Articoli Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 Annarosa Frati 1, Maria Novella Cordone 2 Riassunto Il ministero della salute ha realizzato dal 1988 a oggi sette campagne informativo-educative sull’infezione da HIV/AIDS, sulla base dei dati epidemiologici e degli indirizzi e orientamenti tecnici di anno in anno formulati dalla Commissione nazionale AIDS. Il quadro della malattia è andato modificandosi notevolmente nel corso degli anni ed è stato, quindi, necessario evolvere anche il tono della comunicazione e rivalutarne gli obiettivi. Mentre le prime campagne sono state basate sull’esigenza primaria di diffondere le conoscenze basilari sulla malattia e fornire le informazioni fondamentali sui principali aspetti della stessa, sull’onda di un’emergenza fortemente avvertita da tutta la popolazione italiana, le successive sono state volte a promuovere un atteggiamento più maturo per imparare a convivere con questa patologia, ridurre il rischio attraverso comportamenti responsabili e diffondere un sentimento di solidarietà verso le persone sieropositive e malate. Questi obiettivi sono stati perseguiti utilizzando tutti i mezzi di comunicazione, unitamente a materiali informativi aggiornati e possibilmente innovativi e organizzando corsi di formazione dedicati alle persone preposte alla cura, all’assistenza e alla formazione, in collaborazione con altre istituzioni pubbliche, private e con le associazioni del volontariato che operano in questo settore. Sono state effettuate, inoltre, opportune indagini preliminari e finali che hanno consentito di individuare i bisogni informativi presenti nella popolazione, l’esame dei quali è risultato fondamentale anche in sede di futura elaborazione dei messaggi e della strategia di comunicazione. Per la valutazione delle ultime due campagne informative, il Ministero della salute ha ritenuto opportuno aggiungere anche una valutazione in itinere dei materiali più significativi che venivano realizzati, prima della produzione in serie e della distribuzione per verificarne il gradimento fra la popolazione target. Parole chiave: Sindrome da immunodeficienza acquisita, Campagne informative, Prevenzione primaria, Promozione della salute Abstract The Italian Ministry of Health’s AIDS information educational campaigns between 1988-2002 Since 1988, the Ministry of Health has carried out seven information-educational campaigns on HIV/AIDS infection, using the epidemiological data and technical guidelines provided by the National AIDS Commission. As the disease evolved over the years, it has also been necessary to change the type of message used and re-evaluate its objectives. While the aim of the first campaigns was to spread basic knowledge and information on the disease and its main aspects, in the light of the emergency situation that was strongly felt by the entire Italian population, the later campaigns aimed to promote a more mature attitude towards the disease and help people to live with it, to reduce the risks of transmission by adopting responsible behaviour and to promote a sense of solidarity towards persons that are HIV positive or suffering from AIDS. These objectives were achieved through the use of the media and the distribution of up-to-date and innovative information material. Training courses for the persons that provide care, assistance and training were also organized, in collaboration with other public and private institutions, and voluntary associations working in this sector. Preliminary and final surveys were also conducted and pointed to the population information needs. The results of the surveys were essential for elaborating future messages and communication strategies. During the last two campaigns, the Ministry included an evaluation of the most important material produced, before it was printed and distributed, so as to verify its popularity among the target sample. Keywords: Acquired Immuno-Deficiency Syndrome, Information campaigns, Primary prevention, Health promotion 1 Funzionario tecnico del Centro operativo AIDS - Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della salute. Corrispondenza: via della Sierra Nevada 60 - 00144 Roma. 2 Dirigente di secondo livello, Coordinatore del Centro Operativo AIDS - Direzione Generale della Prevenzione del Ministero della salute. 11 Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XXV (1-2) 2002 Introduzione Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si sarebbero, fino ad oggi, verificati nel mondo quasi 40 milioni di casi di AIDS, di cui il 48% di sesso femminile, e circa 5 milioni di persone sarebbero state raggiunte dal contagio solo nel 2001. Questo significa che siamo all’inizio di una pandemia di grandi proporzioni. Non esiste, in pratica, alcuna area del mondo che sia stata risparmiata dalla diffusione della malattia che peraltro, fino ad oggi, ha interessato principalmente l’Africa sub-sahariana e i paesi del sud e sud-est asiatico. I problemi che l’AIDS crea sono molteplici e, in mancanza di farmaci o vaccini risolutivi, l’unica possibilità per frenare l’ulteriore diffusione della pandemia è la prevenzione. Ecco perché in quasi tutti i paesi del mondo, ma specialmente in quelli occidentali, si sono realizzate importanti iniziative per informare correttamente la popolazione, portando a conoscenza di tutti sia le reali modalità di trasmissione del virus, sia i metodi da adottare per prevenire l’infezione. Quasi tutti i paesi hanno realizzato, a partire dalla metà degli anni ’80, campagne di informazione rivolte sia all’intera popolazione, sia a specifici settori a più elevato rischio. In Italia, il Ministero della salute ha realizzato, dal 1988 ad oggi, sulla base dei dati epidemiologici e degli indirizzi ed orientamenti tecnici di anno in anno formulati dalla Commissione nazionale per lotta contro l’AIDS e le altre malattie infettive, sette campagne informativo-educative sull’infezione da HIV/AIDS. Procedure di aggiudicazione della gara Per le prime quattro campagne, dal 1988 al 1993, che si sono svolte in un clima di particolare emergenza, relativamente al problema HIV/AIDS, è stata adottata la più veloce procedura della trattativa privata. Sono state, cioè, invitate a partecipare, mediante lettera invito, 5/6 agenzie di pubblicità e pubbliche relazioni, le quali hanno presentato, nel giro di un mese, un programma completo che è stato vagliato e scelto da un apposito comitato tecnico-scientifico. Con l’Agenzia vincitrice è stato stipulato un contratto che è stato successivamente registrato dalla Corte dei Conti. Per le campagne successive, è stata, invece, adottata la procedura dell’appalto-concorso, molto più lunga e tortuosa, ma certamente più trasparente e in grado di fornire maggiori garanzie all’amministrazione. Tale procedura richiede la pubblicazione del bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale Europea, su quella italiana e su tre quotidiani nazionali. È costituita da una prima fase di pre-selezione, nel corso della quale le Agenzie presentano una documentazione amministrativa, relativa alla solidità finanziaria e alle loro capacità tecnico-strutturali, che verrà vagliata e selezionata da un comitato amministrativo. Soltanto le società ritenute idonee dal punto di vista tecnico-amministrativo, verranno chiamate a presentare, 12 nel giro di 60 giorni, un programma completo, sulla base del capitolato tecnico predisposto dal Ministero. Le Agenzie vengono, in seguito, invitate a presentare ciascuna il suo programma di fronte ad un comitato tecnico-scientifico che valuterà punto per punto la rispondenza al brief, l’originalità e l’innovatività della proposta e sceglierà l’agenzia che avrà ottenuto il punteggio più alto, sommando i punteggi singoli delle varie voci: creatività, innovatività e originalità, azioni mirate, eventi, piano mezzi. La costruzione del programma di interventi da parte del Ministero della salute tiene conto, in primo luogo, degli elementi conoscitivi disponibili sia di tipo epidemiologico generale, in ambito nazionale e mondiale, che di approfondimento psico-sociologico, nonchè dei dati che provengono dall’osservatorio privilegiato sulla popolazione italiana, in questo settore, che è il telefono verde AIDS. Presupposti epidemiologici e conoscitivi per la realizzazione delle campagne informative e target di riferimento All’inizio della terza decade di AIDS le Campagne informative sull’infezione da HIV/AIDS, devono prendere in considerazione gli importanti cambiamenti avvenuti in questi ultimi anni, che hanno profondamente modificato il significato di questa malattia. Da alcuni studi preliminari realizzati su popolazioni con comportamenti ad alto rischio di infezione, si evince che la disponibilità di trattamenti terapeutici efficaci potrebbe indurre ad abbandonare le misure di prevenzione. Pur in mancanza di dati scientificamente inoppugnabili, è comunque necessario prendere in considerazione nei futuri interventi di comunicazione i cambiamenti intervenuti nella percezione sociale dell’infezione e della malattia. La minaccia di morte imminente è venuta a cadere: AIDS e morte non sono più due realtà indissolubilmente legate e i possibili conflitti esistenti tra la necessità di prevenzione e il desiderio di una sessualità libera da precauzioni impongono oggi una riflessione sulla relazione tra pratiche sessuali e rischio per la salute. Il superamento della paura della morte, che in certa misura poteva rappresentare uno stimolo a comportamenti individuali corretti (rinuncia ad avere rapporti sessuali a rischio o rispetto delle regole del sesso sicuro), e il processo di trasformazione del significato dell’infezione da HIV potrebbero aver modificato o indebolito gli atteggiamenti protettivi rispetto al contagio. La circolazione dell’infezione da HIV in Italia L’infezione da HIV ha una distribuzione disomogenea nel Paese come se trattasse di epidemie multiple. La maggiore prevalenza dell’infezione e quindi del rischio di acquisirla è concentrata in 4 regioni italiane (Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Liguria) e in alcune di queste prevalentemente nei grandi centri urbani. Questa situazione Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 Articoli epidemiologica italiana è stabile nel corso degli anni. La prevalenza è superiore da 5 a 20 volte rispetto ad altre regioni quali, ad esempio, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise, Calabria. La diminuzione dell’infezione nella percentuale dei tossicodipendenti o ex tossicodipendenti è ancora modesta e non giustifica una riduzione della campagna per persone con questi comportamenti a rischio. Inoltre la percentuale di sieropositività negli omosessuali da 15 anni si attesta tra il 15 e il 20% dei casi di AIDS e delle nuove infezioni da HIV, rispetto alle altre categorie. È noto l’aumento della prevalenza tra gli eterosessuali, specialmente donne, e gli immigrati (questi ultimi sono maggiormente concentrati nei grandi centri urbani, quali Roma, Milano, ecc.). I bisogni della popolazione Il bisogno fondamentale della popolazione rimane quello di ricevere informazioni corrette sulla trasmissione dell’infezione e sui comportamenti da adottare per evitare di contrarla, ma il senso della prevenzione e delle motivazioni utilizzate per la promozione del sesso sicuro hanno bisogno di essere rivalutate alla luce dei recenti cambiamenti. Così le conoscenze che dovrebbero essere sostenute, specificate o maggiormente diffuse nella popolazione generale non possono essere limitate unicamente alle modalità di trasmissione dell’infezione, ma dovrebbero comprendere anche tutte le nuove informazioni relative al trattamento farmacologico, soprattutto riguardo al differente decorso clinico dell’infezione e alle modificazioni di quantità e di qualità di vita delle persone con infezione da HIV sottoposte a terapia antivirale. Tale strategia sembra quanto mai opportuna analizzando i dati sulla conoscenza nella popolazione generale delle nuove terapie antiretrovirali e sui cambiamenti nella percezione del rischio di infezione da HIV. Uno studio realizzato tra novembre 1997 e dicembre 1998 su un campione rappresentativo della popolazione di alcuni paesi europei (Francia, Germania, Italia, Norvegia e Svizzera), vede il nostro Paese tra quelli meno informati rispetto a questo argomento. Inoltre, va sottolineato che circa il 30% delle persone scopre di essere sieropositiva solo quando si ammala e questo significa che per una media di 8-10 anni può avere diffuso il virus senza prendere precauzioni. La maggior parte di queste persone ha avuto in precedenza comportamenti a rischio (ex tossicodipendenti, attività sessuali promiscue etero ed omosessuali non protette). Questi comportamenti a rischio sono spesso stati rimossi in quanto avvenuti almeno 5-10 anni prima dell’insorgenza dei sintomi. Interventi mirati: adolescenti e giovani Ancora oggi gli adolescenti e i giovani di oggi (under 20) hanno sentito parlare poco di HIV e AIDS. Questo gruppo bersaglio rimane ad oggi particolarmente importante per la prevenzione dell’infezione da HIV. Ogni nuova generazione deve essere preparata ed informata in modo adeguato sulle modalità di trasmissione dell’infezione e sui comportamenti da adottare per prevenirla. I nuovi interventi di prevenzione dovrebbero considerare una specificità nei messaggi rivolti ai due sessi, per i quali, soprattutto in età adolescenziale, la sessualità assume significati completamente diversi. La campagna indirizzata specialmente ai giovani, in particolare alle giovani donne, deve basarsi su uno o più messaggi da veicolare nelle reti radiofoniche e TV o su giornali specificamente indirizzati a questo target; altri mezzi di cui è ipotizzabile l’utilizzo sono: cartelloni stradali, affissioni su mezzi di trasporto cittadini, azioni mirate presso scuole, caserme e luoghi di ricreazione/aggregazione giovanile. L’obiettivo principale dovrebbe essere la offerta di informazioni su come avviene l’infezione da HIV e sulle modalità di prevenzione: in particolare, si deve mirare alla responsabilizzazione all’eventuale rapporto sessuale completo, mediante inviti a ritardare i rapporti sessuali o, per lo meno, esplicite sollecitazioni ad usare precauzioni (profilattico). Secondo le raccomandazioni degli psicologi e alla luce del fatto che l’AIDS oggi non è più mortale a breve termine, ma costringe a lunghissimi periodi di terapia, è opportuno costruire l’informazione su un messaggio semplice, non più basato sul rischio di morte (poco recepito dai giovani), ma sul rischio di sviluppare una malattia cronica e invalidante. Occorre anche informare i giovani sul fatto che non sarà disponibile in tempi brevi il vaccino (atteso da molti come una possibile alternativa ai comportamenti preventivi) e che (al contrario delle convinzioni che emergono da recenti inchieste), non esiste a tutt’oggi una cura per guarire definitivamente l’AIDS. Popolazione HIV positiva La disponibilità di nuove ed efficaci terapie antiretrovirali ha migliorato la qualità di vita delle persone sieropositive. Gli studi sulla diffusione dell’epidemia indicano che la proporzione di persone con HIV consapevoli della loro infezione è aumentata, e che, comunque, la maggior parte delle persone sieropositive continuano ad essere sessualmente attive dopo aver appreso la loro condizione. I dati sulla presenza di eventuali comportamenti sessuali a rischio in questa popolazione sono contraddittori. La pianificazione di nuove strategie di intervento che possono rappresentare un valido strumento di prevenzione primaria - per limitare la diffusione dell’infezione da HIV e di prevenzione secondaria - per limitare l’impatto dell’infezione sulla popolazione sieropositiva - dovrebbe, pertanto, considerare questo gruppo bersaglio nella sua eterogeneità di bisogni e di comportamenti. Uno dei punti centrali degli interventi informativi do- Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 13 Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XXV (1-2) 2002 vrebbe essere basato sull’invito a recarsi e ad essere seguiti nei centri di informazione, prevenzione e cura. Nella disseminazione dei messaggi un ruolo centrale deve essere affidato alle associazioni. Le minoranze etniche Prostitute Ricerche realizzate ad oggi su alcune minoranze etniche immigrate dimostrano come spesso l’integrazione nel paese ospite rappresenti un momento difficile e possa essere associata a comportamenti a rischio per la salute. L’eterogeneità culturale di questo gruppo bersaglio richiede un’attenta valutazione negli strumenti di intervento e nelle modalità di comunicazione, come pure una riflessione sulle zone dove concentrare l’informazione (es.: grandi centri urbani). Deve essere anche prevista la realizzazione dei messaggi in inglese e nelle altre lingue straniere principalmente conosciute dai gruppi di persone extra-comunitarie presenti nel nostro Paese. Questo target è particolarmente vulnerabile rispetto all’infezione da HIV e, secondo alcuni studi realizzati nel nostro Paese, specifici sottogruppi del mondo della prostituzione (es.: travestiti/transessuali, donne tossicodipendenti) continuano ad essere particolarmente importanti nella diffusione dell’infezione. Questo gruppo target dovrebbe ricevere un’informazione costante anche sulle malattie sessualmente trasmissibili diverse dall’HIV/AIDS. Gli interventi di prevenzione dovrebbero anche considerare la presenza di numerose e differenti identità culturali presenti all’interno di questo gruppo bersaglio. Nella disseminazione dei messaggi un ruolo centrale deve essere affidato alle associazioni. Tossicodipendenti Donne in età fertile La distribuzione dei casi di AIDS per modalità di acquisizione dell’infezione evidenzia come più del 60% del totale dei casi sia attribuibile alle pratiche associate all’uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa, anche se la distribuzione nel tempo mostra comunque una progressiva diminuzione dei casi in questa categoria di rischio. Negli ultimi anni gli interventi realizzati per questo gruppo bersaglio hanno esteso l’attenzione anche alla prevenzione dell’uso di sostanze “nuove” (“droghe sitntetiche” del gruppo Ecstasy e analoghi ad azione stimolante), assunte per modalità non iniettive, ma associate, specie con il concomitante uso di alcool, ai comportamenti sessuali ad alto rischio. Le attuali campagne di prevenzione dovrebbero mantenere una continuità rispetto a questi interventi. Va posta in evidenza, in particolare, l’informazione circa l’effetto “deresponsabilizzante” di queste sostanze verso i comportamenti preventivi e, quindi, l’aumento indiretto del rischio di esposizione a infezioni trasmesse sessualmente. Omosessuali Questa è, probabilmente, la parte della popolazione a maggior rischio in cui la prevenzione dell’AIDS, soprattutto tra i più giovani, sembra attraversare una crisi. Alcuni segnali preoccupanti vengono evidenziati, infatti, dai risultati degli studi sul comportamento sessuale degli omosessuali, che evidenziano un sensibile aumento del sesso senza protezione. Ulteriori elementi di riflessione emergono anche da analisi realizzate su siti Internet specifici per questo target, secondo le quali vanno aumentando le pratiche di “negotiated safety” (sicurezza negoziata), in cui i due partner del rapporto accettano consapevolmente, in determinate situazioni e circostanze, di avere rapporti non protetti. 14 Nell’ultimo decennio la proporzione di pazienti di sesso femminile tra i casi adulti di AIDS in Italia è andata progressivamente aumentando passando dal 16% del 1985 al 24,2% del 2000. La modalità di acquisizione dell’infezione è, per i tre quarti delle donne con AIDS, legata a contatti eterosessuali. Studi condotti sui comportamenti sessuali delle donne sieropositive confermano questi dati, suggerendo l’opportunità di distinzione dell’intervento preventivo sulla base dell’uso attuale o pregresso di sostanze stupefacenti. Le utilizzatrici di droga sono, infatti, maggiormente esposte ai comportamenti ad alto rischio di trasmissione o acquisizione, hanno avuto un maggior numero di partner sessuali nella vita e utilizzano meno il profilattico nei rapporti sessuali occasionali. Le donne eterosessuali che hanno contratto l’infezione senza mai aver utilizzato sostanze stupefacenti sono state usualmente contagiate dal loro partner stabile (nella maggior parte dei casi tossicodipendente) e hanno avuto, rispetto alle donne tossicodipendenti, meno partner sessuali. La necessità di rivolgersi a questo target tenendo conto di questa eterogeneità dovrebbe caratterizzare i nuovi interventi di prevenzione rivolti alle donne. Una nota di attenzione dovrebbe essere rivolta al messaggio relativo all’utilizzo del profilattico in questo gruppo di popolazione; infatti, studi realizzati sui fattori che influenzano l’uso del profilattico evidenziano come la frequenza di utilizzo del medesimo sia legata non solo ad atteggiamenti e caratteristiche psicologiche individuali, ma anche alla relazione con il partner. I fattori che favoriscono l’uso del profilattico sono la percezione della donna di poter influire sull’utilizzo del profilattico da parte del partner e la sua autonomia all’interno della relazione; fattori che determinano un minor uso del profilattico sono la conflit- Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 Articoli tualità con il partner, l’uso di droghe e di alcool e l’idea che il profilattico diminuisca il piacere sessuale. Un messaggio centrale dell’intervento dovrebbe essere l’invito alla effettuazione di un test per l’HIV per tutte le persone con pregresso/attuale comportamento a rischio, come accertamento da eseguire per la salute della coppia, in fase pre-matrimoniale o pre-gravidanza. Indicazioni per la produzione dei materiali informativi e per la costruzione del piano mezzi Nell’ambito delle campagne va prevista l’adozione di una linea grafica (o al massimo due) e di elementi di informazione (slogan) caratteristici e di nuova produzione. Tutti i materiali devono essere di nuova produzione e deve essere prevista la disponibilità totale e a tempo indeterminato degli stessi per qualunque utilizzo ulteriore da parte del Ministero, anche successivamente alla conclusione della campagna. È raccomandata una significativa attenzione, specie nelle azioni verso target specifici, all’utilizzo di messaggi a supporto multimediale e innovativo rispetto ai tradizionali mezzi cartacei. Uno spazio è anche riservato alla produzione di materiali ad elevata diffusibilità (es: gadget, distintivi, ecc.) Un’ulteriore copia elettronica di tutto il materiale (compresi quelli di tipo cinematografico) è disponibile su idoneo supporto (CD, DVD), comunque utilizzabile anche per collocazione su pagine Web e diffusione via Internet. dettagliato, l’offerta dovrà chiaramente delineare la proposta tecnica ritenuta ottimale dall’Agenzia riguardo alla quantità e qualità dei media da utilizzare per ogni tipo di azione. A tal fine va tenuto presente che le attività della Campagna si articoleranno nell’ambito di un anno. Particolare cura deve rivestire la identificazione dei mezzi più idonei agli specifici target della campagna, in particolare per quanto riguarda i giovani e i gruppi a maggior rischio. La proposta deve anche prefigurare il planning delle iniziative, tenuto conto della intensificazione delle azioni informative nel corso della stagione estiva. La proposta deve attentamente valutare l’opportunità di utilizzo dei singoli mezzi negli specifici periodi di svolgimento della Campagna, sulla base di considerazioni di efficacia informativa e non di convenienza economica. Andrà anche ottimizzata la integrazione con le iniziative collegate alle azioni informative mirate e, in particolare, con gli “eventi”. Per quanto riguarda le azioni da realizzare sulla carta stampata, le risorse andranno ripartite in maniera ottimale tra acquisto spazi pubblicitari, acquisto ed elaborazione spazi redazionali, veicolazione di altri prodotti (es.: gadget e materiale multimediale). Anche nell’acquisto degli spazi televisivi, occorrerà contrattare la disponibilità di spazi di approfondimento e di comunicazione sull’AIDS nell’ambito degli ordinari palinsesti, all’interno delle trasmissioni di maggiore ascolto e più idonee rispetto ai vari tipi di messaggio. Breve escursus sulle Campagne informativo-educative sull’AIDS 1988-2002 Azioni mirate Una parte fondamentale delle Campagne è rappresentata dalla realizzazioni di specifiche azioni sul campo, rivolte ai soggetti a maggior rischio e ai target più specifici. Da questo punto di vista è fondamentale l’instaurazione di un rapporto, specie per quanto riguarda gli aspetti relativi all’operatività delle azioni, con le Associazioni non-profit e di volontariato più rappresentative del settore. Un ulteriore elemento caratterizzante è l’organizzazione di “eventi” (es. serate radio, discoteca, ecc.) che consentano sia di coinvolgere un largo numero di soggetti (giovani in particolare), che di veicolare messaggi, tramite l’evento stesso e/o l’attenzione - spontanea e indotta- dei mass media sull’evento. La proposta tecnica dell’Agenzia deve contenere un “pacchetto ad hoc” relativo alla organizzazione dell’“Evento nazionale” tradizionalmente realizzato dal Ministero della salute in occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS. Piano mezzi Premesso che il Ministero della salute si riserva la definitiva approvazione in corso d’opera, a parità di risorse e di ripartizione fra le varie attività previste, del Piano mezzi La prima campagna, effettuata nel 1988, fu basata sull’esigenza primaria di diffondere le conoscenze basilari sulla malattia e fornire le informazioni fondamentali sui principali aspetti della stessa. I mezzi utilizzati per trasmettere i messaggi informativi furono molteplici: spot televisivi, su canali pubblici e privati, annunci stampa su quotidiani e periodici a larga diffusione, opuscoli e riviste destinati alle persone con comportamenti a rischio (segnatamente omosessuali e tossicodipendenti), nonché la predisposizione e la diffusione di un opuscolo inviato a tutte le famiglie italiane. La seconda campagna, realizzata nel 1990, fu incentrata invece, sulla necessità di promuovere una consapevolezza maggiore sui problemi connessi con la diffusione della malattia, cercando di ottenere un’attenzione permanente sul problema AIDS da parte di tutta la popolazione e di realizzare iniziative di consapevole solidarietà verso le persone colpite dall’infezione. La caratteristica più significativa della seconda campagna, in coerenza con quanto già avvenuto nella prima, fu il taglio non terroristico dei messaggi informativi volti a promuovere un atteggiamento nuovo, più maturo e realistico per imparare a convivere con una malattia come l’AIDS. Allo scopo di rendere ottimale il livello di informazione raggiunto con la prima campagna, furono messe a punto Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 15 Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XXV (1-2) 2002 iniziative mirate per le popolazioni a rischio di contrarre l’infezione da HIV e per tutti coloro che si trovassero a dover assistere le persone sieropositive. Si cercò, inoltre, di evidenziare il tema della solidarietà, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, e di precisare che la possibilità di contagio è un’evenienza reale per chiunque abbia comportamenti a rischio. Anche in questa occasione fu fatto, prevalentemente, ricorso all’uso del mezzo televisivo per la diffusione delle informazioni principali sulla malattia. Con la terza campagna, attuata nel 1991, gli obiettivi della sensibilizzazione, della responsabilizzazione e della solidarietà vennero perseguiti, oltre che con i consueti mezzi della televisione e della stampa, con un rilevante programma di iniziative varie, mirate in misura maggiore rispetto al passato alle popolazioni a maggior rischio di contrarre l’infezione da HIV, quali ad esempio gli adolescenti, i giovani, le donne in età fertile, gli omosessuali e i bisessuali, i tossicodipendenti. Per i diversi settori di intervento, vi fu un consistente impegno a realizzare nuovi materiali informativi, diffusi attraverso diversi canali (locali di ritrovo, ambulatori medici, riviste per ragazzi, riviste femminili, impianti sportivi ecc.). Altro obiettivo della campagna, fu quello di sensibilizzare la popolazione generale sull’importanza di effettuare il test di sieropositività in tutti i casi di sospetto contagio. Uno dei temi principali affrontati fu ancora quello della solidarietà verso le persone sieropositive, ricordando che non esistono rischi nel corso di rapporti sociali con le persone infette, sia nell’ambito della scuola che negli ambienti di lavoro. Con le prime tre campagne, in sostanza, si cercò di contraddistinguere l’intervento informativo con le caratteristiche del ricordo di un impianto unico, con chiare connotazioni della istituzionalità del messaggio, pur nella evoluzione dei contenuti nel corso dei vari anni. Ciò al fine di creare un’attenzione permanente sul problema dell’AIDS, sia a livello di abitudini quotidiane, sia a livello di solidarietà verso le persone sieropositive. Nella quarta campagna, attuata nel corso degli anni 1992-1993, unitamente alle iniziative rivolte alla popolazione generale e ai settori di popolazione con comportamenti a rischio, venne svolto un ampio programma di seminari diretti ai presidi delle scuole secondarie superiori, in sintonia con le parallele iniziative di formazione attuate dal Ministero della pubblica istruzione sui problemi della tossicodipendenza. Vennero inoltre realizzati interventi informativo-educativi nei luoghi di lavoro in collaborazione con le organizzazioni sindacali, corsi di formazione per medici e dirigenti delle associazioni sportive, in collaborazione con il CONI, iniziative specifiche di informazione per i giovani sportivi, i massaggiatori e gli allenatori delle 38 federazioni sportive italiane, nella convinzione che lo sport potesse essere un veicolo di diffusione di messaggi sulla prevenzione, in chiave di promozione della salute. Uno degli interventi più importanti, in precedenza mai 16 effettuato nell’ambito delle iniziative di prevenzione, fu quello relativo alla predisposizione di un opuscolo di quattro lingue per la popolazione extracomunitaria, diffuso nelle questure e nei centri di prima accoglienza. La quinta campagna, conclusasi nel giugno 1996, pur confermando la validità delle idee guida che caratterizzarono le Campagne precedenti, ha risposto alla necessità di adeguare i messaggi al nuovo contesto sociale, caratterizzato da una minore attenzione dell’opinione pubblica nei confronti del problema AIDS. La compiuta definizione degli indirizzi programmatici della quinta campagna ha avuto luogo, come nelle precedenti occasioni, con l’assenso della Commissione nazionale per la lotta contro l’AIDS e nel rispetto delle indicazioni in materia di prevenzione contenute nel “Progetto Obiettivo AIDS 1994-1996”. Con la quinta campagna, si è voluto ulteriormente accentuare, pur nel rispetto delle previsioni di legge circa la ripartizione delle risorse tra i vari mezzi di comunicazione, il carattere di intervento mirato delle singole attività. I mezzi prescelti per diffondere i messaggi informativi sono stati: la televisione, il cinema, le radio commerciali, la stampa (quotidiana, periodica, specializzata), le affissioni negli spazi fissi e sui mezzi mobili. Una parte delle iniziative è stata contraddistinta da azioni di tipo tipicamente pubblicitario, mentre un’altra parte considerevole degli interventi, tra i quali i corsi di formazione per gli insegnanti delle scuole superiori pubbliche e private, si è svolta sotto forma di azioni dirette nei confronti dei destinatari dei messaggi. Responsabilità solidarietà e riduzione del rischio sono le parole chiave della prima fase della sesta campagna informativa sull’AIDS 1998/99. Da qui l’esigenza di promuovere la solidarietà nei confronti delle persone malate, un’informazione capillare orientata alla riduzione del rischio con l’assunzione di comportamenti corretti quali l’uso del profilattico nei rapporti sessuali occasionali, il ricorso al test HIV e al counselling telefonico attraverso il numero verde AIDS, una diffusa assunzione di responsabilità che accomuni istituzioni, associazioni e cittadini nella lotta contro l’AIDS, accomunando le varie attività con lo slogan: “AIDS abbiamo intenzione di sconfiggerlo”. Questa prima fase della VI campagna informativa è stata realizzata direttamente dal Ministero della sanità, che si è avvalso della generosa e amichevole collaborazione di Lorenzo Marini per la creatività, di 18 gruppi editoriali che hanno offerto spazi gratuiti su quotidiani, settimanali e mensili e delle reti televisive pubbliche e private che hanno concesso gratuitamente spazi via etere. Le azioni mirate alle fasce di popolazione a maggior rischio di contagio da HIV (militari di leva, donne, sportivi, omosessuali, tossicodipendenti, extracomunitari, giovani) sono state affidate, come già negli anni passati, alle associazioni di volontariato. Nell’ambito della II fase della VI campagna informativa sull’AIDS 1999-2000, la miniserie televisiva denominata “Gli amici di Sara” riveste un’importanza strategica molto rilevante, sia per la novità del formato di comunica- Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 Articoli zione (8 puntate di 3 minuti ciascuna), sia per il linguaggio non pubblicitario proposto che per l’elevato contenuto di intrattenimento. “Gli amici di Sara” nasce dall’idea di parlare di un problema come l’AIDS attraverso una forma di comunicazione nuova, non istituzionale e capace di sensibilizzare il pubblico, proponendo un mondo affettivo nel quale riconoscersi e dove il problema AIDS sia condiviso ed affrontato, anche se non vissuto in prima persona. È stata prevista, altresì, la versione radiofonica della medesima mini-fiction, alcuni comunicati radiofonici promozionali della stessa e la relativa promozione a mezzo stampa. Si è concordato, altresì, con il Comune di Roma la programmazione della mini serie nell’ambito degli spazi dell’Estate Romana. Anche la campagna televisiva, che ha visto la programmazione di quattro spot, è stata prevista in linea con la mini serie, come pure la campagna stampa e quella radiofonica. Gli spot comprendono un soggetto da 30” a carattere generale e tre adattamenti da 15”, focalizzati sui temi della solidarietà, del test HIV e dell’uso del preservativo. Il progetto di comunicazione rivolto ai target mirati è stato realizzato attraverso una nutrita serie di azioni quali, fra le altre, un concorso rivolto agli studenti delle scuole medie superiori e inferiori la cui premiazione è avvenuta nel corso di un concerto realizzato per la Giornata Mondiale della lotta contro l’AIDS. È stato inoltre predisposto un Cd rom contenente tutte le azioni informative della VI campagna per promuovere analoghe iniziative a livello regionale, previste e realizzate nel progetto “Community Programme 2000-2002”. Nel corso della prima fase della Campagna informativo-educativa sull’AIDS 2001-2002, Lupo Alberto e la Gallina Marta, personaggi di Silver molto popolari fra i giovanissimi, sono stati i testimonial che hanno proposto ai ragazzi comportamenti corretti per la prevenzione dell’AIDS e hanno ricordato che l’HIV è un problema di tutti e quindi non si può mai abbassare la guardia. Le immagini e i messaggi sono stati utilizzati per le affissioni estive negli acquaparchi, nelle stazioni delle località balneari, a bordo dei treni regionali e nazionali, a bordo dei traghetti dei laghi e delle navi traghetto delle FF.SS., nelle stazioni e nelle vetture della metropolitana di Roma, Milano, Bari e Napoli, nella funicolare di Napoli e sugli autobus cittadini. Sono state, inoltre, interamente decorate alcune vetture della metropolitana a Roma e Milano, Il Ministero della salute ha proseguito l’attività di distribuzione dei materiali informativi prodotti e ha partecipato, come ogni anno, ad alcuni progetti di comunicazione, quali il Treno Azzurro, con una carrozza dedicata e personalizzata, contenente materiale e gadget con messaggi informativi sull’AIDS, una sala giochi, un angolo video che trasmette la mini serie “Gli amici di Sara” alternata a video-clip di successo; l’evento Roma Forum Estate 2001 al Foro Italico di Roma con uno stand apposito contenente i poster e i materiali informativi AIDS, unitamente alla messa in onda della suddetta mini serie di Gabriele Muccino. Sono stati, inoltre inseriti messaggi informativi all’interno dell’Agenda-diario Smemoranda 16 mesi. Infine è stata programmata dai principali circuiti cinematografici nazionali la proiezione dello spot da 15” che vede come protagonisti Lupo Alberto e la Talpa Enrico che ricordano ai ragazzi che l’AIDS è ancora un pericolo. Valutazione delle Campagna informative Il Ministero della salute ha sempre ritenuto opportuno effettuare una indagine preliminare e una finale che consentissero di individuare i bisogni informativi presenti nella popolazione, l’esame dei quali risulta fondamentale anche in sede di futura elaborazione dei messaggi e della strategia complessiva di comunicazione (linguaggio e pianificazione dei mezzi da utilizzare). Nel corso delle Campagne informative sull’AIDS, il disegno dello studio di valutazione è stato configurato attraverso: 1) una indagine pre-Campagna (pre-test) che consenta di mettere a punto la definitiva programmazione della campagna, oltre che di disporre di una base di partenza scientificamente acquisita dei livelli informativi della popolazione italiana, da utilizzare nei confronti successivi. Consente, altresì, di effettuare una valutazione di base per identificare elementi, principalmente atteggiamenti e comportamenti, della popolazione nei confronti della malattia nel periodo precedente la Campagna. La misurazione di tali fattori in questa fase costituirà l’indice di riferimento del programma. In particolare l’attività di ricerca è finalizzata all’approfondimento dei seguenti aspetti della malattia: • conoscenza di nozioni di base sulla infezione da HIV (modalità di contagio, mortalità, misure di prevenzione); • fonti delle informazioni suddette; • attitudine verso misure personali di prevenzione; • atteggiamenti e comportamenti verso gli aspetti sociali della malattia (soggetti sieropositivi, prostituzione, tossicodipendenza); • ricordo delle campagne ministeriali precedenti, con particolare riguardo agli aspetti iconografici ed ai mezzi impiegati. 2) una indagine post-Campagna (post-test) al fine di effettuare una valutazione consuntiva delle attività svolte nel corso della Campagna attraverso una nuova misurazione degli aspetti identificati in fase di indagine preCampagna e cercando di evidenziare l’efficacia dei singoli strumenti utilizzati per raggiungere gli specifici obiettivi informativo-conoscitivo-educativi. In particolare, oltre ai medesimi aspetti rilevati in fase di pre-test, sono oggetto di analisi la misurazione: • della fruizione delle nuove fonti di informazione prodotte dalla Campagna; • della visibilità delle singole tipologie di messaggi previsti dalla Campagna; • del grado di recepimento e di gradimento degli stessi; Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002 17 Boll. Farmacodip. e Alcoolis., XXV (1-2) 2002 • dei cambiamenti nelle attitudini e nei comportamenti verso le misure preventive; • dei cambiamenti di atteggiamento e comportamento verso gli aspetti sociali della malattia; Tali indagini (pre-test e post-test) vanno realizzate attraverso l’uso di idonei strumenti (ad esempio, questionari strutturati) la cui definizione è avvenuta attraverso un confronto diretto con il Ministero della salute e la conseguente conoscenza specifica, da parte dell’Istituto di ricerca, delle tematiche oggetto di rilevazione. Va previsto anche un opportuno addestramento degli operatori che utilizzeranno gli strumenti di indagine, attraverso la partecipazione ad incontri nel corso dei quali dovranno essere fornite tutte le informazioni necessarie al fine di un corretto svolgimento delle attività. Alla fine di ogni indagine devono essere elaborati statisticamente i dati rilevati ed essere predisposto un rapporto che evidenzi i principali risultati emersi dall’analisi. La valutazione mediante il confronto, utilizzando metodi di analisi statistica, dei risultati dell’indagine preCampagna e di quella post-Campagna deve essere effettuato indicando specificatamente il metodo utilizzato e la 18 significatività statistica dei risultati ottenuti. Più in dettaglio si dovrà valutare la significatività, per ogni singola variabile oggetto di analisi, delle differenze rilevate tra il pre-test e il post-test, attraverso l’utilizzo di appropriati metodi statistici. I risultati di tali analisi nonché una valutazione dell’attività di ricerca nel suo complesso devono essere riportati in un rapporto di sintesi. Per quanto attiene la valutazione delle ultime due Campagne informative, il Ministero della salute ha ritenuto opportuno aggiungere anche una valutazione in-itinere, relativa ad una stima, prima della produzione in serie e della distribuzione, del gradimento dei materiali più significativi che sono stati realizzati (spot, annunci, ecc.); Bibliografia 1) Commissione nazionale per la lotta contro l’AIDS -Ministero della salute- Istituto superiore di sanità, Aggiornamento dei casi notificati al 30 giugno 2002. 2) WHO - Aggiornamento dei casi nel mondo al 31 dicembre 2001. Le campagne informativo-educative sull’AIDS del Ministero della Salute 1988-2002