Il Varoncello
un corso d’acqua che scorre nella
vita di una comunità
Classi seconde
Scuola primaria Gianfranco Fedrigoni
Istituto Comprensivo Riva2 Luigi Pizzini
Con la collaborazione del Museo di Riva del Garda
Anno scolastico 2012-2013
1
2
Presentazione del lavoro
Scuola e territorio
Da sempre la Scuola primaria Gianfranco Fedrigoni, che fa
parte dell’Istituto Comprensivo Riva 2 Luigi Pizzini, ritiene
importante creare un legame tra scuola e territorio e far
conoscere agli alunni i servizi che offrono le strutture e le
associazioni che operano a Riva del Garda.
In quest’ottica è stato messo a punto il lavoro di geografia che
ha impegnato gli alunni delle due classi seconde nello studio
del territorio di Varone, luogo in cui sorge la scuola e dove
molti bambini risiedono.
Dalla scuola al centro abitato
Lo scorso anno si è lavorato sulle mappe e in particolare sulla
pianta dell’aula. Le insegnanti hanno realizzato un plastico e i
bambini si sono divertiti a ricostruire l’ambiente classe
sistemando nella giusta posizione banchi, sedie e armadi in
miniatura. Hanno appreso cos’è una mappa e come si fa a
disegnarne una.
Quest’anno il lavoro si è allargato a tutta la scuola, al cortile, al
territorio circostante l’edificio e poi al centro abitato di
Varone. Anche in questa occasione ci si è avvalsi di un plastico
che riproduceva la scuola, gli edifici circostanti e la piazza. Dal
plastico si è passati alla lettura della mappa che gli alunni
hanno imparato a usare orientandola, tracciando percorsi e
individuando ambienti ed elementi.
È arrivato quindi il momento di leggere la mappa di Varone e
le insegnanti hanno guidato gli alunni in diverse uscite per il
centro abitato alla ricerca di edifici particolari e di curiosità.
Durante queste uscite gli alunni hanno capito come orientare
la mappa, utilizzando punti di riferimento del territorio
facilmente riconoscibili sulla cartina, come il campanile della
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chiesa, che sovrasta tutti gli edifici e la Cartiera, che è una
costruzione molto grande.
Il Varoncello
Durante le uscite ha destato particolare interesse il canale
Varoncello che passa proprio accanto alla scuola. Un corso
d’acqua che a tratti scorre a cielo aperto e a tratti scompare
sotto terra. Un torrente dall’aspetto insignificante, ma che ha
rivestito, nella storia, un ruolo utile e importante.
Il Museo
Come fare per ricostruire la storia del Varoncello?
A chi chiedere aiuto?
Una valida occasione per scoprire che il Museo di Riva del
Garda è il luogo che raccoglie, ordina, custodisce e mette a
disposizione di tutti “la memoria” della città.
La direttrice, Dott.ssa Monica Ronchini, ci ha permesso di
accedere ai documenti conservati negli archivi del museo e
l’aiuto di uno dei suoi validi operatori.
La ricerca
L’operatore del museo, Alessandro Paris, ha selezionato il
materiale utile a scoprire gli opifici che sorgevano lungo il
Varoncello e cosa è cambiato nel tempo sul suo tragitto: foto,
vecchie cartoline e altri documenti, tra i quali la mappa
catastale napoleonica del 1813 e quella del catasto teresiano
del 1859.
Le insegnanti hanno visionato assieme a lui il materiale a
disposizione e si è deciso come utilizzarlo e come procedere.
La motivazione doveva essere la curiosità di imparare a vedere
con occhio attento quello che si ha davanti tutti i giorni, ma
che non ci si ferma mai a osservare; lo scopo era quello di far
comprendere ai bambini l’importanza della memoria storica e
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che ciò che li circonda è patrimonio di tutti e come tale va
considerato, rispettato e valorizzato.
Per prima cosa si voleva che i bambini prendessero confidenza
con una mappa più grande e complessa da leggere di quella
che erano soliti utilizzare durante le uscite per Varone.
Si sono messe quindi a confronto le mappe a disposizione:
quella napoleonica del 1813, quella austriaca del 1859 e quella
attuale, facilmente reperibile in Google Earth.
In Google Earth è possibile sovrapporre alla mappa satellitare
mappe cartacee e così si è fatto. In questo modo si è potuto
ricostruire il percorso del Varoncello che attualmente scorre a
cielo aperto solo per pochi tratti.
Ecco il risultato.
Per vedere le mappe basta installare sul proprio PC il software
gratuito Google Earth e scaricare il file al link:
http://www.webalice.it/luciadongilli/Varoncello/Varoncello.kmz
Quando Alessandro, “inviato speciale del Museo”, ha
mostrato ai bambini le mappe ha suscitato immediatamente
l’interesse e la curiosità. Servendosi della lavagna interattiva,
ha mostrato agli alunni com’è fatta una mappa catastale: ha
fatto scoprire loro come sono rappresentati i campi e le case,
ha spiegato che ogni casa e ogni appezzamento di terreno
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sono delle particelle catastali e che ognuna di queste particelle
è contrassegnata con un numero.
Per far prendere confidenza ai bambini con le antiche mappe
sono stati fatti degli ingrandimenti di piccoli settori e sono
stati preparati dei semplici giochi per aiutarli a individuare e
riconoscere le stesse particelle catastali che, sulle due mappe,
sono contrassegnate con numeri diversi.
A piedi lungo il Varoncello
La fase più piacevole e interessante per i bambini è stata la
camminata lungo il canale che a tratti scompariva ai loro
occhi.
Si è partiti dalla cascata di Varone e si è scesi pian piano a valle
con la mappa di Varone in mano. Durante il tragitto
Alessandro si fermava davanti agli edifici che nel passato
erano opifici e raccontava ai bambini qual era stata la loro
funzione e la loro storia.
Gli alunni hanno imparato così che lungo il tratto del
Varoncello, a Varone e nei dintorni, funzionavano numerosi
opifici dove si svolgevano attività diverse e che questi hanno
reso un piccolo centro come quello di Varone, un importante
polo produttivo della nostra regione.
Ma non è finita qui!
Il giorno 1 giugno 2013 i bambini hanno accompagnato i propri
genitori lungo lo stesso percorso raccontando loro ciò che
avevano imparato e vivendo l’emozione di trasmettere ad altri
il proprio sapere.
Lucia Dongilli
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Il Varoncello
Il Varoncello è un canale artificiale costruito perché c’era
bisogno di acqua per irrigare i campi.
Il corso d’acqua è una deviazione del torrente Varone che
nasce dall’omonima cascata, in località Foci, e sbocca nel rio
Bordellino che, quando entra nel Comune di Riva del Garda,
prende il nome di rio Galanzana.
È stato costruito per intervento della famiglia Tonini i cui
discendenti vivono ancora oggi a San Tomaso e sono tuttora i
proprietari di gran parte del fondo.
L’acqua del Varoncello fin dall’antichità ha fornito l’energia
necessaria al funzionamento di diversi opifici nominati già nel
1400.
Il letto del Varoncello non è mai cambiato. Con il passare del
tempo alcuni tratti sono stati coperti perché rappresentavano
un pericolo.
Il corso dell’acqua è regolato da alcune chiuse e c’erano dei
dislivelli che servivano a far funzionare le ruote degli opifici
che sorgevano lungo il suo corso.
Mulini per la produzione di farina
Torchio per la spremitura dell’oliva
Fabbro
Segheria
Cartiera
Saponificio
Filanda
Il Varoncello non scorreva sempre calmo e tranquillo: quando
c’erano forti temporali straripava e l’acqua usciva dagli argini.
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Non è mai stato asciutto. L’acqua era deviata e il suo letto
rimaneva senz’acqua solo quando veniva ripulito, una volta
l’anno e solitamente nel mese di maggio.
Il Varoncello
Il sistema di deviazione dell’acqua manca di un dispositivo di
regolazione della portata prelevata.
Opera di presa del Varoncello
(Fonte: Servizio Utilizzazione Acque Pubbliche - luglio 2003)
8
Poco più a valle (circa 20 m) è presente un bypass, costituito
da una paratoia con sensore di livello, al fine di assicurare lo
smaltimento delle portate superiori, che vengono immesse
nuovamente nel torrente Varone.
Paratoia con sensore di livello
(Fonte: Servizio Utilizzazione Acque Pubbliche - luglio 2003)
Scarico del
Varoncello nel
torrente Varone.
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L’acqua del Varoncello viene convogliata in altre diramazioni.
All’altezza della Cartiera Fedrigoni vi sono delle paratoie che
deviano parte dell’acqua lungo via Venezia.
In questa vecchia foto, a destra, si vede proprio il ramo del
torrente che scorreva a cielo aperto lungo la strada.
(collezione Renzo Trenti)
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Per la nostra ricerca abbiamo fatto riferimento ai dati ricavati
dalle mappe del catasto napoleonico e del catasto teresiano.
Percorso del
Varoncello nella
mappa del 1813.
(Catasto napoleonico)
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Percorso del Varoncello nella mappa del 1859.
(Catasto teresiano)
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Ora la maggior parte del Varoncello scorre sotto il terreno e
non è visibile.
(Percorso del Varoncello tracciato in Google Earth)
Scopriamo il suo percorso.
Il Varoncello prende la sua acqua dalla Cascata del Varone.
La cascata si forma dalla caduta di 98 metri del torrente
Magnone che precipita a strapiombo in un imbuto di roccia.
13
14
Nell'acqua ci sono numerose trote, piombate giù dalla cascata;
infatti, a Deva, lungo il torrente Magnone, c'è una troticoltura
che ne perde qualcuna.
15
Una parte dell’acqua della cascata è stata intubata per la
produzione di energia. In questa cartolina d’epoca si vede la
Centrale di Varone.
(collezione Mauro Leoni)
16
Opifici che sorgevano nel tratto a monte del Varoncello.
Dalla cascata alla Piazza della Chiesa.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Mulino Bozzoni
Fabbrica di saponi
Casa con mulino a due ruote e torchio ad olio
Cartiera
Fabbro
Mulino
17
Una volta, proprio ai piedi della cascata, sorgeva il
mulino Bozzoni. Nel mulino erano macinati i cereali.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
18
Il mulino in una vecchia fotografia
(collezione Mauro Leoni)
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In questo edificio sorgeva dapprima una filanda e in
seguito, all’inizio del 1900, fu costruito un saponificio.
Catasto napoleonico 1813
Non esisteva
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Fabbricazione del sapone
in una vecchia stampa.
Ricetta del sapone prodotto con metodi artigianali e naturali:
Ingredienti:
1. Cenere abbondante ripulita e setacciata (meglio se proveniente
dalla legna di olivo);
2. Olio di oliva in quantità necessaria (anche forte);
3. Vaso di terracotta o recipiente di legno con un foro sul fondo.
Procedimento:
1. Versare la cenere nel recipiente;
2. Versare dell’acqua fredda molto lentamente e girare
continuamente la poltiglia;
3. Raccogliere l’acqua che esce;
4. Versarla in un apposito contenitore, aggiungendo l’olio in
quantità necessaria per far amalgamare il composto, in
rapporto di 1 litro di olio ogni 5 litri di acqua filtrata (lisciva);
5. Mettere a bollire a fuoco lento;
6. Durante la bollitura mescolare il prodotto girando sempre in un
senso;
7. Quando il composto ha raggiunto una densità consistente, tipo
crema pasticciera, spegnere;
8. Versare il composto caldo negli stampini.
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Progetto di adattamento dell’edificio a saponificio
Veduta della zona in una vecchia foto
(collezione Mauro Leoni)
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In questo luogo sorgeva una casa con molino a due
ruote e torchio da olio.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Disegno delle
macine di un
torchio per
spremere le
olive.
Ecco dove sorgeva l’opificio.
24
In questo luogo, come si vede ancora oggi, fu eretta la
cartiera.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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L’interno della Cartiera quando apparteneva alla famiglia
Peloso.
Oggi la fabbrica si chiama Cartiera Fedrigoni e la nostra scuola
prende il nome proprio da Gianfranco Fedrigoni che la
acquistò nel 1938.
Produzione della carta in
una vecchia stampa.
Le cartiere nel nostro comune esistono dal 1400 e
rappresentano la più antica presenza industriale della zona del
Garda.
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La cartiera ieri
La cartiera negli anni trenta
(archivio Cartiera Fedrigoni)
Ora la fabbrica è molto più grande rispetto ad allora.
La cartiera oggi
La cartiera nel 2000
(archivio Cartiera Fedrigoni)
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In via Cartiere sorgeva una casa con il maglio.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Il maglio è un dispositivo meccanico che usava il fabbro per
lavorare un pezzo di metallo sotto l'azione di una pressione.
Fucina di un fabbro
in una vecchia
stampa.
Ora la casa non esiste più, al suo posto sorge la Cartiera
Fedrigoni.
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Nei pressi della piazza della Chiesa sorgeva un altro
mulino.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Il lavoro del
mugnaio in
una vecchia
stampa.
Progetto della sistemazione a mulino della casa (1908).
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La casa oggi.
La ruota del
mulino in una
vecchia foto.
(collezione
Mauro Leoni)
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Scendendo a valle, lungo il corso del Varoncello, si trovavano
altri opifici.
Dalla Piazza della Chiesa alla via Fornasetta.
7. Segheria
8. Filatoio da seta
9. Mulino
33
In via della Sega c’era una segheria.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Ancora oggi sono visibili la vecchia ruota e gli ingranaggi che la
facevano funzionare.
Alcune fasi del lavoro in una vecchia stampa.
35
Sempre in via della Sega, poco distante dalla segheria,
era in funzione un filatoio da seta.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Il filo di seta è una fibra naturale prodotta dal baco da seta
sotto forma di bozzolo (vedi immagine).
La lavorazione richiedeva molte operazioni:
Estrazione: erano utilizzati una bacinella e un aspo. Una
lavorante formava un unico filo, usando una decina di capi che
estraeva dalla bacinella contenente i bozzoli che erano a
bagno nell'acqua calda.
Trattura: Il filo era avvolto da un'altra donna sull'aspo,
formando così una matassa.
Torcitura: uno o più fili venivano irrobustiti e compattati
attraverso ripetute torsioni. Questa lavorazione era realizzata
da macchine in grado di torcere contemporaneamente i fili
avvolti in rocchetti.
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L’aspo è formato da un perno da cui dipartono a raggiera dei
supporti per il filato in modo da ottenere dai rocchetti le
matasse.
Fasi della filatura in una vecchia stampa.
38
Il filatoio sorgeva in questo edificio.
Secondo un documento del 1826, conservato all’Archivio
Comunale di Riva del Garda risulta che nelle località Varone,
Pasina e San Tomaso risultavano sei proprietari di gelsicolture
e vengono enumerate le quantità di fornelli necessari a
riscaldare i bachi da seta:
Antonio Briosi (2 fornelli a Varone)
Filippo Fiorio (12 fornelli a Varone)
Giacomo Pellegrini (1 fornello a Varone)
Antonio Carloni (6 fornelli a Varone)
Bernardo Miorelli (2 fornelli alla Pasina)
Antonio Bonapace (12 fornelli a San Tomaso)
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Scendendo lungo il Varoncello si arrivava al mulino
Pellegrini che aveva due ruote.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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La parte più antica del molino risale circa alla metà del 1700 e
veniva utilizzata come opificio per svolgere una qualche
attività artigianale, sfruttando il torrente Varoncello che
tuttora passa lì vicino. Probabilmente, visti i ritrovamenti
effettuati in fase di ristrutturazione, in questa area del molino
c’era anche un frantoio.
L’edificio fu ampliato nel corso del 1800 diventando un molino
con macine a pietra nel 1903, come attesta un progetto
realizzato a Vienna per il proprietario di allora, il sig. Briosi
Antonio. Di questo impianto originario rimangono ad oggi la
struttura, gran parte dei pavimenti in legno, alcuni macchinari
in legno, le macine in pietra e la turbina esterna, che,
sfruttando la forza dell’acqua, alimentava sia il molino sia una
segheria adiacente.
Il signor Pellegrini Bruno, è stato assunto in questo molino nel
1932 come operaio. La seconda guerra mondiale lo ha tenuto
41
lontano fino al 1946 quando, al ritorno dalla prigionia, ha
ripreso a lavorarci.
Nel 1948 comprò la licenza di macinazione del molino dalla
società che lo gestiva in precedenza e nel 1954 acquistò
l’intero stabile.
Nel 1956 il figlio Gino subentrò come collaboratore e nel 1973
comprò la licenza dal padre. Ora, il mulino, ancora funzionante
è gestito dal figlio Alberto e da sua moglie Silvia.
Il Molino Pellegrini è uno tra i pochi molini presenti in Trentino
ancora in attività.
L’acqua del
Varoncello
cadeva sulla
turbina della
foto.
Le pale giravano e
mettevano in moto
gli ingranaggi che
facevano funzionare
i macchinari.
42
Oggi il mulino Pellegrini produce solamente la farina gialla che
si ricava dal mais.
43
Le macchine provocano molte vibrazioni e per questo i
pavimenti del mulino e le scale che portano da un piano
all'altro sono in legno. Il legno infatti, a differenza del
cemento, ammortizza molto meglio le vibrazioni.
Il pavimento è fatto
di assi sostenute da
travi.
Scale che portano ai piani
dove si trovano le diverse
macchine.
44
Opifici che sorgevano nell’ultimo tratto dell’abitato di
Varone percorso dal Varoncello.
Dalla via Fornasetta alla località Pasina.
10. Mulino
11. Mulino
45
Scendendo ancora lungo il canale ci si imbatteva in un
altro mulino a tre ruote.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Di questo mulino, che ospitava l’officina di un fabbro, rimane
l’edificio che vediamo nella foto.
L'acqua metteva in movimento la ruota che si trovava
all'esterno e che, attraverso alcuni ingranaggi posti all'interno
dell'edificio, faceva funzionare le macchine.
47
La ruota idraulica era solitamente in legno, e ce n'erano di due
tipi.
La RUOTA IDRAULICA A
PALE veniva colpita dal
basso e per muoversi
sfruttava la forza
dell'acqua che scorreva
passando sotto la ruota
stessa.
La RUOTA IDRAULICA A
CASSETTA era colpita
dall'alto e per muoversi
sfruttava non la forza
ma il peso dell'acqua
che veniva fatta cadere
sopra la ruota.
Le ruote degli opifici
che sorgevano lungo il
Varoncello erano di
questo tipo
48
Scendendo ancora lungo il canale Varoncello, in località
Pasina, si trovava un altro mulino a tre ruote.
Catasto napoleonico 1813
Catasto austriaco 1859
Google Earth 2013
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Ecco la costruzione oggi
È ancora possibile vedere la ruota.
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Nella foto si vede il canale dove passava l’acqua prima di
cadere sulla ruota.
Il Varoncello
Loc. Pasina in
una foto
d’epoca
(Museo di Riva
del Garda)
51
Utilizzo dell’acqua del Varoncello
Nelle diverse contrade di Varone, Pasina, Fornasetta e Ischia,
le colture più diffuse nel 1800 erano la vite e soprattutto le
piante di gelso indispensabili all’allevamento dei bachi da seta.
Lungo il Varone e il Varoncello c’erano anche numerose
campagne lasciate incolte o destinate al pascolo, ampi prati e
alcuni stagni.
L’acqua del Varoncello non serviva solo per far funzionare gli
opifici e per irrigare i campi, era utilizzata anche dalle donne
che vi lavavano i panni, come si vede in questa vecchia
immagine.
(collezione Mauro
Leoni)
Le case che sorgevano lungo il suo corso inoltre utilizzavano il
torrente Varoncello come refrigeratore. In quei tempi lontani,
quando il frigorifero non esisteva ancora, nelle cantine delle
abitazioni c’erano delle botole che portavano al torrente e
l’acqua veniva utilizzata per tenere al fresco alcuni alimenti.
52
Regolamentazione dell’acqua del Varoncello
L’uso dell’acqua del Varoncello ha dato adito in passato a
diverse questioni che hanno portato nel tempo alla
regolarizzazione dello stesso.
Un documento della Direzione Generale delle acque e degli
impianti elettrici, datato 22 gennaio 1934 decreta il diritto di
alcuni opifici della zona di Varone di usufruire dell’acqua del
Varoncello (archivio deposito Comune di Riva del Garda).
Esso ci fa sapere che i fratelli Tonini non potevano più
aggiudicarsi il diritto di usufruire di tutta la portata d’acqua del
canale per uso agricolo, anche se si riconosceva loro il diritto
di proprietà dello stesso. Secondo la sentenza l’acqua poteva
essere utilizzata anche da altri perché essa derivava da un
corso d’acqua pubblico, il torrente Varone, e perché la
proprietà Tonini, ormai frazionata, non abbisognava più di
tutta la portata d’acqua per irrigare i suoi campi.
Nel documento si elencano gli opifici che usufruivano della
forza motrice dell’acqua del torrente Varone e del canale
Varoncello.
Falegnameria (Scrinzi Giovanni fu Bozzoni Pietro e Pia)
Falegnameria e fucina da fabbro (Scrinzi, Bozzoni e Briosi Pietro e
fratelli fu Giovanni )
Cartiera (Scrinzi e Bozzoni)
Macchina trinciaforaggi e sega circolare (Scrinzi e Bozzoni)
Cartiera di Riva
Falegnameria e fucina da fabbro (Scrinzi, Bozzoni e Briosi Pietro)
Molino (Gobbi Bruno fu Giovanni)
Officina meccanica (Martini Luigi fu Lino)
Molino (Briosi Silvio fu Antonio)
Falegnameria (fratelli Gianfranceschi di Clemente già Santorum Luigi)
Oleificio (Spinelli Achille fu Andrea)
Molino (Miorelli Alessandro e Vittorio fu Bernardo)
I diritti d’uso erano riconosciuti fino al 19 maggio 1953 e, alla
scadenza potevano essere rinnovati.
53
E ora? Chi regola l’uso dell’acqua del Varoncello?
Attualmente l’acqua del Varoncello è prelevata dalla Cartiera
Fedrigoni e dal Consorzio Irriguo. Il Consorzio nacque
probabilmente alla fine del 1700 col nome di Consorzio
Torrenti Riva. Nel 1924 fu pubblicato lo “Statuto del Consorzio
Torrente Varone” di cui si riportano i due primi articoli.
Art. 1: “Lo scopo del Consorzio del torrente Varone è di difendere la
proprietà degli interessati, mediante la costruzione e manutenzione di
tutte le opere necessarie ad evitare i danni delle acque ed ottenere invece
la migliore utilizzazione delle stesse. Restano riservati i diritti di ogni
singolo interessato sia per gli argini, serre private, e prese d’acqua
industriali, come per l’irrigazione; riservandosi di elaborare speciale
regolamento per la migliore utilizzazione dell’acqua del torrente”.
Ari 2: “Costituiscono il comprensorio tutti quei proprietari di beni stabili
che utilizzano, sia per difesa, sia per irrigazione od industrialmente, le
opere del Consorzio, nei modi stabiliti, dal presente Statuto e dai
regolamenti speciali. Il Consorzio torrente Varone perciò si estende dal
luogo denominato “Magnone”, fino alla foce del torrente nel lago di Garda
e comprende tutti gli stabili racchiusi nella periferia del catasto
consorziale”.
Ancora oggi i soci del Consorzio prelevano l’acqua dal canale e
pagano una tassa per poterne usufruire.
L’acqua viene utilizzata per scopi irrigui con metodo a
scorrimento e la regolamentazione della stessa avviene con
l’apertura a mano delle paratoie che si trovano lungo il
percorso del canale. A causa del sistema antiquato e
dispersivo ancora in uso, accade che l’accesso all’acqua non
sia, di fatto, sotto il controllo del Consorzio e in passato, nella
stagione estiva, si è verificata la riduzione e, a volte, la
scomparsa della portata d’acqua.
Attualmente sono in corso opere di intervento volte ad
ottimizzare l’uso dell’acqua del Varoncello.
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INDICE
1. Presentazione del lavoro
2. Il Varoncello
3. Opifici che sorgevano nel tratto a monte del
Varoncello: dalla foce alla Piazza della Chiesa
Mulino Bozzoni
Fabbrica saponi
Torchio ad olio
Cartiera
Fabbro
Mulino
4. Opifici che sorgevano nel tratto a valle del
Varoncello: dalla Piazza della Chiesa a Via
Fornasetta
Segheria
Filatoio di seta
Mulino Pellegrini
5. Opifici che sorgevano nell’ultimo tratto del
Varoncello: da Via Fornasetta a Loc. Pasina
Mulino-fabbro
Mulino
6. Utilizzo dell’acqua del Varoncello
7. Regolamentazione dell’acqua del Varoncello
8. Gruppo di lavoro
55
pag. 3
pag. 4
pag. 16
pag. 17
pag. 19
pag. 22
pag. 24
pag. 27
pag. 29
pag. 32
pag. 33
pag. 35
pag. 39
pag. 44
pag. 45
pag. 48
pag. 51
pag. 52
pag. 55
Anno scolastico 2012-2013
Scuola primaria Gianfranco Fedrigoni
Istituto Comprensivo Riva 2, Luigi Pizzini
Insegnanti:
Lucia Dongilli
Renza Proch
Museo di Riva del Garda:
direttrice, Dott.ssa Monica Ronchini
operatore, Dott. Alessandro Paris
Alunni:
Seconda A
Seconda B
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
24.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
16.
17.
18.
19.
20.
21.
22.
23.
Benini Nicola
Biagi Elena
Caceffo Riccardo
Cannata Nicholas
Chierichetti Luca
Crosina Martina
Deavi Paolo
Di Pietro Elisa
Dollaj Michele
Ilardo Dalila
Jovanovic Barbara
Madella Amedeo
Mami Brahim
Mancabelli Matteo
Nastai Emanuele
Negro Federica
Nesta Michael
Oberhuber Giovanni
Scalmazzi Agata
Spada Christian
Stanga Sara
Viganotti Gaia
Zanoni Anna
Zhu Monica
Anni Marta
Ben Ouchrif Younese
Bertamini Riccardo
Bombardelli Adele
Chizzola Blanca
Falco Margherita
Gilardino Davide
Gourari Ilyass
Grossi Gianfranco
Leoni Noemi
Lunardi Mattia
Mattei Luca
Miorelli Marco
Parolari Elia
Perini Martin
Righi Alice
Rocchio Edoardo
Stoppini Giorgia
Zamboni Emma
Zambotti Edoardo
Zanolli Lorenzo
Zanoni Pietro
Zeqiri Alessia
Si ringrazia la Cartiera Fedrigoni che con il suo contributo ha
reso possibile la stampa di questo opuscolo.
56
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Il Varoncello - Istituto Comprensivo Riva2