COMUNICARE PER
CAMBIARE
Come informare le comunità su
argomenti sensibili
Comunicare per cambiare
Come informare le comunità su argomenti sensibili o e svolgere attività di pressione
politica: Workshop Internazionale organizzato da AIFO a Montesilvano (Pescara,
Italia) – Ottobre 2005
Testo, presentazione e stesura: Dr. Sunil Deepak, Ufficio Attività Scientifiche, AIFO
(AIFO/AS)
Immagini: Harry Faisal, Michael Chen, Eduardo Manzano, Francesco Colizzi, Sarmila
Shrestha, Sunil Deepak, Archivio AIFO
Pubblicato da
Scuola di Formazione Permanente Raoul Follereau
Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO)
Via Borselli 4-6
40135 Bologna
Italy
Tel: +39-051-433 402
Fax: +39-051-434 046
Email: [email protected]
Webpage: www.aifo.it
Traduzione in italiano: Felcita Veluri e Angela Pagani
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Indice
Introduzione
Parte I: Informazione, educazione e comunicazione su temi sensibili
I.A: Informazione, educazione e comunicazione su temi sessuali legati alla
sanità di base
I.B: Informazione, educazione e comunicazione su temi sessuali legati alla
disabilità e riabilitazione
I.C: Informazione, educazione e comunicazione sulla violenza domestica
I.D: Le comunicazioni alle comunità su temi sensibili e scottanti
Parte II: Pressione politica per il cambiamento
Conclusioni
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Introduzione
Le organizzazioni che lavorano nel campo della salute, disabilità e riabilitazione e in
altri programmi di sviluppo, spesso sentono la necessità di comunicare con le
comunità per informarle ed educarle a promuovere cambiamenti attitudinali,
comportamentali e relativi alle abilità al fine di promuovere stili di vita più sana e più
attiva.
Queste attività sono spesso conosciute con la sigla di IEC (Informazione, Educazione
e Comunicazione) e includono opuscoli, poster, programmi radio e TV, film, dibattiti,
ecc.
Per essere efficaci prima di iniziare le attività di IEC i responsabili dovrebbero
definire:
•
•
Gli Obbiettivi specifici e chiari su come e cosa desiderano cambiare
I Sistemi di monitoraggio chiari per misurare i cambiamenti
La comunicazione su argomenti sensibili
Alcuni temi, come per esempio sessualità, droga, prostituzione, violenza domestica,
alcolismo ecc., sono considerati argomenti sensibili all’interno delle attività di IEC
perché sono legati a taboo sociali, miti, religioni, tradizioni, fondamenti con cui si
struttura una società. Spesso parlare di questi temi nelle comunità provocano
pregiudizi sociali e possono essere percepiti delle comunità come una minaccia.
Le varie comunità del mondo hanno sensibilità diverse riguardo a questi temi.
Le attività di IEC che riguardano temi sensibili richiedono particolari precauzioni e
una strategia specifica.
Pressione politica
Le attività di pressione politica si inseriscono in un gruppo speciale di attività di IEC e
hanno lo scopo di promuovere un cambiamento specifico e legislazioni nuove. La
pressione politica è un obbiettivo delle attività di IEC che richiede strategie
comunicative specifiche.
Questo rapporto
Questo rapporto tratta di strategie comunitarie su Informazione, Educazione e
Comunicazione (IEC), soprattutto per quel che riguarda temi sensibili e pressione
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politica ed è basato sullo scambio di esperienze e discussioni tenutesi durante un
workshop internazionale organizzato dall’Associazione Italiana Amici di Raoul
Follereau (AIFO) a Montesilvano (Pescara, Italia) dal 24 al 28 Ottobre 2005.
Hanno partecipato a questo workshop Internazionale 38 persone provenienti da 16
Paesi di Africa, Asia e Sud America, comprese 3 delegazioni da Brasile, India e Italia.
L’organizzazione prevedeva la traduzione simultanea in portoghese, inglese e italiano.
Prof. Luigi Gravina, il vice-presidente AIFO durante l'inaugurazione del seminario
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PARTE I: Informazione, Educazione e Comunicazione (IEC) su
temi sensibili
Introduzione
Durante la prima parte del workshop internazionale è stato chiesto ad alcuni
partecipanti di presentare le loro attività di IEC su due specifici temi sensibili –
sessualità e violenza domestica. Le presentazioni sono state raggruppate in tre
sezioni:
a) Esperienze di attività di IEC relative a problematiche sessuali legate alla
sanità di base (PHC)
b) Esperienze di attività IEC relative a problematiche sessuali legate alla
disabilita e alla riabilitazione
c) Esperienze di attività IEC sulla violenza domestica
Alla presentazione delle tre sezioni è seguita una discussione dei partecipanti
suddivisi in piccoli sottogruppi, al termine di questa fase si è proceduto a trattare
quanto emerso in plenaria. Questo capitolo presenta un breve sommario delle maggiori
presentazioni dei gruppi e delle discussioni plenarie. Nella parte finale sono incluse le
conclusioni e gli apprendimenti delle tre sessioni e propone alcune strategie per
l’organizzazione delle attività IEC.
Partecipanti dal Brasile presentano le danze e i vestiti tradizionali di Bahia
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Parte I A
Informazione, Educazione e Comunicazione su temi sessuali
legati alla sanità di base
AIFO: Importanza delle attività di Informazione, Educazione e Comunicazione
Il dr. Enrico Pupulin, membro del Consiglio di Amministrazione dell’AIFO in Italia, ha
introdotto il tema affermando: “La missione AIFO è quella di lavorare con le persone
più emarginate delle comunità e ha identificato nelle persone
affette da lebbra e nelle persone con disabilità le categorie
“più emarginate”. Per quanto riguarda la comunicazione il dr.
Pupulin ha ribadito: ” Le comunità spesso percepiscono la
comunicazione come una prescrizione, come un ordine,
impartita in maniera aggressiva, ma se l’obbiettivo della
comunicazione è quello di promuovere l’”empowerment” delle
persone, deve essere bi-direzionale. Deve includere contatto
con le persone, ascolto, osservazione e apprendimento, quest’ultimo, non soltanto dalla
comunicazione verbale ma anche delle reazioni non verbali e da quanto non detto. La
comunicazione dipende da vari fattori fra cui cultura, genere, età, bagaglio culturale,
religione, ecc. Se la comunicazione è basata sul giudizio giusto/sbagliato,
meglio/peggio, normale/anormale, diventa una comunicazione violenta e può
nascondere un sottile abuso di potere in quanto guarda agli aspetti positivi della
nostra comunicazione e a quelli negativi degli altri. Noi tendiamo a criticare gli altri
per il loro modo di essere e di muoversi o il loro comportamento, questa non è
comunicazione che aiuta l’”empowerment”, ma porta l’ascoltatore alla perdita di
autostima, a frustrazione e rabbia. Per evitare tutto ciò, la comunicazione dovrebbe
tendere alla comprensione dei diversi punti di vista e delle posizioni altrui. Capire gli
altri non vuole dire necessariamente essere d’accordo con loro, ma favorisce un
dialogo e una negoziazione che portano al consenso”.
La presentazione del dr. Pupulin ha toccato l’importanza del contesto in cui la
comunicazione si sviluppa. La comunicazione non è neutrale, non si tratta
semplicemente di dare informazioni, ma è anche rapporto fra persone in un contesto
di questioni di potere, conflitto, l’idea del giusto e dell’ingiusto, credo religioso e
culturale, ecc.
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Comsaude: Lotta contro l’infezione da AIDS/HIV a Porto Nacional (Tochantin,
Brasile)
Il dr. Eduardo Manzano, Presidente della ONG brasiliana Comsaude ha iniziato il suo
discorso fornendo alcune informazioni generali sul suo paese, “Il Brasile è un paese di
forti contrasti, il sud è molto sviluppato mentre il nord e il nord est sono meno
sviluppati e hanno problematiche di fame, malnutrizione, lavoro minorile, abuso
sessuale infantile, ecc. L’infezione da AIDS/HIV è un serio problema nei gruppi di
popolazione vulnerabili, si pensa che circa 600.000 persone siano infette da virus in
Brasile. Negli ultimi anni il numero di donne infette è cresciuto rapidamente, fino a 10
anni fa le donne con il virus HIV erano una ogni 20 uomini mentre adesso il rapporto è
di 8 donne ogni 20 uomini. Questa crescita incide anche sui bambini visto che la
maggioranza delle donne infette ha bimbi molto piccoli, è per questo che noi poniamo
molta enfasi nell’educazione della popolazione sui rischi e sulla prevenzione
dell’infezione da HIV”.
Parlare alla comunità di HIV/AIDS,
inevitabilmente porta a discussioni
relative alla pratica sessuale. All’inizio
i nostri operatori erano imbarazzati
nell’affrontare argomenti concernenti
la sessualità e le persone con diagnosi
da virus HIV si sentivano colpevoli e
rifiutati per questo hanno avuto
bisogno di assistenza psicologica, ma
con la pratica è diventato più facile da
entrambe le parti.
Uno studio ha dimostrato che il 96%
dei brasiliani è consapevole che l’uso
del
preservativo
è
la
migliore
prevenzione contro l’infezione da HIV
e abbiamo focalizzato la nostra
Un opuscolo informativo rivolto agli uomini
campagna su tale uso come prevenzione
per spiegare l'uso del profilattico (da
del
contagio
dell’AIDS.
Siamo
Comsaude, Brasile)
consapevoli che ciò rischia di rendere
triviale la questione dei rapporti
sessuali, ma è molto efficace visto che
in Brasile è diminuito il contagio.
Forse la campagna non è molto efficace per gli adolescenti, perché la percentuale
delle ragazze madri continua ad essere alta. Per noi è importante enfatizzare che la
sessualità non è soltanto un rapporto fisico ma è anche un rapporto d’amore. Il Dr.
Manzano aggiunge, ”A tutt’oggi non è stata affrontata in maniera adeguata la
problematica del legame tra droga e Infezione da HIV”.
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Il Dr. Manzano ha rilevato l’importanza di coinvolgere le persone affette da HIV nella
campagna IEC per l’educazione delle comunità.
A questo proposito il dr. Manzano ha affermato, “Quando un paziente con HIV vince la
paura e riesce ad uscire allo scoperto, ha due vantaggi, prima di tutto guadagna una
grande sicurezza in se stesso e poi, in caso di bisogno, può contare sulla solidarietà
sociale della comunità. Le persone affette quando riescono a parlare alla gente sono
in grado di influenzare efficacemente i comportamenti, più di qualsiasi campagna o
manifesto”.
Informazioni sull'uso del profilattico
Poster sui comportamenti che aumentano il
rischio di contagio da HIV (da Comsaude, Brasile)
La presentazione del dr. Manzano ha toccato due aspetti utili alle attività di IEC
relative alla sessualità nella sanità di base:
•
All’inizio parlare di questioni sessuali può essere imbarazzante sia per
l’operatore che per il cliente, ma con la pratica diventa più facile.
•
per raggiungere la comunità è più efficace avvalersi di persone affette da HIV
come portavoci della campagna
Attraverso la visione del materiale IEC presentato dal dr. Manzano, i partecipanti
hanno potuto constatare che in Brasile è possibile usare immagini e linguaggio molto
espliciti per parlare di questioni sessuali.
Per esempio, il poster sui comportamenti a rischio presentato dal dr. Manzano
raffigura coppie omosessuali e eterosessuali e da l’impressione che la sessualità
alternativa possa essere discussa apertamente nella società brasiliana. In generale
molti partecipanti provenienti da altri paesi hanno fatto presente che tale materiale
non sarebbe accettabile nelle loro comunità.
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WATCH: Promozione della salute tra gruppi rurali emarginati, in particolare tra
le donne del Nepal
Sarmila Shrestha lavora in qualità di coordinatrice sanitaria per una ong nepalese di
nome WATCH, impegnata nella sanità di base e in attività di sviluppo comunitario nelle
comunità rurali, in particolare con i gruppi emarginati di donne. Sarmila ha informato
”WATCH lavora con 272 gruppi di donne e molti altri gruppi comunitari in 135 villaggi
dislocati su 3 distretti del Nepal. Le attività di IEC sono molto importanti per il
nostro lavoro e usiamo diversi materiali di IEC come poster, video. libri. ecc. Abbiamo
un centro rurale di formazione nel villaggio di Devdaha nel distretto di Rupandehi
che focalizza sulle potenzialità dei contadini poveri”.
Riguardo le attività specifiche di IEC relative alla sessualità, Sarmila ha spiegato:
“Lavorare con contadine povere vuol dire affrontare le questioni sessuali in rapporto a
temi come malattie contagiose, di pianificazione familiare legata a problemi di anemia
e malnutrizione dovuta a parti frequenti, di problemi sociali come la prostituzione, il
traffico di ragazze ecc. Queste informazioni sono fornite attraverso poster,
cartelloni, lavagne mobili, calendari tascabili, cartoni animati, animazioni teatrali di
strada, canti e danze, ecc. Nelle nostre comunità, per affrontare problematiche come
la sessualità, bisogna creare un rapporto di familiarità e dimostrare di essere una
organizzazione affidabile, senza secondi fini e non intenzionata a creare problemi
rispetto alle loro tradizioni.
“Per poter adempiere a tali scopi
organizziamo incontri divisi fra
donne
e
uomini,
anche
in
considerazione del fatto che nella
nostra cultura non è facile
discutere di tali argomenti in
incontri misti. I "flip charts" sono
uno strumento utile perché
presentano
in
contemporanea
disegni e testo agli ascoltatori e
sul retro hanno il testo da leggere
per l'operatore in questo modo è
sicuro di toccare tutti gli aspetti
senza tralasciarne nessuno."
Una riunione di un gruppo di donne in Nepal
“WATCH lavora anche con donne e ragazze positive al virus dell'HIV e con gruppi di
ragazze ad alto rischio come le prostitute, anche in zone urbane presso un
dispensario di Kathmandu. Per esempio abbiamo un fumetto chiamato “Illusione e
Realtà” che illustra le promesse che fanno gli uomini alle minorenni per ammaliarle
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promettendo loro lavori lucrativi all’estero, nascondendo in realtà sfruttamento
minorile nei bordelli indiani o in altri posti. Queste ragazze ritornano poi a casa con
l’AIDS e vengono ripudiate dalle loro famiglie. Un altro fumetto chiamato “Dono
d’amore” spiega come negoziare l’uso dei preservativi.
Per quanto riguarda il lavoro con le prostitute, Sarmila ribadisce: “ La comunità le
accusa perché sono viste come causa di problemi, mentre i loro clienti non vengono mai
accusati. Lavorare con questi gruppi così emarginati e oppressi è causa di problemi
anche per l’operatore sanitario della comunità che può finire nella lista nera e venir
trattato come un disturbatore, bisogna essere pronti e affrontare questi problemi
senza farsi intimorire”.
“Le prime volte parlare di problemi sessuali ai membri delle comunità o negli incontri
internazionali può essere molto imbarazzante ma con la pratica diventa più facile. E’
importante che impariamo a parlare di queste cose con chiarezza, questo va a
vantaggio della salute delle comunità e specialmente delle donne. E’ importante dare
formazione specifica e sostegno agli operatori sanitari per aiutarli ad affrontare
questi problemi con successo”.
La presentazione di Sarmila ha dato qualche indicazione su come affrontare
problematiche delicate e sensibili in culture di tipo tradizionale, quali:
•
•
•
•
Per affrontare questioni sensibili in una comunità, i rappresentanti delle
organizzazioni dovrebbero conoscere a fondo la comunità che si preparano ad
affrontare. E’ importante conoscenza e comprensione reciproca portata avanti
con responsabilità e dignità.
Le comunicazioni più sensibili possono essere affrontate in gruppi di genere
separati, informazioni più esplicite circa la sessualità possono essere discusse
individualmente per garantire la privacy.
Esistono specifici gruppi vulnerabili come le prostitute che sono difficili da
raggiungere in gruppi d’intervento aperti alla comunità o anche in gruppi di
genere specifici, per questo sono ipotizzabili strategie di gruppo e interventi
specifici.
Gli operatori sanitari devono imparare ad affrontare proprie emozioni e paure
sull’argomento prima di affrontarle con i propri clienti. Può essere utile
promuovere condivisione delle esperienze, discussioni riguardanti sfide
affrontate e strategie utilizzate. Questo tipo di percorso inizialmente
potrebbe essere più facile in gruppi di operatori sanitari specifici di genere.
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Kulima: Miti sessuali della popolazione Macuas a Nampula (Mozambico)
Victor Sousa lavora come coordinatore sanitario per una ONG mozambicana di nome
Kulima,. Vive a nord di Nampula dove Kulima è coinvolta nel progetto “Educazione per
la salute comunitaria”. Il progetto copre 6 distretti della provincia di Nampula e le sue
attività includono formazione di volontari comunitari, workshop per la mobilitazione
comunitaria, iniziative di teatri e danza di strada mirate alla prevenzione e cura di
malattie infettive legate all'acqua, malattie sessualmente trasmissibili, lebbra, ecc.
Teatro comunitario per informare e educare (Nampula, Mozambique)
Victor ha spiegato i miti sessuali e le tradizioni della popolazione indigena Macuas
della provincia di Nampula,: “I Macuas hanno un loro linguaggio, la sessualità non è un
taboo e hanno molti miti che la riguardano. Gli adolescenti Macuas quando compiono 12
anni vengono iniziati sessualmente attraverso riti che per i maschi includono
circoncisione collettiva e insegnamento a “essere uomo” ossia imparare a controllare
paura e dolore. Per le ragazze l’iniziazione consiste in un’operazione per l’apertura
delle grandi labbra della vagina e l’insegnamento da parte delle donne anziane dell’arte
nei rapporti sessuali simulando l’atto sessuale.”
Per, ciò che concerne i costumi sessuali dei Macuas, Victor ha spiegato: “ Durante le
mestruazioni le donne devono mangiare un pane speciale chiamato mussiro e non
possono avere rapporti sessuali, anche quando sono incinta non possono avere rapporti.
Dopo la morte del marito la donna appartiene al fratello più vecchio del marito”.
“Qualche volta queste usanze tradizionali possono essere legate a problemi, per
esempio la cerimonia di circoncisione collettiva se non è fatta in maniera corretta,
crea infezioni e complicazioni. Oppure tra le donne la trasmissione del virus dell’AIDS
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può contagiare la famiglia, per esempio quando una vedova è obbligata ad avere
rapporti sessuali con il fratello del marito. La sensibilizzazione deve essere fatta su
questi problemi, comunque la sessualità non è un taboo nelle loro comunità e la cosa
può essere affrontata in maniera non giudicante, la nostra comunicazione non deve
essere percepita come una critica delle tradizioni e il nostro obbiettivo tende a far si
che la comunità possa continuare le proprie tradizioni in maniera alternativa senza
perdere il ruolo sociale delle tradizioni”.
La presentazione di Victor ha dimostrato che gli interventi di IEC devono essere
specifici a seconda del paese e della cultura. Allo stesso modo la presentazione ha
evidenziato il problema linguistico delle minoranze rispetto al materiale IEC, gli
interventi che non tengano conto di questo, non producono impatto su questi gruppi
specifici della comunità.
Discussioni:
A seguito della presentazione del Brasile, del Nepal e del Mozambico, i partecipanti
hanno identificato 4 temi specifici
per le discussioni che si sarebbero
tenute in piccoli gruppi con
l’obbiettivo finale di riunirsi in
plenaria
per
discutere
più
approfonditamente la somma delle
loro conclusioni.
Il primo gruppo ha concentrato la
propria discussione sulle strategie
di approccio per adolescenti che
vivono in zone urbane concernenti
problematiche sessuali. Il gruppo ha concluso che l’identificazione, fra gli adolescenti,
di capigruppo che possano avvicinare i loro coetanei è una strategia utile, tuttavia è
ugualmente importante ascoltare le loro idee e i loro sentimenti e non solo dare
consigli e informazioni. Nell’interazione si raccomanda di usare le metodologie
partecipative sviluppate da Paulo Freire. E’ stata sottolineata anche l’importanza di
monitorare l’impatto delle strategie di comunicazione per sviluppare metodi più
efficaci, imparando dall’esperienza acquisita, allo stesso tempo si pensa sia importante
il rispetto delle differenze culturali, anche perché le persone sono differenti e non è
detto che all’interno degli stessi gruppi ci sia omogeneità.
Il secondo gruppo ha riflettuto sugli atteggiamenti delle donne lavoratrici nel
contesto familiare (Questo paragrafo riguarda le attitudini dei famigliari delle
operatrici sessuali e va rivisto) e ha concluso che sottolineare temi sessuali relativi a
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donne che lavorano può presentare aspetti molto diversi. Senza comprendere le
problematiche, non è possibile pensare a strategie o ad obbiettivi. Spesso i progetti
usano strategie di comunicazione ma senza una vera conoscenza di cosa stia
succedendo e perché succeda, per cui se i progetti non identificano e capiscono le
vere e pressanti problematiche sociali quali pressioni di gruppo, povertà, interesse
ecc. e pensano solo in riferimento alle malattie, la comunicazione risulta inefficace.
Il terzo gruppo ha deciso di
ragionare
sulle
strategie
che
promuovono
un
atteggiamento
positivo della sessualità e ha pensato
che ci siano delle concezioni
sbagliate nella comunità riguardo a
malattie come tubercolosi o lebbra.
Le persone che ne sono affette sono
escluse dalle relazioni sessuali e
capita che siano ignorate dal
congiunto o non trovino marito. Per
queste problematiche, al di la della comunicazione alle comunità, si pensa sia utile
anche una comunicazione interpersonale con i familiari.
Il quarto gruppo ha guardato alle differenze culturali riguardanti la sessualità. Hanno
pensato che le persone provenienti dai paesi sviluppati e di cultura occidentale
abbiano pregiudizi riguardo alle altre culture e guardino alle specifiche questioni della
comunità senza capire veramente il conteso culturale locale. In effetti anche nella
società occidentale esistono questioni di genere relative alla sessualità, per esempio la
promiscuità sessuale tra gli uomini è tollerata ma non tra le donne.
Terminate tutte le presentazioni, riuniti in plenaria, i partecipanti hanno condiviso i
loro stessi atteggiamenti nelle discussioni riguardanti il sesso. Diversi partecipanti
hanno notato che ci sono differenze culturali importanti ma hanno fatto grossi sforzi
per ascoltare i diversi punti di vista. Alcuni partecipanti hanno espresso sorpresa nel
sentire Sarmila parlare della sessualità in maniera così esplicita, una considerazione
interessante emersa è l’importanza che la libertà di affrontare queste tematiche
comporta per le donne una maggior presa di coscienza di quelli che sono i loro bisogni.
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Parte I B
Informazione, Educazione e Comunicazione su temi sessuali
legati alla disabilità e alla riabilitazione
AIFO: Sessualità, una componente essenziale della nostra identità
Sunil Deepak, direttore del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO ha introdotto
il tema delle problematiche sessuali legate alla disabilità e alla riabilitazione
affermando che la sessualità è una parte essenziale dell’identità umana. Diventa
ancora più importante per le persone disabili perché è molto diffusa la credenza che i
disabili non siano abbastanza uomini o donne e non abbiano diritto ad esprimersi
sessualmente. Le persone disabili fanno notare che spesso vengono visti come bambini
asessuati, alle volte le persone che si occupano di loro o i loro familiari hanno paura
che individui poco scrupolosi possano abusare dei loro pazienti/figli disabili e vengano
sfruttati sessualmente, per cui per proteggerli limitano le loro opportunità di
interazioni sociali. Anche le barriere attitudinali e fisiche che colpiscono la disabilità
possono portare a isolamento e limitare le opportunità di rapporti sociali affettivi.
Ci sono molti miti legati alla sessualità delle persone disabili, esiste anche una
dimensione di genere che la riguarda. In generale le persone disabili di sesso maschile
hanno più opportunità di esprimersi sessualmente del sesso femminile, per esempio,
molte società accettano che l’uomo vada con prostitute ma non concede tale
opportunità alle donne. Inoltre le persone disabili ci fanno notare che la prostituzione
non è la risposta ai loro problemi di espressione sessuale e gli atteggiamenti sociali
devono cambiare”.
Uno dei disegni dal libro di Gabriele Viti
(www.gabrieleviti.org)
Infine Sunil ha spiegato che spesso
l’aspetto sessuale viene ignorato in
progetti che si occupano di disabilità e
riabilitazione o è visto come un problema.
L’obbiettivo di questa sessione è di vedere
come i progetti di riabilitazione e i
programmi di riabilitazione su base
comunitaria affrontano le questioni
sessuali.
Sunil ha quindi presentato un libro
preparato da un portatore di handicap
italiano,
Gabriele
Viti,
dal
titolo
“Kamasutra per Disabili”.
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Questo libro presenta le barriere sessuali che si trovano ad affrontare le persone
disabili e mostra alcune foto esplicite di persone disabili durante l’atto sessuale.
Sunil ha proseguito:”Questo è un esempio di come le problematiche possano essere
rese pubbliche per stimolare discussioni. Probabilmente libri simili non sono ben
accetti in molti paesi, viste le molte immagini suscettibili di essere giudicate oscene o
illegali”.
Sunil ha invitato i partecipanti a guardare il libro e riflettere su possibili strategie
per affrontare la questione in maniera positiva.
AMICI-India: Disabilità e Sessualità nei programmi di CBR in India
Amici-India con sede a Bangalore, coordina differenti progetti sostenuti da AIFO. La
presentazione è stata curata da Jose Manikkatan, Rappresentate AIFO in India e
Jayanth Kumar, coordinatore CBR di Amici-India.
Jose e Jayant hanno spiegato, ”Anche se alcune funzionali possono essere limitate, le
persone disabili hanno bisogno di esperienze sessuali fisiche ed emozionali come
chiunque altro. In tutti i programmi di RBC è
importante far emergere la questione
sessuale e coinvolgere le persone disabili,
uomini, donne e loro parenti, perché
esprimano il loro punto di vista al riguardo.
Abbiamo discusso questo tema con le varie
parti coinvolte nei programmi di formazione
di RBC e affrontato argomenti come
l’anatomia, atteggiamenti comunitari, credo
popolare, donne e sessualità, materiale audiovideo sulla sessualità, questioni sociali riferite ai familiari, ecc.” Durante queste
discussioni il personale di RBC coinvolto nella formazione ha sostenuto che sono temi
sensibili a livello culturale. Hanno ammesso che la gente è molto imbarazzata a parlare
di questi argomenti e non esiste materiale formativo appropriato al riguardo. Anche la
nuova legge nazionale sulla disabilità, anche se molto ampia, non menziona la questione
sessuale. La formazione del personale di RBC, sia maschi che femmine, dovrebbe
includere quella specifica al riguardo in modo che possano parlare di queste
problematiche con le persone disabili coinvolte nei progetti”.
Infine Jayant ha condiviso alcune esperienze personali della sua vita di non vedente, il
suo matrimonio e la sua vita familiare. Ci ha detto, ”Io non sono in grado di vedermi,
certe volte mi chiedo come sono fatto e come mi vedono gli altri. La gente pensa che i
non vedenti come me non abbiano sentimenti sessuali. Chi vede può reperire
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informazioni da varie fonti, dai film, su internet, ma noi dobbiamo affidarci al passa
parola di persone amiche giovani come noi. Approntare del materiale su questo tema in
braille o in audio-cassette sarebbe per noi molto utile.”
Per quanto riguarda l’aspetto di genere, Jose ha puntualizzato, ”E’ molto raro vedere
una donna disabile sposata a un uomo non disabile, al contrario uomini disabili trovano
mogli non disabili. In un approccio corretto le questioni sessuali dovrebbero essere
parte integrante delle discussioni sullo sviluppo.”
La presentazione di Jose e Jayant è basata su discussioni con persone che lavorano in
vari programmi di RBC in India e ha sviluppato una significativa problematica sulle
questioni sessuali che i corsi di formazione sulla RBC normalmente non toccano. Non
esiste sufficiente materiale didattico sul tema per questi programmi, inoltre Jayant
ha sollevato la questione del materiale in braille per conoscere gli aspetti sessuali e
audio-cassette accessibili a persone non vedenti.
SRMAB: Affrontare questioni di genere e sessuali a Bangalore (India)
SRMAB o “Sri Raman Maharishi Accademy for Blind” è una ONG con sede a Bangalore
dove gestisce una scuola, un istituto di formazione agricola e alcune cooperative con
attività commerciali per persone disabili. Inoltre SRMAB è coinvolta in un certo
numero di programmi di RBC a livello comunitario in alcune aree del distretto di
Mandya (Karnataka) nel Sud dell’India. Srinivasan del SRMAB ha sollevato la
questione di genere sulla sessualità. SRMAB promuove attivamente l’inclusione di
donne e ragazze disabili nel sistema educativo e lavorativo ed è attiva anche nelle
attività di pressione politica in rapporto alla promulgazione di leggi per disabili.
Inoltre Srinivasan sottolinea l’importanza del negoziato con le famiglie affinché le
donne con disabilità possano sposarsi.
SSBI: La disabilità legata alla sessualità nel programma di RBC della Liberia
SSBI è una ONG della Liberia con sede a Gardnersville nella periferia della capitale
Morovia. Lemuel Boah è il coordinatore del programma di Riabilitazione su Base
Comunitaria (RBC) di SSBI, egli ha affermato che durante lo svolgimento del progetto
tematiche sessuali non sono mai state affrontate in modo sistemico, proprio per
questo ha deciso di affrontare l’argomento con gli operatori di RBC e con le persone
con disabilità prima di prendere parete al workshop. Da questa discussione è emerso
quanto segue :”La comunità è composta da persone di varia provenienza, politica,
culturale, religiosa ed etica. Le persone disabili, uomini o donne che siano, non vivono
isolate, quindi è difficile capire le loro opinioni sulla sessualità se non capiamo come la
percepiscono. Succede che alcuni uomini non disabili abusino sessualmente di donne
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disabili durante la notte, ignorandole di giorno perché pensano che una relazione
pubblica con una donna disabile sia vergognosa, imbarazzante e stigmatizzante”.
Per quanto riguarda il genere, Lemuel ha riferito le discussioni avute con donne
disabili, ”Le donne hanno detto che le pulsioni sessuali non sono appannaggio degli
uomini e sentono anche loro il bisogno di esprimere le proprie
emozioni d’amore al sesso opposto. Sfortunatamente hanno
paura di essere giudicate male se lo dimostrano. Credono che
il sesso sia importante perché il sesso fa nascere i bambini e
avere bambini fa uscire il lato migliore delle donne, inoltre
pensano che il sesso sia la vera gioia della vita e che soddisfa
il più grande desiderio umano.”
Lemuel ha continuato asserendo che gli uomini hanno la
stessa visione:” La sessualità è considerata molto importante
nella vita degli uomini con disabilità perché l’uomo pensa che
il sesso produca figli e avere figli fa uscire le qualità migliore anche degli uomini.”
A seguito di tutti questi incontri in seno alla comunità, Lemuel informa che vorrebbero
iniziare attività di consultorio sul tema della sessualità gestito da una persona
disabile.
Servizi di salute comunitaria in Liberia
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SETI: Questioni sessuali in rapporto a disabilità intellettuali ad Alessandria
(Egitto)
Padre Emad Bishoy proveniente dalla ONG egiziana SETI di Alessandria (Egitto) ha
spiegato che il loro progetto lavora per lo più con bambini con deficit fisici come la
paralisi cerebrale. La loro attività si focalizza nelle zone suburbane a basso reddito. Il
progetto sostiene e lavora in collaborazione con organizzazioni di familiari dei bambini
disabili. Emad ha detto, ”Informazione, educazione e attività di comunicazione hanno
un’importanza capitale nel nostro lavoro. Abbiamo incontri regolari in ogni comunità
dove lavoriamo. Il nostro obbiettivo è promuovere l’inclusione dei bambini disabili in
tutti gli aspetti della vita e a questo proposito vogliamo identificare volontari
comunitari che ci appoggino. Promuoviamo anche sport e attività ludiche per i bambini
disabili e una delle bambine del nostro progetto di Bakous ha avuto la medaglia
d’argento assieme al team di basket nelle para-olimpiadi di Tunisi del 2004.
Bambini con disabilità, genitori e volontari ad
Alessandria
Rispetto
alle
questioni
sessuali
specifiche Emad ha spiegato, ”Le
problematiche maggiori sono per noi il
matrimonio, l’abuso sessuale delle
persone disabili e il desiderio dei
genitori di far sterilizzare o di
praticare l’isterectomia (rimozione
chirurgica dell’utero) alle loro figlie
disabili.
La
gestione
del
comportamento è un altro aspetto del
problema perché spesso gli adolescenti
con disabilità mentali non sono in grado
di gestire in pubblico i loro impulsi
sessuali. Incoraggiamo sessioni aperte
su questi temi con i genitori per
promuovere discussioni.”
“I genitori hanno sentimenti sia positivi che negativi nei confronti di tematiche come il
matrimonio o le espressioni sessuali, hanno paura che i loro figli disabili possano avere
a loro volta figli con disabilità, è un pensiero costante per loro.”
Rispetto a queste difficoltà Emad ha aggiunto, ”Non è facile sollevare queste
questioni nelle nostre comunità, visto che per molte persone parlarne è un peccato.
Nel nostro materiale di formazione per operatori di RBC descriviamo gli organi
riproduttivi dell’uomo e della donna ma spesso i formatori saltano queste parti.
Cerchiamo di spingere all’educazione sessuale i genitori e i loro figli disabili anche per
quel che riguarda protezione dagli abusi. Non ci sono leggi in Egitto riguardo la
Page 19
sterilizzazione o il matrimonio di persone con disabilità mentali ma è l’atteggiamento
della comunità che determina il comportamento delle famiglie. Trovare materiale
educativo appropriato che possa essere usato per genitori e figli disabili è una grande
sfida, non esiste quasi niente su questo tema che sia adatto a livello comunitario.”
La discussione a seguito della presentazione di Emad ha mostrato che non ci sono
risposte facili sul tema. I partecipanti hanno concordato con quanto detto da Emad:” è
importante promuovere discussioni aperte nella comunità e aiutare le persone a
decidere della loro vita attraverso una scelta che nasca dalla conoscenza”. I gruppi
hanno sottolineato la carenza di materiale educativo sul tema per i programmi di
riabilitazione su base comunitaria.
Discussioni
A seguito delle presentazioni individuali i partecipanti sono stati divisi in quattro
gruppi, a seconda della lingua ( inglese, portoghese e italiano) ed è stato loro chiesto
di riflettere su due dichiarazioni fatte durante le presentazioni individuali:
a) “Fare capire alle persone disabili che nella vita la soddisfazione mentale
(interiore) è più importante di quella fisica e la si può raggiungere con
un’assistenza specialistica a livello cognitivo”.
b) “La riunione avuta con i genitori che includeva genitori disabili e non, e figli
disabili compresi fra i 10 e 15 anni, ha fatto emergere tra le varie
problematiche la paura che i loro figli fossero sfruttati sessualmente.”
Alla fine in plenaria tutti i gruppi hanno condiviso le principali idee sc aturite dalle
discussioni.
Page 20
Il primo gruppo, ha focalizzato la discussione sulle paure dei genitori riguardo lo
sfruttamento sessuale dei loro bambini con disabilità mentali e ha concluso che
l’argomento congloba pregiudizi e discriminazioni. Un lato del problema concerne la
protezione esagerata del minore ritenuto vulnerabile allo sfruttamento: questa paura
che si concretizza sulle bambine con disabilità mentale, ha anche un riconoscimento
legale in quanto esistono leggi che consentono l’aborto per abusi sessuali su donne con
disabilità mentale. Una maniera per affrontare questo problema è quello di assicurarsi
che i bambini disabili vadano regolarmente a scuola e insegnando ai bambini non
disabili cosa significa essere disabile. Un altro aspetto è promuov ere opportunità di
impiego per persone disabili, per esempio dando degli incentivi alle aziende. Può darsi
che tali leggi siano già state emanate ma non vengano applicate. Un altro aspetto
riguarda la discriminazione delle famiglie con bambini disabili.
Il secondo gruppo ha riflettuto sul rapporto tra soddisfazione mentale e
soddisfazione fisica in termini di espressione sessuale e ha concluso che sono
complementari e integrate e non si possano separare. Entrambe sono necessarie
all’essere umano, incluse le persone disabili. L’assistenza psicologica è una via per
aiutarci a condurre una vita migliore e a capire i pregi e i difetti di una vita di coppia.
Anche la comunità deve essere sensibilizzata per far si che le barriere per le persone
disabili siano ridotte. Un altro punto scaturito dalle discussioni del gruppo riguarda
“l’empowerment” delle persone disabili che è molto più incisivo per la realizzazione di
un reale cambiamento rispetto a discorsi riguardanti i diritti alla sessualità.
Anche il terzo gruppo si è occupato della tematica “soddisfazione mentale rispetto a
quella fisica”. Dalle riflessioni è emerso che la sessualità non è solo fatta di rapporti
fisici ma anche di amore, intimità, affetto e dignità umana. Noi tutti abbiamo bisogno
di tali componenti nella nostra vita. La sessualità è un aspetto sensibile e deve essere
gestito in modo corretto. Sia il personale della RBC che i fruitori devono capire che la
sessualità riguarda i rapporti umani. Tutti quanti, persone disabili, familiari, operatori
sanitari, operatori di RBC ecc hanno bisogno di avere informazioni sulle funzioni
biologiche del corpo umano e sulla sessualità. Per alcuni di noi sono necessarie anche
ulteriori informazioni sulle relazioni interpersonali.
Il quarto gruppo ha riflettuto su cosa vuol dire sessualità nella cultura europea il
modo in cui le problematiche sessuali delle persone disabili sono percepite. Il gruppo
ha pensato che come nei vari paesi in via di sviluppo anche in Europa esistono
stereotipi e concetti sbagliati circa la sessualità delle persone disabili. E’ importante
riflettere sul ruolo che la sessualità ha nella nostra vita e come trasmettiamo le
nostre idee alla società. La sessualità è un modo con cui ci esprimiamo per conoscerci,
per relazionarci e questa esperienza è spesso negata alle persone con disabilità. La
maggioranza delle persone disabili non ha la possibilità di esperienze sessuali dirette e
i disabili mentali sono sottoposti a limitazioni ancora maggiori.
Page 21
Le quattro presentazioni hanno provocato numerosi commenti in plenaria, da queste
discussioni sono emerse alcune problematiche supplementari, le più significative sono
le seguenti:
Negare la sessualità equivale a negare lo stato di persona adulta e la possibilità di
crescere, vuol dire lasciare le persone disabili in uno stato infantile, è come una
prigione senza via d’uscita.
Violenza e genere sono altri temi che sono intimamente legati alla sessualità delle
persone disabili, ci sono ineguaglianze tra uomini e donne e queste ultime affrontano
discriminazioni maggiori. Essere donna ed essere disabile vuol dire avere minori
opportunità di servizi. Per arrivare alla denuncia delle violenze, anche delle piccole
violenze quotidiane c’è bisogno di “empowerment”. Far parte di un gruppo, parlarne con
altra gente nelle stesse condizioni può aiutare “l’empowerment”.
Le informazioni sulla sessualità devono essere accessibili alle persone con disabilità.
Per esempio nel caso di AIDS/HIV l’informazione è fondamentale per evitare di
essere contagiati.
La possibilità di confrontarsi e di discutere con i propri pari ha un ruolo importante
per rafforzare “l’empowerment” delle persone disabili. Nella sessualità non c’è niente
di “normale”, sessualità è diversità, siamo tutti umanamente diversi nella nostra
sessualità. E’ importante non etichettare sempre tutto per riuscire ad iniziare un
dialogo per accrescere la nostra conoscenza. Questo è vero anche quando si parla di
genitori dei bambini disabili, è importante evitare nozioni preconcette su paure e
credi, piuttosto bisogna promuovere un dialogo aperto per capire i loro sentimenti,
tenendo presente che il loro amore alle volte si esprime più intensamente se hanno un
bambino disabile. Al fine di trovare soluzioni e per promuovere “l’empowerment”, è
importante lasciare da parte idee preconcette e tenere presente che prendere
decisioni per altri equivale a violare i loro diritti umani, bisogna assecondare la loro
presa di coscienza e man mano fare in modo che siano loro stessi a prendere le
decisioni che li riguardano.
La sessualità è un argomento taboo anche per le persone non disabili e perciò è una
questione completamente ignorata. Dobbiamo riconoscere che parlarne è difficile,
ancora più difficile parlarne per quel che riguarda i bambini. La IEC su tale tema è
oggettivamente molto difficile. La comunicazione non dovrebbe limitarsi alla mera
informazione, ma è suo compito organizzare occasioni nel tempo libero dove le persone
disabili possano conoscere altra gente, possano fare scampagnate assieme,
coinvolgendo e agevolando il più possibile anche persone non disabili.
Page 22
E’ necessario cambiare atteggiamento perché la gente possa tranquillamente parlare
dei problemi legati alla sessualità e soprattutto della sessualità delle persone disabili.
Il contesto culturale che circonda la sessualità crea barriere. Bellezza, desiderabilità
e prestazioni sessuali sono aree dove i media ,TV, comunicazioni, influenzano e creano
stereotipi che agiscono da barriera alle espressioni sessuali delle persone disabili.
I tre coordinatori regionali AIFO - Delinda, Jose e Massimo
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Parte I C
Informazione,
domestica
Educazione
e
Comunicazione
sulla
violenza
Introduzione: Vulnerabilità e potere di influenzare e indirizzare la violenza
Il Dr Enrico Pupulin ha aperto la sessione sulle strategie di comunicazione legate alla
violenza domestica. Ha menzionato il nuovo documento dell’Organizzazione Mondiale
della sanità (OMS) sulla classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e
Salute (ICF), i diversi fattori personali e ambientali che ci influenzano e cosa
provochiamo quando incrementiamo differenze, limitazioni e restrizioni. Sono fattori
che includono tradizioni, genere, età, forza fisica, religione ecc. Si può guardare
all’abilità e alla disabilità in un continuum dove nessuno è “perfetto”, ma tutti siamo
parte di queste diversità in modi diversi.
Dobbiamo influenzare la gente, le istituzioni e l’ambiente che ci circondano per
difendere i diritti compreso il diritto alla sopravvivenza, alle proprie tradizioni e ai
propri valori religiosi. Le persone vulnerabili e senza consapevolezza del proprio valore
non hanno capacità di influenza quindi sono considerate inferiori. Chi vive in una città
ha più possibilità di influenzare gli altri rispetto a chi vive in un’area rurale o
montagnosa, chi ha parenti potenti può influenzare più efficacemente rispetto a
persone che vengono da famiglie povere. La nostra influenza deriva sia dalle nostre
caratteristiche personali che dall’ambiente circostante.
Quando le diverse caratteristiche sono viste come posizioni contrapposte si sviluppa il
seme della violenza. Per esempio quando la gente fa confronti come “Io sono migliore
perché sono giovane e tu sei peggiore perché sei vecchio”, crea posizioni opposte che
non aiutano il dialogo e creano condizioni di violenza. Alcuni confronti come normale o
anormale, meglio o peggio, buono o cattivo, creano posizioni opposte.
La violenza non è solamente abuso fisico, ma è anche sottomissione, umiliazione ecc. La
stessa comunicazione può diventare violenza se non rispetta gli altri, quando per
esempio si focalizzano gli aspetti positivi personali e quelli negativi degli altri a
scapito generalmente dei gruppi più vulnerabili e deboli. Violenza vuol dire
frustrazione, perdita di autostima e disordini somatici in chi la subisce e porta le
vittime a reagire violentemente contro gli stessi componenti più deboli del loro gruppo.
Per esempio la frustrazione dovuta alla violenza subita si trasforma in violenza
familiare.
Page 24
E’ difficile parlare di violenza familiare, chi la subisce può identificarsi con le
umiliazioni e le frustrazioni di chi perpetra la violenza all’interno della famiglia,
generalmente il marito o il padre e cercare di giustificarlo. E’ difficile parlare male di
tua madre o tuo padre perché produce sensi di colpa e tradimento.
Bambini e violenza domestica: Le esperienze di Vila Esperanca (Goias, Brasile)
Max Robson, del progetto di Vila Esperanza in Brasile, ha parlato della sua esperienza.
La violenza domestica è un grande problema che coinvolge la vita di bambini, anziani e
donne. Coinvolge entrambi i sessi e non è legato al contesto sociale, culturale o
religioso della famiglia, spesso rimane nascosta, sotto silenzio. La violenza può anche
essere accompagnata da negligenza e sfruttamento sessuale infantile con conseguenze
gravi sulla vita dei bambini. In Brasile la violenza è la causa principale di morte per i
giovani fra i 5 e i 19 anni.
Un educatore con i bambini a Vila Esperança
Gli educatori possono svolgere un
ruolo
significativo
nell’identificare una situazione a
rischio.
Aggressioni
o
comportamenti strani verso gli
altri e l’ambiente possono essere
segni
della
sua
presenza,
specialmente in bambini in età
pre-scolare (4 - 6 anni). Questi
bambini possono avere problemi
legati
all'apprendimento,
al
linguaggio
o
alle
capacità
cognitive. Nel nostro contesto, le
famiglie con un genitore singolo,
a basso reddito, carente dei beni
fondamentali per vivere o con
conflitti
matrimoniali,
sono
legate alla violenza familiare."
"La violenza non è solo aggressione fisica, ma può significare anche non provvedere
alle cure necessarie dei bambini. La violenza verbale accompagnata da umiliazioni,
mancanza di rispetto, rifiuto, punizioni esagerate, possono avere un impatto
devastante al pari della violenza fisica. Silenzio, mancanza di dialogo, indifferenza,
denigrare l’altrui lavoro, insultare davanti ad estranei, sono altri segni di violenza
psicologica e provocano nelle vittime perdita di autostima. Spesso gli aggressori fanno
sentire le vittime responsabili della violenza subita, in quanto meritata o provocata.
Page 25
L’alcolismo è un altro fattore che acuisce la violenza domestica.
Le scuole e gli educatori possono giocare un ruolo chiave nel ricostruire l’autostima di
un bambino vittima di violenze, anche dialogando con le famiglie in modo da esplorare
la situazione e suggerire soluzioni. Queste azioni risultano più efficaci quando sono
sviluppate in stretta collaborazione con la comunità. Una di queste iniziative di Vila
Esperanca è il “Progetto Lalabà” che lavora con gruppi di bambini, educatori e madri
per promuovere dei dibattiti sull’infanzia con problemi di aggressività. L’obbiettivo è
promuovere discussioni sulle conseguenze della violenza sui bambini e sul supporto che
viene dal gruppo di madri e di educatori.
Problematiche sulla violenza domestica in Mongolia
Tulgamma Damdisuren ha parlato del lavoro
svolto dall’Associazione delle donne disabili in
Mongolia (DWAM) in collaborazione con il
Centro nazionale contro la violenza domestica
subita dalle persone disabili. DWAM è attiva
in tutto il paese per quanto riguarda la
sensibilizzazione sulla violenza domestica e
insieme al Centro Nazionale ha elaborato una
serie di nuovi argomenti da trattare nei loro
percorsi:
§
§
§
§
Gli atteggiamenti negativi della comunità rispetto alle persone disabili
La legge che spesso considera le persone disabili “criminali” perché essendo
portatori di handicap visivi, uditivi e mentali non hanno la capacità di
comunicare efficacemente
Il fatto che spesso i bamb ini disabili sono nascosti e isolati nella famiglia e
questo è specialmente vero per i bambini con disabilità mentali
I bambini disabili che non hanno opportunità di andare a scuola e le bambine
che sono facili vittime di stupro e offese.
La comunità percepisce la disabilità come una specie di punizione di Dio e crea ancora
più difficoltà alle famiglie, si tratta di una violenza psicologica che diventa ancora più
evidente quando il bambino ha bisogno di cure specifiche o trattamenti che richiedono
risorse familiari.
Violenze verso donne e bambini – Una esperienza da Mandya (Karnataka, India)
Sr. A. Cheenuthuvattuhulan, più semplicemente chiamata da tutti sr. Leela,
proveniente dal distretto di Mandya in India , ha presentato le attività di IEC del suo
Page 26
progetto legate alla lotta alle violenze domestiche. Sr. Leela pensa che la violenza
domestica sia il risultato del cattivo uso del potere di una persone contro un altro
membro della famiglia e colpisce i bambini, le donne e gli anziani.
La violenza domestica può avere varie forme può essere episodica, a scadenza
regolare, abuso psicologico, abuso finanziario e/o aggressione fisica o sessuale.
La violenza contro le donne può avere varie forme – soppressione del feto o del
bambino, vessazione o morte per la dote, abusi sessuali, traffico di prostituzione e
umiliazioni pubbliche. I bambini possono essere le vittime designate o possono
presentare traumi psicologici dovuti a testimonianze di violenze familiari.
"Siccome è luogo comune che nelle famiglie povere fiorisca la violenza, abbiamo fatto
uno studio all’interno del nostro progetto che ha evidenziato una violenza quasi doppia
nelle famiglie benestanti, però non ha chiarito il perché gli uomini delle famiglie
benestanti siano più violenti. Un altro studio effettuato nella nostra area, ha mostrato
che il 40% delle donne colpite da violenze, rimane in silenzio senza perseguire azioni a
livello formale. Altri studi del Karnataka hanno mostrato che dal 22 al 60% delle
donne potrebbe subire qualche forma di violenza in famiglia, nella maggioranza gli
uomini giustificano questi atti come punizioni utili per il 'mantenimento dell’ordine e
della sicurezza' nella famiglia", spiega suor Leela.
Esiste una nuova legge del Parlamento
indiano sulle violenze domestiche che
potrebbe aiutare a prendere una
posizione
più
forte
contro
gli
aggressori.
I bambini con disabilità partecipano ad
un'iniziativa di sensibilizzazione per la pressione
politica a Mandya (India)
Sr. Leela ci ha raccontato alcune
storie di vita di donne che si sono
trovate ad essere vittime di violenze
familiari e ci ha spiegato le attività del
progetto di sostengo alle donne per
l’organizzazione
di
gruppi
che
promuovano il loro “empowerment” e di
incoraggiamento perché
mandino le
proprie figlie a scuola.
Violenza sotto silenzio: Abusi alle donne in Nepal
Sarmila Shrestha ha presentato una vasta esperienza di WATCH Nepal sul tema
della violenza di genere nel suo paese. Ecco il suo racconto, ”La violenza incomincia per
le donne ancor prima di nascere e continua per tutta la vita. Prima viene la selezione
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abortiva del sesso e la violenza fisica durante la gravidanza poi durante l’infanzia,
infanticidio, diverso accesso alle cure, al cibo e all’educazione, abusi emozionali e
fisici. Crescendo incontra incesto e violenza sessuale, prostituzione infantile, crescita
discriminata dovuta al mancato accesso alle cure mediche, all’educazione e al cibo.”
Questa violenza continua anche in età adulta con la prostituzione forzata, stupro nel
matrimonio, violenza familiare, morte per cause dovute alla dote e nell’età avanzata
abusi e accuse di stregoneria ecc. Generalmente la violenza è da parte dei mariti o
della famiglia e può essere grave durante la gravidanza quando la violenza colpisce il
ventre.
WATCH promu ove ampie campagne di sensibilizzazione e promuove incontri sul tema
perché pensa che il muro di silenzio che avvolge le vittime debba essere rotto. Le
donne devono capire che alzando al voce non si disonorano ma chiedono diritti umani e
che hanno bisogno del supporto delle loro famiglie. La comunità deve guardare
criticamente a come donne e uomini si percepiscono e vedono i loro ruoli nella famiglia
e avviare un cambiamento.
WATCH organizza anche gruppi di donne per discutere le varie problematiche e
promuovere azioni tipo l’ educazione scolastica per le ragazze coinvolgendo la comunità
in questa strategia.
Due poster usati da WATCH per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della violenza
contro le donne
Discussioni
Alle presentazioni individuali sono seguite discussioni in plenaria sul tema della
violenza domestica, durante le quali sono emerse le riflessioni che seguono:
In Italia la violenza domestica è punita in caso di denuncia formale o se è
ufficialmente riconosciuta, questo perché nella società europea i diritti individuali
Page 28
sono considerati più importanti del ruolo della famiglia o della comunità. Quanto è
perseguibile questa posizione negli altri paesi o culture?
La violenza non è solo contro la donna, ma la donna stessa può partecipare alla violenza
della famiglia, specialmente se psicologica o verbale contro i bambini o ai danni di altre
donne come suocere e nuore.
Anche l’uomo può essere vittima di violenza e i suoi diritti venire violati, dobbiamo
lavorare anche con il loro aiuto.
Molte culture guardano alla violenza tra marito e moglie come a qualcosa di interno
alla famiglia, il solo modo di cambiare la percezione della società è costruire un dialogo
su queste problematiche e portarle allo scoperto. La violenza familiare non può essere
risolta dall’esterno, risposte e cambiamenti devono venire dall’interno, forse le coppie
devono discutere insieme e trovare delle soluzioni. Arte, danze, giochi ecc. possono
essere i mezzi che aiutano i bambini, vittime di violenza, a ricostruire se stessi, a
capire gli altri e a essere parte di un gruppo.
Un altro aspetto della violenza può essere legata alla dipendenza economica della
donna, violenza che perpetrandosi quotidianamente su donne e bambini, viene
percepita come parte integrante della vita di una donna. Uno studio in Indonesia ha
dimostrato che gli uomini spendono di più in sigarette che per i bambini, e questa è
un’altra forma di violenza.
La violenza è diffusa ma nascosta, lo sviluppo di attività di IEC contro la violenza
familiare ha bisogno di capire per prima cosa le diverse problematiche che
l’accompagnano. Le stesse parole “violenza familiare” sembrano suggerire qualche cosa
di minore, di poco importante è importante cambiare questo tipo di percezione. Le
comunità potrebbero credere che una certa “disciplina” sia necessaria per crescere,
ma all’esterno è vista come violenza.
Page 29
Parte I D
Le Comunicazioni alle comunità su temi sensibili e scottanti
Sulla base delle discussioni sui temi della sessualità e della violenza domestica, Sunil
Deepak del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO/Italia ha illustrato le lezioni
apprese sulle strategie di comunicazione per un cambiamento a livello comunitario.
Analizzare i vari fattori relativi alla problematica da affrontare prima di
progettare il materiale di sensibilizzazione: E’ importante capire i vari aspetti del
problema che vogliamo affrontare con il nostro materiale di sensibilizzazione. Questo
vuol dire capire le ripercussione che il messaggio avrà sulla gente, come verrà
recepito, quali sono i fattori sottesi, ecc.
E’ ugualmente importante identificare che cosa vogliamo cambiare con la nostra
comunicazione, per cui il primo passo nella definizione della strategia di comunicazione
è di raccogliere tutte le informazioni possibili riguardo un dato problema.
Chiarire perché vogliamo comunicare: Questa è una domanda chiave che dobbiamo
porci e dobbiamo riflettere a fondo sulle ragioni della nostra decisione. Vogliamo
comunicare per informare su qualcosa? Perché vogliamo che la gente agisca?
Comunichiamo perché vogliamo che la gente cambi il comportamento? Darci delle
risposte ci aiuta a disegnare una strategia comunicativa in modo più efficace.
La comunicazione che informa è diversa da quella che vuole creare sensibilizzazione.
La comunicazione che mira a cambiare il comportamento è diversa da quella che vuole
promuovere qualche azione specifica.
Decidere chi vogliamo raggiungere con la nostra comunicazione: Quando capiamo i vari
aspetti della problematica che vogliamo affrontare con la nostra comunicazione,
dobbiamo identificare il gruppo specifico che vogliamo raggiungere.
A seconda del target, i messaggi ed il materiale saranno diversi. Per esempio, la
comunicazione ai mariti in area rurale sarà differente dalla comunicazione indirizzata
a chi prende le decisioni nel comitato di villaggio. La comunicazione alle donne vittime
di violenza per “rompere il muro del silenzio” sarà diversa dalla comunicazione al
comitato degli anziani per trovare un rifugio alle donne vittime della violenza.
La comunicazione deve essere specificamente rivolta al gruppo che si vuole
raggiungere. Dare un messaggio a gruppi diversi con lo stesso materiale di
comunicazione è meno efficace.
Page 30
Chi vogliamo raggiungere determinerà anche il mezzo di comunicazione. Gente istruita
può essere raggiunta con opuscoli o giornali, per persone poco istruite è meglio una
comunicazione via radio o con il teatro di strada.
Capire cosa vogliamo dalla nostra comunicazione: Quando pianifichiamo le strategie
comunicative pensiamo a come vorremmo che reagisse il gruppo target dopo che ha
ricevuto il nostro messaggio.
Se vogliamo che la gente metta in pratica dei comportamenti dobbiamo dare tutte le
informazioni necessarie. La comunicazione deve spiegare i benefici che apporterà in un
linguaggio comprensibile. Per esempio se vogliamo che le persone si sottopongano ad un
determinato trattamento, dobbiamo spiegare dove è possibile farlo, gli orari della
clinica e il costo del trattamento.
Generalmente i messaggi positivi ottengono più successo di quelli negativi. Questo vuol
dire soffermarsi sui benefici di cui il gruppo potrà godere. Inoltre funziona meglio la
comunicazione interattiva di quella passiva, dove il gruppo può intervenire, fare
domande, commenti ecc.
Problematiche aggiuntive per la comunicazione su temi sensibili: Per affrontare temi
sensibili dobbiamo farci conoscere e fare conoscere la nostra affidabilità e serietà
alla comunità.
Prima di decidere le strategie di comunicazione su temi sensibili è fondamentale una
fase di conoscenza delle problematiche chiave, sottolineare le ragioni, sostenere le
istituzioni che fanno comunicazione, comprendere il contesto culturale locale ecc.
Potrebbe essere necessario avere alcuni incontri individuali o in gruppi ristretti in
ambienti riservati per promuovere discussioni confidenziali.
Tutti i materiali e i messaggi di comunicazione dovrebbero essere specifici per il
conteso locale, sociale e culturale di riferimento. Questo è ancora più importante per
la comunicazione su temi sensibili.
Tradizioni e comunicazione su temi sensibili
Per concludere le sessioni sulle strategie di comunicazione su temi sensibili, è stato
chiesto ai partecipanti del workshop suddivisi in piccoli gruppi di riflettere sui
seguenti temi, e condividere le riflessioni sulle relative strategie di comunicazione.
Il primo gruppo ha riflettuto sui temi riguardanti i valori tradizionali sia nei paesi
sviluppati che in via di sviluppo. Per le persone che vivono in Europa, alcune
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problematiche sono difficili da capire e ancora più difficili da accettare. Comunque è
importante guardare ai valori comuni e coinvolgere la comunità quando si affrontano
queste problematiche. E’ anche importante guardare alle tradizioni con una visione
positiva, specialmente in termine di valori, tenendo presente, quando si passa alla
pratica, che vi sia una certa flessibilità. Se le tradizioni sono rigide possono diventare
un ostacolo mentre la flessibilità è un valore positivo e aiuta a cambiare la comunità..
Sarebbe bene se, rispetto alle tradizioni, noi separassimo i valori dai rituali e dalle
pratiche, il valore può rimanere, mentre i rituali e le pratiche possono cambiare per
rispondere ai nuovi concetti di valori umani, di equità ecc. Comunque, per consentire
un processo di “empowerment” proprio della comunità, il cambiamento deve venire
dall’interno e non può essere imposto da fuori.
Il secondo gruppo ha riflettuto sulle difficoltà legate alla comunicazione relativa alla
lebbra perché a livello comunitario esiste ancora un forte pregiudizio nei suoi
confronti. Ciò che oggi influenza fortemente la percezione della malattia a livello di
comunità, sono antichi credi religiosi e miti culturali. La diagnosi di lebbra può essere
devastante per una persona, anche se, come operatori sanitari, guardiamo ad una
malattia facilmente curabile. La lebbra incide sulle relazioni familiari, sull’accesso
all’educazione, al lavoro, sulle prospettive matrimoniali, sulle opportunità per
esprimersi sessualmente, ecc.
Il terzo gruppo ha continuato a riflettere sui temi della sessualità e violenza e su
come le strategie di comunicazione devono negoziare con i valori culturali. Per
esempio, a livello progettuale potremmo decidere di assegnare spazi uguali a ragazze e
ragazzi ma questo creerebbe problemi nella cultura locale, inoltre bisogna guardare al
contesto politico e in alcuni paesi i governi non amano essere sfidati dalle
organizzazioni non governative. Il cambiamento deve venire dall’interno, le persone
colpite devono diventare gli attori principali del cambiamento, però nelle situazioni
lavorative dobbiamo riconoscere che non è facile convincere le persone affette da
lebbra a combattere con vecchie pratiche e pregiudizi. Il nostro atteggiamento di
base è quello di guardare al problema , riconoscerlo e vederlo criticamente. Spesso
prendiamo come assodato il fatto che il personale sia in grado di comprendere tutte le
problematiche e che condividano la nostra visione, ma il personale proviene dalla
stessa comunità e potrebbe avere le medesime idee di quest’ultima. In questo caso
comunicherebbe un messaggio come richiesto dal programma, ma senza convinzione. È
faticoso capirsi chiaramente quando si possiede lo stesso retroterra culturale, quindi
lo è molto di più quando le persone che si trovano faccia a faccia a discutere hanno
radici culturali differenti. È molto importante riflettere su questa questione perché
spesso la comunicazione che mettiamo in atto ha lo scopo di modificare stili di vita ma
se non si parte da un dialogo aperto, da una conoscenza reciproca e da una
contrattazione, invece di cercare di consegnare a chi si ha di fronte un sapere quasi
Page 32
depositato allora sarà molto difficile raggiungere l’obbiettivo. Per questo è
fondamentale fare un lavoro su se stessi che porti ad una reale volontà di contrattare.
Il quarto gruppo ha riflettuto sulla difficoltà di affrontare il problema all’interno
delle famiglie. Sono temi legati alla dignità umana relativi ad aree sensibili come
disabilità, alcolismo,
lebbra, sessualità ecc. Alle volte le famiglie si sentono
umiliate ma non sanno affrontare questo disagio con il dialogo. Per esempio i
preconcetti contro le persone disabili sono alle volte così radicati che non è facile
affrontarli e articolarli chiaramente. L’alcolismo, per esempio, produce ferite
profonde che non è facile affrontare. Una persona affetta da lebbra che ha problemi
di droga e alcolismo trova così tante porte chiuse che non sembra ci sia spazio per
dialogare. Altri temi come l’omosessualità sono temi molto difficili da affrontare per
famiglie e comunità. Il modo con cui noi ascoltiamo i problemi, quanto aperti siamo al
dialogo, si ripercuote non solo sulle nostre comunità ma anche sulle nozioni legate alla
cultura, religione, contesto politico e sulle strutture sanitarie e istituzioni preposte
all’educazione.
I partecipanti hanno pensato che non ci sia abbastanza dialogo su questi temi sensibili
e questo crea ulteriori difficoltà. Cambiare le attitudini tradizionali, magari
discriminatorie, e i comportamenti può essere difficile ma alcune volte il cambiamento
comincia in sordina in poche persone che sanno poi farlo diventare un seme di
cambiamento sociale.
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PARTE II – PRESSIONE POLITICA PER IL CAMBIAMENTO
Introduzione
Francesca Ortali dell’ufficio Progetti Estero di AIFO ha aperto la sessione sulla
pressione politica riflettendo sulla parola “Advocacy” e i suoi diversi significati, ha
detto che fare advocacy significa difendere qualche cosa. Per difendere qualche cosa
prima devi capire che cosa. Per esempio, se sto pensando ad un’azione relativa
all’accesso ai servizi sanitari per i gruppi svantaggiati, per avere successo devo
chiaramente definire cosa intendo per gruppi svantaggiati e per servizi sanitari,
definire l’obbiettivo e la strategia. Credo che l'advocacy sia una strategia che porta al
cambiamento quando esiste una situazione problematica e in questo caso, le attività di
comunicazione sono parte integrante della strategia.
Giampiero Griffo di “Disabled People’s International (DPI)- Italia, ha aggiunto le sue
riflessioni per quanto riguarda l'advocacy. Giampiero pensa che l'advocacy difenda
qualche cosa da salvaguardare e promuova qualche cosa. Questa salvaguardia funziona
se le persone interessate sono messe in grado di esercitare i propri diritti e agiscono
in prima persona. L’assistenza sociale di gruppo è una delle vie con cui le persone
disabili possono costruire reciproche capacità per promuovere l'advocacy e per la
salvaguardia dei loro diritti umani. Un esempio di advocacy è la partecipazione alle
discussioni dei partner governativi e dei legislatori per promuovere adeguate leggi che
salvaguardino i diritti delle persone con disabilità. Griffo ha concluso dicendo: ”Noi del
DPI pensiamo che l'advocacy, per quanto riguarda le problematiche legate alla
disabilità, debba essere gestita dalle persone disabili”.
Davide Sacquegna, del Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne dell’AIFO, ha
proposto la sua idea di advocacy dicendo: ”La parola advocacy deriva dal latino
“chiamare verso” e vuol dire attività di comunicazione per un cambiamento a livello
sociale e/o politico. Per AIFO questo vuol dire che non siamo noi a comunicare, ma
siamo i portavoce di quelli che non possono parlare e con umiltà diventiamo la loro
voce. Voi che partecipate a questo incontro e venite da diversi paesi, voi che lavorate
con le comunità, voi che siete i protagonisti, voi date i contenuti alle nostre parole.
Esperienze di pressione politica sul campo
La pressione politica per i diritti umani delle persone affette da lebbra nella
Repubblica cinese
Michael Chen dell’Organizzazione non Governativa cinese HANDA costituita da
persone disabili affette dalla lebbra, ha parlato del lavoro della sua organizzazione
per quanto riguarda la pressione politica e i diritti umani delle persone disabili: “Noi,
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persone disabili o colpite dalla lebbra, possiamo suggerire idee per il cambiamento
delle politiche basandoci sulla nostra esperienza di vita. Possiamo influenzare i
legislatori perché tengano conto delle nostre preoccupazioni. Per esempio ogni anno
celebriamo, l’11 marzo, la giornata internazionale della dignità e del rispetto e
chiediamo alle persone affette da lebbra di mescolarsi con la gente e dimostrare che
vivono in mezzo a loro e hanno gli stessi diritti di dignità e rispetto. Lavoriamo insieme
con altre ONG e cerchiamo di coinvolgere i media”.
I volontari di Handa volunteers durante le compagne di sensibilizzazione in Cina
Michael ha poi aggiunto, ”Lavorare con i media non è sempre facile, cercano storie
sensazionali o qualcosa che sia interessante da leggere per cui distorcono le nostre
parole, invece noi vogliamo mostrarci come persone reali con storie reali tralasciando gli
stereotipi. Lo facciamo promuovendo la partecipazione ampia del pubblico, cercando di
lanciare messaggi forti ed efficaci come per esempio foto di volontari che tengono per
mano persone affette da lebbra, noi le riteniamo più efficaci di grandi interventi sui
diritti ecc”.
Riguardo le sfide che affronta HANDA nel suo lavoro di pressione politica, Michael
pensa, ”Non è facile, dobbiamo aspettare l’approvazione del governo prima di organizzare
qualsiasi attività, le persone affette da lebbra spesso per paura non hanno voglia di
mettersi in primo piano e dobbiamo anche guardarci dalla manipolazione dei media”.
Infine circa i piani futuri Michael ha spiegato, ”Per quanto riguarda il nostro lavoro
futuro speriamo di organizzare alcune attività in modo da poter influenzare i funzionari
governativi. Vogliamo intraprendere ricerche con un’agenzia legale che ci possa dare dei
suggerimenti realistici per promuovere un cambiamento nelle politiche governative”.
Attività di pressione politica delle persone disabili in Pakistan
Sibghat Rehaman del progetto RCPD di Peshawar ha spiegato le attività del suo
progetto per quanto riguarda la pressione politica: ”Le problematiche relative alle
persone con disabilità sono così tante nel nostro paese, certe volte è la famiglia che le
bistratta, le bambine sono escluse dall’educazione e dalle cure mediche, i bambini
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raramente partecipano agli avvenimenti sociali e vengono discriminati dai coetanei,
ecc. Le attività di pressione politica che porta avanti RCPD includono: l’organizzazione
di seminari per le donne rurali, programmi radio e TV sulla disabilità , manifestazioni
pubbliche, pubblicazioni di articoli sui quotidiani e sulle riviste ecc. RCPD promuove
anche la partecipazione dei giovani disabili ai giochi delle para-olimpiadi”.
Molte attività di pressione politica sono in collaborazione con organizzazioni di
persone disabili del Pakistan.
Le attività di advocacy a livello comunitario in
Pakistan
Attività di pressione politica delle persone disabili in Mongolia
Selenge Khayankhayarvaa dell’associazione delle donne disabili della Mongolia ha
presentato le attività di pressione politica della sua organizzazione: “Per 7 decadi la
Mongolia è stato un paese socialista che si è preso una cura relativa delle persone
disabili. Dal 1991 sono state introdotte in Mongolia riforme di mercato che hanno
provocato problemi come la povertà e la disoccupazione. In questo ultimo periodo
abbiamo assistito alla nascita di ONG , comprese quelle per le persone disabili (DPO) e
una loro federazione. Il nostro scopo è quello di promuovere un nuovo partito nazionale
per la salvaguardia dei diritti delle persone disabili. Abbiamo contattato molte
persone che hanno contestato le elezioni nazionali del 2004 e chiesto loro di
supportare queste politiche. Dopo le elezioni abbiamo coinvolto l’ONG chiamata
Consensus nella preparazione di documenti legali per la protezione dei diritti umani
delle persone disabili con il sostegno di AIFO-Italia. Sono stati fatti alcuni incontri e
discussioni con gli interessati e su questa base è stato prodotto un primo documento”.
In riferimento alla situazione presente rispetto alle proposte delle persone disabili,
Selenge dice: ”La bozza di legge è stata presentata al parlamento nazionale della
Mongolia per una valutazione e ha coinvolto i rappresentanti delle DPO, la federazione
dei DPO, professionisti, ufficiali governativi e consulenti legali. Quando la legge sarà
approvata, la nostra azione di pressione politica continuerà a sostenere la potenzialità
dei DPO perché possano monitorare la sua realizzazione e sensibilizzare il pubblico su
questa legge attraverso i mass media”.
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Diritti sessuali e riproduttivi delle donne affette da lebbra a Bahia (Brasile)
Eliana de Paula Santos della sede MORHAN di Bahia, una organizzazione che si occupa
delle persone affette
da
lebbra,
ha
presentato
la
sua
esperienza attraverso
progetti di pressione
politica: ”Il concetto di
salute fornisce un più
ampio campo di azione
rispetto a quello sui
servizi
sanitari.
Le
donne, se hanno accesso
all’educazione
o
all’informazione, sono in grado di promuovere la salute nelle proprie comunità. I diritti
sessuali e riproduttivi della donna dovrebbero essere considerati come parte del
diritto alla salute. Abbiamo guardato all’accesso, alla pianificazione familiare e alla
cura neo-natale per le donne affette da lebbra e abbiamo trovato che affrontano
discriminazione e ostacoli”.
Il MORHAN ha deciso di denunciare la situazione al nostro comitato di salute dello stato
di Bahia e al concilio comunale di salute sui diritti della donna. Abbiamo partecipato alla
conferenza statale sulla salute, siamo entrati nella rete dei servizi ginecologici e
ostetrici e abbiamo chiesto che le donne affette da lebbra abbiano accesso ai servizi
governativi come ogni altro cittadino.
Eliana ha aggiunto: “Dobbiamo tenere a mente le prospettive di genere e razziali e per
questo non possiamo lavorare in isolamento, ma aggregarci ad altre reti, noi lavoriamo
con forum comunitari contro la violenza, organizzazioni di donne, università e
organismi statali e municipali”.
Notizie e attività di pressione politica nella provincia di South Sulawesi,
Indonesia
Herry Faisal del progetto provinciale di riabilitazione su base comunitaria (RBC) di
South Sulawesi, ha presentato le sue attività di pressione politica, ”Il nostro
programma copre una popolazione di circa 1.7 milioni di persone nella provincia di
South Sulawesi. Ci proponiamo di coinvolgere attivamente i membri della comunità per
promuovere la partecipazione totale delle persone disabili nella vita comunitaria. Per
questo dobbiamo creare percezione positiva sulle capacità delle persone disabili. Nel
2004 abbiamo fatto uno studio sull’impatto delle nostre attività di IEC e abbiamo
constatato che la conoscenza e il coinvolgimento delle autorità locali e la
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sensibilizzazione della comunità su questioni di disabilità
erano scarsi e che
esistevano dubbi circa la sostenibilità del progetto. A seguito di questo studio
abbiamo pianificato metodi per informare e raggiungere la comunità e abbiamo
organizzato diverse attività di sensibilizzazione. Il risultato è stato quello di
includere il programma di RBC nel piano di sviluppo del sotto distretto e di includere
nel programma operatori della lebbra e operatori sanitari”.
Attività di sensibilizzazione in South Sulawesi (Indonesia)
Scambio di esperienze tra i coordinatori AIFO-Italia
AIFO è un’organizzazione di base composta da gruppi periferici con un livello intermedio
di coordinatori (coordinatori regionali). Luigi Gravina, vice presidente AIFO, ha
introdotto la struttura capillare che AIFO ha in Italia e che coinvolge centinaia di
volontari da tutto il territorio nazionale.
Quattro di questi coordinatori hanno partecipato all’incontro: Anna Maria Bertino,
coordinatrice della Liguria, Sergio Zovini, coordinatore della Lombardia, Cristina Pirri,
coordinatrice della Toscana e Antonia Santonastaso coordinatrice della Campagna. I
coordinatori hanno condiviso esperienze sulle loro attività di comunicazione,
informazione e educazione in Italia. Queste attività non hanno specifici obbiettivi di
pressione politica, sono orientate anche a creare sensibilizzazione, o legate ad attività
di raccolta fondi. Il loro ruolo preminente è quello di promuovere un cambio di
mentalità negli italiani. Vengono organizzati corsi di formazione per insegnanti
sull’intercultura e altri temi legati alla globalizzazione e alle ineguaglianze
internazionali. Molte attività di sensibilizzazione pubblica, come la vendita del miele
nelle pubbliche piazze e l’organizzazione di conferenze, sono concentrate nel mese di
gennaio in coincidenza della giornata mondiale dei malati di lebbra che si celebra
annualmente, l’ultima domenica di gennaio.
Lezioni apprese: Pianificare e realizzare attività di pressione politica
Sunil Deepak, del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO ha facilitato la sessione sulla
pressione politica e ha elencato le lezioni apprese rispetto alle attività di pressione
politica dalle diverse presentazioni e discussioni.
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La pressione politica è parte integrante della comunicazione
Le attività di pressione politica fanno parte delle attività di informazione, educazione e
comunicazione (IEC), possono avere varie finalità quali, informare, sensibilizzare,
modificare il comportamento, esercitare pressione politica, ecc.
Per le organizzazioni non governative (ONG), pressione politica vuol dire strategie
specifiche di comunicazione per la difesa degli interessi di particolari gruppi di
popolazioni svantaggiate come le persone povere, donne con disabilità, persone affette
da lebbra. La parola “Advocacy” (pressione politica) viene dal verbo “ to advocate for”
che ha sinonimi come difendere o salvaguardare qualche cosa o qualcuno. Si può
paragonare ad una persona che va in tribunale e ha un avvocato che lo difende dalle
accuse. Per fare una efficace pressione politica bisogna che le persone che si vogliono
difendere giochino un ruolo primario.
La pressione politica deve tener presente la possibilità di situazioni a rischio e deve
avere una strategia specifica per la difese dei gruppi coinvolti.
Come visto dalle presentazioni dei diversi progetti, la parola pressione politica non è
molto chiara e spesso è stata usata per parlare delle attività di sensibilizzazione. Anche
"influenzare" è usato comunemente quando si parla di pressione politica.
La parola “lobbing” viene da “lobby” (corridoio) che è il passaggio appena fuori dalle aule
del Parlamento o dalle sale riunioni dove si legifera. Quando i legislatori promulgano
nuove leggi o nuove politiche, possono subire influenze negative o positive da parte di
attività commerciali e corporazioni commerciali o industriali che designano persone
specifiche con il preciso compito di influenzarli per far si che le nuove leggi non abbiano
ripercussioni negative sui loro interessi. Queste persone si appostano nei corridoi e
intessono relazioni con i legislatori influenzandoli in vari modi con il preciso intento di
orientare i loro voti. Vengono comunemente chiamati “lobbist” (gruppi di influenza).
Per esempio, se un governo sta per prendere delle decisioni sul fumo, i gruppi di
influenza dell’industria del tabacco potrebbero cercare di influenzare le decisioni al
riguardo per proteggere i loro interessi.
Imparando da queste esperienze, le ONG che lottano per gli interessi dei gruppi
vulnerabili e poveri, possono formare dei loro gruppi di influenza per assicurarsi che le
nuove politiche o le nuove leggi siano pensate tenendo presente i bisogni dei gruppi
vulnerabili e oppressi.
Come funziona la pressione politica in pratica
L’esempio di un progetto sostenuto da AIFO ci può aiutare a capire come la pressione
politica possa funzionare in pratica.
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Ecco come ce lo descrivono: “Il nostro Consiglio Comunale stava discutendo un nuova
legge per proibire la pubblicità delle bevande gassate vicino alle scuole. Le industrie
produttrici di queste bevande facevano pressione sul Consiglio perché questa legge non
venisse approvata. Asserivano che se questa legge fosse stata approvata, avrebbe
ridotto le vendite dei loro prodotti con conseguente chiusura delle aziende e molte
persone della comunità avrebbero perso il posto di lavoro. In più rincaravano la dose
dicendo che tali bibite non erano dannose e proibirne la pubblicità andava contro la
libertà personale garantita dalla costituzione nel nostro paese.
La nostra organizzazione voleva che questa legge venisse approvata perché pensava che i
nostri bambini fossero influenzati da questa intelligente pubblicità che decantava bibite
gassate senza alcun valore nutrizionale ma che in compenso creava problemi di obesità,
carie dentali, ecc. Pensavamo che i nostri bambini avrebbero dovuto limitare queste
bibite privilegiando bevante quali infusi alle erbe fatti in casa e senza zucchero,
certamente più sani e meno cari.
Per contrattaccare l’influenza dei produttori, abbiamo creato un pool di persone con i
seguenti compiti:
§
§
§
§
§
Una persona ha raccolto informazioni dagli operatori sanitari sull’incidenza di
carie, obesità e diabete nella comunità con l’obbiettivo di dimostrare che tali
bibite fanno male alla salute. Abbiamo preparato un documento breve e molto
semplice su questo tema.
Una persona è andata a tutti gli incontri comunali per osservare come vengono
prese le decisioni e cercando di capire qual’è la procedura per proporre nuove
politiche, come viene modificata e approvata. Allo stesso tempo ha osservato se
c’erano membri del Consiglio informati o interessati sui temi della salute che
potessero diventare nostri alleati.
Una persona ha fatto delle ricerche su politiche e leggi similari promulgate da
altre città del nostro paese o a livello internazionale per poter preparare un
documento scritto.
Una persona ha fatto ricerche sulle industrie produttrici di bibite gassate per
controllare come e dove producono il prodotto, quante persone ci lavoravano, se
esistevano conflitti all’interno dell’azienda, ecc.
Una persona ha raccolto storie dai quotidiani su questo tema e ha parlato con la
gente per capire cosa ne pensavano al riguardo.
Dopo aver raccolto tutti questi dati, osservazioni, ricerche e documentazione eravamo
pronti. Avevamo tutte le informazioni per rispondere a qualsiasi obbiezione.
§
§
Abbiamo presentato i nostri documenti ai membri del Consiglio comunale e abbiamo
fornito ai nostri alleati del Consiglio documentazione più approfondita.
Abbiamo identificato un consigliere interessato a sostenerci con la volontà di
portare una mozione al Consiglio. Abbiamo lavorato con lei per la preparazione del
testo della mozione, i documenti per rispondere ad ogni possibile obiezione da
parte delle industrie, testi alternativi in caso di rigetto del primo testo, una lista
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§
§
di possibili consiglieri che facessero parte di un comitato di revisione del
documento politico, ecc.
Abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione pubblica sul tema chiedendo
agli operatori sanitari e ai professionisti, agli insegnanti e agli studenti di
sostenerci.
Siamo andati in rete con altre organizzazioni che lavorano nella comunità, molti
dei quali condividono la nostra preoccupazione che ci hanno affiancato nella
campagna di informazione.
Il consigliere che ci sosteneva ha presentato la mozione in Consiglio ma gli industriali
avevano a loro volta preparato altri consiglieri perché rigettassero la nostra proposta.
Dopo lunghe discussioni il Consiglio comunale ha deciso di nominare un comitato per la
preparazione di un testo di compromesso. Siamo riusciti a incontrare il consenso di tre
consiglieri che ci sostengono in questo comitato. Adesso li aiutiamo a preparare un testo
di compromesso utile alla comunità. Se questa politica sarà approvata dal Consiglio, ci
attiveremo per monitorare la sua applicazione."
Strategie di pressione politica
Sulla Base dell’esempio citato sopra, possiamo
preparazione di una strategia di pressione politica:
§
§
§
§
§
•
definire
alcune
idee
base
sulla
La pressione politica si basa su un pool di persone che ha bisogno di essere
sostenuto durante tutta la preparazione, lo studio e la documentazione, per cui
richiede una pianificazione, ivi inclusa la pianificazione delle risorse umane e
finanziarie.
La pianificazione richiesta è a medio/lungo termine.
Una parte chiave della strategia di pressione politica dipende dalla capacità di
intessere e mantenere relazioni. Si rende necessaria l’identificazione e la
coltivazione di relazioni con i legislatori.
E’ necessaria una rete che accorpi tutte le persone interessate alla medesima
azione di pressione politica.
Non bisogna sottovalutare gli eventuali contrasti interni al pool riguardo agli
obbiettivi, è importante studiare una strategia adeguata.
La pressione politica può anche includere attività di sensibilizzazione pubblica,
campagne informative, ecc., ma la peculiarità della pressione politica è quella di
influenzare leggi specifiche o politiche a livello locale e nazionale all’interno del
proprio paese, anche se può verificarsi a livello regionale o internazionale. Per
esempio attraverso documenti strategici o politiche di organizzazioni
internazionali quali WTO, WHO ecc.
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Conclusioni
Quasi tutti i progetti riguardano gruppi vulnerabili conducono attività di
Informazione, Educazione e Comunicazione (IEC). Spesso però queste attività
mancano di una analisi chiara della situazione per l’identificazione di obbiettivi
specifici, non esistono monitoraggi dell’impatto e una riflessione sulle strategie più
efficaci.
Allo stesso tempo ci sono temi sensibili e scabrosi, che coinvolgono le comunità, molto
difficili da affrontare con le attività di IEC, fra cui: sessualità, violenza domestica,
alcolismo, droga, malattia mentale, ecc.
Questo workshop internazionale organizzato dall’Associazione Italiana Amici di Raoul
Follereau (AIFO) ha toccato due temi principali –
(a) Attività di IEC su temi sensibili – aspetti sessuali nella salute, sessualità nei
programmi di RBC e violenza domestica.
(b) Organizzazione delle attività di pressione politica.
I rappresentanti provenienti da Africa, Asia e Sud America hanno confrontato le loro
esperienze su questi due temi e riflettuto sulle relative sfide e hanno constatato che i
temi sono importanti e trascurati e chiedono la preparazione di materiale di
formazione specifico.
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COMUNICARE PER CAMBIARE
Come informare la gente su argomenti sensibili o svolgere attività di pressione politica
Pubblicato da Scuola Internazionale di Formazione Raoul Follereau
Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO), Workshop Internazionale organizzato da AIFO a
Montesilvano-Pescara (Italia) – Ottobre 2005.
© AIFO, 2006
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Communicating For Change-ital