comunitaria.
Le delucidazioni apportate dal dott. Fucili
circa il contesto degli artt. 63, 64 e 95 del
Memorandum, avuto riguardo alle possibilità di una articolazione logica, nell'ambito
di linee di indirizzo non rigide, debbono a
mio avviso considerarsi più che sufficienti
a tranquillizzare se ve ne fosse la necessità
e quindi intese non come artificio, ma quale
possibilità operativa preso atto delle diverse
realtà economiche e delle situazioni in atto
in area comunitaria. Quanto sopra in via
per così dire istruttoria del Piano stesso,
permette il verificarsi di una nostra contrattualità in sede locale e nazionale per gli sviluppi che ne deriveranno poi circa l'accettazione del Memorandum in un periodo che
mi auguro il più breve possibile, affinché
divenga poi legge per lo sviluppo agricolo
della Comunità.
Come ha asserito il prof. Serafini il Piano dovrebbe essere accettato propriamente
operante come elemento di rottura affinch6
non si attui soltanto una più alta produttività
ma una integrazione settoriale in sede comunitaria ed io considero che nel Memorandum sussistano le premesse per tali indirizzi.
Per quanto concerne le due richieste particolari a me presentate dall'ing. Brugner,
rispondo come in appresso.
))
COMUNI D'EUROPA
Preso atto della nostra Costituzione e
soprattutto degli aflìdamenti che la stessa
concede alle Regioni, e non soltanto a quelle
a statuto speciale, considerata la situazione
di emergenza di alcune regioni dell'ltalia
Centro-Meridionale dove la scarsità delle precipitazioni è tale in considerazione di che
necessitano opere di supporto affinché possa
avviarsi, almeno in parte, alla mancanza di
quella umidità indispensabile alla produzione
agricola, personalmente non pongo eccezione
alcuna a che le regioni si rendano loro stesse
partecipi di una particolare politica di piano
intesa al promuovimento e al consolidamento
delle opere di irrigazione; che poi ciò si
attui direttamente o si costituiscano organi,
o ci si avvalga di organi già esistenti, considero questo un tatto complementare. Nel
Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale, è stato di recente costituito l'Ente di
Sviluppo Agricolo, il quale sta istruendo una
serie di programmi intesi alla realizzazione
di una politica settoriale, con particolare riferimento, per quanto mi è noto, alla valorizzazione della zootecnia. Questo è quindi
un esempio.
Per quanto riguarda l'ingresso futuro,
immediato o meno, del Regno Unito nel Mercato comune e le particolari ripercussioni
che oggi ne potrebbero derivare nell'applicazione del Piano Mansholt, vorrei ricordare,
ai presenti, l'iter operativo riferente la richiesta delllInghilterra. La risposta che sto
per dare non deve essere intesa in sedè politica ma in sede economica. L'Inghilterra, se
non erro, in un primo tempo aveva richiesto
che i suoi impegni in atto con alcuni membri
del Commonwealth a lei legati fossero garantiti nel tempo da particolari convenzioni
almeno per alcuni prodotti ( M long term contracts »). L'adozione di tale politica, o per
meglio dire di tali garanzie a favore del
Regno Unito, avrebbe potuto influire non
indifferentemente, ad esempio, sulla nostra
produzione cerealicola la quale, come è stato
opportunamente evidenziato dal prof. Bandini, in conseguenza appunto dei meccanismi
comunitari, già di per sé appesantisce ed in
parte distorce la produzione settoriale favorendo delle eccedenze. Dettagliatamente non
conosco le proposte attuali della Gran Bretagna, mi sembra tuttavia sia logico da parte
della Comunità richiedere delle contropartite
per un suo ingresso nella stessa perché profonde potrebbero essere le influenze qualora
il suo ingresso restasse condizionato alle
proposte primarie cui è stato fatto cenno.
Se con l'accettazione del Piano Mansholt
il problema delle eccedenze, non soltanto
cerealicole, verrà opportunamente dimensio.
iiatu, probabilmcnte un ingresso della Gran
Urctagna nella CEE potrebbe essere visto
sotto una certa angolazione anche se la questione sia un poco prematura considerando
tuttaviz che quei paesi del Commonwealth, i
quali più avevano premuto sul Regno Unito
per la conferma delle loro garanzie, oggi
stanno orientando, se pure gradualmente, i
loro mercati di espansiorle agricola verso
arce per così dire più congeniali.
Ritornando al tema, preminente resta quindi il problema delle strutture anche per quei
necessari coordinamenti che ne derivano
come è stato illustrato ampiamente dal dot-
luglio-agosto 1969
tor Aride Rossi quando ci ha parlato del- go dei fattori produttivi, cioè nel ridimen.
l'agirc delle Associazioni dei Produttori e sionamento degli addetti all'agricoltura t.
dellc necessità che le stesse si sviluppino e delle superfici messe a coltura, in modo da
si articolino non soltanto a livello nazionale. poter arrivare ad una combinazione ottima
Particolare interesse esse rivestono per i rap- dei due fattori in termini di reddito e
porti con l'industria la quale, se in passato
quindi, di conseguenza, in termini di condiha recepito vantaggi poiché grosso modo sus- zioni di vita, degli addetti all'agricoltura, ecc.
sistevano situazioni di fatto che la favori.
Ma mi sembra che si sia arrivati anclie
vano, oggi, nel presupposto di cui sopra,
ad una concordanza circa gli strumenti attradovrebbe essere consentito non soltanto un
verso i quali si possa pervenire a questo
dialogo, ma possibilità di integrazione prorisultato
almeno nel senso molto generale
duttiva soprattutto se gli agricoltori si adiudi
questo
termine, con una preoccupazione
veranno della necessaria assistenza tecnica
che
era
stata
sollevata dal prof. Bandini c
attuando altresì una programmazione volontaria. Probabilmente allora, il problema delle che mi sembra che sostanzialmente sia stata
eccedenze potrà essere discusso sotto una ripresa da molti altri interventi, dico sostanvisuale del tutto diversa.
zialmente perché non ho presente che si
I1 Piano Mansholt analizza fondatamente
sia fatto riferimento ad esso in modo esplila questione, propriamente quella che è ve- cito, ma comunque si è fatto riferimento
nuta a crearsi a seguito della Comunità, pro- certamente ad esso in modo molto implicito:
spettando una diversificazione degli intere cioè che gli interventi sulle strutture non
venti affinché possano verificarsi correttivi
riguardano soltanto le strutture aziendali ma
necessari ad una situazione che sta deterio.
randosi. Questa riunione, è quindi non sol- riguardano anche l'economia esterna, cioè
quel complesso di strutture e infrastrutture
tanto valida, quanto specifica per quelle ri.
sultanze che ne possono derivare anche In che sono necessarie perché l'azienda possa
via pratica a causa di quelle autorità che essere condotta con risultati economici ottimali.
spettano alle amministrazioni locali ed ai
Si è anche precisato come dal punto di
Comuni in particolare per il colloquio convista
dello stato delle strutture esterne alla
tinuo con i loro amministrati.
azienda,
l'agricoltura italiana presenti le caTenendo presente quanto illustrato dal
renze forse più accentuate rispetto alla Coprof. Serafini ed i gravi problemi del disinmunità ed è sorto, sotto questo profilo, il
vestimento continuo e disordinato dall'agriproblema dei finanziamenti: siccome il Mecoltura, come ci ha illustrato il prof. Bandini, morandum prevede che una gran parte di
quando ha fatto presente la distinzione pro- questi interventi siano affidati ai singoli
fonda che esiste tra esodo agricolo ed esodc Paesi, bisogna evitare che il cane si morda
rurale, appare urgente si pervenga a defini- la coda nel senso che la situazione italiana,
che è già di per sé la più negativa rispetto
zioni concrete.
alla situazione degli altri Paesi, non peggiori
Sono qui a collaborare per la stesura di un
documento finale. Personalmente ritengo il ulteriormente per le difficoltà che ha lo Stato
Piano, se pure con tutte quelle giuste ecce- italiano di provvedere in un certo modo.
Comunque, con questa precisazione, sugli
zioni che sono state qui giudicate ed esamiobiettivi, le premesse, la strumentalizzazione
nate, e quindi oggetto di discussioni fondate,
siamo tutti d'accordo. Vorrei aggiungere anun documento probante per una politica di
che una osservazione che mi sembra che sia
sviluppo.
da tener presente: e cioè che un risanamento
della nostra agricoltura, nel senso di renderla capace di sostenere la competizione sul
Giancarlo Piombino
piano mondiale, per esempio, attraverso la
Ringrazio il prof. Belloni del suo intervento eliminazione del fenomeno delle eccedenze,
e mi permetterei di trarre rapidissimamente
rende anche più facile conseguire l'obiettivo
alcune conclusioni in modo da poter dare politico dell'allargamento delle Comunità al
un significato operativo e concreto a questo quale noi tendiamo. Il prof. Belloni ne fanostro incontro. Io vorrei che non si dicesse ceva un riferimento esplicito quando trattava
che è stata una riunione soltanto di studio, i problemi agricoli che si pongono sotto il
perché in Italia, come qualcuno faceva no- profilo dell'ingresso della Gran Bretagna neltare, quando non si fa niente si dice che la Comunità.
si studia e che si approfondisce. Io vorrei
Un secondo obiettivo, un secondo puntu
invece dire che abbiamo cercato di studiare sul quale mi sembra che siamo tutti d'accorcon lo scopo di arrivare quanto possibile do, riguarda l'articolazione di questi intera delle conclusioni concrete e precise. E mi venti previsti nel Memorandum Mansholt
sembra che le conclusioni possono indivi- nelle singole regioni delllEuropa e quindi
duarsi nei seguenti punti.
anche nelle singole regioni del nostro Paese.
Intanto mi sembra che, da parte di tutti Noi siamo in presenza di situazioni cstregli intervenuti ci sia concordanza circa le mamente differenziate per cui un intervento
premesse e circa gli obiettivi del Piano. Le che sia stabilito in forma eguale per tutte
premesse che partono dall'esigenza di elimi- le zone può provocare conseguenze estremanare il fenomeno delle eccedenze agricole e mente negative. Lo ricordava Bertorelle nel
dall'esigenza di giungere ad una parificazione suo intervento, lo ricordava, mi sembra, l'amidei redditi e si è precisato anche non sol- co sindaco Curci. Qui mi sembra che si coltanto dei redditi di impresa, ma anche dei lochi, in maniera particolarmente evidente,
redditi dei lavoratori dipendenti fra il set. l'esigenza di una presenza nostra, nostra dico
dei comuni italiani, dei comuni europei nel
tore agricolo e gli altri settori. Gli obiettivi
sono stati individuati in un migliore impie- seguire lo sviluppo degli interventi che ver-
lugllo-agosto 1969
.anno programmati in materia agricola. Qui
iaturalmente il discorso dovrebbe essere a p
~rofonditoanche sul piano tecnico-operativo,
: non credo che, se si vuol salvaguardare
in certo indirizzo unitario che il provvedinento deve avere, si possa operare attralerso eccessive deleghe nel senso che si
lecida, per esempio, che siano i Comuni stesi a stabilire quale è la dimensione minima
)er avere l'impresa moderna ed efficiente.
:redo invece che debba essere molto intenso
[uel colloquio preventivo che consente di
Lvere un piano che pur rispondendo ad una
.isione unitaria sia sufficientemente articoato per tener conto delle situazioni particoari e locali; situazioni che possiamo indicare,
n maniera generale, come le esigenze di dar
ita a una regionalizzazione del Piano, espresione che occorre evidentemente utilizzare
on cautela, nel senso che questo ambito
ovrà poi essere definito in riferimento a
ituazioni territoriali omogenee dal punto
i vista dell'agricoltura.
Una terza conclusione mi sembra che riuardi le conseguenze che certi interventi
I agricoltura - in particolare nel ridimenionamento sia dei terreni coltivati sia degli
ddetti all'agricoltura - comporta sul piano
ella organizzazione del territorio. I1 fenoleno più spontaneo e meno valido che po-ebbe derivare da questa situazione sarebbe
uello che l'esodo agricolo, come giustalente diceva il prof. Bandini, si accompagni
coincida con l'esodo rurale. Noi dobbiamo
rrcare di impedire che questo avvenga, dobiamo invece operare in modo che le comuità rurali si conservino pur modificando
L loro struttura economica e cioè che il
eso degli addetti all'agricoltura nell'ambito
clle comunità rurali diminuisca, ma venga
uesto minor peso sostituito con la presenza.
i altre attività che possono compensare in
brmini di occupazione il fenomeno dell'esos in agricoltura. E io credo anche che il
sanamento dell'agricoltura, e quindi il miioramento del reddito del settore, sia di
:r sé fattore capace di creare le condizioni
uno sviluppo della comunità rurale nel
-riso di creare nuove richieste di servizi e di
:ni industriali provenienti da un settore sa>,da un settore che ha anche esigenze partidari di beni strumentali, di macchinari, ecc.
~ t t oun equilibrio nuovo che si ricrea solnto attraverso una economia agricola risalta. E nessuno più di noi ne & convinto,
:rché, d'altra parte, questo è non solo narale, ma anche consacrato dalle leggi di
tti i paesi che stabiliscono che a presi*
*re alla organizzazione del territorio siano
comuni e gli altri enti locali. Quindi c'è
ia esigenza, evidentemente, prioritaria di
r sl che i comuni presiedano a questo fe,meno dell'esodo dell'agricoltura perché
issa manifestarsi senza aggravare altri proimi, quali per esempio, quello della strutra del12 comunità agricola.
Un altro punto sul quale mi sembra che
siamo soffermati riguarda I'esigenza di
serire il Piano Mansholt, che è un Piano
itoriale, che riguarda soltanto l'agricoltura,
una visione di carattere generale. Per
:mpio, non c'è dubbio che occorre accomgnare l'attuazione del Piano Mansholt, con
sviluppo di altri settori economici perché
rimenti l'obiettivo della riduzione degli
detti all'agricoltura nella misura di 5 mi-
COMUNI D'EUROPA
lioni nell'ambito di 10 anni. o non si realizza
o si realizza in condizioni negative. Io però
vorrei anche tener conto di una cosa, che
un problema è l'inquadramento di carattere
generale e un altro problema è l'esistenza di
singoli progetti settoriali. E' chiaro che il
singolo progetto settoriale non acquista senso
se non è preceduto da una visione globale
ma è anche vero che i singoli settori hanno
bisogno di progetti speciali di attuazione.
I1 nostro Progetto '80 parla di progetti
sociali, proprio come indicazione di programmi globali per singolo settore (dall'edilizia
scolastica ai problemi culturali e quindi penso anche ai problemi dell'agricoltura). I.'importante è che non ci sia contraddizione fra
i fini e gli strumenti di un settore. con i
fini e gli strumenti di una programmazione
globale. Questo lo dico perché è problema di
metodo a mio modo di vedere molto preoccupante. Cioè molto spesso si fa nei confronti della globalità lo stesso discorso che
si fa nei confronti degli studi: si dice occorre approfondire l'argomento e quindi per
adesso non prendiamo posizione. Spesso si
dice: occorre un piano globale e in questo
modo non va avanti né il piano globale né
il piano settoriale. Occorre avere un certo
pragmatismo in queste cose che ci consenta
di non rimanere immobili, fermo restando
I'esigenza che occorre concordanza di visione
fra fini generali e programmi operativi settoriali.
Un'ultima osservazione, che mi sembra di
dover richiamare, riguarda I'esigenza che è
stata sollevata da molti e tra gli altri anche
dal rappresentante delle ACLI. E cioè che
la presenza delle comunità, dei poteri locali
nell'attuazione del Piano risponde non sol.
tanto all'esigenza, direi, di difesa di certi
valori e di certi interessi locali ma dipendo
anche dal fatto che occorre dare un respiro,
un contenuto democratico al Piano stesso.
Questo respiro e questo contenuto lo si realizza soltanto se le popolazioni sono presenti
nella sua attuazione, aprendo anche quel
dialogo che consenta forse di superare un
pericolo che oggi, a dire il vero, non è mai
emerso, ma che forse portando il discorso
a livello dei singoli comuni potrà emergere,
e cioè una eccessiva difesa dtlle situazioni
campanilistiche.
Per arrivare a delle conclusioni concrete:
è stato predisposto dalla Segreteria un documento, già in precedenza, tenuto conto di
quelli che potevano essere gli orientamenti
della discussione, e mi sembra che in gran
parte corrisponda a questi orientamenti e
che potrebbe essere integrato con alcune
delle indicazioni dette adesso in fase di conclusioni; io credo che non sia il caso, ma
dica la Direzione se è di diverso avviso, di
procedere alla formazione di una commissione che appesantirebbe notevolmente il lavoro, creclo che la Segreteria sia perfettamente in grado di fare eventualmente le
integrazioni necessarie, tenendo i contatti
con gli esperti che ci hanno gentilmente
aiutati nel fare questa riunione, e che forse
sono disposti ad aiutarci ancora un po'.
Dopo di che bisogna cercare di sviluppare
delle azioni concrete che partono da questo
documento. Azioni concrete che debbono
muoversi almeno in trc direzioni.
Un primo movimento è quello di far conoscere la nostra presa di posizione agli
organi governativi nazionali, evidentemente
instaurando a questo scopo i contatti con
le altre Associazioni rappresentative dei Ccmuni che possono avere un qualche interesse a questo proposito.
Secondo obiettivo è quello di far conoscere
il nostro punto di vista al CCE, cioè alla
organizzazione nella sua interezza per oltenere una presa di posizione sul problema
da parte del Consiglio dei Comuni d'Europa,
visto che il problema non riguarda, evidentemente, solamente l'Italia, ma riguarda il
complesso degli stati europei.
Terzo obiettivo, che è anche logicamente
e cronologicamente successivo, rispetto al
secondo, prendere contatti con le Comunità
perché le Comunità sappiano, da una parte,
le nostre osservazioni, dall'altra abbiano, per
quanto possibile, il conforto di una presa di
posizione che sostiene la loro iniziativa.
Detto questo io leggerei il documento e,
se siamo d'accordo sulle sue linee fondamentali e che quindi bastano soltanto
delle integrazioni lo darei, per cosl dire, per
approvato, per la parte che viene qui indicata, salvo a chiedere alla Segreteria le integrazioni che sono necessarie.
I1 documento è stato addirittura arricchito
da alcune aggiunte fatte durante la discussione dal nostro amico Martini, per cui forse,
può darsi che il documento vada bene cosi.
Giovanni Martirano ( * )
Capo Ufficio Stampa della Confederazione
generale dell'Agricoltura italiana
Porto il saluto della mia organizzazione,
la Confagricoltura, ma parlo a titolo pcrsonale, come giornalista e faccio una osservazione: il Piano è di tale grande importanza,
una importanza rivoluzionaria, che è inconcepibile la sua attuazione senza I'esistenza di un potere politico sovrannazionale.
Per l'effettiva instaurazione di questa politica, della
quale dovranno essere esecutori in sede
regionale, devono mi
pare, battersi gli enti
locali
contemporaneamente allo studio
del piano per l'« agricoltura '80 »: studi che però resteranno sempre teoria sino a quando non ci sarà una
covcreta unità politica europea.
L'esempio della politica di mercato degli
ultimi dieci anni dovrebbe insegnarci molte
cose in questa materia.
Non a caso gli agricoltori, per primi, in
una non dimenticata Assemblea del COPA,
che si tenne a Strasburgo nell'emiciclo del
Consiglio d'Europa sotto la presidenza di
Alfonso Gaetani, lanciarono ai popoli dell'Europa sin dal 1963, un manifesto per l'elezione a suffragio universale diretto e segreto
di un Parlamento Europeo.
Ancora oggi quella richiesta è valida, in
quanto senza un effettivo potere sovrannazionale è assurdo concepire la realizzazione
di un grandioso e rivoluzionario programma
come quello ipotizzato da Mansholt.
( * ) A l t e d n e U dott. Martirano ha lasciato questo
intervento.
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luglio-agosto 196'
il documento conclusivo
La Direzioi-ie nazionale delllAICCE, riunita a Roma il 16 maggio 1969, dopo un
approfondito esame del « Memorai-idum sulla riforrna dell'agricoltura ilella Comunità » (Piano Mansholt),
coli particolare riguardo alle sue incidenze sulle Comunità locali, e a seguito di uii ampio dibattito al
qiiale hanno partecipato ainmii-iistratori regionali, provinciali e comunali, il responsabile dell'ufficio italiano delle Comunità europee, incmbri del Comitato economico c socialc della CEE, esperti di ccoi-iomia
agraria c dclls programmazione, C giui-ita alle seguenti coi-iclusioi-ii.
Una soddisracente politica agricola a livello comunitario europeo non ì: soltanto, ovviamente, una
csigci-iza del scttorc agricolo o di alcune regioni meno favorite, ma è richiesta da inotivi ecoiiomici globali,
da motivi sociali, da motivi politici. A essa i Comuni, le Province, le Regioni - nella loro qualità di
.
comuiiith politiche - non possoi-io rimanere indifferenti iion soltanto i-iel caso che lo richiedano particolari condizioni prc\ialei-iti nel loro àmbito locale, ma anche e soprattutto perché debbono impegnarsi
per il massimo c più equilibrato sviluppo economico di tutta la Comunità. Un siffatto sviluppo, d'altra
parte, mentre è condizione per una fisiologica espansione del commercio internazionale, creerà una situazione cl-ie renderà seinprc più insostenibile, moralmente, un mancato conti-ibuto delllEuropa all'attuazionc
effettiva di un piano mondiale per affrontare il problema della fame e dei Paesi economicamente arretrati.
-
Occorrerà a tal finc evitare una politica agricola europea di tipo corporativo, che proceda sotto il
segiio di un protezionismo a litngo termine, disposto a far finanziare le eccedenze, prodotte a costi noli
conipetilivi, per « doni D, strumcntalizzabili politicamente, a Paesi sottosviluppati; e nel contempo occorrer& portare avanti l'agricoltura a costi remunerativi, per aumentare la ricchezza complessiva europea
e mondiale, tenendo anche presenti le esigenzc ecologiche del continente e la loro correlazione con un
sano sviluppo unlano e socialc, ma preoccupandosi di un diverso e più giusto orientamento del commercio internazionale e di una più giusta distribuzione internazionale del capitale accumulato.
In questo spirito la Direzione nazionale delllAICCE riconosce la piena esattezza delle premesse sulle
quali si fonda il Memorandum comunitario, che constata il crescente divario tra i redditi del settore
industriale e terziario da un lato e di quello agricolo dall'altro e l'accumularsi di eccedenze dovute allo
squilibrio tra la produzione e i suoi sbocchi.
La Direzione nazionale co~icordacon gli obiettivi generali del Memorandum consistenti nella realizzazione di un migliore impiego dei fattori produttivi, nel riequilibrio dei mercati, nel rafforzamento contrattuale dei produttori, nel miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della popolazione agricola.
A tal fiilc il citato Memorai-idum prevcde la riduzione delle superfici coltivate e della popolazione
agricola, nonché la ristrutturazione delle aziende, assicurando loro dimensioni e gestioni economiche e
idonee a garantire alle persone occupate un reddito e condizioni di vita paragonabili a quelli delle categorie socioprofcssioilali equivalenti degli altri settori.
Dette condi7ioni dovranno trovare valida attuazione nel quadro di una effettiva programmazione
ccoriomica globale, vòlta a UJI equilibrato sviluppo regionale, in modo da superarc gli squilibri settoriali
e territoriali C da creare numerosi nuovi posti di lavoro, in prevalenza nelle stesse regioni di esodo agricolo. L'esodo agricolo, positivo se coiltrollato e inserito appunto nel quadro di una politica regionale di
sviluppo, coildotta sovranazionaln~ente,no11 deve essere confuso con l'esodo rzrrale né tramutarsi, salvo
eccezioni, i11 esso, perché quest'ultimo è causa di depauperamei-ito sociale ed ecoi-iomico e i suoi costi si
ripercuotono su tutta la collettività. Perciò, accanto alla ristrutturazione delle aziende, nelle zone a più
forte esodo agricolo o più povere occorrerà facilitare redditi integrativi, stimolando l'artigianato, le
industrie agricole, le piccole industrie complementari e il turisn-io, là dove non sia possibile un vero e
proprio, adeguato e massiccio, decentramento industriale, con una distribuzione diffusa delle fabbriche nei
cornprensori rurali piuttosto chc una ecccssiva concentrazione in poli di sviluppo.
La Direzione nazionale dellJAICCE osserva subito, per decantare capziose polemiche, che - con la
sua ristrutturazione delle aziende - il Piano Mansholt non è a priori né capitalistico né socialista. A parte
le cosiddette unità di produzione, che implicano una unione consortile di più produttori, limitatamente
allo sviluppo di una sola coltura - e non scendendo nell'analisi tecnica di incentivi previsti per alcune
aziende specializzate o di alta qualità, redditizie indipendentemente dalla superficie ottimale minima,
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mediamente prevista -, il Piano non compie scelte ideologiche, una volta scontata la dimensione e la
struttura moderne dell'impresa, anche se, all'azienda capitalistica di un solo o più proprietari (eventualmente società anonima), tende a preferire l'azienda, familiare o plurifamiliarc c cooperativa, di coltivatori
diretti (azienda contadina) - azienda che esso tutela con particolari attenzioni -. Dobbiamo aggiungere
che, rimanendo nell'àmbito del Piano, non può nenimeno escludersi la prospettiva della grande azienda
agricola a regia pubblica (proprietà ed eventualmente gestione di ente locale territoriale o istituliionale).
E' infine importante sottolineare che il Piano non prevede, di regola, aiuti alle aziende clie haniio già i
requisiti richiesti (dimensione, equilibrio fra i diversi fattori produttivi, ecc.).
La Direzione nazionale delllAICCE deve piuttosto far notare, contro i troppi chc sono iilgiustificatamente preoccupati per il Memorandum, che esso prevcdc in modo esplicito differenziazioni regioilali (non
nazioiiali, beninteso) e aiiche per produzioni speciali~zate e norme transitorie (o ritmi difierenziati di
adeguamento) - paragrafi 63, 64 e 95 -. Pertanto un particolare riguardo potrà agevolnìcntc csscre usato,
in sede applicativa, per l'ecoilomia agricola dei territori montani: la considcrai.ione di tale possibilità
elimina senz'altro le preoccupazioni, di cui si è resa interprete I'Asseinblea della Regione Treiltino-Alto
Adige/Tiroler Etschland, che ha approvato una mozione sul Piano Mailsholt il 9 maygio. Inoltre C da
chiedersi che l'estensione minima aziendale varii, per tutto il tempo ilecessario ed cntro certi limiti, a
seconda delle regioni comuilitarie: è infatti così difformemente ripartita, circa la densità, la popolazione
agricola che il riassorbimento della manodopera noil deve in partenza creare difficoltà troppo diseguali
da regione a regione. Particolari, adeguati provvediinenti i-o~?ocon evidenza prevedibili iiel118mbito del
Piano, per le regioni meridionali e, in generale, per tutte le zone ineno favorite del nostro Paese.
La Direzione nazionale delllAICCE, dopo aver rilevato che le misure sociali del Piano Mansl-iolt, coricepito in una prospettiva sovranazionale, sono nettamente fa~.orevoliall11[talia (dato il previsto concor.so
assai largo della finanza coinunitaria alle pensioni-premio per gli aii~ianie ai premi per i giovani, in
conseguenza dell'esodo agricolo, nonché all'istruzione professionale - s'impone, ovviamente, una profonda
riforma del Fondo sociale europeo -, ecc. ecc.), pone Z'uccei?to soprattutto sul Satto chc il Mrrnoi-aiiduin,
con le trasformazioni che provoca, determina ripercussioni molto rilevanti, dirette e indirette, sulle
comunità locali, sia situate in zone essenzialmente agricole o semi-agricole, sia ii-i quelle ind.ustriali; e in pari
tempo offre alle comunità locali un ruolo di protagoniste per una attuazione positiva delle proprie finalith.
Intanto, affinché le predette misure sociali raggilingailo e raggiungano equainente il loro scopo, si
dovranno giovare dell'attivo intervento degli Enti locali. In particolare per l'Italia si dovrà prevedere che,
per conseguire il « premio comunitario D, il coltivatore che lascia la terra debba ccdcrla non al primo
offerente ma agli Enti di sviluppo agricolo, esistenti o da istituire: questi dovraiiilo passare - se già non
lo sono - alle dipendenze delle Regioni, costituite e costituende, divcnendoiic il principale strumerito nel
campo agrario, che è di loro coiiipctenza. Qui la Direzione desidera sottolincarc, contro la facile demagogia di taluni ambienti, che, se indubbiamente il Piano Mansholt è incline a fare una scelta in favorc.
dell'affitto (che è un affitto garantito: 18 anni, accesso agli aiuti pubblici, facilitazioiii nei prestiti, sgravii
e indennizzi per migliorie, ecc.), ciò avviene per irrecusabili, realistici motivi, poichC u11 salto massiccio
verso la proprietà contadina incontrerebbe una obiettiva impossibilità finanziaria, conseguendo altresì un
risultato in definitiva antisociale, oltre a causare, anche in economia pianificata ma di mercato, un aumento inarrestabile del prezzo dei terreni. Viceversa occorre prevedere una legislazione che, poiiendo l'accento
sulla funzione dell'impresa, deprima parallelamente la rendita fondiaria: questa non puì, non preoccupare, fra gli altri, Enti pubblici come gli Enti locali, che per loro natura dovrebbero essere contrari a ogni
rendita di posizione.
In secondo luogo gli Enti locali, oltre che di generica responsabilità in una lunga serie di iilfrastrulturc, saraiiiio investiti dei problemi connessi alla riforma dell'agricoltura per il diverso assetto resideiiziale, che sarà richiesto dall'esodo agricolo e aiiche dalla stessa ristruttura~ionedclle aziende agricole; ciò
è particolarmente necessario se, accanto ai problemi economici e socio-economici, si vorranno tenere ben
presenti i problemi psicologici e culturali, collegati con la necessità di dare al lavoratore della terra un
tipo di iiisediamento residenziale tale da soddisfare non meno degli iiisediameilti dei lavoratori degli altri
settori, le più vive esigenze di socialità, sentite oggi specialmente dalle giovani generazioni.
Inoltre gli Enti locali risentiranno ovviamente le conseguenze sulla fiscalità loro propria delle variazioni di reddito provocate dalla riforma, così come, in caso sperabilmente raro ma non evitabile sempre
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e comunque, di esodo non solo agricolo ma rurale, e in genere di emigrazione abbastanza massiccia, subiranno gli effetti di un vero e proprio disinvestimento (perdita di cittadini portati alla condizione di adulto
e di lavoratore), talché si renderà necessaria - anche se finora non è avvenuto - una perequazione finailziaria, anche sovranazionale, tra Enti locali, come avviene in ogni federazione bene ordinata.
Non possiamo poi tralasciare di ricordare l'interesse che gli Enti locali hanno alla destinazione delle
aree, rese libere dall'utilizzazione agricola, a finalità ricreative (parchi) e di salute pubblica.
Infine gli Enti locali - con una necessaria pianificazione regionale e in associazione coi produttori potranno assai utilmeiite sviluppare le attrezzature di mercato (mattatoi, centrali orto-frutticole, caseifici
sociali, ecc.), nonché controllare una commercializzazione il più possibile sgombra da speculatori (Enti
circondariali, comunali e - nel caso delle grandi aree metropolitane - circoscrizionali di consumo). Gli
Enti locali, collegati strettamente e direttamente con gli organi comunitari, potranno anche assistere le
associazioni di produttori nell'orientare circa le produzioni i propri soci.
In conclusione la Direzione nazionale delllAICCE affevma con decisione che all'attuazione della riforma
agraria proposta dalla Comunità dovranno concorrere gli sforzi coerenti e coordinati della Comunità, degli
Stati nazionali e degli Enti pubblici regionali e locali, oltre, naturalmente, quelli delle categorie professionali interessate. Particolarmente determinante si rivela in tal senso un più stretto collegamento tra politica
agricola e politica regionale comunitaria (cui deve cessare l'opposizione sorda o palese dei Governi nazionali), opportunamente inquadrate in una programmazione globale autenticamente comunitaria, come
affermato dalllIntergruppo di studio per i problemi regionali e locali del Parlamento Europeo nelle recenti
sedute, svoltesi con la partecipazione degli esponenti del CCE.
A tal fine la Direzione nazionale delllAICCE rivolge un vivo appello:
.
.___I
a ) alle Comunità e agli Stati membri perché essi non lascino cadere una così preziosa occasione per
avviare a soluzione in un quadro unitario i problemi di un settore essenziale per l'avvenire della società
europea, tale da condizionare l'insieme del processo di integrazione comunitaria, e ne facciano anzi il
mezzo per progredire risolutamente sulla via della costruzione della Federazione europea. Gli ingenti
mezzi necessari per l'attuazione della riforma in oggetto riconfermano la necessità pressante di un adeguato controllo democratico tramite un Parlamento europeo eletto a suffragio universale e diretto;
b) al Pavlamento e al Goz-evno italiani affinché prendano ogni opportuna iniziativa per assicurare
l'approvazione - in Italia e presso i Paesi consociati e senza dilazioni al di là del minimo necessario per
una sua messa a punto - del Memorandum Mansholt, adeguandovi opportunamente le scelte di politica
nazionale, per contribuire in modo determinante alla soluzione anche dei secolari problemi dell'agricoltura italiana. Lo stesso ordinamento regionale appare, in questo quadro, particolarmente urgente sia per
assicurare le strutture istituzionali democratiche idonee a guidare e controllare il rapido processo di trasformazione delle strutture agricole, sia per rispondere all'esigenza della « regionalizzazione » sottolineata
dallo stesso Piano Mansholt nel paragrafo 63. Owiamente occorrerà evitare le duplicazioni burocratiche
e tenere ben fermo che l'ordinamento regionale, da attuare in maniera che impedisca il particolarismo,
*pq'
deve poi essere realmente sostitutivo della burocrazia statale;
C) alle fovze politiche democvatiche perché contribuiscano alla elaborazione di una coerente politica
agricola nel nostro Paese e nella Comunità, ove una ristrutturazione, in senso economico, del settore
renderà fra l'altro più agevole l'allargamento della Comunità stessa ad altri Paesi democratici;
d) a tutti gli anzministvatovi locali italiani, regionali, provinciali e comunali perché, sempre più
consapevoli degli stretti legami che li uniscono ai progressi della costruzione comunitaria dai quali dipende anche l'avvenire delle rispettive popolazioni, si facciano promotori nei rispettivi Consigli di una
sempre più approfondita conoscenza del Memorandum Mansholt e delle valide prospettive che esso offre
e stimolino nei modi più opportuni il Governo italiano ad una sollecita e non equivoca presa di posizione
in favore delle proposte comunitarie, vincendo resistenze, di volta in volta, corporative, settoriali, demagogiche, burocratiche, nazionalistiche.
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Organo deii'A.1.C.C.E.
Anno XVII
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n. 7-8 - luglio-agosto 1969
BANCO DI NAPOLI
Isiiiuio d i credito d i diritio pubblico. Fcndaio nel 1539
Fondi patrimoniali e r'serve: L. 57.641.679.043
Fondi di riserva speciale a coperiura rischi: L. 34.845.754.018
Direzione Generale - N a p o l i
Direttore resp.:
UMBERTO SERAFINI
.
.
Rednttorc capo: EDMONDO PAOLINI
DIREZIONE,
REDAZIONE
E AMMINISTRAZIONE
Piazza d i Trevi, 86 - Roma
- tel.
I
Indir. telegrafico: Comuneuropa
684,556
687.320
-
Roma
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Tutte le operazioni ed i serviz:i di banca
CREDITO AGRARIO - CREDITO FONDIARIO
CREDITO INDUSTRIALE E P.LLIARTIGIANATO
MONTE D I CREDITO SU PEGNO
Abboriamento annuo L. 1.500
Abbonamento annuo estero L. 2.000 - Abbonamento annuo per Enti L. 5.000 - Una copia
L. 200 (arretrata L. 300) - Abbonamento
sostenitore L. 100.000 - Abbonamento benemerito L. 300.000.
1 versa~ncnti debbono essere effettrrati
sul c/c postale n. 1/33749 intestato a:
d'Europa, periodico mensile Piazza di Trevi, 86 - Roma
(speci-
« Comuni
ficando la causale del versamento),
oppure a mezzo assegno circolare IZOIZ trnsferibile - intestato a « Comuni
d'Europa n.
.-
-- ~~.
489 FILIALI I N ITALIA
Filiali all'estero:
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IUew York - Tripoli
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Ufici di rappresentanza all'estero:
Bruxelles - Buenos Aires - Francoforte s/M
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- Londra
Aut. del Trib. di Roma n. 4696 dell'll-6-1955
Corrispondenti: in tutto il mondo
TIPOGRAFICA CASTALOI - R O M A -1969
CASSA D I
RISPARMIO
DI TORINO
FONDATA NEL 1827
Sede Centrale: Torino - Via XX Settembre 31 - Tel. 57.66
38 MILIARDI DI RISERVE E PATRIMONIO
30 DIPENDENZE IN TORINO
155 DIPENDENZE I N PIEMONTE E VALLE D'AOSTA
SERVIZIO SPECIALCARTA
SERVIZIO SPECIALPRESTITO
TUTTE LE OPERAZIONI ED I SERVIZI
DI BANCA ALLE MIGLIORI CONDIZIONI
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CONSORZIO
L
DI
CREDITO
P E R LE O P E R E PUBBLICHE
ENTE DI DIRITTO PUBBLICO CON SEDE IN ROMA, VIA QUINTINO SELLA, 2
C A P I T A L E I N T E R A M E N T E V E R S A T O L. 1 5 . 3 0 0 . 0 0 0 . 0 0 0
R I S E R V E V A R I E L. 73.440.7 1 8 . 9 9 5
ENTI PARTECIPANTI: CASSA DEPOSITI E PRESTITI, ISTITUTO NAZIONALE DELLE ASSICURAZIONI, ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE,
ISTITUTO DI CREDITO DELLE CASSE DI RISPARMIO ITALIANE
I1 Consorzio di Credit:, per 1è Operc Pubbliche concede mutui per l'esecuzione di opere pubbliche,
garantiti dalla cessione di annualità a carico dello Stato o da delegazioni di tributi esigibili con i privilegi
delle imposte direttc (sovrirnposta fondiaria, imposte di consumo, I.c.a.p., imposta di famiglia, ecc.), rilasciate da Comuni, Province e Coiisorzi di Bonifica. Altre importanti operazioni sono costituite dai finanziamcnti c f f e t t u ~ ~direttamerite
ii
allo Stato, all'Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato ed d'Azienda
Nazionale Autonorria delle Strade (ANAS) ; le rate per interessi ed ammortamenti di tali mutui sono iscritte,
con distinta imputazione, nei bilanci dei rispettivi Enti e specificatamente vincolate a favore del Consorzio.
Iiioitre l'Istituto svolge attività di finanziamento a favore di Enti locali per il ripiano dei loro disavanzi economici di bilancio ed a favore di cedenti di contributi statali relativi a danni di guerra.
In corrispondenza dei mutui concessi il Consorzio emette proprie obbligazioni in valuta legale o in
valuta estera. rimborsabili in relazione ail'ammortamento dei mutui stessi. I crediti del Consorzio, derivanti
dai mutui, sono vincolati al pagamento degli interessi ed all'ammortainento delle obbligazioni corrispondenti.
La massa delle obbligazioni coi-nsorziali è garantita, oltre che da tali crediti, dal capitale sociale e dalle riserve.
Le obbligazioni emesse ai sensi del D.L. 15 marzo 1965, n. 124, convertito, con modificazioni, in Legg?
13 maggio 1965, n. 431, e dalla Legge 28 marzo 1968, n. 382, godono della garanzia dello Stato.
Le obbligazioni del Consorzio sono esenti da qualsiasi tassa o imposta, presente e futura; sono parificate alle cartelle di creditc comiinale e provinciale emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti e sono assimilate
alle cartelle di credito fondiario. Esse sono comprese fra i titoli sui quali l'Istituto di emissione è autorizzato a concedere anticipazioni e possono essere accettate quale deposito cauzionale presso le pubbliche amministrazioni; possono csserc, inoltre, depositate dalle aziende di credito presso la Banca d'Italia a garanzia
degli assegni circolari emcssi; so110 ammesse di diritto alle quotazioni di Borsa.
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ISTITUTO DI CREDITO
PER LE IMPRESE DI PUBBLICA UTILITA'
ENTE DI DIRITTO PUBBLICO CON SEDE IN ROMA, VIA QUIlVTINO SELTA, 2
CAPITALE I N T E R A M E N T E V E R S A T O L . 5 . 2 5 0 . 0 0 0 . 0 0 0
R I S E R V E VARIE L . 34.201.933.250
ENTI PARTECIPANTI: CASSA DEPOSITI E PRESTITI, ISTITUTO NAZIONALE DE1,LE ASSICURAZIONI, ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE,
BANCO DI NAPOLI, BANCO DI SICILIA, MONTE DEI PASCHI DI SIENA,
ISTITUTO BANCARIO S. PAOLO DI TORINO, ISTITUTO DI CREDITO
DELLE CASSE DI RISPARMIO ITALIANE, CASSA DI RISPARMIO DELLE
PROVINCIE LOMUARDE, CASSA DI RISPARMIO D1 TORINO, ASSICURAZIONI GENERALI. RIUNIONE ADRIATICA 1131 SICURTA'
L'ISTITUTO CONCEDE:
-.
mutui a medio-ILIII~O
termine ad enti ed imprese pubbliche e private per l'esecuzione di opere, impianti
e servizi di pubblica utililà o comunque di pubblico interesse;
finanziamenti a medio-lungo termine a tasso agevolato per le iniziative iiidustriali e turisticl.ie i~cll'ltalia
meridionale ed insulare, ai seilsi della Legge 26 giugno 1965, n. 71 7;
-
finai~ziarnen~i
a medio-lungo termine a tasso agevolato per le iniziative industriali e turistiche nelle zone
depresse dell'ltalin settentrionale e centrale, ai sensi della Legge 22 luglio 1966, n. 614;
-
finanziatl~eiitia medio terniii~cper I'incentivazione degli investimenti produttivi e per favorire lo sviluppo
tccnologico delle medie e piccole imprese, ai sensi della Legge 15 febbraio 1967, n. 38, clic proroga e
modifica la Legge 30 luglio 1959, n. 623;
- finanziamenti nel settore dei crediti all'esportazione ed in quello dell'assistenza ai Paesi in via di sviluppo,
ai sensi della Legge 28 febbraio 1967, n. 131.
Arredare un ufficio non e semplicemente scegliere una scrivania, un armadio, degli schedari,
qualche sedia. E' soprattutto armonizzare strutture e spazio, funzionalità e stile, decoro e praticità. E' saper creare una condizione conforte-
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vole e moderna, adatta a soddisfare le esigenze
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Anno XVII Numero 7-8