studi e ricerche I 1778-1876: ALLE ORIGINI DELL'ARTE TIPOGRAFICA E DELL'EDITORIA VARESINE l 21 febbraio 2003, alla Biblioteca civica di Varese ± che ne ha promosso la pubblicazione nel 2002 ±, eÁ stato presentato il catalogo I libri stampati nella prima tipografia di Varese 1778-1876. Il volumetto, di quasi cento pagine, vuole essere un utile strumento per chi si trova a studiare o a voler approfondire la storia dell'editoria e tipografia cittadine. Una breve introduzione precede il catalogo che, riunendo circa ottanta testi, vede raccolti, in ordine cronologico e suddivisi per anni, i libri stampati tra il 1778 e il 1876. Il criterio cronologico eÁ stato preferito a quello alfabetico per rendere con piuÁ immediata evidenza la tipologia di produzione e la varietaÁ di titoli pubblicati in ogni singolo anno dai diversi marchi tipografici. Per poter garantire al lettore una visione piuÁ semplice delle schede, le regole fornite dallo standard internazionale di descrizione bibliografica sono state seguite solo parzialmente e la punteggiatura, propria dello standard, eÁ stata adottata solo nell'area della descrizione fisica. Si eÁ scelto anche di trascrivere il titolo posto sul frontespizio, insieme ai dati che si riferiscono alla pubblicazione, esattamente come si presentano stampati, indicandoli tra virgolette e rispettandone le andate a capo. Nell'area dedicata alle note si descrivono, partendo dalla copertina, tutti quegli elementi che sono stati ritenuti utili per una migliore identificazione del testo e una maggiore completezza descrittiva. Nell'appendice iconografica sono stati inseriti solo alcuni frontespizi degli esemplari catalogati perche si eÁ ritenuto piuÁ utile e interessante mostrare quegli elementi decorativi, quali greche e vignette tipografiche, che hanno permesso la ricostruzione storica dei successivi passaggi di proprietaÁ della prima tipografia varesina. L'esame di tali immagini permette al lettore di cogliere il periodo di stampa o la tipografia anche quando questi non siano esplicitati. Si eÁ infine scelto di riportare sempre l'ubicazione dell'opera e di inserire un indice dei nomi notevoli per agevolare il lettore e lo studioso in un piuÁ facile reperimento del testo, favorendo cosõÁ una piuÁ ampia consultazione e una migliore LOMBARDIA NORD-OVEST Motta, Pedemonti, Castiglioni, Rainoldi, Ubicini: a loro si deve il primo avvio di un'attivitaÁ tipografico-editoriale a Varese, a cavallo di due secoli decisivi nei progressi di quest'arte. Nomi non certo ignoti alla memoria storica varesina, ma che si ricompongono qui in un quadro organico dei successivi passaggi proprietari e societari e dei diversi marchi cui diede vita la prima, storica tipografia varesina. Francesca Basso 13 3/2003 Alla pagina precedente: L'intestazione pubblicitaria del tipografo milanese Ubicini. In questa pagina: Il Sonetto in onore di Francesco III d'Este (1779) e l'Invito generale (1793) stampati da Motta e Pedemonti (Archivio comunale, Varese e Archivio di San Vittore, Varese). A fronte: Tre libretti di `drammi giocosi per musica' stampati da Motta e Pedemonti a Milano e a Varese (Biblioteca civica, Varese). conoscenza del `nostro' patrimonio librario. La parte introduttiva permette di chiarire la storia e i diversi passaggi di proprietaÁ e di ragione sociale di quella che, dal 1776-77 al 1859 eÁ stata l'unica stamperia attiva a Varese e, al contempo, di affrontare anche la biografia dei primi tipografi. Accurate ricerche condotte a livello archivistico-bibliografico e l'analisi stessa dei caratteri tipografici hanno consentito di raccoglierere tutte le notizie possedute e di ricostruire cosõÁ la successione, l'unione o la divisione nei vari marchi delle prime imprese editoriali varesine, di cui si conoscevano i nomi e alcune pubblicazioni. Proprio per la frammentarietaÁ delle notizie specifiche eÁ stato necessario impostare le ricerche a partire da un primo, e purtroppo parziale, censimento delle edizioni varesine, rintracciabili nella Biblioteca civica, nell'Archivio storico del Comune e in alcune raccolte private del territorio. Quella che all'inizio era apparsa una semplice e sterile catalogazione di `vecchi' libri eÁ diventata nel tempo un'entusiasmante ricerca che, anche grazie all'aiuto e ai suggerimenti di chi da molti anni ama e coltiva lo studio della storia cittadina, ha portato a risultati insperati per quanto riguarda la vita dei primi tipografi, ma anche all'amara consapevolezza del poco materiale posseduto e della sua incompletezza. Come ci si augurava alla fine dell'introduzione, nuovi titoli dovrebbero essere aggiunti al catalogo e si coglie l'occasione di questo contributo per darne notizia. In una nota del saggio Agli albori dell'editoria varesina: memorie e storie locali di Marco Tamborini, pubblicato in Editori e tipografi a Varese 1, vengono menzionati altri testi editi da Andrea Ubicini tra gli anni Sessanta e Settanta dell'Ottocento. Tra questi, il testo di Giuseppe Grilloni era giaÁ di nostra conoscenza e come tale inserito nel catalogo; mentre risultano Editori e tipografi a Varese. L'editoria nel circondario di Varese dal Settecento alla metaÁ del Novecento, Varese, Edizioni Lativa, 2001. 1 3/2003 14 LOMBARDIA NORD-OVEST noti solo perche citati giaÁ da Giuseppe Quaglia nel suo testo Laghi e torbiere del circondario di Varese 2, edito alla fine del XIX secolo, i lavori di Angelo Orrigoni 3 e del duca Giulio Litta 4 sulla torbiera di Brebbia. Tra le opere stampate a Varese dall'Ubicini, Tamborini cita anche lo Statuto della Banca Popolare di Varese, testo non ancora collazionato 5. L'esemplare, di 21 pagine, misura 20x14 cm, ha una brossura originale di color azzurro e una semplice greca che incornicia il titolo. EÁ conservato nella Biblioteca civica di Varese con segnatura ON II 27. Come tutte le tipografie che l'avevano preceduta, anche l'impresa dell'Ubicini si era infatti dedicata a quell'editoria difficilmente censibile e catalogabile e che oggi viene definita minima, ma che in questa catalogazione si eÁ rivelata indispensabile per ricostruire il progredire dei lavori tipografici in Varese. Da subito ci si eÁ resi conto che l'introduzione delle macchine da stampa in Varese fu favorita o addirittura determinata dall'arrivo del duca Francesco d'Este, che aveva portato in cittaÁ un nuovo clima di effervescenza sociale e culturale. Accanto alla stampa di proclami, memo- rie, sonetti e opuscoli d'occasione riguardanti Varese, non sorprende vedere pubblicati alcuni libretti d'opera, che rendono subito evidente quanto l'attivitaÁ tipografica fosse strettamente legata ai lavori che riguardavano il nuovo Teatro Ducale, poi Sociale. I primi testi stampati a Varese uscirono dai torchi della Motta e Pedemonti e analizzando i caratteri tipografici, le greche e, ove presenti, le vignette tipografiche stampate sugli esemplari e sui manifesti presi in esame, si nota come queste caratteristiche rimasero pressoche immutate per tutto il periodo che va dalle origini fino al 1836, confermando cosõÁ l'esistenza di un'unica stamperia attiva in Varese. Partendo proprio dal Sonetto in onore di Francesco III d'Este, stampato nel 1779, eÁ significativo notare come la vignetta qui rappresentata sia identica a quella presente a pagina 3 del Regolamento della SocietaÁ del Casino in Varese, edito nel 1826 dalla `Tipografia in Varese' 6. Parte della stessa vignetta, e piuÁ precisamente quella rappresentante il puttino di destra, eÁ stampata anche sul libretto del dramma giocoso per musica Il fana- G. Quaglia, Laghi e torbiere del circondario di Varese, Varese, Macchi e Brusa, 1884. 3 A. Orrigoni, Nozioni della torbiera di Brebbia. Cenni per l'Esposizione mondiale in Londra 1862, Varese, Ubicini, 1862. 4 G. Litta, Descrizione degli oggetti e sistemi in uso all'escavazione della sua torbiera Brebbia, messi all'Esposizione di Varese 1871, Varese, Ubicini, 1871. 5 Statuto della Banca Popolare di Varese, Varese, Tipografia Ubicini, 1869. 6 L'indicazione tipografica `Motta e Pedemonti' eÁ presente solo fino al 1809; la successiva ragione sociale, la semplice denominazione di `Tipografia in Varese', nella quale non compare piuÁ il nome del proprietario, risale infatti al 1812. Il perche di questo cambiamento non eÁ ancora del tutto chiaro, ma fu probabilmente dovuto al decreto del vicere Eugenio Beauharnais, proprio del 1812, con il quale si riconosceva Pietro Pedemonti come unico proprietario dell'unica stamperia concessa a Varese, essendo stato limitato il numero delle tipografie che avrebbero potuto funzionare nel Regno, allo scopo di esercitare controllo e vigilanza sulla libertaÁ di stampa. EÁ plausibile ritenere che il cambio di ragione sociale, avvenuto nel 1812, non coincida con l'abbandono della tipografia da parte del Motta avvenuto quasi sicuramente in anni precedenti. 2 LOMBARDIA NORD-OVEST 15 3/2003 Due fogli della tipografia Pedemonti-Castiglioni, datati 1831 e 1832 (Archivio di San Vittore, Varese). si [...] al Vice-Chirurgo Antonio Calori, stampata nel 1803 da Motta e Pedemonti. Sempre il volume che narra la vita della beata Caterina presenta greche e motivi floreali che compaiono anche su un Invito generale, conservato nell'Archivio di San Vittore, datato 1793 ma che non riporta il nome della tipografia. Il secondo cambiamento di ragione sociale, che non era ancora noto all'epoca del convegno sull'editoria varesina del novembre 2000, avvenne sicuramente nel 1826, in seguito alla morte di Pietro Pedemonti, quando la tipografia fu rilevata dalla figlia e dal marito di questa, Giuseppe Castiglioni, e assunse la denominazione Pedemonti-Castiglioni. Escludendo un manifesto conservato nell'Archivio di San Vittore e alcuni sonetti e operette d'occasione dedicate a personaggi illustri della cittaÁ di Varese, non sono ancora noti testi provenienti dalla tipografia Pedemonti-Castiglioni ma, dagli elenchi della Censura delle opere stampate e pubblicate in Milano e nelle sue province, riguardanti gli anni 1821-48 (conservati alla Biblioteca Nazionale Braidense, Milano), risulta che la suddetta stamperia avesse pubblicato nel 1833 il testo Abbaco [...] di G.A.C. Viene anche specificato che se ne impressero 1450 copie al costo di lire 0,75. Se da un lato le ricerche archivistiche hanno fatto emergere significative notizie riguardanti le vicende biografiche, la fortuna e soprattutto le difficoltaÁ incontrate da questi primi protagonisti dell'editoria cittadina, delineando quell'intricata maglia di rapporti quotidiani, incontri e unioni, dall'altro il censimento delle pubblicazioni e dei fascicoli giunti sino a noi ha dato nuova vita a testi che, non avendo un'importanza letteraria, vengono troppo spesso dimenticati. Gaetano Motta, chiamato da Milano dallo stesso duca, era nato nel 1747 in questa cittaÁ, dove possedeva una florida azienda tipografica e che mantenne anche dopo l'apertura della tipografia varesina. Fu editore e stampatore in ambiti diversificati e di successo. Probabilmente da Gallarate proveniva invece con la sua ti- tico in berlina del 1807, edito sempre con la ragione sociale di Motta e Pedemonti. Questa seconda presenza giustificherebbe quella lieve interruzione nella linea alla base della vignetta impressa sul Regolamento, come se la stessa marca tipografica fosse stata precedentemente tagliata e poi riunita. Il Compendio della vita della Beata Caterina, edito dalla Tipografia in Varese nel 1820, presenta caratteri ed elementi tipografici, quali il modo di segnare le note e i richiami alla pagina successiva, uguali a quelli della prima Lettera del Dottor Fisico Luigi Gros3/2003 16 LOMBARDIA NORD-OVEST Un avviso della Congregazione municipale del 19 marzo 1848 stampato dalla tipografia Rainoldi (Archivio comunale, Varese). giustificavano una loro esistenza, non vedeva la necessitaÁ che venisse accolta la supplica dei coniugi per proseguire l'attivitaÁ. Per meglio comprendere il valore dei lavori tipografici e le difficoltaÁ incontrate, eÁ stato significativo anche il ritrovamento di un documento conservato nell'Archivio di Stato di Milano, portante la data del 19 aprile 1829, con cui l'`Imperiale Regia Direzione di Polizia' accoglieva la domanda del Castiglioni, il quale chiedeva che venisse delegata un'altra autoritaÁ al distretto di Como con il potere di concedere l'imprimatur degli annunci e di altri scritti di poca importanza. Vi era infatti la necessitaÁ di pubblicare tempestivamente tali avvisi, senza ritardi, condizione assai difficile da soddisfare quando questi venivano inviati al censore provinciale di Como che, dopo l'approvazione, ne faceva spesso eseguire anche la stampa nella stessa localitaÁ, per rimandarli poi giaÁ stampati nel luogo in cui se ne doveva far uso. La richiesta del Castiglioni puoÁ far plausibilmente ritenere che, dopo la morte del Pedemonti, la tipo- pografia Giorgio Pedemonti, originario di Crema 7, ma che nel 1805 era certamente residente nella cittaÁ di Varese. Nel documento autografo della figlia del Pedemonti (conservato all'Archivio di Stato di Milano) in cui si fornisce come anno d'inizio dei lavori per la stamperia varesina il 1777, si dichiara che dopo alcuni anni, alla morte del soprannominato, gli succedeva nel possesso e nell'esercizio il suo unico figlio Pietro 8. In realtaÁ il testo piuÁ antico in nostro possesso eÁ una tesi filosofico-matematica datata 1778, scritta in latino e con una pagina di illustrazioni rappresentanti la rifrazione della luce. SaraÁ la figlia del Pedemonti nata dal suo secondo matrimonio, Angela Maria Caterina detta Marietta, sposa a tal Giuseppe Castiglioni di Tomaso, che come unica erede alla morte del padre (dicembre 1826) porteraÁ avanti la tipografia. Sempre da fonti archivistiche, si scopre che il Castiglioni nel 1827 era cursore presso l'`Imperiale Regia Pretura', e che sul suo conto si ebbero sempre le stesse favorevoli testimonianze che si ottennero anche riguardo alla condotta della consorte Maria Pedemonti. Si viene a sapere, inoltre, che i mezzi lasciati in ereditaÁ dal padre di quest'ultima e il patrimonio del Castiglioni dovevano ritenersi sufficienti per la continuazione dell'esercizio della stamperia, e che i coniugi erano forniti anche delle necessarie cognizioni per ben disimpegnare l'esercizio di stampatori. Il delegato provinciale riferiva peroÁ anche che, essendo questi ultimi in possesso delle sostanze per vivere onestamente senza bisogno di proseguire nei lavori, e poiche gli pareva importante e necessaria la riduzione delle stamperie, specialmente dove non poteva essere esercitata un'adeguata vigilanza e in quei luoghi che per grandezza non Notizia appresa consultando i registri di matrimonio conservati nell'Archivio di San Vittore a Varese. 8 ``Il PodestaÁ Comolli dall'ufficio della Congregazione Municipale, Regno Lombardo Veneto, Provincia di Como, Distretto 17, Varese, 3 febbraio 1827'', Archivio di Stato di Milano, fondo Commercio, parte moderna, cart. 346, fasc. Castiglioni, cfr. la scheda del doc. n. 24, p. 185. 7 LOMBARDIA NORD-OVEST 17 3/2003 Il volume sul Santuario del Sacro Monte edito da Giuseppe Rainoldi nel 1851 (Biblioteca civica, Varese). compare, infatti, l'indicazione professionale di sellaio e, solo dopo il 1836, sempre nella lista dei pagamenti, accanto a questi risulta segnalato, ormai come stampatore e libraio, anche il fratello Giovanni, che portoÁ invece avanti la professione del padre. La figura del padre Antonio eÁ, comunque, significativa per questo studio perche l'acquisto della tipografia da parte di Giuseppe Rainoldi fu possibile proprio grazie alla sua presenza come garante. Accanto alla stampa di proclami, memorie, sonetti e opuscoli d'occasione riguardanti Varese, troviamo due dei testi piuÁ importanti per la storia dell'editoria varesina: il primo, stampato nel 1837, e quindi l'anno successivo all'acquisto della tipografia da parte del Rainoldi, dal titolo Storia fisica e politica della CittaÁ di Varese e terre adiacenti, l'altro, del 1851, su Il Santuario del Sacro Monte di Varese. Da quel poco che eÁ rimasto si puoÁ immaginare che anche i lavori condotti dal Rainoldi per il Teatro Sociale fossero quelli meno prestigiosi, sia per eleganza che per dimensioni, dal momento che per le pubblicazioni di maggior valore ci si rivolgeva alla tipografia Truffi di Milano. Il 14 marzo 1853 la tipografia di Giuseppe Rainoldi, ancora l'unica attiva in cittaÁ, veniva acquistata dal milanese Andrea Ubicini che, dopo aver ottenuto la debita patente, continuoÁ il lavoro seguendo l'indirizzo dato all'azienda dal Rainoldi, e ottemperando all'obbligo di inviare una copia di tutto cioÁ che avrebbe stampato alla biblioteca dell'UniversitaÁ di Pavia e anche alle autoritaÁ politiche locali 12. Poiche non conosciamo il nome del notaio, l'atto di vendita per ora ci eÁ noto solo grazie alla citazione di Leopoldo Giampaolo nel testo in cui grafia fosse impegnata soprattutto nella stampa di avvisi amministrativi e manifesti riguardanti la vita della cittaÁ varesina, oltre che a procurare materiale utile al Teatro Sociale e alle rappresentazioni che vi si svolgevano 9. Il 6 settembre 1836 Marietta Pedemonti, con il consenso del marito Giuseppe Castiglioni, vendeva la stamperia e la patente di tipografo e libraio a Giuseppe Rainoldi 10. Purtroppo sono pochi i documenti che riguardano la tipografia e pochi sono anche i testi da questa stampati a oggi noti. L'atto notarile eÁ il documento che ci permette di ricostruire le vicende legate al trasferimento dell'impresa dalla famiglia Pedemonti Castiglioni a quella di Giuseppe Rainoldi. Il passaggio diretto dell'unica stamperia attiva in Varese dalla famiglia Pedemonti Castiglioni a quella del Rainoldi puoÁ essere confermato anche dall'adozione di elementi decorativi identici a quelli utilizzati come greche per incorniciare avvisi, opuscoli d'occasione e sonetti. Queste vengono affiancate da nuovi motivi decorativi, lungo tutti gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento. Prima di diventare tipografo Giuseppe Rainoldi esercitava la stessa professione del padre. GiaÁ a partire dagli anni Venti, nella lista dei pagamenti per il Teatro di Varese 11 accanto al nome di Giuseppe Rainoldi 3/2003 Archivio di Stato di Varese, fondo Teatro Sociale, cat. XV, cart. 40. 10 Archivio di Stato di Como, fondo Notarile. 11 Archivio di Stato di Varese, fondo Teatro Sociale, cat. XV, cart. 42. 12 L. Giampaolo, Vicende varesine dal marzo 1849 alla proclamazione del Regno d'Italia e la seconda campagna di Garibaldi nel Varesotto, Varese, Tipografia la Tecnografica, 1959, p. 52. 9 18 LOMBARDIA NORD-OVEST L'avviso del maresciallo Urban stampato a Varese nel 1859 dalla tipografia di Andrea Ubicini (Archivio comunale, Varese). narra le vicende varesine partendo dalla lettura dei protocolli municipali della cittaÁ. Nonostante le notizie biografiche riguardanti l'Ubicini siano molto piuÁ ricche rispetto a quelle dei tipografi che per primi avviarono l'esercizio di stampatori nella cittaÁ di Varese, i documenti relativi alla sua attivitaÁ sono invece molto piuÁ scarsi e frammentari. Nell'Archivio storico civico di Milano sono stati reperiti documenti che permettono di ricostruire la vita del tipografo, ma non di chiarire le motivazioni che lo spinsero a trasferirsi ± se realmente si trasferõÁ ± a Varese. Andrea Ubicini nacque nel 1800 a Milano, dove morõÁ il 13 giugno 1860 13. Nel 1836 apriva il suo primo negozio di libreria in Milano. Consultando la Guida edita da Bernardoni 14 si nota che, proprio a partire dal 1838, il nome dell'Ubicini compare per la prima volta nell'elenco dei tipografi e librai attivi nella cittaÁ ambrosiana. Nel negozio che tenne fino alla morte pubblicava libri, stampe e carte geografiche. L'attivitaÁ libraria in Milano fu quindi continua per l'Ubicini e non eÁ pertanto facile capire i motivi che lo spinsero a trasferirsi a Varese. EÁ significativo peroÁ sottolineare come, giaÁ nel 1839, pubblicasse a Milano un libro su Varese, Il Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese. Descrizione storica, artistica e religiosa di Michele Sartorio. A Varese l'Ubicini disponeva non solo di una tipografia, ma, come a Milano, anche di un negozio con libreria e cartoleria, nonche ``Dispensa dei Libri scolastici dell'I. R. Stamperia di Milano e Deposito degli Inchiostri premiati del Chimico Bassanese L. Toffoli'', come recitava la carta intestata della ditta alla metaÁ degli anni Cinquanta. La sua attivitaÁ tipo- grafica si riveloÁ fin dal principio molto piuÁ ricca e interessante rispetto a quella degli stampatori varesini che lo avevano preceduto: dai lavori per il Teatro Sociale ai manifesti di interesse pubblico, fino alla stampa delle prime opere dedicate alla tanto trascurata storia locale. Il 26 agosto 1857 gli venne dato il compito di In giovanissima etaÁ si trasferõÁ a Venezia, dove ottenne la patente per esercitare il commercio librario. Nel dicembre del 1828 tornoÁ a Milano entrando a far parte come socio della ditta a carattere familiare di Anton Fortunato Stella, suo suocero. La collaborazione continuoÁ fino al 1837, anche se giaÁ a partire dal 1833, anno di morte dello Stella, ad affiancarlo nelle imprese editoriali fu il cognato Luigi. La data di morte del 13 giugno 1860 eÁ segnalata nel ``Registro Parrocchiale dei morti nel 1860, S. Babila, tav. 10, dal primo aprile a tutto giugno 1860'', in cui era anche specificato il fatto che fosse coniugato Stella e di professione fosse un libraio. Nei ``Registri di morte a stampa del 1860, tav. 22, dal 9 al 16 giugno'', la morte dell'Ubicini viene invece indicata alle 9 pomeridiane del 12 giugno per ascite; mentre coincidono le indicazioni riguardanti la parrocchia e la professione. 14 Biblioteca Nazionale Braidense, Milano, Guida di Milano, Milano, Bernardoni, edizioni dal 1821 al 1848. 13 LOMBARDIA NORD-OVEST 19 3/2003 Tre volumi pubblicati a Varese da Andrea Ubicini (collezione privata). stampare il manifesto della Congregazione municipale cittadina che annunciava la promozione di Varese a `CittaÁ regia', benignamente concessa dall'Imperatore. Nello stesso anno pubblicava uno scritto dello storico verbanese Vincenzo De Vit sulla vita della fondatrice del monastero del Sacro Monte, la beata Caterina da Pallanza, e della sua compagna Giuliana. L'anno seguente, 1858, stampava un Omaggio alla memoria del sacerdote nobile Benedetto Crespi, prevosto di Varese, con bella litografia all'antiporta, mentre nel 1859, dopo la seconda guerra d'indipendenza, pubblicava due opuscoli a ricordo delle vicende varesine durante il passato conflitto scritti dal Papis e dal Monico. Si puoÁ ragionevolmente ipotizzare che l'Ubicini considerasse il negozio in Varese un distaccamento di quello di Milano, utile per ampliare i suoi commerci e traffici librai, e che, lasciandone la direzione e le responsabilitaÁ di gestione a Eugenio Pogliaghi, non si sia mai realmente trasferito nella nuova sede. A riprova del duplice sviluppo che ebbero i suoi negozi, si deve infatti segnalare che nei volumi stampati a Varese, nella quarta di copertina, venivano spesso pubblicizzati testi editi dallo stesso editore ma nella sede di Milano. EÁ comunque significativo e singolare che l'Ubicini avesse scelto Varese come localitaÁ adatta ad ampliare i propri commerci. Per spiegare il legame esistente tra lo stampatore e questa nuova cittaÁ eÁ forse necessario risalire alla parentela con Anton Fortunato Stella. La prima moglie di quest'ultimo, Antonia Carantani, era infatti originaria di Varese, dove inoltre aveva dei possedimenti acquistati anche con l'aiuto di Vincenzo Dandolo. Probabilmente alla base della scelta dell'Ubicini vi erano proprio questi contatti, oltre che una certa vicinanza geografica dei due centri e la presenza nella cittaÁ di Varese di una gran parte della nobiltaÁ milanese. La consistente attivitaÁ tipografica era condotta con ricchezza di caratteri e cura nei particolari. Non eÁ infatti insolito trovare avvisi e manifesti stampati su fogli di carta colorata o con scritte in color oro o rosso brillante, general3/2003 20 LOMBARDIA NORD-OVEST Due avvisi stampati dalla `Tipografia Municipale Carughi e Comp.' nel 1859 e 1860 (Archivio comunale, Varese). Le fotografie dei documenti e delle pubblicazioni alle pagine 14, 17, 18, 19, 21 sono di Antonio Bandirali. mente su carta di grammatura piuÁ pesante. A partire dal 1859, forse proprio per la particolare situazione politica, a Varese avviava l'attivitaÁ una seconda tipografia, guidata dal comasco Giuseppe Carughi insieme a un compagno inizialmente anonimo, che, con ogni probabilitaÁ, era il comproprietario Giuseppe Ferri, originario di Codogno. I manifesti successivi alla definitiva liberazione dalla cittaÁ usciranno tutti dalla `Tipografia Municipale di Giuseppe Carughi e Compagno', che assumeraÁ cosõÁ un carattere quasi ufficiale 15. Dopo l'UnitaÁ e la morte dell'Ubicini, la ``Ditta Andrea Ubicini, con esercizio di Tipo- grafia, Libreria e Cartoleria in Varese'' 16 proseguõÁ l'attivitaÁ consolidando anche la propria produzione di libri e opuscoli riguardanti il territorio varesino, piuÁ peroÁ come tipografia al servizio di un committente che come classico editore, venendo rilevata dal varesino Eugenio Galli nel 1874. I testi raccolti nel catalogo giungono sino al 1876, prendendo dunque in esame tutte le opere a oggi note stampate, con ragioni sociali diverse, in quella che eÁ stata la prima e, fino al 1859, anche l'unica tipografia attiva a Varese, con sede nell'allora `Corso Maggiore', l'attuale corso Matteotti, al numero civico 82. I manifesti del 1859-60 si trovano riprodotti in facsimile in Giampaolo, Vicende varesine, cit., pp. 128, 370, 500, 501, 503, 518, 519. 16 CosõÁ si definisce in una circolare a stampa del 15 luglio 1863 d'accompagnamento a un Elenco dei libri premio disponibili presso la Libreria Ubicini in Varese e destinati agli allievi delle scuole; il catalogo presenta 98 titoli di libri per ragazzi ma non eÁ possibile stabilire quali siano stati stampati direttamente dalla ditta Ubicini, e quali e quanti da altri editori o tipografi, essendo questo un servizio offerto alle scuole e ai comuni del territorio come Libreria Ubicini. 15 LOMBARDIA NORD-OVEST 21 3/2003