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NUMERO 9
DEL
5 MARZO 2007
INFOEUROPA
NEWS E COMMENTI SU EUROPA, POLITICHE SOCIALI E SINDACATO
A cura di APICE – Associazione per l’Incontro delle Culture in Europa
In collaborazione con CISL LOMBARDIA – Dipartimento Internazionale
SOMMARIO
TRIBUNA EUROPA
NEWS
UE: in attesa di una primavera che
tarda
di Franco Chittolina
Alla vigilia del Consiglio europeo non tira
“aria di primavera” per le politiche sociali
nell’UE: ne sono stato un segno evidente i
documenti
sull’occupazione
e
sulla
protezione sociale adottati due settimane fa
dai ministri del Lavoro e degli Affari sociali
europei. In estrema sintesi, questa Unione
europea non riesce ancora a venire a capo
degli squilibri economici e sociali esistenti.
A pag.12 »
7 – 10 › Dall'Europa e dal Mondo
Comunicati e attività di CES e CSI
≡ CES: la Commissione sbaglia su salute e
sicurezza
≡ CES: incontro con Merkel per l’Europa
sociale
≡ CES: l’UE deve fare di più per protezione
e inclusione sociale
≡ CES: rilanciare salute e sicurezza
≡ CSI: diritti non garantiti nell’UE
11 › DOCUMENTI
≡ Relazione congiunta sull’occupazione
≡ Valutazione del mercato interno
11 › APPUNTAMENTI EUROPEI
INFORMAZIONE POLITICA
2 › Commissione: priorità per il 2008
2 › Nuovi programmi sulla sicurezza
2 › L’UE riduce i militari in Bosnia
COSTITUZIONE E AVVENIRE DELL’EUROPA
2 › Consultazione sul futuro dell’UE
3 › Appello per Costituzione più sociale
ALLARGAMENTO E MOBILITÀ DEI LAVORATORI
3 › Caucaso: visita della presidenza dell’UE
ECONOMIA
3 › Disoccupazione in calo
3 › Diminuisce l’inflazione annuale
3 › Crescita 2007: stime in rialzo
4 › Euro nel 2012 per la Repubblica Ceca
4 › Rete di cooperazione antifrode
4 › Possibili nuove multe per Microsoft
INFORMAZIONE SOCIALE
5 › Nuova Agenzia per i diritti fondamentali
5 › Rapporto sulla protezione sociale
5 › Nuova strategia per salute e sicurezza
6 › Rafforzare la protezione dei consumatori
Notizie e commenti APICE – Associazione per
l’incontro delle culture in Europa [email protected]
Presidente Franco Chittolina
In collaborazione con Dipartimento internazionale
USR CISL Lombardia [email protected]
Responsabile Rita Pavan
Infoeuropa | Numero 9 del 5 marzo 2007 | 1
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INFORMAZIONE POLITICA
Commissione: priorità politiche per il 2008
La Commissione europea ha presentato nei giorni scorsi la sua strategia politica annuale che
definisce le priorità per il prossimo anno, esponendo gli obiettivi futuri nelle quattro aree
strategiche: prosperità, solidarietà, sicurezza e libertà, rafforzamento del ruolo dell’UE nel mondo.
La strategia politica presenta per la prima volta una serie di dossier trasversali su temi chiave quali
l’occupazione, l’energia e il cambiamento climatico, nonché la gestione del fenomeno migratorio.
Inoltre, in vista dei prossimi allargamenti, è un obiettivo prioritario il consolidamento dello spazio
Schengen. La Commissione rende noto che metterà un accento speciale sul riesame del budget e
sul ruolo internazionale dell’UE. (21 febbraio 2007)
http://ec.europa.eu/atwork/programmes/index_en.htm
Sicurezza europea: approvati tre nuovi programmi
Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato tre nuovi programmi di azione per il periodo 20072013, volti a combattere il terrorismo e la criminalità, a potenziare la tutela dei cittadini in Europa e
a promuovere la cooperazione giudiziaria penale tra gli Stati membri. Il programma “Prevenzione,
preparazione e gestione delle conseguenze in materia di terrorismo e di altri rischi correlati alla
sicurezza per il periodo 2007-2013” disporrà di 140 milioni di euro. 600 milioni di euro sono
destinati al programma “Prevenzione e lotta contro la criminalità”, che intende tutelare dalle attività
criminose la libertà e la sicurezza dei cittadini e della società. Infine, il programma “Giustizia
penale”, dotato di 196,2 milioni di euro, finanzierà la promozione della cooperazione giudiziaria in
materia penale al fine di contribuire alla creazione di uno spazio europeo di giustizia. (18 febbraio
2006)
http://www.ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/index_it.htm
L’UE riduce i militari in Bosnia
Nel corso della riunione dei ministri europei della Difesa svoltasi a Wiesbaden (Germania) il 1°
marzo scorso è stato annunciato che l’UE ha deciso di ritirare dalla Bosnia-Erzegovina un primo
contingente di 3500 militari dei 6500 attualmente presenti in territorio bosniaco, per giungere nei
prossimi mesi a mantenere un contingente Eufor ridotto a 2500 uomini. Attualmente i principali
contingenti di Stati membri dell’UE sono quelli di Italia (900 uomini), Germania (830), Regno Unito
(630), Francia (530) e Spagna (495). Secondo l’UE, che nel 2004 aveva ereditato dalla Nato il
compito di stabilizzare la regione, oggi la situazione della sicurezza in Bosnia è «buona» mentre
restano problemi di natura «prevalentemente politica». (2 marzo 2007)
COSTITUZIONE E AVVENIRE DELL’EUROPA
Consultazione sul futuro dell’UE
Il 24 febbraio scorso è stata inaugurata la Consultazione europea dei cittadini, iniziativa dell’UE
secondo cui i cittadini di tutti gli Stati membri dell’UE sono chiamati a rispondere alla domanda:
«quale futuro per l’Europa vogliono i cittadini?». Le risposte raccolte saranno analizzate e utilizzate
per scrivere una Dichiarazione dei cittadini europei sul futuro dell’Europa, che sarà presentata ai
dirigenti delle istituzioni europee prima del Consiglio europeo di giugno. La Consultazione,
cofinanziata dalla Commissione europea nell’ambito del Piano D, è realizzata da un consorzio
paneuropeo di organizzazioni indipendenti, dirette dalla Fondazione Roi Baudoin. (26 febbraio
2007)
http://www.eu2007.de/fr/News/Press_Releases/February/0222AABuergerfest.html
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Appello per una Costituzione “più sociale”
I ministri del Lavoro di Belgio, Bulgaria, Cipro, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo e
Italia hanno sottoscritto il 14 febbraio scorso a Parigi una dichiarazione che «lega il rilancio
dell'Europa sociale alla ripresa della dinamica istituzionale europea». Nella dichiarazione, intitolata
“Un nuovo slancio per l'Europa sociale", gli Stati firmatari raccomandano «la necessità di rafforzare
il modello sociale europeo» e ribadiscono la «necessità di aumentare la convergenza economica e
sociale nell'UE per promuovere l'occupazione, le pari opportunità sul mercato del lavoro, la
formazione nel corso della vita, l'ammodernamento della protezione sociale». Il testo raccomanda
anche la generalizzazione di clausole sociali negli accordi commerciali dell'Unione europea con i
Paesi terzi. (29 febbraio 2007)
http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti_ministeri/lavoro/unnuovoslanciopereuropasocial
e.pdf
ALLARGAMENTO E MOBILITÀ DEI LAVORATORI
Caucaso: visita del ministro degli Esteri tedesco
Il ministro tedesco degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, si è recato alla fine di febbraio nel
Caucaso del Sud, visitando i tre Paesi della regione - Azerbaigian, Georgia e Armenia - che dal
2004 fanno parte della Politica europea di vicinato (PEV). Fra le priorità in materia di politica estera
della presidenza tedesca del Consiglio dell'Ue, figurano infatti i rapporti con quest’area, anche per
quanto riguarda la questione energetica. Nel constatare gli importanti progressi compiuti nel
settore dell'economia e dei diritti umani, Steinmeier ha invitato questi Paesi a «proseguire su
questa strada e ancorare lo Stato di diritto e la democrazia nelle strutture istituzionali e della
società», insistendo poi sulle possibilità di cooperazione, sia tra i governi che tra le imprese, nei
settori di gas e petrolio. (20 febbraio 2007)
http://www.eu2007.de/fr/News/Press_Releases/February/0220AASuedkaukasus.html
ECONOMIA
Disoccupazione in calo nell’UE
La disoccupazione è scesa al 7,4% nell’area dell’euro e al 7,5% nell’UE-27, secondo i dati resi noti
da Eurostat il 28 febbraio scorso. Nella zona euro, il tasso di disoccupazione corretta delle
variazioni stagionali è diminuito dello 0,1% nel gennaio 2007 rispetto al 7,5% rilevato nel dicembre
2006, ma di quasi un punto percentuale se paragonato all'8,3% del gennaio 2006. Nell’UE-27,
invece, il tasso di disoccupazione registrato a gennaio 2007 è stato del 7,5%, rispetto al 7,6% del
dicembre 2006 e all'8,3% del gennaio 2006. I tassi più bassi in gennaio sono stati quelli di
Danimarca (3,2%), Paesi Bassi (3,6%) ed Estonia (4,2%), mentre i tassi di disoccupazione più
elevati sono stati osservati in Polonia (12,6%) e in Slovacchia (11,0%), seguiti dalla Grecia (8,7%
al terzo trimestre 2006). (28 febbraio 2007)
http://www.europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=STAT/07/29&format=HTML&aged
=0&language=FR&guiLanguage=en
Diminuisce l’inflazione annuale
Secondo le ultime stime pubblicate da Eurostat, il tasso d'inflazione annuale è pari all'1,8% nella
zona euro e al 2,1% per l’UE-27, in ribasso rispetto al 2006 (quando era pari al 2,4%). Il tasso
d'inflazione mensile ha registrato una diminuzione dello 0,5% nel gennaio 2007 rispetto al gennaio
precedente. Nel gennaio 2007, i tassi di inflazione annuali più bassi si sono registrati nei Paesi
Bassi (1,0%), a Malta (1,2%) e in Finlandia (1,3%), i più elevati invece hanno riguardato Ungheria
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(8,4%), Lettonia (7,1%) e Bulgaria (6,9%). (28 febbraio 2007)
http://www.europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=STAT/07/28&type=HTML&aged=0
&language=FR&guiLanguage=fr
Crescita 2007: stime della Commissione in rialzo
Secondo le proiezioni intermedie della Commissione europea, nel 2007 la crescita media dei Paesi
dell’UE sarà del 2,7% e quella dei Paesi dell’area euro del 2,4%: entrambe le stime superano dello
0,3% le previsioni che la stessa Commissione aveva avanzato in autunno. A trainare la crescita
sono soprattutto la Spagna (+3,7%) e la Francia (+2,2%); anche l’economia italiana, per cui la
Commissione aveva previsto una crescita dell’1,4%, registrerà un aumento del Pil del 2%: questa
rettifica è dovuta al risultato estremamente positivo del 2006 (la crescita più elevata dal 2000), e in
particolare dell’ultimo trimestre, causato secondo la Commissione europea da un aumento della
produzione industriale.
Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Joaquín Almunia, ha dichiarato che
l’andamento positivo dell’economia europea non è frutto di condizioni cicliche favorevoli ma
«dimostra che le riforme economiche già realizzate meritavano lo sforzo fatto» (19 febbraio 2007).
http://ec.europa.eu/economy_finance/about/activities/activities_keyindicatorsforecasts_en.htm
Euro nel 2012 per la Repubblica Ceca
Il Programma nazionale di introduzione della moneta unica europea nella Repubblica Ceca,
approvato dal Gruppo nazionale di coordinamento ad hoc che riunisce tutti i ministeri interessati
più la Banca nazionale, prevede l’adozione dell’euro per il 2012.
Il Programma contiene tutti i procedimenti di avvicinamento e di adesione alla moneta unica:
l’indicazione del doppio prezzo sulla merce cinque mesi prima dell’ingresso dell’euro, la
circolazione parallela di euro e corona ceca e i tempi di validità in corso della corona dopo che la
divisa europea sarà diventata la valuta ufficiale. L’accettazione della moneta nazionale da parte
della Banca nazionale ceca durerà ancora nel quinquennio successivo all’adozione della moneta
unica, ritardata di due anni a causa dell’elevato deficit del bilancio pubblico, che resta al di sopra
dei parametri di Maastricht: secondo le stime del 2006 ha raggiunto il 3,5 % del Pil, mentre per il
2007 si prevede che salirà al 4%. (22 febbraio 2007)
Frodi transfrontaliere: nuova rete di cooperazione
Con l’inaugurazione, il 28 febbraio a Bruxelles, di una nuova rete di lotta contro le frodi, gli
operatori commerciali che si rendono responsabili di violazioni della legge a livello transfrontaliero
saranno soggetti a misure repressive in tutta l’UE. La rete contrasterà infatti tutti i tipi di truffe
transfrontaliere (come le lotterie fantasma e i finti club vacanza), nonché le violazioni sistematiche
della normativa comunitaria in materia di tutela dei consumatori (dal rifiuto delle compagnie aeree
di risarcire i passeggeri per il ritardo dei voli alla vendita forzata di vacanze in multiproprietà, fino
all’invio di opuscoli vacanze ingannevoli ai consumatori di altri Paesi UE).
Il regolamento stabilisce inoltre i requisiti minimi per le autorità nazionali, tra cui la possibilità di
effettuare ispezioni in loco, di imporre il pagamento di multe e di esigere la cessazione di
comportamenti illegali da parte delle società. I poteri conferiti a tali autorità potranno ad esempio
portare al congelamento dei beni dei truffatori e all’adozione di misure atte a impedire loro di
provocare ulteriori danni ai consumatori e ai commercianti onesti. (28 febbraio 2007)
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/07/86
UE: possibili nuove multe per Microsoft
La Commissione europea ha annunciato che potrebbero essere imposte nuove sanzioni (fino a 3
milioni di euro al giorno) alla Microsoft per il mancato rispetto di alcuni obblighi previsti dall’UE nel
2004, quando la società di software statunitense fu accusata di abuso di posizione dominante. La
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Commissione considera infatti «infondata» la documentazione che Microsoft ha inviato dal
dicembre 2005 all’UE in merito alla compatibilità tra il suo sistema operativo e quelli di altri
soggetti. Il gruppo statunitense ha ora un mese di tempo per rispondere agli addebiti avanzati dalla
Commissione, dopodichè potrebbero essere applicate nuove sanzioni.
Va ricordato che dopo la condanna per posizione dominante da parte dell’UE nel 2004, fu imposta
a Microsoft un’ammenda di 497,2 milioni di euro, a cui ne è seguita un’altra di 280,5 milioni di euro
nel luglio 2006 per la mancata applicazione del rimedio suggerito dalla Commissione europea al
fine di adeguamento alle regole antitrust europee.
(1° marzo 2007)
INFORMAZIONE SOCIALE
Nasce l’Agenzia per i diritti fondamentali
Il 1° marzo scorso è stata inaugurata la nuova Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA),
che sostituisce l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia sviluppandone le
attività e ampliandone la portata. L’Agenzia, che avrà sede a Vienna come l’Osservatorio, intende
raccogliere informazioni e dati, offrire consulenza alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri e
sensibilizzare il pubblico promuovendo il dialogo con la società civile. L’Agenzia prenderà in
considerazione, oltre ai 27 Stati membri dell’UE, anche i Paesi candidati (Turchia, Croazia, ex
Repubblica jugoslava di Macedonia) e, su invito del Consiglio, i Paesi dei Balcani occidentali che
hanno concluso accordi di stabilizzazione e associazione con l’UE (Albania, Bosnia-Erzegovina,
Montenegro e Serbia). Per evitare duplicazioni e garantire la complementarietà e il valore
aggiunto, l’Agenzia coordinerà le sue attività con quelle del Consiglio d'Europa, coopererà con gli
organi dell'OSCE e dell'ONU competenti nel settore dei diritti dell’uomo, con le istituzioni di difesa
dei diritti umani dei Paesi dell’UE e con altre agenzie della Comunità e dell'Unione, come l’Istituto
europeo per la parità di genere.
Operativa nel corso del 2007, l’Agenzia concentrerà da subito la sua azione sulla lotta a razzismo,
xenofobia e intolleranza, mentre le istituzioni europee definiranno gli settori specifici di attività, ma
in ogni caso non sarà competente per: esaminare singoli ricorsi; prendere decisioni in ambito
legislativo; verificare il rispetto dei diritti fondamentali negli Stati membri; controllare la legittimità
degli atti legislativi o verificare se uno Stato membro abbia ottemperato ad un obbligo che gli
incombe in forza del Trattato.
http://eumc.europa.eu/eumc/index.php
Rapporto su protezione e inclusione sociale
Il Consiglio dei ministri per l’Occupazione e gli Affari sociali ha adottato il 22 febbraio scorso il
Rapporto 2007 su protezione e inclusione sociale redatto dalla Commissione europea.
Il 16% dei cittadini europei viveva già sotto la soglia di povertà (fissata al 60% del reddito nazionale
medio) nel 2004, con cifre che oscillavano tra il 9-10% di Svezia e Repubblica Ceca e il 21% di
Lituania e Polonia. Nel Rapporto si legge inoltre che i bambini sono più spesso esposti al rischio di
povertà rispetto al resto della popolazione (19% per UE-25) e che nel 2006 quasi il 10% degli
adulti dell'UE in età lavorativa (ossia i cittadini non studenti dai 18 ai 59 anni) viveva in famiglie
esclusivamente composte da persone disoccupate. (22 febbraio 2007)
http://www.europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/07/66&format=HTML&age
d=0&language=EN&guiLanguage=en
Nuova strategia per salute e sicurezza sul lavoro
Il 21 febbraio scorso la Commissione europea ha adottato la nuova strategia quinquennale per la
salute e la sicurezza sul lavoro, che mira ridurre di un quarto le malattie professionali e gli infortuni
sul lavoro nell'UE.
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Dal 2002 al 2004, osserva la Commissione, gli infortuni mortali sono diminuiti del 17% e quelli che
comportano un'assenza dal lavoro non inferiore a tre giorni sono scesi del 20%. Progressi però
molto diversi a seconda dei Paesi, dei settori, delle imprese e delle categorie di lavoratori. I
mutamenti nel mondo del lavoro stanno poi facendo emergere nuovi rischi, e alcune malattie
professionali sono in aumento. Il costo degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali non
grava in ugual misura su tutti i soggetti coinvolti, le assenze dal lavoro costano ai lavoratori europei
circa un miliardo di euro all'anno, mentre i datori di lavoro devono sostenere i costi delle indennità
di malattia, della sostituzione dei lavoratori assenti e della perdita di produttività, in molti casi non
coperti da assicurazione.
Particolarmente esposte sono le piccole e medie imprese, in cui si verifica l'82% degli infortuni
professionali e il 90% degli infortuni mortali sul lavoro. I settori dell’edilizia, dell'agricoltura, dei
trasporti e della sanità sono quelli che presentano il rischio più elevato di infortuni sul lavoro,
mentre i giovani, gli immigrati, i lavoratori più anziani e i lavoratori precari sono le categorie più
fortemente colpite ed esposte.
Per porre rimedio alla situazione generale, la Commissione propone il miglioramento e la
semplificazione della legislazione, la definizione di strategie nazionali, l’integrazione delle
tematiche della salute e sicurezza nelle altre politiche europee, l’individuazione nei nuovi possibili
rischi rafforzando la ricerca e lo scambio di informazioni. (22 febbraio)
http://ec.europa.eu/employment_social/health_safety/index_en.htm
Rafforzare la protezione dei consumatori
Nel corso del vertice Crescita e occupazione svoltosi alla fine di febbraio, il commissario europeo
incaricato della Protezione dei consumatori, Meglena Kuneva, ha invitato i responsabili politici a
ridefinire la politica comunitaria di protezione dei consumatori in modo che abbia come obiettivi
centrali la crescita economica e l’occupazione nonché un rafforzamento dei legami tra istituzioni
comunitarie e cittadini europei. Tali lavori saranno presentati il 13 marzo a Strasburgo nell’ambito
di una strategia più vasta, che mira a rivedere la politica europea dei consumatori affinché possa
rispondere a nuove sfide, fra le quali la globalizzazione dei mercati, la liberalizzazione dei servizi e
la rivoluzione tecnologica di Internet e dell’e-commerce.
L'obiettivo è quello di informare i consumatori sui loro diritti e doveri ed offrire loro ulteriori scelte e
migliori prezzi grazie ad un accesso sicuro a nuovi mercati. (27 febbraio 2007)
http://ec.europa.eu/consumers/index_fr.htm
Torino
Milano
Bruxelles
Redazione
Enrico Panero - Federica Porrati - Marina Marchisio - Camilla
Borgna - Giovanni Mangione - Nicola Strona
Miriam Ferrari
Adriana Longoni - Luisa Maggio
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DALL'EUROPA E DAL MONDO - FINESTRA SULL'ATIVITÀ DI CES E CSI
27 febbraio 2007 Strategia europea per la salute
Commissione sbaglia obiettivo
e
la
sicurezza:
la
La Commissione europea, nella sua strategia sulla salute e sicurezza
sui posti di lavoro presentata il 21 febbraio scorso, indica un obiettivo
apparentemente ambizioso: una riduzione del 25% degli incidenti sul
posto di lavoro nell’UE. È tuttavia la strategia meno ambiziosa, in
quanto a iniziative concrete, che sia mai stata proposta dall’adozione,
nel 1978, del primo programma d’azione comunitario. La CES ricorda
che gli incidenti sul posto di lavoro non rappresentano che una parte
limitata dei danni provocati alla salute. Fino ad oggi, la strategia
comunitaria aveva sempre privilegiato un approccio più ampio
all’insieme dei problemi legati alla salute. La scelta di definire come
obiettivo centrale la riduzione degli incidenti sul posto di lavoro
rappresenta un regresso nei confronti di tale strategia. La CES si
rammarica del fatto che le malattie legate al lavoro non siano
menzionate nella comunicazione della Commissione e si faccia solo
riferimento a «malattie professionali». Le malattie professionali elencate
nelle statistiche non rappresentano che una minima parte dell’insieme
delle malattie legate al lavoro. In Europa, meno del 5% dei tumori
causati dal lavoro sono riconosciuti come malattie professionali. Il fatto
di presentare come un obiettivo «la riduzione continua, sostenibile e
omogenea» delle malattie professionali, non permette di definire una
vera strategia. Al contrario, è probabile che una politica di prevenzione
più efficace porti, in un primo momento, ad un aumento significativo del
numero di malattie professionali riconosciute. Evidentemente, tale
constatazione non è compatibile con l’approccio generale della
Commissione che sembra considerare la salute sul posto di lavoro
semplicemente una variante della produttività e della competitività delle
imprese. La CES stima che una strategia di prevenzione debba basarsi
su dispositivi precisi che permettano azioni concrete sul posto di lavoro.
I tre dispositivi essenziali di qualsiasi sistema di prevenzione sono: la
rappresentanza dei lavoratori, l’ispezione del lavoro e i servizi di
prevenzione. Per quanto riguarda la rappresentanza dei lavoratori, la
comunicazione ignora l’approccio partecipativo previsto dalla direttivaquadro del 1989 e ignora completamente l’importanza di una tale
rappresentanza. La prassi dimostra infatti che esiste un nesso molto
forte tra l’esistenza di una rappresentanza dei lavoratori nel quadro
della sicurezza e la qualità delle attività di prevenzione in seno ad
un’impresa. Il ruolo riservato all’ispezione del lavoro non è migliore. Il
testo della Commissione immagina l’ispezione del lavoro principalmente
come una rete di consulenti al servizio delle imprese e sottovaluta
gravemente l’importanza del controllo e delle sanzioni nei confronti
delle responsabilità dei datori di lavoro. Per quanto riguarda i servizi di
prevenzione, la Comunicazione si limita ad alcuni suggerimenti sui
servizi esterni. Si tratta di un approccio troppo limitato e contrario allo
spirito della direttiva-quadro che considera, giustamente, una priorità
l’instaurazione di servizi interni di prevenzione. La Commissione
sembra aver dimenticato il Trattato che prevede l’armonizzazione
dell’ambiente di lavoro attraverso direttive comunitarie. Privilegia invece
raccomandazioni che, come dimostrato, sono inefficaci, nonché
strumenti non obbligatori.
Se si vogliono ridurre le malattie legate al lavoro, la CES pensa che due
siano i campi d’azione da considerare prioritari: la prevenzione dei
disturbi muscolo-scheletrici e la lotta contro i rischi chimici e, in
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DALL'EUROPA E DAL MONDO - FINESTRA SULL'ATIVITÀ DI CES E CSI
particolare, contro i tumori. Questi ultimi due punti erano presenti nella
strategia 2002-2006. L’arresto delle iniziative comunitarie per quanto
riguarda la revisione della direttiva sugli agenti cancerogeni,
l’elaborazione di valori-limite obbligatori e la direttiva globale sui disturbi
muscolo-scheletrici ha costituito uno dei maggiori insuccessi per la
politica di salute e di sicurezza di quest’ultimo periodo. La
comunicazione non promette nulla di buono. Si limita ad una frase
molto vaga secondo la quale «la Commissione continuerà, a partire
dalle consultazioni in corso con i partners sociali, i suoi lavori su
possibili iniziative» in questo campo. Dopo cinque anni di
tergiversazioni, la CES avrebbe preferito che la Commissione avesse
idee più chiare sulle «possibili iniziative». Leggi il comunicato
27 febbraio 2007 La CES incontra la cancelliera tedesca Angela Merkel per
un’Europa più sociale
Una delegazione della CES, con la partecipazione del segretario
generale John Monks e del presidente del DGB (Deutscher
Gewerkschatsbund) Michael Sommer, ha incontrato la cancelliera
tedesca Angela Merkel. L’occupazione è al primo posto nelle priorità
dell’agenda sindacale. La creazione di un maggior numero di posti di
lavoro e di migliore qualità è un obiettivo fondamentale della Strategia
di Lisbona che deve essere attuata con la partecipazione dei lavoratori
e in collaborazione con i datori di lavoro. È la ragione per cui la CES
sostiene la decisione della presidenza tedesca di mettere all’ordine del
giorno la qualità del lavoro. Tuttavia, oggi il lavoro precario è in
aumento nell’UE. La CES prende nota del dibattito in corso sulla
“flexicurity”, ma sottolinea che quest’ultima è accettabile solo se
migliora la qualità del lavoro attraverso lavori decenti e salari adeguati,
se mette fine al lavoro precario e se può garantire salute e sicurezza.
Deve inoltre coniugare la sicurezza del lavoro con nuove forme di
assistenza ai lavoratori, per assicurare un’adeguata protezione sociale
nonché le necessarie competenze per far fronte al ritmo dei
cambiamenti. Inoltre, la CES chiede urgentemente alla presidenza
tedesca di trovare una via d’uscita all’attuale impasse sulla
Costituzione, ma non a qualsiasi prezzo. Il movimento sindacale
europeo è convinto che il Trattato costituzionale rappresenti un passo
avanti per l’Europa sociale e per i diritti dei lavoratori. «Non
accetteremo mai un mini-Trattato che non includa la Carta dei diritti
fondamentali» ha avvertito John Monks. La CES desidera una
consultazione aperta sul modo di procedere e si oppone a qualsiasi
manovra diplomatica e intergovernativa “di ripiego”. Sostiene inoltre le
iniziative per una strategia energetica europea comune e chiede una
politica ambiziosa per frenare le emissioni di gas a effetto serra.
Tuttavia, l’impatto sociale delle misure previste deve essere gestito in
modo equo. In occasione del 50° anniversario della firma del Trattato, la
CES spera che sia rafforzato l’impegno per una dimensione sociale
dell’Unione. «Dobbiamo migliorare le capacità economiche e sociali
dell’Europa in un mondo globale, in modo tale da ottenere il consenso
dei cittadini e dei lavoratori europei e il rispetto dei principi del modello
sociale europeo» ha detto John Monks. Leggi il comunicato
22 febbraio 2007 Rapporto congiunto sulla protezione e inclusione sociale:
l’UE deve fare di più e meglio
A sei anni dall’adozione del Metodo Aperto di Coordinamento (MAC), la
CES nota che rimane ancora molto da fare soprattutto per quanto
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DALL'EUROPA E DAL MONDO - FINESTRA SULL'ATIVITÀ DI CES E CSI
riguarda l’inclusione sociale. Infatti, il Rapporto congiunto della
Commissione sulla protezione sociale e l’inclusione sociale rivela che
un europeo su 6 vive oggi al di sotto della soglia di povertà; inoltre, il
10% della popolazione vive in famiglie in cui nessuno lavora e, anche là
dove esiste, il lavoro non rappresenta più una protezione contro la
povertà. Per la CES è quindi urgente rafforzare e, in alcuni casi
modificare, alcune delle politiche attuate oggi dagli Stati membri.
Secondo il Rapporto, molto resta da fare per le cure mediche e di lunga
durata al fine di garantire a tutti cure di qualità. La CES considera il
diritto alla salute parte integrante dei diritti sociali fondamentali e per
questo intende intensificare la sua attuazione. Gli Stati membri
dovrebbero inoltre farne una priorità e la CES insiste perché diano
prova di maggiori ambizioni sia negli obiettivi che nei mezzi, siano essi
umani o finanziari. Per la CES, la garanzia di un accesso a cure di
qualità per tutti significa finanziamenti continui e all’altezza delle sfide
odierne, nonché solidarietà fra le generazioni. Per quanto riguarda le
pensioni, lo sviluppo di sistemi privati non rappresenta la risposta
adeguata alla lotta contro la povertà dei pensionati (il 19% degli over 65
era a rischio di povertà nel 2003). La CES considera che, se gli Stati
membri ne hanno la volontà politica, la risposta si trovi nello sviluppo e
nel rafforzamento di sistemi di pensioni pubbliche di qualità e solidali,
unici in grado di garantire un reddito decente alle persone anziane e di
far recedere la povertà. La globalizzazione serve troppo spesso come
pretesto per precarizzare le condizioni di lavoro dei lavoratori.
Sostenere lo sviluppo della flessibilità significa anche, come tra l’altro
sta già succedendo, accettare l’aumento dei lavoratori poveri o a rischio
di povertà in seno all’UE (oggi, circa 11 milioni di lavoratori si trovano in
questa situazione). La CES rivendica invece lavori di qualità per tutti
(giovani e meno giovani) e chiede a Consiglio e Stati membri di
riorientare le loro politiche in tal senso. Quando tale flessibilità esiste,
deve assolutamente essere accompagnata dalla garanzia del
mantenimento dei diritti sociali e dell’accesso ai servizi sociali
d’interesse generale.
La CES è altresì fortemente contraria, col pretesto «dell’inclusione
attiva», all’adozione di misure volte a rendere più difficile l’accesso alle
prestazioni sociali. Il Rapporto riconosce, infatti, che un irrigidimento
delle condizioni di accesso rischia di «aggravare l’esclusione sociale»
delle persone coinvolte. Per la CES, se effettivamente l’UE vuole
raggiungere l’obiettivo di sradicare la povertà entro il 2010, gli Stati
membri non solo dovranno moltiplicare i loro sforzi ma dovranno anche
modificare le loro politiche dagli effetti controproducenti sugli obiettivi
dichiarati. La CES, dal canto suo, continuerà i suoi sforzi per
raccogliere la sfida della Strategia di Lisbona. Leggi il comunicato
21 febbraio 2007 La CES chiede il rilancio della politica europea per la salute e
la sicurezza sul posto di lavoro
I risultati della quarta inchiesta del 2005 sulle condizioni di lavoro,
effettuata dalla Fondazione europea per il miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro, dimostrano quanto le cattive condizioni di
lavoro incidano in modo negativo sulla salute di milioni di lavoratori
europei. Un‘armonizzazione nel progresso delle condizioni di lavoro
rimane dunque una priorità dell’intervento comunitario. L’allargamento
dell’UE ha tra l’altro approfondito ulteriormente il divario fra gli Stati
membri. La CES si propone di commentare ulteriormente il contenuto
della nuova Strategia per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro.
Infatti, contrariamente alla prassi seguita costantemente fin dal primo
Infoeuropa | Numero 9 del 5 marzo 2007 | 9
DALL'EUROPA E DAL MONDO - FINESTRA SULL'ATIVITÀ DI CES E CSI
piano d’azione comunitario (1978), la CES non è stata informata sulle
versioni preparatorie della comunicazione presentata, mentre in
passato l’adozione di questo programma era sempre preceduta da una
vasta consultazione informale. Per la prima volta, la preparazione della
Strategia 2007-2012 si è svolta in gran segreto e persino le agenzie
comunitarie specializzate sono state tenute in disparte, senza parlare
delle organizzazioni sindacali e, molto probabilmente, di
Businesseurope. La CES considera indispensabile un rilancio della
strategia comunitaria. La strategia seguita per il periodo 2002-2006 è
stata caratterizzata dal blocco delle iniziative della Commissione in due
settori essenziali: la prevenzione dei tumori di origine professionale, che
causa ogni anno un numero di decessi di gran lunga superiore agli
incidenti mortali di lavoro, e la prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici, dovuti in gran parte a fattori legati all’organizzazione del
lavoro e, in particolare alla sua intensificazione. Questi disturbi
colpiscono circa un terzo dei lavoratori in Europa. Questi temi
costituiranno un banco di prova per la credibilità della nuova strategia.
La CES si è pronunciata in favore della revisione dell’attuale direttiva
sugli agenti cancerogeni, dell’adozione di valori-limite vincolanti per i
principali agenti cancerogeni, in particolare per il silicio cristallino,
nonché dell’adozione di una direttiva d’insieme sui disturbi muscoloscheletrici che non si limiti al semplice coordinamento delle misure
esistenti data la loro provata insufficienza. Leggi il comunicato
26 febbraio 2007 Irregolarità nell’applicazione dei diritti fondamentali nell’UE:
un rapporto della CSI
In un nuovo rapporto sull’UE, la Confederazione Sindacale
Internazionale (CSI) mette in evidenza gravi infrazioni ai diritti
fondamentali dei lavoratori in molti Paesi membri. Lo studio della CSI
dimostra che, malgrado la ratifica da parte di tutti gli Stati membri delle
due principali Convenzioni dell’OIL sui diritti sindacali, continuano a
prodursi episodi di non rispetto di tali diritti, soprattutto nei nuovi Stati
membri, e che la legislazione sul lavoro spesso non è conforme alle
suddette Convenzioni. Sono state constatate irregolarità per quanto
riguarda, in particolare, le discriminazioni antisindacali e il diritto di
sciopero. «Benché gli Stati Membri abbiano ratificato le Convenzioni
fondamentali dell’OIL sulla discriminazione e la parità di trattamento, la
discriminazione economica nei confronti delle donne continua a essere
una realtà in Europa. In tutti i Paesi membri abbiamo riscontrato
l’esistenza di differenze salariali, di livelli di disoccupazione più elevati
fra le donne, nonché una concentrazione sproporzionata di donne nei
lavori a tempo parziale e scarsamente remunerati nel settore dei
servizi. È necessario adottare misure urgenti per sradicare tale
discriminazione» ha dichiarato il segretario generale della CSI, Guy
Ryder. Discriminazioni sono rilevate anche ai danni di minoranze
etniche, in particolare contro la minoranza rom in 10 dei 27 Paesi
dell’UE. La CSI indica inoltre che, benché la maggior parte degli Stati
membri abbia ratificato le due Convenzioni fondamentali relative al
lavoro dei minorenni, l’impiego illegale e lo sfruttamento dei minori
avvengono, in modo più o meno significativo, in molti Paesi dell’UE e
soprattutto nell’economia informale e nell’agricoltura. Anche il lavoro
forzato è un problema relativamente importante in quasi tutti gli Stati
membri, in particolare per quanto riguarda il traffico di esseri umani per
sfruttamento sessuale, mentre i «prigionieri» sono spesso obbligati a
lavorare per imprese private. Leggi il comunicato
Infoeuropa | Numero 9 del 5 marzo 2007 | 10
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DOCUMENTI
Relazione congiunta sull’occupazione
Nella relazione congiunta sull’occupazione, che il Consiglio dei ministri ha adottato il 22 febbraio
scorso, si legge come nell’UE sia in corso una tendenza positiva di aumento dell’occupazione e
diminuzione della disoccupazione, tuttavia sia necessario un impegno costante per l’attuazione
delle riforme previste. Per raggiungere gli obiettivi di Lisbona infatti, sottolinea la relazione,
dovranno essere creati ben 22 milioni di posti di lavoro entro il 2010. Se gli investimenti
nell'istruzione e nella formazione professionale sono cresciuti, le misure destinate a migliorare la
capacità di adattamento (tra le priorità della strategia europea per l'occupazione) restano ancora
insufficienti. Per quanto riguarda le riforme del mercato del lavoro, la relazione insiste sulla
necessità di un approccio di “flexicurity”, che combini cioè la flessibilità con adeguati livelli di
sicurezza per i lavoratori. La Commissione ha anche formulato raccomandazioni specifiche alla
maggior parte degli Stati membri. All’Italia, in particolare, l’UE chiede di perseguire una rigorosa
politica di risanamento delle finanze pubbliche, proseguire sulla strada delle riforme recentemente
annunciate al fine di accrescere la concorrenza sui mercati dei beni e dei servizi e ridurre gli
squilibri regionali in materia di occupazione. Vai al documento
Mercato interno: nuovo quadro di valutazione
Gli Stati membri non hanno mai raggiunto risultati migliori sotto il profilo dell'attuazione delle regole
del mercato interno nel diritto nazionale: è quanto risulta dal più recente quadro di valutazione del
mercato interno della Commissione europea. In media solo l'1,2% delle direttive del mercato
interno il cui termine di attuazione è scaduto non sono attualmente recepite nel diritto nazionale, a
fronte dell'1,9% del luglio del 2006. Ciò significa che per la prima volta il tasso medio di mancato
recepimento è inferiore all'obiettivo intermedio dell'1,5% concordato dai capi di Stato nel 2001.
Tutti gli Stati membri hanno realizzato progressi e 21 Stati membri si trovano al di sotto o molto
prossimi all'obiettivo dell'1,5%. I miglioramenti più consistenti sono stati realizzati da Italia,
Lussemburgo e Repubblica Ceca. Ciononostante, troppo spesso gli Stati membri non attuano o
non applicano in modo corretto le regole del mercato interno: solo 8 Stati membri sono riusciti a
ridurre il numero di procedimenti d'infrazione di cui sono stati oggetto. Vai al documento
APPUNTAMENTI EUROPEI
Istituzioni
PRES
8 – 9 marzo
Consiglio europeo di primavera - Bruxelles
PE
12 – 15 marzo
Seduta plenaria - Strasburgo
PRES: Presidenza dell’UE - PE: Parlamento europeo
Parti sociali e società civile
WEC
8 marzo
Energy Essential for Life: a Dialogue on Energy Poverty - Bruxelles
EBS
15 – 16 marzo
Education: moving from job protection to job creation - Bruxelles
WEC: Women Energy Club - EBS: European Business Summit
Infoeuropa | Numero 9 del 5 marzo 2007 | 11
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TRIBUNA EUROPA
UE: in attesa di una primavera che tarda
La mitezza dell’inverno ormai alle spalle e l’anticipo della primavera ha sicuramente segnato la
meteorologia dell’Europa ma non certo i progressi delle sue politiche e in particolare di quelle
sociali. Alla vigilia dell’ormai tradizionale Consiglio europeo di primavera non tira aria di primavera
per le politiche sociali: ne sono stato un segno evidente i documenti adottati due settimane fa dai
ministri del Lavoro e degli Affari sociali e destinati ad essere uno dei piatti forti del Consiglio
europeo dei Capi di Stato e di Governo. I temi affrontati non sono davvero di poco conto: dalla
relazione sullo stato dell’occupazione a quello sulla protezione sociale e la lotta alla povertà e, per
fare buon peso, la proposta di una nuova strategia in favore della salute e sicurezza sui luoghi di
lavoro. A volerli riassumere tutti in poche e semplici parole si potrebbe dire che questa Unione non
riesce a venire a capo degli squilibri economici e sociali che ne caratterizzano gli ultimi trent’anni, a
partire da quella crisi petrolifera del 1973 che sconvolse l’economia mondiale e mise fine al
“miracolo economico” europeo. I dati che la Commissione europea ha messo sul tavolo del
Consiglio dei ministri parlano chiaro. Sul versante dell’occupazione tre gli obiettivi perseguiti:
l’innalzamento della popolazione attiva sul mercato del lavoro, maggiori investimenti a sostegno
della formazione dei lavoratori e progressi nella capacità di adattamento di lavoratori ed imprese
alle nuove sfide dell’economia globale.
Il bilancio sui risultati non è esaltante: qualche progresso sul primo punto, ma con un forte ritardo
sugli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona per il 2010 e con l’Italia nelle ultime posizioni della
classifica; pochi progressi sulla formazione con l’indispensabile educazione permanente ferma al
palo e quasi nessun risultato in materia di adattamento del lavoro all’evoluzione dell’economia.
Nonostante questo e grazie ad una significativa ripresa della crescita economica dell’UE, cui si è
agganciata l’Italia, la disoccupazione è scesa sotto l’8% (7,5% secondo gli ultimi dati Eurostat) e il
tasso di occupazione è cresciuto nel 2005 dello 0,8% che costituisce l’aumento più importante dal
2001. Incrementi importanti ma insufficienti quando si pensa che per raggiungere gli obiettivi fissati
per il 2010 dovranno per quella data essere creati 22 milioni di nuovi posti di lavoro. Notizie non
proprio buone anche sul versante della lotta alla povertà, che non può non risentire della
persistente crisi occupazionale. I dati più recenti ci dicono che mediamente in Europa un cittadino
su sei vive sotto la soglia di povertà (fissata al 60% del reddito medio nazionale) ma con grandi
difficoltà da Paese a Paese: da uno su dieci in Svezia a oltre cinque su dieci in Polonia e Lituania.
Ed è inquietante che a pagare il prezzo più alto in proposito siano i bambini: nella ricca Europa è
esposto al rischio di povertà un bambino su cinque. Né sfuggono a questo rischio i lavoratori, che
vedono crescere tra loro la percentuale di poveri che già oggi sono uno su dieci. È andata meglio
in questi ultimi anni sul fronte – e questa è la parola giusta, visto il gran numero di vittime – della
salute e sicurezza sui luoghi di lavoro: tra il 2002 e il 2006 sono diminuiti del 7% gli incidenti mortali
e del 23% gli incidenti che hanno implicato tre o più giorni di assenza dal lavoro. Ma non tutti
hanno beneficiato di questo miglioramento: ne sono rimasti fuori i lavoratori giovani ed anziani e gli
immigrati e settori importanti come l’edilizia, l’agricoltura e i trasporti.
Questa, sommariamente, la fotografia di occupazione, povertà e salute al lavoro in Europa. E ora,
quali le risposte? A prima vista modeste, con dichiarazioni di buona volontà, l’invito ai governi a
promuovere politiche più incisive e alle parti sociali a cooperare per raggiungere gli obiettivi fissati
dall’Unione europea. Di iniziative legislative che mettano in moto misure vincolanti e sanzioni a chi
viene meno alle proprie responsabilità nessuna traccia. Sembra ancora lontana la fine del letargo
in cui galleggia questa Europa poco volontarista e troppo stregata dalle priorità dell’economia e dal
risanamento dei conti pubblici, al punto da non prendere in conto i problemi quotidiani di milioni di
suoi cittadini. Sarà poi difficile chiedere loro un rinnovato slancio nel sostenere un rafforzamento
dell’Unione dotandola di una Costituzione sempre più indispensabile ma difficile da rendere
credibile se, dopo 50 anni di UE, i risultati per molti cittadini restano così modesti.
2 febbraio 2007
Franco Chittolina
Infoeuropa | Numero 9 del 5 marzo 2007 | 12
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