INDICE
1. L’associazione SOS Donna e le attività contro la violenza alle donne
2
2. La violenza di genere: un fenomeno invisibile
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2.1.
Tipologie di violenza
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2.2.
Conseguenze della violenza
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2.3.
I centri antiviolenza
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3. A scuola per prevenire la violenza contro le donne
3.1.
7
SOS Donna a scuola: caratteristiche ed evoluzione degli interventi
8
3.1.2. Progetto «Libera dalla violenza»
8
3.1.3. Progetto «Educare alle differenze»
17
3.2.
«Libera dalla violenza». Scheda progetto
23
3.3.
«Educare alle differenze». Scheda progetto
30
4. Combattere la violenza sui banchi di scuola. I progetti in Emilia-Romagna
33
4.1.
La «Casa delle donne per non subire violenza» di Bologna
33
4.2.
La «Casa delle donne contro la violenza» di Modena
35
4.3.
Il centro antiviolenza di Parma
37
4.4.
Associazione «La città delle donne» - Telefono rosa di Piacenza
39
4.5.
Associazione «NON DA SOLA» di Reggio Emilia
42
Bibliografia
44
Sitografia
47
1
1. L’associazione SOS Donna e le attività contro la violenza alle donne
L’Associazione SOS Donna è un Centro antiviolenza nato a Faenza l’8 Marzo 1994 in
memoria di due donne, Paola Montanari e Maurizia Panzavolta, vittime della violenza dei
compagni. Dalla nascita l’associazione ha fatto parte del Centro Tutela Diritti del Cittadino; dal
1996 è iscritta all’Albo delle Associazioni del Comune di Faenza e dal ‘98 al Registro Regionale
del volontariato.
Il Centro si rivolge a donne che vivono o hanno vissuto situazioni di sopraffazione, di violenza
psicologica, fisica, sessuale e/o economica nelle loro relazioni interpersonali, nelle relazioni di
coppia, in famiglia, in ambito lavorativo o in altri contesti sociali.
Il servizio è gratuito, garantisce l’anonimato ed è offerto a tutte le donne indipendentemente dalla
loro nazionalità, etnia, lingua, cultura, religione e situazione economica.
Le volontarie ed operatrici frequentano corsi di formazione e aggiornamento presso la Casa delle
Donne di Bologna, il Centro antiviolenza Artemisia di Firenze, il Centro Linea Rosa di Ravenna e
più in generale presso esperti nel campo della violenza e/o delle differenze di genere.
Il Centro antiviolenza è aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì ed offre un servizio di segreteria
telefonica attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
SOS Donna fornisce un servizio di prima accoglienza telefonica cui seguono colloqui vis a vis con
le volontarie che accolgono la donna. I colloqui hanno lo scopo di chiarire la natura delle richieste
della donna in difficoltà ed aiutarla ad individuare le proprie risorse. La pratica del Centro si fonda
sulla relazione di reciproco sostegno e aiuto che si instaura fra donna ed operatrice, chiave per
fare emergere i bisogni, i desideri della persona e valutare le risorse disponibili per definire un
progetto che possa favorire l’uscita dalla situazione di disagio o violenza. Le operatrici cercano di
costruire insieme alla donna un percorso personalizzato per rafforzare la fiducia nelle sue
capacità e risorse senza imporre nulla ma lasciandola libera di scegliere e decidere per se stessa.
Negli anni le attività di SOS Donna si sono moltiplicate e attualmente vengono offerti numerosi
servizi tra cui:
•
Prima accoglienza, telefonica o vis a vis della donna in stato di disagio e/o maltrattata
•
Colloqui preliminari per individuare i bisogni e fornire le prime informazioni utili
•
Percorsi personalizzati, successivi ai colloqui preliminari, in grado di rafforzare la fiducia
della donna nelle proprie capacità e risorse e supportarla verso un percorso di
autonomia
•
Prima consulenza legale e psicologica
•
Informazioni sulla tutela dei diritti delle donne vittime di violenze psicologiche, fisiche ed
economiche, in ambito familiare e non, e di molestie sessuali e stalking
2
•
Sportello di orientamento e accompagnamento al lavoro
•
Sportello legale per donne in stato di difficoltà a causa della violenza subìta
•
Reperimento di un rifugio in caso di situazioni di emergenza
Vengono inoltre organizzate iniziative culturali, di sensibilizzazione e denuncia in merito al
problema della violenza sulle donne sulla base di un approccio volto non soltanto al
fronteggiamento dello stato di emergenza ma anche a fini preventivi.
A tal scopo si organizzano:
•
Corsi di autodifesa rivolti alla popolazione femminile
•
Corsi sull’autostima e l’assertività
•
Corsi di formazione per operatori del settore, nuove volontarie, tirocinanti
•
Gruppi di autoaiuto e autogestione
•
Progetti di prevenzione e sensibilizzazione al fenomeno della violenza nelle scuole
medie inferiori e superiori
Dal 2000 è in atto una convenzione con il Comune di Faenza per l’attivazione del Servizio Fe.n.ice,
Centro di ascolto e di orientamento a nuovi progetti di vita per donne vittime di violenza, in stato di
disagio e maltrattate; questo ha reso possibile la realizzazione di numerosi progetti.
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2. La violenza di genere: un fenomeno invisibile
Il termine violenza deriva dal latino vis e significa forza; violare allude alla qualità dell’impulso ma
anche al rapporto con l’oggetto perché comporta sopraffazione - per disparità di potere o di
numero - e implica danno. La violenza di genere è una forma di maltrattamento a cui sono
soggette le donne nell'ambito dei rapporti familiari, lavorativi ed interpersonali: si verifica ogni
volta che una donna viene maltrattata, denigrata, molestata, sessualmente violentata all'interno di
relazioni cosiddette normali di conoscenza, di frequentazione, di condivisione di spazi e di
abitudini.
Quando si parla di violenza alle donne è importante mettere in luce l’intrinseca connotazione di
genere, ovvero il fatto che il genere femminile abbia una probabilità maggiore rispetto a quello
maschile d’essere vittima di maltrattamenti sistematici.
La violenza di genere può considerarsi ancora un fenomeno invisibile a livello sociale, in quanto si
consuma prevalentemente in famiglia, agita da mariti, partner o ex partner. Spesso le vittime non
riescono a denunciare le violenze subìte per paura delle conseguenze, vergogna o a causa di
modelli di riferimento che giustificano e legittimano il maltrattamento. Il clima di terrore e
intimidazione che la donna vive all'interno della propria casa nasce dalla situazione di controllo e
di dominio che le rende spesso difficile anche il solo pensare di poter chiedere aiuto.
2.1.
Tipologie di violenza
All’interno del fenomeno della violenza domestica è possibile ritrovare varie tipologie, spesso
diversamente combinate e associate tra loro, che concorrono a comporre il quadro del
maltrattamento familiare: violenza fisica, psicologica, economica e sessuale. E’ importante rilevare
come in questi casi esista anche una forma indiretta di violenza, detta assistita, subìta dai figli
ogni qualvolta siano presenti durante i maltrattamenti sulla madre.
La violenza fisica (pugni, calci, schiaffi, uso di armi, forme di sequestro, ecc.) è la più visibile e per
certi versi forse anche la più facile da denunciare.
La violenza psicologica (sistematiche umiliazioni, svalorizzazioni, minacce, restrizione della
libertà, isolamento, soprusi, ecc.) può accompagnare altre forme di violenza o presentarsi da sola
producendo danni ugualmente gravi per la sua continuità, la capacità di attaccare il senso di sé e
di ferire aree fondamentali per la propria identità.
La violenza economica (sottrazione dello stipendio, appropriazione o controllo degli averi
personali, esclusione della donna dalla gestione delle risorse della famiglia, impedimento a trovare
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o mantenere lavoro, ecc.) si verifica quando il partner realizza il completo controllo sulla possibilità
di autonomia della donna. È una delle armi di ricatto più utilizzate nel momento in cui la donna
decide di affrontare la situazione e di uscirne. Il marito le fa sentire che lei non potrà farcela a
mantenere i figli e/o se stessa.
La violenza sessuale (stupro, aggressioni sessuali, imposizione di pratiche sessuali indesiderate,
rapporti sessuali subìti, ecc.) consiste in ogni forma di prevaricazione sessuale ed è frequente
anche all’interno della famiglia e del rapporto di coppia. In ogni caso non è presente un consenso
da parte della donna ed è questo che la rende una violenza, spesso più difficile da riconoscere se
avviene in famiglia per via dell’idea, ancora radicata nella nostra tradizione, del dovere coniugale
che rende difficile identificare una tale imposizione.
E’ bene tenere in considerazione che la violenza domestica, nella quale tutti questi elementi sono
spesso associati, può durare a lungo e spesso cresce di intensità e pericolosità nel corso degli
anni secondo un’escalation resa nota con il termine di ciclo della violenza.
2.2.
Conseguenze della violenza
La violenza occasionale o ripetuta comporta gravi conseguenze sulla donna, ma anche sui figli che
spesso assistono ai maltrattamenti agiti sulla madre; la gravità delle conseguenze varia sia in
relazione alla gravità, alla durata e all’autore della violenza, sia in funzione del sistema di valori e
della soglia di recettività individuale circa gli eventi che si sono prodotti.
Per quanto riguarda gli effetti sulle donne, una delle conseguenze più frequenti è la perdita di
autostima da cui conseguono passività, debolezza ed incapacità di prendere decisioni. In generale
la violenza domestica può annientare il senso di sicurezza di una donna e la fiducia in se stessa.
Le donne che subiscono violenza, rispetto alla popolazione femminile media, hanno condizioni di
salute fisica e psichica peggiori, arrivando a richiedere trattamenti di carattere sanitario in misura
4-5 volte più frequenti, oltre ad essere esposte ad un rischio suicidario 4-5 volte superiore rispetto
alla media.
Rispetto alle conseguenze per bambine/i è possibile notare come la violenza ostacoli un normale
attaccamento nei confronti dei genitori e produca difficoltà a legarsi emotivamente agli altri. Queste
condizioni possono bloccare lo sviluppo di capacità e abilità consone all’età e in molti casi, a causa
dell’ansia costante per ciò che accade in famiglia, possono presentarsi notevoli problemi
nell’apprendimento scolastico. Se si considera nello specifico la fascia di età adolescenziale si
può identificare una maggiore difficoltà rispetto alla conquista dell’autonomia tipica di questo
periodo o al contrario, possono presentarsi gravidanze/matrimoni precoci.
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Rispetto agli effetti a lungo termine, il modello appreso dalla famiglia può compromettere la
capacità di instaurare relazioni adulte improntate sull’ascolto, l’aiuto reciproco, la soluzione non
violenta dei problemi e la mediazione. Spesso l’adolescente, soprattutto se maschio, si identifica
con la figura del padre maltrattante perché sentita più forte e potente perdendo così il rispetto
verso la madre e più in generale verso le figure femminili.
2.3.
I Centri antiviolenza
Negli ultimi decenni grazie ai movimenti femminili nel nostro Paese, come in altre parti del mondo,
le donne hanno raggiunto una nuova consapevolezza rispetto all’importanza di avere il pieno
controllo sulla propria vita e sul proprio corpo, la libertà dalla violenza, la libertà di scelta in tutti gli
ambiti della vita pubblica e privata; tali aspetti vengono ormai considerati parte integrante dei diritti
umani e libertà fondamentali, nonchè perseguiti con tenacia.
Da diversi anni nella Regione Emilia-Romagna si sono sviluppate azioni sempre più organizzate e
integrate a favore delle donne, sia italiane sia straniere, che hanno subìto o subiscono violenza; tra
queste di particolare rilievo risulta la creazione di numerosi centri antiviolenza dislocati sul territorio
regionale.
«Contrastare la violenza fisica, psicologica, sessuale contro le donne attraverso interventi
differenziati rivolti prevalentemente al supporto delle vittime di tali violenze; offrire
sostegno alle donne, con o senza figli, vittime o minacciate di violenza fisica, psicologica e
sessuale,
attraverso
interventi
economici,
di
accoglienza,
consulenza,
ospitalità
residenziale, per permettere loro di assumere, libere da costrizioni e condizionamenti, le
decisioni che ritengono più opportune, facilitando un processo di autonomia e di
progressiva autostima». L.R. 2/86 R.E-R.
I centri antiviolenza - nati per combattere la violenza alle donne in tutte le sue forme - sono presenti
su tutto il territorio nazionale e tra loro in contatto tramite la rete dei centri antiviolenza.
Obiettivi comuni sono quelli di offrire aiuto alle donne che vogliono uscire dal cerchio della violenza
nonché rendere visibile e riconoscibile il fenomeno del maltrattamento per prevenirlo e
combatterlo.
Inoltre il principio nel quale tutti i centri si riconoscono - al di là delle modalità operative che ognuno
di loro adotta - è la relazione fra donne, ovvero donne che aiutano altre donne.
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3. A scuola per prevenire la violenza contro le donne
Le attività di prevenzione primaria si pongono quali fondamentali mezzi di diffusione all’interno di
un contesto allargato - quello sociale - di nuovi modi di pensare e spunti di riflessione innovativi
riguardanti temi di interesse generale in grado di informare, formare e conseguentemente, cercare
di condurre ad un cambiamento culturale e di pensiero tale da fermare - o quantomeno ridurre - i
fenomeni considerati.
Tra i progetti di prevenzione realizzati dall’associazione SOS Donna di Faenza, occupano un posto
ed un ruolo rilevanti tutte le iniziative rivolte alle scuole e agli studenti del territorio.
Si può iniziare a combattere la violenza alle donne partendo proprio dalla scuola, struttura sociale
in grado di offrire uno spaccato della più ampia realtà esterna, di quella società che spesso
velatamente nasconde segnali di disagio difficili da cogliere. Alla scuola è delegato in primo luogo
un compito educativo, volto a far acquisire conoscenze e a promuovere l’apprendimento degli
studenti ma anche a favorire lo sviluppo di relazioni significative con i pari e gli adulti di riferimento,
la socializzazione e l’aggregazione. Tale istituzione consente la sperimentazione di parti diverse di
sé e la messa in gioco dei propri modi di essere, di sentire e pensare, permette di portare
all’esterno valori e principi a cui si è educati in famiglia, di mettere in campo la propria visione del
mondo e del prossimo, gli stereotipi e i pregiudizi spesso inconsapevoli che ognuno di noi vede
crescere dentro di sé sulla base delle esperienze di vita personali. Per le ragazze e i ragazzi che si
trovano a vivere momenti delicati come pre-adolescenza e adolescenza, la scuola diventa un
banco di prova fondamentale, una possibilità di confronto con i coetanei che condividono vissuti,
emozioni e cambiamenti, e con gli insegnanti che, avendo già attraversato certe tappe del ciclo
vitale, cercano di proporsi quale modello positivo.
In tale contesto si creano i presupposti e le condizioni favorevoli per trattare l’argomento della
violenza ma anche delle differenze di genere, quelle diversità tra maschi e femmine che
quotidianamente i ragazzi sperimentano e con cui si scontrano tra attrazione e conflitto, tra
desiderio di condividere e conoscersi meglio e la difficoltà di stare insieme, trovando un giusto
equilibrio.
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3.1.
SOS Donna a scuola: caratteristiche ed evoluzione degli interventi
I progetti Libera dalla violenza ed Educare alle differenze portati dall’associazione faentina
rispettivamente nelle scuole medie superiori ed inferiori, nel tempo hanno subìto varie modifiche
che li hanno portati ad assumere forme nuove, sempre più articolate e adeguate ai bisogni
espressi durante gli incontri dagli studenti, a diventare reali strumenti di prevenzione, accattivanti
ed efficaci. La prima sperimentazione dei progetti avvenuta nell’anno scolastico 2000/01 è stata
l’apripista di un percorso che ha visto coinvolti già l’anno successivo quasi tutti gli Istituti Superiori
di Faenza e comprensorio.
3.1.2. Progetto «Libera dalla violenza»
Il progetto Libera dalla violenza nasce nell’anno 2000 e si propone quale intervento psicoeducazionale di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne rivolto alla popolazione giovanile
nel tentativo di scardinare stereotipi e pregiudizi presenti nella cultura tradizionale. Gli interventi
mirano a fornire informazioni a proposito dei comportamenti aggressivi e di eventuali strategie di
prevenzione e difesa, attraverso il coinvolgimento degli studenti in una riflessione sul concetto di
differenza di genere e sui meccanismi alla base dei comportamenti violenti, sulle caratteristiche
principali del fenomeno (tipologia di autore e di vittima, tempi e modalità con cui la violenza viene
agita) in un clima libero da giudizi, tale da favorire lo scambio di opinioni da parte di ragazze e
ragazzi. Un ulteriore obiettivo è favorire la conoscenza del Servizio Fe.n.ice - associazione SOS
Donna e dei servizi offerti.
L’azione prevista per il raggiungimento di tali obiettivi consiste nella realizzazione di interventi
psico-educazionali rivolti agli studenti delle scuole superiori del comprensorio di Faenza,
inizialmente delle classi quarte e quinte e, in un secondo tempo, delle classi seconde e terze,
della durata di circa due ore.
Anno scolastico 2002/2003
Il progetto coinvolge nell’arco di un biennio tutti gli Istituti Superiori della città e del comprensorio e
si rivolge nello specifico ad alunni ed insegnanti delle classi IV e V superiore.
L’organizzazione degli interventi ha avuto inizio nel Giugno 2002 con la spedizione a tutti gli Istituti
Superiori di una lettera di presentazione dell’associazione, del Servizio Fe.n.ice e del progetto che
s’intende proporre e sviluppare all’interno delle classi. Nel mese di settembre la scheda progetto
viene nuovamente spedita a tutti gli Istituti Superiori della città e del comprensorio e, su
indicazione dell’Amministrazione Comunale, anche al Consultorio Giovani della città e al Dirigente
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dei Servizi Sociali. In ottobre prende avvio in concreto l’attuazione del progetto: vengono
organizzati incontri di presentazione con i referenti dei diversi istituti scolastici che lo approvano
all’unanimità ad esclusione dell’Istituto Tecnico “E. Fermi” (con il quale si è provveduto ad
effettuare un incontro con il Preside per verificare la possibilità di svolgere il progetto l’anno
successivo).
Per l’anno 2002/2003 aderiscono all’iniziativa 25 classi. Si definisce con gli insegnanti che al
termine di ogni intervento verrà stesa una relazione sull’andamento e le tematiche emerse durante
l’incontro e compilata una scheda in cui riportare le frasi e gli interventi, in forma anonima, degli
studenti e, infine, verranno elaborati i dati dei questionari somministrati ai ragazzi. Tutto il materiale
verrà, in un secondo momento a fine anno scolastico, visionato insieme agli insegnanti referenti
della classe per una riflessione e condivisione dell’intervento, delle problematiche trattate ed
eventualmente emerse e per valutare quale tipo di intervento sia possibile sviluppare l’anno
successivo. Verrà poi elaborata una relazione dell’incontro con gli insegnanti. La fase finale del
progetto prevede la compilazione di una relazione conclusiva, relativa all’intero percorso, da
presentare all’Amministrazione Comunale - Assessorato Pari Opportunità, suddivisa per Istituto in
cui verranno illustrati lo svolgimento degli incontri, le problematiche e le tematiche più significative
emerse dalle classi e dall’incontro con gli insegnanti referenti. La dott.sa Monica Marchini
(psicologa-psicoterapeuta che ha collaborato con l’Associazione/servizio Fe.n.ice e ha seguito
l’elaborazione del progetto) ha supervisionato l’intero percorso conducendo una formazione
specifica (riguardante i temi trattati, il lavoro di gruppo nelle classi, le dinamiche che si sviluppano
durante gli interventi) ed una collaborazione diretta con la coordinatrice del progetto ed il gruppo di
volontarie dell’associazione partecipanti agli interventi nelle classi.
L’intervento psico - educazionale ha interessato per la prima fase circa 1200/1300 ragazzi (a cui è
seguita la seconda fase realizzata durante l’anno scolastico 2003/2004, rivolta alle classi quinte e
riguardante il tema del rapporto uomo-donna) suddivisi in 23 classi quarte di tutti gli Istituti superiori
della città (Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura, Istituto Statale D’ Arte per la Ceramica,
Istituto Professionale di Stato per il Commercio, Istituto Professionale di Stato per l’Industria e
l’Artigianato, Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri, Liceo Classico, Liceo Scientifico
ed Istituto Professionale Statale Alberghiero).
Nello specifico ogni incontro, della durata di 2 ore, e si è svolto secondo alcune fasi:
•
presentazione e finalità del modulo
•
brainstorming sulla parola violenza
•
discussione sulle varie tipologie e rappresentazioni della violenza
•
analisi delle situazioni e dei luoghi in cui si possono verificare episodi di violenza e
maltrattamento
•
lettura di una storia di maltrattamento e commento libero da parte della classe
(brainstorming delle emozioni riguardo alla storia/analisi delle tematiche e delle emozioni
emergenti)
9
•
presentazione del servizio Fe.n.ice e dell’associazione SOS Donna
•
distribuzione del materiale informativo
•
consegna di un questionario (anonimo) sulla valutazione dell’intervento
Successivamente viene redatta una relazione dell’intervento per ogni classe; nel corso di un
incontro/scambio con l’insegnante referente per rendicontare al Consiglio di classe l’esperienza
svolta, il coordinatore del progetto e le operatrici del servizio hanno presentato ciò che è emerso
durante gli incontri e l’elaborazione dei questionari compilati dai ragazzi.
Anno scolastico 2003/2004
Per poter dare continuità al lavoro svolto con i ragazzi e le ragazze, il progetto è stato articolato
su quattro anni, coinvolgendo le classi quarte e quinte.
Durante l’anno scolastico 2003/2004 viene sviluppato con gli studenti del quarto anno degli Istituti
Superiori il tema della violenza con l’obiettivo di promuovere un confronto e far acquisire maggiore
consapevolezza rispetto al fenomeno nelle sue diverse forme, a come la violenza possa essere
riconosciuta, come possa manifestarsi all’interno delle relazioni amicali ed affettive e quali
strumenti mettere in atto per prevenirla. Con gli studenti del quinto anno degli Istituti Superiori è
stata portata avanti la seconda parte del progetto che ha trattato la differenza e relazione di
genere.
Nello specifico l’obiettivo degli incontri è quello di fornire alcuni spunti di riflessione e di confronto
sulla differenza/relazione tra i generi (maschio e femmina), sull’importanza e la valorizzazione del
rispetto delle diversità individuali, sulla rilevazione di alcuni stereotipi legati al passato e ad oggi
ancora presenti. Si è cercato inoltre, insieme ai ragazzi e alle ragazze, di collegare le tematiche
trattate con il lavoro realizzato l’anno precedente riguardo le diverse forme di violenza e di
discutere a proposito dello stretto legame tra mancata accettazione della diversità e del rispetto e
violenza di genere.
Dai questionari somministrati al termine di ogni intervento è emerso come per i ragazzi e le
ragazze entrambi gli incontri siano stati molto positivi; ritengono di aver avuto la possibilità di
esprimersi, di essere ascoltati, di confrontarsi su temi che non vengono quasi mai affrontati, in
particolar modo in ambito scolastico. Quasi tutte le classi hanno ritenuto gli incontri troppo brevi, i
temi trattati importanti e hanno valutato positivamente il metodo utilizzato che li ha coinvolti e resi
partecipi. Molto positivo è stato anche il confronto con gli insegnanti referenti che sono stati
coinvolti nelle diverse fasi di realizzazione del progetto: prima di incontrare gli studenti è stata
effettuata una presentazione del progetto e della metodologia che sarebbe stata utilizzata in
classe. Al termine degli incontri è stata condotta una valutazione di quanto emerso con gli studenti
e dell’andamento delle attività realizzate. Gli insegnanti si sono mostrati disponibili ed interessati al
lavoro svolto; alcuni docenti hanno richiesto di poter coinvolgere per gli anni successivi anche le
classi del terzo anno.
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Anno scolastico 2004/2005
L’anno 2004/2005 vede il proseguimento del progetto secondo il modello utilizzato in precedenza
ma rivisto sulla base di una più precisa definizione delle fasi e delle metodologie di lavoro oltre ad
una più attenta e dettagliata analisi finale. Si stabilisce di redigere annualmente, alla fine di tutti gli
interventi con le classi, una relazione sintetica dell’intero progetto contenente un’approfondita
analisi qualitativa e quantitativa dei dati (elaborati tramite il programma informatico SPSS con il
quale è possibile svolgere anche un’analisi delle frequenze) emersi attraverso gli incontri e la
somministrazione dei questionari con l’obiettivo di valutare l’efficacia dell’intervento.
La metodologia ha previsto durante ogni intervento, della durata di circa un’ora e mezzo/due ore,
lo sviluppo delle tre fasi (brainstorming, discussione con gli alunni dei risultati e presentazione del
Servizio Fe.n.ice - SOS Donna) al termine delle quali è distribuito agli studenti il questionario
anonimo di valutazione.
Durante gli incontri l’insegnante è stato invitato ad uscire dalla classe al fine di creare un clima il
più possibile non giudicante e neutro, tale da consentire, grazie all’accoglienza delle operatrici
verso ogni possibile diversità di pensiero, il confronto aperto sulle tematiche trattate. Ad ogni
incontro, dopo una breve presentazione del gruppo di lavoro, dell’intervento e delle sue finalità, si è
svolta l’attività di brainstorming con la classe sulla parola violenza (nelle classi quarte) o su
Maschio e Femmina, svantaggi e vantaggi (nelle classi quinte); in seguito si è aperta la parte
centrale dell’incontro, la discussione sul concetto di violenza o di differenza di genere che ha
permesso ai ragazzi di riflettere sui temi proposti ed in particolare sui meccanismi alla base dei
comportamenti considerati. Le tirocinanti e la volontaria hanno avuto l’importante ruolo di stimolo
dal momento che il loro compito è stato fornire statistiche ed esempi per far comprendere meglio ai
ragazzi i concetti spiegati. Alla fine dell’incontro la Psicologa ha introdotto una breve sintesi
dell’incontro e una restituzione di quanto emerso; subito dopo la volontaria ha presentato la storia
dell’associazione fornendo anche alcuni dati sulla tipologia di donne che si rivolgono al centro,
informazioni che incuriosiscono sempre molto i ragazzi spingendoli a fare domande sul servizio
Fe.n.ice e sulle attività svolte al suo interno. La parte conclusiva dell’incontro ha previsto la
distribuzione di alcuni gadget (penne e segnalibri) ed un opuscolo pubblicato per le scuole con
diverse informazioni (brevi cenni sui vari tipi di violenza, consigli utili per evitare tali situazioni o
cercare di fronteggiarle al meglio, un confronto sui pregiudizi-stereotipi sul fenomeno) di facile
consultazione per i ragazzi e la somministrazione ad ogni studente del questionario anonimo al
fine di sondare le opinioni personali e la conoscenza rispetto al tema della violenza e delle
differenze di genere oltre a verificare l’efficacia e il gradimento dell’intervento svolto.
Il questionario per la valutazione del secondo modulo sulle differenze di genere (classi quinte
superiori) è stato parzialmente modificato a seguito di alcune riflessioni metodologiche emerse
all’interno del gruppo di lavoro per renderlo maggiormente significativo.
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I dati emersi dai questionari sono apparsi di grande interesse perché hanno consentito di
comprendere da vicino il pensiero dei ragazzi rispetto ai temi proposti e di calibrare al meglio gli
interventi per aumentarne efficacia e utilità. Dai questionari e dalle discussioni in classe è risultato,
ad esempio, il bisogno dei ragazzi di parlare maggiormente dei temi trattati, anche nel corso della
quotidiana vita scolastica con gli insegnanti. A questo proposito si è pensato di suggerire ai docenti
di introdurre l’argomento alla classe prima dell’incontro con le operatrici ed eventualmente di
riprenderle in seguito per favorire una maggiore continuità dell’esperienza ed un maggiore impatto
facendo in modo che per gli studenti l’attività psico-educazionale non si riduca ad un evento
isolato. E’ stata valutata anche la possibilità di aumentare il numero degli incontri durante l’anno,
previo consenso degli istituti interessati, in modo da lasciare più spazio all’approfondimento del
tema e alla discussione di un problema che tocca da vicino la realtà quotidiana degli studenti. Al
termine del percorso svolto di proporrà di coinvolgere per l’anno scolastico 2005/2006 i ragazzi del
secondo e terzo anno dal momento che sia il tema che la metodologia vengono ritenuti
maggiormente adeguati a questo target rispetto a quello degli studenti degli ultimi anni e possono
consentire di ottenere maggiori risultati vista la giovane età ed elasticità di pensiero degli allievi
coinvolti.
Anno scolastico 2005/2006
Durante l’anno scolastico 2005/2006 sono stati mantenuti il target di riferimento del progetto
(coinvolte le classi quarte delle scuole superiori del territorio faentino per il modulo sulla violenza di
genere e quinte per il modulo sulle differenze di genere), l’assetto del gruppo di lavoro (psicologa,
alcune volontarie dell’Associazione e tirocinanti della Facoltà di Psicologia - corso di Scienze del
Comportamento e delle Relazioni Sociali di Bologna, sede di Cesena) e la metodologia, con
l’intento di sottolineare e mettere in evidenza le opinioni e i vissuti dei ragazzi rispetto alle
tematiche proposte, di portare ad una maggior consapevolezza e sensibilizzazione al riguardo e,
allo stesso tempo, far emergere una riflessione su pensieri ed agiti della generazione giovanile.
Dai riscontri ottenuti con l’elaborazione dei questionari si evince che i ragazzi che si sono
dimostrati partecipi ed interessati soprattutto ai racconti di casi di delle donne aiutate
dall’associazione per episodi di violenza riportati da una volontaria del centro. A livello
metodologico si propone, nei limiti di possibilità temporale e di disponibilità delle scuole e degli
insegnanti, una fase introduttiva all’incontro, dove si possano gettare le basi per una più alta e
consapevole partecipazione all’intervento sulla violenza, accompagnata dalla somministrazione di
questionari, per sondare in maniera più dettagliata e scientifica le percezioni sulla violenza,
potendone apprezzare il cambiamento in itinere (prima e dopo l’intervento).
L’importanza dello scopo di questo intervento psico-educazionale porta a riflettere sull’utenza al
quale è destinato, in quanto si ritiene importante, e forse maggiormente d’impatto se iniziato in una
fase preliminare dell’adolescenza; si suggerisce l’anticipazione del progetto - sia per quanto
riguarda il modulo sulla violenza che, in particolare, quello sulle differenze di genere - ad una
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fascia d’età più bassa, caratterizzata da una maggiore elasticità di pensiero ed una più rilevante
possibilità preventiva. Quest’ultimo modulo infatti, nonostante abbia portato a discussioni
importanti e interessanti relative al tema, spesso viene minimizzato dai ragazzi che tendono a
mostrare un’ adesione alle loro identità di ruolo già piuttosto definita e consolidata.
Anno scolastico 2006/2007
Nel corso dell’anno scolastico 2006/2007 il progetto «Libera dalla violenza» ha previsto la modifica
del target di riferimento degli interventi nel seguente modo:
-
I° modulo sulle differenze di genere rivolto alle classi II
-
II° modulo sulla violenza di genere rivolto alle classi III
Alcuni Istituti hanno richiesto che gli incontri fossero realizzati anche nelle classi IV e V, ritenendo
opportuno allargare il target di riferimento. In alcuni casi, avendo già intrapreso un percorso con le
classi IV durante l’anno scolastico precedente, si è portato a termine il progetto proponendo agli
studenti il modulo sulla violenza; nelle nuove sezioni di IV e V è stato ugualmente proposto questo
modulo ritenuto maggiormente adatto all’età dei partecipanti.
E’ stata mantenuta la metodologia utilizzata durante gli incontri per entrambi i moduli per
coinvolgere il gruppo classe e far riflettere attraverso attivazioni, brainstorming e discussioni in
gruppo. Al termine del percorso all’interno delle classi sono stati evidenziati alcuni aspetti
organizzativi-metodologici tra cui, in particolare, l’importanza del coinvolgimento attivo dei docenti
nella fase organizzativa degli interventi: i referenti sono stati quasi sempre disponibili ed interessati
alle attività proposte, comunicate in maniera tempestiva alle classi, a cui veniva anticipato il tema
dell’incontro. Soltanto in sporadici casi, le operatrici si sono trovate di fronte studenti che non
sapevano nulla dell’intervento e docenti che mostravano perplessità rispetto soprattutto, alla
richiesta di uscire dall’aula. A questo proposito, durante le fasi di preparazione ed organizzazione,
si ritiene opportuno effettuare incontri con i referenti ed eventuali insegnanti coinvolti o interessati
al progetto per presentare il pensiero alla base degli interventi e condividere metodologia e
modalità di lavoro. Si sottolinea anche l’importanza e la necessità di proseguire con l’ utilizzo della
restituzione scritta, sotto forma di relazione, di quanto emerso durante gli incontri con le classi,
quale strumento di comunicazione e confronto con i docenti che si sono mostrati molto interessati
al pensiero dei propri alunni oltre che alle modalità relazionali agita durante gli incontri con le
operatrici. Riguardo gli incontri con gli studenti, ragazze e ragazzi hanno prestato attenzione
soprattutto alla storia dell’Associazione e al racconto dei casi seguiti dalle volontarie; hanno
mostrato di gradire le testimonianze dirette e i racconti delle esperienze con le donne, anche da un
punto di vista personale ed emotivo. A tal proposito è fondamentale la modalità con cui le
operatrici si pongono nei confronti del gruppo classe: mantenendo un atteggiamento aperto e
disponibile, lasciando ampio spazio per dubbi e curiosità, cercando di scalzare eventuali stereotipi
e pregiudizi presenti in molti casi soprattutto per quel che riguarda gli stranieri, visti ancora troppo
spesso come persone violente (anche se la maggioranza degli studenti riconosce che, in realtà,
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chiunque potrebbe diventare autore di violenze) o la parità tra uomo e donna - più volte
considerata un obiettivo fondamentale da raggiungere ma ciononostante ancora poco presente - si
può riuscire nell’intento di coinvolgere attivamente gli studenti conferendo maggior efficacia
all’intervento.
La maggior parte dei ragazzi infatti ha espresso nei questionari finali di valutazione
apprezzamento per le modalità di conduzione in particolare perché ha offerto la possibilità di
affrontare liberamente argomenti che spesso non vengono trattati a scuola; a tal proposito hanno
sottolineato il bisogno di poter discutere delle tematiche proposte anche con gli insegnanti o con
le operatrici in un maggior numero di incontri.
Anno scolastico 2007/2008
L’anno scolastico 2007/2008 è stato caratterizzato dalla revisione del modulo sulle differenze di
genere e del questionario di valutazione finale rivolti agli studenti delle classi II medie superiori. A
seguito dell’ esperienza maturata negli anni si è ritenuto opportuno approfondire maggiormente il
tema delle differenze utilizzando una modalità interattiva e in grado di coinvolgere attivamente il
gruppo classe, fornendo agli studenti nozioni di carattere scientifico, sociologico e antropologico,
presentando le caratteristiche biologiche delle diversità uomo-donna, gli aspetti evolutivi che
influenzano le relazioni e soprattutto l’assunzione dei ruoli tra i due generi. All’inizio dell’incontro,
dopo una breve presentazione del lavoro e delle operatrici, viene distribuito alla classe del
materiale-stimolo utilizzato come punto di partenza per la riflessione sugli stereotipi sul genere,
nello specifico immagini e frasi stereotipate in base alle aspettative sociali. Gli studenti vengono
suddivisi in coppie dello stesso sesso e, dopo aver discusso insieme alla conduttrice del significato
dell’espressione influenza dei pari, delle sue caratteristiche positive o negative, ricevono un foglio
attività sul quale dovranno indicare almeno cinque tipologie di comportamento o qualità
tradizionalmente definite appropriate per gli uomini e altrettante per le donne, secondo il punto di
vista tradizionale della società, non necessariamente il proprio. Al termine un rappresentante
d’ogni coppia espone alla classe il frutto delle riflessioni emerse e scrive alla lavagna una
caratteristica attribuita agli uomini e una alle donne; la conduttrice poi guida il gruppo nel confronto
tra le due liste (sottolineando come spesso le qualità siano opposte e di frequente più positive per
gli uomini che per le donne) per far emergere, sulla base degli spunti proposti, differenze e
caratteristiche distintive di ciascun genere. In seguito si presentano alcuni approfondimenti
partendo dalla ricerca di quelle definizioni che, secondo gli studenti, corrispondono a
caratteristiche biologiche (solitamente quasi nessuna), s’introducono i concetti di sesso biologico e
genere socialmente costruito avvalendosi anche di grafici/immagini. L’operatrice rileva poi come le
opinioni che si hanno riguardo ai generi spesso siano definizioni stereotipate che assumono le
vesti di scatole in cui molti di noi si trovano chiusi senza rendersene conto e dalle quali, soprattutto
in adolescenza, quando la spinta all’omologazione da parte dei pari è molto forte, è difficile uscire.
La riflessione verte a questo punto sulla possibilità di uscire dalle scatole dello stereotipo, da ciò
14
che questo comporta all’interno del proprio gruppo di riferimento, di come alcune persone non
riescano a farlo, di quali possano essere i motivi e di come i ragazzi possano aiutare loro stessi e
gli altri ad evadere dalla scatola del pregiudizio.
La sperimentazione ha portato buoni risultati: ha coinvolto maggiormente i ragazzi grazie anche
agli stimoli e alle curiosità riguardanti le caratteristiche di uomini e donne, il confronto tra i due
generi, le spiegazioni scientifiche di differenze e stereotipi, fattori biologici e sociali, forniti dalle
operatrici che hanno suscitato numerose domande e riflessioni. Dai questionari di valutazione sono
emersi riscontri positivi che hanno confermato i trend segnalati negli anni precedenti. In uno degli
Istituti coinvolti nel progetto l’ interesse mostrato dagli studenti rispetto al tema delle differenze di
genere e degli stereotipi ha portato alla proposta da parte dell’insegnante referente di realizzare
una ricerca su tale argomento, a partire da settembre 2008, con la collaborazione delle operatrici
del servizio Fe.ni.ce - SOS Donna al fine di organizzare alcuni incontri di approfondimento per i
ragazzi e i docenti. Si ritiene importante promuovere tali iniziative e sostenere quanti esprimano il
desiderio di analizzare in maniera più approfondita i temi di discussione proposti durante gli
interventi in classe. Creare una rete di collaborazione solida tra Servizio Fe.n.ice e scuola
dovrebbe diventare un obiettivo basilare per rafforzare l’attività preventiva e cercare di
sensibilizzare rispetto al tema della violenza di genere e delle disparità.
Anno scolastico 2009/2010
L’anno scolastico 2009/2010 ha previsto l’inserimento di nuovi partner interessati a sostenere il
progetto «Libera dalla violenza», che ha continuato a riscuotere positivi riscontri da parte degli
Istituti scolastici coinvolti. Sono stati offerti il patrocinio da parte della Regione Emilia-Romagna e
della Provincia di Ravenna (tutti i loghi sono stati inseriti nel libretto informativo da distribuire agli
studenti). Sono proseguiti gli interventi nelle classi in orario scolastico secondo la modalità
collaudata ed è stato istituito un bando di concorso rivolto alle classi che hanno partecipato
all’attività formativa-informativa dell’Istituto per il Commercio «Strocchi» per la realizzazione di
elaborati grafico-artistici o letterari sul tema della violenza sulle donne o sulle differenze di genere.
Tutti gli elaborati sono stati raccolti, valutati ed è stato assegnato un premio al miglior elaborato
durante una premiazione pubblica tenutasi presso la Sala delle Bandiere del Comune di Faenza.
Dieci anni di esperienza: un bilancio
Ricostruendo la storia del progetto «Libera dalla violenza», si nota come questo abbia reso
possibile la promozione nel territorio faentino di una maggiore conoscenza del centro antiviolenza
e delle attività svolte al suo interno e in particolare abbia concorso ad accrescere la
consapevolezza delle giovani generazioni rispetto alle differenze di genere e al fenomeno della
violenza sulle donne. Dal 2001, quando il progetto ha preso avvio come sperimentazione in alcune
classi degli Istituti Superiori della città, ad oggi quando tutti gli Istituti di Faenza ed alcuni del
15
circondario aderiscono con partecipazione all’iniziativa proposta e si è osservato un interesse ed
un coinvolgimento crescente da parte delle scuole, degli insegnanti e degli stessi studenti.
Ciò che è andato modificandosi nel tempo è la percezione del fenomeno della violenza: nei primi
anni durante gli incontri, soprattutto nei momenti di discussione e confronto con la conduttrice e le
volontarie, emergevano con maggiore frequenza stereotipi e pregiudizi soprattutto nei confronti
degli stranieri o di chi presenta problemi di dipendenza da alcol o sostanze, mentre ora pare si stia
gradualmente diffondendo una maggiore consapevolezza del carattere di trasversalità del
fenomeno che porta uomini insospettabili ad agire violenza verso le compagne. A tal proposito è
aumentata anche la conoscenza del fenomeno nelle sue diverse forme, fisica, sessuale e
psicologica e soprattutto economica (spesso sconosciuta) così come forme riconosciute e definite
più recentemente come lo stalking o il mobbing: gli studenti appaiono in diversi casi più informati
(spesso grazie anche agli interventi degli insegnanti che presentano alla classe le tematiche
oggetto dell’intervento) oltre che più interessati e curiosi alle informazioni presentate.
Un risultato positivo riscontrato costantemente dal progetto pare essere la metodologia con cui
vengono condotti gli incontri: i ragazzi hanno e continuano ad evidenziare l’importanza dello spazio
di confronto e dialogo libero messo a loro disposizione dalle operatrici e volontarie del Centro,
dell’atteggiamento non giudicante, disponibile e aperto oltre all’interesse espresso per i temi
proposti che dovrebbero, a loro avviso, entrare maggiormente nelle aule scolastiche attraverso
dibattiti o possibilità di scambio anche con gli insegnanti. Gli studenti ogni anno richiedono un
maggior numero di incontri con le operatrici e la possibilità di coinvolgere i docenti nella
discussione a seguito degli interventi. Gli aspetti che catturano l’attenzione risultano soprattutto
quelli legati alla vita e all’attività del Centro antiviolenza: essi generano sempre numerose
domande da parte di ragazze/i molto interessati alla storia e alle origini dell’Associazione e in
particolare ai casi seguiti (raccontati in forma anonima dalle operatrici) che lasciano spesso senza
parole e commossi.
Dal punto di vista di chi conduce gli incontri invece, emerge sempre di più l’importanza di riuscire
ad instaurare un rapporto di collaborazione con gli Istituti scolastici, i Dirigenti e gli insegnanti che
fungono da primo tramite e porta d’accesso con gli studenti, l’utilità di un lavoro di rete che aiuti a
raggiungere l’obiettivo di rafforzare l’attività preventiva e di sensibilizzazione rispetto al tema della
violenza di genere e delle disparità ancora presenti, a livello socio-culturale, tra uomo e donna.
Fare in modo che gli interventi vedano come protagonisti attivi tutti coloro che gravitano all’interno
dell’istituzione scuola diventa una delle finalità principali nella lotta contro le discriminazioni e la
violenza di genere.
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3.1.3. Progetto «Educare alle differenze»
La società attuale è in continua evoluzione e come tale trasmette molteplici input, al volte in
contraddizione tra loro, a volte incomprensibili, ma ai quali tendiamo ad adattarci seguendo ritmi
sempre più accelerati. La nostra è la società del consumismo, di Internet e delle nuove tecnologie
che consentono contatti rapidi ed immediati ma spesso impersonali, una società che non porta a
fermarsi, riflettere, giocare e soprattutto scegliere, all’insegna del tutto e subito e dell’omologazione
che molto spesso diventa un valore da sostenere e perseguire.
Tutti noi risentiamo di questo cambiamento di rotta a livello sociale ma sono soprattutto bambini ed
adolescenti a farne le spese, abituati a crescere in un contesto in cui tutto è mediato dai mezzi di
comunicazione che tendono ad appiattire, a non dare possibilità e riconoscimento al pluralismo,
alle differenze e alla possibilità di libera scelta.
L’identità di genere è il processo d’acquisizione e costruzione consapevole del ruolo socioculturale definito dall’appartenenza sessuale del corpo. Tale processo inizia alla nascita grazie al
rapporto con i genitori e successivamente, con le altre figure di riferimento con cui ci si rapporta e
si entra in contatto. Si tratta di qualcosa che va oltre il dato biologico, è una continua scoperta di sé
nella propria sessuata differenziazione, un conoscersi anche attraverso il confronto e la relazione
con l’altro, soprattutto se diverso, in un processo che accompagna, nelle successive fasi di
sviluppo, l’intera vita degli individui.
Quella tra maschi e femmine, uomini e donne è una delle differenze primarie ed ineludibili del
nostro vivere: l’appartenenza a generi diversi implica esperienze di sé differenti che necessitano di
uno spazio proprio per iniziare ad essere ascoltate, valutate, comprese e considerate come
ricchezza ed opportunità presente e futura.
Nel tempo si è venuta strutturare una concezione del mondo femminile e di quello maschile come
universi distinti e contrapposti tali da dover imporre uno il proprio status quo rispetto all’altro,
lontani dall’ottica di accettazione e rispetto reciproco alla base delle relazioni umane.
Il progetto «Educare alle differenze» prende il via da queste riflessioni, dall’idea di promuovere un
percorso educativo in grado di favorire lo sviluppo di nuovi punti d’incontro e confronto per
approfondire ed elaborare le differenze tra i generi secondo un approccio che non le consideri più
un ostacolo nella relazione con l’altro ma al contrario, una risorsa da coltivare e sostenere.
L’obiettivo principale delle attività è quello di aiutare i ragazzi a riflettere sulla tematica delle
differenze di genere e sull’influenza che esse hanno nella relazione con i coetanei facendo
emergere le rappresentazioni degli adolescenti a proposito dei coetanei del proprio genere e di
quello opposto, delle idealizzazioni e delle aspettative legate a tali rappresentazioni spesso
influenzate da stereotipi e pregiudizi interiorizzati dal soggetto stesso.
Ideato nel 2002/03 come intervento laboratoriale di 10 ore per le scuole elementari e medie
inferiori del territorio faentino, poi rivisto e ridotto ad un unico incontro di due ore proposto nelle
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scuole medie inferiori, «Educare alle differenze» si pone l’obiettivo di stimolare un confronto e uno
scambio tra il mondo femminile e quello maschile tale da mettere in luce le diversità per arrivare a
definirsi nella relazione in modo più consapevole. L’azione proposta è rivolta in primo luogo a
bambine/i e a preadolescenti ma indirettamente è destinata anche a genitori ed insegnanti per
iniziare ad uscire dal luogo comune in cui tutto è neutro e senza distinzione di sesso.
Il lavoro educativo consiste nell’offrire uno spazio all’interno del quale è possibile raccontarsi,
ascoltarsi ed essere ascoltati.
Anno scolastico 2005/2006
Il progetto «Educare alle differenze» prende il via nell’anno scolastico 2005/2006 con il
coinvolgimento di tre Istituti del comprensorio faentino (Lanzoni, Bendandi e sede di Granarolo
faentino).
Lo scopo dell’intervento è quello di sensibilizzare i ragazzi promuovendo una riflessione circa la
parità tra uomo e donna che consenta di fare emergere informazioni riguardanti le
rappresentazioni che gli adolescenti hanno dei coetanei del proprio genere e di quello opposto, le
idealizzazioni e le aspettative corrispondenti, spesso alla base di stereotipi e pregiudizi di genere.
La metodologia di lavoro proposta prevede una prima parte di attività in gruppo, in un secondo
momento viene intavolato un confronto guidato dalla conduttrice per discutere di quanto emerso
durante la prima fase. Al termine è somministrato un questionario finale anonimo di valutazione,
presentato il Servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna e distribuito il materiale informativo.
Durante gli incontri, la cui realizzazione è sempre completamente gratuita per le scuole,
l’insegnante è invitato ad uscire dalla classe al fine di creare un clima il più possibile neutro e libero
da giudizi; ciò è pensato per favorire la creazione da parte delle operatrici di un clima aperto al
confronto, non giudicante e pronto ad accogliere le diversità di pensiero.
Nello specifico gli incontri si svolgono secondo un traccia predefinita: dopo una breve
presentazione dell’equipe, dell’incontro e delle sue finalità, la classe viene divisa in sottogruppo
maschile e sottogruppo femminile e predisposta per il lavoro.
I partecipanti di ciascun gruppo decidono poi se attribuire mestieri ed aggettivi impressi sui post-it
consegnati dalla conduttrice, alla categoria delle donne o a quella degli uomini, argomentando
successivamente alla classe tale scelta. Durante il confronto che coinvolge tutti gli alunni viene
discusso in particolare il concetto di differenza di genere per favorire una riflessione critica sul
tema, soprattutto sui meccanismi alla base di questi comportamenti.
A fine incontro la psicologa propone una sintesi dell’incontro e procede alla restituzione di quanto
emerso per poi passare alla presentazione della storia dell’associazione fatta dalle tirocinanti o
dalla volontaria, arricchita anche da alcuni dati sulla tipologia di donne che si rivolgono al centro.
La parte conclusiva prevede la somministrazione di un questionario (anonimo) al fine di sondare
l’opinione degli alunni, verificare l’efficacia e il gradimento dell’intervento e la loro conoscenza sul
tema delle differenze di genere.
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Le operatrici distribuiscono alcuni gadget (penne e segnalibri) e materiale informativo
appositamente creato per il progetto.
Dall’analisi dei questionari è emerso da parte di operatrici, studenti ed insegnanti una riconosciuta
utilità del progetto: tutti hanno percepito un’efficacia e un’importanza molto alte, l’intervento è stato
valutato positivamente e richiesto, per gli anni successivi, anche in una forma più lunga (più
incontri o unico incontro ma di durata maggiore).
I ragazzi hanno mostrato attenzione ed interesse per il tema proposto gradendo molto la
metodologia del laboratorio a cui hanno partecipato con entusiasmo sia nella parte di attività di
gruppo che nella discussione; ciò che li ha coinvolti maggiormente sono la storia dell’associazione
e i casi delle donne seguite che hanno incuriosito molto spingendo gli studenti a fare domande sul
servizio Fe.n.ice e l’associazione. L’unico aspetto trascurato è risultato il questionario finale,
compilato in diversi casi in modo sbrigativo e poco serio, fattore che si ritiene imputabile alla
giovane età dei ragazzi.
Rispetto ai docenti si sono evidenziati un buon interesse e una certa disponibilità nei confronti delle
operatrici nonostante ci siano state poche occasioni di scambio e confronto. Si ritiene importante il
momento di scambio successivo agli interventi nelle classi, che comporta la consegna e lettura
delle relazioni finali (contenti anche i risultati del questionario i valutazione) che hanno l’obiettivo di
restituire i risultati del lavoro svolto, osservare la ricaduta dell’intervento a breve termine e valutare
insieme eventuali proposte o modifiche. Trovare ulteriori momenti di incontro con gli insegnanti
referenti dei vari istituti dovrebbe diventare un obiettivo di lavoro per i prossimi anni per integrarsi
sempre più nella realtà scolastica.
La metodologia proposta è risultata adeguata all’età dei ragazzi, partendo da una base ludica e si
ritiene che in futuro potrebbe essere utilizzata anche in un eventuale progetto ampliato, tale da
comprendere l’intero percorso della scuola secondaria di primo grado.
Anno scolastico 2006/2007
Nell’anno scolastico 2006/2007 prende il via la fase organizzativa relativa al progetto pensato per
le scuole medie inferiori del territorio faentino. Viene formato un gruppo di lavoro per condividere la
metodologia da utilizzare durante gli incontri nelle scuole ed effettuato il percorso di formazione
delle tirocinanti.
Dopo la presentazione scritta della scheda progetto, a settembre il progetto viene esposto ai
Dirigenti scolastici e, successivamente, al docente di riferimento per l’educazione alla salute al fine
di verificare l’interesse verso il percorso proposto; in caso affermativo si definiscono le possibili
giornate in cui effettuare gli incontri nelle diverse classi terze.
A livello interno la fase organizzativa prevede, a settembre, gli accordi con la Psicologa
relativamente al calendario degli interventi (definito in maniera definitiva a ottobre previo contatto
con le scuole), la verifica e preparazione da parte delle tirocinanti del materiale informativo da
distribuire agli studenti (depliant SOS Donna e libretti scuole). Con il mese di novembre si avvia il
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percorso nelle 14 classi coinvolte (4 classi nella scuola media Cova – Lanzoni, 3 nella Media
Bendandi e sede di Granarolo, 3 nella media Europa, 4 nella media Strocchi e sede di Reda),
contemporaneamente, al termine di ogni intervento, le tirocinanti provvedono a redigere una
relazione da consegnare agli insegnanti e discussa insieme a loro al fine di verificare l’efficacia
degli incontri, i punti di forza e di debolezza anche a livello metodologico. A fine anno è realizzata
anche una relazione conclusiva dell’intero percorso svolto, con l’intento di riassumere quanto
emerso dai singoli Istituti e dalle specifiche esperienze.
Il gruppo di lavoro composto da una psicologa-psicoterapeuta, da tirocinanti iscritte alla facoltà di
Psicologia – corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali di Bologna, sede di
Cesena e da una volontaria dell’associazione, realizza l’intervento con gli alunni sviluppando
l’incontro, della durata di circa un’ora e mezzo/due ore, in tre fasi: lavoro in gruppo, discussione in
plenaria dei risultati, distribuzione di un breve questionario anonimo di valutazione del progetto e
distribuzione di materiale informativo.
Nello specifico, durante ogni incontro la classe viene suddivisa in due sottogruppi, maschi e
femmine, ai quali vengono distribuite carte-stimolo (rosa per le femmine e blu per i maschi)
contenenti ognuna una parola rappresentante ruoli professionali (es. meccanico, commesso/a),
caratteristiche fisiche (muscoloso/muscolosa, bello/bella) o psicologiche (sensibile, antipatico/a).
Vengono consegnate anche carte bianche per fare in modo che i ragazzi possano proporre
ulteriori aggettivi. Alla lavagna vengono affissi due poster colorati: uno blu raffigurante una sagoma
maschile e uno rosa con una sagoma femminile. I portavoce di ciascun sottogruppo hanno il
compito, al termine della discussione, di incollare a turno sui poster le carte-stimolo e sulla base
delle scelte fatte, ha inizio il confronto e lo scambio di idee tra maschi e femmine.
Successivamente la psicologa conduce il confronto tra i due sottogruppi introducendo anche il
tema della violenza e dell’utilizzo della forza da parte dell’uomo sulla donna, collegandosi al tema
del potere e del predominio che sembra caratterizzare, nella visione degli alunni, il genere
maschile. Sono stati forniti cenni storico-giuridici riguardo l’emancipazione femminile e le varie
tappe che hanno portato le donne ad accedere a diritti un tempo negati loro; sono stati, inoltre,
raccontati esempi tratti dall’esperienza delle volontarie all’interno del Centro Antiviolenza ed è stata
stimolata la riflessione degli alunni riguardo questi fenomeni e la percezione che hanno della loro
diffusione.
Rispetto agli esiti del percorso è possibile individuare alcuni aspetti emersi da utilizzarsi quale
guida per il lavoro dell’anno successivo: in primo luogo va caldeggiato un maggiore coinvolgimento
attivo dei docenti nella fase organizzativa degli interventi. Dall’esperienza maturata è risultato
fondamentale rendere partecipi i referenti spiegando nel dettaglio quale attività si vada a svolgere
con gli alunni: durante i colloqui di restituzione effettuati a fine percorso è emersa in molti di loro
una grande disponibilità e un desiderio di collaborare con le operatrici e la Psicologa in modo più
approfondito e continuativo, elaborando insieme un percorso da inserire a pieno titolo all’interno
del programma curricolare. Si ritiene opportuno per il futuro incontrare i referenti e gli insegnanti
20
interessati all’inizio dell’anno scolastico per realizzare una loro prima formazione che preceda gli
incontri con i ragazzi, per spiegare ma soprattutto condividere le modalità di lavoro e il pensiero
che ne è alla base.
Riguardo gli interventi nelle classi si ritiene importante spiegare ai ragazzi che le attività non si
propongono finalità propagandistiche a favore delle donne e che non si vuole restituire
un’immagine negativa dell’uomo ma che al contrario, tra le finalità del progetto c’è la volontà di
sottolineare la ricchezza che deriva dalle differenze e dallo scambio tra i due generi.
Considerando la giovane età degli alunni è fondamentale far comprendere l’importanza della parità
tra uomo e donna (percepita dai più come poco esistente all’interno della società attuale, pur
essendo basilare) anche per far sì che si verifichino sempre meno episodi di violenza ai danni delle
donne.
Anno scolastico 2007/08
«Negare che esiste la differenza fra ragazze e ragazzi equivarrebbe a chiudersi gli occhi o le
orecchie, a optare per la cecità o la sordità. […] Insegnare l’uguaglianza fra i generi a livello sociale
secondo me produce soltanto ideologia se il ragazzo non è capace di rivolgersi alla sua compagna
di classe attraverso un “tu” rispettoso della sua diversità. […] Come spesso accade, le realtà più
evidenti rimangono nascoste. È così per la differenza sessuale intesa non solo a livello biologico e
sociale – condivisi dallo stesso mondo animale – ma come differenza capace di assicurarsi,
attraverso un’infinità di relazioni a due, il passaggio dalla natura alla cultura grazie a una
trasformazione dell’attrazione fra i sessi in un divenire dell’umano in quanto tale».
Con queste parole viene introdotta la proposta di percorso integrato presentata al gruppo di
insegnanti della scuola media inferiore Cova-Lanzoni di Faenza coinvolta nel progetto Educare alle
differenze. Alla fine dell’anno scolastico precedente, nel corso del confronto di restituzione tra
referente della scuola e del progetto era emerso un bisogno da parte degli insegnanti di
approfondire
e contestualizzare
con
gli
alunni
gli
argomenti
presentati
nell’intervento
dell’associazione SOS Donna/Servizio Fe.n.ice. Insieme si era pensato alla possibilità di integrare
le conoscenze acquisite nel corso dell’incontro con le operatrici e di calarle maggiormente
all’interno dei curricula scolastici trovando nessi e collegamenti con le materie di studio. A tal fine
la referente del progetto ha elaborato un possibile percorso integrato comprendente anche una
filmografia e una bibliografia adatte al target di riferimento da utilizzare o consigliare alle classi. La
proposta presentata nei mesi di settembre/ottobre, ha incontrato l’adesione e l’interesse degli
insegnanti referenti e di alcuni coordinatori di classe che hanno cercato durante l’anno di
sperimentarla e metterla in pratica coinvolgendo attivamente gli alunni e notando come questo
favorisse l’apprendimento e aumentasse l’efficacia dell’intervento svolto dalle operatrici di SOS
Donna. Al termine del percorso annuale è stato rilevato come negli ultimi anni gli incontri realizzati
dal Servizio Fe.n.ice in questo ambito vedano un graduale e costante aumento per numero di
21
istituti e classi coinvolte. Durante l’anno scolastico 2007/08 sono state coinvolte nel progetto 18
classi terze delle Scuole Medie Inferiori del comprensorio faentino (2 classi della media Pascoli di
Riolo Terme, 8 della media Cova – Lanzoni, 4 della media Bendandi e sede di Granarolo, 3 della
media Europa, 1 della media Strocchi). E' stata mantenuta la metodologia proposta negli anni
precedenti che ha continuato a riscontrare successo tra gli studenti in particolare per la libertà di
espressione lasciata dalle operatrici. Considerando che il target del progetto è costituito da
preadolescenti va tenuta presente l’importanza, sottolineata anche da alcuni insegnanti, di offrire
loro metodologie che valorizzino le capacità di pensiero astratto offrendo strumenti che stimolino la
discussione e la riflessione sulle tematiche proposte.
Anno scolastico 2008/09
Nell'anno scolastico 2008/09 viene introdotta una nuova versione del questionario finale di
valutazione da somministrare agli alunni: a seguito delle esperienze degli anni precedenti si è
deciso di modificare alcuni quesiti e di introdurne altri che apparivano più attinenti agli obiettivi del
lavoro svolto. Sono state coinvolte nel progetto un totale di 8 classi dei diversi istituti che avevano
già preso parte al percorso gli anni scorsi. Dai risultati dei questionari e al termine degli incontri è
possibile vedere come siano stati confermati i risultati ottenuti in precedenza: gli alunni hanno
mostrato interesse per le attività proposte apprezzando soprattutto la possibilità di esprimere i
propri pensieri liberamente in un clima non giudicante ed accogliente ma anche la possibilità di
trattare argomenti che solitamente non vengono affrontati a scuola. E' emerso il desiderio di poter
coinvolgere gli insegnanti nelle discussioni da approfondire anche in assenza delle operatrici
dell'associazione. Rispetto agli stereotipi di genere quasi tutti i ragazzi hanno affermato che
esistono ancora false credenze sull’essere maschio o femmina e per questo motivo sarebbe
importante effettuare altri incontri che portano a nuove riflessioni e all’assunzione di un punto di
vista più critico.
Anno scolastico 2009/10
Durante l’anno scolastico 2009/10 sono state coinvolte nel progetto alcune scuole medie inferiori
della città di Faenza (4 classi scuola media Europa, 1 della media Carchidio, 2 nella media
Bendandi) e del comprensorio (3 classi della media Pascoli di Riolo Terme, 1 classe sezione di
Granarolo faentino, 2 classi scuola Pascoli di Solarolo e 1 classe scuola media di Bagnara di
Romagna) realizzando così l’intento di coinvolgere anche istituti geograficamente più lontani dalla
realtà dell’associazione SOS Donna ma che è importante rendere partecipi delle attività proposte.
La maggior parte degli studenti ha ritenuto utile l’incontro con le operatrici e apprezzato soprattutto
la libertà di espressione che ha caratterizzato l’intervento considerato valido per la possibilità che
offre di discutere sulle differenze di genere. Gli alunni hanno mostrato interesse e partecipazione
per il confronto con i compagni e le operatrici, modalità che ha permesso loro di capire meglio le
22
motivazioni alla base di episodi violenti oltre ad esplicitare ed affrontare insieme eventuali
pregiudizi riguardo l’essere uomini e donne.
3.2.
«Libera dalla violenza». Scheda progetto.
Premessa
Il termine violenza deriva dal latino vis e significa forza. Il termine violare dunque allude alla qualità
(impeto e veemenza) dell’impulso, ma anche al rapporto con l’oggetto, in quanto comporta
sopraffazione (per disparità di potere o di numero) e implica danno.
La violenza di genere è una forma di maltrattamento a cui sono soggette le donne nell’ ambito dei
rapporti familiari, lavorativi ed interpersonali: si verifica ogni volta che una donna viene maltrattata,
denigrata, molestata, sessualmente violentata, all’interno di relazioni cosiddette «normali», di
conoscenza, di frequentazione, di condivisione di spazi e di abitudini.
Quando si parla di violenza alle donne è importante mettere in luce l’intrinseca connotazione di
genere. Si utilizza questa terminologia per sottolineare che il genere femminile ha una probabilità
maggiore rispetto a quello maschile di essere vittima di maltrattamenti sistematici.
Il Progetto Libera dalla violenza si pone quale uno dei maggiori strumenti utilizzati dal Servizio
Fe.n.ice - associazione SOS Donna per contrastare il fenomeno della violenza di genere e
realizzare un intervento di prevenzione.
Libera dalla violenza viene attuato, senza alcuna spesa per gli Istituti, nelle scuole medie superiori
del territorio faentino e del comprensorio attraverso interventi psicoeducazionali che si propongono
di sensibilizzare i più giovani rispetto ad un fenomeno molto diffuso - la violenza alle donne in tutte
le sue forme - troppo spesso sconosciuto o sottovalutato.
Uno degli obiettivi principali è quello di stimolare ragazze e ragazzi ad una riflessione partecipata,
promuovendo una scambio all’interno del gruppo classe anche grazie al contributo delle operatrici
del Centro che raccontano le esperienze delle donne vittime di violenza che negli anni si sono
rivolte all’associazione.
Finalità e motivazioni del progetto
- sensibilizzare i giovani ai valori del volontariato
- promuovere una cultura di solidarietà e sostegno
- sensibilizzare i più giovani sulla tematica della violenza contro le donne e sulle differenze di
genere
- far conoscere ai giovani la realtà del tema della violenza sul territorio
- far conoscere l’associazione SOS Donna di Faenza e i servizi offerti
23
Utenza
Il progetto è proposto alle classi seconde e terze delle scuole medie superiori
Descrizione dell’attività prevista
L’intervento si sviluppa in tre fasi per la durata di due ore:
1.
Brainstorming
2.
Discussione con gli alunni dei risultati
3.
Distribuzione di un breve questionario finale di valutazione del progetto
Metodologia dell’ incontro
Il team di lavoro è composto da una psicologa conduttrice gli incontri coadiuvata da almeno una
tirocinante iscritta alla Facoltà di Psicologia - corso di Scienze del Comportamento e delle
Relazioni Sociali dell’Università di Bologna sede di Cesena, da volontarie dell’Associazione o da
volontarie in Servizio Civile.
Il progetto è suddiviso in due moduli:
- nelle classi II: modulo sulle differenze di genere
- nelle classi III: modulo sulla violenza di genere
L’incontro prevede lo svolgimento delle seguenti attività:
-
presentazione e finalità del modulo
-
brainstorming sulla parola violenza (nelle classi III)/differenze di genere (nelle classi II)
-
discussione sulle varie tipologie e rappresentazioni della violenza (nelle classi III)/differenze
di genere (nelle classi II)
-
discussione a proposito di stereotipi e pregiudizi diffusi relativamente alla tematica proposta
nell’incontro
-
presentazione del servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna
-
distribuzione di materiale informativo: consegna di un opuscolo creato appositamente per le
scuole con informazioni sui vari tipi di violenze, gadget dell’Associazione
-
consegna di un questionario (anonimo) di valutazione dell’intervento
Attraverso la tecnica del brainstorming s’intende cogliere le peculiarità delle rappresentazioni dei
ragazzi sul fenomeno della violenza e attivare poi un confronto e una riflessione con tutto il gruppo
su questa tematica.
L’intervento è caratterizzato da un approccio basato sulla libertà di comunicazione e da un dialogo
aperto con la psicologa e le tirocinanti/volontarie che favoriscono la creazione di un clima
partecipativo.
24
Gli incontri si svolgono alla presenza dell’intero gruppo classe, invitando gli insegnanti ad uscire
dall’aula per consentire agli studenti una maggiore apertura e creare un’atmosfera svincolata da
ogni forma di giudizio.
Alla fine dell’incontro viene distribuito a ciascun ragazzo un questionario (anonimo) utile
all’Associazione per verificare l’efficacia del progetto (vedi sotto).
Il materiale raccolto è utilizzato per la stesura di una relazione da consegnare agli stessi Istituti
scolastici a conclusione del progetto.
Gruppo di lavoro
-
n°1 Psicologa
-
n°1-2 Operatrici di SOS Donna
-
n°1-2 Tirocinanti della Facoltà di Psicologia – Corso di Scienze del Comportamento e delle
Relazioni Sociali di Bologna, sede di Cesena
-
n°1-2 volontarie in Servizio Civile
Questionario modulo differenze di genere
1) Hai mai sentito parlare del servizio Fe.n.ice – SOS Donna?
a. Si
b. No
2) Sapevi di cosa si occupa?
a. Si
b. No
3) E’ importante che esista questo servizio nella tua città?
a. Si
b. No
4) Nel rapporto con l’altro sesso tendo spesso:
a. A imporre le mie idee
b. Ad accettare che l’altro abbia idee diverse dalle mie
c. A rifiutare le idee dell’altro
d. A considerare i bisogni dell’altro insignificanti perché non li capisco
e. A cercare di mettermi nei panni dell’altro e capire i suoi bisogni
f. Altro
25
5) Cosa pensi della parità tra uomo e donna?
………………………………………………………………………………………………………….
6) Pensi che la donna abbia le stesse possibilità di carriera dell’uomo nell’ambito lavorativo?
a. Si
b. No
7) Pensi che in ambito familiare vi sia collaborazione tra uomo e donna o esista ancora una
netta separazione dei ruoli?
………………………………………………………………………………………………………….
8) Trovi che nella tua famiglia ci sia sufficiente collaborazione tra maschi e femmine?
a. Si
b. No
9) Cosa pensi degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto omicidi tra fidanzati e familiari?
……………………………………………………………………………………………………….....
10) Come giudichi la città in cui vivi?
a. Molto pericolosa
b. Pericolosa
c. Sicura
d. Molto sicura
11) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito?
a. I temi di cui abbiamo parlato
b. La libertà di espressione
c. La storia dell’associazione
d. Altro
12) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile?
a. Si
b. No
c. Perché?
13) L’incontro ti ha portato a fare nuove riflessioni sull’argomento?
a. Si
b. No
26
14) Avresti suggerimenti o proposte?
a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano
b. Fare più incontri durante l’anno
c. Parlare di altri argomenti (specificare quali)
d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche
e. Altro
15) Quali critiche muoveresti?
a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento
b. Troppo lungo
c. Troppo breve
d. Poco interessante
e. Altro
Questionario modulo violenza di genere
1) Hai mai sentito parlare del servizio Fe.n.ice – SOS Donna?
a. Si
b. No
2) Sapevi di cosa si occupa?
a. Si
b. No
3) E’ importante che esista questo servizio nella tua città?
a. Si
b. No
4) Cosa intendi per comportamento violento?
………………………………………………………………………………………………………….
5) Quali tipi di violenza conoscevi prima dell’incontro?
a. Fisica
b. Sessuale
27
c. Economica
d. Psicologica
e. Altro (specificare)
6) Hai mai avuto un’esperienza violenta?
a. Si
b. No
7) Conosci qualcuno che abbia avuto un’esperienza violenta?
………………………………………………………………………………………………………….
8) Come immagini una persona violenta?
a. Un estraneo
b. Un conoscente, amico o familiare
c. Ha qualche disturbo mentale
d. Alcolizzato
e. Appartenente a ceti bassi della società
f. Appartenente a ceti medio-alti della società
g. Appartenente a una determinata categoria sociale (specificare quale)
h. Altro (specificare)
9) Cosa pensi della vittima?
a. E’ una persona disturbata
b. Ha provocato la violenza
c. E’ innocente, non ha colpe
d. Avrà bisogno di aiuto e sostegno
e. Altro (specificare)
10) Cosa pensi degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto omicidi tra fidanzati e familiari?
………………………………………………………………………………………………………….
11) Come giudichi la città in cui vivi?
a. Molto pericolosa
b. Pericolosa
c. Sicura
d. Molto sicura
28
12) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito?
a. I temi di cui abbiamo parlato
b. La libertà di espressione
c. La storia dell’associazione
d. Altro
13) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile?
a. Si
b. No
c. Perché?
14) Questo incontro ha modificato le tue idee riguardo il tema della violenza?
a. Si
b. No
15) Avresti suggerimenti o proposte?
a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano
b. Fare più incontri durante l’anno
c. Parlare di altri argomenti (specificare quali)
d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche
e. Altro
16) Quali critiche muoveresti?
a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento
b. Troppo lungo
c. Troppo breve
d. Poco interessante
e. Altro
29
3.3.
«Educare alle differenze». Scheda progetto
Premessa
L’adolescenza è tempo di emancipazione e conflitti, una fase del ciclo di vita molto importante,
caratterizzata da modificazioni sia fisiche che psichiche e relazionali, che accompagna un periodo
di passaggio dalla condizione di bambino a quella di adulto. In tale fase l’adolescente acquisisce
conoscenza, attraverso la rottura di un equilibrio per arrivare ad un altro, nella ricerca di una nuova
coerenza interna potenzialmente più adeguata, rispetto al modificato modo di vita. Il cambiamento
che si verifica a livello corporeo con il conseguente sviluppo sessuale porta alla necessaria
ristrutturazione dell’immagine di sé e alla presa di coscienza della diversità reale tra maschi e
femmine. Ne derivano comportamenti ed atteggiamenti di genere come comunicazione
interpersonale e strutturazione della propria identità.
Il Progetto Educare alle differenze viene attuato, senza alcuna spesa per gli Istituti, nelle scuole
medie inferiori del territorio faentino e del comprensorio attraverso interventi psicoeducazionali che
si propongono di aprire una discussione con i ragazzi e le ragazze sulle differenze culturali di
genere tra maschi e femmine avviando, attraverso modalità ludico-interattive ed uno scambio
all’interno del gruppo classe e con le operatrici del Centro, un percorso di riflessione partecipata.
Finalità e motivazione del progetto
L’obiettivo del progetto proposto è quello di aiutare i ragazzi a riflettere sulla tematica delle
differenze di genere e sull’influenza che esse hanno nella relazione con i coetanei.
Il progetto intende fare emergere le rappresentazioni che gli adolescenti hanno dei coetanei del
proprio genere e di quello opposto, delle idealizzazioni e delle aspettative legate a tali
rappresentazioni, anche influenzate dagli stereotipi e dai pregiudizi interiorizzati dal soggetto.
Pertanto, l’incontro vuole rappresentare uno spunto per aumentare le conoscenze ed apprezzare
le normali diversità che contraddistinguono le differenze di genere.
Utenza
Il progetto è proposto alle classi terze delle scuole medie inferiori
Descrizione dell’attività prevista
L’intervento si sviluppa in tre fasi per la durata di due ore:
1.
Lavoro di gruppo
2.
Discussione con gli alunni dei risultati
3.
Distribuzione di un breve questionario finale di valutazione del progetto
30
Metodologia dell’ incontro
Il team di lavoro è composto da una psicologa conduttrice degli incontri coadiuvata da almeno una
tirocinante iscritta alla Facoltà di Psicologia – Corso di Scienze del Comportamento e delle
Relazioni Sociali dell’Università di Bologna sede di Cesena, da volontarie dell’Associazione o da
volontarie in Servizio Civile.
Gli incontri si svolgono alla presenza dell’intero gruppo classe, invitando gli insegnanti ad uscire
dall’aula per consentire agli studenti una maggiore apertura e creare un’atmosfera svincolata da
ogni forma di giudizio. Si cerca di creare un clima accogliente ed adatto ad instaurare un confronto,
un dialogo aperto e spontaneo, per far emergere e condividere opinioni e vissuti personali.
L’incontro prevede la divisione del gruppo classe in due distinti: maschi e femmine ai quali
vengono distribuite delle carte-stimolo (rosa per le femmine e blu per i maschi), ciascuna delle
quali contiene una parola rappresentante ruoli professionali (es. meccanico, giornalista,
infermiere/a, medico, avvocato), caratteristiche fisiche (bello/bella, sexy) e psicologiche (sensibile,
antipatico/a, premuroso/a, comprensivo/a).
Sono inoltre distribuite carte vuote in modo che i ragazzi stessi possano proporre ulteriori aggettivi.
Alla lavagna vengono predisposti due poster colorati: uno blu con impressa una sagoma maschile
e una rosa con la figura femminile.
Di seguito viene richiesto a ciascun gruppo di designare un referente che si rechi alla lavagna ad
attaccare nei poster le carte-stimolo e a riferire le motivazioni del gruppo a proposito delle scelte
effettuate.
Discussione dei risultati
Attraverso la discussione dei risultati si intende cogliere le particolarità delle rappresentazioni che
maschi e femmine hanno dell’identità di genere propria e opposta.
Mediante una griglia compilata contemporaneamente al gioco e i poster ormai completi alla
lavagna, viene attivata una discussione di classe sulla differenza di genere.
Al termine dell’incontro viene distribuito a ciascun ragazzo un questionario in forma anonima utile
all’associazione per verificare l’efficacia del progetto (vedi sotto).
Il materiale raccolto è utilizzato per la stesura di una relazione da consegnare agli stessi Istituti
scolastici a conclusione del progetto.
Gruppo di lavoro
-
n°1 Psicologa
-
n°1-2 Operatrici di SOS Donna
-
n°1-2 Tirocinanti della Facoltà di Psicologia - Corso di Scienze del Comportamento e delle
Relazioni Sociali dell’Università di Bologna, sede di Cesena
-
n°1-2 volontarie in Servizio Civile
31
Questionario
1) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito?
a. I temi di cui abbiamo parlato
b. La libertà di espressione
c. La storia dell’associazione
d. Altro
2) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile?
a. Si
b. No
c. Perché?
3) Ritieni che le differenze di ruolo e gli stereotipi sull’essere maschio o femmina siano
presenti ancora oggi?
a. Si
b. No
4) L’incontro ti ha portato a fare considerazioni nuove rispetto a ciò che pensavi prima?
a. Si
b. No
5) Cosa pensi della parità tra uomo e donna?
………………………………………………………………………………………………................
6) Avresti suggerimenti o proposte?
a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano
b. Fare più incontri durante l’anno
c. Parlare di altri argomenti (specificare quali)
d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche
e. Altro
7) Quali critiche muoveresti?
a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento
b. Troppo lungo
c. Troppo breve
d. Poco interessante
32
4. Combattere la violenza sui banchi di scuola. I progetti in Emilia-Romagna
Le attività di prevenzione nelle scuole rappresentano uno dei punti cardine nella lotta contro la
violenza alle donne per molti centri antiviolenza. Di seguito vengono presentati brevemente i
progetti e le esperienze realizzate in Emilia Romagna negli ultimi anni.
4.1.
La «Casa delle donne per non subire violenza» di Bologna
«Da più di un decennio la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna prevede alcuni
interventi nelle scuole differenziati a seconda della finalità prevista (obiettivo informativo o
formativo) e del tipo di scuola (elementare, secondaria inferiore o secondaria superiore).
Considerando gli interventi informativi, le operatrici della Casa delle donne partecipano a momenti
di dialogo con studenti e studentesse (per es. assemblee di istituto) e col corpo docente fornendo
informazioni sul fenomeno della violenza di genere, sulle attività del centro e sulle risposte che
questo può fornire. Tra le pubblicazioni, nel 2003 il gruppo che si occupa della violenza ai minori
della Casa delle donne ha preparato e diffuso un opuscolo dal titolo Per una scuola dell'ascolto.
Prevenzione e intervento sul maltrattamento e sull'abuso sessuale all'infanzia: uno strumento
rivolto a coloro che lavorano nel contesto scolastico/educativo e che operano con bambini/e che
mostrano segnali di disagio a volte conseguenti a maltrattamento e abuso sessuale, fornendo
indicazioni di base rispetto al fenomeno della violenza all'infanzia e le modalità di intervento
possibili1.
Per quanto riguarda i progetti formativi, negli anni la Casa delle donne ha lavorato sulla
sensibilizzazione al tema della violenza contro le donne e sulla conoscenza degli strumenti adatti
alla prevenzione attraverso interventi strutturati ed esperienziali. I progetti sono stati implementati
nelle diverse scuole del territorio prevedendo, nei casi dei licei dell'area socio-psico-pedagogica,
anche uno stage presso i servizi di settore2.
Nel 2007, in seguito al lancio della campagna nazionale del Fiocco Bianco, è nato il gruppo
didattico bolognese del Fiocco Bianco, composto dalle formatrici della Casa delle donne e dei
formatori dell’associazione Maschile Plurale - gruppo di Bologna3. Il gruppo didattico è cresciuto
attraverso lo scambio continuo di pratiche e conoscenze con gli altri centri antiviolenza italiani, ha
partecipato ad esperienze formative con lo stesso Michael Kaufmann, fondatore della campagna
internazionale in Canada nel 19914, e ha collaborato attivamente alla realizzazione dell’edizione
italiana del Manuale per la formazione e le attività educative rivolte alla scuola secondaria
superiore 5. Il progetto Fiocco Bianco promuove nelle scuole un lavoro di sensibilizzazione e
1
http://www.casadonne.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=52&Itemid=65
http://www.casadonne.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=79&Itemid=120
3
http://maschileplurale.it/cms/
4
http://www.whiteribbon.ca/
5
http://www.fioccobianco.it/
2
33
formazione all’interno delle scuole medie inferiori e superiori con l’obiettivo di scardinare gli
stereotipi e tutte le forme di violenza di genere. In particolare il lavoro proposto all’interno delle
classi prevede il riconoscimento della differenza tra sesso e genere, l’indagine della costruzione
culturale dell’identità maschile e femminile all’interno dei diversi contesti e le aspettative ad essi
legate, la promozione del benessere nelle relazioni interpersonali attraverso la costruzione di un
ambiente accogliente, inclusivo e rispettoso delle differenze. La metodologia è interattiva e si
avvale di una didattica narrativa e dialogica legata ad episodi reali o verosimili che riguardano i
rapporti tra i generi e la violenza. Prevede lavori di gruppo che permettano ai ragazzi e alle
ragazze di assumere altri punti di vista mettendo in gioco il proprio sé e le dinamiche relazionali
presenti tra loro e un lavoro individuale di indagine e di elaborazione delle tematiche di genere.
All’interno del progetto Fiocco Bianco è stato possibile sperimentare la compresenza in aula di una
formatrice della Casa delle donne e di un formatore di Maschile Plurale. Tale proposta ha
permesso di integrare i contenuti degli interventi a partire dal contesto di provenienza di ciascuno
dei formatori/formatrici e ha facilitato l’esplorazione dei desideri e delle responsabilità sia da parte
dei ragazzi che delle ragazze.
In questi anni il lavoro di prevenzione e di diffusione di una cultura alternativa alla violenza
promosso dalla Casa delle donne nelle scuole è stato possibile grazie alla collaborazione con altri
soggetti dell’associazionismo del territorio, ai finanziamenti della Regione, dei Quartieri e delle
Agenzie cittadine, al sentito sostegno del personale didattico e dei dirigenti scolastici degli istituti
coinvolti, e in particolare all’impegno e alla curiosità delle ragazze e dei ragazzi che si sono messi
in gioco insieme a noi sperimentando un’altra strada possibile».
Isadora Bergami
Casa delle donne per non subire violenza di Bologna
34
4.2.
La «Casa delle donne contro la violenza» di Modena
L’associazione Casa delle donne contro la violenza di Modena opera dal 1991 e ha tra gli obiettivi
principali quello di rappresentare un luogo di riferimento per donne in difficoltà a causa dei
maltrattamenti che subiscono all’interno delle loro relazioni intrafamiliari.
Per quanto riguarda la prevenzione a livello scolastico l’associazione propone un laboratorio rivolto
ai ragazzi delle scuole superiori con l’obiettivo di offrire uno spazio di riflessione collettivo sul
riconoscimento della violenza di genere attraverso la costruzione e l’identificazione degli stereotipi
maschili e femminili. Partendo dalla propria esperienza, dando ascolto ai racconti dei ragazzi, alle
loro emozioni, alle esperienze conflittuali dei loro vissuti, si cerca di comprendere come certi
atteggiamenti o pensieri apparentemente irrilevanti siano espressione di prevaricazione alla libertà
dell’altro; tali agiti se non riconosciuti come tali possono portare ad uno stile di relazione violenta o
ad un’escalation di comportamenti riconosciuti come tali.
La modalità relazionale, lo scambio e il confronto in classe con operatrici che lavorano a stretto
contatto con le vittime di violenza domestica può portare ad un proficuo e reale confronto a
proposito di un fenomeno diffuso in tutte le culture. Maggiore riflessione e consapevolezza del
proprio essere uomo o donna può portare ad una maggiore crescita culturale sia individuale che
collettiva.
Laboratorio sulle classi del Triennio
Obiettivo generale
Affrontare l'aspetto di prevenzione e conoscenza del fenomeno della violenza di genere (come
fenomeno sommerso e trasversale alle culture). La prospettiva è più culturale-educativa che
pedagogica o psicologica, secondo l'esperienza del Centro.
Obiettivo specifico
L’obiettivo specifico è quello di attivare un confronto sul riconoscimento della violenza di genere
attraverso la comprensione e il disvelamento degli stereotipi maschili e femminili.
Modalità di attuazione del laboratorio
La modalità proposta è quella del partire dalle esperienze dell’operatrice del Centro conduttrice
dell’intervento, come pratica che consente di dare un valore al racconto e alle emozioni.
L’ascolto dei racconti e dei pensieri sui temi del conflitto e delle relazioni tra i generi consente di
esperire come certi atteggiamenti o pensieri apparentemente irrilevanti finiscano per legittimare la
violenza contro le donne. Dando risalto al proprio modo di essere maschio o femmina, alla
flessibilità o alla rigidità dei ruoli, alle modalità relazionali, sarà possibile mettere in luce da un lato
il valore della differenza e dall'altro quegli atteggiamenti che continuano a sostanziare la violenza
di genere.
35
Il piano del cambiamento personale con quello culturale dovrebbero costituire l'obiettivo principale
dell'attività di prevenzione all'interno della classe. Confrontare ed intrecciare le singole storie,
promuove la possibilità di cambiamento e un nuovo ri-posizionamento delle ragazze di oggi e delle
donne di domani.
Tempi e modalità di realizzazione
Si prevedono 3 incontri di due ore ciascuno condotti da due operatrici, da effettuarsi a cadenza
settimanale.
Viene previsto un incontro preliminare ed uno al termine del laboratorio con l’insegnante di
riferimento per conoscere le caratteristiche della classe e poi restituire i risultati del lavoro.
Gli esercizi sono scelti sulla base delle capacità e caratteristiche della classe e la modalità degli
incontri è di tipo laboratoriale.
36
4.3.
Il Centro antiviolenza di Parma
Progetto «Giovani donne e diritti: l’ambivalenza nel quotidiano e nei media»
La prevenzione della violenza implica un lavoro sui concetti di conflitto, autostima, comunicazione
assertiva e gestione delle emozioni sia in un’ottica legata alla persona che in un’analisi dei contesti
sociali e mediatici della nostra società.
L’intervento prevede incontri con ragazzi e insegnanti.
Obiettivi
- capacità di scegliere ed autorealizzarsi
- consapevolezza dei diritti della persona e rispetto degli altri
- il valore dell’immagine di sé e rapporto con i media
- il corpo come potere: chi lo esercita e chi lo subisce?
- manipolazioni corporee: piercing, chirurgia estetica, ecc.
- la relazione fra pari e le nuove tecnologie
- stereotipi e differenza di genere
- violenza di genere e baby prostituzione
- dinamiche che portano alla violenza di genere e strategie d’intervento
- l’attività e i dati del Centro
Progetto sulla prevenzione di violenza-bullismo-discriminazioni
Obiettivi
- abilità di riconoscere le emozioni
- capacità di comunicare emozioni e sentimenti
- stima di sè e capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza
- capacità di scegliere ed autorealizzarsi
- consapevolezza dei diritti della persona e rispetto degli altri
- dinamiche che portano alla violenza e strategie d’intervento
- bullismo: aspetti psicologici delle figure del bullo, della vittima e degli altri attori
- leggere la propria classe alla luce del fenomeno del bullismo e spunti di intervento
- la differenza di genere, l’attività e i dati del Centro
«Che genere di scuola?». Progetto formativo rivolto agli insegnanti
Tematiche
- il genere
- i diritti delle donne: la storia e le nuove generazioni
- gestione dei conflitti
- dinamiche che portano alla violenza e strategie d’intervento
- cosa è bullismo: aspetti psicologici delle figure coinvolte
37
- la lettura della propria classe alla luce del fenomeni di violenza e di bullismo; spunti di
intervento
- le dinamiche di gruppo nella scuola: i giovani e la classe, i docenti, il consiglio di classe
38
4.4.
Associazione «La città delle donne» - Telefono rosa di Piacenza
La proficua collaborazione di Telefono Rosa con l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di
Piacenza nel mondo della scuola ha dato luogo a fruttuose azioni a livello informativo e preventivo
con l’obiettivo di contrastare ogni forma di violenza, in particolare di genere. Da questa
constatazione maturata nel tempo, l’associazione propone tre percorsi distinti di sensibilizzazione
sul tema della cultura di genere, di informazione sul fenomeno della violenza contro le donne e di
prevenzione primaria sull’aggressività maschile, rivolti a studenti delle scuole medie inferiori e
superiori di primo e secondo grado.
«TRA IL ROSA E L’AZZURRO»
Percorso di informazione e sensibilizzazione sulla differenza di genere rivolto a studenti delle
classi seconde e terze delle scuole medie inferiori
Obiettivi
•
Acquisizione graduale e consapevole del ruolo socio-culturale di ogni persona
•
Valorizzazione della persona nel rispetto dell’altro, contro ogni forma di discriminazione
•
Sensibilizzazione alle problematiche legate alla differenza di genere nel confronto e nella
relazione
•
Comprensione delle cause che hanno generato gli stereotipi più diffusi relativi al genere
maschile e femminile
•
Lettura del fenomeno della violenza di genere e conseguenze
Metodologia
Gli interventi nel gruppo classe ammontano ad un totale di 4 ore scolastiche (2 incontri di 2 ore
ciascuno) al termine dei quali gli operatori provvedono alla redazione di una relazione finale
dell’esperienza per ogni classe.
Gli interventi prevedono:
•
Lavoro di interazione di gruppo attraverso sollecitazioni di carattere ludico
•
Utilizzo delle tecniche proprie della comunicazione assertiva (brainstorming, dibattito
condotto, feedback costruttivo)
•
Drammatizzazione e role playing
•
Distribuzione di materiale informativo dell’associazione
•
Somministrazione agli studenti di un questionario anonimo di gradimento
«LA TENTAZIONE DI ADAMO»
Percorso di informazione e formazione sul tema della differenza di genere e sul fenomeno della
violenza contro le donne rivolto a studenti delle scuole medie superiori
39
Obiettivi
• Creare una rete di informazioni utili a sviluppare un giusto equilibrio nel rapporto uomo donna, fondato sul rispetto e sull’arricchimento reciproco nella diversità.
•
Abbattere i pregiudizi all’origine di ogni forma di violenza e promuovere la consapevolezza
dei diritti di ogni persona
•
Frenare il dilagare della violenza fisica, psicologica e morale, in particolare contro le donne
•
Promuovere la conoscenza delle attività dei centri antiviolenza e di Telefono Rosa, che
operano a favore delle donne in grave stato di disagio
Metodologia
•
Visione e produzione di un lungometraggio, utilizzando le modalità dello stop-frame, che
tratti il tema della violenza nelle varie sfaccettature e dia spunto ad un dibattito-confronto
guidato da professionisti del settore psico-pedagogico
•
Sviluppo di sollecitazioni emotive, attraverso l’uso della drammatizzazione, al fine di
condurre i ragazzi ad una partecipazione attiva inerente agli argomenti trattati ed evidenzi
eventuali problematiche personali e relazionali
•
Illustrazione dell’attività svolta dall’associazione ad opera delle volontarie del Telefono
Rosa che, attraverso l’utilizzo di tecniche verbali di ascolto attivo, elaborano gli argomenti
concordati con gli insegnanti, la psicologa ed il pedagogista
•
Compilazione di un questionario che esprima il rapporto di relazione tra i ragazzi, con gli
insegnanti e le famiglie e di gradimento rispetto agli interventi effettuati
•
Relazione conclusiva dettagliata da parte dei professionisti su ogni intervento effettuato
(difficoltà riscontrate, problematiche emerse, tematiche più dibattute)
•
Distribuzione del materiale informativo e pubblicitario sull’attività del Telefono Rosa
Percorso ed argomenti
Il programma dell’intervento, che richiede una disponibilità massima di sei ore per gruppo di lavoro,
è concordato di volta in volta con gli insegnanti e distribuito nell’arco di 3 incontri e condotto da
esperti professionisti del settore psico-pedagogico.
Le tematiche sviluppate riguardano:
-
La differenza di genere nella società, nella famiglia e nei rapporti tra adolescenti
-
La violenza alle donne nel contesto sociale attuale e confronto con il passato
-
La violenza domestica
-
I centri antiviolenza
-
Il percorso legislativo della legge contro la violenza
-
Conclusioni con definizione delle linee generali del dibattito
40
«UOMINI E LUPI»
Percorso informativo di prevenzione primaria sull’aggressività del maschio e il suo controllo rivolto
a soggetti maschi delle classi seconde, terze e quarte delle scuole medie superiori.
Per il genere maschile, che da sempre ha determinato le forme istituzionalizzate del vivere insieme
e il modo di pensare e costruire il mondo, non c’è nulla di più difficile che mostrare a se stesso e
agli altri i propri bisogni e difficoltà. I contenuti proposti attingono non solo agli studi di psicologia
evolutiva e sociologia, ma soprattutto a quelli di antropologia e di etnologia.
Appare particolarmente adeguata ed arricchente in questa attività la compresenza dei conduttori
(femminile/maschile, competenze psicologiche/competenze pedagogiche).
Obiettivi
•
Stimolare un coinvolgimento personale e attivo dei ragazzi rispetto alla conoscenza della
propria identità, intesa come sintesi tra pulsioni (aggressive e sessuali), ragione, contesto
culturale e ambientale
•
Sottoporre all’attenzione degli studenti un quadro generale del fenomeno della violenza di
genere attraverso la presentazione e discussione di informazioni, approfondimenti, dati
statistici (nazionali e locali)
Metodologia e strumenti
Dopo un incontro preliminare con il consiglio di classe o con l’insegnante referente per concordare
le modalità dell’intervento si procede agli interventi nel gruppo classe per un totale di 6 ore
scolastiche (3 incontri di 2 ore ciascuno) così articolati:
•
Proiezione la puntata di Amore criminale (programma televisivo di RaiTre) del 4.04.2009 e
breve documentario relativo a testimonianze di vittime di violenza
•
Discussione tramite l’utilizzo delle tecniche proprie della comunicazione assertiva
(brainstorming, dibattito condotto, feedback costruttivo e altro)
•
Eventuale attività di drammatizzazione e role playing
•
Distribuzione di materiale informativo dell’associazione Città delle donne – Telefono Rosa
di Piacenza
•
Illustrazione dell’attività svolta dall’associazione ad opera delle volontarie del Telefono
Rosa
•
Somministrazione agli studenti di un questionario anonimo di gradimento
•
Relazione scritta a conclusione dell’esperienza
41
4.5.
Associazione «NONDASOLA» di Reggio Emilia
L’Associazione Nondasola è nata nel 1995 per volontà di un gruppo di donne che, diverse per
esperienze personali, culturali, politiche, hanno trovato forti motivazioni comuni ad approfondire la
riflessione sulla violenza alle donne,dalle sue radici ai modi per contrastarla. Dal 1997 gestisce
attraverso una convenzione con il Comune di Reggio Emilia il centroantiviolenza Casa delle
Donne. Dal 1999 con il progetto In-differenza è stata avviata un’attività di formazione, con finalità
di prevenzione, rivolta a docenti e studenti/esse delle scuole di primo e secondo grado. Alla fine
dell’anno scolastico 2009-2010 sono stati conclusi 250 laboratori coinvolgendo circa 6300
studenti/esse.
Il Progetto si configura come una scommessa sulle parole chiave indifferenza e differenza.
L’indifferenza culturale quale problematica che attraversa la relazione maschile-femminile e la
differenza come valore e risorsa nei percorsi di crescita e realizzazione del sé, come opportunità
da esperire per capire il valore che gli attori ricoprono nella relazione e l’importanza del
riconoscimento e del rispetto dell’alterità, presupposto fondante e fondativo per una relazione
sana.
Attività e strumenti di lavoro
2000: Cd-Rom La casa sul filo. Suggerimenti per un percorso di educazione antiviolenta finalizzato
alla formazione di educatori ed insegnanti
2001: Opuscolo Violenza contro le donne: ne parliamo noi ragazze frutto di un percorso nella
Scuola Media Superiore ITAS
2002: convegno dal titolo L'Associazione Nondasola va a scuola presso il centro culturale Achille
Peri
2003: intervento nel quaderno dal titolo Dee, Donne, Cyborg trasformazioni dell'identità femminile
in collaborazione con le/i docenti dell'Istituto Matilde di Canossa
2004: pieghevole informativo Non lasciarti cancellare dall'indifferenza distribuito nelle scuole, nato
dalla collaborazione con studenti/esse e consulenti dell'Università del Progetto di Reggio Emilia
2005-2006: in collaborazione col Prof. Boschini, docente di Antropologia Culturale all’Università di
Scienze della Formazione Primaria, seminari di formazione sulle tematiche della relazione intima e
della prevenzione della violenza contro le donne rivolti a un centinaio di studentesse e studenti
42
2005-2007: Lancio e monitoraggio del concorso C’è chi dice no! Insieme contro la violenza alle
donne. Produzione di testi multimediali, iconografici, letterari di denuncia e sensibilizzazione sul
tema della violenza contro le donne. Finanziamento da Coopsette e con il patrocinio senza oneri
del Comune e della Provincia di Reggio Emilia
2007: Sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole. Conduzione di un seminario di formazione per
docenti e insegnanti a Parma promosso dalla Regione Emilia Romagna e dall’ente di formazione
ENAIP
2008: Progetto Lampada di Aladino. Incontri di discussione/informazione/formazione con
adolescenti, educatori e con il coinvolgimento di un gruppo di madri
2008/2009: partecipazione, attraverso la realizzazione di laboratori mirati alle finalità del progetto,
al Progetto Formez «Immagini del maschile e del femminile nel sapere scientifico e umanistico»
realizzato con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per i diritti
e le Pari Opportunità, soggetto capofila Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia
2009: Ci metto la faccia. Ragazzi e ragazze contro la violenza alle donne. Video promosso e
curato dall’Associazione Nondasola, con la regia di Alessandro Scillitani e finanziato da Coopsette
2009: Scrittura Collettiva - Ragazzi e ragazze non indifferenti (numero monografico Pollicinognus)
2009: Progetto Spazio Raga - Centro di incontro Reggio Est – Via Turri 49, incontri di formazione
per educatori sulle tematiche legate alle differenze di genere e incontri di gruppo con ragazze e
ragazze.
43
BIBLIOGRAFIA
Calci nel cuore / Annamaria Bernardini De Pace - Milano : Sperling & Kupfer, 2004 - XVII, 203 p. ;
22 cm
Capire la violenza sulle donne : una ricerca statunitense, dati emersi in Italia, esperienze dirette di
chi fronteggia un fenomeno senza confine / a cura di Nancy A. Crowell, Ann W. - Roma : Edizioni
scientifiche Magi, [1999] - 339 p. : tab. ; 21 cm
Che genere di sicurezza : donne e uomini in citta / Tamar Pitch, Carmine Ventimiglia - Milano : F.
Angeli, 2001 - 239 p. ; 23 cm
Comecitrovi : i luoghi delle donne contro la violenza in Italia - Bologna : Associazione Casa delle
donne per non subire violenza, stampa 2001 - VI, 112 p. ; 21 cm
Contro lo stupro e la violenza alle donne : guida per la prevenzione e l'autodifesa / a cura
dell'Associazione S.O.S. Donna-Bologna - [Bologna : s.n.], stampa 1994 - 32 p. : ill. ; 17 cm
Crimini segreti : maltrattamento e violenza alle donne nella relazione di coppia / Giuliana Ponzio Milano : Baldini Castoldi Dalai, [2004] - 210 p. ; 21 cm
Dai maltrattamenti all’omicidio : la valutazione del rischio di recidiva e dell’uxoricidio / Anna C.
Baldry. – Milano : F. Angeli, 2006. – 189 p. ; 23 cm
Dal dolore alla violenza : le origini traumatiche dell'aggressivita / Felicity de Zulueta - Milano : R.
Cortina, 1999 - X, 388 p. ; 23 cm
Donna delle mie brame : viaggio intorno al problema della molestia sessuale sul posto di lavoro /
Carmine Ventimiglia - 2. ed - Milano : Angeli, c1992 - 218 p. ; 22 cm
Le donne producono sapere, salute, cambiamento : Centri in movimento, il movimento dei Centri
antiviolenza : atti del convegno, 28-29 novembre 2003, Marina di Ravenna / [a cura di] Sabrina
Lupinelli, Anna Pramstrahler. - Bologna : Patron, 2005. - 139 p. : ill. ; 21 cm. ((In test. al front.: La
Rete delle Case delle donne e dei Centri Antiviolenza
44
Disparita e disuguaglianze : molestie sessuali, mobbing e dintorni / Carmine Ventimiglia ;
prefazione di Mariangela Bastico ; postfazione di Cgil-Cisl-Uil Emilia Romagna - Milano : F. Angeli,
[2003] - 300 p. ; 23 cm
Dovere di stupro : la cultura della violenza sessuale nella storia / Lara Scarsella - Roma :
Datanews, 1992 - 165 p. ; 21 cm
Giù le mani : donne, violenza sessuale, autodifesa / Emina Cevro-Vukovic e Rowena Davis Roma : Arcana, 1977 - 235 p. : ill. ; 20 cm.
Istituzioni e violenza: documenti sulla lotta alla violenza contro le donne / a cura di Carmela Grezzi
- Bologna : Regione Emilia-Romagna Assessorato alle Politiche sociali Immigrazione Progetto
giovani, Cooperazione internazionale, stampa 2003 - 200 p. ; 30 cm.
Liberarsi dal troppo amore : per le donne che vogliono uscire da una dipendenza affettiva / Lia
Inama - Spini di Gardolo : Erickson, [2002] - 235 p. ; 22 cm
:
Libertà femminile e violenza sulle donne : strumenti di lavoro per interventi con orientamenti di
genere / a cura di Cristina Adami ... \et al.! - Milano : F. Angeli, c2000 - 256 p. ; 23 cm
Le luminose trame : sistemi di aiuto e modelli di intervento contro la violenza alle donne :
esperienze delle donne ed istituzionali in Italia, Francia, Spagna, Portogallo / Anna Alessi ... \et al.!
- \S. l. : s. n.!, stampa 2000 (Palermo : Anteprima) - 232 p. ; 21 cm.
Mai piu! : fermiamo la violenza sulle donne / Amnesty International ; prefazione di Rita Levi
Montalcini - Torino : EGA, c2004 - 190 p. : ill. ; 21 cm
Mi prendo e mi porto via : donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza in Emilia Romagna /
Giuditta Creazzo - Milano : F. Angeli, 2003! - 234 p. : ill. ; 23 cm
Molestie sessuali nei luoghi di lavoro : guida pratica di auto-aiuto per dirigenti, quadri e dipendenti /
Massimo Santinello - Milano : F. Angeli, \1998! - 124 p. ; 22 cm
Pensieri : per liberarsi dal troppo amore / Lia Inama - Gardolo, [Trento] : Erikson, 2004 - 195 p. : 22
cm
45
Un silenzio assordante: la violenza occulta su donne e minori / Patrizia Romito. – Milano: Franco
Angeli, 2005. – 207 p. ; 23 cm
Violenza alle donne : la cultura dei medici e degli operatori : una indagine nella azienda USL di
Bologna / di Lucia Gonzo ; studio condotto in collaborazione con Diana De Ronchi - [S. l. : s. n.,
1998?] (Bologna : Futura press) - 14 p. ; 30 cm. (( - In cop.: Tavola delle donne sulla violenza e
sulla sicurezza nella citta. , In testa al front.: Comune di Bologna, Assessorato alle politiche sociali,
sanita, sicurezza; Zero tolerance contro la violenza sulle donne
Violenze alle donne e risposte delle istituzioni : prospettive internazionali / a cura di Patrizia Romito
- Milano : F. Angeli, [2000] - 234 p. ; 23 cm.
Violenza contro le donne : percezioni, esperienze e confini : rapporto sull'area Urban di Torino / a
cura di Franca Balsamo ... [et al.]. - Torino : Il Segnalibro, stampa 2004. - 232 p. ; 24 cm. ((In testa
al front.: Progetto Rafforzamento rete antiviolenza tra le città Urban Italia
La violenza di genere su donne e minori : un'introduzione / Patrizia Romito - Milano : F. Angeli,
[2000] - 128 p. ; 23 cm
Violenza familiare : prevenzione e trattamento : le radici nascoste dell'abuso su donne e bambini
attraverso la clinica dei casi / Paolo Bagnara - Milano : F. Angeli, c1999 - 109 p. ; 23 cm
La violenza sulle donne : analisi, denunce, proposte / Grazia Le Mura - Milano : Paoline, \2001! 210 p. ; 21 cm
Il volto cancellato : storia di Fakhra dal dramma alla rinascita / Fakhra Younas con Elena Doni ;
postfazione di Tehmina Durrani. - Milano : Mondadori, 2005. - 179 p., [4] c. di tav. : ill. ; 22 cm.
Zero tolerance : esperienze, progetti e proposte per la campagna europea sulla violenza contro le
donne : conferenza nazionale, 15-16 ottobre 1998, Bologna. - S. l. : s. n.!, stampa 1999 (Bologna :
Futura press). - 161 p. ; 24 cm. ((In cop.: Comune di Bologna; Presidenza del Consiglio dei
ministri, Dipartimento per le pari opportunità. - Testo anche in inglese
46
SITOGRAFIA
Artemisia, Firenze http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/
Associazione Casa delle Donne Maltrattate, Milano http://www.cadmi.org
Associazione Centro Antiviolenza, Parma http://www.acavpr.it/
Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa, Roma http://www.telefonorosa.it
Casa delle Donne, Bologna http://www.casadonne.it
Centro Donna, Forlì http://www.comune.forli.fo.it/contenuti/centrodonna
Demetra, Lugo http://www.perglialtri.it/demetra/
Differenza Donna, Roma http://www.differenzadonna.it
Linea Rosa, Ravenna http://www.linearosa.it/
Non da sola, Reggio Emilia http://www.nondasola.it/
SOS Donna, Faenza http://www.sosdonna.com/
Siti delle Associazioni Culturali:
Biblioteca Centro Documentazione delle Donne http://www.women.it/bibliotecadelledonne
Società Italiana delle Storiche http://www.societadellestoriche.it
Libreria delle Donne http://www.libreriadelledonne.it
Archivio di Stato per la memoria e la scrittura delle Donne
http://www.archiviodistato.firenze.it/memoriadonne
Armonie http://www.women.it/armonie/
Universo Femminile http://www.universofemminile.it
Casa Internazionale delle Donne http://www.casainternazionaledelledonne.org
Centro Documentazione Bolzano http://sic.ines.org/content/index_ita.html
Centro Documentazione Donna Ferrara http://associazioni.comune.fe.it/index.phtml?id=41
Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile Torino http://www.arpnet.it/pfemm/index.htm
47
Associazione GIUdIT http://www.giudit.it/
Associazione Settima Onda http://www.settimaonda.it/
Siti sulla salute delle donne:
Vita di Donna http://www.vitadidonna.it
AIED http://www.aied.it
Associazione Differenza Maternità http://www.informanascita.it
Istituzioni Nazionali:
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità
http://www.pariopportunita.gov.it
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
http://www.welfare.gov.it/default
Ministero della Salute
http://www.ministerosalute.it/
Casa delle Donne, Bologna
http://www.casadonne.it
Istituto Superiore di Sanità
http://www.iss.it/
Organismi Nazionali:
Cismai
Il Coordinamento CISMAI costituisce "una sede permanente di carattere culturale e formativo
nell'ambito delle problematiche inerenti le attività di prevenzione e trattamento della violenza
contro i minori, con particolare riguardo all'abuso intra-familiare"
http://www.cismai.org
48
Donne del Mediterraneo
Donne del Mediterraneo promuove lo sviluppo socio economico del territorio del mediterraneo.
http://www.donnedelmediterraneo.org/
Fondazione Risorsa Donna
Fondazione risorsa donna, contribuisce a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico
che limitano la partecipazione delle donne nella società e nell'economia.
http://www.fondazionerisorsadonna.it/newsite/html/home.asp
Italia Donna
E' una rete telematica che collega le donne italiane in Europa e nel mondo.
http://www.italiadonna.it/
Progetto Donne ed Informatica
Sito del Progetto Donne ed Informatica finanziato con il programma Leonardo.
http://www.url.it/speciali/leonardo/index.htm
Stalking Programma Daphne
Il sito presenta materiali sullo stalking e i risultati dell'attività di un gruppo di ricerca europeo
multidisciplinare nell'ambito del Programma Daphne. Nel sito troverete inoltre un questionario, da
compilare in linea ed in forma anonima, per contribuire alla ricerca sulle vittime di stalking e per
comprendere meglio le esperienze vissute dalle vittime. Sul sito si trova anche un'ampia rassegna
bibliografica, link a siti nazionali e internazionali.
http://stalking.medlegmo.unimo.it/index.shtml
Organismi Internazionali:
Istituto Internazionale di Sviluppo e Ricerca per l'avanzamento delle Donne
http://www.un-instraw.org/en/
ONU - Organizzazione delle Nazioni Unite
http://www.un.org/
OSM - Organizzazione Mondiale della Sanità
http://www.who.int/en/
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