I nostri alunni Rom
Risultati di una piccola indagine
tra il personale docente delle
scuole di Bolzano
1
Editore: Caritas Diocesi Bolzano Bressanone
Responsabile: Leonhard Voltmer
Testi e grafica: Silvia Golino
Foto di copertina: Alice Cristelli
Stampa: in proprio
Maggio 2014
2
Indice
Nota introduttiva: chi è Rom e chi no? ...................................................... 4
1.
Premessa. ........................................................................................... 6
1.1.
2.
I minori Rom nelle scuole di Bolzano ............................................... 11
2.1.
3.
I Rom e la scuola: una relazione difficile .................................... 6
Dati numerici ............................................................................. 13
Il questionario (anno scolastico 2012/13) ........................................ 14
3.1.
I risultati del questionario (parte generale) ............................... 15
Gli alunni Rom in cifre ....................................................................... 16
Dati sulla frequenza .......................................................................... 16
Strumenti e strategie......................................................................... 17
Sfide e soluzioni ................................................................................ 18
Rapporto scuola-famiglie ................................................................. 19
Buone prassi ..................................................................................... 21
3.2.
4.
I risultati del questionario (parte specifica) .............................. 22
Riflessioni finali ................................................................................. 24
5. Il servizio Caritas di mediazione interculturale scolastica a sostegno
degli alunni Rom....................................................................................... 26
Allegato 1: il questionario ................................................................. 28
Bibliografia e sitografia ..................................................................... 34
3
Nota introduttiva: chi è Rom e chi no?
Tra il 1991 e il 1996, gli anni della guerra civile e dello sfaldamento della
Repubblica Federale Jugoslava, si diede a Bolzano un massiccio
afflusso di cittadini di etnia Rom provenienti da quella zona. Erano tutti
nuclei familiari giovani, intraprendenti e desiderosi di costruire per sé e
per i propri figli un futuro più prospero di quello che prospettavano i
neonati Stati dell’ex Jugoslavia. Nessuno proveniva direttamente da
zone di conflitto acceso, tutti subivano però le ripercussioni della crisi
economica dovuta alla costituzione dei nuovi Stati, nonché dei sempre
più frequenti accanimenti discriminatori su base etnica, che in quel
periodo si davano apertamente e impunemente. Alcuni di essi avevano
già tentato la via dell’emigrazione in altri Stati del nord Europa, altri
erano alla prima esperienza migratoria.
I Rom giunti a Bolzano e riconosciuti dal Commissariato locale del
Governo come “sfollati dell’ex Jugoslavia”, si ritrovarono in quegli anni grazie a un efficientissimo passaparola - tutti raggruppati in alloggi di
fortuna (roulottes e baracche) situati abusivamente su di un terreno in
disuso della zona industriale della città.
Nel giro di pochi mesi, si era di fatto costituita una metacomunità: un
raggruppamento volontario di persone etnicamente affini, non
necessariamente tutte imparentate, né tutte provenienti dallo stesso
quartiere o città di origine, ma conosciute, chiaramente distinguibili e
classificabili presso le istituzioni della città (anagrafe, questura, scuole,
strutture sociali e sanitarie in primis) come Rom.
La storia dei campi e dei villaggi Rom nella provincia di Bolzano è stata
lunga e complessa, doveva essere una soluzione provvisoria ma è
durata un ventennio. Oggi a Bolzano tutte le famiglie Rom vivono in
alloggio, ma il fatto di appartenere a quella metacomunità favorisce
ancora il riconoscimento istituzionale di questi nuclei familiari e di chi
negli anni si è aggregato a essi, come Rom, ma senza magari mai
passare per i campi, sebbene non esista né sia stata richiesta una loro
dichiarazione ufficiale di tale appartenenza etnica.
4
“I nostri alunni Rom”, come vuole il titolo di questo opuscolo, sono
dunque minori appartenenti a quei nuclei familiari riconosciuti (e
classificati) come tali dalle istituzioni scolastiche. Sono quasi tutti minori
che il servizio di mediazione interculturale della Caritas di Bolzano ha
seguito fin dalla prima infanzia, attraverso la conoscenza diretta delle
famiglie e un rapporto profondo e pluriennale con la comunità Rom della
città.
Sono loro l’oggetto della piccola indagine che segue.
5
1. Premessa.
1.1. I Rom e la scuola: una relazione difficile
6
Da DUDDLE Jonny, I pirati della porta accanto, Il Castello - IdeeAli, Cornaredo (MI) 2012.
Copyright dell’autore e dell’editore.
7
La scuola di oggi, specchio delle varietà etniche e culturali presenti nelle
nostre città, ospita una categoria di alunni ai quali la mia attività di
mediatrice interculturale presta particolare attenzione. Essa è
rappresentata dagli alunni di origine Rom: bambini e ragazzi nella
maggior parte dei casi nati nella nostra provincia, figli della migrazione
delle numerose giovani coppie che, a seguito del conflitto civile in ex
Jugoslavia, hanno deciso di trasferirsi in zone più occidentali d’Europa.
Perché gli alunni di origine Rom vengono seguiti con particolare
attenzione? In che cosa essi si distinguerebbero da altri alunni, che
ugualmente hanno vissuto assieme alle loro famiglie l’esperienza della
migrazione? Perché attorno a essi ruota un servizio di mediazione mirato
e talvolta una rete di servizi sociali? Sebbene fortunatamente
l’atteggiamento degli insegnanti abbia da tempo superato la visione
stereotipata dello “zingaro”, perché questi alunni spesso si distinguono
in classe per le loro debolezze, tanto da dovere ricorrere a interventi
educativi esterni?
Premesso che per conoscere il mondo che sta dietro un qualsiasi
alunno, bisognerebbe avere informazioni precise sul suo specifico
gruppo di appartenenza e che ciascuna persona è comunque portatrice
di una storia e di una sua identità particolare, quando si parla di Rom,
emerge che gran parte delle questioni che li riguardano sono da
ricollegare alla peculiarità della loro posizione nella nostra società,
nonché alla loro (re)interpretazione delle nostre convenzioni.
Se si tiene conto, infatti, che elemento costitutivo dell’identità di un Sinto
o un Rom, fin dalla sua infanzia, è la distinzione costruita e percepita nei
confronti della società maggioritaria tra cui egli si trova a vivere
(indipendentemente, si può aggiungere nel caso dei Rom, dalla loro
migrazione), è evidente come la loro presenza in un contesto
istituzionale quale la scuola possa essere caratterizzata da
atteggiamenti peculiari, che in maggiore o minore misura evidenziano
un certo contrasto rispetto ai temi e alle regole poste all’interno di
questo contesto.
8
L’identità Rom, il modo di essere nella loro comunità e in seno alla
società maggioritaria che li ospita, è fortemente basato sulla distinzione
tra Rom e non-Rom. Anche se tale atteggiamento spesso non appare
chiaramente al referente istituzionale, tutte le attività di una comunità
ruotano attorno e sono tese al mantenimento della comunità stessa.
Soltanto allora prende forma e trova significato l’essenza di un soggetto
appartenente a quella comunità, e su questa distinzione si costituisce il
suo senso di identità, di autonomia, di libertà.
La scuola, come spazio fisico nella città, è considerata dalla comunità
come “non propria”: un ambiente pensato e costruito dai non-Rom e da
essi considerato “educativo”. Avremo allora un ambiente che l’istituzione
ritiene “educativo”, per l’istituzione stessa l’occasione di un
cambiamento, il collegamento ufficialmente riconosciuto tra il mondo
dell’infanzia e l’età adulta. Ma, nonostante la famiglia possa apparire
partecipe e interessata alla vita scolastica, così non è per essa. A questo
proposito torna di nuovo utile ricordare che la scuola è solo uno, uno
soltanto, degli ambienti di contatto e di relazione tra la comunità Rom e
la società maggioritaria.
Bisognerebbe quindi fermarsi a pensare che la scuola forse non sempre
prepara gli alunni Rom per essere adulti Rom: abbiamo cioè da pensare
innanzi tutto a un modello educativo Rom e a uno appartenente invece
alla società maggioritaria. Qui la relazione, appunto, dei soggetti
interni alla scuola, più che il rapporto discente-docente, diventa
fondamentale per l’apprendimento e la crescita di un alunno Rom.
Relazione implica una conoscenza quasi intima dell’alunno, della sua
vita familiare, una condivisione acritica dei valori appartenenti alla
comunità, la decostruzione dei rapporti di potere tipici dell’istituzione
scolastica. La scuola può certamente diventare un ambiente educativo
anche per i Rom, ma allora dobbiamo fare attenzione e provare a vedere
letteralmente, cosa passa da un ambiente (la famiglia) all’altro (la
scuola): cosa passa tra un ambiente e l’altro che rende quello stesso
9
spazio fisico educativo appunto, in cui la presenza del bambino diventi
anche per la comunità o la famiglia significativa per la sua crescita.
La scuola diventa luogo educativo, per la famiglia, nel momento in cui si
realizzano alcune condizioni. Per esempio, ci sono quei bambini che la
famiglia considera “troppo piccoli” per arrivare a gestire la loro presenza
in un luogo estraneo, non familiare e forse neppure educativo. Per la
famiglia in questi casi potrebbe allora essere “educativo” che il bambino
rimanga ancora un anno in un ambiente familiare, ricco di stimoli e di
occasioni di apprendimento, e non venga obbligato alla frequenza
scolastica.
Nel caso in cui la scuola non riconosca all’alunno Rom la sua
educazione familiare, il “successo scolastico” per l’alunno stesso
potrebbe proprio essere quello di salvaguardare in un ambiente
estraneo, quello della scuola, il suo unico modello educativo di
riferimento, quello familiare. Il programma individualizzato o le attività di
pedagogia interculturale potranno allora avere una funzione educativa e
didattica nel momento in cui affidano all’alunno una sua autonomia
nell’apprendimento, cosa che caratterizza, in alcuni casi,
l’apprendimento formale e informale nel suo ambiente familiare. Questo
non vuol dire che la scuola debba diventare un “sostituto” della famiglia
(assumendo come proprio il modello educativo familiare), ma per lo
meno riconoscere il ruolo educativo della famiglia, condividere questo
ruolo e apportare, dove serve, propri elementi di novità. Soltanto in
questo modo l’alunno Rom si sentirebbe arricchito e non depredato, nei
valori che la sua comunità esalta.
Favorire questo reciproco riconoscimento, aiutando ad attribuire stesso
peso ai nostri valori e ai valori della comunità Rom nostra concittadina, è
il compito che più impegna il servizio Caritas di mediazione interculturale
a favore dei Rom. Tale lavoro di mediazione avviene su diversi livelli, uno
dei quali è anche la diffusione di informazioni agli insegnanti su elementi
poco conosciuti di questa comunità (quali l’introduzione a questa
10
indagine) e l’invito alla riflessione su argomenti poco “comodi”(quali la
sua conclusione).
L’intero lavoro è inoltre volto a mettere in evidenza le peculiarità di una
piccola minoranza che, in questa terra di grandi e riconosciute
minoranze, pur nell’emarginazione e nella discriminazione, non ha perso
la forza di esistere, di affermarsi come può, e di continuare ad essere se
stessa.
2. I minori Rom nelle scuole di Bolzano
La presenza di nuclei familiari Rom di cittadinanza macedone, kosovara
e bosniaca nella nostra Provincia risale all’emigrazione da quelle zone,
avvenuta in massa durante tutti gli anni ’90, e in misura più contenuta
nell’ultimo decennio.
Inizialmente accolti come sfollati dal conflitto civile che in quegli anni
divideva l’ex-Jugoslavia, i nuclei familiari si sono via via stabilizzati sul
nostro territorio in qualità di cittadini non UE, soggiornanti regolari per
motivi di lavoro, di famiglia o per motivi umanitari. Alcune famiglie
provenienti dal Kosovo sono state accolte con lo status di rifugiati
politici.
I minori che oggi frequentano la scuola dell’obbligo sono dunque quasi
interamente “immigrati di seconda generazione”, bambini e ragazzi con
cittadinanza non italiana, nati però sul nostro territorio, provenienti da
realtà quali quella descritta e raffigurata qui sotto, e frequentanti la
scuola locale fin dalla prima infanzia.
11
Da Emmanuel Guibert, Alain Keler e Frédéric Lemercier, Alain e i Rom, edizione
Coconino Press – Fandango, Bologna 2011. Copyright degli autori e dell'editore.
Questi minori Rom, che magari non hanno vissuto direttamente
l’emigrazione ma hanno lucida coscienza della condizione di
emarginazione sociale e abitativa provata dalla propria gente, mostrano
spesso le caratteristiche descritte nel cap. 1. Emerge dunque la difficoltà
di relazione che fa degli alunni Rom minori “problematici” in termini di
frequenza scolastica, rendimento e risultati, e in alcuni casi anche in
termini di condotta e socializzazione.
12
L’intenzione di questa piccola ricerca è quella di indagare quanto queste
differenze siano sentite dai docenti come veri e propri problemi, o
quanto invece siano viste come parte normale di un’utenza varia,
particolareggiata e multiculturale, nel tentativo di decostruire il rapporto
di reciproca diffidenza e partire da una nuova relazione di ascolto,
conoscenza, condivisione di obiettivi.
2.1.
Dati numerici
La presenza di alunni di origine Rom nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado a Bolzano è orami costante da diversi
anni, e si aggira tra i quaranta e i cinquanta bambini, distribuiti
prevalentemente negli istituti del quartiere Don Bosco e EuropaNovacella.
Graf. 1: Presenze alunni Rom nelle scuole di Bolzano dall’a.s. 2002/03 all’a.s. 2012/13
60
50
40
30
20
46
44
43
47
44
40
46
48
51
48
44
10
0
Il fatto che gli alunni oggi presenti nelle nostre scuole siano da
considerarsi “immigrati di seconda generazione” si deduce dalla lettura
del luogo di nascita. I 44 bambini e ragazzi presenti nelle scuole di
Bolzano nell’a.s. 2012/13 sono nati nelle seguenti località:
13
Graf. 2: Luogo di nascita alunni Rom (a.s. 2012/13)
4
2
BZ e prov.
Germania
ex Jugoslavia
38
3. Il questionario (anno scolastico 2012/13)
Nella primavera del 2013 è stato distribuito un questionario ai docenti
coordinatori di ogni classe con presenza di alunni Rom negli istituti
comprensivi e pluricomprensivi in lingua italiana di Bolzano (v. all. 1). Il
questionario è stato distribuito in 6 istituti (formati da 7 scuole primarie e
5 secondarie di I grado), per un totale di 41 alunni Rom iscritti.
E’ stato chiesto di rispondere per iscritto alle domande, sia nella parte
generale, riguardante la classe (con uno o più alunni Rom), sia nella
parte specifica, personale per ogni alunno Rom presente in classe. A
discrezione del coordinatore, il questionario è stato visto e compilato in
sede di consiglio con altri insegnanti di classe, oppure dal solo
insegnante coordinatore.
14
I questionari resi e compilati, in modo parziale o totale, sono stati 30,
nella parte specifica individuale compilati per 33 alunni.
Graf. 3: Questionari consegnati a ogni istituto
12
10
3
8
6
4
4
2
0
0
7
0
2
1
8
7
4
0
0
2
questionari
non resi
questionari
resi
0
Le domande del questionario sono state costruite facendo riferimento a
un’analoga indagine, compiuta nelle scuole di Torino negli anni 2008-09,
nell’ambito del progetto Comenius “INSETRom, Teacher In-Service
Training for Roma Inclusion” (www.iaie.org/insetrom/).
Come già ricordato, l’indagine si è concentrata sulla percezione degli
insegnanti rispetto alla presenza di alunni Rom come problema, e sul
conseguente bisogno che ha - o non ha - la scuola di un supporto
esterno per questa tipologia di alunni.
3.1.
I risultati del questionario (parte generale)
Le domande proposte nella parte generale si possono dividere in sei
sezioni: una puramente numerica, riguardante il numero degli alunni
Rom presenti in classe; una sulla frequenza degli alunni; una terza
parte sugli strumenti specifici e strategie adottate dalle scuole per
venire incontro a questa tipologia di alunni; una quarta sulle sfide che la
presenza di alunni Rom possono porre in un contesto scolastico; una
15
quinta centrata sui rapporti scuola-famiglia; l’ultima sezione riguarda
le buone prassi conosciute o messe in atto dagli insegnanti.
Gli alunni Rom in cifre
Dai 30 questionari compilati, risulta che nella maggioranza dei gruppi
classe (27) è presente un solo alunno di origine Rom. Soltanto in tre
classi ve ne sono 2. A differenza di altri anni scolastici in cui si è arrivati a
presenze ben più consistenti, nell’a.s. 2012/13 non ci sono dunque
gruppi-classe a Bolzano che abbiano più di due alunni Rom.
Alla domanda sulla percezione dell’aumento del numero di Rom nelle
nostre scuole è stata data unanime, nonché ovvia, risposta negativa.
Dati sulla frequenza
Alla domanda se i bambini Rom frequentino regolarmente le lezioni è
stato evidenziato che in un terzo delle classi intervistate non vi è regolare
frequenza.
frequenza regolare?
10
sì
no
20
La frequenza irregolare, secondo gli insegnanti, si può contrastare
lavorando particolarmente con le famiglie sull’importanza della regolarità
e della puntualità.
16
Strumenti e strategie
Sulle 30 classi intervistate, in 12 classi si utilizzano didattiche, strumenti
o contenuti particolari per venire incontro a questa tipologia di alunni,
perché in questi casi gli alunni non sono in grado di seguire il
programma della classe a causa di assenze, poco impegno,
“immaturità”, diagnosi funzionale, mancanza di prerequisiti.
si utilizzano didattiche, strumenti o contenuti particolari?
12
sì
18
no
Altra modalità utilizzata dalle scuole è la didattica in piccolo gruppo, che
dà modo di seguire meglio il singolo alunno.
Curricola che trattino il tema della cultura Rom sono stati sviluppati
soltanto in 4 classi.
In 15 casi la scuola fornisce supporto specifico ai bambini Rom
(insegnante di sostegno, progetto specifico, mediatore culturale,
compresenza, “attenzione”, sportello di recupero, insegnante del centro
linguistico), i restanti 15 casi affermano di non averne bisogno.
17
si fornisce supporto specifico?
15
15
sì
no
Sfide e soluzioni
Nei 30 questionari sono stati segnalati i seguenti problemi specifici, con
la seguente frequenza in percentuale:

Apprendimento (56,6%) lentezza, non seguiti a casa,
lavorano solo se seguiti in classe, diagnosi funzionale;

Bisogni speciali (30%) aiuto compiti, ordine nel materiale,
sostegno in classe, continua attenzione;

Comportamento in classe (26,7%) senza autocontrollo,
provocatorio, non vengono seguite le regole;

Socializzazione (23,3%) aggressività;

Lingua (16,6%) comprensione da parte dei genitori, lessico
povero.
In 16 casi questo è un problema per gli insegnanti, in 9 casi è anche un
problema per gli altri alunni della classe, in un caso è stato risposto che
il problema è più per l’alunno stesso, ma non per insegnanti e
compagni.
18
In 5 casi si segnala che le relazioni tra gli allievi sono cambiate a causa
della presenza dei Rom in classe, per il loro comportamento inadeguato
(bullismo), per la percezione dell’alunno/a Rom come differente, per il
fatto che l’alunno/a Rom tende a isolarsi dal gruppo.
Alla domanda in merito a quali sfide debbano affrontare gli alunni Rom
in classe, 11 questionari sono stati resi senza risposta, 6 questionari
riportano la risposta “nessuna” e i rimanenti 12 suggeriscono:
motivazione e autonomia nell’apprendimento; integrazione e
accettazione nel gruppo-classe; frequenza e puntualità; restare tutta la
mattina in classe.
Alla domanda sulle particolari esigenze educative che può avere un
bambino Rom, in 9 questionari non è stata data risposta, 5 non
ritengono che ve ne siano, nei rimanenti 12 questionari le esigenze
educative sono elencate come segue: richiamo al rispetto delle regole e
alla frequenza; sentirsi integrato nella comunità scolastica;
rafforzamento nella famiglia del valore della scuola; esigenze legate al
disagio sociale.
Il supporto che gli insegnanti desidererebbero avere, oltre a ciò che è
stato già attivato, viene descritto sotto la forma di aiuto compiti,
supporto da casa, più ore individuali, mediazione interculturale,
personale aggiuntivo dentro e fuori orario scolastico, maggiore
collaborazione con gli enti che seguono i nuclei.
Rapporto scuola-famiglie
Alla domanda sulla percezione degli insegnanti dell’opinione che gli
alunni Rom hanno della scuola soltanto in 4 questionari la risposta
è stata lasciata in bianco. Gli altri 26 hanno riportato: che sia un
ambiente positivo, un’opportunità, un punto di riferimento, ciò che
pensano gli altri alunni, che la scuola sia un “parco divertimenti”
(apprezzano l’aspetto ludico), non la capiscono né interessa loro, che vi
siano troppe regole, che sia faticosa, “un’istituzione creata per
incatenarli”, che non sia necessaria.
19
In 10 classi gli insegnanti collaborano e scambiano informazioni in modo
costante con le famiglie, in 11 classi le famiglie non collaborano, in 9
collaborano solo a volte.
partecipazione dei genitori
9
10
costante
no
a volte
11
In 15 casi la famiglie si presentano in occasione dei colloqui individuali o
delle riunioni di classe, in 2 casi solo se chiamate, in 4 casi vengono
poco. In 9 casi le famiglie non si presentano, nemmeno se chiamate.
presenza a scuola dei genitori
2
4
si
15
9
no
poco
se chiamati
20
In 10 casi le famiglie si dimostrano cooperative con la scuola, quando si
chiede loro di aiutare i figli in una maniera specifica, in 12 casi solo alle
volte, in 6 casi non sono cooperative e in un caso soltanto “a parole”.
(Un questionario in questa domanda è stato reso in bianco).
In 22 questionari su 30 sono state descritte le seguenti difficoltà nel
rapporto con le famiglie: aiutarli a seguire le regole scolastiche, i
genitori collaborano solo in apparenza, lingua - analfabetismo, far capire
l’importanza dei compiti a casa, incontrarli, mancanza di fiducia nella
scuola, mancanza di interesse e partecipazione, “propensione alla
menzogna”, non condivisione delle problematiche riscontrate a scuola.
Dei 21 questionari su 30 in cui è stata data risposta alla domanda sulla
percezione degli insegnanti riguardo all’opinione che le famiglie
hanno della scuola, in 6 casi gli insegnanti hanno affermato di non
sapere che opinione abbiano i genitori Rom, uno ha riportato che i
genitori non hanno una buona opinione, in un altro caso è stato
riscontrato imbarazzo di fronte agli insegnanti. Le rimanenti 13 risposte
sottolineano invece la disponibilità e la soddisfazione dei genitori Rom
nei confronti del lavoro degli insegnanti.
Buone prassi
In 22 questionari è stata data una risposta alla domanda sugli approcci
di successo con bambini Rom. Le risposte si possono riassumere
come segue: non fare differenze con gli altri alunni; vale per gli alunni
Rom l’approccio che vale con tutti gli altri alunni; qualsiasi approccio
non dà risultati; ha un buon riscontro l’approccio emotivo,
individualizzato e attento al singolo; vale l’ apprezzamento del loro
lavoro; evidenziare interesse verso il loro mondo, dialogo e
valorizzazione; bisogna dare loro ascolto, attenzione e coinvolgimento
particolare, comprensione e aiuto; vale l’approccio ludico; funzionano
bene i lavori di gruppo.
21
3.2. I risultati del questionario (parte specifica)
Agli insegnanti è stato chiesto di compilare un’ultima breve parte del
questionario, specifica per ogni alunno Rom presente nella classe (al
massimo, dunque, nelle classi in cui erano presenti due alunni Rom,
sono state compilate due parti specifiche).
In tutto le parti specifiche compilate e restituite sono state 33, riferite
dunque a 33 alunni.
Il dato che subito colpisce è che quasi la metà degli alunni Rom (14)
sono stati segnalati al servizio psicologico o neuropsichiatrico infantile e
che 13 di essi abbiano ricevuto diagnosi o valutazione funzionale. Questi
alunni hanno dunque un piano educativo individuale, e con molta
probabilità sono inseriti individualmente o in piccoli gruppi nelle ore a
disposizione degli insegnanti di sostegno.
Alla domanda se i restanti 20 alunni usufruiscano di lezioni individuali o
di gruppo organizzate all’interno dell’istituto per particolari tipologie di
alunni (es. italiano per stranieri, sportello di recupero, ecc.), soltanto in
due casi è stata data risposta affermativa.
alunni segnalati
2
alunni non segnalati
14
17
alunni non segnalati, ma
inseriti in gruppi di
potenziamento
22
Alla domanda se un intervento di mediazione interculturale a favore
dell’alunno/a viene ritenuto utile, 18 hanno dato risposta negativa, 4
ritengono l’intervento utile, a condizione che sia esterno alla classe,
avvenga a casa dell’alunno o sia mirato per apprendimenti e
approfondimenti specifici, 11 questionari riportano risposta affermativa.
serve mediazione interculturale?
4
serve
11
non serve
18
serve a condizione
che…
Tra i compiti che la mediatrice dovrebbe principalmente
svolgere, secondo gli insegnanti di classe, vengono maggiormente
citati il sostegno/recupero individuale esterno alla classe (10), la
facilitazione nei contatti scuola-famiglia (9). Meno gettonati sono invece
interventi del tipo sostegno/accompagnamento individuale interno alla
classe (3), consulenza al personale scolastico riguardo il retroterra
culturale e/o le condizioni familiari dell’alunno/a (4), intervento breve
mirato alla risoluzione possibile di specifiche problematiche (2). In un
caso è auspicato di nuovo l’affiancamento a casa nell’organizzazione
per la scuola e nello svolgimento dei compiti.
23
4. Riflessioni finali
Dall’analisi delle risposte date alle domande proposte nei questionari, si
deduce che nella metà dei casi la presenza di alunni Rom nelle classi
è sentita come problematica. Tale problematicità non ha incidenza
maggiore nel ciclo primario oppure in quello secondario di primo grado,
ma si trova equamente distribuita, sia tra le età (le classi), sia tra gli
istituti della città.
I problemi che maggiormente si evidenziano sono la frequenza
irregolare, l’apprendimento lento e lacunoso (tanto da richiedere, in
numerosi casi, una valutazione di tipo medico-psicologico), e non da
ultimo la difficoltà di coinvolgere la famiglia nella vita scolastica. Per fare
fronte a queste complicazioni, le scuole attivano progetti interni o fanno
ricorso a figure di sostegno, facilitazione, mediazione, con l’obiettivo di
venire incontro ai bisogni particolari di questi alunni.
Nonostante tutti gli interventi, però, in alcuni casi ogni apporto sembra
vano: il problema si reitera e talvolta anche si aggrava.
In generale, si può affermare che nella scuola, tra gli insegnanti, non si
riscontra la visione stereotipata dello “zingaro” come figura folkloristica,
dedita per natura alla devianza e all’emarginazione sociale (stereotipo
che invece ricorre ancora troppo spesso sui mass media o in
propagande populistiche).
Da esperienza personale, in molte occasioni ho rilevato come le
intenzioni di molti insegnanti e dirigenti scolastici siano di reale
preoccupazione per il futuro dei propri alunni, di comprensione e di vero
impegno per il miglioramento delle condizioni di chi mostra una
situazione di disagio. Per non parlare degli interventi programmati ad
hoc per questi alunni e del personale che vi si dedica.
Cosa allora non sta funzionando negli interventi programmati? In quale
punto molti progetti si inceppano e non portano all’esito previsto?
24
Una risposta potrebbe celarsi sotto la seguente, forte, affermazione,
scaturita da più di dieci anni di riflessione e lavoro accanto ai minori
“zingari”: non è tanto la nostra visione stereotipata o
pregiudicante dello “zingaro” a determinare il fallimento dei
nostri interventi, poiché, come già sottolineato, il trattamento
dei bambini e ragazzi in classe è nella stragrande
maggioranza dei casi altamente egualitario. In realtà, vi è
un’altra visione stereotipata dalla quale noi non riusciamo a
distanziarci, che ancora ci fa cadere in trappola, ed è quella
riferita alla scuola stessa. È lo stereotipo che considera la
scuola come ambiente educativo “universale”, buono, anzi,
obbligatoriamente buono per tutti. Non ammettiamo che ci
possa essere una parte - seppure minoritaria - di nostri
concittadini che alla scuola non sia ancora giunto ad attribuire
tale valore, e perciò non riusciamo a progettare interventi
efficaci affinché questo valore divenga condiviso, ma lo
imponiamo, aumentando il rifiuto dell’alunno (appoggiato
esplicitamente o tacitamente dalla famiglia) che spesso si
traduce in termini di insuccesso e/o abbandono scolastico.
È qui che emerge quel 50% di alunni di origine Rom con problemi di
integrazione e apprendimento. Qui, dove non viene condiviso né
riconosciuto il valore educativo dell’istituzione scolastica, viene rigettato
il giudizio del docente, viene trascurata la comunicazione scuolafamiglia, vengono prodotte assenze numerose e apparentemente senza
giustificazione, vengono esercitati atteggiamenti non adeguati.
Il lavoro che ci attende è dunque una duplice azione, lunga e faticosa.
Da un lato, bisogna intervenire sull’ambiente di provenienza degli alunni,
dall’altro lato bisogna agire internamente alle istituzioni scolastiche, per
arrivare a una visione condivisa e non stereotipata della “scuola”, come
luogo positivo di apprendimento e crescita per tutti. Soltanto allora i
minori Rom saranno generalmente in grado di apprendere gli
insegnamenti scolastici con i risultati attesi e corrispondenti alle loro
25
capacità, ai loro potenziali intellettivi e alle loro concrete aspettative di
soddisfazione, sia personale, sia della comunità tutta di appartenenza.
5. Il servizio Caritas di mediazione
interculturale scolastica a sostegno degli
alunni Rom
La mediazione interculturale scolastica si rivolge agli alunni di origine
Rom e alle loro famiglie, ai compagni di classe, al personale della
scuola, nonché a tutti coloro che sono interessati ad approfondire
tematiche legate alla cultura e alla presenza dei Rom in Provincia di
Bolzano.
I genitori degli alunni di oggi giunsero in Alto Adige nei primi anni ’90 e al
momento del loro inserimento a scuola si scontrarono con difficoltà e
pregiudizi. Tali esperienze negative si ripercuotono oggi sui loro figli e
sulla scuola: le basse attese e il disadattamento reciproco portano in sé
il seme per conflitti di difficile risoluzione, il rischio di uno scarso
successo scolastico e la riproduzione di vecchi pregiudizi.
La mediazione interculturale aiuta a superare questi ostacoli sin
dall’inserimento dei minori Rom in classe, con la finalità di favorire una
buona accoglienza e il benessere di tutti a scuola. Con il successo
scolastico dei Rom, la scuola si trasforma così da luogo di esclusione
istituzionalizzata a luogo di potenziamento e qualificazione. La
mediazione rende lo studente Rom capace di riuscire e predispone la
scuola alla diversità. Studente per studente, sciogliamo insieme quel
nodo storico, affinché la prossima generazione non abbia più bisogno di
sostegno.
La mediazione interagisce, da una parte, con studenti e insegnanti per
far conoscere loro il contesto familiare e culturale delle famiglie Rom,
dall’altra, lavora con le famiglie Rom per avvicinarle all’ambiente
26
scolastico e per renderle orgogliose partecipanti del percorso dei loro
figli.
L’intervento prende forma in laboratori interculturali per le classi, in
consulenze al personale scolastico e parascolastico e in sostegno
individuale per gli alunni Rom con particolari difficoltà di apprendimento.
L’iniziativa ottimizza i rapporti tra scuola, famiglie, servizi sociali e altri
servizi del territorio.
Il servizio di mediazione a favore dei Rom è ufficialmente riconosciuto
all’interno dell’Area Pedagogica dell’Intendenza Scolastica Italiana e
dell’Area Innovazione e Consulenza dell’Intendenza Scolastica Tedesca
provinciali, dall’Ufficio provinciale Anziani e Distretti Sociali (Rip. 24.2,
settore Profughi, extracomunitari, Sinti e Rom) e finanziato dalla
ripartizione provinciale Politiche Sociali, Ufficio famiglia, donna e
gioventù.
27
Allegato 1: il questionario
LETTERA DI ACCOMPAGNAMENTO
Agli/alle insegnanti delle classi con alunni Rom.
Sin dall’arrivo a Bolzano di numerosi Rom ex-iugoslavi a seguito dei conflitti
etnici che negli anni ’90 hanno avuto come scenario quella regione balcanica, la
Caritas ha voluto essere particolarmente vicina a questa comunità, troppo
spesso marginalizzata, quando non esplicitamente disprezzata. I numerosi
interventi di sostegno effettuati sono stati sia finanziati e organizzati con mezzi
propri, sia in collaborazione e con la partecipazione economica dei Servizi
Sociali, della Provincia Autonoma e del Comune di Bolzano.
Il servizio della Caritas che in questi ultimi anni ci ha permesso di mantenere il
contatto con la comunità Rom stabilitasi ormai da più di un decennio a Bolzano
è quello di mediazione interculturale in ambito scolastico, poiché
la
partecipazione positiva dei minori alla vita della città a partire dalla scuola ci
sembra un importante punto di partenza per un futuro che non veda crescere
questi bambini esclusi o stigmatizzati.
Il servizio è attivo sull’arco degli anni scolastici, effettua un iniziale monitoraggio
degli alunni Rom presenti nelle scuole dell’obbligo e interviene accanto a singoli
alunni, quando necessario.
Per l’inizio di quest’a.s. 2012/13, ci è sembrato utile effettuare una valutazione
della necessità che hanno i singoli consigli di classe di un intervento di
mediazione con gli alunni Rom. E’ infatti possibile che gli istituti si siano
autonomamente organizzati per colmare le lacune presentate da alcune
tipologie di alunni, oppure che gli allievi e le famiglie stesse si mostrino recettivi,
attivi e partecipativi nella vita scolastica, di modo che un intervento di
mediazione risulta del tutto superfluo.
Vi preghiamo perciò di rispondere nel modo più completo possibile al
questionario che segue, dopo avere preso visione del volantino allegato di
descrizione del servizio.
La mediatrice ringrazia e rimane a Vs. disposizione per domande e chiarimenti.
Silvia Golino
28
QUESTIONARIO
PARTE GENERALE
Istituto (Pluri)Comprensivo______________________________
Scuola: _______________________ ___
Quanti alunni Rom sono presenti nella Vs. classe?_________
Il loro numero è cresciuto durante gli ultimi anni?
sì
no
I bambini Rom frequentano regolarmente?
sì
no
Se frequentano irregolarmente, di cosa pensate ci sia bisogno per
aiutarli a rimanere a scuola?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
In classe vengono usati didattiche/strumenti/contenuti particolari per
questa tipologia di alunni?
sì
no
Perché?_______________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
29
Sono stati sviluppati i curricola in modo che si parli anche di
popolazione/cultura Rom?
sì
no
Se sì, come?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Esistono problemi specifici con gli alunni Rom in relazione a:

Comportamento in classe _________________________________

Socializzazione__________________________________________

Apprendimento__________________________________________

Bisogni_________________________________________________

Lingua__________________________________________________
Tali questioni diventano problemi per gli insegnanti?
sì
no
Per i compagni?
sì
no
Le relazioni tra gli allievi sono cambiate a causa della presenza dei
minori Rom?
sì
no
Perché?_______________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Quali sfide devono affrontare gli allievi Rom in classe?
______________________________________________________________
30
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Pensate che i bambini Rom abbiano qualche particolare esigenza
educativa?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
La scuola fornisce supporto ai bambini Rom nelle Vs. classi?
sì
Quale?______________________________________________________
no
Quale tipo di supporto differente/ulteriore Vi piacerebbe avere?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Qual è la più seria difficoltà che dovete (o avete dovuto) affrontare con
gli alunni Rom?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
La presenza di Rom in classe ha influenzato:

Le metodologie di insegnamento___________________________

Le dinamiche di classe___________________________________

Il progresso degli alunni_______________________________

La gestione della classe_________________________________

La disciplina_________________________________________
Cosa pensate che i bambini Rom pensino della scuola?
31
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Lavorate anche con le famiglie?
sì
no
Le famiglie vengono a scuola?
sì
no
Le famiglie si dimostrano cooperative quando si chiede loro di aiutare i
figli in una maniera specifica?
sì
no
Quale è la più seria difficoltà che avete affrontato con i genitori Rom?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Che cosa pensano i genitori Rom degli insegnanti e della scuola?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
Quale tipo di approccio ha successo, nella Vs. esperienza, con i
bambini Rom?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
______________________________________________________________
32
PARTE SPECIFICA (da compilarsi per ogni alunno/a presente in classe)
L’alunno/a usufruisce di lezioni individuali o di gruppo organizzate
all’interno dell’istituto per particolari tipologie di alunni (es. italiano per
stranieri, recupero, ecc.)?
sì
no
Se sì, in quali materie e per quante ore?
______________________________________________________________
______________________________________________________________
L’alunno/a è stato segnalato/a al servizio psicologico/neuropsichiatrico
infantile?
sì
no
Se sì, ha ricevuto una valutazione o diagnosi funzionale?
sì
no
Si ritiene utile attivare a favore dell’alunno/a Rom un intervento di
mediazione interculturale?
sì
sì, a condizione che________________________________________
no
Se sì, principalmente con quali compiti da parte della mediatrice? (sono
possibili più risposte)
sostegno/recupero individuale esterno alla classe
sostegno/accompagnamento individuale interno alla classe
facilitazione nei contatti scuola-famiglia
consulenza al personale scolastico riguardo il retroterra culturale e/o le
condizioni familiari dell’alunno/a
intervento breve mirato alla risoluzione possibile di specifiche
problematiche
altro:_______________________________________________________
33
Bibliografia e sitografia

Per un approfondimento generale sui Rom, dal taglio
socio-antropologico, vedi:
CEFISI Luca, Bambini Ladri, Newton Compton Editore, Roma 2011.
LAPOV Zoran, Vaćaré romané?, Franco Angeli, Milano 2004.
MONASTA Lorenzo, I pregiudizi sui rom spiegati al mio cane, BFS
edizioni, Firenze 2008.
PIASERE Leonardo, I rom d’Europa. Una storia moderna, Laterza, Bari
2008.
PIASERE Leonardo, Popoli delle discariche, Cisu, Roma 2005.
SIGONA Nando, Figli del ghetto, Nonluoghi libere edizioni, 2002.
SPINELLI Santino, Rom, Genti Libere, Dalai Editore, Milano 2012.

Per un approfondimento dei rapporti tra Rom e scuola,
vedi:
I rom nella scuola italiana: resistenze, reinterpretazioni, successi, numero
monografico di Quaderni di sociologia, n. 36, 2004.
Rom, Sinti e Gagè: culture, rpocessi educativi e diritti, numero
monografico di Educazione Interculturale, n. 3, ottobre 2009.
ARGIROPOULOS Dimitris, Diritto alla cultura e all’educazione in una
prospettiva romanì, in BONETTI, SIMONI e VITALE (acd), La condizione
giuridica di Rom e Sinti in Italia, tomo II, Giuffrè, Milano 2011.
34
BRAVI Luca, Tra inclusione ed esclusione, una storia sociale
dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Unicopli, Milano 2009.
DONZELLO Giuliana e KARPATI Bianca Maria, Un ragazzo zingaro nella
mia classe, Centro studi Zingari, Ancia, Roma 1998.
GOMES Ana Maria, “Vegna che ta fago scriver”. Etnografia della
scolarizzazione in una comunità di Sinti, Cisu, Roma 1998.
GOMES Ana Maria, Esperienze di scolarizzazione dei bambini sinti:
confronto tra differenti modalità di gestione del quotidiano scolastico, in
Etnosistemi, anno VI, n. 6, gennaio 1999.
PIASERE Leonardo, SALETTI SALZA Carlotta e TAUBER Elisabeth,
L’educazione dei bambini sinti e rom: risultati preliminari di una ricerca
europea, in SCARUDELLI Pietro, Antropologia dell’Occidente, Meltemi,
Roma 2003.
TUOZZI Carolina, Autobiografia di un’esperienza nel mondo rom, in
SALETTI SALZA C. e PIASERE L. (acd), Italia Romaní, vol. 4, CISU,
Roma 2004.

Sitografia:
http://www.osservazione.org/
Centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti.
http://www.errc.org
European Roma Rights Center è un organizzazione internazionale legale
pubblica che si impegna a combattere il razzismo anti-rom e l'abuso dei
diritti umani dei rom attraverso la ricerca, lo sviluppo delle strategie,
advocacy e l'educazione ai diritti umani.
http://www.romadecade.org/home
35
Nel 2009 è stata lanciata la piattaforma per l’inclusione dei Rom, che
raccoglie le buone prassi, pubblica studi e analisi e viene utilizzata per
migliorare la cooperazione tra i diversi attori.
http://www.operanomadimilano.org/
Il sito online di Opera Nomadi.
http://www.coe.int/t/dg4/education/roma/default_en.asp
Raccomandazione del Consiglio d'Europa sull'educazione dei rom.
http://www.soros.org/initiatives/roma
Open Society Foundation. Fondazione internazionale di promozione dei
diritti umani nata nel 1993 con l'intenzione di aiutare nello sviluppo della
democrazia nei paesi che erano appena usciti dal regime comunista.
Fondata da George Soros noto anche per il suo interesse nei confronti
delle minoranze rom.
http://www.dosta.org
Dosta che in romanè vuol dire “basta” è il nome di un’iniziativa di
sensibilizzazione per combattere i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti
dei Rom e Sinti, promossa dal Consiglio d'Europa e coordinata e
finanziata in Italia dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali
(UNAR) del Ministero per le Pari Opportunità.
http://www.sucardrom.eu
Sito dell'associazione Sucar Drom, Istituto di Cultura Sinta. L'Istituto di
Cultura Sinta è stato fondato negli anni ‘90 a Mantova dall'Associazione
Sucar Drom per conoscere, valorizzare e tutelare le culture espresse
dalle minoranze sinte, rom, manouche, romanichals e kalè.
L'Istituto è luogo di ricerca per lo studio e il confronto, aperto a studenti
e ricercatori.
I progetti dell'Istituto sono diversi e coprono anche le attività di
formazione.
http://www.sivola.net/dblog
36
U Velto & Mahalla, notizie e immagini dai mondi sinti e rom.
http://idearom.com
IDEA ROM ONLUS è un’associazione di promozione sociale costituita
nel 2009, che opera a Torino presso i territori con i maggiori
insediamenti abitativi di famiglie Rom della città.
http://www.21luglio.org
Sito dell’associazione 21 luglio: promuove i diritti delle comunità rom e
sinte in Italia principalmente attraverso la tutela dei diritti dell’infanzia e la
lotta alla discriminazione.
http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/22/
0251_STRATEGIA_ITALIANA_ROM_PER_MESSA_ON_LINE.pdf
Documento del 2011 dell’Ufficio per la promozione della parità di
trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o
sull’origine etnica, Presidenza del Consiglio dei Ministri.
37
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Info und Kontakt
Interkulturelle Mediation für Sinti und Roma
I-39100 Bozen
Sparkassenstraße 1
Tel. 0471 304 342
Fax 0471 304 391
[email protected]
www.caritas.bz.it
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