VALUTAZIONE DEL PROGETTO BULLISMO
LE RISPOSTE DEGLI INSEGNANTI
Premessa
Gli scopi dell’indagine
Il bullismo è un fenomeno sociale complesso, resistente, difficile da aggredire.
Proprio per questo la ricerca di valutazione del progetto di prevenzione e contrasto
delle prepotenze ha interpellato i docenti delle scuole che al termine dell’a.s.
2004/05 potevano vantare una partecipazione particolarmente significativa al
progetto, per continuità ed intensità delle azioni svolte.
È stato somministrato un questionario a tutti gli insegnanti, indipendentemente dal
loro grado di partecipazione personale alle azioni progettuali di cui, comunque, si
teneva conto con sezioni specifiche per coloro che si erano maggiormente inseriti
nel progetto.
Era la prima volta che si svolgeva una ricerca sulla posizione dei docenti ferraresi
sul bullismo, per questo motivo gli scopi dell’indagine erano molteplici, di
valutazione e di ricerca:
- valutare se e in che modo il progetto ha rappresentato un supporto reale
per la pratica educativa degli insegnanti coinvolti, se gli strumenti
trasmessi si sono dimostrati applicabili e come vengono valutati;
- ricercare l’impatto del progetto sulla cultura scolastica globale di questi
istituti e sul verificarsi di prepotenze, interpellando su questo anche i
docenti non direttamente coinvolti negli incontri di formazione e
supervisione ma che, attraverso i colleghi del consiglio di classe o i
ragazzi, possono aver avuto una esperienza indiretta del progetto di
prevenzione;
- comprendere in che modo tutti gli insegnanti si pongono di fronte al
bullismo, se sono in grado di riconoscerlo, se si sentono in grado di farvi
fronte e, in caso affermativo, in che modo intervengono.
I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica sia complessivamente, sia
ricercando differenze legate alla diversa esperienza del progetto e ad alcune
variabili socioanagrafiche dei docenti: sesso, anni di insegnamento, anni di
permanenza nella stessa scuola, materia insegnata, istituto di appartenenza.
Il campione
Il campione d’indagine è composto da 238 docenti (per il 68% donne) di 5 scuole
o poli scolastici:
1
- il Polo Scolastico di Portomaggiore, composto da un istituto tecnico
commerciale, un Ipsia quasi totalmente maschile e un Istituto professionale per i
servizi sociali quasi totalmente femminile;
- l’ISIT di Cento, che raccoglie un liceo scientifico-tecnologico, un istituto tecnico
commerciale e un istituto tecnico industriale;
- il Polo Scolastico di Lido Estensi, nel quale si ritrovano un Ipsia, un istituto
tecnico commerciale e un istituto alberghiero;
- l’Istituto Alberghiero “Orio Vergani” di Ferrara;
- la Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di Ferrara.
I primi quattro sono gli istituti superiori che sin dal primo anno (a.s. 2001/02)
hanno aderito al progetto seguendone l’intero percorso di ricerca,
sensibilizzazione e formazione per insegnanti e genitori, costituzione di un gruppo
di coordinamento sul bullismo all’interno di ogni scuola o polo, riunito
mensilmente in incontri di supervisione con uno o due operatori di progetto.
La scuola media inferiore ha un percorso diverso, iniziato con la formazione ai
genitori i quali a più riprese hanno richiesto l’adesione della scuola al progetto
provinciale, cosa che è gradualmente avvenuta fino all’a.s. 2004/05, nel quale
oltre venti docenti hanno seguito un corso di formazione ed alcuni di essi hanno
costituito un primo gruppo di lavoro nella scuola.
Docenti interpellati nelle diverse scuole (tot. 238)
ISIT Cento; 76;
32%
Scuola Media
"Dante" - Fe;
41; 17%
2
Polo
Portomaggiore;
47; 20%
Polo Lido
Estensi; 22; 9%
IPSSAR
"O. Vergani" Fe;
52; 22%
Docenti interpellati, per sesso
Uomini:
74; 32%
Donne:
157; 68%
Anni di insegnamento
Gli insegnanti interpellati lavorano in media da 18 anni, e comunque il 71% da
più di 15 anni.
I dati si differenziano fortemente per scuola. Al Polo Scolastico di Lido Estensi
oltre il 40% dei docenti insegna da meno di 10 anni, una percentuale che scende
sotto il 10% per la Scuola Media “Dante Alighieri”. Da sempre gli istituti che si
trovano fuori città sono più soggetti al turn over degli insegnanti, un dato che
spiega solo in parte questo fenomeno, che si riscontra in misura molto minore al
Polo di Portomaggiore e all’ISIT di Cento. Nelle due scuole di città (IPSSAR
“Vergani” e soprattutto Scuola Media “Dante Alighieri”) ed anche all’ISIT di
Cento vi è la maggior percentuale di docenti con una lunga esperienza di
insegnamento.
Anni di insegnamento
oltre 25 anni
24%
fino a 5 anni
8%
6-10 anni
9%
11-15 anni
11%
21-25 anni
18%
16-20 anni
30%
3
Anni di insegnamento per istituto di appartenenza (%)
ISIT Cento
Dante
Albeghiera
Lido Estensi
Portomaggiore
0%
fino a 10 anni
20%
11-15 anni
40%
16-20 anni
60%
21-25 anni
80%
100%
oltre 25 anni
Continuità didattica
La permanenza nella stessa scuola è abbastanza ridotta: il 49% degli intervistati è
in questa scuola da meno di 5 anni.
La continuità didattica nella stessa scuola è forte soprattutto all’ISIT di Cento e
all’Istituto Alberghiero di Ferrara, ovvero sono scuole dove si trova un buon
numero di insegnanti che hanno maturato diversi anni d’insegnamento e che nel
tempo hanno scelto di rimanere in questa scuola.
Al contrario gli insegnanti della Scuola Media “Dante” di Ferrara, che hanno una
lunga esperienza di scuola alle spalle, sono in questa scuola da relativamente
pochi anni. Si tratta di una scuola cittadina, una scuola evidentemente “ambita”
dai docenti, alla quale si viene assegnati solo dopo molti anni di lavoro in altre
scuole.
I Poli Scolastici di Lido Estensi e di Portomaggiore, invece, sono contesti nei
quali si resta per pochi anni, scuole di provincia dove si tende a non rimanere
troppo a lungo.
4
Anni di insegnamento in questa scuola
1-2 anni;
23,5; 26%
oltre 10 anni;
24,4; 28%
3-5 anni; 21;
23%
6-10 anni;
21; 23%
Presenza nella scuola x tipo di istituto (% )
ISIT Cento
46,97
Dante
18,18
50,00
Albeghiera
36,84
37,50
13,16
27,08
Lido Estensi
35,42
60,00
Portomaggiore
25,00
61,90
0%
34,85
20%
1-5 anni
14,29
40%
6-10 anni
60%
15,00
23,81
80%
100%
oltre 10 anni
Aree di insegnamento
Circa un quarto del campione insegna materie letterarie, un quinto proviene
dall’area scientifica (scienze, matematica, fisica), il 19% insegna materie
professionalizzanti (elettrotecnica, cucina, informatica…). Abbiamo poi un 8,8%
impegnato nelle materie linguistiche e un analogo 8,3% composto da insegnanti di
5
sostegno. Restano minoritari i docenti di religione o di educazione fisica, artistica,
musicale.
La composizione di genere del campione è molto particolare. Gli insegnanti
maschi, infatti, che complessivamente rappresentano una minoranza, sono
maggioritari tra i docenti di materie professionalizzanti e di educazione artistica,
musicale, fisica e religiosa, mentre tutte le altre materie sono marcatamente
“femminili”.
Materie insegnate dai docenti interpellati (% )
30
24,4
25
20,7
18,9
20
12,9
15
8,8
10
8,3
5
2,3
2,3
1,4
6
rie
at
e
o
So
st
eg
n
pr
of
. li
on
e
ig
i
M
Re
l
is i
ca
Ar
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ng
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gr
/
G
/f
is
at
em
/m
Sc
ie
nz
e
St
or
ia
/It
al
ia
no
e
0
Materia insegnata e differenza di genere (%)
Sostegno
Materie prof.li
Arte, musica, ed. fisica, rel.
Geogr / Diritto / Econ
Lingue
Matem / scienze / fisica
Italiano / Storia
0%
20%
40%
60%
M
80%
100%
F
Scomposizione del campione secondo il livello di partecipazione al progetto
Su 238 docenti interpellati, il 55% (131) ha partecipato a diverso titolo al progetto
di prevenzione delle prepotenze, mentre il restante 45% non ha avuto nessuna
forma di collaborazione con il programma. È una quota piuttosto alta, se si pensa
che in tutte le scuole sono stati fatti incontri di sensibilizzazione rivolti a tutti gli
insegnanti della scuola, e può essere spiegata in parte dal turn over dei docenti (gli
incontri di sensibilizzazione si sono svolti nel primo anno di adesione di ogni
scuola, nell’arco di quattro anni la composizione dei collegi si è certamente
modificata…), in parte dalla non obbligatorietà degli incontri.
Ricostruendo l’esperienza progettuale degli insegnanti interpellati possiamo
individuare quattro gruppi, secondo un ordine crescente di coinvolgimento:
- 106 insegnanti (44,7%) non hanno partecipato ad alcun incontro. Alcuni di
essi hanno conosciuto i materiali didattici, ma non si considera che questo
sia sufficiente per produrre, in sé, particolari cambiamenti. Per questa
ragione, ed anche per semplificare la costruzione di categorie di analisi,
questi insegnanti sono stati considerati come unico gruppo. Compaiono in
molti grafici con la parola “niente”, perché non hanno preso parte a
nessuna fase importante del progetto;
- 60 insegnanti (25,3%) hanno presenziato all’incontro di sensibilizzazione
per il collegio docenti ed hanno concluso così il loro impegno. Questi
insegnanti non hanno seguito alcun corso di formazione né sono mai
7
-
-
entrati nel gruppo di coordinamento. Nei grafici a seguire verranno
indicati con la parola “sensib.”;
25 insegnanti (10,5%) hanno partecipato al corso di formazione
sull’integrazione della classe o a quello che riguardava l’acquisizione di
strumenti per il riconoscimento e l’intervento sul bullismo, ma sono
rimasti esterni al gruppo di coordinamento sui casi. Vengono indicati in
grafico con la parola “form.”;
Abbiamo infine 46 insegnanti (19,4%) che hanno partecipato agli incontri
del gruppo di coordinamento istituito presso la scuola per l’analisi dei casi
e per l’acquisizione e la verifica di strategie di intervento. Molti di essi
hanno preso parte anche ai corsi di formazione, ma sono stati raccolti in un
gruppo specifico proprio per contraddistinguere quei professori che hanno
espresso un impegno continuativo per almeno un anno scolastico e che si
sono impegnati a verificare le loro azioni negli incontri mensili di
supervisione. Sono contraddistinti dalla parola “coord.”.
Per semplicità di analisi, e quando questo non comportava la perdita di
informazioni importanti, il terzo e il quarto gruppo sono stati unificati in un unico
insieme di docenti particolarmente coinvolti nel progetto. Sono, nell’insieme, 71
docenti pari al 29,9% del campione e vengono indicati in grafico come
“form./coord”.
Partecipazione dei docenti al progetto (% )
coord.to
19%
formaz.
11%
solo sensibiliz.
25%
8
nessuna
partec.;
45%
Un campione speciale: i docenti impegnati per prevenire il bullismo
Il progetto ha colto l’interesse delle insegnanti, molto più che dei loro colleghi
maschi. Questo dipende in parte dall’approccio all’insegnamento legato alla
materia insegnata: gli uomini sono presenti soprattutto nelle materie
professionalizzanti i cui docenti, come vedremo, sono rimasti abbastanza lontani
dal progetto. Ma non è tutto qui. Se consideriamo materie in cui gli uomini sono
abbastanza presenti (30-60% del totale per materia), vale a dire
matematica/scienze/fisica, e poi educazione artistica, musicale, religiosa o fisica, e
sostegno, vediamo che 13 insegnanti (maschi) su 23 non sono intervenuti neppure
agli incontri di sensibilizzazione e solo 2 su 23 hanno fatto parte del gruppo di
coordinamento. I dati analoghi per le insegnanti sono di 17 non partecipanti su 52,
mentre 28 professoresse di queste materie su un totale di 52 sono entrate a far
parte del gruppo di coordinamento.
Per gruppi così ridotti, il calcolo percentuale è meramente strumentale alla
possibilità di confrontare i dati. Il risultato (v. grafico) mostra chiaramente come
anche in queste materie sia abbastanza certa la sensibilità e la disponibilità delle
insegnanti, cosa che non può certo dirsi per i loro colleghi maschi.
Partecipazione al progetto x appartenenza di
genere (% )
F
37,82
M
23,08
39,10
59,46
0%
20%
niente
31,08
40%
sensibilizzazione
60%
80%
9,46
100%
formaz./coord.to
9
Partecipazione al progetto tra gli insegnanti di
materie scientifiche, espressive o ins. sostegno
Femmina
32,69
13,46
Maschio
53,85
56,52
0%
20%
niente
34,78
40%
60%
sensibilizzazione
8,70
80%
100%
formaz./coord.to
È interessante osservare come il progetto abbia trovato maggiore adesione tra i
docenti che già avevano alle spalle una grossa esperienza di insegnamento. Solo
tra chi insegna da almeno 10 anni si riscontra un interesse significativo verso la
prevenzione del bullismo, almeno con la partecipazione ad incontri di
sensibilizzazione generale.
Anni di insegnamento
e grado di partecipazione al progetto (%)
oltre 25 anni
21-25 anni
28,30
39,62
51,28
16-20 anni
41,54
11-15 anni
40,00
6-10 anni
17,95
40%
nessuna part.
10
35,38
32,00
28,00
15,00
72,22
20%
30,77
23,08
65,00
fino a 5 anni
0%
32,08
5,56
60%
solo sensib.
20,00
22,22
80%
form/coord
100%
Al progetto di prevenzione e contrasto del bullismo ha partecipato, almeno
all’incontro di sensibilizzazione, il 40-60% degli insegnanti di tutte le scuole.
La maggior percentuale di esterni è all’ISIT, dove peraltro sono quasi assenti i
docenti che, dopo il corso di formazione, non sono entrati nel gruppo di
coordinamento, vale a dire che qui chi ha deciso di impegnarsi è stato un gruppo
relativamente più ristretto ma composto da insegnanti molto motivati, che hanno
lavorato in continuità.
Al contrario alla Scuola Media “Dante”, che ha svolto due formazioni, nel
2002/03 e poi nel 2004/05, si incontra un buon numero di insegnanti che hanno
seguito almeno un corso ma non hanno poi proseguito con le attività di progetto.
Il coordinamento con il maggior “peso relativo” nel collegio docenti si trova al
Polo Scolastico di Portomaggiore, seguito dalle Scuole “Dante” e “Vergani” dove
circa il 17% del collegio fa o ha fatto parte del gruppo di lavoro sul bullismo.
Nel grafico è stato volutamente escluso il Polo Scolastico di Lido degli Estensi
poiché in questa sede hanno risposto al questionario soltanto 22 insegnanti, troppo
pochi per rappresentare interamente il loro collegio docenti.
Partecipazione al progetto x istituto (% )
2,63
56,58
ISIT Cento
34,15
Dante
26,32
19,51
29,27
45,10
Albeghiera
25,49
36,17
Portomaggiore
0%
20%
niente
14,47
34,04
40%
sensibilizzazione
17,07
11,76
8,51
60%
formazione
17,65
21,28
80%
100%
coord.to
11
Partecipazione al progetto e materia insegnata
Sostegno
38,90%
16,70%
44,40%
63,40%
Materie prof.li
34,10%
2,40%
Arte, musica, ed.
fisica, rel.
46,20%
Geogr / Diritto / Econ
44,40%
Lingue
42,90%
Matem / scienze /
fisica
15,40%
27,80%
0%
35,80%
20%
niente
27,80%
35,70%
40,00%
Italiano / Storia
38,50%
22,20%
20,80%
40%
sensib
21,40%
37,80%
43,40%
60%
80%
100%
formaz / coord.to
Il progetto sul bullismo, proposto ugualmente all’intero collegio docenti di ogni
scuola coinvolta a partire da un incontro di sensibilizzazione generale, ha
incontrato l’interesse di un po’ tutti i docenti, tranne per coloro che insegnano
materie professionali. Di essi, il 63,40% non ha preso parte a nessun momento di
sensibilizzazione, una percentuale che per le altre materie si aggira intorno al 3545%.
La scelta di proseguire l’impegno con la partecipazione alla formazione sul
bullismo o al gruppo di coordinamento riguarda il 43-44% degli insegnanti di
materie letterarie o di coloro che si dedicano al sostegno, ma è stato ben
partecipato anche dai docenti di materie scientifiche (37,80% per matematica,
scienze, fisica), ed espressive (38,50% per educazione artistica, fisica, musicale,
religiosa). I docenti di lingue o di materie giuridico-economiche tendono a
partecipare alla sensibilizzazione ma a non ricercare ulteriori impegni.
12
Le diverse azioni progettuali
Il progetto era strutturato secondo un piano complesso che prevedeva il
coinvolgimento progressivo di tutte le componenti scolastiche:
- ricerca sociale sull’entità del fenomeno nelle scuole coinvolte
- sensibilizzazione di insegnanti, studenti, genitori
- formazione docenti
- formazione genitori
- produzione e diffusione di materiali didattici per ragazzi e personale
scolastico
L’azione che ha coinvolto il maggior numero di insegnanti è indubbiamente
l’incontro di sensibilizzazione rivolto al collegio docenti di ogni scuola aderente,
al quale ha partecipato il 42,4% del campione; segue la formazione sul modulo di
integrazione del gruppo classe (26,1%) e la partecipazione ai gruppi di
coordinamento mensile sui casi di bullismo, che nel tempo ha riguardato quasi un
insegnante su cinque (19,3%). La formazione sull’ascolto e sull’intervento,
ovvero sugli strumenti di riconoscimento e contrasto del bullismo, è stata seguita
dal 18,1% del campione, pari alla quasi totalità dei docenti partecipanti ai gruppi
di coordinamento.
Il grosso calo di partecipazione scatta tra il modulo di integrazione del gruppo
classe e l’ingresso nel coordinamento, e può essere compreso pensando che la
formazione sul gruppo si esaurisce in pochi incontri, non così il gruppo di
coordinamento che prosegue la sua azione per tutto l’anno scolastico, con incontri
mensili, ed è per questo molto più impegnativo.
Il 57,6% non ricorda di aver partecipato ad alcun incontro sul bullismo.
Parte cipazione al proge tto pe r liv e llo di approfondime nto
100
80
60
42,4
40
26,1
19,3
18,1
20
0
sensibiliz
formaz
integrazione
classe
gruppo di coord.
formaz intervento
13
I gruppi di coordinamento
I gruppi di coordinamento vengono costituiti un po’ in sordina nella seconda parte
dell’a.s. 2001/02 e confermati nell’anno successivo. È questo il periodo in cui si
riscontra il maggior numero di ingressi all’interno del gruppo. Dal primo al
secondo anno si staccano 4 insegnanti ma ne entrano 19 di nuovi, dunque il
bilancio è nettamente positivo.
In seguito si inserisce nei gruppi di coordinamento una quota di 7-9 insegnanti per
anno, mentre una buona percentuale di docenti conferma la propria presenza (78 e
68%) e il 22-32% gradualmente si allontana.
Il dato non può essere del tutto attendibile in quanto sfuggono all’indagine gli
insegnanti che erano presenti nei coordinamenti negli anni scolastici precedenti
alla rilevazione e che poi sono stati trasferiti in un’altra scuola.
Chi entra nel coordinamento tende a rimanervi per più anni: 14 docenti su 66 sono
rimasti per tutto il periodo (circa il 20%), 23 su 66 almeno tre anni (34%). È
un’esperienza indubbiamente intensa e coinvolgente, vissuta con una buon
frequenza di partecipazione agli incontri dalla quasi totalità dei docenti
intervistati.
Partecipazione ai gruppi di coordinamento
(in valori assoluti)
40
35
30
17
25
20
28
24
7
9
15
10
21
19
5
0
anno 2001/02
anno 2002/03
4 uscite
Ingressi nel coord.to
14
anno 2003/04
8 uscite
anno 2004/05
11 uscite
Conferme dall’anno prec.
01/02 02/03 03/04 04/05
21
19
7
9
17
28
24
21
36
35
33
Partecipazione al gruppo di coord.to
Ingressi nel coord.to
Conferme dall’anno prec.
TOTALE
Uscite dal gruppo
% di ingressi sul totale dell’anno in corso
% di conferme sull’anno precedente
/
/
/
4
8
11
52,78 20,0 27,3
80,95 77,77 68,57
Durata dell'impegno nel gruppo di coord.to
(valori assoluti)
25
22
20
14
15
11
10
9
10
5
0
Non risponde
1 anno
2 anni
3 anni
4 anni
Assiduità nella partecipazione agli incontri di
coordinamento (%)
saltuaria
2%
abb. frequente
34%
molto
frequente
64%
15
I materiali didattici
La realizzazione del progetto è stata accompagnata dalla realizzazione di alcuni
materiali didattici e segnatamente due opuscoli di sensibilizzazione (uno per il
personale scolastico, l’altro per gli studenti), un video didattico, un fumetto, un
rapporto di ricerca. In sede di indagine abbiamo cercato di verificare il grado di
conoscenza ed utilizzo degli strumenti pensati per gli studenti, vale a dire
l’opuscolo e il video.
Liberi dalle prepotenze si rivolge ad un target di preadolescenti o adolescenti ed è
stato pensato per spiegare che cos’è il bullismo, come si manifesta, quali effetti
provoca. L’accento viene posto sul vissuto emotivo delle vittime e
sull’importanza rivestita dall’intervento dei terzi – i compagni, gli insegnanti – per
spezzare la solitudine dei più deboli.
Togliamoci la maschera è un video didattico composto da interviste a ragazzi e
insegnanti e da frammenti teatrali, realizzato da Promeco in collaborazione con il
Centro Audiovisivi del Comune di Ferrara e inserito nel kit europeo di strumenti
didattici Novas Res. Il video è strutturato in sezioni per mettere a fuoco il
fenomeno, approfondirne i ruoli, immaginare le soluzioni possibili. All’interno del
progetto il video non è stato mostrato negli incontri di sensibilizzazione, bensì è
stato proposto ai docenti durante il corso di formazione sugli strumenti di
intervento, sviluppato nell’a.s. 2002/03, e suggerito ai docenti come possibilità di
approfondimento e di intervento in classe.
Il risultato immediato è che l’opuscolo è stato ampiamente diffuso tra tutti i
docenti, anche tra coloro che non hanno scelto di aderire al progetto. La
percentuale globale è del 50,3% contro il 18,8% di docenti che hanno avuto
l’occasione per visionare l’audiovisivo. Questi ultimi sono presenti quasi
esclusivamente tra coloro che hanno partecipato alla formazione o al
coordinamento, e coincidono con chi ha seguito il corso dell’anno scolastico
2002/03. Una diffusione secondaria è stata possibile attraverso il passaparola tra
insegnanti.
In proporzione, però, il video è stato utilizzato molto di più. Lo ha proposto ai
ragazzi circa la metà degli insegnanti a cui è stato proposto, cosa che per
l’opuscolo è accaduta per un insegnante su otto. Scopriamo di seguito che sono gli
insegnanti partecipanti agli incontri di formazione o di supervisione a proporre in
classe gli strumenti didattici. Una indicazione che suggerisce di mirarne la
distribuzione ai docenti maggiormente coinvolti per un miglior utilizzo delle
risorse, in quanto sono gli unici ad utilizzarli in classe.
16
Conoscenza degli strumenti didattici
(% per livello di partecipazione al progetto)
75,00
80,00
70,00
60,00
53,52
50,00
50,30
50,00
33,96
40,00
30,00
18,80
20,00
8,33
10,00
1,89
0,00
niente
sensib
form/coord
conosce gli opuscoli
totale
ha visto il video
Conoscenza ed utilizzo dei materiali didattici
60
50,3
50
40
30
18,8
20
8,82
7,14
10
0
opuscoli
video
conosce
utilizza
Utilizzo dei materiali didattici e livello di partecipazione al
progetto (%)
35
29,6
30
25
22,5
20
15
10
5
1,9
0,9
1,7
0
0
niente
sensib
ha usato l'opuscolo
form/coord
ha usato il video
17
Valutazione del progetto
Chiamati ad esprimere una valutazione globale del progetto, il 63% si esprime
positivamente mentre il 31% è incerto e solo il 6% ha una opinione negativa.
Scomponendo i dati in base al tipo di partecipazione personale vediamo che i
“non so” si raccolgono tra coloro che non sono stati presenti agli incontri o che
hanno seguito unicamente la sensibilizzazione generale, mentre la valutazione
positiva si allarga progressivamente, dal 43,3% di chi non ha preso parte alle
attività, fino all’89,1% di chi ne ha seguito tutte le fasi, fino alla partecipazione
nei gruppi di coordinamento mensili.
Le perplessità sono vive soprattutto tra chi ha meno di 10 anni di insegnamento
alle spalle – proprio i giovani insegnanti sono stati meno presenti nelle azioni
progettuali – mentre le critiche maturano tra chi lavora nella scuola da più lunga
data.
Valuazione globale del progetto
(% sul totale del campione)
non so
31%
negativa
6%
positiva
63%
18
Valutazione globale del progetto
(% per livello di partecipazione)
100%
80%
8,3
4,3
83,3
89,1
8,5
8,3
6,5
Sensib.
formazione
coord.to
23,7
52,9
60%
67,8
40%
20%
0%
43,3
3,8
niente
negativa
positiva
non so
Valutazione del progetto per anni di insegnamento
80
60
40
20
0
fino a 5 anni
6-10 anni
11-15 anni
positiva
16-20 anni
negativa
21-25 anni
oltre 25 anni
non so
Gli incontri di coordinamento
I gruppi di coordinamento si sono incontrati per quattro anni con cadenza poco
più che mensile. Il ritmo di lavoro è stato considerato opportuno dal 76% dei
partecipanti, eccessiva per il 13% che dichiara di aver fatto fatica a far convivere
questo impegno con tutti gli altri che la scuola richiede, insufficiente per il
rimanente 11% che avrebbe gradito un maggior numero di incontri per affrontare
in modo più completo i casi.
19
Valutazione sulla frequenza degli incontri di coord.to
(% sui partecipanti)
insufficiente;
6; 11%
eccessiva;
7; 13%
opportuna;
42; 76%
I contenuti degli incontri di formazione o supervisione sono stati valutati
positivamente dal 60-70% dei partecipanti, che li ha definiti “concreti,
approfonditi, applicabili alla realtà, chiari”. Molto basse le critiche, su tutti gli
item presentati.
A quanto pare il progetto ha saputo cogliere il tipo di supporto di cui i docenti
sentivano l’esigenza ed ha fornito elementi che potevano essere riportati nella
realtà dei corsisti.
Valutazione degli incontri di formazione e coordinamento (%)
100%
80%
66
63,3
60,7
22
26,5
31,4
12
10,2
7,9
6
Concreti
Approfonditi
Applicabili alla
realtà
Chiari
60%
70
40%
20%
0%
per nulla
20
in parte
del tutto
24
La valutazione viene espressa più estesamente quando si va ad approfondire il
reale apporto dell’esperienza per coloro che l’hanno vissuta:
- quasi il 60% dei partecipanti ai gruppi afferma di aver appreso nuove
strategie di intervento e di aver avuto la possibilità di confrontarsi con i
colleghi sulle strategie da mettere in atto con i ragazzi;
- il 51,6% si è sentito sostenuto nella sua esperienza professionale;
- il 44,4% riconosce di aver maturato una maggiore capacità di individuare
le prepotenze che avvengono tra ragazzi;
- il 36,1% ha apprezzato la possibilità di condividere riflessioni sul ruolo
educativo del docente.
I due aspetti più importanti, vale a dire l’acquisizione di strategie e la possibilità
di un confronto, sono stati indicati soprattutto dai docenti che sono rimasti nel
coordinamento per tre o quattro anni. La differenza è significativa e fa capire
quanto possa essere lungo ed impegnativo un percorso di cambiamento.
Che cosa le ha dato questa esperienza?
(% sui partecipanti)
conivisione sul ruolo educ. del docente
36,1
44,4
capacità di riconoscere le prepotenze
supporto all'esperienza prof.le
51,6
59,4
strategie per intervenire
57,8
confronto con i colleghi
0
10
20
30
40
50
60
70
21
Valutazione del lavoro dei coord.ti
e durata dell'esperienza
120,00
100,0
100,00
87,5
80,00
60,00
100,0
92,9
66,7
50,0
50,0
50,0
40,00
20,00
0,00
strategie
1 anno
confronto
2 anni
3 anni
4 anni
Le attività di prevenzione dei docenti partecipanti ai gruppi di
coordinamento
L’impegno concreto per prevenire o contrastare il bullismo non è mancato da
parte dei docenti partecipanti ai gruppi di coordinamento, grazie anche a percorsi
o a strumenti didattici specifici forniti dal progetto:
- il modulo per l’integrazione del gruppo, basato sulla elaborazione di un
regolamento di classe al quale tutti gli allievi si impegnano ad attenersi per
migliorare le relazioni tra loro, è stato sperimentato dal 72,6% dei docenti
che avevano seguito la formazione o avevano aderito al coordinamento.
Ne fanno parte docenti di tutte le aree disciplinari e di tutte le scuole
coinvolte;
- il 68,6% ha applicato attività apprese durante gli incontri mensili di
coordinamento, dedicati in parte proprio a rinnovare gli strumenti
posseduti dai docenti per intervenire sulle dinamiche di gruppo, per
discutere di bullismo, per sostenere singoli ragazzi in difficoltà. Sono stati
soprattutto insegnanti di italiano, matematica, religione, lingue straniere;
- il 62% ha proposto momenti di discussine in classe sui problemi che si
presentavano;
- il 60% ha coinvolto i colleghi del consiglio di classe per segnalare
situazioni di esclusione o di prepotenza osservate e per giungere ad un
accordo sui passi da compiere;
22
-
-
-
-
il 48-46% ha contattato individualmente con un colloquio ragazzi vittime o
autori di prepotenze. In entrambi i casi stiamo parlando di insegnanti di
italiano, matematica, religione, sostegno;
il 42-32% ha utilizzato in classe il video o l’opuscolo per la
sensibilizzazione dei ragazzi e per l’approfondimento del fenomeno.
L’opuscolo è stato approfondito in particolare da docenti di italiano e
matematica, il video anche da insegnanti di educazione fisica o di
religione;
il 26% ha condiviso l’esperienza con i colleghi esterni al coordinamento,
un percorso scelto soprattutto dai docenti di italiano e matematica forse
perché, più spesso di altri, sono coordinatori di consiglio di classe e
proprio per questo hanno il compito anche istituzionale di coinvolgere i
colleghi;
il 22% ha assunto compiti organizzativi per facilitare la riuscita del
progetto, e coincide sostanzialmente con i docenti referenti e i loro più
stretti collaboratori.
Interventi attuati dai docenti dei coord.ti
(% sui partecipanti)
Utilizzato il video
42,0
Discussione opuscoli
32,0
62,0
Discussione in classe
Coinvolto il cdc
60,0
46,0
Colloqui con bulli
Colloqui con vittime
48,0
Condiviso con colleghi esterni al prog.
26,0
Attività apprese in coord.to
68,6
72,5
Modulo integraz gruppo classe
22,0
Compiti organizzativi
0
10
20
30
40
50
60
70
80
23
Uno sguardo alle scelte di metodo:
- la maggior parte dei docenti (60%) è intervenuta seguendo le indicazioni
emerse dal gruppo di coordinamento su quel caso specifico, a riprova di
quanto il gruppo sia diventato un riferimento di rilievo per tutti i suoi
membri; c’è stato un 28% di insegnanti che si è lasciato guidare dalla
situazione e che ha preferito affrontare le situazioni in modo più istintivo e
più autonomo. Appartiene a tutte le quattro scuole “storiche” del progetto
ed è il segnale della progressiva autonomia acquisita dai docenti formati;
- quasi la metà degli insegnanti ha lavorato in compresenza (47%;
soprattutto alle scuole “Dante” di Ferrara, Isit di Cento, Polo di Lido
Estensi). Gli insegnanti che hanno lavorato da soli appartengono al Polo
Scolastico di Portomaggiore all’ISIT di Cento e mostrano di aver acquisito
una particolare sicurezza in se stessi o, forse, percepiscono maggiormente
la necessità di intervenire in fretta, quando le situazioni si presentano;
- il 52% dei docenti ha scelto come metodologia la discussione in classe
(particolarmente insegnanti di italiano, musica, religione, in parte
matematica), il 36% ha svolto attività di gruppo probabilmente suggerite
dal gruppo di coordinamento (soprattutto a Portomaggiore, all’ISIT e alla
scuola media “Dante”), il 22% ha elaborato percorsi specifici attingendo
alle possibilità della propria materia (Isit e Polo di Portomaggiore,
soprattutto insegnanti di italiano e di religione). La sensazione è che da un
lato gli insegnanti si siano affidati molto e positivamente al gruppo e ai
consulenti esterni, dall’altro che in molte scuole il lavoro di prevenzione
continui ad essere percepito come estraneo agli strumenti della didattica e,
in senso lato, ai percorsi di conoscenza.
Modalità di intervento scelte dai docenti dei coord.ti
(% sui partecipanti ai gruppi)
Svolgendo attività sul gruppo
36
Proponendo discussioni in classe
52
Entro le possibilità della mia materia
22
In compresenza
47,1
Da solo/a
6
Lasciandomi guidare dalle situazioni
28
Applicando le decisioni del coord.to
60
0
24
10
20
30
40
50
60
70
Insegnanti che non hanno svolto interventi
Tra i docenti partecipanti alla formazione o al coordinamento ce ne sono 10 che
non hanno svolto alcun intervento sul bullismo nelle loro classi. Sono 3 docenti di
matematica, 2 di materie professionali, 1 di italiano, lingue, diritto o economia,
sostegno, e appartengono un po’ a tutte le scuole (tranne il Polo di Lido Estensi
dove tutti si sono attivati).
Alle radici del non intervento vengono esclusi la paura della critica dei colleghi, il
disinteresse o il disaccordo in consiglio di classe. Piuttosto, affermano i docenti,
non si sentivano abbastanza pronti (2 insegnanti) o non riscontravano, nelle loro
classi, la necessità di un intervento (2 insegnanti); un docente sostiene di non aver
lavorato per l’impossibilità della compresenza con un collega, e un altro ancora
era impegnato su altri progetti.
Perché alcuni docenti dei coord.ti non hanno
svolto interventi
Non risponde
1
Il consiglio di classe non era d’accordo
sull’intervento
Non mi interessava più
Nelle mie classi non c’era la necessità di
un intervento
2
Non mi era possibile lavorare in
compresenza con altri insegnanti
1
Avevo timore delle critiche dei colleghi
Stavo seguendo altri progetti
1
Non mi sentivo abbastanza pronto/a
2
0
1
2
3
4
25
I punti di forza dei coordinamenti
I punti di forza dei gruppi di coordinamento, riconosciuti dai partecipanti, sono la
motivazione di tutte le persone coinvolte: primo fra tutti il docente referente
(8,31), poi gli operatori di Promeco (7,98) e il gruppo nel suo insieme (7,90) o
alcuni sui membri (7,73).
Il contributo delle dirigenze scolastiche e dei consigli di classe raggiunge una
sufficienza risicata; hanno una media inferiore al sei il legame coordinamentoinsegnanti esterni, il coinvolgimento dei collaboratori scolastici ai quali pure era
stata rivolta una formazione iniziale, la sensibilità del corpo docenti nel suo
insieme, la partecipazione dei genitori.
Valutazione di alcuni elementi dei coord.ti
(medie, min 1, max 10 - rispondono i partecipanti)
5,42
Il contatto coord-altri insegnanti
Il supporto dei cdc
6,02
7,98
La collab. Promeco
5,65
Il coinvolgimento ATA
4,95
La partecipazione dei genitori
L’impegno individuale di alcuni del coord
7,73
5,70
La sensibilità di tutti gli ins.
6,13
Il sostegno del preside
La partecipazione del gruppo
7,90
8,31
L’impegno del doc. referente
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
La valutazione di Promeco
La collaborazione prestata da Promeco viene valutata dai docenti coinvolti tra il
buono e l’ottimo (nell’insieme, 87,8% degli partecipanti), è insufficiente per il
9,76%, un piccolo gruppo composto da 9 insegnanti appartenenti a un po’ tutte le
scuole coinvolte (1 o 2 per ogni scuola).
26
La "pagella" di Promeco
(% sui partecipanti al progetto)
50
43,9
43,9
buono
ottimo
40
30
20
9,76
10
2,44
0
insuff.
sufficiente
Le operatrici che hanno lavorato nei gruppi di coordinamento sono state ovunque
molto apprezzate, e più di tutto all’Isit di Cento dove anche la scuola ha risposto
in modo più costante, strutturato, creativo.
Le operatrici vengono riconosciute indubbiamente competenti dal punto di vista
teorico e capaci di stimolare il gruppo a individuare strategie di intervento, senza
imporre le proprie soluzioni.
Ancora, sono state capaci di entrare nei casi di bullismo, vicine alla realtà
scolastica, comprensive e non giudicanti, capaci di coinvolgere ogni partecipante
al gruppo. Il voto è leggermente più basso sulla capacità di proporre soluzioni
diverse e creative su singole necessità, un piccolo rilievo espresso particolarmente
dai docenti di Lido Estensi che, peraltro, riconoscono il massimo livello di
competenza teorica e di approfondimento nella discussione dei casi.
La "pagella" degli operatori
10
9
9,14
8,14
8
7,86
7,68
Lido E.
IPSSAR
7
6
5
4
3
2
1
Portom.
ISIT
27
Valutazione sulle operatrici di progetto
(% sui docenti coinvolti)
100
80
86,7
71,1
70,2
80,4
77,2
72,7
58,7
60
40
20
26,1
14,9
13,4
13,7
11,3
8,8
8,7
0
Vicina alla Coinvolgente Comprensiva Creativa con Capace di Competente
realtà della
soluzioni e entrare nei dal punto di
scuola
attività
casi
vista teorico
presentati
sì
Stimola il
gruppo a
cercare
strategie
no
La "pagella" degli operatori
100
80
60
40
20
0
Vicina alla
realtà della
scuola
Portom.
28
Coinvolgente
Lido E.
Non
giudicante
IPSSAR
Creativa con
soluzioni e
attività
ISIT
Capace di
entrare nei
casi
presentati
Competente
dal punto di
vista teorico
Stimola il
gruppo a
cercare
strategie
La comunicazione sul progetto, dentro e fuori dal gruppo di lavoro
Durante questi anni di lavoro gli insegnanti più attivi hanno spesso lamentato lo
scarso interessamento dei colleghi. D’altra parte ci sono state occasioni in cui
proprio gli “esterni” avanzavano qualche lamentela perché non sapevano che cosa
stava succedendo a scuola. La comunicazione dentro alle scuole, negli organi
collegiali come nei corridoi, segue sentieri a volte tortuosi, viziati dalla ritualità di
alcune occasioni e dalla poca consuetudine a lavorare insieme, ad ascoltarsi. Per
tutte queste ragioni abbiamo chiesto tanto ai docenti dei coordinamenti che a chi
ha scelto di non partecipare alle attività quale livello di condivisione sul progetto
fosse presente all’interno della scuola, proponendoci di capire meglio se un
riflesso degli sforzi compiuti è arrivato anche a chi non si è interessato
personalmente.
Rispondono i membri dei coordinamenti:
- l’esperienza del coordinamento è stata comunicata agli altri insegnanti in
modo informale, a seconda del tipo di rapporto interpersonale esistente, come
vissuto professionale individuale che può essere condiviso con i colleghi con i
quali si ha un buon rapporto (33 insegnanti, la netta maggioranza);
- 24 insegnanti affermano di aver aperto il dialogo quando nella scuola si
presentavano problemi particolari (soprattutto all’Istituto Alberghiero e nel
Polo di Portomaggiore);
- altri 13 parlano di regolari informazioni trasmesse in collegio, ma se ne
ricordano quasi esclusivamente i docenti referenti, e un gruppetto di professori
della scuola media “Dante”;
- in tutte le scuole coinvolte alcuni insegnanti del coordinamento siano stati
interpellati da altri colleghi per un consiglio o un intervento su una situazione
di bullismo. Comincia a profilarsi uno degli obiettivi di fondo del progetto,
ovvero che gli insegnanti formati possano diventare un riferimento per la
scuola e per i colleghi.
29
Condivisione con i colleghi esterni al coordinamento
(in valori assoluti)
Altri hanno chiesto interventi in classe
5
Altri hanno chiesto consiglio al coord.
8
24
Ci si è confrontati sui problemi
Regolari informazioni al collegio
13
Dipendeva dai rapporti tra colleghi
33
Nessuna condivisione
7
0
5
10
15
20
25
30
35
Rispondono gli “esterni”
I docenti esterni ai percorsi di formazione o ai gruppi di coordinamento ricordano
di aver ricevuto comunicazioni formali sul progetto durante le riunioni degli
organi collegiali (56,6%, soprattutto docenti di Portomaggiore o di Lido Estensi).
Vi è poi un 15,7% che si è interessato e ha chiesto informazioni ai colleghi
impegnati; un 15,1% che ritiene di non aver mai sentito parlare del progetto; un
8,45% che ha collaborato indirettamente cedendo qualcuna delle proprie ore di
scuola; infine il 5,4% dei non coinvolti ha osservato con curiosità il lavoro degli
altri.
In realtà le comunicazioni al collegio sono state date con cadenza regolare in tutte
le scuole, qualche volta con la diretta partecipazione degli operatori di progetto al
collegio docenti, ed è significativo che solo la metà degli interpellati ne abbia
memoria. Questo dà la misura di come possano essere rituali alcuni passaggi, pur
necessari, negli organi collegiali e stimola a ricercare nuove forme di
comunicazione all’interno dell’istituzione scolastica.
Una piccola prova di partecipazione proviene dai docenti partecipanti alla
sensibilizzazione che, più dei totalmente esterni, hanno ceduto ore per gli
interventi in classe o hanno chiesto informazioni ai colleghi. Probabilmente alcuni
di questi insegnanti si sono tenuti esterni al progetto per diverse ragioni, ma
potrebbero essere coinvolti in futuro nel lavoro di prevenzione.
30
Informazioni sul progetto ricevute dai docenti non
aderenti (% sui non partecipanti)
nessuna informazione
15,1
5,4
ho osservato con curiosità
chiesto info ai colleghi impegnati
15,7
ceduto ore per gli interventi
8,4
comunicazioni formali negli organi
collegiali
56,6
0
10
20
30
40
50
60
Forme di partecipazione al progetto da parte
degli esterni ai gruppi di lavoro
30,00
25,00
25,00
20,00
13,33
15,00
10,00
10,38
5,66
5,00
0,00
niente
ho ceduto alcune delle mie ore
sensib
ho chiesto informazioni
31
Le prospettive del progetto: continuare, innovare
Guardando al futuro il 61,4% dei docenti intervistati desidererebbe che il progetto
potesse proseguire allo stesso modo. Spiccano tra gli altri gli insegnanti della
Scuola Media “Dante” di Ferrara: di essi il 56% vorrebbe continuare allo stesso
modo, contro il 30 circa di tutte le altre scuole che, d’altronde, hanno avviato il
progetto quattro anni or sono e probabilmente sentono l’esigenza di elementi
innovativi.
Il 10% degli intervistati gradirebbe continuare a lavorare su questo tema ma con
qualche innovazione nell’impianto progettuale. Si tratta di 22 persone, e
precisamente:
- 5 insegnanti di Portomaggiore (10,6%), di cui 2 nel coordinamento e gli
altri completamente esterni;
- 2 intervistati di Lido Estensi (9,1%), di cui 1 nel coordinamento;
- 5 docenti dell’Ipssar di Ferrara (9,6%), di cui 2 del coordinamento, 1
partecipante alla formazione e 2 esterni;
- 2 professori della Scuola Media Dante (4,8%), 1 nel coordinamento e 1
esterno;
- 7 insegnanti dell’Isit di Cento (9,2%), 4 nel coordinamento e 3 esterni.
Molti di essi hanno partecipato attivamente al progetto svolgendo compiti
organizzativi (3 insegnanti), applicando il modulo sull’integrazione del gruppo
classe (9) o altre attività apprese nel coordinamento (8), coinvolgendo i colleghi
esterni al progetto (6) e aprendo il dialogo nelle proprie classi (6).
Una quota di rilievo, pari al 25% del totale, non sa prendere posizione su questo
punto, ed è composto da insegnanti che non conoscono il progetto, molti di essi
non hanno neppure presenziato all’incontro di sensibilizzazione.
Solo il 3,6% chiederebbe di sospendere il progetto sul bullismo e corrisponde a 8
insegnanti che lavorano all’Isit di Cento (4, di cui 1 nel coordinamento e 3
esterni), al Polo di Portomaggiore (2, di cui 1 nel coordinamento) e all’Istituto
Alberghiero (2, entrambi esterni al gruppo di lavoro).
Il desiderio di proseguire - ma anche quello di innovare – sale man mano che si
passa dagli esterni ai docenti del gruppo di coordinamento. La motivazione a
continuare e la consapevolezza di quanto il problema sia importante sono
evidentemente ben presenti nei docenti più impegnati, che tuttavia cominciano a
chiedere di sperimentarsi in modo diverso.
32
In futuro vorrebbe che il progetto venisse... (% )
Non so
25,0%
Sospeso
3,6%
Proseguito, con
azioni simili
61,4%
Proseguito in
altra forma
10,0%
Sviluppi auspicati per il progetto
(% per livello di partecipazione)
80
73,2
66,7
60
45
43
40
17,5
20
4
4
8,8
1,8
16,9
4,2 2,8
0
niente
Proseguito, con azioni simili
sensib
Proseguito in altra forma
Form/coord
Sospeso
Non so
33
La cultura scolastica sul bullismo
La posizione della scuola di fronte al bullismo
Di fronte al bullismo le scuole si attivano, anche se non sempre in modo coerente
ed organizzato. Il 53,8% degli intervistati ha una visione positiva e afferma che
nella propria scuola i problemi si affrontano e si risolvono insieme, mentre il
31,8% sostiene che gli interventi vengono portati avanti da singoli docenti in
modo slegato e poco strutturato, facendo appello alle singole sensibilità.
Sono pochi a vedere nella scuola un disinteresse di fondo.
Qual è la posizione della scuola di fronte al bullismo? (%)
la questione è poco sentita
6,4
viene delegato al Capo d'Istituto
3
i problemi si affrontano e si risolvono
insieme
53,8
preoccupazione / interventi incoerenti e
non concordati
31,8
4,9
è un problema dei ragazzi
0
10
20
30
40
50
60
Analizzando la situazione scuola per scuola vediamo che l’ottimismo prevale
ovunque, ma in particolare all’Istituto Alberghiero di Ferrara, al Polo di
Portomaggiore e alla Scuola Media “Dante” di Ferrara. Il rischio di
improvvisazione è particolarmente avvertito al Polo di Lido Estensi.
34
Qual è la posizione della scuola di fronte al bullismo? (% per scuola)
80,00
60,00
40,00
20,00
0,00
Portom
Lido E.
Ipssar
Dante
ISIT
9,30
9,09
2,00
2,56
7,04
preoccupazione / incoerenza
34,88
59,09
32,00
38,46
35,21
condivisione, coerenza
67,44
50,00
72,00
64,10
57,75
delega al Capo d'Istituto
2,33
9,09
2,00
2,56
4,23
la questione è poco sentita
6,98
18,18
4,00
5,13
8,45
è un problema dei ragazzi
La partecipazione personale al progetto crea aspettative ed obiettivi alti, che non
sempre la scuola permette di realizzare. È forse per questo che proprio i docenti
più coinvolti tendono, più degli altri, a vedere un agire disorganizzato,
probabilmente perché si sentono poco sostenuti dai colleghi.
Qual è la posizione della scuola di fronte alle prepotenze?
(% per livello di partecipazione al progetto)
80,00
60,00
40,00
20,00
0,00
è un problema
dei ragazzi
preoccupazione /
incoerenza
condivisione,
coerenza
delega al Capo
d'Istituto
la questione è
poco sentita
niente
6,25
31,25
65,63
4,17
5,21
sensib
5,17
31,03
67,24
3,45
3,45
coord
5,71
51,43
55,71
2,86
14,29
35
Abbiamo chiesto agli insegnanti se, con gli strumenti di cui sono portatori, si
sentono attualmente in grado di affrontare il bullismo.
Il campione si divide in parti pressoché uguali tra il sì e il no. La risposta non è
per nulla influenzata da elementi quali gli anni di insegnamento o la materia
insegnata, neppure la partecipazione al progetto è stata tanto incisiva quanto
l’atteggiamento globale della scuola verso le prepotenze. Vediamo infatti che chi
si sente abbastanza o molto efficace insegna in una scuola nella quale sente il
proprio impegno riconosciuto ed inserito in un piano educativo globale portato
avanti da tutte le componenti d’istituto. All’opposto, i docenti più insicuri tendono
a vedere una situazione di incoerenza ed improvvisazione.
Posizione della scuola verso le prepotenze e senso di
autoefficacia (% per livello di autoefficacia)
100,00
80,00
60,00
40,00
20,00
0,00
è un problema preoccupazio condivisione,
la questione è
delega al
dei ragazzi
ne /
coerenza Capo d'Istituto poco sentita
poco eff.
10,00
48,00
49,00
3,00
6,00
abb. eff.
3,09
30,93
72,16
5,15
9,28
molto eff.
0,00
26,32
78,95
0,00
10,53
Il non intervento di alcuni insegnanti
Le indagini svolte tra gli studenti hanno sempre messo in evidenza una quota di
insegnanti che non interviene di fronte al bullismo. Abbiamo chiesto ai docenti di
dare una spiegazione al riguardo.
Le risposte degli intervistati oscillano tra l’assenza di strumenti (39%) e la scarsa
motivazione (24%). Ci sono poi insegnanti che vedono i colleghi poco identificati
nel ruolo educativo: rispondono pertanto che vedono il bullismo come un
problema tra ragazzi (10%) rispetto al quale è inutile intervenire (9%). Altissima
la percentuale di non risposte (18%).
36
Quanto detto in linea generale rispecchia abbastanza la visione dei docenti esterni
al progetto. Chi ha seguito la sensibilizzazione pensa che gli insegnanti
comprendano l’importanza di intervenire ma non si sentano in grado di farlo. Gli
insegnanti maggiormente coinvolti nel progetto, invece, imputano la mancanza di
intervento alla demotivazione e al senso di inutilità. Probabilmente le loro risposte
rispecchiano le critiche o le perplessità che hanno sentito nei colleghi.
Ragioni del non intervento di alcuni docenti
pensano sia un
problema dei
ragazzi
10%
non risponde
18%
sono stanchi,
demotivati
24%
credono sia
inutile
intervenire
9%
non hanno
strumenti
39%
Perché ci sono insegnanti che non intervengono? (% )
100%
20,73
35,29
80%
37,7
60%
53,66
32,79
40%
20%
0%
52,94
13,11
14,63
1,96
10,98
9,8
16,39
niente
sensib
form/coord
ritengono siano problemi fra alunni
pensano che sia inutile
non si sentono in grado di intervenire
sono stanchi o poco motivati
37
L’atteggiamento dei genitori
I genitori dei ragazzi vittime di bullismo sono solleciti nei rapporti con la scuola,
si preoccupano e cercano l’alleanza dei docenti. Questa è l’opinione del 71,4%
degli intervistati, mentre il 10,1% sente un atteggiamento di critica verso la scuola
e il 16,8% non risponde.
Sull’atteggiamento dei genitori dei bulli circa un terzo dei docenti preferisce non
esprimersi. Il 31,9% sostiene che si disinteressano ed evitano il confronto con la
scuola, mentre il 25,2% registra una tendenza a difendere i figli e a criticare i
professori. Solo il 10,1% ha osservato atteggiamenti collaborativi nei genitori di
chi fa il prepotente.
Atteggiamento dei genitori di vittime e bulli
(percezione degli insegnanti, %)
80
71,4
60
40
20
10,1
32,8
31,9
25,2
16,8
10,1
1,7
0
si preoccupano e
cercano l’alleanza
dei prof.
si preoccupano,
criticano i prof.,
difendono i figli
Genitori V
38
si disinteressano e
evitano il confronto
Genitori B
Non risponde
L’influenza del progetto sulla cultura della scuola
L’atteggiamento degli insegnanti
In seguito all’applicazione del progetto gli insegnanti sono più attenti al problema
del bullismo (62,33%).
Dopo il progetto, qual è l'atteggiamento degli
insegnanti verso il problema del bullismo?
Meno attento di
prima
1,35%
Uguale/poco più
attento di prima
36,32%
Abb./molto più
attento di prima
62,33%
Gli insegnanti riscontrano nel corpo docente una maggiore capacità di riconoscere
il bullismo (51,7%), un accordo più forte sull’importanza di occuparsi di bullismo
(38,7%), più collaborazione tra gli insegnanti (34,5%) e un intervento più sollecito
(26,1%); tutti mutamenti di cui i docenti formati o inseriti nei coordinamenti sono
maggiormente consapevoli e, se una conoscenza più diffusa viene riconosciuta da
tutti, già l’accordo sull’importanza di occupasi di bullismo è rilevato
particolarmente da chi davvero collabora con i colleghi su questo problema, e
sono quasi solo i docenti impegnati a riconoscere la collaborazione e l’intervento
dei docenti.
Una percentuale ridotta, comunque significativa, di insegnanti che hanno
partecipato ai corsi di formazione o agli incontri di coordinamento parla di
contrasti tra docenti con diverse impostazioni di insegnamento, un dato di cui sarà
bene tenere conto nella prosecuzione del progetto.
39
Come sono cambiati in questi anni i raporti tra gli adulti
della scuola? (%)
più confronto in cdc
11,3
più collab con il personale non docente
11,8
gli adulti intervengono di più
26,1
c'è maggiore capacità di riconoscere il b.
51,7
acuiti i contrasti tra diversi modi di insegnare
5
più collaborazione tra gli insegnanti
34,5
più accordo sull’importanza del problema
38,7
non è cambiato niente
6,7
0
10
20
30
40
50
60
Come sono cambiati i rapporti tra insegnanti
(% per livello di partecipazione al progetto)
70,00
60,00
50,00
40,00
30,00
20,00
10,00
0,00
40
maggiore
più accordo
più
gli adulti
acuiti i
conoscenza sull’importan collaborazion intervengono contrasti tra
non è
cambiato
niente
39,62
30,19
26,42
16,98
3,77
11,32
sensib
61,67
36,67
30,00
18,33
1,67
3,33
form/coord
61,97
53,52
50,70
45,07
9,86
2,82
Il lavoro dei consigli di classe
Secondo il 39,5% degli interpellati i consigli di classe hanno modificato
parzialmente il loro modo di lavorare dando più spazio alla discussione sulle
relazioni. Il 29,4% registra una maggiore conflittualità tra chi intende occuparsi
delle relazioni tra ragazzi e chi interpreta il proprio ruolo docente attenendosi
scrupolosamente alla materia. Si tratta in gran parte di insegnanti che hanno
seguito i corsi di formazione o gli incontri di supervisione e, probabilmente,
avvertono l’insufficienza di alcuni aspetti dell’organizzazione scolastica.
Gli insegnanti formati, però, sono anche consapevoli della maggiore
collaborazione tra colleghi e non pensano affatto che tutto sia come prima
In seguito al progetto i consigli di classe... (%)
Capito l'importanza della collaborazione
23,1
Divisi tra chi si occupa di relaz. e chi
pensa solo al programma
29,4
Vorrebbero discutere... ma non hanno
tempo/possib.
26,5
39,5
Dedicano più tempo ai rapporti tra ragazzi
5,9
E' tutto come prima
0
10
20
30
40
Come sono cambiati i consigli di classe
(% per livello di partecipazione al progetto)
60,00
52,11
50,00
40,00
33,33
30,00
20,00
25,35
18,87 20,00
16,04
9,43
10,00
5,00
1,41
0,00
più divisi
più collaborativi
niente
sensib
uguali a prima
form/coord
41
L’atteggiamento dei ragazzi
In seguito all’applicazione del progetto i docenti riconoscono che le classi hanno
acquisito una maggiore capacità di discutere sui loro problemi (45,8%),
un’attitudine indubbiamente preventiva e fondamentale perché i conflitti interni al
gruppo vengano dipanati e non risolti con la prepotenza e vissuti con angoscia.
Altri due dati importanti vengono riconosciuti dai docenti relativamente al
contesto: la comprensione della differenza tra scherzi e prepotenze (34,9%) e la
confidenza che permette a chi è vittima di chiedere il sostegno di un docente
(34,9%). È più lontano un atteggiamento di maggiore solidarietà tra i ragazzi, o di
disapprovazione da parte degli astanti, aspetti più delicati e complessi da
muovere.
Ancora una volta i docenti coinvolti nel progetto sono più consapevoli del
cambiamento e avvertono particolarmente, forse per esperienza personale, la
relazione di aiuto che può instaurarsi tra vittime di prepotenze e docenti
disponibili ad ascoltare.
Come è cambiato l'atteggiamento dei ragazzi? (%)
c’è maggiore solidarietà verso le vittime
11,8
le classi sono più capaci di discutere i
problemi
45,8
chi assiste riesce ad esprimere
disapprovazione
13,9
è più chiara la differenza tra scherzi e
prepotenze
34,9
chi subisce cerca la solidarietà dei
compagni
10,9
34,9
chi subisce cerca l’appoggio di un adulto
hanno capito che la scuola non ammette
prepotenze
21
0
42
10
20
30
40
50
Come è cambiato l'atteggiamento dei ragazzi vs. le prepotenze?
(% per livello di partecipazione al progetto)
80,00
60,00
40,00
20,00
0,00
non è cambiato
niente
chi subisce cerca
l’appoggio di un
adulto
più chiara la
differenza
scherzi/prep.
le classi sono più
> solidarietà verso
capaci di discutere
le vittime
i problemi
niente
12,26
29,25
27,36
35,85
9,43
sensib
8,33
25,00
38,33
36,67
20,00
form/coord
2,82
50,70
43,66
69,01
8,45
43
L’evoluzione del bullismo nella scuola
Oltre la metà degli insegnanti interpellati ritiene che nel proprio istituto, negli anni
di adesione al progetto, il bullismo sia diminuito, mentre il 27,9% lo trova
invariato e il 15,7% ritiene sia aumentato.
La riduzione delle prepotenze è più evidente per gli insegnanti che sono stati
coinvolti direttamente nel progetto partecipando ai corsi di formazione o al
gruppo di coordinamento sul bullismo.
Va detto che l’essere uomini o donne, la materia insegnata, gli anni di servizio
non hanno nessun legame con la percezione del fenomeno negli ultimi anni.
Evoluzione del bullismo percepita dagli insegnanti
(%)
aumentate
15,7%
diminuite
56,4%
invariate
27,9%
Evoluzione delle prepotenze nella scuola
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
80%
54,22
50,00
26,51
30,36
19,28
19,64
niente
sensib
64,62
60%
40%
27,69
20%
7,69
0%
aumentate
44
invariate
formaz / coord.to
diminuite
Le prepotenze osservate nelle proprie classi
Ripensando all’anno scolastico quasi al termine gli insegnanti affermano che nelle
loro classi è presente un certo grado di prevaricazione diffusa, ma solo per le prese
in giro e (in misura minore) le esclusioni un buon numero di docenti parla di
comportamenti ricorrenti, dunque di vero e proprio bullismo.
Il livello di prepotenza è comunque piuttosto allarmante: oltre 6 insegnanti su 10
hanno visto, qualche volta o spesso, piccoli furti, danneggiamenti di materiale
scolastico, bullismo verbale o psicologico; oltre 4 docenti su 10 parlano di
aggressioni e costrizioni; più rare le estorsioni, note a circa il 17% degli
insegnanti.
Le prepotenze si verificano in classe, al cambio dell’ora o durante le lezioni, e poi
all’intervallo. Il 24,8% afferma di non essere stato presente a prevaricazioni ma di
averle sentite raccontare dai ragazzi. Pochi insegnanti hanno notizia di prepotenze
in palestra o nei bagni, gli spogliatoi, i luoghi più isolati della scuola, e non
possiamo sapere se perché effettivamente in questi spazi non sono avvenute
prevaricazioni, o semplicemente gli insegnanti non erano presenti ad osservarle.
Prepotenze osservate nelle proprie classi
100%
80%
8,8
33,9
36,5
6,6
40,3
58,6
82,6
60,3
20%
0%
4,6
56,9
60%
40%
2,1
15,2
15,6
58,9
34,3
53,1
25,8
5,8
Prese in giro,
offese
Piccoli furti,
danneggiamenti
mai
Esclusioni
Estorsioni
qualche volta
Aggressioni
Costrizioni
molte volte
45
Quando si verificano le prepotenze? (% )
Non so / riferite dai colleghi
15,1
Non so / riferite dai ragazzi
24,8
In palestra
5
Entrata e uscita da scuola
18,1
Durante l'intervallo
33,2
Bagni, spogliatoi, locali isolati
7,6
In classe, al cambio dell'ora
50
Durante le lezioni
38,7
0
10
20
30
40
50
60
Il progetto sul bullismo insegna ad osservare?
Chi ha partecipato al progetto è più consapevole delle prepotenze, le ha osservate
con maggiore consapevolezza, più spesso le ha ascoltate raccontare dai ragazzi:
- tra chi ha seguito i momenti formativi o di coordinamento, nessuno dice che tra i
propri allievi non ci sono prese in giro od offese, e quasi il 9% le ha osservate
spesso (4% tra chi è esterno al progetto);
- l’11% dei docenti formati ha visto aggressioni frequenti, nessuno tra i docenti
esterni;
- il 19% dei docenti formati ha osservato esclusioni ripetute e solo l’11,1% non ne
ha mai viste, percentuale che tra gli “esterni” sono rispettivamente dell’8 e del
36%;
- il 10% dei docenti formati afferma che ci sono ragazzi che vengono
frequentemente costretti da altri, più forti, a fare cose che non vogliono fare;
l’analoga percentuale è del 6,7% tra gli “esterni” e del 2% tra chi ha seguito solo
l’incontro di sensibilizzazione.
Più cresce l’impegno dei docenti nel progetto e più accade loro di osservare
prepotenze nei luoghi meno in vista della scuola. Non è indifferente il passaggio
dal 2,8% dei docenti “esterni” al progetto al 15,49% di coloro che hanno seguito i
corsi di formazione.
In ultimo, gli insegnanti più preparati sono riconosciuti come riferimento dai
ragazzi, se è vero che al 35,2% di essi è capitato di ascoltare i ragazzi che
46
raccontavano episodi di prepotenza; una percentuale che tra gli altri insegnanti è
del 19-21%.
Frequenza delle prese in giro osservate
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
80%
1,79
4,04
22,22
8,82
35,71
32,35
60%
40%
64,65
55,36
58,82
20%
0%
9,09
7,14
niente
sensib
mai
qualche volta
formaz / coord.to
spesso
quasi sempre
Frequenza delle aggressioni osservate
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
80%
4,08
35,29
11,29
34,69
38,71
60%
40%
64,71
61,22
50,00
20%
0%
niente
sensib
mai
qualche volta
formaz / coord.to
spesso/sempre
47
Frequenza delle esclusioni osservate
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
8,33
19,05
24,00
80%
60%
55,95
48,00
69,84
40%
20%
35,71
28,00
11,11
0%
niente
sensib
mai
qualche volta
formaz / coord.to
spesso/sempre
Frequenza delle costrizioni osservate
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
80%
6,74
2,17
10,00
39,13
35,96
46,67
60%
40%
57,30
58,70
niente
sensib
43,33
20%
0%
mai
48
qualche volta
formaz / coord.to
spesso/sempre
Prepotenze osservate o riferite
(% per livello di partecipazione al progetto)
40,00
35,21
30,00
19,81
20,00
21,67
15,49
6,67
10,00
2,83
0,00
Osservate nei bagni
niente
Riferite dai ragazzi
sensib
formaz / coord.to
Relazioni difficili tra insegnanti e studenti
Il bullismo chiama in causa gli insegnanti non soltanto come mediatori o come
educatori, ma talvolta anche come protagonista, nei panni del bullo o della
vittima. Sono sempre più frequenti le richieste di aiuto di insegnanti che non
riescono più a gestire un gruppo perché rumoroso, distratto, svogliato, del tutto
noncurante delle regole del contesto scolastico. Naturalmente questo non riguarda
indiscriminatamente tutti i contesti scolastici, ma rimane un fenomeno da
monitorare e su cui prepararsi ad intervenire, per sostenere i docenti nella ricerca
di strategie comunicative capaci di coinvolgere i ragazzi nel percorso scolastico.
Il 20-30% dei docenti interpellati afferma che spesso le classi non ascoltano gli
insegnanti e trasgrediscono le regole; il 66,6% aggiunge che i ragazzi offendono
gli insegnanti qualche volta o spesso.
Qualche volta anche i professori, in un momento di difficoltà, dicono parole
pesanti. Ne ha notizia quasi la metà dei docenti intervistati, come di una cosa che
accade spesso (2,9%) o solo qualche volta (41%).
Probabilmente anche per difendersi dalle eccessive turbolenze molti insegnanti
basano sulla paura la loro relazione con i ragazzi; intimoriti, eviteranno – sperano
i professori – almeno i comportamenti più estremi. Ce ne parlano tre insegnanti su
quattro, come di una cosa che si verifica solo con alcuni insegnanti.
49
Rapporti difficili tra ragazzi e insegnanti (%)
Insegnanti che incutono timore per
mantenere l’ordine
24,4
68,5
Docenti che nella rabbia offendono i
ragazzi
Ragazzi che sfuggono alle regole
56,1
12,6
Classi che non ascoltano gli insegnanti
Ragazzi che offendono gli insegnanti
0%
41
57,2
17,3
33,5
Mai
2,9
30,2
62,3
20%
7
20,5
60,6
40%
60%
Qualche volta
6
80%
100%
Spesso
I comportamenti citati da parte dei ragazzi e le esplosioni di rabbia dei professori
sono molto più frequenti nelle scuole superiori che non nella scuola media
“Dante” (l’unica ad aver compilato il questionario). La differenza può essere
legata allo specifico contesto scolastico, ma è anche possibile intuire che i
comportamenti di ribellione diventano meno gestibili e più duri via via che i
ragazzi crescono e si avvicinano alla soglia dell’età adulta.
Più nello specifico, la trasgressione delle regole è comune a tutte le scuole
superiori e molto superiore che nelle inferiori, mentre gli altri comportamenti si
manifestano in modo significativamente diverso da scuola a scuola.
Le offese dei ragazzi verso gli insegnanti sono frequenti soprattutto al Polo di
Portomaggiore, poi all’Istituto Alberghiero e all’Isit di Cento.
La mancanza di ascolto è diffusa un po’ ovunque nelle scuole superiori, ma
particolarmente all’Alberghiero, a Portomaggiore e a Lido Estensi.
Capita che anche gli insegnanti, in atto di rabbia, insultino i ragazzi; lo afferma il
40-50% dei docenti di Lido Estensi, dell’ISIT di Cento e dell’Istituto Alberghiero
di Ferrara.
50
I ragazzi trasgrediscono le regole
della scuola (% per livello di studi)
100%
5,26
35,33
80%
63,16
60%
40%
55,98
20%
31,58
8,70
0%
medie inf
Mai
medie sup
Qualche volta
s pess o
I ragazzi offendono i professori
(% per scuola)
100%
4,17
13,04
80%
60%
76,19
60,87
4,55
65,15
77,08
40%
20%
5,41
21,62
72,97
26,09
23,81
18,75
Portomaggiore
Lido Estensi
Albeghiera
Mai
Qualche volta
30,30
0%
Dante
ISIT Cento
spesso
I ragazzi non ascoltano gli insegnanti
(% per scuola)
100%
80%
5,41
26,67
25,00
56,76
60%
40%
11,59
36,73
57,78
73,91
55,00
57,14
20%
37,84
15,56
20,00
Portom aggiore
Lido Estensi
0%
Mai
14,49
6,12
Albeghiera
Qualche volta
Dante
ISIT Cento
spesso
51
Gli insegnanti insultano i ragazzi
(% per scuola)
100%
4,26
3,13
15,00
80%
18,75
37,21
38,30
53,97
50,00
60%
40%
78,13
62,79
57,45
20%
46,03
35,00
0%
Portomaggiore
Lido Estensi
Albeghiera
Dante
Mai
Qualche volta
ISIT Cento
spesso
I problemi che stiamo trattando riguardano più spesso le insegnanti donne, o
quantomeno solo loro a denunciarli in maniera più decisa. La differenza è
evidente per le trasgressioni e il non ascolto dei ragazzi, ma anche per le offese
pronunciate dagli insegnanti che, secondo le dichiarazioni del corpo docente
femminile, sono più diffuse.
Conflitti insegnanti-studenti
(% per genere)
53,4
i prof offendono gli stud / F
i prof offendono gli stud / M
62,1
i ragazzi trasgrediscono / F 6,8
i ragazzi trasgrediscono / M
i ragazzi non ascoltano / F
60,5
32,7
49,3
13,7
26,1
63
25
0%
4,5
37,9
24,6
i ragazzi non ascoltano / M
23,3
58,8
20%
Mai
52
42,1
40%
60%
Qualche volta
16,2
80%
spesso
100%
Infine, un’ultima analisi per materia insegnata.
Gli insegnanti di sostegno più di ogni altro affermano che i ragazzi offendono e
non ascoltano i loro insegnanti. Le offese dei ragazzi vengono denunciate come
frequenti anche da una piccola parte degli insegnanti di materie professionali o
lingue straniere, ed episodicamente da un po’ tutti i docenti. Tra coloro che
insegnano materie letterarie, scientifiche o giuridico-economiche, una buona
percentuale nega che i ragazzi offendano mai gli insegnanti. Probabilmente le loro
materie vengono considerate più importanti delle altre e mettono al riparo i
professori.
Il non ascolto e la disattenzione in classe invece è simile per i docenti di tutte le
materie, con punte nelle dichiarazioni di chi insegna lingue, matematica e scienze,
geografia o diritto.
I ragazzi offendono gli insegnanti
(% per materia)
Sostegno 5,9
Materie prof.li
76,5
31,6
Arte, musica, ed. fisica, rel.
17,6
60,5
27,3
Geogr, Diritto, Econ
72,7
52,9
Lingue
47,1
23,1
Matem, scienze, fisica
65,4
38,1
Italiano Storia
20%
Mai
11,5
61,9
45,7
0%
7,9
50
40%
60%
Qualche volta
4,3
80%
100%
spesso
53
I ragazzi non ascoltano l'insegnante
(% per materia insegnata)
Sostegno
37,5
Materie prof.li
17,9
Arte, musica, ed.
fisica, rel.
16,7
Geogr, Diritto, Econ
17,6
Lingue
Matem, scienze,
fisica
62,5
66,7
66,7
30,8
68,2
28,3
20,5
65,2
20%
40%
Mai
54
23,5
53,8
11,4
0%
16,7
58,8
15,4
Italiano Storia
15,4
60%
Qualche volta
6,5
80%
spesso
100%
ESPERIENZA DELL’INTERVENTO
L’intervento degli insegnanti di fronte al bullismo
Quando in una loro classe si verifica un caso di bullismo, circa il 60% degli
insegnanti interpellati tende a coinvolgere la classe e a parlare con chi si comporta
da bullo, per affrontare il problema. Seguono i tentativi di mediazione per
convincere le parti a ritrovare un accordo (47%) e, per circa 4 docenti su 10, il
dialogo personale con i ragazzi in difficoltà.
Colpisce la forte sproporzione che esiste tra quanti parlano con il bullo e quanti
con la vittima: probabilmente l’idea di fondo è che parlare con il più forte possa
avere un carattere risolutivo nella misura in cui lo induce a cambiare
atteggiamento, mentre parlare con chi subisce sarebbe un “semplice” atto di
solidarietà e di sostegno. Questo però implica che si neghi a chi in quel moment è
in difficoltà qualunque possibilità di reazione o di influenza nella relazione con i
compagni e con il bullo stesso, cosa che è quantomeno parziale e non tiene conto
di quanto l’atteggiamento di un ragazzo possa trasformarsi se sente il supporto
delle persone che ha intorno e se viene aiutato ad osservarsi e a individuare strade
personali di cambiamento.
Un’altra ragione possibile sta nella difficoltà emotiva di parlare con chi subisce
prepotenze, cioè con una persona che molto probabilmente sta male e non è
immediatamente disponibile ad esprimere il proprio vissuto. Abbiamo visto però,
in una precedente ricerca provinciale su un vasto campione di ragazzi, che anche
le vittime parlano di bullismo e, anzi, più dei compagni bulli o astanti, e lo fanno
sia a scuola sia al di fuori di essa, con adulti e ragazzi, soprattutto quando sentono
di non avere “colpe” e quando quello che possono raccontare non è troppo
umiliante per loro. (Le prepotenze che fanno tacere sono soprattutto gli scherzi
pesanti e le aggressioni ripetute).
L’adozione di attività di gruppo è, nel complesso, piuttosto ridotta, così come le
note sul registro e l’invio dei bulli dal preside. Come dire che i docenti cercando
di utilizzare gli strumenti loro propri, quindi innanzitutto il dialogo, facendo poco
ricorso alle sanzioni o all’intervento di autorità, ma anche a strumenti ritenuti in
parte come “esterni” alle loro competenze.
Nel rapporto con gli adulti il 78,2% degli interpellati cerca il confronto con i
colleghi del consiglio di classe, un dato altissimo ed estremamente positivo perché
sappiamo che nessun strategia antibullismo può avere la possibilità di incidere
sulla realtà se non è portata avanti in modo convinto, collegiale e costante nel
tempo.
Le azioni successive sono il coinvolgimento dei genitori del bullo (29%) o della
vittima (19,7%) e, con notevole distacco, il ricorso alla sanzione “ufficiale” (la
55
sospensione, 8,4%) o a risorse esterne, come affidare il problema ad “esperti”
(8,4%) o ad un collega (1,7%).
Interventi dei docenti su casi di bullismo (%)
Attività di gruppo
18,9
Discussione in classe
60,9
Bulli dal Preside
13,4
Note sul registro
18,9
Tentativo di mediazione
47,1
Colloqui con le vittime
41,2
Colloqui con i bulli
62,2
0
10
20
30
40
50
60
70
Relazioni con gli adulti di fronte ai casi di bullismo (%)
cercate collaborazioni esterne
8,4
colloquio con i genitori della vittima
19,7
colloquio con i genitori del bullo
29
incontri con i genitori della classe
8,8
proposto al sospensione al cdc
8,4
chiesto ad altro collega di agire
1,7
78,2
confronto con i colleghi
0
56
10
20
30
40
50
60
70
80
90
Modalità di intervento e grado di partecipazione al progetto
Quasi tutte le modalità di intervento con i ragazzi vengono adottate con maggiore
frequenza dagli insegnanti che hanno partecipato al progetto.
Restano le priorità appena dette per il campione generale, ma con differenze
evidenti per quasi tutte le voci:
- la discussione in classe viene proposta dall’86% dei docenti che hanno seguito la
formazione o fanno parte del coordinamento, contro il 50% circa degli altri
colleghi. Sempre nell’ottica di rafforzare il gruppo e di attivarne le risorse, il 63%
degli insegnanti formati promuove tentativi di mediazione tra i ragazzi coinvolti,
contro il 40% circa dei colleghi;
- il colloquio con il bullo è attuato dal 77% dei docenti aderenti al progetto e dal
54-58% degli altri, mentre per i colloqui con le vittime il salto è dal 31-36% dei
colleghi al 58% degli insegnanti formati;
- le attività di gruppo sono un impegno per il 7-8% degli insegnanti esterni al
progetto ma vengono sperimentate dal 45% dei docenti del coordinamento, una
percentuale davvero interessante che dà la misura di come le proposte avanzate
nei momenti di formazione o supervisione siano stati effettivamente utilizzati dai
corsisti;
- per quanto riguarda il ricorso alle sanzioni o all’autorità, i docenti formati non
sono molto diversi da tutti gli altri e tendono a ridurre questo tipo di azioni di
contenimento.
La partecipazione alla formazione offre già molti strumenti ai docenti intenzionati
ad occuparsi di bullismo nella loro scuola, ma l’impegno più significativo è stato
espresso dai partecipanti ai gruppi di coordinamento, con differenze significative
anche rispetto ai colleghi che si sono fermati dopo il corso di formazione. Il salto
di qualità è nettissimo nei colloqui individuali, nei tentativi di mediazione e nella
conduzione di attività. quest’ultima riguarda circa un docente formato su quattro e
oltre la metà dei membri dei coordinamenti.
Inoltre, tra i docenti dei coordinamenti gli interventi schiettamente di controllo (le
note al bullo, il ricorso al preside) tendono a diminuire. Probabilmente sentirsi
supportati da un gruppo di colleghi ed operatori, e sperimentare nel tempo di
avere strumenti relazionali incisivi, riduce la necessità di ricorrere all’autorità.
57
Interventi dei docenti sui casi di bullismo
(% per livello di partecipazione al progetto)
100
80
60
40
20
0
Colloqui con Colloqui con Tentativo di
i bulli
le vittime
mediazione
58
Note sul
registro
Bulli dal
preside
Discussione
in classe
Attività di
gruppo
niente
53,8
35,8
38,7
13,2
7,5
51,9
7,5
sensib
58,3
31,7
41,7
26,7
18,3
48,3
8,3
form/coord
77,5
57,7
63,4
21,1
18,3
85,9
45,1
Differenze di intervento tra i docenti formati o del coordinamento
100
80
60
92
91,3
67,4
82,6
71,7
56,5
52
40
48
40
24
24
19,6
20
24
15,2
0
Colloqui con Colloqui con Tentativo di
i bulli
le vittime mediazione
Note sul
registro
form.
Bulli dal
preside
Discussione
in classe
Attività di
gruppo
coord.
59
Anche nel rapporto con gli altri adulti, gli insegnanti che partecipano al progetto si
distinguono per il coinvolgimento nelle relazioni come risorsa per affrontare le
situazioni di bullismo a scuola. Sono soprattutto loro, infatti, a cercare il confronto
con i colleghi e, nettamente in subordine, l’alleanza dei genitori del bullo o della
vittima.
È da notare che le priorità nella scelta delle strategie di intervento non è mutata
radicalmente, se non per la ricerca di collaborazioni esterne che tra i docenti dei
gruppi di coordinamento è molto più presente. Tutto questo ci dice due cose: da
un lato, che il progetto non ha trasformato radicalmente l’azione degli insegnanti
ma l’ha semplicemente potenziata; dall’altro, che la possibilità di lavorare
costantemente con altri educatori che hanno competenze diverse ma obiettivi
comuni porta effettivamente i docenti ad apprezzare e ricercare la condivisione del
lavoro educativo.
L’ultima osservazione riguarda la richiesta di sospensione, che i docenti formati
utilizzano in casi gravi, tanto quanto gli altri. L’accusa che spesso serpeggia negli
ambienti scolastici, secondo la quale chi si impegna sul piano relazionale sarebbe
troppo indulgente o incapace di controllo, sembra qui smentita. La sospensione è
una decisione che spetta al consiglio di classe e che anche i docenti formati
possono ritenere opportuna, ma solo dopo aver perseguito altre strade, e con molta
maggiore energia.
Relazioni con gli adulti di fronte ai casi di bullismo
(% per livello di partecipazione al progetto)
cercate collaborazioni esterne
colloquio con i genitori della vittima
colloquio con i genitori del bullo
incontri con i genitori della classe
proposta la sospensione al cdc
confronto con i colleghi
0
20
niente
60
40
sensib.
60
formaz.
80
coord.
100
Interventi con i ragazzi ed esperienza di insegnamento
Ci sono interventi che diventano significativi solo dopo una certa esperienza di
insegnamento ed altri che risultano sin dall’inizio rilevanti e fattibili:
• i colloqui con i prepotenti sono sempre l’azione più praticata, ma occorrono
circa 10 anni di esperienza per riuscire a svolgerli con convinzione, mentre
dopo i 25 anni di insegnamento diventano molto più radi;
• le note sul registro sono una carta che gli insegnanti giocano nei primi anni di
lavoro e che ritorna attuale anche in seguito, tra i 16 e i 20 anni di scuola,
quando però nel frattempo si sono maturate anche altre esperienze ed
opportunità;
• le attività di gruppo compaiono in maniera significativa dopo i primi 15 anni
di insegnamento;
• il ricorso all’autorità del preside avviene – sorprendentemente – non nei primi
anni di lavoro bensì tra i 10 e i 20 anni di presenza nella scuola;
• i docenti più esperti, vale a dire coloro che da oltre 25 anni sono in aula,
riducono tutte le strategie di intervento (anche il confronto con i colleghi, che
riguarda il 60% circa di questi insegnanti contro l’80% circa di tutti gli altri);
mantengono vive solo le attività nelle classi sulle dinamiche dei gruppi.
Sappiamo trattarsi per la maggior parte di insegnanti che fanno parte dei
gruppi di coordinamento sul bullismo e che, probabilmente, hanno scelto nel
tempo di affrontare in questo modo i problemi che si presentano tra i ragazzi.
Interventi con gli studenti in situazioni di bullismo
(% per esperienza di insegnamento)
80
70
60
50
40
30
20
10
0
fino a 5 anni
6-10 anni
11-15 anni
16-20 anni
21-25 anni
Colloqui con i bulli
Note sul registro
Bulli dal preside
Attività di gruppo
oltre 25 anni
61
Interventi sul bullismo e differenza di genere
Le insegnanti donne sono ancora una volta in prima linea negli interventi di
contrasto del bullismo che riescono ad intercettare tra i ragazzi. Sono soprattutto
loro a confrontarsi con i colleghi e poi ad aprire il dialogo con la classe e con le
vittime, o con entrambe le parti per cercare di condurle ad un punto di accordo;
anche le attività di gruppo rientrano maggiormente nella pratica scolastica delle
donne, così come la ricerca di collaborazioni esterne.
Tutto questo è sicuramente determinato anche dal fatto che le donne sono
maggiormente presenti nei momenti di formazione e di supervisione, dunque
affinano gli strumenti educativi in loro possesso.
Nel grafico si osserva inoltre che le scelte educative maschili e femminili non
hanno priorità diverse, semplicemente sono più diffuse tra le donne.
Interventi sul bullismo e differenza di genere
84,7
90
67,5
60
52,2
47,1
29,7
66,2
47,3
36,5
24,2
30
9,5
11,5
2,7
0
Colloqui con le
vittime
Tentativo di
mediazione
Discussione in
classe
M
62
Attività di
gruppo
F
Confrontato con
Cercate
i colleghi
collaborazioni
esterne
Gli insegnanti si sentono in grado di intervenire?
Con gli strumenti, la preparazione, le conoscenze in proprio possesso, poco più
della metà degli insegnanti interpellati si sente in grado di intervenire di fronte a
casi di bullismo. Il rimanente 49% si considera per niente o poco preparato di
fronte al problema.
Ai fini dell’analisi risultano del tutto ininfluenti la materia insegnata, gli anni di
insegnamento, la continuità nella scuola. Questo significa che, complessivamente,
al di là della disciplina o dell’esperienza di servizio, ci sono sempre una metà di
insegnanti molto insicuri e altrettanti tutto sommato convinti di poter rispondere al
problema con le loro risorse.
Una differenza esiste invece in relazione all’appartenenza di genere: il 69% dei
docenti (maschi) si sente abbastanza o molto preparato di fronte al bullismo; tra le
colleghe la percentuale analoga è del 48,9%.
Con gli strumenti in suo possesso si sente in
grado di intervenire di fronte al bullismo? (%)
Molto; 8,9
Per niente; 3,1
Poco; 43,6
Abbastanza;
44,4
63
Si sente in grado di affrontare il bullismo?
(% per differenza di genere)
100%
5,4
15,3
80%
43,5
60%
48,6
40%
20%
30,6
0%
5,6
49
2
Maschi
Per niente
Femmine
Poco
Abbastanza
Molto
La partecipazione al progetto ha effetti singolari sul senso di autoefficacia degli
insegnanti: il 50-53% di coloro che non hanno mai avuto contatti con le attività di
prevenzione o che hanno partecipato soltanto all’incontro di sensibilizzazione si
sente abbastanza o del tutto in grado di intervenire. La percentuale si riduce tra chi
ha seguito soltanto il corso di formazione (il 33% si sente “abbastanza” preparato,
nessuno “del tutto” capace) e torna ad aumentare tra coloro che hanno proseguito
il percorso con gli incontri di coordinamento e di supervisione. Sono loro a
guardare al problema con maggiore tranquillità: il 66,7% si sente abbastanza o
molto capace di intervenire.
In ogni caso, nessuno di chi ha avuto la possibilità di formarsi o di proseguire si
sente “per niente” capace.
Molto probabilmente chi non si è mai accostato al problema, o solo
fuggevolmente, ha una lettura del fenomeno consolidata negli anni e un distacco
tutto sommato tranquillizzante. L’impegno formativo e il confronto con operatori
e colleghi, almeno inizialmente, mettono in discussione tutto questa sicurezza, per
poi costruirne un’altra, più fondata, nella prosecuzione del percorso.
64
Grado di partecipazione al progetto e senso di
autoefficacia
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
44,17
24,17
31,67
43,27
26,92
29,81
niente
sensib
form/coord
10%
0%
non in grado
in grado di int.
Si sente in grado di affrontare il bullismo?
(% per livello di partecipazione al progetto)
100%
6,7
8,8
12,2
33,3
80%
42,1
41,8
60
60%
40%
66,7
45,6
40,8
20%
33,3
3,5
5,1
0%
niente
sensib.
Per niente
Poco
formaz.
Abbastanza
coord.
Molto
65
Posizione della scuola verso le prepotenze e senso di
autoefficacia (% per livello di autoefficacia)
100,00
80,00
60,00
40,00
20,00
0,00
è un problema
dei ragazzi
preoccup,
incoerenza
condivisione,
delega al
la questione è
coerenza Capo d'Istituto poco sentita
poco eff.
10,00
48,00
49,00
3,00
6,00
abb. eff.
3,09
30,93
72,16
5,15
9,28
molto eff.
0,00
26,32
78,95
0,00
10,53
Partecipazione al progetto e autoefficacia (% )
66
co
or
d.
to
/in
te
rv
sc
ol
to
.a
gr
up
po
fo
rm
eo
nt
eg
ra
z
op
us
co
li
.
se
ns
ib
on
e
cip
az
i
v id
.i
fo
rm
ne
ss
un
a
pa
r te
to
ta
le
70,00
60,00
50,00
40,00
30,00
20,00
10,00
0,00
Anni di partecipazione al coord.to sul bullismo e
senso di autoefficacia (% )
76,92
80,00
66,67
60,00
58,33
60,00
1 anno
2 anni
40,00
20,00
0,00
3 anni
4 anni
Interventi diversi secondo la fiducia in se stesso
dell'insegnante (% su tutto il campione)
30,00
26,67
25,00
18,10
20,00
13,33
13,33
10,00
10,00
0,00
Note sul registro
Bulli dal preside
si sente non in grado
Attività di gruppo
si sente in grado
67
Riconoscimento del bullismo
Che cos’è il bullismo
Uno dei primi obiettivi del progetto è quello di diffondere tra gli insegnanti una
conoscenza corretta del fenomeno del bullismo e aumentare la loro capacità di
individuarlo, qualora sia presente tra gli studenti.
Da qualche anno a questa parte si fa un gran parlare di bullismo, non sempre a
proposito. Vandalismo, indisciplina, conflittualità diffusa vengono spesso
riassunti nel discorso comune con il generico nome di “bullismo”, così che questa
etichetta ha finito per identificare l’insieme dei problemi relazionali che possono
essere suscitati dai ragazzi.
Per potersi dotare di strumenti di intervento è necessario ritornare alla definizione
del fenomeno, così come è stato codificato negli ultimi vent’anni dalla ricerca
nazionale ed internazionale:
Viene definita bullismo una relazione di prepotenza che perdura nel tempo tra ragazzi più forti ed
altri deboli ed incapaci di difendersi, generalmente in un contesto di gruppo dove i compagni
prendono le parti ora del bullo, ora della vittima.
Ne fanno parte le prepotenze verbali (prese in giro ripetute, offese, minacce), psicologiche
(maldicenza, esclusione dal gruppo) e fisiche (aggressioni), oltre a furti di piccolo o grande
valore, estorsioni di denaro, danneggiamenti di materiale scolastico e via di seguito.
Perché si possa trattare di bullismo occorre quindi che questi fatti accadano ripetutamente nel
tempo, coinvolgendo sempre le stesse persone. Hanno un altro nome gli atti isolati di prepotenza
mentre non sono prevaricazioni i giochi di lotta in cui i ragazzi si confrontano fisicamente alla
pari.
Abbiamo proposto agli insegnanti interpellati alcune situazioni di scuola
chiedendo loro quali di esse potessero essere ritenute casi di bullismo. Erano
presenti casi isolati di aggressività o di egocentrismo, mescolati con prepotenze di
vario tipo.
Secondo la definizione data, i casi di bullismo sono caratterizzati dalla continuità
delle prepotenze e dallo squilibrio di forze. Caratteristiche dei ragazzi quali il
genere, il profitto scolastico, la provenienza, l’essere portatore di un handicap, il
possesso di piccoli difetti fisici o di parola, la provocazione del bullo da parte
della vittima sono stati variamente inseriti nel questionario, per capire se e in che
misura questi elementi influenzano la capacità dei docenti di riconoscere il
fenomeno.
68
TAV. 1 – Situazioni proposte
Esempi di bullismo
Prese in giro
• L. scherza sempre. Prende in giro tutti e soprattutto D., perché è basso di
statura e ha la “r” moscia
• V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro perché parla molto
lentamente
• In classe nessuno va bene a scuola, solo V. che viene preso in giro da tutti
proprio per questo motivo
• P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono
Maldicenze
• S. ha messo in giro delle voci sul conto di R. Dice che puzza e che nessuno
deve esserle amica.
Esclusioni dal gruppo
• In palestra E. vorrebbe giocare insieme agli altri, ma nessuno la vuole mai in
squadra.
• L. viene dalla Tunisia. In classe nessuno vuol sedersi accanto a lei.
• M. è il preferito del prof. di matematica, in classe non lo sopporta nessuno.
Piccoli furti e danneggiamenti di materiale scolastico
• F. ruba tutti i giorni la merenda di T.
• D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione: gli straccia il diario, gioca a
calcio col suo astuccio…
Casi di conflitti ma non di bullismo
Giochi di lotta
• Nello spogliatoio della palestra L. e C. giocano alla lotta.
Aggressività (assenza di una vittima designata)
• M. vuole sempre avere ragione. Quando qualcuno non è d’accordo con lui, M.
lo minaccia di botte
• Quando O. litiga con qualcuno non è capace di spiegarsi a parole, passa subito
alle mani
Egocentrismo
• L. è convinta di essere molto bella e guarda tutti dall’alto in basso
69
Riconoscere il bullismo
Nessuno tra i casi proposti è stato riconosciuto come bullismo dalla totalità degli
insegnanti interpellati. Il più riconosciuto (69,7% degli interpellati) è un esempio
tipico: il furto quotidiano della merenda di un compagno.
Segue (65,1%) il caso di M. un ragazzo con un temperamento aggressivo e
incapace di regolare le proprie reazioni. M. però non può essere definito bullo dal
momento che non esercita azioni contro una vittima, né contro un ragazzo più
debole, ma indistintamente nei confronti di tutti.
Il danneggiamento delle cose di D., che stuzzica continuamente il compagno L., è
stato riconosciuto dal 52,5% del campione, ed è possibile che l’elemento della
provocazione abbia ridotto di molto le possibili attestazioni di solidarietà da parte
dei docenti.
Le voci sul conto degli altri o le prese in giro ripetute verso compagni in difficoltà
vengono identificate da circa il 40-50% degli insegnanti.
È importante rilevare che il profitto scolastico sembra alterare tutte le percezioni:
solo il 28,6% dei docenti comprende la situazione di V., il ragazzo preso in giro
dai compagni perché va bene a scuola, e appena il 23,5% presta attenzione a P.,
che prende in giro i compagni con un basso profitto, facendosi forte delle sue
ottime prestazioni scolastiche. A quanto pare, nonostante tutto, gli studenti che
vanno bene a scuola possono far valere la loro posizione, anche con prepotenza,
senza che gli insegnanti vi trovino nulla da ridire e, d’altra parte, danno poco peso
al particolare “biasimo sociale” che in alcune situazioni scolastiche può essere
riservato dal gruppo ai migliori della classe.
La presa in giro della ragazza con handicap, riconosciuta da circa il 40% dei
docenti, è molto più sentita dagli insegnanti delle superiori (43,7%); tra i docenti
delle medie inferiori solo il 22% la considera atto di bullismo.
Infine, le esclusioni non sembrano allarmare particolarmente gli insegnanti. Ne
erano stati proposti tre casi abbastanza tipici: in palestra (riconosciuto da 1
insegnante su 3), in classe ai danni di una ragazza straniera (1 su 4) e, infine,
verso un ragazzo preferito da un insegnante (solo 1,7%).
La sensazione generale è che ancora il bullismo sia identificato con l’aggressività
fisica ed evidente, e vengano sottovalutate le manifestazioni più sottili, di
prepotenza verbale e soprattutto psicologica. Il fatto, poi, che ci sia un
atteggiamento di così grande tolleranza verso i bravi della classe, o verso gli atti
di bullismo ai danni dei ragazzi con handicap o stranieri, rende l’idea di come,
quando si tratta di ragazzi con esigenze particolari, sia considerato “normale” un
certo grado di isolamento.
70
SITUAZIONI PROPOSTE
(indichiamo in verde i casi che non possono essere definiti bullismo)
FURTO - F. ruba tutti i giorni la merenda di T.
AGGRES - M. vuole sempre avere ragione. Quando qualcuno non
è d’accordo con lui, M. lo minaccia di botte
DANNI - D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione: gli
straccia il diario, gioca a calcio col suo astuccio…
VOCI - S. ha messo in giro delle voci sul conto di R. Dice che
puzza e che nessuno deve esserle amica.
P.GIRO - L. scherza sempre. Prende in giro tutti e soprattutto D.,
perché è basso di statura e ha la “r” moscia
P.GIRO - V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro perché
parla molto lentamente
ESCLUS. - In palestra E. vorrebbe giocare insieme agli altri, ma
nessuno la vuole mai in squadra.
P.GIRO - In classe nessuno va bene a scuola, solo V. che viene
preso in giro da tutti proprio per questo motivo
ESCLUS - L. viene dalla Tunisia. In classe nessuno vuol sedersi
accanto a lei.
AGGRES - Quando O. litiga con qualcuno non è capace di
spiegarsi a parole, passa subito alle mani
P.GIRO - P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che
non lo sono
EGOC. - L. è convinta di essere molto bella e guarda tutti dall’alto
in basso
G.LOTTA - Nello spogliatoio della palestra L. e C. giocano alla
lotta.
ESCLUS - M. è il preferito del prof. di matematica, in classe non
la sopporta nessuno.
v.a.
166
%
69,7
155
65,1
125
52,5
122
51,3
97
40,8
95
39,9
79
33,2
68
28,6
61
25,6
61
25,6
56
23,5
12
5,0
8
3,4
4
1,7
Riconoscimento del bullismo e partecipazione al progetto
La partecipazione al progetto aumenta sensibilmente la capacità degli insegnanti
di riconoscere il bullismo. La differenza è significativa anche all’analisi statistica
per quanto riguarda tutti i principali tipi di bullismo: piccoli furti, danneggiamenti
di materiale scolastico, prese in giro, esclusioni.
Si attenuano i condizionamenti visti in precedenza: gli insegnanti formati o che
hanno fatto parte del gruppo di coordinamento sanno vedere il bullismo anche
quando riguarda ragazzi vittime provocatrici, portatori di handicap, ragazzi con
71
piccoli difetti o differenze nell’aspetto fisico (la statura, la “r” moscia…), studenti
stranieri, o particolarmente bravi a scuola.
Riconoscimento dei furti e danneggiamenti
(% per livello di partecipazione al progetto)
100,00
80,00
80,28
69,81
64,79
56,67
60,00
52,83
38,33
40,00
20,00
0,00
F. ruba tutti i giorni la merenda di T. D. stuzzica continuamente e L. gli dà
una lezione…
niente
sensib.
form/coord.
Riconoscimento del bullismo verbale
(% per livello di partecipazione al progetto)
60,00
40,00
59,15
35,85
28,33
57,75
39,44
22,64 25,00
33,96
28,33
20,00
0,00
L. prende in giro tutti e V. viene preso in giro
V. ha un handicap
soprattutto D., basso
da tutti perché va
lieve e tutti la
di statura e con la “r”
bene a scuola
prendono in giro…
moscia
niente sensib. form/coord.
72
Riconoscimento del bullismo psicologico
(% per livello di partecipazione al progetto)
80,00
70,42
60,00
48,33
35,21
40,00
23,58
20,00
45,07
40,57
26,42
31,67
18,33
0,00
L. viene dalla Tunisia,
nessuno vuol sedersi
accanto a lei.
S. ha messo in giro delle
voci sul conto di R, dice
che puzza…
niente
sensib.
In palestra E. vorrebbe
giocare, ma nessuno la
vuole mai in squadra.
form/coord.
73
Riconoscimento del bullismo e caratteristiche dell’insegnante
Differenza di genere - Indipendentemente dal grado di partecipazione al progetto,
le insegnanti donne sono più sensibili e capaci di individuare le prepotenze. Lo
riscontriamo in tutti i casi di bullismo verbale o psicologico, ed è soprattutto per
quest’ultimo – tipicamente femminile – che le insegnanti sono particolarmente
sensibili. Vediamo il caso delle false voci per allontanare dal gruppo una
compagna, riconosciuto dal 63,7% delle insegnanti e da solo il 25,7% dei colleghi
maschi, o quello dell’esclusione in palestra (F 40,8%, M 20,3%), o verso la
compagna con handicap (F 45,2%, M 29,7%).
Riconoscimento del bullismo e differenza di genere (% )
V. ha un handicap lieve e tutti la prendono
in giro…
45,2
29,7
In palestra E. vorrebbe giocare, ma nessuno
la vuole mai in squadra.
40,8
20,3
S. ha messo in giro delle voci sul conto di
R, dice che puzza…
63,7
25,7
D. stuzzica continuamente e L. gli dà una
lezione…
59,2
37,8
M. vuole sempre avere ragione, minaccia di
botte chi non è d'accordo…
70,1
58,1
L. viene dalla Tunisia, nessuno vuol sedersi
accanto a lei.
29,3
18,9
L. prende in giro tutti e soprattutto D.,
basso di statura e con la “r” moscia
M
F
25,5
16,2
0
20
40
60
80
Anzianità di servizio e continuità didattica – con il tempo gli insegnanti
acquisiscono la capacità di riconoscere le prepotenze ma poi, oltre un certo limite,
tornano a minimizzare le azioni di prepotenza a cui assistono, quasi per una sorta
di “assuefazione”. Ad esempio il furto quotidiano di merende è considerato
bullismo dal 70-80% di tutti gli insegnanti, tranne per quelli con oltre 25 anni di
servizio, dove la percentuale scende al 50,9.
74
Lavorare nella stessa scuola porta i docenti ad affinare lo sguardo dopo i primi
due anni di servizio. Nel grafico vediamo il caso più evidente, quello delle
prepotenze verbali, più evidenti per chi è nella stessa scuola da 3-10 anni. Oltre
questo tempo, l’attenzione scema e così pure la capacità di riconoscere il
problema.
Riconoscimento del bullismo verbale e continuità didattica
(anni nella stessa scuola - %)
60
50
40
30
20
10
0
1-2 anni
3-5 anni
6-10 anni
oltre 10 anni
P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono
L. prende in giro tutti e soprattutto D., basso di statura e con la “r” moscia
V. viene preso in giro da tutti perché va bene a scuola
Materia insegnata: la sensibilità degli insegnanti verso le prepotenze è diversa
anche secondo il tipo di materia insegnata. Tuttavia non basta sapere l’area
disciplinare di un docente per poter desumere il suo tipo di sensibilità.
I docenti di educazione artistica, fisica, musicale o religiosa sono i più attenti a
esclusioni e prese in giro, peccato che abbiano meno ore a disposizione in ogni
classe per poterle osservare. La loro testimonianza è confortata da altri colleghi
quando si tratta ad esempio di esclusioni legate a dicerie (con l’unica esclusione
dei docenti di materie professionali), isolata o quasi sul tema dell’handicap
(superano in questo anche gli insegnanti di sostegno) o sulle prepotenze dei più
bravi della classe.
Anche gli insegnanti di sostegno e di materie scientifiche sono molto sensibili alle
prepotenze, tranne quando riguardano ragazzi presi in giro dai compagni perché
vanno bene a scuola.
I docenti di italiano e storia hanno una posizione intermedia, insieme ai colleghi
di lingue straniere e di materie giuridiche ed economiche. La sensibilità più alta è
verso le dicerie – probabilmente qui è la componente femminile che parla.
75
Gli insegnanti di materie professionali sono in tutti i casi i meno sensibili al
fenomeno e i meno capaci di riconoscerlo.
Riconoscimento del bullismo e materia insegnata (%)
90
60
30
0
Italiano /
Storia
Matem /
scienze /
fisica
Lingue
Geogr /
Diritto /
Econ
Arte, rel,
musica,
ed. fisica
Materie
prof.li
Sostegno
P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono
S. ha messo in giro delle voci sul conto di R, dice che puzza…
V. viene preso in giro da tutti perché va bene a scuola
In palestra E. vorrebbe giocare, ma nessuno la vuole mai in squadra.
V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro…
76
Il bullismo può essere ammesso?
Quando si conducono incontri sul bullismo nelle classi emerge chiaramente come
le prepotenze, di per sé condannabili, possono essere ammesse dal gruppo-classe
o, addirittura, rappresentano la cosa giusta da fare, sono il comportamento
migliore per affrontare un determinato problema.
Con una punta di provocazione abbiamo chiesto agli insegnanti se a loro avviso ci
sono casi nei quali un allievo ha ragione di comportarsi da prepotente.
Il risultato è che per il 45% dei docenti il bullismo non è mai ammissibile. Oltre la
metà, quindi, ritiene accettabile il ricorso alla prepotenza, a determinate
condizioni.
In generale una prepotenza è ammessa se finalizzata a difendere un compagno
(39,1%) o se stessi (34%). Una quota molto più bassa (18,5%) affida alle
prepotenze un ruolo per ristabilire le regole della classe e per reagire alle
provocazioni (13,4%), pochissimi auspicano il bullismo per farsi valere (9,2%).
Viene confermata la funzionalità del bullismo e la solitudine di fondo dei ragazzi,
addirittura la delega da parte di alcuni insegnanti che chiedono al bullo di
ristabilire le regole della classe, quasi a dover ristabilire un ordine che gli adulti
della scuola non sono più in grado di mantenere.
Un allievo può fare il prepotente quando... (% )
Non è mai ammissibile
45
…difende un compagno in difficoltà
39,1
9,2
…si fa valere senza fare troppo male
…ristabilisce le regole della classe
18,5
…si difende dal bullo
34
13,4
…reagisce alle provocazioni
0
10
20
30
40
50
77
Come si dovrebbe intervenire
Abbiamo proposto agli intervistati alcuni interventi possibili da attuare dentro la
scuola per ridurre e contrastare il bullismo, chiedendo loro di scegliere i più
importanti. Tra le soluzioni proposte c’erano sia azioni di prevenzione che di
contrasto, e sia rivolte al sistema scuola nel suo complesso (le regole, il
coinvolgimento della classe) che mirate a specifici episodi o attori (le sanzioni,
l’intervento dell’insegnante o dell’esterno).
C’è da dire che nessuno dei passi proposti ha convinto la maggioranza dei docenti
che, difatti, si esprimono con molta prudenza. Il maggior consenso si raccoglie
intorno ad alcune azioni di sistema (regole scolastiche chiare e condivise - 48,7%;
responsabilizzazione della classe 44,5%) e al sostegno alle vittime, pensato
attraverso uno spazio specifico di ascolto da prevedere dentro la scuola (40,8%).
Indicazioni valide che, però, sembra vengano date dai docenti senza assumersene
la responsabilità e senza che si capisca, dall’insieme dei dati raccolti, chi dovrebbe
fare queste cose. La fiducia nell’intervento di insegnanti o educatori esterni è
uguale e scarsa (14% in entrambi i casi), anche il contatto con le famiglie non
avvicina alla soluzione (25%) e le sanzioni per chi commette prepotenze
convincono un insegnante su quattro (25,2%).
Qual è la chiave per risolvere il problema? (% )
Avere la collaborazione di esterni
14,3
Intervenire personalmente con i ragazzi
14,7
16,8
Richiamare le famiglie alla responsabilità
Dare sanzioni severe a chi sbaglia
25,2
Aprire spazi di ascolto per chi è in
difficoltà
40,8
Responsabilizzare la classe
44,5
Stabilire nella scuola regole chiare e
condivise
48,7
0
78
10
20
30
40
50
60
La partecipazione al progetto – l’adesione al progetto sul bullismo porta gli
insegnanti caratterizza fortemente l’opinione degli insegnanti che, ugualmente
fermi sulle regole, credono di più nel coinvolgimento della classe e nelle
potenzialità educative dei docenti, mentre si aspettano di meno dalle sanzioni e
dalla collaborazione delle famiglie.
Si ha la sensazione che il rinvio di compiti regolativi ai genitori sia uno
stratagemma soprattutto per chi non vuole associare al lavoro di docente un ruolo
educativo verso i ragazzi (come dire: Chiamiamo gli insegnanti, non è compito
dei professori…), mentre le sanzioni, invocate in particolar modo da chi ha
seguito l’incontro di sensibilizzazione senza proseguire, sembrano la ricerca di
una strada da parte di chi ha compreso l’importanza del fenomeno ma non ha
acquisito strumenti aggiuntivi per intervenire, e spera quindi che regole e
punizioni possano arginare le prepotenze.
La chiave per ridurre il bullismo è...
(% per livello di partecipazione al progetto)
70,00
63,38
60,00
50,00
40,00
30,00
42,37
33,96
33,90
28,17
26,42
22,64
16,90
20,00
13,56
9,86
10,00
11,86
7,55
0,00
Responsabilizzare
Dare sanzioni
la classe
severe a chi sbaglia
niente
sensib
Richiamare le
famiglie alla
responsabilità
Intervenire
personalmente con
i ragazzi
formaz / coord.to
Ordine di scuole - La fiducia nelle sanzioni è più marcata nelle scuole superiori ed
è espressa dal 28,6% degli insegnanti contro il 9,8% dei colleghi delle medie
inferiori, i quali del resto credono di più nel coinvolgimento della classe (medie
inf. 63,4%, medie sup. 40,8%) e negli spazi di ascolto per la vittima (medie inf.
53,7%, medie sup. 38,3%).
79
Materia insegnata – le regole scolastiche condivise sono un intervento
unanimemente apprezzato, secondario solo per gli insegnanti di sostegno e
particolarmente importante per chi svolge materie scientifiche, espressive,
giuridico-economiche, professionali.
L’ascolto della vittima è per tutti un aspetto di grande importanza, e i più persuasi
sono gli insegnanti di sostegno che certamente, per il ruolo che rivestono nelle
classi, hanno maggiore facilità al rapporto diretto con ragazzi in difficoltà.
Il coinvolgimento della classe e l’intervento del docente sono piste di lavoro
possibili per i docenti di materie letterarie ed espressive, anche se le punte di
massima fiducia verso il lavoro dell’insegnante raggiungono il 30%. Su
quest’ultimo punto la maggior parte degli insegnanti appare del tutto sfiduciata e
comprende i docenti di matematica e scienze, lingue straniere, geografia, diritto ed
economia, materie professionali.
Infine, sulle sanzioni per il prepotente si scatenano le contrapposizioni. Richieste
particolarmente dai docenti di materie professionali e giuridico-economiche, non
destano la minima fiducia nei colleghi di italiano e storia, matematica, arte,
musica, sostegno…
Strategie educative antibullismo secondo docenti di materie
diverse
70
60
50
40
30
20
10
0
Italiano
Storia
80
Matem,
scienze,
fisica
Lingue
Geogr,
Arte,
Diritto, Econ musica, ed.
fisica, rel.
Regole scolastiche
Ascolto della vittima
Coinvolgere la classe
L’intervento del docente
Materie
prof.li
Sostegno
Sanzioni ai bulli
Efficacia di interventi specifici
La seconda domanda riguarda l’efficacia che i docenti attribuiscono a specifici
interventi quali il dialogo, le sospensioni, le note, i rimproveri, la convocazione
dei genitori…
Il dialogo è di gran lunga la strada migliore, dicono i docenti, seguito dalla
convocazione dei genitori e dai lavori socialmente utili come strumento
sanzionatorio che tende a coinvolgere e ad includere chi si comporta da
prepotente. Anche valorizzare gli aspetti positivi del bullo per indicargli valide
alternative di comportamento è uno strumento che è stato riscontrato efficace.
L’intervento più tipico della scuola, cioè la nota, non merita nessuna fiducia da
parte dei docenti. Diverso è il discorso per la sospensione, che insieme ai
rimproveri e all’esclusione del bullo dal gruppo dei compagni riceve un voto quasi
sufficiente.
Efficacia percepita di alcuni interventi
(medie; min = 1, max = 10)
La sospensione
Il dialogo
I lavori / sanzioni socialmente utili
L’esclusione dal gruppo cl.
Valorizzare gli aspetti positivi
I rimproveri dei prof. o del preside
La convocazione dei genitori
Le note
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
Differenza di genere – l’approccio maschile e femminile è ancora una volta
confermato, le donne più inclini al dialogo (anche se la differenza non è
particolarmente elevata), gli uomini tesi a confermare le regole della scuola
attraverso note e sospensioni.
81
Efficcacia del dialogo e delle sanzioni
(medie per differenza di genere)
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
7,85
8,47
6,5
4,63
4,4
3,08
Efficacia note
Efficacia dialogo
Maschio
Efficacia sospensione
Femmina
Materia insegnata – il dialogo è per tutti più efficace delle sospensioni, ma con
differenze significative e con scarti più o meno forti a seconda del tipo di materia
insegnata. Gli insegnanti di materie professionali o giuridico-economiche, ed
anche i docenti di lingue straniere o di educazione artistica, musicale, fisica e
religiosa sono più disposti a vedere la necessità delle sospensioni, cosa che non
viene accettata dai colleghi di italiano, matematica, sostegno.
È soprattutto per gli insegnanti di materie professionali e delle varie “educazioni”
che i due metodi di intervento – dialogo e sospensione, quindi comprensione e
punizione verso il bullo – hanno un’efficacia simile, mentre per tutti gli altri lo
scarto è molto profondo, e soprattutto per chi insegna italiano, matematica,
sostegno.
Efficacia di alcuni interventi (% per materia)
10
9
8
7
6
5
4
3
2
1
Italiano /
Storia
Matem /
scienze /
fisica
Lingue
Geogr /
Diritto /
Econ
Dialogo
82
Arte,
musica,
ed. fisica,
rel.
Sospensione
Materie
prof.li
Sostegno
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