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E
Milano, 17 divembre 1985
Via Montebello 27
AH
U
mi pare non sia stato facile trasc:inarti
dietro, ancora un volta, il Parlamento Europeo , ma la. forte
maggioranza che hai oytenuto rappresenta indubbiamente un
pas&O importante o
Bruxelles , la lotta s-i
EU
A giudicare da quanto é avvenuto a
inaspris-ce e ti auguro quindi succ,ess·o
hiamato a compiere nel corso dell ' anno
HA
nello sforzo che sarai
ventura per tenere aperto il prob lema della
ri~·orma
isti tuzi2_
nale fino al raggiungimento di misure significative .
c.~
UE
Mi auguro soprattuttoVnell ' 86 continui
il recupero della tua salute e di quel la di Ursula alla quale
AH
anche Harisa invia . saluti e auguri .
HA
EU
Affettuosamente
P . s . PaDl o Fattori , che ebbi occasione di presentarti qualche
anno fa e che fu con me in carcere, é un tuo fervente
ammiratore ( quando PannellLa ti propose come Presidànte
del Consi g lio si affrettò a tel e gra f ar e a Cossiga appr2_
vando ) o Da un p o ' d i
te mpo, non sc o ra ggiat o dal mi o
t''
silenz i o , c ontinua a chiedermi quante copi e sono state
v endut e del tuo volume au tob iogra fico. Puoi darmi una
qual c he indi cazione e aiu t armi a v i v e y e i n p ac e ?
•
Al ti ero
i
\t·'
E
Co-ro Cerilo,
AH
U
gr.2z;ie per la tua d.el 19 cennz,io. r.ri accludo
mio di scorso al }Ii.T'1a.rr:ento euro_p8o nello sessione eli ge.:l..~
lO.
EU
Sto meditando su come il P.::trlcunento euxopeo si
deve rinettere in mare aperto 1 ma non so se vorrà se&'Uirmi
in quest r•, nuova avventura .
Con affett o,
HA
ul t'
3pinc~l1
UE
-
AH
-
HA
EU
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~"~v
CAMERA D E I
DE p U TAT I
..,~
cl·
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AH
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HA
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AH
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.....
1
Spittelli
Milano , !9 gennaio 1 986
che la tua lunga battaglia sia finita con una
s-confitta totale é senza dubbio un ' espressione esagerata det t ata
l
$Ì
giustifi c ato -
che si av
E
dal senso d A frustrazione - ques t o
AH
U
v erte di fronte alla piatta ottusi t à. degli attuali per·sonaggi
politici europei o Pensa alle probabili reazioni di uno Schuman
d i u n Adenauer o De Gasperi se il Parlame t o Eu r opeo che h a
a p pr~
v a to il Pro g etto d ' Uni one fos se e sistito ai loro t empi .
EU
Se oggi il P . E . ha una sua chiara identità come
l ' unico istituto federativo e federatore della Comunit à é dovuto
HA
soltanto alla tua battaglia , ed é un ' identit à che difficilmente
potrà venire annullata . Anche i paFlamenti nazionali e bbero ini
zlhali: incertezze e d e bolezze, ma una volta a c.quisi ta la c o scienza
UE
d'ella propria funzione svolsero, più o meno rapidamente, il loro
AH
compito unificatore . La differenza tra il P.E . e i parlamenti
.
1 1. e~i cHevques
leaderst 1d i u lt 1m1
· . emersero ne l c o rso d e 11 e b a tt ag 1 1e
"
naz1ona
parlamentari e ne furono anzi il prodotto , mentre la t ua leadership
preesisteva al P . E o ed hai dovuto quindi farla calare in un
c onse~
p e ~sta o
HA
EU
so che non avrebbe saputo esprimere , di per sé, una politica
La mo r ale é che dev i
eur~
continuare la tua battaglia fino a
qma ndo il P/E non sarà capace d i
esprimere una sua leade r ship
federalista . Come dice Marisa, raramente le opere d ' arte sono
r~
conosciute immediatamen te come tali; occorre , quasi sempre, un
periodo di assuefazione.e di assimilazione .
In una riunione svoltasi ieri a :t-filano, Cervetti e
Formigoni hanno posto il prmblema ct·e ll ' atteggiamento del Governo
ita l i ano rispetto alla cosiddetta
minir ~rma .
A mio parere il
governo italiano dovrebb e approvare le decisioni d e l Luss-emburgo
con una r serva: che il Consiglio Europeo si impegni a verificare ,
entro una certa data , per es . giugno 1 988, quali passi siand stati
compiuti p er la real&zzaz i one delle decisioni di Lusaembur g o , e
c he nel caso - secondo me inevitabile - di insufficienti progressi
il Consiglio proceda , d ' intesa con il P . E . e la Commi ss ione, al
l·~ttuazione
di misure eccezionali atte a realizzare i..l p rogresso
della Comunit à o
Il Governo italiano dovre b b e cioé, prima di sot
toporre all "approvazione del parlame to italiano le decisioni di
Lussemburgo , chieda:e~l Consiglio Europeo l•accettazione della sud
·detta riserva .
Questa approvazione condizionata dovrebbe essere
pr~
c eduta da una dichiarazione che ribadisca la insufficienza della
"miniriforma"
ri~petto
alle esigenze della Comunità e al.l!.o spirito
del Progetto .
Affe ttuosi saluti a te e a?~ Marisa
P . S . Fattori é sempre stato interessato a individuare , anche statisti
E
camente, la dimensione della componente ahtifascista nella socie
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
tà italiana e credo sia mosso da questa sua antica manìa .
"
l
eVia Spinelti
ontebello
27
ilano , 13 Novembre •84
20 121
del Trattato?
Come procede la ratifica
AH
U
da Dastoli che tu ed Ursula state bene .
E
non ho tue notizie dirette da qualche tempo ma so
Non ho letto nulla· sui rmsultati del primo incontro
dei "saggi ". Sono davvero saggi o mirano a rinviare le d ecisioni?
Ti auguro comunque affettuosamente il miglior successo .
EU
Non so se ricordi di aver conosciuto a Milano , in
occasione della commemorazione d i Rossi , i l Prof . Adriano Colombo
HA
che insegna a Bergamo nella stessa s .cuola dové insegnò Ernesto .
Ne l maggio scorso Colombo ed io organizzammo a Bergamo una comm!:.
morazione di H.ossi "antifascista e :federalista" . La manifestazione ,
bene , ebbe
UE
che ebbe Chiti Battelli come oratore principale e che parlò molto
buon successo e la scuola, ad inizia ti va di Col.ombo ,
tua
vorrebbe ora promuovere unavconferenza sul tema " ._.1 ,, qua.rantennio
l..tn
AH
della Re·sistenza : personaggi ed episodi u ricollegando l 1 antif'asci
suoi
problemi di oggi . Colombo vorrebbe filmare una parte del tuo
inte~
vento ed un tuo ricordo p ersonale di Rossi da inserire in un
cort~
HA
EU
smo , Ventotene , la Resistenza e: il Federalismo europeo con i
metraggio (Colombo ne ha eseguito un altro che é stato premiato per
i l suo valore didattico - culturale per la scuola) .
Credi di poter trovare il tempo per un salto a Bergamo?
Colombo menz iona due date a datte per la semola
- dicembre prima
delle feste o febbraio - ma qualsiasi altra data da te proposta
sarebbe accettata con piacere . Natura l mente ti porterei in macchina
a Bergamo da
~ ilano ,
anche perché Colombo vorrebbe che anchtio ricoE
classi la Resistenza ( ma ~{questo é secondario) .
'l'i telefonerò tra una diecina di giorni a Roma e mi au
guro che potrai darmi una risposta posit iva .
Ti abbravcio affettuosamente
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Dieses Manuskript ist urheberredltlidl geschutzt. Es darf
oh ne Genehmigung nidlt verwertet werden. !nsucsondere
darf es nidlt ganz oder teilwcisa oder in J\:Jszugen
abgesduieban, oder in sonstiger V/cise v~r:lsWiHigt
werden. Fur Rundfunkzwed\e darf das MawJS~:ript nur
mit Genehmigung des Westd&utsdwn Rundfw1ks Koln
benutzt werden.
AH
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WESTDEUTSCHER RUNDFUNK
Schulfunk und Bildungsprogramme
Redaktion: Mark vom Hofe
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EU
Blickpunkt Europa
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UE
Eine Idee gewinnt Gestalt
Motive der europaischen Einigung
Manuskript: Claus Schondube
Sendung am Freitag, dem 10. Mai 1985, von 9.30-9.50 Uhr l WDR 1
3138 150
18
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37
o
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EU
19. Sendewoche
Sendereihe: Politische Bildung
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.- . -.-.-.-.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
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-.-.-.-.-.-.-.-.~.-.-.-.-.-.-.
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Personen
Erzahler
H. -J . Krietsch
Sprecher
J . Kolenda
Zitator
itf .
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An i ol
Originaleinblendungen:
HA
Prasident des Europaischen Parlaments
HA
EU
AH
UE
Pierre Pflimlin, MdEP,
EU
Altiero Spinelli, MdEP, Vorsitzender des Institutionellen
Ausschusses des Europaischen Parlaments
l
Regie:
Burkhar d Ax -
Al br e cht Koch
Techni k :
Si egfried Burkhardt
St udio:
6
Aufnahme:
7. 5 . 1985
l Vera Ludwig
-
1 -
In den Fastnachtstagen des Jahres 1543 - also vor
rund 450 Jahren - versammelte sich in der Aula der
Universitat zu Koln eine angesehene Gesellschaft.
Neben dem Rektor und den Professoren waren auch die
Vertreter des Domkapitels erschienen. Der ganze Saal
war schwarz drapiert, in der Mitte stand ein riesiger
Sarg, der mit brennenden Fackeln umgeben war. Sonst
brannten kaum Lichter in diesem groBen Raum, so daB
der Eindruck einer wlirdevollen Trauerfeier erweckt
wurde.
Sprecher:
Es mag eine gespenstige Atmosphare gewesen sein, als
sich ein Mann in Trauerkleidung erhob und zu sprechen
anfing:
Zitator:
"In diesen Tagen" •.••••• ,
UE
HA
EU
AH
U
E
Erzahler:
HA
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AH
•.•.• in den Tagen des Karnevals sollte man eigentlich
lustig sein und Mummenschanz treiben, aber diese
Zeit ist vorbei, ja man kann nicht einmal mehr frohlich
sein. Mir ist klirzlich an einer Wegkreuzung eine Frau
begegnet, bleich, hohlaugig, abgemagert und heruntergekommen. Sie war krank. Sie hatte Fieber. Ich kam
mit ihr ins Gesprach und erfuhr, daB sie frUher eine
herrlich schone Frau war, der auch meine ganze Liebe
gegolten hatte. Sie klagte mir ihr Leid und schilderte ,
wie sie Uberall verleugnet und abgewiesen wurde. Und
als ich sie fragte, wie denn ihr Name sei, da nannte
sie sich "Europa".
Erzahler:
Der Redner, der mi t diesen bi-ldhaften Worten von Europa
sprach, war ein berUhmter Arzt seiner Zeit; es war der
aus Segovia in Spanien stammende Andrés à Laguna, e in
Mann, der wegen seiner medizinischen Arbeiten in de r
- 2 -
(Erzahler): damaligen wissenschaftlichen Welt hochangesehen war.
Zugleich aber war er den Naturwissenschaften und der
Philosophie zugeneigt. Als kaiserlicher Gesandter
weilte er einige Zeit am Hofe des Sultans.
In der Versammlung zu Koln beschwor er das Bild des
einigen Europas. Zwar existierte zu jener Zeit noch
das Reich Kaiser Karls V. mit einer relativ starken
Zentralgewalt, aber allenthalben flammten, wenige
Jahre nach der Reformation, Religionskampfe auf, die
nicht nur um den wahren Glauben, sondern auch um sehr
handgreifliche politische Sonderinteressen geflihrt
wurden.
Die politische Lage war also gespannt, als Laguna
seine hochpolitische Rede hielt. UnmiBverstandlich
lehnte er den Krieg ab und verlangte eine vernlinftige
europaische Friedenspolitik.
Zitator:
Auch der Sieger muB seinen Teil bezahlen, denn auch
ihm bleibt nichts erspart, wenn es ihm zunachst
auch nicht so scheint. Der Krieg lockert die gesetzliche Ordnung, reizt zu Verbrechen und Grausamkeit,
und die Verbrecher gehen leer au~, wahrend es Leute
gibt, die mit dem 'goldenen Angelhaken' _ Kriegsgewinne
eintreiben. Nur durch Zankereien und Neid und Streitsucht gibt es keine Ruhe. Die Karthager und die
Spartaner sind durch inneren Zwist zugrunde gegangen.
Will man nicht endlich aus der Geschichte lernen?
Ist es nicht endlich Zeit, vernUnftig zu werden und
sich zu vertragen, oder will man weiter streiten,
bis alles zerstort und die Menschheit vernichtet ist?
Sprecher:
Mit einem leidenschaftlichen Appell zur Einigung
Europas beschloB Laguna seine Rede.
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Sprecher:
- 3 -
Wie gesagt, das war vor 450 Jahren, und wir wissen
heute nicht, wie viele solcher Reden in jenen unruhigen
Tagen Europas · gehalten wurden. Aber wir wissen heute
sehr genau, daB der Ruf nach einer friedlichen Ordnung
in Europa seit jener Zeit immer haufiger wurde und daB
viele bedeutende Hanner und Frauen immer wieder eine
auf Recht und Gerechtigkeit gegrtindete, durch gemeinsame Gesetze verbundene zwischenstaatliche Ordnung
in Europa forderten. Frieden, Recht, Gerechtigkeit das waren die wichtigsten Motive der Idee der Einheit
Europas damals, und sie sind es noch heute.
Sprecher:
Zu den frtihen Vorboten der Idee gehoren viele, die
wir heute zu der geistigen Elite in der Geschichte
unseres Kontinents zahlen. Der italienische Dichter
Dante Alighieri war einer der ersten, der einen Plan
zur Einhei t Europas ausarbei tete; v·Tilliam Penn, der
Grtinder des Staates Pennsylvania, und der Abbé de
Saint-Pierre folgten. Die groBen Philosophen im
17. und 18. Jahrhundert befaBten sich fast alle mit
dieser Idee.
Erzahler:
Immanuel Kant zum Beispiel widmete mehrere Bticher
und Aufsatze dieser Frage. So schrieb er beispielsweise
im Jahre 1784 in einem Aufsatz:
Zitator:
Das groBe Problem ftir die Henschengattung, zu dessen
Auflosung die Natur ihn zwingt, ist die Errichtung
einer allgemeinen, das Recht verwaltenden bUrgerlichen
Gesellschaft. Dieses Problem ist von einem gesetzma Bi g en
auBeren Staatenverhaltnis abhangig und kann ohne dies
nicht aufgelost werden.
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Erzahler:
- 4 -
Immanuel Kant erkannte klar, daB
Zitator:
der Friedenszustand unter Menschen, die nebeneinander
leben, kein Naturzustand ist, sondern, daB er gestiftet werden muB.
Erzahler:
Deshalb forderte er, daB
Zitator:
das Volkerrecht, das Recht zwischen den Staaten,
auf einen Foderalismus freier St~aten gegrlindet
sein muB.
Erzahler:
Und damit hat Kant vor 200 Jahren genau das Problem
angesprochen, um das heute beim Aufbau der Europaischen
Union gerungen wird.
HA
EU
AH
U
E
Erzahler:
AH
UE
Auch Dichter und Schriftsteller faszinierte diese
Idee. Goethes kleines Gedicht liber Amerika laBt die
Sehnsucht nach der europaischen-,E±nhei·t -lebendig
werden.
Amerika, du hast es besser
Als unser Kontinent, .das . alte,
Hast keine verfallene Schlosser
Und keine Basalte.
Dich stort nicht im Innern,
Zu lebendiger Zeit,
Unnlitzes Erinnern
Und vergeblicher Streit.
Benutzt die Gegenwart mit Gllick!
Erzahler:
Der franzosische Dichter Victor Hugo - um ein weiteres,
letztes Beispiel zu nennen - setzte sich im vorigen
Jahrhundert Zeit seines Lebens fUr die Vereinigten
Staaten von Europa ein, die er mit Leidenschaft in
Wort und Schrift forderte. In einer Rede im Jahre 1854
sagte er:
HA
EU
Zitator:
- 5 Die Zukunft hat mehrere Namen. Fiir die Schwachen
heil!t sie das Unmogliche, fiir die Zaghaften das Unbekannte; fiir die Denkenden und Mutigen das Ideai ...
Was - die Vereinigten Staaten von Europa, frei und
Herren ihres Geschicks, verbunden durch eine zentrale
Versammlung und iiber die Meere in Kontakt mit den
Verei.tiigten Staaten von Amerika - das ware das Unbekannte, das U nmogliche ? Man sagt uns: Un d die Obergangs.zeit! Diese Geburtsschmerzen! Und diese Stiirme bei
der Verwandlung der alten in eine neue Welt! Ein Kontinent soll si eh umgestalten! Stellen Sie sieh dieses schreckliche Geschehen vor! Der verzweifelte Widerstand der
Throne, der Zom der Kasten, das Wiiten der Armeen ...
Welche Biindnisse, welche Kampfe, welche Schlachten,
welche Hindemisse l H alt, weicht lie ber .zuriick! . . . Schweigt, ihr Schwachen und Angstlichen! Das Unmogliche, das Unbekannte, wir werden es iiberwinden und
das Ideai verwirklichen.
Erzahler:
Aber Europa horte nicht auf diese Mahner. Die Wirklichkeit des Nationalstaates, der Glaube an die
nationale Souveranitat waren starker. Die Vorkampfer
flir die Idee Europas wurden verlacht, bekampft oder
als weltfremde .Ui;qpi~ten geduldet =--- -aher_=_e ben nicht ~
ernst genommen. Bis, ja bis im Ersten Weltkrieg das
europaische Staatensystem mit seiner brlichigen
"balance of power" seine erste Katastrophe erfuhr.
Sprecher:
Nach dem Ersten Weltkrieg erlebte die europaische
Idee ihren ersten Auftritt auf der politischen BUhne,
der im Jahre 1929 mit dem Versuch zur Schaffung einer
foderativen Union durch den franzosischen und den
deutschen AuBenminister, Aristide Briand und Gustav
Stresemann, seinen Hohepunkt fand.
Erzahler:
Angeregt wurde die Bewegung nach dem Ersten Weltkrieg
durch den osterreichischen Grafen Richard CoudenhoveKalergi, der im Jahre 1923 sein vielbeachtetes Buch
"Paneuropa" vorlegte. Nit dem Blick auf die politis ch en
und okonomischen Folgen des Ersten Weltkrieges schrieb
er im Vorwort seines Buches:
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Zi tator:
- 6 -
DerWeltkrieg hat die politischeLandkarte Europas verandert - nicht d essen politisches System. Na eh wie vor
herrscht in Europa internationale Anarchie, -Vergewaltigung des Schwacheren durch den SU.irkeren, latenter
Kriegszustand, wirtschaftliche Zersplitterung, politische
Intrige.
E
Zi tator:
Europa, das sein Selbstvertrauen fast verloren hat,
erwartet Hilfe von auBen: die einen von RuBland die anderen von Amerika.
EU
Zitator:
AH
U
Erzahler: Daraus zog der Graf als Konsequenz - wohl gemerkt
im Jahre 1923 - :
HA
Beide Hoffnungen sind flir Europa lebensgefahrlich.
Weder der Westen noch der Osten will Europa retten:
RuBland will es erobern - Amerika will es kaufen.
-
-
-
HA
EU
AH
UE
Zwischen russischer Militardiktatur und amerikanischer
Finanzdiktatur _flihrt nur __ e_i-n s-ch_m_c;l~e:r_ __We,.~ _J::-:q. _ e_irl:e _
- - -·- - - - ·--- - - -bessere Zukunft. Dieser Weg heiBt Pan-Europa und bedeutet: Selbsthilfe durch ZusammenschluB Europas zu
einem politisch-wirtschaftlichen Zweckverband.
Erzahler: Coudenhove-Kalergi verstand es, mit seinen Ideen in den
zwanziger Jahren unseres Jahrhunderts auch eine Reihe
von Politikern zu Uberzeugen, vor allem den franzosisc hen
AuBenminister Aristide Briand. Aber dessen Initiative
scheiterte. In der Weltwirtschaftskrise 1929 gab es
einen neuen Schub des Nationalismus, und als Hitler
1933 an die Macht kam, war es zu spat. In den dreiBige r
Jahren war kein Platz mehr flir die europaische Idee.
Hitler rlistete zum Krieg, der dann das europaische
Staatensystem und dessen Weltstellung vollig zerstorte.
In den Widerstandsbewegung en g e gen Hitl er aber fand die
Idee einer neuen, veranderten europaischen Ordnung nach
dem Kriege e inen neue Heimat. Wahrend Hitlers Armeen di e
- 7 -
(Erzahler): europaischen Staaten liberrannten, erkannten viele
in Europa - vollig unabhangig voneinander -, daB die
bisherige europaische Ordnung der souveranen Nationalstaaten am Ende war.
So etwa schrieben die Italiener Altiero Spinelli und
Ernesto Rossi, als Gefangene des italienischen Faschismus auf der Verbannungsinsel Ventotene 1941, ihre
Vision vom Nachkriegseuropa nieder.
Zitator:
,Das Problem, das in erster Linie zu losen
un d oh ne desse n Bewaltigung jeder ande re
Fortschritt nur Schein ist, ist die endgliltige
Beseitigung der Teilung Europas in souverane N ationalstaaten. Die Geister sind
schon jetzt vie! besser als frilher auf e ine f6derative Neuordnung Europas eingestellt.
Die harte Erfahrung der letzten Jahrzehnte
hat auch denen die Augen geoffnet, die
nicht sehen wollten, und hat viele Umstiinde reifen lassen, die ftir unser Ideai glinstig
sind . . .
Erzahler:
Auch in Frankreich dachte
Sprecher:
Im Programm der Bewegung flir die Befreiung Frankreichs
-einer der groBen Widerstandsgruppen- aus dem
September 1942 wird als Aufgabe der Politik der
Nachkriegszeit formuliert:
Zitator:
,Die Geschichte lehrt uns eine stiindige
Ausweitung der Grenzen. Die Vereinigten
Staaten von Europa- eine E tappe auf dem
Wege zur Einheit der Welt - werden bald
die lebendige Realitiit sein, ftir die wir
kampfen.
An der Stelle eines Europas, das unter der
Knute eines von seiner Macht berauschten
Deutschlands nicht geeint, sondem
geknechtet ist, werden wir gemeinsam mit
den anderen Volkem ein geeintes, auf der
Grundlage des Rechts organisiertes Europa
in Freiheit, Gleichheit und Brliderlichkeit
aufbauen."
Erzahler:
man - ~hnli~h.
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Sprecher:
Und Carl Goerdeler, der poli tische Kopf der fl1a nner
und Frauen des 20. Juli 1944, der in Plo tzensee hinge richtet wurde, schrieb im August 1944:
- 8 -
Dieser Krieg muB zu einem engen Zusam-
Zitator:
E
menschlul3 der europaischen Volker fùhren , wenn die Opfer einen Sinn erhalten sollen.
Seit Ende des Zweiten Weltkrieges sind nun vier
Jabrzebnte vergangen, mit der Europaiscben Gerneinscbaft
wurde in einem Teil Europas aus der Vision von einst
itlirklicbkeit.
Sprecber:
Aber ist das, was beute als Europaiscbe Gemeinscbaft
bestebt, die Verwirklicbung der Vision von gestern?
Wurde damit der Weg zum vereinten Europa bescbritten?
Erzabler:
Einer der wenigen aus der Widerstandsbewegung gegen
den- -Fascbismus
und Nationalsozialismus
ist
aucb beute
--- .- - .
. - - .
---.- nocb in der europai.s che-n Poli tik tatig: Al tie.ro Spine l li,
Mitglied des Europaiscben Parlarnents, Mitverfasser de s
Manifestes von Ventotene. Was bewog ibn darnals als
Haftling, auf dem Hobepunkt von Hitlers Macbt, an die
Einheit Europas zu denken?
-
-
-
HA
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-
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HA
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AH
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Erzabler:
---
- 9 -
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Wir sagten, daB das ganze europaische System der
'balance of power', das Aquilibrium zwischen den
verschiedenen nationalen Staaten, zusammengefallen
war, unter der Attacke von Hitler. Europa war ganz
gefallen. Und da war es ziemlich natlirlich zu
denken, man kann nach dem Krieg nicht noch einmal
wieder, wie nach dem ersten Kriege, noch einmal das
System dieser nationalen, souveranen Nationalstaaten
aufbauen. In diesem Moment dachten wir, daB was
wir nicht sehen konnten und nicht sahen, daB das
Zusammenschrumpfen des Systems viel groBer war als
eben auch wir dachten. Denn am Ende des Kriegs ist
Europa in zwei Weltreiche geteilt worden: im Osten
das russische Imperium und im Westen das amerikanische
Imperium. Unser Vorteil im Westen ist, daB das amerikanische Imperium ein liberaleres ist, so daB es
moglich ist, Alternativen zu finden, zu suchen, eine
Kampagne um d.as- :jetzfgé- s'ysteril' zti_:_ ver~fnctern, und wTr
haben Freunde auch in Amerika, dertn es gibt Amerikaner,
die ein boses Gewissen haben Uber diese Perspektive,
eine Imperialmacht zu werden. Wir haben diese Chance.
Aber der Kampf is-t heùtè ri.icht, w-i e -~-wir damals sagten,
daB man muB den Wiederaufbau auf der Grundlage der
europ§ischen Foderation machen. Der Wiederaufbau
ist auf der Grundlage des amerikanischen Imperiums
stattgefunden. Aber das ist etwas, das die Europaer
demlitigt, daB sie es nicht annehmen konnen und daB
sie flihlen, daB auch gewisse gefahrliche Moglichkeiten
da bestehen. Das heiBt, heute ist die Notwendigkeit
einer europ-aischen Unifikation hauptsachlich die
Notwendigkeit, Partner der Vereinigten Staaten und
nicht Vasallen der Vereinigten Staaten zu sein.
HA
EU
O-Ton
A.Spinelli:
-
- 10 -
Und wie beurteilt er die EG von heute?
Sprecher: .
Spinelli antwortet darauf, daB man mi t der Einigung
Europas begonnen habe, aber nicht in Richtung auf
einen europaischen Bundesstaat, sondern durch Wirtschaftsgemeinschaften, durch spezielle Behorden, die sich
leichter durchsetzen lieBen. Man hat mit dieser Methode
die Zolle abgebaut und begonnen, gemeinsame Politiken
auf verschiedenen Gebieten zu verwirklichen. Das ist
sc_hon e in beachtlicher Fortschri tt. Und Spinelli fahrt
fort:
EU
AH
U
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Erzahler:
AH
UE
HA
O-Ton
Wir haben durch diese Erfahrungen diese Mutation im
A.Spinelli: BewuBtsein der Europaer gehabt, daB in jedem unserer
Lander man flihlt, daB unser Nachbar ein Freund ist,
manchmal ein schwieriger Freund, mit dem man zankt
manchmal, aber immerhin ein Freund.
HA
EU
Und das ist, glaube
ich, das Wichtigste, das durch diese Gemeinschaften
erreicht worden ist. Mari sagt normalerweise: diè Agrarpolitik, der Gemeinsame Markt. Das sind Details. Die
poli tische Gesinnung ist das \!fichtigste. Auf dieser
Grundlage ist es moglich, jetzt zu sagen, ja, aber
die Methoden, die wir bisher angewandt haben, genligen
nicht mehr.
Erzahler:
Wie beurteilen andere Politiker die Entwicklung der
Nachkriegspolitik, die Schaffung der Europaischen Gemeinschaft? Konnte man sich diese im Jahre 1945 vorstellen?
- 11 -
Dazu der Prasident des Europaischen Parla~ents,
Pierre Pflimlin, der seit Kriegsende in der franzosischen und der Europapolitik tatig ist. Er gehorte
mehreren franzosischen Regierungen als Minister an
und war 1958 selbst franzosischer Ministerprasident.
O-Ton
P.Pflimlin:
Nun, ich hatte damals das Empfinden, daB nach all' dem,
was geschehen war, es lange Zeit dauern wlirde, bis man
zwischen den Volkern, die sich bekriegt hatten, besonders zwischen Frankreich und Deutschland, von einer
Aussohnung sprechen konnte oder gar von Freundschaft.
In dieser Hinsicht war ich eher pessimistisch. Nach
all dem Geschehenen, das so viele Wunden geschlagen
hatte, so viele Ressentiments hervorgerufen, dachte
ich damals schon, daB eine groBe Zeit vorlibergehen
wlirde, bis ein neues Verhaltnis besonders zwischen
den beiden Nationen, Deutschland und -Frankreich,
entstehen kann. Und deswegen habe ich es damals als
ein '~i'lunder empfunden und empfinde es auch heute noch,
daB schon so kurze Zeit nach dem Krieg, kaum 4 - 5 Jahre
nachher, der europaische EinigungsprozeB entstanden ist.
Erzahler:
Pflimlin verglich die Politik nach dem Ersten und dem
Zwei ten \•le l tkrieg aus franzosischem Blic kwi nkel:
O-Ton
P.Pflimlin:
Wenn ich es auch aus franzosischer Sicht betrachte,
mochte ich einen Vergleich machen zwischen der franzosischen Politik nach dem Ersten Weltkrieg und nach
dem Zweiten Weltkrieg. Nach dem Erst en Weltkrieg war
Ziel der franzosischen Politik, Deutschland unschadlich
zu machen, das heiBt, Deutschland zu schwachen, damit
nie, nie mehr Deutschland flir Frankreich eine Gefahr
sein sollte. Und die Mittel, die damals ergriffen wurden,
die kennt man. Es waren die Besetzung des Rheinlandes,
die Besetzung des Ruhrgebietes, es war auch das Entstehen
eines Blindnisses, das Deutschland sozusagen einkreiste,
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
Sprecher:
- 12 -
c
AH
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HA
EU
AH
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E
mit mitteleuropaischen Staaten, Tschechoslowakei,
Polen usw. Das muB man sich im Gedachtnis behalten,
um das, was nach dem Zweiten V/eltkrieg geschehen ist,
voll und ganz zu wlirdigen. Man hatte sich vorstellen
konnen, daB - immer aus franzosischer Sicht - nach
dem Zweiten Weltkrieg, der doch viel furchtbarer
gewesen war als der Erste, daB noch mehr Grlinde
da gewesen waren, um Deutschland gegenUber eine
Poli tik des MiBtrauens, der systematischen SchvJachung
zum Teil. Genau das Gegenteil ist geschehen. Es
wurde ein anderer vleg eingeschlagen, namlich dem
deutschen Volke die Hand zu reichen, um es einzufUhren in eine zu grUndende Gemeinschaft. Etwas,
was es in der Gesch_i~chte no eh nie__gegeben ___ha"tt~.
Frliher wurde_n _ na~c_h _d_e n__K_:r:-_ieg~_n so_gen_ann_te __f._rJ~deps­
vertrage abges-chlos-sen; dfe nie (fe-'ri' -~F~r-{ed~n--:_gestiftet
haben, im Gegenteil. Dieses Mal s prach man nicht
von einem Friedensvertrag - es gibt heute noch keinen
Friedensvertrag zwischen Deutschland und Frankreich aber was geschehen ist, ist etwas viel Wichtigeres
urid .Wirksameres und viel Edleres- auch, namlich die
Schaffung, mit Deutschland als gleichberechtigtem
Partner, einer Gemeinschaft.
HA
EU
(O-Ton
P .Pflimlin):
-
-
-:--
--.
Roma, lì 2 ottobre 198 5
.li
E
Cara Pia Piccioni,
AH
U
Scusami del ritardo con cui rispondo alla tua del 29 luglio.
Ho dovuto sottopormi nel mese di agosto ad un grave intervento chirurgico e solo da poco ho ripreso le mie attività.
EU
HA
UE
AH
Le poche forze che mi restano ancora per qualche anno le ho già
tutte impegnate nell'azione per l'Europa e non me ne restano
per occupa.rmi della storia del communismo negli anni '30.
Peccato, ma è così.
Comunque parler6 a Pelikan e gli dar6 il tuo indirizzo.
HA
EU
. P
Non è del tutto vero che non ci sia stata mai nessuna campagna contro lo stalinismo. E' cominciata nel mondo interno negli anni 30; ha avuto un'eclissi durante la guerra per ragioni
evidenti; è ricominciata negli ultimi anni '40 ed ha continuato vigorosa negli anni '50 e buona parte dei '60. Spriano ricorda nel terzo volume della sua storia del PCI Vincenzo Ba ccala. · Se poi la denunzia si è -attenuata e quasi del tutto spenta, è
perché l'attenzione di tutti coloro che sono interessati alla
lotta per i diritti dell'uomo ha dovuto di necessità rivolgersi
alle forme nuove di oppressione sovietica e non sovietica. Nomi
nuovi di _yi t t ime hanno preso il posto dei nomi an ti chi.
Ti saluto con affetto,
Spinelli,
HA
EU
AH
UE
HA
EU
AH
U
E
colei ch e s i rivo lg e at te è una vecchi a federa li=
st a ch e si permett e di re gal arti l a su a prima tes s era . Ti co=
nobbi a Milano, uando era ancora in vita il povero Rollier.
11i chi amo li a ri a Piccioni - Pi a p er gli amici, sono stat a
comunista della pri ma ora e sono vedova del comuni s t a Bacc a=
l à Vi n cenzo, morto in russi a vittima dello s t a linismo.
Senza e s sere na t a a Roma (sono marchi gi ana ) ho vi s suto a
Roma i primi 27 anni della mi a vit a . Ho a bit ato p er l O anni
a l Test a ccio, in V±a Bodoni 8 2 al 4° pi ano. Nel pi ano sotto=
s t a nte abitava l a f ami glia Albonetti , uno di loro , Vinaenzo,
mi s embra fo ss e amico di tuo fra tello.
A Roma , sempre in quella casa , na cquero le mie prime due
bambine . Nel 1926 , per sfuggire a lle infinite Ba stona ture,
perquisizioni , a rre s ti, lasci ammo ~orna e ci t rasferi mmo a Mi=
l ano. Purto ppo l a tranquillità durò poco p erchè l ' a ttenta to
a l'ilu s solini disgregò le no s tre file . lVii o mari t o scappò a Pari=
gi (fu condanna to in contumaci a a 1 2 anni) io lo seguii tre
mesi do po con le mie bambine.
Restammo a Pari gi 5 a nni . Nel 1~30 mio marito, funziona=
rio ormai da 8 lunghi anni, fu messo i n posizione a usiliari a
e tra sferito in Russia con l a f ami gli a che era aument at a di
numero p erchè a Pari gi era na t a ub ' a lYra bambina .
In us s i a , a Novorossisk rima , a Odessa poi , Vincenzo
passò alla qualità di Istruttore dei marina i ita lia ni di
pa s s aggio nei due porti .
Purto ppo il l avoro in quell ' ambiente era tutt a ltro che ero=
munista . Mio marito fu licenzi a to . Io rest a i a Ode s s a con le
bambine . Sopr aggiunsero infinite di f fivolt à finchè , i primi
di febbr a io del 1937 mio mari t o fu arrest a to a !hosc a e, i ~
tra duzione cellula re portato a Ode ssa o
Quello che avvenna in seguito risult a dal Pezzo che Leo=
netti , che aveva cono s ciuto e l avora to c on il mio compagno
scrisse con l a mi a coll abor a zione . ~lo a ccludo a lla lettera ) .
Cert ament e ti chiedera i/ "Perchè mi scrivi? Cosa vuoi da
me?" Vorrei che il r icordo di queste vittime uscis s e da l
chiuso naziona le dove non sono sta t e di mentica te, qua lche
libro ha pa rla to di loro f a cendo i nomi che s ono venuti a l=
l a luce , ma purt oppo s punt a sempre qualcuno che, present an.:=
dmsi come bene informato, ci tiene a di mostrare il suo zelo
si l a scia intervistare e, va lorizza ndo gli Archivi dell ' Ovra
f a scista , crea un ' at mosfera di ca ccia a lle s pie di inquisito=
ri a memoria .
Io, per esperi en za dirett a , mi res~ conto ~n e, nE~ giorni
del GRANDE TERRORE le due forze sta lino-fa sciste subdolameb=
te colla borarono p er p erdere le vittime a entrambi nemiche.
Io ho cercato di di f endere questi uom~m, li ho conosciuti,
sono stata legata a loro da fraterna ami cizia ma ho finito
p er crearmi dei nemici .
AH
U
E
Se il problema italiano uscisse finalmente dal chiuso na=
zionale, se prendesse una dimensione euro p ea - lo stalinismo
colpì senza discriminazioni - gli avvenimenti a cquisterebbe=
ro il car attere che meritano .
In Italia certo, in questo cas o, non mancherebbero i col=
labora tori.
Io, da sola, non posso far nulla , è p er questo che chiedo
il tuo a iuto . Se tu non puoi, per mancanza di tempo, parlane
a Juri Pelikan che prenda cont a tto con i Resistenti francesi
Sono molto vecchi a , vorrei prima di anda r mene vedere al=
l a televisione un bel ricordo di tutti questi uomini che fU=
rono tra diti da tutti .
Perdona il disturbo che ti ho a rrec a to ma - mi raccomando non dimenticare di compiere questo dovere .
HA
EU
Non vo g lio dimenticare di dirti che io, tornat a in patri nel
novembre de l 1937 - avrei volu to vivere a Roma , ma il I 0
maggio 1938 ne fui espulsa con diffida - crostituivo un peri=
colo p er Hitler in arrivo!!!
Fraternamente (così dicevamo allora) ti saluto
UE
Pia Piccioni ved . Baccalà
HA
EU
AH
Largo Gelsomini N. 1 - 20 146
T. 41- 22- 397 .
~~
l tf)~~91/3/lf~~
1/
EU
--
* * *
AH
UE
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Nessuna via, nessuna lapide, nessun dizionario del movimento
operaio ricorda Vincenzo Baccalà, che pure alla causa dell'emancipazione dei lavoratori e della rivoluzione proletaria mondiale ha sacrificato l'intera sua esistenza e l'avvenire stesso della sua famiglia.
Nato a Lanciano, in provincia di Chieti, il 21 marzo 1893, Vin~
cenzo Baccalà, come molti della sua generazione, prese parte al
movimento socialista sin da giovane. Soldato, in guerra, combatté
nel14-18 sul Carso, riportando una gamba rotta e ... una medaglia
d'argento al valore (finita, ricorda la moglie, Pia Piccioni, « all'ammasso staliniano, in Russia, in cambio di 2 litri e mezzo di petrolio » ). Smobilitato e tornato a casa, si trovò, per ragioni economiche,
nell'impossibilità di riprendere gli studi interrotti al Politecnico di
Torino. Riprese invece subito la sua attività di militante socialista.
Sub{ i primi arresti. Alla scissione di Livorno (nel gennaio 1921) si
schierò con i comunisti e fu uno dei fondatori del partito.
Verso 1~ fine del 1921, venne chiamato a lavorare a Roma all'
amministrazione del quotidiano « Il Comunista », in corso Italia,
dove conobbe Pia Piccioni, che fu poi sua moglie e compagna. Dopo
pochi mesi, egli passò all'amministrazione del Partito e qui rimase
sino alla marcia su Roma. Bastonato dai fascisti, Vincenzo fini a
5
AH
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IN GIOVANILE ARDORE VOTATOSI ALLA MILIZIA SOCIALISTA
' .i
~ •
BRUNO Rossi
SUA FEDE MANTENNE INCROLLABILMENTE
NELLE PHJ ASPRE E COMBATTUTE VICENDE CONTRO LA VIOLENZA
[AVvERSARIA
SUA VITA
GENEROSAMENTE SACRIFICANDO NEI TORBIDI INSANGUINATI TEMPI
DELLA CALPESTATA LEGALITÀ RIVOLUZIONARIA
IL RICORDO DEI LAVORATORI
GLI DÀ ETERNO ONORE
E
nostre ms1stenze, il relativo documento del Tribunale di Odessa.
L'altro documento, almeno, siamo riusciti a fartelo avere.
·
«Ti sia di conforto sapere che il ricordo di tuo fratello occuperà
·- nei nostri cuori un posto particolare e ci sarà sempre di ammonimento a bene e fermamente combattere per la nostra causa, contro
ogni metodo che con essa non abbia nulla di comune. Accogli l'espressione piu viva della nostra fraterna solidarietà ».
L'amministrazione comunale e tutti i lavoratori di Pegognaga
hanno voluto ricordare Bruno Rossi, consacrando al suo nome la
via della cittadina dove è situata la sua casi· natia e apponendovi
sulla facciata una lapide, sulla quale è incis~. :<J.uesta bella epigrafe,
dettata da Umberto Terradni:
·: t.
· · .
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Regina Coeli, 'di dove usd il 21 marzo 1923, giorno che Pia Piccioni
ricorda facilmente, perché è la data di nascita della loro prima bambina. Sopraggiunse, in casa Baccalà, come in molte famiglie di militanti proletari, un periodo di disoccupazione e di miseria. Grazie ai
compagni di Testaccio (quasi tutti muratori), Vincenzo trovò un posto di manovale in un cantiere. Segnalatosi per le sue capacità, fu
" promosso " assistente.
Ma il partito aveva bisogno di lui e lo incaricò di riorganizzare
la Federazione comunista laziate. Seguirono altri periodi di arresti .
Il giorno dell'uccisione di Matfeotti, il 10 giugno 1924, Baccalà era
in carcere. Fu liberato. Ricorda/fa moglie: «Quando Vincenzo tornò
a casa, mi raccontò dello sbandamento che regnava nelle file della
polizia. Chiesero a mio marito: -E, adesso, voi che farete? ». Purtroppo gli antifascisti non seppero approfittare di questa situazione
di panico e di sbandamento dell'avversario e Vincenzo Baccalà se
ne dovette tornare in carcere, questa volta con Ottavio Pastore,
Edmondo Peluso, Di Vittorio, Felice Platone, Filippo d'Agostino,
Romano Cocchi ed altri. Ciò avveniva nel 1925. Nell'incertezza del
momento, tutti vennero liberati. (E saranno poi tutti condannati in
contumacia dal Tribunale Speciale, nel maggio 1927. Baccalà ebbe
una condanna a 12 anni di reclusione.)
Il 28 ottobre 1925, Baccalà divenne padre di una seconda bambina, che egli conobbe a Regina Coeli, dove si trovava ancora. Il 5
novembre 1925, Baccalà fu trasferito da Roma nel carcere di San
Vittore a Milano, dove erano imprigionati Umberto Terracini e Aladino Bibolotti. Egli doveva rispondere con questi ultimi di « propaganda sovversiva tendente all'insurrezione », ma dopo circa quattro
mesi fu riportato a Regina Coeli. Ai primi di giugno 1926, Vincenzo
poté ritornare a casa. Con la famiglia, si trasferf allora a Milano e
venne a lavorare all'amministrazione dell'« Unità», dove, nella mia
veste di direttore del quotidiano comunista, ebbi modo di apprezzare
meglio le doti di serietà e di fedeltà di questo militante, che avevo
già avuto occasione di conoscere a Roma.
A Milano, Baccalà rimase però molto poco. Alla fine di ottobre
1926 si ebbe l'attentato di Bologna a Mussolini, con lo scatenamento delle rappresaglie fasciste in tutta Italia e l'applicazione delle
«leggi eccezionali » . Come altri compagni, Baccalà passò clandestinamente in Francia, e qui fu raggiunto piu tardi dalla famiglia. Ebbe
diversi incarichi di partito che svolse, come al solito, con grande impegno e disinteresse. Anche dopo la «svolta » del 1930, malgrado i
suoi dissensi con le direttive organizzative e politiche prevalse nel
« Centro », egli ne accettò e ne segui fedelmente le decisioni. Fece
alcuni viaggi clandestini in Italia, riuscendo a sfuggire alla sorveglianza della polizia fascista. Nel novembre del 1931, Baccalà ricevette infine l'ordine di trasferirsi in Russia. Vi si recò con la fa miglia, che era aumentata di numero, perché nel 1929 era nata a Pa-
AH
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202
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rigi un'altra bambina. Partirono da Amburgo a bordo del piroscafo
Krassin, come sudditi spagnoli. Si chiamavano « Hinohar ».
Sbarcarono a Leningrado. Dopo un paio di giorni, Baccalà (che
si chiamerà d'ora in poi « Rossetti ») ricevette le « istruzioni » per
Mosca, dove venne assunto come dipendente del Profintern (Internazionale Sindacale Rossa). Fu quindi inviato a Novorossiski, porto
sul Mar Nero, con l'incarico di occuparsi del lavoro di propaganda
fra i marinai italiani nel Club internazionale di 'quel posto. A fine
maggio 1932, Baccalà fu trasferito per lo stesso lavoro nel porto di
Odessa. È in questa località che sono accaduti per gli emigrati comunisti italiani i fatti piu tremendi.' Il lavoro di organizzazione e di
propaganda antifascista - · anzi di 'organizZazione e di propaganda
comunista, poiché non si trattava di antifascismo generico - era, ·nei
porti russi, quanto mai pieno,di rischi. I consolati italiani potevano
esercitare e mantenere in questi porti un loro spionaggio, approfittando delle difficoltà economiche della situazione russa. Capitava/
quindi che i marinai italiani, entrati in contatto con i comunisti nei
porti russi, venissero scoperti e denunciati alle autorità di bordo,
appena tornati sulle loro navi. Si ricorda di un disgraziato, padre di
quattro figli, che nel viaggio di ritorno in Italia, per sfuggire alla
polizia fascista alla quale era stato denunciato, si sarebbe gettato in
mare. Il suo nome è dimenticato.
Baccalà cercò di mettere ordine nel lavoro dei comunisti ita~
liani nel porto di Odessa. Ma gli costò la morte. È tutta ancora da
conoscere e da scrivere la storia dei comunisti italiani in Russia e
delle loro vicende con la polizia staliniana e la provocazione fascista
dei nostri consolati. Nell'ottobre 1933, Baccalà fu licenziato dal suo
incarico «per indisciplina». Senza lavoro, con la moglie e tre bambine, in un paese come la Russia, nei terribili anni dell'« assolutismo
staliniano » non era cosa allegra. Baccalà parti per Mosca nell'inverno
1933 per «spiegarsi» e anche per cercare una nuova occupazione.
« Cominciò di qui » - narra Pia - la nostra odissea... In quell'inverno, mio marito Iavoricchiò qua e là; dormi pure qua e là», sempre alla ricerca e nell'attesa di una soluzione, che gli avrebbe permesso di ricostituire la sua unità familiare. Ciò non poté piu avvenire. La moglie e le bambine rimasero a Odessa, vivendo per un
certo tempo, dell'aiuto mensile del Soccorso Rosso. Lui, Vincenzo,
cercò di campare alla meglio a Mosca con traduzioni , lezioni di italiano e altri lavori. Nella primavera del '34 , insieme al geodesista
Renato Cerquetti, comunista emigrato romano, finito anche lui nelle
purghe staliniane, Baccalà cercò lavoro negli Urali. Vi passò tutta
l'estate. Ma non ce la fece e in autunno dovette ritornare a Odessa.
Qui, ormai, era impossibile occuparsi. Tornò quindi a Mosca. fE a
T Mosca si occupò subito: come maestro di italiano al Conservatorio
di musica e come traduttore nelle tre lingue, italiano, francese e
f spagnolo, presso la Casa editrice della capitale. L'ultimo suo lavoro
203
E
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di traduzione fu il processo ai trotzkisti " zinovievisti ", processo che
avvenne nell'agosto del 1936. Per riunire la famiglia mancava l'al:
loggio, ma l'alloggio non venne mai.
Ricordando che un giorno lontano aveva servito la patria, mè.:
citandosi una 'medaglia d'argento, Baccalà pensò, in questo frangente,
di rivolgersi all'ambasciata italiana di Mosca per chiedere le sue cOmpetenze 4i ex combattente, ciò che gli fu naturalmente negato. L'orga~
nizzazione del partito era al corrente, ina piu tardi questo gestò gli
sarà contestato come «spionaggio». Baccalà ebbe a recarsi una. se- ·
conda volta all'ambasciata italiana, nel 1936, per chiedere un passaporto, che doveva permettergli di andare a combattere in Spagna.
Molti furono i comunisti italiani emigrati in Russia a tentare questa
soluzione. Anche di tale passo il partito era allora informato.
. Ma di esso si parlò come ·di una nuova prova di « spionaggio ».
È una sorte che è toccata a molti còmunisti emigrati in Russia e di
cui occorrerebbe stu<liare ampiamente le complicate tragiche conseguenze, il .che non può farsi che in altra sede. Nella tormenta della
repressione staliniana, Baccalà si trovò nel febbraio 1937 prigioniero
della polizia sovietica a Mosca e di qm, in traduzione cellulare, trasferito a Odessa, dove, sul finire del 1936, erano stati imbastiti ai
danni degli emigrati italiani mostruosi processi. Dal carcere di Odessa
Baccalà fece avere alla moglie alcuni biglietti di cui, malgrado tutte
le peripezie di questi drammatici anni, ella è riuscita a salvare i testi.
Eccoli nell'ordine in cui furono trasmessi:
204
HA
EU
AH
UE
HA
EU
l o biglietto. Ho visto i tuoi caratteri: ciò mi fa pensare che
tu sei libera. Scrivi sempre tu, perché queste iene dei miei inquisitori mi hanno minacciato di arrestarti e di rinchiudere le bambine in
una casa di b.Pmbini. Questo pensiero non mi ha dato pace per questo lunghissimo tempo. Aggiungici il fatto di essere rinchiuso tutto
solo in una piccola cella, senza aria e senza luce e di essere sottoposto
notte e giorno per ore ed ore ad interrogatori che sono dei supplizi.
E comincia il quarto mese della mia agonia: la fame e le privazioni mi hanno ridotto un cencio, le accuse mi annebbiano il cervello e mi spezzano i nervi. Mi ripetono in tutti i toni: cosa sei andato a fare all'Ambasciata? Ed io: ci sono andato solo perché me
lo ha ordinato il Partito. Mi chiamano spia, trotzkista, terrorista, ed
io sono e resto un comunista onesto e sincero. Non sono interrogatori
sovietici, sono inquisitori, canaglie, che perseguono i loro foschi fini
e a etti occorre una vittimà. Penso al suicidio. Scaccio da me questo
pensiero perché voglio difendermi} perché non voglio commettere
un atto che possa essere interpretato come una prova della mia colpevolezza, ma se questi infami dovessero costringermi proprio alla
morte} difendi tu la mia memoria} per me, per te, per le nostre bambine. Cosa non darei per abbracciarvi tutte prima di morire!
"' 2" biglietto. Seguita la mia tortura: mi falsificano i verbali.
Sull'ultimo hanno rovesciato il calamaio, poi hanno copiato. Io ho
firmato e quando ho riletto mi sono accorto che avevano tutto alterato. Ho protestato e scritto a Jeiow 1• Oggi scrivo a Ercoli [Togliatti]. Arriveranno le mie lettere? Accludo la ricevuta. Cerca di
in/ormdrti. Penso che solo i compagni italiani, se volessero, potrebbero salvarmi. Se tu potessi andare a Mosca, e parlare con Ercoli,
lasciando qui le bambine ... Non fare sacrifici. Mi contento di pane
nero e di un poco di tabacco.
3° biglietto. Ti mando una delega per r~~uotere le mie competenze. Se vai a Mosca potrai entrare in posse~fP di questo danaro.
(
..
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Pia Piccioni, la coraggiosa compagna di Vincenzo Baccalà, si recò
a Mosca una prima volta nell'aprile 1937. Parlò con i dirigenti del
comunismo italiano, ma non combinò nulla e se ne tornò a Odessa.
Qui ebbe contatti con un certo Fiodrov, che aveva preso nelle sue
mani l'istruttoria del processo di suo marito. Fiodrov sottopose la
compagna di Baccalà a un interrogatorio che a lei parve « strano ».
Le chiese il mestiere di suo padre e del suocero; se suo marito dipendeva dal Komintern; se tutti e due conoscevano Bordiga. «Erano
domande che mi lasciavano sconcertata - dice Pia Piccioni - .
Risposi che mio marito dipendeva dal Profìntern e che tutti gli italiani conoscevano Bordiga ». È difficile immaginare come questa testimonianza potesse aggravare « la prima accusa », l'accusa cioè di
« aver formato un gruppo trotzkista a Odessa », secondo il 4" biglietto di Baccalà. Ha ragione la moglie, quando dice: «Mi accorsi
troppo tardi che l'istruttoria era una burletta ».
Pia Piccioni tornò a Mosca ali 'inizio del settembre 19 3 7. Aveva
perso anche il sussidio mensile del Soccorso Rosso e con tre bambine
si trovava nell'indigenza piu assoluta. Cercò di pa-rlare una volta eU
piu con i dirigenti russi e italiani. Bussò a tutte le porte per il
marito, per lei, per le tre bambine. La conclusione fu che lei e le
bambine se ne dovevano tornare in Italia. Per loro, in Russia, non
c'era piu posto.
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a Odessa e di essere una spia al servizio dell'Ambasciata di Mosca.
La prima accusa è aggravata dalla tua testimonianza, la seconda dall'
essermi recato nei locali dell'Ambasciata per richiedere un passaporto
per andare in Spagna. Non andare piu dallo slovadiel 2 • Cerca di
andare a Mosca e parlare con Ercoli.
E
4o biglietto. Grazie per tutto quello che fai per me. L'istruttoria è chiusa. I o sono accusato di aver formato un gruppo trotzkista
1
Probabilmente: N. I. Ezov, commissario agli Affari Interni (Nkvd), fucilato, a sua volta, nell'estate del 1940. Gli successe, degno erede, L. D. Beria.
2
Grafia incerta.
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Racconta Pia Piccioni: «Perdevo la testa. Al M.O.P.R. (Soccorso Rosso) mi cacciarono via. Non parlo dei venti giorni trascorsi
a Mosca in attesa del permesso di uscita, senza alloggio, col freddo
intènsò, ·senza mezzi. L'ambasciata era larga di aiuti con i fascisti,
ma non con gli altri poveri disgraziati. Mi recai anche all'ambasciata
francese per cercare di andare a Parigi, ma non mi fu possibile. Non
ero sola; avevo con me tre bambine e tutte piccoline; cosa dovevo
fare? Sapevo che tornata in Italia non avrei piu riveduto mio maritò
e non avrei potuto fare nulla per lui. Il 6 novembre 1937 ebbi il
permesso di uscita. Arrivata al Brennero fui fermata. Altre dormite
-t-l .
sulla panca della stazione ».
Infine Pia Piccioni e le sue bambine si rit~o"varono in Italia.
Tribolarono da una città all'altra, sotto sorveglianza della polizia
fascista. Dopo qualche tempo, aiutata da vecchi compagni Pia e le
bambine poterono sistemarsi a Milano. Siamo ormai alla seconda
guerra mondiale. Tutto un mondo sta per crollare. Scrive ancora
Pia Piccioni: « Tutto passa. Cade la dittatura, finisce la guerra.
Finalmente! Potrò alfine parlare; potrò ricercare mio marito. Vincenzo tornerà; ne sono certa. Sperando che il Partito fosse al corrente della sorte toccata a mio marito, mi rivolsi a Rita Montagnana.
Eravamo amiche; lei aveva diviso con me la mia camera in casa di
mia madre. Rita mi consigliò di presentare un esposto al Centro.
Scrissi infatti l'esposto e lo portai a Longo che allora si trovava a
Milano. Egli lo mandò a Roma. Dopo qualche tempo fui chiamata
in Federazione [a Milano, evidentemente - n. d. r.]. C'erano i compagni Lampredi, defunto, e Silvati. Questi mi rispose secco: " Noi
non faremo nulla contro l'Unione Sovietica". È ancora al mondo:
penso che se ne ricorderà». Pia non si diede per vinta e continuò
le ricerche. Ecco le risposte che ebbe. L'ambasciata russa di Roma:
«Rivolgetevi alla Croce Rossa». Il console russo di Milano, in Corso
Matteotti: « Riempite questo foglio, fra sei mesi vi daremo la risposta ». Passano i sei mesi. Al consolato russo, trasferitosi in Via
Washington: «Non abbiamo tempo per starvi a sentire». Un socialdemocratico: « Il nostro partito non si occupa di queste cose ... ».
Una socialdemocratica: «Noi non possiamo far nulla neppure per i
nostri compagni... ». Il direttore di un giornale socialista: « È meglio tacere; suo marito certamente non è morto; è meglio non muovere le acque; sarebbero capaci di ucciderlo ».
« Un bel giorno anche l'immortale muore» , scrive ancora Pia
Piccioni. Stalin non c'è piu. È la fine del « culto della personalità ».
Riprende la Piccioni: «Passa qualche tempo. Un messo comunale
[di Milano] mi porta un invito: " Siete pregata di andare alla sezione dispersi in Russia per comunicazioni ". Con indescrivibile ansia
mi dirigo in Municipio. Mi dicono di aspettare. Aspetto nel corridoio, vicino a una finestra. Esce dall'ufficio un vecchio impiegato
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con irn foglio in mano: " Debbo comunicarle una notizia ... ". Inforca
gli occhiali. .Perdo la pazienza. Gli tolgo il foglio dalle mani e leggo.
È .un telespresso dell'ambasciata italiana di Mosca: Il governo sovidico, finalmente, dopo sei anni di attesa, comunica la morte di
mio marito avvenuta il16 novembre 1937. Cosf il comune di Milano
mi comunica -la morte di mio marito: nel corridoio, in piedi, vicino
a una finestra. Non che manchino le sale, ben mobiliate, con comode
poltrone, ma servono per i consiglieri e per i personaggi importanti.
Scendo le scale e traballando, mi dirigo verso il tram. Un vigile mi
chiede: " Si sente male, signora? " " Non è niente, grazie ". Mio
marito è morto dieci giorni dopo la mia partenza, di paralisi cardiaca ... E perché non me lo hanno detto prima? Non ci credo e
mando una lettera di protesta all'ambasciata russa di Roma. Risposta: " Il caso non è di nostra competenza, rivolgetevi alla Croce
Rossa ". Mi rivolgo alla Croc~ Rossa Svizzera: ricevo regolare certificato di morte, firmato dal maresciallo Zukof. Il certificato ripete
la notizia del telespresso ... ». Ecco il testo:
«A seguito del telespresso suindicato e sciogliendo la riserva
ivi contenuta, si trascrive, con preghiera di voler cortesemente comunicare alla Signora Maria. Piccioni, costi residente, via Panigarola,
n. 5, quanto l'Ambasciata d'Italia a Mosca ha riferito con telespresso
n. 358/122 del 28 gennaio c.a. circa l'argomento in oggetto: " Con
riferimento a precorsa corrispondenza ed in ultimo al telespresso
dell'Ambasciata n. 1478/712 del 12.6.52 si ha il pregio di trascrivere quanto ha oggi comunicato il Ministero degli Affari Esteri in
merito al nominativo in oggetto. Il Ministero degli Affari Esteri deW
U.R.S.S. presenta i suoi complimenti all'Ambasciata della Repubblica
Italiana ed ha l'onote di comunicare che secondo le informazioni
avute dalle competenti autorità sovietiche BACCALÀ Vincenzo (Alias
Rossetti Andrej) è deceduto il 16 novembre 1937.
" Le competenti autorità sovietiche hanno pure comunicato che
il BACCALÀ Vincenzo, dimorando nell'Unione Sovietica, aveva fatto
le pratiche per ottenere la cittadinanza sovietica e per deliberazione f
del Comitato Centrale Esecutivo dell'URSS del 2 gennaio 1937 aveva
ottenuto la cittadinanza dell'lJRs~
..
" S1 sadr:z:grad a codesto Ministero se vorrà far pervenire, nella
forma che riterrà piu opportuna , le comunicazioni del caso alla vedova del BACCALÀ Vincenzo, la quale ultimamente si era rivolta
direttamente a quest'Ambasciata ·"» .
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Baccalà sarebbe morto dunque a Odessa l O giorni dopo la partenza della moglie e delle bimbe per l'Italia. Morto di paralisi cardiaca? Non convinta Pia continuò a cercare e a chiedere, finché nel
settembre 1960 incontrò Nazareno Scarioli, liberato nel 1954 dai
207
campi staliniani; grazie all'amnistia concessa ai detenuti politici e
toJ;W~to in: Italia. Dallo .Scarioli apprese che suo marito sarebbe morto
non a .Odessa nel1937 ma a Kolima, nelle miniere d'oro, nel 1939~
di freddo e di fame Con . Baccalà, avrebbe . trovato -la stessa ·fine
Renato Cerquetti éhe abbiamo già incontrato.1 Cosf l'incertezza permane e ·tutto è anc6ra .da cercare sulla tragica sorte di _questi militanti, che fanno 'appello alla nostra coscienza e; ci ammoniscono di
essere fermi . ~ questa lotta per· la ~erità e la ~ustizia.
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Comitato Promotore
PIETRO GORI - FILIPPO TURATI · UMBERTO TERRACINI
S.S. Aurelia · Km. 243 · Campiglia Marittima (Li)
recapito telefonico : Nadio Stronchi
Palazzo Civico Campiglia Marittima (Livorno)
'&" (0565) 837 .725- 837 .643 - 837.689
85........
Campiglia Marittima, li ..... 20....!2.....
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ALTIERO SPINELLI
Deputato Europeo
Via Clivo Rutario,5
ROMA
CaJJo Altiero,
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da poche ore ho ricevuto la tua lettera di adesione ed a
pome del Comitato Promotore ti ringrazio.
Sono certo che avrai l'occasione di fornirci direttamente
il tuo contributo, emanazione della tua grande esperienza ed wnanità . Non
siamo poi tanto lontani neppure geograficamente, legati ombellicamente
ad una importante conso lare con Roma .
Ti auguro le più serene festività, e pur da ateo le più
autenticamente cristiane, insieme ad un felice Anno Nuovo in cui l a Paee,
e quindi l'intelligenza, autogovernino di più i popoli,
Livio Nocenti
CW fq; lu Orchard
Layton,
House
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3 Grange Road'
Barnes,
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London SW13 9RE
Telephone: {01) 74S 07 57
COPY OF A LETTER FROM ALTIERO SPINELLI to
CHRISTOPHER LAYTON DATED OCTOBER 1985.
Dear Christopher,
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Thank you for your kind wishes.
AH
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I bave always thought that the only way to solve the
problems of economy, environment and world peace which face
humanity is to establish a world government.
But first
one must meditate on what a world government must be and
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on what are the conditions needed to achieve it.
And then, when one has concluded that "Benthamite"
HA
reflection, one must move, so to speak, to a Nietszchean
frame of mind and being.
Some one person , at least, must
stand up and say "Cette lutte il faut le faire", "Hier Stehe
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Not something to be done as a part time activity.
With every good wish.
HA
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work.
And make no mistake, this is a life's
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ich, Gott Hilfe mir."
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...,.
t1
{Bergamo~
5 febbraio 1985
Caro Spinelli,
ho scritto a s u o fratello Cerilo; in seguito alla risposta da lei datagli a pro p osito delle possibilità di
una sua intervista da attuare a Roma nel periodo 25/2-3/3 .
Rossi~
ovwia-
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Intendiamo trattare una biografia di Ernesto
AH
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mente nei limiti delle nostre attrezzature e della durata del
filma t o, ehe avrà come ti t o lo provvisorio' "Rossi chi" .
Come forse avrà saputo da
posi alla Presidenza della mia
s~uola
europee~
s~orso
anno
di dedicarer, in
io~
pro._
o~ca­
un ' aula ad Ernesto Ros-
EU
sione delle seconde elezioni
lo
Cerilo ,~
si che,, pro prio nel nostro Istituto" venne arrestato nell ' ot-
HA
tobre del ' 30 . Con l'aiuto di Cerilo ottenni la presenza alla
cerimonia di Ada Rossi, Chiti Batelli, Banfi e Max Salvadorir,
tervento in auditorio .
UE
p er lo scoprimento di una lapide a memoria e per un loro in-
AH
Quest ' anno , sempre nel quadro , del quarantennale della Resistenza e nel ricordo di
Rossi~
vorremmo ripro porlo all ' at-
tenzione dei nostri alunni con la realizzazione di un corto-
HA
EU
metraggio didattiao culturale che della v1i ta worrebbe trattarne gli as petti più noti . Essendo però imp ossibilitati ad ine.o ntrarla a Roma p er l ' intervista,, come vedrà dal contenuto
della lettera
ac~lusa,
avremmo ripiegato su tre soluzioni,
da sceglierai a sua discrezione o I quesiti che le poniamo sono, più o meno, rice:onduceibili agli argomenti da lei trattati
nelle sue memorie, di cui
~ito,.,
ma solo indicativamente, le
pagine. Le sue risposte non dovrebbero superare l a durata di
minuti 30 ,. e tutto aiò che non p otrà quindi veni:ire utilizzato per il mon,t aggio, sarà da noi trattato come documento didattie~
e
stori~o
per la nostra scuola .
Eccco i quesiti:
I) -La colonia di Ventotener, con descrizione dell ' isola,
;~
et~ o
(p. 26 2).
II) - Ernesto' Rossi: arrivvo a Ventotene ed il ricordo personale che ha di lui . (p . 30I)
III) - Come sorse e crosa rappresentò per
lei~
Rossi e Colonni
l'idea federalista europea? (pp. 308 - 309 - 3IO).
IV) - Come e.o mincdaste e quando riusaiste a concretizzare: le
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vostre rivoluzionarie idee? (pp. 3II - 3I2) • N.B . In modo parvo~MM-<l
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ticolar~{Ghe ci ripetesse testualmente dal Manifesto il pas-
so:. "La linea di di vvisione fra parti ti progressisti ••• • etc . "
ehe lei riporta an<ilie a p.
3I2~>
V) -Le modalità della trasmissione clandestina del Manifesto
(~ome
ad esemp io) il particolare del servirvi
dell ' interno di un pollo e delle
EU
sul continente
casse)~
citando inoltre / il
HA
contributo , da parte dei federalisti, alla realizzazione e diffusione de "L'Unità Europ ea" sul continente, ricordando i nomi
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di Cerilo, sua moglie Ursula, Colorni ed Usellini, onde collegarci alle sequenze consecutive in cui a pparirà l ' intervista
AH
a Cerilo .
VI) - La ci "trazione del 1'Progetto di Dichiarazione Federalista
HA
EU
dei Movimenti di Resistenza Europ ei" (Ginevra, luglio/agosto
1944) e la conseguente speranza nella costruzione di una federazione europea -Dall ' indicazione delle limitate realizzazioni
compiute (Comunità Europee) sino al "Progetto di Trattato di
Unione Euro p ea", primo tentativo organico per costruire uno
stato federale euro p eo, tappa per giungere ad una federazione
mondiale (ciò per sensibilizzare gli studenti alle idee del
federalismo).
!~p ortante:
lasci, per favore, uno stacco in bianco tra
una risp osta e l'altra, per facilitarci nel lavoro di montaggio. La preghiamo, nei limiti del possibile, di tenere un linguaggio conciso e semp lice, alla portata dei nostri alunni:
VoLT I;
raccomandazione, credo, inutile per lei che molterno ascoltato
ed apprezzato per la piacevole chiarezza di linguaggio.
La ringrazio moltissimo per la sua gentile collaborazione,
mentre mi congratulo per il suo ultimo libro che è stato per me
di notevole interesse.
Augurandomi di avere presto modo di conoscerla personal-
COLO~ffiO
- Via C. Colombo, 15 - 24100 Bergamo.
UE
HA
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ADRIANO
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mente, le invio cordialissimi saluti.
P.S.: mi giunge, mentre sto battendo la presente, una te-
AH
lefonata di Cerilo che mi dice di essersi accordato con lei per
una sua venuta a Roma il 21 prossimo; e quindi che lei avrebbe
HA
EU
optato p er la p rima soluzione: sono molto contento p oiché è
quella ottimale. Spedirò a Cerilo due videocassette, una in sistema Betamax e l'altra in VHS, nel caso che la p rima non si
adattasse alla sua telecamera.
Bergamo, 26 gennaio 1985
Caro Ceri l o ,
do oo l a mi a tel efona ta, con cui annullavo una uos-
E
s ibile andata a Roma nel n eriodo dal 4 al I0/2, mi spiace ri-
AH
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nunc i are anch e a qu el l o oro s n ettatomi niu avanti ( 25/2- 3/3).
: •irn nedi me nto no n di nende t anto da me , quanto dal mio colle ga
So Bsi che , ner ragioni f u-mili ari, non nuò a soenta rsi da 13ergamo ; e
~
l) O i
dal l a Prcò..)idcnza , che {oO s to molt e di ff icol t 8. all' at-
EU
tv_a zi on e . Di co ns egu en za , avr emmo .Jen s ato di ri uie gar e su tre
so lu z ioni. Tuo frat e llo dovret be,indica rci lo. nref erita:
HA
I) - ~rovare qu a lcuno, uarente o amico, che lo ri prendes-
se a casa s ua, o al I.'JFE ., o dove meglio gli o.ggr a da , con una te-
UE
l e camera portatile ?- videocass ette, oupur e con cine o:r-esa su per
8 con sonoro. Noi gli invierer.uno i queoiti oer l e risposte e,
c as i~
vid e ocas setta o uellicola n er la ri ore s a.
AH
se co ndo i
I I) - E ' di compromesso : u na cinepr e s a di t i no famili a re
senza s onoro , t:·i tl f a cile da re neri r e . In t a l caoo i nvi eremmo
HA
EU
ad Altiero oellico la ed au diocass etta , che ooi orovve de remo a
sincronizzare con il filmato muto.
III) - Limitars i a lla re gistra zio n e della s ola voce su
;:l.udiD.o cas se t ta .
r ualo r a s i ootesse dar e i l via solo a l l a terza ooss i bi lit 2 , conosc i qualcuno a l
1\~E'E
che abb i a r i Dreso in su .1Gr8 l a
noramica de ll'i s ola o de l l ' a bi t a to di Ventotene? 3e
r)a -
~ o t ess i -
mo avere i n ore s tito l' eventuale filma to, oot r eiiLno servirc ene
ri :> or t a neolo sulla vi deocassetta , i n sincroni a con l a voce .
j
· ora vengo a te.
0
enseremmo ,~ 9er il 24 anrile, di a ttuare la.
tua int ervista .. l\vre m:no
renza della TJi b erazi one,
Re el
to tale data, Drossi!!12. alla ricor-
er chf.: tu
r_
otres ti ,. se f os si d' a. ccor-
do, r a cconta re alle cla ssi interessPta alla reali zzazione del
che~
oià o
meno~
hai detto a Milano,e che è sta1
8.3 ; inoltre,
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to ri porta to anche su "IL PEDERALIST.A 11 del dic.
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filmato, cio
pa rlare de l tlJ.o viaggio da Roma in a lta I tali a, per accompagnarvi Pertini. Prima o durante questo incontro, filmeremmo Ja
tua int ervista. Ti metteremmo Hl fianco un ra ppresentante non
er la storia della Li-
EU
di Dartito, ma dell'Istituto Bergamasco
berazione1 che ti introdurrà . Mi sembra. che così potremmo man-
HA
dare avanti il nostro progetto e contemuora.neamente, per 1 1 al"gomen to trattato, ricordare la data con qualcosa di diverso
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dalla solita cerimonia retor:l.ca uf'ficiale .
0 crivimi qualçosa in nro pos i to e trasmettj., ti
que-
ro )Os te a tuo f re.tello. Se nreferisci invece telefo:P..armi ..
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ste
pregq~
sono s more re oeribile; tanto oiù ora che sono a casa per un
a tta cco acu to di artJ.: osi
cervicale~
che mi causa frequenti ver-
HA
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tigini, i muedendomi di uscire .
Saluta tanto Marisa anche da parte di Elena, che la ricorda s pesso.
A te un abbra ccio,
~~~ - -
,~~- ----- - -- -- --
/
·noTT. .RAG. ALFREDO BONELLI
Via Foppa, 41
20144 Milano
Milano, 24 gennaio 1985
telef. 479.345
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Spinelli Altiero
Clivo Rutario 5
00152 Roma
Caro Spi:eelli,
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Per l' Antifascista, organo dell' ANPPIA, ho fat t o la
recensione de-l tuo splendido libro " Io, Ulisse n• La
recensione è stata pubblicata, però mutilata.
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Ti mando :
- la recens·ione mutilata, così come è stata pubblicata ;
AH
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- la mia lettera di protesta a l' Antifascista, che
contiene anche la parte della recensione che è stata
tagliata .
HA
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A pag . 325 scrivi che , nella primavera del ' 42, Ursula
ti fece giungere clandestinamente la sua prima lettera.
Confrontando le date, potrei pensare che quella lettera
l ' ho portata io ( senza saperlo ), nascosta nel pacco
che Ursula mi aveva dato per te.
Se fosse vero, ne sarei felice. Se veramente l' onore
di averti portato quella sua prima lettera fosse mio, avrei piacere che tu trovassi il modo di parlarne nel tuo secondo
volume, che ti sollecito di far uscire al più presto.
Abbiti, unitamente a Ursula, i miei più cari saluti.
Due allegati
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Altiero Spinelli, il padre del Federalismo Europeo, è nato nel 1907.
Nel 1924, a soli 17 anni, entra nel
PCI (giovani). Nel 1926 è già segretario interregionale della Federazione Giovanile, prima per l'Italia centrale, poi, nel 1927, quando verrà
arrestato, per il triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria).
Condannato a 16 anni e 8 mesi, liberato soltanto con la caduta del fascismo nel 1943, sconterà in tutto 16
anni, 2 mesi, 15 giorni, prima nelle
carceri di Lucca, poi in quelle di Viterbo e di Civitavecchia, poi ancora
al confino di Ponza e, infine, a partire dal 1939, al confino di Ventotene.
Arrestato all'età di 20 anni. Spinelli tornerà in libertà a 36. Sarà,
perciò, una delle maggiori vittime
politiche del fascismo: e la sua
prigionia verrà resa ancora più pesante dal fatto che, prigioniero dei
fascisti, a Ponza verrà espulso dal
collettivo comunista e isolato dai
compagni. Come Gramsci, Terracini
e tanti altri, sarà una delle vittime
della intolleranza di allora, inaugurata dalla Svolta del 1930.
L'intolleranza, tuttavia, non era
una invenzione degli stalinisti. Essa
faceva parte del costume dell'epoca.
Più tardi, a Ventotene, Spinelli avrà
b sorpresa di vedersi togliere il saluto anche da una parte dei suoi
amici laici, perfino da alcuni fra i
più intimi, reo nientemeno che di
essersi fatto portatore delle tesi federaliste: e si trattava di gente che
pagava duramente, di p ersona, la
lotta che conduceva in difesa della
pluralità delle idee e della libertà
di pensiero. C'è da dire soltanto che
nel PC dell'epoca l'intolleranza era
più assoluta, più totale, più· dogmatica, senza lasciare spiragli per scelte o sfumature individuali, come invece era possibile fra gli altri: per
cui pesava di più. Spinelli la descrive bene a pag. 251: « .•. La stretta
finale che aveva portato alla mia
espulsione [dal collettivo comunista] si era svolta fra cinque o sei
persone, all'insaputa del grosso dei
compagni, i qualf continuavano a
essermi festosamente amichevoli. Ma
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di Altiero Spinelli
Il Mulino, Bologna 1984
accettando di essere eletto come indipendente nell'europarlamento fra
le liste comuniste, e lo dimostra con
la risposta che, a pag. 255, dà all'ex
comunista Averardi, ora socialdemocratico, il quale gli chiedeva cosa è
avvenuto di tanto sconvolgente per
indurlo a presentarsi nelle liste del
PCI: « ... il PCI non mi ha chiesto
di tornare nel suo seno, ma di entràre come indipendente nelle sue
li ste, ed ha rispettato in modo esemplare e con spirito liberale il nostro
patto ... il PCI.• con uno straordinario
impegno politico e culturale, è andato assumendo una consapevolezza
crescente [alle sfide storiche] ed è
andato adattando ad esse la sua
azione quotidiana... per qualsiasi
analista politico serio, questa evoluzione rivela tali scelte politiche di
fondo, tali radici culturali, tale . adeguatezza a ciò di cui ha realmente
bisogno la società italiana ... che chi
volesse considerarla come uno di
quelle furbe e in genere sterili mano\'re a freddo, in cui si era specializzato il tardo leninismo e lo stalinismo, mostrerebbe assai scarsa intelligenza politica •.
Il libro si può considerare un bestseller della nostra memoriali stica.
Alfredo Bonelli
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<<IO, UUSSE,
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dicembre 1984
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n. 12
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L' antifas-cista
il giorno stesso in cui l'espulsione
fu decisa e comunicata a tutti attraverso la rete capiiJare dell 'organizzaziose, accadde una cosa stupefacente. Di colpo quasi tutti non solo
mi tolsero il saluto, ma riuscivano
anche a comportarsi, quando i loro
occhi cadevano su di me, come se
nemmeno mi vedessero, come se al
mio posto ci fosse l'aria •.
,. Così Spinelli, dopo 16 anni di
prigionia, si trovò quasi solo, circondato da tre ordini di catene: e si
deve alla sua formidabile capacità
di resistenza se il Manifesto di Ventotene ha potuto essere elaborato e
dar vita al Movimento Federalista
Europeo. Anche l'Europa Unita, dunque, possiede il suo eroe e ha do- .
vuto essere concepita ·nella incompr~nsione e nella sofferenza.
Per lungo tempo la Svolta del 1930
è stata presentata nella sua versione semplicistica, come una lotta fra
coloro che volevano portare l'azione
del PCI in I tali a e coloro che, per
paura o per opportunismo, volevano
ritirarla al di fuori. In realtà la
Svolta è stata la versione italiana
della chiusura settaria operata dal
VI Congresso del Comintern nel 1928
e dal successivo suo X Plenum del
1929: quelli della famigerata teoria
del socialfascismo. Il dogmatismo
della Svolta è bene descritto da Spin elli a pag. 192, dove racconta l'arrivo di Secchia a Civitavecchia fra
i quadri del partito ivi detenuti, ancora gramsciani; così come era stato
bene descritto nel film « Gramsci,
gli anni del carcere » dove ci _mostra l'incontro a Turi fra Gramsci e
il funzionario svoltista Bruno Tosin.
Questa esasperata c hiusura dogmatica c se t t aria non poteva non portare alla perdita di tanti fra i migliori cervelli già conquistati alla
causa del PC, fra i quali quello di
Altiero Spinelli. Il volume ci racconta in dettaglio come è avvenuto il
suo allontanamento dal partito; e
poi, via via, il suo ripudio del marxismo e la sua condanna, dopo i processi di Mosca, del comunismo. Cosa
che si può capire, in un'epoca nella
quale tutti, comunisti e avversari,
giuravano concordi che la versione
gulag era l'unica possibile del socialismo.
Qui, però, nel suo racconto, Spinelli non avrebbe dovuto mantenersi
nell'assoluto, avrebbe dovuto tener
conto della relatività storica. La storia ha smentito la teoria del modello
unico. Fra il gulag di Stalin, la primavera di Praga, il socialismo jugoslavo dal volto umano, l 'eurocomunismo aJJ'italiana, le _;jifferenze sono
abissali: e, fra questi estremi, le varietà non si contano. Non vi è dubbio che, in un PC come l'attuale, la
sorte di Spinelli sarebbe stata ben
diversa: lui stesso lo ha dimostrato
- - --'-
Questa recensione e lo stesso libro
di Altiero Spinelli possono offrire lo
spunto per l'apertura di un dibattito
sulle pagine del nostro giornale su
alcuni dei temi che hanno visto protagonista il movimento mztifascista
italiano durante la dittatura e che
sono ancor oggi oggetto di interpretazioni contrastanti. Ne citiamo alcuni: le conseguenze della politica
della 3a Internazionale sull'azione del
PC/, « svolta » degli anni Trenta, teoria del social-fascismo, i fronti popolari, le lacerazioni e poi il riavvicinamento tra i partiti antifascisti
come riflesso dell'afferma zione del
nazismo in Germania e della consapevolezza dell'approssimars( del conflitto mondiale, gli aspetti che i11 Italia assunse lo stalinismo, ecc. ecc.,
varie forme di « socialismo reale »,
le vie nazionali al socialismo, ecc.
ecc.
/
Bonelli Alfredo
Fo~a 41
20144 Milano
vma
E
Milano, 15 genna io 1985
tel. 02 / 479.345
EU
AH
U
Alla direzione de
L ' An t i f a s c i s t a
R O M A
AH
UE
HA
Nel n. 10 dell' ottobre 1984 L' Antifascista ha pubblicato
la mia recensione sull' opuscolo di Nicola de Ianni,
" Una scuola di vita " , apportandovi, senza il mio
con -'nnso , modifich e tali . a r endere incompr ensi bile,
e addirittura stravolgendo, ciò che nel finale avevo
scritto.
HA
EU
Perciò il 28 ottobre vi ho mandato una lettera di protesta
invitandovi all ' errata-corrige, che però fino ad ora
non è stato pubblicato.
Adesso, nel n. 12 del dicembre 1984, L' Antifascista ha
pubblicato la mia recensione del libro di Spinelli,
~ Io, Ulisse " , tagliando, ancora una volta senza il
mio consenso, tutta l' ultima parte. Questa ultima parte
diceva così :
" Il libro si può considerare un best-seller della nostra
" memorialistica, pur ricca di tanti pregevoli lavori ;
" sia per l' eccezionale esperienza che racconta, sia per il
"modo con il quale è scritto. E' anche tovcante quando
" entra negli aspetti più umani, più intimi, della vita
" dei carcerati antifascisti : la lenta agonìa dell' impossibile
./.
- 2 -
suo amore con la compagna Tina e l' epopea del suo successivo
amore con la bellissima e intrepida Ursula Hirschma.n, che
SIJinelli chiama la n. 2 del Movimento Federalista, dato
che fu lei a portare in continente il Manifesto di Ventotene
e a diffonderlo. Un amore che vorrei trovasse uno scrittore
ti
o un regista capace di immortalarlo, e di immortalare la
" coppia Ursula e Altiero, così come sono state immortalate
t1 le coppie Paolo e Francesca,
Giulietta e Romea, a simbolo
" delle sofferenze e delle risorse spirituali della comunità
" delle vittime del fascismo.
AH
U
E
"
"
"
"
"
EU
" Auguriamoci anche che Spinelli ci dia presto il secondo
" volume delle sue memorie, dove dovremmo trovare la storia
" e le vieissitudini del Movimento Federalista, ancora
" 1· gnote per no.;
.....
"
HA
.
AH
UE
Mi rendo conto che la direzione del giornale ha esigenze
di spazio e il diritto di operare delle scelte, di mantenere una certa linea. Ma anche il collaboratore ha il
diritto alla tutela della propria firma. Direzione e
collaboratore devono operare d' accordo : se all' accordo
non si arriva, il lavoro non si pubblica e basta. In quelle
due recensioni io non mi riconosco e non ne avrei autorizzata la pubblicazione.
m~~ e...rte!
HA
EU
Ancora una volta, ~ si tratta di sapere cosa vuole essere
L' Antifasc~sta. Se vuole essere l' organo di una organizzazione di massa, ~'ANPPIA ( e non di un partito, o,
peggio, di una frazione di esso ), dire t to con criteri
democratici e aperto verso il mondo moderno in modo da
saper portare messaggi comprensibili alle nuove generazioni ;
oppure se vuole essere un organo di vecchi reducisti
le gati a comportamenti e formule superate, obsolete e
anacronistiche.
Se si vuol~ democratizzare il giornale e favorire il
contributo dei soci, non solo le firme dei collaboratori
.;.
- 3 -
AH
U
E
vanno rispe-tta te ·, ma anche le lettere dei lettori vanno
sempre· citate ; o pubblicandole integralmente", o in
riassunto ( fedele ), o per lo meno segnalate con il
nome di chi scrive e il titolo dell' argomento trattato.
In tal modo si verrebbe a incoraggiare la partecipazione
dei lettori : con dei fatti concreti, motivanti, invece
dei tradizionali generici appelli che lasciano il tempo
che trovano.
HA
EU
L' accenno alla vita intima di Spinelli e ai suoi amori
per la compagna Tina e per Ursula Hirscl1man, tende a
dimostrare che i combattenti antifascisti non vivevano
soltanto di tesi politiche, ma erano anche degli ess~ri
umani portatori di una straordinaria, eroica e sofferta
umanità, la quale non deve più essere tenuta nascosta
in n~me delle fruste concezioni sessuofobiche di cui
un2 volta pure noi eravamo permeatio
HA
EU
AH
UE
Lo splendido film " Gramsci, gli anni del carcere " io
l' ho visto cinque volte ; e ogni volta il cinema era
quasi vuoto • .Film di quel tipo non riescono a uscire dalla
ristretta cerchia degli amatori e degli addetti ai lavori.
Ma un film di analogo livello sulla coppia Ursula e
Altiero riuscirebbe a portare il messaggio antifascista,
attraverso il coinvolgimento emotivo, a strati di ogni
età e di ogni condizione che diversamente noi mai riusciremmo a interessare.
Analogamente noi dobbiamo cercare di liberarci dalla
concezione maschilista imperante ai nostri tempi e alla
quale noi stessi eravamo sottomessio Ricordo che nel 1945
mi incontrai con Teresa Noce ( Estella ) in presenza di
altre compagne. Sprovveduto come allora io ero, dissi :
" mi sento onorato di conoscere la moglie del compagno
" Longo ,.. Al che una delle compagne, tranquilla, mi
riprese · : " per essere onorato ti basta aver conosciuto
" la compagna Estella " • Una lezione che precorreva i
tempi. Abituiamoci a considerare le nostre compagne come
- 4 -
HA
EU
AH
U
E
tali, e non pWìr più soltanto come " la mo glie di, la
" madre di, la sorella di, la figlia di ... Ursula Hirschman
ce ne dà un esempio che è valevole pen· tutte. Essa era
tale non perchè moglie di Colorni prima e di Spinelli
poi, ma perchè era Ursula Hirschman. Se Spinelli l' ha
potuta definire la n. 2 del Movimento Federalist ~ era
perchè Ursula era dotata delle necessarie capac ità nello
sfruttamento delle possibilità le gali e semilegali che la
sua posizione personale le offriva, nella prontezza dei
riflessi, nella capacità di operare delle scelte e di
prendere delle decisioni. Come tale è bene che sia
ricordata, a simbolo di tutte le donne ~ffi, come donne,
hanno partecipa to alla lotta per l' abbattimento del
fascismo.
HA
EU
AH
UE
Infine, il commento che L' Antifa scista ha fatto seguire
alla mia recensione, rubando lo spazio che avrebbe dovuto
servire per pubblica rla per intero. E' un commento che
pare vo glia chiedere scusa aì lettori se cì si è permessi
di recensire un libro di Spinelli, e di toccare certe
Vacche Sacre, quale la §volta del 1930. L' ANPPIA è tina
organizzazione di massa, non di un partito o addirittura
di una frazione di esso. Non è suo compito difendere e
ripropor~e tematiche che una volta furono di questa
frazione. Non si tratta di difendere o di condannare
niente e nessuno : noi siamo portatori di un formidabile
pa trimonio di memoria storica e dobbiamo contribuire
alla interpretazione storica del nostro vissuto in
modo distaccato, oggettivo, asettico, senza complessi
e senza inibizionio
Fraterni saluti.
Bonelri Alfredo
via Foppa 41
20144 Milano
tel. 02 / 479.345
DOTT. ALBERTO BERTUZZI
20047 BRUGHERIO (MILANO)
TEL. ( 039) 870.553 ( 10 LINEE RIC. AUT.)'
TELEX: 311342 BERT- FACSIMILE (039) 870555
Deputato al
Parlamento Europeo
----
ALTIERO SPINELLI
Via Clivo Rutario,
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5
00152 ROMA RM
38
gennaio 1985
E
A/m
C aro 5 p i n e l l i ,
ricollego
alla
mie riflessioni
Gradirò
Le
leggere
accludo
con
il
anche,
nostra
il
corrispondenza
titolo "E se abolissimo il
inviarle
copia
di
a l cune
··-·--
Parlamento?".
suo pensiero in merito alle mie "utopie".
per
il
caso
le
sia
sfuggito,
9 corrente.
HA
lettera pubblicata da l Corriere del
AH
UE
un cordiale saluto.
HA
EU
Con
per
EU
mi
AH
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Brugherio,
il
testo
di
una
mia
-·-.,-
CDBBIEBE DELLA SEBJI
Mercoledì 9 gennaio 1985
LETTERE AL CORRIERE
HA
EU
AH
U
presa sia una fabbrica di reddito ma anche di socialità nel rispetto.dell'ambiente
interno ed esterno; attribuendo ai problemi sociali dei lavoratori la priorità assoluta su tutti gli altri. E che i risultati di
questa filosofia imprenditoriale siano positivi, lo documentano i fatti: nessuno
sciopero in quarant'anni di attività; assenze per malattia inferiori al 2%; redditività elevata con la partecipazione agli
utili aziendali di tutti gli operatori d'ufficio e d'officina. Ma questo comportamento imprenditoriale non è sufficiente per
risolvere la disoccupazione. Anche lo Stato deve intervenire, per esempio detassando i redditi reinvestiti; legalizzando la
compensazione fra crediti !va e debiti
Irpeg; riducendo i contributi e togliendo a
tutti i cittadini che hanno un reddito di
lavoro dipendente o indipendente gli oneri e quindi la gratuità del Servizio (si fa
per dire) sanitario nazionale in 't al modo
consentendo che ciascuno provveda, se lo
ritiene conveniente, alle assicurazioni
private. Nello storico processo dei criminali nazisti a Norimberga, si è affermato il·
principio della disobbedienza agli ordini
contrari al rispetto umano, anche in tempo di guerra. Immaginiamoci se io imprenditore possa obbedire, in ·tempo di
pace, ad una legge che calpestando i dirjtti universali dell'uomo, pretenderebbe di
impedire la libera scelta dell'impiego e
quindi le assunzioni nominative. Potrà
sembrare un paradosso mentre invece è la
realtà: il modo migliore per non risolvere
il problema della disoccupazione è quello
di fissare con legge le regole per risolverlo.
Alberto 8-ertu~ir (Brugherio - Milano)
HA
EU
AH
UE
L'articolo di fondo del «Corriere,, di
lunedì 7 gennaio, di Mario Talamona,
portava per titolo «Occupazione, una sfida che non si vince a parole ~ . Ovviamente, come tutte le sfide, anche questa si
vince solo con fatti. Ma quali? Talamona
ne suggerisce qualcuno, peraltro nel ri. spetto della legge. E ciò non basta. Io
imprenditore - che pragmaticamente
considero l'economia anziché una scienza
esatta, una fede professata- ritengo necessario difendere il sistema democratico
talvolta persino ricorrendo alla disobbedienza delle leggi . quando queste siano
liberticide, inique o più semplicemente
stupide. Purché la disobbedienza non sia
segreta ma provocatoriamente palese per
indurre il legislatore all'umiltà dei correttivi o alla saggezza della «deregulation».
Infatti non rispetto le leggi sull'avviamento al lavoro, in quanto assumo ·solo
per chiamata nominativa; controllo direttamente gli assenti per malattia sospetta,
ma ammetto l'autocertificazione dell'ammalato quando la malattia sia breve e
quindi non necessario il ricorso al medico; ricorro ai licenziamenti motivati per
carenza di impegno o anche per sola indisciplina; apro le porte ai giovani per facilitare la loro formazione professionale, ma
non pago i contributi, coprendo il rischio
infortuni con una polizza assicurativa privata, concedo la mensa gratuita, un ragionevole "argent de poche", e un orario
ridotto per chi frequenta le scuole serali;
ho persino assunto e reso produttivo un
t;erebroleso, e "guarito", assumendolo, un
detenuto condannato a dieci anni di reclusione. Perché sono convinto che l'im-
E
DisoccUpazione e·diritto adisobbedire
gennaio.
queste
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Ma,
difficoltà
è
nota
e
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definire
stupide,
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Un
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aveva
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Ferroviario
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l'anatema:
"La
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Repubblica
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domanda:
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spontanea
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dichiarandoli
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il
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italiano
o
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i~ caos!
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addirittura
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Perchè,
biglietto)
del
t an t i.
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treno.
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ne,
recava
quindi
all'abolizione,
di
il
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che
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con
Costituente!
mi
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Guardia .di
dovrebbe
popolo
quattro
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Parlamen-
che. a l cune
ignorare,
del
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t an t o
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la
produzione
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governi,
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di
il
ricordato
trentanove
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che
a pagarlo due volte anche se non
la Repubblica e
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legislatore.
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diritto e del
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E
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HA
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se
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costituzionalista.
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Parlamento,
comitati
di
massimalismo
dei consigli
e
di
è
corri-
gestione,
demagogico
amministrazio-
se non erano obbedienti .
l
1
si
riflessioni
apre
le
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del
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una
modo
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Consiglio
la
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hanno
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funzione
il
l'insabbiamento
o
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più
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e
nell'attesa
sfiducia
Il
caso
realtà •
che
del
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grazia
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governare,
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parlamentare.
si
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craxiano,
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serpente
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volonteroso
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legislativa è
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servito.
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direzione,
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deliberante,_.
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legislativa
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istituzioni.
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perchè
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ministri
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Consiglio
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rieleggerli,
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essere
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l'innovazione
politiche
scelga
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L'organo
.
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all'innovazione.
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ostilità
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il
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di
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comunitario'',
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poichè
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il
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controllo
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quella
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durevoli,
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affermò :
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Quinta repubblica.
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dell'economia
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votata,
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libertà
cittadini,
giorno
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impegnativa,
dittatura,
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partiti,
coscienza
perchè
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necessaria
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Giuliano
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oramai
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bloccare
come
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opposizione
Corriere
Generale
sperimentato,
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Parlamento
Quarta
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l'attuale sistema elettivo maggiori-
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Francia
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