ASL Città di Milano
Dipartimento di Prevenzione
Pronti e via:
come viaggiare sicuri
Giugno 2002
Azienda Ospedaliera L. Sacco
Istituto Malattie Infettive e Tropicali
Università di Milano
Presentazione
Questo fascicolo è parte di una iniziativa congiunta tra la ASL Città di
Milano, l’Azienda Ospedaliera L. Sacco e l’Istituto di Malattie Infettive e
Tropicali dell’Università di Milano che hanno ritenuto utile unire le specifiche competenze per poter mettere a disposizione del cittadino le migliori
opportunità per informarsi, diagnosticare e curare tempestivamente
eventuali infezioni tropicali.
Testo a cura di:
Arianna Amici, Laura Galimberti,
Laura Lanfredini, Manuela Piazza,
Laura Ravasio, Sara Santambrogio
L’opuscolo che viene offerto vuole rappresentare una utile guida.
Vi consigliamo di leggerlo attentamente: ne vale la pena perché,
abitualmente, bastano poche e semplici attenzioni per godersi il viaggio in
buona salute e tornare indenni in città.
Hanno collaborato:
Valentina Bettamio, Anna Silvestri
Francesca Agnes
Se poi avete dubbi o domande prima di partire o problemi al rientro,
rivolgetevi direttamente agli indirizzi riportati nell’ultima pagina.
Il Direttore Generale
ASL Città di Milano
Dr. A. Mobilia
Il Direttore Generale
Az. Osp. L. Sacco Milano
Dr. C. Pampari
Il Direttore
Istituto Malattie
Infettive Tropicali
Università di Milano
Prof. M. Moroni
Realizzazione grafica a cura di:
ASV Danila Cecile
Introduzione
pag. 1
Norme generali di comportamento
pag. 2
Malattie a trasmissione fecale-orale
Diarrea del viaggiatore
Epatite A
Febbre tifoide
Colera
Epatite E
Norme di comportamento
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
Malaria
pag. 22
pag. 26
Profilassi antimalarica comportamentale
10
10
13
15
17
19
20
Malattie trasmesse attraverso i rapporti sessuali
pag. 28
Vaccinazioni internazionali
Difterite
Tetano
Epatite A
Epatite B
Rabbia
Febbre gialla
Meningite Meningococcica
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
Consigli in breve per il viaggio
pag. 44
Indirizzi utili
pag. 47
30
30
32
33
34
36
39
42
State per affrontare un viaggio in un Paese
tropicale o subtropicale, per turismo o per
motivi professionali.
Siete in possesso dei biglietti aerei, avete
pianificato l’itinerario, avete stabilito a grandi linee cosa
metterete in valigia: abiti, qualche libro,
creme solari.
Ma cosa sapete del paese che state per
visitare?
Certamente avete con voi anche una guida
turistica con favolose fotografie di luoghi suggestivi, ma siete
sicuri di sapere tutto su come avere cura della vostra salute anche
in luoghi così diversi dai nostri?
Questo opuscolo intende illustrare brevemente i
principali problemi di carattere sanitario del
viaggiatore
internazionale
e
fornire
un
vademecum sui più utili comportamenti da
seguire prima, durante e dopo il viaggio.
Per i viaggiatori internazionali, soprattutto per coloro che
hanno scelto i tropici come loro
meta, informarsi bene e seguire
norme comportamentali utili a
ridurre il rischio di contrarre
infezioni è importante quanto le
vaccinazioni e la profilassi con i
farmaci (chemioprofilassi).
Innanzitutto va ricordato che lo stress da
viaggio, la brusca modificazione delle condizioni
climatiche, degli usi e delle abitudini alimentari
richiedono un certo adattamento.
E’ buona regola evitare di mangiare
eccessivamente; nei climi caldi gli effetti
del cibo e soprattutto dell’alcol si fanno
sentire maggiormente.
Nei primi giorni dopo l’arrivo in un paese a
clima caldo è consigliabile non esporsi a lungo ai raggi solari
per evitare colpi di sole (che si manifestano con cute fredda,
pallida, umida, senso di svenimento e calo di pressione) e
colpi di calore (mal di testa, cute secca, calda, arrossata,
febbre elevata).
In questi casi è opportuno il riposo in ambiente fresco e ventilato
e l’applicazione di impacchi freddi. E’ comunque consigliato
rivolgersi al medico appena possibile.
L’esposizione al sole durante il soggiorno deve essere evitata
soprattutto se si stanno assumendo farmaci, in
particolare gli antibiotici (es. doxiciclina e
ciprofloxacina), al fine di evitare reazioni
indesiderate a livello cutaneo.
L’esposizione al sole, come è noto,
può indurre la comparsa di eritemi solari,
orticarie, dermatiti o favorire malattie più gravi
come i tumori della cute; è, quindi, essenziale
utilizzare sempre creme ad alta protezione.
E’ importante mantenere un’accurata igiene della pelle
soprattutto in caso di sudorazione abbondante, curando la pulizia
personale e lavandosi frequentemente.
In particolare ricordate di lavare sempre accuratamente le mani
prima di mangiare e dopo esservi recati in bagno, in modo da
ridurre il rischio di acquisire malattie a
trasmissione fecale- orale.
E’ bene evitare l’uso di deodoranti o profumi che possono
provocare reazioni fototossiche (ovvero problemi alla pelle
dopo esposizione al sole), ma soprattutto attirare gli insetti.
Gli insetti sono una delle più comuni fonti d’infezione; è
importante quindi mettere in atto tutte le misure
comportamentali volte ad evitare le punture di insetto
(v. “profilassi antimalarica comportamentale“)
Le persone che ricordano di aver avuto reazioni
allergiche in seguito a punture di insetto (api,
vespe...) devono porre particolare attenzione alle
misure preventive e munirsi dei farmaci usati abitualmente.
In caso di ferite o lesioni cutanee, anche piccole, lavate
abbondantemente con acqua e sapone la
zona
interessata
e
disinfettatela
accuratamente.
E’ buona norma non camminare mai a piedi
nudi o con i soli sandali ed usare invece
sempre calzature chiuse.
Evitate, se possibile, contatti con animali, che possono anche
trasmettere gravi malattie, come ad esempio la
rabbia.
Se malauguratamente doveste essere morsi da
un animale, recatevi subito presso la struttura
sanitaria più vicina.
Il morso di animale (cane, gatto, scimmia), infatti, può comportare
non solo la trasmissione di malattie rare o “esotiche”, ma più
frequentemente infezioni comuni causate da batteri presenti nella
saliva dell’animale stesso e che necessitano di un’adeguata terapia
antibiotica.
Piante, bacche, radici e funghi possono essere
pericolosi: prima di toccarli (o mangiarli), raccogliete
corrette informazioni e fidatevi solo di veri esperti!
Anche gli specchi d’acqua possono celare insidie.
In alcuni possono essere presenti
molluschi, animali e pesci velenosi o
carnivori, evitate quindi di fare il
bagno da soli e di andare al largo se
non conoscete il posto.
In alcuni Paesi Africani e in alcune regioni dell’Estremo
Oriente esiste una malattia denominata schistosomiasi.
Si trasmette tramite il contatto con larve invisibili che
vivono nelle acque dolci. Si tratta di una malattia cronica,
che può evolvere anche in modo severo.
Non lasciatevi, pertanto, ingannare dalla suggestione del
paesaggio e dalle acque apparentemente incontaminate:
immergersi in acque dolci può, in realtà, essere molto
pericoloso!
Cave e grotte abitate da pipistrelli possono
essere fonte di malattie acquisite per via
inalatoria (ad esempio l’istoplasmosi); esse si
manifestano con febbre elevata, tosse, difficoltà a
respirare.
Questi sintomi compaiono dopo pochi giorni oppure qualche
settimana dopo aver soggiornato in tali ambienti.
Le feci dei pipistrelli contengono, infatti, microrganismi che,
saturando l’aria contenuta nelle grotte, possono essere
inalati e causare problemi di tipo respiratorio.
Oltre alle malattie cosiddette tropicali, esistono altre
situazioni potenzialmente a rischio; una delle cause principali
di problemi sanitari all’estero è rappresentata dagli incidenti
stradali.
In molte aree del mondo, infatti, le strade non sono asfaltate e le
vetture sono scarsamente controllate: viaggiare in macchina può
rappresentare, pertanto, un vero e proprio rischio.
Evitate di guidare nelle ore notturne, soprattutto fuori città e su
strade poco frequentate: per un banale guasto al motore si
potrebbe attendere un soccorso per ore.
Prima di intraprendere un viaggio in macchi na controllate
attentamente le condizioni dell’assicurazione; informatevi sulle
norme di circolazione, che potrebbero
essere diverse da quelle in vigore in Italia e
sulla possibilità di approvvigionamento di
carburante.
Se assumete regolarmente medicine a causa di una malattia di cui
siete affetti (per esempio ipertensione arteriosa, epilessia,
malattie reumatologiche, malattie dello stomaco, malattie
cardiologiche, infezione da HIV) informate sempre il vostro
medico prima di partire. E’, infatti, importante che proseguiate
l’assunzione della vostra abituale terapia anche
durante il soggiorno all’estero e soprattutto che,
prima di partire, vengano escluse potenziali e
pericolose incompatibilità con le misure di profilassi
(vaccinazioni o farmaci) relative al viaggio.
Le donne che assumono contraccettivi orali possono avere
problemi di adattamento al nuovo fuso orario.
Un utile espediente per non sbagliare può
consistere
nell’utilizzare
due
orologi
riservandone uno per l’assunzione della pillola,
oppure adottare gradualmente l’ora locale
modificando di non più di sessanta minuti al
giorno il momento dell’assunzione.
Le modificazioni climatiche possono comportare alterazioni
del ciclo mestruale, caratterizzate per lo più dalla mancanza
del ciclo (amenorrea); non c’è una cura specifica e il ciclo si
regolarizzerà entro qualche settimana dopo il rientro.
La gravidanza di per sé non è una controindicazione assoluta
per intraprendere un viaggio in aree tropicali.
Tuttavia tale stato rende la donna più esposta al rischio di
contrarre patologie pericolose per se stessa e per il
bambino. La donna in gravidanza deve quindi valutare la reale
necessità di intraprendere un viaggio in aree tropicali.
E’ importante, comunque, che il medico curante o lo
specialista siano informati della gravidanza, in quanto alcune
chemioprofilassi e vaccinazioni abitualmente raccomandate
sono controindicate in gravidanza.
In funzione della meta, della tipologia del viaggio e della sua
durata, è consigliabile portare con sé una piccola farmacia da
viaggio:
kit da pronto soccorso (disinfettante, bende, cerotti,
forbici, cotone, termometro)
repellenti contro zanzare ed altri insetti
creme solari ad alta protezione
disinfettanti per acqua (ad esempio euclorina)
farmaci antipiretici (ad esempio il paracetamolo)
pomate per le punture di insetto
antidolorifici (quelli da voi normalmente utilizzati)
i farmaci abituali se soffrite di malattie croniche
qualche
siringa
di
plastica
in
confezione
(presidio non facilmente reperibile)
antidiarroici
sterile
Che cosa fare?
Sono le infezioni che più frequentemente colpiscono i
viaggiatori: sono provocate dall’ingestione
di cibo o bevande contaminate da agenti
infettivi (virus, batteri, parassiti) e
generalmente si manifestano con sintomi a
carico dell’apparato digerente (nausea,
vomito, dolori addominali, diarrea, flatulenza).
Che cos’é?
La diarrea del viaggiatore (vendetta di
Montezuma, maledizione del faraone...)
rappresenta in assoluto il problema
sanitario più frequente per il turista.
Sebbene sia causata da microrganismi diversi (virus, batteri,
protozoi, vermi), clinicamente i sintomi sono simili:
l’infezione si presenta con un esordio acuto, caratterizzato
dalla comparsa improvvisa di scariche più o meno numerose e
variamente associate ad altri sintomi quali nausea, vomito,
dolori addominali, febbre.
Nella maggior parte dei casi i disturbi si risolvono in qualche giorno
senza l’utilizzo di medicinali. In teoria, quindi, non vi è stretta
indicazione medica all’assunzione di farmaci. Due o tre giorni di
malessere possono tuttavia creare disagi, soprattutto se il
soggiorno prevede continui spostamenti e non garantisce la
disponibilità di servizi igienici.
In questi casi è utile assumere un antidiarroico, secondo modalità
che il medico vi illustrerà prima della partenza.
I farmaci antidiarroici bloccano momentaneamente le scariche, ma
non risolvono l’infezione: vanno utilizzati pertanto solo se
strettamente
necessario.
E’
invece
opportuno
ricorrere
all’intervento di un medico in gravidanza, in età pediatrica, in
presenza di febbre elevata, sangue nelle feci, o qualora la
sintomatologia non si risolvesse in pochi giorni: in questi casi l’uso
di antidiarroici è controindicato e può essere invece necessaria
l’assunzione di un antibiotico a scopo terapeutico.
L’assunzione di antibiotici per prevenire la diarrea,
benché spesso efficace, non é consigliabile nella
maggior parte dei casi per varie ragioni:
• gli antibiotici non sono efficaci contro tutti gli
agenti microbici che causano diarrea del viaggiatore (es. virus e
protozoi)
• il rischio di effetti collaterali legato alla profilassi antibiotica
supera il potenziale beneficio
• l’ampio utilizzo di antibiotici può causare infezioni da
germi resistenti agli antibiotici stessi e quindi
difficilmente curabili.
L’assunzione preventiva di antibiotici è consigliata solo per
chi assume regolarmente farmaci che riducono
l’acidità dello stomaco (ranitidina, omeprazolo) o
altri farmaci per malattie croniche (per esempio
l’epilessia) o per viaggi di lavoro di breve durata (2-4 giorni).
Questa pratica va comunque sempre discussa con il vostro
medico prima della partenza.
Al fine di reintegrare le perdite idro-saline
dovute alla diarrea, è fondamentale introdurre
molti liquidi (acqua imbottigliata o bollita, succhi
di frutta, tè) finchè non scompare il sintomo
della sete.
E’ possibile preparare una buona soluzione reidratante
mescolando 6 cucchiaini da caffè di zucchero, 1 di sale da
cucina, 1 di bicarbonato (se possibile) e il succo di 2 arance o
di 1 pompelmo, in 1 litro di acqua.
In caso di diarrea è meglio preferire bevande non gassate
per evitare la distensione intestinale, cibi liquidi e
facilmente digeribili per non sovraccaricare l’intestino e cibi
salati per trattenere maggiormente l’acqua. Solo dopo
qualche giorno è consigliabile reintrodurre cibi solidi
preferendo quelli ad elevato potere adsorbente (pane, riso,
patate).
Che cos’é?
E’ una malattia acuta del fegato, causata da un
virus (HAV) diffuso in tutto il mondo,
soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali.
L’infezione si trasmette per via fecale-orale, cioè attraverso
l’ingestione di acqua o cibo (soprattutto frutti di mare crudi o poco
cotti) contaminato da materiale fecale contenente il virus.
La malattia si manifesta dopo alcune settimane dal contagio con un
quadro clinico variabile: possono essere presenti malessere,
stanchezza, diarrea, vomito, febbre e, segno più tipico, ittero
(colorazione giallastra degli occhi e della pelle) associato a feci
chiare e urine scure.
Rischio da moderato ad alto
Che cosa fare?
Sebbene l’epatite da virus A guarisca senza conseguenze
nella maggior parte dei casi, in alcuni soggetti, soprattutto
adulti, è possibile un’evoluzione grave.
Il metodo più efficace per prevenire
la malattia è la vaccinazione ed è
consigliata a tutti i viaggiatori non
immuni che si recano in aree
endemiche.
Sono disponibili diversi vaccini, efficaci e ben tollerati, da
somministrarsi per via intramuscolare. La prima dose induce
un’elevata risposta anticorpale entro 3 settimane (circa nel
90% dei soggetti) e un’immunità che dura 1 anno; la seconda
dose, da effettuarsi dopo 6-12 mesi, è necessaria per
conferire un’immunità più duratura (oltre 10 anni).
Il vaccino anti–epatite A è oggi disponibile anche in
associazione con il vaccino contro l’epatite B (vd. epatite B).
Esiste anche il vaccino pediatrico per i bambini di età
compresa fra i 5 mesi e i 10 anni.
Questi vaccini, che garantiscono un’elevata sicurezza,
possono essere somministrati contemporaneamente ad altri.
Che cos’è?
Si
tratta
di
un’infezione causata
da
un
batterio
appartenente
al
genere
Salmonella,
che si trasmette per
via fecale-orale.
L’infezione è endemica nei paesi in via di sviluppo, soprattutto nel
sub-continente indiano, nel Nord Africa e in Africa Occidentale.
La sintomatologia è severa, caratterizzata da febbre elevata e
marcata prostrazione. Contrariamente alle altre infezioni a
trasmissione fecale-orale, la diarrea non è un sintomo frequente.
Che cosa fare?
La vaccinazione antitifica è consigliata ai viaggiatori che prevedono
di soggiornare in zone endemiche (Asia, Africa, America Latina)
ma soprattutto dove le condizioni igieniche sono scarse, in caso di
viaggi al di fuori delle usuali mete turistiche e di soggiorni
prolungati.
Sono attualmente disponibili due tipi di vaccino: il primo è
iniettabile, attivo verso la sola Salmonella typhi ; il secondo è
orale, attivo oltre che verso la Salmonella typhi anche
contro le Salmonelle del paratifo A e B.
Il vaccino iniettabile è efficace dopo una sola
somministrazione e protegge per oltre 3 anni nell’80-90%
dei casi; questo è utilizzato per lo più in soggetti con difese
immunitarie ridotte o affetti da particolari patologie
croniche.
Il vaccino orale prevede l’assunzione di 3 capsule o bustine a
digiuno a giorni alterni. L’immunità si ottiene dopo circa
10-14 giorni e dura 3 anni.
La risposta anticorpale è difficilmente valutabile in quanto
dipende da meccanismi locali e generalmente si ottiene nel
60-70% dei casi.
Questo vaccino è sicuro, praticamente privo di effetti
collaterali e ha un’ottima tollerabilità.
Per queste caratteristiche e per il suo più ampio spettro
d’azione, è preferibile, ove possibile, al primo.
Si ricorda che la vaccinazione, pur
proteggendo dalla malattia specifica, non può
far trascurare le normali precauzioni
igieniche da adottare nei confronti di tutti i cibi, in quanto
le patologie trasmesse con gli alimenti sono molto numerose.
La vaccinazione antitifica deve essere terminata almeno una
settimana
prima
della
somministrazione
della
profilassi
antimalarica in quanto l’una potrebbe ridurre l’efficacia dell’altra.
Che cos’è?
E’ una malattia infettiva acuta a trasmissione fecale - orale,
altamente contagiosa, provocata da una tossina prodotta da un
batterio chiamato Vibrio cholerae.
L’infezione viene acquisita mangiando cibi
(soprattutto pesci o crostacei crudi, verdura
poco cotta) o bevendo acqua contaminata da
feci eliminate da soggetti ammalati.
L’India e le regioni asiatiche in generale sono le aree a maggior
rischio di contrarre il colera, benché la malattia sia presente in
tutte le regioni a clima caldo-umido.
I sintomi si manifestano improvvisamente con diarrea acquosa ma
senza dolori addominali; le perdite di liquidi sono tali da poter
causare una importante e grave disidratazione.
I viaggiatori internazionali presentano generalmente un
basso rischio di contrarre questa
infezione già solo rispettando le più
elementari norme igieniche.
Che cosa fare?
La vaccinazione intramuscolare attualmente disponibile
offre una protezione molto bassa (solo nel 40-50% dei casi)
ed esiste la possibilità che il soggetto vaccinato rimanga
portatore sano di vibrione colerico.
I nuovi vaccini orali messi in commercio in Europa hanno
invece un tasso di protezione di circa il 70% dall’ottavo
giorno e fino a 6 mesi dopo la vaccinazione.
Il vaccino non è solitamente indicato nel
viaggiatore internazionale, se non in
situazioni particolari (missionari, soggetti
diretti in zone epidemiche).
Che cos’è?
Si tratta di una malattia acuta del fegato causata da un virus
(HEV), scoperto recentemente (1990).
Questa malattia è diffusa nelle regioni a clima caldo-umido e fra
popolazioni di basso livello socio-economico nei Paesi del Sud-Est
Asiatico, in India e in Nepal.
Le modalità di trasmissione sono sovrapponibili a quelle dell’epatite
A.
Come nelle altre infezioni del fegato, si manifesta con malessere,
stanchezza, diarrea, vomito, febbre, colorazione giallastra della
pelle e degli occhi associata a feci chiare e urine scure.
L’epatite E guarisce senza conseguenze nella maggior parte dei
casi. Tuttavia, può evolvere in modo molto grave nella donna in
gravidanza, in cui la mortalità raggiunge il 25%.
Che cosa fare?
Non esiste a tutt’oggi un vaccino disponibile e, date le modalità di
trasmissione, seguire le corrette norme comportamentali igienicosanitarie costituisce il più importante mezzo di prevenzione.
La migliore prevenzione consiste nel prestare attenzione a
quello che si mangia ricordando che non tutto il cibo
appetibile è sicuro. Pertanto non sempre conviene mangiare
quando, dove e tutto ciò che si vorrebbe.
La prevenzione di tutte le infezioni a trasmissione fecaleorale si basa su alcune regole fondamentali che è bene
osservare:
Consumare tutti gli alimenti a base di pesce,
carne, crostacei, selvaggina solo se ben cotti
e di recente cottura e quindi ancora caldi :
(il cibo cotto e tenuto a temperatura ambiente per più di
quattro-cinque ore costituisce uno dei più
importanti veicoli di infezione).
Fare attenzione ai cibi contenenti uova, soprattutto se poco
cotte, quali la maionese, le salse, alcuni dessert.
Non consumare gelati non confezionati.
Evitare di consumare la verdura cruda e la frutta che
non può essere sbucciata.
Consumare solo acqua o altre bevande (vino, birra, caffè, the)
contenute in bottiglie sigillate, oppure bollire l’acqua da bere per
almeno tre minuti; qualora ciò non fosse possibile, è
opportuno disinfettarla con compresse iodate o
filtrarla con filtri appositi.
Evitare il ghiaccio aggiunto alle bevande.
Evitare il latte e i latticini, se non si é certi che siano stati
preparati igienicamente ovvero che siano stati
pastorizzati e refrigerati in maniera adeguata.
Non consumare cibo venduto per strada.
Utilizzare acqua imbottigliata per la pulizia dei
e per assumere i medicinali.
denti
Durante un attacco di diarrea evitare di preparare cibi o bevande
per altre persone.
Che cosa fare?
Che cos’è?
E’ un’infezione parassitaria causata da microrganismi detti
plasmodi, trasmessi da zanzare del genere Anopheles, che
pungono preferibilmente di notte, al crepuscolo e all’alba.
La sintomatologia inizia dopo un periodo di
incubazione variabile (da 7 a più di 28 giorni
dalla puntura infettante) e consiste in febbre elevata,
brividi e sudorazione, accompagnati da sintomi aspecifici
come stanchezza, cefalea, nausea, vomito.
La malaria è presente in una vasta area del globo terrestre,
che comprende gran parte dei territori della fascia tropicale
e subtropicale, l’Africa subsahariana in particolare (vedi
figura).
Si stima che al mondo vi siano ogni anno 300-500 milioni di
casi di malattia con circa 3 milioni di morti. Oltre ad essere
uno dei principali problemi sanitari nei Paesi in via di sviluppo
la malaria rappresenta un’importante patologia da
importazione per il viaggiatore internazionale.
In Lombardia, in particolare, si è assistito ad un notevole
incremento (superiore al 100%) dei casi di malaria di
importazione a partire dall’inizio degli anni ‘90.
Esistono quattro tipi di plasmodi che possono provocare la malaria,
più o meno pericolosi e differentemente distribuiti nelle diverse
regioni del mondo (v. figura).
A
A
A
B
C
C
C
C
B
A
Alto rischio
Medio rischio
No rischio
L’area A corrisponde a quelle zone dove la malaria “perniciosa”,
ovvero la forma maligna e mortale se non rapidamente curata, è
assente, oppure il plasmodio che la determina è sensibile a tutti i
farmaci antimalarici.
L’area
B include le zone dove la malaria è più diffusa e il
plasmodio presenta una discreta resistenza alla clorochina.
L’area C corrisponde alle zone in cui la resistenza del plasmodio ai
farmaci antimalarici è molto elevata.
Il rischio di contrarre la malattia varia quindi
da paese a paese, a seconda del periodo
dell’anno, dell’altitudine, della zona visitata
(rurale o urbana).
La prima norma che un viaggiatore deve
rispettare
è
quella
di
proteggersi
adeguatamente ed efficacemente dalle
punture delle zanzare (vedi “profilassi
antimalarica comportamentale”).
Per prevenire l’insorgenza della malattia è necessario
associare alle norme comportamentali l’assunzione di farmaci
antimalarici.
La profilassi farmacologica deve essere iniziata una
settimana prima della partenza e proseguita per tutta la
durata del soggiorno, sino a 4 settimane dopo il rientro.
La posologia varia a seconda del tipo di farmaco assunto.
I farmaci utilizzati sono: clorochina, proguanil, meflochina e
doxiciclina.
Tutti hanno precise indicazioni, controindicazioni ed effetti
collaterali: è importante, pertanto, non autoprescriversi
questi farmaci ma ricorrere sempre al consiglio di
specialisti.
L’assunzione regolare e corretta della profilassi consigliata riduce
di molto (sino al 90%) il rischio di contrarre la malattia; va
comunque ricordato che nessun farmaco, anche se assunto nei
tempi e alle dosi corrette, garantisce una protezione del 100%;
qualora si contragga l’infezione nonostante la chemioprofilassi, i
sintomi possono però essere più sfumati.
Esistono categorie di soggetti in cui l’infezione
potrebbe decorrere in modo particolarmente grave:
bambini piccoli e donne gravide in cui si ha rischio di
aborto e parto prematuro.
A causa della gravità della malaria e del rischio di una sua rapida
evoluzione infausta se non viene prontamente riconosciuta e
trattata, è importante ricorrere in tempi
brevi ad una struttura sanitaria
competente in caso di febbre al ritorno
da
un soggiorno in aree endemiche.
Le zanzare che trasmettono la malaria hanno un volo
silenzioso e pungono preferibilmente tra il tramonto e l’alba;
la loro puntura non provoca né dolore né prurito.
E’ possibile proteggersi adeguatamente ed efficacemente
dalle punture di zanzara e quindi evitare l’infezione da
plasmodio, attuando le seguenti linee di comportamento:
nelle ore serali e nelle prime ore del mattino,
indossare abiti che coprano la maggior parte del
corpo (pantaloni lunghi, camicie a manica lunga) e
che siano sufficientemente spessi
indossare abiti chiari in quanto le zanzare sono
attirate dai colori scuri
evitare profumi e
attirano le zanzare
dopobarba:
tali
prodotti
applicare repellenti per insetti sulla cute esposta
(da sconsigliarsi sotto i 2 anni, in gravidanza e
durante l’allattamento), evitando le mucose e le
eventuali lesioni
utilizzare prodotti a base di dietiltoluamide ogni
4-8 ore tenendo conto che la sudorazione ne
elimina l’efficacia
ricordare che l’efficacia dei prodotti a base di
estratti vegetali o essenze floreali non è
sufficientemente documentata
prima di coricarsi, nebulizzare nell’ambiente un
insetticida a base di piretro o di permetrina,
direttamente oppure utilizzando gli appositi
diffusori elettrici con piastrine o le serpentine da
bruciare
verificare che le zanzariere alle finestre e intorno
ai letti siano integre e ben posizionate; possono
essere eventualmente impregnate con insetticida
a base di piretro, permetrina o deltametrina.
Esistono numerose malattie che possono essere trasmesse
attraverso
i rapporti sessuali, soprattutto con partner
occasionali: infezioni erpetiche, sifilide, gonorrea, epatite B,
infezione da HIV (AIDS) , condilomi ….
E’ bene sapere che la maggior parte delle
persone con l’infezione da HIV risiede nei Paesi
tropicali, in particolare nei Paesi Africani e del
Sud-Est Asiatico.
L’ Organizzazione Mondiale per la Sanità stima che su un totale di
circa 40 milioni di persone infettate con il
virus HIV nel mondo, più di 30 milioni
vivono in Africa e nel Sud-Est Asiatico.
Questo significa che in
alcuni Paesi
l’infezione è così diffusa che una persona
ogni 4-6 è sieropositiva.
Avere rapporti sessuali con partner locali è quindi ad alto rischio e
l’unico modo per evitare o quantomeno ridurre il
rischio di infezione, consiste nell’utilizzare il
preservativo sempre e nel modo adeguato,
ricordando che va indossato sin dall’inizio del
rapporto.
E’ consigliabile acquistare i preservativi prima della partenza (non
sempre è possibile acquistarli all’estero) e conservarli in modo
adeguato.
Prevalenza HIV negli adulti
Cosa sono e come funzionano?
I vaccini hanno lo scopo di rendere
l’organismo “immune”, ovvero protetto dalle
infezioni contro cui sono stati prodotti.
Sono costituiti da microrganismi opportunamente trattati o
anche solo da parti di essi, che, inoculati nell’organismo,
stimolano la produzione di anticorpi che proteggano dalla
malattia trasmessa da quello stesso microrganismo.
Per ottenere una protezione adeguata occorre vaccinarsi in
tempo utile, ovvero almeno 2-3 settimane prima della
partenza: in questo modo, infatti, il nostro organismo ha il
tempo necessario per produrre gli anticorpi in quantità
adeguata.
Che cos’è?
La difterite è una malattia diffusa in tutto il mondo, causata
da batteri (alcuni ceppi di Corynebacterium diphteriae)
capaci di produrre una tossina.La trasmissione avviene per
via aerea, inalando secrezioni nasali, faringee ed oculari
eliminate da persone infette o portatori sani.
La malattia è caratterizzata da febbre, mal di gola con difficoltà e
dolore alla deglutizione.
I viaggiatori internazionali non presentano particolari rischi di
contrarre questa malattia a meno che non si rechino in zone dove
vi siano situazioni epidemiche (recentemente si è registrata
un’epidemia che ha colpito alcuni stati dell’ex Unione Sovietica).
Che cosa fare?
In Italia la vaccinazione è obbligatoria dal 1939 per tutti i nuovi
nati, viene effettuata con il vaccino bivalente DT (difteritetetano) o trivalente DTP (difterite-tetano-pertosse).
Per i soggetti adulti si utilizza il vaccino combinato DT per adulti,
che contiene un dosaggio di anatossina difterica 10-20 volte
inferiore a quello pediatrico.
Per i viaggiatori che si recano in aree
epidemiche è necessaria una dose di
richiamo con DT se l’ultima dose è stata
somministrata da più di 10 anni.Un ciclo
di
almeno due dosi con DT a distanza di 1 mese una dall’altra deve
essere somministrato ai viaggiatori diretti verso zone di accertato
rischio, nati prima dell’obbligo vaccinale o che non siano mai stati
vaccinati.
Che cos’è?
E’ una malattia infettiva acuta, con interessamento
neurologico, causata dalla tossina prodotta da Clostridium
tetani, microrganismo ubiquitario presente nel suolo.
L’infezione si può verificare sia attraverso ferite della cute
o delle mucose, soprattutto se inquinate da terriccio o da
corpi estranei, sia per traumatismi che possono passare
inosservati.
La malattia è caratterizzata da sintomi aspecifici quali
cefalea, febbre, irrequietezza e, in fase conclamata, da
spasmi muscolari localizzati o generalizzati.
La mortalità è elevata.
I viaggiatori internazionali non sono maggiormente esposti al
rischio di contrarre la patologia rispetto
alla popolazione generale; il viaggio
rappresenta solo una buona occasione
per aggiornare la vaccinazione.
Che cosa fare?
In Italia, il vaccino disponibile è costituito dalla tossina tetanica
ed è sicuro ed efficace. La vaccinazione è obbligatoria per i nuovi
nati ed è somministrata in associazione al tossoide difterico.
La vaccinazione è raccomandata a tutti i viaggiatori
indipendentemente dal paese visitato e dal periodo di permanenza,
utilizzando lo stesso dosaggio sia per il bambino che per l’adulto.
Dovrebbero essere sottoposti ad un richiamo tutti gli adulti che
hanno un ciclo vaccinale di base completo se sono trascorsi 8-10
anni dall’ultima somministrazione.
Per la descrizione
della
malattia
vedi
paragrafo
“Malattie a trasmissione
fecale-orale”
Che cosa fare?
In Italia la vaccinazione è obbligatoria per tutti i nuovi nati
Il vaccino è raccomandato anche per il personale
sanitario ed altre categorie a rischio.
Rischio da moderato ad alto
Che cos’è?
L’epatite B è una malattia acuta del fegato causata da un
virus (HBV). E’ diffusa in tutto il mondo, ma soprattutto in
Estremo Oriente, Africa e Sud America.
Il virus dell’epatite B si trasmette tramite i rapporti
sessuali e i contatti di sangue e quindi può essere trasmesso
attraverso lo scambio di siringhe, agopuntura, tatuaggi,
piercing se praticati con strumenti non accuratamente
sterilizzati.
I vaccini attualmente in commercio, somministrati
per via intramuscolare in 3 dosi (0-1-6 mesi), sono efficaci,
sicuri e forniscono una protezione in oltre il 95% dei
soggetti vaccinati al termine di un ciclo vaccinale completo.
La protezione inizia dopo la seconda dose e si mantiene a
lungo
(in soggetti normalmente immunocompetenti almeno
10 anni).
Oltre i 10 anni, prima di un eventuale richiamo, è consigliabile
controllare il titolo anticorpale.
Questa vaccinazione non è consigliata a tutti i viaggiatori
internazionali ma solamente in situazioni particolari quali, ad
esempio, un soggiorno prolungato.
E’ da poco disponibile un vaccino combinato antiepatite A e B
che prevede un ciclo di vaccinazione a 0-1-6 mesi.
L’immunità fornita dal vaccino combinato è sovrapponibile a
quella derivante a seguito dell’utilizzo di vaccini monovalenti.
Fortunatamente sono rari i casi di rabbia riportati in
viaggiatori internazionali, tuttavia è importante ricordare
che in molti Paesi la lotta contro il randagismo e la
vaccinazione dei cani sono poco diffusi (per esempio in India
e in Messico).
Che cosa fare?
Il vaccino oggi disponibile è costituito da virus inattivati,
somministrato per via intramuscolare nel deltoide.
Esso può essere utilizzato come profilassi pre-esposizione
ma anche in caso di avvenuta esposizione (post-esposizione).
Paesi dove la rabbia è presente
Paesi dove la rabbia non è presente
Paesi per cui mancano informazioni
Che cos’è?
La rabbia è una grave malattia a esito sempre fatale,
causata da un virus, che viene trasmesso attraverso la saliva
in seguito a morso di un animale infetto
(animali sia domestici che selvatici, tra cui
cani, volpi, lupi, ma anche procioni, scoiattoli,
scimmie ed altri mammiferi morsicanti e
alcune popolazioni di pipistrelli).
La vaccinazione è utilizzata a scopo preventivo (preesposizione) solo per particolari gruppi di viaggiatori che
prevedano di entrare in stretto contatto con
animali (es.: veterinari, escursionisti, ciclisti) o
che possano trovarsi a più di 24/48 ore di
distanza da una struttura sanitaria in grado di
vaccinare.
In questo caso lo schema vaccinale è costituito da 3 dosi
seguite da un richiamo dopo 3 anni solo in caso di persistenza
del rischio.
E’ buona norma, per tutti i viaggiatori, astenersi
dall’accarezzare o giocare con cani randagi o animali
selvatici.
Qualora però si venga morsi o leccati su una ferita o su
mucose da animali, si dovrà attuare un’accurata detersione
della ferita con acqua e sapone al fine di
rimuovere la saliva presente.
E’ necessario poi recarsi, il più rapidamente possibile, al più
vicino ospedale per l’eventuale trattamento antirabbico
(post-esposizione), la cui opportunità sarà valutata caso per
caso a seconda della specie animale in causa,
dell’area geografica e delle circostanze
dell’esposizione.
La profilassi post-esposizione prevede 5 dosi di vaccino in
28
giorni,
cominciando
non
appena
possibile,
contemporaneamente
alla
somministrazione
di
immunoglobuline specifiche in un'unica dose.
Diffusione della malattia
Che cos’è?
La febbre gialla è una malattia virale trasmessa dalla puntura
della zanzara Aedes, insetto con abitudini diurne (punge, cioé,
durante il giorno).
Si manifesta con febbre alta associata a una
grave forma di epatite. La pelle e gli occhi
possono assumere un colorito giallastro
(ittero). La mortalità è elevata.
L’infezione è endemica nell’ Africa sub-sahariana e in Sud
America.
Che cosa fare?
La vaccinazione, detta anche “antiamarillica”, è l’unico mezzo
efficace per prevenire questa malattia.
Si effettua con un’iniezione sottocutanea e l’immunità inizia
10 giorni dopo la somministrazione, rimanendo valida per 10
anni.
Essa è richiesta obbligatoriamente ai soggetti oltre l’anno di
vita per l’ingresso in alcuni paesi (soprattutto nella zona
dell’Africa sub-sahariana).
In molti altri paesi dove la malattia non esiste è necessario il
certificato di vaccinazione solo se il viaggiatore ha
soggiornato o è transitato in paesi a rischio.
Per tutte le aeree endemiche (parte del Sud
America e del Centro Africa) è consigliata la
vaccinazione indipendentemente dal fatto che
questa sia obbligatoria o meno per l’ingresso
nel paese.
Si ricorda, infatti, che in molti paesi dove la vaccinazione
non è richiesta con obbligatorietà esiste un rischio reale di
contrarre la malattia.
In seguito al vaccino, anche se raramente, si possono avere
reazioni generali come cefalea, mialgia e febbre moderata,
fra il 5° ed il 12° giorno dopo la vaccinazione.
Qualora ciò si verifichi si consiglia un trattamento
sintomatico.
Le controindicazioni alla vaccinazione sono quelle comuni a
tutti i vaccini (malattie infettive in atto, neoplasie, ecc.) ed
altre più specifiche, quali una accertata allergia alle proteine
dell’uovo e affezioni neurologiche evolutive.
La controindicazione è estesa ai bambini sotto i 9 mesi di vita,
alle donne in gravidanza ed alle persone con deficit
immunitario.
In tutti questi casi è peraltro vivamente sconsigliato recarsi
in paesi dove la febbre gialla è presente in forma endemica.
La vaccinazione può essere effettuata solo nei centri
autorizzati dal Ministero della Salute ed è registrata su un
libretto internazionale di vaccinazione con firma del medico
vaccinatore.
Qualora la vaccinazione sia richi esta come
obbligatoria ma esistano delle controindicazioni
mediche all’effettuazione della stessa, può essere rilasciato
dalle autorità sanitarie competenti un certificato d’esonero.
La malattia inizia bruscamente con febbre elevata, cefalea,
vomito e rigidità del capo e del collo.
E’ una malattia grave, non raramente mortale se non curata
tempestivamente, che può causare danni permanenti.
Che cosa fare?
Che cos’è?
Si tratta di una
infezione diffusa in tutto il mondo
particolarmente frequente nei paesi tropicali, soprattutto in
Africa (la “cintura del Sahel”), in cui ogni anno si registrano
numerosi casi di meningite in particolare durante la stagione
secca (tra dicembre e giugno).
E’ causata da un batterio, la Neisseria
meningitidis (o meningococco), trasmissibile
attraverso le vie respiratorie (starnuti, colpi di
tosse, goccioline di saliva).
Il vaccino in uso è costituito da parti del batterio e fornisce
una protezione specifica.
La somministrazione, effettuata per via sottocutanea, ha un
periodo di validità di 3 anni.
Il vaccino è sicuro, altamente immunogeno e ben tollerato.
Esso può essere somministrato contemporaneamente
ad altri vaccini purché vengano utilizzati siti di iniezione diversi.
E’ indicato nei viaggiatori diretti in zone
endemiche o in cui è in corso un’epidemia di
meningite.
sottoporre all’attenzione di uno specialista di
un centro vaccinale l’itinerario del viaggio
valutare quindi l’opportunità di
vaccinazioni quali :
anti-epatite A
anti-epatite B
anti-tifica
anti-difto-tetanica
anti-rabbica
anti- meningococcica
anti-colerica
utilizzare
tramonto
abiti
coprenti,
soprattutto
al
effettuare
cominciare una chemioprofilassi antimalarica
se indicata
effettuare eventuali vaccinazioni obbligatorie
(febbre gialla)
mantenere le finestre chiuse e utilizzare zanzariere, in
particolare dal tramonto all’alba
evitare frutta non sbucciata, verdura cruda,
bevande non sigillate, ghiaccio
evitare bagni in acqua dolce
lavarsi
le
mani
accuratamente
soprattutto prima dei pasti e dopo aver
utilizzato i servizi igienici.
preparare la farmacia da viaggio
preparare creme solari e repellenti per insetti
evitare contatti con animali
non sospendere la profilassi antimalarica
che deve essere assunta per altre 4
settimane dopo il rientro
segnalare al proprio medico eventuali
malattie cutanee, malattie veneree, febbre, diarrea
o dimagrimento eccessivo, che potrebbero essere
messi in relazione al viaggio effettuato anche
parecchi mesi prima.
NB: ogni tipo di febbre che compare nell’arco di 2-3 mesi dal
rientro, deve far pensare in primo luogo alla malaria.
Chi manifesta un episodio febbrile deve quindi
recarsi in un ospedale per praticare l’esame
emoscopico (è sufficiente una goccia di
sangue prelevata da un polpastrello), anche se
durante il viaggio ha eseguito correttamente
la profilassi antimalarica.
Presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale L. Sacco è sempre
presente un medico infettivologo in grado di valutare
eventuali patologie contratte durante il viaggio (v. indirizzi
utili).
Centro di Profilassi Internazionale ASL Città di
Milano Via Statuto n. 5
Tel. 02 / 8578.8140 Fax 02 / 290.076.30
Per informazioni e vaccinazioni l’accesso è libero,
senza prenotazione dal Lunedì al Venerdì
Le vaccinazioni sono a pagamento
orari:
dalle ore 8,30
dalle ore 13,30
alle ore 12.00
alle ore 15.00
Servizio di diagnosi e cura delle Malattie TropicaliOspedale L. Sacco-Università di Milano Via G.B. Grassi
n. 74
Tel. O2 / 390.426.76 – 451 Fax 02 / 356.080.5
e mail: [email protected]
Le visite ambulatoriali si effettuano previo
appuntamento telefonico.
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Pronti e via: come viaggiare sicuri