COMUNICARE PER CAMBIARE Come informare le comunità su argomenti sensibili Comunicare per cambiare Come informare le comunità su argomenti sensibili o e svolgere attività di pressione politica: Workshop Internazionale organizzato da AIFO a Montesilvano (Pescara, Italia) – Ottobre 2005 Testo, presentazione e stesura: Dr. Sunil Deepak, Ufficio Attività Scientifiche, AIFO (AIFO/AS) Immagini: Harry Faisal, Michael Chen, Eduardo Manzano, Francesco Colizzi, Sarmila Shrestha, Sunil Deepak, Archivio AIFO Pubblicato da Scuola di Formazione Permanente Raoul Follereau Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) Via Borselli 4-6 40135 Bologna Italy Tel: +39-051-433 402 Fax: +39-051-434 046 Email: [email protected] Webpage: www.aifo.it Traduzione in italiano: Felcita Veluri e Angela Pagani Page 2 Indice Introduzione Parte I: Informazione, educazione e comunicazione su temi sensibili I.A: Informazione, educazione e comunicazione su temi sessuali legati alla sanità di base I.B: Informazione, educazione e comunicazione su temi sessuali legati alla disabilità e riabilitazione I.C: Informazione, educazione e comunicazione sulla violenza domestica I.D: Le comunicazioni alle comunità su temi sensibili e scottanti Parte II: Pressione politica per il cambiamento Conclusioni Page 3 4 6 7 15 24 30 34 42 Introduzione Le organizzazioni che lavorano nel campo della salute, disabilità e riabilitazione e in altri programmi di sviluppo, spesso sentono la necessità di comunicare con le comunità per informarle ed educarle a promuovere cambiamenti attitudinali, comportamentali e relativi alle abilità al fine di promuovere stili di vita più sana e più attiva. Queste attività sono spesso conosciute con la sigla di IEC (Informazione, Educazione e Comunicazione) e includono opuscoli, poster, programmi radio e TV, film, dibattiti, ecc. Per essere efficaci prima di iniziare le attività di IEC i responsabili dovrebbero definire: • • Gli Obbiettivi specifici e chiari su come e cosa desiderano cambiare I Sistemi di monitoraggio chiari per misurare i cambiamenti La comunicazione su argomenti sensibili Alcuni temi, come per esempio sessualità, droga, prostituzione, violenza domestica, alcolismo ecc., sono considerati argomenti sensibili all’interno delle attività di IEC perché sono legati a taboo sociali, miti, religioni, tradizioni, fondamenti con cui si struttura una società. Spesso parlare di questi temi nelle comunità provocano pregiudizi sociali e possono essere percepiti delle comunità come una minaccia. Le varie comunità del mondo hanno sensibilità diverse riguardo a questi temi. Le attività di IEC che riguardano temi sensibili richiedono particolari precauzioni e una strategia specifica. Pressione politica Le attività di pressione politica si inseriscono in un gruppo speciale di attività di IEC e hanno lo scopo di promuovere un cambiamento specifico e legislazioni nuove. La pressione politica è un obbiettivo delle attività di IEC che richiede strategie comunicative specifiche. Questo rapporto Questo rapporto tratta di strategie comunitarie su Informazione, Educazione e Comunicazione (IEC), soprattutto per quel che riguarda temi sensibili e pressione Page 4 politica ed è basato sullo scambio di esperienze e discussioni tenutesi durante un workshop internazionale organizzato dall’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) a Montesilvano (Pescara, Italia) dal 24 al 28 Ottobre 2005. Hanno partecipato a questo workshop Internazionale 38 persone provenienti da 16 Paesi di Africa, Asia e Sud America, comprese 3 delegazioni da Brasile, India e Italia. L’organizzazione prevedeva la traduzione simultanea in portoghese, inglese e italiano. Prof. Luigi Gravina, il vice-presidente AIFO durante l'inaugurazione del seminario Page 5 PARTE I: Informazione, Educazione e Comunicazione (IEC) su temi sensibili Introduzione Durante la prima parte del workshop internazionale è stato chiesto ad alcuni partecipanti di presentare le loro attività di IEC su due specifici temi sensibili – sessualità e violenza domestica. Le presentazioni sono state raggruppate in tre sezioni: a) Esperienze di attività di IEC relative a problematiche sessuali legate alla sanità di base (PHC) b) Esperienze di attività IEC relative a problematiche sessuali legate alla disabilita e alla riabilitazione c) Esperienze di attività IEC sulla violenza domestica Alla presentazione delle tre sezioni è seguita una discussione dei partecipanti suddivisi in piccoli sottogruppi, al termine di questa fase si è proceduto a trattare quanto emerso in plenaria. Questo capitolo presenta un breve sommario delle maggiori presentazioni dei gruppi e delle discussioni plenarie. Nella parte finale sono incluse le conclusioni e gli apprendimenti delle tre sessioni e propone alcune strategie per l’organizzazione delle attività IEC. Partecipanti dal Brasile presentano le danze e i vestiti tradizionali di Bahia Page 6 Parte I A Informazione, Educazione e Comunicazione su temi sessuali legati alla sanità di base AIFO: Importanza delle attività di Informazione, Educazione e Comunicazione Il dr. Enrico Pupulin, membro del Consiglio di Amministrazione dell’AIFO in Italia, ha introdotto il tema affermando: “La missione AIFO è quella di lavorare con le persone più emarginate delle comunità e ha identificato nelle persone affette da lebbra e nelle persone con disabilità le categorie “più emarginate”. Per quanto riguarda la comunicazione il dr. Pupulin ha ribadito: ” Le comunità spesso percepiscono la comunicazione come una prescrizione, come un ordine, impartita in maniera aggressiva, ma se l’obbiettivo della comunicazione è quello di promuovere l’”empowerment” delle persone, deve essere bi-direzionale. Deve includere contatto con le persone, ascolto, osservazione e apprendimento, quest’ultimo, non soltanto dalla comunicazione verbale ma anche delle reazioni non verbali e da quanto non detto. La comunicazione dipende da vari fattori fra cui cultura, genere, età, bagaglio culturale, religione, ecc. Se la comunicazione è basata sul giudizio giusto/sbagliato, meglio/peggio, normale/anormale, diventa una comunicazione violenta e può nascondere un sottile abuso di potere in quanto guarda agli aspetti positivi della nostra comunicazione e a quelli negativi degli altri. Noi tendiamo a criticare gli altri per il loro modo di essere e di muoversi o il loro comportamento, questa non è comunicazione che aiuta l’”empowerment”, ma porta l’ascoltatore alla perdita di autostima, a frustrazione e rabbia. Per evitare tutto ciò, la comunicazione dovrebbe tendere alla comprensione dei diversi punti di vista e delle posizioni altrui. Capire gli altri non vuole dire necessariamente essere d’accordo con loro, ma favorisce un dialogo e una negoziazione che portano al consenso”. La presentazione del dr. Pupulin ha toccato l’importanza del contesto in cui la comunicazione si sviluppa. La comunicazione non è neutrale, non si tratta semplicemente di dare informazioni, ma è anche rapporto fra persone in un contesto di questioni di potere, conflitto, l’idea del giusto e dell’ingiusto, credo religioso e culturale, ecc. Page 7 Comsaude: Lotta contro l’infezione da AIDS/HIV a Porto Nacional (Tochantin, Brasile) Il dr. Eduardo Manzano, Presidente della ONG brasiliana Comsaude ha iniziato il suo discorso fornendo alcune informazioni generali sul suo paese, “Il Brasile è un paese di forti contrasti, il sud è molto sviluppato mentre il nord e il nord est sono meno sviluppati e hanno problematiche di fame, malnutrizione, lavoro minorile, abuso sessuale infantile, ecc. L’infezione da AIDS/HIV è un serio problema nei gruppi di popolazione vulnerabili, si pensa che circa 600.000 persone siano infette da virus in Brasile. Negli ultimi anni il numero di donne infette è cresciuto rapidamente, fino a 10 anni fa le donne con il virus HIV erano una ogni 20 uomini mentre adesso il rapporto è di 8 donne ogni 20 uomini. Questa crescita incide anche sui bambini visto che la maggioranza delle donne infette ha bimbi molto piccoli, è per questo che noi poniamo molta enfasi nell’educazione della popolazione sui rischi e sulla prevenzione dell’infezione da HIV”. Parlare alla comunità di HIV/AIDS, inevitabilmente porta a discussioni relative alla pratica sessuale. All’inizio i nostri operatori erano imbarazzati nell’affrontare argomenti concernenti la sessualità e le persone con diagnosi da virus HIV si sentivano colpevoli e rifiutati per questo hanno avuto bisogno di assistenza psicologica, ma con la pratica è diventato più facile da entrambe le parti. Uno studio ha dimostrato che il 96% dei brasiliani è consapevole che l’uso del preservativo è la migliore prevenzione contro l’infezione da HIV e abbiamo focalizzato la nostra Un opuscolo informativo rivolto agli uomini campagna su tale uso come prevenzione per spiegare l'uso del profilattico (da del contagio dell’AIDS. Siamo Comsaude, Brasile) consapevoli che ciò rischia di rendere triviale la questione dei rapporti sessuali, ma è molto efficace visto che in Brasile è diminuito il contagio. Forse la campagna non è molto efficace per gli adolescenti, perché la percentuale delle ragazze madri continua ad essere alta. Per noi è importante enfatizzare che la sessualità non è soltanto un rapporto fisico ma è anche un rapporto d’amore. Il Dr. Manzano aggiunge, ”A tutt’oggi non è stata affrontata in maniera adeguata la problematica del legame tra droga e Infezione da HIV”. Page 8 Il Dr. Manzano ha rilevato l’importanza di coinvolgere le persone affette da HIV nella campagna IEC per l’educazione delle comunità. A questo proposito il dr. Manzano ha affermato, “Quando un paziente con HIV vince la paura e riesce ad uscire allo scoperto, ha due vantaggi, prima di tutto guadagna una grande sicurezza in se stesso e poi, in caso di bisogno, può contare sulla solidarietà sociale della comunità. Le persone affette quando riescono a parlare alla gente sono in grado di influenzare efficacemente i comportamenti, più di qualsiasi campagna o manifesto”. Informazioni sull'uso del profilattico Poster sui comportamenti che aumentano il rischio di contagio da HIV (da Comsaude, Brasile) La presentazione del dr. Manzano ha toccato due aspetti utili alle attività di IEC relative alla sessualità nella sanità di base: • All’inizio parlare di questioni sessuali può essere imbarazzante sia per l’operatore che per il cliente, ma con la pratica diventa più facile. • per raggiungere la comunità è più efficace avvalersi di persone affette da HIV come portavoci della campagna Attraverso la visione del materiale IEC presentato dal dr. Manzano, i partecipanti hanno potuto constatare che in Brasile è possibile usare immagini e linguaggio molto espliciti per parlare di questioni sessuali. Per esempio, il poster sui comportamenti a rischio presentato dal dr. Manzano raffigura coppie omosessuali e eterosessuali e da l’impressione che la sessualità alternativa possa essere discussa apertamente nella società brasiliana. In generale molti partecipanti provenienti da altri paesi hanno fatto presente che tale materiale non sarebbe accettabile nelle loro comunità. Page 9 WATCH: Promozione della salute tra gruppi rurali emarginati, in particolare tra le donne del Nepal Sarmila Shrestha lavora in qualità di coordinatrice sanitaria per una ong nepalese di nome WATCH, impegnata nella sanità di base e in attività di sviluppo comunitario nelle comunità rurali, in particolare con i gruppi emarginati di donne. Sarmila ha informato ”WATCH lavora con 272 gruppi di donne e molti altri gruppi comunitari in 135 villaggi dislocati su 3 distretti del Nepal. Le attività di IEC sono molto importanti per il nostro lavoro e usiamo diversi materiali di IEC come poster, video. libri. ecc. Abbiamo un centro rurale di formazione nel villaggio di Devdaha nel distretto di Rupandehi che focalizza sulle potenzialità dei contadini poveri”. Riguardo le attività specifiche di IEC relative alla sessualità, Sarmila ha spiegato: “Lavorare con contadine povere vuol dire affrontare le questioni sessuali in rapporto a temi come malattie contagiose, di pianificazione familiare legata a problemi di anemia e malnutrizione dovuta a parti frequenti, di problemi sociali come la prostituzione, il traffico di ragazze ecc. Queste informazioni sono fornite attraverso poster, cartelloni, lavagne mobili, calendari tascabili, cartoni animati, animazioni teatrali di strada, canti e danze, ecc. Nelle nostre comunità, per affrontare problematiche come la sessualità, bisogna creare un rapporto di familiarità e dimostrare di essere una organizzazione affidabile, senza secondi fini e non intenzionata a creare problemi rispetto alle loro tradizioni. “Per poter adempiere a tali scopi organizziamo incontri divisi fra donne e uomini, anche in considerazione del fatto che nella nostra cultura non è facile discutere di tali argomenti in incontri misti. I "flip charts" sono uno strumento utile perché presentano in contemporanea disegni e testo agli ascoltatori e sul retro hanno il testo da leggere per l'operatore in questo modo è sicuro di toccare tutti gli aspetti senza tralasciarne nessuno." Una riunione di un gruppo di donne in Nepal “WATCH lavora anche con donne e ragazze positive al virus dell'HIV e con gruppi di ragazze ad alto rischio come le prostitute, anche in zone urbane presso un dispensario di Kathmandu. Per esempio abbiamo un fumetto chiamato “Illusione e Realtà” che illustra le promesse che fanno gli uomini alle minorenni per ammaliarle Page 10 promettendo loro lavori lucrativi all’estero, nascondendo in realtà sfruttamento minorile nei bordelli indiani o in altri posti. Queste ragazze ritornano poi a casa con l’AIDS e vengono ripudiate dalle loro famiglie. Un altro fumetto chiamato “Dono d’amore” spiega come negoziare l’uso dei preservativi. Per quanto riguarda il lavoro con le prostitute, Sarmila ribadisce: “ La comunità le accusa perché sono viste come causa di problemi, mentre i loro clienti non vengono mai accusati. Lavorare con questi gruppi così emarginati e oppressi è causa di problemi anche per l’operatore sanitario della comunità che può finire nella lista nera e venir trattato come un disturbatore, bisogna essere pronti e affrontare questi problemi senza farsi intimorire”. “Le prime volte parlare di problemi sessuali ai membri delle comunità o negli incontri internazionali può essere molto imbarazzante ma con la pratica diventa più facile. E’ importante che impariamo a parlare di queste cose con chiarezza, questo va a vantaggio della salute delle comunità e specialmente delle donne. E’ importante dare formazione specifica e sostegno agli operatori sanitari per aiutarli ad affrontare questi problemi con successo”. La presentazione di Sarmila ha dato qualche indicazione su come affrontare problematiche delicate e sensibili in culture di tipo tradizionale, quali: • • • • Per affrontare questioni sensibili in una comunità, i rappresentanti delle organizzazioni dovrebbero conoscere a fondo la comunità che si preparano ad affrontare. E’ importante conoscenza e comprensione reciproca portata avanti con responsabilità e dignità. Le comunicazioni più sensibili possono essere affrontate in gruppi di genere separati, informazioni più esplicite circa la sessualità possono essere discusse individualmente per garantire la privacy. Esistono specifici gruppi vulnerabili come le prostitute che sono difficili da raggiungere in gruppi d’intervento aperti alla comunità o anche in gruppi di genere specifici, per questo sono ipotizzabili strategie di gruppo e interventi specifici. Gli operatori sanitari devono imparare ad affrontare proprie emozioni e paure sull’argomento prima di affrontarle con i propri clienti. Può essere utile promuovere condivisione delle esperienze, discussioni riguardanti sfide affrontate e strategie utilizzate. Questo tipo di percorso inizialmente potrebbe essere più facile in gruppi di operatori sanitari specifici di genere. Page 11 Kulima: Miti sessuali della popolazione Macuas a Nampula (Mozambico) Victor Sousa lavora come coordinatore sanitario per una ONG mozambicana di nome Kulima,. Vive a nord di Nampula dove Kulima è coinvolta nel progetto “Educazione per la salute comunitaria”. Il progetto copre 6 distretti della provincia di Nampula e le sue attività includono formazione di volontari comunitari, workshop per la mobilitazione comunitaria, iniziative di teatri e danza di strada mirate alla prevenzione e cura di malattie infettive legate all'acqua, malattie sessualmente trasmissibili, lebbra, ecc. Teatro comunitario per informare e educare (Nampula, Mozambique) Victor ha spiegato i miti sessuali e le tradizioni della popolazione indigena Macuas della provincia di Nampula,: “I Macuas hanno un loro linguaggio, la sessualità non è un taboo e hanno molti miti che la riguardano. Gli adolescenti Macuas quando compiono 12 anni vengono iniziati sessualmente attraverso riti che per i maschi includono circoncisione collettiva e insegnamento a “essere uomo” ossia imparare a controllare paura e dolore. Per le ragazze l’iniziazione consiste in un’operazione per l’apertura delle grandi labbra della vagina e l’insegnamento da parte delle donne anziane dell’arte nei rapporti sessuali simulando l’atto sessuale.” Per, ciò che concerne i costumi sessuali dei Macuas, Victor ha spiegato: “ Durante le mestruazioni le donne devono mangiare un pane speciale chiamato mussiro e non possono avere rapporti sessuali, anche quando sono incinta non possono avere rapporti. Dopo la morte del marito la donna appartiene al fratello più vecchio del marito”. “Qualche volta queste usanze tradizionali possono essere legate a problemi, per esempio la cerimonia di circoncisione collettiva se non è fatta in maniera corretta, crea infezioni e complicazioni. Oppure tra le donne la trasmissione del virus dell’AIDS Page 12 può contagiare la famiglia, per esempio quando una vedova è obbligata ad avere rapporti sessuali con il fratello del marito. La sensibilizzazione deve essere fatta su questi problemi, comunque la sessualità non è un taboo nelle loro comunità e la cosa può essere affrontata in maniera non giudicante, la nostra comunicazione non deve essere percepita come una critica delle tradizioni e il nostro obbiettivo tende a far si che la comunità possa continuare le proprie tradizioni in maniera alternativa senza perdere il ruolo sociale delle tradizioni”. La presentazione di Victor ha dimostrato che gli interventi di IEC devono essere specifici a seconda del paese e della cultura. Allo stesso modo la presentazione ha evidenziato il problema linguistico delle minoranze rispetto al materiale IEC, gli interventi che non tengano conto di questo, non producono impatto su questi gruppi specifici della comunità. Discussioni: A seguito della presentazione del Brasile, del Nepal e del Mozambico, i partecipanti hanno identificato 4 temi specifici per le discussioni che si sarebbero tenute in piccoli gruppi con l’obbiettivo finale di riunirsi in plenaria per discutere più approfonditamente la somma delle loro conclusioni. Il primo gruppo ha concentrato la propria discussione sulle strategie di approccio per adolescenti che vivono in zone urbane concernenti problematiche sessuali. Il gruppo ha concluso che l’identificazione, fra gli adolescenti, di capigruppo che possano avvicinare i loro coetanei è una strategia utile, tuttavia è ugualmente importante ascoltare le loro idee e i loro sentimenti e non solo dare consigli e informazioni. Nell’interazione si raccomanda di usare le metodologie partecipative sviluppate da Paulo Freire. E’ stata sottolineata anche l’importanza di monitorare l’impatto delle strategie di comunicazione per sviluppare metodi più efficaci, imparando dall’esperienza acquisita, allo stesso tempo si pensa sia importante il rispetto delle differenze culturali, anche perché le persone sono differenti e non è detto che all’interno degli stessi gruppi ci sia omogeneità. Il secondo gruppo ha riflettuto sugli atteggiamenti delle donne lavoratrici nel contesto familiare (Questo paragrafo riguarda le attitudini dei famigliari delle operatrici sessuali e va rivisto) e ha concluso che sottolineare temi sessuali relativi a Page 13 donne che lavorano può presentare aspetti molto diversi. Senza comprendere le problematiche, non è possibile pensare a strategie o ad obbiettivi. Spesso i progetti usano strategie di comunicazione ma senza una vera conoscenza di cosa stia succedendo e perché succeda, per cui se i progetti non identificano e capiscono le vere e pressanti problematiche sociali quali pressioni di gruppo, povertà, interesse ecc. e pensano solo in riferimento alle malattie, la comunicazione risulta inefficace. Il terzo gruppo ha deciso di ragionare sulle strategie che promuovono un atteggiamento positivo della sessualità e ha pensato che ci siano delle concezioni sbagliate nella comunità riguardo a malattie come tubercolosi o lebbra. Le persone che ne sono affette sono escluse dalle relazioni sessuali e capita che siano ignorate dal congiunto o non trovino marito. Per queste problematiche, al di la della comunicazione alle comunità, si pensa sia utile anche una comunicazione interpersonale con i familiari. Il quarto gruppo ha guardato alle differenze culturali riguardanti la sessualità. Hanno pensato che le persone provenienti dai paesi sviluppati e di cultura occidentale abbiano pregiudizi riguardo alle altre culture e guardino alle specifiche questioni della comunità senza capire veramente il conteso culturale locale. In effetti anche nella società occidentale esistono questioni di genere relative alla sessualità, per esempio la promiscuità sessuale tra gli uomini è tollerata ma non tra le donne. Terminate tutte le presentazioni, riuniti in plenaria, i partecipanti hanno condiviso i loro stessi atteggiamenti nelle discussioni riguardanti il sesso. Diversi partecipanti hanno notato che ci sono differenze culturali importanti ma hanno fatto grossi sforzi per ascoltare i diversi punti di vista. Alcuni partecipanti hanno espresso sorpresa nel sentire Sarmila parlare della sessualità in maniera così esplicita, una considerazione interessante emersa è l’importanza che la libertà di affrontare queste tematiche comporta per le donne una maggior presa di coscienza di quelli che sono i loro bisogni. Page 14 Parte I B Informazione, Educazione e Comunicazione su temi sessuali legati alla disabilità e alla riabilitazione AIFO: Sessualità, una componente essenziale della nostra identità Sunil Deepak, direttore del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO ha introdotto il tema delle problematiche sessuali legate alla disabilità e alla riabilitazione affermando che la sessualità è una parte essenziale dell’identità umana. Diventa ancora più importante per le persone disabili perché è molto diffusa la credenza che i disabili non siano abbastanza uomini o donne e non abbiano diritto ad esprimersi sessualmente. Le persone disabili fanno notare che spesso vengono visti come bambini asessuati, alle volte le persone che si occupano di loro o i loro familiari hanno paura che individui poco scrupolosi possano abusare dei loro pazienti/figli disabili e vengano sfruttati sessualmente, per cui per proteggerli limitano le loro opportunità di interazioni sociali. Anche le barriere attitudinali e fisiche che colpiscono la disabilità possono portare a isolamento e limitare le opportunità di rapporti sociali affettivi. Ci sono molti miti legati alla sessualità delle persone disabili, esiste anche una dimensione di genere che la riguarda. In generale le persone disabili di sesso maschile hanno più opportunità di esprimersi sessualmente del sesso femminile, per esempio, molte società accettano che l’uomo vada con prostitute ma non concede tale opportunità alle donne. Inoltre le persone disabili ci fanno notare che la prostituzione non è la risposta ai loro problemi di espressione sessuale e gli atteggiamenti sociali devono cambiare”. Uno dei disegni dal libro di Gabriele Viti (www.gabrieleviti.org) Infine Sunil ha spiegato che spesso l’aspetto sessuale viene ignorato in progetti che si occupano di disabilità e riabilitazione o è visto come un problema. L’obbiettivo di questa sessione è di vedere come i progetti di riabilitazione e i programmi di riabilitazione su base comunitaria affrontano le questioni sessuali. Sunil ha quindi presentato un libro preparato da un portatore di handicap italiano, Gabriele Viti, dal titolo “Kamasutra per Disabili”. Page 15 Questo libro presenta le barriere sessuali che si trovano ad affrontare le persone disabili e mostra alcune foto esplicite di persone disabili durante l’atto sessuale. Sunil ha proseguito:”Questo è un esempio di come le problematiche possano essere rese pubbliche per stimolare discussioni. Probabilmente libri simili non sono ben accetti in molti paesi, viste le molte immagini suscettibili di essere giudicate oscene o illegali”. Sunil ha invitato i partecipanti a guardare il libro e riflettere su possibili strategie per affrontare la questione in maniera positiva. AMICI-India: Disabilità e Sessualità nei programmi di CBR in India Amici-India con sede a Bangalore, coordina differenti progetti sostenuti da AIFO. La presentazione è stata curata da Jose Manikkatan, Rappresentate AIFO in India e Jayanth Kumar, coordinatore CBR di Amici-India. Jose e Jayant hanno spiegato, ”Anche se alcune funzionali possono essere limitate, le persone disabili hanno bisogno di esperienze sessuali fisiche ed emozionali come chiunque altro. In tutti i programmi di RBC è importante far emergere la questione sessuale e coinvolgere le persone disabili, uomini, donne e loro parenti, perché esprimano il loro punto di vista al riguardo. Abbiamo discusso questo tema con le varie parti coinvolte nei programmi di formazione di RBC e affrontato argomenti come l’anatomia, atteggiamenti comunitari, credo popolare, donne e sessualità, materiale audiovideo sulla sessualità, questioni sociali riferite ai familiari, ecc.” Durante queste discussioni il personale di RBC coinvolto nella formazione ha sostenuto che sono temi sensibili a livello culturale. Hanno ammesso che la gente è molto imbarazzata a parlare di questi argomenti e non esiste materiale formativo appropriato al riguardo. Anche la nuova legge nazionale sulla disabilità, anche se molto ampia, non menziona la questione sessuale. La formazione del personale di RBC, sia maschi che femmine, dovrebbe includere quella specifica al riguardo in modo che possano parlare di queste problematiche con le persone disabili coinvolte nei progetti”. Infine Jayant ha condiviso alcune esperienze personali della sua vita di non vedente, il suo matrimonio e la sua vita familiare. Ci ha detto, ”Io non sono in grado di vedermi, certe volte mi chiedo come sono fatto e come mi vedono gli altri. La gente pensa che i non vedenti come me non abbiano sentimenti sessuali. Chi vede può reperire Page 16 informazioni da varie fonti, dai film, su internet, ma noi dobbiamo affidarci al passa parola di persone amiche giovani come noi. Approntare del materiale su questo tema in braille o in audio-cassette sarebbe per noi molto utile.” Per quanto riguarda l’aspetto di genere, Jose ha puntualizzato, ”E’ molto raro vedere una donna disabile sposata a un uomo non disabile, al contrario uomini disabili trovano mogli non disabili. In un approccio corretto le questioni sessuali dovrebbero essere parte integrante delle discussioni sullo sviluppo.” La presentazione di Jose e Jayant è basata su discussioni con persone che lavorano in vari programmi di RBC in India e ha sviluppato una significativa problematica sulle questioni sessuali che i corsi di formazione sulla RBC normalmente non toccano. Non esiste sufficiente materiale didattico sul tema per questi programmi, inoltre Jayant ha sollevato la questione del materiale in braille per conoscere gli aspetti sessuali e audio-cassette accessibili a persone non vedenti. SRMAB: Affrontare questioni di genere e sessuali a Bangalore (India) SRMAB o “Sri Raman Maharishi Accademy for Blind” è una ONG con sede a Bangalore dove gestisce una scuola, un istituto di formazione agricola e alcune cooperative con attività commerciali per persone disabili. Inoltre SRMAB è coinvolta in un certo numero di programmi di RBC a livello comunitario in alcune aree del distretto di Mandya (Karnataka) nel Sud dell’India. Srinivasan del SRMAB ha sollevato la questione di genere sulla sessualità. SRMAB promuove attivamente l’inclusione di donne e ragazze disabili nel sistema educativo e lavorativo ed è attiva anche nelle attività di pressione politica in rapporto alla promulgazione di leggi per disabili. Inoltre Srinivasan sottolinea l’importanza del negoziato con le famiglie affinché le donne con disabilità possano sposarsi. SSBI: La disabilità legata alla sessualità nel programma di RBC della Liberia SSBI è una ONG della Liberia con sede a Gardnersville nella periferia della capitale Morovia. Lemuel Boah è il coordinatore del programma di Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) di SSBI, egli ha affermato che durante lo svolgimento del progetto tematiche sessuali non sono mai state affrontate in modo sistemico, proprio per questo ha deciso di affrontare l’argomento con gli operatori di RBC e con le persone con disabilità prima di prendere parete al workshop. Da questa discussione è emerso quanto segue :”La comunità è composta da persone di varia provenienza, politica, culturale, religiosa ed etica. Le persone disabili, uomini o donne che siano, non vivono isolate, quindi è difficile capire le loro opinioni sulla sessualità se non capiamo come la percepiscono. Succede che alcuni uomini non disabili abusino sessualmente di donne Page 17 disabili durante la notte, ignorandole di giorno perché pensano che una relazione pubblica con una donna disabile sia vergognosa, imbarazzante e stigmatizzante”. Per quanto riguarda il genere, Lemuel ha riferito le discussioni avute con donne disabili, ”Le donne hanno detto che le pulsioni sessuali non sono appannaggio degli uomini e sentono anche loro il bisogno di esprimere le proprie emozioni d’amore al sesso opposto. Sfortunatamente hanno paura di essere giudicate male se lo dimostrano. Credono che il sesso sia importante perché il sesso fa nascere i bambini e avere bambini fa uscire il lato migliore delle donne, inoltre pensano che il sesso sia la vera gioia della vita e che soddisfa il più grande desiderio umano.” Lemuel ha continuato asserendo che gli uomini hanno la stessa visione:” La sessualità è considerata molto importante nella vita degli uomini con disabilità perché l’uomo pensa che il sesso produca figli e avere figli fa uscire le qualità migliore anche degli uomini.” A seguito di tutti questi incontri in seno alla comunità, Lemuel informa che vorrebbero iniziare attività di consultorio sul tema della sessualità gestito da una persona disabile. Servizi di salute comunitaria in Liberia Page 18 SETI: Questioni sessuali in rapporto a disabilità intellettuali ad Alessandria (Egitto) Padre Emad Bishoy proveniente dalla ONG egiziana SETI di Alessandria (Egitto) ha spiegato che il loro progetto lavora per lo più con bambini con deficit fisici come la paralisi cerebrale. La loro attività si focalizza nelle zone suburbane a basso reddito. Il progetto sostiene e lavora in collaborazione con organizzazioni di familiari dei bambini disabili. Emad ha detto, ”Informazione, educazione e attività di comunicazione hanno un’importanza capitale nel nostro lavoro. Abbiamo incontri regolari in ogni comunità dove lavoriamo. Il nostro obbiettivo è promuovere l’inclusione dei bambini disabili in tutti gli aspetti della vita e a questo proposito vogliamo identificare volontari comunitari che ci appoggino. Promuoviamo anche sport e attività ludiche per i bambini disabili e una delle bambine del nostro progetto di Bakous ha avuto la medaglia d’argento assieme al team di basket nelle para-olimpiadi di Tunisi del 2004. Bambini con disabilità, genitori e volontari ad Alessandria Rispetto alle questioni sessuali specifiche Emad ha spiegato, ”Le problematiche maggiori sono per noi il matrimonio, l’abuso sessuale delle persone disabili e il desiderio dei genitori di far sterilizzare o di praticare l’isterectomia (rimozione chirurgica dell’utero) alle loro figlie disabili. La gestione del comportamento è un altro aspetto del problema perché spesso gli adolescenti con disabilità mentali non sono in grado di gestire in pubblico i loro impulsi sessuali. Incoraggiamo sessioni aperte su questi temi con i genitori per promuovere discussioni.” “I genitori hanno sentimenti sia positivi che negativi nei confronti di tematiche come il matrimonio o le espressioni sessuali, hanno paura che i loro figli disabili possano avere a loro volta figli con disabilità, è un pensiero costante per loro.” Rispetto a queste difficoltà Emad ha aggiunto, ”Non è facile sollevare queste questioni nelle nostre comunità, visto che per molte persone parlarne è un peccato. Nel nostro materiale di formazione per operatori di RBC descriviamo gli organi riproduttivi dell’uomo e della donna ma spesso i formatori saltano queste parti. Cerchiamo di spingere all’educazione sessuale i genitori e i loro figli disabili anche per quel che riguarda protezione dagli abusi. Non ci sono leggi in Egitto riguardo la Page 19 sterilizzazione o il matrimonio di persone con disabilità mentali ma è l’atteggiamento della comunità che determina il comportamento delle famiglie. Trovare materiale educativo appropriato che possa essere usato per genitori e figli disabili è una grande sfida, non esiste quasi niente su questo tema che sia adatto a livello comunitario.” La discussione a seguito della presentazione di Emad ha mostrato che non ci sono risposte facili sul tema. I partecipanti hanno concordato con quanto detto da Emad:” è importante promuovere discussioni aperte nella comunità e aiutare le persone a decidere della loro vita attraverso una scelta che nasca dalla conoscenza”. I gruppi hanno sottolineato la carenza di materiale educativo sul tema per i programmi di riabilitazione su base comunitaria. Discussioni A seguito delle presentazioni individuali i partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi, a seconda della lingua ( inglese, portoghese e italiano) ed è stato loro chiesto di riflettere su due dichiarazioni fatte durante le presentazioni individuali: a) “Fare capire alle persone disabili che nella vita la soddisfazione mentale (interiore) è più importante di quella fisica e la si può raggiungere con un’assistenza specialistica a livello cognitivo”. b) “La riunione avuta con i genitori che includeva genitori disabili e non, e figli disabili compresi fra i 10 e 15 anni, ha fatto emergere tra le varie problematiche la paura che i loro figli fossero sfruttati sessualmente.” Alla fine in plenaria tutti i gruppi hanno condiviso le principali idee sc aturite dalle discussioni. Page 20 Il primo gruppo, ha focalizzato la discussione sulle paure dei genitori riguardo lo sfruttamento sessuale dei loro bambini con disabilità mentali e ha concluso che l’argomento congloba pregiudizi e discriminazioni. Un lato del problema concerne la protezione esagerata del minore ritenuto vulnerabile allo sfruttamento: questa paura che si concretizza sulle bambine con disabilità mentale, ha anche un riconoscimento legale in quanto esistono leggi che consentono l’aborto per abusi sessuali su donne con disabilità mentale. Una maniera per affrontare questo problema è quello di assicurarsi che i bambini disabili vadano regolarmente a scuola e insegnando ai bambini non disabili cosa significa essere disabile. Un altro aspetto è promuov ere opportunità di impiego per persone disabili, per esempio dando degli incentivi alle aziende. Può darsi che tali leggi siano già state emanate ma non vengano applicate. Un altro aspetto riguarda la discriminazione delle famiglie con bambini disabili. Il secondo gruppo ha riflettuto sul rapporto tra soddisfazione mentale e soddisfazione fisica in termini di espressione sessuale e ha concluso che sono complementari e integrate e non si possano separare. Entrambe sono necessarie all’essere umano, incluse le persone disabili. L’assistenza psicologica è una via per aiutarci a condurre una vita migliore e a capire i pregi e i difetti di una vita di coppia. Anche la comunità deve essere sensibilizzata per far si che le barriere per le persone disabili siano ridotte. Un altro punto scaturito dalle discussioni del gruppo riguarda “l’empowerment” delle persone disabili che è molto più incisivo per la realizzazione di un reale cambiamento rispetto a discorsi riguardanti i diritti alla sessualità. Anche il terzo gruppo si è occupato della tematica “soddisfazione mentale rispetto a quella fisica”. Dalle riflessioni è emerso che la sessualità non è solo fatta di rapporti fisici ma anche di amore, intimità, affetto e dignità umana. Noi tutti abbiamo bisogno di tali componenti nella nostra vita. La sessualità è un aspetto sensibile e deve essere gestito in modo corretto. Sia il personale della RBC che i fruitori devono capire che la sessualità riguarda i rapporti umani. Tutti quanti, persone disabili, familiari, operatori sanitari, operatori di RBC ecc hanno bisogno di avere informazioni sulle funzioni biologiche del corpo umano e sulla sessualità. Per alcuni di noi sono necessarie anche ulteriori informazioni sulle relazioni interpersonali. Il quarto gruppo ha riflettuto su cosa vuol dire sessualità nella cultura europea il modo in cui le problematiche sessuali delle persone disabili sono percepite. Il gruppo ha pensato che come nei vari paesi in via di sviluppo anche in Europa esistono stereotipi e concetti sbagliati circa la sessualità delle persone disabili. E’ importante riflettere sul ruolo che la sessualità ha nella nostra vita e come trasmettiamo le nostre idee alla società. La sessualità è un modo con cui ci esprimiamo per conoscerci, per relazionarci e questa esperienza è spesso negata alle persone con disabilità. La maggioranza delle persone disabili non ha la possibilità di esperienze sessuali dirette e i disabili mentali sono sottoposti a limitazioni ancora maggiori. Page 21 Le quattro presentazioni hanno provocato numerosi commenti in plenaria, da queste discussioni sono emerse alcune problematiche supplementari, le più significative sono le seguenti: Negare la sessualità equivale a negare lo stato di persona adulta e la possibilità di crescere, vuol dire lasciare le persone disabili in uno stato infantile, è come una prigione senza via d’uscita. Violenza e genere sono altri temi che sono intimamente legati alla sessualità delle persone disabili, ci sono ineguaglianze tra uomini e donne e queste ultime affrontano discriminazioni maggiori. Essere donna ed essere disabile vuol dire avere minori opportunità di servizi. Per arrivare alla denuncia delle violenze, anche delle piccole violenze quotidiane c’è bisogno di “empowerment”. Far parte di un gruppo, parlarne con altra gente nelle stesse condizioni può aiutare “l’empowerment”. Le informazioni sulla sessualità devono essere accessibili alle persone con disabilità. Per esempio nel caso di AIDS/HIV l’informazione è fondamentale per evitare di essere contagiati. La possibilità di confrontarsi e di discutere con i propri pari ha un ruolo importante per rafforzare “l’empowerment” delle persone disabili. Nella sessualità non c’è niente di “normale”, sessualità è diversità, siamo tutti umanamente diversi nella nostra sessualità. E’ importante non etichettare sempre tutto per riuscire ad iniziare un dialogo per accrescere la nostra conoscenza. Questo è vero anche quando si parla di genitori dei bambini disabili, è importante evitare nozioni preconcette su paure e credi, piuttosto bisogna promuovere un dialogo aperto per capire i loro sentimenti, tenendo presente che il loro amore alle volte si esprime più intensamente se hanno un bambino disabile. Al fine di trovare soluzioni e per promuovere “l’empowerment”, è importante lasciare da parte idee preconcette e tenere presente che prendere decisioni per altri equivale a violare i loro diritti umani, bisogna assecondare la loro presa di coscienza e man mano fare in modo che siano loro stessi a prendere le decisioni che li riguardano. La sessualità è un argomento taboo anche per le persone non disabili e perciò è una questione completamente ignorata. Dobbiamo riconoscere che parlarne è difficile, ancora più difficile parlarne per quel che riguarda i bambini. La IEC su tale tema è oggettivamente molto difficile. La comunicazione non dovrebbe limitarsi alla mera informazione, ma è suo compito organizzare occasioni nel tempo libero dove le persone disabili possano conoscere altra gente, possano fare scampagnate assieme, coinvolgendo e agevolando il più possibile anche persone non disabili. Page 22 E’ necessario cambiare atteggiamento perché la gente possa tranquillamente parlare dei problemi legati alla sessualità e soprattutto della sessualità delle persone disabili. Il contesto culturale che circonda la sessualità crea barriere. Bellezza, desiderabilità e prestazioni sessuali sono aree dove i media ,TV, comunicazioni, influenzano e creano stereotipi che agiscono da barriera alle espressioni sessuali delle persone disabili. I tre coordinatori regionali AIFO - Delinda, Jose e Massimo Page 23 Parte I C Informazione, domestica Educazione e Comunicazione sulla violenza Introduzione: Vulnerabilità e potere di influenzare e indirizzare la violenza Il Dr Enrico Pupulin ha aperto la sessione sulle strategie di comunicazione legate alla violenza domestica. Ha menzionato il nuovo documento dell’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) sulla classificazione Internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute (ICF), i diversi fattori personali e ambientali che ci influenzano e cosa provochiamo quando incrementiamo differenze, limitazioni e restrizioni. Sono fattori che includono tradizioni, genere, età, forza fisica, religione ecc. Si può guardare all’abilità e alla disabilità in un continuum dove nessuno è “perfetto”, ma tutti siamo parte di queste diversità in modi diversi. Dobbiamo influenzare la gente, le istituzioni e l’ambiente che ci circondano per difendere i diritti compreso il diritto alla sopravvivenza, alle proprie tradizioni e ai propri valori religiosi. Le persone vulnerabili e senza consapevolezza del proprio valore non hanno capacità di influenza quindi sono considerate inferiori. Chi vive in una città ha più possibilità di influenzare gli altri rispetto a chi vive in un’area rurale o montagnosa, chi ha parenti potenti può influenzare più efficacemente rispetto a persone che vengono da famiglie povere. La nostra influenza deriva sia dalle nostre caratteristiche personali che dall’ambiente circostante. Quando le diverse caratteristiche sono viste come posizioni contrapposte si sviluppa il seme della violenza. Per esempio quando la gente fa confronti come “Io sono migliore perché sono giovane e tu sei peggiore perché sei vecchio”, crea posizioni opposte che non aiutano il dialogo e creano condizioni di violenza. Alcuni confronti come normale o anormale, meglio o peggio, buono o cattivo, creano posizioni opposte. La violenza non è solamente abuso fisico, ma è anche sottomissione, umiliazione ecc. La stessa comunicazione può diventare violenza se non rispetta gli altri, quando per esempio si focalizzano gli aspetti positivi personali e quelli negativi degli altri a scapito generalmente dei gruppi più vulnerabili e deboli. Violenza vuol dire frustrazione, perdita di autostima e disordini somatici in chi la subisce e porta le vittime a reagire violentemente contro gli stessi componenti più deboli del loro gruppo. Per esempio la frustrazione dovuta alla violenza subita si trasforma in violenza familiare. Page 24 E’ difficile parlare di violenza familiare, chi la subisce può identificarsi con le umiliazioni e le frustrazioni di chi perpetra la violenza all’interno della famiglia, generalmente il marito o il padre e cercare di giustificarlo. E’ difficile parlare male di tua madre o tuo padre perché produce sensi di colpa e tradimento. Bambini e violenza domestica: Le esperienze di Vila Esperanca (Goias, Brasile) Max Robson, del progetto di Vila Esperanza in Brasile, ha parlato della sua esperienza. La violenza domestica è un grande problema che coinvolge la vita di bambini, anziani e donne. Coinvolge entrambi i sessi e non è legato al contesto sociale, culturale o religioso della famiglia, spesso rimane nascosta, sotto silenzio. La violenza può anche essere accompagnata da negligenza e sfruttamento sessuale infantile con conseguenze gravi sulla vita dei bambini. In Brasile la violenza è la causa principale di morte per i giovani fra i 5 e i 19 anni. Un educatore con i bambini a Vila Esperança Gli educatori possono svolgere un ruolo significativo nell’identificare una situazione a rischio. Aggressioni o comportamenti strani verso gli altri e l’ambiente possono essere segni della sua presenza, specialmente in bambini in età pre-scolare (4 - 6 anni). Questi bambini possono avere problemi legati all'apprendimento, al linguaggio o alle capacità cognitive. Nel nostro contesto, le famiglie con un genitore singolo, a basso reddito, carente dei beni fondamentali per vivere o con conflitti matrimoniali, sono legate alla violenza familiare." "La violenza non è solo aggressione fisica, ma può significare anche non provvedere alle cure necessarie dei bambini. La violenza verbale accompagnata da umiliazioni, mancanza di rispetto, rifiuto, punizioni esagerate, possono avere un impatto devastante al pari della violenza fisica. Silenzio, mancanza di dialogo, indifferenza, denigrare l’altrui lavoro, insultare davanti ad estranei, sono altri segni di violenza psicologica e provocano nelle vittime perdita di autostima. Spesso gli aggressori fanno sentire le vittime responsabili della violenza subita, in quanto meritata o provocata. Page 25 L’alcolismo è un altro fattore che acuisce la violenza domestica. Le scuole e gli educatori possono giocare un ruolo chiave nel ricostruire l’autostima di un bambino vittima di violenze, anche dialogando con le famiglie in modo da esplorare la situazione e suggerire soluzioni. Queste azioni risultano più efficaci quando sono sviluppate in stretta collaborazione con la comunità. Una di queste iniziative di Vila Esperanca è il “Progetto Lalabà” che lavora con gruppi di bambini, educatori e madri per promuovere dei dibattiti sull’infanzia con problemi di aggressività. L’obbiettivo è promuovere discussioni sulle conseguenze della violenza sui bambini e sul supporto che viene dal gruppo di madri e di educatori. Problematiche sulla violenza domestica in Mongolia Tulgamma Damdisuren ha parlato del lavoro svolto dall’Associazione delle donne disabili in Mongolia (DWAM) in collaborazione con il Centro nazionale contro la violenza domestica subita dalle persone disabili. DWAM è attiva in tutto il paese per quanto riguarda la sensibilizzazione sulla violenza domestica e insieme al Centro Nazionale ha elaborato una serie di nuovi argomenti da trattare nei loro percorsi: § § § § Gli atteggiamenti negativi della comunità rispetto alle persone disabili La legge che spesso considera le persone disabili “criminali” perché essendo portatori di handicap visivi, uditivi e mentali non hanno la capacità di comunicare efficacemente Il fatto che spesso i bamb ini disabili sono nascosti e isolati nella famiglia e questo è specialmente vero per i bambini con disabilità mentali I bambini disabili che non hanno opportunità di andare a scuola e le bambine che sono facili vittime di stupro e offese. La comunità percepisce la disabilità come una specie di punizione di Dio e crea ancora più difficoltà alle famiglie, si tratta di una violenza psicologica che diventa ancora più evidente quando il bambino ha bisogno di cure specifiche o trattamenti che richiedono risorse familiari. Violenze verso donne e bambini – Una esperienza da Mandya (Karnataka, India) Sr. A. Cheenuthuvattuhulan, più semplicemente chiamata da tutti sr. Leela, proveniente dal distretto di Mandya in India , ha presentato le attività di IEC del suo Page 26 progetto legate alla lotta alle violenze domestiche. Sr. Leela pensa che la violenza domestica sia il risultato del cattivo uso del potere di una persone contro un altro membro della famiglia e colpisce i bambini, le donne e gli anziani. La violenza domestica può avere varie forme può essere episodica, a scadenza regolare, abuso psicologico, abuso finanziario e/o aggressione fisica o sessuale. La violenza contro le donne può avere varie forme – soppressione del feto o del bambino, vessazione o morte per la dote, abusi sessuali, traffico di prostituzione e umiliazioni pubbliche. I bambini possono essere le vittime designate o possono presentare traumi psicologici dovuti a testimonianze di violenze familiari. "Siccome è luogo comune che nelle famiglie povere fiorisca la violenza, abbiamo fatto uno studio all’interno del nostro progetto che ha evidenziato una violenza quasi doppia nelle famiglie benestanti, però non ha chiarito il perché gli uomini delle famiglie benestanti siano più violenti. Un altro studio effettuato nella nostra area, ha mostrato che il 40% delle donne colpite da violenze, rimane in silenzio senza perseguire azioni a livello formale. Altri studi del Karnataka hanno mostrato che dal 22 al 60% delle donne potrebbe subire qualche forma di violenza in famiglia, nella maggioranza gli uomini giustificano questi atti come punizioni utili per il 'mantenimento dell’ordine e della sicurezza' nella famiglia", spiega suor Leela. Esiste una nuova legge del Parlamento indiano sulle violenze domestiche che potrebbe aiutare a prendere una posizione più forte contro gli aggressori. I bambini con disabilità partecipano ad un'iniziativa di sensibilizzazione per la pressione politica a Mandya (India) Sr. Leela ci ha raccontato alcune storie di vita di donne che si sono trovate ad essere vittime di violenze familiari e ci ha spiegato le attività del progetto di sostengo alle donne per l’organizzazione di gruppi che promuovano il loro “empowerment” e di incoraggiamento perché mandino le proprie figlie a scuola. Violenza sotto silenzio: Abusi alle donne in Nepal Sarmila Shrestha ha presentato una vasta esperienza di WATCH Nepal sul tema della violenza di genere nel suo paese. Ecco il suo racconto, ”La violenza incomincia per le donne ancor prima di nascere e continua per tutta la vita. Prima viene la selezione Page 27 abortiva del sesso e la violenza fisica durante la gravidanza poi durante l’infanzia, infanticidio, diverso accesso alle cure, al cibo e all’educazione, abusi emozionali e fisici. Crescendo incontra incesto e violenza sessuale, prostituzione infantile, crescita discriminata dovuta al mancato accesso alle cure mediche, all’educazione e al cibo.” Questa violenza continua anche in età adulta con la prostituzione forzata, stupro nel matrimonio, violenza familiare, morte per cause dovute alla dote e nell’età avanzata abusi e accuse di stregoneria ecc. Generalmente la violenza è da parte dei mariti o della famiglia e può essere grave durante la gravidanza quando la violenza colpisce il ventre. WATCH promu ove ampie campagne di sensibilizzazione e promuove incontri sul tema perché pensa che il muro di silenzio che avvolge le vittime debba essere rotto. Le donne devono capire che alzando al voce non si disonorano ma chiedono diritti umani e che hanno bisogno del supporto delle loro famiglie. La comunità deve guardare criticamente a come donne e uomini si percepiscono e vedono i loro ruoli nella famiglia e avviare un cambiamento. WATCH organizza anche gruppi di donne per discutere le varie problematiche e promuovere azioni tipo l’ educazione scolastica per le ragazze coinvolgendo la comunità in questa strategia. Due poster usati da WATCH per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne Discussioni Alle presentazioni individuali sono seguite discussioni in plenaria sul tema della violenza domestica, durante le quali sono emerse le riflessioni che seguono: In Italia la violenza domestica è punita in caso di denuncia formale o se è ufficialmente riconosciuta, questo perché nella società europea i diritti individuali Page 28 sono considerati più importanti del ruolo della famiglia o della comunità. Quanto è perseguibile questa posizione negli altri paesi o culture? La violenza non è solo contro la donna, ma la donna stessa può partecipare alla violenza della famiglia, specialmente se psicologica o verbale contro i bambini o ai danni di altre donne come suocere e nuore. Anche l’uomo può essere vittima di violenza e i suoi diritti venire violati, dobbiamo lavorare anche con il loro aiuto. Molte culture guardano alla violenza tra marito e moglie come a qualcosa di interno alla famiglia, il solo modo di cambiare la percezione della società è costruire un dialogo su queste problematiche e portarle allo scoperto. La violenza familiare non può essere risolta dall’esterno, risposte e cambiamenti devono venire dall’interno, forse le coppie devono discutere insieme e trovare delle soluzioni. Arte, danze, giochi ecc. possono essere i mezzi che aiutano i bambini, vittime di violenza, a ricostruire se stessi, a capire gli altri e a essere parte di un gruppo. Un altro aspetto della violenza può essere legata alla dipendenza economica della donna, violenza che perpetrandosi quotidianamente su donne e bambini, viene percepita come parte integrante della vita di una donna. Uno studio in Indonesia ha dimostrato che gli uomini spendono di più in sigarette che per i bambini, e questa è un’altra forma di violenza. La violenza è diffusa ma nascosta, lo sviluppo di attività di IEC contro la violenza familiare ha bisogno di capire per prima cosa le diverse problematiche che l’accompagnano. Le stesse parole “violenza familiare” sembrano suggerire qualche cosa di minore, di poco importante è importante cambiare questo tipo di percezione. Le comunità potrebbero credere che una certa “disciplina” sia necessaria per crescere, ma all’esterno è vista come violenza. Page 29 Parte I D Le Comunicazioni alle comunità su temi sensibili e scottanti Sulla base delle discussioni sui temi della sessualità e della violenza domestica, Sunil Deepak del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO/Italia ha illustrato le lezioni apprese sulle strategie di comunicazione per un cambiamento a livello comunitario. Analizzare i vari fattori relativi alla problematica da affrontare prima di progettare il materiale di sensibilizzazione: E’ importante capire i vari aspetti del problema che vogliamo affrontare con il nostro materiale di sensibilizzazione. Questo vuol dire capire le ripercussione che il messaggio avrà sulla gente, come verrà recepito, quali sono i fattori sottesi, ecc. E’ ugualmente importante identificare che cosa vogliamo cambiare con la nostra comunicazione, per cui il primo passo nella definizione della strategia di comunicazione è di raccogliere tutte le informazioni possibili riguardo un dato problema. Chiarire perché vogliamo comunicare: Questa è una domanda chiave che dobbiamo porci e dobbiamo riflettere a fondo sulle ragioni della nostra decisione. Vogliamo comunicare per informare su qualcosa? Perché vogliamo che la gente agisca? Comunichiamo perché vogliamo che la gente cambi il comportamento? Darci delle risposte ci aiuta a disegnare una strategia comunicativa in modo più efficace. La comunicazione che informa è diversa da quella che vuole creare sensibilizzazione. La comunicazione che mira a cambiare il comportamento è diversa da quella che vuole promuovere qualche azione specifica. Decidere chi vogliamo raggiungere con la nostra comunicazione: Quando capiamo i vari aspetti della problematica che vogliamo affrontare con la nostra comunicazione, dobbiamo identificare il gruppo specifico che vogliamo raggiungere. A seconda del target, i messaggi ed il materiale saranno diversi. Per esempio, la comunicazione ai mariti in area rurale sarà differente dalla comunicazione indirizzata a chi prende le decisioni nel comitato di villaggio. La comunicazione alle donne vittime di violenza per “rompere il muro del silenzio” sarà diversa dalla comunicazione al comitato degli anziani per trovare un rifugio alle donne vittime della violenza. La comunicazione deve essere specificamente rivolta al gruppo che si vuole raggiungere. Dare un messaggio a gruppi diversi con lo stesso materiale di comunicazione è meno efficace. Page 30 Chi vogliamo raggiungere determinerà anche il mezzo di comunicazione. Gente istruita può essere raggiunta con opuscoli o giornali, per persone poco istruite è meglio una comunicazione via radio o con il teatro di strada. Capire cosa vogliamo dalla nostra comunicazione: Quando pianifichiamo le strategie comunicative pensiamo a come vorremmo che reagisse il gruppo target dopo che ha ricevuto il nostro messaggio. Se vogliamo che la gente metta in pratica dei comportamenti dobbiamo dare tutte le informazioni necessarie. La comunicazione deve spiegare i benefici che apporterà in un linguaggio comprensibile. Per esempio se vogliamo che le persone si sottopongano ad un determinato trattamento, dobbiamo spiegare dove è possibile farlo, gli orari della clinica e il costo del trattamento. Generalmente i messaggi positivi ottengono più successo di quelli negativi. Questo vuol dire soffermarsi sui benefici di cui il gruppo potrà godere. Inoltre funziona meglio la comunicazione interattiva di quella passiva, dove il gruppo può intervenire, fare domande, commenti ecc. Problematiche aggiuntive per la comunicazione su temi sensibili: Per affrontare temi sensibili dobbiamo farci conoscere e fare conoscere la nostra affidabilità e serietà alla comunità. Prima di decidere le strategie di comunicazione su temi sensibili è fondamentale una fase di conoscenza delle problematiche chiave, sottolineare le ragioni, sostenere le istituzioni che fanno comunicazione, comprendere il contesto culturale locale ecc. Potrebbe essere necessario avere alcuni incontri individuali o in gruppi ristretti in ambienti riservati per promuovere discussioni confidenziali. Tutti i materiali e i messaggi di comunicazione dovrebbero essere specifici per il conteso locale, sociale e culturale di riferimento. Questo è ancora più importante per la comunicazione su temi sensibili. Tradizioni e comunicazione su temi sensibili Per concludere le sessioni sulle strategie di comunicazione su temi sensibili, è stato chiesto ai partecipanti del workshop suddivisi in piccoli gruppi di riflettere sui seguenti temi, e condividere le riflessioni sulle relative strategie di comunicazione. Il primo gruppo ha riflettuto sui temi riguardanti i valori tradizionali sia nei paesi sviluppati che in via di sviluppo. Per le persone che vivono in Europa, alcune Page 31 problematiche sono difficili da capire e ancora più difficili da accettare. Comunque è importante guardare ai valori comuni e coinvolgere la comunità quando si affrontano queste problematiche. E’ anche importante guardare alle tradizioni con una visione positiva, specialmente in termine di valori, tenendo presente, quando si passa alla pratica, che vi sia una certa flessibilità. Se le tradizioni sono rigide possono diventare un ostacolo mentre la flessibilità è un valore positivo e aiuta a cambiare la comunità.. Sarebbe bene se, rispetto alle tradizioni, noi separassimo i valori dai rituali e dalle pratiche, il valore può rimanere, mentre i rituali e le pratiche possono cambiare per rispondere ai nuovi concetti di valori umani, di equità ecc. Comunque, per consentire un processo di “empowerment” proprio della comunità, il cambiamento deve venire dall’interno e non può essere imposto da fuori. Il secondo gruppo ha riflettuto sulle difficoltà legate alla comunicazione relativa alla lebbra perché a livello comunitario esiste ancora un forte pregiudizio nei suoi confronti. Ciò che oggi influenza fortemente la percezione della malattia a livello di comunità, sono antichi credi religiosi e miti culturali. La diagnosi di lebbra può essere devastante per una persona, anche se, come operatori sanitari, guardiamo ad una malattia facilmente curabile. La lebbra incide sulle relazioni familiari, sull’accesso all’educazione, al lavoro, sulle prospettive matrimoniali, sulle opportunità per esprimersi sessualmente, ecc. Il terzo gruppo ha continuato a riflettere sui temi della sessualità e violenza e su come le strategie di comunicazione devono negoziare con i valori culturali. Per esempio, a livello progettuale potremmo decidere di assegnare spazi uguali a ragazze e ragazzi ma questo creerebbe problemi nella cultura locale, inoltre bisogna guardare al contesto politico e in alcuni paesi i governi non amano essere sfidati dalle organizzazioni non governative. Il cambiamento deve venire dall’interno, le persone colpite devono diventare gli attori principali del cambiamento, però nelle situazioni lavorative dobbiamo riconoscere che non è facile convincere le persone affette da lebbra a combattere con vecchie pratiche e pregiudizi. Il nostro atteggiamento di base è quello di guardare al problema , riconoscerlo e vederlo criticamente. Spesso prendiamo come assodato il fatto che il personale sia in grado di comprendere tutte le problematiche e che condividano la nostra visione, ma il personale proviene dalla stessa comunità e potrebbe avere le medesime idee di quest’ultima. In questo caso comunicherebbe un messaggio come richiesto dal programma, ma senza convinzione. È faticoso capirsi chiaramente quando si possiede lo stesso retroterra culturale, quindi lo è molto di più quando le persone che si trovano faccia a faccia a discutere hanno radici culturali differenti. È molto importante riflettere su questa questione perché spesso la comunicazione che mettiamo in atto ha lo scopo di modificare stili di vita ma se non si parte da un dialogo aperto, da una conoscenza reciproca e da una contrattazione, invece di cercare di consegnare a chi si ha di fronte un sapere quasi Page 32 depositato allora sarà molto difficile raggiungere l’obbiettivo. Per questo è fondamentale fare un lavoro su se stessi che porti ad una reale volontà di contrattare. Il quarto gruppo ha riflettuto sulla difficoltà di affrontare il problema all’interno delle famiglie. Sono temi legati alla dignità umana relativi ad aree sensibili come disabilità, alcolismo, lebbra, sessualità ecc. Alle volte le famiglie si sentono umiliate ma non sanno affrontare questo disagio con il dialogo. Per esempio i preconcetti contro le persone disabili sono alle volte così radicati che non è facile affrontarli e articolarli chiaramente. L’alcolismo, per esempio, produce ferite profonde che non è facile affrontare. Una persona affetta da lebbra che ha problemi di droga e alcolismo trova così tante porte chiuse che non sembra ci sia spazio per dialogare. Altri temi come l’omosessualità sono temi molto difficili da affrontare per famiglie e comunità. Il modo con cui noi ascoltiamo i problemi, quanto aperti siamo al dialogo, si ripercuote non solo sulle nostre comunità ma anche sulle nozioni legate alla cultura, religione, contesto politico e sulle strutture sanitarie e istituzioni preposte all’educazione. I partecipanti hanno pensato che non ci sia abbastanza dialogo su questi temi sensibili e questo crea ulteriori difficoltà. Cambiare le attitudini tradizionali, magari discriminatorie, e i comportamenti può essere difficile ma alcune volte il cambiamento comincia in sordina in poche persone che sanno poi farlo diventare un seme di cambiamento sociale. Page 33 PARTE II – PRESSIONE POLITICA PER IL CAMBIAMENTO Introduzione Francesca Ortali dell’ufficio Progetti Estero di AIFO ha aperto la sessione sulla pressione politica riflettendo sulla parola “Advocacy” e i suoi diversi significati, ha detto che fare advocacy significa difendere qualche cosa. Per difendere qualche cosa prima devi capire che cosa. Per esempio, se sto pensando ad un’azione relativa all’accesso ai servizi sanitari per i gruppi svantaggiati, per avere successo devo chiaramente definire cosa intendo per gruppi svantaggiati e per servizi sanitari, definire l’obbiettivo e la strategia. Credo che l'advocacy sia una strategia che porta al cambiamento quando esiste una situazione problematica e in questo caso, le attività di comunicazione sono parte integrante della strategia. Giampiero Griffo di “Disabled People’s International (DPI)- Italia, ha aggiunto le sue riflessioni per quanto riguarda l'advocacy. Giampiero pensa che l'advocacy difenda qualche cosa da salvaguardare e promuova qualche cosa. Questa salvaguardia funziona se le persone interessate sono messe in grado di esercitare i propri diritti e agiscono in prima persona. L’assistenza sociale di gruppo è una delle vie con cui le persone disabili possono costruire reciproche capacità per promuovere l'advocacy e per la salvaguardia dei loro diritti umani. Un esempio di advocacy è la partecipazione alle discussioni dei partner governativi e dei legislatori per promuovere adeguate leggi che salvaguardino i diritti delle persone con disabilità. Griffo ha concluso dicendo: ”Noi del DPI pensiamo che l'advocacy, per quanto riguarda le problematiche legate alla disabilità, debba essere gestita dalle persone disabili”. Davide Sacquegna, del Servizio Comunicazione e Relazioni Esterne dell’AIFO, ha proposto la sua idea di advocacy dicendo: ”La parola advocacy deriva dal latino “chiamare verso” e vuol dire attività di comunicazione per un cambiamento a livello sociale e/o politico. Per AIFO questo vuol dire che non siamo noi a comunicare, ma siamo i portavoce di quelli che non possono parlare e con umiltà diventiamo la loro voce. Voi che partecipate a questo incontro e venite da diversi paesi, voi che lavorate con le comunità, voi che siete i protagonisti, voi date i contenuti alle nostre parole. Esperienze di pressione politica sul campo La pressione politica per i diritti umani delle persone affette da lebbra nella Repubblica cinese Michael Chen dell’Organizzazione non Governativa cinese HANDA costituita da persone disabili affette dalla lebbra, ha parlato del lavoro della sua organizzazione per quanto riguarda la pressione politica e i diritti umani delle persone disabili: “Noi, Page 34 persone disabili o colpite dalla lebbra, possiamo suggerire idee per il cambiamento delle politiche basandoci sulla nostra esperienza di vita. Possiamo influenzare i legislatori perché tengano conto delle nostre preoccupazioni. Per esempio ogni anno celebriamo, l’11 marzo, la giornata internazionale della dignità e del rispetto e chiediamo alle persone affette da lebbra di mescolarsi con la gente e dimostrare che vivono in mezzo a loro e hanno gli stessi diritti di dignità e rispetto. Lavoriamo insieme con altre ONG e cerchiamo di coinvolgere i media”. I volontari di Handa volunteers durante le compagne di sensibilizzazione in Cina Michael ha poi aggiunto, ”Lavorare con i media non è sempre facile, cercano storie sensazionali o qualcosa che sia interessante da leggere per cui distorcono le nostre parole, invece noi vogliamo mostrarci come persone reali con storie reali tralasciando gli stereotipi. Lo facciamo promuovendo la partecipazione ampia del pubblico, cercando di lanciare messaggi forti ed efficaci come per esempio foto di volontari che tengono per mano persone affette da lebbra, noi le riteniamo più efficaci di grandi interventi sui diritti ecc”. Riguardo le sfide che affronta HANDA nel suo lavoro di pressione politica, Michael pensa, ”Non è facile, dobbiamo aspettare l’approvazione del governo prima di organizzare qualsiasi attività, le persone affette da lebbra spesso per paura non hanno voglia di mettersi in primo piano e dobbiamo anche guardarci dalla manipolazione dei media”. Infine circa i piani futuri Michael ha spiegato, ”Per quanto riguarda il nostro lavoro futuro speriamo di organizzare alcune attività in modo da poter influenzare i funzionari governativi. Vogliamo intraprendere ricerche con un’agenzia legale che ci possa dare dei suggerimenti realistici per promuovere un cambiamento nelle politiche governative”. Attività di pressione politica delle persone disabili in Pakistan Sibghat Rehaman del progetto RCPD di Peshawar ha spiegato le attività del suo progetto per quanto riguarda la pressione politica: ”Le problematiche relative alle persone con disabilità sono così tante nel nostro paese, certe volte è la famiglia che le bistratta, le bambine sono escluse dall’educazione e dalle cure mediche, i bambini Page 35 raramente partecipano agli avvenimenti sociali e vengono discriminati dai coetanei, ecc. Le attività di pressione politica che porta avanti RCPD includono: l’organizzazione di seminari per le donne rurali, programmi radio e TV sulla disabilità , manifestazioni pubbliche, pubblicazioni di articoli sui quotidiani e sulle riviste ecc. RCPD promuove anche la partecipazione dei giovani disabili ai giochi delle para-olimpiadi”. Molte attività di pressione politica sono in collaborazione con organizzazioni di persone disabili del Pakistan. Le attività di advocacy a livello comunitario in Pakistan Attività di pressione politica delle persone disabili in Mongolia Selenge Khayankhayarvaa dell’associazione delle donne disabili della Mongolia ha presentato le attività di pressione politica della sua organizzazione: “Per 7 decadi la Mongolia è stato un paese socialista che si è preso una cura relativa delle persone disabili. Dal 1991 sono state introdotte in Mongolia riforme di mercato che hanno provocato problemi come la povertà e la disoccupazione. In questo ultimo periodo abbiamo assistito alla nascita di ONG , comprese quelle per le persone disabili (DPO) e una loro federazione. Il nostro scopo è quello di promuovere un nuovo partito nazionale per la salvaguardia dei diritti delle persone disabili. Abbiamo contattato molte persone che hanno contestato le elezioni nazionali del 2004 e chiesto loro di supportare queste politiche. Dopo le elezioni abbiamo coinvolto l’ONG chiamata Consensus nella preparazione di documenti legali per la protezione dei diritti umani delle persone disabili con il sostegno di AIFO-Italia. Sono stati fatti alcuni incontri e discussioni con gli interessati e su questa base è stato prodotto un primo documento”. In riferimento alla situazione presente rispetto alle proposte delle persone disabili, Selenge dice: ”La bozza di legge è stata presentata al parlamento nazionale della Mongolia per una valutazione e ha coinvolto i rappresentanti delle DPO, la federazione dei DPO, professionisti, ufficiali governativi e consulenti legali. Quando la legge sarà approvata, la nostra azione di pressione politica continuerà a sostenere la potenzialità dei DPO perché possano monitorare la sua realizzazione e sensibilizzare il pubblico su questa legge attraverso i mass media”. Page 36 Diritti sessuali e riproduttivi delle donne affette da lebbra a Bahia (Brasile) Eliana de Paula Santos della sede MORHAN di Bahia, una organizzazione che si occupa delle persone affette da lebbra, ha presentato la sua esperienza attraverso progetti di pressione politica: ”Il concetto di salute fornisce un più ampio campo di azione rispetto a quello sui servizi sanitari. Le donne, se hanno accesso all’educazione o all’informazione, sono in grado di promuovere la salute nelle proprie comunità. I diritti sessuali e riproduttivi della donna dovrebbero essere considerati come parte del diritto alla salute. Abbiamo guardato all’accesso, alla pianificazione familiare e alla cura neo-natale per le donne affette da lebbra e abbiamo trovato che affrontano discriminazione e ostacoli”. Il MORHAN ha deciso di denunciare la situazione al nostro comitato di salute dello stato di Bahia e al concilio comunale di salute sui diritti della donna. Abbiamo partecipato alla conferenza statale sulla salute, siamo entrati nella rete dei servizi ginecologici e ostetrici e abbiamo chiesto che le donne affette da lebbra abbiano accesso ai servizi governativi come ogni altro cittadino. Eliana ha aggiunto: “Dobbiamo tenere a mente le prospettive di genere e razziali e per questo non possiamo lavorare in isolamento, ma aggregarci ad altre reti, noi lavoriamo con forum comunitari contro la violenza, organizzazioni di donne, università e organismi statali e municipali”. Notizie e attività di pressione politica nella provincia di South Sulawesi, Indonesia Herry Faisal del progetto provinciale di riabilitazione su base comunitaria (RBC) di South Sulawesi, ha presentato le sue attività di pressione politica, ”Il nostro programma copre una popolazione di circa 1.7 milioni di persone nella provincia di South Sulawesi. Ci proponiamo di coinvolgere attivamente i membri della comunità per promuovere la partecipazione totale delle persone disabili nella vita comunitaria. Per questo dobbiamo creare percezione positiva sulle capacità delle persone disabili. Nel 2004 abbiamo fatto uno studio sull’impatto delle nostre attività di IEC e abbiamo constatato che la conoscenza e il coinvolgimento delle autorità locali e la Page 37 sensibilizzazione della comunità su questioni di disabilità erano scarsi e che esistevano dubbi circa la sostenibilità del progetto. A seguito di questo studio abbiamo pianificato metodi per informare e raggiungere la comunità e abbiamo organizzato diverse attività di sensibilizzazione. Il risultato è stato quello di includere il programma di RBC nel piano di sviluppo del sotto distretto e di includere nel programma operatori della lebbra e operatori sanitari”. Attività di sensibilizzazione in South Sulawesi (Indonesia) Scambio di esperienze tra i coordinatori AIFO-Italia AIFO è un’organizzazione di base composta da gruppi periferici con un livello intermedio di coordinatori (coordinatori regionali). Luigi Gravina, vice presidente AIFO, ha introdotto la struttura capillare che AIFO ha in Italia e che coinvolge centinaia di volontari da tutto il territorio nazionale. Quattro di questi coordinatori hanno partecipato all’incontro: Anna Maria Bertino, coordinatrice della Liguria, Sergio Zovini, coordinatore della Lombardia, Cristina Pirri, coordinatrice della Toscana e Antonia Santonastaso coordinatrice della Campagna. I coordinatori hanno condiviso esperienze sulle loro attività di comunicazione, informazione e educazione in Italia. Queste attività non hanno specifici obbiettivi di pressione politica, sono orientate anche a creare sensibilizzazione, o legate ad attività di raccolta fondi. Il loro ruolo preminente è quello di promuovere un cambio di mentalità negli italiani. Vengono organizzati corsi di formazione per insegnanti sull’intercultura e altri temi legati alla globalizzazione e alle ineguaglianze internazionali. Molte attività di sensibilizzazione pubblica, come la vendita del miele nelle pubbliche piazze e l’organizzazione di conferenze, sono concentrate nel mese di gennaio in coincidenza della giornata mondiale dei malati di lebbra che si celebra annualmente, l’ultima domenica di gennaio. Lezioni apprese: Pianificare e realizzare attività di pressione politica Sunil Deepak, del Dipartimento Medico-Scientifico di AIFO ha facilitato la sessione sulla pressione politica e ha elencato le lezioni apprese rispetto alle attività di pressione politica dalle diverse presentazioni e discussioni. Page 38 La pressione politica è parte integrante della comunicazione Le attività di pressione politica fanno parte delle attività di informazione, educazione e comunicazione (IEC), possono avere varie finalità quali, informare, sensibilizzare, modificare il comportamento, esercitare pressione politica, ecc. Per le organizzazioni non governative (ONG), pressione politica vuol dire strategie specifiche di comunicazione per la difesa degli interessi di particolari gruppi di popolazioni svantaggiate come le persone povere, donne con disabilità, persone affette da lebbra. La parola “Advocacy” (pressione politica) viene dal verbo “ to advocate for” che ha sinonimi come difendere o salvaguardare qualche cosa o qualcuno. Si può paragonare ad una persona che va in tribunale e ha un avvocato che lo difende dalle accuse. Per fare una efficace pressione politica bisogna che le persone che si vogliono difendere giochino un ruolo primario. La pressione politica deve tener presente la possibilità di situazioni a rischio e deve avere una strategia specifica per la difese dei gruppi coinvolti. Come visto dalle presentazioni dei diversi progetti, la parola pressione politica non è molto chiara e spesso è stata usata per parlare delle attività di sensibilizzazione. Anche "influenzare" è usato comunemente quando si parla di pressione politica. La parola “lobbing” viene da “lobby” (corridoio) che è il passaggio appena fuori dalle aule del Parlamento o dalle sale riunioni dove si legifera. Quando i legislatori promulgano nuove leggi o nuove politiche, possono subire influenze negative o positive da parte di attività commerciali e corporazioni commerciali o industriali che designano persone specifiche con il preciso compito di influenzarli per far si che le nuove leggi non abbiano ripercussioni negative sui loro interessi. Queste persone si appostano nei corridoi e intessono relazioni con i legislatori influenzandoli in vari modi con il preciso intento di orientare i loro voti. Vengono comunemente chiamati “lobbist” (gruppi di influenza). Per esempio, se un governo sta per prendere delle decisioni sul fumo, i gruppi di influenza dell’industria del tabacco potrebbero cercare di influenzare le decisioni al riguardo per proteggere i loro interessi. Imparando da queste esperienze, le ONG che lottano per gli interessi dei gruppi vulnerabili e poveri, possono formare dei loro gruppi di influenza per assicurarsi che le nuove politiche o le nuove leggi siano pensate tenendo presente i bisogni dei gruppi vulnerabili e oppressi. Come funziona la pressione politica in pratica L’esempio di un progetto sostenuto da AIFO ci può aiutare a capire come la pressione politica possa funzionare in pratica. Page 39 Ecco come ce lo descrivono: “Il nostro Consiglio Comunale stava discutendo un nuova legge per proibire la pubblicità delle bevande gassate vicino alle scuole. Le industrie produttrici di queste bevande facevano pressione sul Consiglio perché questa legge non venisse approvata. Asserivano che se questa legge fosse stata approvata, avrebbe ridotto le vendite dei loro prodotti con conseguente chiusura delle aziende e molte persone della comunità avrebbero perso il posto di lavoro. In più rincaravano la dose dicendo che tali bibite non erano dannose e proibirne la pubblicità andava contro la libertà personale garantita dalla costituzione nel nostro paese. La nostra organizzazione voleva che questa legge venisse approvata perché pensava che i nostri bambini fossero influenzati da questa intelligente pubblicità che decantava bibite gassate senza alcun valore nutrizionale ma che in compenso creava problemi di obesità, carie dentali, ecc. Pensavamo che i nostri bambini avrebbero dovuto limitare queste bibite privilegiando bevante quali infusi alle erbe fatti in casa e senza zucchero, certamente più sani e meno cari. Per contrattaccare l’influenza dei produttori, abbiamo creato un pool di persone con i seguenti compiti: § § § § § Una persona ha raccolto informazioni dagli operatori sanitari sull’incidenza di carie, obesità e diabete nella comunità con l’obbiettivo di dimostrare che tali bibite fanno male alla salute. Abbiamo preparato un documento breve e molto semplice su questo tema. Una persona è andata a tutti gli incontri comunali per osservare come vengono prese le decisioni e cercando di capire qual’è la procedura per proporre nuove politiche, come viene modificata e approvata. Allo stesso tempo ha osservato se c’erano membri del Consiglio informati o interessati sui temi della salute che potessero diventare nostri alleati. Una persona ha fatto delle ricerche su politiche e leggi similari promulgate da altre città del nostro paese o a livello internazionale per poter preparare un documento scritto. Una persona ha fatto ricerche sulle industrie produttrici di bibite gassate per controllare come e dove producono il prodotto, quante persone ci lavoravano, se esistevano conflitti all’interno dell’azienda, ecc. Una persona ha raccolto storie dai quotidiani su questo tema e ha parlato con la gente per capire cosa ne pensavano al riguardo. Dopo aver raccolto tutti questi dati, osservazioni, ricerche e documentazione eravamo pronti. Avevamo tutte le informazioni per rispondere a qualsiasi obbiezione. § § Abbiamo presentato i nostri documenti ai membri del Consiglio comunale e abbiamo fornito ai nostri alleati del Consiglio documentazione più approfondita. Abbiamo identificato un consigliere interessato a sostenerci con la volontà di portare una mozione al Consiglio. Abbiamo lavorato con lei per la preparazione del testo della mozione, i documenti per rispondere ad ogni possibile obiezione da parte delle industrie, testi alternativi in caso di rigetto del primo testo, una lista Page 40 § § di possibili consiglieri che facessero parte di un comitato di revisione del documento politico, ecc. Abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione pubblica sul tema chiedendo agli operatori sanitari e ai professionisti, agli insegnanti e agli studenti di sostenerci. Siamo andati in rete con altre organizzazioni che lavorano nella comunità, molti dei quali condividono la nostra preoccupazione che ci hanno affiancato nella campagna di informazione. Il consigliere che ci sosteneva ha presentato la mozione in Consiglio ma gli industriali avevano a loro volta preparato altri consiglieri perché rigettassero la nostra proposta. Dopo lunghe discussioni il Consiglio comunale ha deciso di nominare un comitato per la preparazione di un testo di compromesso. Siamo riusciti a incontrare il consenso di tre consiglieri che ci sostengono in questo comitato. Adesso li aiutiamo a preparare un testo di compromesso utile alla comunità. Se questa politica sarà approvata dal Consiglio, ci attiveremo per monitorare la sua applicazione." Strategie di pressione politica Sulla Base dell’esempio citato sopra, possiamo preparazione di una strategia di pressione politica: § § § § § • definire alcune idee base sulla La pressione politica si basa su un pool di persone che ha bisogno di essere sostenuto durante tutta la preparazione, lo studio e la documentazione, per cui richiede una pianificazione, ivi inclusa la pianificazione delle risorse umane e finanziarie. La pianificazione richiesta è a medio/lungo termine. Una parte chiave della strategia di pressione politica dipende dalla capacità di intessere e mantenere relazioni. Si rende necessaria l’identificazione e la coltivazione di relazioni con i legislatori. E’ necessaria una rete che accorpi tutte le persone interessate alla medesima azione di pressione politica. Non bisogna sottovalutare gli eventuali contrasti interni al pool riguardo agli obbiettivi, è importante studiare una strategia adeguata. La pressione politica può anche includere attività di sensibilizzazione pubblica, campagne informative, ecc., ma la peculiarità della pressione politica è quella di influenzare leggi specifiche o politiche a livello locale e nazionale all’interno del proprio paese, anche se può verificarsi a livello regionale o internazionale. Per esempio attraverso documenti strategici o politiche di organizzazioni internazionali quali WTO, WHO ecc. Page 41 Conclusioni Quasi tutti i progetti riguardano gruppi vulnerabili conducono attività di Informazione, Educazione e Comunicazione (IEC). Spesso però queste attività mancano di una analisi chiara della situazione per l’identificazione di obbiettivi specifici, non esistono monitoraggi dell’impatto e una riflessione sulle strategie più efficaci. Allo stesso tempo ci sono temi sensibili e scabrosi, che coinvolgono le comunità, molto difficili da affrontare con le attività di IEC, fra cui: sessualità, violenza domestica, alcolismo, droga, malattia mentale, ecc. Questo workshop internazionale organizzato dall’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) ha toccato due temi principali – (a) Attività di IEC su temi sensibili – aspetti sessuali nella salute, sessualità nei programmi di RBC e violenza domestica. (b) Organizzazione delle attività di pressione politica. I rappresentanti provenienti da Africa, Asia e Sud America hanno confrontato le loro esperienze su questi due temi e riflettuto sulle relative sfide e hanno constatato che i temi sono importanti e trascurati e chiedono la preparazione di materiale di formazione specifico. Page 42 COMUNICARE PER CAMBIARE Come informare la gente su argomenti sensibili o svolgere attività di pressione politica Pubblicato da Scuola Internazionale di Formazione Raoul Follereau Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO), Workshop Internazionale organizzato da AIFO a Montesilvano-Pescara (Italia) – Ottobre 2005. © AIFO, 2006 Page 43