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PASQUA 2016
ANNO XXIX- 20/03/2016
98
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Famiglia Centese
“Chi vol fer i so comed vaga a Zent”
Cardinale Lambertini
Papa Benedetto XIV
Direttore Responsabile: Valerio Franzoni
USCITA QUADRIMESTRALE
Aut. Trib. FE n. 462 del 06/02/90
PERIODICO DI STORIA, CULTURA, ARTE, COSTUME, FOLCLORE E RIEVOCATIVO
DELLA VECCHIA CENTO - Fondato da GUIDO VANCINI nel Dicembre 1988
REDAZIONE e AMMINISTRAZIONE: Famiglia Centese - Via Ugo Bassi, 28- Tel. 051 6835699
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FERRUCCIO LAMBORGHINI:
lʼuomo e la sua leggenda
a cura di Giuseppe Sitta
Ancora oggi il suo nome evoca anni felici, di intenso lavoro, di gloria per Cento, assurta con le sue auto allʼattenzione del mondo intero, oscurando il mito
Ferrari; rappresenta la vittoria di Davide contro i Golia del mondo
A
1 PUNTATA
opo la IIa guerra mondiale,
l’agricoltura, asse portante delle economie centese
e ferrarese, è in piena crisi. A livello provinciale, la consistenza del
patrimonio zootecnico scende da
124.500 bovini del 1938 a 88.500
del 1946; gli equini, dai 10.000 del
1938 a 7.200 del 1946; la produ-
D
zione del frumento da 1.808.000
q.li del 1938 a 1.606.000 del 1946;
quella della canapa da 395.700 q.li
del 1938 a 216.900 del 1946; la terra ha un estremo bisogno di essere
lavorata, dopo le devastazioni della
guerra: non bastano più le braccia
dell’uomo, sempre meno aiutate
dalla forza animale.
Questi fenomeni, comuni all’area
padana e oltre, impongono e favoriscono un improvviso e traumatico
Carioca Fortini. Trattore costruito da Fortini Nerio e Cavicchi Giuseppe
di Renazzo tra il 1948/49. Tipico esempio di trattore artigianale assemblato con residui bellici. (motore Morris)
incremento nella domanda di macchine agricole.
Gli anni della formazione. Ferruccio
Lamborghini nasce a Renazzo il 28
aprile 1916 da Antonio e Govoni
Evelina. Il padre, proprietario di un
fondo agricolo a Renazzo, desidera
che continui nel lavoro dei campi,
ma i piani di Ferruccio contemplano
scelte diverse. La meccanica è il suo
chiodo fisso: con i suoi risparmi si
reca a Bologna, in Montagnola, su
un vecchio Dallolio G.D. per procurarsi arnesi e pezzi di ricambio.
Dopo le “Scuole Taddia” , dove ha
come docenti, fra gli altri, Viganotti, Stefani, Guizzardi, è da Giuseppe
Ferioli, un fabbro di classe, un batti
ferro, che gli insegna i mille segreti
dell’arte della lavorazione del ferro
e della saldatura. Passa poi a lavorare dal cav. Righi a Bologna, in
v.le Aldini, a 15 lire la settimana:
vi si revisionano i mezzi militari
dell’Esercito, ad es. il 18 BL Fiat,
lo SPA. Sono esperienze importanti
che allargano le sue conoscenze nella Meccanica.
In una parte del rustico della casa
di famiglia impianta un suo laboratorio, dove ripara le poche automo-
bili e le molte motociclette,
per le quali ha una notevole
dimestichezza e grande passione. Ne cambia tante, ma
la più bella è sicuramente
l’ASTRA. Nel 1939 è militare di leva in Fanteria, e, come
tanti Centesi, viene inviato a Rodi, dove viene assegnato qualche
giorno dopo all’Autocentro. Nei 6
anni di ferma Ferruccio può, prima
degli altri, con diversi stratagemmi,
prendere confidenza con gli strumenti più perfezionati dell’industria
meccanica, sia italiana che straniera.
E’ lui stesso a ricordarli: “Un giorno
il Comandante ci ordina di andare
a ritirare dieci 626 Fiat, i primi con
la cabina davanti. Immediatamente mi impadronisco furtivamente
di tutti e dieci libretti di istruzione dei veicoli per studiarne solo io
le caratteristiche tecniche. I miei
commilitoni sono esperti di motori a
benzina, ma ignorano tutto del diesel. Creavo così ad arte un piccolo
guasto, ma sufficiente a bloccarne il
funzionamento. Prima o poi qualcuno avrebbe chiesto aiuto: diventava
così facile per me dimostrare la mia
competenza, sapendo dove mettere
le mani, per cui aprivo il rubinetto
Stabilimento Lamborghini Trattrici. Evoluzioni edificative fino alla fine degli anni 60
della nafta e …….
Spesso, poi, finivo “consegnato”
per cui dovevo trascorrere la notte
in guardina: la porta, però, restava
aperta. Avendo la chiave della porta piccola dell’officina, di notte ne
approfittavo per truccare i motori,
affinché alla mattina non potessero
ripartire. L’indomani il Comandante, non trovando nessuno in grado di
individuare il guasto, si rivolgeva a
me e ……. Se si guadagna, anche in
questo modo abbastanza rischioso,
la fama di “Padreterno” sa dimostrare le sue doti di provetto meccanico,
diventando in breve capo del Reparto Officina.
Terminata la guerra, la vita riprende lentamente; la campagna ha
un grande bisogno di macchine e
segue A PAGINA
2
pag. 2
pasqua 2016
DA PAGINA
1
molti si improvvisano costruttori. In
varie parti d’Italia operano i Campi
A.R.A.R. , Azienda Recupero Alienazione Residuati, nei quali è possibile acquistare residuati bellici.
Si tratta di veri e propri giacimenti
di materie prime: è una manna per
l’economia centese, perché da questi
residuati si ottengono e si creano gli
strumenti indispensabili per la ricostruzione: sarebbero riusciti ugualmente i nostri Lamborghini, Vancini e Martelli senza questi Campi? Il
primo risultato della ricostruzione
è la CARIOCA, un’auto residuato
bellico, tagliata subito dietro la seconda fila di sedili; con un differenziale più robusto; si elimina il tetto,
mentre il parabrezza può rimanere.
Giorgio Zarri, che nel 1934 ha costruito un vero e proprio trattorino,
equipaggiato con un motore della
motocicletta Excelsior, ricorda così
l’attività di numerosi artigiani nel
campo dei trattori a Cento e nelle
FERRUCCIO
LAMBORGHINI
località limitrofe, fra i quali:
Licinio Gallerani, di Renazzo, con i
suoi G.L.E.F.;
Carassiti & Guazzaloca;
Fortini Nerio & Cavicchi Giuseppe, di Renazzo, che costruiscono un
trattore ed un cingolato; poi il sig.
Fortini lavora come capofficina dal
sig. Monti, già Carassiti;
Maini, di Galliera;
Fabbri Gino & Luigi, di Venezzano,
Castello d’Argile;
F.lli Gandolfi, che utilizzano motori
VM, a Castello d’Argile;
Testoni & Martelli, di Budrio;
Mosca Giovanni, di Pieve, costruttori di vaporizzatori;
Giorgio Zarri, che già monta sui
suoi trattori motori Guy, nel 1951,
per il suo DA 28 sceglie uno dei primi motori diesel della VM, recante
come numero di matricola il 7.
Alfonso Carassiti, futuro socio di
Lamborghini, ricorda così i propri
inizi: il sig. Guazzaloca, di Renazzo,
Lavorazione della canapa: la préla
Famiglia Centese
cole; è un documento sferirsi, intorno al 1947, nella vicina
molto importante, il proprietà Vitali, nei pressi della fusolo che consente, tra tura “Escavatori Pesci”. E’ proprio
l’altro, all’utente di po- in questa piccola officina che, aftere usufruire del pe- ferma il sig. Ferruccio, “comincio a
trolio agricolo a 32 lire pensare alla costruzione di un tratal litro, anziché a 150! tore”, che diventerà la CARIOCA.
Il disegno tecnico, al- “Con un impiegato, Tonino Govoni,
legato alla domanda di e quattro operai, utilizzando maomologazione, è di Al- teriali Arar e un Morris 6 cilindri,
fredo Govoni, all’epo- il sogno prende progressivamente
ca dipendente dei F.lli corpo. Considerati i risultati nostri e
Fava, titolare, poi, quelli di Carassiti & Guazzaloca, e
della “Tecnogovoni”. il fatto che possiedo un’officina tutta
Curiosamente, nessuno mia, decidiamo di formare la società
o quasi di questi bravi Lamborghini-Carassiti-Guazzaloca
artigiani ha la forza, il per la realizzazione al più presto del
coraggio, l’intrapren- nostro progetto”.
denza di trasformarsi I risultati non tardano: il 3 febbrain industriale:
io 1948, giorno di San Biagio, paFerruccio Lamborghi- trono di Cento, viene presentata la
La prima Carioca Lamborghini 1947/48 con materiale ni, invece, compie il prima Carioca: è un vero successo,
ARAR. (Con il termine Carioca si indicano i poveri di cammino esattamente che si concretizza in 11 ordinativi
Rio de Janeiro, allo stesso modo la Carioca diventa il opposto, da meccanico e l’anticipo di £ 100.000 cadauno,
trattore povero.)
a costruttore. Seguia- denaro fresco fondamentale per fiavendo costruito un telaio di tratto- molo in questo suo percorso. Negli nanziare l’attività, senza ricorrere al
re, si rivolge a me per la carrozzeria, stessi anni, infatti, è tutto preso dal- credito“. Ma quando, qualche mese
indispensabile per potere circolare la meccanica, in particolare dall’au- dopo, presento i miei progetti, volti
su strada; nasce così la Guazzaloca tomobile. Nel 1946/47 apre una pro- all’ampliamento dell’officina e della
& Carassiti. Allora sapevo ben poco pria officina di meccanico per auto produzione, Carassiti e Guazzaloca
di trattori: in Africa avevo lavorato nei capannoni dell’ex Zuccherificio, preferiscono ritirarsi, decisione che
con macchine e camion in mezzo passando attraverso una serie di bre- porta inevitabilmente allo scioglialla sabbia; mi suggerisce di andare vi alleanze, con le quali cerca la sua mento della società”.
a vedere il “Landini” del sig. Dan- strada. Dapprima si associa con il
continua
te Maccaferri, di Cento, titolare di sig. Giuseppe Malaguti, poi con il
al prossimo numero
un’azienda di contoterzisti. Com- sig. Remido
pletato il trattore, lo consegno al Govoni, di
mio socio perché lo impieghi nella Dodici Mosua azienda agricola. Visti i positivi relli, che si
risultati, decidiamo di proseguire in sta interesquesta produzione. Vendiamo un s a n d o , t r a
esemplare al sig. Franceschini, al- l ’ a l t r o , d i
la Giovannina, dove effettuiamo le c o m m e r c i o
prove di collaudo; per questo lavoro di automoriceviamo 350.000 lire. Risolvia- bili.
mo, fortunosamente, anche il pro- S c i o l t a l a
blema del Libretto di circolazione Società col
delle macchine agricole, rilasciato sig. Govoni,
dall’U.M.A., Utenti Macchine Agri- decide di traUn tiro di buoi al lavoro
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Diario di Famiglia
12 dicembre 2015 – Festa degli auguri
Anche quest’anno la tradizionale Festa di scambio auguri per le Festività
Natalizie si è svolta presso l’Hotel Europa, che, come sempre, non ha tradito
le aspettative dei commensali con il menù proposto.
E’ stato un anno speciale il 2015 perché è coinciso con il 50° anniversario
della nascita dell’Associazione.
Per questo è stata preparata una torta che ne effigiava la ricorrenza: il taglio
è spettato a Fiorella e Maurizio, figli del Prof. Guido Vancini.
A tutti i soci anche un presente a ricordo del 50° della Società.
Non sono mancati la lotteria e l’intrattenimento musicale: Ramin e Cristian
hanno accompagnato la serata con momenti di gradevole ascolto.
6 Gennaio 2016 –
Il nostro sentito
affetto al Plattis
Il 6 gennaio, i soci
Fiorella Vancini,
Alberto Alberti
e Giuseppe Sitta
hanno trascorso
il pomeriggio assieme agli anziani
della casa di riposo, per condividere e contribuire
alla Festa della
Befana, organizzata per gli ospiti
del Plattis.
21 Gennaio 2016 – Donazione alla Collegiata di S.Biagio
Quest’anno si è deciso di devolvere il ricavato della lotteria della Festa degli Auguri alla Collegiata di S.Biagio, come piccolo ma sentito contributo
per il suo restauro. L’assegno è stato consegnato a Don Stefano Guizzardi,
dal Consiglio di Amministrazione della Famè Zenteisa in una serata di riunione, a nome di tutti i soci.
26 Febbraio 2016 – “La promessa
di Ruggero” di Alice Montagnini e
Filippo Taddia
Ad un anno dalla scomparsa del
Prof. Guido Vancini, Famè Zenteisa ha organizzato una serata in
Suo ricordo, con la presentazione
del romanzo breve “La promessa di
Ruggero”, di cui Alice Montagnini,
nipote acquisita del Professore, è coautrice con Filippo Taddia.
Alice e Filippo hanno in comune la
passione per l’arte dello scrivere e si
sono conosciuti ad un corso di scrittura, da qui il sodalizio artistico.
L’evento si è svolto presso il Palazzo del Governatore nell’elegante
Sala Zarri, Luciana Orsini, Presidente in carica di Famè Zenteisa, ha
introdotto mentre Valerio Franzoni,
Direttore del nostro periodico, ha
rivolto ad Alice e Filippo una serie di domande, volte soprattutto a
comprendere il loro iter per la realizzazione del libro.
Il romanzo, che ha come tema la
Prima Guerra Mondiale o “Grande
Guerra”, ha vinto l’edizione 2015
del premio nazionale Noax – Navuàcs, indetto dal comune di Corno Rosazzo, in provincia di Udine,
comune sito in un territorio che fu
protagonista degli eventi di questa
guerra.
I due autori hanno letto alcuni passi
del romanzo intercalando la lettura
con gli interventi di: Roberta Calzolari, insegnante di storia, che ha
fornito cenni storici del periodo di
guerra 1915-1918, Marco Pelizzola, artista centese, autore delle illustrazioni della prima edizione del
romanzo, Stefano Fiocchi, che ha
mostrato alcuni reperti ritrovati nelle
trincee scavate dai soldati sull’altopiano di Asiago, durante la Grande
Guerra.
Al termine della bella serata, Alice e
Filippo hanno autografato con dedica, le copie del romanzo acquistate
dai presenti.
6 marzo 2016 – A Bologna
per visitare la città e la mostra “Guido Reni e i Carracci”
Domenica 6 marzo, giornata
di tregua dopo le avverse condizioni climatiche, ha consentito di apprezzare al meglio,
quanto previsto nella sua programmazione.
Il gruppo dei Soci, raggiunto
in pullman il centro di Bologna verso le 10 del mattino, ha poi proseguito a piedi
sino a Palazzo Fava, dove è
stata allestita, dal 5 dicembre
2015 sino al 13 marzo 2016,
la mostra dei capolavori degli
artisti bolognesi, arrivati dai
Musei Capitolini e che sono
attualmente in restauro.
Così, passando da una sala
all’altra del piano superiore di
Palazzo Fava, si sono potute
ammirare le opere di diversi
pittori rinascimentali bolognesi con gli affreschi sulle
pareti di Annibale e Ludovico
Carracci, dei quali sono esposti anche prestigiosi quadri.
Per ultima la sala dove fanno bella mostra di sé i quadri
dell’ultimo periodo artistico
di Guido Reni, illustre pittore
bolognese, fra i maggiori del
‘600.
Al termine, la comitiva si è
recata presso la rinomata trattoria osteria “Buca Manzoni”,
per gustare tipici piatti della
gastronomia bolognese.
Dopo pranzo, dalle 14 e 30
alle 17, visita guidata di Bologna nell’area pedonale
del centro storico, da Piazza
Maggiore con i palazzi di Re
Enzo, dei Notai, del Podestà,
il palazzo Comunale, la grande basilica di S.Petronio, la
fontana del Nettuno, il portico del Pavaglione, fino a
raggiungere piazza S.Stefano.
Questa è circondata da splendide dimore private del ‘400
e ‘500, sulle quali domina
il complesso monastico di
S.Stefano, che ricorda molto,
nella sua architettura medievale esterna, quello della basilica di San Vitale a Ravenna.
Un passaggio davanti al palazzo gotico della Mercanzia
alle 17, conclude la passeggiata cittadina: è ora di fare
ritorno a Cento.
Di primo acchito avrebbe potuto sembrare superfluo questo tour bolognese, essendo
Bologna per i Centesi un polo
di riferimento culturale, commerciale, di lavoro e di svago.
Ripercorrere, però, il centro
storico con una valida guida
ha permesso ai presenti di arricchirsi di quelle nozioni storiche e di quegli aneddoti che
hanno fatto emergere di ogni
sito le singole peculiarità.
Anna Vegetti
pag. 6
PASQUA 2016
Famiglia Centese
LA LIBERAZIONE E IL SUO COMITATO NAZIONALE (C.L.N.)
GALEAZZO GAMBERINI
M
FERRUCCIO PARRI
(Pinerolo 1890- Roma 1981)
Fu il più significativo esponente della Resistenza italiana specie al Nord dell’Italia, dove partecipò alla costituzione del
Comitato di Liberazione Nazionale Alta
Italia (C.L.N.A.I.) che sotto l’occupazione nazi-fascista agì clandestinamente da
Milano dove operò con una certa autonomia rispetto al governo di Roma già
liberata nell’estate del 1944.
Fu per un breve periodo anche presidente del Consiglio a Roma nel 1945.
Egli era l’erede morale dell’attività liberal-democratica dei fratelli Rosselli che
vennero uccisi dai fascisti francesi con il
supporto dei Servizi italiani nel 1937.
Subì il carcere e il confino dal regime
fascista.
Nel dopoguerra fu deputato alla Costituente della Repubblica, ma sciolse il suo
piccolo partito e venne eletto senatore
nelle liste socialiste (1958).
Successivamente venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica
G. Gronchi.
F 1
IVO DIOZZI
(Cagli, PS 1886- Cento 1960)
Avvocato laureato a Ferrara nel 1909.
Cattolico progressista in tempi non facili
per il movimento.
Fra i fondatori del Partito popolare di
Sturzo nel 1919. Ebbe sempre ben chiara la distinzione dei ruoli fra Chiesa e
Stato. Entrò fra i primi nel C.L.N. in cui
aveva vicino il cattolico Giuseppe Gaiani (S.M.Decima 1909), cassiere del
C.L.N. dall’agosto 1945 alla primavera
del 1946.
Gli venne proposto, il 23.4.45, di assumere la carica di Prefetto della provincia,
offerta che declinò.
Venne nominato Preside della stessa e poi
nel 1946, con le elezioni, venne confermato come Presidente.
Si batté in tutti i modi per migliorare le
condizioni della “bassa”. Fra le tante
opere, si deve a lui la vitale statale Romea. A Cento tenne la presidenza della
“Partecipanza” e del Consorzio scoli.
F8
ano a mano che ci allontaniamo da quel fatidico
Aprile 1945 il ricordo di
quegli avvenimenti svanisce anche
perché il venir meno dei concittadini che l’hanno vissuto toglie la
testimonianza fisica, che non viene
sostituita, come sarebbe indispensabile, dallo studio della materia a livello di massa: la memoria poi non
è caratteristica peculiare del nostro
carattere nazionale.
Senza memoria però non c’è identità. Proviamo, con queste righe, a
ricordare insieme ( o ad imparare, a
seconda dell’età del lettore) il valore della pace e prima ancora della libertà, che è bene supremo e su tutto
fa premio. Libertà nel manifestare il
proprio pensiero senza dissimulare
per paura di perdere ( o non trovare) il lavoro, o essere menomati nei
propri diritti civili, magari ricevendo maltrattamenti che la gente, per
“quieto vivere”, finge di non vedere
e non sentire.
Ricordiamo che c’è stato un tempo
in cui non si poteva votare per determinare il corso della vita del Paese,
oppure che, a insindacabile giudizio
di organi inquirenti politicizzati, si
era inviati davanti a Corti speciali
giudicanti le cui sentenze, anche capitali erano inappellabili e che erogavano condanne ad anni di carcere
o di confino in territori sperduti, o
ancora, ricevere ammonizioni decise da commissioni amministrative a livello provinciale, senza che
l’interessato ne fosse a conoscenza
fino al momento in cui venivano
comunicate e, anche queste, senza
appello. E’ evidente lo stato di paura che un regime di questo tipo ingenerava. Il Potere tutto decideva,
dalla culla alla tomba.
C’era naturalmente una piccola via
Roberto Pea (Brescia 1893-Cento 1978).
Nelle FF.SS. come capo tecnico, nel 1924
venne licenziato per motivi politici. Era perseguitato continuamente dagli squadristi fascisti. Entrò quindi nella S.E.E.E. di Parma
(in breve l’ “Emiliana”) che forniva l’energia elettrica a Cento. Qui fu direttore tecnico, anche se sempre bastonato, però. Nel
1943 cominciò ad incontrare altri oppositori non più del solo fascismo, ma anche del
nazismo, che aveva invaso l’Italia. Prima
di questi avvenimenti ci fu però un’importante fase iniziale più prettamente militare:
è la fase del Benati che coinvolgeva anche
membri della G.N.R. (fratelli Cremonini) in
cui il fascismo, questa volta cento- pievese,
decise pene capitali. I Cremonini vennero
fucilati nel modenese e il Benati deportato in
Germania. Subito dopo prese consistenza un
altro C.L.N. cui partecipavano l’insegnante prof. Domenico Conserva, piemontese, il
futuro sindaco socialista Albano Tamburini
(nominato prima ed eletto poi Sindaco, il
primo, dopo venti anni di dittatura esercitata
localmente dal Podestà di nomina governati-
di sfogo, ma beninteso si doveva
prestare attenzione alla persona con
la quale ci si “sbottonava” e il dubbio in proposito rodeva l’anima e
complicava l’esistenza.
Per quanto riguarda la società nazionale nel suo complesso, il Regime riservava una educazione di tipo
militaresco come all’interno di una
grande caserma dove tutto era gerarchizzato e a tutti era assegnato un
determinato posto che difficilmente
poteva cambiare in meglio, se non
per straordinari meriti politici, ossia
vendendo la propria anima al Potere. Potere che aveva la insindacabile facoltà di decidere della pace e
della guerra, ossia della vita e della
morte del singolo come dell’intero
popolo. Doloroso ammetterlo, ma
da situazioni come quella di cui
ragioniamo, si esce solamente con
il sangue e le sofferenze di guerre
perdute perché, se venissero vinte,
il giogo del Potere che le ha decise
ne risulterebbe ribadito.
Quindi sarebbe masochistico battersi per il proprio Paese in determinate situazioni politiche e infatti il
nostro Paese è uscito dalla schiavitù
soltanto tramite una sconfitta cocente e dolorosa (e divisiva).
E’ giusto battersi per la difesa di un
Paese retto secondo principi democratici costituzionalmente garantiti
in cui il popolo, a maggioranza, decida del proprio destino. Dobbiamo
respingere l’odio dei momenti di
emergenza, forse inevitabile, e non
smettere mai di ragionare fra di noi
per ricavare il meglio della nostra
natura, secondo la Costituzione che
ci hanno dato i nostri padri a prezzo
di tanti sacrifici che in queste pagine abbiamo provato di illustrare, nel
modo più chiaro e franco, e forse
doloroso, possibile.
va), il democristiano avv. Ivo Diozzi ed altri.
Il 23 Aprile 1945 gli alleati, entrati in Cento
inseguendo i tedeschi in fuga, trovarono la
città ordinata e subito pattugliata da una polizia partigiana (o civile). Il C.L.N. centese
ebbe il Conserva come primo presidente, ma
per un suo grave problema agli occhi, il vero
capo era Aldo di Giovanni, genovese, con la
carica di segretario.
Dopo un assestamento iniziale la presidenza
passò al socialista, ex maggiore nella I g.m.,
Dante Basini il quale, avendo testimoniato
alla Corte d’Assise speciale di Ferrara a discarico del noto fascista G. T. accusato di
collaborazione nella deportazione al lavoro
coatto in Germania di numerosi centesi, provocò una mezza sollevazione popolare alla
notizia dell’assoluzione e quindi si dimise
dalla carica. Il caso G.T. è emblematico in
quanto questi venne furbescamente espulso
dal capo della Brigata nera centese per
facilitargli l’infiltrazione tra gli avversari,
come fascista in disgrazia. Il problema nelle guerre civili è che la spia o il confidente
della polizia può avere l’amichevole viso del
vicino di casa o del parente che controllano
e riferiscono, come nel caso del carabiniere
Galliano Bisi (1923-1944) di Alberone, partigiano della Div. Modena, tradito da un vicino mentre faceva visita alla madre: ciò gli
costò la vita. Al dimissionario Basini subentrò il comunista Pea che fu il vero normalizzatore della situazione che gradualmente
uscì dall’emergenza dell’ordine pubblico,
anche se non da un punto di vista alimentare
e abitativo, terribili in quell’inverno 194546, libero, ma freddissimo. Per sistemare
tutti i problemi causati dalla guerra ci sarebbero voluti ancora anni. A Pea subentrò,
come presidente, l’insegnante Adolfo Borgatti (Cento,1919-2006) che sarebbe stato
anche l’ultimo. Nella primavera del 1946 ci
furono le elezioni amministrative (cui partecipavano per la prima volta nella storia italiana anche le donne) che videro Tamburini
Sindaco e Pea suo Vice. Il passaggio dalla
dittatura e dalla guerra alla pace democratica era avvenuto e il C.L.N. aveva ormai
esaurito le sue funzioni, anche per le rivalità
che avevano cominciato a manifestarsi fra i
partiti, non più uniti come per la Resistenza
anti nazifascista.
F 2
Cento, 23 Aprile 1945 (pomeriggio). Il Municipio imbandierato dal mattino con i colori
alleati fabbricati per l’occasione dalla ditta Vancini Addobbi (per lire 300), specie per le
bandiere sovietiche che hanno la falce-e-martello in posizione sbagliata ( ma chi sarebbe
stato tanto folle da tenersi in casa per vent’anni tale bandiera?). La bandiera britannica
è quella della marina mercantile (!), ma la folla che gremiva piazza e strade non faceva
però molti distinguo. Le bandiere rimasero esposte per 15 giorni. Il tricolore era al solito
posto d’angolo.
Nel momento della foto la incredibile folla osannante del mattino era parzialmente rientrata, dato anche l’orario pomeridiano (notare le ombre). La libertà che avvertiva la
folla era bensì sostanziale e non formale, in quanto l’Italia del Nord era ancora in stato
di guerra, sottoposta al Governo militare alleato (A.M.G.) e ciò fino al 2 maggio, quando
i comandanti di esercito e SS tedeschi firmeranno la resa nella reggia di Caserta, sede
del Q. G. alleato. Il Governo alleato esercitava i suoi poteri tramite ufficiali insediati nei
capoluoghi di provincia (in quella di Ferrara erano inglesi).
Si noti sulla parete del Municipio la mancanza della grande lapide dei “Centesi illustri”,
anni prima rimossa dai fascisti per far posto ad una lapide dei loro caduti, poi rimessa nel
dopoguerra, e la bella casa Tamburini perfettamente armonica con il Municipio, demolita
poi e rimpiazzata dall’edificio della CARIFE.
F 3
Cento, 23 Aprile 1945. Autoblindo “Staghound” appartenente alla 2.a Divisione neozelandese del gen. Freyberg (8.a Armata britannica) in arrivo da S.Pietro in C. Questo reparto
esplorante si era staccato dal grosso che avanzava sulla via Galliera puntando verso
Venezia e Trieste, non frazionandosi per il presidio del territorio conquistato, che lasciava
ai partigiani dei C.L.N. locali. Poiché il ponte (vecchio) sul Reno era stato parzialmente
interrotto dai bombardamenti alleati, si ritiene che il passaggio del fiume sia avvenuto
utilizzando il ponte militare tedesco in località “Sifone” e con discesa per via Marescalca.
Tutta la scena di popolo festante stride fortemente con gli ultimi manifesti fascisti affissi sulle colonne del Municipio, a sinistra nella foto, che incitano a fermare i....barbari.
Una campagna propagandistica molto sfruttata negli ultimi tempi di Salò fu quella del
rapimento dei bambini da inviare in Unione Sovietica per indottrinamento politico. E ciò
sarebbe dovuto avvenire dopo l’arrivo degli alleati angloamericani! Qualcuno (specie se
bambino) ci credeva davvero. Anche fra gli stessi propagandisti c’era l’dentica convinzione e ciò fu all’origine dello sfollamento dei loro bambini oltre la linea del Po, mitica , ma
inesistente linea di difesa.
F 4
Cento, 23 Aprile 1945. Uno “Scout car” (autoblindo) “Greyhound” dell’U.S. Army in
esplorazione avanzata della 91.a Divisione di fanteria americana (5.a Armata). Proviene
da via Accarisio e sta girando verso la Rocca. Oltre al militare che sta consultando una
mappa della città, fornisce indicazioni anche il civile Dinelli che esibisce al braccio la
fascia di poliziotto partigiano appartenente al Corpo subito organizzato dal C.L.N. centese
e comandato da A. Borgatti. Le tre foto di quella luminosa giornata di aprile, quasi uniche
immagini esistenti, vennero scattate da due ragazzi, oggi quasi 90enni, Franco Alberti e
Carlo Fiori: uno possedeva la macchina e l’altro il rullino.
F6
pag. 7
PASQUA 2016
Famiglia Centese
ALCUNI DEGLI ALTRI ...
MARIO CONTRI
(Cento 1899- Bologna 20.8.1944)
Era di umili origini, ma dotato di brillante
ingegno che lo portò a divenire, da autodidatta, il primo radiotecnico della città. Era
antifascista “ di nascita” (suo padre era
stato uno dei primi sindacalisti).
Bersagliato continuamente dai fascisti,
un giorno passò, esasperato, a vie di fatto
contro uno di loro , in piazza del Guercino. Arrestato, condannato, scontò la sua
pena.
Sempre tenuto d’occhio dall’U.P.I. ( ufficio
politico investigativo) della M.V.S.N.
Nel 1944 (giugno) venne arrestato nonostante fosse stato arruolato nella TODT,
dalle Brigate nere (“aveva la lingua lunga
e faceva discorsi eversivi”). Un giorno un
autocarro della Brigata nera di Cento si
presentò davanti al carcere a prelevarlo e
invano i Cappuccini, del vicino convento,
tentarono di intervenire, pensando al peggio. Peggio che venne con la fucilazione al
poligono di tiro di Bologna.
Lasciava tre figli in completa indigenza.
I resti sono inumati nel Sacrario partigiano alla Certosa di Bologna. Il suo nome è
iscritto nei ruoli della Brigata “Luigi Rispoli” (altro centese di adozione, appartenuto
alla “Bianconcini” e fucilato pure a Bologna nel 1944).
F9
F1 F6 F10 Archivio dell’autore
F7 A.S. Comune Cento
Cento (Spallone) 1944. Sfuocata immagine di una squadra di lavoratori volontari della “Organisation Todt” del gerarca nazista Speer, comandata a Cento dal capitano della “Luftwaffe” (Aeronautica) Teetzen. I dipendenti italiani erano ben pagati (con i denari delle
casse di Salò) e, possedendo lasciapassare tedeschi, non potevano essere toccati dai fascisti
che spesso si vedevano passare sotto il naso, tranquillamente, disertori e renitenti alla loro
leva. I lavoratori della Todt erano addetti al ripristino delle linee di comunicazioni vitali per
l’esercito germanico, linee che venivano continuamente interrotte dalla onnipotente aviazione alleata, o anche alle costruzioni militari (Reno -Stellung). E’ però chiaro che questi lavoratori, pure in stato di necessità, svolgevano una attività di (moderato) collaborazionismo.
L’intero complesso dell’ex Zuccherificio (poi Industrie Fava), sgomberato dal Regio esercito
italiano discioltosi, era stato adibito a magazzino di questa importantissima organizzazione
tedesca che negli ultimi mesi di guerra era stata imitata anche dai fascisti con le due organizzazioni Castellano e Testa, dipendenti comunque dalla Todt.
F 5
Immagine “brechtiana” del tedesco di Sassonia Herbert Kaiser partigiano unitosi fin dal
4.9.1944 alla resistenza nella zona di Dodici
Morelli. Il nazismo non aveva conquistato proprio la totalità delle menti tedesche. A Cento
c’era anche un altro disertore-informatore
della resistenza: Eddy Farkas, paracadutista
(sic) viennese. Quest’ultimo cooperò con l’attivissima resistenza bellunese. Venne assunto
nell’immediato dopoguerra al pastificio Barbieri fino a che la pressione della massa dei
reduci italiani, che rimpatriavano e chiedevano
disperatamente lavoro, costrinsero il C.L.N. a
a allontanarlo. Anche altri militari germanici,
pur senza arrivare alla aperta collaborazione,
nell’attraversare la città bussavano ai portoni
per chiedere rifugio. In quella situazione anche
la durissima disciplina germanica mostrava cedimenti, più o meno palesi. F 7
CREDITI FOTOGRAFICI:
F2 Mariuccia Pea
F3 F4 F5 Fondo Vidoni in A.S. Comune Cento
F8 Famiglia Diozzi
F9 Famiglia Contri
F11 Archivio Istituto Parri, Bologna
L’Hauptsturmfuerer (Maggiore) delle Waffen SS che comandava il
Reparto esplorante della 16.a Divisione panzer-grenadiere “Reichsfuerer SS”, Walter Reder (1915-1991). Egli, nazista dal 1935, venne addestrato nei campi di concentramento nei Reparti “Totenkopf”
per passare poi alla Divisione Waffen SS. Fu il responsabile del più
grande massacro compiuto da truppe germaniche nell’Europa occidentale. In un crescendo wagneriano questa Divisione nazista, sotto
il comando del gen. Max Simon, seminò sangue di donne, bambini
e uomini, per lo più vecchi, su un percorso che andava da Massaciucoli (LU) a Monte Sole (Marzabotto, BO) passando per S. Anna di Stazzema (LU). I
massacrati furono complessivamente 1200, di cui oltre 800 sicuramente attribuibili alla
diretta responsabilità personale del Reder (770 soltanto a Monte Sole/Marzabotto). Le
vittime furono soltanto un po’ meno dei sacerdoti, suore e seminaristi cristiano-copti sterminati nel monastero di Debrà Libanòs in Etiopia, su ordine del Maresciallo R. Graziani,
nel 1937. Naturalmente il confronto fra il numero delle vittime non cambia nulla del mostruoso agire del nazista Reder il quale, nel 1948, venne estradato in Italia dagli alleati e
processato dal Tribunale militare di Bologna che lo condannò all’ergastolo nel 1951, da
scontare nel penitenziario militare di Gaeta. Colà il Reder aveva il trattamento previsto
per gli ufficiali, ossia godeva del servizio di un soldato italiano come attendente, come il
suo degno camerata delle S.D. Herbert Kappler (Fosse Ardeatine: 335 morti). Nel 1964
il Reder inviò un appello chiedendo il perdono agli abitanti di Marzabotto i quali, 282 a
4, lo respinsero. Dopo qualche anno Reder inviava una lettera di pentimento agli abitanti
di Marzabotto e poco dopo, il governo in carica, usando la politica del fatto compiuto, lo
rimpatriava con un volo di stato. Passato qualche anno, con Reder alloggiato, con tutti gli
onori, in una caserma dell’esercito austriaco, lo stesso rilasciava un’intervista con la quale
faceva sapere che la lettera di pentimento era stata soltanto una furba manovra del suo
avvocato. Egli riteneva quindi di non avere commesso nulla di male e di nulla doveva perciò
pentirsi. E’ evidente che tutta la vicenda Reder, come quella del suo compare di Gaeta,
Kappler, “fuggito” dall’ospedale militare del Celio dove era ricoverato per esami, è frutto
dei soliti torbidi maneggi italiani al fine di compiacere qualcuno per ottenere chissà quali
vantaggi.
F 11
Alessandro Pavolini (1903-1945). Acceso squadrista
fiorentino, operò in Etiopia nella 15.a Squadriglia da
bombardamento “La disperata” (vecchio nome di squadra d’azione fascista a Firenze) di Galeazzo Ciano. Irroravano di gas “Iprite”gli Etiopici durante la battaglia
dell’Endertà e quella del Tembien. Segretario del Partito fascista repubblicano (P.F.R.) durante il periodo di
Salò (1943-45).
Nel luglio 1944, per rifarsi dello smacco subito dal
collega Renato Ricci (odiatissimo) che aveva ottenuto
la G.N.R. e del “potere” di R. Graziani che comandava l’esercito (anche se fantasma), creò le Brigate nere
che non era un corpo militare, bensì il Partito fascista
repubblicano in uniforme, ossia composto da tutti gli
iscritti al partito fino ai 60 anni (uomini, donne e anche
ragazzi).
Si distinguevano per il teschio sul berretto e le uniformi di solito nere ed il comportamento
violentissimo che terrorizzava le popolazioni.
Erano anche invise agli stessi nazisti che pure le avevano viste nascere con soddisfazione, per non dire dell’esercito tedesco che giunse ad espellerle addirittura dalla città di
Bologna per il loro comportamento che “turbava la popolazione con vessazioni di ogni
genere” ( gen. Von Senger).
Pavolini venne giustiziato dai partigiani, a Como nell’aprile del 1945.
F 10
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CENTO (FE)
pag. 8
pasqua 2016
Famiglia Centese
ANTONIO DIOZZI
Maresciallo dei Carabinieri e Benemerito della
salute pubblica, nel 1° centenario della nascita, 1844-1916
a cura di Giuseppe Sitta
N
asce a Reno Centese
il 20 settembre 1844
da Francesco e Luigia Guaraldi. Entra giovanissimo nei Reali Carabinieri: allievo carabiniere per 8
anni nella Legione Allievi,
poi carabiniere a piedi. Nel
1866 milita nella Legione
Palermo e nel 1867 viene inviato nell’isola di Pantelleria
in soccorso alla popolazione colpita dal colera. Questo incarico gli merita una
medaglia in bronzo, con la
seguente motivazione:
“Il Ministro Segretario di
Stato per gli affari dell’interno attesta che al signor
Diozzi Antonio, carabiniere,
fu con Decreto Reale 2 maggio 1869 conceduta la medaglia di bronzo pei benemeriti della pubblica salute in
testimonianza di ammirazione e gratitudine per quanto
operò durante il cholera nel
Comune di Pantelleria, Provincia di Trapani. Questa
attestazione sarà documento
al sig. Diozzi della onorificenza conseguita e varrà a
lui di autorizzazione per fregiarsene pubblicamente”.
Firenze addì 3 del mese di
Maggio 1869 – Il ministro –
Gerolamo Cantelli.
Nel 1873 è brigadiere nel-
la Legione Verona,
Verona per cui
presta servizio a S. Stefano
del Comelico, Belluno, e a
Thiene, Vicenza. Nel 1881
è Maresciallo nella Legione
Roma e per qualche tempo
comanda la Stazione di Ponte Sant’Angelo.
Il 5 gennaio 1882 sposa Valeria Balboni, di Reno Centese, di quei Balboni di via
Bottega, detti “I Galiazz”,
dal nome del capostipite. Dal
1882 al 1884 presta servizio
a Vasto, Chieti e ad Isernia,
dove nasce la figlia Iole. Nel
1884 è Sott’Ufficiale anziano nella Legione Ancona,
operando fino al 1890 a Cagli, Pesaro, dove nel 1886
nascono i figli gemelli Ivo
ed Albana. Va in pensione
nel settembre 1890: dopo
qualche mese rientra a Cento, un vero e proprio ritorno
alle origini.
A Cento, infatti, si occupa
di agricoltura, interessandosi
alla conduzione di un piccolo podere a Corporeno, chiamato “Fondo Vecchietta”. Si
spende quale amministratore
della Partecipanza agraria,
istituzione che più aveva caratterizzato la sua famiglia
d’origine e che segnava profondamente la maggior parte
delle famiglie allora presenti
nella campagna centese. Viene, infatti, eletto consigliere
nel 1897 e 1903, diventando membro dell’assunteria
per le divisioni dei capi del
1898 e 1899. Nei primi anni
del ‘900 è consigliere della
Succursale di Cento del Credito Romagnolo.
Uomo di profonda fede e
cristiani,
di radicati valori cristiani
aderisce alla Confraternita
della B.V. Addolorata, detta “del sacco”, di Cento, ed
al movimento salesiano dei
Cooperatori salesiani, sodalizio nato pochi anni prima
dalla fede e dal carisma del
sacerdote piemontese, don
Giovanni Bosco, morto nel
1888. Il 7 dicembre 1906
Antonio riceve il diploma di
Cooperatore salesiano, firmato da don Michele Rua,
successivamente Beato, diretto successore di San Giovanni Bosco.
Antonio muore a Cento il 12
febbraio 1916.
La salma viene trasportata
dalla Sussidiale di San Filippo all’insigne Arcipretale di San Biagio. Impartita
l’assoluzione dall’Economo
spirituale don Guerra, la salma viene accompagnata al
cimitero comunale, fra gli
altri, dal Consiglio d’amministrazione dell’Asilo infantile, dalla Confraternita “del
sacco”, dall’Arciconfraternita del SS.mo, dal Clero
secolare e regolare, da una
rappresentanza del Comitato
di Vigilanza del Credito Romagnolo e dagli impiegati
della Succursale di Cento,
dal Circolo cattolico. La salma viene tumulata nel sepolcro della Compagnia “del
sacco”, nella sua funzione di
camerlengo.
Ringraziamo la famiglia
Diozzi per questa importante documentazione, che ci
ha consentito di aggiungere
un altro piccolo tassello alla
conoscenza della storia della
Cento.
nostra amata Cento
Da “La Domenica dell’Operaio” Organo del Comitato
Provinciale del Partito Popolare Italiano e dell’Unione
del Lavoro della Provincia
di Ferrara, di domenica 27
giugno 1920, apprendiamo
una notizia riguardante la
plurisecolare Cappella musicale di San Biagio:
“Per la soppressione
dell’assegno per la Cappella musicale di San Biagio
– L’Amministrazione della
parrocchia di San Biagio ha
presentato ricorso contro la
soppressione dell’assegno
di £ 808 annue nel bilancio
preventivo del Comune per
l’Esercizio 1920. Ci consta
che l’Autorità prefettizia ha
ordinato alla Giunta socialista di iscrivere tale spesa
nel proprio bilancio (..)”.
Da un altro documento, fornito come il precedente dalla famiglia Diozzi, veniamo
proiettati al 1933: si tratta di
una lettera di don Giovanni
Zanandrea ad Ivo Diozzi.
“Preg.mo signore
come Ella ben sa, la Schola
Cantorum della Collegiata,
ricostituita su larga scala e
decisa di attuare un vasto
programma di musica sacra
degno delle nobili tradizioni
musicali della nostra Città,
sta raccogliendo attorno a
sé una eletta schiera di fedeli ed amici della musica,
perché con l’appoggio morale e con un modesto contributo cooperino alla vita e
all’incremento della scuola
La buona scuola
XII MORELLI - GIORNALISTI IN ERBA
Oggi è di moda parlare della “buona
scuola”, come se bastasse un insieme di protocolli governativi, a far si
che l’istruzione possa essere etichettata con questo appellativo.
La scuola è fatta innanzitutto di persone: docenti e studenti ed è il percorso condiviso dagli uni e dagli
altri che può determinare “buoni
risultati”, atti a gratificare chi insegna e ad appassionare allo studio chi
deve apprendere.
Sulla base di questa prerogativa, un
esempio di “buona scuola” ci viene fornito da una delle frazioni di
Cento.
Nel mese di dicembre del corrente anno scolastico, la quinta classe
della scuola primaria di XII Morelli,
ha stampato la prima edizione di
“La Gazzetta della Quinta”, alla cui
redazione hanno partecipato tutti
gli alunni della classe , coadiuvati
dall’insegnante Mariarosa Lamborghini.
Questo giornalino scolastico, forse
ad unica edizione, è stato il frutto di
un percorso di studio della “carta
stampata”, cominciato con l’analisi
delle varie tipologie di giornali: il
quotidiano, il settimanale, il periodico, la rivista, cercando di coglierne le differenze di contenuti, sino ad
esaminarne in dettaglio una notizia.
Per ulteriori approfondimenti, è stato invitato in aula un giornalista della “Gazzetta di Modena”, Alberto
Setti, che ha parlato della sua formazione professionale e spiegato le
regole di base per la stesura di un
articolo.
Il primo dicembre la classe ha anche fatto visita alla redazione del
Resto del Carlino di Bologna, visitando sia il reparto produttivo, dove
gli allievi hanno potuto vedere le ro-
La classe V in visita al Resto del Carlino di Bologna
tative di stampa, sia gli uffici, dove
hanno incontrato altri giornalisti, fra
cui Valerio Baroncini, capo servizio
della redazione.
In questa occasione, la curiosità
di uno dei bambini, ha consentito
loro di conoscere la strana origine
del nome di questo quotidiano, un
aneddoto sicuramente sconosciuto
a molti.
Uno dei giornalisti presenti, ha spiegato che fu chiamato così perché
quando fu fondato nel 1885, il giornale si acquistava dal tabaccaio al
costo di due centesimi e molto spesso veniva dato come resto di una
moneta da 10 centesimi, acquistando un sigaro che ne costava 8.
Da questa consuetudine fu battezzato “ Il Resto del Carlino”, perché
anche se a quella data era già in
circolazione la lira, la moneta da 10
centesimi di lire continuava comunque, nell’uso popolare, ad essere
chiamata carlino, moneta dello Stato Pontificio, coniata sino al 1796
dalla Zecca di Bologna.
Il processo conoscitivo sul mondo
della stampa ha stimolato la creatività e l’entusiasmo dei bambini, rafforzando lo spirito di collaborazione
per la realizzazione dei contenuti del
loro giornalino, suddivisi in gruppi
che promuovevano argomenti diversi da trattare.
All’insegnante Mariarosa il compito
di revisionare gli articoli e di definirne insieme ai suoi alunni “occhiello” , “titolo” ed “impaginazione”, tutti termini entrati ormai nel
lessico della scolaresca.
medesima.
Edotto della sua passione per
la musica e del suo entusiasmo
per ogni lodevole iniziativa,
per l’amicizia e la conoscenza
carissima che ci lega, incaricato allo scopo, mi permetto
di inviarLe la tessera di socio
ordinario o benemerito per il
1933, pregandomi di volermi
rimettere a suo agio la rispettiva quota o ritornarmi alla
prima occasione la tessera qui
unita. Le faccio presente che la
Così prima delle festività natalizie,
è uscita “La Gazzetta della Quinta”,
con grande soddisfazione ed orgoglio di tutta la classe.
Un giornale di tutto rispetto, con pagine di cronaca scolastica, di eventi
passati, di consigli di letteratura per
ragazzi, con l’inserto di cruciverba
e sudoku (frutti dell’ingegno degli
quota in parola per soci ordinari è di £ 8, per i benemeriti è
di £ 10 annue.
RinnovandoLe i migliori auguri, La invito per domani alle
ore 11 in Collegiata, ove sarà
di nuovo cantata, con voci meno affaticate, la Messa a 6 voci
del Palestrina.
Certo della sua adesione e del
suo perdono, me Le professo
Di Lei obbligatissimo e devotissimo D. Giovani Zanandrea”.
scolari) e una lettera con suggerimenti e regole di comportamento
per i bambini di prima del prossimo
anno scolastico .
Bravi questi giovanissimi redattori e
chissà se in futuro fra loro non possano emergere affermate firme del
giornalismo italiano!
Anna Vegetti
pag. 9
pasqua 2016
Famiglia Centese
BAVIERA MONS. SALVATORE:
UN RICORDO
a cura di Giuseppe Sitta
C
on la morte di Mons. Baviera
la vita di Cento si è ulteriormente impoverita.
Desidero ricordare la figura di mons.
Baviera da due angolazioni a me più
consone: quella storico-archivistica
e quella musicale.
Fondamentale per la sua passione
storico-archivistica è l’esperienza
a San Giuliano come cappellano di
mons. Felice Gallinetti, cultore della storia religiosa della Chiesa di
Bologna, condotta attraverso una
lunga dimestichezza con gli archivi
arcivescovile, quello parrocchiale
di San Giuliano, quello dei quattro
Consorzi, grazie alla collaborazione
di don Augusto Macchiavelli.
Non a caso, quindi, ad appena un
anno dal suo insediamento in San
Biagio, traccia nella presentazione su “la Chiesa di San Biagio in
Cento” nel secondo centenario della consacrazione, a cura di Anna
Guglielmini, Mara Gandolfi, Wanda Barbanti Candini, il suo piano
d’azione. “ ( .. ) Per quanto mi è
dato sapere, questa tradizione è stata
iniziata dal canonico Gianfrancesco
Erri che nel 1769 pubblicò l’opera
più completa finora compilata sulla
città di Cento, dal titolo “Dell’origine di Cento e di sua Pieve”. Una
bella monografia sulla chiesa di San
Biagio fu redatta da A. Orsini nel
1883 sotto il titolo “Appunti storico-eclesiastici centesi specialmente
della chiesa e capitolo di San Biagio”. Questo opuscolo è una sintesi
abbastanza completa di tutto ciò che
direttamente o indirettamente interessa la nostra Collegiata: tuttavia
lo stile è antiquato, il racconto un
po’ farraginoso e manca la parte
artistica. Altro opuscolo dello stesso
autore è il “Sunto storico-artisticostatistico della città di Cento” pubblicato nel 1923: esso pure contiene preziose notizie sulla Collegiata.
(..). “Mi auguro insieme con tutti
i Centesi amanti della loro storia,
che essa sia l’avvio alla ripresa
della tradizione storiografica cittadina da molti anni interrotta,
nella certezza che la scoperta di
quanto rimane ancora nascosto
nel più recente o remoto passato,
sia utile alla nostra vita religiosa,
civica e sociale”.
Così scriveva in occasione del 50°
di sacerdozio di mons. Baviera Mario Fanti, V. presidente del Centro
Studi “G. Baruffaldi” e sovrintendente onorario dell’Archivio arcivescovile di Bologna:
“ ( .. ) Prendendo possesso nell’ottobre ’63 della parrocchiale e Collegiata di San Biagio di Cento, mons.
Baviera non fece fatica ad individuare che il suo ministero pastorale
nella Città di Cento avrebbe dovuto
misurarsi anche con non ordinari
problemi di ordine culturale, storico ed artistico: in San Biagio tutto
parlava il linguaggio della storia a
cui solo i rozzi e gli incolti possono
restare indifferenti. Un grande patrimonio d’arte e di memoria collettiva
della comunità cittadina e cristiana
rischiava di perdere il contatto con
la vita reale, sotto un velo di disinteresse, che il particolare momento
storico italiano ed ecclesiale pareva
accentuare. Uno dei primi “recuperi” che il nuovo arciprete di S.
Biagio volle attuare fu quello degli
archivi, che costituiscono il sacrario
della memoria storica di una chiesa
e della comunità di fede che in es-
sa si raduna
(.. ). L’operazione fu
condotta
in un clima
che non era
il più favorevole a motivarla: in
quei primi
anni del dopo concilio
pareva a molti che occuparsi delle
vecchie carte fosse tempo sprecato,
fosse un voltarsi indietro quando
invece era tempo di guardare avanti.
Si trattava, invece, di un’operazione lungimirante, nella direzione
degli sviluppi di una società che si
stava rapidamente trasformando
e che ( non era poi tanto difficile
prevederlo ) non avrebbe potuto,
a medio e a lungo termine, appagarsi degli slogans e delle mode,
in politica come in religione, che
pure sul momento esercitavano
in tanti un’attrattiva irresistibile.
L’Archivio parlava, invece, un linguaggio di tempi lunghi, di valori
non transitori, di evoluzioni e di riforme, anche rilevantissime, verificatesi nel segno di una sostanziale
continuità; ammoniva ad accettare e
a ricercare il nuovo senza rinnegare
la propria essenza e la propria tradizione culturale. ( .. ). Ma era anche
uno stimolo ad agire nel presente, a svolgere la propria parte nel
momento in cui ci tocca vivere,
senza per questo cadere nella presunzione, pericolosa e sciocca, di
coloro che si sentono facitori di
storia e riformatori di ogni cosa
riformabile”.
Un altro aspetto della sua azione
alla guida della parrocchia di San
Biagio è contenuto nella presentazione, quale presidente del Centro
studi “G. Baruffaldi” degli Atti del
Convegno di studi, tenuto a Cento
nel 1974, settimo centenario della
morte dei santi Tommaso e Bonaventura. Scrive infatti “ ( .. ) credo
di dovere rispondere ad una domanda che molti lettori potrebbero porsi:
perché mai, a Cento, un Convegno
su due pensatori che non hanno
nessun rapporto con questa città?
La risposta diventa comprensibile
tenendo conto di alcuni tentativi fatti in questo ambiente per innalzare il
suo livello culturale e promuovere
la formazione di una coscienza più
aperta ai grandi valori dello spirito.
Partiti da una ripresa della tradizione musicale locale mediante lo
studio e l’esecuzione di musiche
dei migliori autori centesi, oppure
di compositori non centesi, che furono, per qualche tempo, maestri
della cappella del duomo, si è arrivati ai settori della storia, della
teologia, della pastorale e della
letteratura. Come spesso accade,
i primi tentativi rimasero ad uno
stato frammentario; poi, mediante la creazione di alcuni strumenti, si è giunti ad uno stadio più
maturo e continuativo: parlo della
costituzione del Centro studi “G.
Baruffaldi”, di una cooperativa
culturale, di due collane intitolate,
una “Documenti e Studi”, l’altra
“Biblioteca Centese” in cui questi
Atti figurano come secondo volume. Convinti che i piccoli centri
siano destinati ad un grande futuro
per la loro possibilità di offrire uno
spazio di vita a misura d’uomo, ci si
è mossi nel tentativo, solo apparentemente ambizioso, di coinvolgere
l’ambiente centese nella celebrazione di due autori che appartengono
alla storia universale del pensiero,
proprio perché una piccola città ha
la possibilità di accogliere un messaggio, non solo attraverso pochi
addetti ai lavori, ma nella sua entità
ed unità di popolo.
La riproposta del pensiero di Tommaso d’Aquino aveva ed ha il significato di presentare una dottrina
teologica e filosofica maturata in
una coscienza che, possedendo in
grado eminente una precisa identità, poteva unificare in un coerente
movimento interiore le dimensioni
dell’uomo che pensa, crede e prega.
Inoltre, il pensiero dell’Aquinate
è un invito rivolto a tutti, specie
ai giovani studenti, a ricuperare
nel loro modo anche spontaneo
di pensare quei valori “elementari” senza dei quali tutto svanisce
nella insignificanza, così come lo
afferma Maritain: “Quando tutti
si mettono a farsi beffa di quelle cose, oscuramente percepite
dall’istinto dello spirito, che sono
il bene e il male, l’obbligo morale, la giustizia, il diritto, oppure ancora l’esistente fuori della
mente, la verità, la distinzione tra
sostanza e accidente, il principio
di identità, vuol dire che tutti incominciano a perdere la testa”.
Questo richiamo ai giovani è una
costante nel pensiero e nell’azione
di mon. Baviera. Pensiamo, ad es.,
ai suoi lunghi anni di scuola, quale docente di Religione al “Pier
Crescenzi” di Bologna, all’Istituto del “Sacro Cuore” di Bologna,
di Filosofia al Liceo scientifico
“Marcello Malpighi” di Bologna,
di Religione al Liceo Classico e
all’I.T.C. “Burgatti” di Cento.
Un altro momento che ricordo con
affetto e commozione riguarda il periodo in cui Monsignore ci formò
come guide alla mostra “La candida rosa”: fu un’esperienza molto
bella perché ci insegnò a “leggere”
l’opera d’arte e ci consentì di guidare gruppi di visitatori e gruppi di
classe.
In relazione, invece, alla salvaguardia della tradizione musicale, così
scriveva Adriano Orlandini, autore,
fra l’altro, di “Cinque secoli di musica nella Terra di Cento” in due
volumi, il secondo dei quali quasi
completamente dedicato alla storia della Cappella musicale di San
Biagio: “( .. ) vi è un’attività che
solo ai più disattenti può apparire
divergente o non necessariamente
coincidente con il ministero sacerdotale di mons. Baviera: quella della promozione di iniziative orientate
alla valorizzazione delle tradizioni
culturali centesi. E di questa attività
( .. ) una parte non secondaria è
costituita dalla rivalutazione del
patrimonio della Cappella musicale di San Biagio, patrimonio
da Monsignore individuato come
mezzo di educazione alla bellezza
e alla pietà e di cui invece praticamente nessuno a Cento, fino al
suo arrivo, si era più occupato da
tempo”. Monsignore punta a rendere più solenni le funzioni religiose
ed i grandi momenti della vita comunitaria: pensiamo, ad es., ai riti
delle Quarantore e della Settimana
Santa, del Santo Natale, alle Sacre
rappresentazioni. Per prima cosa
rinforza la compagine della Corale,
che affida, a partire dal 1970, al m°
Giorgio Piombini. Ma la sua non è
una delega in bianco! Pochi minuti
prima dell’inizio della S. Messa, il
maestro gli sottopone il programma dei canti, che debbono sempre
rispecchiare il ciclo liturgico. Il m°
Piombini si rivela da subito un profondo conoscitore della liturgia, per
cui Monsignore ben presto gli abbuona questo esame preventivo. In
secondo luogo, sottopone nel 1965
ad un generale accuratissimo restauro lo storico organo della Collegiata, al quale seguirono negli anni
successivi quelli del piccolo organo
positivo e degli organi seicenteschi
delle chiese di San Filippo e del Rosario; in terzo luogo consolida il repertorio, procedendo all’inventario
del ricco patrimonio documentario
e librario; infine, organizza grandi
concerti. Pensiamo, ad es., a quelli nell’ambito dei vari Convegni a
respiro nazionale ed internazionale
tenutisi a Cento; alle Rassegne delle Corali, non solo del Vicariato,
o quelli legati al IV° centenario di
fondazione della Cappella, nel 1989;
fondamentale si rivela la nomina ad
organista del m° Davide Masarati,
che succede al padre Romolo. La
Cappella, guidata dal m° Piombini
per 36 anni, e accompagnata all’organo dal m° Davide Masarati per
32 anni, sostenuta da Monsignore e
dalla signorina Olinda Tamburini,
vive sicuramente uno dei periodi
più fulgidi della sua secolare attività. Non posso fare a meno di ricorrere, a questo proposito, allo scrigno
dei ricordi ripensando alla stupenda
esecuzione, sotto forma di concerto del nostro Pietro Ramponi, della sezione dei tenori, dell’”Inno di
San Biagio”; oppure, nella sera del
Venerdì santo, quando la Cappella
intonava il “Tenebrae factae sunt”
sembrava ricrearsi, nell’intenso raccoglimento, il momento altamente
drammatico della morte in croce di
Gesù, per poi prorompere nella gioia più profonda della messa di mezzanotte di Pasqua con il “Gaudio vi
inondi”, l’”Alleluia” di Haendel, il
“Gloria” del Vivaldi e il “Risorto”.
Erano brani ai quali Monsignore era
particolarmente legato e non voleva
che mancassero in queste funzioni,
perché riteneva che rispecchiassero
molto bene, sia nell’interpretazione
del m° Piombini che dell’organista Davide Masarati, il significato,
la drammaticità della Passione e la
gioia della Resurrezione.
Prima di concludere, non posso non
ricordare altre benemerenze di Monsignore: avere favorito la formazione di studiosi di Storia centese, di
organisti, di nuove compagini corali
a Cento e nelle parrocchie del Vicariato, di avere coinvolto nelle sue
iniziative l’Associazione Imprenditori Centesi per la Cultura, la Cassa
di Risparmio e la Fondazione Carice
e tanti altri Enti pubblici e privati.
Per tutto questo e il molto altro che
ho dato per scontato, grazie Monsignore.
pag. 10
PASQUA 2016
Famiglia Centese
Il 24 maggio 2015 si sono svolte
le elezioni per il rinnovo
del Consiglio della Partecipanza
Agraria di Cento
Pietro Parmeggiani, un appello
a cura del dott. Mario Parmeggiani
N
acque a Cento il 7 gennaio 1879, figlio di Antonio, garibaldino, e di
Balboni Fanny; era nipote di
Pietro Parmeggiani, 5/7/1806 –
15/7/1890, prima cantante lirico, poi organista, compositore
di musica sacra e direttore di
Cappelle musicali.
Studente di musica come il
fratello più giovane, Federico,
violinista, si dedicò al contrabbasso ed esercitò la professione
di professore d’orchestra, suonando, tra l’altro, nell’orchestra
della Accademia di Santa Cecilia di Roma e nell’orchestra
del teatro La Scala di Milano,
I
Pietro Parmeggiani ai tempi del suo soggiorno nella Casa di riposo per
artisti “Giuseppe Verdi” di Milano
Cento, chiesa di S. Croce ( di fronte alla Cartoleria Costa )
della chiesa oggi rimane solo la facciata
partecipando a varie tournée
internazionali.
Parallelamente all’attività professionale musicale, si dedicò
anche, come dilettante, alla
pittura, dipingendo numerose vedute di Cento, da molte delle quali vennero tratte cartoline postali da parte
della Cartoleria Costa, come
si può notare dalla firma nella cartolina, in fondo a destra.
Tanti di questi dipinti vennero
regalati ad amici e conoscenti
e, almeno in parte sono ancora
presenti nelle case centesi. Vi
sono anche vedute di Pieve, di
Milano, di Venezia e di Paesi
Arabi, nei quali si recava con
l’orchestra. Dagli anni ’20 in
poi visse prevalentemente lontano da Cento, in relazione agli
sviluppi del suo lavoro.
Verso la fine della seconda
guerra mondiale, sfollato a
Renazzo, visse a contatto con
il nipote Sandro Parmeggiani,
a sua volta pittore, che ne influenzò lo stile, orientando la
sua attività verso le nature morte. Nel 1948 entrò nella Casa
di riposo per artisti “Giuseppe
Verdi” di Milano, ove visse fino al 13 febbraio 1963, giorno
della sua morte.
E’ mio vivo desiderio raccogliere in un catalogo questi dipinti del mio antenato: chiedo,
pertanto, ai possessori di questi
cimeli il permesso di fotografarli, o di poterli eventualmente
acquistare; chiedo loro di rivolgersi al dott. Mario Parmeggiani, tel. 051904105.
capisti aventi diritto di voto sono stati 2850 così
suddivisi:
701 capisti sezione n. 1 per i residenti a Cento capoluogo e Corporeno, 1129 capisti sezione n. 2 per i
residenti fuori dal comune di Cento, 602 capisti sezione n. 3 per i residenti a Renazzo, XII Morelli e Alberone a sud della via Chiesa e 418 capisti sezione n.
4 per i residenti ad Alberone a nord della via Chiesa,
Buonacompra, Reno Centese e Casumaro.
Hanno votato complessivamente 1569 capisti pari al
55,05%. A dimostrazione del forte legame che esiste
da sempre nei confronti dello storico ente, nelle tre sezioni che fanno riferimento al comune di Cento, hanno
votato in 1335 capisti pari al 77,57% degli aventi diritto. Nella sezione n. 2, quella dei residenti fuori dal
comune di Cento, hanno votato 234 capisti provenienti
da varie località d’Italia.
La parte del leone l’hanno fatta quelli provenienti da
Ferrara pari a 39 capisti seguiti da Sant’Agostino con
36, San Giovanni in Persiceto con 29, Pieve di Cento
con 27 e Finale Emilia con 26, ma hanno preso parte
alla votazione anche capisti provenienti da Vidracco
(TO), Civitavecchia (RM), Rovereto (TN), Conselice
(RA), Cadelbosco di Sopra (RE) e Lucca.
Puntuale all’appuntamento il capista Gallerani Vincenzo, classe 1917, che non ha fatto mancare il proprio
voto.
Il Sig. Gallerani molto noto per la sua generosità nei
confronti della collettività centese, è il capista più anziano attualmente iscritto nei registri dell’ente.
Il 24 dicembre, nel corso di una cerimonia, l’amministrazione della Partecipanza Agraria di Cento, ha
voluto conferirgli il titolo di “CAPISTA BENEMERITO”.
Dall’elezione è nata una nuova amministrazione formata dalle liste “Insieme per la Partecipanza”, “Partecipanza Attiva” e “Partecipanza e Agricoltura” che
hanno eletto Aproniano Tassinari come nuovo Presidente dell’ente.
La nuova amministrazione avendo come stella polare
il motto “manteniamo le radici orientandole al futuro”,
dovrà affrontare la divisione dei “capi” nel 2019 e la
riforma dello statuto.
Fabio Rabboni
SENZA GLUTINE
SENZA LATTOSIO
La produzione Negrini,
di riconosciuta
qualità,
è attenta anche alle
intolleranze alimentari
pag. 11
pasqua 2016
Famiglia Centese
FAUSTO CHIARI
disegnatore per passione
Nasce a Cento nel 1953. Sposato
con Marina, insegnante di Matematica e Scienze alle Medie di Cento,
ha due figli, Silvia e Mauro. Lavora
come progettista meccanico nel settore del packaging in una nota ed
importante azienda bolognese. Dipinge e disegna da una vita, per pura
passione, soggetti figurativi e la natura della nostra Terra. Da qualche
anno è socio e presidente del Circolo di pittura “Aroldo Bonzagni”
di Cento; attualmente è Console del
Touring Club italiano, svolgendo attività di carattere culturale nel Gruppo Volontari di Bologna.
D. Chi è Fausto Chiari?
La mia storia comincia 62 anni fa
nella dura campagna di Ramedello
di Corporeno. Avevo appena 7 anni
quando i miei genitori, mezzadri, in
cerca di una sistemazione migliore,
si trasferiscono a Penzale. Per me
e per tutti passare dall’isolamento
alla città, pur trattandosi sempre di
campagna, piena di gente e con la
possibilità di conoscere tanti nuovi
amici, è un grande cambiamento.
D. Quando nasce in te la passione
per la pittura?
Ero molto giovane. Ricordo che mio
padre amava dipingere sulle zucche
ornamentali tralci di vite e grappoli
d’uva, che poi metteva sul bandone
del camino. Era veramente bravo e
mi incantavo a guardarlo: ho così
cominciato ad imitarlo, e non solo
con le zucche.
D. Chi/che cosa ti ha convinto a
proseguire in questa tua passione?
Lo debbo ad alcune persone e circostanze. Voglio citare con affetto
e riconoscenza l’amico ing. Angelo
Zarri, che, nei primi anni ’70, mi
convinse ad organizzare la mia I^
mostra in un negozio di Cento, in
quel momento vuoto. Esposi una
ventina di quadri, di soggetto figurativo. Durante la mostra ho incontrato e conosciuto un vero artista,
il prof. Bruno Vidoni: veniva tutti
i giorni, parlavamo di quadri e mi
spronava a continuare, incuriosito,
più che dai miei oli, dai miei carboni e dalle mie chine.
D. Quali sono e perché i tuoi soggetti preferiti?
Dopo avere gradualmente abbandonato la pittura ad olio, da molti
anni mi concentro su due tematiche:
la grafica naturalistica e il lavoro
nelle nostre campagne prima della
meccanizzazione. Interpreto la natura e gli animali del Ferrarese cercando di trasferire nelle mie tavole
l’anima e la vita dei miei soggetti:
un uccello imbeccato nel nido, nascosto fra i rami, con foglie e pezzi
di corteccia racconta una vita ed
una storia. Il disegno, allora, assume valori, nuovi significati, provocandomi un’emozione profonda.
La grafica sul lavoro contadino, invece, vuole essere un omaggio ai
miei genitori, che hanno lavorato
sodo la terra; sapevano fare tutto,
gli attrezzi da lavoro, aggiustare
scarpe e sedie, calze, guanti, maglie
e cuffie per l’inverno, persino i miei
giocattoli. Nonostante la fatica e il
sudore, avevano sempre un sorriso
per tutti. Nelle tavole a china, sanguigna e seppia, raffiguro lavori e
mestieri semplici, ormai dimenticati
o scomparsi. Si riferiscono ad un
tempo non lontano, quando il lavoro
era duro e orientato alla semplice
sopravvivenza, quando il tempo era
più dilatato e la pazienza, l’ingegno
e la tenacia erano virtù indispensabili.
D. E il Circolo di pittura “Aroldo
Bonzagni” come si inserisce nel
tuo percorso artistico?
Da tempo ormai faccio parte di questo gruppo di amici, amanti dell’arte e tutti autodidatti, entrando subito in sintonia con Cesare Pasetto,
Benito Tosello e Roberto Failla. E’
un’associazione centese, nata nel
1999 con lo scopo di promuovere,
sviluppare e diffondere la cultura
dell’arte pittorica e dell’arte in generale, come la scultura, la grafica,
l’intarsio ligneo, la ceramica, la terracotta e così via. Il Circolo, oltre a
mostre, conferenze, iniziative varie,
promuove iniziative di carattere benefico nel nostro territorio.
D. Quali sono le tue mostre più
significative?
Senz’altro la prima del 1973; fra le
tante degli ultimi vent’anni mi piace
ricordare le seguenti:
1997 – Bondeno: Il Po dall’archivio
al computer;
2000 – Sant’Agostino: L’uomo e il
lavoro;
2001, 2002 – Felonica, Mantova:
Tra immagine e realtà: una natura
da conoscere; Tra giochi ed antichi
mestieri;
2003, 2015, 2016 –MAF S. Bartolomeo in Bosco: L’uomo, il lavoro, la
fatica, l’ingegno; Immagini e volti
della civiltà contadina; Natura dietro l’angolo;
2004 – Zola Predosa; S. Giorgio
di Piano: Lavori e mestieri d’altri
tempi; Natura dietro l’angolo, con
l’amico fotografo Paolo Cortesi;
2005 – Bentivoglio – Natura dietro
l’angolo, con l’amico fotografo Paolo Cortesi;
2010 – Fanano – Grafica e pittura a
confronto.
Ho illustrato le seguenti guide naturalistiche: G.A. Pagnoni – Il territorio di Argenta e l’Oasi di Campotto;
G.A. Pagnoni – Mesola, il territorio
e il Boscone;
inoltre
il Calendario 2004 per la Partecipanza Agraria di Cento;
Copertina del romanzo “Il vento di
Dio” di Dario Gigli.
pag. 12
pasqua 2016
1955-2015:
Famiglia Centese
60 anni dell
“Ognun già conosce e appella
la felsinea mortadella!
e ‘l modonese innocuo
dolcissimo zampone!
e la fiero aromatica Salama,
onde a se Ferrara chiama
le bocche più robuste e ne
[prevale;
e il presciuttello
color di viola
sì tenerello,
che il monticol da Vignola
dovunque avvalla,
e la reggiana spalla!
e la Bondiola
che più imbianca e più
[s’indura
più va dell’onor suo Parma
[secura.
Angelo Negrini
1945 - Angelo Negrini, il
capostipite,
interpretando
in pieno lo spirito di rinascita e riscatto del secondo
dopoguerra, inizia l’attività di allevamento dei suini e
il commercio del latte nelle
campagne bolognesi.
1955 - Angelo, da tempo,
culla l’idea di dare vita ad
un’attività di trasformazione
dei prodotti dell’allevamento; l’occasione gli si presenta
nel momento in cui si rende
disponibile il piccolo laboratorio di macellazione del sig.
Taddia, in centro a Renazzo.
Angelo con i suoi quattro figli maschi, Vincenzo, Gianni,
Agostino e Mario, si trasferisce a Renazzo per intraprendere questa nuova attività.
1960 - Il laboratorio, condotto all’inizio in affitto, si rivela
quasi subito troppo piccolo
rispetto alle mutate esigenze
della nuova impresa; viene,
quindi, decisa la costruzione
del primo nucleo del nuovo
I prodotti della tradizione
Foto aerea dello stabilimento in occasione dell’inaugurazione del 1960
Ma sovra tutte le dapi porcine
stabilimento, alle porte di Renazzo, nella stessa area nella quale
si trova ad operare attualmente
l’azienda, per potere integrare
l’attività di macellazione con
quella di trasformazione in salu-
mi ed insaccati suini.
1971 - Un insperato veicolo
pubblicitario è rappresentato
dal film di Ettore Scola: “Permette? Rocco Papaleo”, magistralmente interpretato da
Il gruppo della Ciclistica Centese:
Angelo, Gianni, Carlo: tre generazioni ... in corsa
Marcello Mastroianni e da Beppino Travagli, un famoso ristoratore
della “Vecchia chitarra” a Ferrara.
Il Salumificio diventa per diverse
settimane set cinematografico.
1975 - L’attività di macellazione
viene sostituita da quella di trasformazione in salumi che, dopo un periodo di notevole sviluppo, richiede
nuovi e maggiori spazi di lavoro. Si
producono, infatti, tutte le categorie
di salumi tipici italiani: mortadelle,
prosciutti cotti, salami stagionati,
coppe, pancette, oltre ai salumi di
ricorrenza, come cotechini, zamponi e la tradizionale salama da sugo
ferrarese.
L’azienda in questi anni comincia
ad esplorare i mercati esteri europei, attività che via via diventa
sempre più importante negli anni
a venire. Lo stabilimento Negrini
di Renazzo, infatti, è uno dei primi
in Italia a ricevere le autorizzazioni
all’export, che abilitano le aziende
alimentari europee ad operare al di
fuori dei rispettivi confini nazionali.
1985 - Dopo la divisione dai fratelli, l’azienda di Renazzo è pienamente acquisita da Gianni Negrini
con la moglie Maria Santa, la quale
già collaborava all’amministrazione e alla logistica.
Dalla metà degli anni ottanta entrano in azienda i due figli maggiori,
Nicoletta e Carlo. Viene ulteriormente ampliato lo stabilimento per
aumentare le aree destinate alla salumeria stagionata ed allo stoccaggio refrigerato delle carni.
1990 - A conferma della propensione operata nei confronti dei
mercati europei, viene fondata la
Società Negrini Spagna, per la distribuzione dei prodotti Negrini nei
Foto tratte dalle riprese del film:
“Permette? Rocco Papaleo” del regista
Ettore Scola (1971)
pag. 13
pasqua 2016
Famiglia Centese
lo Stabilimento Negrini
a cura di Giuseppe Sitta
che fanno ghiotte le nostre
[cucine,
infra la nobile gara primeggia
e signoreggia
il genial cotichino centese
fatto ormai conto al più lontan
[paese.
Egli è un composto tal che in se
[racchiude
il grato e il forte in armoniosa
[lega;
piace assai a gioventude
ed è balsamo a vecchiezza
e lo apprezza
ogni bocca delicata
s’ancor fosse di denti spopolata.
(Da “Il Cotichino Centese” 1870, estratto
dall’Almanacco Guercino - Cento, 1870, conservato nell’Archivio del Comune di Cento
- ristampa anastatica F.A.R.A.P. a cura della
“Angelo Negrini & Figli”).
territori spagnolo e portoghese.
Il rapido successo incontrato dai
nostri prodotti sul mercato iberico impone la presenza in loco
di un membro della famiglia per
meglio governare i processi di
sviluppo dell’attività: la scelta
della famiglia cade su Nicoletta, che si dedica a questo incarico con entusiasmo e capacità.
Nel 2015 abbiamo celebrato il
25° anniversario della fondazione della Negrini Spagna, oggi
considerata una delle principali
aziende come “Ambasciatori del
Gusto Italiano” in questi territori.
1995-2000 - In questi anni anche
gli altri figli di Gianni iniziano un
graduale inserimento in azienda,
acquisendo nel tempo sempre
maggiori responsabilità, fino a
conseguire la totale copertura
delle varie funzioni aziendali:
Carlo, alla direzione gestionale
e produttiva; Annarita, all’amministrazione e al marketing,
Dino, all’attività commerciale di
responsabile vendite.
2000-2005 - Intervengono nel
frattempo nuove abitudini alimentari dei consumatori, parallelamente alla riduzione del
tempo da dedicare alla preparazione del pasto; diventa, inoltre,
sempre più necessario tenere
conto delle esigenze dei clienti
e dei consumatori al di fuori del
territorio italiano. Le abilitazioni
alle esportazioni sia sui mercati
europei, sia sui mercati mondiali, quali Giappone, Brasile, Stati Uniti e Russia, richiedono in
permanenza rigidi e severissimi
controlli sanitari, a partire dagli
allevamenti degli animali, ai luoghi di macellazione ed ai locali
di trasformazione delle carni in
salumi. L’azienda, con il marchio
Gianni Negrini, per distinguersi
all’estero dal concorrente “Negroni”, si inserisce con oltre 1/3
del fatturato sui diversi mercati
internazionali. Viene costruito un
nuovo corpo di fabbrica che porta
la superfìcie utile alle produzioni
agli attuali 18.000 mq. coperti,
consentendo così di potere accedere a nuove ed ulteriori autorizzazioni export e, non ultimo, crea
gli spazi necessari allo sviluppo
di nuovi prodotti.
2010 - Oltre alla salumeria tradizionale, che rimane il focus principale dell’azienda Negrini, si sta
puntando in questi anni ad una
nuova linea di prodotti gastronomici pronti al consumo, già cotti,
in vaschetta, anche monoporzione, che consentono un’importante diversificazione delle vendite
verso un consumatore sempre più
esigente in termini di servizio.
2015 - In questa ottica proseguono gli sviluppi produttivi e gli
investimenti aziendali; vengono
attivate, infatti, nuove linee di
affettamento dei prodotti di salumeria tradizionale in vaschette in
atmosfera modificata, per coprire
sempre più e sempre meglio, le
richieste di un mercato in continua evoluzione.
Lo stabilimento oggi ha una superficie utile di 1800 mq
per la fiducia accordatami e
e con grande rispetto dagli altri
“I miei ricordi più affettuosi rila fedeltà riservatami riguarsuoi familiari, come fossi una
guardano la ditta “Salumificio
do alla concorrenza.
persona a loro amica, con un
Negrini” nella persona del raOra da pensionato, non frerapporto che andava molto al di
gionier Gianni Negrini. Nella
quento più la ditta, però rilà di quelli che intercorrono tra
mia lunghissima carriera di oltre
cordo sempre la cara persona
fornitori e clienti.
sessant’anni di operaio prima e
di Gianni, una delle migliori
Questo almeno da parte mia.
di artigiano poi, raramente ho
conosciute”.
Io, d’altronde, penso di essermi
incontrato una persona più corda Piazza Verdi,
comportato da persona onesta
retta, educata e, verso la mia mofebbraio 2016,
sui prezzi praticati, vuoi per gli
desta persona, anche affettuosa.
ordini copiosi che avevo, vuoi
Lo conobbi da ragazzino, quando
per gentile concessione Mario Govoni
andai per commissione a
comperare 2-3 kg. di salsiccia dalla”salumaia”
Dea Tassinari ( Nicludin
) a Renazzo da Negrini,
che allora lavoravano
in un capannone o poco
più, sito nei pressi dove
ora c’è il mulino Pivetti.
Vidi allora il giovanottino Gianni, in pantaloncini corti, che aiutava il
padre Angelo e il fratello
maggiore Vincenzo a rimestare l’impasto della
mortadella. Il fratello minore, Agostino, ragazzino come me, gironzolava
intorno, l’altro fratello,
Mario, penso fosse alla
cassa. Lo rividi, dopo
vent’anni,
nell’attuale “Note musicali” che passione! - Mortadella - Core business delle produzioni Negrini
nuovissimo stabilimento,
dove cominciai a collaborare col ragionier
Gianni come fornitore di
budella per i salumi, tanto che divenne il mio più
grande ed amato cliente,
fra i tanti che avevo. In
seguito fornii anche il
loro stabilimento di Salara.
In trent’anni di fornitura
mai ebbi contestazioni
o ritardi nei pagamenti,
sempre trattato, oso dire,
con affettuosità particolare dal ragionier Gianni
Carlo, Nicoletta, Dino e Annarita al 25° della Negrini Spagna
pag. 14
pasqua 2016
Famiglia Centese
PER TUTTA LA NOTTE SUL CAMPO STETTERO, PIENI DI ORGOGLIO
SUCCESSO PER LA NOTTE BIANCA AL LICEO “CEVOLANI”
G
rande successo per la Notte
Nazionale del Liceo Classico, il 15 gennaio scorso, al
Liceo “Cevolani” di Cento. L’iniziativa ha registrato un grande afflusso
di pubblico, oltre le aspettative degli
stessi organizzatori, e gli spettatori
hanno seguito con grande partecipazione, interesse ed emozione ogni
momento della lunga e densa serata.
Tra il pubblico molti genitori, ex
allievi, ma anche semplici cittadini,
curiosi di conoscere quello che il
Liceo, aprendo le sue porte, aveva
preparato per tutti. E i ragazzi del
Cevolani non hanno deluso, restando, come i guerrieri omerici, “per
tutta la notte sul campo, pieni di
orgoglio”: ottime le performance e
ammirevoli la profonda motivazione, l’impegno, l’atteggiamento di
gioiosa collaborazione, il senso di
orgogliosa appartenenza dimostrati.
Unanime apprezzamento e stima
sono stati manifestati dai presenti.
La serata si è aperta con il saluto
della Dirigente, la dottoressa Cristina Pedarzini, che ha riflettuto sul
valore della formazione classica nel
mondo contemporaneo; a seguire
un ex alunno d’eccezione, il sindaco
Piero Lodi, ha confessato di sperimentare quotidianamente, nella propria vita personale e professionale,
l’importanza degli studi compiuti tra
le mura di questo Liceo. Il professor
Claudio Ricci, docente storico del
Classico “Cevolani” e principale organizzatore della manifestazione,
ha poi dato inizio alle attività che
si sono svolte a ritmo febbrile fino
alla mezzanotte. Il programma ha
visto in scena principalmente gli
alunni dell’indirizzo classico che si
sono fatti attori, lettori e portavoce
dei messaggi di autori senza tempo.
I numerosi bambini presenti hanno potuto gustare la lettura animata
di favole di Esopo e Fedro; i più romantici si sono emozionati ad assistere alla maratona di poesia d’amore di tutti i tempi, accompagnata da
musica e proiezione di immagini
artistiche. Gli amanti del teatro hanno assaporato la rappresentazione
di scene dall’Antigone di Sofocle
e dall’Anfitrione di Plauto; apprezzatissima la Lectura Dantis che ha
registrato il pienone. Commoventi
le letture sull’Humanitas che hanno
restituito un ideale di “uomo” che
attraversa i secoli e al quale, forse,
è opportuno tenersi stretti in questi
tempi non facili.
Suggestivo il tableau vivant che riproduceva l’opera di J.L.David sulla
lettura dell’episodio degli Orazi e
dei Curiazi di Livio. Non potevano
mancare le parole di un grande della
storia e della letteratura latina, Cicerone, drammatizzate dagli studenti. Da segnalare la presenza di un
ospite significativo: la professoressa
greca Dora Damigou che ci ha mostrato, con una bellissima selezione
di testi di autori greci del Novecento, che la letteratura greca è rimasta vitale nei secoli, sopravvivendo
alla chiusura della scuola platonica ordinata da Giustiniano nel 529
d.C. Alle 20.30 studenti, insegnanti
e pubblico si sono trasferiti in Sala
Rossa, nel Palazzo del Governatore,
per ascoltare la conferenza del Prof.
Camillo Neri dell’Università di Bologna. Il professore ha riflettuto sulla pregnanza di tre parole che hanno
forgiato la nostra
identità europea:
“profezia”, “democrazia” e “filia”. Per essere
davvero profetici occorre guardarsi indietro,
non solo avanti
ha spiegato e,
per assicurare
alla nostra civiltà un futuro di
libertà è importante guardare
al senso della
democrazia nella storia e restituire dignità alla
Scuola. Non si
può prescindere
nemmeno dalle
nostre radici cri-
stiane che traggono la loro origine
da un Dio che scende all’altezza
dell’uomo: una forza che si disarma
e prende forma di debolezza. Al rientro nell’istituto, un graditissimo
buffet a base di specialità della cucina greca tradizionale ha accolto gli
ospiti. Ma la serata non era ancora
conclusa: in una Tavola rotonda,
moderata da un ex allievo, docente
di materie letterarie, si sono confrontati diversi ex allievi (un medico, due avvocati, un architetto, un
biotecnologo, uno studente in medicina) che hanno evidenziato come
gli studi classici siano stati uno straordinario strumento
per acquisire una rigorosa impostazione
nel metodo di studio,
una duttile capacità comunicativa e
una forma mentis utile per la successiva vita professionale. La serata si
è avviata verso la conclusione, con
due incontri particolarmente intensi:
il primo ha visto come protagonista un’ ex allieva che ha cantato,
con struggente partecipazione, poesie della letteratura italiana, latina e
greca. Il secondo e ultimo momento
ha lasciato spazio ai due docenti di
latino e greco, decani dell’Istituto,
Giovanna Viscuso e Claudio Ricci
che, in simultanea con tutti i Licei
italiani aderenti all’iniziativa, hanno
recitato il celebre “Notturno” dal
libro VIII dell’Iliade con accompagnamento musicale. Momento lirico
di grande pathos: le parole recitate
in una lingua antica, ricca di fascino
e mistero, le note di Chopin e la proiezione di paesaggi notturni d’autore
hanno trasportato i presenti in un’atmosfera di quiete e contemplazione,
ricordandoci quanto, ieri come oggi,
l’essere umano abbia bisogno, di
tanto in tanto, di volgere gli occhi al
cielo infinito e ritrovare pace e armonia dalle quotidiane battaglie.
Giovanna Taddia
Auguri!
pag. 15
PASQUA 2016
Famiglia Centese
UNA MAESTRA CHE
SAPEVA VEDERE
LONTANO
di M. Buttieri Lodi
La testimonianza della maestra Milena Pezzini Serra e il suo invito a
parlare della propria maestra sono
alla base di questa riflessione, che
riporto integralmente.
Domenica Vagheggi era la mia maestra, ma tutti la chiamavano solo “la
Vagheggi”. Nel 1955 ebbe un’accesa discussione con mio padre, per-
ché la maestra voleva che io sostenessi l’esame necessario per accedere alla Scuola media. Papà le rispose: “Guardi che non mando mica le
mie figlie a lavorare in campagna!
Ad una procuro macchine elettriche
per maglieria e a questa, affetta da
lussazione alle anche, faccio fare
la sarta”. Ma lei insistette: “Questa
è adatta a continuare a studiare”.
Sostenni quell’esame e ottenni il
massimo dei voti in tutte le materie.
Mio padre, che era un galantuomo,
si recò a casa dalla Vagheggi e le
chiese: “Adesso che l’ha preparata per le Medie, quanto le devo?”
“Mi ha già pagato sua figlia con il
risultato che ha ottenuto” fu la sua
risposta.
Dopo vari corsi per segretaria, mi
impiegai in un ufficio, ma a me non
piaceva stare tutto il giorno con del-
le carte in mano. Entrai in convitto
e presi il diploma di infermiera professionale: decisi che avrei fatto la
caposala. Mi recai a studiare in convitto a Varese: all’esame per funzioni direttive mi assegnarono 70/70
agli scritti, 70/70 agli orali, 70/70 in
pratica.
Non ho raccontato questo mio ricordo per darmi delle arie, ma per
sottolineare come la mia Maestra
avesse visto lontano. Colgo l’occasione per dirle: “Grazie Vagheggi”.
Sarebbe bello riprodurre una fotografia di questa brava maestra, che i
suoi numerosissimi allievi potranno
ritrovare: ringraziamo fin da adesso
chi potrà farla pervenire in redazione.
La pubblicheremo nel prossimo numero.
Grazie
AUGUSTO
MARCO
GILLI
TASSINARI
n. 16.9.1924
m. 24.01.2016
n. 21.01.1948
m. 14.12.2015
Cofondatore della
Società
Carnevalesca
“I Toponi”.
Ricordiamo Marco
con questo sorriso,
lo stesso con il quale
accoglieva i clienti nel Bar Martini o
quando lo si incontrava nel Viale dei
Cappuccini seduto
su una panchina.
Sentite
condoglianze
ai famigliari
dalla Redazione
FESTA DEGLI AUGURI ANT
DI CENTO
A
Cento,
grande
partecipazione,
alla
serata
conviviale del 4 dicembre,
che il gruppo volontari ed amici di
ANT ha organizzato a favore della
Fondazione ANT Italia Onlus.
Oltre 200 persone hanno preso parte
alla cena di auguri ANT presso
la Società Bocciofila Centese, per
sostenere l’assistenza domiciliare
gratuita ai malati di tumore, alle
loro famiglie ed i progetti di
prevenzione oncologica che ANT
porta avanti sul territorio.
ANT, infatti, assiste dal 1987 sul
territorio, con i propri 3 medici, 2
infermieri e 2 psicologi, i sofferenti
oncologici con cure specializzate
ed è anche presente, a titolo
gratuito, con un punto di supporto
psicologico presso l’ospedale di
Cento e quello di Cona.
Numerose inoltre sono le campagne
gratuite di prevenzione oncologica
organizzate nell’area della provincia
di Ferrara ed a Cento, come il
Progetto Melanoma ed il Progetto
Tiroide.
Intrattenimento musicale e buona
tavola hanno caratterizzato la
serata del 4, arricchita anche dalla
sottoscrizione di beneficienza
natalizia con doni provenienti da
aziende e negozi dell’area centese.
A tutte le signore sono stati offerti i
bellissimi ciclamini ANT .
La Fondazione ANT porge un
ringraziamento particolare alla
Bocciofila Centese, che ha ospitato
l’evento ed a tutte le persone ed
aziende, che con la loro generosa
solidarietà
hanno
consentito
di raccogliere fondi a sostegno
dell’operato di solidarietà verso i
sofferenti.
Molto soddisfatti i coordinatori
volontari ANT centesi della riuscita
di questa bella manifestazione
di solidarietà, ormai intitolata:
“Cena Auguri ANT - Festa dei
Ciclamini”.
Sede:
Vi aspettiamo
per il tradizionale pranzo pasquale!
44042 CENTO (Ferrara)
Via IV Novembre, 16
Tel. 051.90.33.19 - Fax 051.90.22.13
e-mail: [email protected]
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pag. 16
PASQUA 2016
“CARDINALE FRANCESCO BATTAGLINI”
A CURA DI LUISA CASSANI E ADRIANO ORLANDINI
A
fine maggio a Cento e a Mirabello sarà presentato un volume sulla vita del cardinale Francesco Battaglini, che fu
arcivescovo di Bologna dal 1882 al 1892. Nato nel 1823 a
Mirabello ed allievo ed insegnante nel Seminario di Cento, Battaglini è stato negli ultimi due secoli l’unico arcivescovo di Bologna
nato nel territorio della diocesi. Il volume, curato da Luisa Cassani
e Adriano Orlandini, sarà pubblicato dal “Centro Studi Girolamo
Baruffaldi” e dal Comune di Mirabello, in collaborazione con l’Associazione S. Lorenzo.
Oltre che grandissimo pastore di anime, Battaglini ebbe una posizione rilevante nel mondo culturale dell’epoca come didatta e filosofo tomista: i suoi volumi furono oggetto di studio in quasi tutti i
seminari del mondo. Personaggio purtroppo dimenticato, Battaglini
fu uno dei principali promotori dell’inizio del disgelo tra la Chiesa
e il Regno d’Italia, che dopo l’unificazione si erano guardati in cagnesco per oltre vent’anni: la conciliazione morale fra l’Italia e il
papato fu il suo desiderio più ardente.
Popolarissimo in tutta la diocesi, Battaglini fu particolarmente legato a Cento, dove volle che venisse aperta una scuola per l’infanzia,
gestita dalle Maestre Pie dell’Addolorata, giunte nella diocesi da
Rimini, proprio su sollecitazione di Battaglini: egli infatti, prima
che a Bologna, era stato vescovo a Rimini, dove aveva conosciuto
ed apprezzato l’ordine fondato da Elisabetta Renzi.
Famiglia Centese
RICORDO DI RENATO
Come spesso succede nella vita, in
modo davvero casuale Renato Censi 60 anni fa capitò a Cento, dove
sempre casualmente incontrò una
splendida ragazza… e subito Renato
si innamorò di Maria ma anche di
Cento e dei Centesi… e qui è rimasto
60 anni…
Quella tra Maria e Renato è stata
una splendida simbiosi: senza Maria, Renato non sarebbe stato Renato; ma probabilmente, senza Renato,
anche Maria non sarebbe stata Maria… Era spesso lui a sollecitarla,
a darle suggerimenti, a portarla in
giro per l’Italia in cerca di nuovi
artisti; era lui l’ispiratore degli allestimenti delle tante mostre da loro
organizzate al Museo Parmeggiani,
da loro fortemente voluto e realizzato grazie al sensibile contributo
della Cassa di Risparmio di Cento.
Furono trent’anni di collaborazione
davvero intensa che portò a successi
straordinari di critica e di pubblico.
La nomina di Maria ad Assessore ai
Musei del Comune di Cento sembrava aprire degli orizzonti ancora più
luminosi alla loro attività. Ma il destino crudele ci tolse Maria ad ap-
2° MMG CLASSIC - 19-20 MARZO 2016
I
n concomitanza con l’uscita del
nostro giornale, presentiamo questa importante manifestazione,
fortemente voluta da Fausto Governato con lo scopo di raccogliere fondi da devolvere alla cura oncologica
in memoria di Manuela e Michele
Ghini, moglie e cognato prematuramente scomparsi.
Questo il programma della seconda
edizione: SABATO 19 marzo dalle
11 alle 13,30 l’autodromo “Enzo e
Dino Ferrari” di Imola ospiterà nella
sala briefing “Gianni Berti” una conferenza informativa con il patrocinio
gratuito dell’Ausl di Imola, sul tema:
LA PREVENZIONE DEI TUMORI
DEL COLON-RETTO
Relatori: Dott. Antonio Maestri e
Prof. Giancarlo Caletti che risponderanno a domande sull’argomento
come in una sorta di “talk show”
aperto al pubblico
che vorrà parteciparvi.
La manifestazione
proseguirà grazie
all’esperienza ed in
collaborazione con
la Scuderia Nettuno
Auto Storiche nella
giornata di: Domenica 20 Marzo con
la Coppa Michele
e Manuela Ghini
Raduno auto storiche cat. A-B-C CENTO - IMOLA
- CENTO - Attraversando la storia
dei motori
Il raduno partirà di
prima mattina dal
Comune di Cento
dove, in concomitanza, verrà intitolata una rotatoria, in presenza delle
Autorità locali e della Famiglia, a
Ferruccio Lamborghini fondatore
dell’omonimo prestigioso marchio
automobilistico, nato 100 anni orsono nella Frazione di Renazzo del
nostro Comune.
Con la volontà di rafforzare tale celebrazione, lungo il percorso che da
Cento porterà gli equipaggi verso
Imola per poi rientrarvi nel pomeriggio; una delle varie Prove di Regolarità previste dal programma del
raduno, verrà svolta nel parcheggio
antistante il Museo Lamborghini
di Funo. A spezzare la giornata l’autodromodo “Enzo e Dino Ferrari”
aprirà i suoi cancelli per offrire ospitalità alle vetture degli equipaggi
partecipanti che si fermeranno per
la sosta pranzo per poi ripartire in
direzione Cento. Subito dopo l’arrivo, al termine delle premiazioni dei
partecipanti, l’Organizzatore Fausto
Governato avrà l’occasione di consegnare al Responsabile del Reparto
e Hospice Oncologico dell’Ospedale di Imola il contributo raccolto,
a coronamento dello scopo primario
di tutta la manifestazione.
Per qualsiasi informazione contattare: [email protected].
Sul prossimo numero di Famè Zenteisa ritorneremo sull’argomento.
DON OTTAVIO ZAVATTARO,
CAPPELLANO BERSAGLIERE
a cura di Giuseppe Sitta
O
ttavio Guglielmo Zavattaro
nacque a Ticino, Alessandria, l’11 marzo 1905, da
Giuseppe e Maddalena Ceppo. Il
1° aprile 1933 fu ordinato sacerdo-
te nella cattedrale di Albano
da mons. Giuseppe Marazzi.
Con la Campagna d’Africa si
arruolò quale cappellano, con il
grado di tenente, nell’VIII° Rgt
Bersaglieri, venendo congedato
il 17 agosto 1943, ritirandosi a
Frassineto Po. Dopo la guerra,
iniziò per lui una lunga serie di
trasferimenti.
Fu dapprima a Cento, dove
coprì l’ufficio di cappellano
dell’Ospedale fino al 1953.
Inutilmente il dott. Umberto
Tosi, presidente dell’Ospedale,
in una lettera del 5 novembre
1953 al Direttore Provinciale,
cercò di opporsi al suo trasferimento, esprimendo “il profondo rincrescimento per vedersi improvvisamente privato della preziosa opera
di un sacerdote che in sei lunghi anni di permanenza in questo Pio Luo-
go ha saputo accattivarsi tanta stima
e simpatia, svolgendo il proprio alto
ministero con dignità, efficacia e
discrezione, rare nelle particolari
difficoltà ambientali”.
Ritornò a Cento, sempre come cappellano dell’Ospedale, il 28 ottobre
1959, restandovi fino a tutto il 1968,
quando fu trasferito a Napoli. Qui
ricoprì l’incarico di collaboratore
parrocchiale per una decina d’anni.
Nel 1979 rientrò a Cento con l’ufficio di Vice parroco, fino al novembre 1987. Morì il 19 aprile 1993.
Il suo servizio restò umile e prezioso, specialmente nel confessionale,
dove si mostrò sempre padre sbrigativo, consigliere saggio, giudice
indulgente.
Ringraziamo il sig. Umberto Pettazzoni, centese, residente da qualche anno a Decima di Persiceto, per
questo materiale.
pena sei mesi dalla sua nomina…
Per Renato fu un colpo tremendo:
ripeteva continuamente che senza la
Mamma (così egli chiamava Maria)
la vita non aveva più un senso per
lui… Cercammo allora di dare ancora un senso alla sua vita creando
un museo dedicato a Maria, il MARSC, che fu inaugurato in occasione
della morte di Ottavio Mazzonis, il
grande artista piemontese legato da
un affetto profondo a Maria e alla
patria del Guercino.
Apro una parentesi: grazie a Maria e Renato, in questa chiesa di S.
Lorenzo possiamo ora ammirare di
Ottavio Mazzonis la splendida Via
Crucis da lui donata alla Chiesa del
Rosario e la grande tela raffigurante
la “Comunione della Vergine”, una
delle più alte espressioni dell’arte
sacra del XX secolo, donata da Mazzonis al MARSC pochi giorni prima
di morire.
Con l’apertura del Museo dedicato
a Maria, Renato sembrava davvero
rinato. Viaggiammo in mezza Italia,
dal Piemonte al Molise.
Nella primavera del 2011, grazie
anche ad alcuni apporti dalle colle-
zioni comunali e grazie anche all’arrivo di tre grandi gruppi statuari
dello scultore Wolfgang Alexander
Kossuth, il MARSC assunse la sua
veste quasi definitiva. Ma anche
questa volta il destino cinico e baro
ci volle mettere lo zampino: infatti il
terremoto ci obbligò a trasformare
il Museo in Chiesa e fu quindi preclusa al Museo ogni possibilità di
crescita. Renato soffrì molto nel vedere andare in fumo i nostri progetti
per il Museo e pian piano la sua salute ne risentì. La voglia di vivere lo
abbandonò definitivamente ed agli
amici continuava a ripetere che ora,
con le nipotine oramai grandicelle, il
suo unico desiderio era raggiungere
Maria. Un giorno mi disse: “Magari
non la raggiungerò subito, perché
Maria è in paradiso ed io invece dovrò passare prima per il Purgatorio
, ma sono certo che prima o poi la
raggiungerò…”.
Ciao, Renato… Ciao, Maria
Per quando vi raggiungeremo anche
noi, teneteci in caldo i vostri meravigliosi bucatini all’amatriciana e le
vostre insuperabili trenette al pesto
…
Augura
Buona Pasqua
Avv.
Valeria Botti
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pag. 17
PASQUA 2016
Famiglia Centese
ATTI FERDINANDO, UN CENTESE
NELL’INFERNO DI BERGEN BELSEN
a cura di GIUSEPPE SITTA
I
l figlio Mauro, all’indomani della Mostra su Guido, mi ha consegnato questo testo, del quale esistono
sole le edizioni in lingua inglese e tedesca, nel quale sono riportate, fra le altre, le vicissitudini dei militari italiani
internati, e la scheda personale di suo padre, che ho provveduto a tradurre dall’inglese. Lo ringraziamo per averci
consentito di far conoscere
queste immani tragedie.
Prefazione. Con la liberazione del 15 aprile 1945, il
nome Bergen Belsen divenne sinonimo in tutto il mondo
dei crimini tedeschi durante
il periodo nazista. Shoccanti
fotografie attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica
internazionale sulla terribile situazione che i liberatori
avevano trovato nel campo
di concentramento di Bergen
Belsen. Queste fotografie evidenziarono la massa di morti
che si trovarono qui alla fine
della guerra, ma documentano un momento particolare
nella storia di Bergen Belsen
come un campo prigionieri
1940-45, un campo di concentramento 1943-45 e come
un campo di persone spiazzate 1945-50. La mostra, aperta
nel 2007 nel nuovo Centro di
documentazione del Memorial di Bergen Belsen contiene per la prima volta sezioni
individuali di questi tre campi.
Bergen Belsen divenne prima
di tutto il luogo dello sterminio di massa dopo l’attacco
tedesco all’Unione Sovietica
il 22 giugno 1941. Centinaia di migliaia di prigionieri sovietici di guerra furono
trasferiti in Germania. Per
ricoverarli, la Wehrmacht fece uso anche dei campi che
già esistevano, ed uno di questi campi era collocato sul
limitare della zona militare
di Bergen, non distante dal
villaggio di Belsen. Succes-
sivamente i soldati tedeschi
avevano usato questo campo
per raccogliere i lavoratori
che avevano costruito il vicino complesso di baracche,
e dal 1940, 600 Francesi e
prigionieri belgi furono internati qui.
Nel 1941 il campo si era ampliato considerevolmente in
preparazione della prigionia
di prigionieri sovietici. Durante l’inverno 1941-42 almeno 14.000 di questi prigionieri sovietici morì a Bergen
Belsen a causa degli alloggi,
del cibo e della situazione
igienica al campo. Nell’aprile
1943 le SS si impadronirono
del campo per internare gli
Ebrei che il governo tedesco
stava pianificando di scambiare con Tedeschi internati
dagli Alleati. Secondo l’uso
del campo di concentramento i prigionieri furono ammassati nel Reich come lavoratori schiavi, altri gruppi
di prigionieri cominciarono
ad essere internati a Bergen
Belsen.
Dalla primavera del 1944 un
gran numero di trasporti di
prigionieri cominciò ad arrivare da altri campi di concentramento a Bergen Belsen
e durante le ultime settimane
di guerra il campo divenne
la destinazione per i trasporti
di evacuazione dai campi di
internamento e di sterminio
vicini alle linee del fronte.
Poiché le condizioni al campo erano del tutto inadeguate, più di 52.000 prigionieri
morirono a Bergen Belsen,
14.000 dei quali morti durante le prime settimane dopo
la liberazione, malgrado gli
sforzi per un ampio soccorso.
I liberatori inglesi allestirono
immediatamente un ospedale di emergenza vicino alle
baracche della Wehrmacht,
stabilendo un campo per le
cosiddette persone spiazzate,
sopravvissute dei campi nazisti, che erano state deportate
dai Paesi natii.
Pag. 105 – Nel giugno ’40
l’Italia fascista entrò in guerra come alleata della Germania. Il 25 luglio ’43 re Vittorio Emanuele III° depose
Mussolini e nominò il maresciallo Pietro Badoglio capo
SOFFRITTI OMERO,
A
l termine della S. messa esequiale, i familiari hanno voluto donarci una riflessione,
che riproponiamo in ampi stralci,
scritta dal loro caro in occasione
del suo pensionamento. Uomo di
profondi studi e uomo di Scuola,
“maestro non chiassoso” come lo ha
definito nella sua omelia don Remo,
ha saputo mantenere nel corso della
sua lunga vita “una fede da bambino”, regalandoci il prezioso patrimonio dell’anzianità.
“Sulla soglia. Dunque, ce ne andiamo. ( .. ) Me ne vado col ricordo di tutti coloro che hanno
lavorato con me, specialmente di
quelli che se ne sono “andati” per
sempre; di quelli che mi hanno insegnato a sopportare, a sorridere,
ad essere tollerante, a perdonare;
di quelli, e sono i più, che avrei
dovuto e potuto capire meglio, che
meritavano da me un’attenzione
che non ho prestato. E il ricordo
del governo; Badoglio, poco
dopo, firmò l’armistizio con
gli Alleati.
La Wehrmacht reagì occupando Roma e disarmando
le truppe italiane nel Nord
Italia, Grecia e Balcani. Parte di queste truppe resistettero. Crimini di guerra furono
commessi dalla Wehrmacht,
per es. nell’isola greca di Cefalonia, dove le truppe tedesche uccisero 4.000 soldati
italiani, seguendo un ordine
di Hitler.
Nel Nord Italia, la “Repubblica Sociale Italiana” era
stata fondata stato vassallo
della Germania, con a capo
Mussolini. Il governo tedesco
chiese che i soldati italiani
continuassero a combattere dalla parte dei Tedeschi.
Comunque, la maggioranza
degli Italiani si oppose e furono trasportati nei campi di
prigionia in Germania. I Nazisti non li classificarono come prigionieri, ma piuttosto
come soldati internati di uno
Stato alleato. I soldati italiani furono perciò classificati
militari italiani internati.
Pag. 106 – 600.000 soldati
italiani furono trasportati in
Germania nel Settembre/Ottobre ’43. Dovevano essere
impiegati come lavoratori
per l’economia di guerra tedesca. I campi di OERBKE
e WIETZENDORF servirono
come campo di transito per
la Germania del Nord. Oltre
100.000 soldati italiani internati furono registrati qui nello spazio di sole alcune settimane. I due campi, comunque, non potevano accoglierli
tutti. Parte dei soldati dovette
vivere nei rifugi di campagna
che i soldati sovietici avevano
scavato due anni prima.
La maggior parte dei soldati italiani furono ben presto
trasferiti a lavorare in campi
satelliti, mentre gli ufficiali
furono imprigionati nei campi
degli ufficiali come OFLAG
83 a Wietzendorf. Verso la
fine della guerra, Ufficiali
italiani furono imprigionati
anche nello Stalag XIB a Fallingbostel.
I Nazisti, la Wehrmacht e la
popolazione tedesca considerò i militari internati italiani
come traditori. Furono nutriti in maniera insufficiente,
tormentati e maltrattati. Al
tempo stesso Wehrmacht e le
SS cercarono ripetutamente
di reclutare volontari fra gli
internati servendosi sia di minacce che di promesse.
Pag. 136 – Trasferimento a
Grob Lubars. Parte dei ricoverati dell’ospedale sovietico fu portata all’ospedale
Grob Lubars per prigionieri,
che era una dipendenza dello
Stalag XI A in Altengrabow.
Anche un piccolo gruppo di
militari italiani internati fu
portato qui. L’arrivo delle
truppe sovietiche a Grob Lubars il 4 maggio 1945 pose
fine alla loro prigionia, ma
la maggior parte di loro richiese un’attenzione medica
per molto tempo dopo la loro
liberazione.
Da una lettera scritta da
Ferdinando Atti al Memorial
di Bergen Belsen il 6 aprile
1992:
“Quando stavamo per lasciare Bergen Belsen nel gennaio ’45, vedemmo con grande
sorpresa che c’era un treno
che trasportava soldati italiani feriti in attesa nella piccola stazione del treno. Lo
comandava un ufficiale medico tedesco, che era stato ferito ad un braccio. Era molto
amichevole e ci offriva persino sigarette.
Sul momento pensammo che
saremmo stati rispediti in Italia, dal momento che eravamo
dienstunfahig, ossia inadatti
al servizio. C’erano più di 35
su 40 soldati malati sul treno.
Invece,la mattina seguente
ci fermammo in aperta campagna, nella neve, vicino al
campo di Altengrabow, dove
un camion era in attesa con
alcuni prigionieri francesi.
Questo fu il nostro arrivo al
Grob Lubars hospital”.
Scheda di Ferdinando Atti –
pag. 137 qui sotto riprodotta
integralmente – Ferdinando
Atti nacque il 28 novembre
1922 a Cento, Italia. Suo padre, Armando, gestì un’officina per la riparazione di macchine agricole. Dopo tre anni
per istruzione come meccanico, Atti Ferdinando cominciò
a studiare macchine elettri-
3 LUGLIO 1922 – 22 FEBBRAIO 2016
non è che il riflesso d’una concreta
realtà di rapporti e di responsabilità
che ancora m’accompagna e di cui
né io né altri ha avuto ed ha perfetta conoscenza. Né ciò mi stupisce,
poiché il mio “andare” non è altro
che il comune “andare” umano, nel
quale, diversamente da ciò che asserisce il proverbio, nulla sappiamo
di ciò che ci aspetta e quasi nulla di
ciò che lasciamo. Questa è appunto
la condizione propria dell’andare:
da un lato, un mutamento continuo
di situazioni e di rapporti, in cui
l’uomo singolo e i vari gruppi appaiono in luce sempre diversa; dall’altro, l’apertura di prospettive sempre
nuove, o ritenute tali, per cui continuamente variano le valutazioni del
passato e del presente e i progetti
del futuro.
Ma l’andare umano comporta anche un’inquietudine, una trepidazione che sconvolge l’esistenza
stessa, destinata ad avere una fine
come ha avuto un principio; anzi
la coscienza che debba avere una
fine perché si abbia un principio:
io me ne vado perché altri possano
venire, cioè iniziare o proseguire
anch’essi il loro andare. A questa
legge fondamentale sottostà l’esistenza umana non soltanto in tutti i
momenti che volgarmente si dicono
“iniziali” o “finali”, ma in tutti i
momenti di questo “andare”, che è,
ad ogni istante, un trapassare, cioè
un morire; poiché l’andare dell’uomo e d’ogni altro vivente presenta
insieme due volti: il volto della
vita e il volto della morte. Questa
constatazione in tempi passati mi
ha procurato un’acuta sofferenza,
perché mi ha fatto toccar con mano
che il nostro andare è anche sempre
un lasciare, un abbandonare, un perdere, ed è quindi la prova estrema a
cui è sottoposto l’amore che portiamo alla vita; ma non più che prova
o tentazione: alla quale possiamo
che alle “Aldini-Valeriani”
di Bologna nel 1939. Nel febbraio ’42 ricevette la prima
cartolina precetto, ma riuscì
ad ottenere un’esenzione dal
servizio militare fino alla fine
degli studi.
Nel luglio ’43 fu inviato di
stanza come allievo all’aeroporto di Padova, dove fu catturato dai Tedeschi la notte
del 9 settembre. Atti e i suoi
commilitoni furono trasferiti
in Germania e internati nel
campo di Wietzendorf per
due settimane, da dove furono portati ad Hannover per
lavori forzati.
Fu liberato dall’Armata Rossa il 4 maggio 1945 al Grob
Lubars hospital, ad est di
Magdeburgo. Qualche tempo dopo fu portato a Posen e
più tardi a Gnesen. Non era
ancora Maggio ’46 che potè
tornare a Cento, dopo oltre
due ricoveri in ospedale a
Bolzano e Merano.
Atti visitò regolarmente la
cedere, interpretando questa legge
come l’affermazione spietata d’una
verità perversa che crea per distruggere, o resistere, intendendola come lo sforzo incessante ed immane
della Vita che s’impone alla Morte.
Tale è il conflitto in cui ogni vivente è coinvolto e in cui tuttavia ho
creduto di scorgere buone ragioni
per scegliere, rasserenandomi, la
seconda interpretazione. Certo, altri potranno decidere diversamente,
ma senza potersi svincolare da questa tensione fondamentale, sicchè
né l’alternativa sarà eliminata, né
l’enigma risolto.
Perciò Socrate, che pur con tanta
fiducia aveva disputato della sorte
terrena e ultraterrena dell’uomo,
stando per bere la cicuta non indicò la sua morte imminente se
non come una “migrazione, un
passaggio di qui a là”. ( .. ) “Qui” e
“là”: null’altro si può dire; né che il
“qui” sia preferibile al “là”, né che
esso sia meglio definibile perché
più noto. Anzi, il mistero del futuro
condiziona non soltanto il giudi-
Germania come consulente
tecnico; comunque non visitò
i luoghi della sua prigionia,
fino al 2007, quando venne
all’inaugurazione ufficiale
del nuovo Centro di documentazione al Memorial di
Bergen Belsen.
Didascalie – foto in alto – Ferdinando Atti con la madre e la
sorella nel cortile di casa, 1938
circa
Documenti sanitari, scheda in
alto a destra – ( .. ) Ferdinando Atti fu finalmente mandato
alla fattoria Schmidding Werke
nel Ricklingen di Hanover. Qui
cadde ammalato e venne portato all’Oerbke hospital per prigionieri e trasferito alcuni mesi dopo all’ospedale di Bergen
Belsen.
Foto in basso: Ferdinando Atti
con le segretarie della Scuola
Professionale “Taddia” di Cento
e lavorò come consulente tecnico per diverse case automobilistiche.
zio, ma la natura stessa del passato
e del presente, e veramente insana
appare la presunzione di giudicare
il presente e il passato senza conoscere l’altro polo della realtà, il
futuro: l’ultimo futuro. Una cosa
solo è certa: io, come tutti, devo
passare di “qui” a “là”. Non v’è
scelta. Ma ben posso scegliere come atteggiarmi di fronte a questo
destino e confidare che in esso si
esprima una Volontà buona e, se
ritengo che nel condurmi “là” essa possa dimostrarmi la sua bontà
come quando mi ha posto “qui”,
pregarla, come ha fatto Socrate,
perché il passaggio sia altrettanto
buono, e non solo nel momento
“finale”, ma in ogni momento che
mi avvicina alla fine: anche in questo, in cui serenamente mi congedo
dalla scuola: “Che il mio passaggio
di qui a là sia felice: così io prego,
e così sia!”
Omero Soffritti “Studi del Liceo
Ginnasio Statale di Cento” vol.
VII° 1979.
pag. 18
PASQUA 2016
CARNEVALE DI CENTO
CARNEVALE D’EUROPA
Il ruggito di Eva - Società Il Risveglio
Q
uest’anno il Carnevale
si è riconquistato il suo
habitat naturale, Corso
Guercino e l’omonima Piazza.
Il centro storico infatti era già il
fulcro di ogni sorta di maschere, negli affreschi rappresentanti
scene carnevalesche, dell’illustre pittore rinascimentale centese Giovanni Francesco Barbieri,
detto “Il Guercino”.
La passione per la costruzione
dei carri allegorici ha origini
molto remote e rientra in quelle
tradizioni tramandate di padre in
figlio, nell’avvicendarsi all’interno delle società carnevalesche di
origini più o meno lontane.
Quest’anno in competizione sono state 5 Società : I Ragazzi
del Guercino con il carro “Re
carnevale e la l’Ente magica”
(3° classificato), Il Riscatto con
il carro “Thorkel, l’invincibile
guerriera d’Europa” (4° classificato) , Il Risveglio con il carro
“Il ruggito di Eva” (2° classificato), I Mazalora con il carro “Nel
segno del toro” 5° classificato),
I Toponi con il carro “La maledizione di Casanova” (1° classificato).
Tutte meritevoli di elogio per
i temi trattati, per l’imponenza delle proprie maschere, per
il gioco di colori, la vivacità
dell’animazione sia dei gruppi a
terra che sui carri, il ricco gettito.
Una particolare nota per il tema
trattato dalla Società Il Risve-
glio che, con “Il Ruggito di
Eva”, ha portato agli occhi
degli spettatori scene allegoriche rappresentative di un
delicato tema sociale : la violenza sulle donne.
Non deve essere stato semplice riuscire a veicolare attraverso
maschere di cartapesta, che più
si prestano alla satira politica,
un messaggio di riflessione su
quanto ancora oggi la donna sia
una delle parti più deboli della
società, soggetta a violenza fisica sino al femminicidio e/o a
violenza morale, ingabbiata, a
volte in maniera subdola, in ruoli di assoggettamento all’uomo.
Il messaggio ha fatto centro pur
nella leggerezza di giornate di
festa ed allegria!
Rivedere sfilare i carri lungo
Corso Guercino ha suscitato nei
Centesi una certa emozione, perché nessuno ha dimenticato che
è a causa del terremoto del 2012
che i carri nelle edizioni successive al tragico evento, hanno
dovuto seguire un percorso alternativo e meno suggestivo.
Lo slogan di questa edizione del
Carnevale è stato “Ritorno al Futuro” ed il nostro augurio è che
da questa edizione il Carnevale
di Cento, nel suo ruolo di protagonista all’interno della splendida cornice del centro storico di
Cento, si riconfermi anche come
Carnevale d’Europa, per continuare a dare lustro alla nostra
città.
Anna Vegetti
GIOIELLERIA
GOVONI
Corso Guercino, 57 CENTO (FE)
Tel. 051.901819
Famiglia Centese
TENNIS CLUB, UN FUTURO DI GRANDI PROGETTI PER IL CIRCOLO
SI LAVORA PER UN NUOVO IMPIANTO
CON SEI CAMPI DA GIOCO E TANTI SERVIZI
M
ai come quest’anno primavera significa rinnovamento al
tennis club Cento: due campi
di splendida terra a cui tutta la comunità centese è affezionata sono prossimi
alla loro riapertura per la nuova stagione estiva prevista per il mese di aprile.
L’inverno appena trascorso è stato però
gravido di un progetto ambizioso da
sempre covato dai chi ha avuto il piacere di dirigere il tennis club nei decenni
scorsi: offrire alla città di Cento un circolo con almeno sei campi da tennis funzionanti dodici mesi l’anno, una scuola
tennis per bambini e ragazzi, una club
house confortevole atta ad ospitare gli
eventi sociali che attorno ad un luogo di
sport e di aggregazione cittadina si possono organizzare, una location riservata
e raggiungibile con solo poche pedalate
in più di bicicletta dal centro cittadino,
ovvero in buona sostanza un circolo
tennis degno di una città come Cento.
Il direttivo del tennis è, infatti, più che
lieto di annunciare alla comunità di avere preso accordi col Comune di Cento,
nella persona del Sindaco, per avviare le
pratiche per la realizzazione di un nuovo
impianto tennistico in Via Santa Liberata, poco lontano dal circolo del golf, che
si svilupperà su un’area di 16.500 metri
quadrati e verrà realizzata con risorse
messe a disposizione per buona parte dal
Comune, che ne rimarrà il proprietario e
la cui gestione verrà affidata al “Tennis
Club Cento” ed al direttivo attualmente
in carica.
Solamente dopo una prima fase in cui i
due campi attuali saranno fruibili contemporaneamente ai primi due di nuova
realizzazione (con annessa club house)
verrà disposto il trasferimento definitivo
nella nuova sede in cui attraverso più
fasi di lavori si arriverà al completamento. Questo il piano operativo annunciato dal Sindaco Piero Lodi che ha preso
parte alla assemblea annuale dei soci del
Tennis Club Cento tenutasi lo scorso
febbraio; si sta avverando il sogno dei
tennisti della comunità di cui il direttivo (in ordine alfabetico Valeria Botti,
Pietro Galazzi, Raffaella Natola, Andrea
Pirani, Carlo Poli) è orgoglioso di essere
non solo testimone ma anche entusiasta
ed instancabile fautore, poiché comparteciperà direttamente alla fase di progettazione e realizzazione insieme con
l’impresa Campagnoli, incaricata dal
Comune.
CROCE ROSSA ITALIANA - SEDE DI CENTO
L
o scorso 12 Dicembre al Palareno di Sant’Agostino durante l’evento “Due passi nella
storia con i reduci di Nassiriya”, i
reduci Maresciallo Bozzo e il Vice
Brigadiere Pinna hanno raccontato
ai ragazzi delle scuole la loro esperienza durante l’attentato alla caserma Italiana nella “Missione Antica
Babilonia” .E’ stata l’occasione per
mostrare foto inedite della missione
e ricordare le numerose vittime militari e civili .
A seguire il Sindaco del Comune
di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli,
ha consegnato gli attestati di riconoscimento intitolati “La divisa nel
Cuore” ai volontari del territorio e
a tutte le Forze Armate presenti ,che
hanno donato il loro contributo nel
corso del terremoto.
Non poteva mancare, tale riconoscimento anche alla Croce Rossa Italiana, presente con diversi Volontari
della sede di Cento, i vertici Provinciali e le Infermiere Volontarie.
La Croce Rossa durante il terremoto che ha colpito il nostro territorio
era operativa fin dai primi minuti
con mezzi e personale, e successivamente nei campi di Cento e
San’Agostino.
La Croce Rossa Italiana nella realtà
Centese opera in diversi ambiti, le
attività spaziano da quello socioassistenziale passando attraverso
pag. 19
pasqua 2016
Famiglia Centese
le attività di emergenza sanitaria,
alle attività di formazione sanitaria
rivolte alla popolazione e alla protezione civile.
Fondamentale la sussistenza a favore delle fasce più disagiate, con
la distribuzione di viveri, capi di
abbigliamento e materiale di prima
necessità.
È consuetudine incontrare gli operatori CRI di Cento sulle ambulanze
per l’accompagnamento di malati
e disabili, durante manifestazioni
sportive o fieristiche o in occasione di preallarme e di emergenza per
calamità naturali . Questo risultato è
reso possibile grazie all’eccezionale
disponibilità di oltre 100 Volontari
che dedicano parte del loro tempo
libero a queste importanti attività.
La Croce Rossa vive grazie
all’impegno dei Volontari.
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N
dei lavori nelle Chiese delle frazioni in cui , per esempio
a Buonacompra , a giorni inizieranno i lavori .
L'architetto Tiziana Contri ha proseguito con un
intervento sul valore artistico ed affettivo delle Chiese
centesi , sottolineando l'identità che molti di noi ritrovano
in queste strutture Con le foto della Basilica di S. Biagio scattate da
Luciano Bovina , Emanuele Boccafoglia, Mirko Bianchi
e da Matteo Fortini si è evidenziato il prima ed il dopo
terremoto creando un senso di nostalgia nei presenti .
La serata quindi ha fatto luce sullo stato di ricostruzione
ed ha contribuito ad alimentare la speranza di poter
tornare a vivere “ il tempo e lo spazio scandito dalle nostre
Chiese “ e di poter riprendere le tradizioni in tempi non
troppo lunghi poiché , come sottolineato in apertura dalla
presidente di Lyceum Alessandra Caselli , il desiderio di
vedere ricostruita la nostra città è tangibile.
ell'ambito delle iniziative dell'anno in corso
Lyceum ha ritenuto di affrontare il problema
della ricostruzione post-terremoto del 2012 con
una conferenza, tenuta il 30 Settembre scorso , dal titolo
:” LE CHIESE AL TEMPO DEL TERREMOTO “
Come sottolineato dalle parole di Mons Baviera e
lette da Marina Malagodi, le Chiese
scandiscono lo spazio ed il tempo
anche per i laici, per cui il ripristino
delle nostre Chiese ha un significato
molto ampio, non solo per il senso
profondamente
radicato
nella
popolazione centese della Devozione .
Mons Guizzardi ha portato le parole di
vicinanza e di partecipazione di S .E. il
Cardinale Carlo Caffarra al momento
dell'evento sismico ed ha sottolineato
come , anche nella sventura , si lavori
uniti forse con più consapevolezza del
significato di partecipazione.
[email protected]
Sulla complessità delle procedure di
ricostruzione , sui costi e sui tempi
è intervenuto l'ing Fabio Cristalli
(RUP dell'Arcidiocesi di Bologna)
che ha illustrato quanto le normative
per accedere a beni pubblici siano
complesse e necessitino di tempi
lunghi. Ha continuato elencando
circa 30 interventi che devono essere
affrontati nel Comune di Cento ed
ha sottolineato che il progetto del
recupero della Collegiata di S. Biagio
è esecutivo mentre per la Chiesa di S.
Pietro il progetto è diviso in due stralci.
L'intervento
meno
problematico
riguarda, invece, il recupero della
Chiesa di Penzale
Per la Chiesa di S. Rocco la maggior
parte dei lavori è stata eseguita e
finanziata, mentre sta per essere avviata
la procedura di gara per il recupero del
Santuario dei Padri Cappuccini della
Rocca .
L'ing Cristalli ha poi presentato lo stato
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Posata la prima pietra
del nuovo Pronto soccorso
La struttura per le emergenze
sarà inaugurata a gennaio 2017
C
on un atto simbolico, lo scorso 9 febbraio,
sono cominciati ufficialmente i lavori per la
costruzione di una struttura importante per la
comunità centese. È stata posata ieri, infatti, la prima
pietra sulla quale sorgerà il nuovo Pronto soccorso.
L’ambizioso progetto da 2 milioni di euro, finanziato
dalla Fondazione CariCento, dopo alcuni ritardi sta finalmente prendendo corpo grazie al lavoro dell’azienda modenese Scianti (che si è aggiudicata l’appalto).
Alla cerimonia erano presenti, oltre alla presidente
della Fondazione Cristiana Fantozzi, anche i vertici
dell’azienda Ausl, operatori del ‘118’ e della Crocerossa, il personale medico dell’ospedale Santissima
Annunziata, il sindaco Piero Lodi, i consiglieri regionali Paolo Calvano e Marcella Zappaterra e cittadini
che hanno a cuore il futuro del loro presidio ospedaliero. Dopo la benedizione di don Giulio Gallerani, la
presidente Fantozzi ha ringraziato i presenti e quanti
hanno creduto nella realizzazione della struttura che
sarà inaugurata nel gennaio 2017: “Un ringraziamento doveroso – ha affermato Fantozzi – va all’ex Cda
della Fondazione e all’ex presidente Milena Cariani
che ha seguito tutto l’iter, mentre l’attuale consiglio
di amministrazione ha il privilegio di portare l’opera a
completamento”. La presidente ha ringraziato anche la
CariCento, rappresentata da Carlo Alberto Roncarati,
il Comune, l’Ausl e l’azienda Scianti e quanti hanno
curato il progetto. Ai suoi predecessori (Paolo Saltari e al direttore del Distretto ovest Mauro Manfredini) è andato anche il pensiero del direttore generale
dell’Ausl, Paola Bardasi, per il loro impegno affinché
si arrivasse all’inizio dei lavori: “Ma il mio ringraziamento va anche ai colleghi che lavorano al Pronto
Soccorso e nell’ospedale. Nell’anno appena trascorso
abbiamo avuto 20mila accessi, in linea con la media
regionale. Si sono ridotti del 15 % i codici meno gravi,
mentre sono aumentati quelli più gravi. E c’è stata una
riduzione anche dei tempi di attesa. Ciò significa che
c’è stato miglioramento importante nell’organizzazione del Pronto soccorso che necessita di una struttura
adeguata. Quella che sorgerà ci darà condizioni tecniche, alberghiere e logistiche decisamente migliori”.
Ad illustrare i lavori è stato l’architetto Marco Rizzoli
che ha illustrato quella che sarà la nuova struttura, più
ampia rispetto all’attuale con 1.036 metri quadri. La
presidente Fantozzi, Milena Cariani e Paola Bardasi
hanno posto in un bussolotto una pergamena celebrativa, depositata all’interno della prima pietra: il primo
tassello di un punto di eccellenza per le emergenze del
territorio e delle zone limitrofe.
PASQUA 2016
Famiglia Centese
Quindici mesi tra dolorosi commiati e voglia di rinascita
IL 2015 E L’INIZIO DEL 2016 RACCONTATI
ATTRAVERSO I FATTI DI CRONACA
I
l 2015, già alle spalle, verrà ricordato
per gli incolmabili vuoti che hanno addolorato profondamente la nostra comunità. Persone che hanno rappresentato una
fetta di storia importante per il territorio
hanno concluso il loro cammino terreno,
dopo aver lasciato un’impronta incancellabile alle loro spalle. Difficile dimenticare
la scomparsa di chi ha reso possibile la nascita di questo giornale, il professor Guido
Vancini, vero custode della storia centese,
del quale si è ricordato il 23 febbraio scorso
il primo anniversario dalla scomparsa. Il 9
aprile 2015 ha subìto la sua stessa sorte la
signorina Olinda Tamburini che con concretezza e determinazione ha dedicato tutta
la sua vita alla comunità, sia come amministratore comunale che come presidente di
enti importanti, come l’ospedale cittadino,
il Pensionato ‘Cavalieri’, la Cappella musicale di San Biagio, contribuendo anche al
restauro della chiesa di San Lorenzo e del
cinema-teatro ‘Don Zucchini’. E non solo.
Tra gli illustri addii dell’anno passato, come
non ricordare quelli di colonne importanti
per il mondo ecclesiastico del territorio: il
2 settembre è venuto a mancare don Pietro
Mazzanti che per 28 anni è stato la guida
della parrocchia di San Pietro; lo ha seguito alla casa del Padre solamente sei giorni
più tardi don Marcello Poletti, che per ben
70 anni è stato pilastro del paese di Buonacompra. E l’11 gennaio scorso Cento ha
pianto la scomparsa di monsignor Salvatore
Baviera, che dal 1963 al 2009 ha guidato
la Collegiata di San Biagio. Il 2015 è stato
un anno di lutto anche per l’imprenditoria,
che il 20 ottobre ha perso uno dei suoi ‘figli’
più importanti: il cavalier Bruno Cavicchi,
fondatore di una delle più importanti realtà
agroalimentari del territorio. E per chiudere
questo doloroso capitolo, non si può dimenticare uno dei fatti che hanno scosso non
solo il Centese, ma l’Italia intera: la morte,
l’11 novembre, dell’ex insegnante Cloe Govoni, barbaramente picchiata nella sua casa
Il Centenario di Ferruccio
Lamborghini, da ‘Il Resto
del Carlino’ del 30 dicembre
2015
L’efferato omicidio di Cloe Govoni, da ‘La Nuova Ferrara’ del 7 novembre 2015
Il funerale di mons. Baviera da ‘La Nuova Ferrara’ del
14 gennaio 2016
di Renazzo cinque giorni prima, assieme
alla nuora Maria Humeniuc, da due delinquenti al termine di una rapina.
Ma il 2015 non è stato solamente segnato
dal dolore. Ci sono stati anche momenti di
gioia, legati soprattutto al ritorno alla normalità dopo il terremoto del maggio 2012.
Il 4 novembre, nella Giornata dell’Unità
nazionale, i cittadini hanno potuto visitare
palazzo del Governatore, finalmente libero
dalle transenne e riportato all’antico splendore. Modo migliore non c’era di re-inaugurarlo, se non con una mostra dedicata ad
un illustre artista centese, Aroldo Bonzagni,
al quale è intitolata la Galleria d’Arte Moderna. Il 5 gennaio scorso, invece, a festeggiare è stata XII Morelli, dove è stato
ufficialmente inaugurato il nuovo plesso
scolastico.
Il 19 gennaio i fedeli hanno potuto ammirare una chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano
completamente ricostruita dopo il sisma:
all’ideale taglio del nastro ha partecipato
anche
l’Arcivescovo di Bologna,
Matteo Maria Zuppi, ospite della città
anche il 3 febbraio,
in occasione della
celebrazione
del
Santo Patrono, San
Biagio.
L’anno che si è appena aperto ha visto
anche il ritorno del
Carnevale di Cento nella sua sede
naturale, il centro
storico, attirando
migliaia di visitatori in città.
È stato, invece, un
momento importante per l’intera
comunità ciò che è
accaduto il 9 febSuccesso per il Carnevale di Cento, da ‘Il Resto del Carlino’ braio scorso, quandel 1° febbraio 2016
do è stata posata
la prima pietra del
nuovo Pronto soccorso dell’ospedale
Santissima Annunziata, reso possibile
grazie all’impegno
economico
della
Fondazione CariCento, che ha collaborato con l’azienda Usl. Quest’anno
sarà dedicato anche
a due protagonisti
della nostra storia:
infatti sarà celebrato il 350esimo
anniversario dalla
morte di Giovanni
Francesco Barbieri, Il Guercino, e il
centenario della naPost-sisma, il teatro ‘Borgatti’ riaprirà nel 2017, da ‘Il Resto scita dell’imprendidel Carlino’ del 27 febbraio 2016
tore Ferruccio Lamborghini, fondatore
dell’omonima casa motoristica
e del celebre marchio del ‘toro
scatenato’; entrambe le ricorrenze saranno celebrate con
eventi che animeranno la città.
Il nostro excursus tra i fatti più
significativi che hanno segnato
gli ultimi quindici mesi non
può che concludersi con una
notizia positiva e, speriamo, di
buon auspicio: l’annuncio che
nel 2017 verrà riaperto lo storico Teatro ‘Giuseppe Borgatti’
che sarà ristrutturato e tornerà ad essere prezioso punto di
riferimento della cultura citLa riapertura di palazzo del
tadina. Ed è certo che in tanti
Governatore, da ‘La Nuova Ferattenderanno con ansia quel
rara’ del 5 novembre 2015
momento.
Valerio Franzoni
pag. 21
PASQUA 2016
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RETTIFICA
In relazione all’operazione di restauro della Madonna Auxilium Christianorum, contrariamente
a quanto risulta all’articolo, a firma Giuseppe
Sitta, la signora Licia Tasini non ha operato alcun intervento. Me ne scuso con l’interessata.
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PASQUA 2016
Famiglia Centese
pag. 23
PASQUA 2016
Famiglia Centese
Le foto dei Lettori
Dal sig. Annio Govoni riceviamo questo materiale fotografico relativo ad una commedia interpretata da Centesi e presentata a Cento
il 28 febbraio 1967
Foto a fianco: LOCANDINA originale della commedia.
Foto sotto da sinistra: Cristina Grimaldi, Annio Govoni, Patrizia Govoni, Luisa Cassani e Sergio Pedini.
Foto in basso da sinistra: Cristina Grimaldi, Annio Govoni, Patrizia
Govoni, Enrico Oppi, Luisa Cassani, Sergio Pedini, Gianni Fava e
Mirco Neri.
Avendo appreso dalla lettura del numero in edicola della Famiglia
Centese che, ad ogni uscita, verrà trattato l’argomento “Partecipanza”, ho ritenuto opportuno inviarvi questi documenti fotografici che
testimoniano l’affetto che il professore nutriva per l’ente.
Le foto rappresentano il Governatore del distretto Lions 108Tb
dott. Giancarlo Vancini assieme a Guido in occasione della visita
all’Ente da parte dello stesso Governatore (anche lui Partecipante) e
a casa del professore per lo scambio di un ricordo dell’incontro.
Un caro saluto.
Franco Contri
Gent.mo Franco Contri,
la ringraziamo immensamente per la sua informazione e le foto
bellissime. Sono ricordi molto importanti per noi e per la storia
centese.
Siamo sempre disponibili a ricevere informazioni o notizie che riguardano sia le persone che il nostro territorio.
50° Anniversario
Da Stoccolma
Le sorelline
Alexia e Isabelle
Bonzagni Ödman
mandano tanti auguri
di Buona Pasqua
ai nonni Guido e Giliola,
ed a tutti i parenti
ed amici in Italia.
U
n folto gruppo di ex compagni di classe si è trovato per festeggiare il 50°
anniversario del conseguimento del diploma di Ragioniere al termine
dell’ anno scolastico 1964/65.
Gli ex alunni hanno sempre mantenuto contatti anche durante la loro attività
professionale mediante gite e incontri conviviali, segno di grande affiatamento
che non si è sbiadito nel tempo ma che anzi ha trovato forte adesione e condivisione nel piacere di essere ancora uniti pur nell’affettuoso ricordo dei pochi
che sono venuti a mancare.
Anche due insegnanti presenti hanno espresso sentita gratificazione nel poter
rivedere i loro indimenticati allievi ricordando, da una parte, la vivacità sempre contenuta nel rispetto dei ruoli e, dall’altra, i momenti più felici nell’ambito della loro professione.
a Mia
Borghi
Auguri di Buona Pasqua
da mamma Melissa,
papà Alfredo,
nonni Olindo, Antonietta, Mirella,
zia Nadia, pro zii
e le cuginette
Isabelle e Alexia da Stoccolma.
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Famè Zenteisa_Marzo 2016