booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina 1 DYNAMIC Il Combattimento di Tancredi et Clorinda Madrigali booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina 2 ENSEMBLE CONCERTO (on original instruments) Soprano Lavinia Bertotti Tenors Mario Cecchetti , Vincenzo Di Donato Bass Salvo Vitale Violins Sandrine Feurer, Stéphanie Erös Viola Stefano Marcocchi Cello Marco Angilella Violone Sabina Colonna Preti Chitarrone Maurizio Martelli, Gabriele Palomba Double harp Loredana Gintoli Conductor Roberto Gini booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina 3 CDS 478 - DDD DIGITAL RECORDING DYNAMIC CLAUDIO MONTEVERDI IL COMBATTIMENTO DI TANCREDI ET CLORINDA BALLO DEL MONTEVERDE & GAGLIARDA CON ALTRI MADRIGALI E ARIE ORIGINAL INSTRUMENTS ENSEMBLE CONCERTO ROBERTO GINI booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina 4 CLAUDIO MONTEVERDI 1 Ohimè ch’io cado, Aria à Soprano solo con ritornelli. 3’53’’ From: (Ariose vaghezze... di Carlo Milanuzzi. In Venetia 1624) 2 3 4 5 Ogni amante è guerrier; prima parte à doi Tenori; Io che nell’otio nacqui; seconda parte à Basso solo; Ma per qual ampio Egeo; terza parte à Tenor solo; Riedi; ultima parte à 3, doi Tenori e Basso. 4’39’’ 6’53’’ 0’33’’ 1’02’’ From: (Madrigali guerrieri et amorosi, libro ottavo. In Venetia 1638) Lamento della Ninfa in genere rappresentativo. 6 Non havea Febo ancora, à tre, doi Tenori et Basso; 7 Amor, à quattro voci, Canto, doi Tenori et Basso; 8 Si tra sdegnosi, à tre, doi Tenori et Basso. 5’27’’ 1’38’’ 3’10’’ 0’39’’ From: (Madrigali guerrieri et amorosi, libro ottavo. In Venetia 1638) ANTONIO BRUNELLI 9 Non havea Febo ancora, Aria à Una voce, Canto o Tenore. 3’44’’ From: (Scherzi, Arie, Canzonette… Libro Secondo, Opera Decima. In Venetia, 1614) CLAUDIO MONTEVERDI Ballo del Monteverde.* (FIRST RECORDING) 10 Ballo; 11 Gagliarda. ➤ 2’35’’ 1’32’’ 1’03’’ (Pietro Milioni: Il vero e facil modo d’imparare a sonare … la chitarra spagnuola. In Venetia, 1627) 4 booklet 478.qxd 12 13 14 15 16 17 14/12/2004 16.46 Pagina 5 Gira il nemico insidioso; prima parte à tre voci Alto, Tenore e Basso; Nol lasciamo accostar; seconda parte Tenor solo; Armi false non son; terza parte Alto solo; Vuol degli occhi; quarta parte Basso solo; Non è più tempo; quinta parte à tre voci; Cor mio; sesta & ultima parte à tre voci. 1’05’’ 0’29’’ 0’43’’ 1’00’’ 0’37’’ 1’18’’ From: (Madrigali guerrieri et amorosi, libro ottavo. In Venetia 1638) 18 Il Combattimento di Tancredi et Clorinda 19’23’’ Rappresentativo con quatro Viole. Parole del Signor Torquato Tasso. Interlocutori: Testo, Mario Cecchetti - Tancredi, Vincenzo Di Donato - Clorinda, Lavinia Bertotti From: (Madrigali guerrieri et amorosi, libro ottavo. In Venetia 1638) SIGISMONDO D’INDIA 19 Amico hai vinto, prima parte; 20 Poco quindi lontan, seconda parte; 21 Non morì già, terza ed ultima parte. 2’11’’ 1’31’’ 1’45’’ From: (LE MUSICHE, Libro quarto a una e due voci; in Venetia <?> 1621)* * Restored by Roberto Gini. Total Time ➤ 59’23’’ 5 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina “ M adrigali / guerrieri e amorosi / con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che saranno / per brevi episodi fra canti senza gesto / libro ottavo / di Claudio Monteverde” vede la luce in Venezia appresso Alessandro Vincenti nel 1638 e si compone di ben trentasette composizioni che perseguono un preciso scopo esposto dall’autore nella preziosissima ed estesa prefazione. Il pensiero monteverdiano è fondamentale per capire il clima generale che informa e permea l’intera raccolta - e, di conseguenza, anche questo cd - e perciò dovrà essere citato con una certa ampiezza: “Havendo io considerato le nostre passioni, od affettioni del animo, essere tre le principali, cioè Ira, Temperantia, et Humiltà o supplicatione, come bene gli migliori filosofi affermano, anzi la natura stessa de la voce nostra in ritrovarsi, alta, bassa e mezzana: et come l’arte musica lo notifica chiaramente in questi tre elementi, di concitato, molle et temperato, né havendo in tutte le compositioni de’ passati compositori potuto ritrovare esempio del concitato genere, ma ben sì del molle et temperato […]; et sapendo che gli contrarij sono quelli che movono grandemente l’animo nostro, fine del movere che deve havere la bona musica […] perciò mi posi con non poco mio studio et fatica per ritrovarlo”. Principale preoccupazione dell’autore è dunque sollecitare e commuovere gli animi degli ascoltatori, ma nel contempo trovare diverse applicazioni di un nuovo stile, quello concitato appunto. Esso caratterizzerà dunque non soltanto i brani apertamente guerrieri, ma si insinuerà anche in quelli amorosi. Gli esempi qui raccolti, prevalentemente desunti dalla raccolta del 1638, danno conto di questa innovazione, ma nel contempo sottolineano alcune altre interessanti e avanguardistiche 6 proposte del cremonese, quale l’articolazione sempre più strutturata del madrigale in cicli ben precisi (Ogni amante; Lamento della Ninfa; Gira il nemico; Combattimento) e l’invenzione di nuove formule espressive. Ogni amante è guerrier e Gira il nemico insidioso sono due cicli divisi rispettivamente in quattro e cinque parti ognuna delle quali propone frequenti mutamenti ritmici in relazione al trascolorare degli affetti testuali che si riflettono anche sulla melodia; il declamato vi è usato con una certa ampiezza, specialmente nelle parti solistiche, mentre lo stile concitato si manifesta attraverso declamazioni rapide, esclamazioni appassionate, figurazioni melismatiche su specifiche parole. Il ciclo Non havea Febo ancora aggiunge a questo carattere un aspetto inedito che si può sintetizzare nella didascalia (“modo di rappresentare il presente canto”) di natura registico-interpretativa che Monteverdi antepone al brano: “Le tre parti che cantano fuori dal pianto della Ninfa si sono separatamente così poste, perché si cantano al tempo de la mano; le altre tre parti che vanno commiserando in debole voce la Ninfa, si sono poste in partitura, acciò seguitano il pianto di essa, qual va cantato a tempo del afetto del animo, et non a quello de la mano”. Tre momenti distinti, dunque, (il primo e l’ultimo scritti su parti staccate e quello centrale posto in partitura) che necessitano di altrettanti atteggiamenti interpretativi: alla scena in cui “i doi tenori e basso” descrivono l’afflizione in cui si muove la ninfa (Non havea Febo ancora), segue il passo (Amor) in cui la stessa piange la perdita dell’amato. Sul basso ostinato, costituito dal tetracordo discendente di passacaglio, si innalza il suo canto “tutta espressione”, interpuntato dal commento, ora partecipato ora puramente descrittivo, delle 6 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina tre voci maschili. La terza parte (Sì tra sdegnosi) è l’epilogo brevissimo al pianto della Ninfa dal quale si traggono riflessioni di carattere generale. “E per venire a maggior prova” dell’espressività, Monteverdi inserisce nell’ottavo libro di madrigali anche l’articolato e complesso Combattimento di Tancredi e Clorinda già ‘rappresentato’ con molto successo a Venezia in Palazzo Mocenigo nel 1624 e ben riuscito, secondo l’autore, alla “immitatione del ira”. L’argomento e il testo sono tratti da un episodio (canto XII, ottave 52-68 con l’esclusione della 63) della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, poeta prediletto dal Monteverdi (“diedi di piglio al divin Tasso come poeta che esprime con ogni proprietà e naturalezza con la sua oratione quelle passioni che tende a voler descrivere”) e paiono estremamente adatti ad utilizzare compiutamente “il concitato”. Per muovere gli affetti, le parole devono divenire drammatiche, “con gesto”; si devono succedere situazioni diverse, talora contrastanti; i drammi interiori dei personaggi devono emergere in tutta la loro tragicità. Il Testo (narratore) dunque non si limita a raccontare il dramma, ma nei momenti più intensi vi partecipa intimamente; i personaggi esprimono i loro sentimenti attraverso una linea vocale, plastica e libera, che permette alla parola di essere compresa chiaramente e con tutta la sua forza espressiva. Lo strumentale ha infine lo scopo di evocare una ricchissima serie di effetti descrittivi quali il trotto del cavallo, il cozzar d’armi e di scudi, e per raggiungere lo scopo desiderato deve far ricorso a una notevole varietà di tecniche: pizzicati, tremoli, mutamenti di colore e di intensità che Monteverdi indica chiaramente. L’esecuzione proposta in questo cd, al pari di tutte le altre, rispetta in toto le prescrizioni dell’autore, espresse 7 con dovizia di particolari nella già citata prefazione. “[…] Perciò aviso dover essere sonato il basso continuo con gli suoi compagnamenti, nel modo et forma in tal genere che sta scritto, nel quale si trova parimente ogni altro ordine che si ha da tenere nelle altre compositioni d’altro genere; perché le maniere di sonare devono essere di tre sorti, oratoria, armonicha et rethminca […]”. Tale cura, che non soltanto esalta il senso del testo, ma l’intera concezione registica monteverdiana, si affianca a due altri peculiari tratti interpretativi ricorrenti con regolarità nel programma presentato e relativi specificamente all’adozione del tempo rubato e all’ornamentazione storica desunta dai trattati del tempo. Se entrambe mirano ad esaltare i singoli passaggi delle pagine composite, sottolineando gli andamenti delle parole e i concetti, non di meno abbelliscono ed accentuano il significato della deliziosa aria Ohimé ch’io cado. Ultimo elemento di interesse di questo cd è l’aver inserito all’interno di un percorso monografico, due exempla di altrettanti autori che musicano lo stesso testo scelto da Monteverdi con altro intento e differente visione concettuale. Ed ecco allora comparire la delicata e un po’ sbarazzina Ninfa di Brunelli o il Tasso di Sigismondo d’India. Facce diverse della stessa medaglia che hanno tuttavia un unico scopo: “aprire la via naturale all’immitatione” e “muovere dall’affetto di compassione” gli ascoltatori. Mariateresa Dellaborra 7 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina “ M adrigali / guerrieri e amorosi / con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che saranno / per brevi episodi fra canti senza gesto / libro ottavo / di Claudio Monteverde” was printed in Venice in 1638 by Alessandro Vincenti and consists of as many as thirty-seven compositions that pursue a specific aim, exposed by the author in his exquisite and extensive preface. Monteverdi’s philosophy is fundamental for understanding the general climate informing the entire collection – and consequently also the present CD – and needs to be explained in detail. Since there are three human passions – Anger, Temperance and Humility – and three voice registers – high, low and middle – likewise there are three music styles – “concitato, molle et temperato” (agitated, soft and temperate) – the first of which, in particular, had not yet been explored by composers. Monteverdi’s main goal, therefore, is to stir the emotions of listeners but also, at the same time, find different ways to employ this new, “concitato” style. This is thus put to good use not only in warlike pieces but also in amorous ones. The present examples, mostly taken from the 1638 collection, reflect this innovative approach and also show other interesting and pioneering traits of the composer from Cremona, such as a more structured division of the madrigal in well-defined cycles (Ogni amante; Lamento della Ninfa; Gira il nemico; Combattimento) and the development of new expressive means. The two cycles Ogni amante è guerrier and Gira il nemico insidioso are divided into four and five parts respectively, each of which has frequent rhythmic changes corresponding to the different nuances found in the text, which are reflected also in the melody; declamatory style is 8 used rather abundantly, especially in the solo parts, while the “concitato” style takes the shape of rapid declamations, passionate exclamations, and melismata on specific words. The cycle Non havea Febo ancora adds yet a new aspect, explained in the didactic notes placed by Monteverdi at the beginning of the piece (“modo di rappresentare il presente canto”, “how to perform the present song”) and which can be summarised as follows: the three voices that sing before and after the Nymph have been written on separate parts because “they are sung on the hand’s movement” i.e. a regular tactus; while the three parts that softly sympathise with the Nymph have been scored together so that they may follow her lament matching “the affections of the heart”, i.e. using tempo rubato. Thus there are three distinct moments, which call for as many interpretative approaches: the first scene, in which the two tenors and bass describe the Nymph’s affliction (Non havea Febo ancora), is followed by a passage (Amor) in which she herself weeps the loss of her beloved; over a basso ostinato consisting of a descending passacaille tetrachord, her lyrical singing soars amid the comment – either involved or merely descriptive – of the three male voices; the third moment (Sì tra sdegnosi) is the very brief epilogue of the Nymph’s lament, a moment for general thoughts. As a further example of expressiveness Monteverdi includes in his eighth book of madrigals the articulate and complex Combattimento di Tancredi e Clorinda, already successfully performed in Venice at Palazzo Mocenigo in 1624 and, according to the author, efficacious in the imitation of anger. The subject and text are taken from an episode (XII canto, octaves 52-68 with the 8 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina exclusion of No. 63) of Gerusalemme Liberata by Torquato Tasso – Monteverdi’s favourite poet – and appear very suitable for the use of “concitato”. To “move the affections”, words must be dramatic, “with gesture”; there must be a succession of different – at times contrasting – situations; the inner torment of characters must emerge clearly. The Text (narrator) not only tells the story but shares in the most intense moments of the drama; characters express their emotions through a plastic and free vocal line, which makes it easy for words to be clearly understood and carry all their expressive power. Instruments, finally, have the task of replicating a whole range of descriptive effects, such as the trot of a horse or the clash of weapons and shields, through a wide variety of techniques: pizzicato, tremolo, changes in colour and intensity, all clearly marked by Monteverdi. The performances here recorded are fully respectful of the composer’s indications as expressed in detail in the already-mentioned preface, where the author urges performers to play the basso continuo exactly as it is written as well as to comply with all of his other suggestions, for the playing must vary according to the subjects and emotions that are to be portrayed. As a consequence, not only does the meaning of the text clearly emerge but also Monteverdi’s directorial plan. Two other interpretative traits have moreover been regularly employed in our programme: tempo rubato and ornamentation as described in the treaties of the day. Both are used to enhance specific passages, underlining words and meanings, and are particularly effective in the delightful aria Ohimé ch’io cado. As a further element of interest the programme features, within its monographic journey, also two 9 pieces in which the same texts chosen by Monteverdi are set to music by two other composers, with different intents and conceptual views. Thus we have Brunelli’s delicate and slightly cheeky Nymph and Sigismondo d’India’s Tasso. Different sides of a same coin: “open a natural way to imitation” and “arouse the emotional involvement” of listeners. Mariateresa Dellaborra (Translated by Daniela Pilarz) 9 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina “ 10 il nemico insidioso sind zwei in je vier bzw. fünf Teile unterteilte Zyklen, deren jeder häufige rhythmische Änderungen im Zusammenhang mit dem Farbwechsel der textlichen Affekte bringt, die sich auch auf die Melodie auswirken. Das declamato wird hier - speziell in den Soloparts - recht umfangreich eingesetzt, während sich der erregte Stil mittels raschen Vortrags, leidenschaftlicher Ausrufe und melismatischer Figuren auf speziellen Worten manifestiert. Der Zyklus Non havea Febo ancora fügt dem einen neuen Aspekt hinzu, der in der Regie- und Interpretationsanweisung “modo di rappresentare il presente canto” zusammengefaßt werden kann, die Monteverdi dem Stück vorausschickt, und folgendermaßen zum Ausdruck gebracht werden kann: Die drei Stimmen, die vor und nach dem Gesang der Nymphe singen, wurden in getrennten Parts geschrieben, weil sie einem regelmäßigen Tactus folgen. Die drei Parts hingegen, die die Nymphe mit schwacher Stimme bemitleiden, befinden sich in der Partitur, damit sie ihrem Gesang frei im Tempo, folgen können. Also drei unterschiedliche Momente, die ebenso viele interpretatorische Haltungen benötigen: auf die erste Szene, in welcher “die zwei Tenöre und Baß” den Kummer der Nymphe beschreiben (Non havea Febo ancora), folgt die Passage (Amor), wo diese den Verlust des Geliebten beweint. Über dem aus einem absteigenden Passacaglio-Tetrachord bestehenden Ostinatobaß erhebt sich ihr Gesang “tutta espressione”, der vom einmal Anteil nehmenden, dann wieder rein beschreibenden Kommentar der drei männlichen Stimmen interpunktiert wird. Der dritte Teil (Sì tra sdegnosi) ist der ganz kurze Abgesang zu den Tränen der Nymphe, aus welchem Überlegungen M adrigali / guerrieri e amorosi / con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che saranno / per brevi episodi fra canti senza gesto / libro ottavo / di Claudio Monteverde” kommt 1638 in Venedig bei Alessandro Vincenti heraus und besteht aus siebenunddreißig Kompositionen, welche ein genaues Ziel verfolgen, das von ihrem Autor im kostbaren, ausgedehnten Vorwort dargelegt wird. Monteverdis Denken ist grundlegend für das Verständnis der allgemeinen Stimmung, die die gesamte Sammlung (und damit auch diese CD) gestaltet und durchdringt, weshalb es recht umfangreich zitiert werden muß. Da es drei menschliche Leidenschaften gibt - Zorn, Besonnenheit und Bescheidenheit - denen auch die Stimmlagen entsprechen - hoch, tief und zentral müssen die musikalischen Ausdrucksformen „erregt, sanft und besonnen“ - ebenso viele sein, wobei sich die Komponisten ersterer Form noch nicht gewidmet hatten. Vorrangiges Ziel des Künstlers ist es somit, die Seele der Hörer anzuregen und zu rühren, aber gleichzeitig verschiedene Anwendungen eines neuen Stils zu finden - eben des als „erregt“ bezeichneten. Er soll somit nicht nur die offen als kriegerisch bezeichneten Stücke kennzeichnen, sondern auch in jene zärtlicher Natur dringen. Die hier versammelten Beispiele stammen vorwiegend aus der Sammlung von 1638 und tragen dieser Neuerung Rechnung, unterstreichen gleichzeitig aber auch einige interessante avantgardistische Vorschläge des Komponisten aus Cremona, wie die immer stärker strukturierte Gliederung des Madrigals in sehr genaue Zyklen (Ogni amante; Lamento della Ninfa; Gira il nemico; Combattimento) und die Erfindung neuer Ausdrucksformeln. Ogni amante è guerrier und Gira 10 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina allgemeiner Natur hervorgehen. Und um einen weiteren Beweis für Expressivität abzulegen, fügt Monteverdi in das achte Madrigalbuch auch das komplexe Combattimento di Tancredi e Clorinda ein, das 1624 bereits sehr erfolgreich im Palazzo Mocenigo zu Venedig gegeben worden und nach Ansicht des Komponisten in der “immitazione del ira” (Nachahmung des Zorns) gut gelungen war. Thema und Text sind einer Episode (Gesang XII, Stanzen 52-68 unter Auslassung von Nr. 63) aus Torquato Tassos Befreitem Jerusalem entnommen; Tasso war der Dichter, den Monteverdi bevorzugte. Diese Verse sind äußerst geeignet, um „die Erregung“ vollendet einzusetzen. Um die Affekte in Bewegung zu versetzen, müssen die Worte dramatisch und „in Pose gesetzt“ werden; verschiedene, manchmal gegensätzliche, Situationen müssen aufeinander folgen; die inneren Dramen der Personen müssen in ihrer ganzen Tragik herauskommen. Der Erzähler beschränkt sich somit nicht mit der Erzählung des Dramas, sondern nimmt in den intensivsten Momenten innerlich daran teil; die Personen drücken ihre Gefühle mit einer plastischen, freien stimmlichen Linie aus, die es dem Wort ermöglicht, klar und in seiner ganzen expressiven Stärke verstanden zu werden. Der instrumentale Teil schließlich hat die Aufgabe, eine reiche Serie beschreibender Effekte zu evozieren, wie das Traben des Pferdes oder den Zusammenstoß von Waffen und Schilden. Um das erwünschte Ziel zu erreichen, wird eine beachtliche Vielfalt von Techniken eingesetzt: Pizzikatos, Tremolos, Änderungen in Farbe und Intensität, die von Monteverdi deutlich angegeben werden. Die Wiedergabe auf dieser CD hält, wie alle anderen, die Vorschriften des Komponisten, die in der 11 bereits erwähnten Einführung detailgenau zum Ausdruck kommen, zur Gänze ein. Es wird ermahnt, den Continuo genauso zu spielen, wie er geschrieben steht und auch in Zusammenhang mit allen anderen in der Komposition angeführten Angaben genauso zu verfahren, weil die Wiedergabearten hinsichtlich der Themen und der dargelegten Gefühle verschieden sind. Diese Sorgfalt, die nicht nur den Sinn des Textes, sondern die gesamte Auffassung Monteverdis von der Bühne unterstreicht, gesellt sich zu zwei weiteren besonderen interpretatorischen Zügen, die im vorliegenden Programm regelmäßig wiederkehren und sich spezifisch auf die Verwendung des Rubato und die aus den damaligen Abhandlungen entnommene historische Verzierung beziehen. Sind beide darauf ausgerichtet, die einzelnen Passagen der mehrteiligen Stellen hervorzuheben, indem sie den Verlauf der Worte und die Gedanken unterstreichen, verschönern und betonen sie nichtsdestoweniger die Bedeutung der deliziösen Arie Ohimé ch’io cado. Ein weiteres interessantes Element dieser CD ist es, daß innerhalb eines monographischen Pfades zwei Beispiele von Komponisten eingefügt wurden, die den selben von Monteverdi gewählten Text mit anderen Zielen und anderer gedanklicher Sicht vertonten. Also erscheinen die zarte, ein wenig kecke Nymphe Brunellis und der Tasso von Sigismondo d’India. Verschiedene Seiten der selben Medaille, die aber einen einzigen Zweck haben: “der Imitation einen natürlichen Weg zu eröffnen“ und die „emotionelle Teilnahme“ der Zuhörer einzufordern. Mariateresa Dellaborra (Übersetzung: Eva Pleus) 11 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina M adrigali / guerrieri e amorosi / con alcuni opuscoli in genere rappresentativo che « saranno / per brevi episodi fra canti senza gesto / libro ottavo / di Claudio Monteverde ». Cette œuvre, qui voit le jour en 1638 à Venise chez Alessandro Vincenti, comprend trente-sept compositions poursuivant un objectif précis exposé par l’auteur dans une préface précieuse et détaillée. La pensée de Monteverdi est essentielle pour comprend le climat général qui imprègne l’ensemble de ce livre, et en voie de conséquence ce CD. C’est pourquoi il convient de nous y arrêter quelque peu. Si l’on considère les passions humaines, qui sont au nombre de trois - Courroux, Tempérance et Humilité - de même que les registres de la voix - haute, basse et centrale -, les styles musicaux doivent être aussi au nombre de trois - «agité, faible et tempéré » - dont le premier n’a pas encore été étudié par les compositeurs. Le souci premier de l’auteur consiste donc à stimuler et émouvoir l’âme des auditeurs, sans oublier de cerner les différentes applications d’un nouveau style, le style «agité » précisément. Ce dernier doit caractériser non seulement les compositions purement guerrières mais doit aussi s’insinuer dans les chansons d’amour. Les exemples présentés ici, extraits essentiellement du livre paru en 1638, rendent compte d’une part de cette innovation et soulignent d’autre part certaines nouveautés proposées par le compositeur italien, comme l’articulation mieux structurée du madrigal en des cycles bien précis (Ogni amante ; Lamento della Ninfa ; Gira il nemico ; Combattimento) et l’invention de nouvelles formules expressives. Ogni amante è guerrier et Gira il nemico insidioso sont deux cycles subdivisés respectivement en quatre et cinq parties, dont cha- 12 cune propose de fréquentes variations de rythme en fonction de l’évolution des affects dans le texte qui se reflètent aussi sur la mélodie ; le style déclamé est assez largement employé, notamment dans les parties solistes, tandis que le style agité se manifeste au travers de déclamations rapides, d’exclamations passionnées et de figurations mélismatiques sur des paroles spécifiques. Le cycle Non havea Febo ancora ajoute à ce caractère un aspect inédit résumé dans la légende («manière de représenter le chant présent ») concernant l’exécution et l’interprétation, que Monteverdi place devant la composition et qui peut se résumer ainsi : les trois voix qui chantent avant et après le chant de la nymphe ont été écrites en parties détachées car «elles se chantent au temps de la main », à savoir en suivant un tactus régulier ; tandis que les trois parties qui plaignent la Nymphe d’une voix faible ont été placées dans la partition pour qu’elles puissent suivre sa plainte entonnée «au temps de l’affect de l’âme », à savoir en temps rubato. Trois moments distincts donc, qui requièrent autant d’attitudes interprétatives : la première scène dans laquelle «les deux ténors et la basse » décrivent la peine qui afflige la nymphe (Non havea Febo ancora) est suivie du passage (Amor) où celle-ci pleure la perte de son bien-aimé. Son chant «toute expression » ponctué du commentaire, tantôt impliqué tantôt purement descriptif, des trois voix masculines, s’élève sur la basse obstinée formée d’un tétracorde descendant de passacaille. La troisième partie (Sì tra sdegnosi) constitue le très court épilogue des pleurs de la Nymphe, dont on tire des réflexions de caractère général. “Et pour mieux exprimer l’expressivité, Monteverdi insère aussi dans le huitième livre de 12 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.46 Pagina madrigaux le Combat de Tancrède et Clorinde, une composition articulée et complexe déjà «représentée » avec succès au palais Mocenigo de Venise en 1624 et qui, selon Monteverdi, parvient parfaitement bien à «imiter la colère ». Le sujet et le texte - qui sont tirés d’un épisode (12° chant, vers 52-68 à l’exception du vers 63) de La Jérusalem libérée du Tasse, poète favori de Monteverdi - semblent particulièrement indiqués pour l’utilisation du style agité. Pour développer les affects, les paroles doivent devenir dramatiques, «avec des gestes » ; des situations différentes, parfois opposées, doivent se succéder ; les drames intérieurs qui agitent les personnages doivent émerger dans toute leur dimension tragique. Le Texte (narrateur) ne se limite donc point à raconter le drame, il y participe intimement aux moments les plus intenses ; les personnages expriment leurs sentiments à travers une ligne vocale, plastique et libre qui permet à la parole d’être clairement comprise dans toute sa force expressive. Enfin, l’instrument a pour mission d’évoquer une richissime palette d’effets descriptifs tels que le trot du cheval ou le choc des armes et des boucliers ; et pour ce faire, il doit faire appel à toute une variété de techniques : pizzicato, trémolo, variations de couleur et d’intensité que Monteverdi indique clairement. L’exécution proposée dans ce CD, à l’instar de toutes les autres, respecte entièrement les prescriptions de l’auteur, exprimées très précisément dans la préface susmentionnée où il est recommandé de jouer la basse continue telle qu’elle est écrite et de suivre fidèlement toutes les autres indications mentionnées dans la composition car il existe plusieurs types d’exécution concernant les sujets et les sentiments exposés. Ces précisions, qui mettent l’accent non seulement sur le sens du texte mais 13 aussi sur la conception qu’avait Monteverdi de l’exécution, sont complétées par deux autres traits interprétatifs qui apparaissent régulièrement dans le programme présenté et concernent plus particulièrement l’adoption du temps rubato et de l’ornementation historique tirée des traités de l’époque. Si tous deux ont pour mission de mettre en valeur certains passages des pages composites en mettant l’accent sur le déroulement des paroles et des concepts, il n’en est pas moins vrai qu’ils embellissent et accentuent le sens de la délicieuse aria Ohimé ch’io cado. Le dernier élément d’intérêt de ce CD est l’insertion au sein de cette monographie de deux compositions d’auteurs qui mettent en musique le même texte choisi par Monteverdi, mais avec un objectif différent et une autre vision conceptuelle, avec au bout du compte une Nymphe de Brunelli délicate et un peu espiègle, et un Tasse de Sigismondo d’India. Une même médaille avec des faces multiples, mais toutes unies par un objectif commun : «ouvrir la voie naturelle de l’imitation » et «développer la participation émotive » des auditeurs. Mariateresa Dellaborra (Traduit par Cécile Viars) 13 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 14 14 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 15 Oh, come sa punir tiranno Amor l’ardir d’alma rubella! Una dolce favella, un seren volto, un vezzoso mirar sogliono rilegar un cor disciolto. Madrigali e arie Ohimè ch’io cado, ohimè, ch’inciampo ancora il piè pur come pria! E la sfiorita mia caduta speme pur di novo irrigar con fresco lacrimar or mi conviene! Occhi belli, ah! se fu sempre bella virtù giusta pietade, deh, voi non mi negate il guardo e’l riso, che mi sia la prigion per si bella cagion il Paradiso. Lasso! Del vecchio ardor Conosco l’orme ancor dentro nel petto: ch’ha rotto il vago aspetto e i guardi amati lo smalto adamantin onde armaro il meschin pensier gelati. D’incerto. Ogni amante è guerrier: nel suo gran regno ha ben Amor la sua milizia anch’egli. Folle; credev’io pur d’aver schermo sicur d’un nudo arciero! E pur io si guerriero or son codardo, né vaglio sostener il colpo lusinghier d’un solo sguardo! Quella fiorita età ch’il duro pondo può sostener dell’elmo e dello scudo, negli assalti d’amor fa prove eccelse; né men sconcio è veder tremula mano per troppa età vibrar la spada e l’asta, che sentir sospirar canuto amante. O Campion immortal, sdegno come si fral or fugge indietro? Ah! Sott’armi di vetro, incauto errante, m’hai condotto infedel contro spada crudel d’aspro diamante! Ambo le notti gelide e serene, e l’amante e ‘l guerrier, traggon vegliando. Questi a salvar del capitan le tende, questi a guardar l’amate mura intento. Mai, mai di faticar posa il soldato né riposa giammai veracemente. 15 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina Ambo sormonteran de monti alpestri le dure cime, ambo torrenti e fiumi tra piogge e nembi varcheran sicuri; non del vasto Ocean l’onde spumanti, non d’Euro e d’Aquilon l’orribil fiato frenar potrà gl’impetuosi cori se di solcar il mar desìo li sprona. Chi se non quei che l’amorosa insegna segue o di Marte, al ciel notturno e fosco, può la pioggia soffrir, le nevi e ‘l vento? Taccia pur dunque omai lingua mendace di chiamar ozio e lascivia Amore: ch’Amore è affetto sol di guerrier core. 16 o pur, là dove inonda i larghi campi l’Istro Real, cinto di ferro il busto, seguir tra l’arme il chiaro e nobil sangue di quel Gran Re, ch’or su la sacra testa pose il splendor del diadema Augusto: di quel Gran Re ch’alla corona, ai lauri, alle spoglie, ai trionfi il Ciel destina. O sempre glorioso, o sempre invitto, segui felice e fortunato appieno l’alte vittorie e le gloriose imprese: che forse un dì questa mia roca cetra ritornerà non vil ne’ tuoi gran pregi, allor […] ch’al suon dell’armi canterò le tue palme e i chiari allori, quando, l’ostil furor depresso e domo dal tuo invitto valor, dal tuo gran senno, udrà pien di spavento e di terrore l’Oriente sonar belliche squille; e sovra un gran destrier di ferro adorno, di stupro muti i faretrati sciti, tra mille e mille Cavalier e duci carco di spoglie, o Gran Fernado Ernesto, s’inchineranno alla tua invitta spada vinti, cedendo le corone e i regni. Io, che nell’ozio nacqui e d’ozio vissi, che vago sol di riposata quiete trapassava non pur l’ore notturne ma i giorni intieri ancor tra molli piume e tra grat’ombre, d’ogni cura scarco, il fresco mi godea d’un’aura lieve, col roco mormorio d’un picciol rivo che fea tenor degli augelletti al canto; io stesso, poi che generosa cura di bellissimo Amor mi punse il core allor che ‘l guardo volsi al divin lume che sfavillar vid’io da quei begli occhi e’l suono udii che da rubini e perle mi giunse al cor d’angelica favella, sprezzando gli agi di tranquilla vita non pur chiudo ai gran dì tra il sonno i lumi, ma ben sovente ancora e stelle e sera cangiai, vigile amante, in sole e in alba. Spesso, carco di ferro, all’ombra oscura men vo’ sicur ove desìo mi spinge e tante soffro ogni or dure fatiche amoroso guerrier, ch’assai men greve misura in un col valoroso Hispano tentar pugnando l’ostinato Belga; Ma per qual ampio Egeo spieghi le vele sì dal porto lontano ardito amante? Riedi, che meco il mio cortese amico veggio ch’a sì gran corso, a sì gran volo, di pallido timor dipinge il viso. Riedi: ch’al nostro ardir, ch’al nostro canto, ch’ora d’armi e d’amor confuso suona, scorger ben pote omai ch’Amore e Marte è quasi in cor gentil cortese affetto. Ottavio Rinuccini (con modifiche d’incerto) 16 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 17 Miserella! Ah più no, no, tanto gel soffrir non può! Non avea Febo ancora recato al mondo il dì ch'una donzella fuora dal proprio albergo uscì; Se il ciglio ha più sereno colei che il mio non è già non rinchiude in seno Amor si bella fé, sul pallidetto volto scorgease il suo dolor: spesso gli venìa sciolto un gran sospir dal cor. Miserella! Ah più no, no, tanto gel soffrir non può! Sì, calpestando fiori, errava or qua or là; i suoi perduti amori così piangendo va. ne mai si dolci baci da quella bocca avrà ne più soavi, ah!, taci: taci, che troppo il sa!" "Amor - diceva, il piè mirando il ciel fermò Amor, dov'è la fé che'l traditor giurò? Si tra sdegnosi pianti spargea le voci al ciel; così ne' cori amanti mesce Amor fiamma e gel. Fa che ritorni il mio amor com'ei pur fu, o tu m'ancidi, ch'io non mi tormenti più. Ottavio Rinuccini Miserella! Ah più no, no, tanto gel soffrir non può! Non havea febo ancora Recato al mondo’l di Che dal suo albergo fuora Una donzell’uscì. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Non vo' più ch'ei sospiri se non lontan da me; no, no che i martiri più non dirammi, affè! Miserella! Ah più no, no, tanto gel soffrir non può! Su’l pallidetto volto Scorgeasi il suo dolor Spesso gli venia sciolto Un gran sospir dal cor. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Perché di lui mi struggo? tutto orgoglioso sta: che sì, chi sì, se'l fuggo ancor mi pregherà. 17 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina Si calpestando fiori Errava hor qua hor la Ei sua perduti amori Così piangendo va. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. 18 Si tra sdegnosi pianti Sfogava il suo dolor. Si de gentili amanti Misto è col gielo Amor. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Amor, diceva, e’l pié Mirando il Ciel fermò Dove, dove è la fè Ch’il traditor giurò. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Gira il nemico insidioso Amore la rocca del mio core; su presto, ch’egli è qui poco lontano: armi, armi alla mano! Se’l ciglio ha più sereno Colei che’l mio non è Già non gli alberga in seno Amore sì nobil fè. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Nol lasciamo accostar, ch’egli non salga sulla fiacca muraglia ma facciam fuori una sortita bella: butta, butta la sella! Armi false non son, ch’ei s’avvicina col grosso alla cortina; su presto, ch’egli è qui poco discosto: tutti, tutti al suo posto! Fa ch’ei ritorni mio Amor com’ei pur fu O tu m’ancidi ch’io Non mi tormenti più. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Vuol degli occhi attaccar il baluardo con impeto gagliardo; su presto, ch’egli è qui senz’alcun fallo: tutti, tutti a cavallo! Ne mai più dolci baci Da quella bocca havrà Ne più soave ahi taci Taci che troppo il sà. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Non è più tempo, ohimè, ch’egli ad un tratto del cor padron si è fatto; a gamba, a salvo chi si può salvare: all’andare, all’andare! Poi che di lui mi struggo Dove stima non fa Che sì, che sì ch’io’l fuggo Ch’ancor mi pregherà. Miserell’ahi più no no Tanto giel soffrir non può. Cor mio, non val fuggir: sei morto e servo d’un tiranno protervo ch’il vincitor è già dentro alla piazza e grida: Foco! Ammazza! Giulio Strozzi 18 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 19 55 Non schivar, non parar, non ritirarsi voglion costor, né qui destrezza ha parte. Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi: toglie l’ombra il furor l’uso de l’arte. Odi le spade orribilmente urtarsi a mezzo il ferro, e’l piè d’orma non parte; sempre il piè fermo e la man sempre in moto, né scende taglio in van, né punta a vòto. Il combattimento di tancredi et clorinda 52 Tancredi, che Clorinda un homo stima, vol ne l’armi provarla al paragone. Va girando colei l’alpestre cima ver altra porta, ove d’entrar dispone. Segue egli impetuoso, onde assai prima che giunga, in guisa avien che d’armi suone, ch’ella si volge e grida: “O tu, che porte, che corri sí?” Risponde: “E guerra e morte.” 56 L’onta irrita lo sdegno a la vendetta, e la vendetta poi l’onta rinova; onde sempre al ferir, sempre a la fretta stimol novo s’aggiunge e piaga nova. D’or in or piú si mesce e piú ristretta si fa la pugna, e spada oprar non giova: dansi co’ pomi, e infelloniti e crudi cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi. 53 “Guerra e morte avrai;” disse “io non rifiuto darlati, se la cerchi e fermo attendi”. Ne vol Tancredi, ch’ebbe a piè veduto il suo nemico, usar cavallo, e scende. E impugna l’un l’altro il ferro acuto, ed aguzza l’orgoglio e l’ira accende; e vansi a passi tardi e lenti quai due Tori gelosi e d’ira ardenti. 57 Tre volte il Cavaglier la Donna stringe con le robuste braccia, ed altre tante poi da que’ nodi tenaci ella si scinge, nodi di fer nemico e non d’amante. Tornano al ferro, e l’uno e l’altro il tinge di molto sangue; e stanco ed anellante e questi e quegli al fin pur si ritira, e dopo lungo faticar respira. 54 Notte, che nel profondo oscuro seno chiudesti e ne l’oblio fatto sí grande, Degno d’un chiaro sol, degno d’un pieno Theatro, opre sarian sí memorande. Piaciati ch’indi il tragga e ‘n bel sereno alle future età lo spieghi e mande. Viva la fama lor; e tra lor gloria splenda del fosco tuo l’alta memoria. 58 L’un l’altro guarda, e del suo corpo essangue su ‘l pomo de la spada appoggia il peso. Già de l’ultima stella il raggio langue sul primo albor ch’è in oriente acceso. Vede Tancredi in maggior copia il sangue del suo nemico, e sé non tanto offeso. Ne gode e insuperbisce. Oh nostra folle mente ch’ogn’aura di fortuna estolle! 19 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 20 59 Misero, di che godi? oh quanto mesti fiano i trionfi ed infelice il vanto! Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti) di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. Cosí tacendo e rimirando, questi sanguinosi guerrier cessaro alquanto. Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse, perché il suo nome a l’un l’altro scoprisse: 63 Qual l’alto Egeo, perché Aquilone o Noto cessi, che tutto prima il volse e scosse, non s’accheta ei però, ma ‘l suono e ‘l moto ritien de l’onde anco agitate e grosse, tal, se ben manca in lor co ‘l sangue vòto quel vigor che le braccia a i colpi mosse, serbano ancor l’impeto primo, e vanno da quel sospinti a giunger danno a danno. 60 “Nostra sventura è ben che qui s’impieghi tanto valor, dove silenzio il copra. Ma poi che sorte ria vien che ci nieghi e lode e testimon degni de l’opra, pregoti (se fra l’arme han loco i prieghi) che ‘l tuo nome e ‘l tuo stato a me tu scopra, acciò ch’io sappia, o vinto o vincitore, chi la mia morte o la mia vita onore.” 64 Ma ecco omai l’ora fatale è giunta che ‘l viver di Clorinda al suo fin deve. Spinge egli il ferro nel bel sen di punta che vi s’immerge e ‘l sangue avido beve; e la veste, che d’or vago trapunta le mamelle stringea teneri e leve, l’empie d’un caldo fiume. Ella già sente morirsi, e ‘l piè le manca egro e languente. 61 Rispose la feroce: “Indarno chiedi quel c’ho per uso di non far palese. Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vedi un di quei duo che la gran torre accese.” Arse di sdegno a quel parlar Tancredi, “E in mal punto il dicesti <indi riprese> e ‘l tuo dir e ‘l tacer di par m’alletta, barbaro discortese, a la vendetta.” 65 Segue egli la vittoria, e la trafitta Vergine minacciando incalza e preme. Ella, mentre cadea, la voce afflitta movendo, disse le parole estreme; parole ch’a lei novo un spirto adita, spirto di fé, di carità, di speme: virtú che Dio le infonde, e se rubella in vita fu, la vol in morte ancella. 62 Torna l’ira ne’ cori, e li trasporta, benché deboli in guerra a fera pugna, u’ l’arte in bando, u’ già la forza è morta, ove, in vece, d’entrambi il furor pugna! Oh che sanguigna e spaziosa porta fa l’una e l’altra spada, ovunque giugna, ne l’arme e ne le carni! e se la vita non esce, sdegno tienla al petto unita. 66 “Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona tu ancora, al corpo no, che nulla pave, a l’alma sí; deh! per lei prega, e dona baptesmo a me ch’ogni mia colpa lave.” In queste voci languide risuona un non so che di flebile e soave ch’al cor gli scende ed ogni sdegno amorza, e gli occhi a lagrimar l’invoglia e sforza. 20 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 21 67 Poco quindi lontan nel sen d’un monte scaturia mormorando un picciol rio. Egli v’accorse e l’elmo empié nel fonte, e tornò mesto al grande uffitio e pio. Tremar sentí la man, mentre la fronte non conosciuta ancor sciolse e scoprio. La vide, e la conobbe, e restò senza e voce e moto. Ahi vista! Ahi conoscenza! 66 “Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona tu ancora, al corpo no, che nulla pave, a l’Alma sí; deh! per lei prega, e dona battesmo a me ch’ogni mia colpa lave.” In queste voci languide risuona un non so che di flebile e soave ch’al cor gli serpe et ogni sdegno ammorza, e gli occhi a lacrimar gli invoglia e sforza. 68 Non morí già, ché sue virtuti accolse tutte in quel punto e in guardia al cor le mise, e premendo il suo affanno a dar si volse vita con l’acqua a chi co ‘l ferro uccise. Mentr’ egli il suon de’ sacri detti sciolse, colei di gioia trasmutossi, e rise; e in atto di morir lieto e vivace, dir parea: “S’apre il ciel; io vado in pace.” 67 Poco quindi lontan nel sen del monte scaturia mormorando un picciol rio. Egli v’accorse e l’elmo empié nel fonte, e tornò mesto al grande ufficio e pio. Tremar sentí la man, mentre la fronte non conosciuta ancor sciolse e scoprio. La vide, la conobbe, e restò senza e voce e moto. Ahi vista! Ahi conoscenza! Torquato Tasso 68 Non morí già, ché sue virtuti accolse tutte in quel punto e in guardia al cor le mise, e premendo il suo affanno a dar si volse vita con l’acqua a chi co ‘l ferro uccise. Mentre egli il suon de’ sacri detti sciolse, colei di gioia trasmutossi, e rise; e in atto di morir lieto e vivace, dir parea: “S’apre il Ciel; io vado in pace.” 21 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina Roberto Gini 22 22 booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 23 Ballo del Monteverde A Venezia presso A. Salvadori viene pubblicato nel 1627 per la prima volta Il vero e facil modo d’imparare a sonare, et accordare da se medesimo la chitarra spagnuola, di Pietro Milioni e Lodovico Monte, fortunata raccolta di brani per chitarra. In essa si trova un Ballo del Monteverde e una Seconda parte del retroscritto Ballo in Gagliarda. Se è consuetudine in quell’epoca intitolare come dedica certi brani con formule quali Canzone – Sonata - Balletto detto il/la “——-” il fatto che la pubblicazione di Milioni e Monte rechi la formula a Ballo del Monteverde indica abbastanza chiaramente la dichiarazione di paternità del brano, attribuibile a Claudio Monteverdi. Era pratica assai diffusa in tutte le epoche la riduzione per strumenti a tastiera e a pizzico di brani di varia natura; madrigali a più voci di compositori conosciuti e alla moda, brani a voce sola e composizioni strumentali. Non è dato di conoscere la fonte originale del Ballo-Gagliarda, ma è certamente un Balletto che, specialmente durante l’attività presso la corte di Mantova, Monteverdi potrebbe aver composto in una delle numerosissime occasioni coreografiche per le quali era richiesta la sua opera. Al di là del grande interesse che suscita la composizione per chitarra spagnola in sé stessa e del significato della presenza di Monteverdi in quella raccolta, il fatto che il Ballo non sia mai stato incluso nell’Opera Omnia monteverdiana, lo ha lasciato finora ignoto al pubblico e a molti musicisti. La chitarra è per sua natura uno strumento percussivo, legato agli accompagnamenti di composizioni ariose e di danze in cui l’elemento determinante è il ritmo (non si trovano infatti intavolature per chitarra tratte da composizioni polifoniche); l’armonia è ridotta ad accordi semplici, privi delle false relazioni e dei contrappunti nelle “parti di mezzo” che sono pratica tipica negli strumenti della famiglia dei liuti e degli strumenti a tastiera (strumenti “perfetti”). E’ dunque naturale che, volendo scegliere un brano di Monteverdi da inserire nella raccolta, Milioni e Monte orientassero la scelta verso una composizione conosciuta che avesse un carattere ritmico assai marcato e una struttura piuttosto verticale. Proprio il fatto che questo Ballo sia stato appropriato alla chitarra, dunque, ci lascia intuire il suo carattere originario. Nel Ballo (prima parte) il ritmo anapestico, proprio del carattere guerriero e della marcia di guerra, corrisponde al passo di danza detto “Passo spezzato”, che è molto caratterizzato e appropriato al genere guerresco della “Battaglia” e della “Barriera”, coreografia assai di moda nella prima metà del ‘600. La Gagliarda è la consueta proporzione ternaria del Ballo binario. Una ricostruzione plausibile della partitura originaria – compiuta su una linea di Basso senza linea melodica - è relativamente semplice proprio a causa della struttura chiara e verticale del ballo: il movimento logico delle parti produce facilmente un Canto melodico semplice che, procedendo dal Basso in su fino alla linea del Canto, può somigliare a quello originario. Il risultato ottenuto è una partitura a 5 voci che seguendo gli schemi compositivi ed estetici dell’epoca risponde ai criteri riscontrabili nei balli secenteschi a 4 e a 5 voci, sopravvissuti in edizioni e in raccolte manoscritte. Roberto Gini. booklet 478.qxd 14/12/2004 16.47 Pagina 24 CDS 176 CDS 237/1-2 ADRIANO BANCHIERI VESPRO PER LA MADONNA ANTONIO COMA SACRAE CANTIONES (1614) Elena Cecchi Fedi, soprano Anna seggi Corti, soprano Alfredo Grandini, baritone Roberto Locci, baritone Fabio Lombardo, conductor 36 Motets for voice and instruments Francesco Tasini, organ & conductor FIRST RECORDING 2 CDs FOR THE PRICE OF 1 FIRST COMPLETE RECORDING FOR A FREE CATALOGUE WRITE TO: Dynamic Srl Via Mura Chiappe 39, 16136 Genova - Italy tel. 010.27.22.884 fax 010.21.39.37 E-mail: [email protected] http://www.dynamic.it CDS 478