INDICE 1. L’associazione SOS Donna e le attività contro la violenza alle donne 2 2. La violenza di genere: un fenomeno invisibile 4 2.1. Tipologie di violenza 4 2.2. Conseguenze della violenza 5 2.3. I centri antiviolenza 6 3. A scuola per prevenire la violenza contro le donne 3.1. 7 SOS Donna a scuola: caratteristiche ed evoluzione degli interventi 8 3.1.2. Progetto «Libera dalla violenza» 8 3.1.3. Progetto «Educare alle differenze» 17 3.2. «Libera dalla violenza». Scheda progetto 23 3.3. «Educare alle differenze». Scheda progetto 30 4. Combattere la violenza sui banchi di scuola. I progetti in Emilia-Romagna 33 4.1. La «Casa delle donne per non subire violenza» di Bologna 33 4.2. La «Casa delle donne contro la violenza» di Modena 35 4.3. Il centro antiviolenza di Parma 37 4.4. Associazione «La città delle donne» - Telefono rosa di Piacenza 39 4.5. Associazione «NON DA SOLA» di Reggio Emilia 42 Bibliografia 44 Sitografia 47 1 1. L’associazione SOS Donna e le attività contro la violenza alle donne L’Associazione SOS Donna è un Centro antiviolenza nato a Faenza l’8 Marzo 1994 in memoria di due donne, Paola Montanari e Maurizia Panzavolta, vittime della violenza dei compagni. Dalla nascita l’associazione ha fatto parte del Centro Tutela Diritti del Cittadino; dal 1996 è iscritta all’Albo delle Associazioni del Comune di Faenza e dal ‘98 al Registro Regionale del volontariato. Il Centro si rivolge a donne che vivono o hanno vissuto situazioni di sopraffazione, di violenza psicologica, fisica, sessuale e/o economica nelle loro relazioni interpersonali, nelle relazioni di coppia, in famiglia, in ambito lavorativo o in altri contesti sociali. Il servizio è gratuito, garantisce l’anonimato ed è offerto a tutte le donne indipendentemente dalla loro nazionalità, etnia, lingua, cultura, religione e situazione economica. Le volontarie ed operatrici frequentano corsi di formazione e aggiornamento presso la Casa delle Donne di Bologna, il Centro antiviolenza Artemisia di Firenze, il Centro Linea Rosa di Ravenna e più in generale presso esperti nel campo della violenza e/o delle differenze di genere. Il Centro antiviolenza è aperto tutti i giorni dal lunedì al venerdì ed offre un servizio di segreteria telefonica attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. SOS Donna fornisce un servizio di prima accoglienza telefonica cui seguono colloqui vis a vis con le volontarie che accolgono la donna. I colloqui hanno lo scopo di chiarire la natura delle richieste della donna in difficoltà ed aiutarla ad individuare le proprie risorse. La pratica del Centro si fonda sulla relazione di reciproco sostegno e aiuto che si instaura fra donna ed operatrice, chiave per fare emergere i bisogni, i desideri della persona e valutare le risorse disponibili per definire un progetto che possa favorire l’uscita dalla situazione di disagio o violenza. Le operatrici cercano di costruire insieme alla donna un percorso personalizzato per rafforzare la fiducia nelle sue capacità e risorse senza imporre nulla ma lasciandola libera di scegliere e decidere per se stessa. Negli anni le attività di SOS Donna si sono moltiplicate e attualmente vengono offerti numerosi servizi tra cui: • Prima accoglienza, telefonica o vis a vis della donna in stato di disagio e/o maltrattata • Colloqui preliminari per individuare i bisogni e fornire le prime informazioni utili • Percorsi personalizzati, successivi ai colloqui preliminari, in grado di rafforzare la fiducia della donna nelle proprie capacità e risorse e supportarla verso un percorso di autonomia • Prima consulenza legale e psicologica • Informazioni sulla tutela dei diritti delle donne vittime di violenze psicologiche, fisiche ed economiche, in ambito familiare e non, e di molestie sessuali e stalking 2 • Sportello di orientamento e accompagnamento al lavoro • Sportello legale per donne in stato di difficoltà a causa della violenza subìta • Reperimento di un rifugio in caso di situazioni di emergenza Vengono inoltre organizzate iniziative culturali, di sensibilizzazione e denuncia in merito al problema della violenza sulle donne sulla base di un approccio volto non soltanto al fronteggiamento dello stato di emergenza ma anche a fini preventivi. A tal scopo si organizzano: • Corsi di autodifesa rivolti alla popolazione femminile • Corsi sull’autostima e l’assertività • Corsi di formazione per operatori del settore, nuove volontarie, tirocinanti • Gruppi di autoaiuto e autogestione • Progetti di prevenzione e sensibilizzazione al fenomeno della violenza nelle scuole medie inferiori e superiori Dal 2000 è in atto una convenzione con il Comune di Faenza per l’attivazione del Servizio Fe.n.ice, Centro di ascolto e di orientamento a nuovi progetti di vita per donne vittime di violenza, in stato di disagio e maltrattate; questo ha reso possibile la realizzazione di numerosi progetti. 3 2. La violenza di genere: un fenomeno invisibile Il termine violenza deriva dal latino vis e significa forza; violare allude alla qualità dell’impulso ma anche al rapporto con l’oggetto perché comporta sopraffazione - per disparità di potere o di numero - e implica danno. La violenza di genere è una forma di maltrattamento a cui sono soggette le donne nell'ambito dei rapporti familiari, lavorativi ed interpersonali: si verifica ogni volta che una donna viene maltrattata, denigrata, molestata, sessualmente violentata all'interno di relazioni cosiddette normali di conoscenza, di frequentazione, di condivisione di spazi e di abitudini. Quando si parla di violenza alle donne è importante mettere in luce l’intrinseca connotazione di genere, ovvero il fatto che il genere femminile abbia una probabilità maggiore rispetto a quello maschile d’essere vittima di maltrattamenti sistematici. La violenza di genere può considerarsi ancora un fenomeno invisibile a livello sociale, in quanto si consuma prevalentemente in famiglia, agita da mariti, partner o ex partner. Spesso le vittime non riescono a denunciare le violenze subìte per paura delle conseguenze, vergogna o a causa di modelli di riferimento che giustificano e legittimano il maltrattamento. Il clima di terrore e intimidazione che la donna vive all'interno della propria casa nasce dalla situazione di controllo e di dominio che le rende spesso difficile anche il solo pensare di poter chiedere aiuto. 2.1. Tipologie di violenza All’interno del fenomeno della violenza domestica è possibile ritrovare varie tipologie, spesso diversamente combinate e associate tra loro, che concorrono a comporre il quadro del maltrattamento familiare: violenza fisica, psicologica, economica e sessuale. E’ importante rilevare come in questi casi esista anche una forma indiretta di violenza, detta assistita, subìta dai figli ogni qualvolta siano presenti durante i maltrattamenti sulla madre. La violenza fisica (pugni, calci, schiaffi, uso di armi, forme di sequestro, ecc.) è la più visibile e per certi versi forse anche la più facile da denunciare. La violenza psicologica (sistematiche umiliazioni, svalorizzazioni, minacce, restrizione della libertà, isolamento, soprusi, ecc.) può accompagnare altre forme di violenza o presentarsi da sola producendo danni ugualmente gravi per la sua continuità, la capacità di attaccare il senso di sé e di ferire aree fondamentali per la propria identità. La violenza economica (sottrazione dello stipendio, appropriazione o controllo degli averi personali, esclusione della donna dalla gestione delle risorse della famiglia, impedimento a trovare 4 o mantenere lavoro, ecc.) si verifica quando il partner realizza il completo controllo sulla possibilità di autonomia della donna. È una delle armi di ricatto più utilizzate nel momento in cui la donna decide di affrontare la situazione e di uscirne. Il marito le fa sentire che lei non potrà farcela a mantenere i figli e/o se stessa. La violenza sessuale (stupro, aggressioni sessuali, imposizione di pratiche sessuali indesiderate, rapporti sessuali subìti, ecc.) consiste in ogni forma di prevaricazione sessuale ed è frequente anche all’interno della famiglia e del rapporto di coppia. In ogni caso non è presente un consenso da parte della donna ed è questo che la rende una violenza, spesso più difficile da riconoscere se avviene in famiglia per via dell’idea, ancora radicata nella nostra tradizione, del dovere coniugale che rende difficile identificare una tale imposizione. E’ bene tenere in considerazione che la violenza domestica, nella quale tutti questi elementi sono spesso associati, può durare a lungo e spesso cresce di intensità e pericolosità nel corso degli anni secondo un’escalation resa nota con il termine di ciclo della violenza. 2.2. Conseguenze della violenza La violenza occasionale o ripetuta comporta gravi conseguenze sulla donna, ma anche sui figli che spesso assistono ai maltrattamenti agiti sulla madre; la gravità delle conseguenze varia sia in relazione alla gravità, alla durata e all’autore della violenza, sia in funzione del sistema di valori e della soglia di recettività individuale circa gli eventi che si sono prodotti. Per quanto riguarda gli effetti sulle donne, una delle conseguenze più frequenti è la perdita di autostima da cui conseguono passività, debolezza ed incapacità di prendere decisioni. In generale la violenza domestica può annientare il senso di sicurezza di una donna e la fiducia in se stessa. Le donne che subiscono violenza, rispetto alla popolazione femminile media, hanno condizioni di salute fisica e psichica peggiori, arrivando a richiedere trattamenti di carattere sanitario in misura 4-5 volte più frequenti, oltre ad essere esposte ad un rischio suicidario 4-5 volte superiore rispetto alla media. Rispetto alle conseguenze per bambine/i è possibile notare come la violenza ostacoli un normale attaccamento nei confronti dei genitori e produca difficoltà a legarsi emotivamente agli altri. Queste condizioni possono bloccare lo sviluppo di capacità e abilità consone all’età e in molti casi, a causa dell’ansia costante per ciò che accade in famiglia, possono presentarsi notevoli problemi nell’apprendimento scolastico. Se si considera nello specifico la fascia di età adolescenziale si può identificare una maggiore difficoltà rispetto alla conquista dell’autonomia tipica di questo periodo o al contrario, possono presentarsi gravidanze/matrimoni precoci. 5 Rispetto agli effetti a lungo termine, il modello appreso dalla famiglia può compromettere la capacità di instaurare relazioni adulte improntate sull’ascolto, l’aiuto reciproco, la soluzione non violenta dei problemi e la mediazione. Spesso l’adolescente, soprattutto se maschio, si identifica con la figura del padre maltrattante perché sentita più forte e potente perdendo così il rispetto verso la madre e più in generale verso le figure femminili. 2.3. I Centri antiviolenza Negli ultimi decenni grazie ai movimenti femminili nel nostro Paese, come in altre parti del mondo, le donne hanno raggiunto una nuova consapevolezza rispetto all’importanza di avere il pieno controllo sulla propria vita e sul proprio corpo, la libertà dalla violenza, la libertà di scelta in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata; tali aspetti vengono ormai considerati parte integrante dei diritti umani e libertà fondamentali, nonchè perseguiti con tenacia. Da diversi anni nella Regione Emilia-Romagna si sono sviluppate azioni sempre più organizzate e integrate a favore delle donne, sia italiane sia straniere, che hanno subìto o subiscono violenza; tra queste di particolare rilievo risulta la creazione di numerosi centri antiviolenza dislocati sul territorio regionale. «Contrastare la violenza fisica, psicologica, sessuale contro le donne attraverso interventi differenziati rivolti prevalentemente al supporto delle vittime di tali violenze; offrire sostegno alle donne, con o senza figli, vittime o minacciate di violenza fisica, psicologica e sessuale, attraverso interventi economici, di accoglienza, consulenza, ospitalità residenziale, per permettere loro di assumere, libere da costrizioni e condizionamenti, le decisioni che ritengono più opportune, facilitando un processo di autonomia e di progressiva autostima». L.R. 2/86 R.E-R. I centri antiviolenza - nati per combattere la violenza alle donne in tutte le sue forme - sono presenti su tutto il territorio nazionale e tra loro in contatto tramite la rete dei centri antiviolenza. Obiettivi comuni sono quelli di offrire aiuto alle donne che vogliono uscire dal cerchio della violenza nonché rendere visibile e riconoscibile il fenomeno del maltrattamento per prevenirlo e combatterlo. Inoltre il principio nel quale tutti i centri si riconoscono - al di là delle modalità operative che ognuno di loro adotta - è la relazione fra donne, ovvero donne che aiutano altre donne. 6 3. A scuola per prevenire la violenza contro le donne Le attività di prevenzione primaria si pongono quali fondamentali mezzi di diffusione all’interno di un contesto allargato - quello sociale - di nuovi modi di pensare e spunti di riflessione innovativi riguardanti temi di interesse generale in grado di informare, formare e conseguentemente, cercare di condurre ad un cambiamento culturale e di pensiero tale da fermare - o quantomeno ridurre - i fenomeni considerati. Tra i progetti di prevenzione realizzati dall’associazione SOS Donna di Faenza, occupano un posto ed un ruolo rilevanti tutte le iniziative rivolte alle scuole e agli studenti del territorio. Si può iniziare a combattere la violenza alle donne partendo proprio dalla scuola, struttura sociale in grado di offrire uno spaccato della più ampia realtà esterna, di quella società che spesso velatamente nasconde segnali di disagio difficili da cogliere. Alla scuola è delegato in primo luogo un compito educativo, volto a far acquisire conoscenze e a promuovere l’apprendimento degli studenti ma anche a favorire lo sviluppo di relazioni significative con i pari e gli adulti di riferimento, la socializzazione e l’aggregazione. Tale istituzione consente la sperimentazione di parti diverse di sé e la messa in gioco dei propri modi di essere, di sentire e pensare, permette di portare all’esterno valori e principi a cui si è educati in famiglia, di mettere in campo la propria visione del mondo e del prossimo, gli stereotipi e i pregiudizi spesso inconsapevoli che ognuno di noi vede crescere dentro di sé sulla base delle esperienze di vita personali. Per le ragazze e i ragazzi che si trovano a vivere momenti delicati come pre-adolescenza e adolescenza, la scuola diventa un banco di prova fondamentale, una possibilità di confronto con i coetanei che condividono vissuti, emozioni e cambiamenti, e con gli insegnanti che, avendo già attraversato certe tappe del ciclo vitale, cercano di proporsi quale modello positivo. In tale contesto si creano i presupposti e le condizioni favorevoli per trattare l’argomento della violenza ma anche delle differenze di genere, quelle diversità tra maschi e femmine che quotidianamente i ragazzi sperimentano e con cui si scontrano tra attrazione e conflitto, tra desiderio di condividere e conoscersi meglio e la difficoltà di stare insieme, trovando un giusto equilibrio. 7 3.1. SOS Donna a scuola: caratteristiche ed evoluzione degli interventi I progetti Libera dalla violenza ed Educare alle differenze portati dall’associazione faentina rispettivamente nelle scuole medie superiori ed inferiori, nel tempo hanno subìto varie modifiche che li hanno portati ad assumere forme nuove, sempre più articolate e adeguate ai bisogni espressi durante gli incontri dagli studenti, a diventare reali strumenti di prevenzione, accattivanti ed efficaci. La prima sperimentazione dei progetti avvenuta nell’anno scolastico 2000/01 è stata l’apripista di un percorso che ha visto coinvolti già l’anno successivo quasi tutti gli Istituti Superiori di Faenza e comprensorio. 3.1.2. Progetto «Libera dalla violenza» Il progetto Libera dalla violenza nasce nell’anno 2000 e si propone quale intervento psicoeducazionale di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne rivolto alla popolazione giovanile nel tentativo di scardinare stereotipi e pregiudizi presenti nella cultura tradizionale. Gli interventi mirano a fornire informazioni a proposito dei comportamenti aggressivi e di eventuali strategie di prevenzione e difesa, attraverso il coinvolgimento degli studenti in una riflessione sul concetto di differenza di genere e sui meccanismi alla base dei comportamenti violenti, sulle caratteristiche principali del fenomeno (tipologia di autore e di vittima, tempi e modalità con cui la violenza viene agita) in un clima libero da giudizi, tale da favorire lo scambio di opinioni da parte di ragazze e ragazzi. Un ulteriore obiettivo è favorire la conoscenza del Servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna e dei servizi offerti. L’azione prevista per il raggiungimento di tali obiettivi consiste nella realizzazione di interventi psico-educazionali rivolti agli studenti delle scuole superiori del comprensorio di Faenza, inizialmente delle classi quarte e quinte e, in un secondo tempo, delle classi seconde e terze, della durata di circa due ore. Anno scolastico 2002/2003 Il progetto coinvolge nell’arco di un biennio tutti gli Istituti Superiori della città e del comprensorio e si rivolge nello specifico ad alunni ed insegnanti delle classi IV e V superiore. L’organizzazione degli interventi ha avuto inizio nel Giugno 2002 con la spedizione a tutti gli Istituti Superiori di una lettera di presentazione dell’associazione, del Servizio Fe.n.ice e del progetto che s’intende proporre e sviluppare all’interno delle classi. Nel mese di settembre la scheda progetto viene nuovamente spedita a tutti gli Istituti Superiori della città e del comprensorio e, su indicazione dell’Amministrazione Comunale, anche al Consultorio Giovani della città e al Dirigente 8 dei Servizi Sociali. In ottobre prende avvio in concreto l’attuazione del progetto: vengono organizzati incontri di presentazione con i referenti dei diversi istituti scolastici che lo approvano all’unanimità ad esclusione dell’Istituto Tecnico “E. Fermi” (con il quale si è provveduto ad effettuare un incontro con il Preside per verificare la possibilità di svolgere il progetto l’anno successivo). Per l’anno 2002/2003 aderiscono all’iniziativa 25 classi. Si definisce con gli insegnanti che al termine di ogni intervento verrà stesa una relazione sull’andamento e le tematiche emerse durante l’incontro e compilata una scheda in cui riportare le frasi e gli interventi, in forma anonima, degli studenti e, infine, verranno elaborati i dati dei questionari somministrati ai ragazzi. Tutto il materiale verrà, in un secondo momento a fine anno scolastico, visionato insieme agli insegnanti referenti della classe per una riflessione e condivisione dell’intervento, delle problematiche trattate ed eventualmente emerse e per valutare quale tipo di intervento sia possibile sviluppare l’anno successivo. Verrà poi elaborata una relazione dell’incontro con gli insegnanti. La fase finale del progetto prevede la compilazione di una relazione conclusiva, relativa all’intero percorso, da presentare all’Amministrazione Comunale - Assessorato Pari Opportunità, suddivisa per Istituto in cui verranno illustrati lo svolgimento degli incontri, le problematiche e le tematiche più significative emerse dalle classi e dall’incontro con gli insegnanti referenti. La dott.sa Monica Marchini (psicologa-psicoterapeuta che ha collaborato con l’Associazione/servizio Fe.n.ice e ha seguito l’elaborazione del progetto) ha supervisionato l’intero percorso conducendo una formazione specifica (riguardante i temi trattati, il lavoro di gruppo nelle classi, le dinamiche che si sviluppano durante gli interventi) ed una collaborazione diretta con la coordinatrice del progetto ed il gruppo di volontarie dell’associazione partecipanti agli interventi nelle classi. L’intervento psico - educazionale ha interessato per la prima fase circa 1200/1300 ragazzi (a cui è seguita la seconda fase realizzata durante l’anno scolastico 2003/2004, rivolta alle classi quinte e riguardante il tema del rapporto uomo-donna) suddivisi in 23 classi quarte di tutti gli Istituti superiori della città (Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura, Istituto Statale D’ Arte per la Ceramica, Istituto Professionale di Stato per il Commercio, Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato, Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri, Liceo Classico, Liceo Scientifico ed Istituto Professionale Statale Alberghiero). Nello specifico ogni incontro, della durata di 2 ore, e si è svolto secondo alcune fasi: • presentazione e finalità del modulo • brainstorming sulla parola violenza • discussione sulle varie tipologie e rappresentazioni della violenza • analisi delle situazioni e dei luoghi in cui si possono verificare episodi di violenza e maltrattamento • lettura di una storia di maltrattamento e commento libero da parte della classe (brainstorming delle emozioni riguardo alla storia/analisi delle tematiche e delle emozioni emergenti) 9 • presentazione del servizio Fe.n.ice e dell’associazione SOS Donna • distribuzione del materiale informativo • consegna di un questionario (anonimo) sulla valutazione dell’intervento Successivamente viene redatta una relazione dell’intervento per ogni classe; nel corso di un incontro/scambio con l’insegnante referente per rendicontare al Consiglio di classe l’esperienza svolta, il coordinatore del progetto e le operatrici del servizio hanno presentato ciò che è emerso durante gli incontri e l’elaborazione dei questionari compilati dai ragazzi. Anno scolastico 2003/2004 Per poter dare continuità al lavoro svolto con i ragazzi e le ragazze, il progetto è stato articolato su quattro anni, coinvolgendo le classi quarte e quinte. Durante l’anno scolastico 2003/2004 viene sviluppato con gli studenti del quarto anno degli Istituti Superiori il tema della violenza con l’obiettivo di promuovere un confronto e far acquisire maggiore consapevolezza rispetto al fenomeno nelle sue diverse forme, a come la violenza possa essere riconosciuta, come possa manifestarsi all’interno delle relazioni amicali ed affettive e quali strumenti mettere in atto per prevenirla. Con gli studenti del quinto anno degli Istituti Superiori è stata portata avanti la seconda parte del progetto che ha trattato la differenza e relazione di genere. Nello specifico l’obiettivo degli incontri è quello di fornire alcuni spunti di riflessione e di confronto sulla differenza/relazione tra i generi (maschio e femmina), sull’importanza e la valorizzazione del rispetto delle diversità individuali, sulla rilevazione di alcuni stereotipi legati al passato e ad oggi ancora presenti. Si è cercato inoltre, insieme ai ragazzi e alle ragazze, di collegare le tematiche trattate con il lavoro realizzato l’anno precedente riguardo le diverse forme di violenza e di discutere a proposito dello stretto legame tra mancata accettazione della diversità e del rispetto e violenza di genere. Dai questionari somministrati al termine di ogni intervento è emerso come per i ragazzi e le ragazze entrambi gli incontri siano stati molto positivi; ritengono di aver avuto la possibilità di esprimersi, di essere ascoltati, di confrontarsi su temi che non vengono quasi mai affrontati, in particolar modo in ambito scolastico. Quasi tutte le classi hanno ritenuto gli incontri troppo brevi, i temi trattati importanti e hanno valutato positivamente il metodo utilizzato che li ha coinvolti e resi partecipi. Molto positivo è stato anche il confronto con gli insegnanti referenti che sono stati coinvolti nelle diverse fasi di realizzazione del progetto: prima di incontrare gli studenti è stata effettuata una presentazione del progetto e della metodologia che sarebbe stata utilizzata in classe. Al termine degli incontri è stata condotta una valutazione di quanto emerso con gli studenti e dell’andamento delle attività realizzate. Gli insegnanti si sono mostrati disponibili ed interessati al lavoro svolto; alcuni docenti hanno richiesto di poter coinvolgere per gli anni successivi anche le classi del terzo anno. 10 Anno scolastico 2004/2005 L’anno 2004/2005 vede il proseguimento del progetto secondo il modello utilizzato in precedenza ma rivisto sulla base di una più precisa definizione delle fasi e delle metodologie di lavoro oltre ad una più attenta e dettagliata analisi finale. Si stabilisce di redigere annualmente, alla fine di tutti gli interventi con le classi, una relazione sintetica dell’intero progetto contenente un’approfondita analisi qualitativa e quantitativa dei dati (elaborati tramite il programma informatico SPSS con il quale è possibile svolgere anche un’analisi delle frequenze) emersi attraverso gli incontri e la somministrazione dei questionari con l’obiettivo di valutare l’efficacia dell’intervento. La metodologia ha previsto durante ogni intervento, della durata di circa un’ora e mezzo/due ore, lo sviluppo delle tre fasi (brainstorming, discussione con gli alunni dei risultati e presentazione del Servizio Fe.n.ice - SOS Donna) al termine delle quali è distribuito agli studenti il questionario anonimo di valutazione. Durante gli incontri l’insegnante è stato invitato ad uscire dalla classe al fine di creare un clima il più possibile non giudicante e neutro, tale da consentire, grazie all’accoglienza delle operatrici verso ogni possibile diversità di pensiero, il confronto aperto sulle tematiche trattate. Ad ogni incontro, dopo una breve presentazione del gruppo di lavoro, dell’intervento e delle sue finalità, si è svolta l’attività di brainstorming con la classe sulla parola violenza (nelle classi quarte) o su Maschio e Femmina, svantaggi e vantaggi (nelle classi quinte); in seguito si è aperta la parte centrale dell’incontro, la discussione sul concetto di violenza o di differenza di genere che ha permesso ai ragazzi di riflettere sui temi proposti ed in particolare sui meccanismi alla base dei comportamenti considerati. Le tirocinanti e la volontaria hanno avuto l’importante ruolo di stimolo dal momento che il loro compito è stato fornire statistiche ed esempi per far comprendere meglio ai ragazzi i concetti spiegati. Alla fine dell’incontro la Psicologa ha introdotto una breve sintesi dell’incontro e una restituzione di quanto emerso; subito dopo la volontaria ha presentato la storia dell’associazione fornendo anche alcuni dati sulla tipologia di donne che si rivolgono al centro, informazioni che incuriosiscono sempre molto i ragazzi spingendoli a fare domande sul servizio Fe.n.ice e sulle attività svolte al suo interno. La parte conclusiva dell’incontro ha previsto la distribuzione di alcuni gadget (penne e segnalibri) ed un opuscolo pubblicato per le scuole con diverse informazioni (brevi cenni sui vari tipi di violenza, consigli utili per evitare tali situazioni o cercare di fronteggiarle al meglio, un confronto sui pregiudizi-stereotipi sul fenomeno) di facile consultazione per i ragazzi e la somministrazione ad ogni studente del questionario anonimo al fine di sondare le opinioni personali e la conoscenza rispetto al tema della violenza e delle differenze di genere oltre a verificare l’efficacia e il gradimento dell’intervento svolto. Il questionario per la valutazione del secondo modulo sulle differenze di genere (classi quinte superiori) è stato parzialmente modificato a seguito di alcune riflessioni metodologiche emerse all’interno del gruppo di lavoro per renderlo maggiormente significativo. 11 I dati emersi dai questionari sono apparsi di grande interesse perché hanno consentito di comprendere da vicino il pensiero dei ragazzi rispetto ai temi proposti e di calibrare al meglio gli interventi per aumentarne efficacia e utilità. Dai questionari e dalle discussioni in classe è risultato, ad esempio, il bisogno dei ragazzi di parlare maggiormente dei temi trattati, anche nel corso della quotidiana vita scolastica con gli insegnanti. A questo proposito si è pensato di suggerire ai docenti di introdurre l’argomento alla classe prima dell’incontro con le operatrici ed eventualmente di riprenderle in seguito per favorire una maggiore continuità dell’esperienza ed un maggiore impatto facendo in modo che per gli studenti l’attività psico-educazionale non si riduca ad un evento isolato. E’ stata valutata anche la possibilità di aumentare il numero degli incontri durante l’anno, previo consenso degli istituti interessati, in modo da lasciare più spazio all’approfondimento del tema e alla discussione di un problema che tocca da vicino la realtà quotidiana degli studenti. Al termine del percorso svolto di proporrà di coinvolgere per l’anno scolastico 2005/2006 i ragazzi del secondo e terzo anno dal momento che sia il tema che la metodologia vengono ritenuti maggiormente adeguati a questo target rispetto a quello degli studenti degli ultimi anni e possono consentire di ottenere maggiori risultati vista la giovane età ed elasticità di pensiero degli allievi coinvolti. Anno scolastico 2005/2006 Durante l’anno scolastico 2005/2006 sono stati mantenuti il target di riferimento del progetto (coinvolte le classi quarte delle scuole superiori del territorio faentino per il modulo sulla violenza di genere e quinte per il modulo sulle differenze di genere), l’assetto del gruppo di lavoro (psicologa, alcune volontarie dell’Associazione e tirocinanti della Facoltà di Psicologia - corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali di Bologna, sede di Cesena) e la metodologia, con l’intento di sottolineare e mettere in evidenza le opinioni e i vissuti dei ragazzi rispetto alle tematiche proposte, di portare ad una maggior consapevolezza e sensibilizzazione al riguardo e, allo stesso tempo, far emergere una riflessione su pensieri ed agiti della generazione giovanile. Dai riscontri ottenuti con l’elaborazione dei questionari si evince che i ragazzi che si sono dimostrati partecipi ed interessati soprattutto ai racconti di casi di delle donne aiutate dall’associazione per episodi di violenza riportati da una volontaria del centro. A livello metodologico si propone, nei limiti di possibilità temporale e di disponibilità delle scuole e degli insegnanti, una fase introduttiva all’incontro, dove si possano gettare le basi per una più alta e consapevole partecipazione all’intervento sulla violenza, accompagnata dalla somministrazione di questionari, per sondare in maniera più dettagliata e scientifica le percezioni sulla violenza, potendone apprezzare il cambiamento in itinere (prima e dopo l’intervento). L’importanza dello scopo di questo intervento psico-educazionale porta a riflettere sull’utenza al quale è destinato, in quanto si ritiene importante, e forse maggiormente d’impatto se iniziato in una fase preliminare dell’adolescenza; si suggerisce l’anticipazione del progetto - sia per quanto riguarda il modulo sulla violenza che, in particolare, quello sulle differenze di genere - ad una 12 fascia d’età più bassa, caratterizzata da una maggiore elasticità di pensiero ed una più rilevante possibilità preventiva. Quest’ultimo modulo infatti, nonostante abbia portato a discussioni importanti e interessanti relative al tema, spesso viene minimizzato dai ragazzi che tendono a mostrare un’ adesione alle loro identità di ruolo già piuttosto definita e consolidata. Anno scolastico 2006/2007 Nel corso dell’anno scolastico 2006/2007 il progetto «Libera dalla violenza» ha previsto la modifica del target di riferimento degli interventi nel seguente modo: - I° modulo sulle differenze di genere rivolto alle classi II - II° modulo sulla violenza di genere rivolto alle classi III Alcuni Istituti hanno richiesto che gli incontri fossero realizzati anche nelle classi IV e V, ritenendo opportuno allargare il target di riferimento. In alcuni casi, avendo già intrapreso un percorso con le classi IV durante l’anno scolastico precedente, si è portato a termine il progetto proponendo agli studenti il modulo sulla violenza; nelle nuove sezioni di IV e V è stato ugualmente proposto questo modulo ritenuto maggiormente adatto all’età dei partecipanti. E’ stata mantenuta la metodologia utilizzata durante gli incontri per entrambi i moduli per coinvolgere il gruppo classe e far riflettere attraverso attivazioni, brainstorming e discussioni in gruppo. Al termine del percorso all’interno delle classi sono stati evidenziati alcuni aspetti organizzativi-metodologici tra cui, in particolare, l’importanza del coinvolgimento attivo dei docenti nella fase organizzativa degli interventi: i referenti sono stati quasi sempre disponibili ed interessati alle attività proposte, comunicate in maniera tempestiva alle classi, a cui veniva anticipato il tema dell’incontro. Soltanto in sporadici casi, le operatrici si sono trovate di fronte studenti che non sapevano nulla dell’intervento e docenti che mostravano perplessità rispetto soprattutto, alla richiesta di uscire dall’aula. A questo proposito, durante le fasi di preparazione ed organizzazione, si ritiene opportuno effettuare incontri con i referenti ed eventuali insegnanti coinvolti o interessati al progetto per presentare il pensiero alla base degli interventi e condividere metodologia e modalità di lavoro. Si sottolinea anche l’importanza e la necessità di proseguire con l’ utilizzo della restituzione scritta, sotto forma di relazione, di quanto emerso durante gli incontri con le classi, quale strumento di comunicazione e confronto con i docenti che si sono mostrati molto interessati al pensiero dei propri alunni oltre che alle modalità relazionali agita durante gli incontri con le operatrici. Riguardo gli incontri con gli studenti, ragazze e ragazzi hanno prestato attenzione soprattutto alla storia dell’Associazione e al racconto dei casi seguiti dalle volontarie; hanno mostrato di gradire le testimonianze dirette e i racconti delle esperienze con le donne, anche da un punto di vista personale ed emotivo. A tal proposito è fondamentale la modalità con cui le operatrici si pongono nei confronti del gruppo classe: mantenendo un atteggiamento aperto e disponibile, lasciando ampio spazio per dubbi e curiosità, cercando di scalzare eventuali stereotipi e pregiudizi presenti in molti casi soprattutto per quel che riguarda gli stranieri, visti ancora troppo spesso come persone violente (anche se la maggioranza degli studenti riconosce che, in realtà, 13 chiunque potrebbe diventare autore di violenze) o la parità tra uomo e donna - più volte considerata un obiettivo fondamentale da raggiungere ma ciononostante ancora poco presente - si può riuscire nell’intento di coinvolgere attivamente gli studenti conferendo maggior efficacia all’intervento. La maggior parte dei ragazzi infatti ha espresso nei questionari finali di valutazione apprezzamento per le modalità di conduzione in particolare perché ha offerto la possibilità di affrontare liberamente argomenti che spesso non vengono trattati a scuola; a tal proposito hanno sottolineato il bisogno di poter discutere delle tematiche proposte anche con gli insegnanti o con le operatrici in un maggior numero di incontri. Anno scolastico 2007/2008 L’anno scolastico 2007/2008 è stato caratterizzato dalla revisione del modulo sulle differenze di genere e del questionario di valutazione finale rivolti agli studenti delle classi II medie superiori. A seguito dell’ esperienza maturata negli anni si è ritenuto opportuno approfondire maggiormente il tema delle differenze utilizzando una modalità interattiva e in grado di coinvolgere attivamente il gruppo classe, fornendo agli studenti nozioni di carattere scientifico, sociologico e antropologico, presentando le caratteristiche biologiche delle diversità uomo-donna, gli aspetti evolutivi che influenzano le relazioni e soprattutto l’assunzione dei ruoli tra i due generi. All’inizio dell’incontro, dopo una breve presentazione del lavoro e delle operatrici, viene distribuito alla classe del materiale-stimolo utilizzato come punto di partenza per la riflessione sugli stereotipi sul genere, nello specifico immagini e frasi stereotipate in base alle aspettative sociali. Gli studenti vengono suddivisi in coppie dello stesso sesso e, dopo aver discusso insieme alla conduttrice del significato dell’espressione influenza dei pari, delle sue caratteristiche positive o negative, ricevono un foglio attività sul quale dovranno indicare almeno cinque tipologie di comportamento o qualità tradizionalmente definite appropriate per gli uomini e altrettante per le donne, secondo il punto di vista tradizionale della società, non necessariamente il proprio. Al termine un rappresentante d’ogni coppia espone alla classe il frutto delle riflessioni emerse e scrive alla lavagna una caratteristica attribuita agli uomini e una alle donne; la conduttrice poi guida il gruppo nel confronto tra le due liste (sottolineando come spesso le qualità siano opposte e di frequente più positive per gli uomini che per le donne) per far emergere, sulla base degli spunti proposti, differenze e caratteristiche distintive di ciascun genere. In seguito si presentano alcuni approfondimenti partendo dalla ricerca di quelle definizioni che, secondo gli studenti, corrispondono a caratteristiche biologiche (solitamente quasi nessuna), s’introducono i concetti di sesso biologico e genere socialmente costruito avvalendosi anche di grafici/immagini. L’operatrice rileva poi come le opinioni che si hanno riguardo ai generi spesso siano definizioni stereotipate che assumono le vesti di scatole in cui molti di noi si trovano chiusi senza rendersene conto e dalle quali, soprattutto in adolescenza, quando la spinta all’omologazione da parte dei pari è molto forte, è difficile uscire. La riflessione verte a questo punto sulla possibilità di uscire dalle scatole dello stereotipo, da ciò 14 che questo comporta all’interno del proprio gruppo di riferimento, di come alcune persone non riescano a farlo, di quali possano essere i motivi e di come i ragazzi possano aiutare loro stessi e gli altri ad evadere dalla scatola del pregiudizio. La sperimentazione ha portato buoni risultati: ha coinvolto maggiormente i ragazzi grazie anche agli stimoli e alle curiosità riguardanti le caratteristiche di uomini e donne, il confronto tra i due generi, le spiegazioni scientifiche di differenze e stereotipi, fattori biologici e sociali, forniti dalle operatrici che hanno suscitato numerose domande e riflessioni. Dai questionari di valutazione sono emersi riscontri positivi che hanno confermato i trend segnalati negli anni precedenti. In uno degli Istituti coinvolti nel progetto l’ interesse mostrato dagli studenti rispetto al tema delle differenze di genere e degli stereotipi ha portato alla proposta da parte dell’insegnante referente di realizzare una ricerca su tale argomento, a partire da settembre 2008, con la collaborazione delle operatrici del servizio Fe.ni.ce - SOS Donna al fine di organizzare alcuni incontri di approfondimento per i ragazzi e i docenti. Si ritiene importante promuovere tali iniziative e sostenere quanti esprimano il desiderio di analizzare in maniera più approfondita i temi di discussione proposti durante gli interventi in classe. Creare una rete di collaborazione solida tra Servizio Fe.n.ice e scuola dovrebbe diventare un obiettivo basilare per rafforzare l’attività preventiva e cercare di sensibilizzare rispetto al tema della violenza di genere e delle disparità. Anno scolastico 2009/2010 L’anno scolastico 2009/2010 ha previsto l’inserimento di nuovi partner interessati a sostenere il progetto «Libera dalla violenza», che ha continuato a riscuotere positivi riscontri da parte degli Istituti scolastici coinvolti. Sono stati offerti il patrocinio da parte della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ravenna (tutti i loghi sono stati inseriti nel libretto informativo da distribuire agli studenti). Sono proseguiti gli interventi nelle classi in orario scolastico secondo la modalità collaudata ed è stato istituito un bando di concorso rivolto alle classi che hanno partecipato all’attività formativa-informativa dell’Istituto per il Commercio «Strocchi» per la realizzazione di elaborati grafico-artistici o letterari sul tema della violenza sulle donne o sulle differenze di genere. Tutti gli elaborati sono stati raccolti, valutati ed è stato assegnato un premio al miglior elaborato durante una premiazione pubblica tenutasi presso la Sala delle Bandiere del Comune di Faenza. Dieci anni di esperienza: un bilancio Ricostruendo la storia del progetto «Libera dalla violenza», si nota come questo abbia reso possibile la promozione nel territorio faentino di una maggiore conoscenza del centro antiviolenza e delle attività svolte al suo interno e in particolare abbia concorso ad accrescere la consapevolezza delle giovani generazioni rispetto alle differenze di genere e al fenomeno della violenza sulle donne. Dal 2001, quando il progetto ha preso avvio come sperimentazione in alcune classi degli Istituti Superiori della città, ad oggi quando tutti gli Istituti di Faenza ed alcuni del 15 circondario aderiscono con partecipazione all’iniziativa proposta e si è osservato un interesse ed un coinvolgimento crescente da parte delle scuole, degli insegnanti e degli stessi studenti. Ciò che è andato modificandosi nel tempo è la percezione del fenomeno della violenza: nei primi anni durante gli incontri, soprattutto nei momenti di discussione e confronto con la conduttrice e le volontarie, emergevano con maggiore frequenza stereotipi e pregiudizi soprattutto nei confronti degli stranieri o di chi presenta problemi di dipendenza da alcol o sostanze, mentre ora pare si stia gradualmente diffondendo una maggiore consapevolezza del carattere di trasversalità del fenomeno che porta uomini insospettabili ad agire violenza verso le compagne. A tal proposito è aumentata anche la conoscenza del fenomeno nelle sue diverse forme, fisica, sessuale e psicologica e soprattutto economica (spesso sconosciuta) così come forme riconosciute e definite più recentemente come lo stalking o il mobbing: gli studenti appaiono in diversi casi più informati (spesso grazie anche agli interventi degli insegnanti che presentano alla classe le tematiche oggetto dell’intervento) oltre che più interessati e curiosi alle informazioni presentate. Un risultato positivo riscontrato costantemente dal progetto pare essere la metodologia con cui vengono condotti gli incontri: i ragazzi hanno e continuano ad evidenziare l’importanza dello spazio di confronto e dialogo libero messo a loro disposizione dalle operatrici e volontarie del Centro, dell’atteggiamento non giudicante, disponibile e aperto oltre all’interesse espresso per i temi proposti che dovrebbero, a loro avviso, entrare maggiormente nelle aule scolastiche attraverso dibattiti o possibilità di scambio anche con gli insegnanti. Gli studenti ogni anno richiedono un maggior numero di incontri con le operatrici e la possibilità di coinvolgere i docenti nella discussione a seguito degli interventi. Gli aspetti che catturano l’attenzione risultano soprattutto quelli legati alla vita e all’attività del Centro antiviolenza: essi generano sempre numerose domande da parte di ragazze/i molto interessati alla storia e alle origini dell’Associazione e in particolare ai casi seguiti (raccontati in forma anonima dalle operatrici) che lasciano spesso senza parole e commossi. Dal punto di vista di chi conduce gli incontri invece, emerge sempre di più l’importanza di riuscire ad instaurare un rapporto di collaborazione con gli Istituti scolastici, i Dirigenti e gli insegnanti che fungono da primo tramite e porta d’accesso con gli studenti, l’utilità di un lavoro di rete che aiuti a raggiungere l’obiettivo di rafforzare l’attività preventiva e di sensibilizzazione rispetto al tema della violenza di genere e delle disparità ancora presenti, a livello socio-culturale, tra uomo e donna. Fare in modo che gli interventi vedano come protagonisti attivi tutti coloro che gravitano all’interno dell’istituzione scuola diventa una delle finalità principali nella lotta contro le discriminazioni e la violenza di genere. 16 3.1.3. Progetto «Educare alle differenze» La società attuale è in continua evoluzione e come tale trasmette molteplici input, al volte in contraddizione tra loro, a volte incomprensibili, ma ai quali tendiamo ad adattarci seguendo ritmi sempre più accelerati. La nostra è la società del consumismo, di Internet e delle nuove tecnologie che consentono contatti rapidi ed immediati ma spesso impersonali, una società che non porta a fermarsi, riflettere, giocare e soprattutto scegliere, all’insegna del tutto e subito e dell’omologazione che molto spesso diventa un valore da sostenere e perseguire. Tutti noi risentiamo di questo cambiamento di rotta a livello sociale ma sono soprattutto bambini ed adolescenti a farne le spese, abituati a crescere in un contesto in cui tutto è mediato dai mezzi di comunicazione che tendono ad appiattire, a non dare possibilità e riconoscimento al pluralismo, alle differenze e alla possibilità di libera scelta. L’identità di genere è il processo d’acquisizione e costruzione consapevole del ruolo socioculturale definito dall’appartenenza sessuale del corpo. Tale processo inizia alla nascita grazie al rapporto con i genitori e successivamente, con le altre figure di riferimento con cui ci si rapporta e si entra in contatto. Si tratta di qualcosa che va oltre il dato biologico, è una continua scoperta di sé nella propria sessuata differenziazione, un conoscersi anche attraverso il confronto e la relazione con l’altro, soprattutto se diverso, in un processo che accompagna, nelle successive fasi di sviluppo, l’intera vita degli individui. Quella tra maschi e femmine, uomini e donne è una delle differenze primarie ed ineludibili del nostro vivere: l’appartenenza a generi diversi implica esperienze di sé differenti che necessitano di uno spazio proprio per iniziare ad essere ascoltate, valutate, comprese e considerate come ricchezza ed opportunità presente e futura. Nel tempo si è venuta strutturare una concezione del mondo femminile e di quello maschile come universi distinti e contrapposti tali da dover imporre uno il proprio status quo rispetto all’altro, lontani dall’ottica di accettazione e rispetto reciproco alla base delle relazioni umane. Il progetto «Educare alle differenze» prende il via da queste riflessioni, dall’idea di promuovere un percorso educativo in grado di favorire lo sviluppo di nuovi punti d’incontro e confronto per approfondire ed elaborare le differenze tra i generi secondo un approccio che non le consideri più un ostacolo nella relazione con l’altro ma al contrario, una risorsa da coltivare e sostenere. L’obiettivo principale delle attività è quello di aiutare i ragazzi a riflettere sulla tematica delle differenze di genere e sull’influenza che esse hanno nella relazione con i coetanei facendo emergere le rappresentazioni degli adolescenti a proposito dei coetanei del proprio genere e di quello opposto, delle idealizzazioni e delle aspettative legate a tali rappresentazioni spesso influenzate da stereotipi e pregiudizi interiorizzati dal soggetto stesso. Ideato nel 2002/03 come intervento laboratoriale di 10 ore per le scuole elementari e medie inferiori del territorio faentino, poi rivisto e ridotto ad un unico incontro di due ore proposto nelle 17 scuole medie inferiori, «Educare alle differenze» si pone l’obiettivo di stimolare un confronto e uno scambio tra il mondo femminile e quello maschile tale da mettere in luce le diversità per arrivare a definirsi nella relazione in modo più consapevole. L’azione proposta è rivolta in primo luogo a bambine/i e a preadolescenti ma indirettamente è destinata anche a genitori ed insegnanti per iniziare ad uscire dal luogo comune in cui tutto è neutro e senza distinzione di sesso. Il lavoro educativo consiste nell’offrire uno spazio all’interno del quale è possibile raccontarsi, ascoltarsi ed essere ascoltati. Anno scolastico 2005/2006 Il progetto «Educare alle differenze» prende il via nell’anno scolastico 2005/2006 con il coinvolgimento di tre Istituti del comprensorio faentino (Lanzoni, Bendandi e sede di Granarolo faentino). Lo scopo dell’intervento è quello di sensibilizzare i ragazzi promuovendo una riflessione circa la parità tra uomo e donna che consenta di fare emergere informazioni riguardanti le rappresentazioni che gli adolescenti hanno dei coetanei del proprio genere e di quello opposto, le idealizzazioni e le aspettative corrispondenti, spesso alla base di stereotipi e pregiudizi di genere. La metodologia di lavoro proposta prevede una prima parte di attività in gruppo, in un secondo momento viene intavolato un confronto guidato dalla conduttrice per discutere di quanto emerso durante la prima fase. Al termine è somministrato un questionario finale anonimo di valutazione, presentato il Servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna e distribuito il materiale informativo. Durante gli incontri, la cui realizzazione è sempre completamente gratuita per le scuole, l’insegnante è invitato ad uscire dalla classe al fine di creare un clima il più possibile neutro e libero da giudizi; ciò è pensato per favorire la creazione da parte delle operatrici di un clima aperto al confronto, non giudicante e pronto ad accogliere le diversità di pensiero. Nello specifico gli incontri si svolgono secondo un traccia predefinita: dopo una breve presentazione dell’equipe, dell’incontro e delle sue finalità, la classe viene divisa in sottogruppo maschile e sottogruppo femminile e predisposta per il lavoro. I partecipanti di ciascun gruppo decidono poi se attribuire mestieri ed aggettivi impressi sui post-it consegnati dalla conduttrice, alla categoria delle donne o a quella degli uomini, argomentando successivamente alla classe tale scelta. Durante il confronto che coinvolge tutti gli alunni viene discusso in particolare il concetto di differenza di genere per favorire una riflessione critica sul tema, soprattutto sui meccanismi alla base di questi comportamenti. A fine incontro la psicologa propone una sintesi dell’incontro e procede alla restituzione di quanto emerso per poi passare alla presentazione della storia dell’associazione fatta dalle tirocinanti o dalla volontaria, arricchita anche da alcuni dati sulla tipologia di donne che si rivolgono al centro. La parte conclusiva prevede la somministrazione di un questionario (anonimo) al fine di sondare l’opinione degli alunni, verificare l’efficacia e il gradimento dell’intervento e la loro conoscenza sul tema delle differenze di genere. 18 Le operatrici distribuiscono alcuni gadget (penne e segnalibri) e materiale informativo appositamente creato per il progetto. Dall’analisi dei questionari è emerso da parte di operatrici, studenti ed insegnanti una riconosciuta utilità del progetto: tutti hanno percepito un’efficacia e un’importanza molto alte, l’intervento è stato valutato positivamente e richiesto, per gli anni successivi, anche in una forma più lunga (più incontri o unico incontro ma di durata maggiore). I ragazzi hanno mostrato attenzione ed interesse per il tema proposto gradendo molto la metodologia del laboratorio a cui hanno partecipato con entusiasmo sia nella parte di attività di gruppo che nella discussione; ciò che li ha coinvolti maggiormente sono la storia dell’associazione e i casi delle donne seguite che hanno incuriosito molto spingendo gli studenti a fare domande sul servizio Fe.n.ice e l’associazione. L’unico aspetto trascurato è risultato il questionario finale, compilato in diversi casi in modo sbrigativo e poco serio, fattore che si ritiene imputabile alla giovane età dei ragazzi. Rispetto ai docenti si sono evidenziati un buon interesse e una certa disponibilità nei confronti delle operatrici nonostante ci siano state poche occasioni di scambio e confronto. Si ritiene importante il momento di scambio successivo agli interventi nelle classi, che comporta la consegna e lettura delle relazioni finali (contenti anche i risultati del questionario i valutazione) che hanno l’obiettivo di restituire i risultati del lavoro svolto, osservare la ricaduta dell’intervento a breve termine e valutare insieme eventuali proposte o modifiche. Trovare ulteriori momenti di incontro con gli insegnanti referenti dei vari istituti dovrebbe diventare un obiettivo di lavoro per i prossimi anni per integrarsi sempre più nella realtà scolastica. La metodologia proposta è risultata adeguata all’età dei ragazzi, partendo da una base ludica e si ritiene che in futuro potrebbe essere utilizzata anche in un eventuale progetto ampliato, tale da comprendere l’intero percorso della scuola secondaria di primo grado. Anno scolastico 2006/2007 Nell’anno scolastico 2006/2007 prende il via la fase organizzativa relativa al progetto pensato per le scuole medie inferiori del territorio faentino. Viene formato un gruppo di lavoro per condividere la metodologia da utilizzare durante gli incontri nelle scuole ed effettuato il percorso di formazione delle tirocinanti. Dopo la presentazione scritta della scheda progetto, a settembre il progetto viene esposto ai Dirigenti scolastici e, successivamente, al docente di riferimento per l’educazione alla salute al fine di verificare l’interesse verso il percorso proposto; in caso affermativo si definiscono le possibili giornate in cui effettuare gli incontri nelle diverse classi terze. A livello interno la fase organizzativa prevede, a settembre, gli accordi con la Psicologa relativamente al calendario degli interventi (definito in maniera definitiva a ottobre previo contatto con le scuole), la verifica e preparazione da parte delle tirocinanti del materiale informativo da distribuire agli studenti (depliant SOS Donna e libretti scuole). Con il mese di novembre si avvia il 19 percorso nelle 14 classi coinvolte (4 classi nella scuola media Cova – Lanzoni, 3 nella Media Bendandi e sede di Granarolo, 3 nella media Europa, 4 nella media Strocchi e sede di Reda), contemporaneamente, al termine di ogni intervento, le tirocinanti provvedono a redigere una relazione da consegnare agli insegnanti e discussa insieme a loro al fine di verificare l’efficacia degli incontri, i punti di forza e di debolezza anche a livello metodologico. A fine anno è realizzata anche una relazione conclusiva dell’intero percorso svolto, con l’intento di riassumere quanto emerso dai singoli Istituti e dalle specifiche esperienze. Il gruppo di lavoro composto da una psicologa-psicoterapeuta, da tirocinanti iscritte alla facoltà di Psicologia – corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali di Bologna, sede di Cesena e da una volontaria dell’associazione, realizza l’intervento con gli alunni sviluppando l’incontro, della durata di circa un’ora e mezzo/due ore, in tre fasi: lavoro in gruppo, discussione in plenaria dei risultati, distribuzione di un breve questionario anonimo di valutazione del progetto e distribuzione di materiale informativo. Nello specifico, durante ogni incontro la classe viene suddivisa in due sottogruppi, maschi e femmine, ai quali vengono distribuite carte-stimolo (rosa per le femmine e blu per i maschi) contenenti ognuna una parola rappresentante ruoli professionali (es. meccanico, commesso/a), caratteristiche fisiche (muscoloso/muscolosa, bello/bella) o psicologiche (sensibile, antipatico/a). Vengono consegnate anche carte bianche per fare in modo che i ragazzi possano proporre ulteriori aggettivi. Alla lavagna vengono affissi due poster colorati: uno blu raffigurante una sagoma maschile e uno rosa con una sagoma femminile. I portavoce di ciascun sottogruppo hanno il compito, al termine della discussione, di incollare a turno sui poster le carte-stimolo e sulla base delle scelte fatte, ha inizio il confronto e lo scambio di idee tra maschi e femmine. Successivamente la psicologa conduce il confronto tra i due sottogruppi introducendo anche il tema della violenza e dell’utilizzo della forza da parte dell’uomo sulla donna, collegandosi al tema del potere e del predominio che sembra caratterizzare, nella visione degli alunni, il genere maschile. Sono stati forniti cenni storico-giuridici riguardo l’emancipazione femminile e le varie tappe che hanno portato le donne ad accedere a diritti un tempo negati loro; sono stati, inoltre, raccontati esempi tratti dall’esperienza delle volontarie all’interno del Centro Antiviolenza ed è stata stimolata la riflessione degli alunni riguardo questi fenomeni e la percezione che hanno della loro diffusione. Rispetto agli esiti del percorso è possibile individuare alcuni aspetti emersi da utilizzarsi quale guida per il lavoro dell’anno successivo: in primo luogo va caldeggiato un maggiore coinvolgimento attivo dei docenti nella fase organizzativa degli interventi. Dall’esperienza maturata è risultato fondamentale rendere partecipi i referenti spiegando nel dettaglio quale attività si vada a svolgere con gli alunni: durante i colloqui di restituzione effettuati a fine percorso è emersa in molti di loro una grande disponibilità e un desiderio di collaborare con le operatrici e la Psicologa in modo più approfondito e continuativo, elaborando insieme un percorso da inserire a pieno titolo all’interno del programma curricolare. Si ritiene opportuno per il futuro incontrare i referenti e gli insegnanti 20 interessati all’inizio dell’anno scolastico per realizzare una loro prima formazione che preceda gli incontri con i ragazzi, per spiegare ma soprattutto condividere le modalità di lavoro e il pensiero che ne è alla base. Riguardo gli interventi nelle classi si ritiene importante spiegare ai ragazzi che le attività non si propongono finalità propagandistiche a favore delle donne e che non si vuole restituire un’immagine negativa dell’uomo ma che al contrario, tra le finalità del progetto c’è la volontà di sottolineare la ricchezza che deriva dalle differenze e dallo scambio tra i due generi. Considerando la giovane età degli alunni è fondamentale far comprendere l’importanza della parità tra uomo e donna (percepita dai più come poco esistente all’interno della società attuale, pur essendo basilare) anche per far sì che si verifichino sempre meno episodi di violenza ai danni delle donne. Anno scolastico 2007/08 «Negare che esiste la differenza fra ragazze e ragazzi equivarrebbe a chiudersi gli occhi o le orecchie, a optare per la cecità o la sordità. […] Insegnare l’uguaglianza fra i generi a livello sociale secondo me produce soltanto ideologia se il ragazzo non è capace di rivolgersi alla sua compagna di classe attraverso un “tu” rispettoso della sua diversità. […] Come spesso accade, le realtà più evidenti rimangono nascoste. È così per la differenza sessuale intesa non solo a livello biologico e sociale – condivisi dallo stesso mondo animale – ma come differenza capace di assicurarsi, attraverso un’infinità di relazioni a due, il passaggio dalla natura alla cultura grazie a una trasformazione dell’attrazione fra i sessi in un divenire dell’umano in quanto tale». Con queste parole viene introdotta la proposta di percorso integrato presentata al gruppo di insegnanti della scuola media inferiore Cova-Lanzoni di Faenza coinvolta nel progetto Educare alle differenze. Alla fine dell’anno scolastico precedente, nel corso del confronto di restituzione tra referente della scuola e del progetto era emerso un bisogno da parte degli insegnanti di approfondire e contestualizzare con gli alunni gli argomenti presentati nell’intervento dell’associazione SOS Donna/Servizio Fe.n.ice. Insieme si era pensato alla possibilità di integrare le conoscenze acquisite nel corso dell’incontro con le operatrici e di calarle maggiormente all’interno dei curricula scolastici trovando nessi e collegamenti con le materie di studio. A tal fine la referente del progetto ha elaborato un possibile percorso integrato comprendente anche una filmografia e una bibliografia adatte al target di riferimento da utilizzare o consigliare alle classi. La proposta presentata nei mesi di settembre/ottobre, ha incontrato l’adesione e l’interesse degli insegnanti referenti e di alcuni coordinatori di classe che hanno cercato durante l’anno di sperimentarla e metterla in pratica coinvolgendo attivamente gli alunni e notando come questo favorisse l’apprendimento e aumentasse l’efficacia dell’intervento svolto dalle operatrici di SOS Donna. Al termine del percorso annuale è stato rilevato come negli ultimi anni gli incontri realizzati dal Servizio Fe.n.ice in questo ambito vedano un graduale e costante aumento per numero di 21 istituti e classi coinvolte. Durante l’anno scolastico 2007/08 sono state coinvolte nel progetto 18 classi terze delle Scuole Medie Inferiori del comprensorio faentino (2 classi della media Pascoli di Riolo Terme, 8 della media Cova – Lanzoni, 4 della media Bendandi e sede di Granarolo, 3 della media Europa, 1 della media Strocchi). E' stata mantenuta la metodologia proposta negli anni precedenti che ha continuato a riscontrare successo tra gli studenti in particolare per la libertà di espressione lasciata dalle operatrici. Considerando che il target del progetto è costituito da preadolescenti va tenuta presente l’importanza, sottolineata anche da alcuni insegnanti, di offrire loro metodologie che valorizzino le capacità di pensiero astratto offrendo strumenti che stimolino la discussione e la riflessione sulle tematiche proposte. Anno scolastico 2008/09 Nell'anno scolastico 2008/09 viene introdotta una nuova versione del questionario finale di valutazione da somministrare agli alunni: a seguito delle esperienze degli anni precedenti si è deciso di modificare alcuni quesiti e di introdurne altri che apparivano più attinenti agli obiettivi del lavoro svolto. Sono state coinvolte nel progetto un totale di 8 classi dei diversi istituti che avevano già preso parte al percorso gli anni scorsi. Dai risultati dei questionari e al termine degli incontri è possibile vedere come siano stati confermati i risultati ottenuti in precedenza: gli alunni hanno mostrato interesse per le attività proposte apprezzando soprattutto la possibilità di esprimere i propri pensieri liberamente in un clima non giudicante ed accogliente ma anche la possibilità di trattare argomenti che solitamente non vengono affrontati a scuola. E' emerso il desiderio di poter coinvolgere gli insegnanti nelle discussioni da approfondire anche in assenza delle operatrici dell'associazione. Rispetto agli stereotipi di genere quasi tutti i ragazzi hanno affermato che esistono ancora false credenze sull’essere maschio o femmina e per questo motivo sarebbe importante effettuare altri incontri che portano a nuove riflessioni e all’assunzione di un punto di vista più critico. Anno scolastico 2009/10 Durante l’anno scolastico 2009/10 sono state coinvolte nel progetto alcune scuole medie inferiori della città di Faenza (4 classi scuola media Europa, 1 della media Carchidio, 2 nella media Bendandi) e del comprensorio (3 classi della media Pascoli di Riolo Terme, 1 classe sezione di Granarolo faentino, 2 classi scuola Pascoli di Solarolo e 1 classe scuola media di Bagnara di Romagna) realizzando così l’intento di coinvolgere anche istituti geograficamente più lontani dalla realtà dell’associazione SOS Donna ma che è importante rendere partecipi delle attività proposte. La maggior parte degli studenti ha ritenuto utile l’incontro con le operatrici e apprezzato soprattutto la libertà di espressione che ha caratterizzato l’intervento considerato valido per la possibilità che offre di discutere sulle differenze di genere. Gli alunni hanno mostrato interesse e partecipazione per il confronto con i compagni e le operatrici, modalità che ha permesso loro di capire meglio le 22 motivazioni alla base di episodi violenti oltre ad esplicitare ed affrontare insieme eventuali pregiudizi riguardo l’essere uomini e donne. 3.2. «Libera dalla violenza». Scheda progetto. Premessa Il termine violenza deriva dal latino vis e significa forza. Il termine violare dunque allude alla qualità (impeto e veemenza) dell’impulso, ma anche al rapporto con l’oggetto, in quanto comporta sopraffazione (per disparità di potere o di numero) e implica danno. La violenza di genere è una forma di maltrattamento a cui sono soggette le donne nell’ ambito dei rapporti familiari, lavorativi ed interpersonali: si verifica ogni volta che una donna viene maltrattata, denigrata, molestata, sessualmente violentata, all’interno di relazioni cosiddette «normali», di conoscenza, di frequentazione, di condivisione di spazi e di abitudini. Quando si parla di violenza alle donne è importante mettere in luce l’intrinseca connotazione di genere. Si utilizza questa terminologia per sottolineare che il genere femminile ha una probabilità maggiore rispetto a quello maschile di essere vittima di maltrattamenti sistematici. Il Progetto Libera dalla violenza si pone quale uno dei maggiori strumenti utilizzati dal Servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna per contrastare il fenomeno della violenza di genere e realizzare un intervento di prevenzione. Libera dalla violenza viene attuato, senza alcuna spesa per gli Istituti, nelle scuole medie superiori del territorio faentino e del comprensorio attraverso interventi psicoeducazionali che si propongono di sensibilizzare i più giovani rispetto ad un fenomeno molto diffuso - la violenza alle donne in tutte le sue forme - troppo spesso sconosciuto o sottovalutato. Uno degli obiettivi principali è quello di stimolare ragazze e ragazzi ad una riflessione partecipata, promuovendo una scambio all’interno del gruppo classe anche grazie al contributo delle operatrici del Centro che raccontano le esperienze delle donne vittime di violenza che negli anni si sono rivolte all’associazione. Finalità e motivazioni del progetto - sensibilizzare i giovani ai valori del volontariato - promuovere una cultura di solidarietà e sostegno - sensibilizzare i più giovani sulla tematica della violenza contro le donne e sulle differenze di genere - far conoscere ai giovani la realtà del tema della violenza sul territorio - far conoscere l’associazione SOS Donna di Faenza e i servizi offerti 23 Utenza Il progetto è proposto alle classi seconde e terze delle scuole medie superiori Descrizione dell’attività prevista L’intervento si sviluppa in tre fasi per la durata di due ore: 1. Brainstorming 2. Discussione con gli alunni dei risultati 3. Distribuzione di un breve questionario finale di valutazione del progetto Metodologia dell’ incontro Il team di lavoro è composto da una psicologa conduttrice gli incontri coadiuvata da almeno una tirocinante iscritta alla Facoltà di Psicologia - corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali dell’Università di Bologna sede di Cesena, da volontarie dell’Associazione o da volontarie in Servizio Civile. Il progetto è suddiviso in due moduli: - nelle classi II: modulo sulle differenze di genere - nelle classi III: modulo sulla violenza di genere L’incontro prevede lo svolgimento delle seguenti attività: - presentazione e finalità del modulo - brainstorming sulla parola violenza (nelle classi III)/differenze di genere (nelle classi II) - discussione sulle varie tipologie e rappresentazioni della violenza (nelle classi III)/differenze di genere (nelle classi II) - discussione a proposito di stereotipi e pregiudizi diffusi relativamente alla tematica proposta nell’incontro - presentazione del servizio Fe.n.ice - associazione SOS Donna - distribuzione di materiale informativo: consegna di un opuscolo creato appositamente per le scuole con informazioni sui vari tipi di violenze, gadget dell’Associazione - consegna di un questionario (anonimo) di valutazione dell’intervento Attraverso la tecnica del brainstorming s’intende cogliere le peculiarità delle rappresentazioni dei ragazzi sul fenomeno della violenza e attivare poi un confronto e una riflessione con tutto il gruppo su questa tematica. L’intervento è caratterizzato da un approccio basato sulla libertà di comunicazione e da un dialogo aperto con la psicologa e le tirocinanti/volontarie che favoriscono la creazione di un clima partecipativo. 24 Gli incontri si svolgono alla presenza dell’intero gruppo classe, invitando gli insegnanti ad uscire dall’aula per consentire agli studenti una maggiore apertura e creare un’atmosfera svincolata da ogni forma di giudizio. Alla fine dell’incontro viene distribuito a ciascun ragazzo un questionario (anonimo) utile all’Associazione per verificare l’efficacia del progetto (vedi sotto). Il materiale raccolto è utilizzato per la stesura di una relazione da consegnare agli stessi Istituti scolastici a conclusione del progetto. Gruppo di lavoro - n°1 Psicologa - n°1-2 Operatrici di SOS Donna - n°1-2 Tirocinanti della Facoltà di Psicologia – Corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali di Bologna, sede di Cesena - n°1-2 volontarie in Servizio Civile Questionario modulo differenze di genere 1) Hai mai sentito parlare del servizio Fe.n.ice – SOS Donna? a. Si b. No 2) Sapevi di cosa si occupa? a. Si b. No 3) E’ importante che esista questo servizio nella tua città? a. Si b. No 4) Nel rapporto con l’altro sesso tendo spesso: a. A imporre le mie idee b. Ad accettare che l’altro abbia idee diverse dalle mie c. A rifiutare le idee dell’altro d. A considerare i bisogni dell’altro insignificanti perché non li capisco e. A cercare di mettermi nei panni dell’altro e capire i suoi bisogni f. Altro 25 5) Cosa pensi della parità tra uomo e donna? …………………………………………………………………………………………………………. 6) Pensi che la donna abbia le stesse possibilità di carriera dell’uomo nell’ambito lavorativo? a. Si b. No 7) Pensi che in ambito familiare vi sia collaborazione tra uomo e donna o esista ancora una netta separazione dei ruoli? …………………………………………………………………………………………………………. 8) Trovi che nella tua famiglia ci sia sufficiente collaborazione tra maschi e femmine? a. Si b. No 9) Cosa pensi degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto omicidi tra fidanzati e familiari? ………………………………………………………………………………………………………..... 10) Come giudichi la città in cui vivi? a. Molto pericolosa b. Pericolosa c. Sicura d. Molto sicura 11) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito? a. I temi di cui abbiamo parlato b. La libertà di espressione c. La storia dell’associazione d. Altro 12) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile? a. Si b. No c. Perché? 13) L’incontro ti ha portato a fare nuove riflessioni sull’argomento? a. Si b. No 26 14) Avresti suggerimenti o proposte? a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano b. Fare più incontri durante l’anno c. Parlare di altri argomenti (specificare quali) d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche e. Altro 15) Quali critiche muoveresti? a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento b. Troppo lungo c. Troppo breve d. Poco interessante e. Altro Questionario modulo violenza di genere 1) Hai mai sentito parlare del servizio Fe.n.ice – SOS Donna? a. Si b. No 2) Sapevi di cosa si occupa? a. Si b. No 3) E’ importante che esista questo servizio nella tua città? a. Si b. No 4) Cosa intendi per comportamento violento? …………………………………………………………………………………………………………. 5) Quali tipi di violenza conoscevi prima dell’incontro? a. Fisica b. Sessuale 27 c. Economica d. Psicologica e. Altro (specificare) 6) Hai mai avuto un’esperienza violenta? a. Si b. No 7) Conosci qualcuno che abbia avuto un’esperienza violenta? …………………………………………………………………………………………………………. 8) Come immagini una persona violenta? a. Un estraneo b. Un conoscente, amico o familiare c. Ha qualche disturbo mentale d. Alcolizzato e. Appartenente a ceti bassi della società f. Appartenente a ceti medio-alti della società g. Appartenente a una determinata categoria sociale (specificare quale) h. Altro (specificare) 9) Cosa pensi della vittima? a. E’ una persona disturbata b. Ha provocato la violenza c. E’ innocente, non ha colpe d. Avrà bisogno di aiuto e sostegno e. Altro (specificare) 10) Cosa pensi degli ultimi fatti di cronaca che hanno visto omicidi tra fidanzati e familiari? …………………………………………………………………………………………………………. 11) Come giudichi la città in cui vivi? a. Molto pericolosa b. Pericolosa c. Sicura d. Molto sicura 28 12) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito? a. I temi di cui abbiamo parlato b. La libertà di espressione c. La storia dell’associazione d. Altro 13) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile? a. Si b. No c. Perché? 14) Questo incontro ha modificato le tue idee riguardo il tema della violenza? a. Si b. No 15) Avresti suggerimenti o proposte? a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano b. Fare più incontri durante l’anno c. Parlare di altri argomenti (specificare quali) d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche e. Altro 16) Quali critiche muoveresti? a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento b. Troppo lungo c. Troppo breve d. Poco interessante e. Altro 29 3.3. «Educare alle differenze». Scheda progetto Premessa L’adolescenza è tempo di emancipazione e conflitti, una fase del ciclo di vita molto importante, caratterizzata da modificazioni sia fisiche che psichiche e relazionali, che accompagna un periodo di passaggio dalla condizione di bambino a quella di adulto. In tale fase l’adolescente acquisisce conoscenza, attraverso la rottura di un equilibrio per arrivare ad un altro, nella ricerca di una nuova coerenza interna potenzialmente più adeguata, rispetto al modificato modo di vita. Il cambiamento che si verifica a livello corporeo con il conseguente sviluppo sessuale porta alla necessaria ristrutturazione dell’immagine di sé e alla presa di coscienza della diversità reale tra maschi e femmine. Ne derivano comportamenti ed atteggiamenti di genere come comunicazione interpersonale e strutturazione della propria identità. Il Progetto Educare alle differenze viene attuato, senza alcuna spesa per gli Istituti, nelle scuole medie inferiori del territorio faentino e del comprensorio attraverso interventi psicoeducazionali che si propongono di aprire una discussione con i ragazzi e le ragazze sulle differenze culturali di genere tra maschi e femmine avviando, attraverso modalità ludico-interattive ed uno scambio all’interno del gruppo classe e con le operatrici del Centro, un percorso di riflessione partecipata. Finalità e motivazione del progetto L’obiettivo del progetto proposto è quello di aiutare i ragazzi a riflettere sulla tematica delle differenze di genere e sull’influenza che esse hanno nella relazione con i coetanei. Il progetto intende fare emergere le rappresentazioni che gli adolescenti hanno dei coetanei del proprio genere e di quello opposto, delle idealizzazioni e delle aspettative legate a tali rappresentazioni, anche influenzate dagli stereotipi e dai pregiudizi interiorizzati dal soggetto. Pertanto, l’incontro vuole rappresentare uno spunto per aumentare le conoscenze ed apprezzare le normali diversità che contraddistinguono le differenze di genere. Utenza Il progetto è proposto alle classi terze delle scuole medie inferiori Descrizione dell’attività prevista L’intervento si sviluppa in tre fasi per la durata di due ore: 1. Lavoro di gruppo 2. Discussione con gli alunni dei risultati 3. Distribuzione di un breve questionario finale di valutazione del progetto 30 Metodologia dell’ incontro Il team di lavoro è composto da una psicologa conduttrice degli incontri coadiuvata da almeno una tirocinante iscritta alla Facoltà di Psicologia – Corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali dell’Università di Bologna sede di Cesena, da volontarie dell’Associazione o da volontarie in Servizio Civile. Gli incontri si svolgono alla presenza dell’intero gruppo classe, invitando gli insegnanti ad uscire dall’aula per consentire agli studenti una maggiore apertura e creare un’atmosfera svincolata da ogni forma di giudizio. Si cerca di creare un clima accogliente ed adatto ad instaurare un confronto, un dialogo aperto e spontaneo, per far emergere e condividere opinioni e vissuti personali. L’incontro prevede la divisione del gruppo classe in due distinti: maschi e femmine ai quali vengono distribuite delle carte-stimolo (rosa per le femmine e blu per i maschi), ciascuna delle quali contiene una parola rappresentante ruoli professionali (es. meccanico, giornalista, infermiere/a, medico, avvocato), caratteristiche fisiche (bello/bella, sexy) e psicologiche (sensibile, antipatico/a, premuroso/a, comprensivo/a). Sono inoltre distribuite carte vuote in modo che i ragazzi stessi possano proporre ulteriori aggettivi. Alla lavagna vengono predisposti due poster colorati: uno blu con impressa una sagoma maschile e una rosa con la figura femminile. Di seguito viene richiesto a ciascun gruppo di designare un referente che si rechi alla lavagna ad attaccare nei poster le carte-stimolo e a riferire le motivazioni del gruppo a proposito delle scelte effettuate. Discussione dei risultati Attraverso la discussione dei risultati si intende cogliere le particolarità delle rappresentazioni che maschi e femmine hanno dell’identità di genere propria e opposta. Mediante una griglia compilata contemporaneamente al gioco e i poster ormai completi alla lavagna, viene attivata una discussione di classe sulla differenza di genere. Al termine dell’incontro viene distribuito a ciascun ragazzo un questionario in forma anonima utile all’associazione per verificare l’efficacia del progetto (vedi sotto). Il materiale raccolto è utilizzato per la stesura di una relazione da consegnare agli stessi Istituti scolastici a conclusione del progetto. Gruppo di lavoro - n°1 Psicologa - n°1-2 Operatrici di SOS Donna - n°1-2 Tirocinanti della Facoltà di Psicologia - Corso di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali dell’Università di Bologna, sede di Cesena - n°1-2 volontarie in Servizio Civile 31 Questionario 1) Cosa di questo incontro ti ha maggiormente colpito? a. I temi di cui abbiamo parlato b. La libertà di espressione c. La storia dell’associazione d. Altro 2) Ritieni che questo incontro possa essere stato utile? a. Si b. No c. Perché? 3) Ritieni che le differenze di ruolo e gli stereotipi sull’essere maschio o femmina siano presenti ancora oggi? a. Si b. No 4) L’incontro ti ha portato a fare considerazioni nuove rispetto a ciò che pensavi prima? a. Si b. No 5) Cosa pensi della parità tra uomo e donna? ………………………………………………………………………………………………................ 6) Avresti suggerimenti o proposte? a. No, l’incontro ha toccato tutte le tematiche che mi interessavano b. Fare più incontri durante l’anno c. Parlare di altri argomenti (specificare quali) d. Parlare con gli insegnanti di queste tematiche e. Altro 7) Quali critiche muoveresti? a. Nessuna, l’incontro è stato di mio gradimento b. Troppo lungo c. Troppo breve d. Poco interessante 32 4. Combattere la violenza sui banchi di scuola. I progetti in Emilia-Romagna Le attività di prevenzione nelle scuole rappresentano uno dei punti cardine nella lotta contro la violenza alle donne per molti centri antiviolenza. Di seguito vengono presentati brevemente i progetti e le esperienze realizzate in Emilia Romagna negli ultimi anni. 4.1. La «Casa delle donne per non subire violenza» di Bologna «Da più di un decennio la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna prevede alcuni interventi nelle scuole differenziati a seconda della finalità prevista (obiettivo informativo o formativo) e del tipo di scuola (elementare, secondaria inferiore o secondaria superiore). Considerando gli interventi informativi, le operatrici della Casa delle donne partecipano a momenti di dialogo con studenti e studentesse (per es. assemblee di istituto) e col corpo docente fornendo informazioni sul fenomeno della violenza di genere, sulle attività del centro e sulle risposte che questo può fornire. Tra le pubblicazioni, nel 2003 il gruppo che si occupa della violenza ai minori della Casa delle donne ha preparato e diffuso un opuscolo dal titolo Per una scuola dell'ascolto. Prevenzione e intervento sul maltrattamento e sull'abuso sessuale all'infanzia: uno strumento rivolto a coloro che lavorano nel contesto scolastico/educativo e che operano con bambini/e che mostrano segnali di disagio a volte conseguenti a maltrattamento e abuso sessuale, fornendo indicazioni di base rispetto al fenomeno della violenza all'infanzia e le modalità di intervento possibili1. Per quanto riguarda i progetti formativi, negli anni la Casa delle donne ha lavorato sulla sensibilizzazione al tema della violenza contro le donne e sulla conoscenza degli strumenti adatti alla prevenzione attraverso interventi strutturati ed esperienziali. I progetti sono stati implementati nelle diverse scuole del territorio prevedendo, nei casi dei licei dell'area socio-psico-pedagogica, anche uno stage presso i servizi di settore2. Nel 2007, in seguito al lancio della campagna nazionale del Fiocco Bianco, è nato il gruppo didattico bolognese del Fiocco Bianco, composto dalle formatrici della Casa delle donne e dei formatori dell’associazione Maschile Plurale - gruppo di Bologna3. Il gruppo didattico è cresciuto attraverso lo scambio continuo di pratiche e conoscenze con gli altri centri antiviolenza italiani, ha partecipato ad esperienze formative con lo stesso Michael Kaufmann, fondatore della campagna internazionale in Canada nel 19914, e ha collaborato attivamente alla realizzazione dell’edizione italiana del Manuale per la formazione e le attività educative rivolte alla scuola secondaria superiore 5. Il progetto Fiocco Bianco promuove nelle scuole un lavoro di sensibilizzazione e 1 http://www.casadonne.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=52&Itemid=65 http://www.casadonne.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=79&Itemid=120 3 http://maschileplurale.it/cms/ 4 http://www.whiteribbon.ca/ 5 http://www.fioccobianco.it/ 2 33 formazione all’interno delle scuole medie inferiori e superiori con l’obiettivo di scardinare gli stereotipi e tutte le forme di violenza di genere. In particolare il lavoro proposto all’interno delle classi prevede il riconoscimento della differenza tra sesso e genere, l’indagine della costruzione culturale dell’identità maschile e femminile all’interno dei diversi contesti e le aspettative ad essi legate, la promozione del benessere nelle relazioni interpersonali attraverso la costruzione di un ambiente accogliente, inclusivo e rispettoso delle differenze. La metodologia è interattiva e si avvale di una didattica narrativa e dialogica legata ad episodi reali o verosimili che riguardano i rapporti tra i generi e la violenza. Prevede lavori di gruppo che permettano ai ragazzi e alle ragazze di assumere altri punti di vista mettendo in gioco il proprio sé e le dinamiche relazionali presenti tra loro e un lavoro individuale di indagine e di elaborazione delle tematiche di genere. All’interno del progetto Fiocco Bianco è stato possibile sperimentare la compresenza in aula di una formatrice della Casa delle donne e di un formatore di Maschile Plurale. Tale proposta ha permesso di integrare i contenuti degli interventi a partire dal contesto di provenienza di ciascuno dei formatori/formatrici e ha facilitato l’esplorazione dei desideri e delle responsabilità sia da parte dei ragazzi che delle ragazze. In questi anni il lavoro di prevenzione e di diffusione di una cultura alternativa alla violenza promosso dalla Casa delle donne nelle scuole è stato possibile grazie alla collaborazione con altri soggetti dell’associazionismo del territorio, ai finanziamenti della Regione, dei Quartieri e delle Agenzie cittadine, al sentito sostegno del personale didattico e dei dirigenti scolastici degli istituti coinvolti, e in particolare all’impegno e alla curiosità delle ragazze e dei ragazzi che si sono messi in gioco insieme a noi sperimentando un’altra strada possibile». Isadora Bergami Casa delle donne per non subire violenza di Bologna 34 4.2. La «Casa delle donne contro la violenza» di Modena L’associazione Casa delle donne contro la violenza di Modena opera dal 1991 e ha tra gli obiettivi principali quello di rappresentare un luogo di riferimento per donne in difficoltà a causa dei maltrattamenti che subiscono all’interno delle loro relazioni intrafamiliari. Per quanto riguarda la prevenzione a livello scolastico l’associazione propone un laboratorio rivolto ai ragazzi delle scuole superiori con l’obiettivo di offrire uno spazio di riflessione collettivo sul riconoscimento della violenza di genere attraverso la costruzione e l’identificazione degli stereotipi maschili e femminili. Partendo dalla propria esperienza, dando ascolto ai racconti dei ragazzi, alle loro emozioni, alle esperienze conflittuali dei loro vissuti, si cerca di comprendere come certi atteggiamenti o pensieri apparentemente irrilevanti siano espressione di prevaricazione alla libertà dell’altro; tali agiti se non riconosciuti come tali possono portare ad uno stile di relazione violenta o ad un’escalation di comportamenti riconosciuti come tali. La modalità relazionale, lo scambio e il confronto in classe con operatrici che lavorano a stretto contatto con le vittime di violenza domestica può portare ad un proficuo e reale confronto a proposito di un fenomeno diffuso in tutte le culture. Maggiore riflessione e consapevolezza del proprio essere uomo o donna può portare ad una maggiore crescita culturale sia individuale che collettiva. Laboratorio sulle classi del Triennio Obiettivo generale Affrontare l'aspetto di prevenzione e conoscenza del fenomeno della violenza di genere (come fenomeno sommerso e trasversale alle culture). La prospettiva è più culturale-educativa che pedagogica o psicologica, secondo l'esperienza del Centro. Obiettivo specifico L’obiettivo specifico è quello di attivare un confronto sul riconoscimento della violenza di genere attraverso la comprensione e il disvelamento degli stereotipi maschili e femminili. Modalità di attuazione del laboratorio La modalità proposta è quella del partire dalle esperienze dell’operatrice del Centro conduttrice dell’intervento, come pratica che consente di dare un valore al racconto e alle emozioni. L’ascolto dei racconti e dei pensieri sui temi del conflitto e delle relazioni tra i generi consente di esperire come certi atteggiamenti o pensieri apparentemente irrilevanti finiscano per legittimare la violenza contro le donne. Dando risalto al proprio modo di essere maschio o femmina, alla flessibilità o alla rigidità dei ruoli, alle modalità relazionali, sarà possibile mettere in luce da un lato il valore della differenza e dall'altro quegli atteggiamenti che continuano a sostanziare la violenza di genere. 35 Il piano del cambiamento personale con quello culturale dovrebbero costituire l'obiettivo principale dell'attività di prevenzione all'interno della classe. Confrontare ed intrecciare le singole storie, promuove la possibilità di cambiamento e un nuovo ri-posizionamento delle ragazze di oggi e delle donne di domani. Tempi e modalità di realizzazione Si prevedono 3 incontri di due ore ciascuno condotti da due operatrici, da effettuarsi a cadenza settimanale. Viene previsto un incontro preliminare ed uno al termine del laboratorio con l’insegnante di riferimento per conoscere le caratteristiche della classe e poi restituire i risultati del lavoro. Gli esercizi sono scelti sulla base delle capacità e caratteristiche della classe e la modalità degli incontri è di tipo laboratoriale. 36 4.3. Il Centro antiviolenza di Parma Progetto «Giovani donne e diritti: l’ambivalenza nel quotidiano e nei media» La prevenzione della violenza implica un lavoro sui concetti di conflitto, autostima, comunicazione assertiva e gestione delle emozioni sia in un’ottica legata alla persona che in un’analisi dei contesti sociali e mediatici della nostra società. L’intervento prevede incontri con ragazzi e insegnanti. Obiettivi - capacità di scegliere ed autorealizzarsi - consapevolezza dei diritti della persona e rispetto degli altri - il valore dell’immagine di sé e rapporto con i media - il corpo come potere: chi lo esercita e chi lo subisce? - manipolazioni corporee: piercing, chirurgia estetica, ecc. - la relazione fra pari e le nuove tecnologie - stereotipi e differenza di genere - violenza di genere e baby prostituzione - dinamiche che portano alla violenza di genere e strategie d’intervento - l’attività e i dati del Centro Progetto sulla prevenzione di violenza-bullismo-discriminazioni Obiettivi - abilità di riconoscere le emozioni - capacità di comunicare emozioni e sentimenti - stima di sè e capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza - capacità di scegliere ed autorealizzarsi - consapevolezza dei diritti della persona e rispetto degli altri - dinamiche che portano alla violenza e strategie d’intervento - bullismo: aspetti psicologici delle figure del bullo, della vittima e degli altri attori - leggere la propria classe alla luce del fenomeno del bullismo e spunti di intervento - la differenza di genere, l’attività e i dati del Centro «Che genere di scuola?». Progetto formativo rivolto agli insegnanti Tematiche - il genere - i diritti delle donne: la storia e le nuove generazioni - gestione dei conflitti - dinamiche che portano alla violenza e strategie d’intervento - cosa è bullismo: aspetti psicologici delle figure coinvolte 37 - la lettura della propria classe alla luce del fenomeni di violenza e di bullismo; spunti di intervento - le dinamiche di gruppo nella scuola: i giovani e la classe, i docenti, il consiglio di classe 38 4.4. Associazione «La città delle donne» - Telefono rosa di Piacenza La proficua collaborazione di Telefono Rosa con l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Piacenza nel mondo della scuola ha dato luogo a fruttuose azioni a livello informativo e preventivo con l’obiettivo di contrastare ogni forma di violenza, in particolare di genere. Da questa constatazione maturata nel tempo, l’associazione propone tre percorsi distinti di sensibilizzazione sul tema della cultura di genere, di informazione sul fenomeno della violenza contro le donne e di prevenzione primaria sull’aggressività maschile, rivolti a studenti delle scuole medie inferiori e superiori di primo e secondo grado. «TRA IL ROSA E L’AZZURRO» Percorso di informazione e sensibilizzazione sulla differenza di genere rivolto a studenti delle classi seconde e terze delle scuole medie inferiori Obiettivi • Acquisizione graduale e consapevole del ruolo socio-culturale di ogni persona • Valorizzazione della persona nel rispetto dell’altro, contro ogni forma di discriminazione • Sensibilizzazione alle problematiche legate alla differenza di genere nel confronto e nella relazione • Comprensione delle cause che hanno generato gli stereotipi più diffusi relativi al genere maschile e femminile • Lettura del fenomeno della violenza di genere e conseguenze Metodologia Gli interventi nel gruppo classe ammontano ad un totale di 4 ore scolastiche (2 incontri di 2 ore ciascuno) al termine dei quali gli operatori provvedono alla redazione di una relazione finale dell’esperienza per ogni classe. Gli interventi prevedono: • Lavoro di interazione di gruppo attraverso sollecitazioni di carattere ludico • Utilizzo delle tecniche proprie della comunicazione assertiva (brainstorming, dibattito condotto, feedback costruttivo) • Drammatizzazione e role playing • Distribuzione di materiale informativo dell’associazione • Somministrazione agli studenti di un questionario anonimo di gradimento «LA TENTAZIONE DI ADAMO» Percorso di informazione e formazione sul tema della differenza di genere e sul fenomeno della violenza contro le donne rivolto a studenti delle scuole medie superiori 39 Obiettivi • Creare una rete di informazioni utili a sviluppare un giusto equilibrio nel rapporto uomo donna, fondato sul rispetto e sull’arricchimento reciproco nella diversità. • Abbattere i pregiudizi all’origine di ogni forma di violenza e promuovere la consapevolezza dei diritti di ogni persona • Frenare il dilagare della violenza fisica, psicologica e morale, in particolare contro le donne • Promuovere la conoscenza delle attività dei centri antiviolenza e di Telefono Rosa, che operano a favore delle donne in grave stato di disagio Metodologia • Visione e produzione di un lungometraggio, utilizzando le modalità dello stop-frame, che tratti il tema della violenza nelle varie sfaccettature e dia spunto ad un dibattito-confronto guidato da professionisti del settore psico-pedagogico • Sviluppo di sollecitazioni emotive, attraverso l’uso della drammatizzazione, al fine di condurre i ragazzi ad una partecipazione attiva inerente agli argomenti trattati ed evidenzi eventuali problematiche personali e relazionali • Illustrazione dell’attività svolta dall’associazione ad opera delle volontarie del Telefono Rosa che, attraverso l’utilizzo di tecniche verbali di ascolto attivo, elaborano gli argomenti concordati con gli insegnanti, la psicologa ed il pedagogista • Compilazione di un questionario che esprima il rapporto di relazione tra i ragazzi, con gli insegnanti e le famiglie e di gradimento rispetto agli interventi effettuati • Relazione conclusiva dettagliata da parte dei professionisti su ogni intervento effettuato (difficoltà riscontrate, problematiche emerse, tematiche più dibattute) • Distribuzione del materiale informativo e pubblicitario sull’attività del Telefono Rosa Percorso ed argomenti Il programma dell’intervento, che richiede una disponibilità massima di sei ore per gruppo di lavoro, è concordato di volta in volta con gli insegnanti e distribuito nell’arco di 3 incontri e condotto da esperti professionisti del settore psico-pedagogico. Le tematiche sviluppate riguardano: - La differenza di genere nella società, nella famiglia e nei rapporti tra adolescenti - La violenza alle donne nel contesto sociale attuale e confronto con il passato - La violenza domestica - I centri antiviolenza - Il percorso legislativo della legge contro la violenza - Conclusioni con definizione delle linee generali del dibattito 40 «UOMINI E LUPI» Percorso informativo di prevenzione primaria sull’aggressività del maschio e il suo controllo rivolto a soggetti maschi delle classi seconde, terze e quarte delle scuole medie superiori. Per il genere maschile, che da sempre ha determinato le forme istituzionalizzate del vivere insieme e il modo di pensare e costruire il mondo, non c’è nulla di più difficile che mostrare a se stesso e agli altri i propri bisogni e difficoltà. I contenuti proposti attingono non solo agli studi di psicologia evolutiva e sociologia, ma soprattutto a quelli di antropologia e di etnologia. Appare particolarmente adeguata ed arricchente in questa attività la compresenza dei conduttori (femminile/maschile, competenze psicologiche/competenze pedagogiche). Obiettivi • Stimolare un coinvolgimento personale e attivo dei ragazzi rispetto alla conoscenza della propria identità, intesa come sintesi tra pulsioni (aggressive e sessuali), ragione, contesto culturale e ambientale • Sottoporre all’attenzione degli studenti un quadro generale del fenomeno della violenza di genere attraverso la presentazione e discussione di informazioni, approfondimenti, dati statistici (nazionali e locali) Metodologia e strumenti Dopo un incontro preliminare con il consiglio di classe o con l’insegnante referente per concordare le modalità dell’intervento si procede agli interventi nel gruppo classe per un totale di 6 ore scolastiche (3 incontri di 2 ore ciascuno) così articolati: • Proiezione la puntata di Amore criminale (programma televisivo di RaiTre) del 4.04.2009 e breve documentario relativo a testimonianze di vittime di violenza • Discussione tramite l’utilizzo delle tecniche proprie della comunicazione assertiva (brainstorming, dibattito condotto, feedback costruttivo e altro) • Eventuale attività di drammatizzazione e role playing • Distribuzione di materiale informativo dell’associazione Città delle donne – Telefono Rosa di Piacenza • Illustrazione dell’attività svolta dall’associazione ad opera delle volontarie del Telefono Rosa • Somministrazione agli studenti di un questionario anonimo di gradimento • Relazione scritta a conclusione dell’esperienza 41 4.5. Associazione «NONDASOLA» di Reggio Emilia L’Associazione Nondasola è nata nel 1995 per volontà di un gruppo di donne che, diverse per esperienze personali, culturali, politiche, hanno trovato forti motivazioni comuni ad approfondire la riflessione sulla violenza alle donne,dalle sue radici ai modi per contrastarla. Dal 1997 gestisce attraverso una convenzione con il Comune di Reggio Emilia il centroantiviolenza Casa delle Donne. Dal 1999 con il progetto In-differenza è stata avviata un’attività di formazione, con finalità di prevenzione, rivolta a docenti e studenti/esse delle scuole di primo e secondo grado. Alla fine dell’anno scolastico 2009-2010 sono stati conclusi 250 laboratori coinvolgendo circa 6300 studenti/esse. Il Progetto si configura come una scommessa sulle parole chiave indifferenza e differenza. L’indifferenza culturale quale problematica che attraversa la relazione maschile-femminile e la differenza come valore e risorsa nei percorsi di crescita e realizzazione del sé, come opportunità da esperire per capire il valore che gli attori ricoprono nella relazione e l’importanza del riconoscimento e del rispetto dell’alterità, presupposto fondante e fondativo per una relazione sana. Attività e strumenti di lavoro 2000: Cd-Rom La casa sul filo. Suggerimenti per un percorso di educazione antiviolenta finalizzato alla formazione di educatori ed insegnanti 2001: Opuscolo Violenza contro le donne: ne parliamo noi ragazze frutto di un percorso nella Scuola Media Superiore ITAS 2002: convegno dal titolo L'Associazione Nondasola va a scuola presso il centro culturale Achille Peri 2003: intervento nel quaderno dal titolo Dee, Donne, Cyborg trasformazioni dell'identità femminile in collaborazione con le/i docenti dell'Istituto Matilde di Canossa 2004: pieghevole informativo Non lasciarti cancellare dall'indifferenza distribuito nelle scuole, nato dalla collaborazione con studenti/esse e consulenti dell'Università del Progetto di Reggio Emilia 2005-2006: in collaborazione col Prof. Boschini, docente di Antropologia Culturale all’Università di Scienze della Formazione Primaria, seminari di formazione sulle tematiche della relazione intima e della prevenzione della violenza contro le donne rivolti a un centinaio di studentesse e studenti 42 2005-2007: Lancio e monitoraggio del concorso C’è chi dice no! Insieme contro la violenza alle donne. Produzione di testi multimediali, iconografici, letterari di denuncia e sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne. Finanziamento da Coopsette e con il patrocinio senza oneri del Comune e della Provincia di Reggio Emilia 2007: Sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole. Conduzione di un seminario di formazione per docenti e insegnanti a Parma promosso dalla Regione Emilia Romagna e dall’ente di formazione ENAIP 2008: Progetto Lampada di Aladino. Incontri di discussione/informazione/formazione con adolescenti, educatori e con il coinvolgimento di un gruppo di madri 2008/2009: partecipazione, attraverso la realizzazione di laboratori mirati alle finalità del progetto, al Progetto Formez «Immagini del maschile e del femminile nel sapere scientifico e umanistico» realizzato con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per i diritti e le Pari Opportunità, soggetto capofila Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia 2009: Ci metto la faccia. Ragazzi e ragazze contro la violenza alle donne. Video promosso e curato dall’Associazione Nondasola, con la regia di Alessandro Scillitani e finanziato da Coopsette 2009: Scrittura Collettiva - Ragazzi e ragazze non indifferenti (numero monografico Pollicinognus) 2009: Progetto Spazio Raga - Centro di incontro Reggio Est – Via Turri 49, incontri di formazione per educatori sulle tematiche legate alle differenze di genere e incontri di gruppo con ragazze e ragazze. 43 BIBLIOGRAFIA Calci nel cuore / Annamaria Bernardini De Pace - Milano : Sperling & Kupfer, 2004 - XVII, 203 p. ; 22 cm Capire la violenza sulle donne : una ricerca statunitense, dati emersi in Italia, esperienze dirette di chi fronteggia un fenomeno senza confine / a cura di Nancy A. Crowell, Ann W. - Roma : Edizioni scientifiche Magi, [1999] - 339 p. : tab. ; 21 cm Che genere di sicurezza : donne e uomini in citta / Tamar Pitch, Carmine Ventimiglia - Milano : F. Angeli, 2001 - 239 p. ; 23 cm Comecitrovi : i luoghi delle donne contro la violenza in Italia - Bologna : Associazione Casa delle donne per non subire violenza, stampa 2001 - VI, 112 p. ; 21 cm Contro lo stupro e la violenza alle donne : guida per la prevenzione e l'autodifesa / a cura dell'Associazione S.O.S. Donna-Bologna - [Bologna : s.n.], stampa 1994 - 32 p. : ill. ; 17 cm Crimini segreti : maltrattamento e violenza alle donne nella relazione di coppia / Giuliana Ponzio Milano : Baldini Castoldi Dalai, [2004] - 210 p. ; 21 cm Dai maltrattamenti all’omicidio : la valutazione del rischio di recidiva e dell’uxoricidio / Anna C. Baldry. – Milano : F. Angeli, 2006. – 189 p. ; 23 cm Dal dolore alla violenza : le origini traumatiche dell'aggressivita / Felicity de Zulueta - Milano : R. Cortina, 1999 - X, 388 p. ; 23 cm Donna delle mie brame : viaggio intorno al problema della molestia sessuale sul posto di lavoro / Carmine Ventimiglia - 2. ed - Milano : Angeli, c1992 - 218 p. ; 22 cm Le donne producono sapere, salute, cambiamento : Centri in movimento, il movimento dei Centri antiviolenza : atti del convegno, 28-29 novembre 2003, Marina di Ravenna / [a cura di] Sabrina Lupinelli, Anna Pramstrahler. - Bologna : Patron, 2005. - 139 p. : ill. ; 21 cm. ((In test. al front.: La Rete delle Case delle donne e dei Centri Antiviolenza 44 Disparita e disuguaglianze : molestie sessuali, mobbing e dintorni / Carmine Ventimiglia ; prefazione di Mariangela Bastico ; postfazione di Cgil-Cisl-Uil Emilia Romagna - Milano : F. Angeli, [2003] - 300 p. ; 23 cm Dovere di stupro : la cultura della violenza sessuale nella storia / Lara Scarsella - Roma : Datanews, 1992 - 165 p. ; 21 cm Giù le mani : donne, violenza sessuale, autodifesa / Emina Cevro-Vukovic e Rowena Davis Roma : Arcana, 1977 - 235 p. : ill. ; 20 cm. Istituzioni e violenza: documenti sulla lotta alla violenza contro le donne / a cura di Carmela Grezzi - Bologna : Regione Emilia-Romagna Assessorato alle Politiche sociali Immigrazione Progetto giovani, Cooperazione internazionale, stampa 2003 - 200 p. ; 30 cm. Liberarsi dal troppo amore : per le donne che vogliono uscire da una dipendenza affettiva / Lia Inama - Spini di Gardolo : Erickson, [2002] - 235 p. ; 22 cm : Libertà femminile e violenza sulle donne : strumenti di lavoro per interventi con orientamenti di genere / a cura di Cristina Adami ... \et al.! - Milano : F. Angeli, c2000 - 256 p. ; 23 cm Le luminose trame : sistemi di aiuto e modelli di intervento contro la violenza alle donne : esperienze delle donne ed istituzionali in Italia, Francia, Spagna, Portogallo / Anna Alessi ... \et al.! - \S. l. : s. n.!, stampa 2000 (Palermo : Anteprima) - 232 p. ; 21 cm. Mai piu! : fermiamo la violenza sulle donne / Amnesty International ; prefazione di Rita Levi Montalcini - Torino : EGA, c2004 - 190 p. : ill. ; 21 cm Mi prendo e mi porto via : donne che hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza in Emilia Romagna / Giuditta Creazzo - Milano : F. Angeli, 2003! - 234 p. : ill. ; 23 cm Molestie sessuali nei luoghi di lavoro : guida pratica di auto-aiuto per dirigenti, quadri e dipendenti / Massimo Santinello - Milano : F. Angeli, \1998! - 124 p. ; 22 cm Pensieri : per liberarsi dal troppo amore / Lia Inama - Gardolo, [Trento] : Erikson, 2004 - 195 p. : 22 cm 45 Un silenzio assordante: la violenza occulta su donne e minori / Patrizia Romito. – Milano: Franco Angeli, 2005. – 207 p. ; 23 cm Violenza alle donne : la cultura dei medici e degli operatori : una indagine nella azienda USL di Bologna / di Lucia Gonzo ; studio condotto in collaborazione con Diana De Ronchi - [S. l. : s. n., 1998?] (Bologna : Futura press) - 14 p. ; 30 cm. (( - In cop.: Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella citta. , In testa al front.: Comune di Bologna, Assessorato alle politiche sociali, sanita, sicurezza; Zero tolerance contro la violenza sulle donne Violenze alle donne e risposte delle istituzioni : prospettive internazionali / a cura di Patrizia Romito - Milano : F. Angeli, [2000] - 234 p. ; 23 cm. Violenza contro le donne : percezioni, esperienze e confini : rapporto sull'area Urban di Torino / a cura di Franca Balsamo ... [et al.]. - Torino : Il Segnalibro, stampa 2004. - 232 p. ; 24 cm. ((In testa al front.: Progetto Rafforzamento rete antiviolenza tra le città Urban Italia La violenza di genere su donne e minori : un'introduzione / Patrizia Romito - Milano : F. Angeli, [2000] - 128 p. ; 23 cm Violenza familiare : prevenzione e trattamento : le radici nascoste dell'abuso su donne e bambini attraverso la clinica dei casi / Paolo Bagnara - Milano : F. Angeli, c1999 - 109 p. ; 23 cm La violenza sulle donne : analisi, denunce, proposte / Grazia Le Mura - Milano : Paoline, \2001! 210 p. ; 21 cm Il volto cancellato : storia di Fakhra dal dramma alla rinascita / Fakhra Younas con Elena Doni ; postfazione di Tehmina Durrani. - Milano : Mondadori, 2005. - 179 p., [4] c. di tav. : ill. ; 22 cm. Zero tolerance : esperienze, progetti e proposte per la campagna europea sulla violenza contro le donne : conferenza nazionale, 15-16 ottobre 1998, Bologna. - S. l. : s. n.!, stampa 1999 (Bologna : Futura press). - 161 p. ; 24 cm. ((In cop.: Comune di Bologna; Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità. - Testo anche in inglese 46 SITOGRAFIA Artemisia, Firenze http://www.artemisiacentroantiviolenza.it/ Associazione Casa delle Donne Maltrattate, Milano http://www.cadmi.org Associazione Centro Antiviolenza, Parma http://www.acavpr.it/ Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa, Roma http://www.telefonorosa.it Casa delle Donne, Bologna http://www.casadonne.it Centro Donna, Forlì http://www.comune.forli.fo.it/contenuti/centrodonna Demetra, Lugo http://www.perglialtri.it/demetra/ Differenza Donna, Roma http://www.differenzadonna.it Linea Rosa, Ravenna http://www.linearosa.it/ Non da sola, Reggio Emilia http://www.nondasola.it/ SOS Donna, Faenza http://www.sosdonna.com/ Siti delle Associazioni Culturali: Biblioteca Centro Documentazione delle Donne http://www.women.it/bibliotecadelledonne Società Italiana delle Storiche http://www.societadellestoriche.it Libreria delle Donne http://www.libreriadelledonne.it Archivio di Stato per la memoria e la scrittura delle Donne http://www.archiviodistato.firenze.it/memoriadonne Armonie http://www.women.it/armonie/ Universo Femminile http://www.universofemminile.it Casa Internazionale delle Donne http://www.casainternazionaledelledonne.org Centro Documentazione Bolzano http://sic.ines.org/content/index_ita.html Centro Documentazione Donna Ferrara http://associazioni.comune.fe.it/index.phtml?id=41 Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile Torino http://www.arpnet.it/pfemm/index.htm 47 Associazione GIUdIT http://www.giudit.it/ Associazione Settima Onda http://www.settimaonda.it/ Siti sulla salute delle donne: Vita di Donna http://www.vitadidonna.it AIED http://www.aied.it Associazione Differenza Maternità http://www.informanascita.it Istituzioni Nazionali: Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità http://www.pariopportunita.gov.it Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali http://www.welfare.gov.it/default Ministero della Salute http://www.ministerosalute.it/ Casa delle Donne, Bologna http://www.casadonne.it Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/ Organismi Nazionali: Cismai Il Coordinamento CISMAI costituisce "una sede permanente di carattere culturale e formativo nell'ambito delle problematiche inerenti le attività di prevenzione e trattamento della violenza contro i minori, con particolare riguardo all'abuso intra-familiare" http://www.cismai.org 48 Donne del Mediterraneo Donne del Mediterraneo promuove lo sviluppo socio economico del territorio del mediterraneo. http://www.donnedelmediterraneo.org/ Fondazione Risorsa Donna Fondazione risorsa donna, contribuisce a rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che limitano la partecipazione delle donne nella società e nell'economia. http://www.fondazionerisorsadonna.it/newsite/html/home.asp Italia Donna E' una rete telematica che collega le donne italiane in Europa e nel mondo. http://www.italiadonna.it/ Progetto Donne ed Informatica Sito del Progetto Donne ed Informatica finanziato con il programma Leonardo. http://www.url.it/speciali/leonardo/index.htm Stalking Programma Daphne Il sito presenta materiali sullo stalking e i risultati dell'attività di un gruppo di ricerca europeo multidisciplinare nell'ambito del Programma Daphne. Nel sito troverete inoltre un questionario, da compilare in linea ed in forma anonima, per contribuire alla ricerca sulle vittime di stalking e per comprendere meglio le esperienze vissute dalle vittime. Sul sito si trova anche un'ampia rassegna bibliografica, link a siti nazionali e internazionali. http://stalking.medlegmo.unimo.it/index.shtml Organismi Internazionali: Istituto Internazionale di Sviluppo e Ricerca per l'avanzamento delle Donne http://www.un-instraw.org/en/ ONU - Organizzazione delle Nazioni Unite http://www.un.org/ OSM - Organizzazione Mondiale della Sanità http://www.who.int/en/ 49