Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale e
di Alta Specializzazione
“San Giuseppe Moscati” – Avellino
U.O. Ematologia e Trapianto Emopoietico
Management degli
Accessi Venosi
Centrali e Periferici
Egidio
Fina
NAPOLI
22/06/2007
Che cosa e’ un
Dispositivo Intravascolare
E’ un sottile tubicino di materiale plastico
biocompatibile (Silicone o Poliuretano) che
permette il collegamento tra la superfice
cutanea e un distretto venoso o arterioso
Obbiettivo principale di un A.V.
9
9
9
Evitare continue
venopunture
Possibilita’ di un
accesso venoso o
arterioso sempre
disponibile
Ridurre il rischio di
puntura accidentale
per gli operatori (non
uso di aghi)
Accesso Venoso Centrale a Medio e
Lungo Termine in Onco-Ematologia
I trattamenti onco-ematologici
“sempre più complessi”
richiedono un
accesso venoso
versatile e stabile, con diverse indicazioni
Indicazioni
„
PAZIENTE IN TRATTAMENTO CHEMIOTERAPICO
AMBULATORIALE
„
PAZIENTI PERIODICAMENTE OSPEDALIZZATI PER
CHEMIOTERAPIA
„
TERAPIA TRASFUSIONALE
„
PAZIENTI SOTTOPOSTI A TRAPIANTO EMOPOIETCO
„
PAZIENTI IN TRATTAMENTO DOMICILIARE PER : FLUIDOTERAPIA, NPT, TERAPIA ANTALGICA, TERAPIE PALLIATIVE
„
ACCESSO VENOSO PER EMAFERESI
„
MONITORAGGIO EMODINAMICO
„
ALTRE INDICAZIONI ..(ES. AIDS,…..)
Tempistica
Un accesso venoso centrale deve essere
parte integrante del piano terapeutico del
paziente onco-ematologico, e non
semplicemente la soluzione di una possibile
complicanza (mancanza di accesso venoso
periferico)
Tempistica
Vi è una sempre maggiore consapevolezza
che il ricorrere all’impianto di un accesso
venoso a lungo termine a metà del percorso
chemioterapico – ad esempio quando le vene
periferiche sono maltrattate e rese
inaccessibili - si associa a :
• Grave disturbo dell’equilibrio psicologico
del paziente
• Costi più elevati
• Risultati clinici peggiori
Classificazione degli Accessi Venosi
„
A breve termine
… Accessi venosi periferici
… Accessi venosi centrali
„
A medio/lungo termine
… Accessi venosi centrali a medio termine
… Accessi venosi centrali a lungo termine
Accessi venosi periferici
breve termine
„
„
„
„
„
Agocannule in Teflon o
PUR
Medicazioni adeguate
(trasparenti o non)
Controindicati per NP
con osmolarità > 800
mOsm/l
Via inevitabilmente
provvisoria
Rimuovere agocannula
ogni 72-96 ore
(LG CDC Atlanta)
Accessi venosi periferici
breve termine
Dispositivo integrato
(con dispositivo di
sicurezza)
Accessi venosi periferici
breve termine
Cateteri Midline
(cateteri venosi periferici)
Utili in situazioni speciali:
„
„
„
„
„
Necessità di accesso venoso
stabile a breve/medio termine
entro 3-4 settimane) in paziente
non candidato a CVC
Impianto infermieristico
Vene periferiche agibili
Non per NP ipertoniche
Utilità limitata in
onco-ematologia
Accessi venosi centrali
breve termine
„
„
„
„
„
„
„
CVC non tunnellizzati, a basso
costo, PUR
Massima comodità, ma rischio di
CRBSI
Lume singolo o multiplo (in caso di
NP, mantenere 1 lume dedicato
esclusivamente a NP)
Inserzione in vena centrale: VGI >
VS > VF
Rimuovere a fine uso o in caso di
infezione
Sostituire su guida soltanto in
caso di danno meccanico o
sospetto di infezione
NON rimuovere/sostituire
periodicamente
(cfr. LG CDC Atlanta)
Accessi venosi a Medio Termine
Non Tunnellizati
…Catetere
…
PICC
Hohn
Accessi venosi a Medio Termine
Non Tunnellizati
Catetere Hohn
PICC (peripherally
inserted central catheter
Accessi Venosi Centrali
Lungo Termine
„
Cateteri esterni tunnellizzati
… A punta aperta (Hickman, Broviac)
… A punta chiusa (Groshong)
„
Cateteri totalmente impiantati
… Con reservoir (port)
• Connessi a cateteri a punta aperta
• Connessi a cateteri a punta chiusa (Groshongport)
… Senza reservoir
• Cathlink
Accessi Venosi Centrali
Lungo Termine
Cateteri esterni
„
„
„
Cateteri venosi centrali tunnellizzati
Accessi ideali nel paziente onco-ematologico:
necessità di alti flussi (sangue, N.P.T., idratazione, infusione
Cellule staminali, etc.)
Uso frequente (es.: quasi quotidiano)
N.B.:
protetti da contaminazioni extraluminali
(tunnel) ma non da quelle intraluminali
Accessi Venosi Centrali
Lungo Termine
Cateteri esterni tunnellizzati
Accessi Venosi Centrali
Lungo Termine
Cateteri totalmente impiantati
Port
Cathlink
PORT : prerogative
ƒ Rapidità e facilità di inserzione
ƒ Massima capacità di mantenere la pervietà
del lume
ƒ Minimo rischio infettivo
ƒ Utilizzo discontinuo e a lungo termine
ƒ Minimo rischio trombotico
Sistemi Totalmente Impiantati
Vantaggi:
„
Miglior risultato estetico
„
Non necessarie medicazioni periodiche
„
Minima interferenza con le attivita’ quotidiane
„
Consentono: nuoto, sport,….
„
Preservazione immagine corporea
Sistemi Totalmente Impiantati
Svantaggi:
„
Necessaria esperienza da parte dello staff
„
Necessita’ di aghi appositi (ago di huber)
„
Puntura sgradita e, a volte, poco tollerata
„
Rischio per lo staff di puntura accidentale
„
Possibili stravasi da dislocazione dell’ago
„
Danni cutanei cronici nella sede di puntura
„
Minor flusso rispetto ai cateteri esterni
Aghi di Huber
Sistemi Totalmente Impiantati
Cathlink
Non più di largo uso, nonostante i potenziali vantaggi in
oncoematologia (assenza della camera!)
Sistemi Esterni e Sistemi Totalmente Impiantati :
Complicanze Infettive e Trombotiche
(i pochi studi randomizzati non hanno evidenziato differenze
significative, né nell’adulto né in età pediatrica)
COMPLICANZE INFETTIVE
Protocolli di gestione del CVC
Uso : chemioterapia vs. NPT
Ambiente : ospedale vs. day-hospital vs. domicilio
Patologia : HIV vs. neoplasia
COMPLICANZE TROMBOTICHE
Patologia di base
Materiale del CVC
Posizione della punta del CVC
Complicanze Infettive
Complicanze Infettive
Fattori associati ad un aumento del rischio di
infezione in pazienti con Catetere Vascolare
„
Fattori assistenziali
„
Fattori dell’ospite
Fattori associati ad un aumento del rischio di
infezione in pazienti con Catetere Vascolare
FATTORI ASSISTENZIALI
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Colonizzazione della cute e del raccordo
Indicazioni di uso del catetere
Materiale del catetere
Tecnica di inserzione
Durata del cateterismo
Vie del catetere
Manipolazione al sito del catetere
Non rispetto delle misure di asepsi
Incannulazione di emergenza
Fattori associati ad un aumento del rischio di
infezione in pazienti con Catetere Vascolare
FATTORI DELL’OSPITE
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Età < 1 anno
Età > 60 anni
Deficit immunitari
Patologia di base
Alterazioni dell’integrità cutanea (psoriasi, ustioni, GVHD
cutanea)
Potenziali sorgenti di contaminazione dei
dispositivi intravascolari
MANI DEL
PERSONALE
Colonizzazione
del raccordo
FLUIDO
CONTAMINATO
DIFFUSIONE
EMATICA
Colonizzazione
della cute
SITO DI INSERIMENTO
CONTAMINATO
Infezioni Associate a Catetere Vascolare
Prevenzione
RACCOMANDAZIONI GENERALI
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Formazione degli operatori
Igiene delle mani
Rispetto delle tecniche asettiche
Sede di inserimento del catetere
Utilizzo di misure barriera durante l’inserimento e la
gestione dei cateteri
Tipo di materiale del catetere
Cura del sito di inserzione
Gestione della medicazione
Sostituzione delle linee infusionali
Antisepsi Cutanea
(Categoria 1°)
„
„
„
„
„
„
Effettuare l’antisepsi della cute prima dell’inserimento del
catetere e ad ogni medicazione preferibilmente con Clorexidina
al 2% o con Povidone Iodico, utilizzando la tecnica corretta.
Non usare creme antibiotiche nel sito di inserzione
Non usare solventi sulla cute prima di inserire il catetere e
alle successive medicazioni
Utilizzare garza sterile o medicazione trasparente
Sostituire la medicazione se questa si sporca, si
inumidisce o si è parzialmente distaccata
Cambiare la medicazione almeno una volta alla settimana
(nel paziente neutropenico ogni 48 ore)
Medicazione del sito di ingresso del
CVC
Cute integra
Cute arrossata
Cute arrossata e flogosi
Cute sanguinante
Sostituzione Delle Linee Infusionali
„
„
„
Deflussori e rubinetti utilizzati per liquidi semplici:
ogni 72-96 ore (categoria IA)
Deflussori per sangue ed emoderivati :
al termine dell’infusione entro 12-24 ore
(categoria IB)
Soluzioni lipidiche-NPT :
entro 24 ore dall’inizio dell’infusione
Complicanze Trombotiche
Complicanze Trombotiche
Eparinizzazione dei Cateteri Venosi
raccomandazioni GAVeCeLT
„Quali cateteri venosi?
Tutti i cateteri venosi – o vie venose – utilizzati in modo
discontinuo e tenuti chiusi per periodi > 8 ore (< 8 ore è
sufficiente il riempimento con SF)
Es: tipo Hohn e tipo PICC
„Con che volume eparinizzare?
Utilizzare un volume pari ad almeno il doppio dello spazio morto
del catetere
FAR PRECEDERE L’EPARINIZZAZIONE DA UN LAVAGGIO
(“PULSANTE”) CON SF.
„Con quale concentrazione di eparina?
La concentrazione minima di eparina efficace è di 10
U.I./ml - La concentrazione consigliata è normalmente di
50-500 U.I./ml
Eparinizzazione Dei Cateteri Venosi
raccomandazioni GAVeCeLT
Con quale frequenza?
Dipende dal tipo di catetere
In linea generale, più piccolo il calibro più frequente
l’eparinizzazione (es : PICC/4 Fr Î ogni settimana, (Hickman,
Broviac) 7 Fr Î ogni 3-4 settimane)
L’EPARINIZZAZIONE PUO’ COMUNQUE ESSERE
MODIFICATA SECONDO BUON SENSO CLINICO (es:
episodi di ostruzione del catetere, problemi logistici,…..)
„ Cosa fare nel caso di cateteri valvolati?
Nel caso dei distali (Groshong) Î lavaggi con semplice SF
Î eparinizzazione in casi
speciali:
„
- episodi di ostruzione del lume
- reflusso di sangue nel catetere
- evidenza di valvola
malfunzionante
Catetere Centrale
ad
Inserimento Periferico
Che cosa e’ un PICC
Tubicino di 50 - 60 cm disponibile in diversi
materiali:
• Silicone
• Poliuretano
• Poliuretano di III generazione
PICC
Possono essere assemblati in maniera differente
a seconda della loro specificita’ e sono
disponibili:
• A singolo lume
• A doppio lume
• A punta aperta
• A punta chiusa
PICC
Modello:
A punta aperta
„
„
„
Lunghezza 60 cm
Monolume
Diametro dai 2 ai 5 Fr
In silicone
PICC
Modello:
A punta aperta
„
„
„
Lunghezza 60 cm
Monolume
Diametro 5 Fr
In silicone
PICC
Modello:
A punta aperta
„
„
„
Lunghezza 60 cm
Doppio lume
Diametro 5 Fr
In poliuretano III
Generazione
PICC
Modello:
A punta chiusa
con valvola (Groshong)
„
„
„
Lunghezza 60 cm
Monolume
Diametro 4 Fr
In silicone
Sito d’inserzione
Vengono inseriti attraverso
una vena periferica
preferibilmente una vena
della fossa antecubitale:
„
„
„
Vena basilica
Vena cefalica
Vena Mediana Cubitale
Scelta sito d’inserzione
La via principale da
scegliere e’ la vena
Basilica
• accesso più diretto con il
braccio ad un angolo di
90°;
• flusso sanguigno
maggiore della vena
cefalica.
Tecnica di inserzione
„
Introduttore
„
Tecnica di Seldinger
„
Eco-guidato
PICC: Tecnica di inserzione
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PICC: Tecnica di inserzione
Te
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PICC: Tecnica di inserzione
Te
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PICC: ancoraggio alla cute
Un buon fissaggio riduce i microtraumi a
carico del sito di inserzione nonche’
dell’intima del vaso, che sono causa di
irritazioni locali
PICC: tempi di permanenza
„
„
Non esistono specifiche linee guida
La durata media riportata in letteratura e’
compresa fra 10 giorni e 6 mesi
In letteratura sono riportati casi in cui la
permanenza del PICC si e’ protratta fino a 14
mesi senza complicanze
Nella nostra realta’ la permanenza di un PICC
e’ in media un anno in assenza di
complicanze
PICC: indicazioni
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Limitato accesso vascolare
Paziente con fobia degli aghi
Infusione continua di farmaci
Somministrazione di Chemioterapici
Somministrazione di N.P.T.
Trasfusione di emoderivati
Pazienti sottoposti a trapianto emopoietico
Terapia antalgica
Pazienti in trattamento domiciliare
Necessita’ di un accesso venoso che perduri nel
tempo
PICC: controndicazioni
• Vene periferiche difficili da reperire
• Presenza di infezione o infiammazione
•
•
•
•
cutanee nel sito di inserzione (flebite, etc..)
Ustioni
Linfoedema
Malformazioni anatomiche
Attivita’ e stile di vita del paziente
PICC: vantaggi
„
Possono essere inseriti al letto del paziente
Inserzione Infermieristica
„
„
„
„
„
„
„
„
Rimanere in sede per una media di 180 giorni
Riduzione dello stress causato da fobia agli aghi
Evitare la continua veno puntura per prelievi ematici e terapie
infusionali
Preservano il sistema vascolare periferico
Riduzione delle complicanze correlate all’inserzione
Minor rischio di infezioni batteriche rispetto agli altri C.V.C.
Riduzione del rischio di tromboflebite
Rimozione semplice
(non rischio di pneumotorace)
PICC: ci permette di evitare:
Flebiti
Stravasi di farmaci Antiblastici
PICC: rischio di infezione
Minor rischio di infezione rispetto agli altri CVC: perche’?
L’avambraccio rispetto al capo ed al torace presenta:
„
„
una densita’ batterica aerobica e anaerobica inferiore
una temperatura della cute inferiore
Il sito d’inserzione del PICC e’ lontano da potenziali fonti di
contaminazione quali:
• Naso
• Bocca
• Secrezioni endotracheali
PICC: interventi principali
•
Controllo della sede di inserzione
•
Eventuale cambio del tappino o
connettore a valvola
•
Lavaggio del catetere con soluzione
fisiologica
•
Eparinizzazione
•
Cambio della medicazione a piatto
PICC: complicanze
• Occlusioni
• Flebiti
• Dislocazioni accidentali
• Infezioni
• Aritmie
• Rottura del catetere
Occlusioni
„
Il lavaggio periodico del catetere garantisce la
pervieta’ dello stesso e previene il mix di farmaci
e soluzioni tra loro incompatibili.
Il lavaggio
del catetere deve essere eseguito:
„
Dopo la somministrrazione di sangue ed emoderivati
Prima e dopo l’esecuzione di prelievi ematici
Prima e dopo la somministrazione di farmaci e soluzioni
tra loro incompatibili o di cui non si conosce la
compatibilita’
Al termine di ogni infusione
„
„
„
Occlusioni
A fine lavaggio deve essere assicurata
sempre una PRESSIONE POSITIVA al fine
di prevenire il ritorno di sangue all’interno
della punta del catetere con conseguente
occlusione.
L’uso di dispositivi a pressione positiva e
di connettori a valvola consentono la
connessione delle linee infusionali e la
somministrazione di farmaci senza l’uso
di aghi e riducono il rischio di occlusione
Connettori a Valvola
„
Pratici
„
Efficaci contro la
colonizzazione
dell’accesso venoso e
della linea infusionale
„
Sostituzione con la linea
infusionale o settimanale
„
Riducono i danni da
“clampaggio”
Flebite meccanica
„
Si puo’ verificare subito dopo l’inserzione del
catetere (prime 24 ore fino a 7 giorni) e sono
dovute all’irritazione dell’intima del vaso
secondaria all’introduzione del catetere.
„
In tal caso, la letteratura suggerisce
l’applicazione di compresse calde sull’arto
interessato per 24 - 48 ore.
Malposizionamento
Puo’ aver luogo:
„
Nella fase di inserzione
„
Nella fase post-inserzione
Infezioni locali e sistemiche
„
„
„
Devono essere osservate rigorose tecniche
asettiche all’atto dell’inserzione e successiva
gestione
Il sito di inserzione e i raccordi del dispositivo
rappresentano una delle fonti principali di
infezione
L’uso di dispositivi a circuito chiuso (Bionectur
etc..) riducono l’incidenza di manipolazione dei
raccordi e la conseguente contaminazione degli
stessi
Aritmia
Puo’ essere causata da un eccessivo
avanzamento della punta del PICC
nell’atrio destro:
tachiaritmia sovraventricolare
(complicanza rara)
Rottura del Catetere
PICC: la nostra realta’
Nella nostra realta’ (Unita’ Terapia Intensiva Ematologica
e Trapianto Emopoietico Avellino)
i PICC sono utilizzati nel trattamento di:
„
Emopatie maligne ( Linfomi, Leucemie acute, Mielomi) in
trattamento polichemioterapico
„
Trapianto emopoietico autologo
„
Trapianto emopoietico allogenico: gestione post-dimissione
La Nostra Realta’: 2001-2006
Dal 2001 al 2006
sono stati posizionati
500 - P I C C
Leucemie acute
362
Linfomi
52
Mieloma Multiplo
10
Trapiano Autologo
Trapianto Allogenico Standard
“
“
RIC
116 *
16
4
* In 60 pazienti con L.A. e’ stato utilizzato il PICC posizionato all’esordio di
malattia
Complicanze
Pneumotorace (0)
Ematoma locale (10)
1,6
Flebite (20)
0
2
Puntura arteriosa (0)
0,2
0,4
Trombosi venosa profonda (0)
Infezione catetere correlata (5)
2
Rotturra accidentale (10)
4
Occlusione (10)
Dislocazione accidentale (2)
2
1
0
Aritmia (1)
Malposizionamento (8)
Percentuali riferite ad un totale di 500 pazienti
Obblighi Legali
„
Acquisire per iscritto il consenso informato alla
procedura
„
Consegna dell’opuscolo informativo e del
cartellino di riferimento del catetere al paziente
„
Compilazione e inserimento dell’adesivo con
lotto di riferimento nella cartella clinica
Infermiere e i PICC
E’ interesse dell’Infermiere espandere (e non mortificare) la
propria professionalita’ appropriandosi di tutte le metodiche di
assistenza che ritiene utili, fermandosi soltando di fronte agli
atti specificamente medici (diagnosi di malattia, prescrizioni
terapeutiche – manovre chirurgiche che richiedono specifico
training medico)
E’ comunque importante sottolineare
che l’Infermiere in qualita’ di professionista , si assume tutte le
responsabilita’ della manovra, per eventuali danni legati a
negligenza o imprudenza o imperizia
Conclusioni
Riteniamo che l’uso dei PICC rappresenti, nella
gestione terapeutica del paziente
onco-ematologico, un valido, agevole e sicuro
presidio, a gestione totalmente
INFERMIERISTICA
Un Ringraziamento a tutti voi
Buon lavoro
Scarica

PICC