V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI NON C’E’ CURA SENZA SPERANZA LA SPERANZA E’ LA CURA Filippo Ciantia Rappresentante ONG AVSI Regione Grandi Laghi, Uganda La speranza è fattore costitutivo del rapporto di cura. Senza speranza non si intraprende un percorso terapeutico condiviso né ci si avventura in innovative strategie di cura. Un valore che oggi non è oggetto di misurazione e che tuttavia incide positivamente sulla relazione terapeutica. Cerchiamo testimonianze di una visione della medicina che abbia un’attenzione partecipe al destino del malato, e Consideri la speranza come snodo fondamentale del processo di guarigione. La forza di una simile convinzione si traduce in opere e apertura al futuro. Il tema che mi è stato affidato lo vorrei svolgere sostanzialmente in due parti: la prima nasce dalle mie ultime letture ed è una storia molto antica e sorprendentemente sconosciuta. In seguito riferendomi alla mia esperienza personale di medico, farò una carrellata di volti, ammalati, medici e amici, che mi hanno insegnato come veramente si può vivere con speranza. La speranza diventa cura. Durante i primi secoli due tremende epidemie sconvolsero l’impero romano. L’epidemia del 165, che durò circa quindici anni, è attribuita dagli storici alla prima documentata apparizione del Vaiolo in occidente.1 Si stima che da 1/4 a 1/3 della popolazione dell’impero perì a causa della epidemia, incluso lo stesso Marco Aurelio, che morì a Vienna nel 180. Infatti, questa pestilenza è meglio nota come l’epidemia di Marco Aurelio.2 Una così alta mortalità è plausibile. Infatti, per esempio nel 1707 il vaiolo uccise più del 30% della popolazione dell’Islanda.3 Simili scenari furono documentati durante altre successive epidemie a Minneapolis nel 1924-25 e in Prussia occidentale nel 1874.4 Nel 251 una nuova catastrofica epidemia di Morbillo colpì le 1 Hans Zinsser [1934] 1960. Rats, Lice and History. New York: Bantam Arthur Boak 1947 A History of Rome to 256 A.D. 3rd Edition. New York: Macmillan. JC Russell 1958 Late, ancient and medieval population Published as vol. 48 pt 3 of the Transactions of the American Philosophy Society. Philadelphia: American Philosophical Society. JF Gillian 1961 The Plague under Marcus Aurelius. American Journal of Philology 94:243-255. William H McNeil 1976 Plagues and Peoples Garden City, NY: Doubleday 3 Donald R Hopkins 1983. Princes and Peasants: Smallpox in history. Chicago: University of Chicago Press. 4 .RJ Littman and ML Littman Galen and the Antonine Plague. American Journal of Philology 94:243-255. 2 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 1 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI campagne e le città dell’occidente.5 E’ noto che sia il vaiolo, sia il morbillo possono causare alti tassi di mortalità in popolazione precedentemente non esposte.6 Il disastro demografico che ne seguì è ben documentato dagli storici, che in genere ne hanno sottovalutato l’impatto sulla decadenza dell’impero romano stesso. Alcuni storici del periodo romano riconoscono il ruolo delle epidemie nel crollo dell’impero7: infatti lo spopolamento dovuto alle epidemie fu causa di politiche tradizionalmente attribuite alla degenerazione morale dell’impero e non viceversa. Inoltre i massici arruolamenti di barbari e mercenari nell’esercito e gli insediamenti di popolazioni barbariche in queste aree, furono politiche causate dalla mancanza di manodopera a fronte di abbondanti terre da coltivare e sviluppare. Le numerose opere dedicate alla diffusione del cristianesimo nei primi secoli non menzionano parole come epidemia, malattia, pestilenza.8 Lo stesso Karl Baus, nella monumentale Storia della Chiesa curata da Hubert Jedin, nel suo volume dedicato agli inizi e all’affermazione della comunità cristiana, sottolinea l’attività caritativa della Chiesa e accenna solo brevemente alle catastrofi che caratterizzarono il III secolo, richiamando la testimonianza e lo spirito di sacrificio dei cristiani. Infatti, mentre un’altissima mortalità caratterizzò queste due epidemie, allo stesso tempo un nuovo fenomeno si presentò nell’occidente. Cipriano di Cartagine, Dionigi Alessandrino ed Eusebio di Cesarea descrivono nelle loro opere l’abnegazione con cui i cristiani si presero cura di affamati e infermi senza distinzione di confessione religiosa, razza e ceto sociale. La legge evangelica della carità diventò norma sociale, ben descritta nelle lettere pastorali dei vescovi e dei padri della chiesa dell’epoca. Attorno al 260 nella fase più grave della seconda grande epidemia, il vescovo Dionigi scrisse una lettera pastorale per la festa di Pasqua, enfatizzando l’eroico comportamento dei cristiani nella cura dei malati, anche a rischio della vita, indicando come la pestilenza fosse più grave tra i pagani. Infatti, la risposta dei pagani alla pestilenza fu l’abbandono. Va ricordato che lo stesso Galeno, che visse durante la prima epidemia ai tempi di Marco Aurelio, lasciò Roma (fuggì?) per recarsi in Asia minore fino alla fine del pericolo. Infatti, nelle sue opere è molto strano che egli, riguardo a questo evento catastrofico, 5 Arthur Boak 1955a Manpower shortage and the Fall of the Roman Empire in the West. Ann Arbor: University of Michigan Press. Arthur Boak The populations of Roman and Byzantine Karanis. Historia 4:157-162. William H McNeil 1976 Plagues and Peoples Garden City, NY: Doubleday 6 James V Neel et al. 1970 Notes on the Effect of Measles and Measles Vaccine in a Virgin Soil Population of South American Indians. American Journal of Epidemiology 91:418-429 7 Hans Zinsser [1934] 1960. Rats, Lice and History. New York: Bantam 8 Bardy, Gustave. 1975. La conversione al cristianesimo nei primi secoli. Jaka Book. José Miguel Garcia. 2008. Il protagonista della storia. Nascita e natura del cristianesimo. BUR. Rizzoli. Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 2 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI si esprima con approssimazione e poca chiarezza, contrariamente alla sua nota precisione, sfoggiata nel descrivere altri eventi. Tale interpretazione del comportamento cristiano e della differenza di mortalità è confermata negli scritti dell’imperatore Giuliano nel 362. L’imperatore elogia la carità cristiana, invitando i pagani a organizzare “servizi sociali ispirati alle opere cristiane”.9 Tra i cristiani si registrarono non solo tassi di sopravvivenza maggiori, ma anche livelli d’immunità che permettevano di dedicarsi ai malati in nuove occasioni. Queste norme dell’assistenza ai malati non esistevano tra i Romani, pur “buoni per natura”. Gli dei pagani non chiedevano né tantomeno punivano la mancanza di carità o di assistenza ai poveri e ai malati: i cristiani erano invece certi che questa vita fosse un preludio e un pegno. Quando il sistema sociale collassa, le cure più elementari come la nutrizione, l’idratazione e l’igiene permettono al malato di iniziare a badare a se stesso e spesso a ristabilirsi e guarire.10 E’ interessante notare che i diritti di base siano quelli al cibo, all'acqua, a un tetto: la semplice applicazione di questi diritti basilari rende migliore e più dignitosa la vita, pur ad un passo dalla morte. Nel caso delle malattie infettive la “conscientious nursing” arriva a ridurre la mortalità di 2/3 o più. Rodney Starks nella sua opera The rise of Christianity11, attraverso studi sociologici e l’esame di numerosi dati scientifici, dimostra come la crescita e l’espansione del cristianesimo fu dovuta in gran parte al fatto che esso rinnovò la vita nelle città dell’impero, attraverso nuove regole di vita e nuove relazioni sociali capaci di affrontare la complessità dei problemi quotidiani. In città colme di poveri senza casa, i cristiani offrivano carità e speranza. Agli stranieri offrivano accoglienza. Alle vedove e agli orfani garantivano un nuovo e più ampio senso della famiglia. In città in preda alla violenza e alle divisioni etniche essi testimoniavano solidarietà. E nelle città flagellate da epidemie, colpite da terremoti e incendi, i cristiani offrivano servizi e cure più efficienti.12 In conclusione queste devastanti epidemie screditarono le sicurezze del paganesimo e delle filosofie ellenistiche. Il cristianesimo invece era in grado di offrire una spiegazione più adeguata a tutte queste calamità e forniva una prospettiva piena di 9 Johnson, Paul. 1976. A history of Christianity. New York: Atheneum. Ayesrt and Fisher. 1971 Records of Christianity. Vol I. Oxford: Basil Blackwell. 10 William H McNeil 1976 Plagues and Peoples Garden City, NY: Doubleday 11 Rodney Stark [1996] The rise of Christianity HarperCollins, San Francisco 12 Jeroslav Pelikan 1962. Introduction to the Torchbook Edition (of the reissue of Adolf Harnack). In The mission and expansion of Christianity in the first three centuries, 1: v-vii. New York: Harper and Row. Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 3 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI speranza e di entusiasmo per il futuro. Le lettere di Cipriano, vescovo di Cartagine, offrono una stupenda documentazione di questa novità che era offerta a tutti.13 Così i cristiani furono maggiormente capaci di affrontare le catastrofi dei primi secoli, con il risultato di tassi di sopravvivenza significativamente più alti che tra i pagani. Così il numero dei cristiani cresceva anche a prescindere dalle conversioni. D’altra parte le conversioni aumentavano perché i maggiori tassi di sopravvivenza apparivano miracolosi agli occhi dei pagani (e degli stessi cristiani), favorendo nuove adesioni e rafforzando la fedeltà dei membri della chiesa. Le grandi epidemie con alta mortalità causano sistematicamente la perdita di legami e della coesione sociale per molte persone: la rete di rapporti e l’offerta di una speranza nella vita quotidiana, anche di fronte alla malattia e alla privazione, costituirono una ragione di conversione e di creazione di opere di solidarietà, che fiorirono e si svilupparono ulteriormente nei successivi tre secoli soprattutto grazie al fenomeno del monachesimo occidentale. Nella prima parte della mia relazione ho voluto raccontare questa storia sconosciuta anche perché normalmente si tende a dire che con il medioevo i cristiani gli fondarono i primi ospedali, mentre fin dall'inizio del cristianesimo, la speranza, che caratterizzava i cristiani, li portò a curare i malati. La speranza diventò cura. La cura diventa speranza Nei tanti anni spesi in Uganda ho avuto il privilegio di incontrare straordinarie persone, che si sono piegate su chi soffre: non sono fuggite, ma hanno dedicato la loro vita alla cura dei malati e di chiunque avesse un bisogno, dando speranza a migliaia di persone. Queste persone sono state per me i volti della cura che si fa speranza. Noerine Kaleeba, fisioterapista e tutor, è la fondatrice di TASO (The AIDS Support Organisation)14, una delle organizzazioni che si prendono cura dei malati di AIDS più 13 Cyprian [ca 250] 1958 Treatises. New York. Fathers of the Church. United against AIDS - The Story of TASO, the AIDS Support Organisation in Uganda. November, 2007 http://www.stratshope.org/b-united.htm 14 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 4 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI grandi dell'Africa, e penso anche nel mondo. Kaleeba, dopo aver perso il marito per l'AIDS acquisito attraverso una trasfusione, con alcuni amici decise di prendersi cura delle persone che come loro erano state colpite dall'epidemia. Oggi Noerine dopo aver lavorato per anni in Uganda e in seguito a Ginevra per UNAIDS è una delle figure di riferimento a livello mondiale per le organizzazioni della società civile nella lotta all’epidemia. La dottoressa Miriam Duggan, la francescana irlandese che inventò l’home care per i malati di AIDS in Uganda.Negli anni 80 dirigeva il St Francis hospital uno dei più importanti presidi sanitari di Kampala, ebbe l'idea geniale di affrontare l’epidemia dell'AIDS nelle comunità. Lascio la direzione dell’ospedale, si trasferì in uno slum e fondò la Kamwokya Christian Caring Community (KCCC)15 che, prima in Africa, si prendeva cura delle persone a domicilio.16 Piero Corti, brianzolo, fondatore dell’ospedale Lacor di Gulu, e la moglie canadese, dottoressa Lucille Teasdale, fanno parte della storia della risposta ugandese all’epidemia.17 Lucille fu infettata dall'HIV operando persone ferite da arma da fuoco 15 Si vedano a tal proposito le pubblicazioni della Strategies for Hope Series. http://www.stratshope.org Si faccia particolare riferimento agli opuscoli a) Living Positively with Aids: The Aids Support Organisation (TASO) in Uganda; b) AIDS Orphans: a community perspective from Tanzania; c) The caring community: coping with Aids in urban Uganda; d) Under the Mupundu tree: volunteers in home care for People with HIV/AIDS and Tb in Zambia’s Copperbelt; d) Open Secret: people facing up to HIV and AIDS in Uganda. 16 Sandra Anderson Community response to AIDS World Health Forum Vol 15, 1994 http://whqlibdoc.who.int/whf/1994/vol15-no1/WHF_1994_15(1)_p35-38.pdf 17 Parliament commends 22 individuals and organisations for their contribution to the fight against HIV/AIDS - The New Vision - Kampala, Thursday, 13th March, 2008 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 5 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI nel Nord Uganda durante la guerriglia che sconvolse la regione per oltre vent’anni. La dottoressa Teasdale lavorò incessantemente fino alla fine, con straordinaria dedizione, curando i malati anche nei periodi più oscuri della guerriglia, quando tutti i presidi sanitari furono abbandonati. L’ospedale arrivò a essere luogo di rifugio per quasi ventimila persone sfollate. La caratteristica della risposta ugandese, è di essere stato un movimento popolare, con personaggi come Noerine Kaleeba, Miriam Duggan, Lucille Teasdale e Piero Corti. Tra i protagonisti troviamo anche il presidente Museveni che coraggiosamente a Firenze del 198118 dichiarò “...... Ho sempre sottolineato la necessità di tornare alle nostre tradizioni culturali, provate dal tempo, che enfatizzano la fedeltà e denunciano i rapporti prima e fuori dal matrimonio. Credo che la miglior risposta alla minaccia posta dall’AIDS e dalle altre malattie trasmesse per via sessuale sia riaffermare pubblicamente e senza esitazioni il rispetto e la venerazione che ogni persona deve al suo prossimo. I giovani devono essere educati alle virtù dell’astinenza, dell’autodisciplina e della rinuncia al piacere e a volte al sacrificio....” Egli lanciò un programma di prevenzione primaria che diede grandi risultati e che si diffuse in altri paesi. Figura di grande rilevanza è anche sua moglie, Janet, dedicatasi all'emancipazione femminile e ai giovani, costituendo uno dei punti di forza del cambiamento registratosi Those recognised include President Yoweri Museveni and his wife Janet, the late Philly Lutaya, Prof. Francis Miiro, Dr. Sam Okware, Noerine Kaleeba, Sister Dr. Miriam Duggan, Dr. Elly Katabira, Dr. Anthony Lwegaba, the late Dr. Lucille Teasdale and the late Dr. Piero Corti of Lacor Hospital in Gulu. The MPs noted that the individuals played illustrious, unprecedented and selfless roles in the fight against the pandemic in the past 25 years since the disease was first reported. 18 Museveni YK (1991). VII International AIDS Conference, Firenze – Italia Domenica 16 Giugno 1991 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 6 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI nel paese: dal 18% di prevalenza alla fine degli anni ’80, al 6.4% della prevalenza nel 2005.19 20 La moglie del presidente ugandese, Janet Museveni, dichiarò “la nostra è una generazione spiritualmente analfabeta”. . Infatti, il cambiamento comportamentale 21 deriva dall’educazione della persona alla responsabilità, che inizia con la “conoscenza”, come cultura e programmi basati sui valori. Philly Bungole Lutaaya negli anni 90 artista conosciuto anche in Occidente, cantante di hip pop, una musica molto popolare in Africa, raggiunse grande notorietà quando pubblicamente dichiarò di avere l'AIDS. La sua testimonianza costituì una grande ispirazione per tanti ad accettare e affrontare positivamente la propria malattia. La sua più bella canzone s’intitola Alone (da solo)22, perché l'idea fondamentale che fu alla radice della grande risposta era che nessuno doveva rimanere da solo nella sofferenza e nella malattia. 19 Stoneburner, RL, Low-Beer, D - Analyses of HIV trend and behavioural data in Uganda, Kenya, and Zambia: prevalence declines in Uganda relate more to reduction in sex partners than condom use. (Abstract ThOrC734). XIII International AIDS Conference, Durban, South Africa July 7-14, 2000 Low-Beer D, Stoneburner R, Whiteside A, Barnett A. - Knowledge diffusion and personalizing risk: key indicators of behaviour change in Uganda compared to Southern Africa. (Abstract ThPeD5787) International AIDS Conference, Durban, South Africa. July 7-14, 2000 20 USAID. What happened in Uganda? – Declining HIV Prevalence, Behavior Change and National Response http://www.synergyaids.com/Documents/WhatHappenedUganda.pdf 21 Janet Museveni – Media House International, 2001. 22 “Today it's me/ Tomorrow someone else/ It's you and me/ We've got to stand up and fight/ We'll take a light in the fight against AIDS/ Let's come on out/ Let's stand together, fight AIDS/In times of joy, in times of sorrow/Let's take a stand and fight on to the end/ With open hearts, let's stand up and speak out to the world/ We'll save some lives, save the children of the world." Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 7 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI Ma questa storia di lotta all’AIDS comprende anche semplici persone. Irene, ostetrica, lavorava nell’ospedale di Kitgum, nel nord del paese. Quando ebbe la prima gravidanza soffrì di continue complicazioni (anemie, emorragie, malarie): scoprì che aveva l’AIDS. Con il marito Elly Ongee, direttore dell'istituto agrario della città dove lavoravo negli anni ’80, Irene iniziò a radunare un gruppo di persone, malati e non, sofferenti e non a causa dell’AIDS. Elly e Irene accoglievano e dialogavano con tutti, in una fase dell’epidemia in cui non esisteva ancora una terapia offrendo care e speranza. Nasce così il Meeting Point, che poi si estende a Kampala, Hoima, Masaka e Jinja. I gruppi del Meeting Point si sono presi cura di decine di migliaia di malati in questi 25 anni. Si tratta di una compagnia che tuttora procede continua e cresce. Possiamo ricordare Veronica Asaba che iniziò il Meeting Point a Hoima nell’ovest dell’Uganda, dopo aver incontrato un medico che si prese cura di lei, ridandole speranza. La vediamo nel mezzo della foto, affiancata da Dalia e Françoise che iniziarono una simile esperienza in Ruanda. Tra giganti di questa epica storia, voglio ricordare una persona a me particolarmente cara. Quando la mia giovane segretaria Rose Akumu, risultò sieropositiva, volle partecipare ad un incontro dove Elly Ongee di Kitgum pubblicamente offrì la sua coraggiosa testimonianza di un affronto pieno di significato della malattia, tentando di trasmettere ad altri la convinzione che la vita potesse avere ancora senso ed essere positiva, nonostante la malattia mortale che lo aveva colpito. Così Akumu decise di dedicare il suo tempo libero all’aiuto delle persone affette e infette dall’AIDS. Durante la pausa di pranzo la ricezione dell’ufficio dell’AVSI si trasformava in un luogo di dialogo: decine di persone partecipavano, discutendo argomenti di comune interesse, Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 8 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI ponendo domande e condividendo esperienze circa la malattia. Dopo una lunga lotta, nonostante un disperato tentativo terapeutico con l’AZT , lei morì nel maggio del 23 1992. Penso che l’ugandese più nota in Italia sia Rose Busingye, direttore oggi della ONG ugandese Meeting Point International. In questa foto della metà degli anni ‘90, Busingye appare con una delle sue prime collaboratrici, Noelina Namukisa, e attorniata da un gruppo di bambini. Si tratta di bambini abbandonati perché i genitori morivano, oppure erano cacciati da casa stigmatizzati e rifiutati perché figli di vittime dell’AIDS. La stupenda esperienza del Meeting Point è descritta nel filmato “Greater” 24 che ci fa capire come la cura diventa speranza. Nell’esperienza del Meeting Point l'idea centrale è che "io ti curo, ho cura di te, perché so che tu hai un valore più grande della malattia". Infatti, la professione medica, se ci si limita alla gestione tecnica della malattia, inevitabilmente decade e ci delude. Devo invece usare tutti i mezzi tecnici che ha disposizione, ma nello stesso tempo mi prendo cura del malato perché tu ha un valore infinito. Così nasce la speranza, perché non solo non mi stanco di aver cura, ma nasce un'alleanza, un patto con il malato, che diventa anch’esso protagonista con l’operatore sanitario dell’affronto della malattia. L’Icaro di Matisse è l’immagine che può essere vista nel logo del Meeting Point. Veramente l’antico mito greco di Icaro è il simbolo di questa epopea. Icaro era un giovane pieno di stupore di fronte agli uccelli, che non erano costretti a rimanere sulla terra, ma erano liberi di volare liberi nel cielo. Anch’egli voleva volare. Così suo padre gli attaccò con la cera delle piume alle braccia, che si trasformarono in ali. Mentre gioiva nel suo volo nel cielo, Icaro si avvicinò troppo al sole e il suo calore sciolse la cera. Le penne si staccarono e Icaro cadde e morì. Matisse rappresenta la nera figura di Icaro, che vola con le sue ali artificiali nel cielo blu, pieno di stelle luminose. Nella figura scura di Icaro, brilla una macchia rossa, il suo cuore. 23 24 AZT è l’abbreviazione del farmaco Zidovudina, il primo efficace farmaco anti-HIV. Greater: defeating AIDS - http://www.babelgum.com/113782/greater-defeating-aids.htm Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 9 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI L’uomo come Icaro ha un infinito desiderio di felicità e libertà. Ogni giorno egli deve affrontare i suoi fallimenti, la sua debolezza, la malattia e alla fine, inevitabile, la morte. Il Meeting Point è nato affinché nessuno rimanesse solo nella malattia, nelle sofferenze, nelle difficoltà e nella paura; affinché ognuno potesse incontrare una compagnia capace di sostenere la speranza, di guidare nel sacrificio e di ispirare il rispetto per gli altri. Non posso mai parlare di cura che dà speranza senza ricordare tre persone straordinarie che ho potuto conoscere e che non dimenticherò mai. Il dottor Giuseppe Ambrosoli, grande medico missionario che ha dedicato tutta la sua vita ai malati nello sperduto villaggio di Kalongo nel Nord Uganda e che ha testimoniato a tutti come ciò che dà la felicità non è tanto il successo, quanto il curare dando speranza. 25 Quando il Papa visitò l’Angola nel 2009, nel suo discorso sullo sviluppo della donna nominò solo due persone: Maria e un’angolana, esemplari testimoni della nostra epoca. “… Quanto a Maria Bonino: era una pediatra italiana, offertasi volontaria per varie missioni in quest’Africa amata, e divenuta la responsabile del Reparto Pediatrico dell’Ospedale provinciale d’Uíje negli ultimi due anni della sua vita. Votata alle cure quotidiane di migliaia di bambini lì ricoverati, Maria dovette pagare con il sacrificio più alto il servizio ivi reso durante una terribile epidemia della febbre emorragica di Marburg, finendo lei stessa contagiata; anche se trasferita a Luanda, qui decedette e qui riposa dal 24 marzo del 2005 – si compie dopodomani il quarto anniversario.” 26 Matthew Lukwiya, giovane e geniale medico, nel 2000 quando scoppiò l'epidemia di Ebola nella cittadina di Gulu, per primo si rese conto della gravità della situazione, ben prima che arrivassero gli aiuti internazionali. Organizzò un reparto d’isolamento nell'ospedale di Lacor, dove lavorava. Molto spesso malattie durante le devastanti epidemie dovute a febbri emorragiche, i malati sono lasciati soli con i parenti o abbandonati, isolati fin quando l’epidemia non cessa. Primo caso nella storia della medicina africana della sfida alle malattie emorragiche, nell'ospedale di Lacor il personale sanitario, consapevole dei rischi si prese cura dei malati. 25 http://www.comboni.org/index.php?sez=vcon&id=100251 ; http://www.ildialogo.org/testimoni/Ricordi_1260111542.htm Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 10 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI Tutti ricordano la terribile epidemia di Ebola che ha colpito l’Uganda tra l’ottobre del 2000 e il febbraio del 2001. Molti ricordano l’eroico sacrificio del dottor Matthew Lukwiya che, dedicandosi alla cura dei malati, s’infettò e perse la vita insieme a 17 altri operatori sanitari, riuscendo così a contenere una epidemia che poteva avere effetti ben più devastanti. Ebbene pochi sanno che Matthew era uno dei più brillanti ricercatori sul campo nella lotta all’AIDS. 27 L’epidemia è stata anche oggetto di un poster 28 presentato proprio al primo congresso nazionale di Medicina e persona nel 2001. L’epidemia di Febbre Emorragica da virus Ebola ha causato in Uganda 425 casi (in tre distretti: 393 a Gulu, 5 a Mbarara, 27 a Masindi), di cui 29 tra il personale sanitario e 224 decessi, 18 tra il personale sanitario . 29 L’allarme è dato all’inizio di ottobre dal dottor Matthew Lukwiya, Direttore dell’ospedale Lacor di Gulu . Matthew si trovava a Kampala per finire i suoi studi perla 30 specializzazione in Sanità Pubblica. È chiamato dai colleghi al Lacor, per investigare su inspiegabili decessi avvenuti sin da Agosto tra i pazienti ammessi nell’efficiente presidio sanitario nel Nord del paese. Quando i risultati di laboratorio confermano che si tratta di virus Ebola, l’OMS e le autorità del Ministero della Sanità trovano a Gulu l’ospedale già organizzato a far fronte alla estremamente contagiosa malattia. La battaglia è portata avanti da personale che volontariamente si offre per fermare l’epidemia. Si tratta di medici, infermieri, personale di sostegno. Il gruppo incaricato di raccogliere i malati dai villaggi e di seppellire con dignità i corpi delle vittime, è capitanato dal comboniano fratel Elio Croce , vera “roccia” trentina, originario di 31 Moena. Al Lacor perdono la vita 18 operatori sanitari, tra questi il dottor Lukwiya. 26 http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/march/documents/hf_benxvi_spe_20090322_promozione-donna_it.html (visitato l’ultima volta il 21 febbraio 2010) 27 Al dottor Lukwiya fu dedicata gran parte di un servizio sull’autorevole rivista scientifica “Science”. “Ground Zero: AIDS Research in Africa “- Jon Cohen - SCIENCE n: 5474 - 23 Giugno 2000 28 A Costanzi, F Ciantia. “Professioni sanitarie in Uganda dopo Ebola” 29 Weekly Epidemiological Record, No 6, 9 February 200, 76, 41-48 30 L’ospedale St. Mary’s (in località Lacor) in Gulu è stato fondato e diretto dal dottor Piero Corti, deceduto quest’anno nel giorno di Pasqua. La moglie del dottor Corti, la dottoressa canadese Lucille Teasdale, morì il 6 agosto 1996 .a causa dell’AIDS contratto in sala operatoria. 31 Elio Croce, “Più forte di Ebola” Edizioni Ares Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 11 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 ATTI L’intensità di quei giorni è contenuta nelle parole che lo stesso Lukwiya pronuncia 32 durante le esequie di una delle infermiere volontarie morte per aver contratto il virus, Grace Akullu. “Davanti a noi si sta svelando un grande mistero. Dai nostri operatori morti di Ebola non abbiamo udito parole di risentimento, di rabbia o di rimpianto per avere accettato questo impegno così pericoloso. Ma solo parole di gratitudine e incoraggiamento, come da Daniele alcuni giorni fa e da Grace ora. La testimonianza e la santità del nostro personale sono un dono per il presente, che il futuro valorizzerà. Sono tutti giovani alla fine dei loro studi, pieni di sogni per il loro futuro e nonostante questo pronti a rischiare la loro vita, sacrificandosi per evitare una più grave catastrofe. Il nostro servizio ai malati continuerà arricchito di nuova energia e ragione”. Dopo pochi giorni Matthew scopre su di sé i sintomi della malattia. Morirà d’insufficienza respiratoria dovuta a una massiva emorragia polmonare. Fu l’ultimo operatore sanitario a perdere la vita. Dopo due mesi l’epidemia è dichiarata finita dall’OMS. Finisco con una frase del collega e grande esperto d’arte Giorgio Bordin, che nella sua mostra Arte, Scienza e Conoscenza 33 ci dice: “La prima mossa del rinnovato interesse per gli infermi non sta nella capacità di eliminare il limite dell’uomo, ma nella compassione per l’altro, coscienti che il suo limite è il mio stesso limite, e il suo desiderio di bene e di bello è il mio stesso desiderio”. 32 33 Dorina Tadiello - Diario http://www.medicinaepersona.org/cm/pagina.jhtml?param1_1=N12230bf35371c16e677 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org 12 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 13 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 14 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 15 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 16 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 17 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 18 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 19 V Convegno Internazionale Medico Cura Te Stesso Sopravvivrà la medicina all’abbandono della clinica? 25‐27 giugno 2009 Associazione Medicina e Persona ‐ www.medicinaepersona.org ATTI 20