SOMMARIO
4
26
12
Detto fra noi
Fisco
Iniezioni di Luce
3
Tra le righe
L’ambiente e la crisi
4
6
Spazio Aperto
Diritti riconfermati
per i non autosufficienti
7
L’Esperto risponde
Visitabilità del condominio
Ascensore a distanza ravvicinata
8
8
Attualità
Lo sport per disabili
all’attenzione del mondo
Vite rinchiuse nel silenzio
Una rete per far conoscere
l’Amministratore di sostegno
Dare una nuova vita
alle nostre cose
10
12
14
16
Esperienze
Associazioni
23
A Varese, il 70% dei negozi
è inaccessibile ai disabili
L’auto elettrica che ingloba la carrozzina
24
26
Assistenza
In congedo per le cure
Genitori di gravi disabilità.
Da “esodati” a “salvaguardati”
27
27
Segnalazioni
Australia, impiantato
il primo occhio bionico
Tetraplegica dalla nascita diventa madre
Giovane autistico sopravvive 20 giorni
nel deserto mangiando rane e radici
28
28
28
Libri
L’Abbraccio che rende più forti
Dal silenzio una voce
30
30
Vita da dentro
"A Lourdes ho scoperto
un sentiero diverso"
18
LISDHA
NEWS
Direttore Editoriale
Fabrizio Chianelli
Resta fermo a 15 euro il contributo
minimo per ricevere la nostra rivista.
Direttore Responsabile
Marcella Codini
Anche per il 2013, abbiamo deciso
di mantenere fermo a 15 euro il contributo minimo richiesto per ricevere
Lisdha News. Ovviamente ringraziamo di cuore i tanti nostri lettori che,
avendone la possibilità, ci sostengono con contributi più elevati,
mostrando di credere nel valore dell'informazione che da molti anni cerchiamo di offrire.
Hanno collaborato
a questo numero
Laura Belloni
Bruno Biasci
Roberto Bof
Ennio Codini
Carlo Alberto Coletto
Daniela Della Bosca
Roberto Franchin
Francesco Gentile
Emanuela Giuliani
Giuseppe Giuliani
Olympia Obonyo
2 - LISDHA NEWS
20
Mobilità
Esenzione dell’imposta
di trascrizione
Lisdha News!!!
Meno costi per rendere
le case accessibili
Alla ricerca di nuovi volontari
L’Avvocato risponde
Ai Lettori: 2013 con
30
Quando la speranza ritorna possibile
31
Anno XX - Numero 75 - Ottobre-Dicembre 2012
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N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
DETTO FRA NOI
di Laura Belloni
Stefano Giuliani
INIEZIONI
DI LUCE
Non si deve aver
paura di fare il Bene,
perché la Vita vince
sempre sulla morte!
S
ì, il settembre 3012 è stato un
bel mese per il mio cuore,
nonostante le incertezze, la
crisi globale e i momenti non sempre lieti. Il 2 settembre, a Limido
comasco, nella parrocchia di S.
Abbondio, infatti, abbiamo festeggiato il cinquantesimo di sacerdozio
di padre Giovanni Scalabrini, missionario in Uganda da quarantotto
anni. Ho conosciuto questo uomo
forte, dal carattere ruvido grazie ad
Olympia che lo chiama papà da
quando il suo vero papà ha affidato
a lui la moglie con i suoi otto bambini, poco prima di essere ucciso in
una delle numerose esplosioni di
violenza fratricida, che nascondono
interessi di potere ben precisi, spesso occidentali. Father John, ormai
amato e conosciuto da tutti gli ugandesi, lottando affianco agli Acholi,
una tribù del nord del Paese, straziata da una guerra atroce che vede
Cesare Montalbetti
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
donne stuprate e torturate,villaggi
incendiati, bambini rapiti, costretti
ad uccidere i genitori, per diventare
bambini soldato, si è “guadagnato”
due volte la prigione, che, tuttavia,
non ha fermato il suo obiettivo: aiutare, educare, curare l’Africa con
l’Africa, aprendo scuole di ogni
ordine grado e pagando gli studi a
migliaia di persone, soprattutto
donne, nelle quali egli ripone profonda stima e molte speranze. Per il
suo Giubileo, questa quercia di missionario ha avuto una grande consolazione, perché la comunità Acholi
fuggita dalle guerre e rifugiata a
Londra ha mandato dodici sue rappresentanti per esprimere a Omara
moi (Colui che ama e dà tutto se
stesso per gli altri, come ora viene
chiamato) con preghiere, canti e
balli la gratitudine per ciò che lui ha
fatto per loro e per annunciare a noi
europei, vecchi, stanchi e sfiduciati
che l’Africa, ora, è pronta a donarci, con l’esempio, la voglia di vivere, la giovinezza dei bambini e
soprattutto la fiaccola accesa della
fede, perché in una Gran Bretagna,
dove ormai quasi nessuno si battezza più, proprio dagli Acholi, che
tanto hanno sofferto, viene testimoniata la Gioia di essere Cristiani!
Mentre ascoltavo l’Omelia di
Padre John, notavo delle singolari
coincidenze: io mi ammalavo il 1°
aprile 1960, lui era ordinato sacerdote dal Cardinal Montini il 7 aprile
1962; io non camminavo più nel
1964, nello stesso anno lui partiva
per l’Uganda e nasceva Olympia,
che ora è accanto a me per assistermi…Quando, commossa, raccontavo queste cose, Padre John mi
rispondeva: «Niente avviene per
caso. Noi siamo una matita nelle
mani di Dio, pellegrini sulla Terra,
come coloro che stanno attraversando un ponte per arrivare sulla
parte migliore della nostra vita. Su
un ponte non si può costruire nulla,
dobbiamo costruire per l’Eternità
dove la fatica del viaggio termina e
si vive per sempre».
La festa in onore di padre John.
Qualche giorno dopo questa iniezione di Luce, il 15 settembre celebriamo il funerale di Cesare ed ecco
ripetersi il miracolo. La Basilica di
Varese stracolma di persone, una
dozzina di preti, un vescovo gli
danno l’ultimo saluto. Un notabile
della città, forse? No, è proprio questo l’evento straordinario, perché
Cesare aveva un cuore semplice,
orfano di padre in tenera età, è stato
operaio, impegnato in ambito politico sociale era soprattutto assetato ed
affamato di Giustizia evangelica.
Amico con la moglie Lia dei miei
genitori fin da quando ero piccola.
Rimasta sola, lui continuava ad
aiutarmi, andando per uffici o dandomi dei consigli, sentivo il suo
affetto. Capitava, inoltre, di incontrarlo mentre, pedalando, andava da
un malato oppure ad una riunione, si
fermava per uno scambio di idee. A
volte mi lamentavo per la chiusura
della gente e lui replicava con veemenza: «Bisogna cercare le persone,
invitarle, suonare i campanelli. Dobbiamo insistere!»
Con Olympia abbiamo applicato il
suo metodo, incontrando qualcuno,
sorridiamo, salutiamo.
Inizialmente, le risposte erano scarse ed imbarazzate, ma qualcosa si
sta sciogliendo. Sì, questo mese ho
avuto la conferma che non si deve
aver paura di fare il Bene, perché la
Vita vince sempre sulla morte!
LISDHA NEWS - 3
TRA LE RIGHE
di Ennio Codini
L’AMBIENTE
E LA CRISI
La crisi sembra confinare in secondo piano
la questione ambientale, perché le scelte a tutela
dell’ambiente appaiono antieconomiche. Ci sono vie
per difendere l’ambiente senza aggravare la crisi?
S
ulle strade circolano meno automezzi e di cantieri per nuove
costruzioni non se ne vedono
quasi più. Per l’ambiente, queste e
altre simili potrebbero essere buone
notizie. La crisi economica è amica
dell’ambiente?
Senza dubbio, se per effetto della
crisi presto più attenzione a quello
che compro con la conseguenza di
produrre meno rifiuti questo di per sé
è un bene per l’ambiente. E lo stesso
si può dire se, sempre per effetto della
crisi, tengo più basso il riscaldamento
in casa.
Ma davanti ai dati sulla crisi economica si fa davvero fatica a rallegrarsi,
perché essa è per molti un grave problema se non addirittura una tragedia.
E poi la crisi economica gioca anche
indirettamente contro la tutela dell’ambiente.
Con la crisi infatti inevitabilmente
pesa di più la vecchia idea che la difesa dell’ambiente ostacolerebbe lo sviluppo economico. Si finisce per pen-
sare così: se ci fosse comunque sviluppo qualche sacrificio in nome dell’ambiente si potrebbe anche farlo,
ma con le fabbriche che chiudono…
Un’idea per certi versi senza dubbio
fondata. Molti degli obblighi che
sono stati introdotti in Italia in questi
anni a tutela dell’ambiente si sono
tradotti in un aumento dei costi di
produzione; e d’altra parte sappiamo
bene che non pochi settori produttivi
nel nostro paese sono finiti o rischiano di finire “fuori mercato” proprio
per i costi. Inoltre spesso i difensori
dell’ambiente predicano addirittura
una spontanea riduzione dei consumi:
ma una tale riduzione, aggiungendosi
oltretutto al calo indotto dalla crisi,
non si tradurrebbe inevitabilmente in
una crisi ancor più grave dell’economia?
Ecco che allora con la crisi c’è il
rischio di non poter nemmeno più
parlare di azioni a tutela dell’ambiente, perché le proposte sembrano tutte
contro quella ripresa economica che
tutti si trovano ad auspicare. Del resto
è impressionante come le tematiche
ambientali siano finite ai margini dell’azione dei governi, che si tratti di
Monti o di Obama (che pure si era
presentato come un difensore dell’ambiente).
Pensando all’ambiente dobbiamo
allora rassegnarci a piccoli benefici
“tristi”, in quanto frutto della crisi
con tutte le sofferenze che l’accompagnano, e alla rinuncia ad ogni scelta
di maggior tutela in quanto antieconomica?
No. Ed è interessante notare che ci
sono scelte di tutela ambientale non
antieconomiche che possono essere
fatte da noi senza aspettare (improbabili) iniziative del governo.
Parlando di economia e di crescita
infatti non dobbiamo dimenticare una
cosa importante: le strade possibili
sono molte. Non mi riferisco qui alla
vecchia questione se vi siano o no
valide alternative all’economia capitalistica di mercato. No, le strade possibili sono molte nel senso che l’economia capitalistica di mercato può
darci più automobili o più treni o più
vestiti o più libri o più climatizzatori
o più lezioni di tedesco indifferentemente. In questo senso il modello non
incorpora la produzione di questo o
quel paniere di beni e servizi; sono gli
esseri umani a stabilire che cosa verrà
prodotto (e che cosa no).
Ciò significava poco cent’anni fa,
salvo che per i ricchi, e tuttora significa poco per molti in alcune parti del
mondo e persino per parecchi italiani:
chi non riesce a soddisfare i propri
bisogni primari o li soddisfa a malapena non può che chiedere al sistema
economico di avere cibo, un alloggio,
vestiti e simili. Nessuna scelta, o
quasi.
Ma per molte persone nel mondo e
anche in Italia e anche per molti dei
lettori di questo giornale pure in
tempo di crisi c’è invece la possibilità
di scegliere tra svariati beni e servizi.
E con tali scelte queste persone concorrono a stabilire che cosa verrà proN. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
dotto, perché alla fine pur con mille
distorsioni è la domanda a determinare l’offerta di beni e servizi.
Ma, si noti, non tutti i beni e servizi
hanno lo stesso impatto sull’ambiente. Quindi, chi può scegliere può
decidere di non comprare quello che
pesa di più sull’ambiente sostituendolo con quello che ha meno impatto
facendo così cambiare le scelte dei
produttori; e si noti: senza pregiudizio per l’economia, perché si tratta
sempre di comprare e di comprare
cose che hanno più o meno lo stesso
valore economico di quelle alternative alle quali si rinuncia. Agendo così,
la difesa dell’ambiente non contrasta
con lo sviluppo dell’economia.
Prendiamo ad esempio l’alimentazione: produrre cibo per gli esseri
umani ha un impatto pesante sulle
risorse della terra. Per farlo si prosciugano i fiumi, si devastano le foreste, si inquinano i terreni, si impoveriscono i mari, si genera una grande
quantità di gas serra. E questo in
generale è vero purtroppo qualunque
nutrimento si produca.
Tuttavia, sappiamo che vi sono cibi
che pesano più di altri sull’ambiente.
E’ il caso in particolare della carne
bovina: a parità di apporto nutritivo,
produrre bistecche è più devastante
per l’ambiente che produrre lenticchie o farro. Non si tratta qui di riproporre per l’ennesima volta lo scontro
tra vegetariani e onnivori. Più banalmente, sappiamo che molte persone
potrebbero semplicemente ridurre il
proprio consumo di carne senza alcun
pregiudizio sostituendola con nutrienti di origine vegetale. Quindi
queste persone potrebbero comprare
meno carne con vantaggio per l’ambiente e senza pregiudizio per l’economia. Nessun problema vi sarebbe
in questo caso nemmeno per il made
in Italy: siamo in grado di produrre in
Italia a prezzi competitivi buona parte
dei vegetali che sarebbero richiesti da
questo eventuale cambio di orientamento dei consumatori.
C’è poi il vasto e complesso tema
dell’alternativa tra beni radicalmente
diversi.
Io posso provare piacere sgranocchiando patatine, comprando un
maglione di cachemire, facendo un
giro in macchina, andando a Londra
per lo shopping, così come posso provare piacere ascoltando musica pop,
visitando un museo, giocando a tennis o prendendo lezioni di cinese. E
sono tutte attività che “fanno girare”
l’economia.
Ma tali attività non hanno lo stesso
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
impatto sull’ambiente. Mangiare
patatine o volare a Londra significa
sacrificare ogni volta risorse ambientali, perché dietro ogni pacchetto di
patatine c’è anzitutto terra coltivata
per avere patate e olio, con i relativi
costi ambientali, mentre il volo a
Londra comporta l’uso di motori che
consumano moltissimo carburante e
immettono nell’aria sostanze nocive.
E lo stesso vale per il maglione o
l’uso dell’auto.
Ascoltare musica, invece, è pressoché privo di impatto ambientale: a
tale livello, infatti, dobbiamo registrare sostanzialmente solo un irrisorio
consumo di energia elettrica. E’ vero
che a monte dell’ascolto troviamo le
risorse necessarie per “produrre” la
musica stessa e costruire i dispositivi
audio; ma una canzone registrata e un
dispositivo audio possono poi dar vita
a migliaia e migliaia di fruizioni,
l’esatto contrario delle patatine che
una volta mangiate non ci sono più. E
lo stessi discorso sostanzialmente
si può fare se si confronta un corso
on-line di cinese con un giro in macchina.
Di conseguenza, chi può scegliere
tra queste cose può consapevolmente
orientarsi verso quelle che hanno
minore impatto ambientale facendo
così in modo che si riduca la produzione delle altre, senza pregiudizio
per l’economia.
E’ chiaro che mentre sul piano nutrizionale lenticchie o manzo sono più o
meno equivalenti non c’è nessuna
equivalenza tra un maglione di cachemire e una lezione di cinese. Tuttavia,
può essere ragionevole ripensare le
nostre scelte tra beni e servizi anche
considerando la tutela dell’ambiente.
Ecco allora aprirsi grandi opportunità per chi è sensibile alla tutela dell’ambiente, senza necessità di chiamare in causa scelte dei governi o dei
centri di potere economico e senza
ostacolare l’economia, ma semplicemente, orientandola secondo le logiche di mercato ad uno sviluppo più
ecocompatibile.
L’AVVOCATO RISPONDE
ESENZIONE DELL’IMPOSTA
DI TRASCRIZIONE
Per usufruirne
non occorre possedere
la patente speciale.
S
ono invalido totale e vorrei
sapere se è giusto che la motorizzazzione di Venezia pretenda anche la patente speciale per
avere l’esenzione dell’Imposta
Provinciale di Trascrizione sulla
macchina, avendo tutti i requisiti.
Busnelli Mauro
Le riporto quanto indicato dal sito
dell’Aci.
“Per legge l’esenzione dal pagamento dell’Ipt per l’acquisto di veicoli si applica a favore delle seguenti
categorie di disabili:
• disabili con ridotte o impedite capacità motorie permanenti i cui veicoli siano stati adattati per la loro
locomozione (art. 8 L. 449/97)
• disabili psichici o mentali di tale
gravità da aver determinato il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento (art. 30, comma 7,
L. 388/00)
• disabili con grave limitazione alla
capacità di deambulazione o affetti
da pluriamputazioni, a prescindere
dall’adattamento del veicolo (art.
30, comma 7, L. 388/00)
Il veicolo deve essere intestato al
disabile, oppure alla persona cui il
disabile è fiscalmente a carico.
L’esenzione si applica sia nel caso
che il veicolo sia condotto dal disabile, sia nel caso in cui sia utilizzato per
l’accompagnamento del disabile. Il
beneficio è riconosciuto per un solo
veicolo. È possibile ottenere l’esenzione per un secondo veicolo solo se il
primo viene venduto o cancellato dal
Pubblico Registro Automobilistico
(Pra).”
Pertanto, se lei ha gravi limitazioni
alla capacità di deambulazione, è
esente dall’Ipt.
PERMESSI PARENTALI
ALTERNATI
Ho una sorella disabile con gravi
handicap che mio fratello minore
assisteva usufruendo dei permessi
della legge 104. Dato che non ha più
la possibilità di seguirla, ha presentato rinuncia scritta all’Inps ed io
ho successivamente richiesto di
usufruire dei permessi al suo posto.
Dopo circa un mese l’Inps ha
risposto negativamente. Il direttore
mi ha mostrato la circolare n. 45
del 1/3/2011 che dice che non si
possono alternare i parenti. Come
posso risolvere questa situazione?
Rocco
In effetti la circolare Inps n.45/2011
si esprime in modo chiaro rispetto
alla impossibilità di alternanza: “Non
è ammessa l’alternatività tra più
beneficiari, in quanto i permessi possono essere accordati soltanto ad un
unico lavoratore. La sola eccezione è
prevista per i genitori di figli con
disabilità grave ai quali è riconosciuta la possibilità di fruire dei permessi
in argomento alternativamente, sempre nel limite dei tre giorni per persona disabile.”
Non capisco come mai il direttore
abbia confermato il parere negativo
visto che, nel suo caso, non si tratta di
alternanza tra un fratello e un altro
nell’utilizzo dei permessi, ma piuttosto della sostituzione definitiva di un
parente legittimato con un altro
egualmente legittimato. Credo che vi
sia stato un problema di comunicazione e lei dovrebbe riprendere contatti con il dirigente dell’Inps competente facendo presente che la richiesta
dei permessi è solo per lei, e non
anche per suo fratello e pertanto tali
permessi verrebbero accordati soltanto ad un unico lavoratore. Nel caso in
cui non ottenesse il diritto potrebbe
rivolgersi ad un patronato che potrà
seguirla gratuitamente.
RIMBORSO SPESE
DI TRASPORTO PER LE CURE
Sono disabile e ho necessità di fare
della riabilitazione. Non potendo
effettuarla preso il Comune di Nepi
(Vt) dove abito in quanto sprovvisto di un Servizio di trasporto e
assistenza per i disabili, sono stato
obbligato ad andare in una struttura esterna affrontando costi
ingenti e ho mandato al Comune la
richiesta di contributo per le spese
affrontate per il trasporto. Tuttavia
è ormai da maggio 2010 che ho terminato la fisioterapia e non ho
ancora ottenuto alcuna risposta dal
Comune. Che cosa posso fare?
Elio Scagnetti
Non esiste una normativa che
imponga ai comuni o alle Asl di provvedere al trasposto dei disabili per lo
svolgimento di terapie fisiche. È per
questo che i vari uffici si palleggiano
È possibile inviare i propri quesiti a Lisdha news,
“L’Avvocato risponde” via Proserpio,13 - 21100 Varese, e-mail: [email protected]
6 - LISDHA NEWS
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
la responsabilità. Come spesso accade
la questione è riservata alla discrezionalità dei responsabili dei servizi
sociali. È altrettanto vero che, in base
alle norme generali che proibiscono
la discriminazione dei disabili, gli
enti locali devono permettere a tutti di
usufruire degli stessi servizi. Nel caso
esista dal suo comune un mezzo pubblico che copra il tragitto che lei
doveva fare per la riabilitazione,
eguale servizio dovrebbe approntarsi
per i disabili. Questo problema purtroppo si ripresenterà nell’ipotesi che
lei abbia ancora bisogno del trasporto
per lo svolgimento delle terapie.
Potrebbe rivolgersi ad un’associazione
o ad un patronato per ottenere tutela.
al comando dei vigili urbani del
mio paese ma mi hanno detto che
assolutamente non è possibile.
Francesco
RACCOLTA DEI RIFIUTI
Mia nonna è disabile e impossibilitata a muoversi. Mantenere pannolini, garze e altri prodotti in casa,
specialmente in estate, è un disagio
a causa del cattivo odore. E’ possibile ottenere un permesso speciale
per buttare l’immondizia fuori dall’orario comunale? Mi sono recato
Il problema è reale e comune a tutti
i disabili ma anche ai bambini piccoli. Purtroppo non ci sono norme di
favore in questo caso che peraltro
sarebbero di difficile attuazione.
Ognuno deve trovare delle soluzioni
facendo uso di appositi sacchi reperibili sul mercato.
S PA Z I O A P E R T O
DIRITTI RICONFERMATI
PER I NON AUTOSUFFICIENTI
Dal Governo l’impegno a garantire alle oltre 1 milione di persone
non autosufficienti presenti in Italia livelli minimi essenziali di
assistenza socio sanitaria che prevedono la frequenza in centri
diurni e la possibilità di accoglienza presso strutture residenziali.
Ecco il testo integrale della Risoluzione
n. 8-00191:
S
iamo lieti di segnalare che l’11
luglio scorso la Commissione
Affari sociali della Camera dei
Deputati ha approvato all’unanimità
la risoluzione n. 8-00191, che si
riporta integralmente, documento
importantissimo in quanto conferma
che i Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria sanciscono,
fra l’altro, i seguenti diritti pienamente e immediatamente esigibili a
favore:
a) dei soggetti con handicap intellettivo in situazione di gravità per
quanto concerne la frequenza di
centri diurni e l’accoglienza residenziale a tempo pieno;
b) degli adulti e degli anziani cronici
non autosufficienti, delle persone
affette dal morbo di Alzheimer o
da altre forme di demenza senile
al ricovero presso Rsa, Residenze
sanitarie assistenziali, con la conseguente garanzia della prosecuzione delle cure sanitarie fornite
da ospedali o da case di cura private convenzionate;
c) dei pazienti con rilevanti disturbi
psichiatrici e limitatissima o nulla
autonomia alla degenza presso
strutture residenziali.
Fondazione Promozione Sociale
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
- La XII Commissione (Affari sociali), premesso che:
il 1° marzo 2012 è stata presentata alla
Camera dei Deputati la petizione n. 1403
del 2012, riguardante il finanziamento
dei Livelli essenziali di assistenza (Lea),
per le persone non autosufficienti, promossa da numerose personalità, nonché
da associazioni e organismi pubblici e
privati, operanti nel campo del volontariato e della promozione sociale, e sottoscritta, fino a questo momento, da oltre
16.000 cittadini. Tale petizione è stata
assegnata alla Commissione affari sociali, che l’ha iscritta all’ordine del giorno
per l’esame ai sensi dell’articolo 109 del
regolamento della Camera;
- a conclusione dell’esame in Commissione è stata presentata la presente risoluzione;
- ritenuto opportuno, in un momento in cui
la crisi del rapporto tra cittadini e istituzioni parlamentari evidenzia tutta la sua
grave portata, recepire con la necessaria
tempestività, istanze così importanti promosse dalla società civile;
- considerata l’importanza di assicurare la
tutela sanitaria e socio-assistenziale dei
cittadini con handicap invalidanti, degli
anziani malati cronici non autosufficienti,
dei soggetti colpiti dal morbo di Alzheimer
o da altre forme di demenza senile, nonché
dei pazienti psichiatrici, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001 e dell’articolo
54 della legge 289 del 2002;
- rilevato che l’attuazione dei Lea è
alquanto carente in molte zone del nostro
Paese, sia per ragioni di ordine finanziario, sia perché è ancora estesa la concezione che considera l’inguaribilità sinonimo di incurabilità;
- considerato altresì che, mentre è effettivo
e riconosciuto il diritto alle cure sanitarie
e sociosanitarie residenziali, le erogazioni per le assistenze domiciliari restano
sovente un intervento deciso discrezionalmente dalle Asl e dai Comuni;
- ritenuto infine che la sensibile riduzione
delle risorse finanziarie disponibili nell’ambito dei Fondi relativi al finanziamento delle politiche sociali, non potrà
che aggravare la situazione sopra delineata, impegna il Governo:
- ad assumere le iniziative necessarie per
assicurare la corretta attuazione e la concreta esigibilità delle prestazioni sanitarie e delle cure socio-sanitarie, previste
dai Lea, alle persone con handicap invalidanti, agli anziani malati cronici non
autosufficienti, ai soggetti colpiti dal
morbo di Alzheimer o da altre forme neurodegenerative e di demenza senile e ai
pazienti psichiatrici, assicurando loro
l’erogazione delle prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali, ai sensi
del decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri del 29 novembre 2001, concernente i Livelli essenziali di assistenza;
- a portare avanti con sollecitudine il lavoro preparatorio volto all’adozione del
Piano nazionale per la non autosufficienza, che deve prevedere l’adeguata integrazione fra l’intervento sociale e quello
sanitario, in una prospettiva di miglioramento della qualità della vita di anziani e
disabili.
LISDHA NEWS - 7
L’ESPERTO RISPONDE
a cura di Bruno Biasci
VISITABILITÀ
DEL CONDOMINIO
L’edificio deve essere
visitabile in carrozzina
anche se non vi abita
un disabile.
D
iscutendo con un condomino circa l’assenza di accessibilità dell’edificio in cui
abitiamo, era sorto il problema se
vi è l’obbligo o meno di un intervento risolutore in proposito e a
carico di chi. Se un amico o un
parente disabile in carrozzina
vuole venire a trovarmi perché
non dovrebbe averne la possibilità?
Lettera firmata
Se la casa è stata costruita dopo il
1989, anno in cui è stata emessa la
legge 13 che obbliga a costruire
senza barriere non ci dovrebbe essere alcuna restrizione di mobilità per
il soggetto disabile.
La stessa legge, nello stesso
tempo, prevede un contributo economico per la rimozione di barriere
negli edifici costruiti in precedenza,
e potrebbe essere questo il suo caso.
Nel caso specifico qualunque condomino o inquilino può richiedere
che vengano eseguite le necessarie
opere per rendere visitabile qualunque appartamento: il che vuol dire
modificare le parti comuni per renderle accessibili e quindi consentire
la citata visitabilità.
L’amministratore del condominio
è tenuto a proporre in assemblea
quanto richiesto da un singolo condomino anche se non vi è nessun
disabile residente nell’edificio
informando circa la possibilità di
recupero di parte o di tutta la spesa
come consentito dalla Legge 13/89
ove stabilisce le modalità di approvazione delle deliberazioni relative
alle innovazioni finalizzate ad eliminare le barriere architettoniche.
In sostegno di questa tesi esiste
una sentenza del Tribunale di
Milano emessa il 22/3/93 che enuncia:
“Le agevolazioni consentite dalla
L. n. 13/1989 in tema di eliminazione delle barriere architettoniche
sono applicabili anche senza la presenza nell’edificio interessato di
handicappati che vi abitino, posto
che la ratio degli interventi della L.
n. 118/1971 (richiamata espressamente dall’art. 2 L. n. 13/1989) è
proprio quella di consentire la visitabilità degli edifici medesimi da
parte di tutti coloro che hanno
occasione di accedervi e che i portatori di handicap possono avere
relazioni con l’immobile anche di
natura diversa dalla proprietà (si
pensi agli inquilini, ai loro parenti,
agli abituali frequentatori eccetera); la presenza nello stabile di abi-
tanti handicappati vale invece a
rendere operanti le provvidenze di
ordine economico previste dalla
legislazione regionale.”
ENOTECA SU DUE PIANI
L’Ufficio Tecnico del mio Comune ha ricevuto una richiesta di
ristrutturazione edilizia con parziale cambio d’uso, di una unità
immobiliare già prevista a studio
medico, in “enoteca - tavola fredda” con posti a sedere sia al piano
terra (della superficie di circa
mq. 45) che nell’interrato (della
superficie di circa mq. 20).
Al piano terra viene garantita
per tutti sia l’accessibilità che la
visitabilità, mentre il piano interrato non risulta accessibile ai portatori di handicap in quanto per
accedere allo stesso è prevista una
scala interna di mt. 0,80 di larghezza senza possibilità di dotarla
di servoscala.
Le chiedo: deve essere garantito
l’accesso ai disabili anche al piano
È possibile inviare i propri quesiti in tema di barriere architettoniche a Lisdha news,
“L’Esperto risponde” via Proserpio, 13 - 21100 Varese, e-mail: [email protected].
8 - LISDHA NEWS
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
interrato, allargando così la scala
interna a 1 metro, per poter posizionare da subito un servoscala
oppure è sufficiente che l’accessibilità dell’unità immobiliare sia
garantita al piano terra?
T. B.
In merito al quesito posto riteniamo che non sia necessario rendere
visitabile il piano inferiore dell’enoteca essendo il piano terra pienamente utilizzabile anche per una
persona in carrozzina.
Il Dm 236/89, che costituisce la
normativa tecnica di riferimento sia
per la legge 13/89 sia per la legge
503/96, stabilisce nel punto 3.5
comma e), che “per superfici inferiori a 250 mq il requisito di visitabilità si intende soddisfatto se sono
accessibili gli spazi di relazione,
caratterizzanti le sedi stesse nelle
quali il cittadino entra in rapporto
con la funzione ivi svolta”, come è
questo il caso.
Nella situazione specifica di questo luogo aperto al pubblico è
importante il tipo e la collocazione degli arredi; infatti l’art. 5.2
del citato Decreto, stabilisce che
vengano salvaguardati gli spazi
per il movimento della carrozzina: e cioè che vengano rispettate
le distanze tra gli arredi (art. 8.1.4)
per consentire soprattutto l’accostamento al tavolo e al bancone, il che vuol dire poter allontanare una delle sedie presenti ed
avere uno spazio libero sotto il tavolo per accostarsi con la carrozzina.
Per i banconi viene stabilito che
almeno una porzione degli stessi
non abbia un’altezza superiore a
90 cm.
Quanto detto è anche sintetizzato
nell’Allegato alla Legge Regionale
Lombardia n. 6/89 all’art. 6.4.
ASCENSORE
A DISTANZA RAVVICINATA
La Cassazione: l’opera abbatte le barriere architettoniche
ed è funzionale all’abitabilità. Sì all’impianto in deroga alla
vicinanza minima dall’immobile.
L’installazione dell’ascensore in un
edificio condominiale, in quanto
opera finalizzata all’abbattimento
delle cosiddette barriere architettoniche e necessaria per la piena ed effettiva abitabilità di un appartamento,
può avvenire anche senza il rispetto
delle distanze legali tra immobili. Lo
ha stabilito la seconda sezione civile
della Corte di cassazione nella recente sentenza n. 14096 del 3 agosto
2012.
Nel caso concreto l’assemblea di un
condominio aveva deliberato l’avvio
di opere volte all’installazione di un
impianto di ascensore esterno all’edificio e che avrebbe occupato una
parte del cortile, venendo a trovarsi a
distanza inferiore ai tre metri previsti
dalla legge (art. 907 c.c.) rispetto alle
finestre di alcuni appartamenti.
Alcuni dei rispettivi proprietari avevano quindi impugnato giudizialmente la delibera condominiale sia
per la predetta lesione del diritto di
veduta sia per il pregiudizio che tale
opera avrebbe comportato per il
decoro architettonico dell’edificio. Il
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
tribunale, tuttavia, aveva respinto il
ricorso, qualificando l’ascensore
quale impianto necessario all’effettiva abitabilità di un immobile, al pari
di quelli di acqua, luce e gas, come
tale non sottostante al regime civilistico delle distanze legali. Di avviso
contrario era però stata la corte d’appello presso la quale i condomini
avevano deciso di impugnare la decisione di primo grado, che aveva invece ritenuto pienamente applicabile il
disposto di cui all’art. 907 c.c..
Infatti, secondo il giudice di secondo
grado, poiché l’art. 2 della legge n.
13/89 sull’abbattimento delle c.d.
barriere architettoniche impone in
ogni caso il rispetto della destinazione delle parti comuni (art. 1120,
comma 2, c.c.), a maggior ragione
deve ritenersi che tale norma non
consenta di recare pregiudizio alle
proprietà esclusive.
La decisione è quindi stata portata
all’esame della Cassazione che ha
completamente ribaltato le argomentazioni giuridiche seguite dai giudici
di merito, annullando la sentenza
impugnata ritenendo che la normativa sulle distanze legali, per quanto
applicabile anche in ambito condominiale non opera nei confronti di
quegli impianti, tra i quali è sicuramente compreso anche l’ascensore,
che siano necessari all’effettiva abitabilità di un immobile.
(Fonte: Italia Oggi del 27-08-2012)
LISDHA NEWS - 9
ATTUALITÀ
Fabrizio Sottile con il papà.
LO SPORT PER DISABILI
ALL’ATTENZIONE DEL MONDO
Nate nel 1948 in Inghilterra le Paralimpiadi hanno trovato proprio a Londra la loro edizione
epocale e sono state seguite da miliardi di telespettatori attenti più alle prestazioni e alla
storia degli atleti che alla loro disabilità. Tra i 97 atleti italiani anche un tecnico e quattro
atleti varesini.
N
ell’estate del 1948 nella cittadina inglese di Stoke
Mandeville, ad una cinquantina di chilometri da Londra, il
medico tedesco Ludwig Guttman
Federico Morlacchi
10 - LISDHA NEWS
organizzò una competizione sportiva dedicata a paraplegici e amputati
reduci della seconda guerra mondiale. Sede prescelta fu il cortile
dell’Ospedale dove il dottor
Guttman era primario dell’Unità
Spinale. Prima tra un mix di diffidenza e curiosità generale, poi con
l’entusiasmo dei ricoverati e degli
abitanti della zona, quattordici
uomini e due donne diedero vita a
quelle che con il passare del tempo
sarebbero diventate le Paralimpiadi.
Sessantaquattro anni dopo le
Paralimpiadi sono tornate a casa e
come nella parabola del figliol prodigo è stata festa grande, un’ edizione epocale. Nel suo saluto nel corso
della cerimonia di chiusura dei giochi londinesi, il Presidente del
Comitato Organizzatore Sebastian
Coe ha evidenziato con legittimo
orgoglio: “Da questa edizione dei
giochi la gente e i media non guar-
deranno più allo sport paralimpico
nello stesso modo.”
Alle gare delle 21 discipline previste nel programma delle Paralimpiadi di Londra hanno partecipato
4250 atleti in rappresentanza di 166
Paesi. Undici giorni a gran ritmo
con oltre due milioni di biglietti
venduti e miliardi di telespettatori.
Il motto era “Inspire a generation”,
ispirare le nuove generazioni. E
nel corso della 14° edizione delle
Paralimpiadi le nuove generazioni
presenti provenienti da ogni parte
del mondo hanno dimostrato di
saper cogliere ogni particolare, ogni
momento di riflessione ogni opportunità per guardare alla pratica sportiva delle persone con disabilità in
un modo nuovo. Prima di tutto, mai
come a Londra si sono visti in gara
atleti di cui si sono esaltate solo le
prestazioni. Le disabilità e le relative categorie sono passate quasi
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
inosservate. Più frequenti le domande sulle regole delle discipline,
necessariamente adattate, e sulle
storie personali degli atleti. Inoltre,
se nel 2008 a Pechino si ebbe la sensazione che non sarebbe più stato
possibile una partecipazione alle
Paralimpiadi per chiunque fosse
nato o si fosse ritrovato con una
disabilità improvvisandosi atleta, a
Londra la sensazione è diventata
una certezza. I nuovi record nazionali, dei giochi e mondiali non si
contano. La crescita della tecnica è
stata di pari passo agli ausili utilizzati dagli atleti. Ad accorgersene tra
gli altri è stata la stella sudafricana
Oscar Pistorius reduce dalla partecipazione ai suoi primi giochi olimpici. Pur con il suo status di normodotato il dominatore di Pechino 2008
(3 medaglie d’oro) per vincere l’oro
nei 400mt, oltre a quello con la staffetta e all’argento nei 100mt, ha dovuto dar fondo a forza e talento stabilendo il nuovo record del mondo.
Che cosa abbiamo visto a Londra?
L’atmosfera magica del villaggio
olimpico per nulla disturbata dai
severi controlli. Le bandiere dei
diversi Paesi esposte ai balconi delle
abitazioni degli atleti. Aree comuni
dove carrozzine e “bipedi” arrivavano dagli stessi corridoi, dagli stessi
ascensori e rampe d’accesso.
Navette e bus che muovevano
migliaia di accreditati secondo percorsi obbligati e orari definiti.
Strutture moderne e accessibili per
lo più modificabili, smontabili e trasportabili realizzate in un immenso
Parco Olimpico. Una macchina organizzativa immensa per proporzioni
e costi che ha funzionato al meglio.
Tra i 97 atleti italiani dove spiccavano le stelle esordienti dell’ex pilota Alex Zanardi e della cantante ipovedente Annalisa Minetti, c’erano
anche un tecnico e quattro atleti
varesini. Paola Grizzetti, Responsabile della nazionale di canottaggio, alla sua seconda avventura
paralimpica dopo l’esordio trionfale
a Pechino 2008 dove l’allora “quattro con” fu capace di vincere la
medaglia d’oro arrivando davanti a
due corazzate come Gran Bretagna
e Stati Uniti. Raggiunto il doppio e
ambizioso obiettivo rinnovamentoringiovanimento, penalizzato solo
dal numero insufficiente di tesserati
di un movimento che non ha saputo
produrre
singoli
competitivi,
entrambe le barche in gara all’ Eton
Dorny Rowing Center hanno raggiunto la finale A classificandosi al
sesto posto il “doppio” e al quinto il
“quattro con” timonato dal bianN. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
dronnese Alessandro Franzetti. Al
rientro dopo l’esclusione nel 2008,
la squadra di basket in carrozzina il
valceresino Nicola Damiano era
partita circondata da una buona
d’ottimismo. Inserita in un girone
impossibile il verdetto del campo è
stato impietoso. Cinque sconfitte su
sei gare hanno fatto rientrare la
squadra in Italia con un desolante
decimo posto che impone alla federazione una necessaria riflessione su
cause e soluzioni. E infine il nuoto con i giovanissimi Federico
Morlacchi e Fabrizio Sottile. Partito
con il sogno di conquistare una
medaglia al suo esordio in una
Paralimpiade, il luinese “Morlacci”
(così storpiava il suo cognome lo
speaker della piscina olimpica) ex
piccolino della Polha Varese e della
Luino Verbano Nuoto ne ha vinte
addirittura tre, di bronzo, qualificandosi per tutte e quattro le finali
delle specialità a cui era iscritto. Un
risultato che premia il suo impegno
e quello dei diversi allenatori che
l’hanno seguito nella sua crescita
fino all’attuale staff della Polha e
della Finp. Da non dimenticare la
presenza costante e il supporto dei
suoi genitori unitamente ai tanti
volontari che animano la realtà storica varesina presieduta da Daniela
Colonna Preti. Stessa speranza di
una medaglia era nei pensieri dell’ipovedente di Samarate Fabrizio
Sottile. L’impresa non è arrivata ma
il talento e le potenzialità restano. Il
tesseramento con le Fiamme Gialle
e la cura del tecnico dell’Insubrika
Nuoto Gianni Leoni sono garanzia
di ripartenza ideale per ripresentarsi
a Rio da protagonista.
Spenti i riflettori sulla Paralimpiade più vista della storia con
l’Italia che nonostante i cronici problemi di numeri e scarso ricambio
generazionale è stata capace di portare a casa 9 ori, 8 argenti e 11 bronzi per un totale di 28 medaglie, ben
10 in più del già prestigioso carnet
di Pechino 2008 (4,7,7), Coni, Cip,
Federazioni paralimpiche e Scuola
devono ora rinnovare impegno e
investimenti mirati in tema di informazione, promozione e progetti.
Grazie anche a imprese di personaggi famosi come Alex Zanardi e
Annalisa Minetti il seme dell’attività sportiva per persone con disabilità è arrivato più in profondità che in
passato. Tra gli obiettivi delle
Paralimpiadi di Londra c’era quello
di “Inspirare le nuove generazioni”
si può ragionevolmente affermare:
missione compiuta!
Nicola Damiano
La Nazionale Adaptive Rowing a Casa Italia
a Londra.
Roberto Bof
LISDHA NEWS - 11
ATTUALITÀ
VITE RINCHIUSE
NEL SILENZIO
Prendersi cura di persone in stato vegetativo persistente:
una sfida e una missione dell’Associazione “Silenzio è Vita”
di Varese. Tra le iniziative uno spazio per la stimolazione
multisensoriale che serva ad aprire un canale di comunicazione con il mondo.
È
difficile pensare a cosa può
succedere a una famiglia e a
una persona dopo un trauma.
Immaginarlo fa già venire i brividi:
una persona cara ha un incidente,
viene portato in ospedale, il suo
cuore batte ancora, magari respira
anche da solo, ma il medico annuncia: “Mi dispiace. Al momento è in
coma.”
La parola fa paura. Parecchia. E si
fatica a pensare al “dopo”: ce la
farà? Ne uscirà? Si riprenderà?
Alcuni si riprendono in fretta:
escono dal coma, magari faranno i
conti con danni fisici o neurali più o
meno gravi, ma escono dal coma e
“si svegliano”.
Altri non ce la fanno.
Altri ancora escono dal coma vero
e proprio e arrivano a uno “stato
12 - LISDHA NEWS
vegetativo persistente”, che non è
più coma, dal momento che esistono
risposte e un certo tipo di comunicazione/interazione con l’esterno, ma
non è nemmeno uno stato di risveglio: di queste persone si occupa
l’Associazione “Silenzio è Vita” di
Varese.
Nasce nel 2005, dall’unione dei
familiari delle persone in stato vegetativo persistente ricoverate presso
la Fondazione Molina in viale Borri,
tuttora sede dell’associazione. Il
nome scelto è emblematico: nonostante i propri familiari siano “in
silenzio”, comunque continuano a
vivere, e hanno un corpo che soffre
e che ha bisogno di cure esattamente come tutti. Non potendo parlare e
chiedere per sé, però, qualcun altro
deve farlo per loro, qualcuno che
crede fermamente che la loro sia
Vita, sia pure silenziosa, e proprio
per questo abbiano sempre e ancora
il diritto al rispetto e alla dignità.
Ma cosa si intende per “stato vegetativo persistente”?
Il cervello di una persona non è
come una lampadina: non c’è un
interruttore che lo spenga e lo riaccenda a piacimento. Può anche funzionare, potremmo dire, “a basso
regime”: con un basso stato di
comunicazione o interazione con
l’ambiente esterno, per esempio,
tale però da far comprendere chiaramente che la persona non è cerebralmente morta ma ancora in una
sorta di limbo, dal quale potrebbe
anche svegliarsi. In genere lo stato
vegetativo viene definito persistente
quando la persona vi è rimasta per
30 giorni, mentre viene definito permanente quando si presume che sia
ormai uno stadio irreversibile. In
effetti, però, ci sono una quantità di
controversie in ambito medico e
anche legale proprio sulla questione
dell’irreversibilità o meno di questo
stato. Casi eclatanti di risvegli dopo
decenni sono stati ampiamente
documentati dalla medicina: ad
esempio, si sono svegliati dopo 10
anni Massimiliano Tresoldi, ex calciatore italiano; dopo 19 anni Terri
Wallis, un meccanico statunitense e
Jan Grzesby, un ferroviere polacco;
addirittura dopo 23 anni il belga
Ron Houben.
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
Tre casi eclatanti di risvegli dopo decenni sono quelli di Massimiliano Tresoldi, Terri Wallis e Ron Houben.
Scientificamente e medicalmente
parlando, uno stato vegetativo persistente prevede una coscienza “noncoscienza”: ciò significa che la persona può avere gli occhi aperti e le
sue pupille possono reagire agli stimoli luminosi, ma non seguirà una
fonte luminosa o uno stimolo visivo
con gli occhi; può reagire in senso
involontario a stimoli (può gridare
se viene pizzicata, ad esempio, o
può allontanare lo stimolo doloroso,
ma senza consapevolezza del movimento e volontà del compimento);
può presentare i cosiddetti “riflessi
atavici”, quelli che presentano
anche i neonati alla nascita: movimenti di masticazione, ad esempio,
o lo sbadigliare, lo stringere una
mano, il riflesso della deglutizione,
ma sempre senza la volontà di compiere questi movimenti; può essere
presente il ciclo sonno-veglia
(anche se in alcuni casi è presente
uno stato di veglia cronico); in tutto
questo, la persona può non avere
alcuna coscienza di sé, né dell’ambiente che la circonda.
Questo però non significa che le
persone che soffrono di questo
stato, sia ricoverate presso strutture
come la Fondazione Molina, sia
accudite presso il proprio domicilio,
siano da abbandonare a loro stesse,
limitando l’assistenza a un sondino
per la nutrizione ed eventualmente
un respiratore, anzi, è proprio ciò
che l’associazione vuole evitare e
combattere. Le persone ricoverate
in questo stato non sono dei vegetali in vasetto da limitarsi ad innaffiare a intervalli regolari: sono persone, e come tali vanno accudite e stimolate, in modo da aiutare la ripresa di una anche minima capacità di
coscienza e di interazione col
mondo esterno.
Per questo, ci sono i Progetti che
l’associazione porta avanti.
Il primo è uno spazio accuratamente predisposto di stimolazione
multisensoriale al quale possano
accedere i pazienti e i loro familiari.
La stimolazione multisensoriale è
un momento fondamentale della riabilitazione e ha lo scopo di stabilire
un contatto con la persona, facilitare il recupero della coscienza, aiutare il paziente ad esprimere le residue capacità di comunicazione e
interazione con l’ambiente circostante. Con l’ausilio di computer
portatili, Dvd, televisori, tastiere
specifiche, ausili specifici per i
diversi pazienti, sedute di musicoterapia si arriva a stimolare i sensi
della persona in maniera mirata,
cercando di aprire un canale di
comunicazione col mondo.
L’obiettivo è anche quello di creare un “modus operandi” diverso da
quello attuale con le persone in stato
vegetativo persistente e presentare
indicazioni per la creazione di nuovi
protocolli di intervento su tali
pazienti e di nuove competenze per
la loro assistenza, cercando anche di
cancellare la percezione cinica e più
comune di quel che si possa pensare: “Sono vegetali, non capiscono,
non “ci sono” più, quindi a cosa
serve curarli?” Un modo di pensare
che ha portato i casi, recentissimi, di
Terri Schiavo negli Usa e di Eluana
Englaro in Italia all’attenzione dei
media, e che l’associazione rifiuta
decisamente.
Un secondo progetto, invece, si
occupa in senso più stretto del corpo
della persona, attraverso massaggi
mirati e particolari (shiatzu, riflessologia...) oltre che di una terapia
riabilitativa apposita.
L’associazione, però, non dimentica i familiari dei pazienti, ai quali
offre consulenza legale e un servizio
di counseling dedicato: poter parlare con qualcuno che sa cosa si sta
passando, poter vedere che i propri
dubbi e le proprie paure sono ascoltate, capite e anche sciolte, a volte, è
spesso più importante di mille telefonate di generico sostegno.
Dana Della Bosca
ASSOCIAZIONE SILENZIO È VITA
La sede dell’associazione “Silenzio è Vita” si trova presso la Fondazione
Molina, viale Borri 133, Varese; si può anche contattare al numero di cellulare 3349019996 e con una mail a [email protected]. Il sito Internet, molto
chiaro e ben curato, è www.silenzio-vita.it
L’associazione si autofinanzia attraverso mercatini allestiti presso la
Fondazione Molina in occasione della Pasqua e del Natale, oltre che con le
donazioni di privati. L’Iban al quale inviarle è IT 55 L 05035 50330 3365
7023 6695 Veneto Banca Holding. E’ possibile anche devolvere il suo 5 per
mille all’Associazione inserendo nella propria dichiarazione dei redditi il
codice fiscale 95055190128 e il nome “Associazione Silenzio è Vita”.
Casa Molina
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
LISDHA NEWS - 13
ATTUALITÀ
La copertina del quarto opuscolo degli “Appunti di Varese AdS”, a cura di Alessia Mazzucchelli.
UNA RETE PER FAR CONOSCERE
L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
Da un progetto lombardo si è ora creata in provincia di Varese una rete di sportelli che
mirano a far conoscere la figura dell’amministratore di sostegno, un’importante forma di
tutela delle persone fragili ancora troppo poco utilizzata.
U
na rete di sportelli di informazione e consulenza per diffondere la figura dell’amministratore di sostegno. E’ quando
realizzato in provincia di Varese
attraverso il progetto “Varese Ads Rete di tutela dei diritti” che si collega al “Progetto Amministratore di
Sostegno” promosso a livello regionale da Fondazione Cariplo,
Coordinamento Lombardo Centri
Servizi per il Volontariato e
Comitato di Gestione del Fondo
Speciale in partnership con Ledha,
Oltre noi… la vita e Regione
Lombardia.
La finalità dell’Amministrazione
di Sostegno - come cita l’articolo 1
della legge 6/2004 che l’ha istituita è quella di “tutelare, con la minore
limitazione possibile della capacità
di agire, le persone prive in tutto o in
parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni di vita quotidiana”.
L’Amministratore di Sostegno è così
una figura che assicura a tutti, anche
14 - LISDHA NEWS
Ecco l’elenco degli sportelli, aderenti
al progetto, a cui ci si puù rivolgere
per informazioni e consulenza riguardanti la figura dell’amministratore di
sostegno
SPORTELLI SOVRAZONALI
DISTRETTO DI ARCISATE
Call Center La Tela
Call center che offre informazioni
e orientamento telefonici
dal lunedì al Venerdì
dalle 9.00 alle 15.00
tel. 0331 1820010
PuntoAdiesse Associazione Gruppo
Agape
Comunità Il Sorriso, via Imbrognana, 1
- Cuasso al Monte
servizio su appuntamento telefonico da
fissare dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 12.00
tel. 0332 939300
SportelloAdiesse And
Comune di Samarate, via Dante
Samarate
servizio su appuntamento
telefonico da fissare
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 19.00
il servizio è specifico per persone
che hanno problemi di gioco d’azzardo.
tel. 339 3674668
DISTRETTO DI AZZATE
Punto Adisse Aval
Circolo Acli, via Garibaldi, 7 - Caronno
Varesino
accesso libero venerdì
dalle 10.00 alle 11.00
tel. 0331 980502
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
ai più fragili, “reali diritti di cittadinanza” perché consente ad ogni cittadino giuridicamente rappresentato
di essere partecipe e protagonista, di
avere pari dignità e pari opportunità,
ponendo al centro dell’attenzione la
Persona con la sua storia, le sue difficoltà, le esigenze e le aspirazioni, a
differenza degli Istituti dell’interdizione e della curatela che definiscono una forma di protezione predefinita e uguale per ogni soggetto.
Purtroppo si riscontra spesso una
mancanza di conoscenza di questo
importante istituto da parte dei soggetti potenzialmente interessati, cittadini o istituzioni.
La diffusione della legge sull’AdS
e dei contenuti che essa porta in sé
avviene su più fronti:
• culturale. Veicolando una cultura
di inclusione delle persone che
vivono una condizione di fragilità;
• informativo. Colmando un debito
informativo sull’esistenza di questo strumento giuridico portato ai
diversi livelli della società (cittadini, istituzioni...);
• operativo. Stimolando le forze presenti nella società civile ad emergere e porsi al fianco delle persone
che necessitano di un supporto nel
rappresentarsi giuridicamente.
Colmare questa lacuna, promuoven-
do l’utilizzo di questa importante
figura è l’obiettivo del progetto varesino, a cui hanno aderito, ad oggi,
19 Associazioni attive sul nostro
territorio che si occupano di persone
con fragilità nelle aree della
Terza Età, della Salute Mentale,
della Disabilità e delle dipendenze:
Anffas Varese, capofila del progetto,
Adiapsi, Aias, Aima, And, Anffas
Busto Arsizio, Anffas Ticino, Anffas
Luino, AtapOnlus, Auser, Aval,
Gruppo Agape, L’Arca, La Nostra
famiglia, La Tartavela, Silenzio E’
Vita Onlus, Sos Malnate, Tutela la
persona, Uici.
Dopo una prima fase di ricognizione dei servizi presenti sul territorio,
si è passati alla realizzazione di tre
cicli di incontri informativi che
hanno permesso di costituire un
gruppo di professonisti avvocati e
amministratori di sostegno, e alla
predisposizione di idoneo materiale
informativo.
Attraverso un accordo con il
Tribunale di Varese si è poi costituito un elenco degli Amministratori di
sostegno e si è provveduto a potenziare l’offerta degli sportelli presenti
sul territorio.
Si sono individuate due principali
tipologie di sportelli: PuntoAdiesse,
che forniscono un livello informativo
DISTRETTO DI BUSTO
ARSIZIO
Somma Lombardo fraz. Maddalena
servizio su appuntamento telefonico da
fissare dal lunedì al venerdì
dalle 10.30 alle 16.30
tel. 0331 250184
e-mail [email protected]
SportelloAdiesse Adiapsi
Adiapsi, piazza Canonica, 5 - Varese
servizio su appuntamento telefonico
accesso libero il giovedì
dalle 16.30 alle 19.00
tel. 0332 830469
DISTRETTO DI TRADATE
SportelloAdiesse Anffas Varese e
Fondazione Piatti
Anffas Varese Onlus, Associazione di
famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale
via Cairoli 13 - Varese
servizio su appuntamento telefonico da
fissare il martedì
dalle 9.00 alle 13.00
tel. 0332 326578
SportelloAdiesse La Tela - Solidarietà
e Servizi
Solidarietà e Lavoro, via Ca’ Bianca
36/quater - Busto Arsizio
servizio su appuntamento telefonico dal
lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 15.00
tel. 0331 1820010
DISTRETTO DI CITTIGLIO
Punto Adisse Aval
Centro Ascolto Cuveglio, via Milano
2/b - Cuveglio
accesso libero 1° e 3° giovedì del mese
dalle 10.00 alle 12.00
tel. 0332 651815
SportelloAdiesse Sacra Famiglia
Istituto Sacra Famiglia, via Pascoli, 15
Cocquio Trevisago
servizio su appuntamento telefonico
dal lunedì al venerdì
dalle 9.00 alle 12.30
tel. 0332 975155
DISTRETTO DI SOMMA
LOMBARDO
SportelloAdiesse Anffas Ticino
Anffas Ticino, Loc. Molino di Mezzo
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
PuntoAdiesse Arca
Associazione Arca, via Monte Nero, 38
- Tradate
servizio su appuntamento telefonico
da fissare dal lunedì al venerdì
dalle 8.30 alle 12.30
accesso libero il 2° martedì del mese
dalle 14.00 alle 16.00
tel. 0331 386942
SportelloAdiesse La Nostra Famiglia
La Nostra Famiglia, via monte Cimone,
23 - Castiglione Olona
servizio su appuntamento telefonico
da fissare il venerdì
dalle 9.00 alle 13.00
tel. 0331 858288
DISTRETTO DI VARESE
SportelloAdiesse Aias
Aias, via dell’Acqua, 24 - Casciago
accesso libero il martedì
dalle 14.30 alle 18.00
tel. 0332 222100
di base con orientamento e informazioni generiche sull’Amminis-trazione di Sostegno e fornitura di
materiali informativi e SportelloAdiesse che offrono prestazioni
che entrano nel merito delle questioni relative allo specifico percorso di
tutela giuridica: aiuto nella compilazione dei ricorsi, ricerca AdS volontario, supporto nel compito di amministratore di sostegno, consulenze
specialistiche relative ad una specifica fragilità.
Concretamente di sono aperti 15
sportelli di cui 2 sovrazonali e 13
distribuiti nei territori di 7 ambiti
distrettuali.
Gli sportelli, di cui riportiamo nel
box indirizzi e recapiti telefonici,
sono gestiti da associazioni della rete
o da partner del progetto e coordinati da Varese Ads in collaborazione
con l’Ufficio di Protezione Giuridica
(Upg) dell’Asl (via Otorino Rossi, 9
– Varese, tel. 0332 277376 - 0332
277704).
M.C.
SportelloAdiesse Comune di Varese
Comune di Varese, Servizio
anziani/disabili di Via Orrigoni n. 5
riservato ai cittadini varesini,
dal lunedi al venerdi
dalle 8,30 alle 12.00 tranne
il martedi - tel. 0332 241111
SportelloAdiesse Sos Malnate
Sos Malnate Società di Mutuo Soccorso,
Via I Maggio, 10 Malnate,
servizio su appuntamento telefonico da
fissare dal lunedì al venerdì
dalle 15.00 alle 18.00
tel. 0332 426002,
e-mail [email protected]
LISDHA NEWS - 15
ATTUALITÀ
DARE UNA NUOVA VITA
ALLE NOSTRE COSE
Oggetti che non ci servono più al posto di diventare dei rifiuti, possono essere validamente
riutilizzati da altri, ecco come….
I
bimbi crescono e di quei giocattoli e vestitini ancora nuovi non si
sa più che farsene. Spesso ci troviamo nelle case tanti altri oggetti,
ancora utilizzabili, ma che non ci
servono più, come computer, mobili,
cellulari, farmaci, libri, che ci dispiace far diventare semplici rifiuti. Le
alternative benché non sempre cono-
sciute, spesso ci sono. Infatti per
effetto della crisi, ma anche per il
diffondersi di una mentalità più
attenta all’ambiente e al riutilizzo
delle risorse, iniziative di riuso sono
andate via via sempre più diffondendosi in questi ultimi anni. Oltre alle
possibilità di vendita tra privati,
attraverso internet o i negozi del-
Articoli per bambini vengono raccolti dal
Centro di aiuto alla vita di Varese.
L’interno del bar la Cupola dove si possono
portare e ritirare liberamente libri usati.
l’usato, vi sono delle buone opportunità di fare dono ad altri di quanto
non ci serve. Segnaliamo qui alcune
iniziative che riguardano la città di
Varese.
Dopo le passate edizioni svoltesi a
Casbeno e Bustecche che hanno
riscontrato un ottimo successo,
anche quest’autunno a Varese, si
svolgerà la consueta Giornata del
Riuso, promossa da Provincia
di Varese, Comune, Aspem e
Legambiente, in cui gli abitanti di un
quartiere espongono fuori dalla loro
abitazione mobili, lampadari, vasi,
cornici, libri, fumetti, elettrodomestici, attrezzature sportive, giocattoli
e quant’altro ancora in buono stato,
che possono essere liberamente prelevati da chi passa, per donare loro
una nuova vita. A fine giornata tutto
ciò che non viene prelevato dai visitatori viene ritirato da Aspem, ma
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
nelle passate edizioni è rimasto ben
poco.
Il Centro di aiuto alla vita di Varese
raccoglie invece lettini, seggioloni,
fasciatoi, box, carrozzine, passeggini e vestiti per bambini fino a 6
anni (particolarmente utili quelli
fino ad un anno di età) per aiutare le
mamme in difficoltà. La sede è in via
Dandolo 6 (tel. 0332/283084) e il
materiale può essere portato il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle
10 alle 12. Se non è possibile
consegnarlo personalmente, i volontari dell’associazione su richiesta
possono venire a ritirarlo (tel.
338/7468297).
Oltre alla ben nota iniziativa del
Banco Alimentare, in molte parrocchie, (tra cui Masnago e Casbeno) si
ritirano tutto l’anno generi alimentari e la seconda domenica di ogni
mese fuori dalla Basilica di S.
Vittore si svolge una raccolta di viveri per aiutare le famiglie bisognose.
Farmaci non scaduti possono
essere inseriti negli appositi contenitori situati nella chiese di Casbeno,
Brunella, Bobbiate, Bustecche,
Madonna di Loreto. “Oltre ai farmaci – commenta il responsabile del
ritiro Franco Tesauro - a volte ci portano anche apparecchi medicali, ad
esempio misuratori di pressione,
apparecchi per elettrocardiogramma, o anche pannoloni per incontinenza che vengono consegnati alla
Caritas di Milano che aiuta persone
prive di mezzi e di assistenza sanitaria in Italia e all’estero.”
L’Associazione Donatori del tempo
da alcuni anni raccoglie invece nella
sua sede di via S. Francesco d’Assisi
26B a Varese, aperta il mercoledì
pomeriggio dalle 15 alle 18 e il sabato mattina dalle 9 alle 12.30, mobili usati da distribuire a famiglie bisognose (tel.349/4145642).
Il gruppo missionario di Casbeno
ritira oggetti vari, tra cui abbigliamento usato, giochi, oggettistica,
francobolli, occhiali, tappi in plastica per aiutare attività missionarie
all’estero, ma anche realtà locali,
come il carcere e la Casa della
Speranza di san Fermo che accoglie
ragazze madri. Gli oggetti possono
essere portati all’oratorio di Casbeno
in via Ariberto, il giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 17. Nella sede
c’è anche una piccola bacheca dove
è possibile segnalare disponibilità e
bisogni relativi ad oggetti che non
possono essere recapitati lì (ad esempio mobili).
Recentemente all’Ospedale del
Circolo di Varese, per iniziativa della
Fondazione il Circolo della Bontà, è
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
stata creata una biblioteca dedicata ai
degenti e ai loro familiari. I libri che
non ci servono più possono essere
portati alla neonata biblioteca che si
trova nella hall dell’Ospedale dalle
17 alle 19. Sempre per quanto
riguarda i libri una simpatica iniziativa è quella attivata al bar La Cupola
di Varese, di fronte alla chiesa della
Brunella, dove si possono portare e
ritirare liberamente libri usati.
“L’idea è nata chiacchierando con il
mio amico e socio Alessandro – racconta il proprietario Massimiliano
Condello – Ad entrambi piace leggere e così abbiamo pensato: perché
non aprire un bar dove si possa
anche leggere? Abbiamo cominciato
con duecento/trecento libri, presi in
gran parte dalle nostre case e ora ne
abbiamo più di mille, perché molte
persone ce ne portano di nuovi,
smentendo quanti prevedevano che
ce li avrebbero rubati tutti”.
Varie le iniziative per il ritiro di
capi di vestiario: presso i frati della
Brunella da molti anni esiste
l’Armadio dei Poveri, così come
abiti in buono stato possono essere
consegnati alla Caritas di S. Vittore o
a quella di Velate o inseriti nei raccoglitori gialli sparsi in vari punti della
città e gestiti dall'Humana, un'organizzazione umanitaria che realizza
programma di sviluppo sostenibile
nel Sud del mondo.
Fiab Ciclocittà e Legambiente di
Varese hanno invece dato vita due
anni fa ad una ciclofficina che
recupera biciclette usate per
iniziative sociali (ciclocittavarese.blogspot.com). La sede è in piazza de Salvo 8 a Varese tel.
0332/812059-234281.
Chi avesse cellulari usati e non più
funzionanti può portarli alla Caritas
di S. Vittore in piazza Canonica 8.
Stoffe e bigiotteria vengono raccolte da Casa Laura di Masnago tel.
0332/229821 che le riutilizza per
fare lavoretti utili al finanziamento
della propria struttura.
Da oltre vent’anni il Movimento
apostolico ciechi si occupa della
raccolta di occhiali usati sia da vista
che da sole. Questi vengono disinfettati, controllati, selezionati secondo
la misura e divisi a seconda della
gradazione delle lenti. Vengono poi
inviati in 50 Paesi dell’Africa,
dell’Asia e dell’America Latina. Per
la zona di Varese la persona di riferimento per la raccolta è suor Eugenia
tel. 0331/775599. Del ritiro si occupa anche l’Unitalsi (via Gambara 2,
tel. 0332/263327, aperta il lunedì
dalle 9.30 alle 12.30, il mercoledì
dalle 9.30 alle 17.15, il venerdì dalle
Banchetti in occasione della giornata del
riuso svoltasi l’anno scorso nel quartiere
delle Bustecche a Varese.
All’Ospedale del Circolo è stata creata una
biblioteca per i degenti e i loro familiari.
9.30 alle 12.30) che raccoglie anche francobolli che vengono poi
rivenduti per sostenere attività missionarie.
Infine: cosa farsene di tutti i tappi
in sughero conservati in cantina o in
cassetto? Da alcuni mesi Legambiente di Varese li raccoglie a favore
di Artimestieri, una cooperativa
sociale piemontese che opera nell’ambito della bioedilizia e del bioarredamento. Il sughero viene selezionato, macinato e vagliato nelle granulometrie adatte per diventare
sughero naturale Ri-sughero. Un
materiale di alta qualità, ottimo isolante naturale che sarà poi utilizzato
per realizzare tetti in legno o laterocemento, solai sottotetto e sottofondi. “Dunque – sottolineano i responsabili di Legambiente – si tratta di
una buona azione che ne contiene
molte: riutilizzo di materiale, diffusione del risparmio e dell’efficienza
energetica, promozione di un’economia sostenibile, lotta all’emissione
di CO2 inutile.” Quando portarli? La
sede di Legambiente in piazza De
Salvo 9 è aperta da lunedì a venerdì
dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per
sicurezza si consiglia di telefonare
prima allo 0332/812059.
Marcella Codini
LISDHA NEWS - 17
ESPERIENZE
Vanna in compagnia di Matteo e Sonia a Lourdes.
“A LOURDES HO SCOPERTO
UN SENTIERO DIVERSO”
C
aso è forse lo pseudonimo di
La testimoninanza “
Dio quando non voleva firmadi Anna Rebeschi: «Non ho
re” (Anatole France). Ciò che
chiesto un miracolo, ma ho abitualmente chiamiamo coincidenricevuto molto di più. La ze, infatti, con gli occhi dello Spirito
tessere di quel grande
Madonna ha guarito diventano
Mosaico che è la vita: ogni giorno si
le ferite del mio cuore lotta e ci si affanna, camminando nel
e mio figlio autistico buio, senza un senso. Ed ecco,
accade qualcosa
di otto anni ha pronunciato improvvisamente,
che riordina quella manciata di framper la prima volta menti sparsi e la nostra esistenza
la parola “mamma”». comincia a prendere la forma di
un disegno. La storia che vi stiamo
per raccontare ne è una prova. Conoscevo le faticose vicende di Wanna
Rebeschi, una giovane mamma
Coraggio e dei suoi due splendidi
figli, Sonia e Matteo di dieci ed otto
anni, perché Lisdha news si era occupata di autismo, da cui Matteo è affetto. In seguito, ci siamo trovate compagne di pellegrinaggio a Lourdes,
ma la conoscenza era rimasta superficiale. Quest’anno, invece, di nuovo
pellegrine a Lourdes, alloggiavamo
in due stanze attigue e la nostra era
frequente meta delle scorribande di
Matteo, che esprimeva in questo
modo la sua contentezza. Poi, per
Caso ho ascoltato la testimonianza di
Vanna all’emittente varesina Radio
missione francescana ed il desiderio
di diffondere la sua esperienza anche
dalle pagine del nostro periodico è
venuto spontaneo.
- Vanna, quando è nato tuo figlio,
la tua vita è diventata molto difficile…
«Sì, Matteo è un bambino autistico,
vive in un mondo tutto suo, inoltre la
malattia è stata diagnosticata quando
aveva due anni, troppo tardi, affinché
potesse migliorare. I medici mi
hanno detto chiaramente che non
avrebbe mai potuto avere una vita
autonoma, allora il papà ci ha abbandonati ed ora viviamo noi tre con un
cagnolino di nome Leo».
- Accade spesso che alla nascita di
un figlio disabile sia proprio il papà
a non farcela. C’è una spiegazione?
«Sai, occuparsi di un bambino autistico richiede molta dedizione e
pazienza, devi imparare a capirlo, trovando ogni volta il modo per entrare
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
in comunicazione. Per esempio, il
somministrargli una medicina può
diventare un grosso problema… Io
sono contenta di farlo anche se è
molto duro, ma il papà di Matteo non
ha retto e a due mesi dalla diagnosi se
ne è andato, dicendomi che il problema era più mio che suo, dunque avrei
dovuto affrontarlo da sola! Non
voglio giudicarlo, lo perdono: non ce
l’ha fatta, ma alla fine è lui che perde,
rifiutando questa vita di sacrificio».
Olympia, a questo punto, sentenzia
africanamente: ”Lak lyec pe nuro
wone”, per l’elefante, le sue zanne
non sono pesanti, perché sono parte
di lui, del suo corpo: lo stesso è un
figlio per la mamma.
- Per te Matteo è un dono di Dio,
perché con la sua disabilità ti ha
insegnato, passando da Lourdes,
un modo nuovo di affrontare le difficoltà. Puoi parlarcene?
«All’inizio, è stato durissimo. Sonia
ed io ci sentivamo molto sole; ero
arrivata a non aver più la forza per la
lotta quotidiana. Poi, un incontro ha
dato una svolta alla nostra vita. Tutto
è cominciato quando un giorno, è
entrato nel mio ufficio alla Asl una
persona per rifare la tessera sanitaria
smarrita. Mentre sbrigavo la sua pratica, casualmente mi ha parlato di
Lourdes: era Roberto Franchin, capogruppo di Oftal Varese, l’Organizzazione federativa trasporti ammalati
a Lourdes. Avevo bisogno di fare
un percorso spirituale e il giorno di
Natale ho prenotato per Sonia,
Matteo e me. A giugno 2011 partivamo».
- Quasi ventiquattro ore di viaggio
in treno non sono uno scherzo per
un adulto, figuriamoci per due
bambini…
«Sì, ma Matteo era con noi, insieme
abbiamo scoperto un sentiero diverso
da quello tracciato con tanta gelida
sicurezza dalla scienza. Fin dalla partenza, infatti, ci siamo sentiti accolti,
tutti avevano parole gentili nei nostri
confronti, per cui né Sonia né Matteo,
nonostante la sua malattia, hanno
avuto crisi. Una volta arrivati a
Lourdes ognuno era disponibile e
solidale con chi in quel momento
aveva bisogno. Di solito, ci sentiamo
guardati dalla gente con curiosità e
fastidio e spesso dobbiamo scusarci
per il comportamento di Matteo.
Sonia ed io abbiamo molto sofferto
per questo. A Lourdes, invece, abbiamo trovato la serenità perché le difficoltà quotidiane erano condivise con
persone che avevano gesti di bontà».
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
- Avevi chiesto la guarigione di
Matteo?
«No, non l’avevo chiesto, avevo
bisogno di aiuto, sono andata con i
miei figli ed il cuore aperto. La
Madonna ha fatto molto di più: ha
guarito le ferite del mio cuore, perché
abbiamo sperimentato l’accoglienza e
la preghiera, la capacità di affidare
giornalmente le nostre pene alla
Madonna. Anche Matteo, che è molto
sensibile ma ha grosse difficoltà nei
rapporti interpersonali, abbracciava
spontaneamente persone più gravi di
lui. Io non vedevo le stampelle, le
sedie a rotelle, le deformità, ma il
cuore ed il sorriso di ciascuno. Dopo
ogni Messa, Matteo era un altro bambino e per la prima volta ha detto due
parole: “mamma”, “anch’io”. Ora
sono un’altra persona, ho imparato a
pregare e ad affidare i problemi alla
Madonna, sono riuscita a pregare
anche per mio marito augurandogli
che un giorno possa anche lui scoprire la fede. Se, tuttavia, vivo con maggiore serenità questo cammino in
salita a Matteo, che con la sua grave
disabilità mi ha spinta a cercare altri
Pascoli, per me finora sconosciuti».
- So che vuoi rivolgerti a Sonia…
«Per me è molto importante dirle
con la forza del mio cuore: “ Sonia,
bimba mia, tu hai dovuto crescere in
fretta, troppo. Io ti voglio tanto
bene!” E poi chiedo una sola Grazia
alla Madonna; a casa, ho un quaderno
bianco su cui vorrei che un giorno
Matteo scrivesse “mamma ti voglio
bene”».
Queste ultime parole, mi riaccendono un ricordo. Stavamo quasi per partire ed eravamo prese a riordinare la
nostra stanza, quando Matteo entra
correndo seguito da Vanna. La sua
testolina dai capelli svolazzanti mi
faceva tenerezza e ho voluto stampargli un bacione in fronte. Per un
attimo i nostri occhi si sono incontrati. Nei suoi, solitamente persi, mi è
sembrato di scorgere un guizzo di
birichineria. Un Caso? Chissà…
Laura Belloni
FISCO
MENO COSTI PER RENDERE
LE CASE ACCESSIBILI
Sale al 50% la detrazione d’imposta per gli interventi di ristrutturazione edilizia, tra cui
quelli per l’eliminazione delle barriere architettoniche e per favorire la mobilità interna ed
esterna all’abitazione alle persone portatrici di handicap grave con strumenti di comunicazione, robotica o altre tecnologie.
C
on il cosidetto Decreto sviluppo del giugno scorso è stata
innalzata al 50% la detrazione
d’imposta sulle spese per interventi
di ristrutturazione edilizia sostenute
nel periodo fra il 26.06.2012 ed il
30.06.2013, entro un tetto di spesa
massima di euro 96.000 per immobile. Tale agevolazione si traduce in
uno sconto d’imposta Irpef fruibile
in dieci quote annuali di pari impor-
to, nell’anno in cui è sostenuta la
spesa e in quelli successivi, attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi.
In precedenza tale detrazione era
concessa nella misura del 36% entro
un limite massimo di spesa di
48.000 euro per immobile. Rileva la
data del pagamento. Pertanto, alle
spese sostenute fra il 1° gennaio ed
il 25 giugno 2012 (giorno precedente l’entrata in vigore del provvedimento) si applica la detrazione del
36%; a quelle successive quella del
50%.
Nell’ampia categoria degli interventi agevolati rientrano:
a) Manutenzione straordinaria su
immobili residenziali;
b)Manutenzione ordinaria e straordinaria sulle parti comuni di
edifici residenziali;
c) Interventi su immobili danneggiati da eventi calamitosi;
d)Realizzazione di autorimesse o
posti auto “pertinenziali”, al servizio cioè di una unità immobiliare (solo limitatamente al c.d.
“costo di realizzazione”);
e) Eliminazione delle barriere architettoniche;
f) Interventi che favoriscano la
mobilità interna ed esterna
all’abitazione alle persone portatrici di handicap grave (l. 104/92)
con strumenti di comunicazione,
robotica o altre tecnologie;
g)Interventi di bonifica dall’amianto e per la riduzione
degli infortuni domestici;
h)Interventi per prevenire atti illeciti nella propria abitazione (furti
e aggressioni);
i) Interventi di cablatura degli ediN. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
fici, contenimento dell’inquinamento acustico, risparmio energetico, miglioramento della sicurezza statica ed antisimica degli
edifici.
CHI PUÒ BENEFICIARE
DELLA DETRAZIONE
Diverse sono anche le categorie
di soggetti che possono fruire dell’agevolazione:
- i proprietari e i nudi proprietari
del’immobile;
- i titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione
o superficie);
- gli intestatari di contratti di locazione o comodato;
- gli assegnatari dell’immobile a
seguito di separazione o divorzio
(anche non proprietari);
- i soci di cooperative divise e indivise e di società di persone,
imprese familiari e gli imprenditori individuali, ma solo per
immobili non strumentali all’attività e non oggetto di commercio;
- il futuro acquirente che è entrato
già in possesso dell’immobile che
acquisterà, a condizione che sia
stato registrato il contratto preliminare di vendita (compromesso).
Può richiedere la detrazione anche
chi esegue in proprio i lavori sull’immobile, limitatamente alle spese
di acquisto dei materiali.
La detrazione d’imposta spetta
anche ad un familiare convivente del
possessore o del detentore dell’immobile, purché abbia sostenuto le
spese: è il caso ad esempio del figlio
che sostiene le spese di ristrutturazione della casa intestata ai genitori, in cui vive con essi.
Rientrano fra le spese agevolate,
su cui calcolare la detrazione, anche
gli oneri ed i compensi per i professionisti sostenuti in fase di progettazione degli interventi (e per eventuali relazioni di conformità, perizie, sopralluoghi, ecc.) le spese per
l’acquisto dei materiali necessari, i
bolli e i diritti pagati per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori (Dia, Scia) e gli oneri di
urbanizzazione.
Non possono fruire della detrazione gli interventi di manutenzione
ordinaria sugli immobili, finalizzate cioè a mantenere in efficienza la
struttura e gli impianti (tinteggiatura
di pareti, soffitti ed infissi, rifacimento di intonaci interni, ecc.) a
meno che questi non riguardino le
parti comuni (tetti e lastrici solari,
muri maestri, scale, portoni e vani
d’ingresso, cortili, portici, locali
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
portineria, ecc.). La detrazione
d’imposta risultante viene ripartita
fra i condomini in base ai millesimi
di proprietà, che viene attestata da
una specifica certificazione inviata
dall’amministratore del condominio, che rimane responsabile dell’adempimento di tutti gli obblighi
previsti per la detrazione e che deve
conservare la documentazione in
originale.
CONDIZIONI PER OTTENERE
LA DETRAZIONE
La detrazione fiscale ai fini Irpef
viene ottenuta compilando l’apposito riquadro nella dichiarazione dei
redditi (Mod. Unico o Mod. 730),
indicando l’ammontare delle spese
sostenute ed i dati catastali identificativi dell’immobile oggetto dell’intervento.
Se i lavori non sono effettuati
direttamente dal proprietario, ma
dall’inquilino o dal comodatario,
occorre indicare gli estremi di registrazione del contratto di locazione o di comodato. Non è più necessario inviare la comunicazione
di inizio lavori al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle
entrate.
E’ assolutamente fondamentale
che il pagamento degli interventi
avvenga mediante bonifico bancario o postale che deve riportare:
- il codice fiscale di chi ha sostenuto le spese, che intende fruire
della detrazione (in caso di più
persone, va indicato il codice
fiscale di ciascuna di esse);
- codice fiscale o partita Iva del
soggetto che ha eseguito gli interventi sugli immobili;
- la dicitura “detrazione ex art. 16
bis Dpr 917/86” nella causale del
versamento.
A volte le banche richiedono di
indicare anche i numeri delle fatture
per le quali vengono effettuati i
bonifici.
Naturalmente il bonifico non è
indispensabile per i pagamenti effettuati a favore della pubblica amministrazione (ad esempio per il pagamento di oneri di urbanizzazione o
delle imposte di bollo) che rientrano
comunque fra le spese agevolabili.
Vanno comunque conservate le relative ricevute di pagamento.
In caso di acquisto di box o posti
auto di nuova costruzione la detrazione non deve essere calcolata sull’intero importo risultante sulla fattura, ma solo sul c.d. “costo di
realizzazione”, che deve essere esplicitamente indicato dall’impresa
costruttrice.
DOCUMENTI DA CONSERVARE
PER EVENTUALI CONTROLLI
FISCALI
E’ necessario predisporre un apposito dossier contenente tutta la
documentazione relativa agli interventi effettuati per i quali si è beneficiato della detrazione, e cioè:
- fatture rilasciate da chi ha eseguito i lavori (oltre alle altre ricevute
di pagamento, ad esempio per
concessioni urbanistiche), che
devono essere intestate ai soggetti che sostengono la spesa;
- bonifici di pagamento;
- ricevute di pagamento dell’Ici;
- eventuale comunicazione all’Asl
ed autorizzazioni e concessioni
edilizie (per gli interventi più rilevanti, per cui tali documenti sono
obbligatori)
- eventuale autorizzazione ad eseguire i lavori da parte del proprietario dell’immobile, nel caso questi siano effettuati dall’inquilino o
da altro soggetto che detiene la
disponibilità
dell’immobile
(diverso da un familiare convivente con il proprietario);
- in caso di lavori condominiali:
attestazione dell’amministratore
del condominio da cui risulta la
quota di costo agevolabile di
competenza del singolo condomino, oltre al rispetto degli obblighi
previsti.
Occorre tenere presente poi che
tale agevolazione genera risparmio
d’imposta nelle dichiarazioni dei
redditi di ben 10 anni; pertanto bisoLISDHA NEWS - 21
gna conservare la relativa documentazione, per eventuali controlli, per
tutto il periodo di efficacia.
Nel caso in cui l’immobile oggetto
di intervento edilizio sia ceduto
INTERVENTI AGEVOLATI
prima che sia terminato il periodo di
fruizione dell’agevolazione (10
anni), il diritto alla detrazione per
gli anni ancora non fruiti si trasferisce all’acquirente dell’immobile,
salvo specifico diverso accordo fra
le parti.
In caso di decesso del beneficiario
dell’agevolazione il diritto si trasmette all’erede che ha la detenzione diretta dell’immobile.
In caso di cessazione del contratto
di locazione prima dello scadere
dell’intero periodo di fruizione dell’agevolazione l’inquilino che ha
sostenuto le spese di ristrutturazione, anche se non occupa più l’immobile oggetto di intervento, può
continuare a fruire dell’agevolazione fino alla sua naturale scadenza.
IVA RIDOTTA AL 10%
Sulle prestazioni di servizi relative
ad interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili
residenziali si applicata l’aliquota
Iva agevolata del 10%.
La medesima Iva agevolata è
applicabile, nell’ambito dei contratti di appalto, a determinate condizioni, anche per l’acquisto dei
beni utilizzati per la ristrutturazione.
Per ulteriori informazioni si rimanda alla Guida alle agevolazioni
fiscali per le ristrutturazioni edilizie
alla sezione Documentazione –
Guide fiscali del sito internet:
www.agenziaentrate.it.
Francesco Gentile
NOTE
Manutenzione straordinaria
Gli interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione devono riguardare
unità immobiliari residenziali - anche accatastate come rurali - e loro pertinenze.
Ad esempio installazione di ascensori e scale di emergenza, rifacimento o costruzione di scale
e rampe, sostituzione dei serramenti esterni con modifica del materiale o della tipologia di
infisso.
Manutenzione ordinaria e straordinaria
sulle parti comuni di immobili residenziali.
Gli interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione devono riguardare
parti comuni di edifici immobiliari residenziali.
Gli interventi di manutenzione ordinaria sono agevolabili solo se riguardano parti comuni
di edifici residenziali.
Interventi su immobili danneggiati da eventi
calamitosi (es. terremoti inondazioni,…)
E’ necessario che sia stato proclamato lo stato di emergenza nel comune in cui è ubicato
l’immobile oggetto di risanamento.
Realizzazione di autorimesse e posti auto
pertinenziali.
Fruisce della detrazione è limitato solo il c.d. “costo di costruzione” che deve essere attestato
dal costruttore (che è quindi inferiore al prezzo complessivo pagato).
Eliminazione di barriere architettoniche.
Tali interventi hanno ad oggetto ascensori e montacarichi (ad es. la realizzazione di un elevatore
esterno all’abitazione).
Realizzazione di strumenti di comunicazione,
robotica o di altre tecnologie avanzate che
favoriscano la mobilità interna ed esterna
all’abitazione delle persone portatrici di
handicap grave ex l. 104/92.
La detrazione spetta solo in caso di interventi realizzati sugli immobili., quali ad esempio
l’installazione di un servoscala, di motorini elettrici alle tapparelle ecc.
Non rientra dunque in questa agevolazione il semplice acquisto di strumenti che, pur favorendo
la comunicazione e la mobilità interna ed esterna (telefoni a viva voce, schermi a tocco,
computer, tastiere espanse, ecc.) non prevedono interventi sugli immobili. Per tali strumenti,
appartenenti alla categoria dei sussidi tecnici ed informatici, è prevista, a determinate
condizioni, la detrazione Irpef del 19%.
Interventi di bonifica dall’amianto e
finalizzati a ridurre gli infortuni domestici.
Anche in questo caso è necessario che siano attuati interventi sugli immobili. Pertanto non è
agevolato il semplice acquisto di elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza (ad esempio
cucina a spegnimento automatico).
Possono invece fruire della detrazione interventi quali la sostituzione del tubo del gas, la
riparazione di una presa mal funzionante, l’installazione di apparecchi rilevatori di gas
nell’ambiente, il montaggio di vetri anti-infortunio, l’installazione di un corrimano,…
Interventi per prevenire atti illeciti da parte
di terzi (furti e aggressioni nella propria
abitazione).
Tipici interventi agevolabili sono: il rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o
recinzioni murarie agli edifici, di grate alle finestre, di porte blindate, serrature, lucchetti,
catenacci, spioncini, saracinesche, tapparelle metalliche con ganci di sicurezza, vetri antisfondamento, casseforti a muro, sistemi di videosorveglianza ed antifurto, trasformazione di un
citofono in videocitofono, ecc.
Interventi finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento
acustico, al risparmio energetico, al
miglioramento della sicurezza statica ed
antisimica degli edifici, all’esecuzione di
opere interne.
Per fruire dell’agevolazione le opere antisismiche devono riguardare le parti strutturali degli
edifici considerati nella loro interezza.
L’agevolazione relativa agli interventi edilizi finalizzati al risparmio energetico non è cumulabile
con la specifica detrazione Irpef del 55% prevista per gli interventi di riqualificazione energetica
degli edifici, che segue procedure e regole differenti.
22 - LISDHA NEWS
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
ASSOCIAZIONI
ALLA RICERCA
DI NUOVI VOLONTARI
Capeggiato dalla Polha parte a Varese un progetto che
vede protagoniste un gruppo di associazioni “storiche”
varesine nel campo della disabilità, tra cui la nostra, e che
mira a favorire il ricambio generazionale dei volontari.
A
bbiamo il piacere di comunicare a tutti i lettori del Lisdha
News che la Polha Varese
(Associazione Polisportiva Dilettantistica per Disabili) ci ha coinvolto,
insieme ad altre sette associazioni, in
un progetto dal titolo “I disabili: una
risorsa da sostenere” che è stato ideato in occasione del Bando Volontariato 2012 e che verrà finanziato
finanziato dalla Fondazione Cariplo.
Innanzitutto devo congratularmi con
la presidente della Polha, Daniela
Colonna Preti, per la bravura con la
quale ci ha coordinato e ha redatto il
testo finale del progetto rinunciando a
numerose ore di sonno e, essendo la
responsabile dello stesso, dimostrando di essere disposta a rinunciarvi
anche il futuro prossimo.
L’approvazione del progetto non era
affatto una cosa scontata visto che è
stato messo a confronto con numerosissimi altri progetti altrettanto interessanti.
Le nove associazioni onlus coinvolte (vedi riquadro) si impegnano da
molti anni per il benessere e la tutela
dei disabili. Peraltro quest’anno tre di
loro giungono ad uno speciale traguardo. L’Aias compie 50 anni, la
Polha 30 anni, il Lisdha news 20 anni.
Tutte le associazioni coinvolte lavorano da anni a Varese e provincia con
totale spirito di solidarietà e con
un’attività completamente gratuita. In
vista degli anniversari si intende
organizzare un grande incontro in cui
tutte le associazioni avranno modo di
presentarsi e di festeggiare la loro
opera, dando ai volontari quella gratificazione di cui spesso si ha bisogno.
Nel progetto è previsto di unire le
forze di tutti per raggiungere uno
scopo importantissimo che è quello di
promuovere il volontariato per disabili per arrivare ad un auspicabile
ricambio generazionale delle persone
che hanno fatto la “storia” di queste
associazioni.
Due le fasi principali del progetto.
La prima fase consiste nell’organizzazione di un grande evento pubblico a Varese che si svolgerà il 27
novembre a Ville Ponti, nel quale
saranno coinvolti studenti, professionisti, media e tutti quelli che riusciremo a sensibilizzare. Nel corso dell’evento, durante il quale verrà effettuata anche una raccolta fondi, saranno proiettati filmati e presentate dal
vivo testimonianze sull’attività dei
LE ASSOCIAZIONI CHE PARTECIPANO AL PROGETTO
- Polha Varese dal 1982: 30 anni di attività
ricreative e sportive per disabili, vacanze,
ricreazione, trasporti.
- Lisdha News (Associazione Il Girasole) dal
1992: 20 anni di integrazione sociale e difesa dei portatori di handicap; informazione.
- Aias (Associazione Italiana Assistenza
Spastici ed altri disabili) Varese dal 1962:
da 50 anni opera per l’indipendenza, autonomia, riabilitazione, integrazione sociale
degli spastici e dei disabili in generale.
- Uici (Unione Italiana dei Ciechi e degli
Ipovedenti) Varese dal 1978: da 34 anni si
occupa di accoglienza, assistenza, consulenza, orientamento ciechi e ipovedenti.
- Csv (Ciechi Sportivi Varesini) dal 1990: da
22 anni organizza e promuove attività
ricreative e sportive per ciechi e ipovedenti.
- Adt (Associazione Donatori del Tempo)
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
Varese dal 1980: da 32 anni si occupa di
adattare, riparare, prestare ausili per disabili; attua azioni per la rimozione delle barriere architettoniche, attraverso il Ccsb Comitato per la Città Senza Barriere.
- Asa (Associazione sportiva dilettantistica)
Varese dal 1991: da 21anni si occupa di
sport per disabili a fini educativi, riabilitativi, ricreativi, agonistici.
- Anffas (Associazione Nazionale Famiglie
di Persone con Disabilità Intellettiva e/o
Relazionale) Varese dal 1978: da 34 anni
solidarietà e promozione sociale per disabili intellettivi e/o relazionali e loro famiglie;
tutela dei diritti; vita indipendente.
- Avid (Associazione Volontaria Assistenza
Invalidi e Disabili) Varese dal 2008: da 4
anni attività socio assistenziale e patronato
per disabili.
volontari per far comprendere e sensibilizzare le persone al dono di tempo
personale per un fine solidaristico.
Verrà proposto un questionario con lo
scopo di raccogliere le adesioni di
persone disponibili a fare un’esperienza personale di volontariato presso le associazioni della rete. Con le
scuole medie superiori e l’Università
dell’Insubria verranno concordati dei
protocolli per l’attribuzione di crediti
formativi con possibilità di prevedere
delle borse di studio per i più meritevoli.
I vari ambiti nei quali sarà possibile
cimentarsi per provare a diventare
volontari sono quelli specifici delle
varie associazioni:
- Comunicazione: con Il Girasole Lisdha News;
- Barriere architettoniche: con l’Adt
- Comitato Città Senza Barriere;
- Attività motoria e sport per disabili: con Polha, Csv, Asa;
- Trasporto disabili: con Polha,
Csv, Asa, Anffas, Uici, Avid;
- Servizi alla persona (diritti, pratiche legali, patronato, ecc.): Anffas,
Avid, Uici;
- Adattamento e riparazione ausili
personali e sportivi: con l’Adt,
Polha;
- Attività amministrative e di segreteria: con tutte le 9 associazioni
della rete.
La seconda fase del progetto consisterà nell’accoglienza presso le associazioni della rete di quelle persone
che si renderanno disponibili a provare un periodo di “tirocinio” nel volontariato per disabili. Si accompagneranno le persone dandogli quella formazione, motivazione e coinvolgimento necessari per la permanenza e
la continuazione dell’attività come
volontario.
Il progetto terminerà con una festa
finale nella quale premieremo i
volontari e doneremo loro un attestato a ricordo dell’esperienza fatta.
Fabrizio Chianelli
LISDHA NEWS - 23
MOBILITÀ
A VARESE, IL 70% DEI NEGOZI
È INACCESSIBILE AI DISABILI
Un pieghevole distribuito
a tutti i commercianti
cerca di diffondere
la cultura dell’accessibilità.
Q
uanto si verifica a Varese a
proposito di accessibilità dei
negozi è un fatto che chiunque può accertare semplicemente in
giro la città: aprono nuovi negozi o
si ristrutturano quelli esistenti ma il
maledetto gradino all’ingresso c’è
sempre, anche se gli uffici competenti del Comune dovrebbero controllare ed accertare che la Legge
venga rispettata.
Ecco cosa dice in proposito
l’art.24 della Legge 104/92:
“4. Il rilascio della concessione o
autorizzazione edilizia per le opere
di cui al comma 1 (ndr: cioè gli edifici pubblici o aperti al pubblico
come lo sono i negozi) è subordinato alla verifica della conformità del
24 - LISDHA NEWS
progetto compiuta dall’ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal
comune. Il sindaco, nel rilasciare il
certificato di agibilità e di abitabilità per le opere di cui al citato
comma 1, deve accertare che le
opere siano state realizzate nel
rispetto delle disposizioni vigenti in
materia di eliminazione delle barriere architettoniche.
6. La richiesta di modifica di destinazione d’uso di edifici in luoghi
pubblici o aperti al pubblico è
accompagnata dalla dichiarazione
di conformità. Il rilascio del certificato di agibilità e di abitabilità è
condizionato alla verifica tecnica
della conformità della dichiarazione allo stato dell’immobile.
7. Tutte le opere realizzate negli
edifici pubblici e privati aperti al
pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere
architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da
parte delle persone handicappate,
sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei
lavori, il responsabile tecnico degli
accertamenti per l’agibilità o l’abitabilità ed il collaudatore, ciascuno
per la propria competenza, sono
direttamente responsabili. Essi sono
puniti con l’ammenda da lire 10
milioni a lire 50 milioni e con la
sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso
da uno a sei mesi.”
Come si vede, la norma è molto
severa ma la sua totale inapplicazioN. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
ne consente a chiunque di non realizzare le opere necessarie per
garantire l’accessibilità.
E’ per questo motivo che il Ccsb
(Comitato per la Città Senza Barriere), che come è noto opera a
Varese da molti anni, ha pensato di
attuare una particolare iniziativa
(ispirata da una simile avvenuta a
Genova) per sensibilizzare i titolari
di negozi, fornendo indicazioni e
suggerimenti di quanto sarebbe fattibile per consentire anche alle persone disabili di accedere senza problemi nei loro locali.
Si tratta di un pieghevole semplice
e chiaro dal titolo “Entrata libera”
che riproduciamo in queste pagine.
Va dato atto che il Comune di
Varese ha provveduto a sopportare
l’onere economico della pura stampa mentre per il progetto grafico,
l’esecuzione dei disegni e l’impaginazione hanno provveduto in
via del tutto volontaria alcuni componenti del citato Ccsb e lo Studio
Associato Treelle. Per l’occasione è
stato ottenuto il patrocinio da parte
del Comune, della Provincia e
del Cvd (Coordinamento Varesino
Disabilità) mentre la Confesercenti Varesina si è incaricata di
diffondere l’opuscolo presso gli
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
esercizi commerciali.
Agli inizi del luglio scorso, a cura
della stessa Confesercenti, è stata
organizzata una conferenza stampa
a cui hanno partecipato il presidente
Cesare Lorenzini, il direttore Gianni
Lucchina e Graziella Roncati Pomi,
delegata dell’Associazione per la
città, insieme al sindaco di Varese,
Attilio Fontana, e agli assessori al
Commercio, Sergio Ghiringhelli e a
Persona e famiglia Enrico Angelini.
Mentre per il Ccsb erano presenti:
Bruno Biasci e Gaetano Marchetto
che hanno spiegato con poche parole l’essenza del problema. Durante
la conferenza stampa il direttore
della Confesercenti Lucchina ha
informato: “Il documento è già
stato distribuito tra i commercianti
e stiamo ricevendo osservazioni di
ritorno”. Il Presidente Lorenzini ha
aggiunto, “per noi commercianti
agevolare le persone disabili è assolutamente un atto dovuto”.
Il pieghevole passa in rassegna i
temi più importanti: spazi interni,
disposizione delle merci, camerino
di prova, posti a tavola, dislivelli
interni, servizi igienici, segnaletica
e visibilità delle informazioni.
Fondamentali gli ingressi.
Bruno Biasci
MOBILITÀ
L’AUTO ELETTRICA
CHE INGLOBA LA CARROZZINA
Negli Stati Uniti viene prodotta una piccola auto che consente al disabile di mettersi alla guida
senza spostarsi dalla propria carrozzina.
F
inora la persona disabile in
carrozzina può essere sistemata a bordo di un auto che sia
appositamente attrezzata e di volume adeguato: una pedana estraibile
permette un rapido imbarco per poi
consentire alla carrozzina di essere
ancorata o di fianco al guidatore
oppure posteriormente a questo in
un apposito spazio. Per tutto questo
è necessaria l’assistenza di un’altra
persona.
Se però la persona disabile è in
grado di guidare e quindi vuole
sistemarsi al posto di guida può
farlo ma con una certa difficoltà in
quanto deve trasferirsi dalla carrozzina al sedile del guidatore e poi, se
è abbastanza atletico, imbarcare la
carrozzina nello spazio di fianco o
retrostante.
In Ungheria alcuni anni fa qualcuno ha pensato ad una soluzione radicale per chi, pur disabile, è in grado
di condurre un auto. E’ però negli
Stati Uniti che il progetto si è poi
sviluppato.
Si tratta della Kenguru, una vetturetta monoposto a batterie che ha
una forma ovoidale ed è in grado di
ospitare nel posto di guida direttamente l’interessato con la propria
carrozzina senza la necessità che
questi debba farsi aiutare da terze
persone per introdursi in macchina.
Il progetto è nato proprio per permettere alle persone con difficoltà
motorie di raggiungere un nuovo
livello di indipendenza. Così spiega
26 - LISDHA NEWS
la signora Zoern, Amministratore
Delegato della fabbrica Community
Cars che assembla a mano le
Kenguru a Pflugerville nel Texas.
“Oggi acquistare un auto “normale” convertita per persone disabili afferma la Zoern - costa negli Stati
Uniti 80.000 dollari, pari a circa
64.000 euro. Questo fatto rende
competitivo il Kenguru, che viene
venduto a 25.000 dollari, cioè meno
di 20.000 euro, prezzo decisamente
molto economico”. Vi sono prospettive anche per la vendita o la produzione di questo mezzo in Europa.
La carrozzeria in fibra di vetro del
Kenguru ha una sola porta nella
parte posteriore, per consentire ad
una sedia a rotelle di accedere senza
problemi al posto di guida.
Uno dei vantaggi del Kenguru è la
facilità di utilizzo che consente un
accesso facile e veloce. L’agilità e il
design funzionale e moderno, consentono al veicolo di raggiungere
velocemente e comodamente la
destinazione. Un vantaggio non trascurabile è quello del facile parcheggio in quanto può disporsi a 90
gradi rispetto al marciapiede, occupare poco posto e garantirsi lo spazio per salire e scendere.
Per entrare con la propria sedia a
rotelle è sufficiente aprire il portellone posteriore con un comando a
distanza e poi condurre la sedia
sulla rampa di accesso. Per motivi
di sicurezza, la sedia a rotelle si
blocca con un sistema di fissaggio
prima che possa essere avviato il
motore.
Una volta su strada la Kenguru si
guida stando comodamente seduti
sulla propria sedia a rotelle, usando
il manubrio e gli interruttori fissi
ben visibili. A breve sarà disponibile un joystick che renderà ancora
più facile la guida a coloro che normalmente utilizzano questo comando sulla propria carrozzina.
All’interno il conducente si trova
in un bozzolo in fibra di vetro del
peso a vuoto di 350 kg e avente le
dimensioni di 2,12 m di lunghezza,
1,62 m di larghezza e 1,52 m di
altezza. Questo automezzo è più
corto di 15 cm rispetto alla nota
Smart.
La Kenguru elettrica ha una velocità massima di 45 chilometri
all’ora e un’autonomia tra i 70 e i
110 km. In alcune regioni degli Usa
si possono anche ottenere i crediti
per i veicoli verdi e gli incentivi per
la riabilitazione professionale. Le
batterie alimentano due motori da 2
kW, situati sull’asse posteriore del
veicolo, che consentono di superare
dislivelli con pendenza massima del
20 percento.
L’azienda può essere contattata sul
sito ufficiale www.kenguru.com/
dove si trovano indirizzo, recapiti e
una scheda per la richiesta di informazioni.
Bruno Biasci
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
ASSISTENZA
IN CONGEDO
PER LE CURE
Chi ha un’invalidità superiore al 50 per cento può usufruire
di 30 giorni di permesso per effettuare cure connesse al
proprio stato invalidante. Un congedo poco conosciuto e
raramente utilizzato.
G
li invalidi civili ai quali sia
stata riconosciuta un’invalidità superiore al 50 per cento
hanno la possibilità di fruire, ogni
anno, di 30 giorni (anche non continuativi) di congedo per effettuare
cure connesse al proprio stato invalidante.
Si tratta di un congedo poco conosciuto e raramente utilizzato, che
consente di assentarsi legittimamente dal posto di lavoro in caso di patologie che comportano frequenti
assenze dal lavoro per sottoporsi a
cicli di cure. Il decreto di riforma dei
congedi parentali (D.lgs. 119/2011)
ha riformulato la disciplina di questo
istituto, abrogando le norme originarie del 1971 e del 1988.
I requisiti per accedere ai permessi
per cure sono:
- Riconoscimento di un’invalidità
civile superiore al 50 per cento;
- Richiesta del medico convenzionato
con il Ssn o appartenente ad una
struttura sanitaria pubblica dalla
quale risulti la necessità della cura
in relazione all’infermità invalidante riconosciuta.
La domanda di congedo va presentata al datore di lavoro allegando
il verbale di accertamento della
“Commissione medica degli invalidi
civili” accompagnata dalla richiesta
del medico. Il lavoratore è tenuto,
inoltre, a documentare l’avvenuta
sottoposizione alle cure, presentando, per esempio, idonea certificazione rilasciata dal centro medico o dall’ospedale dove è stata effettuata la
cura.
Nei casi di cicli di terapie o cure, le
ripetute assenze possono essere giustificate anche con una sola attestazione cumulativa.
I giorni di congedo possono essere
fruiti in maniera frazionata e non
vengono conteggiati ai fini del perio-
do di assenza per malattia, durante il
quale il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro. I
giorni di assenza per congedo per
cure vengono retribuiti dal datore di
lavoro con le stesse regole che disciplinano le assenze per malattia.
Con riferimento al settore privato,
però, sulla scorta di chiarimenti
intervenuti in passato da parte
dell’Inps e del ministero del Lavoro,
per questo tipo di congedo non è previsto il pagamento di alcuna indennità da parte dell’Inps. Pertanto durante il periodo di assenza spetta solo
l’importo a carico del datore di lavoro così come previsto dal Ccnl di
riferimento. In ogni caso, i primi
3 giorni di congedo (cosidetto periodo di “carenza”) sono pagati in misura intera.
Paolo Ferri
(fonte: Famiglia Cristiana n. 36/2012)
GENITORI DI GRAVI DISABILITÀ.
DA “ESODATI” A “SALVAGUARDATI”
Tra gli 65mila i lavoratori che sono stati esentati dall’applicazione delle nuove regole di
accesso alla pensione stabilite dalla riforma Fornero anche i genitori di persone con
disabilità grave che godano però di particolari requisiti. Domande entro il 21 novembre.
I
n congedo straordinario alla data
del 31 ottobre 2011 per motivi
legati all’assistenza dei propri
figli con grave disabilità, 40 anni
almeno di contribuzione da maturare entro 24 mesi dalla data di inizio
del congedo, requisito contributivo
acquisito a prescindere dall’età anagrafica: sono questi i dettami entro i
quali i circa 150 lavoratori/genitori
con figli disabili gravi possono
godere del trattamento pensionistico
antecedente la riforma Fornero. Da
“esodati” dunque a “salvaguardati”,
insieme ad altri 65 mila lavoratori.
A dirlo è il Decreto interministe-
N. 75 - OTTOBRE-DICEMBRE 2012
riale del Ministro del Lavoro e delle
politiche Sociali di concerto con il
Ministro dell’Economia e delle
Finanze del 1 giugno scorso, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24
luglio di quest’anno. Il decreto si
rivolge nello specifico a tutti quei
lavoratori che sono stati esentati
dall’applicazione delle nuove regole
di accesso alla pensione stabilite
dalla riforma previdenziale contenute nel “Decreto Salva Italia” (convertito nella Legge n. 214 del 22
dicembre 2011): si tratta - lo abbiamo detto - di un provvedimento che
riguarda circa 65 mila persone, di
cui appunto 150 lavoratori/genitori
di figli disabili gravi. Una volta
verificati i requisiti, infatti, a loro si
applica il vecchio regime pensionistico.
Le domande vanno inviate entro il
21 novembre 2012 attraverso la
posta elettronica certificata o raccomandate A/R. I moduli e le altre
informazioni sono disponibili sui
siti internet del Ministero del
Lavoro e delle politiche Sociali
(www.lavoro.gov.it/lavoro) e ell'Inps
(www.inps.it).
(Fonte: Superabile, 23 agosto 2012)
LISDHA NEWS - 27
SEGNALAZIONI
AUSTRALIA, IMPIANTATO
IL PRIMO OCCHIO BIONICO
Una donna affetta da cecità ereditaria testerà lo strumento.
U
n passo importante per le persone non vedenti. Si tratta del
primo impianto di occhio bionico effettuato da un team di medici
australiani. Il Bionic Vision Australia
(Bva), consorzio scientifico governativo, ha dichiarato, secondo quanto
pubblicato dalla Abc, di aver installato chirurgicamente il primo prototipo
di occhio robotico in una donna con
cecità ereditaria causata da una retinite pigmentosa degenerativa.
Descritto come un occhio “pre-bionico”, la sottile struttura è stata attaccata alla retina della paziente Dianne
Ashworth e contiene ventiquattro
elettrodi che lanciano impulsi elettrici per stimolare le cellule nervose dell’occhio.
Lo strumento sarà testato sull’occhio della Ashwort per un’avventura
che Penny Allen, il chirurgo che ha
effettuato l’intervento, ha definito
“una prima mondiale e un’esperienza
incredibile”.
L’occhio bionico servirà per il
momento a esplorare come le immagini sono costruite dal cervello. I test
aiuteranno a comprendere cosa la
paziente sarà in grado di vedere a
diversi livelli di stimolazione. Il team
sta lavorando anche allo sviluppo di
un sistema a 98 elettrodi capace di
ampliare la vista anche a oggetti
grandi come palazzi e automobili.
(Fonte: Quotidiano.net)
NOTIZIE BREVI
TETRAPLEGICA DALLA NASCITA DIVENTA MADRE
Il Policlinico di Abano Terme ha seguito con successo la gravidanza
e il parto di Gloria. Pochissime tetraplegiche nel mondo erano
riuscite finora a diventare madre.
Essere madri è un diritto di tutte le donne.
Eppure spesso i pregiudizi radicati nella
società inducono molte di loro a rinunciare a
questa possibilità. La storia di Gloria dimostra il contrario. Tetraplegica dalla nascita e
senza speranze – secondo un opinione
comune nel campo della medicina – di divenire madre, la giovane ventottenne – affetta
da tetraparesi spastica fin da bambina – ha
vinto paure e rischi e ha dato alla luce la piccola Alessandra. Nata e cresciuta in provincia di Padova, Gloria vive sulla sedia a rotelle da quando era bambina, con handicap alle
braccia e alle gambe, vittima di danni nel
momento della nascita.
Nonostante i suoi problemi non ha mai
nascosto a se stessa né agli altri la sua volon-
tà di diventare madre. Sostenuta dal marito,
si è allora rivolta al Dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita
nascente del Policlinico Abano Terme. Dove
l’equipe ostetrica guidata dal dottor
Gianluca Straface, il responsabile di
Neonatologia Vincenzo Zanardo e la ginecologa Marina Pace hanno accolto la decisione di Gloria, pur coscienti dei potenziali
rischi che una gravidanza di questo tipo può
porre per la madre e il nascituro. Gli specialisti hanno affrontato i nove mesi di attesa
della giovane con la consapevolezza che
pochissime tetraplegiche nel mondo hanno
portato avanti gestazioni con successo.
Grazie a un attento, meticoloso, continuativo monitoraggio, la gravidanza è però pro-
seguita senza complicazioni, fino al parto
cesareo affrontato con la massima serenità.
Gloria ha così coronato il suo sogno: una
bellissima bambina, Alessandra. «Oggi
maternità e disabilità non devono essere più
un tabù. La storia di Gloria – sottolinea il
Policlinico di Abano Terme – dimostra anzi
che diventare madri pur essendo portatrici
di handicap non è un traguardo impossibile
se si hanno a disposizione un’adeguata assistenza sanitaria e il sostegno della famiglia
e di persone fidate».
(fonte: Avvenire del 16/6/2012)
GIOVANE AUTISTICO SOPRAVVIVE 20 GIORNI
NEL DESERTO MANGIANDO RANE E RADICI
Il giovane americano ha trascorso tre settimane in uno dei deserti
più inospitali del pianeta.
È uscito vivo dopo aver trascorso tre settimane in uno dei deserti più inospitali del
pianeta, l’Escalante, nel sud dello Utah, con
temperature che superano i 40 gradi.
Protagonista dell’incredibile vicenda
William Martin Lafever, 28 anni, affetto da
autismo, del quale si erano perse le tracce
dall’inizio di giugno. Il giovane è stato ritrovato dai soccorritori a oltre 60 km da
Boulder, il piccolo abitato da cui era partito
per fare un’escursione. Era disorientato,
ridotto a pelle e ossa e riusciva a stento a
stare in piedi. È riuscito a sopravvivere alle
alte temperature, nutrendosi esclusivamente
28 - LISDHA NEWS
di rane, radici e bevendo l’acqua di un
fiume.
È stata proprio la pista dell’acqua ad aiutare
i soccorritori. Alcuni di essi, appositamente
addestrati per la ricerca di persone autistiche
erano infatti a conoscenza che queste persone sono naturalmente attratte verso l’acqua.
L’elicottero ha cosi concentrato le ricerche
sul fiume Escalante ed è li che ha avvistato
William mentre si stava dissetando.
E quasi impossibile che qualcuno possa
sopravvivere in quelle condizioni in una
zona tanto impervia. «È uno dei terreni più
accidentati e inclementi che si possano tro-
vare sulla faccia della terra - spiega il portavoce dello sceriffo della contea di
Garfield, in Colorado. Non c’è traccia di
anima viva dove William aveva deciso di
avventurarsi».
L’odissea di William martin era iniziata il 6
giugno quando all’insaputa del padre aveva
deciso di fare un’escursione con il suo cane.
L’ultimo contatto con la famiglia era stata
una telefonata in cui William annunciava al
padre che qualcuno lo aveva derubato dei
soldi e dell’attrezzatura da escursione.
(Fonte: Libertà del 15/7/2012)
N. 74 - LUGLIO-SETTEMBRE 2012
LIBRI
L’ABBRACCIO
CHE RENDE PIÙ FORTI
Ervas racconta l’avventura del trevigiano Franco Antonello e il lungo viaggio con il figlio
autistico Andrea da Miami alle coste brasiliane.
S
e nella narrativa italiana degli
ultimi mesi c’è un «caso letterario» è senza dubbio il libro di
Fulvio Ervas, Se ti abbraccio non
aver paura. Già a poche settimane
dall’uscita nelle librerie il romanzo
era balzato in vetta alle classifiche.
Qual è il segreto dell’opera? La presenza e la felice combinazione dei
due ingredienti base di qualsiasi
romanzo che aspiri legittimamente a
questo nome, ingredienti, però, qui
davvero di prima scelta: una storia
avvincente e una scrittura efficace. Il
primo elemento è stato fornito al trevigiano Fulvio Ervas da Franco
Antonello, un amico che ha deciso di
raccontare allo scrittore la straordinaria esperienza di cui era stato protagonista qualche tempo prima con suo
figlio Andrea, un ragazzo di diciassette anni. Un ragazzo autistico, che
compie con il padre un viaggio estivo
di tre mesi tra Stati Uniti e America
Centrale. Franco ci teneva che quell’estate così strana lui e il figlio in
viaggio on the road, nonostante le difficoltà del ragazzo, in un’avventura
un po’ folle e scriteriata, ma alla fine
per entrambi foriera di un’inattesa
maturazione venisse fissata sulla
carta, quasi a suggellare la particolarità di un periodo unico e irripetibile.
Ervas per un anno ha incontrato
Franco, lo ha ascoltato, è entrato nella
storia d’amore tra un padre e un
figlio, e alla fine, per tutto un altro
anno, si è messo a scrivere. Prestando
la propria voce a Franco. Il miracolo
creativo è appunto la perfetta credibilità della voce narrante, quella di
Franco, che racconta in prima persona la singolare estate con suo figlio.
L’autismo isola dagli altri, irrigidisce i comportamenti in piccole ritualità sempre uguali a se stesse. Dunque
nulla di più rivoluzionario, e se
vogliamo pure un po’ irresponsabile,
di un viaggio senza meta prefissata e
senza schemi sicuri. Un viaggio in
aereo, in sella a una fiammante
Harley Davidson, in corriera, nel
quale Andrea non può fare a meno di
buttarsi a fare il bagno se vede il
mare, come non può evitare di
abbracciare ogni bella ragazza non
appena ne incontra una. Un viaggio
durante il quale suo padre, a poco a
poco, capisce che deve lasciarsi anda-
DAL SILENZIO UNA VOCE
Una coppia di genitori che ha in sorte un
figlio gravemente disabile affronta, unita e
solida, una serie di inevitabili problemi,
fra cui quello di elaborare costantemente il
dolore per arrivare a superarlo tramite un
sentiero comunicativo – di ripida salita –
col partner. Ma la sfida è senza dubbio
quella di dare al bambino, mite e accattivante, un’infanzia il più possibile serena
includendolo con gioia nel mondo di tutti.
Sorretta dalla concretezza del modo di
pensare del marito e attorniata da tante
persone affezionatesi alla loro storia, l’autrice prosegue per un sentiero sperimentale ricco e vario, capace di illuminare con
30 - LISDHA NEWS
chiarezza un’esistenza diversamente candidata a macchie indelebili di buio. Le due
dimensioni della fiaba e del sogno ne sono
una riprova; ma ancor più la grande scoperta che Enrico Carlo è un poeta.
Misurato e composto è il modo con cui
viene affrontato dall’autrice il sofferto
periodo finale della vita del figlio, dalla
cui perdita prodigiosamente rinascono
speranza, dialogo e voglia di nuove iniziative sociali e artistiche.
Maria Teresa Mosconi,
Dal silenzio una voce,
Editrice ExCogita, Milano 2011, 10 euro.
re, provare a fidarsi del ragazzo,
allentando un po’ le maglie del controllo. Andrea gioca, scherza, si innamora. Si chiama Angelica la ragazza
che lo porterà per un po’, in un paradiso per lui nuovo, ma che lo chiama
con prepotenza, quello della sessualità. La forza del libro sta tutta nell’urgenza emozionale della vicenda che
racconta, filtrata da un punto di vista
realistico. Ervas è stato bravissimo
nel calarsi nei panni del narratore, un
padre che per sé e per il figlio rifiuta
ogni vittimismo e anzi punta tutto
sulla leggerezza e l’ironia. Tanto che
il libro è, insieme, romanzo di formazione e romanzo picaresco.
Nonostante le comprensibili preoccupazioni: «Forse l’autismo è un
deserto inizialmente ostile, molto esigente, sin troppo sincero e io lo sto
attraversando senza sapere se possiedo riserve d’acqua a sufficienza, se
potrò conoscere i suoi segreti, se ne
afferrerò l’essenza».
Ma alla fine padre e figlio torneranno a casa. Più liberi da paure e pregiudizi.
di Roberto Carnero
(Fonte: Il Sole 24 Ore del 23-07-2012)
Fulvio Ervas,
Se ti abbraccio
non aver paura,
Marcos Y Marcos
editore,
320 pagine,
17 euro.
N. 73 - APRILE-GIUGNO 2012
LA VITA DA DENTRO
di Emanuela Giuliani
QUANDO LA SPERANZA
RITORNA POSSIBILE
“Anche senza speranza,
la lotta è ancora
una speranza.”
(R. Rolland)
“
P
erché un popolo ritrovi la
voglia di camminare occorre
una luce che gli illumini la
strada, che gli allarghi l’orizzonte,
facendogli ritornare la voglia di
vivere, di alzare la testa... I popoli
oppressi e dimenticati hanno soprattutto bisogno di qualcuno che
dia loro speranza.” (B. Maggioni).
Ho letto queste parole a commento
di un salmo nel quale chi prega si
rivolge a Dio dicendo: “Fa’ splendere il tuo volto e noi saremo
salvi.”(cf. Sl 80).
Era un momento duro per il popolo di Israele, di sconfitta, la situazione era scoraggiante e la tentazione
della rassegnazione bussava forte
alla porta. Il salmista comprende
però che non può più cercare la speranza nelle armi o in strategie militari e chiede di vedere la luce di un
volto.
Cerca una presenza interiore prima
ancora di aiuti esterni.
Il primo volto che chiama è quello
di Dio, consapevole che ci sono
situazioni in cui solo il Signore può
seminare in cuore fiducia e forza
nonostante tutto.
Ma non ci si può fermare qui, perché se è vero che il primo datore di
speranza (soprattutto della speranza
impossibile) è Dio, è anche vero che
gli uomini traggono gli uni dagli
altri la speranza.
Ascoltando gente comune intervistata in occasione delle morte del
cardinal. Martini ho avuto la netta
sensazione che quello che avevano
N. 74 - LUGLIO-SETTEMBRE 2012
trovato in lui era la capacità di aprire i cuori, di capire lo scoraggiamento ma anche di aiutare a superarlo, di allargare gli orizzonti.
Si sentivano sostenuti nella speranza da qualcuno che la viveva in
prima persona.
Sarebbe sbagliato e fuorviante
pensare che sperare sia il verbo
degli illusi, dei deboli, degli ingenui.
Sperare è al contrario il verbo dei
lottatori, di chi combatte prima di
tutto in se stesso. In se stesso perché
non ha le fette di salame sugli occhi,
vede tutte le contraddizioni di chi lo
circonda, del suo tempo e le sue,
patisce sulla pelle il comportamento
corrotto e disonesto delle persone,
magari a lui vicine. Osserva, ascolta, comprende e soffre.
Però non riduce tutto a questo e
non definisce il senso della vita
solo su quello che percepisce con i
suoi sensi. Non usa come unico
metro di giudizio il suo pensiero e
tanto meno le sue paure. Sa che c’è
di più, che ci sono altre profondità
da sondare, altre cose da capire.
Un esempio ci viene da una delle
risposte che lo stesso cardinal.
Martini diede ad un suo lettore
durante il periodo natalizio a proposito della crisi economica.
In essa da un lato riprendeva,
facendolo suo, il grido di allarme a
favore di pensionati, dei lavoratori
più umili, dei malati, dall’altro faceva un ulteriore passo. Scriveva infatti:
“Se un impoverimento ci sarà,
esso non porterà né al caos né alla
disperazione: lo affronteremo tutti
con coraggio civile e spirito libero,
con la coscienza che non è poi così
terribile anche una perdita finanziaria. Ma il ricordo della nascita di
Cristo ci spinge anche a rilanciare
il grido: «Abbiate a cuore la sorte
di poveri, considerateli come vostri
amici, anzi come vostri padroni.
Allora le vostre piaghe guariranno
presto, sentirete la gioia promessa
ad ogni cristiano....».”
Insieme al problema proponeva
dunque un invito e una “medicina”:
le nostre ferite, le nostre piaghe guariranno quando impareremo a prendere sul serio e a curare le pieghe
del nostro prossimo.
Forse il trucco per imparare a sperare è scegliere bene i nostri maestri. E una volta trovati, ascoltarli
accettando la lotta. Lotta contro il
pessimismo che appare la strada più
facile anche perché non chiede lo
sforzo di vedere oltre, di pensare
altro. Ma non è la strada della pace.
Ho letto un’ affermazione attribuita al filosofo B. Spinoza e poi ripresa da altri: “Non c’è speranza senza
paura né paura senza speranza”.
Non è la paura ad impedirci la speranza, perché esse sono parte l’una
dell’altra. Ad impedirci di sperare
sono invece la solitudine, l’indifferenza, l’egoismo, la mancanza di
testimoni di speranza e il limitare
gli orizzonti del nostro sguardo.
Alla fine basta incontrare una persona che si spende per gli altri, che
presta attenzione al prossimo e mettersi sui suoi passi. E la speranza
ritorna possibile.
LISDHA NEWS - 31
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