L’amore
non è violenza.
Opuscolo
informativo
sulla violenza
verso le donne
trans, bisessuali
e lesbiche
Il progetto è stato finanziato con il contributo della Commissione Europea all’interno del programma “Daphne 2007-2013, Grant agreement JUST/2013/DAP/AG/5330”. Il testo riflette soltanto le convizioni degli autori e la Commissione non può essere considerata responsabile per l’uso
che potrebbe essere fatto delle informazioni qui contenute.
Bleeding Love - L’amore non è violenza. Opuscolo informativo sulla violenza verso le
donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
Coordinatore del progetto: Giacomo Viggiani
Responsabile scientifica: Susanna Pozzolo
Team Italiano: Benedetta Ciampa, Anna Lorenzetti, Piergiorgio Masi, Maria Federica Moscati,
Ylenia Zeqireya
Design Grafico: Flavia Pellegrinelli
Bleeding Love
L’amore non è violenza.
Opuscolo informativo sulla violenza
verso le donne trans, bisessuali e lesbiche
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
Il progetto Bleeding Love: Raising Awareness on Domestic and Dating Violence Against Lesbians and Transwomen in the European
Union, co-finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma specifico “Daphne 2007-2013”, ha come scopo il contrasto
alla violenza domestica e di appuntamento contro donne lesbiche,
bisessuali e transessuali (in sigla LBT). Coinvolge diversi Stati membri dell’Unione Europea (Italia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Lituania,
Portogallo, Regno Unito, Ungheria) e vuole approfondire le cause di
questa violenza, le caratteristiche di chi la commette, le modalità in
cui avviene e, grazie a una campagna di sensibilizzazione, rendere
più consapevoli donne trans, bisessuali e lesbiche, per aiutarle a riconoscerla e prevenirla. Maggiori informazioni sulle attività del progetto sono disponibili all’indirizzo www.bleedinglove.eu.
Questa pubblicazione è parte delle attività realizzate nell’ambito del progetto Bleeding
Love. All’interno di essa troverai informazioni riguardo gli strumenti giuridici disponibili per
far rispettare i tuoi diritti e difenderti contro la violenza domestica e d’appuntamento e una
visione d’insieme del contesto normativo italiano ed europeo.
Pregiudizi, stereotipi, omofobia e transfobia incidono negativamente sul pieno riconoscimento della dignità e della libertà di molte donne
nell’Unione Europea. Nonostante l’UE abbia chiaramente delineato alcuni principi in materia e nonostante la Carta di Nizza sia vincolante per gli
Stati membri dopo la sua inclusione nel Trattato
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di Lisbona, non tutti i Paesi hanno dato un contenuto effettivo a questi diritti rimuovendo giuridicamente ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Ancora
oggi, in alcuni contesti istituzionali, sociali e geografici questi fenomeni sono particolarmente difficili da sradicare. L’omofobia e la transfobia sono
presenti sia nella vita pubblica sia in quella privata, sul posto di lavoro, a scuola, all’interno della
famiglia, tra amici e all’interno dei gruppi sociali,
così come da parte delle pubbliche autorità e nel
dibattito politico.
Come attività del progetto Bleeding Love, questa
pubblicazione si propone di condividere informazioni essenziali su cosa voglia dire essere una
vittima o potenziale vittima di violenza domestica
o di appuntamento. I diritti umani, la dignità e l’uguaglianza rappresentano i valori più importanti
dell’Europa del XXI secolo e quindi tutte le donne devono poter beneficiare di tutti gli strumenti
giuridici nazionali ed europei per assicurarsi di
essere trattate in modo uguale senza distinzione
di orientamento sessuale e di identità di genere
e devono essere messe in grado di difendersi da
violenze e abusi.
Università degli studi di Brescia (Italy)
www.unibs.it
Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete
Lenford (Italy)
www.retelenford.it
Zagreb Pride (Croatia)
www.zagreb-pride.net
Bilitis Resource Center Foundation
(Bulgaria)
www.bilitis.org
È importante ricordare che le vittime di violenza
non sono sole in questa battaglia. Possono infatti sempre contare sul supporto di altre persone
come avvocati, volontari, enti pubblici e privati e
associazioni in grado di aiutarle nella tutela dei
diritti umani. Certamente c’è ancora molto da
fare, ma senza un reciproco supporto, non si potrà mai verificare un vero cambiamento. Le tutele legali sono inutili se non vengono fatte valere.
Capire come funzionano e come farle rispettare
è soltanto un primo passo, ma col tempo e con
l’impegno di tutti, sarà possibile giungere ad un
cambiamento nella nostra società.
Lithuanian Gay League (Lithuania)
www.lgl.lt
ILGA Portugal (Portugal)
www.ilga-portugal.pt
Háttér Társaság a Melegekért (Hungary)
www.hatter.hu
Sii attivo/a dunque, e non dimenticare mai che le
leggi garantiscono un eguale trattamento a tutti i
cittadini in ogni stato europeo, indipendentemente dalle differenze individuali, dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale!
Broken Rainbow LGBT Domestic Violence Service (UK)
www.brokenrainbow.org.uk
STANDING UP FOR LGBT’S
Cavaria (Belgium)
www.cavaria.be
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Rompi il silenzio sugli abusi in ambito domestico e
affettivo!
L’abuso domestico, noto anche come abuso intimo o coniugale, è quel comportamento aggressivo e prevaricatore in una relazione intima di coppia o all’interno del vincolo matrimoniale, in cui un/una partner cerca di dominare e controllare l’altro/l’altra. I partner possono
essere sposati o non sposati, eterosessuali, bisessuali o omosessuali, giovani o anziani, separati o divorziati, conviventi o solo fidanzati, di qualsiasi estrazione sociale e formazione.
Più nel dettaglio, l’abuso domestico che può includere anche episodi di violenza fisica è detto
più propriamente violenza domestica, mentre
l’attuazione o anche solo la minaccia di un comportamento violento all’interno di un rapporto di
semplice corteggiamento è definita violenza d’appuntamento. Una forma molto particolare di violenza d’appuntamento è quella perpetrata ai danni
delle donne che esercitano la prostituzione. Alcuni
studi mostrano come oltre il 50% delle donne che
lavorano in questo campo hanno subito violenze
sessuali dieci o più volte nella loro vita, anche se
l’aggressore è stato raramente perseguito.
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Anche i minori possono essere coinvolti negli
abusi domestici e possono risentirne anche se
non ne sono direttamente testimoni. Le violenze e
gli abusi possono assumere molte forme e possono avvenire in modo costante o discontinuo, ma
l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere e mantenere il controllo sulla vittima e sulla sua vita.
Nonostante questo, molte persone non riescono a riconoscere la maggior parte degli episodi
di abuso domestico quando li subiscono, perché
non si identificano come possibili vittime o perché
inquadrano l’episodio come un mero atto di violenza fisica, come per esempio essere percossi
o schiaffeggiati o peggio ancora. Tuttavia, l’abuso
domestico assume spesso molteplici forme, ad
esempio come abuso psicologico, emotivo, economico, sociale e anche sessuale; è dunque fuorviante pensare all’abuso domestico come riguardante solo alcuni tipi di rapporti. Infine, ma non
meno importante, anche se la violenza domestica
e la violenza d’appuntamento sono più spesso rivolti verso le donne, ciò non implica che l’aggressore debba necessariamente essere un uomo.
Potrebbe non essere facile identificare gli abusi
domestici dal loro sorgere. Mentre in alcune relazioni, sono chiaramente presenti fin da subitocomportamenti abusanti, in altre spesso iniziano in
modo lieve, per poi peggiorare nel tempo. Spesso
inizialmente gli abusi sono episodi isolati e sovente il/la partner esprime rammarico e pentimento,
promette di non farlo di nuovo o incolpa il troppo
stress, l’alcool o l’uso di droga; addirittura talvolta incolpa l’altro/l’altra partner per qualcosa che
avrebbe o non avrebbe fatto. Se sei vittima di violenza, non scusare il/la partner e non trascurare il
problema: riconoscere i segni di un rapporto violento e prevaricatore è il primo passo per porvi fine.
Potresti essere vittima di abusi domestici se il/la
partner semplicemente controlla, senza la tua autorizzazione e ripetutamente, il tuo telefono cellulare, le tue e-mail o i tuoi social network, controlla
o si appropria del tuo stipendio, sminuisce sempre te e quello che fai, ti impedisce di vedere i tuoi
amici, la tua famiglia o di andare a lavorare, cerca
di scoraggiarti, avvilirti sempre o di farti stare male,
controlla dove vai o quello che indossi per uscire,
manifesta un’estrema gelosia o possessività, ha
sempre un cattivo e imprevedibile umore quando siete insieme e ti accusa per questo, ti obbliga
ad avere rapporti sessuali o a sottoporti a pratiche
sessuali che non desideri, si adira con te quando
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consuma alcolici o fa uso di droghe, ti accusa per
il suo comportamento violento o dice che te lo
meriti, cerca di infliggerti dolore o di farti del male
o addirittura minaccia di suicidarsi se non acconsenti alle sue richieste. Se sei una donna lesbica,
bisessuale o transessuale, potresti essere vittima
anche di particolari forme di abuso domestico
come ad esempio le minacce di rivelare ad amici, familiari o colleghi il tuo orientamento sessuale
o la tua identità di genere. Oppure la tua partner
potrebbe tentare di convincerti che le donne non
possono essere considerate violente per definizione, che ti meriti la violenza perché non sei una
“vera” lesbica, bisessuale o transessuale. Potrebbe
anche tentare di convincerti a non denunciare gli
abusi sostenendo che significherebbe danneggiare la comunità LBT e comunicare il messaggio che
le coppie di persone dello stesso sesso non sono
“normali” o degne di valore.
Se sei una donna che esercita la prostituzione,
potresti anche essere vittima di violenza improvvisa, frequente violenza sessuale, molestie e
maltrattamenti, emarginazione, difficoltà abitative, sanitarie e assistenziali.
Non sottovalutare il problema: alcuni studi mostrano che la violenza domestica colpisce tra il 25% e
il 75% delle coppie di persone dello stesso sesso;
il 45% delle donne lesbiche e transessuali dichiara
di essere stata vittima almeno una volta nella vita
di violenza fisica da parte della compagna.
Secondo l’ultimo studio dell’Agenzia Europea per
i Diritti Fondamentali (FRA), le donne transessuali,
soprattutto se coinvolte in attività di prostituzio-
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ne, subiscono violenza dal partner o dal cliente
con un’incidenza due volte superiore rispetto alle
donne lesbiche e bisessuali. Allo stesso tempo, le
denunce presso le forze dell’ordine sono ancora
rare, spesso a causa dell’invisibilità delle vittime
circa il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere, perché hanno sfiducia nella polizia
o ancora perché temono di essere giudicate per
quello che sono. In particolare, è stato stimato
che meno del 4% delle donne transessuali che
subiscono violenza denuncia l’aggressore alla
polizia o si rivolge a un centro di aiuto.
Non puoi fermare da sola la violenza e lui/lei continuerà a minimizzare il suo comportamento violento o a prometterti che è l’ultima volta che accade.
Non credere a quello che ti dice e sii consapevole
che puoi trovare aiuto e supporto in molti modi:
•
•
•
•
•
Parla con qualcuno di cui ti fidi
come un parente o un amico
Controlla se c’è un centro antiviolenza nella tua zona e chiedi aiuto
Non nascondere i segni della
violenza e parlane con il tuo medico
Non esitare a rivolgerti alla polizia
se sei in pericolo
Denuncia chi ti fa violenza e rivolgiti allo Stato per ottenere giustizia e
protezione
Se sei un amico o un’amica e vieni a conoscenza
di eventuali abusi:
•
•
•
•
Non lasciarla sola
Offrile un posto sicuro dove stare
Non contattare personalmente chi
ha commesso la violenza
Aiutala a trovarle il coraggio di
denunciare questa persona
E non dimenticare mai:
l’AMORE non è violenza!
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Siamo tutte cittadine europee!
Il Trattato del 1992 dell’Unione Europea (Trattato di Maastricht) ha introdotto e definito il
concetto di cittadinanza europea. Secondo tale Trattato, l’Unione Europea è un’organizzazione di Stati che condividono i valori di dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza,
i principi fondamentali dello stato di diritto e il rispetto per i diritti umani, compresi i diritti
delle minoranze. Di conseguenza, i diritti fondamentali di tutte le persone che vivono nella
UE sono considerati universali, ovvero appartenenti a tutti in modo uguale, compresi coloro che si identificano come omosessuali, bisessuali, transessuali e transgender. L’Unione
Europea lavora per proteggere questi diritti all’interno dei confini dei 28 Stati membri, così
come nelle sue relazioni con gli Stati non europei.
La Corte di Giustizia (ECJ) è il giudice che decide
sull’applicazione del diritto dell’Unione e le sue
decisioni sono giuridicamente vincolanti per tutti
gli Stati membri e per i rispettivi governi. La Corte
di Lussemburgo, dalla città in cui ha sede, riconosce la protezione dei diritti fondamentali come
principio generale della legislazione dell’UE e
gioca un ruolo chiave nella promozione di una
politica dei diritti umani nella stessa UE.
Accanto all’Unione Europea, un ruolo importante
è svolto anche dal Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale, il cui scopo è promuovere
la democrazia, i diritti umani e l’identità culturale
europea, fondata il 5 maggio 1949 col Trattato di
Londra e composta oggi da 47 Stati membri. Al
Consiglio d’Europa va il merito di aver promosso
l’istituzione della Corte Europea dei Diritti Umani
a seguito della firma della Convenzione Europea
dei Diritti Umani il 4 novembre 1950 a Roma.
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Da allora la Convenzione è stata poi integrata e modificata da 14 Protocolli aggiuntivi e a oggi riconosce:
•
•
•
•
•
•
•
il diritto alla vita
il diritto al rispetto della vita privata
e familiare
la libertà di espressione
la libertà di pensiero, coscienza e
religione
il diritto alla libertà e alla sicurezza
il diritto ad essere protetta da
discriminazione
il diritto a non essere sottoposti a
tortura o a trattamenti disumani e
degradanti
La Corte si è occupata di numerosi casi di violenza
sulle donne. Questi casi includono maltrattamenti durante la detenzione; violenza da parte delle
forze dell’ordine; stupri e abusi sessuali; rischio di
maltrattamento in caso di espulsione; mutilazioni
genitali femminili; crimini d’onore; traffico di essere umani; esclusione sociale; violenza da parte di privati cittadini; violenza domestica. Gli Stati
membri hanno in generale l’obbligo di proteggere
le donne e gli uomini da tortura e da trattamenti
disumani. In particolare, la Corte ha sostenuto che
la violenza sulle donne perpetrata da pubblici ufficiali deve essere considerata come di particolare
gravità e proporzionalmente punita.
Più nello specifico, la Corte di Strasburgo, dal
nome della città in cui ha sede, considera gli abusi domestici come una forma di discriminazione
basata sul genere. Inoltre, la Corte ha ribadito
che tali abusi non possono essere considerati
dagli Stati come un “affare privato o di famiglia”,
che non richiede l’intervento pubblico. Di conseguenza, gli Stati hanno l’obbligo di mettere in atto
misure e predisporre strumenti atti a prevenire e
proteggere le vittime e le potenziali vittime dalla
violenza in ambito domestico.
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Funziona davvero?
La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani è uno strumento importante per
rendere effettivi i diritti sanciti nella Convenzione. Ecco alcune tra le più importanti decisioni in tema di violenza di genere.
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In M.C. c. Bulgaria (2003), la ricorrente, una giovane di 14 anni era stata violentata da due uomini,
ma le autorità avevano archiviato il caso in quanto
non erano visibili i segni della violenza e le prove
raccolte non erano state considerate sufficienti
per incriminare gli aggressori. La decisione della
Corte ha riconosciuto la violazione degli articoli 3 e 8 (diritto alla vita privata e familiare) della
Convenzione sottolineando che è la mancanza di
consenso l’elemento essenziale per la configurazione del reato di stupro, anche se la vittima non
oppone resistenza fisica.
In Opuz c. Turchia (2009), la ricorrente era stata
vittima, insieme alla madre, di reiterate violenze
da parte del marito che aveva anche ucciso la
suocera. Tutte le denunce degli abusi erano state respinte o archiviate dalle autorità turche. La
Corte ha dichiarato che gli articoli 2 (diritto alla
vita), 3 e 14 (divieto di discriminazione) erano stati
violati, in quanto le autorità turche non avevano
approntato le misure necessarie per proteggere
la ricorrente e la madre. La Corte ha per la prima
volta sostenuto che tali atti di violenza sono da
considerarsi come violenza di genere.
In Bevacqua e S. c. Bulgaria (2008), la Corte ha ribadito che il considerare gli abusi domestici quale
“affare privato” è in antitesi con l’obbligo degli Stati
di proteggere la vita privata e familiare. La ricorrente
infatti era una donna che, dopo aver subito numerose violenze da parte del marito, aveva trovato il
coraggio di lasciarlo. Tuttavia, la donna non poteva
rompere tutti i rapporti con il marito finché non fosse arrivata la sentenza di divorzio e avesse ottenuto
la custodia esclusiva di loro figlio. Le violenze e le
percosse erano dunque continuate, ma le sue denunce erano state archiviate o respinte dalle forze
dell’ordine con la motivazione che si trattava di una
“questione privata” tra lei e suo marito, tesi rigettata
appunto dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
In A. c. Croatia (2010), la ricorrente, dopo anni di
maltrattamenti e violenze, era riuscita a fuggire
dal marito e a rifugiarsi in un posto sicuro con la
figlia. Una volta nascosta si era rivolta all’autorità
giudiziaria per ottenere un’ordinanza restrittiva
nei confronti del marito, ma il giudice nazionale la
nega in quanto la donna non era in un immediato
rischio di vita. La Corte Europea dei Diritti Umani ha
riscontrato una violazione dell’articolo 8, in quanto
lo Stato croato non aveva messo in atto tutte le
misure necessarie per proteggere la donna.
In N. c. Svezia (2010), la ricorrente, una donna
afgana, aveva iniziato una relazione extra-matrimoniale nel paese in cui era immigrata, ovvero in
Svezia, dopo aver lasciato il marito afghano; affermava che se fosse tornata in Afghanistan avrebbe
rischiato di essere imprigionata, se non condannata a morte, e invocava il diritto di asilo, che però la
Svezia negava. La Corte nel pronunciarsi sul caso
ha deciso che il deportare la ricorrente in Afghanistan avrebbe configurato violazione dell’articolo 3,
in quanto c’era un’alta probabilità che fosse sottoposta a trattamenti degradanti e disumani.
In Yazgul Yilmaz c. Turchia (2011), la ricorrente,
una ragazza di 16 anni, si era lamentata di essere
stata sessualmente molestata dalla polizia mentre era in detenzione. Più nello specifico, era stata
per esempio sottoposta con la forza a una visita
ginecologica al fine di verificare l’integrità del suo
imene. Dopo essere stata assolta e rilasciata, aveva sofferto di stress post-traumatico e depressione, mentre nessun procedimento penale era stato
avviato per gli autori delle violenze. La Corte ha riscontrato una violazione dell’articolo 3, chiedendo
agli Stati membri di prevedere particolari garanzie
in caso di necessità di visita ginecologica delle detenute, soprattutto se minorenni.
In Kalucza c. Ungheria (2012), la ricorrente era stata costretta a continuare a dividere l’appartamento
con il compagno, dopo averlo denunciato per numerose violenze e aver richiesto un’ordinanza restrittiva, a causa di una controversia tra i due sulla
proprietà dell’immobile, con la conseguenza che
le violenze non si erano interrotte. La Corte Europea dei Diritti Umani ha riscontrato una violazione
dell’articolo 8, in quanto le autorità ungheresi non
avevano messo in atto tutti gli strumenti disponibili
per allontanare l’aggressore e proteggere la vittima.
In B. S. c. Spagna (2012), la ricorrente era una
donna nigeriana che, nel prostituirsi veniva ripetutamente fermata dagli agenti di polizia della sua
zona con la scusa dei controlli, ma poi offesa verbalmente e abusata fisicamente. Le sue denunce alle forze dell’ordine erano state però sempre
archiviate. La Corte Europea dei Diritti Umani ha
riscontrato una violazione dell’articolo 3, in quanto lo Stato spagnolo non aveva adeguatamente
preso in considerazione le denunce sporte dalla
ricorrente e non la aveva adeguatamente protetta.
In E.M. c. Romania (2012), la ricorrente si era lamentata che le sue denunce circa le violenze
perpetrate su di lei dal marito non avevano dato
seguito ad alcuna condanna o provvedimento, poiché, a giudizio delle autorità rumene, tali
violenze non potevano essere provate. La Corte
Europea dei Diritti Umani ha riscontrato una violazione dell’articolo 3, in quanto la ricorrente aveva presentato un certificato medico contenente
elementi di prova sufficienti a dare almeno avvio
a un’indagine preliminare circa la possibilità che
fosse stata effettivamente oggetto di violenza da
parte del marito.
In Valiulienė c. Lituania (2013), una donna vittima di violenza domestica si era lamentata che
le autorità del suo paese non avevano messo in
atto adeguate misure per proteggerla, né avevano
prontamente preso provvedimenti giudiziari contro il marito. La Corte Europea dei Diritti Umani ha
riscontrato una violazione dell’articolo 3, notando
come ci fossero stati ingiustificati ritardi nelle indagini preliminari e nello svolgimento del processo,
tali da pregiudicare la sicurezza della ricorrente.
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La tutela internazionale contro la violenza
Oltre alla Convenzione Europea dei Diritti Umani, il Consiglio d’Europa ha promosso la realizzazione e l’adozione della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro
le donne e la violenza domestica, più nota come Convenzione di Istanbul, dal luogo in cui
fu firmata nel 2011.
Gli obiettivi della Convenzione sono:
•
•
•
•
•
proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare
la violenza contro le donne e violenza domestica
contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere
la concreta parità tra i generi, anche rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione
delle donne
predisporre un quadro globale di politiche e misure di protezione e assistenza a
favore di tutte le donne vittime di violenza
promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le
donne e la violenza domestica
sostenere e assistere le organizzazioni e le autorità incaricate dell’applicazione della
legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine anche di adottare un
approccio integrato per l’eliminazione della violenza contro le donne e la violenza
domestica
La Convenzione all’articolo 3 definisce la violenza nei confronti delle donne quale violazione dei
diritti umani e forma di discriminazione contro le
donne; questa comprende tutti gli atti di violenza
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fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica,
sessuale, psicologica o economica alla donne. Anche le minacce di compiere tali atti e la privazione
della libertà costituiscono violenza nei confronti
delle donne. La violenza domestica comprende
tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della
famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal
fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
Gli Stati membri hanno il dovere di adottare misure legislative o di altro tipo per perseguire gli
atti persecutori, la violenza sessuale, la violenza
psicologica, la violenza fisica, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali femminili, l’aborto e
sterilizzazione forzata, le molestie sessuali, il favoreggiamento o la complicità e il concorso nella
realizzazione di queste condotte. Gli Stati membri hanno inoltre il dovere di predisporre misure
di supporto psicologico e logistico per le donne
vittime di violenza e per i minori che hanno assistito a episodi di violenza.
Infine, l’articolo 4 vieta alcuni tipi di discriminazione affermando che l’attuazione delle disposizioni della Convenzione da parte degli Stati, in
particolare le misure destinate a tutelare i diritti
delle vittime, deve essere garantita senza alcuna
discriminazione fondata sul sesso, genere, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o
di qualsiasi altro tipo, origine nazionale o sociale, sull’appartenenza a una minoranza nazionale,
censo, nascita, orientamento sessuale, identità di
genere, età, condizioni di salute, disabilità, status
matrimoniale, status di migrante o di rifugiato o
su qualunque altra condizione.
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Glossario
Abuso – termine generale utilizzato in riferimento a qualsiasi tipo di maltrattamento fisico, verbale o
psicologico.
Eteronormativo/Eteronormatività – norma che dà
Abuso Economico – forma di abuso che si verifica
per scontato che vi sono due sessi biologici (Maschio/
quando un partner ha un controllo totale sull’accesso
Femmina), separati e distinti, e che ogni persona è uni-
alle risorse economiche dell’altro partner, tale per cui
vocamente classificabile in uno di essi. In accordo con
ne risulta diminuita l’autonomia e l’autosufficienza della
questa visione, vi sarebbero alcuni comportamenti e
vittima, al punto che questa dipende finanziariamente
stereotipi legati al sesso e al genere cui ogni persona
dall’autore dell’abuso stesso.
dovrebbe conformarsi. Questa “regola” dà anche per
Abuso Fisico – forma di abuso che include il contatto fisico e che mira a creare sentimenti di intimidazione,
paura, dolore o altre lesioni fisiche o psicologiche.
Abuso Psicologico (anche Emotivo o Mentale) – for-
scontato che tutte le persone abbiano un orientamento
sessuale eterosessuale.
Eterosessuale – persona che è emotivamente e/o
sessualmente attratta da persone del sesso opposto.
ma di abuso caratterizzata dalla presenza di una per-
Famiglie Arcobaleno – termine generale utilizzato
sona che è soggetta a o che espone qualcuno a un
per le famiglie composte da coppie dello stesso sesso,
comportamento in grado di provocare un trauma psi-
in genere con figli.
cologico, che si manifesta attraverso l’ansia, depressione cronica o stress post-traumatico.
Abuso Sessuale – costrizione a comportamenti
sessuali non desiderati.
Female to Male (FtM or F2M) – letteralmente, da Femmina a Maschio, ossia una persona transgender nata
femmina che sta vivendo secondo il genere cui sente di
appartenere o che è in transito verso il sesso maschile.
Abuso Verbale (anche Attacco Verbale) – abuso
Gay – termine colloquiale utilizzato per definire una
perpetrato attraverso il linguaggio e che include anche
persona che sente attrazione soltanto (o in via prevalen-
parole offensive in forma scritta.
te) per le persone del proprio sesso (ossia omosessuale).
Aggressione Sessuale – forma di violenza sessuale;
Genere – termine utilizzato nelle scienze sociali per
qualsiasi atto involontario in cui una persona è emotiva-
definire quanto di sociale e culturale è abbinato alle
mente o mentalmente costretta o fisicamente forzata ad
categorie sessuate denominate maschile e femminile.
avere rapporti o contatti sessuali contro la propria volontà.
Genere, Disforia di – definizione clinica di quanto
Bifobia – disprezzo, paura o disgusto per le perso-
era prima classificato come Disordine o Disturbo dell’i-
ne bisessuali o per la bisessualità.
Bisessuale – persona che è emotivamente e/o sessualmente attratta sia da uomini, sia da donne.
14
Coming out – processo di rivelazione agli altri del
proprio orientamento sessuale o identità di genere.
dentità di genere e che esprime i sentimenti di rifiuto o
di conflitto rispetto alla propria appartenenza sessuale
o ai ruoli di genere socialmente a questa abbinati.
Genere, Disordine dell’Identità di – psicopatologia
maschio che sta vivendo secondo il genere cui sente di
mentale inclusa nella precedente versione del Manua-
appartenere o che è in transito verso il sesso femminile.
le Diagnostico e Statistico (DSM IV) che si riferisce ad
Molestia – termine generale che definisce compor-
una mancata corrispondenza fra identità di genere e
tamenti di natura offensiva. Di norma, si tratta di com-
l’assegnazione sessuale (v. Genere, Disforia di).
portamenti che mirano ad arrecare disturbo e fastidio,
Genere, Espressione di – come un individuo sceglie
di esprimere il proprio genere (ad esempio, attraverso
e a carattere ripetitivo. Nel diritto antidiscriminatorio di
matrice europea, è considerata una discriminazione.
l’abbigliamento, il comportamento, in generale il pro-
Molestia, Sessuale – è un atto di prepotenza o di
prio aspetto); una serie di segni, visibili agli altri, asso-
coercizione di natura sessuale, come pure una non
ciati all’appartenenza ad un preciso genere o sesso
voluta o inappropriata promessa di una ricompensa in
(femminile, maschile o altro, come definito dalla per-
cambio di favori sessuali, avance sessuali non volute,
sona interessata). Può includere, ad esempio, il modo
richiesta di favori sessuali o altre forme di molestia fi-
in cui una persona si veste, parla, si comporta. Il con-
sica o verbale, di natura sessuale e non desiderate dal
cetto serve per distinguere come una persona si sente
destinatario. Nel diritto antidiscriminatorio di matrice
rispetto alla propria identità di genere, da ciò che dimo-
europea, è considerata una discriminazione.
stra attraverso la propria apparenza.
Genere, Identità di – senso psicologico del sentirsi
maschio o femmina (o entrambi o nessuno dei due).
Genere, Ruolo di – i comportamenti, i tratti, i pensieri
e l’abbigliamento che, culturalmente, sono ritenuti propri dei membri di un sesso particolare.
Intimate partner violence (IPV) – questa espressio-
Omofobia – sentimento di paura, disgusto, disprezzo
verso l’omosessualità e le persone omosessuali. In generale, qualsiasi manifestazione, riconosciuta o meno,
di discriminazione, esclusione o violenza verso persone,
gruppi, pratiche omosessuali o a queste riferibili.
Omosessuale – persona che è emotivamente e/o
sessualmente attratta da persone dello stesso sesso.
ne è utilizzata nel lessico anglofono come sinonimo di
Orientamento sessuale – attrazione sessuale per
violenza o abuso domestico; spesso si usa per riferirsi
un sesso particolare (verso l’altro sesso: eterosessua-
agli abusi o violenze che avvengono nell’ambito di una
lità; verso il proprio sesso: omosessualità) o verso en-
relazione affettiva (matrimonio, coabitazione, senza pe-
trambi (bisessualità).
raltro la necessità che le persone siano conviventi).
Lesbica – donna che è attratta emotivamente e fisicamente da un’altra donna.
Outing – il rendere pubblico che qualcuno che si
supponeva eterosessuale è omosessuale o bisessuale.
SOGIE, acronimo di Sexual Orientation and Gender
LGBT – lesbica, gay, bisessuale, transgender. Tal-
Identity Expression (Orientamento sessuale ed espres-
volta, viene indicato con l’aggiunta di altre lettere come
sione dell’identità di genere) – si tratta dell’acronimo che
la “I” per includere la realtà intersex, “Q” per queer, o
dopo l’approvazione della Dichiarazione di Yogyakarta,
seguendo un altro ordine GLBT.
viene utilizzato in sostituzione o accanto alla sigla LGBT.
Male to Female (MtF or M2F) – letteralmente, da Ma-
Straight – termine colloquiale del linguaggio an-
schio a Femmina, ossia una persona transgender nata
glofono utilizzato per definire le persone eterosessuali.
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
15
Stupro – tipo di aggressione sessuale che com-
sessuale dei membri della famiglia, o fra partner che
prende rapporti sessuali o altre forme di penetrazione
hanno una relazione affettiva, come nel caso di ma-
senza il consenso della vittima.
trimonio, convivenza, ma anche di semplice amicizia.
Tortura – qualsiasi atto che intende infliggere inten-
Può assumere varie forme: fisica, emotiva, psicologica
zionalmente profondo dolore e afflizione, a livello fisico
(controllo, dominio, intimidazione, stalking) e finanziaria
o psicologico.
(deprivazione economica), ma anche sessuale (mole-
Trans – Abbreviazione utilizzata per designare le
persone la cui identificazione di genere, identità di ge-
Violenza Economica – tipo di violenza che non
nere e/o espressione di genere differisce dal genere
riguarda l’uso della forza fisica o psicologica, ma
corrispondente al sesso assegnato alla nascita. I confini
commessa da individui o gruppi dominanti a livello
di questa definizione variano da autore ad autore e da
economico verso individui o gruppi di persone eco-
disciplina a disciplina, ma in generale include un’ampia
nomicamente svantaggiati. L’Organizzazione Mondiale
gamma di condizioni.
della sanità l’ha definita come una forza di violenza col-
Transfobia – paura, senso di disprezzo o disgusto
lettiva, commessa da gruppi, verso individui. Rappre-
nei confronti della transessualità e/o delle persone
senta una delle più frequenti forme di violenza di cui
transessuali e transgender.
sono vittime le donne.
Transgender – termine “ombrello” che si riferisce a
Violenza Familiare – rispetto alla violenza domesti-
tutte le persone il cui comportamento, pensiero, stile di
ca, si tratta di un fenomeno dai confini più ampi, spesso
vita o carattere, differisca dalle aspettative sociali con-
utilizzato per includere anche abusi sui minori o sugli
nesse al sesso biologico di appartenenza.
anziani o qualsiasi atto di violenza verso o tra membri
Transizione (o Transito) – processo sociale e me-
di una famiglia.
dico di cambiamento del proprio corpo e del proprio
Violenza di Genere (o Gender Based Violence, GBV)
aspetto, durante il quale la persona abbandona i ruoli
– forma di violenza direttamente rivolta verso una per-
di genere che corrispondono al proprio sesso biologico
sona in ragione del suo genere.
per assumere quelli dell’altro genere.
Transessuale – persona che vive in un ruolo di genere corrispondente con la propria identità di genere
ma in contrasto con le aspettative sociali associate al
proprio sesso biologico.
Violenza Dating (o di appuntamento) – forma di
violenza che si verifica nell’ambito di una relazione di
appuntamento. Violenza (o abuso) Domestica – qualsiasi forma
di comportamento violento che si verifica nell’ambito
familiare a prescindere dal genere e dall’orientamento
16
stie sessuali; aggressioni a sfondo sessuale).
Italia
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
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Università degli Studi di Brescia
L’Università degli Studi di Brescia è nata ufficialmente nel 1982, articolata nelle tre Facoltà
di Medicina e Chirurgia, Ingegneria ed Economia e Commercio. Nel 1996 fu istituita la facoltà di Giurisprudenza.
L’Università conta circa 15.000 studenti e circa 500 professori e ricercatori che lavorano in 8
dipartimenti rappresentanti le discipline sanitarie, ingegneristiche, economiche e giuridiche e
distribuiti in due poli: a nord della città, i dipartimenti specializzati in discipline mediche ed ingegneristiche sono situati in strutture modernissime, e nel centro storico della città, i dipartimenti
delle aree disciplinari giuridiche ed economiche
si trovano in splendidi palazzi storici.
Nel complesso, gli 8 dipartimenti dell’Università
offrono 24 corsi di laurea, 17 corsi di laurea magistrale, 4 corsi di laurea magistrale a ciclo unico, 25
scuole di specializzazione, 7 dottorati, e 1 master.
L’Università degli Studi di Brescia è quindi un ateneo
di medie dimensioni, moderno e produttivo come
la regione d’Italia in cui esso si trova. Offre programmi di qualità e ricerca competitiva nei settori legati
della Salute, Giurisprudenza, Ingegneria ed Economia. L’obiettivo dell’Università è quello di continuare a migliorare la qualità della vita delle persone e
l’ambiente di Brescia, dell’Italia, e del mondo in generale, generando conoscenze culturali e tecniche
integrate e formazione e strumenti per affrontare le
sfide del nostro tempo. L’Università degli Studi di
Brescia è impegnata in diverse reti collaborative,
18
sia a livello nazionale e internazionale.
Con un piano strategico autonomo, l’anno scorso, l’Università degli Studi di Brescia è passata
da Università generalista, che si identifica con
le discipline dei suoi dipartimenti, a Università
tematica, che coordina i suoi dipartimenti verso
uno scopo comune: il progetto Health&Wealth.
Le sue attività sono ora principalmente focalizzate su questo tema, attraverso l’integrazione delle
aree culturali e scientifiche proprie e la collaborazione con partner nazionali e internazionali operanti negli ambiti sanitari, economico-industriali e
socio-istituzionali al fine di produrre conoscenza
per formare le nuove generazioni e per partecipare attivamente al progresso di Brescia, dell’Italia e, in generale, del mondo.
A partire dall’anno accademico 2014/2015 sono attivati il Corso di Laurea Magistrale in Science and Technology for population Health and Wealth e il corso di Dottorato di Ricerca in Technology for Health.
Queste nuove proposte rappresentano una nuova
specificità all’interno dell’offerta formativa dell’Università degli Studi di Brescia, nel contesto del progetto strategico tematico di Ateneo Health&Wealth,
con l’obiettivo di diventare nuova attrattiva per studenti provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford
Avvocatura per i diritti LGBTI è un’associazione di avvocate, avvocati e praticanti costituita
nel 2007 allo scopo di sviluppare e diffondere la cultura e il rispetto dei diritti delle persone
LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali).
L’associazione promuove lo studio e la conoscenza delle questioni LGBTI tra tutti gli operatori del
diritto, sollecitando il rispetto e la promozione delle
differenze. Si occupa della tutela giudiziaria delle
persone omosessuali, transessuali e intersex, in
particolare nel contrasto alle discriminazioni. Fin
dalla sua costituzione, Avvocatura ha promosso
una serie di azioni significative tra cui si ricorda la
campagna “Affermazione civile”, giunta di fronte
alla Corte costituzionale; la questione del divorzio
imposto in assenza di volontà, in caso di cambiamento di sesso successivo al matrimonio; la non
necessità dell’intervento chirurgico per concludere
il percorso di transizione, i casi di trascrizione del
matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero. Avvocatura è anche riuscita ad
ottenere la prima condanna per comportamento
discriminatorio sui luoghi di lavoro e importanti pronunce in tema di omogenitorialità e transessualità.
L’Associazione assicura gratuitamente una risposta di orientamento e inquadramento delle questioni, consigliando - se richiesto - i professionisti
ai quali è possibile rivolgersi per farsi assistere.
L’Associazione ha garantito migliaia di consulenze, tra cui l’assistenza gratuita a oltre 500 coppie
dello stesso sesso che si sono sposate all’estero
per esercitare un loro diritto fondamentale. Avvocatura per i Diritti LGBTI organizza e sostiene anche eventi formativi di altissimo livello. Ad Avvocatura è affiancata una rete a cui possono aderire
professionisti e studiosi di questioni LGBTI ma anche studenti universitari, chiamata Rete Lenford.
Ad oggi, l’Associazione conta oltre 100 membri,
fra soci e aderenti alla Rete e ha la propria sede a
Bergamo, in via Zambonate, 33.
Per chiedere assistenza legale è possibile scrivere all’indirizzo e-mail dedicato [email protected]. Per informazioni:
[email protected].
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
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La violenza e la discriminazione contro le persone LGBT
in Italia
Nonostante la violenza motivata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere sia
ancora un fenomeno significativo nel nostro Paese, non risulta ancora approvato un atto
volto a introdurre nell’ordinamento una norma che preveda in maniera generalizzata sanzioni penali per reati motivati a sfondo omofobico e/o transfobico.
A livello normativo, sono previste espressamente
soltanto forme di tutela contro le discriminazioni
per orientamento sessuale nella legislazione in
tema di parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro, laddove l’Italia ha
dovuto recepire la Direttiva dell’Unione europea
78 del 2000 (con il d.lgs. n. 216/2003). L’art. 4 di
questa normativa consente alla persona che si ritenga vittima di discriminazione sul luogo di lavoro di rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere
una condanna dell’autore della condotta discriminatoria, un ordine con cui si impone di cessare
il comportamento discriminatorio e di rimuoverne
gli effetti e da ultimo, il risarcimento di ogni danno
subito. Il d. lgs. n. 276/2003 punisce anche come
reato qualsiasi indagine da parte del datore di
lavoro sull’orientamento sessuale del candidato
all’assunzione o del lavoratore assunto.
20
Una modifica del 2003 allo Statuto dei lavoratori
(art. 15), ha previsto la nullità di tutti i patti o atti
volti alla creazione di forme di discriminazione basate anche sull’orientamento sessuale. La legge
n. 183/2010 ha modificato la disciplina in tema di
pubblico impiego, impegnando le Pubbliche amministrazioni a garantire l’assenza di ogni forma di
discriminazione, diretta e indiretta, relativa anche
all’orientamento sessuale, nell’accesso al lavoro,
nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e
nella sicurezza sul lavoro. Inoltre, presso le pubbliche amministrazioni, è costituito un “Comitato
unico di garanzia” che si occupa del benessere
lavorativo e del contrasto alle discriminazioni.
A tutela delle persone transessuali che hanno
effettuato il cambiamento di sesso anatomico e
anagrafico, potrebbero essere applicate le tutele contro le discriminazioni tra uomini e donne,
previste dalla Direttiva 54 del 2006 (Considerando 16) in ambito lavorativo e riconosciute nelle
sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Più incerta invece la condizione di coloro
che non si sono ancora sottoposti all’intervento
chirurgico o non intendono farlo, soprattutto alla
luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione (15138/2015) che ha negato la necessità
della modifica chirurgica per concludere il percorso di cambiamento di sesso. Per quanto riguarda l’ambito sanitario, la legge n. 164 del 1982
consente l’autorizzazione, da parte di un giudice,
all’adeguamento chirurgico del sesso e l’attribuzione di un nuovo nome, mediante l’ordine rivolto
all’Ufficiale dello Stato civile di modificare gli atti
anagrafici. Tuttavia, i problemi che devono affrontare le persone transessuali sono ancora molti;
tra questi si segnala la ancora molto diffusa – ma
medicalmente e né giuridicamente non necessaria – sterilizzazione delle donne transessuali in
fase di adeguamento chirurgico del sesso.
novero dei reati, dall’altro, è pur vero che non esiste una legge che riconosca le coppie formate da
due persone dello stesso sesso: l’Italia, infatti, è
uno dei pochi paesi dell‘Unione Europea a non riconoscere le coppie di persone dello stesso sesso, anche se alcune proposte di legge sono attualmente pendenti in sede legislativa. È tuttavia
importante sottolineare che la giurisprudenza sia
della Cassazione che della Corte Costituzionale,
ha ormai acclarato in modo definitivo che una
coppia di persone dello stesso sesso è e deve
essere considerata famiglia ai sensi dell’art. 2 della Costituzione e che le spetta in quanto tale – nei
tempi, nei modi e nei limiti che saranno stabiliti
dalla legge – un riconoscimento giuridico che le
garantisca un’analoga tutela a quella accordata
al matrimonio, con i connessi diritti e doveri.
Sono da valutare gli effetti di una recente sentenza della Corte europea dei diritti umani (Oliari e
altri c. Italia, del 21 luglio 2015) che ha condannato l’Italia per il mancato riconoscimento giuridico
delle coppie same-sex.
Ulteriori forme di riconoscimento e tutela sono
previste da specifiche norme regionali (ad esempio, in Toscana, in Liguria, nella Marche) – nel proprio ambito di competenza – e da sentenze che
hanno in parte ampliato le garanzie a favore delle
persone LGBT in diversi ambiti.
Ma è soprattutto nell’ambito delle relazioni sociali o, più propriamente affettive, che l’ordinamento
italiano ha sempre mostrato un sostanziale disinteresse: se da un lato, non ha mai considerato gli
atti sessuali tra persone dello stesso sesso nel
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
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La violenza di genere verso le donne LBT
Parlare di violenza verso le donne LBT (ossia lesbiche, bisessuali, transgender) significa da
un lato incrociare il tema della violenza di genere, dall’altro considerare la violenza in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Si tratta di un fenomeno che tende
spesso a sfuggire e rimanere marginale rispetto al più ampio tema della violenza di genere.
Al tempo stesso, analoga marginalità si manifesta rispetto al tema dell’omo-transfobia, che
risulta spesso schiacciata soltanto sul fenomeno della violenza verso le persone omosessuali, a loro volta implicitamente considerate come prevalentemente di sesso maschile.
Alla luce di un vuoto legislativo specifico è comunque possibile ricorrere agli strumenti normativi che vietano la violenza contro le donne, a
prescindere dal fatto che le destinatarie non siano tali anagraficamente o che gli aggressori non
siano uomini.
L’azione consapevole di tutte le professionalità
astrattamente coinvolte nel contrasto a questo fenomeno potrebbe contribuire sensibilmente all’emersione di vicende che, sebbene si verifichino con
allarmante frequenza, non trovano ancora riscontro
nelle aule di giustizia e nella reportistica specifica.
In chiave di contrasto e prevenzione, un ruolo di primo piano può essere riconosciuto alle buone prassi,
sia a livello informativo, che formativo, in particolare
messe in campo dalla pubblica amministrazione.
Infatti, come accade in generale nei casi di violenza di genere, da un lato, gli operatori giudiziari
spesso scoraggiano la presentazione di denunce e querele, dall’altro, gli operatori di pubblica
sicurezza non sempre manifestano consapevolezza e accuratezza nella raccolta delle prove,
impedendo di fatto che l’autore del reato venga
perseguito. A loro volta, gli operatori sociali e
socio-sanitari non sempre riconoscono i sintomi
della violenza di genere, spesso ricondotta all’incidente domestico. Gli stessi media spesso adottano un linguaggio non corretto e rispettoso della
condizione LBT, in qualche modo contribuendo a
veicolare un’immagine stereotipata e spesso non
corrispondente alla realtà.
La divulgazione di informazioni sulla condizione di
particolare fragilità delle donne LBT consentirebbe
di far emergere la diffusione del fenomeno della
violenza fra donne e sulle donne transessuali. Anche l’attività formativa rappresenta una priorità assoluta, soprattutto laddove coinvolga gli operatori
socio-sanitari (infermieri, medici, assistenti sociali,
operatori dei centri antiviolenza), giuridici (magistrati, avvocati), ma anche operatori di sicurezza (ossia
appartenenti alle forze di polizia) e media.
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È una realtà che la violenza verso le donne LBT
viene a subire una doppia marginalizzazione,
patendo la medesima sorte di invisibilità in cui è
spesso relegata la violenza di genere, con l’aggiunta della marginalità subita all’interno della
comunità LGBTI, che talvolta vive la questione
quasi come “tradimento” della battaglia per il riconoscimento dei diritti. Sovente si è rilevato poi
un certo spaesamento da parte dei Centri antiviolenza, nell’occuparsi di violenza verso donne LBT, stentando a far emergere che si tratta
di una forma di violenza di genere. In chiave di
empowerment, sarebbe così importante attivare delle reti di partenariato tra soggetti LGBT e
i Centri locali che si occupano di prevenzione e
contrasto alla violenza di genere così da attivare iniziative comuni specifiche. L’insieme delle
attività formative e informative contribuirebbe
senz’altro alla costruzione di un quadro di maggiore sensibilità sul fenomeno.
Nel quadro italiano descritto, alcune sporadiche
ma importanti buone prassi possono essere segnalate. Tra queste il percorso intrapreso dall’OSCAD, Osservatorio per la sicurezza contro gli
atti discriminatori, organismo interforze (Polizia di
Stato e Arma dei Carabinieri) del Ministero degli
Interni. Questa struttura non soltanto raccoglie
denunce e segnalazioni ma svolge un’intensa
attività formativa e in generale svolge un ruolo
fondamentale nel superare la spesso segnalata
incomprensione fra le vittime di violenza e discriminazione e le forze dell’ordine. Di grande interesse anche l’attività svolta da alcuni centri an-
tiviolenza, primo tra essi il Centro Antiviolenza di
Trento, che svolgono attività formative specifiche
sul tema della violenza verso le donne LBT con
la produzione di importante materiale informativo
e didattico. Accanto allo studio condotto nell’ambito di Bleeding Love sulla violenza tra donne e
contro donne transessuali, è in corso anche una
ricerca di Arcilesbica Nazionale (Eva contro Eva)
sul tema della violenza fra donne legate da relazioni intime. Da ultimo, si segnala l’avvio di un
progetto volto a realizzare, a Roma, la prima casa
d’accoglienza per persone LGBT vittime di violenza e discriminazione.
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
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Dove posso trovare aiuto o informazioni?
Agedo, Associazione genitori, parenti, amici di
omosessuali:
www.agedo.org
Arcigay:
www.arcigay.it
Arcilesbica:
www.arcilesbica.it
Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford:
www.retelenford.it
Associazione Radicale Certi Diritti:
www.certidiritti.org
CESD, Centro Europeo Studi sulla Discriminazione:
www.cesd.eu
24
Circolo Maurice, GLBTQ:
www.mauriceglbt.org
Circolo Pink:
www.circolopink.it
Comune di Torino, Servizio LGBT:
www.comune.torino.it/politichedigenere/lgbt
Coordinamento Trans Sylvia Rivera:
www.coordinamentosylviarivera.blogspot.it
Di’Gay Project DGP:
www.digayproject.org
Famiglie Arcobaleno, Associazione genitori omosessuali:
www.famigliearcobaleno.org
Libellula, associazione trans:
www.libellula2001.it
Mario Mieli, Circolo di cultura omosessuale:
www.mariomieli.org
MIT, Movimento Identità Transessuale:
www.mit-italia.it
Presso ogni Pubblica Amministrazione è inoltre
costituto un Comitato unico di garanzia per le
pari opportunità, la valorizzazione del benessere
di chi lavora e contro le discriminazioni.
A livello locale, esistono numerosi Centri che si
occupano del contrasto alla violenza di genere,
per un elenco distinto per città:
OSCAD, Osservatorio per la sicurezza contro gli
atti discriminatori:
www.poliziadistato.it/articolo/22017
www.retedelledonne.org
PolisAperta, associazione per le persone omosessuali in divisa:
www.polisaperta.it
www.stopfemminicidio.it/5x1000
Rete Genitori Rainbow - Genitori LGBT con figli da
relazioni eterosessuali:
www.genitorirainbow.it
Sportello Trans Ala Milano Onlus:
www.sportellotransalamilano.it
www.comecitrovi.women.it
Il numero del call center,
attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24 è
1522
TRANSgenere:
www.transgenere.it
UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali:
www.unar.it
RE.A.DY, Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento
sessuale e identità di genere:
www.comune.torino.it/politichedigenere/lgbt
Bleeding Love - Opuscolo informativo sulla violenza verso le donne trans, bisessuali e lesbiche - 2015
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Università degli studi di Brescia (Italy)
www.unibs.it
Partners:
Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford (Italy)
www.retelenford.it
Zagreb Pride (Croatia)
www.zagreb-pride.net
Bilitis Resource Center Foundation (Bulgaria)
www.bilitis.org
Lithuanian Gay League (Lithuania)
www.lgl.lt
ILGA Portugal (Portugal)
www.ilga-portugal.pt
Háttér Társaság a Melegekért (Hungary)
www.hatter.hu
Broken Rainbow LGBT Domestic Violence Service (UK)
www.brokenrainbow.org.uk
STANDING UP FOR LGBT’S
Cavaria (Belgium)
www.cavaria.be
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non è violenza. L`amore