Università degli studi di Cagliari
Facoltà di Lingue e letterature straniere
Corso di Laurea in Lingue per la Mediazione linguistica
“Il mediatore linguistico all’interno delle strutture ospedaliere”
Problematiche della comunicazione in ambito sanitario
Relatore:
Tesi di laurea di:
Prof.ssa Mara Morelli
Marisa scopa
Anno accademico 2005/2006
1
Indice
Introduzione …………………………………………………………………………………3
Capitolo 1) I linguaggi settoriali …………………………………………………………….5
1.1 Aspetti morfologici dei linguaggi settoriali ………………………………...8
1.2 Il linguaggio medico ………………………………………………………..11
1.3 I tecnicismi collaterali propri del linguaggio medico ……….……………...13
Capitolo 2) La traduzione medico - scientifica ……………………………………………...16
2.1 Gli eponimi ………………………………………………………………… 24
2.2 La cartella clinica ……………………………………………………………27
2.3 Gli acronimi …………………………………………………………………30
2.4 La ridondanza ……………………………………………………………….34
Capitolo 3) L’interpretazione in ambito sanitario …………………………………………..37
3.1 L’interprete all’interno delle strutture ospedaliere …………………………38
3.2 Problematiche della comunicazione medica ………..………………………40
3.3 Mediazione linguistica e mediazione culturale ……………………………..42
Capitolo 4) L’I.S.M.E.T.T. di Palermo, una realtà dalla quale prendere da esempio ………43
4.1 L’attività del centro palermitano ……………………………………………….45
Conclusioni …………………………………………………………………………………..50
Bibliografia …………………………………………………………………………………..52
Ringraziamenti ……………………………………………………………………………….54
2
Introducción
He decidido lleval a cabo este trabajo, dedicado principalmente al análisis del papel del
mediador lingüístico y cultural en el ámbito sanitario, (traducción e interpretación del
lenguaje médico) en la combinación lingüística italiano – español, porque, a lo largo de mi
formación como mediadora , muy a menudo tuve que realizar trabajos de traducción de textos
de carácter médico y científicos sacados de unas revistas norteamericanas sobre el tema. Estas
tareas me animaban y me daban miedo a la vez, pero muy pronto, acercándome a esta “lengua
nueva” empezé a apasionarme.
En Italia tenemos muchos textos que tratan este asunto pero en la combinación inglés –
italiano, sin embargo no podemos decir lo mismo de la combinación lingüistica italiano –
español.
Por lo tanto, lo que impulsó mi investigación fue el hecho de realizar un trabajo novedoso.
La primera fase fue la de búsqueda y documentación.
Tuve muchísimas dificultades para encontrar todo lo que necesitaba en Italia, y por lo tanto
fui a España , donde pude encontrar muchas informaciones bibliográficas y sobre todo,
relacionarme con esta variedad de lenguaje gracias a la posibilidad de participar activamente
en la vida del hospital en la división de cirugía torácica del Hospital Clínico de Barcelona,
donde me dieron la posibilidad de atender las actividades diarias en la división, identificando
las diferencias del registro utilizado por los médicos para hablar entre ellos, y el empleado por
los médicos para comunicar con sus pacientes.
Se trató de una experiencia fundamental que me pirmitió darme cuenta de cómo un mediador
tenga que gestionar niveles distinctos de registro.
Rifiriendonos a la comunicación entre medico y paciente, podemos decir que, como el
primero suele ser quien que establece el registro que se utilizará en la comunicación, y que
muchas veces no tiene en cuenta el nivel cultural de su interlocutor, hace falta que el
mediador sea capaz de utilizar niveles distintos de registro según las necesidades y la
situación comunicativa concreta.
Tanto Italia, como en España y en todo el mundo, es muy difícil que alguien sin
conocimientos en el ámbito médico pueda comprender el sentido de una frase como “Usted
está afectado por una encefalitis subcortical progresiva”; sería mas simple entender una frase
que tiene el mismo sentido que ésa la primera pero utilizando un registro más bajo como
“Usted tiene la enfermedad de Alzheimer”.
3
El objetivo de este trabajo es el de contribuir de manera eficaz para que las instituciones se
deen cuenta de la importancia del mediador interlingüístico en el ámbito sanitario.
4
1
I linguaggi settoriali
“Il linguaggio settoriale rappresenta la varietà di una lingua naturale dipendente da un settore
di conoscenze o da un ambito di attività professionali” (Serianni 2003)
Una prerogativa di questa tipologia di linguaggio è rappresentata dalla neutralità emotiva.
Infatti, il lessico utilizzato nell’ambito della funzione comunicativa viene scisso da quelle
componenti emotive che possono forviare dal significato che si è voluto attribuire ad un
determinato termine. Si tratta di un linguaggio che nella maggior parte dei casi risulta
inaccessibile ai profani della materia che difficilmente riescono ad interpretare in modo
corretto il messaggio che il mittente intende trasmettere.
Un’altra particolarità dei linguaggi specialistici è il frequente ricorso al processo di
rideterminazione, ossia la ricollocazione di parole alle quali, nel linguaggio comune vengono
attribuiti uno o più significati a seconda del contesto, che vengono assorbiti dal linguaggio
specialistico e ai quali viene conferito un significato che certamente verrà compreso senza
problemi dall’esperto in materia ma che con grande probabilità potrebbe far cadere un
estraneo nella trappola del fraintendimento.
Un esempio ci arriva proprio da linguaggio medico. Con riferimento ad un referto medico
possiamo trovarci davanti ad un esito positivo o negativo, dove il primo è sinonimo di
presenza, il secondo di assenza di un determinato valore. Nel linguaggio comune, ai due
termini viene attribuito il significato opposto. Nel linguaggio comune infatti, un risultato
positivo interferirà con le nostre emozioni rendendoci felici (per esempio, l’esito positivo di
un esame universitario ecc), un risultato negativo invece è solito conferirci sensazioni
spiacevoli.
Accanto ai tecnicismi specialistici di cui abbiamo appena parlato, nell’ambito del linguaggio
medico si collocano quelli che vengono definiti tecnicismi collaterali, veri e propri sinonimi
di termini pertinenti al linguaggio comune che mirano ad innalzare il livello del registro e
renderlo proprio di quell’ambito.
Un esempio eclatante è riscontrabile nel corso di un’ipotetica compilazione di una cartella
clinica, nello specifico, durante la compilazione dell’anamnesi, in cui, il paziente, parlerà dei
sintomi per cui ha fatto ricorso alle cure ospedaliere utilizzando termini comuni, in linea con
lo spessore culturale che lo caratterizza, e il medico trascriverà ciò che il paziente dice
5
utilizzando i tecnicismi collaterali propri della sua professione. Vediamo un esempio.
Riporteremo in basso una situazione in cui una paziente, recatasi in ospedale per disturbi
gastro intestinali spiega al medico i sintomi che l’hanno portata a ricorrere alle cure
ospedaliere. Riporteremo inoltre la trascrizione degli stessi sintomi rappresentando come il
medico trascriverebbe quanto detto dalla paziente in un’ipotetica anamnesi patologica
prossima.
Paziente:
Anamnesi patologica prossima:
“Da più di una settimana mi sveglio con un “L’attuale stato di malattia risale a circa 10
terribile bruciore di stomaco. Dopo la prima giorni fa epoca in cui il paziente comincia a
colazione il bruciore passa ma arriva un lamentare
una
sintomatologia
algica
dolore forte forte alla bocca dello stomaco. addominale non ben specificata che si allevia
Inoltre non riesco ad andare in bagno da più temporaneamente all’assunzione dei pasti ma
di tre giorni e mi sento la pancia gonfia come che
si
un pallone. Sono costretta a mangiare solo localizzandosi
esacerba
soprattutto
successivamente
in
regione
riso in bianco e minestrina a pranzo e a cena epigastrica.
altrimenti mi viene la nausea e qualche volta Riferite inoltra stipsi e senso di ripienezza
vomito. Mi gira spesso la testa e mi sento gastrica, nausea e vomito in corrispondenza
molto debole, e arrivo a prendere anche più dei pasti, cefalea ed astenia”.
di una pastiglia al giorno per bloccare il mal
di testa che ormai mi viene ogni giorno.”
Nei due riquadri il concetto espresso è il medesimo, convenzione vuole tuttavia che il registro
utilizzato del medico deve comunque mantenere una certa levatura. Ora, sin che si tratta di
una cartella clinica, la cui visione è riservata al personale medico e paramedico, è difficile
riscontrare difficoltà di interpretazione, ma quando il medico utilizza lo stesso tipo di registro
con una paziente non competente in materia è chiaro che molto probabilmente questa non
capirà una parola. Sta dunque alla discrezione e alla sensibilità del dottore capire sino a
quanto il livello del registro può essere elevato senza interferire con la sensibilità del paziente,
compromessa, tra l’altro dal timore di essere affetto da una determinata patologia che
potrebbe compromettere la serenità della vita futura.
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Mettendo a confronto i due tipi di tecnicismi ci troveremo davanti ad una realtà che sembra
paradossale. Riscontreremo infatti che la probabilità che un soggetto estraneo alla professione
medica conosca parole come ripienezza gastrica o astenia, che sono tecnicismi specialistici,
magari perché loro malgrado hanno avuto a che fare con questo tipo di patologie, piuttosto
che espressioni appartenenti al linguaggio specialistico collaterale come “Riferisce” col
significato di prova, sente, piuttosto che “regione epigastrica” che nel linguaggio comune
diremmo bocca dello stomaco.
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1.1
ASPETTI MORFOLOGICI DEI LINGUAGGI SETTORIALI
Buona parte del lessico nei linguaggi specialistici è ricco di affissi che possiamo suddividere
in:
-
prefissi : morfema + base lessicale (Es. in + accettabile = inaccettabile)
-
suffissi : base lessicale + morfema (Es. scettico + ismo = scetticismo)
-
confissi o afissoidi: Possono essere confissi parole provenienti dal greco antico come
_logia da cui vengono formate parole come per esempio le varie branche della
medicina (Es. nefrologia, patologia, oftalmologia ecc.). (Serianni, 2001)
Tra i linguaggi settoriali quello della medicina è forse il più ricco di parole formate da questo
tipo di processo morfologico. La stessa parola “patologia”, piuttosto che costruzioni più
complesse come meningocele, varicocele ecc.
I linguaggi settoriali, in particolar modo quelli scientifici, tendono a sviluppare il nome a
scapito del verbo, questi ultimi, infatti, svolgono un mero ruolo di collegamento e ricoprono
un contenuto semantico generico. Un esempio eloquente ci arriva dai foglietti illustrativi
presenti all’interno delle confezioni di medicinali, dove la sudditanza del nome rispetto al
verbo risulta del tutto evidente, vediamo un esempio per meglio comprendere quanto sin ora
detto, tratto dal foglio illustrativo aggiornato ad aprire 2003 di una confezione di Buscopan®
in fiale:
“Effetti indesiderati:
Sono stati osservati effetti indesiderati anticolinergici, come secchezza della bocca,
alterazione della sudorazione, tachicardia, midriasi, turbe dell’accomodazione, aumento del
tono oculare, stipsi, difficoltà della minzione, ritenzione urinaria e sonnolenza, generalmente
di lieve entità ed autolimitanti. Sono stati riportati rari casi di vertigini, caduta della pressione
sanguigna e arrossamenti cutanei.
Occasionalmente sono state riportate reazioni di ipersensibilità comprendenti reazioni cutanee
e dispnea.
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Raramente sono state riportate reazioni anafilattoidi e shock anafilattico, anche fatale, alle
dosi terapeutiche.
Dosi elevate possono riportare segni di stimolazione centrale e più gravi segni di interferenza
con il sistema nervoso, lo stato di coscienza e la funzione cardiorespiratoria.
Raramente si manifesta dolore al sito di iniezione, soprattutto in seguito alla
somministrazione intramuscolare […].”
Come evidente, abbiamo sottolineato le forme verbali. Possiamo notare che i verbi utilizzati
rappresentano due gruppi di lieve spessore semantico. L’espressione “possono riportare”
indica probabilità, le espressioni sono stati osservati, sono stati riportati, si manifesta, si
riferiscono a eventuali studi clinici o precedenti segnalazioni di medici.
Tanto è riconosciuta l’assoluta importanza del nome rispetto al verbo che spesso e volentieri,
in particolar modo nei testi giuridici, il processo di nominalizzazione raggiunge il suo apice,
con la frequente sostituzione della parte verbale con il corrispondente sostantivo astratto.
Tornando ad osservare l’estratto del foglio illustrativo del Buscopan® in fiale, vedremo che i
verbi sottolineati sono sprovvisti del complemento d’agente. Complice di questo processo
detto deagentivazzione dell’agente è l’uso della forma passiva rispetto alla forma attiva,
prediletta invece nel linguaggio comune. Quest’ultima struttura è usata nella stessa letteratura
scientifica, scelta obbligata dal fatto che le informazioni riportate devono essere riscontrabili
riportando anche i nomi degli studiosi che le hanno elaborate.
Lo sviluppo delle forme passive, di cui il foglio illustrativo sopraccitato è ricco, risulta
necessario in funzione nella necessità di preservare la sequenza tema – rema.
Per tema si intende l’argomento di cui si parla, il rema rappresenta invece ciò che si dice nel
tema. Spesso accade che il tema rappresenti un elemento conosciuto, il rema invece un
elemento nuovo.
Vediamo un esempio:
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In una frase tipo: “la cioccolata fa ingrassare”, la cioccolata, rappresenta l’argomento di cui si
parla, e dunque il tema, l’espressione “Fa ingrassare” rappresenta invece l’elemento nuovo,
ciò di cui si parla nel tema, e rappresenta dunque il rema.
Non sempre il tema coincide con l’elemento noto e il rema con quello nuovo:
Situazione: Maria, a scuola, rivolgendosi ad un gruppo di amiche dice:
“Non trovo più la mia penna rossa, qualcuno l’ha presa?”
E la sua amica Sara risponde:
“ Io, l’ho presa.”
In questo caso “Io” rappresenta il tema, ma costituisce anche l’elemento nuovo, “l’ho presa”
costituisce allo stesso tempo rema ed elemento noto.
Prendiamo come esempio una nuova frase: “Il latte non lo posso bere”
In questo caso “Il caffè”, oggetto, rappresenta il tema, “(Io)Non lo posso bere” rappresenta il
rema.
In questo caso, il caffè, in quanto oggetto anticipato rappresenta un chiaro esempio di
dislocazione a sinistra, fondamentale per garantire la successione tema – rema, che, nella
lingua italiana costituisce la normale sequenza all’interno di una frase.
Nei linguaggi settoriali, la dislocazione sinistra viene evitata proprio dall’utilizzo delle frasi
passive di cui parlavamo sopra, ciò serve a garantire la levatura del registro che si addice ad
un linguaggio specialistico.
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1.2
Il linguaggio medico
In un comune dizionario della lingua italiana, bel una parola su venti appartiene al linguaggio
medico o aree connesse, come farmacologia, anatomia ecc.
Molte di queste parole vengono in qualche modo assorbite dal linguaggio comune, anche da
coloro che non appartengono a questa aera lavorativa, come già abbiamo spiegato nel capitolo
riguardante i tecnicismi specialistici e i tecnicismi collaterali. Questo tipo di assorbimento
viene altresì incentivato dal grande spazio che viene dato ad un argomento di grande interesse
come quello della medicina da parte dei mass media con inserti speciali sui giornali piuttosto
che programmi televisivi dedicati alla salute.
Il vocabolario medico comprende termini di uso comune come testa, mano, piede, ma anche
termini ad uso più esclusivo come il sostantivo crodicismo o il verbo esacerbare ecc.
La terminologia medica ha diverse derivazioni, sia sotto un profilo temporale che linguistico.
Vediamoli nel dettaglio:
1) Termini risalenti al greco antico, al periodo in cui visse Ippocrate, vissuto nel V secolo
a.C., tra essi citiamo i termini “atrite” (dal greco αρτρίτις) e “esofago” (Dal greco οισοφαγος).
2) Termini risalenti all’arabo medievale come “nuca”, ”pia madre” e “dura madre” (Che si
riferiscono alle meningi).
3) Termini latini reintrodotti durante il rinascimento ad opera dello studioso Andrea Vesalio
come “alveolo” e “femore”.
4) Termini risalenti al greco e al latino antico ma formati solo in età moderna. Si tratta in gran
parte di parole composte utilizzate a partire dal XX secolo come “motuleso”,persona le cui
capacità motorie sono state compromesse in seguito ad un incidente), “maxillo facciale”,
relativo a mascella e faccia, “amnioscopia”, cioè l’esame del liquido amniotico, ed
“emoblasto”, cellula indifferenziata del sangue.
5) Termini provenienti da lingue straniere, in gran parte dall’inglese, di introduzione piuttosto
recente, come clearance, riferito all’indice di depurazione renale, o “bypass”, termine usato in
chirurgia con riferimento ad una deviazione artificiale per ripristinare la circolazione impedita
dall’occlusione di un vaso sanguigno. Dalle lingue anglo – germaniche e dal greco arrivano i
composti come “antibiotico-dipendente”, “penicillinasi produttore” o “cortisono-sensibile”.
Possiamo notare che il greco è la lingua di maggiore influenza all’interno del vocabolario
medico (anche se negli ultimi anni la lingua inglese si è imposta sempre di più, ed è
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prevedibile che l’utilizzo di termini di origine anglosassone aumenti ulteriormente in futuro),
ma va detto che il vettore tra la lingua greca e quella italiana è stato il latino, la lingua
maggiormente parlata tra i medici europei in età moderna. Ciò va ricordato per esempio nei
casi di ambiguità accentuativa, in cui è preferibile utilizzare l’accento di origine latina a
scapito di quello greco. (Es. meglio arterioscleròsi che arteriosclèrosi, e meglio edèma che
èdema ecc.)
Va inoltre notato come alcuni termini ancora comunemente utilizzati risalgono ad antiche
ipotesi completamente smontate da studi recenti che negano la validità dei primi. E’ il caso
della parola “malaria”, che non è causata dall’insalubrità dell’aria come si pensava prima
bensì dal protozoo inoculato da una zanzara. Il termine malaria dunque risulta inappropriato.
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1.3
TECNICISMI COLLATERALI NEL LINGUAGGIO MEDICO
Tra i vari linguaggi settoriali, l’ambito medico è quello in cui più diffusa è la tendenza ad
utilizzare i tecnicismi detti collaterali di cui già abbiamo avuto modo di parlare in precedenza.
Riporteremo qui in basso la suddivisione fatta da Luca Serianni ( Italiani scritti-2003,
pagg.94-97).
I tecnicismi collaterali in relazione al linguaggio medico possono essere divisi in:
1) Tecnicismi collaterali lessicali: sono i più numerosi e possono essere a loro volta
suddivisi
in:
a) Nomi generali:
Danno, patologia di diversa natura che colpisce un certo distretto anatomico o altera una
funzione.
(Es. “Dosi elevate possono determinare danni a carico del sangue”)
Fatto, qualsiasi fenomeno patologico.
(Es. “la vitamina B12 impedisce la comparsa di fatti degenerativi nervosi”)
Fenomeno, qualsiasi evento o serie di eventi di rilievo patologico.
(Es. “Fenomeno di tipo allergico”)
Processo, insieme di fenomeni fisiologici o più spesso patologici, collegati tra
loro.
(Es. “Il processo flogistico può essere notevolmente ridotto”)
b) Sinonimi di registro più eletto rispetto a forme della lingua corrente:
Importante, Grave, serio, detto di malattia o di episodio patologico.
(es. “Dall’anamnesi sono emerse importanti lesioni degenerative arteriose”)
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Indurre, causare, determinare.
(Es. “Uno stato di insufficienza surrenale indotta dal glicocorticoide”)
Inibire, ostacolare, impedire, ridurre.
(Es. “Le tetracicline inibiscono la produzione di tiamina da parte della flora batterica”)
Interessare, riguardare, in riferimento a un distretto anatomico colpito da un processo
morboso.
(Es. “l’evoluzione delle lesioni è condizionata dai caratteri anatomici dell’osso interessato”
c) Scarti semantici: possono essere parole che in genere vengono riferite ad un soggetto
umano ma che in questo caso vengono collocate a fianco ad un soggetto non umano o
parole che nel linguaggio comune rivestono un significato positivo alle quali viene
attribuito un significato non marcato.
Apprezzare = riscontrare:
(Es. “Non si apprezzano lesioni focali”)
Difetto = mancanza, carenza:
(Es. “Sindrome accessuale da difetto di sanguificazione del muscolo cardiaco”)
Esaltare = accentuare, potenziare:
(Es. “Condizioni morbose che esaltano il metabolismo basale”)
Appartengono ai tecnicismi collaterali di registro anche le cosiddette “spinte eufemistiche”. Si
tratta di una ben precisa scelta di registro spinta dalla volontà da parte dei medici di turbare
meno possibile la sensibilità del paziente. Per questo, davanti ad una diagnosi che prevede la
probabile morte del paziente, ci si troverà davanti ad una prognosi ad esito infausto, con
riferimento ad un referto radiologico in cui viene diagnosticata la presenza di metastasi, esse
saranno chiamate lesioni ripetitive.
2) Tecnicismi collaterali morfosintattici. Meno numerosi rispetto a quelli lessicali,
riguardano scelte lessicali come l’uso del maschile al posto del femminile o del plurale
al posto del singolare, e sono caratterizzati da particolari preposizioni.
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• A modale al posto delle preposizioni di o da.
(Es. “Malattia a carattere epidemico”)
• Da causale al posto dell’espressione “causato da”.
(Es. “sindrome da carenza tiaminica”)
• A carico di + nome del distretto anatomico colpito o della funzione compromessa.
(Es. “malattia degenerativa a carico delle articolazioni”)
• A livello di + nome del distretto anatomico o aggettivo corrispondente.
(Es. “lesioni atrofiche a livello cutaneo”)
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2
La traduzione medico - scientifica
Riportiamo subito in basso le principali aree di studio della medicina moderna. Nella prima
colonna il termine italiano e nella seconda la rispettiva traduzione spagnola:
Anestesia
Anestesiología
Batteriologia
Bacteriología
Biochimica
Bioquímica
Chirurgia
Cirurgía
Dermatologia
Dermatología
Endocrinologia
Endocrinología
Farmacologia clinica
Farmacologìa clínica
Fisiologia
Fisiología
Genetica
Genética
Geriatria
Geriatría
Ematologia
Hematología
Immunologia
Inmunología
Medicina interna
Medicina interna
Microbiologia
Microbiología
Ostetricia e ginecologia
Ostetricia y ginecología
Odontoiatria
Odontología
Oftalmologia (oculistica)
Oftalmología
Otorinolaringoiatria
Otorrinolaringología
Patologia
Patología
Pediatria
Pediatría
Psichiatria
Psiquiatría
Radiologia
Radiología
Urologia
Urología
Virologia
Virología
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Quelle sopra riportate sono solo alcune delle aree di cui la medicina si occupa, ad esse vanno
aggiunte le cosiddette specializzazioni complesse (Es. chirurgia toraco-vascolare ecc.) e le
nuove aree di studio (medicina tropicale ecc.).
Sembra evidente che i campi di cui si occupa la medicina sono tanto vasti che per quanto un
traduttore si dedichi esclusivamente a questo tipo di specializzazione, risulta impossibile che
esso abbia il completo dominio di tutte le aree di studio sopraccitate. Tuttavia, il tempo e
l’esperienza conferiranno al traduttore una maggiore professionalità in questo ambito.
Vediamo ora quali sono le tipologie di testi con i quali l’interprete medico si troverà ad avere
a che fare. Riporteremo qui sotto solo alcuni dei testi che per ragioni dirette o indirette hanno
a che fare con l’ambito medico. Si tratta di tipologie testuali la cui struttura sia da un punto di
vista grafico che di scelta lessicale e sintattica spesso risulta totalmente diversa:
•
Spot pubblicitari (diffusi da tutti i mezzi di comunicazione di massa). Si pensi ai
farmaci da automedicazione, profilattici, protesi ecc.
•
Articoli di giornale e supplementi dedicati alla tematica della medicina
•
Articoli di riviste specialistiche, annali ecc.
•
Certificati medici (di sana e robusta costituzione, per attività sportiva agonistica/non
agonistica, constatazione di morte, di malattia, di infortunio sul lavoro ecc.)
•
Referti medici/cartelle cliniche
•
Opuscoli
•
Testi didattici
•
Ricette
•
Manuali e trattati
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Come già abbiamo avuto modo di affermare, si tratta di un linguaggio talmente specifico che
un traduttore che voglia occuparsi di traduzione medica dovrà in qualche modo dedicarsi
completamente a quest’area di studio, perché, per quanto profuso possa essere il suo impegno,
sarà comunque pressoché improbabile che possa raggiungere il completo dominio di un
lessico tanto vasto. Sarà dunque consigliabile, come afferma anche Garcìa Yebra (1983), che
chiunque necessiti di un servizio di traduzione scientifica si rivolga ad un professionista
specializzato in questo ambito di studi, i quali avranno a loro disposizione tutti i supporti,
bibliografici, multimediali ma anche umani, utili ad facilitare al massimo il loro lavoro e a
ricavarne un risultato quanto più professionale possibile. La necessità di un lavoro
professionale è dettata soprattutto dal fatto che la traduzione scientifica è fonte di conoscenza
nonché area della ricerca linguistica moderna.
Il linguaggio scientifico è caratterizzato da una naturale tendenza alla internazionalizzazione.
Nei testi scientifici infatti, sono esclusi, da parte dello scienziato che scrive, riferimenti alle
proprie impressioni personali, privilegiando espressioni generiche, con la maggiore
approssimazione possibile, rendendo cosi il testo “universale”. Leggendo un testo scientifico
infatti, ci risulta impossibile, a meno che non si conosca personalmente l’autore, risalire per
esempio all’inclinazione politica piuttosto che alla fede religiosa dello stesso, sebbene, e non
di rado, scienza, religione e politica entrino in conflitto ideologico.
Un traduttore che si trova a dover affrontare un testo tecnico dovrà prima di tutto focalizzare
l’argomento trattato, e di conseguenza lo scopo per cui lo stesso è stato redatto. Individuare il
tema contenuto nel testo viene spesso reso facile e rapido dal fatto che nella maggior parte dei
casi esso è sintetizzato all’ennesima potenza dal titolo, che, per l’appunto, è quasi sempre
un’esplicita citazione di ciò che si andrà a parlare nell’articolo.
In secondo luogo il traduttore dovrà sempre tener presente che le sue intenzioni devono
sempre coincidere con quelle dell’autore del testo originale.
Inoltre è indispensabile che non si perda mai di vista il target al quale il testo è destinato
nonché il contesto in cui esso si colloca (testo didattico, articolo di giornale ecc.).
Se traducendo un testo didattico o un articolo tratto da una rivista specialistica piuttosto che
un annale ecc, si dà per scontato che i lettori abbiamo competenze linguistiche comuni che gli
permetteranno di comprendere quanto scritto a qualsiasi livello di registro.
Diversa è la realtà per quanto riguarda il materiale divulgativo destinato ad un pubblico non
specializzato, come opuscoli informativi, volantini pubblicitari ecc. In questo caso i lettori
avranno competenze diverse e si dovrà dunque cercare di giungere a quanti più lettori
possibili adottando un linguaggio comprensibile ai più.
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A complicare il lavoro del traduttore vi è un aspetto che non va assolutamente trascurato e
riguarda il continuo avanzare delle scoperte scientifiche. Fortunatamente ogni giorno la
scienza fa passi avanti, vengono scoperte nuove cure, vengono creati apparecchi diagnostici
sempre più precisi, si scoprono patologie determinate dall’evolversi dello stile di vita
mondiale ecc. Tutti questi mutamenti tendono a generare nuovi vocaboli che spesso non si fa
in tempo a tradurre. Da qui parte un processo per cui i dizionari diventano “inaffidabili” nel
giro di poco tempo, perché, appunto, non al passo con i progressi in ambito scientifico.
Spesso questo processo è tanto veloce che i linguisti non hanno il tempo di studiare un lessico
appropriato. Si ricorre dunque ad una soluzione di comodo che consiste nell’adottare queste
parole nella loro lingua originale, senza tradurle. A causa di questo processo s intacca la
purezza della lingua creando una sorta di lingua ibrida.
Vi sono però altri termini che hanno conservato la loro forma originale in più lingue. Questo
fenomeno chiamato internazionalizzazione lessicale fa si che parole di origine latina come
biologia si scriveranno allo stesso modo in spagnolo, (con l’unica modifica dovuta alle regole
di accentuazione della lingua spagnola:biología), quasi invariate sono le traduzioni in francese
(biologie) e inglese (biology).
Altri esempi ci vengono dalla chimica, dove le formule e i simboli sono quasi sempre i
medesimi, e la matematica per quanto riguarda, ad esempio, le equazioni.
Uno dei grandi compiti del traduttore medico – scientifico è quello di rendere accessibile ai
cultori di questa materia tutti quei testi in lingua straniera che altrimenti, per ovvi motivi
d’incapacità a comprendere il loro contenuto, non potrebbero utilizzare a fini didattici o di
ricerca.
Da uno studio effettuato dall’Unesco è risultato che il 50% delle pubblicazioni scientifiche
non risultano fruibili ai più a causa della mancanza delle competenze linguistiche
indispensabili ai fini della loro comprensione. Durante le mie ricerche finalizzate allo
svolgimento di questo lavoro, mi sono trovata spesso davanti a testi tradotti da audaci medici
non propriamente poliglotti e comunque privi della tecnica necessaria per affrontare questo
tipo di mediazione. Nonostante le indiscutibili competenze attribuibili ad un medico,
compresa la conoscenza di quello che oso definire un “linguaggio parallelo” quale potrebbe
essere chiamato il vasto e complesso glossario medico, posso assicurare che nella maggior
parte dei casi i risultati ottenuti sono stati pessimi.
Per dimostrare quanto detto, abbiamo voluto mettere alla prova un medico specialista, al quale
abbiamo chiesto di tradurre un testo medico dallo spagnolo all’italiano. Vediamo cos’è
successo:
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Testo originale spagnolo
Riesgo
de
Testo tradotto in italiano
angor
concentraciones
pectoris
plasmáticas
y Rischio
di
angina
de concentrazione
pectoris
plasmatica
e
di
vitaminas A, C, E y caroteno
vitamine A, C, E e Carotene.
(R.A. riemesma, D.A. Wood, C.C.A. Macintire, R.A.
(R.A. riemesma, D.A. Wood, C.C.A. Macintire, R.A.
Elton, K.F. Gey, M.F. Oliver)
xElton, K.F. Gey, M.F. Oliver)
Indroducción
Introduzione
Existe un creciente interés sobre el posible C’è un crescente interesse sulle possibili
papel de los radicales libres en el desarrollo pubblicazioni sul ruolo dei radicali liberi
del ateroma. La modificación oxidativa de nello sviluppo dell’ateroma.
las partículas de lipoproteínas de baja L’ossidazione delle lipoproteine a bassa
densidad (LDL) existentes en el subendotelio densità (LDL) presenti nel subendotelio
arterial induce cambios estructurales que arterioso, provoca cambiamenti strutturali
supuestamente
las
convierte
en
más tali
da
convertirli
(supuestamente)
in
aterogénicas que las LDL nativas. Los molecole più aterogeniche rispetto alle LDL
antioxidantes más fácilmente disponibles en originarie.
los alimentos son las vitaminas E y C. La Gli antiossidanti più facilmente disponibili
primera
es el principal antioxidante en la negli alimenti sono le vitamine E e C
fase lípida, protegiendo a los ácidos grasos La prima è il principale antiossidante del
poliinsaturados
de la peroxidación.
La compartimento lipidico che protegge dagli
vitamina C actúa en el comportamiento acidi grassi polinsaturi della perossidazione.
hidrosoluble, teniendo un efecto ahorrador de La vitamina C agisce nel compartimento
vitamina E.
idrosolubile con un meccanismo più blando
Hemos evaluado la hipótesis de que las rispetto alla vitamina E.
concentraciones plasmáticas de vitaminas Abbiamo
valutato
l’ipotesi
di
quale
con propiedades antioxidantes pudieran tener concentrazione plasmatica di vitamine con
alguna relación respecto al riesgo de angor proprietà antiossidanti possono avere qualche
pectoris, determinando hasta qué grado dicho relazione rispetto al rischio di angina
riesgo pudiera ser independiente de los pectoris, determinando anche quale grado di
tradicionales factores
de riesgo de la questo rischio può essere indipendente dai
cardiopatícoronaria (CC).
tradizionali fattori di rischio di coronaropatia.
20
Pazienti e metodi
Pacientes y métodos
Entre el abril de 1983 y abril de 1984 se Tra l’Aprile del 1983 e l’Aprile del 1984 si
evaluó medicamente a 125 pacientes con sono valutati clinicamente 125 pazienti con
angor pectoris detectado en la encuesta (tasa angina pectoris valutata tramite opportune
de respuestas del 83%) y a 430 controles indagini (tasso di risposta 83%) e 430
sanos (tasa de respuestas del 76%). Se pudo controlli sani (tasso di risposta 76%).
disponer de todos los datos referentes a las Si è potuto disporre di tutti i dati riguardanti
vitaminas en 110 pacientes y 394 controles. le vitamine in 110 pazienti e 394 controlli.
Un
cuestionario
referencia
a
autorellenable
hacía Un questionario (autorrellenable) ha fornito
demográficos, dati demografici, circa antecedenti medici,
datos
antecedentes médicos, tabaquismo, consumo tabagismo, consumo di alcol, tipo di dieta.
de alcohol y tipo de dieta. Un observador Un addetto ha ricavato l’altezza, il peso
tederminó la altura, el peso (bascula de peso (bilancia “Seca” modello 760) e la pressione
“Seca” modelo 760) y la presion arterial en arteriosa
decubito
supino
(ds
in
decubito
determinaciones, determinazioni,
supino
sfigmomanometro
(due
di
esfigmomanometro de Hawksley con cero Hawskey con cero aleatorio).
aleatorio). Se obtubo una muestra sanguinea Sono stati prelevati campioni di sangue no
no en ayunas de la fosa antecubital sin en ayunas dalla fossa antecubitale senza
colocación
de
torniquete,
procesándose posizionamento
del
laccio
emostatico
inmediatamente para determinar los niveles facendoli analizzare immediatamente per
plasmáticos de lipidos, vitaminas y ácidos determinare i livelli plasmatici di lipidi,
grasos plaquetarios. Se extrajo una muestra vitamine a acidi grassi plasmatici. Sono stati
de tejido adiposo de la pared abdominal prelevati campioni di tessuto adiposo dalla
anterior mediante anestesía local.
parete addominale anteriore in anestesia
Para determinar los niveles plasmáticos de locale.
vitaminas se centrifugaron inmediatamente Per determinare i livelli plasmatici delle
10 ml de sangre heparinizada a 2.ooo g vitamine
si
sono
centrifugati
durante 10 minutos a temperatura ambiental. immediatamente 10 ml di sangue eparinato a
Para analizar la vitamina C se mezclaron 0,5 2000 g in 10 minuti a temperatura ambiente.
ml de plasma con 4,5 ml de ácido Per analizzare la vitamina C sono stati
metafosforico
lavaso,
congelándose
el mescolati 0,5 ml di plasma con 4,5 ml di
plasma restante a -40°C en volumenes de 1 acido metafosforico lavato, congelando il
ml en tubos Eppendorf. La vitamina C se plasma restante a –40 °C in un tubo di
21
evaluó
fluorométricamente
mediante Eppendorf da 1 ml. La vitamina C è stata
oxidación yodica seguida de cndensación con valutata
1,2-fenilenodiamina;
el
coeficiente
fluorometricamente
mediante
de ossidazione ionica seguita da condensazione
variacion resultante fue del 5%.
con 1,2 fenilenodiamina. Il coefficiente di
Se extrajeron en n- hexano tantos las variazione risultante è stato del 5%.
vitaminas A y E como la fracción caroteno Si sono estratti in n-hexano sia la vitamina A
(predominante betacaroteno), analizandose che la E come anche la frazione “carotene”
mediante crematografia liquida automatizada (soprattutto betacarotene) analizzandoli con
con una columna “Lichrobsorb” Si 60-5 µm.
la cromatografia liquida automatica con una
Los picos de vitamina A y Caroteno se colonna “Lichrobsorb” Si 60-5 microm. I
detectaron mediante espectofotometría a 313 picchi di vitamina A e carotene sono stati
nm y 436 nm, respectvamente. Para evaluar rilevati tramite spettrometria a 313 nm e 436
la vitamina E se empleó un detectómetro nm rispettivamente. Per valutare la vitamina
fluorométrico (excitación 290 mn, emisión E si è utilizzato un rilevatore fluorometrico
390 nm). Los picos registrados se evaluaron (eccitazione 290 nm, emissione 390 nm). I
mediante un equipo Perkin Elmer sigma 10 picchi registrati sono stati valutati tramite un
B. Los coeficientes de variación para las apparecchio Perkin Elmer sigma 10 B. I
estimaciones de vitaminas A y E, así como el coefficienti di variazione per la stima delle
caroteno, fueron del 3.3, 3.0, e 1,8% vitamine A e E, così come del carotene sono
respectivamente.
Las
concentraciones stati del 3.3, 3.0, e 1,8% rispettivamente. La
plasmáticas de vitamina E se correlaccionó concentrazione plasmatica di vitamina E ha
claramente con las
concentraciones de mostrato correlazioni con la concentrazione
colesterol total circulante (R= 0,61; P< totale di colesterolo in circolo (R= 0,61; P<
0,001) Por lo que los resultados referentes a 0,001) per i quali i risultati riguardanti la
la vitamina E también se expresan mediante vitamina E si esprimono mediante la
la
relación
(µmol/mmol).
vitamina
E/colesterol relazione
vitamina
E/colesterolo
(micromol/mmol)
22
Il seguente testo, tratto dalla rivista americana “The Lancet” è stato precedentemente tradotto
da una traduttrice professionista in lingua spagnola.
Da una prima lettura notiamo che alcuni termini non sono stati tradotti. Il nostro traduttore
non esperto ha dichiarato di essersi servito del solo ausilio di un traduttore online (Google).
Questo spiega il fatto che una parola come autorellenable, unione dei due termini auto e
rellenable, che non si trova nei dizionari (e nemmeno viene contemplata dai sistemi di
traduzione elettronici), non abbia trovato una soluzione traduttiva esauriente. Tuttavia,
l’enorme numero di termini specialistici propri del linguaggio medico, ha fatto sì che il nostro
soggetto riuscisse a tradurre quasi tutto.
Un’altra considerazione da fare verte sulla resa sul piano stilistico. Nella seconda frase, la
parola “convertirli”, resa al maschile plurale, non coincide col soggetto della frase, le
molecole, femminile plurale. Una situazione simile è presente anche nell’ultimo paragrafo
dell’introduzione in cui la frase “possono avere” si riferisce alla reazione della concentrazione
plasmatica rispetto all’insorgenza dell’angina pectoris. L’unica soluzione appropriata sarà
dunque “può avere”.
La fluidità del discorso viene inficiata dal gran numero di ripetizioni che potrebbero essere
evitate usando dei sinonimi appropriati. Nella prima frase, per esempio, la ridondanza della
preposizione “su” potrebbe essere sostituita da sinonimi come riguardo, in relazione a ecc.
Si tratta certamente di una traduzione letterale, ma l’eccessiva fedeltà al testo originale ne ha
in qualche modo compromesso la resa finale. Per esempio, a frase “gli antiossidanti più
facilmente disponibili negli alimenti sono le vitamine E e C”, suonerebbe a mio parere meglio
tradotta come “Gli antiossidanti presenti in misura maggiore negli alimenti sono le vitamine E
e C”.
Tornando all’ultimo paragrafo dell’introduzione, la frase “quale grado di questo rischio”
risulta al quanto pesante. Una traduttore professionista prenderebbe seriamente in
considerazione l’ipotesi di omettere il termine “questo”.
Passando alla seconda parte, pazienti e metodi, vorrei sottolineare la frase “si sono valutati”.
In questo caso preferirei utilizzare la forma passiva “sono stati valutati”. Nel primo caso
infatti, un lettore qualunque si chiederebbe da quando i pazienti si valutano da soli! La stessa
soluzione è adottabile nelle frase “si sono centrifugati”, “si sono estratti”, “si è utilizzato”.
E’ qui che si rende necessario rivolgersi ad una figura come il traduttore, e non un traduttore
qualsiasi, ma uno che nel suo percorso formativo si sia occupato di approfondire il complesso
tema del linguaggio medico, vastissimo, con una massiccia presenza di termini sinonimici,
dovuto soprattutto all’uso di eponimi.
23
2.1
Gli eponimi
Eponimo
Sinonimo italiano
Sinonimo spagnolo
Morbo di/enfermedad de
Diabete bronzino/
Insuficiencia corticosuprarrenal
Addison
Insufficienza corticosurrenale primaria o crónica/ Hipoplasía
cronica primaria
Adrenal/ Insuficiencia/
Adrenocortical Primaria/
Insuficiencia
Adrenocortical Crónica/
Insuficiencia
Adrenocortical/
Hipofunción
Adrenocortical
Morbo di/enfermedad de
M.Alzheimer-
Demencia Senil / Demencia
Alzheimer
Perusini/Sclerosi encefalica
Senil Tipo Alzheimer /
presenile/encefalite
Demencia Tipo Alzheimer /
sottocorticale progressiva/
Demencia Senil Aguda Confusa
demenza presenile.
Morbo di/enfermedad de
malattia di
Enfermedad de
Creutzfeldt-Jakob
Jacob/pseudosclerosi di
Jakob/Enfermedad de Jakob
Jacob, sindrome di Jacob-
Creutzfeld/Encefalopatía
Creutzfeldt, pseudosclerosi
Espongiforme
spastica, sindrome
Subaguda/Enfermedad de las
degenerativa cortico-striata,
Vacas Locas/Mal de las
demenza abiotrofica,
Vacas Locas
degenerazione corticopallido-spinale Encefalopatia
spongiforme sub-acuta
Morbo di/enfermedad de
Ileite o enterite terminale, o
Enfermedad de Crohn/
Crohn
regionale, o segmentarla,
Enteritis granulomatosa/
24
enterite interstiziale cronica
Enteritis regional/ Ileitis
ulcerosa) Colite
regional/ Ileocoleitis.
granulomatosa.
Morbo/enfermedad o
Sindrome di Itsenko-
Hipercortisolismo/
sindrome di/de Cushing
Cushing, basofilismo
Hiperadrenocorticismo/
ipofisario, ipercortisolismo
Excesso de Glicocorticóides.
primitivo o secondario)
Ipercortisolismo da
iperincrezione di ACTH
Morbo/enfermedad o
Sindrome di Fabry, sindrome
Angioqueratoma córporis
sindrome di/de Fabry-
di Ruiter-Pompe, Sindrome
difuso de Fabry
Anderson
di Ruiter-Pompe-Wyers,
Medi Sweeley-Klionski,
trimetossi ceramidosi, angio
keratoma corporis diffusum
universale, lipidosi
glicolipidica, tesaurismosi
lipidica
Sfingolipidosi
Morbodi/enfermedad de
Morbo di Basedow, morbo di
Enfermedad de Basedow/
Graves
Parry, tireotossicosi, Gozzo
Enfermedad de graves.
tossico diffuso.
Morbo di/enfermedad de
Malattia di Battini-
Hirschprung Adquirida/
Hirschsprung
Hirschsprung, malattia di
Enfermedad de
Mya, malattia di Ruysch,
Aganglionosis/ Megacolon
megacolon
Agangliónico/Megacolon
agangliare,Megacolon
Congénito.
congenito
Morbo di/enfermedad de
Lingoma maligno, malattia di Linfoma de Hodgkin.
Hodgkin
Paltauf, malattia di
Sternberg, Malattia di
Bonfils, malattia di PelEbstein, Linfogranulomatosi
maligna, Linfogranuloma
25
maligno
Morbo di/enfermedad de
Corea di Huntington, corea
Corea de Huntington/ Mal de
Huntington
cronica, corea dei vecchi,
San Vito.
corea cronica progressive
ereditaria,
Corea degenerativa con
demenza progressiva.
Morbo di/enfermedad de
Artrite di Lyme, borreliosi di
Artritis de Lyme/ Borreliosis de
Lyme
Lyme, Infezione da Borrelia
Lyme
Morbo di/enfermedad de
Malattia di Paget ossea,
Enfermedad de Niemann Pick
Paget
osteite deformante
con bloqueo de la esterificación
ipertrofica,
del colesterol/ Histiocitosis
Osteite deformante
lipídica/ Lipidosis
esfingomielínica.
Morbo di/enfermedad de
Sindrome di Willebrand-
Enfermedad de Minot Von
Willebrand
Jurgens, Sindrome di
Willebrand/ Pseudohemofilía
Minotvon Willebrand,
Hemofilía Vascular
pseudoemofilia,
Angiohemofilía/ Trombopatía
engioemofilia, trmbopatia
costituzionale, tromboastenia
Constitucional Willebrand
Juergens/ Enfermedad.
emorragica ereditaria,
emofilia vascolare,
Emorragie mucose
Il linguaggio medico italiano presenta anche sinonimi che in spagnolo hanno un solo
corrispondente. Per esempio, nell’ambito dell’anatomia, i termini sinonimici italiani cistifellea
e colecisti, avranno come unico corrispondente in lingua spagnola il termine vesícula biliar.
26
2.2
La cartella clinica
La cartella clinica è il testo di carattere medico che meglio esprime una delle caratteristiche
proprie del linguaggio medico, ovvero un esasperato uso di simboli ed abbreviazioni che che
rendono lo scritto estremamente sintetico per ovviare alle difficoltà di dover trascrivere
completamente i termini medici che sovente di caratterizzano per la loro estensione e per
rendere più veloce la trascrizione delle informazioni che il paziente riferisce al momento della
compilazione
dei
dati
anamnestici.
La
cartella
clinica
è
solita
registrare
l’anamnesi/anamnesis - insieme delle informazioni riferite dal paziente riguardanti la sua vita,
le sue abitudini, il suo stato di salute e il problema che lo ha indotto a consultare il medico –
(Capuzzo, 2004), l’esame obiettivo/exploración fisica - dati riguardanti i segni di malattia
riscontrati
dal
medico
nel
corso
della
visita
(Capuzzo,
2004),
le
indagini
diagnostiche/investigaciones de diagnóstico e le prescrizioni terapeutiche/prescripciones
terapéuticas dei pazienti che hanno fatto ricorso alla struttura sanitaria.
Quanto detto sino ad ora è ben rappresentato dal testo che segue:
Anamnesi Personale remota:
Nome paziente
(…)
“Ipertesa in tp con
diuretico + ACE inibitore.
tiroidectomia in tp sost con Eutirox 100.
Miocardiosclerosi, diverticolosi del colon
BPCO
Antecedenti ostetrici: 1 MEF 5 PE”
(Capuzzo, 2004)
27
Si tratta di uno stralcio di cartella clinica, per la precisione, la parte relativa alla sopraccitata
anamnesi.
In poche righe troviamo materiale sufficiente per analizzare due importanti aspetti con cui
dovrà scontrarsi un traduttore.
Le parole scritte in maiuscolo sono degli acronimi e svolgono la funzione di abbreviare parole
o espressioni che altrimenti risulterebbero troppo lunghe:
A.C.E.: Enzima convertitore dell’angiotensina
BPCO: Bronco – Pneumatia Cronica Ostruttiva
MEF: Morte Endouterina Fetale
PE: Parto Eutocico
Abbreviazioni come queste sono dette “codificate”, esse infatti appartengono ad una
lessicologia il cui uso è comune ( e indispensabile ) a tutti i medici, e dunque il traduttore non
avrà alcun problema a reperirle in qualsiasi dizionario. La cosa si complica però quando si
tratta di abbreviazioni poste in maniera arbitraria da parte del medico che ha compilato la
cartella. Qualora infatti egli non fosse reperibile, sarà arduo compito del traduttore
raccapezzarsi tra parole come “tp”, che nel nostro testo vuol significare terapia.
Ecco un altro esempio:
Anamnesi personale:
Nome del paziente
“70 aa ♀
padre † x K polmonare
madre vivente affetta da NIDDM tipo II
coniugata 2 figli
Ø allergie farmac. e alim.
Diuresi: reg.
Potus: Ø
Fumo: 10 sig./die”
(Capuzzo, 2004)
28
In questo caso è presente nel testo tutta una serie di simboli che insieme alle abbreviazioni
viste sopra accentuano quella sensazione di “ sinteticità ad ogni costo “ che si sente mentre si
legge una cartella clinica.
Vediamo in dettaglio:
♀ = Donna
† = Morte
Ø = Nega
Altri simboli comunemente utilizzati:
♂ = Uomo
® = Destra ( dall’inglese “right“ )
@ = Soffio
↓ = Ridotto
29
2.3
Gli acronimi
Come abbiamo già avuto modo di constatare, il linguaggio della cartella clinica è reso ancor
più sintetico dall’esasperato uso di acronimi che evitano al medico di dover trascrivere lunghe
parole per esteso. Vediamo alcuni esempi:
ACRONIMO
ESTENSIONE
ITALIANO
CORRISPONDENTE ESTENSIONE
SPAGNOLO(se esiste)
AIDS
Sindrome da
(Acquired immune
immunodeficienza
inmunodeficiencia
acquisita
adquirida
deficiency syndrome)
CGB
Conteggio globuli
SIDA
RL
bianchi
síndrome de
Recuento
leucocitario
E
Emoglobina
Hb
Hemoglobina
ECG
Elettrocardiogramma
ECG
electrocardiograma
EEG
Elettroencefalogramma
EEG
electroencefalograma
ERCP
Colangio pancreatografia CPRE
Colangio
(Endoscopic retrograde
retrograda endoscopica
pancreatografía
cholangiopancreatography)
retrograda
endoscópica
EV
Endovenoso
IV
Intravenoso
FANS
Farmaco
AINE
Fármaco
(Follicle stimulating
antinfiammatorio non
antiinflamatorio no
steroideo
esteroide
hormone)
FSH
Ormone
(Follicle stimulating
follicolostimolante
FSH
estimulante del
hormone)
FT
Hormona
folículo
Tiroxina libera
TL
Tiroxina libre
Gonadotropina corionica
GCH
Gonadotropina
(free thyroxine)
GCU
umana
coriónica humana
30
GH
Ormone della crescita
HC
(Grouth hormone)
Hormona del
crecimiento
HIV
Virus
(human inmunodeficiency
dell’immunodeficienza
inmunodeficiencia
umana
humana
virus)
IG
Interruzione di
VIH
Virus de la
AI
Aborto inducido
Im
Intramuscular
gravidanza
IM
Intramuscolare
IM= infarto de
miocardio
IUD
Dispositivo
(Intrauterine device)
anticoncezionale
intrauterino
intrauterino
anticonceptivo
LBD
Lipoproteina a bassa
DIU
LDL
densità
LCS
Liquido cerebrospinale
Dispositivo
Lipoproteína de baja
densidad
LRC
Líquido
cefalorraquídeo
LH
Ormone luteinizzante
LH
(Luteinizing hormone)
OAS
luteinizante
Occipitoanteriore
OAI
sinistro
PID
Malattia infiammatoria
(Pelvic inflammatory
della pelvi
Occipito anterior
izquierdo
EIP
Enfermedad
infamatoria de la
disease)
POS
Hormona
pelvis
Piressia di origine
FOD
sconosciuta
RAST
Test di
(Radioallergosorbent test)
radioallergoassorbimento
RES
Sistema
Reticuloendothelial
reticoloendoteliale
Fiebre de origen
desconocido
RAST
Prueba
radioalergosorbente
SRE
Sistema
reticuloendotelial
system)
RNA
Acido ribonucleico
ARN
Ácido ribonucléico
Virus respiratorio
VSR
Virus sinicital
Ribonucleic acid)
RSV
31
(Respiratory syncytial
sinocizale
respiratorio
virus)
SIDS
Sindrome della morte
(Sudden infant death
neonatale improvvisa
Síndrome de muerte
SMSL
subita del lactante
sindrome)
STD
Malattia a trasmissione
(Sexually transmitted
sessuale
Enfermedad de
ETS
transmisión sexual
disease)
Tomografia assiale
TAC
Tomografía axial
TAC
compiuterizzata
computerizada
TBC
Tubercolosi
TB
Tuberculosis
TFE
Test di funzionalità
PFH
Prueba de función
epatica
hepática
Ormone tireotropo
TSH
Hormona
TSH
(Thyroid stimulating
estimulante del
hormone)
tiroides
Test di tolleranza al
TTG
Prueba de tolerancia
PTOG
glucosio
a la glucosa
Velocità espiratoria
VEM
Velocidad espiratoria
VEM
massima
máxima
Velocità di
VES
Velocidad de
VSG
eritrosedimentazione
sedimentación
globular
Volume di filtrazione
VFG
Tasa de filtración
FG
glomerulare
WBC
Conteggio dei globuli
(White blood cell count)
bianchi
glomerular
Recuento de
RL
leucocitos
Da questa griglia possiamo facilmente ricavare diverse considerazioni.
Partendo dagli acronimi ECG ed EEG, che si riferiscono rispettivamente agli esami
diagnostici elettrocardiogramma ed elettroencefalogramma, il loro corrispondente spagnolo
non subirà alcuna variazione dal punto di vista morfologico. In questo caso dunque ci
troviamo dinnanzi a degli omografi che si differenzieranno solo al momento della loro
enunciazione verbale con il cambio di pronuncia.
Un altro caso di sinonimia omografica è facilmente riscontrabile in acronimi come LH
(Ormone
luteinizzante/Hormona
luteinizante),
RAST
(Test
di
32
radioallergoassorbimento/prueba radioalerboasorbente), TSH (Ormone tireotropo/Hormona
estimulante del tiroides). In ogniuno di questi casi accade che l’acronimo conserva
l’estensione inglese sia in italiano che in spagnolo. Se nel caso della lingua italiana, con
riferimento al linguaggio medico, l’assoggettarsi alla lingua inglese è un fatto riconosciuto da
tempo, per una lingua come quella iberica, caratterizzata dal purismo linguistico che si rifiuta
di sottomettersi alla lingua inglese anche nel linguaggio informatico, dominato da
quest’ultima, mi è sembrato opportuno sottolineare questo tipo di flessione.
A conferma di quanto detto sopra, però, sottolineamo acronimi come AIDS (sindrome da
immunodeficienza
acquisita/síndrome
(conalgiopancreatografía
retrograda
de
inmunodeficiencia
adquirida),
endoscopica/conalgiopancreatografía
ERCP
retrograda
endoscópica), FANS (Farmaco antinfiammatorio non steroideo/Farmaco antiinflamatorio no
esteroide), HIV (Virus dell’immunodeficienza umana/Virus de la inmunodeficiencia humana)
e tanti altri che formano una parte decisamente superiore al caso sopraccitato. In questi casi
infatti, l’acronimo italiano manterrà l’estensione inglese, l’acronimo spagnolo invece verrà
tradotto, formando un nuovo acronimo con lo stesso significato del primo.
Gli acronimi italiani come GCU (conadotropina cronica umana), IG (Interruzione di
gravidanza), LBD (Lipoproteina di bassa intensità), OAS (occipitoanteriore sinistro) e TFE
(Test di funzionalità epatica), cambiano il loro corrispondente acronimo spagnolo a causa
delle differenze morfologiche e lessicali che differenziano le due lingue. In casi come questi
infatti, accade che le iniziali delle parole non corrispondano, o che qualche parola venga
omessa. Pertanto, l’acronimo italiano GCU diventerà GCH (gonadotropina coriónica
humana), IG diventerà AI ( Aborto inducido), LBD, diventerà LDL (lipoproteína de baja
densidad), OAS diventerà OAI (occípito anterior izquierdo), e TFE diventerà PFH (Prueba de
funciòn hepàtica).
Segnaliamo infine un caso di conflitto grafico riferendoci all’acronimo IM. Lo stesso
acronimo, scritto allo stesso modo, in spagnolo prende il significato di infarto del miocardio.
L’acronimo spagnolo che sintetizza il termine intramuscolare è im scritto quindi con carattere
minuscolo.
A questo punto, il nostro traduttore dovrà aver cura di verificare l’esatto significato
dell’acronimo, tenendo sempre presente che esso potrà avere più significati, in virtù del fatto
che una stessa cartella clinica può essere maneggiata da più medici e infermieri, e che uno
stesso acronimo può sintetizzare più espressioni.
Fortunatamente, problemi di interpretazione simili sono quasi nulli quando si tratta di tradurre
pubblicazioni scientifiche. In testi del genere l’ambiguità è inammissibile in virtù del fatto che
essi devono essere necessariamente fruibili anche ai non addetti ai lavori.
33
2.4
La ridondanza
Altra caratteristica propria del linguaggio settoriale medico è la ridondanza. Un esempio
tipico è dato dal frequente uso del lessema di origine greca “laparo-“, utilizzato soprattutto in
ambito chirurgico come radice di molte parole sia nella lingua italiana che in quella inglese
(come ha fatto notare anche Barbara Capuzzo su un suo articolo dell’Arco Journal del 1994) e
spagnola.. Il prefisso Laparo- si riferisce a “ventre”/”vientre”, “addome”/”abdomen”,
“addominale”/”abdominal”,
e
“si
trova,
per
esempio,
così
in
laparocolectomia,
laparocolecistectomia, laparoepatotomia e laparogastrotomia” (Capuzzo, 1994).
Nei casi sopraccitati il suffisso Laparo- è ridondante e superfluo in quanto non vi è dubbio che
per eseguire questo tipo di interventi si debba passare attraverso l’addome. Per menzionarli
dunque sarà sufficiente pronunciarli anche omettendo il lessema di troppo.
Un esempio in cui invece l’utilizzo di Laparo fornisce indicazioni utili sulla via d’accesso per
la realizzazione di un intervento è rappresentato dal caso dell’isterectomia (intervento
chirurgico attraverso il quale avviene l’asportazione dell’utero) che può essere eseguito per
via laparotomica, laparoscopica o colpotomica (non più per via addominale bensì vaginale).
Un altro esempio di ridondanza molto simile a quello descritto pocanzi risiede nel superfluo
uso del prefisso “Video” nel termine videolaparoscopia in quanto lo strumento per effettuare
questo tipo di operazione è di norma dotato di una microcamera che permette al medico di
vedere sul monitor le immagini da essa captate. Dato per scontato dunque che la laparoscopia
prevede la presenza di una telecamera e di un monitor, il prefisso video anche in questo caso
risulta
del
tutto
superfluo.
34
Gli affissi sono elementi che affiancandosi ad una parola ne creano un’altra di valore e
significato diverso dominano la gran parte degli scritti di carattere medico.
Essi si dividono in:
- Prefissi: (elementi posti all’inizio di una parola)
- Infissi: (elementi formativi inseriti nella radice della parola)
- Suffissi: (elemento posposto al tema o alla radice della parola)
Un esempio di prefisso è dato dalla parola “dis-“, che sta ad indicare un’ alterazione, una
malformazione o un funzionamento difettoso (es.: dispepsia), e la parola trans-, che che
indica una modalità di passaggio” (es.: trasfusione/transfusiòn), o intra- (o anche endo-), che
riassume il significato di qualcosa situato nella parte interna (es.: intravenoso,
endovenoso/intravenoso).
Esempi di suffissi sono ben rappresentati dalla parola, -ectomia, asportazione, (es.:
isterectomia/histrectomìa),
-tomia,
parola
che
sintetizza
la
pratica
dell’incisione,
(es.:epatotomia/ epatotomía), e -trofia , altro termine di origine greca che indica la condizione
di nutrimento (es.: distrofía ). Ciascuno di questi affissi rinvia sempre al concetto a cui esso è
convenzionalmente associato.
A volte può succedere che questi suffissi siano usati in modo inappropriato.
Per esempio il suffisso –ite affiancato ad una parola riferita ad una parte anatomica del corpo
ne indica l’infiammazione della parte in questione. Per esempio le parole laringite
(infiammazione della laringe), pancreatine (infiammazione del pancreas), tendinite
(infiammazione del tendine), flebite (infiammazione dei vasi venosi). In questi casi,
trattandosi dell’infiammazione degli elementicitati il suffisso è usato in modo corretto.
Al contrario, nel termine “difterite”, il suffisso di origine greca è utilizzato in maniera errata
ma a una malattia infettiva a patogenesi non flogistica. L’improprietà del termine italiano in
quanto questa parola non sta ad indicare l’infiammazione di n organo o di un tessuto bensì si
riferisce ad una malattia infettiva ed epidemica causata da un batterio.
Un’atro suffisso molto utilizzato è –osi/-osis ed è utilizzato per indicare diverse condizioni:
“a) una anomalia generica (es.: anchilosi/ anquilosis);
b) una lesione, una condizione o manifestazione morbosa (per es.: calcolosi/ calculosis);
c) una malattia a carattere degenerativo, non infiammatorio (es.: nefrosi/nefrosis in quanto
distinta da nefrite);
35
d) la presenza di numerose manifestazioni morbose dello stesso tipo in zone circoscritte, o
diffuse per tutto il corpo (es.: neurofibromatosi /neurofibromatosis);
e)
deviazioni
più
o
meno
gravi
dell’equilibrio
fisiologico
(es.:
leucocitosi/leucocitosis).”(Capuzzo, 2004).
(Per gli esempi citati in questo e nel capitolo 2.2 ci siamo basati sugli studi effettuati dalla Dott.ssa Barbara Capuzzo
pubblicati on-line il 24/01/2004 sull’Arco Journal, e-journal del dipartimento di arti e comunicazioni dell’Università di
Palermo).
36
3
L’interpretazione in ambito sanitario
L’istituzione della figura dell’interprete medico, presente in Italia solo da pochi anni e non
ancora ben regolamentata, si è resa necessaria in virtù dell’enorme flusso migratorio
proveniente da diverse parti nel mondo ai quali risulta indispensabile assicurare la presenza di
una figura di questo genere in modo tale da garantire loro una completo accesso alle strutture
sanitarie del nostro paese. Inoltre, per quanto riguarda l’interpretazione di conferenza in modo
particolare, è sempre più frequente la presenza in Italia di medici e scienziati provenienti
dall’estero che viaggiano per rendere noti ai colleghi di tutto il mondo i risultati delle loro
ricerche e delle innovazioni in ambito diagnostico e terapeutico. Gli interpreti specializzati in
mediazione sanitaria vengono dunque messi alla prova in ogni modalità dell’interpretariato,
dalla simultanea in conferenza allo chuchotage piuttosto che nella trattativa o l’overvoicing. A
sostegno della formazione di questa nuova figura professionale, numerose facoltà di
interpretazione, come ci ricorda Tommassini (2005), si stanno attivando in tal senso
introducendo all’interno delle lezioni di interpretariato, lezioni riguardanti la mediazione in
ambito sanitario, in cui gli studenti vengono messi alla prova esercitandosi con materiale
proveniente proprio da strutture ospedaliere. Si tratta dunque di una vera e propria palestra
che mira a formare una figura professionale capace di reagire positivamente all’approccio con
questo lessico. Gli studenti inoltre, vengono addestrati a sapersi rapportare ad una realtà tanto
delicata come quella che si vive negli ospedali, dove l’interprete ricopre un ruolo importante
riguardo le reazioni che un paziente mostrerà davanti ad una patologia piuttosto che dinanzi
alla prospettiva di un ricovero ecc. In questo caso l’interprete dovrà agire con estrema
delicatezza tenendo anche in considerazione che in alcune comunità (spesso anche in Italia),
in presenza di determinate patologie (ad esempio per quanto riguarda i pazienti oncologici), si
tende a non informare il paziente riguardo una malattia terminale, di cui invece verrà
informata la famiglia che deciderà se rendere partecipe o no il loro congiunto della sua
“prognosi infausta”.
Un cenno a parte merita il codice deontologico dell’interprete medico. Egli infatti, come del
resto tutti coloro che si trovano a dover venire a conoscenza dei cosiddetti dati sensibili, che
in questo caso riguardano lo stato di salute di una persona, a non rivelare per nessun motivo
quanto appreso in ambito lavorativo nel rispetto della legge n. 675/92
37
3.1
L’interprete all’interno di una struttura ospedaliera
Vediamo ora un grafico nel quale sono riportate in percentuale le categorie diagnostiche
relative ai dimessi stranieri nei primi undici mesi del 2002 (Dallari-Previti-Ricci 2005):
Dal grafico qui sopra si evince che l’utenza straniera che fa ricorso alle cure mediche in Italia
riveste una percentuale non trascurabile. Di qui la necessità sempre più forte di inserire
all’interno delle strutture ospedaliere la figura dell’interprete ospedaliero. Un altro dato
facilmente riscontrabile è dato dalle categorie diagnostiche per i quali gli stranieri fanno
ricorso alle cure ospedaliere. Vengono, ovviamente, abbracciate tutte le branche della
medicina. L’interprete dunque dovrà rapportarsi con ognuna di esse, venendo a contatto con
l’infinita gamma di termini specifici che caratterizza ognuna di queste aree di studio.
In Italia, le strutture ospedaliere dotate di un pool di interpreti a disposizione del personale
medico, infermieristico e dei pazienti sono molto pochi. Tra i vari casi d’”eccellenza” (per
38
professionalità del personale incaricato e per continuità) possiamo citare l’Ospedale Infermi di
Rimini e L’I.S.M.E.T.T. di Palermo.
Il lavoro degli interprete ospedalieri non si limita al solo interpretare in senso stretto. Questo,
infatti, si occupa anche degli aspetti burocratici relativi ai pagamenti delle prestazioni, (per
esempio il modello E 111, che permette ai cittadini residenti in uno dei paesi dell’Unione
europea di ricevere gratuitamente assistenza sanitaria all’interno dell’Unione stessa), tiene i
contatti con le assicurazioni, se è necessario si occupa del rimpatrio del paziente e della
traduzione della documentazione rilasciata dalla struttura sanitaria. Spesso è compito
dell’interprete informare i pazienti che hanno diritto all’assistenza sanitaria presso i servizi di
base e orientarli verso strutture eventualmente a loro più adatte.
Sull’interprete gravano responsabilità giuridiche che non possono essere trascurate. Egli
infatti, qualora commettesse errori di interpretazione che compromettessero l’operato del
medico e la salute del paziente, è perseguibile penalmente. Va sottolineato tra l’altro che nei
rapporti scritti sulle cartelle cliniche, quanto riportato viene introdotto dalla frase
“L’interprete riferisce che…”, fattore del quale non si può non tener conto. Sarà dunque
buona norma da parte dell’interprete sincerarsi sempre di quanto udito, magari ripetendolo
prima di interpretarlo, ed effettuare la traduzione solo dopo aver ricevuto risposta affermativa.
Nulla va dato per scontato! Va però detto che, come i medici, anche gli interpreti che lavorano
nelle strutture ospedaliere sono coperti da un’assicurazione (sebbene non so quanto questo
dovrebbe sollevarci dalle responsabilità morali per aver causato un danno ad un paziente).
Capita spesso (anche quando il dialogo medico paziente avviene tra soggetti che condividono
la stessa lingua) che il paziente non riesca a comprendere la terminologia specialistica
utilizzata dal medico; in questi casi sarà dunque compito dell’interprete spiegare il concetto
utilizzando un registro più accessibile. Questo comporta un ulteriore lavoro da parte del
mediatore che dovrà dunque conoscere il significato di un determinato termine per riuscire a
spiegarlo al paziente.
39
3.2
Problematiche relative alla comunicazione medica
Uno dei problemi più frequenti che rischiano di compromettere la comunicazione tra medico e
paziente è legato alla stesura dell’anamnesi che di norma avviene al momento del ricovero.
Un’anamnesi formulata in modo errato rischia di compromettere seriamente la formulazione
di una corretta diagnosi e, di conseguenza, l’attribuzione di una terapia inadatta alla patologia
di cui il paziente è affetto, con conseguenti danni per lo stesso che rischia di incorrere in gravi
danni per la sua salute. Problemi simili si riscontrano anche all’atto della firma del consenso
informato, documento che permette al medico di agire in una determinata maniera sia dal
punto di vista terapeutico che per eventuali interventi chirurgici, certo che il paziente sia
consapevole di ciò a cui sarà sottoposto. È dunque necessario che il paziente (o chi ne fa le
veci, nel caso in cui non sia in possesso delle facoltà fisiche e mentali per farlo) sia
consapevole che con la propria firma darà il proprio consenso affinché il medico agisca in
una determinata maniera. In casi del genere è preferibile che l’interprete chiamato a mediare
tra medico e paziente non abbia legami con quest’ultimo o non vi sia presenza di conflitto di
interessi da parte dell’intermediario ( es. un datore di lavoro che accompagna un dipendente in
ospedale in seguito ad infortunio piuttosto che una persona che sia stata causa volontaria del
disagio che ha costretto il paziente a ricorrere alle cure ospedaliere).
Problemi di comunicazione si verificano anche quando vi sono profonde differenze culturali
tra il paziente straniero e il medico che lo prende in cura. Le informazioni che il paziente
riferirà al medico infatti potrebbero essere in qualche modo “contaminate” da fattori
ideologici, culturali o religiosi.
Vi sono persino situazioni in cui il paziente si mostra reticente a ricevere le cure necessarie,
usando atteggiamenti che talvolta possono essere anche violenti, rifiutandosi di descrivere in
maniera chiara i sintomi dei quali soffre o mentendo sul reale stato di salute. Sono state
riscontrate situazioni del genere riguardo detenuti, soggetti affetti da turbe psichiche, donne
che hanno subito violenze, soggetti che arrivano in ospedale sotto l’effetto di alcol e droghe
ecc. Succede dunque che il ruolo dell’interprete si estende ulteriormente. Egli diviene il
referente unico per il paziente che tenderà a legarsi all’unica persona con la quale riesce a
comunicare. L’interprete diventerà in tal modo un punto di riferimento importante con il quale
il paziente tenderà a confidarsi, lamentarsi e a rivolgersi per qualsiasi necessità anche non
40
strettamente legata alla malattia. Quello dell’interprete medico è un ruolo delicato, non adatto
a persone con scarsa capacità di prendere le distanze dal dolore della gente. Si tratta perlopiù
di caratteristiche che appartengono al carattere soggettivo dell’individuo, certo, l’esperienza
aiuta ma è certo che è necessaria una certa predisposizione a saper reagire in maniera decisa a
certe situazioni.
Vi sono realtà come quelle citate sopra in cui l’interprete diventa fondamentale nel momento
in cui il paziente che rifiuta di ricevere le cure per motivi di diversa natura. Sarà compito
dell’interprete adottare tutte le tecniche necessarie a calmare il soggetto e convincerlo che
accettare di essere curato contribuirà a salvargli la vita.
41
3.3
Mediazione linguistica e mediazione culturale
Abbiamo più volte sottolineato che lo scoglio principale di un interprete medico è dato dalla
vastità del lessico specialistico arricchito ancor più dalla pluralità delle discipline investite
dalla medicina (anatomia, medicina, cardiologia, pediatria ecc.). Tuttavia, i problemi
dell’interprete non si limitano al solo lessico. Infatti, oltre a rappresentare la figura del
mediatore linguistico egli riveste un ruolo, se si vuole, ancor più delicato che è quello del
mediatore culturale. Sarà dunque compito dell’interprete essere a conoscenza anche degli
aspetti relativi alla cultura, all’ordinamento e alla religione del paziente straniero,
interpretando così in maniera corretta concetti che altrimenti, a causa delle differenze
culturali, verrebbero recepite in maniera errata. Vengono in questo modo abbattuti pregiudizi,
fraintendimenti ed errori che potrebbero compromettere lo svolgimento del lavoro dei medici
nonché la stessa salute del paziente. Va da sè che questo tipo di processo facilita
l’avvicinamento tra culture e l’accettazione delle diversità in quanto tali, un compito
importante che va riconosciuto all’interprete che spesso viene relegato alla mera figura di
ponte linguistico. Con questo genere di supporto, il personale medico e paramedico sarà in
grado di agire nel rispetto della sensibilità di un paziente le cui necessità e priorità saranno
presumibilmente diverse da quelle di un paziente italiano, esigenze che spesso non vengono
prese in considerazione da chi non ha a che fare con culture diverse.
Si pensi alle culture in cui le donne rivestono un ruolo di sudditanza nei confronti degli
uomini, le donne islamiche che non possono esporsi in pubblico col volto scoperto, culture in
cui non si conosce il concetto di prevenzione e si ricorre alle cure mediche solo quando lo
stato di infermità si trova già ad uno stadio avanzato, donne costrette a prostituirsi, culture che
tabuizzano determinate parti del corpo.
42
4
L’I.S.M.E.T.T. di Palermo, una realtà dalla quale prendere da esempio
Come già abbiamo avuto modo di dire, in Italia sono pochissime le strutture sanitarie che
godono di un valido servizio di mediazione linguistica che agevoli la comunicazione tra
medico e paziente.
L’I.S.M.E.T.T. di Palermo (Istituto Mediterraneo per Trapianti e Terapie ad alta
specializzazione), è uno di quei pochi centri dotato di un pool di interpreti a disposizione di
medici e pazienti 24 ore su 24.
Si tratta di un’iniziativa nata nell’ambito di un progetto di sperimentazione gestionale
approvato dalla conferenza Stato – Regioni e dal Consiglio dei Ministri.
Trattandosi di una struttura in cui il personale italiano collabora a stretto contatto con medici
del UPCM Health System di Pittsburgh, si è resa subito necessaria l’istituzione di un
Dipartimento di Servizi Linguistici che rendesse più agevole la comunicazione all’interno di
una struttura ce possiamo definire bilingue.
Il lavoro degli interpreti all’interno dell’I.S.M.E.T.T. è coordinato da un responsabile, il dr.
Goffredo Diana e da una collaboratrice. Egli opera anche come interprete personale del
direttore generale, partecipa ai oassaggi di consegne del personale medico e infermieristico e
fornisce un supporto tecnico e organizzativo costante. Queste due figure rappresentano un
importante punto di riferimento per il gruppo di interpreti che in questo modo vengono
continuamente incentivati ad ottimizzare il loro lavoro.
La formazione professionale degli interpreti è affidanta alla collaboratrice del responsabile,la
quale gode di una lunga esperienza da interprete di conferenza mediche.. Dei sei interpreti,
quattro di loro sono stati scelti per il loro status di bilingue pur sprovvisti di qualsiasi
formazione come mediatori. La collaboratrice dunque, ha formato i soggetti sul campo con un
duro training.
La formazione degli interpreti era divisa in due parti. Una prettamente teorica e un’altra
pratica, con esercitazioni di gruppo che prevedevano la simulazione delle varie tecniche di
interpretazione (conferenza, trattativa, overvoicing, chuchotage ecc). Durante le esercitazioni
venivano valutate tutte le caratteristiche proprie di un interprete che opera in ambito sanitario:
-
Rispetto del paziente
-
Neutralità
-
Riservatezza
43
-
Deontologia professionale
-
Conoscenza degli altri reparti
-
Necessità di distacco
-
Capacità di estraniarsi
Le simulazioni comprendevano dialoghi medico – paziente e dialoghi giornalista –
rappresentante dell’I.S.M.E.T.T., utilizzando la tecnica dello chuchotage (l’interpete traduce
ciò che viene detto dall’interlocutore sussurrando all’orecchio dell’assistito).
Oltre all’assistenza linguistica di cui abbiamo parlato sin’ora, gli interpreti si occupano anche
della circolazione interna in formato bilingue di e-mail, protocolli, contratti, cartelle mediche
e documentazione tecnica, nonché della circolazione esterna di articoli scientifici,
presentazioni, modulistica clinica ed amministrativa ecc. Si occupano inoltre della redazione e
l’aggiornamento costante di glossari che investono il settore del trapianto di organi e delle
terapie ad alta specializzazione.
Gli interpeti dell’I.S.M.E.T.T. rappresentano un importante punto di riferimento nei confronti
del personale americano che opera in questa sede e sno responsabili degli incontri in cui si
renda necessaria la loro presenza. Devono quindi avere elevate doti organizzative, così da
stabilire la posizione degli interlocutori che vi partecipano per rendere più agevole
l’interpretazione, stabilire le tecniche da utilizzare ecc.
44
4.1
L’attività del centro palermitano
Uno degli interpeti dell’I.S.ME.T.T. di Palermo, si `gentilmente sottoposto ad in’intervista*
che meglio ci far´capire come si lavora in questa struttura, l’organizzazione, il loro modo di
lavorare, e certamente ci pone davanti ad una situazione che dovrebbe essere seriamente presa
in considerazione dalle altre strutture sanitarie italiane.
Come si diventa interprete medico?
”Al momento attuale, non esiste in Italia una formazione universitaria nel settore
dell'interpretazione medica: il percorso auspicabile è la laurea triennale in scienze della
mediazione linguistica o in discipline affini, seguita da quella specialistica in interpretazione
di conferenza. In tal modo, si acquisiscono le competenze di base necessarie a un interprete in
qualunque contesto, indipendentemente dalla tecnica richiesta (interpretazione dialogica,
consecutiva o simultanea) o dal linguaggio settoriale maggiormente utilizzato. La pratica sul
campo diventa pertanto imprescindibile per colmare non solo le inevitabili lacune
terminologiche, ma anche per imparare a gestire situazioni di indubbio impatto emotivo
(rapporto con il malato e i suoi famigliari, la malattia, la morte, la fisicità, le funzioni
fisiologiche).
Per quanto riguarda il caso specifico dell'ISMETT, va sottolineato che l'attività di
interpretazione non si limita all'ambito medico, bensì viene richiesta anche nei più svariati
settori amministrativi: una preparazione di base ampia ed eterogenea è pertanto essenziale.”
Quanto le componenti emotive influiscono sulla buona riuscita della mediazione?
”In qualunque interazione mediata, l'eccessivo coinvolgimento personale rischia di inficiare la
comunicazione: non solo perché compromette la capacità di concentrazione, e di conseguenza
la qualità tecnica dell'interpretazione, ma anche perché porta ad alterare, sebbene
inconsciamente, forma e contenuto della resa (ad esempio, tramite un'attenuazione o un
rafforzamento
del
messaggio).
Come evidenziato nella precedente risposta, la presenza di situazioni emotivamente connotate
è inevitabile nell'ambito medico: l'impatto per un interprete è indubbiamente violento,
45
soprattutto appena usciti dall'ambiente "protetto" della simulazione universitaria. Anche in
questo caso, è la pratica quotidiana che permette di sviluppare, in modo graduale e spontaneo,
una forma di "distanza professionale" nei confronti di partecipanti e situazioni o, per meglio
dire, di "distacco empatico": non va infatti dimenticato che l'interprete è "fisicamente"
presente e che il dialogo medico-paziente si trasforma necessariamente in un'interazione
triadica. Per tale ragione, sensibilità, ricettività ed empatia sono altrettanto indispensabili: in
sostanza, si deve imparare a filtrare le emozioni trasmesse da un contesto in cui siamo
immersi ma che non ci appartiene, senza dimenticare che non siamo e non dobbiamo essere
degli
automi".
Come reagiscono il medico e il paziente alla presenza dell'interprete?
”L'ISMETT è una struttura sostanzialmente bilingue, in cui la creazione del Dipartimento
Servizi Linguistici ha quasi coinciso con la nascita dell'intero Istituto: per tale ragione, tutti i
membri del personale clinico e amministrativo considerano gli interpreti una presenza
assodata. Sono consapevoli che il loro ruolo varia in base alla situazione, agli interlocutori
coinvolti e alla conoscenza delle due lingue da parte di questi ultimi, passando dalla funzione
di
supporto
a
quella
di
strumento
indispensabile
per
la
comunicazione.
Per i pazienti, la figura dell'interprete è certamente atipica, ma nel complesso, dopo un primo
momento di stupore (soprattutto nel caso dei degenti più anziani), viene accettata di buon
grado, in quanto veicolo di informazioni che riguardano la propria condizione di salute. Il
rischio è che il paziente identifichi l'interprete come la fonte anziché il tramite delle
informazioni: è quindi importante adottare specifiche strategie (quali il cambiamento di
footing o la distribuzione spaziale) per chiarire i ruoli ed evitare ambiguità.”
Quali sono le differenze rispetto al rapporto che viene a crearsi tra medico e interprete
e tra paziente e interprete?
”In entrambi i casi, si cerca di instaurare un rapporto di fiducia. Con il personale medico, il
contatto quotidiano e il senso di appartenenza alla stessa struttura facilitano la condivisione di
obiettivi ed aspettative; si è inoltre consapevoli che l'esito positivo della comunicazione è
garantito dalle competenze specifiche di entrambi i profili professionali. Con il paziente è
altrettanto facile entrare in sintonia, poiché ai suoi occhi l'interprete, in quanto parte integrante
dello staff, contribuisce al successo del piano terapeutico. Tuttavia, al momento
dell'interazione è auspicabile mantenere un atteggiamento imparziale con entrambi gli
46
interlocutori.
Va ricordato che nel caso dell'ISMETT si realizza una situazione del tutto singolare: nelle
interazioni con pazienti e famigliari è il personale sanitario (americano) a rappresentare
l'elemento estraneo alla cultura del Paese "ospitante". Pertanto, se nei tradizionali contesti di
interpretazione per immigrati l'interprete diventa spesso il soggetto a cui questi ultimi si
appoggiano psicologicamente, all'ISMETT sono i medici e gli infermieri americani a trovare
nella figura dell'interprete un punto di riferimento nel loro intero periodo di permanenza.”
L'interprete agisce in qualche modo da filtro rispetto alle informazioni che vengono
date?
”In linea generale, no. Le rese sono quanto più possibile equivalenti agli enunciati originali
per forma e contenuto: come già detto, imparzialità e neutralità sono il nostro obiettivo, non
solo nelle interazioni che coinvolgono i pazienti, ma anche in quelle tra i membri del
personale
clinico
e
amministrativo.
Solo in alcuni casi rari e limitati, l'interprete, laddove percepisce che per motivi culturali un
enunciato rischia di essere travisato o di risultare oscuro, può decidere di dare priorità alla sua
funzione
mediatrice,
intervenendo
per
chiedere
chiarimenti
o
riformulazioni.”
Quali sono le caratteristiche che un interprete deve avere per poter aspirare ad una
carriera in ambito medico?
”Capacità di gestire situazioni di stress emotivo, discrezione, disponibilità, precisione,
prontezza, resistenza, sensibilità, tatto, umiltà.”
Bisogna sempre dire la verità al paziente?
”È indubbio che l'approccio americano e quello italiano alla malattia siano spesso diversi:
l'uno è molto diretto, l'altro tende spesso a proteggere da realtà e notizie spiacevoli. Tuttavia,
non rientra tra i compiti dell'interprete stabilire cosa dire o non dire ai pazienti o ai loro
famigliari: è una scelta dell'operatore sanitario coinvolto nell'interazione. Nella pratica
quotidiana, ci si limita a veicolare delle informazioni, pur cercando di farlo scegliendo,
laddove possibile, le modalità più consone (tono e volume di voce, contatto visivo e
prossemica adeguati alla situazione)”.
47
Come reagisce l'interprete di fronte ai cosiddetti tecnicismi collaterali in relazione al
livello culturale e di conoscenza del mondo del paziente con il quale si trova a che fare?
”In linea generale, l'interprete mantiene il registro scelto dall'operatore sanitario. Solo in caso
di dubbi o perplessità del paziente, si chiede all'interlocutore di riformulare in maniera più
accessibile.”
Il rapporto con il lessico specialistico è considerato un ostacolo?
”No. La fase iniziale è indubbiamente più critica, ma anche la terminologia viene appresa con
il tempo. Come per tutti i linguaggi settoriali, servono costanza nello studio, curiosità e
dedizione, soprattutto data la vastità dell'ambito.”
Giornata tipo di un interprete dell'I.S.M.E.T.T.
”Il Dipartimento Servizi Linguistici conta 7 interpreti turnisti, un Coordinatore e un Direttore.
I servizi di traduzione e interpretazione per il personale americano e italiano, sia clinico che
amministrativo, vengono garantiti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. È quindi difficile tracciare una
giornata tipo: tutto dipende dall'orario in cui si presta servizio (mattino - pomeriggio - notte),
dal flusso di traduzioni scritte, dalla presenza in reparto di personale anglofono, da impegni
precedentemente programmati o da eventi estemporanei. Anziché la giornata dell'interprete, si
può
cercare
di
riassumere
come
segue
le
attività
del
Dipartimento:
ATTIVITÀ DI INTERPRETAZIONE:
- Interazioni tra personale anglofono e pazienti/famigliari;
- Consegne infermieristiche tra personale anglofono e italofono alla fine del turno (ore 7:00 14:00 - 21:00) o per il trasferimento di pazienti da un reparto all'altro;
- Interazioni tra membri del personale anglofono/italofono;
- Lezioni e corsi di aggiornamento;
- Riunioni amministrative;
- Convegni/conferenze;
- Videoconferenze.
ATTIVITÀ DI TRADUZIONE:
- Traduzioni scritte inglese-italiano e italiano-inglese di documenti appartenenti a diverse
48
tipologie testuali (testi amministrativi, legali, medico-scientifici, ecc.): si spazia da politiche e
procedure aziendali a contratti, comunicati stampa, progetti di ricerca, materiale didattico,
curricula vitae, e-mail, ecc.;
- traduzione in inglese della rassegna stampa di articoli nazionali inerenti all'ISMETT e al
settore dei trapianti, distribuite a una mailing list di ISMETT e UPMC;
- traduzione a vista di documenti eterogenei.
ATTIVITÀ DI SUPPORTO (orientamento e assistenza a medici e infermieri di Pittsburgh
temporaneamente stanziati a Palermo).”
* Tale intervista va interpretata come una chiacchierata informale alla quale va attribuito il solo scopo di illustrare in
linea generale l’attività dell’I.S.M.E.T.T. con riferimento all’assistenza linguistica dei suoi pazienti.
49
Conclusioni
Con questo lavoro abbiamo voluto mettere in luce una figura professionale ad oggi non
ancora adeguatamente apprezzata per la sua importanza. La presenza del mediatore
linguistico/culturale all’interno delle strutture sanitarie siano essi ospedali pubblici e privati,
A.S.L., consultori ecc rappresenta un grande passo verso una cooperazione internazionale
capace di garantire agli stranieri che si recano in Italia per brevi o lunghi periodi un’assistenza
adeguata anche sotto il profilo sanitario.
L’importanza della presenza del mediatore linguistico/culturale può essere sintetizzata da due
fattori essenziali:
1) Garantire un supporto linguistico che permetta a medico e paziente di comunicare in
tutta tranquillità e senza il rischio che per un fraintendimento si vengano a creare
situazioni che compromettano la salute del paziente stesso (immaginiamo una persona
che non è in grado di dichiarare l’allergia ad un farmaco, l’assunzione di sostanze che
potrebbero aver causato il proprio malessere, poter comunicare attraverso un interprete
potrebbe contribuire a salvare la vita al paziente stesso!).
2) In un paese come l’Italia che negli ultimi anni ha visto incrementare in maniera
esponenziale il flusso migratorio da paesi in via di sviluppo come l’Africa, l’America
latina, l’Asia, ci si trova spesso davanti a situazioni di conflitto dovute alla
compresenza di culture profondamente diverse tra loro. Pensiamo ad una paziente di
religione islamica, appartenente dunque ad una cultura che spesso tende a tabuizzare le
diverse parti anatomiche soprattutto con riferimento al corpo femminile. La presenza
del mediatore in questo caso, oltre a poter garantire un supporto linguistico sarà in
grado di agire da ponte culturale tra medico e paziente in modo tale da poter dare la
possibilità al primo di lavorare in maniera efficiente e all’ultimo di ricevere le cure
necessarie senza che venga messa in difficoltà rispetto alle regole che la propria
religione le impone.
Spesso gli immigrati che arrivano in Italia dai paesi periferici non conoscono diritti e doveri
con riferimento al sistema sanitario del nostro paese. Un mediatore sanitario sarà dunque in
50
grado di educarli in materia di prevenzione e norme igieniche, strutture sanitarie a loro
dedicate, pratiche burocratiche ecc.
51
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Milano.
53
Ringraziamenti
Il primo doveroso ringraziamento va ai miei genitori Pasquale e Graziella e a mio fratello
Francesco, che con il loro sostegno economico e morale hanno rappresentato un ruolo
fondamentale per il compimento dei miei studi.
Ringrazio la mia relatrice, la Dott.ssa Mara Morelli, che mi ha seguito nella preparazione
della tesi, fornendomi consigli preziosi. Ha creduto in me in ogni istante della mia carriera
universitaria infondendomi le motivazioni necessarie per andare avanti malgrado le difficoltà
che inevitabilmente si presentano in questo duro cammino.
Un pensiero a parte lo dedico all’amica di una vita Anna, futura dottoressa in medicina, che
con la sua saggezza ha saputo donarmi consigli preziosi affinché non perdessi mai di vista gli
obiettivi che mi ero preposta. Insieme a lei ringrazio anche le amiche Maria Giovanna e
Giampiera.
Durante questo non facile percorso ci sono state delle persone che hanno fatto in modo che
non mi sentissi mai sola. Gianni, Manuela, Manila, Cristina, Claudia e Paola, siete riusciti a
colmare quel vuoto che si era creato nel momento in cui mi sono dovuta allontanare dalla
mia famiglia per frequentare l’università, ma soprattutto mi avete dimostrato che ogni
momento della vita è possibile incontrare persone che ti fanno ricordare quanto sia
importante il valore dell’amicizia.
Nel corso dell’ultima fase della mia carriera universitaria, certamente il momento più
impegnativo, ci sono state alcune persone che hanno dovuto subire tutta la mia ansia.
Ringrazio tutti i ragazzi della casa dello studente di via Businco, in particolare la mia
compagna di stanza Silvia, e l’amica e collega Cristina, che col suo amato Simone hanno
scandito le dure ore di studio con piacevoli pause caffè (senza zucchero!) e che mi sono stati
vicino nonostante fossi (giustificatamene) intrattabile.
54
Ringrazio tutti coloro che mi hanno donato un prezioso aiuto ai fini della realizzazione di
questa tesi, al dott. Macchiarini, del reparto di chirurgia toracica dell’Hospital Clinico di
Barcellona, al Sig. Danilo Romeres, dell’I.S.M.E.T.T. di Palermo, ai parenti e amici tutti.
Spero di non aver dimenticato nessuno, ma, qualora l’avessi fatto, vi prego di perdonarmi!
A tutti, GRAZIE!!!
55
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Tesi: Il mediatore linguistico all`interno delle strutture