Ancora
L’
Poste Italiane spa spedizione in a.p. D.L.353/03 (conv. In L.27/02/2004 N°46) art.1 comma 2 e 3 AUT C/RM/103 2004
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RIVISTA
MENSILE
del centro
volontari
della
sofferenza
Settembre/Ottobre 2015 9/10
misericordia
io voglio (Mt 9,19)
I sofferenti testimoni di misericordia
Ultime
pubblicazioni
LEONARDO NUNZIO DI TARANTO
La Parrocchia
e la Pastorale
della Salute
EDIZIONI
CVS
La Parrocchia
e la Pastorale
della Salute
Leonardo N.
Di Taranto,
p. 188, € 10
ISBN 978-88-8407-232-0
Il tema-problema della “parrocchia” torna prepotentemente di attualità. Anche
la Chiesa italiana lo considera come
punto di partenza per il rinnovamento
delle comunità cristiane. Il testo affronta
la questione da un’angolatura specifica.
La comunità cristiana in generale e quella parrocchiale in particolare oggi sono
chiamate a farsi buone Samaritane delle
persone sofferenti e della società malata
nel corpo e nello spirito.
edizioni
in uscita
LUCIANO MANICARDI
Le opere
di misericordia
Radici
dell’Umano
Annalisa Caputo,
p. 280, € 20
ISBN 978-88-8407-230-6
Le pagine di questo testo cercano di
portare alla superficie alcuni tesori nascosti nelle radici dell’umano, nella certezza che la storia non è solo ‘passato’,
ma possibilità per il futuro.
Il libro si presenta come un percorso
aperto, sia nella forma, sia nel contenuto. Anche per questo le pagine
sono corredate da un ricchissimo apparato iconografico e da numerose
schede di approfondimento testuale e
bibliografico.
CVS
Un modo
di vivere
le relazioni
con il prossimo
EDIZIONI
CVS
Le opere di misericordia
Il testo approfondisce le 14 opere di misericordia (corporali e spirituali), dando di ognuna una spiegazione esaustiva sia a livello
teologico che spirituale.
Nell’imminenza del Giubileo Straordinario della Misericordia rileggere ed approfondire quegli atti del corpo e dello spirito destinati ad effondere amore e accoglienza risulta quanto mai appropriato, se non altro per riflettere sul significato autentico del
termine misericordia, evitando di cadere in quella sorta di “ovvietà” che spesso ne svilisce il senso.
Luciano Manicardi, p. 170 c.a., € 7
In tutte le librerie cattoliche oppure presso le Edizioni Centro Volontari della Sofferenza
Via di Monte del Gallo, 105/111 - 00165 Roma - tel. 06.39.67.42.43 - 06.45.43.77.64 - fax 06.39.63.78.28
[email protected] - www.luiginovarese.org
Editoriale
Janusz Malski
Moderatore Generale dei SOdC
Ripartire con slancio!
dell’ideologia gender e di un falso progressismo
che sembrano, al momento, incontrollabili.
Soprattutto per quanto riguarda il mondo della sofferenza, la famiglia costituisce un ambito
dove amore, ascolto e contenimento rappresentano aspetti importantissimi per alleviare
i disagi generati da condizioni di dolore, che
spesso si presentano in modo del tutto imprevisto. La malattia e la disabilità non riguardano
solo il soggetto singolo ma tutto il suo nucleo
familiare.
Nella fede e nella preghiera, dobbiamo trovare quella forza per andare controcorrente, così
come ci esorta papa Francesco, per far sì che
quei valori che sono il fondamento di un buon
vivere cristiano possano svilupparsi e propagarsi in un mondo che, attualmente, ha veramente bisogno di pace e di amore.
Affidiamoci con fiducia alla Vergine Santa
affinché guidi e sostenga il nostro apostolato.
Impegniamoci nella preghiera e nell’offerta dei
sacrifici per sostenere le famiglie soprattutto
quelle in difficoltà.
Nell’anno della Vita Consacrata, chiediamo al
Signore nuove e sante vocazioni anche per i
Silenziosi Operai della Croce. ■
Un nuovo anno pastorale ci si apre dinanzi e,
sull’onda delle belle esperienze estive vissute
tra Esercizi spirituali e pellegrinaggio a Lourdes,
dobbiamo far sì che il nostro spirito riprenda
con entusiasmo e determinazione il cammino
associativo, soprattutto in vista del prossimo
Giubileo straordinario della misericordia che
avrà inizio l’8 dicembre prossimo.
In questo anno che sarà dedicato alla misericordia, soprattutto per quanto riguarda i Gruppi d’Avanguardia, cercheremo di approfondire
questo attributo di Dio che si inchina verso le
nostre debolezze e le nostre sofferenze per elevarci alla dignità di figli di Dio.
In estate, abbiamo purtroppo vissuto un evento doloroso per tutta la nostra Associazione. Il
13 agosto scorso, in modo del tutto inatteso,
il nostro caro confratello don Remigio Fusi ha
concluso il suo cammino terreno a Moncrivello, lasciando un vuoto profondo in tutti coloro
che lo hanno amato ed apprezzato per la sua
sempre pronta disponibilità nel diffondere con
entusiasmo l’apostolato tra i sofferenti, in perfetta sintonia con il carisma del beato Luigi
Novarese. Don Remigio è stato uno dei primi
sacerdoti a far parte della famiglia dei Silenziosi Operai della Croce ed è stato un prezioso
collaboratore di mons. Novarese sin dai primi
anni ‘50. Preghiamo il Signore e la Vergine
Santa affinché l’anima del nostro caro confratello possa riposare in pace in attesa del premio
eterno.
Voglio qui ricordare ancora una volta che,
dal 4 al 25 ottobre prossimo, si terrà il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia. Un importante
incontro ecclesiale per riflettere ed approfondire tematiche che, attualmente, costituiscono
sfide impegnative per la Chiesa universale nel
tempo che stiamo vivendo, in cui alcuni valori di base che caratterizzano proprio l’essenza
della famiglia cristiana, vacillano sotto i colpi
1
L’ancora 9/10 2015
sommario
Fondatore: Mons. Luigi Novarese
Direttore responsabile: Filippo Di Giacomo
Legale rappresentante: Giovan Giuseppe Torre
Redazione:
Samar Al Nameh, Mauro Anselmo,
Armando Aufiero, Mara Strazzacappa
Segretario di redazione: Carmine Di Pinto
Progetto grafico e Art direction:
Nevio De Zolt
Hanno collaborato:
Via dei Bresciani, 2 - 00186 Roma
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redazione e Ufficio abbonamenti:
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Pubblicazione iscritta al n°418
del 8/9/1986 nuova serie già registrata
al Tribunale di Roma n°1516 del 19/4/1950
Per ricevere la rivista:
Italia ed estero - Annuale e18,00
C/c p. n° 718007 intestato a
Associazione Silenziosi Operai della Croce Centro Volontari della Sofferenza
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vengono utilizzati esclusivamente per l’invio
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Con permissione ecclesiastica
Tipolitografia Trullo
Periodico associato Via Ardeatina, 2479 - 00134 Santa Palomba Roma
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all’Unione Stampa
Finito di stampare: Settembre 2015
Periodica Italiana
9/10
Ancora
Disegno di copertina: Nevio De Zolt
Foto: Jordan McQueen: p. 2; Carmine Di Pinto: pp. 7;
Alessandro Anselmo: pp. 7; Vittorio Camoriano: pp. 9,
10; Sir: pp. 14, 15; Chiara Maddalena: p. 12; Erminio
Cruciani: p. 17; Viron: pp. 16, 17, 20, 34; Giovanna
Bettiol: pp. 33, 38, 39; Studio Rodella: pp. 45, 46
Disegni: Antonio Pastucci: pp. 11, 13;
Nevio De Zolt: p. 27
Settembre
Ottobre
2015
RIVISTA
MENSILE del
centro
volontari
della
sofferenza
L’
Alessandro Anselmo, Mauro Anselmo, Armando Aufiero,
Ilaria Barigazzi, Giovanna Bettiol, Annalisa Caputo,
Giosy Cento, Angela Circeo, Sara Del Vecchio,
Felice Di Giandomenico, Fiorella Elmetti, Letizia Ferraris,
Bob Letasz, Janusz Malski, Anna Maria Manganiello,
Virginia Marino, Walter Mazzoni, Mario Morigi,
Maria Teresa Neato, Mauro Orsatti, Angela Petitti,
Gabriella Ressa, Resy Rizzini, Francesco Soncini
4 6
12 14
18 23
38 43
4 6
12 14
18 23
38 43
editoriale
1Ripartire con slancio!
Janusz Malski
una guida che continua
4Essere e conquistare
Angela Petitti
informazione
6Don Remigio è tornato
alla Casa del Padre
Alessandro Anselmo
9Responsabilità apostolica, unità d’intenti e fraternità
a cura della Redazione
10Fondamenti e certezze del nostro cammino
Resy Rizzini
12Vivere del Suo perdono
Armando Aufiero
14La famiglia: un’attenzione calda e ponderata
Mario Morigi
16Cuore aperto e mani vuote
Sara Del Vecchio
18Novarese e la medicina. Un dialogo che continua
Mauro Anselmo
23Vi raccontiamo Luigi
l’Ancora dei piccoli
lectio
27Lodare Dio per le sue opere
inascolto
Mauro Orsatti
celebrazione
30Attraversare la porta
Giovanna Bettiol
32Una visita speciale
alla Madonna di Valleluogo
indialogo
Angela Petitti
34Master di misericordia
Maria Teresa Neato
36Il Convegno di Firenze
Annalisa Caputo
38Esercizi spirituali per giovani, giovanissimi e adolescenti
a cura della Redazione
40Ho fatto un concerto con... Gesù
Giosy Cento
42Grazie... su grazie
a cura di Felice Di Giandomenico
noicvs
43Hanno camminato con noi
45Annunciare il messaggio del Vangelo
45Festa del cinquantesimo
46 Per vivere positivamente
47 Nella chiesa in cui pregava Monsignore
47 Una via al beato Luigi Novarese
48 Il premio “Beato Luigi Novarese” a don Graziano Lupoli
48 Dagli Stati Uniti
una guida che continua
Essere e conquistare
Sono due le idee centrali delle parole del beato Luigi Novarese, affidate all’Ancora del luglio
1958: essere dei veri Volontari della Sofferenza e, in conseguenza di questo, conquistare altri
all’ideale in cui si crede.
di Angela Petitti
“Vi
vere in grazia di Dio e
volontariamente porre
a disposizione di Ma­
ria Santissima tutta la propria
vita di dolore è la base per un
Volontario della Sofferenza; ma
tutto ciò non basta. C’è ancora
qualche cosa che noi possiamo
e dobbiamo fare nella nostra
vita, che è parte integrante
del nostro impegno d’azione: la
conquista del fratello di dolore.
Non è sufficiente avere il pro­
prio tesoro di fede, dobbiamo,
secondo l’insegnamento di S.
Paolo, «conquistare» il fratello”.
Essere e conquistare. Il primo
verbo indica l’identità; il secon­
do la missione di chi appartiene
al CVS.
Essere veri Volontari della Soffe­
renza. Esiste sempre il rischio di
ricevere un nome, di aggregarsi
a un’associazione, di appartene­
re anche da molto tempo a un
gruppo senza però condividerne
fino in fondo l’identità, il cari­
sma specifico. Si appartiene di
nome ma non di fatto. Appa­
rentemente si è legati e magari
anche entusiasti, ma dentro di
sé non si è totalmente convinti
dell’appartenenza. Ci si presenta
attivi e operanti ma, appena si
può, si cede all’indolenza, spe­
cialmente se, nonostante l’im­
pegno, non si vedono risultati.
Non si può far parte così dei
Volontari della Sofferenza per­
ché “la nostra vita di ammalati
è una continuazione della vita
di Santa Bernardetta: ascol­
tare l’invito della Madonna,
tradurlo in realtà nella nostra
persona, ripeterlo infine a tut­
ti per estendere al massimo le
richieste della Vergine Santa”.
Il beato Novarese sottolinea i
tre passaggi necessari a un vero
Volontario della Sofferenza: non
4
L’ancora 9/10 2015
solo essere malato ma esserlo
come interlocutore accreditato
di Maria Santissima; ascoltare
ciò che lei ci dice e farlo no­
stro; annunciare a tutti ciò in
cui crediamo fortemente e per
cui investiamo la nostra vita.
A questo punto, monsignor No­
varese cita una Lettera, indiriz­
zata all’Associazione, da papa
Pio XII in cui egli “ci ha fatto
dire di essere grato ai Volontari
della Sofferenza che diffondono
il loro invito in funzione dell’a­
postolato, facendosi eco del
monito alla penitenza ed alla
mortificazione ripetuto dalla
Vergine a Lourdes e a Fatima,
così come è grato a quanti tale
monito e tale invito ascolte­
ranno e, concorrendo all’incre­
mento del prezioso deposito,
ne accoglieranno, per sé e per
gli altri, frutti copiosi di grazia
e di gaudio nel Signore”.
In funzione dell’apostolato. È
questa la vera ragione dell’esi­
stenza dei Volontari della Sof­
ferenza nella Chiesa: l’annun­
cio della prospettiva pasquale
nell’esperienza del dolore. Se
essere ammalati è un dato di
fatto che non si può cambiare,
essere apostoli, invece, è una
scelta personale e vocazionale.
A partire dalla resurrezione di
Cristo, comprendiamo il suo in­
vito a percorrere il mondo per
portare il suo dono di vita. Que­
sto è più prezioso della stessa
vita dell’apostolo. Ne abbiamo
ricevuto molte conferme nell’e­
sistenza degli apostoli: ognuno
di loro si è messo in cammino
e non ha esitato ad andare fino
in fondo nel dono di sé.
Anche Maria continua a com­
portarsi come una apostola
ancora attiva: “Nel pronunciare
il suo invito a Lourdes, Maria
Santissima non ha fatto altro
che continuare la sua missio­
ne terrena e celeste: portare
le anime a Gesù. Né potrebbe
Maria Santissima fare diversa­
mente. La sua volontà aderi­
sce perfettamente al volere di
Dio”. Abbiamo molto da impa­
rare, dunque, dalla Madre di Dio
su come ci si pone al servizio
dell’umanità.
D’altra parte, dice monsignor
No­varese, “essere Volontario del­
la Sofferenza vuol dire esse­re la
fedele eco della Vergine Imma­
colata presso i compagni di do­
lore, per «conquistarli» secondo
l’espressione paolina e farne
strumenti operanti nelle mani di
Maria Santissima; vuol dire farsi
debole con i deboli per guada­
gnarli alla vita eterna”.
Giungiamo così alla seconda
idea centrale: conquistare i fra­
telli. Questo termine non vuo­
le indicare di certo un’azione
bellica. Va inteso piuttosto nel
suo significato originario, di
cercare i fratelli. Cercare è uno
dei verbi che più piacciono a
Dio, lui che non smette mai di
cercare ognuno di noi, perché
abbiamo vita in abbondanza.
E, come per Dio, questa ricer­
ca è personalizzata: “Vuol dire
conquistare uno ad uno tutti
i fratelli di dolore, per la sal­
vezza delle anime”. Uno a uno,
uno alla volta. Perché ognuno è
importante, è unico, prezioso,
insostituibile.
Il beato Novarese, infine, fa
leva sul desiderio, forza potente
in grado di condurre la persona
fuori di sé: “Non basta dire di
amare la Madonna, per essere
realmente al Suo servizio; biso­
gna prima di tutto attuare quan­
to Ella desidera. Dobbiamo an­
che noi, come Maria Santissima,
sentire il desiderio che tutte le
anime si salvino, che arrivino a
conoscere Gesù Signore Nostro,
fine supremo di tutta la nostra
esistenza. Dobbiamo essere tal­
mente presi dal desiderio di tra­
sformarci in strumenti operanti
nelle mani di Maria Santissima
da essere disposti a rinunciare a
tutto, purché tutti gli ammalati
comprendano il valore sociale
del dolore, purché tutti i soffe­
renti si pongano nelle mani di
Maria Santissima in un solenne
impegno di vivere in grazia per
la salvezza del mondo.
L’impegno d’azione dopo aver
chiamato il sofferente a vivere
pienamente nella propria perso­
na la Passione di Gesù Cristo, lo
lancia alla conquista dei fratelli
di dolore, perché questo vuole
Maria Santissima per la salvezza
dell’umanità”. ■
foto storica
Roma, 24 maggio 1972. Foto ricordo
realizzata in occasione dell’entrata
in Associazione, come vescovi aggregati, di mons. Paolino Limongi,
arcivescovo titolare di Nicea Minore
e mons. Oscar Zanera, vescovo ausiliare di Roma.
Da sinistra a destra: il beato Luigi Novarese, mons. Limongi, il cardinale
John Joseph Wright e mons. Zanera.
informazione
Don Remigio
è tornato
alla Casa del Padre
Grande partecipazione al Santuario del Trompone
di Moncrivello per l’ultimo saluto al sacerdote
di Alessandro Anselmo
Don Remigio Fusi
a Moncrivello il giorno
del suo 50° di ordinazione
sacerdotale (31/07/2010)
Don Remigio
tra mons. Novarese
e sorella Myriam Psorulla
fondatori del Centro Volontari
della Sofferenza e dei
Silenziosi Operai della Croce
6
L’ancora 9/10 2015
il
16 agosto scorso il Santua­
rio del Trompone di Moncri­
vello (Vercelli) era gremito
da una folla di fedeli giunti da
molte diocesi del nord Italia.
Si celebrava il funerale di don
Remigio Fusi, scomparso all’età
di 86 anni per malattia, uno dei
più stretti collaboratori del bea­
to Luigi Novarese. Don Remigio
lo aveva affiancato nella realiz­
zazione delle numerose opere,
nei pellegrinaggi a Lourdes e a
Fatima, nell’apostolato dei ma­
lati al quale Monsignore aveva
dedicato la propria esistenza.
“Novarese è stato per me il pa­
dre, il maestro, l’amico, l’uomo
che ha dato un senso alla mia
vita di ammalato prendendomi
per mano e accompagnandomi
al sacerdozio”. Così don Remigio
ricordava il suo percorso religio­
so che, da ex infermo, lo aveva
portato a seguire Novarese nella
sua straordinaria avventura spi­
rituale e umana.
Hanno concelebrato la funzione
funebre oltre trenta sacerdoti tra
cui monsignor Gianni Ambrosio,
vescovo di Piacenza-Bobbio, le­
gato a don Remigio da profonda
amicizia.
“Siamo qui oggi – ha detto du­
rante l’omelia il cardinale Paolo
Romeo, arcivescovo di Palermo e
Silenzioso Operaio della Croce –
per lodare il Signore e ringraziar­
lo di averci donato don Remigio,
con il quale dobbiamo continuare
a mantenerci in dialogo affinché
ci guidi dal Cielo, ci faccia spe­
rimentare la misericordia di Dio,
ci infonda una carica di amore da
coltivare e da trasmettere”.
Nato a Bagolino, Brescia, l’8
settembre 1929, Fusi entra in
contatto con monsignor Luigi
Novarese agli inizi degli anni
Cinquanta, come ama­
va raccontare lui stesso:
“Ero ricoverato nel Sana­
torio ‘S. Antonino’ di Bre­
scia e ricordo che ascol­
tavo per radio il ‘Quarto
d’ora della serenità’, la
trasmissione ideata e
condotta da Novarese
alla Radio Vaticana in
cui faceva parlare per la
prima volta gli ammalati.
Decisi allora di scrivergli
una lettera alla quale ri­
spose immediatamente,
invitandomi a creare un
gruppo di lavoro con gli
ammalati che erano miei
compagni di sanatorio”.
Nel 1954 Fusi entra a far
parte dei Silenziosi Ope­
rai della Croce e viene
consacrato sacerdote a
Lourdes nel luglio 1960.
Inizia così a porsi “a to­
tale disposizione del Si­
gnore e dei fratelli – si
legge nel comunicato dei
Silenziosi Operai della
Croce - vivendo e diffon­
dendo il difficile Vange­
lo della sofferenza nella
predicazione degli Eserci­
zi spirituali, con incontri
personali e attraverso ar­
ticoli e libri che poneva­
no sempre al centro l’im­
portanza di una vita che,
pur segnata dalla sofferenza,
può e deve essere contrassegna­
ta dall’amore”.
Grande divulgatore, don Remigio
amava molto scrivere ed è essen­
ziale il contributo che ha lascia­
to attraverso articoli e numerose
pubblicazioni per la diffusione e
la promozione della spiritualità
e del carisma del beato Nova­
rese e della valorizzazione della
7
L’ancora 9/10 2015
Sul prossimo numero della
rivista dedicheremo ampio
spazio alla scomparsa di don
Remigio Fusi, ricordando la sua
personalità, il suo impegno e
fervore apostolico tra i Silenziosi
Operai della Croce e nel Centro
Volontari della Sofferenza.
informazione
Un’intuizione carismatica
Riportiamo un breve passo tratto dal libro “Gli Esercizi spirituali
per i sofferenti” Edizioni CVS, in cui don Remigio spiega
la grande intuizione del beato Luigi Novarese.
Come è immediato il rapporto tra
Esercizi spirituali e S. Ignazio, altrettanto immediato è quello tra gli Esercizi spirituali per i sofferenti e monsignor Novarese.
Monsignor Novarese ha avuto questa
intuizione negli anni 50, quando il
coinvolgimento ecclesiale e pastorale del malato era praticamente nullo.
Se, infatti, a quell’epoca, il malato e il
disabile uscivano raramente dalle loro case, perché i genitori si sentivano umiliati per la presenza in famiglia di un handicappato, in modo
particolare le mamme; se, dunque, uscivano raramente di casa, molto
meno erano considerati come soggetti in grado di avere responsabilità
ecclesiali.
Monsignor Novarese ha avuto il merito di aprire nella Chiesa il cammino di coinvolgimento della persona del malato, aiutandolo a valorizzare
la propria sofferenza per il bene della Chiesa e della società. Egli vedeva
nel malato non ciò che poteva ricevere dagli altri per i propri bisogni,
ma le potenzialità e quindi ciò che poteva dare lui stesso per i bisogni della Chiesa e per la costruzione del Regno di Dio, a cui partecipa
attivamente ogni cristiano. E’ questo l’impegno fondamentale di ogni
credente. Perché escludere e fare degli sconti speciali per i sofferenti?
Alla luce del suo insegnamento possiamo definire gli Esercizi spirituali
per gli ammalati un tempo “in cui prendere decisioni importanti che
mettano ordine alla propria vita, vincendo i condizionamenti del mondo e uscendo dagli affetti disordinati”.
Non fu certo un inizio facile. Anche alcuni confratelli lo chiamavano
“il pazzo”. “Se l’ammalato, dicevano, non aveva alcun diritto a partecipare ad iniziative importanti, tanto meno avrebbe potuto affrontare un
corso di Esercizi spirituali, riservati a persone più capaci”.
Monsignor Novarese impostò gli Esercizi per gli ammalati sul metodo
di S. Ignazio, silenzio compreso. Sulla Rivista di giugno-luglio 1960
- dopo l’esperienza di qualche corso - scrive: “Agli ammalati piace osservare il silenzio ed anche il personale di assistenza che viene dalle più
svariate organizzazioni per aiutare ed assistere i cari infermi, si adattano
con vera facilità ad un sistema di vita raccolta, che facilita la meditazione ed il silenzio nella casa”.
8
L’ancora 9/10 2015
sofferenza: “La vocazione fon­
damentale del Cristo – scriveva
Fusi in Il Centro Volontari della
Sofferenza nel pensiero del Venerabile Monsignor Luigi Novarese,
Edizioni CVS - immediatamente
investe ogni uomo quando
viene a far parte del Corpo
mistico. Se noi soffriamo
con Cristo, se con Lui mo­
riamo, con Lui anche ri­
sorgeremo. Sull’esempio di
Cristo, quindi, il sofferente
è invitato a cooperare alla
salvezza”.
Fino agli ultimi istanti,
don Remigio ha fatto Apo­
stolato donando tutto se
stesso all’Associazione come ha
ricordato Resy Rizzini, Delegata
nazionale del Centro Volontari
della Sofferenza: “Ti abbiamo
sempre visto felice e gioioso, ci
esortavi a servire con umiltà, in
comunione diretta con Cristo e
confidando nella Madonna. Scu­
sa, ma ci mancherai. Grazie del
tuo amore e del tuo esempio”.
Prima del corteo funebre che ha
portato le spoglie mortali di don
Remigio nel cimitero di Moncri­
vello dove oggi riposa, la fun­
zione è terminata con i saluti e
il ringraziamento del Moderato­
re generale don Janusz Malski:
“Grazie don Remigio a nome di
tutti i Silenziosi Operai della Cro­
ce per i 61 anni di servizio nella
comunità e per i 55 anni nel sa­
cerdozio dedicato affinché la Pa­
rola di Dio nel mondo della sof­
ferenza potesse essere vissuta.
Grazie perché sei stato sempre
il primo, ma sempre nell’ombra,
anche se eri proprio tu ad avere
ogni volta una parola di consola­
zione e di guida per tanti fratelli
e sorelle della comunità, per tan­
ti ammalati e sofferenti”. ■
Anno pastorale 2015-2016
misericordia io voglio
Convegni nazionali di programmazione
Re (Vb), 11-13 settembre 2015 - Valleluogo di Ariano Irpino (Av), 18-20 settembre 2015
Responsabilità apostolica,
unità d’intenti e fraternità
a cura della Redazione
C
ome da tradizione, l’Anno della Porta Santa in San Pietro
Pastorale del Centro Vo­ e si concluderà il 20 novembre
lontari della Sofferenza è 2016, domenica di Gesù Cristo
iniziato con il Convegno nazio­ Signore dell’universo. “Ci sono
nale di programmazione che si è momenti nei quali in modo an­
tenuto nella Casa “Cuore Imma­ cora più forte siamo chiamati
colato di Maria” a Re (Verbania) a tenere fisso lo sguardo sulla
per le diocesi del Centro-Nord misericordia per diventare noi
Italia dall’11 al 13 settembre e stessi segno efficace dell’agire
nella Casa “Beato Luigi Nova­ del Padre”, si legge nella Bolla
rese” di Valleluogo
di indizione dell’An­
(Ariano Irpino) per
no Santo dal titolo
Dall’ammalato
il Centro-Sud dal 18
oggetto di carità al “Misericordiae Vul­
al 20 settembre.
sofferente ‘soggetto tus”.
Quest’anno il titolo
La misericordia di
d’azione’, dalla
del Convegno è sta­
Dio “non è un’idea
comunità che è
to “Misericordia io
ferma e chiusa alla astratta, ma una re­
voglio” e introduce comunità che prega e altà concreta” con
al Giubileo Straor­
cui “rivela il suo
serve i poveri
dinario della Mise­
amore come quello
ricordia che papa Francesco ha di un padre e di una madre che
indetto lo scorso 13 marzo e si commuovono fin dal profondo
che inizierà l’8 dicembre pros­ delle viscere per il proprio figlio”.
simo, solennità dell’Immacola­ In quest’ottica di rinnovamento
ta Concezione, con l’apertura anche il CVS si pone come co­
9
L’ancora 9/10 2015
munità attiva, per portare nella
Chiesa l’appello del beato Luigi
Novarese “a far sì che si diffonda
un nuovo stile pastorale in tutti
gli aspetti della vita – ha det­
to don Armando Aufiero, Presi­
dente della Confederazione CVS
Internazionale. Dall’ammalato
oggetto di carità al sofferente
‘soggetto d’azione’, dalla comu­
nità che è ferma e chiusa alla
comunità che prega e serve i
poveri, dalla vita dei presbiteri
infermi, alla vitalità della Lega
Sacerdotale Mariana, dalle bar­
riere architettoniche e mentali
alle attività pastorali dei sof­
ferenti nei diversi ambienti di
vita: ecclesiale, sociale, fami­
liare, del lavoro, della cultura,
dell’ospedale”.
Seguendo le orme di papa Fran­
cesco che esorta a “una nuova
tappa di evangelizzazione”, a
“recuperare la freschezza origi­
Anno pastorale 2015-2016
nale del Vangelo”, oggi più che
mai il CVS gioca un ruolo impor­
tante nella nostra società e il
“Convegno di programmazione
è una tappa importante della
nostra vita, ci interpella e ci ri­
chiama alla responsabilità apo­
stolica, all’unità d’intenti, alla
fraternità”, ha detto Resy Rizzi­
ni, Delegata nazionale del CVS.
“Il nostro carisma ci ricorda che
la fede nasce dallo sguardo a
chi è più povero – ha prosegui­
to don Aufiero. E in quest’ottica
la parola fragilità diventa scuo­
la di vita, dobbiamo cogliere la
bellezza dentro le nostre fati­
che. Dobbiamo sperimentare l’u­
nione delle tre C: Cristo, Chiesa,
cuore. Quello che ha fatto Gesù
lo faccia la Chiesa, quello che è
chiamato a fare la Chiesa lo fac­
cia il mio cuore. Come Cristo ha
compiuto la redenzione attra­
verso la povertà, così la Chiesa
è chiamata a prendere la stessa
via per comunicare agli uomini
i frutti della salvezza. Se questo
triangolo è chiaro, ogni azione
avrà sempre una sua fondazio­
ne e i poveri saranno sempre
l’immagine di Dio. Ricordiamoci
sempre: è il povero che ci salva
e non il contrario”. ■
Fondamenti
e certezze del
nostro cammino
Il Convegno di programmazione è una tappa importante della nostra vita come CVS, ci interpella e ci richiama ad un consapevole
impegno apostolico.
di Resy Rizzini - Delegata nazionale CVS Italia
V
ivendo il mio quotidiano
impegno nel CVS, penso continuamente alla
grandezza del carisma che esso
racchiude, ed alla preziosità del
dono che lo Spirito Santo ci ha
affidato attraverso il beato Luigi Novarese. Penso, che in una
realtà come quella in cui oggi
viviamo, il nostro carisma è
sempre più necessario affinché
l’uomo comprenda che non è
solo, che la vita è sempre bella
e che anche il più grande dei dolori può avere la sua risurrezione,
perché nessuna sofferenza è inutile e tutto può diventare grazia
e gioia.
Il CVS ha enormi risorse di
valori positivi che mette a disposizione della società e della
Chiesa, in cui siamo chiamati a
vivere. Queste risorse sono state
nel tempo incarnate e trasmesse
dai nostri “testimoni”: il beato
Novarese, Sorella Elvira, i nostri
“Seminatori di Speranza” alla
cui già lunga lista si aggiunge ora
don Remigio Fusi, da poco rinato alla Vita nuova. Ce ne sono
poi tanti altri, nascosti come
lievito nei nostri gruppi diocesani, che alimentano d’ispirazione
nuova lo sviluppo della nostra
Associazione, nel suo dinamismo apostolico dell’ammalato per
mezzo dell’ammalato con l’aiuto
del fratello sano.
Formula, questa da non confondere con l’essenza del carisma trasmessoci dal beato Luigi
Novarese, come lui stesso ebbe
Settori giovanili delle diocesi di Vercelli e Torino
Spettacolo teatrale
A Re, durante le giornate di programmazione, è stato messo in scena lo spettacolo teatrale ideato da Letizia Ferraris e realizzato dal CVS di Vercelli e di Torino.
La rappresentazione, che ha visto la luce per la prima volta il 17 maggio scorso
nel capoluogo piemontese, durante il grande raduno associativo per l’Ostensione
della Sindone, ripercorre per circa 30 minuti le tappe più significative della vita
del beato Luigi Novarese attraverso l’ausilio di immagini, musiche e narrazione.
“La differenza tra questo spettacolo e una rievocazione come tante altre – spiega Massimo Bucciol, del CVS di
Vercelli - è che non vogliamo solo ricordare, ma far vivere e portare avanti il testimone del beato Novarese nella
nostra vita ed esprimerlo e diffonderlo con ogni mezzo”.
Lo scopo è quello di mettere in scena lo spettacolo in tutte le diocesi d’Italia, coinvolgendo i Centri Volontari
della Sofferenza e tutti coloro che vorranno partecipare.
misericordia io voglio
a precisare in un corso per capigruppo: “Se l’Immacolata non
fosse apparsa a Lourdes, noi non
saremmo mai sorti. Non siamo
sorti per gli ammalati, ma per rispondere alle richieste dell’Immacolata. Siccome in queste richieste
sono inseriti gli ammalati, noi abbiamo abbracciato questa categoria
che la Madonna ha preso in mano,
e portiamo avanti il Suo medesimo
programma, nella sicurezza che più
noi risultiamo aderenti alle richieste
dell’Immacolata, più siamo nella
linea sicura” (beato Luigi Novarese, 26-29 marzo 1977).
Questo non deve essere una nostalgia storica: il sofferente per
noi non è solo una persona di
cui aver cura ma, nell’assimilazione a Gesù crocefisso e risorto,
unito all’Immacolata, è persona
attiva che con Gesù vince la
morte e corre verso la vita nuova
desiderata per sé e per gli altri.
“Ci sono, infatti modi giusti e
modi sbagliati di vivere il dolore e
la sofferenza. Un atteggiamento
sbagliato è quello di vivere il dolore
in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi.
Anche la reazione della ribellione
e del rifiuto non è un atteggiamento giusto. Gesù ci insegna a vivere
il dolore accettando la realtà della
vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo
anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”. (Papa
Francesco - Udienza al Centro
Volontari della Sofferenza, 13
maggio 2014).
Queste parole intendevano evocare per quanto possibile i fondamenti e le certezze del nostro
cammino di santità e di apostolato. Affidiamoci al Padre, alla
Vergine Maria, al beato Luigi
Novarese e a tutti i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella
Pasqua, perché ci aiutino a trovare - o ritrovare - un rinnovato
e consapevole entusiasmo apostolico.
“Signore semina nel nostro cuore
fili di delicatezza. Dacci uno spirito di profonda cortesia per riverirci
l’uno con l’altro, come avremmo
fatto con te. Dacci, nello stesso tempo, la giusta saggezza per
unire convenientemente questa
cortesia con la fiducia fraterna”.
(Regina mundi)
Anno 2015-16:
Giubileo della misericordia
L’anno della misericordia sarà
“un momento di vera grazia per
tutti i cristiani e un risveglio per
continuare nel percorso di nuova evangelizzazione e conversione pastorale” indicato da papa
Francesco.
“La Chiesa vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia”.
Questa espressione, tratta dall’Esortazione Apostolica “Evangeli
Gaudium”, ben esprime il senso
del Giubileo straordinario che si
aprirà il prossimo 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, e si chiuderà il 20 novembre del 2016, solennità di Gesù
Cristo Signore dell’Universo.
«Ho indetto un Giubileo straordinario della misericordia - scri-
Sono a disposizione
i Sussidi per:
• I gruppi d’avanguardia
• la Lega Sacerdotale Mariana
• i consigli diocesani
• i settori giovanili
• il gruppo attivo
Per poterli ricevere è possibile
contattare la Direzione generale
dei Silenziosi Operai della Croce
Via di Monte del Gallo 105
00165 Roma
tel 0639674243
[email protected]
ve papa Bergoglio - come tempo
favorevole per la Chiesa, perché
renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti».
Anche relativamente al Giubileo, siamo al cuore del nostro
carisma e della sua dinamica
apostolica, che ci educano alla
solidarietà umana e spirituale e
ci responsabilizzano addirittura
nei confronti della salvezza dei
fratelli, della pace nel mondo,
delle future sorti dell’umanità!
Ecco! Sentiamoci chiamati in
quest’anno a vivere la gioia e la
bellezza di essere con la Chiesa,
nella Chiesa e per la Chiesa,
corresponsabili della gioia di vivere, e far ri-vivere la novità del
Vangelo. ■
Misericordia è tenerezza
Misericordia è compassione
11
L’ancora 9/10 2015
Misericordia è speranza
Anno pastorale 2015-2016
Vivere del Suo perdono
Convegni nazionali di programmazione - Re (Vb), 11-13 settembre 2015 - Valleluogo di Ariano
Irpino (Av), 18-20 settembre 2015
di Armando Aufiero - Responsabile dell’apostolato del CVS
P
apa Francesco ci richiama
incessantemente a rinnovare il tessuto ecclesiale, assumendo una nuova prospettiva di
evangelizzazione, nonostante le
crisi e le difficoltà nel vivere la
comunione. Come non condividere, dunque, l’appello del beato
Luigi Novarese, a far sì che si diffonda un nuovo stile pastorale in
tutti gli aspetti della vita: dall’ammalato oggetto di carità al sofferente “soggetto d’azione”, dalla
comunità che è ferma e chiusa
alla comunità che prega e serve i
poveri, dalla vita dei presbiteri infermi, alla vitalità della Lega Sacerdotale Mariana, dalle barriere
architettoniche e mentali alle
attività pastorali dei sofferenti nei
diversi ambienti di vita: ecclesiale, sociale, familiare, del lavoro,
della cultura, dell’ospedale.
quell’amore affettuoso e fedele
che lega la persona a Dio, il quale non vuole il rito sacrificale,
non l’apparenza del rituale, non
l’osservanza fredda di una pratica o di una norma, ma una relazione autentica di affetto.
Voglio una pratica di amore, non
una pratica formale, esteriore; voglio entrare in relazione di amore
con voi, diceva Osea a nome di
Dio. Gesù applica la parola del
profeta alla sua condizione: io voglio rendere ogni persona capace
di un’autentica relazione con me.
In questo senso misericordia non
significa lasciar correre, lasciare
che i peccatori restino peccatori
e far finta di niente, ma il contrario: Gesù vuole che i peccatori non siano più peccatori.
«Misericordia io voglio» questo
vuole il Signore da noi e crea in
noi questa capacità: misericorMisericordia io voglio
dia è proprio questo dono creae non sacrificio
tore di Dio che rende la persona
(Matteo 9,13; cfr. Osea 6,6).
capace di fare quello che Dio
Il termine misericordia esprime chiede.
12
L’ancora 9/10 2015
“Siate misericordiosi,
come il Padre vostro
è misericordioso” (Lc 6,36)
La misericordia è un sentire, una
realtà che riguarda l’altro ma
che descrive me. Misericordioso
è colui che conosce questa inclinazione e si apre verso questa
morbidezza verso l’altro che deve
essere compreso. Da una parte
la misericordia dice la necessità
dell’agire, esprime cioè la benevolenza, l’amore, concetto molto
ampio di cui il suo tratto specifico è una disposizione pratica,
cioè colui che ama non prova
qualcosa, ma fa qualcosa. Sorprendentemente non abbiamo a
che fare con una descrizione del
cuore, ma dell’agire e così la misericordia si traduce in un toccare l’altro, in un occuparsi dell’altro. Dall’altra, la misericordia
dice anche quale deve essere il
contenuto del nostro agire: perché l’altro rinasca, sia rigenerato.
C’è un terzo passo: siate misericordiosi come il Padre vostro è
misericordia io voglio
misericordioso. C’è un rapporto reciproco tra il perdono che
diamo e quello che riceviamo. Il
protagonista è Dio e la strada del
perdono verso l’altro è la strada
del mio cambiamento. Questo è
il vero problema: noi abbiamo
bisogno di trovare misericordia.
Perché? Dio mi ama non perché sono buono, ma così come
sono, perché io accetto di vivere
del suo perdono. Partire dal nostro bisogno di misericordia è la
chiave per entrare nella misericordia operativa verso l’altro.
CVS: la forza della fragilità
Oggi più che mai il CVS gioca
un ruolo importante nella nostra società. Nella nostra Chiesa c’è un po’ di smarrimento, la
realtà appare così fragile anche
perché le forze sono diminuite.
Il rischio più grande è l’accidia,
uno dei peccati più combattuti dai monaci antichi. Si tratta
di quel virus che insidia l’amore, quella pigrizia intellettuale
e spirituale che ti spinge a non
trovare più gusto nell’amare, nel
non trovare passione nella preghiera. Non facciamoci coinvolgere da questo momento di
scoraggiamento.
Il nostro carisma ci ricorda che
la fede nasce dallo sguardo a chi
è più povero. E, in quest’ottica,
la parola fragilità diventa scuola di vita, affinché cogliamo la
bellezza dentro le nostre fatiche.
I padri del deserto hanno racchiuso questo concetto in una
bellissima frase: «La perfezione
non sta nel salire ma nel discendere». A me piace chiamare tutto questo il triangolo delle tre
C: Cristo, Chiesa, cuore. Quello
che ha fatto Gesù lo faccia la si capisce nulla. Ma dietro c’è
Chiesa, quello che è chiamato un disegno pensato e tu lo devi
a fare la Chiesa lo faccia il mio compiere. Cosa dice Gesù prima
cuore. Come Cristo ha compiu- di morire: «Tutto è compiuto».
to la redenzione attraverso la Qualcuno potrebbe chiederpovertà, così la Chiesa è chia- si perché il punto cinque è in
mata a prendere la stessa via per alto e il sei in basso? Questo è
comunicare agli uomini i frutti il mistero. L’obbedienza è a Dio
che ti ha pensato. Ognuno di
della salvezza.
La fragilità ha una forza incre- noi deve capire che è stato pendibile. Esprimiamolo con una sato. La felicità sta nel fare ciò
immagine meravigliosa. I sassi che Dio ha pensato per me. Ed
da soli hanno poco valore ma ecco allora che il discernimenben incuneati possono diven- to di Sant’Ignazio, che viviamo
tare dei resistenti muri a secco, negli Esercizi spirituali annuali,
anche senza bisogno della calce. diventa preziosissimo perché
Questi sono i Gruppi d’Avan- ci insegna in maniera mirabile
guardia, questo è prendersi cura cosa vuol dire interrogarsi sulla
dell’altro, questa e la premura di posizione dei puntini e dove mi
cui oggi abbiamo tanto bisogno. stanno portando. è come una
potatura, dove la prima cosa
Se riusciamo a creare questa
da tagliare è il tralcio più groscapacità di incastonarci l’uno
so, quello che ha fatto più frutti
con l’altro, di costruire insiel’anno precedente. Il contadino
me. Ognuno di noi deve dunque
quando pota la vigna intravede
diventare una pietra di questa
l’uva che verrà. Lo stesso vale
cinta muraria che nessuno potrà
per la fede: altro non è che inmai far crollare. Ecco come la
travedere Dio nelle cose che
fragilità diventa forza. Quando non vedi oggi. «Non si vede
sono debole divento forte per- bene che col cuore. L’essenziale
ché non sono più solo, ma c’è la è invisibile agli occhi», abbiamo
forza di Dio in Cristo Gesù che imparato dal Piccolo Principe.
mi dà coraggio e c’è la relazione La felicità dipende da che cuore
positiva con l’altro. Se si riesce metti nelle cose che fai. ■
anche a coltivare il gusto del
perdono e della collaborazione si
Misericordia
costruiscono cose meravigliose e
è amore gratuito
si applica in pieno
la logica dell’amore
che dà vita. Madre
Teresa usava l’immagine della matita
che unisce i puntini
nel gioco della settimana enigmistica.
Ogni puntino ha il
suo numero, ma al
primo sguardo non Misericordia è riconciliazione
13
L’ancora 9/10 2015
informazione
La famiglia:
un’attenzione
calda e ponderata
Un discorso sulla famiglia è vasto come il mare. Qui, solo qualche varco o pista di orientamento. I più recenti sono stati decenni
difficili. Di degrado, di transizione e di riscoperta. La vicenda
non è conclusa, ma in tumultuoso sviluppo.
di Mario Morigi
D
ietro a Gesù e al Vangelo,
la Chiesa è molto atten­
ta, perché la famiglia è al
cuore dell’esistenza, della ma­
turazione e della felicità del­
l’uomo.
Cantiere, non discarica. Restau­
ro, crescita di qualità, ricostru­
zione innovativa, non rottama­
zione. Della famiglia esiste un
«progetto originario» di straor­
dinaria bellezza e ricco di ogni
opportunità. È un progetto che
porta l’impronta della Trinità,
che è amore, comunione, vita.
La famiglia è la culla della vita
e la serra della sua crescita al
sole di un grande amore. Cristo
le ha impresso il sigillo di un
sacramento specifico.
Giustamente il Sinodo parla
di “Vangelo della famiglia”. Si
parla di essa come di piccola
Chiesa, in cui si rispecchia la
santa Trinità. Si specifica la
sua vocazione di santità e la
missione evangelizzatrice. Ma
bisogna riconoscere che sul­
14
L’ancora 9/10 2015
la famiglia, da tempo, si
scagliano molte frecce
velenose. In un conte­
sto sociale, lavorativo
e culturale cambiato e
instabile, puntando sugli
egoismi e su conseguenti
miraggi ideologici, certe lob­
by hanno pesato molto per
destrutturare la cosiddetta
«famiglia tradizionale». Infe­
deltà, divorzi di varia deno­
minazione, coppie a numero
variabile. E molto altro. Figli
pochi, perché un peso. Stabi­
lità annullata perché innatura­
le. Indissolubilità considerata
impossibile oggi. Fallimento?
No, affermazione di «amore»
libertario.
Papa Francesco, da subito, ha
messo in cantiere il risanamen­
to della famiglia. La famiglia
cristiana? Non solo, perché in
primo luogo essa riproduce del­
la famiglia il progetto origina­
rio di Dio. Il Papa ha scelto un
percorso sinodale, cioè, ascol­
tare vescovi e fedeli di tutta la
Chiesa, per scoprire ciò che lo
Spirito suggerisce oggi, per la
famiglia.
Si possono considerare quattro
tempi. Il primo scatto di que­
sto percorso è avvenuto al Con­
cilio Vaticano II mediante una
rivalutazione radicale della fa­
miglia fondata sulla spiritualità
dell’amore e del sacramento del
matrimonio. Il secondo appro­
fondimento è stato elaborato
nel post-concilio, ad opera di
san Giovanni Paolo II. Il ter­
zo periodo va dalla fine degli
anni Ottanta: risultati lusin­
ghieri per un certo nume­
ro di famiglie cristiane, ma
crisi seria per tante altre. Il
quarto tempo è in atto. C’è
stato un primo Sinodo nel
2014 e ci sarà il secondo e
conclusivo in ottobre 2015.
La Chiesa, Papa, vescovi
e laici insieme, cercano in
profondità nel Vangelo, nel­
la Tradizione e nel tesoro
della misericordia divina la
«terapia» per venire incontro
a crolli e situazioni destabi­
lizzate. È inaccettabile scre­
ditare la famiglia tradizio­
nale per esaltare il confuso
pluralismo delle famiglie di
recente invenzione, dove
tutto appare liquefatto.
Non sembri una battuta
spiritosa. È incantevo­
le questa verità: quando
Dio è entrato nella storia
per portare salvezza agli
uomini, venne ad abitare
in una famiglia. La Chie­
sa nel prossimo Sinodo,
in primo luogo riproporrà
per la gioia di tutti – cri­
stiani e non – la “bella
notizia” di Cristo sulla fami­
glia. Anzi, lo Spirito ne sve­
lerà ai credenti la pregnante
bellezza, i valori in tutte le di­
rezioni e le inesauribili novità
della vita familiare a livello
alto. Poi, in questo orizzonte
affronterà e darà direttive per
superare i pesanti problemi
abbattuti oggi sulla famiglia.
Non basta aspettare il Sinodo.
Né aspettare documenti del
Papa. C’è da pregare per Fran­
cesco e per il Sinodo perché
lo Spirito operi in loro. Chi
crede apprezzi e viva con
amore l’immensa ricchezza
familiare. Essa promuove la
persona a tutte le età. Il
malato, il disabile, l’anziano
trova la prima e più effica­
ce terapia se custodito da
una famiglia ricca di cordia­
le gratuità. È da risvegliare
anche la comunità cristiana.
Bisogna attivare un intenso
interscambio: la famiglia ha
bisogno della comunità cri­
stiana viva; e la co­
munità cristiana ha
bisogno di famiglie
mature, che vivo­
no intensamente la
propria vocazione, al
punto di impegnarsi
in una pastorale co­
munitaria rinnovata.
Nulla giova la curio­
sità delle chiacchiere.
Questo Sinodo pun­
ta il potenziamento
della famiglia e coin­
volge tutti. I malati
vi partecipano fin da
ora con la preghiera e l’offerta
della loro condizione vissuta
nel Signore. La famiglia raf­
forzata, irrobustita e santa è
una miniera per la Chiesa e la
società. ■
L’appuntamento del Sinodo generale
Il Sinodo avrà luogo dal 4 al 25 ottobre 2015 e tratterà il tema “La vocazione e la missione della
famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Il lungo cammino sinodale appare così segnato
da tre momenti intimamente connessi: l’ascolto delle sfide sulla famiglia, il discernimento della
sua vocazione, la riflessione sulla sua missione.
15
L’ancora 9/10 2015
informazione
Lourdes 2015
Cuore aperto
e mani vuote
Il 26 luglio dalla stazione di Reggio Calabria partiva il
64esimo pellegrinaggio a Lourdes della Lega Sacerdotale
Mariana. Un treno che raccoglieva più di 250 storie, intenzioni, speranze provenienti da ogni parte dell’Italia.
di Sara Del Vecchio
Un
incontro, quel­
lo con Maria
alla Grotta, che
molti pellegrini vivono
per la prima volta, con la
valigia piena di desiderio
e incertezza di non sape­
re quello che li aspetterà
all’arrivo. Per tanti altri
ancora si tratta invece di
un incontro atteso tutto l’anno,
quasi con impazienza. Un ap­
puntamento fisso, di quelli che
non si possono proprio saltare.
Ecco, io appartengo a quest’ul­
tima categoria. Partecipo al
pellegrinaggio della Lega Sa­
cerdotale Mariana a Lourdes da
quando ero nella pancia di mia
mamma e da allora non sono
più mancata. Adesso ho 27
anni. Anch’io però, come tut­
ti i pellegrini che per la prima
volta si mettono in cammino
verso Lourdes, ogni anno ho
la valigia vuota. Pronta per es­
sere riempita. Non è diventata
un’abitudine, ma ogni anno è
una sorpresa. Sono consapevo­
le che ogni volta c’è un motivo
che mi spinge a prendere le fe­
rie dal lavoro sempre in questa
settimana “particolare”, c’è un
perché che mi porta alla Grot­
ta, ma non lo so quasi mai alla
partenza. È la settimana che ho
a disposizione per fare il pieno
necessario ad affrontare un in­
tero anno. È la settimana in cui
ho la possibilità di saltare oltre
quei piccoli o grandi sassi che
ognuno di noi ha dentro, sotto
lo sguardo protettivo di Maria,
che altro non dice di affidarci
e lasciarci guidare verso il di­
segno straordinario che Dio ha
pensato per noi.
Questo mio ventisettesimo pel­
legrinaggio, si è presentato in
concomitanza con un avveni­
mento molto importante per
me. Molti tra i pellegrini che
ogni anno partecipano al pelle­
grinaggio, mi hanno chiesto se
16
L’ancora 9/10 2015
sarei potuta partire ugualmen­
te. Ma il dubbio è durato poco.
L’avvenimento in questione era
proprio il motivo che quest’an­
no mi spingeva a Lourdes.
Due immagini mi vengono in
mente: il cuore aperto e le mani
vuote. Il cuore per pregare, per
ascoltare e per comprendere
ogni piccolo segno che viene da
Maria, che ci indica la strada su
cui dobbiamo camminare. Non
è sempre semplice a Lourdes
ritagliarsi momenti tranquilli
per stare alla Grotta. La giorna­
ta si divide tra le celebrazioni
che animano il pellegrinaggio,
le catechesi e il servizio verso
i fratelli. La sera la stanchezza
si fa sentire. Ma a Lourdes la
stanchezza non vince mai. Il
desiderio dell’incontro con Ma­
ria è così forte da farti restare
con gli occhi fissi su di Lei fino
a tardi e da farti spostare la
sveglia al mattino ancora prima
dell’ora programmata, per po­
ter iniziare la giornata davan­
ti alla Grotta. Questo tempo è
ossigeno puro e sembra davve­
ro che non possa bastare mai.
Le mani vuote. Vuote perché li­
bere dalle cose che non ci ser­
vono. Sono lì, per gli altri. Il
servizio è una delle esperienze
più belle a Lourdes. Le mani
servono per dare, dare anche
quando non viene chiesto e per
prendere. Prendere tutto ciò che
il Signore vuole donarci attra­
verso gli altri. Ma proprio tut­
to: una storia, un consiglio che
arriva non richiesto, un sorriso
o un abbraccio spontaneo. Ma
anche lacrime, lacrime di sof­
ferenza che, offerte ai piedi di
Maria, hanno un sapore diverso
e condivise con i fratelli diven­
tano di un peso più leggero.
Durante il servizio che svolgo
al refettorio dell’Accueil NotreDame mi riempio di questo. La
condivisione è naturale e spon­
tanea, sia con gli altri volontari,
che con le persone che serviamo
e alla fine del pellegrinaggio è
difficile dividersi. Le lacrime e
gli abbracci alla stazione sono
una promessa a continuare ad to, anche senza accorgermene.
alimentare l’amicizia, in attesa Poi arriva l’ultimo giorno, quello
del prossimo anno. Non posso della partenza e il pensiero è lo
non pensare che alcuni dei le­ stesso, ogni anno. E non solo il
gami più profondi e
mio. Tra le lacrime di
Dopo tanti
importanti della mia
tutti quei pellegrini
vita sono nati pro­ pellegrinaggi, posso che salutano la Grot­
prio a Lourdes, sotto dire che ogni anno ta la richiesta è una
lo sguardo di Maria. mi sembra di viverlo sola: di non manca­
Lourdes è tutto que­ per la prima volta. re il prossimo anno.
sto e molto di più. Non finisco mai di Al rientro a casa una
Dopo tanti pellegri­ stupirmi delle Grazie delle prime cose che
naggi, posso dire che Maria durante faccio è appuntarmi
che ogni anno mi l’anno mi concede. ogni cosa che mi
sembra di viverlo per
ha aperto il cuore
la prima volta. Non finisco mai e che mi ha riempito le mani.
di stupirmi delle Grazie che Ma­ Rileggendo queste cose sorrido,
ria durante l’anno mi concede.
ripensando al dubbio che ave­
Appena arrivata alla Grotta, do vo avuto poco prima della par­
sempre uno sguardo all’anno tenza, se partecipare o meno al
trascorso, alla vita che ho la­ pellegrinaggio. Poi penso che
sciato a casa e spesso non mi tra poco meno di un mese il mio
accorgo di quanto il Signore ci fidanzato ed io ci sposiamo. E
abbia messo la mano, di quanto allora sì, quest’anno non potevo
Maria mi abbia protetto e guida­ proprio mancare! ■
Il prossimo pellegrinaggio a Lourdes della Lega Sacerdotale
Mariana si svolgerà dal 22 al 28 luglio 2016. Predicherà Sua
Ecc.za mons. Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello.
17
L’ancora 9/10 2015
informazione
La facciata della clinica
di Moncrivello
Novarese e la medicina.
Un dialogo che continua
Re (1964).
Don Remigio Fusi
con mons. Novarese
durante il convegno
“La verità all’ammalato”.
Che cosa resta oggi dell’insegnamento di Monsignore? – Studi scientifici, dichiarazioni di medici e
pazienti ci danno una risposta – Che è, ancora una volta, sorprendente.
di Mauro Anselmo
C’è
un aspetto nella bio­
grafia del beato Nova­
rese che meriterebbe
un serio approfondimento: il suo
rapporto con la medicina. Per
tutta la vita, infatti, Monsigno­
re avviò con i medici un dialogo
franco e costruttivo nell’interes­
se dei malati. Li affiancò per ren­
dere più umana l’arte della cura e
più efficienti i servizi ospedalieri.
Ma, con la stessa dedizione, si
impegnò anche nel persuadere i
medici a non separare il disagio
della malattia dalla sofferenza
interiore, a non ignorare il rap­
porto complesso e indissolubile
che lega corpo e spirito, fisicità
e psiche.
Ai tempi di Novarese, la ricerca
medica non aveva ancora dimo­
strato l’utilità dell’approccio psi­
coterapeutico per la cura delle
malattie più gravi. I saperi in
grado di comprendere la natura
dei legami fra corpo e spirito
18
L’ancora 9/10 2015
(medicina psicosomatica, olisti­
ca, medicina integrata corpo e
anima) erano di là da venire.
Nessuno, nell’Italia degli anni
Cinquanta, aveva denunciato con
tanta forza i limiti di una cura
che si rivolgeva alla sola dimen­
sione biologica della persona,
escludendo i fattori mentali e
psichici che i dottori di allora ri­
tenevano “inutili” ai fini della te­
rapia. Nessuno, tranne Novarese.
E’ da questi aspetti che ritenia­
964).
Fusi
arese
egno
ato”.
mo si debba partire per mette­
re in luce il suo contributo alla
scienza medica. Vanno ricordati,
certamente, le iniziative e l’im­
pegno che il sacerdote dedicò
nell’avviare e nel portare avan­
ti il confronto con la medicina:
basti pensare ai convegni, alle
giornate di studio dedicate ai
problemi dei malati, ai dibattiti
sulla situazione sanitaria negli
ospedali, alle pubblicazioni, agli
inviti rivolti ai medici a incon­
trare gli infermi durante i corsi
di Esercizi spirituali nella Casa
“Cuore Immacolato di Maria” a
Re (Verbania).
Iniziative importanti, mai rea­
lizzate prima di allora con tanto
slancio e competenza da un sa­
cerdote. Ma pur sempre iniziative
che riguardano il passato. E No­
varese oggi, a trentuno anni dal­
la scomparsa, non è un uomo del
passato. Egli resta un innovatore
che fin dagli anni Cinquanta ci
ha consegnato la visione della
centralità del malato, soggetto
portatore di diritti e dignità che
oggi è alla base dell’assistenza
medica. E resta anche un mae­
stro di spiritualità. Fu tra i primi
a comprendere il legame che uni­
sce corpo e psiche, come hanno
dimostrato a distanza di anni
le scienze di nuova generazione
(una fra tutte la psico-neuroendocrino-immunologia), i cui
progressi hanno fatto luce sul
modo con il quale le elaborazioni
psichiche e mentali del paziente
agiscono sugli organi del corpo.
“Chi operiamo oggi?”
Dunque, per affrontare il tema
che riguarda il rapporto fra No­
varese e la medicina, riteniamo
opportuno prendere le mosse
non tanto dal passato, quanto
dal presente. A partire da una
domanda di fondo. Che cosa re­
sta oggi, in campo clinico, delle
intuizioni e dell’insegnamento di
Monsignore? A questa doman­
da abbiamo tentato di dare una
risposta. In che modo? Racco­
gliendo da studi scientifici, con­
vegni, dichiarazioni, interviste,
articoli sui giornali, inchieste,
saggi, il punto di vista di medici
ed esperti su come è cambiato,
in questi ultimi anni, il modo di
prendersi cura del malato.
Questa ricerca ha dato risultati
sorprendenti. Dimostrando che
alcune fra le più importanti in­
tuizioni elaborate, a partire da­
gli anni Cinquanta, da questo
sacerdote, sono diventate oggi
patrimonio comune della scienza
medica.
“Un patto con il malato contro la
malattia” è il titolo a tutta pa­
gina che il 23 novembre 2014 il
Corriere della Sera ha dedicato al
convegno che si è svolto a Mi­
lano per celebrare il ventennale
dell’Istituto europeo di oncolo­
gia. Lo scopo dell’iniziativa lo
ha spiegato il professor Luigi Ve­
ronesi, fondatore dell’Istituto e
oncologo di fama internazionale:
“Dobbiamo entrare in una fase
nuova: la medicina della perso­
na”. Che cosa intendesse
con questa definizione, Ve­
ronesi lo ha chiarito il gior­
no successivo in un’intervi­
sta a La Stampa: “Per curare
bene un paziente dobbiamo
sapere chi è, che cosa pen­
sa, che progetti ha, per che
cosa gioisce o soffre. Dob­
biamo farlo parlare della sua
vita. Oggi le cure sono fat­
te come se i medici seguissero
19
L’ancora 9/10 2015
un manuale di cemento armato:
lei ha questo, faccia questo, ha
quest’altro, prenda quest’altro.
Ma questo non è curare”.
Ed ecco l’atto di accusa: “Sono
stufo di sentire in sala operato­
ria qualcuno che dice: che cosa
abbiamo oggi? Un polmone, un
fegato… senza nemmeno sapere
a chi appartengano quel polmo­
ne e quel fegato. Ai medici non
piace legarsi al paziente, nel
timore di perdere obiettività e
spesso non disdegnano di dram­
matizzare la malattia perché così
aumenta la loro missione salvifi­
ca e dunque il loro potere. I me­
dici devono imparare a fare un
lavoro diverso”.
Negli anni Cinquanta, Novarese
sosteneva la necessità di porre
non la malattia ma il malato al
centro della formazione dei me­
dici e degli operatori sanitari. E
si batteva per una medicina più
umana, pronta al dialogo e all’a­
scolto, capace di entrare in sinto­
nia – o meglio, in empatia – con
il mondo interiore del malato.
“Non sono la mia malattia”
Venerdì 22 maggio 2015, il quoti­
diano la Repubblica ospita in pri­
ma pagina una fotografia dell’ex
ministro degli Esteri, la radicale
Emma Bonino, accompagnata
Partecipanti al convegno
“La verità all’ammalato”.
informazione
da un titolo: “Ho vinto la prima
tappa contro il cancro”. L’articolo
racconta il suo coraggio nell’af­
frontare il tumore al polmone e si
sofferma in particolare su quello
che viene definito “l’atteggia­
mento psicologico costruttivo”
della paziente. Atteggiamento
che si riassume, in particolare, in
una frase da lei pronunciata più
volte durante le cure: “Io non
sono la mia malattia”.
Spiega Claudio Santini, l’oncolo­
go che ha curato l’ex ministro in
equipe con altri due medici: “La
frase più bella Emma l’ha detta
fin dall’inizio: io non sono il mio
tumore. In queste parole c’è tut­
ta la sua forza, tutta la voglia di
combattere, la sua ferma deci­
sione di non farsi abbattere dalla
malattia. Elementi fondamentali
perché le cure funzionino”.
E il medico aggiunge: “Emma
non ha ancora vinto la sua guer­
ra e lo sa bene. La guarigione
non c’è ancora, ma oggi possia­
mo dire che ha risposto in modo
eccellente alle cure ed è scom­
parsa l’evidenza del cancro”.
L’atteggiamento psicologico po­
sitivo è il punto di forza: il pa­
ziente non si identifica con la
malattia. “Non potete immagi­
nare”, prosegue Santini, “quan­
to queste parole – io non sono
il mio tumore – siano state utili
a decine di pazienti… Lo stato
vitale, la forza psicologica sono
elementi determinanti per l’ef­
ficacia delle cure. Quando arriva
la depressione tutto diventa più
difficile”.
In questi anni la medicina on­
cologica ha voltato pagina. E
ha cominciato a interpretare la
malattia come risultato di un
processo complesso che investe
il paziente non solo come entità
fisica, ma anche come soggetto
psicologico, mentale e spirituale.
In un convegno internazionale
svoltosi il 27 novembre 2013
all’ospedale Molinette di Torino,
intitolato “La spiritualità in on­
cologia”, i medici hanno fatto
autocritica. E hanno sostenuto
una tesi che fino a pochi anni fa
non li trovava tutti d’accordo.
“Nell’evolversi della malattia –
queste le parole pronunciate al
convegno – il fattore psichico
agisce con il fattore fisico e dun­
que gli aspetti spirituali si inter­
secano in tutte le fasi del tratta­
mento oncologico”. La dottores­
AI MEDICI
“Voi medici siate consapevoli della vostra missione. L’ammalato riveste un aspetto di sacralità;
il sofferente è doppiamente segnato dal sigillo particolare della Croce; per voi valgono le parole
dettate ai sacerdoti nel giorno della loro ordinazione: «Agnoscite quod tractatis». Trattate gli ammalati con il rispetto, la riverenza, l’amore con cui il sacerdote tratta l’ostia sull’altare.
L’ammalato si affida totalmente a voi come il Cristo si affida totalmente al sacerdote. Lo stare vicino ai sofferenti è dire una parola di illuminazione e di conforto. È questa la missione del medico,
perché anche quando egli sa che non c’è più nulla da fare fisicamente, sa però che la persona ha
un fine ben preciso da raggiungere e va quindi sostenuta”.
Da: Luigi Novarese, Pensieri, Ed. CVS, Roma 1985, p. 74
20
L’ancora 9/10 2015
sa Antonella Surbone, un’italiana
specialista in oncologia medica
che insegna alla University Me­
dical School di New York, ha rac­
contato di malati “che vogliono
parlare con il medico della loro
spiritualità e malati che chiedo­
no al medico di condividere la
loro spiritualità. Un compito al
quale noi medici – ha aggiunto –
non siamo preparati”.
Sessant’anni fa Novarese inse­
gnava al malato a non identifi­
carsi con la malattia. Se il corpo
è sofferente o inerte, spiegava
don Luigi, lo spirito è pur sem­
pre attivo. Capace di slancio, in
bilico fra autocommiserazione e
tensione all’Infinito. L’ammala­
to abituato a sentirsi compati­
to, oggetto passivo della pietà
altrui, deve cambiare atteggia­
mento. Il pensiero negativo nuo­
ce alla salute. Se insegniamo al
malato a trasformare l’angoscia
in fiducia, egli recupera la spe­
ranza e reagisce meglio alle te­
rapie.
Lo spirito è risorsa e trampolino
di lancio verso una più profonda
comprensione di noi stessi.
“L’individuo potrà essere inchio­
dato su un letto o a una carroz­
zella, potrà vivere in un ricovero
o in un sanatorio, ma l’anima
può svolgere la sua spiritua­
le attività, anche se il corpo è
materialmente inefficiente (…)
E allora gli orizzonti si allarga­
no, le possibilità si moltiplicano,
non si è degli isolati, si diventa
forti e potenti, costruttivi ed in­
vincibili, proprio come dice san
Paolo: “Quanto più sono debole
tanto più sono potente” (2 Corinzi 12, 10)” (Luigi Novarese, A
servizio di Maria Santissima, Edi­
zioni CVS).
Ecco il maestro di spiritualità.
Il medico dell’anima che avendo
intuito le potenzialità della psi­
che e delle energie interiori del
malato, ha dimostrato ai dottori
il valore terapeutico della fede,
della preghiera e, di conseguen­
za, della pratica spirituale.
Oggi lo stesso Veronesi nell’au­
tobiografia (Il mestiere di uomo,
Einaudi 2014) scrive: “Chi, come
me, ha dedicato la sua vita alla
lotta al cancro conosce bene il
potere della psiche e sa che la
malattia modifica la sua forza
dirompente sul corpo, a secon­
da di come viene vissuta dalla
mente di chi ne è colpito. E’
l’esperienza psichica soggettiva
del malato: il suo carattere, il
suo passato, le sue aspettative
future, che regolano la gravità
di una malattia”.
Il ritorno della speranza
E non basta. Nella stessa pagi­
na dell’autobiografia, Veronesi,
medico non credente, pone l’ac­
cento sulla speranza. Un termine
che come altre parole (spirituali­
tà, anima, fede) sembrava, negli
ultimi anni, essere stato bandito
dal linguaggio medico. “Certo,
per guarire non basta voler gua­
rire o credere di guarire – dice
l’oncologo – ma conservare la
speranza espone sicuramente
meno alla sofferenza”.
Lo spirito agisce sul corpo. Man­
tenere nel malato la speranza,
diventa un obiettivo importan­
te per il medico. “Può succede­
re che un tentativo terapeutico
giudicato inutile dalla scienza –
scrive Veronesi – appaia comun­
que preferibile alla perdita della
speranza”.
Essa può diventare una risor­
21
L’ancora 9/10 2015
sa decisiva per il paziente, una
consapevolezza interiore che si
apre alla fiducia nelle proprie
potenzialità e alla possibilità
di superare la prova. “Dunque
il principio di curare l’anima (e
quindi il pensiero) di un malato
molto grave – conclude Veronesi
– è un principio sacrosanto, ma
di difficile attuazione”.
Il beato Novarese ha curato il
pensiero degli ammalati. Ha in­
dicato loro il cammino interiore
per incontrare dentro di sé la
consolazione e la potenza del
Cristo risorto e affidarsi a Lui.
Il suo insegnamento è stato ric­
co, forte e ha aperto un varco di
senso e di libertà nel mistero an­
goscioso della sofferenza.
Queste sono le nostre riflessioni.
Esse possono diventare punto di
partenza per un discorso più am­
pio. Che varrebbe la pena conti­
nuare. ■
Approfondiremo ancora
l’argomento sul prossimo
numero della rivista.
!
________
Tempo di
__________
iscrizione
______
al CVS
Con l’iscrizione testimoniamo la nostra totale adesione alla Chiesa per avvicinare i
fratelli e sorelle sofferenti, secondo il carisma del beato Luigi Novarese.
L’iscrizione al Centro Volontari della
Sofferenza è organizzata a livello diocesano e comporta il contributo di
una quota annuale da versare al proprio Consiglio diocesano che rilascerà la “tessera associativa” per l’anno
2015/2016.
La persona iscritta riceve L’Ancora e
partecipa alle diverse attività formative, spirituali e ricreative, organizzate dal Centro Volontari della Sofferenza a livello parrocchiale (mediante la partecipazione ai Gruppi d’Avanguardia),
diocesano, nazionale e internazionale (come Confederazione CVS Internazionale
alla quale il proprio CVS diocesano è iscritto).
Facciamo conoscere L’Ancora!
La rivista è nata per offrire formazione e informazione
sull’apostolato del CVS, finalizzata alla promozione
integrale della persona sofferente.
Disponibile anche su CD, è prodotta e inviata dalla
Direzione Generale, per i non vedenti e per coloro
che hanno difficoltà nella lettura.
Viene spedita in abbonamento postale anche a coloro che, pur non iscritti
a nessuna associazione CVS diocesana, desiderano riceve la rivista.
La quota annuale è di € 18.
lectio
inascolto
Lodare Dio
per le sue opere
Ricordati di lodare Dio per le sue opere,
che l’umanità ha cantato.
Tutti le contemplano,
i mortali le ammirano da lontano
(Giobbe 37, 24-25)
di Mauro Orsatti
Non
occorre essere romantici o poeti
per ammirare con profondo godi­
mento interiore un fiammeggiante
tramonto o restare ammutoliti davanti alla di­
stesa del mare o alla possanza di una monta­
gna, odorare con piacere il profumo di un fiore
o godere per la bellezza di un volto…
Galileo, illustre scienziato e convinto credente,
parlava di due libri, quello della Bibbia e quel­
lo della natura, sempre aperto. E il suo collega
Newton, osservando le stelle con il cannoc­
chiale commentava: “O Dio, io non credo in
te, io ti vedo!”. Da sempre la natura è stata un
accesso privilegiato a Dio. Giobbe si fa inter­
prete e mediatore, sollecitando la lode per il
Creatore.
Non sempre è stato fatto. Già san Paolo rimpro­
verava ai pagani l’incapacità di arrivare al Cre­
atore partendo dalla creazione: “Ciò che di Dio
si può conoscere è loro manifesto: Dio stesso lo
ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezio­
ni invisibili, ossia la sua eterna potenza e di­
vinità, vengono contemplate e comprese dalla
creazione del mondo attraverso le opere da lui
compiute. Essi dunque non hanno alcun moti­
vo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio,
non lo hanno glorificato né ringraziato come
Dio, ma si sono perduti nei loro vani ragiona­
menti…” (Rm 1, 19-21). Parole tragicamente
27
L’ancora 9/10 2015
inascolto
‘‘
Un libro, quello di Giobbe, tanto sconcertante quanto umano. Così profondamente umano
da risultare, contemporaneamente, trascendente e
divino.
[…] Il problema centrale che propone il libro di
Giobbe è quello della “teodicea”, che si potrebbe
sintetizzare con una domanda tanto facile da formulare quanto difficile da risolvere: il Creatore può
essere, nel contempo, onnipotente e giusto?
Partendo da questa inquietante domanda, gli autori
chiariscono come gli amici di Giobbe, così religiosi
e carichi di teologia, non hanno
alcuna risposta alla domanda
che porta Giobbe (l’uomo castigato dalla sofferenza e dalla disgrazia fino al punto di vedersi
sommerso nell’estrema miseria
di un “uomo-spazzatura”), alle
soglie della totale disperazione.
Questi personaggi, nei loro lunghi discorsi e con la loro recitazione di mantra tradizionali, non hanno nessuna
considerazione della situazione personale di Giobbe. Fanno capire di essere completamente al margine della realtà. Ciò che alla fine rimane chiaro è
che nessuno, non solo Satana, è completamente
innocente di fronte alla sofferenza di questo mondo: neppure Dio […].
Per chi in questo mondo si vede castigato, in modo
serio e intenso, dalla sofferenza, la miglior cosa
da fare è, probabilmente, quella di non chiedere
spiegazioni a Dio, né di coinvolgerlo nel problema.
Non è uno sproposito dire che gli amici di Giobbe,
fino a dove riescono a capire, in un certo senso
sono nel giusto”.
Stralciamo alcuni passaggi che, quasi fossero
un commento ai versetti di Giobbe sopra ri­
portati, sollecitano ad ammirare e a prenderci
cura del mondo nel quale viviamo.
Numero 89
Le creature di questo mondo non possono essere
considerate un bene senza proprietario: “Sono
tue, Signore, amante della vita” (Sap 11, 26).
Numero 12
San Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone
di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa
della sua bellezza e della sua bontà: “Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore” (Sap 13, 5).
‘‘
dalla Presentazione di José Maria Castillo
del libro di L. Ruga, C. Bassi,
“Il dolore fa male (l’amore invece no)”,
Roma, Edizioni CVS, 2013.
attuali, che diventano impietosa fotografia
dell’uomo moderno.
Non tutto è perduto, se corriamo in fretta ai
ripari. Il Papa ci ha ultimamente regalato un
simpatico documento dal francescano tito­
lo Laudato si’, con il sottotitolo esplicativo
Lettera enciclica sulla cura della casa comune.
Numero 225
La natura è piena di parole d’amore, ma come
potremo ascoltarle in mezzo al rumore costante,
alla distrazione permanente e ansiosa, o al culto
dell’apparire?... Un’economia integrale richiede
di dedicare un po’ di tempo per recuperare la
serena armonia con il creato, per riflettere sul
nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore, che vive tra noi e in ciò che ci
circonda, e la cui presenza “non deve essere co-
28
L’ancora 9/10 2015
lectio
inascolto
Preghiera
(Il Figlio di Dio) è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono
(Col 1, 15-17).
A Lui onore e gloria nei secoli!
struita, ma scoperta e svelata”
(Evangelium gaudii, 71).
Il nostro mondo è bello e af­
fascinante, ma fino a quando?
Quando gli uomini compren­
deranno che l’hanno avuto in
gestione, non in spregiudicato
possesso, e che è un bene di
tutti, non solo di pochi privi­
legiati, spesso egoisti e pre­
potenti? Diamoci da fare, per
compiere noi un passo di mi­
gliore accoglienza della crea­
zione; immettiamoci sui binari
della lode e del ringraziamen­
to, con una gran voglia di col­
laborare nel prenderci cura del­
la casa comune. ■
PER LA RIFLESSIONE PERSONALE E DI GRUPPO
1. Leggere l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (24 maggio 2015). I più volenterosi la leggeran­
no per intero. Chi ha meno tempo, potrà limitarsi all’Introduzione (numeri 1-16), al Primo Capi­
tolo, Quello che sta accadendo alla nostra casa (numeri 17-61), che riporta le ferite che abbiamo
portato alla natura con il nostro uso selvaggio e sconsiderato, al Secondo Capitolo, Il Vangelo
della Creazione (numeri 62-100), con la visione cristiana serena e positiva del mondo, così come
Dio lo ha pensato e affidato a noi perché ne prendessimo amorosa cura.
2. Dedicare almeno dieci minuti alla contemplazione davanti alla natura (un’aurora, un tramonto,
un fiore, un lago…). Formulare una mia preghiera al Creatore, partendo da quanto è stato am­
mirato.
3. Mi sento responsabile del mondo che il Signore ha affidato a noi e anche a me? Ho la coscienza
che ho ricevuto un bene immenso che devo utilizzare sapientemente, conservare con cura e tra­
smettere alle generazioni future?
4. Ho una buona sensibilità ecologica? Come giudico la settimana passata? Ho fatto un uso intel­
ligente dei beni della natura? Per esempio, ho forse sprecato l’acqua, bene sempre più raro e
prezioso? Oppure ne faccio un buon uso, pensando anche alle troppe persone che nel mondo non
hanno accesso all’acqua potabile? Mi propongo qualcosa, partendo da questo punto concreto e
facilmente verificabile?
29
L’ancora 9/10 2015
inascolto
Attraversare lA PORTA
di Giovanna Bettiol
Canto e introduzione.
Celebrante: Dal Vangelo secondo Giovanni (14, 1-6)
Disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede an­
che in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi
un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché
siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Celebrante: Gesù ci dice: io ti do la vita, io mi manifesto come verità e se tu vieni con me, sono la
via. Ecco allora che per conoscere colui che si presenta «come via, verità e vita» occorre mettersi
in «cammino». Vogliamo farlo attraversando le tre porte che papa Francesco ci suggerisce: pregare,
celebrare, imitare Gesù.
I Porta: PREGARE
(si può portare all’altare un cartoncino su ci è disegnata una porta con la scritta “pregare”)
Guida: Con lo studio ci avviciniamo un po’, senza preghiera mai conosceremo Gesù. (Papa Francesco)
Lettore: Noi preghiamo troppo poco, facciamo scarso ricorso all’orazione prima e durante la nostra
attività.
Presi dalla febbre dell’azione, dalla tirannia del tempo e dalla necessità delle anime, nell’intento di
maggiormente lavorare, trascuriamo l’elemento base, che dà alla nostra azione, la preghiera.
Nel moltiplicarsi delle necessità, lungi dall’imitare Nostro Signore Gesù Cristo, che al termine delle
Sue faticose giornate apostoliche si ritirava da solo, durante la notte, a pregare, noi accorciamo
sempre di più il tempo dell’orazione. E non comprendiamo che con tale modo di fare impieghiamo
poi maggior tempo in apostolato, senza nemmeno avere i frutti adeguati. Ciò perché l’azione, priva
della linfa soprannaturale che sostiene, non ha l’efficacia che dovrebbe avere. (Beato Luigi Novarese)
Tutti: Tu sei santo, Signore Iddio unico, che fai cose stupende. Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei
l’Altissimo.
Tu sei il Re onnipotente. Tu sei il Padre santo, Re del cielo e della terra. Tu sei trino e uno, Signore
30
L’ancora 9/10 2015
celebrazione
Iddio degli dei. Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Iddio vivo e vero. Tu sei la Via.
Canto.
II Porta: CELEBRARE
(si può portare all’altare un cartoncino su ci è disegnata una porta con la scritta “celebrare”)
Guida: Anche la preghiera da sola non basta; è necessaria la gioia della celebrazione: celebrare
Gesù nei suoi sacramenti, perché lì ci dà la vita, ci dà la forza, ci dà il pasto, ci dà il conforto, ci dà
l’alleanza, ci dà la missione. Senza la celebrazione dei sacramenti non arriviamo a conoscere Gesù.
E questo è proprio della Chiesa. (Papa Francesco)
Lettore: Conoscere il Mistero di Gesù significa approfondire il miracolo dell’amore, l’Eucarestia.
Approfondire questo aspetto dell’amore del Cristo significa comprendere che in terra è possibile
possedere un lembo di cielo, essendo nel Tabernacolo lo stesso Gesù che costituisce in Cielo la
delizia dei Santi.
Esiste però ancora un aspetto che va profondamente studiato da ogni cristiano ed è che egli è
chiamato a vivere nel tempo lo stesso mistero del Cristo con i medesimi Suoi sentimenti con le Sue
stesse idealità, per mezzo dell’inserimento operato di ciascuno di noi in Lui con il Santo Battesimo.
(Beato Luigi Novarese)
Tutti: Tu sei amore, carità. Tu sei sapienza. Tu sei umiltà. Tu sei pazienza.
Tu sei bellezza. Tu sei mitezza.
Tu sei il protettore. Tu sei il custode e il difensore nostro. Tu sei fortezza.
Tu sei rifugio. Tu sei la verità.
Canto.
III Porta: IMITARE GESù
(si può portare all’altare un cartoncino su ci è disegnata una porta con la scritta “imitazione di Cristo”)
Guida: Dobbiamo prendere il Vangelo per scoprirvi cosa ha fatto Gesù, com’era la sua vita, cosa ci
ha detto, cosa ci ha insegnato. (Papa Francesco)
Lettore: Per raggiungere tale traguardo, imitare Cristo, due mete dobbiamo proporci:
- il Cuore di Cristo deve essere l’unico riferimento e l’unico vero insostituibile amico nostro nel por­
tare la nostra croce, superando i limiti e le esigenze personali, per trovare soltanto in Cristo, Colui
che ci comprende, ci sostiene e ci sospinge.
In questo modo mentre il peso dei dolore ci fa chinare su noi stessi, nella pisside, ove si trova
Nostro Signore Gesù Cristo, versiamo tutte le nostre lacrime per trovare nel Cuore di Cristo, mite e
umile, forza, sostegno, coraggio a continuare.
- diventeremo apostoli della Croce soltanto quando il nostro cuore batterà all’unisono con il Cuore
di Cristo. (Beato Luigi Novarese)
Tutti: Tu sei la nostra speranza. Tu sei la nostra fede. Tu sei la nostra carità. Tu sei tutta la nostra
dolcezza. Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso
Salvatore. Tu sei la verità.
Canto.
(omelia del sacerdote, al termine un momento di silenzio e poi la conclusione)
Celebrante: Signore Gesù, Maestro buono, il nostro cuore è spesso turbato per tutto il male che
c’è nel mondo e per le nostre stesse debolezze, per i tradimenti e i rinnegamenti di cui ci vediamo
capaci. Aumenta la nostra fede in te e nel Padre che ci hai rivelato. Tu sei la via: fa’ che ti seguia­
mo! Tu sei la verità: fa’ che ti conosciamo! Tu sei la vita: fa’ che viviamo in te per vedere il Padre e
glorificare il tuo santo nome davanti a tutti gli uomini.
Padre Nostro…
Benedizione e canto finale.
31
L’ancora 9/10 2015
indialogo
Una visita speciale
alla Madonna di Valleluogo
A interrompere la calura estiva, una pioggia scrosciante ha accompagnato la visita privata del
nuovo vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia al Santuario di Valleluogo, il 9 agosto 2015, giorno del
suo ingresso in diocesi.
di Angela Petitti
“Da
quando ha ufficialmente accettato di
diventare vescovo, monsignor Sergio
Melillo aveva comunicato il suo desi­
derio di recarsi a Valleluogo prima del suo ingresso
solenne nella diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia,
per affidare a Maria il suo ministero episcopale. E
così è stato. D’altra parte, se niente succede per
caso, il suo primo messaggio alla diocesi è stato
scritto il 23 maggio 2015, giorno di Pentecoste
e festa del Santuario. In esso monsignor Sergio
invitava tutti a pregare la Vergine di Valleluogo e
Sant’Ottone, patrono della diocesi, per ottenerne
benedizione e custodia.
Lo aspettavamo con trepidazione, recitando il
rosario, insieme ai nostri Superiori generali e al­
cune nostre sorelle e fratelli della Direzione ge­
nerale.
Lui è arrivato sorridente e ci ha coinvolti nella
sua preghiera personale.
Una visita, la sua, pensata, desiderata e prepa­
rata. Per l’occasione, infatti, ha composto perso­
nalmente una preghiera:
Vergine Maria, Madre di Dio,
Salus Infirmorum,
confidando in te conosciamo Gesù,
Volto della misericordia del Padre
che guarisce ogni nostra sofferenza,
che sana ogni nostra infermità,
che dona la grazia del perdono,
che restituisce con il suo amore
la bellezza della vita riconciliata.
Mostrati a noi Madre della misericordia
e, quale Madre premurosa,
portaci a Gesù. Amen.
Nella preghiera del vescovo vediamo l’attenzio­
ne che ha dato a Gesù, Volto della misericordia
del Padre. Gesù guarisce ogni sofferenza, sana
ogni infermità. E Maria è la madre premurosa il
32
L’ancora 9/10 2015
cui compito è aiutarci a
conoscere Gesù e a farci
vivere con lui.
Un cammino semplice,
in fondo. Non si tratta di
compiere imprese straor­
dinarie ma di vivere con
umiltà la vita di Dio, di
accogliere i suoi criteri,
la responsabilità libe­
rante del dono di sé, la
forza risanante che solo
la sua Parola può dare a
ogni nostro dolore.
Nella sua visita, fatta di silenzi e di sorrisi, di
parole cordiali e di gesti calorosi, monsignor Ser­
gio ha consegnato a Maria un rosario prezioso,
chiedendo di metterlo nelle sue mani di Madre. Si
tratta di una riproduzione della corona del rosario
che Benedetto XVI consegnava quando si recava
in visita ai santuari mariani.
Così la Vergine di Valleluogo, da tempo spoglia di
ogni ornamento, con Gesù solo tra le braccia, ora
custodisce anche la vita, il ministero, gli impegni
e la preghiera del nostro nuovo vescovo. Mani più
pure e più forti, direbbe monsignor Novarese, di
certo non potrebbe trovarle.
Ma anche l’Associazione ha consegnato un dono
al vescovo Milillo: l’anello conciliare di monsignor
Venezia, persona cara a lui e a noi. Cara all’Asso­
ciazione, perché S. E. Pasquale Venezia era amico
del beato Novarese, e vescovo che ha riconosciuto
la presenza dei Silenziosi Operai della Croce nella
Chiesa, proprio qui a Valleluogo di Ariano Irpino.
Cara a monsignor Sergio, che da lui ad Avellino è
stato accolto in seminario, e sua guida spirituale.
Una corona del rosario, per ricordarci che Maria ci
accompagna a penetrare nel mistero di Cristo e a
lasciarcene permeare.
Un anello conciliare per non dimenticare che la
Chiesa è un cantiere sempre aperto e che non
abbiamo esaurito le sfide apostoliche e pastorali
del Concilio.
Una presenza materna su tutti, perché ognuno,
custodito da Maria, possa essere testimone credi­
bile e infaticabile del Vangelo. ■
Maria, Salute degli Infermi
La miracolosa effigie di Maria Santissima, che si venera nel Santuario «Salus Infirmorum» di Valleluogo è una semplice statua di legno, raffigurante
l’immagine della Madonna, che, seduta, tiene sulle ginocchia Gesù Bambino.
Maria Santissima presenta Gesù, mentre con l’indice della mano destra
sembra stia ad affermare, anche col gesto, la conclusione di un discorso:
andate a Gesù.
Le stelle che brillano sul manto della Vergine ci ricordano che il Cielo è
la patria, come ebbe un giorno ad affermare la Madonna ai tre Pastorelli di
Fatima: “La mia patria è il Cielo”.
Le stelle del manto della Vergine ci dicono ancora il sigillo che Dio, per
sua libera elezione, ha posto su di Essa.
Le corone che circondano il capo di Gesù e di Maria dimostrano la loro
regalità.
Il titolo Salus Infirmorum scaturisce quale logica conseguenza dalla considerazione del sacro simulacro, che ci presenta Maria SS.ma congiunta col
Figlio nella sua missione redentiva.
Anche a Maria Santissima spetta, «per partecipazione», il titolo di salute
degli infermi, in virtù della sua adesione al piano della Redenzione e in virtù della sua missione materna
che la obbliga, proprio per l’esercizio che le compete, ad interessarsi dello stato dei suoi figli.
Da L’Ancora, maggio 1957
33
L’ancora 9/10 2015
indialogo
Master
di misericordia
Cristo è raggiungibile ovunque, perché presente in chiunque. E
la realtà del carcere, terreno spoglio, arido e aspro, ma certamente assetato del “Vangelo superiore della sofferenza, quasi un
quinto Vangelo” (Giovanni Paolo II).
”
“Ero carcerato e siete venuti a trovarmi
(Mt 25, 36)
di Maria Teresa Neato
“Mi
manca troppo, è
il mio ossigeno...
senza di lui mi sen­
to morire”. Bastò uno sguardo
al suo viso per capire che non
erano solo parole. “Lui” era il
marito, da poco incarcerato con
una condanna di due anni circa
per impegolamento in traffici il­
leciti, dovuti al fallimento della
piccola attività in proprio che
sostentava tutti in casa: lei am­
malata e 3 figli con problemi di
lavoro o di scuola.
Iniziai a seguire quella fami­
glia, e con l’aiuto della Provvi­
denza, evitammo gli strascichi
penali per i debiti accumulati.
Il marito mi scrisse per ringra­
ziare, esprimendo il desiderio di
incontrarmi. Dopo aver fatto la
richiesta di colloquio, fissammo
il giorno.
Un gran nodo alla gola mi ac­
compagnò nel superare, per la
prima volta, le porte blindate
di un edificio decisamente poco
“confortevole”. Sotto l’arco del
metal detector, mi trovai ac­
canto un’anziana signora, che
riconobbi con un tuffo al cuore
e poco lontano, scorsi una gio­
vane donna che conoscevo, coi
suoi due bambini.
Attraverso altri tre o quattro can­
celli, giunsi finalmente al luogo
34
L’ancora 9/10 2015
previsto: c’erano anche la moglie
e un figlio. Ci fecero accomodare
ad uno dei tavolini riservati ai
colloqui – che avvengono quindi
non solo sotto lo sguardo degli
agenti di polizia carceraria, ma
di tutti gli altri presenti – e lui
arrivò. Noi eravamo a mani nude
perché in quei luoghi non è pos­
sibile portare che un pacchetto
di fazzoletti. Lui, invece, aveva
una borsina in plastica col ther­
mos del caffè già zuccherato, i
bicchierini di plastica e qualche
biscotto.
Fu il primo “segno” che mi mar­
cò, in quell’incontro con quella
dolente, fremente, variegata
umanità: ci accoglievano, of­
frendoci qualcosa. Il mio primo
impatto con la realtà del carce­
re risultò quindi “preparato” e
contraddistinto anzitutto dalla
sofferenza dei famigliari di chi
colà si trovava.
Sua moglie, a cui avevo parlato
del CVS, iniziò a frequentarne
gli incontri in zona, arrivando
ad aderirvi tramite iscrizione
propria e del marito. Grazie alla
catena di solidarietà creatasi,
poté partecipare pure al pelle­
grinaggio pasquale a Lourdes,
col CVS di Brescia. Tale espe­
rienza, oltre che risultare una
Roma,
2 aprile:
papa
Francesco
in visita
ai detenuti
di Rebibbia
pagina a
fianco:
Sorella Elvira
nel parco
della casa di
Rocca Priora
potente ricarica interiore e fi­
sica, le offrì ulteriori strumenti
per leggere e capire la propria
avventura umana e spirituale,
contingente e passata.
La nostra specifica identità cari­
smatica le fu provvidenziale non
solo per ri-scoprire il senso della
vita propria e dei suoi cari, ma
anche per penetrarne il profon­
do e permanente valore, aldilà
di ogni apparente “fallimento”.
L’incontro con tanti membri del
CVS le fece poi sperimentare
quella vera umanità che sa e
deve chiamare per nome la vita
e le sue fragilità, abbracciando­
la però nel Cuore Misericordio­
so di Cristo, e guardandola con
gli occhi della Mamma che solo
vuole la nostra com-unione at­
torno al Padre.
Così questa donna trovò la forza
necessaria a se stessa, e divenne
pure sostegno al marito ed ai fi­
gli, nel vuoto di presenze paren­
tali creatosi attorno a loro.
E non posso non ricordare ora
come il beato Luigi Novarese ci
facesse pensare ai Pastorelli di
Fatima ed alla loro permanenza
in carcere, dove coinvolsero gli
uomini compagni di cella nella
recita del rosario... (Continua)
UN MIO RICORDO DI
Sorella Elvira
di Felice Di Giandomenico
Ho conosciuto Sorella Elvira Myriam Psorulla nel mese di giugno
dell’anno 2000, quando mi fu proposto di far parte della Commissione Storica che doveva studiare
e vagliare tutta la documentazione
presente nell’Archivio “Fondo Novarese”, per l’avvio della Causa di
Beatificazione dell’allora Servo di
Dio.
Inizialmente ci fu un po’ di soggezione da parte mia, in quanto il
piglio e i modi di Sorella Elvira mi
sembravano un po’ troppo austeri e riscontravo un eccessivo rigore
su qualunque aspetto riguardasse la
figura di mons. Luigi Novarese. Il materiale da riordinare era veramente tanto: faldoni pieni di documenti, tutti importanti, tutti da
considerare e catalogare con cura. Di tanto in tanto, Sorella Elvira
veniva a farmi visita nel piccolo ufficio allestito in Via dei Bresciani.
Pochi minuti, il tempo di controllare cosa stessi facendo per poi
ritirarsi nei suoi alloggi, a passo svelto col suo bastone.
In una di queste sue rapide visite, decisi di lasciarmi andare e di
mettere da parte quel senso di timore reverenziale che provavo nei
suoi confronti. Fu così che iniziai a chiederle direttamente notizie
su Monsignore, incuriosito da questa figura, man mano che procedevo con il mio lavoro.
Posso dire che questo interesse fu premiato. Sorella Elvira cominciò
a raccontarmi tanti episodi di vita vissuta accanto a mons. Novarese. Mi parlava di incontri con persone importanti, delle difficoltà
agli inizi dell’apostolato, della totale dedizione e amore di Monsignore verso i Silenziosi Operai della Croce e verso tutti i Volontari
della Sofferenza. Pareva illuminarsi quando parlava di lui!
Col tempo, i colloqui con Sorella Elvira si intensificarono.
Ad ogni modo, lavorare per la Causa di Beatificazione di mons. Luigi Novarese sotto l’attenta supervisione di Sorella Elvira è stata
un’esperienza interessante e arricchente sia dal punto di vista umano che spirituale.
Questa donna ha dimostrato di possedere una tenacia e una forza
d’animo veramente straordinari.
35
L’ancora 9/10 2015
indialogo
Dal 9 al 13 novembre 2015
Il Convegno di Firenze
L’uomo, secondo il gruppo attivo. Un umanesimo veramente ‘nuovo’!
di Annalisa Caputo
Annalisa: La volta scorsa abbia­
mo detto che a novembre ci sarà
un Convegno molto importante,
a Firenze, con tutta la Chiesa
italiana e anche il Papa. E abbia­
mo visto il ‘logo’ del Convegno.
Vi ricordate? Abbiamo detto che
sembra quasi Gesù che abbraccia
la Chiesa.
Oggi iniziamo a spiegare il ti­
tolo di questo Convegno. È un
po’ difficile, ma voi siete bravi;
e quindi dovete aiutarmi poi a
spiegarlo agli altri. Il tema di
questo convegno è… (attenti a
questa parola complicata!): l’U­
manesimo.
Sebastiano, che cosa ti fa pensare questa parola? U-m-a-nesimo… ? Sebastiano: “umano”.
Annalisa: bene, allora secondo
voi di che cosa si parlerà in questo convegno? Giuseppe: dell’uo­
mo.
Bravi, dell’uomo. In realtà il ti­
tolo è ancora più complicato,
ma lo vediamo un po’ per vol­
ta. Iniziamo dall’uomo. Allora io
vi chiedo subito: avete tutti un
foglietto di carta e dei colori?
Ok. Allora… io vi chiedo di dise­
gnare su quei foglietti un uomo.
È difficile? No! Fate i vostri di­
segni, poi venite qui uno alla
volta e li vediamo. E io vi faccio
un’intervista.
I nostri disegnatori si mettono
all’opera. Pochi tratti essenziali.
Che parlano già da soli.
Pensiamo al primo disegno che
‘vediamo’, quello di Alessandra.
E notiamo i colori vivaci, pieni
di vita, come lei. E poi le grandi
orecchie; spesso i ragazzi come
lei disegnano queste grandi
orecchie; e ci dicono il loro im­
menso bisogno di essere ascol­
tati. E gli occhioni tondi, scuri,
profondi…
Annalisa invita Alessandra a
posizionarsi davanti alla teleca­
mera e a rispondere ad alcune
domande.
Alessandra, che cosa hai disegnato? Alessandra: Un uomo. E
che cos’è un uomo? Chi è l’uomo? L’uomo è…
36
L’ancora 9/10 2015
Alessandra inizia e si interrom­
pe; è difficile. Annalisa riprende:
se tu devi spiegare a me… che
cos’è un uomo; che cosa mi dici?
Alessandra: è una persona. E che
cos’è una persona? Alessandra si
interrompe di nuovo. Annalisa la
incoraggia: lo so che è difficile!
Se ci facciamo un convegno vuol
dire che c’è tanta gente che non
lo sa! Nemmeno noi lo sappiamo: dobbiamo cercarlo insieme.
Allora, che cosa significa secondo
te? Alessandra: le persone come
noi!
E non si rende conto di quanto
sia ‘rivoluzionaria’ questa rispo­
sta nella sua semplicità: proprio
in quel ‘come’: un ‘come’ che
rende le persone come lei, i pic­
coli, i semplici, ‘misura’ dell’u­
mano!
Annalisa continua: e che cosa
fanno gli uomini, le persone? Che
cosa può fare questo omino che
hai disegnato? Tu sei un uomo,
una persona? Che cosa ti piace
fare? Alessandra finalmente si
sblocca: “parlare, mangiare, dor­
mire, stare con gli altri…”. Vedi
quante cose può fare un uomo!
Le piccole cose semplici e gran­
di a cui i nostri ragazzi sanno
sempre richiamarci!
Passiamo alla seconda domanda:
Gli uomini, le persone, possono
diventare nuovi? Possono diven-
tare più buoni, più belli? Che
cosa possiamo fare per diventare
‘nuovi’? Alessandra: dobbiamo
avere la fede come Gesù…
Passiamo quindi a Sebastiano.
Annalisa: Fammi vedere questo
bellissimo disegno che hai fatto. Un’autentica opera d’arte,
a metà tra Picasso e Paul Klee!
Notiamo la grande testa gialla,
in cui i capelli sembrano quasi i
raggi di un sole.
Che cosa hai disegnato? Sebastiano: Papà mio!
Sebastiano lo dice con grande
tenerezza, e chi lo conosce ca­
pisce il perché del disegno e il
perché del tono con cui è pre­
sentato. Sebastiano è l’ultimo
figlio di una numerosa famiglia
in cui tutte le sorelle sono don­
ne. E dunque l’unico ‘uomo’ di
casa (l’uomo per eccellenza, per
Sebastiano) è il suo papà. Annalisa riprende: è molto bello que­
sto disegno! Dove sta ora papà
tuo? Sebastiano risponde: “Dio”.
Annalisa: Dio? Sta vicino a Dio?
Sta in cielo, vero? Sebastiano fa
segno di sì.
Annalisa lo invita allora a spie­
gare il disegno. E Sebastiano
indica: occhi, bocca e papelli
(capelli).
Ora mi devi dire un’altra cosa:
l’uomo… che cos’è l’uomo? Sebastiano ripete: “Dio”. Annalisa
da un lato sottolinea la bellezza
dell’espressione (l’uomo è come
Dio!?!). Poi però riprende: ma
Dio dove sta? Sta in cielo. Mentre l’uomo dove sta? Sebastiano
dice: “giù”. Annalisa: Sulla terra.
Quindi noi stiamo sulla terra…
ma siamo come Dio!
Un’ultima cosa mi devi dire, Se-
bastiano: tu sei un uomo, vero?
Sebastiano annuisce. E noi, noi
uomini, possiamo diventare nuovi, più buoni? Sebastiano rispon­
de: “assai!” E che cosa devi fare
per diventare nuovo, più buono?
Qui Sebastiano arrossisce e cer­
ca di schivare la domanda. “No,
non posso”. Annalisa incalza:
come non puoi? Noi aspettiamo
la tua risposta. Come puoi diventare più buono? Sebastiano allo­
ra confessa: “sorem…” (che in
dialetto significa: mia sorella).
Come a dire: dovrei ascoltare
mia sorella! Annalisa riprende:
ah, tua sorella te lo dice sempre
che devi diventare più buono. E
che cosa devi fare per diventare
nuovo? E Sebastiano, spiazzan­
doci come sempre, dice: “capel­
li”. A questo punto deduciamo
che quando si lava e taglia i ca­
pelli la sorella gli dice: sembri
tutto nuovo! Annalisa approfitta
dell’analogia e riprende: sì, tutto
nuovo, tutto pulito devi diventare! Non solo i capelli. E il nostro
cuore può diventare nuovo, pulito? Che cosa dobbiamo fare per
far diventare nuovo il nostro cuore? E Sebastiano torna all’inizio
e dice: “Dio”. E, sì, per diventare
nuovi dobbiamo pensare a Dio…
Passiamo quindi a Mario. Annalisa chiede anche a Mario che cosa
significa uomo e lui risponde:
“persona, essere umano”. E, allora, perché hai disegnato Gesù, io
ti avevo chiesto di disegnare un
uomo! E Mario risponde. “Perché
Gesù è un mio punto di riferi­
mento, che rappresenta l’uma­
nità”. Quanta teologia in questa
semplice intuizione! Gesù è l’uo­
mo vero, fino in fondo, modello
37
L’ancora 9/10 2015
della nostra umanità. Bravo Mario. Ma, secondo te, noi, possiamo
diventare nuovi? “Se noi siamo
d’esempio agli altri. Dobbiamo
essere d’esempio agli altri, così
diventiamo più buoni, invece
di essere cattivi. Più buoni; un
nuovo insegnamento”. E Gesù ci
può aiutare ad essere nuovi? “Sì;
con la buona volontà, con dol­
cezza, tenerezza, educazione…
si può essere più buoni”.
E, sì, nel Gesù Cristo del gruppo
attivo… veramente un nuovo
umanesimo! ■
Nel prossimo articolo vi presenteremo le interviste fatte agli altri
ragazzi.
indialogo
Esercizi spirituali per giovani,
giovanissimi e adolescenti
Nella stagione estiva appena trascorsa si sono svolti gli Esercizi spirituali dedicati a persone di tutte
le età. Ci piace riportare due testimonianze che nella loro narrazione esprimono gioia e passione.
a cura della Redazione
RISCOPRIRE SE STESSI
Re
è un piccolo borgo di
mon­tagna, nascosto tra
le Prealpi piemontesi in
provincia di Verbania, non trop­
po conosciuto. Eppure, conser­
va un grande tesoro: la pace dei
sensi.
“È l’ottavo anno che vengo a
Re”, mi dice una ragazza la pri­
ma sera, durante i giochi comu­
nitari. “Torno perché mi fa stare
bene: è una settimana in cui
non ho pensieri e stacco dalla
quotidianità”.
Effettivamente, nella sua chiu­
sura geografica, con i prati ver­
di e un fiumiciattolo, il paesino
ha quel che da locus amenus.
Ma, se da una parte riposa la
mente attraverso la preghiera e
l’ascolto, dall’altra punzecchia
l’anima come un tafano e la
spinge a risvegliarsi: lo spirito
di ognuno, che può essere ad­
dormentato, annoiato o ferito,
guadagna un po’ di sollievo. La
riscoperta, o addirittura scoper­
ta, di se stessi è, secondo me, il
“pezzo forte” di questo posto,
soprattutto per gli adolescenti.
Le attività, essenzialmente di
gruppo, si dividono di solito in
tre momenti – lettura biblica o
evangelica, commento comuni­
tario, realizzazione ed esposizio­
ne di un cartellone su riflessioni
più intime – sinergici alla com­
prensione e assimilazione degli
insegnamenti religiosi, che, visti
da un’ottica atea o agnostica,
mantengono comunque una va­
lenza morale.
È il dialogo con l’altro, la grande
arma di questa battaglia, come
un’ora di ascolto che si prolun­
ga per giorni e giorni, come una
confessione continua.
Ma la crescita più significativa,
oltre all’approfondimento di al­
cuni brani delle Sacre Scritture,
che avevo capito ma non com­
preso, e del nuovo sguardo alla
Santa Messa come ringraziamen­
to a Dio della nostra intera esi­
stenza, è stata per me consta­
tare che la vera grandezza di Re
non è l’insegnamento di sani
principi, ma la capacità, che ci
affida, di difenderli e applicarli
nella semplicità di tutti i giorni.
“L’amore si manifesta con la co­
stanza nelle piccole cose”, “La
vita è un quotidiano e costante
esercizio di bene”.
Io, per esempio, in quei cinque
giorni mi sono sentita nuova,
rigenerata, altruista, importante
ed amata; e queste sensazioni
38
L’ancora 9/10 2015
ancora mi colgono, talvolta di
sorpresa, talvolta naturalmente,
ma ancora mi colgono. (Martina)
L’AMORE DI DIO CHE DÀ VITA
Dal 19 al 23 dello scorso mese
di agosto, nella Casa di Valle­
luogo, si sono svolti gli Esercizi
spirituali per giovani, giovanis­
simi e adolescenti (provenienti
dalle diocesi di Pescara, Taran­
to, Ariano Irpino, Bari e Palo di
Bari) sul tema: “Il sogno: sco­
prire la tenerezza e l’amore di
Dio che dà vita”.
Il predicatore, don Andrea Bu­
delacci da Cesena, ci ha ac­
compagnato in un fantastico
viaggio che è partito dal pri­
mo capitolo della Genesi e si è
concluso con il capitolo finale
del Vangelo di Giovanni. Abbia­
mo iniziato dal momento della
creazione, da quando Dio nel
Suo grande amore ha creato un
essere a Sua immagine e somi­
glianza a cui donare tutto, ma
l’uomo ha peccato di superbia
e si è ribellato. Abbiamo quindi
riflettuto sulle bellezze e sulle
bruttezze e il risultato della me­
ditazione è stato poi al centro
del momento delle confessioni
nella mattinata del 20 agosto.
Nel pomeriggio dello stesso
giorno, prendendo spunto dal
brano evangelico delle nozze
di Cana e dalle ultime parole
che Maria pronuncia cioè “Fate
quello che egli vi dirà”, i ragaz­
zi sono stati impegnati nella
realizzazione di spot pubblici­
tari, che avrebbero poi dovuto
mettere in pratica nelle restan­
ti giornate, sui seguenti ver­
setti: “Predicate il Vangelo ad
ogni creatura”, “Vi è più gioia
nel dare che nel ricevere”, “Ciò
che volete gli uomini facciano
a voi, anche voi fatelo a loro”.
I ragazzi sono stati entusiasti di
questa attività che hanno com­
piuto con molta passione e im­
pegno e il medesimo impegno
è stato profuso anche nella rea­
lizzazione dell’adorazione euca­
ristica, il momento che di soli­
to rimane sempre più impresso
nella loro mente, momento che
quest’anno è ruotato attorno al
brano evangelico della Lavanda
dei piedi e ai gesti che Gesù
39
L’ancora 9/10 2015
compì (“si alzò”, “depose le ve­
sti”, “preso un asciugatoio se lo
cinse in vita”).
L’eccezionalità è stata che an­
che noi abbiamo potuto rivivere
l’atmosfera del Giovedì Santo di
circa 2000 anni fa, perché don
Andrea ha lavato i piedi a tutti
i ragazzi e alcuni di loro hanno
in un primo tempo reagito pro­
prio come Pietro! In un secondo
momento, a turno, ci si è potuti
fermare qualche minuto “occhi
negli occhi” con il Santissimo
Sacramento e in questa occa­
sione ognuno di noi ha lasciato
una lettera personale a Gesù,
proprio come se avessimo scrit­
to un’epistola all’amico del cuo­
re, anche perché in mattinata i
ragazzi avevano dovuto riflette­
re sul loro rapporto con Dio e
sul fatto che quando Lo sentia­
mo più distante è “colpa” nostra
visto che Lui non si allontana
mai da noi, è sempre presente.
L’ultimo giorno ha riguardato il
carisma del CVS e si è concluso
con la visione del film “Si può
fare” di Giulio Manfredonia, che
con molta ironia, mai banale,
racconta di una delle tante co­
operative nate in Italia in se­
guito alla Legge Basaglia al fine
di mettere in luce i tanti talenti
dei malati mentali.
Nell’ultima mattinata si è fat­
ta una rapida verifica da cui è
emerso che, come ogni anno, si
torna alle proprie case carichi di
belle emozioni e con una gran­
de certezza: Dio ha uno splen­
dido sogno d’Amore su ognuno
di noi, spetta a noi aiutarLo a
realizzarlo. Proviamoci! (Angela
Circeo - CVS Pescara) ■
“Cristo è per strada... si può incontrare (sta
Ho fatto un concerto con... Gesù
Se
la gioia si mischia con
le lacrime, se il sorriso
sembra di Paradiso, se
la smorfia di dolore è un gesto
di amore, se la voce canta per
un desiderio profondo e quasi…
ultimo, se… questa è davvero
una esperienza di valore infi­
nito. Chissà perché, sulla terra,
dobbiamo vivere questi momenti
per essere toccati nel profondo
e soprattutto credere e amare il
valore immenso di una piccola
creatura umana. Lì dentro c’è
una persona infinita ed eterna
che, nella sua finitezza e limite,
contiene ancora un filo di voce
per cantare il suo “voglio vive­
re”. La canzone forse ultima, un
palcoscenico desiderato, delle
canzoni che sono state colonna
sonora della vita, un cantautore
preferito ad altri, chissà perché,
un prete, stranamente un prete.
Questo è avvenuto nel mese
di giugno vicino a Napoli. Una
suora mi tormenta al telefono
per fare un concerto, dicendomi
che non sarà un concerto, ma
che sarà una cosa… altra. Non
capisco e insisto. Finalmente
riesco a capire almeno una bri­
ciola di quello che potrebbe es­
sere: Nik sta molto male, lotta,
40
L’ancora 9/10 2015
ha grandi dolori e un desiderio:
cantare in un concerto insie­
me a don Giosy. Ma quale tipo
di concerto? “Non lo so, dice
la suora, poi vediamo”. Decido
di partire nel caldo infernale di
quest’anno e mi presento a casa
delle suore. C’è un piccolo pal­
co-pedana con una scritta fatta
da Nik: “Grazie don Giosy.”
Grazie perché?
Forse perché sono venuto per
un concerto anomalo o per il
concerto più realistico e umano
della mia vita? Nik arriverà pri­
ma dell’ora fissata.
Chiedo ancora spiegazioni alla
are (stai attento!!!...)”
suora che mi risponde: “Ora ve­
dremo che cosa fare”. In questi
casi è meglio fare silenzio e
non chiedere di più, metten­
dosi totalmente a disposizione
per qualunque cosa: una cosa
già provata tante volte in giro
per il mondo. La suora-mamma
si è ricordata che mi piacciono
le ciliegie e le ha procurate ve­
ramente di qualità: mi rinfresco
e faccio un peccato di gola con
quei frutti. Intanto cerco di
capire e faccio mille domande
alle quali vengono date rispo­
ste sempre evasive. Il cortile è
piccolissimo e ci sono una deci­
na di sedie preparate per gli…
spettatori. Finalmente arriva
Nik con il suo grande sorriso
sofferente. Cerca di dimostrar­
mi che sta bene, ma si capisce
che non è proprio così. La sua
andatura è faticosa: ma che
abbraccio! Mi sembra di essere
una star della musica abbrac­
ciata dal più famoso fan della
storia e invece è un dolcissimo
abbraccio tra due fratelli che si
amano in Dio: è semplicemente
bello. Cerco di essere forte e di
non far scendere le lacrime per­
ché lui, nell’abbraccio mi sus­
surra: “Posso cantare insieme a
te? Dedichiamo questo concerto
a mia moglie che mi sopporta
sempre?”. “Ma certo, è un ono­
re cantare con un grande come
te!”. Ora è lui che si commuove
e fa scendere lacrime. Ci calmia­
mo sotto lo sguardo delle suore
e della moglie.
“Dai, scegliamo le canzoni del
tuo e mio repertorio che ti piac­
ciono di più”. Gli si illuminano
gli occhi. Attacco il mio hard
di Giosy Cento
disk nel suo computer e ci met­
tiamo a sfogliare album e can­
zoni. è lui a scegliere. Alla fine
sono troppe, perché Nik vorreb­
be cantare tutte quelle che gli anche lui quanto vale questa
piacciono e che ha cantato per risposta sincera e impossibile.
tutta la vita con il suo coro. Ve­ Però a lui basta che gli sia sta­
ramente ho pensato alle meravi­ to detto… e sorride. Poi dice:
glie che il Signore compie senza ”Ora non ce la faccio più”. Era il
che tu te ne accorga: chi avreb­ momento che non avremmo vo­
be mai pensato a un concerto luto che venisse, ma si è alzato
così incredibile mentre scrivi, fra i dolori ed è stato aiutato
dal tuo cuore, una canzone sen­ a scendere quell’unico gradino
za pretese?
che c’era. Abbiamo preso ap­
L’elenco è fatto: sono 10 pez­ plausi convinti e abbracci. Ma
zi, anche perché bisogna fare i dentro al cuore resta una gioia
conti con le forze, con il dolore,
e una ferita: queste esperienze
i dolori e l’emozio­
sono sempre a dop­
ne.
pio taglio: senti di
Sul pianeta terra,
Il pubblico è com­
aver fatto un dono
oggi, ci sono
posto dal coro di
e, insieme, ti porti
un’infinità di
Nik, sua moglie e
persone che fanno dentro, con dolore,
uno dei tre figli,
una persona specia­
le suore, qualche della sofferenza un
le che ammiri per il
sacerdote e alcuni
dono prezioso da
coraggio e l’amore
amici: in tutto una
condividere
che ha voluto espri­
trentina di persone.
mere con uno sforzo
Nik ha la sua sedia e
il leggio con le parole, l’impian­ oltre le sue forze attuali. E ti
senti piccolo di fronte alla vita.
to voci semplice e buono.
Sotto questo pezzetto di cie­ Nik vive da umile protagonista
lo azzurro cantiamo e parliamo la sua malattia, cercando di
insieme per più di un’ora. Fac­ dare ancora tutto di se stesso:
ciamo dediche e preghiere. Sba­ alla famiglia, agli amici, al suo
gliamo e ricominciamo i pezzi. coro.
Un concerto in piena regola, Sul pianeta terra, oggi, ci sono
ma senza regole. “Ti amo sem­ un’infinità di persone così che
pre lo dedico a mia moglie che fanno della sofferenza un dono
mi sopporta” - insiste. “Che ti prezioso da condividere: tutti
supporta” - aggiungo io. E lei, possiamo essere Nik.
che è una donna forte, annuisce Nella mia vita ho cantato con
silenziosamente baciandolo con molti, anche con volti noti del­
i suoi occhi azzurri. A un cer­ la canzone. Ma, quella sera ho
to punto, Nik mi provoca così: pensato, ho sentito e sono con­
”E... io posso fare un disco con vinto di… avere cantato con
te?”. “Certo, vedremo”. Ma lo sa Gesù. ■
41
L’ancora 9/10 2015
no
indialogo
Grazie...
su grazie
a cura di Felice Di Giandomenico
La rubrica intende offrire preziose testimonianze
dei nostri lettori circa le grazie ricevute attraverso l’intercessione del beato Luigi Novarese e dei
nostri “seminatori di speranza”: autentici apostoli dei sofferenti, cuori aperti verso Dio e verso i
fratelli, anime protese ad evangelizzare il mondo
dell’umano patire.
Testimonianza di grazia ricevuta da Giuseppina Torchia, Taranto 2001.
Mi
Gentili lettori, se volete scriverci:
Silenziosi Operai della Croce
Direzione Generale
Via di Monte del Gallo 105 - 00165 Roma
[email protected]
chiamo Torchia Giuseppina. Abito a
Taranto. Da quasi cinquant’anni appar­
tengo ai Volontari della Sofferenza di
Taranto. Dopo varie avversità del destino che
mi hanno colpita da piccola (a nove anni, già
orfana) ho dovuto crescere i miei fratelli più
piccoli di me). All’età di 35 anni perdetti i miei
fratelli, uno morì in Russia ed un altro, sacerdo­
te carmelitano, fu ucciso da un esaltato.
(Elezioni del ’48). In questo periodo fui colpita
da un male incurabile e persi la fiducia in tutto,
fino ad arrivare al tentativo di suicidio. Fui sal­
vata dal pronto intervento della Polizia. Rimasi
però invalida totalmente.
Fu allora che, una sorella dell’Associazione Vo­
lontari della Sofferenza, mia vicina di casa, pre­
se a cuore la mia situazione di disperazione e
decise di portarmi a far conoscere il Padre Fon­
datore della sua Associazione mons. Luigi No­
varese che allora teneva degli Esercizi spirituali
nel paesino di Re, al confine svizzero.
Conoscendo padre Luigi, con la sua profonda
carica umana, mi fece ritornare dalla morte del­
la disperazione (avevo intenzione di ripetere il
tentativo di suicidio) alla vita della fede cri­
stiana. Da quel periodo ho seguito il suo inse­
gnamento e, malgrado invalida totale su una
carrozzella, sono diventata serena e salda nella
mia fede religiosa.
Quanto sopra per mettere in evidenza che padre
Luigi Novarese ha operato in me più che un
miracolo, perché mi ha dato la forza di credere
ancora nella vita, nonostante tutte le mie vicis­
situdini. ■
42
L’ancora 9/10 2015
noicvsNOIcvsNoiCVSnoicvsnoicvsnoicvs
HANNO CAMMINATO CON NOI
Negli ultimi mesi sono scomparsi due nostri iscritti che hanno molto collaborato col CVS di Reggio
Emilia. Li ricordiamo attraverso due fra le diverse testimonianze pervenute in Redazione.
Ciao Giorgio, testimone di fede
G
iorgio Barigazzi si è
spento il 3 agosto
2015 vinto dalla malattia
con cui combatteva da
tanti anni. Era stato or­
dinato diacono in Catte­
drale il 13 gennaio 2013
dal vescovo di Reggio
Emilia, Massimo Cami­
sasca, e prestava il suo
servizio nella parrocchia
di Sant’Agostino. Nato il
28 settembre 1957 si era
laureato in informatica
all’Università di Pisa. Nel
1984 si era sposato con
Lucia Ianett; era padre
di tre figli: Ilaria, Bruno,
Marco.
Il vescovo Massimo Ca­
misasca così lo ha ri­
cordato durante il rito
funebre: “Il Signore l’ha
chiamato in modo molto
particolare ad offrire il
suo diaconato per tutta
la nostra Chiesa attra­
verso la malattia. Una
malattia che per lui è
stata causa di molte sof­
ferenze e per i suoi cari
di una carità inesausta”.
Esemplare, generoso e
prezioso l’impegno di
Giorgio in parrocchia, e
attivamente impegnato
nel Centro Volontari del­
la Sofferenza. In un suo
scritto dal titolo “In Val
Vigezzo”, Giorgio descri­
ve la sua frequentazione
della Casa “Cuore Imma­
colato di Maria” voluta
per gli Esercizi spirituali
dal beato Luigi Novarese
dapprima come accom­
pagnatore di ammalati
e poi come ammalato lui
stesso. Scrive Giorgio:
“Questo binomio (eser­
cizi-ammalati) può far
pensare ad un’esperien­
za triste e buia; invece
rappresenta un momento
benedetto da Dio in cui
si fa esperienza gioiosa
di incontro con i fratel­
li sofferenti… Ho potu­
to apprezzare meglio in
quel luogo una grande
accoglienza nei confron­
ti delle persone disabili
che si manifesta nella
risposta ai loro bisogni
concreti e alle loro ne­
cessità: l’abbattimento
del­le barriere non riguar­
da solo quelle architet­
toniche (!) ma an­
che
psicologiche e spirituali”.
Giorgio afferma che una
persona sofferente, ma­
gari in carrozzina può
con­
tinuare a svolgere
un ruolo all’interno della
Chiesa locale e così con­
clude: “Ancora una volta
questa esperienza mi ha
ricordato che la sofferen­
za non ha l’ultima paro­
la, che agli occhi di Dio
non conta quello che fai
ma quello che sei, che
Dio abita il mistero della
debolezza”.
Parole che certamente
hanno il sapore di un
testamento spirituale,
ma nel contempo di un
forte messaggio di spe­
ranza.
Rosaria, formidabile soggetto d’azione
A
lcuni anni fa, era
il 2011, mi capi­
tò di essere in servizio
negli ambulatori della
medicina metabolica di
Modena e di assistere
all’incontro tra due
donne speciali.
La prima era Paola Loria,
primario e docente uni­
versitario di riferimento
per la Medicina Interna,
direttore della Scuola di
Dottorato e della Scuola
di Specializzazione. Una
donna tenace, una fuo­
43
L’ancora 9/10 2015
riclasse nel suo settore
disciplinare. Si dichiara­
va agnostica rispetto alla
religione ed era capace di
una dolcezza disarmante
e sincero attaccamen­
to verso i suoi pazienti.
Ricordo la sua umiltà,
noicvsNoiCVSnoicvsnoicvsNOIcvsnoicvs
rara tra i primari, quan­
do alcuni quesiti clinici
andavano oltre ciò che
riteneva di sua piena pa­
dronanza.
La seconda donna in
quell’ambulatorio era Ro­
saria Cotrufo, Respon­
sabile del CVS di Reggio
Emilia, una figura mater­
na e di riferimento per
tanti. Con delicatezza
sapeva scrutare il cuore
delle persone e distin­
gueva bene chi la trat­
tava con il classico im­
pedimento davanti alla
disabilità, con una di­
staccata sufficienza, op­
pure la trattava propria­
mente come persona, un
soggetto attivo. Sapeva
trasformare coloro che ri­
entravano nella prima ca­
tegoria, nell’altra. Veniva
da Reggio Emilia fino a
Modena per farsi seguire
dal team della professo­
ressa. Ci teneva molto,
diceva sempre che lì c’e­
rano persone speciali, di
cuore. La prof. ci teneva
a Rosaria e per lei era
andata al di là dei pro­
tocolli, cercando di ga­
rantirle qualche supporto
terapeutico in più, viste
le particolari condizioni
fisiche della paziente.
E così mi trovai ad assi­
stere ad un paio di visite
di controllo. Due persone
diverse, che ho conosciu­
to per spaccati di vita
altrettanto diversi, lavo­
rativo-accademico l’una,
affettivo-confidenziale
l’altra, ma con un rap­
porto di stima reciproca
grandissimo. Entrambe
for­
ti, dirette, ma allo
stesso tempo delicate.
Ricordo che al termine di
uno degli appuntamenti,
dopo aver salutato Rosa­
ria, la prof. mi raggiunse
in corridoio e mi disse:
“Ma lei veramente cono­
sce quella signora?”. “Lo
sa che ha due figli? E’
originaria di Napoli. Nel­
la sua vita ha affrontato
delle difficoltà grandis­
sime. Anche suo mari­
to è su una carrozzina.
Vengono qui da Reggio.
è proprio brava gente”.
Le risposi che lo sapevo
bene e che conoscevo la
sua storia. Lei proseguì
a bassa voce: “Sorride
sempre, è luminosa, non
si lamenta mai. Io non
so come faccia. Dice che
prega e mette tutto nel­
le mani di Dio. Ha molto
coraggio. Non so cosa
farei al posto suo. è una
donna che ammiro mol­
to”.
Nel luglio 2014 la pro­
fessoressa Loria venne a
mancare per un male che
la consumò troppo velo­
cemente. Fu un colpo per
molti.
Nel luglio 2015, in occa­
sione di una delle solite
visite a Modena, Rosaria
è stata ricoverata d’ur­
genza per una grave in­
sufficienza respiratoria.
Poco dopo è stato proprio
il team della professores­
sa a rianimarla in seguito
ad un arresto cardiaco e
ad attaccarla alla mac­
china per la respirazio­
ne. Tutti sapevano le sue
vicissitudini e chi fosse.
Chiedendo informazioni
ad un collega, sono ri­
masto colpito da come
conoscesse con estrema
precisione la storia e le
condizioni di Rosaria.
Nei pochi giorni in cui la
prognosi pareva quasi mi­
gliorare, Rosaria ha dato
veramente prova di es­
sere una grande amante
della vita. Non mollava.
In una di quelle giorna­
te, suo figlio mi chiese se
il movimento che aveva
fatto con la bocca fosse
una reazione a quello che
le aveva appena detto.
Gli risposi che al livello di
sedazione farmacologica
in cui si trovava, non si
poteva trattare di una
44
L’ancora 9/10 2015
reazione volontaria. In­
vece lo era, mi sbaglia­
vo: mordeva il tubo del
respiratore reagendo agli
stimoli esterni. Mi han­
no raccontato che Rosa­
ria, nei brevi momenti in
cui l’hanno risvegliata, si
commuoveva senza poter
parlare, riconoscendo i
volti dei ragazzi che la­
vorano lì e che conosceva
da anni. Mi hanno detto
che sorrideva.
In alcuni giorni le con­
dizioni si sono aggravate
e il cuore di Rosaria si è
fermato il 21 luglio 2015.
Ora penso a queste due
donne che si sono incon­
trate in quell’ospedale,
nel quale in seguito sono
state entrambe ricove­
rate. A distanza di un
anno, nello stesso mese
di luglio, stesso luogo,
sono poi morte.
Due sorrisi meravigliosi;
donne speciali. Indub­
biamente hanno lasciato
il segno nelle persone
che hanno incontrato.
La loro grande forza non
è andata persa, ce l’han­
no consegnata. A noi
ora spetta trarre l’inse­
gnamento che ciascuna,
ci ha mostrato con la
propria vita. Credo che
quello che ci hanno con­
segnato, quella forza,
si metterà necessaria­
mente all’opera.
(Francesco Soncini)
no
s
noicvsNOIcvsNoiCVSnoicvsnoicvsnoicvsNOIcvs
Dalla Colombia
Annunciare il messaggio del Vangelo
S
abato 18 e lunedì 20 luglio, le Associazioni CVS di Buenaventura e Vil­
lavicencio hanno gioiosamente celebrato la memoria liturgica del nostro
Fondatore, il beato Luigi Novarese.
Entrambe le Associazioni diocesane sviluppano con impegno e costanza il mes­
saggio del beato Luigi, con l’appoggio della Comunità dei Silenziosi Operai
della Croce.
Sabato 18, a Buenaventura, la solenne celebrazione presieduta dal vescovo
mons. Hector Epalza Quintero, ha visto la partecipazione di un considerevole
numero di associati e amici dell’Associazione CVS Compartiendo Habilidades Di­
ferentes. Nella circostanza si è festeggiato il 50mo anniversario di ordinazione
sacerdotale di monsignor Hector. Il cammino del CVS ha di fatto coinciso con
gli undici anni del suo ministero episcopale nella diocesi, generando una signi­
ficativa e paterna vicinanza del vescovo ai nostri associati.
Durante l’omelia mons. Hector ha richiamato l’importanza e la generosità del ser­
vizio pastorale svolto dal beato Luigi, affinché tutte le persone che soffrono ab­
biano il loro posto nella famiglia, nella società e soprattutto nella Chiesa. Come
la Vergine Maria, con prontezza e generosità, si è recata ad aiutare la cugina Eli­
sabetta, così il beato Luigi ha operato nella sua vita. Un esempio che anima tutti
noi ad un umile servizio ai fratelli che sono nel maggior bisogno. Annunciare il
messaggio del Vangelo è un compito per tutti coloro che ne sono stati destinata­
ri: tutti siamo chiamati a testimoniare la presenza nel mondo del Signore risorto.
La celebrazione è stata il punto centrale della mattina, a cui ha fatto seguito
una breve riflessione, confrontando il beato Luigi Novarese e San Buenaventu­
ra: la loro vita, il loro tempo, i loro insegnamenti di fede, speranza e carità. Un
interessante incontro tra due persone, un santo e un beato, che non hanno mai
conosciuto questa città e questa cultura, ma che possono indicare un cammino
da percorrere, un orizzonte da sognare: “Corriamo per portare Cristo al mondo,
nessuno può sottrarsi a lui risorto...”.
Ad Acacias (Villavicencio), il CVS Compartiendo Dones en Fraternidad ha cele­
brato il 20 luglio l’Eucaristia in memoria del beato Luigi Novarese, nella parroc­
chia del Sacro Cuore di Gesù.
Presieduta dal sacerdote monfortano padre Miguel Patiño, alla concelebrazione
hanno preso parte il parroco p. Armenio Gomez e il p. Angel Torres, assistente
e guida spirituale del CVS locale. Anche ad Acacias la celebrazione, preparata
con cura e attenzione, ha voluto essere un atto di gratitudine per un eredità
ricevuta e la testimonianza di
un cammino associativo, capa­
ce di assumere nuove sfide in
nuovi mondi.
(La Comunità SOdC)
cvs Montichiari
Festa del
cinquantesimo
P
resso il bel parco
della foresteria del
castello di Montichiari,
ac­canto alla piccola cap­
pella intitolata a “Ma­
ter Gratiae” (Madre della
Gra­
zia), dove una luce
risplende giorno e notte
per disposizio­
ne del beato
Luigi Novarese,
a sottolineare la
presenza divina
di Maria Santis­
sima, nel pome­
riggio di sabato
18 luglio si è svolta la
festa per i cinquant’anni
di presenza dei Silenzio­
si Operai della Croce e,
quindi, del CVS a Monti­
chiari.
La festa è stata inserita
nella data in cui solita­
mente ci si ritrova per
celebrare la memoria li­
turgica del beato Luigi
Novarese e, oltre al no­
stro CVS di Brescia, vi
hanno partecipato pure
CVS diocesani provenien­
ti da Mantova, Bergamo e
Milano. È stato bello sen­
tirsi una grande famiglia.
Il caldo, lo dobbiamo
sottolineare, scoraggiava
a partecipare, eppure in
molti hanno voluto es­
serci, nonostante tutto,
per rivedere vecchi amici
e dire grazie.
noicvsNoiCVSnoicvsnoicvsNOIcvsnoicvs
cvs Reggio Calabria
il
Per vivere positivamente
19 e 20 giugno il CVS di Reggio Calabria ha
organizzato due giorni di riflessioni e preghiera
preso il Monastero della Visitazione di Ortì.
Il ritiro spirituale, a cui hanno partecipato 18 cvues­
sini, è stato guidato dalle preziose catechesi di don
Armando Aufiero che ha lasciato nel cuore di tutti il
desiderio di portare un cambiamento positivo nella
propria vita e in quella degli altri fratelli sofferenti.
Quanta storia in questa
Casa! Una storia legata
in primo luogo alla de­
vozione a Maria con l’i­
naugurazione avvenuta
l’8 settembre 1965, nel
giorno della sua nativi­
tà. Ma la Casa di Mon­
tichiari è legata anche
al servizio e alla carità
di tanti. Presto uscirà
una pubblicazione, scritta
da Michela Carrara, che
racconterà dagli inizi
ad oggi il susseguirsi
di diversi eventi legati
alla Comunità del castel­
lo acquistato dal beato
Luigi Novarese dal con­
te Bonoris, che lo ha in
qualche modo privilegia­
to abbassando il prezzo
d’acquisto.
La presenza dei Silen­
ziosi Operai della Croce
a Montichiari ha influi­
to (ed influisce tuttora)
sulla vita di molte per­
sone che, come il CVS di
Brescia, con loro condi­
vidono idee e valori di
un carisma tanto bello e
tanto utile per la Chiesa.
San Paolo l’ha espresso
in questo modo: “Com­
pleto nella mia carne ciò
che manca ai patimenti
di Cristo, a favore del suo
corpo che è la Chiesa”, e
tanti di noi continuano
a viverlo nella preghiera,
nella malattia, nel ser­
vizio alle necessità dei
fratelli, ma soprattutto
nell’offerta di se stessi
per la salvezza di tante
anime, come anche la
Madonna ha chiesto sia
a Fatima che a Lourdes.
(Fiorella Elmetti)
Un tempo di qualità passato in raccoglimento, guar­
dando il mondo dai piedi della Croce, con accanto
Maria come compagna e modello, come Colei che
dona chiarezza alla mente nella sofferenza dell’ani­
ma e del corpo.
La condivisione dei gruppi, la presenza di Giulio Gra­
nata del CVS di Napoli e le celebrazioni hanno per­
messo al variegato gruppo, composto da giovani e
meno giovani, di focalizzare la priorità di vivere nel
Centro Volontari della Sofferenza.
(Virginia Marino)
46
L’ancora 9/10 2015
no
s
noicvsNOIcvsNoiCVSnoicvsnoicvsnoicvsNOIcvs
cvs Moncrivello
CVS Casale Monferrato
Nella chiesa in cui pregava Monsignore
G
iovedì 2 luglio, a Casale
Monferrato, città natale di
Monsignore, si è svolta una gior­
nata di festa che ha visto prota­
gonisti oltre 1500 giovani arri­
vati dagli oratori della diocesi.
Durante la manifestazione, tra i
testimoni dell’“Amore più grande”
– tema dell’Ostensione della Sin­
done di Torino – si è parlato del
beato Luigi Novarese.
A raccontare la vita e le opere del
fondatore del Centro Volontari
della Sofferenza e dei Silenziosi
Operai della Croce, è stata Lu­
cia Zoppellaro, Responsabile del
CVS Casale, che così si è rivolta
ai giovani: “Aveva la vostra età,
il piccolo Luigi, quando veniva
alla chiesa del Valentino a pregare
don Bosco e l’Ausiliatrice. Era mol­
to malato e i medici non gli da­
vano speranza. Ma non si è dato
per vinto e grazie all’intercessione
di Maria, si è salvato, è diventato
sacerdote e ha dedicato la propria
vita agli ammalati creando case
di cura, centri per disabili e As­
sociazioni che contano migliaia di
iscritti in tutto il mondo”.
La chiesa del Sacro Cuore del Va­
lentino di Casale, inaugurata nel
1922 dal salesiano Filippo Rinaldi,
terzo successore di don Bosco, è
la parrocchia in cui il piccolo Luigi
Novarese si recava con la mamma
Teresa Sassone a pregare davanti
alla statua di Maria Ausiliatrice. E
proprio in questa chiesa Novarese
a lei si affidò, scrivendo quando
era in sanatorio in cui chiedeva a
Rinaldi di pregare, insieme ai ra­
gazzi dell’oratorio, per la guarigio­
ne dalla tubercolosi ossea che lo
aveva colpito all’età di nove anni.
“Luigino Novarese – si legge
nel bollettino commemorativo
pubblicato nel 1996 per i cin­
quant’anni della parrocchia Sacro
Cuore – inizierà in questa chiesa
il suo cammino sacerdotale.
Dopo aver pregato e chiesto la
grazia per la guarigione davanti
alla statua di Maria Ausiliatrice,
vestirà il suo abito talare proprio
in questo santuario e spiccherà il
volo per i grandi orizzonti del­la
Divina Provvidenza.
Il suo nome vive in eterno nel cuore
di chi soffrendo sa do­nare l’amore”.
47
L’ancora 9/10 2015
Una via al beato
Luigi Novarese
“S
trada comunale Luigi No­
varese”. Domenica 19 lu­
glio il sindaco del piccolo comune
di Villareggia, in provincia di To­
rino, ha liberato dal drappo trico­
lore che la ricopriva, la targa della
nuova via dedicata a Monsignore.
Una giornata di festa che ha visto
la partecipazione di sindaci, auto­
rità, sacerdoti, ammalati e fedeli.
A Novarese è stato intitolato il
nuovo percorso che unisce la Casa
di cura che porta il suo nome alla
strada provinciale di Villareggia.
“Novarese ha dedicato la vita ai
sofferenti – ha detto il sindaco
Fabrizio Salono, accanto al quale
era presente il collega Massimo
Pissinis, primo cittadino di Mon­
crivello – e ha organizzato pro­
prio qui, nei locali dell’ex semi­
nario del Trompone, i primi corsi
professionali per i disabili.
Da questa strada che oggi gli de­
dichiamo, passeranno altri malati
e il beato continuerà a vegliare su
di loro”.
noicvsNoiCVSnoicvsnoicvsNOIcvsnoicvs
cvs Taranto
La
Il premio “Beato Luigi Novarese” a don Graziano Lupoli
seconda edizione
del premio “Bea­
to Luigi Novarese”, or­
ganizzato a Ta­ranto dal
Centro Volontari del­
la
Sofferenza e dai Silen­
ziosi Operai della Croce,
ha premiato la testimo­
nianza.
Dopo l’asse­
gnazione nel
2014 all’arcivescovo di
Taranto mons. Filippo
Santoro, come ringrazia­
mento per l’impegno
pro­
fuso nella diffusione
del carisma del suo fon­
datore, e per lo sforzo
continuo di conciliare la
salute con il posto di la­
voro in una città che vive
drammaticamente queste
due emergenze, l’edizio­
ne 2015 ha premiato don
Graziano Luppoli, sacer­
dote tarantino, che ha
lottato per lungo tempo
con la malattia.
E’ stata proprio la coeren­
za il leitmotiv della scelta
di don Graziano, come ha
sottolineato don Cristian
Catacchio, Assistente dio­
cesano del CVS.
Il premio nasce dal vo­
ler riconoscere all’inter­
no del territorio taran­
tino persone che, pur
non essendo iscritte
all’Associazione, incar­
nano il carisma del be­
ato Novarese. Esso vuol
riconoscere la dignità
dell’uomo che, se malato
Dagli Stati Uniti
A Mary Farm (Springfield – Massachussets)
un ritiro e celebrazione della Santa Messa con il gruppo di Guadalupe.
48
L’ancora 9/10 2015
o disabile o sofferente
cronico, rischia di non
essere pienamente rico­
nosciuta dalla società
odierna.
“Il beato seppe vivere
l’esperienza della sof­
ferenza – continua don
Cristian – e trasformar­
la, attualizzandola e
dando la possibilità alla
persona malata e soffe­
rente di essere sogget­
to attivo nella Chiesa e
nel mondo, una persona
cioè che, pur nei propri
limiti, può dare senso
alla vita”.
(Gabriella Ressa)
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