VALUTAZIONE DEL PROGETTO BULLISMO LE RISPOSTE DEGLI INSEGNANTI Premessa Gli scopi dell’indagine Il bullismo è un fenomeno sociale complesso, resistente, difficile da aggredire. Proprio per questo la ricerca di valutazione del progetto di prevenzione e contrasto delle prepotenze ha interpellato i docenti delle scuole che al termine dell’a.s. 2004/05 potevano vantare una partecipazione particolarmente significativa al progetto, per continuità ed intensità delle azioni svolte. È stato somministrato un questionario a tutti gli insegnanti, indipendentemente dal loro grado di partecipazione personale alle azioni progettuali di cui, comunque, si teneva conto con sezioni specifiche per coloro che si erano maggiormente inseriti nel progetto. Era la prima volta che si svolgeva una ricerca sulla posizione dei docenti ferraresi sul bullismo, per questo motivo gli scopi dell’indagine erano molteplici, di valutazione e di ricerca: - valutare se e in che modo il progetto ha rappresentato un supporto reale per la pratica educativa degli insegnanti coinvolti, se gli strumenti trasmessi si sono dimostrati applicabili e come vengono valutati; - ricercare l’impatto del progetto sulla cultura scolastica globale di questi istituti e sul verificarsi di prepotenze, interpellando su questo anche i docenti non direttamente coinvolti negli incontri di formazione e supervisione ma che, attraverso i colleghi del consiglio di classe o i ragazzi, possono aver avuto una esperienza indiretta del progetto di prevenzione; - comprendere in che modo tutti gli insegnanti si pongono di fronte al bullismo, se sono in grado di riconoscerlo, se si sentono in grado di farvi fronte e, in caso affermativo, in che modo intervengono. I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica sia complessivamente, sia ricercando differenze legate alla diversa esperienza del progetto e ad alcune variabili socioanagrafiche dei docenti: sesso, anni di insegnamento, anni di permanenza nella stessa scuola, materia insegnata, istituto di appartenenza. Il campione Il campione d’indagine è composto da 238 docenti (per il 68% donne) di 5 scuole o poli scolastici: 1 - il Polo Scolastico di Portomaggiore, composto da un istituto tecnico commerciale, un Ipsia quasi totalmente maschile e un Istituto professionale per i servizi sociali quasi totalmente femminile; - l’ISIT di Cento, che raccoglie un liceo scientifico-tecnologico, un istituto tecnico commerciale e un istituto tecnico industriale; - il Polo Scolastico di Lido Estensi, nel quale si ritrovano un Ipsia, un istituto tecnico commerciale e un istituto alberghiero; - l’Istituto Alberghiero “Orio Vergani” di Ferrara; - la Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di Ferrara. I primi quattro sono gli istituti superiori che sin dal primo anno (a.s. 2001/02) hanno aderito al progetto seguendone l’intero percorso di ricerca, sensibilizzazione e formazione per insegnanti e genitori, costituzione di un gruppo di coordinamento sul bullismo all’interno di ogni scuola o polo, riunito mensilmente in incontri di supervisione con uno o due operatori di progetto. La scuola media inferiore ha un percorso diverso, iniziato con la formazione ai genitori i quali a più riprese hanno richiesto l’adesione della scuola al progetto provinciale, cosa che è gradualmente avvenuta fino all’a.s. 2004/05, nel quale oltre venti docenti hanno seguito un corso di formazione ed alcuni di essi hanno costituito un primo gruppo di lavoro nella scuola. Docenti interpellati nelle diverse scuole (tot. 238) ISIT Cento; 76; 32% Scuola Media "Dante" - Fe; 41; 17% 2 Polo Portomaggiore; 47; 20% Polo Lido Estensi; 22; 9% IPSSAR "O. Vergani" Fe; 52; 22% Docenti interpellati, per sesso Uomini: 74; 32% Donne: 157; 68% Anni di insegnamento Gli insegnanti interpellati lavorano in media da 18 anni, e comunque il 71% da più di 15 anni. I dati si differenziano fortemente per scuola. Al Polo Scolastico di Lido Estensi oltre il 40% dei docenti insegna da meno di 10 anni, una percentuale che scende sotto il 10% per la Scuola Media “Dante Alighieri”. Da sempre gli istituti che si trovano fuori città sono più soggetti al turn over degli insegnanti, un dato che spiega solo in parte questo fenomeno, che si riscontra in misura molto minore al Polo di Portomaggiore e all’ISIT di Cento. Nelle due scuole di città (IPSSAR “Vergani” e soprattutto Scuola Media “Dante Alighieri”) ed anche all’ISIT di Cento vi è la maggior percentuale di docenti con una lunga esperienza di insegnamento. Anni di insegnamento oltre 25 anni 24% fino a 5 anni 8% 6-10 anni 9% 11-15 anni 11% 21-25 anni 18% 16-20 anni 30% 3 Anni di insegnamento per istituto di appartenenza (%) ISIT Cento Dante Albeghiera Lido Estensi Portomaggiore 0% fino a 10 anni 20% 11-15 anni 40% 16-20 anni 60% 21-25 anni 80% 100% oltre 25 anni Continuità didattica La permanenza nella stessa scuola è abbastanza ridotta: il 49% degli intervistati è in questa scuola da meno di 5 anni. La continuità didattica nella stessa scuola è forte soprattutto all’ISIT di Cento e all’Istituto Alberghiero di Ferrara, ovvero sono scuole dove si trova un buon numero di insegnanti che hanno maturato diversi anni d’insegnamento e che nel tempo hanno scelto di rimanere in questa scuola. Al contrario gli insegnanti della Scuola Media “Dante” di Ferrara, che hanno una lunga esperienza di scuola alle spalle, sono in questa scuola da relativamente pochi anni. Si tratta di una scuola cittadina, una scuola evidentemente “ambita” dai docenti, alla quale si viene assegnati solo dopo molti anni di lavoro in altre scuole. I Poli Scolastici di Lido Estensi e di Portomaggiore, invece, sono contesti nei quali si resta per pochi anni, scuole di provincia dove si tende a non rimanere troppo a lungo. 4 Anni di insegnamento in questa scuola 1-2 anni; 23,5; 26% oltre 10 anni; 24,4; 28% 3-5 anni; 21; 23% 6-10 anni; 21; 23% Presenza nella scuola x tipo di istituto (% ) ISIT Cento 46,97 Dante 18,18 50,00 Albeghiera 36,84 37,50 13,16 27,08 Lido Estensi 35,42 60,00 Portomaggiore 25,00 61,90 0% 34,85 20% 1-5 anni 14,29 40% 6-10 anni 60% 15,00 23,81 80% 100% oltre 10 anni Aree di insegnamento Circa un quarto del campione insegna materie letterarie, un quinto proviene dall’area scientifica (scienze, matematica, fisica), il 19% insegna materie professionalizzanti (elettrotecnica, cucina, informatica…). Abbiamo poi un 8,8% impegnato nelle materie linguistiche e un analogo 8,3% composto da insegnanti di 5 sostegno. Restano minoritari i docenti di religione o di educazione fisica, artistica, musicale. La composizione di genere del campione è molto particolare. Gli insegnanti maschi, infatti, che complessivamente rappresentano una minoranza, sono maggioritari tra i docenti di materie professionalizzanti e di educazione artistica, musicale, fisica e religiosa, mentre tutte le altre materie sono marcatamente “femminili”. Materie insegnate dai docenti interpellati (% ) 30 24,4 25 20,7 18,9 20 12,9 15 8,8 10 8,3 5 2,3 2,3 1,4 6 rie at e o So st eg n pr of . li on e ig i M Re l is i ca Ar te /M us ica Di r Ed .F co n /E ng u Li eo gr / G /f is at em /m Sc ie nz e St or ia /It al ia no e 0 Materia insegnata e differenza di genere (%) Sostegno Materie prof.li Arte, musica, ed. fisica, rel. Geogr / Diritto / Econ Lingue Matem / scienze / fisica Italiano / Storia 0% 20% 40% 60% M 80% 100% F Scomposizione del campione secondo il livello di partecipazione al progetto Su 238 docenti interpellati, il 55% (131) ha partecipato a diverso titolo al progetto di prevenzione delle prepotenze, mentre il restante 45% non ha avuto nessuna forma di collaborazione con il programma. È una quota piuttosto alta, se si pensa che in tutte le scuole sono stati fatti incontri di sensibilizzazione rivolti a tutti gli insegnanti della scuola, e può essere spiegata in parte dal turn over dei docenti (gli incontri di sensibilizzazione si sono svolti nel primo anno di adesione di ogni scuola, nell’arco di quattro anni la composizione dei collegi si è certamente modificata…), in parte dalla non obbligatorietà degli incontri. Ricostruendo l’esperienza progettuale degli insegnanti interpellati possiamo individuare quattro gruppi, secondo un ordine crescente di coinvolgimento: - 106 insegnanti (44,7%) non hanno partecipato ad alcun incontro. Alcuni di essi hanno conosciuto i materiali didattici, ma non si considera che questo sia sufficiente per produrre, in sé, particolari cambiamenti. Per questa ragione, ed anche per semplificare la costruzione di categorie di analisi, questi insegnanti sono stati considerati come unico gruppo. Compaiono in molti grafici con la parola “niente”, perché non hanno preso parte a nessuna fase importante del progetto; - 60 insegnanti (25,3%) hanno presenziato all’incontro di sensibilizzazione per il collegio docenti ed hanno concluso così il loro impegno. Questi insegnanti non hanno seguito alcun corso di formazione né sono mai 7 - - entrati nel gruppo di coordinamento. Nei grafici a seguire verranno indicati con la parola “sensib.”; 25 insegnanti (10,5%) hanno partecipato al corso di formazione sull’integrazione della classe o a quello che riguardava l’acquisizione di strumenti per il riconoscimento e l’intervento sul bullismo, ma sono rimasti esterni al gruppo di coordinamento sui casi. Vengono indicati in grafico con la parola “form.”; Abbiamo infine 46 insegnanti (19,4%) che hanno partecipato agli incontri del gruppo di coordinamento istituito presso la scuola per l’analisi dei casi e per l’acquisizione e la verifica di strategie di intervento. Molti di essi hanno preso parte anche ai corsi di formazione, ma sono stati raccolti in un gruppo specifico proprio per contraddistinguere quei professori che hanno espresso un impegno continuativo per almeno un anno scolastico e che si sono impegnati a verificare le loro azioni negli incontri mensili di supervisione. Sono contraddistinti dalla parola “coord.”. Per semplicità di analisi, e quando questo non comportava la perdita di informazioni importanti, il terzo e il quarto gruppo sono stati unificati in un unico insieme di docenti particolarmente coinvolti nel progetto. Sono, nell’insieme, 71 docenti pari al 29,9% del campione e vengono indicati in grafico come “form./coord”. Partecipazione dei docenti al progetto (% ) coord.to 19% formaz. 11% solo sensibiliz. 25% 8 nessuna partec.; 45% Un campione speciale: i docenti impegnati per prevenire il bullismo Il progetto ha colto l’interesse delle insegnanti, molto più che dei loro colleghi maschi. Questo dipende in parte dall’approccio all’insegnamento legato alla materia insegnata: gli uomini sono presenti soprattutto nelle materie professionalizzanti i cui docenti, come vedremo, sono rimasti abbastanza lontani dal progetto. Ma non è tutto qui. Se consideriamo materie in cui gli uomini sono abbastanza presenti (30-60% del totale per materia), vale a dire matematica/scienze/fisica, e poi educazione artistica, musicale, religiosa o fisica, e sostegno, vediamo che 13 insegnanti (maschi) su 23 non sono intervenuti neppure agli incontri di sensibilizzazione e solo 2 su 23 hanno fatto parte del gruppo di coordinamento. I dati analoghi per le insegnanti sono di 17 non partecipanti su 52, mentre 28 professoresse di queste materie su un totale di 52 sono entrate a far parte del gruppo di coordinamento. Per gruppi così ridotti, il calcolo percentuale è meramente strumentale alla possibilità di confrontare i dati. Il risultato (v. grafico) mostra chiaramente come anche in queste materie sia abbastanza certa la sensibilità e la disponibilità delle insegnanti, cosa che non può certo dirsi per i loro colleghi maschi. Partecipazione al progetto x appartenenza di genere (% ) F 37,82 M 23,08 39,10 59,46 0% 20% niente 31,08 40% sensibilizzazione 60% 80% 9,46 100% formaz./coord.to 9 Partecipazione al progetto tra gli insegnanti di materie scientifiche, espressive o ins. sostegno Femmina 32,69 13,46 Maschio 53,85 56,52 0% 20% niente 34,78 40% 60% sensibilizzazione 8,70 80% 100% formaz./coord.to È interessante osservare come il progetto abbia trovato maggiore adesione tra i docenti che già avevano alle spalle una grossa esperienza di insegnamento. Solo tra chi insegna da almeno 10 anni si riscontra un interesse significativo verso la prevenzione del bullismo, almeno con la partecipazione ad incontri di sensibilizzazione generale. Anni di insegnamento e grado di partecipazione al progetto (%) oltre 25 anni 21-25 anni 28,30 39,62 51,28 16-20 anni 41,54 11-15 anni 40,00 6-10 anni 17,95 40% nessuna part. 10 35,38 32,00 28,00 15,00 72,22 20% 30,77 23,08 65,00 fino a 5 anni 0% 32,08 5,56 60% solo sensib. 20,00 22,22 80% form/coord 100% Al progetto di prevenzione e contrasto del bullismo ha partecipato, almeno all’incontro di sensibilizzazione, il 40-60% degli insegnanti di tutte le scuole. La maggior percentuale di esterni è all’ISIT, dove peraltro sono quasi assenti i docenti che, dopo il corso di formazione, non sono entrati nel gruppo di coordinamento, vale a dire che qui chi ha deciso di impegnarsi è stato un gruppo relativamente più ristretto ma composto da insegnanti molto motivati, che hanno lavorato in continuità. Al contrario alla Scuola Media “Dante”, che ha svolto due formazioni, nel 2002/03 e poi nel 2004/05, si incontra un buon numero di insegnanti che hanno seguito almeno un corso ma non hanno poi proseguito con le attività di progetto. Il coordinamento con il maggior “peso relativo” nel collegio docenti si trova al Polo Scolastico di Portomaggiore, seguito dalle Scuole “Dante” e “Vergani” dove circa il 17% del collegio fa o ha fatto parte del gruppo di lavoro sul bullismo. Nel grafico è stato volutamente escluso il Polo Scolastico di Lido degli Estensi poiché in questa sede hanno risposto al questionario soltanto 22 insegnanti, troppo pochi per rappresentare interamente il loro collegio docenti. Partecipazione al progetto x istituto (% ) 2,63 56,58 ISIT Cento 34,15 Dante 26,32 19,51 29,27 45,10 Albeghiera 25,49 36,17 Portomaggiore 0% 20% niente 14,47 34,04 40% sensibilizzazione 17,07 11,76 8,51 60% formazione 17,65 21,28 80% 100% coord.to 11 Partecipazione al progetto e materia insegnata Sostegno 38,90% 16,70% 44,40% 63,40% Materie prof.li 34,10% 2,40% Arte, musica, ed. fisica, rel. 46,20% Geogr / Diritto / Econ 44,40% Lingue 42,90% Matem / scienze / fisica 15,40% 27,80% 0% 35,80% 20% niente 27,80% 35,70% 40,00% Italiano / Storia 38,50% 22,20% 20,80% 40% sensib 21,40% 37,80% 43,40% 60% 80% 100% formaz / coord.to Il progetto sul bullismo, proposto ugualmente all’intero collegio docenti di ogni scuola coinvolta a partire da un incontro di sensibilizzazione generale, ha incontrato l’interesse di un po’ tutti i docenti, tranne per coloro che insegnano materie professionali. Di essi, il 63,40% non ha preso parte a nessun momento di sensibilizzazione, una percentuale che per le altre materie si aggira intorno al 3545%. La scelta di proseguire l’impegno con la partecipazione alla formazione sul bullismo o al gruppo di coordinamento riguarda il 43-44% degli insegnanti di materie letterarie o di coloro che si dedicano al sostegno, ma è stato ben partecipato anche dai docenti di materie scientifiche (37,80% per matematica, scienze, fisica), ed espressive (38,50% per educazione artistica, fisica, musicale, religiosa). I docenti di lingue o di materie giuridico-economiche tendono a partecipare alla sensibilizzazione ma a non ricercare ulteriori impegni. 12 Le diverse azioni progettuali Il progetto era strutturato secondo un piano complesso che prevedeva il coinvolgimento progressivo di tutte le componenti scolastiche: - ricerca sociale sull’entità del fenomeno nelle scuole coinvolte - sensibilizzazione di insegnanti, studenti, genitori - formazione docenti - formazione genitori - produzione e diffusione di materiali didattici per ragazzi e personale scolastico L’azione che ha coinvolto il maggior numero di insegnanti è indubbiamente l’incontro di sensibilizzazione rivolto al collegio docenti di ogni scuola aderente, al quale ha partecipato il 42,4% del campione; segue la formazione sul modulo di integrazione del gruppo classe (26,1%) e la partecipazione ai gruppi di coordinamento mensile sui casi di bullismo, che nel tempo ha riguardato quasi un insegnante su cinque (19,3%). La formazione sull’ascolto e sull’intervento, ovvero sugli strumenti di riconoscimento e contrasto del bullismo, è stata seguita dal 18,1% del campione, pari alla quasi totalità dei docenti partecipanti ai gruppi di coordinamento. Il grosso calo di partecipazione scatta tra il modulo di integrazione del gruppo classe e l’ingresso nel coordinamento, e può essere compreso pensando che la formazione sul gruppo si esaurisce in pochi incontri, non così il gruppo di coordinamento che prosegue la sua azione per tutto l’anno scolastico, con incontri mensili, ed è per questo molto più impegnativo. Il 57,6% non ricorda di aver partecipato ad alcun incontro sul bullismo. Parte cipazione al proge tto pe r liv e llo di approfondime nto 100 80 60 42,4 40 26,1 19,3 18,1 20 0 sensibiliz formaz integrazione classe gruppo di coord. formaz intervento 13 I gruppi di coordinamento I gruppi di coordinamento vengono costituiti un po’ in sordina nella seconda parte dell’a.s. 2001/02 e confermati nell’anno successivo. È questo il periodo in cui si riscontra il maggior numero di ingressi all’interno del gruppo. Dal primo al secondo anno si staccano 4 insegnanti ma ne entrano 19 di nuovi, dunque il bilancio è nettamente positivo. In seguito si inserisce nei gruppi di coordinamento una quota di 7-9 insegnanti per anno, mentre una buona percentuale di docenti conferma la propria presenza (78 e 68%) e il 22-32% gradualmente si allontana. Il dato non può essere del tutto attendibile in quanto sfuggono all’indagine gli insegnanti che erano presenti nei coordinamenti negli anni scolastici precedenti alla rilevazione e che poi sono stati trasferiti in un’altra scuola. Chi entra nel coordinamento tende a rimanervi per più anni: 14 docenti su 66 sono rimasti per tutto il periodo (circa il 20%), 23 su 66 almeno tre anni (34%). È un’esperienza indubbiamente intensa e coinvolgente, vissuta con una buon frequenza di partecipazione agli incontri dalla quasi totalità dei docenti intervistati. Partecipazione ai gruppi di coordinamento (in valori assoluti) 40 35 30 17 25 20 28 24 7 9 15 10 21 19 5 0 anno 2001/02 anno 2002/03 4 uscite Ingressi nel coord.to 14 anno 2003/04 8 uscite anno 2004/05 11 uscite Conferme dall’anno prec. 01/02 02/03 03/04 04/05 21 19 7 9 17 28 24 21 36 35 33 Partecipazione al gruppo di coord.to Ingressi nel coord.to Conferme dall’anno prec. TOTALE Uscite dal gruppo % di ingressi sul totale dell’anno in corso % di conferme sull’anno precedente / / / 4 8 11 52,78 20,0 27,3 80,95 77,77 68,57 Durata dell'impegno nel gruppo di coord.to (valori assoluti) 25 22 20 14 15 11 10 9 10 5 0 Non risponde 1 anno 2 anni 3 anni 4 anni Assiduità nella partecipazione agli incontri di coordinamento (%) saltuaria 2% abb. frequente 34% molto frequente 64% 15 I materiali didattici La realizzazione del progetto è stata accompagnata dalla realizzazione di alcuni materiali didattici e segnatamente due opuscoli di sensibilizzazione (uno per il personale scolastico, l’altro per gli studenti), un video didattico, un fumetto, un rapporto di ricerca. In sede di indagine abbiamo cercato di verificare il grado di conoscenza ed utilizzo degli strumenti pensati per gli studenti, vale a dire l’opuscolo e il video. Liberi dalle prepotenze si rivolge ad un target di preadolescenti o adolescenti ed è stato pensato per spiegare che cos’è il bullismo, come si manifesta, quali effetti provoca. L’accento viene posto sul vissuto emotivo delle vittime e sull’importanza rivestita dall’intervento dei terzi – i compagni, gli insegnanti – per spezzare la solitudine dei più deboli. Togliamoci la maschera è un video didattico composto da interviste a ragazzi e insegnanti e da frammenti teatrali, realizzato da Promeco in collaborazione con il Centro Audiovisivi del Comune di Ferrara e inserito nel kit europeo di strumenti didattici Novas Res. Il video è strutturato in sezioni per mettere a fuoco il fenomeno, approfondirne i ruoli, immaginare le soluzioni possibili. All’interno del progetto il video non è stato mostrato negli incontri di sensibilizzazione, bensì è stato proposto ai docenti durante il corso di formazione sugli strumenti di intervento, sviluppato nell’a.s. 2002/03, e suggerito ai docenti come possibilità di approfondimento e di intervento in classe. Il risultato immediato è che l’opuscolo è stato ampiamente diffuso tra tutti i docenti, anche tra coloro che non hanno scelto di aderire al progetto. La percentuale globale è del 50,3% contro il 18,8% di docenti che hanno avuto l’occasione per visionare l’audiovisivo. Questi ultimi sono presenti quasi esclusivamente tra coloro che hanno partecipato alla formazione o al coordinamento, e coincidono con chi ha seguito il corso dell’anno scolastico 2002/03. Una diffusione secondaria è stata possibile attraverso il passaparola tra insegnanti. In proporzione, però, il video è stato utilizzato molto di più. Lo ha proposto ai ragazzi circa la metà degli insegnanti a cui è stato proposto, cosa che per l’opuscolo è accaduta per un insegnante su otto. Scopriamo di seguito che sono gli insegnanti partecipanti agli incontri di formazione o di supervisione a proporre in classe gli strumenti didattici. Una indicazione che suggerisce di mirarne la distribuzione ai docenti maggiormente coinvolti per un miglior utilizzo delle risorse, in quanto sono gli unici ad utilizzarli in classe. 16 Conoscenza degli strumenti didattici (% per livello di partecipazione al progetto) 75,00 80,00 70,00 60,00 53,52 50,00 50,30 50,00 33,96 40,00 30,00 18,80 20,00 8,33 10,00 1,89 0,00 niente sensib form/coord conosce gli opuscoli totale ha visto il video Conoscenza ed utilizzo dei materiali didattici 60 50,3 50 40 30 18,8 20 8,82 7,14 10 0 opuscoli video conosce utilizza Utilizzo dei materiali didattici e livello di partecipazione al progetto (%) 35 29,6 30 25 22,5 20 15 10 5 1,9 0,9 1,7 0 0 niente sensib ha usato l'opuscolo form/coord ha usato il video 17 Valutazione del progetto Chiamati ad esprimere una valutazione globale del progetto, il 63% si esprime positivamente mentre il 31% è incerto e solo il 6% ha una opinione negativa. Scomponendo i dati in base al tipo di partecipazione personale vediamo che i “non so” si raccolgono tra coloro che non sono stati presenti agli incontri o che hanno seguito unicamente la sensibilizzazione generale, mentre la valutazione positiva si allarga progressivamente, dal 43,3% di chi non ha preso parte alle attività, fino all’89,1% di chi ne ha seguito tutte le fasi, fino alla partecipazione nei gruppi di coordinamento mensili. Le perplessità sono vive soprattutto tra chi ha meno di 10 anni di insegnamento alle spalle – proprio i giovani insegnanti sono stati meno presenti nelle azioni progettuali – mentre le critiche maturano tra chi lavora nella scuola da più lunga data. Valuazione globale del progetto (% sul totale del campione) non so 31% negativa 6% positiva 63% 18 Valutazione globale del progetto (% per livello di partecipazione) 100% 80% 8,3 4,3 83,3 89,1 8,5 8,3 6,5 Sensib. formazione coord.to 23,7 52,9 60% 67,8 40% 20% 0% 43,3 3,8 niente negativa positiva non so Valutazione del progetto per anni di insegnamento 80 60 40 20 0 fino a 5 anni 6-10 anni 11-15 anni positiva 16-20 anni negativa 21-25 anni oltre 25 anni non so Gli incontri di coordinamento I gruppi di coordinamento si sono incontrati per quattro anni con cadenza poco più che mensile. Il ritmo di lavoro è stato considerato opportuno dal 76% dei partecipanti, eccessiva per il 13% che dichiara di aver fatto fatica a far convivere questo impegno con tutti gli altri che la scuola richiede, insufficiente per il rimanente 11% che avrebbe gradito un maggior numero di incontri per affrontare in modo più completo i casi. 19 Valutazione sulla frequenza degli incontri di coord.to (% sui partecipanti) insufficiente; 6; 11% eccessiva; 7; 13% opportuna; 42; 76% I contenuti degli incontri di formazione o supervisione sono stati valutati positivamente dal 60-70% dei partecipanti, che li ha definiti “concreti, approfonditi, applicabili alla realtà, chiari”. Molto basse le critiche, su tutti gli item presentati. A quanto pare il progetto ha saputo cogliere il tipo di supporto di cui i docenti sentivano l’esigenza ed ha fornito elementi che potevano essere riportati nella realtà dei corsisti. Valutazione degli incontri di formazione e coordinamento (%) 100% 80% 66 63,3 60,7 22 26,5 31,4 12 10,2 7,9 6 Concreti Approfonditi Applicabili alla realtà Chiari 60% 70 40% 20% 0% per nulla 20 in parte del tutto 24 La valutazione viene espressa più estesamente quando si va ad approfondire il reale apporto dell’esperienza per coloro che l’hanno vissuta: - quasi il 60% dei partecipanti ai gruppi afferma di aver appreso nuove strategie di intervento e di aver avuto la possibilità di confrontarsi con i colleghi sulle strategie da mettere in atto con i ragazzi; - il 51,6% si è sentito sostenuto nella sua esperienza professionale; - il 44,4% riconosce di aver maturato una maggiore capacità di individuare le prepotenze che avvengono tra ragazzi; - il 36,1% ha apprezzato la possibilità di condividere riflessioni sul ruolo educativo del docente. I due aspetti più importanti, vale a dire l’acquisizione di strategie e la possibilità di un confronto, sono stati indicati soprattutto dai docenti che sono rimasti nel coordinamento per tre o quattro anni. La differenza è significativa e fa capire quanto possa essere lungo ed impegnativo un percorso di cambiamento. Che cosa le ha dato questa esperienza? (% sui partecipanti) conivisione sul ruolo educ. del docente 36,1 44,4 capacità di riconoscere le prepotenze supporto all'esperienza prof.le 51,6 59,4 strategie per intervenire 57,8 confronto con i colleghi 0 10 20 30 40 50 60 70 21 Valutazione del lavoro dei coord.ti e durata dell'esperienza 120,00 100,0 100,00 87,5 80,00 60,00 100,0 92,9 66,7 50,0 50,0 50,0 40,00 20,00 0,00 strategie 1 anno confronto 2 anni 3 anni 4 anni Le attività di prevenzione dei docenti partecipanti ai gruppi di coordinamento L’impegno concreto per prevenire o contrastare il bullismo non è mancato da parte dei docenti partecipanti ai gruppi di coordinamento, grazie anche a percorsi o a strumenti didattici specifici forniti dal progetto: - il modulo per l’integrazione del gruppo, basato sulla elaborazione di un regolamento di classe al quale tutti gli allievi si impegnano ad attenersi per migliorare le relazioni tra loro, è stato sperimentato dal 72,6% dei docenti che avevano seguito la formazione o avevano aderito al coordinamento. Ne fanno parte docenti di tutte le aree disciplinari e di tutte le scuole coinvolte; - il 68,6% ha applicato attività apprese durante gli incontri mensili di coordinamento, dedicati in parte proprio a rinnovare gli strumenti posseduti dai docenti per intervenire sulle dinamiche di gruppo, per discutere di bullismo, per sostenere singoli ragazzi in difficoltà. Sono stati soprattutto insegnanti di italiano, matematica, religione, lingue straniere; - il 62% ha proposto momenti di discussine in classe sui problemi che si presentavano; - il 60% ha coinvolto i colleghi del consiglio di classe per segnalare situazioni di esclusione o di prepotenza osservate e per giungere ad un accordo sui passi da compiere; 22 - - - - il 48-46% ha contattato individualmente con un colloquio ragazzi vittime o autori di prepotenze. In entrambi i casi stiamo parlando di insegnanti di italiano, matematica, religione, sostegno; il 42-32% ha utilizzato in classe il video o l’opuscolo per la sensibilizzazione dei ragazzi e per l’approfondimento del fenomeno. L’opuscolo è stato approfondito in particolare da docenti di italiano e matematica, il video anche da insegnanti di educazione fisica o di religione; il 26% ha condiviso l’esperienza con i colleghi esterni al coordinamento, un percorso scelto soprattutto dai docenti di italiano e matematica forse perché, più spesso di altri, sono coordinatori di consiglio di classe e proprio per questo hanno il compito anche istituzionale di coinvolgere i colleghi; il 22% ha assunto compiti organizzativi per facilitare la riuscita del progetto, e coincide sostanzialmente con i docenti referenti e i loro più stretti collaboratori. Interventi attuati dai docenti dei coord.ti (% sui partecipanti) Utilizzato il video 42,0 Discussione opuscoli 32,0 62,0 Discussione in classe Coinvolto il cdc 60,0 46,0 Colloqui con bulli Colloqui con vittime 48,0 Condiviso con colleghi esterni al prog. 26,0 Attività apprese in coord.to 68,6 72,5 Modulo integraz gruppo classe 22,0 Compiti organizzativi 0 10 20 30 40 50 60 70 80 23 Uno sguardo alle scelte di metodo: - la maggior parte dei docenti (60%) è intervenuta seguendo le indicazioni emerse dal gruppo di coordinamento su quel caso specifico, a riprova di quanto il gruppo sia diventato un riferimento di rilievo per tutti i suoi membri; c’è stato un 28% di insegnanti che si è lasciato guidare dalla situazione e che ha preferito affrontare le situazioni in modo più istintivo e più autonomo. Appartiene a tutte le quattro scuole “storiche” del progetto ed è il segnale della progressiva autonomia acquisita dai docenti formati; - quasi la metà degli insegnanti ha lavorato in compresenza (47%; soprattutto alle scuole “Dante” di Ferrara, Isit di Cento, Polo di Lido Estensi). Gli insegnanti che hanno lavorato da soli appartengono al Polo Scolastico di Portomaggiore all’ISIT di Cento e mostrano di aver acquisito una particolare sicurezza in se stessi o, forse, percepiscono maggiormente la necessità di intervenire in fretta, quando le situazioni si presentano; - il 52% dei docenti ha scelto come metodologia la discussione in classe (particolarmente insegnanti di italiano, musica, religione, in parte matematica), il 36% ha svolto attività di gruppo probabilmente suggerite dal gruppo di coordinamento (soprattutto a Portomaggiore, all’ISIT e alla scuola media “Dante”), il 22% ha elaborato percorsi specifici attingendo alle possibilità della propria materia (Isit e Polo di Portomaggiore, soprattutto insegnanti di italiano e di religione). La sensazione è che da un lato gli insegnanti si siano affidati molto e positivamente al gruppo e ai consulenti esterni, dall’altro che in molte scuole il lavoro di prevenzione continui ad essere percepito come estraneo agli strumenti della didattica e, in senso lato, ai percorsi di conoscenza. Modalità di intervento scelte dai docenti dei coord.ti (% sui partecipanti ai gruppi) Svolgendo attività sul gruppo 36 Proponendo discussioni in classe 52 Entro le possibilità della mia materia 22 In compresenza 47,1 Da solo/a 6 Lasciandomi guidare dalle situazioni 28 Applicando le decisioni del coord.to 60 0 24 10 20 30 40 50 60 70 Insegnanti che non hanno svolto interventi Tra i docenti partecipanti alla formazione o al coordinamento ce ne sono 10 che non hanno svolto alcun intervento sul bullismo nelle loro classi. Sono 3 docenti di matematica, 2 di materie professionali, 1 di italiano, lingue, diritto o economia, sostegno, e appartengono un po’ a tutte le scuole (tranne il Polo di Lido Estensi dove tutti si sono attivati). Alle radici del non intervento vengono esclusi la paura della critica dei colleghi, il disinteresse o il disaccordo in consiglio di classe. Piuttosto, affermano i docenti, non si sentivano abbastanza pronti (2 insegnanti) o non riscontravano, nelle loro classi, la necessità di un intervento (2 insegnanti); un docente sostiene di non aver lavorato per l’impossibilità della compresenza con un collega, e un altro ancora era impegnato su altri progetti. Perché alcuni docenti dei coord.ti non hanno svolto interventi Non risponde 1 Il consiglio di classe non era d’accordo sull’intervento Non mi interessava più Nelle mie classi non c’era la necessità di un intervento 2 Non mi era possibile lavorare in compresenza con altri insegnanti 1 Avevo timore delle critiche dei colleghi Stavo seguendo altri progetti 1 Non mi sentivo abbastanza pronto/a 2 0 1 2 3 4 25 I punti di forza dei coordinamenti I punti di forza dei gruppi di coordinamento, riconosciuti dai partecipanti, sono la motivazione di tutte le persone coinvolte: primo fra tutti il docente referente (8,31), poi gli operatori di Promeco (7,98) e il gruppo nel suo insieme (7,90) o alcuni sui membri (7,73). Il contributo delle dirigenze scolastiche e dei consigli di classe raggiunge una sufficienza risicata; hanno una media inferiore al sei il legame coordinamentoinsegnanti esterni, il coinvolgimento dei collaboratori scolastici ai quali pure era stata rivolta una formazione iniziale, la sensibilità del corpo docenti nel suo insieme, la partecipazione dei genitori. Valutazione di alcuni elementi dei coord.ti (medie, min 1, max 10 - rispondono i partecipanti) 5,42 Il contatto coord-altri insegnanti Il supporto dei cdc 6,02 7,98 La collab. Promeco 5,65 Il coinvolgimento ATA 4,95 La partecipazione dei genitori L’impegno individuale di alcuni del coord 7,73 5,70 La sensibilità di tutti gli ins. 6,13 Il sostegno del preside La partecipazione del gruppo 7,90 8,31 L’impegno del doc. referente 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 La valutazione di Promeco La collaborazione prestata da Promeco viene valutata dai docenti coinvolti tra il buono e l’ottimo (nell’insieme, 87,8% degli partecipanti), è insufficiente per il 9,76%, un piccolo gruppo composto da 9 insegnanti appartenenti a un po’ tutte le scuole coinvolte (1 o 2 per ogni scuola). 26 La "pagella" di Promeco (% sui partecipanti al progetto) 50 43,9 43,9 buono ottimo 40 30 20 9,76 10 2,44 0 insuff. sufficiente Le operatrici che hanno lavorato nei gruppi di coordinamento sono state ovunque molto apprezzate, e più di tutto all’Isit di Cento dove anche la scuola ha risposto in modo più costante, strutturato, creativo. Le operatrici vengono riconosciute indubbiamente competenti dal punto di vista teorico e capaci di stimolare il gruppo a individuare strategie di intervento, senza imporre le proprie soluzioni. Ancora, sono state capaci di entrare nei casi di bullismo, vicine alla realtà scolastica, comprensive e non giudicanti, capaci di coinvolgere ogni partecipante al gruppo. Il voto è leggermente più basso sulla capacità di proporre soluzioni diverse e creative su singole necessità, un piccolo rilievo espresso particolarmente dai docenti di Lido Estensi che, peraltro, riconoscono il massimo livello di competenza teorica e di approfondimento nella discussione dei casi. La "pagella" degli operatori 10 9 9,14 8,14 8 7,86 7,68 Lido E. IPSSAR 7 6 5 4 3 2 1 Portom. ISIT 27 Valutazione sulle operatrici di progetto (% sui docenti coinvolti) 100 80 86,7 71,1 70,2 80,4 77,2 72,7 58,7 60 40 20 26,1 14,9 13,4 13,7 11,3 8,8 8,7 0 Vicina alla Coinvolgente Comprensiva Creativa con Capace di Competente realtà della soluzioni e entrare nei dal punto di scuola attività casi vista teorico presentati sì Stimola il gruppo a cercare strategie no La "pagella" degli operatori 100 80 60 40 20 0 Vicina alla realtà della scuola Portom. 28 Coinvolgente Lido E. Non giudicante IPSSAR Creativa con soluzioni e attività ISIT Capace di entrare nei casi presentati Competente dal punto di vista teorico Stimola il gruppo a cercare strategie La comunicazione sul progetto, dentro e fuori dal gruppo di lavoro Durante questi anni di lavoro gli insegnanti più attivi hanno spesso lamentato lo scarso interessamento dei colleghi. D’altra parte ci sono state occasioni in cui proprio gli “esterni” avanzavano qualche lamentela perché non sapevano che cosa stava succedendo a scuola. La comunicazione dentro alle scuole, negli organi collegiali come nei corridoi, segue sentieri a volte tortuosi, viziati dalla ritualità di alcune occasioni e dalla poca consuetudine a lavorare insieme, ad ascoltarsi. Per tutte queste ragioni abbiamo chiesto tanto ai docenti dei coordinamenti che a chi ha scelto di non partecipare alle attività quale livello di condivisione sul progetto fosse presente all’interno della scuola, proponendoci di capire meglio se un riflesso degli sforzi compiuti è arrivato anche a chi non si è interessato personalmente. Rispondono i membri dei coordinamenti: - l’esperienza del coordinamento è stata comunicata agli altri insegnanti in modo informale, a seconda del tipo di rapporto interpersonale esistente, come vissuto professionale individuale che può essere condiviso con i colleghi con i quali si ha un buon rapporto (33 insegnanti, la netta maggioranza); - 24 insegnanti affermano di aver aperto il dialogo quando nella scuola si presentavano problemi particolari (soprattutto all’Istituto Alberghiero e nel Polo di Portomaggiore); - altri 13 parlano di regolari informazioni trasmesse in collegio, ma se ne ricordano quasi esclusivamente i docenti referenti, e un gruppetto di professori della scuola media “Dante”; - in tutte le scuole coinvolte alcuni insegnanti del coordinamento siano stati interpellati da altri colleghi per un consiglio o un intervento su una situazione di bullismo. Comincia a profilarsi uno degli obiettivi di fondo del progetto, ovvero che gli insegnanti formati possano diventare un riferimento per la scuola e per i colleghi. 29 Condivisione con i colleghi esterni al coordinamento (in valori assoluti) Altri hanno chiesto interventi in classe 5 Altri hanno chiesto consiglio al coord. 8 24 Ci si è confrontati sui problemi Regolari informazioni al collegio 13 Dipendeva dai rapporti tra colleghi 33 Nessuna condivisione 7 0 5 10 15 20 25 30 35 Rispondono gli “esterni” I docenti esterni ai percorsi di formazione o ai gruppi di coordinamento ricordano di aver ricevuto comunicazioni formali sul progetto durante le riunioni degli organi collegiali (56,6%, soprattutto docenti di Portomaggiore o di Lido Estensi). Vi è poi un 15,7% che si è interessato e ha chiesto informazioni ai colleghi impegnati; un 15,1% che ritiene di non aver mai sentito parlare del progetto; un 8,45% che ha collaborato indirettamente cedendo qualcuna delle proprie ore di scuola; infine il 5,4% dei non coinvolti ha osservato con curiosità il lavoro degli altri. In realtà le comunicazioni al collegio sono state date con cadenza regolare in tutte le scuole, qualche volta con la diretta partecipazione degli operatori di progetto al collegio docenti, ed è significativo che solo la metà degli interpellati ne abbia memoria. Questo dà la misura di come possano essere rituali alcuni passaggi, pur necessari, negli organi collegiali e stimola a ricercare nuove forme di comunicazione all’interno dell’istituzione scolastica. Una piccola prova di partecipazione proviene dai docenti partecipanti alla sensibilizzazione che, più dei totalmente esterni, hanno ceduto ore per gli interventi in classe o hanno chiesto informazioni ai colleghi. Probabilmente alcuni di questi insegnanti si sono tenuti esterni al progetto per diverse ragioni, ma potrebbero essere coinvolti in futuro nel lavoro di prevenzione. 30 Informazioni sul progetto ricevute dai docenti non aderenti (% sui non partecipanti) nessuna informazione 15,1 5,4 ho osservato con curiosità chiesto info ai colleghi impegnati 15,7 ceduto ore per gli interventi 8,4 comunicazioni formali negli organi collegiali 56,6 0 10 20 30 40 50 60 Forme di partecipazione al progetto da parte degli esterni ai gruppi di lavoro 30,00 25,00 25,00 20,00 13,33 15,00 10,00 10,38 5,66 5,00 0,00 niente ho ceduto alcune delle mie ore sensib ho chiesto informazioni 31 Le prospettive del progetto: continuare, innovare Guardando al futuro il 61,4% dei docenti intervistati desidererebbe che il progetto potesse proseguire allo stesso modo. Spiccano tra gli altri gli insegnanti della Scuola Media “Dante” di Ferrara: di essi il 56% vorrebbe continuare allo stesso modo, contro il 30 circa di tutte le altre scuole che, d’altronde, hanno avviato il progetto quattro anni or sono e probabilmente sentono l’esigenza di elementi innovativi. Il 10% degli intervistati gradirebbe continuare a lavorare su questo tema ma con qualche innovazione nell’impianto progettuale. Si tratta di 22 persone, e precisamente: - 5 insegnanti di Portomaggiore (10,6%), di cui 2 nel coordinamento e gli altri completamente esterni; - 2 intervistati di Lido Estensi (9,1%), di cui 1 nel coordinamento; - 5 docenti dell’Ipssar di Ferrara (9,6%), di cui 2 del coordinamento, 1 partecipante alla formazione e 2 esterni; - 2 professori della Scuola Media Dante (4,8%), 1 nel coordinamento e 1 esterno; - 7 insegnanti dell’Isit di Cento (9,2%), 4 nel coordinamento e 3 esterni. Molti di essi hanno partecipato attivamente al progetto svolgendo compiti organizzativi (3 insegnanti), applicando il modulo sull’integrazione del gruppo classe (9) o altre attività apprese nel coordinamento (8), coinvolgendo i colleghi esterni al progetto (6) e aprendo il dialogo nelle proprie classi (6). Una quota di rilievo, pari al 25% del totale, non sa prendere posizione su questo punto, ed è composto da insegnanti che non conoscono il progetto, molti di essi non hanno neppure presenziato all’incontro di sensibilizzazione. Solo il 3,6% chiederebbe di sospendere il progetto sul bullismo e corrisponde a 8 insegnanti che lavorano all’Isit di Cento (4, di cui 1 nel coordinamento e 3 esterni), al Polo di Portomaggiore (2, di cui 1 nel coordinamento) e all’Istituto Alberghiero (2, entrambi esterni al gruppo di lavoro). Il desiderio di proseguire - ma anche quello di innovare – sale man mano che si passa dagli esterni ai docenti del gruppo di coordinamento. La motivazione a continuare e la consapevolezza di quanto il problema sia importante sono evidentemente ben presenti nei docenti più impegnati, che tuttavia cominciano a chiedere di sperimentarsi in modo diverso. 32 In futuro vorrebbe che il progetto venisse... (% ) Non so 25,0% Sospeso 3,6% Proseguito, con azioni simili 61,4% Proseguito in altra forma 10,0% Sviluppi auspicati per il progetto (% per livello di partecipazione) 80 73,2 66,7 60 45 43 40 17,5 20 4 4 8,8 1,8 16,9 4,2 2,8 0 niente Proseguito, con azioni simili sensib Proseguito in altra forma Form/coord Sospeso Non so 33 La cultura scolastica sul bullismo La posizione della scuola di fronte al bullismo Di fronte al bullismo le scuole si attivano, anche se non sempre in modo coerente ed organizzato. Il 53,8% degli intervistati ha una visione positiva e afferma che nella propria scuola i problemi si affrontano e si risolvono insieme, mentre il 31,8% sostiene che gli interventi vengono portati avanti da singoli docenti in modo slegato e poco strutturato, facendo appello alle singole sensibilità. Sono pochi a vedere nella scuola un disinteresse di fondo. Qual è la posizione della scuola di fronte al bullismo? (%) la questione è poco sentita 6,4 viene delegato al Capo d'Istituto 3 i problemi si affrontano e si risolvono insieme 53,8 preoccupazione / interventi incoerenti e non concordati 31,8 4,9 è un problema dei ragazzi 0 10 20 30 40 50 60 Analizzando la situazione scuola per scuola vediamo che l’ottimismo prevale ovunque, ma in particolare all’Istituto Alberghiero di Ferrara, al Polo di Portomaggiore e alla Scuola Media “Dante” di Ferrara. Il rischio di improvvisazione è particolarmente avvertito al Polo di Lido Estensi. 34 Qual è la posizione della scuola di fronte al bullismo? (% per scuola) 80,00 60,00 40,00 20,00 0,00 Portom Lido E. Ipssar Dante ISIT 9,30 9,09 2,00 2,56 7,04 preoccupazione / incoerenza 34,88 59,09 32,00 38,46 35,21 condivisione, coerenza 67,44 50,00 72,00 64,10 57,75 delega al Capo d'Istituto 2,33 9,09 2,00 2,56 4,23 la questione è poco sentita 6,98 18,18 4,00 5,13 8,45 è un problema dei ragazzi La partecipazione personale al progetto crea aspettative ed obiettivi alti, che non sempre la scuola permette di realizzare. È forse per questo che proprio i docenti più coinvolti tendono, più degli altri, a vedere un agire disorganizzato, probabilmente perché si sentono poco sostenuti dai colleghi. Qual è la posizione della scuola di fronte alle prepotenze? (% per livello di partecipazione al progetto) 80,00 60,00 40,00 20,00 0,00 è un problema dei ragazzi preoccupazione / incoerenza condivisione, coerenza delega al Capo d'Istituto la questione è poco sentita niente 6,25 31,25 65,63 4,17 5,21 sensib 5,17 31,03 67,24 3,45 3,45 coord 5,71 51,43 55,71 2,86 14,29 35 Abbiamo chiesto agli insegnanti se, con gli strumenti di cui sono portatori, si sentono attualmente in grado di affrontare il bullismo. Il campione si divide in parti pressoché uguali tra il sì e il no. La risposta non è per nulla influenzata da elementi quali gli anni di insegnamento o la materia insegnata, neppure la partecipazione al progetto è stata tanto incisiva quanto l’atteggiamento globale della scuola verso le prepotenze. Vediamo infatti che chi si sente abbastanza o molto efficace insegna in una scuola nella quale sente il proprio impegno riconosciuto ed inserito in un piano educativo globale portato avanti da tutte le componenti d’istituto. All’opposto, i docenti più insicuri tendono a vedere una situazione di incoerenza ed improvvisazione. Posizione della scuola verso le prepotenze e senso di autoefficacia (% per livello di autoefficacia) 100,00 80,00 60,00 40,00 20,00 0,00 è un problema preoccupazio condivisione, la questione è delega al dei ragazzi ne / coerenza Capo d'Istituto poco sentita poco eff. 10,00 48,00 49,00 3,00 6,00 abb. eff. 3,09 30,93 72,16 5,15 9,28 molto eff. 0,00 26,32 78,95 0,00 10,53 Il non intervento di alcuni insegnanti Le indagini svolte tra gli studenti hanno sempre messo in evidenza una quota di insegnanti che non interviene di fronte al bullismo. Abbiamo chiesto ai docenti di dare una spiegazione al riguardo. Le risposte degli intervistati oscillano tra l’assenza di strumenti (39%) e la scarsa motivazione (24%). Ci sono poi insegnanti che vedono i colleghi poco identificati nel ruolo educativo: rispondono pertanto che vedono il bullismo come un problema tra ragazzi (10%) rispetto al quale è inutile intervenire (9%). Altissima la percentuale di non risposte (18%). 36 Quanto detto in linea generale rispecchia abbastanza la visione dei docenti esterni al progetto. Chi ha seguito la sensibilizzazione pensa che gli insegnanti comprendano l’importanza di intervenire ma non si sentano in grado di farlo. Gli insegnanti maggiormente coinvolti nel progetto, invece, imputano la mancanza di intervento alla demotivazione e al senso di inutilità. Probabilmente le loro risposte rispecchiano le critiche o le perplessità che hanno sentito nei colleghi. Ragioni del non intervento di alcuni docenti pensano sia un problema dei ragazzi 10% non risponde 18% sono stanchi, demotivati 24% credono sia inutile intervenire 9% non hanno strumenti 39% Perché ci sono insegnanti che non intervengono? (% ) 100% 20,73 35,29 80% 37,7 60% 53,66 32,79 40% 20% 0% 52,94 13,11 14,63 1,96 10,98 9,8 16,39 niente sensib form/coord ritengono siano problemi fra alunni pensano che sia inutile non si sentono in grado di intervenire sono stanchi o poco motivati 37 L’atteggiamento dei genitori I genitori dei ragazzi vittime di bullismo sono solleciti nei rapporti con la scuola, si preoccupano e cercano l’alleanza dei docenti. Questa è l’opinione del 71,4% degli intervistati, mentre il 10,1% sente un atteggiamento di critica verso la scuola e il 16,8% non risponde. Sull’atteggiamento dei genitori dei bulli circa un terzo dei docenti preferisce non esprimersi. Il 31,9% sostiene che si disinteressano ed evitano il confronto con la scuola, mentre il 25,2% registra una tendenza a difendere i figli e a criticare i professori. Solo il 10,1% ha osservato atteggiamenti collaborativi nei genitori di chi fa il prepotente. Atteggiamento dei genitori di vittime e bulli (percezione degli insegnanti, %) 80 71,4 60 40 20 10,1 32,8 31,9 25,2 16,8 10,1 1,7 0 si preoccupano e cercano l’alleanza dei prof. si preoccupano, criticano i prof., difendono i figli Genitori V 38 si disinteressano e evitano il confronto Genitori B Non risponde L’influenza del progetto sulla cultura della scuola L’atteggiamento degli insegnanti In seguito all’applicazione del progetto gli insegnanti sono più attenti al problema del bullismo (62,33%). Dopo il progetto, qual è l'atteggiamento degli insegnanti verso il problema del bullismo? Meno attento di prima 1,35% Uguale/poco più attento di prima 36,32% Abb./molto più attento di prima 62,33% Gli insegnanti riscontrano nel corpo docente una maggiore capacità di riconoscere il bullismo (51,7%), un accordo più forte sull’importanza di occuparsi di bullismo (38,7%), più collaborazione tra gli insegnanti (34,5%) e un intervento più sollecito (26,1%); tutti mutamenti di cui i docenti formati o inseriti nei coordinamenti sono maggiormente consapevoli e, se una conoscenza più diffusa viene riconosciuta da tutti, già l’accordo sull’importanza di occupasi di bullismo è rilevato particolarmente da chi davvero collabora con i colleghi su questo problema, e sono quasi solo i docenti impegnati a riconoscere la collaborazione e l’intervento dei docenti. Una percentuale ridotta, comunque significativa, di insegnanti che hanno partecipato ai corsi di formazione o agli incontri di coordinamento parla di contrasti tra docenti con diverse impostazioni di insegnamento, un dato di cui sarà bene tenere conto nella prosecuzione del progetto. 39 Come sono cambiati in questi anni i raporti tra gli adulti della scuola? (%) più confronto in cdc 11,3 più collab con il personale non docente 11,8 gli adulti intervengono di più 26,1 c'è maggiore capacità di riconoscere il b. 51,7 acuiti i contrasti tra diversi modi di insegnare 5 più collaborazione tra gli insegnanti 34,5 più accordo sull’importanza del problema 38,7 non è cambiato niente 6,7 0 10 20 30 40 50 60 Come sono cambiati i rapporti tra insegnanti (% per livello di partecipazione al progetto) 70,00 60,00 50,00 40,00 30,00 20,00 10,00 0,00 40 maggiore più accordo più gli adulti acuiti i conoscenza sull’importan collaborazion intervengono contrasti tra non è cambiato niente 39,62 30,19 26,42 16,98 3,77 11,32 sensib 61,67 36,67 30,00 18,33 1,67 3,33 form/coord 61,97 53,52 50,70 45,07 9,86 2,82 Il lavoro dei consigli di classe Secondo il 39,5% degli interpellati i consigli di classe hanno modificato parzialmente il loro modo di lavorare dando più spazio alla discussione sulle relazioni. Il 29,4% registra una maggiore conflittualità tra chi intende occuparsi delle relazioni tra ragazzi e chi interpreta il proprio ruolo docente attenendosi scrupolosamente alla materia. Si tratta in gran parte di insegnanti che hanno seguito i corsi di formazione o gli incontri di supervisione e, probabilmente, avvertono l’insufficienza di alcuni aspetti dell’organizzazione scolastica. Gli insegnanti formati, però, sono anche consapevoli della maggiore collaborazione tra colleghi e non pensano affatto che tutto sia come prima In seguito al progetto i consigli di classe... (%) Capito l'importanza della collaborazione 23,1 Divisi tra chi si occupa di relaz. e chi pensa solo al programma 29,4 Vorrebbero discutere... ma non hanno tempo/possib. 26,5 39,5 Dedicano più tempo ai rapporti tra ragazzi 5,9 E' tutto come prima 0 10 20 30 40 Come sono cambiati i consigli di classe (% per livello di partecipazione al progetto) 60,00 52,11 50,00 40,00 33,33 30,00 20,00 25,35 18,87 20,00 16,04 9,43 10,00 5,00 1,41 0,00 più divisi più collaborativi niente sensib uguali a prima form/coord 41 L’atteggiamento dei ragazzi In seguito all’applicazione del progetto i docenti riconoscono che le classi hanno acquisito una maggiore capacità di discutere sui loro problemi (45,8%), un’attitudine indubbiamente preventiva e fondamentale perché i conflitti interni al gruppo vengano dipanati e non risolti con la prepotenza e vissuti con angoscia. Altri due dati importanti vengono riconosciuti dai docenti relativamente al contesto: la comprensione della differenza tra scherzi e prepotenze (34,9%) e la confidenza che permette a chi è vittima di chiedere il sostegno di un docente (34,9%). È più lontano un atteggiamento di maggiore solidarietà tra i ragazzi, o di disapprovazione da parte degli astanti, aspetti più delicati e complessi da muovere. Ancora una volta i docenti coinvolti nel progetto sono più consapevoli del cambiamento e avvertono particolarmente, forse per esperienza personale, la relazione di aiuto che può instaurarsi tra vittime di prepotenze e docenti disponibili ad ascoltare. Come è cambiato l'atteggiamento dei ragazzi? (%) c’è maggiore solidarietà verso le vittime 11,8 le classi sono più capaci di discutere i problemi 45,8 chi assiste riesce ad esprimere disapprovazione 13,9 è più chiara la differenza tra scherzi e prepotenze 34,9 chi subisce cerca la solidarietà dei compagni 10,9 34,9 chi subisce cerca l’appoggio di un adulto hanno capito che la scuola non ammette prepotenze 21 0 42 10 20 30 40 50 Come è cambiato l'atteggiamento dei ragazzi vs. le prepotenze? (% per livello di partecipazione al progetto) 80,00 60,00 40,00 20,00 0,00 non è cambiato niente chi subisce cerca l’appoggio di un adulto più chiara la differenza scherzi/prep. le classi sono più > solidarietà verso capaci di discutere le vittime i problemi niente 12,26 29,25 27,36 35,85 9,43 sensib 8,33 25,00 38,33 36,67 20,00 form/coord 2,82 50,70 43,66 69,01 8,45 43 L’evoluzione del bullismo nella scuola Oltre la metà degli insegnanti interpellati ritiene che nel proprio istituto, negli anni di adesione al progetto, il bullismo sia diminuito, mentre il 27,9% lo trova invariato e il 15,7% ritiene sia aumentato. La riduzione delle prepotenze è più evidente per gli insegnanti che sono stati coinvolti direttamente nel progetto partecipando ai corsi di formazione o al gruppo di coordinamento sul bullismo. Va detto che l’essere uomini o donne, la materia insegnata, gli anni di servizio non hanno nessun legame con la percezione del fenomeno negli ultimi anni. Evoluzione del bullismo percepita dagli insegnanti (%) aumentate 15,7% diminuite 56,4% invariate 27,9% Evoluzione delle prepotenze nella scuola (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 80% 54,22 50,00 26,51 30,36 19,28 19,64 niente sensib 64,62 60% 40% 27,69 20% 7,69 0% aumentate 44 invariate formaz / coord.to diminuite Le prepotenze osservate nelle proprie classi Ripensando all’anno scolastico quasi al termine gli insegnanti affermano che nelle loro classi è presente un certo grado di prevaricazione diffusa, ma solo per le prese in giro e (in misura minore) le esclusioni un buon numero di docenti parla di comportamenti ricorrenti, dunque di vero e proprio bullismo. Il livello di prepotenza è comunque piuttosto allarmante: oltre 6 insegnanti su 10 hanno visto, qualche volta o spesso, piccoli furti, danneggiamenti di materiale scolastico, bullismo verbale o psicologico; oltre 4 docenti su 10 parlano di aggressioni e costrizioni; più rare le estorsioni, note a circa il 17% degli insegnanti. Le prepotenze si verificano in classe, al cambio dell’ora o durante le lezioni, e poi all’intervallo. Il 24,8% afferma di non essere stato presente a prevaricazioni ma di averle sentite raccontare dai ragazzi. Pochi insegnanti hanno notizia di prepotenze in palestra o nei bagni, gli spogliatoi, i luoghi più isolati della scuola, e non possiamo sapere se perché effettivamente in questi spazi non sono avvenute prevaricazioni, o semplicemente gli insegnanti non erano presenti ad osservarle. Prepotenze osservate nelle proprie classi 100% 80% 8,8 33,9 36,5 6,6 40,3 58,6 82,6 60,3 20% 0% 4,6 56,9 60% 40% 2,1 15,2 15,6 58,9 34,3 53,1 25,8 5,8 Prese in giro, offese Piccoli furti, danneggiamenti mai Esclusioni Estorsioni qualche volta Aggressioni Costrizioni molte volte 45 Quando si verificano le prepotenze? (% ) Non so / riferite dai colleghi 15,1 Non so / riferite dai ragazzi 24,8 In palestra 5 Entrata e uscita da scuola 18,1 Durante l'intervallo 33,2 Bagni, spogliatoi, locali isolati 7,6 In classe, al cambio dell'ora 50 Durante le lezioni 38,7 0 10 20 30 40 50 60 Il progetto sul bullismo insegna ad osservare? Chi ha partecipato al progetto è più consapevole delle prepotenze, le ha osservate con maggiore consapevolezza, più spesso le ha ascoltate raccontare dai ragazzi: - tra chi ha seguito i momenti formativi o di coordinamento, nessuno dice che tra i propri allievi non ci sono prese in giro od offese, e quasi il 9% le ha osservate spesso (4% tra chi è esterno al progetto); - l’11% dei docenti formati ha visto aggressioni frequenti, nessuno tra i docenti esterni; - il 19% dei docenti formati ha osservato esclusioni ripetute e solo l’11,1% non ne ha mai viste, percentuale che tra gli “esterni” sono rispettivamente dell’8 e del 36%; - il 10% dei docenti formati afferma che ci sono ragazzi che vengono frequentemente costretti da altri, più forti, a fare cose che non vogliono fare; l’analoga percentuale è del 6,7% tra gli “esterni” e del 2% tra chi ha seguito solo l’incontro di sensibilizzazione. Più cresce l’impegno dei docenti nel progetto e più accade loro di osservare prepotenze nei luoghi meno in vista della scuola. Non è indifferente il passaggio dal 2,8% dei docenti “esterni” al progetto al 15,49% di coloro che hanno seguito i corsi di formazione. In ultimo, gli insegnanti più preparati sono riconosciuti come riferimento dai ragazzi, se è vero che al 35,2% di essi è capitato di ascoltare i ragazzi che 46 raccontavano episodi di prepotenza; una percentuale che tra gli altri insegnanti è del 19-21%. Frequenza delle prese in giro osservate (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 80% 1,79 4,04 22,22 8,82 35,71 32,35 60% 40% 64,65 55,36 58,82 20% 0% 9,09 7,14 niente sensib mai qualche volta formaz / coord.to spesso quasi sempre Frequenza delle aggressioni osservate (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 80% 4,08 35,29 11,29 34,69 38,71 60% 40% 64,71 61,22 50,00 20% 0% niente sensib mai qualche volta formaz / coord.to spesso/sempre 47 Frequenza delle esclusioni osservate (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 8,33 19,05 24,00 80% 60% 55,95 48,00 69,84 40% 20% 35,71 28,00 11,11 0% niente sensib mai qualche volta formaz / coord.to spesso/sempre Frequenza delle costrizioni osservate (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 80% 6,74 2,17 10,00 39,13 35,96 46,67 60% 40% 57,30 58,70 niente sensib 43,33 20% 0% mai 48 qualche volta formaz / coord.to spesso/sempre Prepotenze osservate o riferite (% per livello di partecipazione al progetto) 40,00 35,21 30,00 19,81 20,00 21,67 15,49 6,67 10,00 2,83 0,00 Osservate nei bagni niente Riferite dai ragazzi sensib formaz / coord.to Relazioni difficili tra insegnanti e studenti Il bullismo chiama in causa gli insegnanti non soltanto come mediatori o come educatori, ma talvolta anche come protagonista, nei panni del bullo o della vittima. Sono sempre più frequenti le richieste di aiuto di insegnanti che non riescono più a gestire un gruppo perché rumoroso, distratto, svogliato, del tutto noncurante delle regole del contesto scolastico. Naturalmente questo non riguarda indiscriminatamente tutti i contesti scolastici, ma rimane un fenomeno da monitorare e su cui prepararsi ad intervenire, per sostenere i docenti nella ricerca di strategie comunicative capaci di coinvolgere i ragazzi nel percorso scolastico. Il 20-30% dei docenti interpellati afferma che spesso le classi non ascoltano gli insegnanti e trasgrediscono le regole; il 66,6% aggiunge che i ragazzi offendono gli insegnanti qualche volta o spesso. Qualche volta anche i professori, in un momento di difficoltà, dicono parole pesanti. Ne ha notizia quasi la metà dei docenti intervistati, come di una cosa che accade spesso (2,9%) o solo qualche volta (41%). Probabilmente anche per difendersi dalle eccessive turbolenze molti insegnanti basano sulla paura la loro relazione con i ragazzi; intimoriti, eviteranno – sperano i professori – almeno i comportamenti più estremi. Ce ne parlano tre insegnanti su quattro, come di una cosa che si verifica solo con alcuni insegnanti. 49 Rapporti difficili tra ragazzi e insegnanti (%) Insegnanti che incutono timore per mantenere l’ordine 24,4 68,5 Docenti che nella rabbia offendono i ragazzi Ragazzi che sfuggono alle regole 56,1 12,6 Classi che non ascoltano gli insegnanti Ragazzi che offendono gli insegnanti 0% 41 57,2 17,3 33,5 Mai 2,9 30,2 62,3 20% 7 20,5 60,6 40% 60% Qualche volta 6 80% 100% Spesso I comportamenti citati da parte dei ragazzi e le esplosioni di rabbia dei professori sono molto più frequenti nelle scuole superiori che non nella scuola media “Dante” (l’unica ad aver compilato il questionario). La differenza può essere legata allo specifico contesto scolastico, ma è anche possibile intuire che i comportamenti di ribellione diventano meno gestibili e più duri via via che i ragazzi crescono e si avvicinano alla soglia dell’età adulta. Più nello specifico, la trasgressione delle regole è comune a tutte le scuole superiori e molto superiore che nelle inferiori, mentre gli altri comportamenti si manifestano in modo significativamente diverso da scuola a scuola. Le offese dei ragazzi verso gli insegnanti sono frequenti soprattutto al Polo di Portomaggiore, poi all’Istituto Alberghiero e all’Isit di Cento. La mancanza di ascolto è diffusa un po’ ovunque nelle scuole superiori, ma particolarmente all’Alberghiero, a Portomaggiore e a Lido Estensi. Capita che anche gli insegnanti, in atto di rabbia, insultino i ragazzi; lo afferma il 40-50% dei docenti di Lido Estensi, dell’ISIT di Cento e dell’Istituto Alberghiero di Ferrara. 50 I ragazzi trasgrediscono le regole della scuola (% per livello di studi) 100% 5,26 35,33 80% 63,16 60% 40% 55,98 20% 31,58 8,70 0% medie inf Mai medie sup Qualche volta s pess o I ragazzi offendono i professori (% per scuola) 100% 4,17 13,04 80% 60% 76,19 60,87 4,55 65,15 77,08 40% 20% 5,41 21,62 72,97 26,09 23,81 18,75 Portomaggiore Lido Estensi Albeghiera Mai Qualche volta 30,30 0% Dante ISIT Cento spesso I ragazzi non ascoltano gli insegnanti (% per scuola) 100% 80% 5,41 26,67 25,00 56,76 60% 40% 11,59 36,73 57,78 73,91 55,00 57,14 20% 37,84 15,56 20,00 Portom aggiore Lido Estensi 0% Mai 14,49 6,12 Albeghiera Qualche volta Dante ISIT Cento spesso 51 Gli insegnanti insultano i ragazzi (% per scuola) 100% 4,26 3,13 15,00 80% 18,75 37,21 38,30 53,97 50,00 60% 40% 78,13 62,79 57,45 20% 46,03 35,00 0% Portomaggiore Lido Estensi Albeghiera Dante Mai Qualche volta ISIT Cento spesso I problemi che stiamo trattando riguardano più spesso le insegnanti donne, o quantomeno solo loro a denunciarli in maniera più decisa. La differenza è evidente per le trasgressioni e il non ascolto dei ragazzi, ma anche per le offese pronunciate dagli insegnanti che, secondo le dichiarazioni del corpo docente femminile, sono più diffuse. Conflitti insegnanti-studenti (% per genere) 53,4 i prof offendono gli stud / F i prof offendono gli stud / M 62,1 i ragazzi trasgrediscono / F 6,8 i ragazzi trasgrediscono / M i ragazzi non ascoltano / F 60,5 32,7 49,3 13,7 26,1 63 25 0% 4,5 37,9 24,6 i ragazzi non ascoltano / M 23,3 58,8 20% Mai 52 42,1 40% 60% Qualche volta 16,2 80% spesso 100% Infine, un’ultima analisi per materia insegnata. Gli insegnanti di sostegno più di ogni altro affermano che i ragazzi offendono e non ascoltano i loro insegnanti. Le offese dei ragazzi vengono denunciate come frequenti anche da una piccola parte degli insegnanti di materie professionali o lingue straniere, ed episodicamente da un po’ tutti i docenti. Tra coloro che insegnano materie letterarie, scientifiche o giuridico-economiche, una buona percentuale nega che i ragazzi offendano mai gli insegnanti. Probabilmente le loro materie vengono considerate più importanti delle altre e mettono al riparo i professori. Il non ascolto e la disattenzione in classe invece è simile per i docenti di tutte le materie, con punte nelle dichiarazioni di chi insegna lingue, matematica e scienze, geografia o diritto. I ragazzi offendono gli insegnanti (% per materia) Sostegno 5,9 Materie prof.li 76,5 31,6 Arte, musica, ed. fisica, rel. 17,6 60,5 27,3 Geogr, Diritto, Econ 72,7 52,9 Lingue 47,1 23,1 Matem, scienze, fisica 65,4 38,1 Italiano Storia 20% Mai 11,5 61,9 45,7 0% 7,9 50 40% 60% Qualche volta 4,3 80% 100% spesso 53 I ragazzi non ascoltano l'insegnante (% per materia insegnata) Sostegno 37,5 Materie prof.li 17,9 Arte, musica, ed. fisica, rel. 16,7 Geogr, Diritto, Econ 17,6 Lingue Matem, scienze, fisica 62,5 66,7 66,7 30,8 68,2 28,3 20,5 65,2 20% 40% Mai 54 23,5 53,8 11,4 0% 16,7 58,8 15,4 Italiano Storia 15,4 60% Qualche volta 6,5 80% spesso 100% ESPERIENZA DELL’INTERVENTO L’intervento degli insegnanti di fronte al bullismo Quando in una loro classe si verifica un caso di bullismo, circa il 60% degli insegnanti interpellati tende a coinvolgere la classe e a parlare con chi si comporta da bullo, per affrontare il problema. Seguono i tentativi di mediazione per convincere le parti a ritrovare un accordo (47%) e, per circa 4 docenti su 10, il dialogo personale con i ragazzi in difficoltà. Colpisce la forte sproporzione che esiste tra quanti parlano con il bullo e quanti con la vittima: probabilmente l’idea di fondo è che parlare con il più forte possa avere un carattere risolutivo nella misura in cui lo induce a cambiare atteggiamento, mentre parlare con chi subisce sarebbe un “semplice” atto di solidarietà e di sostegno. Questo però implica che si neghi a chi in quel moment è in difficoltà qualunque possibilità di reazione o di influenza nella relazione con i compagni e con il bullo stesso, cosa che è quantomeno parziale e non tiene conto di quanto l’atteggiamento di un ragazzo possa trasformarsi se sente il supporto delle persone che ha intorno e se viene aiutato ad osservarsi e a individuare strade personali di cambiamento. Un’altra ragione possibile sta nella difficoltà emotiva di parlare con chi subisce prepotenze, cioè con una persona che molto probabilmente sta male e non è immediatamente disponibile ad esprimere il proprio vissuto. Abbiamo visto però, in una precedente ricerca provinciale su un vasto campione di ragazzi, che anche le vittime parlano di bullismo e, anzi, più dei compagni bulli o astanti, e lo fanno sia a scuola sia al di fuori di essa, con adulti e ragazzi, soprattutto quando sentono di non avere “colpe” e quando quello che possono raccontare non è troppo umiliante per loro. (Le prepotenze che fanno tacere sono soprattutto gli scherzi pesanti e le aggressioni ripetute). L’adozione di attività di gruppo è, nel complesso, piuttosto ridotta, così come le note sul registro e l’invio dei bulli dal preside. Come dire che i docenti cercando di utilizzare gli strumenti loro propri, quindi innanzitutto il dialogo, facendo poco ricorso alle sanzioni o all’intervento di autorità, ma anche a strumenti ritenuti in parte come “esterni” alle loro competenze. Nel rapporto con gli adulti il 78,2% degli interpellati cerca il confronto con i colleghi del consiglio di classe, un dato altissimo ed estremamente positivo perché sappiamo che nessun strategia antibullismo può avere la possibilità di incidere sulla realtà se non è portata avanti in modo convinto, collegiale e costante nel tempo. Le azioni successive sono il coinvolgimento dei genitori del bullo (29%) o della vittima (19,7%) e, con notevole distacco, il ricorso alla sanzione “ufficiale” (la 55 sospensione, 8,4%) o a risorse esterne, come affidare il problema ad “esperti” (8,4%) o ad un collega (1,7%). Interventi dei docenti su casi di bullismo (%) Attività di gruppo 18,9 Discussione in classe 60,9 Bulli dal Preside 13,4 Note sul registro 18,9 Tentativo di mediazione 47,1 Colloqui con le vittime 41,2 Colloqui con i bulli 62,2 0 10 20 30 40 50 60 70 Relazioni con gli adulti di fronte ai casi di bullismo (%) cercate collaborazioni esterne 8,4 colloquio con i genitori della vittima 19,7 colloquio con i genitori del bullo 29 incontri con i genitori della classe 8,8 proposto al sospensione al cdc 8,4 chiesto ad altro collega di agire 1,7 78,2 confronto con i colleghi 0 56 10 20 30 40 50 60 70 80 90 Modalità di intervento e grado di partecipazione al progetto Quasi tutte le modalità di intervento con i ragazzi vengono adottate con maggiore frequenza dagli insegnanti che hanno partecipato al progetto. Restano le priorità appena dette per il campione generale, ma con differenze evidenti per quasi tutte le voci: - la discussione in classe viene proposta dall’86% dei docenti che hanno seguito la formazione o fanno parte del coordinamento, contro il 50% circa degli altri colleghi. Sempre nell’ottica di rafforzare il gruppo e di attivarne le risorse, il 63% degli insegnanti formati promuove tentativi di mediazione tra i ragazzi coinvolti, contro il 40% circa dei colleghi; - il colloquio con il bullo è attuato dal 77% dei docenti aderenti al progetto e dal 54-58% degli altri, mentre per i colloqui con le vittime il salto è dal 31-36% dei colleghi al 58% degli insegnanti formati; - le attività di gruppo sono un impegno per il 7-8% degli insegnanti esterni al progetto ma vengono sperimentate dal 45% dei docenti del coordinamento, una percentuale davvero interessante che dà la misura di come le proposte avanzate nei momenti di formazione o supervisione siano stati effettivamente utilizzati dai corsisti; - per quanto riguarda il ricorso alle sanzioni o all’autorità, i docenti formati non sono molto diversi da tutti gli altri e tendono a ridurre questo tipo di azioni di contenimento. La partecipazione alla formazione offre già molti strumenti ai docenti intenzionati ad occuparsi di bullismo nella loro scuola, ma l’impegno più significativo è stato espresso dai partecipanti ai gruppi di coordinamento, con differenze significative anche rispetto ai colleghi che si sono fermati dopo il corso di formazione. Il salto di qualità è nettissimo nei colloqui individuali, nei tentativi di mediazione e nella conduzione di attività. quest’ultima riguarda circa un docente formato su quattro e oltre la metà dei membri dei coordinamenti. Inoltre, tra i docenti dei coordinamenti gli interventi schiettamente di controllo (le note al bullo, il ricorso al preside) tendono a diminuire. Probabilmente sentirsi supportati da un gruppo di colleghi ed operatori, e sperimentare nel tempo di avere strumenti relazionali incisivi, riduce la necessità di ricorrere all’autorità. 57 Interventi dei docenti sui casi di bullismo (% per livello di partecipazione al progetto) 100 80 60 40 20 0 Colloqui con Colloqui con Tentativo di i bulli le vittime mediazione 58 Note sul registro Bulli dal preside Discussione in classe Attività di gruppo niente 53,8 35,8 38,7 13,2 7,5 51,9 7,5 sensib 58,3 31,7 41,7 26,7 18,3 48,3 8,3 form/coord 77,5 57,7 63,4 21,1 18,3 85,9 45,1 Differenze di intervento tra i docenti formati o del coordinamento 100 80 60 92 91,3 67,4 82,6 71,7 56,5 52 40 48 40 24 24 19,6 20 24 15,2 0 Colloqui con Colloqui con Tentativo di i bulli le vittime mediazione Note sul registro form. Bulli dal preside Discussione in classe Attività di gruppo coord. 59 Anche nel rapporto con gli altri adulti, gli insegnanti che partecipano al progetto si distinguono per il coinvolgimento nelle relazioni come risorsa per affrontare le situazioni di bullismo a scuola. Sono soprattutto loro, infatti, a cercare il confronto con i colleghi e, nettamente in subordine, l’alleanza dei genitori del bullo o della vittima. È da notare che le priorità nella scelta delle strategie di intervento non è mutata radicalmente, se non per la ricerca di collaborazioni esterne che tra i docenti dei gruppi di coordinamento è molto più presente. Tutto questo ci dice due cose: da un lato, che il progetto non ha trasformato radicalmente l’azione degli insegnanti ma l’ha semplicemente potenziata; dall’altro, che la possibilità di lavorare costantemente con altri educatori che hanno competenze diverse ma obiettivi comuni porta effettivamente i docenti ad apprezzare e ricercare la condivisione del lavoro educativo. L’ultima osservazione riguarda la richiesta di sospensione, che i docenti formati utilizzano in casi gravi, tanto quanto gli altri. L’accusa che spesso serpeggia negli ambienti scolastici, secondo la quale chi si impegna sul piano relazionale sarebbe troppo indulgente o incapace di controllo, sembra qui smentita. La sospensione è una decisione che spetta al consiglio di classe e che anche i docenti formati possono ritenere opportuna, ma solo dopo aver perseguito altre strade, e con molta maggiore energia. Relazioni con gli adulti di fronte ai casi di bullismo (% per livello di partecipazione al progetto) cercate collaborazioni esterne colloquio con i genitori della vittima colloquio con i genitori del bullo incontri con i genitori della classe proposta la sospensione al cdc confronto con i colleghi 0 20 niente 60 40 sensib. 60 formaz. 80 coord. 100 Interventi con i ragazzi ed esperienza di insegnamento Ci sono interventi che diventano significativi solo dopo una certa esperienza di insegnamento ed altri che risultano sin dall’inizio rilevanti e fattibili: • i colloqui con i prepotenti sono sempre l’azione più praticata, ma occorrono circa 10 anni di esperienza per riuscire a svolgerli con convinzione, mentre dopo i 25 anni di insegnamento diventano molto più radi; • le note sul registro sono una carta che gli insegnanti giocano nei primi anni di lavoro e che ritorna attuale anche in seguito, tra i 16 e i 20 anni di scuola, quando però nel frattempo si sono maturate anche altre esperienze ed opportunità; • le attività di gruppo compaiono in maniera significativa dopo i primi 15 anni di insegnamento; • il ricorso all’autorità del preside avviene – sorprendentemente – non nei primi anni di lavoro bensì tra i 10 e i 20 anni di presenza nella scuola; • i docenti più esperti, vale a dire coloro che da oltre 25 anni sono in aula, riducono tutte le strategie di intervento (anche il confronto con i colleghi, che riguarda il 60% circa di questi insegnanti contro l’80% circa di tutti gli altri); mantengono vive solo le attività nelle classi sulle dinamiche dei gruppi. Sappiamo trattarsi per la maggior parte di insegnanti che fanno parte dei gruppi di coordinamento sul bullismo e che, probabilmente, hanno scelto nel tempo di affrontare in questo modo i problemi che si presentano tra i ragazzi. Interventi con gli studenti in situazioni di bullismo (% per esperienza di insegnamento) 80 70 60 50 40 30 20 10 0 fino a 5 anni 6-10 anni 11-15 anni 16-20 anni 21-25 anni Colloqui con i bulli Note sul registro Bulli dal preside Attività di gruppo oltre 25 anni 61 Interventi sul bullismo e differenza di genere Le insegnanti donne sono ancora una volta in prima linea negli interventi di contrasto del bullismo che riescono ad intercettare tra i ragazzi. Sono soprattutto loro a confrontarsi con i colleghi e poi ad aprire il dialogo con la classe e con le vittime, o con entrambe le parti per cercare di condurle ad un punto di accordo; anche le attività di gruppo rientrano maggiormente nella pratica scolastica delle donne, così come la ricerca di collaborazioni esterne. Tutto questo è sicuramente determinato anche dal fatto che le donne sono maggiormente presenti nei momenti di formazione e di supervisione, dunque affinano gli strumenti educativi in loro possesso. Nel grafico si osserva inoltre che le scelte educative maschili e femminili non hanno priorità diverse, semplicemente sono più diffuse tra le donne. Interventi sul bullismo e differenza di genere 84,7 90 67,5 60 52,2 47,1 29,7 66,2 47,3 36,5 24,2 30 9,5 11,5 2,7 0 Colloqui con le vittime Tentativo di mediazione Discussione in classe M 62 Attività di gruppo F Confrontato con Cercate i colleghi collaborazioni esterne Gli insegnanti si sentono in grado di intervenire? Con gli strumenti, la preparazione, le conoscenze in proprio possesso, poco più della metà degli insegnanti interpellati si sente in grado di intervenire di fronte a casi di bullismo. Il rimanente 49% si considera per niente o poco preparato di fronte al problema. Ai fini dell’analisi risultano del tutto ininfluenti la materia insegnata, gli anni di insegnamento, la continuità nella scuola. Questo significa che, complessivamente, al di là della disciplina o dell’esperienza di servizio, ci sono sempre una metà di insegnanti molto insicuri e altrettanti tutto sommato convinti di poter rispondere al problema con le loro risorse. Una differenza esiste invece in relazione all’appartenenza di genere: il 69% dei docenti (maschi) si sente abbastanza o molto preparato di fronte al bullismo; tra le colleghe la percentuale analoga è del 48,9%. Con gli strumenti in suo possesso si sente in grado di intervenire di fronte al bullismo? (%) Molto; 8,9 Per niente; 3,1 Poco; 43,6 Abbastanza; 44,4 63 Si sente in grado di affrontare il bullismo? (% per differenza di genere) 100% 5,4 15,3 80% 43,5 60% 48,6 40% 20% 30,6 0% 5,6 49 2 Maschi Per niente Femmine Poco Abbastanza Molto La partecipazione al progetto ha effetti singolari sul senso di autoefficacia degli insegnanti: il 50-53% di coloro che non hanno mai avuto contatti con le attività di prevenzione o che hanno partecipato soltanto all’incontro di sensibilizzazione si sente abbastanza o del tutto in grado di intervenire. La percentuale si riduce tra chi ha seguito soltanto il corso di formazione (il 33% si sente “abbastanza” preparato, nessuno “del tutto” capace) e torna ad aumentare tra coloro che hanno proseguito il percorso con gli incontri di coordinamento e di supervisione. Sono loro a guardare al problema con maggiore tranquillità: il 66,7% si sente abbastanza o molto capace di intervenire. In ogni caso, nessuno di chi ha avuto la possibilità di formarsi o di proseguire si sente “per niente” capace. Molto probabilmente chi non si è mai accostato al problema, o solo fuggevolmente, ha una lettura del fenomeno consolidata negli anni e un distacco tutto sommato tranquillizzante. L’impegno formativo e il confronto con operatori e colleghi, almeno inizialmente, mettono in discussione tutto questa sicurezza, per poi costruirne un’altra, più fondata, nella prosecuzione del percorso. 64 Grado di partecipazione al progetto e senso di autoefficacia 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 44,17 24,17 31,67 43,27 26,92 29,81 niente sensib form/coord 10% 0% non in grado in grado di int. Si sente in grado di affrontare il bullismo? (% per livello di partecipazione al progetto) 100% 6,7 8,8 12,2 33,3 80% 42,1 41,8 60 60% 40% 66,7 45,6 40,8 20% 33,3 3,5 5,1 0% niente sensib. Per niente Poco formaz. Abbastanza coord. Molto 65 Posizione della scuola verso le prepotenze e senso di autoefficacia (% per livello di autoefficacia) 100,00 80,00 60,00 40,00 20,00 0,00 è un problema dei ragazzi preoccup, incoerenza condivisione, delega al la questione è coerenza Capo d'Istituto poco sentita poco eff. 10,00 48,00 49,00 3,00 6,00 abb. eff. 3,09 30,93 72,16 5,15 9,28 molto eff. 0,00 26,32 78,95 0,00 10,53 Partecipazione al progetto e autoefficacia (% ) 66 co or d. to /in te rv sc ol to .a gr up po fo rm eo nt eg ra z op us co li . se ns ib on e cip az i v id .i fo rm ne ss un a pa r te to ta le 70,00 60,00 50,00 40,00 30,00 20,00 10,00 0,00 Anni di partecipazione al coord.to sul bullismo e senso di autoefficacia (% ) 76,92 80,00 66,67 60,00 58,33 60,00 1 anno 2 anni 40,00 20,00 0,00 3 anni 4 anni Interventi diversi secondo la fiducia in se stesso dell'insegnante (% su tutto il campione) 30,00 26,67 25,00 18,10 20,00 13,33 13,33 10,00 10,00 0,00 Note sul registro Bulli dal preside si sente non in grado Attività di gruppo si sente in grado 67 Riconoscimento del bullismo Che cos’è il bullismo Uno dei primi obiettivi del progetto è quello di diffondere tra gli insegnanti una conoscenza corretta del fenomeno del bullismo e aumentare la loro capacità di individuarlo, qualora sia presente tra gli studenti. Da qualche anno a questa parte si fa un gran parlare di bullismo, non sempre a proposito. Vandalismo, indisciplina, conflittualità diffusa vengono spesso riassunti nel discorso comune con il generico nome di “bullismo”, così che questa etichetta ha finito per identificare l’insieme dei problemi relazionali che possono essere suscitati dai ragazzi. Per potersi dotare di strumenti di intervento è necessario ritornare alla definizione del fenomeno, così come è stato codificato negli ultimi vent’anni dalla ricerca nazionale ed internazionale: Viene definita bullismo una relazione di prepotenza che perdura nel tempo tra ragazzi più forti ed altri deboli ed incapaci di difendersi, generalmente in un contesto di gruppo dove i compagni prendono le parti ora del bullo, ora della vittima. Ne fanno parte le prepotenze verbali (prese in giro ripetute, offese, minacce), psicologiche (maldicenza, esclusione dal gruppo) e fisiche (aggressioni), oltre a furti di piccolo o grande valore, estorsioni di denaro, danneggiamenti di materiale scolastico e via di seguito. Perché si possa trattare di bullismo occorre quindi che questi fatti accadano ripetutamente nel tempo, coinvolgendo sempre le stesse persone. Hanno un altro nome gli atti isolati di prepotenza mentre non sono prevaricazioni i giochi di lotta in cui i ragazzi si confrontano fisicamente alla pari. Abbiamo proposto agli insegnanti interpellati alcune situazioni di scuola chiedendo loro quali di esse potessero essere ritenute casi di bullismo. Erano presenti casi isolati di aggressività o di egocentrismo, mescolati con prepotenze di vario tipo. Secondo la definizione data, i casi di bullismo sono caratterizzati dalla continuità delle prepotenze e dallo squilibrio di forze. Caratteristiche dei ragazzi quali il genere, il profitto scolastico, la provenienza, l’essere portatore di un handicap, il possesso di piccoli difetti fisici o di parola, la provocazione del bullo da parte della vittima sono stati variamente inseriti nel questionario, per capire se e in che misura questi elementi influenzano la capacità dei docenti di riconoscere il fenomeno. 68 TAV. 1 – Situazioni proposte Esempi di bullismo Prese in giro • L. scherza sempre. Prende in giro tutti e soprattutto D., perché è basso di statura e ha la “r” moscia • V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro perché parla molto lentamente • In classe nessuno va bene a scuola, solo V. che viene preso in giro da tutti proprio per questo motivo • P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono Maldicenze • S. ha messo in giro delle voci sul conto di R. Dice che puzza e che nessuno deve esserle amica. Esclusioni dal gruppo • In palestra E. vorrebbe giocare insieme agli altri, ma nessuno la vuole mai in squadra. • L. viene dalla Tunisia. In classe nessuno vuol sedersi accanto a lei. • M. è il preferito del prof. di matematica, in classe non lo sopporta nessuno. Piccoli furti e danneggiamenti di materiale scolastico • F. ruba tutti i giorni la merenda di T. • D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione: gli straccia il diario, gioca a calcio col suo astuccio… Casi di conflitti ma non di bullismo Giochi di lotta • Nello spogliatoio della palestra L. e C. giocano alla lotta. Aggressività (assenza di una vittima designata) • M. vuole sempre avere ragione. Quando qualcuno non è d’accordo con lui, M. lo minaccia di botte • Quando O. litiga con qualcuno non è capace di spiegarsi a parole, passa subito alle mani Egocentrismo • L. è convinta di essere molto bella e guarda tutti dall’alto in basso 69 Riconoscere il bullismo Nessuno tra i casi proposti è stato riconosciuto come bullismo dalla totalità degli insegnanti interpellati. Il più riconosciuto (69,7% degli interpellati) è un esempio tipico: il furto quotidiano della merenda di un compagno. Segue (65,1%) il caso di M. un ragazzo con un temperamento aggressivo e incapace di regolare le proprie reazioni. M. però non può essere definito bullo dal momento che non esercita azioni contro una vittima, né contro un ragazzo più debole, ma indistintamente nei confronti di tutti. Il danneggiamento delle cose di D., che stuzzica continuamente il compagno L., è stato riconosciuto dal 52,5% del campione, ed è possibile che l’elemento della provocazione abbia ridotto di molto le possibili attestazioni di solidarietà da parte dei docenti. Le voci sul conto degli altri o le prese in giro ripetute verso compagni in difficoltà vengono identificate da circa il 40-50% degli insegnanti. È importante rilevare che il profitto scolastico sembra alterare tutte le percezioni: solo il 28,6% dei docenti comprende la situazione di V., il ragazzo preso in giro dai compagni perché va bene a scuola, e appena il 23,5% presta attenzione a P., che prende in giro i compagni con un basso profitto, facendosi forte delle sue ottime prestazioni scolastiche. A quanto pare, nonostante tutto, gli studenti che vanno bene a scuola possono far valere la loro posizione, anche con prepotenza, senza che gli insegnanti vi trovino nulla da ridire e, d’altra parte, danno poco peso al particolare “biasimo sociale” che in alcune situazioni scolastiche può essere riservato dal gruppo ai migliori della classe. La presa in giro della ragazza con handicap, riconosciuta da circa il 40% dei docenti, è molto più sentita dagli insegnanti delle superiori (43,7%); tra i docenti delle medie inferiori solo il 22% la considera atto di bullismo. Infine, le esclusioni non sembrano allarmare particolarmente gli insegnanti. Ne erano stati proposti tre casi abbastanza tipici: in palestra (riconosciuto da 1 insegnante su 3), in classe ai danni di una ragazza straniera (1 su 4) e, infine, verso un ragazzo preferito da un insegnante (solo 1,7%). La sensazione generale è che ancora il bullismo sia identificato con l’aggressività fisica ed evidente, e vengano sottovalutate le manifestazioni più sottili, di prepotenza verbale e soprattutto psicologica. Il fatto, poi, che ci sia un atteggiamento di così grande tolleranza verso i bravi della classe, o verso gli atti di bullismo ai danni dei ragazzi con handicap o stranieri, rende l’idea di come, quando si tratta di ragazzi con esigenze particolari, sia considerato “normale” un certo grado di isolamento. 70 SITUAZIONI PROPOSTE (indichiamo in verde i casi che non possono essere definiti bullismo) FURTO - F. ruba tutti i giorni la merenda di T. AGGRES - M. vuole sempre avere ragione. Quando qualcuno non è d’accordo con lui, M. lo minaccia di botte DANNI - D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione: gli straccia il diario, gioca a calcio col suo astuccio… VOCI - S. ha messo in giro delle voci sul conto di R. Dice che puzza e che nessuno deve esserle amica. P.GIRO - L. scherza sempre. Prende in giro tutti e soprattutto D., perché è basso di statura e ha la “r” moscia P.GIRO - V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro perché parla molto lentamente ESCLUS. - In palestra E. vorrebbe giocare insieme agli altri, ma nessuno la vuole mai in squadra. P.GIRO - In classe nessuno va bene a scuola, solo V. che viene preso in giro da tutti proprio per questo motivo ESCLUS - L. viene dalla Tunisia. In classe nessuno vuol sedersi accanto a lei. AGGRES - Quando O. litiga con qualcuno non è capace di spiegarsi a parole, passa subito alle mani P.GIRO - P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono EGOC. - L. è convinta di essere molto bella e guarda tutti dall’alto in basso G.LOTTA - Nello spogliatoio della palestra L. e C. giocano alla lotta. ESCLUS - M. è il preferito del prof. di matematica, in classe non la sopporta nessuno. v.a. 166 % 69,7 155 65,1 125 52,5 122 51,3 97 40,8 95 39,9 79 33,2 68 28,6 61 25,6 61 25,6 56 23,5 12 5,0 8 3,4 4 1,7 Riconoscimento del bullismo e partecipazione al progetto La partecipazione al progetto aumenta sensibilmente la capacità degli insegnanti di riconoscere il bullismo. La differenza è significativa anche all’analisi statistica per quanto riguarda tutti i principali tipi di bullismo: piccoli furti, danneggiamenti di materiale scolastico, prese in giro, esclusioni. Si attenuano i condizionamenti visti in precedenza: gli insegnanti formati o che hanno fatto parte del gruppo di coordinamento sanno vedere il bullismo anche quando riguarda ragazzi vittime provocatrici, portatori di handicap, ragazzi con 71 piccoli difetti o differenze nell’aspetto fisico (la statura, la “r” moscia…), studenti stranieri, o particolarmente bravi a scuola. Riconoscimento dei furti e danneggiamenti (% per livello di partecipazione al progetto) 100,00 80,00 80,28 69,81 64,79 56,67 60,00 52,83 38,33 40,00 20,00 0,00 F. ruba tutti i giorni la merenda di T. D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione… niente sensib. form/coord. Riconoscimento del bullismo verbale (% per livello di partecipazione al progetto) 60,00 40,00 59,15 35,85 28,33 57,75 39,44 22,64 25,00 33,96 28,33 20,00 0,00 L. prende in giro tutti e V. viene preso in giro V. ha un handicap soprattutto D., basso da tutti perché va lieve e tutti la di statura e con la “r” bene a scuola prendono in giro… moscia niente sensib. form/coord. 72 Riconoscimento del bullismo psicologico (% per livello di partecipazione al progetto) 80,00 70,42 60,00 48,33 35,21 40,00 23,58 20,00 45,07 40,57 26,42 31,67 18,33 0,00 L. viene dalla Tunisia, nessuno vuol sedersi accanto a lei. S. ha messo in giro delle voci sul conto di R, dice che puzza… niente sensib. In palestra E. vorrebbe giocare, ma nessuno la vuole mai in squadra. form/coord. 73 Riconoscimento del bullismo e caratteristiche dell’insegnante Differenza di genere - Indipendentemente dal grado di partecipazione al progetto, le insegnanti donne sono più sensibili e capaci di individuare le prepotenze. Lo riscontriamo in tutti i casi di bullismo verbale o psicologico, ed è soprattutto per quest’ultimo – tipicamente femminile – che le insegnanti sono particolarmente sensibili. Vediamo il caso delle false voci per allontanare dal gruppo una compagna, riconosciuto dal 63,7% delle insegnanti e da solo il 25,7% dei colleghi maschi, o quello dell’esclusione in palestra (F 40,8%, M 20,3%), o verso la compagna con handicap (F 45,2%, M 29,7%). Riconoscimento del bullismo e differenza di genere (% ) V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro… 45,2 29,7 In palestra E. vorrebbe giocare, ma nessuno la vuole mai in squadra. 40,8 20,3 S. ha messo in giro delle voci sul conto di R, dice che puzza… 63,7 25,7 D. stuzzica continuamente e L. gli dà una lezione… 59,2 37,8 M. vuole sempre avere ragione, minaccia di botte chi non è d'accordo… 70,1 58,1 L. viene dalla Tunisia, nessuno vuol sedersi accanto a lei. 29,3 18,9 L. prende in giro tutti e soprattutto D., basso di statura e con la “r” moscia M F 25,5 16,2 0 20 40 60 80 Anzianità di servizio e continuità didattica – con il tempo gli insegnanti acquisiscono la capacità di riconoscere le prepotenze ma poi, oltre un certo limite, tornano a minimizzare le azioni di prepotenza a cui assistono, quasi per una sorta di “assuefazione”. Ad esempio il furto quotidiano di merende è considerato bullismo dal 70-80% di tutti gli insegnanti, tranne per quelli con oltre 25 anni di servizio, dove la percentuale scende al 50,9. 74 Lavorare nella stessa scuola porta i docenti ad affinare lo sguardo dopo i primi due anni di servizio. Nel grafico vediamo il caso più evidente, quello delle prepotenze verbali, più evidenti per chi è nella stessa scuola da 3-10 anni. Oltre questo tempo, l’attenzione scema e così pure la capacità di riconoscere il problema. Riconoscimento del bullismo verbale e continuità didattica (anni nella stessa scuola - %) 60 50 40 30 20 10 0 1-2 anni 3-5 anni 6-10 anni oltre 10 anni P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono L. prende in giro tutti e soprattutto D., basso di statura e con la “r” moscia V. viene preso in giro da tutti perché va bene a scuola Materia insegnata: la sensibilità degli insegnanti verso le prepotenze è diversa anche secondo il tipo di materia insegnata. Tuttavia non basta sapere l’area disciplinare di un docente per poter desumere il suo tipo di sensibilità. I docenti di educazione artistica, fisica, musicale o religiosa sono i più attenti a esclusioni e prese in giro, peccato che abbiano meno ore a disposizione in ogni classe per poterle osservare. La loro testimonianza è confortata da altri colleghi quando si tratta ad esempio di esclusioni legate a dicerie (con l’unica esclusione dei docenti di materie professionali), isolata o quasi sul tema dell’handicap (superano in questo anche gli insegnanti di sostegno) o sulle prepotenze dei più bravi della classe. Anche gli insegnanti di sostegno e di materie scientifiche sono molto sensibili alle prepotenze, tranne quando riguardano ragazzi presi in giro dai compagni perché vanno bene a scuola. I docenti di italiano e storia hanno una posizione intermedia, insieme ai colleghi di lingue straniere e di materie giuridiche ed economiche. La sensibilità più alta è verso le dicerie – probabilmente qui è la componente femminile che parla. 75 Gli insegnanti di materie professionali sono in tutti i casi i meno sensibili al fenomeno e i meno capaci di riconoscerlo. Riconoscimento del bullismo e materia insegnata (%) 90 60 30 0 Italiano / Storia Matem / scienze / fisica Lingue Geogr / Diritto / Econ Arte, rel, musica, ed. fisica Materie prof.li Sostegno P. è bravo in tutte le materie e prende in giro quelli che non lo sono S. ha messo in giro delle voci sul conto di R, dice che puzza… V. viene preso in giro da tutti perché va bene a scuola In palestra E. vorrebbe giocare, ma nessuno la vuole mai in squadra. V. ha un handicap lieve e tutti la prendono in giro… 76 Il bullismo può essere ammesso? Quando si conducono incontri sul bullismo nelle classi emerge chiaramente come le prepotenze, di per sé condannabili, possono essere ammesse dal gruppo-classe o, addirittura, rappresentano la cosa giusta da fare, sono il comportamento migliore per affrontare un determinato problema. Con una punta di provocazione abbiamo chiesto agli insegnanti se a loro avviso ci sono casi nei quali un allievo ha ragione di comportarsi da prepotente. Il risultato è che per il 45% dei docenti il bullismo non è mai ammissibile. Oltre la metà, quindi, ritiene accettabile il ricorso alla prepotenza, a determinate condizioni. In generale una prepotenza è ammessa se finalizzata a difendere un compagno (39,1%) o se stessi (34%). Una quota molto più bassa (18,5%) affida alle prepotenze un ruolo per ristabilire le regole della classe e per reagire alle provocazioni (13,4%), pochissimi auspicano il bullismo per farsi valere (9,2%). Viene confermata la funzionalità del bullismo e la solitudine di fondo dei ragazzi, addirittura la delega da parte di alcuni insegnanti che chiedono al bullo di ristabilire le regole della classe, quasi a dover ristabilire un ordine che gli adulti della scuola non sono più in grado di mantenere. Un allievo può fare il prepotente quando... (% ) Non è mai ammissibile 45 …difende un compagno in difficoltà 39,1 9,2 …si fa valere senza fare troppo male …ristabilisce le regole della classe 18,5 …si difende dal bullo 34 13,4 …reagisce alle provocazioni 0 10 20 30 40 50 77 Come si dovrebbe intervenire Abbiamo proposto agli intervistati alcuni interventi possibili da attuare dentro la scuola per ridurre e contrastare il bullismo, chiedendo loro di scegliere i più importanti. Tra le soluzioni proposte c’erano sia azioni di prevenzione che di contrasto, e sia rivolte al sistema scuola nel suo complesso (le regole, il coinvolgimento della classe) che mirate a specifici episodi o attori (le sanzioni, l’intervento dell’insegnante o dell’esterno). C’è da dire che nessuno dei passi proposti ha convinto la maggioranza dei docenti che, difatti, si esprimono con molta prudenza. Il maggior consenso si raccoglie intorno ad alcune azioni di sistema (regole scolastiche chiare e condivise - 48,7%; responsabilizzazione della classe 44,5%) e al sostegno alle vittime, pensato attraverso uno spazio specifico di ascolto da prevedere dentro la scuola (40,8%). Indicazioni valide che, però, sembra vengano date dai docenti senza assumersene la responsabilità e senza che si capisca, dall’insieme dei dati raccolti, chi dovrebbe fare queste cose. La fiducia nell’intervento di insegnanti o educatori esterni è uguale e scarsa (14% in entrambi i casi), anche il contatto con le famiglie non avvicina alla soluzione (25%) e le sanzioni per chi commette prepotenze convincono un insegnante su quattro (25,2%). Qual è la chiave per risolvere il problema? (% ) Avere la collaborazione di esterni 14,3 Intervenire personalmente con i ragazzi 14,7 16,8 Richiamare le famiglie alla responsabilità Dare sanzioni severe a chi sbaglia 25,2 Aprire spazi di ascolto per chi è in difficoltà 40,8 Responsabilizzare la classe 44,5 Stabilire nella scuola regole chiare e condivise 48,7 0 78 10 20 30 40 50 60 La partecipazione al progetto – l’adesione al progetto sul bullismo porta gli insegnanti caratterizza fortemente l’opinione degli insegnanti che, ugualmente fermi sulle regole, credono di più nel coinvolgimento della classe e nelle potenzialità educative dei docenti, mentre si aspettano di meno dalle sanzioni e dalla collaborazione delle famiglie. Si ha la sensazione che il rinvio di compiti regolativi ai genitori sia uno stratagemma soprattutto per chi non vuole associare al lavoro di docente un ruolo educativo verso i ragazzi (come dire: Chiamiamo gli insegnanti, non è compito dei professori…), mentre le sanzioni, invocate in particolar modo da chi ha seguito l’incontro di sensibilizzazione senza proseguire, sembrano la ricerca di una strada da parte di chi ha compreso l’importanza del fenomeno ma non ha acquisito strumenti aggiuntivi per intervenire, e spera quindi che regole e punizioni possano arginare le prepotenze. La chiave per ridurre il bullismo è... (% per livello di partecipazione al progetto) 70,00 63,38 60,00 50,00 40,00 30,00 42,37 33,96 33,90 28,17 26,42 22,64 16,90 20,00 13,56 9,86 10,00 11,86 7,55 0,00 Responsabilizzare Dare sanzioni la classe severe a chi sbaglia niente sensib Richiamare le famiglie alla responsabilità Intervenire personalmente con i ragazzi formaz / coord.to Ordine di scuole - La fiducia nelle sanzioni è più marcata nelle scuole superiori ed è espressa dal 28,6% degli insegnanti contro il 9,8% dei colleghi delle medie inferiori, i quali del resto credono di più nel coinvolgimento della classe (medie inf. 63,4%, medie sup. 40,8%) e negli spazi di ascolto per la vittima (medie inf. 53,7%, medie sup. 38,3%). 79 Materia insegnata – le regole scolastiche condivise sono un intervento unanimemente apprezzato, secondario solo per gli insegnanti di sostegno e particolarmente importante per chi svolge materie scientifiche, espressive, giuridico-economiche, professionali. L’ascolto della vittima è per tutti un aspetto di grande importanza, e i più persuasi sono gli insegnanti di sostegno che certamente, per il ruolo che rivestono nelle classi, hanno maggiore facilità al rapporto diretto con ragazzi in difficoltà. Il coinvolgimento della classe e l’intervento del docente sono piste di lavoro possibili per i docenti di materie letterarie ed espressive, anche se le punte di massima fiducia verso il lavoro dell’insegnante raggiungono il 30%. Su quest’ultimo punto la maggior parte degli insegnanti appare del tutto sfiduciata e comprende i docenti di matematica e scienze, lingue straniere, geografia, diritto ed economia, materie professionali. Infine, sulle sanzioni per il prepotente si scatenano le contrapposizioni. Richieste particolarmente dai docenti di materie professionali e giuridico-economiche, non destano la minima fiducia nei colleghi di italiano e storia, matematica, arte, musica, sostegno… Strategie educative antibullismo secondo docenti di materie diverse 70 60 50 40 30 20 10 0 Italiano Storia 80 Matem, scienze, fisica Lingue Geogr, Arte, Diritto, Econ musica, ed. fisica, rel. Regole scolastiche Ascolto della vittima Coinvolgere la classe L’intervento del docente Materie prof.li Sostegno Sanzioni ai bulli Efficacia di interventi specifici La seconda domanda riguarda l’efficacia che i docenti attribuiscono a specifici interventi quali il dialogo, le sospensioni, le note, i rimproveri, la convocazione dei genitori… Il dialogo è di gran lunga la strada migliore, dicono i docenti, seguito dalla convocazione dei genitori e dai lavori socialmente utili come strumento sanzionatorio che tende a coinvolgere e ad includere chi si comporta da prepotente. Anche valorizzare gli aspetti positivi del bullo per indicargli valide alternative di comportamento è uno strumento che è stato riscontrato efficace. L’intervento più tipico della scuola, cioè la nota, non merita nessuna fiducia da parte dei docenti. Diverso è il discorso per la sospensione, che insieme ai rimproveri e all’esclusione del bullo dal gruppo dei compagni riceve un voto quasi sufficiente. Efficacia percepita di alcuni interventi (medie; min = 1, max = 10) La sospensione Il dialogo I lavori / sanzioni socialmente utili L’esclusione dal gruppo cl. Valorizzare gli aspetti positivi I rimproveri dei prof. o del preside La convocazione dei genitori Le note 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Differenza di genere – l’approccio maschile e femminile è ancora una volta confermato, le donne più inclini al dialogo (anche se la differenza non è particolarmente elevata), gli uomini tesi a confermare le regole della scuola attraverso note e sospensioni. 81 Efficcacia del dialogo e delle sanzioni (medie per differenza di genere) 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 7,85 8,47 6,5 4,63 4,4 3,08 Efficacia note Efficacia dialogo Maschio Efficacia sospensione Femmina Materia insegnata – il dialogo è per tutti più efficace delle sospensioni, ma con differenze significative e con scarti più o meno forti a seconda del tipo di materia insegnata. Gli insegnanti di materie professionali o giuridico-economiche, ed anche i docenti di lingue straniere o di educazione artistica, musicale, fisica e religiosa sono più disposti a vedere la necessità delle sospensioni, cosa che non viene accettata dai colleghi di italiano, matematica, sostegno. È soprattutto per gli insegnanti di materie professionali e delle varie “educazioni” che i due metodi di intervento – dialogo e sospensione, quindi comprensione e punizione verso il bullo – hanno un’efficacia simile, mentre per tutti gli altri lo scarto è molto profondo, e soprattutto per chi insegna italiano, matematica, sostegno. Efficacia di alcuni interventi (% per materia) 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 Italiano / Storia Matem / scienze / fisica Lingue Geogr / Diritto / Econ Dialogo 82 Arte, musica, ed. fisica, rel. Sospensione Materie prof.li Sostegno