Supplemento a: "La Voce"
di Montefiascone (VT)
01027 MOTEFIASCONE (VT)
0761/826070
TRE MONSIGNORI
NELLA CASA DEL SIGNORE
Organo dell'Associazione
degli ex alunni del Collegio
ORGANIGRAMMA
DIRETTIVO
DELL'ASSOCIAZIONE
Presidente
Enzo SERAFINELLI
Presidente Onorario
Francesco RANUCCI
Ministro-economo
Nazzareno FANTERA
Rettori:
Don Giampaolo GOUARIN
Don Domenico SEVERI
COMITATO DI COORDINAMENTO
Chierici:
Agostino BALLAROTTO
Fabio FABENE
Antonio PAPACCHINI
Luigi PICOTTI
Laici:
Elio GIRALDO
Girolamo MERLO
Alvise ZINI
T
re gravi perdite per la nostra Associazione: Mons. Antonio Patrizi, Mons.
Luigi Mocini, sempre presenti ai nostri
incontri e generosi verso l'Associazione e il
Seminario e il Vescovo Fiorino Tagliaferri.
Negli ultimi tempi stanno venendo meno alcuni tra i fondatori e più convinti del nostro
gruppo. E quello che preoccupa è che tra i
...più giovani il legame e lo scopo dell'Associazione non sono molto sentiti!
Alcuni non sono mai venuti ad un incontro,
non contribuiscono affatto (con piccoli versamenti, con un po' di impegno...) alla vita, al
giornale "Il Barbarigo" dell'Associazione e
alle opere del Seminario Barbarigo.
Nella maggior parte c'è epatia, poco interesse. .. Ogni anno ai nostri incontri siamo meno.
È stata cambiata la data dell'incontro: dal 25
Aprile al 24 Agosto "S. Bartolomeo", nella
speranza che d'estate ci potesse essere più libertà... e quindi una presenza più numerosa!
Proviamo a contattarci per fasce d'età... per
ritrovarci, da soli o con le nostre famiglie! E
non trascuriamo il Seminario Barbarigo, il
luogo della nostra prima formazione di vita!
Tutti dovremmo essere un po' grati a questa...
nostra casa e dare una mano (per quanto e come ci è possibile) per vederla sempre più accogliente, funzionale, in linea con i nostri
tempi...
Enzo
Serafmelli
ANIMATORI DI ZONA:
Acquapendente:
Enzo SERAFINELLI
Montefiascone:
Nazzareno FANTERA
Valentano:
Giustino D'ASCENZI
Italo DI MATTIA
PER RICEVERE IL BARBARIGO 2 0 0 1
E PER OFFERTE AL SEMINARIO
E ALL'ASSOCI AZIOINE
Ad alcuni non è stato possibile spedire "IL BARBAR I G O 2001" perché il peso della rivista era superiore a quanto previsto dalle Poste.
Potete richiederlo scrivendo a Don Giampaolo, rettore del Seminario Barbarigo, inserendo nella lettera
i francobolli per la spedizione: Euro 1,55.
Per le vostre offerte il n. di C/C è 12251013, intestato a SEMINARIO CARD. M A R C O A N T O N I O
BARBARIGO - Via Trento, 57 - 01027 Montefiascone (VT), indicando sul retro la quota prò seminario
e la quota per l'Associazione.
Grazie! Saluti e auguri a tutti.
Il presidente
BONITATEM, DISCIPLINAI*!
ET SCIENTIAM DOCE ME
Civitavecchia:
Giuseppe FINORI
Soci
COOPTATI NEL COMITATO
gli ex Rettori:
Don Alfredo CENTO
Don Sabatino CORDOVANI
ed inoltre:
Peppino CAMMILLETTI
Pietro CONCIOLI
Arturo FABI
Manfredi MORNERI
Ennio PICCIONI
Carlo PILERI
Cesare TACCONI
IO
IL B A R B A R I G O
Ricarda di Mons. Dan Antonia Patrizi
D. Antonio saluta personalmente il Papa Giovanni Paolo II
on Antonio, il nostro carissimo amico,
se n'è andato il giorno 29.03.2002 a
Grotte di Castro, là dove lui era nato il
26.10.1921 da Francesco e da Nicolai Capitolina; se n'è andato nella discrezione e nel silenzio:
come era la sua abitudine e il suo stile.
Ha passato gli ultimi anni della sua vita nella
sofferenza e nella solitudine: confortato, però,
dalla consapevolezza del bene che aveva fatto
per tanti anni nei luoghi dove aveva lavorato e
tra le persone che lo avevano frequentato.
Commemorarlo, in questo momento, davanti a
voi e insieme a voi che lo avete conosciuto e gli
avete voluto bene, non mi è facile perché il cuore si commuove e l'intelligenza rivela la sua impotenza nel dover sintetizzare, in pochi minuti,
l'opera di tutta una vita.
Con Don Antonio se n'è andata una parte della
vita di noi tutti, quanti fummo suoi compagni di
scuola circa 60 anni or sono: rattristati dalla considerazione che anche la nostra vita corre ormai
veloce verso l'epilogo.
E adesso ricordiamo insieme alcuni momenti
della sua vita e qualche particolare aspetto della
sua personalità.
Richiamiamo alla memoria, anzitutto, il nostro
amico defunto: facciamolo anche noi sommessamente e raccomandiamolo con una calda preghiera alla misericordia del Creatore perché lo
accolga nel suo regno di luce e di serenità.
Ma chi era Don Antonio?
Dirò anzitutto che la sua vita era una continua
sorpresa per noi suoi amici: spesso imprevedibile, raramente ripetitivo. Una personalità semplice era la sua, ma con frequenti picchi di originalità. Ci lasciava ammirati per la saggezza e la
prudenza: ci confortava con il tuo esempio e si
faceva leggere dentro con facilità. Dirò anche
che fu il primo Prete moderno che io ho conosciuto. Fu, cioè, il primo di quei preti che smise
di vivere tra Chiesa, Sacrestia e Canonica; uscì
in Piazza, sedette al bar colloquiando con tutti ed
entrando (spesso non chiamato) nelle case là dove c'era bisogno dell'opera sua Sacerdotale. E,
cioè, ancora, lui interpretò il suo ruolo di Sacerdote non solo nella funzione Sacramentale ovvero in funzione quasi - direi - statica; ma anche (
e forse soprattutto), la gestì in funzione dinamica, come missione di vita in favore dei bisognosi e dei sofferenti. Là dove c'era una sofferenza
sia morale che materiale, Don Antonio era presente: con la sua parola affettuosa e suadente ma
anche con il soccorso economico.
Perché lui era una di quelle poche persone che
non apprezzava il denaro: e per far del bene
D
spendeva imperterrito ogni sua disponibilità: "Il
denaro - soleva dire - è merce del diavolo: e meno ne abbiamo in tasca, più ci sentiamo vicini al
Signore". Io ricordo che, non poche volte, suo
padre corse a ripianare, con i suoi piccoli risparmi di coltivatore diretto, certe sofferenze economiche del figlio.
Mi piace soffermarmi adesso su due particolari
momenti della sua vita: il Rettore del Seminario,
il Parroco.
Fu per molti anni Rettore di Montefiascone e
formò una nutrita schiera di Sacerdoti ancor oggi operanti al Servizio delle Comunità Ecclesiali, guidandoli nella loro formazione morale e
culturale e aiutandoli a fare, con saggezza e pru-
D. Luciano Trapè e D. Roberto Burla insieme a
D. ANTONIO nel giorno della loro "prima messa"
denza, le loro scelte per la vita.
Fu anche Parroco: e Parroco fuori dagli schemi
comuni! A Marta, a Valentano e ad Acquapendente ha lasciato ricordi indelebili ma soprattutto simpatia e affetto per la sua grande umanità.
Era l'animatore di tutte le attività religiose e sociali: viveva vicino (con lo stimolo, col conforto, col paterno rimprovero quando necessario) le
attività politiche e culturali dei Cattolici impegnati nelle amministrazioni locali e tutti spronava ad un impegno continuo nella partecipazione
attiva e nella correttezza.
Aveva nel sangue la malattia del rinnovatore: le
Comunità ecclesiali di Marta, di Valentano e di
Acquapendente sotto di lui svecchiarono le tradizionali abitudini e si aprirono ad una concezione moderna della vita cristiana.
Oggetto delle sue particolari attenzioni furono i
ragazzi: li seguiva nella scuola e negli studi, ne
curava la formazione religiosa e, quando possibile, li avviava agli studi nel Seminario perché lì
saggiassero la loro vocazione al Sacerdozio.
Quando lui, ogni pomeriggio, usciva di casa per
la quotidiana passeggiata, era sempre circondato
da una nutrita schiera di ragazzi che costituivano
il premio più prezioso del suo Sacerdozio. Aveva per loro larghe vedute e progetti di vasto re-
Appassionato di musica
spiro: ì campeggi estivi, ad esempio, che lui organizzò per alcuni anni in Bolsena in favore dei
Chierichetti stanno ancora a testimoniare la sua
lungimiranza.
Don Antonio era anche uomo di cultura. Ottimo
studente in gioventù, amante dei libri e lettore
assiduo, era sempre aggiornato su quanto Religione, Politica e Letteratura producevano nel
campo dell'informazione.
Era ottimo oratore: le sue prediche, semplici nella loro struttura ma ricchi di contenuti morali e
di riferimenti culturali, erano sempre finalizzate
a proporre un modello di vita cristiana convinta
e coerente. E che dire della musica? Amava tutti i generi di musica: quella classica, quella
sinfonica... ma anche le canzonette! Dovunque
è andato ha creato la Schola Cantorum: cori polifonici e strumentali che allietavano e deliziavano tutte le cerimonie religiose. La Schola Cantorum della Cattedrale di Montefiascone fu il suo
capolavoro non solo per la precisione delle esecuzioni e per il numero dei componenti ma soprattutto per la varietà del repertorio.
Quello fu il suo grande orgoglio di Direttore con
la bacchetta in mano.
I servizi ecclesiali di quella Schola nelle grandi
solennità liturgiche destavano ammirazione e facilitavano il colloquio con Dio. Essa si affermò
nel campo dei concerti acquistando notorietà in
campo regionale e nazionale con ampio repertorio di musica sacra e operistica.
Ed infine, Don Antonio era anche un uomo gioviale: aveva certamente anche lui i suoi momen-
Foto storica: il 24/08/1947 a Grotte di Castro.
Si celebra il 50° dell'Opera Pia Cordelli. Presenti: il Card.
Salotti (morirà il 24/10 dello stesso anno), il Vescovo Giovanni Rosi, il Vice Prefetto Tosaroni, il Sindaco Ivo Di Biagio.
Dietro di loro: D. Cruciano Venanzi, D. Osvaldo Belardi, P.
Bartolomeo, il notaio Orzi, altre tre persone, il parroco di S.
Pietro. In alto: D. Angelo Maria Patrizi, D. Nazzareno Ercoli
DON ANTONIO PATRIZI, P. Mario Barbano trinitario,
il piccolo seminarista D. Agostino Viviani.
ti di tristezza e di sofferenza ma la sua risata
aperta, cordiale, spesso fragorosa era coinvolgente e contagiosa.
Noi, membri dell'Associazione ex-alunni del
Seminario, sentiamo in questo momento il dovere particolare di ricordarlo perché fu il primo Assistente dell'Associazione ed uno dei suoi più attivi organizzatori. Ho finito! Molte altre cose bisognerebbe dire per mandare alla Storia il ricordo e la memoria di Don Antonio: poche io ne ho
dette a testimonianza dell'amicizia e della consonanza di idee che ci affratellava. Le altre, ditele voi: nel vostro intimo, nella vostra sensibilità.
E tutti insieme ringraziamo il Signore che ci ha
dato per compagno nel viaggio della nostra vita
terrena, un tanto Sacerdote: degno, mirabile,
straordinario.
Francesco Ranucci
15
IL B A R B A R I C O
D. Luigi Mocini è nella gloria del cielo
D. LUIGI, Rettore del Seminarlo, presenta bottiglie di
champagne agli amici ex alunni, riuniti in convegno.
I
l 25 Giugno 2002, in un incidente stradale causato probabilmente da un malore,
perdeva la vita Don Luigi Mocini.
Nato a Montefiascone il 23 Giugno 1919 aveva studiato nel Seminario della cittadina falisca e nel Seminario Regionale della Quercia.
Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 19 Giugno 1943 e nel 1967 si laureò in Teologia
presso l'Università Lateranense.
Nel suo lungo ministero sacerdotale svolto
con dedizione totale fu coadiutore della Cattedrale di S. Margherita, rettore del Seminario di Montefiascone, parroco di Marta, economo e professore del Seminario della Quercia, e infine preside dell'Istituto Magistrale di
Montefiascone con sede prima presso le Benedettine, poi presso il Seminario Barbarigo.
Da qualche anno era anche Cappellano presso la Casa di Riposo falisca "Villa Serena '
dove aveva un feeling particolare con i numerosi ospiti che avevano in lui un amico
cordiale e un sicuro punto di riferimento.
La morte lo ha colto proprio mentre da questa struttura si recava presso il Seminario, i
due poli per i quali, giorno per giorno, dava
veramente la sua vita. La Messa funebre nella Cattedrale di Santa Margherita è stata presieduta da Mons. Chiarinelli; era presente
Mons. D'Ascenzi e tanti sacerdoti.
Durante il rito la figura di Don Luigi è stata
ricordata dal decano Don Agostino e dal rettore del Seminario di Montefiascone DON
Giampaolo.
TESTAMENTO SPIRITUALE
Sì! Credo di averlo svolto con le mie modeste
capacità, ma con costante volontà, in tutte le
mansioni affidatemi o scelte.
Il Regno di Dio! Anche se la tentazione del
successo, dell'egoismo o della figura personale mi ha purtroppo sempre seguito, il fine
del mio operare è stato il Regno di Dio. Sempre implicitamente nell 'impegno di fedeltà ai
miei doveri sacerdotali e di ufficio, ed esplìcitamente in tutte le occasioni di ministero.
La fedeltà ai miei doveri ha voluto essere
sempre testimonianza per il Regno di Dio.
Sono stato superficiale e non ho approfondito la mia pietà. Ma l'Eucarestia nella celebrazione è stata "fonte e apice " della mia vita sacerdotale. Sempre e dovunque la mia
giornata ha conosciuto come primo ed ultimo
atto, oltre la quotidiana celebrazione, la visita al Tabernacolo dell 'Eucarestia.
La Madonna sotto i vari titoli o immagini
l'ho sempre guardata, lodata e invocata ed
ho sentito, alcune volte in modo meraviglioso, la sua presenza materna.
Altro motivo della mia pietà è stato la Comunione dei Santi, nell 'unione di memoria e suffragio a quelli che ho avuto occasione di incontrare per parentela, ministero o amicizia.
A voi, parrocchiani, specialmente a quelli di
Marta, ricorre il mio pensiero. A voi cercavo
di dare quello che di sacerdotale o di umano
mi era possibile. Gli anni del dopoguerra, la
povertà, i vari bisogni, il segretariato del popolo, gli interventi nei vari uffici....
A voi, sacerdoti o laici che siete passati per il
Seminario di Montefiascone o della Quercia
qualche cosa ho dato. Mi farebbe piacere essere ricordato in positivo.
Ma l'Istituto Magistrale! Non sarò mai abbastanza riconoscente alla M. Priora, a M.
Fernanda che mi accolsero ed a voi, cari colleghi, da cui molto ho imparato e che mi avete circondato di stima e di affetto. Ma, anche
se la memoria di nomi e fisionomie non fa
buon servizio, ho tanto cari le varie alunne,
alunni, alcuni anche sacerdoti, che mi hanno
ascoltato, che hanno apprezzato la mia testimonianza sacerdotale, che mi ricordano e
forse mi ricorderanno ancora. Anni felici, la-
D. LUIGI in visita a D. Antonio Agostini a Farnese.
voro gratificante, speranze infinite.
Grazie prima di tutto alla Divina Provvidenza che mi ha sempre compatito e assistito, poi
ai cari superiori e colleghi.
Grazie a tutti quelli che mi sorridono ed anche a quelli che mi hanno fatto soffrire in vari modi.
Sul ricordino della Prima Messa avevo scritto "Ecco io vengo per fare la Tua Volontà ".
Lo ripeto ancora per il tempo che mi resta e
per quando Lui vorrà chiamarmi.
In manus tuas...!
Don Luigi Mocini
Sono i due Seminari riuniti, insieme a D. LUIGI (al centro),
rettore del Seminario di Montefiascone
D. LUIGI insieme all'amico
D. Domenico
IO
IL B A R B A R I G O
Il Vescovo Fiorino "nella mano di Dio"
hai creduto, questo noi crediamo: e ti pensiamo
nella beata eternità dell'eterno convito, stretto
dalla mano forte di Colui che ti ha amato, ti ha
chiamato e che ora ti vuole sempre dove Egli è!
li /Fns' fiorino Tagliaferri, nato a Borgo
l \ / I S . Lorenzo il 7 ottobre 1921, Vescovo di
1 VJL Viterbo dal 1987 al 1997, è morto il 22
febbraio 2002 a Firenze dove risiedeva.
Era rimasto nel cuore dei viterbesi e il suo cuore era rimasto a Viterbo.
Dopo una cerimonia funebre svoltasi a Fiesole,
la salma è stata traslata a Viterbo dove, nella
cattedrale di S. Lorenzo si sono svolti i solenni
funerali alla presenza di dieci Vescovi, di circa
200 sacerdoti, delle rappresentanze della Presidenza Nazionale dell 'Azione Cattolica, dei Maestri Cattolici, dei 'Facchini di S. Rosa ", dei Cavalieri del S. Sepolcro e di tutte le Autorità civili e militari viterbesi, dei Gonfalone del Comune
di Viterbo e dell 'Amministrazione Provinciale.
Nel corso del rito il Vescovo di Viterbo Mons.
Chiarinelli ha pronunciato l'omelia che qui riportiamo.
Mons. Fiorino Tagliaferri riposa nel cimitero di
Viterbo presso la cappella del Clero.
"Abbiamo tutti il cuore pieno di tristezza in questo commiato al Vescovo Fiorino Tagliaferri, che
in maniera improvvisa e rapida ha concluso la
sua intensa avventura nel tempo.
In questa Eucaristia la mente e il cuore di ciascuno è colmo di ricordi, pensieri e sentimenti e
siamo toccati dall'esperienza, sempre dolorosa,
del distacco. Ma alcune ragioni del nostro essere
qui mi sembrano, tra le altre, prevalenti.
1. Professare la nostra fede, dinanzi alla bara di
un Vescovo. La comunità cristiana, quando celebra un rito funebre, riaccende il suo cuore con la
fulgida luce del Signore risorto e grida, anche se
ha gli occhi del pianto, "Credo la vita eterna" e
continua a ripetere: "Tu sei la Risurrezione e la
vita. Chi crede in te non morirà in eterno".
Lasciamo, dunque, che questa Eucarestia esprima tutta la nostra fede, così come risuona alta e
suggestiva nella Parola che è stata proclamata.
E fede sul senso della vita e della morte. Afferma S. Paolo: "Sia che viviamo, sia che moriamo,
siamo del Signore" (RM 14,7-14). Sì, fratelli e
sorelle: il credente è sempre nella mano accogliente di Dio. Quando nella scorsa settimana ho
visto mons. Fiorino, non più abile, con lo sguardo velato e fisso e "afono" come L'agnello del
profeta Isaia, questo ho pensato: ora, come prima, è nella mano di Colui che sempre ci ama,
come ha amato il Figlio sulla croce. Ed è, allora
fede che si apre alla gioia eterna, nella partecipazione al "banchetto" che non conosce ombre,
lacrime, rimpianti... (Is 25, 6.7.9).
Ed è, soprattutto, fede che si consegna senza
condizioni all'amore di Cristo, amore forte, efficace, infallibile, espresso in quella insolita commovente preghiera: "Padre, voglio che dove sono io siano anche coloro che mi hai dato" (Gv
17, 24-26).
Dinanzi a questo altare, nel darti il saluto di
commiato, carissimo mons. Fiorino, con te che
2. Ma siamo qui anche per esprimere coralmente affettuosa gratitudine e riconoscente preghiera.
"Don Fiorino" si è dato senza riserve e ci ha dato tutta la ricchezza del suo animo, lucido e caldo. Partito da Borgo S. Lorenzo, dove nacque
nel 1921, fu dono per Fiesole, per l'AIMC a livello nazionale, per Cremona come Vescovo per
cinque anni, per l'A.C.I. da Assistente ecclesiastico nazionale dal 1982 al 1987.
In questa Chiesa viterbese dal 1987 al 1997 egli
- sono sue parole - "ha trascorso i dieci anni più
belli della sua vita".
Da Vescovo emerito ha percorso l'Italia, con la
Fies o per generosa sua disponibilità, proponendo intense esperienze spirituali, oltre la collaborazione con Radio Vaticana, l'Osservatore Romano e la consulenza presso le Congregazioni
Romane.
Signore, noi ti diciamo "grazie" per questo tuo
servo, buono e fedele e ti diciamo "grazie" per i
tanti doni che con lui e per lui hai voluto consegnarci. Non li ricordiamo: ciascuno li custodisca
nel cuore; questa Chiesa ne è segnata nel suo divenire comunione e missione.
3. Ma siamo qui anche per raccogliere il suo
messaggio, per non lasciar cadere la lezione della sua vita. La chiesa propria del Vescovo è la
chiesa della cattedra: mons. Fiorino, per voca-
Chiesa di Viterbo - da "una amicizia fraterna,
collaudata da una lunga e meravigliosa condivisione di impegni ecclesiali" è dato con commozione di ridire a tutti questo suo amore, dinanzi
alla sua bara. E per questo, consegnando proprio
a me, la Chiesa di Viterbo nel 1997, lo fece dicendomi semplicemente: Amala!
3. L'accompagnamento del laicato. Tutto il suo
lungo ministero, di sacerdote prima e di vescovo
poi, ha avuto a cuore la vocazione, l'identità, la
missione del laico nella Chiesa e nel mondo. Lo
sa Fiesole, Cremona, Viterbo; ben lo sa l'A.C.I.
Dell'essere laici mons. Fiorino colse una identificazione "ecclesialmente positiva ed ecclesialmente responsabile". Circa venti anni fa, ebbi
occasione di scrivere insieme a lui un opuscolo
sulla "vita nello spirito" come proposta di vita
per i laici. Ed egli sottolineava proprio la sacramentalità (dedizione e consacrazione in Cristo) e
la secolarità (come nota distintiva, ma non esaustiva) dell'essere laico e di questa proposta fu
maestro e guida instancabile.
Ancora oggi questo messaggio è attuale, è impegnativo, è urgente. Caro mons. Fiorino, grazie
anche a nome del laicato e, con loro e per loro, a
nome della Chiesa, che, con loro e per loro, è
chiamata a lievitare il mondo e ad aprire la storia alla pienezza del Regno.
Eccoci, dunque, fratelli e sorelle, a professare la
fede, ad esprimere riconoscenza e preghiera, a
raccogliere una preziosa lezione.
Carissimo Vescovo Fiorino, grazie!
Non ascolteremo più la tua calda parola, non
contempleremo più il tuo volto sorridente e buono. Ma vogliamo custodire la tua eredità di fede,
di speranza, di amore. Seguiteremo a camminare, con il cuore che arde per il tratto di strada fatto assieme, verso quella visione beata che a te
oggi si è dischiusa come luce senza confini.
t Lorenzo Chiarinelli
Vescovo
zione e per missione, è stato un maestro, con la
parola e con le opere, con tutta la vita.
Vorrei pertanto riassumere il suo messaggio cercando di cogliere alcune costanti ispiratrici, quasi fibre del suo cuore.
1. La fede in Cristo. E la fede che ha ispirato,
guidato mons. Fiorino nella sua intensa esistenza e che egli - sia insegnando che percorrendo
spazi e territori affidati al suo ministero - ha incessantemente annunciato.
Egli è stato un credente, appassionato di Gesù
Cristo con la mente e con il cuore.
Un cristiano non è cristiano se non fa di Cristo il
centro, il criterio, la ragione della sua vita. E
mons. Fiorino questo lo ha realizzato per sé e lo
ha proclamato per i presbiteri, per le persone
consacrate, per tutti.
"La fede vissuta non è di moda", ebbe a scrivere nel 1995. Ma proprio per questo essa è anche
impegno di tutti, nella verità e nella carità.
2. L'amore alla Chiesa. Mons. Fiorino ha amato
la Chiesa, ha sofferto l'amore alla Chiesa, è stato fedele all'amore alla Chiesa. Molti di voi ne
potrebbero dare testimonianza. A me, legato a
lui - come egli scrisse presentandomi a questa
15
IL B A R B A R I C O
Associazione ex-alonni del Seminario - Montefiascone
Assemblea Annuale del 24 Agosto 2002
B
ella giornata passata con gli amici di
sempre! Dopo la Santa Messa, concelebrata da Mons. Vescovo e altri sacerdoti,
in cui è avvenuta la vestizione di Paolo, lo
...shopping nel cortile tra le bancarelle artigianali, poi il solito incontro nella sala... "rossa".
Il Presidente saluta tutti, anche per conto di exalunni impossibilitati ad intervenire alla Assemblea Annuale, che hanno scritto e telefonato.
I ringraziamenti a coloro che aiutano per il buon
andamento dell'Associazione, gli inviti a collaborare ancora di più (scrivere articoli, segnalare
ex-alunni mancanti negli elenchi, malattie e decessi..., contribuire con piccole offerte alla vita
del Seminario e dell'Associazione, poi due parole sul bilancio, sempre in attivo! Il resoconto è
stampato nella rivista.
II giornale sarà stampato fra poco, è già in tipografia... Gli ultimi articoli sono stati consegnati i
primi giorni di Agosto. Il presidente è stato impegnato con gli esami di maturità...con i figli
universitari e col lavoro arretrato...
Le copie del 2001 verranno consegnate, come
sempre, il più possibile a mano per evitare le
spese postali (spedire una copia costa circa 1,50
euro... Addio bilancio!)
Per gli ex-alunni lontani ci penserà Don Agostino con la... "Voce".
Se non fosse possibile (a causa del peso della rivista) spedirlo a tutti, le copie del 2001 e di al-
cuni anni precedenti sono disponibili presso
l'Archivio del Seminario Barbarigo... Per averle basta scrivere al Rettore Don Giampaolo (sarebbe bene inserire nella busta della richiesta
qualche francobollo per le spedizioni)
Un pensiero particolare e un ricordo per gli ultimi ex-alunni scomparsi: Don Domenico Cruciani, Girolamo D'Eramo, Mons. Antonio Patrizi e
Mons. Luigi Mocini, maestri di vita, sempre presenti, elementi portanti della nostra Associazione.
Don Domenico: professore insigne per tanti di
noi, faro della nostra cultura e della nostra personalità in formazione, modello irraggiungibile
per quelli di noi che operano nella scuola.
Il prof. D'Eramo: uomo buono, educatore di sani principi, benefattore dell'Associazione e del
Seminario.
Don Antonio: rettore, "padre" esemplare .. .della
nostra gioventù! Comprensivo, allegro, preparatissimo in tutto..., ma eccelso nella Liturgia e
nella Musica.
Mons. Mocini: operatore lungimirante, sempre
disponibile...
La parola poi... agli oratori.
Inizia Mons. Vescovo, contento come sempre di
essere presente tra
noi; dopo i ringraziamenti e i saluti,
fa un breve ma gradito aggiornamento
della "Positio Historica" della causa
di Beatificazione
del Card. Barbarigo. Si sta avvicinando ormai il termine del cammino
per la Beatificazione del Santo Fondatore, dopo la
chiusura del processo diocesano.
Suggerisce nuovi
sviluppi della vita e degli scopi dell'Associazione, che potranno essere discussi da un comitato
in riunioni da tenersi nel Seminario.
Gli obiettivi principali: riscoprire la figura del
Cardinal Barbarigo e farlo conoscere nelle parrocchie della Diocesi, insieme alle ricchezze del
Patrimonio che abbiamo ereditato; intensificare i
contatti con i "luoghi" cari al Barbarigo (Venezia, Padova, Corfù...); convocazione degli exalunni per fasce d'età.
Quindi è la volta del Rettore, Don Giampaolo,
sempre gentile e disponibile verso l'Associazione.
Parla del Seminario, dei fatti dell'anno, dei progetti per il futuro....
Il Seminario Barbarigo indirizzerà la cultura e il
carattere dei ragazzi aspiranti al Sacerdozio nella Scuola Media e nel Liceo delle Comunicazioni.
Zini Alvise, a seguire, commemora Mons. Luigi
Mocini, ricordando la sua figura, la sua missio-
ne pastorale e il suo testamento spirituale incentrato su tre punti fissi: L'Eucarestia (fonte e apice), la Madonna (guardata... amata... invocata...) e la Comunione dei Santi.
Per ultimo il ricordo di Mons. Antonio Patrizi. Il
presidente onorario Francesco Ranucci, impos-
sibilitato a prendere parte all'incontro per motivi di salute, ha inviato uno scritto, di cui sono
stati letti alcuni brevi passi... (verrà stampato
per intero sul "Barbarigo 2002").
Versate le quote per l'anno 2002, tutti a pranzo
nel Refettorio! Pranzo buono e abbondante...
Grazie don Giampaolo! Complimenti alla cuoca...! Ci avete trattato bene... Ritorneremo....
Il solito giro per i locali del Seminario, la sosta
nel cortile e... arrivederci per S. Bartolomeo nel
2003.
Enzo Serafinelli
I
«S»
IO
IL B A R B A R I G O
L'8 Marzo Mons. Chiarinelli ha presieduto la Concelebrazione
in suffragio del Vescovo Luigi
NELLA CRIPTA DI S. MARGHERITA
LE SPOGLIE DI MONS. BOCCADORO
Mons. Boccadoro consacra la cripta-Santuario di S. Lucia Filippini (1962) che ora accogliz le sue spoglie mortali
La mattina di domenica 8 Marzo 1998 Mons.
Luigi Boccadoro tornava alla casa del Padre.
Aveva 86 anni di età e dal 1951 al 1987 -anno
della rinuncia per raggiunti limiti di età- era stato vescovo prima della Diocesi di Montefiasco-
ne e Acquapendente, quindi amministratore
apostolico di Sovana-Pitigliano, Viterbo e Tuscania, Bagnoregio.
Infine, con la costituzione della nuova Diocesi
di Viterbo (1986) primo Vescovo della Diocesi.
In occasione del terzo anniversario della morte,
oltre al ricordo nella preghiera, la memoria di
Mons. Boccadoro è stata onorata con un gesto
straordinario: la traslazione delle sue spoglie
mortali e la nuova tumulazione nella cripta della Cattedrale di S. Margherita in Montefiascone.
Con questa scelta di Capitolo della Concattedrale ha voluto sottolineare l'affetto particolare che
legava Mons. Boccadoro alla città falisca -sua
prima sede vescovile e residenza scelta per trascorrere gli ultimi anni di vita- ed inoltre i meriti che il Presule vantava nei confronti di Montefiascone.
La traslazione della salma è avvenuta l'8 Marzo
alle ore 16. Il Vescovo diocesano Mons. Chiarinelli ha presieduto la Concelebrazione in suffragio del Vescovo Luigi.
Il luogo della sepoltura è stato ricavato nella nuda terra in una delle nicchie della cripta della
Concattedrale falisca ed è stato sigillato con una
lapide.
Come segno di fede nella vita eterna arderà sulla tomba una artistica lampada opera del maestro Cecco Buonanotte.
PERCHÉ I CRISTIANI NON RIDONO
E
vero che i Cristiani non ridono? Alcuni lo
affermano; altri ci scherzano, molti li
commiserano.
Un umorista ateo ha detto: "I Cristiani hanno
troppe certezze: il Paradiso, l'Inferno... I comici invece non hanno alcuna certezza: scherzano
e ridono su tutto. Il riso può nascere solo da un
senso di tragica solitudine!"
Ha ragione lui? Chissà??
Certo che quando tu vai in Chiesa trovi tutta la
gente serie: macché seria? - proprio ingrugnata!
Il primo ingrugnato è il prete che parla sempre di
vita eterna e promette l'inferno a destra e a manca. Hai mai tu visto ridere un Vescovo? Ohibò!!!
Quanti sono i Santi che ridevano? S. Filippo Neri aveva inventato la pastorale dell'Allegria: San
Francesco parlava di "perfetta letizia", ma la sua
"letizia" era frutto di bastonate col "bastone nocchieruto". A S. Padre Pio piacevano le barzellet-
te: ma non si è sentito mai dire che le raccontava. E Gesù? Non ho mai letto da nessuna parte
che ridesse o scherzasse.
Se Gesù è il modello dei Cristiani, la loro serietà
è invincibile. E allora? Il Cristiano è condannato
ad esser sempre serio.
Ma si può stare tutta la vita pensando solo ai Novissimi
(Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso)?
Qualche tempo fa quando ero Redattore del
Giornalino della mia Parrocchia in Roma, avevo
inventato una rubrichetta intitolata "Barzellette
in Paradiso": roba semplice... che non provocava risate fragorose. Che ne sai ... lo scandalo!
La conclusione? Io dico la mia: ridiamo, scherziamo, diciamo le barzellette... Forse Gesù chiuderà un occhio: ma S. Pietro riderà con noi... e
le chiave del Paradiso ce l'ha lui!!!
Ranucci
ELETTI-ELETTORI
Nelle elezioni del mese di Maggio 2003, grande successo ha avuto il nostro amico Romualdo
Danti che ha ottenuto 400 voti di preferenza classificandosi poco dopo il Sindaco uscente e riconfermato nel Comune di Nettuno.
Il "motto" con cui si è presentato al corpo elettorale era: "Tutti uniti al servizio del bene comune".
Romualdo è il valentissimo tecnico di Radiologia di quell'ospedale, stimato e apprezzato da tutti, oltreché per l'alta qualificazione professionale, anche per la disponibilità, l'intelligenza, l'umanità.
È stimato inoltre per l'impegno politico e i progetti di rinnovamento da lui portati avanti nel corso degli anni che hanno trasformato Nettuno, da vecchio borgo di contadini e pescatori, in una moderna cittadina ridente, accogliente, vivace, in cui, al benessere economico, si accompagnano vasti interessi culturali.
Romualdo è di Farnese ed è ex-alunno del Barbarigo.
"La Comunità del Seminario esprime riconoscenza e graditudine a
tutti gli ex-alunni, che sensibili all'appello del Presidente, hanno offerto un loro contributo per le necessità del Seminario, per una
somma complessiva di Euro 50,00
ELENCO EX-ALUNNI CHE
HANNO VERSATO LA QUOTA SOCIALE PER IL
2002
Ballarotto Don Agostino - Ballarono
Pietro - Bartolaccini Italo - Bartoleschi
Giuseppe - Casali Gianfranco - Consalvi
Alberto - Consalvi Carlo - Costantini
Gioacchino - Fabi Arturo - Fantera Nazareno - Finori Giuseppe - Mancini Attilio - Marinelli Don Emilio - Merlo Girolamo - Miotti Angelo - Montanucci
Massimo - Papacchini Don Antonio Pelosi Don Tonino - Petrella Pier Luigi Piccioni Ennio - Piovani Dino - Raponi
Luigi - Serafinelli Enzo - Sperapani Vincenzo - Zini Alvise.
Soltanto 25....e gli altri?
SITUAZIONE FINANZIARIA
ENTRATE
Rimanenza gestione al 24/08/2002
Quote sociali riscosse al 31/12/2002
817,55
733,82
totale 1551,37
USCITE
Stampa Barbarigo 2001 (400 copie)
Spedizioni inviti (6/08/2003)
Stampa Barbarigo 2002 (400 copie)
750,00
49,20
750,00
totale 1549,20
ENTRATE
USCITE
rimanenza gestione
1551,37
1549,20
2,17
IL BARBARIGO
7
CASTRO E LA DOTE ALLE ZITELLE POVERE
P
er continuare il contenuto del mio precedente intervento sull'assegnazione
di dote alle zitelle povere nei centri altolaziali in età moderna da parte delle locali
confraternite (Acquapendente, Montefiascone, Valentano), aggiungo che nella seconda metà del XVI secolo la pia opera caritativa era diffusa anche nei centri farnesiani del Ducato di Castro e Ronciglione.
A Castro, nella festa di San Pancrazio (12
maggio), la confraternita della Misericordia
assegnava una dote di 10 scudi per ciascuna
a due giovani della città. La quota era assegnata a due honeste povere fanciulle seu zitelle (...) sane di mente e prudenti elette dagli ufficiali della confraternita e da un membro della famiglia Silvestri. Il privilegio di
casata era derivato dal fatto che Luciano
Silvestri, nel lasciare la somma di trecento
scudi alla confraternita della Misericordia
per la dotazione, aveva disposto anche questa modalità. Alla presenza degli ufficiali
della confraternita, l'atto notarile fu rogato
da Domenico Angeli (7 maggio 1600) nell'abitazione dello stesso Luciano Silvestri
posta in Castro in contrada Capitone. Tra i
nomi degli ufficiali della compagnia accettanti la dotazione, accanto a quelli di Giovanni Valeriani e Domenico Celso (camerari), Valerio Mazzetto (priore), spicca
quello di Benedicto Zucho, l'autore della
Informazione e cronica della Città di Castro
e di tutto lo Stato suo (1630). Di non minore fama è però anche Domenico Angeli,
l'autore del De depraedatione
Castrensium
et suae patriae historia.
La confraternita della Misericordia di Castro, intitolata a san Giovanni Evangelista,
aveva la sua sede presso la Chiesa, o oratorio, di san Pancrazio. Il sacro edificio, fatto
erigere dai vescovi di Castro in prossimità di
Piazza Maggiore, non era che il trasferimento della devozione del giovanissimo martire
romano dalla più antica città di Vulci a quella di Castro. Alla carità di Luciano Silvestri
si doveva anche la " eree tione della Casa Diversorio, con il suo letto, et altre comodità
per alloggio di poveri forestieri, che vengano à visitare Castro et per aggiuto di loro
parenti, o benevoli carcerati'." L'ospizio per
i forestieri poveri era ubicato in contrada
Cruciata e fu eretto dopo che il benefattore
aveva ottenute le lettere di licenza da mons.
Lorenzo Celso Paci, vescovo di Castro
(1594, 14 novembre) e da Odoardo Farnese
(1594, 21 dicembre), Signore di Castro.
Accanto a quella della Misericordia operavano in Castro anche le confraternite del
SS.mo Rosario, del Corpo di Cristo e della
Concezione, le cui finalità, seguendo gli indizi del titolo, sono riconducibili a quelle di
tipo devozionale. Della confraternita del
SS.mo Rosario faceva parte lo stesso Luciano Silvestri. La pia società aveva originariamente sede presso la chiesa di Santa Maria
ma, a partire dal 1584, si trasferì presso la
nuova chiesa di san Francesco e oltre a quel-
CASTRUM lyrae formam imitatur (da J. Blaeu, "Theatrum civitatum ed admirandonne italiae", Amstelaedami 1663, p. 521)
lo maschile aveva anche un ramo femminile.
In più ampia forma e sostanza, 1' animo caritativo verso le zitelle povere delle sue terre d'origine, lo ritroviamo nelle volontà del
card. Alessandro Farnese (1520 Valentano 1589 Roma). Il Gran Cardinale nel suo testamento (1587) aveva disposto che per
tutti i centri del Ducato di Castro e Ronciglione era stata assegnata la dote per far
maritare ogni anno due zitelle (una per ciascun Ducato). All'esecuzione dell' obbligo
provvedeva l'Arciconfraternita della SS.ma
Annunziata di Roma di S. Maria sopra la
Minerva che, sempre per volontà del cardinale, provvedeva ad assegnare una terza dote a una zitella di Roma. La dote, proveniente dal reddito annuo di 400 scudi consegnati dal cardinale alla pia società romana,
era regolata sul principio che le tre giovani
dovevano essere: "povere, miserabili et nate da poretti parenti (...) ". Le altre due zitelle ''''siano e debbiano essere una dello Stato Castro e l'altra dello Stato di Ronciglione et possano bavere tal sussidio, benché
non siano nati in Roma , nonostante in contrario qualsivoglia statuto di essa Arciconfraternita. Nel capitolato veniva inoltre precisato che il sussidio dotale di ciascheduna
di dette zitelle debbia essere di scudi ottanta di moneta, cioè scudi settantacinque
in
denari e scudi cinque per una veste da darseli anco che non compariva nella processione de maritaggio tanto quella di Roma
quanto quelle di fuori di detti Stati". Ricordiamo infine che proprio al card. Farnese si
doveva la costruzione della Chiesa del Gesù
di Roma dove è sepolto in una umile tomba
posta di fronte al presbiterio.
Nel 1618 Odoardo Farnese, per tramite del
suo Auditore Generale, Antonio Maria Borgarelli, precisò quanto disposto dal suo
predecessore e per evitare ogni dissidio nella distribuzione dotale ne regolò l'ordine
di assegnazione per ciascun centro dei due
Ducati. L'ordine, a partire dall'anno 1618
(Castro), fu disposto fino al 1662 (Tessennano e Canepina) anno nel quale, completato il giro dei centri, ricominciava come dalla sequenza del 1618. La distruzione di Castro (1649) e il venir meno del Ducato non
eliminò le volontà testamentarie del card.
Alessandro Farnese. Con il trasferimento
dei Farnese (Elisabetta Farnese) alla corte di
Napoli, l'assegnazione dotale nelle terre
dell'ex Ducato continuò per tramite del
marchese della Sambuca, Segretario di Stato del Re delle Due Sicilie. Con sua lettera
da Caserta (1 marzo 1783), il ministro riconfermò quanto sopra aggiornando solo i
centri di assegnazione dotale (Castro e Bisenzio non esistevano più).
La consegna di dote alle fanciulle povere
era però un'opera caritativa diffusa anche
fra la Comunità ebraica di Castro: su una
popolazione di 900 anime la città, nel 1600,
contava 67 ebrei. Dal testamento di Armellina Spagnoletti (1592 ), vedova di
Amadei da Soriano, conosciamo infatti che
la donna lasciò alla Sinagoga di Castro e di
Pitigliano trenta scudi per ciascuna più altri
trenta per dotare due zitelle povere ebree
della città. Una positiva convivenza quella
fra cristiani e giudei che a Castro le autorità
non sempre seppero ben comprendere. Ci fa
così piacere conoscere che sebbene dal priore della confraternita della Misericordia fosse stata avanzata la richiesta di allontanare
dalle loro case cinque famiglie ebree che
abitavano nella piazzetta antistante la chiesa
di san Pancrazio (1587), tale richiesta rimase elusa almeno fino al 1615.
In un'età nella quale il welfare era qualcosa
lontano da teorizzare e attuare ancora una
volta le associazioni religiose e gli uomini
di buona volontà sono stati i più solerti a
porgere una mano ai marginali. Fatti del
passato che gettano luce sui nuovi marginali della storia.
Bonafede
Mancini
IO
IL B A R B A R I G O
Il "Cristo della Domenica" nella
basilica di S. Flaviano a Montefiascone
Un'immagine a monito dei contadini e degli artigiani
che non santificavano la festa
ri, il coltello di Pietro con cui quello aveva
reciso l'orecchio a Malco, la Veronica e altre allusioni al racconto degli evangeli.
Vitaliano Tiberia lo giudica invece una poco
consueta raffigurazione di Cristo come protettore di arti e mestieri.
Fulvio Ricci, pur uniformandosi a quest'ultima opinione, sviluppa l'analisi dell'affresco, percependo il più profondo significato
dell'insolito tema iconografico: la sua funzione devozionale [...] mediata dalle raffigurazioni del Cristo come Uomo del dolore,
in cui le immagini sono contornate dai simboli delle corporazioni artigiane, sempre accompagnate da una scritta che ammonisce a
non svolgere tali attività la Domenica.
1. Nell'opuscolo, da cui è tratta la presente xilografia, si immagina che un angelo legga La epistola della dominica, una
lettera inviata da Cristo ai fedeli affinché «sia el dì della dominica guardato», cioè sia rispettato il precetto festivo e in particolare «sia ogni exercitio abandonato» (c. 1 v). In caso contrario, minaccia l'angelo, «io farò tuoni, gragnola e tempesta
venire in terra si terribelemente che non fur mai fatte simil a
queste» (c. 2r). Un'analoga esasperata ricerca di enfasi caratterizza l'immagine d'apertura qui riprodotta, con il suggestivo
tema iconografico del Cristo portacroce oppresso dagli strumenti di lavoro (PIETRO TRIFONE - La epistola della dominica, Besicken, Roma 1500 ca. Roma, Biblioteca Casanatense,
Voi. Inc. 1634, c. 1r.).
LA CRITICA
Tra i vari affreschi che compongono i cicli
pittorici della basilica di S. Flaviano a Montefiascone ve ne è uno che, pur distinguendosi per l'estrema originalità, non è stato finora identificato con sufficiente certezza: si
tratta di una insolita rappresentazione del
Cristo, con il corpo "tatuato" da numerosi
oggetti non omogenei e talvolta misteriosi,
situata nella prima campata sinistra, di fianco all'ingresso della cappella degli Innocenti.
L'immagine è stata variamente interpretata
dalla critica e, talvolta, anche in maniera disattenta. Serena Romano la definisce, ad
esempio, una figura di santa, mentre ben
evidenti risultano la mascolinità del personaggio, sottolineata da una corta barba, e il
particolare della mano sinistra che, sorreggendo la sfera simbolo del mondo, chiarisce
in maniera inequivocabile l'identità del soggetto il quale, per questo contrassegno, si rivela come Cristo.
Piero Cao vi vede una curiosa simbolizzazione del mistero della Passione, ove il Redentore presenta come impressi nelle membra gli strumenti della passione e gli oggetti
inerenti ad essa; forzando la lettura lo stesso
autore riconosce i dadi dei soldati romani, il
marsupio di Giuda contenente i trenta dana-
IL MODELLO ICONOGRAFICO
Il modello iconografico in cui il Cristo appare circondato da una serie di strumenti di
lavoro, o da scene di divertimento, si collega con le usanze popolari riguardanti il precetto della santificazione delle feste e con la
proibizione di compiere in tali giorni determinati lavori o azioni considerate peccaminose. Questo schema, comune nella devozione popolare dei secoli precedenti al Con-
2. Biella, duomo: "Cristo della Domenica"
cilio di Trento, si ritrova, pur variato nella
forma, in alcuni dipinti anonimi, general-
mente risalenti al XV secolo, distribuiti in
vari luoghi dell'Italia centro-settentrionale,
nonché in Austria, Istria, Svizzera, Cecoslovacchia ed in certe nazioni, come la Germania e l'Inghilterra, anche nelle chiese protestanti.
Tra le immagini più significative ricordiamo
quelle di Biella (duomo), Feletto in provincia di Treviso (pieve di San Pietro), Capodimonte nel Bresciano, Pordenone, Pisogne
sul Lago d'Iseo, Firenze (chiesa di San Miniato), Visso in provincia di Macerata, Amatrice (chiesa della Cona Passatora), Campitello di Fassa (chiesa dei SS. Filippo e Giacomo), Skofja Loka in Slovenia (museo civico Bormio), Tesero in Val di Fiemme
presso Trento (chiesa di S. Rocco), San Vito di Leguzzano nel Vicentino, Rhazuns e
Waltensburg-Vuorz lungo il Reno, valle dell' Alvra nel Cantone dei Grigioni in Svizzera (chiesa carolingia di San Pietro).
Tutte queste opere mostrano un Cristo inconsueto, circondato in modo opprimente,
trafitto e tormentato da un insieme di "cose"
strane, innumerevoli arnesi del lavoro artigiano e contadino, ma anche coppe per bere, tarocchi, uomini e donne che paiono ballare o che giacciono in un letto matrimoniale.
A volte gli strumenti appaiono conficcati
nelle carni del Redentore, altre volte sono
disposti intorno come un'aureola, spesso risultano collegati con linee al corpo del Cristo. Il genere degli strumenti cambia con il
mutare dei luoghi e delle attività economiche prevalenti; nel dipinto biellese si vedono chiaramente il fuso, la carda, la cesoia
del cimatore, la frusta e il tridente per battere e lavorare la lana, il pettine, l'ago, la spatola di garzatura, la navetta, il gomitolo, la
rocca; in quello trevigiano gli attrezzi agricoli e i recipienti per la lavorazione e poi la
conservazione del vino; in quello di Rhazuns falci, scalpelli, seghe e mazzuoli, gli
oggetti tipici di un'economia montana basata sulla lavorazione del legno.
In ogni caso l'immagine proposta è quella di
un Cristo sofferente. Il messaggio di base è
la denunzia di una colpa: gli uomini stanno
compiendo una o più azioni che contrastano
con l'insegnamento della Chiesa, gli uomini
stanno di nuovo uccidendo Dio. Questo Cristo aveva quindi, secondo l'antica tradizione pittorica popolare, finalità didattiche e
catechetiche per meglio far comprendere il
male compiuto lavorando nei giorni festivi.
Generalmente dipinto all'esterno delle chie-
IL BARBARIGO
ZN
3. Feletto, pieve di San Pietro: "Cristo delia Domenica"
se, o comunque accanto alle porte d'ingresso, era accompagnato, talvolta, da didascalie di carattere esplicativo.
Nella parete nord della chiesa di Ormaligen
(Basilea) il Cristo è rivolto verso la Madonna e sotto si legge: GUARDATE I VOSTRI
PECCATI, COME VOI MARTIRIZZATE
IL MIO FIGLIO CON I LAVORI.
A Basilea: IL TERZO COMANDAMENTO
RICORDA CHE DEVI SANTIFICARE IL
GIORNO FESTIVO CON LE BUONE PAROLE E LE BUONE AZIONI.
Nella chiesa di Tesero: INFRA TUTTI LI
ALTRI MALI SELERATI / LA DOMINICHA SANCTA VOI NON SANTIFICHATI
/ ANCI OGNI ZORNO VOI LAVORATI /
E OGNI MAL LA MIA DOMINICHA VOI
FATI.
Nel San Miniato a Firenze: CHI N O
GUARDA LA DOMENICA SANTA ET A
CRISTO N O A DEVOTIONE DIO GLI
DARA LA ETERNA DANATIONE
Sono, quindi, dipinti con funzione di sermone, di predica ad alto contenuto apocalittico
e terrifico: l'autorità religiosa chiedeva ai
contadini e agli artigiani di tornare a santificare il settimo giorno, di lasciare per qualche ora il lavoro, di non frequentare l'osteria e neppure il letto coniugale. Diventano
allora comprensibili il dolore del Cristo, trafitto dagli strumenti di lavoro e di divertimento, e il riferimento alla domenica.
IL CONCILIO DI TRENTO
Durante la Controriforma uno dei temi più
controversi nell'ambito dell'opposizione tra
cattolici e protestanti fu quello riguardante
le immagini sacre. Se i cattolici, in virtù della capacità di insegnare a edificare insita in
esse, ritenevano lecito il culto suscitato dalle immagini e ne evidenziavano la finalità
didattica, i calvinisti ne auspicavano la rimozione in quanto le ritenevano oggetto di
una erronea venerazione da parte dei fedeli.
Inevitabilmente, quindi, le nuove direttive
artistiche nel mondo cattolico furono influenzate dagli atteggiamenti dei protestanti. E così, mentre da un lato favoriva la realizzazione delle opere che maggiormente
erano oggetto di distruzione da parte dei calvinisti, la Chiesa iniziò anche a vigilare più
a fondo sull'ortodossia dei contenuti.
Erano pertanto da evitare tutte le immagini
che avessero contenuto falsum dogma; neque rudibus errandi occasionem praebeat
neque sacrae scripturae, vel Ecclesiae Historiae adversetur; neque turpitudinem, aut
procacitatem ostentet; vel risum moveat; vel
denique fidelium oculis ullam offensionem
afferat.
L'attuale, relativa rarità del modello che, per
la vigoria e leggibilità doveva essere molto
diffuso, dipende quindi da quel rigore religioso, scaturito nell'ambito della riforma
protestante e del Concilio di Trento, con cui
si decretò, tra l'altro, la distruzione di molte
rappresentazioni di mistica popolare - tra le
altre quella comunissima della SS. Trinità
raffigurata con tre identiche persone - che,
anche se trovavano fondamenti nella bibbia
e nei dogmi, non avevano mai ricevuto il
consenso ufficiale'della Chiesa.
Ed inoltre le "parole dipinte" del Cristo della Domenica risultavano ormai anacronistiche poiché i due interlocutori - la Chiesa che
chiedeva il rispetto dei suo giorno, gli artigiani che la ignoravano - stavano misuran-
4. Montefiascone, San Flaviano: "Cristo della Domenica"
dosi con problemi che presto sarebbero stati almeno in parte superati, divenendo a volte addirittura comuni. La Chiesa avrebbe
cercato la pace sociale, i lavoratori seguito
le regole delle proprie Arti, minuziose nello
stabilire la durata della giornata dell'operaio, i criteri di fabbricazione e, anche, l'obbligo del riposo festivo.
Gli affreschi che ci sono pervenuti sono
quindi quelli che furono semplicemente ricoperti con l'intonaco o quelli, come a Biella, dove i parroci o i canonici non ubbidirono alle disposizioni vescovili di demolizione: similliter comittimus et mandamus ut
deieri faciat nostri parte et mandato Jmagi-
9
nem que ut vulgho dici solet apellantur la
dominica Que est pietà intra jntroitum parvi.
Lo stesso vescovo, sempre nella visita del
1571, aveva anche ordinato di distruggere
gli analoghi affreschi esistenti nella chiesa
parrocchiale di S. Lorenzo di Candelo ed in
quella di Ternengo: Jnsuper parochus delere
faciat Jmaginem sive picturam quam sancte
dominice vulgus appellat, indignum enim
est facta similia in ecclesia pingi.
In un testo del 1602, molto simile a quello
biellese, il vescovo Leonardo Mocenigo decreta che sia levata via quella figura che è
fuori della chiesa soto il portego chiamata dal contadini la Dominica.
Emerge, da queste disposizioni, l'appellativo che contraddistingueva l'immagine, confermato, con maggior precisione, in due affreschi svizzeri, conosciuti come Cristus de
la Domenegia, ed in un dipinto trevigiano
ove, in una scritta assai rovinata posta nella
cornice superiore dell'affresco, si legge Christus Dominicharum.
IL "CRISTO" DI S. FLAVIANO
L'immagine del Cristo presente in S. Flaviano, pur nella sua particolare forma grafica,
risulta concettualmente in accordo con i criteri iconografici appena considerati.
Gli elementi presenti nel lacerto superstite
dell'affresco - purtroppo compromesso dall'umidità che per secoli ha danneggiato i dipinti del registro inferiore della chiesa permettono di individuarvi, con ragionevole
sicurezza, il tema iconografico del "Cristo
della Domenica" anche se la "nuova" passione vi appare rappresentata in forma più
simbolica. Gli oggetti - una bilancia, una
falce, una botte, una mannaia da macellaio,
un fuso, una chiave, una roncola, una punta
di vanga - non colpiscono, infatti, in maniera fisica il Redentore ma, essendo stigmatizzati direttamente sul corpo, senza ulteriori
segni di violenza o di sangue, propongono
un'immagine meno sofferente e tormentata
delle altre. Il viso risulta sereno e sicuro, la
mano sinistra stringe con decisione il simbolo indiscusso dell'autorità suprema. In
questa sintetica variante del soggetto l'antica e la nuova passione sembrano affiorare
soltanto dal tormentato viso della Veronica.
Ciò farebbe pensare ad un'esecuzione tarda
o di maniera, scaturita da suggestioni iconografiche d'importazione e in ogni caso non
completamente assimilate dal mediocre pittore che la realizzò. L'identificazione del
soggetto come "Cristo protettore dei mestieri" - che farebbe apparire stravagante l'opprimente posizionamento dei simboli corporativi ed incongrua la presenza della Veronica - sembra, pertanto, improbabile.
L'inserimento occasionale nel corpus pittorico della chiesa, infine, è testimoniato dalla collocazione del dipinto che, sovrapponendosi all'originale decorazione di finti
vela, conferma la sua estraneità al primitivo
progetto decorativo.
Giancarlo
Breccola
IO
IL B A R B A R I G O
LA BIBLIOTECA DEL SEMINARIO BARBARIGO DI MONTEFIASCONE
SORO DELLA LINGUA VOLGAR-LATINA
RACCOLTO DA MONSIGNOR PIETRO GALESINI [...] In Montefiascone MDCIC. - Nella
Stamperia del Seminario. - Con licenza de' Superiori. (coli. L 3 45.)
• COLLIS PARADISI AMOENITAS SEU SACRI CONVENTUS ASSISIENSIS HISTORIAE [...] Montefalisco, MDCCIV - Ex Typographia Seminarli. Superiorim permissu. (coli. E
6 14 e N.III.)
• TESORO O APPENDICE SINODALE [Synodus
Urbevetano...]
In
Montefiascone,
MDCCXXIX. - Nella Stamperia del Seminario.
- Con licenza de' Superiori, (coli. S. II e S VI
21.)
• DELLA CAPITALE DE' TUSCANIENSI E
DEL SUO VESCOVADO [...] In Montefiascone
MDCCLXXX1II - Nella Stamperia del Seminario - Con Lic. De' Sup.
1. La biblioteca oggi
a. Farnese e Gradoli
Nel 1870, in occasione della proclamazione del
Regno d'Italia, oltre agli immobili di proprietà
ecclesistica, vennero confiscati anche beni mobili, tra cui le raccolte librarie di alcuni istituti
religiosi. Ciò avvenne sicuramente per la biblioteca del convento francescano di S. Rocco a Farnese e per quella della congregazione dei Filippini a Gradoli.
L'episodio è testimoniato dalla presenza di alcuni libri esistenti nella biblioteca del seminario
che, alle precedenti indicazioni d'appartenenza,
aggiungono il timbro di uno due comuni con il
relativo stemma sabaudo: COMUNE DI FARNESE (almeno due volumi) e MUNICIPIO DI
GRADOLI (almeno tre volumi).
I due volumi provenienti da Farnese sono il SINTAGMA SEV TRACTATVS RITVVM SACRORVM ET MYSTERIORVM, Roma, 1641,
con la dicitura Pertinet ad Conv.m S. Rocci /
Famesij - Ad Usum Patris Bonav[entur]a ab Antrod[oc]o; i SIMBOLI VERGINALI A GLI HONORI DI MARIA MADRE D'IDDIO, 1679,
con la dicitura [...] Conv.tum Sancti Rocci de
Farnesii.
I tre volumi di Gradoli sono IL LEGNO DELLA
VITA, Roma, 1625; la CITTÀ DI DIO INCARNATO, Venezia, 1611, sul quale frontespizio si
trovano, oltre alla costante dicitura Ex libris
Congregationis Oratorij Gradulorum, delle diciture obliterate in una delle quali si legge Fratris
Iacobi Sandomini Ordinis Predicatoru(m); IL
RI ABBELLIMENTO DELL'ANIMA OVVERO DEGLI ESSERCITII DI PENITENZA di
Monsignor Giovanni Thiepolo, Venetia, 1612,
presente nell'inventario del 1695 e contrassegnato dal corrispondente numero del suddetto
inventario.
Questo ultimo volume potrebbe quindi essere
stato trasferito dalla biblioteca del seminario a
Gradoli quando, in quel paese, il cardinale Garampi eresse un Convitto Ecclesiastico dipendente dal seminario; Convitto che lo stesso cardinale dotò d'una ricca biblioteca. In seguito,
pur risultando confiscato come bene ecclesiastico, venne insperatamente riportato nella sua sede originale.
b. Donazioni varie
Discretamente numerose le donazioni singole
che, per il loro carattere eterogeneo e sporadico,
non si prestano tuttavia ad analisi apprezzabili;
ne riporto una breve serie come esempio:
2. Il regolamento della biblioteca.
Il cardinale Barbarigo, molto preoccupato per il
funzionamento e la sopravvivenza della biblioteca dopo la sua morte, lasciò severe e particolareggiate disposizioni testamentarie al riguardo.
Sulle tredici pagine complessive del testamento
quasi quattro, infatti, risultano dedicate all'organizzazione e alla conservazione della Biblioteca,
Oltre ad alcune rigide norme relative all'utilizzazione dei libri, vi si trovano elencate anche
una serie di avvertenze pratiche atte a salvaguardare fisicamente i volumi.
• Applicato alla Libraria di / Montefiascone / Lasciato da un Padre Predicat.e alla / Libraria di
Montefiascone
• Lasciato a questa Libreria dal Sig. D. Giu- Primo,
s e p p e / Durant Can.co Teologo di Magliano in
che tutti li Libri di mio ordine trasportati in detSabina / e stato Alunno in
m
questo V. Sem.rio di M.Fiascone
Jr V L .
• Antinij Brunecti Canonici
A
Penitentiar.m / Cathedralis
Mflasconis / 1660
• Propietà di Valentino
Menghini / Dato a legere alla Giulia Ester / il giorno 19
Marzo 1849
• Comitis Philippis Rinaldi
[...] /Romae Anno D.ni
1686 - Arciprete Rinaldi
• Del P. fra Donato [da
Monte Santo] Guardiano
2. Uno dei cartigli indicanti gli argomenti degli scaffali
dei / Cappuccini in Mfontefiasconje / 1672
• Ex libris Caroli Moroni - Prohibetur in capite / to Seminario [...] si conservino e custodischino
Ex dono Rev.di D.ni Canonici / Matthei Scagliodentro le Scanzie della Libraria, ne si possino
ni
per l'avenire estrahere da detta Libraria, ma ben• Della libreria de' PP. / Cappuccini di Ronciglio sì, che nell'occorrenze ogn'uno de' Lettori, o al/ ne
tri del Seminario debbano portarsi in detta Libraria, & ivi studiare i Libri, che vogliono senza
c. Pubblicazioni edite dalla tipografia del Semipotersi estrahere dal Vaso di detta Libraria, per
nario
portarsi nelle Stanze, che espressamente proibiPresso la biblioteca non è stato costituito, o forsco.
se si è disperso, il fondo dei lavori stampati nella tipografia del Seminario. Soltanto occasionalSecondo,
mente è possibile rinvenire, con collocazione cache aggiustato, che sia il Vaso di detta Libraria,
suale, alcuni testi impressi nell'officina di Mone portati in essa tutti li Libri, se ne debba fare un
tefiascone, talvolta raccolti in miscellanee rileIndice commune di detti Libri, da ritenersi sopra
gate. Il numero di queste pubblicazioni, ad una
la Tavola, & oltr'a questo Indice, se ne debba faanalisi sommaria, non dovrebbe superare le trenre un'altro per Alfabeto da conservarsi a parte
ta unità, comprendendovi anche alcuni piccoli
dentro la Scanzia, in cui si debbono rescrivere
fascicoli. Tra i titoli più interessanti troviamo:
tutti i Libri tanto stampati, che manoscritti, [...]
come tutti gl'altri Libri, che annualmente s'an• IL PERFETTO DITTIONARIO OVERO TE- daranno comprando [...] e notarvi il prezzo, che
IL B A R B A R I G O
& anco condannarlo a pagare qualche pena proporzionata alla colpa.
si pagherà ciascun Libro.
Terzo,
che tutti i Libri [...] siano sigillati con un Marco,
che Io a quest'effetto farò fare, acciò sempre si
riconoschino, che sono Libri della Bibliotheca
del Seminario di Montefiascone...
Quinto,
che in detta Libraria non possa mai in alcun tempo tenersi fuoco, o lume acceso per sfuggire
gl'incendi, & insieme, che ogni sera si serrino le
fenestre della medesima Libraria...
COLLIS
SACRICONVENTUS
ASSISJENSIS HISTORI^E
LIBRI
il.
o /> v s e o s r u o m v m
PATRIS M A O I S T R I FRANCISCl M A R I / E A N G E L I
àRivotortoOrti. Min.S. Francifci Conventualium.
IN LVCEM ED1TVM
Opera, & Studio Trami FRANCISCl ANTONI! TELICIS CAROSI
<ie MONTE LEONE Provincia: Saliai FRANCISCl
^
cjuid' cm Onimis Sacerdoti*.
SANCTISSIMO D. N.
CLEMENTI
XI.
PONT. OPT\ MAX*
f,
-
Quinto,
che in occasione di pulirsi, e spazzarsi la detta
Libraria debba sempre assistervi il detto Bibliotecario, o il suo Coadiutore, & in detto tempo
niuno di loro dovrà permettere ad alcuno di entrare in detta Libraria.
PARADISI
AMOEN1TAS.
SE V
i
Quarto,
che di detta Libraria non possa esservi, che una
chiave da tenersi dal Bibliotecario, il quale non
possa, ne debba consegnarla a niuno, se non in
caso di bisogno al suo Coadiutore.
MONTEFALISCO ,
MDCCiy.
Supcriorum pcrmiffu.
N III.
Ex Typographia Seminarli.
3. Collis Paradisi Amoenitas, uno dei più importanti libri stampati dalla tiporafia del Seminario. Oltre ai due marchi del Barbarigo, presenta i segni della prima schedatura (in basso a sinistra)
Quindi il Barbarigo, dopo aver nominato ufficialmente il bibliotecario nella figura del rettore
Mazzinelli, passa a definirne con meticolosità
gli incarichi e le responsabilità.
...essendomi nota la bontà, dottrina, e virtù del
Sign. Alessandro Mazzinelli Sagrista, e Rettore
presentemente di detto Seminario, e degno parto, & allievo del medesimo Seminario, il medesimo Mazzinelli [...] eleggo per Bibliotecario
[...] volendo che questa carica duri [...] fin ché
viverà, con autorità e facoltà al medesimo [...] e
doppo di lui a suoi Successori di potersi eleggere un Coadiutore per suo Sottobibliotecario [...]
Volendo anco, che [...]siano tenuti, & obligati
osservare l'Infrascritte regole, cioè
Primo,
che sia tenuto tenere aperta nei giorni di studio
la detta Libraria, due volte il giorno, cioè mattina, e sera [...]
Secondo,
che in tempo, che sta aperta la Libraria vi debba
sempre assistere, e dimorare esso Bibliotecario,
e quando lui fosse impedito per giusta causa,
debba starvi il suo Coadiutore.
Terzo,
che mancandovi alcun Libro per negligenza del
Bibliotecario possa la detta Congregazione forzare il medesimo [...] a ricomprarlo a sue spese
Sesto,
che il detto Bibliotecario, o suo Coadiutore [...]
non debbano permettere a chi anderà in detta Libraria per studiare, o per vederla il prendere Libri da se stesso dalle Scanzie , mà debbano levarsi da loro luoghi dal Bibliotecario, o suo Coadiutore [...] e doppo, [...] dovranno [...] riporli
subito al suo luogo, e l'istessa regola dovrà anco
osservarsi nei Forastieri, che venissero per curiosità a vedere detta Libraria.
11
dice di poterli ritenere, e conservare separati dagl'altri [...] sotto chiave da custodirsi dal Bibliotecario [...]
Ed infine il cardinale, a stentoreo suggello delle
sue disposizioni, prevede ed invoca addirittura la
scomunica per chi avesse osato asportare i libri
fuori dalla biblioteca.
Et altresì voglio, [...] che i detti Deputati ottenghino Breve Pontificio di prohibizione- , che
sotto pena di Scommunica niuno di qualsisia
grado, dignità anco degna di speciale menzione,
possi estrahere Libro alcuno, o stampato, o manuscritto da detta Libraria sotto pretesto di Studio [...] che in detta Scommunica restino anco
compresi il Bibliotecario, Lettori, o altri del Seminario [...]
Poi subito dopo, riflettendo sulla volubilità della
natura umana e sui possibili capovolgimenti storici ai quali essa può pervenire, con malinconica
Settimo,
che il Bibliotecario fuori dell'hore, e de' giorni
di studio debba tenere serrata la detta Libraria, e
se in detto tempo capitassero Forastieri, rimetto
all'arbitrio del Bibliotecario d'aprirla, e farla vedere [...]
Ottavo
voglio, morto che sia il detto Sig. Mazzinelli [...]
che la Congregazione deputata sopra il Seminario si unischi, e congreghi avanti avanti i Vescovi miei successori e [...] proponghi tre Soggetti
Allievi del medesimo Seminario [...] i quali habbino seguita, diffesa, e letta la Dottrina de Santi
Agostino, e Tomasso di Aquino, o almeno studiata la Theologia di S. Tomasso, e siano huomini dotti, studiosi, di bontà di Vita, e periti della
cognizione di Libri [...] e fatta detta proposizione i Deputati della Congregazione [...] a voti segreti eleggano per Bibliotecario uno di detti tre
Soggetti [...].
Ad effetto poi, che il Bibliotecario attenda con
amore, & affetto alla custodia di detta Libraria,
& insieme ad istruire gl'Alunni nella cognizione
de Libri, [...] voglio, che il detto Seminario dia
di provisione annua al Bibliotecario scudi dodici di moneta, e scudi tre [...] per il quale farà
spazzare la medesima Libraria, volendo almeno,
che due volte l'anno facci sbattere i Libri dalla
polvere a fine di tenerli ben conservati; [...]
Desiderando anco [...] che i medesimi Deputati
di detta Congregazione [...] assistino con particolare attenzione, e diligenza per l'accrescimento de Libri [...] e che a quest'effetto faccino più
volte l'anno le Congregazioni [...] con far tenere
Libro a parte, nel quale si dovranno notare [...] le
risoluzioni [...], che almeno due volte l'anno in
corpo visitino la detta Biblioteca, cioè di Pasqua,
o di Natale, o nell'aperizione de Studii a Novembre, & a Maggio per le feste delle Pentecoste [...]
Trovandosi trà detti Libri da Me comprati per
erigere la detta Biblioteca qualche Libro prohibito, o d'Eretici, voglio, che dal Bibliotecario, e
Deputati suddetti si procuri la solita licenza, o
dalla S. Congregazione del S. Offizio, o dell'In-
D O N U M EMINENTISSIMI '
AG REVERENDISSIMI
DOMINI DOMINI
J O A N N I S
S I F R E D I
.TITOLI SANCTISSIM/E TRINITATIS IN MONTE
PWCIO,
SANCM
ROMAN® ECCLESI/E
FRESE} « R I CARDINALE
AKCH
MAURY
IEPISCCM-FPISCOPI
MOTVNSFALISCI
ET CORNfcTI.
4. Ex-libris del cardinale Giovanni Sigfredo Maury
consapevolezza umilmente conclude facendo ricorso al sentimento ed alla supplica.
Ma perché tutte queste regole [...] facilmente si
renderebbe inosservabile [...] se da Vescovi miei
Successori non si preme con la loro vigilanza
[...] però prego con tutto l'affetto del Cuore i medesimi [...] a degnarsi di sopraintendere per l'osservanza di quanto Io hò disposto [...] Et considerando anco [...] che possino accadere così inopinati, che si renderebbe difficile a miei Succesori il prevenirli [...] supplico l'Em.o Sig. Card.
Penitenziere prò tempore residente in Roma, a
volersi degnare d'esser in perpetuo Protettore
del Seminario da me eretto [...]
3. Le catalogazioni
Sui libri della biblioteca si trovano varie indicazioni di catalogazioni e collocazioni, alcune segnalate sui frontespizi, altre sui dorsi, altre all'interno dei piatti superiori, altre ancora, più recenti, su quattro tipi di etichette incollate sui
dorsi e risalenti a quattro diverse epoche.
Una delle quattro serie di cartellini dovrebbe riferirsi alla catalogazione effettuata nel 1906, anno in cui Fu accomodata e bene ordinata la Biblioteca. Auspici D. Domenico Capozzi e D. Elpidio Fanali - Il Vescovo Domenico Rinaldi;
12
questa notizia si rileva dal retro di uno dei cartigli che indicavano gli argomenti contenuti negli
scaffali.
Un tipo di etichetta più moderna, con bordature
nere e la dicitura tipografica BIBLIOTECA SEMINARIO BARBARIGO MONTEFIASCONE, è invece pertinente alla catalogazione a
schede finanziata dal Ministero dei Beni Culturali e condotta, nel 1980-1984, dalla cooperativa
"Giovani viterbesi".
La più antica collocazione, che rispecchia la lista dell'inventario considerato, sembra essere
comunque quella che suddivide i libri, a seconda
del formato, in due categorie, ed all'interno di
ciascuna assegna un numero consecutivo, rispettando, almeno nella prima, una certa suddivisione per materia.
Si evidenzia così una lista dei libri in folio, numerati per volumi, divisa in due parti; la prima
raggruppa le opere di teologia morale e scolastica, di giurisprudenza canonica e civile, di storia,
di geografia, di filosofia, di cronologia, alcuni
sinodi, ed i dizionari; la seconda comprende le
opere che potremmo definire di diritto penale ecclesiastico, come le decisioni della Sacra Romana Rota e le Practica Criminalia.
La seconda lista, dei libri nei formati minori,
sempre numerati per volumi, è di più difficile interpretazione riguardo alla suddivisione delle
materie; infatti vi si trovano opere di genere
molto differente, come un Orlando furioso, un
manoscritto sulla fisica aristotelica, una storia
della Cina, una Summa di S. Tommaso e un'opera di Virgilio; l'unica divisione che ci è sembrato di riscontrare, anche se con qualche eccezione, sembra quella per formato, che fa precedere i libri in 4°, seguiti da quelli in 8° e per ultimi quelli in 12° o formati minori.
Una successiva catalogazione sembra essere
quella che, formata da una lettera dell'alfabeto e
da due numeri arabi, appare su molti frontespizi.
Con molta probabilità ogni segno corrisponde,
come d'altronde per la collocazione odierna, rispettivamente all'armadio, al palchetto ed all'ordine interno ad ogni palchetto.
Tra le collocazioni che si trovano sui frontespizi
sembrerebbe la più antica, sia per il tipo di scrittura, che per l'inchiostro molto sbiadito e, nei
casi in cui il frontespizio ha subito dei restauri, è
stata coperta interamente o parzialmente, mentre
le altre collocazioni sono state lasciate.
Si incontra poi un altro tipo di segnatura, composta solo di una lettera dell'alfabeto e di un numero romano, che sembra definire l'armadio ed
al palchetto. Anche se apparentemente questa
collocazione si rivela precedente a quella appena descritta, l'analisi dell'inchiostro, molto più
IL BARBARIGO
netto e scuro, ce la segnala come successiva, come testimoniano alcuni esemplari, con il frontespizio restaurato, che riportano questo tipo di segnatura sulla parte di carta nuova, mentre l'altra,
come è stato già detto, veniva cancellata o ricoperta.
Una serie di cartigli settecenteschi - realizzati incollando uno sull'altro vari fogli di carta manoscritta, più raramente stampata, fino a raggiungere uno spessore consistente - originariamente
fissati in cima ad ogni armadio e oggi rimossi
per essere restaurati, permette di analizzare gli
spostamenti subiti dai libri.
La tabella seguente mette a confronto questi
cambiamenti riportando nella prima colonna
l'argomento originale della sezione, nella seconda gli argomenti dell'odierna collocazione.
Talvolta il genere delle materie contenute oggi
nei diversi armadi risulta eterogeneo, e più volte
si è dovuto ricorrere al termine "varie".
Le sezioni contraddistinte da due lettere consecutive dell'alfabeto, indicano gli armadietti
chiusi da sportelli che si trovano sotto le lesene
che separano gli scaffali più grandi; gli asterischi
segnalano le annotazioni manoscritte aggiunte in
un secondo tempo con un tipo di calligrafia diverso.
4. La biblioteca oggi
In questo ultimo secolo, a causa della crisi istituzionale del seminario e di conseguenza delle
sue strutture, la biblioteca ha subito un grave depauperamento e deterioramento.
La raccolta libraria, praticamente non più aggiornata dall'inizio del Novecento, si trova oggi
sistemata in due sale: nella prima, originariamente detta di teologia e successivamente trasformata in gabinetto di fisica e chimica, si conservano circa 11000 volumi, di cui 128 pubblicazioni a stampa del XVI secolo; nella seconda,
che è l'originale biblioteca del seminario, sono
disposte circa 2100 opere in 4300 volumi, di cui
una decina di incunaboli, 70 manoscritti principalmente del XVIII secolo, 220 edizioni a stampa del XVI secolo, circa 1.000 del XVII, 700 del
XVIII e 100 del XIX; le cifre approssimative derivano dalla non disponibilità di un catalogo, ancora oggi in fase di allestimento.
L'assenza di un bibliotecario responsabile, oltre
a provocare disordine nelle collocazioni - diversi volumi che componevano la biblioteca più antica si trovano, ad esempio, inframmezzati agli
11000 volumi della sala precedente - ha favorito
la dispersione di molti testi prelevati senza controllo. Se si considera che dei venti incunaboli
esistenti nel 1934, ne sono rimasti attualmente
meno della metà, possiamo intuire con quale disinteresse sia stata trattata, per lungo tempo, la
REQUIESCAT
Antonio Tacconi era laureato in Farmacia e svolgeva la sua attività di informatore medico scientifico tra Viterbo e Rieti.
Era nato a Capodimonte il 13-12-1921 : è morto a Viterbo il 17/02/2002: è stato sepolto a Capodimonte.
Era un uomo forte, robusto, atletico: camminatore instancabile. Pronto di intelligenza, amante della sua attività professionale. Sembrava una roccia, una
quercia. Una malattia incurabile lo ha portato velocemente alla fine.
Non era un ex-alunno ma partecipava spesso alle nostre riunioni: festoso sempre e sereno.
libreria.
Nell'ottobre del 1935, quando il seminario Barbarigo fu trasformato in minore, una parte consistente della raccolta, 114 opere per un totale di
735 volumi, fu trasferita a Viterbo; tale fondo si
trova oggi nella biblioteca del seminario pontificio di S. Maria della Quercia, creata raccogliendo libri che appartenevano ai vari seminari minori dell'alto Lazio, ed in particolare da quelli di
Montefiascone, Viterbo, Tuscania, Nepi, Orte.
Durante la seconda guerra mondiale nel seminario si accamparono militari italiani e, successivamente, sfollati di Civitavecchia; in quell'occasione scomparve la grande tela che decorava il
cielo della libreria.
Circa dieci anni dopo, in occasione dei lavori di
rinnovamento promossi dal vescovo Boccadoro,
la volta a botte della grande aula fu demolita per
permettere la costruzione di nuovi bagni nello
spazio sovrastante. Questa ristrutturazione favorì, all'inizio degli anni '80, un grave danno
causato da una prolungata perdita d'acqua che,
infiltrandosi nella sala sottostante, infradiciò un
armadio della libreria danneggiando in maniera
irreversibile molti dei volumi da esso contenuti.
Il grave episodio sembra costituire l'epilogo della serie di attacchi sofferti dal fondo librario e, di
fatto, da quel momento la sorte della biblioteca
iniziò a migliorare
Nell'estate del 1988, grazie all'interessamento
dell'australiana Cheryl Porter, consulente di restauro, ed alla disponibilità dell'attuale rettore
don Gian Paolo Gouarin, alcuni volonterosi italiani e stranieri avviarono un articolato progetto
di recupero, catalogazione, conservazione e
mantenimento del fondo, facendo intervenire la
Camberwell School of Arts di Londra, specializzata nel restauro e nella conservazione della carta. Negli anni successivi il progetto assunse rilevanza internazionale, grazie alla collaborazione
di specialisti di tutto il mondo che vi collaborarono conservando e restaurando carte, libri,
mappe, pergamene e pigmenti, analizzando le
condizioni della carta e rimediando a molti dei
danni causati da muffe e insetti. Gli studi effettuati e le informazioni acquisite sono state pubblicate e utilizzate da varie biblioteche, istituzioni pubbliche e private e archivi di tutto il mondo, sia come materiale di consultazione, sia come supporto allo studio e all'insegnamento. La
salvaguardia e la conservazione della biblioteca
del seminario Barbarigo costituisce oggi un
evento importante nell'ambito della realtà culturale dell'intera comunità di Montefiascone.
Giancarlo Breccola
PROVERBI ANTICHI
• Chi ci ha i quattrini, fabbrica; chi
non ce li ha disegna.
• C e n t o "no", ammazzano un somaro!
• M e n o cose sai.... meglio stai!
• P r e s t o in fiera.... ma tardi alla
battaglia
IL BARBARIGO
13
PICCOLI, GRANDI EROI SCONOSCIUTI DEL PASSATO RECENTE
L
a storia non l'hanno fatta soltanto i grandi
personaggi; quelli, di cui parlano i libri si
storia e che, dòtti e indòtti, conoscono più
o meno profondamente.
La storia l'hanno fatta anche i piccoli personaggi;
quelli, per intenderci, di cui nessuno parla; quelli
il ricordo delle cui azioni vive nelle memorie familiari, nell'ambito degli amici.
E sono i piccoli personaggi che emanano intorno
a sè quel fascino speciale che li fa apparire uomini tra uomini: spesso semplici, talora riservati,
spesso impenetrabili.
lo vado alla ricerca dei piccoli personaggi e quando mi imbatto in qualcuno di essi rivolgo domande, interrogo, provoco: ma il più delle volte cozzo contro un muro impenetrabile perché queste
persone svolgevano una attività vincolata da un
giuramento di segretezza, di silenzio assoluto:
giuramento prestato sotto l'obbligo di tacere anche nel caso di pericolo di vita. E siccome queste
persone sono serie, responsabili fino alle estreme
conseguenze... non c'è stato verso di cavare dalla loro bocca se non qualche fugace e inoffensiva
informazione da cui appariva che il segreto, conservato nel loro cuore, era grosso: tale che, comunque, avrebbe fatto apparire una notizia già
nota, sotto altri punti di vista e certamente più viva, più umana, più partecipata.
A tutte queste considerazioni se ne aggiunge
un'altra ancora più significativa. I piccoli-grandi
eroi sono quasi tutti scomparsi perché la loro attività era connessa con le vicende belliche, primariamente: e di quelle persone ne sopravvivono ormai poche.
Le notizie e le informazioni che da essi sono riuscito ad avere non sono molte: scarse, per di più,
e insufficienti: e non possono essere inquadrate,
salvo rari casi, in un preciso e dettagliato contesto
storico.
10 queste informazioni le ho rubate. Ad un certo
punto ero arrivato quasi al nucleo della verità ma
in quel momento è scattato il meccanismo dell'autodifesa e il mio interlocutore si è chiuso nel
silenzio più impenetrabile motivato dal giuramento prestato a suo tempo. Io mi sono offerto di
chiedere alla competente autorità lo scioglimento
di quel giuramento motivando la richiesta con il
fatto che, trascorsi ormai decine e decine di anni,
mantenere quel segreto non aveva più senso perché i fatti erano avvenuti, erano immodificabili ed
erano anche noti. Per di più le persone coinvolte
erano tutte uscite dalla scena della vita e quindi il
racconto dettagliato dei fatti aveva solo valore di
documentazione storica.
Niente da fare! Quel giuramento era per loro tuttora valido, non poteva essere sciolto dal vincolo
del silenzio per nessun motivo... per cui le notizie di cui erano in possesso sono morte (o stanno
morendo) con loro e la... storia deve fare a meno
del loro contributo e della loro testimonianza.
***
11 primo a mantenere il giuramento prestato è un
mio fraterno amico. Io sono riuscito a tirargli fuori solo alcune, poche notizie; quando ho voluto saper di più, mi son sentito rispondere: "non insistere: ti ho detto pure troppo; cose che non dovevo
dire e che tu e nessun altro doveva mai sapere ".
Inutilmente ho tentato di riallacciare il discorso in
vari successivi momenti; mi son trovato davanti al
solito muro invalicabile: di cemento armato e di filo spinato!
Subito dopo 1*8 settembre 1943, quando gli americani resero noto l'armistizio, il Governatore del-
la Banca d'Italia Azzolini, preoccupato del fatto
che i tedeschi potessero mettere le mani sui tesori
conservati nella (cosiddetta) "Sacrestia ", si preoccupò di occultarne nel modo migliore le vie di accesso. Convocò allora, con grande fretta ed assoluta segretezza, un gruppo di tecnici (pochissimi)
e di operai (alcuni) che godevano della sua completa fiducia. Li ricevette uno alla volta, a distanza
di tempo, in modo che nessuno avesse il minimo
sospetto sui componenti del gruppo. Accennò brevemente ad un certo lavoro che avrebbe dovuto essere eseguito l'indomani: "lavoro - disse - semplice, senza alcun pericolo; per eseguirlo occorre velocità ma soprattutto segretezza". Disse altre cose; poche ma essenziali. Disse, soprattutto, che
ciascuna delle persone scelte godeva la massima
stima (''fiducia cieca") del Governatore il quale
dava a ciascuno quell'incarico, sicuro che non sarebbe stata tradita la sua fiducia. Concluse chiedendo un giuramento formale di assoluto silenzio
con tutti, compresi i familiari, anche a rischio della propria vita. Ottenuto il giuramento disse a ciascuno che si rendesse disponibile al lavoro straordinario nella stessa notte. E così tutti i membri del
gruppo informarono le famiglie della loro assenza
durante la notte successiva: senza commenti, senza confidenze. Fatto il giuramento, ciascuno ritornò al proprio posto, di lavoro come se niente
fosse avvenuto. Finita la giornata lavorativa e fatte le opportune opere di depistaggio, il gruppo si
ritrovò compatto insieme al Governatore.
Scesero nei sotterranei della Banca e solo allora
egli chiarì quale genere di lavoro dovevano eseguire: si trattava di chiudere tutte le vie di accesso
alla "Sacrestia " in modo che un eventuale tentativo di furto da parte dei tedeschi non avesse successo.
Il materiale occorrente per chiudere tutte le porte
era già stato approntato all'esterno, nel cortile della Banca. In poco tempo fu portato nei sotterranei,
sul luogo dell'utilizzazione. E cominciò subito il
lavoro. I tecnici rimossero le porte blindate e le depositarono all'interno della "Sacrestia", i muratori innalzarono muri robusti al loro posto; i pittori
stesero sui muri una imbiancatura perfettamente
identica a quella esistente sulle pareti adiacenti.
Alla conclusione dell'opera si era fatto giorno,
nessuno aveva visto niente, nessuno sapeva niente.
Ciascun componente del gruppo ritornò al consueto lavoro come se niente fosse successo.
E qui finì il racconto del mio amico: che non fu
racconto filato come io l'ho riportato. Questo veloce riassunto l'ho ricostruito io da piccole, smozzicate informazioni. Più non mi è stato detto!
Il bello del racconto sarebbe stato nel proseguimento dei fatti, ma il mio amico non ha voluto accettare alcun successivo colloquio sull'argomento.
Un fatto però è certo: nel dopoguerra Azzolini subì
un grosso e lungo procedimento penale a conclusione del quale fu giudicato connivente con i Tedeschi e condannato a lunga pena, che scontò poi
nel carcere di Soriano al Cimino (Vt).
Il mio amico, operaio della Banca d'Italia, dice
che Azzolini era stato un grande Governatore;
amato e rispettato da tutti, sempre disponibile...
"un gran Signore".
****
Abitava vicino casa mia, a Roma, un vecchio signore; aspetto severo, occhio vivace e penetrante:
riservato, di poche parole. Lo incontravo quasi
tutti i giorni, dal giornalaio, ad una cert'ora.
Scambiavamo un veloce augurio di buona giorna-
ta e poi... ognuno per i fatti suoi, come capita...
Senonché, un giorno, uno dei miei amici, vedendomi scambiare quelle poche parole, mi chiese
se io sapessi chi era quel signore. Alla mia risposta negativa mi disse: "guarda che quello è
persona importante: un personaggio di Casa
Reale... " Ohibò!... L'indomani il consueto augurio di buona giornata fu un po' più caloroso
del solito, meno formale, più personale...
Nei giorni successivi allungai il colloquio finché
la pera giunse ... a maturazione. Gli chiesi:
"Scusi ma lei chi è? ". Questa fu la risposta: "Sono un Maresciallo dei Carabinieri in pensione ".
Ed io: "dove lavorava?". La risposta fu ancor
più significativa: "ero uno dei corrieri di Casa
Reale". "Complimenti, -feci io- congratulazioni
vivissime per la stima e la fiducia riscossa presso i regnanti... chissà quante cose avrà da raccontare... chissà di quali segreti lei è a conoscenza... ". "Guardi -mi rispose- io ero un corriere; uno di quelli che portava lettere, documenti riservati, di cui nessuno doveva saper niente:
neppure io sapevo che cosa ci fosse in quei documenti che trasportavo. Io avevo soltanto l'ordine di garantire la consegna del materiale. Avevo anche un 'altra disposizione cui attenermi
strettamente; nel caso cifosse pericolo che il materiale cadesse nelle mani di persone estranee,
dovevo distruggerlo... Avevo fatto un giuramento di segretezza e a tale giuramento sono tuttora
vincolato per cui poche cose posso dire ".
10 continuai per qualche tempo le provocazioni e
gli stimoli e finalmente un risultato lo ottenni.
Mi disse che avrebbe avuto piacere di raccontarmi come fu che lui riuscì a portare in Italia dalla
Bulgaria la Principessa Mafalda, la figlia del Re
Vittorio Emanuele II. Essa, nei momenti della
crisi bulgara, che coinvolse tragicamente il Re
Boris, era stata mandata dalla casa Reale Italiana a Sofia per assistere alla sorella e lì era rimasta per qualche tempo finché, per l'evolversi della situazione bellica e politica in Italia, fu ritenuto opportuno che essa rientrasse in Italia, in famiglia, in modo che la sua incolumità fosse garantita. ...
11 Maresciallo mi disse che di tal fatto poteva
parlarne perché, nella circostanza, non svolse le
mansioni di corriere, ma ebbe un incarico personale, riservato, affidato alla sua intelligenza, alla
sua sagacia, perizia, scaltrezza...
Lui, insomma, ebbe dal ministro della Real Casa l'incarico di riportare in Italia sana e salva la
Principessa Mafalda. Gli dettero tutto: documenti diplomatici necessari per lui e la Principessa, che doveva viaggiare incognita; gli dettero soldi in abbondanza e... i migliori auguri! Lui
compì la sua missione e riportò sana e salva in
Italia la Principessa. "Peccato - disse lui - chissà. Forse se restava in Bulgaria non sarebbe finita nei campi di sterminio tedeschi...!".
Ma come si svolsero i fatti? Il Maresciallo mi
promise che me lo avrebbe narrato un'altra volta. Che fare? Bisognava attendere il momento
opportuno. Ed io attesi pazientemente quel momento.
Però, nel frattempo, il Maresciallo non scendeva
più a prendere il giornale. Domandai cosa fosse
successo. Mi fu risposto che stava male: era ricoverato in ospedale e la sua degenza sarebbe
stata lunga: un ictus cerebrale!
Dopo qualche tempo il Maresciallo ritornò:
claudicante, appoggiato al bastone, non parlava
più. Mi fece capire che ormai il momento delle
sue confidenze era passato. Morì poco dopo.
IL BARBARIGO
14
* * * *
Motorista delle macchine del Duce era stato per
lunghi anni altra persona che ho conosciuto, per
caso, in ospedale: aveva 98 anni, godeva ottima
salute, aveva un piccolo problema di prostata e a
quell'età ha subito l'intervento ridendo, scherzando; in ottima forma. Era un personaggio: ottima struttura fisica, gran voglia di parlare e di
raccontare, sempre ottimista, buon appetito e...
buona forchetta; memoria sufficientemente lucida anche se spesso leggermente obnubilata.
Suo padre lavorava in ferrovia ed abitava al Pigneto; era originario di Ronciglione. Lui era
Maresciallo di Aviazione e sapeva i segreti di
tutti i motori. Per questa sua straordinaria competenza era stato scelto come motorista delle
macchine del Duce; aveva il preciso compito di
farle trovare sempre tutte pronte e funzionanti.
In questa sua veste di motorista del Duce aveva
girato mezza Europa e tutta l'Italia.
Le persone che supportavano i viaggi del Duce,
10 accompagnavano cioè in ogni suo movimento, erano molto affiatate tra di loro: quasi una
piccola famiglia.
Ma erano pochi: qualche autista, qualche motorista e poi... il cuoco.
11 cuoco aveva poco da cucinare per il Duce, che
aveva grossi disturbi gastro-intestinali...; cucinava però per la piccola famiglia e ...si facevano certi piatti di spaghetti alla "matriciana" "che non ti dico! ".
La FIAT aveva costruito per il Duce un treno
speciale: "pesava 170 tonnellate e viaggiava a
170 Km ali 'ora: una velocità, per quei tempi,
impressionante! ".
Il Duce era molto affabile con la piccola famiglia; talvolta scherzava, talaltra faceva domande... ma il più delle volte era molto serio, sempre pensieroso: era gentile, però: sempre.
Il Maresciallo non aveva rapporti con la Segreteria del Duce: sapeva, ad esempio, dell'esistenza di Navarra, ma solo di nome.
10 l'ho invitato a scrivere le sue memorie ma lui
si schermiva dicendo che aveva poco da raccontare; che si era dimenticato quasi tutto e che poi
quell'esperienza era ormai passata.
Due cose, però, me le ha raccontate.
La prima: quando morì la sua prima moglie sotto il bombardamento, al Pigneto, dove lui aveva
preso casa in affitto vicino a quella paterna. Raccontava il suo strazio, la sofferenza, i pianti...; si
era messo a scavare da solo tra le macerie e poi
aveva pagato alcuni uomini che lo aiutassero a
ritrovare il cadavere della moglie. E finalmente
l'avevano trovato: straziato, martoriato...
Le seconda fu un'avventura bellica. Il suo racconto veloce, ma denso di contenuto e quasi tragico ha per oggetto un viaggio del Duce a Taranto.
11 Duce là si recava per partecipare a qualche
manifestazione della Marina da guerra, che era
tutta concentrata in quel porto al sicuro, credevano, da ogni minaccia inglese.
Il Duce partì da Roma in quel treno blindato e
arrivò nei pressi di Taranto mentre era in corso
l'attacco degli aereo-siluranti inglesi, che mise
fuori combattimento per più di sei mesi i pezzi
più pregiati della flotta italiana.
Il treno del Duce fu fatto fermare: tutti si misero
in salvo fuggendo. Il Duce fu prelevato dalla sua
scorta personale e trascinato quasi di peso lontano, verso un boschetto e lì rimase finché non
cessò il siluramento: poi accorse una macchina
che lo riportò a Roma.
La "piccola famiglia" scese precipitosamente
dal treno, attese che il Duce fosse portato al sicuro e poi tutti si buttarono per terra a proteg-
gersi dai mitragliamenti. Il mio amico si nascose
in una "formetta" vicina alla strada donde uscì,
a bombardamento ultimato, "fracido, zuppo"
per l'acqua che lì scorreva.
E vera questa notizia? A me così è stata raccontata: questo è certo.
Si pone una domanda: gli Inglesi sapevano che il
Duce, quella notte, sarebbe stato a bordo della
nave ammiraglia? Forse scelsero quella notte,
per loro audace impresa bellica, sicuri di ottenere due successi: affondare la flotta navale e renderla inoffensiva per molto tempo; colpire il Duce e metter fuori combattimento pure lui.
Certo, un'impresa del genere fu preparata meticolosamente, a lungo: il momento opportuno per
realizzarla dipendeva da tanti fattori: condizioni
meteorologiche, soprattutto ... ma l'occasione
ghiotta di ottenere un duplice, così eclatante successo, non poteva non essere colta al volo... Ma
agli Inglesi chi aveva detto che il Duce, quella
notte, sarebbe stato a Taranto? Misteri della storia e... dello spionaggio.
****
Quando cominciarono a filtrare le prime notizie
che il 24 marzo del 1944 i Tedeschi avevano perpetrato quella maledetta, inutile strage delle Fosse-Ardeatine, un brivido di orrore e di terrore
corse per le vene di tutti gli Italiani, anche dei fascisti, ma soprattutto di coloro che in quei giorni erano renitenti alla leva ordinata da Graziani e
dalla Repubblica Sociale Italiana.
La notizia venne alla luce nella sua gravità, e
con tanti particolari raccapriccianti, soltanto dopo il 4 giugno di quello stesso anno, quando Roma fu liberata.
Il primo che, in Roma ebbe sentore che qualcosa di grosso fosse accaduto, ma anche lui non
seppe con esattezza di che cosa si trattasse, fu un
mio amico, il quale allora aveva circa 15 anni e
faceva la consegna del pane alle varie panetterie
della zona nei pressi della cave di pozzolana della Via Ardeatina.
Lui, cioè, partiva ogni mattina dal forno, con una
bicicletta particolarmente attrezzata, su cui trasportava le varie pezzature di pane, di buon'ora,
e pedalava finché la cesta non fosse stata vuotata. Il pane era allora razionato e le ceste da distribuire tra le varie panetterie non erano molte.
Vuotata la prima cesta, ritornava al forno, riempiva una seconda cesta e... via, altre pedalate...
E così per tutta la mattinata.
Quella mattina del 24 marzo, cominciò la sua
prima corsa come al solito, sul far del giorno.
Ma trovò un intoppo. La strada al bivio delle
Sette Chiese era barrata dai Tedeschi armati di
tutto punto. Si fermò al posto di blocco, davanti
ai mitra spianati. Cercò di spiegare che lui portava il pane alle varie panetterie poste al di là
della strada: chiedeva che lo facessero passare e
in pochi minuti sarebbe stato di ritomo. Per tutto risposta i mitra gli furono puntati addosso e fu
giocoforza tornare indietro.
Trovò allora un'altra strada più lunga e faticosa
per consegnare il pane e poi fece ritomo al forno. Giustificò il ritardo e il suo datore di lavoro
lo fece fermare un po'; poi qualcuno andò a vedere se il posto di blocco fosse ancora operante.
I Tedeschi non c'erano più, se n'erano andati
senza lasciare traccia, la strada era libera... e il
mio amico riprese a pedalare.
Egli narrava anche che, mentre da casa sua andava al forno, aveva sentito un paio di grossi
scoppi, quasi piccoli boati soffocati, ma non ci
avevano fatto caso: di quei tempi scoppi e boati
erano frequenti e la gente si era abituata a convivere con quei fenomeni.
Più tardi, passati alcuni mesi, ricordando quel
giorno, ricostruì la sua avventura. Quei boati
erano le mine che i tedeschi avevano fatto saltare per chiudere l'accesso alle grotte piene di cadaveri; il posto di blocco era stato messo perché
nessuno potesse avvicinarsi al luogo della strage. Nelle prime ore della mattinata, quando quel
blocco fu rimosso, il misfatto delle Fosse Ardeatine era stato completato.
****
Un altro mio amico aveva fatto tutta la campagna di Russia. Era un giovanotto forte, robusto,
alto, magro come un chiodo. Visse, come tutti i
soldati dell'ARMIR, il dramma della ritirata a
piedi, in mezzo alla neve, al freddo atroce (-30°).
Chi cadeva per terra e più non si rialzava; chi era
colpito da qualche spezzone di granata e rimaneva ferito... veniva lì abbandonato al suo atroce
destino; chi lentamente e faticosamente arrancava, passo dopo passo, in mezzo alla neve alta,
fradici gli indumenti fino alla cintola. Il respiro
si congelava per aria e cadeva a terra ghiacciato:
sulla bocca, sotto il naso e maggiormente sulla
barba lunga si formavano dei ghiaccioli che bisognava spesso rimuovere per non aver la faccia
congelata.
Un dramma! La maggior parte dei nostri ragazzi
morirono di freddo, di fame, di stenti, in mezzo
alla steppa russa.
Si dette un fatto. Nel silenzio irreale delle steppa
arrivò improvvisa una granata russa che esplose
in mezzo ad un piccolo gruppo di soldati che arrancava in ritirata speranzoso di raggiungere la
retroguardia dell'ARMIR per trovar qualche automezzo che li portasse in salvo. Quella granata
colpì molti soldati: qualcuno morì, qualche altro
rimase ferito... Che fare? Non si poteva perdere
tempo: i Russi erano lì vicini; occorreva decisione rapida e pronta azione. Il mio amico non ci
stette a pensare: vide il suo Tenente ferito non
gravemente ma non più in grado di poter camminare. Gli fasciò la ferita in qualche modo, se
10 caricò sulle spalle e... avanti. La marcia durò
a lungo; ogni tanto una veloce tappa per prender
fiato e... finalmente arrivarono in un accampamento militare italiano in fase di ripiegamento.
11 Tenente ringraziò con le lacrime agli occhi, fu
caricato su un camion e scomparve in mezzo alla tormenta di neve. Il mio amico continuò la sua
marcia e... riuscì a portare a casa salva la sua
pelle. Non ripensò più al suo Tenente: era contento solo perché lo aveva salvato.
Senonché, qualche anno dopo la fine della guerra,
egli fu ricercato al suo paese dai Carabinieri che
lo interrogarono su quell'episodio del Tenente
salvato. Fece la sua deposizione che fu verbalizzata e non ci pensò più. Qualche anno dopo il
Messo Comunale notificò che gli era stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare per
quell'episodio. Che era successo? Il Tenente si
era salvato e aveva fatto la sua brava relazione allo Stato Maggiore dell'Esercito proponendo per il
suo salvatore una medaglia al valor militare e la
sua proposta era stata accolta. Il Tenente aveva
fatto poi le ricerche opportune ed era riuscito a
trovare l'indirizzo del suo salvatore.
Quella medaglia di bronzo il mio amico se l'era
meritata tutta: merito anche del Tenente che dimostrò grande umanità, grande spirito di gratitudine e somma responsabilità.
Oggi, tutte le volte che riscuote il piccolo assegno che compete ai titolari della medaglia di
bronzo, il mio amico ricorda con gratitudine il
suo Tenente.
Franco Ranucci
15
IL B A R B A R I C O
FIGURE CARATTERISTICHE
DEL QUARTIERE PRENESTINO
IN ROMA:
IL POSTINO
P
RIFLESSIONE
QUARESIMALE
Padre Giovanni Alberti è di Valentano.
È Frate Passionista della Scala Santa in
R o m a m a risiede al Santuario di S. M a ria Goretti in N e t t u n o . Chi passasse da
quelle parti, lo v a d a a trovare: gli farete
piacere.
assa silenzioso per le Piazze e le strade. C a m m i n a veloce sui marciapiedi: una
Padre Giovanni è Direttore R e s p o n s a b i grossa borsa a tracolla sulla spalla; pacchi e pacchetti tra le mani; registrini e
le del periodico dei Passionisti: Il Croblocchetti di ricevute; e poi; Riviste, Giornali, Race. A.R., libri...
cifisso
(chi lo volesse lo p u ò chiedere a
Cammina veloce, silenzioso, non parla con nessuno e nessuno lo saluta.
lui). È p r o f o n d o pensatore di argomenti
Ma forse è anche colpa sua che non dà confidenza: corre sempre, non guarda in faccia a
teologico-morali e ottimo scrittore.
nessuno: una corsa contro il tempo.
L e g g e t e c o m e ha iniziato una sua riflesHa lo sguardo attento alla strada, ai marciapiedi; scansa i passanti, ha una camminata penzoloni sul lato destro del corpo dove maggiore è il peso della borsa.
sione su: " L a Q u a r e s i m a : un t e m p o forÈ una figura caratteristica, una istituzione. Puntuale nei suoi passaggi; cronometrico; ma
te..."
nessuno lo ammira per il servizio che rende alla Comunità: nessuno apprezza, nessuno
P o s s i a m o a f f e r m a r e che oggi la quaresiringrazia, nessuno elogia.
m a è a n c o r a sentita e v i s s u t a c o m e
Sono ormai tanti anni che cammina tra Piazza Malatesta e le vie adiacenti. Si è bene in" t e m p o f o r t e " d e l l ' a n n o liturgico, della
serito nel contesto stradale ma nessuno sa dove sia la sua abitazione. Chissà? Forse viene
vita della chiesa, della c o m u n i t à cristiada lontano... forse deve alzarsi molto presto la mattina per arrivare puntuale in Ufficio.
ne? S e m b r a di percepire una certa stanChissà?
c h e z z a e l ' a f f e r m a z i o n e "tutti gli anni
Conosce le strade, tutti i portoni delle case, tutti i Portieri (quei pochi che sono rimasti!),
sempre le stesse c o s e " è sempre più fretutti i numeri dei portoni: sa dove sono i citofoni, sa quale bottone pulsare. Suona. Arriquente.
va una voce dall'altro: "Chi è?" - risponde lui: "Ilpostino! Che mi apre?"
C o m e è possibile vivere la novità, pur
Il portone si apre perché scatta il meccanismo elettrico di apertura: ma nessuna voce arnella ripetività, che la q u a r e s i m a annunriva dall'alto: non una parola, non un saluto. Che tristezza! Ma il Postino ormai ci è abicia e realizza p i e n a m e n t e nella P a s q u a
tuato: non se la prende, non ci fa caso. Entra nel portone, mette le lettere nelle cassette: fa
di Risurrezione?
tutto in pochi minuti perché lui i nomi li sa tutti: conosce i singoli interni come conosce
Ogni q u a r e s i m a ha la sua caratteristica e
gli indirizzi e i cognomi.
la sua specificità r i c h i a m a n d o i valori
Vede in giro tante facce ma non sa a quali cognomi corrispondono.
Qualche volta porta nelle case notizie tristi: rare volte le porta buone; quasi mai porta il
c r i s t i a n i f o n d a m e n t a l i su cui è p o s t a
sorriso della fortuna.
l'attenzione per mettersi p e r i o d i c a m e n Lui magari avrebbe voglia di condolersi o di congratularsi: scambiare una lacrima, un sorte a c o n f r o n t o con essi.
riso, un complimento.
Il rito austero d e l l ' i m p o s i z i o n e della ceMa che ne sa, lui, cosa c'è scritto dentro la lettera che consegna? Potrebbe esserci una
nere, il colore viola dei paramenti, il ricambiale, un protesto: forse anche un annuncio funebre. Per le sue mani passano i segrec h i a m o alla penitenza e al digiuno, l'asti di tante famiglie: le dichiarazioni di amore di due giovani... lo sfogo e le parolacce di
senza dei fiori, c o n c o r r o n o a dare a quedue coniugi in disaccordo tra loro... i saluti e gli auguri dei bambini ai loro nonni... Sì:
sto t e m p o u n ' i m m a g i n e di mortificazioma lui non ne sa niente: e neppure gli viene mai voglia o desiderio di conoscere i contene.
nuti delle lettere consegnate.
Qualche volta arriva a me una lettera, una
rivista... ma l'indirizzo è sbagliato. Via anziché Piazza, numero x anziché z... eppure
il Postino me la consegna lo stesso. Lui sa
tutto su di me, ma non mi ha mai visto e mai
ha parlato con me. Non sa neppure se sono
giovane o vecchio. Penso che lui immagini
essere io un vecchio perché da tanti anni
consegna la mia posta al portiere.
Però... che tristezza! Eppure il suo servizio
è prezioso e lui ci serve con precisione e
con correttezza. Non perde mai nessuna
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delle lettere che tutte le mattine, qual sia il
tempo, ritira in Ufficio e poi velocemente
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"E allora?" - direte
io dico due cose:
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mo con lui una parola: di complimento, di
ringraziamento, di augurio;
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M. Antonietta Bucassi
Ranucci
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IL B A R B A R I C O
IL PAPA PIO XII: EUGENIO PACELLI
l ricordo di mia nonna Felicetta e dei suoi insegnamenti non mi ha mai abbandonato e
anche ora che scrivo queste note mi sembra
averla vicina e sorridermi dolcemente, come
ogni volta che mi vedeva.
Ricordo sempre i suoi paurosi racconti, dove il
diavolo la faceva da padrone, ma che ad un certo punto doveva precipitosamente tornare all'inferno per l'improvviso apparire di un Angelo
giustiziere. Mia nonna era una donna di grande
fede. Fede che l'ha aiutata a sopportare con rassegnazione la morte di ben sette giovani figli.
Le tre figlie rimaste con lei ad Onano erano da
lei adorate ed esse ricambiavano la madre con lo
stesso affetto.
I
A HHutra ; Ufr trrenr th-H'infantia - A dtthu Sella villeggiatura
<h Onano. u rta d'origine «lei Pacelli - In hmtto Al l.ìcro « Ennio
Quirino Vincoliti » l'anno della licrn/a iterali' {1894}
La esaudivano in ogni suo desiderio e, quando
chiusero i suoi occhi, ringraziarono il Signore di
aver ricevuto il dono di una madre tanto saggia,
che le aveva aiutate a sostenere con enorme coraggio la tristezza che la vita offre con tanta generosità.
Ricordo che spesso, insieme alle mie zie, ricordava il futuro Papa Pacelli con affetto di madre.
Lo ricordava bambino, quando lei e le mie zie lo
tenevano in grembo nelle visite che egli faceva
ad Onano, dove risiedeva in Via Cavour, nella
casa che anche oggi riporta lo stemma della sua
famiglia.
Ricordo ancora le parole di mia nonna: "Sin da
bambino si distingueva dagli altri per bontà e religiosità".
Frequentava ogni giorno la chiesa e diceva che,
una volta grande, sarebbe divenuto sacerdote.
Era l'idolo di mia nonna e delle mie zie, donne
di grande fede, che vedevano in lui l'anima di un
grande sacerdote.
Se ne andava in campagna con gli amici, li pregava di non danneggiare gli alberi dai quali coglievano i frutti. E diceva questo con una dolcezza tale che i suoi amici frenavano subito la
loro indole selvaggia.
Quando il piccolo "Eugenio" devenne più grande, lo si vedeva ogni giorno cavalcare un asinel-
10 di proprietà dei nonni, ma impediva ai suoi
amici di salire in groppa insieme a lui per non affaticarlo.
11 giorno in cui mia nonna seppe che sarebbe divenuto sacerdote ne fu felice e pregò, insieme alle zie, perché il buon Dio lo sostenesse nel duro
lavoro che doveva affrontare. Ricordo ancora il
primo giorno in cui visitò il nostro paese. Ci fu
una festa meravigliosa alla quale accorse tutta la
popolazione: lo ricevettero le autorità locali e il
sindaco di Acquapendente, Bramini Costantino,
gli consegnò le chiavi della città.
Ricorderò sempre il giorno in cui la mia zia Assunta si recò in lacrime nel negozio di mio padre, dicendogli che per pagare i suoi ricoveri all'ospedale avrebbe dovuto vendere due ettari di
terra. Insieme a lei c'erano centinaia di suoi concittadini che dovevano per questo spesso motivo
sacrificare parte dei loro beni. Pensare che in
quei tempi erano così poveri che non avevano i
soldi nemmeno per comperarsi il sale.
Non passarono dieci giorni che mia zia si rifece
viva, felice come una Pasqua. I suoi occhi spriz-
zavano intensa felicità. Quando riuscì a parlare
disse, tutto d'un fiato, che papa Pacelli aveva inviato al comune di Onano oltre cinque milioni,
che dovevano servire per estinguere il debito con
l'ospedale di Acquapendente. Per chi non lo sa,
i soldi inviati dal Papa oggi sarebbero stati diversi miliardi.
Papa Pacelli era una mente eccezionale. Dimostrò il suo grande equilibrio durante l'ultima
guerra, riuscendo a salvare entro le mura del Vaticano i numerosi ebrei che vi erano nascosti. Per
poter giudicare bene quello che il Papa fece, bisognerebbe aver vissuto quei giorni e conoscere
bene con chi aveva a che fare. Non era un facile
equilibrio e il più piccolo sbaglio avrebbe potuto segnare la fine della città di Roma e dello stesso Papa.
Quando ho ascoltato la notizia che era stato proposto per la beatificazione, ne sono stato felice.
Era la sola risposta da dare a coloro che hanno
discusso la sua nobile figura.
Un santo uomo che ha sempre difeso gli oppressi e sostenuto i poveri. Una figura che ogni cristiano e non cristiano dovrebbe sempre ricordare nelle sue preghiere giornaliere, così come è
stato fatto in questi giorni in Terra Santa.
La sua santità e grandezza emergono da come è
riuscito a guidare la Chiesa in uno dei momenti
più difficili che l'umanità ha attraversato. Grandezza che è stato giusto riconoscere, premiare e
ricordare finché l'uomo sarà sulla terra.
E per terminare questo ricordo, desidero far presente che papa Pacelli conosceva benissimo le
misere condizioni dei coloni e degli operai di allora. Molto si adoperò per far conoscere i loro
diritti. Fu sempre vicino a queste categorie perché asseriva con forza che ogni partito, che ha
giustamente difeso i diritti dei lavoratori senza
portare la voce di Dio, ha ottenuto delle conquiste che sono sempre terminate in un bagno di
sangue.
La Storia, maestra di vita, è piena di questi errori. Per non ripeterli va attentamente studiata e
capita.
Mario Catone
IL B A R B A R I C O
17
GLI ETRUSCHI IL CAMMINO DELL'ANIMA
S
econdo la credenza dei popoli delle antiche civiltà mediterranee agli essere umani
non apparteneva un solo io ma un insieme
di tre differenti entità: il corpo fisico, la sua ombra e il demone Ka o doppio. Al momento della
morte avveniva la separazione.
Il corpo si dissolveva e veniva riassorbito dalla
madre terra, mentre la parte spirituale, l'anima,
rimaneva in attesa di rinascere, ma solo dopo
aver bevuto alla fonte dell'oblio l'acqua che
cancellava i ricordi. Coloro che riuscivano a trascendere la propria "ombra" potevamo accedere
ad una vita immortale come gli Dei, gli Eroi e gli
Iniziati. Per gli altri era inconsapevole immettersi nel ciclo di vita e morte come ignare 'ombre"
che avevano già vissuto.
L'ombra era la componente sviluppatasi durante
l'esistenza, la sintesi del pensare e dei ricordi, attaccata fortemente alle bellezze terrene.
Il Demone Ka o Doppio era composto dai Lares
e Manes. Il Lare era il ceppo originario della famiglia la cui sede era collocata nel sottosuolo, il
Lare era anche la somma di tutti gli antenati. Il
Mane era doppio, raffigurato in quelle statuine
con la faccia avanti e dietro, uno buono ed uno
cattivo condizionavano l'esistenza in vita di ciascun individuo.
Il problema per l'anima era di distaccarsi dalla
propria ombra, la quale era fortemente attratta
dalle cose terrene di bellezze materiali.
Gli Etruschi non erano così sciocchi da credere
che il corpo dopo la morte potesse tornare a vivere. L'ombra attratta e distratta dalle bellezze
terrene allentava la presa sull'anima, la quale
"liberata", iniziava il suo lungo viaggio ultraterreno verso l'immortalità.
L'Ombra è probabilmente raffigurata in quei
bronzetti etruschi di figure esili dai tratti adolescenziali quasi evanescenti e gravi chiamate appunto "ombre della sera".
Oscura e problematica questa ombra aveva un
ruolo determinante per il destino e l'evoluzione
dell'anima. I colorati e preziosi affreschi parietali delle tombe non erano destinati certo al buio
eterno, in quanto nessun occhio mortale avrebbe
potuto vederli ed ammirarli. Gli affreschi come i
raffinati oggetti funebri avevano una valenza
magico-spirituale, servivano cioè a distrarre
l'ombra che tendeva a soffermarsi sulle immagini che riproducevano il suo ambiente naturale, i
ricordi.
I cunicoli, i labirinti magici od altro ricavati dentro le tombe erano ugualmente altre possibilità
in più per l'anima di sfuggire alla propria ombra.
HANNO DETTO
• A n d r e a Ercoli: anni 95, Presidente di lungo corso della Lazio negli anni a cavallo della seconda guerra m o n d i a l e ha detto:
"Famiglia, Patria e Lazio sono stati gli ideali della m i a vita insieme a l l ' a m o r e
per il p r o s s i m o " .
• N o n si p u ò cantare m e n t r e si porta la croce sulle spalle
• C a m m i n a v a m o per le strade buie di Bucarest, di notte: b i s o g n a v a fare attenzione ai fagotti depositati agli angoli delle strade: p o t e v a n o essere bambini abbandonati.
Teresa
Gerundino
• L u c i a n a Cumella, infermiera professionale, ha passato alcuni anni, insieme al
m a r i t o f a l e g n a m e , in C o s t a d ' A v o r i o , nella M i s s i o n e di A b i d j a n . H a detto:
" U n a cosa mi lascia ancora oggi senza fiato: le persone dei villaggi n o n credev a n o che noi a v e v a m o lasciato le nostre c o m o d i t à in Italia per andare laggiù a
servirli".
• Berlusconi
" C h e fare dei lavoratori di Termini I m e r e s e ? semplicissimo:
U n a parte li t r a s f o r m i a m o in infermieri, q u a l c u n o di loro avrà pure qualche nozione di p r o n t o soccorso",
(da R e p u b b l i c a 4 / 1 2 / 2 0 0 2 )
• Don Marquis
Q u a n d o u n u o m o ti racconta di essere diventato ricco grazie al duro lavoro,
chiedigli: " D i chi?".
• Kin Hubbard
Tutti v o r r e b b e r o votare per l ' u o m o migliore; p e c c a t o che n o n sia m a i uno dei
candidati.
Conseguenza di ciò fu la costruzione di monumentali tombe in città dei morti realizzati secondo schemi urbanistici di concezione magica.
Al di sotto nel sottosuolo, dove vivevano le anime degli antenati al cospetto degli Dei della terra era posto il sepolcro. Al di sopra rivolto verso
il cielo si innalzava il monumento coronato sulla parte più alta al centro di un cippo di natura
generalmente conica e appuntita che al pari di
un'antenna aveva il compito di ricevere le onde,
le energie e gli influssi positivi provenienti dal
cielo e incanalarli nel sepolcro nel sottosuolo per
unirli alle emanazioni della madre terra in energia vitale utile all'anima.
Sepolture di questo tipo erano molto costose, si
può quindi giustamente supporre che solo i ricchi potessero avere tombe di questo livello, per
gli altri spesso solo un'urna cineraria, le sepolture chiamate oggi a "cassettone", o a dispersione
delle ceneri al vento in attesa di rinascere ricchi.
Le necropoli erano molto frequentate, vi si svolgevano feste rituali, musiche e danze.
Vi si celebravano vita e morte in un enigmatico
viaggio terreno-divino, dove il sacro e il mistico
erano onorati in vita con tanta arte e scienze spirituali.
Romolo Rossi
LA NUOVA CRUSCA
• Il "querelino" è un tale che ha fatto
tante denuncie contro chi ha scopiazzato i suoi libri
• Libri "vampirizzati" sono quelli scopiazzati
• L'uomo che si interessa eccessivamente
dei suoi figli è detto "mammo"
• Cleopatra rispondeva con le "carinerie" alle moine di Giulio Cesare
• La coppia degli amanti è detta "amantesca" (in analogia ad animalesca)
• La cantante è detta "cantatrice" (in
analogia ad attrice)
• Gli "smutandati" (son coloro che non
portano le mutande)
AFORISMI
....il fiume sotterrano delle idee che
scorre inaccessibile sotto gli eventi
della Storia
...è possibile sapere come si fa per vincere una guerra ma questi non vuol dire
necessariamente vincerla
IO
IL B A R B A R I G O
B U O N NATALE 2 0 0 2 E FELICE A N N O N U O V O 2 0 0 3
C H R I S T I NATALE ADFERAT T I B I TVISQVE O M N E M PROSPERITATEM, SALVTEM
ET PACEM, INTERCEDENTE MARIA, AVRÒRA SALVTIS.
Il natale di Cristo porti a te ed ai tuoi ogni prosperità, salute e pace, per l'intercessione di Maria, aurora di salvezza
GHIRIBIZZO NATALIZIO
L
'insigne umanista olandese Erasmo da
Rotterdam (il cui pensiero influenzò non
poco la cultura moderna, specie quella
europea) nella sua celeberrima opera, scritta in
latino e dedicata all'amico Tommaso Moro, dal
titolo M top Lag 'Eykibuiov id est Stultitiae
laus" o "Elogio della follia", fra le varie categorie di persone che prese di mira con acuta satira, mise quella dei grammatici-pedanti.
Però, si sa, egli intendeva stimmatizzare i loro
eccessi (per esempio, quando innervositi, spellavano i timorosi scolari con "Bastoni, verghe
e frustini" allorché, pensiamo noi, non sapevano cosa fosse uno zeugma o che significasse la
funzione deittica dell'aggettivo dimostrativo)
ma non la materia che insegnavano, la quale l'è
di molto utile per parlare e scrivere bene, come
dimostra il seguente racconto.
Ci fu alcuni secoli fa un ricco scapolone, il
quale lasciò tutti i suoi ingenti averi ai nepoti,
a condizione però che questi gli erigessero fere
quinque cubitorum statuam auream lanceam
tenentem" (sic!).
Quando s'aprì il testamento, gli eredi si trovarono di fronte all'enigma: quale fosse la intrinseca volontà del testatore riguardo alla statua.
Intendeva egli una statua d'oro di due metri, o
una statua fatta di qualsiasi materiale, magari
di vile coccio, che teneva in mano una lancia
d'oro? giacché "auream" era riferibile sia a
"Statuam " sia a "Lanceam ", ambedue di genere femminile.
Non c'è chi non veda come il problema non
fosse di poca portata o questione di lana caprina: un conto era fare una statua d'oro di due
metri e un altro par di maniche fare solo una
lancia del medesimo materiale.
Ne andava di mezzo il patrimonio.
Riguardo a ciò furono sentiti dottissimi grammatici e giureconsulti di Pavia, Padova, Siena
e Napoli, allora (ma non solo allora) rinomata
città di legulei, causidici e magistroli esperti di
sillogismi, sottigliezze e bizantini cavilli; i quali rivoltaron codici, calepini, rincincignati papiri e consultaron, sinanco, le giustinianee Pandette e lo stesso Donato, menando il can per
l'aia per lungo tempo e non riuscendo a cavar
un ragno dal buco.
Alla fine gli aventi diritto, dato che non ottennero dal giudice, cui s'eran rivolti, la fattispecie di condizione impossibile, ed, altresì, esausti per aver speso già assai denaro, avvalendosi della "facultas abstinendi", rifiutaron l'eredità, così che il patrimonio del "de cuius", secondo una vetusta disposizione risalente all'Imperatore Antonio Pio, andò al pubblico erario.
E pensare che sarebbe bastata una piccola virgola dopo la parola "statuam"!
Morale: bisogna dare giusta importanza ai segni d'interpunzione, massime alle virgole, per
evitare, fra l'altro, il rischio di cui sopra.
IOANNI PAVLO PP. II
SVCCESSORI BEATI PETRI
ET VNIVERSALI PATRI
QVI
BEMONISSIMO LARGIENTE DEO
FELICITER INVIT
VICESIMVM QVINTVM ANNVM
ROMANI PONTIFICATVS
PRECAMVR
FAVSTISSIMA QVAEQVE
AC PRAESERTIM LECTISSIMA DONA
SPIRITVS PARACLITI
QVIBVS ADIVTVS
AVSPICE VIRGINE MATRE
POSSIT EXPLERE
SVVM MIN1STERIVM AMORIS
IN BONUM SANCTAE ECCLESIAE
TOTIVSQVE HVMANITATIS
"Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e
la rivelazione. Non si tratto solo di imparare le
cose che Egli ha insegnato, ma di "imparare Lui '.
Ma quale maestra, in questo più esperta di Maria?" (Leti Ap. Rosarium Virginis Mariae, 14).
Per vivere noi abbiamo la Tua promessa, Dio,
ad essa ci aggrappiamo. Qualunque cosa ci accada, ti curerai di noi, per noi conosci tutto ciò
che è bene ". (H. Oosterhuis)
ONANO E L'ANTICA FIERA DI S. GIOVANNI DECOLLATO
n antico documento dell'Archivio di Stato
di Viterbo ha permesso di conoscere l'esatta istituzione della fiera in Onano. La
lettera di licenza, rilasciata in Roma da Clemente
XII in data 21 gennaio 1733 con chirografo del
Cardinale Antonio Galari, è fortunatamente giunta
a noi tramite una copia del cancelliere della Comunità Paride Biccellai. (A: S: Vt., not. Acquap.,
prot. 199).
Anche se nel documento si evidenziano soprattutto le regole dettate dalla Camera Apostolica alla
Comunità d'Onano, ciò che più sorprende è la durata della fiera che si prolungava per ben 17 giorni: otto prima della festa di San Giovanni Decollato ed altrettanti dopo. La fiera, posta a chiusura
della stagione della raccolta cerealicola e dei legumi, permetteva alla comunità di smaltire non solo
la produzione in eccesso ma " in tal forma possa
riuscirgli di commun profitto ed utile e cosi' agevolarsi il modo di supplire alle loro indigenze, ed
ai pesi, ai quali soggiacciono".
Più in generale le fiere godevano di ampi privilegi, esenzioni ed immunità che agevolavano considerevolmente lo scambio delle merci, ma esse rappresentavano anche le occasioni nelle quali venivano presi nuovi accordi per contratti di soccida,
affitti, manodopera. Nel lungo calendario della
fiera in Onano erano comprese anche due feste religiose, la prima delle quali, quella di san Giovanni Decollato, dava il titolo alla stessa fiera. La festa della Decollazione era ufficiata dalla confraternita di san Giovanni Battista con una messa solenne ed un palio con corsa di cavalli. La successiva
festa religiosa era quella di Sant'Agostino, la cui
solennità ricadeva allora, secondo il vecchio ca-
U
lendario, il I settembre. La festa era ufficiata dalla
confraternita di san Nicola da Tolentino. Attualmente sono ancora attive ad Onano, oltre alle due
sopra indicate, tre altre confraternite: del SS.mo
Sacramento, del Purgatorio, della Madonna Addolorata (confraternita Femminile).
Altre indicazioni sulla fiera ci sono ricordate da G.
Moroni allorché lo studioso, ben 130 anni dopo,
nel suo "Dizionario", scriveva che in Onano: « vi
si tengono mercati settimanali, e la fiera di 16 giorni comincia dal 29 d'agosto. Il territorio produce
copiosi generi necessari al vivere, massime, vino,
olio, grano, granoturco. Essendo il paese lungi sei
miglia dal toscano confine, vi è la dogana dì mollettone di II classe, con guardie di finanza, poiché
attivo n'è il commercio, e per esercitarvi gli ebrei
il contrabbando». L'erudito nella sua breve nota
fornisce anche indicazioni sui generi allora maggiormente coltivati nel nostro centro, tra i quali
compare anche l'olio, produzione oggi del tutto
scomparsa.
Il Moroni accenna anche alle difficoltà degli
scambi commerciali con il Granducato di Toscana
a causa della dogana posta al confine tra i due stati. Ostacolo, questo, che però era evaso con opportuni aggiramenti, il cosiddetto "Giro dell'onanesi", noto ai soli contrabbandieri la cui illegale
pratica non era lasciata però ai soli ebrei di Toscana e dell'alto Lazio come vorrebbe il nostro informatore. Era un giro noto non solo ai contrabbandieri ma anche ai briganti (A. Petrucci, A. Casali),
agli esiliati politici liberali e mazziniani (Riccardo
e Oscar Bousquet), che avevano fatto delle macchie, delle forre, dei fossi di confine, la strada più
sicura per ritornare alle proprie case. A contrastare
la frode sulla lunga linea di confine di stato troviamo Attilio Targhini. L'ufficiale doganiere, nato a
Roma nel 1831, unitamente ai suoi uomini prestò
il suo diligente servizio in Onano fino al 20 settembre 1870, data della presa di Roma da parte degli italiani.
Per completare i nostri dati sulla vendita delle
merci in Onano forniamo ora un rapido cenno sul
mercato settimanale del mercoledì' che sappiamo
essere stato istituito il 23 aprile 1616 dal duca
Alessandro Sforza per richiesta dello stesso Consiglio Generale della Comunità d'Onano. Nella
patente è regolato che non si possono estrarre fuori del territorio del Comune, più di uno "staro di legumi per ciascheduno" e che nessuno possa in
quel giorno molestare alcun debitore, purché l'obbligazione non fosse Camerale o soggetta al Tribunale Ecclesiastico. Lo statuto del 1561, seppure
non citi per niente alcuna fiera o mercato settimanale, ordinava tuttavia che le mercanzie fossero
vendute nella Piazza del Comune, vale a dire nel
luogo compreso tra il Palazzo del Podestà e la
Piazza del Fiore e corrispondente attualmente a
Piazza Pio XII e l'inizio di Via Roma.
Chiudiamo ricordando che l'attuale fiera di Onano, nei giorni che seguono la tradizionale Sagra
della Lenticchia (Agosto), è la continuazione, seppure in forma ridotta dell'antica fiera di san Giovanni. Oggi come allora le pregiate lenticchie,
prodotte con le tradizionali tecniche, con il più antico sapore del suolo onanese, sono la garanzia di
un prodotto unico e di un potenziale mercato del
tutto da scoprire.
Bonafede Mancini
15
IL B A R B A R I C O
^^
J^anao/ch
Carissimo Ranucci,
ho ricevuto il "tuo ricordo e memoria degli
amici defunti", che ho subito letto tutto: ti sono molto grato. Ti ammiro perché sei stato
bravo!
Dopo la morte di mia moglie, 28.6.2002, sono rimasto a Gradoli, dove cerco di fare almeno il buon cristiano: frequento la chiesa
ogni mattina e nelle occorrenze dei decessi di
compaesani, scrivo e stampo qualche considerazione.
Sono grato a Dio per l'istruzione che mi ha
fatto avere, per la provvidenza che mi ha fatto conseguire da insegnante. Penso di continuare a vivere qui a Gradoli, nella mia bella
casa che avevamo preparato con mia moglie,
piuttosto che ritornare ad un ricovero per anziani, dove non mi sono trovato, né a Velletri,
né a Celleno, davvero bene: è stata una esperienza per poterne parlare.
Ho la mia macchina "panda" a disposizione
per partecipare a convegni, specialmente a
Montefiascone, dove spero di rincontrarti e
prestarmi, per quanto potrò, per tutti gli amici.
Auguro a te ad ai tuoi famigliari auguri per la
S. Pasqua.
ajf.mo Augusto
Galeotti.
LETTERA APERTA!
Chi non tiene conto di quanto è scritto nella
Sacra Bibbia?
Ecco alcuni brani spesso dimenticati:
1 ) Dalla Lettera di San Paolo apostolo a Tito,
cap. 1:
"Bisogna mettere, a capo della Chiesa, degli
uomini anziani di buoni costumi, sposi di una
sola donna, con figli fedeli e costumati!"
2) Dalla Prima Lettera di San Paolo apostolo
a Titomeo, cap. 3,2: "Bisogna che chi è posto
a capo sia irreprensibile, sposato con una sola donna, sobrio, prudente...che governa bene la sua casa, che ha figli obbedienti e casti..."
3) Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti, cap. 7.25: "Riguardo alla virginità, non ho comando alcuno! ...Se sposi,
non fai alcun peccato!..." La Chiesa Cattolica, per trecento anni, si comportò così, e, nonostante le persecuzioni, si diffuse rapidamente nel mondo. Quando, però, essendo imperatore Costantino, nel secolo IV, cominciò
ad imporre il celibato ai preti, andando contro natura e contro Dio, trovò ostacolo all'evangelizzazione
del mondo!
Gradoli 8/3/2003.
(Dr. Augusto Galeotti)
c/el
^Bovtiiì^?
VAGOLANDO
Se vagolo qua e là, vedo, in paese,
luoghi che mi rimembrano persone,
in quei luoghi, vissute anni lontani!
Suona, ogni giorno, a morto, la campana!
AVE, ALMA MATER!
Noi moriamo! Per sempre svaniremo?
Hai infuso la tua grazia, in noi, Signore!
Per la morte di Cristo, salveremo,
come crediam, la vita, con onore!
Eppure è primavera, e si ode il canto
degli uccelli che fanno il loro nido!...
Mi dicono: -Tu sei ben più di noi!
Tu sai, tu pensi, tu ragioni, e Dio
Ci affidasti a Maria, e noi sapremo,
presto, che vorrà far, per noi, il suo cuore:
Tutto il mondo è in grande ansia! Noi vedremo
il sole, su di noi, con gran timore,
guarda, ricorda ogni tua azione, vuol
un premio darti che dura in eterno!Bisogna approfittar d'ogni occasione:
(come Ella fece, a Fatima,) ...cascar?
Ora capiamo! Siamo in grande attesa,
Asiatici, Europei, Americani!...
alta è la nostra Fede! Grande l'amor,
solo capace di saziare il cuore,
non per un giorno! ...per l'eternità!
Dove vorrà, Maria, se mostrar?
Oh! Madre, vieni, vien, nella distesa
del mondo! Ci mettiam nelle tue mani!
P E R LA MORTE DI DOMENICO ( 2 7 / 3 / 2 0 0 3 ) .
Gradoli 19/02/2003. (Dr. Augusto Galeotti)
"NON RIMARRÀ PIETRA SU PIETRA!"
"Di questo tempio, pietra -Gesù dissenon rimarrà, su pietra!" Proprio l'Arco
di Tito, a Roma, ricorda chi inflisse
sconfìtta tale agli Ebrei! Come un varco,
AD ALDO CHIAVARELLI
Ti vidi piccolo bambino. Il fato
d'Angelina, sorella tua, affliggeva,
intorno al suo letto ci teneva!...
- A cercar Aldo, giù, al Priorato,
il monumento apre, di chi allor visse,
al ricordo! Esso sta, come in un parco,
salvaguardato, sempre, da odi e risse,
anche se di anni, ormai, è più che carco!
va! - mi fu detto!... Il mio saluto dato,
mi chiusi in Seminario. Si vedeva,
solo, in vacanze, Gradoli !j Occorreva
zia Lucia trovare. Aldo andato...
E, della storia, restano gli scritti
di venti secoli che siam cristiani:
parlan di luce, grazia, eternità!
era, a... Pistoia, si dicea! Crescevi.
Ricordo bene, quando, in bicicletta,
ci recammo, a Piansano, da zia Nena!
Sorgon errori! Rimaniamo invitti:
alla luce, di Cristo, restan vani
i turbamenti, gli odi e falsità!
Poi, il diploma, con me, tu prendevi!
Al matrimonio, andavi di gran lena!
La sacra union fu, da me, benedetta!
Gradoli 1/1/2003, (Dr. Augusto Galeotti)
CADUTA A RUZZOLONI!
L'Olmata di Genzano, che ad oriente
guida al Palazzo Sforza Cesarini,
quando, ormai, sempre più là t'avvicini,
s'apre, a sud, a due strade a sbocco assente:
dietro al Comune è la zona, l'ambiente.
Per chi va a piedi, le due strade affini
unisce una ventina di scalini.
E qui mi mancò, il piede, e, di repente,
la scalinata feci a ruzzoloni:
rimasi in terra alla fin della china,
ero ridotto in brutte condizioni!
Dio ascoltò le mie invocazioni!
Di giorni, all'ospedale, una dozzina
mi fecero incontrar dei cuori buoni!...
Genzano di Roma, 30 giugno 1996.
LA TORTORA MARINA
Da cima al tetto, udiamo, la mattina
non solo il mugolare dei piccioni,
ma quello della tortora marina:
PO-VE-RET-TO! ...È SUC-CES-SO!
Sono suoni:
a interpretarli fai una provina!
Seguir mi volle Valeria! A tentoni,
si andò avanti! Per una quarantina
di anni, di Dio ci godemmo i doni!
Ad insegnare a Sovere, si andò:
bella casa, decoro, pace avemmo!...
Ai Castelli Romani, ribalzammo!
Provvide Dio, e nulla ci mancò!
Fummo a Velletri! E qui, nei guai, cademmo!
E, per Celleno, a Gradoli, approdammo!
IO
IL B A R B A R I G O
^ ^ ^ c w i a o l o
UN MOMENTACCIO NERO!
Per quanto ho avuto, Dio, sono grato:
ora non cerco ritornar quale ero!
Chiedo perdon di quando ho deviato,
difenderò Te, Dio giusto e vero!
In quel luogo, a Montalto, ove annegato
Don Valerio morì, (del suo clero,
nessuno lo salvò), fui io aiutato
a superare il momentaccio nero,
d e l
Il corpo non va più, tu lo sai bene,
la mente, però, prega, ognor si mette
davanti al Creator che la provvede!
Gesù ci ha detto chiaro: presto viene,
in un gran Regno beato ci ammette!
Nuova vita sarà! Quel che si crede!
Gradali 1° agosto 2001.
(Dr. Augusto Galeotti)
Gradoli 19/8/2002 (Dr. Augusto Galeotti)
LA VECCHIAIA È UN MARTIRIO!
Ho il corpo indebolito ed invecchiato!
Ringrazio Dio: ancor la mente intende!
Confidare in me stesso non mi è dato!...
Dio infinito c'è che a tutti attende!
Siam creature! Questo è il nostro fato!
Non si discute! Nessun si sorprende!
Quando un oggetto invecchia, vien buttato!
Non c'è, però, chi la vita ti vende!...
Supplemento a «LA VOCE»
L'ARCOBALENO!
Così felicemente l'han chiamata
la Casa di ricovero agli anziani!
Dopo il Diluvio, la quiete annunziata
fu dall'arcobaleno! ...Ma, da cani,
la vita, in questo mondo, è poi tornata!
La parola di Dio ed i suoi piani
voglion l'umanità che sia salvata,
di Satana gli inganni resi vani!
Dei Cieli il Regno. Gesù ha conquistato!
- "Oh! Benedetti!"- Ci chiama a gran voce"Possedete quel Regno, preparato
dagli inizi del mondo! Sol la croce
ciascuno, sulle sue spalle, or porti
e mi segua!" Sarem: con Lui, forti!
Dr. Augusto Galeotti
Velletri. 16/09/2000
di Montefiascone (Viterbo)
Spedizione abbonamento postale
RITORNO!
Dove già fui, mi piace ritornare
e rivedere i luoghi e le persone
che desidero tanto rincontrare!
Ieri ha permesso il Ciel, con precisione,
n.144 - inf. 70%
Redattore: Enzo Serafinelli
il Belveder Falisco sorpassare,
in Seminario andar!... Ci si propone
scendere, il refettorio a visitare: ...
un pulpitino ed un grande stanzone!...
Stampato nel mese di Ottobre 2003
F o t o c o m p o s i z i o n e e stampa:
Tipo-lito "Ambrosini"
Zona Industriale - Loc. Campo Morino
...Ci sono donne! ...Non ci sono suore!...
Donne troviamo su, pure, alle scuole!...
Arriva Don Renato col Rettore!...
Eh! Guarda un po' che cosa or Dio vuole!...
Che incontri don Mocini!... Con onore,
mi fu "prefetto"!... Come dir si suole!...
Acquapendente (VT)
Tel. 0763/711040 - fax 0763/732188
I Vangeli, la Storia hanno mostrato
i miracoli suoi, in ogni età!
L'uomo, da Lui salvato, Gli è grato!
Gradoli 28/11/2001
Dr. Augusto Galeotti
SE RINASCESSI!
Quanti rimorsi per gli errori fatti!
Non li farei più, se rinascessi!
Oh! Se Rinato chiamarmi potessi!...
Invece il nome mio è Sbaglio, infatti!
Passato se già sei per degli anfratti,
conosci e vai sicuro fra gli stessi,
sai gli errori evitar e, a chi volessi,
offrire informazioni su quei fatti.
Intanto acquietati, battiti il petto!
Ti aiuti Iddio! Illumina i fratelli!
Rinato sei nell'acqua del Battesimo!
Gradoli 29/11/2001
Dr. Augusto Galeotti
Autorizzazione Tribunale
n.272 del 4 / 1 2 / 8 2
Mondo meraviglioso è così nato:
piante, animali, cose a non finire!
Purtroppo l'uomo invecchia, è per morire!
Dio l'accoglie! E stato rivelato!
Gesù, il Cristo, offrirà a te medesimo,
su Satana, vittoria, insieme a quelli
che entrar vorranno all'Eterno Banchetto!
Direttore: Agostino Ballarotto
di Viterbo
FIORELLINI IN BOCCIO!
Che bei bambini Dio ci ha donato!...
...L'animale, sappiamo, che capire
mai saprà: qui, solo è per servire!
L'uom, con la mente, domina il creato!
L'uomo può fare il male! ...Egli lo sa!
Un salvatore, Cristo, Dio gli ha dato!
Non può sbagliare! Gesù è la Verità!
un poco tempo prima, da Valeria!
Il matrimonio è vita, non peccato!...
Da Costantin, cambiò la Chiesa i piani:
la vita, di famiglia, è una miseria,
chi la vivon, son poveri cristiani!...
Chi fugge via dal mondo, vien lodato!
6£óetci
Celleno, gennaio del 2001
Dr. Augusto Galeotti
LA DIPARTITA (28/6/2002)
Or, da più giorni, Valeria sta male:
nel caldo afoso, ha febbre persistente!
Espresso il medico si è chiaramente:
"portarla vi conviene all'ospedale!"
Sulla lussuosa ambulanza locale,
arriva subito ad Acquapendente.
Qui curarla si può seriamente,
dei mezzi più moderni ci si avvale!
Dio mio inspirò che avesse il sacramento,
subito, degli infermi, Estrema Unzione!
Mi dette bene ascolto il Cappellano!
Ora, Valeria, vicina ti sento!
Di inciampare io ho sempre l'occasione!...
Vedo la morte là, poco lontano!
Gradoli 14/07/2002
Dr. Augusto Galeotti
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TRE MONSIGNORI NELLA CASA DEL SIGNORE