DISTRIBUZIONE GRATUITA 5.000 COPIE PASQUA 2016 ANNO XXIX- 20/03/2016 98 PUBBLICITÀ Tel. 051 904757 Famiglia Centese “Chi vol fer i so comed vaga a Zent” Cardinale Lambertini Papa Benedetto XIV Direttore Responsabile: Valerio Franzoni USCITA QUADRIMESTRALE Aut. Trib. FE n. 462 del 06/02/90 PERIODICO DI STORIA, CULTURA, ARTE, COSTUME, FOLCLORE E RIEVOCATIVO DELLA VECCHIA CENTO - Fondato da GUIDO VANCINI nel Dicembre 1988 REDAZIONE e AMMINISTRAZIONE: Famiglia Centese - Via Ugo Bassi, 28- Tel. 051 6835699 email: [email protected] - www.famigliacentese.it IMPAGINAZIONE E STAMPA: Graphic System - Cento (Fe) [email protected] - Tel. 051 904757 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale 70% - DCB Ferrara PUBBLICITÀ INFERIORE 50% FERRUCCIO LAMBORGHINI: lʼuomo e la sua leggenda a cura di Giuseppe Sitta Ancora oggi il suo nome evoca anni felici, di intenso lavoro, di gloria per Cento, assurta con le sue auto allʼattenzione del mondo intero, oscurando il mito Ferrari; rappresenta la vittoria di Davide contro i Golia del mondo A 1 PUNTATA opo la IIa guerra mondiale, l’agricoltura, asse portante delle economie centese e ferrarese, è in piena crisi. A livello provinciale, la consistenza del patrimonio zootecnico scende da 124.500 bovini del 1938 a 88.500 del 1946; gli equini, dai 10.000 del 1938 a 7.200 del 1946; la produ- D zione del frumento da 1.808.000 q.li del 1938 a 1.606.000 del 1946; quella della canapa da 395.700 q.li del 1938 a 216.900 del 1946; la terra ha un estremo bisogno di essere lavorata, dopo le devastazioni della guerra: non bastano più le braccia dell’uomo, sempre meno aiutate dalla forza animale. Questi fenomeni, comuni all’area padana e oltre, impongono e favoriscono un improvviso e traumatico Carioca Fortini. Trattore costruito da Fortini Nerio e Cavicchi Giuseppe di Renazzo tra il 1948/49. Tipico esempio di trattore artigianale assemblato con residui bellici. (motore Morris) incremento nella domanda di macchine agricole. Gli anni della formazione. Ferruccio Lamborghini nasce a Renazzo il 28 aprile 1916 da Antonio e Govoni Evelina. Il padre, proprietario di un fondo agricolo a Renazzo, desidera che continui nel lavoro dei campi, ma i piani di Ferruccio contemplano scelte diverse. La meccanica è il suo chiodo fisso: con i suoi risparmi si reca a Bologna, in Montagnola, su un vecchio Dallolio G.D. per procurarsi arnesi e pezzi di ricambio. Dopo le “Scuole Taddia” , dove ha come docenti, fra gli altri, Viganotti, Stefani, Guizzardi, è da Giuseppe Ferioli, un fabbro di classe, un batti ferro, che gli insegna i mille segreti dell’arte della lavorazione del ferro e della saldatura. Passa poi a lavorare dal cav. Righi a Bologna, in v.le Aldini, a 15 lire la settimana: vi si revisionano i mezzi militari dell’Esercito, ad es. il 18 BL Fiat, lo SPA. Sono esperienze importanti che allargano le sue conoscenze nella Meccanica. In una parte del rustico della casa di famiglia impianta un suo laboratorio, dove ripara le poche automo- bili e le molte motociclette, per le quali ha una notevole dimestichezza e grande passione. Ne cambia tante, ma la più bella è sicuramente l’ASTRA. Nel 1939 è militare di leva in Fanteria, e, come tanti Centesi, viene inviato a Rodi, dove viene assegnato qualche giorno dopo all’Autocentro. Nei 6 anni di ferma Ferruccio può, prima degli altri, con diversi stratagemmi, prendere confidenza con gli strumenti più perfezionati dell’industria meccanica, sia italiana che straniera. E’ lui stesso a ricordarli: “Un giorno il Comandante ci ordina di andare a ritirare dieci 626 Fiat, i primi con la cabina davanti. Immediatamente mi impadronisco furtivamente di tutti e dieci libretti di istruzione dei veicoli per studiarne solo io le caratteristiche tecniche. I miei commilitoni sono esperti di motori a benzina, ma ignorano tutto del diesel. Creavo così ad arte un piccolo guasto, ma sufficiente a bloccarne il funzionamento. Prima o poi qualcuno avrebbe chiesto aiuto: diventava così facile per me dimostrare la mia competenza, sapendo dove mettere le mani, per cui aprivo il rubinetto Stabilimento Lamborghini Trattrici. Evoluzioni edificative fino alla fine degli anni 60 della nafta e ……. Spesso, poi, finivo “consegnato” per cui dovevo trascorrere la notte in guardina: la porta, però, restava aperta. Avendo la chiave della porta piccola dell’officina, di notte ne approfittavo per truccare i motori, affinché alla mattina non potessero ripartire. L’indomani il Comandante, non trovando nessuno in grado di individuare il guasto, si rivolgeva a me e ……. Se si guadagna, anche in questo modo abbastanza rischioso, la fama di “Padreterno” sa dimostrare le sue doti di provetto meccanico, diventando in breve capo del Reparto Officina. Terminata la guerra, la vita riprende lentamente; la campagna ha un grande bisogno di macchine e segue A PAGINA 2 pag. 2 pasqua 2016 DA PAGINA 1 molti si improvvisano costruttori. In varie parti d’Italia operano i Campi A.R.A.R. , Azienda Recupero Alienazione Residuati, nei quali è possibile acquistare residuati bellici. Si tratta di veri e propri giacimenti di materie prime: è una manna per l’economia centese, perché da questi residuati si ottengono e si creano gli strumenti indispensabili per la ricostruzione: sarebbero riusciti ugualmente i nostri Lamborghini, Vancini e Martelli senza questi Campi? Il primo risultato della ricostruzione è la CARIOCA, un’auto residuato bellico, tagliata subito dietro la seconda fila di sedili; con un differenziale più robusto; si elimina il tetto, mentre il parabrezza può rimanere. Giorgio Zarri, che nel 1934 ha costruito un vero e proprio trattorino, equipaggiato con un motore della motocicletta Excelsior, ricorda così l’attività di numerosi artigiani nel campo dei trattori a Cento e nelle FERRUCCIO LAMBORGHINI località limitrofe, fra i quali: Licinio Gallerani, di Renazzo, con i suoi G.L.E.F.; Carassiti & Guazzaloca; Fortini Nerio & Cavicchi Giuseppe, di Renazzo, che costruiscono un trattore ed un cingolato; poi il sig. Fortini lavora come capofficina dal sig. Monti, già Carassiti; Maini, di Galliera; Fabbri Gino & Luigi, di Venezzano, Castello d’Argile; F.lli Gandolfi, che utilizzano motori VM, a Castello d’Argile; Testoni & Martelli, di Budrio; Mosca Giovanni, di Pieve, costruttori di vaporizzatori; Giorgio Zarri, che già monta sui suoi trattori motori Guy, nel 1951, per il suo DA 28 sceglie uno dei primi motori diesel della VM, recante come numero di matricola il 7. Alfonso Carassiti, futuro socio di Lamborghini, ricorda così i propri inizi: il sig. Guazzaloca, di Renazzo, Lavorazione della canapa: la préla Famiglia Centese cole; è un documento sferirsi, intorno al 1947, nella vicina molto importante, il proprietà Vitali, nei pressi della fusolo che consente, tra tura “Escavatori Pesci”. E’ proprio l’altro, all’utente di po- in questa piccola officina che, aftere usufruire del pe- ferma il sig. Ferruccio, “comincio a trolio agricolo a 32 lire pensare alla costruzione di un tratal litro, anziché a 150! tore”, che diventerà la CARIOCA. Il disegno tecnico, al- “Con un impiegato, Tonino Govoni, legato alla domanda di e quattro operai, utilizzando maomologazione, è di Al- teriali Arar e un Morris 6 cilindri, fredo Govoni, all’epo- il sogno prende progressivamente ca dipendente dei F.lli corpo. Considerati i risultati nostri e Fava, titolare, poi, quelli di Carassiti & Guazzaloca, e della “Tecnogovoni”. il fatto che possiedo un’officina tutta Curiosamente, nessuno mia, decidiamo di formare la società o quasi di questi bravi Lamborghini-Carassiti-Guazzaloca artigiani ha la forza, il per la realizzazione al più presto del coraggio, l’intrapren- nostro progetto”. denza di trasformarsi I risultati non tardano: il 3 febbrain industriale: io 1948, giorno di San Biagio, paFerruccio Lamborghi- trono di Cento, viene presentata la La prima Carioca Lamborghini 1947/48 con materiale ni, invece, compie il prima Carioca: è un vero successo, ARAR. (Con il termine Carioca si indicano i poveri di cammino esattamente che si concretizza in 11 ordinativi Rio de Janeiro, allo stesso modo la Carioca diventa il opposto, da meccanico e l’anticipo di £ 100.000 cadauno, trattore povero.) a costruttore. Seguia- denaro fresco fondamentale per fiavendo costruito un telaio di tratto- molo in questo suo percorso. Negli nanziare l’attività, senza ricorrere al re, si rivolge a me per la carrozzeria, stessi anni, infatti, è tutto preso dal- credito“. Ma quando, qualche mese indispensabile per potere circolare la meccanica, in particolare dall’au- dopo, presento i miei progetti, volti su strada; nasce così la Guazzaloca tomobile. Nel 1946/47 apre una pro- all’ampliamento dell’officina e della & Carassiti. Allora sapevo ben poco pria officina di meccanico per auto produzione, Carassiti e Guazzaloca di trattori: in Africa avevo lavorato nei capannoni dell’ex Zuccherificio, preferiscono ritirarsi, decisione che con macchine e camion in mezzo passando attraverso una serie di bre- porta inevitabilmente allo scioglialla sabbia; mi suggerisce di andare vi alleanze, con le quali cerca la sua mento della società”. a vedere il “Landini” del sig. Dan- strada. Dapprima si associa con il continua te Maccaferri, di Cento, titolare di sig. Giuseppe Malaguti, poi con il al prossimo numero un’azienda di contoterzisti. Com- sig. Remido pletato il trattore, lo consegno al Govoni, di mio socio perché lo impieghi nella Dodici Mosua azienda agricola. Visti i positivi relli, che si risultati, decidiamo di proseguire in sta interesquesta produzione. Vendiamo un s a n d o , t r a esemplare al sig. Franceschini, al- l ’ a l t r o , d i la Giovannina, dove effettuiamo le c o m m e r c i o prove di collaudo; per questo lavoro di automoriceviamo 350.000 lire. Risolvia- bili. mo, fortunosamente, anche il pro- S c i o l t a l a blema del Libretto di circolazione Società col delle macchine agricole, rilasciato sig. Govoni, dall’U.M.A., Utenti Macchine Agri- decide di traUn tiro di buoi al lavoro Salumeria Specialità Formaggeria Frutteria Vi aspetta in Via Penzale, 25 a CENTO (FE) Auguri! pag. 3 PASQUA 2016 Famiglia Centese Tel. 051.6836204 GENERALI ITALIA SpA Agente: UMBERTO ROSSI Agenzia Generale di CENTO Via Leonardo da Vinci, 12 - 44042 CENTO (FE) Tel. 051.901000 - Fax 051.901243 e-mail: [email protected] pag. 4 PASQUA 2016 Famiglia Centese I tuoi capi accuratamente lavati e stirati? Consegna immediata? Cortesia e professionalità? Buona Pasqua Lavasecco Bu o na Pa squ a ! STELLA EXPRESS Ti aspetta in Via U. 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A tutti i soci anche un presente a ricordo del 50° della Società. Non sono mancati la lotteria e l’intrattenimento musicale: Ramin e Cristian hanno accompagnato la serata con momenti di gradevole ascolto. 6 Gennaio 2016 – Il nostro sentito affetto al Plattis Il 6 gennaio, i soci Fiorella Vancini, Alberto Alberti e Giuseppe Sitta hanno trascorso il pomeriggio assieme agli anziani della casa di riposo, per condividere e contribuire alla Festa della Befana, organizzata per gli ospiti del Plattis. 21 Gennaio 2016 – Donazione alla Collegiata di S.Biagio Quest’anno si è deciso di devolvere il ricavato della lotteria della Festa degli Auguri alla Collegiata di S.Biagio, come piccolo ma sentito contributo per il suo restauro. L’assegno è stato consegnato a Don Stefano Guizzardi, dal Consiglio di Amministrazione della Famè Zenteisa in una serata di riunione, a nome di tutti i soci. 26 Febbraio 2016 – “La promessa di Ruggero” di Alice Montagnini e Filippo Taddia Ad un anno dalla scomparsa del Prof. Guido Vancini, Famè Zenteisa ha organizzato una serata in Suo ricordo, con la presentazione del romanzo breve “La promessa di Ruggero”, di cui Alice Montagnini, nipote acquisita del Professore, è coautrice con Filippo Taddia. Alice e Filippo hanno in comune la passione per l’arte dello scrivere e si sono conosciuti ad un corso di scrittura, da qui il sodalizio artistico. L’evento si è svolto presso il Palazzo del Governatore nell’elegante Sala Zarri, Luciana Orsini, Presidente in carica di Famè Zenteisa, ha introdotto mentre Valerio Franzoni, Direttore del nostro periodico, ha rivolto ad Alice e Filippo una serie di domande, volte soprattutto a comprendere il loro iter per la realizzazione del libro. Il romanzo, che ha come tema la Prima Guerra Mondiale o “Grande Guerra”, ha vinto l’edizione 2015 del premio nazionale Noax – Navuàcs, indetto dal comune di Corno Rosazzo, in provincia di Udine, comune sito in un territorio che fu protagonista degli eventi di questa guerra. I due autori hanno letto alcuni passi del romanzo intercalando la lettura con gli interventi di: Roberta Calzolari, insegnante di storia, che ha fornito cenni storici del periodo di guerra 1915-1918, Marco Pelizzola, artista centese, autore delle illustrazioni della prima edizione del romanzo, Stefano Fiocchi, che ha mostrato alcuni reperti ritrovati nelle trincee scavate dai soldati sull’altopiano di Asiago, durante la Grande Guerra. Al termine della bella serata, Alice e Filippo hanno autografato con dedica, le copie del romanzo acquistate dai presenti. 6 marzo 2016 – A Bologna per visitare la città e la mostra “Guido Reni e i Carracci” Domenica 6 marzo, giornata di tregua dopo le avverse condizioni climatiche, ha consentito di apprezzare al meglio, quanto previsto nella sua programmazione. Il gruppo dei Soci, raggiunto in pullman il centro di Bologna verso le 10 del mattino, ha poi proseguito a piedi sino a Palazzo Fava, dove è stata allestita, dal 5 dicembre 2015 sino al 13 marzo 2016, la mostra dei capolavori degli artisti bolognesi, arrivati dai Musei Capitolini e che sono attualmente in restauro. Così, passando da una sala all’altra del piano superiore di Palazzo Fava, si sono potute ammirare le opere di diversi pittori rinascimentali bolognesi con gli affreschi sulle pareti di Annibale e Ludovico Carracci, dei quali sono esposti anche prestigiosi quadri. Per ultima la sala dove fanno bella mostra di sé i quadri dell’ultimo periodo artistico di Guido Reni, illustre pittore bolognese, fra i maggiori del ‘600. Al termine, la comitiva si è recata presso la rinomata trattoria osteria “Buca Manzoni”, per gustare tipici piatti della gastronomia bolognese. Dopo pranzo, dalle 14 e 30 alle 17, visita guidata di Bologna nell’area pedonale del centro storico, da Piazza Maggiore con i palazzi di Re Enzo, dei Notai, del Podestà, il palazzo Comunale, la grande basilica di S.Petronio, la fontana del Nettuno, il portico del Pavaglione, fino a raggiungere piazza S.Stefano. Questa è circondata da splendide dimore private del ‘400 e ‘500, sulle quali domina il complesso monastico di S.Stefano, che ricorda molto, nella sua architettura medievale esterna, quello della basilica di San Vitale a Ravenna. Un passaggio davanti al palazzo gotico della Mercanzia alle 17, conclude la passeggiata cittadina: è ora di fare ritorno a Cento. Di primo acchito avrebbe potuto sembrare superfluo questo tour bolognese, essendo Bologna per i Centesi un polo di riferimento culturale, commerciale, di lavoro e di svago. Ripercorrere, però, il centro storico con una valida guida ha permesso ai presenti di arricchirsi di quelle nozioni storiche e di quegli aneddoti che hanno fatto emergere di ogni sito le singole peculiarità. Anna Vegetti pag. 6 PASQUA 2016 Famiglia Centese LA LIBERAZIONE E IL SUO COMITATO NAZIONALE (C.L.N.) GALEAZZO GAMBERINI M FERRUCCIO PARRI (Pinerolo 1890- Roma 1981) Fu il più significativo esponente della Resistenza italiana specie al Nord dell’Italia, dove partecipò alla costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I.) che sotto l’occupazione nazi-fascista agì clandestinamente da Milano dove operò con una certa autonomia rispetto al governo di Roma già liberata nell’estate del 1944. Fu per un breve periodo anche presidente del Consiglio a Roma nel 1945. Egli era l’erede morale dell’attività liberal-democratica dei fratelli Rosselli che vennero uccisi dai fascisti francesi con il supporto dei Servizi italiani nel 1937. Subì il carcere e il confino dal regime fascista. Nel dopoguerra fu deputato alla Costituente della Repubblica, ma sciolse il suo piccolo partito e venne eletto senatore nelle liste socialiste (1958). Successivamente venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica G. Gronchi. F 1 IVO DIOZZI (Cagli, PS 1886- Cento 1960) Avvocato laureato a Ferrara nel 1909. Cattolico progressista in tempi non facili per il movimento. Fra i fondatori del Partito popolare di Sturzo nel 1919. Ebbe sempre ben chiara la distinzione dei ruoli fra Chiesa e Stato. Entrò fra i primi nel C.L.N. in cui aveva vicino il cattolico Giuseppe Gaiani (S.M.Decima 1909), cassiere del C.L.N. dall’agosto 1945 alla primavera del 1946. Gli venne proposto, il 23.4.45, di assumere la carica di Prefetto della provincia, offerta che declinò. Venne nominato Preside della stessa e poi nel 1946, con le elezioni, venne confermato come Presidente. Si batté in tutti i modi per migliorare le condizioni della “bassa”. Fra le tante opere, si deve a lui la vitale statale Romea. A Cento tenne la presidenza della “Partecipanza” e del Consorzio scoli. F8 ano a mano che ci allontaniamo da quel fatidico Aprile 1945 il ricordo di quegli avvenimenti svanisce anche perché il venir meno dei concittadini che l’hanno vissuto toglie la testimonianza fisica, che non viene sostituita, come sarebbe indispensabile, dallo studio della materia a livello di massa: la memoria poi non è caratteristica peculiare del nostro carattere nazionale. Senza memoria però non c’è identità. Proviamo, con queste righe, a ricordare insieme ( o ad imparare, a seconda dell’età del lettore) il valore della pace e prima ancora della libertà, che è bene supremo e su tutto fa premio. Libertà nel manifestare il proprio pensiero senza dissimulare per paura di perdere ( o non trovare) il lavoro, o essere menomati nei propri diritti civili, magari ricevendo maltrattamenti che la gente, per “quieto vivere”, finge di non vedere e non sentire. Ricordiamo che c’è stato un tempo in cui non si poteva votare per determinare il corso della vita del Paese, oppure che, a insindacabile giudizio di organi inquirenti politicizzati, si era inviati davanti a Corti speciali giudicanti le cui sentenze, anche capitali erano inappellabili e che erogavano condanne ad anni di carcere o di confino in territori sperduti, o ancora, ricevere ammonizioni decise da commissioni amministrative a livello provinciale, senza che l’interessato ne fosse a conoscenza fino al momento in cui venivano comunicate e, anche queste, senza appello. E’ evidente lo stato di paura che un regime di questo tipo ingenerava. Il Potere tutto decideva, dalla culla alla tomba. C’era naturalmente una piccola via Roberto Pea (Brescia 1893-Cento 1978). Nelle FF.SS. come capo tecnico, nel 1924 venne licenziato per motivi politici. Era perseguitato continuamente dagli squadristi fascisti. Entrò quindi nella S.E.E.E. di Parma (in breve l’ “Emiliana”) che forniva l’energia elettrica a Cento. Qui fu direttore tecnico, anche se sempre bastonato, però. Nel 1943 cominciò ad incontrare altri oppositori non più del solo fascismo, ma anche del nazismo, che aveva invaso l’Italia. Prima di questi avvenimenti ci fu però un’importante fase iniziale più prettamente militare: è la fase del Benati che coinvolgeva anche membri della G.N.R. (fratelli Cremonini) in cui il fascismo, questa volta cento- pievese, decise pene capitali. I Cremonini vennero fucilati nel modenese e il Benati deportato in Germania. Subito dopo prese consistenza un altro C.L.N. cui partecipavano l’insegnante prof. Domenico Conserva, piemontese, il futuro sindaco socialista Albano Tamburini (nominato prima ed eletto poi Sindaco, il primo, dopo venti anni di dittatura esercitata localmente dal Podestà di nomina governati- di sfogo, ma beninteso si doveva prestare attenzione alla persona con la quale ci si “sbottonava” e il dubbio in proposito rodeva l’anima e complicava l’esistenza. Per quanto riguarda la società nazionale nel suo complesso, il Regime riservava una educazione di tipo militaresco come all’interno di una grande caserma dove tutto era gerarchizzato e a tutti era assegnato un determinato posto che difficilmente poteva cambiare in meglio, se non per straordinari meriti politici, ossia vendendo la propria anima al Potere. Potere che aveva la insindacabile facoltà di decidere della pace e della guerra, ossia della vita e della morte del singolo come dell’intero popolo. Doloroso ammetterlo, ma da situazioni come quella di cui ragioniamo, si esce solamente con il sangue e le sofferenze di guerre perdute perché, se venissero vinte, il giogo del Potere che le ha decise ne risulterebbe ribadito. Quindi sarebbe masochistico battersi per il proprio Paese in determinate situazioni politiche e infatti il nostro Paese è uscito dalla schiavitù soltanto tramite una sconfitta cocente e dolorosa (e divisiva). E’ giusto battersi per la difesa di un Paese retto secondo principi democratici costituzionalmente garantiti in cui il popolo, a maggioranza, decida del proprio destino. Dobbiamo respingere l’odio dei momenti di emergenza, forse inevitabile, e non smettere mai di ragionare fra di noi per ricavare il meglio della nostra natura, secondo la Costituzione che ci hanno dato i nostri padri a prezzo di tanti sacrifici che in queste pagine abbiamo provato di illustrare, nel modo più chiaro e franco, e forse doloroso, possibile. va), il democristiano avv. Ivo Diozzi ed altri. Il 23 Aprile 1945 gli alleati, entrati in Cento inseguendo i tedeschi in fuga, trovarono la città ordinata e subito pattugliata da una polizia partigiana (o civile). Il C.L.N. centese ebbe il Conserva come primo presidente, ma per un suo grave problema agli occhi, il vero capo era Aldo di Giovanni, genovese, con la carica di segretario. Dopo un assestamento iniziale la presidenza passò al socialista, ex maggiore nella I g.m., Dante Basini il quale, avendo testimoniato alla Corte d’Assise speciale di Ferrara a discarico del noto fascista G. T. accusato di collaborazione nella deportazione al lavoro coatto in Germania di numerosi centesi, provocò una mezza sollevazione popolare alla notizia dell’assoluzione e quindi si dimise dalla carica. Il caso G.T. è emblematico in quanto questi venne furbescamente espulso dal capo della Brigata nera centese per facilitargli l’infiltrazione tra gli avversari, come fascista in disgrazia. Il problema nelle guerre civili è che la spia o il confidente della polizia può avere l’amichevole viso del vicino di casa o del parente che controllano e riferiscono, come nel caso del carabiniere Galliano Bisi (1923-1944) di Alberone, partigiano della Div. Modena, tradito da un vicino mentre faceva visita alla madre: ciò gli costò la vita. Al dimissionario Basini subentrò il comunista Pea che fu il vero normalizzatore della situazione che gradualmente uscì dall’emergenza dell’ordine pubblico, anche se non da un punto di vista alimentare e abitativo, terribili in quell’inverno 194546, libero, ma freddissimo. Per sistemare tutti i problemi causati dalla guerra ci sarebbero voluti ancora anni. A Pea subentrò, come presidente, l’insegnante Adolfo Borgatti (Cento,1919-2006) che sarebbe stato anche l’ultimo. Nella primavera del 1946 ci furono le elezioni amministrative (cui partecipavano per la prima volta nella storia italiana anche le donne) che videro Tamburini Sindaco e Pea suo Vice. Il passaggio dalla dittatura e dalla guerra alla pace democratica era avvenuto e il C.L.N. aveva ormai esaurito le sue funzioni, anche per le rivalità che avevano cominciato a manifestarsi fra i partiti, non più uniti come per la Resistenza anti nazifascista. F 2 Cento, 23 Aprile 1945 (pomeriggio). Il Municipio imbandierato dal mattino con i colori alleati fabbricati per l’occasione dalla ditta Vancini Addobbi (per lire 300), specie per le bandiere sovietiche che hanno la falce-e-martello in posizione sbagliata ( ma chi sarebbe stato tanto folle da tenersi in casa per vent’anni tale bandiera?). La bandiera britannica è quella della marina mercantile (!), ma la folla che gremiva piazza e strade non faceva però molti distinguo. Le bandiere rimasero esposte per 15 giorni. Il tricolore era al solito posto d’angolo. Nel momento della foto la incredibile folla osannante del mattino era parzialmente rientrata, dato anche l’orario pomeridiano (notare le ombre). La libertà che avvertiva la folla era bensì sostanziale e non formale, in quanto l’Italia del Nord era ancora in stato di guerra, sottoposta al Governo militare alleato (A.M.G.) e ciò fino al 2 maggio, quando i comandanti di esercito e SS tedeschi firmeranno la resa nella reggia di Caserta, sede del Q. G. alleato. Il Governo alleato esercitava i suoi poteri tramite ufficiali insediati nei capoluoghi di provincia (in quella di Ferrara erano inglesi). Si noti sulla parete del Municipio la mancanza della grande lapide dei “Centesi illustri”, anni prima rimossa dai fascisti per far posto ad una lapide dei loro caduti, poi rimessa nel dopoguerra, e la bella casa Tamburini perfettamente armonica con il Municipio, demolita poi e rimpiazzata dall’edificio della CARIFE. F 3 Cento, 23 Aprile 1945. Autoblindo “Staghound” appartenente alla 2.a Divisione neozelandese del gen. Freyberg (8.a Armata britannica) in arrivo da S.Pietro in C. Questo reparto esplorante si era staccato dal grosso che avanzava sulla via Galliera puntando verso Venezia e Trieste, non frazionandosi per il presidio del territorio conquistato, che lasciava ai partigiani dei C.L.N. locali. Poiché il ponte (vecchio) sul Reno era stato parzialmente interrotto dai bombardamenti alleati, si ritiene che il passaggio del fiume sia avvenuto utilizzando il ponte militare tedesco in località “Sifone” e con discesa per via Marescalca. Tutta la scena di popolo festante stride fortemente con gli ultimi manifesti fascisti affissi sulle colonne del Municipio, a sinistra nella foto, che incitano a fermare i....barbari. Una campagna propagandistica molto sfruttata negli ultimi tempi di Salò fu quella del rapimento dei bambini da inviare in Unione Sovietica per indottrinamento politico. E ciò sarebbe dovuto avvenire dopo l’arrivo degli alleati angloamericani! Qualcuno (specie se bambino) ci credeva davvero. Anche fra gli stessi propagandisti c’era l’dentica convinzione e ciò fu all’origine dello sfollamento dei loro bambini oltre la linea del Po, mitica , ma inesistente linea di difesa. F 4 Cento, 23 Aprile 1945. Uno “Scout car” (autoblindo) “Greyhound” dell’U.S. Army in esplorazione avanzata della 91.a Divisione di fanteria americana (5.a Armata). Proviene da via Accarisio e sta girando verso la Rocca. Oltre al militare che sta consultando una mappa della città, fornisce indicazioni anche il civile Dinelli che esibisce al braccio la fascia di poliziotto partigiano appartenente al Corpo subito organizzato dal C.L.N. centese e comandato da A. Borgatti. Le tre foto di quella luminosa giornata di aprile, quasi uniche immagini esistenti, vennero scattate da due ragazzi, oggi quasi 90enni, Franco Alberti e Carlo Fiori: uno possedeva la macchina e l’altro il rullino. F6 pag. 7 PASQUA 2016 Famiglia Centese ALCUNI DEGLI ALTRI ... MARIO CONTRI (Cento 1899- Bologna 20.8.1944) Era di umili origini, ma dotato di brillante ingegno che lo portò a divenire, da autodidatta, il primo radiotecnico della città. Era antifascista “ di nascita” (suo padre era stato uno dei primi sindacalisti). Bersagliato continuamente dai fascisti, un giorno passò, esasperato, a vie di fatto contro uno di loro , in piazza del Guercino. Arrestato, condannato, scontò la sua pena. Sempre tenuto d’occhio dall’U.P.I. ( ufficio politico investigativo) della M.V.S.N. Nel 1944 (giugno) venne arrestato nonostante fosse stato arruolato nella TODT, dalle Brigate nere (“aveva la lingua lunga e faceva discorsi eversivi”). Un giorno un autocarro della Brigata nera di Cento si presentò davanti al carcere a prelevarlo e invano i Cappuccini, del vicino convento, tentarono di intervenire, pensando al peggio. Peggio che venne con la fucilazione al poligono di tiro di Bologna. Lasciava tre figli in completa indigenza. I resti sono inumati nel Sacrario partigiano alla Certosa di Bologna. Il suo nome è iscritto nei ruoli della Brigata “Luigi Rispoli” (altro centese di adozione, appartenuto alla “Bianconcini” e fucilato pure a Bologna nel 1944). F9 F1 F6 F10 Archivio dell’autore F7 A.S. Comune Cento Cento (Spallone) 1944. Sfuocata immagine di una squadra di lavoratori volontari della “Organisation Todt” del gerarca nazista Speer, comandata a Cento dal capitano della “Luftwaffe” (Aeronautica) Teetzen. I dipendenti italiani erano ben pagati (con i denari delle casse di Salò) e, possedendo lasciapassare tedeschi, non potevano essere toccati dai fascisti che spesso si vedevano passare sotto il naso, tranquillamente, disertori e renitenti alla loro leva. I lavoratori della Todt erano addetti al ripristino delle linee di comunicazioni vitali per l’esercito germanico, linee che venivano continuamente interrotte dalla onnipotente aviazione alleata, o anche alle costruzioni militari (Reno -Stellung). E’ però chiaro che questi lavoratori, pure in stato di necessità, svolgevano una attività di (moderato) collaborazionismo. L’intero complesso dell’ex Zuccherificio (poi Industrie Fava), sgomberato dal Regio esercito italiano discioltosi, era stato adibito a magazzino di questa importantissima organizzazione tedesca che negli ultimi mesi di guerra era stata imitata anche dai fascisti con le due organizzazioni Castellano e Testa, dipendenti comunque dalla Todt. F 5 Immagine “brechtiana” del tedesco di Sassonia Herbert Kaiser partigiano unitosi fin dal 4.9.1944 alla resistenza nella zona di Dodici Morelli. Il nazismo non aveva conquistato proprio la totalità delle menti tedesche. A Cento c’era anche un altro disertore-informatore della resistenza: Eddy Farkas, paracadutista (sic) viennese. Quest’ultimo cooperò con l’attivissima resistenza bellunese. Venne assunto nell’immediato dopoguerra al pastificio Barbieri fino a che la pressione della massa dei reduci italiani, che rimpatriavano e chiedevano disperatamente lavoro, costrinsero il C.L.N. a a allontanarlo. Anche altri militari germanici, pur senza arrivare alla aperta collaborazione, nell’attraversare la città bussavano ai portoni per chiedere rifugio. In quella situazione anche la durissima disciplina germanica mostrava cedimenti, più o meno palesi. F 7 CREDITI FOTOGRAFICI: F2 Mariuccia Pea F3 F4 F5 Fondo Vidoni in A.S. Comune Cento F8 Famiglia Diozzi F9 Famiglia Contri F11 Archivio Istituto Parri, Bologna L’Hauptsturmfuerer (Maggiore) delle Waffen SS che comandava il Reparto esplorante della 16.a Divisione panzer-grenadiere “Reichsfuerer SS”, Walter Reder (1915-1991). Egli, nazista dal 1935, venne addestrato nei campi di concentramento nei Reparti “Totenkopf” per passare poi alla Divisione Waffen SS. Fu il responsabile del più grande massacro compiuto da truppe germaniche nell’Europa occidentale. In un crescendo wagneriano questa Divisione nazista, sotto il comando del gen. Max Simon, seminò sangue di donne, bambini e uomini, per lo più vecchi, su un percorso che andava da Massaciucoli (LU) a Monte Sole (Marzabotto, BO) passando per S. Anna di Stazzema (LU). I massacrati furono complessivamente 1200, di cui oltre 800 sicuramente attribuibili alla diretta responsabilità personale del Reder (770 soltanto a Monte Sole/Marzabotto). Le vittime furono soltanto un po’ meno dei sacerdoti, suore e seminaristi cristiano-copti sterminati nel monastero di Debrà Libanòs in Etiopia, su ordine del Maresciallo R. Graziani, nel 1937. Naturalmente il confronto fra il numero delle vittime non cambia nulla del mostruoso agire del nazista Reder il quale, nel 1948, venne estradato in Italia dagli alleati e processato dal Tribunale militare di Bologna che lo condannò all’ergastolo nel 1951, da scontare nel penitenziario militare di Gaeta. Colà il Reder aveva il trattamento previsto per gli ufficiali, ossia godeva del servizio di un soldato italiano come attendente, come il suo degno camerata delle S.D. Herbert Kappler (Fosse Ardeatine: 335 morti). Nel 1964 il Reder inviò un appello chiedendo il perdono agli abitanti di Marzabotto i quali, 282 a 4, lo respinsero. Dopo qualche anno Reder inviava una lettera di pentimento agli abitanti di Marzabotto e poco dopo, il governo in carica, usando la politica del fatto compiuto, lo rimpatriava con un volo di stato. Passato qualche anno, con Reder alloggiato, con tutti gli onori, in una caserma dell’esercito austriaco, lo stesso rilasciava un’intervista con la quale faceva sapere che la lettera di pentimento era stata soltanto una furba manovra del suo avvocato. Egli riteneva quindi di non avere commesso nulla di male e di nulla doveva perciò pentirsi. E’ evidente che tutta la vicenda Reder, come quella del suo compare di Gaeta, Kappler, “fuggito” dall’ospedale militare del Celio dove era ricoverato per esami, è frutto dei soliti torbidi maneggi italiani al fine di compiacere qualcuno per ottenere chissà quali vantaggi. F 11 Alessandro Pavolini (1903-1945). Acceso squadrista fiorentino, operò in Etiopia nella 15.a Squadriglia da bombardamento “La disperata” (vecchio nome di squadra d’azione fascista a Firenze) di Galeazzo Ciano. Irroravano di gas “Iprite”gli Etiopici durante la battaglia dell’Endertà e quella del Tembien. Segretario del Partito fascista repubblicano (P.F.R.) durante il periodo di Salò (1943-45). Nel luglio 1944, per rifarsi dello smacco subito dal collega Renato Ricci (odiatissimo) che aveva ottenuto la G.N.R. e del “potere” di R. Graziani che comandava l’esercito (anche se fantasma), creò le Brigate nere che non era un corpo militare, bensì il Partito fascista repubblicano in uniforme, ossia composto da tutti gli iscritti al partito fino ai 60 anni (uomini, donne e anche ragazzi). Si distinguevano per il teschio sul berretto e le uniformi di solito nere ed il comportamento violentissimo che terrorizzava le popolazioni. Erano anche invise agli stessi nazisti che pure le avevano viste nascere con soddisfazione, per non dire dell’esercito tedesco che giunse ad espellerle addirittura dalla città di Bologna per il loro comportamento che “turbava la popolazione con vessazioni di ogni genere” ( gen. Von Senger). Pavolini venne giustiziato dai partigiani, a Como nell’aprile del 1945. F 10 Vi aspetta con le collezioni Uomo e Donna primavera 2016 a asqu P ona Bu P.zza Guercino, 36 - Tel. 051.903233 C.so Guercino, 46 - Tel. 051.6831492 CENTO (FE) pag. 8 pasqua 2016 Famiglia Centese ANTONIO DIOZZI Maresciallo dei Carabinieri e Benemerito della salute pubblica, nel 1° centenario della nascita, 1844-1916 a cura di Giuseppe Sitta N asce a Reno Centese il 20 settembre 1844 da Francesco e Luigia Guaraldi. Entra giovanissimo nei Reali Carabinieri: allievo carabiniere per 8 anni nella Legione Allievi, poi carabiniere a piedi. Nel 1866 milita nella Legione Palermo e nel 1867 viene inviato nell’isola di Pantelleria in soccorso alla popolazione colpita dal colera. Questo incarico gli merita una medaglia in bronzo, con la seguente motivazione: “Il Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno attesta che al signor Diozzi Antonio, carabiniere, fu con Decreto Reale 2 maggio 1869 conceduta la medaglia di bronzo pei benemeriti della pubblica salute in testimonianza di ammirazione e gratitudine per quanto operò durante il cholera nel Comune di Pantelleria, Provincia di Trapani. Questa attestazione sarà documento al sig. Diozzi della onorificenza conseguita e varrà a lui di autorizzazione per fregiarsene pubblicamente”. Firenze addì 3 del mese di Maggio 1869 – Il ministro – Gerolamo Cantelli. Nel 1873 è brigadiere nel- la Legione Verona, Verona per cui presta servizio a S. Stefano del Comelico, Belluno, e a Thiene, Vicenza. Nel 1881 è Maresciallo nella Legione Roma e per qualche tempo comanda la Stazione di Ponte Sant’Angelo. Il 5 gennaio 1882 sposa Valeria Balboni, di Reno Centese, di quei Balboni di via Bottega, detti “I Galiazz”, dal nome del capostipite. Dal 1882 al 1884 presta servizio a Vasto, Chieti e ad Isernia, dove nasce la figlia Iole. Nel 1884 è Sott’Ufficiale anziano nella Legione Ancona, operando fino al 1890 a Cagli, Pesaro, dove nel 1886 nascono i figli gemelli Ivo ed Albana. Va in pensione nel settembre 1890: dopo qualche mese rientra a Cento, un vero e proprio ritorno alle origini. A Cento, infatti, si occupa di agricoltura, interessandosi alla conduzione di un piccolo podere a Corporeno, chiamato “Fondo Vecchietta”. Si spende quale amministratore della Partecipanza agraria, istituzione che più aveva caratterizzato la sua famiglia d’origine e che segnava profondamente la maggior parte delle famiglie allora presenti nella campagna centese. Viene, infatti, eletto consigliere nel 1897 e 1903, diventando membro dell’assunteria per le divisioni dei capi del 1898 e 1899. Nei primi anni del ‘900 è consigliere della Succursale di Cento del Credito Romagnolo. Uomo di profonda fede e cristiani, di radicati valori cristiani aderisce alla Confraternita della B.V. Addolorata, detta “del sacco”, di Cento, ed al movimento salesiano dei Cooperatori salesiani, sodalizio nato pochi anni prima dalla fede e dal carisma del sacerdote piemontese, don Giovanni Bosco, morto nel 1888. Il 7 dicembre 1906 Antonio riceve il diploma di Cooperatore salesiano, firmato da don Michele Rua, successivamente Beato, diretto successore di San Giovanni Bosco. Antonio muore a Cento il 12 febbraio 1916. La salma viene trasportata dalla Sussidiale di San Filippo all’insigne Arcipretale di San Biagio. Impartita l’assoluzione dall’Economo spirituale don Guerra, la salma viene accompagnata al cimitero comunale, fra gli altri, dal Consiglio d’amministrazione dell’Asilo infantile, dalla Confraternita “del sacco”, dall’Arciconfraternita del SS.mo, dal Clero secolare e regolare, da una rappresentanza del Comitato di Vigilanza del Credito Romagnolo e dagli impiegati della Succursale di Cento, dal Circolo cattolico. La salma viene tumulata nel sepolcro della Compagnia “del sacco”, nella sua funzione di camerlengo. Ringraziamo la famiglia Diozzi per questa importante documentazione, che ci ha consentito di aggiungere un altro piccolo tassello alla conoscenza della storia della Cento. nostra amata Cento Da “La Domenica dell’Operaio” Organo del Comitato Provinciale del Partito Popolare Italiano e dell’Unione del Lavoro della Provincia di Ferrara, di domenica 27 giugno 1920, apprendiamo una notizia riguardante la plurisecolare Cappella musicale di San Biagio: “Per la soppressione dell’assegno per la Cappella musicale di San Biagio – L’Amministrazione della parrocchia di San Biagio ha presentato ricorso contro la soppressione dell’assegno di £ 808 annue nel bilancio preventivo del Comune per l’Esercizio 1920. Ci consta che l’Autorità prefettizia ha ordinato alla Giunta socialista di iscrivere tale spesa nel proprio bilancio (..)”. Da un altro documento, fornito come il precedente dalla famiglia Diozzi, veniamo proiettati al 1933: si tratta di una lettera di don Giovanni Zanandrea ad Ivo Diozzi. “Preg.mo signore come Ella ben sa, la Schola Cantorum della Collegiata, ricostituita su larga scala e decisa di attuare un vasto programma di musica sacra degno delle nobili tradizioni musicali della nostra Città, sta raccogliendo attorno a sé una eletta schiera di fedeli ed amici della musica, perché con l’appoggio morale e con un modesto contributo cooperino alla vita e all’incremento della scuola La buona scuola XII MORELLI - GIORNALISTI IN ERBA Oggi è di moda parlare della “buona scuola”, come se bastasse un insieme di protocolli governativi, a far si che l’istruzione possa essere etichettata con questo appellativo. La scuola è fatta innanzitutto di persone: docenti e studenti ed è il percorso condiviso dagli uni e dagli altri che può determinare “buoni risultati”, atti a gratificare chi insegna e ad appassionare allo studio chi deve apprendere. Sulla base di questa prerogativa, un esempio di “buona scuola” ci viene fornito da una delle frazioni di Cento. Nel mese di dicembre del corrente anno scolastico, la quinta classe della scuola primaria di XII Morelli, ha stampato la prima edizione di “La Gazzetta della Quinta”, alla cui redazione hanno partecipato tutti gli alunni della classe , coadiuvati dall’insegnante Mariarosa Lamborghini. Questo giornalino scolastico, forse ad unica edizione, è stato il frutto di un percorso di studio della “carta stampata”, cominciato con l’analisi delle varie tipologie di giornali: il quotidiano, il settimanale, il periodico, la rivista, cercando di coglierne le differenze di contenuti, sino ad esaminarne in dettaglio una notizia. Per ulteriori approfondimenti, è stato invitato in aula un giornalista della “Gazzetta di Modena”, Alberto Setti, che ha parlato della sua formazione professionale e spiegato le regole di base per la stesura di un articolo. Il primo dicembre la classe ha anche fatto visita alla redazione del Resto del Carlino di Bologna, visitando sia il reparto produttivo, dove gli allievi hanno potuto vedere le ro- La classe V in visita al Resto del Carlino di Bologna tative di stampa, sia gli uffici, dove hanno incontrato altri giornalisti, fra cui Valerio Baroncini, capo servizio della redazione. In questa occasione, la curiosità di uno dei bambini, ha consentito loro di conoscere la strana origine del nome di questo quotidiano, un aneddoto sicuramente sconosciuto a molti. Uno dei giornalisti presenti, ha spiegato che fu chiamato così perché quando fu fondato nel 1885, il giornale si acquistava dal tabaccaio al costo di due centesimi e molto spesso veniva dato come resto di una moneta da 10 centesimi, acquistando un sigaro che ne costava 8. Da questa consuetudine fu battezzato “ Il Resto del Carlino”, perché anche se a quella data era già in circolazione la lira, la moneta da 10 centesimi di lire continuava comunque, nell’uso popolare, ad essere chiamata carlino, moneta dello Stato Pontificio, coniata sino al 1796 dalla Zecca di Bologna. Il processo conoscitivo sul mondo della stampa ha stimolato la creatività e l’entusiasmo dei bambini, rafforzando lo spirito di collaborazione per la realizzazione dei contenuti del loro giornalino, suddivisi in gruppi che promuovevano argomenti diversi da trattare. All’insegnante Mariarosa il compito di revisionare gli articoli e di definirne insieme ai suoi alunni “occhiello” , “titolo” ed “impaginazione”, tutti termini entrati ormai nel lessico della scolaresca. medesima. Edotto della sua passione per la musica e del suo entusiasmo per ogni lodevole iniziativa, per l’amicizia e la conoscenza carissima che ci lega, incaricato allo scopo, mi permetto di inviarLe la tessera di socio ordinario o benemerito per il 1933, pregandomi di volermi rimettere a suo agio la rispettiva quota o ritornarmi alla prima occasione la tessera qui unita. Le faccio presente che la Così prima delle festività natalizie, è uscita “La Gazzetta della Quinta”, con grande soddisfazione ed orgoglio di tutta la classe. Un giornale di tutto rispetto, con pagine di cronaca scolastica, di eventi passati, di consigli di letteratura per ragazzi, con l’inserto di cruciverba e sudoku (frutti dell’ingegno degli quota in parola per soci ordinari è di £ 8, per i benemeriti è di £ 10 annue. RinnovandoLe i migliori auguri, La invito per domani alle ore 11 in Collegiata, ove sarà di nuovo cantata, con voci meno affaticate, la Messa a 6 voci del Palestrina. Certo della sua adesione e del suo perdono, me Le professo Di Lei obbligatissimo e devotissimo D. Giovani Zanandrea”. scolari) e una lettera con suggerimenti e regole di comportamento per i bambini di prima del prossimo anno scolastico . Bravi questi giovanissimi redattori e chissà se in futuro fra loro non possano emergere affermate firme del giornalismo italiano! Anna Vegetti pag. 9 pasqua 2016 Famiglia Centese BAVIERA MONS. SALVATORE: UN RICORDO a cura di Giuseppe Sitta C on la morte di Mons. Baviera la vita di Cento si è ulteriormente impoverita. Desidero ricordare la figura di mons. Baviera da due angolazioni a me più consone: quella storico-archivistica e quella musicale. Fondamentale per la sua passione storico-archivistica è l’esperienza a San Giuliano come cappellano di mons. Felice Gallinetti, cultore della storia religiosa della Chiesa di Bologna, condotta attraverso una lunga dimestichezza con gli archivi arcivescovile, quello parrocchiale di San Giuliano, quello dei quattro Consorzi, grazie alla collaborazione di don Augusto Macchiavelli. Non a caso, quindi, ad appena un anno dal suo insediamento in San Biagio, traccia nella presentazione su “la Chiesa di San Biagio in Cento” nel secondo centenario della consacrazione, a cura di Anna Guglielmini, Mara Gandolfi, Wanda Barbanti Candini, il suo piano d’azione. “ ( .. ) Per quanto mi è dato sapere, questa tradizione è stata iniziata dal canonico Gianfrancesco Erri che nel 1769 pubblicò l’opera più completa finora compilata sulla città di Cento, dal titolo “Dell’origine di Cento e di sua Pieve”. Una bella monografia sulla chiesa di San Biagio fu redatta da A. Orsini nel 1883 sotto il titolo “Appunti storico-eclesiastici centesi specialmente della chiesa e capitolo di San Biagio”. Questo opuscolo è una sintesi abbastanza completa di tutto ciò che direttamente o indirettamente interessa la nostra Collegiata: tuttavia lo stile è antiquato, il racconto un po’ farraginoso e manca la parte artistica. Altro opuscolo dello stesso autore è il “Sunto storico-artisticostatistico della città di Cento” pubblicato nel 1923: esso pure contiene preziose notizie sulla Collegiata. (..). “Mi auguro insieme con tutti i Centesi amanti della loro storia, che essa sia l’avvio alla ripresa della tradizione storiografica cittadina da molti anni interrotta, nella certezza che la scoperta di quanto rimane ancora nascosto nel più recente o remoto passato, sia utile alla nostra vita religiosa, civica e sociale”. Così scriveva in occasione del 50° di sacerdozio di mons. Baviera Mario Fanti, V. presidente del Centro Studi “G. Baruffaldi” e sovrintendente onorario dell’Archivio arcivescovile di Bologna: “ ( .. ) Prendendo possesso nell’ottobre ’63 della parrocchiale e Collegiata di San Biagio di Cento, mons. Baviera non fece fatica ad individuare che il suo ministero pastorale nella Città di Cento avrebbe dovuto misurarsi anche con non ordinari problemi di ordine culturale, storico ed artistico: in San Biagio tutto parlava il linguaggio della storia a cui solo i rozzi e gli incolti possono restare indifferenti. Un grande patrimonio d’arte e di memoria collettiva della comunità cittadina e cristiana rischiava di perdere il contatto con la vita reale, sotto un velo di disinteresse, che il particolare momento storico italiano ed ecclesiale pareva accentuare. Uno dei primi “recuperi” che il nuovo arciprete di S. Biagio volle attuare fu quello degli archivi, che costituiscono il sacrario della memoria storica di una chiesa e della comunità di fede che in es- sa si raduna (.. ). L’operazione fu condotta in un clima che non era il più favorevole a motivarla: in quei primi anni del dopo concilio pareva a molti che occuparsi delle vecchie carte fosse tempo sprecato, fosse un voltarsi indietro quando invece era tempo di guardare avanti. Si trattava, invece, di un’operazione lungimirante, nella direzione degli sviluppi di una società che si stava rapidamente trasformando e che ( non era poi tanto difficile prevederlo ) non avrebbe potuto, a medio e a lungo termine, appagarsi degli slogans e delle mode, in politica come in religione, che pure sul momento esercitavano in tanti un’attrattiva irresistibile. L’Archivio parlava, invece, un linguaggio di tempi lunghi, di valori non transitori, di evoluzioni e di riforme, anche rilevantissime, verificatesi nel segno di una sostanziale continuità; ammoniva ad accettare e a ricercare il nuovo senza rinnegare la propria essenza e la propria tradizione culturale. ( .. ). Ma era anche uno stimolo ad agire nel presente, a svolgere la propria parte nel momento in cui ci tocca vivere, senza per questo cadere nella presunzione, pericolosa e sciocca, di coloro che si sentono facitori di storia e riformatori di ogni cosa riformabile”. Un altro aspetto della sua azione alla guida della parrocchia di San Biagio è contenuto nella presentazione, quale presidente del Centro studi “G. Baruffaldi” degli Atti del Convegno di studi, tenuto a Cento nel 1974, settimo centenario della morte dei santi Tommaso e Bonaventura. Scrive infatti “ ( .. ) credo di dovere rispondere ad una domanda che molti lettori potrebbero porsi: perché mai, a Cento, un Convegno su due pensatori che non hanno nessun rapporto con questa città? La risposta diventa comprensibile tenendo conto di alcuni tentativi fatti in questo ambiente per innalzare il suo livello culturale e promuovere la formazione di una coscienza più aperta ai grandi valori dello spirito. Partiti da una ripresa della tradizione musicale locale mediante lo studio e l’esecuzione di musiche dei migliori autori centesi, oppure di compositori non centesi, che furono, per qualche tempo, maestri della cappella del duomo, si è arrivati ai settori della storia, della teologia, della pastorale e della letteratura. Come spesso accade, i primi tentativi rimasero ad uno stato frammentario; poi, mediante la creazione di alcuni strumenti, si è giunti ad uno stadio più maturo e continuativo: parlo della costituzione del Centro studi “G. Baruffaldi”, di una cooperativa culturale, di due collane intitolate, una “Documenti e Studi”, l’altra “Biblioteca Centese” in cui questi Atti figurano come secondo volume. Convinti che i piccoli centri siano destinati ad un grande futuro per la loro possibilità di offrire uno spazio di vita a misura d’uomo, ci si è mossi nel tentativo, solo apparentemente ambizioso, di coinvolgere l’ambiente centese nella celebrazione di due autori che appartengono alla storia universale del pensiero, proprio perché una piccola città ha la possibilità di accogliere un messaggio, non solo attraverso pochi addetti ai lavori, ma nella sua entità ed unità di popolo. La riproposta del pensiero di Tommaso d’Aquino aveva ed ha il significato di presentare una dottrina teologica e filosofica maturata in una coscienza che, possedendo in grado eminente una precisa identità, poteva unificare in un coerente movimento interiore le dimensioni dell’uomo che pensa, crede e prega. Inoltre, il pensiero dell’Aquinate è un invito rivolto a tutti, specie ai giovani studenti, a ricuperare nel loro modo anche spontaneo di pensare quei valori “elementari” senza dei quali tutto svanisce nella insignificanza, così come lo afferma Maritain: “Quando tutti si mettono a farsi beffa di quelle cose, oscuramente percepite dall’istinto dello spirito, che sono il bene e il male, l’obbligo morale, la giustizia, il diritto, oppure ancora l’esistente fuori della mente, la verità, la distinzione tra sostanza e accidente, il principio di identità, vuol dire che tutti incominciano a perdere la testa”. Questo richiamo ai giovani è una costante nel pensiero e nell’azione di mon. Baviera. Pensiamo, ad es., ai suoi lunghi anni di scuola, quale docente di Religione al “Pier Crescenzi” di Bologna, all’Istituto del “Sacro Cuore” di Bologna, di Filosofia al Liceo scientifico “Marcello Malpighi” di Bologna, di Religione al Liceo Classico e all’I.T.C. “Burgatti” di Cento. Un altro momento che ricordo con affetto e commozione riguarda il periodo in cui Monsignore ci formò come guide alla mostra “La candida rosa”: fu un’esperienza molto bella perché ci insegnò a “leggere” l’opera d’arte e ci consentì di guidare gruppi di visitatori e gruppi di classe. In relazione, invece, alla salvaguardia della tradizione musicale, così scriveva Adriano Orlandini, autore, fra l’altro, di “Cinque secoli di musica nella Terra di Cento” in due volumi, il secondo dei quali quasi completamente dedicato alla storia della Cappella musicale di San Biagio: “( .. ) vi è un’attività che solo ai più disattenti può apparire divergente o non necessariamente coincidente con il ministero sacerdotale di mons. Baviera: quella della promozione di iniziative orientate alla valorizzazione delle tradizioni culturali centesi. E di questa attività ( .. ) una parte non secondaria è costituita dalla rivalutazione del patrimonio della Cappella musicale di San Biagio, patrimonio da Monsignore individuato come mezzo di educazione alla bellezza e alla pietà e di cui invece praticamente nessuno a Cento, fino al suo arrivo, si era più occupato da tempo”. Monsignore punta a rendere più solenni le funzioni religiose ed i grandi momenti della vita comunitaria: pensiamo, ad es., ai riti delle Quarantore e della Settimana Santa, del Santo Natale, alle Sacre rappresentazioni. Per prima cosa rinforza la compagine della Corale, che affida, a partire dal 1970, al m° Giorgio Piombini. Ma la sua non è una delega in bianco! Pochi minuti prima dell’inizio della S. Messa, il maestro gli sottopone il programma dei canti, che debbono sempre rispecchiare il ciclo liturgico. Il m° Piombini si rivela da subito un profondo conoscitore della liturgia, per cui Monsignore ben presto gli abbuona questo esame preventivo. In secondo luogo, sottopone nel 1965 ad un generale accuratissimo restauro lo storico organo della Collegiata, al quale seguirono negli anni successivi quelli del piccolo organo positivo e degli organi seicenteschi delle chiese di San Filippo e del Rosario; in terzo luogo consolida il repertorio, procedendo all’inventario del ricco patrimonio documentario e librario; infine, organizza grandi concerti. Pensiamo, ad es., a quelli nell’ambito dei vari Convegni a respiro nazionale ed internazionale tenutisi a Cento; alle Rassegne delle Corali, non solo del Vicariato, o quelli legati al IV° centenario di fondazione della Cappella, nel 1989; fondamentale si rivela la nomina ad organista del m° Davide Masarati, che succede al padre Romolo. La Cappella, guidata dal m° Piombini per 36 anni, e accompagnata all’organo dal m° Davide Masarati per 32 anni, sostenuta da Monsignore e dalla signorina Olinda Tamburini, vive sicuramente uno dei periodi più fulgidi della sua secolare attività. Non posso fare a meno di ricorrere, a questo proposito, allo scrigno dei ricordi ripensando alla stupenda esecuzione, sotto forma di concerto del nostro Pietro Ramponi, della sezione dei tenori, dell’”Inno di San Biagio”; oppure, nella sera del Venerdì santo, quando la Cappella intonava il “Tenebrae factae sunt” sembrava ricrearsi, nell’intenso raccoglimento, il momento altamente drammatico della morte in croce di Gesù, per poi prorompere nella gioia più profonda della messa di mezzanotte di Pasqua con il “Gaudio vi inondi”, l’”Alleluia” di Haendel, il “Gloria” del Vivaldi e il “Risorto”. Erano brani ai quali Monsignore era particolarmente legato e non voleva che mancassero in queste funzioni, perché riteneva che rispecchiassero molto bene, sia nell’interpretazione del m° Piombini che dell’organista Davide Masarati, il significato, la drammaticità della Passione e la gioia della Resurrezione. Prima di concludere, non posso non ricordare altre benemerenze di Monsignore: avere favorito la formazione di studiosi di Storia centese, di organisti, di nuove compagini corali a Cento e nelle parrocchie del Vicariato, di avere coinvolto nelle sue iniziative l’Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, la Cassa di Risparmio e la Fondazione Carice e tanti altri Enti pubblici e privati. Per tutto questo e il molto altro che ho dato per scontato, grazie Monsignore. pag. 10 PASQUA 2016 Famiglia Centese Il 24 maggio 2015 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio della Partecipanza Agraria di Cento Pietro Parmeggiani, un appello a cura del dott. Mario Parmeggiani N acque a Cento il 7 gennaio 1879, figlio di Antonio, garibaldino, e di Balboni Fanny; era nipote di Pietro Parmeggiani, 5/7/1806 – 15/7/1890, prima cantante lirico, poi organista, compositore di musica sacra e direttore di Cappelle musicali. Studente di musica come il fratello più giovane, Federico, violinista, si dedicò al contrabbasso ed esercitò la professione di professore d’orchestra, suonando, tra l’altro, nell’orchestra della Accademia di Santa Cecilia di Roma e nell’orchestra del teatro La Scala di Milano, I Pietro Parmeggiani ai tempi del suo soggiorno nella Casa di riposo per artisti “Giuseppe Verdi” di Milano Cento, chiesa di S. Croce ( di fronte alla Cartoleria Costa ) della chiesa oggi rimane solo la facciata partecipando a varie tournée internazionali. Parallelamente all’attività professionale musicale, si dedicò anche, come dilettante, alla pittura, dipingendo numerose vedute di Cento, da molte delle quali vennero tratte cartoline postali da parte della Cartoleria Costa, come si può notare dalla firma nella cartolina, in fondo a destra. Tanti di questi dipinti vennero regalati ad amici e conoscenti e, almeno in parte sono ancora presenti nelle case centesi. Vi sono anche vedute di Pieve, di Milano, di Venezia e di Paesi Arabi, nei quali si recava con l’orchestra. Dagli anni ’20 in poi visse prevalentemente lontano da Cento, in relazione agli sviluppi del suo lavoro. Verso la fine della seconda guerra mondiale, sfollato a Renazzo, visse a contatto con il nipote Sandro Parmeggiani, a sua volta pittore, che ne influenzò lo stile, orientando la sua attività verso le nature morte. Nel 1948 entrò nella Casa di riposo per artisti “Giuseppe Verdi” di Milano, ove visse fino al 13 febbraio 1963, giorno della sua morte. E’ mio vivo desiderio raccogliere in un catalogo questi dipinti del mio antenato: chiedo, pertanto, ai possessori di questi cimeli il permesso di fotografarli, o di poterli eventualmente acquistare; chiedo loro di rivolgersi al dott. Mario Parmeggiani, tel. 051904105. capisti aventi diritto di voto sono stati 2850 così suddivisi: 701 capisti sezione n. 1 per i residenti a Cento capoluogo e Corporeno, 1129 capisti sezione n. 2 per i residenti fuori dal comune di Cento, 602 capisti sezione n. 3 per i residenti a Renazzo, XII Morelli e Alberone a sud della via Chiesa e 418 capisti sezione n. 4 per i residenti ad Alberone a nord della via Chiesa, Buonacompra, Reno Centese e Casumaro. Hanno votato complessivamente 1569 capisti pari al 55,05%. A dimostrazione del forte legame che esiste da sempre nei confronti dello storico ente, nelle tre sezioni che fanno riferimento al comune di Cento, hanno votato in 1335 capisti pari al 77,57% degli aventi diritto. Nella sezione n. 2, quella dei residenti fuori dal comune di Cento, hanno votato 234 capisti provenienti da varie località d’Italia. La parte del leone l’hanno fatta quelli provenienti da Ferrara pari a 39 capisti seguiti da Sant’Agostino con 36, San Giovanni in Persiceto con 29, Pieve di Cento con 27 e Finale Emilia con 26, ma hanno preso parte alla votazione anche capisti provenienti da Vidracco (TO), Civitavecchia (RM), Rovereto (TN), Conselice (RA), Cadelbosco di Sopra (RE) e Lucca. Puntuale all’appuntamento il capista Gallerani Vincenzo, classe 1917, che non ha fatto mancare il proprio voto. Il Sig. Gallerani molto noto per la sua generosità nei confronti della collettività centese, è il capista più anziano attualmente iscritto nei registri dell’ente. Il 24 dicembre, nel corso di una cerimonia, l’amministrazione della Partecipanza Agraria di Cento, ha voluto conferirgli il titolo di “CAPISTA BENEMERITO”. Dall’elezione è nata una nuova amministrazione formata dalle liste “Insieme per la Partecipanza”, “Partecipanza Attiva” e “Partecipanza e Agricoltura” che hanno eletto Aproniano Tassinari come nuovo Presidente dell’ente. La nuova amministrazione avendo come stella polare il motto “manteniamo le radici orientandole al futuro”, dovrà affrontare la divisione dei “capi” nel 2019 e la riforma dello statuto. Fabio Rabboni SENZA GLUTINE SENZA LATTOSIO La produzione Negrini, di riconosciuta qualità, è attenta anche alle intolleranze alimentari pag. 11 pasqua 2016 Famiglia Centese FAUSTO CHIARI disegnatore per passione Nasce a Cento nel 1953. Sposato con Marina, insegnante di Matematica e Scienze alle Medie di Cento, ha due figli, Silvia e Mauro. Lavora come progettista meccanico nel settore del packaging in una nota ed importante azienda bolognese. Dipinge e disegna da una vita, per pura passione, soggetti figurativi e la natura della nostra Terra. Da qualche anno è socio e presidente del Circolo di pittura “Aroldo Bonzagni” di Cento; attualmente è Console del Touring Club italiano, svolgendo attività di carattere culturale nel Gruppo Volontari di Bologna. D. Chi è Fausto Chiari? La mia storia comincia 62 anni fa nella dura campagna di Ramedello di Corporeno. Avevo appena 7 anni quando i miei genitori, mezzadri, in cerca di una sistemazione migliore, si trasferiscono a Penzale. Per me e per tutti passare dall’isolamento alla città, pur trattandosi sempre di campagna, piena di gente e con la possibilità di conoscere tanti nuovi amici, è un grande cambiamento. D. Quando nasce in te la passione per la pittura? Ero molto giovane. Ricordo che mio padre amava dipingere sulle zucche ornamentali tralci di vite e grappoli d’uva, che poi metteva sul bandone del camino. Era veramente bravo e mi incantavo a guardarlo: ho così cominciato ad imitarlo, e non solo con le zucche. D. Chi/che cosa ti ha convinto a proseguire in questa tua passione? Lo debbo ad alcune persone e circostanze. Voglio citare con affetto e riconoscenza l’amico ing. Angelo Zarri, che, nei primi anni ’70, mi convinse ad organizzare la mia I^ mostra in un negozio di Cento, in quel momento vuoto. Esposi una ventina di quadri, di soggetto figurativo. Durante la mostra ho incontrato e conosciuto un vero artista, il prof. Bruno Vidoni: veniva tutti i giorni, parlavamo di quadri e mi spronava a continuare, incuriosito, più che dai miei oli, dai miei carboni e dalle mie chine. D. Quali sono e perché i tuoi soggetti preferiti? Dopo avere gradualmente abbandonato la pittura ad olio, da molti anni mi concentro su due tematiche: la grafica naturalistica e il lavoro nelle nostre campagne prima della meccanizzazione. Interpreto la natura e gli animali del Ferrarese cercando di trasferire nelle mie tavole l’anima e la vita dei miei soggetti: un uccello imbeccato nel nido, nascosto fra i rami, con foglie e pezzi di corteccia racconta una vita ed una storia. Il disegno, allora, assume valori, nuovi significati, provocandomi un’emozione profonda. La grafica sul lavoro contadino, invece, vuole essere un omaggio ai miei genitori, che hanno lavorato sodo la terra; sapevano fare tutto, gli attrezzi da lavoro, aggiustare scarpe e sedie, calze, guanti, maglie e cuffie per l’inverno, persino i miei giocattoli. Nonostante la fatica e il sudore, avevano sempre un sorriso per tutti. Nelle tavole a china, sanguigna e seppia, raffiguro lavori e mestieri semplici, ormai dimenticati o scomparsi. Si riferiscono ad un tempo non lontano, quando il lavoro era duro e orientato alla semplice sopravvivenza, quando il tempo era più dilatato e la pazienza, l’ingegno e la tenacia erano virtù indispensabili. D. E il Circolo di pittura “Aroldo Bonzagni” come si inserisce nel tuo percorso artistico? Da tempo ormai faccio parte di questo gruppo di amici, amanti dell’arte e tutti autodidatti, entrando subito in sintonia con Cesare Pasetto, Benito Tosello e Roberto Failla. E’ un’associazione centese, nata nel 1999 con lo scopo di promuovere, sviluppare e diffondere la cultura dell’arte pittorica e dell’arte in generale, come la scultura, la grafica, l’intarsio ligneo, la ceramica, la terracotta e così via. Il Circolo, oltre a mostre, conferenze, iniziative varie, promuove iniziative di carattere benefico nel nostro territorio. D. Quali sono le tue mostre più significative? Senz’altro la prima del 1973; fra le tante degli ultimi vent’anni mi piace ricordare le seguenti: 1997 – Bondeno: Il Po dall’archivio al computer; 2000 – Sant’Agostino: L’uomo e il lavoro; 2001, 2002 – Felonica, Mantova: Tra immagine e realtà: una natura da conoscere; Tra giochi ed antichi mestieri; 2003, 2015, 2016 –MAF S. Bartolomeo in Bosco: L’uomo, il lavoro, la fatica, l’ingegno; Immagini e volti della civiltà contadina; Natura dietro l’angolo; 2004 – Zola Predosa; S. Giorgio di Piano: Lavori e mestieri d’altri tempi; Natura dietro l’angolo, con l’amico fotografo Paolo Cortesi; 2005 – Bentivoglio – Natura dietro l’angolo, con l’amico fotografo Paolo Cortesi; 2010 – Fanano – Grafica e pittura a confronto. Ho illustrato le seguenti guide naturalistiche: G.A. Pagnoni – Il territorio di Argenta e l’Oasi di Campotto; G.A. Pagnoni – Mesola, il territorio e il Boscone; inoltre il Calendario 2004 per la Partecipanza Agraria di Cento; Copertina del romanzo “Il vento di Dio” di Dario Gigli. pag. 12 pasqua 2016 1955-2015: Famiglia Centese 60 anni dell “Ognun già conosce e appella la felsinea mortadella! e ‘l modonese innocuo dolcissimo zampone! e la fiero aromatica Salama, onde a se Ferrara chiama le bocche più robuste e ne [prevale; e il presciuttello color di viola sì tenerello, che il monticol da Vignola dovunque avvalla, e la reggiana spalla! e la Bondiola che più imbianca e più [s’indura più va dell’onor suo Parma [secura. Angelo Negrini 1945 - Angelo Negrini, il capostipite, interpretando in pieno lo spirito di rinascita e riscatto del secondo dopoguerra, inizia l’attività di allevamento dei suini e il commercio del latte nelle campagne bolognesi. 1955 - Angelo, da tempo, culla l’idea di dare vita ad un’attività di trasformazione dei prodotti dell’allevamento; l’occasione gli si presenta nel momento in cui si rende disponibile il piccolo laboratorio di macellazione del sig. Taddia, in centro a Renazzo. Angelo con i suoi quattro figli maschi, Vincenzo, Gianni, Agostino e Mario, si trasferisce a Renazzo per intraprendere questa nuova attività. 1960 - Il laboratorio, condotto all’inizio in affitto, si rivela quasi subito troppo piccolo rispetto alle mutate esigenze della nuova impresa; viene, quindi, decisa la costruzione del primo nucleo del nuovo I prodotti della tradizione Foto aerea dello stabilimento in occasione dell’inaugurazione del 1960 Ma sovra tutte le dapi porcine stabilimento, alle porte di Renazzo, nella stessa area nella quale si trova ad operare attualmente l’azienda, per potere integrare l’attività di macellazione con quella di trasformazione in salu- mi ed insaccati suini. 1971 - Un insperato veicolo pubblicitario è rappresentato dal film di Ettore Scola: “Permette? Rocco Papaleo”, magistralmente interpretato da Il gruppo della Ciclistica Centese: Angelo, Gianni, Carlo: tre generazioni ... in corsa Marcello Mastroianni e da Beppino Travagli, un famoso ristoratore della “Vecchia chitarra” a Ferrara. Il Salumificio diventa per diverse settimane set cinematografico. 1975 - L’attività di macellazione viene sostituita da quella di trasformazione in salumi che, dopo un periodo di notevole sviluppo, richiede nuovi e maggiori spazi di lavoro. Si producono, infatti, tutte le categorie di salumi tipici italiani: mortadelle, prosciutti cotti, salami stagionati, coppe, pancette, oltre ai salumi di ricorrenza, come cotechini, zamponi e la tradizionale salama da sugo ferrarese. L’azienda in questi anni comincia ad esplorare i mercati esteri europei, attività che via via diventa sempre più importante negli anni a venire. Lo stabilimento Negrini di Renazzo, infatti, è uno dei primi in Italia a ricevere le autorizzazioni all’export, che abilitano le aziende alimentari europee ad operare al di fuori dei rispettivi confini nazionali. 1985 - Dopo la divisione dai fratelli, l’azienda di Renazzo è pienamente acquisita da Gianni Negrini con la moglie Maria Santa, la quale già collaborava all’amministrazione e alla logistica. Dalla metà degli anni ottanta entrano in azienda i due figli maggiori, Nicoletta e Carlo. Viene ulteriormente ampliato lo stabilimento per aumentare le aree destinate alla salumeria stagionata ed allo stoccaggio refrigerato delle carni. 1990 - A conferma della propensione operata nei confronti dei mercati europei, viene fondata la Società Negrini Spagna, per la distribuzione dei prodotti Negrini nei Foto tratte dalle riprese del film: “Permette? Rocco Papaleo” del regista Ettore Scola (1971) pag. 13 pasqua 2016 Famiglia Centese lo Stabilimento Negrini a cura di Giuseppe Sitta che fanno ghiotte le nostre [cucine, infra la nobile gara primeggia e signoreggia il genial cotichino centese fatto ormai conto al più lontan [paese. Egli è un composto tal che in se [racchiude il grato e il forte in armoniosa [lega; piace assai a gioventude ed è balsamo a vecchiezza e lo apprezza ogni bocca delicata s’ancor fosse di denti spopolata. (Da “Il Cotichino Centese” 1870, estratto dall’Almanacco Guercino - Cento, 1870, conservato nell’Archivio del Comune di Cento - ristampa anastatica F.A.R.A.P. a cura della “Angelo Negrini & Figli”). territori spagnolo e portoghese. Il rapido successo incontrato dai nostri prodotti sul mercato iberico impone la presenza in loco di un membro della famiglia per meglio governare i processi di sviluppo dell’attività: la scelta della famiglia cade su Nicoletta, che si dedica a questo incarico con entusiasmo e capacità. Nel 2015 abbiamo celebrato il 25° anniversario della fondazione della Negrini Spagna, oggi considerata una delle principali aziende come “Ambasciatori del Gusto Italiano” in questi territori. 1995-2000 - In questi anni anche gli altri figli di Gianni iniziano un graduale inserimento in azienda, acquisendo nel tempo sempre maggiori responsabilità, fino a conseguire la totale copertura delle varie funzioni aziendali: Carlo, alla direzione gestionale e produttiva; Annarita, all’amministrazione e al marketing, Dino, all’attività commerciale di responsabile vendite. 2000-2005 - Intervengono nel frattempo nuove abitudini alimentari dei consumatori, parallelamente alla riduzione del tempo da dedicare alla preparazione del pasto; diventa, inoltre, sempre più necessario tenere conto delle esigenze dei clienti e dei consumatori al di fuori del territorio italiano. Le abilitazioni alle esportazioni sia sui mercati europei, sia sui mercati mondiali, quali Giappone, Brasile, Stati Uniti e Russia, richiedono in permanenza rigidi e severissimi controlli sanitari, a partire dagli allevamenti degli animali, ai luoghi di macellazione ed ai locali di trasformazione delle carni in salumi. L’azienda, con il marchio Gianni Negrini, per distinguersi all’estero dal concorrente “Negroni”, si inserisce con oltre 1/3 del fatturato sui diversi mercati internazionali. Viene costruito un nuovo corpo di fabbrica che porta la superfìcie utile alle produzioni agli attuali 18.000 mq. coperti, consentendo così di potere accedere a nuove ed ulteriori autorizzazioni export e, non ultimo, crea gli spazi necessari allo sviluppo di nuovi prodotti. 2010 - Oltre alla salumeria tradizionale, che rimane il focus principale dell’azienda Negrini, si sta puntando in questi anni ad una nuova linea di prodotti gastronomici pronti al consumo, già cotti, in vaschetta, anche monoporzione, che consentono un’importante diversificazione delle vendite verso un consumatore sempre più esigente in termini di servizio. 2015 - In questa ottica proseguono gli sviluppi produttivi e gli investimenti aziendali; vengono attivate, infatti, nuove linee di affettamento dei prodotti di salumeria tradizionale in vaschette in atmosfera modificata, per coprire sempre più e sempre meglio, le richieste di un mercato in continua evoluzione. Lo stabilimento oggi ha una superficie utile di 1800 mq per la fiducia accordatami e e con grande rispetto dagli altri “I miei ricordi più affettuosi rila fedeltà riservatami riguarsuoi familiari, come fossi una guardano la ditta “Salumificio do alla concorrenza. persona a loro amica, con un Negrini” nella persona del raOra da pensionato, non frerapporto che andava molto al di gionier Gianni Negrini. Nella quento più la ditta, però rilà di quelli che intercorrono tra mia lunghissima carriera di oltre cordo sempre la cara persona fornitori e clienti. sessant’anni di operaio prima e di Gianni, una delle migliori Questo almeno da parte mia. di artigiano poi, raramente ho conosciute”. Io, d’altronde, penso di essermi incontrato una persona più corda Piazza Verdi, comportato da persona onesta retta, educata e, verso la mia mofebbraio 2016, sui prezzi praticati, vuoi per gli desta persona, anche affettuosa. ordini copiosi che avevo, vuoi Lo conobbi da ragazzino, quando per gentile concessione Mario Govoni andai per commissione a comperare 2-3 kg. di salsiccia dalla”salumaia” Dea Tassinari ( Nicludin ) a Renazzo da Negrini, che allora lavoravano in un capannone o poco più, sito nei pressi dove ora c’è il mulino Pivetti. Vidi allora il giovanottino Gianni, in pantaloncini corti, che aiutava il padre Angelo e il fratello maggiore Vincenzo a rimestare l’impasto della mortadella. Il fratello minore, Agostino, ragazzino come me, gironzolava intorno, l’altro fratello, Mario, penso fosse alla cassa. Lo rividi, dopo vent’anni, nell’attuale “Note musicali” che passione! - Mortadella - Core business delle produzioni Negrini nuovissimo stabilimento, dove cominciai a collaborare col ragionier Gianni come fornitore di budella per i salumi, tanto che divenne il mio più grande ed amato cliente, fra i tanti che avevo. In seguito fornii anche il loro stabilimento di Salara. In trent’anni di fornitura mai ebbi contestazioni o ritardi nei pagamenti, sempre trattato, oso dire, con affettuosità particolare dal ragionier Gianni Carlo, Nicoletta, Dino e Annarita al 25° della Negrini Spagna pag. 14 pasqua 2016 Famiglia Centese PER TUTTA LA NOTTE SUL CAMPO STETTERO, PIENI DI ORGOGLIO SUCCESSO PER LA NOTTE BIANCA AL LICEO “CEVOLANI” G rande successo per la Notte Nazionale del Liceo Classico, il 15 gennaio scorso, al Liceo “Cevolani” di Cento. L’iniziativa ha registrato un grande afflusso di pubblico, oltre le aspettative degli stessi organizzatori, e gli spettatori hanno seguito con grande partecipazione, interesse ed emozione ogni momento della lunga e densa serata. Tra il pubblico molti genitori, ex allievi, ma anche semplici cittadini, curiosi di conoscere quello che il Liceo, aprendo le sue porte, aveva preparato per tutti. E i ragazzi del Cevolani non hanno deluso, restando, come i guerrieri omerici, “per tutta la notte sul campo, pieni di orgoglio”: ottime le performance e ammirevoli la profonda motivazione, l’impegno, l’atteggiamento di gioiosa collaborazione, il senso di orgogliosa appartenenza dimostrati. Unanime apprezzamento e stima sono stati manifestati dai presenti. La serata si è aperta con il saluto della Dirigente, la dottoressa Cristina Pedarzini, che ha riflettuto sul valore della formazione classica nel mondo contemporaneo; a seguire un ex alunno d’eccezione, il sindaco Piero Lodi, ha confessato di sperimentare quotidianamente, nella propria vita personale e professionale, l’importanza degli studi compiuti tra le mura di questo Liceo. Il professor Claudio Ricci, docente storico del Classico “Cevolani” e principale organizzatore della manifestazione, ha poi dato inizio alle attività che si sono svolte a ritmo febbrile fino alla mezzanotte. Il programma ha visto in scena principalmente gli alunni dell’indirizzo classico che si sono fatti attori, lettori e portavoce dei messaggi di autori senza tempo. I numerosi bambini presenti hanno potuto gustare la lettura animata di favole di Esopo e Fedro; i più romantici si sono emozionati ad assistere alla maratona di poesia d’amore di tutti i tempi, accompagnata da musica e proiezione di immagini artistiche. Gli amanti del teatro hanno assaporato la rappresentazione di scene dall’Antigone di Sofocle e dall’Anfitrione di Plauto; apprezzatissima la Lectura Dantis che ha registrato il pienone. Commoventi le letture sull’Humanitas che hanno restituito un ideale di “uomo” che attraversa i secoli e al quale, forse, è opportuno tenersi stretti in questi tempi non facili. Suggestivo il tableau vivant che riproduceva l’opera di J.L.David sulla lettura dell’episodio degli Orazi e dei Curiazi di Livio. Non potevano mancare le parole di un grande della storia e della letteratura latina, Cicerone, drammatizzate dagli studenti. Da segnalare la presenza di un ospite significativo: la professoressa greca Dora Damigou che ci ha mostrato, con una bellissima selezione di testi di autori greci del Novecento, che la letteratura greca è rimasta vitale nei secoli, sopravvivendo alla chiusura della scuola platonica ordinata da Giustiniano nel 529 d.C. Alle 20.30 studenti, insegnanti e pubblico si sono trasferiti in Sala Rossa, nel Palazzo del Governatore, per ascoltare la conferenza del Prof. Camillo Neri dell’Università di Bologna. Il professore ha riflettuto sulla pregnanza di tre parole che hanno forgiato la nostra identità europea: “profezia”, “democrazia” e “filia”. Per essere davvero profetici occorre guardarsi indietro, non solo avanti ha spiegato e, per assicurare alla nostra civiltà un futuro di libertà è importante guardare al senso della democrazia nella storia e restituire dignità alla Scuola. Non si può prescindere nemmeno dalle nostre radici cri- stiane che traggono la loro origine da un Dio che scende all’altezza dell’uomo: una forza che si disarma e prende forma di debolezza. Al rientro nell’istituto, un graditissimo buffet a base di specialità della cucina greca tradizionale ha accolto gli ospiti. Ma la serata non era ancora conclusa: in una Tavola rotonda, moderata da un ex allievo, docente di materie letterarie, si sono confrontati diversi ex allievi (un medico, due avvocati, un architetto, un biotecnologo, uno studente in medicina) che hanno evidenziato come gli studi classici siano stati uno straordinario strumento per acquisire una rigorosa impostazione nel metodo di studio, una duttile capacità comunicativa e una forma mentis utile per la successiva vita professionale. La serata si è avviata verso la conclusione, con due incontri particolarmente intensi: il primo ha visto come protagonista un’ ex allieva che ha cantato, con struggente partecipazione, poesie della letteratura italiana, latina e greca. Il secondo e ultimo momento ha lasciato spazio ai due docenti di latino e greco, decani dell’Istituto, Giovanna Viscuso e Claudio Ricci che, in simultanea con tutti i Licei italiani aderenti all’iniziativa, hanno recitato il celebre “Notturno” dal libro VIII dell’Iliade con accompagnamento musicale. Momento lirico di grande pathos: le parole recitate in una lingua antica, ricca di fascino e mistero, le note di Chopin e la proiezione di paesaggi notturni d’autore hanno trasportato i presenti in un’atmosfera di quiete e contemplazione, ricordandoci quanto, ieri come oggi, l’essere umano abbia bisogno, di tanto in tanto, di volgere gli occhi al cielo infinito e ritrovare pace e armonia dalle quotidiane battaglie. Giovanna Taddia Auguri! pag. 15 PASQUA 2016 Famiglia Centese UNA MAESTRA CHE SAPEVA VEDERE LONTANO di M. Buttieri Lodi La testimonianza della maestra Milena Pezzini Serra e il suo invito a parlare della propria maestra sono alla base di questa riflessione, che riporto integralmente. Domenica Vagheggi era la mia maestra, ma tutti la chiamavano solo “la Vagheggi”. Nel 1955 ebbe un’accesa discussione con mio padre, per- ché la maestra voleva che io sostenessi l’esame necessario per accedere alla Scuola media. Papà le rispose: “Guardi che non mando mica le mie figlie a lavorare in campagna! Ad una procuro macchine elettriche per maglieria e a questa, affetta da lussazione alle anche, faccio fare la sarta”. Ma lei insistette: “Questa è adatta a continuare a studiare”. Sostenni quell’esame e ottenni il massimo dei voti in tutte le materie. Mio padre, che era un galantuomo, si recò a casa dalla Vagheggi e le chiese: “Adesso che l’ha preparata per le Medie, quanto le devo?” “Mi ha già pagato sua figlia con il risultato che ha ottenuto” fu la sua risposta. Dopo vari corsi per segretaria, mi impiegai in un ufficio, ma a me non piaceva stare tutto il giorno con del- le carte in mano. Entrai in convitto e presi il diploma di infermiera professionale: decisi che avrei fatto la caposala. Mi recai a studiare in convitto a Varese: all’esame per funzioni direttive mi assegnarono 70/70 agli scritti, 70/70 agli orali, 70/70 in pratica. Non ho raccontato questo mio ricordo per darmi delle arie, ma per sottolineare come la mia Maestra avesse visto lontano. Colgo l’occasione per dirle: “Grazie Vagheggi”. Sarebbe bello riprodurre una fotografia di questa brava maestra, che i suoi numerosissimi allievi potranno ritrovare: ringraziamo fin da adesso chi potrà farla pervenire in redazione. La pubblicheremo nel prossimo numero. Grazie AUGUSTO MARCO GILLI TASSINARI n. 16.9.1924 m. 24.01.2016 n. 21.01.1948 m. 14.12.2015 Cofondatore della Società Carnevalesca “I Toponi”. Ricordiamo Marco con questo sorriso, lo stesso con il quale accoglieva i clienti nel Bar Martini o quando lo si incontrava nel Viale dei Cappuccini seduto su una panchina. Sentite condoglianze ai famigliari dalla Redazione FESTA DEGLI AUGURI ANT DI CENTO A Cento, grande partecipazione, alla serata conviviale del 4 dicembre, che il gruppo volontari ed amici di ANT ha organizzato a favore della Fondazione ANT Italia Onlus. Oltre 200 persone hanno preso parte alla cena di auguri ANT presso la Società Bocciofila Centese, per sostenere l’assistenza domiciliare gratuita ai malati di tumore, alle loro famiglie ed i progetti di prevenzione oncologica che ANT porta avanti sul territorio. ANT, infatti, assiste dal 1987 sul territorio, con i propri 3 medici, 2 infermieri e 2 psicologi, i sofferenti oncologici con cure specializzate ed è anche presente, a titolo gratuito, con un punto di supporto psicologico presso l’ospedale di Cento e quello di Cona. Numerose inoltre sono le campagne gratuite di prevenzione oncologica organizzate nell’area della provincia di Ferrara ed a Cento, come il Progetto Melanoma ed il Progetto Tiroide. Intrattenimento musicale e buona tavola hanno caratterizzato la serata del 4, arricchita anche dalla sottoscrizione di beneficienza natalizia con doni provenienti da aziende e negozi dell’area centese. A tutte le signore sono stati offerti i bellissimi ciclamini ANT . La Fondazione ANT porge un ringraziamento particolare alla Bocciofila Centese, che ha ospitato l’evento ed a tutte le persone ed aziende, che con la loro generosa solidarietà hanno consentito di raccogliere fondi a sostegno dell’operato di solidarietà verso i sofferenti. Molto soddisfatti i coordinatori volontari ANT centesi della riuscita di questa bella manifestazione di solidarietà, ormai intitolata: “Cena Auguri ANT - Festa dei Ciclamini”. Sede: Vi aspettiamo per il tradizionale pranzo pasquale! 44042 CENTO (Ferrara) Via IV Novembre, 16 Tel. 051.90.33.19 - Fax 051.90.22.13 e-mail: [email protected] www.hoteleuropacento.it pag. 16 PASQUA 2016 “CARDINALE FRANCESCO BATTAGLINI” A CURA DI LUISA CASSANI E ADRIANO ORLANDINI A fine maggio a Cento e a Mirabello sarà presentato un volume sulla vita del cardinale Francesco Battaglini, che fu arcivescovo di Bologna dal 1882 al 1892. Nato nel 1823 a Mirabello ed allievo ed insegnante nel Seminario di Cento, Battaglini è stato negli ultimi due secoli l’unico arcivescovo di Bologna nato nel territorio della diocesi. Il volume, curato da Luisa Cassani e Adriano Orlandini, sarà pubblicato dal “Centro Studi Girolamo Baruffaldi” e dal Comune di Mirabello, in collaborazione con l’Associazione S. Lorenzo. Oltre che grandissimo pastore di anime, Battaglini ebbe una posizione rilevante nel mondo culturale dell’epoca come didatta e filosofo tomista: i suoi volumi furono oggetto di studio in quasi tutti i seminari del mondo. Personaggio purtroppo dimenticato, Battaglini fu uno dei principali promotori dell’inizio del disgelo tra la Chiesa e il Regno d’Italia, che dopo l’unificazione si erano guardati in cagnesco per oltre vent’anni: la conciliazione morale fra l’Italia e il papato fu il suo desiderio più ardente. Popolarissimo in tutta la diocesi, Battaglini fu particolarmente legato a Cento, dove volle che venisse aperta una scuola per l’infanzia, gestita dalle Maestre Pie dell’Addolorata, giunte nella diocesi da Rimini, proprio su sollecitazione di Battaglini: egli infatti, prima che a Bologna, era stato vescovo a Rimini, dove aveva conosciuto ed apprezzato l’ordine fondato da Elisabetta Renzi. Famiglia Centese RICORDO DI RENATO Come spesso succede nella vita, in modo davvero casuale Renato Censi 60 anni fa capitò a Cento, dove sempre casualmente incontrò una splendida ragazza… e subito Renato si innamorò di Maria ma anche di Cento e dei Centesi… e qui è rimasto 60 anni… Quella tra Maria e Renato è stata una splendida simbiosi: senza Maria, Renato non sarebbe stato Renato; ma probabilmente, senza Renato, anche Maria non sarebbe stata Maria… Era spesso lui a sollecitarla, a darle suggerimenti, a portarla in giro per l’Italia in cerca di nuovi artisti; era lui l’ispiratore degli allestimenti delle tante mostre da loro organizzate al Museo Parmeggiani, da loro fortemente voluto e realizzato grazie al sensibile contributo della Cassa di Risparmio di Cento. Furono trent’anni di collaborazione davvero intensa che portò a successi straordinari di critica e di pubblico. La nomina di Maria ad Assessore ai Musei del Comune di Cento sembrava aprire degli orizzonti ancora più luminosi alla loro attività. Ma il destino crudele ci tolse Maria ad ap- 2° MMG CLASSIC - 19-20 MARZO 2016 I n concomitanza con l’uscita del nostro giornale, presentiamo questa importante manifestazione, fortemente voluta da Fausto Governato con lo scopo di raccogliere fondi da devolvere alla cura oncologica in memoria di Manuela e Michele Ghini, moglie e cognato prematuramente scomparsi. Questo il programma della seconda edizione: SABATO 19 marzo dalle 11 alle 13,30 l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola ospiterà nella sala briefing “Gianni Berti” una conferenza informativa con il patrocinio gratuito dell’Ausl di Imola, sul tema: LA PREVENZIONE DEI TUMORI DEL COLON-RETTO Relatori: Dott. Antonio Maestri e Prof. Giancarlo Caletti che risponderanno a domande sull’argomento come in una sorta di “talk show” aperto al pubblico che vorrà parteciparvi. La manifestazione proseguirà grazie all’esperienza ed in collaborazione con la Scuderia Nettuno Auto Storiche nella giornata di: Domenica 20 Marzo con la Coppa Michele e Manuela Ghini Raduno auto storiche cat. A-B-C CENTO - IMOLA - CENTO - Attraversando la storia dei motori Il raduno partirà di prima mattina dal Comune di Cento dove, in concomitanza, verrà intitolata una rotatoria, in presenza delle Autorità locali e della Famiglia, a Ferruccio Lamborghini fondatore dell’omonimo prestigioso marchio automobilistico, nato 100 anni orsono nella Frazione di Renazzo del nostro Comune. Con la volontà di rafforzare tale celebrazione, lungo il percorso che da Cento porterà gli equipaggi verso Imola per poi rientrarvi nel pomeriggio; una delle varie Prove di Regolarità previste dal programma del raduno, verrà svolta nel parcheggio antistante il Museo Lamborghini di Funo. A spezzare la giornata l’autodromodo “Enzo e Dino Ferrari” aprirà i suoi cancelli per offrire ospitalità alle vetture degli equipaggi partecipanti che si fermeranno per la sosta pranzo per poi ripartire in direzione Cento. Subito dopo l’arrivo, al termine delle premiazioni dei partecipanti, l’Organizzatore Fausto Governato avrà l’occasione di consegnare al Responsabile del Reparto e Hospice Oncologico dell’Ospedale di Imola il contributo raccolto, a coronamento dello scopo primario di tutta la manifestazione. Per qualsiasi informazione contattare: [email protected]. Sul prossimo numero di Famè Zenteisa ritorneremo sull’argomento. DON OTTAVIO ZAVATTARO, CAPPELLANO BERSAGLIERE a cura di Giuseppe Sitta O ttavio Guglielmo Zavattaro nacque a Ticino, Alessandria, l’11 marzo 1905, da Giuseppe e Maddalena Ceppo. Il 1° aprile 1933 fu ordinato sacerdo- te nella cattedrale di Albano da mons. Giuseppe Marazzi. Con la Campagna d’Africa si arruolò quale cappellano, con il grado di tenente, nell’VIII° Rgt Bersaglieri, venendo congedato il 17 agosto 1943, ritirandosi a Frassineto Po. Dopo la guerra, iniziò per lui una lunga serie di trasferimenti. Fu dapprima a Cento, dove coprì l’ufficio di cappellano dell’Ospedale fino al 1953. Inutilmente il dott. Umberto Tosi, presidente dell’Ospedale, in una lettera del 5 novembre 1953 al Direttore Provinciale, cercò di opporsi al suo trasferimento, esprimendo “il profondo rincrescimento per vedersi improvvisamente privato della preziosa opera di un sacerdote che in sei lunghi anni di permanenza in questo Pio Luo- go ha saputo accattivarsi tanta stima e simpatia, svolgendo il proprio alto ministero con dignità, efficacia e discrezione, rare nelle particolari difficoltà ambientali”. Ritornò a Cento, sempre come cappellano dell’Ospedale, il 28 ottobre 1959, restandovi fino a tutto il 1968, quando fu trasferito a Napoli. Qui ricoprì l’incarico di collaboratore parrocchiale per una decina d’anni. Nel 1979 rientrò a Cento con l’ufficio di Vice parroco, fino al novembre 1987. Morì il 19 aprile 1993. Il suo servizio restò umile e prezioso, specialmente nel confessionale, dove si mostrò sempre padre sbrigativo, consigliere saggio, giudice indulgente. Ringraziamo il sig. Umberto Pettazzoni, centese, residente da qualche anno a Decima di Persiceto, per questo materiale. pena sei mesi dalla sua nomina… Per Renato fu un colpo tremendo: ripeteva continuamente che senza la Mamma (così egli chiamava Maria) la vita non aveva più un senso per lui… Cercammo allora di dare ancora un senso alla sua vita creando un museo dedicato a Maria, il MARSC, che fu inaugurato in occasione della morte di Ottavio Mazzonis, il grande artista piemontese legato da un affetto profondo a Maria e alla patria del Guercino. Apro una parentesi: grazie a Maria e Renato, in questa chiesa di S. Lorenzo possiamo ora ammirare di Ottavio Mazzonis la splendida Via Crucis da lui donata alla Chiesa del Rosario e la grande tela raffigurante la “Comunione della Vergine”, una delle più alte espressioni dell’arte sacra del XX secolo, donata da Mazzonis al MARSC pochi giorni prima di morire. Con l’apertura del Museo dedicato a Maria, Renato sembrava davvero rinato. Viaggiammo in mezza Italia, dal Piemonte al Molise. Nella primavera del 2011, grazie anche ad alcuni apporti dalle colle- zioni comunali e grazie anche all’arrivo di tre grandi gruppi statuari dello scultore Wolfgang Alexander Kossuth, il MARSC assunse la sua veste quasi definitiva. Ma anche questa volta il destino cinico e baro ci volle mettere lo zampino: infatti il terremoto ci obbligò a trasformare il Museo in Chiesa e fu quindi preclusa al Museo ogni possibilità di crescita. Renato soffrì molto nel vedere andare in fumo i nostri progetti per il Museo e pian piano la sua salute ne risentì. La voglia di vivere lo abbandonò definitivamente ed agli amici continuava a ripetere che ora, con le nipotine oramai grandicelle, il suo unico desiderio era raggiungere Maria. Un giorno mi disse: “Magari non la raggiungerò subito, perché Maria è in paradiso ed io invece dovrò passare prima per il Purgatorio , ma sono certo che prima o poi la raggiungerò…”. Ciao, Renato… Ciao, Maria Per quando vi raggiungeremo anche noi, teneteci in caldo i vostri meravigliosi bucatini all’amatriciana e le vostre insuperabili trenette al pesto … Augura Buona Pasqua Avv. Valeria Botti Consulenza ed assistenza di: ◗ pratiche di diritto civile ◗ diritto di famiglia e successioni ◗ diritto commerciale Via Pilastro, 1/A 44045 Renazzo di Cento (FE) Tel. e fax 051 900551 Piazza Dei Martiri n.1 40122 Bologna Tel. 051 266224 Fax 051 0950698 pag. 17 PASQUA 2016 Famiglia Centese ATTI FERDINANDO, UN CENTESE NELL’INFERNO DI BERGEN BELSEN a cura di GIUSEPPE SITTA I l figlio Mauro, all’indomani della Mostra su Guido, mi ha consegnato questo testo, del quale esistono sole le edizioni in lingua inglese e tedesca, nel quale sono riportate, fra le altre, le vicissitudini dei militari italiani internati, e la scheda personale di suo padre, che ho provveduto a tradurre dall’inglese. Lo ringraziamo per averci consentito di far conoscere queste immani tragedie. Prefazione. Con la liberazione del 15 aprile 1945, il nome Bergen Belsen divenne sinonimo in tutto il mondo dei crimini tedeschi durante il periodo nazista. Shoccanti fotografie attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla terribile situazione che i liberatori avevano trovato nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Queste fotografie evidenziarono la massa di morti che si trovarono qui alla fine della guerra, ma documentano un momento particolare nella storia di Bergen Belsen come un campo prigionieri 1940-45, un campo di concentramento 1943-45 e come un campo di persone spiazzate 1945-50. La mostra, aperta nel 2007 nel nuovo Centro di documentazione del Memorial di Bergen Belsen contiene per la prima volta sezioni individuali di questi tre campi. Bergen Belsen divenne prima di tutto il luogo dello sterminio di massa dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica il 22 giugno 1941. Centinaia di migliaia di prigionieri sovietici di guerra furono trasferiti in Germania. Per ricoverarli, la Wehrmacht fece uso anche dei campi che già esistevano, ed uno di questi campi era collocato sul limitare della zona militare di Bergen, non distante dal villaggio di Belsen. Succes- sivamente i soldati tedeschi avevano usato questo campo per raccogliere i lavoratori che avevano costruito il vicino complesso di baracche, e dal 1940, 600 Francesi e prigionieri belgi furono internati qui. Nel 1941 il campo si era ampliato considerevolmente in preparazione della prigionia di prigionieri sovietici. Durante l’inverno 1941-42 almeno 14.000 di questi prigionieri sovietici morì a Bergen Belsen a causa degli alloggi, del cibo e della situazione igienica al campo. Nell’aprile 1943 le SS si impadronirono del campo per internare gli Ebrei che il governo tedesco stava pianificando di scambiare con Tedeschi internati dagli Alleati. Secondo l’uso del campo di concentramento i prigionieri furono ammassati nel Reich come lavoratori schiavi, altri gruppi di prigionieri cominciarono ad essere internati a Bergen Belsen. Dalla primavera del 1944 un gran numero di trasporti di prigionieri cominciò ad arrivare da altri campi di concentramento a Bergen Belsen e durante le ultime settimane di guerra il campo divenne la destinazione per i trasporti di evacuazione dai campi di internamento e di sterminio vicini alle linee del fronte. Poiché le condizioni al campo erano del tutto inadeguate, più di 52.000 prigionieri morirono a Bergen Belsen, 14.000 dei quali morti durante le prime settimane dopo la liberazione, malgrado gli sforzi per un ampio soccorso. I liberatori inglesi allestirono immediatamente un ospedale di emergenza vicino alle baracche della Wehrmacht, stabilendo un campo per le cosiddette persone spiazzate, sopravvissute dei campi nazisti, che erano state deportate dai Paesi natii. Pag. 105 – Nel giugno ’40 l’Italia fascista entrò in guerra come alleata della Germania. Il 25 luglio ’43 re Vittorio Emanuele III° depose Mussolini e nominò il maresciallo Pietro Badoglio capo SOFFRITTI OMERO, A l termine della S. messa esequiale, i familiari hanno voluto donarci una riflessione, che riproponiamo in ampi stralci, scritta dal loro caro in occasione del suo pensionamento. Uomo di profondi studi e uomo di Scuola, “maestro non chiassoso” come lo ha definito nella sua omelia don Remo, ha saputo mantenere nel corso della sua lunga vita “una fede da bambino”, regalandoci il prezioso patrimonio dell’anzianità. “Sulla soglia. Dunque, ce ne andiamo. ( .. ) Me ne vado col ricordo di tutti coloro che hanno lavorato con me, specialmente di quelli che se ne sono “andati” per sempre; di quelli che mi hanno insegnato a sopportare, a sorridere, ad essere tollerante, a perdonare; di quelli, e sono i più, che avrei dovuto e potuto capire meglio, che meritavano da me un’attenzione che non ho prestato. E il ricordo del governo; Badoglio, poco dopo, firmò l’armistizio con gli Alleati. La Wehrmacht reagì occupando Roma e disarmando le truppe italiane nel Nord Italia, Grecia e Balcani. Parte di queste truppe resistettero. Crimini di guerra furono commessi dalla Wehrmacht, per es. nell’isola greca di Cefalonia, dove le truppe tedesche uccisero 4.000 soldati italiani, seguendo un ordine di Hitler. Nel Nord Italia, la “Repubblica Sociale Italiana” era stata fondata stato vassallo della Germania, con a capo Mussolini. Il governo tedesco chiese che i soldati italiani continuassero a combattere dalla parte dei Tedeschi. Comunque, la maggioranza degli Italiani si oppose e furono trasportati nei campi di prigionia in Germania. I Nazisti non li classificarono come prigionieri, ma piuttosto come soldati internati di uno Stato alleato. I soldati italiani furono perciò classificati militari italiani internati. Pag. 106 – 600.000 soldati italiani furono trasportati in Germania nel Settembre/Ottobre ’43. Dovevano essere impiegati come lavoratori per l’economia di guerra tedesca. I campi di OERBKE e WIETZENDORF servirono come campo di transito per la Germania del Nord. Oltre 100.000 soldati italiani internati furono registrati qui nello spazio di sole alcune settimane. I due campi, comunque, non potevano accoglierli tutti. Parte dei soldati dovette vivere nei rifugi di campagna che i soldati sovietici avevano scavato due anni prima. La maggior parte dei soldati italiani furono ben presto trasferiti a lavorare in campi satelliti, mentre gli ufficiali furono imprigionati nei campi degli ufficiali come OFLAG 83 a Wietzendorf. Verso la fine della guerra, Ufficiali italiani furono imprigionati anche nello Stalag XIB a Fallingbostel. I Nazisti, la Wehrmacht e la popolazione tedesca considerò i militari internati italiani come traditori. Furono nutriti in maniera insufficiente, tormentati e maltrattati. Al tempo stesso Wehrmacht e le SS cercarono ripetutamente di reclutare volontari fra gli internati servendosi sia di minacce che di promesse. Pag. 136 – Trasferimento a Grob Lubars. Parte dei ricoverati dell’ospedale sovietico fu portata all’ospedale Grob Lubars per prigionieri, che era una dipendenza dello Stalag XI A in Altengrabow. Anche un piccolo gruppo di militari italiani internati fu portato qui. L’arrivo delle truppe sovietiche a Grob Lubars il 4 maggio 1945 pose fine alla loro prigionia, ma la maggior parte di loro richiese un’attenzione medica per molto tempo dopo la loro liberazione. Da una lettera scritta da Ferdinando Atti al Memorial di Bergen Belsen il 6 aprile 1992: “Quando stavamo per lasciare Bergen Belsen nel gennaio ’45, vedemmo con grande sorpresa che c’era un treno che trasportava soldati italiani feriti in attesa nella piccola stazione del treno. Lo comandava un ufficiale medico tedesco, che era stato ferito ad un braccio. Era molto amichevole e ci offriva persino sigarette. Sul momento pensammo che saremmo stati rispediti in Italia, dal momento che eravamo dienstunfahig, ossia inadatti al servizio. C’erano più di 35 su 40 soldati malati sul treno. Invece,la mattina seguente ci fermammo in aperta campagna, nella neve, vicino al campo di Altengrabow, dove un camion era in attesa con alcuni prigionieri francesi. Questo fu il nostro arrivo al Grob Lubars hospital”. Scheda di Ferdinando Atti – pag. 137 qui sotto riprodotta integralmente – Ferdinando Atti nacque il 28 novembre 1922 a Cento, Italia. Suo padre, Armando, gestì un’officina per la riparazione di macchine agricole. Dopo tre anni per istruzione come meccanico, Atti Ferdinando cominciò a studiare macchine elettri- 3 LUGLIO 1922 – 22 FEBBRAIO 2016 non è che il riflesso d’una concreta realtà di rapporti e di responsabilità che ancora m’accompagna e di cui né io né altri ha avuto ed ha perfetta conoscenza. Né ciò mi stupisce, poiché il mio “andare” non è altro che il comune “andare” umano, nel quale, diversamente da ciò che asserisce il proverbio, nulla sappiamo di ciò che ci aspetta e quasi nulla di ciò che lasciamo. Questa è appunto la condizione propria dell’andare: da un lato, un mutamento continuo di situazioni e di rapporti, in cui l’uomo singolo e i vari gruppi appaiono in luce sempre diversa; dall’altro, l’apertura di prospettive sempre nuove, o ritenute tali, per cui continuamente variano le valutazioni del passato e del presente e i progetti del futuro. Ma l’andare umano comporta anche un’inquietudine, una trepidazione che sconvolge l’esistenza stessa, destinata ad avere una fine come ha avuto un principio; anzi la coscienza che debba avere una fine perché si abbia un principio: io me ne vado perché altri possano venire, cioè iniziare o proseguire anch’essi il loro andare. A questa legge fondamentale sottostà l’esistenza umana non soltanto in tutti i momenti che volgarmente si dicono “iniziali” o “finali”, ma in tutti i momenti di questo “andare”, che è, ad ogni istante, un trapassare, cioè un morire; poiché l’andare dell’uomo e d’ogni altro vivente presenta insieme due volti: il volto della vita e il volto della morte. Questa constatazione in tempi passati mi ha procurato un’acuta sofferenza, perché mi ha fatto toccar con mano che il nostro andare è anche sempre un lasciare, un abbandonare, un perdere, ed è quindi la prova estrema a cui è sottoposto l’amore che portiamo alla vita; ma non più che prova o tentazione: alla quale possiamo che alle “Aldini-Valeriani” di Bologna nel 1939. Nel febbraio ’42 ricevette la prima cartolina precetto, ma riuscì ad ottenere un’esenzione dal servizio militare fino alla fine degli studi. Nel luglio ’43 fu inviato di stanza come allievo all’aeroporto di Padova, dove fu catturato dai Tedeschi la notte del 9 settembre. Atti e i suoi commilitoni furono trasferiti in Germania e internati nel campo di Wietzendorf per due settimane, da dove furono portati ad Hannover per lavori forzati. Fu liberato dall’Armata Rossa il 4 maggio 1945 al Grob Lubars hospital, ad est di Magdeburgo. Qualche tempo dopo fu portato a Posen e più tardi a Gnesen. Non era ancora Maggio ’46 che potè tornare a Cento, dopo oltre due ricoveri in ospedale a Bolzano e Merano. Atti visitò regolarmente la cedere, interpretando questa legge come l’affermazione spietata d’una verità perversa che crea per distruggere, o resistere, intendendola come lo sforzo incessante ed immane della Vita che s’impone alla Morte. Tale è il conflitto in cui ogni vivente è coinvolto e in cui tuttavia ho creduto di scorgere buone ragioni per scegliere, rasserenandomi, la seconda interpretazione. Certo, altri potranno decidere diversamente, ma senza potersi svincolare da questa tensione fondamentale, sicchè né l’alternativa sarà eliminata, né l’enigma risolto. Perciò Socrate, che pur con tanta fiducia aveva disputato della sorte terrena e ultraterrena dell’uomo, stando per bere la cicuta non indicò la sua morte imminente se non come una “migrazione, un passaggio di qui a là”. ( .. ) “Qui” e “là”: null’altro si può dire; né che il “qui” sia preferibile al “là”, né che esso sia meglio definibile perché più noto. Anzi, il mistero del futuro condiziona non soltanto il giudi- Germania come consulente tecnico; comunque non visitò i luoghi della sua prigionia, fino al 2007, quando venne all’inaugurazione ufficiale del nuovo Centro di documentazione al Memorial di Bergen Belsen. Didascalie – foto in alto – Ferdinando Atti con la madre e la sorella nel cortile di casa, 1938 circa Documenti sanitari, scheda in alto a destra – ( .. ) Ferdinando Atti fu finalmente mandato alla fattoria Schmidding Werke nel Ricklingen di Hanover. Qui cadde ammalato e venne portato all’Oerbke hospital per prigionieri e trasferito alcuni mesi dopo all’ospedale di Bergen Belsen. Foto in basso: Ferdinando Atti con le segretarie della Scuola Professionale “Taddia” di Cento e lavorò come consulente tecnico per diverse case automobilistiche. zio, ma la natura stessa del passato e del presente, e veramente insana appare la presunzione di giudicare il presente e il passato senza conoscere l’altro polo della realtà, il futuro: l’ultimo futuro. Una cosa solo è certa: io, come tutti, devo passare di “qui” a “là”. Non v’è scelta. Ma ben posso scegliere come atteggiarmi di fronte a questo destino e confidare che in esso si esprima una Volontà buona e, se ritengo che nel condurmi “là” essa possa dimostrarmi la sua bontà come quando mi ha posto “qui”, pregarla, come ha fatto Socrate, perché il passaggio sia altrettanto buono, e non solo nel momento “finale”, ma in ogni momento che mi avvicina alla fine: anche in questo, in cui serenamente mi congedo dalla scuola: “Che il mio passaggio di qui a là sia felice: così io prego, e così sia!” Omero Soffritti “Studi del Liceo Ginnasio Statale di Cento” vol. VII° 1979. pag. 18 PASQUA 2016 CARNEVALE DI CENTO CARNEVALE D’EUROPA Il ruggito di Eva - Società Il Risveglio Q uest’anno il Carnevale si è riconquistato il suo habitat naturale, Corso Guercino e l’omonima Piazza. Il centro storico infatti era già il fulcro di ogni sorta di maschere, negli affreschi rappresentanti scene carnevalesche, dell’illustre pittore rinascimentale centese Giovanni Francesco Barbieri, detto “Il Guercino”. La passione per la costruzione dei carri allegorici ha origini molto remote e rientra in quelle tradizioni tramandate di padre in figlio, nell’avvicendarsi all’interno delle società carnevalesche di origini più o meno lontane. Quest’anno in competizione sono state 5 Società : I Ragazzi del Guercino con il carro “Re carnevale e la l’Ente magica” (3° classificato), Il Riscatto con il carro “Thorkel, l’invincibile guerriera d’Europa” (4° classificato) , Il Risveglio con il carro “Il ruggito di Eva” (2° classificato), I Mazalora con il carro “Nel segno del toro” 5° classificato), I Toponi con il carro “La maledizione di Casanova” (1° classificato). Tutte meritevoli di elogio per i temi trattati, per l’imponenza delle proprie maschere, per il gioco di colori, la vivacità dell’animazione sia dei gruppi a terra che sui carri, il ricco gettito. Una particolare nota per il tema trattato dalla Società Il Risve- glio che, con “Il Ruggito di Eva”, ha portato agli occhi degli spettatori scene allegoriche rappresentative di un delicato tema sociale : la violenza sulle donne. Non deve essere stato semplice riuscire a veicolare attraverso maschere di cartapesta, che più si prestano alla satira politica, un messaggio di riflessione su quanto ancora oggi la donna sia una delle parti più deboli della società, soggetta a violenza fisica sino al femminicidio e/o a violenza morale, ingabbiata, a volte in maniera subdola, in ruoli di assoggettamento all’uomo. Il messaggio ha fatto centro pur nella leggerezza di giornate di festa ed allegria! Rivedere sfilare i carri lungo Corso Guercino ha suscitato nei Centesi una certa emozione, perché nessuno ha dimenticato che è a causa del terremoto del 2012 che i carri nelle edizioni successive al tragico evento, hanno dovuto seguire un percorso alternativo e meno suggestivo. Lo slogan di questa edizione del Carnevale è stato “Ritorno al Futuro” ed il nostro augurio è che da questa edizione il Carnevale di Cento, nel suo ruolo di protagonista all’interno della splendida cornice del centro storico di Cento, si riconfermi anche come Carnevale d’Europa, per continuare a dare lustro alla nostra città. Anna Vegetti GIOIELLERIA GOVONI Corso Guercino, 57 CENTO (FE) Tel. 051.901819 Famiglia Centese TENNIS CLUB, UN FUTURO DI GRANDI PROGETTI PER IL CIRCOLO SI LAVORA PER UN NUOVO IMPIANTO CON SEI CAMPI DA GIOCO E TANTI SERVIZI M ai come quest’anno primavera significa rinnovamento al tennis club Cento: due campi di splendida terra a cui tutta la comunità centese è affezionata sono prossimi alla loro riapertura per la nuova stagione estiva prevista per il mese di aprile. L’inverno appena trascorso è stato però gravido di un progetto ambizioso da sempre covato dai chi ha avuto il piacere di dirigere il tennis club nei decenni scorsi: offrire alla città di Cento un circolo con almeno sei campi da tennis funzionanti dodici mesi l’anno, una scuola tennis per bambini e ragazzi, una club house confortevole atta ad ospitare gli eventi sociali che attorno ad un luogo di sport e di aggregazione cittadina si possono organizzare, una location riservata e raggiungibile con solo poche pedalate in più di bicicletta dal centro cittadino, ovvero in buona sostanza un circolo tennis degno di una città come Cento. Il direttivo del tennis è, infatti, più che lieto di annunciare alla comunità di avere preso accordi col Comune di Cento, nella persona del Sindaco, per avviare le pratiche per la realizzazione di un nuovo impianto tennistico in Via Santa Liberata, poco lontano dal circolo del golf, che si svilupperà su un’area di 16.500 metri quadrati e verrà realizzata con risorse messe a disposizione per buona parte dal Comune, che ne rimarrà il proprietario e la cui gestione verrà affidata al “Tennis Club Cento” ed al direttivo attualmente in carica. Solamente dopo una prima fase in cui i due campi attuali saranno fruibili contemporaneamente ai primi due di nuova realizzazione (con annessa club house) verrà disposto il trasferimento definitivo nella nuova sede in cui attraverso più fasi di lavori si arriverà al completamento. Questo il piano operativo annunciato dal Sindaco Piero Lodi che ha preso parte alla assemblea annuale dei soci del Tennis Club Cento tenutasi lo scorso febbraio; si sta avverando il sogno dei tennisti della comunità di cui il direttivo (in ordine alfabetico Valeria Botti, Pietro Galazzi, Raffaella Natola, Andrea Pirani, Carlo Poli) è orgoglioso di essere non solo testimone ma anche entusiasta ed instancabile fautore, poiché comparteciperà direttamente alla fase di progettazione e realizzazione insieme con l’impresa Campagnoli, incaricata dal Comune. CROCE ROSSA ITALIANA - SEDE DI CENTO L o scorso 12 Dicembre al Palareno di Sant’Agostino durante l’evento “Due passi nella storia con i reduci di Nassiriya”, i reduci Maresciallo Bozzo e il Vice Brigadiere Pinna hanno raccontato ai ragazzi delle scuole la loro esperienza durante l’attentato alla caserma Italiana nella “Missione Antica Babilonia” .E’ stata l’occasione per mostrare foto inedite della missione e ricordare le numerose vittime militari e civili . A seguire il Sindaco del Comune di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli, ha consegnato gli attestati di riconoscimento intitolati “La divisa nel Cuore” ai volontari del territorio e a tutte le Forze Armate presenti ,che hanno donato il loro contributo nel corso del terremoto. Non poteva mancare, tale riconoscimento anche alla Croce Rossa Italiana, presente con diversi Volontari della sede di Cento, i vertici Provinciali e le Infermiere Volontarie. La Croce Rossa durante il terremoto che ha colpito il nostro territorio era operativa fin dai primi minuti con mezzi e personale, e successivamente nei campi di Cento e San’Agostino. La Croce Rossa Italiana nella realtà Centese opera in diversi ambiti, le attività spaziano da quello socioassistenziale passando attraverso pag. 19 pasqua 2016 Famiglia Centese le attività di emergenza sanitaria, alle attività di formazione sanitaria rivolte alla popolazione e alla protezione civile. Fondamentale la sussistenza a favore delle fasce più disagiate, con la distribuzione di viveri, capi di abbigliamento e materiale di prima necessità. È consuetudine incontrare gli operatori CRI di Cento sulle ambulanze per l’accompagnamento di malati e disabili, durante manifestazioni sportive o fieristiche o in occasione di preallarme e di emergenza per calamità naturali . Questo risultato è reso possibile grazie all’eccezionale disponibilità di oltre 100 Volontari che dedicano parte del loro tempo libero a queste importanti attività. La Croce Rossa vive grazie all’impegno dei Volontari. Vuoi entrare in Croce Rossa? www.gaia.cri.it Info: 3204343879 oppure [email protected] Sede di Cento : Via Ponte Reno 15/2 Cento Per richiedere un servizio chiama il numero 3357256450 N dei lavori nelle Chiese delle frazioni in cui , per esempio a Buonacompra , a giorni inizieranno i lavori . L'architetto Tiziana Contri ha proseguito con un intervento sul valore artistico ed affettivo delle Chiese centesi , sottolineando l'identità che molti di noi ritrovano in queste strutture Con le foto della Basilica di S. Biagio scattate da Luciano Bovina , Emanuele Boccafoglia, Mirko Bianchi e da Matteo Fortini si è evidenziato il prima ed il dopo terremoto creando un senso di nostalgia nei presenti . La serata quindi ha fatto luce sullo stato di ricostruzione ed ha contribuito ad alimentare la speranza di poter tornare a vivere “ il tempo e lo spazio scandito dalle nostre Chiese “ e di poter riprendere le tradizioni in tempi non troppo lunghi poiché , come sottolineato in apertura dalla presidente di Lyceum Alessandra Caselli , il desiderio di vedere ricostruita la nostra città è tangibile. ell'ambito delle iniziative dell'anno in corso Lyceum ha ritenuto di affrontare il problema della ricostruzione post-terremoto del 2012 con una conferenza, tenuta il 30 Settembre scorso , dal titolo :” LE CHIESE AL TEMPO DEL TERREMOTO “ Come sottolineato dalle parole di Mons Baviera e lette da Marina Malagodi, le Chiese scandiscono lo spazio ed il tempo anche per i laici, per cui il ripristino delle nostre Chiese ha un significato molto ampio, non solo per il senso profondamente radicato nella popolazione centese della Devozione . Mons Guizzardi ha portato le parole di vicinanza e di partecipazione di S .E. il Cardinale Carlo Caffarra al momento dell'evento sismico ed ha sottolineato come , anche nella sventura , si lavori uniti forse con più consapevolezza del significato di partecipazione. [email protected] Sulla complessità delle procedure di ricostruzione , sui costi e sui tempi è intervenuto l'ing Fabio Cristalli (RUP dell'Arcidiocesi di Bologna) che ha illustrato quanto le normative per accedere a beni pubblici siano complesse e necessitino di tempi lunghi. Ha continuato elencando circa 30 interventi che devono essere affrontati nel Comune di Cento ed ha sottolineato che il progetto del recupero della Collegiata di S. Biagio è esecutivo mentre per la Chiesa di S. Pietro il progetto è diviso in due stralci. L'intervento meno problematico riguarda, invece, il recupero della Chiesa di Penzale Per la Chiesa di S. Rocco la maggior parte dei lavori è stata eseguita e finanziata, mentre sta per essere avviata la procedura di gara per il recupero del Santuario dei Padri Cappuccini della Rocca . L'ing Cristalli ha poi presentato lo stato Augura Buona Pasqua Tel. ne o i 051.6830400 z o zzi m e o P r perpri in su ivan one! d sizi o esp pag. 20 Posata la prima pietra del nuovo Pronto soccorso La struttura per le emergenze sarà inaugurata a gennaio 2017 C on un atto simbolico, lo scorso 9 febbraio, sono cominciati ufficialmente i lavori per la costruzione di una struttura importante per la comunità centese. È stata posata ieri, infatti, la prima pietra sulla quale sorgerà il nuovo Pronto soccorso. L’ambizioso progetto da 2 milioni di euro, finanziato dalla Fondazione CariCento, dopo alcuni ritardi sta finalmente prendendo corpo grazie al lavoro dell’azienda modenese Scianti (che si è aggiudicata l’appalto). Alla cerimonia erano presenti, oltre alla presidente della Fondazione Cristiana Fantozzi, anche i vertici dell’azienda Ausl, operatori del ‘118’ e della Crocerossa, il personale medico dell’ospedale Santissima Annunziata, il sindaco Piero Lodi, i consiglieri regionali Paolo Calvano e Marcella Zappaterra e cittadini che hanno a cuore il futuro del loro presidio ospedaliero. Dopo la benedizione di don Giulio Gallerani, la presidente Fantozzi ha ringraziato i presenti e quanti hanno creduto nella realizzazione della struttura che sarà inaugurata nel gennaio 2017: “Un ringraziamento doveroso – ha affermato Fantozzi – va all’ex Cda della Fondazione e all’ex presidente Milena Cariani che ha seguito tutto l’iter, mentre l’attuale consiglio di amministrazione ha il privilegio di portare l’opera a completamento”. La presidente ha ringraziato anche la CariCento, rappresentata da Carlo Alberto Roncarati, il Comune, l’Ausl e l’azienda Scianti e quanti hanno curato il progetto. Ai suoi predecessori (Paolo Saltari e al direttore del Distretto ovest Mauro Manfredini) è andato anche il pensiero del direttore generale dell’Ausl, Paola Bardasi, per il loro impegno affinché si arrivasse all’inizio dei lavori: “Ma il mio ringraziamento va anche ai colleghi che lavorano al Pronto Soccorso e nell’ospedale. Nell’anno appena trascorso abbiamo avuto 20mila accessi, in linea con la media regionale. Si sono ridotti del 15 % i codici meno gravi, mentre sono aumentati quelli più gravi. E c’è stata una riduzione anche dei tempi di attesa. Ciò significa che c’è stato miglioramento importante nell’organizzazione del Pronto soccorso che necessita di una struttura adeguata. Quella che sorgerà ci darà condizioni tecniche, alberghiere e logistiche decisamente migliori”. Ad illustrare i lavori è stato l’architetto Marco Rizzoli che ha illustrato quella che sarà la nuova struttura, più ampia rispetto all’attuale con 1.036 metri quadri. La presidente Fantozzi, Milena Cariani e Paola Bardasi hanno posto in un bussolotto una pergamena celebrativa, depositata all’interno della prima pietra: il primo tassello di un punto di eccellenza per le emergenze del territorio e delle zone limitrofe. PASQUA 2016 Famiglia Centese Quindici mesi tra dolorosi commiati e voglia di rinascita IL 2015 E L’INIZIO DEL 2016 RACCONTATI ATTRAVERSO I FATTI DI CRONACA I l 2015, già alle spalle, verrà ricordato per gli incolmabili vuoti che hanno addolorato profondamente la nostra comunità. Persone che hanno rappresentato una fetta di storia importante per il territorio hanno concluso il loro cammino terreno, dopo aver lasciato un’impronta incancellabile alle loro spalle. Difficile dimenticare la scomparsa di chi ha reso possibile la nascita di questo giornale, il professor Guido Vancini, vero custode della storia centese, del quale si è ricordato il 23 febbraio scorso il primo anniversario dalla scomparsa. Il 9 aprile 2015 ha subìto la sua stessa sorte la signorina Olinda Tamburini che con concretezza e determinazione ha dedicato tutta la sua vita alla comunità, sia come amministratore comunale che come presidente di enti importanti, come l’ospedale cittadino, il Pensionato ‘Cavalieri’, la Cappella musicale di San Biagio, contribuendo anche al restauro della chiesa di San Lorenzo e del cinema-teatro ‘Don Zucchini’. E non solo. Tra gli illustri addii dell’anno passato, come non ricordare quelli di colonne importanti per il mondo ecclesiastico del territorio: il 2 settembre è venuto a mancare don Pietro Mazzanti che per 28 anni è stato la guida della parrocchia di San Pietro; lo ha seguito alla casa del Padre solamente sei giorni più tardi don Marcello Poletti, che per ben 70 anni è stato pilastro del paese di Buonacompra. E l’11 gennaio scorso Cento ha pianto la scomparsa di monsignor Salvatore Baviera, che dal 1963 al 2009 ha guidato la Collegiata di San Biagio. Il 2015 è stato un anno di lutto anche per l’imprenditoria, che il 20 ottobre ha perso uno dei suoi ‘figli’ più importanti: il cavalier Bruno Cavicchi, fondatore di una delle più importanti realtà agroalimentari del territorio. E per chiudere questo doloroso capitolo, non si può dimenticare uno dei fatti che hanno scosso non solo il Centese, ma l’Italia intera: la morte, l’11 novembre, dell’ex insegnante Cloe Govoni, barbaramente picchiata nella sua casa Il Centenario di Ferruccio Lamborghini, da ‘Il Resto del Carlino’ del 30 dicembre 2015 L’efferato omicidio di Cloe Govoni, da ‘La Nuova Ferrara’ del 7 novembre 2015 Il funerale di mons. Baviera da ‘La Nuova Ferrara’ del 14 gennaio 2016 di Renazzo cinque giorni prima, assieme alla nuora Maria Humeniuc, da due delinquenti al termine di una rapina. Ma il 2015 non è stato solamente segnato dal dolore. Ci sono stati anche momenti di gioia, legati soprattutto al ritorno alla normalità dopo il terremoto del maggio 2012. Il 4 novembre, nella Giornata dell’Unità nazionale, i cittadini hanno potuto visitare palazzo del Governatore, finalmente libero dalle transenne e riportato all’antico splendore. Modo migliore non c’era di re-inaugurarlo, se non con una mostra dedicata ad un illustre artista centese, Aroldo Bonzagni, al quale è intitolata la Galleria d’Arte Moderna. Il 5 gennaio scorso, invece, a festeggiare è stata XII Morelli, dove è stato ufficialmente inaugurato il nuovo plesso scolastico. Il 19 gennaio i fedeli hanno potuto ammirare una chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano completamente ricostruita dopo il sisma: all’ideale taglio del nastro ha partecipato anche l’Arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, ospite della città anche il 3 febbraio, in occasione della celebrazione del Santo Patrono, San Biagio. L’anno che si è appena aperto ha visto anche il ritorno del Carnevale di Cento nella sua sede naturale, il centro storico, attirando migliaia di visitatori in città. È stato, invece, un momento importante per l’intera comunità ciò che è accaduto il 9 febSuccesso per il Carnevale di Cento, da ‘Il Resto del Carlino’ braio scorso, quandel 1° febbraio 2016 do è stata posata la prima pietra del nuovo Pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata, reso possibile grazie all’impegno economico della Fondazione CariCento, che ha collaborato con l’azienda Usl. Quest’anno sarà dedicato anche a due protagonisti della nostra storia: infatti sarà celebrato il 350esimo anniversario dalla morte di Giovanni Francesco Barbieri, Il Guercino, e il centenario della naPost-sisma, il teatro ‘Borgatti’ riaprirà nel 2017, da ‘Il Resto scita dell’imprendidel Carlino’ del 27 febbraio 2016 tore Ferruccio Lamborghini, fondatore dell’omonima casa motoristica e del celebre marchio del ‘toro scatenato’; entrambe le ricorrenze saranno celebrate con eventi che animeranno la città. Il nostro excursus tra i fatti più significativi che hanno segnato gli ultimi quindici mesi non può che concludersi con una notizia positiva e, speriamo, di buon auspicio: l’annuncio che nel 2017 verrà riaperto lo storico Teatro ‘Giuseppe Borgatti’ che sarà ristrutturato e tornerà ad essere prezioso punto di riferimento della cultura citLa riapertura di palazzo del tadina. Ed è certo che in tanti Governatore, da ‘La Nuova Ferattenderanno con ansia quel rara’ del 5 novembre 2015 momento. Valerio Franzoni pag. 21 PASQUA 2016 Famiglia Centese RETTIFICA In relazione all’operazione di restauro della Madonna Auxilium Christianorum, contrariamente a quanto risulta all’articolo, a firma Giuseppe Sitta, la signora Licia Tasini non ha operato alcun intervento. Me ne scuso con l’interessata. e Pizzeria R istorante la Augura al la cliente affezionata squa Buona Pa Buona Pasqua dai negozi TUTTO IL MEGLIO PER PICCOLI ANIMALI A PREZZI IMBATTIBILI VISITA IL NOSTRO SITO: www.cocoricoshop.it CENTO (Fe) - Via Ferrarese, 37/C - Tel. 051.901111 CASALECCHIO DI RENO (Bo) Via Porrettana, 522 - Tel. 051.577494 PEGOLA DI MALALBERGO (Bo) Via Nazionale, 351 - Tel. 051.6601192 VILLANOVA DI CASTENASO (Bo) Via Tosarelli, 171 - Tel. 051.6053414 IMOLA (Bo) Via Bentivoglio, 25 pag. 22 PASQUA 2016 Famiglia Centese pag. 23 PASQUA 2016 Famiglia Centese Le foto dei Lettori Dal sig. Annio Govoni riceviamo questo materiale fotografico relativo ad una commedia interpretata da Centesi e presentata a Cento il 28 febbraio 1967 Foto a fianco: LOCANDINA originale della commedia. Foto sotto da sinistra: Cristina Grimaldi, Annio Govoni, Patrizia Govoni, Luisa Cassani e Sergio Pedini. Foto in basso da sinistra: Cristina Grimaldi, Annio Govoni, Patrizia Govoni, Enrico Oppi, Luisa Cassani, Sergio Pedini, Gianni Fava e Mirco Neri. Avendo appreso dalla lettura del numero in edicola della Famiglia Centese che, ad ogni uscita, verrà trattato l’argomento “Partecipanza”, ho ritenuto opportuno inviarvi questi documenti fotografici che testimoniano l’affetto che il professore nutriva per l’ente. Le foto rappresentano il Governatore del distretto Lions 108Tb dott. Giancarlo Vancini assieme a Guido in occasione della visita all’Ente da parte dello stesso Governatore (anche lui Partecipante) e a casa del professore per lo scambio di un ricordo dell’incontro. Un caro saluto. Franco Contri Gent.mo Franco Contri, la ringraziamo immensamente per la sua informazione e le foto bellissime. Sono ricordi molto importanti per noi e per la storia centese. Siamo sempre disponibili a ricevere informazioni o notizie che riguardano sia le persone che il nostro territorio. 50° Anniversario Da Stoccolma Le sorelline Alexia e Isabelle Bonzagni Ödman mandano tanti auguri di Buona Pasqua ai nonni Guido e Giliola, ed a tutti i parenti ed amici in Italia. U n folto gruppo di ex compagni di classe si è trovato per festeggiare il 50° anniversario del conseguimento del diploma di Ragioniere al termine dell’ anno scolastico 1964/65. Gli ex alunni hanno sempre mantenuto contatti anche durante la loro attività professionale mediante gite e incontri conviviali, segno di grande affiatamento che non si è sbiadito nel tempo ma che anzi ha trovato forte adesione e condivisione nel piacere di essere ancora uniti pur nell’affettuoso ricordo dei pochi che sono venuti a mancare. Anche due insegnanti presenti hanno espresso sentita gratificazione nel poter rivedere i loro indimenticati allievi ricordando, da una parte, la vivacità sempre contenuta nel rispetto dei ruoli e, dall’altra, i momenti più felici nell’ambito della loro professione. a Mia Borghi Auguri di Buona Pasqua da mamma Melissa, papà Alfredo, nonni Olindo, Antonietta, Mirella, zia Nadia, pro zii e le cuginette Isabelle e Alexia da Stoccolma. pag. 24 PASQUA 2016 Famiglia Centese IL TUO CONSULENTE DI BELLEZZA Si effettuano make-up personalizzati Consulenze cosmetiche di trattamento viso-corpo Buona Pasqua CENTO (Fe) Via Matteotti, 6 - Tel. 051.903811 PIEVE DI CENTO (BO) Via Matteotti, 20 La Farmacia Ugo Bassi augura Buona Pasqua Via Carlo Breveglieri 6/a - 44042 CENTO (FE) Telefono: 051.901073 - Fax: 051.901903 [email protected] farmacia ugobassi