cultura
e storia
E
CORRISPONDENTI
VARESINI DI MONSIGNOR
GEREMIA BONOMELLI,
VESCOVO DI CREMONA,
TRA OTTO E NOVECENTO
sattamente un secolo fa, l'Esposizione
di Varese si riveloÁ precisa verifica delle
condizioni economiche del circondario,
da anni positivamente avviato verso l'industrializzazione. Nei padiglioni allestiti ai Giardini
estensi, ditte artigianali e industriali, varesine
e lombarde, esposero, da agosto a ottobre, i
loro prodotti; l'afflusso dei visitatori superoÁ le
previsioni degli organizzatori. In quelle settimane, incontri commerciali, transazioni, premi agli
espositori crearono le premesse di ulteriori progressi 1. VisitoÁ la rassegna anche monsignor Bonomelli, presente in cittaÁ per le celebrazioni
patronali di metaÁ settembre, particolarmente
solenni in quel primo anno del Novecento.
Le lettere pastorali del vescovo di Cremona,
esponente di spicco dei cattolici conciliatoristi
o liberali, orientati a comporre pacificamente la
questione romana, erano assai note e, in piuÁ di
un caso, tradotte e diffuse oltre i confini d'Italia
e d'Europa 2. Aveva suscitato grande impressione e non poco scalpore un suo articolo, apparso
anonimo sulla ``Rassegna Nazionale'' di Firenze,
oggi giudicato ``il passo piuÁ [...] clamoroso [...]
in favore di una conciliazione tra Stato e Chiesa''. Tra l'altro egli auspicava che al pontefice
fosse concesso un piccolo Stato, da Roma al
mare, quale compenso alla rinuncia al potere
temporale 3. Assai sensibile ai problemi dell'emigrazione italiana, nei mesi estivi si recava all'estero seguendo itinerari che lo ponessero a
diretto contatto con gli emigrati. In libri o
`note' di viaggio ± e cosõÁ in Tre mesi al di laÁ
delle Alpi, edito a Milano in quel 1901 ± si
proponeva poi di richiamare l'attenzione sulle
condizioni di vita dei nostri connazionali. Volutamente lo stile era semplice, accattivante, pur
rivelando notevoli capacitaÁ descrittive 4.
Mentre si svolgeva l'Esposizione, era in forte
declino un fenomeno assai intenso nel Varesotto sul finire dell'Ottocento. Scompariva con
esso la figura del contadino-operaio, che alternava l'allevamento dei bachi da seta e la coltivazione dei campi alla periodica occupazione
presso gli opifici del capoluogo. Vi era costretto dallo scarso reddito dell'attivitaÁ agricola,
LOMBARDIA NORD-OVEST
Schegge di storia, pubblica e privata,
filtrate da alcune lettere inviate
da Varese al vescovo Bonomelli,
che nella cittaÁ prealpina fu piuÁ volte
ospite di villa Craven. Protagonisti
di quei carteggi, alcuni esponenti
del cattolicesimo conservatore e liberale
di fine Ottocento-inizi Novecento,
anni di profondi rivolgimenti sociali
e ideologici che Bonomelli visse
intensamente nella sua azione
pastorale e come figura di spicco
del movimento conciliatorista.
Gianni Perna
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Azzate inoltre dava ospitalitaÁ ai primi villeggianti, attratti dall'ambiente ameno e salubre.
Dall'antico nucleo abitato, raccolto intorno
alla parrocchiale, e dalle ville di possidenti sparse sui dossi circostanti, si godeva l'incompara-
bile scenario delle Prealpi e del Rosa sovrastanti
il lago di Varese, verso il quale digradano le
colline. Pur non vantando la tradizione e le
attrezzature tipiche di altre aree turistiche, il
paese offriva un soggiorno tranquillo e ritemprante 7.
Nella ``religiosa solitudine'' del mite settembre, anche Lucio Fiorentini, ospite di parenti,
recuperava ad Azzate forze e distensione. Settantenne funzionario a riposo, aveva vissuto
lunghi anni come sottoprefetto in capoluoghi
di regioni diverse. Soggetto a frequenti trasferimenti, l'instabilitaÁ delle sedi non era cessata
dopo la promozione a prefetto. Un recente profilo ci restituisce la sua immagine di burocrate
ligio al dovere, non brillante: si riteneva (ed era
di fatto) tiepidamente apprezzato dai superiori.
Un'esistenza grigia, in parte ravvivata da pubblicazioni storico-politiche, una delle quali sollecitata dai ricordi della giovinezza di militante
risorgimentale bresciano. La piuÁ pregevole era
frutto dei sei anni alla guida della prefettura di
Bergamo. Nella permanenza, per lui insolitamente estesa, aveva redatto un'approfondita
monografia su quella provincia e avviato una
corrispondenza epistolare abbastanza fitta con
monsignor Bonomelli 8.
Liberale conservatore, Fiorentini considerava
il cattolicesimo in una prospettiva laica, stru-
A. Codara (a cura di), Varese nel 1901. Guida ufficiale
dell'Esposizione..., Varese, 1901; G. Perna, L'Esposizione varesina del 1901: profilo storico, in ``Lombardia NordOvest'', a. L, n. 5, settembre-ottobre 1978, pp. 3-15; P.
Macchione, Una provincia industriale, vol. I, Edizioni Lativa, Varese, 1989, pp. 283-289.
2
Su Geremia Bonomelli (Nigoline, Brescia, 1831-ivi,
1914) vescovo di Cremona dal 1871 alla morte: F. Malgeri, Bonomelli Geremia, voce in Dizionario biografico
degli italiani, vol. XII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
Roma, 1970, pp. 298-303; G. Gallina, Bonomelli Geremia, voce in Dizionario storico del movimento cattolico in
Italia, vol. II, I protagonisti, Marietti, Casale Monferrato,
1982, pp. 47-52.
3
Malgeri, B.G., cit., pp. 300-301. L'articolo, del 1889, poi
opuscolo, fu condannato da Leone XIII; Bonomelli si sottomise: ivi, p. 301; Gallina, B.G., cit., pp. 50-51.
4
B. Clementi, Tre mesi al di laÁ delle Alpi, recensione in
``La Rassegna Nazionale'', a. XXIII, 1901, vol. CXXI, pp.
331-336; ``... raccolgono le impressioni di alcuni viaggi
compiuti dall'autore, l'anno scorso e nei precedenti, in
Svizzera, Belgio, Francia, Germania ed Austria...'', ivi,
p. 331.
5
R. Ghiringhelli, L'inchiesta agraria Jacini nel circondario
di Varese, in ``Rivista della SocietaÁ storica varesina'',
marzo 1975, fasc. XII, pp. 199-239.
6
Su Azzate: G.M. Vazzoler, Azzate. Vicende storico-ecclesiali, Parrocchia NativitaÁ di Maria Vergine, Azzate,
1996, p. 146; sulla ditta Bossi e Galli: A. Lanzi, Una visita
a volo d'uccello, in Codara (a cura di), Varese, cit., p. 140.
7
Vazzoler, Azzate, cit., pp. 146-147.
8
L. Fiorentini, Le dieci giornate di Brescia del 1849,
Roma, 1899; Id., Monografia della provincia di Bergamo,
Bergamo, 1888; su di lui (Vestone, Brescia, 1829-Bologna, 1902): G. Monsegrati, Fiorentini Lucio, voce in Dizionario biografico, cit., vol. XLVIII, 1997, pp. 150-151;
dati statistico-economici della monografia in: C. Colombelli Peola, Il movimento sociale cattolico nelle campagne bergamasche (1894-1904), SugarCo, Milano, 1977,
passim.
negativamente condizionata dai contratti e dalla soggezione al ricatto degli usurai, soprattutto se l'inclemenza del tempo comprometteva i
raccolti 5.
Ora invece, aziende e stabilimenti in zone
esterne ai tre `poli di sviluppo' di Varese, Luino
e Varano Borghi, consentivano a un numero
crescente di operai di prestare la loro opera
localmente. CosõÁ ad Azzate, in alcune segherie
e in stabilimenti affermatisi in breve. Nella guida ufficiale della rassegna ottenne riconoscimento una ditta azzatese, la Bossi e Galli, presente con i suoi pavimenti a parquet. ``EÁ questa
una industria essenzialmente varesina, che
smercia i propri prodotti [...] in buona parte
della Lombardia. I parquets venivano prima dalla Svizzera'' e ``costituivano un lusso riservato
solo alle case signorili. Ora, merce la fabbrica
Bossi e Galli, si possono avere ad un prezzo di
gran lunga inferiore'' con identiche ``soliditaÁ ed
eleganza'' 6.
L'ANZIANO PREFETTO
1
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LOMBARDIA NORD-OVEST
Panoramica di Azzate in una cartolina degli anni Trenta.
mentale al rafforzamento dello Stato italiano.
Ammirava pertanto il prelato che, oltre a ``sollecitare aperture da parte della S. Sede'', rivelava costante ``l'esigenza di mostrarsi in posizione
di leale collaborazione con le direttive e la linea
politica dello Stato liberale'' 9. Nell'elogiare una
pastorale bonomelliana, osserva che da essa ``si
evince come siano, nella mente dell'autore, in
nobile gara fra loro, il sacerdote, il patriota ed il
filosofo [...] Le espressioni Sue nella [sic] questione romana, sono espresse con molto patriottismo, con singolare finezza e perizia di locuzione'' 10.
Nel soggiorno di Azzate, Fiorentini riprende
il dialogo. La sua lunga lettera, come altre in
passato, accompagna l'omaggio di una pubblicazione in cui teorizza la caduta del socialismo.
Ma il non expedit, che proibiva ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche, gli
sembra un grave cedimento dinanzi alla diffusione in atto del socialismo. Non solo: il ``veto
margottiano'' ± cosõÁ definito con allusione ironica a don Giacomo Margotti, giornalista e alfiere dell'intransigentismo cattolico ± gli appare
scoperto tentativo destabilizzante dell'unitaÁ italiana 11. Spunti polemici contro i cattolici intransigenti, specie bergamaschi, sono frequenti
nel carteggio del prefetto 12, consapevole, del
resto, delle iniziative intraprese dal vescovo
per l'abolizione del non expedit. Non vi riuscõÁ
presso Leone XIII, mentre il successore, Pio X,
dopo qualche riluttanza, revocoÁ parzialmente il
divieto nel 1904 13.
Il prefetto elogia in apertura Tre mesi al di laÁ
Malgeri, B.G., cit., p. 300.
Lettera da Bergamo del 22 marzo 1889. Gli originali di
tutte le lettere citate o sintetizzate nel testo e di quelle
trascritte in appendice sono conservati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, Fondo Bonomelli.
11
La lettera da Azzate eÁ del 30 settembre 1901; su don
Margotti: M.F. Mellano, Margotti Giacomo, voce in Dizionario storico, vol. II, cit., pp. 330-332.
12
``Qui il partito che diroÁ dell'Eco [cioeÁ dell'`Eco di Bergamo', foglio dei cattolici intransigenti] diventa sempre piuÁ
prepotente, invadente, opprimente'': lettera da Bergamo
del 22 marzo 1889.
13
Malgeri, B.G., cit., pp. 300 e 302; Gallina, B.G., cit., pp.
49-50. A Varese, nel 1904, i cattolici appoggiarono Giacomo Bizzozero, del partito monarchico-costituzionale,
che prevalse sul socialista Luigi Maria Bossi: L. Giam-
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Parte conclusiva della lettera di Lucio Fiorentini
del 30 settembre 1901 (Biblioteca Ambrosiana, Milano).
era esponente dell'aristocrazia lombarda risorgimentale, convinto patriota e amico di Cavour;
molto attivo nelle vicende del 1848, fu condannato a morte in contumacia dall'Austria, resse
poi la presidenza della SocietaÁ storica lombarda
e fu nominato senatore 14. Apre la raccolta epistolare, curata da BelloÁ, una sua lettera da Varese al vescovo di Cremona. Lo invita a sconfessare pubblicamente l'``Osservatore Cattolico'', il quotidiano di Milano piuÁ fieramente intransigente: ``... quei signori'', ossia don Davide
Albertario e don Enrico Massera, i due direttori, ``rappresentano il desiderio ardente di rivedere la patria a brandelli...'' 15.
Il conte Gerolamo condivideva l'orientamento cattolico-liberale del padre. Dignitario di corte della regina Margherita, nella sua autorevole
militanza nel partito monarchico-moderato assumeva un vigile, quasi risentito atteggiamento
di tutela degli interessi della monarchia. Acume
e aderenza alla realtaÁ storica caratterizzano gli
interventi politici del carteggio. A volte discutibili, sono coerenti con un temperamento risoluto, temprato in molteplici, varie esperienze.
Allorche l'opposizione parlamentare, nel
1898, impedõÁ per la prima volta a Pelloux il
varo di leggi cosiddette eccezionali ± avrebbero
limitato le libertaÁ di stampa e di riunione e
modificato la legge elettorale ± Oldofredi da
Roma invioÁ una lunga lettera al vescovo. Lamenta tra l'altro l'irresolutezza di Umberto, circondato a corte da ``brava gente che si faraÁ
tagliare in quattro alla prima occasione, ma corta di mente e di intelligenza...''. Una soluzione
drastica egli propone. Il re ``avrebbe dovuto
nominare un ministero d'affari, extraparlamentare, il quale per decreto reale avrebbe promul-
delle Alpi, grato dell'omaggio. Ma neppure accenna agli emigranti. Il volume per lui eÁ unicamente mezzo di piacevole distensione e ne gusta le pagine descrittive. Certo, la stima di Bonomelli lo conforta e ne attende impaziente un
giudizio sulla piuÁ recente pubblicazione. Ma lo
immalinconisce il deludente passato; neppure
nel suggestivo ambiente di Azzate riesce a dimenticarlo. Gli rimane solo la speranza di un
tardivo riconoscimento compensativo; l'incertezza, il dubbio tuttavia ne offuscano il riflesso.
paolo, Le elezioni politiche in Varese fino alla prima guerra mondiale, in ``Rivista della SocietaÁ storica varesina'',
1956, fasc. V, pp. 170-172.
14
Vivamente ringrazio donna Angelisa di Seyssel d'Aix
per le cortesi notizie sui conti Oldofredi e Craven.
15
C. BelloÁ, Lettere a mons. Bonomelli, Edizioni 5 Lune,
Roma, 1961, pp. 20 e 19-24. Il conte scrisse da villa
Craven, dove abitava la figlia, contessa Elisa, sposa
del conte inglese Walter K. Craven.
IL ``GENTILUOMO VIAGGIATORE''
Ben diverse la personalitaÁ e la tempra di un
secondo interlocutore, Gerolamo Oldofredi Tadini, il cui padre, il conte Ercole, era stato in
rapporti di amichevole stima con il prelato ed
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Brano della lettera del conte Gerolamo Oldofredi sulla partenza
del duca degli Abruzzi da Varese (Biblioteca Ambrosiana,
Milano).
gato le modificazioni alle tre leggi...'' Subito
dopo avrebbe dovuto scioglierlo. Indette le elezioni secondo le nuove norme, il parlamento
eletto avrebbe trasformato in leggi i precedenti
decreti. ``Ed il gioco era fatto'' 16. La spregiudicatezza sostanzialmente illiberale della proposta
eÁ peraltro isolata; conferma comunque la lealtaÁ
monarchica del conte, spinta in questo caso
all'estremo. Testimonia del resto la familiaritaÁ
dei contatti epistolari con Bonomelli e la certezza di essere almeno capito. Significativa in tal
senso la chiusa di una lettera dal suo studio di
scultura di Milano, del 24 marzo 1889: ``Ho
letto sulla Rassegna nazionale l'articolo anonimo `Roma e l'Italia e la realtaÁ delle cose'. Vi era
chi assicurava che fosse suo. Tanto piuÁ percheÂ
faceva coppia colla Sua pastorale che piacque
tanto [...] Perche tutti non pensano, o per essere piuÁ nel vero, non parlano come Lei e come
l'anonimo della Rassegna? Per noi cattolici ma
italiani parole come queste sono un balsamo,
un conforto...''.
Il ricco epistolario di Oldofredi eÁ costituito
spesso da brevi messaggi dalle piuÁ diverse localitaÁ. Tali, ad esempio, i tre che si succedono in
pochi giorni dallo stabilimento termale di Bagni
Masino, in Valtellina. Dieci mesi dopo il conte
ripensa a quel soggiorno; dal suo yacht `Rondine', ancorato nel porto di Fiume, invia dettagliate informazioni sulle acque termali del Masino e sulle condizioni dell'albergo 17.
In uno scritto augurale dallo studio milanese,
della vigilia di Natale 1891, compare un breve,
simpatico accenno alla nipote, la contessa Maria Craven, alla quale era legato da grande affetto. Egli trascorreraÁ la festivitaÁ a Varese, nella
villa dei Craven, sebbene la ``nipote Mary'' la
definisca un ``ospedale'', a motivo dell'influenza
che vi ricorreva in quell'inverno. E da villa Cra-
ven appunto la diciottenne contessa scrive la
prima lettera a monsignor Bonomelli che le aveva chiesto notizie del conte, non riuscendo a
rintracciarlo. Si sofferma cosõÁ sulla varietaÁ di
interessi, di esperienze, di viaggi dello zio Gerolamo, recatosi in vacanza nell'America del
Nord in quell'estate del 1893. Tutta la prima
parte puoÁ definirsi un capolavoro di arguzia
affettuosa. Mentre daÁ all'illustre interlocutore
indicazioni utili a superare il disguido postale
occorsogli, Maria Craven tratteggia amabilmente gli spostamenti del ``gentiluomo viaggiatore'',
ormai sulla via del ritorno, prossimo a riprendere il servizio a corte.
Nell'ambito dei suoi numerosi interessi, il
conte era membro attivo del comitato organizzatore dell'Esposizione di Varese. A soli quattro
giorni dall'inaugurazione, ci ha lasciato di essa
16
Lettera del 23 maggio 1898. Il brano citato in parte eÁ
integralmente riportato in A. Canavero, Milano e la crisi
di fine secolo (1896-1900), SugarCo, Milano, 1976, p.
247 e n. 27.
17
Le lettere da Bagni Masino sono datate 4, 6 e 8 agosto
1889; quella da Fiume eÁ del 24 giugno 1890.
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Il conte Gerolamo Oldofredi Tadini (Civica Raccolta
delle stampe Achille Bertarelli, Milano).
quadretto, in un'atmosfera ironica. Almeno
due i particolari piuÁ riusciti: la banda cittadina,
formata ``notoriamente da repubblicani'', che
``suonava a tutto andare la marcia reale'' e la
battuta di congedo, tra il serio e il faceto, del
sindaco varesino Gerolamo Garoni 18. La conclusione, insolitamente scherzosa, tradisce tuttavia un certo imbarazzo.
VILLA CRAVEN
una testimonianza interessante e viva. Analogamente a Fiorentini, anche a lui il vescovo ha
inviato in dono il suo piuÁ recente libro di viaggio. Ringraziarlo gli fornisce lo spunto iniziale,
ma ben altro eÁ il suo intento: soffermarsi a caldo, con incontenibile soddisfazione, sui due
`trionfi' di Milano e di Varese, premio alla sua
determinazione a sfruttarli a vantaggio del partito monarchico-costituzionale di Lombardia.
L'entusiasmo di Oldofredi eÁ tale che la descrizione della partenza di Luigi Amedeo di Savoia
dalla cittaÁ prealpina si risolve in un gustoso
In realtaÁ, la risonanza della visita del duca degli
Abruzzi fu in cittaÁ momentanea, episodica. Al
tono magniloquente della ``Cronaca Prealpina''
si contrappone quello del ``Cacciatore delle
Alpi'', a mezzo tra riserbo e ironia. Il foglio
dei repubblicano-democratici rilevava l'accoglienza ``seria e dignitosa della popolazione'',
priva peroÁ di ``quell'entusiasmo che vorrebbero
far credere i fantastici fabbricatori di calorose
dimostrazioni dinastiche...'' 19. Proprio in quei
giorni e nelle settimane successive, le forze del
lavoro socialiste e cattoliche davano vita nel capoluogo e nel circondario a iniziative e istituzioni che si inserivano opportunamente nel processo di industrializzazione in atto. Sorsero cosõÁ la
Camera del lavoro e l'UniversitaÁ Popolare; dal
1ë maggio 1902, ``Il Nuovo Ideale'' si fece portavoce delle istanze e degli orientamenti dei socialisti in espansione. Parallelamente i cattolici
intransigenti promossero l'Ufficio del lavoro.
Durante le feste patronali di settembre, il
cardinal Ferrari, accanto ad altre associazioni,
inauguroÁ la Lega delle impiegate e operaie varesine, che si segnaloÁ per continuitaÁ di azione e
per le prestazioni fornite alle socie. Maria Craven ne fu eletta presidente sei anni dopo 20. Alla
18
Il brano sul `trionfo' varesino figura in parte nel mio
L'Esposizione varesina, cit., p. 9.
19
L'Esposizione del 1901. L'inaugurazione, in ``Cacciatore delle Alpi'', 18 agosto 1901; L'Esposizione di Varese eÁ
inaugurata, in ``Cronaca Prealpina'', 12 agosto 1901; Il
Duca degli Abruzzi al Sacro Monte, ivi, 13 agosto 1901.
20
``Il 14 [settembre ] si deve festeggiare in modo specialmente solenne la B.V. Addolorata; interverraÁ S.E. il Cardinale...'': lettera di Maria Craven a Bonomelli da Sulzano
d'Iseo, del 26 agosto 1901. Sui rapporti tra socialisti e
cattolici: L. Ambrosoli, Cooperazione e mutualismo in
Varese e castellanze, saggio introduttivo a G.F. Ferrario,
SocietaÁ di mutuo soccorso e cooperazione a Varese...,
Macchione editore, Varese, 1998, pp. 14-19; notizie bibliografiche, ivi, pp. 21-22; sulla Lega: G. Perna, La Lega
cattolica delle lavoratrici varesine (1901-1911), in ``Lombardia Nord-Ovest'', LXXIII, gennaio-aprile 2000, fasc. 1,
pp. 61-70.
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presidenza della Lega si aggiungevano le responsabilitaÁ direttive assunte in altre organizzazioni a vantaggio delle operaie.
La contessa apparteneva con totale convinzione allo schieramento dei cattolici liberali, legata da amichevole stima a loro noti esponenti,
a Tommaso Gallarati Scotti e Stefano Jacini in
particolare. Tuttavia la sensibilitaÁ sociale, la
grande lungimiranza, in una mentalitaÁ aperta
e tollerante, le conferivano tra essi una fisionomia inconfondibile. Monsignor Bonomelli ne
favorõÁ gli interessi culturali, a sfondo religioso.
Nella sua prima lettera, Maria Craven chiede al
prelato la biografia di Caterina d'Aragona; Enrico VIII, ripudiandola, diede origine allo scisma d'Inghilterra. E si scusa del ritardo nel
tradurre il testo inglese di un'omelia del cardinale Herbert Vaughan; verosimilmente Bonomelli glielo aveva consegnato durante la visita
di agosto. ``La Giuria dell'Esposizione di cui
faccio parte'' ± scrive da Varese il 23 settembre
1901 ± ``... fu subitamente presa da un gran
zelo... intempestivo dal mio punto di vista!'' 21.
Villa Craven, chiamata in origine `La Molinara', era stata fatta costruire nel 1770 dal marchese Antonio Molinari, su disegno dell'architetto Bianchi. PassoÁ poi in proprietaÁ dai Maestri
ai Craven. ``Sorge sulle falde di levante del colle
Campigli, in posizione panoramica stupenda,
dominante il centro di Varese'' 22. Il giudizio
ammirativo di Lodi risalta maggiormente se riferito a tempi in cui la quiete silenziosa, il verde
formavano la caratteristica dominante di quella
zona della cittaÁ prealpina.
In quell'ambiente, discreto e signorile a un
tempo, la contessina si impegnoÁ a rendere piuÁ
gradita l'accoglienza; e prima e dopo ogni visita, trasmetteva al vescovo la gioia e la gratitudi-
ne della sorella Julia, dei fratelli Luigi e Arturo,
spesso assente, quest'ultimo, per i suoi obblighi
di ufficiale. Considerava un dovere di riconoscenza il suo compito, nel ricordo della madre,
la contessa Elisa Oldofredi Tadini, fervente e
coraggiosa patriota bresciana. Illuminante sulla
sua fine la lettera del consorte, il conte Walter
K. Craven. Ringrazia monsignor Bonomelli delle condoglianze e si raccomanda alle sue preghiere. I figli abbiano la forza ``di imitare in
tutto la loro buona madre'', lui ``quella di continuare quell'opera di santa educazione dei miei
figli che fu il pensiero costante di tutta la sua
vita'' 23. Il conte, anglicano, aveva dato il suo
assenso responsabile e rispettoso all'educazione
cattolica di Maria e dei fratelli, atteggiamento
questo che incise notevolmente sulla formazione e sulla mentalitaÁ della contessina.
Nel periodo estivo, quindi, Bonomelli fu piuÁ
volte ospitato a villa Craven, che lo accolse giaÁ
pochi mesi dopo la morte della contessa Elisa.
Ne mancoÁ l'accordo con il prevosto di Varese
allorche il vescovo fu invitato a partecipare alle
annuali celebrazioni di settembre in San Vittore. Nella villa egli celebrava in una cappella
aperta al culto; per il Natale 1901 mandoÁ da
Cremona un suo sacerdote; la contessa Maria
si fece eco della riconoscenza del parroco di
Casbeno, don Angelo Del Frate, ``il quale potraÁ
cosõÁ celebrare la S. Messa a mezzanotte senza
defraudare la Parrocchia'' 24. Nelle soste a villa
Craven, grazie alle testimonianze della contessa,
monsignor Bonomelli riacquista ai nostri occhi
la sua dimensione piuÁ autentica.
A Cremona frattanto il vescovo aveva fondato l'Opera di assistenza agli emigrati italiani
come emanazione dell'Associazione nazionale
di Firenze. Leone XIII e un'apposita commis-
21
Sul cardinale Herbert Vaughan (Gloucester, 1832Westminster, 1903): A. Piolanti, Vaughan Herbert, voce
in Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l'Enciclopedia
Cattolica, CittaÁ del Vaticano, 1954, pp. 1143-1144.
22
M. Lodi, La Castellanza di Casbeno, in L. Giampaolo
(a cura di), Varese minore, Varese, 1962, pp. 108-109.
23
Lettera da Varese del 20 novembre 1881.
24
Lettera da Varese del 22 agosto 1895. In un ``Prospetto
di Casbeno'', redatto dal parroco don Bernardo Canobini
nel 1841, ora in archivio parrocchiale, si legge: ``5ë Palazzo Maestri, giaÁ del Marchese Molinari, in ridente posizione...''. Don Angelo Del Frate successivamente aggiunge: ``Ora Villa Craven, bellissima. Vi eÁ un Oratorio
[cioeÁ cappella] ottimamente tenuto''.
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Cartolina commemorativa del 1905 per il cinquantesimo
di sacerdozio del vescovo Geremia Bonomelli
(Civica Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Milano).
multiforme e ``prodigiosa attivitaÁ pubblicistica'' del prelato 27.
Tuttavia lo scritto di Caligaris eÁ molto significativo per altro aspetto. Nel concludere l'introduzione alla raccolta da lui curata, BelloÁ osserva: ``Queste voci, che raggiungono Mons.
Bonomelli, presuppongono quella tolleranza e
quel rispetto che era [sic] nell'intimo spirito
del destinatario...'' 28. EÁ giudizio che si puoÁ riferire senza riserve alle poche `voci' del Varesotto qui recepite. Se eÁ indubbia infatti la sintonia tra il vescovo e la contessa Maria Craven,
tolleranza e rispetto invece devono essere richiamati se si esamina il carteggio del prefetto
Fiorentini: nella lettera da Azzate, come in altre, non mancano argomentazioni polemiche
nei confronti della Santa Sede. Bonomelli
peroÁ ascolta, prosegue il dialogo; fa omaggio
a lui e al conte Oldofredi di lettere pastorali,
di libri di viaggio. Distingue il provvisorio dall'essenziale, e si congratula con Fiorentini per
la nomina a senatore 29: in essa faceva consistere il compenso alla scialba carriera, ancora atteso ad Azzate, non senza trepidazione e scetticismo. Accetta pure gli sfoghi del conte; li
riconduce all'inquietante crisi socio-economica
e istituzionale, sottesa alla lettera da Roma, all'entusiasmo destato in Oldofredi dalla presenza del duca degli Abruzzi a Varese. Al prelato
importa soprattutto mantenere la spontaneitaÁ
del colloquio, disponibile sempre a una risposta autentica e adeguata agli interlocutori in
difficoltaÁ o in angustia. L'avrebbe data il piuÁ
possibile soccorrevole e comprensiva a Caligaris, che vela l'acuta sofferenza in pochi, conte-
sione cardinalizia ``videro in essa [...] l'equivoco di collusioni troppo evidenti tra mondo cattolico e Italia ufficiale''. L'Opera, che in seguito
avrebbe preso il nome dal suo fondatore e
presidente, fa approvata solo nel 1909, da Pio
X 25. Nei primi anni di vita si giovoÁ del contributo di molti membri del patriziato liberale.
Presso l'Ambrosiana si conservano su di essa,
fra le tante testimonianze, due brevi comunicazioni della principessa Maria Castelbarco Albani della Somaglia. Da Milano, nel giugno 1902,
la nobildonna informa Bonomelli sulla sua decisione di accettare la nomina a vicepresidente
della sezione milanese dell'Opera. Pochi mesi
dopo, in ottobre, si rivolge ancora a lui, dalla
villa residenziale di famiglia a Casciago. Nel
capoluogo si intendeva organizzare una ``attraentissima esposizione artistica'', che fu inaugurata dal conte di Torino il 15 aprile dell'anno
seguente. Nell'atmosfera della belle eÂpoque che
avvolgeva anche Milano, mostre ed esposizioni
di vario genere ricorrevano con successo, culminando, com'eÁ noto, in quella del 1906. Peraltro la manifestazione era evidente indizio
``del progressivo inserimento nella vita cittadina di iniziative del clero'': il ricavato infatti
sarebbe stato devoluto all'Associazione per gli
emigranti 26. Iniziata ormai la fase organizzativa, la principessa Maria sottopone da Casciago
all'approvazione del presidente la nomina di
``tre Cooperatrici'', da lei stessa scelte tra le
signore dell'aristocrazia milanese.
CARTEGGIO MINORE
All'Opera bonomelliana si riferisce inoltre un
breve scritto di Luigi Caligaris, comandante
del Distretto militare di Varese. In cittaÁ la
``Cronaca Prealpina'', in una specifica, periodica rubrica dal titolo L'Obolo di tutti, avrebbe ben presto resi noti gli elenchi delle offerte
a beneficio dell'organizzazione. Caligaris si
muove in tal senso con deferenza, contestualmente alla richiesta di una copia di Seguiamo
la ragione, opera che Gallina colloca fra i
``trattati dottrinali a largo respiro'', frutto della
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Malgeri, B.G., cit., p. 302; Gallina, B.G., cit., p. 51.
R. Levi Pisetzki, La vita e le vesti dei milanesi all'inizio
del nuovo secolo, in Storia di Milano, vol. XVI, Principio di
secolo (1901-1905), Fondazione Treccani degli Alfieri,
Milano, 1962, pp. 153-154; tra gli organizzatori, Maria
Castelbarco Albani: ivi.
27
Gallina, B.G., cit., p. 48; l'opera fu pubblicata a Milano,
in tre volumi, tra il 1898 e il 1900.
28
BelloÁ, Lettere, cit., p. 18.
29
Il 18 dicembre 1901 il prefetto, da Roma, ringrazioÁ
Bonomelli delle felicitazioni inviategli.
25
26
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LOMBARDIA NORD-OVEST
che poi ritornano in collegio in Inghilterra'' 30.
Anche Maria Craven, nella lettera che daÁ inizio alla corrispondenza, racchiude in un passaggio la trepidante fiducia, la gratitudine verso il
vescovo dei suoi cari. Riconciliato con se stesso
e con Dio, il conte Walter avrebbe lasciato i figli
poco piuÁ di un anno dopo. Nella chiesa della
loro parrocchia di Casbeno, ch'era stata appena
ampliata, una folla consapevole e commossa
partecipoÁ alle esequie del convertito, allevioÁ il
loro dolore 31.
Queste ultime lettere del conte Oldofredi,
con quelle della nipote Maria e di Caligaris,
formano un carteggio in apparenza minore.
Certo, sono pertinenti alla sfera del privato,
non ai grandi temi della storia, della politica,
che maggiormente attirano l'interesse in sede
interpretativa. Pubblicista apprezzato, appassionato interprete del contrasto lacerante tra
Stato e Chiesa in Italia, che intese sanare con
iniziative coraggiose, spesso incomprese dalla
suprema gerarchia ecclesiastica e nemmeno
oggi valutate in modo uniforme, anticipatrici
comunque di soluzioni storiche successive:
sono gli aspetti caratterizzanti la figura di Bonomelli, come l'interesse operoso per i nostri
emigrati in Europa e nel mondo. Ma l'ansia di
bene nei contatti personali, in quelli ± e furono
moltissimi ± epistolari, nel segno della sensibilitaÁ umana e cristiana verso gli altri, eÁ atteggiamento costitutivo della sua personalitaÁ, e puoÁ
essere concordemente sottoscritto. Le lettere a
lui inviate dal Varesotto ne sono pur circoscritta, ma significativa conferma.
nuti accenni: la mortalitaÁ infantile, allora diffusa, aveva lasciato vuoti desolanti nella sua casa.
E giaÁ da alcuni anni aveva fatta propria e avviato a serena conclusione l'aspettativa profonda dei Craven e di Oldofredi. Il dolore per la
morte della contessa Elisa aveva turbato l'animo del conte Craven e posto in discussione
certezze di fondo. La malattia lo colse, lo riprese in seguito. Il conte Gerolamo scrisse alcune
lettere, agevoloÁ in vario modo i contatti, fin da
quando, a nome del cognato, informoÁ monsignore sulle sue condizioni fisiche e spirituali
del momento. Circa un anno dopo, si accordoÁ
perche potesse nuovamente incontrarlo, dopo
la visita fattagli a Varese, presso la cappella
mortuaria di famiglia, a Calcio, nel Bresciano,
dove il cognato si sarebbe recato con le due
figlie.
Oldofredi testimonia gli interventi discreti,
intelligenti e rispettosi a un tempo, con i quali
monsignor Bonomelli appoggioÁ il conte nel non
facile itinerario, e rivela il suo piuÁ intimo sentire: l'affetto profondo e fattivo per il cognato,
per i nipoti. ``... SaraÁ felicissimo ± scrive da
Milano il 22 luglio 1882 ± di vederla in Agosto
[a Varese] perche cosõÁ avraÁ seco anche i ragazzi
30
Oldofredi scrisse la prima lettera da Varese il 10 giugno 1882 e una seconda il 18 successivo; da Milano
scrisse pure il 13 marzo 1883. Il conte Craven ringrazioÁ
il vescovo dei chiarimenti ricevuti e dei libri prestatigli, in
una lettera da Varese del 4 luglio 1883.
31
Sul diario parrocchiale, don Angelo Del Frate ricordoÁ i
funerali del conte e il grande concorso di fedeli in una
nota del 23 dicembre 1894.
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Appendice
Vengono qui pubblicate, nella loro trascrizione integrale, alcune lettere significative tra quelle esaminate nel testo inviate al vescovo Geremia Bonomelli.
vivamente la S.V.R.ma per le buone ed incoraggianti espressioni che volle scrivermi a nostro
indirizzo, e spero che Iddio, nella Sua infinita
bontaÁ, permetteraÁ che si avverino tali parole,
per la qual grazia ci raccomandiamo sempre
alle preghiere di Monsignore.
Se la S.V.R.ma vorraÁ mandarmi a Varese la vita
di Caterina d'Aragona, gliene sarei ben grata,
desiderando assai leggere un libro da Monsignore tanto favorevolmente giudicato.
Speravamo tutti che Monsignore ci avrebbe
nuovamente onorati d'una visita quest'anno, e
la Sua lettera mi diede una piuÁ viva speranza,
tosto delusa!
Alla fine del corrente mese andremo, insieme a
mia Zia Seyssel, che si trova ora con noi, a Provaglio per alcuni giorni. Abbiamo giaÁ ordinato al fattore d'informarsi se V.S.R.ma si troveraÁ in tal epoca
a Nigoline, onde possiamo venirla a riverire.
Tutta la famiglia, compreso la Zia, si unisce a
me per presentare alla S.V.R.ma i nostri piuÁ rispettosi omaggi, mentre mi onoro di professarmi
Villa Craven
16 Agosto 1893
Varese Lombardo
Rev.mo Monsignore,
Sono ben lieta di aver l'occasione di far cosa
grata alla S.V.R.ma, benche tal cosa sia per me
tanto facile.
Lo Zio Gerolamo trovasi da due mesi lungi
dall'Europa, essendo andato, colla scusa dell'Esposizione di Chicago, a far un giretto nell'America del Nord. Ecco perche la S.V.R. non ebbe
risposta alle Sue lettere. ± PeroÁ il 1ë Settembre
lo Zio deve riprendere il servizio presso Sua
MaestaÁ, ed oggi stesso ebbi, indirettamente, la
notizia che ha giaÁ lasciato Nuova York. Nel caso
la Sua lettera fosse stata spedita alla ricerca
dello Zio nel Nuovo Mondo, e si fosse smarrita,
credo S.V.R. potrebbe mandare il lavoro in Settembre allo Zio presso Sua MaestaÁ. Non so dove
si troveraÁ la Regina in quell'epoca, ma i giornali
lo indicheranno senza dubbio. Non credo che
vedroÁ il nostro gentiluomo viaggiatore al suo ritorno, perche passeraÁ direttamente dalla Repubblica alla Corte, e percioÁ temo di non potergli
dire quanto Monsignore mi scrisse. Ringrazio
della S.V.R.ma
umil.ma serva
Maria Craven
ziare ancora V.E. per la visita fattaci, e che, da
quegli indiscreti che siamo, speriamo non tarderaÁ ad essere ripetuta.
Ancora oggi ricevemmo buone nuove di Arturo: egli si rassegna a sperare di essere con noi
per Natale 1902!
Speriamo il suo ritorno si avveri prima.
Luigi, Giulia e la Sig.na Padovani si uniscono a
me per inviarLe i nostri piuÁ devoti e rispettosi
ossequi.
Di V.E.R. umiliss.ma
Maria Craven
Varese, 23 Settembre 1901
Eccellenza Rev.ma
Finalmente ho [sic] riuscito a terminare la traduzione del discorso del Cardinal Vaughan. Mi ci
ero messa di buona voglia, ma pare un destino
ch'io non debba riuscire a terminare sollecitamente un lavoro per iscritto! Questa volta il diavolo ci mise la coda sotto forma della Giuria
dell'Esposizione, di cui faccio parte, che fu subitamente presa da un gran zelo... intempestivo
dal mio punto di vista! Ad ogni modo il lavoro eÁ
fatto, e mi rimetto alla indulgenza di V.E. pel
giudizio.
Colgo con piacere quest'occasione per ringra-
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P.S. Potrei pregare V.E. di mandarmi il titolo del
libro che mi disse di tradurre?
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LOMBARDIA NORD-OVEST
Alla pagina seguente:
Ritratto del vescovo Bonomelli in una fotoincisione
meccanica pubblicata in ``L'Illustrazione popolare. Giornale
per le famiglie'', vol. XXXII, 8 settembre 1895, n. 41
(Civica Raccolta delle stampe Achille Bertarelli, Milano).
Varese, 15-8-1901
Il mio secondo trionfo eÁ stato appunto di condurre qui a Varese, cittaÁ tutta in mano dei repubblicani e dei socialisti, il Duca degli Abruzzi ad
inaugurare l'Esposizione. IncomincioÁ col dirmi
che non poteva venire, ma tanto feci e tanto dissi
che egli finõÁ per accondiscendere. Rimase tre
giorni, e fu tale l'onda di simpatia e di entusiasmo che suscitoÁ, che alla partenza tutta la cittaÁ,
signori e poveri, ben vestiti o scamiciati, erano
alla stazione a fargli una calorosa, frenetica dimostrazione mentre una banda (composta notoriamente di repubblicani) suonava a tutto andare
la marcia reale.
Il Sindaco nel ringraziarmi ebbe a dirmi: ± Se
domani avessero luogo le elezioni, i due terzi dei
consiglieri che sono repubblicani rimarrebbero in
terra. ±
Questa campagna che ho incominciato in tal
modo conto continuarla anche sui giornali. Battere il ferro finche eÁ caldo. Oggi la Monarchia
deve muoversi, deve lavorare con noi, altrimenti
Lei, noi andiamo colle gambe all'aria.
Caro Monsignore, ho fatto un sfogeto [sic], ma
so con chi l'ho fatto, e peroÁ non me ne pento se
non per la noia che le do di leggerlo.
Monsignore carissimo
Ho giaÁ ricevuto il suo libro ``Tre mesi al di laÁ
delle Alpi'' che Ella ha avuto la bontaÁ di inviarmi,
e gliene sono riconoscentissimo.
Sono da qualche settimana a Varese dove ho
dato mano ad una riuscitissima esposizioncella
regionale, non tanto per l'esposizione in seÂ, ma
perche mi dava modo di svolgere un mio programma, e continuare una campagna che sto
combattendo per scuotere l'inerzia del nostro
partito. Le nostre provincie lombarde hanno molti peccati sulla coscienza, ma hanno anche una
tale attivitaÁ, ed un tale sviluppo industriale e
commerciale che non eÁ possibile il trascurarle
come da tempo fanno i governi che si succedono, e come purtroppo fa anche (lo dico piano in
un orecchio) la Famiglia reale. Io ho cercato di
fare nel mio piccolo quel che potevo per attirare
fra noi qualche Principe, farlo conoscere e far
lasciare dietro di se un ricordo di simpatia e un
risveglio dell'idea monarchica. Farlo centro che
raduni intorno i benpensanti, e riscaldi i tiepidi
vedendosi capiti e spalleggiati. Ho tentato di far
venire il Duca d'Aosta a Milano ad inaugurare
l'Albergo popolare, e dopo molte difficoltaÁ egli
ha acconsentito, e fu un vero trionfo. LascioÁ di
se un simpaticissimo ricordo e ripartõÁ contentissimo di esserci venuto.
Mi creda Suo
aff.mo G. Oldofredi
Molti affettuosi doveri dai miei nipoti Craven.
rarmi che Ella possa trovare nelle pagine che Le
invio, una attrazione pari a quella che provo io
leggendo le sue, solo mi lusingo e mi conforta
l'idea, che Ella, colla usata sua benevolenza per
me, possa aggradirle, quale un nuovo attestato
della grande deferenza che io Le professo.
Non ho potuto avere il testo dell'ultima circolare o pastorale che sia, dei Vescovi Lombardi
sul socialismo. Se l'E.a V.a volesse avere la cortesia di procurarmene una copia, glie ne sarei
grato, che verrebbe a corredo dei miei studii.
Á una grande sventura per l'Italia che il clero
E
cattolico non possa francamente associarsi al
partito liberale-conservatore in tutte le questioni
di interesse generale, ma specialmente nell'op-
Azzate di Varese il 30-7bre-1901
Monsignore
Sono qui da pochi giorni, ad Azzate, presso
dei miei parenti, in cura di un incomodo, pel quale, fra l'altro, mi eÁ stata prescritta una rimarchevole carica di ossigeno.
In questa religiosa solitudine ho trovato una
preziosa compagnia, ed eÁ l'E.a V.a che col suo
recente libro Tre mesi al di laÁ delle Alpi, mi fa
passare delle ore deliziosamente istruttive.
E tanto per non perdere l'abitudine, ho dato
anch'io alle stampe un libro dal titolo La evoluzione del socialismo alla fine del secolo XIXë.
Facendogliene omaggio, io non ardisco figu-
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piuÁ ragione di essere, trasformandosi in una
scuola qualunque di riforme, non avrebbe piuÁ
la forza di impancarsi banditore di un nuovo vangelo popolare, a spauracchio dei governi; ± ma
anche in questa concezione temo di rimanere
solo o quasi solo; ± il mio eÁ un partito che non
si eÁ mai voluto o saputo abbeverare alla grande
sorgente della associazione della solidarietaÁ, sõÁ
che l'uno si trovi subito appoggiato dai molti, ± il
contrario di cioÁ che avvedutamente e sistematicamente fanno gli avversari, non fosse altro, colla pubblicitaÁ.
La S.a V.a forse avraÁ la bontaÁ di leggermi, in
quanto aggradirei un suo parere su questo mio
ultimo scritto che nelle sue modeste proporzioni,
mi eÁ costato non poco sforzo di meditazione e di
lavoro.
Monsignore, con l'augurio che le duri lungamente prospera la salute, voglia ancora benevolmente accogliere gli ossequi del di Lei.
porsi a questa invasione del socialismo, che tende a sconvolgere tutto, senza vantaggio vero di
nessuno, a farci presentire come una incognita
l'avvenire della patria. Il non expedit eÁ l'alleato
piuÁ efficace dell'azione dei partiti estremi, ed in
particolare del socialismo in Italia, e che naturalmente neutralizza co' suoi effetti tutte le possibili
allocuzioni e Papali e vescovili contro di esso, neÂ
vedo che per ora vi sia un movimento inteso a
far cessare questo veto margottiano, almeno
nelle provincie che non furono mai soggette
alla dominazione pontificia. Lo si direbbe assolutamente un non senso, se non apparisse evidente la mira del Vaticano, quella di distruggere
l'attuale assetto politico d'Italia, mentre non saprei vedere, in tale macabra ipotesi, quale potrebbe essere l'avvenire suo.
Nel mio libro mi sono studiato di dimostrare
come il socialismo nella sua teoria, sia in piena
decadenza; ci vorrebbe poco mi sembra a rendere comune il concetto che una tale teoria debba essere oramai spacciata; ed, annientata nella
sua teoria o dottrina fondamentale, non avrebbe
Devot.mo Obbl.mo
Lucio Fiorentini
Varese, addõÁ 1 febbraio 1902
Eccellenza reverendissima,
Col massimo rispetto pregherei favorirmi una
copia del libro: Seguiamo la ragione e gradire il
restante sulla somma quale tenue offerta per
l'assistenza dei piccoli connazionali all'estero,
tanto validamente incoraggiata dall'alto patrocinio dell'Ecc. Vostra, non senza supplicare d'implorare da Dio divina benedizione sugli ultimi
due figliuoletti Pietro e Luigi, soli rimastimi di
piuttosto numerosa famiglia.
Col piuÁ profondo ossequio inchinandomi all'Ecc. V., ho l'onore di professarmi
Dev.mo Servitore
Luigi Caligaris
Comand.te il Dist. Militare
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corrispondenti varesini di monsignor geremia bonomelli, vescovo di